mente
Mente bionica, chip in testa per creare il supercervello
Art. inviato in privato da Francesco Melis, 04\06\2012, h. 14.44.

Da "Repubblica" del 4 giugno 2012
Sistemi informatici che permettono ai ciechi di vedere, protesi
cibernetiche per far camminare i disabili. La medicina hi-tech trasforma
sempre pi l'uomo in una macchina. E avvicina la realt alla
fantascienza. Impiantato nel cranio un software pu ridare la parola ai
pazienti che l'hanno persa. E gli scienziati gi si domandano se
finiremo tutti teleguidati come in Johnny Mnemonic
dal nostro inviato ANGELO AQUARO

Mente bionica, chip in testa per creare il supercervello (reuters)
NEW YORK - E adesso chi ce lo toglier pi dalla testa? Una volta che
l'impianto sar l bello e piazzato, pi o meno gentilmente infilato
sotto pelle, giusto un pelino sotto, tra la calotta e il cervello vero e
proprio: chi ce lo potr pi togliere dalla testa?  No, inutile ritirare
fuori i soliti incubi da fantascienza. Il professor Frank Guenther, per
esempio, capo del dipartimento Cognitive and Neural Systems
dell'Universit di Boston, ha poco da spartire col Keanu Reeves di
Johnny Mnemonic. Eppure il professore ha fatto nella realt quello che
il film tratto dal romanzo di William Gibson immaginava: ha aperto il
cervello di un tizio e ci ha infilato dentro una simpatica macchinetta.
L'apparecchio serve a trasformare in linguaggio i pensieri del
volontario: impossibilitato a parlare dopo un incidente terribile.

L'operazione funziona cos. Questa specie di elettrodo viene piazzato
sotto la calotta, al confine della zona della corteccia cerebrale
predisposta al linguaggio. L'apparecchio rivela gli impulsi del cervello
e li trasferisce via radio (e gi: in modulazione di frequenza, come
viaggiano le canzoni e le news) a un microcomputer esterno che trasforma
l'ordine in un programma di sintesi vocale, tipo quelli usati negli
ultimi iPhone. Risultato: il paziente che non poteva parlare adesso
parla. Tempo rilevato tra la trasmissione degli impulsi e l'ascolto
della voce elettronica: 50 millisecondi. Cio lo stesso tempo medio che
tutti noi impieghiamo a trasferire i nostri pensieri alla bocca: anche
se non sempre diamo l'impressione che il cervello sia collegato.

Chiamatela mente bionica. Chiamatelo l'upgrade del cervello. Chiamatelo
braintech. Chiamatelo come volete: ma soprattutto preparatevi a fare i
conti con questo connubio tra uomo e macchina. L'incubo di ieri  gi il
sogno di oggi. Intendiamoci: per adesso i primi a usufruirne sono
giustamente i malati. Come quella signora sessantenne, paralizzata da 15
anni, che l'altro giorno  riuscita a muovere col pensiero gli oggetti:
riuscendo a versarsi una tazza di caff. Telecinesi? Macch: nulla a che
fare con le potenze extrasensoriali inutilmente evocate dal povero
Massimo Troisi in quell'esilarante scena di Ricomincio da tre. Qui il
miracolo si chiama BrainGate: che  il nome appunto di un neuroimpianto
sviluppato tra gli altri da Leigh Hochberg, neuroingegnere della Brown
University, Rhode Island. Ma che cosa succeder quando invece di aiutare
i malati e gli incidentati a superare gap fino a ieri insormontabili,
queste tecniche finiranno invece per portare un diretto vantaggio su
tutti gli altri?

 proprio quello che Daniel Wilson, l'autore di Robopocalypse, immagina
in un articolo sul Wall Street Journal, alla vigilia dell'uscita del suo
attesissimo Amped. Il termine sta appunto a indicare gli "amplificati":
quelli cio con le capacit cerebrali amplificate dalle tecniche che
fino a ieri sembravano solo fantascienza. Volete un esempio diretto?
Dalla testa ai piedi: pensate al caso di Oscar Pistorius. Le
superprotesi permettono al coraggiosissimo campione sudafricano di
correre, puntando perfino alle Olimpiadi, malgrado l'amputazione a
tutt'e due le gambe: ma dal superamento del gap al vantaggio sugli altri
- le protesi non cederebbero mai, per esempio, per fatica - il passo ,
manco a dirlo, velocissimo.

I neuroimpianti, del resto, potranno presto essere impiegati anche per
aiutare a sviluppare tra i cosiddetti normodotati qualit e tecniche
oggi conquistabili solo a fatica. L'elettrodo che ci sveglia quando
l'attenzione cala. L'elettrodo che sviluppa udito e vista. O quello che
favorisce le sinapsi e quindi ci aiuta a leggere pi velocemente il
mondo. Baster un impianto a renderci dunque pi intelligenti? E saremo
costretti a denunciare o no di essere portatori di questi "bypass del
cervello"? Dovremo fare domanda a qualche autorit (pi o meno) etica
per essere sottoposti a impianto? Ecco: tutte domande che nessuno, da
questo momento in poi, riuscir pi a toglierci dalla testa. Almeno fino
alla prossima operazione.

(04 giugno 2012)
