hendrix
Mio fratello Jimi Hendrix. "Ecco come scopri la musica"
Da "Repubblica" del 29 luglio 2012

IL RACCONTO
Le corde tese da un capo all'altro del letto. La volta che nel garage
trovarono un ukulele. La prima chitarra regalo della zia. Leon era il
pi piccolo dei due e da bambino lo seguiva ovunque. Cos il pi grande
di tutti i tempi impar a suonare
di LEON HENDRIX

Dato che non avevamo un televisore, tutte le sere alle sette facevamo in
modo di sederci attorno alla vecchia radio di pap per ascoltare la Top
40. Una sera, al termine di una di quelle trasmissioni, all'improvviso
Buster sembr infastidito da qualcosa. Si alz, and in cucina, torn di
corsa portandosi appresso vari utensili. Lo osservai con grande
trepidazione inginocchiarsi sul pavimento e capovolgere la radio. Si
appoggi al cacciavite e inizi a svitare le viti dal rivestimento
posteriore. "Che stai facendo?" gli chiesi. "Sar meglio che tu non
faccia niente di male alla radio di pap". Ma mio fratello non mi prest
attenzione. Era troppo concentrato nella sua impresa e i miei richiami
non gli fecero cambiare idea. Mentre lavorava, rimasi sorpreso vedendo
che dentro alla radio non c'era granch: un ricevitore, un groviglio di
fili. Buster la smont completamente, armeggi un po', poi si appoggi
con la schiena al divano, con uno sguardo perplesso in volto. Dopo pochi
minuti di silenzio, raccatt tutti i pezzi sparsi sul pavimento e si
accinse a rimettere insieme la radio. Quando termin di montarla, per,
non funzionava.

Nostro padre rientr a casa e non fu per niente contento che la sua
radio fosse rotta. Come al solito era ubriaco e and subito in collera.
Sul suo viso apparve uno sguardo arcigno. "Dad-gummit!" ringhi. Era
sempre un cattivo segno quando pap se ne veniva fuori con un "dad-gummit".

La situazione non prometteva niente di buono. Buster stava gi piangendo
quando pap inizi a inveire contro di lui.
"Perch hai rotto la mia radio?" strill.
Non ci fu risposta da parte di Buster.
Nemmeno un colpetto alla testa lo convinse ad aprire bocca. "Ma che cosa
pensavi di fare, me lo dici?" chiese pap.
E Buster, asciugandosi le lacrime dalle guance, disse: "Cercavo la musica".

Con una corda sola
E cos ci mettemmo tutti e tre al lavoro. Trascorremmo buona parte della
mattina a trascinare ogni cosa fuori dal garage della signora Maxwell e
a caricarla sul cassone del camion. Intorno a met pomeriggio pap ci
disse: "Devo assentarmi per un po'". Buster e io sapevamo che cosa
intendeva dire con quella frase: significava che si prendeva una pausa
per andarsi a scolare una birra ghiacciata.
Una volta che fu uscito dal vialetto, continuammo a perlustrare il
garage. Dopo poco Buster se ne usc tenendo in mano un ukulele tutto
ammaccato. Quando lo pizzic, gli si stamp in viso un grande sorriso.
Dato che era timido, attravers tutto il cortile sul retro tenendo
l'ukulele stretto al fianco. Anche se la signora Maxwell aveva gi detto
a pap che non aveva niente in contrario se ci fossimo tenuti quello che
volevamo della sua montagna di roba, Buster si sentiva ancora nervoso
all'idea di poter prendere sul serio la sua offerta. Gli ci volle un po'
prima di trovare il coraggio di accertarsi che le cose stessero davvero
cos.
"S, figliolo?" rispose la signora.
"Ehm, signora Maxwell, mi chiedevo se a lei va bene se mi tengo
questo... l'ho trovato insieme a tutto il resto in garage".
"Certo che puoi tenertelo". Poi, notando che pap ci aveva lasciati per
fare una "commissione"  -  come disse lei  -  la signora Maxwell ci
invit a entrare per pranzo. Quando pap finalmente torn, s'interess
molto all'ukulele che Buster aveva trovato. " un bello strumento,
ragazzo. Potremo venderlo e farci sicuramente dei soldi". "Non se ne
parla" rispose mio fratello. "La signora Maxwell ha detto che potevo
tenerlo". "E che cosa pensi di fare con una cosa del genere?" incalz
pap. "Voglio imparare a suonarlo" disse Buster. Pap non si spinse
oltre. A quel punto l'ukulele era di Buster e non se ne sarebbe parlato
proprio di venderlo. Per di pi, a guardarlo bene, quel vecchio
strumento malmesso non pareva valere granch. Dopo tutto, aveva soltanto
una corda.

A casa Buster ci armeggi sopra per ore e ore. Anche se non ne sapeva
molto di musica, si sedette e pizzic quell'unica corda allentata
osservandola mentre vibrava. Sbatteva come un elastico rotto. Poi a
Buster venne un'idea. La sua mano scivol verso l'alto e quando gir la
chiavetta la nota che usc dalla corda pizzicata sal di tonalit e
divenne pi profonda. In quel preciso istante, accadde quasi una magia.
Quel suono divenne musica. Inizi cos a girare la chiavetta e a
strimpellare la corda per scendere e salire di tonalit. Anche se
suonava singole note, esegu un paio di brani di Elvis Presley sentiti
alla radio. Fece tutto a orecchio, trovando le note da solo.

Non si fanno cos i soldi
Un giorno, mentre Buster e io ci trovavamo a trascorrere il pomeriggio
dalla signora McKay, mio fratello trov nel ripostiglio una vecchia
chitarra acustica, una Roebuck Kay. La signora McKay aveva un figlio in
sedia a rotelle e immagino che prima di ammalarsi fosse lui a suonarla.
Aveva tre corde arrugginite e il manico ricurvo, piegato. Ma per Buster
fu amore a prima vista. Aveva gi esaurito tutte le possibilit offerte
dal suo ukulele, e anche legare al letto cavi e corde non lo affascinava
pi di tanto. Per la prima volta in vita sua Buster teneva in mano una
chitarra vera. "Posso prenderla, signora McKay?" le chiese. "Per favore.
Per favore! Per favore! ". "Sai una cosa? Te la vendo per cinque
dollari" rispose la signora McKay. "E non appena tuo padre mi dar i
soldi, potrai portarla via".

Buster supplic pap di comperargliela non appena fu tornato a casa. Ma
pap non cedette. "Non ti compero nessuna chitarra, Buster" gli disse
pap. "Devi imparare a lavorare con le tue mani, ragazzo. Noi
trascorriamo nei campi l'intera giornata, a scavare canali, a tagliare
l'erba, e a potare gli alberi...  questo che devi fare se vuoi far
soldi. Non si fanno soldi suonando una chitarra!".

Buster non sapeva che fare, pap gli passava soltanto un dollaro per
ogni weekend che lo aiutava, e a me arrivavano forse cinquanta
centesimi. Ci sarebbe voluta una vita intera per mettere da parte i
cinque dollari che la signora McKay voleva per la chitarra. Allora
Buster fece in modo di raccontare a nostra zia Ernestine della chitarra
malridotta mentre trascorrevamo a casa sua la cena del Ringraziamento.
Quanto pi ascoltava la storia di Buster, tanto pi se ne interessava.
Quando lanci a pap un'occhiataccia, lui si mise subito sulla difensiva.
"Non comprer nessuna chitarra a Buster " spieg pap "perch non voglio
che prenda una cattiva strada". La sua scusa mi parve ridicola. Non mi
pareva proprio che mio fratello e io stessimo andando alacremente lungo
la retta via. Pensavo che pap sarebbe andato avanti a dire cose ancora
pi pazzesche, per esempio: "Voglio che i miei figli imparino i valori
del lavoro duro nei campi, del bere tutta la notte e del perdere i loro
soldi con le scommesse ". Iniziarono a litigare, a tavola, e quando pap
inve contro di lei, la zia si arrabbi a tal punto da prenderlo a
sberle in faccia. Buster e io rimanemmo a guardare attoniti. Non avevamo
mai visto nessuno tener testa a pap in quel modo. Dopo quella scena,
non gli rimase molto da dire. Forse non sar stata la cosa pi giusta da
fare, ma zia Ernestine lo mise a tacere una volta per tutte. E dopo aver
ripreso contegno, and a prendere la sua borsetta e mise qualcosa sulla
tavola: una banconota da cinque dollari.

La colonna sonora
Mio fratello si era gi esercitato a suonare una chitarra agitando in
aria la scopa, e non vedeva davvero l'ora di ritrovarsene in mano una
vera. Uno dei primissimi lick che suon sulla sua nuova chitarra fu la
colonna sonora del telefilm Peter Gunn, probabilmente perch poteva
suonarla tutta sulla stessa corda. Per evitare che gli dessi fastidio,
Buster mi leg al polso una matita colorata con una cordicella, e mi
fece sedere davanti ad alcuni fogli di carta. Mentre lui suonava, io
disegnavo, per ore intere, facendo schizzi e colorando. Buster era
sempre stato mancino, quindi istintivamente inizi a reggere la chitarra
col manico a destra e a testa in gi. Invece di avere le corde sistemate
da quella pi bassa a quella pi alta, per un po' le ebbe rovesciate,
finch non si fece riaccordare la chitarra cos da poterla suonare con
la sinistra. A nostro padre tutto ci non piaceva. Credeva a un mucchio
di superstizioni su tutto quello che non era considerato "normale".
Secondo lui, e secondo un sacco di persone in quegli anni, essere
mancini era il segno del male. Non che nostro padre fosse poi uno che
potesse permettersi di dare giudizi sugli altri: era nato con sei dita
per mano.

 St. Martin's Press / Thomas Dunne Books
Traduzione Anna Bissanti

(29 luglio 2012)
