wireles
wireless aperto??
Art. postato da Rosario su uic h.e., 01\10\2012, h. 09.14.

Una rete wireless pu essere di due tipi, vale a dire che pu essere di tipo paritetico ed 
utilizzare la tecnologia wi-fi per consentire alle varie macchine di comunicare tra loro, oppure 
(il caso pi diffuso) utilizzare un dispositivo di accesso (Access Point) al quale le varie 
macchine fanno riferimento. Questo dispositivo di accesso, molto spesso, funge anche da modem ADSL 
e consente a piccole aziende di disporre comodamente di connessione internet e di fornire questa 
connessione ai propri impiegati in maniera piuttosto rapida ed economica. Questi dispositivi hanno 
anche porte Ethernet e possono agire da ponte con reti cablate, possono essere utilizzati anche in 
serie, e sono molto comuni anche per quanto riguarda l'utenza domestica.

Gli Access Point, e le reti che gestiscono, vengono riconosciuti tramite un nome definito SSID 
(Service Set IDentifier) che serve appunto ad identificare la rete. Probabilmente, l'esposizione 
pubblica di questo nome  la prima debolezza del wireless. Occorre tener conto del fatto che tutti 
i dispositivi wireless in commercio, per default, hanno disattivata qualsiasi impostazione di 
sicurezza, per cui se  vero che possono essere configurati in 10 minuti anche da mani inesperte 
(ho alcuni dubbi al riguardo, dopo aver visto diversi manuali d'uso contenere madornali errori, 
imprecisioni, ed inesattezze), questa rapida configurazione paga un pedaggio piuttosto salato, dal 
momento che mette l'Access Point a disposizione di chiunque lo rilevi.

Il segnale di un Access Point si dirama in ogni direzione, per cui anche se per varie cause si 
attenua abbastanza presto,  facile preda di chiunque ne faccia ricerca. Fortunatamente,  
possibile mettere le mani sulle varie opzioni di configurazione e proteggere il sistema. Molte 
opzioni consentono di limitare l'accesso alla rete wireless, e se da sole non sono sufficienti a 
fornire una protezione sicura,  conveniente in qualsiasi caso sfruttarle per aumentare la 
protezione medesima. Protezione che in un ultima analisi viene fornita solo dalla crittografia, ma 
non da tutti i tipi di crittografia utilizzabili.

Vediamo ora assieme tutto quello che si pu fare.

Cambio della password di amministratore. Questa semplice e banale operazione ovviamente non 
influisce sulle possibilit di accedere ad un Access Point, per almeno impedisce di configurare lo 
stesso secondo i propri desideri a chiunque. Tenete conto che, di default, un AP non solo comunica 
la sua presenza a chiunque ne faccia richiesta ma fornisce anche un indirizzo IP, e il nome SSID, 
il quale a sua volta di default definisce in molti casi marca e modello del router utilizzato. 
Decisamente troppo. Volete anche dare a qualcuno la possibilit di riconfigurare il vostro AP?

Cambio del nome SSID e disabilitazione del broadcasting. Con procedura analoga alla precedente  
possibile modificare il nome dell'SSID. Chiaramente questo resta intercettabile, quindi  bene non 
essere troppo informativi nello scegliere un altro nome (il nome dell'azienda, ad esempio,  una 
pessima idea). Nella Figura 1  possibile vedere la scheda di configurazione di un prodotto di 
3Com, Office Connect, utilizzato per questo articolo. Come si nota,  anche possibile, e 
consigliabile, disabilitare il broadcasting dell'SSID, vale a dire la ricerca dello stesso. Ancora 
questo non fermer persone maggiormente "armate" ma terr alla larga perlomeno i passanti.
Cambio dell'indirizzo IP dell'AP. Anche se non pubblicizzo il mio AP, questo continua ad essere a 
disposizione, e se il suo indirizzo rimane quello impostato di default, resta facilmente rilevabile 
e raggiungibile. Cambiare pertanto questo indirizzo consente, ancora, di limitare le possibilit di 
agganciarsi ad esso.

Disabilitazione del servizio DHCP. Il protocollo di configurazione dinamica degli host  ovviamente 
molto comodo in una rete cablata, ma piuttosto pericoloso in una rete wireless. Fornire un 
indirizzo IP valido ad un intruso  abbastanza chiaramente una pessima idea. Nella Figura 2  
possibile vedere come sia il cambio di indirizzo IP sia la disabilitazione del servizio DHCP siano 
piuttosto semplici da portare a termine. Ogni produttore fornir vie leggermente diverse per farlo, 
ma resta comunque una operazione quasi immediata.

Attivazione del controllo del MAC Address. Gli Access Point possono essere impostati in modo da 
accettare connessioni soltanto dalle schede che hanno un indirizzo hardware (MAC Address) 
prestabilito. Questo rende pi complicato penetrare nella rete, perch occorre prima scoprire uno 
dei MAC address autorizzati. La Figura 3 mostra un esempio dell'applicazione di questa funzionalit.

Note dolenti sulle limitazioni

Come detto, quanto sopraesposto vale solo per limitare la superficie di attacco, non certo per 
proteggerla nel vero senso della parola. Esistono molti tool in commercio e in rete adatti ad 
attivit di controllo (o di hacking). Citiamo tra questi NetStumbler (www.netstumbler.com), uno 
strumento in grado di fornire molte informazioni sui dispositivi wireless a portata di antenna. Un 
prodotto analogo in ambiente Linux  invece Kismet (www.kismetwireless.net). Questi prodotti 
rilevano le reti wireless ed offrono diverse informazioni su queste. Un'altra categoria di prodotti 
riguarda invece gli sniffer, tra i quali citiamo AiroPeek NX (www.wildpackets.com), ed ovviamente 
il famosissimo Ethereal (www.ethereal.com) questo ultimo anche per ambienti UNIX. Infine, esistono 
addirittura dei tool specificatamente pensati per il cracking delle chiavi WEP (tra breve ci 
arriveremo) come Airsnort (http://airsnort.shmoo.com/).

Tenete conto che con strumenti come AiroPeek  possibile trovare gli indirizzi MAC attivi sulla 
rete. Pertanto,  possibile modificare l'indirizzo MAC della nostra macchina in modo da impersonare 
piuttosto facilmente una delle macchine a cui  consentito l'accesso. Esistono degli strumenti per 
farlo, anche se in ambiente Windows  sufficiente modificare la chiave "NetworkAddress" nel 
registro di sistema e in Linux utilizzare il comando ifconfig, previa disabilitazione della scheda 
(fino a che  attiva l'operazione non  possibile). Se vi piace l'interfaccia grafica, potete 
provare il MAC Address Changer di Technitium (http://tmac.technitium.com/tmac/index.html), 
gratuito, che funziona anche con Windows Vista.

Crittografia (e debolezze)

Il WEP (Wired Equivalent Privacy), fa parte dello standard IEEE 802.11 ratificato nel 1999, e, al 
tempo, specificava il protocollo utilizzato per rendere sicure le trasmissioni sulle reti wireless. 
WEP si basa sull'algoritmo RC4 della RSA, ed  un sistema di cifratura basato sulla condivisione di 
una chiave. Questa  lunga 40 bit o 104 bit ed  concatenata ad un vettore di inizializzazione 
lungo 24 bit. Se avete un attimo di pazienza, i curiosi ce l'avranno, possiamo anche scendere in 
qualche dettaglio.

Nell'invio dei dati vengono svolte queste operazioni:

?Viene calcolato il CRC (a 32 bit) - per il controllo dell'integrit dei dati del Payload - c(P) - 
, che viene concatenato al payload (P) medesimo. [P-c(P)]
?La chiave K viene concatenata al vettore di inizializzazione (IV) determinato per il pacchetto 
[IV-K]
?L'algoritmo RC4  inizializzato usando questo pacchetto e viene generata una sequenza di byte [RC4 
su IV-K]
?A questo punto i due costrutti vengono messi in xor (xor  un operatore logico, denominato "or 
esclusivo" che restituisce Vero (1) se ambedue le condizioni sono false (0) e Falso (0) negli altri 
casi.
?I 24 bit, o 3 byte del vettore di inizializzazione (IV), vengono trasmessi in chiaro.
Alla ricezione dei dati:

?Viene concatenato l'IV ricevuto con la chiave WEP condivisa cos da poter ricostruire il costrutto 
RC4 su IV-K. Questo  il motivo per cui il vettore deve essere trasmesso in chiaro.
?Il payload viene decrittato e se il CRC coincide allora  valido, altrimenti il pacchetto viene 
scartato.
Naturalmente, se viene utilizzato lo stesso vettore di inizializzazione, viene generata la stessa 
sequenza di byte (si chiama keystream) da RC4. Quindi l'xor di due messaggi cifrati equivale 
all'xor di due messaggi in chiaro. Ancora,  possibile ottenere un messaggio conoscendo l'altro, e 
in definitiva effettuando l'analisi su molti messaggi codificati con lo stesso keystream  
possibile decodificarli. Mica lo facciamo a mano, ci sono i computer per questo! Con 24 bit 
otteniamo poco pi di 16 milioni di diversi keystream, che sono decisamente pochi per le capacit 
di calcolo attuali. Dal 2001 gli interventi atti ad evidenziare le debolezze del WEP si sono fatti 
sempre pi frequenti. In particolare, citiamo l'articolo di S.Fluhrer, I.Martin e A.Shamir dal 
titolo "Weakness in the Key Scheduling Algorithm of RC4" in cui descrivono un attacco la cui 
rapidit cresce linearmente (e non esponenzialmente) con il crescere della chiave WEP. L'articolo  
largamente reperibile nel Web, ad esempio all'indirizzo www.drizzle.com/~aboba/IEEE/rc4_ksaproc.pdf.

Il tool Airsnort, citato in precedenza, consente di determinare in maniera piuttosto rapida una 
chiave WEP. Se siete interessati ad una guida passo passo al cracking di comunicazioni criptate in 
questo modo, all'indirizzo http://www.tomshw.it/business.php?guide=20050518&page=index potrete 
trovare una guida molto precisa sull'argomento; in inglese, una guida pi aggiornata  disponibile 
all'indirizzo http://www.smallnetbuilder.com/content/view/30114/98/.

Crittografia pi sicura

Vista la pubblicit che ha avuto, e ha, il cracking dei sistemi wireless, ricorrere alla 
crittografia WEP  poco pi di un palliativo. Tra il 2003 e il 2004, ad ogni modo,  nato ed  
diventato standard il protocollo Wi-Fi Protected Access, altrimenti noto come WPA.

Il WPA gestisce l'autenticazione dei client e dei server e la distribuzioni di differenti chiavi 
per ogni utente, anche se per retrocompatibilit supporta ancora la gestione a chiave condivisa 
(WPA-PSK, PreShared Key). I dati vengono crittografati con l'algoritmo RC4 con chiave a 128 bit e 
vettore di inizializzazione di lunghezza doppia rispetto al WEP, vale a dire di 48 bit. Una delle 
modifiche che ha reso pi sicuro questo protocollo, rispetto al precedente,  l'introduzione del 
Temporal Key Integrity Protocol, un protocollo in grado di modificare la chiave in uso in maniera 
dinamica. Il processo di autenticazione dell'utente utilizza il protocollo EAP (Extensible 
Authentication Protocol). Nelle reti di una certa dimensione, l'autenticazione avviene, 
presumibilmente, utilizzando un server RADIUS (Remote Access Dial In User Service), e pertanto non 
c' bisogno di usare una sorta di parola d'ordine (la chiave condivisa) per identificare tra loro 
tutti i client e l'AP. La condivisione di questa chiave  altrimenti il punto debole della 
specifica. Ad ogni modo, non aspettatevi in questo caso di trovare valanghe di "How to" in rete, 
anche se, ovviamente, qualcosa si trova sempre. Dopo l'autenticazione vengono attivate le 
funzionalit evolute di cifratura di WPA, e quindi in pratica la sicurezza  raggiunta. Sicurezza 
che viene anche garantita da un utilizzo consono di un server Radius (qui dipende dalla protezione 
della infrastruttura di rete, ovviamente).

Certamente avrete anche sentito parlare di WPA2. Non si tratta in questo caso di un aggiornamento 
al protocollo, in qualche modo, ma della sua implementazione nello standard 802.11i, di cui  
parte. Ad ogni modo si utilizzer la cifratura AES (Advanced Encryption Standard). I dispositivi 
che avranno il pieno supporto di questo standard si fregeranno del titolo WPA2. Anche in questo 
caso, tuttavia, possiamo distinguere due classi di sicurezza, a seconda che venga usata la chiave 
condivisa (WPA2 - Personal) o un server Radius (WPA2 - Enterprise)

Il futuro?

Per il futuro sembra si debba lavorare sui protocolli di autenticazione. Inizialmente Cisco e 
Microsoft (con RSA), avevano iniziato a collaborare su PEAP (Protected EAP), che consente la 
creazione di un tunnel tra server e client in cui transitano le informazioni e le credenziali 
dell'utente. Questo consentirebbe di poter evitare la necessit di avere un certificato digitale 
sul client. Integrando PEAP nei dispositivi e nelle infrastrutture che gestiscono la rete (Active 
Directory, per esempio),  possibile gestire efficacemente tutto l'attivit di autenticazione in 
una rete wireless. Le strade di Microsoft e Cisco si sono in seguito divise, per cui sui prodotti 
Microsoft si trova una versione personalizzata di PEAP, che peraltro funziona benissimo ma ove si 
abbia una infrastruttura tutta legata a Microsoft. Cisco dal canto proprio sta studiando una 
tecnologia denominata EAP FAST (EAP Flexible Authentication via Secure Tunneling), con 
autenticazione basata su credenziali che il client scarica da un server sicuro. Un articolo 
sicuramente interessante per quanto riguarda le strategie Microsoft si trova all'indirizzo 
http://www.microsoft.com/technet/security/guidance/cryptographyetc/peap_0.mspx. Per quanto riguarda 
Cisco, un documento su EAP FAST  disponibile all'indirizzo 
http://www.cisco.com/application/pdf/en/us/guest/products/ps5861/c1167/ccmigration_09186a00802030dc.pdf.

Conclusioni

Se le reti senza fili sono certo una comodit, gli amministratori saranno d'accordo che la comodit 
senza la sicurezza non  poi un gran paradiso. Allora, occorre innanzitutto mettere in azione tutte 
quei piccoli stratagemmi atti a difendere i nostri AP (anche dagli utenti interni, certo) e a 
rendere sicure le comunicazioni. Fortunatamente, non sembra che il lavoro da fare sia poi molto, e 
in definitiva occorre fare attenzione ed utilizzare le funzionalit messe a disposizione dai 
produttori. Certo, sar necessario anche mantenersi informati, ma questo, per gli amministratori,  
lavoro di tutti i giorni. Troverete certo simpatico girovagare un po' con il vostro portatile e 
trovare che questo continua a fornirvi AP disponibili, ma sarete molto poco contenti se al posto 
del vostro portatile agganciato all'AP di qualcun altro troverete il portatile di qualcun altro 
agganciato al vostro AP.

Sebastiano Della Puppa
