guerra
 Dal boom al clic: la guerra diventa digitale
art. proposto da D. Taddei in privato, 07\04\2011, h. 20.08.



tratto dagli speciali di www.focus.it
http://www.focus.it/Speciali/

Nel terzo millennio anche la guerra si aggiorna e si evolve: fucili e cannoni lasciano sempre pi spazio a mouse e tastiere, pi silenziose ma non meno letali. E mentre i governi organizzano le prime cybertruppe, il mondo assiste alle prime vere battaglie digitali: per ora sono state incruente, ma secondo alcuni analisti le conseguenze di un conflitto elettronico su larga scala potrebbero essere paragonabili a quelle di uno scontro nucleare. Ma come si innesca una guerra nucleare? Quali sono i suoi obiettivi? E come ci si protegge?
Al posto del fucile, un portatile.  il cyber soldato.
Siberia, giugno 1982: un satellite di sorveglianza americano registra una potentissima esplosione.  uno dei pi importanti gasdotti sovietici che salta in aria. La causa? Il malfunzionamento di un sistema di controllo computerizzato che gli 007 del KGB avevano rubato in Canada. Ma ci che i sovietici non sapevano era che la CIA aveva modificato il software di quel computer perch nel giro di qualche mese aumentasse a dismisura la pressione del gas all'interno delle condutture. Il risultato fu la pi grande detonazione non nucleare della storia e la prima dimostrazione della potenza di una "logic bomb". 
Trent'anni dopo, la Guerra Fredda tra USA e URSS  finita e, almeno ufficialmente, gli agenti segreti non si fanno pi gli scherzi. Ma allo stesso tempo gran parte delle nazioni affida la propria sopravvivenza a sistemi informatici che regolano il funzionamento di fonti energetiche, telecomunicazioni, trasporti, informazione, economia. E che grazie a Internet sono tutti collegati tra loro in un unica grande rete. Quali potrebbero essere le conseguenze di un'esplosione digitale in un simile scenario? 

Difendere la rete
Se lo  domandato il Presidente USA Barack Obama, che ha definito l'infrastruttura digitale americana "una risorsa strategica di importanza nazionale". E per difenderla ha inaugurato, alla fine del 2009, la prima unit di Cyber Commandos, un corpo speciale il cui compito  quello di difendere gli interessi online degli Stati Uniti e condurre attacchi informatici contro i nemici elettronici del Paese. Nei mesi successivi molti altri paesi come Gran Bretagna, Germania, Estonia, Cina, hanno seguito la stessa strada. 
Ma allora la guerra digitale non  un'invenzione dei media? Sembra proprio di no. Anzi, il conflitto  gi iniziato.
SOMMARIO
Guerra, guerriglia e guerriglieri
Come difendersi
Esagerazioni mediatiche

Guerra, guerriglia e guerriglieri

Noi non ce ne siamo ancora accorti ma le battaglie digitali si combattono gi da diversi anni e secondo gli esperti il peggio deve ancora venire. E tutti possono partecipare: basta scegliere da che parte stare e scaricare le proprie armi da Internet.
Nessuno sembra quindi al sicuro dal pericolo della cyber guerra, nemmeno gli Stati Uniti. Anzi, come sottolinea Clarke, pi una nazione  evoluta e si affida alla tecnologia pi diventa vulnerabile. 
In un recente intervento pubblico il generale Keith Alexander, a capo della neonata unit di difesa digitale del Pentagono, ha ammesso che  solo questione di tempo prima che gli Stati Uniti siano attaccati da qualcosa di molto simile a Stuxnet. E Fabio Ghioni, un hacker italiano, in una recente intervista conferma i timori: "L'attacco pi grosso  in preparazione da almeno sei anni e finora ha infettato le reti energetiche americane ed europee attraverso virus gi pronti per essere attivati". 

Dalla cyberfionda all'arma definitiva
Ci che spaventa di pi Alexander e tutti gli esperti di guerra digitale  la velocit con cui si sono sviluppate le armi negli ultimi 3 anni. Le prime cyber battaglie risalgono infatti al 2007 e al 2008 e si combatterono sul fronte russo. Il primo attacco fu portato alle infrastrutture dell'Estonia, uno dei paesi pi informatizzati del mondo e il primo dove si pu votare via web. I siti del governo, del parlamento, delle banche e degli organi di informazione furono oscurati per giorni da un attacco DDOS (Distributed Denial of Service, una tipologia di attacco che, di fatto, invade i server vittima di richieste, al fine di renderli non disponibili. Vedi box).
I capi del governo di Tallin si appellarono all'articolo 5 della NATO che prevede la difesa collettiva dello stato aggredito e accusarono di atto di guerra la Russia di Putin. E sempre la Russia sembrerebbe essere responsabile dell'attacco DDOS che nell'estate successiva, quella del 2008, colp la Georgia: i server della piccola repubblica transcaucasica furono presi di mira in modo cos violento da costringere gli amministratori delle reti informatiche del paese a spegnerle, isolando di fatto l'intero paese da Internet. 
Si trattava comunque di attacchi semplici, che si limitavano a disabilitare siti web e reti informatiche. Niente a che vedere con la potenza distruttiva di Stuxnet.
ARMI FREEWARE
   
 
L'ATTACCO DDOS
 un attacco che porta il funzionamento di un servizio informatico al limite delle prestazioni, fino a farlo cadere. Un sito web pu per esempio essere messo in crisi da migliaia di tentativi di accesso contemporanei. Per ottenere questo risultato si impiegano delle botnet, cio reti di migliaia di computer collegati tra loro e reclutati all'insaputa dei proprietari grazie a dei virus. 
 
  
Ma la Rete non  un campo di battaglia riservato a governi, servizi segreti ed esperti: chiunque, con pochi click, pu trasformarsi in un micidiale guerrigliero dotato di armi letali Una delle pi usate e pericolose, una sorta di versione digitale dell' AK-47 ,  LOIC, un software gratuito scritto in linguaggio C normalmente impiegato per testare le performance di un sito web quando  sottoposto ad un intenso traffico. Se utilizzato da migliaia di persone contemporaneamente, o da una botnet, pu portare in pochi minuti a un DDoS. 
 stato utilizzato lo scorso dicembre da Anonymous, un non meglio identificato gruppo di simpatizzanti di Wikileaks per far cadere i siti di Paypal, Visa e Mastercard e Amazon. Queste aziende, dopo la pubblicazione online dei documenti riservati delle diplomazie internazionali, si erano infatti apertamente schierate contro l'organizzazione di Assange sospendo i loro servizi di raccolta fondi e di hosting. E sempre la stessa organizzazione, il 6 febbraio 2011, ha attaccato il sito istituzionale italiano Governo.it rendendolo irraggiungibile per poche ore. 
Ma alla fine Anonymous si  rivelato tutto sommato innocuo: lo scarso coordinamento degli attivisti e la mancanza di un leader riconosciuto al loro interno hanno reso gli attacchi praticamente inoffensivi: solo qualche ora di down dei siti in questione, ma hanno sollevato numerose questioni. Per esempio, un attacco di questo tipo  un crimine? 
"LOIC, se utilizzato da una sola persona, non fa che mandare un normale numero di richieste ad un sito web, ma se impiegato da decine di migliaia di individui nello stesso istante diventa letale. Eppure ciascuno di essi potrebbe non aver commesso alcun crimine", ha spiegato a 
NewScientist qualche settimana fa Lilian Edwards, docente di diritto informatico all'Universit di Glasgow.


Come difendersi

Ma come ci si difende da tutto questo? Con una versione un po' pi potente degli antivirus e dei firewall che proteggono i nostri computer di casa o dell'ufficio? "No", spiega Clarke, "serve una vera e propria strategia difensiva di tipo militare che preveda in modo specifico e dettagliato i passi da intraprendere in caso di attacco, le responsabilit e gli strumenti".

Difese digitali 

La rete  la prima infrastruttura da difendere
Secondo l'esperto, non potendo proteggere uno per uno in maniera efficace tutti computer e tutte le reti informatiche civili, industriali e militari di una nazione, occorre spostare la prima linea di difesa il pi possibile lontano dai centri nevralgici del paese. 
Se sappiamo che un ladro vuole entrare nel nostro condominio,  pi facile proteggere la porta di ogni appartamento o sorvegliare l'ingresso principale del caseggiato? Ovviamente  molto pi sicura, efficace ed economica la seconda ipotesi. Lo stesso nel caso in cui lo spazio da difendere sia quello digitale.

Prima la Rete, poi le donne e i bambini

"Le prime infrastrutture da proteggere sono le dorsali" afferma Clarke, cio i collegamenti a Internet di primo livello che formano l'ossatura principale della Rete, quella alla quale si collegano tutti gli Internet Provider per fornire la connettivit agli utenti. Tra queste AT&T, Verizion, Tinet, solo per citarne alcune. Il 90% del traffico Internet mondiale passa da questi provider: per mettere in sicurezza la quasi totalit della Rete basterebbe tenere sotto controllo ci che passa sui server di queste aziende. 
E qui la faccenda si complica perch si tratta di imprese private, alle quali i governi dovrebbero dare mandato di verificare ci che transita sulle loro linee, con evidenti problemi di privacy e di commistione tra sicurezza nazionale e affari privati. Dal punto di vista tecnico, un monitoraggio di questo tipo sarebbe possibile gi oggi, tramite l'installazione di una rete mondiale di "superfiltri", computer appositamente programmati per passare al setaccio tutto il traffico internet che passa sulle dorsali e intercettare eventuali minacce o anomalie. 

Proteggere la rete elettrica. 

La Federal Energy Regulatory Commission, l'ente governativo americano che gestisce la distribuzione di energia elettrica, dal 2010 ha inziato a infliggere pesanti sanzioni a tutte le societ elettriche non adeguatamente protette dal punto di vista informatico. Si tratta di una risorsa dalla quale dipende l'intero funzionamento di un paese e sarebbe una delle prime ad essere prese di mira da un atto di cyberguerra. 
Ma la rete elettrica  connessa ad Internet? Non proprio, ma  dotata di una serie di apparecchiature e strumenti di controllo che possono essere gestiti da remoto attraverso collegamenti informatici. Basta avere la chiave per entrare in uno di questi sistemi per poter "spegnere" un'intera nazione nel giro di pochi minuti. Clarke suggerisce di proteggere trasformatori, generatori e centrali di distribuzione con software di criptazione e autenticazione che rendano il pi possibile complesso per un terrorista o per un nemico l'accesso al grid elettrico. 

Proteggere le reti militari

Secondo Clarke, in caso di guerra,  necessario proteggere prima di tutto le infrastrutture e le reti militari perch hanno l'obiettivo di proteggere tutto il resto. Va da s che questa attivit ha una componente tecnologica ma, come abbiamo visto, anche una "educativa" nei confronti del personale che ha accesso alle strutture.

Esagerazioni mediatiche
E se invece fosse tutta una montatura mediatica fatta per vendere libri e giornali? Sono in molti a sostenere che, alla luce delle attuali tecnologie, la paura di una cyberwar sia ingiustificata. Ecco i loro argomenti.

Non tutti per condividono queste teorie cos catastrofiche. In un rapporto recentemente reso pubblico, l'OCSE afferma che il rischio di cyber guerra  decisamente sovrastimato. Peter Sommer e Ian Brown, gli esperti dell'Oxford Internet Institute che hanno condotto lo studio, spiegano che gli attacchi DDos ai quali abbiamo assistito in questi mesi non sono da considerare atti di guerra, ma piuttosto sabotaggi di poco conto che hanno colpito superficialmente poche persone. 
Sommer e Brown sono scettici anche sulla possibilit di una vera guerra digitale tra nazioni: le conseguenze derivanti dall'uso di queste armi sono cos imprevedibili che nessun paese si azzarder a fare il primo passo. Sar... ma si diceva cos anche della bomba atomica. 
E comunque concludono i due accademici, se anche dovesse succedere, non avrebbe i terribili effetti previsti da Clarke. Le tecnologie oggi disponibili sono infatti in grado di sopperire rapidamente ai danni provocati da un attacco informatico: le reti di comunicazione e le infrastrutture verrebbero ripristinate nel giro di brevissimo tempo, la luce tornerebbe e tutto riprenderebbe in breve tempo a funzionare.