pechino
Come vivono i ciechi a Pechino.
Resoconto di D. Cervellin riportato da L. Vector su onda-urto, 16\11\2012, h. 17.44.

Ecco un breve resoconto direttamente da Pechino.

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Devo dire la verit che a volte provo disorientamento perch a
differenza degli Stati Uniti, qui in Cina si respira storia, tradizione,
modi di essere radicati nel profondo passato accanto allinnovazione pi
spinta, a situazioni sorprendenti di modernit, di tecnologia, di
capacit di costruire, di rimodellare lo spazio.
Le insegne dei dragoni di vecchi ristoranti, si alternano a quelli degli
istituti di ricerca sui grattacieli, degli hotel a sette stelle, dei
palazzi della finanza e anche andare a visitare la China Braille
Library, la China Braille Press, la Beijing School for the blind, il
passato e lesperienza convivono accanto alla modernit ed ai risultati
della ricerca pi avanzata.
Noi Italiani che abbiamo sacrificato allideologia tanto di buono che
avevamo costruito, qui abbiamo molto da imparare; spazi dove c
sostanza fatti a misura duomo, pensati per fare star bene gli individui
con personale qualificato e non luoghi dove solo si chiacchiera e poco
si costruisce il futuro delle nuove generazioni.
Sale di lettura attrezzate di tutto punto, il museo tattile con la
storia del braille da toccare e in video, la sala di audizione per i
film commentati, le aule di formazione, il museo esposizione della
capacit di fare dei ciechi e poi personale essenziale e gentile anche
quando ci troviamo tutti in mensa dove anche le persone cieche si
muovono disinibite al self-service. Mi ha colpito che nelle strutture
che abbiamo visitato, i responsabili, gli insegnanti, gli operatori
erano tutti vedenti, come dire che non  la cecit a qualificare la
competenza sui ciechi. E poi la stamperia braille, la sensazione vera di
fabbrica, pile di carta stampata sui bancali pi alte di me che
diventano poi libri scolastici di storia, scienza, matematica sui tavoli
ergonomici dei ragazzi; impaginatori, rilegatori, presse, rotative, una
sala con una quindicina di stampanti della Norvegia e del Belgio e poi
un reparto per la produzione del braille trasparente sui libri a stampa
soprattutto per bambini dove si realizzano anche i biglietti da visita.
Qui davvero il busto di Louis Braille nell hall allentrata sta al posto
giusto e pu menar vanto della creazione del suo metodo di scrittura.
Quando al mattino siamo arrivati alla scuola i ragazzi erano in cortile
a far ginnastica e a cantare in perfetto ordine in divisa e poi tutti
nelle aule, altro che le nostre sgangherate aule! Qui  tutto nuovo e
pensato per larmonica crescita dei ragazzi dalla materna al liceo.
Persino le musiche al posto delle nostre grezze campanelle danno una
sensazione di positivo, predisponendo al fare. I ragazzi si muovono
tutti disinvolti in autonomia; il laboratorio di scienze, la palestra,
laula di educazione artistica sono attrezzati di ogni cosa per poter
fare ed apprendere senza esoneri o falsi pietismi.
Il doppio corrimano nei corridoi che finisce vicino alle porte con dei
pulsanti che premuti vocalizzano linsegna; ma c anche un simbolo
tattile. Il profumo tipico del cibo del desinare della palazzina della
mensa; e poi che bello vedere le camerette in ordine da sei letti con i
bagni comuni per tutti, come dire che la prima palestra di vita e di
crescita  quella di imparare ad assolvere i bisogni essenziali. Ho
chiesto alla nostra accompagnatrice chi fa il letto ai bambini ma
naturalmente i bambini mi ha risposto senza esitazione, altro che il
protezionismo e le coccole delle nostre famiglie e poi le inutili ore di
psicomotricit.
Qui a Pechino ho imparato una volta di pi la negativit delleccesso di
psicologia nei nostri approcci e poi un dato per tutti: 320 alunni
ciechi e 129 persone per tutti i servizi; da noi c di che riflettere.
La direttrice Libo Liu con orgoglio e con modi quasi anglosassoni ci
snocciola i dati della struttura fondata nel 1874 e pur oggi cos
moderna e non posso non andarmene pensieroso nel constatare che come
indirizzi professionali per la generalit dei ciechi, loro hanno scelto
quella del massaggiatore e dellaccordatore pure aiutando chi ha altri
talenti a metterli a frutto. Noi invece discutiamo, discutiamo,
discutiamo e perdiamo ogni giorno che passa, anche quello che avevamo
conquistato, diventando non so fino a quanto inconsapevolmente motivo
per loccupazione degli altri; altro che decentramento, interventi
locali, integrazione, viva il sano rigore centralista dove la
specializzazione diventa la chiave per conquistare anche da svantaggiati
il proprio posto e ruolo nella societ di tutti.
Davide Cervellin
