poveri
Arroccati a difesa dell'esistente (di Franco Bomprezzi*)
Superando.it del 19-07-2011


Fino ad oggi - scrive Franco Bomprezzi - la coesione sociale era garantita 
dal fatto che i ceti medio-bassi, all'interno dei quali si colloca la 
stragrande maggioranza delle famiglie con persone disabili o non 
autosufficienti per l'et, riuscivano a non staccarsi del tutto da tenori di 
vita dignitosi e da un livello di consumi accettabile. Nei prossimi tre 
anni, invece, il rischio  che questa ampia parte della nostra societ 
collassi, o si debba affidare quasi totalmente alla beneficenza, al 
volontariato solidaristico, alla sussidiariet sotto forma di "carit 
compassionevole". In questo senso non siamo tutti allo stesso modo a bordo 
del Titanic, anche se il ministro Tremonti la pensa diversamente
Colpisce, in questi giorni, l'incapacit di leggere correttamente e con 
completezza la portata delle scelte operate dal ministro Tremonti, 
all'interno della manovra finanziaria correttiva approvata a tempo di record 
dal Parlamento, per evitare - lo verificheremo presto - tracolli del nostro 
Paese sotto i fendenti della speculazione internazionale. Io stesso ho 
dovuto leggere pi volte il testo come sempre approfondito, minuzioso ed 
esauriente di Carlo Giacobini in HandyLex.org (che consiglio a tutti coloro 
i quali nelle prossime settimane vorranno o dovranno aprire la bocca su 
questi temi), prima di coglierne appieno la profondit e l'ampiezza della 
preoccupazione.

Questa vecchia copertina di Tex Willer ben rappresenta, nel momento 
attuale, la difficile difesa delle prestazioni e delle tutele faticosamente 
conquistate dalle persone con disabilit e dalle loro famiglieNe riporto qui 
solo una frase, che rende perfettamente l'idea: Non solo l'iter di 
approvazione della Manovra  stato rapidissimo, ma dopo la prima stesura 
sono intervenute modificazioni per renderla ancora pi incisiva sul piano 
dei conti: recuperare con certezza 24 miliardi dagli interventi su fisco e 
assistenza. Ci ha comportato l'approvazione di un comma che prevede una 
diminuzione di moltissime agevolazioni fiscali per la maggioranza dei 
contribuenti. Per l'esattezza la diminuzione sar pari al 5% dal 2013 e al 
20% nel 2014. Gran parte di queste riduzioni riguardano le famiglie e 
investono le pi comuni detrazioni e deduzioni che la maggioranza dei 
contribuenti applica al momento della presentazione della denuncia dei 
redditi: detrazioni per lavoro dipenden te, deduzioni per la prima casa, 
detrazioni forfettarie per carichi di famiglia (figli, coniuge.), detrazioni 
per spese sanitarie e cos via. Fra le agevolazioni viene ridotta anche la 
possibilit di dedurre le spese mediche di assistenza specifica per le 
persone con grave disabilit (es. infermiere, terapista) nonch di detrarre 
le spese per ausili, veicoli, sussidi tecnici informatici, cani guida per 
non vedenti, deduzioni e detrazioni per le badanti. Questa riduzione 
sostanziale incider su tutte le famiglie ma in modo ancora pi decisivo sui 
nuclei in cui  presente una persona anziana non autosufficiente o con 
disabilit.

Rimando a questo articolo, per una lettura dettagliata, indispensabile per 
capire. Giacobini [che  anche direttore editoriale del nostro sito, N.d.R.] 
non  persona faziosa: ormai da tanti anni, assieme alla FISH (Federazione 
Italiana per il Superamento dell'Handicap), cerca di fornire strumenti 
positivi e corretti di analisi dei costi e dei servizi, per tradurre i 
princpi contenuti nella legislazione sociale e sanitaria del nostro Paese 
in buone prassi, compatibili con le esigenze di contenimento e di 
razionalit della spesa - e soprattutto di correttezza ed equit 
sostanziale, a parit di condizione e di diritto soggettivo - mettendosi 
spesso nell'ottica del Legislatore e dell'Amministratore Pubblico, direi 
perfino del tecnocrate che si adopera per ottimizzare l'apparato burocratico 
e assistenziale, farraginoso e complesso, del nostro Paese.
Frutto di questa cultura riformatrice, mai clientelare, mai corporativa o 
"di categoria",  una serie di risultati sorprendentemente efficaci nel 
campo della normativa fiscale e delle agevolazioni alle persone e alle 
famiglie, che ha significato, nel tempo, l'incentivazione attiva di scelte, 
perfino di consumi intelligenti, tali da consentire lo sviluppo di progetti 
di vita, attorno e con le persone con disabilit.
Penso agli ausili, all'assistenza personale, alla vita indipendente, alla 
guida, alla mobilit personale, ai permessi lavorativi, all'inclusione 
scolastica e via elencando. Un lavoro fatto di mediazione, studio, 
documentazione, confronto con i Ministeri, con gli esperti, con i 
responsabili della previdenza. Non sempre si vince, ma nel complesso, per 
oltre un decennio, la strada aperta dalla legislazione nazionale (dall'ormai 
storica Legge 104/92 fino almeno alla Legge 68/99 sul lavoro, senza contare, 
pi di recente, la Legge antidiscriminazione 67/06, e l'adozione della 
Convenzione ONU)  stata comunque positiva, indipendentemente da chi, al 
momento, fosse chiamato a governare il Paese.

Resto quindi molto colpito, adesso, nel leggere, all'interno dell'ampia 
analisi di Carlo Giacobini, una frase come questa: Diviene, quindi, 
centrale l'approvazione della legge delega sulla riforma del fisco e 
dell'assistenza, ma con queste premesse anche l'attesa "riforma" ha tutte le 
premesse per rivelarsi molto rischiosa per le persone anziane o con 
disabilit. Si noti quella frase citata poco sopra: "eliminazione o 
riduzione dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale che si 
sovrappongono alle prestazioni assistenziali". Che significa "si 
sovrappongono"? Il fatto stesso che ci si possa porre questa domanda 
significa che c' ampio margine di discrezionalit per poter decidere - in 
un domani molto vicino - che chi accede a prestazioni sociali o sanitarie 
agevolate non abbia pi diritto ad agevolazioni fiscali. Si potrebbe 
arrivare a sostenere che, per un figlio che percepisce l'indennit di 
accompagnamento o di frequenza, non si ha diritto alla detrazione p er figli 
a carico, oppure se si ottiene un assegno di cura o per la vita indipendente 
non si pu pi detrarre/dedurre gli oneri relativi ad una badante. Ancora 
una volta, con queste premesse, anche la riforma fiscale e assistenziale 
incider in misura maggiore, rispetto agli altri Cittadini, sulle persone 
non autosufficienti, con disabilit e sulle loro famiglie.

Io sono solo un giornalista informato sui fatti. Non me la sento di 
addentrarmi nei risvolti tecnici, non sono capace di muovermi tra commi di 
legge e combinati disposti. Ho capito solo alcune cose, e non mi piacciono 
affatto.
Ho compreso che la manovra studiata da tempo dal Governo e gestita in prima 
persona dal ministro plenipotenziario Giulio Tremonti, ha inciso, 
unilateralmente, sulle politiche sociali del nostro Paese al punto da 
vanificare di fatto la legislazione in vigore. Prima con il taglio dei 
trasferimenti alle Regioni e agli Enti Locali, che colpir progressivamente 
i servizi ai Cittadini, a partire dal prossimo anno, se non da subito. Poi 
tagliando "chirurgicamente" il sistema descritto da Giacobini di 
incentivazioni economiche e fiscali, che compensano in piccola misura 
quell'evidente carico di spesa per le famiglie all'interno delle quali 
vivono persone con disabilit o anziani non autosufficienti.
Io penso solo alle conseguenze concrete, nelle scelte delle famiglie, d'ora 
in poi. Le mie non sono fosche previsioni, ma ragionevoli scenari, basati 
anche su una discreta conoscenza, ormai, della psicologia delle persone con 
disabilit e soprattutto dei loro familiari, che non sono tenuti a ragionare 
in grande, in termini collettivi, ma che devono fare, ogni mese, i "conti 
della serva", come una volta, con espressione cinica e classista, si usava 
dire correntemente.
Ebbene, questi tagli sistematici e chirurgici avranno come conseguenza una 
contrazione dei consumi sociali e dei servizi destinati alle persone. Meno 
assistenza familiare, meno mobilit, meno ausili, meno riabilitazione, meno 
visite specialistiche, meno tecnologie, meno auto adattate, solo per citare 
le cose pi evidenti e banali. In compenso - specie per gli anziani - le 
famiglie cercheranno di nuovo soluzioni pratiche e a basso costo di tipo 
residenziale, quelle che una volta si chiamavano "case di riposo", per non 
dire "ospizi". Togliersi il peso, spendere meno, chiudere il cuore e il 
portafoglio, che tanto  ormai quasi vuoto.
Se  vero, come dice l'Istat, che il 5,2% della popolazione italiana vive in 
stato di povert, non  arduo immaginare che in questa fascia si collochino 
soprattutto famiglie fragili, famiglie provate dai casi della vita, dalle 
malattie, dalla mancanza di lavoro e di prospettive.

Fino ad oggi la coesione sociale era garantita dal fatto che i ceti 
medio-bassi - all'interno dei quali si colloca la stragrande maggioranza 
delle famiglie con persone disabili o non autosufficienti per l'et - 
riuscivano a non staccarsi del tutto da tenori di vita dignitosi e da un 
livello di consumi accettabile (comprendente, ad esempio, una vacanza, una 
pizza in compagnia, uno spettacolo, un computer, un televisore nuovo). Nei 
prossimi tre anni il rischio  che questa ampia parte della nostra societ 
collassi, o si debba affidare quasi totalmente alla beneficenza, al 
volontariato solidaristico, alla sussidiariet sotto forma di "carit 
compassionevole".
In questo senso non siamo tutti allo stesso modo a bordo del Titanic, anche 
se il ministro Tremonti la pensa diversamente.
C' poi da mettere nel conto il diffondersi dell'incertezza, 
dell'insicurezza, rispetto alle prestazioni sin qui garantite dal welfare 
italiano. In questo senso l'interminabile vicenda dei controlli INPS (la 
manovra correttiva offre nuovi spunti di apprensione, specie per quanto 
riguarda l'iter dei ricorsi, ma non solo)  di per s ragione di paura ben 
fondata e tutt'altro che irrazionale.
La paura di perdere anche prestazioni minime, come la pensione di 
invalidit, o l'indennit di accompagnamento, contribuir, in questo periodo 
ormai lungo, alla crescita degli egoismi e delle contrapposizioni 
corporative, perfino agli scontri fra patologie (non a caso la recente 
vicenda dei fondi da destinare alla SLA, la sclerosi laterale amiotrofica, 
ha costituito motivo di discussione e di diffidenza fra le associazioni).

Il mondo della disabilit termina, a questo punto, la sua parabola di 
crescita civile, legislativa e sociale, e si entra in una fase calante, di 
pura difesa dell'esistente, dal momento che  anche difficile, in assenza di 
risorse, ipotizzare concrete revisioni del sistema di welfare, senza correre 
il rischio, ogni volta, di far danni incalcolabili a questa o a quella 
fascia di popolazione.
Per uscire da questo tunnel senza impazzire, occorre davvero uno scatto di 
orgoglio della societ civile, una reazione politica trasversale, non 
ideologica, concreta e virtuosa, che riparta dai fondamentali della nostra 
legislazione, e cerchi di porre un argine allo smantellamento delle 
prestazioni e delle tutele sin qui faticosamente conquistate.
Tutto si pu mettere in discussione e modificare, ma a patto di essere 
concordi sull'obiettivo. Ossia un uso pi corretto, trasparente ed efficace 
della spesa sociale, pubblica e privata, che per non significhi un 
definitivo e drammatico impoverimento delle famiglie e una discriminazione 
pesante e crudele delle persone con disabilit.

*Direttore responsabile di Superando.it. 
