ENCICLOPEDIA TASCABILE "IL SAPERE".

Bruno Zevi.
CONTROSTORIA DELL'ARCHITETTURA IN ITALIA.

    Personalit e opere generatrici
     del linguaggio architettonico.

           Romanico - Gotico.

Premessa: aurora traballante, splendore urbano,
notturno con sprazzi.

  Sono le epoche pi complesse della vicenda architettonica in Ita-
lia. Il lunghissimo itinerario esaminato nel precedente tascabile
dalla prelstoria all'alto medioevo (PA), sembra al confronto nitido e
lineare. E le prossime tappe, rinascimento e manierismo (RM), dal
barocco all'illuminismo (Bl), ottocento-novecento (ON), non presen-
tano ostacoli sostanziali. Ma in questi secoli, dall'xl al XIV, le forze
in giOCo Sl paralizzano a vicenda, speranze progettuali e frustrazioni
si susseguono con rapidit fulminea, il bambino romanico traballa
non riesce a crescere, rispetto all'Europa vive spaesato, in un deser-
to dove per spiccano alcuni fiori rarissimi e meravigliosi.
  La mancanza di un capitolo gotico ha sempre condizionato la sto-
riografia C' chi affronta il problema con rigore, e chi cerca com-
promessl apologetici. Resta il fatto che, dopo Sant'Ambrogio, il
duomo di Modena, San Marco a Venezia, San Miniato a Firenze, il
campo dei miracoli a Pisa, ci si aspetta uno sbocco analogo a quello
che Si verifica negli altri paesi, mentre da noi, di colpo, senza
preavvisi, c' un arresto che estranea la penisola dal continente.
  Tutto questo non stupirebbe se si trattasse di decadenza. Ma l'o-
scurit italica rispetto al gotico  poi chiazzata da luci violentissi-
me, cio da gesti creativi del massimo livello. Anzitutto, un capola-
voro assoluto: il fiorentino palazzo Vecchio di Arnolfo. Sullo stesso
piano urbatettonico, Siena dalle tre piazze e l'epopea delle cento
citta. Subito dopo: iI palazzo ducale a Venezia e il duomo di Mon-
reale. Perdono la corsa i campioni iniziali e finali: I'abbazia di Fos-
sanova e il duomo di Milano. Ma nel buio s'intravedono anche
chiarori erratici, Santa Maria Novella a Firenze, la chiesa di Donna-
regina a Napoli, magari un castello federiciano.
  Cinque o sei vette creative non riscattano un vuoto culturale, sic-
che e assurdo dire che l'Italia, se non ha avuto il gotico, pu vantare
qualcosa che gli equivale. No, lo sciovinismo, il tarlo nazionalista
Parroganza solitaria nascono su questa questione e sono destinati ad
ipotecare per secoli le tendenze retrograde (romaneggianti), accade-
miche (classiciste), retoriche (monumentali), emaciate ed esangui
che Si prolungano persino nell'ambito del mondo contemporaneo
(Architettura della modernit).

Sant'Ambrogio a Milano.
                    avvio all'eloquenza traballante.

San Michele a Pavia. San Fedele a Como. Sagra di San Michele in val di Susa.

 Affiorante tra la fine del IX e la met circa del x secolo, il linguag-
gio romanico esprime l'avvento di un nuovo assetto popolare che
vince la dissoluzione altomedievale. L'incardinano tempre artistiche
forti, Fra Guglielmo da Volpiano e Lanfranco, Buscheto e Rainaldo,
i Vassalletto.
 La svolta nasce da un trauma strutturale e spaziale all'un tempo.
Si passa dalle pareti bidimensionali, che sostengono volte a botte o
coperture piane, ad un sistema a ossatura, tridimensionale, con cro-
ciere, contrafforti, pilieri polistili. La basilica paleocristiana e bi-
zantina pu crollare come un castello di carte; non cos l'organismo
romanico garantito dalla resistenza di costoloni e pilastri. Raramen-
te come in questo periodo, il rinnovamento della tecnica struttiva
coincide con quello dell'impostazione spaziale: si tratta di una me-
trica delle cavit che travolge tutti gli ingredienti espressivi prece-
denti, dalle nervature alle arcatelle e ai temi decorativi.
 Tre crociere maggiori formano, con il vano della cupola, quattro
campate quadrate scandite in profondit. A ciascuna ne corrispon-
dono due nelle navatelle, anch'esse quadrate. L'impulso di ritardare
o comunque misurare il percorso longitudinale, evidente in Santa
Maria in Cosmedin,  giunto ad una fase matura: invece di frappor-
re cesure alla continuit, si procede alla divisione dello spazio in
unit strutturalmente definite. Il rapporto tra membrature portanti e
portate documenta la compresenza di tre moventi: quello di confi-
gurare lo spazio mediante l'ingabbiatura struttiva; quello di dilatar-
lo nell'atmosfera incommensurabile delle volte; e quello di attraver-
sarlo in diagonale con le spinte dei costoloni. Risultato: mentre nel-
le poetiche precedenti l'occhio scivola rapidamente fino all'abside,
qui vi giunge a singhiozzo, con lenti balzi segnati dagli epicentri
delle campate.
 Fattore strabiliante, la luce che penetra solo dalla facciata. Questa
scelta anomala rimescola ogni metodo di lettura, perch gli ingre-
dienti minori, illuminati di taglio, acquistano rilievo predominante.
Il percorso verso la conca absidale  arginato da masse cave oscure.
Ne deriva un'immagine arcana, sospesa, traballante, irrazionale, con
spessori d'aria densi e polverosi. Enorme baraccone che sembra
contestare la propria solidit, Sant'Ambrogio non si squassa mai, e
per sta sempre sull'orlo di piegarsi, contorcersi e flettersi legger-
mente. Nella facciata a capanna, stretta da campanili disuguali e
fondale del quadriportico, i decisi tagli del tetto si prolungano ai lati

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ben oltre il cono prospettico. Lo scopo  di allargare il fronte celan-
done i limiti, ma soprattutto di alzarlo. A tal fine, gli archi del piano
terra sono ribassati per esaltare la stupenda scala delle aperture supe-
riori~ culminante nella possente asserzione centrale, cornici, archetti
e sottili pilastrini iniettano vitalit nelle altrimenti inerti murature.
 Sant'Ambrogio costituisce l'atto supremo del romanico lombardo
appunto perch  il pi traballante. Circondato da innumeri altre
opere affini, non teme paragoni.
 A San Michele di Pavia la luce non proviene radente dalla faccia-
ta, ma dai meschini fianchi timidamente rialzati. Mirabile invece 
la facciata di arenaria con alti pilastri polistili e contrafforti laterali,
bifore, monofore, oculi, bucature a croce, fasce di bassorilievi.
 Tra i monumenti eccentrici, San Fedele a Como ha un ampio tran-
setto trilobato e un'abside poligonale.
 La Sagra di San Michele in val di Susa  un tipico monastero-for-
tezza con masse murarie lisce, dotate di piccole finestre. G. Debove
data l'abside e la parte sottostante al 1148-70, attribuendo la chiesa
ad un periodo posteriore al 1200. P. Toesca ne capta la ricerca colo-
ristica nella robusta sostruzione di conci grigiastri e nelle absidi
verdi di serpentino.

:j

Sant'Ambrogio a Milano (IX-XD sec., su p
sin., esterno: port~co d'ingresso; in alt:
interno; p. a fronte e p. a fianco in alto, p~
ce. p. a fianco: al centrO a sin., San Fede

    awio a0'eloquenza traballante
tenza del v sec.): p. preced., in alto a
Fstra, veduta del complesso; in basso,
~lari dell'interno evidenziati dalla lu-
~orno (xa sec.); al centro a destra, San

Michele, Pavia (Xl-Xa sec.); in basso, Sa8rk~ San Michele in val di Susa. [per la
struttura di Sant'Ambrogio AC, p. 22]

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accordo di tre lingue

Duomo e Santa Fosca a Torcello. Abbazia di Pomposa. Tempietto longobardo a Ci-
vidale. Ss. Maria e Donato a Murano.

  Romana? Indubbio, per il poderoso impianto murario. Bizantina?
Di certo, per i risucchi spaziali delle cinque cupole di marca orien-
tale, per i rivestimenti musivi che sembrano quasi sollevare l'appa-
rato struttivo. E romanica?
  Anche, sostanzialmente, romanica, per la peculiarit dei percorsi
aerei, sostenuti da diaframmi di archi e colonne, che consentono
una visione unitaria dell'involucro complessivo e poi sfociano al-
I'esterno. L'identit di San Marco  proprio qui: il classicismo 
vinto dai maestri bizantini, la cui immagine viene riorientata dal-
I'intervento romanico.
  San Marco  opera eclettica, ma ci non offusca il suo valore. Sul
fondo della splendida piazza, con le cinque vaste arcate cui fanno
eco altrettante cieche nel secondo ordine e, dietro gli estradossi
delle plumbee cupole, il fronte sembra divorare tutta ia luce. Gremi-
to di bronzi, marmi colorati, porfido, alabastro, verde antico prove-
nienti da ogni sito del Mediterraneo, non  prodotto di un genio ma
esito di un'azione condotta da artisti eterogenei, talora stridenti per
il carattere vistoso e cromaticamente irruente.
  S. Bettini offre la lettura critica pi convincente. Mediazione tra
slargo urbano e chiesa, il nartece forma uno spazio trasversale rit-
mato da espansioni cupolate; costituisce un episodio a s stante pi
che un ingresso. All'interno, in noi s'insinuano vene di insoddisfa-
zione, lo spettacolo dello spazio in qualche punto ci turba; lo sentia-
mo incoerente, sconnesso. Le modifiche subite nel tempo hanno
alterato il volto originario. La cripta ne ha interrotto la continuit
accrescendo l'altezza dell'iconostasio. Le campate restano protago-
niste ma, con l'alzamento avvenuto forse nel Duecento, la luce si 
ritirata quasi a livello dei pennacchi e illumina soltanto la parte su-
periore. Il maggior chiarore proviene cos dagli ambulacri laterali,
umiliato per da quello del grande rosone gotico.
  Dimensioni: m 76 x 63, altezza 47,50; oltre 5000 mq di manto
musivo rendono incorporeo lo spazio nell'ambito di una poetica tut-
ta colore e vibrazioni luministiche.
  I messaggi veneziani si riverberano nella regione. Il duomo di
Torcello, ricostruito nel 1008, mantiene la fisionomia del Vll secolo.
Facciata e abside si animano per il commento pittorico delle delica-
te lesene; I'interno con diciotto colonne di marmo greco e capitelli
di spoglio, respira un'aria orientale. Di forte suggestione Santa Fo-
sca, attribuita alla fine del Xll secolo, ha pianta a croce greca con

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bracci corti e tre absidi di matrice bizantina. Il portico ad archi a se-
sto rialzato rimanda invece a modelli mussulmani. Ma Torcello vale
soprattutto per il suo splendore paesaggistico.
  L'abbazia di Pomposa sorse dopo la distruzione del porto di Clas-
se, collegamento con l'Oriente. All'esterno, la basilica ha un aspetto
tardo-ravennate con abside poligona avvolta nel laterizio; I'impian-
to interno  tradizionale. Risale al 1036 la fondazione del campanile
ad opera del maestro Deusdedit. Lo caratterizzano gli allungati pul-
vini a gruccia, al posto di quelli a mensola con ovolo diritto, e i cor-
si di mattoni rossi e gialli, arricchiti da vivaci scodelle policrome.
  Mentre il tempietto longobardo di Cividale  investito da elementi
esotici, nei Ss. Maria e Donato di Murano l'abside diviene protago-
nista dell'immagine.

                                                       accordo di tre lingue
San Marco a Venezia (dal 1063 al xv sec.): p. preced. sopra, da sin. a destra, fronte
e particolari esterni e interni; al centro, gioco di cupole; sotto, da sin. a destra, vol-
te all'incrocio dei bracci; p. a fronte, veduta aerea. p. a fianco: sopra, a sin. e a de-
stra, duomo e interno di Santa Fosca, Torcello; al centro, a sin. e a destra, abbazia
di Pomposa (x-xl sec.); sotto a sin., S. Maria in VaUe, o tempietto longobardo>~,
Cividale (vlo-lx sec.); sotto a destra, chiesa dei Ss. Maria e Donato, Murano.
1~ RG
stratificazione dello spessore murario

Battistero e cattedrale di Parma. San Zeno e piazza delle Erbe a Verona.

 Lungo la via Emilia, una delle romee percorse dai pellegrini, in
posizione urbana baricentrica, Lanfranco, mirabilis artifex, mirifi-
cus aedificator conferisce nel 1099 al duomo un'impronta indivi-
dualissima a vasta risonanza.
 In facciata, il comparto centrale si stacca decisamente dal fondo
ad opera di alti semipilastri con zoccolo massiccio, robusto tratto
mediano, assottigliato superior nente. Ne risultano tre settori colle-
gati dallo stupendo motivo delle arcate su esilissime colonne, entro
le quali s'innestano sequenze di trifore su cornice ad archetti. Que-
sti due elementi, passando dietro ai pilastri, formano una fascia pro-
lungata all'intero volume esterno. Si trasmette cos un preciso mes-
saggio: I'inerzia del muro non esiste pi, la sua profondit  misu-
rata in fette sovrapposte, singolarmente quasi rimovibili.
 Va notato che, nello scomparto di centro, le trifore si restringono
ed abbassano con peculiare suggerimento prospettico. Il rosone 
tardo, ma ben situato rispetto alle falde del tetto. Nell'insieme il les-
sico  lombardo, e tuttavia Lanfranco lo personalizza: mentre le
loggette in Lombardia servono solo a far dialogare la massa edilizia
con l'atmosfera circostante, qui mordono il piano scardinandone lo
spessore.
 Altro fattore di collegamento orizzontale  dato dalla striscia scul-
torea di Wiligelmo. La contrasta il portale maggiore, con il protiro
del XII secolo, riportando verticalmente i valori espressi dai nastri di
trifore.
 L'interno con i falsi matronei, che per consentono scorci spaziali
imprevisti, sembra riduttivo a confronto della complessit volume-
trica ritmata dall'alternarsi di colonne e solidi pilastri a fascio.
Mentre a Milano, Pavia e Como si procede per campate definite da
crociere, a Modena, dice A.C. Quintavalle, Lanfranco crea un mo-
dulo proporzionale differente degli spazi, due cubi sovrapposti nella
navata centrale, una copertura quindi a capriata; ma, pi tardi,
~ta dall~applicazione delle volte. Anche qui
      sul presbiterio.
~anfranchiana la vicina abbazia di
 ~ ~ona e Ferrara, in certo senso an-
.~ Zeno; e l'influenza si estende oltre, fi-
~e.
      ostruito tra il 1122 e il 1233 a croce latina,
~iegni cilindrici ed alte navi laterali che le con-
feriscono l'aspetto delle strutture a sala. In facciata, tre porte hanno
il protiro con tribuna sovrastante.
- Parma, insieme a Modena, si collega forse alla via Romea. Guar-
da per alle esperienze borgognone e cluniacensi. Inventore dell'o-
riginale battistero  Benedetto Antelami che nel 1178 ne ternnina il
pontile. A lui si deve probabilmente la riconfigurazione della faccia-
ta con due torri simili a quelle di Borgo San Donnino (poi Fidenza).
Su tre piani ricorrono le loggette praticabili. Osserva Quintavalle:
Nel battistero Antelami crea non soltanto il massimo complesso
plastico che un'unica bottega abbia scolpito in Italia in quegli anni,
ma anche una "summa theologica" nella "breccia" rosea.
- Alla fisionomia di San Zeno a Verona contribuiscono gli scultori
     Guglielmo e Mcol, rieditando il sostrato silenzioso del romanico
     veneto basato sul prevalere dei valori di superficie e di vibrazioni
     chiaroscurali. Al campanile fa riscontro la sublime abside puritana,
     intessuta di fitte lesene; e, in citt, la famosa piazza delle Erbe si-
     nuosamente protetta dal suo perimetro inarcato, e tuttavia permea-
     bile agli episodi urbani circostanti. Un capolavoro dell'arte di tesse-
     re le citt, invece di progettarle in astratto, gloria del medioevo.


                                     stratificazione dello spessore murario
Duomo di Modena (Lanfranco, 1099-1137): p. preced. in alto, da sin. a destra, ve-
duta generale del complesso e facciata; al centro, navata centrale; in basso, vista di
fianco; p. a fronte: a sin., veduta aerea; a destra, dettaglio di facciata; p. a fianco:
in alto, da sin. a destra, cattedrale e battistero, Parma, interno del battistero e vedu-
ta d'insieme; al centro, a sin. e a destra, San Zeno, Verona (xII sec.); in basso, a sin.
e a destra, piazza delle Erbe, Verona. rper piazza delle Erbe a Verona PC, p.46]

    20 RG
San Miniato al Monte a Firenze
                         campate senza criere

Ss. Apostoli a Firenze. San Frediano a Lucca. Duomo di Civita Castellana. Catte-
drale di Anagni. Chiostro di San Paolo a Roma. San Flaviano a Montefiascone.

  Sotto il profilo cronologico sarebbe giusto premettere lo studio
degli edifici romanici dell'Italia centrale. Per apprezzare l'innova-
zione rappresentata da San Miniato, ad esempio, va ricordato che
era compiuto pi di tre decadi prima della basilica ambrosiana.
  Non meravigliano perci il sapore spaziale paleocristiano e il ri-
chiamo a Santa Maria in Cosmedin. Il mutamento  tuttavia eviden-
te: mentre nella chiesa romana i lisci pilastri che s'interpongono ai
colonnati hanno una funzione sostanzialmente ritardatrice, pausa
nella continuit, qui fusti polistili s'innalzano per sostenere dia-
frammi arcuati che dividono in tre la navata. Rispetto alle campate
lombarde, siamo ancora in un'architettura che ha come temlini fon-
damentali la superficie e il piano, invece della massa atmosferica,
ma adoperandoli nell'ambito di un discorso romanico.
  La luce penetra dorata e batte sulle lastre trasparenti e sugli arconi
trasversali. L'alta cripta che solleva il presbiterio si apre con un rit-
mo di arcate associato a quelli dei colonnati. Nello sposarsi dei pia-
ni cristallini con questa serie sensuosa di arcate sta l'incantesimo di
San Miniato.
  Nella facciata a tarsie marmoree, iniziata al tramonto dell'xl seco-
lo ed ultimata al principio del XIII, la parte inferiore, I'unica origina-
ria, svolge sul piano rettilineo il partito intemo dell'abside. Negato
ogni valore di profondit: puro disegno geometrico, superfici cro-
matiche e linee dissonanti che le definiscono.
  La disadoma chiesa dei Ss. Apostoli, dell'xl secolo, stretta e slan-
ciata, rifugge incrostazioni policrome annunciando, come not Va-
sari, temi rinascimentali. Si viene immessi direttamente nell'abside
senza l'ingombro del presbiterio. Un'immagine di limpide superfici
avvolgenti vertebrata da tagli lineari. Vi si pu associare San Fre-
diano a Lucca.
  A Rorna il linguaggio romanico  assente. Eccelle la decorazione
marmorea di artefici attivi dal principio del ~ secolo all'inizio del
~v, tra cui i pi noti appartengono alle famiglie dei Cosmati e dei
  .~Nessuna invenzione spaziale, ma un'enomme quantit di
*~ti, cibori, iconostasi, candelabri, paliotti. E inoltre
nieli~ del xn secolo e quella del ~nn, campanili come quelli di
M~a~ in Trastevere, S. Maria in Cosmedin, Ss. Giovanni e
~ ~, S. Lorenzo fuori le Mura, S. Giorgio in Velabro, che ripetono
d~ bifore o una trifora in ogni piano, abbandonando la scala ascen-
sionale lombarda dei vuoti che, nel T -~o, ~ appena presente.

22 RG
 Gli atrii delle chiese si arricchiscono di colonnati architravati, die-
tro e sopra i quali brillano i piani mosaicati delle facciate.
 Nel 1210 maestro Jacopo di Lorenzo e suo figlio Cosma decidono
di spezzare la trabeazione con un vistoso arco a tutto sesto. La solu-
zione del duomo di Civita Castellana pu apparire liberatrice da
una formula ribadita a saziet, ma segna un classicheggiante passo
indietro; o, se si vuole, mezzo passo indietro, a un tema del palazzo
di Diocleziano a Spalato, e mezzo in avanti, a quello della brunelle-
schiana cappella fiorentina de' Pazzi. Ci che manca  l'impegno
nel presente, nel traballante linguaggio romanico.
 I chiostri, da Santa Cecilia ai Ss. Quattro Coronati, da Santa Sabi-
na a Santa Scolastica di Subiaco, da San Giovanni in Laterano a
San Paolo fuori le Mura, raggiungono affascinanti effetti cromatici,
perch i colori di mar ni e mosaici iniettano variet e dinamismo in
impianti altrimenti monotoni. Lo squillante assortimento di colon-
nine, tortili o diritte, a spirale, contesta la solennit classica.
 Il duomo di Anagni brilla per il pavimento cosmatesco. San Fla-
viano a Montefiascone  composto da due chiese sovrapposte con
tre absidi. Tarquinia, Viterbo, Terracina conservano opere romani-
che, la cui decodificazione non richiede tagli critici alternativi.

                                                  campate senza crociere
San Miniato al Monte a Firenze (101&1063): p. preced., in alto, esterno, in basso,
a sin. e a destra, interni: navata centrale e soffitto. p. a fronte: a sin., chiesa dei Ss.
Apostoli, Firenze; al centro e a destra, San Frediano, Lucca (l112-1147). p. a fian-
co: sopra, duomo di Civita Castellana; al centro a sin., cattedrale, Anagni (xl sec.);
al centro a destra, chiostro di San Paolo fuori le Mura, Roma (dei Vassalletto, ante
1214); SOttO, a sin. e a destra, San Flaviano, Montefiascone (xI-xll sec).

24 RG
Campo dei Miracoli a Pisa
                       dinamica del piano di linee

Santa Maria della Pieve ad Arezzo. Duomo di San Martino, San Michele in Foro e
piazza del Mercato a Lucca.

  Capostipite della scuola pisana  Buscheto, ideatore del duomo
iniziato intorno al 1063. Rainaldus ne prolung le navate anteriori e
ne ricostru, verso la fine del Xll secolo, la facciata.
  La cattedrale doveva rappresentare lo splendore socio-politico
raggiunto: 100 m di lunghezza, 35,5 di larghezza, 34,25 di altezza
del fronte, 5 navate longitudinali, 3 del transetto, cupola ellittica so-
stenuta da un tamburo ottagonale all'incrocio dei bracci della croce
latina, ampi matronei, copertura a tetto, muri a conci bianco-neri,
pi adatti a far risaltare le membrature architettoniche di quelli
bianco-verdi fiorentini.
  Per quanto riguarda il lessico,  chiara l'influenza iconografica
orientale: archi acuti collegati al mondo mussulmano (del resto, Pi-
sa aveva conquistato Palermo nel 1062); ricorsi di arcate cieche
lungo l'esterno, che evocano caratteri armeni, per esempio quelli
del duomo di Ani, terminato intorno al 1000; decorazione a tondi e
losanghe incassate a pi colori.
  Per la continuit delle arcate a tutto sesto poggianti su alte e mas-
sicce colonne granitiche, eppur da queste ben separate dalle tavolet-
te sporgenti degli abachi, la slanciata navata maggiore d l'impres-
sione di trovarsi in una delle grandi basiliche protocristiane di Ro-
ma. Senonch un senso di massa compressa, il rapporto tra navata
centrale e navatelle, e il vano della cupola fanno sentire che il mes-
saggio spaziale  radicalmente diverso. Si noti almeno un particola-
re: mentre nella struttura longitudinale della navata maggiore le
masse atmosferiche laterali si replicano con equivalenza, nel tran-
setto si restringono aumentando la frequenza prospettica raccordata
dalle absidi; con tale accorgimento ottico, si d ancor pi rilievo al-
la cupola. Unica stonatura, il soffitto cinquecentesco a cassettoni,
che sostituisce quello originale a capriate.
  In facciata su un primo ordine di arcate cieche si elevano due log-
giati ben definiti da contrafforti angolari e dalla cornice dei displuvi
dei tetti delle navatelle; poi un loggiato libero ai lati, che si conclu-
de nel frontone anch'esso ad arcature su colonnine. Questo stupefa-
cente piano di linee costituisce la basilare invenzione linguistica,
poich conferisce una profondit subito risucchiata, che quasi satu-
ra le virtualit atmosferiche dei loggiati. Lo schermo ellenico di co-
lonne in una versione pi fitta, agile e inquieta.
  Le aggiunte gotiche hanno danneggiato l'immagine del battistero

26 RG
iniziato nel 1153 da Diotisalvi, proseguito nella seconda met del
Xlll secolo e completato nel xlv. I rapporti tra le arcate incassate del
primo ordine, il loggiato e i partiti superiori sono stati alterati, ma
lo schema della cupola resta ardito e raro.
  Sulla famosa torre pendente non cessano le discussioni: fu conce-
pita cos o l'inclinazione dipese da un cedimento del terreno? Poi-
ch l'effetto, oltre che originale,  artisticamente valido, sembra lo-
gico supporre che, iniziato il campanile, forse da Bonanno, nel
1173, e costruiti due o tre ordini di loggiati, le fondazioni non ab-
biano resistito; si tratt allora di mutare un evento accidentale in
una nuova immagine, e ci fecero Giovanni, fino al coronamento, e
poi forse Tommaso di Andrea Pisano. Su un basamento segnato dal-
le ormai note arcate cieche, sei anelli di gallerie marmoree svilup-
pano circolarmente superfici composte di linee.
  Il complesso, di cui il camposanto funge da componente essenzia-
le,  stato concepito nell'isolamento, fuori delle mura urbane. Mal-
grado la crescita dell'aggregato cittadino, ha mantenuto questo con-
notato. Siamo di fronte alla piazza principale di Pisa: perch non fu
pavimentata? perch i monumenti sono lasciati nel vuoto? L'ano-
malia  squillante: i volumi puri non circoscrivono uno spazio,
ma si ergono liberamente in un deserto virtualmente illimitato.
  Il linguaggio di questa acropoli medievale si estende in Sarde-
gna, in Corsica e, in tono minore, nelle Puglie e in Liguria. Quanto
ad Arezzo, Lucca e Pistoia, parlano idiomi connessi a quello pisano.
  Nella scansione quasi musicale dei suoi quattro ordini di loggiati,
I'ultimo dei quali architravato, Santa Maria della Pieve ad Arezzo
raggiunge un'inedita espressione della superficie di linee. Un piano
di arcature cieche a doppia ghiera; una prima fascia ad archi relati-
vamente ampi, che rendono il piano pi permeabile all'atmosfera;
infine, i due livelli superiori che, infittendo progressivamente le li-
nee, lo ricompattano.
  Il motivo del loggiato nel mezzo di una facciata  noto nei duomi
di Modena e Parma, a~San Zeno di Verona e in altri casi. Ma la sin-
golarit di Arezzo consiste nel fatto che il primo loggiato ha una fre-
quenza di linee pi lenta di quelli alti. Socchiudendo gli occhi, I'ef-
fetto risulta evident.e. Tanto pi che la straordinariet della pieve di-
scende dalla sua ubicazione lungo una ripida strada che consente so-
lo vedute di scorcio. Con il perno della torre campanaria, terminata
nel 1330, questo grandioso piano di linee s'inflette, vibra, traballa.
  Lucca dilata il gusto pisano. Suo capolavoro  il duomo di San
Martino fondato nel vl secolo, rimodellato nel 1060, il cui interno fu ri-
configurato nel xv secolo. Magnifica sintesi di spirito lombardo e modi
pisani, la facciata risale ai primi del duecento: le vaste arcate a doppia
ghiera del portico rompono la superficie di linee per acquistare profon-
dit, mentre il triplice ordine dei loggiati, con archi non pi iscritti en-
tro un determinato profilo e dunque pi respirati di quelli pisani, attm-
ge un perfetto equilibrio tra piano pittorico e terza dimensione, con I e-
sito di una splendida libert di forme.

                          dinamica del piano di linee

Campo dei Miracoli a Pisa: p. 27, dall'alto in basso, vedute d 'insieme col duomo, il
battistero, il campanile di SanM Maria (detto torre pendente, 1173-1275) e 1l
camposanto (Giovanni di Simone, 1278-1310). p. a fronte, a sin. e a destra, esterni
di Santa Maria della Pieve, Arezzo (xll-xlll sec.): il campanile, con 40 blfore, e alto
59 metri. p. 31: Lucca. in alto a sin., duomo di San Martino; m alto a destra~ chlesa
di San Michele in Foro (xlll sec.), sotto, piaz~,a del Mercato (XD sec.).
[per la piazza di Pisa PC, p. 52 e AC, p. 22]

28 RG                                       ~                                        29 RG
  Manchevole invece  San Michele in Foro, i cui loggiati, prolun-
gandosi nel duplice ordine dell'alzata in falso, appaiono sfibrati. N
le doppie colonne angolari del primo e del terzo loggiato, n gli
sguinci delle cornici raggiungono quella tensione che avrebbe potu-
to fare di quest'opera un autentico prodotto poetico. Ma Lucca me-
dievale trova il suo simbolo nella piazza del mercato, atto di ag-
gressione popolare di un anfiteatro romano.
  Radicalmente diverso, San Frediano consacrato nel 1147 il cui
interno  avvicinabile ai Ss. Apostoli di Firenze (vedi San Miniato).
La facciata, con l'alta alzata della navata maggiore decorata a mo-
saico,  una vivida superficie di cui lesene ed oculi accrescono la
lucentezza. n passaggio al colore puro del mosaico  mediato dalla
finta !oggetta architravata, sensibile ai valori luministici ed atmo-
sfericl.
  L'architettura a Pistoia si distingue per un'accesa policromia. Tale
ethos induce a smorzare, in San Giovanni Fuoricivitas, i partiti
strutturali con prepotenti sottolineature orizzontali in bianco e nero.
Inoltre, mentre gli archetti della prima loggia sono due per ogni ar-
cone, in alto la seconda loggia corre liberamente con ritmo proprio.
Assistiamo cos, dice P. Sampaolesi, all'abbandono programmati-
co di ogni rigore geometrico e di ogni riferimento che dia pi peso
alla misura astratta che non a quella che l'occhio apprezza. In altri
termini, se Lucca punta sull'esattezza esecutiva, Pistoia segue Pisa
dove Rainaldo, nella met inferiore del fronte della cattedrale, usa
 nello stesso finto loggiato ben tre misure diverse per gli archi e
  quindi per gli spazi. Sullo scorcio dell'xl secolo intere regioni si
  ammantano di marmi colorati, ma in nessun luogo la ricerca croma-
  tica  invadente come a Pistoia.
  Osservazione collaterale: il coro con deambulatorio, gi in uso nei
primi secoli del medioevo e all'alba dell'et romanica, viene ripreso
verso la met del Xll secolo nella chiesa benedettina dell'abbazia di
Sant'Antimo, presso Siena, poi a Santa Maria a Pi di Chienti e, a
sud, a Santa Trinit di Venosa e nel duomo di Acerenza. Mentre in
Francia questo congegno, arricchito da profonde cappelle radiali di-
sposte attorno al deambulatorio, diviene costante e ineliminabile, in
Italia attiene solo ad episodi sporadici di importazione e non riesce
a innestarsi nella struttura linguistica. Nulla di grave, finch prevale
la poetica del traballante; ma, dopo il suo esaurimento, costituir
una lacuna vistosa e sofferta nel dizionario espressivo.





   30 RG
 Cattedrale di Ruvo
                     grottesco del romanico pugliese

San Nicola di Bari. Cattedrali di Troia e Trani. Abbazia di Ognissanti a Trani. Chio-
stro della cattedrale di Amalfi.

  Per la rudezza delle proporzioni che, prima dell'ampliamento ba-
rocco, erano limitate alle tre arcate d'ingresso, e per le numerose
difformit ed impennate, quella di Ruvo  forse la cattedrale pi
ipnotica del ciclo pugliese.
  Sotto il profilo iconografico, vengono ripresi gli schemi e i motivi
lombardi anche nel coronamento di archetti. Ma vince il gusto per
le supeffici spinte ad appiattire sporgenze e rientranze. All'aguzza
facciata corrisponde un interno pieno di anomalie causate dal desi-
derio di sottrarsi alla rigida assialit. Rispetto ai canoni, vige una
sproporzione, una tematica impura e umanissima che M. Teo-
dori definisce maschia ed eroica.
  La stagione dei secoli Xl-XII  splendidamente creativa in questa
terra ove germina un linguaggio originale e vario. L'arte romanica
costituisce invero la manifestazione di maggior rilievo dell'intera
esperienza pugliese e l'unica, in definitiva, che sia totalmente
  ~lsa da ogni elemento di provincialismo, dice M. Petrignani.
  ~duzione quanto mai sfaccettata: chiese a pianta centrale, rotonda
  ~poligonale, raggiata o polilobata. Punteggiando il paesaggio ma-
ittimo, i centri costieri si differenziano da quelli interni, perch non
Fonsiderano la chiesa il solo nucleo catalizzatore; ad un mondo
Iicolo gerarchico e feudale oppongono una societ pi articolata,
~tenzialmente laica.
    difende la sua autonomia contro bizantini e normanni. Af-
~ato da torrioni mozzi, San Mcola, cominciato nel 1087 e ter-
~mato nel 1108, ha una facciata dall'acuminato timpano, tripartita
~,Ja lesene, con protiro appiattito. Interno di campate senza crociere,
 dominato da diaframmi trasversali e dalle trifore del matroneo.
  La cattedrale di Trani, realizzata tra l'xl e la met del Xll secolo
indulge nella povert formale: facciata appena contornata, struttura
elementare estesa alle absidi tubolari, uno slancio verticale esaltato
dall'altissimo campanile, quasi faro sull'orizzonte.
  Cromaticamente pi ricca quella di Bitonto. Nel duomo vecchio di
Molfetta tre cupole sono mascherate da tamburi ottagonali e qua-
drangolari. Denunciano influenze orientali San Leucio di Canosa,
con pianta quadrata e Santa Maria di Siponto a piani sovrapposti.
  Le cattedrali pugliesi segnano poli e soste nei tragitti dei pellegri-
ni e dei crociati diretti a Gerusalemme. Anche alla fine del XIII seco-
lo e persino nel XIV i moduli romanici persistono. Nella Capitanata

 32 RG
e vuoti rimandano alla sintassi arabo-normanna.



                        grottesco del romanico pugliese

Cattedrale di R~vo (fine xll sec.-1237 ca.): p. preced., sopra, facciata; in basso, a
sin. e al centro, particolare delfronfe e porfale ~naggiore; in basso a destra, interno.
p. a fronte: in alto e al centro, esferni e interni di San Nicola, Bari. p. a fianco: in al-
to`a sin., caffedrale, Troia (/093-xlll sec.); in alto a destra, cattedrale, Trani; al cen-
tro, chiesa di Ognissanfi, Trani (xll sec.); in basso chiosfro del Paradiso~, A~nalfi
(xl-xll sec.).

34 RG
Cattolica di Stilo
                   bizantinismo succoso dei badli~

  Incastonata nella montagna fra la scarsa vegetazione mediterra-
nea, la chiesetta rivive esperienze bizantine con rara sensibilit este-
tica, in un'immagine sorgiva, autentica, casta e sapiente. Da lonta-
no, il gioco delle cinque cupolette s'integra con le tre absidiole del-
la parete est; da vicino, quasi sospeso sul ripido declivio, I'organi-
smo appare come custode dell'abitato sottostante. Dall'alto, infine,
i ricorsi concentrici delle tegole sulle cupole e quelli obliqui del tet-
to riecheggiano il contrasto tra il solido corpo cubico inferiore e il
ritmo fantasioso che lo corona.
  All'interno i due bracci della croce greca sono voltati a botte e co-
perti da tetti a due spioventi. I muri perimetrali di mattoni rossi
piantano per un buon terzo sulla roccia. Ouesto  forse il prodotto
pi denso e significativo dell'idioma diffuso dai monaci basiliani
immigrati dall'Oriente. Cromatismo elementare, di effetto memora-
bile, affidato alla mera giustapposizione tra mattonacci a sbalzo e
malta che li lega. La capacit compositiva degli anonimi costruttori
s'accentua nel sapiente impiego di elementi provenienti da rovine
romane, ad esempio le quattro colonne. Si tratta probabilmente di
maestranze che conoscevano gli splendori di Bisanzio.
  La Cattolica  il testo pi significativo di una corrente che produ-
ce anche San Marco di Rossano, sempre in Calabria, e le chiese di
Forza d'Agr e di Itala in Sicilia. Effonde un accento popolare su
un impianto compatto e isolato, con un'estrema modestia di mezzi
espressivi, raffinata per dal gusto sensibilissimo dello scabro tes-
suto in cotto. Perfetto inserimento nel paesaggio, ma non mimesi
banale. A confronto di altri edifici coevi, sprigiona da Stilo un im-
percettibile messaggio di capricciosit e di gaiezza.





~ ~-r.

''di St~lo (xl sec.): p. a fianco, sopra, scorcio daa'alto; avvolte in tamburi
     ~polertc gravano su un impianto cruciforme iscritto tra spesse mura
     pi~ pressoche quadrata (m 7 50 x m 7 40); al cen~o, via d 'accesso
     IQ chksa sorge su un ripiano ricavato nel pendio e ampliato da un
     ~o,~ in basso a sin., gioco di coperture; in basso a destra, scorcio in-
     ~asso, I'intradosso della cupola centrale, all'incrocio delle volte a botte,
     ~nescente da quattro bifore che ne trapassano il tamburo.
  San Giovanni degli Eremiti a Palenno
                        normanno essenzializzato

San Cataldo. La Cubula.

  Tre campate quadrate, poi due maggiori sormontate da cupole su
nicchie che sembrano ascendere verso il campanile. Nuda stereo-
metria, pareti prive d'ogni decorazione, finestre tagliate al vivo nei
muri. Delle tre absidi solo quella centrale aggetta, mentre le altre
due non spezzano la compattezza del blocco.
  La chiesa era ultimata nel 1148. Leggermente posteriori sono il
chiostro e il campanile dove appaiono cornici e rincassi tipici dei
testi normanni. Linguaggio sincretico diverso da quello esplorato
nelle altre regioni durante il xn secolo: il romanico perlustra i lega-
mi fra organismo edilizio e contesto ambientale, mentre qui siamo
di fronte ad un montaggio autonomo di blocchi giustapposti o posa-
ti uno sull'altro.
  San Cataldo, del 1161, ripete la stessa disposizione di parallelepi-
pedi cupolati. Sulle cristalline superfici del prospetto il zig-zag ver-
~wle delle cornici perde ogni forza dinamica per fare emergere la
  Dwit ~ profili appena incassati. Pareti e cupole sono raccor-
~e che dal richiamo della snellissima sezione semicilindrica
~ dalla c~rnice araba che, nel suo profondo accento pitto-
.5b~ega i contrastanti valori.
     .~;Cuba, costruita da Guglielmo n nel 1180, ha pianta rettangola-
,,~'re con avamposti a guisa di torri nel centro di ogni facciata. La Cu-
Wa, caratterizzata dalla fascia bugnata degli archi, ne rappresenta
unaversioneminimalista.
  Non stupisce che queste opere siano state fonte di ispirazione nei
primordi del movimento moderno: semplicit spontanea e subito
evidente; prismi quasi puristi calibrati in modo che lo spazio non
risulti compresso o centrifugato, ma solo vuoto massiccio, addensa-
to da una luce che rifiuta diversivi mistici.
  L'attacco delle cupole avviene come semplice appoggio di forme
stereometriche, senza artificiosi raccordi, senza velleit di produrre
immagini ostentatamente unitarie. Permane sempre un'atmosfera
distaccata e nobilmente estranea, un arcano dialogo di involucri
portanti e portati.
  E. Calandra definiva duplice la funzione dell'architettura sici-
liana: di filtro dei modi artistici importati dai conquistatori; e di
sano eclettismo nel senso della capacit di equilibrare apporti di-
versi senza contaminarli.
  Se l'architettura siciliana ha raggiunto nel tempo normanno vette
assolutamente eccelse, una delle principali ragioni risiede nell'e-
cletticit che caratterizza tale dominio. Sola e miracolosa fra tutte le
conquiste, quella dei normanni  compiuta non da un popolo, ma da
una schiera di guerrieri valorosi e fortunati quanto abili politici.
Nell'attento studio a non far prevalere nessuno dei vari popoli con-
trastanti, nel non avere una civilt propria da imporre, essi sono i
maggiori fautori dell'eclettismo e fan fiorire in tutte le manifesta-
zioni il meglio della civilt trilingue trovata in Sicilia. San Gio-
vanni degli Eremiti, sorto fuori delle mura di Palermo, inaugura
questo linguaggio.




                                               normanno essenzializzato
Palermo. San Giovanni degU Eremiti: p. preced., in alto, veduta dal chiosrro; al
centro a sin., veduta d'insieme; al centro a destra, interno: scorcio dal basso di una
cupola; in basso a sin., imposta della cupola della navata longitudinale; in basso a
destraj vista della parete absidata; p. a fronte, cupola del braccio trasversale. p. a
fianco: in seoluenza, dall'alto in basso a sin., interni ed esterno di San Cataldo; in
basso a destra, piccola Cuba.
[per San Giovanni degli Eremiti AC, p. 22]

40 RG
identit cistercense

Abbazie di Casamari e San Galgano. Sant'Andrea a Vercelli. Abbazie di Chiaraval-
le Milanese, di Chiaravalle della Colomba presso Piacenza e di Sant'Antonio di
Ranverso a Buttigliera Alta.

  Posto ai piedi dei monti Ausoni, a dieci chilometri dalla via Ap-
pia, arteria principale di comunicazione con l'Italia meridionale e
l'Oriente durante l'evo medio, il complesso di Fossanova, passato
ai cistercensi nel 1135 e consacrato nel 1208,  il primo esempio di
gotico nella penisola. Modellato dai monaci francesi sui prototipi di
Fontenay e Pontigny, e sui dettami di San Bernardo, diverr centro
di irradiazione nei secoli XII e XIII. E borgognona l'iconografia della
chiesa a tre navate, la centrale a campate oblunghe e le laterali rit-
mate in senso opposto. Sono evidenti gli apporti dei lapicidi locali.
  L'ordine cistercense mira ad un'estrema semplicit formale, senza
per rinunciare alle finalit espressive, anzi esaltandole in tre modi:
opponendosi alle mastodontiche dimensioni cluniacensi, puntando
sull'essenzialit delle stereometrie ed eliminando il superfluo.
  ~Siam9 in bilico tra romanico e gotico: del primo l'abbazia ribadi-
~:~l~onsistenza massiccia delle murature e la chiarezza razionale
j~lCi; del secondo accoglie l'articolazione dei contrafforti
~nell~interno, le porzioni spaziali rettangolari divise da pilastri che
agganciano altissime colonnine sospese nell'ambito di un ambiente
luminoso, contrastante con quelli oscuri delle navatelle. Poetica ri-
calcata su una precisa filosofia: pur a costante contatto con la tra-
scendenza, gli slanci mistici sono controllati, i pesi levitati ma non
smentiti, l'immaterialit e i chiarori frenati.
  Con alcune varianti seguono lo schema di Fossanova l'abbazia di
Casamari, tra Frosinone e Subiaco, del 1217, e quella di San Gal-
gano presso Siena, ristrutturata a partire dal 1224, di cui restano
splendidi ruderi. La disposizione urbanistica  fissata dall'ordine:
intorno al chiostro si raggruppano quattro corpi di fabbrica; la chie-
sa occupa un intero lato, mentre i servizi ad uso dei monaci prolun-
gano il transetto; di faccia, isolato da un cortile, l'edificio per i con-
versi e, di fronte alla chiesa, le attrezzature comuni.
guaggio  questo? L'esperienza gotica importata dalla Bor-
ntreccia e viene in parte sfibrata da quella romanica vigo-
~fflva ~ella penisola. Ouando inizia la fabbrica di Fossa-
       ~a  appena ultimato, il duomo di Modena 
~W, e il cantiere di Monreale attende di essere
~igi, iQYeoe, Si eleva Notre Dame.
   enza di vocaboli romanici e gotici - a Fossanova, un
~tale r~manico in una struttura gotica, ma pi spesso
elementi gotici o goticizzanti applicati a volumi romanici - non 
qualitativamente positiva, ed anzi denuncia il ritardo italico. Quan-
do l'Europa procede con temerariet prodigiosa, nella penisola si 
prudenti, si gioca al ribasso dei nuovi valori. I caratteri gotici in
questione sono sostanzialmente due: la dinamica spaziale derivante
dallo scontro delle direttrici longitudinali e verticali, e la danza de-
gli archi rampanti sul cielo. L'Italia ignora il primo connotato ed of-
fre versioni moderate del secondo; si appaga di adottare archi acuti,
contrafforti e guglie, magari nelle sale capitolari e nei refettori.
 La sobriet cistercense si evidenzia nell'organismo di Sant'An-
drea di Vercelli, del 1219-27, e negli adiacenti fabbricati monastici.
I pilastri sono circondati da otto colonnine: cinque sorreggono gli
archi e le nervature delle navatelle, tre si prolungano fino alle alte
volte di quella centrale. Osserva U. Chierici: La modulazione ori-
ginaria del colore, attraverso l'uso alterno di tre materiali, pietra
mattone e intonaco chiaro, corrisponde ad una precisa intenziona-
lit. Ne consegue un discorso fiorito, dal rutilante zampillare dei co-
stoloni a tasselli bianchi e rossi. Nelle quattro trombe della cupola,

                                                                       identit cistercense
          Abbazia di Fossanova (Latina): p. preced., sopra e sotto, esterno e interno; p. a
~olUe, a sin. e a destra, esterno e interno del transetto. p. a fianco: in alto, a sin. e a
       -~111, abbazia di Casamari; al centro, a sin. e a destra, abbazia di San Galgano; in
      . a sin. e a destra, abbazia di Sant'Andrea, Vercelli. p. 46, in alto, a sin. e a de-
            p p. 47, sopra e in basso a sin, abbazia di Chiaravalle Milanese: esterni e in-
               ~' p. 46, al centro, abbazia di Chiaravalle della Colomba, Alseno (xn sec.);
             in basso a destra, abbazia di Sant'Antonio di Ranverso, Buttigliera Alta (xlv-

~)
stupendi ventagli di ariosa e delicata trasparenza.
 Diversa  l'abbazia di Chiaravalle Milanese, fondata da San Ber-
nardo nel 1135. Imponente mole in laterizio, modificata nel XIV se-
colo dalla torre innestata sopra il tamburo e nel XVI dalla facciata
con portico. All'interno, per, di gotico non c' nulla, o quasi.
 Nella storiografia dell'architettura cistercense due tesi sono agli
antipodi: quella di C. Enlart in Origines francaises de l 'architecture
gothique en Italie del 1894 e quella di A. Porter in Lombard Archi-
tecture del 1916. Il primo, come dice il titolo del libro, crede ferma-
mente nella derivazione francese del gotico italiano; il secondo ne
sottolinea le remore, gli impacci, la continuit con il romanico. La
ragione sta dalla parte dello studioso anglosassone. Lo conferma il
grottesco fronte della chiesa di Sant'Antonio di Ranverso a Butti-
gliera Alta, dove il linguaggio gotico  piegato alla pi mortificante
deeorazione.
Campanile del duomo a Firenze
                      inaf~errabile mano giottesca

Cappella degli Scrovegni a Padova. San Francesco e Santa Chiara ad Assisi.

  Come nella pittura di Giotto il contorno  ampliato fino a valere
come contorno intrinseco alla figura, escludendola cos da ogni
comparativa relativit all'ambiente, cos qui i possenti contrafforti
angolari e il greve cornicione circoscrivono i piani, li escludono da
ogni relazione costruttiva con lo spazio circostante che non si risol-
va in valori di luce, isolano un assoluto valore spaziale nei limiti
della superficie, gradualmente alleggerita verso l'alto dall'apertura
sempre pi ampia delle finestre. Discorso quasi ermetico, questo
di G.C. Argan, che attesta la difficolt di identificare l'essenza di
Giotto architetto.
  Sicuramente giottesco  solo il campanile, iniziato nel 1334, pro-
seguito dopo la sua morte nel 1337 da Andrea Pisano fino al 1348,
e completato nel 1359 da Francesco Talenti. Spazio interno, nessu-
no; rapporto ambientale, registrato appena dalla policromia del ri-
vestimento. L'aver smorzato l'asperit degli spigoli sottolinea la so-
litudine ravvolta e gelosa di s.
  Un disegno denominato la pergamena senese mostra probabil-
mente l'immagine originaria della torre di Giotto: sopra il basamen-
to, quattro piani con una monofora, una bifora e una trifora; poi,
uno slanciatissimo motivo terminante con una cupola ogivale, assai
pi alto dell'edizione realizzata. Impeto creativo contrapposto alla
mediocre soluzione artigiana di Talenti.
  Alcuni attribuiscono a Giotto la cappella degli Scrovegni a Pado-
va del 1303-05. D. Gioseffi vi distingue uno spazio empirico,
quello concreto, uno spazio virtuale o prospettico offerto da corni-
ci, spartimenti e coretti, e uno spazio metaforico determinato dalla
pittura. Se questo  vero, va riconosciuto che il primo spazio  assai
mediocre, il secondo anodino, e solo il terzo supremo. Il pittore in-
terviene nel sacello, afferma R. Longhi, creando uno spazio nuovo.
  Anche i grandi affreschi di Assisi sono stati letti in chiave archi-
tettonica, in un'inedita misura dello spazio, in sostanza dinamica,
gotiea, che scandisee il cammino lungo la chiesa e, insieme, il rac-
conto figurato, un'azione drammatica che d forma allo spazio
con mezzi sia atchitettonici che pittorici, precisa A.M. Romanini.
  La doppia chiesa di San Francesco di Assisi, fondata nel 1228, rap-
present una vittoria sugli zelanti che giudicavano offensiva un'im-
presa cos costosa, dedicata a chi aveva cantato la povert ed amato
la misera cappella della Porziuncola. Gioseffi non esita nell'attri-
buirla a Giotto, insieme alla tomba Tarlati e al ponte alla Carraia.

48 RG
  L'idea che Giotto abbia esercitato un'influenza sugli edifici in cui
lavorava  senza dubbio affascinante e in qualche modo giustificata.
  Ad Assisi va ricordata Santa Chiara, elevata tra il 1257 e il 1265:
ripete le forme di San Francesco ed accolse pi tardi gli archi ram-
panti: anomalia curiosa perch conferisce un'asimmetrica vitalit al
prospetto.

                         inafferrabile mano giottesca

Campanile del duomo a Firenze: p. preced., vista della torre efianco di Santa Ma-
ria del Fiore; p. a fronte, sopra, veduta del complesso. p. a fronte, al centro, e p. a
fianco, a sin. e al centro, vedute aeree e interno di San Francesco, Assisi: la chiesa
superiore, in foto, termina nel 1253 sotto la direzione di fra ' Filippo da Campello.
p. a fianco: sopra a destra, cappella Scrovegni all'Arena. Padova; in basso, chiesa
di Santa Chiara, Assisi.
50 RG
Palazzo Ducale a Venezia
                      ruotazione e spigoli avvitati

Ca' d'Oro. I Frari.

  Si  molto discusso sulla cosiddetta irrazionalit di sovrapporre ad
un loggiato un'alta muratura piena, come avviene in questo palazzo
iniziato nel IX secolo, rifabbricato nel 1340, con lavori protratti fino
al 1442. Ma una superficie piana, tanto pi se a losanghe di bianco
d'Istria e rosa di Verona, disposte a scacchiera come nella testata
miniata di un evangeliario bizantino, dice P. Toesca,  priva di pe-
so. Bicroma, sovrapposta a un loggiato di suprema qualit, quasi un
tessuto di linee, ha un valore bidimensionale sottolineato dai grandi
finestroni archiacuti, fuoriscala rispetto al disegno che bucano. Il
fregio fiammeggiante di antefisse mistilinee alternate a sottili pin-
nacoli pone la superficie a diretto, illimitato contatto con l'intorno.
  Il segreto dell'immagine sta evidentemente nel partito degli archi
acuti che s'inflettono negli anelli quadrilobati sovrastanti le colonne
rotonde, quasi braccia che dai fusti s'innalzino a sostenere cerchi
facendoli ruotare. Va notato un altro tocco geniale: se gli spigoli re-
stano inelaborati, si rischia di ottenere un incongruo effetto scatola-
re di facciate lunghe m 75 verso la piazzetta e 71,50 sul molo; ecco
perch colonnine tortili, accentratrici al massimo delle rifrazioni lu-
rninose, a torciglione, divise da tre elementi a foggia di capitello,
mordono gli angoli.
  I caratteri veneziani, che nei secoli si estenderanno nel mondo, so-
no riconoscibili: predominanza del vuoto sul pieno; composizioni
traforate; dialettica plastica e lineare; leggerezza vivace e persino
ridente; gusto di rendere irreali e sognanti le strutture. L'impulso di
tale linguaggio dipende anche dalle condizioni ambientali, dagli in-
calcolabili riflessi che i bianchi e i neri delle superfici e dei vuoti
acquistano sulle acque dei canali, dal rispecchiare il gioco dei pesi
di costruzioni rette da pali sottili infissi nella laguna.
  San Marco e palazzo Ducale sono i due perni di un'orchestrazione
urbanistica che s'inoltra nel rinascimento, ma trova il suo movente
vitale nel romanico e nel gotico. La piazza maggiore, stretta tra le
Procuratie, asimmetrica, propende in direzione del palazzo. Cari-
candosi di fronte alla basilica, lo spazio della citt rifluisce nella
piazzetta per poi sfociare nel mare. Linguaggio tardo-antico.
  Con la Ca'd'Oro siamo all'acme di un'aulicit radicata in un per-
sistente idioma popolare. Costruita nel 1422-40, tradisce, dice
E. Arslan, una incoerenza costruttiva che non ha riscontro nemme-
no negli edifici dove la ricerca coloristica ha il sopravvento sul dato
tettonico. Vige inoltre il contrasto fra parte sinistra, tutta traforata,
e lato destro con intervalli troppo ampi fra le finestre. Immagine
dunque anomala e inquieta, conclusa per dallo straordinario corni-
cione che fa tutt'uno con l'alta, fantastica merlatura.
  A blocco compatto, a L, di regola a C, con varianti a U e doppio
L, la casa veneziana trova sin dal duecento la propria fisionomia,
labirinticamente concatenata a calli e canali, indulgente nei profili
dissimmetrizzati da canne fumarie e fantasiosi comignoli. La Ca'
d'Oro fornisce i connotati pi sconcertanti di un irrazionalismo
che  esattamente agli antipodi della "concinnitas" albertiana, al
punto che questi edifici civili veneziani venivano giudicati, fino ai
tempi dell'illuminismo, barbari e "tedeschi". In nessun altro centro
le "leggi" proporzionali e prospettiche sono state cos poco rispetta-
te come a Venezia, dove la mancanza di un rapporto organico tra
facciate e corpi edilizi consente la pi spregiudicata libert.
  La domenicana chiesa dei Ss. Giovanni e Paolo (1336-1430) e la
francescana S. Maria dei Frari (1340-1492) esprimono un procede-
re traballante, con i tiranti o catene lignee che frammentano lo spa-
zio delle navate.



                          ruotazione e spigoli avvitati

Venezia. Pak~zo Ducale: p. preced., a sin., veduta aerea; a destra, angolo tra la
piazzetta e riva degli Schiavoni; in basso, fronte su San Marco; p. a fronte, anello
quodriloba~ del 1Og8iato~ p. a fianco: a sin., Santa Maria Gloriosa dei Frari; a de-
Stra, chiesa dei Ss- Giovanni e Paolo; in basso, Ca ' d 'Oro (di G. e B. Bon e di M
Raverti, maestri lapicidi gi impegnati alla fabbrica del palazzo Ducale).
[per piazza San Marco PC, p. 68]

54 RG
Sant'Antonio a Padova
                     cupole e campanili incalzanti

Montagnana. Ponte scaligero a Verona. San Ciriaco ad Ancona. Ss. Vincenzo e Ana-
stasio, e San FMncesco ad Ascoli Piceno.

  Se appaiono giustificate alcune riserve su San Marco a Venezia, le
perplessit riguardanti il Santo di Padova sono sicuramente legitti-
me. Iniziata nel 1237 e compiuta solo ai primi del Trecento, la chiesa
mescola termini romanici, gotici, orientali ed islamici.
  Il sistema cupolato, a doppia calotta, non ha precedenti nel mondo bi-
zantino e va riferito a testi francesi come Saint Front di Perigueux co-
struito tra il 1120 e il 1170. Lo stesso avvicinamento alla basilica vene-
ziana  generico: anzitutto perch a San Marco le cupole hanno un'uni-
ca calotta e furono rivestite solo a met del XIII secolo, secondariamen-
te perch la tripartizione delle navate  ben pi evidenziata a Padova.
  La facciata a capanna presenta una congerie di ingredienti: portali di
varia dimensione, loggia, coronamento rientrante, profilo interrotto dal
tetto, marcata diversit di finestre. Eppure, quella loggia che sembra-
va tagliare assurdamente a due terzi i ritmi della facciata sembra un
diaframma regolare e necessario tra gli arconi gotici di base che puntel-
lano il volume e il pi aereo sviluppo della parte alta, in cui cupole e
campanili incalzano trionfalmente, in quell'apoteosi di indicazioni di
spazi infiniti in cui si sublima l'architettura gotica, dice C. Semenza-
to. Rattrappito al centro, il fronte si dilata nelle arcate laterali. Pi ma-
tura la parte absidale a deambulatorio con cappelle raggiate, che si col-
lega a quella di San Francesco a Bologna. A questa fase tarda vanno
ascritti i campanili-minareti.
  Tra i molti aggregati contornati da mura brilla, nella zona padovana,
Montagnana, la cui fasciatura laterizia riecheggia ovunque il tema dei
castelli. La chiesa, disposta diagonalmente rispetto alla piazza, occupa
e qualifica il vuoto.
  Splendido il ponte scaligero a Verona, una passeggiata tra merlature
ricostruita correttamente dopo la seconda guerra mondiale.
  San Ciriaco di Ancona ha un braccio maestro di m 40 x 19 e uno se-
condario di 40 x 18: una perfetta croce greca dell'xl-xll secolo che ri-
prende in chiave monumentale la pianta di Santa Maria in Portonuovo
dell'xl. La cupola ogivale poligonale su base quadrata e il superbo pro-
tiro sono aggiunte del xm secolo. Accenti bizantini sono evidenti negli
spazi risucchiati dalla cupola sorretta da quattro pregevoli pilastri, ma
k ~upetfid sobrie, quasi denudate, reiterano i modi lombardi in un so-
lido gioco di masse. Del resto, la posizione paesaggistica, sul colle che
domina la citt, conferisce all'opera una specifica fisionomia.
  ~ nessun periodo della storia architettonica il pericolo di cadere
nell'elenco telefonico dei monumenti  pi minaccioso. Si posso-

56 RG
no invero citare decine, centinaia di chiese e strutture civili che, pur
senza essere atti di poesia, appartengono a una letteratura edilizia di
alto livello. Ci limiteremo a due esempi di Ascoli Piceno: Ss. Vin-
cenzo e Anastasio con torre asimmetrica e grigliato quadrato della
facciata, e l'elegantissima San Francesco fondata nel 1262.

                         cupole e campanili incalzanti

Basilica di Sant'Antonio a Padova: p. preced., sopra e sotto, vedute d'insieme; p. a
fronte: a sin. e a destra, Montagnana (caposaldo carrarese, presso Padova, circon-
data da 2 km di mura e 24 torri): veduta aerea, porta Legnago e porta Vicenza; p. a
fianco: sopra, a sin. e a destra, ponte scaligero, Verona (1354-1376; ricostr. di Piero
Gazzola, 1945-51); a sin., al centro e sotto, San Ciriaco, Ancona; a destra al centro,
Ss. Vincenzo e Anastasio, Ascoli Piceno (xl-xlv sec.); a destra sotto, San Francesco,
Ascoli Piceno. [per Montagnana PC, p. 46]

58 RG
                                                                                    59 RG
Duomo di Orvieto
                            latitanza del gotico

  Non occorre trattenersi a lungo sull'annosa questione del grado di
goticit dei monumenti italiani del trecento. Il preconcetto che una
chiesa valga solo a condizione di somigliare a Notre Dame, Char-
tres e Arniens, o alle cattedrali di Westminster, Salisbury e Colonia,
 inaccettabile. D'altra parte, poich il linguaggio gotico si  espres-
so ovunque con pi coerenza e maggior ricchezza di varianti, le
opere italiane non possono competere sullo stesso piano; devono
eccellere mantenendo un valore non-gotico o moderatamente tale.
La triade fiorentina del duomo, Santa Maria Novella e Santa Croce,
San Petronio a Bologna, la cattedrale di Siena sono opere d'arte va-
lide, certo pi del duomo di Milano che cerca di imitare modelli
d'oltrealpe.
  Iniziato nel 1290 da Fra Benvegnate da Perugia, il duomo di Or-
vieto appare, sotto molteplici aspetti, l'antitesi del gotico: un'orga-
nizzazione dello spazio di tipo paratattico pi che sintattico. La de-
corazione bicroma e le arcate a tutto sesto sottraggono scatto alle
colonne. Giovanni di Uguccione tent di goticizzare l'ambiente co-
prendolo con volte, ma l'esperimento fall, s che di verticalmente
direzionato c' solo l'alto arco trasversale.
  Malgrado il permanere di modi romanici, si nota per in questo
spazio una vibrazione critica rispetto alla vecchia scatola muraria,
un desiderio di superarla. Ci si evidenzia anche e specialmente nei
fianchi, che nicchie e finestre rendono quasi palpitanti.
  Pi convincente il compromesso raggiunto nella facciata del 1310
da Lorenzo Maitani, con cui collaborarono vari artisti, e Andrea Or-
cagna per il rosone. Quattro pilastri terminano in guglie formando
l'ossatura di un'immagine centrata da un loggiatino che raccorda la
tripartizione. Sotto, uno strombo a tutto sesto; sopra, un quadrato;
in ogni verso, tripudio cromatico.
  L'Italia non  mai andata oltre un apprezzamento puramente sto-
rico dello stile gotico, sostiene perentoriamente E. Panofsky. Ci
significa rinuncia alla linea gotica che H. van de Velde aveva de-
scriKo percorsa da un'audacia folle e inesausta.

Duomo di Orvieto (1290-1455): p. a fianco, in alto, estarno: contrasto tra facciata
efianco il CYi rivestimento, afilari di travertino e basalto,  adottato parzialmente
anche all'interno (l'organisrno misura m 89,30 x 33 ca. mentre I'altezza delfronte
 di 53 metri sulla quota del sagrato, a sua volta elevato di l.40 m); in basso a de-
stra, interno, il tetto a capriate della navata centrale (alta 33 m e larga 16) si dis-
solve nel sistema di volte a crociera che ricopre transetto e tribuna; in basso a sin..
il duomo e la citt.

60 RG
Palazzo Vecchio a Firenze


Santa Croce.

genio di Arnolfo di Cambio


  Un unicum nell'intero corso dell'architettura occidentale; stupisce
che storici e critici non ne abbiano ancora preso piena coscienza. Si
tenta invano di contestualizzarlo paragonandolo con il palazzo pub-
blico di Siena, quello comunale di Perugia, quello ducale a Venezia:
confronti assurdi, che mirano a diluire il messaggio irripetibile di
Arnolfo.
  La difficolt di decodificazione deriva dal fatto che qui l'architet-
tura nasce dall'urbanistica, da un inedito disegno globale della citt.
Quando, nelle correnti storie dell'arte, ci si limita a constatarne la
massa squadrata, il gran cornicione aggettante e merlato, il
rude paramento di blocchi scabri, il coronamento a raggiera in-
torno alle bifore, la torre svelta e profilata, la cella campanaria
che ripete il motivo del cornicione, non si scalfisce neppure l'iden-
tit di un'opera che  costituita non dai propri elementi lessicali, ma
da forze che vengono dall'esterno, dalla dinamica urbana.
  Il discorso parte dal campanile del duomo e sconfina nell'Arno. In
questo itinerario, piazza della Signoria viene intercettata in un pun-
to diagonalmente opposto all'area del palazzo dei Priori. Con un
colpo di temeraria creativit, Arnolfo decide di elevare una torre
inaudita, alta 94 m, incombente sul cornicione, cio in bilico sul
vuoto. Ma dove situarla? La scelta  tutt'altro che ovvia; tanto che,
chiedendo anche ad esperti se la torre  al centro, a sinistra o a de-
stra dell'edificio, si ottengono risposte vaghe, immotivate.
  La torre nel mezzo? L'impianto simmetrico priverebbe l'immagine
d'ogni colloquio con la piazza e la citt, neutralizzando la diagonale.
  A sinistra? Si ergerebbe minacciosa per sentenziare che il costrui-
to si ferma qui; dopo non c' e non ci potr essere altro.
  La torre a destra? Segnala che piazza della Signoria non  l'ultimo
episodio dell'itinerario, annuncia il progetto degli Uffizi e lo sbocco
sul fiume. Il palazzo  configurato dalla citt, e viceversa.
  Gli altri caratteri conseguono. Le bucature dei prospetti affermano
il principio dell'elenco funzionale: nessun ordine a priori, ritmi
interrotti di bifore, fori di varie dimensioni e forme, portale spiazza-
to a destra. L'organicit continua all'interno, nel cortile con portico
e loggiato, nelle piccole e grandi sale. Da qualsiasi osservatorio do-
n~ina il gesto dell'asimmetrica torre protesa. Arnolfo, iniziando i la-
vori nel 1299-1300, segna il secolo. Nessuna altra opera ne riverbe-
ra con pari vigore la prodigiosa anomalia. Il linguaggio di Arnolfo
brucia ogni latinismo, adotta il volgare, il parlato comprensibile alla

62 RG
gente. Lo conferma Santa Croce ove prevale il pauperistico schema
del capannone mendicante con tetto a vista. Questa chiesa si basa
non gi su rapporti proporzionali o sull'armonia e coerenza di un
tessuto strutturale, ma piuttosto sulla semplice violenza di gesti d'ef-
fetto, scrive A.M. Romanini. L'alta nave centrale, le arcate a sesto
acuto su pilastri ottagoni, il cornicione che all'improvviso s'impen-
na abbandonando la classica orizzontalit, dimostrano che I'archi-
tettura ha cessato di essere contemplazione intellettuale a posteriori
ed  divenuta azione in atto, che spezza i codici tradizionali con la
forza d'urto di una parlata dialettale nel contesto di un discorso auli-
co. Espressivamente Santa Croce nasce dal basso, dagli zoppica-
menti continui della spazialit mendicante, dalle proporzioni defor-
mate rispetto ai canoni cistercensi. In questo senso, non  retorica ri-
ferirsi ad Arnolfo come al Dante dell' architettura.

                                                 genio di Arnolfo di Cambio
Palazzo Vecchio a Firenze (1299-1346): p. preced., veduta dall'alto; p. a fronte, vi-
sta angolare; p. a fianco, in alto a sin. e in basso, vedute della piazza, da sud-ovest
e da sud-est; in alto a destra, vista da via degli Uffizi. p. 66 e p. 67, in alto: interni e
fronte di Santa Croce, Firenze (1295-1381 ca.). p. 67, in basso, palazzo comunale,
Perugia (1283-1297). [per la dinamica urbana di palazzo Vecchio AC, p. 64]
64 RG
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sproporzione come obiettivo

Santa Maria Novella.

  Santa Croce, il duomo e Santa Maria Novella documentano il lin-
guaggio religioso del Trecento toscano. La prima, come abbiamo
visto, vibra dei segni di Arnolfo. La terza, persino nel fronte alber-
tiano,  un organismo ben compiuto. Resta problematica l'arnolfia-
na Santa Maria del Fiore, sormontata dall'enorme tamburo ottago-
nale che attende una cupola inaudita.
  Siamo in un mondo rernoto di verticalismi gotici, e specialmente
dalla dinamica di fughe contrastanti, dirette verso il fondo e verso
l'alto. Bandita l'inquietudine che percorre l'Europa, vige un equili-
brio, una cadenza lenta, se non classica certo mirante all'armonia,
in cui i vuoti prevalgono sui pieni, mentre oltralpe sono oppressi e
negati da fasci di linee.
  Le navatelle di Santa Croce sono scandite da sette volte; quelle
del duomo solo da quattro. Perch? Qui l'organismo chiesastico 
solo un preludio alle tre absidi. Lo spazio  divorato dal tamburo e
dalla cupola, ambedue fuori scala, giganteschi, prevaricanti con
quel diametro pari alla larghezza delle tre navate. All'interno e, tan-
to pi, all'esterno dove scattano i costoloni brunelleschiani si perce-
pisce come la cupola non sia del duomo e neppure della citt, ma di
tutti i popoli toscani, come aveva capito L.B. Alberti.
  Iniziato nel 1296, nonostante gli interventi di successivi architetti,
Andrea Pisano e Francesco Talenti, lo schema originario della catte-
drale fiorentina  rispettato. Un antico disegno allude a come avreb-
be dovuto essere la facciata.
  San~a Maria Novella non tenta di frenare o latinizzare il linguag-
gio importato, ne prescinde incarnando un'alternativa. Costruita nel
1246-1350 su progetto di Fra Sisto e Fra Ristoro, esprime la lucida
dottrina dell'ordine domenicano.
  La sintassi gotica annulla prospetticamente i valichi tra i sostegni
verticali. Qui invece vengono esaltati al punto da ottenere dalla na-
vata centrale una perfetta visibilit di qelle laterali. I1 gioco linea-
ristico  determinante: parte dalle semicolonne addossate ai pilastri
e, dopo la pausa dei capitelli, sfreccia negli archi acuti longitudinali
e trasversali, e nelle costolature delle volte.
  Linguaggio inclassificabile: s'affida allo spazio innervato, ma non
contenuto dalle linee, ad una cavit scevra di penombre se non nelle
absidi che per le riassorbono mediante tre slanciate finestre.
  Un'immagine di membrature che sembrano disegnate sul vuoto,
nello spazio illimitato. Manca in Santa Maria Novella la cornice

68 RG
che taglia le pareti sia di Santa Croce che del duomo. Da qui la
chiarezza ariosa, la limpida atmosfera sospesa che vi si respira. S'i-
gnorano drammi e tensioni; sembra che tutto sia facile e naturale, e
un'alternativa al gotico possa essere reperita senza sforzi.
 Pi e meglio d'ogni altra chiesa coeva, Santa Maria Novella atte-
sta che una poetica di linee nello spazio era agibile anche fuori dei
modelli stranieri. Non si trattava di svigorito tardo-romanico, ma di
una concezione nuova, dinamica e sfrecciante in una maniera diver-
sa dalla francese e dalla tedesca. Un'ipotesi fondata sul possesso
magistrale della linea, gi collaudato bidimensionalmente nelle tar-
sie del battistero e di San Miniato, una proposta vagheggiata, ine-
briante, culturalmente temeraria, e quindi destinata a restare un va-
lore erratico, immaginario, comunque non utilizzato.

                                                sproporzione come obiefflvo
Duomo di Firenze: p. preced., in alto, foto aerea: sulla sinistra, Santa Maria del
Fiore~ il campanile e il battistero; in basso a sin., veduta aerea sul fronte d 'ingres-
so; in basso a destra, interno. p. a fronte: a sin., San Petronio, Bologna (iniziata nel
1390 da A. di Vincenzo, la costruzione si  protratta a fatica: le volte furono realiz-
zate nel xvll sec., I'esterno  rimasto non compiuto); a destra e alla p. a fianco, San-
ta Maria Novella, Firenze (facciata di LB. Alberti, 1456-1470).

70 RG
                                              culmine dell'urbatettura
Pitigliano. Piazza del Duomo e San Giovanni Fuoricivitas a Pistoia. San Gimigna-
no. Ponte del diavolo presso Borgo a Mozzano.

  Il complesso monumentale di Pisa  totalmente estraneo all'orga-
nismo della citt. A Venezia, il trapezio di piazza San Marco riflui-
sce nella piazzetta di palazzo Ducale e sfocia nella laguna. Allo
slargo di Rossellino a Pienza manca una parete, quella affacciata
sulla voragine; lo stesso accade nel Campidoglio rnichelangiolesco
sul lato dello scalone d'accesso. Le tre piazze di Siena, invece, sono
tutte dislocate nell'abitato, immerse in un'incantevole congerie di
strade curvilinee.
  Per la presenza del genio di Arnolfo, Firenze vanta piazza della
Signoria e gli Uff1zi. Roma celebra le sue piazze barocche. Ma nes-
suna citt fonde slarghi e tessuto urbano nel modo inventivo e coe-
rente di Siena. Nessuna incarna nello stesso grado la rievocazione
gotica di Le Corbusier: Le cattedrali erano bianche, perch erano
nuove. Le citt erano nuove, se ne costruivano di tutte le misure... Il
grattacielo di Dio dominava il paesaggio, si era fatto pi alto di
quanto si era potuto, straordinariamente alto. Era una sproporzione
nell'insieme, ma no, era un atto di ottimismo. Il nuovo mondo co-
minciava. Si erano voltate le spalle al passato. In cento anni, il pro-
digio era stato compiuto.... E a Siena, pi che il campanile della
cattedrale, sfreccia la torre laica del comune.
  Piazza del Campo occupa il sito dell'antico foro e ha carattere po-
lifunzionale: centro del potere politico-amministrativo, piazza-sa-
grato per manifestazioni religiose, attrezzatura ludica per le corse
del Palio. A ridosso, emblema della fiorente civilt economica,
piazza del mercato. Poi, non lontana, piazza del Duomo. Nessun
monumento viene esibito per s, sottratto ad un'orchestrazione co-
rale. Dopo la citt dispotica dei romani e l'annientamento altome-
dievale compiuto in nome della citt di Dio, sorge finalmente la
citt degli uomini. Archiviati gli etimi latini, trionfa il parlato.
Nessuna strada  mirata su un monumento, o viceversa.
  Unicum nel suo invaso atipico, inclinato e convergente, a conchi-
glia, piazza del Campo offre una scena costruita con vele di mattoni
a spina di pesce e nervature di travertino, intorno e nell'ambito del-
la quale si elevano l'asimmetrico e ricurvo palazzo comunale, la
torre, la cappella, le case, la fonte gaia di Jacopo della Quercia.
Emiciclo interamente racchiuso, grande sala all'aperto, esterno co-
me interno al modo degli anfiteatri, ma depotenziato dagli appiat-
tenti ordini classici e invece vivido di apporti popolari. Punto di
confluenza dei colli circostanti,  una forma naturale murata, di-

72 RG
ceva G. Michelucci, un elemento di continuit del paesaggio.
 La torre detta del Mangia, iniziata nel 1325, un biennio prima
della pavimentazione del Campo, svetta nella sua autonomia irre-
lazionata a un edificio o ad uno slargo. Scarta quindi due soiuzio-
ni: quella condizionatissima di Firenze, e quella slegata di Venezia.

                                                culmine dell'urbatettura
Le tre piazze di Siena (xn-xlv sec.): p. preced., sopra e sotto, vedute aeree; p. a fron-
te, pia~za del Campo; p. a fianco, in sequenza dall'alto in basso, piazza del Duomo,
interno del duomo, paesaggi e percorsi in awicinamento. p. 76: sopra, Pitigliano;
al centro a sin., piazza del Duomo, Pistoia; al centro, a destra, San Giovanni Fuori-
civitas, Pistoia (fine xIl sec.). p. 77: sopra e al centrO, vedute di San Cimignano; sot-
to, ..ponte del diavolo sul Serchio, Borgo a Mo~zano (xIv sec.).
[per le tre piazze di Siena PC, p. 52; per San Gir.nignano PC, p. 46]
74 RG
Osserva C. Brandi che s'alza per quanto si dilata la piazza;  la
simbolica ordinata d'una nuova concrezione spaziale, pienamente
isolata dallo spazio di natura. Risulta assai meno conformata piaz-
za del duomo, per i frustrati ampliamenti della cattedrale, il cui cor-
po longitudinale, compiuto intorno al 1259, doveva essere trasfor-
mato nel transetto di una colossale chiesa, bloccata dall'epidemia di
peste del 1348. Va notato che la cortina marmorea a strisce orizzon-
tali bianche e grigie istiga un movimento in certo senso assonante a
quello viario. Infine, la piazza del mercato dialoga con il paesaggio.
 A Siena urbanistica e architettura si identificano, scompare qual-
siasi intento scenografico, perch il continuum serpeggia nella sua
capillare estensione. Ne sono varianti Pitigliano, Pistoia, San Gimi-
 gnano e, a scala paesaggistica, il trecentesco ponte sul Serchio.

76 RG
            non-gotico malgrado cinque secoli di lavoro

  Selva di guglie e pinnacoli, altissimi pilastri su cui si scaricano ar-
chi e volte costolate a sesto acuto, trine marmoree e vetrate policro-
me nelle grandi finestre, statue agitate e mostri nelle facciate e nei
campanili, entro nicchie e lungo le cornici, pilieri e portali dai
profondissimi sguinci: in un acrobatico insieme, tutti questi vocabo-
li del gotico rayonnant e flamboyant sono presenti a Milano,
nel cantiere del duomo dove, dal 1386 alla prima decade dell'Otto-
cento, si susseguono maestri tedeschi e francesi, nonch innumeri
italiani fra cui Luca Fancelli, Leonardo, Bramante, Amadeo, Tibal-
di, F.M. Richino, ed inoltre Francesco di Giorgio Martini, Vanvitel-
li, B. Vittore; infine, nella prima decade del xlx secolo, Soave, Pol-
lak, Zanoja e Amati per il fronte voluto da Napoleone.
  I milanesi sono giustamente orgogliosi per questo sforzo corale
per il vorticoso accumulo di motivi e pretesti linguistici, alcuni dei
quali di pregevole qualita. Il monumento  per fallimentare per
una precisa ragione: i vari interventi si sono sempre preoccupati di
adeguarsi al gi costruito, frenando gli scatti originali in omaggio
ad un diffuso conformismo. Tale atteggiamento rinunciatario emer-
ge proprio nella facciata principale: come per il duomo di Firenze,
si ricorre ad uno stilismo insapore e flaccido, quando invece una so-
luzione moderna, analoga a quella di L.B. Alberti nella fiorentina
Santa Maria Novella, sarebbe stata dirimente. In questo senso, Na-
poleone appare un personaggio letale: basti pensare allo sfascio di
piazza San Marco a Venezia perpetrato con l'ala detta appunto na-
poleonica.
  Una miriade di archi rampanti pu risultare impressionante in cer-
ti scorci, ma non  sufficiente ad imprimere un marchio autentica-
mente gotico ad uno spazio basilicale. Il difetto delle cinque navate
milanesi, tagliate da un transetto a tre navi e concluse dal coro re-
cinto da un deambulatorio, consiste nel fatto che la spinta longitudi-
nale prevale su quella verticale, sicch l'esplosivo conflitto direzio-
nale delle maggiori cattedrali d'oltralpe qui  attenuato e anchilosa-
to. Data l'altezza relativamente limitata, i ritti che articolano le na-
vate sono cos distanziati da non consumare in prospettiva gli spazi
che li separano.
  Alcuni critici italiani argomentano che il gotico straniero, in parti-
colare quello francese,  destinato alla decadenza perch porta al pa-
rossismo i princpi estetici su cui si basa. La fantasia si sbizzarrisce
in un giuoco vertiginoso di intagli... Il virtuosismo ha vinto la mate-
ria... Si esaurisce per la perfezione stessa cui era pervenuta la tec-
nica architettonica, congettura E. Lavagnino. Il gotico italiano in-

78 RG
vece non pu esaurirsi, dacch non esiste.
 Per la facciata ci si balocca su alternative. Commenta A.M. Ro-
manini: Abbiamo in definitiva due progetti fondamentali, di cui
quello "ad quadratum"  congeniale alla mentalit gotica lombarda,
mentre il secondo, "ad triangulum", nasce da un'inquieta sensibilit
pittorica che non ha alcun immediato precedente regionale. Se la
soluzione adottata nel 1392 era compromissoria, quella realizzata
secoli dopo  squallida e desolante.
 I progetti si accumulano, come quelli per la facciata di San Petro-
nio a Bologna. Nel 1746 Bernardo Vittone insiste per costruire due
torri laterali che avrebbero mutato radicalmente il volto del duomo.
Alla fine per si ripiega sulla pi meschina e pavida reticenza.


                                non-gotico malgrado cinque secoli di lavoro
Duomo di Milano: p. preced., in alto e in basso, vedu~e aeree di facciata e difianco;
nel 1392 i cos~ruttori del duomo decisero di spiccare le volte di copertura diretta-
mente dai capiteai, sminuendo cos di netto la precipua funzione statica dei nume-
rosi contrafforti, archi rampanti e guglie che congegnano la fabbnca; p. a fronte,
-veduta aerea dell'abside poligonale e interno; p. a fianco, i piloni polilobati sono
pausati da singolari capitelli a tabernacolo, ideati da G. de ' Grassi.

80 RG
Santa Maria Donnaregina a Napoli
               tensione ascensionale di invasi ed elenco

Via di San Pellegrino a Viterbo. Bologna. Casa Isolani a Bologna. Castello di Soave.

  Poich l'erezione delle chiese medievali partiva dalla zona presbi-
teriale e absidale, alla genesi dell'impianto di San Lorenzo Maggio-
re a Napoli, iniziato nel 1267, sta il coro concepito secondo il siste-
ma francese canonico: deambulatorio con cappelle radiali intorno al
vano poligonale, volte a crociera costolonate su archi ogivali, pila-
stri polistili, contrafforti ed archi rampanti.
  Nelle altre chiese napoletane dell'et angioina gli archi rampanti
sono assenti, il che attesta la scarsa incidenza del gotico. Dice
A. Venditti: Nel caso di San Lorenzo siamo di fronte ad un'opera
estremamente significativa del contrasto ideologico rilevabile nelle
scelte formali tra gli architetti francesi e i maestri meridionali. In-
fatti, dopo aver realizzato lo splendido invaso del coro, si rinuncia
ad una copertura a volte, optando per la soluzione a navata unica
con capriate. A met del duecento, i francescani, ad eccezione che
ad Assisi e Bologna, assumono un atteggiamento arcaicistico, incli-
ne alla chiesa povera, scevro di compiacimenti strutturali e quin-
di avverso alle tesi dei domenicani.
  Destino analogo ha Sant'Eligio, progettato nel 1270 con annesso
ospedale: crociere nella nave centrale e crociere costolonate nelle
navatelle. Il gusto per le ricorrenze orizzontali esplicita una voca-
zione locale dell'epoca.
  Al secondo ciclo angioino appartiene il rifacimento del monastero
di Santa Maria Donnaregina, attribuito al ventennio iniziale del Tre-
cento. Al fine di ottenere un coro per le clarisse, l'architetto escogi-
ta un dispositivo originale: imposta entro l'invaso della navata uni-
ca una struttura basilicale minore, tripartita da file di pilastri ottago-
ni, sui cui insistono volte a crociera. In tal modo, ad una prima
struttura a doppia altezza, rappresentata dallo spazio inferiore e dal
coro sovrastante, seguiva un invaso a doppia altezza, dal pavimento
alle incavallature lignee, e infine la conclusione absidale. Il maestro
che ide Donnaregina previde l'eccezionale effetto tensionale e psi-
cologico determinato da un vano iniziale compresso e avvolto nella
penombra, e da un vano successivo di notevole altezza e luminosis-
simo. Riusc ad attuare quello slancio ascensionale che la cultura
gotica imponeva.
  Nell'ambito dello stesso linguaggio si esprimono molte altre chie-
se. Ad Atri la cattedrale, a L'Aquila Santa Maria di Collemaggio, a
Galatina Santa Caterina, a Trapani Sant'Agostino, nella stessa Na-
poli Santa Chiara, Santa Maria del Carmine e San Pietro a Majella.

82 RG
 L'elenco  il principio conduttore dell'architettura medievale.
Fu riscoperto e formulato da William Morris a met dell'ottocento e
da allora costituisce un punto fermo del linguaggio moderno. Elenco
di che? Di parole risemantizzate, cio con significati precisi, giu-
stapposte una dopo l'altra senza verbi, cio senza costruzioni di frasi
convenzionali. L'urbanistica del xm secolo  gremita di episodi si-
mili a quello della via di San Pellegrino a Viterbo, dove scarseggia-
no gli allineamenti, manca una composizione unitaria, si moltiplica-
no immagini casuali, dettate dai fatti. Grammatica e sintassi abolite,
o utilizzate solo quando necessarie, niente connessioni e rimandi;
dimenticato o respinto qualsiasi dogma di proporzione. Convincente
e sanguigno, imprevedibile e non pianificato ma sempre pertinente,
il linguaggio dell'elenco risponde ad un'aspirazione di libert popo-
lare e di democrazia, stimolante anche nel terzo millennio.

                                     tensione ascensionale di invasi ed elenco
Santa Maria Donnaregina a Napoli (1307-1320): p. preced., in alto e in basso, e p.
a fronte, interni; la chiesa, priva di transetto, ha un'abside poligonale con f nestro-
ni altissimi e nervature sof~ili p. a fianco: in alto, a sin. e a destra, Bologna: veduta
aerea e scorcio della casa Isolani (edilizia del xn/ sec.); in basso, via di San Pelle-
grino, Viterbo (xo1 sec.). p. 86, in alto e in basso, e p. 87: vedute: castello e struttura
fortificata di Soave (xlo-xlv sec.). [per Bologna PC, p. 52]
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Castel del Monte a Andria
                      antiurbanesimo federiciano

Fortezza angioina sul castello a Lucera. Castel Maniace a Siracusa. Castello Ursino
a Catania.

 Era ben poco un umanista se, fissato nell'ideale imperiale e nel
costume bellico, aveva una concezione assolutista, fastosa e violen-
ta dello stato. Odiava la citt, mitizzava il castello.
 Nel linguaggio di Federico n fondono una formazione classica, la
cultur.a dei cistercensi e la sottile speculazione araba. Fra i tanti ca-
stelli pugliesi: Trani, Brindisi, Bari, Bisceglie, Gravina, Gioia del
Colle, Lucera, Andria. In Sicilia: Caltagirone Milazzo, Lentini, Ca-
tania, Messina, Augusta, Siracusa. In Calabria, Cosenza; poi in Lu-
cania, in Campania, persino in Toscana, a Lagopesole, Rocca Impe-
riale e Prato. Di norma, stagliati in cima ad una prominenza, come a
Mussomeli, si impongono quasi fossero un alto scoglio. Molti ca-
stelli sono puristi, nel senso che affidano la loro immagine al gio-
co di superfici piane, cilindriche o quadrangolari agli spigoli.
 Castel del Monte invece, costruito nel 1240, indugia nella sua
complessit. Ottagonale all'esterno e nel cortile, con torri anch'esse
ottagone, irraggia saloni trapezoidali. Le masse sono interrotte solo
dalla sottile cornice che le cinge a met altezza, e dalle piccole bifo-
re e trifore che le rendono pi permeabili all'atmosfera e alla luce.
 Il portale di breccia rosata  chiuso tra pilastri e coronato da un
semplice timpano. Osserva H. Hofstatter: La forma prismatica del-
I'ottagono, la limpidezza della sua struttura ad angoli, con le conse-
guenti gradazioni della luce sulle superfici, corrispondono piena-
mente allo spirito del gotico delle cattedrali. Va aggiunto che oggi
non possiamo apprezzare il rapporto tra forme architettoniche e pre-
zioso apparato decorativo, intarsi di marmi e mosaici.
 Chi pu essere l'autore? Analizzando l'intensit gotica dei profili
delle volte, specie di quelle a tre costoloni delle torri, si opterebbe
per un maestro francese, magari coadiuvato da un artefice locale
per il quale si  fatto il nome dello stesso Nicola Pisano. Del resto,
impronte cistercensi sono riconoscibili anche nei castelli Maniace
di Siracusa, Ursino di Catania e in quello di Augusta, nonch nel-
l'impianto della grande abbazia di Murgo, lunga m 83 e larga 28,
realizzata solo fino a tre metri di altezza.
 G. Samon puntua'lizza il messaggio di un interno: La sala iposti-
la di Castel Maniace ~ ~ma cos straordinaria e singolare idea di pun-
tualizzare, per insistenza di elementi discontinui in un intervallo am-
plissimo, un grande spazio, che annulla ogni confronto approfondito
con esempi della morfologia cistercense pura. Gli esempi occiden-
tali esprimono infatti quasi sempre il senso deciso di una detenninata

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direzione dello spazio, che  perci concreto nella sua univocit. La to-
talit spaziale di Castel Maniace, equilibrata in ogni senso della grande
sala ipostila, astrattizza questo spazio.
  Federico Ll somiglia per alcuni versi a Teodorico: afferma la legge co-
me risolutrice dei conflitti e non tollera persecuzioni e discriminazioni
delle minoranze.

                                              antiurbane~,imo federiciano
Castel del Monte a Andria (Bari): in sequen~a, da p. preced. a p. a fronte sopra, a
sin. e a destra, vedute della roccaforte, portale d'ingresso e particolare degli ele-
menti portanti le coperture; p. a fronte, al centro, forteza angioina sovrapposta al
castello svevo, l,ucera (1269-1283). p. a fianco: sopra, castel Maniace, Siracusa
(intervento federiciano su una preesistenza del I 038); sotto, a sin. e a destra, castel-
lo Ursino, Catania (1239-l250): volta di copertura di una torre e veduta aerea.

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furiosi intrecci arabo-normanni

Cappella Palatina a Palermo. Duomo di Cefal. Ss. Pietro e Paolo di Forza d'Agr.

  Costruito da Guglielmo II probabilmente tra il 1172 e il 1185, ha
tre navate terminanti nel vano sopraelevato del coro quadrato, che 
delimitato da pilastri e grandi archi acuti. Segue il presbiterio ai cui
lati il diaconico e la protesi si affacciano con due arcate; in corri-
spondenza delle navate si aprono le absidi.
  Innesto di elementi saraceni su pianta basilicale, dunque. Ma il
carattere saliente dell'organismo spaziale  dato dalle dimensioni
della navata centrale che, contestando l'usuale canone 2:1, triplica
la larghezza delle navatelle. L'immenso manto musivo s'apparenta
a quello di San Marco a Venezia.
  Suprema l'abside, forse la pi sconvolgente della storia architetto-
nica dopo quella michelangiolesca di San Pietro a Roma. Tre scale
di archi intrecciati, di cui il secondo, altissimo, costituisce il finale
delle absidiole laterali, e il terzo di coronamento ancor pi slancia-
to. Alla quasi maniacale dialettica di connessioni e rimandi, all'in-
descrivibile ricchezza di indicazioni lineari degli archi intrecciati si
aggiungono il cromatismo, I'energia latente nel traumatico gioco di
verticali e orizzontali, le vibrazioni indotte nelle superfici dalle
chiazze rotonde dei vari livelli.
  A fianco della chiesa, il chiostro rivela episodi seducenti, in parti-
colare colonne binate che poggiano su piedistalli a fitti incavi, quasi
massa elastica compressa. Per creare un'architettura cos severa, ro-
busta e perfetta sino a queste modanature, occorre un genio creati-
vo. Monreale esalta del popolo siculo il genio di riplasmare, elabo-
rare e rifondere un patrimonio linguistico estremamente complesso.
  Vicino alle impronte arabo-mussulmane vanno registrate in Sicilia
quelle europee. I1 duomo di Palermo denuncia un apporto inglese.
Il campanile della Martorana si rapporta ad esempi francesi. Cos
nell'immenso monumento incompiuto del duomo di Cefal che,
fondato nel 1131, precede Monreale di qualche decennio, si indivi-
duano plurime fonti culturali. La chiesa dei Ss. Pietro e Paolo a
Forza d'Agr, coeva di Monreale,  attribuita al maestro Gerardo il
Franco: tripartita, ha cupole su pennacchi sia nella nave centrale
che nel transetto. All'esterno, lo splendido tema delle arcature in-
trecciate su lesene si ripete fitto, quasi ansioso, e lo integra una po-
licromia di mattoni, conci, calcare e lava. Consacrata nel 1140, la
cappella Palatina segna l'acme del ciclo, poich la copertura in le-
gno e stucco a stalattiti, i mosaici, le fantastiche decorazioni ne ani-
mano lo spazio.

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 In questo periodo, nessuna invenzione architettonica di Francia e di
Inghilterra era ignota nell'isola. Nota G. Di Stefano che, essendo l'ar-
chitettura della Sicilia normanna sorta proprio negli anni in cui quelle
franco-normanna e anglo-normanna volgevano al gotico, ne deriv un
nativo carattere pre-gotico, avvalorato dall'incontro con gli slanci, gli

                                          furio~,i intmci arabo-normamli
Duomo di Monreale (Palerrno): pagina precedente, nell'ordine dall'alto in basso,
veduta aerea, esterno absidale e interno; p. a fronte, chiostro. p. a fianco, interno
della cappella Palatina, Palermo. p. 96: in alto, a sin. e a destra, e al centro, a sin. e
a destra, nell'ordine, facciata, veduta aerea, interno ed esterno absidale del duomo,
Cefal (1131-1166). p. 9'~': chiesa abbaziale dei Ss. Pietro e Paolo, Forza d'Agr
(Messina), in alto, scorcio esterno, sotto a sin., particolare degli elementi policromi
in facciata, SOttO a destra, scorcio interno di una cupola.

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intrecci e i trafori dell'arte islamica; ma di un pre-goticismo latente e
perenne, senza radici e senza fronde, per mancanza del sostrato roma-
nico. Non bisogna per mitizzare il cosmopolitismo siciliano. In pro-
posito, il giudizio pi acuto  espresso da E. Calandra.
 Esaminando questa serie di grandi opere, ma anche quelle delle nitide
masse cubiche, da San Giovanni degli Eremiti alla Zisa del 1154-60 e
alla Cuba, I'incidenza europea appare meno marcata. Ci deriva da la
mancanza di quegli accenti turbati, da incubo, di quegli imbestiamenti
mostruosi che caratterizzano buona parte dell'arte coeva, specie nelle
regioni settentrionali. E vero, quella sicula  un'arte che rispecchia la
luminosit della natura. Ma ci ha comportato che il pre-goticismo la-
tente e perenne non abbia avuto alcun futuro.
FINE.