iBm
IBM compie 100 anni.
Articolo dal sito di "Repubblica" del 17 giugno 2011


http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/06/17/news/cento_anni_ibm-17806455/?ref=HRERO-1

LA STORIA
Il compleanno di Big Blue
cento anni e guarda avanti
In un secolo ha saputo cambiare pelle, e tiene testa ai grandi della 
Silicon Valley. La parola d'ordine: bisogna vivere come Mao in una 
rivoluzione permanente

Il compleanno di Big Blue cento anni e guarda avanti
dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI
NEW YORK - Il regista Stanley Kubrick aveva visto giusto, nel futuro - e 
ben oltre l'anno 2001 della sua "Odissea nello spazio" - ci sar sempre 
un Ibm a rappresentare il progresso tecnologico. Le mode vanno e 
vengono: guardate Pandora, la radio online che ha fatto scalpore 
mercoled alla sua prima quotazione in Borsa. Dopo un balzo iniziale del 
62%, gi al secondo giorno il titolo era sceso sotto il prezzo di 
collocamento. Forse un segnale che l'ultima "bolla di Internet" trainata 
da Facebook, Twitter, Linkedin volge gi al termine? Dall'alto del suo 
centesimo compleanno, celebrato proprio ieri, l'Ibm pu guardare con 
distacco alle febbri speculative della Silicon Valley, osservare con 
ironia il "capitalismo dei ragazzini" che domina l'attenzione dei media 
e pi volte ha decretato il declino dei dinosauri come Big Blue.

L'Ibm si situa al polo opposto di quel modello: anche geograficamente, 
ostinandosi a rimanere ad Armonk, nello Stato di New York, ben lontano 
dalla Silicon Valley dove germinano tutte le rivoluzioni tecnologiche da 
mezzo secolo in qua. Simbolo per antonomasia di un establishment 
capitalistico, il nome di Ibm non evoca il "glamour" di aziende fondate 
da ventenni o trentenni che promettono di trasformare il mondo (e a 
volte ci riescono). Per, per: chi l'avrebbe mai detto, oggi Ibm con i 
suoi 197 miliardi di dollari di capitalizzazione tallona Microsoft (200 
miliardi) in Borsa, e stacca nettamente Google (162 miliardi). E' la 
quinta azienda americana per il suo valore azionario. Ed  l'unica, nel 
ristretto club delle "centenarie" ad appartenere al settore hi-tech 
dell'informatica.

Un risultato simile non si ottiene per caso: del capitalismo 
schumpeteriano - quel motore della distruzione creatrice che ha nella 
Silicon Valley il suo epicentro culturale - Ibm ha imparato almeno una 
lezione: bisogna vivere come Mao Zedong in uno stato di "rivoluzione 
permanente". E in effetti la capacit di Ibm di cambiare pelle, 
trasformarsi, reinventarsi, adottare nuovi mestieri e nuove vocazioni,  
il segreto della sua stupefacente longevit. A ripercorrere le sue 
mutazioni genetiche, si mette insieme un "documentario storico" sul 
capitalismo industriale degli Stati Uniti, e sulle trasfomazioni sociali 
che lo hanno accompagnato. Nel 1911 l'embrione dell'Ibm nasce con il 
nome di Computer Tabulating and Recording Company, produce 
orologi-sveglia, orologerie per usi industriali, bilance, e le prime 
"schede perforate" per calcolatrici meccaniche: una premonizione. E' 
grazie a queste "schede perforate" che Ibm nel 1923 viene associata a 
un'impresa colossale, il primo vero censimento demografico su scala 
federale. Nel 1924 ribattezza se stessa International Business Machines 
e otto anni dopo  pronta all'appuntamento col New Deal di Franklin 
Delano Roosevelt: le calcolatrici Ibm sono indispensabili per gestire la 
Social Security, il primo sistema previdenziale moderno che viene 
lanciato come uno degli strumenti anti-depressione.

Nel dopoguerra, il 1956  l'anno del primo hard-disk, Ibm si lancia alla 
conquista del futuro creando il supporto magnetico per immagazzinare 
dati. E' il momento aureo che apre il suo predominio nell'industria dei 
calcolatori, i padri dei computer. Ibm  leader anche in quel settore 
intermedio che fa da ponte verso il pc, le macchine da scrivere 
elettriche nel 1961. Esattamente dieci anni dopo, lancia il floppy disk. 
Altri dieci anni, siamo nel 1981 ed ecco inaugurata con l'Ibm Personal 
Computer la rivoluzione dell'ra digitale. Fin qui tutto conferma la 
visione profetica di Kubrick, che vede in un supercomputer Ibm ("Hal", 
le tre lettere dell'alfabeto precedenti l'acronimo di Big Blue) il 
protagonista di una rivolta delle macchine contro la societ umana. Ma 
proprio in quella fase si situa uno dei pi gravi errori strategici del 
gruppo, una miopa che verr rinfacciata a lungo all'Ibm:  quando 
l'azienda troppo sicura di s lascia che un certo Bill Gates 
s'impadronisca del mestiere del software, considerato "subalterno". In 
realt il software domina tutta la fase successiva dell'ra digitale, 
mentre la produzione delle "macchine" diventa roba da paesi emergenti. 
L'appendice finale di quell'errore  la vendita ai cinesi di Lenovo di 
tutta la divisione personal computer dell'Ibm, una resa che avviene alla 
fine del 2004.

Ma gli epitaffi sono prematuri. Lo slogan "Think" che l'Ibm adott fin 
dai tempi del suo patriarca storico Thomas Watson, pungola successive 
generazioni di top manager a ringiovanire continuamente il gruppo: che 
si trasforma in una societ di servizi, leader mondiale nel fornire 
"chiavi in mano" le soluzioni integrate per tutta la gestione 
informatica delle imprese. Quasi a far dimenticare l'errore fatto con 
Bill Gates, in altri campi l'Ibm  visionaria:  una delle prime a 
saltare sul carro di Internet, o a scommettere sul "software aperto" e 
libertario di Linux, l'open source anti-Microsoft. A cent'anni, l'Ibm si 
 offerta il lusso di vendicare la sconfitta di Hal in "Odissea nello 
spazio": il suo supercomputer battezzato Watson come il fondatore, ha 
stracciato i concorrenti umani nel quiz televisivo "Jeopardy". Watson, 
assicurano gli ingegneri che l'hanno creato, non ha pi nulla da 
invidiare all'uomo: finalmente padroneggia anche l'ironia.

(17 giugno 2011)