manager
Facilitare la vita a chi gi incontra troppi ostacoli:
dal corriere della sera del 10\07\2011


istituzioni
Professionisti "in rete" contro le barriere
Facilitare la vita a chi gi incontra troppi ostacoli:
a questo serve la figura del disability manager
, architetti, ingegneri, rappresentanti di associazioni di volontariato 
ed enti locali: insieme per facilitare la vita a chi ogni giorno incontra 
gi troppi ostacoli. Una professione loro gi ce l'hanno, ma hanno acquisito

competenze di "disability manager" frequentando l'anno scorso un corso di 
perfezionamento all'Universit Cattolica di Milano . Cos hanno deciso di 
costituire la Societ italiana di Disability Manager, SIDiMa nel corso del 
primo convegno nazionale organizzato di recente a Gorgo al Monticano
dall'Ospedale 
riabilitativo di alta specializzazione di Motta di Livenza , prima struttura

sanitaria in Italia ad assumere un disability manager, l'architetto Rodolfo 
Dalla Mora. E proprio l'esperto di progettazione accessibile  stato eletto 
presidente della neonata Societ.
DIRETTORE D'ORCHESTRA - Il disability manager  quel professionista con 
competenze specifiche che sa trovare soluzioni "su misura" per chi non ha
l'autonomia 
o l'ha persa, chiarisce Dalla Mora. Aggiunge Adriano Pessina, responsabile 
del centro di ateneo di bioetica e ordinario di filosofia morale
all'Universit 
Cattolica di Milano: Non esistono bisogni speciali per disabili, ma uomini 
che hanno bisogno di mezzi straordinari per soddisfare come tutti esigenze 
ordinarie, quali l'istruzione, la mobilit, il lavoro. E il direttore
d'orchestra 
cerca di mettere in connessione le diverse realt esistenti sul territorio: 
figure professionali, servizi, enti locali, associazioni.

LIBRO BIANCO - Il disability manager nel nostro Paese stenta per a 
decollare, sebbene sia previsto per i Comuni che superano i 50mila abitanti 
dal Libro Bianco su "Accessibilit e Mobilit Urbana. Linee Guida per gli 
Enti Locali", curato dal tavolo tecnico istituito tra ministero del Lavoro e

delle Politiche sociali, Comune di Parma e associazioni che rappresentano le

persone con disabilit.

Sarebbe necessario - sottolinea Matilde Leonardi, coordinatrice del 
comitato tecnico scientifico dell'Osservatorio nazionale sulla disabilit e 
responsabile dell'unit operativa di Neurologia, salute pubblica e 
disabilit dell'Istituto Besta di Milano -. Spesso gli interventi sul 
territorio sono attuati in modo frammentario, senza un piano integrato. Non 
si tiene conto, poi, della Classificazione ICF (l'International 
Classification of Functioning, Disability and Health), proposta dalle 
Nazioni Unite. Per esempio - continua Leonardi - , due persone che soffrono 
entrambi del morbo di Parkinson e abitano al 4 piano, la prima isolata, 
senza ascensore e senza familiari, l'altra invece in uno stabile con 
ascensore e caregivers, hanno una disabilit diversa, perch sono 
differenti le condizioni ambientali.

UNIFORMARE LE POLITICHE - Favorire la diffusione di questa figura 
strategica per uniformare le politiche di abbattimento di tutte le barriere,

fisiche e culturali, che escludono o discriminano le persone con disabilit 
 l'obiettivo di SIDiMa - spiega Dalla Mora - . La neonata Societ si 
propone come interlocutore di istituzioni ma anche di associazioni di 
volontariato e di persone con disabilit. E, per rendere attuative le linee 
guida del Libro bianco, chiediamo di entrare a far parte dell'Osservatorio 
Nazionale sulla condizione delle persone con disabilit, presieduto dal 
Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

ALCUNE ESPERIENZE - In alcuni comuni, come quello di Parma e Montesilvano il

disability manager  un'esperienza ormai collaudata, ma si tratta di realt 
a macchia di leopardo. Occorre dare impulso alle linee guida tracciate dal 
Libro bianco, rendendo la figura del disability manager obbligatoria in 
tutti i Comuni - sottolinea Claudio Ferrante, disability manager che 
coordina l'Ufficio DisAbili del comune di Montesilvano - . Spesso dobbiamo 
ancora affidarci alla buona volont dell'amministratore sensibile, mentre si

continua a costruire con barriere nonostante le leggi che lo vietino. Vanno 
poi istituiti gli albi qualificati previsti dal Libro Bianco, per evitare 
che ci si improvvisi "disability manager": servono professionisti con 
competenze specifiche, acquisite grazie a un percorso di formazione serio.

ANCHE IN STRUTTURE SANITARIE - Il disability manager esiste anche in 
strutture sanitarie. Si va dallo "Sportello Senza Barriere" dell'ospedale 
riabilitativo Motta, che dal 2007 svolge circa 300 consulenze l'anno per 
privati e comuni, di cui il 90% per interventi di adeguamento degli ambienti

domestici, a un centro di riabilitazione umbro per bambini cerebrolesi che 
ha avviato "percorsi facilitati" insieme a medici di famiglia e ospedalieri 
per agevolare l'accesso ai servizi sanitari di persone con disabilit 
complessa. Dice Gianfranco Castellani, responsabile medico del Centro 
Speranza: Un ragazzo autistico che non riesce a descrivere i sintomi, in 
attesa al pronto soccorso pu sfasciare tutto.  difficile poi fare un 
prelievo di sangue a una persona che si dibatte e cerca di morderti e quasi 
impossibile eseguire un'ecografia addominale decente senza doverla tenere 
almeno in tre. Da qui la necessit che i medici sappiano relazionarsi con un

paziente che ha una disabilit complessa.

IN AZIENDA -Il disability manager serve anche in azienda, soprattutto in 
quelle di grandi dimensioni, afferma Consuelo Battistelli, che si occupa di

consulenza nel public sector in IBM, seguendo in particolare progetti di 
accessibilit. La legge Stanca - sottolinea Battistelli - doveva favorire
l'accesso 
agli strumenti informatici e ai siti web, ma ad oggi solo il 4% dei siti 
pubblici  accessibile. Per chi ha una disabilit visiva, poi, non sono 
affatto accessibili i social network, come facebook, che pure sono nati per 
consentire di relazionarsi con gli altri. Potrebbero essere ridisegnati con 
alcuni accorgimenti meno strutturati da un punto di vista visivo.

NEL VOLONTARIATO - In provincia di Novara Roberta Fornara partecipa come 
volontaria al progetto di integrazione scolastica "Calamaio". Non udenti, 
non vedenti, malati di Sla incontrano i bambini per spiegare la disabilit -

dice - . L'intento del progetto, nato all'interno del centro documentazione 
handicap di Bologna e ideato da persone con disabilit,  quello costruire 
fin dai banchi di scuola una cultura del superamento dell'handicap, inteso 
come difficolt che ci accomuna tutti e che si pu ridurre a partire dalla 
consapevolezza dei propri limiti e delle proprie risorse. E all'Inail, 
Istituto Nazionale Infortuni sul Lavoro , Margherita Caristi mette a 
disposizione le competenze acquisite come disability manager per favorire
l'inserimento 
di chi ha avuto un infortunio sul lavoro nella vita sociale e di relazione.

Maria Giovanna Faiella
10 luglio 2011
