matt
Matt, una storia semplice e commovente.
Art. inviato in privato da Francesco Melis, 02\06\2012, h. 10.55.

da "Repubblica" del 2 giugno 2012
I fantastici 400 metri di Matt
La lezione di un piccolo disabile
Il suo cognome non  noto, ma la sua impresa, immortalata in un filmato,
sta facendo il giro del mondo. Affetto da paralisi spastica cerebrale,
il bambino ha gravissime difficolt motorie. ma partecipa alla gara di
corsa. Arriva ultimo, ma  un trionfo di umanit

I fantastici 400 metri di Matt La lezione di un piccolo disabile Matt
IO ESISTO. E sono come voi. Forse non vi batter mai. Ma, in fondo,
esiste un essere umano in grado di poter affermare che su questa terra
non esista nessuno in grado di superarlo in qualsiasi prova d'abilit,
intelligenza o coraggio? Forse era questo il mantra che il piccolo Matt
si ripeteva mentre arrancava e osservava i suoi compagni di scuola
corrergli davanti e sparire gi dopo la prima curva. Ma lui non se
curava. Lui era in gara con la vita. E grazie a lui, la vita ha vinto.

Matt, cognome sconosciuto, frequenta le scuole elementari "Colonial
Hills" di Worthington (Ohio)  Elementary School. Ha un bellissimo viso,
tratti sottili e gentili. E' completamente calvo, ma non ci fa caso
nessuno. Perch Matt  affetto da una grave forma di paralisi spastica
cerebrale. In pratica, Matt ha enormi difficolt motorie, perch non
riesce a controllare e comandare gli arti. Per questo, chi lo osserva
per la prima volta non fissa i suoi occhi, non nota quella bella
testolina lucida. L'attenzione  tutta per gli sforzi che fa nel
semplice camminare, caracollando passo dopo passo come un soldatino di
latta.

Matt  abituato a quegli sguardi, la curiosit e la piet degli altri
non gli interessano. Perch lui crede in se stesso e nelle sue gambe. Ci
crede al punto da iscriversi alla gara dei quattrocento metri piani ai
giochi della giovent
del suo istituto. Eccolo, sulla linea di partenza, assieme a un pugno di
avversari. Davanti a s, Matt ha una pista nell'erba lunga 200 metri, da
correre a perdifiato per due volte. Un insegnante nel ruolo di starter
avverte i concorrenti: "Vi dir semplicemente GO!".

"Go, vai! In fondo  facile, devo semplicemente scattare e lasciar
andare le gambe". L'insegnante d il via alla competizione, pochi metri
e Matt gi mangia la polvere sollevata dalle scarpette dei coetanei. Da
quel momento, in pista restano solo lui e la sua sfida. Le ginocchia di
cemento, cosce e polpacci, sottilissimi, piegati rigidamente a elle, 
come se Matt stia correndo su piccoli trampoli, occhi sempre puntati a
terra, un metro davanti ai piedi.

Gli altri sono gi arrivati al traguardo quando Matt non ha ancora
completato il primo giro. Dopo il primo scatto entusiasta, ha
rallentato, sbuffa e barcolla, quasi si ferma mentre intorno  silenzio.
Un silenzio che non dura molto. Dapprima  il signor Blayne,
l'insegnante di ginnastica, ad avvicinarsi a Matt. Forse vuole solo
sincerarsi delle sue condizioni, forse vuole incoraggiarlo. O forse gli
dice che "va bene cos, sei stato bravo". Matt fa un cenno col capo e
riprende la sua corsa, taglia il traguardo e prosegue per il secondo giro.

Ed  a questo punto che la scena cambia radicalmente. Un bambino dopo
l'altro, i ragazzini della Colonial Hills si avvicinano a Matt, sono
sempre di pi, dieci, venti, cinquanta. Scandiscono in coro il suo nome,
battono ritmicamente le mani, quasi a dettare l'andatura al loro
compagno. Ma nessuno, nessuno, si permette di precederlo. Sono tutti l,
dietro Matt, a spingere, osservando il numero di gara sulla schiena del
loro piccolo Dorando Pietri o Forrest Gump, un cartoncino attaccato con
una spilla.

Finch Matt taglia il traguardo e viene travolto dall'abbraccio di
bambini bianchi, neri, maschietti, femminucce. Diversi e uguali, come in
fondo tutti siamo su questa scheggia di pietra lanciato nello spazio.
L'impresa di Matt e il clima di serenit in cui si svolge, rappresentano
un messaggio potente. E una vittoria di tutti. Ma in fondo, visto che
siamo negli Usa, ha ragione lo slogan di molti tifosi del footbal
americano che allo stadio masticano arachidi e bevono birra: "Vincere,
perdere...Ma a chi interessa?".

(02 giugno 2012)
