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Ecco le linee guida di Facebook per punire gli abusi degli utenti
Art. inviato da F. Melis in privato, 24\02\2012, h. 15.43.




Da "Repubblica" del 24 febbraio 2012


DIRITTI
Un documento trapelato grazie all'ostinazione di una giovane precaria addetta al controllo delle lamentele di Facebook rivela la policy aziendale su come trattare i presunti abusi commessi dai suoi utenti 
di ARTURO DI CORINTO

Ecco le linee guida di Facebook per punire gli abusi degli utenti  
SECONDO le linee guida di Facebook, 17 pagine di manuale, ogni moderatore sa esattamente cosa pu rimanere in bacheca e cosa va eliminato. Dopo la segnalazione di un abuso delle regole del social network, interviene un team dedicato dopo una massiccia operazione di filtraggio di aziende terze che fanno questo lavoro in appalto. Diviso in categorie "Sesso e Nudit," "hate contents ", "Bullismo e molestie", "Minacce", il manuale prevede che non si possano pubblicare foto di donne che allattano al seno, fare inviti sessuali espliciti, rappresentare giocattoli e feticci erotici in contesti sessuali, immagini ritoccate con photosphop in una luce negativa, o usare un linguaggio esplicito e violento. Nessuna novit, dir qualcuno, ma dai documenti trapelati dall'azienda che si occupa di moderare e censurare questi contenuti, la oDesk, si apprende, per via di un'indignata ventunenne marocchina, pagata 1 dollaro ad ora per questo lavoro, che da adesso in poi i capezzoli sono e saranno considerati volgari, ma non le teste spappolate e i fludi corporei.

La vicenda si  subito colorata di giallo. Infatti, dopo la diffusione attraverso Gawker del manuale, la oDesk ha pubblicato una nuova versione del manuale, la 6.2, aggiungendovi la clausola rituale di "materiale privato e confidenziale". Ma ormai le frittata era fatta. Il manuale  pensato per essere aggiornato costantemente. Il protocollo di verifica degli abusi relativi alla categoria "Sesso e Nudit", prevede 12 situazioni tipo, che vanno dall'esposizione delle parti intime al nudo infantile. Cos si apprende che mentre l'attivit sessuale esplicita va vietata, non lo sono i preliminari sessuali, anche omosessuali; i capezzoli maschili vanno bene, quelli femminili no. E cos via. Mentre nel caso del nudo infantile il protocollo prevede che il contenuto sia "escalated", cio che vada richiesta un'accurata indagine al team di FB.

Questo intervento viene richiesto ai valutatori nel caso di sesso bestiale, necrofilia e pedofilia, nel caso di attivit criminali gi valutabili come tali, di torture e maltrattamenti animali. Quello che incuriosisce non  che venga richiesto un intervento - come giustamente accade - verso contenuti legati all'Olocausto e alla sua negazione, ma che avvenga per contenuti politici legati alla Turchia. Ai valutatori viene suggerito di intervenire subito se qualcuno inneggia agli indipendentisti kurdi del Pkk, se usa immagini di bandiere turche in fiamme (nella precedente versione del manuale era lecito farlo per quelle di altri paesi), se attacca il padre della patria Ataturk.

Abbastanza ovvia  l'approvazione di una richiesta di intervento rispetto alle automutilazioni, alle minacce a capi di stato, ufficiali e poliziotti, anche quando non sono credibili. Le rappresentazioni della marjuana sono accettate, a meno che non avvenga in un contesto di spaccio. Ma "la nudit artistica  ok".

Ovviamente tutte queste raccomandazioni si riferiscono a messaggi, video, testi, audio e non solo alle fotografie che possono essere rimosse anche solo per il testo sovraimpresso. E la cosa interessante  che mentre nellla precedente versione tutto quello che non era incluso nel vademecum poteva essere tollerato, adesso la sinossi del manuale recita che ogni abuso nei termini descritti richiede l'intervento censorio, tranne in casi specifici "definiti altrove o in altro modo".

Il punto  che le pagine informative sui contenuti e i comportamenti accettabili su FB sono molto vaghe, tanto che gli utenti non sanno esattamente cosa sia possibile fare oppure no, tranne vedersi l'account bloccato senza motivo. Ma FB lo sa. Se si viene bannati da FB per aver violato gli standard comunitari o le regole d'uso, in particolare relative alle immagini, pu accadere di perdere le fanpage, il controllo di alcuni gruppi, migliaia di account raggiungibili via notifica email con un click e l'archivio della messaggistica. Oltre che naturalmente tutte le informazioni di status e il controllo delle foto pubblicate. Quando questo accade, non  sempre possibile ingaggiare il team dei risolutori di Facebook, e aspettare, qualche volta, che ci ripensino. Ma nel frattempo si pu sempre migrare su un altro social network.

Non  la prima volta che Facebook finisce nell'occhio del ciclone per voler imporre una morale che non  condivisa interamente dai suoi 800 milioni di utenti, di estrazione sociale, geografica e culturale diverse, e non sar l'ultima. Nell'aprile dell'anno scorso le polemiche erano state scatenate da gruppi gay-friendly per aver bannato un bacio gay mentre  da almeno due anni che "gli attivisti del latte" protestano contro il divieto di mostrare il seno nudo delle donne che allattano. Ma ci sono state anche le censure di carattere "politico" ad aver creato sorpresa in tutto il mondo, non solo in Italia dove diversi gruppi come Valigia Blu, Libert e Partecipazione e Il Popolo del pomodoro, sono stati zittiti dal gigante americano e solo in un caso, quello di Valigia Blu, il social network ha fatto marcia indiestro.

Una conferma di questo tipo di policy viene da un utente italiano di FB, Marco Pusceddu: "Qualche giorno fa ho inserito all'interno di una pagina antirazzista un'immagine che mi serviva da veicolo per parlare di determinate questioni. A distanza di qualche giorno, esattamente il 28 gennario, Facebook rimuove tale immagine e mi blocca l'account per 24 ore", L'immagine rappresentava una donna di colore che allattava un bimbo bianco, probabilmente un albino. Pusceddu  indignato: "Il fatto di essere loro ospite come utente non significa che si debba accettare passivamente la loro posizione od andarsene via se non ci piacciono le loro regole. Ritengo che l'atteggiamento di Facebook sia un'umiliazione per tutte le donne e le mamme, per la societ civile in s stessa. Allattare al seno non  osceno. Una madre che allatta non  pornografia". Pusceddu sta organizzando la sua protesta: astenersi dal collegarsi in Facebook per 3 giorni, anche se "FB nella creazione dell'evento non ci ha permesso di utilizzare alcune parole...".

(24 febbraio 2012) 

