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iPhone 5, lo cerchi e non lo trovi: attenti alla strategia dellillusione
Il messaggero del 17\10\2012.

Chiss che ne direbbe Steve Jobs della tempesta che si abbatte in queste ore su iPhone5. 
Lintrovabile oggetto del desiderio per milioni di seguaci della Mela morsicata sta oscurando con 
nubi nerissime la pretesa della infallibilit della casa di Cupertino.

Abituati a camminare, perfino con un velo di aristocratica supponenza nelle praterie della 
perfezione (Jobs era malato di perfezionismo e dominava con i risultati planetari la sua visione 
rivoluzionaria) gli eredi del fondatore, Tim Cook in testa, rischiano oggi di pagare a caro prezzo 
una congiuntura commerciale. Una congiuntura commerciale che scuote la holding e che intacca 
profondamente il rapporto con la clientela. Insomma il gioiello di smartphone, ultimo lampo di 
genio del Genio scomparso giusto un anno fa non si trova.

Lo promettono con lammaliante grafica che illumina una maga, si pu perfino ordinarlo on line, 
consegna rapida, adesso confessano in tre-quattro settimane ma non sanno dove andarlo a prendere 
per consegnarvelo i guru degli Apple store, chiamati a recitare una litania imbonitoria che lascia 
aperta lattesa a qualche speranza con lavvertenza, detta a mezza bocca, che quei sogni, per, 
andranno delusi. E proteggetevi dalla rabbia, dalla frustrazione, dagli incubi se liPhone 5 magari 
lavevate promesso in regalo alla fidanzata, allamante, alla moglie, al padre, al vostro miglior 
amico.

Presentato in pompa magna mondiale un mese fa  incappato nella scabrosissima contestazione degli 
operai della Faxconn cinese, limmensa fabbrica dai turni massacranti, assemblatrice della 
macchinetta: dapprima una catena di suicidi, poi una rissa con quaranta feriti, infine scioperi e 
interruzioni della lavorazione con le ricadute sugli ordinativi e quindi, effetto domino 
dirompente, sulle consegne. Distribuiti pochi esemplari a quegli eroi dellattesa notturna, a 
beneficio degli stucchevoli Tg, tanto che qualche malalingua insinua adesso il sospetto che i 
primi, quei pochi, fossero organizzati dal marketing per far scena, magari premiati con il 
pacchetto regalo.

Una catena di piccole e meno piccole balle consolatorie, coinvolgenti anche gli autotrasportatori 
inaffidabili, confusionari e lentissimi si  dispiegata per fronteggiare il montare delle proteste, 
anche parecchio aspre e talvolta perfino offensive. La Mela rischia di essere strangolata da un 
eccesso di successo: pochi per pochi, i prodotti Apple sono esplosi letteralmente (e molto anche in 
Borsa) nelle mani dei loro artefici, distruggendo le previsioni e mandando in til la Supply chain, 
lintera catena della distribuzione.

Ma qui  il prodotto promesso che manca e forse non ha torto chi sostiene, al di l della 
spremitura cinese che pure ha aspetti imbarazzanti se non scandalosi, che Cupertino con tutti i 
suoi miliardi e le sue male si mostra oggi con un gigante dai piedi dargilla, che orgogliosamente 
promette e non sa mantenere, sicuro di poter tenere acceso il braciere del desiderio inappagato.

Un brutto affare che ha bisogno di una rapida riparazione, anche in chiave di leale comunicazione, 
perch se si rompe il rapporto di fiducia con i propri fans il mondo Apple, che tanto costa in 
dollari e in euro, nato quasi come una setta di illuminati e divenuto in ventanni fenomeno dal 
successo incontenibile, rischia (e non sarebbe la prima volta) dessere ingurgitato dalla sua 
stessa ingordigia. Mentre la concorrenza, ampia e agguerrita, non sta certo a guardare.

