r.ombra 
Una rete ombra per difendersi dalla censura.
Da "Repubblica" del 18 febbraio 2012


http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/02/18/news/web_ombra-29873354/?ref=HREC2-43

LIBERTA' WEB
ll progetto: una rete "ombra" per difendersi dalla censura
Secondo Scientific American, il crescente controllo governativo e 
aziendale sulla Rete ne ha ormai compromesso la decentralizzazione. Un 
antidoto potrebbe venire dal mesh networking, sistema in cui tutti gli 
utenti diventano "staffettisti" dei dati. A patto di rinunciare alla 
pigrizia
di GIULIA BELARDELLI

ll progetto: una rete "ombra" per difendersi dalla censura
CREARE un web-ombra che sia immune a ogni bavaglio e sappia restituire a 
Internet il fascino della sua promessa originale: l'inarrestabilit. A 
questa missione, resa ancor pi attuale dai recenti episodi di censura 
(dall'Egitto alla Siria), si dedica una piccola ma agguerrita comunit 
di attivisti digitali. Ad accomunarli  la convinzione che negli ultimi 
due decenni Internet abbia piegato la testa di fronte alle logiche 
commerciali del sistema ISP (Internet Service Provider), che ha 
concentrato nelle mani di poche grandi aziende il potere di gestire il 
traffico di enormi quantit di dati.

Nel suo numero di marzo, la rivista Scientific American accende i 
riflettori su una delle alternative a cui l'attivismo digitale crede di 
pi: le cosiddette "wireless mesh network", reti nelle quali gli utenti 
si collegano direttamente gli uni agli altri senza l'intermediazione di 
service provider. Lo sviluppo di queste reti (che in italiano possiamo 
definire "a maglia") presenta diversi vantaggi, ma anche una serie di 
sfide che varia di volta in volta a seconda dell'utilizzo che se ne 
immagina. Questa variabilit emerge gi nelle anime dei due progetti di 
mesh networking ad oggi pi avanzati: Commotion (finanziato dal 
Dipartimento di Stato Usa) e FreedomBox (creatura figlia della Free 
Software Foundation). Come spiega chiaramente Julian Dibbell, autore 
dello speciale di Scientific American, non si tratta di ripartire 
daccapo (non sarebbe realistico), ma piuttosto di creare una Rete-ombra 
a protezione della stessa Internet e di tutti i suoi utenti.

La minaccia della censura. Secondo molti attivisti, il momento topico 
nella storia della censura di Internet ha una data precisa: il 28 
gennaio 2011. Quella mattina il governo egiziano, dopo tre giorni di 
proteste anti-regime organizzate soprattutto su Facebook e altri social 
network, fece qualcosa che non si era mai visto prima: tolse la spina a 
Internet. Ancora oggi non si sa esattamente cosa accadde quel giorno, ma 
sembra che sia bastata una manciata di telefonate "ai numeri giusti" - 
quelli dei cinque pi grandi Internet provider del paese - per lasciare 
il 93% della popolazione al "buio digitale". Per fortuna, alla fine il 
blackout serv a poco: il giorno dopo Tahrir Square fu invasa da una 
folla enorme e i manifestanti ebbero la meglio. Si tratt per di una 
grande lezione sulla "vulnerabilit di Internet al controllo dall'alto". 
Il pericolo era ormai sotto gli occhi di tutti.

Un altro esempio si  avuto durante la rivoluzione tunisina, anche se le 
autorit scelsero un approccio pi mirato bloccando solo alcuni siti 
dall'Internet nazionale. Il governo iraniano, invece, durante le 
proteste post elettorali del 2009, rallent il traffico in tutto il 
paese, piuttosto che fermarlo tout court. Senza parlare della Cina, dove 
il "Golden Shield Project" (il "Grande Firewall") consente da anni al 
governo di bloccare qualsiasi sito gli sia sgradito. O ancora della 
Siria, che in questo preciso momento ostacola la libera circolazione 
delle informazioni con una fitta coltre di blocchi. Nelle democrazie 
occidentali - precisa Dibbell - il controllo non  certo a questi 
livelli, sebbene il consolidamento dei service provider abbia permesso a 
un ristretto gruppo di aziende di controllare porzioni sempre pi grandi 
di traffico, dando ai privati la possibilit di favorire i propri 
partner a spese della concorrenza e rendendoli suscettibili alle 
lusinghe (o alle minacce) del potere.

La promessa tradita. Per capire la delusione degli attivisti nei 
confronti del volto odierno della Rete bisogna tornare alle sue origini, 
in particolare a quella decentralizzazione che ne fu uno dei principi 
ispiratori. Almeno in parte, infatti, Internet affonda le sue radici 
nell'epoca della Guerra Fredda, quando i due blocchi erano in cerca di 
un'infrastruttura cos robusta da resistere persino a un attacco 
nucleare. Di qui la necessit (tecnicamente realizzata poi con il 
protocollo TCP/IP) di sviluppare un sistema che fosse capace di 
continuare a trasportare dati al di l di quanti nodi venissero bloccati 
e di quale fosse la causa (regime repressivo piuttosto che attacco 
nucleare). Secondo l'attivista per i diritti digitali John Gilmore, 
Internet, dotata di questa infrastruttura, sarebbe stata capace di 
"interpretare la censura come un guasto e per questo aggirarla". Con il 
senno di poi, possiamo dire che le cose non sono andate esattamente cos.

Internet centralizzata, i rischi. Negli ultimi due decenni, infatti, la 
Rete  cresciuta secondo il modello dei grandi Internet service 
provider, in cui la macchina del cliente non  pi un nodo su cui fare 
affidamento, ma un ramo morto configurato solo per mandare e ricevere 
tramite macchine di propriet del provider. In pratica - spiega ancora 
Dibbell - oggi la maggior parte degli utenti individuali esiste ai 
margini del network ed  connessa agli altri solo attraverso uno di 
questi provider: se il collegamento viene bloccato, per queste persone 
l'accesso a internet scompare. Piuttosto che rafforzare le difese 
immunitarie di Internet, insomma, il sistema ISP  diventato 
l'interruttore d'emergenza con cui spegnerla.

Scoprendo il mesh networking.  per contrastare questi pericoli che 
alcuni gruppi puntano sulle potenzialit dei "wireless mesh network" 
(reti wireless a maglie), semplici sistemi che connettono gli utenti 
finali gli uni agli altri e aggirano automaticamente ogni tipo di blocco 
e censura dando a tutti i nodi lo stesso peso. Il mesh networking  una 
tecnologia relativamente giovane, ma il suo principio  lo stesso che ha 
ispirato la nascita di Internet, ovvero l'instradamento di pacchetti di 
dati in modalit "store-and-forward" ("immagazzina e rinvia"), in cui 
ogni computer connesso alla rete  in grado non solo di mandare e 
ricevere dati, ma anche di fare affidamento sugli altri computer 
connessi. Una rete a maglie, in particolare, fa in modo che tutti gli 
utenti agiscano come "staffettisti" dei dati, abbandonando i panni del 
"consumatore di Internet" per vestire quelli del "provider fai-da-te".

Commotion, l'Internet in valigia. Negli Stati Uniti il mesh networking  
promosso soprattutto dalla New America Foundation, influente think tank 
che  riuscito a ottenere un finanziamento dal Dipartimento di Stato di 
2 milioni di dollari per il suo progetto: Commotion 1. Il principale 
ideatore  Sascha Meinrath, ex studente della University of Illinois e 
fautore della Champaign-Urbana Community Wireless Network, una delle 
prime reti a maglia degli Usa. Nel 2005 port la tecnologia nella 
Louisiana devastata dall'uragano Katrina, allestendo una rete mesh che 
riabilit le telecomunicazioni lungo un'area di 60 chilometri 
all'indomani della tragedia.

"L'obiettivo a breve termine del progetto  sviluppare una tecnologia 
capace di circumnavigare ogni tipo di interruttore-killer o sorveglianza 
centrale", ha spiegato Meinrath. Per questo, insieme ad altri 
progettisti, ha creato un prototipo chiamato "Internet in valigia", un 
kit composto dallo stretto indispensabile per mettere in piedi delle 
comunicazioni wireless e sufficientemente piccolo da sfuggire a ben 
altre maglie, quelle dei controlli doganali. Una volta introdotto nel 
territorio di un governo repressivo, i dissidenti e gli attivisti 
sarebbero in grado di fornire una copertura Internet inarrestabile. Il 
sistema contenuto nella valigetta  abbastanza semplice da installare e 
utilizzare: secondo Meinrath, qualsiasi appassionato di tecnologia 
sarebbe capace di metterlo in funzione. L'obiettivo finale, per,  
rendere il sistema ancora pi accessibile alla maggioranza. Come? 
"Sintetizzando questo passaggio in una semplice applicazione che 
pigiando un tasto faccia diventare i nostri stessi dispositivi 
(computer, smartphone, tablet, wireless router, e cos via) parte 
integrante dell'infrastruttura", ha spiegato Meinrath.

FreedomBox, una lotta per la libert. Ancora pi rivoluzionario  
FreedomBox 2, progetto avviato da Eben Moglen, professore di Legge alla 
Columbia University di New York. Anche in questo caso si tratta di un 
prototipo grande quanto un mattone e dal costo di 149 dollari 
(destinato, dicono i creatori, a scendere presto a meno della met). Al 
di l della promessa di libert della scatola, la vera rivoluzione  nei 
codici di programmazione che si porta dietro: se inseriti nelle CPU dei 
diversi dispositivi, questi diventerebbero infatti delle FreedomBox a 
pieno titolo. In questo modo - immagina Moglen - ogni oggetto dotato di 
indirizzo IP (tra cui anche i pi recenti frigoriferi) potrebbe entrare 
in rete e aprire di fatto la porta alla decentralizzazione non solo del 
traffico delle comunicazioni, ma anche dei dati stessi, rendendo cos 
realt l'Internet delle Cose 3. Ovviamente si tratta di uno scenario 
ipotetico, la cui fattibilit dipender dalla "volont politica delle 
nuove generazioni".

La condanna, qui,  anche per servizi cloud come Facebook e Google, che 
secondo gli attivisti minacciano la privacy e la libert d'espressione 
almeno quanto la concentrazione del traffico nei service provider. La 
speranza di Moglen e colleghi  che i giovani si rendano conto che non 
vale la pena barattare privacy e libert in cambio della facilit di 
utilizzo, e che scelgano di dare vita a un movimento politico per certi 
versi somigliante a quello ambientalista. Di strada da fare ce n' molta 
- ammettono dalla FreedomBox Foundation - ma a quanto pare ci sono 
schiere di giovani programmatori pronti a darsi da fare. Se davvero ci 
sar un web-ombra, d'altronde, spetter a loro il compito di costruirlo, 
mattone dopo mattone.

(18 febbraio 2012)