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Galateo essenziale per vivere su Twitter
Corriere della sera del 20\10\2012.

di Federico Cella L' ormai trita frase di Nanni Moretti, in chiave social network, potrebbe suonare 
cos: "A una festa mi si nota di pi se chiacchiero amabilmente con gli altri oppure se me ne sto 
in disparte e twitto foto e commenti salaci?". Capita sempre pi spesso, andando per eventi, di 
vedere persone che partecipano alla socialit dell'occasione attraverso Twitter, scambiandosi 
messaggi e opinioni mediati dallo smartphone, magari anche con la persona che  seduta di fianco a 
loro sullo stesso divanetto tigrato. Al di l del paradosso evidente, sorge una domanda che va 
oltre Ecce bombo :  educato comportarsi cos? Quando 15 anni fa Internet iniziava a infilarsi 
nella quotidianit di un numero sempre pi consistente di persone, era di gran moda il neologismo 
"netiquette", una serie di regole volte a dirigere il traffico e i comportamenti degli utenti in 
Rete.
Le regole base, che poi si sono espanse negli anni con il diversificarsi delle attivit online, 
erano state sancite nel 1995 dalla Internet Engineering Task Force , una "gruppo d'azione" del 
World Wide Web Consortium di Tim Berners-Lee. Si andava dal non "appesantire inutilmente il 
traffico della Rete" all'evitare "guerre di opinione a colpi di messaggi".
Alcune regole oggi possono sembrare un po' sorpassate, altre dettate dal buonsenso - "Non violare 
la privacy di altri utenti" - sono invece tremendamente d'attualit, specialmente se riferite alla 
seconda vita che conduciamo online attraverso i social network. E cos i decaloghi si sono 
moltiplicati. Soprattutto per quanto riguarda Facebook. Pi "leggero", e dunque sfuggente, appare 
invece Twitter. Anche per l'Uccellino blu valgono molte delle regole delle buone maniere della 
Rete, tra cui  diktat irrinunciabile non scadere mai nel morphing , iscriversi a un social con pi 
nomi e personalit, che pu poi scadere nei cosiddetti "profili fake". Quelli falsi, che possono 
andare dal plagio al vero furto d'identit, specialmente di personaggi famosi, perseguibile anche 
penalmente. Anche se poi, specialmente su Twitter che conferma ulteriormente la sua unicit, alcuni 
mistificatori manifesti regalano invece gustose, e non dannose, interpretazioni in 140 caratteri:  
il caso di @Iddio, vincitore del premio "Fake 2012" ai recenti Tweet Awards italiani e che nella 
bio si presenta come "fondatore e ceo dell'universo". Imparagonabile il numero di seguaci tra 
realt e finzione, ma il profilo dissacrante ha comunque un grande numero di follower : oltre 67 
mila.
Tra following e follower , appunto, spesso ci si chiede dove stia il giusto equilibrio, un rapporto 
elegante tra il non apparire da un lato troppo snob, perch si seguono pochi utenti, e dall'altro 
poco popolari, perch si ha un basso numero di affezionati. E' l'inghippo di un social che  
"verticale", a differenza dell'orizzontalit degli "amici" di Facebook. A placare l'ansia da 
prestazione ci pensa Tony Wang, responsabile di Twitter per l'Europa: "Non bisogna fare caso a 
quanti following si sceglie: averne pochi non  per forza chic", spiega il manager @TonyW. "N 
tantomeno  il caso di angosciarsi per il numero di follower che vi seguono". Tutto dipende, 
secondo Wang, da come si usa il profilo. "C' chi "ascolta" piuttosto che twittare: il 40% degli 
utenti fa cos. Quindi meglio non cadere nella trappola della popolarit a tutti i costi".
Un problema che non pare angosciare due "twitstar" come Alberto D'Ottavi (@dottavi) e Simona Melani 
(@simonamelani). I due sono una coppia, di Twitter e di fatto: dopo essersi incontrati a una festa, 
causa distanza geografica si sono conosciuti e innamorati proprio sul social network. Ora vivono e 
twittano assieme molte delle feste e degli happening milanesi, poco meno di 30 mila follower lui, 
attivo dal gennaio 2007 (cio sei mesi dopo la nascita di Twitter al sole della California), sui 4 
mila lei, fashion blogger tra il capoluogo lombardo e Palermo. Sono conosciuti in Rete, e fuori, 
per essere eleganti. Anche nelle buone maniere del "cinguettare". Sono loro ad averci aiutato a 
stilare una sorta di bon ton da adottare su Twitter (le sei regole che vedete in pagina).
Suggerimenti che si possono riassumere, nello stile fulminante proprio del social network, in un 
hashtag. "Da evitare accuratamente  la #pezzenza", raccontano. "In uno spazio elegante come 
Twitter bisogna sempre comportarsi con buone maniere". Ma, quindi, twittare da una festa  educato? 
"Condividere eventi e posti belli  un bel modo di coinvolgere gli altri", risponde la twit-coppia. 
"Ma non bisogna esagerare con l' egoboosting . E poi bisogna stare attenti a quello che twittano 
gli altri: corri il rischio di finire "paparazzato"".
@VitaDigitale
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