soli
La bella solitudine al tempo delle Reti
Corriere della sera del 23\07\2012.
ARMANDO TORNO.
I l periodo estivo mette in luce meglio di altri le solitudini. Il caldo, chiss perch, oltre a 
stanare quelle vecchie induce taluni a crearne di nuove. Le fa confondere con il riposo. Il 
fenomeno  in aumento, anche se non sempre  negativo. Si  soli sovente anche con i social 
network, ma una domenica d'estate priva di "contatti" ha senz'altro un nuovo fascino.
La popolazione della Terra ha superato i sette miliardi e la solitudine  in aumento. Ci si sente 
soli anche quando si  prigionieri del traffico o mentre si passeggia in una via affollatissima di 
una metropoli. I social network hanno moltiplicato i contatti tra le persone, ma non sostituiscono 
la presenza umana. Si avverte l'isolamento se manca lo sguardo, un gesto, l'odore dell'altro. O se 
non si  capiti. O per altri milioni di motivi che tendono sempre a crescere.
Gli esempi? Sono numerosissimi. E l'estate, tra spiagge affollate e sentieri perduti, li mette in 
evidenza. Ieri sulla prima pagina online del New York Times Cara Buckley raccontava la domenica di 
luglio di una persona nella Grande Mela: la passa isolata, ora dopo ora, lontana da tutto. E sul 
Guardian di sabato scorso Marion McGilvary rifletteva sulla sua solitudine, anche se temporanea, 
pur avendo quattro figli. Una strana condizione, ma il telefono non squilla, la casa  vuota, 
nessuno ti attende. Comunque, basta aprire il Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore 
Battaglia, pubblicato in 21 volumi dalla Utet, per accorgersi che nella storia del nostro idioma i 
termini "solitario" o "solitudine" hanno avuto pi fortuna che non "solidariet". Anche l'editoria 
nostrana, che rappresenta un mercatino rispetto ai numeri inglesi, tra testi originali e traduzioni 
offre circa trecentocinquanta titoli con la parola "solitudine". Ce n' di ogni genere. 
Un'affollata solitudine , per esempio, indica nella Bur le "poesie eteronime" di Fernando Pessoa; 
Eugenio Borgna, invece, ha titolato un suo recente saggio La solitudine dell'anima (Feltrinelli), 
proprio per ricordare che essa  "una condizione ineliminabile della vita". Ma si trova anche, a 
seconda dei bisogni, qualcosa sulla solitudine del manager, delle madri, del cittadino globale, del 
maratoneta, dei numeri primi e dei numeri uno, della ragione, del morente, dell'America latina, 
della destra, dell'Occidente, di Elena (quella che ha causato la rovina di Troia), della 
tecnologica, dell'animale, del satiro ( in un titolo di Ennio Flaiano, ora edito da Adelphi). Non 
possiamo fornirvi l'elenco completo, ma non  esagerato scrivere che la solitudine gode di credito. 
O, se si volessero utilizzare le parole dei direttori commerciali, che "tira".
Il periodo estivo, dicevamo, mette in luce meglio di altri le solitudini. Il caldo, chiss perch, 
oltre a stanare quelle vecchie induce taluni a crearne di nuove. Le fa confondere con il riposo. 
Sovente per diventano disperazione. Il tempo libero delle ferie, insomma, le chiama a raccolta. E 
questo anche se non stiamo parlando di un fenomeno stagionale.
Nicola Abbagnano ci confid il giorno in cui riabbracciava Ludovico Geymonat, dopo anni di 
reciproco silenzio, che alcune solitudini si scelgono e altre invece ce le troviamo addosso. Si 
pu, per esempio, condurre una vita casta per motivi religiosi o perch  preferibile ai guai che 
prima o poi causa l'amore; in tal caso ci rifugiamo in una solitudine sessuale, utile per evitare 
quei tormentoni di coppia che sono la parte pi cupa dell'esistenza. Sant'Agostino che fu un 
maestro di solitudine, cos come molti filosofi, la riteneva indispensabile per avviare un rapporto 
con Dio. Ma non  esagerato credere che anche il motto degli antichi Stoici, "vivi nascosto", 
nacque per motivi spirituali pi che sociali. I seguaci di Epicuro, invece, sceglievano 
un'"autarchia" per essere pi liberi. Il sommo Michel de Montaigne somm l'una e l'altra. Fece 
della solitudine un capolavoro: si ritir nella torre del suo castello a scrivere gli Essais , in 
compagnia dei soli classici. Ogni giorno si allenava a sorridere del mondo e degli uomini, a non 
credere a quanto veniva strillato. Si limit a ricordare la vanit di tante fatiche, l'inutilit di 
troppi progetti. Una frase gliela prendiamo in prestito per rammentare quanto sia attuale la sua 
filosofia: "Quando gli uomini si riuniscono le loro teste si restringono".
I credenti trovano grandi solitudini nella Bibbia: Mos, per esempio,  solo per incontrare Dio sul 
Sinai; Ges si prepara alla vita pubblica con quaranta giorni nel deserto, anzi sovente si ritira a 
pregare in luoghi isolati. I monaci parlarono ben presto dell' habitare secum , dell'abitare con se 
stessi; o anche di "cella interiore", luogo di intimit con l'Altissimo che portiamo con noi. 
Giacomo Leopardi inserisce fra gli Idilli il componimento poetico La vita solitaria , una delle 
tante testimonianze che riflettono la sua vita isolata. E Friedrich Nietzsche? Altro campione del 
genere che cercava di socializzare il meno possibile, lasciando frammenti come questo: "Lontano dal 
mercato e dalla gloria nacquero da che  mondo gli inventori dei nuovi valori". Beethoven divent 
sordo: il suo udito costrinse la musica ad abbandonarlo.
Le solitudini pi fascinose? Sono forse state quelle degli anacoreti della Tebaide. Credevano, 
celati nelle loro grotte, nell'austerit della vita eterna. Per questo, sentendo venir meno le 
forze, cominciavano a ridere e proseguivano per giorni, sospirando e sghignazzando. Volevano 
esaurire, prima del grande passo, le scorte di comicit a disposizione della carne.
Armando Torno
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