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WU CHENG'EN.

IL VIAGGIO IN OCCIDENTE.

CAPITOLO 78.
L'ELISIR DI CUORE DI BAMBINO.

OVE, PER COMPASSIONE DEI FANCIULLI DEL PAESE DI BHIKSU, SI FA APPELLO AGLI DI NASCOSTI; E NEL PALAZZO REALE SI SMASCHERA UN DIAVOLO CHE DISCORRE DELLA VIA E DELLA VIRT.


Sempre un solo pensiero agita i diavoli:
Nessuna contrizione li mortifica.
Senza esitar bisogna eliminarli
E tenersi ben netti da ogni polvere.
Se sfuggirete a quel sudicio ostacolo,
In alto volerete coi vostri atti.

Abbiamo sentito come se l'era cavata il grande santo, sfruttando le sue conoscenze, nella citt di Cammello Leone; e come i pellegrini la lasciarono per riprendere il viaggio a Occidente. Passarono molte lune e ritorn l'inverno, quando si vede

L'acqua del lago stretta dolcemente
Da una lama di ghiaccio. Foglie morte
Ricoprono le rive; fra gli scheletri
D'alberi svetta il pino verde giada.
Passano nuvole bianche di neve
Sull'erba intirizzita della piana.
Il tuo sguardo  abbagliato dalla luce
Chiara e gelata, che penetra le ossa.

Maestro e discepoli avanzavano sfidando il freddo, esponendosi alla pioggia e bivaccando nel vento. E giunsero in vista di un'altra citt circondata da mura.
"Consapevole del Vuoto, che citt sar quella?"
"Vedremo quando saremo arrivati. Se  un regno, presenteremo il passaporto; se  soltanto prefettura o sottoprefettura, ce ne andremo per i fatti nostri."
Giunsero in breve alla porta; all'ombra del suo arco a tutto sesto dormiva pacifico un vecchio militare. Scimmiotto lo and a scuotere e grid: "Sveglia, sergente!"
La guardia, bruscamente risvegliata, sbatt gli occhi a vedersi davanti quella faccia e si gett in ginocchio esclamando: "Comandate, monsignore!"
"Che ti prende?" rise il Novizio. "Non sono mica un diavolo, per essere trattato con tante cerimonie."
"Non siete forse nostro signore il duca del tuono?" balbett il soldato prosternandosi.
"Storie! Sono soltanto un monaco in cerca di scritture. Arrivo in questo momento, e non conosco il nome del posto. Lo chiedo a te, con preghiera di risposta chiara e breve."
La guardia balbett: "Vi prego di scusare. Il paese si chiamava Bhiksu, ma ultimamente ha cambiato nome, e ora  la Citt dei Bambini."
"Lo avete uno straccio di re?"
"Certo, certo."
"Ecco qua, maestro" espose Scimmiotto. "Siamo arrivati nel regno di Bhiksu, che attualmente si chiama Regno dei Bambini. Perch abbia cambiato nome, non lo so."
"Se si chiama Bhiksu, che cosa c'entrano i bambini?" chiese perplesso Tripitaka.
"Sar morto il re e gli sar succeduto un figlio bambino" sugger Porcellino.
" inverosimile: non si usa cambiare il nome al regno, in circostanze del genere."
"Giusto" approv Sabbioso. "Questo vecchietto sembra fuori di s dalla paura che gli incute il nostro condiscepolo. Entriamo in citt e chiediamo ai passanti."
Superarono la triplice porta e si trovarono su un largo viale, che offriva l'animato spettacolo di un grande mercato: gente elegante, bei vestiti, qualche gomitata. Ecco qua:

Migliaia di negozi e magazzini
Dai prosperi commerci, che ogni strada
Riempiono di ricchezze e merci in mostra.
Sale da t protette da cortine,
Affollate taverne in cui si canta
E si suona e si grida allegramente.
I mercanti di seta, i trafficanti
D'oro e preziosi, a caccia di guadagni,
Si affaccendan, si accalcano, si sgolano.
 uno scenario di prosperit:
Anni di pace, maniere distinte,
Calme l'acque del mare, puri i fiumi.

I quattro pellegrini, tirandosi dietro il cavallo, si perdevano nelle strade e nei mercati affollati, incantati dalla loro animazione. Si meravigliarono specialmente di certe gabbie da oche, coperte di stoffe dei cinque colori, che si vedevano davanti a tutte le porte. "Discepoli" chiedeva Tripitaka, "chiss perch la gente del posto terr una gabbia davanti alla propria casa?"
Porcellino suppose: "Sar un giorno particolarmente favorevole per sposarsi. Le gabbie serviranno per portare le cibarie del banchetto."
"Figuriamoci se ci pu essere un matrimonio in ogni casa" obiett Scimmiotto. "Evidentemente il motivo  un altro: raccoglier informazioni."
"Attento" lo trattenne Tripitaka. "Non sarebbe la prima volta che spaventi la gente."
"Prender le mie precauzioni." In effetti si trasform in ape, e and a vedere che cosa si nascondeva sotto quei panni colorati.
Bambini: ogni gabbia conteneva un bambino, ed erano tutti maschietti. Alcuni giocavano, altri dormivano, o piangevano, o rosicchiavano una mela. I pi grandi non raggiungevano sette anni, i pi piccoli ne avevano quattro o cinque.
Tripitaka, informato, non sapeva che cosa pensare.
Videro l'insegna dorata di una locanda e vi si recarono a chiedere ospitalit. Li venne a ricevere l'oste, che si inform: "Da dove venite, reverendi?"
"L'umile monaco che sono" rispose Tripitaka " inviato dai grandi Tang dell'Est a cercare le scritture nel Paradiso dell'Ovest. Siamo appena arrivati nella vostra nobile citt e, prima di proseguire, vorremmo far vistare i nostri documenti."
Fu offerto il t. Quando lo ebbero bevuto, Tripitaka domand: "Credete che mi sar possibile recarmi oggi stesso a corte?"
"Ormai  tardi, non  pi possibile; dovrete aspettare domattina. Intanto potrete passare la notte, spero in modo piacevole, nel mio umile yamen."
L'oste fece spazzare le camere loro destinate e li invit alla sua tavola per consumare un pasto di magro. Tripitaka lo ringrazi cerimoniosamente e, a tavola, riprese la conversazione: "Vi potrei importunare per chiarirmi un dubbio? Mi chiedo come vengano cresciuti i bambini nel vostro nobile paese."
"La ragione umana  una sola, come il sole in cielo" rispose l'oste. "Per crescere bambini occorre lo sperma del padre e il mestruo della madre; la madre porta il figlio per dieci mesi prima di partorirlo, e lo allatta per tre anni. Poi, pian piano, il corpo si forma. Come potremmo ignorarlo?"
"Vedo dalle vostre nobili parole che si pratica qui come nel nostro umile paese. Ma entrando in citt ho visto davanti a tutte le case bambini chiusi in gabbia. Mi permettete di chiedere perch?"
L'oste si chin verso di lui e bisbigli: "Date retta, reverendo, non immischiatevi di queste cose e non parlatene con nessuno: acqua in bocca! Ora ve ne andrete tranquilli a riposare e domattina riprenderete la vostra strada."
Ma Tripitaka insisteva per aver chiarimenti. Non riuscendo a sbarazzarsene in altro modo, l'oste fece allontanare i camerieri e, rimasto solo al lume incerto della lucerna, disse a bassa voce: "Non dovreste insistere. Questa storia delle gabbie  dovuta a una decisione inumana del nostro sovrano."
"Perch dite che  inumano? Perdonatemi, ma non avr pace finch non verr in chiaro di questa storia."
"Tre anni fa giunse qui un vecchio prete taoista che portava con s una fanciulla di sedici anni, bella come Guanyin. La offr al re, che se ne infatu al punto di trascurare le dame dei tre palazzi e le concubine delle sei corti: ha occhi solo per lei e le ha dato il titolo di Regina di Bellezza. Fa l'amore con lei notte e giorno, non mangia pi:  spossato ed emaciato, da sembrare in punto di morte. La reale corte di medicina ha esaurito le proprie risorse senza riuscire a guarirlo. Il daoshi, che ha portato la ragazza e ha ricevuto il titolo di real suocero, afferma di conoscere una ricetta segreta per prolungare la vita di mille anni, e di avere raccolto tutti i semplici che occorrono per prepararla nei suoi viaggi attraverso le tre isole e i dieci isolotti. Ma il farmaco, per essere efficace, dev'essere sciolto in una terribile bevanda: il brodo ricavato dalla bollitura del cuore e del fegato di millecentodieci bambini. Non  forse inumano? La gente non osa lamentarsi apertamente, per paura del re. Ma la storia  raccontata nei canti popolari, con sentori di sedizione; ed  per questo che il paese, che si chiamava Bhiksu, ora vien detto il Regno dei Bambini. Domattina, quando vi recherete a corte, guardatevi dall'alludere a queste vicende: fate vistare il passaporto e andatevene."
L'oste non aggiunse altro. Il reverendo era inorridito; versava lacrime ed esclamava: "Sovrano fuorviato! Ti sei rovinato la salute e per guarirti uccidi fanciulli. Mi sento morire di fronte a una simile perversit."

Perde la sua salute il re perverso,
Ad orge dissolute abbandonandosi.
Per sfuggire al castigo egli non esita
A uccidere i fanciulli del paese.
Questa rivelazione strappa al monaco
Pianti e sospiri: al lume della lampada
L'uomo del Buddha invano si dispera.

"Che cosa vi succede, maestro?" domand Porcellino. "Non state a tormentarvi! Voi non fate che piangere sui guai degli altri. Dice l'adagio: se il sovrano ordina di morire, il suddito che rifiuta manca di lealt; se lo ordina il padre, il figlio che rifiuta manca di piet filiale. Sono fatti che riguardano la gente del posto: a voi che cosa importano? Perch non vi spogliate e non vi mettete a letto?"
"Discepolo, sei privo di compassione" si indign Tripitaka. "Per noi che abbiamo lasciato le nostre famiglie, il maggior merito sono le buone azioni verso il prossimo. Come avr potuto il sovrano cadere in un inganno cos evidente? Quando mai si prolunga la vita mangiando viscere umane?"
"Maestro, non vi affliggete" intervenne Sabbioso. "Domani, all'udienza, ne parleremo al re. Se non baster, cercheremo di saperne di pi sul real suocero: magari  un mostro avido di carne umana, che ha trovato questa scusa per procurarsi il suo cibo preferito."
"Ha ragione Consapevole della Purezza" approv Scimmiotto. "Ora, maestro, andate a coricarvi. Domattina vi accompagner a corte, e verremo in chiaro di chi sia veramente questo suocero. Se  un uomo,  un ignorante che crede di allungare la vita con i farmaci; in questo caso, mi incarico di convertirlo insegnandogli i grandi principi originari. Se  un mostro lo prender e lo mostrer al re nel suo vero aspetto. Convincer il re che non giova alla salute della mente e del corpo dedicarsi troppo a una donna sola (tanto meno a una mostriciattola), ma  pi sano possederne parecchie(1). In ogni caso la faremo finita con questa persecuzione dei bambini."
Tripitaka s'inchin e rispose: "Caro discepolo,  un'ottima idea. Ma se il sovrano, che non vuol sentire parlare di queste cose, ci accusasse di calunniarlo con insinuazioni sediziose?"
"Non dimenticate quanti trucchi conosco" rispose Scimmiotto sorridendo. "Per il caso che le cose si mettano in quel modo, far scomparire tutti i bambini rinchiusi nelle gabbie. Se il re vorr carne fresca, dovr rinnovare il suo ordine; noi lo contesteremo subito, e lui non potr dire che facciamo insinuazioni."
"Puoi davvero togliere quei fanciulli dal pericolo?" esclam sollevato Tripitaka. "Se lo fai, saggio discepolo, mostrerai una virt alta come il cielo. Fallo presto, il danno potrebbe essere imminente."
Scimmiotto affid il maestro ai condiscepoli: "Aspettatemi qui. Quando sentirete soffiare il vento, vorr dire che i bambini lasciano la citt." E i tre recitarono in coro: "Namo Buddha, signore dei farmaci e salvatore delle creature, namo Buddha!"
Il grande santo usc all'aperto, sal in cielo con un sibilo e convoc gli di delle mura e dei fossati, la divinit locale con i suoi assistenti, i rivelatori dei cinque orienti, i quattro protettori, le sei divinit del giorno e della notte, i difensori della fede, e molti altri. Riuniti davanti a lui, lo salutarono: "Grande santo, quale affare urgente vi ha indotto a buttarci gi dal letto a quest'ora?"
"Il re di Bhiksu, dove siamo giunti nel nostro viaggio, si appresta a far strappare il cuore e il fegato ai bambini della citt, per farsi preparare un farmaco di lunga vita. Il mio maestro non lo pu tollerare, e mi ha incaricato di salvare le vite innocenti e di distruggere la creatura perversa che ha suggerito il crimine. Vi prego di aiutarmi. Dovreste portare tutti quei bambini, nelle loro gabbie, in un posto sicuro, sulla montagna o nel cuore di una foresta, e dovreste custodirli per un paio di giorni. Bisogna nutrirli di frutta e consolarli, perch non soffrano la fame e non piangano di paura. Quando avr ristabilito l'ordine e ricondotto il re sulla retta via, dovreste riportarli al punto di partenza."
Gli di ubbidirono. La citt fu percorsa da un vento gelato, che portava con s una fitta nebbia.

Un vento di pioggia spazza via le stelle, una coltre di nebbia nasconde la luna per mille leghe. Il vento cresce e diventa un uragano. Fa freddo da gelare i vestiti addosso. I genitori vorrebbero mettere in salvo i loro bambini, ma l'uragano li porta via nelle gabbie che li racchiudono. I genitori sono desolati.  una notte d'angoscia; ma sar seguita da un radioso mattino.

Lo attestano anche i versi:

 la porta del Buddha piena di compassione:
Egli  chiamato Grande per la grande bont.
Tutti i santi la praticano, ed i cinque divieti
Legano ai tre rifugi. Soccorrendo i bambini
Per amor del maestro, Scimmiotto acquista meriti
Di certo ancor pi grandi delle sei perfezioni.

A mezzanotte i bambini era scomparsi dalla citt e si trovavano nascosti in luogo sicuro. Il Novizio ritorn all'albergo, dove i suoi compagni continuavano a ripetere: "Namo Buddha!", e grid: "Eccomi qua. Come vi  sembrata la mia bufera?"
"Magnifica" rispose Porcellino.
"E i bambini?" chiese il maestro.
"Sono al sicuro; ritorneranno a cose fatte." Il reverendo s'inchin ripetutamente per ringraziare.
Tripitaka si alz all'alba e si abbigli con cura: "Consapevole del Vuoto, voglio approfittare dell'ora mattutina per sbrigare la presentazione del passaporto."
"Maestro, non andate da solo: come al solito, non sareste all'altezza della situazione. Lasciate che vi accompagni e guardi negli occhi questo real suocero."
"Ma tu rifiuterai di fare gli omaggi consueti, e il re avr da ridire."
"Non c' problema: non mi far vedere. Rester invisibile accanto a voi, per proteggervi."
La soluzione piacque molto a Tripitaka. Porcellino e Sabbioso furono incaricati di custodire cavallo e bagagli. L'oste li venne a salutare e not com'era elegante Tripitaka:

Drappeggiato d'un kasya orlato di broccato e adorno di esotici gioielli, in capo un berretto alla Vairocana, in pugno il bastone con nove anelli. Reca in mano una busta di seta che contiene i documenti. Una luce divina aleggia intorno a lui. Sembra un arhat disceso in terra, una vera immagine del Buddha vivente.

L'oste non trascur di bisbigliargli all'orecchio un nuovo avvertimento a non immischiarsi nei fatti che non lo riguardavano, e il monaco cinese lo rassicur con un cenno del capo. Da parte sua Scimmiotto, che se ne stava da parte, si mut in un jaoliao e si pos ronzando sul berretto alla Vairocana.
Quando giunsero all'ingresso del palazzo, Tripitaka si rivolse all'ufficiale di guardia: "L'umile monaco che vedete  stato inviato dai grandi Tang delle terre dell'Est alla ricerca delle scritture nel Paradiso dell'Ovest. Giunto nella vostra nobile contrada, sento il dovere di presentare il passaporto. A questo scopo vorrei recarmi all'udienza di sua maest: vi supplico di trasmettere la mia richiesta."
L'ufficiale esegu, e il re si rallegr esclamando: "Un monaco che viene da tanto lontano ha certo conseguito la Via!"
Tripitaka esegu le cerimonie prescritte ai piedi dei gradini di giada e fu invitato a sedere. Osserv com'era emaciato e spossato il re: faceva fatica a giungere le mani per salutare, gli si spezzava ripetutamente la voce. Prese in mano il passaporto di Tripitaka e i suoi occhi torbidi a lungo vi vagarono sopra, prima che si decidesse ad apporre il sigillo reale e a restituirlo.
Il re si apprestava a chiedergli maggiori notizie sulla sua missione, quando fu annunciato l'arrivo di sua signoria il real suocero e il re, sostenuto da giovani eunuchi, si affrett ad alzarsi dal giaciglio del drago per andargli faticosamente incontro. Il reverendo si fece da parte e vide un vecchio taoista, che saliva i gradini di giada dandosi arie d'importanza:

Reca in capo una berretta da prete di seta fine con volute di nubi giallo oca pallido, indossa una cappa di seta su una veste di piumino di gru profumata d'aloe; gli stringe la vita una triplice cordicella di lana blu; calza sandali di fibre di liana intrecciate dalle punte ricurve. Impugna una canna con nove nodi dal pomo a forma di drago acciambellato; reca appesa al petto una borsa di broccato ricamata con fenici e draghi intrecciati. Il viso di giada lucente  inquadrato da una barba canuta. Le penetranti pupille d'oro gettano fiamme, gli occhi si allungano oltre la linea dei sopraccigli. Avanza avvolto da una pesante atmosfera di profumi, ogni passo ne diffonde una nuvola.
Ai piedi del trono i funzionari lo accolgono rispettosi giungendo le mani, e annunciano con un grido che  giunto alla corte il suocero di stato.

Il suocero di stato, in atteggiamento sostenuto, non degn di uno sguardo il re che si inchinava e diceva: "Siamo felici che ci onoriate della vostra presenza mattutina." Sedette a sinistra del trono su un cuscino ricamato.
Tripitaka fece un passo avanti, si inchin e disse: "Suocero di stato, l'umile monaco che vedete vi saluta." Il suocero, seduto sul suo cuscino, non rese il saluto ma si rivolse al re: "Chi sarebbe costui?"
" un inviato dei Tang dell'Est che si reca nel Paradiso dell'Ovest in cerca di scritture.  venuto a corte per presentare il passaporto."
"La strada del paradiso  tenebrosa(2)!" consider il taoista ridendo sarcastico. "A che pro percorrerla?"
"L'Ovest  sempre stato il paese della felicit" replic il monaco cinese. "Perch disdegnarlo?"
"Il monaco  discepolo del Buddha: questo  l'antico detto" intervenne il re. "Mi chiedo se questi monaci siano in grado di ottenere lunga vita dal loro Buddha."
Tripitaka giunse le mani e disse: "Per chi si  fatto monaco vien meno l'ostacolo del concatenarsi delle cause. Per chi comprende la natura, tutti i fenomeni sono illusori. La Grande Sapienza(3) , vasta e a disposizione di tutti, risiede nella non-nascita; immersa nel silenzio dei veri misteri, essa vaga nel nirvana. Si vuotano i tre mondi, e allora ogni origine  al suo posto; si purificano i sei sensi, e allora ogni germe si esaurisce. Chi rafforza sincerit e coscienza, conoscer il proprio cuore e il proprio spirito. L'anima purificata  uno specchio terso, che purifica anche ci che vi si riflette.
"Un volto autentico non manca di nulla e non ha nulla di troppo, e ci si vede dalla sua vita precedente. Ogni forma illusoria corre verso la distruzione: non serve a nulla cercarne altre fuori dal proprio stato. I meriti e la meditazione consentono la concentrazione; elemosine e carit sono le basi dell'austerit. La suprema abilit sembra goffaggine, perch in ogni circostanza si astiene dall'azione. Il miglior pianificatore non perde tempo in calcoli, perch sa che bisogna lasciar andare le cose per il loro verso. Basta non agitare lo spirito, e tutto andr alla perfezione. L'idea di rafforzare lo yang attingendo allo yin  sbagliata. Chi promette di cibarti di immortalit, ti inganna con vane parole.
"Invece bisogna tener presente che tutto  niente, e respingere la polvere che ostacola la conoscenza. Il segreto del godimento naturale di una vita senza fine risiede nella semplicit e nell'abbandono dei desideri."
Il suocero di stato fece un'aspra risata e protese verso il monaco cinese il dito adunco: "Buon monaco, hai la bocca piena di idiozie! Voi che perseguite la via dell'estinzione di ogni cosa, parlate della natura in s, ma non sapete donde viene n dove va. I vostri esercizi di meditazione vi allenano a essere ciechi e ottusi, come nel detto:

Siedi comodo, e si sa
Che il tuo culo marcir.

"Non sai che chi gioca col fuoco si brucia le dita? Chi pratica l'immortalit e consegue la via ha ossa solide e spirito acuto. Io me ne vado in montagna a visitare gli amici; reco con me il paniere e la zucca per borraccia, e colgo semplici di ogni specie per la salute dell'umanit. Mi fabbrico un cappello di giacinti e un giaciglio di orchidee. Canto e ballo battendo le mani; poi schiaccio un pisolino tra le nuvole. Quando espongo le leggi del Tao, diffondo la giusta dottrina del supremo Laozi. Sbarazzo il mondo dai miasmi distribuendo acqua benedetta. Estraggo dalla terra e dal cielo le loro sublimi energie e colgo la quintessenza del sole e della luna. L'elisir si compone dall'agitazione dello yin e dello yang, si cristallizza nell'utero con l'acqua e il fuoco.
"Quando lo yin del doppio otto incomincia a decrescere, regnano l'ombra e l'indistinto. Quando regna lo yang del doppio nove, cadono le tenebre. Io raccolgo i semplici man mano che li offrono le quattro stagioni, e ne fabbrico un elisir nove volte raffinato. Salgo al palazzo di porpora a cavallo della fenice azzurra; sulla bianca gru mi elevo fino alla capitale di diaspro. Mostrando con zelo le meraviglie del Tao, partecipo agli splendori del cielo. Non vorrai far paragoni con la vostra dottrina buddista per fannulloni, con la vostra cupa divinit dell'estinzione di ogni cosa, o con la carcassa puzzolente del nirvana! Tutte cose che non vi levano nemmeno dalla polvere della strada. Non c' discussione che tenga sulle tre dottrine: il Tao  sempre stato il solo che meriti rispetto e onore."
Il re approv, i cortigiani applaudirono: "Solo il Tao merita rispetto e onore!"
Tripitaka, di fronte al pubblico che applaudiva l'avversario, arrossiva di vergogna e di dispetto. Comunque il re, assai civilmente, ordin che si offrisse al monaco forestiero un banchetto vegetariano da servire presso l'albergo.
Mentre Tripitaka, dopo aver ringraziato, si ritirava, ud Scimmiotto bisbigliargli all'orecchio: "Maestro, quel suocero di stato  una creatura perversa che plagia il re con il suo soffio malefico. Voi ritornate in albergo a banchettare, mentre io rester qui a raccogliere maggiori informazioni."
Infatti il jaoliao ronz via e and a posarsi sul paravento di giada della Sala delle Campanelle d'Oro, proprio mentre il comandante dei cinque distretti si presentava a rapporto: "Maest, una bufera si  portata via, questa notte, tutti i bambini nelle loro gabbie, in tutte le famiglie di tutti i quartieri; non ne  rimasta traccia."
Il re, sconvolto, si rivolse al suocero: "Il Cielo ci vuole distruggere! Non vi pare che sia questo il significato? I medici reali si sono dimostrati impotenti contro il male che da mesi ci accascia. Voi ci avevate fornito quella divina ricetta, e proprio oggi si sarebbe dovuto procedere a estrarre il cuore e il fegato dei bambini. Che altro significa la loro scomparsa, se non che il Cielo mi vuol morto?"
"Maest, non vi addolorate. In realt  il Cielo stesso che vi manda lunga vita."
"Come sarebbe a dire?"
"Non appena sono entrato in questa sala, mi sono trovato di fronte un diluente per il farmaco molto pi efficace di quello che si pu ricavare dalle viscere dei fanciulli. Con quel diluente, la vita di vostra maest sarebbe stata prolungata di mille anni; ma con il nuovo divino ingrediente, guadagnerete almeno diecimila anni."
Il re non capiva, e il suocero riprese: "Quel bonzo dell'Est possiede viscere purissime e ha un viso molto regolare. Per formare un corpo vero come quello, ci sono volute dieci reincarnazioni nell'austerit.  divenuto monaco fin da piccolo, non ha mai disperso il suo yang: vale ben pi di tutti i bambini della citt. Se i miei semplici vengono diluiti nel brodo di cottura del suo cuore e del suo fegato, vi garantisco diecimila anni di longevit."
Il re gli credette subito, e replic: "Perch non me l'avete detto prima? Non l'avrei lasciato andare."
"Che differenza fa? Sar ancora in citt, per consumare il banchetto che gli ha preparato il servizio reale. Fate chiudere le porte della citt e circondare l'albergo dalla vostra guardia. Poi lo farete condurre qui, e gli chiederemo con le buone se non ha niente in contrario a cedere il suo cuore e il fegato. Se acconsente, lo apriremo seduta stante; sar sepolto a spese pubbliche e gli erigeremo un tempio dove la gente gli porter offerte. In caso contrario, andremo per le spicce: lo legheremo a una colonna, lo apriremo comunque e getteremo via gli avanzi. Non mi pare che ci siano difficolt."
Il re diede subito ordini alle guardie della Foresta di Piume.
Scimmiotto vol via; quando giunse all'albergo, riprese il suo aspetto e corse dal monaco cinese: "Disgrazia, maestro!"
Tripitaka si trovava allegramente seduto a tavola quando ud quel grido. Si prese tanta paura che le sue tre divinit cadaveriche si dispersero. Gli usc fumo dalle sette aperture, si copr di sudori freddi, rest con gli occhi in fico incapace di articolare parola, e cadde nella polvere.
Sabbioso si precipit ad assisterlo. Porcellino chiedeva: "Di quale disgrazia si tratta? Potevi essere pi cauto!"
"Le guardie stanno circondando l'albergo, perch quella creatura malefica del real suocero ha convinto il re a far brodo delle viscere del maestro, al posto di quelle dei bambini scomparsi."
"Vedi, compassionevole, che bel guadagno ci fai!" esclam Porcellino ridendo di gusto. "Ti di da fare per rompere le scatole agli altri nei fatti che non ti riguardano, e ne ricavi delle conseguenze che ti riguardano da vicino."
Tripitaka intanto si rialz e si aggrapp tremebondo a Scimmiotto: "Saggio discepolo, come faremo?"
"La prima cosa da fare  di scambiar di posto giovane e anziano."
"Che cosa vuol dire?" chiese Sabbioso.
"Per salvare la vita del maestro, bisogna che si muti in discepolo" rispose Scimmiotto.
"Se mi salvi" supplic Tripitaka, "diventer discepolo tuo o di chiunque altro."
"Non perdiamo altro tempo. Porcellino, portami del fango" ordin Scimmiotto.
Il bestione usc a raspare un po'di terra con il suo rastrello; per non perdere tempo a cercare acqua, sollev la tonaca e vi orin sopra. Port quindi a Scimmiotto del fango puzzolente, che quest'ultimo spalm senza altra spiegazione sul viso e sul corpo del monaco cinese. Quindi recit un incantesimo, soffi su di lui il suo alito magico e grid: "Trasformati!"
Ed ecco il reverendo reso identico a Scimmiotto. Scambiarono gli abiti, e Scimmiotto assunse a sua volta le sembianze di Tripitaka. Le trasformazioni erano perfette, da trarre in inganno persino Porcellino e Sabbioso.
Fecero appena in tempo. Si udirono suonare gong e tamburi, e l'albergo fu circondato da tremila guardie, con una selva di lance e di sciabole. Entr un ufficiale della guardia in abito di broccato a informarsi sulla presenza di un monaco proveniente dall'Est. L'oste atterrito cadde in ginocchio e indic la camera: "Si trova negli appartamenti del pianterreno."
L'ufficiale si fece avanti e disse: "Reverendo, siete convocato dal re."
Porcellino e Sabbioso sostenevano il falso Scimmiotto, che quasi sveniva. Ma il falso Tripitaka domand disinvolto: "Signor ufficiale della guardia in abito di broccato, che cosa vuole il re dalla mia umile persona?"
L'ufficiale lo afferr per i polsi e disse: "Vieni con me. Se ti cercano, vuol dire che a qualcosa servirai."
Ahim,  il caso di dirlo:

Se i buoni sentimenti vince perversit,
Solo a un mare di guai conduce carit.

Se in fin dei conti non sapete come essi giocarono quella pericolosa partita, non vi resta che ascoltare il seguito.

CAPITOLO 79
SCIMMIOTTO DAI MOLTI CUORI

INSEGUENDO I MOSTRI INCONTRANO LA STELLA DELLA LONGEVIT; IN PRESENZA DEL SOVRANO SALVANO I FANCIULLI.


Il falso Tripitaka fu condotto a palazzo dall'armata della Foresta di Piume e consegnato all'ufficiale di guardia alla porta. Ai piedi dei gradini di giada, il monaco cinese rest ritto fra gli ufficiali che si inginocchiavano e chiese: "Re di Bhiksu, che cosa volevate dirmi?"
"Da molto tempo siamo afflitti da un male da cui non riusciamo a guarire" rispose il re sorridendo. "Ma per fortuna nostro suocero ci ha donato tutti gli ingredienti per preparare un rimedio adatto, salvo l'opportuno diluente. Vi abbiamo convocato appunto allo scopo di procurarcelo. Se collaborerete alla nostra guarigione, vi faremo costruire un santuario in cui godrete dei sacrifici di stagione e in cui l'incenso arder in perpetuo a spese dello stato."
"Io ho abbandonato la mia famiglia e non possiedo altro che me stesso. Pu dirmi vostra maest quale ingrediente occorre?"
"Servirebbe il vostro cuore."
"Quale cuore? Vostra maest deve sapere che ne possiedo parecchi."
Il suocero di stato gli punt contro il dito adunco e grid: "Quello nero, bonzo!"
"Prestatemi un coltello per aprirmi il torace: sono rispettosamente ai vostri ordini e sar lieto di accontentarvi, se possiedo quello che desiderate."
Il sovrano ringrazi calorosamente e fece portare un coltellaccio con la lama a orecchio di toro. Il falso Tripitaka lo impugn, si apr la veste, gonfi il petto e lo tagli da cima a fondo con mano sicura, producendo un sinistro stridio. Dal petto squarciato usc ribollendo un gran mucchio di cuori.
I mandarini civili erano bianchi di terrore, quelli militari paralizzati dallo spavento.
"Ecco un bonzo ambiguo, dai molti cuori!" grid il suocero di stato seduto sul suo cuscino.
Il falso Tripitaka afferr i cuori grondanti di sangue a uno a uno, per farli vedere. Ce n'erano di ogni specie: rosso, bianco, giallino, avaro, ambizioso, geloso, cauto, calcolatore, superbo, sprezzante, omicida, vizioso, pauroso, prudente, temerario, oscuro e senza nome; cuori malvagi e altri di tutti i generi. Ma non c'era nessun cuor nero.
Il re era annichilito e non riusciva ad articolare parola. Infine balbett: "Metti via quella roba, per piacere."
Il falso Tripitaka si richiuse tranquillamente il petto e riprese la propria forma: "Gli occhi di vostra maest non sanno discernere le cose!" esclam. "Tutti i monaci condividono un unico cuore perfettamente buono. Il cuor nero lo possiede vostro suocero:  quello l'ingrediente che vi occorre. Se non mi credete, ve lo far vedere."
Il suocero di stato aveva spalancato gli occhi e fissava l'inattesa apparizione: quel grande santo, ahim, era ben noto da pi di cinquecento anni. Balz via nello spazio, inseguito dal Novizio che gridava: "Fermati, bestia! Assaggia il mio randello!"
Il suocero lo affront con la canna dal pomo a forma di drago acciambellato. I due avversari diedero saggio della loro bravura:

Sbarra contro canna riempiono lo spazio di nuvole. Il suocero di stato  un mostro che utilizza le arti seducenti di una figlia malefica. Egli indebolisce il sovrano con un male dovuto alla lascivia e lo induce a massacrare i bambini. Ma interviene il grande santo a sconvolgere i suoi oscuri disegni. Per la canna non  facile contenere gli attacchi della sbarra di ferro.
Combattono fino a oscurare il cielo della citt. Tutti impallidiscono di spavento. I mandarini si sentono svenire. Il viso delle signore e delle ragazze  sfigurato, con il trucco sconvolto. L'ottuso sovrano trema, non sa a che santo votarsi e cerca disperatamente un angolo buio per nascondersi. La sbarra si leva come la tigre di montagna che balza sulla preda; la canna si abbatte come il drago che si tuffa nel mare.
Questo gran tumulto che agita la citt di Bhiksu permetter di sceverare il giusto dal perverso.

Dopo una ventina di scontri, la canna non riusc a reggere oltre. Il mostro fece una finta, si trasform in un gelido raggio e dardeggi nella corte interna del palazzo per prelevare la degna rampolla, che si trasform anche lei in luce fredda; i due scomparvero chiss dove.
Il grande santo ritorn nella sala d'udienza e grid allegramente: "Avete visto che bel suocero di stato vi tenevate in casa?"
Tutti si inchinarono per esprimere la propria gratitudine al divino monaco, che li esort: "Lasciate perdere le cerimonie. Cercate piuttosto dov' andato a finire quello scimunito del vostro re."
" corso a nascondersi da qualche parte, quando  iniziato il duello."
"Per carit, cercatelo subito! Non vorrei che la mostriciattola se lo fosse portato via."
Gli ufficiali, ignorando per quella volta il divieto di entrare negli appartamenti interni, si precipitarono subito nel palazzo di Regina di Bellezza. Ma il luogo era deserto, e non si vedeva traccia n della regina n del re. Le spose reali vennero in folla dal palazzo centrale e da quelli dell'est e dell'ovest a riverire il grande santo, che disse loro: "Non  ancora il momento di ringraziare. Scovatemi quel babbeo del vostro signore e re."
Ma il re non era stato rapito. Dopo un po'lo si vide sbucare, sostenuto dai suoi eunuchi, da uno sgabuzzino dietro la Sala di Prudente Condotta. I ministri vennero a prosternarsi ed esclamarono a una voce: "Signore e maestro! Il vero  stato distinto dal falso ad opera di questo monaco divino: in effetti il suocero di stato era una creatura malefica. Anche Regina di Bellezza  scomparsa."
Il re invit il Novizio nella Sala dei Ricevimenti Solenni e lo ringrazi formalmente. Poi gli chiese: "Reverendo, quando siete arrivato avevate un nobile e degno aspetto. Come mai siete tanto cambiato?"
"La verit" rispose il Novizio ridendo, " che io non sono Tripitaka, fratello dell'imperatore Tang, ma il suo discepolo Scimmiotto Consapevole del Vuoto. Sapevo che il mostro vi aveva convinto a strappare il cuore del mio maestro e sono venuto al suo posto per abbattere quella creatura."
Il re ordin subito al primo ministro di recarsi a invitare il vero maestro e gli altri suoi discepoli a presentarsi a corte.
Tripitaka, che aveva avuto sentore dello scontro fra Scimmiotto e il mostro, era molto preoccupato, oltre a essere mezzo soffocato dal fango puzzolente con cui gli avevano spalmato la faccia. Quando lo pregarono di recarsi a corte per ricevere i ringraziamenti, si spavent ancor pi; ma Porcellino gli disse: "Questa volta non correte rischi: vi vogliono ringraziare. Si vede che il nostro condiscepolo anziano ha avuto la meglio."
"Ma come posso presentarmi alla gente con questa porcheria puzzolente sulla faccia?"
"Non c' scelta, noi non sappiamo come toglierla. Ma lo chiederemo a Scimmiotto, ci penser lui."
Il primo ministro, alla loro vista, non riusc a nascondere la paura: "Avi miei! Sembrano tutti quanti mostri malefici."
"Signor cortigiano" gli disse Sabbioso, "non vi spaventate. Noi siamo brutti soltanto perch siamo nati cos; e il nostro maestro ritorner bello con l'aiuto del condiscepolo anziano."
Quando furono a corte, nella sala d'udienza, Scimmiotto and loro incontro, strapp la maschera di fango dal volto del maestro, alit il suo fiato magico e grid: "Rettifica!" Subito il monaco riprese il proprio aspetto e si sent in ottima forma. Il re lo ricevette rivolgendosi a lui come "reverendo buddha, maestro della Legge".
Scimmiotto prese la parola: "Vostra maest sa da dove proveniva quel mostro? Sar prudente catturarlo, perch non ritorni a provocare altri malanni."
Quando le regine dei tre palazzi e le concubine delle sei corti, che si tenevano dietro lo schermo di giada, sentirono le sue intenzioni, corsero fuori e si affollarono intorno a lui senza riguardo all'etichetta: "Supplichiamo il reverendo buddha e divino monaco di strappare la malerba dalla radice" esclamarono inchinandosi. "Avremo per voi una gratitudine illimitata e sapremo ricompensarvi generosamente."
Scimmiotto rispose che gli servivano indicazioni pi precise.
"Tre anni fa, quando giunse da noi" disse il sovrano, pieno di imbarazzo, "mi disse che non veniva da lontano. Abitava a una settantina di li in direzione sud, in una tenuta detta di Puro Splendore, ai margini della Foresta dei Salici. Alla sua tarda et non aveva figli maschi, ma solo quella figlia di sedici anni, nata dal suo ultimo matrimonio. Me la offr e io la trovai molto attraente, l'accettai e la trattai da favorita. Ma presto caddi ammalato, e nessun rimedio risult efficace. Lui mi assicur che possedeva una ricetta infallibile, che richiedeva il brodo del cuore di molti bambini. Io non mi intendo di queste cose, e gli credetti sulla parola. Poi siete arrivati voi e i bambini sono scomparsi. Allora il mostro mi ha assicurato che il cuore del divino monaco, che ha praticato la verit nel corso di dieci reincarnazioni senza mai disperdere il suo yang, era molto pi efficace di quelli dei bambini. Ci siamo lasciati sviare. Ma ora che avete smascherato il mostro, spero che userete tutto il vostro potere per eliminarlo. Da parte mia sono pronto a ricompensarvi con tutta la ricchezza del paese."
"Vi dir" disse Scimmiotto sorridendo: "quei bambini li ho nascosti io per incarico del maestro, che sentiva compassione per loro. Non parliamo di ricompense, a me basta il merito. Andiamo, Porcellino."
"Agli ordini. Ma non valgo molto, a pancia vuota."
"Che il servizio dei banchetti prepari immediatamente un pasto vegetariano" ordin subito il re. E in breve fu servita la colazione.
Quando Porcellino fu ben sazio, segu Scimmiotto salendo sulle nuvole, mentre re, regine e mandarini si inginocchiavano e gridavano: "Guardate come salgono in cielo! Sono veri immortali, buddha discesi sulla terra!"
Il grande santo e Porcellino viaggiarono per settanta li verso sud e si misero alla ricerca della residenza del mostro. Le limpide acque di un torrente scorrevano tra rive incassate, coperte da migliaia di salici; ma non appariva nulla che si potesse identificare con la tenuta di Puro Splendore. Di certo

Estesi a perdita d'occhio
I campi incolti; le dighe
Si nascondon nella bruma
Che intorno ai salici aleggia.

Dopo avere vanamente esplorato, Scimmiotto evoc il tudi, che si avanz tremante e si inginocchi esclamando: "Grande santo, il dio della Foresta dei Salici presenta i suoi omaggi e si prosterna."
"Non aver paura, non ti picchio mica. Da queste parti si dovrebbe trovare una tenuta detta di Puro Splendore. Dov'?"
"Tenute non ce ne sono; c' una grotta che porta quel nome. Devo intendere che la vostra santit viene da Bhiksu?"
"Si capisce. Il mostro della grotta si  preso gioco del re di Bhiksu. Quando siamo arrivati l'ho affrontato, ma lui si  trasformato in un raggio gelato ed  scappato non so dove. Secondo il re, tre anni fa gli avrebbe confidato di abitare da queste parti."
"Spero che vostra santit sar indulgente" disse il tudi prosternandosi un'altra volta. "Anche questo  territorio di Bhiksu, soggetto alla mia vigilanza. Ma quel mostro  pi forte di me e si sarebbe vendicato se avessi tradito i suoi disegni: perci sono stato costretto a mancare ai miei doveri. Ma ora che  arrivata vostra santit, baster che si accosti al salice con nove rami sulla riva sud, gli giri intorno per tre volte in senso orario e per tre in senso antiorario, bussi con entrambe le mani e gridi tre volte: 'Apriti!'In questo modo avrete accesso al palazzo della Grotta di Puro Splendore."
Scimmiotto conged il tudi e scese in riva al torrente a cercare il salice con nove rami. Segu le istruzioni: l'albero scomparve con un rumore di tuono e apparve una porta a due battenti che si aprirono cigolando. Dentro splendeva luce, ma non si vedeva nessuno. Il Novizio entr senza esitare e si trov in un posto magnifico:

Nubi leggere velano il sole e la luna. Bianche nuvole escono dalla grotta, una lieve bruma smeraldina  diffusa nella corte. Il sentiero  bordato da splendidi fiori rari; piante di diaspro gareggiano in bellezza e profumi. Un clima mite regna nel giardino fatato, emulo di Penglai e Yingzhou. Le panchine scivolose si coprono di rampicanti, liane pendono arruffate dal ponticello. Le api lasciano cadere rossi stami di fiori sulle rocce; le farfalle volano fra le orchidee.

Scimmiotto si avvicin a una quinta di pietra su cui erano tracciati quattro grandi caratteri:

RESIDENZA DI IMMORTALI DI PURO SPLENDORE

Oltre la quinta c'era il mostro, ancora ansimante per la corsa, che stringeva la figlia tra le braccia e le parlava appunto dell'impresa di Bhiksu: "Era un'occasione cos bella! Ci abbiamo lavorato per tre anni ed eravamo sul punto di riuscire, quando quella scimmia zuccona ha rovinato tutto."
Il Novizio impugn la sbarra e corse loro addosso urlando: "Sudicioni, ve la do io la bella occasione!"
Il mostro si stacc dalla figlia e lo affront con la sua canna. Segu uno scontro ben pi terribile del precedente:

Si drizza la sbarra lanciando riflessi metallici; intorno alla canna turbinano miasmi malefici. "Che cosa cerchi in casa mia, temerario?" grida il mostro. "La tua diabolica pellaccia!" risponde il Novizio. "I miei rapporti con il re non ti riguardavano. Perch hai voluto metterci il naso?" "La compassione  il fondamento della condotta dei monaci; non potevamo tollerare il massacro degli innocenti."
Vanno e vengono le parole, piene d'odio e di furore; vanno e vengono le armi. Essi badano ad aggredire e calpestano senza riguardo i bei fiori, strappano muschio e licheni. La lotta continua finch il luogo ameno  devastato e la dolce vegetazione distrutta, terrorizzati gli uccelli, messe in fuga le belle fanciulle in preda al panico. Nel paesaggio spoglio, percorso da un vento feroce, restano solo il re scimmia e il mostro che si fronteggiano.
Ecco che escono dalla grotta. Questo mette in gioco anche Consapevole delle Proprie Capacit.

Porcellino, che era rimasto fuori, sentiva rumor di battaglia, che lo eccitava e lo faceva rodere dall'impazienza di partecipare. Colp pi volte il salice con il suo rastrello, e le nove punte si macchiarono di sangue, mentre si udivano gemiti soffocati. " un albero fantasma" pens; e continu a colpire, finch vide comparire Scimmiotto e il mostro. Allora si gett avanti levando il rastrello. Il mostro ne aveva gi abbastanza di Scimmiotto; quando si vide venire addosso un altro avversario si disimpegn, si mut in un raggio gelato e dardeggi verso l'est. I due lo inseguirono.
Mentre si apprestavano a sferrare l'attacco conclusivo, apparve una luminosit di buon augurio da cui provenivano canti di gru e di fenici: era il vecchio della costellazione del Sud. Questi cattur il raggio gelato e grid: "Piano, grande santo! Fermati, ammiraglio dei canneti! Eccomi qua, sono il vostro amico nel Tao."
"Come sta la nostra brava stella della Longevit?" lo salut calorosamente Scimmiotto.
"Lo hai preso tu quel malvivente?" grid Porcellino.
"Ma certo, eccolo qua" rispose la stella; "non pu scappare. Spero che gli lascerete la vita."
"Che ti importa di quella creatura?" si stup Scimmiotto.
Longevit rise imbarazzato: "Si capisce che mi importa, dal momento che mi serve da mezzo di trasporto. Sai,  la storia non rara delle bestie di casa che scappano via, si dnno al nomadismo e diventano mostri."
"Se ti appartiene, facci vedere il suo vero aspetto."
Longevit lo liber e gli disse: "Su, bestiaccia, fa vedere come sei fatta, se vuoi salvar la pelle."
Si vide che si trattava di un cervo bianco. La canna fu raccolta dalla stella: "Questo pelandrone non si  fatto scrupolo di rubare la mia canna."
La bestia s'inginocchi. Non poteva parlare, ma piangeva e si prosternava.

Il pelo picchiettato, un gran palco di corna.
Bruca l'erba del prato, beve acqua nel ruscello.
Col tempo e con l'ascesi ha appreso a trasformarsi
E a volare nel cielo. Chiamato dal padrone,
Non pu che sottomettersi e tornare all'usato.

Longevit mont sul cervo e ringrazi Scimmiotto con l'intenzione di ripartire, ma questi lo trattenne: "Aspetta, amico mio: ci sono ancora cose da chiarire."
"Di che si tratta?"
"Non abbiamo ancora preso la Regina di Bellezza, e non ho idea di quale creatura si tratti. Inoltre dobbiamo mostrare entrambi al re di Bhiksu: non mi  sembrato una persona molto sveglia, e voglio essere sicuro che si convinca bene."
"Va pure a catturare questa Bellezza; io aspetter qui, e poi ti accompagner dal re."
Scimmiotto e Porcellino irruppero nella grotta gridando: "Dagli alla strega!" La povera Bellezza, terrorizzata, sbuc fuori dalla quinta di pietra, ma si trov davanti Porcellino. Si mut in luce fredda e sfrecci via accanto a Scimmiotto, che la tramort al volo con uno scappellotto e la restitu alla sua forma originale: era una volpe dal muso bianco.
All'incontenibile bestione scapp di mano una rastrellata, che ridusse l'infelice seduttrice di regni a un mucchietto di peli dentro una pozza di sangue.
"Fermo, l'hai ridotta molto male!" grid Scimmiotto. "Che cosa ci rimane da mostrare al re?"
Il bestione prese il cadavere per la coda, senza darsi pensiero se si sporcava le mani, e segu Scimmiotto che ritornava verso Longevit; il quale si intratteneva con il suo cervo lisciandogli il muso: "Che cosa ti  venuto in mente, brutta bestia, di lasciare il tuo padrone per darti al mestiere di mostro? Hai visto che per poco non ci rimettevi la buccia? Meno male che sono arrivato in tempo."
"Che cosa gli dici, vecchio svanito?" chiese Scimmiotto sopraggiungendo.
"Gli faccio la lezione, perch non ripeta l'errore."
Porcellino gett i resti della volpe davanti al cervo: "Ecco qui la tua bella parente."
Al povero cervo scesero grosse lacrime dagli occhi, mentre gli usciva dal petto un lungo belato come un lamento. Longevit gli diede una pacca sulla testa: "Tu sei vivo, scemo. Che t'importa di quest'altra bestia?" Poi gli leg la propria cintura intorno al collo e si dichiar pronto a recarsi dal re di Bhiksu.
"Non  finita" insist Scimmiotto. "Prima dobbiamo disinfettare il posto, perch in futuro non venga riutilizzato come covo malefico."
Porcellino corse di nuovo a colpire il vecchio salice, mentre il Novizio recitava l'incantesimo di convocazione del tudi: "Raccogli legna secca e brucia tutto.  un buon affare anche per te: ti eviter in futuro altre noie con esseri malefici."
La divinit sollev un gran vento e, con i suoi assistenti, raccolse in breve una quantit di legna e ramaglie che giacevano sparse da molto tempo, ed erano asciutte e ben combustibili.
"Porcellino, non perdere tempo" grid Scimmiotto. "Quel salice brucer con tutto il resto." In breve la residenza del mostro fu sommersa da un uragano di fuoco.
Congedato il tudi, si recarono a corte. Longevit teneva alla briglia il cervo, che recava in groppa i resti della volpe. Entrarono nella sala d'udienza e presentarono quei resti al re: "Che ne dite? Avete ancora voglia di divertirvi con questa bella figliola?" Il re taceva e batteva i denti.
Quando fu presentata la stella della Longevit, re e sudditi, regine e concubine ammutolirono dallo stupore. Tutti si inginocchiarono per rendere omaggio.
Il Novizio disse al re: "Questo cervo non  altri che il tuo famoso suocero di stato; quando veniva a corte, non gli lesinavi i complimenti."
Il re cambiava colore dalla vergogna: "Divino monaco, grazie di aver salvato i bambini del mio regno.  stata una grazia del cielo." E ordin un festino in onore della vecchia divinit e dei quattro pellegrini.
Tripitaka volle informarsi: "Come ha potuto il vostro cervo bianco venir qui a commettere tante nefandezze?"
Longevit raccont sorridendo: "Il sovrano dell'Est era di passaggio fra i miei monti selvaggi. Io lo ospitai e gli proposi una partita a scacchi. Questa stupida bestia dovette prendere il largo mentre giocavamo. Quando il mio ospite ripart e io non la trovai, calcolai sulle dita dov'era andata a finire.  cos che sono capitato qui, proprio mentre il grande santo la metteva in riga; e se avessi tardato ancora un momento, l'avrebbe messa nella fossa."
Fu dato l'annuncio: "La tavola  imbandita!" Fu davvero un magnifico festino:

All'ingresso un trionfo di colori vivaci; la sala  colma di fragranze esotiche. Magnifiche tavole coperte da sete ricamate, splendidi tappeti rossi sul pavimento. Da preziosi bruciaprofumi a forma di anatra salgono fumi di aloe. La frutta  disposta in torri e terrazze; i dolci di zucchero imitano draghi che avvolgono nelle spire animali in fuga, leoni, coppie d'uccelli. I grandi nappi hanno forma di pappagalli, i mestoli di garzette. Che abbondanza di piatti delicati! Tonde castagne d'acqua, freschezza di pesche e litchi, dolci giuggiole, frittelle di cachi, uve inebrianti, pigne fragranti. Piatti preparati con il miele, sformati di formaggi, gelati allo zucchero o fritti nell'olio: piatti pi vari di fiori su broccato. I vassoi d'oro recano piramidi di grandi palle di pane, quelli d'argento traboccano di riso profumato. Le tagliatelle si intingono nel brodo speziato, sapori eccitanti si alternano a sapori soavi. Non si finirebbe mai di raccontare di quei porcini, orecchiette, germogli di bamb, "sperma giallo", legumi dai dieci profumi, e mille piatti rari: un va e vieni incessante di servitori li presenta e li sostituisce senza tregua.

Ciascuno si sedette secondo il suo rango; Longevit al primo posto e il reverendo al secondo. Il re sedette di fronte a loro, invitando alla sua tavola i tre discepoli, insieme a due o tre grandi precettori. Il servizio di musica suonava, il re levava la sua coppa delle Nuvole Purpuree per brindare con ciascuno. Tripitaka era il solo che rifiutasse di bere.
Porcellino si rivolse a Scimmiotto: "Ti cedo la frutta, in cambio del riso e delle tagliatelle." Si gett sui piatti e non tard a fare piazza pulita.
Alla fine del banchetto Longevit si conged. Il re si inginocchi ai suoi piedi e lo supplic di aiutarlo a guarire del male che lo affliggeva, e a prolungare la vita.
"Sono uscito di casa solo per riprendere il mio cervo; non ho portato con me la valigetta degli elisir" rispose sorridendo Longevit. "Naturalmente vi potrei suggerire qualche buona ricetta di pratiche salutiste; ma ho l'impressione che siate conciato maluccio, non credo che le reggereste. Vediamo un po'. Mi restano nella manica tre giuggiole, di quelle servite nel t al sovrano dell'Est. Se non vi formalizzate perch vi offro degli avanzi..."
Il re le ricevette rispettosamente, le mangi e si sent subito meglio. In effetti la sua malattia guar poi rapidamente. Da quelle giuggiole deriv la grande longevit che da allora fu tradizionale nella sua famiglia.
Porcellino grid: "Longevit, di qualcosa da mangiare anche a me!"
"Non ho altro. Ma la prossima volta che ci vediamo, ti porter le giuggiole; penso che a te ne serviranno molte libbre, con l'appetito che ti ritrovi."
Salut tutti, mont sul cervo e balz in alto, scomparendo nel cielo. S'intende che re, regine e buon popolo stavano a guardare riverenti e bruciavano incenso.
"Discepoli miei,  tempo che ci congediamo anche noi" ordin Tripitaka.
Il re insisteva perch rimanessero e lo istruissero per risolvere i suoi problemi. Scimmiotto gli disse: "I consigli che vi possiamo dare sono presto detti. Datevi una regolata, non fate troppo il birichino con le donne e nei ritagli di tempo pensate a fare qualche buona azione. Impegnatevi sul serio in ogni impresa e sforzatevi di compensare i vostri punti deboli:  un esercizio che vi manterr sano, e in qualche modo contribuir ad allungarvi la vita. Non abbiamo altro da consigliare."
Il re offr loro due vassoi di pezzi d'oro e d'argento alla rinfusa, a titolo di viatico. Ma Tripitaka precis che non poteva accettare nemmeno un soldo. Allora non rest che farlo salire sul carro reale, che il re e le reali spose spinsero con le loro mani sulla strada. Usciti dal palazzo attraversarono le strade della citt fra ali di gente, che libava acqua pura e bruciava incenso. La folla si richiudeva dietro di loro e li seguiva fuori citt.
Quando furono sulla spianata davanti alla porta, ulul il vento e scesero dall'alto millecentodieci gabbie, ciascuna delle quali conteneva un marmocchio piangente. Si ud la voce degli di che dicevano: "Grande santo, abbiamo sentito che ve ne andate e siamo venuti a riportare le gabbie con i bambini, secondo le istruzioni."
Tutti si inginocchiarono. Scimmiotto grid: "Grazie, signori! Ritornate pure a casa. Raccomando alla gente di qui di largheggiare in offerte ai vostri templi, per manifestarvi la sua gratitudine."
Il vento ulul di nuovo; poi pian piano si attenu e cess del tutto. I genitori, pazzi di gioia, riconobbero i loro figli e corsero a consolarli. Dicevano: "Quel monaco cinese, nostro signore e padre, deve restare fra noi e accettare la nostra riconoscenza."
Non ci fu niente da fare. Giovani e vecchi, uomini e donne, portarono in trionfo Porcellino, sollevarono Sabbioso, issarono Scimmiotto sulle spalle. Il carro su cui stava Tripitaka fu preso a furor di popolo e riportato in citt: il re non contava pi nulla. E Tizio li invitava a un banchetto, Caio a un festino; chi non poteva permettersi altro, fabbricava cappelli, sandali, tuniche, scarpe di tela, biancheria per offrire anche lui qualcosa ai monaci. I quali non poterono liberarsi da quella gente prima di un mese.
Si vendevano al mercato i loro ritratti, si rizzavano stele commemorative: la gente portava offerte anche l, e bruciava incenso.
 proprio vero:

Il salvare un folla di gente
 merito pi grande di un monte.

Ma anche questo fin; e se non sapete che cosa avvenne dopo, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 80
UNA BELLA RAGAZZA CHIEDE AIUTO

OVE FANCIULLA SEDUCENTE CERCA UN COMPAGNO PER NUTRIRE LO YANG, E SCIMMIA DELLO SPIRITO DENUNCIA LA LAMIA PER PROTEGGERE IL MAESTRO.


Quando i quattro pellegrini ripresero il viaggio, furono accompagnati per venti li dal sovrano, dai ministri e dal popolo di Bhiksu, che ancora insistevano perch rimanessero. Ma infine dovettero consentire che Tripitaka scendesse dal carro reale, montasse a cavallo e si avviasse con i suoi. La folla rest sulla strada a guardarli, finch scomparvero all'orizzonte.
Il viaggio prosegu finch l'inverno trascorse e ritorn la primavera. Fiori selvatici tappezzavano la montagna, riempiendo l'aria di profumi. Davanti a loro si drizz una cima elevata.
"Discepoli miei" diceva Tripitaka preoccupato, "chiss se ci sar una strada per superare questa impervia regione. Stiamo attenti!"
"Maestro" rideva Scimmiotto, "si direbbe che, anzich un provetto viaggiatore in cammino da tanti anni, siate un figlio di famiglia che non ha visto pi mondo di quanto si contempla dalla bocca del pozzo. Dice l'adagio: nessuna cima ferma la strada. Son domande da fare?"
"Non  la montagna che temo, ma le creature malefiche che pu ospitare."
"State tranquillo. Ormai non siamo molto lontani dalla meta del nostro cammino, e con l'approssimarsi del Paradiso dell'Ovest le difficolt si dovrebbero attenuare."
Chiacchierando erano giunti ai piedi dell'erta. Scimmiotto impugn il suo randello, balz su una rupe per guardarsi intorno e grid da lass: "Maestro, c' una bellissima strada che sale con molte curve. Venite!"
Il reverendo sollecit il cavallo. Sabbioso affid i bagagli a Porcellino e prese le redini per guidare la cavalcatura dietro a Scimmiotto, che apriva la via di buon passo.
Guardate la montagna:

La cima scompare tra nebbie e nuvole; ne scendono torrenti e cascate che precipitano nei burroni. Il terreno  coperto di fiori profumati e di alberi folti: susini azzurri e bianchi peri, salici verdi e peschi rossi. Piange il cuculo la primavera che passa, la rondine celebra la cerimonia della semina all'altare del dio del suolo.
Sotto le chiome verdazzurre dei pini, il sentiero ripido e accidentato si inerpica fra le rocce. Erbe ed arbusti, anafalidi e licheni tappezzano di verde le altissime rupi.
I picchi maestosi si allineano come alabarde; le acque in tumulto negli innumerevoli burroni rivaleggiano con la voce del vasto oceano lontano.

Il maestro era immerso nella contemplazione del paesaggio; un canto di uccello dest in lui la nostalgia. Tir le redini e disse: "Discepoli miei!

Da quel giorno lontano, festa delle lanterne,
In cui il figlio del cielo mi ordin di partire,
Quante prove ho affrontato! Nubi e venti, montagne,
Draghi e tigri. Ho percorso tutti i dodici picchi
Dei monti delle Streghe. Quando potr tornare,
Fratello mio, al paese? Quando ti rivedr?"(4)

"Maestro" protest Scimmiotto, "pensate sempre a casa vostra: non  un atteggiamento da monaco che ha lasciato la sua famiglia. Conservate l'animo in pace, non vi date pena per queste cose. Gli antichi dicevano: che cerchi soldi od onorificenze, devi applicarti senza reticenze."
"Maestro" insinu Porcellino, "non sar capitato che il beato Buddha abbia traslocato altrove con le sue sporte di sutra? Avr saputo che noi le cerchiamo, e lui magari non avr voglia di darcele. Altrimenti, come spiegate il fatto che si cammina, si cammina, e non si arriva mai?"
"Zitto, non inventar frottole!" disse Sabbioso. "Pensa a fare il tuo lavoro e a seguire il condiscepolo anziano. Prima o poi arriveremo a destino."
Si avvicinavano a un'immensa e nera abetaia. Il monaco cinese esclam: "Ai rischi della montagna ora si aggiungono quelli del bosco oscuro. Stiamo attenti!"
"Tutto bene. Non c' pericolo" rispose Scimmiotto.
"Lo dici tu. Non fidarti nemmeno di ci che  retto; guardati dalla malvagit dei buoni. Di abetaie ne abbiamo viste tante, ma non mai una cos fitta e scura." [...]
Si addentrarono nel folto seguendo il grande santo, che apriva il passaggio con il suo randello. Dopo mezza giornata di cammino erano ancora immersi nella penombra di quelle fitte piante.
"Discepoli" disse Tripitaka, "dopo tanti monti e tante foreste pericolose che abbiamo attraversato, questo mi sembra proprio un bel posto, con un sentiero abbastanza confortevole. Guardate che belle piante, quanti fiori! Vorrei sedermi a riposare; credo che gioverebbe anche al cavallo. E ho fame: uno di voi dovrebbe andare a mendicare del cibo."
"Smontate pure" rispose Scimmiotto. "Vado e torno."
Tripitaka sedette ai piedi di un abete, mentre Porcellino e Sabbioso si guardavano intorno e coglievano fiori e frutti. Il grande santo prese la ciotola delle elemosine e balz in aria. Osservando la foresta dall'alto, constat con piacere che era sovrastata da un alone di brume di buon augurio.
Pensava: "Ai miei bei tempi, cinquecento anni fa, ero qualcuno: ero indipendente, portavo corona, abbattevo draghi e tigri, avevo cancellato il mio nome dal registro dei morti. Andavo in giro con la mia armatura d'oro fino, calzavo scarpe di nuvole, comandavo quarantasettemila diavoli, e tutti mi trattavano da vostra alta signoria. Ora invece mi devo umiliare e sono a servizio; ma se questo maestro  circondato dall'alone di buon augurio che si vede, si pu star sicuri che tutto finir bene, e anch'io avr fatto un buon affare."
Mentre si cullava in queste piacevoli considerazioni, si accorse che dalla parte sud della foresta saliva un soffio nero, spesso e fetido, che ribolliva a turbinava. "C' sotto qualche maleficio" si disse allarmato. "Non sono certo Porcellino e Sabbioso a sollevare quella porcheria."
Tripitaka, l sotto, recitava placido il sutra del cuore, il Mah Praj Pramit Hrdaya Stra, quando ud una vocina sottile che gridava: "Aiuto!"
"Bont divina!" esclam agitato Tripitaka. "Chi pu gridare cos in mezzo alla foresta? Sar qualcuno aggredito da una belva: dobbiamo aiutarlo."
Il reverendo si alz e mosse qualche passo fra gli abeti secolari e i cedri millenari. Ed ecco, in una piccola radura vide una ragazza legata con liane ritorte a un albero dalla vita in su, mentre la met inferiore del corpo era sepolta nel terreno. "Cara pusa, che cosa vi  capitato per ridurvi in questo stato?"
Non ci voleva molto a capire che la supposta pusa era una lamia o qualcosa di simile. Ma il reverendo non era mai stato abile a riconoscere questa specie di creature. La ragazza piangeva a calde lacrime, che rendevano pi lustri i suoi occhioni vellutati e animavano il volto, bello da fare invidia ai fiori e alla luna: i pesci si tuffavano nel fondo, gli uccelli volavano in alto(5). Il reverendo non osava accostarsi, ma ripeteva: "Cara pusa, avete commesso qualche colpa? Vi puniscono per qualche motivo? Ditelo, vi prego; vorrei aiutarvi."
La lamia, fingendosi tutta sconvolta e con vocina dolce e accorata, raccont questa storia: "La mia famiglia, maestro, abita a Bimbna, una citt a duecento li da questa foresta. Pap e mamma, che sono molto pii, avevano invitato tutti i parenti a onorare le tombe degli antenati per la Festa Pura e Limpida. In palanchino e a cavallo abbiamo raggiunto il posto fuori mano dove si trovano le tombe, abbiamo disposto le offerte e dato fuoco ai cavalli di carta. A questo punto ci ha assalito una banda di forsennati, suonando gong e tamburi, con le armi in mano. Tutti scappavano; io sono caduta. Non so correre svelta, e perci mi hanno presa. Erano briganti, che mi hanno portata nel loro covo. Il capo voleva tenermi per s, ma il suo luogotenente aveva la stessa idea; anche altri mi guardavano e mi trovavano di loro gusto. In breve, l'ottantina di uomini che componeva la banda incominci a litigare e a battersi per me; e dal momento che nessuno voleva darla vinta agli altri, mi hanno legata dove mi vedete e se ne sono andati. Sono qui da cinque giorni e cinque notti: avrei potuto morire ogni momento. Saranno i meriti di qualche antenato che mi fanno incontrare voi. Vi supplico, abbiate piet, salvatemi la vita! Neanche morta dimenticher la gratitudine per voi." E piangeva come una fontana.
Con il suo temperamento compassionevole, Tripitaka entr subito in simpatia e gli uscirono lacrime e singhiozzi. Intanto gridava: "Discepoli!" Sabbioso e Porcellino, a caccia di frutti di bosco, sentirono quel richiamo piagnucolante.
"Che il maestro abbia trovato nel bosco qualche vecchia zia sentimentale?" si chiese il bestione.
E Sabbioso: "Non divagare! Da quando siamo in viaggio non abbiamo incontrato una sola persona per bene. Figuriamoci se le zie del maestro vanno in giro per una foresta come questa."
"Non mi dirai che quel monaco si permette confidenze con estranei!"
Corsero da Tripitaka: "Maestro, che cosa succede?"
Il monaco cinese mostr loro la bella prigioniera: "Porcellino, libera quella povera pusa, salvale la vita!" E il bestione si mise all'opera senza chiedere altro.
Intanto Scimmiotto vedeva il soffio nero addensarsi ed espandersi fino a cancellare completamente le brume di buon augurio. "Qualcosa non va per il suo verso" esclam. "La creatura malefica dev'essere partita all'attacco. La ricerca del cibo pu aspettare."
Ritorn indietro e trov Porcellino intento a sciogliere i legami. Gli arriv alle spalle, lo prese per le orecchie e lo gett a terra.
"Perch mi aggredisci?" si lagn il bestione riconoscendolo. "Ubbidivo al maestro."
"Fratellino" rispose ridendo Scimmiotto, "non toccare quella l; non vedi che  una strega che vuol prenderci in giro?"
"Brutta scimmia!" intervenne Tripitaka. "Eccoti di nuovo a trinciar giudizi. Perch mai questa fanciulla dovrebbe essere una creatura perversa?"
"Maestro, non avete mai capito niente di queste cose.  una tattica vecchia come il mondo, uno stratagemma da manuale per chi ha voglia di farsi uno spuntino di carne umana. Possibile che non vi rendiate conto?"
"Maestro" ribatteva Porcellino imbronciato, "non date retta a quell'equipuzio! Questa non  che una brava ragazza del posto. Come possiamo giudicare noi, che veniamo da lontano? Quel malvivente vuole che l'abbandoniamo, per tenersela a disposizione. Pi tardi far una delle sue capriole nelle nuvole e la verr a trovare passando dalla porta di servizio."
"Brutto stronzo!" brontol Scimmiotto. "Io non corro la cavallina; sei tu che non puoi dire altrettanto. Ti ricordi la volta che cercasti di metter su famiglia con ragazze che non ti volevano, e finisti legato a un albero? Sei tu che perdi la testa per le donne, e che sei disposto a dimenticare il giusto per il tuo profitto."
"Finitela!" intervenne Tripitaka. "Porcellino, dobbiamo ammettere che di solito le opinioni del tuo condiscepolo anziano sono risultate fondate. Lasciate stare quella donna e andiamocene."
"Grazie al cielo!" esclam Scimmiotto. "Vi posso assicurare che  per il meglio. Rimontate subito a cavallo e allontaniamoci. Quando usciremo dalla foresta andr a mendicare il cibo."
E se ne andarono. La lamia legata all'albero digrignava i denti: "Ho tanto sentito parlare di questo Scimmiotto guasta disegni, e vedo che la sua fama non  usurpata. Mi volevo accoppiare con quel monaco, che non hai mai sparso goccia del suo yang primordiale, per divenire immortale. Doveva proprio venire la scimmia a guastarmi la festa! Se mi avessero slegata, lo avrei subito catturato e concluso l'affare. Chiss che cosa ha messo sull'avviso la scimmia. Ma non mi sar data tanta pena per niente. Non rinuncio di certo. Prover a parlargli da lontano: vediamo se funziona."
La brava lamia, senza sciogliere i suoi legami, approfitt di una brezza favorevole per far pervenire a Tripitaka qualche parolina edificante: "Maestro" sospirava, "tu che abbandoni una povera fanciulla in difficolt negandole soccorso, quali sutra speri di ottenere dal Buddha con la tua devozione ottusa e senza coscienza?"
Il monaco tir le redini del suo cavallo: "Consapevole del Vuoto, torna indietro; va ad aiutare quella donna."
"Che cosa ve la fa tornare in mente, maestro?"
" lei che mi chiama."
"Tu hai sentito qualcosa, Porcellino?"
"Non si pu dire che le mie orecchie siano piccole, ma non ho sentito niente."
"E tu Sabbioso?"
"Pensavo ai bagagli che porto, non ho fatto attenzione. Comunque non ho sentito niente."
"Nemmeno io ho sentito niente. Maestro, perch dite che vi chiama? Che cosa vi dice?"
"Mi dice cose sensate: dice che la devozione senza coscienza di chi non soccorre la gente nel bisogno non otterr i sutra dal Buddha. Val pi salvare una sola vita umana, che costruire una pagoda di sette piani. Bisogna salvarla:  pi importante della ricerca delle scritture."
"Quando al maestro viene l'uzzolo delle opere buone, non c' rimedio al mondo che lo guarisca" sogghign Scimmiotto. "Quanti mostri abbiamo incontrato lungo la strada! Vi acchiappano, vi portano nel loro covo, e io devo venire a tirarvi fuori e a spiaccicarli con la mia sbarra di ferro. La persona che adesso vi sta cuore  della stessa risma: si pu sapere che bisogno avete di andarvi a consegnare nelle sue mani, per poi mettervi a piangere?"
"Discepoli" rispose Tripitaka, "ricordate sempre il detto degli antichi: nessun bene  tanto piccolo che non valga la pena di farlo; nessun male  tanto piccolo che non si debba guardarsene. L'aiuto che ci viene chiesto va sempre dato."
"Maestro, cos sia" disse Scimmiotto. "Non cercher di dissuadervi: ne ricaverei soltanto il vostro malumore. Ma questa  una responsabilit che non mi voglio prendere. La volete salvare? Fatelo voi."
"Si capisce, scimmia zuccona!" inve Tripitaka. "Tu resta in panciolle, mi aiuter Porcellino."
Il monaco cinese ritorn alla radura con Porcellino, che sciolse i legami e con il rastrello scav il terreno in cui la ragazza era semisepolta. La buona lamia scosse il terriccio dalle calzature, si aggiust la gonnella e segu Tripitaka con segni di giubilo e di riconoscenza. Quando la vide comparire, Scimmiotto sghignazz. Tripitaka esasperato gli chiese: "Che cosa ti fa ridere, brutto scimmione?"
"Mi fate ridere voi, maestro. Pensavo al distico:

Se viene la fortuna, amici certo avrai;
E quando essa ti lascia, la bella incontrerai."

"Tutte bugie, diabolico macaco! Sono monaco da quando mia madre mi ha partorito; sono un inviato imperiale: non sono di quelli che vanno cercando il proprio guadagno e la soddisfazione della carne. Perch la fortuna mi dovrebbe lasciare?"
"Maestro" sghignazz Scimmiotto, "avete un bell'essere monaco: vi avranno insegnato a leggere i sutra e a pregare il Buddha, ma le leggi non le conoscete. La ragazza  giovane e carina; voi e io siamo monaci. Aspettate che incontriamo qualche malintenzionato, e ci troveremo davanti a un tribunale accusati di fornicazione; andate allora a raccontare di Buddha e di ricerca delle scritture! Se ci assolvessero dall'accusa di fornicazione, resterebbe quella di ratto: bastonate da lasciarvi mezzo morto, caro il mio maestro, e ritiro della licenza di monaco; Porcellino deportato e Sabbioso ai lavori forzati. E anch'io, che nel difendermi sarei certo pi abile di voi, dubito che riuscirei a farmi assolvere."
"Non dire sciocchezze!" grid Tripitaka. "Comunque la si voglia mettere,  una persona cui salvo la vita. Perch mai dovrebbero derivarne tante complicazioni? Portiamola con noi: prendo io tutta la responsabilit."
"Parlate di responsabilit, ma non sapete quello che dite. Tutto sommato non salvate nemmeno lei, ma piuttosto le fate del male."
"Come sarebbe a dire?"
"Se fosse rimasta legata dov'era, entro cinque, dieci o quindici giorni, senza un boccone da mangiare, sarebbe morta di fame e avrebbe avuto almeno la consolazione di raggiungere gli antenati con il suo corpo integro. Seguendo voi - che l'avete salvata, come dite - dovr correre con i suoi piedini dietro il vostro cavallo e dietro a noi, che filiamo come il vento. Finiremo per perderla e se la manger il lupo. Che guadagno ci avr fatto?"
"Questo  vero. Come dobbiamo fare, secondo te?"
"Perch non la fate salire sul cavallo e non ve la prendete in braccio?"
Tripitaka riflett: "No, non possiamo stare insieme sulla stessa cavalcatura. La potrebbe portare Porcellino."
Scimmiotto scoppi a ridere: "Che bella fortuna per il nostro bestione!"
Porcellino osserv: "Nessun peso  leggero, se la strada  lunga. Che fortuna sarebbe, portare una persona sulle spalle?"
"Quando l'avrai addosso, le rivolgerai quel tuo grugno lungo come un trombone, sussurrerai una parolina dolce e sar gi una serenata."
Porcellino si lasci andare a pestare i piedi e battersi il petto: "Non ne posso pi! Maestro, preferisco essere bastonato. Meglio le botte che i lazzi del condiscepolo anziano: se mi carico in spalla quella ragazza, non far che tormentarmi finch non l'avr messa gi."
"Ho capito" disse Tripitaka. "Ho gambe anch'io: scender da cavallo e proseguir a piedi. Vorr dire che procederemo pi lentamente. Porcellino prender le redini."
"Non c' verso: oggi  giorno di buoni affari per il nostro bestione" rise Scimmiotto. "Il maestro si preoccupa di affidare a te il moccolo da reggere."
"Fammi il piacere di tenere per te i tuoi farnetichi. Dicevano gli antichi: il cavallo fa mille leghe, ma qualcuno deve guidarlo. Scendiamo pian piano la montagna con questa giovane pusa, che cos non si perder per via. Quando giungeremo a un monastero buddista o a un tempio taoista, o comunque a un abitato, ce la lasceremo e avremo compiuto la nostra missione di salvataggio."
"Va bene,  un'idea sensata" approv finalmente Scimmiotto. "Non perdiamo altro tempo, e andiamo avanti."
Tripitaka marciava in testa, Sabbioso seguiva con i bagagli, Porcellino reggeva le briglie del cavallo e Scimmiotto chiudeva il convoglio conducendo la ragazza. Percorsa una ventina di li, mentre scendeva la sera, videro un complesso di torri, terrazze e padiglioni.
"Discepoli" disse Tripitaka, "buddisti o taoisti che siano gli edifici, chiederemo ospitalit per la notte e ripartiremo domattina. Aspettate qui, mentre vado a chiedere: se va tutto liscio, vi chiamer."
I discepoli e la ragazza si fermarono ai piedi di un salice, mentre il reverendo si accostava al portale. Vide subito che era cadente; il muro pendeva pericolosamente da una parte. Mentre spingeva il battente roso dal tempo, fu preso dalla malinconia del luogo: porticati deserti dalle tettoie sfondate, il vecchio tempio desolato, i cortili coperti di muschio, i sentieri cancellati dalle erbacce. L'unica luce proveniva dalle lucciole, l'unico rumore di vita dalle rane che gracidavano.
Il reverendo si ferm e gli vennero le lacrime agli occhi.

Sale in rovina, stucchi e pitture devastati, celle deserte, porticati distrutti. Giacciono a terra qua e l mattoni e tegole rotte, frammenti di travi, travicelli contorti. Scompaiono le corti nel verde selvatico. Le cucine, con i loro utensili e odori, giacciono sotto uno spesso strato di polvere. La torre dell'orologio  crollata, il tamburo  ridotto a una cassa di legno imputridito. Rotta la lampada di cristallo, il corpo del Buddha ha perduto le dorature, gli arhat sono caduti con le gambe spezzate. Le infiltrazioni d'acqua hanno reso alla terra l'argilla in cui era plasmata Guanyin; il vaso immacolato  rotolato al suolo.
Nessun monaco di giorno e, la notte, volpi e fiere che vengono a rintanarsi.
I muri cadono, i battenti degli usci sono scomparsi da molto tempo.

Abbandonato ormai da tanti anni
Senza riparazioni, il vecchio tempio
 sorvegliato da guardiani a pezzi
Ed ospita dei buddha senza testa:
Nemmeno il tudi ci potrebbe vivere.
I vajrapani giaccion nella pioggia;
La campana, perduto ogni supporto,
Se ne sta silenziosa nella polvere.

Tripitaka si arm di coraggio e super il secondo ingresso. Crollata la torre, la campana di bronzo era semiaffondata nel terreno, con la parte superiore bianca come neve e l'inferiore verde cupo: sopra era stata dilavata per lustri dalle intemperie del cielo, sotto era ossidata e scurita dal soffio della terra. Tripitaka la accarezz: "Campana!

Dalla cima della torre scandivi il tempo con la tua voce possente: annunciavi l'alba a gara con i galli e accompagnavi il crepuscolo serale. Dove saranno finiti i monaci che elemosinarono il denaro per fabbricarti, e il fabbro che ti fuse? Tutti saranno scesi nel mondo delle ombre, e ogni loro traccia sar cancellata."

Declamando la sua elegia, il reverendo attir l'attenzione di una persona che abitava nel monastero, un inserviente addetto a bruciare l'incenso. Si era gi coricato; l'inattesa voce umana lo svegli e lo indusse a raccogliere da terra una scheggia di tegola e a tirarla contro la campana.
Il suono improvviso spavent il reverendo, che pens di fuggire, ma inciamp in certe radici e cadde esclamando: "Campana!

Lamentavo la tua sorte, e tu mi hai risposto. Su questa strada dell'Occidente, che nessuno percorre, nel lungo decorso degli anni sei divenuta un fantasma."

L'inserviente accorse e lo aiut a rialzarsi: "Tiratevi su, reverendo. La campana non  diventata un fantasma, l'ho suonata io."
Tripitaka guard quella brutta faccia scura: "Non sarai uno gnomo, o un diavolo dei boschi? Bada che io non sono un viandante qualsiasi, ma un inviato imperiale, accompagnato da discepoli capaci di abbattere tigri e domare draghi. Se ti misurassi con loro, correresti dei brutti rischi."
"Ma no, reverendo" rispose l'uomo inginocchiandosi. "Non sono una creatura malefica, ma un inserviente del monastero, addetto a bruciare l'incenso. Poco fa, quando ho sentito le vostre belle parole, il mio impulso  stato di uscire ad accogliervi; ma ho temuto che poteste essere un diavolo sotto mentite spoglie e, per farmi coraggio, ho suonato la campana."
Il monaco cinese si rinfranc: "Quasi morivo di paura, caro inserviente. Fammi visitare gli edifici."
L'inserviente guid Tripitaka nella terza corte, dove lo spettacolo era completamente diverso. Si vedevano

muri rivestite di piastrelline azzurre con disegni di nuvole, sale di cristallo coperte di tetti verdi. Gradini di giada bianca salgono a simulacri rivestiti d'oro. La sala del Buddha eminente  illuminata da una luce azzurrina; dal padiglione di Vairocana esce una nube profumata; la sala di Wenshu  decorata da greche di nuvole. La biblioteca  ornata da pitture di fiori. Al culmine del triplo tetto  collocato un grande vaso sacro. La Torre delle Cinque Felicit  coronata d'intagli. I letti di meditazione sono all'ombra di verdi bamb; pini azzurri si stagliano alla porta del Buddha. Dagli edifici irradia una luce dorata, brume violette li circondano.
Al mattino si respira una brezza che vien di lontano; la sera rintocca il tamburo dalle colline.
Lampade splendenti sul muro della corte posteriore diffondono spire d'incenso.

Tripitaka, intimidito, si ferm sulla soglia e chiese: "Come mai davanti tutto cade in rovina, e la parte posteriore  cos bella?"
"Reverendo" rispose ridendo l'inserviente, "queste montagne sono zeppe di briganti e di creature malefiche. Nella buona stagione se ne vanno altrove a commettere le loro malefatte; ma in quella cattiva pretendono di venir qui a ripararsi, rovesciano le statue, rompono gli arredi di legno per bruciarli nel camino. I monaci non sono in grado di tenergli testa. Perci hanno abbandonato alla loro merc gli edifici verso la strada, e pian piano hanno costruito sul retro il nuovo monastero che vedete, con le offerte dei benefattori. Il puro e l'impuro abitano l'uno accanto all'altro:  una situazione comune in queste terre occidentali."
"Ecco dunque come stanno le cose."
Accanto all'entrata Tripitaka lesse una scritta in cinque grandi caratteri:

MONASTERO DELLA FORESTA DI MEDITAZIONE, PACIFICATORE DEI MARI

Quando si decise a superare la soglia, gli venne incontro un bonzo. Che aspetto aveva?

Tonaca di lana di Fala, berretto di velluto e broccato con il fermaglio a sinistra, anelli di bronzo alle orecchie. Gli occhi brillano come l'argento. Agita un tamburello e recita sutra in una incomprensibile lingua barbara. Tripitaka non sapeva che si trattava di un lama.

Il lama contemplava Tripitaka; osservava il suo bell'aspetto, la larga fronte, il cranio piatto, le orecchie che giungevano alle spalle, le mani che scendevano oltre le ginocchia, la sua eleganza di arhat disceso sulla terra. Gli piacque molto, e perci gli and incontro con un sorriso da un'orecchia all'altra e lo festeggi a modo suo, stringendogli le mani e i piedi, strofinandogli il naso, pizzicandogli le orecchie. Lo port nella sua cella e gli chiese: "Da dove venite, reverendo?"
"Il vostro discepolo  inviato in missione speciale dall'imperatore dei Tang delle terre dell'Est, per sollecitare le scritture dal Buddha del Monastero del Colpo di Tuono, in India. Passavamo appunto dal vostro prezioso convento mentre scende la sera: permettetemi di chiedervi riparo per la notte. Partiremo domattina di buon'ora. Spero che potrete darci ospitalit."
"Non diciamo bestemmie!" esclam il lama ridendo. "Naturalmente, se abbiamo lasciato le nostre famiglie,  perch siamo nati sotto cattiva stella: i genitori non potevano mantenerci e noi ci arrangiamo come possiamo. Ma questo non ci autorizza a mentire."
"Io non mento."
"Ma sapete quanto sono lontane le terre dell'Est? E lungo il cammino ci sono infinite montagne, sulle montagne grotte, e nelle grotte creature malefiche.  mai possibile che una personcina civile come voi, pallida e con le mani morbide, abbia percorso tutta sola una simile strada?"
"Avete ragione, la mia umile persona da sola non ne sarebbe mai stata capace. Ma ho tre discepoli che mi aprono la via sui monti e gettano ponti sulle acque. Solo grazie alla loro protezione ho potuto giungere fin qui."
"E dove sono i vostri eminenti discepoli?"
"Attendono alla porta."
"Maestro!" esclam il lama. "Non sapete che questi posti pullulano di fiere, briganti e diavoli? Noi osiamo a malapena mettere il naso fuori di giorno chiaro, senza allontanarci troppo, e al crepuscolo ci barrichiamo in casa. Di notte non si pu restare all'aperto!" E grid: "Discepoli, invitate a entrare quella gente l fuori!"
Due giovani lama corsero lesti all'ingresso, ma appena intravidero i pellegrini caddero a terra, si risollevarono precipitosamente e corsero in casa inciampando dappertutto: "Monsignore, che sfortuna! I discepoli sono scomparsi. Alla porta ci sono soltanto certi orribili mostri."
"Che aspetto hanno?" chiese Tripitaka.
"C' il duca del tuono, un mostro dalle orecchie gigantesche, e uno con la faccia blu e le zanne sporgenti. Hanno catturato una ragazza carina, pettinata con la brillantina, ben truccata e incipriata."
Tripitaka si mise a ridere: "Quei tre sono appunto i miei discepoli. Alla ragazza ho salvato la vita in un'abetaia."
"Com' possibile, monsignore, che un maestro tanto bello abbia discepoli tanto brutti?"
"Saranno brutti, ma sanno rendersi utili. Ritornate da loro, per piacere, e invitateli a entrare. Quello che chiamate duca del tuono, se si spazientisce perch non viene invitato, pu prendere l'iniziativa di entrare e permettersi delle violenze. Poverino, non ha avuto genitori che gli abbiano insegnato le buone maniere."
I monacelli tremebondi ritornarono fuori e si inginocchiarono: "Signori, il monaco cinese vi prega di entrare."
"Fratello" sghignazz Porcellino, "guarda come tremano!"
"Siamo tanto brutti che gli facciamo paura."
"Che stupidi! Mica lo facciamo apposta; siamo nati cos."
"Nemmeno loro fanno apposta. Cerca di nasconderti pi che puoi."
Il bestione and avanti nascondendo il grugno nel colletto, seguito dagli altri. Si recarono nella cella del superiore, che fece convocare la settantina di monaci presenti nel convento. Dopo le presentazioni, ciascuno prese posto secondo il suo rango e si prepar il pasto in onore degli ospiti.  il caso di dirlo:

Solo la compassione vi fa acquistare meriti.
Mutua stima prescrive la Legge ai veri monaci.

Se poi in fin dei conti non sapete che cosa avvenne prima che lasciassero il monastero, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 81
MALANNO DI TRIPITAKA E SEDUZIONE DI SCIMMIOTTO

OVE LA SCIMMIA DELLO SPIRITO CONFONDE LA LAMIA NEL MONASTERO PACIFICATORE DEI MARI, E I TRE PELLEGRINI VANNO IN CERCA DEL LORO MAESTRO NELLA FORESTA DEGLI ABETI NERI.


I monaci del Monastero della Foresta di Meditazione offrirono la cena ai pellegrini e, quando fu consumata, diedero cibo anche alla ragazza. Poich il buio scendeva, si accesero le lampade. Sotto la loro luce, nella cella del superiore, i monaci si accalcavano numerosi per godersi due attrazioni: saperne di pi sul viaggio del monaco cinese, e guardare la ragazza.
Alla fine Tripitaka chiese al superiore: "Com' la strada verso l'ovest? Abbiamo intenzione di ripartire domani all'alba."
Il lama si gett in ginocchio, mentre il reverendo si precipitava a rialzarlo: "La strada  piana e in buono stato. Ma c' un grave problema di cui vi avrei parlato fin dal primo momento, se l'imbarazzo non me lo avesse impedito. Sar felice di ospitare nella mia cella voi, che venite da tanto lontano a prezzo di molte fatiche. Ma le convenienze non permettono di ospitare la pusa: non so proprio dove metterla a dormire."
"Spero non penserete che le nostre intenzioni siano meno che oneste. Ci siamo imbattuti nella ragazza mentre attraversavamo la Foresta degli Abeti Neri: era legata a un albero. Il mio umile discepolo Consapevole del Vuoto si rifiutava di slegarla, ma i precetti della bodhi mi hanno spinto a soccorrerla; e in seguito non potevo certo abbandonarla lungo il cammino. Qualunque sistemazione andr bene per lei."
"Se acconsentite, nella vostra grande generosit, potrei far collocare un pagliericcio nella sala del Re del Cielo, dietro il simulacro, e mandarla a dormire l."
"Credo che andr benissimo."
I giovani lama accompagnarono la ragazza nel luogo destinato, e tutti si ritirarono per la notte. "Corichiamoci subito" diceva Tripitaka ai suoi; "la giornata  stata massacrante, e domani dovremo alzarci presto." Come al solito, i discepoli dormirono nella sua stessa camera, per proteggerlo.

Nel cielo notturno troneggia la lepre di giada:
Deserti son d'ogni passante i divini sentieri.
Rilucono quiete le stelle del Fiume d'Argento.
In cima alla torre il tamburo scandisce le ore.

Scimmiotto si alz all'alba, chiam Porcellino e Sabbioso per preparare cavallo e bagagli, e and a destare il maestro, che dormiva ancora. Chiamato, alz la testa e la lasci ricadere sul cuscino. "Maestro, che avete?" chiese inquieto Scimmiotto.
"Non lo so nemmeno io" gemette il reverendo. "Mi gira la testa, sento gli occhi gonfi; ho male dappertutto."
Porcellino gli tocc la fronte e la sent scottare. "Ho capito" disse il bestione. "La buona cucina vi ha indotto ieri sera a mangiare un piatto di troppo, e avrete dormito con la testa troppo in basso.  un'indigestione."
"Sciocchezze" brontol Scimmiotto. "Ci dica il maestro che cosa  successo."
"Questa notte mi sono alzato per un bisogno e non ho messo in capo la berretta" spieg Tripitaka. "Avr preso freddo."
" una spiegazione pi verosimile. Ve la sentite di alzarvi e rimettervi in cammino?"
"Temo di non riuscire nemmeno a mettermi seduto: come potrei cavalcare? Ma non vorrei farvi perdere tempo."
"Che dite mai, maestro! Come dice l'adagio: maestro per un giorno, padre per la vita. E noi discepoli siamo i vostri figli. Si dice anche: non chiedere a tuo figlio che cachi oro o pisci argento, ma che ti mostri affetto secondo il bisogno del momento. Se non state bene, aspetteremo che vi rimettiate."
Per pi di due giorni e due notti i discepoli assistettero il maestro; verso la sera del terzo giorno, Tripitaka riusc finalmente a mettersi a sedere e chiam Scimmiotto: "Consapevole del Vuoto, sono stato tanto male, che non ti ho chiesto nemmeno se la pusa che abbiamo salvato ha ricevuto il cibo che le occorre."
Scimmiotto rise: "Che cosa andate a pensare! Badate piuttosto alla vostra salute."
"Giusto. Aiutami a scendere dal letto e portami carta e pennello; la pietra da inchiostro puoi chiederla in prestito a quelli del monastero."
"Che cosa intendete fare?"
"Devo scrivere una lettera, allegare il passaporto e affidartela, perch la consegni a sua maest l'imperatore Taizong, a Chang'an."
" un incarico facile; altre cose non le sapr fare, ma come postino non ho rivali. Quando avrete scritto la lettera far una capriola fino a Chang'an e ritorner qui con un'altra capriola: il pennello non avr il tempo di asciugare. Ma che cosa volete scrivere?"
"Devo scrivere" rispose piangendo il reverendo:

"Tre volte prosternato, l'umile servitore
Augura lunga vita al santo imperatore.
Possano i mandarini legger questo messaggio.
Quando lasciai la Cina ero determinato
A raggiungere il Buddha, come mi era ordinato.
Molti ostacoli han messo a prova il mio coraggio.
Lontano dalla meta, sono attualmente afflitto
Da grave malattia che mi lascia sconfitto.
Se potessi raggiungere il Monte degli Avvoltoi
Ed ottenere i sutra, non risparmiando pene,
Non ne ricevereste utilit n bene,
Perch morirei prima di riportarli a voi.
Il mio viaggio terreno pu dirsi terminato:
Debbo invitarvi a scegliere un altro incaricato."

Scimmiotto non pot trattenersi dallo scoppiare in una fragorosa risata: "Maestro, non ve la prendete, ma come al solito non siete all'altezza della situazione. Vi viene la bua, e vi sognate gi morto e sepolto. Del resto, se vi colpisse davvero un male grave, da mettervi in pericolo di vita, non ci sono qui io? Farei subito un'inchiesta: 'Quale re dell'altro mondo ha preso questa cantonata? Quale giudice ha commesso l'imprudenza di spiccare il mandato? Fatemi vedere il malcapitato inviato infernale che si  preso l'incombenza!'Guai a loro se facessero i furbi o avessero il coraggio di contrariarmi! Farei terra bruciata fino in fondo all'Inferno; acchiapperei i dieci giudici e gli romperei le ossa."
"Discepolo, non fare il fanfarone. Io sto male davvero."
Si fece avanti Porcellino: "Fratello, se ti dice che sta male, non star l a discutere: sta male. Sistemiamo le cose prima che sia troppo tardi: vendiamo il cavallo e, con il ricavato, compriamo una bara per lui. Poi ci divideremo i bagagli e ce ne andremo ciascuno per la sua strada."
"Ci mancavano le idee fisse di questa bestia! Non te ne intendi di queste cose: il nostro maestro fu il secondo discepolo del beato Buddha, sotto il nome di Cicala d'Oro; le prove che sta passando hanno semplicemente lo scopo di fargli espiare una mancanza di riguardo che commise allora."
"Qualunque mancanza di riguardo abbia commessa,  stato immerso nel mare di guai della vita umana, senza parlare delle tremarelle che prova ogni volta che incontra un mostro o un diavolo. Non  sufficiente? Che bisogno c' di tormentarlo anche con le malattie?"
"Che cosa ne sappiamo? Pare che si fosse addormentato alla predica del Buddha; inoltre era caduto e aveva schiacciato un grano di riso con il piede sinistro. Magari la pena prevista in questo caso sono proprio tre giorni di malattia."
"Tre giorni per un grano di riso!" grid Porcellino terrorizzato. "E per i calderoni che ne mangio io, quanti secoli mi toccher penare?"
"Fratellino" rispose Scimmiotto, "le bestie come te, il Buddha non le vede nemmeno. Comunque ricordati:

Cresce il riso nel campo
Con il duro lavoro.
Ogni chicco che hai
Costa sudore e guai.

"Vedrai che per il maestro questo sar l'ultimo giorno di malattia. Domani sar guarito."
"Non mi pare di star molto meglio. Ho la gola secca: potete darmi un po'd'acqua?" chiese Tripitaka.
"Bene!" afferm Scimmiotto. "La sete  un segno di miglioramento. Cerco subito l'acqua."
Afferr la ciotola delle elemosine e corse in cucina. Si guard intorno, e not che tutti i monaci presenti avevano gli occhi rossi e trattenevano a stento il pianto.
"Come siete meschini!" li apostrof Scimmiotto. "D'accordo, ci siamo fermati pi del previsto; ma prima di partire faremo i conti e vi pagheremo fino all'ultima sapeca. Vi sembra il caso di ostentare tanto il fastidio che vi diamo? Non  un comportamento da veri sacchi di merda?"
"Ma noi non ci permetteremmo mai!" esclamarono i monaci gettandosi in ginocchio.
"Non state forse frignando per i vuoti che ha provocato nella vostra dispensa il mio condiscepolo con il grugno lungo?"
"Potete restar qui mesi interi: non guarderemo certo nel vostro piatto. La nostra disgrazia  un'altra. Ogni notte due giovani bonzi sono addetti a suonare la campana e battere il tamburo: quelli delle ultime tre notti sono scomparsi. Ne abbiamo trovato solo un mucchietto di ossa nel giardino posteriore, accanto ai loro berretti e ai sandali. Non volevamo parlarvene per non affliggervi, perch sappiamo che il vostro maestro  indisposto; ma non possiamo trattenerci dal piangerli."
Scimmiotto fu insieme allarmato e contento di sentirsi chiamato in causa: "Non dite altro:  chiaro che avete in casa una creatura perversa. Penser io a levarla di torno. La prossima notte far il turno da solo."
"Signoria, i mostri dispongono di poteri soprannaturali: sanno cavalcare le nuvole, andare e venire dall'inferno. Gli antichi dicevano: temi l'ingiustizia dei giusti, gurdati dalla malvagit dei buoni. Non vi arrabbiate, per piacere: se catturaste il colpevole, sarebbe una gioia senza pari; ma se doveste fallire, ne deriverebbero seri guai."
"Quali guai ne dovrebbero derivare?"
"Reverendo, parliamoci chiaro. Noi abbiamo lasciato le nostre famiglie fin dall'infanzia.

Com' la nostra vita?
Quando crescono i capelli, occorre raderli. Se la tonaca si scuce, occorre ricucirla.
Al mattino ci alziamo presto, ci laviamo e ci inchiniamo a mani giunte per ubbidire alla Grande Via.
Quando scende la sera ci riuniamo, bruciamo incenso, borbottiamo devotamente il nome di Amitbha. Leviamo gli occhi a contemplare il Buddha sul suo nonuplo trono di loto, che compassionevolmente dispensa la Legge e i Tre Veicoli; e ci auguriamo di poter contemplare l'onore dei Skya nel suo grande parco del Jetavana.
Abbassiamo il capo per scrutare nel nostro cuore, accettare i cinque divieti, trascendere il gran chiliocosmo; e ci auguriamo di afferrare, attraverso la molteplicit dei fenomeni, il vuoto totale e l'irrealt della realt.
Se vengono donatori ciascuno di noi, vecchio o giovane, grande o piccolo, grasso o magro, zotico o gentile, batte il pesce di legno e la pietra sonora, e salmodia nel naso un paio di rotoli del sutra del Loto, oppure la litania dell'imperatore dei Liang. Se invece non si vedono donatori, ciascuno giunge le mani e chiude gli occhi, accovacciato sulla sua stuoia, chiude la porta al chiar di luna e si immerge in contemplazione nel silenzio e nell'oscurit.
La nostra vita  questo, e nient'altro. Chiacchiericcio di uccelli, zuffe di formiche, domar tigri e abbattere draghi, sono cose che non trovano posto nel grande veicolo della Legge, per grande che sia la compassione. Mostri e diavoli non sono affar nostro.
Se vostra signoria si trovasse a stuzzicare uno spirito perverso, esso potrebbe prendersela con noi e mangiarci in un boccone.  facile immaginare le conseguenze: in primo luogo, ricadremmo nel ciclo delle reincarnazioni; secondo, l'antica Foresta di Meditazione resterebbe distrutta; terzo, non avremmo nemmeno un posticino alla corte del Beato.
Non li chiamereste seri guai?"

Man mano che ascoltava, Scimmiotto si arrabbiava sempre pi; sentiva rodere la bile. Url: "Banda di idioti! Ciarlate su ci che possono fare i diavoli; ma non sapete che cosa so fare io!"
"In effetti, non ne sappiamo niente" mormorarono i monaci.
"Per oggi mi accontenter di un riassunto succinto. Ascoltatemi bene:

"In vita mia ho abbattuto tigri e draghi sulla terra, e messo sottosopra i palazzi del Cielo. Ho saziato l'appetito sgranocchiando l'elisir del signore Laozi, e calmato la sete scolando il vino dell'Imperatore di Giada. Se spalanco i miei occhi dalle pupille d'oro, il cielo sbiadisce e la luna si nasconde. Vado dove voglio senza lasciare traccia n ombra, stringendo la mia sbarra cerchiata d'oro, corta o lunga a volont.
Non temo n i mostriciattoli n i grandi diavoli, per malvagi che siano. Non c' fuggiasco che non acchiappi: corra, tremi o si nasconda. E chi afferro non mi sfugge: che finisca segato in due, arso, affogato o stritolato. Ho le mie specialit; posso competere con ciascuno degli otto immortali che passano il mare, o con tutti insieme. Monacelli miei, acchiapper la creatura perversa e ve la mostrer, perch sappiate anche voi chi  il vecchio Scimmiotto!"

I lama pensavano: "Questo bandito peloso  un gran chiacchierone, ma pu darsi che ci sia qualcosa di vero." Dentro di s erano scettici, ma per educazione emettevano un indistinto mormorio di approvazione. Il loro superiore fece sentire un'altra campana: "Lasciate stare, pensate invece al vostro maestro! Non c' nessuna fretta di catturar fantasmi. Dice il proverbio: il principe al banchetto, se non si sazier, calmer almeno l'appetito; il prode in battaglia, se non sar ammazzato, buscher almeno una ferita. Proveremmo un eminente dispiacere se il maestro ammalato subisse danno dalle vostre battaglie con gli spettri."
"Giusto. Vado a portargli da bere, e torno subito." Riemp la sua ciotola e port l'acqua a Tripitaka. Questi, tormentato dall'arsura, la vuot in un sorso. In verit

L'acqua per l'assetato  un gran piacere,
Ed  appunto il rimedio che ci vuole.

Il reverendo si sent subito meglio: il suo volto riprese un po'di colore e il suo corpo qualche energia. Scimmiotto lo vide pi disteso e domand: "Maestro, che ne direste di una minestra e di una tazza di riso?"
"Ne prender volentieri. L'acqua mi ha giovato come un buon farmaco: mi sento mezzo risanato."
Scimmiotto corse in cucina gridando: "Il maestro sta meglio. Vuol mangiare."
I monaci si affrettarono a preparare il pasto. Misero al fuoco il riso, impastarono tagliatelle, prepararono focacce, fecero cuocere qualche panino al vapore e cucinarono vermicelli in brodo. Servirono quattro o cinque piatti. Tripitaka si limit a sorbire mezza tazza di brodo, Scimmiotto e Sabbioso gli fecero parca compagnia e tutto il resto fin nel ventre vorace di Porcellino. Poi i lama sparecchiarono la tavola e portarono le lampade.
"Da quanto tempo siamo qui?" chiese Tripitaka.
"Da tre giorni" rispose Scimmiotto.
"Tre giorni! Santo cielo, quante tappe perdute!"
"Maestro state tranquillo, nessuna tappa va mai perduta. Domani partiremo e nei prossimi giorni le percorreremo, ecco tutto."
"D'accordo. Se non sar del tutto ristabilito, peggio per me."
"Visto che domani partiamo, devo impegnare la notte nella cattura di un mostro."
"Che nuovo mostro ti sei procurato?"
" qualcuno che gira qui, nel monastero."
"Discepolo, non ti montare la testa! Se avesse dei poteri pi grandi dei tuoi? Se ti mettesse in pericolo, mentre io non sono ancora del tutto ristabilito?"
"Cercate sempre di smontarmi. Quanti mostri mi avete visto prendere? Ho mai ceduto a qualcuno? Se mi impegno sul serio, vinco io; ormai dovreste saperlo."
"Discepolo!" insisteva Tripitaka trattenendolo per le mani. "Le massime che devi avere sempre fisse in testa sono: Fa il bene ogni volta che puoi. Perdona sempre. Val meglio quiete di spirito che agitazione, tolleranza che belligeranza."
"Devo pur dirvelo, visto che siete tanto insistente" fin per dire Scimmiotto. "Non lo faccio per divertimento. Quel mostro ha mangiato degli esseri umani."
"Quali esseri umani?" volle sapere Tripitaka, cui si rizzavano i capelli.
"Sei giovani bonzi. Li ha mangiati appunto in questi ultimi tre giorni, dopo il nostro arrivo."
"La volpe piange la morte della lepre: ogni creatura piange i suoi simili. Se le vittime sono monaci, considerato che siamo monaci anche noi, non ti posso negare l'autorizzazione. Ma sta attento."
"Va da s. Appena lo avr fra le mani, lo eliminer."
Ed ecco che si scrolla di dosso la noia di tre giorni di inattivit, affida il maestro a Porcellino e Sabbioso, ed esce giubilante dalla camera.
Il cielo era pieno di stelle, ma la luna non si era ancora levata; perci la grande sala consacrata al Buddha era immersa nell'oscurit. Scimmiotto accese una lampada di cristallo con fuoco di verit, tratto dal suo corpo, batt il tamburo e suon la campana. Poi, con una scossa, si mut in un piccolo lama di dodici o tredici anni, con la camicia di tela bianca e la tonaca di seta gialla. Salmodiava sutra e percuoteva il pesce di legno. Fin la prima veglia senza che accadesse nulla. Durante la seconda veglia, quando sal in cielo una falce di luna, si lev il vento. E che vento!

Porta con s nera nebbia e cupe nuvole: come una macchia d'inchiostro che dilaghi ai quattro orizzonti, o una gigantesca pennellata di pittura color indaco che copra il quadro.
Solleva polvere e abbatte alberi. Vola la polvere a velare lo scintillio delle stelle, si schiantano gli alberi nell'oscurit dell'eclisse di luna. Il soffio  cos forte che Chang'e deve proteggere l'albero di sla, mentre la lepre di giada gira in tondo impazzita e non riesce a ritrovare la sua ciotola. Gli ufficiali dei nove luminari devono serrare le imposte, i draghi dei quattro mari si barricano in casa.
Il dio delle mura e dei fossati d per dispersi i diavoletti suoi assistenti. Nel palazzo infernale Yama non trova pi il fido accolito col muso di cavallo. I giudici corrono da tutte le parti, inseguendo i loro berretti in volo.
Questo vento smuove le rupi in cima al Monte Kunlun, agita le acque dei laghi e dei fiumi come una zangola.

Infine il vento si calm e si diffuse profumo di muschio e di orchidea, mentre si udivano giade tintinnare. Scimmiotto alz gli occhi e vide salire nella sala una donna molto bella.
Lui borbottava: "Bla, bla, bla..." come se fosse assorto nella recitazione dei sutra. La donna gli si avvicin e lo abbracci dicendo: "Che cosa recita di bello, il mio bonzino?"
"Recito quello che devo recitare."
"Come mai gli altri, invece, sono andati a dormire?"
"Loro dormono, e io recito."
La ragazza lo baci e gli propose: "Che ne dici? Ci vieni l fuori a divertirti con me?"
"Non sarai mica matta!" strill Scimmiotto.
"Sai qualcosa di fisiomanzia?"
"Ne ho sentito parlare."
"Che cosa vedi sul mio viso?"
"Che sei capricciosa e puttana; che i tuoi ti hanno cacciata di casa."
"Non te ne intendi,  tutto sbagliato.

Non sono disonesta, n i parenti
Mi scacciaron di casa. Il mio destino
Determinato da vite anteriori
M'ha unito ad un ragazzo troppo giovane
Che la notte di nozze non sapeva
Proprio che cosa fare. Ecco il motivo
Per cui ho dovuto fuggire da lui.

"Ora approfitteremo del chiar di luna e del destino, che ha deciso il nostro incontro da mille leghe di distanza; ce ne andremo nel giardino dietro casa e faremo l'amore."
Scimmiotto tentennava il capo e pensava: "Ecco come sono stati attirati, quegli stupidelli." Rispose: "Signora, sono troppo giovane: non sono pratico di queste cose."
"Vieni con me e imparerai."
Scimmiotto fin per cedere: "Vediamo che cosa conta di fare" pensava.
Andarono in giardino tenendosi per mano. Improvvisamente lei lo fece cadere a terra con uno sgambetto, e senza tanti complimenti prese a manipolargli la 'radice disgustosa', mentre lanciava dei gridolini: "Stellina! Come sei carino!"
"Orca miseria!" pens Scimmiotto. "Questa mi mangia vivo." Le afferr a sua volta il polso e con la mossa della 'piccola giravolta'la gett a terra. "Piccino! Che bravo!" gorgheggiava lei. "Come sa rovesciare bene la sua donnina!"
"Ora o mai pi" pens Scimmiotto. "Chi d il primo colpo, alla fine  il pi forte; di dare il secondo impedisce la morte."
Balz su con la sbarra in mano, mirando alla testa, e riprese il proprio aspetto. "Che succede al piccolo lama?" esclam la ragazza; in un attimo riconobbe il pericoloso discepolo del monaco cinese, ma non si spavent e si adegu subito alla situazione. Chi era quella creatura?

Naso d'oro, morbido pelo. Vive nelle spelonche e ci si trova a proprio agio.  figlia adottiva di Li Porta Pagoda, e dunque sorella del principe Nata. A suo tempo ha frequentato il Monte degli Avvoltoi; ma le piaceva rodere incenso e candele, destinate a tutt'altro uso, e il Beato l'ha scacciata.
Non  l'uccello che vuole colmare il mare, n la tartaruga che regge una montagna. Non teme la spada di Lei Huan, n la sciabola di Lu Qian. Vagabonda come i flutti dello Yangzi e della Huai; sale e scende senza temere le altezze dei Monti Tai o Heng.
A guardare quel visino seducente, nessuno indovinerebbe che non  altri che il pipistrello, divenuto immortale a forza di perseveranza.

La vampira balz in piedi, e due spade preziose comparvero nelle sue mani: si copr a sinistra e par a destra. Scimmiotto era pi forte di lei, ma non tanto da dominarla facilmente. Un vento gelido soffiava da tutte le parti; la falce di luna in cielo rest offuscata. In fondo al giardino si svolse un magnifico duello.

 un vento diabolico quello che si leva a spegnere il lume della luna. Il monastero giace nella quiete, ma nel giardino posteriore si combatte accanitamente. Fra Scimmiotto e la selvaggia ragazza, regina fra le donne, la lotta  senza quartiere. Lei  trasportata d'ira contro il feroce monaco; lui vede rosso davanti alla donna vampiro. Ma quando maneggia le due spade, non sembra davvero una donna. La sbarra si muove rapida come la folgore; gli anelli d'oro si urtano, il metallo emette fasci di scintille [...] Nel silenzio notturno tremano di paura i trentadue cieli; gli arhat applaudono lo spettacolo.

Il grande santo era riposato e in buona forma; la lamia valut che presto non sarebbe pi stata in grado di sostenere i suoi assalti. Aggrott le sopracciglia, formul un piano e gli volse le spalle per fuggire.
"Dove scappi, carogna? Arrenditi!" gridava Scimmiotto. Ma la vampira non si diede per intesa. Lasci che si mettesse all'inseguimento, si tolse la pantofola dal piede sinistro e le diede il suo aspetto, con tanto di spade in pugno. Il vero corpo si sottrasse in forma di aria fredda.
La cattiva stella di Tripitaka era ancora alta in cielo. Il mostro si introdusse nella camera in cui dormiva, si impadron di lui e lo sollev tacitamente nelle nuvole. In un batter d'occhio raggiunsero il Monte del Tranello e si tuffarono nell'Abisso Senza Fondo. L era la sua casa. Chiam la servit e ordin che preparassero il pranzo di nozze, a ogni buon conto con cibi di magro.
Scimmiotto si era fermato a combattere forsennatamente quella che gli pareva la sua avversaria, e mise poco tempo a sopraffarla. Ma con suo stupore si trov tra le mani soltanto una pantofola ricamata. Comprese l'inganno e corse dal maestro: era scomparso. In un angolo, Porcellino e Sabbioso commentavano l'accaduto.
Scimmiotto piomb loro addosso inferocito, levando la sbarra e gridando: "Questa volta vi ammazzo!"
Il bestione non sapeva pi dove nascondersi. Sabbioso scelse il metodo della remissivit. S'inginocchi e disse: "Ti capisco, fratello maggiore. Non si pu andare avanti in questo modo, con continue sorprese e aggressioni di mostri. Ti vuoi sbarazzare di tutti quanti e ritornare a casa tua."
"Nemmeno per sogno. Voglio sbarazzarmi di voi perch siete dei disutilacci; e poi devo andare a soccorrere il maestro."
"Eh no, mio caro!" rispose Sabbioso sorridendo. "Per soccorrere il maestro serviamo anche noi. Ricordati il proverbio: non c' corda di un solo filo, n applauso di una sola mano. Per dare battaglia, bisogna proteggere anche le retrovie: chi sorveglierebbe i bagagli e il cavallo? Prendi a modello la buona organizzazione di Guan e Bao, che sapevano spendere i loro soldi; piuttosto che Sun e Pang, che sapevano solo giocare d'astuzia e d'azzardo. Non si  sempre detto: la tigre combatte con l'aiuto del fratello? E anche: vinci la battaglia solo se hai truppe devote. Risparmiaci la vita, ti prego; e aspettiamo l'alba per unire cuori e forze nella ricerca del maestro."
Scimmiotto era fiducioso nelle sue forze, ma non incosciente. Perci disse a Sabbioso: "Non hai tutti i torti. Lasciamo stare. Domattina andremo a localizzare il maestro: dovremo mettercela tutta!"
Il bestione si sent pieno della generosit di chi l'ha scampata bella: "Fratello, penser io a ogni cosa."
I tre fratelli attesero l'alba. Ma di mettersi a dormire, con le preoccupazioni che li agitavano, non c'era da pensarci. Se avessero potuto, avrebbero ordinato al sole di levarsi dall'albero Fusang a met della notte, o avrebbero soffiato per disperdere le stelle in cielo. Rimasero seduti fino al primo chiarore, e quando si alzarono per uscire trovarono alla porta alcuni monaci, che chiesero: "Dov' il reverendo?"
"Non so come dirvelo" sogghign Scimmiotto imbarazzato. "Mi vantavo tanto di esser bravo a catturare i mostri, ma il fatto  che invece il mostro ha catturato il maestro."
"Come avete potuto coinvolgere il maestro nei piccoli problemi del nostro convento? E adesso dove sar?"
"Credo di sapere dove cercarlo" rispose Scimmiotto.
"Non abbiate tanta furia; fate colazione, prima di partire."
Servirono qualche tazza di brodo, che Porcellino vuot in un sorso: "Bravi monaci, in cucina ci sapete fare. Ora dobbiamo trovare il maestro, ma ritorner qui con vero piacere."
"Ritornerai solo per mangiare il loro riso!" esclam Scimmiotto. "Fa una cosa utile: controlla dov' la ragazza. Dormiva nella sala del Re del Cielo."
"Non c' pi" risposero i lama. "Scomparve subito dopo la prima notte."
La risposta mise di buon umore il Novizio; che ripart verso est, la direzione da cui erano venuti, seguito da Porcellino e Sabbioso con bagagli e cavallo.
"Sbagli strada, fratello" grid Porcellino. "Perch dovremmo ritornare indietro?"
"Perch la Foresta degli Abeti Neri  verso est.  l che abbiamo incontrato quella che a voi sembrava una cos brava figliola. Le mie pupille d'oro videro subito che cos'era. I lama li ha mangiati lei; il maestro lo ha rapito lei. La vostra idea di darle una mano era proprio astuta! Naturalmente, per cercare il maestro, dobbiamo prender le mosse dal punto dove l'abbiamo incontrata."
"Si capisce!" risposero i due sgranando gli occhi. "Sembri un tipo brutale, ma sotto sotto non manchi di finezza. Andiamo." E ritornarono di corsa nella foresta. Si vedeva

il sentiero serpeggiante tra le rocce, nella foschia mattutina, che reca impronte di volpi e di lepri. Fra i cespugli si distinguono altre tracce: tigri, pantere e lupi. Ma non si vedono tracce di mostro: dove sar passato Tripitaka?

Scimmiotto, esasperato, fin per assumere l'aspetto che aveva quando devastava i palazzi del Cielo: tre teste e sei braccia, con tre randelli; e si mise a battere a tutta forza alberi e terreno qua e l nella foresta.
"Sabbioso" disse Porcellino, "quell'uomo  uscito di senno; se mai ci fosse in giro qualche traccia, la canceller senza vederla."
Ma Scimmiotto aveva uno scopo preciso: in breve sbucarono dagli alberi due vecchietti: il tudi e il dio della montagna. Si inginocchiarono davanti a lui e dissero: "Grande santo, eccoci qui."
"Quel randello  tanto efficace" commentava Porcellino, "che un giorno finir per scovarci la stella della disgrazia in persona."
"Begli infami che siete!" li apostrof Scimmiotto. "Naturalmente avrete l'abitudine di far comunella con tutti i banditi del territorio, in cambio dello spezzatino di maiale che vi offriranno ogni volta che le loro ladronerie saranno andate a segno. Siete certo complici di una vampira che conosco. Il fatto  che stanotte ha rapito il mio maestro. Dove l'ha nascosto? Vuotate il sacco, o passer alle vie di fatto."
"Non meritiamo le accuse di vostra santit!" protestarono i due vecchi di, pieni di paura. "Il mostro che cercate non abita qui, e non  sotto la nostra giurisdizione. Tuttavia il vento che soffiava stanotte qualche informazione ce l'ha data."
"Sputate il rospo!"
"La vampira che ha rapito il vostro maestro abita a mille li dalla foresta, in direzione sud" spieg il tudi. "Vive sul Monte del Tranello, dentro un profondo abisso detto Senza Fondo."
Congedate le divinit Scimmiotto rifer la situazione ai condiscepoli: "L'ha portato pi lontano di quanto credevo."
"Non importa" disse Porcellino. "La distanza  modesta, se saliamo sulle nubi."
Cos fecero, accompagnati dal cavallo, che dopo tutto era la trasformazione di un drago. Bast poco per giungere in vista di una grande montagna, che offriva questo spettacolo:

Se i picchi superano le nuvole, la vetta tocca la volta celeste. La ricoprono grandi foreste di molte essenze, nelle quali risuonano gridi di uccelli di ogni genere. Si vedono correre tigri e pantere; si indovinano cervi e daini all'ombra dei cespugli. Sui pendii soleggiati piante rare schiudono fiori profumati, mentre nelle zone d'ombra la neve non si scioglie neppure in piena estate. Rupi scoscese e torrenti incassati. Gli scuri abeti e le grandi rocce bigie dnno i brividi al viandante. Non vi  traccia di presenze umane, n boscaioli, n erboristi.
Le fiere che vedete sanno suscitar nebbie, le volpi sanno scatenare temporali.

"Si vede subito che in questo posto abitano mostri. Guarda com' ripido il monte!"
"Si capisce" conferm Scimmiotto. "Ogni gran montagna ha il suo mostro, ogni strapiombo la sua lamia. Noi due, Sabbioso, aspetteremo qui; mentre Porcellino far una ricognizione per verificare la strada, localizzare la grotta e controllare com' difeso l'ingresso. Quando avremo le informazioni, ci muoveremo per il meglio."
"La mia solita fortuna!" brontolava Porcellino. "Tocca sempre a me affrontare la situazione."
"Perch ti lamenti? Non sei stato tu a dire testualmente: 'penser io a ogni cosa'? Hai gi cambiato idea?"
"Non prenderla su questo tono. Non ho detto che non vado." E in effetti pos il rastrello e corse via, in cerca del sentiero.
Se poi in fin dei conti non sapete quale piega presero le cose, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 82
PREPARATIVI DI NOZZE IN FONDO ALL'ABISSO

OVE FANCIULLA SEDUCENTE CERCA IL MASCHIO, E L'ANIMA ORIGINALE PROTEGGE LA VIA.


Porcellino trov un sentiero e lo segu per cinque o sei li, finch vide due mostriciattole che attingevano acqua da un pozzo. Come si capiva che erano mostriciattole? Avevano pettinature fuori moda, con alti chignon trattenuti da spilloni di bamb alti un piede e due pollici sopra la testa.
Porcellino le salut: "Ciao vampire! Come state?"
"Che brutto maleducato, questo bonzo! Non ci siamo mai visti n conosciuti, e tu senti come ci tratta!" Brandirono le pertiche con cui calavano il secchio nel pozzo e gliele picchiarono sulla testa.
Il bestione, disarmato, non poteva proteggersi dai colpi; ne prese parecchi, finch fugg su per la montagna gridando: "Fratelli miei, andiamocene via! Qui ci sono donne tremende."
"Chi sono, le donne tremende?" chiese Scimmiotto.
"Due creature che attingono acqua da un pozzo, in fondo alla valletta. Le ho salutate e loro, per tutta risposta, mi hanno preso a legnate."
"Come le hai salutate?"
"Ho chiesto: vampire, come state?"
"Allora hai avuto quello che meritavi."
"Grazie tante della solidariet."
"Dolce e flessibile, guadagni il mondo; finch stai rigido, tu giri in tondo. Dopo tutto, loro sono gente del posto, e noi soltanto dei forestieri. Irrompi in casa loro e gli di del vampiro: come vuoi che ti rispondano? Per meritare nome d'uomo, colloca sopra ogni cosa i riti e la musica."
"Non ci avevo pensato."
"Tu che hai fatto tante esperienze in vita tua, da quando mangiavi i passanti sulle montagne, saprai che ci sono due tipi di legno."
"Quali tipi?"
"Il pioppo e il sandalo. Il pioppo  tenero ed  facile da scolpire. Gli artigiani ne fanno statue del Buddha, coperte di colori, di dorature e di gioielli; quando sono esposte al pubblico, diecine di migliaia di persone vengono a riverirle e a bruciare incenso. Cos il pioppo  un legno benedetto. Il sandalo invece  duro: ma non serve ad altro che a farne ruote di frantoio. A questo scopo lo si cerchia di ferro, calzando ogni cerchio a suon di martellate. Lo si picchia appunto perch  duro."
"Fratello, perch non me l'hai detto prima? Mi sarei risparmiato le legnate."
"Adesso che lo sai, torna da loro e interrogale per bene."
"Mi riconosceranno."
"Baster che tu cambi aspetto."
"Va bene, ma ho bisogno di prepararmi. Come devo fare le domande?"
"Salutale educatamente e valuta la loro et. Se sono pi o meno nostre coetanee, puoi dar loro della 'signorina'; se invece sono anziane, chiamale 'gentildonne'."
"Quante cerimonie con queste montanare!" sghignazz Porcellino.
"Il punto non  questo. Dobbiamo affrettarci a trovare il nostro maestro, per ridurre i rischi che corre; ma dobbiamo essere certi che abbiamo davanti le persone che lo hanno rapito. Se sbagliassimo, faremmo torto a gente che non c'entra e perderemmo tempo."
"Hai ragione. Voi aspettate qui, che torno presto."
Questa volta, prima di discendere la montagna, il bravo bestione infil il manico del rastrello nella cintura. Quando fu nei pressi del pozzo, con una scossa si mut in un fratacchione dalla faccia scura; si diede un'aria cerimoniosa, s'inchin profondamente e disse: "Umile servitor vostro, care gentildonne!"
Le due lo considerarono con simpatia: "Ecco un bonzo che sa come si saluta gentilmente. Da dove venite, reverendo?"
"Vengo da dove vengo."
"Dove andate?"
"Vado dove vado."
"Ma come vi chiamate?"
"Di solito mi chiamo col mio nome."
Le due si misero a ridere: " gentile, ma non sa dove ha la testa e dove i piedi."
"Gentildonne, perch attingete acqua al pozzo?"
"Non lo sai, bonzo? La nostra padrona ha rapito questa notte un monaco cinese, e lo ospita nella sua grotta. La padrona ci ha mandato ad attingere quest'acqua, perch  pi limpida di quella di casa. Serve per preparare un banchetto vegetariano, e per festeggiare il matrimonio che avr luogo questa sera."
Tanto bast perch il fratacchione corresse via. Arriv dai condiscepoli gridando: "Sabbioso, prepara i bagagli per la spartizione!"
"Ormai lo sappiamo:  la tua solita mania. Che c' di nuovo?"
"C' che il maestro  felicemente sposato. Quelle due stavano preparando il banchetto per festeggiare il matrimonio."
"Che sciocchezze dici? Il maestro si roder dall'impazienza di essere liberato."
"E come vuoi che riusciamo a liberarlo?"
"Voi mi seguirete con cavallo e bagagli, e io pediner le mostriciattole per scoprire l'ingresso della grotta. Quando lo raggiungeremo, attaccheremo tutti insieme."
Porcellino non aveva scelta. Il pedinamento dur per una ventina di li; poi le mostriciattole scomparvero improvvisamente.
"Sono fantasmi di quelli che si vedono alla luce del giorno!" esclam sbalordito Porcellino.
"Complimenti, che occhio clinico!" comment Scimmiotto. "Come hai fatto a vederle nel loro vero aspetto?"
"Lo dico perch un momento fa camminavano con l'orcio sulla spalla, e ora non si vedono pi."
"Saranno arrivate alla loro grotta e ci saranno entrate. Cerchiamo."
In effetti, al riparo di un'alta rupe, trovarono un pailou a triplo spiovente e quattro ordini di decorazioni, tutto dipinto e scolpito. Un'iscrizione in sei grandi caratteri diceva:

ABISSO SENZA FONDO DEL MONTE DEL TRANELLO

"Ecco un bell'edificio" apprezz Scimmiotto. "Ma l'entrata della grotta non  questa."
"Comunque non pu essere lontana" osserv Sabbioso.
Al centro di una spianata rocciosa della circonferenza di una diecina di li, si apriva un foro non pi largo di una giara, dal bordo lustro e consunto per il continuo strofinio.
"Sar quel buco" grid Porcellino additandolo.
"Che strano posto!" consider Scimmiotto guardandosi intorno. "Ho visto tante creature malefiche e tante grotte in vita mia; ma mai niente di simile. Porcellino, prova a calarti gi per sondare la profondit."
Porcellino, che guardava nel foro, rispose: "Non fa per me, grosso e maldestro come sono. Se non riuscissi a reggermi e cadessi gi, non toccherei il fondo prima di un anno."
"Possibile che sia tanto profondo?"
"Guarda anche tu."
Il grande santo si accovacci sull'orlo e procedette a un esame accurato. Caspita! Era una voragine profonda, a dir poco, trecento li. " fonda, ragazzi; mai vista una cosa simile."
"Lo vedi che non possiamo salvare il maestro?"
"Chi l'ha detto? Si scoraggiano solo i fannulloni. Legate il cavallo da qualche parte e preparate le vostre armi. Entrer io a esplorare; se riuscissi a mettere in fuga la lamia, voi l'aspetterete qui pronti a colpire. Utilizzeremo le forze unite della cooperazione."
Scimmiotto salt gi: nuvole colorate scaturivano sotto i suoi piedi e lo proteggevano. Quando giunse in fondo all'abisso, lo trov chiaro e luminoso, come se fosse all'aperto. Sole, vento, fiori e alberi, come in superficie. "Che bel posto!" si rallegr Scimmiotto. "Mi ricorda un po'la vecchia Grotta del Sipario Torrenziale. Non  un luogo sinistro,  una terra benedetta."
Una torre d'ingresso a doppia gronda era circondata da pini e bamb. Oltre si intravedeva una corte circondata da vari edifici.
"Sar la casa della vampira. Andr a caccia di informazioni." E per non farsi notare prese l'aspetto di una mosca. Vol lieve in cima alla torre e vide la creatura malefica che troneggiava dentro un chiosco di paglia. Era molto pi elegante di quando l'avevano incontrata nella foresta:

Raffinate volute di capelli
Corvini sulla giacca di velluto
Verde smeraldo. Le dita sottili
Come germogli di bamb, i suoi piedi
Loti d'oro, non pi di mezza spanna.
Come un piatto d'argento la sua faccia,
Incipriata e con le labbra rosse.
 bella e dignitosa, seducente
Pi di Chang'e nel mondo della luna.
Il monaco al mattino ha catturato
Per farne il proprio sposo entro la sera.

Scimmiotto tratteneva il respiro. Le labbra rosse come ciliegie si dischiusero per ordinare: "Ragazze, servite in tavola. Celebriamo questo banchetto, e poi consumer senza altro indugio le nozze con il mio caro monaco cinese."
"Porcellino aveva quasi ragione" sogghign Scimmiotto fra s. "E io credevo che scherzasse! Andiamo a vedere in che stato  il maestro; se si  fatto sedurre, lo lascio come l'ho preso."
Ronz intorno, e trov Tripitaka seduto nel portico est dietro un tramezzo di carta rossa, trasparente in alto e opaco in basso. Scimmiotto pass da un forellino della carta, and a posarsi sulla testa rasata e lo chiam piano: "Maestro!" Tripitaka bisbigli: "Discepolo, salvami!"
"Siete il solito pesce fuor d'acqua, maestro. Questa bella ragazza vi offre un festino e poi vi sposa. Vi dar un figlio, o magari una figlia: avrete la discendenza assicurata. Che cosa non va?"
"Discepolo!" esclam inorridito Tripitaka. "Da quando ti ho raccolto sul Monte delle Due Frontiere, ti pare che abbia mai toccato un cibo vietato? Ho mai infranto divieti, fosse pure con il pensiero? Se cedo il mio yang a questa creatura che lo vuole, che io possa sprofondare nel ciclo della trasmigrazione ed essere respinto oltre il Monte delle Tenebre, senza speranza di liberazione!"
"Andate piano con i giuramenti" replic sorridendo Scimmiotto. "Dal momento che la ricerca delle scritture  sempre in cima ai vostri pensieri, vi aiuter a uscire da qui."
"Non riesco a ricordare da quale strada sono venuto."
"Non vi servirebbe a niente ricordare: uscire di qui non  facile. Per entrare basta scivolar gi; ma per uscire bisogna fare una poderosa arrampicata."
"Come facciamo, se  tanto difficile?" gemeva Tripitaka, con gli occhi gonfi di lacrime.
"Difficile non vuol dire impossibile. Potremmo usare un trucco ben sperimentato. Quando vi inviter a bere la coppa nuziale, versatele il vino e fatelo spumeggiare agitando la bottiglia. Io mi trasformer in un insetto minuscolo e mi nasconder in una bollicina, in modo da farmi inghiottire senza che lei se ne accorga. Quando sar dentro, le spaccher il cuore e le strapper le budella: so che non vi piace la violenza, ma non c' altro da fare."
"Ma discepolo, che ferocia!"
"Se volete far del bene anche alle vampire, affar vostro; allora date retta a lei. Comunque sono animali nocivi."
"Va bene, va bene. Ma non mi lasciare solo."
Si capisce che

Scimmiotto il grande santo protegge Tripitaka,
N questi pu contare su altri protettori.

Ed ecco arrivare la lamia, che chiamava il reverendo. Questi dapprima pens di non rispondere: aprir bocca  disperdere energia; la lingua agita il vento della discordia. Poi ebbe paura di irritarla con il silenzio, e disse timidamente: "Signora, sono qui"; gli parve di avere perso cento libbre di peso.
Certo, per un bonzo tanto conosciuto nella capitale e con incarichi cos importanti, era un comportamento compromettente. Ma non aveva scelto lui di mettersi in quella situazione, ed era il primo a soffrirne.
La vampira si venne a strofinare, gli fece mille tenerezze e dimostrazioni di passione, senza rendersi conto di quanto lo metteva in imbarazzo. Scimmiotto sogghignava fra s: "Chiss se resiste a questo attacco in grande stile."

Tentazione diabolica
Per il povero monaco,
La fanciulla sottile
Dalle curve indiscrete.
Lo sfiora con le fresche
Guance di un incarnato
Di pesca. I suoi capelli
Come ali di corvo.
Gli occhi ridono teneri,
E gli prende la mano.
Il monaco smarrito
Sente che la sua tonaca
S'impregna di profumo.

La donna prese per mano Tripitaka e lo guid verso il chiosco di paglia: "Reverendo, ho preparato del vino che vorrei bere con voi."
"Signora, l'umile monaco che sono non pu bere bevande alcoliche."
"Lo so. Per voi ho fatto attingere l'acqua pi pura della montagna, unione di yin e yang; e il pranzo  soltanto di cibi vegetariani."
Il monaco cinese la segu.

Il chiosco  parato di seta, la corte si riempie di effluvi d'incenso che salgono da un bruciaprofumi a forma di leone. Tavoli verniciati di nero e decorati con incrostazioni di madreperla reggono grandi vassoi di bamb laccati di rosso. Sono ricoperti di ogni specie di cibo vegetale, i frutti che offre la montagna e le verdure di stagione: mele, olive, polpa di loto, uva, noci, nocciole, pigne e pinoli, litchi, castagne, castagne d'acqua, giuggiole, cachi, noci di ginkgo, mandorle, kumquat. E poi formaggio di soia, glutine di grano, orecchiette, germogli di bamb, porcini e ogni specie di funghi profumati. Verdure fritte nell'olio. Fave e fagioli nelle salse adatte. Zucchini, cetrioli, navoni, melanzane ritagliate in forma di quaglie; meloni d'inverno tagliati a cubetti; colocasia candita, rape macerate nell'aceto; pepe e zenzero. Tutti quei cibi formano un'impeccabile armonia di sapori.

I ditini di giada afferrarono una scintillante coppa d'oro, la riempirono di vino e la porsero al monaco cinese: "Mio adorabile reverendo, bevete alla nostra felicit!"
Tripitaka, con le mani che tremavano, prese la coppa, vers qualche goccia di vino ad uso di libazione e formul dentro di s questa preghiera: "Di protettori della Legge, rivelatori dei cinque orienti, protettori delle quattro direzioni, siatemi testimoni. La vostra segreta protezione mi  stata accordata da Guanyin, cui sar sempre grato. Questa lamia mi costringe a bere la coppa di vino, perch vuole celebrare le nozze. Ascoltate il mio giuramento: se  davvero vino analcolico, mi sforzer di berlo per assicurare il buon esito della mia missione; ma se non lo fosse, e io bevendolo violassi il divieto, precipitatemi subito e per sempre nelle sofferenze della trasmigrazione."
Scimmiotto, che in forma di minuscolo moscerino era posato sul suo orecchio, ben sapendo che il maestro in realt nutriva una segreta passione per il vino analcolico, lo incoraggi a tagliar corto con le cerimonie. Vuotata la coppa, tocc a Tripitaka di riempirne un'altra da offrire alla padrona di casa. Come convenuto, scosse la bottiglia in modo da formare schiuma, e Scimmiotto si nascose in una bollicina.
Ma la lamia perse tempo rivolgendo al reverendo altre tenerezze, e pos per un momento la coppa prima di bere. Quando la riprese in mano, la schiuma si era dissolta e si vedeva benissimo il moscerino galleggiante. La ragazza lo raccolse con l'unghia del mignolo e lo scosse via.
Vista la piega che prendevano le cose e l'impossibilit di realizzare il suo piano, Scimmiotto si trasform in un falco affamato:

Terribile, con artigli di giada e ali d'acciaio, si lancia in picchiata dalle nuvole. La perfida volpe e la lepre astuta si sentono venir meno dalla paura, e corrono a nascondersi. La fame lo spinge a fare razzia di colombe; quando  sazio risale altissimo nel cielo.

Il falco allarg gli artigli e piomb sui cibi, provocando un putiferio: tavole rovesciate, stoviglie rotte in mille pezzi, frutta e verdure sparse dovunque nella polvere.
"Da dove viene questa bestiaccia? Ha il diavolo in corpo!" Tripitaka tremava, bench si fosse reso perfettamente conto della manovra di Scimmiotto; la ragazza correva qua e l disperata e non sapeva che fare. "E dire che mi ero data tanta pena per far bella figura con questo banchetto. Povere le mie stoviglie!"
"C' di peggio" informarono le servette. "Di stoviglie, ne abbiamo altre negli armadi; ma di cibo vegetale in dispensa  rimasto ben poco."
"Spazzate il pavimento e servite quello che abbiamo, vegetariano o no. Questa bestiaccia dev'essere stata mandata dal Cielo e dalla Terra, indispettiti perch trattengo presso di me il monaco cinese. Prepareremo un'altra cerimonia di nozze, e questa volta pregheremo il Cielo di fungere da mediatore e la Terra da testimone: se vengono coinvolti, non possono guastar tutto un'altra volta."
In attesa dei nuovi preparativi, Tripitaka venne rispedito sotto il portico.
Quanto a Scimmiotto, vol via fino all'imboccatura dell'abisso; qui riprese il proprio aspetto, grid: "Fate largo!" e balz fuori, fra Sabbioso e Porcellino che si tenevano pronti con le armi in pugno.
"Hai trovato la vampira? Come sta il maestro?"
"Ma s, vi mandano i loro saluti."
"Chiss quante ne deve passare il maestro l dentro. Lo hanno appeso al soffitto? Contano di lessarlo o di cuocerlo al vapore?" chiedeva Porcellino.
"Niente di tutto questo. La ragazza lo vuole impalmare."
"Dunque sei rimasto l sotto a brindare alle nozze. Hai una bella fortuna."
"Bestia! Quali brindisi vuoi fare, mentre il maestro  in pericolo?"
"E allora perch sei risalito?"
Scimmiotto fece il resoconto degli avvenimenti e concluse: "Pazientate ancora e restate qui. Far un altro tentativo, e questa volta vedrete che avr successo."
Torn a trasformarsi in mosca e vol sulla torre d'ingresso. Si sentiva la lamia che dava ordini, con la voce roca di collera: "Avanti con quei piatti! Non importa se sono vegetariani o no. E portatemi carta da bruciare: devo spedire gli inviti al Cielo e alla Terra."
"Che spudorata! Vuol farsi il suo bonzo, alla faccia del Cielo e della Terra" si disse Scimmiotto. "Andiamo a vedere che ne  del maestro."
Il maestro sedeva sotto il portico, pi lacrimoso che mai. Quando Scimmiotto gli si pos sulla testa e lo chiam, balz su indignato: "Macaco del malanno! Sei il peggiore dei miei persecutori. Ti sei lasciato andare ai tuoi sfoggi di bravura e hai rovinato tutto il cibo commestibile di casa. Il bel risultato  che l'hai esacerbata: ora vuole costringermi a mangiare cibi proibiti. E io come far?"
"Via, maestro, non ve la prendete cos! Ho un altro modo per togliervi dai guai."
"Sentiamo."
"Ho visto un giardino, dietro casa. Voi dovete convincerla ad andare a zonzo l dentro, e io vi liberer."
"Come conti di fare?"
"Nel giardino c' un pesco. Io mi trasformer in una bella pesca rossa. Voi dovete fermarvi ai piedi dell'albero e dire che desiderate mangiare una pesca. Lei certamente vorr farvi compagnia, e voi dovrete fare in modo che addenti il frutto rosso. In questo modo entrer dentro di lei e la uccider."
"Ma se hai la forza di combatterla, perch non l'affronti, invece di scegliere questi sotterfugi disgustosi?"
"Maestro, dovete rendervi conto della situazione. Sarebbe pericoloso uno scontro in un posto di difficile accesso come questo: sarebbe facile chiudermi dentro. Per forza bisogna giocare d'astuzia."
Tripitaka si rimise al giudizio dell'esperto: "Va bene; ma tu stammi vicino."
"Sono sulla vostra testa."
Ai richiami del monaco, la vampira accorse tutta festosa e sorridente: "Che cosa desidera il mio caro, meraviglioso reverendo?"
"Signora, gli strapazzi del viaggio mi avevano procurato una malattia da cui sono tuttora convalescente. Devo alla vostra debordante affezione di avermi portato nella vostra bella casa; ma se resto a lungo seduto il male mi riprende. Non potreste accompagnarmi in una piccola passeggiata?"
"Ma certo, gioia bella!" rispose lieta la vampira. "Ce ne andremo a passeggio in giardino. Ragazze, aprite il cancello del giardino e spazzate il sentiero." Immaginate la folla delle belle fanciulle dal volto incipriato e dalle ricche acconciature, che circondano Tripitaka e lo sorreggono per accompagnarlo nel giardino. Uno spettacolo davvero inconsueto.
Qualunque persona normale, in mezzo alla lieta brigata vestita di veli leggeri, dentro il boschetto di seta e broccato, con il vino eccellente che si beveva da quelle parti, avrebbe scordato Buddha e scritture. Ma il coraggioso Tripitaka aveva una pietra al posto del cuore.
La buona vampira gli diceva: "Che aria triste hai! Questo  il pi bel posticino del mondo, per distrarti e curarti la malinconia."
S'inoltrarono sul sentiero, mano nella mano, tra fiori e piante bellissimi. Dopo aver superato diversi chioschi e padiglioni, giunsero al frutteto dei peschi. Scimmiotto diede un piccolo morso di avvertimento e Tripitaka lo comprese perfettamente.
Il novizio vol quindi su un ramo e si trasform nella pi bella pesca rossa che si fosse mai vista.
"Signora" domand il reverendo, "come mai i vostri peschi hanno alcuni frutti verdi e altri rossi?"
Lei si mise a ridere: "Quelli verdi sono frutti yin, i rossi yang. Senza yin e yang non brillerebbero il sole e la luna, non crescerebbero gli alberi, e le donne non si distinguerebbero dagli uomini. I frutti yang sono i pi esposti al sole e maturano prima; quelli yin restano in ombra."
"Grazie dell'insegnamento, signora. Non lo sapevo." E allung la mano a cogliere la pesca rossa, mentre lei ne colse una verde.
Tripitaka si inchin con galanteria e offr il suo frutto a due mani: "Voi che amate i colori caldi(6), signora, vogliate gradire questa pesca. Io manger quella verde."
Scambiarono i frutti, e la buona vampira si sent tutta intenerita: "Che uomo gentile! Che gesto affettuoso, ancor prima che diventi mio marito!"
Tripitaka addent la propria pesca e anche lei accost la sua alle labbra vermiglie: ma l'impaziente Scimmiotto non aspett il morso e le balz senz'altro in gola. La vampira si rivolse al monaco tutta spaventata: "Reverendo, che pesca strana! Mi  balzata in gola da sola."
"Quando la frutta  ben matura, come si dice, si mangia da sola."
"Ma questa mi  rotolata gi tutta intera, con il nocciolo."
"Voi siete di buonumore, signora, e il frutto era invitante; l'avete mangiato con tanto gusto, da ingoiare anche il nocciolo."
Intanto Scimmiotto era disceso nel ventre e gridava: "Maestro, lasciate perdere le manfrine. Ho la situazione in pugno."
"Non far male a nessuno, discepolo!"
"Ma a chi state parlando?" chiese la vampira, che udiva parlare l'interlocutore ma non riusciva a localizzarlo.
"Parlo al mio discepolo Consapevole del Vuoto."
"E dove sarebbe?"
"Nel vostro ventre, signora. Non avete riconosciuto la pesca rossa che vi  balzata in gola?"
"Dio mio, adesso che faccio?" grid lei presa dal panico. "Sono nelle sue mani. Scimmiotto, perch ti sei dato tanto da fare per entrarmi dentro lo stomaco?"
"Niente di speciale, avevo appetito. Mi accontenter di mangiarti i sei foglietti, fegato, polmoni e cuore, con le sue sette aperture e tre peli. Alla fine sarai ben ripulita e potrai aver successo nella carriera di scheletro fantasma, se troverai il giusto tono di voce sepolcrale."
La vampira, terrorizzata, si aggrapp al monaco: "Ah, reverendo mio, io credevo che fossimo

Legati a filo rosso fino all'eternit,
Uniti l'uno all'altra come pesci nell'acqua.
Ahim! La coppia d'anatre  stata separata.
Chi l'avrebbe creduto? Si voltano le spalle
Le due fenici. Al Ponte degli Amanti  salita
La marea, dopo inutile attesa dell'incontro(7).
Breve  stata la gioia: bisogna separarsi.
Lacrime velan gli occhi: quando potr vederti?"

Scimmiotto temette che il suo tono elegiaco avesse presa sul maestro e si mise a fare il diavolo a quattro, tanto da farla ammutolire e cadere a terra, sconvolta dal dolore. Quando si ferm esausta, Scimmiotto credette che fosse morta e sospese l'aggressione; ma lei si riprese e grid: "Aiuto, ragazze, aiutatemi!"
Le sue mostriciattole, che si erano sparse qua e l nel giardino a cogliere fiori, per non turbare il convegno amoroso, giunsero di corsa e la videro stesa a terra con il viso terreo: "Che avete, signora? Un attacco di cuore?"
"Non fatemi domande. Presto, portate il bonzo all'uscita; ne va della mia vita!"
Ma Scimmiotto, dal ventre, grid: "Se volete che vi risparmi, dovete essere voi ad accompagnare il bonzo."
C'era poco da scegliere; la vampira si mise in cammino. Le ragazze chiedevano: "Ma dove volete andare, signora?"
"Finch sul fiume splende la luna, io getto l'amo e spero fortuna. Con questo fidanzato mi  andata male; me ne dovr cercare un altro."
Quando giunsero alla bocca dell'abisso, si ud rumore d'armi. "Discepolo" chiese Tripitaka inquieto, "che cosa sar questo rumore?"
" il rastrello di Porcellino" rispose Scimmiotto. "Sar meglio che vi facciate riconoscere."
"Porcellino!" grid Tripitaka. "Posa il rastrello, sono io che arrivo!"
Porcellino e Sabbioso li accolsero festosi.  proprio il caso di dirlo:

La scimmia dello spirito ha sottomesso il mostro
Agendo dall'interno. Sulla porta del carcere
Accolgon terra e legno il monaco ormai libero.

Se poi non sapete che ne fu della lamia, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 83
LA QUERELA RITIRATA

OVE LA SCIMMIA DELLO SPIRITO RICONOSCE LA FONTE DEL CINABRO, E FANCIULLA SEDUCENTE RITROVA IL FONDO DELLA PROPRIA NATURA.


Quando Tripitaka usc dall'abisso accompagnato dalla lamia, Sabbioso gli chiese: "Che ne  del nostro condiscepolo anziano?"
"Avr fatto bene i suoi conti" suppose Porcellino, "e avr trovato conveniente far cambio con il maestro."
"Al momento il vostro condiscepolo  nel ventre di questa signora" dichiar Tripitaka.
"Che schifo!" esclam Porcellino. "Che cosa stai armeggiando l dentro? Vieni fuori."
"Che apra bene la bocca!" grid Scimmiotto. "Arrivo."
La lamia spalanc le mascelle quanto pot. Il Novizio si fece piccolo e le sal nella gola. Prima di avventurarsi ad attraversare la bocca, pens bene di prendere una precauzione contro il rischio che la creatura tentasse di morderlo: trasform la sbarra magica in un nocciolo di giuggiola e lo colloc strategicamente fra i suoi denti. Poi sfrecci via fra quella cerchia, ricuperando l'arma al passaggio, e balz per aria riprendendo il proprio aspetto, con la sbarra levata in posizione di combattimento. La lamia sfoder le due spade preziose, e si concessero un bel duello in cima alla montagna.

Con le spade volanti difendeva il volto da quella sbarra, sempre pericolosamente vicina. Lui  la scimmia dello spirito, nato dal cielo; lei, fanciulla seducente,  figlia della terra.
Son pieni di rancore e provano una gioia feroce a sfogare nello scontro il loro furore. Lei vuole impadronirsi dello yang primordiale attraverso l'unione carnale; lui vuole formare il santo embrione combattendo il puro yin. Quella sbarra riempie il cielo di fredde brume; quelle spade vagliano la nera polvere della terra. Lotta e sfoggio di talenti sono dovuti alla missione del monaco cinese.
Se l'acqua combatte il fuoco, la Via della Madre ne soffre. Yin e yang non si possono unire, e ciascuno va per la sua strada.
Lottarono a lungo, da far tremare i monti e fremere le fronde delle foreste.

Porcellino brontolava: "Vedi che pasticcione! Le stava nel ventre: avrebbe potuto metterla a ferro e fuoco, e uscendo squarciarla. Il nostro problema sarebbe stato risolto. Invece quello scemo  uscito per benino dalla bocca; adesso se la goda lui."
"Hai ragione, fratello" rispondeva Sabbioso. "Ma  pur merito suo se il maestro  risalito dall'abisso. Facciamo accomodare il maestro da qualche parte, impugnamo le armi e andiamo ad aiutarlo."
"Nemmeno per sogno" si rifiut Porcellino. "Quello non  un avversario da poco; io non ci sto."
"Non ci possiamo tirare indietro. Avr poteri maggiori dei nostri, ma anche un peto fa il suo vento."
"Di, facciamoci sotto" cambi idea Porcellino.
La lamia era gi in difficolt; quando piombarono su di lei e la tempestarono di colpi, volse le spalle e fugg. "Acchiappa, acchiappa!" gridava Scimmiotto.
Lei si lasci dietro a fronteggiarli la propria pantofola, cui diede il suo aspetto con un incantesimo, e vol via trasformata in corrente d'aria. Crederete che il suo unico pensiero fosse di mettersi in salvo. Ma quando vide Tripitaka seduto solo soletto accanto all'imboccatura dell'abisso, con il cavallo e i bagagli, afferr tutto quanto al passaggio e se lo port via.
Intanto Porcellino duellava con la pantofola ricamata; l'abbatt valorosamente, ma ci rest male quando vide di che cosa si trattava.
"Stupidi!" gridava Scimmiotto. "Non mi serviva il vostro aiuto! Dovevate badare al maestro!"
"Te lo dicevo, Sabbioso, che non volevo venire. Questa scimmia  un po'tocca: noi l'aiutiamo ad abbattere i mostri, e lui se la prende con noi."
"Non avete abbattuto un bel niente. Quello scherzo con la pantofola me l'aveva gi fatto la notte scorsa. Vediamo che ne  stato del maestro. Presto!"
In effetti maestro, cavallo e bagagli erano scomparsi. Porcellino, spaventato, non sapeva dove battere la testa; Sabbioso cercava intorno girando a vuoto. Scimmiotto scoperse un pezzetto della briglia del cavallo, che si era rotta, la raccolse e non pot trattenere le lacrime: "Ah, maestro! Ho lasciato il cavaliere con il suo cavallo, e ritrovo solo una briglia spezzata.  come nei versi:

Quando vedo la sella, ripenso al palafreno
E lacrimo al ricordo del mio amore lontano."

A Porcellino venne da ridere. "Perch ridi, bestia? Questa volta non hai neppure i bagagli da spartire."
"Non pensavo a quello" rispose Porcellino. "Evidentemente il maestro  stato riportato l sotto. Ricordi il proverbio: prova tre volte e riuscirai? Tu hai provato due volte; la terza di certo riuscirai."
Scimmiotto asciug le lacrime: "Si capisce, non c' altro da fare. Torno l sotto. E voi sorvegliate bene l'uscita, visto che non avete pi niente da custodire." E balz gi senza prendersi nemmeno la briga di trasformarsi.

Aspetto bizzarro, ma cuore valente;
Il viso  contorto, ma ha grandi poteri.
Dagli occhi arrossati diffonde faville
E peli di ferro ricoprono il corpo.
Sa mettere in fuga le nubi del cielo
E reca scompiglio fra le onde del mare.
Sconfisse divini guerrieri in battaglia
E conquist titoli di grande prestigio.
Ed oggi anche l'Ovest dovr riconoscere
Qual' il suo valore e i grandi poteri.

And dritto filato alla torre d'ingresso, trov chiusa la porta e la sfond senza complimenti. Dentro regnava il silenzio: non c'era segno di presenza umana. Arredi e vasellame erano scomparsi dal chiosco di paglia; il portico est era deserto.
In effetti la lamia aveva abbandonato la residenza e si era rifugiata chiss dove (l'abisso aveva grandi dimensioni, pi di trecento li di circonferenza). Scimmiotto, deluso, si lamentava: "Maestro, siete proprio nato sotto la stella della disgrazia. Perch vi siete andato a rimpiattare in posti che non conosco?"
Il vento port una zaffata di profumo d'incenso. Segu la traccia ed entr in una piccola stanza disadorna, in cui si vedevano tre nicchie nel muro; in quella centrale era posto un tavolo laccato, scolpito con un motivo di draghi. Sul tavolo erano posati un bruciaprofumi dorato, da cui esalava l'incenso, e una tavoletta su cui era scritto a caratteri d'oro:

TAVOLETTA DEL MIO RISPETTATO PADRE, IL RE CELESTE LI

E sotto:

AL MIO RISPETTATO FRATELLO, IL PRINCIPE EREDITARIO NATA

A quella scoperta, Scimmiotto abbandon le ricerche. Ridusse la sua sbarra a un ago, se la ripose dietro l'orecchio, si impadron dei due oggetti e ritorn indietro pieno di allegria.
Porcellino e Sabbioso, meravigliati, dissero: "Hai certo liberato il maestro, per essere tanto allegro."
"Non  pi necessario darsi da fare. Lo chiederemo a questa tavoletta."
"Che roba ? Non  una persona, non ha orecchie: come potr ascoltarci?"
Scimmiotto mostr l'oggetto: "In casa non c'era pi nessuno. Ho trovato la tavoletta in una specie di cappellina privata. Evidentemente la proprietaria  figlia del re Li e sorella del terzo principe; l'avr colta la nostalgia di questo basso mondo, e avr preso l'aspetto di creatura malefica per rapire il maestro. Andremo a reclamarlo dalla sua famiglia. Aspettatemi qui: presenter la denuncia all'Imperatore di Giada."
"Attento, fratello" obiett Porcellino. "Dice l'adagio: la calunnia per fatto punito con la morte,  punita con la morte. Non sono faccende da prendere alla leggera. Come conti di fare?"
"Tavoletta e bruciaprofumi sono i mezzi di prova, ma scriver anche la querela."
"Che cosa scriverai?"
"Vediamo un po'.

Querelante: Scimmiotto Consapevole del Vuoto. Et: vedi allegato. Professione: discepolo del monaco Tripitaka, inviato dalla corte dei Tang delle terre dell'Est a cercare le scritture nel Paradiso dell'Ovest.
Querela per ratto perpetrato da falsa lamia.
Il re celeste Li Jing Porta Pagoda e suo figlio, il principe Nata, per trascuratezza, hanno consentito la fuga della rispettiva figlia e sorella nel basso mondo, dove va fuorviando innumerevoli uomini ed attenta alla loro vita, sotto forma di lamia nell'Abisso Senza Fondo del Monte del Tranello. Attualmente ha rapito il nostro maestro e lo detiene in nascondiglio ignoto. La presente querela ha lo scopo di chiarire se padre e figlio siano imputabili di disumanit, per aver deliberatamente incitato la figlia e sorella a commettere i crimini di cui sopra.
Supplico che sia compassionevolmente accolta l'umile querela e pertanto: spiccato mandato di comparizione degli imputati; posta la lamia in condizioni di non nuocere; soccorso il nostro maestro; stabilite chiaramente le responsabilit. Di tanto vi saremo profondamente riconoscenti. Tale  il contenuto della querela che presentiamo."

Sabbioso e Porcellino pendevano dalle sue labbra: "Fratellone, una carta cos ben ragionata navigher di sicuro con il vento in poppa. Ma sbrigati: ogni ritardo pu costare al maestro la vita, o qualcos'altro."
"Vedrete che sar svelto: ritorner nel tempo di portare a bollore l'acqua del t."
Quel grande santo! Afferr le prove materiali e il documento, balz sulle nuvole e giunse in breve alla porta sud del Cielo. Erano di turno Anima Lunga e Conservatore dello Stato, che si inchinarono e lo fecero passare. Si rec di corsa alla Sala della Comunicazione Illuminata, dove fu accolto con molta cortesia dai quattro grandi precettori Zhang, Ge, Xu e Qiu: "Qual buon vento, grande santo?"
"Ho una querela da presentare contro due tizi."
"Il solito aggressivo!" si dissero sconcertati i precettori. "Chiss con chi se la prende, questa volta."
Lo condussero alla Sala delle Nuvole Misteriose e lo annunciarono a sua maest, che decret di farlo entrare. Scimmiotto esplet il cerimoniale degli omaggi al trono e present l'istanza, che l'immortale Ge prese e svolse sul tavolo imperiale. L'Imperatore di Giada la lesse dal principio alla fine e vi appose il suo sigillo: ci ne faceva un decreto imperiale. Il pianeta Venere fu incaricato di recarsi al Palazzo Torre di Nuvole per citare il re celeste Li Porta Pagoda a comparire davanti a sua maest.
"Oso sperare che il sovrano del cielo gli dar un castigo esemplare" aggiunse Scimmiotto. "Bisogna estirpare dalla radice queste porcherie."
"Vada anche il querelante" ordin l'Imperatore di Giada.
"Andar dove?" chiese Scimmiotto.
"Dovete recarvi da Li. Sua maest ha manifestato il proprio volere" risposero i quattro precettori celesti. "Potete accompagnare il vecchio Venere."
Quando giunsero alla Torre di Nuvole, l'astro del metallo fu subito annunciato dal portinaio: " arrivato sua signoria Supremo Candore", e il re usc a riceverlo. Visto che veniva in qualit di inviato imperiale, ordin che si portasse l'incenso da bruciare. Quando Li vide che Scimmiotto era venuto con lui, non pot nascondere un moto di disappunto. Come mai? Il fatto  che gli scontri di cinquecento anni prima, quando Li e suo figlio non erano stati in grado di catturare quel terribile grande santo, avevano lasciato qualche segno.
"Che decreto mi porti?"
"Una querela del grande santo Scimmiotto contro di te."
"Che querela potr mai presentare contro di me?"
"Ti accusa di incitamento a ratto di esseri umani, rivolto a una falsa lamia. Brucia l'incenso e poi leggi tu stesso."
Il re celeste, ansimante d'ira, colloc il tavolino dell'incenso e ringrazi l'imperatore della grazia che gli accordava. Poi svolse il documento, lo lesse e and tanto in collera che quasi rompeva il tavolino battendoci i pugni: "Zucca dura di una scimmia!  tutto falso."
"Calmati!" lo invit l'astro del metallo. "Il querelante ha prodotto come prove una tavoletta e un bruciaprofumi, e assicura che si tratta proprio di tua figlia."
"Ho tre figli e una figlia. Il primo  Suvarnata, in servizio nell'avanguardia del Beato, come protettore della Legge; il secondo, Moksa,  discepolo di Guanyin nei mari del Sud; il terzo  Nata, sta con me ed  il pi instancabile difensore del trono imperiale. Mia figlia Zhenying non ha ancora compiuto sette anni: che cosa vuoi che sappia di uomini e di vampiri? La prender in braccio, povera piccola, e te la far vedere. Mai sentito uno sfacciato paragonabile a questa scimmia zuccona. E che accusato si viene a cercare! Un feldmaresciallo autorizzato prima a decapitare e dopo a riferire; figuriamoci! La calunnia  un brutto reato persino quando le vittime sono gentucola. La legge lo dice: falsa accusa comporta pena aggravata di tre gradi. Legate subito questa scimmia con la corda per diavoli!" ordin ai suoi subordinati.
Vennero avanti gli assistenti: il dio Efficienza Gigantesca, il generale Pancia di Pesce e il maresciallo Yaksa Eroico, e legarono Scimmiotto.
"Re Li, non cercare guai!" lo esort l'astro del metallo. "Ha ricevuto l'ordine di accompagnarmi. La tua corda stringe: se non sar giustificata, te ne pentirai."
"Non posso tollerare un'accusa tanto perfida. Siediti un momento; io prendo la mia sciabola per decapitare i diavoli e gli taglio la testa. Dopo far rapporto."
L'astro del metallo, tutto spaventato, si rivolse a Scimmiotto: "Hai sbagliato: non si presentano accuse all'imperatore con tanta leggerezza. Come fai a dire che l'accusa  fondata? E se adesso ci rimetti la pelle?"
"Vecchio mio, non vi preoccupate" rispose Scimmiotto con un sorrisetto. "Non c' nulla da temere. Il vostro vecchio Scimmiotto conduce sempre i suoi affari cos: al principio sembra che perda, ma alla fine vince lui."
Il re celeste, che era andato a prendere la sciabola, la venne a roteare sulla testa di Scimmiotto. Accorse il terzo principe, sfoder la spada e par il colpo. Gridava: "Padre e re, calmatevi!" Il re impallid. Perch mai? Chi lo ostacolava con le armi in pugno non era altri che suo figlio; non sarebbe stato naturale ordinargli di farsi da parte? Ma ecco che cosa c'era sotto.
Alla nascita quel figlio recava scritto il segno Na sulla mano destra e il segno Ta sulla sinistra: donde il suo nome, Nata. Dopo soli tre giorni, il bimbo provoc un incidente. Aveva sentito raccontare che i tendini di drago sono particolarmente resistenti. Perci entr in mare, forz l'ingresso del palazzo di cristallo e acchiapp un drago, per cavargli un tendine e farsene una cintura. Quando suo padre lo seppe lo volle uccidere, per evitare di peggio. Nata, furioso, impugn la sciabola e si fece a pezzi da s: consegn la carne alla madre e le ossa al padre, per restituire a lei il sangue e a lui lo sperma. L'anima se ne and nel Paradiso dell'Ovest a querelarsi davanti al Buddha.
Il Beato commentava sutra per i pusa; quando sent una voce, nella selva di bandiere e baldacchini, che gridava: "Aiuto!" Gli occhi di sapienza del Buddha riconobbero subito l'anima di Nata. Recit l'incantesimo che fa rivivere i morti, utilizzando il loto: la radice per lo scheletro e le foglie per rivestirlo. Cos rinacque Nata, che in seguito avrebbe assoggettato alla Legge i diavoli delle novantasei grotte e acquistato grande potenza.
Al ritorno a casa, Nata voleva vendicarsi del padre. Il re celeste non trov altro rimedio che implorare a sua volta l'aiuto del Buddha per il quale, come si sa, pace e armonia contano pi di ogni altra cosa.
Il Beato gli don un reliquiario d'oro traforato a forma di pagoda, con bellissime immagini di buddha a ogni piano. Con ci Nata era invitato a rispettare suo padre come un buddha e a deporre il rancore. Questo  il motivo per cui Li si chiama Porta Pagoda.
Vedendosi davanti il figlio con la spada in mano, il re si spavent e corse subito a prendere la pagoda d'oro: "Che fai, ragazzo? Alzi la spada su tuo padre?"
"Voglio solo evitarvi di commettere un errore.  vero che avete una figlia nel basso mondo."
"Tu sogni. Io non ho altri figli che voi."
"Avete dimenticato. La ragazza, d'origine terrestre, trecento anni fa divenne un mostro e rub candele e incenso al Monte degli Avvoltoi, con l'intenzione di mangiarseli. Voi foste incaricato di catturarla e di batterla a morte. Ma il Buddha ordin:

'Non pescar pesce nato in acqua fonda;
Lunga vita alla cerva sopra il monte.'

"Cos le risparmiaste la vita e lei, per riconoscenza, salut voi come padre adottivo e me come fratello; fu allora che scrisse la tavoletta e incominci a onorarci con l'incenso. A quanto pare  ritornata al punto di partenza, fa la vampira e se l' presa con il monaco cinese. Scimmiotto ha scoperto il suo rifugio e ha trovato la tavoletta; la sua querela  giustificata. Non sar figlia vostra di sangue, ma lo  di adozione."
Il re, stupito e confuso, dovette confessare: "Perbacco, figliolo, l'avevo completamente dimenticata. Qual' il suo nome?"
"Ha tre nomi: quello originario  Spettro Pipistrello Pelo Bianco Muso d'Oro. Per aver rubato candele e incenso la chiamarono Mezza Guanyin. Dopo il perdono si fece chiamare Signora Zampilla da Terra."
Il re celeste si rese finalmente conto della situazione e volle slegare Scimmiotto con le sue mani. Ma il grande santo non era d'umore da lasciarlo fare: "Nossignore! Gi le mani dalle corde! Ci tengo a comparire in questo stato davanti a sua maest; e voglio vedere chi vincer il processo." Al re celeste caddero le braccia, il principe zitt; entrambi rimasero a testa bassa.
Il grande santo si contorceva, legato come un salame, e insisteva perch lo portassero subito in udienza. Il re celeste prese da parte l'astro del metallo, chiedendogli di interporre i suoi buoni uffici.
"Come dicevano gli antichi" rispose costui: "pratica sempre la tolleranza. Siete stato precipitoso a legarlo in quel modo e minacciare di ucciderlo. Quanto alla scimmia, tutti sanno quant' sfacciata. Io che cosa posso fare? La colpevole non  vostra figlia carnale, ma a stare al racconto di vostro figlio  legata a voi come se lo fosse, e voi ne siete responsabile. Se non comparite in udienza, non vedo come vi possiate difendere."
"Potrei evitarlo, se mi patrocinaste voi."
"Lo farei volentieri; ma con quali argomenti?"
"Ricordategli che foste voi a proporre di perdonarlo e di conferirgli un titolo; vi dar retta."
L'astro del metallo fin per andare da Scimmiotto e mettergli una mano sulla spalla: "Grande santo, fallo per me. Andiamo pure in udienza da sua maest; ma prima lsciati slegare."
"Lascia stare, vecchio mio. Ci posso andare da solo, rotolando per terra."
L'astro del metallo rise amaramente: "Come sei spietato! Eppure a suo tempo ti ho reso dei servigi; perch oggi mi rifiuti un piacere?"
"Di quali servigi vai cianciando?"
"Quando eri una creatura malefica sul Monte di Fiori e Frutti, avevi cancellato di prepotenza il tuo nome dal registro dei morti e ti davi alla violenza con la tua banda di mostri. Il Cielo voleva farti arrestare; fui io a proporre di promulgare un editto di pacificazione, e di convocarti in paradiso per darti il titolo di equipuzio. Ti ribellasti di nuovo, e fui ancora io a insistere perch ti si accordasse il titolo di Grande Santo Uguale al Cielo. Tant', non sapevi proprio stare al tuo posto; cos rubasti le pesche della regina, trafugasti il vino dell'imperatore e saccheggiasti l'elisir del signore Laozi. Comunque, fu questo il tuo percorso per giungere alla non-nascita e alla non-estinzione. Se non fossi intervenuto io, in un paio di momenti cruciali, dove saresti oggi?"
"Lo dicevano, gli antichi! Da morto, non farti seppellire vicino a un vecchio; non la finirebbe mai di lagnarsi e di punzecchiarti. Il titolo di equipuzio valeva ben poco; un po'di disordine che feci in Cielo non fu proprio niente di speciale. Va be', mi venga a slegare. Ma lo dico solo per salvarti la faccia."
Finalmente il re celeste fu ammesso ad avvicinarsi e a sciogliere le corde; dopo di che, preg Scimmiotto di sedersi al posto d'onore per ricevere gli omaggi della famiglia.
Il Novizio si rivolse all'astro del metallo: "Vecchio mio, che ne dici? Te lo dicevo che alla fine vinco sempre: se faccio un passo indietro,  solo per prendere meglio la rincorsa e balzare avanti. Ma ora non perdiamo altro tempo: non vorrei compromettere la sorte del maestro."
"Non c' furia. Dopo tante emozioni, beviamoci un'altra tazza di t."
"Accettare il t equivale a lasciarsi corrompere. Che castigo ti toccher per aver lasciato fuggire il colpevole e aver preso alla leggera un decreto imperiale?"
"Niente t, non berremo pi t! Ecco che vuole incastrare anche me. Re Li, per carit, partiamo subito!"
Il re non aveva nessuna voglia di muoversi. Temeva che Scimmiotto in udienza si scatenasse di nuovo, e non sapeva come difendersi. Perci ritorn alla carica con l'astro del metallo, che a sua volta prese Scimmiotto da parte: "Ho ancora una parolina da dirti: mi ascolterai?"
"Mi pare di aver ingoiato abbastanza rospi per salvarti la faccia. Cos'altro hai da dire? Se sono cose sensate, ti ascolter; in caso contrario, non volermene" brontol Scimmiotto.
"Tieni presente che processo d'un giorno richiede dieci giorni di arringhe. Tu sosterrai che la lamia  figlia di Li, lui lo negher, e chiss quanto andr avanti il dibattito. Ricordati che un giorno in Cielo  un anno in terra. Figrati quanto tempo avr quel vampiro per portarsi a letto il tuo maestro. Riempiranno il mondo di monacelli. E dove andr a finire la tua missione?"
Scimmiotto abbass la testa e riflett: " vero. E pensare che ho detto a Porcellino e Sabbioso che sarei stato di ritorno nel tempo che occorreva per portare a bollore l'acqua del t. Sar in ritardo, con tutte queste complicazioni." E chiese all'astro del metallo: "Supponiamo che sia d'accordo; come la mettiamo con il decreto imperiale?"
"Chiedi a Li di levar truppe per venire a sottomettere la lamia. Dell'ordine imperiale mi occupo io."
"Come farai?"
"Dir che il querelante ha tagliato la corda, e pertanto l'imputato  dispensato dal comparire."
"Ma io che figura ci faccio?" rise Scimmiotto. "Ritiro la querela per un riguardo a te, e tu mi fai apparire come uno che taglia la corda. Di, digli di raccogliere le truppe alla porta sud; io ritorno subito."
Il re celeste si spavent: "Se quello va e parla, io corro il rischio di essere imputato di alto tradimento."
"Per chi mi prendi?" s'indign Scimmiotto. "Sono anch'io un militare, so bene che la parola data va rispettata. Come ti permetti di sospettare che io voglia pescare nel torbido?"
Il re lo ringrazi; mentre raccoglieva le truppe, Scimmiotto e l'astro del metallo si recavano a informare l'Imperatore di Giada: "Il mostro che ha catturato il monaco cinese si chiama Pipistrello Pelo Bianco Muso d'Oro. La tavoletta dedicata al re Li e a suo figlio  un inganno tramato dal mostro. Il re sta raccogliendo le truppe per catturarlo. Speriamo che sua maest voglia autorizzare."
L'imperatore, che sapeva gi tutto, decret non luogo a procedere. Scimmiotto si rec alla porta sud e trov i Li pronti alla partenza, con le truppe schierate in ordine di battaglia. I divini guerrieri, che fendevano oscure nebbie portati da vento d'uragano, circondavano il grande santo e in breve scesero con lui sul Monte del Tranello.
Porcellino e Sabbioso, che aspettavano ardendo d'impazienza, si fecero loro incontro a salutarli: "Quanto disturbo vi date!"
"Ahim, caro Ammiraglio dei Canneti Celesti: per aver bruciato in nostro onore qualche bastoncino d'incenso, quella ragazza si  sentita autorizzata a qualunque soperchieria, come il ratto del vostro maestro. Scusateci del ritardo.  questo il Monte del Tranello? Noi non conosciamo il posto e non sappiamo dov' la grotta."
"Il posto l'ho esplorato io ultimamente, almeno in parte" disse Scimmiotto. " un grande abisso, con una circonferenza di trecento li. Quella creatura deve avere diversi rifugi. Da principio aveva portato il maestro in una residenza con la torre d'ingresso a doppia gronda; ma ora  deserta, non c' pi nessuno. Chiss dove si  nascosta."
"Non potr sfuggire, n alla rete celeste, n alla nassa terrestre che le prepareremo. Presidiamo l'accesso, e poi vedremo il da farsi" rispose il re celeste.
Tutti si misero in movimento e presto giunsero in vista dell'apertura rotonda da cui si accedeva all'abisso. Scimmiotto la indic: "Ecco il posto."
"Per prendere i tigrotti, bisogna entrare nella tana della tigre. Chi scender per primo?" chiese il re celeste.
"Ci vado io" propose Scimmiotto.
"No" si oppose il terzo principe; "tocca a me sottomettere quella creatura."
Il bestione si mise a strillare: "E invece il primo dev'essere Porcellino!"
"Silenzio!" ordin il re celeste. "Dar io le disposizioni. Scimmiotto e il terzo principe guideranno insieme le truppe sul fondo dell'abisso; noi tre sbarreremo l'uscita, in modo che non resti nessuna via di fuga. Le faremo vedere di che cosa siamo capaci."
Ed ecco Scimmiotto e il terzo principe, con capitani e truppa, infilarsi per il foro e planare l sotto su nuvole luminose nel bel paesaggio.

Tutto come all'aperto: il disco del sole e quello della luna, fiumi e montagne. Sorgenti di perla avvolte in una tiepida bruma, pozzi di giada e molte altre belle cose.
Padiglioni decorati si allineano in file ordinate, torri scarlatte si elevano su rupi rossastre a strapiombo. I campi sono verdi; salici da inizio di primavera, loti da tardo autunno. Un paradiso trogloditico come non  dato di vederne altrove.

Giunti alla residenza principale, la frugarono in tutti gli angoli, e poi estesero le ricerche. Trecento li di erba calpestata, ma della lamia e di Tripitaka non si trovava traccia. Dicevano: "Quella bestiaccia immonda avr lasciato l'abisso da un bel pezzo."
Non sapevano che nel punto pi riparato di sud est c'era un'altra piccola grotta: da una porticina si accedeva a una camera bassa, ornata di vasi di fiori. I bamb crescevano sul tetto. Era un angolo in ombra, dall'aria carica di segreti profumi. Qui la vampira aveva portato Tripitaka per convincerlo a sposarla, sicura che Scimmiotto non li avrebbe scovati. Ma il destino stava per deluderla. Tutte le diavolette si stipavano all'interno, spalla a spalla, e ciangottavano sottovoce, quando la pi coraggiosa allung il collo dalla finestra per vedere che cosa accadeva fuori, e urt la testa contro un soldato celeste: "Allarme! Sono qui!"
Scimmiotto balz inferocito sulla porta e la sfond: tutte quelle persone nella stanzetta non avevano nemmeno lo spazio per fare un passo indietro.
Quando la lamia si vide in trappola e riconobbe il principe Nata, si confuse in prosternazioni e implorazioni.
"Siamo venuti ad arrestarti per ordine dell'imperatore. Non  cosa da poco. Per aver accettato il tuo incenso, io e mio padre ce la siamo vista brutta." E url: "Soldati, prendete le corde da mostri e legate tutte queste streghe!"
Soldati, prigioniere e pellegrini, tutti quanti a bordo di nuvole luminose, risalirono alla bocca dell'abisso, dove il re celeste si fece incontro a Scimmiotto: "Questa volta l'avete ricuperato, il vostro maestro."
"Non so come ringraziarvi" esclam Scimmiotto; e guid Tripitaka dal padre e dal figlio, perch anche lui esprimesse la sua gratitudine.
Sabbioso e Porcellino si fecero avanti con l'intenzione di tagliare a pezzi la vampira, ma il re si oppose: "L'abbiamo arrestata per ordine imperiale: non possiamo disporne arbitrariamente. Ne rispondiamo ai nostri superiori."
I celesti tornarono in cielo, a consegnare le prigioniere e a presentare rapporto. Scimmiotto assisteva Tripitaka, Sabbioso preparava i bagagli e Porcellino attendeva al cavallo. Invitarono il monaco cinese a montare in groppa, e senz'altro se ne andarono in cerca della strada maestra.  il caso di dirlo:

Se rompi la rete di seta, prosciughi il mare dorato.
Spezzata la serratura, la gabbia non sa trattenerli.

Se poi non sapete che cosa li aspettava lungo il cammino, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 84
ALBERGHI SULLA STRADA D'OCCIDENTE

OVE GLI INDISTRUTTIBILI PROTETTI DEL BUDDHA REALIZZANO IL GRANDE RISVEGLIO, E IL RE DEL PAESE DELLA LEGGE, PORTANDO GIUSTA CAUSA A COMPIMENTO, INCARNA IL NATURALE.


Si  raccontato come Tripitaka fosse riuscito a difendere il suo yang primordiale dalle amare insidie di brume e fiori della femminilit, e a continuare il suo viaggio verso Occidente con la guida di Scimmiotto. Ritornava l'estate, il tempo in cui caldi e umidi venti subentrano agli acquazzoni della stagione dei susini.

Le fronde fitte dnno un'ombra fresca
Sotto cui gli uccellini si riparano.
Nuove ninfee ricoprono lo stagno,
Il bamb che ha mutato le sue foglie
Riprende slancio. Cresce l'erba verde
Sotto il gran cielo blu. Sulle montagne
Il tappeto fiorito si rinnova.
Ai bordi del ruscello drizza spade
Il giuncheto; le rosse melagrane
Ardon qua e l nel quadro colorato.

Mentre i quattro pellegrini marciavano nell'intensa calura, sbuc dai grandi salici che fiancheggiavano la strada una vecchia che teneva un bambino per mano, e venne loro incontro. Grid al monaco cinese: "Fermati, bonzo! Volgi indietro il tuo cavallo e ritorna da dove vieni. Se tu proseguissi, cadresti in una trappola mortale."
Tripitaka, spaventato, balz a terra, giunse le mani e chiese: "Cara pusa, gli antichi non dicevano forse che il mare  abbastanza grande perch ogni pesce possa nuotare a suo piacere? Quale trappola nasconde la strada dell'Ovest?"
"Fra cinque o sei li, giungereste nel Regno di Distruzione della Legge. Il re di quel paese avr accumulato in qualche vita anteriore un bel fardello di odio e violenza, a giudicare dai crimini ingiustificati che sta commettendo contro i buddisti. Figuratevi che due anni fa ha fatto voto di sterminare diecimila bonzi; e vi si  applicato con tanta determinazione, che a questo punto ne ha gi uccisi novemila novecento novantasei. Finora ci hanno perso la vita monaci sconosciuti e poveracci; chiss come sarebbe contento, il sovrano, di completare il numero con quattro persone di miglior livello! Se andate a mettervi nelle sue mani, diventerete presto dei pii fantasmi."
Tripitaka chiese tremando: "Cara pusa, vi sono molto grato dell'avviso; posso chiedere se c' qualche comoda deviazione, che permetta di stare alla larga da quella citt?"
"Non ci sono deviazioni" sogghign la vecchia, "n comode n scomode. Per andare a Ovest si deve passare di l, se non si sa volare."
A Porcellino salivano i fumi di collera: "Certo che sappiamo volare, brutta vecchia del malanno!"
Scimmiotto, osservando la vecchia e il bambino con i suoi occhi di fuoco dalle pupille d'oro, si rese conto che in realt non erano altri che Guanyin e il Ragazzo di buona fortuna. Si inginocchi gridando: "Pusa, il vostro discepolo vi ha mancato di rispetto. Scusatelo di non avervi accolto come doveva." E subito Guanyin riprese il proprio aspetto e si alz lentamente su nuvolette colorate.
Il reverendo rest tanto confuso che non sapeva cosa fare: fin per gettarsi bocconi per terra. Anche Porcellino e Sabbioso si inginocchiarono precipitosamente.
Le nuvolette volarono via verso i mari del sud, e Scimmiotto corse a sollevare il maestro: "Potete alzarvi, la pusa se n' andata."
"Consapevole del Vuoto" lo rimprover Tripitaka, "perch non me l'hai detto subito?"
"L'ho detto non appena l'ho riconosciuta" rispose ridendo Scimmiotto.
Porcellino chiese: "Ora che sappiamo di aver davanti questo sovrano sterminatore di monaci, come faremo a proseguire?"
"Non aver paura, bestione. Pensa quanti diavoli e mostri feroci abbiamo incontrato, quante tane di tigri e laghi di draghi! Eppure siamo qui tutti interi. Infine, questo sovrano non  che un uomo: che cosa ci potr fare? Non dico che dobbiamo mancare di prudenza. Scende la sera: a quest'ora passer gente che rientra in citt. Se ci vedessero e diffondessero la notizia che ci sono bonzi in arrivo, le cose potrebbero mettersi male per noi. Sar meglio che portiamo il maestro lontano dalla strada maestra; correremo meno rischi di incontri pericolosi."
Tripitaka non se lo fece ripetere. Tutta la compagnia trov rifugio in un fossato lontano dalla strada.
"Fratelli" raccomand Scimmiotto, "voi restate qui di guardia al maestro. Io vado a dare un'occhiata in citt: pu darsi che troviamo modo di prendere il largo di nascosto durante la notte."
"Discepolo" ammon Tripitaka, "non scherziamo con la legge del re, che  rigorosa e spietata: devi stare attento."
"Niente paura, ci so fare" replic ridendo Scimmiotto.
E balz via nello spazio con un sibilo. Strano, per:

Non c'era fune che lo sollevasse,
Non c'era canna che lo sostenesse,
E dopo tutto era di carne ed ossa.
Si vede che quelle ossa eran leggere.

Dall'alto guard gi. Il cielo incupiva; nelle strade della citt, di aspetto vivace e allegro, si accendevano le luci. "Che bel posto! Come sar saltato il ticchio al re di prendersela con i bonzi?"

Lanterne brillano ai crocicchi, da torri e pagode suonano le campane e salgono volute d'incenso. Sorgono in cielo sette stelle luminose. I viaggiatori delle otto direzioni cercano sistemazione per la notte. Nelle sei guarnigioni le scolte soffiano nel corno. Sulla torre delle cinque veglie l'acqua della clessidra incomincia a cadere, a goccia a goccia, nel vaso di bronzo. Ai quattro lati sale la nebbia, e fredda invade i tre mercati. Mogli e mariti, in coppie, abbassano le tendine ricamate. Sorge ad est, solitario, il magico disco lunare.

"Se mi faccio vedere in giro con la mia zucca pelata, mi riconosceranno subito per bonzo. Sar meglio che mi trasformi." E con un incantesimo si trasform in falena, la farfalla notturna che spesso viene a cozzare contro le nostre lampade.

Luce e calore le piacciono tanto da tenerla in perenne movimento. Batte le ali nella luce di lampade e candele; a volte le spegne, a volte si brucia.
Nell'erba che fermenta pu trasformarsi in fuoco fatuo.
Ornata di porpora, dalle ali profumate, ama la quiete della profonda notte, e se ne va a caccia di lucciole.

Svolazzava attraverso i tre mercati e le sei strade, all'altezza delle gronde di tetti e tettoie, quando not certe case con l'uscio illuminato da una lanterna. "Forse festeggeranno capodanno, con quella luminaria."
La lanterna della porta di mezzo illuminava la scritta:

AL RIPOSO DEL MERCANTE DI PASSAGGIO

E sotto:

Locanda di Wang il giovane

Dalle finestre si vedevano viaggiatori che, finita la cena, si toglievano i turbanti, si spogliavano, facevano le abluzioni serali e si apprestavano a coricarsi.
"Ho trovato il modo di far passare il maestro" si disse Scimmiotto. Gli era venuta l'idea furfantesca di derubare gli ospiti dell'albergo, quando si fossero addormentati, per travestire i suoi compagni con i loro abiti. Ma non avrebbe combinato che guai.
Il locandiere venne a raccomandare ai viaggiatori di vigilare sulle loro cose: "Vi prego di badare ad abiti e bagagli; sapete, questo  un porto di mare, viene gente d'ogni risma."
Quelli erano viaggiatori esperti, e gli risposero: "Caro locandiere, avete ragione. Noi siamo stanchi della giornata di viaggio e avremo il sonno duro. Prendeteli in custodia voi; ce li renderete domattina, al momento della partenza."
Wang il giovane raccolse gli oggetti nella propria stanza, dove Scimmiotto lo segu.
Il locandiere si dedic alle operazioni serali: usc a spegnere e staccare dal gancio la lanterna che illuminava l'insegna, chiuse porte e finestre, abbass le tende; poi rientr nella camera, si spogli e si mise a letto. La moglie port i figli, due fanciulli chiacchierini che non mostravano nessuna voglia di dormire; perci lei sedette in un angolo a rammendare panni a lume di candela.
L'irrequieto Scimmiotto, che ronzava intorno agli indumenti, alla fine si spazient. Vol d'impeto sulla fiamma della candela e la spense:

Rischia la propria vita tra le fiamme
E si strina i capelli sulle tempie,
Cercando disperato la salvezza.

Nel buio si trasform in topo, afferr abiti e turbanti e se li port via squittendo.
"Marito!" gridava la donna spaventata. "C' in giro uno spirito malefico in forma di topo!"
Scimmiotto si sent in dovere di chiarire l'equivoco, e grid: "Wang, non ascoltare le sciocchezze che dice tua moglie. Non sono uno spirito malefico: appartengo alla luce, e non sarei capace di tramare azioni oscure. Sono il Grande Santo Uguale al Cielo, disceso in terra per proteggere il monaco cinese che va in cerca delle scritture nel Paradiso dell'Ovest. Sono venuto a sapere dei decreti disumani del vostro re e, per sfuggirli, ho preso in prestito questi abiti con cui rivestir il mio maestro. Ma quando saremo usciti dalla citt, restituir tutto."
Il povero Wang si rizz a sedere frastornato, balz dal letto e cerc di infilarsi i pantaloni; ma poich, nel buio, trov soltanto la camicia e cerc d'infilare la gamba sinistra nella manica destra, Scimmiotto lo lasci in mezzo alle difficolt.
In breve fece ritorno al fossato dove Tripitaka, che scrutava ansioso verso la citt, lo riconobbe al chiar di luna e chiese: "Discepolo, hai trovato un modo per continuare il viaggio?"
"Per proseguire bisogna risolvere una difficolt: nascondere la nostra qualit di monaci" rispose Scimmiotto posando gli indumenti.
"Vuoi scherzare?" intervenne Porcellino. "Non  difficile smettere di esser monaci: basta non radersi per sei mesi, e i nostri capelli ricresceranno."
"Ma noi dobbiamo laicizzarci subito; non possiamo aspettare sei mesi."
"Non so proprio come potremmo fare" obiett Porcellino perplesso. "Dovremmo metterci dei turbanti, ma non li abbiamo; e in ogni caso non avremmo nemmeno un ciuffo di capelli per legarci la cordicella."
"Lasciate perdere i particolari" si spazient Tripitaka. "Che cosa dobbiamo fare?"
"Maestro, ho dato un'occhiata alla citt: quel sovrano ammazza monaci sar una bestiaccia; ma a giudicare dall'atmosfera del posto, lieta e luminosa, sembra invece che sia un figlio del cielo. Mi sono fatto un'idea della topografia e della lingua che parla la gente. In una locanda ho preso in prestito degli indumenti e dei turbanti: ci permetteranno di vestirci da laici e di passare inosservati. Passeremo la notte in citt, ci alzeremo alla quarta veglia per fare colazione, e alla quinta veglia usciremo dalla porta occidentale e ci rimetteremo in cammino. Se ci arrestassero, potremmo sempre dire che siamo inviati di un paese sovrano: il re non oserebbe trattenerci."
"Il nostro condiscepolo ha pensato a tutto" approv Sabbioso. "Diamogli retta."
Del resto non c'erano altre soluzioni a portata di mano. Il reverendo e Sabbioso si tolsero gli abiti monacali, infilarono le casacche e si misero in capo i turbanti. Porcellino utilizz la misura pi grande disponibile, ma per il suo testone nessun turbante era sufficiente: Scimmiotto dovette cucirne insieme due, con ago e filo. Infine anche lui si cambi d'abito e diede le istruzioni per l'uso: "Ricordate che dobbiamo evitare di usare fra noi le parole maestro e discepolo."
"Per noi sono parole indispensabili. Quali altre potremmo usare?" chiese Porcellino.
"Il maestro sar Tang il vecchio, tu Porcelli terzo; Sabbioso sar Sabbiosi quarto, e io Scimmiotti il giovane. Ma la cosa migliore, in albergo, sar che teniate la bocca chiusa: parler io. Ci chiederanno che mestiere facciamo, e io dir che siamo mercanti di cavalli; il cavallo bianco funger da campione commerciale. Di sicuro il locandiere ci tratter bene, e noi lo ricompenseremo con una bella moneta d'argento; me la fabbricher io, da una scheggia di vecchia tegola."
Il reverendo non trovava che tutto fosse ineccepibile, ma non os sollevare obiezioni.
Caricarono dunque i bagagli sul cavallo ed entrarono in citt. Era un posto tanto pacifico che le porte erano ancora spalancate a quell'ora di notte. Passarono davanti alla locanda di Wang il giovane, e sentirono che all'interno qualcuno altercava a proposito di abiti scomparsi. Scimmiotto fece finta di niente, e scelse un'altra locanda all'angolo della strada, che non aveva ancora ritirato la lanterna sopra l'insegna. Buss alla porta e chiam: "Ehi della locanda, avete camere libere?"
Una voce di donna rispose: "Ma certo! Vogliate salire al primo piano." E un garzone venne a prendere il cavallo per portarlo nella stalla.
Al primo piano si trovarono in una camera con tavolo e seggiole confortevoli, e spalancarono le persiane per sedersi al chiar di luna. Qualcuno venne a portare una lampada, ma Scimmiotto ci soffi sopra e disse: "Non serve, con una luna cos bella." L'offerta di una tazza di t venne invece accettata con piacere.
Infine li venne a trovare una donna sulla sessantina, che domand: "Da dove venite, signori? Quali sono le vostre preziose mercanzie?"
"Veniamo dal Nord e vendiamo cavalli."
"Siete giovani per questo mestiere."
"Questi sono Tang il vecchio, Porcelli terzo e Sabbiosi quarto; quanto a me, mi chiamo Scimmiotti il giovane, per servirvi."
"Sono tutti cognomi diversi" osserv ridendo la donna.
"Certo, non siamo parenti; ma viviamo insieme come fratelli. Facciamo parte di un gruppo di dieci persone. Noi siamo venuti in avanscoperta, mentre gli altri sei sono rimasti fuori dalle mura con i cavalli e ci raggiungeranno domattina. Non ci  sembrato pratico portare in citt un branco di cavalli a un'ora cos tarda, senza avere un'idea delle risorse disponibili. La nostra intenzione  di restare qui per il tempo necessario a vendere i nostri cavalli."
"Quanti sono?"
"Contando i puledri, sono centodieci, tutti della razza di quello che abbiamo portato con noi, ma di mantelli diversi."
"Caro signor Scimmiotti" disse la donna, "siete un mercante molto esperto. Cercando ospitalit nel mio albergo avete fatto la scelta migliore: questo  l'esercizio pi affidabile e attrezzato della citt. Dovete sapere che abbiamo una vasta corte e scuderie grandi e ben fornite. Anche se i vostri cavalli fossero diverse centinaia, noi potremmo alloggiarli tutti, senza far loro mancare n fieno n acqua. La locanda  stata costruita dal mio povero marito Zhao, che sfortunatamente non  pi di questo mondo. La mando avanti io da molti anni, sempre con buona reputazione:  la locanda della vedova Zhao. Qui pratichiamo tre tariffe. Scusate se vi intrattengo su queste meschinit, ma  solo per non doverci pi pensare in seguito; una volta pagato il conto, avrete a disposizione il servizio pi raffinato che possiate desiderare."
"Veramente" rispose Scimmiotto, "il proverbio dice: vende il mercante tre sorte di cose, ma dorme sempre su un letto di rose. Perch voi, invece, praticate tre tariffe diverse ai vostri ospiti mercanti? Spiegateci quali sono le differenze."
"Sono previsti i servizi di classe superiore, media e inferiore. La prima classe comprende un festino con cinque piatti e cinque tipi di frutta, una pagoda di zucchero, tavoli riservati e belle ragazze, che canteranno per voi mentre mangiate e vi terranno compagnia a letto. Costa mezzo tael a testa, camera compresa."
"Mica male" comment ridendo Scimmiotto. "Dalle nostre parti, mezzo tael non basterebbe per pagare le ragazze."
"Seconda classe: tavola comune, frutta fresca, vino tiepido. Per divertirsi si pu, per esempio, giocare alla morra; non sono previste ragazze. Due decimi di tael a testa."
" ancora pi conveniente. E la terza classe?"
"Mi sento imbarazzata a parlarne a nobili ospiti."
"Dite, dite. Dobbiamo pur scegliere con cognizione di causa."
"In terza classe non  previsto servizio. Il riso sta nella marmitta; quando si  mangiato abbastanza, si pu cercare un po'di paglia e un angolo dove stenderla per dormire. Costa pochi soldi."
"Che bellezza!" concluse Porcellino. "Se la marmitta  grande abbastanza per saziare la fame, sono disposto a dormire anche sul carbone destinato al forno, e non mi serve altro."
"Ma cosa dici, fratellino!" lo contraddisse Scimmiotto. "I nostri guadagni ci consentono qualcosa di meglio. Va bene la prima classe."
La donna, tutta contenta corse in cucina: "Servite del t, il migliore. Tirate il collo a oche e polli; lessate carne sotto sale per accompagnare il riso. Abbattete un maiale e un montone; quello che non si consuma stasera, si finir domani. Scegliete il vino, di quello buono. Portate riso bianco e farina bianca per le focacce."
Tripitaka, che dal piano di sopra la sentiva strillare, si rivolse inquieto a Scimmiotto: "Come facciamo? Quella donna fa ammazzare tutte le bestie del cortile. Se ce le servono, come potremmo toccarle, noi che abbiamo fatto voto perpetuo di mangiare di magro?"
"Mi viene un'idea" rispose Scimmiotto. "Signora Zhao, venite su un momento" grid pestando un piede sul pavimento.
"Agli ordini, signor Scimmiotti" rispose lei correndo su per le scale.
"Per questa sera non preparate carne, mangeremo di magro."
" per un voto perpetuo o mensile?" domand la vedova stupita.
"N una cosa, n l'altra. Osserviamo il digiuno del giorno genshen, che sta per finire. Dopo la mezzanotte sar il giorno xinyou, e il digiuno cesser. Le bestie ammazzatele domani; per questa sera vogliamo una cena di magro. State tranquilla che il prezzo rester quello della prima classe."
Ancor pi contenta, la donna corse dabbasso a cambiare le disposizioni: "Fermi tutti, al tempo! Non ammazzate bestie. Invece prendete orecchiette, germogli di bamb di Min, formaggio di soia e glutine di grano. Mettete al fuoco verdure del giardino per la zuppa di vermicelli e cuocete timballi di pasta al vapore; lessate il riso e mettete in infusione il t aromatico."
Gli esperti cuochi prepararono tutto in un baleno; la pagoda di zucchero era gi pronta. Il pasto fu servito in camera.
"Devo servire vino analcolico?" chiese la locandiera.
"Al vecchio Tang non piace" rispose Scimmiotto, "ma noi ne berremo volentieri un bicchiere."
Mentre la vedova faceva intiepidire il vino, si ud dabbasso un baccano di tavole che si urtavano. "Che cosa succede?" chiese Scimmiotto.
"Niente; sono i miei contadini, goffi e sbadati, che avranno urtato nel soffitto con le stanghe dei palanchini. Sono venuti in citt a portare il riso dalla mia modesta tenuta, e li ho trattenuti a dormire per la notte. Dal momento che a quest'ora non ho altro personale sotto mano, li ho fatti alzare per mandarli a prendere le signorine."
"Buono a sapersi; ditegli pure di ritornare a letto. Come dicevamo, oggi facciamo digiuno; e poi i nostri fratelli non sono qui, sono costretti a dormire all'aperto con i cavalli. Domani saremo tutti insieme in allegria, e sar il momento giusto per far venire le ragazze."
"Che brave persone! Usate molti riguardi fra voi, e non mancate di tenervi dacconto." approv la vedova. E mand a dire ai suoi: "Ritirate i palanchini; non servono pi."
I quattro pellegrini mangiarono e bevvero; poi la tavola fu sparecchiata e la servit si ritir.
"Dove dormiremo?" bisbigli Tripitaka nell'orecchio di Scimmiotto.
"Qui dove ci troviamo."
"Non  una cosa prudente. Stanchi come siamo, ci abbandoneremo al sonno e le nostre vesti si scompiglieranno, il turbante ci cadr dalla testa. Se qualcuno dovesse entrare nel frattempo, ci riconoscerebbe subito dalle nostre teste rasate e strillerebbe che siamo monaci. E noi che cosa faremmo?"
"Giusto" ammise Scimmiotto; e batt il piede sul pavimento. La vedova risal: "Che altro vi occorre? Sempre al vostro servizio, signor Scimmiotti."
"Dove possiamo metterci a dormire?"
"Questa non  forse una bella stanza? Non ci sono n mosche n zanzare. Se lasciate le finestre spalancate, con questo venticello del sud, dormirete saporitamente."
"Anzi, non chiuderemo occhio. Porcelli ha i reumatismi e non sopporta l'umidit; a Sabbiosi ritorner il suo vecchio dolore alla spalla. Tang il vecchio riesce a dormire solo nel buio pi nero, e del resto la luce disturba anche me. Non possiamo dormire qui."
La vecchia rispose: "Fatemi pensare", ritorn dabbasso e si appoggi pensierosa alla cassa dei conti. La figlia, che girava per casa con un bimbo in collo, osserv: "Mamma, lo dice anche il proverbio: ti incagli nove giorni su un banco di sabbia, e poi navighi su nove banchi in un giorno solo. Ora ci sono pochi clienti perch  la stagione calda, ma d'autunno ne avremo tanti che non sapremo dove metterli. Perch hai quell'aria afflitta?"
"Mentre stavo per chiudere bottega mi sono capitati quattro mercanti di cavalli, che hanno ordinato il trattamento di prima classe. Speravo di guadagnar bene, ma al momento di mettersi a tavola hanno voluto solo cibo vegetariano."
"Tanto non ti scappano. Il vino e la carne glieli servirai domani, e i tuoi conti torneranno."
"Ma  gente malaticcia" rispose la vedova. "Hanno paura delle correnti d'aria, riescono a prender sonno solo nel buio perfetto. Dove glielo trovo il buio perfetto? Da noi  trasparente persino il tetto. Sar meglio pregarli di cercarsi un altro albergo, a costo di rimetterci il prezzo del pasto che hanno consumato."
"Mamma, gli possiamo procurare tutto il buio che vogliono, e senza correnti d'aria."
"E come?"
"Ricordi quel cassone gigantesco che aveva costruito il povero babbo? Sar largo almeno quattro piedi, lungo sette e alto tre. Ci potrebbero dormire sette od otto persone: chiudili l dentro."
"Sentiamo se a loro sta bene."
"Signor Scimmiotti, il nostro umile esercizio  un guscio di lumaca privo di angoli bui; ma se volete, abbiamo una grande cassa che non lascia passare n aria n luce. Volete provarla?"
" proprio quello che ci vuole" rispose Scimmiotto.
Dunque i lavoranti della tenuta portarono la cassa e aprirono il coperchio. Mentre il maestro e Scimmiotto osservavano l'interno a lume di lucerna, Porcellino ci si lasci cadere per primo senza tanti complimenti. Sabbioso vi depose prima i bagagli, e poi aiut il maestro a entrarvi.
"Dov' il nostro cavallo?" chiese Scimmiotto.
"L'abbiamo messo nella stalla, mangia il suo fieno" rispose un garzone.
"Portatelo qui con la mangiatoia, e legatelo accanto alla cassa."
Quando furono entrati tutti e quattro, chiam la signora Zhao: "Adesso chiudete il coperchio e serrate il lucchetto. Verificate bene: se ci sono fessure, turatele con la carta. Domattina di buon'ora veniteci a dare la sveglia."
"Quante precauzioni!" comment la vedova. E tutti se ne andarono a dormire.
I quattro poveretti dentro la cassa correvano il rischio di soffocare. Erano ammucchiati l'uno sull'altro, mancava l'aria e per giunta non erano abituati a portare i turbanti. Finirono per toglierli, in quel caldo soffocante, poi per levarsi tutti i panni, e provarono ad agitarli per farsi vento. Comunque, alla seconda veglia, finirono per addormentarsi; salvo Scimmiotto, che non poteva prender sonno e si sentiva d'umore attaccabrighe.
Pizzic Porcellino a una gamba, facendolo brontolare: "Smettila, ti credi spiritoso? Lasciami dormire."
Ma lui continuava a stuzzicare e diceva: "Abbiamo un capitale di cinquemila tael e abbiamo venduto cavalli per tremila. Perci ciascuno dei nostri sacchi contiene quattromila once d'argento. Se vendessimo i cavalli che restano per altri tremila tael, avremmo un incasso superiore al capitale. Ci si pu accontentare."
Porcellino non rispondeva e russava. Alcuni servi della locanda, che si aggiravano per casa a portare acqua o attizzare il fuoco, erano in combutta con una banda di briganti. Sentirono venire da chiss dove gli sproloqui smorzati del Novizio, che parlava di somme favolose, e se la svignarono per avvertire i loro amici. In breve, l'albergo fu invaso da una ventina di briganti con le torce in mano, che venivano espressamente per svaligiare il mercante di cavalli. La vedova e sua figlia, tremanti di paura, si barricarono in camera loro e li lasciarono fare.
Ai briganti non interessavano le cose dell'albergo, ma solo il denaro di quel ricco cliente. Non era facile stanarlo: non si trovava nelle camere degli ospiti, non era sceso nella corte. Infine in un angolo buio trovarono il cassone, con il coperchio solidamente serrato; accanto era legato un cavallo.
"Gente che se intende come noi, vede subito che in un baule di quella stazza si custodiscono solo grandi ricchezze. Prendiamo il cavallo e portiamoci la cassa in aperta campagna, dove potremo forzarla con comodo. Non  il sistema pi pratico?"
E infatti, con stanghe e funi, sollevarono a fatica il grande oggetto e se lo portarono via, piegati sotto il peso.
Gli scossoni svegliarono Porcellino: "Dormi, fratello, smettila di scuotere!"
"Chi si muove?" reag il Novizio.
Tripitaka e Sabbioso si svegliarono anche loro ed esclamarono spaventati: "Qualcuno ci sta portando via!"
"Zitti! non fate rumore" intim il Novizio. "Lasciate che ci portino; ci risparmieremo la fatica di camminare."
Ma i briganti non avevano nessuna intenzione di viaggiare verso l'Ovest; anzi, attraversarono il quartiere orientale della citt, attaccarono le guardie di servizio alla porta est e forzarono le serrature. Fu dato l'allarme, accorsero il servizio di vigilanza del quartiere orientale e il comandante in capo della guarnigione urbana. Arcieri a cavallo partirono all'inseguimento e i briganti, non osando far fronte a truppe regolari, mollarono la cassa, abbandonarono il cavallo bianco e si sparpagliarono in fuga nei campi. Le truppe non riuscirono a catturare nessuno, ma fecero ugualmente un ritorno trionfale, con cassa e cavallo a guisa di trofei. Anche alla luce delle torce il comandante poteva apprezzare la bellezza dell'animale:

Criniera di fili d'argento, coda di pendenti di giada. Non mi parlate degli otto destrieri e corsieri: questo eclisserebbe persino il grande Sushuang. Solo le ossa si potrebbero vendere per mille pezzi d'oro. Sa galoppare pi veloce del vento per diecimila leghe, sa arrampicarsi sulla montagna, incontro alle nuvole azzurre, nitrendo alla luna e mimetizzandosi nella neve.  un vero drago dei mari, unicorno di giada che rallegra il cuore a vederlo.

Il comandante scese dal proprio cavallo, per rientrare in citt alla testa delle sue truppe montato su quella meraviglia. La cassa venne portata a casa sua, debitamente sigillata da un nastro con la sua firma e guardata dai suoi uomini; ci in attesa dell'alba, quando intendeva presentarsi a rapporto dal sovrano e sollecitare le debite istruzioni.
Il reverendo intanto se la prendeva con Scimmiotto: "Scimmia zuccona! Vuoi farmi morire. Se ci avessero arrestato in condizioni normali, forse saremmo riusciti a difenderci. Ma dopo tutte queste avventure e scrolloni, siamo pronti per finire sotto il coltello del boia senza altra indagine; giusto per completare il numero di diecimila bonzi morti ammazzati."
"Non fate baccano" esortava il Novizio. "Qui fuori  pieno di gente. Se sentono rumore e aprono subito la cassa, passeremo il resto del tempo appesi a una trave. Se invece sapete portare pazienza, qui dentro  il meno peggio: si pu anche schiacciare un pisolino. Domani, quando apriranno la cassa, so io che cosa dire a quel sovrano dalle idee confuse: vedrete che non vi sar torto un capello, ve lo garantisco io."
Scimmiotto attese che trascorresse la terza veglia, trasform uno dei propri peli in trapano a tripla punta, e con pochi giri apr un forellino in un angolo della cassa. Quindi si trasform in formica e scivol fuori. Cerc un posto tranquillo per riprendere il suo normale aspetto, e balz su una nuvola per recarsi al palazzo reale. In quel momento il re dormiva ancora della grossa.
Scimmiotto si strapp un ciuffo di peli dal braccio destro e li trasform in uno sciame di insetti del sonno. Poi, pronunciando l'incantesimo che inizia con la sillaba Om, convoc il tudi locale e lo incaric di darsi da fare. Con l'aiuto dei suoi assistenti, doveva diffondere gli animaletti dovunque nel palazzo, nel gineceo, nei cinque stabilimenti militari e nei sei ministeri, negli yamen e nelle residenze grandi e piccole. Ogni funzionario di ogni grado doveva avere il suo insetto a pungerlo, in modo da restare immerso in un sonno tanto profondo che non gli consentisse nemmeno di rigirarsi nel letto.
La misura successiva fu di strapparsi un altro ciuffo di peli dal braccio sinistro e di trasformarlo in un esercito di minuscoli Scimmiottini.
Infine manipol la sbarra cerchiata d'oro e la trasform in una quantit innumerevole di rasoi da tonsura. A questo punto ogni Scimmiottino prese un rasoietto e and in giro per il palazzo, gli yamen, i ministeri eccetera a radere a specchio tutte le zucche, di uomini e donne.

Come potrai distruggere questa Legge infinita,
Che comprende ogni causa e pratica ogni astuzia?
Un solo fondamento possiedono i tre Veicoli.
Dalla cassa forata intorno si diffonde
Una buona novella, che dar vista ai ciechi
Redimendo il sovrano. Senza morte n nascita,
Anche lui finalmente potr godere il Vuoto.

Prima dell'alba l'operazione fu conclusa. Scimmiotto conged la divinit locale, ricuper le sue cose e, trasformatosi di nuovo in formica, ritorn donde era venuto.
Quando alle prime luci le signore del palazzo si levarono dal letto e si posero davanti allo specchio per pettinarsi, si scoprirono con orrore teste lisce come palle da biliardo. Agli eunuchi, giovani e vecchi, era accaduta la stessa cosa. Le dame dovettero comunque disporsi in corteo, inghiottendo le lacrime, per andare a svegliare la coppia reale.
Quando si alz dal letto la regina dei tre palazzi, le cose non le andarono meglio. Afferr una lanterna e corse al giaciglio del drago: anche l sembrava che dormisse un monaco. Le sfugg uno strillo che fece svegliare il re; il quale spalanc tanto d'occhi a vedersi davanti quella testa pelata, e si lev a sedere chiedendo: "Santo cielo, mia cara, che cosa vi  successo?"
"E a voi, mio sovrano?"
Il re si tast il capo e ci rimase di sale: "Accidenti,  vero! Che cosa hanno fatto alla nostra reale testa?"
Ed ecco giungere a frotte le concubine delle sei corti, le dame del palazzo, gli eunuchi grandi e piccoli. Tutti si inginocchiavano davanti a lui mostrando una distesa di teste pelate: "Signore e padrone, come vedete ci troviamo tutti trasformati in monaci."
Il re riflett su quanto accadeva e fin per spuntargli una lacrima: "Magari  un castigo per l'uccisione di tutti quei bonzi." E fece conoscere la sua volont: "Non dir motto a nessuno della perdita dei capelli, altrimenti i mandarini civili e militari potrebbero muovere critiche alla politica del governo. Recarsi tutti alla sala di udienza."
Ma i mandarini di ogni livello e residenza, dal primo dei ministeri all'ultimo degli yamen, avevano lo stesso problema. Quando si alzarono per recarsi a corte, all'udienza mattutina, scoprirono che durante la notte i loro capelli erano scomparsi. Fu un gran correre, commentare e redigere rapporti d'ufficio sugli avvenimenti. Non si sentiva parlare d'altro:

Ai tre schiocchi di frusta(8) si rivolgono al re,
E della tosatura si chiedono il perch.

Quanto al bottino conquistato dal comandante della guarnigione e al destino che aspettava i prigionieri della misteriosa e gigantesca cassa, se in fin dei conti non sapete che cosa ne fu, ascoltate il prossimo capitolo.

CAPITOLO 85
FIOR DI SUSINO, UN PETALO PER VOLTA

OVE LA SCIMMIA DELLO SPIRITO SI INGELOSISCE DI MADRE DEL LEGNO, E IL PRINCIPE DEI DIAVOLI TRAMA INGANNI PER INGOIARE MEDITAZIONE.


All'udienza del mattino, i mandarini civili e militari che si presentavano a rapporto si scusavano dell'imperdonabile licenza.
"Ci sembrate irreprensibili come sempre, cari ministri. In che cosa consisterebbe, la licenza di cui vi scusate?"
"Ah, signore e padrone! Non si sa come, durante la notte tutti quanti abbiamo perduto i nostri capelli."
I rapporti si ammucchiavano davanti al re, che si alz dal giaciglio del drago e dichiar: "Neppure noi comprendiamo che cosa sia accaduto, ma dobbiamo constatare che la cosa ha coinvolto tutti senza distinzione, dal pi umile al pi eminente."
"Non oseremo mai pi prendercela con i bonzi!" esclamavano tutti con le lacrime agli occhi, compreso il re. Il quale risal sul trono e ordin: "Coloro che hanno istanze da presentare si facciano avanti; se non c' nessuno, arrotoliamo le cortine e togliamo la seduta."
Dalle file dei militari usc il comandante in capo della guarnigione, e da quelle dei civili il commissario del quartiere orientale. Si prosternarono davanti ai gradini di giada e riferirono: "Durante il servizio di pattuglia, effettuato in conformit dei vostri sacri ordini, abbiamo sequestrato una cassa e un cavallo bianco. Vi preghiamo di decretare quale uso deve esserne fatto; le nostre umili persone non hanno osato disporne."
"Portateli qui" rispose il re.
I due ufficiali si ritirarono per recarsi allo yamen dov'erano depositate le spoglie e organizzare il trasporto. Tripitaka, dentro la cassa, udendo gli ordini e il trambusto si spavent: "Discepoli miei, come spiegheremo al re la nostra presenza qui dentro?"
"Parlate piano!" rispose ridendo il Novizio. "Ho sistemato tutto: quando apriranno la cassa, vedrete che ci renderanno gli onori dovuti ai maestri della legge. Ma dite a Porcellino di non far gazzarra per questioni di precedenza."
"Figrati se penso a queste cose!" esclam l'interessato. "Sarei contento se ne uscissimo vivi."
La cassa arriv a corte, fu portata oltre la Torre delle Cinque Fenici e venne deposta ai piedi del trono. Per ordine del re fu aperto il coperchio e Porcellino, che non ne poteva pi, salt fuori per primo seminando il panico. Poi comparve Scimmiotto, che accompagnava il monaco cinese tenendolo per mano, e infine Sabbioso coi bagagli. Porcellino vide il comandante in capo che reggeva la briglia del cavallo bianco e marci su di lui sbraitando: "Dammi quel cavallo!  roba nostra!"
Il povero ufficiale, terrorizzato, cadde per terra.
Quando il re si rese conto che i quattro pellegrini erano bonzi, si alz dal trono e ordin che le regine, le concubine e i cortigiani rendessero loro omaggio. Da parte sua, chiese: "Quali affari vi hanno portato qui, reverendi?"
"Siamo inviati da sua maest dei grandi Tang, nel paese dell'Est, a cercare le scritture e rendere omaggio al Buddha nel Paradiso dell'Ovest, al Monastero del Colpo di Tuono."
"Come mai vi siete chiuso dentro quella cassa con i vostri discepoli, maestro che venite da tanto lontano?"
"Il vostro umile servitore aveva saputo del voto fatto da vostra maest di sopprimere bonzi. Perci non osavamo farci riconoscere; ci siamo camuffati da laici e abbiamo chiesto ospitalit in un albergo di questa preziosa citt. Per dormire ci siamo chiusi nella cassa, per paura che qualcuno scoprisse inavvertitamente le nostre teste rasate. Sfortunatamente dei ladri ci hanno portato in aperta campagna; ma il comandante in capo ci ha ricuperato e portato qui. Ora che ci  concesso di contemplare il volto di drago di vostra maest,  come rivedere il sole dopo che le nuvole si sono disperse. Speriamo che vostra maest ci vorr perdonare e lasciar liberi: la nostra riconoscenza sar pi profonda del mare."
"Reverendo, siamo noi che non vi abbiamo accolto adeguatamente: voi siete un monaco eminente di un paese superiore, sede di una corte celeste. Il voto di uccidere bonzi, in numero di diecimila per far cifra tonda, lo avevamo formulato perch un monaco ci aveva calunniato. Ma questa notte siamo stati convertiti in modo inatteso: anche noi ci siamo visti ridotti a monaci e monache. Sovrano e sudditi, regine e concubine, tutti ci siamo ritrovati con la testa rasata. Ora vorremmo diventare vostri discepoli: speriamo che non ci negherete l'appoggio della vostra eminente saggezza."
Porcellino scoppi a ridere: "Senti, senti! Se volete iscrivervi anche voi, dovrete pagare la matricola."
"Maestro, per farci accettare acconsentiremo a offrire tutte le ricchezze del regno."
"Non parliamo di soldi" intervenne Scimmiotto. "Noialtri siamo monaci osservanti. Per essere sicuro che il vostro regno resti perennemente integro e che voi godiate di felicit e longevit, vi basta molto meno:  sufficiente che mettiate il visto ai nostri passaporti e ci facciate accompagnare fuori citt, per riprendere il nostro viaggio."
Il re ordin che la corte dei banchetti organizzasse adeguati festeggiamenti per il ritorno del regno in seno all'Unico. Intanto il passaporto fu vistato e Tripitaka venne interpellato sull'opportunit di mutare il nome del paese. Intervenne Scimmiotto: "Nel vostro attuale nome, il riferimento alla legge va benissimo;  la distruzione che non va. Dovreste sostituirla con il rispetto: Paese del Rispetto della Legge. Questo garantir mare calmo, fiume limpido, vittorie per mille generazioni, venti e piogge ai momenti giusti, pace in ogni direzione."
Il re li ringrazi e li fece accompagnare sulla strada dell'Ovest con la carrozza reale.
Mentre riprendevano il cammino, il reverendo dichiar tutto allegro: "Devo dire, Consapevole del Vuoto, che il tuo stratagemma  stato proprio ingegnoso: ne avrai grande merito."
"Io, fratello" chiese Sabbioso, "mi sto ancora chiedendo dove hai potuto trovare tutti i barbieri che occorrevano per radere a zero tante zucche in un tempo cos corto."
Scimmiotto raccont come aveva fatto, e li fece tanto ridere che si dovettero fermare sul ciglio della strada dell'Occidente per tenersi la pancia.
Ripresero il cammino in questa gioiosa disposizione di spirito, finch giunsero in vista di un'alta montagna. Il reverendo tir le redini: "Discepoli, ecco un'altra montagna: com' dirupata! Stiamo attenti!"
"State tranquillo" disse ridendo Scimmiotto. "Andr tutto bene."
"Non dirlo! La vetta  minacciosa, e nonostante la distanza si vedono i vapori nocivi e le nebbie minacciose che ne emanano. Sono pieno di brividi e paralizzato dall'angoscia."
"Non avrete per caso dimenticato il sutra del Cuore del maestro di meditazione del Nido dei Corvi?"
"Lo ricordo benissimo."
"Allora avrete dimenticato i versi dell'inno."
"Quale inno?"

"Monte degli Avvoltoi non cercarlo lontano,
Perch il Buddha sereno risiede nel tuo cuore.
Ciascuno pu trovare dentro di s lo stupa
Dove pu coltivare la vera perfezione."

"Lo conosco benissimo. Quei versi significano che il senso delle scritture, con le loro migliaia di sutra, non  altro che coltivare il cuore e lo spirito."
"Si capisce. Lo spirito nettato da ogni turbamento risplende nel vuoto, il cuore conserva la purezza delle cose. Ma una piccola negligenza pu richiedere mille anni per rimediarla. Bastano volont e sincerit senza macchia, perch il Monastero del Colpo di Tuono sia davanti ai nostri occhi. Se restate in preda alla paura, ai turbamenti e ai disagi del pensiero, non siete sulla Grande Via e il Monastero del Colpo di Tuono non fa per voi. Scacciate i dubbi e seguitemi."
Ascoltando Scimmiotto, il reverendo si sentiva lo spirito riconfortato e rasserenato.
In breve giunsero ai piedi del monte. Alzando gli occhi, videro

un monte superbo, screziato di colori. Brandelli di nuvole lambiscono le rupi della vetta, l'ombra gettata dagli alberi  fredda.
Uccelli prendono improvvisamente il volo battendo le ali, belve esplorano senza requie il terreno a caccia di preda. La foresta che riveste i fianchi  ricca di migliaia di alti pini; verso la cima si levano rade canne di bamb. Ululati di richiamo di lupi grigi, ruggiti di tigri affamate che balzano sulla preda. Si odono i fischi acuti del gibbone in cerca di frutta. Il canto di uccelli invisibili  portato dal vento, insieme al gorgoglio d'acque dei ruscelli. Cervi e daini caracollano tra i fiori. Si vedono correre volpi e scorrazzare zibetti; scimmie e gibboni si divertono in societ.
Liane e rampicanti ricoprono i tronchi; le orchidee profumate sono sparse nell'erba di diaspro in riva all'acqua.
La parete a strapiombo domina grandi cumuli di rocce dalle forme bizzarre. Il viaggiatore osserva inquieto il cammino:  mai possibile che a ogni curva il sentiero diventi pi ripido?

Sulla comitiva che avanzava soffi all'improvviso un colpo di vento.
"Ecco il vento!" grid Tripitaka con voce spaurita.
"C' un vento per ogni stagione" comment Scimmiotto. "In primavera lo zefiro, d'estate il vento caldo umido, d'autunno il vento dell'ovest e d'inverno la tramontana. Perch vi preoccupa questo vento in particolare?"
"Si  alzato troppo all'improvviso per venire dal cielo."
"Che bisogno c' che venga dal cielo? Il vento pu benissimo venire dalla terra, come le nuvole possono emanare dalle montagne."
Ma di colpo subentr una nebbia poco comune:

Oscura il cielo come una tovaglia
E ricopre di tenebre la terra.
Scompare il sole senza lasciar traccia,
Tace di colpo il canto degli uccelli.
S'alza un velo di polvere: scompaiono
Gli alberi pi vicini, ogni presenza
 inghiottita nel nulla. Tu puoi credere
Che l'universo ripiombi nel caos.

"Che ne dici, Consapevole del Vuoto? Avevi mai visto alzarsi una nebbia come questa, ancor prima che cessasse il vento?"
"Non affrettiamo le conclusioni" rispose Scimmiotto. "Smontate da cavallo, prego. Voialtri due restate qui di guardia, mentre io mi guardo intorno per saperne di pi."
Il grande santo balz in aria, scrut intorno facendosi solecchio con la mano, e scopr che in effetti a qualche distanza c'era un mostro seduto su una rupe. Ecco il suo aspetto:

Corpo imponente e poderoso, coperto di macchie. Denti da stritolare diamanti. Dissimula a malapena artigli pi taglienti di lame di giada.
Rotondi occhi d'acciaio che spaventano fiere e uccelli; i pelacci pungenti della barba d'argento intimidiscono diavoli e di.
La sua ferocia si manifesta anche in tremendi ruggiti. Quel suo masticare e soffiare nebbia e vento rivela intenti aggressivi ben determinati.

Accanto a lui, a destra e a sinistra, una quarantina di mostriciattoli si dedicava alla stessa pratica magica.
"Non aveva torto il maestro" pens Scimmiotto ridendo fra s. "Non c'era niente di naturale in queste condizioni meteorologiche. Ora potrei schiacciare il mostro di sorpresa, come una piattola; ma dove andrebbe a finire il mio buon nome?"
Scimmiotto era un soldato coraggioso; non era capace di sbarazzarsi dei suoi avversari con mezzi sleali.
"Ritorner alla base e dar un'opportunit e un segno di considerazione a Porcellino: gli proporr di affrontare il mostro per primo. Se  capace di vincerlo, il merito sar suo. Se non ce la fa e viene fatto prigioniero, andr a liberarlo: la prova pi impegnativa sar tanto pi onorevole per me. Quell'infingardo non avr voglia di darsi da fare. Ma dal momento che  anche un ghiottone, lo stuzzicher con argomenti gastronomici. Vediamo come reagisce."
Ritorn dunque da Tripitaka, che chiese: "Consapevole del Vuoto, che cosa hai scoperto su questa nebbia?"
"Come vedete scompare."
" vero, sta diradando."
"Maestro, di solito l'azzecco; ma questa volta mi ero sbagliato. Supponevo che ci fosse sotto qualche mostro, ma non  cos."
"Di che cosa si tratta?"
"A poca distanza da qui c' un villaggio di brava gente, che sta cuocendo a vapore grandi quantit di riso e pani di farina bianca per offrirli ai monaci. La nebbia veniva dalle loro cucine ed  buon segno."
Porcellino, che prese tutto per oro colato, gli chiese in privato: "Fratello, lo hai fatto un assaggio?"
"Giusto un boccone. Per i miei gusti, mettono troppo sale."
"Non c' niente di male se il cibo  salato; basta avere abbastanza da bere."
"Hai voglia di mangiare?"
"Mi era appunto venuto un po'di appetito. Se io andassi avanti in avanscoperta a rosicchiare qualcosa, che ne diresti?"
"Non sta bene, fratello. Ricorda il detto dei libri antichi: vivo il padre, il figlio non osi sottrargli nulla. Non puoi pensare a te stesso lasciandoti indietro il maestro."
"Ma se tu non glielo dici, per lui non sar la stessa cosa?"
"Va bene, star zitto. Vediamo come te la cavi."
Per soddisfare la gola, Porcellino non era privo d'astuzie. Fece al maestro una riverenza e gli propose: "Non vi pare che sarebbe indiscreto portare in quel villaggio il cavallo affamato e chiedere anche foraggio per lui, oltre all'elemosina per noi? Poich la nebbia si  dispersa, restate qui seduto per un momento, mentre io raccolgo erba tenera."
"Va bene" rispose il monaco lietamente stupito. "Come mai oggi sei tanto scrupoloso e diligente? Va e torna presto."
Il bestione, compiaciuto della propria astuzia, corse via sogghignando fra s; ma Scimmiotto lo trattenne per dirgli: "Bada che quella gente non vuol saperne di fare l'elemosina ai monaci troppo brutti; ci vuole bella presenza."
"Vuoi dire che mi devo trasformare?"
"Proprio cos; sar il caso che ti dia qualche ritocco."
Il bestione, che conosceva anche lui le sue trentasei trasformazioni, recit un incantesimo e si trasform in un monaco magrolino, di bassa statura, che borbottava la sua preghiera scandendola con i colpi sul pesce di legno. Veramente di sutra non ne sapeva, e si accontentava di ripetere le parole dei primi tre caratteri che gli avevano insegnato alla scuola elementare: "grand'uomo superiore"(9).
L'orco, ricuperati vento e nebbia, aveva teso con le sue milizie un'imboscata ai passanti lungo la strada. Lo sfortunato bestione ci incapp senza rendersene conto e si trov accerchiato da mostriciattoli che gli tiravano la tonaca, lo afferravano per la cintura, lo spingevano e lo tiravano tutti insieme.
"Non spingete!" gridava Porcellino. "Accontenter tutti: accetter l'invito di ciascuno di voi."
"Quale invito, bonzo?"
"L'invito a pranzo. Ho saputo che preparavate cibo per i monaci, e sono venuto a farmene offrire."
"Hai capito male: noi non serviamo pranzi ai monaci, semmai ce li serviamo a pranzo.  vero che, da bravi immortali di montagna che hanno conseguito il Tao, vogliamo soltanto gente pia: ma la vogliamo per cucinarla al vapore. Se pensavi di essere tu a mangiare, hai sbagliato strada."
Porcellino si spavent e pens ogni male di Scimmiotto: "Quel vigliacco equipuzio mi ha raccontato che i paesani offrivano riso ai monaci: questi sono mostri, altro che paesani!"
Tirato da tutte le parti il bestione si spazient, riprese la propria forma e brand il rastrello, mettendo in fuga i suoi aggressori.
"Disgrazia, grande re!" corsero ad annunciare.
"Che disgrazia?" chiese l'orco.
" arrivato un bonzo di bell'aspetto, che prometteva di diventare un buono stufato. Ma  capace di trasformarsi."
"Come si  trasformato?"
"Non sembra nemmeno un uomo: ha un grugno da porcello, orecchie larghe e certe setole rade sul collo. Ci ha pestati ben bene con un rastrello. Ci ha tanto spaventato, che siamo corsi a informarvi."
"Non abbiate paura; vengo a vedere."
L'orco venne avanti roteando un gran pestello di ferro, e trov che la bruttezza di Porcellino era davvero straordinaria:

Il lungo grugno sembra un martello,
E son quei denti candidi chiodi.
Gli occhi rotondi lanciano lampi,
Le lunghe orecchie muovono l'aria
Come ventagli. Sembran le setole
Punte di freccia. Pelle rugosa,
Arida e spessa, di color scuro.
Quella che impugna  un'arma insolita:
Sembra un rastrello da giardiniere.
Mentre lo guardi, non sai se in veglia
Oppur nel sonno ti appare l'incubo.

L'orco dovette farsi coraggio per chiedere: "Da dove vieni? Come ti chiami? Parla, se tieni alla vita."
"Mio caro" sogghign Porcellino, "sembra che tu non sappia pi riconoscere il tuo antenato. Ti racconter tutto:

Nominato Ammiraglio dei Canneti
Celesti dal supremo imperatore,
Comandai ottantamila marinai
E vivevo felice in un palazzo
Di cristallo. Ma un giorno, con la testa
Che dei fumi dell'alcol era piena,
Mi lasciai andare a una dichiarazione
D'amore assai focosa a una gran dama,
E le misi la casa sottosopra.
Fui scudisciato come si conviene
Ed esiliato in questo basso mondo
Per fare penitenza; ma di fatto
Divenni mostro e mi trovai una moglie.
Mi capit un incontro disgraziato
Con Scimmiotto, e fui vinto dalla sbarra
Cerchiata d'oro. Con gran sacrificio
Dovetti farmi monaco. I miei compiti
Sono di cavallante e di facchino.
Prima ammiraglio dal piede di ferro,
Divenni Porcellino, ed il mio nome
Assunto in religione  Otto Divieti.

"Mi stai dicendo che sei un discepolo del monaco cinese" esclam l'orco. "Quel monaco di cui sento lodare da tanto tempo la squisitezza della carne. Avevo giusto in mente di catturarlo. Ora che ti sei gettato da solo nella bocca del lupo, non ne uscirai. In guardia!"
"Bestiaccia che sei! Vedo che in vita tua hai fatto il tintore."
"Perch il tintore?"
"Altrimenti dove ti saresti procurato quel pestello per battere i panni?"
La creatura non era d'umore conversevole, e rispose con una pioggia di colpi. Sulla montagna s'ingaggi un bel duello:

Pestello di ferro contro rastrello a nove denti. I colpi dell'uno sembrano trombe d'aria, l'altro ricorda l'acquazzone torrenziale. Un terribile orco senza nome sbarra la via fra le montagne; l'Ammiraglio dei Canneti Celesti, vecchio peccatore, sostiene oggi la natura in s. Quando la natura  sulla giusta via, non teme i diavoli. Per alta che sia la montagna, il metallo non sa generare terra. Sembra quel pestello un pitone che si rizza dalle acque del lago; e il rastrello  come un drago in agguato nel giuncheto. Urla e tuoni da far tremare il monte, grida e ruggiti da commuovere le viscere della terra.
I due eroi impegnano ogni loro talento e giocano il tutto per tutto.

Lasciamo Porcellino al suo scontro con l'orco, che gridava ai suoi mostriciattoli di accerchiare il nemico. Intanto a Scimmiotto, che si era seduto a qualche distanza dal maestro, sfugg una risatina sarcastica. "Di che ridi?" chiese Sabbioso.
"Rido di quello scemo di Porcellino, che  partito di corsa in cerca del ristorante per monaci. Se ritorna perch  riuscito a sconfiggere l'orco che tende agguati lungo la strada, vedrai quanto si vanter. Se invece lo acchiappano, guai a me! Mi chiedo quanti 'sporco equipuzio!'mi toccheranno. Non dir niente, Consapevole della Purezza; resta qui mentre verifico come vanno le cose."
Per non far vedere al reverendo che si allontanava, lasci un altro s stesso ottenuto dalla trasformazione di un pelo e balz in cielo. Dall'alto vide il bestione accerchiato, che si difendeva furiosamente con il rastrello, ma si trovava in crescenti difficolt.
Scimmiotto non seppe trattenersi e grid: "Tieni duro, Porcellino; arrivo!"
La sua voce diede nuovo coraggio al bestione, che raddoppi l'impegno. L'orco, che non riusciva pi a controllarlo, si chiedeva: "Che cosa succede a questo bonzo? Un momento fa stava per cedere e ora fa il diavolo scatenato."
"Caro mio, attento ai fatti tuoi! Sta arrivando un tizio delle mie parti a darmi una mano."
E gi colpi in testa. L'orco non sapeva pi come pararli, e batt in ritirata con i suoi mostriciattoli. Visto che il pericolo era superato, Scimmiotto non intervenne e ritorn invece al punto di partenza, dove il reverendo non si era accorto di niente.
Un momento dopo li raggiunse il bestione, vittorioso ma conciato da far paura: era ansimante e spossato, il moccio gli colava dal naso e la schiuma gli sigillava la bocca. Grid rauco: "Maestro!"
"Santo cielo, Porcellino!" grid il reverendo. "Eri andato a raccogliere erba; che cosa ha potuto succederti perch ritorni in questo stato? Forse il prato era recinto, e i guardiani ti hanno battuto perch tagliavi l'erba?"
Il bestione lasci cadere il rastrello e si batt il petto: "Maestro, non me lo chiedete; mi fate morire di vergogna."
"Di che cosa ti vergogni?"
"Il condiscepolo anziano mi ha imbrogliato. Ha raccontato di un villaggio dove si cucinavano pranzi per monaci, e io ho pensato di approfittarne. Vi ho detto che andavo a cogliere erba, ma era solo un pretesto. Invece mi son visto circondare da una quantit di mostri e ho dovuto sostenere un duro combattimento. Se il condiscepolo non mi avesse dato una voce, non credo che ce l'avrei fatta."
"Questo bestione racconta frottole" intervenne Scimmiotto ridendo. " come il brigante che vuol coinvolgere tutti i compagni di galera. Io non mi sono mosso da qui."
" vero: Consapevole del Vuoto  sempre rimasto con me."
Il bestione s'indign: "Maestro, non vi fate imbrogliare anche voi. Avr usato i suoi trucchi per farsi sostituire."
"Insomma, Consapevole del Vuoto: ci sono o no mostri, sulla strada che dobbiamo percorrere?"
Scimmiotto non poteva reggere oltre lo scherzo. S'inchin e disse ridendo: "C' s una banda di mostriciattoli, ma non oseranno certo prendersela con noi. Vieni qua, Porcellino. Devi riconoscere che ti lascio sempre le incombenze pi prestigiose. Per proteggere il maestro, dobbiamo attraversare questa montagna organizzati come un convoglio militare."
"Com' fatto un convoglio militare?"
"Tu sei il capo in testa, che apre la strada. Se il nemico non si presenta, tanto meglio; altrimenti ti tocca affrontarlo, e tutto l'onore  tuo."
Porcellino, che non stimava troppo quel mostro, rispose: "Certo che marcer in testa, dovessi lasciarci la pelle."
"Se il bestione fa l'eroe, vuol dire che non andr lontano" sogghign Scimmiotto.
"Fratello, si vede che non conosci il proverbio: principe al festino, se non si sbronza si sazier; guerriero in guerra, se non muore si ferir.  meglio sfogarsi a parole, che rischiar troppo nei fatti."
Scimmiotto, tutto allegro, corse a sellare il cavallo e invit il maestro a montare; ripartirono quindi sulle orme di Porcellino, mentre Sabbioso chiudeva la marcia portando i bagagli.
L'orco, ritornato sconfitto al suo rifugio, si era seduto su una roccia e rimuginava in silenzio. Alcuni mostriciattoli si avvicinarono rispettosamente e gli chiesero: "Di solito vostra maest  allegro; perch oggi invece  tanto pensieroso?"
"Ragazzi, ogni volta che vado a caccia vi porto qualche preda. Ma oggi  un giorno sfortunato: sono andato in bianco."
"Chi era il vostro avversario?"
"Un bonzo che si chiama Porcellino Otto Divieti, discepolo del monaco cinese che va in cerca delle scritture. Il suo terribile rastrello mi ha messo in rotta.  una bella seccatura. Ho sentito molto parlare di questo monaco cinese, un arhat che si  coltivato attraverso dieci successive incarnazioni: si dice che mangiare un boccone delle sue carni prolunghi indefinitamente la vita. Ora che si trova a passare per le nostre montagne,  l'occasione buona per catturarlo e farne uno stufato. Ma non sapevo che fosse accompagnato da discepoli di quella levatura."
Dalla fila dei suoi si fece avanti un mostriciattolo che fece tre singhiozzi e tre risate.
"Spiegami che cosa vuoi dire."
Il mostro, inginocchiato, rispose: "Maest, la carne di quel monaco cinese dev'essere proprio incommestibile."
"Se tutti dicono che mangiarlo procura l'eterna giovinezza, come puoi fare un'affermazione simile?"
"Credete che, se lo si potesse mangiare, sarebbe arrivato fin qui? Chiss quante creature malefiche lo avrebbero mangiato prima. Il fatto  che lo accompagnano tre discepoli."
"Tu li conosci?"
"Fra loro Porcellino Otto Divieti  il secondo. Il primo  Scimmiotto il Novizio, e il terzo Sabbioso il Bonzo."
"Com' questo Sabbioso?"
"Pi o meno, vale quanto Porcellino."
"E Scimmiotto?"
"Su di lui ci sarebbe tanto da raccontare, che non oso" esclam il mostriciattolo sporgendo la lingua. "Ha immensi poteri ed  capace di molte trasformazioni. Cinquecento anni fa, quando provoc disordini nel palazzo del Cielo, non riuscirono ad arrestarlo, tutti insieme, le ventotto costellazioni, i nove luminari, i dodici fusi orari, i cinque dignitari e quattro ministri, le stelle dell'Est e dell'Ovest, gli di del Nord e del Sud, i cinque picchi e i quattro fiumi: in una parola, tutti i guerrieri del Cielo. Non mi pare che la carne di questo monaco cinese sia a portata di mano."
"Come sai tutte queste cose?"
"Vedete: una volta abitavo sul Monte del Cammello Leone e servivo i grandi re del posto. Anche loro volevano mangiare il monaco cinese, senza sapere a che cosa andavano incontro. Si trovarono addosso Scimmiotto, con la sua sbarra cerchiata d'oro: che disastro! Ci fece tutti a pezzi: come al gioco del domino, uno tagliato, sei contrato. Io, per fortuna, un po'pi furbo degli altri, riuscii a scappare in tempo dalla porta di servizio e arrivai qui, dove mi concedeste il favore di assumermi al vostro servizio. Ecco perch so di che cosa sono capaci."
L'orco era livido dallo spavento.  il caso di dirlo: il generale teme parola d'indovino. Come non spaventarsi davanti al racconto di un testimone oculare? I mostriciattoli intorno tremavano come foglie.
Ma uno si fece avanti per dichiarare: "Grande re, non vi affliggete. Dice il proverbio: la pazienza viene a capo d'ogni cosa. Se proprio tenete a mangiare il monaco cinese, ho un piano da proporvi."
"Sentiamo."
"Il nome del piano : fior di susino, un petalo per volta."
"Che cosa significa?"
"Fate un'accurata selezione fra i vostri soldati: cento su mille, dieci sui cento e tre sui dieci. Quei tre devono essere pratici di trasformazioni. Assumeranno il vostro aspetto, un elmo come il vostro, identica armatura, identico gran pestello in mano; e tenderanno imboscate in tre punti diversi. Ciascuno di loro affronter uno dei tre discepoli e si sacrificher per tenerlo impegnato. A un certo punto il monaco cinese si trover solo, e voi non avrete che da allungare la mano per impadronirvene. Non sar pi difficile che prendere il pane dalla tavola, o la mosca nel vaso del pesce."
"Che bel piano!" grid entusiasmato l'orco. "Lo attueremo senz'altro. Se dovesse andar male, rinunceremo. Ma ti garantisco che, se funziona, mi ricorder di te: diventerai ufficiale d'avanguardia."
Il mostriciattolo si prostern per ringraziare della ricompensa promessa. Si fece l'appello e si scelsero i tre pi capaci; i quali presero l'aspetto dell'orco e tesero le imboscate in attesa del monaco cinese.
Dopo parecchio cammino, i pellegrini incapparono in una delle imboscate: il primo mostriciattolo si drizz urlando sul ciglio della strada e balz avanti per impadronirsi di Tripitaka.
"Attento, Porcellino!" grid Scimmiotto. "Ecco l'orco."
Il bestione, senza distinguere il vero dal falso, impugn il rastrello e lo fronteggi. Il mostro par il colpo con il pestello e incominci lo scontro, mentre gli altri pellegrini si allontanavano. Sul pi bello si ud nel bosco un sinistro scricchiolio, e un secondo mostro identico al primo ne balz fuori e si gett sul monaco cinese.
"Va male!" esclam Scimmiotto. "Quell'orbo di Porcellino si  lasciato scappare l'orco. Ci penso io."
Tir fuori il randello e gli corse addosso gridando: "Dove credi andare? In guardia!"
Mentre si scambiavano colpi furiosi sul prato, mugghi il vento e davanti a Tripitaka, che avanzava con Sabbioso, comparve il terzo mostro. Sabbioso grid: "Maestro, fratello e fratellino brancolano proprio nel buio. L'orco gli  sfuggito. Voi restate a cavallo mentre io lo catturo." Brand il suo bastone e si scagli sul nemico.
Il vero orco, per aria, vide il monaco cinese rimasto tutto solo; estrasse gli artigli, piomb dal cielo su di lui, lo strapp dall'arcione e se lo port via come un passerotto. Che disastro!  il caso di dirlo:

Se la meditazione incontra il diavolo,
Perde di colpo ogni suo beneficio.
Salvato dalle Acque  ricaduto
Nella disgrazia nera che lo insegue.

L'orco port Tripitaka all'ingresso della sua grotta e grid: "Ufficiale d'avanguardia!"
Lo stratega mostriciattolo si inginocchi protestando: "Non oso accettare."
"Zitto. La parola del capo in guerra rende nero ci che  bianco. Avevo detto: niente, in caso di insuccesso; e se riusciva, ufficiale d'avanguardia. Il tuo bellissimo piano  riuscito in pieno. Ora porterai dentro il monaco cinese, farai attingere l'acqua e raschiare la pentola, portar legna e accendere il fuoco. Procediamo a cucinare il nostro stufato. Poi ciascuno avr il suo bocconcino, e le nostre vite dureranno all'infinito."
"Sar prudente procedere, maest?"
"Perch ne dubiti? Ormai  nelle nostre mani."
"Ma quale sar la reazione dei discepoli, se mangiamo il maestro?  probabile che Sabbioso e Porcellino se ne facciano una ragione e si allontanino; ma il grande Scimmiotto  meno prevedibile. Se volesse davvero vendicarsi, non avrebbe nemmeno bisogno di combatterci: con la sua sbarra potrebbe fare un tal buco sotto la montagna da farcela crollare addosso."
"E allora che cosa suggerisci?"
"Secondo me,  meglio prender tempo. Se leghiamo il monaco cinese nell'orto e lo lasciamo per due o tre giorni senza mangiare, non nuocer certo alle sue carni; anzi, gli dar tempo di purgare le budella. Vedremo come si mettono le cose. Quando in un modo o nell'altro ci saremo sbarazzati dei discepoli, ce lo mangeremo a nostro agio. Non credete che lo digeriremo meglio?"
"Ma certo" approv l'orco sorridendo. "Il nostro ufficiale d'avanguardia  un gran ragionatore."
Cos si fece; il monaco fu legato a un albero dell'orto, si chiuse la porta e si dispose la guardia.
Il reverendo piangeva a calde lacrime: "Discepoli miei, dove siete andati a combattere creature malefiche?  qui che soffro, per mano dell'orco maledetto che mi ha catturato. Quando potremo rivederci? Morir prima di dolore."
Dall'albero di fronte un voce disse: "Reverendo, ci siete cascato anche voi."
"Voi chi siete?" chiese Tripitaka cercando di guardare l'interlocutore attraverso le lacrime che gli facevano velo.
"Sono un boscaiolo della montagna, catturato da questi mostri. Sono legato qui ormai da tre giorni. Mi vogliono mangiare."
"Ah, boscaiolo!" esclam il reverendo riprendendo a piangere. "Se tu muori, la cosa finisce l. Ma per me  diverso."
"Voi, reverendo, avevate lasciato la famiglia; non avete n figli n genitori n moglie a carico. Per voi vivere o morire fa poca differenza."
"Il fatto  che l'imperatore Taizong, della dinastia dei Tang, mi ha affidato la sacra missione di andare dal Buddha vivente a rendergli omaggio e a chiedergli i sutra autentici. Lo scopo  di salvare le anime perdute, nella loro tenebrosa dimora. Se ora perdo la vita, render vane le intenzioni del mio sovrano, tradir la speranza dei suoi sudditi; e tutte le anime in pena, nella citt delle vittime d'ingiustizia, non avranno forse la delusione pi crudele? Esse resteranno per sempre lontane dalla salvezza. Tante fatiche ridotte a nulla; la vita: vento e polvere. Come potrei restare indifferente?"
A sentirlo, anche il boscaiolo si mise a piangere: "Reverendo, la vostra morte provocherebbe solo questo guaio, ma la mia sarebbe molto peggio. Mia madre ha ottantatr anni, e non ha altro sostegno che me. Chi l'assister nei suoi ultimi giorni, chi la seppellir?"
"Com' doloroso!" singhiozzava il reverendo. "Il boscaiolo pensa a sua madre. Sar stato inutile il mio lungo studio dei sutra? Servire il sovrano o servire i genitori  la stessa cosa. Tu vivi per amore di tua madre, e io del mio imperatore. Davvero:

Cuore spezzato con cuore spezzato,
E gli occhi in pianto vedono altre lacrime."

Ritorniamo a Scimmiotto, che non mise molto a volgere in fuga il suo avversario. Ma quando ritorn sulla strada, il maestro non c'era pi. Il cavallo bianco pascolava solitario l'erba del ciglio. Roso dall'inquietudine, il Novizio si caric i bagagli in spalla, afferr le redini e corse avanti.

Tripitaka sfortunato
Sempre incontra altre sfortune,
E Scimmiotto abbatti-diavoli
Nuovi diavoli da abbattere.

Se poi, in fin dei conti, non sapete come trov il maestro, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 86
SCIMMIOTTO ESPERTO DI ANTIQUARIATO

OVE MADRE DEL LEGNO IMPIEGA IL SUO PRESTIGIO NELLA CAMPAGNA CONTRO L'ORCO, E IL DUCA DEL METALLO USA LA MAGIA PER DISTRUGGERE LA PERVERSIT.


Come si diceva, Scimmiotto si pose alla ricerca del maestro su per la montagna, tirandosi dietro il cavallo e portando i bagagli. Vide Porcellino che correva ansimando verso di lui e lo chiam.
"Che cosa vuoi da me?"
"Il maestro  scomparso. L'hai visto?"
"Mi hanno arruolato come monaco, ma invece devo fare il soldato. Io ero impegnato a combattere l'orco; il maestro lo sorvegliavate tu e Sabbioso. Perch mi chiedi se l'ho visto?"
"Sei proprio diventato orbo. Non ti sei accorto che l'orco ti  sfuggito e ha cercato di rapire il maestro.  toccato a me di affrontarlo, lasciando di guardia Sabbioso; ma sono scomparsi tutti e due."
"Sabbioso avr accompagnato il maestro dietro un cespuglio a far pip" sghignazz Porcellino.
Ma comparve anche Sabbioso, correndo su per il pendio.
"Il maestro dov'?" gli chiese Scimmiotto.
"Siete ciechi tutti e due: vi siete lasciati sfuggire l'orco e ho dovuto affrontarlo io. Il maestro  rimasto solo sul suo cavallo."
"Siamo caduti in un tranello!" url Scimmiotto digrignando i denti.
"Quale tranello?" chiese Sabbioso.
"Il fior di susino, un petalo per volta. Ci hanno depistato uno dopo l'altro, e quando il maestro  rimasto solo se ne sono impadroniti. Adesso che facciamo?" E non pot trattenersi dal versare qualche lacrima.
"Piangere non serve a niente" osserv Porcellino. "Il maestro  rimasto qui sulla montagna, non pu essere lontano; cerchiamolo."
Si misero dunque a battere la montagna. In capo a una ventina di li, scopersero una residenza trogloditica che si apriva ai piedi di una rupe a picco.

Le rocce tormentate sono nel cono d'ombra di picchi aguzzi. Nel prato dall'erba di diaspro costellata di fiori crescono il mandorlo rosso e il pesco verde. L'albero antico, dalla scorza levigata dal tempo e dalle piogge, misura quaranta spanne di diametro. I pini azzurri svettano nel cielo.
Coppie di gru vengono qui a danzare nella brezza; i fagiani si posano sui rami e si chiamano. Liane gialle pendono come corde; interi filari di umidi salici sembrano colare oro.
In un profondo bacino contro la parete della montagna si raccolgono le acque; vi si nasconde un drago non ancora esperto di trasformazioni. Nell'oscura grotta vive da molti anni un orco che si pasce di carne umana. Il luogo  degno degli di, ogni alito di pensiero si traduce nelle cose.

Scimmiotto esamin accuratamente l'ingresso dell'antro, che era ermeticamente serrato e recava un'iscrizione incisa nella pietra con otto grandi caratteri:

GROTTA DEGLI ANELLI,
NEL MONTE DEL PICCO SPEZZATO DELLA CATENA SPANDINEBBIA

Scimmiotto concluse: "L'orco abita qui, e si  certo portato in casa il nostro maestro. Attacchiamolo!"
Il bestione lev alto il rastrello e men un colpo da aprire nella roccia un gran buco. Gridava: "Rendici il nostro maestro prima che sia troppo tardi, se non vuoi che ti sfondi la porta e la faccia pagar cara a tutti i tuoi."
Il portinaio corse ad annunciare: "Disgrazia, grande re!"
"Spigati."
"Un tizio, alla porta, ha rotto il battente e reclama il suo maestro."
"Chi sar?" chiese l'orco allarmato.
"Vado a vedere" propose l'ufficiale di avanguardia. Torse il collo finch non riusc a scorgere le grandi orecchie a ventaglio, e torn a riferire: "Niente paura,  solo Porcellino. Non ha capacit straordinarie e non dovrebbe insistere troppo; se lo facesse, converr catturarlo e mettere in dispensa anche lui. L'unico che sia davvero temibile  il bonzo peloso con la faccia da duca del tuono."
"Fratello!" chiam Porcellino, che aveva sentito tutto. "Il maestro  certo l dentro. Ma sembra che io non gli faccia paura: temono soltanto te."
Scimmiotto prese il suo posto: "Bestiaccia immonda, mostra rispetto per tuo nonno: rendici il maestro, se vuoi vivere."
"Maest" grid l'ufficiale d'avanguardia, "si mette male!  arrivato anche Scimmiotto."
"Il piano era tuo. Come la mettiamo con i petali del susino, adesso che abbiamo la catastrofe all'uscio?"
"Grande re, non vi scoraggiate. Il Novizio, dopo tutto,  una scimmia e perci  un vanesio. Se lo mettiamo di fronte al fatto compiuto, mostrandogli una testa mozza e spiegandogli che  quanto rimane del suo maestro, e se sappiamo solleticare adeguatamente il suo amor proprio presentandogli grandi scuse e complimenti, pu darsi che ci creda; in tal caso il monaco cinese rester pacificamente nelle nostre mani. Se non dovesse funzionare, cercheremo qualche altra via."
"Come facciamo per la testa mozza?"
"La fabbrico io: state a vedere."
Prese un ceppo di salice, gli diede forma di testa umana e lo inzupp di sangue per renderlo irriconoscibile. L'oggetto fu posto in una scatola laccata e fu recato alla porta: "Vostra signoria grande santo, vi supplichiamo di deporre l'ira e di concederci l'opportunit di rispondere."
Che il Novizio fosse scimmia non  una novit: era molto curioso e vanitoso. Trattenne Porcellino e disse: "Aspetta. Sentiamo che cosa hanno da dire."
"Quando il vostro maestro  stato portato nella nostra grotta, i mostriciattoli di qui, gente rozza e maleducata, si sono gettati su di lui e l'hanno fatto a pezzi. Se lo sono mangiato tutto, salvo la testa: questo  quanto siamo in grado di restituirvi."
"Se  come dici, non parliamone pi. Ma fammela vedere, la testa."
Il mostriciattolo gett l'oggetto attraverso il foro aperto da Porcellino, che alla vista di tutto quel sangue si diede a singhiozzare: "Povero infelice, che sfortuna! Quando penso com'era e cos' diventato!"
"Di, bestione, porta qui quella cosa. Aspetta a piangere di sapere che cos'."
"Non ti fidi? Non penserai che la gente scherzi sulle teste dei morti."
"Quella non  una testa di morto."
"Come lo sai?"
"Una testa che cade fa un tonfo sordo; questa risuona come un pezzo di legno. Se non mi credi, ti faccio sentire." Raccolse la testa e la lanci contro la roccia, dove diede un gran botto.
"Fratello, sembra un tamburo" comment Sabbioso.
"Gi, non  una testa. Adesso vediamo di che cosa si tratta."
E assest un colpetto con la sua sbarra, spaccando in due il ceppo di salice.
Porcellino lanci un rosario di invettive: "Banda di schifosi! Tenete nascosto il maestro nel vostro antro e raccontate balle. Credevate di imbrogliare il vostro avo Porcellino? Pretendete che il nostro maestro sia diventato un salice fantasma?"
Il mostriciattolo stratega corse via in preda al panico e si present al padrone tremando come una foglia: "E'proprio un bel pasticcio."
"Quale pasticcio?"
"Porcellino e Sabbioso c'erano cascati, ma Scimmiotto  un vero esperto di antiquariato, un conoscitore. Ha subito annusato il falso. Magari si potrebbe convincere anche lui, ma ci vorrebbe una vera testa umana."
"Vediamo. Ce ne dovrebbero essere nel Padiglione degli Scorticati, fra gli avanzi della dispensa."
I mostri trovarono una testa fresca, ne rosicchiarono i lineamenti fino a renderla irriconoscibile e ci riprovarono.
"Vostra signoria grande santo, avete ragione, l'altra testa era proprio falsa. Ma questa  quella vera. Il nostro re avrebbe preferito tenersela come portafortuna, ma ora mi manda a consegnarvela."
La testa fu lanciata come prima attraverso la porta, e questa volta fece un tonfo sordo. Scimmiotto constat che era una testa umana, e non gli rimase che mettersi a piangere.
"Fratelli, aspettate" disse Porcellino. "Questa roba  in cattivo stato, da un momento all'altro incomincer a puzzare. Sar meglio che prima la sotterriamo; la piangeremo dopo."
"Hai ragione" approv Scimmiotto.
Porcellino raccolse dunque il capo sanguinante e trov un angolo esposto al sole e protetto dal vento, dove scav la fossa con il suo rastrello e vi depose il misero resto. Poi vi ammucchi un tumulo e disse ai condiscepoli: "Voi restate a piangere, mentre io cerco qualcosa che possa servire da offerta."
Scese al torrente e raccolse rami di salice e ciottoli. Ritornato alla tomba, piant i rami ai due lati del tumulo e davanti ammucchi i ciottoli.
"Che cosa significano?" chiese Scimmiotto.
"I rami di salice significano pini e cipressi per ombreggiare la tomba a conforto del maestro. I ciottoli stanno per i dolci dei morti."
"Babbeo" brontol Scimmiotto. "Lui  morto e tu gli offri dei sassi."
"Esprimere dei vivi la fedelt leale, render testimonianza dell'affetto filiale."
" una farsa; lascia stare. Piuttosto, lasciamo qui Sabbioso a custodire il cavallo e i bagagli, e noi andiamo a buttar gi la casa e fare a pezzi l'orco. Saldato il conto, celebreremo le esequie."
Si presentarono di nuovo all'ingresso della grotta, finirono di distruggerne la porta e gridarono con voci tonanti: "Noi lo vogliamo vivo!"
I mostri, l dentro, morivano di paura; tutti se la prendevano con l'ufficiale di avanguardia. L'orco diceva: "E adesso che abbiamo i bonzi in casa, quale strategia scegliamo?"
"Dicevano gli antichi: Puzza, la mano che hai messo nel paniere del pesce! C' poco da scegliere: i comandanti di destra e di sinistra devono prendere il comando delle truppe e sterminare i bonzi."
L'orco si rese conto che aveva ragione, e diede l'ordine di attacco: "Ragazzi, prendete le armi migliori e seguitemi."
In breve tutti sbucarono di corsa dalla grotta gettando grida di guerra. Porcellino e Scimmiotto arretrarono sulla spianata davanti all'ingresso per fronteggiarli: "Dov' questo famoso capo? Chi  l'orco che ha preso il nostro maestro?"
L'orco si fece avanti con il suo gran pestello di ferro, fra i mostri che sventolavano le bandiere di broccato, e rispose: "Non mi riconoscete, bonzi maledetti? Sono il grande re dei Monti del Sud, dove infurio da molti secoli. L'ho mangiato io, il vostro monaco cinese. E voi che cosa credete di fare?"
"Impudente mucchio di peli sporchi! Senti quante arie si d. Al signore Laozi, che ha assistito alla separazione del Cielo dalla Terra, basta sedersi alla destra dell'Imperatore di Giada. Il beato Buddha, che governa il mondo, si accontenta di stare sotto le ali del Grande Roc. Il santo Confucio, che onora la dottrina dei letterati, trova sufficiente il titolo di 'maestro'. Ma tu, bestiaccia, vuoi qualcosa di meglio. Quali furie ti sono venute sui Monti del Sud? La mia sbarra te le far passare."
L'orco schiv il colpo e url, con gli occhi fuori dalla testa: "Come ti permetti di trattarmi in questo modo a casa mia? Credi di farmi paura con le tue ciarle da scimmia? Chi credi di essere?"
"Te lo dico io, chi sono, bestia immonda.Tu non conosci ancora il vecchio Scimmiotto! Sta l, reggiti la milza per farti coraggio, e ascolta:

Cielo e terra mi fecero dentro un uovo di pietra
Nel paese dell'Est, sul Monte Fiori e Frutti.
Non son tipo comune: il mio corpo  formato
Dal sole e dalla luna. Ebbi l'intelligenza
In dono e coltivai la mia propria natura.
Nei palazzi di nuvole vissi per qualche tempo;
Di gran santo ebbi il titolo. Abusai della forza,
Spinto da insofferenza per ogni seccatore.
Centomila soldati e le case celesti
Tenni in rispetto; ovunque il mio nome era noto.
Mi son fatto buddista e seguo nel suo viaggio
Ad ovest Tripitaka. Nessuno mi contrasta
Il passaggio. Se getto un ponte metto in fuga
I diavoli. Le tigri stano dalla foresta,
E con le mani nude afferro i leopardi.
Dal mio viaggio nell'Ovest attende giusto frutto
L'Oriente intero. Quale mostro vi si opporr?
Odiosa bestia, certo tu vuoi farti ammazzare!"

L'orco, impaurito e allarmato dai suoi discorsi, cerc di attaccarlo con il suo pestello; ma il Novizio lo teneva blandamente in rispetto, perch aveva voglia di continuare a chiacchierare.
Porcellino, spazientito, si fece avanti levando il rastrello: con l'esercito dei mostriciattoli si scaten una bella mischia.

Un monaco del divino paese dell'Est si recava nell'Ovest alla ricerca dei sutra autentici. Il grande leopardo dei monti del Sud gli sbarra la strada sputando nebbia e vento.
Con un astuto stratagemma,  riuscito a impadronirsi di sorpresa dell'eminente monaco cinese; ma cos facendo si imbatte nella potenza magica di Scimmiotto e, soprattutto, nel famoso Porcellino.
La mischia solleva polvere da oscurare il cielo. Da una parte, i mostriciattoli brandiscono ruggendo sciabole e lance; dall'altra i divini monaci lanciano grida di guerra e levano insieme la sbarra e il rastrello.
Il grande santo  un eroe senza rivali; gli di si compiacciono della forza di Consapevole delle Proprie Capacit.
L'orco che domina quest'angolo sperduto rischia la vita per ottenere un boccone delle carni del monaco cinese. Per un bel pezzo vanno, vengono, si scontrano, si minacciano, senza vincitori n vinti.

Quei mostriciattoli erano coraggiosi e resistevano strenuamente agli assalti. Allora Scimmiotto ricorse alla moltiplicazione del corpo: lanci in aria un ciuffo di peli, e un esercito di Scimmiotti armati di sbarre cerchiate d'oro si gett nella mischia. Quei due o trecento mostriciattoli si videro aggrediti da tutte le parti, e non poterono far altro che volgere le spalle e correre a ripararsi nella grotta. Ma Scimmiotto e Porcellino li incalzavano e li massacravano: chi cadeva zampillando sangue da nove fori, chi veniva miseramente spiaccicato dalla sbarra. Il grande re si circond di nebbia e vol via trasportato dal vento.
L'ufficiale d'avanguardia, colpito da Scimmiotto, si rivel per un lupo grigio dal dorso di ferro. Porcellino lo afferr per una zampa e lo rivolt per osservarlo: "Chiss quanti agnelli e maialini ci sono voluti per crescere questo bel tipo."
Scimmiotto ricuper i suoi peli e grid: "Lascialo perdere. Dobbiamo catturare il capo."
Porcellino si guard intorno e si accorse che l'esercito di Scimmiotti era scomparso: "Dove sono andati a finire?"
"Erano peli miei, li ho ricuperati."
"Certo che sai fare dei begli scherzi!" E ne risero insieme.
L'orco si era rintanato in fondo alla grotta, dove ordin ai superstiti di barricare l'ingresso con pietre e terra. Erano tutti tremanti e malconci; lavoravano affannati e si guardavano bene dal mettere il naso fuori.
Scimmiotto e Porcellino lanciarono grida di sfida, ma nessuno rispose. I colpi di rastrello avevano poca presa in quella massa di detriti.
"Rinuncia, Porcellino. Hanno ammassato una montagna."
"E come vendichiamo il maestro?"
"Per ora ritorniamo alla tomba, da Sabbioso."
Il Bonzo piangeva ancora e Porcellino, per simpatia, diede in rumorosi singhiozzi, si lasci cadere sul tumulo e gemette: "Maestro, che destino crudele! Come siete andato lontano! Potremo mai rivederci?"
"Fratellino" disse Scimmiotto, che non riusciva a distogliere il pensiero dalla vendetta, "l'orco ha turato l'ingresso, ma certo ci sar un'entrata di servizio. Voi restate qui; io cerco di individuarla."
"Attento, fratello" rispose Porcellino fra le lacrime. "Non farti fregare anche tu, perch ci metteresti in difficolt. Un singhiozzo per il maestro, uno per te: io finirei per far confusione."
"Sta sicuro che non avrai bisogno di piangere anche me."
Il grande santo ripose la sua sbarra, strinse alla vita il gonnellino di tigre e si mise in cammino. Aggirando la rupe ud l'acqua gorgogliare: un ruscello scendeva dalla montagna e riceveva acque rossastre da un canale di scolo che usciva dalla rupe. Accanto all'origine del canale c'era una porticina mimetizzata nella roccia.
"Ecco l'entrata di servizio che cercavo. Sar meglio che non mi presenti con la mia faccia: non mi darebbero il benvenuto. Mi trasformer in una biscia d'acqua. Ma forse l'anima del maestro, negl'inferi, troverebbe da ridire su un monaco di formato serpentino. E se diventassi granchio? Ma il maestro direbbe che non  decente per un monaco avere tanti piedi."
Fin per trasformarsi in un ratto e scivol con un fruscio attraverso la bocca del canale nella corte posteriore della grotta. Sotto il sole, i mostriciattoli sopravvissuti si davano da fare: trinciavano quarti di carne umana e disponevano i pezzi a seccare.
"Avi miei!" si disse Scimmiotto. "Magari quello  il maestro: non lo avranno mangiato tutto, e ne metteranno un po'da parte per le giornate piovose. Mi vien voglia di dargli una lezione, ma  troppo presto. Devo prima sapere dov' l'orco e che cosa fa."
Usc dunque dal canale di scolo e, con una scossa, si trasform in una formica alata.

 debole e piccino, detto Grano di Pepe.
Resta a lungo nascosto per farsi crescer l'ali
E poi va per il mondo a mostrare talenti
Di stratega minuscolo. Sa preveder la pioggia,
Sa chiudere il suo nido con la terra e la cenere.
Cos leggero e aereo, nessun lo pu fermare,
N mai trova barriera che possa fargli ostacolo.

Vol via fino alla sala grande e vide l'orco seduto in atteggiamento depresso e preoccupato, finch un mostriciattolo venne a dirgli: "Grande re, va tutto per il meglio! Mille gioie vi attendono!"
"Quali gioie potranno mai essere?"
"Mentre facevo la ronda sulla montagna, mi sono imbattuto in Porcellino, Scimmiotto e Sabbioso che piangevano davanti a un tumulo. Avranno sepolto la testa che gli abbiamo dato per quella del monaco cinese."
Scimmiotto si rallegr: "A quanto pare, il maestro  ancora nascosto qui da qualche parte, e non l'hanno affatto mangiato. Bisogna che lo trovi e veda in che stato ; la mia conversazione con l'orco pu aspettare."
Svolazz dappertutto, finch scopr in un angolo buio della sala un piccolo uscio sbarrato. Scivol da una fessura e si trov in un giardino in cui risuonavano gemiti di dolenti. Infatti, in fondo al giardino, si ergeva un gruppo di alberi ai quali erano legati due uomini: uno era Tripitaka. Per la gioia Scimmiotto riprese il proprio aspetto, e corse verso di lui.
"Eccoti qui, Consapevole del Vuoto" disse piangendo Tripitaka. "Levami da questo guaio, ti prego!"
"Piano, maestro, non vi fate sentire! Certo che vi lever dai guai. Ci avevano raccontato di avervi divorato, e ci avevano ingannato mostrandoci la testa di qualcun altro. Li abbiamo gi vinti una volta. Ora dovete pazientare e aspettare che sconfiggiamo definitivamente l'orco."
Rifattosi formica, il grande santo ritorn nella sala, invasa dai mostriciattoli giubilanti: si agitavano, si spingevano, urlavano come pazzi. Uno balz fuori dal gruppo e dichiar: "Vostra maest, la nostra porta  stata cos ben barricata da scoraggiare definitivamente quei monaci. Se non si fossero rassegnati, non avrebbero seppellito quella testa e non sarebbero rimasti a piangerla. Dopodomani, quando l'avranno pianta per tre giorni, avranno fatto il loro dovere e ritorneranno a casa loro. Propongo che a quel punto il monaco cinese sia tagliato a strisce sottili e fatto saltare in padella con pepe di fiori. Sar una delizia d'aromi, senza contare che ci allungher la vita."
"Secondo me,  meglio cuocerlo al vapore" grid un altro.
"Se ci limitassimo a lessarlo, faremmo economia di legna" consider un terzo.
"Dobbiamo tener presente che  un prodotto raro: bisognerebbe farcelo durare il pi a lungo possibile" intervenne un quarto. "Propongo di metterlo sotto sale."
Scimmiotto, posato su una trave, ascoltava allibito: "Che cosa diavolo vi ha fatto, il mio povero maestro, per mancargli di rispetto in questo modo?" Si strapp un pelo, lo mastic e lo sput intorno, trasformandolo in uno sciame di insetti del sonno. Essi si sparsero per ogni dove e penetrarono nelle narici dei mostriciattoli, che incominciarono a sbadigliare e in breve caddero a terra addormentati. Solo l'orco resisteva, si grattava il naso e starnutiva continuamente.
"Non comincer a venirgli qualche sospetto? Sar meglio usare dose doppia" si disse Scimmiotto. E gli gett in faccia un altro insetto, che penetr nell'altra narice e complet l'opera: anche l'orco si stese a russare rumorosamente.
Scimmiotto aveva il campo libero. Riprese il proprio aspetto, diede alla sua sbarra il diametro di un uovo d'anitra e con un colpetto sfond la porticina segreta. Corse quindi nel giardino gridando: "Eccomi, maestro!"
"Slegami subito, discepolo; non ce la faccio pi."
"Abbiate ancora un momento di pazienza; ammazzo l'orco e torno." Balz nella sala e cambi idea: "Non sta bene rompere la testa di uno che dorme. Sar meglio che incominci con lo slegare il maestro." Ritornato all'albero, nuovi dubbi: "Non mi piace lasciarmi alle spalle un grosso pericolo."
A vederlo andare e venire, saltellante e pieno di incertezza, il reverendo non pot fare a meno di sorridere: "Suppongo che questa danza l'abbia inventata per esprimere la gioia di trovarmi vivo."
Quando alla fine Scimmiotto opt per slegarlo, il boscaiolo legato all'albero di fronte grid: "Signoria, abbiate compassione, fate liberare anche me!"
"Consapevole del Vuoto" ordin Tripitaka, "bisogna slegare anche lui."
"Chi sarebbe?"
" un boscaiolo che  stato catturato un giorno prima di me. Ha una vecchia madre e una grande piet filiale: bisogna proprio liberarlo."
Scimmiotto esegu senza discutere. Uscirono all'aperto dalla porta di servizio e risalirono la scarpata.
"Mio saggio discepolo" constat Tripitaka, "ti dobbiamo entrambi la vita. Dove sono Consapevole delle Proprie Capacit e Consapevole della Purezza?"
"Sono laggi che vi piangono; chiamateli."
E Tripitaka grid a gran voce: "Porcellino!"
Il bestione, cui girava la testa dopo tante lacrime, si soffi il naso, si asciug gli occhi e disse: "Ecco qua, Sabbioso: l'anima del maestro vaga per la montagna. Non senti la sua voce?"
"Scemo!" grid Scimmiotto facendosi avanti. "Quale anima? Non vedi che  lui in carne e ossa?"
Sabbioso corse a inginocchiarsi davanti al maestro: "Quanti tormenti dovete aver subito! Come ha fatto a liberarvi il condiscepolo?"
Scimmiotto raccont gli ultimi avvenimenti, che Porcellino ascoltava digrignando i denti e battendo intorno rastrellate; tanto che fin per sconvolgere il tumulo, e quando venne alla luce la testa che vi avevano sepolto, la spiaccic con un colpo.
"Perch te la prendi con quei poveri resti?" lo rimprover Tripitaka.
"Maestro, non so di chi fossero, ma li ho pianti anche troppo."
"Forse devo a lui se sono ancora vivo" osserv il reverendo. "Quando avete attaccato i mostri, si sono serviti di lui per ingannarvi e allontanarvi; ma se non lo avessero avuto a portata di mano, avrebbero potuto uccidere me. Del resto avete il dovere di seppellirlo, anche solo per lo spirito compassionevole che un monaco deve manifestare in ogni circostanza."
Il bestione raccolse i resti e ricostru il tumulo.
"Ora, maestro, dovreste sedervi un momento e darmi il tempo di fare piazza pulita" disse Scimmiotto. Discese la scarpata, attravers il torrente ed entr nella grotta. Con le corde che erano servite per Tripitaka e per il boscaiolo, leg stretto l'orco, ancora addormentato, se lo caric in spalla e ritorn dai suoi.
A vederlo venire da lontano, Porcellino sghignazzava: "Si vede che il condiscepolo  un facchino inesperto. Non sa equilibrare il carico e lo porta tutto da una parte."
Quando Scimmiotto pos il fardello ai suoi piedi, Porcellino lev il rastrello per colpire, ma Scimmiotto lo ferm: "Aspetta. La grotta  piena di mostriciattoli da sistemare."
"Portami anche quelli; te li sistemo io."
"Non perdiamo tempo inutilmente. Basta raccogliere legna e dar fuoco a tutto."
Il boscaiolo li guid in cerca di bamb spezzati, rami morti di pino, vecchi tronchi cavi di salice, liane cadute, artemisie appassite, rovi secchi, giunchi morti. Ammucchiarono nella grotta tutta quella legna e le diedero fuoco, mentre Porcellino agitava le orecchie a mo'di ventola. Il grande santo, prima di uscire, non trascur di ricuperare i peli che aveva trasformato in insetti del sonno.
I poveri mostriciattoli ebbero un pessimo risveglio in mezzo al fuoco ruggente; ben pochi riuscirono a sfuggire al rogo. La residenza trogloditica fu completamente devastata.
Quando i discepoli ritornarono dal maestro, l'orco si era risvegliato e Porcellino lo sped all'altro mondo senza complimenti con un colpo di rastrello. La creatura riprese la sua forma originaria: era un grande leopardo, con le macchie della pelliccia a forma di foglie di artemisia.
"Il leopardo maculato pu divorare una tigre" comment Scimmiotto. "Meno male che lo abbiamo abbattuto: chiss quante altre vittime avrebbe colpito."
Dopo che il reverendo ebbe manifestato la sua gratitudine, si rimisero in cammino. Il boscaiolo propose: "La mia capanna  verso sud ovest, non lontano da qui. Potreste far visita alla mia vecchia madre e ricevere i suoi ringraziamenti. Poi vi guiderei alla strada maestra."
Il reverendo accett volentieri e si avvi a piedi. Seguirono un sentiero sinuoso e presto giunsero in vista

Del muscoso sentiero lastricato,
Del graticcio che il glicine ricopre.
Sullo sfondo la cerchia di montagne
E il bosco dove cantano gli uccelli.
Folte quinte di pini e di bamb,
Prati fioriti e, lontana in un angolo,
Fra le siepi la piccola capanna.

Videro di lontano la vecchia madre, seduta su una panca, che piangeva il figlio perduto. Il boscaiolo corse a inginocchiarsi davanti a lei: "Mamma, eccomi qua!"
Lei lo abbracci: "Figlio mio! Eri scomparso da molti giorni, pensavo che fossi stato catturato e ucciso dal signore della montagna. Perch sei stato lontano tutto questo tempo? Dov' finita la tua ascia?"
"Il signore della montagna mi aveva davvero catturato" rispose il boscaiolo prosternandosi. "Mi aveva legato a un albero, e ho rischiato di perdere la vita. Quel signore che vedi  un arhat delle terre dell'Est, che va in cerca di scritture nel Paradiso dell'Ovest;  stato catturato e legato a un albero come me. Ma i suoi tre discepoli, che hanno grandi poteri magici, hanno colpito a morte il signore della montagna, che era poi uno spirito di leopardo maculato. I suoi mostri sono stati sterminati col fuoco. Insieme al reverendo, ho riacquistato la libert anch'io: devo loro una gratitudine pi alta del cielo, pi vasta della terra. Senza di loro sarei morto. Ora la montagna  sicura: potr andare in giro persino la notte senza correre pericoli."
La vecchia and incontro ai quattro pellegrini e li guid verso casa inchinandosi a ogni passo. Entrarono nella capanna, dove madre e figlio, dopo prosternazioni e altri segni di ringraziamento, prepararono alla svelta un pasto di magro.
"Fratello boscaiolo" disse Porcellino, "siete povera gente; non datevi pena, a noi bastano cibi semplici."
" vero, su queste montagne manchiamo di molte cose. Non si trovano funghi, n pepe, n anice. Per dimostrarvi la nostra affezione, possiamo servirvi soltanto verdura selvatica."
"Lascia stare le chiacchiere, e pensa a sbrigarti. Il fatto  che sono proprio affamato."
"Far presto, vedrete" rispose il boscaiolo.
Infatti la tavola fu subito preparata e furono servite verdure raccolte nei prati.
Dopo pranzo i viaggiatori si disposero a partire. Il boscaiolo non osava insistere perch rimanessero, ed esort la madre a uscire per congedarli con nuovi ringraziamenti. Lui continuava a prosternarsi. Lei si aggiust gli abiti, si mun di un bastone di giuggiolo e usc ad accompagnarli. Il reverendo giunse le mani e disse: "Fratello boscaiolo, scusate se vi diamo ancora disturbo, ma vi pregherei di farci da guida. Ci congederemo sulla strada maestra."
Discesero lungo il corso del torrente alla ricerca della strada. Il reverendo si sent preso dalla malinconia, e disse: "O discepoli!

Da quando ho abbandonato il mio signore
Ho viaggiato per l'Ovest senza fine.
Nessun guaio mi  stato risparmiato,
A stento son fuggito dagli artigli
Di mostri e streghe. Il mio cuore  votato
Ai tre panieri, tutti i miei pensieri
Sono rivolti all'altro mondo. Quando
Finiranno le prove che sopporto?
Quando ritorner dalla mia meta?"

Disse il boscaiolo: "Reverendo, non siate in pena. La strada maestra, che ora potete vedere, in meno di mille li vi porter in India, il paese della gioia assoluta."
Tripitaka smont da cavallo: "Vi ringrazio di averci accompagnato tanto lontano. Ritornate a casa, fratello boscaiolo, e presentate a vostra madre i miei rispetti. Le siamo molto grati del sontuoso pranzo che ci ha offerto; reciteremo mattina e sera i sutra per assicurare a madre e figlio un secolo di vita piacevole."
Il boscaiolo si conged e ritorn a casa. Maestro e discepoli proseguirono il loro viaggio.  il caso di dirlo:

Sconfitto l'orco e vinto il suo terrore
Se ne pu ripartir senza rancore.

Se poi non sapete quanti giorni ancora fossero necessari per raggiungere il Paradiso dell'Ovest, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 87
IL GOVERNATORE CHE AVEVA LITIGATO CON LA MOGLIE

NEL GOVERNATORATO DI FENGXIAN, DOVE IL CIELO OFFESO NEGA LA PIOGGIA, SCIMMIOTTO INCITA AL BENE ED OTTIENE IL DONO DI ACQUAZZONI BENEDETTI.


I quattro pellegrini, congedatisi dal boscaiolo, affrettarono il passo sulla strada maestra, allontanandosi dalle pendici dei Monti Spandinebbia. Dopo vari giorni di viaggio videro una citt.
"Consapevole del Vuoto" grid Tripitaka "vedi le mura e i fossati? Non saremo per caso arrivati?"
"No di certo!" esclam Scimmiotto. "Il luogo in cui risiede il Buddha, detto anche Gioia Assoluta, non  una citt. Dovete pensare piuttosto a un'area montuosa in cui gli edifici, le torri e le terrazze sono sparsi e non formano un agglomerato: cos  fatto il Monastero del Colpo di Tuono sul Monte degli Avvoltoi. Per raggiungerlo bisogna arrivare in India; e non so dire a quale distanza si trovi dal confine. Questo che vediamo ha l'aria di essere il capoluogo di un governatorato; lo sapremo quando arriveremo."
Giunti alle mura, Tripitaka smont da cavallo per superare la tripla serie di porte. Si resero conto che in citt mancava ogni animazione: le strade erano deserte. All'ingresso del mercato incontrarono parecchie persone con l'abito blu dei servitori; alcuni di loro, con cappello e cintura, si tenevano sotto i portici ed erano evidentemente guardie della citt. Poich la gente ingombrava il passaggio e non dava segno di farsi da parte, il rude Porcellino grid: "Fate passare!"
Gli uomini li guardarono e furono presi dalla paura: "Un mostro, guardate!" Qualcuno si sent male. Le guardie si fecero avanti (ma tremavano anche loro) e chiesero da dove venissero.
Tripitaka prese energicamente il controllo della situazione, perch temeva che i discepoli provocassero guai con i loro modi. "L'umile monaco che sono  inviato da sua maest dei grandi Tang dell'Est al Monastero del Colpo di Tuono, in India, per rendere omaggio al Buddha e sollecitare le scritture. La strada che seguiamo passa dalla vostra nobile contrada, di cui ignoriamo il nome. Ci siamo permessi di entrare in citt a cercare un alloggio per la notte: vogliate scusarci se siamo invadenti."
"Il luogo dove vi trovate  un governatorato esterno dell'India" rispose una delle guardie, "e si chiama Fengxian, che significa 'Immortale delle Fenici'. Il paese  afflitto da una siccit che dura da molti anni. Noi abbiamo appunto l'incarico di affiggere un appello del governatore ai maestri della legge, perch invochino la pioggia e salvino la popolazione."
"Mostrateci l'appello" propose Scimmiotto.
"Eccolo qua. Stavamo pulendo il muro sotto il portico, dove dobbiamo incollarlo."
"Fateci dare un'occhiata."
Le guardie srotolarono il foglio, in cui si leggeva:

Con il presente appello il governatore Direttore del Governatorato di Fengxian, del grande paese dell'India, invita ogni maestro illuminato a celebrare una grande cerimonia di implorazione della pioggia in conformit della Legge del Buddha.
Ci considerando che, nonostante la grande estensione del territorio del governatorato e le risorse del governo e della popolazione, una siccit che perdura da molti anni ha ridotto all'abbandono le coltivazioni private, rende incolti i terreni dell'esercito, prosciuga fiumi e canali, dissecca i pozzi ed esaurisce le sorgenti. I ricchi sono ridotti alla pura sussistenza, i poveri muoiono di fame. Lo staio di grano costa cento pezzi d'oro, la fascina di legna cinque once d'argento. Una bambina di dieci anni si scambia per tre pinte di riso, i figli maschi vengono abbandonati a chi li voglia. Nella citt il timore della legge ancora incita gli infelici a pignorare le proprie cose pur di conservarsi in vita; ma nelle campagne non si contano i saccheggi e gli episodi di antropofagia che turbano l'ordine pubblico.
Il presente appello viene promulgato nella speranza che i saggi d'ogni dove verranno a invocare la pioggia salvatrice. Tale servizio meriter grandi ricompense. Noi offriamo mille pezzi d'oro e la nostra riconoscenza; e questa non sar vana promessa per chi ascolti il nostro appello.

Scimmiotto si incurios di un particolare: "Scusate, avete un direttore per governatore?"
"Direttore  il suo cognome."
"Dev'essere un cognome non comune" comment Scimmiotto ridacchiando.
"Fratello" intervenne Porcellino, "si vede che da piccolo marinavi la scuola. Il cognome  registrato nel Classico dei patronimici, verso la fine(10)."
"Discepoli" li interruppe Tripitaka, "non perdete tempo in chiacchiere. Chi sia in grado di provocare la pioggia ha il dovere di soccorrere questo povero popolo: sarebbe un atto di misericordia senza uguali. Se non lo sappiamo fare, ripartiamo senza compromettere il nostro viaggio."
"Far piovere  facile" disse Scimmiotto. "Io son capace di invertire il corso dei fiumi e di vuotare l'acqua dei mari; posso muovere le stelle fisse e convocare le costellazioni, gettare il cielo in fondo al pozzo con un calcio, sputar nebbia e soffiar nuvole, spostare montagne, acchiappare la luna, convocar venti e tempeste: questi erano i miei giochi da piccolo. Che cosa ci sarebbe di speciale?"
Due guardie corsero difilato ad annunciare al governatore: "Vostra signoria, una gioia fra mille!"
Lui stava pregando davanti a due bastoncini d'incenso. "Di quale gioia si tratta?"
"Mentre affiggevamo il vostro appello, abbiamo incontrato quattro bonzi che si dicono inviati in cerca di scritture dai grandi Tang. Letto l'avviso, hanno affermato di essere in grado di far cadere tutta la pioggia che ci serve. Siamo corsi a informarvi."
Il governatore si aggiust l'abito e corse subito al mercato; rinunci a scorta, cavallo e palanchino, allo scopo di riuscire pi obbligante con la sollecitudine e la cortesia.
Si ud annunciare: "Arriva il governatore!" La folla si apr. Quando il governatore vide il monaco cinese si prostern in mezzo alla strada, senza far caso a quanto erano brutti i suoi discepoli.
"Il mio nome  Direttore; sono l'umile ufficiale che esercita la funzione di governatore a Fengxian. Reverendo, ho appena bruciato incenso e fatto il bagno rituale per venirvi a implorare di salvare la popolazione con le vostre preghiere. Spero che, nella vostra grande compassione, ci saprete soccorrere con i vostri divini meriti."
Tripitaka rese il saluto e rispose: "Questo non  il posto pi adatto per discutere. Potremmo recarci in un tempio o in un monastero?"
"Seguitemi nel mio umile yamen, maestro;  un luogo puro e pulito."
I pellegrini lo seguirono con cavallo e bagagli. Giunti alla residenza si fecero le presentazioni, e il governatore fece servire il t e un pasto di magro. Porcellino aveva una fame da tigre digiuna. I servitori ne furono terrorizzati; andavano e venivano svelti come una lanterna girevole, per riempire continuamente ciotole di zuppa e piatti di riso che si vuotavano in un baleno. Faticarono per un bel pezzo, finch la fame si quiet. Alla fine Tripitaka porse i suoi ringraziamenti e chiese: "Vostra grandezza, da quanto tempo dura la siccit?"

"Il governatorato che comando
Appartiene al paese delle Indie.
Sono tre anni interi che non piove.
Non cresce nulla, i granai sono vuoti.
Per tutti, grandi e piccoli, gli affari
Vanno a rovescio. Nove focolari
Su dieci son ridotti senza mezzi.
Degli abitanti due terzi son morti
Di fame; e chi rimane  una candela
Esposta al vento.  una vera fortuna
Che al mio appello rispondan veri monaci.
Basta un dito di pioggia; in ricompensa
Daremo pezzi d'oro e gratitudine."

Scimmiotto rise: "In cambio di oro non avrete una goccia. Ma l'amore per la virt e il perseguimento dei meriti possono ottenervi fior di acquazzoni."
Il governatore, che era un funzionario integro e saggio, amante del popolo, invit Scimmiotto a sedersi al posto d'onore, si inchin profondamente e disse: "Maestro, se ci accordate questa dimostrazione della vostra compassione, non oser mai pi offendere la virt."
"Basta con le chiacchiere. Alzatevi. Posso importunarvi lasciandovi in custodia il mio maestro, mentre mi occupo dei vostri affari?"
"Che cosa conti di fare, fratello?" domand Sabbioso.
"Voi due venite con me; mi servirete da assistenti, mentre convoco il drago per chiedergli la pioggia."
Porcellino e Sabbioso lo seguirono in fondo alla sala, mentre il governatore pregava e bruciava incenso e Tripitaka, seduto su un cuscino, recitava sutra.
Non appena Scimmiotto ebbe pronunciato le autentiche parole e recitato l'incantesimo, giunse da est un ammasso di nuvole scure che scesero al suolo nella corte. Il re drago del mare orientale, Aoguang, assunse forma umana e usc dalle nuvole per inchinarsi davanti a Scimmiotto e chiedere: "Grande santo, mi avete convocato: che cosa posso fare al vostro servizio?"
"Alzati, prego; e scusami se ti ho fatto venire da tanto lontano. Il paese in cui ci troviamo soffre di siccit da molti anni; perch lo tieni all'asciutto?"
"Non dimenticate, grande santo, che il mio potere di provocare la pioggia  al servizio del cielo di Sopra. Come potrei avere la temerit di procedere senza le prescritte autorizzazioni?"
"Passando di qua abbiamo constatato che la popolazione soffre molto; perci ti ho chiamato per chiederti aiuto. Adesso non cercare scappatoie."
"Non oserei mai. Del resto vedete che sono venuto subito, non appena mi avete convocato. Ma il dipartimento della pioggia non pu muoversi senza ordini superiori; e come sapete, occorre l'intervento di diversi uffici e operatori. Visto che siete tanto incline alle opere buone, si potrebbe fare cos: io torno a casa a predisporre i miei collaboratori e voi vi prendete la pena di presentarvi a rapporto lass, per sollecitare l'autorizzazione a far piovere. Allora i funzionari daranno via libera ai draghi, e io far cadere la quantit di pioggia decretata."
Scimmiotto, che non aveva scelta, si arrese e lasci ripartire il drago; da parte sua usc dal diagramma dell'Orsa Maggiore per andare a informare Tripitaka.
"Fai quello che occorre" gli disse il monaco cinese. "Ma guardati dal mentire."
"Badate voi al maestro" raccomand Scimmiotto a Porcellino e Sabbioso. "Io salgo un momento in Cielo e torno subito." Ci detto scomparve. Il governatore rest di sale: "Dov' andato a finire il reverendo?"
"Ha fatto un salto in Cielo" lo inform Porcellino ridendo.
Il governatore fu invaso da sconfinato rispetto. Per conto suo fece diffondere l'ordine urgente di esporre in ogni casa le tavolette del re drago, di collocare davanti a ogni porta una giara d'acqua pura con rami di salice e d'onorare il Cielo bruciando incenso; ci in tutta la citt, nei viali e nei vicoli, nelle case dei grandi dignitari e in quelle del popolo minuto.
Intanto Scimmiotto, con una capriola nelle nuvole, era giunto alla porta ovest del Cielo, dove lo accolse il re Difesa del Regno con i suoi soldati e giganti: "Sei venuto a capo della tua impresa di cercar scritture, grande santo?"
"Quasi ci siamo: abbiamo raggiunto la frontiera dell'India e ci troviamo in un governatorato che si chiama Fengxian.  un posto in cui non piove da tre anni, e la popolazione soffre molto. Occorre acqua. Mi sono rivolto al re drago, ma non osa muoversi senza carta bollata: perci sono venuto a pregare l'Imperatore di Giada di promulgare un editto."
"Non  un caso se sono rimasti all'asciutto. Ho sentito raccontare che il governatore di quel paese aveva offeso cielo e terra con la sua condotta. L'Imperatore di Giada ha fatto allestire un monte di riso, un monte di farina e un gran catenaccio d'oro, e ha condannato il paese a restare senz'acqua finch quegli oggetti non siano distrutti."
Scimmiotto non conosceva i fatti e insist per ottenere l'udienza; il re celeste non os trattenerlo. Davanti alla Sala della Penetrante Chiarezza incontr i quattro grandi precettori celesti, che gli chiesero: "Quali affari vi portano da noi, grande santo?"
"Il governatore di Fengxian, dove siamo giunti con il mio maestro, mi ha incaricato di invocare la pioggia per il suo paese."
"La pioggia  vietata in quella regione" risposero i precettori.
"Vietata o no, fatemi vedere sua maest; vediamo se sono ancora capace di combinare qualcosa."
"Conoscerai l'espressione popolare: una faccia tosta come quella della mosca nella ragnatela" rispose beffardo Ge Xianweng.
"Lascia perdere; facciamolo entrare" intervenne Xu Jingyang.
Tutti insieme lo introdussero nella Sala delle Nuvole Misteriose e annunciarono: "Vostra maest, c' qui Scimmiotto Consapevole del Vuoto, che si  trovato a passare dal governatorato indiano di Fengxian.  venuto a sollecitare un decreto di pioggia per quel paese."
"Dunque sarebbe per quel tale Direttore" rispose l'imperatore. "Ricordo benissimo: tre anni fa, il 25 della dodicesima luna, facevamo un giro d'ispezione nei diecimila cieli e nei tre mondi. Mentre passavamo dal suo paese, fummo testimoni della malvagit di quell'uomo: gettava ai cani le offerte dedicate al Cielo e bestemmiava in modo tremendo. Fu allora che feci allestire quelle tre cose nella Sala dei Profumi Avvolgenti. Fatele vedere a Consapevole del Vuoto: se vuole il decreto, quelle cose devono essere distrutte. Altrimenti faccia il piacere di occuparsi dei fatti suoi."
Scimmiotto fu accompagnato nella Sala dei Profumi, dove vide un monte di riso alto una diecina di tese e uno di farina alto venti tese. Un galletto non pi grosso di un pugno becchettava il riso; un cagnolino giallo leccava la farina. Sulla sinistra, a un cavalletto di ferro, era appeso un catenaccio d'oro alto un piede e tre o quattro pollici, con la barra grossa come un dito; sotto il catenaccio ardeva una lampada, la cui fiamma lambiva la barra.
"Che cosa significa?" chiese Scimmiotto che continuava a non capirci niente.
I quattro precettori risposero: "Perch quel tizio che ha offeso il cielo riceva pioggia, il pollo dovr beccare tutto il riso, il cagnolino leccare tutta la farina e la fiammella fondere la barra."
Scimmiotto ci rimase male, e usc vergognoso e scoraggiato. I precettori risero e gli dissero: "Grande santo, non perdete l'ottimismo. Per risolvere le difficolt basterebbe commuovere il Cielo con una buona azione, un pensiero di bont e di compassione. Allora le montagne si dissolverebbero e il catenaccio si spezzerebbe. Provate a ricondurre quell'uomo al bene: se ci riuscite, la fortuna ritorner spontaneamente."
Scimmiotto se lo tenne per detto e ripart senza nemmeno congedarsi dall'imperatore. Alla porta, il re Difesa del Regno gli chiese come era andata. "Tutto come dicevi tu; l'imperatore non vuole promulgare il decreto. Ma i precettori mi hanno suggerito di provare a riportare al bene il governatore."
Ritornato nel mondo di Sotto e nello yamen, Scimmiotto si trov circondato dalla folla dei funzionari che chiedevano notizie. Prese da parte il governatore e gli disse: " tutta colpa vostra: tre anni fa, il 25 del dodicesimo mese, avete offeso il cielo e la terra."
Il colpevole si prostern: "Come sapete ci che  accaduto tre anni fa?"
"Rispondete a me:  vero che gettaste ai cani le offerte dedicate al Cielo? Vuotate il sacco."
"Durante il rito mi accapigliai con mia moglie, che non  una donna saggia. Mi arrabbiai tanto che rovesciai il tavolo delle offerte e urlai quello che mi veniva in mente. Il cibo si sparse per terra, e io chiamai i cani perch facessero piazza pulita. In seguito mi dispiacque molto di avere perduto le staffe in quel modo, e non so spiegarmi come sia potuto accadere. Ma non avevo idea che il Cielo si fosse offeso al punto da infierire su tutto il paese. Poich mi onorate del vostro aiuto, spero che mi farete sapere di pi sulle misure prese lass nei miei confronti."
"Proprio quel giorno l'Imperatore di Giada faceva il suo giro di ispezione nel mondo di Sotto, e ha visto e sentito tutto. Se l' legata al dito e ha fatto allestire tre cose per non dimenticare."
"Quali cose, fratello?" si intromise Porcellino.
"Ha fatto mettere nella Sala dei Profumi Avvolgenti un monte di riso alto dieci tese e uno di farina alto venti tese: un pollo becca il riso e un cagnolino lecca la farina. C' poi un cavalletto di ferro che regge un catenaccio d'oro con la barra grossa un dito, sotto la quale arde una lampada. Perch qui piova, bisogna che lass sia beccato tutto il riso, leccata tutta la farina e fuso il catenaccio."
"Non  difficile" rise Porcellino. "Portami con te: mi trasformer in qualche modo e mi ci vorr poco a ingoiare il riso e la farina. Poi romper il catenaccio, e qui piover a catinelle."
"Non dire sciocchezze, bestione! Sono decreti del cielo di Sopra: l non fanno entrare uno come te."
"E allora come faremo?" si inquiet Tripitaka.
"La strada  un'altra" spieg Scimmiotto. "Al momento di venir via, i precettori celesti mi hanno detto che pu bastare un'opera buona per risolvere il problema."
Il governatore si prostern e supplic con voce implorante: "Sono pronto a ubbidire alle vostre istruzioni, maestro."
"Se vi pentite e vi volgete al bene, se vi impegnate senza indugio a leggere sutra e pregare il Buddha, potr fare qualcosa per voi. Ma se non cambiate, io non potr far niente; e al Cielo potrebbe venire in mente di far peggio, magari di mettere in pericolo la vostra vita."
Il governatore batt la fronte a terra e giur di rifugiarsi nel Buddha, nella Legge e nella Comunit. Convoc subito preti e monaci, e fece rizzare un altare; durante una cerimonia che dur tre giorni furono scritte e inviate in cielo infinite suppliche.
Il governatore in persona guidava i fedeli nella preghiera, bruciando bastoncini d'incenso. Invocava Cielo e Terra, e si accusava dei suoi peccati. Tripitaka partecipava alla cerimonia leggendo sutra.
Avvisi urgenti diffusero a tutte le famiglie, di qualunque strato sociale, l'ordine di bruciare incenso e di pregare il Buddha. Quando si ud salire da tutta la citt il brusio ininterrotto delle preghiere, Scimmiotto si rivolse a Porcellino e Sabbioso: "Badate voi al maestro; io faccio un'altra scappata lass."
"Che cosa vuoi fare, fratello?" chiese Porcellino.
"Mi pare che il governatore ce la stia mettendo tutta. Torno dall'Imperatore di Giada per supplicarlo di nuovo."
"Sbrigati" concluse Sabbioso. "Porta a buon fine la tua incombenza, in modo che possiamo riprendere il viaggio."
Quando Scimmiotto giunse alla porta del Cielo, il re celeste gli chiese: "Ancora qui?"
"Quel governatore si  convertito."
Proprio in quel momento giunse il messaggero che recava testi taoisti e rescritti buddisti compilati a Fengxian come suppliche. Egli si compliment con il grande santo: "Il merito di queste buone intenzioni  tutto dei vostri incitamenti al bene."
"Dove porti le carte?"
"Nella Sala della Penetrante Chiarezza, perch i precettori celesti le sottopongano all'attenzione dell'imperatore di Giada."
"Vengo con te."
Ma il re celeste disse: "Grande santo, non occorre che tu chieda un'altra udienza all'Imperatore di Giada. Puoi andare direttamente all'ufficio di Risposta al Primordiale, su al nono cielo, e chiedere che ti assegnino le divinit del tuono. Quando avrai tuoni e fulmini, la pioggia sar assicurata."
Scimmiotto segu il consiglio e sal al nono cielo, dove incontr il delegato allo sportello del Tuono, il cancelliere addetto alle Rettifiche dei Registri e l'ispettore della Incorruttibilit. "Qual buon vento vi porta, grande santo?"
"Avrei bisogno di vedere per affari il Venerabile celeste."
Quest'ultimo si aggiust la veste e scese gi dalle sue nubi di cinabro con le nove fenici.
"L'affare per cui mi sono permesso di disturbarvi nel vostro stimato ministero  una richiesta di pioggia per il paese di Fengxian, che  afflitto da una tremenda siccit. Volevo sollecitare l'assistenza dei vostri addetti al tuono."
"C' tutta una storia sul governatore di Fengxian. Non so se sia permesso far piovere da quelle parti."
"So tutto. Me ne ha parlato ieri l'Imperatore di Giada, e i precettori celesti mi hanno mostrato il monte di riso e tutto il resto. Quando mi hanno visto scoraggiato, mi hanno spiegato che sarebbe stato sufficiente ricondurre al bene il governatore e i suoi: perch il Cielo deve ascoltare la gente per bene. Il ritorno al bene  avvenuto; quella gente ha pregato tanto che ancora mi ronzano le orecchie. Il messaggero delle suppliche ha gi portato all'Imperatore di Giada un gran pacco di documenti che provano la conversione avvenuta. Perci mi sono permesso di venir qui direttamente."
"Se le cose stanno cos, grande santo, metto subito a vostra disposizione Deng, Xin, Zhang e Tao, insieme alla Madre del Fulmine."
La compagnia part immediatamente e giunse ben presto nei cieli della regione di Fengxian, dove predispose le proprie operazioni. I fulmini rigavano lo spazio e il tuono rimbombava.

I fulmini sono serpenti d'oro; il tuono  il chiasso di un'incredibile quantit di insetti. Giganteschi fuochi fatui, boati come se sprofondassero le montagne. Crepe di fiamma che illuminano tutto il cielo; scuotimenti che fanno barcollare la terra. Quando brilla la riga rossa, montagne e fiumi tremano per mille leghe.

Erano giusto tre anni che a Fengxian non si udiva un tuono. In citt e nei sobborghi, ufficiali, soldati e gente comune si inginocchiavano davanti all'insolito spettacolo. Chi si metteva un bruciaprofumi sulla testa, chi agitava i rami di salice; tutti ripetevano: "Namo Amitbha Buddha! Namo Amitbha Buddha!"
Queste grida di buoni pensieri commuovevano il cielo di Sopra, come dice il vecchio poema:

Dell'uomo non c' pensiero
Che sfugga alla terra e al cielo.
Se non fossero pagati
Bene e male, l'universo
Ne resterebbe sconvolto.

Infatti, quando l'Imperatore di Giada vide gli incartamenti dei preti taoisti e dei monaci buddisti, recati dal messaggero delle suppliche, dichiar: "Vedo che questa gente  piena di buoni pensieri; andate a vedere a che punto sono quelle tre cose."
Un ufficiale incaricato della sorveglianza della Sala dei Profumi Avvolgenti rifer: "Le montagne di riso e di farina sono scomparse; il catenaccio d'oro si  rotto."
Da parte sua, il ciambellano di servizio introdusse il tudi, gli di delle mura e dei fossati, il dio del suolo e diverse altre divinit locali, che dichiararono unanimi: "Il governatore e la popolazione della citt si sono convertiti al bene, rendono omaggio al Buddha e onorano il Cielo; non manca all'appello una sola famiglia. Perci vi supplichiamo di manifestare la vostra compassione e di far cadere la pioggia."
L'Imperatore di Giada si rallegr e promulg il seguente decreto:

I dipartimenti del vento, delle nuvole e della pioggia, in conformit del presente ordine, si rechino nel governatorato di Fengxian e oggi stesso, alla tal ora, azionino il tuono, spargano le nuvole e versino tre piedi e quarantadue gocce di pioggia.

I quattro precettori trasmisero il decreto agli uffici competenti, che si mobilitarono immediatamente per coordinare l'esecuzione e sostenere il prestigio degli di nel mondo di Sotto.
Scimmiotto si trovava in compagnia di Deng, Xin, Zhang e Tao, i quali avevano gi ordinato alla signora Fulmine di mettersi al lavoro; quando giunse una tal folla di divinit da riempire tutto il cielo. Il vento soffiava ammassando le nuvole, e presto piovve a dirotto. Che bellezza!

Spesse e pesanti nubi, nera e densa caligine: il carro del tuono rotola fragoroso, a tratti illuminato dai fulmini. Brontola il temporale, l'acqua cade a rovesci.  il caso di dirlo: un pensiero rivolto al Cielo, mille speranze esaudite. Grazie all'iniziativa del grande santo, su monti e fiumi oscurati per mille leghe si rovescia la pioggia e inzuppa la campagna, batte sulle tettoie, spruzza le finestre.
La gente se ne sta chiusa dentro casa, mentre l'acqua ruscella nei sei viali e nei tre mercati. I canali sono in piena da est a ovest, i meandri dei torrenti si congiungono da nord a sud. I germogli si gonfiano, gli alberi secchi riprendono vita. Nei campi fioriscono frumento e canapa; crescono i fagioli negli orti intorno ai villaggi.
I mercanti ritrovano la gioia del commercio, i contadini il gusto dell'aratura. Ora grano e miglio prosperano; il raccolto sar abbondante.
Il popolo vive contento, se la pioggia cade al momento giusto. Mare liscio e fiumi limpidi sono pegno di pace universale.

Quando furono caduti tre piedi e quarantadue gocce di pioggia, le divinit riposero l'attrezzatura. Ma Scimmiotto grid con voce tonante: "Divinit dei quattro dipartimenti, aspettate un momento con i vostri arnesi: vado a cercare il governatore perch vi presenti i suoi ringraziamenti. Dovreste aprire un varco in mezzo a tutte queste nuvole e farvi vedere di sotto. La gente, cari miei, crede a ci che vede; solo se vi mostrate potete contare sulla loro vera fede e su un culto durevole e convinto."
Gli di si tennero a mezz'aria, mentre Scimmiotto ritornava a terra. Il governatore lo venne a ringraziare, inchinandosi a ogni passo.
"Non ringraziate me" disse Scimmiotto. "Ho trattenuto per voi le divinit dei quattro dipartimenti: fareste bene a convocare pi gente per esprimere la vostra gratitudine. Quando vi avranno visto in faccia, ritorneranno pi volentieri a farvi visita e recar pioggia."
Fu subito diffuso un nuovo invito urgente alla popolazione, perch pregasse il Cielo e bruciasse incenso. Le nubi si dissiparono, e tutti videro gli di in gloria nella loro vera forma.
Come tutti sanno, i quattro dipartimenti sono quelli della pioggia, del tuono, delle nuvole e del vento. Si vedevano dunque:

il re drago che rivela la sua immagine, il guerriero del tuono che inarca il suo corpo gigantesco, il ragazzo delle nuvole che fa capolino e il conte del vento che si degna di comparire.
Il drago ha il volto celeste con le barbe d'argento. L'imponente generale Tuono ha una gran bocca con gli angoli rivolti all'ingi. Il ragazzo delle nuvole  molto carino, con la faccina di giada e il berrettuccio d'oro. Il conte del vento sbarra gli occhi tondi sotto le sopracciglia cespugliose. Se ne stanno sulle nuvole azzurre come sopra un altare da cerimonia. Ora la gente di Fengxian sa in quali di credere, brucia bastoncini d'incenso e si distoglie dalle male azioni. I loro cuori saranno puri e rivolti al bene, perch oggi hanno visto i guerrieri del Cielo.

Gli di si pavoneggiarono per due ore buone, mentre i fedeli continuavano a genuflettersi e prosternarsi.
Scimmiotto risal da loro per salutarli e disse: "Grazie del disturbo che vi siete preso; ora potete ritornare in ufficio. Penser io a organizzare offerte e ringraziamenti, che la gente del posto vi assicurer con fede sincera nei momenti stabiliti. A voi si chiede di dare una mano, recando vento ogni cinque giorni e pioggia ogni dieci."
Le divinit promisero e se ne tornarono ai rispettivi dipartimenti.
Ritornato da Tripitaka, il grande santo propose: "Ora che il caso  risolto e il popolo in pace, possiamo chiudere le valigie e ripartire."
Ma si fece avanti il governatore: "Che cosa dite mai, vostra signoria!" grid inchinandosi. "Voi avete compiuto un atto d'incommensurabile bont. Mi sono permesso di farvi preparare un modesto banchetto per testimoniare la nostra gratitudine. Acquisteremo un terreno perch le vostre signorie ci fondino un monastero; costruiremo un santuario per rendervi fin da vivi il culto delle quattro stagioni, davanti alla tavoletta su cui incideremo i vostri nomi. Anche se me li incidessi nel cuore, non soddisferei la decimillesima parte del debito che abbiamo tutti verso di voi. Come potete parlare di ripartire?"
"Non voglio certo contestare il fondamento delle parole di vostra grandezza" rispose Tripitaka. "Ma devo ricordarle che siamo in viaggio per l'Ovest. Non possiamo ritardare troppo il nostro cammino; al massimo un paio di giorni."
Il governatore non voleva saperne. La sera stessa mise all'opera molte persone per preparare il banchetto e per edificare il santuario.
L'indomani fu dedicato a un sontuoso festino, che il monaco cinese fu invitato a presiedere, con Scimmiotto, Porcellino e Sabbioso accanto a s. Nel corso dell'intera giornata, il governatore e i suoi ufficiali li servirono a suon di musica. Fu una bella festa; lo dicono anche i versi:

Dolce la pioggia dopo lungo tempo
Di siccit! Tornano ad animarsi
I canali e i mercati. Ed  l'effetto
D'un pensiero, il ritorno della fede.
Il male d'altri tempi si  dissolto
Coi tre tesori. Torna sulla terra
L'et dell'oro e il raccolto abbondante.

Al festino del primo giorno segu un banchetto il giorno successivo. Poi si dedic un giorno a una funzione religiosa di resa di grazie, e un altro ai complimenti e ringraziamenti d'uso. Alla fine passarono quindici giorni. I lavori del monastero e del santuario per il culto ai pellegrini erano gi molto avanzati. Il governatore li invit a ispezionare il cantiere.
"Sono edifici enormi! Come avete fatto a erigerli in cos poco tempo?"
"Molti operai ci hanno lavorato giorno e notte, spinti dalla gratitudine e dai miei ordini. Venite a vedere da vicino."
"Siete proprio un saggio governatore, che unisce alla virt la competenza" disse sorridendo Scimmiotto.
Il monastero aveva sale e padiglioni imponenti e un magnifico portale d'ingresso, che tutti lodarono. Scimmiotto sugger al maestro di dargli un nome.
"Lo chiameremo" disse Tripitaka "Monastero del Buon Soccorso di Lunga e Dolce Pioggia."
"Che bel nome!" approv il governatore.
Una folla di monaci, cui erano state inviate placche dorate per invitarli a intervenire, celebr le cerimonie e bruci l'incenso. Il santuario dei pellegrini era stato eretto a sinistra della sala grande; ogni anno vi si dovevano recare le offerte delle quattro stagioni. C'erano anche il tempio del dio del Tuono, quello del re drago e cos via: uno per ciascuna delle divinit che avevano portato soccorso. Dopo l'ispezione si prepar la partenza.
Quando la gente apprese che non sarebbero rimasti pi a lungo, fu una gara per fornir loro il viatico; ma essi non accettarono un soldo. Tutti gli ufficiali, in corpo e deputazione, li vollero scortare per pi di trenta li, con fanfara e bandiere spiegate; e anche allora non si risolvevano a lasciarli andare, e li guardarono allontanarsi con le lacrime agli occhi. Il corteo che li aveva scortati si mosse per ritornare solo quando furono scomparsi all'orizzonte.

I monaci divini lasciano il Buon Soccorso.
Concede il grande santo le sue grazie a ciascuno.

Se poi non sapete quanto tempo occorse, dopo questa partenza, per incontrare il Buddha, ascoltate il prossimo capitolo.

CAPITOLO 88
LA SCUOLA DEI PRNCIPI

OVE MEDITAZIONE, GIUNTO A YUHUA, MANIFESTA LA POTENZA DELLA LEGGE; E SCIMMIA DELLO SPIRITO E MADRE DEL LEGNO ACCETTANO DISCEPOLI.


Riferisce il racconto che, dopo aver preso lietamente congedo dal governatore, il monaco cinese sul suo cavallo si rivolse al Novizio: "Saggio discepolo, questa buona azione  ancora pi meritoria del salvataggio dei bambini del regno di Bhiksu; e il merito  tutto tuo."
"Si capisce" fece coro Sabbioso. "A Bhiksu furono salvati mille centoundici bambini; ma questa pioggia ha salvato diecine o centinaia di migliaia di vite umane. Mi meraviglio anch'io della potenza magica del nostro condiscepolo anziano, e della sua compassione che copre la terra intera."
" la bont in persona, ma solo per gli altri" sogghign Porcellino. "In famiglia, invece,  una disgrazia. A me sa solo pestare i piedi."
"Quando mai ti avrei pestato i piedi?" domand Scimmiotto.
"Tante volte. A vedermi legato, appeso, lessato o cotto sotto la cenere, tu ci provi gusto. Dopo tutta la compassione che hai riversato su un milione di persone nel governatorato di Fengxian, che cosa ti costava lasciarmici stare per sei mesi? L prendevo bei pasti regolari, secondo l'appetito; che fretta c'era di scappar via?"
"La solita bestia" brontol Scimmiotto. "Pensi solo a riempirti la pancia. Piantala e cammina."
Porcellino non os replicare; con una smorfia si assest i bagagli sulla spalla e segu ansimando gli altri, che affrettavano il passo.
Il tempo correva veloce come la spola; presto ritorn l'autunno.

Scompare il rigoglio della vegetazione, si assottiglia il mantello delle montagne. Le foglie rosse volano nel vento. Le limpide notti, in cui la luna bianca si affaccia alle finestre, sono seguite da chiare mattine gelate. Nel crepuscolo risplende la fredda acqua del lago davanti alle case dai comignoli fumanti.
Profumano le felci, prospera il poligono rosso, il frutto del mandarino  ancora verde, ma l'arancia gi si colora di giallo. L'oca selvatica si rifugia nel casolare abbandonato, il gallo di campagna celebra cantando la raccolta dei fagioli.

Dopo lungo cammino i quattro pellegrini videro nuovamente levarsi all'orizzonte la massa scura di una cinta muraria.
"Consapevole del Vuoto" disse il reverendo indicandola con il frustino, "ecco un'altra citt. Come si chiamer?"
"Non abbiamo mai viaggiato da queste parti" rispose Scimmiotto. "Come volete che lo sappia? Quando arriveremo, lo chiederemo ai suoi abitanti."
Dal vicino boschetto sbuc un vecchio che si appoggiava a una canna di bamb, con l'abito leggero stretto alla vita da una striscia di stoffa a uso di cintura, calzato di sandali di fibre di palma. Tripitaka smont da cavallo e lo salut a mani giunte. Il vecchio si ferm e rese il saluto: "Da dove venite, reverendo?"
"L'umile monaco che sono  mandato dalla corte dei Tang a salutare il Buddha nel Monastero del Colpo di Tuono. Vediamo una citt di cui ignoriamo il nome. Avreste la bont di farcelo sapere, caro donatore?"
"Maestro di meditazione che conoscete la Via, sappiate che la nostra umile regione  una provincia dell'impero dell'India, che si chiama Yuhua, cio 'Splendore di Giada'. Il signore della citt, principe di Yuhua,  un membro della famiglia reale.  un principe saggio: rispetta il buddismo e il taoismo, e ama il popolo. Se lo andrete a trovare, vi ricever di sicuro con rispetto."
Tripitaka lo ringrazi. Quando il vecchio si fu allontanato, ritorn verso i discepoli per riferire le notizie; essi vollero aiutarlo a risalire a cavallo, ma lui rifiut: "Non occorre: la strada da fare  poca."
Proseguirono dunque a piedi attraverso i sobborghi, animati da un'intensa attivit commerciale. Per lingua e aspetto, gli abitanti non differivano dai cinesi.
"Mi raccomando, prudenza!" diceva Tripitaka. "Non provochiamo incidenti!" Porcellino camminava a testa bassa, Sabbioso cercava di nascondere la faccia. Solo Scimmiotto procedeva noncurante, tenendo il maestro per mano. La gente si spingeva per guardarli; tutti esclamavano: "Di monaci eminenti, capaci di sottomettere tigri e draghi, ce ne sono anche qui. Ma non avevamo mai visto un bonzo come questo, che doma scimmie e maiali."
Porcellino, irritato, fin per alzare il grugno e dire: "Quando mai un bonzo riuscirebbe a sottomettere il re dei maiali?"
La gente si sband dallo spavento; cercavano rifugio nelle porte, qualcuno scivolava e cadeva.
"Bestia!" grid Scimmiotto. "Nascondi la tua brutta faccia e non dire malignit. Bada a dove metti i piedi, che attraversiamo un ponte."
Il bestione abbass il grugno, ma continu a ridacchiare fra s. Dopo il ponte sospeso, superarono la porta della citt e si inoltrarono per i larghi viali affollati, fiancheggiati da taverne e da case di piacere. Era la grande capitale di una regione importante, come dicono i versi:

Dietro mura di ferro la citt sta sicura:
Fra l'acque e la montagna, ignora la paura.
Navigando sul lago i mercanti le recano
Ogni specie di merce. Le taverne si sprecano:
Gran tavole imbandite, e musiche, e follie.
Fuman mille comignoli nelle sue lunghe vie.
Ti sembra di abitare a Chang'an la divina:
Persino cani e gatti litigan come in Cina.

Tripitaka pensava: "Ho tanto sentito parlare di questi paesi barbari dell'Ovest: tutto sommato sono uguali alla Cina. Ecco perch questo  detto il paese della gioia assoluta."
Sent che un moggio di riso costava quattro decimi di oncia d'argento, e l'olio di sesamo otto millesimi la libbra; questo lo convinse di essere giunto nel paese di Bengodi.
La citt era grande e bisogn camminare a lungo per giungere alla residenza del principe. Intorno alla piazza c'erano anche gli uffici amministrativi, la corte di giustizia, il servizio delle cucine e l'albergo per i visitatori.
"Discepoli" disse Tripitaka, "aspettatemi qui. Entro nella residenza per far vistare il passaporto, e poi ce ne andremo."
"Dobbiamo restare qui in piedi?" domand Porcellino.
"Non hai visto l'insegna? 'Albergo per i visitatori'. Andate a sedervi l dentro" rispose Tripitaka. "Chiedete se si pu acquistare foraggio per il cavallo. Nel caso che il principe ci invitasse a pranzo, ve lo far sapere."
"Maestro, non vi preoccupate" assicur Scimmiotto. "Ci penso io."
Sabbioso port i bagagli dentro l'albergo. Erano tanto brutti che il personale di servizio non os avvicinarsi, n tanto meno metterli alla porta. Perci si sedettero dove vollero.
Intanto il maestro si era presentato all'ufficiale di servizio, che inoltr la sua richiesta di udienza; e il principe, che era effettivamente un saggio, lo ricevette subito. Tripitaka lo salut tenendosi a rispettosa distanza, ma il principe lo fece salire accanto a s e lo invit a sedere. Quando Tripitaka gli present il passaporto, esamin incuriosito i sigilli e le scritte di tanti strani paesi, e aggiunse la propria firma con evidente piacere. Poi ripieg il documento, lo pos sul tavolo e chiese: "Reverendo, avete attraversato molte contrade. Che distanza c' da qui al paese dei grandi Tang?"
"Non saprei con precisione. La pusa Guanyin disse una volta che la mia meta era lontana cento ottomila li. Durante il viaggio l'inverno  ritornato quattordici volte."
"Quattordici anni! Suppongo che il vostro cammino sar stato ritardato da molti ostacoli."
"Non me ne parlate. Diavoli e mostri a migliaia. Non sono riuscito a tenere il conto di tutte le prove che ho dovuto superare prima di giungere nel vostro bel paese."
Il principe prese in simpatia il visitatore e lo invit a pranzo.
"Fuori mi aspettano tre giovani discepoli. Non oso accettare, perch temo che siamo in ritardo sulla tabella di marcia" obiett Tripitaka.
"Ciambellano, esci a cercare i discepoli del reverendo e invita a pranzo anche loro."
L'ufficiale non trov nella strada nessun eminente discepolo, ma uno dei suoi sugger: "Pare che ci siano in albergo tre bonzi mostruosi; forse saranno loro." L'ufficiale entr a interpellare l'albergatore: "Dove sono i discepoli del monaco dei grandi Tang? Siamo incaricati di invitarli a pranzo."
Porcellino, che sbadigliava seduto su una seggiola, come ud la parola 'pranzo'balz in piedi: "Eccoci qua!"
L'apparizione provoc un accidente al povero ciambellano; fu preso dal panico e strill: "Che orrore! Un diavolo porcello!"
Scimmiotto intervenne per rimettere ordine: "Via, fratellino, un po'di civilt! Non spaventare la gente con le tue cattive maniere."
Le guardie si misero a strillare: "Un altro fantasma!  uno spirito scimmia!"
Sabbioso giunse cerimoniosamente le mani e fece notare: "Non  il caso di spaventarsi, signori; siamo appunto i monaci che cercate."
"Questo  il dio del camino! Il protettore della fuliggine!"
Gli ordini sono ordini. Le guardie tremanti dovettero guidare i tre alla residenza e li introdussero nella sala di udienza. Ma anche il principe trasal, quando alz gli occhi su di loro. Tripitaka se ne accorse e giunse le mani: "Altezza, rassicuratevi. I miei rozzi discepoli sono brutti, ma hanno buon cuore."
Porcellino tir gi una riverenza e berci: "L'umile monaco che vedete vi saluta!", con l'effetto di spaventarlo del tutto.
"Come potete immaginare, ho dovuto reclutare i miei discepoli sui monti selvaggi; perci sono tanto goffi e non conoscono le buone maniere. Spero ardentemente che vorrete perdonarli."
Il principe domin la paura e si affrett a spedire i pellegrini a pranzare nel Padiglione dell'Essiccatoio della Garza.
Mentre si recavano al padiglione, Tripitaka se la prese con Porcellino: "Somaro maleducato! Potevi almeno star zitto. Come apri la bocca, rovesci le montagne."
Scimmiotto si mise a ridere: "Dovevi fare come me. Ho fatto riverenze, io? Tutta energia risparmiata."
"Magari ci potevamo inchinare tutti insieme. Ma lui spinge sempre avanti il suo grugno e grufola dappertutto" aggiunse Sabbioso.
"Mi prendete sempre in giro" si lagn Porcellino. "L'altro giorno il maestro diceva che per essere educato devo salutare. Adesso, che non devo. Insomma, che cosa devo fare?"
"Ti ho detto di salutare la gente quando la incontri" precis Tripitaka, "e non di metterci in ridicolo davanti a un principe. Non conosci il detto: ci sono persone di qualit, come merci di qualit? Come puoi ignorare la differenza fra un nobile e un tizio qualsiasi?"
Durante il battibecco erano giunti nel luogo destinato, dove l'ufficiale di mensa li fece accomodare e ordin di servire il pasto. Maestro e discepoli tacquero e mangiarono.
Intanto il principe, lasciata la sala d'udienza, si ritir negli appartamenti privati. I suoi tre giovani figli lo videro comparire con il volto turbato e chiesero: "Che cosa vi  accaduto?"
"Ho ricevuto un bonzo delle terre dell'Est in cerca di scritture, che  venuto a far vistare il passaporto.  un uomo straordinario, e l'ho invitato a pranzo; quando mi ha detto di avere tre discepoli, ho invitato anche loro. I tre sono entrati senza rispettare il rituale dei saluti, e gi questo non mi  piaciuto. Quando poi li ho guardati in faccia, ho visto tali orribili diavoli, che non dovete stupirvi se sono ancora pallido."
I tre principini erano appassionati cultori di arti marziali. Subito arrotolarono le maniche e strinsero i pugni: "Non saranno creature malefiche delle montagne camuffate in forma umana? Aspettate che ci armiamo e andiamo a vedere di che si tratta."
Il maggiore impugn una sbarra, il secondo un rastrello a nove denti e il terzo una canna laccata di nero. Uscirono quindi di casa con aria fiera e minacciosa, gridando: "Dove sono questi bonzi in cerca di scritture?"
"Principini" risposero inginocchiandosi gli ufficiali di mensa, "sono seduti a tavola nel Padiglione dell'Essiccatoio della Garza."
I giovani vi fecero irruzione e gridarono: "Siete uomini o diavoli? Rispondete, se tenete alla vita."
Tripitaka, pallido di spavento, lasci cadere la ciotola e si inchin: "L'umile monaco che sono  un inviato della corte dei Tang. Sono un uomo, non una creatura malefica."
"Tu l'aspetto d'uomo ce l'hai; ma gli altri tre sono proprio diavoli!"
Porcellino continuava a mangiare come se niente fosse. Sabbioso e Scimmiotto risposero: "Siamo esseri umani anche noi. La bruttezza del volto non esclude la bont del cuore, n il corpo grossolano la bellezza dell'anima. E voi tre chi siete, per entrare qui a dir sciocchezze?"
"Sono le loro altezze, i figli del nostro principe" risposero per loro gli ufficiali di mensa.
Porcellino alz il naso dal piatto: "Vedo che siete armati, giovani altezze. Avreste per caso intenzione di battervi?"
Il secondo figlio si mise in posa di combattimento, brandendo a due mani il rastrello a nove denti. Porcellino scoppi a ridere: "Il tuo rastrello  il nipotino neonato del mio." Lo lev dalla cintura e lo rote cavandone mille raggi di luce dorata. Poi lo maneggi intorno alla sua testa, con sibili acuti e melodiosi. Il giovane principe era inchiodato dallo stupore e non osava muoversi.
Scimmiotto vide che il maggiore usava come arma una sbarra, ed estrasse da dietro l'orecchio il suo ago cerchiato d'oro. Gli diede il diametro di una tazza e la lunghezza di due o tre tese, ne piant la punta nel suolo con un colpo secco a una profondit di tre piedi, e disse ridendo: "Prendi questa, ragazzo: te la regalo." Il principino gett la propria sbarra e cerc di impugnare quella meraviglia. L'afferr con entrambe le mani e divent rosso per lo sforzo, ma non c'era niente da fare: non riusc a muoverla di un pelo, come se avesse messo radici.
Il terzo principe, che aveva il temperamento pi focoso, si gett all'attacco con la sua canna laccata di nero. Sabbioso lo scart con la mano, tir fuori il suo bastone ammazza diavoli e lo mulin provocando uno spettacolare fascio di nuvolette iridate.
Gli ufficiali rimasero a bocca aperta; i tre giovani principi si inchinarono e dissero: "Maestri! Noi siamo comuni mortali, e non ci eravamo resi conto di chi foste. La nostra speranza  che ci accordiate una dimostrazione della vostra abilit, e che ci accogliate come discepoli."
Scimmiotto riprese la sua sbarra e rispose: "Volentieri. Ma qui non abbiamo spazio sufficiente. Permettete che salga al piano di sopra e vi procuri un piccolo divertimento."
Sacripante di un grande santo! Fece una capriola e balz in aria con un sibilo acuto. A trecento piedi da terra si arrest, fece scaturire sotto i suoi piedi una nuvola multicolore ed esegu molte figure con la sua sbarra, come la 'fontana di fiori sopra il baldacchino'o il 'drago giallo che avvolge le spire', ora girando in senso orario, ora turbinando in senso antiorario. Uomo e sbarra formavano figure di ricamo su broccato. A un certo punto l'uomo scomparve e si vide solo la sbarra, che roteava vorticosamente incendiando di colori tutto il cielo. Porcellino applaudiva; infine non pot resistere e url a gola spiegata: "Aspetta che vengo a divertirmi anch'io!"
Bravo bestione! Sal sulle ali del vento e invent una danza maneggiando il suo rastrello: tre colpi in alto, quattro in basso, cinque a sinistra, sei a destra, sette in avanti, otto indietro. Quell'arma scatenata produceva il rumore di un temporale. Sabbioso, eccitato, si rivolse al reverendo: "Maestro, permettete che mi eserciti anch'io."
Fece un balzo a piedi giunti e ascese in cielo menando fendenti con il suo bastone, che si lasciava dietro scie di faville. Lo maneggi a due mani nelle figure della 'fenice color cinabro che guarda il sole'e della 'tigre affamata che si getta sulla preda'. A rapido attacco, lenta parata; ad astuta finta, brusca risposta.
Le aeree esibizioni dei tre condiscepoli erano smaglianti.

Non  certo comune la figura
Della meditazione. Vien riempito
Lo spazio dalle cause della Via.
Metallo e legno mostrano potenza,
Perfetta comprensione mostra Spatola.
Delle armi divine che maneggiano
Rivelano la grande perfezione.
Il vaso di cinabro  ovunque oggetto
Di adorazione. Per quanto sublime
Sia l'India, ha pur qualcosa da imparare:
I principi di Yuhua apprenderanno
Che cosa sia tenere il giusto mezzo.

I giovani principi, impressionati, si erano inginocchiati nella polvere. Lo spettacolo si vedeva da lontano: non solo il personale del padiglione, ma il principe stesso nella sua residenza e tutta la cittadinanza, uomini e donne, civili e militari, preti e laici, monaci e suore; non vi fu uno che non si prosternasse pronunciando il nome del Buddha, n focolare in cui non si ardesse incenso pronunciando preghiere.

Le apparenze rinviano a verit;
Ed  questo il motivo per cui i monaci
Salvan l'umanit. Ora  posto il frutto
Sul cammino del bodhi: quivi giunta
Ogni cosa si appaga meditando.

I tre condiscepoli, completata la dimostrazione dei loro talenti, abbassarono a terra le loro nuvole e riposero le armi. Resero poi omaggio a Tripitaka, giungendo le mani, lo ringraziarono e andarono a sedersi ai loro posti, dove per ora il racconto li lascer.
I principini corsero dal padre in gran festa: "Incontriamo un'occasione fortunata fra mille! Avete visto lo spettacolo nel cielo?"
"Ho visto nubi iridate, manifestazioni di divinit, e ho bruciato incenso con vostra madre. Ma non so a quale presenza di di o di immortali fosse dovuta."
"Non erano di o immortali: erano i brutti discepoli di quel monaco in cerca di scritture. Le loro armi preferite sono uguali alle nostre, perci abbiamo chiesto loro una dimostrazione. Le luci che avete visto venivano dalle loro esibizioni. Non avevamo mai assistito a niente di tanto meraviglioso. Ci piacerebbe averli come maestri e imparare le loro tecniche: ci sarebbero utili per difendere il paese, e ne acquisteremmo meriti senza pari. Che cosa ne pensate?"
Il principe diede il suo consenso. I pellegrini, che si preparavano a ripartire, si videro comparire davanti i ragazzi e il padre, che si inchinarono profondamente. Il reverendo fu preso dal panico e si gett nella polvere; i suoi discepoli si tennero da parte. Il principe li invit tutti nella residenza privata a bere il t.
Quando si furono seduti, prese la parola il principe: "Maestro, vorrei pregarvi di una cosa, ma non so se i vostri eminenti discepoli acconsentiranno."
"Siamo tutti agli ordini di vostra altezza; i miei umili discepoli non vi negheranno nulla."
"Devo scusarmi con voi per aver creduto, incontrandovi, che foste dei semplici monaci mendicanti venuti dal lontano paese dei Tang. I miei occhi mortali non hanno visto altro e, senza volerlo, vi ho mancato di rispetto. Ma ora che abbiamo ammirato nel cielo le danze guerriere di mastro Scimmiotto, mastro Porcellino e mastro Sabbioso, sappiamo che siete buddha e immortali. I miei figli ne sono rimasti incantati. Hanno una vera passione per le arti marziali e aspirerebbero, con il massimo rispetto e devozione, ad apprendere i rudimenti di quest'arte. Spero che i reverendi abbiano la magnanimit di insegnar loro qualcosa. Dimostreremo la nostra gratitudine facendovi ponti d'oro."
Scimmiotto si mise a ridere: "Si vede, altezza, che non vi intendete di monaci come noi. In primo luogo, non chiediamo di meglio che di arruolare discepoli; e il nostro scopo  di volgerli al bene. In secondo luogo, non si parla di denaro."
La risposta piacque al principe, che immantinente ordin un grande festino di ringraziamento.

Tappezzerie di seta, volute d'incenso, tavole incrostate d'oro da abbagliare gli occhi. Le seggiole laccate sono ricoperte da cuscini di broccato ricamati. Il t dall'aroma penetrante accompagna frutta appena colta, quattro piatti di pasticceria dolce e leggera, e due piatti di pani deliziosi. Che meraviglia quei croccanti al miele, quegli anellini fritti nell'olio e glassati di zucchero!
Dalle bottiglie di vino di riso si versa una bevanda superiore al nettare di giada. Il t  quello divino di Yangxian: un aroma pi squisito della cannella.

Danze, canti e spettacoli diversi allietavano i convitati. Maestro e discepoli si godettero il restante corso della giornata con la famiglia principesca. Le mense furono tolte solo quando cadde la sera. Allora i pellegrini furono ospitati nel Padiglione dell'Essiccatoio della Garza; si offerse loro un bagno caldo profumato e si prepararono ricchi letti e cortine. Questo  il momento in cui

Splendon le stelle. Il canto del poeta
Si estingue in un bisbiglio sul guanciale.
Crescono rigogliose nella notte
Le erbacce sul sentiero. Regnerebbe
Il silenzio, se a tratti non giungesse
Rumore di pignatte dal cortile
Del vicino. A quest'ora soffrirai
La nostalgia del tuo paese. Il grillo
Cantando sotto il letto, ti dimostra
Che ti capisce, ma non fa dormire.

La mattina seguente, il principe si rec con i figli a visitare i reverendi. Il giorno precedente avevano ricevuto l'omaggio dovuto ai principi, e ora toccava a loro di rendere quello dovuto ai maestri. I tre ragazzi si prosternarono e chiesero: "Rispettati maestri, potremmo dare un'occhiata alle vostre armi?"
Porcellino mise a terra il suo rastrello, Sabbioso appoggi alla parete il bastone ammazza diavoli. I due principi pi giovani cercarono di afferrarli, ma sembravano libellule alle prese con colonne di pietra: la faccia si arrossava per lo sforzo, ma non c'era verso di smuoverli. Il fratello maggiore li richiam: "Fratelli,  inutile, non ce la fate. Mi chiedo quanto pesino queste armi divine."
"Il mio rastrello non  pesantissimo" rispose ridendo Porcellino. "Cinquemila quarantotto libbre, compreso il manico: il numero dei rotoli della Legge."
"E il vostro prezioso bastone quanto pesa?" chiese il principe pi giovane.
"Lo stesso peso, cinquemila quarantotto libbre" rispose Sabbioso.
Il maggiore voleva vedere la sbarra cerchiata d'oro, e Scimmiotto la trasse da dietro l'orecchio e le diede il diametro di una tazza; poi la piant in terra davanti a lui.
"Mastro Porcellino e mastro Sabbioso nascondono le loro armi sotto i vestiti. Come mai mastro Scimmiotto tiene invece la sua dietro l'orecchio? E come fa a diventare tanto grande?"
Scimmiotto si mise a ridere: "Ragazzi miei, questa non  una sbarra come potreste trovarne posate accanto al camino. Il suo ferro venne

fuso da Yu il Grande al tempo in cui il caos incominciava a separarsi. Egli fece questa sbarra per sondare mari, fiumi e laghi. Dopo che ebbe spaccato le montagne e drenato le acque, quando si stabil la grande pace, la sbarra giacque dimenticata in fondo all'oceano orientale. Passavano gli anni, e la sbarra acquist pian piano la capacit di emanare luce e di mutare le proprie dimensioni.
"Il destino ha voluto che finisse nelle mie mani. Posso renderla pi piccola di un ago o alta fino al cielo. Si chiama 'A piacer vostro'oppure 'Cerchi d'oro', ed  un oggetto unico in terra come in cielo.
"Il suo peso sarebbe di tredicimila cinquecento libbre, ma pu crescere o ridursi. Con essa ho messo sottosopra i palazzi del Cielo e forzato le porte dell'Inferno. Dovunque ha vinto tigri e draghi, e sottomesso mostri e lamie. Di e diavoli la temono: il sole impallidisce di spavento a vedersela puntare contro.
"Come vedete, non  ferro comune, ma viene dalla notte dei tempi."

I principini rinnovarono i segni di omaggio e di rispetto, e li pregarono di impartire i loro insegnamenti.
"Insegnamenti di che genere?" domand Scimmiotto.
"Per ciascuna delle vostre armi, chi le adopera ci potrebbe insegnare come servirsene."
"Insegnare  facile" sorrise Scimmiotto, "ma per imparare occorre una forza adeguata; se manca,  come disegnare la tigre con i tratti del cane. Come dicevano gli antichi, insegnamento senza rigore: maestro inetto - sapere insufficiente: allievo incapace. Se proprio lo volete con tutto il cuore, prima bruciate incenso al Cielo e alla Terra. Poi vi trasmetter un po'della forza divina che occorre per praticare questa specie di arti marziali."
I principini entusiasti corsero a procurarsi un altare, si purificarono con abluzioni, bruciarono incenso e pregarono rivolti al cielo. Poi dichiararono: "Siamo pronti."
Scimmiotto si rivolse a Tripitaka e lo salut rispettosamente; quindi dichiar: "Onorato maestro, il vostro discepolo sollecita indulgenza. Da quando mi avete liberato con la vostra eminente virt al Monte delle Due Frontiere, non sono mai venuto meno ai precetti della dottrina. Per quanto lontano sia dallo sdebitarmi verso di voi, in tutto questo lungo viaggio verso Occidente vi ho servito con tutte le mie forze e il mio cuore, scalando i monti e attraversando le acque. Ora che siamo giunti a una contrada del paese del Buddha, ho la fortuna di incontrare questi giovani principi, che ci prestano omaggio perch vogliono apprendere le arti marziali. Se diventano nostri discepoli, per voi saranno come dei nipotini. Prima di procedere, sento il dovere di sottoporre rispettosamente il caso al mio maestro."
Tripitaka fu felice di dare il proprio consenso.
Porcellino e Sabbioso si affrettarono a imitare Scimmiotto. Si prosternarono davanti a Tripitaka e gli dissero: "Maestro, sapete che non siamo bravi a parlare, ma speriamo che autorizzerete anche a noi a prendere questi ragazzi come discepoli e a divertirci un po'. Sar un bel ricordo del nostro viaggio."
E Tripitaka diede il consenso anche a loro.
Allora Scimmiotto condusse i tre principini nella stanza pi silenziosa del padiglione, tracci il diagramma dell'Orsa Maggiore e li invit a sdraiarvisi con gli occhi chiusi. Pronunci nella mente le parole di un incantesimo, recit alcune formule e alit il suo fiato magico nelle loro viscere, rinviando le divinit primordiali al loro luogo d'origine. In questo modo trasmise a ciascuno dei ragazzi il segreto che moltiplicava la loro forza per mille e diecimila. Poi, con l'acqua e il fuoco, rinnovell le loro ossa e i loro muscoli. Compiuto il ciclo, li risvegli.
I ragazzi si levarono da terra stropicciandosi gli occhi: si sentivano pieni di energia. Avevano acquistato una forza straordinaria: il maggiore fu capace di sollevare la sbarra cerchiata d'oro, quello di mezzo il rastrello a nove punte e il minore il bastone ammazza diavoli.
Il principe loro padre era fierissimo ed emozionato: si precipit immediatamente a far preparare un altro banchetto di ringraziamento. L'insegnamento continu durante il banchetto, e ciascuno dei principini dava saggio di quanto imparava. Riuscirono a eseguire varie figure e trucchi, ma a prezzo di grande fatica. Dopo un po'ansimavano, e si resero conto che non riuscivano a continuare: quelle armi magiche mutavano continuamente di peso e di dimensioni. Il gioco era bellissimo, ma loro - comuni mortali - non potevano reggerlo a lungo. Il banchetto dur fino a sera.
L'indomani i principini ritornarono a ringraziare: "Divini maestri, vi siamo riconoscenti della forza che ci avete fatto acquistare; tuttavia maneggiare le vostre armi non  facile per noi. Ci piacerebbe farle imitare nella foggia, ma in materiali consueti, di peso costante e pi leggero. Per ci chiediamo se acconsentirete."
"Ma certo" approv Porcellino. " un'idea sensata. Voi non sapete maneggiare le nostre armi, e noi comunque non potremmo lasciarvele, perch ci occorrono per difendere la Legge contro i diavoli."
I figli del principe convocarono dunque dei fabbri e fecero acquistare diecimila libbre di ferro e d'acciaio. L'officina fu collocata nella corte anteriore, con forgia e fornace. Il primo giorno fu dedicato a preparare il metallo; il secondo giorno le tre armi furono consegnate agli artigiani perch le copiassero.
Ahim! quelle armi fatate e luminescenti si sarebbero dovute tenere coperte per non attirare l'attenzione. Lasciate giorno e notte all'aperto, diffusero intorno mille raggi di luce e riversarono ogni specie d'influsso benefico. Ci fin per attirare l'attenzione di una creatura malefica che abitava a una settantina di li dalla citt, in una grotta detta Gola di Tigre, sulla Montagna del Leopardo. Nel cuore della notte not l'inspiegabile luminosit, sal su una nuvola per veder meglio, e scopr la fonte del fenomeno nella corte del palazzo.
"Che tesori meravigliosi!" si disse il mostro ardendo di bramosia. "Chi li avr messi l?  un'occasione da non perdere."
Sollev un gran vento, si impadron delle tre armi e le port nel suo rifugio. Come si dice:

Nemmeno per un momento
Tu puoi lasciare la Via.
Ci che lasci non  Via(11).
Perdute le armi divine,
Ascesi e meditazione
Andran forse a farsi friggere?

Se poi non sapete come si poteva fare a ricuperare quelle armi, leggete il seguito.

CAPITOLO 89
UNA COMBRICCOLA DI LEONI

OVE LEON FULVO INVANO PREPARA IL BANCHETTO DEL RASTRELLO, PERCH METALLO, LEGNO E TERRA DEVASTANO LA MONTAGNA DEL LEOPARDO.


I fabbri, dopo il duro lavoro della giornata, dormivano della grossa. Quando all'alba ritornarono alla fucina, le tre armi erano scomparse. Atterriti le stavano cercando da tutte le parti, quando incapparono nei tre giovani principi che venivano a vedere come proseguiva il lavoro.
"Padroncini" dissero i fabbri prosternandosi, "non troviamo pi le armi dei tre divini maestri."
In preda all'inquietudine, essi supposero che i legittimi proprietari avessero preferito riporle per la notte. Corsero al Padiglione dell'Essiccatoio della Garza: "Maestri, dormite ancora?"
"Eccoci qua" rispose Sabbioso, levandosi dal letto per aprire la porta. I ragazzi entrarono e si guardarono intorno: "Non vediamo le vostre armi. Le avete riposte voi?"
"Certo che no!" esclam Scimmiotto balzando in piedi.
"Questa notte sono scomparse."
"Volete dire che  scomparso il mio rastrello?" grid Porcellino.
"Alla fucina non si trovano, le hanno cercate dappertutto. Non ci starete per caso giocando uno scherzo, con quelle armi che si possono rimpicciolire a volont?"
"Vi assicuro che non c' scherzo" rispose il Novizio. "Cerchiamole subito."
Corsero alla fucina, dove Porcellino diede in escandescenze: "Questi fabbri sono una banda di ladri! Restituite subito il maltolto, o vi ammazzo!"
I disgraziati caddero in ginocchio piangendo: "Non abbiamo sentito nulla; ma potete immaginare quant'era duro il nostro sonno, dopo le fatiche della giornata. Ieri sera le armi erano qui, e stamane non ci sono pi. Noi siamo comuni mortali: non saremmo stati capaci nemmeno di muoverle. Signorie, per carit, risparmiate le nostre vite innocenti!"
Scimmiotto era silenzioso e aggrondato. Alla fine brontol: " colpa nostra. Per utilizzarle come modelli, non c'era nessun bisogno di lasciarle all'aperto durante la notte. Emanano luce, e avranno attirato l'attenzione di qualche mostro, che sar venuto a rubarle."
"Ma che cosa dici, fratello?" obiett incredulo Porcellino. "Trovar mostri in un posto tanto pacifico! Qui non ci sono montagne impervie o lande selvagge, che possano ospitare creature malefiche. I fabbri si saranno resi conto che erano tesori inestimabili e, in combutta con qualche complice, avranno passato la notte a spingere e tirare per portarseli via. Bisogna arrestarli e dargli una buona bastonatura."
Gli operai, terrorizzati, giuravano e si prosternavano a ripetizione.
Mentre cos si discuteva, sopraggiunse il principe e si inform dell'accaduto. Udito del furto, impallid e riflett a lungo, concludendo: "Le armi dei nostri divini maestri non sono oggetti comuni: cento ladri tutti insieme non sarebbero riusciti nemmeno a spostarle. D'altronde noi regnamo su questa regione da cinque generazioni e, non per vantarci, godiamo di una certa reputazione di saggezza anche all'estero. Qui le leggi sono temute e rispettate da tutti. Sono ben sicuro che i nostri artigiani non si immischierebbero mai in un simile imbroglio. L'ipotesi non regge."
"Per quanto riguarda i fabbri, la questione  chiusa" disse Scimmiotto. "Ma volevo chiedere a vostra altezza se nei dintorni della citt ci sono monti che si sappiano abitati da creature mostruose."
"Ecco una buona domanda. A nord della citt c' la Montagna del Leopardo, dove si apre la Grotta Gola di Tigre. Da molto tempo sento dire che ci abiterebbe un immortale, secondo alcuni, oppure una belva o un mostro, secondo altri. Confesso di non aver avuto modo di appurare come stiano le cose."
"Basta cos!" esclam Scimmiotto. " certo colpa di quel furfante. Voialtri" aggiunse rivolgendosi a Porcellino e Sabbioso, "badate al maestro e alla sicurezza della citt, mentre io vado a fare un giro da quelle parti." Quanto ai fabbri, li preg di continuare il loro lavoro.
Il bravo re scimmia, congedatosi da Tripitaka, scomparve con un sibilo. La Montagna del Leopardo distava dalla citt una settantina di li, perci vi giunse in un batter d'occhio. Guardando dall'alto, si riconosceva la presenza di miasmi malefici.

Una vasta struttura rocciosa dalle lunghe vene di drago: picchi aguzzi conficcati nel cielo, torrenti che rumoreggiano in fondo ai burroni. Davanti alla montagna si stende un cuscino di erba di diaspro, su cui i fiori disegnano un broccato. Pini alteri e antichi cipressi si mescolano a vecchi alberi e bamb.
Gazze e corvi volano gracchiando, gru e gibboni fischiano e gemono. Ai piedi della roccia scoscesa scorrazzano coppie di daini e cervi, corrono furtivi tassi e volpi. Draghi venuti da lontano appaiono e scompaiono dai nonupli meandri di una gran vena nascosta sotto la montagna.
La catena montuosa  sul confine del distretto di Yuhua, posto incomparabile destinato a diecimila anni di felicit.

Mentre si guardava intorno, Scimmiotto ud voci che provenivano dall'altro versante della montagna. And a vedere, e scopr due mostri a testa di lupo che risalivano il pendio nord occidentale discutendo animatamente.
"Sono creature malefiche in missione" si disse Scimmiotto. "Sentiamo che cosa hanno da raccontare."
Recit un incantesimo e, con una scossa, si trasform in farfalla; quindi spieg le ali e li raggiunse. Era una perfetta imitazione:

Ali cosparse di polverina colorata, antenne d'argento. Sale portato dal vento, discende lentamente splendendo nel sole.
Non conosce ostacoli quando va in cerca di fiori odorosi. Il suo corpo leggero si posa elegante sulle corolle appena dischiuse.

Vol sopra le teste dei mostri per sentire le loro parole.
"Egregio fratello" diceva uno dei due, " un momento fortunato per il nostro re. L'altro giorno  riuscito a conquistare una vera bellezza, che si  portato nella grotta. La notte passata ha messo le mani su tre armi che sono tesori inestimabili. Domani offrir un banchetto per celebrare l'avvenimento: 'l'assemblea del rastrello'. Ce lo godremo tutti quanti."
"Di fortuna ne abbiamo anche noi: ci hanno dato venti tael per acquistare maiali e montoni. Quando arriviamo al Mercato del Sud, incominceremo con l'acquisto di un paio di buone bottiglie. Inoltre potremo fare la cresta sulla spesa, in modo che ci restino due o tre tael per comprare un abito imbottito per l'inverno. Che ne dici?"
Ridendo e chiacchierando, i due procedevano di buon passo.
Scimmiotto si rallegr di essere sulla buona strada, come dimostrava quell'assemblea 'del rastrello'. Non aveva armi per ammazzare i due; d'altronde erano creature senza importanza. Li super, riprese il proprio aspetto e sost sul ciglio della strada. Quando i due gli giunsero davanti, recit la formula 'anniuchali', fece uno sputo magico e li impietr. Restarono immobili a occhi spalancati, senza poter muovere un passo n aprire la bocca.
Scimmiotto li gett nel fosso con uno scappellotto e frug nei loro vestiti; trov venti tael in una scarsella legata alla cintura di uno dei due, e placche laccate di bianco che recavano i loro nomi: uno si chiamava Strano Imbroglio e l'altro Imbroglio Strano.
Il grande santo si impadron degli oggetti e corse in citt, a riferire i fatti al principe, al monaco cinese, ai fabbri e agli ufficiali.
"Vedo con soddisfazione che l'arma pi apprezzata  la mia" rise Porcellino, "dal momento che d il nome alla festa. Ma non voglio certo lasciarla nelle loro mani."
"Li andremo a trovare tutti e tre. Diamo il denaro ai fabbri e chiediamo al principe di procurarci maiali e montoni. Porcellino sar Imbroglio Strano e io Strano Imbroglio; Sabbioso far la parte del mercante di bestiame. Cos ci introdurremo nella loro tana, troveremo l'occasione di ricuperare le nostre armi, stermineremo la mala genia e potremo riprendere la nostra strada."
" un bel piano" approv Sabbioso ridendo. "Realizziamolo senza indugio."
Il principe fece acquistare dal suo maggiordomo sette od otto maiali e quattro o cinque montoni, e i tre si congedarono.
"Fratello" chiese Porcellino, "come faccio a trasformarmi in Imbroglio Strano, se non l'ho mai visto?"
Scimmiotto gli diede le istruzioni necessarie, corresse i particolari e alla fine garant: "Tutto a posto. Sei proprio come lui."
Si incamminarono verso la montagna; Sabbioso, alla retroguardia, spingeva le bestie davanti a s, in veste di venditore. Quando giunsero ai primi pendii della montagna, incontrarono un brutto mostriciattolo.

Occhi lustri come lanterne, pelacci rossi dritti sulla testa, come se andasse a fuoco. Il suo naso, un gran truogolo rovesciato, pende su una bocca storta da cui spuntano zanne.
Aggiungete orecchie biforcute, fronte incavata e faccia gonfia e cianotica. L'abito  giallo chiaro, calza sandali di paglia: maestoso come un dio del malanno, inquietante come un fantasma malvagio.

Il mostro teneva sottobraccio un cofanetto per biglietti d'invito, laccato di vari colori. Quando vide Scimmiotto e compagni, grid: "Ecco gli Imbrogli! Che cosa avete comprato?"
"Non vedi il gregge?" rispose Scimmiotto.
"E questo chi ?" chiese il mostro sbirciando Sabbioso.
"Il mercante che ci vende le bestie. Non avevamo denaro a sufficienza, perci ci accompagna. E tu dove vai?"
"Vado al Monte dei Nodi di Bamb, per invitare il grande re al ricevimento di domani."
"Quanti invitati avremo?"
"Il grande re presieder il banchetto; con il nostro re e i loro capitani, saranno una quarantina di convitati."
"Di, andiamo avanti!" tagli corto Porcellino. "Non ci fermiamo: le bestie si sbandano e vanno per conto loro."
"E tu corrigli dietro" rispose Scimmiotto. "Voglio vedere com' fatto il biglietto di invito."
Il mostro glielo porse. Si leggeva:

"Abbiamo rispettosamente preparato un banchetto, che si terr domattina, per celebrare la lieta assemblea del rastrello. Se vorrete darvi la pena di effettuare il viaggio, saremo onorati della vostra presenza. Vi saremo infinitamente grati se ci concederete il vostro consenso.
Al mio rispettabilissimo avo, l'eminente santo primordiale della Nonupla Numinosit,
il suo figlio minore e discepolo Leon Fulvo
che cento volte si prosterna."

Dopo la lettura Scimmiotto restitu il cartoncino, e il messaggero lo rimise nella scatola e ripart.
"Si firma Leon Fulvo e invita un certo santo primordiale della Nonupla Numinosit" inform Scimmiotto.
"Leon Fulvo sar un leone di pelo giallo fattosi spirito, suppongo" disse Sabbioso. "Ma chi sar questo tizio della Nonupla Numinosit?"
Porcellino si mise a ridere: "Una cosa  sicura: il leone  mio."
"Perch dovrebbe essere tuo?" domand Scimmiotto.
"Per il detto degli antichi: La vecchia troia mette in fuga il grande leone."
Mentre chiacchieravano e ridevano, si spingevano avanti le bestie, e giunsero in breve all'ingresso della Grotta Gola di Tigre.

La cerchia smeraldina di montagne
Come una cinta senza varco alcuno.
Liane verdi sigillan le fessure,
Rovi violetti crescon sulle cenge.
Fra boschi pieni di canti d'uccelli,
Con l'ingresso fiorito, non la cede
Alla Fonte dei Peschi(12). Non  facile
Trovare eremitaggio pi tranquillo.

Presso l'entrata, una banda di mostri di ogni et giocava e si divertiva sotto gli alberi in fiore. Andarono incontro ai compagni che sopraggiungevano, per legare le bestie e portarle al coperto. Il baccano che facevano richiam l'attenzione del re, che usc accompagnato da una diecina di paggi: "Eccovi qua! Quante bestie avete acquistato?"
"Otto maiali e sette montoni: quindici capi in tutto" rispose Scimmiotto. "I maiali costano sedici tael e i montoni nove. Noi avevamo solo venti tael; ne mancano cinque. Il venditore ci ha accompagnato per riscuotere la differenza del prezzo."
"Ragazzi, date cinque tael a quest'uomo e mandatelo via" ordin il re.
" venuto per riscuotere i soldi, ma gli piacerebbe restare a vedere la festa" aggiunse Scimmiotto.
"Sfacciato!" grid il re arrabbiato. "Paghiamo il prezzo che chiedi; che altro vuoi da noi?"
"Padrone, si dice che abbiate trovato tesori unici al mondo: che male c' se gli facciamo dare un'occhiata?"
"Deficiente!" esplose il mostro. "Ho preso questi tesori nella citt di Yuhua. Se li mostriamo al mercante, sparger la voce e tutti lo sapranno: e io che cosa rispondo, se il principe li viene a reclamare?"
"Signore, non siamo andati a Yuhua, ma a Mercato del Sud, che  ben lontano. Quali voci potrebbe spargere quest'uomo? D'altronde  affamato dal lungo cammino, e lo siamo anche noi. Prima di mandarlo via, potreste fargli mangiare qualcosa e offrirgli del vino."
Un mostriciattolo venne dalla grotta a consegnare cinque tael a Scimmiotto, che li diede a Sabbioso dicendo: "Prendete, buon uomo. Venite in cucina a mangiare un boccone."
Il povero Sabbioso dovette raccogliere tutto il suo coraggio per seguire quei due dentro la grotta. Mentre attraversavano la seconda sala videro il rastrello a nove denti, sfavillante di luce, che troneggiava su un altare; contro la parete est era appoggiata la sbarra cerchiata d'oro, e il bastone ammazza diavoli dall'altro lato. Il re mostro li aveva seguiti: "Mercante, quello che splende  il rastrello della festa. Guardalo quanto vuoi, ma guai a te se ne parli in giro."
Sabbioso chin il capo per ringraziare.
Ahim! il senso della propriet  una passione irresistibile. Al rozzo e impulsivo Porcellino, la vista del suo rastrello fece passare la voglia di continuare a fingere: balz avanti, lo afferr e riprese la sua forma originaria. Quando lo videro minacciare il mostro, anche Scimmiotto e Sabbioso non poterono che riprendere il proprio aspetto e le proprie armi. Davanti all'attacco congiunto, il re batt precipitosamente in ritirata e corse a cercare la sua arma preferita, che era uno speciale raschiatoio detto Quattro Riflessi, fatto da un lungo manico che terminava con una lama tagliente. Dopo averlo afferrato, li affront gridando: "Chi siete voi, per osare di tendermi questo tranello e rubare i miei tesori?"
"Vedrai chi siamo, brutto mucchio di peli!" url Scimmiotto di rimando. "Siamo i discepoli di Tripitaka, il santo monaco delle terre dell'Est inviato in missione dai grandi Tang. Queste sono le nostre armi, che erano posate nella corte del principe per servire da modello ai fabbri. Sei tu il ladro schifoso e l'impostore. In guardia! Finora le hai contemplate, ma ora le assaggerai."
Il mostro resisteva con il suo raschiatoio. La battaglia si spost nello spiazzo davanti all'ingresso della grotta. Guardate i tre monaci che mettono alle strette il mostro.

La sbarra sibila come il vento, il rastrello si abbatte come l'acquazzone, il bastone ammazza diavoli riempie il cielo di brume colorate. Il raschiatoio Quattro Riflessi, da parte sua, sprigiona nubi cangianti. Sembrano immortali intenti a trasmutare l'elisir supremo, tra fumo e lingue di fuoco, che gettano nel panico di e diavoli.
Il Novizio mostra il suo magistero marziale: rubare quegli oggetti  stata una brutta imprudenza. Porcellino combatte da Ammiraglio dei Canneti Celesti, ed anche il generale Sabbioso  pienamente all'altezza. I tre fratelli hanno combinato lo stratagemma che ha portato lo scontro nella grotta del nemico; quest'ultimo non manca di forza e di astuzia, e riesce a tenere la partita in equilibrio.
Si battono finch il sole volge al tramonto. Allora la creatura perversa sente esaurirsi le proprie forze: non ce la fa pi.

Alla fine il mostro si trov in difficolt. Grid a Sabbioso: "Bada al raschiatoio!" e, alla sua schivata, approfitt del varco per fuggire verso sud est. Porcellino voleva inseguirlo, ma Scimmiotto grid: "Lascialo andare. Non mettere nell'angolo il brigante, dice l'adagio. Distruggiamo invece la sua base."
Entrarono insieme nella grotta e fecero un macello di tutti i mostri grandi e piccoli che vi trovarono. Erano tigri, lupi, leopardi, pantere, cervi e camosci. Il grande santo, con i suoi mezzi magici, raccolse gli oggetti di valore e la selvaggina, da portare in citt come bottino. Quanto al resto, Sabbioso raccolse molta legna secca e vi mise fuoco; Porcellino lo ravvivava agitando le orecchie come ventole. In breve bruci tutto.
Le porte della citt erano ancora aperte, nonostante l'ora tarda, e nell'attesa la gente non si era coricata. Il principe, i suoi figli e Tripitaka aspettavano ansiosi nel Padiglione dell'Essiccatoio della Garza. A un tratto sentirono un gran rumore nella corte: erano oggetti e selvaggina che cadevano dal cielo. Poi comparvero i tre monaci, che dissero in coro: "Maestro, vittoria su tutta la linea!" Il reverendo era tutto gongolante; sua altezza si inchinava per ringraziare e i tre giovani principi si inginocchiavano. "Tiratevi su" disse Sabbioso. "Piuttosto venite a vedere il bottino."
"Da dove viene tutta questa roba?" domand il principe.
"Gli animali che vedete erano divenuti spiriti. Noi abbiamo ricuperato le nostre armi e abbiamo combattuto il mostro, un leone armato del raschiatoio Quattro Riflessi. Quando  fuggito, lo abbiamo lasciato andare, ma abbiamo distrutto la sua base. Questo  il bottino che ci abbiamo trovato."
Il principe era diviso fra la gioia e la preoccupazione: la vittoria lo rallegrava, ma lo impensieriva il timore che il mostro, prima o poi, volesse vendicarsi.
"Vostra altezza non si preoccupi" lo rassicur Scimmiotto. "Mi rendo conto dei vostri timori, ma ho riflettuto a lungo e so quali misure prendere. Non ce ne andremo di qui prima di esserci assicurati che non possano verificarsi ritorsioni o vendette. Mentre ci recavamo alla grotta, ci siamo imbattuti in un diavoletto con i capelli rossi che recava un invito all'avo di quel Leon Fulvo. Dopo la sconfitta, si sar certo rifugiato da lui, e domani cercher la rivincita. Ma noi lo elimineremo e chiuderemo la partita."
Il principe ringrazi, come al solito, facendo servire un gran pranzo; dopo il quale maestro e discepoli si ritirarono per dormire.
Il mostro si era recato davvero sul Monte dei Nodi di Bamb, in cui si trovava la Grotta dei Nove Meandri. Vi abitava suo nonno, il santo primordiale della Nonupla Numinosit. Per tutta la notte il nipote si fece portare dal vento in direzione sud est, e alla quinta veglia giunse all'ingresso della grotta e buss alla porta.
"Maest" si stup il mostriciattolo portinaio, "Faccia Blu  arrivato ieri a portare il vostro invito. Monsignore l'ha trattenuto per la notte, e stamane contava di portarlo con s a casa vostra, per partecipare alla festa del rastrello. Come mai siete qui?"
" molto spiacevole, ma quella festa non si potr tenere."
Comparve Faccia Blu: "Maest, non mi aspettavo di vedervi qui."
Il mostro era tanto agitato che riusc solo ad agitare la mano, senza rispondere.
Un momento dopo il vecchio mostro si alz dal letto e lo fece chiamare. Il nipote appoggi la sua arma alla parete e si inchin fino a terra, mentre le lacrime gli bagnavano le guance.
"Mio saggio nipote, che cosa ti  accaduto?"
"Ieri notte" raccont il mostro, "mentre passeggiavo al chiar di luna, vidi una luce che saliva al cielo dalla citt di Yuhua. Corsi a vedere che cosa la provocava, e trovai nella corte del principe tre armi magiche: un rastrello dorato a nove denti, un prezioso bastone e una sbarra cerchiata d'oro. Me le portai a casa, e volevo celebrarne il ritrovamento con un bel banchetto. Avevo fatto comprare maiali, montoni, frutta e tante cose per il festino che voi avreste presieduto. Dopo la partenza di Faccia Blu, che veniva a portarvi l'invito, ritornarono a casa i miei che erano andati ad acquistare il bestiame, in compagnia del mercante che lo aveva venduto e avanzava denaro. Non volevo mostrare le armi, per timore di spargere la notizia. Ma il mercante era affamato e and in cucina per mangiare un boccone. Attraversando la sala, videro le armi, cambiarono aspetto e le impugnarono, affermando di esserne i veri proprietari. Uno era un monaco peloso con la faccia da duca del Tuono, un altro un bonzo dal grugno lungo con grandi orecchie, e il terzo aveva una faccia cupa di colore scuro. Hanno detto di essere i discepoli del monaco inviato in missione dai grandi Tang, e mi si sono gettati addosso senza altre spiegazioni. Mi sono difeso con il mio raschiatoio, ma li ho trovati davvero molto forti. E poi ero solo contro tre: ho dovuto fuggire e sono venuto a cercare rifugio da voi. Se provate qualche affetto per vostro nipote, spero che vorrete impugnare le armi per vendicarmi e aiutarmi a catturare quei bonzi."
Il vecchio mostro riflett un momento: "Ecco come sono andate le cose. Saggio nipote, credo che tu abbia avuto torto a provocarli."
"Ma voi sapete chi sono?"
"Quello con il grugno lungo  Porcellino Otto Divieti, Sabbioso il Bonzo  il tipo con la faccia scura; e con questi potrebbe ancora passare. Ma la faccia pelosa da duca del Tuono appartiene a Scimmiotto il Novizio, che ha poteri inquietanti. Cinquecento anni fa fece un casino incredibile dentro i palazzi celesti, e centomila soldati non riuscirono a venirne a capo. Del resto adora le baruffe. Frugare montagne, sconvolgere mari, spaccar grotte, conquistar citt: questo  il suo pane;  un grand'uomo nel provocare disastri. Proprio con lui dovevi prendertela! Va bene, ti accompagner a catturare quella testa calda e il principe di Yuhua, per curarti la bile."
Il mostro si prostern per esprimere la sua gratitudine.
Il vecchio convoc subito tutti i suoi nipoti, che si chiamavano Leone Gibbone, Leone delle Nevi, Grifone, Ippogrifo, Accoppa Donnole e Mordi Elefante. Tutti si munirono di armi da punta e da taglio e si posero al seguito di Leon Fulvo, facendosi trasportare da una violenta bufera verso la Montagna del Leopardo. In prossimit della meta annusarono un forte odore di bruciato e udirono piangere e singhiozzare: erano Strano Imbroglio e Imbroglio Strano che chiamavano disperatamente il loro signore e padrone.
Il mostro grid: "Siete veri o falsi?"
Le due creature caddero in ginocchio: "Come potete pensare che siamo falsi? Mentre andavamo ad acquistare la carne, ci siamo imbattuti in un bonzo peloso dalla faccia di duca del Tuono: ci ha sputato addosso, e noi ci siamo sentiti le gambe immobilizzate e la bocca paralizzata. Non potevamo muovere un passo n dire una parola. Lui ci ha rubato i soldi e le placche d'identit. Ci siamo liberati solo adesso. Ma quando siamo arrivati a casa, abbiamo trovato tutto bruciato: le ceneri sono ancora calde. Voi eravate scomparso, qui non c'era pi nessuno. Ecco perch ci avete trovato in preda alla disperazione. Non sappiamo che cosa sia accaduto."
Il mostro batt i piedi, url da far tremare il cielo e si mise a piangere: "Infami teste pelate! Come hanno potuto incendiare casa mia, distruggere tutto quello che avevo, bruciare viva la mia bella? Morir dalla rabbia!"
Il vecchio mostro gli disse: "Saggio nipote, al punto in cui siamo la rabbia non serve a nulla. Pensa invece a conservare le tue energie per catturare quei bonzi."
Ma il mostro non si rassegnava: "Signore, la mia residenza non l'avevo costruita in un giorno. Ora che quelle zucche rasate me l'hanno distrutta, la vita non ha pi senso."
Si alz barcollando e sarebbe andato a sfracellarsi la testa contro la roccia, se Leone delle Nevi, Leone Gibbone e gli altri non fossero corsi a trattenerlo. Abbandonarono quindi il luogo devastato e si diressero verso la citt.
Si videro scendere sui sobborghi spesse nuvole d'inchiostro, mentre i tuoni brontolavano. La gente si spavent: si chiamavano i bambini, si rinchiudevano le ragazze; chi era nei campi lasciava tutto e fuggiva verso casa, dove si serrava sbarrando l'uscio.
Alla residenza del principe vennero ad annunciare: "Disgrazia!"
Il principe e i suoi ospiti erano a pranzo nel Padiglione dell'Essiccatoio della Garza, e uscirono a vedere che cosa succedeva. "Si avvicina alla citt un nugolo di mostri, che sputano nebbia e sollevano una tempesta da far volare le pietre."
"Come faremo?" grid il principe.
"Non abbiate paura" disse Scimmiotto ridendo. "Sar quel mostro della Grotta Gola di Tigre, che si sar procurato rinforzi. Gli andr incontro con i miei fratelli." E raccomand di chiudere bene tutte le porte e di rinforzare la guardia alle mura.
Il principe diede gli ordini. Padre e figli salirono sulla torre pi alta e fecero spiegare tante bandiere da oscurare il sole, mentre sparava il cannone.
Scimmiotto e i suoi compagni lasciarono la citt avvolti da brume e nubi, per andare incontro al nemico.

Poich ha perduto le armi di saggezza,
L'armata dei perversi va all'attacco.

Se poi non sapete come si svolse la battaglia, n il suo esito, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 90
PESTAGGIO DI SCIMMIOTTO

OVE MAESTRI E LEONI, COL DARE E RICEVERE, RITORNANO ALL'UNIT; VIOLARE LA VIA E CAPTARE MEDITAZIONE PLACA NONUPLA NUMINOSIT.


Il racconto ci ha narrato come il grande santo uscisse incontro al nemico con Porcellino e Sabbioso. Si trovarono di fronte una banda di mostri, che erano leoni di vario pelo: al centro Leon Fulvo, a sinistra Grifone e Mordi Elefante, a destra Ippogrifo e Accoppa Donnole, alla retroguardia Leone Gibbone e Leone delle Nevi. In mezzo a loro stava un leone a nove teste, accanto al quale Faccia Blu reggeva una bandiera ricamata di broccato. Imbroglio Strano e Strano Imbroglio, sui lati, sventolavano stendardi scarlatti. Era uno schieramento bellico da manuale, con andamento a falce di luna.
Porcellino si fece avanti, con la sua solita aggressivit grossolana, a lanciare insulti: "Ruba tesori, mostro da strada! Dove hai trovato questa banda di complici spelacchiati?"
"Maledetto furfante rapato!" grid Leon Fulvo digrignando i denti. "Ieri mi avete aggredito tre contro uno, e io mi sono ritirato. Il vantaggio vi poteva bastare. Invece vi siete accaniti sui miei, mi avete incendiato la casa, devastato la montagna e distrutto il clan. Il mio odio per voi  pi profondo del mare. Ora badate a voi, ve la far pagare!"
Il bravo Porcellino brand il rastrello, e vennero alle prese. Nessuno dei due riusciva a prevalere, quando giunsero alla riscossa Leone Gibbone, che roteava un tribolo di ferro, e Leone delle Nevi, che maneggiava una sferza triangolare.
"Venite al momento giusto" grid Porcellino; fece una gran parata orizzontale e si gett contro tutti e tre.
Sabbioso si affrett a impugnare il suo bastone per correre in suo aiuto. Quando Grifone, Ippogrifo, Mordi Elefante e Accoppa Donnole cercarono di intervenire, Scimmiotto li fronteggi con la sbarra cerchiata d'oro. Grifone usava una mazza, Ippogrifo un martello di bronzo, Mordi Elefante una lancia d'acciaio e Accoppa Donnole un'ascia da guerra. Sette leoni contro tre bonzi, tutti quanti inferociti: che battaglia!

Con ascia e martello, con tribolo e mazza,
La lancia, la sferza e il gran raschiatoio,
Quei sette leoni accerchiano i monaci
Con grida di guerra e intenti omicidi.
Oppone Sabbioso il forte bastone,
La sbarra cerchiata  ovunque presente,
Abbaglia il rastrello ed  Porcellino
Portato da un vento di folle ferocia.
Si copre davanti e para alle spalle
Ciascuno, mostrando valore guerriero.
Le torri e le mura contese risuonano
Del cupo rullar dei tamburi di guerra.

Lo scontro dur fino a sera. Quando il sole giunse al tramonto Porcellino, la bava alla bocca, si sent le gambe molli: fece una finta, ruppe le righe e fugg.
"Dove credi di andare?" gridarono Leone delle Nevi e Leone Gibbone. Il bestione non riusc a schivare un colpo del flagello triangolare, che lo raggiunse alla spina dorsale e lo fece cadere a terra grugnendo: "Porca miseria!"
I due mostri lo acchiapparono per le setole e per la coda, e lo trascinarono davanti al leone a nove teste: "Ecco qua, nonno, ne abbiamo catturato uno."
La battaglia di Scimmiotto e Sabbioso aveva alterne vicende. Dapprima dovettero ritirarsi; poi Scimmiotto si strapp un ciuffo di peli e li trasform in un centinaio di Scimmiottini, che impegnarono gli avversari. Al cader della notte, erano riusciti a catturare Grifone e Ippogrifo, mentre Mordi Elefante e Accoppa Donnole erano volti in fuga.
Quando Leon Fulvo ne inform il nonno, questi ordin di legare Porcellino senza infierire su di lui: "Faremo uno scambio di prigionieri. Se sono tanto pazzi da uccidere i nostri, Porcellino la pagher con la vita."
A notte i mostri si acquartierarono nei sobborghi della citt.
Scimmiotto port sotto le mura i suoi leoni; il principe fece aprire una porta della citt e mand una trentina di soldati a legarli e a portarli dentro. Il grande santo ricuper i suoi peli e sal con Sabbioso sulla torre dov'era Tripitaka.
"Che battaglia tremenda!" esclam quest'ultimo. "Avete notizie di Consapevole delle Proprie Capacit?"
"Non gli accadr niente" rispose Scimmiotto. "Anche noi abbiamo fatto dei prigionieri, perci vedrete che non lo toccheranno. Legate bene i nostri leoni; domani procederemo allo scambio."
"Maestro" chiesero i giovani principi prosternandosi, "al principio combattevate da solo, ma dopo che avete simulato una ritirata vi abbiamo visto moltiplicato per cento. Alla fine, in citt siete entrato voi solo. Che magia  questa?"
"Dovete sapere" rispose ridendo Scimmiotto, "che ho sul corpo ottantaquattromila peli, e basta un pelo per fare dieci copie di me stesso; ogni copia si pu moltiplicare. Potrei fare eserciti di milioni o miliardi di mie trasformazioni: questo  il metodo del corpo oltre il corpo."
I principini si inchinarono di nuovo fino a terra. Poi si cen in cima alla torre; su ogni merlo c'era una lanterna o una bandiera. Suonavano in continuazione gong, tamburi e raganelle; grida e colpi di cannone scandivano le ore.
All'alba il patriarca dei leoni convoc Leon Fulvo per comunicargli il piano che aveva escogitato: "Voi farete del vostro meglio per catturare Scimmiotto e Sabbioso; nel frattempo io piomber dal cielo sulla fortezza e mi impadronir del monaco cinese, del principe e dei suoi figli. Li porter nella Grotta della Nonupla Numinosit e aspetter l il vostro ritorno vittorioso."
Leon Fulvo prese il comando dei fratelli e li condusse contro la citt in un gran turbine di vento, per provocare il nemico a battaglia.
Scimmiotto e Sabbioso, dalle mura, gridavano invettive a squarciagola: "Sporche canaglie! Restituite Porcellino finch siete in tempo! Non avete altro modo di salvare la pelle; altrimenti vi schiacceremo, vi faremo a pezzi!"
I mostri vennero all'attacco senza degnarsi di rispondere. Scimmiotto e il compagno giocavano d'astuzia per tenerli a distanza. Fu uno scontro molto diverso dal giorno prima:

Una violenta bufera spazza rabbiosa la terra, spesse nubi nere coprono il cielo: rotolano pietre, turbina la sabbia, gli alberi si abbattono sradicati. La paura invade anche i cuori di tigri e lupi, di di e diavoli. La lancia feroce e l'ascia lucente sono spietate quanto la sbarra, il raschiatoio e il martello di bronzo. Vorrebbero impadronirsi di Sabbioso e mangiar vivo Scimmiotto.
Il grande santo maneggia la sua arma con stupefacente abilit. Il bastone di Sabbioso  famoso ben oltre le mura dei palazzi del cielo. Questa volta mobilitano tutti i loro poteri magici per coprirsi di gloria e ripulire dai mostri l'Occidente.

Mentre il combattimento giungeva al culmine, il vecchio mostro sal su una nuvola nera e si lanci verso la torre. Gli bast mostrare le zanne per mettere in fuga la guarnigione. Niente gli imped quindi di afferrare coi denti Tripitaka, il principe e i suoi figli; al ritorno afferr anche Porcellino. Il fatto  che possedeva nove teste; con sei persone fra i denti, gli restavano libere tre bocche per gridare: "Io me ne torno a casa!"
A vederlo allontanarsi dopo avere felicemente compiuto il ratto, i cinque leoni raddoppiarono il loro impegno.
Scimmiotto ud le grida che si alzavano dalle mura e cap di essere caduto in un tranello. Si strapp molti peli, li mastic coscienziosamente e ne fece migliaia di Scimmiottini, che catapultarono Leone Gibbone a testa in gi, si impadronirono di Leone delle Nevi, catturarono Mordi Elefante, rovesciarono Accoppa Donnole e picchiarono a morte Leon Fulvo. Solo Faccia Blu, Strano Imbroglio e Imbroglio Strano riuscirono ad approfittare del parapiglia per fuggire.
Gli ufficiali della guarnigione aprirono le porte e presero in consegna i cinque leoni. La principessa in lacrime venne a informare Scimmiotto: "Divino maestro, le loro altezze, padre e figli, insieme al vostro maestro, hanno perduto la vita. Che ne sar adesso di questa povera citt?"
"Non piangete, saggia principessa" rispose il grande santo, che nel frattempo aveva ricuperato i suoi peli. "Noi abbiamo nelle nostre mani i sette leoni; non temete per la vita dei vostri. Domattina di buon'ora ci recheremo nel rifugio del vecchio mostro: vi assicuro che lo acchiapperemo e riporteremo la vostra famiglia sana e salva."
La principessa, con tutte le dame del palazzo, si prostern davanti a Scimmiotto: "Possano le loro altezze essere conservate in vita, e il loro regno venir consolidato."
Scimmiotto diede disposizioni agli ufficiali: "Leon Fulvo  morto, non resta che scorticarlo. Gli altri sei leoni devono essere solidamente legati. Ora ci porterete un pasto di magro, e poi andremo a dormire. Non perdete la calma, disponete le guardie per la notte e prendete il vostro riposo. Vi garantisco che tutto finir bene."
Il giorno dopo, il grande santo raggiunse con Sabbioso il Monte dei Nodi di Bamb. Che insieme maestoso appariva dall'alto delle nuvole! Si vedevano

una fila di picchi aguzzi, un gran burrone in fondo al quale rumoreggia il torrente, un broccato di fiori profumati ai piedi delle rupi. L'antico sentiero sale serpeggiando verso le cime.
La gru  la sola compagna del pino; quando la nuvola si muove, sembra che il picco che vi si appoggiava debba cadere.
Il gibbone nero va a caccia di frutti e di sole; i cervi brucano fiori e si godono il tepore. A contrasto con il canto delicato della fenice azzurra, le voci dei pappagalli sembrano roche.
Di primavera rivaleggiano i fiori dei peschi e dei prugni; d'estate le chiome dei salici e delle sofore. D'autunno sbocciano i fiori gialli; d'inverno volano i fiocchi di neve. La bellezza delle quattro stagioni e delle otto feste gareggia con gli splendidi paesaggi delle isole di immortali.

Mentre contemplavano la montagna, scorsero Faccia Blu che sbucava da una valletta. "Ferma!" grid Scimmiotto. "Dove vai?"
Il mostriciattolo, terrorizzato, fugg a gambe levate; i due monaci si lanciarono all'inseguimento, ma lo persero di vista. Si trovarono davanti a una residenza trogloditica: i due battenti di pietra venata della porta d'ingresso erano ermeticamente chiusi. Sulla fronte una lastra orizzontale recava una scritta in dieci grandi caratteri di stile calligrafico regolare:

GROTTA DEI NOVE MEANDRI TORTI E RITORTI
DEL MONTE DEI NODI DI BAMB+ DELLE MILLE MERAVIGLIE

Il mostriciattolo era entrato l dentro ed era corso ad avvertire il padron di casa: "Signore e padre, sono arrivati i due bonzi."
"Ci sono anche i re leoni?"
"Non li ho visti. C'erano solo i due bonzi che scrutavano la montagna. Io sono scappato e loro mi hanno inseguito."
Il vecchio mostro abbass la testa e le lacrime gli scesero dagli occhi: "Che disgrazia! Mio nipote Leon Fulvo  morto e gli altri sono stati imprigionati nelle carceri della citt. Come vendicarli?"
Porcellino soffriva in un angolo, legato come un salame insieme ai principi e a Tripitaka. Quando ud il vecchio parlare dei prigionieri, si sent sollevato e mormor: "Maestro, tranquillizzatevi. A quanto pare i condiscepoli hanno vinto e catturato i mostri, e ora ci vengono a liberare."
Intanto il vecchio ordin: "Ragazzi, voi fate attenzione, mentre vado a catturare quei due per dargli il castigo che meritano."
E infatti usc senza indossare armatura n impugnare arma alcuna. La porta fu spalancata (si sentivano gli strilli di Scimmiotto, l fuori) e il mostro si precipit all'attacco. Il Novizio e Sabbioso si misero sulla difensiva.
Il vecchio scosse il capo, e subito gli sbucarono le altre otto teste, tutte con le fauci spalancate. Afferrarono saldamente fra i denti Scimmiotto e Sabbioso e li portarono dentro la grotta. Qui il mostro ordin: "Portate le corde." Faccia Blu e i due Imbrogli corsero a legare stretti gli ultimi venuti.
"Scimmia maledetta!" urlava il vecchio mostro. "Tu hai catturato i miei nipoti, ma io ho in mano quattro bonzi e quattro principi; mi sembrano ostaggi sufficienti per garantire la loro vita. Ragazzi, prendete un bastone chiodato di salice e date una buona bastonatura sulla testa di questo infernale macaco, come acconto sulla vendetta per la morte di mio nipote Leon Fulvo."
Ciascuno dei tre mostriciattoli impugn un bastone di salice e si diede a colpire il Novizio. Si sa che il corpo di Scimmiotto era forgiato e temprato: i colpi gli facevano solletico. Perci subiva serenamente le loro furie senza far motto. Ma Porcellino, Tripitaka e i principi avevano la pelle d'oca. Presto i bastoni si ruppero e bisogn sostituirli.
Sabbioso, a disagio, fin per chiedere che un centinaio di colpi li dessero a lui. "Sta buono" gli rispose il vecchio mostro. "Se pensi di passarla liscia, ti sbagli. Domani verr il tuo turno."
"Dunque il mio turno sar dopodomani" ansim Porcellino.
Quando cadde la sera, il vecchio ordin: "Basta cos, ragazzi. Accendete le lampade e riposatevi; io mi ritiro nell'Antro del Broccato di Nuvole a schiacciare un pisolino. Voi fate la guardia. Domattina si ricomincia."
I tre portarono le lampade. Dal momento che ci provavano gusto, invece di riposare ripresero a picchiare i bastoni sulla testa di Scimmiotto: sembrava che suonassero il tamburo. Ma alla fine caddero addormentati.
Quando tutto tacque, Scimmiotto si rimpicciol, scivol fuori dalle corde che lo stringevano, si scosse il pelo e rassett l'abito. Poi cav la sbarra da dietro l'orecchio e le diede il diametro di una secchia e la lunghezza di due tese.
"Bestiole immonde, avete picchiato il vostro signore e padre quanto vi  piaciuto. Ora toccher a voi assaggiare la mia bacchetta: vediamo che effetto vi fa."
Diede loro un colpetto e li ridusse a carne da rag. Poi allung il lucignolo della lampada e si avvicin ai prigionieri per liberarli, incominciando da Sabbioso. Quello sventato di Porcellino, che non ne poteva pi, si mise a strillare: "Slegami per primo, fratello! Ho i piedi gonfi!"
Le proteste del bestione destarono il vecchio mostro, che si alz a sedere sul letto e borbott: "Slegare che cosa?" Scimmiotto spense la lampada con un soffio e scapp via, sfondando le porte al suo passaggio.
Il mostro arriv di corsa nella sala: "Ragazzi, perch avete spento la luce? Non sar mica scappato qualcuno?"
Nessuna risposta. Il mostro accese una torcia e vide i tre piccoletti spiaccicati per terra. Tripitaka, Porcellino e i principi erano sempre l, ma Scimmiotto e Sabbioso mancavano all'appello. Si gett all'inseguimento e scopr Sabbioso che cercava di nascondersi dietro un pilastro del portico; lo gett a terra e lo leg di nuovo. Di Scimmiotto non si vedeva traccia; a giudicare dalle porte rotte, era chiaro che era fuggito all'aperto. Il vecchio ripar alla bell'e meglio i battenti scardinati.
Scimmiotto, uscito dalla grotta, era ritornato al volo nella citt di Yuhua, dove gli vennero incontro le divinit locali e gli di tutelari della citt. "Si pu sapere perch mi venite a trovare solo questa notte?" grid il grande santo.
"Eravate ospite del saggio principe, e non osavamo disturbare. Ma ora abbiamo saputo che il principe  stato catturato dai nemici del grande santo, e siamo venuti a presentare i nostri omaggi."
Fra gli altri si fecero avanti il rivelatore Testa d'Oro, le sei divinit del giorno e le sei della notte, che presentavano un tudi prigioniero: "Grande santo, abbiamo arrestato questo ruffiano di dio locale."
"Perch siete venuti qui a far confusione, invece di restare sul Monte dei Nodi di Bamb a proteggere il maestro?" tuon Scimmiotto.
"Grande santo, il mostro ha catturato di nuovo il generale delle Cortine Arrotolate. Constatando quanto  grande la sua forza magica, abbiamo portato con noi il tudi della montagna: lui conosce le origini del mostro. Se lo interrogate, vi dar informazioni utili per liberare il santo monaco e il saggio principe."
Il tudi si prostern tremante e rifer: "Quel vecchio mostro venne ad abitare sulla montagna due anni fa. Gli altri leoni vivevano gi nella Grotta dei Nove Meandri, e quando giunse il vecchio lo onorarono come avo. Se volete eliminare quel leone a nove teste, il solo mezzo  di recarsi nell'estremo oriente, al Palazzo della Scogliera delle Meraviglie, e chiedere l'intervento del suo padrone. Non c' altro modo di catturarlo."
Scimmiotto riflett: "Sulla Scogliera delle Meraviglie risiede il venerabile celeste Salvatore dell'Uno Supremo. In effetti il suo trono appoggia su un leone a nove teste." E diede queste istruzioni: "Voi, rivelatore, ritornate da dove venite, riportate il tudi a casa sua e proteggete i prigionieri. Gli di tutelari della citt restino a guardia delle mura. Io vado e torno."
Le divinit si divisero i turni di guardia, mentre Scimmiotto filava dritto alla porta est del Cielo. Era l'ora yin, circa le quattro del mattino. Si imbatt nel re celeste Vasto Sguardo, con i suoi soldati e colossi, che lo accolse rispettosamente giungendo le mani e chiese: "Dove va il grande santo?"
Scimmiotto rese il saluto e rispose: "Faccio un salto al Palazzo della Scogliera delle Meraviglie."
"Come mai questa gita nel cielo orientale, quando la tua strada ti porta a occidente?" chiese il devarja.
"Il venerabile celeste che vado a trovare  il padrone di un mostro con cui siamo venuti alle prese. Avevamo accettato i figli del saggio principe della citt di Yuhua come allievi d'arti marziali, quando ci siamo scontrati con una banda di leoni capeggiata da quel bel tomo."
"Mostri e maestri si fanno concorrenza(13)" scherz il devarja.
Scimmiotto rise e corse via per la sua strada. Giunse ben presto alla Scogliera delle Meraviglie, dove si ammiravano

le nubi iridate in vari strati, le volute di vapori porporini, la distesa delle tegole d'oro, ardenti come un mare di fiamme, statue di giada che rappresentano animali a guardia dell'ingresso, il doppio arco fiorito della porta, il sole che brilla attraverso la bruma smeraldina aleggiante sull'altera foresta.
L miriadi di immortali intrecciano corone d'omaggio, e vivono santi a migliaia.
Edifici e padiglioni si susseguono come ricamati sul broccato, collegati da portici ariosi.
Protetto da un gran drago azzurro, immerso nei vapori di buon augurio, il Palazzo della Scogliera delle Meraviglie  uno splendido mondo di eterna gioia.

Vigilava l'ingresso un ragazzo vestito dei colori dell'arcobaleno, che alla vista di Scimmiotto corse ad annunciarlo: "Padre,  arrivato quel Grande Santo Uguale al Cielo che fece tanto disordine qualche anno fa."
Il venerabile celeste ordin di introdurlo. Sedeva su un trono di fiori di loto di mille colori, fra miriadi di raggi luminosi di buon augurio, e quando entr il Novizio si alz e gli and incontro: "Non ti vedo da molto tempo, grande santo. Ho saputo che hai abbandonato il Tao e ti sei convertito al buddismo per proteggere il monaco cinese nella ricerca delle scritture al Paradiso dell'Ovest. Suppongo che tu abbia portato a termine questo incarico meritorio."
"Non ancora, bench ormai manchi poco.  stato proprio l'adempimento di quel compito a portarmi nella citt di Yuhua, dove i tre figli del principe hanno onorato me e i miei compagni come loro maestri nelle arti marziali. Avevamo prestato le nostre armi perch se ne facessero copie, quando una notte sono state rubate. L'autore del furto, un leone di pelo giallo, ha messo in moto tutta una banda di spiriti leoni, fra i quali se ne trova uno a nove teste dotato di grandi poteri magici. Quest'ultimo ha catturato il mio maestro, i condiscepoli e i principi, e li ha portati nella Grotta dei Nove Meandri del Monte dei Nodi di Bamb. Il tudi del monte afferma che quel leone vi appartiene; perci sono venuto a pregarvi di riprendervelo, perch io possa liberare i miei."
Il venerabile celeste ordin subito a uno dei suoi capitani di convocare lo schiavo che custodiva la gabbia del leone, per interrogarlo. Lo trovarono profondamente addormentato, e dovettero scuoterlo per un bel pezzo prima che si svegliasse. Lo trascinarono quindi davanti al venerabile, che gli chiese: "Dov' la bestia?"
Lo schiavo piangeva e non sapeva dire altro che: "Grazia! Grazia!"
"Non sarai battuto in presenza di estranei. Ma sar meglio per te che mi spieghi come mai hai lasciato scappare il leone a nove teste."
"Padre, l'altro giorno ho visto una bottiglia nella Sala di Dolce Rugiada del Gran Chiliocosmo. L'ho sgraffignata e me la sono bevuta. Non ricordo altro: devo essermi ridotto ubriaco fradicio, e non avr legato bene il leone."
" vino che mi ha mandato in omaggio Laozi; si chiama 'nettare di diaspro della trasmigrazione'. A berlo, provoca una sbronza che dura tre giorni. Da quanto tempo  scappata la bestia?"
"Secondo il tudi" rispose Scimmiotto, " scesa sulla terra due anni fa, cio da un paio di giorni celesti."
" andata certo cos" disse ridendo il venerabile. "Tu alzati, ti perdono. Ma devi accompagnare me e il grande santo nel mondo di Sotto per ricuperare la bestia. Voialtri andate pure, non ho bisogno di voi."
Il reverendo celeste scese dunque sul Monte dei Nodi di Bamb con il grande santo e lo schiavo. I rivelatori dei cinque orienti e le altre divinit vennero a inginocchiarsi per salutarlo.
" accaduto qualcosa di male al maestro, durante la mia assenza?" chiese Scimmiotto.
"Non  accaduto niente, il mostro dorme ancora."
"Il mio santo primordiale coltiva la Via da molto tempo" disse il venerabile. " in grado di raggiungere i tre puri in alto e le nove sorgenti sottoterra. Non dovrebbe nuocere alle persone troppo alla leggera. Grande santo, provocalo a duello e attiralo qui fuori."
Scimmiotto ubbid: brand la sua sbarra, balz davanti all'ingresso della grotta e incominci a urlare: "Brutta bestiaccia, rendimi i miei! Puzzone schifoso, lasciali andare!"
Aveva un bel gridare. Quella bestia dormiva sodo e non lo sentiva nemmeno. Allora Scimmiotto perse la pazienza, sfond la porta ed entr, senza smettere di urlare. Il vecchio mostro fin per svegliarsi e balz in piedi inferocito: "Ora ti faccio vedere io!" Scosse la testa e mise fuori tutte le sue bocche spalancate.
Scimmiotto gli volse le spalle e corse fuori; il mostro lo inseguiva: "Scimmia del malanno, dove scappi?"
"Bada a quello che dici" sogghign Scimmiotto arrestandosi, quando giunse sulla rupe. "Non hai vergogna di comportarti cos davanti al tuo padrone?"
Il mostro voleva lanciarsi all'attacco, ma si trov la strada sbarrata dal venerabile celeste, che recit un incantesimo e gli disse: "Bravo il mio santarellino primordiale! Ecco qua paparino."
La creatura riconobbe il padrone, pieg le zampe e batt la fronte al suolo. Lo schiavo gli corse addosso, lo afferr per la criniera e gli fece piovere cento pugni sulla testa: "Brutto sporcaccione, perch sei scappato? Non sai quanti guai mi hai procurato?"
Il leone non osava respirare. Quando il guardiano si stanc di batterlo, gli mise una sella di broccato, e il venerabile gli mont in groppa: "A casa!" Salirono su una nuvola colorata e se ne tornarono al Palazzo della Scogliera delle Meraviglie.
Il grande santo fece i suoi ringraziamenti rivolto verso lo spazio. Poi entr nella grotta e liber per primo il principe, poi Tripitaka, e infine i condiscepoli e i principini. Frugarono la grotta, per accertarsi che non vi fossero altre presenze; Porcellino accatast molta legna secca e vi mise fuoco. La Grotta dei Nove Meandri si ridusse come il rudere calcinato di una fornace.
Le divinit vennero congedate e il luogo rest affidato alla custodia del tudi. Porcellino e Sabbioso si incaricarono di riportare a casa i principi, mentre Scimmiotto provvedeva a Tripitaka. Giunsero in citt verso sera, e le dame del palazzo e gli ufficiali vennero ad accoglierli. Si serv una cena vegetariana che tutti mangiarono di buon appetito. Maestro e discepoli si presero il meritato riposo nel Padiglione dell'Essiccatoio della Garza.
L'indomani il principe ordin un grande festino di ringraziamento, al quale parteciparono tutti i notabili del principato. Quanto ai leoni prigionieri, furono condannati a morte. Su proposta di Scimmiotto si convocarono i macellai, che li abbatterono, li scorticarono e li squartarono. Uno fu riservato alla residenza principesca, un altro ai funzionari dei servizi amministrativi. Il resto, tagliato a pezzetti da una o due once, fu distribuito alla popolazione della citt e dei sobborghi. Cos tutti assaggiarono carne di leone, che li rinvigor e fece passare la gran paura che avevano avuto di quelle bestie da vive.
Infine i fabbri si presentarono a Scimmiotto e gli annunciarono che avevano compiuto il loro lavoro. "Quanto pesano le armi che avete fabbricato?" domand il Novizio.
"La sbarra cerchiata d'oro pesa mille libbre; il rastrello e il bastone ottocento libbre ciascuno."
"Pu andare" disse Scimmiotto. Fece chiamare i tre giovani principi e assegn a ciascuno la sua arma.
"Pap" corsero ad annunciare al principe, "le nostre armi sono pronte."
"Hanno rischiato di costarci molto care, figli miei."
"Ma tutto  finito per il meglio, grazie ai poteri magici dei nostri divini maestri. Sbarazzti dei mostri ed eliminate le disgrazie, questo  proprio il mondo della grande pace, con i mari calmi e i fiumi limpidi."
Tripitaka raccomand ai discepoli che si sbrigassero a completare le lezioni di scherma, perch il viaggio potesse riprendere.
Le lezioni venivano impartite nella corte, dove i tre giovani principi facevano i loro esercizi. Ci mettevano tanto entusiasmo che giunsero presto a padroneggiare i settantadue movimenti, offesa e difesa, rapida e lenta. Le armi erano pesanti, ma la buona volont e la forza divina conferita dal grande santo permettevano loro di maneggiarle con precisione. In breve raggiunsero un'abilit che non avrebbero mai creduto possibile. Lo attestano i versi:

Ebbero la fortuna d'incontrare
Dei maestri divini. S'intromisero
Certi leoni a far da guastafeste;
Ma, tornata la pace, la dottrina
Consent loro rapidi progressi.
Allo yang primordiale si conviene
Il Nonuplo, ch solo perfezione
Assoluta la Via fa conseguire.
Capacit da grandi esperti acquistano:
Garanzia per Yuhua di eterna gioia.

Quando l'insegnamento giunse al termine, i giovani principi offrirono ai maestri un grande banchetto di ringraziamento, e un vassoio d'oro e d'argento a modesta testimonianza della loro gratitudine.
"Portate via quella roba!" esclam Scimmiotto ridendo. "Sapete bene che siamo monaci e non possiamo accettare."
"Non oro e argento" aggiunse Porcellino. "Ma quei leoni hanno ridotto i nostri vestiti a brandelli. Se potete procurarci un cambio d'abito, sar un'attestazione pi che sufficiente della vostra affezione."
I sarti ebbero l'ordine di procurarsi rotoli di broccato azzurro, rosso e marrone, e confezionarono per i monaci tre abiti della foggia cui erano abituati. Questi furono accettati volentieri e subito indossati. Infine si prepararono i bagagli e avvenne la partenza.
Nella citt e nei sobborghi tutti accorrevano a salutare gli arhat discesi sulla terra. Le fanfare suonavano nelle strade, affollate di gente e di bandiere.

Arde l'incenso in ogni focolare,
Pendono le lanterne da ogni porta.

Quando uscirono dalla porta occidentale della citt, la folla li accompagn per un buon tratto di strada. Erano liberi da ogni altro impegno e volti interamente a conseguire il giusto frutto. Finalmente

Giungono lieti nel mondo del Buddha,
E con il cuor sincero si dirigono
Al Monastero del Colpo di Tuono.

Quant'era distante il Monte degli Avvoltoi? Quante tappe occorrevano per raggiungerlo? Se non lo sapete, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 91
LA FESTA DELLE LANTERNE

DALLA FESTA DELLE LANTERNE DELLA PRIMA NOTTE DI LUNA PIENA, ALLA PRIGIONIA DEL MONACO CINESE NELLA GROTTA FIOR DI MISTERO.


Qual' il segreto di meditazione?
Il cavallo e la scimmia del pensiero
Tener sotto controllo; un sol momento
Di distrazione ti far cadere
Nei tre sentieri. Soltanto una solida
Base pu consentirti di raggiungere
L'illuminazione, ed il lasciare
Evaporare il divino elisir
D'autonomia, inaridir la giada
Di libert. Tu devi sbarazzarti
D'ira e d'affanni, come della gioia:
Non c' altro modo di toccare il fondo
D'ogni mistero, e scoprirai che  il vuoto.

Abbiamo ascoltato come i quattro pellegrini lasciarono la citt di Yuhua. La regione meritava davvero il suo nome di Gioia Assoluta: la strada era comoda e sicura. Dopo cinque o sei giorni di marcia, videro altre mura e fossati. "Che citt sar questa?" domand Tripitaka.
"Non vedo n bandiere n stendardi che ne portino il nome. Lo chiederemo ai passanti."
Giunsero nei sobborghi orientali e si trovarono in una via rumorosa, dove si aprivano taverne e sale da t, negozi animati e bancarelle dove si vendevano olio e riso. Il lungo grugno di Porcellino, la faccia scura di Sabbioso e gli occhi rossi di Scimmiotto, come al solito, attiravano l'attenzione dei perdigiorno, che si accalcavano e si spingevano per vederli, ma non osavano far domande. Tripitaka aveva i sudori freddi per il timore di incidenti. Seguendo strade e vicoli, giunsero a un monastero fuori porta che aveva all'entrata una scritta in tre caratteri:

MONASTERO DELLE NUBI DELLA COMPASSIONE

" quello che ci vuole per noi!" esclam Scimmiotto. Vi entrarono e videro

le torri magnificamente decorate, alto trono prezioso. Il padiglione del Buddha sfiora le nuvole, le celle dei monaci sono illuminate dalla luna. Intorno allo stupa aleggia una bruma colorata, i mulini da preghiera sono collocati sotto l'ombra smeraldina degli alberi.
Autentica terra pura e falso palazzo del drago: nubi di porpora coronano la Sala del Grande Eroe. Il passeggio nei porticati non ha sosta, e la pagoda  sempre aperta a chi la vuole ascendere. I bruciaprofumi ardono incenso senza tregua, le lampade brillano ogni notte sull'altare.
Quando suona la campana d'oro del superiore, i monaci rispondono salmodiando sutra.

Mentre i quattro pellegrini si guardavano intorno, un monaco che proveniva da uno dei porticati venne loro incontro; salut Tripitaka e chiese: "Da dove venite, reverendo?"
"Il vostro discepolo viene dalla Cina, dalla corte dei Tang."
Il bonzo si inchin fino a terra e Tripitaka si affrett a rialzarlo: "Perch tanti riguardi, caro abate?"
"Siamo gente rivolta al bene e preghiamo sempre per la salvezza della Cina. Dal vostro aspetto e dal vostro vestito, ho intuito che dovete avere alle spalle una lunga ascesi nelle vostre vite anteriori. Perci mi sono inchinato rispettosamente."
"Voi mi confondete" esclam sorridendo Tripitaka. "Non sono altro che un monaco mendicante senza pretese. Siete voi a godere la benedizione di un'esistenza libera e gradevole."
Il bonzo accompagn il monaco cinese nel tempio principale, a rendere omaggio alla statua del Buddha. Poi Tripitaka chiam i suoi discepoli; durante il colloquio, si erano tenuti in disparte e avevano voltato le spalle, perci il bonzo non li aveva notati. Quando se li vide davanti, strill: "Avi miei! Come sono orrendi i vostri eminenti discepoli!"
"Non posso negare che siano brutti, ma hanno notevoli poteri in fatto di magia, che mi hanno protetto nel lungo cammino. In realt devo loro molto."
Mentre parlavano si fecero avanti altri bonzi: "Il reverendo viene dalla Cina. Quelli l sono i suoi eminenti discepoli."
I monaci, incuriositi e timorosi, dicevano: "Grande paese, la Cina! Che cosa siete venuto a fare fin qui?"
"Il sovrano dei Tang mi ha affidato la missione di recarmi al Monte degli Avvoltoi, per rendere omaggio al Buddha e sollecitare le scritture. Passavamo appunto per la vostra nobile regione e siamo entrati qui a chiedere informazioni sul paese e, se possibile, a farci offrire un pasto prima di riprendere la strada."
I monaci, messi in effervescenza, accompagnarono i visitatori dal superiore; nella sua cella si stava preparando un pranzo offerto da donatori. "Venite tutti a vedere i grandi personaggi che vengono dalla Cina! A quanto pare ci sono cinesi belli come pitture, e altri brutti da far paura."
Monaci e donatori corsero a vedere. Quando ebbero soddisfatto la loro curiosit, tutti si sedettero a bere il t. Tripitaka domand: "Come si chiama la vostra nobile contrada?"
" una dipendenza esterna dell'impero dell'India: la prefettura Come l'Oro."
"Quant' distante la nobile prefettura dal Monte degli Avvoltoi?"
"Possiamo dirvi quant' lontana dalla capitale, perch ci siamo stati: sono duemila li. Ma non ci siamo mai spinti fino al Monte degli Avvoltoi, e non vorremmo darvi informazioni imprecise."
Tripitaka ringrazi. Dopo pranzo fu invitato a restare: "Reverendo, potreste prendervi qualche giorno di riposo. Passate con noi le feste del primo plenilunio dell'anno!"
"Ho proprio perduto la nozione del tempo" rispose stupito il monaco cinese. "Da anni conosco solo le difficolt di montagne e fiumi, e le paure di diavoli e lamie: non so pi quando  festa."
"Il vostro spirito  tutto rivolto al Buddha e alla meditazione, perci non vi date cura di queste cose. Oggi  il 13 della prima luna e questa sera si provano le lanterne. La notte del plenilunio  il 15, dopodomani. Le lanterne resteranno esposte fino al 18 o al 19. Qui la gente ama le feste, e sua eccellenza il governatore ama il popolo: avremo dappertutto luminarie, pifferi e flauti per tutta la notte. Da noi  ancora viva la tradizione del 'ponte delle lanterne d'oro', che deriva dall'antichit. Dovete proprio restare qui per qualche giorno; il nostro modesto monastero pu permettersi l'onore di ospitarvi."
Non si poteva rifiutare. La sera stessa si godettero lo spettacolo della folla dei fedeli del quartiere, che portavano le lanterne in omaggio al Buddha; il cielo vibrava di scampanii e di rulli di tamburi.
Il giorno seguente, dopo la colazione, passeggiarono nel parco, che era molto gradevole:

Nel primo mese dell'anno la primavera rinnova la vegetazione; piante e fiori tra le rocce rivaleggiano in bellezza. Profuma l'erba cui discende la scalinata, i rami del vecchio susino si caricano di colore. Arrossano i teneri fiori del pesco, il salice si copre di verde novello.
Non vantare la magnificenza del Parco della Valle d'Oro, non citare il fascino del fiume Wang! Sull'acqua corrente nuotano anitre selvatiche. Mille steli di bamb attendono i versi di un poeta ispirato. Peonie e magnolie elaborano segreti vegetali. I fiori di camelia, di prugno rosso, di gelsomino e di dafne sono i primi a sbocciare.
Nelle cavit in ombra delle rocce  rimasta un po'di neve invernale, quando la primavera fluttua gi nella bruma del bosco. Il cervo si specchia nello stagno, la gru sotto gli abeti ascolta aerea musica.
A est gli edifici principali, a ovest i padiglioni degli ospiti, a sud alcune sale, a nord la pagoda per la meditazione dei monaci. Si alza tra i fiori la torre con il tetto a doppia gronda per coltivare la propria natura. Tre o quattro celle dalle finestre luminose sono dedicate alle pratiche magiche di trasmutazione.  un ritiro che rende superflua la ricerca delle isole dei beati.

La giornata trascorse nel parco e nella sala principale illuminata dalle lanterne. Poi si ammirarono le luminarie del monastero e, usciti dal portale orientale, si vag per le vie dei sobborghi. I pellegrini non si ritirarono a dormire prima della seconda veglia.
Il giorno successivo Tripitaka dichiar: "Ho fatto voto di spazzare ogni pagoda che trovassi sulla mia strada. Il vostro discepolo sarebbe grato al superiore se gli permettesse di adempierlo in questo giorno di grande festa, aprendogli la porta della vostra pagoda."
I monaci aprirono e Tripitaka si fece accompagnare da Sabbioso, che recava il suo kasya. Al primo piano indoss l'abito, preg e spazz il pavimento. Poi riconsegn l'abito a Sabbioso e sal le scale. La cerimonia si ripet a ogni piano, fino all'ultimo; e prese molto tempo, anche per le soste che facevano davanti a ogni statua del Buddha, per pregare, e a ogni finestra aperta, per contemplare il paesaggio. Quando discesero era venuta la sera e si accendevano le luci.
La notte del plenilunio, i monaci proposero: "Reverendo maestro, questa  la vera e propria sera della festa. Finora ci siamo accontentati delle luminarie del monastero e dei sobborghi; ma questa sera potremmo andare a vedere le lanterne d'oro in citt. Che ne dite?" Con il suo consenso, si misero tutti in cammino. Era

la bella festa del triplo cinque, colori di primavera in armonia con la luna piena. Il mercato  affollato come in pieno giorno e vi sono appese le lanterne fiorite; la gente canta il regno della pace universale.
Il piatto d'argento della luna illumina il cielo, e le lanterne tutti i viali della citt. Non si finirebbe mai di contemplare i ponti di stelle e gli alberi di fuoco. Dalle torri pendono lanterne a forma di noci e di fior di loto. Alte strutture di legno reggono leoni azzurri ed elefanti bianchi; su grandi tele sono rappresentati gamberi e tartarughe. Dalle tettoie pendono montoni e conigli; vi si affiancano aquile e fenici. Passeggiano tigri e cavalli; la gru d'immortali e il cervo bianco accompagnano la stella della Longevit. Il poeta Li Bo monta il pesce d'oro e la balena. Di e immortali si dnno convegno sul monte delle lanterne tartarughe. Sotto la lanterna girevole i guerrieri incrociano le spade.
Le terrazze illuminate di migliaia di case riempiono l'aria di fumo per dieci e pi li.
Volano selle tintinnanti di giada, rotolano carri seguiti da scie di profumi.
Le belle si tengono per mano alla finestra del primo piano, dietro le tende, curiose di spiare lo spettacolo della strada. Allegri passanti, presso il ponte sulle acque verdi, ridono e mostrano gli effetti del vino bevuto.
In tutta la citt e per tutta la notte rullano i tamburi e risuonano pifferi, flauti e canti.

Lo attestano i versi:

Gente festosa in paese pacifico,
Canti e colori dovunque intrecciati.
Lanterne e luna rischiaran la notte,
Promettono bel tempo e gran raccolto.

La sospensione del coprifuoco dava via libera a innumerevoli bighelloni; c'era chi danzava, chi camminava sui trampoli, chi si era messo in maschera, chi era montato sull'elefante. Nella gran calca si offrivano spettacoli dappertutto. Il ponte delle lanterne d'oro prendeva nome da tre lanterne della dimensione di grandi giare, a forma di padiglioni a vari piani, tutte in filigrana d'oro fino. La luce della fiamma, alimentata da un olio profumato, era riflessa e moltiplicata da scaglie di cristallo e di vetro.
"Che olio si arde in quelle lampade?" chiese Tripitaka ai suoi accompagnatori. " straordinariamente profumato."
"Si vede, reverendo, che non conoscete il nostro paese. Nella sottoprefettura di Mintian, che comprende duecentoquaranta cantoni, ogni anno una grande famiglia di ciascun cantone deve fornire quest'olio come imposta. Non  roba qualsiasi, ma uno speciale olio profumato mescolato a burro. Per il resto il nostro fisco non  esoso, ma questa imposta  davvero pesante: la famiglia di turno deve spendere pi di duecento tael. Una libbra d'olio costa trentadue tael e ogni lanterna ne contiene cinquecento libbre; in totale fanno millecinquecento libbre, che costano quarantottomila tael. Se aggiungete il trasporto, sono cinquantamila tael bruciati in tre notti."
"Come fa una lanterna a bruciare cinquecento libbre d'olio in tre notti?" si stup Scimmiotto.
"Fate conto che ogni lanterna contiene quarantanove stoppini di paglia da lucerna intrecciati e rivestiti di seta; sono grossi come un uovo di gallina. D'altronde questa notte non bruceranno a lungo: quando appaiono i buddha, l'olio scompare e le lampade si spengono."
"Ci sono dei buddha che si vengono a trincare l'olio delle lanterne?" sghignazz Porcellino.
"Proprio cos" replicarono seri i monaci. "Tutti lo sanno in citt, e lo si racconta a memoria d'uomo. Si crede che se i buddha prendono l'olio si avr un buon raccolto; in caso contrario ci si dovrebbero aspettare siccit e piogge fuori stagione per tutto l'anno. Questo  il motivo per cui la tradizione del ponte delle lanterne d'oro viene scrupolosamente rispettata."
Mentre conversavano, sibil all'improvviso il vento, e gli spettatori si dispersero precipitosamente. Anche i bonzi vollero rientrare: "Reverendo maestro, bisogna tornare a casa. Sentite il vento: sono i venerabili buddha che ci fanno l'onore di scendere a vedere le luminarie."
"Come lo sapete?" chiese stupito Tripitaka.
"Avviene cos tutti gli anni. Alla terza veglia, poco prima di mezzanotte, si alza il vento e la gente si chiude in casa, perch sa che scendono i buddha."
"Il vostro discepolo pensa sempre al Buddha, e lo prega e l'onora in ogni momento. Perch fuggire, se viene? Quale occasione migliore per rendergli omaggio?"
Tripitaka non diede retta alle insistenze dei monaci e rimase dov'era. In effetti, comparvero in breve tre buddha e si avvicinarono alle lanterne. Il reverendo si precipit sul ponte a prosternarsi, ma Scimmiotto gli corse dietro gridando: "Attento, maestro, non ci cascate! Sono mostri!" Ed ecco che le lanterne si spensero e il vento, con un ululato sinistro, si port via il monaco cinese.
Chiss da quale montagna e da qual caverna venivano quei diavolacci, che da tanti anni si facevano passare per buddha alla festa delle lanterne.
Porcellino, spaventato, si guardava intorno; Sabbioso chiamava. Ma Scimmiotto disse: "Fratelli, non serve a niente. Il maestro  stato rapito da creature malefiche: dal piacer nasce la pena."
"Che cosa ve lo fa pensare, signore?" chiesero spaventati i monaci.
"Voialtri comuni mortali eravate convinti di essere visitati da buddha che accettassero l'offerta del vostro olio; ma a quanto pare qualcuno vi prende in giro. Quelli che il vento ha portato un momento fa erano tre mostri belli e buoni. Anche il nostro maestro non se n' reso conto; quando si  avvicinato loro mentre toglievano l'olio dalle lanterne, hanno soffiato sulla fiamma e se lo sono portato via. Io, purtroppo, non sono stato abbastanza svelto."
"E adesso che facciamo, fratello?" chiese Sabbioso.
" semplice: voi ritornate al monastero a badare alle nostre cose, e io inseguo quel vento malefico."
Il grande santo fece la capriola nelle nuvole e fil verso nord est, seguendo una traccia di odore fetido. Segu il vento fino all'alba, quando esso cadde improvvisamente, e si trov in cima a una grande montagna. [...]
Mentre cercava un sentiero, scorse sul pendio quattro uomini che si spingevano davanti tre capre e gridavano: "Buon anno, prosperit!" I suoi occhi di fuoco dalle pupille d'oro videro subito che si trattava dei quattro protettori del tempo travestiti: gli addetti all'anno, al mese, al giorno e all'ora.
Il grande santo impugn la sua sbarra, balz gi dalla rupe dove si trovava e grid: "Ehi voi, monete false! Che cosa state tramando?"
I protettori del tempo, vergognosi di essere stati smascherati, dispersero in fretta le capre, ripresero il proprio aspetto e salutarono tremanti: "Perdonateci, grande santo!"
"Non vi chiamo da un po'di tempo, e voi evidentemente immaginate di poter fare i vostri comodi. Siete diventati dei fannulloni, non mi venite pi nemmeno a salutare. Che cosa avete da dire a vostra discolpa? A quali sollazzi vi abbandonate, invece di adempiere alla vostra missione di protettori segreti del mio maestro?"
"Il vostro maestro ha trascurato la sua natura meditativa, cedendo alla tentazione di godersi la festa nel Monastero delle Nubi della Compassione: questo spiega l'improvvisa disgrazia della sua cattura da parte dei mostri. Comunque i difensori della fede vegliano a proteggerlo. Noi vi abbiamo visto partire all'inseguimento, e vi abbiamo seguito per darvi le informazioni necessarie."
A Scimmiotto prudevano le mani: "E vi sembra serio venirmi ad aiutare travestiti da pagliacci, con accompagnamento di capre?"
"Erano le capre dell'esagramma della pace, secondo l'adagio: tre capre iniziano la pace(14). Lo scopo era di sconfiggere la sfortuna in cui  caduto il vostro maestro."
Scimmiotto vide che l'intenzione era buona, e la sua collera sfum. Domand: "Dunque  questa la montagna dei mostri?"
"Certo.  il Monte del Drago Verde, dove si trova la Grotta Fior di Mistero. La abitano tre mostri: il pi anziano  il gran re Fuggilfreddo, il secondo il gran re Fuggilcaldo e il pi giovane il gran re Fuggipolvere. Vivono qui da un migliaio d'anni, e fin da bambini sono ghiotti di olio profumato miscelato con burro. Quando riusc loro di diventare spiriti, presero questo andazzo di trasformarsi in buddha, per intervenire alla festa delle lanterne della prefettura Come l'Oro a procurarsi la loro bevanda preferita. Quest'anno si sono imbattuti nel vostro maestro, lo hanno riconosciuto per un santo monaco di carni pregiate e si sono portati via anche lui. La loro intenzione  di cucinare un piatto sopraffino, tagliando a strisce Tripitaka e mettendolo a friggere nel loro amato olio e burro. Non esitate a intervenire!"
Scimmiotto conged i protettori e si mise in cerca della residenza trogloditica. Non occorse andare lontano per scoprire, al di l di un burrone, una parete rocciosa in cui si vedevano i battenti di pietra semiaperti di una porta. Una stele l accanto recava sei caratteri:

GROTTA FIOR DI MISTERO, DEL MONTE DEL DRAGO VERDE

Scimmiotto prefer non avventurarsi dentro alla cieca, e si ferm davanti alla porta per gridare: "Mostri! Restituitemi subito il mio maestro!"
La porta si spalanc con fracasso e ne usc un nugolo di diavoli a testa di toro, che lo guardarono con occhi bovini e chiesero: "Chi sei per osare di venir qui a strillare tanto?"
"Sono il primo discepolo di Tripitaka, il santo monaco dei grandi Tang in cerca di scritture. Mentre passavamo dalla prefettura di Come l'Oro e guardavamo le luminarie, i vostri capi l'hanno rapito. Se tenete alla pelle, mollatelo subito: altrimenti rivolter il vostro formicaio e vi spiaccicher tutti quanti."
I mostriciattoli si precipitarono all'interno per annunciare: "Grandi re, disgrazia, calamit!"
I tre orchi avevano appunto portato Tripitaka in cucina e l'avevano spogliato e lavato nell'acqua di pozzo: al momento dibattevano se tagliarlo in dadi o in listerelle per saltarlo in padella. Il maggiore chiese che cosa succedeva.
"Si  presentato alla porta un monaco con la faccia pelosa e la bocca da duca del Tuono, che urla di essere stato derubato del suo maestro. Dice che se ne andr solo se lo restituiremo; altrimenti spaccher tutto e ci spiaccicher."
Gli orchi si allarmarono: "In effetti abbiamo preso quel tizio senza saper niente di lui. Ragazzi, rivestitelo e portatelo qui; gli faremo un piccolo interrogatorio, tanto per sapere chi  e da dove viene."
I mostriciattoli corsero a eseguire e spinsero Tripitaka davanti ai troni, dove il poveretto cadde tremante in ginocchio ripetendo: "Grandi re, grazia, grazia!"
Gli orchi chiesero: "Da dove vieni, bonzo? Perch ti sei messo sulla nostra strada, invece di fuggire davanti alle nostre immagini di buddha?"
"Il povero monaco che vedete  inviato in missione dall'imperatore dei grandi Tang delle terre dell'Est, per salutare il Buddha e chiedergli le scritture nel Monastero del Colpo di Tuono. I monaci del Monastero delle Nubi della Compassione, di cui eravamo ospiti, ci hanno invitato a vedere le luminarie in citt. Quando siete arrivati sul ponte delle lanterne d'oro, con i miei occhi di carne vi ho preso per veri buddha: perci mi sono avvicinato a voi."
"Le terre dell'Est sono molte lontane; non puoi certo essere arrivato da solo fin qui. Quanti siete? Come vi chiamate? Se vuoi salvare la pelle, sbrigati a farci una relazione completa e sincera."
"Incomincio da me. Il mio nome da laico era Chen Xuanzang, ma sono entrato nella comunit monacale del Monte d'Oro fin dall'infanzia. In seguito l'imperatore mi ha accordato la grazia di affidarmi il Monastero di Vasta Benedizione. Dopo che il primo ministro Wei Zheng aveva decapitato in sogno il drago del fiume Jing, il sovrano Tang fece un viaggio negl'inferi; al ritorno ordin una grande cerimonia dell'acqua e della terra per la salvezza delle anime in pena. Ebbi l'onore di essere scelto dall'imperatore per dirigere le cerimonie e predicare. Fu allora che ebbi il privilegio di vedere per mia edificazione la pusa Guanyin: essa mi disse che nel Monastero del Colpo di Tuono si trovano tre ceste di scritture autentiche, capaci di far salire in cielo le anime dei trapassati. Fui inviato a cercarle e presi il nome di Tripitaka, che significa appunto 'tre ceste'. Porto anche il patronimico Tang. I miei discepoli sono tre. Il pi anziano si chiama Scimmiotto Consapevole del Vuoto; in effetti  il Grande Santo Uguale al Cielo, che si  convertito alla giusta dottrina."
I mostri ebbero un brivido: "Volete dire il santo che provoc quei disordini in Cielo, cinquecento anni fa?"
"Appunto. Il mio secondo discepolo si chiama Porcellino Consapevole delle Proprie Capacit, detto Otto Divieti;  una reincarnazione dell'Ammiraglio dei Canneti Celesti. Il terzo si chiama Sabbioso Consapevole della Purezza, o semplicemente Bonzo;  il Generale delle Cortine Arrotolate disceso sulla terra."
Gli orchi si dissero: "Meno male che non l'abbiamo mangiato subito: poteva andarci di traverso, senza un'adeguata preparazione del terreno. Ragazzi, mettete ai ferri il monaco cinese nel ripostiglio. Cattureremo anche i suoi discepoli, e poi li mangeremo tutti insieme."
Fecero quindi suonare l'adunata di bufali, tori e zeb: ciascuno afferr un'arma e si schier sotto lo stendardo del suo drappello, a suon di tromba e di tamburo. Gli orchi indossarono l'armatura e uscirono a gridare: "Chi ha l'audacia di venire qui a far baccano?"
Scimmiotto li osserv bene, al riparo di una rupe:

Hanno la faccia scura e gli occhi tondi, le corna si drizzano sopra le orecchie appuntite; il corpo  variegato come una pittura, coperto di ricami luminosi come lucciole: brillano da tutti i pori.
Il primo tiene la testa in caldo sotto un folto berretto di pelliccia di volpe ed emette un soffio ardente. Il secondo si avvolge in una garza leggera rosso fiamma e fa risuonare gli zoccoli di giada tintinnante. Il terzo ha un ruggito di tuono e zanne d'argento appuntite.
Baldi e feroci, ciascuno porta la sua arma speciale: un'ascia da guerra il primo, una gran sciabola il secondo e una canna nodosa il terzo, recata di traverso sulle spalle.

Le altre creature erano d'ogni specie: alte e basse, grasse e magre, vecchie e giovani, ma tutte avevano una testa bovina ed erano armate di lancia o di bastone. Tre grandi stendardi recavano i nomi dei tre comandanti.
Dopo averli osservati a suo agio, Scimmiotto usc allo scoperto e li apostrof con voce tonante: "Brutti mostri ladri, non riconoscete il vecchio Scimmiotto?"
"Sei lo Scimmiotto dei disordini in Cielo?" chiese uno degli orchi. "Certo la fama ti precede, ma il tuo aspetto  una vergogna. Non credevo che fossi soltanto un macaco losco e puzzolente."
"Hai parlato abbastanza, ruba lucerne. Restituitemi il mio maestro, bocche bisunte!"
Si fece avanti roteando la sbarra e i tre orchi lo fronteggiarono con le loro armi. Fu una bella battaglia sulla montagna:

Il re scimmia osa affrontare, con la sua sola sbarra, l'ascia, la sciabola e la canna nodosa. Fuggilfreddo, Fuggilcaldo e Fuggipolvere ben lo conoscono di fama.
Ascia e sciabola si abbattono da tutte le parti, ma quella sbarra levata fa paura a di e diavoli. Un simbolo del vero vuoto tiene in rispetto tre false apparenze di buddha.
Quei brutti musi sporchi d'olio di lampada rubato vogliono catturare un monaco inviato imperiale. Ping, pang! Questo  il rumore dell'ascia e della sciabola che si urtano. Pif, paf! Questo  il rumore della sbarra di ferro.
Tre contro uno, tirano e spingono, ciascuno si difende e mostra la sua abilit. La battaglia continua fino a sera, senza vincitore n vinto.

Dopo centocinquanta scontri cadde la sera, senza che si giungesse a una conclusione. Allora il gran re Fuggipolvere, proteggendosi con la sua canna nodosa, corse ad agitare il suo stendardo: la folla dei mostri dal capo bovino oscill e venne avanti per accerchiare Scimmiotto. Questi si vide messo in una posizione difficile e si disimpegn con una capriola nelle nuvole. Gli orchi non si preoccuparono di inseguirlo, ma richiamarono le truppe e fecero tranquillamente distribuire il rancio serale.
Anche Tripitaka, di cui si doveva decidere il destino solo dopo aver catturato Scimmiotto, ebbe per il momento la sua scodella di minestra. Ma il maestro non ne inghiott nemmeno una cucchiaiata, un po'perch temeva che non fosse vegetariana, e un po'perch le disavventure gli toglievano l'appetito.
Intanto Scimmiotto ritorn al monastero, dai fratelli e condiscepoli. Porcellino e Sabbioso, che l'avevano aspettato tutto il giorno, gli andarono incontro: "Finalmente ti si rivede. Che ne  stato del maestro?"
"Ho seguito la pista dell'odore di quel vento e sono giunto a una montagna. I quattro protettori del tempo mi hanno dato le informazioni necessarie: Monte del Drago Verde, Grotta Fior di Mistero, abitanti tre orchi che si chiamano Fuggilfreddo, Fuggilcaldo e Fuggipolvere. Imbrogliano sistematicamente le autorit della prefettura per rubare l'olio di cui sono ghiotti. Imbattutisi per caso nel maestro, lo hanno rapito senza sapere chi fosse. Sono diavoli con la testa bovina; le loro armi sono un'ascia, una sciabola e una canna. Ci siamo battuti tutto il giorno; la sera mi sono venuti addosso tutti i loro scagnozzi e io, visto che si faceva tardi e non ero sicuro di farcela, ho preferito venir via."
"Saranno re diavoli della capitale infernale" sugger Porcellino.
"Che cosa te lo fa pensare?" chiese Scimmiotto.
"Quelle loro teste bovine, come usano all'Inferno."
"Non credo" disse Scimmiotto. "Piuttosto hanno l'aria di tre spiriti rinoceronti."
"Se sono rinoceronti" disse allegro Porcellino, "dopo averli catturati non mancheremo di segargli il corno: ne caveremo un bel po'di soldi."
I monaci del convento vennero a invitarli a cena. "S, grazie, se non vi disturba" rispose Scimmiotto. "Ma non fate complimenti: posso anche farne a meno."
"Ma come, reverendo! Avete combattuto tutto il giorno, e non siete affamato?"
"Per ridurmi alla fame ci vuol altro. Figuratevi che una volta ho passato cinquecento anni senza mangiare n bere."
I monaci non sospettarono nemmeno che quella fosse la pura verit.
Dopo cena fecero i piani per il giorno dopo: "Andiamo presto a letto. Domattina andremo all'attacco tutti e tre insieme, cattureremo i mostri e liberemo il maestro."
"Pensiamoci bene" obiett Sabbioso. "Dice l'adagio: Se di tregua, il nemico si consiglia. E se gli orchi, invece di dormire come noi, approfittassero della notte per mettere le mani addosso al maestro? Secondo me,  meglio muoverci subito e attaccare di sorpresa: non sappiamo quali conseguenze pu avere un ritardo."
"Sono d'accordo con Sabbioso" aggiunse energico Porcellino. "Approfittiamo di questo bel chiaro di luna per fare a pezzi i mostri!"
Scimmiotto si adegu al parere della maggioranza e si rivolse ai monaci: "Affidiamo a voi il cavallo e i bagagli, mentre andiamo a catturare gli orchi. Dimostreremo che sono impostori, e questo liberer da una tassa esosa il piccolo popolo di Mintian. Non vi sembra che ne valga la pena?"
I monaci espressero la loro infinita riconoscenza, e i tre discepoli lasciarono la citt viaggiando sulle nuvole.
 il caso di ricordarlo:

Negligenza e licenza disturbano lo spirito,
E con calamit oscurano la Via.

Se in fin dei conti non sapete l'esito di questa spedizione, ascoltate il prossimo capitolo.

CAPITOLO 92
A CACCIA DI RINOCERONTI IN FONDO AL MARE

OVE I TRE MONACI DANNO BATTAGLIA SUL MONTE DEL DRAGO VERDE, E QUATTRO DIVINIT STELLARI CIRCONDANO E CATTURANO I RINOCERONTI.


A Scimmiotto e ai suoi compagni, cavalcando il vento, bast poco tempo per raggiungere la Grotta Fior di Mistero del Monte del Drago Verde.
Porcellino voleva sfondare senz'altro la porta, ma il Novizio lo trattenne: "Prima di ingaggiar battaglia, aspetta che vada a vedere se il maestro  ancora vivo."
"Ma la porta  sbarrata" osserv Sabbioso. "Come entrerai?"
"Ho i miei metodi" rispose Scimmiotto. Recit un incantesimo, grid: "Trasformazione!" e si mut in una lucciola.

Ad ali spiegate, brilla come una stella cadente.
Secondo gli antichi, le lucciole nascono dalla putrefazione dell'erba.
Non  cosa da poco questa trasformazione:  una bella prova di versatilit.
Ecco che vola sulla porta, si posa sull'architrave e osserva attentamente: da una parte c' una fessura, e vi soffia uno spiffero. Ci si intrufola, ed eccola all'interno, intenta a spiare le mosse dei mostri.

Veramente non si muoveva nessuno: bufali addormentati giacevano di traverso nei corridoi, e russavano come temporali d'estate. La sala centrale era vuota. Tutte le porte erano serrate; chiss dove dormivano i tre orchi. Mentre esplorava qua e l, illuminando il buio con la piccola luce del suo addome, ud qualcuno singhiozzare: era Tripitaka, incatenato a un pilastro in una stanzetta sul retro. Il Novizio rest in ascolto delle sue lamentazioni:

"Da oltre dieci anni ho lasciato Chang'an,
Per monti e valli ho avuto mille pene.
In un tempo di festa sono giunto
Nell'Ovest, e per una volta tanto
Mi son dato bel tempo. Ma si vede
Che la vita  votata alle disgrazie.
Non ho riconosciuto gli impostori
E son caduto nella loro trappola.
Coi miei saggi discepoli di certo
Dovranno misurarsi, e constatare
Che i loro pugni non pesano poco."

Scimmiotto si rallegr di trovare il maestro di umore pi filosofico del solito, e specialmente delle ultime parole. And a svolazzargli intorno, e il monaco cinese si stup: "Vedi come tutto  diverso, qui nell'Ovest! Da noi, all'inizio dell'anno, le larve si muovono appena; qui volano gi le lucciole."
"Maestro, sono io" si ud la vocina di Scimmiotto.
"Mi pareva strano di veder lucciole in questa stagione. Dunque sei tu, Consapevole del Vuoto."
Scimmiotto riprese il suo aspetto: "Caro maestro, una volta di pi la vostra inettitudine a distinguere il vero dal falso ha compromesso la nostra tabella di marcia e richieder un bello spreco di fatica. Ve lo dicevo che c'era sotto qualcosa di losco; ma voi, niente! siete corso a fare i vostri salamelecchi. Il risultato  che quei ladri hanno rubato anche voi, insieme all'olio di lucerna. Ho passato la giornata a combattere i mostri, su cui i protettori del tempo mi avevano dato le informazioni necessarie. Ora sono ritornato con i condiscepoli, invece di andare a dormire. Poich la notte non  adatta per combattere, e del resto non sapevamo quali fossero le vostre condizioni, sono venuto in avanscoperta per constatarle."
"Vuoi dire che Porcellino e Sabbioso sono con te?" si rallegr Tripitaka.
"Certo, sono qui fuori. Sentite: i mostri dormono, e noi possiamo approfittarne. Scioglier le vostre catene, sfonder la porta e vi far uscire."
Scimmiotto fece cadere le catene con la magia che apre le serrature, e fece strada al maestro verso l'uscita. D'un tratto, da una camera che si apriva sulla sala centrale, venne la voce di uno degli orchi: "Ragazzi, tenete chiuse le porte e state attenti a torce e candele. Come mai non sento il gong e le raganelle dei guardiani notturni?"
Il fatto  che tutti i mostriciattoli, dopo la giornata faticosa, erano caduti addormentati. Ma la voce del capo fece balzar su gli addetti alla guardia, che ripresero i giri di ronda al suono delle raganelle; essi finirono per imbattersi nel maestro e nel discepolo.
"Ehil, bel monaco!" gridarono. "Dove credi di scappare?"
Scimmiotto non perse tempo a rispondere: sfoder la sbarra e ruppe la testa ai due pi vicini. Gli altri mollarono la presa e corsero in folla nella sala centrale, davanti alla porta degli orchi, urlando: "Grandi re, va male! Il mostro con la faccia pelosa  entrato nella grotta e ci ammazza."
I tre orchi balzarono dal letto: "Arrestatelo immediatamente!"
Al monaco cinese si piegavano le gambe. Scimmiotto non poteva badare a lui, e si apr la strada a bastonate. I mostriciattoli non poterono trattenerlo: rovesciava o schiacciava chi si opponeva, mandava a pezzi le porte una dopo l'altra e fin per sbucare all'aperto.
"Fratelli, dove siete?"
Porcellino e Sabbioso gli vennero incontro levando rastrello e bastone: "Come vanno le cose?" E Scimmiotto rifer per filo e per segno.
Tripitaka fu rimesso ai ferri. Sciabole in pugno, asce levate, sotto la luce abbagliante delle lampade, gli fecero l'interrogatorio: "Come hai fatto a liberarti dalle catene? Come  entrata quella scimmia? Confessa tutto, o ti tagliamo in due."
Il reverendo tremava come una foglia: "Grandi re, la scimmia  il mio discepolo Consapevole del Vuoto, che conosce settantadue trasformazioni. Si era mutato in lucciola per venire a soccorrermi. Ma voi stavate all'erta e l'avete sorpreso; allora ha sconsideratamente ucciso due di quelli che lo circondavano. Tutti gridavano, correvano, impugnavano le armi, accendevano torce, e lui ha dovuto abbandonarmi e fuggire."
Gli orchi si misero a ridere: "Per fortuna ci siamo svegliati in tempo per riacchiapparti." E ordinarono ai ragazzi di chiuder bene le porte e di tenersi zitti.
"Hanno chiuso le porte, non si sente volare una mosca" s'inquiet Sabbioso. "Non  buon segno. Dobbiamo entrare in azione."
"D'accordo" rispose Scimmiotto. "Buttiamo gi i battenti."
Se ne incaric il bestione: con un colpo del suo rastrello fece volare in pezzi le porte di pietra. Picchiava e gridava: "Mostri da strada, succialucerne! Sputate fuori il nostro maestro!"
Il portinaio terrorizzato corse a riferire: "Grandi re, si mette male! I bonzi hanno sfondato la porta."
"Che impudenti!" dissero gli orchi, contrariati. Indossarono le armature, impugnarono le armi, chiamarono a raccolta i loro mostriciattoli e uscirono ad affrontare il nemico. Era la terza veglia, verso mezzanotte; ma il cielo era rischiarato da una gran luna piena.
La battaglia si ingaggi senza scambi verbali. Scimmiotto si incaric di affrontare l'ascia da guerra, Porcellino la sciabola e Sabbioso la canna. Fu un bellissimo scontro:

Tre monaci contro tre mostri, fuoco e fiamme dalle narici. Le armi sibilano nell'aria.
Nei primi scontri sale una sinistra nebbia, man mano che si prosegue scaturiscono da ogni parte nuvole colorate.
Rolla e beccheggia il rastrello; la sbarra di ferro fa prodezze memorabili; il randello ammazza diavoli non  un oggetto comune. Ma gli orchi si ostinano a resistere.
Gli uni combattono furiosi per la vita del maestro; gli altri balzano alla gola per conservarlo nelle proprie mani. Ascia contro sbarra: vittoria incerta; ai colpi del rastrello si oppongono i fendenti della sciabola; canna nodosa e bastone vanno e vengono in un torneo d'alta scuola.

Dopo un bel po'che combattevano senza vincitori n vinti, Temilfreddo chiam i suoi alla riscossa: "All'attacco, ragazzi!" Tutte quelle creature bene armate fecero presto a gettare a terra Porcellino. Tirato e spinto da una mandria di bufali, si trov legato come un salame e trascinato dentro la grotta. Sabbioso lo vide sommerso dalla folla muggente, fece una finta e cerc di fuggire; ma i mostri gli balzarono addosso, lo rovesciarono e catturarono anche lui. Scimmiotto vide la mala parata e si disimpegn con una capriola nelle nuvole.
Sabbioso e Porcellino furono portati prigionieri dov'era Tripitaka. Quando li vide, gli vennero le lacrime agli occhi: "Che peccato, siete caduti anche voi nelle loro mani! Che ne  di Consapevole del Vuoto?"
" riuscito a tagliare la corda" rispose Sabbioso.
"Sar certo andato a cercare aiuto. Ma non sappiamo quando ci caver dai guai."
Lasciamo maestro e discepoli nello sconforto in cui erano piombati, e seguiamo Scimmiotto, che ritorn al monastero dove i monaci gli vennero a chiedere: "Siete riuscito a liberare il reverendo?"
"Non  facile; quei mostri sono forti. Li abbiamo combattuti a lungo, ma quando le loro truppe sono intervenute, sono riuscite a impadronirsi di Porcellino e di Sabbioso; io solo sono scappato."
"Se non riuscite a vincerli voi, che sapete cavalcare le nuvole, non ci sar da temere che il reverendo maestro sia spacciato?"
"Non c' pericolo. Il nostro maestro  segretamente protetto dalle divinit dei monasteri, da quelle del tempo, dai rivelatori e da una quantit di altri di. Inoltre in vita sua ha mangiato cinabro vegetale: non  facile farlo morire. Comunque questi mostri ci sanno fare. Vi dispiacerebbe continuare a custodire cavallo e bagagli, mentre io faccio un salto in Cielo per chiedere rinforzi?"
"Reverendo, sapete salire anche in Cielo?" chiesero impauriti i monaci.
"Una volta ci stavo di casa" rispose ridendo Scimmiotto. "Mi butt fuori il nostro Buddha, perch avevo disturbato la festa delle pesche di immortalit. Per riscattarmi, non mi ha dato altra scelta che di proteggere il monaco cinese nella ricerca delle scritture. Strada facendo, il mio mestiere  di eliminare i perversi e restaurare la giustizia. Ma a quanto pare non sapete che questi guai non sono casuali: sono prove che il maestro deve affrontare una dopo l'altra."
I monaci non seppero rispondere altrimenti che prosternandosi nella polvere ed elevando preghiere. Da parte sua, Scimmiotto scomparve con un sibilo.
Il grande santo giunse in breve alla porta occidentale del Cielo, dove il pianeta del Metallo, il devarja Anima Lunga e i quattro grandi ufficiali perspicaci Yin, Zhu, Tao e Xu, che se ne stavano in conversazione, lo salutarono: "Dove andate, grande santo?"
"Nella prefettura Come l'Oro, alla frontiera dell'India, il mio maestro, che non mi d mai retta, si  fatto rapire da tre mostri che andavano in giro con l'aspetto di rispettabili buddha. Li ho combattuti, ma non ne sono venuto a capo; Porcellino e Sabbioso sono rimasti prigionieri. Volevo sollecitare dall'Imperatore di Giada un'inchiesta per identificarli e rinforzi per sottometterli."
"Andiamo, grande santo!" esclam il pianeta del Metallo con una risatina ironica. "Non mi direte che avete difficolt a identificarli, dopo essere venuto alle mani con loro!"
"Ho visto che sono spiriti bovini; ma sono troppo potenti per metterli sotto."
"Sono gli spiriti di tre rinoceronti. Poich hanno sul loro corpo il simbolo del disegno celeste, sono agevolati nel divenire immortali; con la dovuta pratica, imparano a volare e a camminare sulle nuvole. Detestano la vista della propria ombra e sono maniaci della pulizia: si fanno il bagno ogni momento. Ce ne sono di tanti tipi: il rinoceronte a testa concava, il rinoceronte toro, il rinoceronte bue, il rinoceronte maculato; e anche il rinoceronte col berretto, il rinoceronte gigante e il rinoceronte dagli arabeschi che spiegano il cielo. Le caratteristiche comuni sono: l'unica narice, tre specie di peli, due corni e la capacit di fendere le acque quando devono attraversare il mare o un fiume. Queste bestie, Temilfreddo, Temilcaldo e Temipolvere, a quanto pare hanno nei loro corni il soffio della nobilt, che li autorizza a dichiararsi grandi re. Se li vuoi catturare, basta che gli opponga le quattro stelle volatili dell'elemento del Legno: non potranno resistere."
Scimmiotto si inchin a tanta sapienza: "Che stelle sono? Posso pregare di darmi indicazioni pi precise?"
"Le costellazioni si trovano dalle parti del Palazzo dei Tori Combattenti dell'Orsa Maggiore. Va a fare rapporto all'Imperatore di Giada, e ci vedrai pi chiaro."
Scimmiotto ringrazi a mani giunte. Si rec nella Sala di Chiarezza Penetrante, dove incontr i quattro grandi precettori celesti Ge, Qiu, Zhang e Xu. "Dove andate?" gli chiesero.
"Il nostro maestro, nella prefettura Come l'Oro,  stato rapito da mostri per aver distratto la sua natura di meditazione partecipando a una festa delle lanterne. Non riesco a liberarlo da solo, e sono venuto a chiedere aiuto all'Imperatore di Giada."
I quattro precettori lo condussero subito nella Sala delle Nuvole Misteriose, dove Scimmiotto, scambiati i saluti, espose il caso.
"Quali milizie celesti ti possono aiutare?" chiese l'Imperatore di Giada.
"Venere, che ho incontrato alla porta, dice che questi spiriti rinoceronti si sottomettono alle costellazioni volatili del Legno."
L'Imperatore di Giada incaric il precettore Xu di accompagnare Scimmiotto al domicilio dell'Orsa Maggiore, per pregare le costellazioni del Legno di scendere sulla terra.
Nel Palazzo dei Tori Combattenti, li vennero a ricevere le ventotto case. "Porto un sacro decreto che ordina alle quattro costellazioni volatili del Legno di scendere sulla terra con il qui presente grande santo, per sottomettere certi mostri" spieg il precettore celeste.
Caimano del Legno Ju, Granchio del Legno Dou, Lupo del Legno Kui e Sciacallo del Legno Jing si fecero avanti: "Hai bisogno di noi, Scimmiotto?"
"Dunque siete voi" disse Scimmiotto. "Non sapevo che vi chiamaste 'costellazioni volatili'; a sentir parlare quel vecchio furfante di Venere, mi chiedevo che cosa volesse dire. Altrimenti sarei venuto direttamente a trovarvi, senza scomodare sua maest."
"Figrati se noi avremmo osato lasciare il nostro posto senza ordine espresso. Dove dobbiamo andare?"
"A nord est della prefettura Come l'Oro, nella Grotta Fior di Mistero del Monte del Drago Verde; andiamo a caccia di rinoceronti."
"Allora non occorre che veniamo tutti e quattro. Basta che ti accompagni la stella del Pozzo: sa arrampicarsi sulle vette per divorare tigri e scendere in fondo al mare per catturare rinoceronti."
"Non sono rinoceronti che stiano a godersi il chiar di luna. Hanno conseguito il Tao e raggiunto l'et di un migliaio d'anni. Non tiratevi indietro! Se la mancanza di uno solo facesse fallire l'operazione, gli altri non farebbero che perdere tempo."
"Non cercate scuse" intervenne il precettore celeste. "L'ordine riguarda tutti e quattro: partite senza indugio. Io torno a fare rapporto."
"Va bene, grande santo" dissero le costellazioni. "Tu andrai avanti a provocarli e li attirerai in campo aperto; poi interverremo noi."
Quando giunsero sulla montagna, Scimmiotto sfoder il solito repertorio di invettive: "Succialucerne, mostri da strada, restituitemi il maestro!"
I mostriciattoli, che avevano riparato alla meglio con lastre di pietra i danni provocati da Porcellino alla porta di ingresso, corsero a riferire.
"Eccolo che ritorna dopo essere stato messo in rotta.  probabile che nel frattempo sia andato a cercare rinforzi" sugger Temipolvere.
"Non saranno i rinforzi che pu trovare a farci paura" esclamarono Temilfreddo e Temilcaldo. "Ragazzi, portateci le armature. Vi schiererete come ieri e baderete a circondarlo per non farvelo scappare."
Con incosciente baldanza, le creature uscirono dalla grotta al rullo dei tamburi: "Rieccoti qua, macaco! Non hai paura di prendere un'altra batosta?"
Al Novizio non piaceva sentirsi chiamare 'macaco'. Digrign i denti e si lanci all'attacco con la sua sbarra, mentre le truppe manovravano per circondarlo. A questo punto intervennero le quattro costellazioni del Legno, roteando le armi: "Gi le zampe, bestiacce!"
"Quel furfante ci ha fregato!" esclamarono gli orchi. "Si salvi chi pu!"
In un bailamme di mugli e muggiti, i mostri ripresero il proprio aspetto: zeb, bufali, buoi muschiati, e si dispersero al galoppo per la montagna. Anche i tre orchi ricaddero a quattro zampe e corsero via verso nord est col fragore del cannone. Il grande santo li tallonava senza perdere il contatto, in compagnia di Sciacallo e di Caimano, mentre Granchio e Lupo facevano strage sulla cima e catturavano vivi quelli che non opponevano resistenza. Quando ebbero ripulito la montagna, entrarono nella grotta per liberare Tripitaka, Porcellino e Sabbioso.
I monaci, riconoscendo le costellazioni, le salutarono e le ringraziarono. "Come siete riuscite a trovarci?"
"L'Imperatore di Giada ha ordinato di venirvi a liberare, su sollecitazione del grande santo."
"Come mai non si vede Consapevole del Vuoto?" domand Tripitaka con le lacrime agli occhi.
"Sta inseguendo gli orchi, che in realt sono tre rinoceronti, insieme a Caimano e Sciacallo. Noi due abbiamo sgombrato il terreno e siamo venuti a liberare il santo monaco."
Tripitaka si inchin di nuovo e rivolse preghiere al cielo. "Maestro" disse Porcellino, "tante cerimonie sono pura ipocrisia; questi signori non fanno che il loro mestiere, per ordine dell'imperatore e per riguardo al nostro condiscepolo. Raccogliamo le nostre cose e andiamocene. Bisogna distruggere la caverna, per tagliare il male alla radice. Poi torneremo al monastero ad attendere i nostri amici, che ci racconteranno che fine avranno fatto gli orchi."
"L'Ammiraglio dei Canneti Celesti dice bene" approv la stella del Lupo. "Andate a riposarvi al monastero, mentre noi partecipiamo all'inseguimento."
"Certo" disse Porcellino. "Voi dovete eseguire i vostri ordini."
Mentre le stelle partivano, Porcellino e Sabbioso si dedicarono alla perquisizione della grotta, per raccogliere tutto ci che avesse valore e piccolo volume: coralli, agate, perle, ambra, conchiglie, cipree, giada e oro. Ne raccolsero uno staio e lo portarono all'aperto; poi invitarono il maestro ad aspettarli seduto su un masso, mentre incendiavano la grotta. Il fuoco la devast da cima a fondo. Infine presero la strada del ritorno, verso il Monastero delle Nubi della Compassione.

"Grande felicit volge in dolore"(15)
dice il Classico delle Mutazioni.
Fu la meditazione disturbata
Dalla festa, e la Via venne offuscata
Dal momentaneo indulgere al piacere.
Ogni momento devi vigilare
Sul tuo elisir; non sai le conseguenze
Che subirai allentando l'attenzione.
Tienilo stretto, o te ne pentirai!

Lupo e Granchio correvano sulle nuvole, ma per un bel pezzo non videro nessuno. Giunti in vista dell'oceano occidentale, scorsero finalmente Scimmiotto sulla riva del mare che lanciava loro richiami. Abbassarono le loro nuvole e chiesero: "Grande santo, dove sono i rinoceronti?"
"Che domande stupide!" esclam Scimmiotto di malumore. "Ce ne avete messo del tempo."
"Non pensavamo che avreste avuto difficolt a catturarli, e ci siamo soffermati a ripulire la montagna e liberare il vostro maestro e i condiscepoli." Considerata la buona intenzione, Scimmiotto si raddolc: "Avete fatto bene: vi sono molto grato di esservi preso il disturbo. I tre rinoceronti sono scesi in fondo al mare; Sciacallo e Caimano mi hanno lasciato qui di guardia. Ora che siete arrivati voi, datemi il cambio: io faccio un salto l sotto a vedere che cosa succede."
Il grande santo fece il passo per aprire le acque e si tuff. Giunto sul fondo vide le stelle e i mostri che combattevano alla disperata, e si gett nella mischia gridando: "Arriva il vecchio Scimmiotto!"
I mostri, che erano gi in difficolt, si diedero alla fuga nuotando verso il largo. Non c' niente di pi adatto del corno di rinoceronte per dividere le acque: le fendevano con precisione e rapidit, con un grande sciacquio.
Uno yaksa volteggiatore e un pattugliatore corazzato li videro da lontano, li riconobbero e corsero ad avvertire il re drago: "Maest, abbiamo visto il Grande Santo Uguale al Cielo e due stelle all'inseguimento di tre rinoceronti."
Aoshun convoc il principe ereditario Mo'ang: "Intervieni subito con le milizie acquatiche. Credo si tratti di Temilfreddo, Temilcaldo e Temipolvere, che si sono messi nei guai con il Novizio. Dal momento che si trova nel nostro territorio, sguaina la spada e vallo ad aiutare."
Ao Mo'ang ubbid: in breve tartarughe, carette, abramidi, perche, carpe, gamberi e granchi impugnarono le armi, uscirono dal palazzo di cristallo e corsero con grida di guerra a sbarrare la strada ai rinoceronti. Questi furono costretti a battere in ritirata, ma si trovarono davanti Sciacallo, Caimano e Scimmiotto. Presi dal panico, si sbandarono e presero ciascuno una direzione diversa. Temipolvere si trov accerchiato dalle truppe acquatiche; Scimmiotto grid: "Prendetelo vivo, non pestatelo troppo! Non mi consegnate una carcassa!"
Mo'ang ubbid: i soldati si accontentarono di rovesciare la bestia, di passargli un gancio di ferro nelle narici e di legargli solidamente le zampe.
Poi le truppe si divisero per aiutare le due stelle a catturare gli altri fuggitivi. Il giovane principe scopr Sciacallo del Legno Jing che aveva ripreso il suo vero aspetto per abbattere Temilfreddo, e lo stava azzannando di gusto.
"Stella del Pozzo!" grid Mo'ang. "Non ammazzarlo! Il grande santo lo vuole vivo!" Ma quel sanguinario non gli bad, e ruppe al malcapitato l'osso del collo.
Mentre la carcassa veniva trasportata al palazzo di cristallo, tutti si dedicarono all'inseguimento dell'ultimo fuggitivo. Dopo un po'videro Caimano che spingeva Temilcaldo verso di loro, finch si trov accerchiato e grid: "Grazia! Grazia!" Sciacallo lo afferr per un'orecchia, lo disarm e disse: "Sta zitto, urlone: non ti ammazzo. Dir il grande santo che cosa si deve fare di te."
A questo punto abbassarono le armi e ritornarono al palazzo di cristallo ad annunciare: "Missione compiuta."
Quando Scimmiotto vide il morto con la testa quasi recisa, lo osserv con attenzione: "Non si direbbero ferite d'arma da taglio."
"Lo credo bene!" rispose ridendo Mo'ang. "Se non fossi intervenuto io, la stella del Pozzo se lo sarebbe masticato fino all'ultimo pelo."
"Al punto in cui  ridotto, tanto peggio" concluse Scimmiotto. "Segategli i due corni e scorticatelo. Le carni vanno assegnate ai saggi draghi, padre e figlio."
Temipolvere e Temilcaldo, con l'anello di ferro al naso, furono affidati rispettivamente a Caimano e Sciacallo.
"Li porterete davanti al prefetto di Come l'Oro, perch li processi per impostura e stabilisca l'ammontare dei danni cagionati alla popolazione in tanti anni."
Congedatasi dai draghi, la comitiva riprese la via della prefettura. Quando vi giunsero Scimmiotto, troneggiando in cielo su un alone luminoso di buon augurio, fece la seguente allocuzione: "Prefetto di Come l'Oro, ufficiali, soldati e abitanti della citt e dei sobborghi, statemi a sentire. Noi siamo santi monaci inviati dai grandi Tang delle terre dell'Est a cercare le scritture nel Paradiso dell'Ovest. Questi spiriti rinoceronti sono gli impostori che per molti anni si sono fatti passare per buddha, allo scopo di approfittare delle vostre offerte delle lanterne d'oro. Quando siamo passati dal vostro paese e siamo venuti a goderci le luminarie, queste creature, venute a rubare l'olio, hanno rapito anche il nostro maestro; per abbatterli ho dovuto chiedere aiuto agli di del cielo. Ora i mostri sono sterminati, la montagna e la grotta sono ripulite. Potrete vivere in pace senza altri guai. Vi converr abolire l'imposta dell'olio per le lanterne d'oro, che esaurisce le famiglie che la devono pagare, e impoverisce le vostre risorse."
Porcellino e Sabbioso, udita la dichiarazione, piantarono in asso bagagli e maestro per salire sulle nuvole e farsi raccontare le circostanze della cattura.
"Abbiamo preso questi due. Il terzo  stato addentato a morte dalla stella del Pozzo; ne abbiamo riportato solo i corni e la pelle."
"Bisogna portarli tutti e due in corteo per la citt" propose Porcellino, "perch la gente veda e sappia che santi siamo noi. Converr pregare le costellazioni di presentarsi in tribunale a testimoniare; cos le prove saranno inconfutabili, e non ci saranno scappatoie."
"Senti senti, che esperto avvocato  diventato il nostro ammiraglio. Avr studiato la notte. Che bella sorpresa!" si sganasciarono le quattro stelle.
"In questi anni di vita da monaco, ho giusto imparato qualcosina di giurisprudenza" ribatt sostenuto Porcellino.
Le divinit scesero in cavalcata sulla prefettura immerse in un pulviscolo colorato, spingendosi davanti i due rinoceronti. Gli ufficiali e la popolazione della citt e dei sobborghi, allarmatissimi, si chiusero in casa a pregare e bruciare incenso. I monaci del Monastero delle Nubi della Compassione varcarono in pompa magna le porte della citt, portando il reverendo sul loro migliore palanchino.
Quando rivide Scimmiotto, il monaco cinese si profuse in ringraziamenti: "Sono profondamente riconoscente agli ufficiali stellari della pena che si sono data per venirci a liberare. Quanto a te, caro e saggio discepolo, temevo di non rivederti pi. Complimenti per questo bel trionfo! Come sono andate le cose?"
Scimmiotto glielo rifer, e gli elogi ricominciarono. Poi fu la volta dei magistrati della prefettura e delle sotto prefetture, che vennero in corteo con i loro impiegati, reggendo candele accese e bracieri d'incenso.
Porcellino nel frattempo, trascurando la giurisprudenza per il commercio, tramava qualcosa. Mentre nessuno badava a lui, trasse il coltello e decapit Temipolvere e Temilcaldo; poi si procur una sega e si applic a segare i loro corni. Ma intervenne Scimmiotto a evitare lo scandalo: "I quattro corni di questi rinoceronti siano portati dagli ufficiali stellari come tributo all'Imperatore di Giada."
Quanto ai due corni di Temilfreddo, uno fu donato al Tesoro della prefettura, perch fosse conservato nel museo locale, a documentazione delle circostanze che avevano condotto ad abolire l'imposta dell'olio; l'altro lo portarono con s i pellegrini per offrirlo al Buddha, sul Monte degli Avvoltoi.
Gli ufficiali stellari trovarono la soluzione molto elegante e se ne rallegrarono con il grande santo. Quindi presero congedo e si allontanarono su nuvolette iridate, per andare a mettersi a rapporto.
I magistrati convitarono maestro e discepoli a un grande banchetto, cui sedettero i funzionari di ogni rango. Fu promulgato un proclama che informava la popolazione che l'anno seguente la festa delle lanterne d'oro non sarebbe stata autorizzata, e che l'imposta dell'olio era abolita per sempre. Si chiamarono i macellai a scorticare e squartare i rinoceronti. La pelle, conciata e indurita con salnitro e tannino, fu utilizzata per fabbricare corazze; la carne fu distribuita ai funzionari e ai raccomandati. Inoltre si destinarono i proventi delle ammende ad acquistare un terreno per erigervi un tempio dedicato alle quattro case celesti che avevano abbattuto i mostri, si elev un 'santuario per i vivi'dedicato ai quattro pellegrini e si eressero alcune stele in segno di perenne gratitudine.
Per qualche tempo, maestro e discepoli si abbandonarono alla bella vita. Le duecentoquaranta famiglie che avevano fornito l'olio delle lanterne vollero dedicar loro particolari festeggiamenti: non restavano soli un momento. Porcellino era quello che se la spassava di pi. Ogni volta che andavano a un banchetto, si riempiva le maniche di preziosi trovati nella grotta dei mostri e li offriva agli ospiti. Trascorse un mese, e sembrava che non li avrebbero mai lasciati partire. Bisogn che il reverendo prendesse da parte Scimmiotto e gli desse queste istruzioni: "Consapevole del Vuoto, raccogli tutti i preziosi che ci rimangono e donali ai monaci del monastero per ringraziarli dell'ospitalit. Prepariamoci a partire prima dell'alba, senza farlo sapere alle duecentoquaranta famiglie. Non vorrei che la nostra missione fosse compromessa, e non ho nessuna voglia di farmi rimproverare dal Buddha; il quale, oltretutto, non mancherebbe di vendicarsi in qualche modo."
Scimmiotto prese le misure necessarie e l'indomani, alla quinta veglia, scosse Porcellino e gli ordin di preparare il cavallo. Il bestione, tutto insonnolito, si lament: " presto! Non rompere!"
"Si parte! Ordine del maestro" grid Scimmiotto.
"Il maestro sbaglia i conti" brontol Porcellino strofinandosi la faccia. "Abbiamo avuto duecentoquaranta inviti, ma ci siamo riempiti la pancia solo una trentina di volte. Non vorrete ricominciare ad affamarmi!"
"Stupido! Sacco di segatura! Non dire scemenze!" si indign Tripitaka. "Alzati, e svelto! Se continui a discutere, dir a Consapevole del Vuoto di romperti tutti i denti con la sua sbarra."
Il bestione trasecol: "Il maestro non  pi lui. Mi ha sempre voluto bene e protetto; tanto, lo sa che sono un balordo. Quando il fratello mi vuol picchiare,  lui che gli fa cambiare idea; che cosa gli prende adesso?"
"Il maestro non ha voglia di compromettere il viaggio per la tua ghiottoneria" gli disse Scimmiotto. "Tirati su e va a preparare il cavallo; o questa volta non eviterai le botte."
Il bestione non se lo fece ripetere. Strill in direzione di Sabbioso: "Sveglia, dormiglione! Si barda il cavallo e si va via!"
I preparativi furono presto compiuti. Il reverendo disse: "Ora apriamo la porta e ce la filiamo senza dir niente a nessuno."
Mont a cavallo, aprirono la porta e si ritrovarono in strada.  il caso di dirlo:

Dalla gabbia, in segreto,
Vol via la fenice.
Il drago caracolla,
Disciolte le catene.

E le famiglie riconoscenti? Se non sapete che cosa fecero, ascoltate il prossimo capitolo.

CAPITOLO 93
VISITA AL JETAVANA

NEL PARCO DI JETA SI INDAGA SULLE ANTICHIT E SI DISCUTE DELLE CAUSE; NEL PAESE DELL'INDIA EGLI SI RIVOLGE AL RE E INCONTRA UNA COMPAGNA.


Se tu pensi, vorrai; quel desiderio
A sicuro disastro ti conduce.
A che serve distinguere i tre ranghi?
Quando l'atto  compiuto, tutto torna
All'oceano. Le tue realizzazioni
Di immortale o di buddha vi si perdono.
 il destino cui devi prepararti,
Per giungervi nettato da ogni polvere.
 questo il giusto frutto che persegui.

Quando nel monastero ci si accorse che Tripitaka e i suoi erano scomparsi, i monaci esclamarono: "Ci siamo lasciati sfuggire i buddha viventi senza riuscire a trattenerli, e neppure a salutarli!" Li vennero a trovare alcune grandi famiglie dei borghi meridionali, che volevano invitare i pellegrini. "Non avevamo preso misure di vigilanza; durante la notte sono scomparsi. Saranno saliti sulle nuvole" si lamentavano i monaci, battendo le palme in segno di disappunto.
Non rest loro che rivolgersi al cielo e pregare. La notizia si sparse in citt. Le grandi famiglie furono invitate a preparare i sacrifici di cinque specie di fiori e di frutti, per presentarli come resa di grazie nel santuario dedicato ai vivi.
Intanto il monaco cinese e i suoi compagni procedevano per la loro strada, nutrendosi di vento e dormendo in riva all'acqua, senza incidenti da segnalare. Camminarono cos per sei mesi, finch giunsero in vista di un'alta montagna. Tripitaka si allarm: "Attenti, discepoli! Guardate com' ripida quella montagna!"
"Ci avviciniamo al territorio del Buddha" replic sorridendo Scimmiotto. "Non dovremmo pi trovar mostri. Rilassatevi, maestro."
"Ci avviciniamo; ma chiss quanta strada rester da percorrere. Ricordate che quei monaci ci avevano detto che occorrevano duemila li solo per giungere alla capitale dell'India?"
Scimmiott rispose: "Voi dimenticate il sutra del Cuore del Maestro del Nido dei Corvi."
"Sento sempre su di me il sutra della praj, come la mia veste o la mia ciotola delle elemosine. Come potrei dimenticare una preghiera che ripeto ogni giorno e che posso recitare anche alla rovescia?"
"Certo, lo recitate dritto e rovescio, ma non sapete che cosa significa."
"Scimmia zuccona! Come ti permetti di dire una cosa simile? Io non capirei quello che dico? E tu, magari, capisci meglio di me?"
"Certo che capisco, e sono in grado di spiegare."
E continuarono a camminare in silenzio.
Sabbioso si divertiva e Porcellino si piegava in due dal gran ridere: "Che sbruffone! D'origine  una bestia perversa come noi; l'han preso dalla strada per farne un monaco, come noi. Di scuole regolari per imparare la Legge, non ne hai mai seguite; non ha fatto nemmeno il sagrestano, tanto per orecchiare la spiegazione di qualche sutra. Ma fa la commedia del gran dottore: lui capisce e spiega. E allora non stare zitto, spiega! Siamo qui ad aspettare."
"Lascia stare, fratello, non insistere" diceva Sabbioso. "Lui parla cos perch vuole pungolare il maestro. Da parte sua s'intende di sbarre di ferro, non certo di commenti dei sutra."
Tripitaka li rimbrott: "Per piacere, smettete di dire sciocchezze. Consapevole del Vuoto sta praticando l'interpretazione senza parola n testo; cio l'interpretazione vera."
Intanto avevano percorso un buon tratto di strada e superato alcuni colli. D'un tratto un convento si present alla vista, non lontano dalla strada.
"Consapevole del Vuoto, guarda quel monastero!"

Non  grande e non  piccolo; i tetti sono coperti di tegole smaltate color smeraldo.
Non  vecchio e non  nuovo; i muri sono di mattoni rossi a squadra.
Si ripara all'ombra delle conifere, e ha l'aria di contenere molte cose antiche di secoli e secoli.
L'acqua mormora scorrendo nel canale, scavato ai tempi di chiss quale remota dinastia.
I grandi caratteri sul portale dicono:

MONASTERO DI MEDITAZIONE PAVIMENTATO D'ORO

e sotto  appeso un cartello con la scritta:

Monumento di remota antichit

Fermato il suo cavallo, Tripitaka si immerse nella riflessione: "Pavimentato d'oro. Non saremo per caso nel territorio di Srvast?"
" strano, maestro!" esclam Porcellino. "In tanti anni che viaggio con voi, avete sempre avuto l'aria di uno che non sa distinguere un punto cardinale da un chiodo arrugginito. Ma questa volta si direbbe che abbiate gi visto questo posto, e che lo riconosciate."
"Non ero mai stato qui" rispose Tripitaka. "Raccontano le scritture che il Buddha frequentava il parco di Jetavana nella citt di Srvast. Il parco apparteneva al principe ereditario Jeta. L'anziano Anthapindada gli chiese di acquistarlo, perch voleva destinarlo alla predicazione del Buddha; ma il principe rispose che il parco non era in vendita: lo avrebbe ceduto soltanto a chi lo pavimentasse d'oro. L'anziano accett la condizione e fece coprire tutta la superficie del parco di mattonelle d'oro; poi lo mise a disposizione della persona pi onorata del mondo, pregando il Buddha di venirvi a esporre la Legge. Penso che il nome del monastero si riferisca a questa storia."
"Che fortuna!" sghignazz Porcellino. "Magari, raspando per terra, riusciremo a trovare qualcuna di quelle mattonelle e faremo fortuna."
I condiscepoli risero. Tripitaka smont da cavallo e si avvi a piedi verso l'ingresso.
Sulla porta e sotto i porticati sostavano molte persone: alcune portavano tavole, altre sacchi sulle spalle, altre ancora spingevano carriole; si vedevano carri pieni di gente. Chi faceva conversazione, chi dormiva. Quando vennero avanti quegli strani pellegrini, uno cos bello e gli altri cos brutti, la gente si fece da parte timorosa. Tripitaka paventava incidenti e mormorava ai suoi: "Datevi un contegno! Siate gentili!" Ma nessuno tent di stabilire contatti.
Mentre facevano il giro della sala del Vajra, lo raggiunse un monaco imponente dall'aspetto autorevole:

La luna piena brilla sul suo volto.
Il corpo  ben piantato, come l'albero
Della bodhi. Si agita nel vento
L'ampia manica sull'impugnatura
Del suo bastone. I sandali di paglia
Sul lastricato procedon spediti.

Tripitaka giunse le palme per salutarlo; il monaco ricambi premurosamente e chiese: "Da dove venite, maestro?"
"Il vostro discepolo Chen Xuanzang  stato inviato dall'imperatore dei grandi Tang delle terre dell'Est a sollecitare le scritture dal Buddha nel Paradiso dell'Ovest. Poich la nostra strada passa accanto al vostro nobile convento, ci siamo permessi di entrare con l'intenzione di chiedere riparo per la notte. Domani all'alba riprenderemo il cammino."
"Il nostro umile monastero  aperto a tutti; ciascuno vi pu soggiornare a suo piacere. Anzi, ospitare il reverendo, che  un divino monaco dell'Est, sar per noi una grande gioia."
Tripitaka lo ringrazi e lo segu nella sua cella, accompagnato dai discepoli, attraverso i portici e il refettorio. Scambiati i saluti, ciascuno prese posto.
Quando si sparse la notizia dell'arrivo dei cinesi in cerca di scritture, tutti gli abitanti del monastero vennero a vederli: vecchi e giovani, residenti fissi e ospiti temporanei, reverendi e inservienti. Si bevve il t e fu offerta una colazione vegetariana. Ancor prima che il reverendo concludesse la preghiera di benedizione del pasto, Porcellino si era gettato sulle grandi pagnotte, sulle minestre e sui piatti di verdure. Nella folla, le persone posate apprezzavano la dignit di Tripitaka; quelli che pensavano solo a divertirsi, si godevano lo spettacolo di Porcellino alle prese con il cibo.
Sabbioso, che era una persona attenta, gli diede di gomito e bisbigli: "Bada che di spettacolo."
"Ma quale spettacolo? Ho la pancia vuota come una caverna" ribatt brusco Porcellino.
"Fratello" rispose Sabbioso, "se lo hai dimenticato, ti ricordo che hanno una pancia anche gli altri; non  una buona ragione per esagerare."
Porcellino fece il possibile per moderarsi. Alla fine Tripitaka recit la preghiera conclusiva e ringrazi. La tavola venne sparecchiata e si avvi la conversazione, dapprima sulle terre dell'Est; poi Tripitaka port il discorso sugli antichi monumenti e chiese quale fosse l'origine del nome del monastero 'pavimentato d'oro'.
"Qui si trovava anticamente il regno di Srvast. Il nostro monastero sorge nel Jetavana; perci lo chiamiamo Monastero Pavimentato d'Oro di Anthapindada. Del parco e del monastero originario restano alcune rovine sul retro. Quando cadono piogge torrenziali, accade ancor oggi che portino alla luce oro, argento o perle. Qualche fortunato ne ha raccolti anche l'anno scorso."
"Dunque  vero, non  una leggenda!" esclam Tripitaka. E aggiunse un'altra domanda: "Al nostro arrivo nel vostro nobile monastero abbiamo visto molta gente che affolla i porticati, con carri, bestie da soma e mercanzie. Sembrano venditori ambulanti. Che cosa vengono a fare qui?"
"La nostra montagna, che si chiama Monte dei Millepiedi, era una volta un posto tranquillo. Ma da qualche tempo hanno preso a infestarla numerosissimi spiriti in forma di millepiedi, che mordono la gente; chiss perch, forse dipender da un cambiamento del clima. Il morso non  mortale, ma la gente fa del suo meglio per evitarlo. Al Passo del Gallo, dal quale si accede alla regione montuosa, non sale nessuno prima del canto del gallo. I viaggiatori che avete visto sono arrivati troppo tardi per proseguire il cammino e, a scanso di pericoli, si sono fermati da noi a pernottare. Al canto del gallo ripartiranno."
" precisamente quello che faremo anche noi."
Si convers finch non venne servito un altro pasto. Alla fine Tripitaka e Scimmiotto se ne andarono a passeggiare nel giardino al lume della luna, che era al primo quarto. Un domestico venne ad annunciare: "Il nostro reverendo maestro vorrebbe incontrare le personalit cinesi."
Dietro a lui veniva un vecchio monaco che si appoggiava a una canna di bamb e chiese: "Siete voi il maestro venuto dalla Cina?"
"Non oso pretendere a questo titolo" rispose modesto Tripitaka.
Il vecchio monaco gli fece molti complimenti e infine chiese: "Quanti anni avete, eminente maestro?"
"Ho vanamente vissuto quarantacinque anni. Mi posso permettere di chiedere la vostra et?"
"Io vi supero di uno stupido ciclo di sessant'anni."
"Avete dunque centocinque anni" osserv Scimmiotto. "A me, quale et dareste?"
"Il vostro volto mi sembra cos anziano e la vostra anima cos pura, che non oso far congetture; tanto pi che la notte vedo ben poco, anche al chiaro di luna."
Chiacchieravano passeggiando nel portico posteriore.
"Si  parlato delle rovine del parco di Anthapindada. Dove si trovano?" chiese Tripitaka.
"Ve le mostro. Basta uscire dalla porta posteriore."
Aprirono una porticina e si avventurarono in un terreno incolto, dove affiorava la base di un antico muro e giacevano a terra varie pietre spezzate. Tripitaka sospir, giunse le mani e recit:

"Penso a quel donatore d'altri tempi,
Sudatta(16), che elargiva le ricchezze
Ai poveri e in eterno leg il nome
Al Jetavana. Ove soggiorner
In compagnia degli arhat e dei buddha?"

A passi lenti sotto il lume lunare giunsero a una terrazza, dove sedettero in grande calma di spirito. A un tratto si ud nelle tenebre qualcuno che singhiozzava perdutamente; Tripitaka distingueva le parole di quei lamenti, che esprimevano tormenti ignorati da tutti e nostalgia di casa. Ebbe una stretta al cuore e non pot trattenersi dal versare qualche lacrima. Mentre prendevano la via del ritorno, chiese: "Sapete dirmi chi sia la persona afflitta che abbiamo udito lamentarsi?"
Il vecchio monaco invi i suoi accoliti a preparare il t e, quando restarono soli, si inchin davanti al monaco cinese e a Scimmiotto.
Tripitaka lo sollev e chiese: "Perch queste manifestazioni di rispetto, caro superiore?"
"Il vostro discepolo ha vissuto pi di un secolo, e incomincia a capire qualcosa degli uomini. Fra un periodo e l'altro di meditazione, ho ancora la testa abbastanza lucida. Mi sono ben reso conto che voi e i vostri discepoli non siete gente comune. Questo triste affare su cui mi interrogate  cosa che potrebbe mettere in chiaro soltanto il maestro qui presente."
"Che cosa ne sapete?" chiese Scimmiotto.
"Giusto un anno fa, mentre rischiaravo la mia natura al chiar di luna, la brezza mi port un lamento. Cercai fra le rovine del parco e trovai una ragazza, bella e di alta statura. Le chiesi il suo nome e che cosa facesse in quel posto. Lei rispose: "Sono una principessa, figlia del re dell'India; mentre contemplavo i fiori sotto la luna, un colpo di vento mi ha rapita e mi ha portata qui." L'ho fatta chiudere in una cella; anzi, l'ho fatta murare, lasciando solo un'apertura sufficiente al passaggio di una ciotola. Ho diffuso la voce che si trattava di una creatura perversa che si sarebbe dovuto sopprimere; ma poich la compassione vieta a noi monaci di attentare alla vita, l'avevo fatta imprigionare in quel modo. Per tenerla in vita le portiamo due volte al giorno t e riso. La ragazza  abbastanza intelligente da capire la mia intenzione: per non finire violata dai monaci, si finge pazza e si rassegna a vivere e dormire fra i propri escrementi. Di giorno balbetta soltanto parole incoerenti; ma nella quiete della notte si sfoga singhiozzando e cantando. Pi volte ho organizzato questue nella capitale, per aver modo di andarci e di indagare discretamente su questa persona; ma non ho saputo che sia scomparsa alcuna principessa. Perci la prigionia continua e io non trovo alternative. Ma ora che ho l'onore di incontrarvi, reverendo, spero che andrete in citt e svolgerete un'inchiesta esauriente con i grandi poteri che la Legge vi conferisce. Aiuterete i buoni e, nello stesso tempo, metterete in risalto la vostra divina potenza."
Due giovani bonzi vennero a invitarli a prendere il t. Quando infine ritornarono nei loro quartieri, trovarono Porcellino che brontolava: "Vi sembra l'ora di venire a letto, quando si dovr ripartire al canto del gallo?"
"Che cosa ti affligge, bestione?"
"Coricatevi. Non  tempo di bighellonare a contemplare il paesaggio."

La luna sprofonda in un sogno di fiori.
Silenzio. Una brezza dal muro d'assenza
Alita tiepida. Goccia dopo goccia
Si va vuotando la clessidra. Splendore
Senza uguali il fiume d'argento nel cielo.

In effetti non dormirono a lungo prima che il gallo cantasse. Si sentivano i mille rumori dell'accampamento dei mercanti, che si alzavano, accendevano le lampade e preparavano la colazione. Il reverendo chiam Porcellino e Sabbioso perch sellassero il cavallo e preparassero i bagagli. Scimmiotto and nelle cucine a chiedere in prestito una lampada, e trov i monaci intenti a preparare t, zuppe e dolci per gli ospiti. Furono serviti nel portico posteriore, e Porcellino mostr la sua gratitudine ingoiando un'intera infornata di panini caldi.
Tripitaka e Scimmiotto andarono a congedarsi dal vecchio monaco, che ricord loro il 'triste affare'.
"Non dubitate" lo rassicur Scimmiotto sorridendo. "Quando giungeremo in citt, sar la prima cosa di cui mi occuper. Far un'inchiesta e ne ricaver le conclusioni opportune."
Si avviarono sulla strada maestra insieme alla rumorosa carovana dei mercanti e giunsero al passo all'ora della tigre. Verso le dieci del mattino erano in vista delle mura di una citt d'oro, forte come una botte di ferro e splendida come una residenza celeste. La citt aveva la nobile forma

Di una tigre in agguato
O drago acciambellato.
Vibrante di colori.
Unicorni alle torri.
Corre acqua nei fossati,
E sullo fondo monti
Come grandi stendardi.
Il sole del mattino
Ne rischiara le strade.
Il vento porta i suoni
Di pifferi e tamburi.
Un gran re occupa il trono:
Regna prosperit.

Entrarono nel viale del mercato orientale, e i componenti della carovana si dispersero nelle diverse locande. I nostri pellegrini si presentarono a una stazione postale governativa, dove l'addetto all'accettazione corse ad avvertire il mastro di posta: "Sono arrivati quattro strani bonzi con un cavallo bianco."
Visto che c'era un cavallo, era chiaro che si trattava di una missione ufficiale. Il mastro di posta venne a riceverli, e Tripitaka gli disse: "L'umile monaco che vedete  inviato da sua maest della corte dei Tang delle terre dell'Est al Monastero del Colpo di Tuono, per sollecitare le scritture dal Buddha. Vorrei presentare il mio passaporto e farlo vistare. Nel frattempo ci  permesso sostare nella residenza di vostra grandezza? Ripartiremo dopo aver sbrigato l'incombenza."
"Questa residenza  appunto destinata a ospitare gli addetti alle missioni ufficiali. Vi prego di accomodarvi."
Tripitaka gli present i suoi discepoli, che con la loro bruttezza lo spaventarono molto: erano uomini o diavoli? Tripitaka lo vide tremare e lo rassicur: "Non temete, vostra grandezza. I miei discepoli sono brutti, ma il loro cuore  saldo e fidato. Come dice l'adagio: Spaventosa montagna ospita brava gente. Non c' nulla da temere."
Il mastro di posta si rinfranc e chiese: "Maestro, dove si trova questa corte dei Tang?"
"In Cina, nel continente meridionale."
"Quando siete partiti dalla vostra patria?"
"Nel tredicesimo anno dell'era Contemplazione della Virt. Sono trascorsi ormai quattordici anni. Sapeste quante montagne e quanti fiumi abbiamo attraversato per giungere fin qui!"
"Dovete proprio essere un santo monaco!" esclam il mastro di posta.
"Da quanti celesti anni regna la vostra nobile dinastia?" domand Tripitaka.
"Nel nostro umile paese dell'India sono trascorsi cinque secoli dalla fondazione della dinastia. Il nostro sovrano ama i fiori e il paesaggio. Egli  l'imperatore Yizong e si trova attualmente nel ventottesimo anno dell'era Calma Pace, che ha inaugurato al suo avvento al trono."
"Vorrei che mi ricevesse per presentargli le mie credenziali, ma non so se sua maest tenga udienza."
"Certo. Questo  il momento migliore. La nostra principessa, figlia di sua maest, celebra la sua ventesima primavera. Salir su una torre decorata, che  stata eretta nella piazza grande, e getter una palla ricamata per designare il genero imperiale voluto dal cielo.  un giorno movimentato, in cui l'udienza dura pi a lungo del solito. Se volete presentare i vostri documenti,  il momento giusto."
Fu servito un pasto, che Tripitaka condivise con il mastro di posta e con Scimmiotto; poi, constatando che era passato mezzogiorno, si apprest a recarsi a corte.
"Vi accompagno" propose Scimmiotto.
"Tocca a me!" grid Porcellino.
"Lascia perdere, fratello" lo esort Sabbioso. "Le cose che sai fare tu non servono a corte; con il tuo muso e le tue maniere, non potresti combinare che guai."
"Ha ragione Consapevole della Purezza" rincar Tripitaka. "Sei un goffo bestione; Consapevole del Vuoto, almeno, al bisogno sa sfoderare qualche finezza."
Il bestione, offeso, inalber il grugno e brontol: "A parte il maestro, non mi pare che noi tre siamo tanto diversi."
Tripitaka indoss il kasya, Scimmiotto prese i documenti dalla sacca e uscirono insieme. Si mescolarono alla folla di gente d'ogni sorta che affollava le strade: funzionari e contadini, artigiani e mercanti, letterati a gomito con facchini. Si esclamava: "Guardate! Ora getter la palla ricamata."
Tripitaka si teneva in disparte e confidava a Scimmiotto i suoi pensieri: "Se ti guardi intorno, constaterai che i vestiti, le case, gli utensili di questa gente non sono diversi da quelli del nostro paese. Anche il gusto di far baccano e divertirsi  il medesimo. La mia povera mamma raccontava sempre di aver scelto marito gettando una palla ricamata. Vedi: a tanta distanza di luoghi, le consuetudini sono le medesime."
"Che ne dite?" propose Scimmiotto. "Potremmo avvicinarci per vedere meglio."
"Non  il caso. Siamo pur sempre riconoscibili come stranieri, e non vorrei mettermi in situazioni difficili."
"Maestro, non dimenticate le nostre promesse al vecchio monaco del Monastero Pavimentato d'Oro. Andiamo a goderci lo spettacolo sotto la torre, per aver modo di distinguere il vero dal falso. Questo  il momento culminante della festa: anche il sovrano sar intento ai casi di sua figlia, e non avr testa agli affari di stato. Venite con me."
Tripitaka si fece convincere e lo segu fendendo la folla. Credevano di lanciare l'amo; ma non immaginavano che il pescatore fosse un altro.
Dice il racconto che l'anno prima questo sovrano dell'India, amante dei fiori e del paesaggio, aveva portato a passeggio le sue donne nel parco reale per godersi la luna piena. Una creatura perversa aveva colto l'occasione per rapire la principessa e prendere il suo posto, assumendone le sembianze. Il suo vero obiettivo era Tripitaka: voleva impadronirsi del suo yang primordiale, perch le avrebbe consentito di diventare immortale superiore dell'unit suprema. A questo scopo il mostro aveva speso le ricchezze del paese per far costruire la grande torre decorata, da cui avrebbe gettato la palla ricamata per designare il monaco cinese come genero imperiale: conosceva anno, mese, giorno e ora della sua venuta nella capitale.
Era dunque l'una del pomeriggio quando Tripitaka e Scimmiotto si accostarono alla torre. Dopo che la falsa principessa ebbe bruciato l'incenso e formulato i voti al Cielo e alla Terra, le sessanta fanciulle che l'attorniavano in ricche vesti e acconciature le presentarono la palla ricamata. La principessa, dalle otto finestre spalancate della torre, esamin la folla che si accalcava nella piazza e, quando vide avvicinarsi il monaco cinese, prese la palla e gliela gett sulla testa. Tripitaka sent cadere il suo berretto alla Vairocana e fremette. Alz le mani per proteggersi, e la palla gli rotol nella manica. La folla grid: " un monaco!  toccata a un monaco!"
Nella piazza scoppi un parapiglia indescrivibile, perch tutti si gettavano avanti nella speranza di impadronirsi della palla. Scimmiotto ringhi e mostr i denti; quindi, torcendo le reni, si diede una statura di tre tese e fece smorfie cos spaventose che la gente cadeva a terra dallo spavento. In un istante la piazza si vuot, come d'incanto, e Scimmiotto riprese la sua statura normale.
Le dame e le fanciulle del palazzo, con gli eunuchi giovani e vecchi, uscirono a inchinarsi davanti al monaco cinese: "Vogliate venire a corte, vostro onore, a ricevere le debite felicitazioni."
Tripitaka, mentre si sforzava di rendere loro il saluto e di tendere la mano per sollevarle, si rivolgeva risentito a Scimmiotto: "Hai visto, brutta scimmia zuccona, che bel tiro mi hai giocato?"
"Perch ve la prendete con me?" rise il Novizio. "La palla in testa non ve l'ho tirata io."
"Adesso che cosa facciamo?"
"Maestro, conservate la calma. Vi porteranno a corte dal sovrano, e io ritorner in albergo, da Porcellino e da Sabbioso. Pu darsi che la principessa non insista per sposarvi; in questo caso farete vistare il passaporto e ce ne andremo. In caso contrario, direte al re: "Fate chiamare i miei discepoli; devo dar loro le ultime istruzioni." Allora verr, e sar pur capace di distinguere il vero dal falso. User lo stratagemma detto distruggere il mostro con il matrimonio."
Tripitaka, d'altronde, non aveva scelta. Mentre il Novizio se ne andava, le dame lo circondarono e lo spinsero verso la principessa, che era scesa ai piedi della torre. Essa lo prese con la sua manina di giada e lo guid al carro reale, che si mosse verso il palazzo seguito da un grande corteo.
L'ufficiale di servizio alla Porta Gialla corse ad annunciare: "Maest, la principessa ritorna con un monaco. Suppongo che sia la persona colpita dalla palla ricamata. Attendono i vostri ordini alla porta meridionale."
Il sovrano non grad la notizia, e sent la tentazione di gettare quel monaco fuori di casa. Ma non sapeva come l'avrebbe presa la principessa, e si rassegn a ordinare che fosse introdotto.
Ed ecco la principessa e il monaco cinese presentarsi nella Sala delle Campanelle d'Oro. Erano proprio

Marito e moglie, mano nella mano,
Uniti per il bene e per il male.

Dopo la cerimonia d'ingresso, il re li chiam accanto al trono e chiese: "Da dove venite, monaco? Com' accaduto che la palla di mia figlia sia toccata a voi?"
Tripitaka si inchin e rispose: "Sono incaricato dall'imperatore dei grandi Tang di recarmi al Monastero del Colpo di Tuono per sollecitare le scritture dal Buddha. Mentre attraversavo la piazza per venire a presentare il mio passaporto, mi sono sentito cadere in testa quella palla. Sono un monaco di una fede straniera, ho abbandonato la famiglia e non potrei mai pretendere di unire la foglia di giada al ramo d'oro. Spero che mi vorrete perdonare questo delitto capitale, e acconsentirete a vistare il mio passaporto e lasciarmi ripartire per la mia meta. Quando ritorner al mio paese, la grazia che vostra maest mi avr concesso sar annotata per l'eternit."
"Venite proprio da lontano!" esclam il re. "Mai come in questo caso si pu dire: Il filo del destino vi ha uniti a mille leghe di distanza. La principessa mia figlia compie vent'anni e non ha mai avuto marito. Il momento di cercarle un buon partito era stato scelto dagli astrologi con tanta cura! Ed  toccata a voi. Vi assicuro che, da parte mia, non ci tengo affatto; ma non so che cosa ne pensi la principessa."
Essa si prostern: "Padre mio, come dice il proverbio: sposi il gallo, e vai col gallo; sposi il cane, e vai col cane. Mentre ricamavo la palla, ho giurato solennemente che avrei sposato qualunque persona avesse colpito. Se  toccata al santo monaco, vuol dire che cos era destinato dalle nostre esistenze anteriori. Come potrei discutere un'unione voluta dal destino? Lo accetto come genero reale."
Il re prese le sue disposizioni: incaric il presidente del collegio astrologico di fissare il giorno del matrimonio, fece preparare il corredo ed eman il proclama che dava la grande notizia a tutto il mondo. Ma Tripitaka, invece di mostrarsi contento, non faceva che implorare: "Scusatemi tanto! Lasciatemi libero!"
"Questo bonzo  proprio stupido" si indign il re. "Si vede offrire le ricchezze del nostro regno e la posizione di genero reale, e invece di rallegrarsene continua a perdere la testa dietro ai suoi maledetti sutra. Se continua a rifiutare, chiamo le guardie in divisa di broccato e gli faccio tagliare la testa."
Il reverendo inorrid e si sent svenire. Si prostern tremando come una foglia e balbett: "Sono riconoscente a vostra maest della grazia celeste che mi concede. Ma ho tre discepoli che mi aspettano, e non ho potuto avere alcun contatto con loro, n dare le istruzioni necessarie. Vi supplico di convocarli, di vistare i documenti e di lasciare che loro portino a termine la nostra spedizione."
Il re chiese: "E dove sarebbero, questi discepoli?"
"Alla stazione postale."
Il re sped subito i suoi ufficiali a cercarli, perch venissero a prendersi il passaporto e si levassero di torno, abbandonando il loro maestro alla sua vocazione di genero reale.

Servon tre perfezioni a conservare
Il tuo grande elisir, contro le insidie
Del destino contrario. Tradizione
 la Via; ma a te spetta coltivarla.
Il Cielo benedice; tu fai il bene.
Non lasciar che i sei sensi ti travolgano
Coi molti desideri. La natura
Ti scoprir le fonti originarie.
Senza affetti o pensieri, sarai puro
E libero di giungere a salvezza.

Scimmiotto era ritornato all'albergo tutto allegro e pimpante, ridendo fra s.
"Di che cosa ridi, fratello?" chiesero Porcellino e Sabbioso. "Che ne  del maestro?"
"Il maestro ha una bella fortuna."
"Il viaggio non  finito, non ha visto il Buddha e non ha avuto le scritture" constat Porcellino. "Quale fortuna pu mai essere?"
"Mentre passavamo per la piazza, la figlia del re ha lanciato la sua palla da una torre per scegliere lo sposo, e questa palla ha colpito il maestro. Dame, fanciulle ed eunuchi l'hanno imbarcato sul carro reale e l'hanno portato a corte in compagnia della principessa. Ora  genero reale: non vi sembra una bella fortuna?"
Porcellino diede in escandescenze: " tutta colpa di quel disgraziato di Sabbioso. Se fossi stato anch'io in quella piazza, la palla della principessa avrebbe colpito me. Io s, che sarei stato un genero soddisfacente!"
"Spudorato fanfarone!" esclam Sabbioso sfregandogli il grugno. "Credi di poter comprare il mulo per tre soldi, e te lo senti gi sotto il sedere. Se la palla per sbaglio avesse colpito te, la principessa non avrebbe aspettato un minuto a bruciare suppliche al Cielo di elevarti subito lass. Chi si prenderebbe in casa una disgrazia come te?"
"Non te ne intendi, moraccio. Sono brutto, ma ho anch'io il mio fascino. Come dicevano gli antichi: Pelle dura, ma ossa solide; ce n' per tutti i gusti."
"Zitto, bestia!" tagli corto Scimmiotto. "Tieni i bagagli a portata di mano. Il maestro  in preda al panico, e ci far chiamare da un momento all'altro: dobbiamo tenerci pronti a intervenire."
"Intervenire dove?" obiett Porcellino. "Non gli serve pi che ci azzuffiamo per lui con i mostri sulle montagne. Ormai se ne sta al caldo nella corte reale. Alla sua et, non avr certo bisogno di te per farsi spiegare che cosa si fa sotto le coperte."
Scimmiotto lo prese per le orecchie: "Brutto sporcaccione che pensa solo a queste cose! Che cos'hai da ridire sul maestro?"
Mentre bisticciavano, il mastro di posta venne ad annunciare: "Un ufficiale  venuto a portarvi il sacro decreto di invito a corte di sua maest."
"Perch siamo invitati?" domand Porcellino.
"Perch il reverendo ha avuto la fortuna di essere prescelto come genero reale."
"Fate entrare il messaggero" disse Scimmiotto.
Quando l'ufficiale li vide rest senza parola, chiedendosi se fossero diavoli o yaksa.
"Ehi ufficiale!" lo incit Scimmiotto. "Hai perduto la parola?"
Il poveretto mostr tremando il decreto reale e balbett: "La principessa invita i suoi parenti... Sono i parenti della mia principessa che vi invitano..."
"Gurdati intorno: qui non ci sono strumenti di tortura; e nessuno pensa di metterti le mani addosso. Non farfugliare, parla lentamente. Non ti spaventare" gli disse Porcellino.
"Non ha paura delle botte, ma del tuo bel faccino" sogghign Scimmiotto. "Raccogli i bagagli e prendi il cavallo. Discuteremo la situazione con il maestro."
 il caso di ricordarlo:

Le strettoie non puoi sempre evitare,
E l'amor brutta fine ti fa fare.

Se poi non sapete come and il loro incontro con il re, ascoltate il prossimo capitolo.

CAPITOLO 94
TRIPITAKA GENERO REALE

OVE I QUATTRO MONACI SONO FESTEGGIATI CON UN BANCHETTO NEL PARCO REALE, E LA CREATURA INVANO NUTRE SENTIMENTI CHE PORTANO AL DESIDERIO.


Come si diceva, Scimmiotto e i suoi compagni, al seguito dell'ufficiale inviato dal re, si presentarono a corte. Ai piedi dei gradini del trono rimasero dritti impalati, senza accennare il minimo inchino.
"E cos, voi sareste gli eminenti discepoli del santo monaco, mio genero" disse il re. "Come vi chiamate? Da dove venite? Perch vi siete fatti monaci? Che cosa sarebbero questi sutra che cercate?"
Scimmiotto fece un passo avanti, per salire la scala del trono; ma la guardia di servizio grid: "Fermo! Parlate dove siete."
Scimmiotto rise: "Noi monaci non perdiamo mai l'occasione di farci avanti."
Porcellino e Sabbioso avanzarono con lui. Tripitaka, temendo complicazioni, ordin: "Discepoli, restate dove siete e rispondete alle domande."
Il Novizio, vedendolo in piedi accanto al sovrano seduto sul trono, sbott: "Sua maest si d importanza con l'affettare disprezzo per gli altri. Invitate il mio maestro a diventare vostro genero, e poi lo costringete a restare in piedi. Sposer vostra figlia e diventer 'sua altezza'; perch non lo fate sedere?"
Il re impallid di paura. Ebbe la tentazione di rifugiarsi nelle stanze interne, ma gli sembr indecoroso e si trattenne. Fin per raccogliere tutto il suo coraggio e ordinare che si portasse un cuscino ricamato per far sedere il monaco. Quando lo vide comodamente sistemato, Scimmiotto acconsent a rispondere:

"La casa avita del vecchio Scimmiotto  la Grotta del Sipario Torrenziale, sul Monte di Fiori e Frutti del paese di Aolai, nel continente dell'Est.
Mi partor una rupe; furono mio padre il cielo e mia madre la terra. Conseguii il Tao con l'aiuto di un perfetto e ritornai nel paese natale, la terra benedetta della grotta dove vivevano i miei. Sottomisi i draghi in fondo al mare e scalai le montagne per catturare le fiere.
Dopo aver cancellato il mio nome dal registro dei morti, ebbi il titolo di Grande Santo Uguale al Cielo. Godevo gli splendori dei palazzi celesti, mi intrattenevo con gli immortali e vivevo nella gioia e nei canti. In quei santi luoghi, un giorno dopo l'altro, vivevo felice.
Ma poi, per aver turbato la festa delle Pesche d'Immortalit ed essermi ribellato al Cielo, fui catturato dal Buddha, imprigionato sotto la Montagna dei Cinque Elementi, nutrito di pillole di ferro e dissetato con bronzo liquefatto. Per cinquecento anni non conobbi i sapori del t e del riso. Per fortuna il mio maestro part dalle terre dell'Est, diretto a occidente, e Guanyin gli ordin di liberarmi dal celeste castigo. Uscito da quella prova, mi convertii allo Yoga.
Il mio nome  Consapevole del Vuoto, ma mi chiamano anche il Novizio."

Il re si rese conto che aveva a che fare con gente di qualit; balz gi dal trono e corse a stringere le mani del reverendo: "Genero mio, una celeste affinit vi ha portato nella mia casa ad annodare questi divini legami." Tripitaka non finiva pi di ringraziare.
Il re risal sul trono e domand: "E il secondo discepolo?" Porcellino drizz il grugno con sussiego e rispose:

"Nella sua vita anteriore, il vecchio Porcellino era avido di piaceri e incline all'indolenza. Trascorsi un'esistenza sviata, nel disordine e nella confusione. Ero ignaro dell'altezza del cielo e dello spessore della terra, quanto dell'immensit dei mari e della maest dei monti.
Mentre mi trovavo immerso nelle tenebre, incontrai un uomo vero che, con poche parole, mi liber dalla rete dei miei peccati e spezz la porta della mia disgrazia. Illuminato da lui, mi dedicai anima e corpo al suo insegnamento, praticando con diligenza il lavoro del doppio otto e forgiando rispettosamente la successione del doppio nove. Ci mi apr le porte dei palazzi del Cielo.
La grazia generosa dell'Imperatore di Giada mi confer il titolo di Ammiraglio dei Canneti Celesti e mi affid il comando della marina che presidia la Via Lattea. Ma a una festa delle Pesche d'Immortalit mi lasciai andare a certe libert con Chang'e; perci fui degradato e bandito fra i mortali. Sul cammino della reincarnazione, per sbaglio fui concepito da una scrofa; e abitando sul Monte Fuling commisi ogni specie di peccato.
Fu Guanyin a riportarmi sulla retta via: mi convert alla dottrina del Buddha e fece di me il protettore del monaco cinese nella sua ricerca delle scritture nel Paradiso dell'Ovest.
Il mio nome in religione  Consapevole delle proprie Capacit; mi chiamo anche Otto Divieti."

Il re era tanto impressionato che non osava nemmeno alzare gli occhi su di lui. Il bestione fu eccitato dall'impressione che faceva, e si lasci andare a smorfie mostruose, sventagliando le orecchie e ridendo satanicamente.
Tripitaka gli grid: "Via, un po'di creanza!" Porcellino si sforz di rientrare nei ranghi e addirittura di imitare, con certe curiose contorsioni, un comportamento manieroso.
"Qual' la storia del vostro terzo discepolo?" domand il re. Sabbioso giunse le palme e rispose:

"Fui un semplice mortale che cercava la Via perch temeva la morte. Vagabondai fino alle estremit dei mari e ai confini del cielo, in abito monacale e con la ciotola delle elemosine. La pia sincerit della mia ricerca mi fece incontrare un compagno d'immortalit. Mi riusc di alimentare il fanciullo alchemico e di unirmi alla bella fanciulla; quando il mio lavoro raggiunse il Chiliocosmo, armonizzai i quattro stati dei fenomeni.
Fui ammesso dentro i confini del Cielo, mi inchinai davanti alla volta misteriosa e ricevetti il titolo di Generale delle Cortine Arrotolate, incaricato del carro di draghi e fenici.
Ma durante la festa delle Pesche d'Immortalit ruppi maldestramente una coppa di cristallo, e perci fui esiliato nel Fiume delle Sabbie Mobili. Il mio aspetto e il mio spirito mutarono: mi abbandonai al peccato e distrussi molte vite.
Per fortuna la pusa, in viaggio verso l'Est, mi convert e mi impegn ad accompagnare il figlio del Buddha della corte dei Tang, in cerca del giusto frutto.
Mi sentii rinnovato e ricominciai a coltivare il Grande Risveglio.
Sia il mio nome in religione, Consapevole della Purezza, sia l'altro nome di Sabbioso, evocano il fiume."

Il re si sentiva combattuto fra la gioia e il timore: gioia che sua figlia avesse scelto un buddha vivente, e timore per quei discepoli, che erano in realt divinit perverse. Si present il primo astrologo di corte: "Il matrimonio  fissato per il dodici di questo mese: un giorno fasto, particolarmente propizio all'unione e conforme alle regole generalmente in uso."
"Oggi che giorno ?" chiese il re.
"Oggi  l'otto, il giorno in cui le scimmie offrono frutta, propizio all'udienza dei saggi e alla trattazione degli affari."
Il re fu soddisfatto e ordin di spazzare torri e padiglioni nel parco, per ospitarvi il genero e i suoi discepoli in attesa delle nozze. Poi fu tolta la seduta.
Tripitaka e i suoi si ritirarono nei quartieri destinati dove, al cader della sera, fu servito un pasto vegetariano.
"Abbiamo avuto una giornata impegnativa; perci dobbiamo mangiare in abbondanza!" esclam allegro Porcellino. I servitori portavano una pignatta dopo l'altra di riso e di tagliatelle, e riempivano senza tregua la sua ciotola; finalmente il mangione si sent sazio, pieno e stivato fino ai capelli, e si ferm. Si accesero le lampade, si distesero le coperte e in breve tutti si coricarono.
Non appena restarono soli, il reverendo si rivolse al Novizio con voce furente: "Maledetto macaco, mi metti sempre in situazioni impossibili! Te lo avevo detto che volevo sbrigare il visto del passaporto tenendomi lontano da quella torre: mi ci hai trascinato tu. E adesso che abbiamo visto com' andata a finire, che cosa conti di fare per cavarmi dai guai in cui mi hai ficcato?"
"Maestro" rispose sorridendo Scimmiotto, "vi ho portato dove potevate soddisfare la vostra passione nostalgica per il passato e le tradizioni; non dicevate che la scelta dello sposo con il lancio della palla ricamata vi ricordava la vostra povera mamma? Sul serio: abbiamo promesso al superiore del Monastero Pavimentato d'Oro di chiarire il mistero della principessa; non potevamo farlo tenendoci in disparte. Il re ha la faccia cupa, cova qualcosa; ma di sua figlia non ho ancora avuto modo di farmi un'idea."
"Che cosa farai quando l'avrai vista?"
"Distinguer il vero dal falso e il giusto dal perverso: mi baster guardarla negli occhi."
Sabbioso e Porcellino risero: "Nostro fratello fa pratica come fisiognomonista."
"Quelli non sono buoni nemmeno ad allacciarmi le scarpe" ribatt Scimmiotto.
"Voi perdete tempo a cicalare" grid Tripitaka, "ma questa gente ha deciso di prendermi per genero: come me ne potr liberare?"
"Le nozze sono fissate per il dodici. In quell'occasione la principessa dovr per forza presentarsi in pubblico, per rendere omaggio ai genitori, e io avr modo di osservarla. Se poi scoprissi che  una ragazza normale, non vi rester che sposarla e godervi i fasti del regno."
L'esasperazione di Tripitaka raggiunse il colmo: "Brutto macaco, mi vuoi morto! Avremo percorso il novantotto per cento del nostro viaggio, e tu cogli il momento per pugnalarmi con la tua lingua affilata. Tienila chiusa, quella boccaccia puzzolente! Se mi manchi di rispetto, recito l'incantesimo e ti spacco la testa."
Il Novizio si spavent: "Per carit, non fatevi prendere la mano. Anche se la principessa fosse autentica, potremo sempre creare confusione nel palazzo e rapirvi al momento della cerimonia."
Quando suon la prima veglia, discutevano ancora.

Profumano i fiori, sgocciola la clessidra. Sulla porta decorata  calata la tenda di perle. Ogni luce  spenta nella corte, gli ultimi suoni del flauto tibetano sono svaniti nel silenzio; in un angolo dondola al vento l'altalena vuota.
Il lume della luna riempie la stanza. Sotto il cielo stellato sognano le farfalle.
Bianche nuvole navigano lungo la rotta della Via Lattea verso paesi lontani.
Il vento agita le chiome dei salici; il cuore del viandante si stringe di nostalgia.

"Maestro" sugger Porcellino, "mettiamoci a letto. Ne riparleremo domattina."
Il mattino successivo l'udienza reale si apr alle cinque.

Una nube di porpora circonda
I palazzi reali. Cirri sventolano
Come pennoni. Quando sorge il sole
Emergono dall'ombra le chimere
Sul culmine dei tetti. La rugiada
Imperla i fiori, e bruma mattutina
Aggiunge un tocco al fascino dei salici.
Mentre suona la musica reale
I mandarini cantano la pace
E l'armonia che regnan nel paese.

Dopo aver ricevuto l'omaggio dei funzionari civili e militari, il re ordin: "Il servizio dei banchetti prepari il convito di nozze per il giorno dodici. Oggi servirete una giara di vino di primavera. Invitiamo nostro genero a intrattenersi con noi nel parco reale."
Quanto ai tre 'saggi parenti', l'ufficio del cerimoniale fu incaricato di accompagnarli all'albergo, dove il servizio dei banchetti doveva offrir loro una colazione vegetariana. L'ufficio della musica aveva il compito di far musica dove gli ospiti si trovassero, perch ciascuno godesse la bella giornata primaverile.
Intervenne Porcellino: "Maest, noi discepoli non ci siamo mai separati dal maestro. Se lo volete festeggiare nel parco reale, invitate anche noi. Sar utile anche a voi, perch senza il nostro aiuto non riuscirete a persuaderlo a diventare vostro genero."
Il re era impressionato da quel brutto grugno, dalla vociona rude, dalle smorfie che faceva e dai suoi impossibili sventagliamenti d'orecchie. Gli sembr prudente non contrastare lo strano personaggio, tanto pi se poteva restarne compromesso il real matrimonio.
"Mi recher in compagnia del genero nel Padiglione di Perpetua Pacificazione" dichiar. "Preparate per i discepoli il Chiosco Afferra Primavera; non  il caso che mangino alla stessa tavola del loro maestro."
Il bestione tir gi una riverenza e borbott: "Grazie tante."
Verso l'ora del serpente, le dieci del mattino, il re mont sul carro reale e invit Tripitaka ad accompagnarlo in un giro dell'incantevole parco reale:

Sentieri pavimentati di marmi colorati; balaustre finemente traforate. I sentieri serpeggiano fra piante rare; insoliti fiori si mostrano dietro le balaustre.
Il martin pescatore si smarrisce fra i magici peschi; i salici delicati nascondono il rigogolo. Un profumo inebriante riempie le maniche del visitatore, lievi fragranze impregnano i suoi abiti.
Fra la terrazza delle fenici e lo stagno dei draghi si ergono il padiglione dei bamb e il chiosco dei pini; qui un'aria di flauto richiama le fenici, l i pesci si trasformano in draghi e volano via [...]

A lungo il re e il suo seguito contemplarono i bei luoghi. Poi il re condusse Tripitaka nel Padiglione di Perpetua Pacificazione, mentre Scimmiotto e i condiscepoli furono invitati nel Chiosco Afferra Primavera. Si banchett in un ambiente fastoso, fra canti, musica e danze.

Splende nel sole il portale imponente,
Mentre la torre di draghi e fenici
Emerge dalla bruma. Sono chiari
I colori che splendono sul prato
E drappeggiano i lieti convitati.
Suono di flauti accompagna il banchetto,
Girano calici colmi d'ambrosia.
Il sovrano divide con i sudditi
La sua gioia nel vasto padiglione.

Il reverendo, fatto segno di tanti riguardi, non poteva certo far mostra di sottrarsi alla gioia generale: viso contento roso dall'angoscia.
Erano appesi al muro quattro pannelli dorati, che rappresentavano le quattro stagioni e recavano versi dei migliori letterati della Foresta dei documenti.
Sul quadro della primavera:

Nuovo respiro alita dal cielo,
Ogni cosa nel mondo  rinnovata.
Rivaleggian di fiori il pesco e il melo.
Ritorna al nido la rondine alata.

Sul quadro dell'estate:

L'aria del flauto interrompe i tuoi sogni
In cui l'umido caldo t'immergeva.
Vedi brillare il sole sui cotogni
E fragranza di fiori ti solleva.

Sul quadro dell'autunno:

Le foglie gialle ricoprono il suolo.
La rondine il suo nido ha abbandonato.
Giunchi spezzati; stormi di oche in volo.
Candida brina la notte ci ha dato.

Sul quadro dell'inverno:

Gelida pioggia dalle nubi nere.
Mostrano i monti le cime imbiancate.
Nella penombra rosseggia il braciere.
Vita latente in fronde denudate.

Il re not che Tripitaka era intento alla lettura dei versi. "Caro genero" gli propose, "vedo che amate la poesia, e certo sarete abile a comporla. Non siate avaro dei vostri talenti: offriteci poemi con le stesse rime."
Il reverendo poteva perdersi per ore nella contemplazione di un paesaggio, vero o dipinto, come tutti coloro che hanno chiara visione del proprio spirito. Si sent onorato dalla proposta del re, e gli sal senz'altro alle labbra il primo verso: "Il ciclo si avvicenda, fonde il gelo..."
Il re, soddisfatto, ordin all'ufficiale di guardia: "Portami i quattro tesori dello studio del letterato. Pregher il genero di mettere i suoi poemi per iscritto, cos potremo gustarceli con comodo."
Il reverendo prese il pennello e scrisse.
Ai versi sulla primavera:

Il ciclo si avvicenda, fonde il gelo,
La dolce pioggia ogni cosa ha lavata.
Si rinnova la vita in ogni stelo.
Splende nel sole l'aiuola infiorata.

Ai versi sull'estate:

Dell'ombra della sofora abbisogni,
Che dall'ardente sole ti solleva.
Se musica ti occorre pei tuoi sogni,
Canto d'uccelli ogni tristezza leva.

Ai versi sull'autunno:

Gli ultimi aromi esalan foglie al suolo.
Il primo gelo al cipresso ha giovato.
Dei crisantemi fiorisce lo stuolo.
Sulle acque la canzone ha risonato.

Ai versi sull'inverno:

D l'aria fredda e pura il suo piacere;
Mette in risalto le rupi innevate.
Messo a bollire il cumis sul braciere,
Ci scaldiamo le mani congelate.

Il re fu generoso di complimenti e ordin all'ufficio della musica di comporre ed eseguire arie sui versi di Tripitaka. Cos pass la giornata.
Scimmiotto e i condiscepoli, nel loro chiosco, attendevano a passatempi pi materiali e finirono per sentirsi un po'brilli. Alla fine andarono in cerca del maestro, che si stava ancora intrattenendo con il re. Porcellino, che non conosceva moderazione, si lasci andare a gridare: "Come siamo stati bene! Ci siamo riempiti la pancia come si deve. Adesso possiamo anche buttarci gi a ronfare."
"Che maleducato!" esclam ridendo Sabbioso. "Dormire subito dopo aver mangiato tanto non aiuter la nostra digestione."
"Si vede che non conosci il proverbio: Chi dopo pranzo dormir, un dito di ciccia fabbricher."
Tripitaka era livido. Si affrett a congedarsi dal re e, allontanatosi dal padiglione, diede una strigliata ai suoi discepoli, in particolare a Porcellino: "Bestia villana! Tu credi di poter dire qualsiasi cosa; ma il re potrebbe irritarsi, e fartela pagare cara."
"Che differenza volete che faccia?" replic Porcellino. "Per lui, ormai, siamo gente di famiglia. Come dice l'adagio: Non c' colpo che spezzi il legame di sangue; non c' insulto che rompa il buon vicinato. Dopo tutto stavamo a divertirci. Non credo che abbiamo corso nessun pericolo."
"Tenetemi fermo questo cretino" ordin Tripitaka esasperato. "La lezione gliela d io, con il mio bastone da pellegrino."
Scimmiotto esegu, rovesciandolo al suolo e inchiodandolo spalle a terra, mentre il reverendo levava il suo bastone.
"Monsignor genero!" strillava il bestione. "Fatemi grazia, per piet!" Gli ufficiali che li accompagnavano intercedettero in suo favore.
Porcellino pot rimettersi in piedi e brontol: "Bel genero che siete! Fate il tutore della legge del re ancor prima di aver consumato il matrimonio."
Scimmiotto gli tur la bocca con la mano: "Taci, scemo. Per oggi ne hai dette abbastanza. Se vuoi restar sano, va a dormire."
Si ritirarono per la notte nel Chiosco Afferra Primavera. I giorni successivi trascorsero in feste e passatempi, finch giunse il grande momento.
Il giorno dodici gli ufficiali dei tre dipartimenti del servizio dei banchetti si presentarono a rapporto: "In conformit dell'ordine impartito il giorno otto,  stata compiuta la costruzione della residenza del real genero. Non resta che trasportarvi il corredo. I preparativi del banchetto sono stati completati: cinquecento coperti con doppio menu, vegetariano e non."
Mentre il re si disponeva a un sopralluogo, in compagnia del genero, sopraggiunse un inviato del palazzo interno: "Maest, la regina vi invita."
Il re si rec nel Palazzo del Radioso Yang, dove le regine dei tre palazzi e le concubine delle sei corti avevano accompagnato la principessa e cicalavano a distesa.
Lo spettacolo di fiori e broccati che offrivano era pi ricco e sontuoso di quello del Palazzo della Luna; niente da invidiare al Padiglione di Diaspro della residenza degli immortali. [...](17)
Quando regine e dame lo ebbero convenientemente salutato, il re prese la parola: "Mia saggia figlia e cara principessa, spero che vediate esauditi tutti i vostri voti, dopo che la palla ricamata ha cos felicemente scelto il vostro sposo. Gli ufficiali dei vari servizi hanno lavorato sodo con grande devozione, e ora tutto  pronto. Il gran giorno di gioia  arrivato: vi raccomando di essere puntuale alla festa di nozze."
La principessa si prostern: "Padre e maest, vi prego di perdonare le mille offese che la vostra umile figlia vi reca. Ho udito dagli ufficiali di palazzo che il santo monaco ha tre discepoli molto brutti: non li vorrei vedere, per non restarne spaventata. Se fosse possibile, vi chiederei di mandarli via. Sapete che sono impressionabile e di salute delicata: se mi trovassi davanti quegli spauracchi, il giorno di festa potrebbe mutarsi in un giorno di lutto."
"Giusto, figlia mia, non ci avevo pensato. Sono dei tipi pi brutti del comune; in questi giorni abbiamo cercato di confinarli il pi possibile nel Chiosco Afferra Primavera. Faremo cos: vister i loro passaporti e li inviter a ripartire prima di dare inizio alla festa."
La principessa batt la fronte al suolo in segno di gratitudine. Il re sal nella sala d'udienza e convoc il real genero e i suoi discepoli.
Tripitaka, che aveva contato febbrilmente i giorni, stava appunto discutendo il da farsi: "Eccoci arrivati al giorno dodici. Come ci regoliamo?"
"Il re  effettivamente circondato da un soffio nefasto; ma  lieve, non pu trattarsi di niente d'irreparabile" rispose Scimmiotto. "Quanto alla principessa, non ho ancora avuto modo di osservarla; al primo colpo d'occhio ne sapr quanto occorre. In ogni modo, voi dovete conservare la calma. Vedrete che il re ci convocher, e probabilmente inviter noialtri ad andarcene. Voi non dovete fare difficolt a restar qui solo: vedrete che io ritorner subito di nascosto ad assicurare la vostra protezione."
Ed ecco giungere l'ufficiale che li convocava davanti al re, accompagnato dal direttore dell'ufficio del cerimoniale.
"Eccoci qua!" sogghign Scimmiotto. "Naturalmente si tratter di metterci alla porta, prima di dare il via ai festeggiamenti."
"Chiss quante once d'oro e d'argento ci offriranno; ce ne sar da darci bel tempo e da riportarne a casa a bizzeffe" sognava Porcellino.
"Sta zitto!" esort Sabbioso. "Facciamo come suggerisce il fratello maggiore."
In assetto di viaggio, con bagagli e cavallo, seguirono l'ufficiale ai piedi dei gradini vermigli. Il re disse loro: "Dateci i vostri documenti perch vi apponiamo il sigillo. Vi abbiamo preparato un viatico perch vi possiate recare senza indugio sul Monte degli Avvoltoi a incontrare il Buddha. Al ritorno, se avrete ottenuto le scritture, riceverete altri segni della nostra gratitudine. Non abbiate timore per nostro genero: resta in buone mani."
Scimmiotto ringrazi e incaric Sabbioso di porgere i documenti. Il re li lesse, appose il sigillo e la sua firma, e offr in dono dieci lingotti d'oro e venti d'argento. L'avido Porcellino li prese in consegna, e Scimmiotto si inchin e si scus per il disturbo.
Mentre stavano per partire, Tripitaka gli si aggrapp a un braccio battendo i denti, e bisbigli: "Ve ne andate via e mi abbandonate!"
Scimmiotto gli pizzic la mano e strizz l'occhio: "Godetevi la vita, fate festa! Non appena avremo ottenuto le scritture, ci rivedremo." Tripitaka gli restava convulsamente aggrappato. Agli occhi dei funzionari, sembrava che si stessero salutando.
Ma il re sollecit il genero ad accompagnarlo nei suoi appartamenti, e Tripitaka dovette mollare la presa, mentre i suoi discepoli venivano accompagnati fuori del palazzo.
Si incamminarono verso l'albergo. "Ce ne andiamo davvero?" chiedeva Porcellino. Scimmiotto tirava diritto e non rispondeva.
Il mastro di posta offr loro il t e fece preparare una colazione. Scimmiotto raccomand: "Non mettete il naso fuori di qui. Vi lascio un sosia; evitate di parlargli, perch non so che cosa vi risponderebbe. Se il mastro di posta vi rivolge la parola, restate sulle generali. Io me ne vado dal maestro."
Si strapp un pelo, grid: "Trasformazione!" e ne fece un altro Scimmiotto che lasci al suo posto. Da parte sua, si trasform in ape e vol via.

L'insetto giallo danza nel vento, con bocca dolce di miele e aguzzo dardo nella coda. Nessuno  pi abile di lui a introdursi fra i salici, scuotere i fiori e rubare ai pistilli i loro profumi. Non si ferma mai, abile e indaffarato. Trover mai il tempo di assaggiare il miele che distilla?

Giunto alla corte, vide il monaco cinese su un morbido cuscino, alla sinistra del re, con la faccia contratta come se fosse seduto sui carboni ardenti. Si pos sul suo cappello alla Vairocana e bisbigli: "Maestro, eccomi qua!"
Solo il monaco cinese poteva udire la sua vocina, e gli fu di grande sollievo.
Venne un ufficiale di palazzo a invitare: "Maest, il pranzo di nozze  servito nel Palazzo della Gazza. La regina e la principessa vi aspettano: pregano vostra maest e gli onorevoli ospiti di prendere posto."
 il caso di dirlo:

Ogni perverso preferisce i fiori
Che gli portan disgrazia;  dallo spirito
Agitato che originano i guai.

Se poi non sapete, in fin dei conti, come il monaco cinese riuscisse a tirarsene fuori, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 95
UNA LEPROTTA INTRAPRENDENTE

OVE IL FALSO, CERCANDO L'UNIONE COL VERO, CONDUCE ALLA CATTURA DELLA LEPRE DI GIADA, PURA FEMMINILIT CHE RITORNA AL GIUSTO E RITROVA NUMINOSIT PRIMORDIALE.


Come si diceva, il monaco cinese segu il re verso gli appartamenti interni. Tutto spaurito e preoccupato, teneva la testa bassa e non osava alzare gli occhi. Intorno a lui suonavano fanfare ed esalavano dai bracieri profumi squisiti.
Posato in forma d'ape sul cappello del maestro, Scimmiotto se la godeva un mondo: due file di belle fanciulle vestite di vivi colori formavano uno spettacolo pi incantevole della brezza di primavera che sollevi tende di broccato.

Tenere e carine, pelle pi liscia del ghiaccio e sostanza di giada. Si tengono per mano a coppie, pi seducenti delle ragazze di Chu, pi belle di Xi Shi. Dalle loro alte e vaporose acconciature prendono il volo splendide fenici. Le sopracciglia di falena disegnano profili di montagne all'orizzonte. Suonano intorno pifferi e organi a fiato, flauti e tamburi. Le note salgono e scendono in bell'armonia.
Puri canti, danze meravigliose, pi amabili dei fiori ricamati sul broccato.

Nel vedere il suo maestro insensibile al bello spettacolo, il Novizio schioccava la lingua soddisfatto: "Che monaco in gamba! Tra le sete e i broccati il cuor non si smarrisce; vanno i piedi sul diaspro, ma la mente nel cielo."
La principessa attendeva davanti al Palazzo della Gazza, circondata dalle regine e dalle concubine reali, che gridarono: "Viva il re! Lunga vita al re!" Il reverendo, preso dal panico, tremava come una foglia e non sapeva come comportarsi. Scimmiotto constat che intorno alla principessa c'era un'aura malefica, per quanto lieve. Mormor all'orecchio del maestro: "In effetti in quella principessa c' qualcosa che non va."
"Come faremo a costringerla a mostrarsi nel suo vero aspetto?"
"Ci penso io, seduta stante."
"Fermo, per carit! Non bisogna spaventare sua maest. Per usare le tue magie, devi aspettare che si sia ritirato."
Scimmiotto non era di temperamento temporeggiatore. Gett un grido, riprese la propria forma e si gett sulla principessa: "Bestia immonda! Non ti bastava goderti il frutto delle tue menzogne: sei tanto spudorata da voler ingannare anche il mio maestro e distruggere il suo yang immacolato."
Il re rimase a bocca aperta, le regine svenivano, la dame di palazzo scappavano via e non sapevano pi dove nascondersi. Era come se

soffiasse temporale di primavera o burrasca autunnale. Il temporale di primavera scuote mille fiori nel giardino; la burrasca autunnale si porta via diecimila foglie dal boschetto. Peonie spezzate sono cadute sulla balaustra. Gli ibischi presso lo stagno fremono ancora. Petali di crisantemi si sono raccolti ai piedi della terrazza. Il povero melo fiorito si affloscia senza forza nella polvere. Il profumo delle rose si disperde.
Quel vento di primavera spezza i gambi del loto.
Quella neve invernale brucia i germogli dei prugni. I petali di melograno cadono qua e l nella corte. I salici della diga si piegano fino a terra.
La notte di tempesta ha ricoperto il suolo di infinite macchie rosse.

Tripitaka si aggrapp al re: "Maest, vi supplico, non vi spaventate! Quel testardo del mio discepolo vuol sempre fare di testa sua: ora sta usando la magia per distinguere il vero dal falso."
Quando la creatura malefica si vide smascherata, si strapp i vestiti e i gioielli che indossava e corse al tempietto della divinit locale per ricuperare un corto bastone, che aveva la foggia di un grande pestello. Fronteggi e cerc di colpire il Novizio che la inseguiva, ma si vide opporre la sbarra di ferro. Urlando e soffiando vapori, i due ingaggiarono un duello con l'impiego dei loro poteri magici; presto, per muoversi ad agio, montarono in cielo e si diedero battaglia sulle nubi, sollevandole e scompigliandole fino a nascondere il sole. Un bello scontro!

La sbarra cerchiata d'oro  famosa; quel curioso pestello, chiss da dove viene. L'uno viaggia in cerca delle autentiche scritture; l'altra vuol soddisfare la sua ingordigia per i fiori rari.
La creatura conosce da un pezzo il santo monaco, e vuole impadronirsi del suo seme. A suo tempo aveva rapito la vera principessa per mettersi al suo posto. Ma, fin dal primo incontro, il grande santo ha riconosciuto i suoi miasmi malvagi e separato l'illusione dalla realt.
Il pestello mira alla testa, ma la sbarra lo arresta.

Quel combattimento nel cielo mise in allarme tutti gli ufficiali di corte, e in subbuglio tutta la popolazione della citt. Il reverendo sosteneva il re e gli diceva: "Non temete! Rassicurate anche sua maest la regina e le altre persone. Il fatto  che la vostra principessa non era autentica come credevate, ma falsa. Aspettate che il mio discepolo metta tutto in chiaro, e saprete come regolarvi."
Le pi coraggiose fra le concubine reali corsero a raccogliere vestiti e gioielli caduti a terra, e li mostrarono alla regina: "Dev'essere vero che  una creatura perversa. Guardate che svergognata: si  spogliata tutta nuda ed  saltata in cielo a picchiarsi con il bonzo."
Pian piano, il re, la regina e le altre dame rientrarono in s e guardarono che cosa accadeva sopra le loro teste.
Il mostro e il grande santo continuarono a battersi per mezza giornata; finch Scimmiotto gett in aria la sua sbarra e grid: "Trasformazione!" Subito la sbarra si moltiplic in centinaia e migliaia di esemplari, che piovvero da tutte le parti intorno al mostro come una grandinata di serpenti e di pitoni. Esso, preso dal panico, si trasform in una corrente d'aria e fugg via nell'azzurro. Scimmiotto riun nuovamente le sbarre e lo insegu a cavalcioni di una luminosit di buon augurio. Vide da lontano bandiere e stendardi, e si rese conto che il mostro si dirigeva verso l'entrata occidentale del Cielo; allora grid a gran voce: "Dalli al mostro! Portinai, fermate quel mostro!"
Il devarja Conservatore del Regno accorse subito, alla testa dei quattro grandi marescialli Pang, Liu, Gou e Bi, e sbarr la strada. La creatura fu costretta a volger loro le spalle, si trov davanti Scimmiotto e lo affront alla disperata con il suo pestello.
Mentre combatteva, il grande santo osservava con curiosit quella strana arma, con un'estremit sottile e l'altra grossa e arrotondata, precisamente come un pestello da mortaio: "Spiegami un po', bestiaccia, da dove viene la tua strana arma?"
"Non la conosci?" rispose il mostro. "Ascolta.

 radice di bianca giada. Secoli
La levigarono. Sta in mio possesso
Fin da prima che il caos si separasse.
Non  cosa mortale, ma celeste.
Il suo corpo splendente si congiunge
Ai quattro stati ed ai cinque elementi,
Ai tre principi primordiali. L'ebbi
Nel Palazzo del Rospo e sotto l'ombra
Del cinnamomo; come mia compagna
Mi segu inseparabile anche quando
Discesi sulla terra e venni in India
Per amore dei fiori. Il desiderio
Mi spinge verso il monaco cinese.
Per quale crudelt tu vuoi spezzare
La nostra unione e cercare la morte?
L'arma che non conosci ha rinomanza
Assai pi antica della sbarra tua:
Sulla Luna, al Palazzo del Gran Gelo,
 il pestello che serve a preparare
La droga che spedisce all'altro mondo."

Scimmiotto fece una risata di compatimento: "Una bestiola che ha abitato nel Palazzo del Gran Gelo non pu ignorare chi sia il vecchio Scimmiotto. Perch non riprendi il tuo aspetto e non ti sottometti, per salvare la pelle?"
"Ho visto subito che eri l'equipuzio dei famosi disordini di cinquecento anni fa. Certo, sarebbe ragionevole cedere. Ma tu hai impedito il mio matrimonio:  peggio che se mi avessi ucciso il padre e la madre. Non c' ragione n timore che mi possano convincere ad arrendermi a te, equipuzio della malora!"
Si sa che questo epiteto innervosiva il grande santo. Il sangue gli mont alla testa, e alz la sbarra per dargli una buona legnata. Ma il mostro mulin il suo pestello, e lo scontro riprese.

La sbarra cerchiata d'oro e il pestello per battere droghe nel mortaio sono due armi magiche molto diverse, ma ugualmente potenti.
Lei  scesa nel basso mondo a scopo di matrimonio; lui svolge il suo compito di protezione del monaco cinese.
In effetti la colpa  del re, che con il suo eccessivo amore per i fiori ha attirato l'attenzione dell'essere perverso.
 lo scontro di due testardi: a ogni assalto, corrisponde un adeguato contrattacco; non parliamo poi delle ingiurie che i due si scambiano a ruota libera.
Non trovereste altrove un pestello pi gagliardo; ma la sbarra  ancor pi potente.
Raggi d'oro illuminano le porte del Cielo; brume colorate mandano i loro riflessi fino alla terra.
Le forze della creatura malefica vengono meno: regge una diecina di scontri, ma alla fine si ritrova spossata.

In capo a una diecina di scontri, la creatura si rese conto che quella sbarra stava diventando una minaccia incontrollabile; fece una finta, con una lieve rotazione si trasform in un fascio di raggi dorati e fugg verso sud. Il grande santo la insegu fino a un'alta montagna, dove la vide scomparire dentro una grotta.
Scimmiotto si accontent di rilevare i luoghi e prefer ritornare dal maestro, per assicurarsi di non cadere vittima di manovre diversive.
Erano circa le quattro del pomeriggio. Il re tremava e si aggrappava a Tripitaka, pregandolo: "Santo monaco, salvatemi!" Le regine e le dame, terrorizzate, videro Scimmiotto che scendeva da una nuvola e chiamava: "Maestro, eccomi qua."
"Prudenza, Consapevole del Vuoto! Cerca di non dare altre preoccupazioni a sua maest. A che punto sta l'affare della falsa principessa?"
"In realt  un bel mostro, quella principessa! Ci siamo battuti fino alle porte del Cielo. Alla fine l'ho messa in fuga e l'ho inseguita su una montagna in cui ha cercato riparo. Io sono venuto qui per accertarmi che non trovasse modo di prendersela con voi."
Il re prese da parte Tripitaka e gli chiese: "Se quella non era la principessa, mia figlia dov' andata a finire?"
"Una cosa per volta" intervenne Scimmiotto. "Ora fatemi catturare la falsa principessa; quella vera la ritroverete in un baleno."
Ci aliment le speranze di regine e concubine, che lo circondarono invocando: "Santo monaco, salvate la nostra principessa, e noi sapremo ricompensarvi generosamente!"
"Non  il momento di discuterne" rispose Scimmiotto. "Mettiamo un po'd'ordine. Prego sua maest e il maestro di chiudersi nella sala d'udienza, e le signore di ritornare nei loro appartamenti. I miei condiscepoli devono dividersi la protezione dei due luoghi, mentre io ritorno dal mostro. Cos gli appartamenti interni e quelli pubblici resteranno separati, e io sar pi tranquillo e mi sentir le spalle coperte."
Tutti ubbidirono e si ritirarono nei luoghi assegnati, dopo avere ordinato un lauto pasto. Scimmiotto confer con Porcellino e Sabbioso, per informarli e dare le sue raccomandazioni. Quando vol via con una capriola nelle nuvole, i funzionari restarono a pregare rivolti al cielo.
Sulla montagna il mostro si era rintanato da qualche parte, sbarrando con massi l'ingresso del suo rifugio. Il Novizio fece ricerche, ma non vide nessun movimento; ardente di impazienza, pronunci la formula per convocare il tudi e il dio della montagna. Ed ecco le due divinit prosternate davanti a lui: "Noi non sappiamo niente, non abbiamo visto niente. Altrimenti non ci saremmo certo risparmiati per farvelo sapere. Vi supplichiamo di perdonarci!"
"Non voglio battervi, ma soltanto chiedere come si chiama questa montagna e quali mostri nasconde. Se volete essere perdonati, vuotate il sacco."
"Grande santo, questo  il Monte Punta di Pennello. In tutto e per tutto racchiude una tana di lepre con tre ingressi. Qui non ci sono mai stati mostri, fin dai tempi antichi; questa  terra benedetta, dove ci si muove liberamente. Se vostra santit cerca mostri, pu trovarne quanti ne vuole sulla strada dell'Ovest."
"All'arrivo in India, ho trovato che il re si era lasciato rapire la figlia da un mostro che ne aveva preso il posto.  un mostro femminile, che ha fatto carte false per sposare il mio maestro. Io l'ho smascherata e combattuta, e lei  fuggita da queste parti, trasformata in raggi d'oro. Arrivata qui,  scomparsa. Dove pu essersi rimpiattata?"
Le due divinit guidarono Scimmiotto verso la tana di lepre. Presso il pi basso dei tre ingressi certi conigli selvatici brucavano l'erba, e fuggirono all'avvicinarsi degli estranei. L'ingresso pi alto era chiuso da due grandi sassi.
"Il mostro che dite si sar chiuso l dentro" disse il tudi.
Scimmiotto allontan i sassi, e in effetti la creatura perversa schizz fuori brandendo il suo pestello e scambiando colpi con Scimmiotto; mentre il dio della montagna, per lo spavento, ruzzolava dal pendio e il tudi alzava i tacchi. "Disgraziati, chi vi ha chiesto di fare la spia a questo prepotente?" imprecava il povero mostro.
La creatura resistette come poteva, perdendo terreno, mentre calava la sera. Ormai Scimmiotto si apprestava a darle il colpo di grazia, quando dal nono cielo venne una voce: "Grande santo, ti prego, abbi piet! Arresta la tua forte mano!"
Scimmiotto alz gli occhi e vide discendere su nubi iridate la sovrana dell'Astro dello Yin Supremo, accompagnata dall'immortale Chang'e. Il Novizio abbass subito le armi e si inchin: "Come state, cara Yin Supremo? Scusatemi se non vi ho visto arrivare e non mi sono fatto da parte."
"La creatura perversa che combatti non  altri che la lepre di giada addetta a pestare nel mortaio la droga di immortalit di brina misteriosa, nel mio Palazzo del Gran Gelo. Due anni fa ha aperto di nascosto il catenaccio d'oro della porta di giada ed  fuggita. Sono venuta fin qui perch mi sono resa conto che la sua vita era in pericolo. Spero che la vorrai risparmiare per riguardo alla mia vecchia persona."
"Ma certo!" esclam Scimmiotto. "Come potrei mancarvi di riguardo? Adesso capisco dove ha imparato a maneggiare quel pestello con tanta destrezza. Voi non saprete, cara Yin Supremo, che questa intraprendente leprotta ha rapito la figlia del re dell'India e ne ha preso il posto, nell'intento di rovinare lo yang primordiale del santo monaco mio maestro.  un reato bello e buono, che richieder pure una punizione!"
"Ci sono altre cose che non sai. La figlia di quel re non  una mortale qualsiasi; in realt  Su'e, la Fata Bianca del Palazzo del Gran Gelo. Vent'anni fa sent nostalgia per il mondo di Sotto; poich la lepre di giada la scherniva per questo, lei le diede uno schiaffo e se ne and. Penetr nel ventre della regina dell'India sotto forma di raggio efficiente e si fece partorire come principessa. La lepre di giada  fuggita a sua volta, per punire Su'e dello schiaffo ricevuto; perci l'ha rapita e abbandonata lontano da casa. Fin qui  giustificata. Certo non avrebbe dovuto tramare per accoppiarsi con il monaco cinese; questa  stata una mancanza di tatto imperdonabile. Meno male che la tua esperienza ti ha permesso di chiarire in tempo come stavano le cose e di impedire il peggio. Lasciami comunque la speranza che la vorrai perdonare, per riguardo a me, e mi permetterai di riportarmela a casa viva."
"Che cosa rispondere a una tale concatenazione di cause ed effetti?" rispose ridendo Scimmiotto. "Riportatevi pure la vostra leprotta. Ma se ritorno a mani vuote, temo che il re non mi prenda sul serio. Dovreste essere tanto gentile, se non vi importuno troppo, da accompagnarmi a corte con le vostre fate e con la lepre, in modo da presentare a sua maest la prova materiale dell'impostura. Ci sarebbero altri vantaggi: per me, che ci farei una bella figura; e per la Fata Bianca, di cui racconteremmo la storia per farla liberare e mostrare un esempio di retribuzione dei meriti e dei demeriti."
La sovrana dello Yin Supremo si fece convincere. Prima di ripartire, minacci col dito la creatura e le grid: "Avanti, bestiaccia, che cosa aspetti a ritornare sulla retta via?"
La lepre di giada fece una capriola e riprese il suo aspetto originale.

Labbro leporino e denti taglienti, lunghe orecchie e baffi radi: quando allunga le zampe nella corsa, quel batuffolo di pelo di giada sembra volare sulla montagna.
Il suo piccolo naso sembra un formaggino bianco, spalmato di panna e farina. Gli occhi mandano riflessi rossi: sangue sulla neve.
Quando si appiatta al suolo impaurita, non  che un gomitolo di seta greggia; ma lanciata nella corsa,  un filo d'argento.
Quante volte avr lappato la limpida rugiada dell'aurora celeste, mentre pestava elisir nel mortaio con il suo pestello delle meraviglie!

Il grande santo la consider con allegria, rise, e raccolse una gran nube luminosa per accompagnare la sovrana dello Yin Supremo e il suo corteo. In breve giunsero nella capitale dell'India, nel momento in cui sorgeva la luna; dalla torre di guardia si diffondeva il sordo rullare dei tamburi.
Il re e Tripitaka se ne stavano chiusi nella sala d'udienza, con i discepoli e gli ufficiali. Ci si proponeva appunto di togliere la seduta, quando apparve da sud una nube tanto luminosa che sembrava il sole di mezzogiorno; e Scimmiotto con voce tonante grid: "Maest, invitate le regine e le dame di palazzo a vedere lo spettacolo: ne vale la pena. Sotto il sacro baldacchino, ecco la sovrana dello Yin Supremo del palazzo della luna, con le sue immortali bellezze lunari. La falsa principessa che abitava da voi  in realt la lepre della luna, che ora potete vedere nel suo vero aspetto."
Ogni donna dei palazzi reali accorse e si inginocchi a pregare. La stessa cosa fecero il re, Tripitaka e gli ufficiali.
D'altronde in citt ogni famiglia elevava altari e si prosternava al Buddha.
Chi ebbe una reazione imprevedibile fu Porcellino. Non pot trattenersi dal balzare nello spazio e gettarsi sulla compassata Chang'e, nel suo abito d'arcobaleno, abbracciandola con passione: "Dolcezza, quant' che non ci vediamo! Ti ricordi di me? L'ultima volta abbiamo lasciato le cose a mezzo, ma oggi ci dobbiamo divertire."
Scimmiotto lo acchiapp per il collo, gli diede due ceffoni e grid: "Zotico! Dove credi di essere, per permetterti certe confidenze?"
"Quante storie!" piagnucol Porcellino. "Ogni tanto uno sente il bisogno di un po'di distrazione."
La sovrana dello Yin Supremo mise fine all'incidente riprendendo precipitosamente la strada di casa con le sue fate e con la lepre.
Scimmiotto fu accompagnato nella sala delle udienze, dove gli fu chiesto di raccontare l'accaduto per filo e per segno. Infine il re disse: "Vi siamo infinitamente riconoscenti di aver catturato con i vostri immensi poteri la falsa principessa; ma la vera dov'?"
"Tenete presente che nemmeno lei  d'origine mortale:  la Fata Bianca del palazzo della luna. Vostra moglie l'ha concepita vent'anni fa, quando era stata presa dalla nostalgia del mondo di Sotto e aveva schiaffeggiato la lepre di giada. Furono il rancore e il desiderio di vendicarsi a indurre la lepre a fuggire a sua volta e a rapire Bianca: me l'ha detto la sovrana dello Yin Supremo in persona."
"Povera ragazza! Da quando  nata, non era mai uscita dalle porte della citt. Dove sar adesso?"
"Non vi inquietate. La vostra principessa  nel Monastero Pavimentato d'Oro, dove si finge pazza. Ora ci riposeremo, e domattina andremo da lei."
Gli ufficiali si prosternarono: "Maest, questi santi monaci sanno cavalcare le nuvole; certo sanno tutto sulla concatenazione delle cause e degli effetti, che collegano il passato all'avvenire. Fidatevi di loro: se domani ci accompagneranno alla ricerca della principessa, avremo certo successo."
Il re segu il consiglio. Era gi la seconda veglia, e tutti si ritirarono per dormire.

La clessidra di rame gocciola al chiar di luna
E nell'oscurit campanelle tintinnano.
Va piangendo il cuculo primavera che passa.
Sul viottolo deserto si disperdono i petali.
Sotto il cielo notturno dorme il parco reale,
Scorre il fiume d'argento fra le stelle brillanti.
Illuminano gli astri strade e mercati vuoti.

Dopo un breve sonno ristoratore, il re si trov liberato da ogni influsso malefico e si sent pieno di energia. Apr l'udienza gi durante la quinta veglia e, dopo aver ascoltato i mandarini, fece convocare i pellegrini per organizzare la ricerca della principessa perduta.
Quando si furono presentati e lo ebbero salutato, il re si alz dal trono e si inchin: "Divini monaci, posso permettermi di importunarvi a proposito della mia povera figlia, di cui si parlava ieri?"
"Il giorno prima di arrivare qui, al cader della sera" rispose Tripitaka, "fummo ospitati nel monastero che sorge presso le rovine dell'antico parco pavimentato d'oro. Mentre passeggiavo al chiar di luna dopo cena, mi giunsero dei singhiozzi. Un monaco centenario che mi accompagnava raccont che si trattava di una fanciulla, scoperta l'anno prima nel parco, che aveva raccontato di essere figlia del re dell'India e di essere stata rapita dal vento mentre contemplava i fiori. Per proteggerla dalle aggressioni dei monaci, il vecchio l'aveva fatta rinchiudere affermando che si trattava di una creatura malefica. Egli non aveva osato parlarne in citt, perch in apparenza la principessa non aveva mai lasciato il palazzo e godeva di ottima salute. Il mio discepolo fu incaricato di scoprire la verit con i suoi poteri magici, e vi  effettivamente riuscito. Il posto dove si trova la principessa si chiama Monastero Pavimentato d'Oro."
Il re scoppi in singhiozzi, e tutte le donne dei tre palazzi e delle sei corti accorsero a consolarlo. " lontano da qui, quel monastero?"
"Non pi di sessanta li" rispose Tripitaka.
Allora il re pubblic un editto: "La sala delle udienze  affidata alla guardia dei Palazzi dell'Est e dell'Ovest; la difesa del paese, al grande precettore addetto agli affari di corte. Noi andiamo in cerca della principessa, in compagnia della regina, dei mandarini e dei quattro divini monaci."
In breve usc dal palazzo una lunga fila di carri. Ma Scimmiotto balz in aria e giunse subito al monastero. I monaci corsero a inchinarsi davanti a lui: "Vostra signoria se n'era andata con gli altri, camminando lungo la strada; com' che ora cade dal cielo?"
"Chiamatemi il vostro superiore e preparate altari per bruciare l'incenso: vi vengono a trovare il re, la regina, i mandarini e il mio maestro."
I monaci, senza capire che cosa succedeva, corsero a chiamare il vecchio superiore, che si inchin profondamente a Scimmiotto e gli chiese: "Com' andato, signoria, l'affare della principessa?"
Scimmiotto gli raccont tutta la storia, dal lancio della palla ricamata alla cattura della lepre di giada, e il vecchio si prostern per manifestare la sua gratitudine. "Non perdiamo tempo in complimenti" disse il Novizio aiutandolo a sollevarsi. "Preparatevi a ricevere il corteo reale."
Solo allora i monaci seppero chi fosse in realt la prigioniera che cantava ogni notte. Contenti e intimiditi, si diedero da fare per innalzare altari all'ingresso del monastero, corsero a infilarsi i kasya e si dedicarono a battere campane e tamburi. Dopo qualche tempo sbuc il corteo reale.

Tutto il cielo si riempie di profumi.
L'umile monastero  favorito
Sotto l'arcobaleno, che risplende
In un cielo di eterna primavera.
Grazia divina d vivacit
Ai colori degli alberi, ed ai fiori
Un profumo pi intenso. In questi luoghi
Che conservano i segni del passato,
Com' lieto il ritorno dei sovrani!

Al suo arrivo il re trov i monaci schierati ad accoglierlo, e si stup di vedere Scimmiotto fra loro: "Come avete fatto a precederci, divino monaco?"
"Ho fatto una corsetta" rispose ridendo Scimmiotto. "E voi, perch ci avete messo tanto?"
Giunsero anche Tripitaka e gli altri. Il vecchio superiore li guid verso la piccola costruzione in cui la principessa prigioniera continuava a fingersi pazza, e si inginocchi dicendo: "In questo edificio  rinchiusa sua altezza la principessa, che venne a noi portata dal vento."
Il re fece abbattere le pietre che muravano la porta e corse con la regina ad abbracciare la principessa, senza curarsi della sporcizia e del cattivo odore: "Povera bambina, quanto hai sofferto! Com' possibile che il destino ti abbia inflitto una punizione cos terribile?"
Si sa che l'incontro dei genitori con il figlio smarrito  il pi patetico che ci sia. Si abbracciarono e piansero per un bel pezzo; poi la madre ordin per la figlia un bagno profumato e abiti freschi per riportarla nel mondo civile. Risalirono sui carri e si prepararono a ritornare in citt.
Scimmiotto giunse le mani per salutare il re e disse: "Dovrei sottoporvi una preghiera."
"Divino monaco, sono a vostra disposizione" rispose il re rendendogli il saluto.
"Il monte che vedete prende nome dai millepiedi e, a quanto pare,  frequentato da molte scolopendre, divenute spiriti maligni, che la notte attaccano i viaggiatori e interrompono il traffico. Si sa che i galli sono ghiotti di scolopendre: non potreste mandarne qui un migliaio, selezionati per vigore e aggressivit, che possano essere sparsi sulla montagna a eliminare quelle bestiacce? Sarebbe una misura per il pubblico bene e un modo per ringraziare questi monaci che hanno custodito la principessa; magari potreste aggiungere il dono di una costruzione commemorativa."
Il re ne fu ben contento. Incaric alcuni mandarini di procurare i galli e stabil che la montagna prendesse il nome di Sacro Splendore. Il ministero dei lavori pubblici fu incaricato di provvedere i materiali per ricostruire il monastero, che assunse il nome di Monastero Pavimentato d'Oro di Anthapindada del Monte del Sacro Splendore. Al vecchio superiore fu conferito il titolo ereditario di monaco ufficiale Merito del Regno, con emolumento di trentasei stai.
I monaci ringraziarono il re della sua generosit e lo riaccompagnarono a corte. La principessa ritrov il suo ambiente e la sua allegria, dopo un grande banchetto che fu servito per festeggiarla.
Il giorno dopo il re convoc i pittori perch facessero l'autentico ritratto dei quattro santi monaci, da destinare al culto nel Padiglione di Perpetua Pacificazione. La principessa si vest in gran pompa per ringraziarli ufficialmente della propria liberazione.
A questo punto, Tripitaka avrebbe voluto congedarsi e riprendere il cammino con i suoi, ma il re non acconsent: per altri cinque o sei giorni si diedero grandi banchetti, in cui il bestione ingoi incredibili quantit di cibo. Ma infine il re si rese conto di non poterli trattenere pi a lungo, tanto il Buddha pesava sui loro pensieri. Offr dunque oro e gioielli come viatico; ma maestro e discepoli rifiutarono.
Tripitaka fu fatto salire sul carro con le campanelle d'oro e fu accompagnato dai mandarini, fra regine, concubine reali, ministri e gente del popolo che si prosternavano al suo passaggio. Poi fu la volta dei monaci locali, che non volevano pi separarsi da loro.
Alla fine Scimmiotto dovette fare un passo magico e soffiare verso sud ovest: un colpo di vento sollev un polverone accecante, e quando ricadde i pellegrini erano scomparsi.

Tornano alla natura rivelata
Lasciando l'onda della gratitudine.
Escon dal mare metallico e rude
Per risvegliarsi nel vero del vuoto.

Se poi non sapete come il viaggio prosegu, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 96
ECCESSI DI OSPITALIT

OVE IL SIGNOR KOU ACCOGLIE CON PIACERE L'EMINENTE MONACO, E IL REVERENDO NON BRAMA N ONORI N RICCHEZZE.


Se le forme e i colori sono senza realt,
Ugualmente irreale  ogni vacuit.
Quiete ed agitazione, la parola e il silenzio
In fondo si equivalgono. Perch parlare in sogno?
Se l'efficacia  inutile, contien l'inefficacia
Pur qualche utilit. Non serve a nulla chiedere
Alla frutta sull'albero perch si  maturata.

Il racconto ci ha narrato come i pellegrini ricorsero alla magia per sbarazzarsi della scorta dei monaci del Monastero Pavimentato d'Oro. Quando cess di soffiare il vento polveroso e non li videro pi, gli accompagnatori pensarono che quei buddha viventi fossero risaliti in cielo; si prosternarono a pregare e se ne ritornarono a casa.
Maestro e discepoli ripresero il viaggio verso occidente; finiva la primavera e si annunciava l'estate:

Ci riempie di energia
Il tempo luminoso!
Lo stagno si ricopre
Di ninfee. Le susine
Sono mature; il grano
Assume color d'oro.
Nella chioma del salice
Stanno uccelli a convegno;
I piccoli fagiani
Strillano d'allegria.
Ed il sole potente
D rilievo a ogni cosa.

Scalavano pendii, guadavano torrenti; all'alba mangiavano un boccone, la sera cercavano riparo. Dopo quindici giorni di marcia su strada agevole, videro una citt.
"Discepoli, come si chiamer?" chiese Tripitaka.
"Non lo so" rispose il Novizio.
"Che cosa stai tramando?" insinu Porcellino. "Tu sei gi venuto da queste parti. Se fingi di non saperne niente, vuol dire che stai architettando qualche brutto tiro."
"Bestia senza giudizio! Si capisce che sono passato di qui pi volte, ma sempre volando ad alta quota. Lass non avevo n motivo n tempo di curiosare nel paesaggio sottostante. Ecco perch non so come si chiama la citt."
Chiacchierando erano giunti davanti alle porte; Tripitaka scese da cavallo, passarono il ponte levatoio e si inoltrarono nelle strade. Sotto i portici stavano seduti due vecchi in conversazione.
"Discepoli" disse Tripitaka, "restate qui e cercate di non attirare l'attenzione. Io chieder informazioni a quei vecchi."
Infatti si avvicin e giunse le mani: "Cari donatori, l'umile monaco che vedete vi saluta."
I due si stavano scambiando considerazioni sui casi della fortuna, sui saggi e sui matti, sul tempo che aveva cancellato ogni traccia di tanti fatti importanti ed eroiche imprese di una volta. Sentendosi interpellare, resero il saluto e domandarono: "Che cosa desiderate, reverendo?"
"Veniamo da lontano per presentare al Buddha i nostri omaggi, e ignoriamo il nome della vostra nobile citt. Dove potremmo trovare persone rivolte al bene, cui chiedere l'elemosina di un pasto?"
"Vi trovate nella sottoprefettura di Diling, che appartiene alla prefettura della Terrazza di Bronzo. Non dovrete certo penare per elemosinare il pasto: passate quell'arco e imboccate il viale verso sud; in una traversa, sulla sinistra, vedrete la torre d'ingresso della casa del signor Kou. Sulla porta ci sono statue di tigri coricate e la scritta: 'Benvenuti i diecimila monaci.'L otterrete quello che vi occorre. E ora, per piacere, lasciateci ritornare alla nostra conversazione."
Tripitaka ringrazi e ritorn a riferire ai discepoli.
"Si vede bene che l'Occidente  buddista! Qui si  organizzati per nutrire i monaci. Dal momento che in una semplice sottoprefettura non occorre far vistare il passaporto, andiamo senz'altro a mendicare il pasto, cos ripartiremo senza indugio."
Il loro cammino li port attraverso un mercato, dove la gente li guardava stupita, faceva crocchio intorno a loro e si spingeva per vederli meglio. Il reverendo mormorava: "Niente incidenti! Niente incidenti!", e i discepoli camminavano piano a testa bassa, senza osare di levar gli occhi.
All'angolo indicato trovarono il grande viale verso sud, e a un incrocio scorsero la torre con le tigri coricate davanti all'ingresso e una grande targa con quattro caratteri:

BENVENUTI I DIECIMILA MONACI!

"Terra di Buddha!" esclam Tripitaka. "Guardate come la gente  onesta e precisa. Temevo che quei vecchi esagerassero in ottimismo; e invece le cose stanno proprio come dicevano loro."
Quel cafone di Porcellino si avvi all'ingresso senza indugio, ma Scimmiotto lo ferm: "Dove vai, bestione? Per entrare, bisogna aspettare che esca qualcuno e chiedergli il permesso."
"Giusto" approv Sabbioso. "Potremmo offendere il donatore, entrando senza volere nel suo appartamento interno."
Dunque deposero a terra i bagagli e sostarono accanto alla porta. Dopo un po'ne usc un vecchio canuto, che portava un paniere e una bilancia. Quando vide i visitatori, lasci cadere gli oggetti che recava in mano e corse dentro a riferire: "Padrone, sono arrivati quattro monaci di strano aspetto."
Il ricco mercante, che passeggiava per il giardino, appoggiandosi a una canna e borbottando preghiere al Buddha, si fece sull'uscio e, senza spaventarsi per la bruttezza dei pellegrini, si rivolse loro: "Vogliate accomodarvi, prego!"
Tripitaka e compagni si fecero avanti con circospezione e modestia. Il loro ospite li guid attraverso l'arco di ingresso fino a un edificio di due piani: "Al piano di sopra" spieg, "ci sono la sala di preghiera consacrata al Buddha, la biblioteca e la sala da pranzo dove sarete accolti; la famiglia del vostro discepolo abita al piano inferiore."
Tripitaka si compliment con lui e si appart per indossare il kasya, prima di entrare a pregare il Buddha. Entrarono nella sala di preghiera e videro

alla luce delle candele accese salire spire d'incenso; dorature e decorazioni colorate, dovunque sete e fiori.
Un riquadro vermiglio fa da sfondo a una campana d'oro puro; un supporto laccato regge un tamburo decorato. Numerosi stendardi sono ricamati con gli otto tesori; i mille buddha sono rivestiti d'oro. Bruciaprofumi e vasi di bronzo antico, tavolini e scatole di legno scolpito e laccato.
Nei bruciaprofumi arde l'aloe, nei vasi i fiori di loto mostrano il loro splendore. Sui tavolini sono disposti dei freschi cinque nuvole, le scatole sono colme di petali profumati. Una vasca di vetro  piena di acqua limpida. Lampade di cristallo bruciano olio profumato dalla fiamma chiara. La pietra d'oro vibra senza fine.
Il luogo rivaleggia con le torri sacre, al disopra della polvere del mondo: una sala da preghiera privata, che non ha nulla da invidiare a quelle di eminenti monasteri.

Il reverendo si purific le mani, accese un bastoncino di incenso, si prostern e preg a lungo. Alla fine si rivolse al suo ospite per salutarlo nelle dovute forme. "Vi prego" gli disse lui, "andiamo a fare le presentazioni nella sala dei sutra."

Negli alti scaffali si stipano i testi sacri; scatole metalliche raccolgono lettere e documenti. Su tavole scolpite e laccate si trovano servizi per scrivere della migliore qualit, con carta, inchiostro e pennelli.
Davanti a una cortina profumata sono disposti libri, pitture, liuto e scacchiera: gli strumenti dei veri piaceri raffinati.
Si vedono appese una lieve pietra sonora di giada preziosa, legata in oro, e una barba di drago decorata di luna, che protegge dalle correnti d'aria. L'atmosfera pura rinvigorisce lo spirito; il cuore liberato dagli affanni si immerge serenamente nella Via.

Il reverendo voleva eseguire il cerimoniale dei saluti, ma l'ospite lo preg di mettersi prima a suo agio levandosi il kasya. Dopo i saluti, il signor Kou ordin di portare foraggio al cavallo e di collocare i bagagli dei pellegrini sotto il portico. Infine si procedette alle presentazioni.
"L'umile monaco che vedete" spieg Tripitaka, " inviato in missione nella vostra nobile contrada dai grandi Tang delle terre dell'Est, per visitare il Monte degli Avvoltoi, incontrare il Buddha e sollecitarne le autentiche scritture. Poich ho saputo che nella vostra onorevole prefettura si tengono i monaci in alta considerazione, mi sono permesso di venirvi a salutare e a supplicare l'elemosina di un pasto di magro. Poi riprenderemo senza indugio il nostro cammino."
"L'umile nome del vostro discepolo" espose a sua volta l'ospite, con la larga faccia ridente, " Kou Hong, Hong dello Scialo. Mi chiamo anche Dakuan, che significa 'grande liberalit'. Ho vissuto sessantaquattro inutili anni. A quarant'anni feci un voto, che avr adempiuto quando avr ospitato diecimila monaci. Da ventiquattro anni la mia cucina  aperta ai monaci, e io tengo il conto su un registro. Quando ho tempo tiro le somme, e cos ho verificato ultimamente che ho gi offerto ai monaci 9996 pasti: per raggiungere la cifra tonda ne mancano solo quattro. Vi manda il Cielo a permettermi di adempiere il mio voto! Vi prego di dirmi i vostri rispettabili nomi, perch li scriva nel registro, e di accordarmi l'onore di restare da me almeno un mese, perch abbia il tempo di celebrare degnamente l'avvenimento. Penser io a farvi accompagnare attraverso la montagna, con palanchino e cavalli. Dovete sapere che il Monte degli Avvoltoi non  lontano da qui: non pi di ottocento li."
Tripitaka, contento come una pasqua, acconsent senza fare resistenza. I servitori, grandi e piccoli, si misero subito in movimento per raccogliere fascine, attingere acqua, portare riso, farina e verdure, allo scopo di preparare il pranzo.
La signora Kou, moglie del padron di casa, sorpresa da tanta agitazione, si inform: "Da dove vengono i monaci che provocano tutto questo subbuglio?"
"Sono monaci eminenti inviati dai grandi Tang" rispose uno sguattero. "Nessuno in cucina sa dove siano questi Tang. Il padrone dice che sono scesi dal cielo, e ci ha ordinato di sbrigarci a mettere in tavola."
La vecchia signora si rallegr e chiam una cameriera: "Svelta, portami un vestito adatto: anch'io voglio vedere gli ospiti."
"Signora" precis lo sguattero, "uno di loro vale la pena di vederlo; ma gli altre tre sono orrendi."
"Voi non capite niente di queste cose. Gli esseri celesti discesi sulla terra possono avere le facce pi strane e bizzarre. D al padrone che vengo anch'io."
Il ragazzo corse in biblioteca e annunci: "Anche la signora vuole vedere e salutare queste persone delle terre dell'Est."
Quando essa entr nella sala not il nobile volto e il portamento elegante di Tripitaka, che si alzava per salutarla. Ma gli altri tre erano proprio insoliti: anche a volerli discesi dal cielo, c'era da spaventarsi. La signora cadde in ginocchio, un po'per salutarli e un po'perch sentiva le gambe molli di paura.
Tripitaka restitu prontamente la cortesia: "Siamo confusi di avervi scomodata per questi omaggi che non meritiamo."
"Perch i quattro maestri non sono seduti tutti insieme?" chiese la signora a suo marito.
"Il fatto  che noi tre siamo i discepoli" rispose Porcellino alzando il grugno. La sua voce cavernosa aveva risonanze da ruggito di tigre negli anfratti della montagna; la signora sentiva aumentare la propria apprensione.
Un domestico venne ad annunciare: "Arrivano i giovani signori."
Si fecero avanti due giovani diplomati(18), che si inchinarono fino a terra per salutare il reverendo; il quale voleva render loro la cortesia, ma ne fu impedito dal signor Kou: "Questi sono i miei figli, Kou Liang e Kou Dong, che rincasano da scuola per il pranzo. Hanno saputo dell'onore che ci fate e sono venuti a salutarvi."
"Sono giovani saggi!" esclam Tripitaka. "Come dice l'adagio: Nobile casa attraverso il far bene; buoni figli attraverso gli studi."
"Da dove vengono questi signori?" chiesero i ragazzi al padre.
"Vengono da molto lontano" rispose sorridendo il signor Kou; "dalle terre dell'Est, nel continente meridionale."
"Ho letto nell'Enciclopedia della foresta dei fatti che in tutto l'universo ci sono quattro continenti" comment uno di loro. "Il nostro  il continente occidentale, Aparagodnya; ce n' anche uno dell'Est, che si chiama Prvavideha. Immagino che per venire fin qui da quello del Sud, Jambdvpa, siano occorsi anni di viaggio."
"Certo" rispose ridendo Tripitaka. "Tenete conto che abbiamo incontrato molte creature diaboliche e abbiamo dovuto superare molte prove.  stato maggiore il tempo perduto a causa delle difficolt, di quello impiegato in cammino. Per fortuna i miei tre discepoli mi hanno protetto. Nell'insieme sono trascorsi quattordici inverni e altrettante estati, prima che riuscissimo a giungere nel vostro nobile paese."
I ragazzi erano stupiti: "Dovete proprio essere dei monaci divini."
Un piccolo servitore venne a invitarli a tavola. Il signor Kou rimand la moglie e i figli nei loro appartamenti, e accompagn i quattro pellegrini nella sala da pranzo, dove il pasto fu impeccabilmente servito.

Tavole laccate d'oro e seggiole laccate di nero. La prima portata  costituita da alte costruzioni multicolori, abilmente montate in molte forme da pasticceri alla moda. La seconda da cinque piatti di verdure, la terza da cinque tipi di frutta fresca e la quarta da stuzzichini. Tutto  delizioso e appetitoso: zuppa di magro, riso, timballi cotti al vapore, grandi sfere di pane, piattini piccanti, odorosi, caldi, croccanti e abbondanti.
Sette od otto servitori vanno e vengono cos svelti da non lasciare un momento di requie ai quattro o cinque cuochi.

Chi versava la zuppa, chi riempiva le ciotole di riso: correvano come comete che caccino la luna. Porcellino vuotava ogni ciotola in un boccone, con la furia di una burrasca.
Quando ebbero mangiato a saziet, il reverendo si alz per ringraziare l'ospite e propose di rimettersi in cammino. Ma il signor Kou lo trattenne: "Maestro, ricordate la vostra promessa di restare un po'di tempo! Come dice il proverbio: Incominciare  pi facile che portare a conclusione. Aspettate che abbia celebrato l'adempimento del mio voto; poi provveder io stesso ad accompagnarvi."
Tripitaka dovette cedere alla sua insistenza generosa e sincera.
Occorsero sette od otto giorni perch il signor Kou riunisse ventiquattro monaci dei dintorni per celebrare l'adempimento del voto. I religiosi occuparono tre o quattro giorni per redigere i testi delle preghiere, e infine fissarono la data della cerimonia; la liturgia non era diversa da quella in uso presso i Tang.

Stendardi spiegati davanti ai volti dorati dei buddha disposti in fila, presentazione di offerte e di incenso a lume di candela; il tutto con accompagnamento di musica di cembali e tamburi, flauti a becco e organi a fiato, gong e flauti traversi.
Battono un colpo, soffiano una nota e intonano i sutra all'unisono. Dapprima invocano pace per il tudi, poi evocano il dio guerriero. Bruciano biglietti di preghiera e meditano davanti alla statua del Buddha.
Leggono un passaggio del sutra del Pavone: ogni versetto allontana disgrazie e calamit. Accendono la lampada del Guaritore: la sua fiamma brilla chiara.
Per dissipare ogni rancore e querela, celebrano la contrizione con l'acqua. Salmodiare l'Avatamsaka stra allontana ogni biasimo e calunnia.
La meravigliosa Legge dei tre veicoli  delle pi perfette: nella liturgia, uno sramana vale l'altro.

La cerimonia si concluse dopo tre giorni e tre notti.
Tripitaka, che non pensava ad altro che al Monastero del Colpo di Tuono e voleva ripartire, ritorn a ringraziare e a prendere congedo. Il signor Kou gli disse: "Maestro, la vostra ansia di lasciarmi mi fa temere di avervi trascurato, in questi giorni di sacre funzioni;  questo che mi volete rimproverare?"
"Quali rimproveri potrei muovervi, mentre non so come scusarmi per il disturbo che vi ho dato? Vedete: quando la sacra persona del mio imperatore mi affid la missione, mi chiese quando sarei ritornato; e io ebbi il torto di rispondere che mi sarebbero occorsi tre anni. Non mi aspettavo certo di impiegarne quattordici per il solo viaggio di andata. Senza considerare che non so se otterr i sutra; e che il ritorno potrebbe richiedere altri dodici o tredici anni. Voi capite che non posso venir meno all'ordine sacro che ho ricevuto: sarebbe un delitto imperdonabile. Vi supplico di lasciarmi compiere la mia missione. Quando avr ottenuto le scritture, niente mi impedir di ritornare da voi e di fare un'altra sosta."
Porcellino non seppe trattenersi dal dire la sua, strillando: "Maestro, voi proprio non avete considerazione per i sentimenti degli altri. Dal momento che questo signore  ricco sfondato, tanto da aver nutrito tutti quei monaci, e ci chiede con assoluta sincerit di restare, che noia vi d accettare e fermarvi per un anno? Perch dovremmo partire a tutti i costi e correre le strade mendicando, quando qui si mangia tanto e bene? Si direbbe che sulla strada maestra vi stia aspettando vostra nonna."
"Stupido!" s'indign Tripitaka. "Tu pensi solo a mangiare; non ti curi delle cause che condannano alla trasmigrazione. Tu grufoli nel truogolo fino a farti scoppiare lo stomaco, e non pensi ad altro. Se siete prigionieri della vostra ghiottoneria, ripartir da solo."
Vedendo la faccia alterata del maestro, Scimmiotto afferr Porcellino per il collo e lo riemp di botte sulla testa, brontolando: "Questa bestia spinge la sua incoscienza a metter su il maestro contro di noi."
"Ben fatto!" approvava Sabbioso ridendo. " gi insopportabile quando sta zitto; figuriamoci se apre la bocca per far vedere che gli manca il buon senso."
Il povero bestione ansimava e soffriva, senza pi osare di proferir verbo.
Il signor Kou, messo a disagio da quello scontro fra maestro e discepoli che si svolgeva davanti a lui, aveva stampato sulla faccia un sorriso pi largo che mai: "Maestro, non vi inquietate. Pazientate per oggi: far preparare tamburi e stendardi, e avvertire i parenti e i vicini. Domani vi accompagneremo alla partenza."
Ed ecco ricomparire la vecchia signora: "Maestro, niente pu costringervi a sottrarre alla nostra umile capanna l'onore della vostra presenza. Da quanto tempo siete da noi?"
"Sono ormai quindici giorni, signora."
"Siete stati ospiti di mio marito. Anch'io ho accumulato il mio piccolo capitale con un'attivit di sartoria; vi voglio ospitare anch'io per quindici giorni."
Stava ancora parlando, quando sbucarono Kou Dong e il fratello: "In ventiquattro anni che nostro padre ospita monaci, non ne ha mai incontrati di importanti come voi. E poi ha potuto adempiere il suo voto, e la nostra capanna ne  tutta illuminata. Noi siamo giovani e poco esperti del concatenarsi delle cause e degli effetti, ma conosciamo il detto: Raccogli ci che hai seminato; se non hai seminato, non raccogli. I nostri genitori vi invitano, perch desiderano migliorare il loro karma: perch dovreste rifiutare? Anzi, romperemo i nostri salvadanai e vi ospiteremo anche noi, per altri quindici giorni."
"Per carit, ragazzi! Vi siamo molto obbligati, ma se non possiamo accettare l'ospitalit di vostro padre, come potremmo accettare la vostra? Dobbiamo assolutamente partire. Non dovete pensare che rifiuti per malizia. Io rischio di non rispettare i limiti assegnati alla mia missione, e se lo facessi volontariamente non basterebbe nemmeno la pena capitale a riscattare la mia colpa."
La madre e i ragazzi si seccarono: "Perdiamo il nostro tempo! Se non capisce che vorremmo trattenerlo con le migliori intenzioni del mondo, se ne vada dove gli pare." E gli voltarono le spalle.
Porcellino ritorn alla carica: "Maestro, non esagerate. Dice l'adagio: Non imporre la tua presenza, resta se ti trattengono. Che fretta abbiamo? In un mesetto soddisferemmo le richieste della madre e dei figli."
Il monaco cinese emise un brontolio da bestia feroce. Il bestione si appiopp due schiaffi da solo e disse: "Zitto, scemo! Ricominci?" Scimmiotto e Sabbioso scoppiarono a ridere.
Tripitaka se la prese con il Novizio: "Tu di che cosa ridi?" Era tanto irritato che fu sul punto di recitare l'incantesimo di costrizione del cerchio. Scimmiotto, preso dal panico, si inginocchi: "Maestro, fermo! Non dite niente! Non ho nessuna voglia di ridere!"
Al signor Kou non rest che rinunciare a insistere, per non alimentare il dissidio fra maestro e discepoli: "Non litigate! Resta inteso che domani vi accompagner."
Uscito dalla sala dei sutra, ordin al suo segretario di spedire un centinaio di biglietti a vicini e parenti, per invitarli ad accompagnare l'indomani i maestri cinesi in partenza per l'Ovest. Commission ai cuochi un banchetto d'addio, incaric il maggiordomo di far confezionare venti paia di stendardi colorati, di ingaggiare una banda musicale e di invitare i monaci del Monastero della Venuta del Sud e i preti taoisti del Tempio del Picco dell'Est. Tutto doveva essere pronto l'indomani mattina alle dieci.
Caduta la sera, cenarono e si ritirarono per dormire.

Sul villaggio isolato si vedon macchie nere
Di corvi in volo; in cima alla torre lontana
Rintoccano campane e rullano tamburi.
Si spengono le luci; le strade son deserte.
L'ombra dei fiori si agita sotto il chiaro di luna,
Le stelle rendon pallido il gran fiume d'argento.
Il pianto del cuculo si sprofonda nell'ombra;
Sotto il gran cielo muto, la terra si  velata.

Gi fra la terza e la quarta veglia, fra le due e le tre del mattino, i domestici si alzarono per fare i preparativi. Chi doveva cucinare si affrettava verso la cucina; chi doveva invitare monaci e preti si metteva in cammino; chi doveva procurare i musici trattava le condizioni dell'ingaggio; coloro che preparavano palanchini e cavalli si scambiavano richiami da lontano. Tutti correvano qua e l. Fu un bell'andirivieni; ma verso le dieci del mattino tutto era pronto. Con i soldi si fa questo e altro.
Quando il maestro e i discepoli si alzarono all'alba, trovarono tutta quella gente al loro servizio. Il reverendo ordin di chiudere i bagagli e di sellare il cavallo. Quando constat che si partiva davvero, il bestione si imbronci e si mise a brontolare, ma non aveva scelta: dovette ficcare nelle sacche la ciotola e le altre suppellettili, ricuperare il bilanciere e appendervi i carichi.
Sabbioso strigli il cavallo, lo sell e mise le redini; poi rimase in attesa. Scimmiotto mise in mano al maestro il bastone da pellegrino con nove anelli, prese la borsa che conteneva il passaporto e se la mise sul petto. Quando furono pronti, il signor Kou li invit ancora una volta nella sala grande. Vi era stato preparato un banchetto molto diverso da quelli serviti nella sala da pranzo.

Fra alti tendaggi, entro una cerchia di paraventi,  appesa al centro una pittura che rappresenta una montagna di longevit su un mare di felicit. Ai lati si allineano quadri che rappresentano le quattro stagioni. Da un bruciaprofumi a coda di gazza si levano effluvi di buon augurio. Dappertutto vasi di fiori freschi dai colori vivaci. Sulle tavole allineate si accumulano ori e piramidi di dolciumi a forma di leoni e di immortali.
Si danza davanti ai gradini al ritmo dei tamburi; si vedono distese di piatti e di frutta come un tappeto di broccato. Zuppe di riso di straordinaria purezza, t e ricchissimi vini profumati.
Questa casa di un popolano non cede in nulla a quelle dei principi. E dappertutto gioiosi suoni, da rallegrare il cielo e la terra.

Mentre il reverendo scambiava complimenti con il signor Kou, un domestico venne ad annunciare che erano giunti gli invitati. C'erano il vicino di sinistra e quello di destra, i cognati maggiore e minore, mariti della sorella maggiore e di quella minore. Non mancavano pii amici della parrocchia e uomini dabbene di sicura fede buddista: tutti venivano a salutare il reverendo.
Dopo i saluti presero posto. Allora la musica si fece pi forte: tamburi, liuti, organi a fiato, alti canti accompagnati da cetre, mentre si serviva il vino. Porcellino era tutt'occhi per quel banchetto sontuoso, e diceva a Sabbioso: "Fratello mio, dobbiamo mangiare e bere pi che possiamo: non troveremo mai pi un'accoglienza fastosa come nella casa del signor Kou."
"Ma che cosa dici!" rispose Sabbioso ridendo. "Dice il proverbio: Il sapore pi raffinato non riempie la pancia meglio del riso bollito. Quando avrai mangiato, sar finita l; la pancia non conserva provviste."
"Non te ne intendi. Quando io ho mangiato proprio a saziet, non sento pi fame per tre giorni."
"Bestione mio" esort Sabbioso, "non fartela scoppiare, quella pancia. Sai che la strada ci aspetta."
Chiacchierando e mangiando, il sole saliva verso lo zenit. Tripitaka depose le bacchette e recit un sutra per concludere il pasto. Porcellino, per paura di trovarsi a corto di risorse, non si alz da tavola prima di aver fatto scomparire le cinque o sei ciotole di riso di riserva, vuotando ogni ciotola in un boccone, e si riemp le maniche di pani, gallette, timballi e dolciumi. Il reverendo ringrazi l'ospite e i suoi invitati, e si avvi all'uscita. Davanti alla porta, gli stendardi erano allineati intorno a un prezioso baldacchino con accompagnamento di musica. Monaci e preti arrivarono in quel momento. Il signor Kou disse loro sorridendo: "Mi dispiace, amici miei; voi arrivate tardi e il maestro ha una gran fretta di partire. Per ora non posso offrirvi nulla; ma al ritorno vi esprimer la mia gratitudine."
La folla si apr per lasciar passare i quattro pellegrini. A piedi, a cavallo o in palanchino, tutti cedevano loro il passo. Fra il baccano della banda, che faceva vibrare il cielo, e lo spiegamento di stendardi, da nascondere il sole, una folla immensa si accalcava per vedere il signor Kou che accompagnava il monaco cinese. Un tale dispiegamento di ricchezze superava palizzate di giada e perle, non la cedeva in nulla a tende di broccato che coprono la primavera.
Li seguirono oltre le mura della citt, mentre i monaci intonavano inni al Buddha e i preti arie taoiste. Giunti al chiosco del decimo li, si disposero panieri di cibo e vasi di dense bevande per una refezione prima di separarsi. Il signor Kou non si rassegnava: "Maestro" diceva trattenendo a stento le lacrime, "al ritorno vi dovrete fermare nella mia umile dimora per alleviare il gran dispiacere del mio cuore."
Tripitaka, commosso, lo consolava: "Se il Buddha mi ricever al Monte degli Avvoltoi, voi sarete il primo di cui gli parler, per lodare la vostra virt. Certo che al ritorno vi verr a trovare! E vorr ringraziarvi e prosternarmi molte volte davanti a voi."
Conversando percorsero altri due o tre li; poi il reverendo insist perch si separassero. Il signor Kou scoppi in singhiozzi, ma fin per lasciarsi convincere e ritorn indietro.  il caso di dirlo:

Per il suo voto di nutrire monaci
Va verso il Gran Risveglio; ma il destino
Per ora non lo porta avanti al Buddha.

Prima che scendesse la sera, i quattro pellegrini percorsero quaranta o cinquanta li. "Si fa tardi. Dove cerchiamo riparo?" domand il reverendo.
Porcellino ricominci: "Lo vedete? Abbiamo sdegnato buon cibo abbondante e camere fresche e pulite, per correre la strada senza fissa dimora; come i diavoli che piantano il banchetto del funerale per rincorrere l'anima del defunto e portarsela all'inferno. E se si mette a piovere, come faremo?"
"Brutto animale, smettila!" inve Tripitaka. "Dice il proverbio: Chang'an  una bella citt, ma non  posto per te. Aspetta che il nostro destino ci abbia condotto dal Buddha e mi abbia consentito di ottenere le scritture. Quando torneremo in Cina, chieder all'imperatore di lasciarti vivere nelle cucine imperiali a mangiare avanzi quanto vorrai, finch finalmente schiatterai e diventerai un fantasma obeso."
Al bestione pass la voglia di insistere. Scimmiotto alz lo sguardo e vide pi avanti lungo la strada un complesso di edifici: "Andiamo a riposarci l" propose al maestro. Si avvicinarono e videro un arco sfondato che recava un vecchio pannello orizzontale, su cui ancora si leggeva in quattro grandi caratteri scoloriti dal tempo e coperti di polvere:

CORTE PROVVISORIA DI SPLENDORE FIORITO

Il reverendo mise piede a terra e spieg: "Il pusa Splendore Fiorito era discepolo del buddha delle Fiamme dai Cinque Splendori. Per aver ucciso il re diavolo del Fuoco Avvelenato fu degradato e nominato ufficiale trascendente delle Cinque Manifestazioni. Ci sar pure, un guardiano del santuario!"
Ma entrando non trovarono che portici in rovina e muri crollati, senza alcuna traccia di presenza umana fra rovi ed erbacce. Avrebbero voluto liberare dalle malerbe almeno il sentiero che attraversava la corte, ma il cielo si copr di nuvole nere e cadde un violento temporale. Non rest che cercare tra le rovine un rifugio contro la pioggia e il vento. Se ne stavano zitti, perch temevano di richiamare l'attenzione di qualche creatura malefica. Un po'seduti, un po'in piedi, passarono la notte in bianco. Ahim!

Felicit e disgrazia
Fra loro si avvicendano.

Se poi non sapete che cosa avvenne all'alba, quando ripresero il cammino, ascoltate il prossimo capitolo.

CAPITOLO 97
UN ERRORE GIUDIZIARIO

OVE IL DONATORE, DOPO AVER SOFFERTO UN'IBERNAZIONE INFERNALE, VEDE LA SUA ANIMA TENEBROSA CHIAMATA A SALVARE IL PRIMORDIALE.


Mentre i nostri pellegrini si adattavano a passare una notte penosa sotto la pioggia, fra le rovine del Tempio di Splendore Fiorito, una banda di malandrini si riuniva nella citt di Diling. Era composta da una trentina di malviventi, che avevano dilapidato il proprio denaro in bevute e cattive compagnie; esaurita ogni altra risorsa, si erano associati per darsi al brigantaggio.
Si riunirono per stabilire una lista delle famiglie pi ricche della citt, da svaligiare per rimpannucciarsi. Uno disse: "Non occorrono tante informazioni n lunghi calcoli: al primo posto c' il ricco e generoso signor Kou, quello che oggi ha accompagnato i bonzi cinesi. Una notte piovosa come questa  un'occasione da non perdere: per le strade non ci sono n guardie notturne n ronda di pompieri. Se ne approfittiamo, avremo di che divertirci per un bel pezzo e ci porteremo a letto quante ragazze vorremo. Non  una buona idea?"
I briganti accolsero il suggerimento con entusiasmo: si armarono di pugnali, manganelli, randelli, bastoni chiodati, corde e torce, e corsero sotto la pioggia alla casa del signor Kou. Sfondarono il portone e corsero dentro urlando come ossessi e seminando il panico. Giovani e vecchi, uomini e donne, correvano a nascondersi negli angoli bui; la signora si nascose sotto il letto, suo marito dietro un uscio. Kou Liang, Kou Dong e gli altri giovani scappavano qua e l terrorizzati. I briganti, armi alla mano, forzarono cofani e panieri e, a lume di torcia, si impadronirono di tutto quello che trovavano: oro, argento, gioielli, abiti, vasellame, oggetti di casa.
Kou non pot resistere e, a rischio della vita, sbuc dal suo nascondiglio per implorare: "Prendete quello che vi serve, signori; ma lasciate a questo povero vecchio qualche vestito per i suoi ultimi giorni."
I briganti non furono dell'avviso. Lo gettarono a terra e lo presero a calci, finch le sette anime uscirono dall'infelice per scendere all'inferno, e i suoi tre spiriti abbandonarono questo basso mondo.
Compiuto il colpo, i ladri scelsero di calarsi dal muro di cinta in un vicolo con l'aiuto di una scala di corda, e fuggirono sotto la pioggia che continuava a cadere.
Prima di uscire dai loro nascondigli, i domestici aspettarono di essere ben sicuri che se ne fossero andati. Quando ricomparvero, trovarono il loro padrone stecchito sul pavimento. "Santo cielo, l'hanno ammazzato!" E si affollarono piangendo intorno al cadavere.
La vedova pass il resto della notte ad arrovellarsi. Ripensava al rifiuto del monaco cinese di accettare le ripetute offerte di ospitalit, ed era convinta che lo sfoggio di ricchezza mostrato in pubblico alla sua partenza avesse attirato la disgrazia. Il rancore la spinse a tramare per perderlo. Alla quarta veglia chiam i figli e disse loro: "Smettete di piangere, figli miei. Chi avrebbe mai detto che il voto di vostro padre sarebbe stato adempiuto dando ospitalit ai suoi assassini?"
"Che cosa intendi dire?" chiesero i ragazzi.
"Quando quei feroci briganti hanno invaso la mia camera, mi sono nascosta sotto il letto; bench tremassi di paura, li ho guardati alla luce delle torce. Chi credete che fossero? Il monaco cinese reggeva il lume, Porcellino impugnava il coltello, Sabbioso raccoglieva oro e argento; ed  stato Scimmiotto a uccidere vostro padre."
I figli presero tutto per oro colato: "Se li hai visti, non si pu sbagliare. Evidentemente, nei quindici giorni che hanno trascorso da noi, sono stati tentati delle ricchezze che si vedevano intorno e hanno studiato la disposizione della casa. Alla fine hanno approfittato del buio e del maltempo per commettere l'assassinio. Che infami! Dobbiamo preparare subito la denuncia."
"Come scriviamo?" chiese Kou Dong.
"Come ha detto la mamma" rispose Kou Liang. E scrisse:

"Il monaco cinese reggeva il lume, Porcellino incitava alla violenza, Sabbioso saccheggiava oro e argento, Scimmiotto ha ucciso nostro padre."

Tutti in casa erano in effervescenza. Chi correva a informare i parenti, chi preparava la bara; Kou Liang e il fratello si recarono dal prefetto del capoluogo. Il magistrato di Terrazza di Bronzo era un uomo retto ed eminente.

Buono e semplice, aveva sempre vissuto nella rettitudine. Da ragazzo era povero e d'inverno studiava alla luce riflessa dalla neve. Aveva affrontato l'esame di stato ancora in giovane et. Giusto e leale, mescolava sempre ai suoi pensieri piet e compassione.
Gli annali lo glorificano: fu come Gong e Huang. Il suo nome viene ricordato nei tribunali accanto a quelli di Zhuo e Lu(19).

Egli sedette sul seggio, prese le disposizioni sugli affari correnti e ordin di distribuire le tavolette ai querelanti. I fratelli Kou si presentarono, mostrando la tavoletta ricevuta, si prosternarono e gridarono: "Eccellenza, ci quereliamo per un grave fatto di sangue e di furto con effrazione."
Il magistrato ricevette il loro memoriale, lo lesse e disse: "Mi hanno detto che avevate adempiuto il vostro voto di nutrire monaci accogliendo quattro eminenti bonzi, arhat giunti dalla corte dei Tang nelle terre dell'Est; poi li avete accompagnati sulla loro strada attraversando Diling in pompa magna, con stendardi e fanfare. Come ha potuto avvenire quello che dite?"
"Eccellenza" rispose Kou Liang battendo la fronte al suolo, "mio padre Kou Hong aveva nutrito monaci per ventiquattro anni; questi ultimi ospiti completavano la cifra prevista di diecimila. Sono rimasti nella nostra casa per quindici giorni, mentre festeggiavamo il compimento del voto; in questo modo hanno acquistato familiarit con il luogo. La sera del giorno stesso in cui li avevamo accompagnati sono ritornati indietro, approfittando del buio e del maltempo, muniti di torce e di bastoni, e hanno forzato la porta di casa per saccheggiare ogni cosa. Quando si sono trovati davanti nostro padre, lo hanno abbattuto. Supplichiamo vostra eccellenza di rendere giustizia all'umile gente del popolo."
Il magistrato convoc la polizia a piedi e a cavallo che, fra coscritti e volontari, raccoglieva centocinquanta uomini muniti d'armi da punta e da taglio. Essi uscirono dalla porta occidentale e si lanciarono sulle tracce dei quattro pellegrini.
Maestro e discepoli, che avevano trascorso la notte fra le rovine del tempio, all'alba ripresero la loro strada. Anche i briganti che avevano saccheggiato la casa di Kou si erano incamminati verso l'ovest e avevano corso fino all'alba, superando di una ventina di li il Tempio di Splendore Fiorito e nascondendosi in una valletta fra le montagne per dividersi il bottino.
Mentre erano intenti alla divisione, videro i quattro pellegrini che venivano verso di loro. Con insaziabile avidit, si additarono a vicenda i viandanti ed esclamarono: "Guardate! Sono i quattro bonzi che ieri hanno lasciato la citt. Vengono al momento giusto. Recare offesa al cielo  il nostro mestiere. Questi bonzi vengono da lontano e hanno passato molto tempo dai Kou: il loro bagaglio sar ben fornito. Ora li fermeremo, gli strapperemo il viatico, ruberemo il cavallo e aumenteremo il nostro bottino:  un lavoretto che sarebbe un peccato trascurare."
I briganti impugnarono dunque le armi e corsero gridando sulla strada. Si disposero di traverso, sbarrando il passaggio, e intimarono: "Fermi, bonzi! Se tenete alla pelle, pagate il pedaggio senza discutere. Se invece state a pensarci su, vi convinceremo a coltellate."
Tripitaka, atterrito, tremava come una foglia. Porcellino e Sabbioso si rivolsero a Scimmiotto: "Vedi che scalogna! Dopo la brutta notte che abbiamo passato sotto l'acqua, incontriamo i malandrini sulla strada. Si pu ben dirlo: Le disgrazie non vengono mai sole."
Scimmiotto sorrise: "Non prendetevela. Aspettate che faccia loro qualche domanda." Strinse alla vita il suo gonnellino di pelle di tigre e si fece avanti giungendo le mani sul petto: "Signori, qual buon vento vi porta?"
"Hai un bel coraggio a venircelo a chiedere!" url un bandito. "Non ti rendi conto che ti stai giocando la pelle? Sembri cieco: non vedi che non siamo dei signori? Sganciate il pedaggio, e potrete andare dove vi pare."
"Dunque siete dei briganti da strada" consider Scimmiotto con un sorriso radioso.
"Accoppa! Accoppa!" ruggirono i briganti incolleriti.
"Grandi re!" rispose Scimmiotto, fingendosi spaventato. "Sono un povero bonzo di campagna e non mi so esprimere bene; portate pazienza, se vi ho offeso. Se volete il pedaggio,  inutile che vi rivolgiate a quei tre l: dovete chiederlo a me, perch sono io che tengo i conti. I soldi per i sutra che recitiamo, oboli, elemosine e regalie, tutto ci che entra nel sacco passa per le mie mani e viene segnato nel mio registro. Quello che vedete sul cavallo  il nostro maestro: ha dimenticato piaceri e dispiaceri dei sensi, recita sutra e non sa nient'altro.  completamente in bolletta. Il moro che vedete l'ho ingaggiato perch s'intende di cavalli; quello con il grugno lungo  un facchino. Lasciateli perdere:  tutta gente che non pu darvi soddisfazione. Provveder io a regalarvi i nostri bagagli, compresi ciotola e vestiti."
I banditi confabularono: "Il bonzo sembra una persona sensata." "Va bene, per questa volta non ti ammazziamo. Fagli mettere gi i bagagli, e che se ne vadano pure."
Scimmiotto si volse ai suoi e strizz l'occhio. Sabbioso lasci cadere le sacche, prese il cavallo per la briglia e si incammin seguito da Porcellino.
Il Novizio si chin, come per aprire le sacche, raccolse una manciata di terra e la gett in aria. Quindi grid: "Ferma!" E i trenta componenti della banda restarono immobilizzati come pali, con le bocche aperte, gli occhi spalancati, le mani a mezz'aria, senza poter fare un movimento n dire una parola. Scimmiotto url: "Maestro, ritornate qui!"
"Si mette male!" si spavent Porcellino. "Non ha soldi e ci fa ritornare per consegnare il cavallo. Ci spoglieranno anche dei vestiti."
"Non dire sciocchezze!" rise Sabbioso. "Il fratello ci sa fare. Ha riportato sulla retta via i peggiori diavoli; non sar qualche fottuto brigantello a metterlo in difficolt. Se ci chiama, avr qualcosa da dirci: andiamo a sentire."
Il reverendo acconsent, e mentre si avvicinavano gridava: "Eccoci, Consapevole del Vuoto. Che cosa vuoi?"
"Venite a divertirvi con i nostri amici briganti!"
Porcellino si avvicin a uno di loro e lo urt gridando: "Che fai, brigante? Non ti muovi pi?"
L'uomo restava immoto e privo di parola.
" muto e istupidito" ridacchi Porcellino.
"Scherzi di magia" spieg Scimmiotto.
"Ma immobilizzare il corpo non chiude la bocca. Come mai non parlano?"
"Maestro" rispose Scimmiotto, "smontate da cavallo e sedetevi. Come dice l'adagio: Puoi sbagliare quando arresti, ma non farlo quando liberi. Fratelli, rovesciate a terra questa gente e legatela bene. Li faremo confessare, e vedremo se sono delinquenti incalliti o semplici pivelli."
"Non abbiamo corde" obiett Sabbioso.
Scimmiotto si strapp qualche pelo e, con il suo fiato magico, ne ricav trenta lunghezze di corda. Tutti si misero all'opera, e in breve i banditi si trovarono legati come salami. Scimmiotto recit l'incantesimo per liberarli dalla paralisi, ed essi pian piano si ripresero.
Scimmiotto preg il maestro di sedere al posto d'onore, in mezzo ai discepoli. Poi apostrof i briganti: "Da quanti anni fate questo mestiere, bestiacce? Che cosa avete rubato? Avete commesso omicidi?  la prima volta? La seconda? La terza?"
"Grazia, signorie!" strillavano i banditi.
"Non strillate! Confessate tutto!"
"Eccellenza, non siamo briganti incalliti, ma figli di famiglia. Per pigrizia e incuria, abbiamo dilapidato i nostri patrimoni in vino, gioco, donne e divertimenti; cos ci siamo ridotti senza mezzi. Quando abbiamo saputo del grande patrimonio accumulato dal signor Kou, ci siamo riuniti per approfittare della notte e del maltempo e spogliare la sua casa. Vi abbiamo visto arrivare mentre ci dividevamo il bottino. Vi abbiamo riconosciuto come gli ospiti del signor Kou, e abbiamo pensato che foste ben provvisti, con il vostro cavallo bianco e quelle grandi sacche. Sapete che gli uomini non si accontentano mai: l'ingordigia ci ha spinto a sbarrarvi la strada. Non sapevamo che vostra eccellenza avesse poteri straordinari e che ci saremmo trovati ammanettati. Ci raccomandiamo alla vostra commiserazione: prendete tutto, ma lasciateci la vita!"
Tripitaka fu sconvolto dalle notizie e balz in piedi vibrando di indignazione: "Com' possibile, Consapevole del Vuoto, che una simile disgrazia sia capitata proprio al vecchio signor Kou, un uomo cos squisito?"
"Ha messo troppo in mostra la sua squisitezza quando ci ha accompagnato: lo sfoggio di lusso ha risvegliato l'attenzione di questi marioli. Per fortuna li abbiamo incontrati e abbiamo ricuperato la refurtiva."
"Io sono rimasto commosso dalla generosit dei Kou; li abbiamo disturbati per ben quindici giorni. Riconsegnare le loro cose non  il minimo che possiamo fare?"
Scimmiotto ne convenne. Si rec con Porcellino e Sabbioso nella valletta dov'era raccolta la refurtiva e la caric sul cavallo. Un altro carico di metalli preziosi tocc a Porcellino, mentre Sabbioso si occup dei loro bagagli. Scimmiotto ebbe la tentazione di lasciare ai briganti un ricordo della sua sbarra, ma temette i rimproveri di Tripitaka; ricuper i suoi peli e li guard balzar su, non appena liberi, e scappare a gambe levate, ben contenti di uscirne vivi.
Fu cos che Tripitaka ritorn indietro con i suoi per restituire i beni rubati. Non sapeva di comportarsi come la falena, quando vola verso la fiamma che le brucer le ali. Lo attesta il poema:

La bont, cari amici,
Di rado ha ricompensa,
E pi spesso le accade
Di attirare il bastone.
Hai notato qualcuno
Che  caduto nell'acqua
E vuoi tirarlo su?
Tu pensaci due volte,
E se proprio vuoi farlo
 a tuo rischio e pericolo!

I pellegrini camminavano verso la citt carichi di oggetti preziosi, quando videro arrivare una folla di gente armata di lance e di sciabole.
"Discepoli!" grid Tripitaka. "Che cosa significa tutta quella gente armata che ci viene incontro?"
"Disgrazia!" squitt Porcellino. "I briganti hanno raccolto grandi rinforzi e si sono armati meglio per darci una lezione!"
"Fratello, guarda bene" replic Sabbioso. "Ti sembrano briganti?"
"La stella della disgrazia non  tramontata sul capo del maestro" mormor Scimmiotto. " chiaro che questa gente sta inseguendo i briganti, e noi ci troveremo in una posizione delicata."
I sopraggiunti accerchiarono i pellegrini: "Bonzi del malanno! Avete la sfacciataggine di aggirarvi ancora da queste parti, dopo esservi dedicati alle vostre ruberie."
Circondarono Tripitaka, lo strapparono dal suo cavallo e lo legarono. Poi fu la volta dei discepoli. Una volta legati, i prigionieri vennero appesi a pertiche passate nei nodi delle funi, e ciascuno di loro fu portato da due uomini. Si impadronirono anche del bagaglio, si spinsero davanti il cavallo e li portarono nel capoluogo della prefettura.
Tripitaka piangeva e aveva perduto la parola. Porcellino brontolava risentito; Sabbioso si sentiva disorientato. Scimmiotto, noncurante, si preparava a mostrare le sue capacit.
Le truppe si presentarono al tribunale e annunciarono: "Eccellenza, i coscritti hanno catturato i malviventi."
Il magistrato li ricompens della pena che si erano data, verific la refurtiva e la restitu alla famiglia Kou. Poi ordin la comparizione di Tripitaka e dei suoi compagni.
"Pretendete di venire dalle terre dell'Est e di andare nel Paradiso dell'Ovest a rendere omaggio al Buddha; ma in realt questa non  che la copertura della vostra attivit di briganti."
"Vostro onore" rispose Tripitaka, "permettetemi di dichiarare quanto segue: l'umile monaco che vedete non  un bandito e non si  certo permesso una simile impostura. Lo prova il passaporto che troverete fra le nostre cose. Proprio perch il signor Kou ci ha ospitato generosamente per quindici giorni, la gratitudine ci ha spinto a togliere la refurtiva ai briganti, che avevamo incontrato sulla nostra strada, e a riportarla al legittimo proprietario. Mentre lo facevamo, siamo stati arrestati e scambiati per i ladri; ma in realt non lo siamo. Preghiamo vostro onore di procedere a un attento esame dei fatti."
"Siete abili a invocare la gratitudine, ora che vi hanno preso" replic il magistrato. "Ma se vi siete imbattuti nei briganti, perch non li avete assicurati alla giustizia? Ve lo impediva la vostra gratitudine? Come mai abbiamo trovato solo voi quattro? Ecco qua: la querela di Kou Liang fa appunto i vostri nomi, uno per uno, e sembra fondata."
Tripitaka si sent come una barchetta nell'oceano in burrasca. "Consapevole del Vuoto!" grid. "Che cosa aspetti per assumere la difesa?"
"Che posso fare?" rispose Scimmiotto. "Il bottino testimonia contro di noi."
"Proprio cos. Osereste negare la presenza del bottino?" esclam trionfante il magistrato. E ordin alle guardie: "Portate il cerchio per stringere la testa e applicatelo alla zucca pelata del capo banda. Poi gli somministreremo le verghe."
Scimmiotto pensava: "Anche se il destino del maestro prescrive questa prova, non posso lasciargli subire le torture." E quando vide le guardie preparare la corda per stringere il cerchio dichiar: "Vostro onore, quel bonzo non c'entra. Nella rapina contro i Kou io tenevo la torcia, stringevo il coltello, rubavo e uccidevo. Il capo banda sono io; se c' qualcuno da mettere alla tortura sono io. Gli altri non c'entrano."
"Allora incominciate da lui" ordin il magistrato.
Le guardie si misero all'opera: incoronarono Scimmiotto e tirarono la corda, finch si ruppe con uno schiocco. Misero una corda nuova e ricominciarono a tirare: nuova rottura. Esaminarono le pelle del cranio di Scimmiotto, ma non vi trovarono nemmeno un graffio. Senza capire che cosa non funzionasse per il suo verso, si procurarono una terza corda e stavano per ricominciare, quando giunse l'annuncio: "Sua signoria il Secondo Protettore Chen sta giungendo dalla capitale, e prega vostra eccellenza di andargli incontro nei sobborghi."
Il magistrato ordin al capo della camera di giustizia: "Mettete in cella questi banditi e fate buona guardia. Riprenderemo l'interrogatorio quando avr ricevuto il mio superiore."
I pellegrini furono chiusi in carcere.
"Discepoli miei" si lamentava Tripitaka "come faremo?"
Scimmiotto rideva: "Adesso venite al fresco:  un posticino tranquillo, dove non troverete cani che vi abbino. Vi divertirete."
Gli infelici furono spinti su letti di tortura, dove una cinghia serrava il ventre, un'altra il petto e una terza la testa. I carcerieri li vennero a frustare. Tripitaka soffriva il martirio e ripeteva: "Consapevole del Vuoto, come faremo? Come faremo?"
"Ci battono per spillarci un po'di soldi" fece notare Scimmiotto. "Come dice l'adagio: La vita  bella finch  sana; quando stai male, sputa la grana. Al momento il problema  tutto qui."
"Ma noi non abbiamo soldi."
"Vanno bene anche i vestiti. Dategli il vostro kasya."
La proposta fu una coltellata per il cuore di Tripitaka; ma non ne poteva pi e si dovette rassegnare: "Come vuoi, Consapevole del Vuoto."
"Signori ufficiali" grid Scimmiotto, " inutile che vi affatichiate. In una di quelle sacche troverete un abito orlato di broccato che vale mille pezzi d'oro. Aprite e prendetevelo."
I carcerieri frugarono nelle sacche. Gli abiti di stoffa ordinaria non valevano gran che; ma si resero conto che quella cosa fosforescente avvolta nella carta oleata doveva costare un sacco di soldi. Aprirono l'involto e scoprirono

Le lunghe file di perle brillanti
Ed un tesoro di pagliuzze d'oro,
Draghi allacciati in squisiti ricami
Ed orli di broccato con fenici.

Mentre si spingevano per guardare, il rumore che facevano attir l'attenzione del capo, che venne a vedere: "Che cos' questo baccano?"
Le guardie si inginocchiarono: "Stavamo battendo questi bonzi briganti di strada, e loro ci hanno ceduto le loro sacche. Abbiamo trovato questa cosa che non sappiamo come utilizzare: romperla per dividere sarebbe un peccato; ma se uno solo la prende, gli altri non avranno niente. Per fortuna arrivate voi: aiutateci a dividere."
L'ufficiale esamin il kasya e il restante contenuto delle sacche. Vide un sacchetto di tela, lo apr e ne tolse il passaporto, pieno di sigilli e di scritte di molti paesi. Esclam: "Queste non sono cose da briganti! Per fortuna mi sono cadute in tempo sotto gli occhi, altrimenti avremmo rischiato di metterci nei pasticci. Non toccate niente. Domattina, quando sua grandezza riprender il processo, sapremo come regolarci."
Il tamburo dalla torre annunci il cadere della notte; la ronda dei pompieri inizi il suo giro. Per i pellegrini fu anche questa una notte inquieta. Verso la quarta veglia, finalmente, Scimmiotto non ud pi i gemiti dei compagni: si erano addormentati. Pensava: "Fra le prove imposte al maestro c'era evidentemente anche questa notte in prigione. Perci mi sono tenuto in disparte e mi sono astenuto da difese e da interventi magici. Ma ora che la notte e la prova stanno per finire, sar bene che prepari ogni cosa per farlo uscire di qui al levar del giorno."
Guardate che bravo: si rimpicciol per liberarsi dalle cinghie che lo legavano al letto, si trasform in un moscerino e fugg da un interstizio fra le tegole del tetto. Era una bella notte serena; luna e stelle splendevano ancora. Si guard intorno per orientarsi e prese il volo verso Diling e la strada dove abitavano i Kou. Lungo la via brillava una luce: si accost e constat che si trattava del laboratorio di un fabbricante di formaggio di soia. Il padron di casa attendeva alla cottura al fornello, mentre sua moglie pressava gli ingredienti. Lui diceva: "Mamma, il signor Kou aveva fortuna e figli; ma gli  mancata la lunga vita. Da piccoli eravamo compagni di scuola; avevo cinque anni pi di lui. Suo padre si chiamava Kou Ming. A quel tempo non possedevano pi di mille mu di terreno agricolo, e faticavano a farsi versare la rendita. Quando ebbe vent'anni, suo padre mor e lui dovette assumere l'amministrazione del patrimonio. La sua fortuna fu di sposare la figlia di Zhang il Ricco, che allora chiamavamo Spingi L'Ago: quello fu l'inizio della sua prosperit. Da quando entr in casa sua, la resa dei terreni miglior e i crediti furono ricuperati. Qualunque affare intraprendesse, gli portava un buon guadagno. Nel tempo ha accumulato una fortuna di centinaia di migliaia di sapeche. A quarant'anni si  volto al bene e ha fatto voto di nutrire diecimila monaci. Ed ecco che i briganti lo hanno ucciso a calci. Che sfortuna! Aveva sessantaquattro anni e possedeva tutto ci che serve per godersi la vita. Era un uomo buono.  mai possibile che, invece di godere i suoi meriti, abbia dovuto finire cos? Che triste vicenda!"
Scimmiotto non perse una parola. Ormai era la quinta veglia, le quattro del mattino. Egli vol nella casa dei Kou. Il feretro era stato collocato nella sala principale, con una lampada accesa, bastoncini d'incenso, candele e offerte di frutta. La vedova, seduta su un cuscino, piangeva. Entrarono i figli accompagnati dalle nuore, che portavano offerte di riso. Scimmiotto si pos sulla bara e tossicchi. Le nuore corsero via spiritate agitando le braccia; i figli si prosternarono e non osarono muoversi da terra. La moglie, pi coraggiosa, batt la mano sulla bara e domand: "Vecchio mio, stai per caso tornando in vita?"
"No" rispose Scimmiotto imitando la voce del vecchio Kou.
I figli batterono la fronte sul pavimento cantilenando: "Oh padre, oh padre, oh padre..."
La moglie batteva i denti, ma tenne duro e chiese: "Se sei morto, come mai parli?"
"Il re dell'inferno Yama mi ha fatto accompagnare qui dagli spettri perch dica una cosa: la mia vecchia Spingi L'Ago ha usato la sua lingua velenosa per rovinare gli innocenti."
Chiamata con l'antico soprannome, la vecchia si prostern: "Vecchio mio, alla tua et ricordi ancora il mio soprannome da ragazza. Quali innocenti avrei rovinato con lingua velenosa?"
"Non prendermi in giro!" url il Novizio. "'Il monaco cinese reggeva il lume, Porcellino incitava alla violenza, Sabbioso saccheggiava oro e argento; Scimmiotto ha ucciso vostro padre.'Queste calunnie hanno precipitato delle brave persone nelle torture. I quattro maestri della corte dei Tang si erano imbattuti nei briganti, avevano ricuperato la refurtiva e la stavano riportando qui per mostrarsi grati. Che bell'idea quell'accusa falsa! Ora gli innocenti sono chiusi in carcere per la querela presentata dai nostri figli. Il dio del carcere, il tudi e la divinit delle mura e dei fossati sono corsi pieni di indignazione a informare Yama. Il re dell'inferno mi ha mandato qui sotto buona scorta fantasma per dirvi di farli liberare immediatamente. Altrimenti, la mia missione  di restare in questa casa per un mese e di metterla sottosopra in modo che nessuno sopravviva, nemmeno i cani e le galline."
"Padre" supplicavano Kou Liang e suo fratello, continuando a prosternarsi, "vi supplichiamo, ritornate da dove venite e non fate del male a nessuno! Appena far giorno, correremo al tribunale e presenteremo l'istanza di scarcerazione. Riconosceremo i nostri errori. Noi cerchiamo solo di stare in pace con i vivi e con i morti."
"Va bene, me ne vado" disse Scimmiotto. "Voi bruciate carta moneta."
Tutta la famiglia corse ad ardere biglietti di carta moneta.
Scimmiotto vol via e ritorn nel capoluogo, alla residenza del magistrato. Il giudice era gi sveglio, come si vedeva dalla luce che brillava nella sua camera. Scimmiotto vol nella sala principale, dov'era appeso alla parete un rotolo che rappresentava un mandarino a cavallo di un leardo pomellato con la sua scorta: un uomo che reggeva un parasole azzurro, un altro che recava una sedia pieghevole. Senza avere idea di chi fosse il personaggio rappresentato, si pos nel bel mezzo del ritratto e quando vide comparire il magistrato, che ancora non si era lavato la faccia n pettinato, diede un colpetto di tosse. Quello si rifugi spaventato in camera sua. Dopo un po'ricomparve: aveva fatto la sua toilette, indossato l'abito da cerimonia e reggeva due bastoncini d'incenso accesi: "Sacra immagine del mio onorevole zio Qiang Qianyi, il vostro filiale nipote Qiang Kunsan ricopre attualmente il posto di magistrato nella prefettura Terrazza di Bronzo, grazie alla protezione della virt dei suoi antenati, che gli ha permesso di superare gli esami nel gruppo dei primi laureati. Non ho mai trascurato di offrirvi incenso mattina e sera. Perch oggi mi fate questo scherzo? Vi supplico di non terrorizzare la gente di casa con manifestazioni di rumori diabolici."
Scimmiotto ridacchiava fra s: "Dunque  la sacra immagine dell'onorevole zio." E colse l'occasione: "Saggio nipote, certo hai onorato i tuoi antenati esercitando la tua carica senza farti corrompere. Ma come hai potuto spingere la tua ignoranza fino a imprigionare dei santi monaci come se fossero dei briganti? Il tudi, il dio del carcere e quello delle mura e dei fossati se ne sono lamentati con il signore Yama, che mi ha fatto accompagnare qui. Devi riesaminare il caso e liberare i monaci senza indugio. Altrimenti sarai convocato all'inferno per chiarire come stanno le cose."
Il magistrato, tremando di spavento, rispose: "Vi prego, caro zio, ritornate da dove venite. Appena arriver in tribunale, li far liberare."
"Porter la tua risposta al signore Yama. Da parte tua, non trascurare di bruciare carta moneta per me."
Il magistrato accese altro incenso e molta carta moneta, inchinandosi per ringraziare.
Scimmiotto svolazz all'aperto e ritorn a Diling. Spuntava l'alba, mentre i funzionari si riunivano negli uffici della sottoprefettura.
"Se si accorgessero che chi parla  soltanto un moscerino" pensava il Novizio, "nessuno mi prenderebbe sul serio, e griderebbero all'imbroglio."
Assunse quindi dimensioni gigantesche, e mise avanti un piede che bastava a riempire l'aula d'udienza. "Funzionari, ascoltate: sono un dio ambulante, e ho ricevuto un incarico dall'Imperatore di Giada. Egli vi accusa di aver chiuso e malmenato nella vostra prigione un figlio del Buddha in cerca di scritture; ci ha fatto sensazione fra gli di dei tre mondi. L'incarico che ho ricevuto  di ordinarvi di rimetterlo subito in libert. Come potete immaginare, ho un altro piede delle stesse dimensioni di quello che vedete; se non mi date retta lo abbasser sulle vostre teste, e non rester gran che dei funzionari di questa misera sottoprefettura. Poi far una passeggiata sulla citt e la pester ben bene, fino a ridurla in cenere e polvere."
Terrorizzati, i funzionari si gettarono a terra: "Vostra eminente santit non dubiti: sottometteremo immediatamente il caso al magistrato, chiedendogli di ordinare la scarcerazione. Piano con i piedi, per carit! Ci farete morire di paura!"
Scimmiotto torn a trasformarsi in moscerino; questa volta vol sul tetto della prigione, entr dallo spiraglio che aveva utilizzato per uscire e si rimise a letto; dove, malgrado le cinghie, si addorment.
Intanto il magistrato sal in cattedra. Non appena furono distribuite le tavolette, i fratelli Kou corsero a inginocchiarsi con alte grida davanti alla porta. Quando furono introdotti e presentarono l'istanza di scarcerazione dei detenuti, il magistrato si irrit: "Ieri vi eravate querelati per il furto dei vostri beni. Ho fatto arrestare i ladri e voi avete ricuperato la refurtiva. Che cosa significa questa istanza?"
"Eccellenza" replicarono i ragazzi piangendo, "questa notte l'anima di nostro padre si  manifestata per rimproverarci di aver fatto incarcerare ingiustamente il santo monaco, che ci stava riportando il bottino tolto ai briganti. La cosa ha indignato le divinit locali, che si sono presentate a rapporto dal re Yama. Ci ha ordinato di chiedere la liberazione degli innocenti, sotto pena delle peggiori disgrazie. Ecco perch ci siamo ripresentati, con la speranza che vostra eccellenza accolga la nostra istanza."
Il magistrato rifletteva: "Non  poi tanto strano che il fantasma di un morto ammazzato si mostri inquieto per qualche giorno, finch il cadavere  ancora caldo e ci sono misteri da risolvere. Ma mio zio  morto cinque o sei anni fa, e dovrebbe giacere in pace. Che cosa sta succedendo?"
In quel momento entrarono in folla i funzionari di Diling, capeggiati dal sottoprefetto: "Vostro onore, guai in vista! L'Imperatore di Giada ci ha mandato un dio ambulante per esigere l'immediata liberazione di quelle brave persone che sono state incarcerate. Quei bonzi non sono briganti, ma figli del Buddha in cerca di scritture. Se tardiamo, schiaccer noi e ridurr in polvere la nostra citt."
Il magistrato ascoltava, livido di spavento. Ordin subito al cancelliere della camera di giustizia di redigere un mandato di comparizione per i detenuti, e li mand a prelevare.
Porcellino si chiedeva inquieto quali nuove torture avrebbe portato la giornata. "Stai tranquillo" gli disse ridendo Scimmiotto. "Nessuno ti toccher: ho sistemato le cose. Non inginocchiatevi, e aspettate invece di essere invitati a sedere al posto d'onore. Vedrete: reclamer la restituzione del cavallo e dei bagagli, e se qualcosa mancher, gliele dar io le botte!"
Quando entrarono nell'aula del tribunale, il magistrato, il sottoprefetto e i funzionari di ogni ordine e grado andarono loro incontro: "Ieri non abbiamo potuto approfondire l'inchiesta per l'arrivo del nostro superiore; e d'altronde il ritrovamento della refurtiva ci aveva indotto in errore."
Tripitaka giunse le mani, si inchin e ripet la propria versione dei fatti. I funzionari non sapevano come scusarsi: "Eravamo fuorviati, siamo caduti in un errore increscioso. Vogliate scusarci!" Chiesero quindi se in carcere avessero subito danni o perdite.
Scimmiotto si fece avanti con gli occhi sgranati per la collera e dichiar con voce tonante: "Un tizio del tribunale si  impadronito del nostro cavallo bianco; i nostri bagagli sono finiti nelle mani dei carcerieri. Adesso ce li dovete restituire senza indugio. Questa volta tocca a me interrogarvi: avete idea di quale sia la pena per avere arrestato delle persone innocenti, facendole passare per briganti?"
I funzionari, spaventati, si affrettarono a far portare cavallo e bagagli, e ad accertare che non mancasse nulla. Ma poich i discepoli non sembravano disposti ad accontentarsi, la colpa dell'errore fu attribuita alla famiglia Kou. Tripitaka cercava di metter pace: "Discepoli, i funzionari hanno ragione. Se volete saperne di pi, non potete prendervela con loro. Andremo dai Kou, li interrogheremo e stabiliremo chi dice di averci visto agire come briganti."
"Buona idea" acconsent Scimmiotto. "Interrogher il morto: sapr ben dirci chi l'ha ucciso."
Sabbioso iss a cavallo il reverendo in mezzo all'aula di giustizia, e tutti i presenti si avviarono verso la sottoprefettura e la casa dei Kou. I fratelli li accolsero pieni di paura, prosternandosi senza tregua, e li condussero nella camera ardente, dov'era riunita la famiglia in lutto.
"Ecco qui una madre di famiglia che fabbrica calunnie a danno della brava gente" disse Scimmiotto alla signora Kou. "Smetti di piangere. Ora interrogher tuo marito: provveder lui a smentirti."
Naturalmente i funzionari credevano che Scimmiotto scherzasse. Ma lui disse: "Signori, vi prego, fate compagnia al mio maestro. Porcellino e Sabbioso, state all'erta. Io torno fra poco." E d'un balzo sal in cielo.
L'azzurro sopra l'edificio si copr di un velo di nubi iridate: un soffio di buon augurio proteggeva l'anima primordiale. Infine la gente vide e comprese che si trattava di un immortale che cavalcava le nuvole, di un santo capace di ridar vita ai morti. Va da s che tutti pregarono e bruciarono incenso.
Con una capriola il grande santo raggiunse il mondo delle tenebre ed entr nella Sala della Rete della Foresta, seminando il panico

fra i giudici infernali, che lo accoglievano giungendo le mani, mentre gli assessori dei cinque orienti si prosternavano.
I mille alberi-spade erano sconvolti, la montagna dei Diecimila Coltelli era spianata. Nella citt delle vittime di malamorte i farfarelli si convertivano; sotto il Ponte Senza Appello i fantasmi ritornavano in vita.
Un raggio di luce divina, come una celeste amnistia, illuminava il dominio delle tenebre e splendeva dappertutto.

I dieci giudici accolsero il grande santo e, dopo le cortesie d'uso, gli chiesero quale fosse lo scopo della visita.
"Chi di voi ha aperto la pratica del fantasma di Kou Hong, quello che nutriva monaci nella sottoprefettura di Diling? Fatemi il piacere di rintracciarla subito."
"Kou Hong  una persona perbene. Non abbiamo mandato a prenderlo noi, ma  venuto da solo. Ha incontrato un paggio abito-d'oro al servizio di Dizang, che l'ha accompagnato a visitare il suo padrone."
Scimmiotto si conged per recarsi al Palazzo delle Nuvole Smeraldine, dove chiese del pusa. Dopo i saluti, Scimmiotto espose il caso, e il suo ospite rispose cortesemente: "Il destino di Kou Hong era di non superare in anni d'et il numero degli esagrammi(20), e di finire la sua vita senza imbrattare le lenzuola del suo letto. Perci ha lasciato il mondo terrestre in quel modo. Viste le sue referenze, mi era sembrato adatto per assumerlo come segretario generale del registro dei destini propizi. Ma per riguardo a voi, posso prolungare la sua vita terrestre di un ciclo di dodici anni. Lo facciamo chiamare, cos ripartir con voi."
Il paggio abito-d'oro lo accompagn nella sala; quando vide Scimmiotto, esclam: "Maestro, per carit, salvatemi!"
"Non so se vi rendete conto della situazione. Certi briganti vi hanno ucciso prendendovi a calci. La persona che vedete  il direttore generale dell'inferno, Dizang. Io sono venuto qui a riportarvi fra i vivi, perch la vostra testimonianza  necessaria per mettere in chiaro le circostanze della vostra morte. Il pusa  tanto gentile da concedervi, diciamo, un'aspettativa: ritornerete qui fra una dozzina d'anni."
Il signor Kou si profuse in prosternazioni. Scimmiotto ringrazi il direttore e soffi sul fantasma trasformandolo in vapore. Si infil quindi quel vapore in una manica e lasci l'inferno per ritornare nel mondo dei vivi, dove una nuvola lo port in breve alla casa dei Kou.
Porcellino apr la bara e Scimmiotto tolse l'anima dalla propria manica e la introdusse nel corpo. Subito il morto respir, e in breve si riprese tanto da balzar fuori e prosternarsi davanti ai quattro pellegrini: "Ah, maestri! Ero morto prematuramente, e devo a voi se sono ritornato dall'inferno."
Mentre li ringraziava calorosamente, si accorse dei funzionari che affollavano la sala e si prostern anche a loro: "A che cosa  dovuta la vostra presenza nella mia umile dimora?"
"I tuoi figli avevano accusato i santi monaci" spieg il magistrato. "Perci li avevo fatti inseguire dalle guardie, che li trovarono carichi della refurtiva perch, per caso, si erano imbattuti nei ladri, l'avevano ricuperata e volevano restituirla. Per sbaglio sono stati arrestati, e un'inchiesta non abbastanza approfondita li ha fatti finire in carcere. Ma la notte scorsa  successo un pandemonio: qui si  manifestata la tua anima, a casa mia quella del mio defunto zio, nella sottoprefettura un dio ambulante. Ho dovuto liberarli subito, e loro sono venuti a risuscitarti."
"Eccellenza" rispose il signor Kou restando in ginocchio, "avete fatto davvero un grave torto a questi santi monaci. I ladri erano una trentina di briganti; quando li vidi frugare la mia casa non potei resistere all'impulso di cercare di farli ragionare, e loro mi presero a calci fino a spedirmi all'altro mondo. Figuriamoci se c'entravano i quattro pellegrini!" E chiam sua moglie: "Tu sapevi! Come hai osato presentare una falsa accusa? Ora sua eccellenza ti metter sotto processo."
Tutta la gente di casa, vecchi e giovani, non faceva che prosternarsi. Ma il magistrato magnanimamente risparmi loro altre accuse. Kou Hong ordin di preparare un grande banchetto per ringraziarlo, ma i funzionari non accettarono e se ne tornarono al loro yamen.
I pellegrini trascorsero finalmente una notte tranquilla nella casa, e il giorno dopo Kou Hong ritorn a battere il chiodo di nutrir monaci e a insistere perch Tripitaka rimanesse suo ospite; ma egli si rifiut fermamente.
L'accompagnamento della folla di amici e parenti, con stendardi e baldacchini, si ripet con lo stesso fasto della volta precedente.

Il Cielo non abbandona
L'uomo dabbene. I malvagi
Non possono farci nulla.
Proseguon con fermo passo
Nella cerca del Beato,
Al Monte degli Avvoltoi,
Dov' la gioia assoluta.

Se poi non sapete che cosa avvenne quando incontrarono il Buddha, ascoltate il prossimo capitolo, che vi fornir ogni particolare.

CAPITOLO 98
UNA QUERELA PER FRODE E CONCUSSIONE

OVE SCIMMIA E CAVALLO RAGGIUNGONO LA SAGGEZZA, ESCONO DAL GUSCIO E, COMPIUTA L'IMPRESA, CONTEMPLANO IL BEATO.


La terra del Buddha era ormai prossima, ed era diversa dalle altre: si vedevano solo fiori preziosi, erba di diaspro, pini antichi, cipressi millenari. Sulla loro strada non incontravano famiglia che non fosse volta al bene, n casa che rifiutasse di nutrir monaci. Ogni viandante sulla strada che correva ai piedi delle montagne praticava la piet; ogni viaggiatore che attraversava la foresta recitava sutra.
Maestro e discepoli camminavano da sei o sette giorni, con brevi riposi notturni e partenze allo spuntar dell'alba, quando scorsero file di alte torri e di superbi padiglioni.

Si slanciano di cento piedi verso il cielo, toccano la Via Lattea. Dalla loro cima bisogna abbassare il capo per vedere il sole al tramonto; si potrebbe cogliere una cometa tendendo la mano. Ampie finestre si spalancano sullo spazio, snelle colonne toccano le nubi.
Gialle gru recano l'annuncio dell'autunno che languisce, fenici dai mille colori portano il messaggio della sera nella limpida brezza. I sacri palazzi sono arche preziose, costruite di perle e di gioielli. Qui  la sala autentica in cui si discute la Via, dalla quale i sutra si diramano in tutto l'universo.
Perenne bellezza di fiori di primavera; verde smagliante dei pini dopo la pioggia; angelica purpurea e frutti di immortalit che crescono un anno dopo l'altro; tutti ammirano il volo dell'uccello scarlatto.

"Guarda che bei posti, Consapevole del Vuoto!" esclam Tripitaka, puntando il frustino verso gli edifici.
"Lo credo che sono belli!" rispose Scimmiotto. " strano: tante volte siete corso a prosternarvi davanti a Buddha finti e a false mete. E ora che siete arrivato, non scendete nemmeno da cavallo. Come lo spiegate?"
Tripitaka rest a bocca aperta e smont precipitosamente.
Mentre si avvicinavano all'ingresso, un giovane ritto presso la porta grid loro: "Sareste per caso quella gente dell'Est in cerca di scritture?"
Il reverendo si aggiust la tonaca e lo osserv.

Indossa un abito di broccato e agita uno scacciamosche di giada. Si  vestito per partecipare al banchetto dello Stagno di Diaspro; e il suo scacciamosche scuote polvere santa.
Reca al gomito una tavoletta di immortalit e calza sandali d'oro.  un elegante gentiluomo alato di straordinaria bellezza.
Come ogni abitante di quel luogo meraviglioso, gode di vita eterna: la sua longevit lo eleva al disopra del mondo di polvere.
Il santo monaco non riconosce questo abitante del Monte degli Avvoltoi, bench lo abbia gi incontrato come grande immortale Testa d'Oro.

Scimmiotto lo avvert: "Maestro, la persona che ci chiama  il grande immortale Testa d'Oro, che abita il Tempio della Verit di Giada ai piedi del Monte degli Avvoltoi."
Tripitaka si fece avanti per salutare. "Eccovi finalmente, santo monaco!" esclam ridendo il grande immortale. "Devo dire che Guanyin mi aveva imbrogliato. Tanti anni fa, quando part per individuare il cercatore di scritture, mi raccont che sarebbe arrivato da queste parti in capo a due o tre anni. Ce ne avete messo del tempo! Non speravo pi di vedervi arrivare."
"Sono confuso di avere abusato della vostra pazienza. Non so come ringraziarvi dell'alta benevolenza che mi concedete: sono proprio commosso" rispose Tripitaka giungendo le mani.
Il grande immortale fece loro strada nel suo tempio e fece servire il t e una colazione. Poi i suoi paggi misero a scaldare l'acqua profumata perch il santo monaco potesse fare le sue abluzioni prima di presentarsi al Buddha.

Raggiunto l'obiettivo, unito il vero
Del Cielo alla natura personale,
Superate le pene ed i travagli
Per rinnovarsi dentro i tre rifugi,
Un bagno caldo  quello che ci vuole.
Sconfitti tanti diavoli, la terra
Del Buddha si apre a loro. Gli sramana
Fanno lieta accoglienza. Ora si nettano
Da ogni lordura e trovano, impeccabile,
Il proprio corpo imperituro.

Quando maestro e discepoli ebbero completato le abluzioni, cadeva la sera. Per la notte restarono ospiti del Tempio della Verit di Giada.
L'indomani Tripitaka indoss il suo kasya con gli orli di broccato e il cappello alla Vairocana, impugn il bastone da pellegrino e and a prendere congedo dal grande immortale.
"Ieri eravate a brandelli, ma oggi siete fresco ed elegante; basta guardarvi, siete proprio un figlio del Buddha."
Tripitaka lo salut rispettosamente e voleva andarsene, ma l'immortale gli disse: "Aspettate che vi mostro la strada."
"Sono pratico del posto" intervenne Scimmiotto.
"Sei pratico di nuvole e di voli ad alta quota, ma il santo monaco non ci pu ancora salire; dovete muovervi per via di terra."
" vero: sono venuto qui pi volte, ma sempre in volo. Se non vi disturba troppo, indicateci voi il cammino. Certo al mio maestro piacerebbe non aggravare il ritardo."
Il grande immortale rise, prese per mano Tripitaka e guid Candana verso la porta della Legge.
Non si usciva dalla porta principale del tempio taoista per riprendere la strada maestra, ma si attraversava la sala centrale e si imbucava una porticina sul retro. Da l si vedeva la montagna, che l'immortale indic: "Santo monaco, osservate il fausto splendore di cinque colori in mezzo al cielo, circondato da mille vapori di buon augurio: quello  il picco degli Avvoltoi, la terra santa del Buddha, il Fondatore."
Tripitaka si inchin e preg.
"Maestro" osserv ridendo Scimmiotto, "non continuate a inchinarvi. Altrimenti farete come nel detto: frustava quando il monte era lontano, e faceva scoppiare il cavallo. C' ancora strada da fare, e in questo modo perdete tempo."
"Santo monaco" disse il grande immortale, "siete ormai in terra benedetta e in vista della vostra meta: io vi lascio."
Tripitaka si inchin per congedarsi e riprese il cammino.
Il grande santo guidava il monaco cinese e i suoi compagni su per la montagna. Dopo alcuni li, si trovarono in riva a un corso d'acqua molto largo, dalla corrente turbinosa; intorno non si vedeva traccia umana.
"Consapevole del Vuoto" grid Tripitaka allarmato, "il grande immortale non avr sbagliato? Non possiamo essere sulla buona strada. Come si possono attraversare acque cos agitate senza un'imbarcazione?"
"La direzione  giusta" rispose ridendo Scimmiotto. "Vedete che c' un ponte laggi? Per ottenere il giusto frutto, bisogna passare di l."
Il reverendo si avvicin e vide un cartello con tre caratteri:

Passerella Tocca Nuvole

Non era un ponte, ma un semplice, lunghissimo tronco d'albero:

Ponte di giada gettato sul vuoto,
Da vicino non  che un tronco viscido
Sopra le acque in tumulto. Cos stretto
E scivoloso, non  praticabile
Dai comuni mortali.  pi sicuro
Camminar sulle nubi, se sai farlo!

A Tripitaka veniva il batticuore: "Consapevole del Vuoto, un essere umano non pu passare quel ponte. Cerchiamo un'altra strada."
"Invece la strada giusta  proprio questa" ripeteva ridendo il Novizio.
"Ma  impraticabile! Come si fa a camminare su quel legno cos stretto e scivoloso, sopra una distesa d'acque cos ampia e tumultuosa?"
"Guardate me!" Il grande santo prese la rincorsa, salt sul ponte e corse fino all'altra sponda senza un attimo di esitazione. "Coraggio! Venite anche voi!"
Tripitaka fece un gesto di diniego con la mano. Porcellino e Sabbioso si mordevano le dita: " una parola! Troppo rischioso!"
Scimmiotto riattravers il ponte e tir Porcellino per il braccio: "Di, bestione, vieni!"
Porcellino si gett per terra e gemette: "Non mi fido! Scusami tanto, preferisco salire su una nuvola."
"Chi te la d l'autorizzazione a cavalcare vento e nuvole, in questi paraggi? Per diventare un buddha, devi attraversare quel ponte."
"Fratello, rinuncio a diventare buddha. Non  colpa mia, non sono capace."
Tiravano, spingevano, si rotolavano, tanto che stavano per venire alle mani; Sabbioso dovette intervenire per separarli. In quel momento Tripitaka grid: "Smettete di litigare. Arriva il traghetto." In effetti si vedeva una barca che risaliva il fiume; il rematore vogava a bratto e gridava: "Traghetto! Traghetto!"
Quando la barca fu vicina, si accorsero con stupore che era priva di fondo. Scimmiotto, con i suoi occhi di fuoco dalle pupille d'oro, si rese conto che il barcaiolo era il buddha Accogli e Passa, detto anche Buddha del Sacro Stendardo. Ma non lo diede a vedere, e si limit a gridare: "Da questa parte, barcaiolo!"
La barca tocc la riva e Tripitaka chiese: "Come fai a trasportare gente su questa vecchia barca sfondata?"
"La mia barca" rispose il buddha,

"Naviga da millenni, contro vento e marea
Ed  sicura e stabile in ogni avversit.
Libera da ogni polvere, traversa mille kalpa
E sa condurre all'Uno. Battello senza fondo
Non galleggia sul mare, ma questo  ben diverso
E si pu caricare di ogni essere vivente."

Scimmiotto giunse le mani per ringraziare: "Vi sono grato di essere venuto a traghettare il mio maestro. Maestro, salite a bordo. La barca  sicura."
Il reverendo esitava, ma Scimmiotto lo tir per il braccio. Il maestro non sapeva dove mettere i piedi e fin per cascare nell'acqua, ma il barcaiolo lo ripesc e lo fece salire dritto sul bordo, dove si tenne scuotendo il vestito bagnato e imprecando contro Scimmiotto. Il quale, intanto, aiutava a imbarcare i condiscepoli, il cavallo e i bagagli: tutti in precario equilibrio sul bordo della barca.
Il buddha prese il largo e spinse l'imbarcazione con forza e dolcezza. La corrente portava verso di loro un cadavere umano. Il reverendo rabbrivid; il Novizio rise e gli disse: "Non abbiate paura, maestro. Guardate bene: quel morto siete voi." " vero!" grid Porcellino. "Siete proprio voi!" esclam Sabbioso battendo le mani. Il barcaiolo si congratul.
Quando raggiunsero l'altra riva, Tripitaka scese a terra con un balzo leggero.

L'anima primitiva, liberata
Dal corpo  tutta gioia e tutto amore.
Completata l'impresa, essi divengono
Buddha, lavati da terrestre polvere.

 proprio questo che si intende per 'vasta sapienza', la Legge che consente di giungere all'altra riva. Quando si volsero a ringraziare il battelliere, non videro pi n lui n la barca senza fondo. Scimmiotto spieg chi era, e Tripitaka finalmente comprese e volle ringraziare i suoi discepoli.
"Non perdiamo tempo in formalit fra noi, che siamo compagni di viaggio" disse Scimmiotto. "Avete avuto bisogno della nostra protezione per stabilire la dottrina e ottenere la gioia di sfuggire al retaggio mortale. Ma  grazie a voi che siamo stati liberati e abbiamo trovato il cammino che porta al giusto frutto. Guardate che spettacolo questi fiori, i prati, gli abeti, i bamb; e le splendide fenici, le gru, i cervi. Confrontateli con i luoghi di fantasmagoria diabolica che abbiamo attraversato. Che cosa  bello, che cosa  brutto? Che cosa  buono, che cosa  cattivo?"
Tripitaka non rinunci ai suoi inchini e genuflessioni. Ripresero allegri la salita della montagna: i loro corpi erano agili e lievi. Presto giunsero in vista del Monastero del Colpo di Tuono.

Sommit nelle nubi, radici che scendono a congiungersi alla catena del Sumeru: file di picchi aguzzi, caos di rocce dalle forme bizzarre. Sulla rupe crescono splendidi fiori ed erba di diaspro. Il sentiero serpeggiante  bordato di angelica purpurea e di orchidee profumate. Nel boschetto, color oro bruciato, gibboni immortali balzano di ramo in ramo in cerca di frutti. Le bianche gru appollaiate sui pini sembrano di giada.
Fenici dai colori brillanti volano a coppie e cantano al sole; le loro danze sono uno spettacolo raro. Anitre mandarine sono posate sulle tegole d'oro. Le pareti sono coperte di colori e disegni, e decorate con agate.
A est come a ovest si vedono palazzi squisiti e arche di perle. A nord come a sud, lunghe prospettive di torri e padiglioni preziosi. Una luce iridata splende sulla sala Devarja; un alone purpureo circonda l'edificio Protezione della Legge. I fiori di utpala spandono profumo ai piedi del magnifico stupa.
 una terra pi bella del paradiso. Ogni destino si compie l dove non giunge la polvere del mondo. Nemmeno mille kalpa consentirebbero di giungere alla gran sala della Legge.

Nella loro passeggiata attraverso la foresta di pini e il boschetto di verdi cipressi, maestro e discepoli incontrarono diversi pii laici e uomini dabbene. Il reverendo si inchinava a upsaka, upsik, bhiksu e bhiksuni, che rispondevano al saluto giungendo le mani e gridavano: "Reverendo, non dovete rendere omaggio a noi. Andate prima da Skyamuni, e poi faremo conoscenza."
"Che zelo! Che piega schiena indefesso!" sghignazzava Scimmiotto. "Aspettate almeno di arrivare dal padron di casa."
Il reverendo seguiva il Novizio e si sentiva inebriato. All'ingresso del monastero, quattro grandi vajrapani li fermarono e chiesero: "Il santo monaco  fra voi?" "Ecco il vostro discepolo Xuanzang" rispose inchinandosi Tripitaka.
"Aspettate qui, santo monaco; vi andiamo ad annunciare."
Uno dei vajrapani si incaric di trasmettere la notizia ai quattro grandi portatori di folgore della seconda porta, che nello stesso modo la trasmisero a quelli della terza. Sostavano alla terza porta i divini monaci del Servizio delle Offerte, uno dei quali si rec nella Sala del Grande Eroe ad avvertire il Buddha Skyamuni in persona, il Beato, il Supremamente Onorato: "Il santo monaco della corte dei Tang  giunto al monastero; viene in cerca delle scritture."
Il Buddha si rallegr e fece convocare gli otto pusa, i quattro vajrapani, i cinquecento arhat, i tremila rivelatori, gli undici grandi luminari e i diciotto difensori. Mentre si disponevano in fila, il decreto d'oro di convocazione del santo monaco passava da una sezione all'altra, da un ufficio all'altro. Si gridava: "Si faccia entrare il santo monaco!"
Il monaco cinese entr in compagnia di Scimmiotto, Porcellino e Sabbioso, che tirava il cavallo e portava i bagagli; naturalmente mise ogni impegno a osservare l'etichetta e il cerimoniale.

Dall'anno in cui lasci la sua citt
Per adempier l'incarico, ha passato
Tremila fiumi e diecimila monti,
Dormendo con un sasso per guanciale
E ripartendo all'alba. Il suo pensiero
Ha dedicato solo al giusto frutto,
E vede infine adempiuto il suo voto.

I quattro pellegrini si prosternarono al Buddha e poi si rivolsero a destra e a sinistra per salutare gli astanti. Dopo tre giri di saluti, si inginocchiarono in posizione lunga, rivolti al Buddha, e presentarono il passaporto. Il Beato lo esamin e lo restitu a Tripitaka.
"Il vostro discepolo Xuanzang, per ordine e volont dell'imperatore dei grandi Tang delle terre dell'Est,  venuto su questa remota montagna sacra per sollecitare il dono delle autentiche scritture, al fine di assicurare la salvezza dei viventi. Imploro dal nostro patriarca, il Buddha, questa grazia che mi permetter di ritornare al mio paese."
Il Beato apr allora la sua bocca piena di commiserazione, che esprimeva la compassione del suo cuore, e disse: "Queste terre dell'Est non sono altro che quelle del continente meridionale. Il clima  buono, la terra fertile e la popolazione numerosa, ma regnano l'ingordigia e gli istinti sanguinari; siete dissoluti e sregolati, scrocconi e bugiardi. Al bene non ci pensate. Non onorate certo gli insegnamenti del Buddha. Non rispettate n i tre luminari n i cinque cereali. Niente lealt, piet, giustizia o bont: avete il cuore e lo spirito ottenebrati, rubate sui pesi e sulle misure, ammazzate, maltrattate le bestie, ne fate di tutti i colori; accumulate tanti crimini che finite per precipitare all'inferno. E l subite ogni specie di tortura: pestati, stritolati, schiacciati, prima di rinascere da bestie che siete. Nelle vostre vite con le corna e la coda, pagate il debito fornendo la vostra carne come cibo ai vostri simili.
"Ecco il perch dell'inferno Forno Senza Perdono, dove siete condannati senza speranza di remissione. Confucio si  provato a stabilire la dottrina della bont, la giustizia, i riti e la saggezza; i sovrani che si sono succeduti hanno fatto quanto potevano per il vostro bene: deportazioni, impiccagioni, decapitazioni. Ma non c' verso: siete tanto ciechi e stupidi, che non vi  limite alla vostra licenza e indisciplina.
"Io ho tre panieri di sutra che potrebbero liberarvi dalle sofferenze e dalle calamit. Sono il paniere della Legge, che parla del cielo; quello dei trattati, che parla della terra; e quello dei sutra per la liberazione dei fantasmi. In tutto sono trentacinque opere in quindicimila centoquarantaquattro rotoli. Contengono il cammino della verit, la strada che porta al bene. Astronomia e geografia, genti e animali, armi e utensili, usi e costumi: non c' nulla nei quattro continenti dell'universo che non sia menzionato l dentro. A voi personalmente, che avete fatto tanta strada per arrivare fin qui, darei volentieri tutta la collezione; ma i vostri sono troppo stupidi e limitati, denigrano la parola della verit, ignorano il senso profondo dei nostri insegnamenti.
"-nanda, Ksyapa, accompagnateli sotto la torre sacra e fategli servire la colazione. Poi aprite il padiglione, prendete qualche rotolo di ciascuna delle trentacinque opere dei miei tre panieri, e dategliela perch la diffondano nelle terre dell'Est.  il segno eterno di una immensa grazia."
Secondo le direttive ricevute, i due onorevoli condussero i quattro pellegrini ai piedi della torre. Il posto era pieno di oggetti rari e preziosi, una meraviglia da vedere. Gli di del Servizio delle Offerte servirono t, frutta e piatti di mille sapori squisiti, sconosciuti in questo basso mondo. Maestro e discepoli resero grazie al Buddha e si dedicarono allegramente alla lauta colazione.

Luci e splendori abbagliano la vista,
Il gusto insegue sapori squisiti,
Si suonano divine melodie.
Mai troveresti in terra queste cose,
Che al godimento aggiungon lunga vita.
La strada  stata lunga e faticosa,
Ma valeva la pena di percorrerla.

Chi ne ricav il maggior piacere fu Porcellino, che saziava lo smisurato appetito con quei cibi capaci di trasmutare carne e ossa mortali.
Gli onorevoli fecero loro compagnia e alla fine aprirono la porta del padiglione. Vi regnavano luce iridata e vapori di buon augurio. Negli scaffali si vedevano cofani, su cui etichette rosse recavano i titoli in calligrafia regolare:

Nirvna stra, 748 rotoli
Pusa stra, 1021 rotoli
-ksagarbha stra, 400 rotoli
Srangama stra, 110 rotoli
Gran collezione di sutra sul senso della grazia, 50 rotoli
Sutra della determinazione, 140 rotoli
Ratnagarbha stra, 45 rotoli
Avatamsaka stra, 500 rotoli
Sutra in omaggio del Beato, 90 rotoli
Mahpraj stra, 916 rotoli
Mahprabhsa stra, 300 rotoli
Adbhta-dharma stra, 1110 rotoli
Vimalakrti stra, 170 rotoli
Altri sutra Mdhyamika, 270 rotoli
Vajracchedika stra, 100 rotoli
Saddharma sstra stra, 120 rotoli
Buddhacarita stra, 800 rotoli
Paca-nga stra, 32 rotoli
Pusa-crya stra, 116 rotoli
Mahsamghta stra, 130 rotoli
Makara stra, 350 rotoli
Saddharma-pundarika stra, 100 rotoli
Yoga stra, 100 rotoli
Sutra della sacra permanenza, 220 rotoli
Sstra del Paradiso occidenta, 130 rotoli
Smghika stra, 157 rotoli
Vari sutra sui paesi del Buddha, 1950 rotoli
Mahyna-straddhotpda sstra stra, 1000 rotoli
Mahpraj-paramit stra, 1800 rotoli
Sutra della Sacra Autorit, 1280 rotoli
Sutra del Padiglione Originale, 850 rotoli
Sutra dei Corretti Regolamenti, 200 rotoli
Mahmayri stra, 220 rotoli
Vijnaptimtratsiddhi sstra stra, 100 rotoli
Kosa-sstra stra, 200 rotoli

-nanda e Ksyapa mostrarono i titoli e chiesero: "Santo monaco, che cosa ci offrite di bello? Pagate qualcosa, e vi daremo lo scritture."
"Il vostro discepolo viene da tanto lontano, che non ha potuto preparare niente."
"Bell'affare!" sogghignarono gli onorevoli. "Voi capite che, se diamo i sutra gratis, i nostri discendenti moriranno di fame."
A vedere che si facevano tanto pregare, Scimmiotto si irrit: "Maestro, lasciateli perdere. Andr io dal Buddha a mettere le cose in chiaro: dovr darmi le scritture con le sue mani, e senza fare tante storie."
"Fermo!" si spavent -nanda. "Non penserai di mettere a soqquadro un paradiso dopo l'altro. Prendetevi i vostri sutra, e non rompete le scatole."
Porcellino e Sabbioso intervennero per rabbonire Scimmiotto, e tutti insieme presero in consegna i rotoli, infilandone quanti potevano nelle sacche, che caricarono sul cavallo. Degli altri fecero quattro involti, che Porcellino e Sabbioso portarono a due a due, legati alle estremit di pertiche. Poi ritornarono davanti al trono a ringraziare il Buddha e se ne andarono verso l'uscita, salutando buddha e pusa, congedandosi da bhiksu, bhiksuni, upsaka e upask. Attraversato il grande portale, discesero quindi la montagna verso la strada maestra.
Bisogna sapere che la consegna dei sutra era stata osservata di nascosto dal buddha del Passato Dpamkara, che se ne stava zitto in un angolo; egli aveva capito benissimo che -nanda e Ksyapa avevano imbrogliato i pellegrini, consegnando loro dei rotoli senza alcuna traccia di scrittura. Ridacchi fra s e si disse: "Questi tapini non si rendono conto che hanno fatto un viaggio tanto lungo per farsi regalare sutra non scritti. Non ne caveranno niente, e le loro fatiche saranno state inutili."
"Chi  di servizio oggi?" chiese. Si fece avanti Eroe Bianco, e il buddha del Passato gli diede queste istruzioni: "Raggiungi il monaco cinese a tutta velocit e vedi di sottrargli quei rotoli bianchi, perch ritorni qui a chiederne altri su cui sia scritto qualcosa."
Eroe Bianco mont a cavallo di un temporale e si slanci gi per la montagna, con gran dispiegamento di potenza divina. Che vento!

Un valoroso alla corte del Buddha non  un qualsiasi dio del vento: sarebbe come paragonare il potente grido di un immortale con gli strilli di una ragazzina.
Il temporale solleva mari e fiumi, strappa draghi e pesci dai loro rifugi. Il gibbone nero resta a mani vuote, e non pu presentare la sua offerta di frutti; la gru, presa nel turbine di vento, smarrisce la strada del suo nido. La voce melodiosa della fenice rossa arrochisce, il fagiano lancia strida disperate.
Si spezzano i rami dei pini, volano via i fiori di utpala. Si rovesciano i bamb smeraldo, freme il loto d'oro. Il suono delle campane viene rapito a tremila leghe di distanza, la salmodia dei sutra sorvola i profondi abissi. Ai piedi della rupe, i fiori rari scolorano, i teneri getti dell'erba di diaspro sono trascinati qua e l lungo la strada. La fenice rinuncia a volare, i cervi bianchi si rifugiano negli anfratti.
Uno strano profumo riempie l'universo, mentre il puro soffio del vento sale al firmamento.

Il reverendo avvert quel turbine di vento profumato e non se ne diede pensiero, perch lo intese come una manifestazione di buon augurio. Ma di colpo una mano scese dal cielo, strapp i sutra dal dorso del cavallo e se li port via. Tripitaka url di spavento e si colp il petto, mentre Porcellino tentava un vano inseguimento e rotolava per terra. Scimmiotto mont in cielo e Sabbioso rimase a guardia di quello che restava. Eroe Bianco si vide sul punto di essere raggiunto e, per timore di quella sbarra che avrebbe potuto rompergli il collo, strapp le sacche e ne disperse il contenuto nella polvere.
Scimmiotto rinunci all'inseguimento per rincorrere i rotoli di sutra dispersi dal vento; mentre Eroe Bianco and a presentare rapporto al buddha del Passato.
In breve Scimmiotto e Porcellino ritornarono verso il maestro con i sutra ricuperati; egli, con le lacrime agli occhi, esclam: "Discepoli, i diavoli ci perseguitano persino in questo mondo della gioia assoluta!"
Sabbioso prese un sutra e lo srotol: la pagina era bianca come neve, senza segno di scrittura. Lo tese a Tripitaka: "Guardate, maestro!  un foglio bianco!"
Scimmiotto e Porcellino si provarono a svolgerne altri, con lo stesso risultato. "Apriteli tutti!" grid Tripitaka. Si accorsero di aver fatto soltanto provvista di carta per scrivere.
"Poveri orientali che siamo!" concluse il reverendo. "Non abbiamo proprio fortuna. A che cosa serve riportare a casa questi rotoli non scritti? Non oser nemmeno farmi vedere dall'imperatore; se gli portassi questa roba, mi farebbe decapitare."
"Maestro" disse Scimmiotto, " chiaro: quei due onorevoli malandrini, indispettiti perch non pagavamo la stecca, si sono vendicati cos. Adesso ritorniamo dal Buddha e gli presentiamo una bella denuncia per frode e concussione."
"Ma certo!" grid Porcellino. "Si va tutti in tribunale!"
In fretta e furia i quattro pellegrini risalirono ansimando la montagna. All'entrata del convento la folla li salutava e rideva allegramente di loro: "Sempre in cerca di sutra, santi monaci?"
Tripitaka chinava il capo e ringraziava. I vajrapani non fecero ostacolo al loro ingresso, ed essi si recarono difilato nella Sala del Grande Eroe.
Scimmiotto si mise a gridare: "Buddha! Dopo tutte le prove che avevamo superato per venire a rendervi omaggio, e il vostro decreto che ci concedeva le scritture, -nanda e Ksyapa ci hanno chiesto la mancia. Dal momento che non avevamo soldi, si sono messi d'accordo per imbrogliarci, caricandoci di semplici fogli bianchi. Ora tocca a voi mettere ordine in questo casino."
"Non gridare!" gli disse il Buddha ridendo. "So benissimo che i miei chiedono mance alla gente. Del resto le scritture sono cose importanti:  naturale che per ottenerle si debba pagare. Poco tempo fa, santi monaci e bhiksu sono scesi nel paese di Srvast, a recitare alcuni dei nostri sutra da un certo Zhao il vecchio, per proteggere i vivi e liberare i morti della sua famiglia; il prezzo che hanno chiesto  stato di trentatr pinte di polvere d'oro. Io li ho rimproverati di aver chiesto poco, a rischio di lasciare nel bisogno i loro figli e discendenti. Si capisce che, se aveste corrotto gli onorevoli, vi avrebbero dato dei sutra scritti. Ma non potete dire che vi abbiano imbrogliato, perch anche quelle che vi hanno dato sono scritture autentiche: le scritture senza parola sono buone quanto le altre.  per voi stupidelli che bisogna mettere ogni cosa nero su bianco." E chiam -nanda e Ksyapa: "Svelti, scegliete qualche rotolo con parole scritte di ciascuna opera autentica, datelo a questi signori e riferitemi con precisione sulla consegna."
I due onorevoli ricondussero i pellegrini al padiglione, ma quando furono sul posto ripeterono la richiesta di un regalo. In mancanza di meglio, Tripitaka ordin a Sabbioso di prendere la ciotola da elemosine in oro massiccio e la offr rispettosamente: "Il lungo viaggio e la povert non hanno consentito al vostro discepolo di prepararvi un regalo. Questa ciotola mi  stata donata dal mio sovrano per mendicare il cibo lungo la strada. Ve la offro per dimostrare la mia gratitudine, in attesa di potervi dare di pi quando sar ritornato a corte dal mio sovrano, che pregher di ricompensarvi generosamente. Vi prego per di darmi questa volta fogli scritti, perch la mia missione non fallisca e tutte le fatiche del lungo viaggio non siano rese inutili."
-nanda si limit ad abbozzare un sorrisetto e incamer la ciotola. Le guardie della torre, i sagrestani che raccoglievano le offerte e gli arhat che sorvegliavano la biblioteca sghignazzavano, si facevano segni d'intesa, si battevano pacche sulle spalle e sulle guance, si pizzicavano le labbra: "Hai visto lo svergognato? Fa finta di niente e arraffa la ciotola!"
-nanda fece qualche smorfia di disagio, ma si guard bene dal mollare l'osso. Ksyapa si decise finalmente a scegliere i sutra e li mostr a Tripitaka a uno a uno.
"Verificate bene, discepoli" diceva Tripitaka, "che non ci freghino come l'altra volta!"
Man mano che i rotoli venivano consegnati, erano controllati da tre diverse paia d'occhi: in effetti, qualcosa di scritto si vedeva. Ne ricevettero 5048, un canone buddista completo. Li caricarono sul cavallo e di altri fecero un involto affidato a Porcellino; Sabbioso si incaric dei bagagli e Scimmiotto prese le redini. Quanto a Tripitaka, impugn il suo bastone da pellegrino, si aggiust il cappello alla Vairocana, si assest il kasya e, tutto allegro, and a ripresentarsi al Beato Buddha.

Dolce sapor di autentiche scritture
Che Buddha scrisse con tanta sapienza!
Ma  ridicolo chiedere quattrini
Al monaco, che ne ha passate tante.
Prima non si era accorto dell'inganno,
Ma il buddha del Passato l'ha aiutato
E ogni cosa alla fine si  aggiustata.

-nanda e Ksyapa guidarono il monaco cinese davanti al Beato. Questi, dall'alto del trono di loto, ordin ai due eminenti arhat Abbatti Draghi e Doma Tigri di battere le pietre di nuvole per chiamare a parlamento i tremila buddha, i tremila rivelatori, gli otto vajrapani, i quattro pusa, i cinquecento arhat, gli ottocento bhiksu e la folla di upsaka, bhiksuni e upsik, come i santi monaci, gli onorevoli maggiori e minori di ciascun cielo, grotta, terra benedetta e montagna sacra. Quelli che avevano diritto a sedere erano pregati di prender posto sui rispettivi troni; gli altri, che restavano in piedi, venivano disposti in fila ai lati.
Si ud una musica celeste e lo spazio si riemp di sbuffi e lampi di buon augurio. Quando l'assemblea fu riunita, tutti si inchinarono al Beato, che si rivolse ad -nanda e Ksyapa: "Quanti volumi avete consegnato? Fatemi un rapporto preciso."
"Abbiamo affidato al monaco cinese i seguenti testi:

Nirvna stra, 400 rotoli
Pusa stra, 360 rotoli
-ksagarbha stra, 20 rotoli
Srangama stra, 30 rotoli
Gran collezione di sutra sul senso della grazia, 40 rotoli
Sutra della determinazione, 40 rotoli
Ratnagarbha stra, 20 rotoli
Avatamsaka stra, 81 rotoli
Sutra in omaggio del Beato, 30 rotoli
Mahpraj stra, 60 rotoli
Mahprabhsa stra, 50 rotoli
Adbhta-dharma stra, 550 rotoli
Vimalakrti stra, 30 rotoli
Altri sutra Mdhyamika, 42 rotoli
Vajracchedika stra, 1 rotolo
Saddharma sstra stra, 116 rotoli
Buddhacarita stra, 20 rotoli
Paca-nga stra, 20 rotoli
Pusa-crya stra, 60 rotoli
Mahsamghta stra, 30 rotoli
Makara stra, 140 rotoli
Saddharma-pundarika stra, 10 rotoli
Yoga stra, 30 rotoli
Sutra della sacra permanenza, 170 rotoli
Sstra del Paradiso occidentale, 30 rotoli
Smghika stra, 110 rotoli
Vari sutra sui paesi del Buddha, 1638 rotoli
Mahyna-straddhotpda sstra stra, 50 rotoli
Mahpraj-paramit stra, 90 rotoli
Sutra della Sacra Autorit, 140 rotoli
Sutra del Padiglione Originale, 56 rotoli
Sutra dei Corretti Regolamenti, 10 rotoli
Mahmayri stra, 14 rotoli
Vijnaptimtratsiddhi sstra stra, 10 rotoli
Kosa-sstra stra, 200 rotoli

"Fra tutte le trentacinque opere del magazzino, senza trascurarne alcuna, abbiamo scelto 5048 rotoli che abbiamo consegnato al santo monaco perch li porti nelle terre dell'Est. Tutto  stato verificato, ordinato e imballato. I pellegrini non attendono altro che di esprimervi la loro gratitudine."
E i quattro giunsero le mani e si prosternarono davanti al trono.
Il Beato si rivolse a Tripitaka. "I meriti di queste scritture" spieg, "sono incommensurabili. Bench siano lo specchio dei nostri insegnamenti, esse costituiscono in realt la fonte delle tre dottrine. Quando arriverete nel vostro continente meridionale e le mostrerete alla gente, non dovrete prenderle alla leggera n trattarle senza il dovuto rispetto. Guai aprire un rotolo senza essersi lavate le mani! Trattatele come grandi tesori, abbiatele care. Esse contengono l'ineffabile mistero della Via degli immortali, e la meravigliosa ricetta delle diecimila trasformazioni."
Tripitaka si prostern per manifestare a un tempo la propria gratitudine, fede e obbedienza. Ripet il cerimoniale del triplice omaggio a Buddha il Patriarca, ricevette le scritture in tutta sincerit e rispetto e se and, salutando tutti quanti al passaggio delle tre porte.
Il Beato dichiar chiusa la seduta. In quel momento la pusa Guanyin fece un passo avanti, giunse le palme e si rivolse a lui: "Da quando andai nell'Est per vostro ordine, per trovare qualcuno che fosse in grado di condurre a termine questa incombenza, sono trascorsi quattordici anni, cio 5040 giorni: solo otto in meno del numero dei rotoli del canone. Se ora aiutaste il santo monaco a ritornare a casa in otto giorni, si completerebbe precisamente lo stesso numero. Oso sperare che a quel punto permetterete alla vostra discepola di considerare conclusa la sua missione e di restituirvi l'ordine scritto in lettere d'oro."
"Buona idea. Accordato" rispose il Buddha. E diede ai vajrapani queste istruzioni: "Con i vostri poteri magici riconducete nell'Est il santo monaco perch diffonda le scritture autentiche, e poi riportatelo qui. Tutto deve essere completato entro otto giorni, in modo da rispettare il numero dei rotoli che compongono il canone. Esecuzione immediata!"
I vajrapani si misero subito all'inseguimento e, raggiunto il monaco cinese, gridarono: "Ehi, cercatori di sutra! Da questa parte!"
Tripitaka, ormai forte e leggero, non ebbe difficolt a volare con i suoi al seguito dei portatori di folgore, e ad alzarsi sopra le nuvole. Di certo

Natura illuminata diventa buddhit.
Se hai conseguito i meriti, non resta che volare.

Ora non avrete idea di come furono diffuse le scritture riportate nell'Est: ascoltate il seguito!

CAPITOLO 99
L'OTTANTUNESIMA PROVA

OVE I DIAVOLI SONO ELIMINATI DALLA COMPIUTEZZA DEL NUMERO NOVE VOLTE NOVE, E LA REALIZZAZIONE DELLA TRIPLICIT RICONDUCE LA VIA ALLE SUE RADICI.


Mentre gli otto vajrapani, come il racconto ha narrato, scortavano il monaco cinese sulla strada del ritorno, si presentarono alla pusa Guanyin i rivelatori dei cinque orienti, i quattro protettori del tempo, le sei divinit del giorno e le sei della notte, e i difensori della dottrina. Essi le dissero rispettosamente: "Pusa, abbiamo segretamente assicurato per vostro ordine la protezione del monaco cinese. Ora che la sua missione  compiuta, come voi vi proponete di rendere al Buddha il suo ordine in lettere d'oro, permetteteci di restituirvi quello che abbiamo ricevuto da voi."
"Avete il mio consenso" rispose lieta Guanyin. "Come si sono comportati i quattro pellegrini, strada facendo?"
"La loro determinazione e la loro devozione non possono essere sfuggite alla vostra perspicacia. Il monaco cinese  stato assoggettato a indicibili sofferenze. Abbiamo scrupolosamente annotato tutte le disgrazie e calamit nelle quali  incorso durante il viaggio. Eccone il registro completo."
La pusa lo lesse da capo a fondo:

In conformit della missione affidata, i rivelatori hanno preso nota delle prove del monaco cinese, annotandone l'esatto numero:
I prova: bando di Cicala d'Oro.
II prova: al momento della nascita, sfugge per poco alla morte.
III prova: all'et di un mese, viene gettato nel fiume.
IV prova: vendetta e ricerca di un parente.
V prova: all'uscita dalla citt, si imbatte in una tigre.
VI prova: cade in una fossa e viene separato dalla sua scorta.
VII prova: alla Montagna della Doppia Forca.
VIII prova: sulla cima del Monte delle Due Frontiere.
IX prova: cambio del cavallo sulla montagna.
X prova: arso dal fuoco durante la notte.
XI prova: perde il kasya.
XII prova: assoggettamento di Porcellino.
XIII prova: insidie di Vento Giallo.
XIV prova: richiesta d'aiuto a Lingji.
XV prova: difficile traversata delle Sabbie Mobili.
XVI prova: assoggettamento di Sabbioso.
XVII prova: apparizione di quattro santit.
XVIII prova: tempio delle Cinque Fattorie.
XIX prova: difficolt nel riportare in vita l'albero di ginseng.
XX prova: bando della scimmia dello spirito.
XXI prova: perso nella Foresta del Pino Nero.
XXII prova: missiva recata nel paese degli Elefanti Sacri.
XXIII prova: trasformato in tigre durante l'udienza.
XXIV prova: incontro con i diavoli sulla Cima Piatta.
XXV prova: appeso nella Grotta dei Fior di Loto.
XXVI prova: salvataggio del re di Gallo Nero.
XXVII prova: trasformazione di diavoli.
XXVIII prova: incontro malefico sul Monte del Singhiozzo.
XXIX prova: rapito da una burrasca.
XXX prova: la scimmia dello spirito  messa alle strette.
XXXI prova: richiesta d'aiuto a un santo.
XXXII prova: naufragio nel Fiume delle Acque Nere.
XXXIII prova: arrivo a Carrolento.
XXXIV prova: la grande burla.
XXXV prova: i preti respinti, i monaci riabilitati.
XXXVI prova: cammino sbarrato da un gran fiume.
XXXVII prova: caduto nelle acque del Fiume Comunicante con il Cielo.
XXXVIII prova: compare la nassa per pesci.
XXXIX prova: incontro malefico sul Monte del Cappuccio d'Oro.
XL prova: gli di non riescono ad assoggettare il mostro.
XLI prova: bisogna rivolgersi al Buddha per conoscere le origini del mostro.
XLII prova: contaminato dall'acqua bevuta.
XLIII prova: trattenuto nel Paese delle Donne a scopo di matrimonio.
XLIV prova: torture nella Grotta del Pi Pa.
XLV prova: secondo bando della scimmia dello spirito.
XLVI prova: due scimmie difficili da distinguere.
XLVII prova: cammino sbarrato dai Monti di Fuoco.
XLVIII prova: cerca il ventaglio di foglie di banano.
XLIX prova: il re diavolo viene legato.
L prova: spazza la pagoda della citt.
LI prova: ricupera il tesoro e salva i monaci.
LII prova: recita poesie nella Foresta dei Rovi.
LIII prova: il Piccolo Monastero del Colpo di Tuono.
LIV prova: cattura degli di.
LV prova: ostacolato dal sentiero dei Cachi Marci.
LVI prova: medico nel Paese di Viola Porpora.
LVII prova: salvato dalla consunzione.
LVIII prova: la regina liberata dal mostro.
LIX prova: sviato dai sette sentimenti.
LX prova: colpito dal mostro con mille paia d'occhi.
LXI prova: cammino sbarrato da Cammello Leone.
LXII prova: le creature divise in tre colori.
LXIII prova: colpito dalla disgrazia nella citt.
LXIV prova: il Buddha  chiamato alla riscossa.
LXV prova: salva i bambini nel paese di Bhiksu.
LXVI prova: il vero distinto dal perverso.
LXVII prova: salva un mostro nella foresta.
LXVIII prova: malato in una cella del convento.
LXIX prova: prigioniero nell'Abisso Senza Fondo.
LXX prova: sosta nel paese Distruzione della Legge.
LXXI prova: incontra i diavoli sul Monte Spandinebbia.
LXXII prova: invocazione della pioggia a Fengxian.
LXXIII prova: sottrazione delle armi.
LXXIV prova: festa del rastrello.
LXXV prova: in difficolt sul Monte dei Nodi di Bamb.
LXXVI prova: sofferenze nella Grotta Fior di Mistero.
LXXVII prova: cattura dei rinoceronti.
LXXVIII prova: scelto come genero in India.
LXXIX prova: imprigionato nella prefettura Terrazza di Bronzo.
LXXX prova: liberato dal corpo carnale al passaggio del Tocca Nuvole.
Le prove subite dal santo monaco lungo questo percorso di diciottomila li sono quelle chiaramente annotate nel presente registro.

Conclusa la lettura, Guanyin esclam: "Manca qualcosa! Il numero che conduce alla verit, per la scuola del Buddha,  nove volte nove. Il monaco ha subito una prova di meno." E ordin ai rivelatori: "Rincorrete i vajrapani e ditegli di organizzare l'ottantunesima prova."
Essi corsero un giorno e una notte per raggiungere i portatori di folgore, cui bisbigliarono all'orecchio: "Fate cos e cos; ordine della pusa, da eseguire senza indugio."
I vajrapani fecero una frenata tanto brusca, che i poveri pellegrini che li seguivano li urtarono nella schiena e caddero gi come pere: loro, il cavallo e i sutra che portavano. Certo che

La via del vero per il doppio nove
 scomoda ed esige sacrifici,
Coi diavoli che stan sempre in agguato,
Mentre la giusta Legge si rimpiatta.
Se pensavate che ottenere i sutra
Fosse facile, adesso constatate
Che quel povero monaco ne passa
D'ogni colore. La Triplice Unione
 assai sofisticata; la riuscita
Dell'elisir rimane appesa a un filo.

Tripitaka, che aveva preso gusto al volo sulle nuvole, sent di sorpresa la terra sotto i piedi. Porcellino si mise a ridere: "Benone! Imbocchi una scorciatoia che allunga il cammino."
"Si correva molto svelti" not Sabbioso. "Avranno voluto far tappa per lasciarci riposare."
"Dice il proverbio" ricord Scimmiotto: "In un giorno navighi su nove banchi di sabbia; sul decimo banco ti incagli dieci giorni."
"Zitti, chiacchieroni!" ordin Tripitaka. "Guardate piuttosto dove siamo."
Sabbioso si guard intorno: "Sentite che rumore di acqua corrente!"
"Ti far ricordare casa tua" disse il Novizio.
"Siamo sul Fiume delle Sabbie Mobili?" domand Porcellino.
"Ma no!" rispose Sabbioso. "Questo  il Fiume Comunicante con il Cielo."
"Guardate bene su quale sponda ci troviamo" raccomand Tripitaka.
Scimmiotto balz in cielo e osserv attentamente il paesaggio, facendosi solecchio con la mano: "Maestro, siamo sulla sponda occidentale."
"Ricordo bene. Ci eravamo fermati dai Chen, sulla riva orientale, e avevamo salvato i loro bambini, tanto che per riconoscenza volevano fabbricarci una barca. Invece facemmo la traversata su una tartaruga bianca. Ricordo comunque che sulla riva occidentale non si vedevano abitati. Come faremo?"
"Credevo che questi scherzi cretini fossero roba da mortali un po'tocchi" brontolava Porcellino, "e non da vajrapani al servizio del Buddha. Lui in persona aveva ordinato di portarci nell'Est, e loro ci piantano a met strada. Siamo in un bel pasticcio."
"Non prendertela, fratello" lo consol Sabbioso. "Il nostro maestro ora ha ottenuto la Via, ha lasciato il suo corpo carnale nel Tocca Nuvole e non  pi troppo pesante da sollevare. Penseremo noi a tirarlo su e a fargli fare la traversata per via aerea."
"Non credo che ce la faremo" comment Scimmiotto, ridendo sotto i baffi.
Vi chiederete perch. Il maestro aveva gi avuto accesso al recondito mistero della levitazione; con i suoi discepoli avrebbe dovuto essere in grado di attraversare mille e un fiume come quello. Ma Scimmiotto si rendeva conto che il suo maestro non aveva ancora superato nove volte nove prove, e che il motivo per cui erano caduti in quel luogo consisteva proprio nella necessit di completare il numero.
Mentre discutevano proseguivano il cammino, e presto furono in riva al fiume. Una voce li chiam: "Da questa parte, santo monaco cinese!" I quattro pellegrini si guardarono intorno stupiti, perch non si vedeva traccia di presenza umana. Ed ecco comparire sull'acqua la grossa tartaruga bianca dal cranio calvo, che tendeva il collo verso di loro: "Finalmente siete di ritorno, caro maestro! Sono tanti anni che vi aspetto!"
"Cara vecchia tartaruga!" la salut Scimmiotto sorridendo. "Finalmente ci si rivede, dopo tanto tempo dall'ultima volta che ci aiutasti."
Tutti la festeggiarono. Scimmiotto la esort: "Se vuoi renderci un servigio, sal sulla sponda."
La tartaruga si arrampic all'asciutto. Il cavallo fu issato al centro del carapace; Porcellino si accoccol presso la coda del cavallo. Tripitaka si colloc a sinistra del collo e Sabbioso a destra. Scimmiotto, al centro, con un piede posato sulla sua testa, le grid: "Avanti tutta! E mi raccomando, non rollare."
La tartaruga allarg le zampe e incominci a nuotare pianamente, diritta verso la riva orientale.

Il mistero profondo di non dualit
Rivela il cielo e mette in fuga ogni demonio.
Si mostra il viso autentico, ogni causalit.
Usando i tre veicoli, liberamente circola
Il sublime elisir nove volte mutato.
Puoi dirti fortunato, se questa tartaruga
Con le tue carabattole ti porta all'altra riva!

Navigarono per buona parte della giornata. Verso sera, mentre si stavano accostando alla riva orientale, la tartaruga chiese: "Caro maestro, l'ultima volta che ci vedemmo vi pregai di porre per me una domanda al Buddha del Paradiso dell'Ovest, sulla mia conversione e sugli anni che mi restano da vivere. Quale risposta vi ha dato?"
Il fatto  che il reverendo, dopo il bagno preso nel Tempio della Verit di Giada, e ancor pi dopo essersi disfatto del corpo carnale al passaggio del Tocca Nuvole, non aveva avuto altro per la testa se non le cerimonie con il Buddha e con tutti i santi monaci e pusa che lo circondavano, nonch la ricerca delle scritture. Aveva completamente scordato i problemi di longevit della tartaruga. Ora non voleva mentire e non osava dire la verit: perci rest zitto. La vecchia tartaruga cap benissimo di essere stata trascurata; si indispett e, senza preavviso, si tuff verso il fondo e scomparve, abbandonandoli tra i flutti.
Meno male che Tripitaka aveva ottenuto la Via e pesava meno del solito, altrimenti sarebbe affogato. Scimmiotto lo ripesc e lo port a riva, mentre gli altri (buoni nuotatori, compreso il cavallo-drago) provvedevano a s stessi. Naturalmente i sacchi dei sutra, gli abiti e la sella si inzupparono ben bene.
Mentre maestro e discepoli guadagnavano la riva e ricuperavano le loro cose, si scaten un'incredibile tempesta, che oscur il cielo, fece rotolare le pietre e volare la sabbia, fra bagliori di fulmini e rombare di tuoni.

Colpo di vento
Da sconvolger cielo e terra.
Colpo di tuono
Da scuoter fiume e montagna.
Fulmine,
Fuoco volante che lacera nubi.
Nebbia spessa
Copre tutta la terra.
Il vento ruggisce, il tuono rimbomba, i fulmini rigano di rosso il cielo brumoso.
La burrasca riempie gli occhi di sabbia e di polvere, si nascondono tigri e leopardi all'ira del cielo, stridono gli uccelli in preda al panico, gli alberi scompaiono nella nebbia.
Il vento solleva i flutti del fiume che comunica con il cielo, il tuono terrorizza draghi e pesci, il fulmine squarcia le tenebre, le sponde sprofondano nella nebbia.
Che vento! Da rovesciare pini e bamb, e fin le rupi su cui crescono.
Che tuoni! Da far tremare i potenti.
Che fulmini! Serpenti d'oro nel cielo, che illuminano distese selvagge.
Che nebbia! Da oscurare lo spazio e nascondere i nove cieli.

Tripitaka, terrorizzato, proteggeva con il suo corpo i sacchi di sutra; Sabbioso aveva il suo daffare a coprire i bagagli e Porcellino si curava del cavallo. Quanto a Scimmiotto, impugn la sua sbarra a due mani e la mulin incessantemente contro nemici invisibili, a destra e a sinistra.
Era chiaro che la tempesta era segno di creature delle tenebre che volevano impadronirsi delle scritture. Infuri tutta la notte, e solo verso l'alba accenn a placarsi. Inzuppato da capo a piedi e tutto tremante, il reverendo gridava: "Consapevole del Vuoto, che cosa sta succedendo?"
"Maestro, non capite?" rispose Scimmiotto ansante. "Ottenere i sutra  un'impresa che toglie al cielo e alla terra i loro poteri di trasformazione. Voi conseguite una durata pari all'universo, una luce pari al sole e alla luna, la longevit di un'eterna primavera e un corpo imputrescibile nel dharma. Il cielo e la terra non possono sopportarlo. Abbiamo scatenato l'invidia di diavoli e di, che ora vorrebbero togliervi i sutra. Ma l'acqua che li inzuppa li appesantisce e il vostro corpo dharmico li protegge: non ci sono tuono, folgore o nebbia che ve li possano strappare. E la sbarra del vostro vecchio Scimmiotto, puro yang, protegge voi. Ora si leva il giorno e ascende il soffio yang: ormai siete al sicuro."
Tripitaka e gli altri capirono che cosa era accaduto e ringraziarono calorosamente Scimmiotto. Quando il sole sal in cielo, portarono i sacchi dei sutra in cima a una rupe e li aprirono per far asciugare i rotoli. Ancor oggi si vede la roccia su cui i testi furono stesi al sole. Anche vestiti e calzature furono messi ad asciugare, e i pellegrini saltellarono intorno per riscaldarsi.

Ama il sole lo yang, tiene lontano
Ogni mostro notturno. Le scritture
Zuppe d'acqua non temono la folgore,
N vento o fuoco. Non li pu fermare
Nessuno. L dove furono stesi
I sutra ad asciugare, e ne permane
La traccia, mai potranno ritornare
I demoni del buio e dell'orrore.

Mentre i quattro pellegrini svolgevano ed esaminavano i loro testi, vennero alla spicciolata diversi pescatori, che li videro e li riconobbero. Uno chiese: "Non sareste per caso i reverendi maestri che passarono il fiume anni fa, mentre andavano in cerca di sutra nel Paradiso dell'Ovest?"
"Proprio cos" rispose Porcellino. "Tu che ne sai? Come ci hai riconosciuto?"
"Lavoro dai Chen."
"Abitano lontano da qui?"
"Una ventina di li verso sud."
"Maestro" propose Porcellino, "che ne direste di portare i sutra a casa loro per farli asciugare? Sarebbe pi pratico, avremmo un tetto sopra la testa e troveremmo qualcosa da mangiare. Potremmo chiedere anche un po'di amido per i nostri vestiti."
"No" rispose Tripitaka; "vediamo di non perdere tempo. I sutra asciugheranno qui, noi li raccoglieremo e riprenderemo la strada del ritorno."
Ma i pescatori si imbatterono in Chen Cheng: "Signor cadetto, i maestri che avevano liberato i vostri figli dal sacrificio, tanti anni fa, sono di ritorno."
"Dove li avete visti?"
"Stanno sulle rocce in riva al fiume, e stendono sutra al sole per farli asciugare."
Chen Cheng corse da loro, seguito dai suoi mezzadri, e si inginocchi per supplicarli: "Monsignori, ora che avete compiuto la vostra missione e ritornate con le scritture, non potete restar qui all'aperto e rifiutare la mia ospitalit. Vi prego, venite subito nella mia povera capanna!"
"Verremo da voi quando i sutra saranno asciutti" rispose Scimmiotto.
"Come si sono bagnati?"
"Ricordate la tartaruga bianca che ci aveva fatto attraversare il fiume? L'abbiamo nuovamente incontrata, e ci ha traghettato anche questa volta. Ma quando ha saputo che avevamo dimenticato di porre al Buddha certi quesiti per conto suo, ci ha buttato in acqua e se n' andata."
Chen Cheng era tanto insistente che Tripitaka si dovette rassegnare a dargli retta. Raccolse quindi i suoi sutra, ma non si accorse che le estremit di alcuni rotoli di quello sulla vita del Buddha si erano incollate alla roccia, e le strapp inavvertitamente. Questo  il motivo per cui, ancor oggi, il testo  lacunoso; mentre quelle rocce conservano tracce dei preziosi caratteri.
"Che peccato!" si desol Tripitaka. " colpa nostra: dovevamo metterci pi attenzione."
"Non importa" ribatt Scimmiotto ridendo. "Nemmeno il cielo e la terra sono completi. Potete star certo che, se il sutra si  strappato, vuol dire che il grande enigma dell'incompiutezza voleva cos. Non ci sono n forza n volont umana che possano farci niente."
Mentre seguivano Chen Cheng verso casa sua, la notizia del loro arrivo correva di bocca in bocca: in breve si videro venire incontro tutti gli abitanti del paese, giovani e vecchi. Chen Qing aveva gi fatto preparare una tavola di offerte alla porta di casa e aveva arruolato una banda musicale. Venne quindi sull'uscio ad accoglierli, rinnovando i suoi ringraziamenti per il salvataggio dei bambini. Quando furono introdotti venne servito il t, mentre si preparava il pranzo.
Tripitaka non sopportava pi il nutrimento terrestre, dopo aver assaggiato la divina cucina del Buddha e aver abbandonato il proprio involucro carnale. L'ostinazione dei due vecchietti fu messa a dura prova per fargli accettare qualche boccone, giusto per complimento.
Scimmiotto, che del resto non era mai stato un gran mangiatore di cibi cucinati, presto respinse il piatto e disse: "Ne ho abbastanza." Anche Sabbioso si ferm dopo pochi bocconi.
La cosa incredibile fu che Porcellino non sembrava pi lui, e pos la ciotola.
"Non hai appetito, bestione?" chiese il Novizio.
"Non mi era mai capitato, ma mi sento lo stomaco debole."
Sparecchiata la tavola, si avvi la conversazione con molte domande sulla conclusione della cerca dei sutra, cui segu il minuzioso racconto dell'avvenuto. Infine Tripitaka voleva congedarsi. Ma i vecchi e le loro famiglie non volevano lasciarli ripartire. "Non sapevamo come sdebitarci della profonda gratitudine che vi dobbiamo per la salvezza dei nostri figli, e non abbiamo trovato di meglio che costruire un santuario, chiamato Salvataggio della Vita, nel quale vi dedichiamo un culto."
I ragazzi Protetto di Guan e Bilancia Colma d'Oro si vennero a prosternare, e li invitarono a visitare il santuario. Quando vi giunsero, scoprirono che i Chen vi avevano organizzato un altro banchetto; si sedettero a tavola, e gi ricevevano un altro invito a pranzo; impugnarono le bacchette, e giunse un terzo invito. E cos via: Tripitaka non osava dir di no per non deludere nessuno.
Il santuario comprendeva un bell'insieme di edifici:

Un lindo vialetto di ghiaia rossa, grazie agli sforzi dei donatori, porta a una torre e a una terrazza, poste in risalto da due ali laterali. Riquadri e battenti vermigli, un tesoro di sette piani finemente traforato. Effluvi profumati salgono al cielo, una pura luce illumina il luogo.
Ai giovani cipressi occorrono ancora abbondanti annaffiature; i piccoli pini formeranno un boschetto. Dalla rupe una cascata scende a mescolare le sue acque con il Fiume Comunicante con il Cielo. Sullo sfondo, la catena di montagne si estende fino a raggiungere il drago della terra.

Per concludere la visita salirono sulla torre e ci trovarono quattro statue che li rappresentavano. Porcellino mormor a Scimmiotto: "Il tuo ritratto  proprio somigliante."
"Anche il tuo" disse Sabbioso. "Quello del maestro, forse,  un po'idealizzato."
"Va benissimo" ribatt Tripitaka. " somigliante anche il mio."
Quando scesero, trovarono allestito sotto il portico un nuovo banchetto.
"Che ne  stato del Tempio del Grande Re, che c'era una volta?" chiese Tripitaka.
"Lo demolimmo subito" risposero i vecchi. "Da quando abbiamo costruito questo santuario, abbiamo goduto ogni anno di raccolti abbondanti, grazie alla benefica protezione delle vostre signorie."
"Noi non c'entriamo;  merito del cielo" comment ridendo Scimmiotto. "Questo non significa che non penseremo a proteggere tutte le famiglie del villaggio, per assicurare numerosi discendenti, la riproduzione dei sei animali domestici e le condizioni del tempo pi adatte per la campagna."
Tutti ringraziavano e si prosternavano. Si era formata una lunga coda di persone che volevano offrire frutta e altri cibi.
"Dov' finita la mia buona fortuna?" esclamava Porcellino. "Quand'ero di buon appetito, non ricevevo pi di dieci inviti per volta. Ora che sono diventato inappetente, gli inviti non finiscono pi."
Ed esercitava la sua inappetenza a vuotare otto o nove piatti di verdure, e divorare qualche diecina di grandi pani.
Non ne potevano pi, ma la gente continuava ad affluire per invitarli.
"Siamo confusi da tante attestazioni di affetto" ripeteva Tripitaka, "ma vi prego: per questa sera basta cos. Ci rivedremo domattina."
La notte era gi avanzata. Tripitaka si install in atteggiamento di meditazione ai piedi della torre, con i suoi preziosi sutra davanti agli occhi. Verso la terza veglia bisbigli a Scimmiotto: "Come dice l'adagio: L'uomo vero non si mostra, chi si mostra non  l'uomo vero. Temo che, se ci lasciamo invischiare da questa gente, possiamo compromettere l'essenziale."
"Avete ragione, maestro. Approfittiamo della notte, mentre tutti dormono, per filarcela con discrezione."
Porcellino e Sabbioso erano pronti; persino il cavallo sembrava condividere i loro pensieri.
Dunque si alzarono senza fare rumore, caricarono il cavallo, misero in spalla i bilancieri e si diressero verso l'uscita. Il portone era chiuso, ma Scimmiotto lo apr usando la magia che scioglie le catene. Quando uscirono e si misero in cerca della strada verso l'est, gli otto vajrapani li chiamarono dal cielo: "Ehi, fuggiaschi! Da questa parte!"
Il reverendo si sent sollevare da un turbine di vento profumato.  il caso di dirlo:

L'elisir ti consente
La tua forma verace.
Con corpo sano e forte
Saluterai il sovrano.

Se poi non sapete come avvenne l'incontro con l'imperatore dei Tang, ascoltate il prossimo capitolo, che sar l'ultimo.

CAPITOLO 100
RITORNO E APOTEOSI

OVE I CINQUE, IN UNA SOLA TAPPA, RITORNANO NELLE TERRE DELL'EST E DIVENGONO VERI SANTI, CONSEGUENDO IL NIRVANA.


Quando la gente raccolta nel santuario dei Chen si svegli, all'alba, e si avvi a offrire la frutta e i cibi che aveva preparati, non trov pi il monaco cinese ai piedi della torre. Si interrogarono e cercarono intorno smarriti, senza trovare nessuno. "Quei buddha viventi ci sono sfuggiti!"
Non rest loro che recare le offerte in cima alla torre e bruciare carta moneta. D'allora in poi celebrarono scrupolosamente i quattro grandi sacrifici dell'anno e i ventiquattro minori. Inoltre non trascorreva giorno senza che qualcuno bruciasse incenso per impetrare protezione da pericoli, guarigioni, matrimoni o discendenza.

Bruciaprofumi ardono senza sosta,
Fiamma perenne in lampade di giada.

Quanto ai portatori di folgore e ai quattro pellegrini, in breve tempo giunsero in vista della capitale Chang'an.
L'imperatore Taizong, che aveva accompagnato alla partenza il monaco Tripitaka tre giorni prima della luna piena del nono mese del tredicesimo anno dell'Era Contemplazione della Virt, fin dal sedicesimo anno aveva fatto costruire la torre Attesa delle Scritture al passo di Xi'an. Taizong vi si recava puntualmente una volta l'anno, nella speranza che l'attesa si compisse. L si trovava quel giorno, quando vide il cielo a occidente incendiarsi di riflessi colorati di buon augurio, mentre spirava una brezza profumata.
I vajrapani si erano fermati in cielo e spiegavano a Tripitaka: "Santo monaco, qui sotto c' la citt di Chang'an. Noi non possiamo scendere, perch i suoi abitanti sono furbi e ci riconoscerebbero subito. Tutto sommato sar meglio che neppure il grande santo Scimmiotto e i suoi compagni scendano gi. Fate voi un salto a consegnare le scritture al vostro sovrano; noi vi aspettiamo qui, per ritornare insieme a voi e render conto della missione compiuta."
"Non  un suggerimento pratico" obiett Scimmiotto. "Come farebbe il maestro a portare i sutra? E non sa nemmeno condurre il cavallo, che lo deve pur aiutare. Bisogna che provvediamo noi. Abbiate la pazienza di aspettarci, e state certi che non faremo ritardi indebiti."
"Ricordatevi che Guanyin si  impegnata con il Buddha a concludere andata e ritorno in otto giorni, per completare la cifra del canone. Sono gi trascorsi pi di quattro giorni; non vorremmo che venisse a galla l'avidit di Porcellino e ci facesse superare il tempo assegnato."
"Ma quale avidit, maleducati!" replic Porcellino ridendo. "Il maestro  diventato un buddha, e spero di riuscirci anch'io. Non vi faremo ritardare."
Il bestione si mise in spalla il bilanciere, Sabbioso tir il cavallo e Scimmiotto prese per mano il maestro; abbassarono la loro nuvola e presero terra accanto alla torre Attesa delle Scritture.
Taizong e il suo seguito scesero dalla torre ad accoglierli: "Eccovi arrivato, caro fratello!"
Tripitaka si inchin fino a terra. Taizong lo aiut a rialzarsi con le sue mani e gli chiese: "Chi sono quei tre?"
"Sono i discepoli che ho ricevuto lungo il cammino."
"Sellate un cavallo della mia carrozza" ordin l'imperatore agli ufficiali del seguito, "e pregate mio fratello di montarlo. Ritorner a corte con lui."
Tripitaka lo ringrazi della condiscendenza e si mise in sella. Il grande santo lo seguiva roteando la sua sbarra cerchiata d'oro; Porcellino e Sabbioso portavano i bagagli e reggevano le briglie del cavallo-drago. Fu cos che fecero il loro ingresso a Chang'an, al seguito della carrozza imperiale.

Fu festeggiato con un gran banchetto
A cui partecip tutta la corte
Quel ritorno dall'Ovest. Anni prima
Al bonzo che officiava il grande rito
Funebre, fu affidata una missione
Con le dovute credenziali. I sutra
Sono stati concessi ai viaggiatori.
Compiuta la penosa distruzione
Dei diavoli, e compiuta la missione,
Ritorna e viene ricevuto a corte.

Quella mattina i monaci del Monastero di Vasta Benedizione di Chang'an constatarono sorpresi che i pini accanto all'ingresso rivolgevano le loro chiome a oriente.
" strano!" esclamavano. "Come avranno fatto a deformarsi in quel modo? Durante la notte non ha nemmeno soffiato il vento."
Uno di loro, antico discepolo di Tripitaka, grid: "Indossiamo subito gli abiti da cerimonia! Il maestro in cerca delle scritture  ritornato!"
"Come lo sai?"
"L'anno in cui part, ci disse: 'Qualche anno dopo la mia partenza, terrete d'occhio i rami di questi pini; quando si volgeranno a oriente, il mio ritorno sar prossimo.'E le parole del nostro maestro sono sante parole di un buddha."
Si vestirono subito e uscirono dal convento; quando giunsero nel viale occidentale, lo trovarono pieno di folla. La gente diceva: " ritornato l'uomo che era partito alla ricerca delle scritture. Sua maest, il Signore di Diecimila anni, gli  andato incontro e lo accompagna in citt."
I monaci si affrettarono e videro il corteo imperiale, ma non osarono avvicinarsi: si accontentarono di seguirlo a distanza. Il corteo sfil fino all'ingresso del palazzo imperiale; Tripitaka fu introdotto, mentre i discepoli e il cavallo-drago restavano in attesa ai piedi della scalinata.
Taizong ordin che suo fratello sedesse accanto a lui, e ne fu profusamente ringraziato. Poi Tripitaka fece trasmettere la richiesta di portare i sutra; i discepoli entrarono nella sala e Scimmiotto consegn le scritture all'ufficiale di servizio.
"Quanti sono? Come li avete ottenuti?" chiese l'imperatore.
"Arrivati al Monte degli Avvoltoi, il Buddha ebbe la bont di invitarci a pranzo e ordin ad -nanda e Ksyapa di consegnarci le scritture; ci chiesero una mancia, ma noi non l'avevamo preparata. Quando ripartimmo con i sutra, un vento diabolico li disperse; il mio giovane discepolo riusc a raccoglierli, ma ci accorgemmo che erano rotoli bianchi, senza segno di scrittura. Che spavento! Ritornai dal Buddha a implorarlo, e lui disse: 'Per recitare qualche rotolo di sutra sono state chieste trentatr pinte di polvere d'oro, ma  un prezzo inadeguato.'Dunque era al corrente delle pretese dei suoi rispettati discepoli, e non le condannava: per avere rotoli scritti, mi tocc dare la ciotola d'oro che vostra maest mi aveva regalato. Ho ricevuto una scelta tratta da trentacinque diverse opere; in totale sono 5048 rotoli: e questo sar il canone."
Taizong fu soddisfatto delle spiegazioni, e ordin al servizio dei banchetti di aprire il padiglione orientale per prepararvi un grande festino di ringraziamento. A questo punto, not lo strano aspetto dei tre discepoli e comment: "I vostri eminenti discepoli hanno davvero un'aria esotica."
Il reverendo si prostern: "Il pi anziano si chiama Scimmiotto, in religione Consapevole del Vuoto, detto il Novizio.  originario della Grotta del Sipario Torrenziale sul Monte di Fiori e Frutti, nel paese di Aolai nel continente orientale. Il Buddha lo aveva chiuso in un cofano di pietra sotto una catena di montagne, al confine occidentale del nostro paese, per certi disordini che aveva provocato in paradiso cinquecento anni fa. Si  convertito grazie alle esortazioni di Guanyin. Quando sono arrivato da quelle parti, l'ho liberato. Devo molto alla sua protezione. Porcellino, in religione Consapevole delle Proprie Capacit, detto Otto Divieti, viene dalla Grotta della Passerella di Nuvole, sui monti Fuling. Quando l'ho incontrato, faceva il mostro nel villaggio dei Gao, nel Tibet; anche lui era stato preparato da Guanyin, e ho potuto assumerlo grazie all'aiuto del Novizio. Ha portato i bagagli per tutto il viaggio, ed  uno specialista nella traversata di corsi d'acqua. Il terzo discepolo si chiama Sabbioso, in religione Consapevole della Purezza; era una creatura malefica del Fiume delle Sabbie Mobili, convertito da Guanyin. Quanto al cavallo, non  quello che mi aveva donato vostra maest."
"Come mai?" si stup Taizong. "Ha lo stesso aspetto."
"Quel cavallo fu divorato da un drago al Torrente del Dolore dell'Aquila, sul Monte del Serpente Acciambellato. Il Novizio interpell Guanyin e seppe che si trattava del figlio del drago dei mari occidentali; anche lui aveva i suoi trascorsi, e la pusa lo aveva convinto a riscattarli e a rifarsi una vita servendomi in qualit di cavalcatura. Nell'andata ha portato me, nel ritorno la maggior parte dei sutra. Ha saputo superare ripide cime e passi pericolosi: devo molto alla sua forza."
Taizong li elogi senza riserve e domand: "A conti fatti, quale distanza avete dovuto coprire?"
"Guanyin diceva che si trattava di cento ottomila li; io confesso di non aver tenuto il conto. So che sono trascorsi quattordici inverni e quattordici estati, e che un giorno dopo l'altro ci trovavamo davanti montagne, o immense foreste, o gran distese d'acqua. Abbiamo attraversato molti regni: vi mostrer i loro visti sul passaporto. - Discepoli, presentate a sua maest i nostri documenti."
Taizong spieg il passaporto e lesse: 'Rilasciato tre giorni prima della luna piena del nono mese del tredicesimo anno dell'Era Contemplazione della Virt.'Comment sorridendo: "Che lungo viaggio! Ormai siamo nell'anno ventisettesimo."
Guard con curiosit i sigilli dei paesi degli Elefanti Sacri, del Gallo Nero, di Carrolento, del Paese delle Donne dei Liang dell'Ovest, di Jisai, di Viola Porpora, di Cammello Leone, di Bhiksu, di Distruzione della Legge, oltre ai timbri delle prefetture di Fengxian, Yuhua e Come l'Oro. Alla fine dell'esame, il documento fu restituito.
Quando l'ufficiale di servizio annunci che il pranzo era servito, l'imperatore scese dal trono e prese Tripitaka per mano: "Non mi pare che i vostri discepoli siano molto pratici di etichetta. Sanno stare a tavola?"
"Vostra maest consideri che appartengono al ceto dei mostri di campagna: non hanno familiarit con le finezze della sacra corte cinese. Oso sperare che vostra maest vorr essere indulgente."
"Ma certo, non me la prender" rispose Taizong sorridendo. "Sono senz'altro scusati, e invitati a partecipare al banchetto nel padiglione orientale."
Tripitaka torn a ringraziare sua maest di tutte le sue bont e fece segno ai tre di seguirlo. Quando entrarono nella sala del banchetto, si resero conto che il grande impero della Cina non aveva uguali:

Le porte sono parate di ricami dai vivi colori, il suolo  coperto di tappeti rossi. Intensi e rari profumi salgono da piatti ricercati. Le tazze sono d'ambra, le coppe di cristallo, filigranate d'oro e incastonate di giada. Piatti d'oro giallo, ciotole di giada bianca con disegni scolpiti.
Teneri navoni, colocasie candite, splendidi funghi dolci, alghe finissime, vassoi di germogli di bamb allo zenzero, malva al miele. Glutine di grano con foglie tenere di cedrela, orecchiette avvolte in formaggio di soia, vari tipi di felci in polvere, radici pepate, fettine di zucca alla senape. E le frutta sono ancor pi varie e ricercate delle verdure: palline e frittelle di cachi secchi, litchi e castagne d'acqua, marroni di Xuanzhou, giuggiole dello Shandong, ginkgo del sud, pere testa di lepre, nocciole, pinoli, semi di loto, uva gigante, noci di torreya, grani di melone, olive di Cina, mele verdi, frutti della sabbia, sagittarie, tenere radici di loto, prugne e corbezzole: non mancava niente.
Si aggiungano i pasticcini al miele e al burro, i vini densi, i t profumati e tanti insoliti sapori.
Non si finirebbe mai di descrivere le mille ghiottonerie per cui il grande impero della Cina si differenzia dai barbari dell'Ovest.

L'imperatore Taizong sedette al centro; il maestro, i discepoli e i mandarini civili e militari presero posto secondo il rango a sinistra e a destra. Si eseguirono canti e danze solenni. La giornata trascorse piacevolmente.

 degna l'assemblea di Tang e Yu,
Benedetta dai sutra conseguiti.
Prosperit  assicurata per sempre,
Dalla luce del Buddha rischiarata.

Al cader della sera tutti resero grazie all'imperatore e si ritirarono. Tripitaka rientr nel Monastero di Vasta Benedizione, dove i monaci lo accolsero prosternandosi: "Maestro, non avevamo dimenticato le vostre parole. Quando i rami dei pini si sono volti a oriente, vi siamo corsi incontro."
Il reverendo era allegro e soddisfatto, mentre si installava nella cella del superiore. Porcellino, questa volta, non fece baccano per avere riso o t; Scimmiotto e Sabbioso erano addirittura gravi e riservati. L'ottenimento della Via aveva spento la loro aggressivit. Presto se ne andarono a dormire.
L'indomani Taizong tenne udienza e dichiar: "Abbiamo trascorso una notte insonne, a pensare all'impresa di nostro fratello, cos grande e gravida di conseguenze che  impossibile ricompensarla adeguatamente. Abbiamo pensato qualche parola di debole ringraziamento, un rozzo discorso che non  ancora stato messo per iscritto. Lo detteremo al funzionario di servizio del segretariato imperiale."
E dett quanto segue(21):

Sappiamo che i due princpi creano le immagini che si manifestano fra il cielo che ricopre e la terra che regge; esse sono i contenitori della vita. Mentre le quattro stagioni, con l'azione segreta del freddo e del caldo, trasformano ogni cosa pur senza manifestarsi in modo visibile.
Perci l'esame del cielo e l'osservazione della terra consentono agli ignoranti di comprenderne l'origine, mentre i saggi raramente ne penetrano le combinazioni, anche se hanno ben chiaro lo yin e conoscono a fondo lo yang. Cielo e terra, che inglobano yin e yang, sono facili da capire perch si manifestano per immagini. Yin e yang, che pure sono la sostanza di cielo e terra, sono difficili da penetrare perch non si vedono.
Anche il pi stupido sa orientarsi davanti alle immagini; anche il pi sapiente pu ingannarsi nelle cose invisibili.
Quanto pi difficile  la Via del Buddha, che esalta il vuoto, mostra il buio e domina il silenzio, per soccorrere ogni specie di esseri e dominare i dieci orienti! Ineguagliati sono l'efficacia del suo prestigio e la forza dei suoi poteri; essa  grande da contenere l'universo, e fine da non lasciarsi sfuggire il granello invisibile. Non muore e non nasce, attraversa senza et migliaia di kalpa. Nascosta o manifesta, essa porta con s mille benedizioni, che non hanno smesso di crescere fino ai nostri giorni.  una Via segreta che cristallizza i misteri: chi la segue non ne conosce i confini. La Legge scorre imbevuta di silenzio. Ti chini su di lei: dove sar la sua sorgente? Come potrebbero i mortali, sciocchi e rozzi, tuffarvisi senza dubbi e confusioni?
L'eminente dottrina  nata nelle terre dell'Ovest. Ha raggiunto la corte dei Han mediante un sogno splendente(22), che illumina i territori dell'Est e vi riversa l'onda della compassione. In quegli antichi tempi, quando i segni erano precisi e la gente vi poneva attenzione, ancor prima che la dottrina si diffondesse in parole, il mondo cambi. Dove i segni si mostravano, gli uomini si volgevano alla virt e sapevano onorarla.
Ma quando Egli raggiunse il nirvana e l'ombra si stese su di lui, allontanandolo dal mondo, cess di rischiarare il chiliocosmo; la doratura delle statue nascose il suo vero volto. Invano quattro volte otto magnifici ritratti riprodussero i suoi lineamenti. Fu allora che divenne necessario diffondere le sue sottili parole, per salvare uomini e animali dai tre cammini della perdizione. L'insegnamento verbale che di lui era rimasto fu diffuso per guidare gli esseri lungo le dieci tappe della salvezza.
Le scritture del Buddha si dividono in Grande e Piccolo Veicolo. Inoltre ci sono: la legge, la trasmissione dell'errore e l'arte della magia, bianca e nera.
Il nostro monaco, il maestro della Legge Xuanzang,  capo e guida della scuola buddista. Fin dall'infanzia ha esercitato la sua attenzione e la sua intelligenza, ed  giunto precocemente a comprendere la triplice vacuit.  cresciuto in purezza intellettuale e ha praticato la condotta che richiede quattro specie di pazienza.
Non vi sono brezza fra i pini o riflesso di luna sull'acqua paragonabili alla purezza della sua persona; n rugiada di immortali o luminosit di perla che irraggino la sua luce.
La sua saggezza supera le relazioni umane, il suo spirito sonda l'informe. Ha trasceso le impurit dei sei sensi con un volo cos alto da spanderne lontano il profumo. Rifletteva desolandosi delle deformazioni che la giusta Legge subiva. Spingeva i suoi pensieri alla porta dei misteri, deplorando gli errori che si trovavano anche nei testi meglio recensiti. Voleva riordinare le argomentazioni in base a ci che aveva appreso, espungere il falso e convalidare il vero, per insegnare la retta via a chi venisse dopo di lui. Perci il cuore e lo spirito lo spingevano verso un pio viaggio nei puri territori d'Occidente.
Part con il suo bastone di viaggio per solo compagno, sfidando i remoti pericoli. La neve accumulata nelle albe fredde, o turbinante nella tormenta, gli avr nascosto la strada; le tempeste di sabbia, nei pomeriggi afosi, gli avranno oscurato il cielo. Ha dovuto percorrere mille leghe di montagne e di fiumi, attraversare fumo e nebbia, sfidare pioggia e gelo. Ma era cos ardente nel perseguire la meta, che le prove pi dure gli sembravano lievi.
Per quattordici anni ha percorso l'universo occidentale nella sua ricerca della giusta dottrina, attraversando tutti quei paesi stranieri. Ha visitato i luoghi sacri(23) ; nel Parco delle Gazzelle e sul Picco degli Avvoltoi ha contemplato esotiche bellezze. Ha ricevuto le ultime parole dei santi di altri tempi e la dottrina autentica dei saggi pi eminenti; ha esplorato sublimi meraviglie e penetrato reconditi misteri. La sua mente ha offerto campo aperto alla Via dei tre veicoli e dei sei comandamenti. L'intero contenuto di cento cofani di canoni scorre dalle sue labbra come un vasto fiume.
Non si contano i paesi che ha percorso; ma i sutra che ha riportato sono in numero finito. Ha ottenuto complessivamente trentacinque opere capitali del Grande Veicolo, per un totale di 5048 rotoli, da tradurre e diffondere in Cina. Ha il merito insuperabile di avere portato le nubi della compassione dall'estremit dell'Occidente a bagnare con la pioggia della legge questo angolo sperduto d'Oriente. La santa dottrina, che era fortemente lacunosa,  restaurata. La moltitudine peccatrice ritrova la buona fortuna: un'acqua redentrice spegne l'incendio che bruciava la casa e salva l'umanit smarrita. Questo raggio d'oro trarr tutti, attraverso acque torbide e agitate, in salvo sull'altra sponda.
Bisogna tener presente che la caduta  determinata dall'accumularsi di cause malvagie, mentre il bene  fattore di ascesa. L'uomo ne  responsabile con i suoi atti. Perch il cinnamomo che cresce sulla rupe produca fiori, gli occorrono nubi e rugiada; la sporcizia della palude non contamina le foglie del loto che vi cresce. Infatti il loto si attiene a ci che  puro e pulito, e non si lascia toccare da ci che  sudicio.
Persino le inconsapevoli piante raggiungono il bene accumulando il bene; a maggior ragione coloro che godono delle relazioni umane. Non saranno lieti di perseguire la felicit mediante fattori felici?
Possano le autentiche scritture diffondersi, e spargere all'infinito i loro benefici come il sole e la luna. Possano quei benefici estendersi e durare a lungo, quanto il cielo e la terra.

Quando la dettatura ebbe termine, fu convocato il santo monaco. Il reverendo attendeva alla porta per poter ricominciare i suoi ringraziamenti. Quando entr esegu con molta concentrazione il rituale delle prosternazioni. Taizong lo fece pregare di salire accanto a lui e gli porse lo scritto. Il reverendo lesse e ricominci a ringraziare: "Lo stile di vostra maest  elevato come nei tempi antichi; l'argomento  sottile e profondo. Ma vorrei sapere come si intitola."
"Caro fratello, l'ho pensato stanotte per esprimervi la mia gratitudine. Il titolo : Prefazione alla santa dottrina, ma non so se vi piacer."
Il reverendo si prostern e and avanti con i ringraziamenti. Taizong disse: "I nostri talenti valgono meno delle belle tavolette di giada su cui sono espressi, le nostre parole non sono adatte per iscriverle su bronzo e pietra. Quanto ai classici esoterici, ci confessiamo ignoranti. Questo testo dettato di getto  proprio maldestro, scarabocchi d'inchiostro su tavolette d'oro, frammenti di tegole in una foresta di perle. A ripensarci con un po'di modestia, provo vergogna. Non merito davvero i vostri elogi e la pena che vi date per ringraziarmi."
Questo fu il testo composto dall'imperatore Taizong, che si trova premesso al sutra del Cuore.
Davanti alla composizione imperiale sulla santa dottrina, i mandarini presenti si congratularono, si prosternarono e corsero a diffonderne copie, dentro il palazzo e fuori.
"Non ci recitereste qualcuna delle autentiche scritture?" sugger l'imperatore.
"Maest" rispose il reverendo, "queste cose si devono fare in luogo consacrato. Il palazzo non  un posto adatto."
Taizong si rivolse agli ufficiali di servizio: "Qual' il pi impeccabile monastero di Chang'an?"
Il grande letterato Xiao Yu fece un passo avanti e rispose: "Il monastero della Pagoda dell'Oca Selvatica."
Taizong ordin: "Prendete dunque qualche rotolo dei sutra autentici e accompagnatemi alla Pagoda dell'Oca Selvatica. Prego nostro fratello di venire con noi a leggerci le scritture."
"Discepoli, seguitemi" ordin il reverendo. E, rivolto a Taizong: "Se vostra maest vorr diffondere le scritture, converr che ne faccia preparare delle copie. Bisogner conservare gli originali come tesori, da maneggiare con precauzione."
"Seguiremo le vostre istruzioni, fratello" rispose sorridendo Taizong. Ordin dunque che la Foresta dei documenti e l'ufficio delle redazioni procedessero alla copiatura. Stabil inoltre che a est della citt si erigesse un nuovo Monastero delle Copie.
Il carro imperiale si mosse verso la Pagoda dell'Oca Selvatica, seguito dai mandarini che portavano rispettosamente fasci di sutra. Era stato preparato un alto pulpito per la predicazione, su cui il reverendo sal. Ma in quel momento si diffuse nell'aria un intenso profumo, il cielo si squarci e vi apparvero gli otto giganteschi portatori di folgore: "Reverendo, bando alle prediche! Posate i sutra!  ora di partire!"
I tre discepoli e il cavallo gi cominciavano a innalzarsi. Il reverendo pos il sutra che teneva in mano e dall'alto del pulpito sal dritto al nono cielo. Taizong e il suo seguito si prosternarono e pregarono.

Ottenuti quei sutra in capo a dure prove
Dopo quattordici anni di viaggio ad Occidente,
Dopo tanto soffrire sopra le aspre montagne
Ed acquisiti nove volte nove gran meriti,
Riempiendo il Chiliocosmo, vengono ricondotti
Fra gli eletti. Le terre dell'Est di loro serbano
I sutra riportati.

Monaci eminenti vennero incaricati di celebrare una grande cerimonia dell'acqua e della terra nel Monastero dell'Oca Selvatica, per recitare i sutra autentici del grande canone, in modo da liberare i dannati dalle loro sofferenze e diffondere per l'universo il beneficio ricevuto. Copie dei testi furono diffuse in tutto l'impero.
Intanto gli otto vajrapani avevano ricondotto i pellegrini e il cavallo sul Monte degli Avvoltoi, in tempo per rispettare il termine assegnato di otto giorni. Le divinit della montagna santa si erano raccolte davanti al Buddha per udirlo predicare. I vajrapani introdussero maestro e discepoli e riferirono al Beato: "In conformit dei vostri ordini, abbiamo scortato il santo monaco e i suoi compagni nel paese dei Tang, perch consegnassero i sutra. Vi rendiamo quindi l'ordine ricevuto in lettere d'oro."
Gli interessati si fecero avanti per essere investiti delle loro nuove funzioni.
"Santo monaco" dichiar solennemente il Buddha, "nella tua vita anteriore tu fosti il mio secondo discepolo Cicala d'Oro. La tua vera anima fu bandita in una reincarnazione nelle terre dell'Est perch eri stato disattento, e con ci avevi spregiato il mio eminente insegnamento della Legge. Ora ritorni felicemente, dopo aver scrupolosamente conservato la nostra fede e aver acquistato i pi alti meriti con la tua cerca delle autentiche scritture. Il tuo attaccamento alla nostra dottrina ti vale il giusto frutto di un'alta promozione: io ti nomino Candana buddha Pieno di Meriti e di Virt.
"Consapevole del Vuoto, avevi provocato gravi disordini nei palazzi del Cielo e io, con la profondissima potenza della Legge, ti avevo immobilizzato sotto la Montagna dei Cinque Elementi. Per fortuna, al termine della prova voluta dal Cielo, ti sei convertito alla dottrina buddista. Mi sono rallegrato della tua applicazione a contenere il male ed espandere il bene. Hai acquistato meriti assoggettando lungo la strada diavoli e creature malefiche. Per la fedelt che hai dimostrato da un capo all'altro del viaggio, hai meritato il giusto frutto di un'eminente promozione: ti nomino buddha della Vittoria in Battaglia.
"Consapevole delle Proprie Capacit, tu eri una divinit acquatica, Ammiraglio dei Canneti Celesti. Per esserti permesso confidenze con la fata della luna ed esserti ubriacato alla Festa delle Pesche d'Immortalit, fosti condannato a reincarnarti nel mondo di Sotto nel corpo di un maiale. Nonostante i numerosi peccati commessi quando vivevi nella Grotta della Passerella di Nuvole dei Monti Fuling, hai difeso in qualche modo la forma umana e alla fine sei passato alla nostra eminente dottrina. Entrato nella comunit monastica, hai protetto il santo monaco, malgrado il tuo spirito limitato e una sensualit che non sei mai riuscito a dominare completamente. Per i meriti che hai ottenuto portando pesanti fardelli, ti conferisco il giusto frutto di una promozione al posto di Delegato alla Pulizia degli Altari."
"Ma come!" brontol Porcellino. "Loro diventano dei buddha. Perch io devo fare lo spazzino?"
"Per riempire la tua gran bocca e il tuo grosso ventre" rispose il Buddha. "Devi considerare che, al mondo, gli ammiratori della nostra dottrina sono tanti, e a ogni cerimonia portano molte offerte. Finite le cerimonie, tutte quelle buone cose spetteranno a te. Di che cosa ti lamenti?
"Consapevole della Purezza, tu fosti Generale delle Cortine Arrotolate e fosti bandito nel mondo di Sotto per aver rotto una coppa di cristallo. Caduto nel Fiume delle Sabbie Mobili, peccavi mangiando esseri umani; ma poi ti sei felicemente convertito alla nostra dottrina e l'hai conservata con sincero rispetto, proteggendo il santo monaco. I meriti che hai conseguito scalando montagne e guidando il cavallo ti valgono il giusto frutto di un'eminente promozione: ti nomino arhat dal Corpo Dorato."
A questo punto il Buddha si rivolse al cavallo bianco: "Tu sei figlio del re drago Aojun del mare occidentale. Ti sei reso colpevole di empiet disubbidendo a tuo padre, ma dopo la tua felice conversione alla nostra Legge e adesione alla comunit, hai acquistato meriti trasportando il santo monaco. Se i sutra sono giunti nell'Est  anche merito tuo. Ti conferisco il giusto frutto del posto di cavallo-drago celeste; sarai una delle otto creature eccezionali."
I quattro pellegrini si prosternarono, e anche il cavallo manifest la debita gratitudine per i favori accordati. Il Buddha ordin a un rivelatore di portare il cavallo dietro la vetta del Monte degli Avvoltoi, al lago Trasformazione del Drago. Il cavallo vi s'immerse e mut forma: sul capo gli spuntarono corna di drago, la pelle si copr di scaglie dorate, una barba d'argento orn il suo mento e le guance. Un'aura di buon augurio lo avvolse mentre saliva in alto sfoderando i lunghi artigli delle quattro zampe, e si attorceva alla colonna Omaggio agli Splendori del Cielo che si trova all'ingresso del monastero.
Mentre i buddha lodavano l'eminente Legge del Beato, Scimmiotto si rivolse al monaco cinese: "Maestro, ora che siamo colleghi buddha, non penserete mica di continuare a farmi portare il cerchio d'oro. O magari vi piacerebbe ripetere l'incantesimo per stringerlo? Mi farete il piacere di recitare la formula che lo apre, e io lo far a pezzi perch quella vecchia pusa maligna non sia tentata di usarlo per giocare brutti tiri a qualcun'altro."
"Non portarmi rancore. A quei tempi eri difficile da maneggiare; bisognava pure adottare qualche mezzo speciale per tenerti sotto controllo. Ora che sei buddha, il cerchio  scomparso: non poteva certo rimanerti incrostato sulla testa. Tocca e verifica."
Scimmiotto si palp la testa: il cerchio non c'era pi.
Il buddha Candana, il buddha della Battaglia, il Delegato alla Pulizia e l'arhat dal corpo d'oro si godevano il giusto frutto; il cavallo-drago aveva raggiunto il nirvana.

La realt torna in polvere. Rinnvati,
Unito ai quattro stati. Gli elementi
Ricadono nel vuoto e nel silenzio,
E cos i vani nomi dei demoni.
Ha raggiunto Candana il Gran Risveglio,
Alto su ogni pericolo. Si spargono
Ovunque i sutra sulla terra. I cinque
Di non-dualit giungono in vetta.

I cinque presero il loro posto fra gli infiniti convenuti ad ascoltare la predica del Buddha: buddha e pusa, santi monaci, arhat, rivelatori, bhiksu, upsika e upska, divinit di grotte e di montagne, grandi di, guardiani, protettori, di del giorno e della notte, tudi, maestri e immortali che avevano ottenuto la Via.

Nubi iridate intorno al Picco degli Avvoltoi, nuvole di buon augurio si accumulano sopra il mondo della gioia assoluta.
I draghi d'oro dormono in luogo appartato, la tigre di giada riposa. Lepri nere vanno e vengono, tartarughe strisciano, serpenti si annodano. Fenici verdi e rosse svolazzano allegre. Gibboni neri e cervi bianchi scorrazzano a piacimento.
Fiori straordinari delle otto festivit, divini frutti delle quattro stagioni, pini alteri e antichi ginepri, cipressi azzurri e bamb smeraldini, prugni di ogni colore, fiori e frutti, pesche che maturano da diecimila anni. Mille fiori, mille frutti che rivaleggiano in fascino e bellezza sotto un cielo coperto da brume di buon augurio.

La folla, a mani giunte, recitava in coro:

"Namo buddha che accende la lampada dell'antico passato, Dipamkara buddha.
Namo buddha re del cristallo splendente, maestro dei medici, Bhaisajyavaidrya-prabhsa-rja buddha.
Namo buddha saggio dei Skya, Buddha Skyamuni.
Namo buddha del passato, presente e futuro.
Namo buddha di pura gioia.
Namo buddha Vairocana.
Namo buddha del sacro stendardo, Ratnadhvaja-rja buddha.
Namo rispettato buddha Mile, Maitreya buddha.
Namo buddha Emituo, Amithba buddha.
Namo buddha di longevit senza limiti, Amityus buddha.
Namo buddha che conduce alla verit del nirvna.
Namo buddha dell'indistruttibile diamante.
Namo buddha di luce preziosa, Ratnaprabhsa buddha.
Namo buddha onorevole re drago, Ngarja buddha.
Namo buddha del progresso del bene.
Namo buddha del prezioso splendore della luna, Candraprabha buddha.
Namo buddha che manifesta l'assenza di ignoranza.
Namo buddha Poliuna, Varuna buddha.
Namo buddha Naluoyan, Nryana buddha.
Namo buddha di meriti e virt, Punyapuspa buddha.
Namo buddha di meriti, talenti e virt.
Namo buddha di buon vagabondaggio, Svgata buddha.
Namo buddha dello splendore del legno di sandalo, Candanapunya buddha.
Namo buddha della bandiera di gioielli, Manidhvaja buddha.
Namo buddha del lume della torcia di sapienza.
Namo buddha della chiarezza delle virt del mare.
Namo buddha dello splendore di grande compassione.
Namo buddha re della potenza della compassione, Maitrbala-rja buddha.
Namo buddha capo dei saggi e dei buoni.
Namo buddha di vasta dignit, Vyharja buddha.
Namo buddha dello splendore della virt dell'oro.
Namo buddha dei chiari talenti.
Namo buddha vincitore di saggezza.
Namo buddha dello splendore della pace del mondo.
Namo buddha dello splendore del sole e della luna.
Namo buddha del perlaceo splendore del sole e della luna.
Namo buddha re vittorioso della bandiera di sapienza.
Namo buddha del meraviglioso suono, Sughosa buddha.
Namo buddha della bandiera di luce perpetua.
Namo buddha della lampada che contempla il mondo.
Namo buddha re vincitore della Legge, Dharmajaya-rja buddha.
Namo buddha dello splendore del Sumeru, Sumeruprabhsa buddha.
Namo buddha re della forza della grande sapienza, Mahprajbala-rja buddha.
Namo buddha dello splendore del mare d'oro.
Namo buddha della luce universale.
Namo buddha dello splendore dei talenti.
Namo buddha dei meriti e virt del legno di sandalo.
Namo buddha vittorioso in battaglia.
Namo pusa Guanyin, Avalokitesvara bodhisattva.
Namo pusa di eminente posizione, Mahsthma bodhisattva.
Namo pusa Wenshu, Majusr bodhisattva.
Namo pusa Puxian, Samantabhadra bodhisattva.
Namo tutti i pusa dell'oceano di purezza.
Namo buddha e pusa dell'assemblea del Lago di Loto.
Namo tutti i pusa della gioia ultima del Paradiso dell'Ovest.
Namo eminenti pusa, i tremila rivelatori.
Namo eminenti pusa, i cinquecento arhat.
Namo pusa, bhiksu, upsaka e upsik.
Namo pusa della legge senza limiti.
Namo santi pusa del vajra di diamante.
Namo pusa delegato alla pulizia degli altari.
Namo pusa, arhat dal corpo d'oro e otto gioielli.
Namo pusa dal vasto potere, drago celeste che appartiene alle otto creature eccezionali.
Vogliano cos i buddha di tutti i mondi acconsentire a ornare la pura terra del Buddha di meriti e virt, riconoscenti alla quadruplice grazia del mondo di Sopra e in soccorso di coloro che soffrono nei tre cammini.
Possa chi ne  testimone scoprire la bodhi nel loro cuore e nel loro spirito. Possa rinascere nel paese della suprema felicit e porre fine alle reincarnazioni.
A tutti i buddha dei tre mondi e dei dieci orienti, a tutti i pusa e mahsattva: Mahprajn-pramita!"

Cos finisce la storia del viaggio a Occidente.


NOTE:

(1) La traduzione italiana si permette di occidentalizzare il testo, che in realt dice: "...lo mostrer al re nel suo vero aspetto per indurlo a coltivare il suo corpo allargando i desideri." L'idea sottostante  taoista: una buona igiene sessuale richiede che un uomo "si nutra dello yin" del maggior numero possibile di donne, ma si trattenga dall'eiaculare, perch lo sperma serve a lui, per diventare immortale.
(2) L'espressione "andare al paradiso dell'Ovest" significa "morire".
(3) "La Grande Sapienza tutto abbraccia, la piccola sapienza distingue; le grandi parole compongono i contrari, le piccole parole discutono di futilit." (Zhuangzi, II, 10). Questo e altri lieviti taoisti nel discorsetto buddista di Tripitaka.
(4) I versi sono intessuti di riferimenti al gioco del domino cinese. Ogni verso originale si riferisce a una combinazione del gioco (ordine del cielo, doppio dodici; festa delle lanterne, due sette due; riunione fra nubi e venti di draghi e tigri, dodici undici dieci; e cos via).
(5) "Se l'uomo dorme nel bagnato si prende il mal di reni e resta mezzo paralizzato:  cos anche per l'anguilla? Se si trova su un albero vi sta tremante e titubante:  cos anche per la scimmia? Chi di questi tre conosce la giusta dimora? L'uomo mangia gli animali erbivori e granivori, il cervo mangia l'erba, il centopiedi trova gustosi i serpentelli, il gufo e il corvo trovano gustosi i topi: chi di questi quattro conosce il giusto gusto? Lo scimmione ha per femmina la scimmia, il cervo s'unisce alla cerva, l'anguilla nuota insieme al pesce, la dama di corte Mao e la concubina Li erano ammirate dagli uomini - ma al vederle i pesci si tuffavano nel fondo, gli uccelli volavano in alto e i cervi fuggivano di corsa: chi di questi quattro conosce la giusta bellezza sotto il cielo? A mio modo di vedere, i pretesti della carit e della giustizia e le strade dell'affermazione e della negazione sono confusamente mescolate e imbrogliate. Come posso conoscerne la classificazione?" (Zhuangzi, II, 15).
(6) "Voi che amate se": colore, ma anche i piaceri dell'amore.
(7) Il giovane letterato Wei aveva un appuntamento galante sotto il ponte, con una ragazza poco puntuale. Il tempo passava invano e, dall'estuario fluviale, affluiva l'acqua della marea. Il giovanotto non seppe decidersi in tempo a rinunciare all'attesa, e fin affogato.
(8) Tre schiocchi di frusta invitavano gli astanti al silenzio e segnalavano l'apertura dell'udienza.
(9) In effetti, fin dall'VIII secolo, sono i caratteri con cui si iniziano di solito gli esercizi di scrittura.
(10) Porcellino dice il vero; il nome  Shangguan, funzionario superiore.
(11) "Nemmeno per un momento  consentito derogare alla regola delle nostre azioni; se si potesse derogare, non sarebbe la regola." (Zhong Yong, L'invariabile mezzo, 1).
(12) Nei versi di Tao Qian (365-427) il villaggio della fonte dei Fior di Pesco  una piccola comunit fuori dal mondo.
(13) "Volevate diventare maestri fra gli uomini e avete sollevato queste complicazioni con i leoni". Maestro e leone sono omofoni in cinese: shi.
(14) L'esagramma Tai, la Pace, si compone di tre linee spezzate sotto le quali vi sono tre linee piene: sopra il Ricettivo, che tende a scendere, e sotto il Creativo, che ascende.  l'esagramma della primavera. L'inizio (dal basso) con tre linee piene significa yang. Gli ovini si indicano con una parola dello stesso suono, yang, bench scritta in tutt'altro modo.
(15) "Il Tai diventa Pi". Abbiamo incontrato l'esagramma Tai in una nota del capitolo precedente. L'esagramma Pi, il Ristagno,  il suo opposto: sopra tre linee piene (il Creativo); sotto tre linee spezzate (il Ricettivo). La coppia di esagrammi descrive anche il ritmo lunare (capitolo XXXVI).
(16)  sempre Anthapindada.
(17) In questo caso l'omissione non riguarda una descrizione a oltranza, ma una serie di canzoni sulle parole: bella riunione di gioiosa unione.
(18) Due "talenti distinti". Al tempo dei Tang l'espressione designava una categoria di esami mandarinali e i candidati che li superavano. In seguito serv a indicare esami preliminari, che qualificavano ad affrontare i veri esami da mandarino.
(19) Furono tutti e quattro mandarini-modello di epoca Han.
(20) Sessantaquattro.
(21) L'inserto che segue  storico. Taizong scrisse questo testo nel 648, per felicitare Xuanzang della traduzione del Yogcrabhmi sstra. Il testo fu riportato da Hui Li, un discepolo di Tripitaka, nella sua biografia del maestro. Sono adattati ai fatti del romanzo gli anni di assenza (ridotti da 17 a 14) e le opere riportate dall'India (ridotte da 657 a 35).
(22) La prima menzione del buddismo in Cina si trova nella storia dei Han posteriori. L'imperatore Ming (58-75) sogna una divinit d'oro che vola. Interpella i suoi ministri, e Fu Yi gli parla del Buddha. Invia emissari in occidente in cerca di maggiori informazioni; essi gli riportano il Sutra dei 42 articoli, che  probabilmente il pi antico testo buddista cinese pervenutoci.
(23) "Il doppio albero e le otto acque". Sono i due alberi di sla sotto i quali il Buddha ebbe il risveglio, o illuminazione, e gli otto fiumi dell'India (Gange, Indo, Oxo, St, Yamuna, Sarasvat, Mah e Hiranyavat).
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