vegeta
In stato vegetativo comunica con i medici: non soffro
Da Repubblica del 13 novembre 2012


http://www.repubblica.it/scienze/2012/11/13/news/un_uomo_in_stato_vegetativo_da_12_anni_parla_con_i_medici_non_soffro-46540804/?ref=HREC2-1

Uomo in stato vegetativo da 12 anni
Comunica con i medici: "Non soffro"
Un caso clinico eccezionale al Brain and Mind Institute dell'University
of Western Ontario, in Canada. Il paziente ha 39 anni e ha subito
diverse lesioni dopo un incidente automobilistico. E' la prima volta che
una persona, che si ritiene priva di coscienza, trasmette informazioni
rilevanti sul suo stato di salute
di VALERIA PINI

Uomo in stato vegetativo da 12 anni Comunica con i medici: "Non soffro"

USCIRE dal coma e comunicare: "Non soffro". E' successo a un uomo di 39
anni in Canada, che si riteneva in stato vegetativo da 12 anni, in
seguito ad un incidente automobilistico. E' riuscito a rispondere alle
domande di alcuni scienziati e a spiegare che non aveva alcun dolore. E'
la prima volta che una persona, che si ritiene priva di coscienza,
trasmette informazioni rilevanti sul suo stato di salute. La notizia,
diffusa dalla Bcc e dal giornale britannico The Telegraph,  un caso
eccezionale, destinato secondo gli esperti a modificare le conoscenze
mediche su coma e stato vegetativo,

"E' la prima volta che un paziente incapace di parlare e gravemente
cerebroleso  stato in grado di dare risposte clinicamente rilevanti ai
sanitari", spiegano i medici del Brain and Mind Institute
dell'University of Western Ontario, 1 in Canada, intervistati dalla Bbc.

In coma da 12 anni. L'uomo protagonista di questo caso clinico
eccezionale si chiama Routley Scott, ha 39 anni e aveva subito una grave
lesione cerebrale 12 anni fa, in un incidente stradale. E' riuscito a
rispondere ai medici mentre la sua attivit cerebrale era controllata
grazie a una risonanza magnetica. Di solito i pazienti vegetativi
emergono dal coma in una condizione in cui hanno periodi di veglia
apparente. Hanno gli occhi aperti, ma non hanno la percezione di se
stessi o del mondo esterno. Nessuna delle valutazioni fisiche condotte
su Scott aveva mostrato in lui segni di consapevolezza, o la capacit di
comunicare. Ma secondo il neuroscienziato Adrian Owen, che ha guidato il
team del Brain and Mind Institute, University of Western Ontario, Rutley
non era in stato vegetativo.

La 'lettura' del cervello. L'esperimento  stato possibile grazie alla
tecnica messa a punto dallo stesso Owen che da tre anni la sperimenta
per 'leggere' la mente di persone in stato vegetativo. Tramite
un'avanzata scansione del cervello con la risonanza magnetica
funzionale, gli scienziati dell'universit di Cambridge hanno dimostrato
che i pazienti stavano pensando e potevano interagire con loro.

Il dialogo con Routley. Dopo aver pubblicato i risultati di questo primo
studio sul New England Journal of Medicine 2nel 2010, Owen  andato in
Canada per continuare la sua ricerca presso il Brain and Mind Institute
of Western Ontario, dove ha esaminato il caso di Routley. Anche se i
suoi occhi erano aperti e seguiva il normale ciclo sonno-veglia, tutti i
test convenzionali, con stimoli visivi, uditivi, tattili, non
producevano alcuna risposta. Con la sua tecnica, Owen ha verificato che
Routley aveva una qualche consapevolezza mentre gli si davano delle
istruzioni e si monitorava la sua attivit cerebrale. I medici gli
facevano delle domande e gli chiedevano di immaginare due scenari
diversi, cio giocare a tennis e camminare verso casa, a seconda che la
risposta fosse 'S' o 'No'. Hanno cos innescato uno 'schema' di
attivit in diverse aree del cervello che sono state mappate dalla
risonanza, permettendo agli scienziati di comunicare con il paziente.

"Una mente conscia e pensante". "Scott  stato in grado di dimostrare
che ha una mente conscia e pensante. Lo abbiamo analizzato pi volte e
il suo modello di attivit cerebrale mostra che sta chiaramente
scegliendo di rispondere alle nostre domande. Crediamo che sappia chi 
e dove si trova", spiega Owen, soprannominato anche il 'lettore della
mente' per i suoi studi sui pazienti con lesioni cerebrali. "Da anni
abbiamo lottato per capire cosa provassero i malati. In futuro potremmo
porre loro domande per riuscire a migliorare la loro qualit di vita.
Potrebbero essere cose semplici che riguardino, ad esempio, la frequenza
in cui nutrirli o lavarli", ha aggiunto Owen.

"Sono rimasto molto colpito quando ho visto che Scott stava dando
risposte precise", ha detto il professor  Bryan Young dell'University
Hospital, di Londra, che da dieci anni segue Routley.

(13 novembre 2012)
