lettera
Lettera aperta al presidente Monti.
di Franco Bonprezzi

(riportata da Ollie su nvda, 15\05\2012, h. 11.45)
domande semplici, persino banali per chi vive sulla propria pelle questi
problemi. Stiamo parlando di tre milioni di italiani, pi le famiglie."

Egregio presidente del Consiglio,
pi passa il tempo e pi crescono i miei dubbi, che solo alcune risposte
chiare e nette potrebbero fugare. Facciamo finta che sia un'intervista,
tanto so gi che non ricever una risposta immediata, mi basterebbe, in
fin dei conti, vedere che i fatti riescono a mettere in fuga le paure. E
dunque, ecco le domande...

1 - Come pensa che le famiglie delle persone con disabilit possano
affrontare un eventuale ulteriore carico di spesa, in caso di riduzione
delle agevolazioni sinora previste? Con quali risorse economiche?
2 - Come mai ritiene sensato che ci sia un leggero beneficio nel
pagamento dell'Imu solo per quelle famiglie in cui vivono persone non
autosufficienti, ma pi giovani di 26 anni? Lei ritiene che al
compimento del ventiseiesimo anno, improvvisamente, la disabilit sparisca?
3 - Perch nella riforma del lavoro non ha pensato di inserire in modo
ragionato e nuovo l'inserimento lavorativo delle persone con disabilit?
Per caso pensa che sia tutto a posto? Ha una vaga idea di quante siano
le persone disabili senza lavoro?
4 - Non crede che sia il caso di interrompere il piano straordinario di
controlli dell'Inps sulle certificazioni di invalidit che, dati alla
mano, si  rivelato un clamoroso fiasco, con notevole spesa pubblica e
percentuali altissime di ricorsi (vinti dalle persone disabili)?
5 - Come pensa di controllare per davvero l'efficacia in Italia della
Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilit? Con un
osservatorio senza poteri e che non si sa neppure quando e se viene
convocato? A proposito: lei l'ha mai letta?
6 - Come ritiene di valorizzare il percorso di istruzione delle persone
con disabilit, premessa minima per costruire dei cittadini alla pari,
se nel frattempo la scuola riduce tempi e numeri del sostegno, e aumenta
invece il numero degli alunni per classe, mentre diminuiscono i fondi
per garantire i servizi di appoggio? Oppure anche lei ritiene che il
modello italiano di integrazione scolastica sia superato, e si debba
tornare alle scuole speciali, magari camuffate dalle tecnologie?
7 - Le faccio un piccolo test: lei, caro premier, ha una vaga idea di
che cosa si intenda per "vita indipendente"? Domanda di riserva: le dice
niente la legge 162? E se le dico la sigla "Lea", o "Liveas", si accende
qualche lampadina? Le lascio qualche giorno per consultarsi con i "tecnici".
8 - Visto che sui numeri lei indubbiamente  forte, mi spiega in che
modo i Comuni dovrebbero far fronte alle spese per i servizi destinati
alle persone con disabilit, se nel frattempo i fondi stanziati dallo
Stato, attraverso le Regioni, sono stati tagliati dell'85 per cento?
9 - Non crede che l'ansia e l'angoscia di tante famiglie, che
addirittura decidono di scendere in piazza, e di manifestare
pubblicamente, siano un motivo sufficiente per ripensare, seriamente,
alle misure di welfare che il suo Governo, peraltro sulla scia del
precedente, sta prendendo? Che cosa dovrebbe succedere di peggio?
10 - Sinceramente non l'ho mai sentita neppure lontanamente accennare al
tema della disabilit e dei diritti di cittadinanza delle persone con
disabilit in Italia. Capisco che non  un tema nelle sue corde, ma mi
piacerebbe sapere che idea se ne  fatta, di questo mondo. Crede che i
disabili italiani siano un peso, un fardello costoso, oppure una risorsa
da valorizzare, un mondo da esplorare?
