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L'incursione che cambia i profili Facebook impone la sua email
Corriere della Sera - 27 giugno 2012, mercoled

Sostituiti a sorpresa 900 milioni di indirizzi. La rete protesta I vantaggi Con l'operazione 
l'azienda potr avere pi informazioni per vendere meglio la sua pubblicit.
Massimo Gaggi.
NEW YORK - La notizia  sfuggente, difficile da capire per chi non  un utente Facebook (in Italia, 
comunque, sono ben 21 milioni), ma , a suo modo, dirompente. Nel week end appena trascorso il 
gigante delle reti sociali ha silenziosamente cambiato l'indirizzo di posta elettronica che ogni 
utente ha inserito nel suo profilo personale con uno della sua piattaforma @facebook.com . Dal 
punto di vista pratico, apparentemente cambia poco: al di fuori di Facebook ognuno mantiene i suoi 
vecchi indirizzi e chi gli scrive usando un'altra piattaforma, ad esempio quella Gmail di Google, 
ha comunque il modo di raggiungerlo nella sua pagina, anche se non pi nella sua sezione 
principale. Eppure in rete  scoppiata subito la rivolta per l'ennesimo colpo di mano di Facebook, 
gi messa pi volte sotto accusa in passato per una serie di irritanti cambiamenti, soprattutto 
quelli delle impostazioni a tutela della "privacy", che hanno reso visibili a tutti informazioni e 
immagini che gli utenti volevano mantenere riservate o condividere con una cerchia limitata di 
amici. La domanda-chiave l'ha posta Gervaise Markham, il tech-blogger che col suo "post" di 
domenica  stato uno dei primi a dare l'allarme: "Chi controlla il modo in cui mi presento su 
Facebook? Adesso so che non lo controllo io".
E la questione non  solo filosofica: ci possono essere vari inconvenienti pratici come una 
maggiore esposizione allo "spam" perch, spiega Steven Chapman su ZDnet, le mail inviate da una 
piattaforma non @facebook.com possono arrivare sotto la voce "altri": un'area infestata di 
informazioni indesiderate.
Dapprima Facebook non ha risposto alle richieste di chiarimento, poi ha messo in rete un messaggio 
difensivo nel quale spiega che una sua nota informativa (assai generica) del 12 aprile scorso aveva 
preannunciato cambiamenti come questo, con l'obiettivo di migliorare l'esperienza degli utenti. I 
quali, se lo vogliono, possono tornare all'assetto precedente. Ma quanti degli oltre 900 milioni di 
utenti Facebook si renderanno conto del cambiamento e ripristineranno la vecchia mail?
In ogni caso, nel dibattito in rete, nessuno  stato in grado di identificare gli eventuali 
vantaggi per l'utente, mentre  chiaro che Facebook ha in mente una serie di benefici commerciali. 
Intanto rafforza la sua piattaforma di posta elettronica. Quando lo lanci, nel 2010, il servizio 
@facebook.com fu descritto come il killer di Gmail, ma, in realt, non  mai decollato. Adesso 
l'azienda fondata da Mark Zuckerberg (che da ieri ha per la prima volta una donna nel cda: Sheryl 
Sandberg, direttore operativo del social network e braccio destro dello stesso ad) cerca con questa 
mossa di rilanciarlo anche perch  spaventata dalla crescita prorompete del mercato della 
comunicazione mobile nel quale decine di milioni di "smartphone" escono dalla fabbrica col sistema 
mail di Google o Apple gi installato. Per alcuni analisti, poi, avere nella pagina Facebook un 
maggiore volume di messaggi veicolati con la propria posta elettronica consentir alla societ 
californiana di avere pi informazioni sugli utenti e di vendere meglio la sua pubblicit.
La vicenda suggerisce due considerazioni. La prima riguarda la tenuta dello strumento email: data 
da anni per morente, destinata ad essere sostituita dagli "instant message" e dalle comunicazioni 
all'interno dei "social network", la posta elettronica deve essere, invece, viva e vegeta se 
Facebook rischia un altro grosso danno di immagine per allargarsi in quest'area. Facebook, 
comunque, ha fatto una scelta discutibile ma non particolarmente scandalosa: cerca, come hanno 
fatto prima altri giganti della rete - ad esempio Microsoft usando Windows come "ariete" o Google 
iscrivendo in automatico gli utenti Gmail alla sua rete sociale "sperimentale" Buzz - di utilizzare 
la parte pi forte della sua piattaforma per risollevare quella pi debole.
Quando si usa un servizio gratuito,  meglio non farsi troppe illusioni: le imprese non solo 
filantropi, hanno bisogno di un "business model" efficace. E Facebook ha bisogno di nuove fonti di 
reddito nella lotta tra giganti con Google ed Apple. Lo spiega con molta chiarezza sul sito "Daily 
Beast" Hang Liu, manager dell'incubatore tecnologico Idealab: "Se usi un servizio gratuito, non sei 
pi un consumatore, se tu il prodotto. Non so fino a che punto la gente se ne renda conto: nessuno 
 obbligato a usare qualcosa che non paga. Se lo fa, deve sapere che c' qualcuno, da qualche 
parte, che sta cercando il modo di venderlo". Altro che buonismo del "tutto free".
