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Cos ci si cancella dal web.
Art inviato da Francesco Melis in privato, 25\01\2012, h. 08.37


http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/01/25/news/diritto_oblio-28714549/?ref=HRERO-6
Una legge per l'oblio.it
cos ci si cancella dal web
Ogni giorno 4 milioni di dati sensibili finiscono in rete mettendo a 
rischio la nostra privacy. A strasburgo due provvedimenti del Parlamento 
europeo provano a tutelarci
di RICCARDO LUNA

NON TI scorder mai. Non  una promessa.  una minaccia. E non  
nuovissima. Era il 1998 quando il blogger Joseph Daniel Lasica scrisse 
un post storico su Salon, una delle bibbie della cultura digitale: 
"Internet non dimentica niente", era il titolo. Aveva capito tutto, 
Lasica, e non aveva ancora visto il web 2.0, dove gli utenti della rete 
i contenuti li creano in continuazione aggiornando i propri "status", 
postando foto e video, twittando freneticamente. Parliamo di una 
quantit di dati personali impressionante che mettiamo in pubblico quasi 
senza pensarci: centomila tweet al minuto, un milione di commenti su 
Facebook ogni due minuti. Che teoricamente non spariranno mai. "Dio 
perdona e dimentica, la rete no",  andata dicendo il commissario 
europeo Viviane Reding in questi due anni in cui, assieme ai garanti 
della privacy europei, ha preparato un provvedimento monumentale.

Provvedimento che punta a cambiare per sempre quello che intendiamo per 
protezione dei dati personali e che prova a fare i conti una volta per 
tutte con il diritto all'oblio al tempo del web. Ovvero: abbiamo diritto 
a far sparire dalla rete le cose che ci riguardano, quelle che abbiamo 
postato noi, magari tanto tempo fa; ma anche quelle postate da altri, ma 
che ci creano imbarazzo? La risposta a questo interrogativo  in due 
complessi di norme e principi che oggi verranno presentati al Parlamento 
europeo ma che la Reding ha anticipato a "Digital Life Design", una 
grande conferenza di cultura digitale a Monaco dove erano presenti i 
giganti del web, da Facebook a Google che sono in ansiosa attesa di 
conoscere la nuova disciplina che li coinvolge direttamente. E che 
potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui usiamo Internet.
Vediamo di cosa si tratta. Il primo provvedimento  una direttiva, vuol 
dire che dopo l'approvazione andr quindi recepita da ciascun paese, e 
riguarda la protezione dei dati dei cittadini per provvedimenti 
giudiziari, misure di sicurezza e polizia: "Prevede obblighi di 
comunicazione del trattamento dei dati molto tutelanti per chi  stato 
oggetto di attenzioni da parte delle autorit" racconta il Garante della 
privacy Francesco Pizzetti che ha svolto un ruolo centrale nel gruppo di 
lavoro europeo.

Il secondo provvedimento  un regolamento e riguarda tutti gli altri 
casi, in particolare Internet. Secondo Pizzetti, "aver scelto lo 
strumento del regolamento vuol dire che quando sar approvato avremo una 
normativa immediatamente applicabile in Europa assicurando identica 
protezione dei dati in tutta l'Unione". Si tratta di una semplificazione 
che consentir a chi vuole operare in Europa di avere un quadro di 
riferimento chiaro, e che al tempo stesso impedir di scegliersi il 
paese europeo con la legislazione pi morbida per aggirare i divieti. 
Questa semplificazione, secondo la Reding, porter a regime a risparmi 
di oltre due miliardi di euro l'anno.

Le cose pi notevoli del regolamento, secondo Pizzetti, sono: 1) non 
toccher pi al cittadino dimostrare illiceit dell'uso dei propri dati 
ma al titolare dei dati dimostrare la liceit; 2) il consenso 
all'utilizzo dei propri dati dovr essere esplicito; 3) l'eventuale 
perdita dei dati per un attacco informatico dovr essere comunicato 
subito (24 ore, secondo la Reding); 4) la pubblica amministrazione e le 
imprese con pi di 50 dipendenti dovranno dotarsi di un "data protection 
officer" (nota: nuova professione in arrivo); 5) se viene fatto un uso 
illecito dei dati di qualcuno, il responsabile ne risponder comunque; 
6) ogni nuovo strumento tecnologico ma anche semplice applicazione dovr 
valutare l'impatto che il suo utilizzo avr sulla privacy (Pia, privacy 
impact assessment); 7) dovr essere possibile avere la "data 
portability": ovvero cos come possiamo portarci dietro il numero di 
telefono cambiando gestore, dobbiamo poterci portare gli amici di 
Facebook su un altro social network (bel principio ma di impervia 
attuazione).

Si tratta di una rivoluzione? Si tratta di norme importanti, che 
prevedono tra l'altro sanzioni notevoli: fino all'un per cento del 
fatturato, che nei casi di Google e Facebook sono somme gigantesche (per 
questo l'originaria previsione del cinque per cento  stata attenuata). 
Epper va detto che su molte cose il web ha giocato d'anticipo. Facebook 
per esempio, che in passato ha avuto furiose polemiche per un 
atteggiamento molto disinvolto sui dati personali, oggi consente 
all'utente di verificare tutti i dati che ciascuno ha caricato; di 
modificare facilmente le previsioni di privacy e anche di cancellare il 
proprio profilo con due clic (dopo il primo appare una schermata 
struggente dove ti avvisano che i tuoi amici, evidenziati con nomi e 
foto, sentiranno la tua mancanza...). Quanto a Google, che pure  stato 
coinvolto in polemiche per il fatto di tenere traccia di tutte il nostre 
ricerche e navigazioni in rete, oggi mette a disposizione dell'utente un 
pannello per cancellare i propri dati e una modalit di navigazione 
completamente anonima.
Resta il problema della cancellazione delle cose che ci riguardano 
scritte o postate da altri. Per esempio una pagina di Wikipedia. Qualche 
anno fa fece scalpore il caso di due tedeschi, condannati per l'omicidio 
di un noto attore, che avevano chiesto che il loro nome fosse rimosso 
dalla pagina della vittima visto che avevano scontato la pena. "Questo 
argomento  esploso quando i giornali hanno messo online i loro archivi" 
racconta Pizzetti che se ne  occupato a lungo. "Allora grazie ai motori 
di ricerca divenne facilissimo per tutti andare a scavare nel passato di 
chiunque e in molti casi questo cre dei veri traumi familiari, per 
esempio quando il nipote scopr del fallimento del nonno o dello stupro 
della nonna". Non si tratta di casi limite, secondo Pizzetti, che prov 
a individuare una soluzione consigliando i giornali di lasciare i 
contenuti in rete ma di renderli invisibili per i motori di ricerca. Ora 
intervengono le norme della Reding che sul punto ha chiarito: "Gli 
archivi dei giornali sono una eccezione, il diritto a essere dimenticati 
non pu significare il diritto a cancellare la storia".

Questa eccezione, secondo alcuni, potrebbe non bastare, visto che oggi 
molta informazione non sta nei giornali ufficiali, ma nei blog e nei 
siti di citizen journalism. Il rischio di una strada simile sarebbe 
grosso. Spiega Guido Scorza, uno dei pi noti giuristi della rete: "La 
disciplina europea unica proposta dalla Reding  apprezzabilissima, ma 
sul diritto all'oblio non ci siamo. Se consentiamo a chiunque di 
pretendere la rimozione di un contenuto sgradito che lo riguarda, tra 
cento anni quando guarderanno a questa epoca attraverso Internet 
sembreremo tutti bravi e buoni. Le storie di corrotti e delinquenti 
saranno sparite".

L'1 febbraio i due provvedimenti iniziano il loro cammino parlamentare 
che si annuncia problematico. Non solo per le reazioni di attesa 
diffidente del mondo del web: Google e Yahoo! si sono astenute dal 
commentare, da Microsoft filtra il timore che si tratti di norme troppo 
restrittive, mentre Facebook ha scelto la strada dell'ironia lodando 
l'auspicio della Reding sulla creazione di nuovi posti di lavoro e 
chiedendosi in che modo verranno davvero tutelati i diritti degli utenti 
di Internet.

In realt qualche dubbio lo avrebbero gli stessi garanti della privacy 
europei, che pure dalle norme sono rafforzati enormemente ( previsto 
l'obbligo per i parlamenti di sentirli per ogni legge che riguardi i 
dati personali). Dice per esempio Pizzetti: "Siamo in presenza di una 
costruzione giuridica notevole, una normazione minuta di quasi cento 
articoli, ma come cittadino del mondo mi chiedo se questa render pi 
facile o no la tutela della privacy su scala globale di fronte alle 
altre innovazioni che arriveranno sulla scena".

(25 gennaio 2012)