sharing
Il futuro del file sharing.
da "Repubblica" del 9 marzo 2012


Il file sharing dopo Megaupload vive in siti anonimi e decentrati
La battaglia delle major che ha portato alla chiusura dei pi grandi siti di scambio file, e all'eutanasia di altri, non ha certo stroncato il fenomeno. Che si  spostato su luoghi alternativi, grazie anche al lavoro di ricercatori universitari. Ecco come 
di ALESSANDRO LONGO

Il file sharing dopo Megaupload vive in siti anonimi e decentrati King Dot Com, fondatore di Megaupload  (reuters)
IL MONDO del file sharing dopo Megaupload?  cambiato e sta cambiando ancora. Ma  come se rispettasse un copione gi visto. Succede che la giustizia si  fatta s pi aggressiva e i siti di file sharing si spengono l'uno dopo l'altro; puntualmente, per, le alternative crescono e si moltiplicano stavolta nel segno di anonimato e decentralizzazione: sono queste le due parole d'ordine che animano la frontiera emergente dei servizi grazie ai quali - adesso - gli utenti possono procurarsi file di ogni genere. E' la reazione, quasi naturale, a un clima di caccia senza quartiere che le autorit stanno portando avanti per stanare i pirati del copyright.

Le manette mettono paura. Gli Stati Uniti hanno richiesto alla Nuova Zelanda, dove  stato arrestato, l'estradizione di Kim "Dotcom" Schmitz, il fondatore di Megaupload; e si decider nel giro di poco tempo. Proprio dalla chiusura del pi popolare sito di file sharing si  scatenato il terrore. Anche in Italia: siti che collezionavano link per il download di file protetti da diritto d'autore vengono oscurati o decidono di chiudere spontaneamente. L'italiano Ddlfantasy.net  l'ultimo esempio di chiusura volontaria ed era un punto di riferimento soprattutto per chi andava alla ricerca di serie tv (pirata). Aveva 315 mila utenti registrati, 16 mila link a film e 2.165 link a serie tv. Nell'annuncio d'addio, i gestori scrivono che il clima per loro e per quelli come loro  ormai pessimo: "Caccia alle streghe", cos la chiamano, citando anche l'arresto, pochi giorni prima, di SiDCrew, uno dei principali "releaser" italiani di serie tv (un utente che recupera il video di una puntata di una serie e poi lo pubblica su internet). 

Pirati senza fine. In questa fase i luoghi pi noti del file sharing perdono colpi, ma la pirateria non sembra aver intenzione di fermarsi. E per continuare imbocca nuove strade. "Queste azioni non bastano certo a frenare il fenomeno degli utenti che vogliono scaricare gratis. Ci sar un semplice travaso di pubblico dai siti defunti a sistemi che  impossibile tracciare o bloccare", dice Andrea Monti, avvocato esperto di nuove tecnologie e rappresentante italiano di Electronic frontier foundation, la storica associazione americana per i diritti degli utenti internet. Si tratta di servizi come Triblet o Retroshare, che riportano in questi giorni un boom di utenti. Retroshare li ha triplicati a gennaio e di nuovo raddoppiati a febbraio, quando il programma  stato scaricato 21 mila volte. Dieci volte in pi rispetto all'anno precedente.

Le alternative. Retroshare sta a sistemi come Megaupload come una base militare sta a una cascina di campagna. Permette agli utenti di creare un network privato e basato su crittografia, per condividere i file. Si parte aggiungendo alla propria rete amici fidati, per la condivisione via peer to peer. E' possibile scaricare file anche da sconosciuti, ma solo facendoli passare tramite un amico di network. La crittografia crea insomma una rete oscura ("darknet"), dove gli utenti restano anonimi e virtualmente al riparo da occhi indiscreti. Il file sharing su reti anonime via crittografia  probabilmente il punto di non ritorno nella guerra del diritto d'autore. "L'unico modo di debellare questi sistemi sarebbe vietare la crittografia... ma significherebbe bloccare il sistema bancario mondiale", dice Monti. Al momento, per altro, non c' nemmeno bisogno di arrivare alla crittografia per fare un filesharing molto pi protetto rispetto ai sistemi appena defunti. Tribler, per esempio,  un servizio decentralizzato, anche se non anonimo, che sta diventando popolare. L'hanno scaricato 180 mila persone nell'ultimo mese. E' un client Bittorrent che non ha bisogno di un motore di ricerca separato. I motori (tipo The Pirate Bay) sono il punto debole delle reti torrent, visto che la giurisprudenza si sta orientando a considerarli facilitatori della pirateria. Vengono chiusi o denunciati per i loro "indici", che consentono agli utenti di trovare i file.

Tribler non  un motore. Supera la questione mettendo gli indici sulla rete peer to peer e cio affidandoli, a pezzetti, ai computer degli stessi utenti. Tribler non ha server quindi che possano essere accusati di indicizzare i file. "Il solo modo per spegnerlo,  spegnere internet", dice Johan Pouwelse, docente dell'olandese Delft University of Technology e uno degli autori del software. Gi, all'industria del copyright non far piacere saperlo ma Tribler non nasce nel garage di un pirata informatico:  opera invece di 18 ricercatori universitari. Per di pi,  stato finanziato da fondi pubblici nazionali ed europei. Perch quello che il copyright vede come un furto, per altri  l'idea di creare reti pi affidabili e a prova di tutto, senza punti deboli che siano attaccabili (da malintenzionati o dall'ordine di un giudice, dal punto di vista scientifico non fa grande differenza). "La massa degli utenti finir su reti peer to peer pi sicure di quelle che si sono diffuse finora. La possibilit alternativa  che l'industria del copyright riesca a creare un'offerta legale davvero appetibile", dice Monti. Per la musica, almeno, qualcosa in questo senso comincia a vedersi anche in Italia 1. La strada  lunga, per, e adesso appare chiaro che la mera guerra poliziesca al file sharing finirebbe in un vicolo cieco.

(09 marzo 2012) 
