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Il web libero e aperto st morendo?
articolo postato da G. Monni, su smanettando, 08\01\2011, h. 18.40.


IL FUTURO DELL'ON LINEAiuto, si  chiusa la Rete

di Elisa Manacorda

Cresce l'interesse per applicazioni o piattaforme semichiuse. Dove

passare contenuti a pagamento. E il Web libero deve trovare nuove

strade. Parla il guru di Internet

L'estate scorsa Chris Anderson, fondatore del mensile americano "Wired"

e indiscusso guru di Internet, ha fatto litigare gli appassionati di Web

di mezzo mondo con la sua tesi pi o meno provocatoria secondo cui il

Web libero e aperto sta morendo, sostituito da una serie di circuiti

chiusi, come le applicazioni per iPad. Il futuro insomma sarebbe dei

"giardini recintati", come li ha definiti lui: canali di comunicazioni

semplici, facili, molto meno aperti e anarchici rispetto al festoso

casino della libera navigazione sul Web. Ne  seguito un dibattito

mondiale, appunto, in cui hanno accusato lo stesso Anderson di essersi

imborghesito, di essere diventato paladino dei contenuti a pagamento, di

essere pure in conflitto di interessi perch, nella sua posizione, dalla

morte dell'open Web avrebbe molto da guadagnare.

Passato un trimestre da quel temporale, Anderson oggi ci sorride: sta

per compiere cinquant'anni, alle critiche  ormai abituato. E parlando

con "L'espresso" spiega che adesso forse - esaurita la ventata polemica

degli arrabbiati - il dibattito pu fare qualche passo avanti,

nell'interesse di tutti.

Si aspettava tutto il caos nato da quel suo articolo?

"Ovviamente. Abbiamo scelto quel titolo provocatorio ("Il Web  morto,

lunga vita a Internet") proprio per dare il via al dibattito in Rete. Se

avessimo fatto una copertina del tipo "Sempre pi spesso i contenuti

professionali vengono distribuiti tramite Internet, ma non sono

disponibili sul Web aperto", saremmo forse stati pi precisi, ma nessuno

avrebbe comprato il giornale...".

Tra le critiche che le hanno rivolto, le pi sostanziali riguardano i

dati sui quali ha basato le sue osservazioni. Il Web, dicono i suoi

detrattori, non  mai stato cos in salute, visto che il traffico

globale  in aumento e siti come Facebook (che  pur sempre Web) sono in

crescita esponenziale...

"Questa gente non ha capito i nostri grafici. Noi abbiamo usato la

misura del traffico come indicatore approssimativo della quantit di

tempo in relazione all'attenzione.  un gioco a somma-zero: una giornata

 composta da 24 ore, e quelle che passi su un medium non puoi passarle

su un altro. Il traffico complessivo  in crescita,  vero, ma il

settore che cresce pi rapidamente  anche quello che raccoglie

l'attenzione maggiore, che  quello che volevamo dimostrare. Per altro,

vorrei far notare che Facebook non fa parte del Web aperto (non puoi

cercarci contenuti con Google), e questo non fa che convalidare

l'ipotesi della progressiva chiusura dei contenuti sul Web".

Ma se diamo per buona la morte del Web, chi  l'assassino?

"Chiariamoci: il cambiamento di cui parlo io  riferito soprattutto al

mondo commerciale, e non al Web in quanto piattaforma di gratuit e

impegno. L'open Web - vale a dire l'era vissuta attraverso i browser -

sta vivendo una fase di crisi principalmente per ragioni legate al ciclo

del capitalismo, e perch l'utente, nella maggior parte dei casi, tende

a preferire applicazioni o piattaforme semichiuse. Perch? Perch sono

pi funzionali, comode e rispondono meglio alle esigenze del mercato.

Detto questo, non si tratta di un cambiamento in meglio o in peggio, 

semplicemente la strada verso cui si  indirizzato l'uso commerciale di

questo mezzo. Per quanto riguarda le responsabilit, non si pu indicare

un "killer" in particolare. Diciamo che parte della colpa va alla

crescita dell'Internet mobile: le applicazioni sembrano essere il modo

migliore di avere contenuti su smartphone e tablet, e di soddisfare le

necessit degli utenti. Cos le aziende e i fornitori di servizi

preferiscono questo modello, come pure i consumatori".

Lei ha dichiarato: "Personalmente spero che il Web aperto vinca". Ma in

che modo si pu ribaltare quella che lei descrive come una strada gi

segnata?

"Una soluzione potrebbe essere rappresentata dall'Html5, che potrebbe

consentire di reggere l'assalto dei contenuti a pagamento e delle

applicazioni chiuse. Se l'open Web riuscir a offrire lo stesso tipo di

esperienza garantito oggi dalle applicazioni (per esempio una maggiore

interazione dell'utente con i siti), ci saranno buone probabilit di

salvezza. Altrimenti, a salvarlo potrebbero essere gli utenti stessi,

qualora decidessero di rifiutare quelli che definisco i "giardini

recintati". Ribadisco: la morte del Web di cui parlo riguarda il

contenuto commerciale. Da questo punto di vista la spinta verso le

applicazioni  forte e chiara. La Rete, per,  fatta anche di nicchie,

di persone che ci passano del tempo con impegno e con passione. Questa 

la parte del Web che continua a vivere e anzi, pu far rinascere il

mezzo. Penso che il Web aperto abbia ancora il 50 per cento delle

possibilit di sopravvivere e vincere la competizione".

Ma secondo lei Web aperto e contenuto gratuito sono necessariamente

sinonimo di scarsa qualit?

"No, al contrario. Ma credo che ci sia molta confusione rispetto al

concetto di qualit. Quello che  importante sul Web non  tanto la

qualit in senso stretto, ma la rilevanza, cio l'interesse che un certo

contenuto suscita nel pubblico. Il Web libero  in gran parte fatto da

navigatori amatoriali che scrivono, con passione, di argomenti

estremamente specifici: questo potrebbe essere considerato contenuto di

scarsa qualit, ma essendo molto specifico, riveste una grande

importanza presso un pubblico settoriale. Sotto questo aspetto, il Web 

vivo e vegeto. Io mi immagino uno scenario di questo tipo: i

professionisti si spostano progressivamente verso una Rete chiusa, i

"dilettanti" continuano a implementare il Web libero. Non  un caso che

i grandi gruppi editoriali stiano spostando i loro contenuti (giornali e

riviste) sulle apps per iPad e simili, togliendoli di fatto dal Web libero".

Come si immagina allora il futuro del Web? E quali saranno gli attori

principali?

"Posso solo fare luce su quelle che mi sembrano le tendenze attuali. E

quello che vedo,  una progressiva chiusura del Web. Detto questo, penso

che i player principali saranno quelli che vediamo gi oggi, le societ

come Apple o Facebook, i produttori di Hollywood e quelli di

videogiochi, che avranno certamente un ruolo di primo piano nel futuro

prossimo come fornitori di contenuti per il Web chiuso".

L'Italia  ancora molto indietro negli investimenti nella banda larga,

cos che la diffusione della Rete stenta a decollare. Come se ne esce?

"In generale, pi un governo promuove attraverso le leggi la concorrenza

tra privati, pi i consumatori traggono benefici dall'offerta di

servizi. Di solito questo si ottiene non tanto con un impegno economico

diretto dei governi, quanto con dei modelli regolatori che incoraggino

gli investimenti privati".

Secondo lei esiste un problema di libert sul Web? Che tipo di

regolamentazione si immagina per una Rete sicura ma senza censure?

"Credo che in effetti la libert consentita da Internet possa generare

degli abusi. Ma una regolamentazione troppo rigida ha i suoi costi, come

mostra chiaramente l'esempio della Cina. Per di pi, la Rete ha un

carattere sovranazionale, mentre le leggi tendono a essere locali o

nazionali. E la tecnologia rende molto facile aggirare le normative, il

che mina alla base gli effetti e il rispetto delle leggi stesse. Il mio

consiglio? Una regolamentazione "light", cos che il legislatore non ci

perda la faccia".

ha collaborato

Giulia BelardelliItalia sotto la lenteAlcuni dati sulla penetrazione della Rete e dell'informatica di consumo

in Italia, dall'ultimo rapporto Istati su "Gli italiani e le nuove

tecnologie" (dicembre 2010)

57,6 % la quota di famiglie italiane che hanno almeno un pc, pi 3,4 per

cento rispetto al 2009. La percentuale sale all'81,8 per cento se in

casa c' almeno un minorenne.

95,6 % la quota di famiglie italiane che hanno almeno un televisore in casa.

9,8 % gli italiani sopra i 65 anni di et che possiedono un pc. Nella

stessa fascia anagrafica, il 63,6 per cento possiede un telefonino.

47,6 % la quota di famiglie italiane che non hanno un accesso a Internet

in casa. Oltre un italiano su cinque (23 per cento) considera Internet

"inutile"

38,8 % la quota di utenti di Internet che usa un portatile con

collegamento senza cavi (WiFi).

45,5 % la quota di utenti di Internet che si collega ai social network

(Facebook, Twitter, Myspace ecc).
