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"INNAMORARSI DI UNA VOCE."
 ARTICOLO DI SALVATORE GIANNETTO con 3 allegati audio a corollario.
 
 
        non ti ho mai visto in faccia. Sei un'entit che non conosco. La tua voce mi giunge dal nulla e nel nulla si dissolve dopo la pressione di un pulsante, o al termine di una conversazione resa possibile a distanza dalla maga tecnologica.
 Non so chi tu sia. Ma la tua voce mi cattura; mi affascina; mi eccita e incendia il desiderio emozionale di una conoscenza pi intima e diretta.
 Ne assaporo la dolcezza; ne colgo il timbro corposo; me ne godo il colore intenso e mi stupisco del disinibito smarrimento che provo  ascoltandoti.
 Non vi allarmate. Non soffro di onanismo fisico e mentale, sebbene ritenga che la masturbazione sia un concreto atto d'amore verso se stessi e, purtroppo, un'astratta manifestazione di erotismo verso chi lo suscita inutilmente. "Ego te absolvo ab peccatis tuis, amen."  A volte mi domando se si provi maggior piacere nel conquistare o nell'essere conquistati; ma probabilmente si tratta di un piacere unico  inscindibile, neppure complementare l'uno all'altro.
 Vi prego di fare attenzione. Questo  un dilemma che tormenta specialmente l'artista dello spettacolo, al quale piace divorare il pubblico ed essere divorato a sua volta in una interazione che definirei cannibalesca. Non ci sono deroghe, n attenuanti. Le parti sono tenute all'osservanza del contratto stipulato con la compravendita del biglietto d'ingresso al circo, al teatro, al concerto e allo stadio.
 All'apertura del sipario, o della ribalta, inizia il rito di una possessione vicendevole e in teoria, reciprocamente appagante.
 Spesso, per, la vittima sacrificale a di questo rito antropofago  l'artista, anche lui soggetto al "sic transit gloria mundi." Il pubblico, nella sua eterna mutevolezza e nella sua anonima globalit rappresenta il branco sempre a caccia di nuove prede, di nuovi scalpi e di nuovi trofei.  L'istituzione internazionale che va sotto il nome di "star-System" e che gestisce l'industria  dello spettacolo ne alimenta la fornitura. induce molti presunti talenti a credere in paradisi che ben presto si trasformano in abissi infernali.
Promesse disattese; crediti inesigibili; speranze frustrate; debiti ricattatri; giovent dissipate nei provini truffa ed esistenze travolte da una creduloneria fallimentare.  Il pubblico, invece, possiede gli anticorpi tipici della massa. Reclama e soddisfa le proprie esigenze immolando giovani sedotti dal denaro e dalla notoriet.
Il mercato del lavoro artistico  un mattatoio nauseante in ogni comparto.
Ho visto gente prostituirsi per un applauso e per un trafiletto stampa.
Ho conosciuto gente disposta a sacrificare l'integrit fisica e morale dei figli e delle figlie, pur di ottenere un ruolo, una particina e una possibilit di esibirsi in pubblico per appagare la propria ambizione.
Ho parlato con persone ridotte ad amebe umane per aver ceduto alle lusinghe degli squali e dei procuratori di scritture artistiche.
Ho udito spettatrici e spettatori esclamare: "quella puttana e quella checca meritavano i nostri fischi e anche di peggio." I fischi e i "buh buh" sono le cesoie che stroncano i narcisi.  La platea  dura, spietata e inattaccabile.  Ma l'artista, il vero artista, vive in solitudine gli impulsi e le ossessioni di una creativit che diventa autolesionismo nel tentativo di esprimersi oltre i limiti delle risorse naturali.
Gli alcolici, gli stupefacenti e i farmaci psicotonici ti spalancano una dimensione ancora sconosciuta e traditrice.  amplificano le doti e le capacit d'espressione che le convenzioni sociali reputano incompatibili con l'ordinaria normalit.
 Poi s'innesca il processo di autodistruzione, che segue i suoi canoni inesorabili. L'artista ne ha una consapevolezza fatalista e totalizzante.
 Il tempo non ha pi importanza. Le relazioni umane sono effimere e transitorie. Le regole dell'arte vanno riscritte, se non abolite. Ci che conta  il nirvana dell'affermazione, della gratificazione e dell'esplorazione di nuove potenzialit artistiche sepolte dalla cultura modulare e modellata.
La vita in questo mondo non  altro che un mezzo, uno strumento, un veicolo dell'arte, anteposta alle miserie della vita stessa.
 L'elenco degli artisti uccisi dalle sostanze psicotrope  interminabile. Il 23 luglio di quest'anno, quasi rispettando una macabra tradizione, vi si  aggiunta la rockstar Amy Winehouse.
 E' di lei che parlavo sotto metafora all'inizio dell'articolo. Parlavo di Amy, il cui cognome Winehouse, [la casa del vino,] avrebbe potuto sostituirsi con "vodkahouse."  Perdonate l'ironia, che lei avrebbe certamente apprezzato se la vodka, i farmaci e la droga non l'avessero ammazzata a 27 anni e derubato la buona musica di una voce morbida e superba.
Presumo che le vostre riflessioni non siano troppo discoste dalle mie. Tante donne e tanti uomini finiscono nella droga senza godere dei vantaggi che la fortuna riserva ad artisti di successo.
   La cronaca ne ricorda parecchi morti alla stessa et e per le medesime ragioni di Amy.
Io non sono un critico musicale. Tuttavia, contrariamente al parere espresso da critici di professione, ritengo che la voce di Amy House non fosse nera.
 Non somigliava nemmeno lontanamente a Ella Fitzgerald, a Dyna Washington, ad Aretha Franklin, a Billie Haliday e ad altre voci scure del blues, del jazz, del rock, del pop e del soul. Amy Winehouse aveva una voce piena, ma limpida, talvolta perfino sexi, leziosa e priva delle roche sonorit afroamericane.
 Se mai dovessi adottare una lieve similitudine, l'avvicinerei pi a Madonna e a Barbara Streisand.  Il confronto, per, si risolverebbe in favore del talento di Amy Winehouse.  Direi quasi che la rockstar scomparsa avesse una voce accostabile a una viola d'amore.
   Se fosse possibile, accusando fin da ora gli eventuali frizzi dei musicologi, parlerei di un caldo e felice ritorno al romanticismo, non al sentimentalismo di maniera.
   Lei possedeva una vocalit ricca e duttile, che le consentiva di trasmigrare stilisticamente da un genere musicale all'altro.  Molte le incursioni nel  country, nel blues, nella ballad, nel jazz e nel rock melodico degli anni 50.   Me ne sono innamorato al primo impatto, sentendomi piacevolmente complice e partecipe di atmosfere nelle quali solo il genio artistico ti pu guidare prendendoti per l'anima.  Tra la vasta produzione, non ho scelto brani famosi come "rehab" e "Back to Black," contenuti rispettivamente in un video e nel secondo album di Amy Winehouse.  mi sono permesso di proporre alla vostra gentilezza i seguenti titoli: 1']: "WHAT IT IS ABOUT MEN;"  2']: "BLUES IN THE NIGHT."  Potrete ascoltarli al termine dell'articolo. Sono preceduti significativamente da un poco celebrato cantautore italiano: Piero Ciampi, del quale ho scelto il seguente brano: "IL VINO."   Concludo raccontandovi un divertentissimo infortunio occorso a un noto critico musicale di un altrettanto noto quotidiano. Costui scrisse e pubblic una stupenda recensione sulla prima rappresentazione di un opera lirica verdiana, che un teatro aveva programmato per un certo giorno e che non and mai in scena a causa di uno sciopero delle maestranze.
Ma il critico musicale ignorava la circostanza dell'agitazione sindacale proprio in occasione della recita. Cos, in ossequio alla prassi, pubblic la sua magnifica recensione il giorno successivo a quello in cui l'opera era stata vanamente programmata e alla quale avrebbe dovuto assistere diligentemente se non fosse stata soppressa.
 Ora provate a immaginare la rabbia velenosa del granduomo contro il sindacato, se ci riuscite. Saluti cordiali dal vostro modesto notista. S.G. 
