pensieri
Il computer che realizza i pensieri.
Art. introdotto da Francesco Melis, 08\03\2012, h. 11.53.

un interessante articolo su un sistema tutto italiano che traduce i 
pensieri in azioni applicabile in caso di handicap grave.

Da "Repubblica" del 8 marzo 2012

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Cuffia, tablet e interfaccia
pc realizza i nostri pensieri
Si chiama Brindisys:  composto da un tablet, una cuffia con degli 
elettrodi e da un'interfaccia cervello-computer. " un prototipo ma 
crescer". E si accende la speranza per le persone colpite da disabilit 
gravi, come i malati di Sla
di FRANCESCA TARISSI

Cuffia, tablet e interfaccia pc realizza i nostri pensieri
APRIRE la porta senza alzarsi dalla sedia, accendere la televisione 
senza schiacciare il tasto del telecomando, esprimere desideri e 
sensazioni del momento  -  ho caldo, ho freddo, ho fame  -  senza 
parlare. Il tutto grazie a un computer in grado di tradurre il pensiero 
in azioni. La "macchina delle meraviglie" si chiama Brindisys e al 
momento  ancora un prototipo. Frutto del lavoro lungo 15 anni del team 
di ricerca della Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma, su finanziamento 
della Fondazione AriSLA e col contributo dell'Associazione Italiana 
Sclerosi Laterale Amiotrofica (AISLA), rappresenta una speranza di 
libert per il futuro, per quanti sono colpiti da una malattia 
gravemente invalidante come la Sla.

A differenza di altri modelli, Brindisys ha infatti il vantaggio di 
essere di poco ingombro, facile da usare e soprattutto non invasivo. 
Qualit fondamentali che permettono anche ai pazienti "locked in", ossia 
in uno stato avanzato di disabilit in cui non si  in grado di muovere 
neppure gli occhi, di utilizzarlo per comunicare e agire col pensiero, 
riconquistando cos importanti spazi di autonomia.

Come funziona. Il sistema tutto italiano Brindisys  un insieme hardware 
e software composto da un tablet, una cuffia con degli elettrodi 
assolutamente non pericolosi, come quelli per rilevare il battito 
cardiaco per intenderci, e da un'interfaccia cervello-computer. Il 
paziente indossa la cuffia con gli elettrodi, a sua volta collegati al 
computer. Gli elettrodi rilevano i segnali elettrici emessi dal cervello 
e  questi vengono letti e tradotti dal computer in comandi.  "Il malato 
guarda l'interfaccia del computer che si presenta con delle icone e dei 
pallini", ci spiega Febo Cincotti, coordinatore del progetto, "si 
concentra sul pallino corrispondente all'icona che rappresenta l'azione 
voluta e, allora, il sistema rileva il segnale e conferma, potremmo dire 
'clicca', su quell'icona, dando il via all'esecuzione dell'ordine"

Non  un procedimento immediato n tantomeno rapido. Al momento, 
infatti, per tradurre il pensiero in azione, occorrono circa dieci 
secondi per ogni comando. Nonostante tutto, per, i vantaggi sono 
evidenti, e si riesce a far riprodurre al computer una frase 
pre-impostata, comporre frasi nuove selezionando lettera per lettera, 
eseguire delle azioni come aprire la porta, spegnere la luce o anche 
attivare un sistema di allarme se succede qualcosa e si  soli in casa.

"Il sistema  del tutto non invasivo", dice Cincotti: "Il cuore  il 
tablet, che associa una semantica al segnale inviato dall'interfaccia e 
produce dei comandi, mentre la cuffia non ha vibrazioni o altro; al 
massimo potr fare un po' caldo d'estate ma serve a tenere fermi gli 
elettrodi, ossia i rilevatori di segnali". A livello tecnologico, 
l'innovazione prodotta dal team di Cincotti e dai suoi partner, tra i 
quali l'Universit La Sapienza di Roma e l'Universit Magna Grecia di 
Catanzaro,  stata riuscire ad introdurre gli algoritmi direttamente su 
un dispositivo hardware, le reti di transistor che possono essere 
gestite con una velocit superiore a quelle dei normali processori. 
"Dettagli tecnici a parte", dice Cincotti, "il nostro scopo  creare un 
hardware utilizzabile dai malati nelle vita di tutti i giorni".

Brindisys, una speranza ma solo per il futuro. I risultati ottenuti da 
Brindisys sono incoraggianti. Ma  meglio frenare gli entusiasmi: la 
macchina  ancora nella prima fase di sperimentazione e non si sa ancora 
se, alla scadenza del progetto a giugno 2013, avr superato i test e, 
soprattutto, verr mai prodotta. Le difficolt da affrontare, infatti, 
sono molte: non solo occorre realizzare un sistema in grado di 
funzionare autonomamente una volta installato presso le case dei 
pazienti, ma  necessaria anche la formazione di tecnici e personale 
capace di seguire il malato nel periodo iniziale di apprendimento ed 
anche supportare la sua famiglia. Per non parlare dei costi, ancora non 
quantificabili.

Vero , per, che  Brindisys, anche se in prototipo, esiste e accende 
una aspettativa concreta: "Il sistema rappresenta una speranza 
d'autonomia per il futuro", conclude Cincotti: "Abbiamo fatto grandi 
passi avanti ma c' ancora molta strada da fare prima che possa essere 
introdotto nelle case, ma noi non desistiamo".

(08 marzo 2012)