fiori
Quei fiori del Mali che dovranno crescere in autonomia 
(di Ada Nardin) 


(estratto da Superando, gennaio 2012)
 una storia a dir poco straordinaria, quella raccontata con semplicit da Ada Nardin, giovane non vedente, traduttrice e consulente di autonomia personale, molto attiva nel campo della promozione della mobilit autonoma dei disabili visivi e impegnata da qualche anno nel Mali, in Africa, a "seminare autonomia" in una scuola integrata per ciechi e normovedenti di Gao. Quasi "epico", si potrebbe dire, l'ultimo suo viaggio insieme a Michelangelo Rodriguez, cieco anch'egli, percorrendo 1.200 chilometri nel deserto in fuoristrada e cercando di scansare i pericoli del terrorismo...


La moschea di Gao in Mali
Ada Nardin  una giovane non vedente, traduttrice e consulente di autonomia personale, molto attiva nel campo della promozione della mobilit autonoma dei disabili visivi ed  proprio questa, tra l'altro, la sua delega in seno al Consiglio della Sezione Provinciale di Roma dell'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti). 
Dal 2007, con altri cooperanti, nell'ambito della missione umanitaria Ridare la luce, Ada ha incominciato a recarsi a Gao, una cittadina del Mali, nell'Africa Centro-Occidentale, per aiutare la locale scuola integrata per ciechi e normovedenti (Institut Rgional des Jeunes Aveugles), tenendo corsi di mobilit autonoma, tiflodidattica, inglese e informatica, consegnando materiale didattico, informatico e ludicosportivo e installando un centro stampa Braille e a caratteri ingranditi; tutto ci accompagnato anche dalla ricerca di sbocchi lavorativi per le persone non vedenti dello Stato africano.
Tali attivit si sono potute svolgere grazie all'Aeronautica Militare, che ha trasportato gratuitamente in loco Ada e gli altri cooperanti, insieme al materiale da loro reperito o acquistato grazie ai proventi di alcune iniziative di raccolta fondi.
Nel 2010, per, quando il progetto diventa Le fleurs du Mali ("I fiori del Mali"), a cura dell'Associazione Blindsight Project, l'Aeronautica Militare sospende i voli per il Mali, divenuti troppo pericolosi per la mutata situazione politico-militare nella zona e nell'anno successivo - il 2011 - Ada, temendo che la mancanza di continuit negli aiuti vanifichi gli sforzi pregressi, chiede all'ADV (Associazione Disabili Visivi) di valutare la possibilit di sostenere almeno in parte le spese necessarie per il viaggio e i medicinali antimalarici da distribuire. 
E cos - come gi aveva fatto anni prima per un'altra scuola per ciechi del Togo - l'ADV accoglie la richiesta e Ada pu ripartire alla fine di novembre del 2011, insieme al suo compagno, l'ingegnere informatico Michelangelo Rodriguez, cieco assoluto, la cui alta professionalit  stata quanto mai preziosa per ripristinare le apparecchiature informatiche che nei due anni trascorsi si erano guastate. Con loro dovevano essere anche due cooperanti italiane, ma all'ultimo momento, anche per l'aggravarsi del pericolo del terrorismo islamico nella zona, hanno rinunciato, per cui Ada e Michelangelo sono partiti da soli con un volo di linea e con la previsione di dover percorrere 1.200 chilometri su un fuoristrada nel deserto e in piena "zona rossa". 
Credo - sottolinea Giulio Nardone, presidente dell'ADV, che ci ha per lo pi fornito queste informazioni - che qualunque commento sia superfluo e che non potrebbe aggiungere nulla all'importanza e al profondo significato umano e sociale di questo comportamento. Dico soltanto che il constatare che in questa societ consumistica e cinica esistono dei giovani che custodiscono e mettono in pratica questi valori, fa bene al cuore. E in effetti siamo convinti anche noi che la storia raccontata con tanta semplicit da Ada e che per noi  un onore presentare ai Lettori, sia a dir poco straordinaria.
Il progetto - come detto - si chiama I fiori del Mali, rifacendosi naturalmente alla celebre raccolta lirica di Charles Baudelaire I fiori del male (Les fleurs du mal), visto che si rivolge tra l'altro a un Paese di lingua francese. (S.B.)

Durante il nostro lungo viaggio nel deserto del Mali, abbiamo incontrato di certo, pur senza vederle, tante rose del deserto, ma i fiori che abbiamo osservato sul nostro cammino sono, se possibile, ancor pi tenaci e struggenti.
Quest'anno ci siamo recati in Mali senza il valido supporto dell'Aeronautica Militare, che ci facilitava molto il compito, scortandoci direttamente da Roma a Gao, la citt dove operiamo. Stavolta, infatti, abbiamo dovuto sottostare a un viaggio massacrante, effettuato con un volo civile, seguito da una traversata tramite mezzi su gomma. Un percorso condito da cambio di aereo nell'antica Cartagine, uno scalo tecnico in Costa d'Avorio e 1.200 chilometri, quasi venti ore in 4x4, da Bamako, la capitale del Mali, sino alla nostra meta, la citt di Gao.



La tomba quattrocentesca di Askia a Gao  Patrimonio Unesco dell'Umanit. Si ritiene vi sia sepolto Askia Mohammad I, primo imperatore di Songhai
Le lunghe ore trascorse nel deserto, molte delle quali affrontate con una mascherina sugli occhi per difendermi dalla luce eccessiva e dalla polvere copiosa, sono state accompagnate dalla splendida musica maliana proveniente dall'autoradio e, soprattutto, dalla calma presenza della docente della scuola che ci  venuta a prendere, da suo fratello che doveva recarsi a Gao e dal loro autista.
Eravamo tutti uniti dalla voglia di giungere a destinazione, ma anche da una preoccupazione che si era materializzata nelle ultime ore: la minaccia di essere prelevati per strada dalle bande di terroristi di Al-Qaida che, in quei giorni avevano compiuto, proprio sul percorso che dovevamo fare noi, azioni simili ai danni di alcuni viaggiatori e lavoratori stranieri, uno dei quali era stato addirittura ucciso per aver tentato di sottrarsi al rapimento.
Si pu facilmente immaginare con quale stato d'animo abbiamo affrontato il lungo e complesso itinerario, essendo consapevoli della nostra fragilit in un deserto cos vasto, meraviglioso ma ostile, e in un Paese spesso cos inquieto.
L'ultimo tratto da affrontare era il pi pericoloso e la gendarmeria locale ha stabilito di scortarci con due guardie armate. Una cosa del genere non mi era mai capitata e sono felice di poterla raccontare.
E tuttavia, il tragitto non sempre  stato segnato da momenti di muta tensione, anzi,  stato meraviglioso fermarsi in alcuni villaggi per delle brevi soste di ristoro, lungo il nastro d'asfalto che collega le maggiori citt maliane.
Ascoltare il silenzio del deserto o i suoni provenienti dagli stanziamenti accanto alla strada, e poter godere degli aromi di carne alla brace assaporata con vero gusto  una sensazione che avevo gi vissuto in altri viaggi, ma, in questa particolare occasione, sapori e suoni non familiari hanno comunque favorito una calma cercata e accolta con riconoscenza.

Giunti a destinazione, abbiamo finalmente riabbracciato i tanti amici coltivati in questi anni e iniziato immediatamente a lavorare al progetto, visto che era nell'aria la decisione di ripartire al pi presto possibile, al fine di ridurre al minimo i rischi. E infatti cos  stato: siamo ripartiti solo quattro giorni dopo alla volta della Capitale, ma stavolta dividendo il viaggio in macchina in due giorni e sostando un paio di notti a Bamako.
Naturalmente, il nostro primo pensiero  stato quello di verificare se le indicazioni e gli insegnamenti forniti negli anni precedenti avessero dato i loro frutti. Abbiamo quindi assistito alla prima fase del corso di mobilit e orientamento svolto dai docenti formati a beneficio dei nuovi allievi della scuola, controllato che le trascrittrici preparate nel corso delle precedenti missioni avessero svolto correttamente il proprio lavoro e abbiamo proseguito l'opera di sensibilizzazione presso gli organismi locali.
I colloqui avuti con le autorit scolastiche del luogo e con i dirigenti delle scuole superiori in cui sono inseriti gli allievi ciechi e ipovedenti, dovrebbero assicurare all'Istituto Regionale per Giovani Ciechi una rete di sostegno e collaborazione, nonch la possibilit che i libri prodotti nel centro stampa possano essere pagati dalle scuole comuni che, cos come si occupano di fornire i testi agli allievi vedenti, devono anche provvedere alla fornitura per quelli con difficolt visiva.

Un altro progetto che ha visto la luce nel corso della missione di quest'anno,  quello dell'orto didattico che, oltre ad assicurare il sostentamento alimentare ai convittori dell'istituto e forse anche qualche entrata extra proveniente dalla vendita al mercato locale dei prodotti, qualora il raccolto sia buono, offre anche la possibilit ai ragazzi di apprendere alcune tecniche agronomiche che potranno sempre tornare loro utili nella vita, una volta tornati nei rispettivi villaggi d'origine.

L'unica vera nota stonata  la scarsa o nulla manutenzione della strumentazione informatica che forma il centro stampa: l'UPS (gruppo statico di continuit) era inservibile e da esso fuoriusciva l'acido che funge da elettrolito per la batteria; un computer stentava a partire, un monitor e una tastiera erano irrecuperabili e, quel che  peggio, la stampante Braille era fuori uso per colpa di un foglio che, essendosi incastrato, ha scardinato il carrello, bloccandola e compromettendone l'utilizzo.
Quindi, oltre ad installare il software aggiornato per la scansione dei testi, siamo stati costretti a sostituire il materiale danneggiato e ad effettuare la manutenzione necessaria per riportare a funzionare la stampante Braille, senza la quale il nostro lavoro - finalizzato all'accesso all'istruzione da parte dei ciechi e ipovedenti di Gao - non avrebbe avuto alcun senso.

Una volta salutati gli amici e ripartiti per Bamako, abbiamo deciso di sfruttare la tappa forzata nella Capitale, in attesa del volo per visitarla, ma, soprattutto, per allacciare contatti fruttuosi con l'Istituto per Ciechi che, abbiamo potuto constatare,  ben organizzato, ospita un gran numero di allievi, e programma molteplici attivit: formative, riabilitative, educative, ludico sportive e lavorative.
Abbiamo chiesto ai dirigenti di quell'Istituto di collaborare con il loro omologo di Gao, al fine di attivare per gli allievi corsi di tifloinformatica, materia troppo complessa per poterla esaurire nel corso delle nostre brevi missioni, e inoltre di fornire alle trascrittrici assistenza in caso di problemi al centro stampa.

Tornando al nostro viaggio, al ritorno lo scalo a Tunisi  stato addirittura di un giorno, cosa che ci ha consentito di visitare un'altra citt storica, di camminare nella Medina e di fare qualche acquisto nel famoso Suk, sempre pieno di colori, essenze profumate, spezie e suoni dal sapore sfuggente.
Tirando le somme, posso dire che questa volta l'esperienza  stata ancora pi ricca, date le differenti emozioni e sensazioni provate.
L'occasione di passare per Bamako, oltre ad essere gradevole per noi, si  rivelata utile, sia per i contatti presi con l'Istituto per Ciechi, sia perch si  finalmente concretizzata la possibilit di affidare la stampante Braille alle cure di tecnici pi esperti di quelli presenti a Gao i quali, anche negli anni passati, hanno danneggiato le macchine piuttosto che ripararle.
Il nostro auspicio  sempre che, un giorno non troppo lontano, lo staff di Fleurs du Mali possa chiudere il progetto affinch esso cammini da solo e sia quindi sostenibile e sostenuto dagli organismi o dagli esperti locali.
Insomma, perch i "fiori del Mali" sboccino,  necessario piantarli in un terreno fertile, magari innaffiarli, ma poi lasciarli crescere in autonomia, la stessa autonomia che ciascun essere consapevole reclama per s.
