Paolo
Commosso ricordo del combattente radicale Paolo Pietrosanti.
C. Loiodice,A. Rossi,Monica,G. Wess,P. Graziani...

e inoltre:

A. Russo, L. Di Noia, S. Pasquini, J. Balocco, F. Fogarolo, M. Palma, 
Chiara Badussi, Igino Cuomo, Donato Taddei    


Carlo Loiodice su mbx
 

Anche se in qualche modo ero preparato a riceverla, la notizia, datami per 
telefono da un comune amico, mi  arrivata come un diretto allo stomaco. Da 
oggi Paolo Pietrosanti non  pi fra noi. Aveva compiuto cinquant'anni alla 
fine del giugno scorso e in quella occasione, sua moglie Ursula, spulciando 
nella rubrica, aveva individuato alcuni amici da invitare ad una festa a 
sorpresa, ovviamente all'insaputa del Paolino. Ero previsto anch'io fra i 
congiurati. Ma si dava il caso che quel giorno avrei dovuto essere, e in 
effetti ero in Spagna. In seguito, con Paolo ci siamo sentiti solo per 
telefono. L'ultima volta, un mesetto fa, la cosa avvenne in modo bizzarro. 
Scorrendo la posta elettronica, trovai un messaggio proveniente 
dall'indirizzo di Ursula. Essendo informato sulla situazione clinica, pensai 
che l'inevitabile fosse accaduto e mestamente aprii. No! Paolo era ancora 
vivo! Aveva soltanto resettato il cellulare, con ci perdendo la rubrica! 
Allora lo chiamai immediatamente e sentii una voce assolutamente serena che 
mi riconfort. Mi parl di chemioterapia e di terapia del dolore come se 
stesse parlando del tempo che fa. Ma a un certo punto mi disse che dovevamo 
interrompere perch stava in una posizione scomoda. Non volli approfondire e 
ci salutammo.
Ora mi resta un ricordo forte della persona. Quel radicale che nell'estate 
del 2003 ci coinvolse in una delle pi rivoluzionarie contestazioni mai 
accadute nel mondo della cultura: un gruppo di ciechi che salirono sul palco 
del Premio Strega, dopo aver distribuito un dischetto con i testi 
digitalizzati dei cinque finalisti; e ci allo scopo di additare nuove 
strade per un reale accesso alla cultura da parte dei disabili visivi. 
Malgrado la presenza di tanti giornalisti alla manifestazione, nessun 
giornale ne parl e quindi la notizia, data oggi in questo modo, potrebbe 
essere ritenuta falsa. Ma intanto su quella strada noi si andava avanti, un 
po' collettivamente e un po' individualmente. Individuale fu l'azione di 
Paolo, che fece parlare di s quando annunci la messa online del libro di 
Harry Potter di prossima uscita. Quella volta, pur in modo non 
avventuristico, rischi da solo. Meno rischiosa fisicamente, ma di grande 
impegno politico fu la sua partecipazione alla commissione voluta dal 
ministro Rutelli che doveva individuare delle linee per un'editoria 
accessibile. Com' andata? Visto il clima celebrativo dell'unit d'Italia, 
diciamo che  andata come con Garibaldi: le somme le han tirate gli altri, 
ma nel cuore della gente c' lui.
Se voleste ascoltare ancora la sua voce, andate qui:
http://www.pietrosanti.net/podcasting/index.html
Alessandra Rossi su listavista.
 
Quando l'ho conosciuto ho fatto fatica a comprendere la sua personalissima 
vis polemica: erano altri tempi . Oggi la sua combattivit coraggiosa e 
determinata mi mancher, Grazie Paolo.
Monica.
 
Non conoscevo personalmente Paolo,
ma ho sempre ammirato la sua forza, la sua determinazione nel portare avanti 
battaglie importanti, per l'accessibilit dei ciechi alla cultura enon solo.
Gli sono grata per tanti traguardi ottenuti grazie al suo impegno, da ultima 
la sua decisiva azione di protesta, quando si  incatenato fuori dalla posta 
centrale di Roma, affinch noi correntisti non vedenti di bancoposta 
on-line ottenessimo il ripristino del codice dispositivo, promesso vanamente 
da mesi dalle poste.
Sono veramente affranta, non  giusto che il destino si porti le persone via 
cos.
Grazie Paolo, con tutto il cuore.
Abbraccio i suoi cari, e tutti voi, insieme preghiamo per Paolo e affinch 
ci sia un mondo pi giusto.
Monica


Giuseppe Wess.
 
Non ho conosciuto Paolo direttamente, ma indipendentemente dal condividere le sue idee, non poche, non conformi, conseguite da azioni provocatorie e coraggiose, da pagare anche personalmente, levo il mio cappello in suo onore.
Persone come lui costituiscono uno stimolo impegnato.
I frutti forse non saranno evidenti, appariscenti, ma reali.
Un abbraccio ai suoi cari e a chi gli  stato maggiormente vicino.
Paolo Graziani.
 
Apprendo solo ora la tragica notizia della scomparsa di Paolo Pietrosanti, che mi lascia sgomento poich non sapevo della gravit del suo stato di salute.

Il pensiero mi ha riportato a quando ci siamo conosciuti, 13 anni fa, quando dei comuni amici lo avevano messo in contatto con me. Aveva avuto il tracollo della vista e la scoperta che il computer poteva ridargli un minimo di autonomia nella comunicazione e nella lettura gli aveva ridato quella carica che lo ha sempre caratterizzato. Mi venne a trovare a Firenze per capire meglio cosa poteva fare con il programma Parla, la posta elettronica e la navigazione web. Nasceva cos quel tormentato rapporto, misto di reciproca stima ma anche di frequenti contrasti di opinioni che adesso purtroppo si  interrotto.

Mi mancheranno i suoi sferzanti commenti e le sue sparate provocatorie, sempre sopra le righe, la sua prosa martellante, fatta di frasi ripetute per farle entrare nella testa anche dei distratti.

Addio Paolo, lasci un grande vuoto. 

Per l'ultima volta mi firmo con l'iniziale del cognome aggiunta al nome, che mettevo proprio per non essere confuso con l'altro Paolo.

Paolo G.



Antonio Russo.
caro paolo, non ti dimenticher mai, sarai un punto fermo della mia semplice esistenza, una stupenda lezione di vita, un sereno e serio approfondimento del nostro precario cammino, grazie sempre per l'illuminata neccessit della tua preziosa presenza. con affetto tonino.
Luigi Di Noia.
 
anch'io ho conosciuto paolo, e spesso ci si sentiva per telefono.
mi unisco con profondo dolore al lutto di tutti noi, e della sua famiglia.
Luigi dinoia.


Silvano Pasquini su listavista.
Cari tutti, ho conosciuto Paolo in occasione di un "Premio Strega", durante il quale si dimostr pubblicamente quanto e come un libro potesse diventare accessibile in pochi passaggi, evitando ore e ore di Scanner perch il cartaceo ridiventasse un file e poterlo finalmente leggere.
Uomo di grande tempra e di grande tenacia, riusc a farci accedere alla Sala con indescrivibile civismo e determinazione, anche se, uscendone, fummo tutti schedati dal Servizio D'ordine presente.
Sempre per la causa dei testi in formato elettronico sfid la Salani editori che lo querel per aver distribuito in modo dimostrativo alcune copie delle "Avventure di Herry Pottter"; querela che affront con determinazione e che super brillantemente, forte della convinzione che l dove non fosse legittimo il fatto era, per, legittimo il diritto alla cultura di chi non vede quando tecnicamente gli Strumenti lo consentono (art. 3, Costituzione italiana).
Lo ricordo con affetto particolare, pur nella diversit della visione politica, per lo spirito battagliero e per la capacit di argomentare le sue convinzioni sempre ricche di intensa solidit morale.
Abbiamo sicuramente perso un bravo compagno di lotta; un serio assertore di verit e diritti nell'esercizio del proprio dovere di politico e di cittadino.
anche da me, alla famiglia tutta, il pi sentito e sincero cordoglio.
Silvano Pasquini
Jacopo Balocco su listavista

10.800 sono i risultati che compaiono su Google digitando Paolo Pietrosanti.
Sono rimasto davanti al monitor a scorrere i vari titoli, dal premio strega a quando si era incatenato ed oltre.
Mi e' passato davanti un pezzo di storia, anche di questa lista. Molta tristezza, ma anche molto orgoglio per aver avuto la fortuna anche solo di leggere i suoi messaggi.
Un abbraccio
Iacopo
Flavio Fogarolo sulistavista.

Desidero anche io unirmi al cordoglio di tutti nei confronti della famiglia.
Non conoscevo Paolo se non per i suoi interventi in lista, sempre pungenti e mai banali, e per le sue provocatorie e ironiche trasmissioni su pulsante radio web.
nonch e per le importantissime iniziative da lui intraprese a favore della accessibilit alla lettura...

Ci mancher molto.

Mario Palma su listavista
"Con Paolo dialogavo per lunghe ore su Dio e la fede"
cari amici,
quando  passato il messaggio di Carlo Loiodice prima ancora di aprirlo ero assolutamente sicuro, purtroppo, che si trattava di Paolo.
Da mesi avvertivo una pressione interna che mi informava della sua imminente dipartita e tuttavia un grosso imbarazzo mi impediva di telefonargli.
Quando il mostro implacabile ti distrugge il fisico hai bisogno di raccogliere tutte le tue forze per combatterlo e perci in tale condizione anche una lunga e appassionata telefonata pu essere un fastidio che io non intendevo arrecargli.
Purtroppo la nostra cecit  un grosso ostacolo nella trasmissione di affetto e vicinanza a chi si dibatte tra il dolore e il dormiveglia dei potenti sedativi.
In questo periodo Paolo normalmente si recava in Germania e al ritorno ci si sentiva per lunghe ore.
Tra tutti era la persona delle liste che maggiormente conosceva della mia vita e del mio modo di pensare.
Con lui ateo dichiarato e convinto, ad esempio, potevo parlare per delle ore di Dio, delle scritture e della fede e su questi argomenti scorreva addirittura un feeling di simpatia tra di noi.
Del resto proprio la biografia di Paolo attesta che il suo rispetto e la sua attenzione per il "diverso" fosse molto piu' che una dimostrazione di civilt e buona educazione: Paolo, infatti,  sposato con una credente protestante e ci siamo anche scambiato del materiale che lui ha molto apprezzato.
Amava la moglie e adorava la sua bambina. Ma la lezione migliore che ci lascia, secondo me,  la capacit di mettersi ingioco e battersi fino all'ultimo per le proprie idee.
Penso che molti se non tutti tra noi siano disposti a ri-conoscere questo suo tratto assolutamente lampante e trasparente, ma solo chi lo ha anche frequentato in privato ricorda affranto anche la profondissima carica di affetto e umanit di cui era capace.
Ognuno di noi  qualcosa di originale e di inimitabile, ma nel caso di Paolo e con riferimento al nostro ambiente penso davvero non sia esagerata la definizione di unico.
Spero che anche in altri viva la grande speranza di riincontrarlo e riconoscerlo in un'altra e meno precaria vita.
Intanto che dobbiamo rimanere su questa terra e su questa lista mi manca, tra gli altri, il ricordo di Francesco Tranfaglia, Serenella De Rosa e Aldo Corsa.Vi incollo dopo la mia firma l'intervista che nel luglio 2002 avevo realizzato per pcCiechi per la rubrica "la mia esperienza con il pc" alla quale avevo dato il titolo "con il computer non fare come Gigetto!".

ciao carissimo Paolo e perdonami se non ce l'ho fatta a venire in tempo a Roma per abbracciarti.
Mario
***
Vissuto

La mia storia con il pc: paolo pietrosanti

Con il pc non fare come Gigetto

a cura di mario palma

Questo mese incontriamo Paolo Pietrosanti, molto noto a chi segue Radio Radicale, che si occupa sopra tutto di politica internazionale.

d. chi  paolo pietrosanti?

Un militante politico da ormai tanti anni, e un cieco, perch tale sono dal 1993. Quale che siano le caratteristiche, i connotati, la identit di una persona che non ci vede, la sua qualit di cieco  sempre centrale, incombente. Sono un radicale cieco o un cieco radicale; ma anche mille altre cose, come ciascuno di noi.

d.come e da quando tempo hai perso la vista?

Nel 1993 un meningioma, tumoretendenzialmente benigno che si forma nella scatola cranica, ha schiacciato non soltanto le cellule della parete cerebrale che sovraintendono alla vista, ma anche i nervi ottici, tanto questo tumore era voluminoso. Cos, i miei occhi funzionerebbero pure, in astratto, ma non sono collegati alla "centrale di controllo".

d.da quando tempo usi il pc e come hai imparatoad usarlo?

Uso queste macchine meravigliose da svariati anni prima di perdere la vista. Ho quindi imparato ad usare i vecchi PC da vedente. Imparare ad usarli  stato quindi relativamente facile, o difficile come per chiunque ci veda. Ma eravamo nell'87, o 88, cio in anni in cui i PC erano assai pi semplici di adesso, e insieme assai pi complicati, meno facilitati. E in qualche modo sono pure orgoglioso di avere usato per anni, da vedente e da cieco, programmi che giravano in DOS... Perch poi, un giorno, venne Bill Gates che disse: con le nuove versioni di Windows anche i pi cretini, ma proprio i pi cretini, potranno usare il PC... Per noi ciechi il discorso non regge, evidentemente, visto che senza un po' di cervello questa roba proprio non riusciamo a farla girare.

d. quali difficolt hai incontrato all'inizio?

Credo sia esperienza comune di coloro che perdono la vista in et adulta quella per cui il perdere la vista  realmente un nuovo inizio. Un inizio di molte cose, di quasi tutto, per certi versi. Per devo dire che nel mio caso, il fatto di essere gi un utente piuttosto avveduto del PC mi ha permesso di non dovere fare molto pi che applicare un sintetizzatore vocale al PC e ai software che usavo da anni. Non ho quindi subito una soluzione di continuit davvero lacerante. Anzi, non credo di esagerare se dico che proprio la possibilit di continuar ad usare le macchine, gli strumenti che usavo prima, sia pure con modalit assai diverse, mi ha molto aiutato, mi ha aiutato a tenere il filo della mia esistenza relativamente teso, senza interruzioni troppo terrificanti.

d.tu ti occupi di politica internazionale e si intuisce immediatamente che l'apparecchiatura informatica  importantissima se non addirittura vitale. Quanto ti aiuta il pc nella tua attivit e quanto potrebbe aiutarti una conoscenza piu' approfondita di esso?

Per un cieco, ma per la massima parte dei disabili gravi come noi, l'esserci o meno un PC, il potere utilizzarlo o meno, fa letteralmente la differenza che c' tra il bianco e il nero. La differenza  realmente radicale, profondissima. Il potere leggere da soli o meno, il potere scrivere da soli o meno, il potere comunicare da soli o meno... la differenza  davvero come quella tra il giorno e la notte.

d. Pensi che il ruolo delle associazioni di categoria ed in primis della u.i.c. sia adeguato nell'opera di informatizzazione di massa dei disabili visivi?

Mi sembra accecantemente evidente che cos non sia. Ma detta cos non significa niente: non ho che, fin'ora,buttato l una affermazione apodittica, che esige di essere spiegata.

Non credo che il punto, o il problema, sia quello se l'opera delle associaizoni sia adeguato o meno rispetto alla informatizzazione di massa dei ciechi o dei disabili in generale. Forse  noto che la Germania - cio lo stato, la confindustria, i sindacati tedeschi - abbiano deciso di contrarre un accordo internazionale con l'India perch soltanto l'India  in grado di soddisfare la domanda di esperti informatici per la societ tedesca, visto che n le Universit tedesche, n quelle della intera Europa sono in grado di farlo; e soltanto le "quantit" e qualit indiane sono in grado di soddisfare le esigenze del mondo produttivo tedesco.

Dico questo per sottolineare la necessit di usare un punto di vista adeguato, che  quello dell'essere le conoscenze informatiche, ma la semplice alfabetizzazione informatica, semplicemente basilare nella vita associata di oggi, sia questa presa dal punto di vista economico oppure no. Detto questo, mi sembra evidente che non esista un problema di massificazione dell'uso dell'informatica da parte dei ciechi, ma "semplicemente" un problema - antico, e strutturalmente sempre uguale a se stesso - di accesso dei disabili al mondo produttivo. Da questo punto di vista, che  l'unico realistico, il punto non  la alfabetizzazione informatica dei ciechi, ma tutt'altro: per i ciechi  pi direttamente, concretamente evidente la importanze e la utilit delle nuove tecnologie, e sono quindi un ottima lente per leggere i fenomeni sociali e le necessita' sociali e pure produttiive della intera societ. Credo insomma che vada letteralmetne rovesciato il punto di vista tradizionale, e dannoso, che conosciamo bene come prevalente da molto tempo. In sostanza: la diffusione delle conoscenze informatiche non  per niente compito di quella o di quell'altra associazione, ma nulla pi e nulla meno che un interesse della societ nel suo complesso. Un interesse.

d. cosafaree come altrimenti si dovrebbero spendere le risorse pubbliche a ci specificamentedestinate?

Le risorse pubbliche sono pochissime, e non vi sono dubbi. Ma soprattutto malissimo allocate. Credo che qualsiasi persona ragionevole, per nulla esperta nel campo, possa facilmente rendersi conto che un cieco che possa leggere e scrivere nel migliore dei casi costa meno alla societ. Nel migliore dei casi, perch il vantaggio  tutt'altro. La questione ruota attorno al gioco fisiologico degli interessi che si confrontano in una societ, ed  abbastanza semplice, tutto sommato: vi  l'interesse dei disabili, vi  l'interesse dei contribuenti, vi  l'interesse di chi lavora nel campo della assistenza, nell'ambito del "prendersi cura" dei disabili. Questi interessi sono confliggenti, come  evidente, e parlo di un vero e proprio conflitto sociale possibile, potenziale. Io credo fecondo, da far deflagrare. Altri possono pensare diversamente. Tuttavia mi sembra irrealistico nascondersi che questi e altri interessi confliggenti siano l'ambito in cui si debba affrontare il problema della disabilit, e quello della alfabetizzazione informatica come parte di quello.

d.secondo te qual la carenza piu' grave e l'esigenza piu' inascoltata dei disabili visivi informatizzati?

Leggere tutto quanto sia leggibile da chi ci vede. Io credo che ogni libro, ogni giornale, ogni carattere stampato su carta debba essere accessibile ai ciechi, semplicemente perch questo  tecnicamente possibile. Ogni libro e ogni giornale sono un file - accessibile - prima di giungere in tipografia. E' semplicemente folle che noi non possiamo avere accesso a letteralmente tutto. So benissimo che i libri in file creano problemi relativi al diritto di autore ecc... Ma non pu essere rilevante, questa obiezione. Io voglio comprare tutti i i libri che voglio, e leggerli; inventare un software che sia davvero in grado di proteggere un file dalla duplicazione  un problema meramente tecnologico, e quindi - per definizione - risolvibile. Lo risolvano. Io pretendo di potere acquistare non su carta, ma su supporto per me accessibile, qualsiasi libro o giornale vi sia in giro. La mancanza di questo  il primo grave problema, perch significa anche o soprattutto limiti per la educazione, la istruzione, la formazione dei ciechi. Anche qui sarebbe utile andare a chiedersi dove siano gli interessi contrapposti...

d. secondo te il computer collegandoci ad internet ci fa uscire fuori dal ghetto o ci fa entrare in un ghetto solamente piu' ampio dove frequentiamo solo o prevalentemente i nostri siti e le nostre liste per cecati?

E secondo voi una scarpa  qualcosa di utile per fare una passeggiata, o non  forse un pericoloso strumento che nelle mani di un energumeno pu divenire una pericolosa arma offensiva?

Insomma, dipende, come  evidente.

Una cosa mi sembra certa, ed  la libert di ciascuno. Insomma, uno pu diventare scemo, trascorrendoventi ore al giorno davanti ad un PC, cos come a chattare oppure a leggere sempre lo stesso fumetto, o a grattarsi. Quel che conta, credo proprio, non  se una cosa abbia un effetto o un altro effetto, ma la CONSAPEVOLE LIBERTA' DI SCELTA di ciascuno.

Se uno, cieco o non cieco, decide consapevolmente e in libert di diventare imbecille trasfromando il suo mondo, o riducendo il suo mondo in quel che accade in un PC, sono affari suoi, e a me basta che sia consapevole di quel che fa. Siamo in un paese in cui un sacco di gente obiettivamente imbecille ha - giustamente - il diritto di voto, si assume cio la responsabilit di compiere scelte che saranno assolutamente determinanti per decine di milioni di persone. Credo che se - e giustamente - si attribuisce un tale potere a chiunque, scemi o meno scemi, belli o brutti, ciechi o non-ciechi, --- si possa attribuire anche il potere di scegliere di trascorrere dannosamente davanti ad un PC decine di ore al giorno ad occuparsi di cecit e basta. Purch lo si faccia liberamente, per scelta libera e consapevole.

d.cosa pensi del caos che regna sovrano negli uffici riabilitazione della a.s.l. dove, ti faccio l'esempio di Napoli, alcuni hanno avuto il computer come "riconducibile al comunicatore simbolico" (contributo massimo = 2500000), altri un contributo di max 900000 sul computer riconducibile al "comunicatore alfabetico" e la maggioranza niente?

E' un problema di leggi e di legalit. Io credo che alla societ convenga soprattutto economicamente attribuire un PC ad un cieco, darglielo. Ma vi sono interessi diversi... proprio quegli interessi che evocavo sopra...

d. cosa vuoi comunicare ad un principiante del computer? 

(eventualmente anche un motto)

Ci sono un sacco di non-ciechi che non sanno che fare dei loro occhi, che non capiscono quanto servano loro. Tu, cieco, hai un PC, che vale quasi quanto gli occhi di uno che ci veda. Renditi conto di questo. Poi, liberamente, puoi sempre fare a meno del PC, cos come un sacco di vedenti scemi non usano gli occhi come potrebbero.

D'altra parte il mondo  pieno di persone come quello della famosa storiella:

Gigetto  un po' imbranato con le donne, mentre i suoi amici lo incoraggiano. Una sera, trovandosi insieme, Gigetto racconta di una svolta nella sua vita.

"Gigetto, novit?"

"Ieri ho conosciuto una ragazza bellissima, dolce, ma proprio bella bella, come quelle del cinema..."

"E allora, che ci hai fatto?"

"L'ho invitata a cena, e poi 'ho accompagnata a casa"

"bravo, e poi, l'hai baciata?"

"Mi ha invitato a salire da lei, per bere una cosa"

"E tu sei salito con lei?"

"Certo, e abbiamo bevuto una cosa insieme. Poi lei ha cominciato a sentire caldo, e si  tolta la camicia. Proprio bella, era proprio bella..."

"E tu, Gigetto?"

"Io l'ho guardata bene bene, e poi si  tolta la gonna."

E tu, Gigetto, che hai fatto?"

"Ah, l'ho guardata.. era proprio bella, e poi non faceva cos caldo, dopotutto. Eppure..."

"Eppure che cosa, gigetto? Tu che hai fatto?"

"Io l'ho guardata: proprio bella, una bellissima ragazza" E poi si  tolta le mutandine. "

Gigetto, e tu che hai fatto?"

"Ma  ovvio: ho preso le mutandine... e con l'elastico ci ho fatto una mazzafionda..."

Non so se fosse proprio cos, ma  vecchissima. In ogni caso, uno pu usare o meno il PC, pu dire che non  importante, che non serve... allo stesso modo, in certe occasioni ciascuno ha il diritto di concentrarsi sull'elastico delle mutandine invece che su altro...

(Ovvio che la storiella vale tanto per i maschietti quanto per le femminucce).

Chiara Badussi.
Ciao Paolo.....
ciao Paolo....
ciao....

***
 
dall'agenzia radicale "parole libere"del 09\01\2011.
In ricordo di Paolo Pietrosanti di Igino Cuomo
Quando Andrea Furgiuele mi ha chiesto di scrivere qualche parola in memoria 
di Paolo Pietrosanti, sono rimasto perplesso, anzi, perch non confessarlo, 
mi sono sentito inadeguato. Non mi cimenter pertanto nello sforzo di 
tracciare un profilo politico del dirigente radicale, altri in queste ore lo 
stanno facendo meglio di me.
Io cercher se ci riesco, di scrivere dell'amico, del compagno radicale, del 
Paolo che ho conosciuto. Il primo ricordo che ho di lui risale al periodo in 
cui Paolo era redattore di radio radicale. Ricordo la sua voce chiara e 
squillante e rammento come conduceva non senza un certo brio,a notte 
inoltrata, alternandosi a Guido Votano, la lettura delle prime pagine dei 
giornali.
Poi  venuto l'impegno politico a tempo pieno e sono arrivati gli incarichi 
di grande respiro e di grande responsabilit all'interno del partito 
radicale. Alla severa scuola radicale il nostro Paolo  cresciuto, si  
formato e ha imparato a dar corpo alle battaglie in cui credeva.
Di questo suo impegno mi piace ricordare solo un momento: quando nel '93 
Paolo Pietrosanti  stato eletto rappresentante dell'unione internazionale 
dei Rom presso le nazioni unite e commissario agli affari esteri nel 2000. 
Poi lentamente ma inesorabilmente un tumore lo ha invaso rendendolo cieco. 
Al posto suo, chiunque si sarebbe arreso.
Lui no. Invece di gettare la spugna, ha continuato la sua attivit politica 
nel partito transnazionale e nello stesso tempo ha imparato a convivere e a 
fare i conti con la sua disabilit. Nel 2003 ci siamo conosciuti. Entrambi 
radicali, pur se molto diversi,ci siamo intesi senza troppa fatica. ! Lui 
estroverso e vitale, io introverso, schivo e riservato.mIl mondo dei privi 
di vista non  un mondo a parte.
Questo Paolo lo ha capito subito. Si  gettato a capofitto nei dibattiti che 
si svolgevano all'interno delle mailing list frequentate da noi ciechi e il 
dialogo serrato che ha intessuto con gli suoi interlocutori gli ha offerto 
lo spunto per concepire e incardinare una battaglia a dir poco 
rivoluzionaria.
Nel 2011 si cominciano a vedere nei centri commerciali i dispositivi utili 
alla lettura delibri elettronici. Bene, precorrendo i tempi Paolo e noi con 
lui, ha cominciato nel lontano 2003 la battaglia per la diffusione e la 
commercializzazione del libro informatico |strutturato in modo da essere 
accessibile anche ai privi di vista.
Perch non dirlo, Paolo in questa battaglia  stato il nostro mentore. Lo  
stato, quando nel giugno del 2003 una piccola pattuglia di ciechi da lui 
guidata, dopo aver digitalizzato, messo su dischetto e distribuito le opere 
dei cinque finalisti cerc di salire sul palco del premio Strega.
Lo  stato, quando da radicale rischiando in proprio ha messo in rete il 
best seller dell'anno: il libro di Henry Potter. Lo  stato, quando 
nonostante le sue precarie condizioni di salute, sottoponendosi ad una 
fatica non lieve,  entrato a far parte di una commissione per l'editoria 
accessibile voluta dal ministro Rutelli.
Lo  stato, quando coinvolgendo tutti noi ha cercato di impedire che 
editori, governo e parlamento affossassero i risultati positivi prodotti 
dalla commissione Rutelli. Quali esiti avr questa iniziativa non  dato 
saperlo. Un fatto  certo, senza Paolo nulla sarebbe cominciato. Saremo 
capaci noi ciechi di continuare senza di lui? Quanto al partito radicale: 
sapr essere all'altezza della storia radicale di Paolo?
La domanda non  peregrina.
Non si pu non ricordare in queste ore di dolore, che non sempre il gruppo 
dirigente radicale ha saputo e voluto far tesoro della intelligenza politica 
e della creativit di Paolo.
In occasione delle ultime elezioni amministrative, Paolo pienamente 
consapevole dell'elevata qualit e dell'originalit del suo apporto di 
dirigente politico,nel presentare la sua candidatura al consiglio della 
regione Lazio, ha scritto sul suo sito. "Una campagna elettorale  qui 
sempre una caciara, un profluvio, un diluvio di chiacchiere.Poi ci sono 
quelli che hanno una storia. La mia quasi non ha eguali".
Tocca a noi radicali non dimenticare questa storia senza eguali! No, su 
paolo, sulla sua vita non deve calare l'oblo. Non potremo risarcirlo delle 
ore di amarezza che la sua milizia radicale gli ha procurato, potremo per 
onorarne la memoria ascoltando efacendo ascoltare la sua voce,scrivendo e 
parlando ai giovani di lui.
presidente. Ass.. "Radicali Napoli - Ernesto Rossi"
Donato Taddei.
 
era un combattente, e si spendeva.
Abbiamo fatto cose all'unisono, come quella cosa del premio Strega cui non 
potei partecipare per un mio disguido canino, e tentato di agitare in questi 
anni e ci sono state anche volte in cui non ero d'accordo con le sue 
posizioni, per esempio sulla storia del decreto Rutelli e pure su come  
finita quando pochi mesi fa fece tutta quella gagnara con Marco Valerio 
anzicch concentrarsi sulla questione ebook su cui per comunque aveva 
lanciato una proposta poi caduta nel nulla assoluto di un convegno alla 
camera per settembre sul tema ebook accessibile, e cos si dovr cercare di 
andare avanti anche senza di Paolo, che gi la brigata  assai ristretta.
La polemica non mi dispiace e il confronto serrato mi eccita, ma rimane un 
poco di amaro in un paio di occasioni ci siamo pi o meno insultati con 
Paolo, da me definito politicante, mestierante della politica, ovviamente 
provocato o ricambiato per le rime, per cui non figuravo tra i suoi amici ma 
questo pu essere perfino irrilevante se si perseguono gli stessi 
obbiettivi, ci si rispetta e stop e cos all'occorrenza ci si scriveva lo 
stesso.

