cina
"La Cina spia tutte le nostre comunicazioni"
Da "Repubblica" del 21 luglio 2012

dagli Usa timori sui dispositivi Huawei e Zte
Gli esperti di sicurezza mettono sotto osservazione le infrastrutture di
comunicazione prodotte dai due giganti cinesi, molto legati al governo
di Pechino. E anche se non ci sono prove del presunto spionaggio, c'
gi chi corre ai ripari.
di MATTEO CAMPOFIORITO

"La Cina spia tutte le nostre comunicazioni" dagli Usa timori sui
dispositivi Huawei e Zte
LA CINA ci ascolta. Ogni giorno, 24 ore su 24. Le reti cellulari che
usiamo e gli smartphone che portiamo in tasca non sono sicuri. No, non
si tratta di qualche difetto di fabbricazione pericoloso per la nostra
salute quanto di una guerra fredda del terzo millennio che il governo
cinese starebbe combattendo in modo silenzioso. Gli Stati Uniti ne sono
certi: i cinesi hanno conquistato il mercato delle telecomunicazioni
mondiali con uno scopo ben preciso. Quello di spiare l'Occidente per
carpirne i segreti militari e industriali.

Le accuse sono state messe nero su bianco in un documento della
U.S.-China Economic and Security Review Commission 1 e ribadite di
recente da Michael Maloof, ex esperto di sicurezza del Pentagono. La
Cina avrebbe accesso all'80% delle telecomunicazioni mondiali, una sorta
di Echelon con gli occhi a mandorla.

Fantapolitica? Forse, ma sono mesi, anni addirittura, che sotto la lente
d'ingrandimento degli esperti di sicurezza Usa, e non solo, sono finiti
due giganti: Huawei e Zte, rispettivamente numero due e cinque al mondo
nella fornitura di infrastrutture di telecomunicazioni. Partite entrambe
dalla citt di Shenzhen, le due societ hanno avuto un'escalation
sorprendente, andando a conquistare in pochi anni i mercati mondiali.
Per entrambe si parla di stretti legami con il governo cinese, il
deus-ex machina che ne avrebbe favorito la crescita al di l di Pechino.
Basti pensare che accordi con Huawei sono stati fatti da tutte le pi
grandi aziende di telecomunicazioni occidentali, dalla British Telecom
alla nostrana Telecom Italia, solo per citarne due.

Va detto che la smoking gun, la pistola fumante che confermi le ipotesi
statunitensi, non  stata trovata: non c' alcuna prova che i
dispositivi prodotti e venduti dalle due big cinesi siano utilizzati per
spionaggio. Quel che  certo  che Huawei ha sviluppato sistemi molto
sofisticati per l'analisi dei dati che transitano sulle proprie reti e
dispositivi. Ma non c' alcuna evidenza che vengano utilizzati come
cyber-armi al servizio del governo cinese.

Certo  che gli Stati Uniti non sono i soli ad aver avanzato "ipotesi di
complotto" nei confronti delle telco cinesi. L'Australia, ad esempio, ha
deciso di evitare qualsiasi accordo commerciale con Huawei, impedendo
alla societ di partecipare alla gara d'appalto per la realizzazione
della National Broadband Network, la rete di telecomunicazioni che
diventer nei prossimi anni la spina dorsale delle comunicazioni
digitali australiane. La preoccupazione di avere una infrastruttura
critica, come una rete cellulare, alla merc di una potenza straniera ha
prevalso.

Se dovessero venir confermate le ipotesi a carico delle due societ non
si tratterebbe certamente della prima volta per la Cina: l'Occidente 
da tempo un bersaglio. Nel 2010  toccato a Google, la cui sicurezza 
stata violata da hacker cinesi, mentre nel 2011 sono venuti alla luce
attacchi e infiltrazioni ai danni di 72 organizzazioni mondiali,
comprese le Nazioni Unite e i governi di Stati Uniti e Canada. La guerra
cibernetica, anche se forse non passa dai telefonini,  appena iniziata.

(21 luglio 2012)
