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Facebook dentro le chat, contro il crimine.
Punto informatico del 15\07\2012.

Le conversazioni monitorate in cerca di parole chiave e comportamenti sospetti. Se scatta l'allarme 
parte la segnalazione dei profili alla polizia. La precrimine del social network?
Facebook dentro le chat, contro il crimineRoma - Una vasta operazione di monitoraggio delle 
conversazioni, messa in piedi da Facebook e altre piattaforme social per segnalare agli ufficiali 
di polizia le pi disparate attivit criminose. L'esclusiva ha fatto rapidamente il giro del web 
specializzato, a partire da un'inchiesta pubblicata dall'agenzia di stampa Reuters.

I tecnici del social network di Menlo Park avrebbero implementato uno specifico strumento software 
per il monitoraggio della chat interna, a caccia di un gruppo di parole chiave sospette. Il 
programma di sorveglianza  emerso dopo l'arresto di un cittadino statunitense che aveva 
programmato un appuntamento con una ragazza di appena 13 anni.

I predatori sessuali risultano infatti tra le vittime preferite dal vasto sistema di sorveglianza 
implementato da Facebook e altre reti sociali. Il tool procede con l'analisi del linguaggio tra i 
messaggi in tempo reale del sito in blu, andando ad esempio a scovare la differenza d'et tra i 
protagonisti della conversazione.

In caso di comunicazioni sospette, il programma procede con l'immediata segnalazione dei vari 
profili ai responsabili di Facebook, che possono poi contattare la polizia per denunciare il caso. 
Non  dato sapere se il sistema preveda l'archiviazione degli stralci di chat all'interno dei 
server, una problematica che farebbe insorgere gli attivisti della privacy.

Da parte degli stessi vertici del sito pare non vi sia nessuna intenzione di spiare in massa le 
attivit degli utenti. Solo utilizzare una tecnologia capace di prevenire crimini come ad esempio 
l'abuso sessuale sui minori. Facebook  in grado di consegnare alle autorit le informazioni 
personali degli utenti, in presenza di una specifica richiesta - subpoena - da parte di un giudice.

Qui si tratta per di una consegna automatica in base all'analisi delle parole chiave all'interno 
di una conversazione in chat. Facebook ha sottolineato come la condivisione dei dati con la polizia 
si basi su "sospetti effettivi". Ovvero per prevenire un crimine arrestando un predatore sessuale 
prima che incontri la sua vittima. Resta da chiarire se, nonostante le buone intenzioni, la 
faccenda non superi una certa linea: non  che Facebook ha inventato la pre-crimine?

Mauro Vecchio
