STORIA DEL FAR WEST
di Viviana Zarbo
ENCICLOPEDIA TASCABILE "IL SAPERE" EDITA DALLA NEWTON COMPTON
VERSIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA EZIO GALIANO
REVISIONE DI MARILENA MARCHINI   
INDICE:
Introduzione
1) Il territorio dell'Ovest
2) I Nativi
3) Le guerre indiane
a) Il Nord-Ovest
b) Il Sud-Ovest
4) L'impero del bestiame
5) Legge e ordine nel West
Conclusione

Introduzione.
In questo periodo, la storia del Far West  ritornata alla ri-
balta dopo un lungo silenzio. E proprio di ribalta si tratta: l'in-
dustria cinematografica, dopo aver abbandonato il genere wes-
tern, lo ha riproposto prepotentemente. Si ricordi Balla coi
lupi del 1991 che ha vinto ben sette premi Oscar.
Sui giornali si parla di Far West, logicamente consideran-
dolo cos come tutti sono abituati a fare. Cio il regno della
violenza, dell'anarchia, dove l'unica legge era quella del pi
forte, del prepotente, dove i banditi e gli indiani selvaggi ter-
rorizzavano carovane di inermi e inoffensivi pionieri.
Questo  ci che il teatro prima, il cinema, i fumetti e i mass
media in genere ci hanno fatto credere. La realt storica  ben
diversa:  stata trasformata in epopea mitica perch l'Ovest
ha enfatizzato quelle caratteristiche che l'America e gli Ame-
ricani fanno proprie (libert, democrazia, individualismo), con-
tribuendo a costituire l'ideale dell'uomo fatto da s, degli
Stati Uniti come terra delle occasioni e delle opportunit. Nel
West vi era posto per tutti e tutti vi trovarono un posto (tranne
gli Indiani, che lo persero!). Furono cos creati gli eroi, tratti
dall'unica eredit storica che gli Stati Uniti possedessero.
La Storia, si diceva,  diversa. Non vi sono eroi, non vi sono
buoni e cattivi. Gli avvenimenti, rielaborati e stravolti nei film,
rispondono alla ferrea logica storica dello spostamento di
quella che dai maggiori studiosi  definita come la frontie-
ra, cio quella linea immaginaria e mobile che separa la par-
te colonizzata da quella detta selvaggia.
Il periodo considerato va dal 1860 al 1890, trent'anni in cui
si condensano gli avvenimenti pi salienti per la Storia del
West, anni che vedono la trasformazione di quel territorio da
landa desolata e abitata solo da Indiani ad area civilizzata
dagli Americani.

1) Il territorio dell'Ovest.
Gli Stati Uniti presentano una conformazione geografica
caratteristica che ha condizionato notevolmente l'evoluzione
storica del paese.
Sulle sponde dell'Oceano Atlantico troviamo le pianure co-
stiere che videro nascere i primi insediamenti stabili dei colo-
ni. Oltre questa zona giace la catena montuosa degli Alleghe-
ny, barriera naturale all'avanzamento umano.
E proprio al di l di questa regione montuosa e al di l del
grande Mississippi che si estende il West, giungendo fino alle
Montagne Rocciose, ad Ovest. Lo si pu dividere in zone ben
definite per la loro diversa morfologia, per il clima e, di conse-
guenza, per la flora e la fauna. Semplificando si pu dire che
esso  composto dalle Basse Terre Centrali, le Pianure Osage
e le Grandi Pianure.
Le Basse Terre Centrali si estendono oltre gli Appalachi, in-
torno ai Grandi Laghi, fino ad arrivare, ad Ovest, alla valle del
Missouri, ed hanno come caratteristica la grande estensione,
le basse altitudini con rilievi esigui e isolati e grandi fiumi come
il Cumberland e l'Illinois.
A sud del Missouri vi sono le pianure Osage che si estendo-
no verso il Mezzogiorno fino al Texas centrale. Nella porzione
meridionale di queste pianure i fiumi hanno scavato gole pro-
fonde fino a 300 metri. Abbiamo quindi le Grandi Pianure, un
vasto territorio di circa 4000 chilometri quadrati che com-
prende una fascia racchiusa, da Nord a Sud, tra il Canada e il
Golfo del Messico, fino, ad Ovest, alle Montagne Rocciose.
Tutta questa vasta area appartiene al bacino idrografico del
Padre dei fiumi il Mississippi. In essa si distinguono zone
particolari, spesso ammantate dalla leggenda e dalla fantasia.
A nord del fiume White vi sono le Bad Lands, le Terre
Cattive, con i loro terreni argillosi e spogli, segnati dall'ero-
sione. Pi ad Ovest, le Black Hills, le Colline Nere sacre agli
Indiani, e i Monti del Bighorn, dai quali nasce l'omonimo fiu-
me tristemente famoso per l'esercito americano. Questi primi
rilievi sono il preludio alle pi notevoli altitudini delle Monta-
gne Rocciose. Scendendo verso Sud, nell'Utah, sulle sabbie
del deserto, si elevano i maestosi monoliti della Monument
Valley, la Valle Monumentale, immortalati in numerosi film
di John Ford, mentre proseguendo, si arriva all'altopiano del
Colorado, scavato profondamente dal suo fiume nell'impres-
sionante Grand Canyon, profondo oltre 1000 metri. Sorpas-
sate le catene montuose, pi a Sud, si estende a perdita d'oc-
chio la Valle della Morte, una depressione che raggiunge gli
85 metri sotto il livello del mare.
A Est, nella zona delimitata dai fiumi Canadian e Pecos, vi
 il Llano Estacado (Piano Steccato). Il nome, si suppone, de-
riverebbe dal fatto che i sentieri, sia quelli che portavano al-
l'acqua che quelli che conducevano alla prateria, erano segnati
da paletti conficcati nel suolo.
L'estremit occidentale degli Stati Uniti  costituita da una
stretta e lunga fascia di catene montuose parallele alla costa.
Tra la Sierra Nevada e le catene costiere si estende la Valle
della California.
A causa di cos marcate differenze geografiche, il clima del-
l'Ovest varia a seconda delle zone. Il clima delle Basse Terre
Centrali  prevalentemente temperato continentale, con forti
escursioni termiche annue e due stagioni nettamente marca-
te: l'inverno, con abbondanti nevicate, e l'estate calda e pio-
vosa.
Nelle Grandi Pianure vi  un clima semiarido, con precipi-
tazioni scarse che determinano una copertura vegetale a step-
pa. La stagione delle piogge  quella primaverile, iniziando ad
aprile e toccando il culmine a maggio e giugno. Gli inverni sono
secchi: non sono per rare delle vere e proprie tempeste di
grandine. Caratteristici sono i venti ad alta velocit, favoriti
dagli spazi aperti e piani e dall'assenza di alberi. Hanno nomi
particolari come il Chinook, il Northern, il forte vento del Nord,
il Blizzard, che porta con s neve e gelo.
Il vento  un fattore determinante anche e soprattutto nel
Kansas e nell'Iowa, gli Stati pi colpiti dai tornado, le cui ve-
locit possono raggiungere le 500 miglia orarie. Possono sca-
tenarsi in qualsiasi periodo dell'anno, ma sono pi frequenti
in primavera e all'inizio dell'estate.
Nell'Ovest scorrono molti e grandi fiumi che confluiscono,
per la maggior parte, nel Mississippi. Vi sono il Missouri, che
raccoglie le acque dello Yellowstone, del Platte e del Kansas;
l'Arkansas; il Fiume Rosso; il Tennessee e l'Illinois. La regio-
ne delle Montagne Rocciose  bagnata dal Columbia, dallo
Snake, dal Colorado.
La fauna varia a seconda del clima.
Nelle Grandi Pianure, data l'aridit, vi  abbondanza di ani-
mali scavatori, come talpe, conigli, lepri, cani della prateria.
Popolavano queste distese i coyote e i lupi. L'animale pi ca-
ratteristico, per, era il bisonte americano, il buffalo (ben
diverso dal bufalo!!), che si muoveva in grandi mandrie per
tutto lo sconfinato territorio e che ha condizionato in modo
determinante la vita nelle pianure. Per gli Indiani esso rap-
presentava il cibo, il riparo, la sopravvivenza stessa. Quando il
governo americano prese la drastica decisione di eliminare
alla radice il problema indiano, invit i cacciatori bianchi ad
abbattere pi bisonti possibile.
Nelle sconfinate e monotone praterie correvano liberamen-
te branchi di cavalli selvaggi, i mustang (deriva dallo spagnolo
mestegno, che significa appunto selvaggio), che gli Indiani e i
cowboy impararono a catturare e a domare.
Nella zona delle Montagne Rocciose, a Nord, dove vi  la
foresta, vagavano alci, cervi, capre di montagna, lupi, volpi e
imponenti orsi bruni (grizzly). Nelle regioni desertiche viveva-
no specie adatte agli ambienti aridi: puma, roditori e serpenti,
soprattutto quelli a sonagli. La regione sulla costa del Pacifico,
ricca di acqua e di vegetazione, ha una fauna varia, il cui tipico
esemplare  il condor.
Questo  il territorio dove si svolsero i fatti che ci accingia-
mo a narrare.

2) I Nativi.
"Di chi era la voce che riecheggi su questa terra? La voce
del popolo rosso che aveva archi e frecce... Cosa ne  stato
fatto del mio paese senza che io lo volessi, senza che io lo
chiedessi? La gente bianca passa attraverso il mio paese.
Quando l'uomo bianco arriva nel mio paese lascia una
traccia di sangue dietro di s..."
NUVOLA ROSSA
Nativi. Cos si dovrebbero chiamare gli Indiani d'America.
Nella zona delle Grandi Pianure erano stanziate molte na-
zioni indiane. Per nazione si intende un insieme di trib o di
famiglie. Esse presentavano caratteristiche simili: erano no-
madi, basavano la propria economia sul bisonte, usavano
armi adatte alla caccia dei grandi animali, utilizzavano bestie
da soma (prima il cane, poi il cavallo), erano abilissimi cavalieri.
Queste caratteristiche sono state assunte in epoca recente,
quando ormai i bianchi erano approdati nel Nuovo Mondo e
la loro presenza aveva irrimediabilmente trasformato le cul-
ture dei Nativi.
Nelle pianure vivevano, tra le altre, le nazioni dei Sioux, de-
gli Cheyenne, degli Arapaho, dei Comanche, dei Crow, dei
Kiowa e degli Apache. La loro distribuzione geografica era la
seguente. La grande nazione Sioux occupava una vasta zona
che dal Minnesota arrivava fino alle Colline Nere ad Ovest e
a Sud al fiume Platte, mentre a Nord non si spingeva oltre il
fiume Missouri. Oggi in questi territori si trovano gli Stati del
Wyoming, del Dakota del Nord e del Sud, del Montana, del
Nebraska e del Minnesota.
Il vero nome dei Sioux (termine derivante da una parola in-
diana che significa nemici)  Dakota, nel dialetto delle trib
orientali, e Lakota, in quello delle trib occidentali: hanno en-
trambe lo stesso significato, cio alleati.
I Sioux erano divisi in trib tra le quali possiamo ricordare
i Santee, gli Oglala (il cui nome significa, nel loro linguaggio,
Coloro che stanno nel mezzo), i Minneconjou (Coloro che se-
minano lungo il fiume), i Piedi Neri (da non confondersi con
la trib anch'essa chiamata Piedi Neri, che non apparteneva
al gruppo sioux ed era stanziata pi a occidente), gli Hunkpa-
pa (gole tagliate), i Brul (in francese significa bruciato, scot-
tato), i Senza Arco e i Due Pentole.
Alla famiglia dei Sioux, ma loro acerrimi nemici, apparte-
neva anche la trib dei Crows, stanziata nella porzione orien-
tale dell'attuale Stato del Montana.
Alleati dei Sioux erano gli Cheyenne, chiamati dai primi
Sha-hi-ye-na, il popolo dal linguaggio straniero, mentre
nella loro lingua essi erano i Tsis-tis-tas, il popolo magni-
fico. Erano confinanti dei Sioux negli Stati del Wyoming e
Montana, essendo stanziati tra i fiumi Yellowstone e Platte;
un altro gruppo occupava lo Stato del Kansas, sull'alto bacino
del fiume Arkansas.
Nemici dei Sioux e degli Cheyenne e loro vicini erano i Paw-
nee (il nome significa Corno e deriva dal particolare modo
di acconciarsi i capelli).
A Nord degli Cheyenne vi erano i loro alleati Arapaho, men-
tre a Sud, nell'attuale Oklahoma, vivevano i Comanche e i Kiowa.
Negli Stati pi a Sud vi erano gli Apache e i Navajo.
Gli Apache occupavano una vasta zona compresa tra gli at-
tuali Stati dell'Arkansas, dell'Arizona, del Nuovo Messico e
del Messico. Essi non possono essere considerati una nazione
come quella dei Sioux, in cui le varie trib avevano contatti
politici tra loro. La divisione dei gruppi e dei sottogruppi rara-
mente prevedeva le situazioni di solidariet, a meno che non
vi fossero legami di parentela.
Vi erano quattro trib principali: i Chiricahua, i Mescalero,
i Lipan, gli Jicarilla. Esse erano divise in gruppi e sottogruppi
che a loro volta si frammentavano in piccole bande. I Chirica-
hua occupavano il Sud-Ovest del Messico; a questa trib ap-
parteneva la banda dei Mimbrenio. Nel Nuovo Messico erano
stanziati i Mescalero, divisi in sottogruppi, tra i quali figurava
quello degli Aravaipa. Infine, pi a settentrione, nel territorio
compreso tra i fiumi Pecos, Rosso e Arkansas, vi erano gli
Apache delle praterie, con molti punti di contatto con le trib del Nord.
I Navajo occupavano l'attuale Stato dell'Arizona. Erano un
tranquillo popolo che, a differenza degli Indiani delle Grandi
pianure, aveva dimora stabile, non essendo nomadi. Erano
dediti all'allevamento di capre, montoni e, in seguito, di peco-
re. Con la lana prodotta da questi animali, debitamente colo-
rata, venivano tessute delle bellissime coperte, ancora oggi con-
fezionate e vendute.
Tutti gli Indiani delle pianure praticavano la pittura. La
loro espressione artistica  legata principalmente al culto reli-
gioso. Gli sciamani incidevano sulla roccia gli animali mitici,
quali l'Uccello del Tuono, che mettevano in comunicazione
gli uomini con gli Spiriti sovrannaturali, oppure rappresenta-
vano loro stessi nell'atto di compiere le cerimonie religiose.
Non avendo scrittura, il disegno non era solo un mezzo deco-
rativo, ma anche fondamentale per tramandare le pratiche re-
ligiose, gli avvenimenti, i racconti e le leggende della trib da
una generazione all'altra. Tipici, soprattutto dei Sioux e dei
Kiowa, erano i calendari: anno dopo anno venivano annota-
ti gli avvenimenti salienti accaduti al gruppo o al singolo.
Sulle pelli di bisonte o di daino, opportunamente trattate,
venivano dipinte, con tratto molto stilizzato, scene di caccia,
di combattimenti. Simboli geometrici o feticci venivano dise-
gnati sugli scudi che proteggevano gli uomini in battaglia, sui
vestiti da cerimonia, sui tepee, sui tamburi di pelle usati nelle
danze tribali.
I colori usati erano il marrone, il rosso, il giallo, l'azzurro, il
verde, il nero. Erano ricavati da argille colorate e dalle radici
delle piante.
Tutte le trib si dedicavano anche alla produzione di orna-
menti, dapprima ricavati da materiali naturali reperibili sul
luogo, quali, tra gli altri, aculei di porcospino appiattiti e colo-
rati. Quando i commerci con i bianchi divennero pi frequen-
ti, vennero usate le perline colorate e le conchiglie per deco-
rare i vestiti e altri oggetti.
A causa del loro nomadismo, per gli Indiani delle pianure,
non abbiamo espressioni architettoniche o oggetti in cerami-
ca. Questi si trovano solo nella parte meridionale degli Stati
Uniti, dove, tra l'altro, pi forte fu l'influsso messicano.
In epoche ben precedenti a quella in questa sede conside-
rata, gli Anasazi (in Navajo significa l'antica gente, perch
li precedettero nei territori da loro occupati), chiamati Pue-
blo dagli Spagnoli (pueblo significa, non a caso, villaggio), co-
struirono vere e proprie citt-fortezza: sfruttando spaccature
nella roccia, edificarono case in mattoni a pi piani. Erano sen-
za porte, vi si accedeva da un'apertura del tetto tramite una
scaletta asportabile. Tolta questa la casa era inaccessibile: que-
sto, e il fatto che era praticamente impossibile scorgere l'inse-
diamento, rendeva l'abitato praticamente inespugnabile.
Si possono ancora ammirare queste costruzioni a Cliff Pa-
lace e a Mesa Verde nel Colorado, a Pueblo Bonito nel Nuo-
vo Messico, nel Canyon de Chelley in Arizona.
Ma gli Indiani delle Pianure erano nomadi, nell'epoca sto-
rica che segn la loro fine: non potevano dedicarsi all'arte fine
a se stessa, non costruivano oggetti in ceramica o case. An-
dando oltre nella Storia le cose cambiarono ulteriormente.
Con l'arrivo dell'uomo bianco, le culture, il modo di vita e
persino le tradizioni dei Nativi mutarono radicalmente. Il
principale elemento di trasformazione fu rappresentato dal cavallo.
Originario dell'America, questo animale scomparve in epo-
ca preistorica, spostandosi nelle terre del Vecchio Mondo. Con
l'arrivo degli Spagnoli nel continente americano, fece ritorno
nei suoi luoghi nativi in cui, trovando un habitat ideale, riusc
a sopravvivere e a moltiplicarsi. Probabilmente, i grandi bran-
chi di cavalli selvaggi che nel giro di poco tempo popolarono le
pianure, ebbero origine dai pochi esemplari scappati agli Spa-
gnoli. In circa 250 anni tutte le popolazioni indiane vennero a
contatto con la razza equina.
Prima del cavallo uno dei pochi animali domestici delle tri-
b del Nord America era il cane, utilizzato come bestia da trai-
no, ma anche per scopi alimentari. Con la cattura dei primi
esemplari di cavalli vi fu una vera e propria rivoluzione nel
modo di vita dei Nativi. Da sedentari quali erano, iniziarono a
spostarsi con maggior frequenza. Al cavallo fu attaccato il tra-
vois, un traino privo di ruote (i Nativi non conoscevano la ruo-
ta), composto da due stanghe, fissate sui fianchi dell'animale,
e un piano su cui si sistemava tutto ci che era da trasportare,
cio il minimo indispensabile, che era poi l'intero corredo della famiglia.
Tra i vari cambiamenti portati dal nuovo stile di vita, mut
anche il modo di fare la guerra tra le varie trib. Si tenga pre-
sente che lo stato naturale delle famiglie indiane era quello
belligerante. Fare la guerra era un mezzo per acquistare ono-
re e prestigio in seno alla trib. Venivano compiuti veloci raid,
il cui scopo era quello di procurarsi il maggior numero di ca-
valli possibile. Infatti sul possesso di questi animali si basava
la ricchezza di un individuo, e il furto di cavalli era una delle
azioni pi valorose che un guerriero potesse compiere.
Poco alla volta l'Indiano si trasform in un esperto cavalle-
rizzo ma soprattutto in un ottimo cacciatore. Mentre prima
dell'avvento del cavallo la caccia non era il principale mezzo
di sostentamento per i Nativi, essendo questi principalmente
agricoltori, in seguito l'arte venatoria divenne talmente im-
portante da condizionare l'intera esistenza del gruppo.
La vittima preferita era il bisonte, il buffalo americano
(spesso tradotto erroneamente in italiano col termine bufalo).
Del bisonte si utilizzava tutto: la carne veniva o consumata
subito (specie i bocconi prelibati, quali la lingua e il fegato, che
spettavano a colui che aveva ucciso l'animale o agli anziani o
alle donne incinte) oppure, tagliata in strisce, veniva fatta es-
siccare al sole, quindi polverizzata e conservata in sacchetti di
pelle per essere consumata durante l'inverno. Con l'aggiunta
di grasso e di frutta selvatica diveniva il pemmicam, una sorta
di brodo molto saporito.
Le parti non commestibili della carcassa - pelle, ossa, ten-
dini, corna e zoccoli - servivano per fabbricare utensili, per
confezionare i vestiti e le coperture delle tende.
La pelle veniva conciata dalle donne, resa morbida e tra-
sformata in abiti, mocassini e borse, cuciti con fili di tendini o
di crine per mezzo di aghi di osso; resa impermeabile costitui-
va il rivestimento della tenda conica, il tepee. Con le ossa, le
corna e gli zoccoli si producevano coltelli, punte di freccia,
cucchiai, ciotole. Con i tendini e il crine si intrecciavano le funi
e le corde per gli archi.
Con l'uso del cavallo divenne pi semplice cacciare il bison-
te: la tecnica consisteva nell'accerchiare il branco e attaccarlo
da pi direzioni. Un solo cacciatore poteva occuparsi di una
singola bestia, stancandola e quindi finirla anche con un'unica
freccia. Infatti un insegnamento tramandato da padre in figlio
diceva che se si colpiva la preda nel punto giusto, anche una
sola freccia poteva bastare: ad esempio, colpendo tra le ulti-
me costole, il proiettile avrebbe potuto raggiungere il cuore e
freddare la bestia, oppure, mirando alla giuntura dell'anca, il
bisonte era costretto ad accosciarsi e diventare facilmente rag-
giungibile dal cacciatore. Per affrontare la mandria, gli India-
ni si dividevano in gruppi di notevoli dimensioni, la cui guida
era affidata ai cosiddetti soldier, componenti di clan particola-
ri, notevolmente abili e validi, che avevano funzione di polizia.
Dovevano mantenere l'ordine tra i cacciatori che erano tenuti
a seguire e obbedire alle loro direttive.
Ogni uomo portava con s due cavalcature: ad un segnale
stabilito, in prossimit della mandria, si montava il cavallo da
caccia e si partiva all'inseguimento dei bisonti. Senza briglie
n sella, l'abilit dei cacciatori consisteva nel reggersi con le
sole ginocchia ai fianchi della cavalcatura, scoccare frecce o
sparare e ricaricare l'arma.
Nonostante le grandi possibilit date dal cavallo e dalle armi
da fuoco, gli Indiani uccidevano solo il numero di bestie ne-
cessarie per il loro sostentamento; miravano agli animali adul-
ti, con preferenza ai maschi; tentavano, in sintesi, di mantene-
re un equilibrio naturale che permettesse il continuo rigene-
rarsi delle mandrie che attraversavano stagionalmente le pra-
terie e che essi costantemente seguivano. Il loro nomadismo
era infatti dettato dalla necessit di cercare nutriti gruppi di
bisonti per soddisfare i loro bisogni.
Questi continui spostamenti causavano frequenti scontri tra
le diverse nazioni. I Sioux, ad esempio, attraversavano spesso
i territori di caccia dei Pawnee o dei Crow, e da ci ne deriva-
va una continua lotta.
L'Indiano, di norma, non era ostile se non provocato. Tra le
varie nazioni per non esisteva un rapporto pacifico in quanto
la condizione naturale era quella conflittuale.
La guerra, come la caccia, era un mezzo per procurarsi ono-
re e prestigio in seno alla trib. Le spedizioni venivano orga-
nizzate da una o pi persone che ricercavano il successo, per
acquistare o aumentare il loro valore. Spesso i giovani guerrie-
ri seguivano il capo militare, che era un combattente che ave-
va ottenuto la vittoria in molte battaglie. Bastava che egli fal-
lisse una sola missione perch non trovasse pi adepti, specie
se nella spedizione fosse morto qualcuno.
Le vittime di questi scontri interminabili erano limitate, in
quanto il massimo atto di coraggio non era rappresentato
dall'uccisione del nemico, bens dal riuscire a toccarlo con il
bastone dei colpi, un'asta che serviva a percuotere legger-
mente l'avversario, quindi scappare salvandosi. Altra azio-
ne gloriosa era quella di riuscire a razziare i cavalli di altre tri-
b. Si tenga presente che le cavalcature migliori venivano le-
gate subito fuori il tepee o addirittura al polso o alla caviglia
del geloso proprietario. Le altre erano radunate nel corral, il recinto.
L'abilit stava nel riuscire a penetrare nel campo avversario 
senza farsi scoprire.
L'uccidere un nemico era considerata un'azione di poco
valore. Secondo le credenze indiane, lo scotennare l'avversa-
rio era un rituale che permetteva al vincitore di impossessarsi
della sua forza e dei suoi poteri spirituali. L'usanza di prende-
re gli scalpi dei nemici uccisi non  indiana, bens europea: sia
gli Inglesi che gli Spagnoli offrivano un compenso per ogni
nativo ucciso. Come prova veniva portato lo scalpo dell'individuo morto.
Ci che si faceva dopo con lo scalpo era differente tra le va-
rie trib. Gli Apache scotennavano solamente i Messicani, a
sottolineare l'odio profondo che contraddistinse i rapporti tra
le due popolazioni. Dopo aver portato lo scalpo all'accampa-
mento, questo veniva buttato: era qualcosa che era apparte-
nuto a un morto, e, come tale, non doveva venir conservato.
Era infatti usanza di questa trib distruggere tutti gli oggetti
che erano stati di propriet dei defunti, persino la casa, tanto
era il sacro timore della morte.
Presso le popolazioni delle pianure, lo scalpo del nemico
era quasi come una medaglia, un fregio, per cui il guerriero lo
conservava come trofeo e lo appendeva a un lungo bastone
che solitamente veniva posto all'entrata dell'abitazione. Pres-
so i Kiowa, come tra altre trib, dopo uno scontro, si svolgeva
una cerimonia che prevedeva anche la danza degli scalpi.
Spesso, dopo una battaglia, venivano presi prigionieri che,
se adottati da qualche nucleo familiare, erano completamen-
te integrati nella trib, qualunque fosse la loro razza.
Contando i colpi si acquistavano dei punti che davano di-
ritto a particolari privilegi: si poteva aggiungere una piuma,
una sorta di medaglia al valore, al copricapo di guerra (che per
altro veniva usato solo durante le cerimonie e raramente in
battaglia), e si adottavano particolari decorazioni del corpo
che permettevano a tutti di capire il valore del guerriero.
L'acconciatura di guerra era formata da una striscia di pel-
le a cui si fissavano varie penne, principalmente di aquila, ma
erano pochi coloro che potevano indossarlo, perch significa-
va possedere un'estrema abilit in campo militare, sia dal
punto di vista tattico che strategico. E, a dire il vero, gli India-
ni peccavano nell'organizzazione delle loro battaglie: raramen-
te agivano secondo un piano prestabilito ubbidendo al capo
della spedizione. I guerrieri alla ricerca dell'onore seguivano
il loro estro e operavano per proprio conto. Pochi furono quei
condottieri tanto abili da riuscire a mantenere il comando dei
loro uomini anche in battaglia.
In un primo tempo le armi degli Indiani furono quelle prei-
storiche: arco e frecce, lancia, scudo e tomahawk (un bastone
al cui apice era fissata una pietra). Prima dell'arrivo dei bian-
chi la funzione della guerra era quella di impedire la forma-
zione di un grosso stato e di permettere quindi la sopravviven-
za a comunit relativamente piccole. Le armi ancestrali basta-
vano per combattere altre trib in scontri poco cruenti.
L'abilit nel lanciare le frecce era estrema: cavalcando, un
Indiano riusciva a tirare 10-12 frecce al minuto. Tale era e
continu ad essere la bravura degli Indiani nel tirare con l'ar-
co, che durante la seconda guerra mondiale gli Americani li
utilizzarono per eliminare silenziosamente le sentinelle nemiche.
Ogni guerriero sapeva riconoscere le proprie frecce da se-
gni particolari. Non solo ogni uomo, ma anche ogni trib ave-
va frecce caratteristiche: ad esempio gli Cheyenne erano soliti
apporre ad una estremit delle stesse alcune piume striate. I
Crow, per questo motivo, li chiamavano Frecce dalle piume striate.
Con l'arrivo dei bianchi cambiarono il modo e i motivi per
fare la guerra. Con le armi da fuoco che gli Indiani riuscirono
a procurarsi divennero abili tiratori che raramente sbaglia-
vano il bersaglio, agguerriti e implacabili perch combatteva-
no per la loro terra, per la loro libert, per la loro stessa esistenza.
Tra i guerrieri pi abili vi erano gli esploratori. Il loro com-
pito era quello di precedere la spedizione e di intercettare il
nemico, trovare una mandria di bisonti, individuare un even-
tuale pericolo o il luogo adatto dove porre l'accampamento.
Erano abili a scoprire e identificare qualsiasi traccia, a spo-
starsi rapidamente senza essere visti o sentiti, con qualunque
condizione atmosferica e in ogni momento della giornata.
Presso i Crow l'esploratore era chiamato lupo poich si tin-
geva il corpo di grigio e si ricopriva con una pelle di quell'animale.
Altri personaggi particolari con ruoli ben definiti sia in pe-
riodi di pace che nel momento della battaglia erano i giovani
guerrieri scapoli che si univano in societ, chiamate dei sol-
dier. Tra gli Oglala Sioux si ricorda quella dei Portatori di
lance, a cui appartenne Cavallo Pazzo, uno dei pi abili guer-
rieri del popolo indiano; tra gli Cheyenne quella dei temibili
Soldati del Cane; tra i Crow quella delle Volpi. Il compi-
to di questi clan era quello di svolgere una sorta di servizio di
polizia nel villaggio, organizzarne la difesa e la sorveglianza,
proteggerlo dai pericoli, sovraintendere alle battute di caccia.
In caso di guerra cercavano di arginare l'irruenza dei guerrie-
ri facendo in modo che nessuno prendesse un'iniziativa autonoma 
e individuale.
Le societ si riunivano solitamente in una tenda e, durante
questi incontri, i guerrieri, a turno, raccontavano le proprie
gesta o quelle dei vecchi, cantavano e danzavano. Nell'ambito
della trib, non possedevano poteri particolari.
Anche il capo del gruppo, infatti, era solo una sorta di por-
tavoce, scelto per meriti di guerra, per prestigio familiare, per
le conoscenze religiose, per la sua abilit di parola o perch un
sogno aveva stabilito che fosse cos. Le decisioni non spettava-
no a lui, bens alla comunit maschile e dovevano essere prese 
all'unanimit.
Un discorso a parte meritano gli Apache. Essi costituirono
un gruppo molto particolare: erano battaglieri fino all'esage-
razione, erano un popolo fiero e convinto che tutti fossero ne-
mici, persino in seno alla trib. Fino da piccoli i bambini veni-
vano educati al combattimento con giochi spesso violenti;
ogni insegnamento era teso a salvare la propria vita e a mette-
re in pericolo quella degli altri.
I vari gruppi e sottogruppi erano guidati da un capo che ave-
va poteri decisionali, che agiva senza essere affiancato da un
consiglio tribale. Ci non accadeva presso altre trib della Pia-
nura, come quelle Sioux e Cheyenne,per le quali vi era una dif-
ferenziazione tra il capo politico, quello militare e quello religioso.
Il capo religioso era un uomo estremamente importante.
Venne chiamato dagli europei sciamano, nome di origine si-
beriana che significa colui che  sconvolto. Gli erano stati
dati particolari poteri dal Grande Spirito, o Grande Mistero
(cos i missionari chiamarono Wakan Tanka, il creatore del
mondo presso gli Indiani delle pianure), e da questi gli erano
stati insegnati determinati riti nonch i metodi per curare ma-
lattie e ferite.
Ogni trib possedeva la Sacra Pipa, rappresentazione del
mondo e dell'unione dell'uomo con il mondo stesso. Ai Sioux
era stata donata alle origini: il fornello rappresentava la terra,
e con essa era fatto, la cannuccia di legno raffigurava tutte le
cose che crescono. Le dodici penne d'aquila erano la rappre-
sentazione di tutti gli uccelli del cielo. La pipa veniva traman-
data da una generazione all'altra ed era ritenuta un oggetto
tra i pi sacri. Era usata solo in occasioni estremamente parti-
colari. Si fumava quando si dovevano prendere decisioni im-
portanti, prima di un consiglio tribale e di una cerimonia. Fu-
mare la Pipa Sacra significava pace e comunione con il cosmo
e le altre nazioni.
Non essendoci tradizione scritta, tutte le pratiche religiose
erano tramandate oralmente ed erano dominio di pochi. Lo
sciamano era uno di questi. Egli aveva, inoltre, doti divinato-
rie e il potere di decifrare i segni degli spiriti. Aveva appreso i
poteri medicamentosi delle piante, delle erbe e degli animali
anche se spesso le sue cure agivano pi a livello psicologico
che medico. Con riti particolari egli convinceva il malato che
gli spiriti maligni, causa dei suoi malanni, avevano abbando-
nato il suo corpo.
In genere ogni singola trib credeva che alcuni luoghi fos-
sero sacri perch abitati dagli spiriti. In realt qualsiasi cosa,
secondo le convinzioni dei Nativi, era animata da un essere
sovrannaturale. Si spiega cos l'estremo rispetto che gli India-
ni rivolgevano alla Natura. Essa era parte di loro cos come
loro ne erano parte integrante: l'Indiano era uomo, pianta e
animale, cielo e terra, vento e acqua. Non avrebbe mai violato
la Natura perch avrebbe violato se stesso. Per questo motivo
tra le popolazioni indiane non esisteva il concetto dell'accu-
mulo, n quello della propriet privata, concetti che avrebbe-
ro violato l'ambiente in cui vivevano e la natura stessa: i beni
raccolti erano necessari per soddisfare i bisogni primari, non
per costituire scorte che avrebbero impoverito rapidamente
le risorse dell'ambiente.
La sede degli spiriti erano, per i Sioux, le Colline Nere, e l
si recavano per compiere il rito della Danza del Sole. Que-
sta era praticata da molte nazioni indiane e prevedeva l'auto-
tortura per dimostrare il proprio coraggio.
Era in realt un rito molto complicato e cruento, sia di ini-
ziazione che propiziatorio, praticato nei mesi estivi, soprat-
tutto a giugno e luglio. Presso i Sioux e gli Cheyenne, il rito del-
la Danza del Sole consisteva nell'attaccarsi dei grossi pesi al
corpo, spesso ossa e teschi di bisonte, per mezzo di uncini
che foravano i muscoli dell'iniziato e che venivano applicati
dallo sciamano. Quindi bisognava camminare trascinandosi
dietro queste zavorre e resistere fino alla lacerazione dei mu-
scoli. Si poteva accedere alla Danza del Sole dopo essersi pu-
rificati, aver eseguito riti particolari e aver digiunato svariati
giorni, cosa che aiutava il futuro guerriero a entrare in uno
stato di trance.              
Anche altre trib praticavano la Danza del Sole, sebbene
con alcune varianti: ad esempio, si appendeva l'uomo al-
l'interno della tenda sacra, in modo che rimanesse solleva-
to da terra, con dei pesi attaccati al corpo. La Danza del Sole
era uno dei tanti rituali delle nazioni indiane. Nel loro mi-
sticismo, una parte importante era affidata ai sogni e alle vi-
sioni.
Passata la prima infanzia, un bambino doveva assumere il
proprio posto nella societ tribale. Durante i primi anni della
sua esistenza aveva appreso, spesso tramite il gioco, i precetti
principali della vita nelle pianure. Sapeva tirare con l'arco e
aveva imparato a cacciare piccola selvaggina. Verso gli otto o
nove anni giungeva il momento di procurarsi una visione. Dopo
i riti di purificazione, che consistevano nel digiunare e sostare
nella capanna sudatoria (una specie di sauna), il ragazzo do-
veva vagare da solo fino a che gli esseri sovrannaturali non lo
avessero visitato, il che avveniva durante un sogno o una visio-
ne. Quindi tornava al villaggio e raccontava ci che gli era sta-
to detto dagli spiriti ai saggi della trib, che interpretavano le
sue parole. Ci che la visione diceva era considerato sacro e
inviolabile perch proveniva direttamente dagli spiriti: essa
rivelava il futuro di ogni uomo e qualsiasi fosse il ruolo che gli
esseri superiori assegnavano al componente di un gruppo era
rispettato e ritenuto inviolabile e insindacabile. La visione po-
teva predire un futuro da guerriero, ma anche da diverso,
da capo o da uomo di religione.
Presso alcune trib, specie quelle del Sud degli Stati Uniti,
per provocare le visioni si ricorreva all'uso di piante allucino-
gene, quali il peyote e il mescal. Dopo l'arrivo dei bianchi fu
usato sempre pi spesso, per questo scopo, l'alcool.
Le visioni e i sogni erano decifrati dai saggi del villaggio,
cio le persone pi anziane considerate depositarie delle co-
noscenze e delle tradizioni della trib. Per questo motivo era-
no tenute in grande considerazione da qualsiasi membro del-
la comunit e la loro parola era indiscutibile. Anche le don-
ne, entrate nel periodo della menopausa, godevano di pari stima.
Prima di tale periodo la donna era ugualmente rispettata,
purch assolvesse ai suoi compiti principali. Tra questi vi era-
no la concia delle pelli, la preparazione della carne, la pulizia
della tenda e l'approntamento delle cose quando fosse giunto
il momento di spostarsi, la raccolta dei frutti selvatici; all'uo-
mo competevano la caccia e la preparazione delle armi.
Solo dopo che un ragazzo fosse diventato un guerriero avreb-
be potuto prendere moglie, non prima di aver fatto la corte
alla prescelta nel modo tradizionale, e aver offerto qualcosa
in cambio della fanciulla al padre di lei. La ragazza era libera
di scegliersi il marito, anche se formalmente era il genitore a
procurarglielo. Anche la famiglia della futura sposa avrebbe
offerto dei doni a quella dello sposo.
A causa del minor numero degli uomini rispetto a quello
delle donne, era prevista la poligamia. Spesso le mogli erano
sorelle tra di loro. Se un uomo rimaneva vedovo, poteva ri-
sposarsi con la cognata. Raramente accadeva che le persone
non si sposassero, poich i ruoli erano fissi e prestabiliti, e non
poteva accadere che un uomo svolgesse le attivit di una don-
na o viceversa. Il matrimonio aveva cio una rilevante funzione sociale.
Una coppia, di norma, non aveva pi di tre o quattro figli,
poich un bambino non veniva svezzato fino a circa cinque
anni, e per tale periodo una donna non ne poteva avere altri.
A paragone degli Europei, gli Indiani erano pi sani, aven-
do fatto lo stretto di Bering da ostacolo naturale a germi e vi-
rus. L'ambiente ed il rigido stile di vita, inoltre, provocavano
una evidente selezione naturale, per cui gli individui pi de-
boli erano destinati a morire in tenera et. Il morbillo e le al-
tre malattie infettive, comuni nel nostro continente, fecero
vere e proprie stragi tra le popolazioni native dell'America.
I bambini venivano lasciati liberi di vagare per il villaggio,
trovando ospitalit presso qualunque tenda. Questi venivano
educati, in genere, dallo zio materno che si premurava di ad-
destrare il ragazzino alla sopravvivenza, insegnandogli a cac-
ciare, a riconoscere i suoni e gli odori dell'ambiente circostan-
te, a difendersi dal nemico, a cavarsela in ogni situazione, pre-
parandolo ad acquistare il proprio valore sociale in seno alla trib.
I bambini imparavano la maggior parte delle cose per espe-
rienza diretta: nessuno li avrebbe fermati se avessero voluto
toccare il fuoco. In questo modo non si sarebbero pi scordati
che esso brucia.
I giochi dei piccoli ricalcavano le attivit dei grandi che era-
no riprodotte nei minimi particolari. Gli adulti, specie gli an-
ziani, spesso stavano a guardare esprimendo la loro approva-
zione. Fin da piccoli, gli Indiani imparavano ad usare il lin-
guaggio dei gesti, che serviva a comunicare, con l'uso delle
mani e delle braccia, tra trib che parlavano lingue diverse.
Era universalmente noto e tutti lo capivano. Oltre a questo mez-
zo di comunicazione, l'Indiano usava i segnali di fumo, quelli
eseguiti con le coperte, quelli determinati dal movimento del
cavallo e del cavaliere, quelli con gli specchi. Tutti questi mez-
zi erano talmente perfetti che si potevano trasmettere infor-
mazioni nei minimi particolari senza emettere un suono. Si
poteva comunicare, ad esempio, la distanza e la consistenza di
una mandria di bisonti facendo muovere il cavallo in determi-
nate direzioni e con precise mosse.
Anche gli Americani adottarono i linguaggi muti degli In-
diani delle pianure, non solo per comunicare con i Nativi, ma
anche per parlare tra di loro, quando la distanza o la situa-
zione non permettevano scambi di informazioni a voce o per
iscritto. Non solo. Molte denominazioni geografiche portano
ancora oggi nomi indiani: valga per tutte l'esempio di molti
Stati americani che hanno nome indiano (come, ad esempio,
Oklahoma il popolo rosso, Missouri il grande fiume,
Mississippi il grande fangoso, Texas amici, Idaho salve,
e molti altri ancora).
Gli Indiani delle pianure vivevano in tende coniche forma-
te da pertiche di legno ricoperte da pelli impermeabilizzate di
bisonti. Erano decorate con disegni che narravano le leggen-
de della trib o le prodezze del proprietario. All'apice della
tenda vi era un buco che permetteva la fuoriuscita del fumo
del fal all'interno. Il pavimento era ricoperto da pelli di bi-
sonte. Gli Indiani delle pianure, come furono i Sioux, gli Che-
yenne, i Comanche, cambiavano il loro campo in continuazio-
ne ed avevano necessit di portarsi dietro anche la casa: ave-
vano cos creato un'abitazione resistente ma anche facilmen-
te trasportabile. Questa era il tepee.
I Navajo, invece, erano sedentari, si dedicavano prevalen-
temente all'allevamento ovino e alla tessitura. Le loro abita-
zioni erano quindi permanenti, di legno rivestite di fango. Era-
no chiamate hogan. Anche gli Apache abitavano in abitazioni
fisse, ricoperte di fango essiccato al sole (wickiup). Solo nel
periodo in cui furono perseguitati dai Messicani vissero in ca-
verne praticamente inaccessibili che offrivano loro contem-
poraneamente un riparo e un nascondiglio.
I Nativi furono costretti, dopo anni di lotta contro i bianchi,
ad abbandonare le loro terre, il loro modo di vita, le loro tra-
dizioni, le loro case, le loro religioni e persino il loro modo di
pensare: tutto questo in nome della civilt che ebbe come
unico risultato quello di fiaccarli psicologicamente e gettarli
in un abbattimento morale da cui ancora oggi non si sono ripresi appieno.
"Com' possibile comperare o vendere il cielo, il calore della terra? Se 
la freschezza dell'aria e lo scintillio delle acque non ci appartengono, 
com' possibile comprarli? Ogni luccicante ago di pino, ogni spiaggia sab-
biosa, ogni bruma nell'oscurit dei boschi, ogni insetto che passa ron-
zando  santo nella memoria e nell'esperienza del mio popolo. La linfa 
che scorre negli alberi trasporta con s le memorie e i ricordi dell'uomo 
rosso. Quest'acqua lucente che scorre nei fiumi e nei ruscelli non  sem-
plice acqua, ma sangue degli antenati.
I fiumi sono nostri fratelli: spengono la nostra sete. I fiumi traspor-
tano le nostre canoe e sfamano i nostri figli. L'aria  preziosa per 
l'uomo rosso, perch tutte le cose la respirano: animali, alberi, uomini
tutti la respirano. Cos' l'uomo senza animali? Se tutti gli animali se 
ne andassero, l'uomo morirebbe di malinconia, perch qualunque cosa ac-
cadesse agli animali, presto succederebbe anche all'uomo. Tutte le cose 
sono collegate. La Terra non appartiene all'uomo. L'uomo appartiene alla 
Terra: questo sappiamo."
CAPO INDIANO SEATTLE

3) Le guerre indiane
"Quale patto il bianco ha rispettato e l'uomo rosso ha 
infranto? Nessuno. Quale patto l'uomo bianco ha mai fatto
con noi e rispettato dopo? Nessuno. Quand'ero ragazzo i
Sioux erano padroni del mondo; il sole si levava e tramon-
tava sui loro territori. Lanciavano diecimila uomini in
combattimento. Dove sono i guerrieri oggi? Chi li ha ster-
minati? Dove sono le nostre terre? Chi le saccheggia?
Quale uomo bianco pu dire che gli ho rubato la terra o un
suo solo soldo? Tuttavia dicono che sono un ladro. Quale
donna bianca, anche isolata, ho mai catturata o insultata?
Tuttavia dicono di me che sono un cattivo Indiano. Quale
uomo bianco mi ha mai visto ubriaco? Chi  mai venuto da
me affamato ed  ripartito con lo stomaco vuoto?  forse
un male che io abbia la pelle rossa?"
TATANKA YOTANKA (TORO SEDUTO)

a) Il Nord-Ovest
La corsa alle nuove terre dell'Ovest americano fu una con-
seguenza logica dell'espansione degli Stati Uniti. Ad esserne
travolti furono, naturalmente, i Nativi.
Con la secessione degli Stati del Sud e quindi il loro ritiro
dal Congresso, i nordisti approvarono una legge, a cui i sudisti
si erano sempre opposti, chiamata Homestead Act, che accor-
dava ai futuri coloni un lotto di sessanta ettari di terreno, a
condizione che venisse coltivato per cinque anni, per la cifra
simbolica di dieci dollari. In realt furono le compagnie ferro-
viarie e le banche ad appropriarsi delle terre che furono ri-
vendute ai coloni. Ma anche cos, questo provvedimento apr
la strada verso l'Ovest, permettendo a immigrati di tutto il mon-
do di trovare il proprio posto in quello sconfinato paese che
sono gli Stati Uniti.
Gli Indiani erano gi in agitazione e la nuova legge aggrav
ulteriormente la situazione: molti coloni avrebbero invaso i
loro territori. I Nativi dovevano resistere o essere sterminati:
decisero di resistere e furono sterminati ugualmente. Dovet-
tero affrontare orde di coloni, di cercatori d'oro, di cacciatori
o di semplici approfittatori, oltre all'esercito regolare, com-
posto dai lunghi coltelli: era cos che gli Indiani chiamava-
no i soldati, a causa delle baionette in dotazione ai loro fucili.
La sottomissione, o, come si diceva all'epoca, la civilizzazione
dei Nativi fu realizzata in pi di trenta anni di tentativi di edu-
carli attraverso le riserve e le scuole che dovevano insegnare a
dimenticare, ma soprattutto di continue lotte: sembrava che
l'esercito americano non riuscisse ad avere ragione di un grup-
po di selvaggi male equipaggiati e - disorganizzati.
L'errore principale nella tattica militare statunitense consi-
stette nel voler affrontare i Nativi con combattimenti condotti
tradizionalmente, mentre essi praticavano la guerriglia, com-
piendo rapidi e veloci raid per poi sparire, aiutati in questo
dalla perfetta conoscenza del territorio che, inoltre, permet-
teva loro di sfruttare boschi, canyon e ogni singola piega del
terreno per compiere attacchi a sorpresa.
Gli Indiani, dal punto di vista strategico, non riuscirono a
essere compatti: ogni guerriero spesso seguiva il proprio im-
prevedibile estro.
Gli ufficiali americani non capirono l'impossibilit di affron-
tare i nemici in campo aperto dove questi avrebbero senz'al-
tro avuto la meglio; bisognava invece bloccarli in una posizio-
ne impedendo loro la possibilit di qualsiasi movimento.
Logicamente, fin da quando sbarcarono sulle coste del Nuo-
vo Mondo i coloni ebbero problemi con i nativi; i secoli pre-
cedenti agli anni presi in considerazione in questa sede han-
no visto continue lotte e guerre tra le due popolazioni in pe-
renne contrasto. Ma, forse, dopo il 1860 si ebbero gli scontri
pi accesi e quelli definitivi tra Americani e Nativi che videro
come protagoniste quelle figure entrate da subito nella leggenda.
I primi a subire, nel 1862, l'invasione dei bianchi, furono i
Sioux Santee del Minnesota, una trib sedentaria che prati-
cava l'agricoltura, e aveva mantenuto relazioni amichevoli con
i nuovi venuti, accogliendo, prima del 1860, i missionari. Il loro
capo, Piccolo Corvo, si era convertito al cristianesimo.
In cambio dei loro territori che sarebbero stati occupati dai
bianchi, furono loro garantite rendite annuali, rifornimenti e
un lembo di terra sulle rive del fiume Minnesota.
Nel 1862 il loro sostentamento, sempre di pessima qualit,
fu sospeso, e i Santee insorsero. La vicina cittadina di New
Ulm e Fort Ridgely furono attaccati, i commercianti approfit-
tatori uccisi, le donne rapite e i magazzini svuotati. I fortini
utilizzati sia come posto di scambio che come postazione del-
le truppe militari consistevano in poche baracche o tende cir-
condate da palizzate in legno come protezione. Era quindi rela-
tivamente facile per gli attaccanti avere la meglio, fino a che
non furono ulteriormente rinforzati. Fu mandato loro contro il
sesto Reggimento di cavalleria del Minnesota, comandato dal
colonnello Sibley, che, solo grazie all'artiglieria pesante,
ebbe la meglio, costringendo i Santee ad arrendersi il 26 set-
tembre 1862. La Corte marziale condann a morte trecentotr
Indiani; il presidente Lincoln (il Grande Padre, come gli
Indiani chiamavano il presidente degli Stati Uniti) la conferm
solo per trentanove, che furono giustiziati per impiccagione.
Il resto della trib fu trasferito in una riserva lontana in
luoghi natii, mentre Piccolo Corvo scapp in Canada. Fu ucci-
so il 3 luglio del 1863 in territorio americano, dove si era 
recato per una battuta di caccia.
La sottomissione dei Santee provoc le reazioni delle altre
trib Sioux e di diverse altre nazioni. La situazione era gi
compromessa dal 1848, anno in cui fu trovato l'oro in Califor-
nia. Per raggiungere quel territorio migliaia di cercatori si av-
venturarono nelle zone dei Sioux, comprese tra il Dakota e il
Wyoming, dei Kiowa e degli Cheyenne nel Kansas, dei Co-
manche e degli Arapaho stanziati tra i fiumi Arkansas e Plat-
te. Per giunta nel territorio dei Sioux fu tracciata la pista del-
l'Oregon che portava i coloni dall'Est verso la costa pacifica.
A causa di queste contingenze, i Nativi si accanirono contro la
nuova strada, provocando disordini di ogni genere, special-
mente ai danni della Overland Stage Line la compagnia di trasporti.
Le rappresaglie dell'esercito allarmarono le trib accampa-
te nella regione del fiume Platte del Sud che si ritirarono a
Nord, mentre gli Cheyenne e gli Arapaho si rifiutarono di ob-
bedire all'ordine del governo di trasferirsi in una piccola riser-
va tra i fiumi Arkansas e Sand Creek, nel Colorado.
Nell'estate del 1864 il governo ordin che tutte le trib si ra-
dunassero in uno stesso luogo, presso un forte dell'esercito,
Fort Lyon, nel Colorado. Gli Indiani non ubbidirono. Perci il
colonnello Chivington organizz il terzo Reggimento dei vo-
lontari del Colorado, uomini della peggior specie reclutati per
cento giorni soltanto, col compito di massacrare quanti pi
Indiani possibile, rifacendosi a un proclama del 1854 del go-
vernatore di quello Stato, Evans, che esortava la popolazione
a cacciare ed eliminare il numero maggiore di Nativi.
Il terzo Reggimento si abbatt sugli Cheyenne, i quali, per
altro, avrebbero voluto trattare la pace. Per questo motivo fe-
cero avanzare una delegazione comandata da Orso Magro che
per fu freddato appena fu a portata di tiro. Segu un breve
combattimento, fermato dal capo Pentola Nera, che imped ai
suoi seicento guerrieri di massacrare i cento volontari.
La situazione volgeva a favore degli Indiani che, dietro insi-
stenza del capo cheyenne, decisero di proporre una istanza di
pace che per non fu presa in debita considerazione dal go-
vernatore Evans. Alcuni capi dei Nativi, non riuscendo a capi-
re lo stato reale delle cose, si insediarono, con i propri gruppi,
nelle vicinanze dei forti. Altre trib, compresa quella di Pen-
tola Nera, si spostarono a Nord, mentre l'esercito, senza fare
distinzione tra gli Indiani pacifici e quelli belligeranti, si 
preparava a sedare i focolai del Nord-Ovest.
Poich Pentola Nera desiderava fortemente la pace, dietro
assicurazione che nulla sarebbe accaduto, obbed all'ordine di
accamparsi lungo il Sand Creek, poco lontano da Fort Lyon.
Alla sua trib si un quella degli Arapaho di Mano Sinistra.
Ma all'alba del 29 novembre 1864, il colonnello Chivington fece
circondare l'accampamento, nonostante gli accordi presi e an-
che se nel mezzo del villaggio sventolava la bandiera americana,
chiaro segno dello stato pacifico degli Indiani. L'attacco colse
completamente di sorpresa i Nativi che dormivano nei loro te-
pee e trecento su cinquecento furono uccisi, solo settantacinque
erano guerrieri. Pentola Nera si salv e continu a cercare la
pace, ma la guerriglia dilag ovunque nelle Grandi Pianure.
Fu creato, per la prima volta compatto, un esercito indiano
di tremila guerrieri per organizzare una campagna invernale
contro il nemico.
La strategia indiana prevedeva l'attacco simultaneo di due
forti situati sulla pista dell'Oregon, Fort Sully e Fort Laramie.
Il primo, nel Dakota meridionale, sarebbe stato assalito dai
Sioux Hunkpapa di Toro Seduto; il secondo, nel Nebraska
centrale, avrebbe dovuto resistere agli attacchi di Nuvola Rossa. 
Nelle file di quest'ultimo figurava un giovane guerriero il
cui nome col tempo sarebbe divenuto famoso: Cavallo Pazzo,
in inglese Crazy Horse.
Il piano era buono, ma gli eserciti indiani non furono all'al-
tezza della situazione, e la campagna non ottenne gli scopi prefissati.
Un importante avvenimento accadde in quel periodo. Non
riguardava direttamente il mondo dei Nativi, ma avrebbe avu-
to ripercussioni notevoli sullo svolgimento della lotta degli In-
diani contro i bianchi: il 7 aprile 1865, ad Appomattox Court,
il generale Lee si arrendeva al generale Grant. La lunga guer-
ra (era iniziata nel 1861) tra Americani era finita.
Ora tanti soldati sarebbero stati disponibili per combattere
nell'Ovest e migliaia di uomini avrebbero avuto bisogno di un
lavoro. Era necessario trovare una terra dove sistemare le
persone che premevano contro la frontiera, al di l della qua-
le vi erano immensi territori inesplorati.
Per agevolare il viaggio dall'Est sino al Montana fu traccia-
ta un'altra pista, chiamata Bozeman dal nome di colui che l'a-
veva tracciata nel 1864, John M. Bozeman, una strada che se-
guiva il corso del fiume Powder, costeggiando le Colline Nere,
dove i Sioux avevano il loro luogo sacro. Per questo motivo i
Sioux erano intenzionati a non cedere la loro terra e propu-
gnarono un'offensiva lungo la pista Bozeman, tesa a elimina-
re per sempre gli invasori. La forza messa insieme a tale pro-
posito comprendeva, oltre ai Sioux, gli Cheyenne e gli Arapa-
ho; contava pi di tremila guerrieri guidati ancora una volta
da Nuvola Rossa e dal capo Naso Aquilino.
La loro prima azione si concluse con una vittoria schiac-
ciante, tanto che il comandante delle forze del Missouri, il ge-
nerale Pope, organizz rappresaglie tese a rastrellare la zona
compresa tra le Colline Nere e il fiume Tongue; ma l'artiglie-
ria fu continuamente attaccata. La spedizione si concluse con
un nulla di fatto e i Sioux e i loro alleati continuarono a occu-
pare la regione del fiume Powder.
A complicare la situazione ci fu la decisione di completare
il tracciato della rete ferroviaria nazionale che avrebbe dovu-
to attraversare i territori abitati dagli Indiani; per cui, essendo
necessario proteggere gli operai addetti alla messa in posa dei
binari, l'esercito chiese a gran voce lo sterminio dei Nativi. Il
comandante delle truppe di quella zona, William Tecumseh
Sherman, prese a organizzare le truppe per porre fine al pro-
blema (Ironia della sorte, il nome Tecumseh fu quello di un
capo indiano, che agli inizi dell'800 si era opposto agli Americani.)
Tuttavia, nel 1866, si fece un ulteriore tentativo per rag-
giungere un accordo tra governo americano e Nativi. All'in-
contro parteciparono molti capi indiani, ma il progetto di co-
struzione della linea ferroviaria nella loro zona fu prudente-
mente tenuto nascosto. Mentre Nuvola Rossa stava per fir-
mare l'accordo che avrebbe permesso lo sfruttamento da parte
dei bianchi di quelle zone attraverso le quali passava la pista
Bozeman, il capo fu informato che l'esercito americano ne
aveva gi preso possesso, fortificandolo, e che la costruenda
ferrovia sarebbe passata in quei territori. Il capo della tri-
b Oglala Sioux abbandon Fort Laramie, portando con s i suoi seguaci.
Il villaggio che sorse sul fiume Little Goose contava circa
quattromila guerrieri delle trib Sioux, Cheyenne e Arapaho.
Nuvola Rossa rappresent il punto di riferimento di tutta quel-
la moltitudine assumendo, in via del tutto eccezionale, la cari-
ca di capo. Tutti decisero per una guerra lungo la pista Boze-
man e, da parte americana, il colonnello Carrington ricevette
l'ordine di costruire forti per presidiare la strada. Il primo 
avamposto fu Fort Kearny.
I combattimenti di quella che fu chiamata la prima guerra
indiana durarono due anni.
I primi attacchi iniziarono nell'agosto del 1866 e nel dicem-
bre dello stesso anno i Sioux, guidati da Cavallo Pazzo, stermi-
narono un drappello di ottanta coraggiosi comandati dal capi-
tano Fetterman (forse troppo sconsiderato), che aveva soste-
nuto di poter sconfiggere tutto il popolo Sioux con un pugno
di uomini. La tattica usata da Cavallo Pazzo fu quella di atti-
rare i soldati in una imboscata. La battaglia fu chiamata dai
bianchi il massacro di Fetterman, dagli Indiani fu ricordata
invece come il combattimento dei cento soldati uccisi.
Il massacro del drappello di Fetterman provoc molte criti-
che tra gli Americani che si lamentarono dell'ambiguit della
politica intrapresa nei confronti del problema indiano. Que-
sto era trattato in modo contraddittorio: mentre l'Ufficio in-
diano cercava di ammansire i Nativi con regali e promesse, il
dipartimento della Guerra continuava ad attaccarli.
L'inverno del 1867 fu molto rigido e gli Indiani, trovando
difficolt a procurarsi il cibo, si divisero, dirigendosi in 
differenti zone per poter sopravvivere.
Il governo decise di trattare nuovamente con Nuvola Ros-
sa: il capo chiese che, prima di iniziare i colloqui, la pista 
Bozeman fosse abbandonata dai soldati. La richiesta non fu ac-
colta e, ancora una volta, il tentativo di trattare la pace and
in fumo. La guerriglia riprese.
Intanto fu allestita una spedizione con l'intenzione di argi-
nare il secondo fronte, quello che riguardava la parte centrale
delle Grandi Pianure (Nebraska, Colorado, Kansas) e coin-
volgeva specialmente il clan degli Cheyenne chiamato Soldati
del Cane, guidato da Naso Aquilino, alcune trib di Arapaho,
Kiowa e altre di Cheyenne. Alla spedizione, comandata dal ge-
nerale Hankok, partecip il settimo Reggimento di cavalleria,
comandato dal tenente colonnello George Armstrong Custer.
Abbandoniamo per poche righe lo scenario di guerra per
parlare di questo personaggio che , forse, uno tra i pi noti
ma anche uno dei pi fraintesi della storia del West. Su di lui
sono state pubblicate numerose opere, alcune obiettive, altre
meno, che hanno contribuito a farne una leggenda. Forse pro-
prio per questo motivo il suo mito ha attirato l'attenzione di
Hollywood, che lo ha ulteriormente trasformato, travisando
ancora di pi la realt.
George Armstrong Custer nacque a New Rumley, Ohio, il
5 dicembre 1839, da padre di origine tedesca e madre irlande-
se. A 17 anni, appoggiato dal deputato repubblicano del suo
Stato, fu ammesso all'Accademia militare di West Point. Gi
a quell'et aveva un carattere ben delineato: impulsivo, corag-
gioso fino all'esasperazione, orgoglioso e ambizioso. All'Ac-
cademia non brill certo per il profitto: usc per ultimo dal suo
corso e, subito dopo la nomina, dovette subire un processo davanti 
alla Corte marziale. Durante un turno di guardia non aveva 
impedito una rissa tra cadetti. Ebbe solo una nota di demerito.
Uscito da West Point nel 1861, fu subito assegnato al secon-
do Reggimento di cavalleria col grado di sottotenente. Essen-
do necessari degli ufficiali di alto grado nelle file dell'esercito
unionista (siamo nel periodo della guerra tra il Nord, unioni-
sta, e il Sud, confederato), si ovvi a tale mancanza nominan-
done alcuni solo provvisoriamente. A soli 24 anni a Custer fu
dato il grado di generale di brigata, contrassegnato da brevet
che ne indicava la temporaneit. A 26 anni ebbe la promozione
a generale di divisione, ed era gi leggendaria tra i militari
la fortuna di Custer, quella fortuna che lo avrebbe sempre
assistito durante le sue azzardate azioni di guerra. Durante la
cosiddetta guerra di secessione il suo apporto fu effettiva-
mente notevole, tanto che divenne un eroe nazionale, esalta-
to dalla stampa che ne enfatizzava i successi, senza mettere in
luce ci che era in realt, cio un soldato avventato che, pur di
acquistare fama e notoriet, lanciava i suoi uomini nelle im-
prese pi disparate. Trov anche e soprattutto il favore dei suoi
superiori, in particolare dei generali Sherman e Sheridan.
Alla fine della guerra, Custer avrebbe dovuto lasciare il suo
grado temporaneo per riprendere quello effettivo, cio sareb-
be dovuto passare dal grado di generale di divisione a quello
di capitano. Per meriti di guerra fu promosso a tenente colon-
nello, col permesso di fregiarsi del grado di generale a titolo
onorifico. Fu assegnato al settimo Reggimento di cavalleria, di
stanza nel Kansas. Nel 1867 dovette subire un altro processo
di fronte alla Corte marziale, accusato di aver disobbedito agli
ordini, di aver abbandonato il suo reparto, e di aver tenuto un
comportamento troppo rigido nei confronti di alcuni diserto-
ri. Custer era solito allontanarsi dai suoi uomini per fare delle
solitarie battute di caccia. Egli fu condannato alla sospensione
per un anno senza paga. Il provvedimento fu sospeso prima
dei termini per ordine del comandante della Divisione militare 
del Missouri, Sheridan, che stava organizzando la campagna
nel territorio indiano. Il generale era alla ricerca di un suc-
cesso personale che ristabilisse il suo buon nome, di una pro-
va di coraggio e di abilit militare che potesse far dimenticare
il processo subito e gli consentisse di recuperare il grado per-
duto dopo la fine della guerra. In quest'ottica possono essere
spiegate la battaglia di Washita e il massacro di Little Bi-
ghorn. Aggiungiamo inoltre che l'ambizione politica gioc un
ruolo importante nelle azioni di Custer: pare che i democratici 
lo volessero come candidato alle elezioni presidenziali del
1876 (lo stesso anno della sua morte). Gli storici sono unanimi
nel considerarlo un soldato mediocre, senza particolari doti
di comando, troppo impulsivo e inaffidabile. Il disastro di Little
Bighorn fu la conclusione logica della sua carriera.
Gli Indiani lo chiamavano Lunga Capigliatura, data la sua
abitudine a portare i capelli lunghi, ma anche Figlio Della Stella 
Del Mattino: era solito sferrare i suoi attacchi all'alba.
Ritorniamo alla spedizione del 1867. Oltre al settimo Reggimento 
di cavalleria comandato da Custer, figurava anche,
come scout, tale William Butler Hickok, meglio conosciuto
come Wild Bill Hickok.
La spedizione fu un fallimento, anzi, l'unico risultato che ottenne 
fu quello di rafforzare gli Indiani nei loro propositi: cacciare
l'uomo bianco dai loro territori. Si moltiplicarono cos
gli atti di guerriglia in quelle zone che il settimo Reggimento
era rimasto a pattugliare. I danni maggiori furono provocati alla
Overland Stage Line, la compagnia di diligenze, e alla Over-
land Express, la compagnia telegrafica che ebbe chilometri di
filo recisi.
Nonostante l'esito della guerra pendesse a favore degli In-
diani, il generale Sherman non era pessimista. Egli infatti ave-
va capito che con il completamento della rete ferroviaria e la
conseguente occupazione del territorio da parte dei coloni, la
civilt avrebbe annientato la cultura dei Nativi; inoltre i cac-
ciatori avrebbero sterminato le mandrie di bisonti, riducendo
gli Indiani alla fame.
All'inizio dell'agosto 1867, Nuvola Rossa tent di sbloccare
la situazione che ristagnava in una continua serie di piccole
battaglie. Non tutte furono a favore degli Indiani, come quel-
la avvenuta a Fort Kearny. I piani di Nuvola Rossa riguarda-
vano in realt il piccolo avamposto sorto a met strada tra il
forte e il bosco. La pineta, massicciamente sfruttata, era re-
trocessa pericolosamente per cui si era reso necessario pro-
teggere i boscaioli che si recavano a fare legna. Al capitano
Powell fu affidata una piccola guarnigione che si barric in un
recinto costruito con le sponde di alcuni carri; l'ufficiale, in
questo modo, voleva evitare lo scontro in campo aperto, certo
che non lo avrebbe favorito, confidando, tra l'altro, nelle sue
molte munizioni, nei nuovi fucili a retrocarica Springfield e nelle
pistole Colt. Fu cos che una sessantina di soldati americani
ebbe la meglio su circa mille guerrieri Sioux. Lo scontro viene
ricordato con il nome di la battaglia delle sponde dei carri.
Mentre il capo indiano tentava la carta della forza, gli Stati
Uniti giocarono quella della diplomazia, firmando il trattato
di Medicine Lodge con i Kiowa, i Comanche, gli Arapaho e gli
Cheyenne che acconsentirono al passaggio nelle loro terre de-
gli emigranti. In cambio sarebbe stata creata una zona inter-
detta ai bianchi. Fu l'ennesimo trattato non rispettato da en-
trambe le parti. Anzi, si dovette porre rimedio ai continui as-
salti ai danni dei coloni da parte dei Nativi; il generale Sheridan,
comandante del distretto militare del Missouri, form
reparti speciali di volontari. Uno di questi si scontr con il
gruppo dei Soldati del Cane degli Cheyenne di Naso Aquilino
a Beecher Island e sub la quasi totale distruzione.
Nella battaglia perse la vita il capo Cheyenne. Naso Aquili-
no era protetto da una particolare medicina datagli da uno
sciamano: non sarebbe mai stato colpito o ucciso in combatti-
mento se prima di affrontare il nemico avesse eseguito tutte le
cerimonie di purificazione, se non avesse mai usato oggetti
metallici per mangiare e se avesse indossato il suo copricapo
di guerra magico. Quel giorno l'attacco era stato deciso all'ul-
timo momento, e il capo scese in battaglia senza aver compiu-
to i riti propiziatori. Per giunta, il giorno prima, gli era stato
servito del pane con una forchetta.
Ormai tutto l'Ovest era infiammato dalla guerriglia indiana
e la situazione divenne insostenibile per Sheridan, al coman-
do del distretto militare del Missouri, che si vide costretto a
firmare un nuovo trattato con Nuvola Rossa nella primavera
del 1868. Il trattato di Fort Laramie prevedeva che la pista
Bozeman venisse abbandonata dagli Americani e che il terri-
torio del Sud Dakota a oriente del fiume Missouri e la zona
compresa tra le Colline Nere e i Monti del Bighorn fossero di-
chiarati territori indiani. La ferrovia doveva cambiare strada
e passare a nord di tale zona.
Rimasto da affrontare solo il fronte meridionale, i piani del-
l'esercito furono plasmati sulle intenzioni estremiste del ge-
nerale Sheridan, che voleva rifarsi dopo la sostanziale sconfitta 
con Nuvola Rossa.
Per capire il generale, baster citare una frase da lui pro-
nunciata: L'unico indiano buono  quello morto....
Il trattato di Medicine Lodge, come tutti gli altri, non fu ri-
spettato n da parte degli Americani n da parte degli India-
ni: gruppi di irriducibili Nativi si rifiutarono di obbedire alle
decisioni di pochi, non riconoscendo l'autorit individuale dei
capi con cui l'esercito trattava; essi, secondo un concetto
ben radicato, rispettavano solo le decisioni prese da tutto il gruppo.
Sheridan, ignorando tutto questo, decise di punire i respon-
sabili instaurando un clima di terrore e optando per la guerra
totale. I primi a subire la sua indegna politica furono ancora
una volta gli Cheyenne di Pentola Nera, gli stessi che furono
vittime del massacro di Sand Creek.
Sheridan pianific una campagna invernale, perch in estate 
gli Indiani erano imprendibili. Le nazioni indiane che do-
vevano subire la manovra militare erano gli Cheyenne, i Co-
manche, gli Arapaho e i Kiowa. L'esercito fece un ennesimo
buco nell'acqua: i generali non avevano compreso che era
inutile combattere con una guerra regolare dei ribelli esperti
in guerriglia. L'unico Reggimento che incontr il nemico fu il
settimo cavalleria di Custer, che intercett gli Cheyenne sul
fiume Washita, Oklahoma. Custer, ignaro del fatto che lungo
il corso del fiume fossero dislocati altri stanziamenti indiani,
divise le sue forze in quattro colonne che avrebbero dovuto
raggiungere il campo di Pentola Nera da quattro direzioni di-
verse, circondandolo. All'alba del 27 novembre 1868 i soldati
attaccarono e il combattimento, se cos lo si pu chiamare,
dur meno di un'ora volgendo nettamente a favore degli 
Americani: Pentola Nera e centotr Nativi caddero sul campo. 
Subito dopo Custer si ritir, compiendo una manovra diversiva
in direzione Est, mentre dai villaggi indiani vicini convergevano 
i guerrieri.
In seguito a questo episodio, gli Indiani decisero di accettare 
la resa incondizionata proposta da Sheridan. A parte alcu-
ne bande di Kiowa, Comanche e Cheyenne, le trib meridio-
nali non crearono pi problemi per circa cinque anni. Gli irri-
ducibili furono, poco alla volta, ridotti all'impotenza e i pochi
superstiti furono chiusi nelle riserve.
Fu questa la sorte dei Soldati del Cane Cheyenne che, dopo
la morte di Naso Aquilino, passarono al comando di Toro Alto.
Furono eliminati nella battaglia di Summit Spring, Colorado,
nel luglio del 1869.
La banda di Kiowa guidata da Satanta cre maggiori problemi.
Nel 1871 il capo fu arrestato, ma, tornato in libert, due
anni dopo scaten quella che viene chiamata la guerra del Fiume 
Rosso. Non fu l'esercito a sconfiggere i Kiowa di Satanta,
bens la fame, il freddo e lo scoramento. Nel 1875 accettarono
di essere condotti in una riserva. Satanta fu arrestato: non 
resistendo alla vita del carcere, nel 1878 si suicid.
Nel 1874 i Kiowa si allearono con i Comanche. Continuaro-
no a disturbare i convogli di coloni che si dirigevano verso le
loro terre. Decisi pi che mai a scacciare definitivamente i
bianchi dai loro territori, organizzarono l'attacco a un posto
di scambio chiamato Adobe Walls (Muri di Mattoni: gli ado-
be erano mattoni di fango essiccati al sole tipici del Sud degli
Stati Uniti), nel Texas del Nord. Si rifugiarono quindi tra i ca-
nyon. Il loro accampamento fu per rintracciato dai soldati
che lo distrussero. Dal 1875 le vicende dei Kiowa e dei Co-
manche si uniscono a quelle dei Sioux.
Le trib settentrionali, i Sioux specialmente, continuarono
a provocare disordini nei loro territori, tanto che nel 1873 il
governo americano decise di trasferirli nel Nebraska nord oc-
cidentale. I guerrieri si batterono per difendere il loro stesso
diritto alla vita, vita strettamente legata a due fattori principa-
li: i bisonti e la terra.
Le mandrie stavano scomparendo: a causa della ferrovia e
dei nuovi insediamenti che essa portava con s, le bestie furo-
no costrette a cambiare i loro tragitti migratori. La caccia 
indiscriminata, di cui Sheridan si fece promotore, e che port
fama a persone come William F. Cody, meglio noto come Buffalo
Bill, stava sterminando quella razza animale. Era questo
il motivo per cui Nuvola Rossa aveva rinunciato a combattere: 
non si poteva condurre una guerra senza rifornimenti.
I cacciatori bianchi, uccidendo femmine e cuccioli oltre ogni
limite, distrussero quell'equilibrio naturale che i Nativi erano
sempre stati attenti a non alterare. Non si vedevano pi le folte 
mandrie che per lungo tempo avevano attraversato le pianu-
re, ma sempre pi spesso si scorgevano carcasse in decomposi-
zione: al mercato americano interessava solo la pelle dei bisonti.
Rompendo per l'ennesima volta un trattato, specificamen-
te quello di Fort Laramie, nel 1863 la ferrovia raggiunse quei
territori assegnati agli Indiani ...finch il sole splender e l'er-
ba continuer a crescere... (era la classica formula con la qua-
le negli accordi si intendeva per sempre).
Data la situazione, l'esercito avrebbe dovuto aspettarsi delle 
rappresaglie. Per farvi fronte, Sheridan organizz un gruppo 
di 1500 soldati che aveva il compito di proteggere le spedi-
zioni di ricognizione per i lavori della ferrovia che avrebbe
dovuto proseguire verso Ovest, fino al fiume Yellowstone, at-
traverso le Colline Nere. La scorta armata era comandata dal
tenente colonnello Custer. Gli Indiani attaccarono il reparto
non appena questo arriv alle Colline sacre, ma ebbero la peg-
gio e, dopo un'altra scaramuccia, si ritirarono nella zona del
fiume Powder. Portata a termine la ricognizione, i militari rien-
trarono a Fort Lincoln.
Inaspettatamente, per, i lavori della ferrovia si bloccarono. 
Era il 1873: era il panico. Probabilmente a causa della
decisione di ridurre la circolazione di denaro per ristabilire la
parit aurea, si cre una crisi economica che invest vari setto-
ri finanziari. Societ e banche dichiararono fallimento, i titoli
di borsa crollarono tanto che la stessa Borsa Valori fu chiusa
per evitare il peggio; i salari diminuirono e la disoccupazione
aument. A complicare la situazione si verificarono alcune ca-
lamit naturali: un'epidemia di febbre gialla infuri in Mis-
souri; un'invasione di cavallette sconvolse il Midwest.
La soluzione a questa crisi fu vista nello sfruttamento di
nuovi territori, cio a dire l'Ovest. Il West rappresentava la sal-
vezza, anche se alcune vaste regioni erano riservate agli India-
ni. Tra queste la zona delle Colline Nere, dove, nel 1874, si
rec una spedizione militare con scopi esplorativi. Biologi, bo-
tanici ed esperti minerari furono affidati al settimo Reggimen-
to di cavalleria. Purtroppo della colonna facevano parte anche
alcuni giornalisti che si affrettarono a divulgare una notizia
sensazionale: nelle Colline Nere vi era l'oro.
Il governo si dichiar disposto a comprare la zona. Se Nuvola 
Rossa accett rassegnato la proposta, non cos fece la maggior
parte dei Sioux che si raccolse attorno alle grandi figure
di Toro Seduto e Cavallo Pazzo. Ai Sioux si aggiunsero tutti
quei Nativi animati da un desiderio di riscossa e di liberazione, 
come il gruppo guidato da Uomo Che Ha Paura Dei Suoi
Cavalli e gli Cheyenne di Due Lune. Questo consistente grup-
po di "ribelli" si accamp tra le Montagne Bighorn e le Colli-
ne Nere, lungo il corso del fiume Powder.
Fino al 1875 la situazione rimase irrisolta, perch gli India-
ni occupavano la zona che interessava al governo che si affret-
t a far sapere che avrebbe usato la forza se entro il gennaio
1876 i Nativi non fossero rientrati nelle riserve. Poich gli In-
diani non rispettarono l'ultimatum, impossibilitati, anche e
soprattutto, dalle avverse condizioni meteorologiche, Sheri-
dan organizz una campagna che avrebbe visto impegnati tre
contingenti che, partendo da tre diversi forti, dovevano ra-
strellare la zona tra i fiumi North Platte e Yellowstone. Era
previsto l'impiego del settimo Reggimento di cavalleria agli
ordini del tenente colonnello Custer. La spedizione part nei
primi mesi del 1876.
Nel programmare questo piano furono commessi molti errori 
che ne causarono il fallimento. La manovra prevista (l'unificazione 
di un esercito sul campo di battaglia) era molto
complicata, specie in uno spazio molto ampio come quello
delle Grandi Pianure. Le tre colonne non furono in grado di
comunicare tra di loro per quasi tutta la durata delle operazioni; 
si misero in contatto solo quando furono a distanza rav-
vicinata. Non riuscirono, quindi, a scambiarsi informazioni sul nemico.
La ricognizione non fu accurata: si era pensato ad una 
notevole concentrazione di forze, ma non si era assolutamente
supposto che il numero dei guerrieri fosse superiore a quello
dei soldati delle tre colonne messe insieme.
Si part dal presupposto che gli Indiani sarebbero fuggiti
verso Nord al primo contatto con l'esercito, per rimanere
schiacciati tra le colonne militari che battevano la zona pi a
settentrione. Si scart a priori la possibilit che i Sioux potes-
sero opporre la minima resistenza, tanto pi non fu conside-
rata l'ipotesi che i Nativi potessero formulare un piano d'attacco.
Infine, l'inadeguato equipaggiamento delle colonne ne ral-
lent ulteriormente la marcia. Il solo generale Crook, uno dei
comandanti delle tre colonne, pi esperto, per ovviare a tale
inconveniente elimin i carri, sostituendoli con i muli.
I reparti ebbero in dotazione fucili a retrocarica Springfield, 
le pistole Colt 45 e i mitragliatori Gatling.
Gli Indiani, grazie ai loro velocissimi esploratori, vennero
immediatamente a conoscenza dei movimenti dell'esercito, e
programmarono un'offensiva.
Dato che gli Americani si dividevano, i Sioux e i loro alleati
si unirono per affrontare separatamente le colonne, neutra-
lizzandole una alla volta.
Il villaggio che si form comprendeva i Sioux Oglala di Cavallo
Pazzo, i Sioux Hunkpapa di Toro Seduto e altri gruppi di
Sioux scappati dalle riserve, gli Cheyenne di Due Lune, alcuni
Piedi Neri e Arapaho.
Le armi da fuoco a loro disposizione erano poche e tra le
pi disparate: lunghi fucili da caccia, Winchester, fucili a ripe-
tizione ottenuti in parte legalmente da mercanti e agenti indiani, 
in parte bottino di incursioni contro i soldati e i coloni.
La maggior parte degli Indiani era fornita delle armi tradizio-
nali: archi e frecce, mazze, lance, scudi e coltelli. In totale vi
erano circa cinquemila guerrieri.
Vi furono vari scontri tra esercito e guerrieri indiani, scontri 
che videro sempre la sconfitta degli Americani. Cavallo
Pazzo inferse duri colpi al generale Crook, uno dei quali sul
fiume Rosebud: questa battaglia fu ricordata dai Nativi come
"la battaglia in cui la ragazza salv suo fratello". Al combatti-
mento, infatti, prese parte Donna Della Pista Dei Giovani Bisonti, 
sorella di Capo Che Compare Alla Vista, Cheyenne.
Quest'ultimo si trov appiedato tra i soldati: era ormai spacciato, 
quando un cavaliere comparve, si gett nella mischia e
salv l'Indiano. Era la sorella.
In occasione di questa battaglia, gli Indiani rivelarono un
buon senso strategico, e fu proprio questo, oltre alla gi citata
superiorit numerica, che li port alla vittoria. Solo le tenebre
permisero ai soldati di battere in ritirata. Era il 17 giugno 1876.
La sorte non arrise certo agli Americani. Casualmente, quello
stesso giorno, un drappello di cavalleggeri di una delle altre
due colonne si trovava a perlustrare una zona poco lontana da
quella dove si stava svolgendo la battaglia. Per fortuna degli
Indiani, nessuno si accorse di nulla.
La prima colonna era stata neutralizzata, per cui i Sioux si
disposero ad attaccare la seconda, quella comandata dal ge-
nerale Terry. I Nativi scelsero il campo di battaglia molto ac-
curatamente; la valle del Little Bighorn era perfetta per lo
scontro. Vi erano le colline a est e a ovest del corso d'acqua e
un pianoro tra queste e le alture occidentali.
Dopo una ricognizione i comandanti dell'esercito decisero
una manovra per aggirare i guerrieri e accerchiarli. Fu suppo-
sto, giustamente, che il villaggio nemico si trovasse sul Little
Bighorn.
Si formul quindi il piano d'attacco. Si pens di accerchiare
i nemici da Sud con il settimo Reggimento di cavalleria e a Nord
con le altre forze.
L'azione era fissata per il 26 giugno, giorno in cui si suppo-
neva avvenisse l'incontro tra i due reparti.
Custer avrebbe dovuto raggiungere sia le sorgenti del fiume
Rosebud che quelle del Tongue. Le disposizioni scritte dal
generale suo superiore obbligavano il tenente colonnello a
non attaccare prima del 25 giugno. Egli si doveva attenere agli
ordini a meno di un motivo sufficiente per non seguirli. 
Custer non esegu le disposizioni dategli, commettendo infrazioni 
ed errori che costarono la vita a lui e ai suoi uomini. Non
comp il percorso stabilito, ma segu le tracce, trovate dai suoi
esploratori Crow (da sempre i Crow erano nemici dei Sioux),
di un villaggio indiano in movimento. All'alba del 25 giugno
raggiunse un punto, chiamato Il Nido del corvo, prospiciente
la valle del Little Bighorn e, individuato il villaggio, decise 
di attaccarlo il giorno stesso, temendo che il nemico potesse fuggire.
Ma tutto si poteva supporre, tranne che i Sioux e i loro alleati 
si stessero preparando per la fuga.
Presa la decisione dell'offensiva, il generale divise il suo
contingente in tre gruppi: tre squadroni a testa ai suoi due su-
balterni, maggiori Reno e Benteen, i rimanenti cinque ai suoi
diretti comandi. Il reparto con i rifornimenti e le munizioni,
agli ordini del capitano McDougall, sarebbe rimasto indietro
senza partecipare direttamente allo scontro. Il piano preve-
deva che l'accampamento indiano venisse circondato dal maggiore
Reno da Sud-Est, dal maggiore Benteen da Sud-Ovest,
da Custer da Nord: il fiume e, poco oltre, le colline lo 
avrebbero chiuso da Est.
Il movimento a tenaglia pu dare ottimi risultati, ma solo se
eseguito da un numero almeno doppio di uomini rispetto a
quello dell'avversario. Custer, probabilmente, non sapeva che
stava andando incontro a quasi cinquemila guerrieri. Non era
stata compiuta un'adeguata ricognizione: basti pensare che
Custer si rese effettivamente conto delle reali dimensioni del
villaggio solo quando se lo trov davanti. La mossa del tenente 
colonnello fu talmente azzardata che i Sioux stessi pensarono 
che si trattasse di un falso allarme o di un'azione diversiva:
per loro non era possibile che i bianchi li attaccassero, tanto
era il numero di guerrieri radunato nell'accampamento. Anche
le guide Crow sconsigliarono a Custer di attaccare: l'uffi-
ciale non le ascolt. Chiesero allora di essere esonerati dal
combattimento. Lo furono e fu la loro salvezza.
Il piano del generale and in fumo. Gli Indiani non rima-
sero ad aspettare che i soldati piombassero loro addosso senza 
fare nulla. Subito si accorsero della colonna di Reno che
stava avanzando e le si precipitarono contro per fermarla.
L'azione riusc ad opera degli Cheyenne di Due Lune e dei
Sioux Hunkpapa di capo Gal. Reno, che aveva gi passato il
Little Bighorn, fu costretto a ripiegare, passando il fiume, e a
trincerarsi sulle colline.
Benteen, dopo aver percorso qualche chilometro del per-
corso assegnatogli, decise di tornare indietro per cercare di rag-
giungere gli altri squadroni. Incontr il drappello di McDougall, 
quindi prosegu per unirsi al reparto di Reno. Sulla strada 
fu raggiunto da un soldato. Era John Martin, trombettiere
di servizio di Custer, che portava un dispaccio. Il messaggio
ordinava a Benteen di avanzare poich era stato individuato
un grosso villaggio. Al maggiore veniva detto di portare i ri-
fornimenti di munizioni. Custer aveva dato le istruzioni a voce,
ma il suo attendente, il tenente Cooke, le aveva messe per iscritto. 
Non si fidava dell'inglese del soldato: infatti John Martin
era in realt Giovanni Martini, Italiano, ex garibaldino, emigrato 
in America pochi anni prima e subito arruolatosi nell'esercito
per ottenere la cittadinanza statunitense.
Benteen si affrett a eseguire le disposizioni recando aiuto
a Custer, ma gli Indiani avevano reso impossibili le comunica-
zioni tra i soldati, occupando lo spazio che li divideva e isolando 
gli squadroni del generale. Il maggiore devi e raggiunse 
Reno, ancora trincerato nella sua posizione sulle colline.
Poco prima, gli uomini di Reno avevano assistito a una cosa
per loro inspiegabile: i Nativi, che stavano nettamente avendo
la meglio, iniziarono a ritirarsi. Convinto che presto sarebbero
tornati, Reno mantenne la sua posizione. Fu a questo punto 
che venne raggiunto da Benteen.
Gli Indiani non si stavano ritirando, bens si stavano concentrando 
su un altro campo di battaglia, pochi chilometri pi a nord: 
quello dove Custer stava combattendo disperatamente.
Si pu ricostruire ci che accadde ai cinque squadroni del
tenente colonnello solo per via ipotetica, basandosi sulle testi-
monianze degli scout Crow che videro il combattimento da
lontano, e su altri elementi di ordine congetturale, come lo
studio del campo di battaglia una volta finito lo scontro, l'ana-
lisi del carattere di Custer, della sua impulsivit e della sua 
ambizione.
Il Generale attacc, anche se ormai aveva stabilito la 
superiorit numerica del nemico; forse sperava di acquistare
maggiore prestigio con una manovra personale che egli cre-
deva vittoriosa. Sembra che i democratici avessero deciso di
proporlo come candidato alle elezioni presidenziali durante il
Congresso che sarebbe iniziato il 26 giugno.
Custer si era portato ancora pi a Nord rispetto a Reno per
assalire il fianco settentrionale del villaggio. Per eseguire que-
st'ultima manovra aveva trovato un agevole percorso attra-
verso una valletta formata da un ruscelletto chiamato Medicine 
Tail Coulee, trasversale alle colline. Giunti al guado del
Little Bighorn, gli squadroni L, I, F, C ed E furono attaccati
da uno sparuto gruppo di Indiani. Si cre scompiglio tra le file
e la disposizione di ripiego fu eseguita con disordine. Pare che
Custer fosse gi stato colpito a morte. Il suo corpo fu tirato
fuori dall'acqua e issato sulla sella del suo cavallo. Il suo cada-
vere fu trovato sulle colline insieme agli altri.
L'azione dei Sioux e dei loro alleati fu tempestiva, rapida
ed efficace. L'attacco fu triplice: uno frontale, condotto da
Gal, e due laterali, eseguiti da Cavallo Pazzo e da Due Lune
che doveva impegnare anche la retrovia.
Bloccata l'avanzata dei soldati e dopo averli costretti a ri-
piegare ripassando il fiume, gli Indiani riuscirono anche a di-
viderli e affrontarli separatamente.
Lo squadrone E fu il primo a essere attaccato. I Sioux Hunkpapa, 
Minneconjou, e Senz'Arco guidati da Gal, dividendosi
in due gruppi, lo accerchiarono e lo annientarono.
Lo squadrone L dovette affrontare i guerrieri Sioux Hunkpapa
e Piedi Neri di Re Corvo: fu accerchiato e costretto ad
abbattere i cavalli per farsene scudo. Inutilmente.
Lo squadrone I, portatosi pi a Nord, si trov sul lato est di
quella che oggi  nota come Collina di Custer. Fu sorpreso e
annientato dagli Cheyenne di Due Lune che si occuparono anche 
dello squadrone F, pi a occidente.
Il reparto C, comandato dal fratello di Custer, Tom, sposta-
tosi a nord-ovest della collina, si scontr contro i Sioux Brul
e Oglala di Cavallo Pazzo. Probabilmente il tenente colonnel-
lo, se non era gi morto, era con questo squadrone, essendo
stato ritrovato il suo cadavere poco lontano da quello del fra-
tello. Il reparto di quest'ultimo tent di raggiungere la som-
mit delle colline per potersi trincerare. Se Custer era con questi 
soldati, evidentemente sperava nell'arrivo dei rinforzi o negli
attacchi al villaggio da parte di Reno e Benteen da lui pre-
visti. Per lo meno credeva di ricevere le munizioni.
Cavallo Pazzo riusc a raggiungere la vetta delle alture prima 
dello squadrone C, quindi ad andargli incontro senza la-
sciargli via di scampo. Il combattimento fin senza che un bianco 
fosse riuscito a salvarsi. Il campo di battaglia era cosparso
dei cadaveri delle Giubbe Blu. Quello del tenente colonnello
Custer fu ritrovato sulle colline, circondato a breve distanza
dai suoi ufficiali. Non si conosce il momento preciso in cui
Custer fu ucciso, n chi riusc a colpirlo.
Il suo corpo presentava due ferite mortali: una al petto e
l'altra alla tempia sinistra. A differenza degli altri soldati non
fu scalpato. Questo potrebbe anche significare un suicidio: se
fosse sopravvissuto avrebbe dovuto affrontare un'ennesima
Corte marziale, la terza, che avrebbe implicato la fine della
sua carriera militare e il fallimento di qualsiasi aspirazione politica.
L'ipotesi del suicidio  per contraddetta dal fatto che non
furono notati n segni di bruciature n tracce di polvere da
sparo attorno alla ferita alla tempia, elementi che avrebbero
dovuto esserci in caso di sparo ravvicinato. Inoltre, non risulta
dall'esame della documentazione che Custer fosse mancino.
Quindi, se davvero si fosse suicidato, il foro della pallottola
avrebbe dovuto trovarsi sulla tempia destra, anzich sulla sinistra
dove invece fu rinvenuto.
Dopo essersi assicurati di aver ucciso tutti i soldati, i guer-
rieri tornarono ad assediare Reno e Benteen. I due ufficiali
mantennero le loro posizioni per circa due giorni, anche se
gi alla sera del 26 gli Indiani stavano abbandonando la valle
del Little Bighorn.
La mattina del 27 arriv il resto della spedizione di cui aveva 
fatto parte anche il settimo Reggimento di cavalleria, e non
poterono fare altro che constatare l'avvenuto disastro.
Il grande villaggio indiano nel frattempo si era smembrato:
alcuni gruppi tornarono alle riserve; Toro Seduto si diresse
verso le valli del Tongue e del Powder; Cavallo Pazzo si rifugi 
tra le Montagne Bighorn. L'esercito pattugli quelle zone
per alcuni mesi, sperando di catturare i due capi, ma riusc ad
intercettare solo un piccolo gruppo di Sioux Oglala.
Fu quindi affidato al generale Nelson Miles, soprannomi-
nato dagli Indiani Giubba d'Orso, il compito di trovare i ribelli 
rifugiati nella zona compresa tra i fiumi Tongue e Powder.
Egli riusc a intercettare il gruppo dei Sioux Hunkpapa di Toro
Seduto che per fugg verso il Paese della Nonna, il Canada.
Era la fine del 1876.
L'anno successivo, il generale Crook fu incaricato di cattu-
rare Cavallo Pazzo che si arrese il primo di maggio, solo per
non vedere la sua gente morire di fame. Il gruppo degli Oglala
fu trasferito a Fort Robinson, vicino a Pine Ridge, la riserva di
Nuvola Rossa. La maggior parte degli Indiani si era ormai ar-
resa: oltre ai Sioux avevano ceduto gli Cheyenne di Due Lune
e Coltello Spuntato.
Nonostante che con la battaglia del Little Bighorn gli Indiani 
avessero completamente sopraffatto l'esercito americano,
inspiegabilmente la guerra vide la loro sostanziale sconfitta:
la maggior parte dei Nativi si era infatti arresa. Nelle Grandi
Pianure non vi erano pi le mandrie di bisonti che garantivano 
la loro sussistenza, la vita libera di un tempo era ormai 
limitata dal grande numero di coloni che avevano invaso le loro
terre, la caccia spietata che l'esercito stava dando loro li co-
stringeva ad un'esistenza da fuggiaschi.
La sconfitta del Little Bighorn aveva bisogno di un capro
espiatorio. Questo fu Cavallo Pazzo.
L'accanimento con cui gli Americani e gli Indiani stessi, dai
primi istigati si gettarono su Cavallo Pazzo  inspiegabile. 
Esasperato, il condottiero cerc di scappare. Fu subito catturato
e ricondotto a Fort Robinson: entrato nell'ufficio dell'agente
indiano della riserva ove fu condotto si rese conto che stavano
per incatenarlo. Ebbe un moto di ribellione, tent di fuggire,
ma fu trattenuto da Piccolo Grande Uomo, amico e compagno 
di mille battaglie, e un soldato lo trafisse con la baionetta.
Era il 5 settembre 1877 e la vendetta era compiuta.
I genitori di Cavallo Pazzo ne presero il cadavere che seppel-
lirono in un luogo tuttora sconosciuto, sulle rive del torrente
Wounded Knee, nell'agenzia di Pine Ridge, quella di Nuvola Rossa.
Il 1877 e il 1878 segnarono la fine per gli Indiani del Nord-
Ovest: si ebbero gli ultimi sussulti da parte di Comanche,
Nasi Bucati e Cheyenne. Questi ultimi, sebbene fossero gi
stati sfiancati e rinchiusi in riserva, cercarono di evadere dal-
la prigionia per riconquistare la libert nei loro luoghi di origine.
Nel 1878 essi, guidati da Coltello Spuntato e Piccolo Lupo,
lasciarono la riserva nel territorio indiano (attuale Oklahoma) 
per intraprendere un viaggio che li avrebbe portati 1500
chilometri pi a Nord, nella zona del North Platte. Il Popolo 
Magnifico inizi il suo viaggio il 9 settembre 1878:
nel gruppo vi erano solo settantanove guerrieri. Lungo il per-
corso che avrebbero dovuto compiere erano dislocati tredicimila 
soldati, al comando dei generali Crook, Gibbon, Pope e Bradley.
Il mese successivo, vicino al confine con il Sud Dakota, il
gruppo si divise, dopo aver tenuto in scacco l'esercito: Coltello 
Spuntato decise di fermarsi, convinto che il governo lo avrebbe
fatto rimanere in quei luoghi; Piccolo Lupo, invece, prosegu
verso la meta prefissata fin dall'inizio dell'esodo.
Il primo gruppo fu raggiunto dai soldati che ebbero l'ordine
di riportarli in Oklahoma, nonostante fosse inverno e gli
Indiani fossero male equipaggiati. Al loro rifiuto, l'ufficiale
comandante del forte ove erano stati portati (Fort Robinson),
li rinchiuse in una baracca senza acqua n legna per il fuoco,
da dove la notte del 9 gennaio 1879 riuscirono a scappare. 
Furono ripresi una decina di giorni dopo, non senza aver lottato
disperatamente e aver sparato fino all'ultima munizione. Erano 
rimasti in pochi: solo donne, vecchi e bambini; i guerrieri
erano tutti morti. Coltello Spuntato e i pochi superstiti furono
condotti nella riserva di Nuvola Rossa.
Le cose andarono diversamente a Piccolo Lupo. Passato l'inverno,
fu individuato da un contingente di cavalleggeri; arresosi, 
gli fu concesso di non rientrare nella riserva e, con alcuni
dei suoi uomini, fu arruolato come scout. In seguito furono
raggiunti dai superstiti dell'altro gruppo, quello di Coltello
Spuntato.
Nel 1877 inizi anche l'odissea dei Nasi Bucati, che segui-
rono nella loro prodigiosa impresa quello che fu chiamato il
Napoleone indiano. Fu egli il loro capo, cristiano e battezzato. 
Il suo nome era Tuono Che Rotola Dalle Montagne, ma pass alla 
storia con l'appellativo che gli diedero gli Americani: Giuseppe.
I Nasi Bucati si erano trasferiti, in coincidenza della migra-
zione bianca in Oregon, nella valle del fiume Wallowa, nel
Nord-Est di quello Stato. Mantennero relazioni amichevoli
con i nuovi venuti, fino a che, nel 1873, non fu scoperto l'oro
nella zona da loro abitata. Rifiutarono l'offerta di acquisto
del governo, e per quasi tre anni furono dimenticati. Gli Stati
Uniti erano impegnati nella guerra contro i Sioux. Nel 1876 si
tent, ad opera del generale Oliver O. Howard, di trasferirli
nell'Idaho del Nord. I Nasi Bucati rifiutarono il territorio as-
segnato loro dal governo: poich le forze americane erano di
gran lunga superiori, il consiglio indiano prese la coraggio-
sa decisione di trasferire tutta la trib oltre tremila chilo-
metri pi a Nord, nel Canada, fuori dalla giurisdizione americana.
Il gruppo, costituito da settecentocinquanta persone di cui
solo duecentocinquanta guerrieri, fu tallonato lungo tutto il
percorso dai soldati di Howard, Gibbon e Miles e dal ricosti-
tuito settimo Reggimento di cavalleria, agli ordini del colon-
nello Sturgis. Gli scontri, per, videro sempre vittoriosi i Na-
tivi, che, sebbene inferiori di forze, furono superiori in abilit,
astuzia e coraggio. Ma ancora una volta, la conclusione degli
avvenimenti non favor gli Indiani: i Nasi Bucati furono fer-
mati. Ad ostacolarli furono il telegrafo e la ferrovia: con il pri-
mo venivano velocemente informati i vari quartieri generali
dell'evolversi della situazione; con la strada ferrata si face-
vano confluire con celerit truppe fresche nei luoghi opportuni.
I Nasi Forati raggiunsero le Paw Mountains, ultimo ostaco-
lo prima del confine con il Canada, che si trovava a soli 50 chi-
lometri di distanza. In una localit chiamata Bear Paw, dopo
sei vittorie consecutive, Giuseppe sub la prima e definitiva
sconfitta. A Bear Paw convennero le truppe di Howard e di
Miles, e Giuseppe non pot far altro che arrendersi (4 ottobre
1877). Alcuni dei suoi, guidati da Uccello Bianco, riuscirono a
raggiungere il Canada per unirsi a Toro Seduto. Giuseppe e
gli altri Nasi Bucati furono trasferiti in Oklahoma, dove rima-
sero fino al 1885, anno in cui, per intercessione del generale
Miles, tornarono nel Nord-Ovest, in un'agenzia sul fiume Clear
Water, Idaho.
L'ultimo baluardo di libert era il gruppo dei Sioux di Toro
Seduto che stava tentando di ottenere dal Canada la conces-
sione di una riserva. Gli Inglesi, per non esporsi troppo, tergi-
versavano. A causa di ci Toro Seduto fu costretto ad accettare 
l'offerta del governo americano: sarebbe andato a vivere
nell'agenzia di Standing Rock sul fiume Missouri. Una volta
rientrato negli Stati Uniti, per, il capo sioux fu arrestato con
l'accusa di omicidio: la vittima era il tenente colonnello George 
Armstrong Custer. Fu comunque presto rilasciato e raggiunse 
il suo popolo nella riserva di Standing Rock. L'agente
indiano, maggiore McLaughling, non provava simpatia per il
capo e fece di tutto per rendergli la vita impossibile. Riusc ad
allontanarlo dai suoi nel 1885, quando Toro Seduto partecip
alla tourne del Wild West Show di Buffalo Bill, di cui divenne 
sincero amico, in giro per l'America. L'agente riusc persino
a mettergli contro alcuni capi minori.
Si arriv cos al 1889, anno che segn una nuova serie di
preoccupazioni per il governo degli Stati Uniti. Fu proprio in
quell'anno che il profeta indiano Wovoka divulg la sua parola, 
sostenendo che, tramite la danza, si sarebbe evocato il
Grande Spirito. Questi avrebbe riportato sulla terra la selvag-
gina di ogni genere e avrebbe fatto resuscitare i guerrieri mor-
ti. Grazie ad una nuova e sovrannaturale forza gli Indiani
avrebbero spazzato via i bianchi, aiutati anche da una grande
inondazione. La danza prevista era la Ghost Dance, la Danza
dello Spirito, che avrebbe messo in comunicazione i vivi con i
morti. Si credeva, inoltre, che indossando particolari camicie,
nulla avrebbe potuto ferire o uccidere un Nativo. Soprattutto
i proiettili dei soldati. Gli animi degli Indiani si accesero con-
vinti di poter tornare all'antico splendore e praticare i culti di
cui erano stati privati nelle loro riserve, dove vivevano in bala
degli agenti e dei commercianti che miravano solo ad arric-
chirsi. I Nativi avevano toccato il fondo finch le parole di
Wakan Tanka (il Creatore per gli Indiani delle Pianure) non
diedero loro nuove speranze.
Il governo, preoccupato del fervore che animava i Nativi,
proib la pratica della Danza dello Spirito e diede l'ordine di
arrestare i capi che la favorivano. Forti contingenti di truppe
si concentrarono nelle riserve che destavano maggiori proble-
mi. Fra gli altri, fu ordinato di arrestare anche Toro Seduto.
Nonostante i tentativi di intercessione di Buffalo Bill, l'agente
indiano della riserva ebbe il mandato che fece eseguire dalla
polizia indiana, all'alba del 15 dicembre 1890. I disordini che
ne seguirono provocarono alcuni morti, tra i quali il vecchio
capo sioux (ucciso, quindi, da mano indiana) e suo figlio. I se-
guaci, impauriti, si diedero alla fuga, guidati da Piede Grosso.
Ma presto furono raggiunti dai soldati che, il 27 dello stesso
mese, li costrinsero ad accamparsi nelle vicinanze del torrente
Wounded Knee, lo stesso dove giaceva Cavallo Pazzo. All'alba 
del 28, il settimo Reggimento di cavalleria agli ordini del
colonnello Sturgis circond il campo, piazzando quattro can-
noni Hotchkiss in posizione strategica e intimidatoria. Fu
dato l'ordine di requisire tutte le armi. Disgraziatamente part 
un colpo: a un Indiano o a un soldato? I quattro cannoni apri-
rono il fuoco e fu un ennesimo massacro.
Nei primi giorni del 1891 si ebbero ancora alcune solleva-
zioni, presto sedate, ed entro gennaio la situazione fu sotto
controllo: gli Indiani erano stati messi a tacere, piegati allo
stremo dalla furia dell'esercito che, per, aveva incontrato
grandi difficolt nel riuscire nel suo intento, tenuto in scacco
da potenti e astuti guerriglieri.
Gi nel 1890 il presidente Harrison aveva aperto ai coloni i
confini di quello che avrebbe dovuto rimanere esclusivo terri-
torio indiano, l'odierno Oklahoma. Nel 1894 il governo dichiar
chiusa la frontiera.

b)Il Sud-Ovest
Con la fine della guerra contro il Messico del 1836 (il cui epi-
sodio pi celebre fu la battaglia a Fort Alamo in cui perse la
vita Davy Crockett) e del 1846 e la firma del trattato di Gua-
dalupe Idalgo del 1848, grandi e ricche terre, corrispondenti
agli attuali Stati del Texas, del Nuovo Messico, della Califor-
nia e dell'Utah, si aggiunsero al territorio americano. Con le
nuove acquisizioni territoriali, gli Stati Uniti ereditarono un
ennesimo problema indiano: in quelle zone si trovavano le
nazioni Apache e Navajo.
Gli Apache, dai tempi degli Spagnoli, combattevano contro
i nuovi venuti; quindi contrastarono i Messicani, per i quali
provarono un odio profondo, e, dopo il 1848, si trovarono di
fronte gli occhi bianchi: cos venivano chiamati gli Ameri-
cani, per distinguerli dai visi pallidi Messicani. Durante il
conflitto messico-americano non rimasero neutrali: i Mimbregno,
una delle tante trib apache, si schierarono dalla parte
degli Stati Uniti. Quel gruppo era guidato da Mangas Coloradas.
Nonostante che nel 1852 fosse stato firmato a Santa Fe un
accordo che stabiliva la pace tra la nazione Apache e gli Stati
Uniti, nel 1860 i soldati attaccarono i Chiricahua di Cochise,
genero di Mangas Coloradas.
Le azioni di guerriglia in risposta ebbero come obbiettivo i
convogli commerciali e postali, le diligenze, i minatori e i coloni.
Nel luglio del 1862 gli sforzi degli Apache si concentrarono
contro un contingente di soldati nordisti che, guidati dal ge-
nerale Carleton, dalla California si dirigevano verso i campi
di battaglia nell'Est (si ricordi che dal 1861 al 1865 si combatt
negli Stati Uniti la cosiddetta guerra di secessione). Poich
sul loro cammino dovevano passare per rifornirsi d'acqua alla
stazione di Apache Pass, Arizona, Mangas Coloradas e Co-
chise decisero di tentare un'imboscata, facendo ripiegare l'a-
vanguardia di Carleton. Fu solo grazie all'artiglieria pesante
che i soldati riuscirono a proseguire il loro cammino.
Nel 1863 il capitano Shireland invit il capo mimbregno ad
un colloquio per trattare le condizioni di pace. Mangas Colo-
radas vi si present da solo; ma, mentre si recava all'incontro,
il 17 gennaio, fu catturato dai soldati e il colonnello West,
capo del distaccamento, diede ordine di ucciderlo. L'assassi-
nio fu giustificato come una tentata fuga.
I Mimbregno, scomparso il loro capo, non furono pi capaci
di organizzarsi, e subirono, sconcertati, l'assalto dei soldati, 
finendo o uccisi o trasferiti nelle riserve.
Anche i Navajo furono costretti ad abbandonare le loro
terre. Il colonnello Kit Carson, Lanciatore Di Lazo per gli Indiani, 
distrusse tutti i loro raccolti e le mandrie, cercando di
costringerli alla resa facendo meno vittime possibile. Guidati
da Manuelito, si rifugiarono tra i monti e, dopo una disperata
resistenza si arresero nel 1865. Furono costretti a percorrere
cinquecento chilometri a piedi per raggiungere la riserva che
era stata loro assegnata a Bosque Redondo. A causa delle cat-
tive condizioni della riserva, arida e invivibile, nel 1868 ai 
Navajo fu dato il permesso di tornare nei loro territori.
La maggior parte delle bande Apache erano state chiuse in
riserve e solo pochi sparuti gruppi rimanevano in libert. Gli
Aravaipa del capo Eskimo-Tzih si erano arresi al tenente Royal 
Whitman che sistem gli Indiani nei pressi di un forte 
assumendoli per tagliare l'erba necessaria ai cavalli dell'eserci-
to. Nella zona di Tucson, a meno di cento chilometri da Camp
Grant, il forte attorno al quale vivevano questi Apache, conti-
nuavano i furti, gli assassinii, le scorrerie, e gli abitanti della
citt, considerando gli Aravaipa i responsabili, decisero di
partire per una spedizione punitiva. L'occasione si present il
primo aprile 1870, quando, essendo il forte sguarnito di trup-
pe, i volontari civili riuscirono a compiere una strage tra gli in-
nocenti Aravaipa: furono uccise ottantacinque persone, tra
cui solo otto uomini, ventinove bambini furono presi prigio-
nieri per essere venduti ai Messicani come schiavi.
Whitman, avvertito in ritardo, arriv al forte solo per con-
statare l'avvenuta tragedia, e non gli rest altro da fare che
seppellire i cadaveri. Il gesto pietoso serv a far tornare indie-
tro molti Apache che si erano riparati in zone circostanti. Il
capo Eskimo-Tzin, invece, rimase tra i monti e riprese le azio-
ni di violenza contro coloro i quali avevano ucciso la sua gen-
te. Solo dopo che il presidente Grant invi un suo ambascia-
tore a parlamentare con il capo, questi si arrese e fece ritorno
a Camp Grant, per poi essere trasferito, con tutta la sua gente,
e contro gli accordi stipulati, in una riserva sul fiume Gila.
Se questa fu la sorte degli Aravaipa di Eskimo-Tzin, non
molto differente fu quella di altre trib della zona.
I Chiricahua di Cochise vivevano liberi tra i monti che por-
tano ancora oggi il loro nome, a cavallo degli Stati dell'Arizo-
na e del Nuovo Messico, e, compiute le loro scorrerie, si rifu-
giavano nel Messico, dove i soldati americani non potevano
seguirli. Non che in Messico fossero al sicuro: il governo di
quel paese, infatti, aveva dato disposizione che ogni scalpo
apache venisse ricompensato con trecento dollari. Si forma-
rono cos vere e proprie bande di cacciatori di scalpi che non
davano tregua agli Indiani, i quali in questo modo dovevano
scappare anche dal Messico. Rimasero comunque imprendi-
bili in entrambi i territori. Allora si tent la strada diploma-
tica e nel 1871 gli Americani convinsero gli Apache dei capi Vic-
torio e Nana ad entrare in una riserva. Anche Cochise accett
e chiese di rimanere tra le sue montagne. In un primo tempo
la sua richiesta fu accolta, ma, pochi mesi dopo, fu impartito
l'ordine di trasferimento a Fort Tularosa, in Arizona. Cochise
non obbed e la guerriglia riprese pi violenta.
Dal 1871 il comandante del Dipartimento dell'Arizona era
il generale George Crook (lo stesso che combatter nel 1876
nella campagna contro i Sioux che si concluder con la batta-
glia del Little Bighorn, e di cui abbiamo gi parlato). Volpe
Grigia o Tre Stelle, che erano i suoi nomi tra gli Indiani, ebbe
un atteggiamento di estrema onest, comprensione e pater-
nalismo nei confronti dei Nativi: atteggiamento tipico di coloro 
i quali, come Carson, avevano conosciuto a fondo gli Indiani.
Il generale Crook, avendo capito che gli unici a poter avere
la meglio sui Nativi erano i Nativi stessi, organizz un reparto
formato da volontari delle trib Pueblo, Navajo e Apache e lo
inser nella spedizione che, nell'inverno 1872-1873, rastrell
la zona di Tonto Basin, Arizona.
Gli ordini di Crook vietavano l'uccisione di donne e bambini,
ma non furono rispettati: il maggiore Brown attacc con trecen-
toventi uomini un villaggio di novantaquattro componenti, di
cui settantaquattro furono uccisi. I prigionieri furono trasferi-
ti nella zona di Fort Apache, e, su disposizione di Crook, eb-
bero a disposizione dei piccoli appezzamenti di terreno: i pro-
dotti di queste fattorie sarebbero stati acquistati dall'esercito.
L'esperimento stava riuscendo alla perfezione, quando da
Washington venne l'ordine di trasferimento degli Apache in
una riserva a sud di Fort Apache. Molti non accettarono e
fuggirono tra i monti; a poco a poco, per, furono ricatturati.
Nel 1872 si era arreso anche Cochise. Trattando personal-
mente con il generale Howard ottenne di rimanere a vivere
tra i Monti Chiricahua, e vi rest fino alla morte, sopraggiunta
nel luglio del 1874.
Con la scomparsa di Cochise, i Chiricahua si divisero in pic-
cole bande: a capo di due di queste si posero Victorio e Gero-
nimo (Mimbregno di nascita). Nel 1876, in seguito ai continui
disordini, il governo americano impart l'ordine di trasferi-
mento per tutti gli Apache Chiricahua nella riserva di San
Carlos, sul fiume Gila. Anche in questo caso, un nutrito grup-
po di guerrieri rifiut di obbedire e si rifugi in Messico. Alla
loro testa marciava Geronimo, il cui nome apache era Go Ya
Thle, Colui Che Sbadiglia. Aveva giurato vendetta ai bianchi
da quando, nel 1868, un gruppo di Messicani aveva distrutto il
suo villaggio uccidendogli la madre, la moglie e tre figli.
Col suo gruppo comp innumerevoli e rapide incursioni in
territorio americano, assaltando diligenze e rubando bestia-
me, rifugiandosi poi in Messico. Nel 1877 fu catturato. Subito
rilasciato, in circostanze poco chiare, visse pacificamente per
tre anni nell'agenzia di San Carlos: quindi scapp con un gruppo 
di guerrieri e riprese la sua attivit.
Nei tre anni in cui Geronimo non cre problemi, gli Stati
Uniti si dedicarono a Victorio, capo di una banda di Mimbregno,
fuggiti dalla riserva di Ojo Caliente, Nuovo Messico, quan-
do, nel 1879, arriv l'ordine di trasferimento a San Carlos. 
Alla banda si aggiunse il gruppo di Apache Mescalero di Capo 
Caballero.
Gli obiettivi di Victorio e dei suoi alleati furono, ancora una
volta, le diligenze, la linea telegrafica, gli insediamenti sparsi.
Dopo aver compiuto le sue azioni di guerriglia, si rifugiava in
Messico, continuando a seminare il panico. I reparti di volon-
tari messicani non ottennero alcun successo immediato, ma
costrinsero Victorio ad abbandonare il Messico e rifugiarsi ne-
gli Stati Uniti.
Per arginare il suo impeto, i due Stati strinsero un accordo
di collaborazione: i soldati delle due nazioni avrebbero potu-
to superare i propri confini; fu anche creato un contingente
misto agli ordini del tenente colonnello Grierson, americano,
e del generale Trevino, messicano.
Nel 1880, Victorio era in Messico, accampato tra le monta-
gne Tres Castillos: dal suo gruppo si stacc una piccola banda
guidata dal vecchio Nana, per cui, quando Victorio fu ferma-
to tra quei monti, il problema Apache non era ancora del tut-
to risolto. Il drappello di Nana, quasi ottantenne, continuava
la guerriglia: era un gruppo di soli combattenti, non appesan-
tito da inermi e cose superflue. La perfetta conoscenza del
territorio e dei metodi di sopravvivenza permetteva di non di-
pendere dalle sorgenti d'acqua e dalla selvaggina. Ad esem-
pio, erano soliti mettere in bocca un sassolino che aumentava
la salivazione ed evitava di far venire sete. Potevano cos ri-
manere diversi giorni senza bere.
La situazione si aggrav quando, nel 1881, vi furono rivolte
in alcune riserve e dall'agenzia di San Carlos fuggirono Nachi-
te, figlio di Cochise, Chato, Juh e Geronimo per riunirsi a 
Nana tra i Monti Chiricahua.
Nel 1882 torn nel Sud-Ovest il generale Crook, dopo esse-
re stato impegnato nella guerra contro i Sioux nel Nord-Ovest.
Volpe Grigia cerc di riportare l'ordine: sollev dall'incarico
molti agenti indiani disonesti, fece allontanare dalle zone ri-
servate ai Nativi gli intrusi bianchi che vi si erano installati
abusivamente, parlament con i capi ribelli convincendoli a
ritornare nelle riserve.
Nel 1883 si arresero Nana, Nachite e altri capi minori; nei
primi mesi del 1884 fu la volta di Geronimo e di Chato.
Purtroppo sorsero nuovi contrasti che sfociarono, nel 1885,
con la fuga di Geronimo e del fratello Ulzana che si mise alla
testa di un reparto speciale composto da soli dieci guerrieri.
Geronimo giustific la sua fuga dicendo di aver saputo che gli
Americani volevano arrestarlo e impiccarlo.
Di nuovo Volpe Grigia appront un drappello di Indiani,
affidandolo al maggiore Davis e al capitano Crawford. Si riu-
sc cos a catturare Ulzana, ma non Geronimo che rimase lati-
tante con un gruppo di guerrieri, nascondendosi nella Sierra Madre.
Il generale Sheridan, comandante delle forze armate ame-
ricane, biasim Crook per la sua condotta giudicata troppo ac-
condiscendente, e ordin di chiedere a Geronimo la resa in-
condizionata. Crook, non condividendo la politica del supe-
riore, diede le dimissioni, e nell'aprile del 1886 fu sostituito 
dal generale Nelson A. Miles.
Egli rinforz il pattugliamento dei punti di accesso obbliga-
ti; cre una catena protettiva attorno ai possibili obbiettivi dei
ribelli, come fattorie e insediamenti isolati; sull'esempio di
Crook istitu un reparto composto di scout Apache con l'ordi-
ne di scovare il nemico e non dargli tregua finch non fosse
stato nuovamente condotto nella riserva.
Finalmente, il 25 agosto, gli scout raggiunsero Geronimo
nel territorio della Sonora, in Messico, e lo costrinsero alla
resa; quello stesso giorno, gli Apache delle riserve furono tra-
sferiti a Fort Marion, in Florida, e tutte le zone rimaste in que-
sto modo disponibili furono destinate ad accogliere l'ondata
di coloni che stava investendo l'Ovest.
Anche Geronimo, scampando alla pena capitale, raggiunse
i suoi in quella regione completamente sconosciuta e cos di-
versa dal territorio dove, da tempo immemore, gli Apache ave-
vano sempre vissuto. Nel Sud-Ovest non rimase pi un solo
Apache; ad alcune trib, come quella degli Aravaipa, fu con-
cesso di tornare nei propri territori, ma i casi furono pochi ed
eccezionali.
Nel 1894, i Chiricahua furono trasferiti in Oklahoma in una
riserva nei pressi di Fort Sill. Qui fu mandato anche Geronimo, 
alcolizzato ad arte, fantasma di ci che era stato: l'ultimo
baluardo di fierezza e libert della nazione apache.

4) L'impero del bestiame
L'impero del bestiame  un tipico prodotto dell'Ovest ame-
ricano che affonda le sue radici nel 16esimo secolo, quando gli
Spagnoli colonizzarono l'America centrale, portandovi, tra
l'altro, il loro bestiame. Nel 18esimo secolo i bovini raggiun-
sero il Texas dove trovarono un ambiente ideale per moltiplicarsi,
soprattutto nel Sud di quel territorio, e in particolare nella
valle del fiume Nueces. In quella zona le condizioni erano
ideali: clima mite, abbondanza di acqua e di erba. Ci che di-
stinse l'allevamento del West da quello delle fattorie dell'Est
fu l'uso costante, nel primo caso, del cavallo in tutte le fasi 
del lavoro. L'impero del bestiame nacque dalla congiunzione di
tre elementi: i bovini longhorn messicani, i robusti cavalli
indiani e i cowboy americani. Il principio fondamentale sul
quale si basava era il pascolo aperto, cio non recintato, se-
condo il quale le mandrie pascolavano sul terreno del dema-
nio pubblico. I pascoli non erano recintati perch, in realt,
non vi era altro proprietario che lo Stato.
In questa caratteristica consisteva il vantaggio dell'alleva-
tore: egli doveva comprare solo il bestiame (attorno al 1865
un capo costava circa 4 dollari), farlo ingrassare sulla terra
pubblica e, quindi, con il minimo di spesa e il massimo di gua-
dagno, venderlo sui mercati del Nord per circa 40 dollari.
Sostanzialmente il grande business del bestiame ebbe inizio
negli anni successivi alla guerra civile. Durante questo perio-
do furono interrotti tutti i movimenti verso Nord dei bovini,
all'epoca ancora allo stato iniziale, a causa del blocco econo-
mico e militare dei nordisti a danno dei sudisti. In aggiunta a
questo, durante la guerra, nel 1862, la Confederazione degli
Stati del Sud approv la legge della coscrizione obbligatoria
per gli uomini di et compresa tra i 18 e i 45 anni. Vi furono
delle eccezioni per gli ufficiali governativi, per i ministri del
culto, i professori e, dall'ottobre dello stesso anno, fu esonera-
ta anche una persona per 500 capi di bovini e ovini o 250 ca-
valli o muli. Furono anche creati gli allevatori del governo
col compito di fornire la carne per l'esercito. Tra questi alle-
vatori figuravano John Chisum e Oliver Loving. Gli altri uo-
mini dovettero quindi abbandonare le loro attivit e furono
costretti a lasciare le mandrie alle cure poco esperte di ragazzi, 
donne e vecchi.
Circa due mesi dopo la firma della resa sudista, i soldati tor-
narono a casa e, coloro che prima del conflitto si dedicavano
all'allevamento, trovarono i loro affari profondamente scon-
volti. Le mandrie si erano ingigantite e le bestie dei vari pro-
prietari pascolavano confuse, senza essere state marchiate e
quindi senza la possibilit di essere riconosciute, i tori non 
erano stati castrati.
L'estate del 1865 fu spesa da ogni allevatore nel tentativo di
riportare l'ordine nei propri interessi. Fu necessario, per pri-
ma cosa, organizzare un round up, un raduno, per poter sepa-
rare le bestie dei diversi proprietari, marchiarle e selezionarle.
Necessari per questo tipo di lavoro e, in generale, per la
cura delle mandrie, erano dei giovani, abili cavallerizzi e rotti
ad ogni esperienza che divennero il tassello chiave dell'impe-
ro del bestiame: i cowboy.
I cowboy americani erano ragazzi di et compresa tra i 18 e
i 25 anni che affrontarono la vita monotona ma spesso perico-
losa del pascolo, con coraggio e lealt nei confronti del loro
datore di lavoro, con il quale instauravano un rapporto di ca-
meratismo e reciproca fiducia.
L'abbigliamento tipico del cowboy era teso ad evitargli il
bench minimo impedimento, era pratico per il lavoro e co-
modo anche per dormire, dato che la maggior parte delle vol-
te essi non potevano neanche spogliarsi.
Il cappello era uno Stetson a larghe falde, in genere grigio o
marrone, i cui usi erano molteplici: proteggeva dal sole e dalla
pioggia, dal vento e dalla neve, ma fungeva anche da cuscino
e da recipiente. Era assicurato alla testa da una cinghietta di
cuoio che passava sotto il mento.
La camicia di lana era portata aperta sulla gola per lasciare
intravvedere uno sgargiante fazzoletto di seta che il cowboy
usava per coprirsi la bocca e non respirare la polvere. Di norma 
la giacca non era indossata perch impediva i movimenti
delle braccia. Era sostituita da un gilet senza bottoni e con
tante tasche.
Sopra i pesanti pantaloni da lavoro in genere erano portati
i gambali di pelle per proteggere le gambe dagli arbusti della
prateria.
Elemento fondamentale dell'abbigliamento del cowboy erano 
i guanti, che venivano indossati tutto l'anno e preservavano 
le mani dalle bruciature delle corde e del freddo.
Una delle poche cose scomode, tra gli accessori del mandriano, 
erano gli stivali: solitamente neri, molto stretti e 
appuntiti, col tacco alto, lo facevano zoppicare malamente. Ma
un cowboy camminava molto raramente: l'allevamento del
bestiame nell'Ovest era fortemente condizionato dall'ambien-
te, per cui era necessario svolgere questo lavoro a cavallo. Le
grandi distanze del West non potevano essere percorse a pie-
di. E il cowboy passava la maggior parte del suo tempo su di
una cavalcatura. Egli se ne prendeva cura personalmente ed
era ben consapevole del fatto che da questo animale dipende-
va la sua stessa vita. La sella era in genere molto comoda e
adatta a reggere il cowboy per molte ore. Aveva, per questo
motivo, gli arcioni pi alti del normale ed era molto larga. Le
cinghie delle staffe erano molto lunghe, tanto che il cavaliere
sembrava stare in piedi. Un cowboy era capace di spendere
tutto il suo stipendio per una sella; venderla significava perde-
re la propria dignit.
Gli strumenti di lavoro del cowboy erano essenzialmente
due: la frusta e il lazo. La frusta era una striscia di cuoio che
veniva legata al polso per essere sempre a portata di mano.
Per far roteare il lazo vi erano mille modi differenti, ma tutti
molto efficaci: raramente un cowboy sbagliava il lancio.
Anche gli uomini del pascolo, come del resto tutti gli uomi-
ni che vivevano nella prateria portavano la Colt, anche se cer-
cavano di usarla il meno possibile, soprattutto i cowboy du-
rante le lunghe marce verso il Nord, con le mandrie agitate e
alle quali bastava un nonnulla per imbizzarrire. Sembra, addi-
rittura, che molti di loro fossero dei pessimi tiratori. La Colt
Six-Shooter (Sei colpi) si diffuse sul territorio delle Grandi
Pianure con estrema facilit per la sua maneggevolezza. Fu
inventata nel 1835 da Samuel Colt (all'epoca solo sedicenne).
La storia di questo revolver  strettamente legata ai Ranger
del Texas che per primi la adottarono, pare gi nel 1839, e che
contribuirono notevolmente alla sua diffusione. Era la pistola
ideale per chi doveva usarla stando a cavallo, data la sua estre-
ma maneggevolezza. La si poteva considerare come sei pisto-
le messe insieme. Durante la guerra contro il Messico, finita
nel 1848, i Ranger del Texas convinsero il comandante delle
truppe americane ad adottarla per tutti i soldati statunitensi.
Anche se non dotato di spiccate capacit da pistolero, il cow-
boy era un individuo estremamente coraggioso. Un codardo
non trovava posto nel mondo del bestiame, poich un momen-
to di incertezza o di paura poteva significare la perdita della
vita per s e per gli altri.
Il cowboy era sempre pronto ad aiutare un amico o chiunque 
si trovasse in difficolt; rispettava le poche donne che co-
nosceva e le proteggeva a costo della sua stessa vita.
Il paese del bestiame era essenzialmente un posto da uomi-
ni, dato il rigore e le difficolt della vita. Le donne erano po-
che, per cui un uomo si sentiva in dovere di prendersene cura.
La mancanza di donne contribu al fatto che la maggior parte
dei cowboy non fosse sposata, anche se ci era causato princi-
palmente dalla giovane et degli uomini che tendevano ad ac-
casarsi solo dopo aver rinunciato alla vita del pascolo o essere
riusciti a mettersi in affari per proprio conto.
Il cowboy doveva avere un fisico robusto per poter affron-
tare il rigore dell'esistenza sulla prateria. Non vi erano medi-
cine che curassero le malattie che potevano essere contratte,
cos si usavano i rimedi pi disparati, forse maggiormente dan-
nosi del male stesso. Potevano essere somministrati il linimen-
to per i cavalli, o il rimedio universale per il fegato o il 
Pain Killer (l'assassino dei malanni). Per quanto riguardava i 
problemi dei denti era sufficiente recarsi dal pi vicino maniscalco.
Il cowboy diventava l'elemento fondamentale durante il
round up. Vi erano due round up all'anno: uno primaverile,
l'altro autunnale. Lo scopo di questi due raduni era quello di
dividere le mandrie che pascolavano confuse nei pascoli aper-
ti e marchiare i capi non ancora contrassegnati. Per fare ci
bastava separare le madri: i vitellini andavano loro dietro, ed
essendo le madri contrassegnate era semplice individuare il
proprietario dei nuovi nati. Una volta identificato l'allevatore
che possedeva le bestie in questione, si poteva passare alla
marchiatura dei piccoli.
Vi erano due tipi di contrassegni: il brand e il mark.
Il primo consisteva nel segnare, per mezzo di un ferro ro-
vente, il fianco sinistro del vitello con il marchio scelto dal 
proprietario. Caratteristica del contrassegno era la difficolt 
di contraffazione per ostacolare i ladri di bestiame che per di-
vennero degli artisti nel cambiare i marchi. Questi ultimi ve-
nivano registrati in appositi libri ed erano riconosciuti dalla
legge. Nonostante i provvedimenti i ladri di bestiame riusci-
vano a colpire di frequente.
Il mark consisteva nel tagliare parte dell'orecchio dell'ani-
male, come ulteriore segno di identificazione. Uno dei mark
pi conosciuti era quello chiamato Jinglebob che consiste-
va in una profonda spaccatura che lasciava penzolare parte
dell'orecchio dell'animale. Era il riconoscimento delle bestie
di John Chisum.
Dopo la marchiatura e la castrazione dei vitelli, si risolveva
il problema dei maverik, di quelle bestie, cio, senza contras-
segno e rimaste senza madre, per cui l'attribuzione ad un dato
proprietario era impossibile. In un primo tempo i maverik di-
venivano propriet di chi li trovava. In questo modo, per,
troppe bestie che avevano appena figliato trovavano una fine
stranamente prematura. Quindi si decise che gli orfani rima-
nessero di propriet del padrone del pascolo sul quale venivano trovate.
Nel raduno autunnale si marchiavano i vitelli nati durante
l'estate e quelli dimenticati nel raduno precedente. Il round
up primaverile era il pi importante poich era il momento di
selezionare le bestie migliori da portare ai mercati del Nord.
Gli allevatori texani non mancarono di accorgersi degli alti
prezzi del bestiame sui mercati del Nord e dell'Est e subito
pensarono di portare l le loro bestie. Poco importava se per
fare ci bisognava percorrere un cammino di circa 800 chilo-
metri: la cosa importante per loro era il guadagno.
L'obiettivo degli allevatori era quello di raggiungere una
stazione ferroviaria per poter caricare le bestie su un treno e
spedirle ai mercati dell'Est o del Nord. Una delle prime sta-
zioni poste come meta fu Sedalia, Missouri, da cui passava la
ferrovia per Saint Louis e altre citt dell'Est. Ma per arrivare
ai punti di imbarco dal Texas vi erano percorsi molto lunghi
da compiere, popolati da Indiani, coloni e bestie selvagge.
Attraverso il territorio indiano (l'Oklahoma moderno), gli
Indiani spaventavano i bovini o ne rubavano alcuni; i coloni
fecero pressione sulle autorit che sia nel Kansas sia nel Mis-
souri emanarono regolamenti tesi a impedire la diffusione di
epidemie tra le bestie, che prevedevano il divieto d'accesso in
quei territori di bestiame proveniente dal Texas o dagli Stati
del Sud. In seguito la legge fu ritirata e fu permesso il transito
delle mandrie in periodi prestabiliti. Per questi motivi, ag-
giunti alle disastrose condizioni atmosferiche, il lungo cammi-
no del 1866, il primo dopo la guerra, fu un insuccesso. Nono-
stante ci, i dollari pagati dagli acquirenti del Nord e dell'Est
per il bestiame del Texas invogliarono gli allevatori a ritenta-
re. E il 1867 li aspettava con grandi novit. In quell'anno, in-
fatti, un giovane dell'Illinois, Joseph G. McCoy, dopo aver stu-
diato attentamente la situazione, decise di creare un luogo di
incontro a met strada tra gli allevatori e gli acquirenti del
Nord e dell'Est.
Contatt varie compagnie ferroviarie per avere prezzi par-
ticolarmente vantaggiosi per il trasporto di bestiame, finch
trov l'accordo con la Hannibal and St. Joe, la cui linea
avrebbe condotto il bestiame a Chicago. Quindi cerc un pun-
to comodo dove portare le mandrie che dovevano essere im-
barcate sui vagoni ferroviari. Lo trov nel piccolo abitato di
Abilene: il luogo aveva le caratteristiche perfette. Era situato
in una zona dove vi erano tanta erba e acqua in abbondanza,
con spazi liberi e aperti dove si poterono costruire dei recinti
dove lasciarvi le mandrie in attesa di essere vendute e quindi
caricate su di un treno.
Abilene fu la prima di una serie di citt che si svilupparono
e vissero stagionalmente sul commercio del bestiame. Tra le
altre vi furono Denver, in Colorado, Dodge City, Newtown ed
Ellsworth in Kansas.
Le mandrie del Texas, per raggiungere Abilene, dovevano
compiere un percorso di circa 800 chilometri. La pista pi sfrut-
tata per questo movimento di bestiame fu quella chiamata
Chisholm dal nome di colui che la tracci, Jesse Chisholm.
Essa partiva da Sant'Antonio, nel Texas, attraversava il Fiu-
me Rosso entrando nel territorio indiano. A Caldwell passava
il confine dell'Oklahoma ed entrava in Kansas per arrivare
quindi ad Abilene. Vi erano molte piste che raggiungevano tut-
te varie destinazioni che sorsero, dopo Abilene, come punto
d'incontro tra allevatori e compratori.
La marcia di spostamento delle mandrie era il momento
pi impegnativo per un cowboy. Essa iniziava dopo il raduno
primaverile per giungere a destinazione in estate inoltrata. si
preferiva questo periodo poich l'erba era fresca, si evitavano
il maltempo e le piogge che procuravano gravi disagi, soprat-
tutto l'attraversamento dei fiumi.
Per una mandria di circa 2000 capi era impegnata una doz-
zina di uomini con compiti specifici.
Vi era il capo mandria, di solito un cowboy con grande
esperienza che aveva gi percorso la pista da seguire. Nei tar-
di anni Sessanta la sua paga si aggirava intorno ai 125 dollari al mese.
Gli altri mandriani avevano il compito di sorvegliare il be-
stiame e ricevevano un salario che oscillava tra i 25 e 
i 40 dollari al mese.
Erano divisi secondo la loro esperienza nel governare la
mandria. I pi esperti erano in testa, ai lati vi erano i cosiddet-
ti fiancheggiatori e le ali, che cavalcavano avanti e indietro per
sorvegliare che nessuna bestia uscisse dal branco. Nelle retro-
vie vi erano i cowboy meno esperti, spesso novellini alla prima
esperienza, chiamati con ironia piedi dolci. Oltre tutto do-
vevano affrontare lo spiacevole inconveniente di respirare la
polvere sollevata dalla mandria in movimento.
I cowboy si posizionavano ai lati del bestiame che si dispo-
neva in una lunga fila, con in testa i capi pi robusti e, per ul-
timi, quelli pi deboli.
Dopo i primi giorni, in cui le bestie si abituavano alla mar-
cia, durante la notte bastavano solo due uomini per sorveglia-
re tutta la mandria. Siccome anche il minimo rumore riusciva
a spaventare i bovini, i cowboy cercavano di tenerli tranquilli
cantando. Nacque cos quel nutrito canzoniere di quella che
oggi viene chiamata musica country.
Della comitiva di viaggio faceva parte anche il cuoco che
guidava il carro delle vettovaglie e che di norma precedeva il
resto della spedizione per trovare un luogo adatto dove porre
il campo per la notte.
Infine vi era un ragazzo addetto al controllo del branco dei
cavalli di scorta. Egli e le bestie galoppavano a un lato della
mandria, scostati, per evitare che i cavalli spaventassero i bo-
vini. Ogni cowboy aveva circa 8 o 10 cavalcature a disposizione.
Quando il bestiame era in movimento il capo mandria co-
municava con gli altri uomini per mezzo di un linguaggio dei
segni molto simile a quello degli Indiani, dal quale, del resto, derivava.
Molti erano gli ostacoli che si potevano incontrare lungo il
percorso e che potevano procurare un fuggi-fuggi generale
delle bestie: vi erano i temporali con tuoni e saette, i fiumi da
attraversare, l'attacco da parte di bestie selvatiche o di Indiani
o di ladri di bestiame. Il fuggi-fuggi rappresentava un grande
pericolo per la vita stessa dei cowboy che rischiavano di venire
travolti dalla mandria imbizzarrita.
Dopo settimane di monotonia, la carovana giungeva a de-
stinazione. Le citt che costituivano il punto di incontro con i
compratori offrivano agli uomini del pascolo gli svaghi e i di-
vertimenti che erano loro mancati durante le giornate tra-
scorse sulla prateria. Vi erano i saloon dove i cowboy poteva-
no praticare il poker e altri giochi con le carte o i dadi; il quar-
tiere a luci rosse offriva effimere storie d'amore. Le prostitute
erano generalmente ragazze bianche tra i 18 e i 23 anni, anche
se non era raro il caso di trovarne di pi giovani. Si potevano
cercare nei saloon, nelle sale da ballo o nelle case di tolleran-
za. Nel Kansas si presero provvedimenti contro la prostituzio-
ne e il gioco d'azzardo, ma raramente furono rispettati. Nei
saloon venivano assunti dei giocatori professionisti che riusci-
vano sempre, e stranamente, a vincere le paghe dei cowboy.
Quando si giungeva alla fine della marcia dal Texas, o co-
munque da uno Stato del Sud, si lasciava la mandria a pasco-
lare negli appositi recinti nei dintorni della citt e, mentre 
chi di competenza concludeva la vendita, i cowboy si recavano
nel centro abitato. Potendo usufruire di alcune comodit di
cui erano stati privati per lunghi mesi, si recavano subito dal
barbiere sia per radersi sia per farsi il bagno. Avevano la pos-
sibilit di acquistare un vestito e gli stivali nuovi.
I saloon attiravano fortemente i cowboy che vi si recavano
per giocare e bere whisky, cosa questa che era proibita durante la marcia.
Raramente furono implicati in episodi di violenza. Spesso
nelle citt fu vietato andare in giro armati e comunque lo sce-
riffo e i suoi aiutanti compivano un buon lavoro di sorveglian-
za. I morti ammazzati erano pochissimi e i duelli in cui due
uomini si fronteggiavano in mezzo alla strada sotto la canicola
erano molto rari, se non inesistenti.
I cowboy furono accusati di molti crimini che, in realt, ve-
nivano compiuti da altri. Per questo motivo e perch il tratta-
mento loro riservato, una volta arrivati a destinazione, non
era dei migliori, essi impararono a recarsi in citt solo per far
visita al barbiere e per comprare ci di cui avevano bisogno.
Trascorrevano il resto del tempo al loro campo tra di loro.
Abilene fu il punto di incontro pi importante per circa cin-
que anni, fino al 1871, quindi, sia perch i cittadini preferiro-
no concentrare i loro sforzi sull'economia pi stabile degli
agricoltori, sia perch nel marzo del 1872 lo Stato del Kansas
stabil che la linea di quarantena (quella linea immaginaria ol-
tre la quale i bovini non potevano andare prima di aver scon-
tato la quarantena) venisse spostata verso Ovest, rendendo
cos illegale il trasferimento delle mandrie ad Abilene. La fer-
rovia stava avanzando agevolando questo provvedimento. Tra
il 1872 e il 1875, una delle principali citt per il commercio del
bestiame fu Ellsworth. Dopo il 1875 il centro pi importante
per la vendita delle mandrie fu Dodge City.
Non tutte le bestie che raggiungevano le stazioni ferrovia-
rie partivano per la loro destinazione finale in treno. Accade-
va che dopo il cambio di proprietario continuassero la marcia
a volte fino in Canada.
Dopo il calo dei prezzi dovuto alla generale crisi economica
del 1873, l'industria del bestiame riprese quota e nuovi pasco-
li furono aperti soprattutto nel Nord dove, dopo la sconfitta
degli Indiani alla fine degli anni Settanta, larghe porzioni del
Wyoming, del Montana e del Dakota attrassero gli allevatori
del Texas. Il motivo fondamentale di questo spostamento era
la quasi totale assenza in quelle zone di coloni.
Nei pascoli del Nord vari l'abbigliamento del cowboy:
dato il rigore del clima, egli indoss una pesante camicia di
lana e, sopra il gilet, un largo impermeabile marrone. A causa
del vento che spesso soffia nelle Grandi Pianure, il cappello
Stetson ebbe falde meno ampie.
La ferrovia, che era stata il fattore principale dello sviluppo
dell'industria del bestiame, aveva insito in s il germe del fal-
limento della stessa. Con la strada ferrata l'Est penetr nel-
l'Ovest, con i suoi capitali e, soprattutto, con i suoi coloni.
Il boom degli anni Ottanta attir moltissima gente nelle pia-
nure, pronta a investire i minimi risparmi nell'allevamento.
Poco alla volta gli allevatori furono soppiantati da compagnie
finanziarie con capitale dell'Est e straniero, spesso inglese e
scozzese.
La sovrapproduzione di carne americana aveva invaso il
mercato britannico e, per questo motivo, Inglesi e Scozzesi
decisero di investire il loro denaro in quel settore. Per giunta
veniva a costare meno allevare i bovini in America e poi tra-
sportarli nelle Isole britanniche che allevarli direttamente in
Inghilterra. Ci era dovuto allo sviluppo dei trasporti e all'in-
venzione delle celle frigorifere.
Una delle pi grandi compagnie di allevamento fu quella
diretta da Alexander Hamilton Swan, la Swan Land Cattle &
Company Ltd, il cui capitale era per la maggior parte scozzese.
Gli anni Ottanta significarono quindi la fine per la maggior
parte degli allevamenti non supportati da capitale straniero
(anche il denaro, come qualsiasi altra cosa proveniente dal-
l'Est degli Stati Uniti, era considerato straniero).
Sempre in questi anni si ebbe la fine dell'impero del bestia-
me che aveva abbracciato tutta l'area centrale degli Stati Uni-
ti. In quel periodo, infatti, scomparve il pascolo aperto, prin-
cipio fondamentale dell'impero del bestiame.
A causare questo mutamento fu l'adozione, da parte di al-
cuni allevatori e coloni, di un'invenzione di un agricoltore del-
l'Illinois, Joseph Farwell Glidden, avvenuta nel 1873: il filo spinato.
Il nuovo metodo di recinzione era gi stato usato nel nuovo
metodo di allevamento, formatosi sui pascoli del Nord: il
ranch. Nell'attesa che i prezzi del bestiame salissero, alcuni
allevatori, una volta arrivati nel Nord, non vendevano la loro
mandria, ma la raggruppavano in un appezzamento che re-
cintavano e su cui costruivano una piccola fattoria. Infatti col-
tivavano l'erba per poter sfamare le bestie durante l'inverno.
Dato il sovraffollamento che si stava creando nei pascoli del
Sud-Ovest, molti allevatori decisero di adottare la pratica gi
in uso nel Nord-Ovest e recintarono i loro appezzamenti. Le
opinioni in merito furono contrastanti: ci fu chi non approva-
va questa nuova tecnica di allevamento e si manifestarono i
primi scontri in cui furono impiegati i fence cutter, uomini as-
soldati dai grandi allevatori per tagliare le recinzioni. Per giun-
ta, legalmente, nessuno possedeva la terra su cui pascolavano
le mandrie: come  gi stato detto, l'allevamento si basava sul
principio del pascolo aperto sul demanio pubblico.
La pratica della recinzione si estese con l'avvento dei colo-
ni. Soprattutto nel Kansas e nel Nebraska si fece pressante l'e-
sigenza di controllare i movimenti del bestiame.
I coloni dediti all'agricoltura diventarono talmente tanti da
assumere un rilevante peso politico. I loro rappresentanti ar-
rivarono al Congresso e riuscirono a far varare una serie di
provvedimenti che danneggiarono gli allevatori i quali furono
costretti a trattenere il loro bestiame dal pascolare liberamente ovunque.
In un primo tempo, per rispettare quest'ordine, fu affidato
ad un uomo il compito di battere la linea di confine dei pascoli
per controllare le mandrie; in seguito si pass alla recinzione
con il filo spinato.
Quindi, tutta l'industria del bestiame era alle sue ultime bat-
tute. Era nata e si era basata sullo sfruttamento delle terre
dello Stato e senza questo principio non poteva esistere.
Un altro duro colpo venne inferto quando il presidente Cle-
veland var il provvedimento che vietava l'affitto o l'acquisto
di terre indiane.
Vi fu poi l'istanza che ordin l'eliminazione di tutte le re-
cinzioni innalzate sul demanio. Le terre dello Stato sarebbero
state distribuite ai coloni. Gli allevatori non potevano stare a
guardare mentre il governo sottraeva loro quei territori che
avevano sempre considerato propria esclusiva propriet.
Tentarono con ogni mezzo di appropriarsi di pi appezza-
menti possibile. Iscrissero i loro cowboy nelle liste di coloro
che erano in attesa di un pezzo di terra e quindi li convinsero
a cedere loro i lotti cos ottenuti. Ma ormai erano alle strette.
I problemi tra allevatori e coloni sfociarono in scontri che,
in alcuni casi, divennero delle vere e proprie guerre.
Per tutelare i propri interessi, i grandi allevatori si riuniro-
no in associazioni con il principale scopo, in realt, di incre-
mentare il loro potere a scapito di allevatori di minori propor-
zioni o di agricoltori. Con l'accusa di furto di bestiame vennero
eliminati innocenti con il solo scopo di estirpare il problema
alla radice. Questa fu la causa di quella che gli storici chiama-
no la guerra della Contea di Johnson che si svolse nella prima-
vera del 1892 e che vide addirittura impegnato l'esercito, op-
pure del contrasto sviluppatosi tra gli agricoltori della Contea
di Lincoln.
Prima che gli avvenimenti sfociassero in questi estremismi,
l'impero del bestiame si era gi trasformato.
Oltre ai problemi con gli agricoltori e le leggi di quarantena
e di regolamentazione dei pascoli, si aggiunsero altri fattori
che decretarono la fine dell'industria del bestiame.
Le recinzioni e le restrizioni legali per impedire la diffusio-
ne di epidemie avevano interrotto il fenomeno tipico dell'im-
pero del bestiame: la lunga marcia.
Anche la pratica di allevamento del pascolo aperto era tra-
montata, lasciando il posto al ranch, dove le bestie erano sele-
zionate per migliorarne la qualit della carne con incroci con
altre razze bovine. Questo bestiame era meno resistente e vo-
leva quindi ripari, acqua abbondante e mangime eccellente.
Il problema dell'acqua fu risolto con la costruzione di muli-
ni a vento che pompavano l'acqua dalle profondit della terra
in superficie e che permisero l'installazione di ranch in posti
dove prima era impensabile poterlo fare.
Il lavoro dei cowboy cambi sostanzialmente, limitandosi
alla manutenzione dei mulini e dei recinti.
Con il boom degli anni Ottanta si verific un sovraffolla-
mento dei pascoli. Vi erano troppe bestie in uno spazio ristret-
to: l'erba cominci a scarseggiare. Infine, un nuovo allevamen-
to sorse a dare il colpo finale all'impero del bestiame: quello
delle pecore.
Vi furono numerosi scontri tra allevatori di bovini e quelli
di ovini a causa del problema dei pascoli. I primi, infatti, so-
stenevano che le pecore rovinassero l'erba estirpandola alla
radice, intorbidassero le pozze d'acqua rendendole inservibi-
li, e allontanassero i bovini a causa del loro cattivo odore: si
arriv addirittura allo scontro armato. Negli anni Novanta,
tuttavia, le mutate condizioni indussero molti allevatori di bo-
vini ad abbandonare tale attivit per dedicarsi al pi redditi-
zio allevamento di ovini: il business del bestiame era ormai
tramontato e le nuove esigenze economiche costrinsero gli al-
levatori a questo mutamento.
Un altro fattore che contribu al tramonto dell'impero del
bestiame fu il cattivo tempo: i terribili inverni del 1885-86 e
1886-87 provocarono perdite in alcuni casi dell'80 per cento. 
I prezzi crollarono: dai 40 dollari circa a capo si pass agli 
8-10 dollari, ma non sempre si riusciva a vendere.
Non solo i singoli allevatori, ma anche le grandi compagnie
fallirono. La Swan Land and Cattle Company Ltd rest con
cinquantasettemila capi dei centotredicimila che ne aveva e
fu costretta a dichiarare bancarotta.
Gli allevatori abbandonarono il pascolo aperto, e, per cer-
care di salvare i pochi capi rimasti, si convertirono al ranch.
Con il tramonto dell'impero del bestiame, spar anche la fi-
gura pi tipica dell'Ovest americano: il cowboy. Ormai egli
aveva abbandonato quelle pratiche che avevano caratterizza-
to il suo lavoro per anni. La lunga marcia verso il Nord non
esisteva pi, la recinzione non rendeva pi necessario il radu-
no per marchiare le bestie.
Cambiata la sua mentalit sino al punto di formare associa-
zioni e indire scioperi, di essere sottoposto a regolamenti im-
posti e firmare contratti di lavoro, il pi famoso prodotto del
West tramont per vivere solamente nei rodei e nelle pagine
degli scrittori dell'Est che sottolinearono l'aspetto romantico
della sua vita, sebbene il lavoro del cowboy fosse solo fatica,
polvere e solitudine e i momenti di romanticismo fossero, in
realt, inesistenti.

5) Legge e ordine nel West
Nell'Ovest, la causa del problema della legge non era la
mancanza di regole ufficiali, bens l'inadeguatezza di queste.
Poich l'Ovest fu "colonizzato" da persone provenienti dal-
l'Est, ricevette le norme legali dalla parte orientale del Paese.
Ma tali norme non potevano essere applicate in un territorio
con problemi cos diversi e con esigenze sociali differenti.
Ad esempio: il Texas orientale proibiva agli uomini di an-
dare in giro armati, ma il Texas occidentale non pot appro-
vare questa regola fintanto che gli Indiani rimanevano in quel-
la porzione di territorio. Qualsiasi legge in merito sarebbe stata
sicuramente violata.
Ancora: secondo il provvedimento governativo chiamato
Homestead Act, che prevedeva la distribuzione delle terre del
demanio statale, venivano concessi ad ogni individuo, indiffe-
rentemente nell'Est o nell'Ovest del Paese, 160 acri di terreno
da coltivare. Secondo uno studio di un maggiore dell'esercito,
per sopravvivere nelle regioni del West, principalmente ari-
de, erano necessari almeno 2650 acri di terra.
In sostituzione del codice legale, si cre quel fenomeno noto
come Legge del West, una serie di consuetudini basate sul-
la lealt, sull'onest e sul buon senso. Questo regolamento non
scritto prevedeva, tra l'altro, che non si sparasse ad un uomo
che voltava le spalle o a uno disarmato. In caso di insoddisfa-
zione, un individuo doveva manifestare le proprie intenzioni
prima di fare fuoco. Una volta avvenuto il duello, colui che ri-
maneva in vita doveva provvedere alla famiglia dell'ucciso:
questa regola  stata abrogata dalla Costituzione degli Stati
Uniti solo dal primo gennaio 1994, come quella che prevede-
va l'affissione dei manifesti di ricerca di malviventi (Wanted:
Dead or Alive) solo in determinati luoghi.
Questo metodo di giustizia fai da te pu sembrare forse
un modo inusuale e rude per mantenere l'ordine, ma era sicu-
ramente il metodo pi efficace.
Il codice del West veniva solitamente rispettato.
Un'altra consuetudine prevedeva che chi avesse rubato un
cavallo fosse condannato alla pena capitale. Una regola del ge-
nere era incomprensibile nell'Est, ma non nell'Ovest, dove il
cavallo rappresentava la sopravvivenza stessa del cavaliere:
nelle sconfinate lande delle pianure trovarsi appiedati significava 
la morte.
Il furto di bestiame era un reato meno grave e altri tipi di
furti erano praticamente inesistenti.
Un forestiero o un viaggiatore erano sempre aiutati finch
non si dimostrassero indegni di considerazione.
La legge del West penalizzava i codardi poich la vita stessa
richiedeva questo: solo chi possedeva coraggio e lealt era con-
siderato un uomo.
I fuorilegge, i pistoleri, i banditi, oltre che essere uno sparu-
to gruppo, erano persone incerte, neurolabili, incapaci di af-
frontare i propri problemi personali o di acquistare fama se
non attraverso la violenza.
Poich nel West le leggi non furono altro che accordi non
scritti circa alcune norme di comportamento relative alle par-
ticolari necessit, e in quanto tali, incomprensibili agli uomini
dell'Est, questi ultimi considerarono l'Ovest come un paese as-
solutamente senza leggi. Ad avallare tale opinione contribui-
rono i giornali che enfatizzarono e sovente distorsero qualsiasi
avvenimento.
La violenza non imperava nel territorio del West: i morti
ammazzati, in un periodo compreso tra gli anni 1875 e 1885,
furono molto pochi, rarissimi i duelli e altrettanto rari gli as-
sassinati dalla Colt.
Vi furono personaggi che a causa della rilevanza data alle
loro azioni dalla stampa divennero dei miti ed entrarono nella
leggenda americana come degli eroi o dei banditi. Ma la loro
vita fu molto diversa da quella riportata dai giornali: non eroi,
ma spesso solo volgari assassini.
Tra queste spiccano le figure di Jesse James e Billy the Kid.
Jesse James oper con la sua banda, che comandava insie-
me al fratello Frank, tra il 1866 e il 1882, anno in cui venne as-
sassinato a tradimento dai due Ford, Bob e Charlie. Dopo la
morte del fratello, Frank si arrese e fu arrestato; fu rilasciato
nel 1885; nel 1912 fece da guardia del corpo a Theodore Roo-
sevelt, presidente degli Stati Uniti. Mor nel 1915.
La banda dei James colp prevalentemente banche a capitale nordista, 
e dal 1873 si dedic all'assalto dei treni, essendo
le compagnie ferroviarie di propriet di imprenditori del Nord.
Ag nel Missouri e negli Stati limitrofi. Per arginare il suo im-
peto i direttori delle compagnie si rivolsero all'agenzia inve-
stigativa Pinkerton, che colp la banda James, ma non riusc a
sgominarla completamente, privandola solo di alcuni ele-
menti quali due dei fratelli Younger.
Forse proprio perch danneggiavano societ nordiste e so-
prattutto grazie alla grande pubblicit che fece loro la stampa,
i fratelli James si accattivarono il favore e la simpatia del pub-
blico, specie quello degli Stati del Sud.
Un'altra figura che attrasse l'attenzione fra il 1877 e il 1881
fu quella di Billy the Kid. Non si conosce il suo vero nome: fu
noto come Henry McCarty, Henry Antrim, William H. Bon-
ney. Uccise il suo primo uomo all'et di 17 anni; gli furono at-
tribuiti 21 assassinii, ma in realt ne commise molti di meno.
Nel 1878 fu coinvolto nella cosiddetta guerra della Contea
di Lincoln, contrasto che vide opposti i piccoli allevatori, come
l'inglese John Tunstall, per il quale Billy lavorava, e il maggio-
re L.G. Murphy che, con la sua grande mandria e l'ingente pa-
trimonio accumulato tramite corruzione e disonest, cerc di
eliminare qualsiasi concorrenza. Egli era riuscito a corrompe-
re e far passare dalla sua parte il procuratore del territorio del
Nuovo Messico, il procuratore distrettuale e lo sceriffo della
Contea. Riusc, inoltre, ad accaparrarsi l'appalto dei riforni-
menti alla riserva indiana degli Apache Mescalero: la mag-
gior parte dei manzi destinati a questo scopo era stata rubata
dalla mandria di John Chisum.
Dopo l'uccisione di Tunstall da parte di Murphy, Billy e i
suoi compagni Dick Brewer, John Middleton, Robert Winde-
mann e Charlie Boudrie diedero una caccia spietata agli uo-
mini di Murphy colpevoli del delitto, ma, anzich consegnarli
alla giustizia, come avrebbero dovuto fare, li uccisero a san-
gue freddo. Per porre termine alla guerra che si scaten in se-
guito, una vera e propria faida, fu necessario l'intervento del-
la cavalleria che per non riusc ad arrestare Billy.
Nel 1880 fu nominato sceriffo della Contea di Lincoln un
insignificante ladro di bestiame, probabilmente amico di Bil-
ly: Pat Garrett. E sar proprio questi a fermare il bandito la
notte del 14 luglio 1881, uccidendolo a tradimento.
Dai fuorilegge agli uomini di legge. O cos almeno  stato
tramandato dalla leggenda Wyatt Earp. Egli fu protagonista
di uno dei pi noti fatti di sangue dell'Ovest, conosciuto come
Sparatoria all'OK Corral. Avvenne il 26 ottobre 1881 nelle
strade della cittadina di Tombstone, Arizona sud orientale, e
coinvolse, oltre a Wyatt, i suoi fratelli Morgan e Virgil e il
dubbio personaggio di Doc Hollyday contro i fratelli Clanton e McLaury.
Wyatt Earp aveva una reputazione discutibile, con un passato
da ladro di cavalli (fu arrestato nel 1871 in Oklahoma) e
gestore di equivoci saloon, ma divenne ugualmente vice sce-
riffo del fratello Virgil a Tombstone. Nonostante venga ricor-
dato come uomo di legge, dedic solo sei anni della sua lunga
vita al servizio di pubblica sicurezza. Era una persona elegan-
te e distinta, molto riservata: la sua storia  il classico esempio
di una figura relativamente minore della storia americana, tra-
sformata in eroe popolare. Visse di espedienti, accumulando una
piccola fortuna con speculazioni minerarie e come uomo d'affari.
Doc Hollyday, il dentista diventato giocatore d'azzardo, pi-
stolero e dedito all'alcool, incontr Wyatt nel 1877 e da quel
momento divennero intimi amici.
I Clanton e i McLaury, legati da amicizia decennale e proprietari
di ranch fuori Tombstone, erano soliti recarsi in citt
per vendere il bestiame, frutto, per altro, di furti compiuti in
Messico. Il loro comportamento durante i soggiorni cittadini
e il dubbio sistema di mettere insieme le mandrie, nonch il
loro crescente potere, causarono l'inimicizia con i fratelli Earp
che sfoci nel famoso duello.
La sparatoria all'OK Corral dur circa trenta secondi, e si
concluse con la morte di Billy Clanton e di Frank e Tom McLaury.
La vendetta fu crudele: fu ucciso Morgan Earp e ferito gra-
vemente Virgil in attentati compiuti tra il 1881 e il 1882. Dopo
aver assassinato due uomini dei Clanton, per sottrarsi alla legge 
dell'Arizona, Doc e Wyatt scapparono in Nuovo Messico,
indi si divisero. Doc mor consumato dalla tubercolosi l'8 novembre 1887
in un sanatorio del Colorado. Wyatt mor a Los Angeles 
il 13 gennaio 1928, dopo aver passato gli ultimi anni
della sua vita godendo dell'amicizia di divi di Hollywood, tra i
quali John Ford, l'intramontabile regista di molti film western.
Altri personaggi di dubbia reputazione furono James Butler Hickok, 
meglio conosciuto come Wild Bill, e Martha Jane Cannary, 
alias Calamity Jane.
Wild Bill, nato nel 1837 in Illinois come Wyatt Earp, fece
carriera come scout nell'esercito, prima degli Stati nordisti del-
l'Unione in seguito in quello degli Stati Uniti, dove rimase fino
al 1868. Nel 1869 fu eletto sceriffo di una piccola cittadina del-
l'Ovest, Hays City, lasciando per tutto il lavoro al suo vice e
passando la maggior parte del tempo a giocare a carte. Nel
1871 divenne tutore della legge ad Abilene, Kansas, ma fu pre-
sto sollevato dall'incarico. Prese quindi a girovagare per le cit-
t seguito e preceduto da una fama completamente inventata
dai giornali. Non poteva essere un integerrimo uomo di legge,
avendo in attivo svariati assassinii.
Nel luglio del 1876 conobbe Calamity Jane che lavorava
come civile al seguito dell'esercito. In realt, poich era alco-
lizzata, procur molti guai alle forze armate che quindi prefe-
rirono interrompere il loro rapporto con Calamity. Fu quindi
completamente differente dal personaggio tramandatoci dalla 
leggenda: romantica e intrepida eroina americana.
La leggenda narra di una relazione intercorsa tra Wild Bill
e Calamity ma non vi sono prove concrete. Anzi: pare addirit-
tura che lui provasse una certa antipatia per la ragazza del West.
Wild Bill fu ucciso il 2 agosto 1876 mentre stava giocando a
poker in un locale di Deadwood, Dakota. Jack McCall, convinto
che Bill avesse ucciso suo fratello, gli spar alle spalle.
Le carte che aveva in mano, ancora conservate in un museo,
formavano una giocata, a tutt'oggi chiamata la mano del morto. 
Calamity Jane mor il primo agosto 1903. A causa delle
dicerie sulla loro presunta storia d'amore giacciono vicini, nel
cimitero di Deadwood, Dakota.
Altri personaggi sono entrati nella leggenda. Buffalo Bill,
William Frederic Cody, fu un abile cacciatore di bisonti e profondo 
conoscitore degli Indiani. Ebbe il suo soprannome perch 
in un solo anno uccise circa quattromila bisonti. Li cacciava 
pagato dalle compagnie ferroviarie che in questo modo 
risolvevano il problema del cibo per gli operai addetti alla 
costruzione della ferrovia.
Intuendo che le opportunit offerte dal West stavano ormai
tramontando, verso la fine dell'800 Buffalo Bill organizz
un grande circo, in cui fece esibire cowboy, Indiani e perso-
naggi particolari che avevano popolato l'Ovest. Port il suo
show sul selvaggio West prima in tourne in America (in questa
occasione vi partecip anche il suo grande amico sioux
Toro Seduto), quindi in Europa (venne anche in Italia).
Christopher (Kit) Carson, personaggio realmente esistito, 
diventato famoso come compagno fedele di Tex Willer, eroe
dei fumetti. Kit nacque nel Kentucky il 24 dicembre 1809; fu
dotato del vero spirito d'avventura. Scapp di casa a soli 16
anni per raggiungere il Colorado, dove visse facendo il cacciatore. 
Quindi divenne scout e guida delle carovane di pionieri
che lasciavano l'Est per raggiungere la California. Durante la
guerra civile, si arruol nell'esercito nordista, nei volontari
del Nuovo Messico e raggiunse il grado di colonnello. Alla fine
del conflitto, dopo essersi occupato dei Kiowa, fu assegnato a
Fort Stanton, tra i Monti Sacramento, col grado di tenente 
colonnello, e gli furono affidate le operazioni contro gli Apache
Mescalero e i Navajo. Nonostante gli ordini impartiti dicessero 
di uccidere tutti gli Indiani maschi e di fare prigionieri donne 
e bambini, egli fu sostanzialmente moderato, come lo furono
tutti coloro che avevano imparato a conoscere gli Indiani.
Prefer distruggere le cose, ma salvare le vite umane. Per questo, 
nonostante tutto, fu in fondo ben voluto. Mor il 23 maggio 1868
a Boggsville, sulla pista che tante volte aveva percorso 
che portava i pionieri verso la California.
L'Ovest fu il territorio degli ardimentosi uomini del Pony
Express, uomini che percorsero le sconfinate lande delle pra-
terie con la borsa della posta, pronti in ogni momento a sfug-
gire ad attacchi indiani o di banditi, il cui coraggio stava per
nell'affrontare da soli interminabili viaggi senza sosta, se non
quella prevista alle stazioni di posta per cambiare il cavallo.
Non si conoscono i loro nomi, ma hanno svolto un ruolo deci-
sivo nel ravvicinare le zone separate dalla frontiera, dove
frontiera  quella linea immaginaria che separa le zone civiliz-
zate da quelle cosiddette selvagge.
Vi furono poi gli uomini di legge, gli sceriffi con la stella di
latta appuntata sul petto, tutori dell'ordine: se si pensa a loro
viene in mente il prototipo-John Wayne, un eroe sempre alle
prese con i banditi e i rapinatori di banche.
Come si  visto, invece, il periodo preso in questione  stato
molto pi tranquillo dei tempi attuali. Sicuramente gli sceriffi
e i loro aiutanti non hanno avuto tutto quel da fare che vedia-
mo spesso nei film: sempre pronti a organizzare spedizioni di
caccia all'uomo o a redigere manifesti di ricercati con i relativi
compensi in denaro per chi trovasse i fuorilegge. Anche se an-
cora oggi che la realt storica  ben nota, i giornali non fanno
altro che paragonare i tempi attuali a quelli del Far West,
probabilmente gli sceriffi ebbero meno da fare che oggi la polizia.
Cacciatori di taglie, banditi, eroi e dannati: solo frutto di
una fervida fantasia.

Conclusione
Ormai il Far West non esiste pi, se non in pochi libri di storia 
e nel cinema che ci ripropone i miti e i luoghi comuni che
sono molto lontani dalla realt.
Non ci sono pi mandrie da accudire e trasferire al Nord: i
cowboy rivivono solo nei rodei e nel folklore delle canzoni.
Gli Indiani sono spariti, messi a tacere da una burocrazia
molto rigida, che li ha voluti prima chiusi nelle riserve e ghet-
tizzati, e poi ha cercato una integrazione impossibile.
Per molti anni il governo statunitense ha adottato nei con-
fronti della popolazione indiana una politica mirata ad annullare
l'Indiano in quanto tale, cercando di farlo diventare americano.
L'area delle riserve  stata continuamente modificata: la
povert e l'alcolismo sono diventate le realt dei Nativi. I gio-
vani sono stati costretti a frequentare scuole lontane dalle ri-
serve e dalle famiglie, scuole dove era loro proibito parlare la
lingua madre e indossare i loro vestiti. Dal 1934 la situazione
ha iniziato a migliorare, anche se lentamente. E stato varato
l'Indian Reorganization Act con il quale furono apportate del-
le modifiche nell'organizzazione delle riserve. Sono state do-
tate di amministrazione propria, con l'istituzione del Consi-
glio Tribale, sono state istituite nuove scuole nel rispetto delle
tradizioni indiane. Con l'agricoltura e l'artigianato molte tri-
b riuscirono a diventare autosufficienti: ne sono esempio i
Navaho e il loro artigianato di coperte e gioielli, proventi arri-
varono anche dai contributi versati per lo sfruttamento della
Monument Valley a livello cinematografico.
Durante la seconda guerra mondiale gli Indiani partecipa-
rono al conflitto nelle file dell'esercito e le donne come ausi-
liarie: il linguaggio indiano fu usato come codice che risult
indecifrabile, gli arcieri indiani furono usati per abbattere si-
lenziosamente le sentinelle nemiche!
Dopo la guerra i problemi si ripresentarono: la protesta si
rafforz negli anni Sessanta e Settanta: l'Indiano, come il Nero,
era ghettizzato ed emarginato, non poteva frequentare deter-
minati locali o non poteva abitare in certi quartieri, non pote-
va intraprendere carriera pubblica. Sorsero vari movimenti di
protesta che si organizzarono in molti modi: nel 1969 viene
occupata l'isola di Alcatraz, nel 1973 il vecchio posto militare
di Wounded Knee.
Finalmente anche l'opinione pubblica si avvicina al proble-
ma indiano: il governo si vede costretto ad ammettere le pro-
prie colpe, forse in modo velato. Gli Indiani riescono sempre
pi a riacquistare una propria individualit culturale e un'in-
dipendenza amministrativa, l'economia delle riserve prende
quota: usufruendo dei diritti di sfruttamento delle risorse pe-
trolifere e minerarie, sfruttando la possibilit di impiantare al-
l'interno delle riserve casin. Persino il cinema ha rivisitato i
vecchi luoghi comuni e si  schierato dalla parte degli Indiani.
Celebrazioni si svolgono ogni dove: addirittura si erigono sta-
tue a condottieri indiani, come quella che fu scolpita nel 1939
a Wounded Knee dedicata a Cavallo Pazzo, alta pi di 180 me-
tri! I capi di varie trib indiane sono stati ricevuti, nel 1994,
alla Casa Bianca dal presidente Clinton; in occasione della
commemorazione della battaglia del Little Bighorn i Sioux e
il settimo reggimento di cavalleria si sono incontrati e insieme
hanno ricordato i loro morti.
L'uomo rosso, i pionieri, i soldati, i cowboy, gli allevatori,
tutta l'epopea del West  scomparsa nella sua genuinit,  sta-
ta stravolta dal tempo che passa, ma piano piano si sta ripro-
ponendo con sempre maggior forza nella sua integrit storica.
FINE.

CRONOLOGIA ESSENZIALE (1860-1890)
1860. Oliver Winchester inventa il fucile a ripetizione.
1862. I Sioux Santee del Minnesota si ribellano ai soprusi degli 
Americani.
1863. Gli Apache di Cochise e Mangas Coloradas si ribellano agli 
Stati Uniti.
1864. Massacro degli Cheyenne di Pentola Nera sul fiume Sand Cresk.
1866. Inizia il primo lungo viaggio dei cowboy per portare le mandrie 
dall'Ovest ai mercati del Nord.
1866-1882. Negli Stati Uniti del Sud-Ovest agisce la banda di Jesse 
James, che svaligia banche e assalta treni delle compagnie finanziarie 
del Nord.
1868. Massacro degli Cheyenne di Pentola Nera sul fiume Washita da par-
te del settimo Reggimento di cavalleria comandato dal tenente colon-
nello George Armstrong Custer.
1871. Il presidente Grant nomina come responsabile degli affari indiani
un Indiano: Donehogawa, Ely Parker. Rimarr in carica solo un anno.
Massacro degli Apache a Camp Grant.
1874. Scoperta dell'oro nelle Colline Nere dei Sioux. Inizia la 
resistenza dei Sioux che non vogliono cedere le loro terre.
1876. I Sioux e i loro alleati sconfiggono e annientano parte del
settimo Reggimento di cavalleria di Custer sul fiume Little Bighorn.
1877. I Nasi Forati di capo Giuseppe fuggono dai loro territori 
minacciati dagli Stati Uniti e tentano di raggiungere il Canada. 
Vengono fermati a pochi chilometri dal confine.
1877-1881. Scorrazza per l'Ovest il giovanissimo bandito William 
H. Bonney (1859-1881) noto come Billy Kid, mitizzato come giustiziere 
implacabile, al quale si ispireranno registi come King Vidor e 
Arthur Penn.
1878. Gli Cheyenne di Piccolo Lupo e Coltello Spuntato fuggono dalla 
riserva.
1880. Inizia il declino dell'impero del bestiame.
1880-1885. Il capo apache Geronimo (1829-1909) si oppone all'esercito 
degli Stati Uniti.
1881.14 luglio. Pat Garrett uccide Billy the Kid.
26 ottobre. Sparatoria all'OK Corral.
1889. La Danza dello Spirito e il movimento di rinascita degli 
Indiani. Viene concesso dal governo americano lo stanziamento dei 
coloni in quello che doveva essere l'esclusivo territorio indiano 
(Oklahoma).
1890. Viene assassinato Toro Seduto.
Massacro dei Sioux a Wounded Knee.
