indegne
Grazie Paolini di Franco Bonprezzi
Superando.it del 28-01-2011


La parola scandita di Marco Paolini entra nel cuore e nel cervello, toglie
il respiro. Lui stesso esprime sofferenza, fatica fisica e morale, in un
monologo come "Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute", dedicato allo
sterminio delle persone con disabilit durante il nazismo, che  stato visto
in TV da pi di 1 milione e 700.000 spettatori e che ci si augura venga
replicato nelle scuole, nei teatri e magari anche al cinema, tra una
commedia e l'altra

Ho avuto la fortuna di assistere, nel piccolo Teatro Cucina dell'ex Ospedale
Psichiatrico Paolo Pini di Milano, alla prima rappresentazione di Ausmerzen.
Vite indegne di essere vissute di Marco Paolini, trasmesso poi in diretta
televisiva su La7 anche la sera successiva del 26 gennaio. Pi che una
fortuna, direi un dono. In poco pi di due ore di recitazione monologante,
Paolini ha trasfigurato e reso comprensibile nella sua immensa e dolorosa
profondit una storia che pure credevo di conoscere bene, quella del
Progetto T4, sigla dietro la quale si cela il pi incredibile e rimosso
sterminio mai effettuato di persone con disabilit, ad opera del nazismo,
negli anni che precedettero la guerra.
Far tesoro di queste emozioni quando il 28 gennaio condurr una
conversazione sullo sterminio dei disabili, alle porte di Milano, nello
Spazio Mil di Sesto San Giovanni, che inaugurer un evento fortemente voluto
dalla LEDHA, la Lega per la Difesa dei Diritti delle Persone con Disabilit
[se ne legga nel nostro sito cliccando qui, N.d.R.].

 straordinario come quest'anno, finalmente, si stia squarciando il muro del
silenzio attorno a questo crimine. Ne abbiamo scritto, attingendo ai non
molti documenti resi noti nel corso degli anni. Ne hanno parlato le
associazioni. Ma incredibilmente tutto  rimasto sempre ovattato, sotto
traccia, rimosso, quasi con fastidio.
Marco Paolini si presenta come sa fare lui, da solo, in una scena disadorna,
alle sue spalle due pareti piene di tute e di miseri vestiti, ricordo dei
morti negli ospedali scelti dai medici del nazismo per portare a termine il
progetto industriale di "eutanasia". Paolini usa fogli di appunti sparsi su
un vecchio tavolo, mentre una donna, in piedi, scandisce in tedesco i
documenti storici. Sulle tute bianche, appese alla parete, scorrono le
immagini dei luoghi e delle persone scomparse. L'attore racconta, crea
legami tra i fatti e le epoche, effettua connessioni inquietanti che
scuotono un pubblico attento e silenzioso.
Le idee hanno bisogno di tempo per realizzarsi. Gi. Il tempo. La
rilettura del Mein Kampf di Adolf Hitler, che esalta il pensiero sulla
razza, che si va facendo strada negli Stati Uniti. Gi, non in Germania. Al
suo Paese ci penser lui, con calma e con metodo, negli anni a venire. La
belle poque, ancora prima, il terreno culturale nel quale fermenta, nel
pensiero scientifico, la convinzione che si possa migliorare il destino
genetico delle persone, per il bene dell'umanit.

E poi la crisi del '29, la depressione economica. Si cominciano a pesare
economicamente i sacrifici nelle famiglie. Si insinua l'idea che 3 marchi e
mezzo, il costo giornaliero di una persona che non lavora, ricada sulle
spalle di tutti. E dunque  importante, e possibile, risparmiare, tagliando
"vite inutili e improduttive".
Un vortice di numeri, di cifre, di progetti. Un cantiere aziendale, con il
quartier generale in Tiergarten Strasse a Berlino, al numero 4. Ecco nascere
Aktion T4. Saranno almeno 70.000 i morti, prima per iniezione letale, poi
per gas, nella prima fase del programma di eutanasia del nazismo. Ma
diventeranno 300.000 al termine della guerra. Malati psichiatrici, persone
deformi, gli "scarti di una societ" che punta alla razza pura. Ricordare,
spiegare, raccontare.
La parola scandita di Paolini entra nel cuore e nel cervello, toglie il
respiro. Lui stesso esprime sofferenza, fatica fisica e morale, in un
monologo che spero sia stato visto da milioni di spettatori [1.709.000
spettatori, secondo l'Auditel, N.d.R.] e che venga replicato nelle scuole,
nei teatri, magari anche al cinema, tra una commedia e l'altra.

Il fatto  che senza il coraggio civile di Marco Paolini, cui si unisce la
collaborazione professionale televisiva di Gad Lerner - quello del
"postribolo" [cos come il presidente del Consiglio ha recentemente definito
in diretta la trasmissione di La7 "L'infedele", N.d.R.] - non avremmo oggi
uno strumento cos potente e universale di meditazione e di memoria
collettiva. Grazie, Paolini.
*Testo apparso anche in FrancaMente, il blog senza barriere di Vita.blog,
con il medesimo titolo e qui ripreso con alcuni adattamenti.
