occhio
Occhio in provetta da cellule staminali
> Dal sito di "Repubblica" di oggi mercoled 6 aprile 2011

 
> LA RICERCA
> Dalle staminali embrionali
> il primo occhio in provetta
> Studio giapponese su Nature: ottenuto in laboratorio, usando cellule di
> topo che si sono organizzate, in modo autonomo, per dar vita alla
> struttura tridimensionale. Secondo gli autori, si apre la strada alla
> creazione in futuro di retine artificiali per i trapianti in caso di
> malattie degenerative
> DI ALESSIA MANFREDI
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> Dalle staminali embrionali il primo occhio in provetta La copertina di
> Nature, dedicata alla ricerca giapponese
> NEANCHE i ricercatori che hanno lavorato all'esperimento si aspettavano
> un risultato cos importante. "Ci ha stupito", ammettono su Nature 1,
> che al loro lavoro dedica la copertina: il primo occhio in provetta da
> cellule staminali  stato ottenuto nei laboratori di uno dei pi grandi
> centri di ricerca giapponesi, l'istituto istituto Riken a Kobe. Un
> importante passo in avanti che, secondo gli scienziati, apre la strada
> alla futura realizzazione di retine artificiali per i trapianti in caso
> di malattie degenerative dell'occhio, anche se la cautela  d'obbligo:
> ci vorranno ancora molti anni e molte altre verifiche.
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> Biologi dello sviluppo, bioingegneri e biochimici, sotto la guida di
> Yoshiki Sasai, hanno utilizzato cellule staminali embrionali di topo. Le
> hanno poste in una cultura cellulare studiata ad hoc e lasciate libere
> di svilupparsi. Dopo dieci giorni le cellule si sono riorganizzate, in
> maniera autonoma, dando vita a "calici ottici", strutture che fanno da
> precursore all'occhio, formate da due diversi tipi di cellule
> organizzate in maniera tridimensionale per formare una sorta di 'tasca'
> che poi si sviluppa, dando vita alla retina.
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> Un'evoluzione che, prima di tutto, ha lasciato a bocca aperta gli stessi
> autori della ricerca. Non pensavano che le staminali si organizzassero
> in maniera autonoma, perch le cellule in coltura non erano spinte o
> dirette in alcun modo ad assumere una forma particolare. La genesi di un
> organo, scrivono, " un'operazione che richiede una complessa regia, in
> grado di controllare il modo in cui diversi tipi di cellule
> interagiscono fino a ottenere un comportamento collettivo, che
> progressivamente forma i tessuti". Ed  tuttora poco chiaro, si legge
> ancora su Nature, "come parti individuali, localizzate, siano in grado
> di coordinarsi per dare vita ad un intero organo".
>
> Il lavoro ha dimostrato come la formazione dell'occhio sia dipendente
> solo da un programma intrinseco delle cellule, una sorta di auto-ordine
> "che dirige posizione e differenziazione di ogni elemento". Oltre a
> risolvere il problema finora senza soluzione di come si formano queste
> strutture, aggiungono i ricercatori, la ricerca potrebbe portare alla
> preparazione di retine coltivate in provetta per poter essere usate nei
> trapianti.
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> Si tratta di un traguardo straordinario, commenta Vincenzo Sarnicola,
> presidente della Societ Italiana cellule staminali e superficie oculare
> (Siccso), docente di Chirurgia della superficie oculare all'universit
> di Siena, e primario oculista a Grosseto. "La strada  sicuramente
> quella buona, ma va detto che  ancora molta quella da fare" per poter
> capire se i risultati saranno applicabili all'uomo.
>
> Sasai e colleghi sono riusciti ad ottenere "in provetta" un organo
> tridimensionale e complesso come questo abbozzo di occhio, senza dover
> utilizzare "basi" biocompatibili come si fa, per esempio, nei laboratori
> che lavorano ad altri organi artificiali, come polmoni o cuore. In pi
> l'organo  stato creato in modo spontaneo, come se le cellule fossero
> guidate da una sorta di programma di lavoro interno.
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> Molti aspetti restano da chiarire, ma i ricercatori non dubitano che si
> possa inaugurare una nuova pagina della medicina rigenerativa e, con
> essa, "nuove strade per il trapianto di tessuti della retina ottenuti
> artificialmente, invece del semplice trapianto di cellule".
>
> Un impiego clinico, per,  ancora lontano. Oggi l'uso delle staminali
> per ricostruire le superfici degli occhi  diventato di routine, spiega
> il professor Sarnicola: "Siamo in grado di ottenere risultati
> emozionanti, con pazienti che dopo 40 anni tornano a vedere". Il
> discorso, per, si fa pi complesso per i tessuti nervosi, dove, ad oggi
> non si sono ottenuti grandi risultati. "Ci sono due ordini di problemi:
> prima di tutto si deve sviluppare un tessuto sano, in secondo luogo, un
> metodo di collegamento". Come nel caso della retina, che ha una duplice
> funzione: oltre a recepire stimoli, li deve ritrasmettere. "Proprio
> questo ultimo aspetto, il metodo di collegamento, rimane ancora
> particolarmente complesso", conclude Sarnicola.
> (06 aprile 2011)
