c.guerra
La cyberguerra sul computer
Art. inviato in privato da Francesco Melis, 07\06\2012, h.21.5*9

Da "Repubblica" del 7 giugno 2012
e l'allarme lo suona Google
Con una barra il gigante di Mountain View ci avviser che gli hacker
stanno cercando di impossessarsi della nostra cybervita e potr essere
in grado di dirci se dietro di loro gli stati canaglia. E' il primo
servizio al mondo di cyberallarme. Loro lo spiegano cos
dal nostro inviato ANGELO AQUARO

NEW YORK - Non solo Cia e Fbi: la cyberguerra arriva sul computer di
casa. Il nemico ci spia nel pc: si intrufola nelle email, si aggrappa ai
siti che consultiamo, si aggancia alle applicazioni che apriamo. Vuole
impossessarsi del nostro computer per trasformarlo in una micidiale
macchina da guerra virtuale. Pi pericoloso di un hacker, pi insidioso
di una spam. E' il nemico, appunto, al soldo di uno stato straniero: i
nuovi stati-canaglia del web, la solita Cina, il solito Iran, i soliti
sospetti della cyberguerra. Quando, naturalmente, non sono gli Stati
Uniti di Barack Obama a mandare inavvertitamente in giro per il mondo un
virus 1 che era destinato a mandare in tilt le centrali atomiche di
Teheran...

Che fare? La fantascienza che diventa realt spinge il colosso del web a
una mossa da fantascienza: da oggi Google ci dir anche se una potenza
straniera tenta di forzare il computer di casa. E' il primo servizio al
mondo di cyberallarme via Internet. "Attenzione", avverte una barra rosa
che si accender sul nostro computer, "sospettiamo che attacchi
sostenuti da uno stato stiano cercando di compromettere il vostro
account o il vostro computer". Proprio cos: Google non solo sa che gli
hacker stanno cercando di impossessarsi della nostra cybervita - sa
anche che dietro quegli hacker ci sono gli stati canaglia. Possibile?

L'iniziativa  stata annunciata sul blog di Google da Eric Grosse, il
vicepresidente responsabile della sicurezza. "Se vedete questo allarme
non significa necessariamente che il vostro account sia stato gi
attaccato", spiega il superingegnere. "Vuol dire che sospettiamo che
potreste essere il bersaglio anche di un'operazione di phishing o di un
virus: e per questo dovreste fare subito qualcosa per rendere sicuro il
vostro account". Ma come fa Google a sapere che il virus o il phishing,
cio l'amo virtuale lanciato con un'email magari accattivante, sono
stati lanciati da hackers al servizio di stati spioni? "Non possiamo
entrare nei dettagli senza svelare informazioni che potrebbero essere
utili a questi furfanti", spiega sempre Grosse, "ma le nostre analisi
dettagliate - cos come i racconti di alcune vittime - indicano
fortemente il coinvolgimento di stati o gruppi che fanno capo a stati
stranieri".

Google ha cominciato a collaborare pi di un anno fa con la Cia e l'Fbi
dopo gli attacchi partiti dalla Cina che avevano messo il gigante in
ginocchio. E l'ex capo dell'intelligence di Obama, Dennis Blair, ha da
tempo lanciato l'allarme sui rischi di una vera "Cyber Pearl Harbor".
Le compagnie americane spendono gi pi di 30 miliardi all'anno per la
sicurezza sul web. Ma a finire nel mirino adesso sono anche giornalisti
scomodi e attivisti umanitari. Proprio un reporter specializzato nei
temi del terrorismo e della sicurezza, Marc Ambinder, nota firma di
"Atlantic",  stato tra i primi a twittare di essere stato allertato da
Google. Aggiungendo con un pizzico di amarissima ironia: "Grazie,
Cina...".  E la paura di nuovi attacchi s' materializzata nello stesso
giorno con l'annuncio della breccia nel sistema di Linkedin 2: il social
network dei professionisti ha amesso infatti di essere stato preso
d'assalto da cyberpirati che hanno rubato oltre sei milioni di indirizzi
e dati.

Certo nessuna cifra o difesa rischia pi di bastare se gli attacchi
prendono nel mirino non solo l'amministrazione e le grandi aziende ma
pure i comuni cittadini. I nostri computer possono essere trasformati in
armi micidiali utilizzando le stesse tecniche che i cyberladri usano per
rubarci le informazioni - o che gli "hacktivist" come Anonymous
utilizzano per mandare in tilt interi sistemi: mettendoli cio in linea
e trasformandoli in uno sbarramento di fuoco virtuali per costruire
attacchi. Che fare dunque? E' sempre Google, che pure  finita sotto
accusa per l'utilizzo dei nostri dati e il rispetto della privacy, a
suggerire un paio di consigli: "Create un'unica password che abbia un
buon mix di lettere maiuscole e minuscole ma anche di segni di
interpunzione e numeri. Dotatevi di una verifica dell'account in due
tempi per maggiore sicurezza. Controllate l'aggiornamento del vostro
browser e del sistema operativo".

No, nessuna difesa  sicura. Per non sono raccomandazioni da lasciare
cadere nel vuoto. Gli esperti del settore lo spiegano con un esempio
terra terra. Chiaro che un buon ladro  capace di scardinare qualsiasi
serratura: ma questa non  certo una buona ragione per non chiudere per
niente la porta. Prepariamoci insomma. Anche perch la cyberguerra in
arrivo non sembra molto diversa, purtroppo, dalla guerra vera:
soprattutto adesso che comincia a fare le prime vittime civili.

(07 giugno 2012)
