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Un evento che ha visto l'opinione pubblica mondiale attenta e addirittura appassionata
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voce d'Italia del 14-09-2012Paralimpiadi: 2012, lanno del Big Bang
Un evento che ha visto lopinione pubblica mondiale attenta e addirittura appassionata

LONDRA. Ledizione dei Giochi Paralimpici disputata a Londra nellanno di grazia 2012 ha lasciato 
il segno. Mai come in questo caso il trionfalismo che sempre accompagna questi eventi (a volte a 
sproposito) appare giustificato: mai prima dora le Paralimpiadi erano state in grado di attirare 
tanta attenzione, n di catalizzare in maniera cos massiccia linteresse del pubblico.

Al di l dei numeri, che parlano di 2,7 milioni di biglietti venduti (quasi 1 milione in pi 
rispetto alla precedente edizione di Pechino), di 164 Paesi rappresentati, di oltre 4.000 atleti 
partecipanti, di audience televisive altissime e di risultati sportivi eclatanti (110 nuovi primati 
del mondo stabiliti in 2 settimane, signori), a rendere evidente che la quattordicesima edizione 
delle Paralimpiadi ha segnato una svolta,  la chiara percezione che lopinione pubblica non solo 
si sia finalmente accorta dei Giochi Olimpici dei diversamente abili, ma ci si sia addirittura 
appassionata.

Perch durante tutto il periodo di svolgimento delle gare, queste gare venivano guardate e, udite 
udite, anche commentate dalla gente comune. Insomma, in giro se ne discuteva, si facevano paragoni. 
Faccio un esempio: durante i giorni paralimpici una sera sono stato ospite a cena da amici, una 
coppia con un figlio di 10 anni. Quando sono arrivato da loro, in piena prima serata televisiva, 
stavano guardando tutti e 3 con grande coinvolgimento le Paralimpiadi in tv.

Certo, proprio la televisione ha avuto un ruolo determinante nellesplosione dellinteresse nei 
confronti delle performances degli atleti disabili che gareggiavano a Londra. Ben 2 emittenti 
importanti e altamente professionali come Rai e Sky hanno deciso di scommettere forte su questo 
evento, mettendo in campo risorse ingenti e qualificate e trasmettendo lo sport per disabili come 
mai era accaduto prima.

Ma sarebbe fuorviante pensare che il rinnovato appeal dei giochi sportivi dei disabili sia tutto 
frutto di unintensa e finalmente attenta copertura televisiva. Altrimenti sarebbe impossibile 
spiegarsi quegli impianti sempre incredibilmente pieni, spesso pi che nelle gare delle Olimpiadi 
dei normodotati. Molti degli spettatori televisivi potranno anche essere capitati davanti allo 
schermo facendo zapping, restando poi conquistati dallo spettacolo offerto. Ma se ogni sera allo 
stadio Olimpico di Londra 80.000 persone avevano scelto di pagare il biglietto per vedere dei 
disabili fare sport, siamo di fronte a una svolta epocale.

A un salto di qualit della pratica sportiva dei disabili, certamente, ma anche e soprattutto a un 
cambio di passo culturale, a una conquista sociale che issando a furor di popolo gli atleti 
disabili sullo stesso piano di quelli normodotati, ne certifica de facto luguaglianza anche 
negli altri settori: lavoro, scuola, tempo libero.

E questa rivoluzione non poteva cominciare che dal Regno Unito e non solo per la tradizionale 
grande cultura sportiva inglese, ma anche perch proprio da qui nel secondo dopoguerra, a Stoke 
Mandeville, era nato il germe del futuro movimento paralimpico. Sport per accelerare la guarigione 
e il reinserimento sociale dei reduci invalidi di guerra. Aveva visto giusto, lilluminato dott. 
Guttmann.

Se ne sar forse reso conto anche Paolo Villaggio, il popolare attore comico genovese, che a Giochi 
appena iniziati si era lasciato andare (nemmeno voce isolata, per la verit) a dichiarazioni 
quantomeno sconcertanti, che parlavano delle Paralimpiadi come di spettacolo triste, esaltazione 
delle disgrazie, di gare che non andrebbero mai trasmesse.

Ma non abbiamo avuto nemmeno il tempo di indignarci perch gli atleti, azzurri e non, hanno subito 
cominciato a dare tali e tante prove di normalit, anzi di supernormalit che ogni pregiudizio 
 scivolato via come pioggia sullasfalto bagnato. La galleria dei personaggi  vasta, assortita e 
forte, decisamente forte.

Si va dallatteso Oscar Pistorius, stella indiscussa, una sorta di eroe dei 2 mondi: primo a 
cimentarsi da disabile nella Olimpiade degli abili, ma qui a Londra stella insidiata, a tratti 
oscurata (dal brasiliano Oliveira, con polemiche) ma infine ancora splendente, nellultima gara in 
programma, i 400 metri stravinti tagliando il traguardo a braccia spalancate, in una sorta di 
abbraccio planetario.

Si passa a Esther Vergeer, tennista olandese che vanta un record di 470 partite consecutive vinte 
(una sola sconfitta dal 2001) e 4 titoli paralimpici in singolare. E Patrick Anderson: il Michael 
Jordan del basket in carrozzina non  americano ma canadese, ma che "numeri", ragazzi! C' poi 
l'idolo di casa, il britannico David Weir: oro negli 800, 1500, 5000 e maratona.

Poi, un personaggio che ci ha particolarmente colpito: la brasiliana Terezinha Guilhermina, una che 
gi dal nome ispira simpatia. Ma lei, non vedente e vincitrice con la sua guida dei 200 metri T11, 
ama abbellire la sua tenuta da gara (mascherina compresa) con mille coloratissimi fregi. Lo fa, 
dice, per divertire i bambini e per sembrare a sua volta bambina: per attirare lattenzione sui 
tanti problemi dei minori nel mondo. Mica sui suoi. Chapeau.

E poi il variegato e lungo elenco dei nostri campioni, 9 ori, 28 medaglie in totale (stesso bottino 
finale delle Olimpiadi dei normodotati). Alex Zanardi e Annalisa Minetti, chiaramente. 
Straordinari. Certo facilitati nellottenere la ribalta mediatica dalla popolarit precedentemente 
acquisita, ma in grado di compiere imprese autentiche.

Quindi ecco i personaggi prima sconosciuti e che la kermesse di Londra ha imposto allattenzione 
per le loro vittorie, per il coraggio e lagonismo straripanti: Oscar De Pellegrin, portabandiera 
all'apertura, nell'arco in carrozzina; Cecilia Camellini, non vedente, nel nuoto (2 ori e 2 
bronzi); Martina Caironi (amputata) nei 100 metri e Assunta Legnante (ex campionessa europea di 
getto del peso ora non vedente); Ivano e Luca Pizzi nel ciclismo (fratelli, atleta non vedente e 
guida, con il loro tandem).

Ci piace raccontare in particolare le storie dei volti sorridenti di Camellini e Caironi. La prima, 
Cecilia, non vedente dalla nascita: "La mia parola preferita : proviamo" e alla domanda "Cosa ti 
piace fare nel tempo libero?" risponde candidamente "Leggere, andare a mangiare la pizza con gli 
amici, guardare la televisione (dice proprio guardare, n.d.a.)". Insomma, pi normale di cos 
ma in vasca, devastante.

E la Caironi? Che personaggio dopo il traguardo sprizza gioia da tutti i pori, cos splendidamente 
svarionata da non rendersi nemmeno conto che oltre ad aver vinto, in rimonta, la sua gara, i 100 
metri in pista categoria T42, ha anche frantumato il record del mondo. Martina, bergamasca, solo 5 
anni fa era una ragazza come tante, poi un incidente in motorino le ha portato via la gamba 
sinistra: ora non mostra alcun rimpianto, nessuna tetraggine per ci che non  pi. Solo una 
grande, immensa gioia quasi stupore di essere anche lei protagonista, tra gli interpreti di questa 
grande festa.

Una festa, alla quale mi spiace non abbia ancora potuto partecipare lo sport per il quale ho speso 
molto impegno e che ancora pratico, da amateur disabile neuromuscolare: il wheelchair hockey 
(hockey su carrozzina elettrica). Ma verr il tempo Londra ha insegnato che quando arriva il 
momento giusto, le cose succedono. E comincia la festa.

Una festa che ha concentrato lattenzione del mondo intero su tutti questi atleti diversamente 
abili. Anzi, che dico: stupendamente abili.

Riccardo Rutigliano
