lavoro
Ciechi ed emergenza lavoro: non c' piu' tempo da perdere!
Circolare uici 190\2012.

Questa circolare e' presente in forma digitale sul Sito Internet: 
http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/main_circ.asp

OGGETTO: Non c'e' piu' tempo da perdere: la Direzione Nazionale dichiara lo stato di emergenza del 
lavoro dei ciechi e degli ipovedenti.

La riunione dei Presidenti regionali prima e la Direzione Nazionale poi, hanno accolto con 
entusiasmo la mia proposta di dichiarare lo stato d'emergenza del lavoro dei ciechi.
Sono anni che ci scontriamo con il muro di gomma del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali 
e con la pigrizia delle Regioni, senza cavare un ragno dal buco; sono anni che poniamo quesiti sui 
contributi figurativi in presenza dei profondi mutamenti intervenuti nel frattempo in materia 
previdenziale; sono anni che interroghiamo il Ministero sul concetto di posto-operatore da quando 
le nuove tecnologie hanno ridotto notevolmente lo spazio lavorativo dei ciechi e degli ipovedenti; 
sono anni che chiediamo allo stesso Ministero di individuare nuove professioni lavorative per i 
ciechi e gli ipovedenti ed un intervento nei confronti della Conferenza delle Regioni per 
l'attuazione del decreto Salvi del 2000 che individua tre nuove attivita' lavorative: l'addetto 
alle relazioni con il pubblico, il gestore di banche dati e l'operatore di marketing. Ma il 
risultato e' stato sempre lo stesso: il silenzio o vaghe promesse.
Sembrava che le cose potessero cambiare dopo l'incontro del 2011 con il Ministro Sacconi, che aveva 
mostrato grande attenzione e disponibilita' per le nostre problematiche e sembrava voler porre 
termine ad un cosi' lungo, deplorevole periodo di inerzia; cosa che indusse la Direzione Nazionale 
a conferirgli il Premio Braille nonostante si sapesse che il Ministro era l'ispiratore della 
famigerata riforma sull'assistenza.
Poi, la crisi di Governo: non ci hanno riservato migliore trattamento i nuovi inquilini del 
Ministero del Lavoro; piu' volte, sia pure fugacemente, ho avuto occasione di porre il problema del 
lavoro dei ciechi e degli ipovedenti al Sottosegretario Maria Cecilia Guerra e allo stesso 
Ministro, anche in occasione dell'ultima riunione dell'Osservatorio sulla disabilita'. Il 
Viceministro, Michel Martone e' stato avvicinato dal responsabile del settore lavoro, Paolo Colombo 
ed e' stato destinatario di numerose missive da parte dei nostri uffici. L'unico risultato ottenuto 
e' stato un incontro con il Direttore Generale del Ministero, dr. Raffaele Tangorra, che e' stato 
gentilissimo ma risultati finora non ne abbiamo avuti.
Uguale trattamento abbiamo avuto dal Ministero della Pubblica Istruzione al tempo del Ministro 
Maria Stella Gelmini, che nella sua riforma degli istituti tecnici ha completamente dimenticato i 
ciechi e gli ipovedenti.
Si ha la sensazione che la nuova classe politica, influenzata anche dalle altre associazioni di 
disabili e dalla Confindustria, che ci vedono come dei privilegiati, considerino le leggi speciali 
del collocamento dei ciechi e degli ipovedenti come qualcosa di superato e che ci sia la voglia di 
inserirci nelle regole del collocamento obbligatorio degli altri disabili obbedendo alla logica  
perversa di voler fare parti uguali tra disuguali.
Non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo accettare tutto questo, dobbiamo, invece, tutti insieme 
innalzare la bandiera della resistenza, forti delle nostre buone ragioni; il lavoro, insieme 
all'istruzione, ha sempre costituito la via maestra per la piena conquista dell'integrazione 
sociale.
Paolo Bentivoglio sosteneva che "il lavoro e' luce che ritorna", io mi permetto di aggiungere che 
il lavoro e' lo strumento per la conquista della dignita' di ogni uomo e in particolare dei ciechi 
e degli ipovedenti che devono sempre dimostrare di essere piu' bravi degli altri per essere 
considerati cittadini con pari dignita'.
Dobbiamo innalzare, dunque, la bandiera della resistenza e dar vita ad una campagna di 
sensibilizzazione e di protesta insieme. E' davvero singolare che ci si voglia privare del lavoro 
proprio oggi che la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilita', 
firmata e ratificata dal nostro Governo, ne affermi la intangibilita' senza se e senza ma per tutti 
i disabili del mondo.
Non c'e' piu' tempo da perdere, dobbiamo difendere le leggi speciali senza falsi pudori e 
pretendere che esse siano estese ad altre categorie di lavoratori ciechi ed ipovedenti. Le leggi 
speciali sono il frutto dell'intelligenza dei nostri predecessori che hanno saputo dimostrare che 
le possibilita' lavorative dei ciechi sono largamente inferiori a quelle degli altri disabili; non 
costituiscono, quindi, un privilegio ma una dura necessita'.
Le leggi speciali costituiscono anche una difesa contro il pregiudizio dei datori di lavoro che 
ancora oggi, nonostante le grandi prove di professionalita' dei ventimila lavoratori ciechi, non li 
assumono volentieri e si oppongono con pervicacia in Parlamento alle modifiche migliorative della 
legge 113 del 1985 (centralinisti telefonici) e della legge 29 del 1994 (terapisti della 
riabilitazione). Ad onore del vero, a tale pregiudizio hanno notevolmente contribuito anche quei 
lavoratori ciechi che hanno abusato dei benefici previsti dalla legge 104 del 1992, giustamente 
pensata per quei disabili con necessita' speciali; piu' volte abbiamo discusso in Consiglio 
Nazionale sull'opportunita' di avvalersi di tali benefici e abbiamo concluso che trattandosi di 
diritti soggettivi la scelta spettava al singolo lavoratore. Tuttavia, e' innegabile che l'uso 
indiscriminato della 104 appanni l'immagine del lavoratore cieco che l'impegno associativo aveva 
cosi' faticosamente accreditato.
Forse e' tempo di tornare ad affermare con forza che accanto ai diritti esistono anche i doveri dei 
ciechi. Sara' piu' facile pretendere che venga attuata la legge 144 del 1999 che delega il 
Ministero del Lavoro ad individuare nuove professioni per i ciechi ogni volta che le nuove 
tecnologie lo rendano possibile.
Lasciatemi dire, con un pizzico di polemica nei confronti di coloro (per fortuna pochi!) i quali 
affermano che l'Unione non ha fatto abbastanza in materia di lavoro, che siamo stati previgenti, 
lungimiranti 13 anni fa e che il decreto Salvi del 2000 e' frutto della nostra intuizione e della 
nostra azione; che poi dopo 13 anni non sia stato ancora attuato e' solo colpa dell'ottusita' della 
politica e della burocrazia e in qualche misura anche dello scarso impegno, salvo rari casi, delle 
nostre strutture periferiche.
Ma ora, bando alle polemiche e impegniamoci tutti insieme affinche' sia riconosciuta la figura del 
perito fonico, il cui profilo e' stato gia' elaborato in collaborazione con l'Universita' di Reggio 
Calabria; ma dobbiamo fare di piu', dobbiamo affiancare al perito fonico altre figure professionali 
che pensiamo di scoprire attraverso un concorso di idee che di fatto viene bandito con la presente 
circolare. Metteremo in palio una "Matrioska" di grande valore artistico perche' dipinta a mano.
A breve sara' inserito sul sito dell'Unione un blog aperto alla partecipazione di tutti e avviato 
un confronto sulla lista di discussione della Commissione lavoro e sul nostro Giornale on line 
(http://giornale.uici.it/). Sara', in settembre, convocata un'Assemblea on-line per una discussione 
a 360 sulla materia, poi, subito dopo, la Direzione scegliera' l'idea migliore e premiera' il 
vincitore.
Dobbiamo ottenere che la Conferenza delle Regioni si pronunci sui dubbi interpretativi del decreto 
Salvi ed equipari le tre nuove figure professionali a quella dell'operatore telefonico con gli 
stessi benefici previsti per loro dalla legge 113 del 1985.
Dobbiamo, infine, utilizzare meglio gli spazi occupazionali per i ciechi e gli ipovedenti previsti 
dalla legge 68 del 1999 a favore di quelle figure professionali non protette dalle leggi speciali.
Lasciatemi dire, ancora una volta, che non e' stato facile in quel periodo difendere le leggi 
speciali, eravamo uno contro tutti, abbiamo vinto per la forza delle nostre ragioni, ma abbiamo 
vinto anche per il prestigio della nostra Unione.
Di appelli all'unita' ne ho fatti tanti nei miei 27 anni di Presidenza, ma credo che ne valga la 
pena: questa volta la posta in gioco e' di quelle sulle quali non si puo' scherzare, se qualcuno si 
diverte a piantare le proprie bandierine, faccia pure, ma si ricordi che al di sopra delle 
bandierine c'e' la bandiera, quella vera: la bandiera dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli 
Ipovedenti, che tante volte abbiamo issato sul pennone piu' alto dei palazzi del Governo, del 
Parlamento, delle Regioni, delle Province, dei Comuni. La bandiera che parla del presente, del 
passato e guarda al futuro; il futuro dei ciechi passa attraverso il lavoro, senza il lavoro c'e' 
solo esclusione sociale e il ritorno alle miserie di un secolo fa.
Per questo obiettivo, l'Unione dovra' mobilitarsi con la passione civile e il senso di 
responsabilita' dei tempi migliori; il contesto nel quale ci muoviamo e' estremamente difficile, si 
puo' definire con un solo aggettivo: drammatico.  Ma e' proprio in queste situazioni che l'Unione 
ha sempre trovato le energie migliori e ha vinto. Vinceremo anche questa volta, tanto piu' che le 
nostre richieste sono a costo zero.
La Direzione Nazionale sara' in prima fila, dichiareremo da subito lo stato di emergenza alla 
radio, alla televisione, sui giornali; ci sara' una conferenza stampa in settembre, vi chiederemo 
di organizzare un sit-in presso le Prefetture e portare un documento ai Prefetti che dovra' essere 
inviato al Governo; chiederemo, anzi pretenderemo un incontro con il Ministro e se non bastera', se 
non avremo soddisfazione, sara' manifestazione, una grande manifestazione, quella che tanti di voi 
sognano da tempo. Voglio la stessa frenesia che avete messo nella difesa dell'indennita' di 
accompagnamento.
Si', amici, perche' il lavoro vale piu' dell'indennita' di accompagnamento.
Non c'e' piu' tempo da perdere, avanti insieme, dunque.

IL PRESIDENTE NAZIONALE
Prof. Tommaso Daniele

N.B.: Una sintesi di questa circolare sara' inviata ai partiti politici, ai sindacati dei 
lavoratori e dei datori di lavoro, ai rappresentanti del Governo, del Parlamento, delle Regioni, 
delle Province, dei Comuni ed alle Associazioni dei Consumatori.

