spioni
Apple, Google come gli hacker Ha spiato milioni di iPhone
Da "Repubblica" del 18 febbraio 2012


Il colosso web ha aggirato la privacy dei rivali di Cupertino

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE FEDERICO RAMPINI
NEW YORK  Come degli hacker capaci di intrufolarsi nei nostri software 
usando cavalli di Troia: stavolta per il colpo  stato ordito non da 
pirati informatici cinesi bens da uno dei colossi di Internet, 
sgretolando le barriere difensive di un gigante concorrente. Google 
contro Apple, uno scontro ormai classico. Con gli utenti delliPhone e 
iPad nella parte degli ostaggi, innocenti e inconsapevoli: le vere 
vittime siamo ancora noi. Google  di nuovo al centro di una tempesta di 
polemiche per le ripetute violazioni della nostra privacy. Lultimo 
abuso lo ha rivelato un ricercatore delluniversit di Stanford, 
Jonathan Mayer, e ieri  finito in prima pagina sul Wall Street Journal: 
Google ha aggirato le protezioni della privacy di milioni di utenti di 
Apple, che navigano online con il software Safari, rivela lesperto 
della facolt californiana. Il trucco  da veri pirati, secondo questa 
descrizione: Google ha usato un codice che inganna le barriere di 
Safari a difesa della privacy. Non solo allinsaputa degli utenti, 
quindi, ma contro la loro espressa volont, il colosso californiano ha 
raccolto informazioni sulle loro attivit online, da usare a scopi 
commerciali, cio per bersagliarli con pubblicit mirata ad personam. 
Dal quartier generale di Google a Mountain View  arrivata una secca 
rettifica: Il Wall Street Journal ha descritto i fatti in modo 
fuorviante. Noi abbiamo usato le note funzioni di Safari per offrire 
servizi che gli utenti di Google avevano pre-autorizzato. Questi 
cookies pubblicitari non raccolgono informazioni personali. Ma il 
Wall Street Journal ha confermato la sua versione aggiungendovi questo 
dettaglio: la Google ha disattivato il codice galeotto, solo dopo 
essere stata contattata dal quotidiano. Lesistenza di quel codice che 
ingannava il software Safari era stata scoperta da Mayer a Stanford, poi 
verificata ulteriormente attraverso controlli indipendenti da un 
consulente tecnico del Wall Street Journal, Ashkan Soltani, che lo ha 
individuato in 23 programmi su 100 usati sugli iPhone. Ma gi due anni 
fa un blogger indiano, il 25enne Anant Garg di Mumbai, aveva messo in 
guardia contro luso di questo tipo di tecniche per aggirare le tutele 
della privacy. Allorigine di questa intrusione c la competizione tra 
Google e unaltra potenza del settore, il sito sociale Facebook: 
questultimo ha introdotto il comando like (mi piace) che una volta 
attivato a fianco a una pubblicit, lascia una traccia sui gusti 
dellutente. Lultima violazione addebitata a Google  potenzialmente 
grave, perch lazienda  gi sotto vigilanza da parte della Federal 
Trade Commission (Ftc), una delle authority federali incaricate di 
tutelare i consumatori. Dopo avere individuato numerosi abusi, la Ftc 
lanno scorso arriv a un patteggiamento con Google in cui lazienda si 
 impegnata a non presentare in modo ingannevole le proprie regole di 
privacy agli utenti. In caso di violazione di quellimpegno la Ftc pu 
automaticamente infliggere 16.000 dollari di multa per ogni singola 
violazione a Google. Intanto la stessa Ftc ha aperto un nuovo fronte, 
stavolta esteso oltre che a Google anche alla Apple e a tutti coloro che 
forniscono applicazioni usate dai bambini: devono informare in modo pi 
comprensibile e trasparente i bambini e i loro genitori, sui rischi 
della privacy. Ma che la nostra vita privata sia ormai un colabrodo, lo 
dimostra lultimo scandalo: la rivelazione che la popolare applicazione 
Path montata su iPhone e iPad simpadronisce automaticamente delle 
nostre agendine telefoniche. In teoria questo deve servire ad avvertirci 
se qualche nostro amico o conoscente sta usando le stesse applicazioni 
che usiamo noi.  evidente per che i potenziali abusi sono illimitati. 
Di certo le scoperte di queste violazioni rafforzano la posizione 
dellAmministrazione Obama, che preme per il varo di un Privacy Bill of 
Rights, una normativa onnicomprensiva sui diritti alla riservatezza 
degli utenti di Internet e di ogni servizio digitale.