diritti
Contenuti digitali e diritti dei consumatori
Da "Repubblica" del 13 settembre 2012


http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/09/13/news/diritti_2_0_altroconsumo_denuncia_itunes_inganna_gli_utenti_musica_solo_noleggiata-42445535/?ref=HRERO-2

Altroconsumo denuncia iTunes
"Inganna, la musica  solo noleggiata"
Quella dell'eredit di Bruce Willis era una bufala, ma il tema rimane:
l'associazione per i diritti dei consumatori chiede all'Antitrust di
intervenire sul tema della propriet dei brani. Un tema spinoso che
necessit norme che si evolvano al tempo rapido della tecnologia
di ALESSANDRO LONGO

ALTROCONSUMO ha denunciato Apple all'Antitrust. Motivo: iTunes
ingannerebbe i consumatori perch non consente un vero possesso dei
brani bens un semplice noleggio, dove i diritti di cessione da parte
degli utenti sono molto limitati. L'idea di Altroconsumo nasce da una
storia rivelatasi poi una bufala mediatica: quella secondo cui Bruce
Willis avrebbe scoperto di non potere cedere in eredit ai propri figli
la propria collezione musicale di iTunes.

L'attore non c'entra niente, ma  vero che la musica di iTunes ha quel
limite (a meno che l'utente non la scarichi su hard disk, ovviamente).
Le bufale sono come miti e leggende: spesso rivelano i sentimenti
profondi di un'epoca. Nella nostra, uno dei temi pi importanti riguarda
il nostro diritto di possesso sui contenuti digitali.

Sono nostri solo se sono su file, senza protezioni. Meglio ancora: se
sono in un formato non proprietario (e quindi sempre leggibile a
prescindere dalla volont di un'azienda specifica). Se sono su cloud o
in streaming, il possesso  in realt illusorio ed  invece un noleggio
(anche se ci pu sembrare a tempo illimitato).

A essere inficiato non  solo il diritto a lasciare le opere in eredit,
ma anche l'antica pratica del prestito o della rivendita. iTunes  solo
parte del problema, che va di pari passo con la digitalizzazione della
cultura: si pensi ai libri e-book su Amazon. Pi che la digitalizzazione
in s, sono la fioritura di formati proprietari e il cloud a essere nel
mirino di chi teme per i diritti degli utenti (se ne preoccupano per
esempio i guru Richard Stallman, padre del software libero, e Steve
Wozniak, cofondatore 'eretico' di Apple).

Soluzione? Una sono i formati open (come l'ePub per gli e-book), che
per i big dei contenuti digitali resistono a adottare (non a caso).
Allora l'altra via  appunto quanto tentato da Altroconsumo: fare leva
sulla normativa nazionale per costringere le multinazionali del digitale
ad aumentare i diritti degli utenti.

"La richiesta  questa: verifichi l'Antitrust se, come io ritengo, il
modo in cui Apple promuove iTunes store  ingannevole", spiega Guido
Scorza, avvocato che segue la pratica per Altroconsumo e massimo esperto
di diritto d'autore online. "Apple infatti fa credere all'utente di
stare comprando musica e film (come se comprasse un cd o un dvd) mentre
non  cos,  in realt un noleggio. Vogliamo ottenere che Apple sia
costretta a spiegare bene all'utente che su iTunes store non compra
musica e film ma li prende in licenza (a noleggio) e, quindi, pu farne
un uso molto limitato".

Si pu obiettare che Antitrust ha le armi spuntate contro il gigante. A
conferma, un'altra denuncia di Altroconsumo aveva convinto l'Antitrust a
chiedere ad Apple di rispettare i due anni di garanzia sui prodotti di
elettronica. Ma Apple ancora non ha ubbidito, a quanto rileva la stessa
Altroconsumo.

Eppure la nuova mossa dell'associazione pu essere un punto di partenza
per sollevare il problema e almeno renderne i consumatori pi
consapevoli. Chiss, magari ne sposter alcuni verso i servizi che
concedono loro pi potere (gi nascono piattaforme che consentono la
rivendita degli mp3 comprati, come Redigi). Questo nell'attesa che
arrivino leggi a protezione degli utenti, ponendo paletti ai giganti del
digitale.

"Se le leggi restano indietro nella disciplina di certe modalit di
circolazione dei contenuti, tali dinamiche finiscono con l'essere
regolamentate dalle condizioni generali di uso della grandi piattaforme
attraverso le quali i contenuti sono pubblicati e scambiati", dice
Scorza. "La conseguenza  la privatizzazione della disciplina della
materia del copyright. Il consumatore ne esce indebolito e i grandi
player rafforzati".

Situazione paradossale: le caratteristiche tecniche del digitale ha
aperto l'era della condivisione facile della cultura; le licenze d'uso
invertono per la tendenza. Per ora, la risposta pi istintiva del
consumatore, ai limiti dell'offerta legale che ritiene insopportabili, 
la pirateria (di musica, libri...). Ma la pirateria non  una risposta
normale e a lungo sostenibile al problema. Che  troppo profondo per
accettare scorciatoie.

I diritti degli utenti ai tempi del digitale, nei confronti dei
contenuti ma anche dei propri dei dati personali affidati ai social
network: tema enorme che caratterizzer i prossimi mesi e anni. Il
leitmotiv  gi noto: ci sar battaglia, tra tentativi di norme
nazionali ed europee, resistenze delle multinazionali e loro parziali
concessioni agli utenti (come gi fatto da Facebook sulla privacy), ed
esperimenti di pionieri con piattaforme alternative, pi libere di
quelle dei giganti (come il social network Diaspora).

La critica di Vainer Broccoli su universal-access:
(15\09\2012)
credo che stavolta, altro consumo, sia davvero fuori dai coppi sorriso
allora, da itunes noi possiamo scaricare i brani, possiamo masterizzarli a nostro piacimento, 
popssiamo scaricare le copertine e stamparle a nostro piacimento
altra cosa, se ci si fiamma l'hard disk, a costo zero, possiamo riscaricare tutti i nostri acquisti 
e, se abbiamo l'abbonamento ad itunes match, possiamo fare lo stesso con i pezzi presenti nella 
nostra collezione, ma che non abbiamo mai acquistato, se presenti su itunes
se acquistiamo un cd e lo perdiamo, pensateci, torniamo dal negoziante e ce lo facciamo ridare 
gratis?
disarmante come ad ogni nuovo iphone, ad ogni nuova presentazione, saltino fuori i detrattori che 
parlano solo di questa softwarehouse, ma non raccontano nulla di ci che fanno gli altri
boh?
