stupidi
Siamo stupidi perch viviamo di pi
Art. inviato in privato da Francesco Melis, 25\11\2012, h. 21.03.

Da Repubblica del 25 novembre 2012
http://www.repubblica.it/scienze/2012/11/25/news/stupidi_intelligenti-47040690/?ref=HREC2-10
cos il progresso danneggia l'intelligenza
Studio dell'universit di Stanford: l'uomo ha raggiunto il picco della
sua evoluzione cerebrale oltre 2000 anni fa, poi la 'rete di sicurezza'
della societ ha causato l'impigrimento e la recessione dell'intelletto.
Gli esperti: ma l'essere umano per fortuna ha una straordinaria capacit
di adattamento.
di SARA FICOCELLI

Siamo stupidi perch viviamo di pi cos il progresso danneggia
l'intelligenza
SIAMO meno intelligenti di 2000 anni fa, l'evoluzione in questo caso ha
giocato a nostro sfavore: il nostro cervello, secondo le teorie di
Darwin e i principi della genetica, negli ultimi due millenni si 
evoluto di pari passo con il nostro stile di vita, ma 'cambiamento' non
sempre  stato sinonimo di miglioramento. Il rapporto tra progresso
tecnologico ed evoluzione neurologica - secondo Gerald Crabtree, un
genetista dell'universit di Stanford - ha fatto impigrire le abilit
cognitive mano a mano che la vita  diventata pi comoda. In poche
parole, rendendoci pi stupidi.
La tesi, pubblicata su Trends in Genetics, affonda le radici nella madre
delle teorie evoluzionistiche, quella della selezione naturale, partendo
dal presupposto, semplicissimo, secondo cui un tempo l'essere umano
pagava duramente, spesso con la vita, il prezzo della propria stupidit,
perch bastava un errore qualsiasi, una distrazione banale, per perdere
un'opportunit di sopravvivenza.
La selezione naturale a favore dei soggetti pi astuti avveniva dunque
in maniera spietata e istantanea, salvo sporadici colpi di fortuna.
Oggi, proprio grazie al progresso, tutti abbiamo non una, non due, ma
infinite possibilit di sopravvivenza, salvo sporadici colpi di
sfortuna. Ma quello che in termini strettamente vitali rappresenta un
vantaggio, a livello evoluzionistico si traduce in un progressivo passo
indietro, perch elimina quasi del tutto qualunque tipo di selezione
naturale a favore dei soggetti pi scaltri.
"Un tempo, se un cacciatore/raccoglitore non riusciva a risolvere il
problema di come trovare il cibo, moriva e con lui tutta la sua progenie
- spiega Crabtree - mentre oggi un manager di Wall Street che fa un
errore riceve un cospicuo bonus e diventa un maschio pi attrattivo. La
selezione naturale non  pi cos estrema".
Gli ultimi studi sull'argomento, continua il genetista, hanno
individuato dai due ai 5000 geni legati all'intelligenza, rilevando che
ogni generazione porta con s due o tre mutazioni. In assenza di
selezione, gli ultimi 3000 anni sono stati dunque un arco di tempo
sufficiente per 'inquinare' il Dna umano nel giro di 120 generazioni:
"In rapporto al nostro antenato di qualche migliaio di anni fa, la
nostra intelligenza  sicuramente pi debole - precisa Crabtree - per
fortuna la societ  abbastanza forte da contrastare l'effetto".
L'umanit, stando al report del genetista, avrebbe dunque gi vissuto il
suo momento di gloria e, almeno da un punto di vista evoluzionistico,
sarebbe sul viale del tramonto. Come sottolinea anche il Guardian, ancor
prima dell'invenzione dell'agricoltura e della scrittura, quando
l'essere umano viveva di ci che riusciva a cacciare, chi compiva un
passo falso soccombeva alle leggi della natura, e ad andare avanti e a
riprodursi erano i pi forti e intelligenti.
Poi, con l'invenzione dell'agricoltura e la nascita delle prime comunit
stanziali, la forza intellettuale  cominciata a calare in modo
progressivo. Non a caso, spiega ancora lo studioso, la Storia incorona
il periodo della Grecia classica come uno dei pi intellettualmente
fecondi. "Siamo una specie sorprendentemente fragile dal punto di vista
intellettuale - conclude Crabtree - e probabilmente abbiamo raggiunto il
nostro picco di intelligenza tra i 6000 e i 2000 anni fa.  sufficiente
che la selezione naturale diventi meno severa, che subito il nostro
patrimonio intellettuale si indebolisce".
Malgrado tutto, Crabtree chiude con una nota positiva: anche se il
nostro genoma sembra diventare ogni giorno pi fragile, la societ pu
contare su un forte sistema di trasmissione delle conoscenze che,
diversamente rispetto al passato, riesce a diffondere la cultura
velocemente e in modo capillare.
Evoluzione psicologica ed evoluzione genetica per non sono la stessa
cosa e l'essere umano, sottolineano gli esperti,  da sempre dotato di
una grande capacit adattativa. Studi recenti sulla risposta cerebrale
agli stimoli hanno ad esempio dimostrato che, alla somministrazione di
un farmaco, il cervello risponde entro 24-48 ore con la produzione di un
nuovo tipo di RNA ricombinante, che permette alle cellule di agire sui
propri geni, riparandoli o trasformandoli.
"I primi effetti sull'umore o sul comportamento - spiega la psichiatra e
psicoanalista Adelia Lucattini, presidente della Sipsies, Societ
internazionale di psichiatria integrativa e salutogenesi di Roma - si
vedono dopo qualche settimana e talvolta qualche mese, perch il
cervello  un organo complesso come struttura e per le funzioni che
svolge. Questo ci fa capire come le persone abbiano potuto sviluppare
una capacit adattativa all'ambiente sofisticata come quella attuale".
L'evoluzione ha permesso e permette insomma, spiega la psichiatra, di
muoversi in una societ complessa come la nostra proprio grazie a questa
capacit della mente di trasformarsi e apprendere dall'esperienza. "La
selezione  -  precisa Lucattini  -   semmai un danno collaterale che si
subisce quando fallisce la solidariet sociale e umana tra persone e
gruppi di appartenenza, a partire dal nucleo familiare".
Anche Elia Stupka, condirettore del Centro di genomica traslazionale e
bioinformatica del San Raffaele di Milano,  convinto che la capacit di
adattamento dell'essere umano sia pi forte dell'indebolimento provocato
dalla vita moderna. "La teoria proposta mi pare un po' troppo
semplificativa - spiega - e anzi credo che l'aumento della variabilit
genetica avvenuto nel corso dei secoli abbia reso il nostro cervello pi
plastico e funzionale. Le comodit fornite dal progresso hanno
sicuramente apportato dei cambiamenti, ma non  detto che siano stati
negativi. La mancanza di selezione ha favorito questa variabilit e, dal
mio punto di vista, ci ha resi pi complessi e completi. Quando si
toccano certi argomenti  impossibile stabilire cosa  bene e cosa 
male, distinguere il bianco dal nero".
(25 novembre 2012)

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