crollo
Se crolla internet, l'apocalisse in 48 ore.
da La Repubblica del 12\052014.

Per quanto la Rete sia meravigliosamente elastica e resistente, non possiamo dimenticare che fu concepita alle origini per qualche milione di utenti al
massimo, ora siamo miliardi.  un sistema che si sta avvicinando al livello di guardia, nel senso che sta raggiungendo quel limite oltre il quale potrebbe
sfuggire al controllo umano. Se esistesse una scala Richter da 1 a 10 per i terremoti su Internet, quello che abbiamo subto pochi giorni fa sarebbe a
quota 11. Lesperto di crittografia Bruce Schneier ha fatto questo bilancio drammatico sul New Yorker, a proposito del super-virus Heartbleed. 500.000
siti violati per due anni, inclusi colossi come Twitter, Yahoo, Amazon, Dropbox, Tumblr. Centinaia di milioni di password, carte di credito, accessi bancari
potrebbero essere finiti in mano a hacker, ladri, truffatori. Il bilancio  ancora provvisorio. Questi disastri si susseguono sempre pi spesso e con unintensit
crescente:  di pochi mesi fa il maxifurto di milioni di carte di credito dei clienti di Target, la catena di grandi magazzini. Tra le cause, spiccano
due anomalie.

Primo, nella Rete la sicurezza non  una priorit cos stringente come lo  per esempio nel trasporto aereo (dove gli incidenti diminuiscono da anni anzich
aumentare). Secondo punto, a conferma del primo: molti dispositivi di sicurezza (come il software di crittografia OpenSsl che  stato vittima del supervirus
Heartbleed) sono frutto di lavoro volontario, semi-gratuito o scarsamente remunerato, nonostante gli immensi profitti incassati dai giganti dell
economia
digitale. Ma questa sottovalutazione potrebbe portarci verso un cataclisma molto peggiore.  il Grande Blackout della Rete, evocato in una conferenza Ted
da Dan Dennett, raccogliendo plausi e allarme nel mondo degli esperti. Cerchiamo almeno di prepararci a sopravvivere per le prime 48 ore di caos e paralisi
totale,  una delle esortazioni di Dennett. In quei primi due giorni forse ci giocheremmo tutto, lumanit (almeno quella che abita nei paesi avanzati)
rischierebbe di retrocedere in una sorta di Medioevo.

L11 settembre 2001 sembrerebbe un episodio minore, al confronto, rincara Dennett, ricordando che in effetti lattacco alle Torri Gemelle avvenne in unera
quasi preistorica dal punto di vista della nostra dipendenza digitale. Dennett non  un apocalittico. Al contrario, a 72 anni il celebre scienziato e filosofo
cognitivo  considerato uno dei pi grandi esponenti di un pensiero laico, iper-razionale. Direttore del Center for Cognitive Studies alla Tufts University
di Boston, Dennett  autore di numerosi saggi tradotti in italiano (tra gli ultimi La religione come fenomeno naturale). Ai cicli di conferenze Ted,
affollati di esperti di informatica, lui viene presentato come il filosofo preferito dagli studiosi dellintelligenza artificiale per le sue analisi
sullanalogia tra il pensiero umano e il funzionamento della robotica. Quando lo intervisto, partiamo dallo scalpore che ha suscitato la sua profezia sul
Grande Blackout.

Questo pericolo  sempre apparso remoto, per via della struttura stessa di Internet: agli antipodi di un sistema centralizzato, la Rete  stata concepita
fin dalle origini per essere policentrica, federata, non gerarchica, diffusa, flessibile, perci stesso non esposta ad un collasso generale. Verissimo
 mi dice Dennett  e infatti tutti sono ammirati dalla robustezza, anzi dalla resilienza di Internet. E tuttavia il monito che ho lanciato non  unidea
mia, lho raccolta consultando molti esperti di tecnologia. Per quanto la Rete sia meravigliosamente elastica e resistente, non possiamo dimenticare che
fu concepita alle origini per qualche milione di utenti al massimo, ora siamo miliardi.  un sistema che si sta avvicinando al livello di guardia, nel
senso che sta raggiungendo quel limite oltre il quale potrebbe sfuggire al controllo umano. Alcuni esperti calcolano che un Grande Blackout abbia probabilit
remote, ma non nulle. Potrebbe accadere fra moltissimo tempo, o la settimana prossima . Evento improbabile ma non impossibile, un po come il Big One
nella versione estrema (con mezza California che sprofonda nel Pacifico).

Ieri, intanto, si  registrato il down di Instagram, il social network di condivisione di fotografie, rimasto fermo per ore. Quello che preoccupa Dennett
 la totale mancanza di preparativi. O perfino di immaginazione. La gente non si rende conto che oggi tutto dipende dalla Rete, nessuna funzione vitale
pu continuare se si blocca Internet. Qui negli Stati Uniti si spegnerebbero tv e cellulari, si fermerebbero bancomat, supermercati, distributori di benzina.
Ecco perch il maggiore pericolo sarebbe il panico, il folle panico delle prime 48 ore, quando la gente non sa che fare, non ha notizie, non ha istruzioni,
non ha mai fatto unesercitazione per prepararsi. Occorre un piano-B per resistere le prime 48 ore, in attesa che si riattivi qualche funzione essenziale
della societ. Altrimenti si rischia la disperazione di massa, e dunque la disintegrazione di una civilt.

Il piano-B, come battello di salvataggio. Dennett
usa
proprio questimmagine, il vecchio canotto di salvataggio in dotazione obbligatoria sulle navi e i traghetti, con torce elettriche, acqua potabile e altri
strumenti di soccorso. Ma il suo canotto di salvataggio dovrebbe includere una seconda Rete, un Internet isolato e autonomo, pronto a mettersi in funzione,
riservato esclusivamente agli scopi vitali, alle comunicazioni di emergenza. Quando ci fu lattacco dell11 Settembre, cerano ancora delle tecnologie
pre-digitali che ora stanno scomparendo. Molti telefonini a Manhattan si ammutolirono, ma le tv funzionavano, la radio pure. Oggi  tutto talmente interconnesso
che il Grande Blackout sarebbe davvero totale. Proprio perch  uno dei massimi pensatori della razionalit, Dannett mi spiega di aver lanciato il suo
appello anche per dare unalternativa ai Survivalist, quei movimenti apocalittico-religiosi che hanno una presa sullopinione pubblica americana, ispirano
filoni di cinema e tv, simpadronirebbero del Grande Blackout digitale per immaginare un mondo post-civilizzato, uno scenario da Independence Day.

Curiosamente, mentre nella Silicon Valley  obbligatorio fare esercitazioni regolari per le evacuazioni in caso di terremoto (la zona  sismica), non esiste
nulla di simile per un cataclisma digitale. Presunzione? O avarizia? Certo i costi del piano-B sono elevati  riconosce Dennett  ma bisogna prendere
sul serio questo pericolo, il buio elettronico non  abitabile per gli occidentali del 2014, abituati ad avere un intero universo dinformazione alla portata
dei polpastrelli sul display dello smartphone. In uno scenario di caos generale, molti di noi hanno perso da tempo quei nuclei locali di sostegno che un
tempo si chiamavano la parrocchia, il club, le associazioni di quartiere. Una parte delle spese per attrezzarci collettivamente dovrebbero sostenerle le
banche, che sono tra le pi vulnerabili. E la Casa Bianca, dopo gli avvertimenti dei cyber-attacchi contro i suoi siti?  possibile che Washington non
abbia pensato di prepararsi allipotesi finale, la pi estrema? Ci pensano, c dellinteresse  risponde  ma c anche una reticenza, un gioco di veti.
La destra repubblicana non vuole che sia unamministrazione democratica ad aprire un cantiere di sicurezza di queste dimensioni, che potrebbe sfociare
in nuovi poteri per il governo federale. Di certo lui trova paradossale che Internet ci abbia reso cos dipendenti, al punto da poterci ricacciare verso
let della pietra.

(Federico Rampini, Se crolla Internet, da La Repubblica del 13 aprile 2014, ripreso da Come Don Chisciotte).

Fonte:

http://www.libreidee.org/2014/05/se-crolla-internet-lapocalisse-in-appena-48-ore/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=feed+%28LIBRE+-+associazione+di+idee%29
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