scrivo07
Corso di videoscrittura.\07
Massimo Corti su uiciechi.it, 2014-07-08.

Settima parte.

Settima prova di videoscrittura.

Eccoci giunti all?ultima prova, di questo breve ciclo di esercizi.

Verifichiamo di aver aperto un nuovo documento.

Nel caso non lo avessimo aperto, quando siamo sulla finestra di Word premiamo la combinazione 
Control pi N.

Posizioniamo ora le mani sulla tastiera, come di consueto, mettendo L?indice della mano sinistra 
sulla lettera F, e l?indice della mano destra sulla lettera J.

Verifichiamo, come nelle precedenti prove, che le restanti dita della mano sinistra dovranno avere 
le seguenti posizioni: il dito medio sulla lettera ?D?, l?anulare sulla lettera ?S? e il mignolo 
sulla ?A?.

la mano destra INVECE avr il dito medio sulla lettera ?K?, l?anulare sulla lettera ?L? e il 
mignolo sulla ?O.

Scriviamo: ?ora di inizio?.

Contrariamente alle ultime prove svolte, per chiudere questo ciclo di esercizi, verifichiamo in 
concreto, il grado di conoscenza della tastiera che abbiamo raggiunto, scrivendo questo breve brano.

Per questa prova, si  scelto di omaggiare un grande personaggio della storia degli stati Uniti 
d?America.

Segue il testo integrale del discorso di Martin Luther King, Tenutosi a Washington il 28 agosto 
1963 in occasione della marcia della libert.

Essendo un brano discorsivo, si consiglia di fare attenzione alle pause e alle intonazioni, in modo 
da riprodurre il pi fedelmente possibile la punteggiatura contenuta nel testo originale.

Martin Luther King: "I have a dream" (Io ho un sogno)

"Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non 
saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualit del loro carattere. Ho un 
sogno, oggi!"

(Martin Luther King parla alla folla)

Sono felice di unirmi a voi in questa che passer alla storia come la pi grande dimostrazione per 
la libert nella storia del nostro paese. Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci 
leviamo oggi, firm il Proclama sull'Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un 
grande faro di speranza per milioni di schiavi neri che erano stati bruciati sul fuoco dell'avida 
ingiustizia. Venne come un'alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattivit.

Ma cento anni dopo, il nero ancora non  libero; cento anni dopo, la vita del nero  ancora 
purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni 
dopo, il nero ancora vive su un'isola di povert solitaria in un vasto oceano di prosperit 
materiale; cento anni dopo; il nero langue ancora ai margini della societ americana e si trova 
esiliato nella sua stessa terra.

Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa. In un certo 
senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della 
repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d'Indipendenza, 
firmarono un "pagher" del quale ogni americano sarebbe diventato erede. Questo "pagher" 
permetteva che tutti gli uomini, si, i neri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi 
inalienabili della vita, della libert e del perseguimento della felicit.

E' ovvio, oggi, che l'America  venuta meno a questo "pagher" per ci che riguarda i suoi 
cittadini di colore. Invece di onorare questo suo sacro obbligo, l'America ha consegnato ai neri un 
assegno fasullo; un assegno che si trova compilato con la frase: "fondi insufficienti". Noi ci 
rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau delle opportunit offerte 
da questo paese. E quindi siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci dar, a 
presentazione, le ricchezze della libert e della garanzia di giustizia.

Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all'America l'urgenza appassionata 
dell'adesso. Questo non  il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che 
si trangugi il tranquillante del gradualismo. Questo  il momento di realizzare le promesse della 
democrazia; questo  il momento di levarsi dall'oscura e desolata valle della segregazione al 
sentiero radioso della giustizia; questo  il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie 
mobili dell'ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza; questo  il tempo di rendere 
vera la giustizia per tutti i figli di Dio. Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse 
appieno l'urgenza del momento. Questa estate soffocante della legittima impazienza dei neri non 
finir fino a quando non sar stato raggiunto un tonificante autunno di libert ed uguaglianza.

Il 1963 non  una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i neri abbiano bisogno di sfogare un 
poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati, avranno un rude risveglio, se il paese 
riprender a funzionare come se niente fosse successo.

Non ci sar in America n riposo n tranquillit fino a quando ai neri non saranno concessi i loro 
diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra 
nazione fino a quando non sar sorto il giorno luminoso della giustizia.

Ma c' qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al 
palazzo della giustizia. In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di 
azioni ingiuste.

Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libert bevendo alla coppa dell'odio e del 
risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignit e della 
disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. 
Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza 
dell'anima.

Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunit nera non dovr condurci a una 
mancanza di fiducia in tutta la comunit bianca, perch molti dei nostri fratelli bianchi, come 
prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino  legato col nostro 
destino, e sono giunti a capire che la loro libert  inestricabilmente legata alla nostra libert. 
Questa offesa che ci accomuna, e che si  fatta tempesta per le mura fortificate dell'ingiustizia, 
dovr essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare da soli.

E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare 
indietro. Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti civili: "Quando vi riterrete 
soddisfatti?" Non saremo mai soddisfatti finch il nero sar vittima degli indicibili orrori a cui 
viene sottoposto dalla polizia.

Non potremo mai essere soddisfatti finch i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non 
potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi delle citt. Non potremo essere 
soddisfatti finch gli spostamenti sociali davvero permessi ai neri saranno da un ghetto piccolo a 
un ghetto pi grande.

Non potremo mai essere soddisfatti finch i nostri figli saranno privati della loro dignit da 
cartelli che dicono:"Riservato ai bianchi". Non potremo mai essere soddisfatti finch i neri del 
Mississippi non potranno votare e i neri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. 
No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finch la giustizia non scorrer come l'acqua e 
il diritto come un fiume possente.

Non ha dimenticato che alcuni di voi sono giunti qui dopo enormi prove e tribolazioni. Alcuni di 
voi sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere. Alcuni di voi sono venuti da zone 
in cui la domanda di libert ci ha lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti 
dalle raffiche della brutalit della polizia. Siete voi i veterani della sofferenza creativa. 
Continuate ad operare con la certezza che la sofferenza immeritata  redentrice.

Ritornate nel Mississippi; ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina; ritornate in 
Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e ai ghetti delle citt del Nord, 
sapendo che in qualche modo questa situazione pu cambiare, e cambier. Non lasciamoci sprofondare 
nella valle della disperazione.

E perci, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperit di oggi e di domani, io 
ho un sogno. E' un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione 
si lever in piedi e vivr fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa 
verit, che tutti gli uomini sono creati uguali.

Io ho un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo 
furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al 
tavolo della fratellanza.

Io ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell'arroganza 
dell'ingiustizia, colmo dell'arroganza dell'oppressione, si trasformer in un'oasi di libert e 
giustizia.

Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non 
saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualit del loro carattere. Ho un 
sogno, oggi!.

Io ho un sogno, che un giorno ogni valle sar esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno 
umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del 
Signore si mostrer e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E' questa la nostra speranza. 
Questa  la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.

Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di 
speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra 
nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.

Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di 
andare insieme in carcere, di difendere insieme la libert, sapendo che un giorno saremo liberi. 
Quello sar il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese 
mio, di te, dolce terra di libert, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra 
orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libert; e se l'America vuole 
essere una grande nazione possa questo accadere.

Risuoni quindi la libert dalle poderose montagne dello stato di New York.

Risuoni la libert negli alti Allegheny della Pennsylvania.

Risuoni la libert dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.

Risuoni la libert dai dolci pendii della California.

Ma non soltanto.

Risuoni la libert dalla Stone Mountain della Georgia.

Risuoni la libert dalla Lookout Mountain del Tennessee.

Risuoni la libert da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libert.

E quando lasciamo risuonare la libert, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da 
ogni borgo, da ogni stato e da ogni citt, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di 
Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con 
le parole del vecchio spiritual: "Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, 
siamo liberi finalmente".

Martin Luther King.

Washington, 28 Agosto 1963

Fonte: http://www.english-zone.com/holidays/mlk-dreami.html

Una volta terminata questa prova, salviamo il file sempre nella cartella ?Prove? col nome ?Martin 
Luther King?.

Verifichiamo ora il tempo impiegato.

Valutando anche la lunghezza del testo, per chi ha eseguito l?intera prova, nell?arco di mezz?ora, 
pu considerare raggiunto un buon livello di conoscenza della tastiera.

Per chi invece ha impiegato pi di mezz?ora o pi di 45 minuti, dovr considerare di svolgere 
ulteriori prove in futuro per migliorare il suo grado di conoscenza della tastiera continuando a 
svolgere esercizi di questo genere.

Si auspica pertanto che questo materiale possa essere risultato utile per chi  alle prime armi col 
pc, e che possa aver rappresentato uno stimolo all?uso completo e immediato della tastiera del pc.

Per ulteriori spiegazioni, scrivere a: Massimo Corti
