cecita
Come i media raccontano la cecit.
Ada Nardin su onda-urto, 03\03\2012, h. 12.29.

(omissis)
Stereotipi, luoghi comuni, inesattezze clamorose  e tanta pesantezza: Ecco come vengono rappresentate le persone con disabilit in genere ed i ciechi in specie dagli organi dinformazione, televisiva, radiofonica e della carta stampata. 

Molto spesso mi sono chiesta la ragione del perdurare di tanti pregiudizi nei confronti della nostra categoria nonostante i numerosi sforzi finalizzati a far comprendere che la cecit  una condizione e non una (disgrazia immane).

Una delle risposte che mi sono data  che i media non compiono alcuno sforzo per far luce sul significato di disabilit anzi, alimentano stati danimo ansiogeni e reazioni errate con servizi o articoli lacrimevoli dove regna il buio, langoscia e la tristezza pi totale, il tutto condito da un bel sottofondo musicale strappalacrime o da commenti tanto imprecisi quanto pietistici.

Attorno alle persone con disabilit viene creato uno squallido  sensazionalismo e spesso si viene rappresentati come dei supereroi che ce lhanno fatta nonostante le enormi difficolt e le tante prove che la vita ha voluto infliggere; E tutto questo ai biechi fini di fare pi ascolti! 

Preferirei che, in televisione o sui giornali, apparissero storie di semplice normalit in cui si raccontano le difficolt del quotidiano e le rispettive soluzioni adottate o adottabili. 

Gradirei che fossero trasmesse pubblicit progresso in cui si spiega in modo semplice, luso del bastone bianco, il funzionamento di uno screen reader o il perch dei caratteri ingranditi. 

Vorrei che i commenti dei giornalisti fossero oggettivi e non angosciosi o che le musiche di sottofondo nei servizi fossero meno lugubri e lamentose. 

Desidererei che fossimo considerati semplicemente dei cittadini, dei consumatori, dei contribuenti, in breve, delle persone; Insomma, mi aspetterei che la condizione di disabilit non venisse considerata come una questione annosa ed esclusivamente foriera di scomodi problemi da risolvere ma che fosse affrontata normalmente e trattata come possibile risorsa dato che molte persone con disabilit sono professionisti competenti e fanno attivamente parte integrante della societ e non certo come degli assistiti.

Un altro elemento antipatico  costituito dalle numerose imprecisioni che circolano sulla disabilit visiva e che sono alimentate da tanto cattivo giornalismo. 

Poniamo il caso dei falsi invalidi; quante volte si  gridato al falso cieco, non sempre con ragione, scrivendo che egli o ella si muoveva con disinvoltura e senza accompagnatore, attraversava sulle strisce pedonali, fermava un autobus con la mano, faceva la spesa da solo, curava il suo giardino, piantava un ombrellone in spiaggia, riconosceva le monete, perfino i centesimi, praticava sport o, come in un caso clamoroso di linciaggio mediatico, guidava un treruote nel suo orto?

Orbene, forse che un cieco o un ipovedente, categoria che sfugge troppo spesso ai giornalisti che non si documentano, non  in grado di fare tutte queste cose ed anche di pi?

Una persona con disabilit visiva pi o meno lieve,  in grado, se si trova nel suo ambiente o se  ben addestrata dal punto di vista dellautonomia personale, di compiere tanti gesti che paiono inconsueti od impossibili alla platea ignara dei lettori e di chi li informa.

Azioni come camminare con sicurezza, praticare sport o, guarda un po, riconoscere monete o tanti altri oggetti , sono, per noi, allordine del giorno e non dovrebbero ingenerare reazioni di stupore e meraviglia.

Senza contare che alcune patologie consentono di leggere alcune scritte o di orientarsi con un colpo docchio se la luminosit  buona o, al contrario, non eccessiva.

In un articolo, ad esempio, mi  capitato di leggere che il finto cieco in questione si era scansato per evitare che un camion lo investisse

Lascio a voi le considerazioni che riterrete opportune!

In un altro, invece, ho letto che si accusava il cieco di non appoggiarsi al bastone bianco, come se stessimo parlando di un bastone da passeggio o da appoggio!

E chiaro che il giornalista era, ed  voluto restare, ignaro di come si utilizza lausilio fondamentale per la mobilit autonoma dei ciechi, altrimenti non avrebbe emesso la sua sentenza con tanta leggerezza.

 Nel caso del finto cieco che guidava il trattore, invece, non si trattava altro che di un buon ipovedente che ha compiuto, senza pericolo per alcuno, un piccolo tratto nel suo orto, tutto qui.

Eppure si  gridato subito allo scandalo in luogo di documentarsi sul tipo di disabilit da cui era affetta la persona in questione, disabilit che lascia molte pi abilit di quante possa credere la gente comune che, giustamente, non conosce i diversi gradi di una patologia oculare.

Spetterebbe appunto ai media portare laudience a conoscenza delle tante sfumature causate da un disturbo visivo ma, per mancanza di preparazione, voglia, o onest intellettuale,  infinitamente pi comodo lanciare il sasso e vedere i danni dimmagine che provoca, quasi sempre, ahim, impunemente.

Mi auguro che questa mia umile e breve dissertazione, non certo scritta da una penna autorevole ma composta con cognizione di causa, faccia riflettere e, perch no, contribuisca a cambiare lo spirito con cui le persone con disabilit vengono raccontate.

  Ada Nardin

 