amore
 QUANDO L'AMORE E' CIECA.
Chiara su grilloweb, 09\04\2012, h. 23.49.

 riporto di seguito un articolo che vi invito a leggere perch scoprirete
 un'esperienza non comune. Conosco personalmente la persona che l'ha scritto e
 vi  assicuro che  tutto vero.
 QUANDO L'AMORE E' CIECA.
 DI Bernareggi Chiara
 Chiara.bernareggi@unimi.it mailto:Chiara.bernareggi%40unimi.it
 dal convegno http://www.unimi.it/news/54794.htm

 Gli organizzatori di questo evento mi chiedono un apporto esperienziale
 sul
 tema "Disabilit e famiglia". Accetto volentieri precisando che il mio non
 sar un intervento di carattere tecnico, ma relazioner brevemente il mio
 vissuto personale di non-vedente impiegata dal 2002 presso le Segreterie
 Studenti, Ufficio relazioni col pubblico e Informastudenti, consigliere
 comunale nel mio paese, sposata, con due figli.

 Quando hai 17 anni e un ragazzo di 18 ti cerca spesso e ti fa dei
 complimenti, quando tutto ci non ti infastidisce, anzi, ti fa arrossire e
 ti fa battere il cuore; quando poi questo ragazzo ti chiede se vuoi stare
 con lui non per una passeggiata ma. per la vita; la prima cosa che pensi
 non
  "Caspita, ma io non ci vedo", ma  "Caspita, ma io mi sono innamorata!"
 Tutto  nato da l: poi il tempo si fa grande e due ragazzi che si amano
 si
 laureano, trovano lavoro, si sposano ed hanno due bimbi. Ma in mezzo, tra
 i
 17 anni di allora ed i quasi 34 anni di adesso, "C' un gran bel
 traffico!"
 Quando mi sono iscritta all'universit il mio ragazzo mi ha insegnato a
 raggiungere l'ateneo in autonomia e ha acquisito per me allo scanner
 moltissimi testi; quando mi sono laureata lui ha ponderato con me le
 possibilit che avremmo avuto nel futuro; quando ho accettato il mio
 attuale
 impiego lui ha condiviso con me il disagio che avrei avuto per spostarmi
 quotidianamente da dove abitiamo a Milano chiedendo il part-time per
 venirmi
 a prendere alla stazione della metropolitana pi vicina a casa ed
 evitandomi
 , cos, di prendere l'ennesimo mezzo da sola. E, allo stesso modo, quando
 ci
 siamo sposati la mia disabilit era , per cos dire, "compresa nel
 prezzo":
 lui conosceva le mie difficolt nello sbrigare alcune faccende domestiche
 e
 insieme abbiamo deciso di avvalerci per un paio d'ore al giorno di una
 collaboratrice famigliare che ci garantisce una casa pulita a dovere e dei
 vestiti ben stirati; lui immaginava che avremmo potuto avere bisogno di
 aiuto in varie forme, soprattutto se fossero arrivati dei bimbi, e cos,
 dopo la nascita del primo figlio, abbiamo deciso di vivere vicini ai miei
 genitoriche sono sempre disponibili per qualsiasi necessit e, di fronte
 ad
 un'esigenza, interpelliamo spesso suoceri, amici e parenti prontissimi ad
 intervenire in caso di bisogno. In realt ci sentiamo parte di una rete di
 relazioni in cui a volte veniamo aiutati e a volte siamo noi ad offrire
 una
 mano:
 Abbiamo sperimentato spesso che  pi difficile chiedere aiuto che
 riceverlo.
 Anche i nostri cuccioli, da subito, hanno capito che "Mamma no vede"
 e hanno cominciato a mettere la mia mano su di un oggetto, invece che
 indicarlo semplicemente col ditino, oppure a verbalizzare da soli una
 figura
 disegnata rendendosi conto che chiedere a me cosa fosse un disegno
 risultava
 perfettamente inefficace. Mio figlio maggiore ora ha sette anni ed 
 orgogliosissimo di accompagnarmi in giro: si studia le strade meno
 pericolose e mi aiuta ad evitare ostacoli e pozzanghere con una
 naturalezza
 commuovente.

 Questa la breve cronaca della mia esperienza famigliare: senza dubbio
 un'esperienza fortunata, felice e ricca di relazioni positive! Ma io posso
 godermi una vita cos anche perch ho avuto la possibilit di utilizzare
 un
 preciso apparato legislativo preparato da anni per le persone diversamente
 abili ed ho avuto l'opportunit di usufruire di alcune risorse umane ed
 economiche messe a mia disposizione dalle istituzioni. Al rientro dalla
 prima maternit, forte dell'immancabile sostegno che mi offrivano i miei
 colleghi e responsabili, ho incominciato ad utilizzare i permessi orari
 che
 mi venivano accordati dalla legge n.104. Questo mi ha permesso di accudire
 personalmente mio figlio rendendomi conto di tutti i suoi progressi
 quotidiani proprio perch mi veniva dato pi tempo per stare con lui.
 Sempre
 in quel periodo, poi, ho iniziato ad avvalermi del servizio di trasporto
 disabili messo a disposizione dall'universit per i propri dipendenti.
 Ci ha reso molto meno faticosi i miei tragitti casa-lavoro regalandomi
 maggiori energie ed una rinnovata serenit che si  immediatamente
 tradotta
 in una mia pi efficace presenza nel territorio in cui vivo. In una tale
 situazione io e mio marito abbiamo deciso di avere un secondo figlio. Al
 rientro dalla seconda maternit, tuttavia, anch'io ho dovuto fare i conti
 con i tagli alla spesa sociale. Attualmente, ad esempio, per finanziare il
 mio tragitto casa-lavoro intervengono enti e istituzioni di varia natura:
 in
 primis mio marito, i miei parenti e qualche amico, ma poi, il mondo del
 volontariato, il mio comune, la provincia, la regione, il servizio di
 trasporto pubblico, ed, infine, ancora l'universit per mezzo di
 importanti
 contributi. Da consigliere comunale, inoltre, ho potuto constatare che vi
 sono casi in cui questi tagli hanno determinato un effettivo abbassamento
 della qualit della vita per diverse persone.
 So bene che questi sono effetti di una situazione economica negativa per
 tutti, ma mi auguro che si trovi il modo di continuare ad investire nel
 sociale.

 Ho pi volte sperimentato come le difficolt appaiano come un peso per il
 mondo, ma si trasformino spesso in una ricchezza. Attualmente, ad esempio,
 vi sono persone che hanno trovato lavoro perch la mia famiglia ha bisogno
 di qualcuno che mi accompagni o che mi aiuti in casa; vi sono ricercatori
 che sviluppano strumenti compensativi per rendermi pi autonoma nonostante
 il mio handicap; vi sono impiegati che frequentano corsi di formazione su
 come supportare utenti e colleghi diversamente abili e ampliano cos le
 loro
 competenze umane e professionali; infine vi sono semplici passanti che mi
 si
 accostano per darmi una mano e poi si informano "ma come vedete i colori?"
 "ma come fate ad andare in giro da soli?".
 In conclusione percepisco me e la mia famiglia molto come una ricchezza e
 molto meno come un peso per gli altri: abbiamo voglia di dare il nostro
 contributo al mondo e ci riusciamo anche grazie ai tantissimi che si
 spendono per noi. Con una forte rete di relazioni e di competenze sono
 certa
 che risolveremo insieme anche le difficolt che ci si potranno presentare
 nel futuro.
 Ok, Cosa trover, mi chiedo, al rientro dalla terza maternit? Infatti a
 met ottobre io e mio marito avremo la gioia di una terza nascita in
 famiglia!
 Grazie dell'opportunit che mi avete dato: spero di essere stata utile o,
 quantomeno, spero di non avervi annoiato!

 Chiara Bernareggi

