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WU CHENG'EN.

IL VIAGGIO IN OCCIDENTE.

CAPITOLO 50.
IL PALAZZO DEI FANTASMI.

QUANDO I DESIDERI SVIANO I SENTIMENTI E DOMINANO LA NATURA, L'ANIMO TURBATO E LO SPIRITO SCOSSO INCONTRANO DIAVOLI E LAMIE.


Dice il poema:

Spazzalo, il pavimento del tuo cuore,
Spolvera le affezioni; non accogliere
In un sudicio ambiente Vairocana.
Una purezza costante dell'essere
A conoscenza primaria conduce.
Smoccola la candela della vita,
Esercita il respiro con giudizio,
Cavallo e scimmia tieni controllati:
Solo un lavoro quieto giorno e notte
Infine ti conduce alla tua meta.

Questo poema, che si canta sull'aria del Ramo del Sud, spiega come il monaco cinese pot sfuggire all'insidia nascosta nel fiume e raggiungere l'altra riva trasportato da una tartaruga bianca.
I quattro pellegrini che si affrettavano verso ovest marciavano ormai in un severo paesaggio invernale. Si vedevano

Il bosco illuminarsi di una bruma leggera,
Oltre l'acque levarsi chiare forme di monti.

Di nuovo il cammino fu reso aspro da una montagna: la strada si faceva sempre pi ripida e rocciosa, faticosa per gli uomini come per le bestie.
"Discepoli miei!" grid Tripitaka tirando le redini.
Scimmiotto si volse e chiese: "Che cosa vi serve, maestro?"
"Ecco la montagna. Lupi, tigri o mostri ci potrebbero attaccare: fate attenzione."
"Non temete, maestro. Siamo uniti tutti e tre nel pensiero e nell'impegno della nostra cerca. Tigri e lupi, o mostri che siano, non sono temibili, perch disponiamo del potere di sottometterli."
Tripitaka, pi o meno tranquillizzato, continu il cammino. All'imbocco della valle spinse il suo cavallo su per il pendio: che montagna!

Uno strapiombo da dar le vertigini,
Creste come tagliate col coltello
Bucan le nubi e nascondon l'azzurro.
Quegli ammassi di rocce sembran tigri
Acquattate, e gli abeti come draghi.
Cantano uccelli sui rami del prugno
Profumato; ai suoi piedi rumoreggia
L'acqua gelata del torrente. Il picco
Si copre di una nube minacciosa.
Turbina neve, il vento morde; tigri
Affamate ruggiscono. Dei corvi
Volano neri; il cervo va cercando
Un riparo. Infelice il viaggiatore
Avanza con gran pena; copre il capo,
Aggrotta i sopraccigli e abbuia il volto.

I quattro pellegrini stavano superando questo pericoloso passo e sfidavano il freddo e la neve, quando videro da lontano edifici, terrazze e alte torri di linee pure ed eleganti: un sontuoso ritiro fra le montagne.
"Discepoli!" grid lieto il monaco cinese. "Che fortuna trovare edifici fra queste montagne, dopo una giornata di freddo e di fame! Sar un villaggio, oppure un monastero o un romitaggio. Chiederemo l'elemosina di un pasto e ripartiremo dopo aver mangiato."
Scimmiotto osserv accuratamente aguzzando gli occhi: ristagnava in cielo un vapore maligno, che formava una piccola nube scura. Si volse a Tripitaka: "Maestro, questo  un brutto posto."
"Non mi pare. Guarda che belle torri e padiglioni!"
"Voi che ne sapete, maestro?" replic ridendo Scimmiotto. "Sulla strada dell'Ovest ci sono tanti mostri, diavoli e lamie espertissimi nel far comparire edifici illusori. Pu capitare che le torri pi belle e i pi ameni padiglioni sorgano solo per ingannare la gente. Per esempio, una delle nove specie di figli che i draghi possono generare, il bivalve gigante shen, sa emettere vapori che prendono forma di un intero castello, con parco e stagno. Producono questi miraggi in riva ai grandi fiumi, quando l'aria  brumosa. Tutti gli uccelli di passaggio che si posano sugli alberi di quel parco sono inghiottiti dallo shen, anche se fossero uno stormo di migliaia o di diecine di migliaia. I miraggi sono cose pericolose: bisogna tenersi alla larga."
"Stiamo dunque alla larga. La mia fame, per, non  illusoria" si lagn Tripitaka.
"Allora smontate da cavallo e sedetevi in questa radura. Andr a mendicare cibo per voi; aspettatemi" propose Scimmiotto.
Tripitaka scese da cavallo e Sabbioso pos i bagagli, apr un sacco e ne tolse la ciotola per le elemosine, che tese al Novizio. Questi insist: "Mi raccomando, saggio fratello, non vi muovete da qui. Assicurati che il maestro non si muova, mentre vado a mendicare. Vi muoverete solo quando sar tornato."
Sabbioso conferm, ma Scimmiotto si rivolse anche a Tripitaka: "State fermo, maestro, questo posto non promette niente di buono. Statevene l, mentre io chiedo l'elemosina."
"Ho capito, non insistere. Piuttosto cerca di sbrigarti."
Scimmiotto fece per allontanarsi, ma ritorn indietro: "Maestro, so che siete impaziente e non vi piace restare seduto a lungo. Permettetemi di usare questa misura di sicurezza: lo faccio per voi."
Tracci con la sua sbarra un cerchio al suolo; invit il monaco a mettersi al centro e Porcellino e Sabbioso ai lati, con il cavallo e i bagagli a portata di mano. Poi si rivolse a Tripitaka giungendo le mani: "Vedete, questo cerchio  pi sicuro di una parete di bronzo o d'acciaio. Nessuno oser accostarsi: n lupi, n tigri, n mostri, n lamie. Ma non ne dovete uscire. Finch sarete l dentro vi posso garantire che non vi accadr nulla, ma guai se mettete il naso fuori. Vi scongiuro, non dimenticatelo!"
Maestro e discepoli presero solennemente la posa di un gruppo scultoreo, mentre Scimmiotto balzava su una nuvola e partiva in cerca di un villaggio. Viaggi verso sud finch vide vecchi alberi tanto alti da toccare il cielo, che annunciavano la prossimit di un casale. Scese e vide

Dei salici curvati dalla neve,
La peschiera ghiacciata, dei bamb
Che ondeggiavano al vento, alteri pini
Verde cupo. Capanne con i tetti
Imbiancati di neve, un ponticello
Infarinato. L'aia  circondata
Da fiori di narciso. Stalattiti
Di ghiaccio pendon gi dalle tettoie.
Il vento soffia disperdendo i fiori
Profumati del prugno nella neve.

Scimmiotto se ne veniva pian piano contemplando il paesaggio, quando ud cigolare un cancelletto: ne usciva appoggiandosi al bastone un vecchio con il berretto di pecora, che indossava una veste sdrucita e calzava sandali di paglia.
"Il vento soffia da nord ovest: domani far bel tempo" disse guardando il cielo. Alle sue spalle sbuc fuori un cagnolino tibetano(1) che si sent in dovere di abbaiare furiosamente a Scimmiotto. Il vecchio si accorse solo allora della sua presenza e della sua ciotola.
"Caro donatore, siamo monaci dell'Est incaricati di una missione imperiale di ricerca delle scritture nel Paradiso dell'Ovest. Poich la nostra via passa per questa nobile contrada e il mio maestro  affamato, mi sono permesso di accostarmi alla vostra rispettabile residenza per sollecitare l'elemosina di un po'di cibo di magro."
"Reverendo" rispose il vecchio scuotendo il capo e battendo a terra il suo bastone, "siete fuori strada."
"Niente affatto."
"La strada dell'Ovest passa a mille li da questo posto, verso nord. Che cosa aspettate a raggiungerla?"
"Certo che si trova a nord" rispose Scimmiotto ridendo. "Infatti il mio maestro si  seduto l ad aspettare che gli porti qualcosa da mangiare."
"Che frottole racconta questo bonzo! Se il tuo maestro ti aspetta a mille li, lo avrai lasciato sei o sette giorni fa, sempre che tu sia un buon camminatore; e per ritornare da lui ti occorre altrettanto. Non credi che nel frattempo sar morto di fame?"
"Devo dire, caro donatore" replic Scimmiotto ridendo, "che l'ho lasciato un momento fa, e sono arrivato qui in un tempo pi corto di quello che occorre a bere una tazza di t. E adesso fatemi l'elemosina: torner da lui in un tempo altrettanto breve."
A questa risposta il vecchio si impaur e pens: "Questo bonzo non pu essere che un fantasma." Perci gli volt la schiena e fece per correre a chiudersi in casa; ma Scimmiotto lo acchiapp per il colletto: "Dove andate, caro donatore? Se avete in casa qualcosa di commestibile, sbrigatevi a darmi la mia parte."
"Andate via, cercate qualcun altro."
"Cpita certe volte che il donatore non capisca la situazione. L'avete detto voi che mi trovo a mille li dalla mia strada. Che cosa dovrei fare: cercare un'altra casa e aggiungere altri mille li? Allora s che il mio maestro morirebbe di fame."
"Dico la verit: in casa siamo sei o sette persone e abbiamo potuto mettere al fuoco non pi di tre litri di riso, che fra l'altro non  ancora cotto. Al momento non ho niente da darvi; forse un'altra volta."
"Dicevano gli antichi: meglio trovare una casa che cercarne tre. Non me ne vado."
Constatando che non c'era verso di sbarazzarsi di lui, il vecchio perse la pazienza e incominci a batterlo con il bastone. Scimmiotto si lasciava picchiare sulla testa senza nemmeno schivare i colpi, come se il vecchio non facesse che grattarlo dove gli prudeva.
"Che zucca dura!" brontolava il vecchio.
"Fate come vi pare, vecchio mio" rispose Scimmiotto; "ma non perdete il conto: per ogni botta che mi date, mi dovete un litro di riso."
Il vecchio lasci subito cadere il bastone e corse a chiudersi in casa urlando: "Il diavolo! Il diavolo!" Si sent un gran trambusto l dentro; barricavano le porte e le finestre.
A vedersi chiudere la porta in faccia, Scimmiotto pensava: "Quel vecchio brigante diceva che hanno messo la pentola al fuoco, ma mi chiedo se sar vero. Come dice l'adagio: Il taoista elemosina dal saggio, il buddista dallo stolto. Entriamo a controllare."
Si rese invisibile e si intrufol in cucina, dove in effetti vide una pentola piena a met di riso che bolliva sul focolare. Vi tuff la sua ciotola, la riemp per bene e se ne torn sulle nuvole.
Nel frattempo Tripitaka era stato per un po'dentro il cerchio ad aspettare Scimmiotto che non tornava. Scrutava l'orizzonte con aria sconsolata e borbottava: "Dove si sar mai ficcata a mendicare quella benedetta scimmia?"
"Figuriamoci se sar andato a mendicare!" sogghignava Porcellino. "Quello va a passeggio per divertirsi e lascia noi prigionieri nel pollaio."
"Perch prigionieri nel pollaio?"
"Lo sapete, no?, che gli antichi per fare un pollaio tracciavano una riga per terra. E ha avuto il coraggio di dirci che  la migliore protezione contro lupi, tigri eccetera: se ne capitassero davvero, ci troverebbero serviti sul vassoio."
"E allora, Consapevole delle Proprie Capacit, che cosa proponi di fare?"
"Qui siamo esposti al vento e al freddo. Io dico che ci conviene continuare per la nostra strada. Quando il condiscepolo ritorner, far presto a raggiungerci; e speriamo che ci porti qualcosa da mangiare. A stare qui fermi ci guadagniamo solo di congelarci i piedi."
In quel momento Tripitaka doveva trovarsi sotto una cattiva stella, perch gli diede retta. Uscirono dal cerchio e ripresero il cammino. In breve giunsero ai begli edifici che avevano visti di lontano. L'ingresso era protetto da due muri convergenti, imbiancati a calce. La torre del portale aveva pianta rettangolare, era adorna di fiori di loto rovesciati e dipinta dei cinque colori. I battenti erano socchiusi. Porcellino leg il cavallo al tamburo di pietra accanto all'ingresso, Sabbioso pos il suo carico e Tripitaka si sedette nel vano della porta, al riparo dal vento.
" certo la residenza di una persona importante, un nobile o un ministro" disse Porcellino. "Qui fuori non c' nessuno: saranno tutti dentro a scaldarsi al fuoco, con il freddo che fa. Aspettate che vado a vedere."
"Abbi modo, non ti buttare sulla gente."
"Maestro!" rispose il bestione. "Da quando mi sono convertito ho imparato anch'io le buone maniere; non sono pi un contadinotto che viene dal porcile."
Quel balordo si infil il rastrello nella cintola, aggiust la sua tonaca nera e and avanti dandosi un'aria molto signorile. Si trov in una grande sala a tre navate, dove le stuoie delle finestre erano tutte sollevate. Vi regnava il silenzio. Non v'era traccia di arredi, come tavoli, poltrone o vasellame. Aggir il paravento che proteggeva la porta verso l'interno e prosegu la sua esplorazione. Si attraversava una galleria e si vedeva un grande padiglione: le finestre semiaperte del primo piano lasciavano scorgere all'interno grandi cortine di mussola gialla.
"Saranno ancora a letto, per paura del freddo" si disse il bestione. Sal dunque le scale a gran passi, ignorando la buona regola che vieta di passare senza invito dall'area di ricevimento all'area privata della casa. Alz disinvoltamente le cortine, ma fu colto di sorpresa: su un grande letto d'avorio giaceva un gigantesco scheletro candido, il cranio grande come un moggio, tibie e femori lunghi quattro o cinque piedi.
A Porcellino gir la testa, gli caddero lacrime dagli occhi. Lasci ricadere la cortina scuotendo il capo, e si chiese: "Chi sar stato?

Maresciallo di quale dinastia?
Gran capitano di quale paese?
Di vittoria in vittoria tu volavi,
Ora ti sei ridotto a bianche ossa.
N donna n bambino ti accudiscono,
I soldati non ti offrono l'incenso.
La potenza che in vita perseguivi
Ha questa conclusione desolata."

Giunse agli occhi lacrimosi di Porcellino un riflesso di fiamma dietro i tendaggi. "Si direbbe che qualcuno stia bruciando incenso." And a vedere, ma si rese conto che era soltanto la luce del giorno filtrata dai vetri colorati di una finestra. Ai suoi piedi c'era un tavolino laccato su cui erano posate tre giubbe di broccato foderate di seta.
Senza il minimo scrupolo se ne impadron, ridiscese le scale e ritorn all'ingresso.
"Maestro" disse a Tripitaka, "l dentro non c' segno di vita:  la casa delle anime morte. Sono entrato in un padiglione e non ho visto altro che uno scheletro dietro certe cortine di mussola gialla. Di passata mi son preso queste tre belle giubbe foderate.  un vero colpo di fortuna, ci proteggeranno dal freddo. Levatevi la tonaca e infilate questa, che  molto pi calda: approfittatene."
"Ma non  lecito. Dice la legge: Prendere l'oggetto altrui, apertamente o surrettiziamente,  furto. Se qualcuno lo sapesse e ci portasse in tribunale, verremmo subito condannati. Rimettile dove le hai prese. Accontentiamoci di riposare qui al riparo dal vento finch non torna Consapevole del Vuoto. Un monaco non deve cedere alla concupiscenza."
"Ma qui non c' nessuno, nemmeno un cane o una gallina. Chi ci dovrebbe portare in tribunale, se lo sappiamo solo noi? E con quali prove? Questo  semplicemente raccogliere un oggetto abbandonato: si pu dire che non abbiamo preso niente, n in pubblico n in privato."
"Errore. Anche quando sei solo il Cielo ti vede. Lo insegna il Signore dei Misteri: Quando agisci nel buio contro la tua coscienza, lo sguardo degli di illumina pi del lampo. Restituiscili prima che sia troppo tardi. Non si deve mostrare attaccamento ai beni male acquistati."
Il bestione non voleva saperne. Disse: "Maestro, di giubbe ne ho avute tante, ma non ne avevo mai viste foderate di seta. Voi fate come vi pare, ma io una me la metto un momento per scaldarmi un po'. Quando ritorner Scimmiotto, la rimetter al suo posto prima di ripartire."
"A queste condizioni, ne provo una anch'io" disse Sabbioso.
Si spogliarono dunque delle tonache e indossarono le giubbe. Non l'avessero mai fatto! Appena infilate, esse li strinsero peggio di camicie di forza; in un istante si trovarono immobilizzati, con le mani legate dietro la schiena. Tripitaka spaventato corse a cercare di liberarli, ma non c'era niente da fare. Gridavano e gemevano tanto, che misero in allarme il diavolo nascosto dietro a questa messinscena.
Conferma il racconto che tutti gli edifici non erano che una fata morgana suscitata da un orco, che viveva da quelle parti e passava il suo tempo a catturare viandanti. Udendo grida e lamenti, usc dalla sua grotta per vedere chi era caduto in trappola. Chiam alla riscossa i suoi mostriciattoli, fece scomparire torri e padiglioni, e ordin di portare nella sua tana tutti quanti, compresi il cavallo e i bagagli.
Il mostro troneggiava su un'alta pedana, mentre la folla dei diavoletti spingeva avanti il monaco cinese, che si prostern nella polvere.
"Da dove vieni, bonzo?" domand l'orco. "Come ti permetti di venire a rubarmi il guardaroba?"
"Il povero monaco che sono" dichiar Tripitaka in lacrime, " incaricato dai grandi Tang delle terre dell'Est di andare in cerca delle scritture nel Paradiso dell'Ovest. Mentre aspettavo il ritorno del mio primo discepolo, che  andato a mendicare cibo, sono entrato per errore nel vostro dominio. La meschina cupidigia dei miei discepoli li ha sfortunatamente indotti a impadronirsi di questi abiti, bench gli avessi raccomandato di rimetterli al loro posto. Ma non mi hanno ascoltato e hanno voluto indossarli per riscaldarsi, senza rendersi conto di cadere cos nella trappola predisposta da vostra maest, n pensare che sarei stato catturato anch'io. Ripongo tutte le mie speranze nella commiserazione di vostra maest, perch mi lasci il poco tempo che mi resta da vivere e mi permetta di trovare i sutra che cerco. Ve ne saremo eternamente riconoscenti e canteremo le vostre lodi al ritorno nelle terre dell'Est."
L'orco si mise a ridere: "Sappiamo tutti che basta mangiare un pezzetto della tua carne, perch i capelli bianchi ritornino neri e i denti caduti ricrescano. Tu capisci che, trovandoti in casa mia senza nemmeno il fastidio di invitarti, sarei uno stupido se ti lasciassi andare. Come si chiama questo tuo primo discepolo? Dov' andato a mendicare?"
Porcellino dichiar con tono altero: "Il mio condiscepolo  nientemeno che Scimmiotto Consapevole del Vuoto, il Grande Santo Uguale al Cielo, che parecchi anni fa fece un bel rumore nel palazzo celeste."
L'orco non disse nulla, ma corrug la fronte e pens: "Certo, ho sentito parlare anche di lui e delle sue capacit; non mi aspettavo di incontrarlo."
E ordin: "Ragazzi, legate bene il monaco cinese. Poi levate le mie giubbe agli altri due e legate anche loro. Metteteli in dispensa, e vediamo di catturare anche il pezzo che manca. Poi daremo a tutti loro una bella spazzolata, li laveremo a fondo e li cucineremo al vapore."
I mostriciattoli corsero a eseguire. Il cavallo bianco fu portato nella stalla, i bagagli gettati in una stanza, ed essi si dedicarono a preparare le armi per la cattura di Scimmiotto.
Il Novizio, sgraffignata la ciotola di riso dai contadini del villaggio pi a sud, ritorn al punto di partenza e ritrov il cerchio, ma dentro non c'era pi nessuno. Guard verso le torri e constat che erano scomparse: restavano solo alcune rocce di forma insolita.
"C'era da aspettarselo" si disse Scimmiotto allarmato. "Quegli stupidi saranno corsi a gettarsi nella rete." E si mise a seguire le tracce degli zoccoli del cavallo sulla carreggiata.
Dopo cinque o sei li vide un vecchio protetto da un mantello di feltro, con la testa coperta da un passamontagna e stivali un po'logori, che si appoggiava a un bastone dal pomo a testa di drago. Lo seguiva un giovane domestico che scendeva cantando dal pendio e reggeva un ramo di prugno fiorito.
Il Novizio appoggi a terra la sua ciotola, giunse le mani e grid: "Ehi nonno, i miei saluti!"
"Dove andate reverendo?" rispose il vecchio rendendo educatamente il saluto.
"Vado all'Ovest per vedere il Buddha e cercare le scritture. Siamo quattro persone; gli altri tre mi dovevano aspettare mentre mendicavo cibo, ma al ritorno non li ho pi trovati. Posso chiedervi se li avete visti?"
Il vecchio ridacchi: "Uno dei tre avrebbe un lungo grugno e grandi orecchie?"
"Proprio cos."
"E un altro ha una faccia patibolare? Sono seguiti da un cavallo bianco che porta un monaco pallido e grassoccio."
"Ma certo, sono loro."
"Allora state perdendo tempo. Lasciateli stare."
"Quello con la faccia pallida  il mio maestro; i due un po'strani sono i miei condiscepoli. Siamo uniti dalla pia determinazione di trovare le scritture. Non posso certo lasciarli perdere."
"Il fatto  che, passando da queste parti, hanno fatto un passo falso e si sono gettati nella gola di un mostro."
"Scusate il disturbo, nonno, ma mi potreste descrivere il mostro e dirmi dove abita?"
"Questo  il Monte del Cappuccio d'Oro, su cui c' una grotta con lo stesso nome in cui vive un rinoceronte. Ha poteri immensi e un prestigio militare di prim'ordine. Temo che questa volta nemmeno voi possiate fare niente per i vostri compagni. Se fossi al vostro posto lascerei perdere. Ma naturalmente non vi posso insegnare io che cosa dovete fare."
"Grazie del consiglio" rispose Scimmiotto, "ma a rinunciare non ci penso nemmeno."
Voleva dare al vecchio il riso della sua ciotola per ringraziarlo, quand'egli pos il bastone, prese la ciotola per tenderla al servitore, e mut aspetto. Padrone e servitore si prosternarono: "Grande santo, le umili divinit che siamo non possono tenervelo nascosto pi a lungo: siamo il dio della montagna e la divinit locale, venuti ad accogliervi. Permetteteci di conservare per voi la ciotola, perch non vi sia d'imbarazzo nell'esercizio del vostro lavoro. Ve la renderemo quando avrete liberato il monaco cinese da questa prova, perch gliela offriate dimostrando il vostro grande attaccamento."
"Diavolacci da pochi soldi che non siete altro! Andate per caso in cerca di legnate?" tuon Scimmiotto. "Se sapevate chi sono, perch non vi siete presentati subito? Che cos' questa maniera di incassare il collo e nascondere la coda?"
"Tutti sanno che la vostra eminente santit  piuttosto impulsiva. Non osavamo imporre la nostra presenza a rischio di offendervi. Perci abbiamo preferito presentarci in incognito."
"Va bene" disse Scimmiotto calmandosi, "prendo nota della correzione che vi siete meritata. Custodite bene la ciotola e aspettate che catturi il mostro."
La divinit locale e il dio della montagna si ritirarono.
Scimmiotto si strinse bene la cintura, rimbocc il grembiule di pelle di tigre e, impugnata la sbarra con i cerchi d'oro, si slanci alla ricerca della tana dell'orco. Girando intorno alla rupe scopr, contro la parete azzurrina, un ammasso di rocce su cui si disegnavano due battenti di pietra. Accostandosi vide diversi mostriciattoli che si esercitavano nel maneggio delle armi. Si vedevano

cristallizzazioni di vapori di buon augurio, croste verdazzurre di licheni; corsi di rocce dalle forme strane, zigzag di ripidi sentieri; danze di fenici come nelle isole incantate; risuonavano fischi di gibboni e canti d'uccelli in un bel paesaggio.
Nei luoghi pi soleggiati i susini incominciano a fiorire, mille bamb verdeggiano, mentre in fondo al burrone dura ancora la neve e il torrente  parzialmente ghiacciato. La seducente foresta di pini e cedri si adorna dei fiori rossi delle camelie di montagna.

Ma Scimmiotto non era nello stato d'animo di perdersi a contemplare il paesaggio. Avanz a lunghi passi verso l'ingresso della grotta e apostrof i mostriciattoli con voce tonante: "Filate ad avvertire il vostro padrone che sono qui: sono il discepolo del santo monaco cinese, Consapevole del Vuoto, Grande Santo Uguale al Cielo. Ditegli di liberare subito il mio maestro, se non volete che vi ammazzi."
La banda dei mostriciattoli si precipit all'interno per annunciare: "Maest, c' alla porta un monaco con la faccia pelosa e la bocca storta, che dice di chiamarsi Consapevole del Vuoto.  venuto a reclamare il suo maestro."
L'orco si rallegr: "Eccolo qua. Da quando ho lasciato la mia casa d'origine e sono sceso in questo basso mondo, non ho mai avuto un'occasione seria di esercitare la mia arte militare. Sono sicuro che questo  un avversario al mio livello." E ordin: "Alle armi, ragazzi!"
Tutti i diavoli dell'antro dovettero riunire tutte le loro energie per correre a portare all'orco una lancia d'acciaio lunga dodici piedi. "State pronti, ragazzi. Chi avanza sar premiato, chi cede terreno sar punito."
E si fece sulla porta, seguito da tutti i suoi, a gridare: "Dove sarebbe questo Scimmiotto Consapevole del Vuoto?"
Il Novizio, che si era defilato, constat che il mostro aveva un aspetto spaventoso:

Un unico grande corno ricurvo, occhi scintillanti; sul cranio ha una protuberanza callosa, il collo mostra una pelle nera e lustra; lunga lingua, grossi denti ingialliti allineati dentro la grande bocca.
Lo ricopre un cuoio peloso dai riflessi color indaco. I muscoli sono duri come acciaio.  simile al rinoceronte acquatico, ma non vede nell'acqua; simile al bue, ma non tira l'aratro. Non  utile come il bufalo, che suda al chiar di luna, ma possiede una forza da far tremare cielo e terra.
Nelle grandi mani blu dai tendini nodosi stringe minacciosa la lancia d'acciaio. Dal suo aspetto feroce, si capisce che non porta invano il titolo di Grande Re Rinoceronte.

"Ecco qua tuo nonno materno Scimmiotto" ironizz il grande santo facendosi avanti. "Rendimi il mio maestro prima che sia troppo tardi, e te la passerai liscia. Ma basta che tu abbia un momento di incertezza, per garantirti morte senza sepoltura."
"Castigher la tua temerit, brutta scimmia. Che abilit puoi avere, per vantarti tanto?"
"Maledetta creatura, tu non mi hai visto all'opera!"
"Il tuo maestro  venuto a rubare nel mio guardaroba: l'ho catturato e intendo cuocerlo al vapore. Tu chi credi di essere per venire a reclamarlo?"
"Il mio maestro  un monaco onesto e buono; figuriamoci se  venuto a rubare i tuoi ordigni malefici. Chi vuoi che ti creda?"
"Eppure il tuo maestro si  introdotto nel castello fantasmagorico che avevo suscitato sul ciglio della strada e, spinto dalla concupiscenza, mi ha rubato tre giubbe di broccato e se le  infilate. Ho in mano il corpo del reato, perci mi sento autorizzato ad arrestarlo. Ma se pensi di farcela, vieni a misurarti con me. Se reggi tre scontri, far grazia al tuo maestro; se no, andrai a fargli compagnia."
"Maledetta creatura, lascia perdere le chiacchiere" sogghign Scimmiotto. "Vuoi combattere? Detto fatto. Assaggia il mio randello!"
L'orco non si tir indietro e mise la lancia in resta. Che battaglia!

Sbarra cerchiata d'oro contro lunga lancia: l'una scintilla come il serpente d'oro del fulmine, l'altra brilla come il drago che esce da un mare d'inchiostro. Davanti all'ingresso i mostri battono i tamburi e si danno da fare per tenere alto il prestigio della casa. Il grande santo mostra in lungo e in largo la sua bravura. La lancia  maneggiata con energia, il randello con arte consumata. Sono avversari degni uno dell'altro. Quel diavolo soffia dalla bocca volute di fumo porporino, il grande santo lampeggia fino alle nuvole lo sguardo con riflessi iridati. Si battono all'ultimo sangue pro e contro il monaco cinese.

Dopo trenta riprese, lo scontro era lontano da una decisione. Il diavolo ammirava la perfetta maestria della scherma di quella sbarra: "Che scimmia in gamba! Non ha proprio perso lo smalto, dai tempi di quella famosa scorribanda nei palazzi del Cielo."
Da parte sua Scimmiotto ammirava il maneggio impeccabile di quella lancia, che copriva a destra e parava a sinistra senza mosse inutili: "Com' bravo! Dev'essere un diavolo che ha rubato l'elisir."
Dopo altri dieci o venti scontri, il re diavolo punt la lancia al suolo e ordin ai suoi mostriciattoli di attaccare. Essi, maneggiando sciabole, lance e randelli, accerchiarono Scimmiotto che grid: "Bravi, qui vi volevo!" e parava i colpi da tutte le parti. Poich la gran folla gli limitava i movimenti, fin per perdere la pazienza e gett la sua sbarra verso l'alto gridando: "Trasformazione!" Essa si trasform in centinaia, migliaia di sbarre tutte uguali, che caddero dal cielo come una pioggia di serpenti e di draghi. I mostri, impauriti, cercavano di proteggersi la testa e correvano a perdifiato verso la caverna.
Il re diavolo sogghign: "Ora, amico scimmia, ti insegner un po'di educazione. Tu vedrai con quale legna faccio fuoco per scaldarmi."
Lev dalla manica un candido anello e lo gett in aria gridando: "Afferra!" L'anello sibil, raccolse in un fascio tutte le sbarre, ne fece una sola e la riport al suo padrone, lasciando Scimmiotto a mani vuote. Non gli rest che fare una bella capriola e darsela a gambe.
I mostri fecero ritorno in corteo trionfale. Scimmiotto, questa volta, era rimasto sbalordito e non sapeva pi che pesci pigliare.  il caso di dirlo:

La Via sale d'un piede, e il diavolo di sei.
 pur sempre possibile che lo spirito sbagli.
Ahim, quando la legge esce dal proprio perno,
Pensieri e movimenti cadono nella nassa.

Se in fin dei conti non sapete come la cosa and a finire, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 51
NUDO COME UN VERME

IN CUI LA SCIMMIA DELLO SPIRITO RICORRE INVANO A MILLE ESPEDIENTI: N L'ACQUA N IL FUOCO RIESCONO A METTERE IL DIAVOLO IN DIFFICOLT.


Vinto, a mani vuote, come ci ha detto il racconto, il Grande Santo Uguale al Cielo and a sedersi sul Monte del Cappuccio d'Oro. Gli scendevano dagli occhi grosse lacrime e diceva: "Maestro, io speravo

Col favore del Buddha condividere
Con voi la vita, missione e destino,
Piet e pensieri. Chi avrebbe creduto
Che avrei perso maestro e iniziativa?
A mani vuote, come potr vincere?"

Scimmiotto si lament per un pezzo. Poi gli venne un pensiero: "Questo mostro mi conosce. Per apprezzare il mio modo di combattere, ha detto a un certo punto che non avevo perso lo smalto. Questa non  una creatura malefica ordinaria; sar piuttosto una cattiva stella caduta dal cielo perch traviata da pensieri mondani. Chiss da dove viene. Mi occorrono informazioni."
Mediante la riflessione, Scimmiotto ritrov la fiducia in s stesso e riprese l'iniziativa: con una capriola nelle nuvole si catapult alla porta meridionale del cielo. Subito gli venne incontro il re celeste Vasto Sguardo, che si inchin e chiese: "Dove andate, grande santo?"
"Ho bisogno di vedere l'Imperatore di Giada per affari. Ma tu che fai qui?"
"Faccio il mio turno di guardia."
Ed ecco farsi avanti i quattro marescialli Ma, Zhao, Wen e Guan: "Scusateci di non esservi venuti incontro, grande santo. Facciamo subito preparare il t."
"Non ho tempo" rispose Scimmiotto; e si conged da Vasto Sguardo e dai marescialli, per recarsi difilato nella Sala delle Nuvole Misteriose. L trov i quattro precettori celesti Zhang Daoling, Ge Xianweng, Xu Jingyang e Qiu Hongji, sei ufficiali della costellazione del Sud e i sette dell'Orsa Maggiore: tutti gli vennero incontro e lo salutarono cerimoniosamente: "Che cosa vi conduce qui, grande santo? Avete forse portato a termine il vostro incarico di proteggere il monaco cinese?"
"No,  troppo presto. La strada  lunga e zeppa di diavoli: siamo solo a met, e al momento siamo bloccati alla Caverna del Cappuccio d'Oro, sul monte che porta lo stesso nome. Un rinoceronte malefico ha imprigionato il mio maestro; ho avuto un duello con lui, ma dispone di poteri cos grandi che mi ha tolto la mia sbarra cerchiata d'oro: adesso catturarlo  un bel problema. Credo che sia una cattiva stella piovuta nel mondo di Sotto, ma non so identificarla. Perci ho bisogno di parlarne con l'Imperatore di Giada, per chiedergli ragione di questo intollerabile lassismo."
"Benedetta scimmia!" esclam Xu Jingyang mettendosi a ridere. "Siete sempre il solito insolente."
"Non  insolenza. Dico quello che penso, e ho sperimentato che in questo modo  pi facile venire a capo di molte cose."
"Non stiamo a discutere" tagli corto Zhang Daoling. "Vi annunciamo."
"Vi ringrazio."
I quattro precettori celesti lo annunciarono subito nella sala d'udienza e lo introdussero ai piedi del trono di giada.
"Mi dispiace disturbarvi, vecchio mio" si scus il Novizio tirando gi una riverenza. "Come sapete sono incaricato di proteggere il monaco cinese in cerca delle scritture al Paradiso dell'Ovest. Non vi star a raccontare i vari fastidi che abbiamo incontrato. Al momento siamo arrivati sul Monte del Cappuccio d'Oro, dove un rinoceronte malefico ha chiuso il mio maestro nella sua tana e conta di mangiarselo, non so se ridotto a salume, bollito o cotto al vapore. Sono andato a cercarlo e ho combattuto con lui, ma quell'animale - che mi conosce ed  fortissimo -  riuscito a disarmarmi; a mani vuote mi sento proprio nudo come un verme. Sono venuto da voi perch sospetto che possa trattarsi di una cattiva stella caduta dal cielo. Supplico umilmente la vostra celeste maest di accondiscendere, nella sua grande compassione, a esaminare il caso, decretare un'inchiesta per stabilire di quale stella si tratti e inviare truppe per rimettere le cose al loro posto. Vi scongiuro con timore e tremore."
E si inchin molto profondamente: " quanto mi sono permesso di sottomettere alla vostra attenzione."
Ge Xianweng, che si trovava accanto all'Imperatore di Giada, si mise a ridere: "Scimmia, com' strano il tuo modo di fare! Arrogante all'inizio e rispettoso alla fine."
"Mentre parlavo mi  venuto in mente che sono appunto nudo come un verme, ed  meglio che stia accorto."
L'Imperatore di Giada prest ascolto e diede al servizio di sorveglianza le seguenti istruzioni: "In conformit della supplica di Consapevole del Vuoto, condurre un'inchiesta in tutte le costellazioni e presso gli di sovrani di ciascuna casa, per appurare se qualcuno sia fuggito sulla terra spinto da pensieri mondani. Riferire sulla missione, non appena compiuta."
Il responsabile del servizio part immediatamente per l'ispezione, e il grande santo lo accompagn. Incominciarono dagli ufficiali agli ordini degli di re delle quattro porte del Cielo; proseguirono con le divinit delle varie categorie della costellazione dei Tre Recinti minori; poi i mandarini del Dipartimento Tuoni e Fulmini, Tao, Zhang, Xin, Deng, Gou, Bi, Pang e Liu. Infine percorsero i trentatr cieli: ma era tutto in ordine. Passarono in rassegna, una dopo l'altra, le ventotto case: le sette dell'Est, le sette dell'Ovest, le sette del Sud e le sette del Nord. Non un filo fuori posto. Si spinsero fino al sole, alla luna e ai cinque pianeti, e persino ai quattro astri in soprannumero. In tutto il cielo, non un solo pensiero mondano.
"Visti i risultati" concluse Scimmiotto, "vi ho disturbato per niente; sono molto imbarazzato. Ti prego, va a fare il tuo rapporto; io aspetto qui."
Mentre il capo del servizio di sorveglianza faceva rapporto, Scimmiotto occupava l'attesa componendo questi versi:

Felice tempo di bonaccia in cielo,
Dove brillan pacifiche le stelle.
Sembra la terra il regno della gioia:
Le asce di guerra restan sotterrate.

"Nessuna assenza da segnalare nelle costellazioni; tutte le sentinelle divine sono ai loro posti di guardia; nessuno pensa a disertare" rifer il caposervizio all'Imperatore di Giada, a conclusione della sua esauriente inchiesta.
"Proponi a Consapevole del Vuoto di scegliere qualche capitano celeste per catturare questo mostro del mondo di Sotto" decise il sovrano degli di.
I quattro precettori celesti uscirono subito dalla sala d'udienza per comunicare il decreto imperiale a Scimmiotto: "Grande santo, dal momento che non  coinvolta nessuna divinit del palazzo celeste, sua maest ti concede l'insigne favore di invitarti a scegliere fra i capitani celesti chi possa catturare quel diavolo."
Il Novizio rifletteva a testa china: "Fra questi guerrieri del Cielo, non c' mica molta gente che arrivi al mio livello. Quando penso a quei centomila uomini, con tutte le loro reti e nasse, che non furono capaci di mettermi sotto controllo... Dovettero tirar fuori dalla manica il piccolo santo Erlang, per farmi fronte. Che aiuto potrei cavare da questi mediocri?"
"I tempi cambiano" disse Xu Jingyang, che indovinava i suoi pensieri. "Ci sono tanti giovanotti in gamba. Lo dice anche il proverbio: una cosa caccia l'altra. Non vorrai disubbidire a un ordine imperiale! Fa pure le tue valutazioni, ma devi scegliere qualcuno, se non vuoi compromettere i tuoi affari."
"Se le cose stanno in questi termini, esprimi la mia profonda riconoscenza a sua maest. Mi rendo conto che sarebbe imbarazzante contravvenire alle sue direttive. D'altronde mi dispiacerebbe aver tanto viaggiato per niente. Dovresti dire all'Imperatore di Giada che mi van bene il re celeste Li Porta Pagoda e il principe Nata. Almeno loro ne hanno, di armi per abbattere mostri. Staremo a vedere. Se riusciranno a catturare quell'animale, sar una bella fortuna; in caso contrario, decideremo sul campo."
Il precettore celeste rifer all'imperatore, che ordin a Li padre e figlio di soccorrere Scimmiotto alla testa di un'armata celeste. Quando si presentarono da lui, egli disse al precettore celeste: "Sono molto riconoscente all'Imperatore di Giada, ma avrei ancora una cosa da chiedere: mi servirebbero un paio di duchi del tuono. Capisci? Quando ingaggeremo battaglia potranno fulminare il mostro dall'alto, dandogli una botta sulla testa. Non ti sembra una buona idea?"
"Ma certo. Provvediamo subito" rispose ridendo il precettore; e ne rifer all'imperatore, che ordin agli uffici del nono cielo di inviare i duchi del tuono Deng Hua e Zhang Fan ad assistere i re celesti nella cattura del mostro.
La spedizione usc dal portale sud e in breve arriv a destinazione.
"Questo  il Monte del Cappuccio d'Oro; siamo arrivati" disse Scimmiotto. "Ora dovete decidere chi dar battaglia per primo."
Il re celeste Li abbass la sua nuvola, dispose le truppe sul fianco della montagna e, con la dovuta ponderazione, rispose: "Come sapete, grande santo, mio figlio Nata ha al suo attivo l'abbattimento dei diavoli delle novantasei caverne,  un esperto in trasformazioni ed  munito di eccellenti armi anti-diavolo. Converr che il primo sfidante sia lui."
"Va bene" rispose Scimmiotto. "Lo accompagner in veste di ricognitore."
Nata raccolse le sue possenti energie, balz sulla montagna e si diresse all'ingresso della grotta in compagnia del grande santo; trovarono l'ingresso deserto ed ermeticamente sbarrato.
"Apri, diavolo maledetto!" grid Scimmiotto. "Rendimi il mio maestro!"
Il portinaio and ad annunciare: "Maest, Scimmiotto il Novizio  arrivato in compagnia di un giovanotto per sfidarvi a battaglia."
"L'ho gi disarmata, quella scimmia" si disse il diavolo. "Poich a mani vuote non pu combattere, avr cercato rinforzi." E ordin: "Portatemi le armi!"
Lancia alla mano, usc a vedere: si trov davanti un ragazzo molto vigoroso e di straordinaria bellezza. Guardate:

Bel volto come giada levigata,
Candidi denti scintillano in bocca,
Lanciano gli occhi fieri sguardi, riccioli
Di capelli ne adornano la fronte.
Ardono fiamme intorno alla cintura,
Brilla il vestito dai riflessi d'oro.
Reca uno specchio appeso sopra il petto,
Gli stivali da guerra sono uniti
All'armatura. Modesta statura,
Ma di voce potente: questo  Nata
Il tremendo, protettor dei tre cieli.

Quando lo vide, il diavolo scoppi a ridere: "Tu sei il terzo figlio del re Li, quel bamboccio di Nata. Perch vieni a far chiasso alla mia porta?"
"Perch semini disordine, maledetto diavolo" rispose il principe. "Perch ti sei impadronito del santo monaco delle terre dell'Est. L'Imperatore di Giada mi manda ad arrestarti."
"C' sotto lo zampino di Scimmiotto" replic il mostro infuriato. "Certo, il monaco l'ho io. Ma tu, ragazzino, che cosa credi di valere nelle arti marziali per parlarmi con tanta arroganza? Non scappare, assaggia la mia lancia."
Il principe lo fronteggi brandendo la sciabola per decapitare gli esseri malefici. Mentre venivano alle mani, grid: "Dove siete, duchi del tuono? Fatevi sotto, datemi una mano!"
Deng e Zhang si fecero subito avanti su un raggio luminoso. Quando li vide pronti a entrare in azione, il principe si trasform in guerriero con tre teste e sei braccia, con un'arma diversa in ogni mano. Stava per abbatterle tutte su quel diavolo, quand'egli a sua volta si present con tre teste e sei braccia, brandendo tre lunghe lance. Allora il principe us la sua tattica di sterminatore di mostri, gettando in aria le sue armi: sciabola per decapitare, spada per forare, laccio per legare, mazza per schiacciare, mazzapicchio traforato e ruota di fuoco. Con un potente grido le moltiplic per dieci, per cento, per mille, per diecimila, e tutta questa roba cadeva sulla testa del mostro come una grandinata. Ma lui non perse la calma: impugn il cerchio dal candore sfavillante e lo lanci in alto gridando: "Afferra!" Esso ridiscese sibilando e aspir tutto quel visibilio di armi. Nata si ritrov disarmato e dovette cercare scampo nella fuga. Il re diavolo trionfava.
Su per aria, i due duchi del tuono se la ridevano sotto i baffi: "Meno male che ci siamo resi conto in tempo della situazione, e ci siamo guardati bene dal lanciare fulmini. Se ci avesse portato via anche quelli, con che faccia saremmo ritornati davanti a sua celeste maest?"
Scesero anche loro dalle nuvole e raggiunsero il principe sul versante sud, dov'era accampato il re Li: "Quel diavolo dispone di enormi poteri!"
"Ha quell'anello, nient'altro" intervenne Scimmiotto ridendo. "Chiss che cos' quel tesoro che aspira tutto."
"Il grande santo  un bell'incosciente!" grid indignato Nata. "Abbiamo perduto le armi e siamo stati messi in rotta per colpa tua. Ci troviamo nei guai fino al collo, e tu ridi!"
"Ti pare che io non mi trovi nei guai? Ma dal momento che piangere non risolve niente, tanto vale ridere."
Il re celeste intervenne da moderatore: "Adesso che si fa?"
"Pensateci su anche voi" disse Scimmiotto. "Il mezzo per catturarlo sar qualcosa che quell'anello non possa aspirare."
"Il meglio dovrebbero essere l'acqua e il fuoco" sugger il re. "Dice l'adagio: acqua e fuoco, chi li ferma?"
"Giusto!" esclam Scimmiotto. "Sedetevi qui tranquilli, mentre torno a fare un giretto al piano di sopra."
"Che cosa ci tornate a fare?" chiesero i duchi del tuono.
"Non far perdere tempo all'Imperatore di Giada. Andr al Palazzo di Rosso Splendore e chieder al signore del pianeta della Virt del Fuoco di portare qui un fuoco che bruci il mostro, o almeno neutralizzi l'anello e ci consenta la cattura. Voi non potete ritornare a casa senza le vostre armi, e quanto a me devo tirar fuori il mio maestro da questa prova."
"Non perdiamo altro tempo" disse il principe, che gradiva molto la proposta. "Preghiamo tutti il grande santo di partire senza indugio. Noi aspettiamo qui."
Scimmiotto ritorn dunque alla porta meridionale del Cielo. Vasto Sguardo e i suoi quattro capi-guardia lo accolsero chiedendo: "Perch ritornate, grande santo?"
"Il re Li ha mandato a combattere suo figlio, ma quel mostro ha disarmato anche lui. Voglio chiedere aiuto al signore dell'astro della Virt del Fuoco."
I quattro generali non osarono trattenerlo.
Giunto al Palazzo di Rosso Splendore, le divinit del dipartimento Fuochi lo andarono ad annunciare: "Vostra Signoria,  arrivato Scimmiotto Consapevole del Vuoto, e vorrebbe essere ricevuto."
Il signore della Virt del Fuoco, Tre Soffi del Sud, si aggiust la veste e gli si fece incontro: "Siamo gi stati ispezionati dal servizio di sorveglianza; qui  tutto in ordine, nessuno ha pensieri mondani per la testa."
"Non si tratta di questo. Avremmo bisogno di aiuto, io e i due Li; anche il principe Nata  rimasto disarmato."
"Nata  la divinit che presiede la grande assemblea dei Tre Podii; ha immensi poteri e ha gi abbattuto i diavoli delle novantasei caverne. Se lui non ce la fa, che aiuto potrebbe dare un dio insignificante come me?"
"Ne abbiamo discusso con il re Li: fra cielo e terra, nessuna forza  paragonabile a quelle dell'acqua e del fuoco. Il mostro possiede un anello che strappa alla gente quello che ha in mano. Non ci posso giurare, ma dal momento che il fuoco distrugge tutto, pensavo che il dipartimento Fuochi dovrebbe riuscire a bruciare quel mostro e liberare il mio maestro da questa prova."
Il signore del pianeta della Virt del Fuoco fece l'appello delle milizie del dipartimento e accompagn Scimmiotto sul versante meridionale del Monte del Cappuccio d'Oro, dove si trovarono con Li e con gli altri.
"Grande santo" propose Li, "dovreste ritornare a provocarlo. Io ingagger battaglia, e quando tirer fuori quel maledetto anello indietregger e lascer il campo ai nostri amici del dipartimento Fuochi, perch facciano il loro mestiere."
"D'accordo, andiamo" rispose ridendo Scimmiotto.
Virt del Fuoco si mise in agguato su un picco, con il principe e i duchi del tuono, tutti pronti a intervenire.
Scimmiotto, giunto davanti alla Grotta del Cappuccio d'Oro, incominci a gridare: "Apri! Sbrigati a rendermi il mio maestro!"
Il padrone della grotta venne subito avvertito: "Ecco Scimmiotto che ritorna."
Il diavolo usc alla testa dei suoi e apostrof il Novizio: "Brutta scimmia, chi mi hai portato questa volta?"
Li Porta Pagoda tuon: "Ma come, non mi conosci, maledetta creatura?"
Il re diavolo si mise a ridere: "Ecco qua il buon re Li. Suppongo che tu venga a vendicare tuo figlio e a ricuperare le sue armi."
"Proprio cos; e inoltre a catturarti e a liberare il monaco cinese. Non tirarti indietro: in guardia!"
La creatura evit una sciabolata con un balzo da lato e vibr la sua lancia. Che magnifico duello all'ingresso della caverna! Che spettacolo!

Il re celeste d fendenti di sciabola, il mostro risponde con la lancia; l'uno divinit inviata dal sovrano degli di, l'altro orribile creatura annidata sul Monte del Cappuccio d'Oro. L'uno dispiega la sua arte militare per opprimere la legge del Buddha, l'altro lo combatte per liberare il maestro dal pericolo. Il re celeste solleva sabbia e pietre, il diavolo terra e polvere. La terra sollevata  tanta da immergere l'universo nelle tenebre, la sabbia da intorbidare fiumi e mari.  per il monaco cinese che vuole salutare il Beato, che i due combattono con tanta energia.

Visto che il duello era avviato, Scimmiotto balz sul picco e avvert Virt del Fuoco: "Attenzione! Sta arrivando il momento cruciale, quando il mostro tira fuori l'anello."
In effetti il re celeste balz indietro e fugg su una luminosit di buon augurio. Dal suo osservatorio Virt del Fuoco trasmise agli di del dipartimento l'ordine di entrare in azione. Fu una scena terribile: che fuoco!

Dice un classico: "Il Sud  l'essenza del fuoco." Una scintilla basta a incendiare diecimila arpenti di risaia. Perch Tre Soffi, con la sua potenza, fa scaturire il fuoco in mille posti diversi. Ci sono lance di fuoco, sciabole di fuoco, archi di fuoco e frecce di fuoco: ogni servizio ha la sua arma. In alto volano gracchiando i corvi di fuoco. Sulla montagna galoppano i cavalli di fuoco. Topi incandescenti e draghi fiammeggianti corrono in giro a coppie. Gli uni sputano fiamme ardenti che arroventano a mille leghe, gli altri soffiano un fumo denso che oscura il cielo. Vengono rovesciati i carri di fuoco e i vasi di fuoco. Stendardi di fuoco agitano tutto il cielo di nubi iridate, bastoni di fuoco incendiano la terra.
Non pensate a Ning Qi che frustava i suoi buoi, o all'incendio della Rupe Rossa:  tutt'altra cosa. Questo  fuoco del cielo, ben pi terribile del fuoco ordinario: persino il vento  diventato incandescente.

Ma il diavolo non si scompose. Lanci in aria l'anello, che ricadde aspirando tutto quanto in una gran succhiata: draghi, cavalli, topi, corvi, lance, sciabole, archi e frecce. Tutto ci scomparve dentro quel cerchio magico. Il mostro raccolse le sue truppe e se ne torn a casa in trionfo.
Il signore della Virt del Fuoco, reggendo in mano una bandiera divenuta inutile, riun i suoi ufficiali sul lato sud della montagna per conferire con il re celeste e con Scimmiotto: "Grande santo, questa creatura malefica  unica nel suo genere. E adesso che ho perso tutto il mio equipaggiamento, chi mi salva?"
"Signori, non prendetevela" rispose ridendo il Novizio. "Aspettatemi, che torno subito."
"Dove conti di andare?" chiese il re celeste.
"Questa creatura non teme il fuoco; ma probabilmente l'acqua gli fa un effetto diverso. L'acqua vince il fuoco, dice l'adagio. Far un salto dal signore del pianeta della Virt dell'Acqua, perch inondi la grotta e affoghi il mostro. Cos ricupereremo la vostra roba."
"Il piano  buono, ma temo che affogher anche il vostro maestro."
"Pazienza. So come rianimarlo, se affoga. Scusate, ma  meglio che non perda tempo."
"Andate, andate!" esortava Virt del Fuoco.
Il grande santo, con una capriola nelle nuvole, si rec questa volta alla porta settentrionale del Cielo. Lo accolse il re celeste Sa Tutto: "Dove vai, grande santo?"
"Vado al Palazzo Cupa Distesa a trovare il signore della Virt dell'Acqua; gli devo parlare d'affari. Tu che fai qui?"
"Faccio il mio turno di guardia."
Comparvero i quattro marescialli celesti Pang, Liu, Gou e Bi, che salutarono il Novizio e lo invitarono a bere il t.
"Non vi disturbate" rispose lui. "Devo sistemare un affare urgente."
Si conged e corse al Palazzo Cupa Distesa, pregando gli di del dipartimento Acque di annunciarlo d'urgenza.
" arrivato il Grande Santo Uguale al Cielo."
Il signore della Virt dell'Acqua sped subito tutti i re draghi a ispezionare i quattro mari, i cinque laghi, gli otto fiumi, i quattro corsi d'acqua, i tre canali, i nove affluenti, senza trascurare pozzi, ruscelli e pozzanghere. Poi si raddrizz il berretto, strinse meglio la cintura e usc ad accogliere Scimmiotto davanti al palazzo. Mentre lo invitava a entrare disse: "Abbiamo avuto quella richiesta di ispezione del servizio di sorveglianza, caso mai nel nostro dipartimento si trovi qualche dio con grilli mondani per la testa. La verifica  ancora in corso."
"Non credo che il mio diavolo sia una divinit acquatica; ha poteri troppo estesi. Ho avuto l'aiuto di Li e di suo figlio, assistiti da due duchi del tuono, ma sono stati disarmati con un cerchio magico. In mancanza di meglio ho chiesto aiuto al signore della Virt del Fuoco, che  venuto con i suoi; ma purtroppo quell'anello gli ha portato via draghi e cavalli. Di solito, chi non teme il fuoco teme l'acqua. Perci vengo a chiedervi se mi potete aiutare con i vostri mezzi. Oltre a salvare il mio maestro, bisogna ricuperare tutta l'attrezzatura che  caduta nelle mani di quell'animale."
Virt del Fuoco ordin subito al Conte del Fiume Giallo di accompagnarli per dare aiuto. Il conte si cav dalla manica una ciotola di giada bianca: "Questo  il recipiente per l'acqua che ho a portata di mano. Spero che basti."
"Quella tazza da t?" obiett Scimmiotto. "Come farete ad annegarci un diavolo?"
"Eminente santit,  una tazza sufficiente a contenere l'acqua di tutto il Fiume Giallo quando  in piena."
"Non mi rendevo conto. Allora baster riempirla a mezzo" rispose allegro Scimmiotto.
Si recarono al fiume, riempirono la ciotola a met e si recarono sul versante meridionale del Monte del Cappuccio d'Oro, dove ritrovarono la bella compagnia. Tutti si misero a descrivere e commentare i recenti avvenimenti.
"Non stiamo a entrare in tanti particolari" tagli corto Scimmiotto. "Adesso il conte deve venire con me. Quando grider di aprire, non appena l'uscio si socchiude lui rovescer l'acqua, senza stare ad aspettare altro: affogheremo tutta la nidiata. Poi io andr a ripescare il cadavere del mio maestro e lo rianimer."
Il conte ubbid. Girarono intorno al monte fino all'ingresso della grotta. Il portinaio, non appena riconobbe la voce di Scimmiotto, avvert subito il padrone: "Riecco Consapevole del Vuoto."
Il diavolo usc con lancia e anello. Ma quando la porta cigol sui cardini, il conte vuot la sua tazza. Come vide l'acqua, il mostro lasci cadere la lancia, impugn l'anello e richiuse precipitosamente la porta. L'acqua si avvi ribollendo gi per il monte; Scimmiotto e il conte ebbero appena il tempo di catapultarsi sulla cima pi alta. Anche gli di dovettero raggiungerli e rimasero a guardare lo spettacolo di quei flutti che montavano e turbinavano in modo spaventoso. Che inondazione!

Sta in un cucchiaio e pu riempire gli abissi insondabili; perch l'acqua, divinamente mobile e irrequieta, percorre ogni strada, scorre in ogni rigagnolo, gonfia ogni fiume. Ascoltate il suo rombo che fa tremare la vallata, guardatela prorompere fino al cielo! Il suo rumore  pi imponente del tuono.
Una marea alta mille tese si ingolfa nelle strade, diecimila strati di onde vanno all'attacco delle rupi, con un acciottolio di sassolini di giada, con schiocchi di corde spezzate.
L'acqua si rompe contro le rocce, sputa tutti i denti e rifluisce in gorghi infiniti. Si insinua in tutte le cavit, fa di ogni burrone un torrente in piena.

"Che disastro!" esclamava Scimmiotto allarmato. "Nella grotta non entra, e sta invece inondando la campagna. Che cosa possiamo fare?" E chiedeva al conte di sbrigarsi a raccogliere tutta quell'acqua.
Ma lui rispondeva: "La mia umile divinit non pu farci niente: la so versare ma non raccogliere. Lo dice anche il proverbio: acqua sparsa non la ripigli."
Tuttavia le montagne sono alte e l'acqua cade in basso: in breve torrenti e fossi se la portarono via.
A questo punto si videro ricomparire i mostriciattoli davanti alla grotta: gridavano, sgambettavano, facevano i bulletti tendendo i pugni e agitando bastoni. In breve ripresero i loro giochi in perfetto buonumore.
"Abbiamo perso tempo" fece notare il re celeste. "L'acqua non li ha neanche inumiditi."
Arrabbiato e incapace di contenersi, Scimmiotto corse verso la porta gridando: "Dove andate voialtri? In guardia!"
I mostriciattoli, spaventati, lasciarono cadere le loro cose e corsero a rifugiarsi in casa: "Maest, ci picchia!"
Il re diavolo si fece sull'uscio con la sua lancia in mano: "Brutta scimmia sfacciata! Hai fallito in tutti i modi, non ti sono serviti n il fuoco n l'acqua. Se mi torni davanti,  proprio perch vuoi che ti spacci."
"Ti sbagli, figliolo: la pelle ce la rimetterai tu, non io. Vieni qui a prendere le sberle che ti toccano."
"Non imbrogliamo le carte" sogghign il mostro. "Non hai che i pugni da opporre alla mia lancia. E sono i poveri pugni di una bestiola tutta pelle e ossa, grandi come noci secche. Va bene, lascer da parte la lancia e ti offrir una partita di pugilato. Ora ti do una bella lezione."
"Ben detto!" fece Scimmiotto ridendo. "Fatti sotto."
Il diavolo rimbocc il vestito e si mise in posizione, levando due pugni grossi come le mazze di ferro che si usano per spremere l'olio. Scimmiotto molleggi sulle gambe e part all'attacco con una gragnola di colpi. Che match!

Volteggiano intorno, si colpiscono a piedi uniti. Mirano al petto e alle costole, colpiscono il cuore e la milza. Assumono la posizione dell'immortale che addita il cammino, poi quella di Laozi che cavalca la gru. Il pi impegnativo  il colpo della tigre affamata che si getta sulla preda, il pi insidioso quello del drago che si attorce nell'acqua.
Il diavolo fece il caimano che si rigira, il grande santo il cervo che perde le corna [...](2) Al colpo di Guanyin col palmo della mano, il Novizio oppone il colpo di piede dell'arhat. Il diretto lungo non ha la stessa forza del gancio corto. Combattono per varie diecine di riprese con molta perizia e senza debolezze.

Erano talmente virtuosi che il re Li urlava come un tifoso, e Virt del Fuoco applaudiva. I duchi del tuono e il principe Nata, alla testa delle truppe celesti, si erano messi in posizione, pronti a lanciarsi al salvataggio di Scimmiotto. Nell'altro campo la folla dei mostri agitava le bandiere e batteva sui tamburi, pronta a soccorrere il suo re con spade e lance brandite.
Resosi conto di quanto fosse tesa la situazione, Scimmiotto si strapp un ciuffo di peli, li sparpagli intorno e grid: "Trasformazione!"
Subito una quarantina di scimmiottini si gettarono sul mostro per immobilizzarlo, tenendogli le gambe, afferrandolo alla vita, mettendogli le dita negli occhi, tirandolo per i capelli. La creatura fu colta dal panico e tir fuori l'anello; allora Scimmiotto e il re celeste fuggirono su una nuvola e rimontarono in vetta. Il diavolo gett in aria il cerchio, che ricadde aspirando tutti gli Scimmiotti ritrasformati in peli, e rientr per festeggiare allegramente la vittoria.
"Il grande santo  sempre il migliore!" grid il principe. "Questo incontro di pugilato  stato un vero lavoro di ricamo, fiori su broccato. E la dimostrazione del tuo metodo di moltiplicazione del corpo  stata perfetta."
"Signori, voi che vi siete trovati a fare da spettatori" chiese Scimmiotto, "che cosa pensate delle prestazioni di quella creatura confrontate con le mie?"
"Pugno impreciso, gioco dei piedi pi lento" rispose il re Li; "non ha la tua iniziativa e prontezza di riflessi. Quando hai usato la moltiplicazione, ha dato segni di smarrimento. Ecco perch non se la cava mai senza ricorrere alla sua risorsa segreta, quell'anello magico."
"Gi; se non fosse per quel cerchio, non sarebbe difficile metterlo sotto" comment Scimmiotto.
"Bisogna portargli via quella roba. Poi provvederemo noi a catturarlo" dissero Virt dell'Acqua e il conte del fiume.
"Ma come si fa? Bisognerebbe rubare."
"Se c' di mezzo il rituale del furto" fecero i duchi Deng e Zhang sghignazzando, "il nostro grande santo  la massima autorit. Ricordate come fecero sensazione a suo tempo il furto del vino imperiale, lo sgraffignamento delle pesche, il ratto del fegato di drago e del midollo di fenice, senza parlare dell'elisir del signore Laozi. Un talento incomparabile. Chi altri potremmo assumere per svolgere un lavoretto di questo genere?"
"Ben detto; del resto le chiacchiere non costano niente" replic Scimmiotto. "Se la pensate cos, mettetevi seduti e io andr a vedere che cosa si pu fare."
Il grande santo balz gi dalla vetta, si avvicin con discrezione all'ingresso della caverna e si mut in una bella moschina molto elegante:

Con ali pi sottili di membrane
Di bamb, con un corpo pi piccino
Del cuor di un fiore, zampe non pi grosse
Di un pelo ed occhi scintillanti. Abile
A seguire gli odori, a navigare
Su ogni alito di vento. Non  in grado
Di far segnare un peso alla bilancia,
Ma possiede il suo lato utile e amabile.

Si accost con volo leggero a una fessura e scivol all'interno. I mostri grandi e piccoli si accalcavano l dentro, e cantavano o danzavano. Il vecchio re troneggiava in alto. Davanti a lui erano stati serviti in tavola serpenti in spezzatino, cacciagione, zampe d'orso, gobbe di cammello, verdure e frutta della montagna. Da vasi di porcellana verde celadon si versavano tazze e tazze ricolme di cumis di capra e di profumato vino di palma.
Scimmiotto si mescol alla folla dei mostriciattoli assumendo l'aspetto di uno spirito con la testa di tasso, e pian piano si avvicin al trono: ma per quanto scrutasse in giro, non vide quel cerchio da nessuna parte. Allora sgattaiol dietro il trono e penetr nella sala posteriore: appesi in alto, sotto le volte, i draghi di fuoco gemevano e i cavalli di fuoco emettevano lamentosi nitriti. A un tratto scorse la sua sbarra di ferro appoggiata al muro. Corse ad afferrarla, riprese il suo aspetto e avanz tra la folla mulinandola per aprirsi un passaggio. Tutti furono presi dal panico. Il re diavolo non fece in tempo a reagire: prima che si rendesse conto della situazione, Scimmiotto si era gi aperta una via sanguinosa fino alla porta.

Tanta fiducia ha in s che di sorpresa
Coglie il mostro e ricupera il randello.

Se poi, in fin dei conti, non sapete come andarono le cose, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 52
CAUTELE DIPLOMATICHE

DOVE CONSAPEVOLE DEL VUOTO DEVASTA LA GROTTA DEL CAPPUCCIO D'ORO, E IL BEATO BUDDHA INDICA OSCURAMENTE CHI NE  IL PADRONE.


Il racconto ci ha narrato come Scimmiotto ricuper la sua sbarra cerchiata d'oro e si apr un cammino fino all'uscita. D'un balzo risal sulla vetta e con aria raggiante si rivolse agli di.
"Dunque com' andata?" domand il re Li.
"Quando sono entrato nella grotta, i mostri cantavano, ballavano e brindavano alla vittoria; non ho trovato modo di individuare il nascondiglio di quel prezioso anello. Dietro il trono del diavolo ho sentito nitrire cavalli e gemere draghi: erano le creature del dipartimento Fuochi. Contro il muro, sulla sinistra, era appoggiata la mia sbarra cerchiata d'oro: l'ho ripresa e mi sono aperto una via fino all'uscita."
"Tu hai ricuperato la tua arma; ma le nostre?" si inquietarono gli di. "Quando conti di metterci le mani?"
"Ora  tutto pi facile. Con il mio randello trover il modo di abbattere quell'animale e di farvi riavere le vostre cose."
Mentre parlavano si ud venire dal basso un clamore di gong e di tamburi, con grida da far tremare la terra. Era il grande re Rinoceronte che inseguiva Scimmiotto alla testa delle sue truppe diaboliche.
"Benone!" esclam il Novizio. " quello che ci vuole. Voi amici restate qui; lo vado a prendere io."
Diavolo di un grande santo! Brand il randello e gli corse addosso gridando: "Dove vai, maledetta creatura? In guardia!"
Il diavolo par il colpo con la sua lancia e inve: "Brigante di una scimmia! Impudente! Venirmi a derubare in pieno giorno!"
"Ora vedrai, bestia immonda! Ti far mordere la polvere! Il ladro sei tu, che hai rubato le nostre armi alla luce del sole con il tuo maledetto anello. Ci che ho preso era roba mia. Non scappare, che assaggerai il randello del tuo signore e maestro."
Il mostro rispose mulinando la lancia. Che battaglia!

Il mostro non si sottomette alla feroce potenza del grande santo. Rivaleggiano in prodezze, nessuno dei due molla la presa. L'uno maneggia la sbarra di ferro con il vigore della coda di un drago, l'altro la lunga lancia con la forza della testa di un pitone. Sibila l'aria a ogni colpo di randello, la lancia segue ogni movimento con la scioltezza dell'acqua corrente.
Annebbia la montagna un'oscura bruma colorata, la foresta freme inquieta sotto pesanti nuvole. Gli uccelli smettono di volare, gli animali si rintanano. I mostriciattoli gettano grida di incoraggiamento. Scimmiotto raccoglie le energie: l'invincibile sbarra di ferro che ha aperto per mille leghe il cammino verso l'Occidente trova il suo vero avversario in questa lancia, che regna incontrastata sul Monte del Cappuccio d'Oro; uno scontro per cui non  ammesso il risultato di parit.

Combattevano da sei ore quando cadde la sera. Il diavolo drizz la lancia e propose: "Fermati, Consapevole del Vuoto. Il cielo si va oscurando: non  pi tempo di battersi. Ritorniamocene a casa e prendiamo un po'di riposo. Domattina riprenderemo il duello."
"Fermo l, brutta bestia! Incomincio adesso a scaldarmi. Che cosa importa che ora sia? Arriviamo fino in fondo!"
La creatura gett un grido, fece una finta con la lancia e scamp precipitosamente nella sua grotta, seguita dai suoi; le porte furono chiuse e sbarrate.
Scimmiotto se ne torn al campo base. Gli di si congratularono tutti insieme: "Che forza, che potenza! Davvero, hai una capacit senza confronti n limiti."
"Via, non esageriamo" replic il Novizio sorridendo.
"Non son chiacchiere" insist il re Li. "Che valore! In questo combattimento non hai fatto niente di meno di quanto mostravi ai tempi in cui sfidavi cielo e terra."
"Non rivanghiamo quella vecchia storia. Dopo la batosta il diavolo dev'essere spossato, mentre io mi sento in piena forma. Ora voi resterete qui e io ritorner nella grotta a riprendere le indagini sull'anello. Dovremo pur trovare il modo di portarglielo via, per ricuperare le vostre armi; altrimenti, con quale faccia potreste ritornare a casa?"
"Ora si  fatto tardi" obiett il principe Nata. "Sar meglio che facciamo un buon sonno e che tu ci vada domattina."
"Questo ragazzo  ignaro dei fatti della vita" replic Scimmiotto ridendo. "Quando mai si  visto uno scassinatore che lavora nell'orario di ufficio? Nella nobile arte di svaligiare, gli affari migliori si fanno di notte, alla chetichella."
"Principe, non vi venga in mente di insegnargli qualcosa" intervennero Virt del Fuoco e i duchi del tuono. "Noi non ci s'intende di queste cose, mentre il grande santo  un virtuoso pieno di esperienza. Sa lui che cosa si deve fare. Quel diavolo  stanco, l'oscurit della notte rende pi difficile stare in guardia. Per carit, lasciamolo andare!"
Il grande santo fece un risolino soddisfatto, nascose la sbarra e salt gi dalla vetta fino all'ingresso della grotta. Con una scossa si mut in un grillo. Proprio cos.

Duri mustacchi, lunghe antenne nere, occhi lustri e zampette forcute, canta negli angoli bui quando brilla la luna sotto la brezza leggera. Nella quiete della notte, sembra una voce umana. Una voce rotta, come se piangesse nella fredda rugiada di un paesaggio desolato.
Il viaggiatore pensieroso, quando lo ode dalla sua finestra, si fa malinconico. Il grillo ama scivolare sotto i letti.

In tre o quattro balzi, stendendo le nere zampette, giunse alla porta ed entr da una fessura. Acquattato in un angolo osservava la folla dei mostri grandi e piccoli, che alla luce delle lampade cenavano mostrando una fame da lupi. Scimmiotto si attard a far sentire la canzoncina del grillo. Dopo un po'le tavole vennero sparecchiate e ciascuno prepar il suo letto e si and a coricare. Il Novizio aspett la prima veglia per introdursi nella camera posteriore, in cui il diavolo stava fornendo precisamente queste istruzioni: "Ragazzi, tenetevi bene svegli mentre fate la guardia alla porta. C' il pericolo che Scimmiotto cerchi modo di intrufolarsi per derubarci, travestito in un modo qualsiasi."
Quelli che montavano la guardia nel turno di notte presero a batter cucchiai e suonare campanelle tutti insieme. Ci non ostacolava certo l'attivit di Scimmiotto, che scivol nella stanza e vide un letto di pietra. Certe lamie degli alberi e dei monti, con le brutte facce imbellettate, stavano intorno al vecchio diavolo, stendevano le coperte sul suo letto, gli cavavano gli stivali e lo aiutavano a spogliarsi. Quando si trov a braccia nude, si vide che teneva il candido anello infilato sul braccio sinistro: lo si sarebbe detto un braccialetto di perle. Ma il diavolo non se lo tolse; anzi, prima di addormentarsi, lo spinse pi su lungo il braccio perch stringesse meglio. Allora Scimmiotto si trasform in una pulce gialla, sal sul letto di pietra e scivol sotto le coperte, si arrampic sul braccio e perfor spietatamente. Il mostro si rigir nel letto brontolando: "Sudicie donnaccole! Non prendono abbastanza botte. Si sono ben guardate dallo scuotere le coperte e dallo spolverare il letto. Mi domando quale bestia possa mordere cos forte."
E prima di addormentarsi spinse l'anello ancora pi su. Scimmiotto sal sul bracciale e punse di nuovo. Il diavolo, svegliato di soprassalto, grugn: "Mi far morire!"
Ma non c'era verso di indurlo a levare il bracciale. Allora il Novizio scese dal letto, torn a trasformarsi in grillo, usc dalla camera e segu di nuovo il rumore dei cavalli che nitrivano e dei draghi che gemevano. Draghi e cavalli di fuoco erano custoditi dietro porte chiuse con pesanti lucchetti. Scimmiotto riprese il proprio aspetto e apr a modo suo: mormor un incantesimo, sfior i catenacci e i loro anelli di ferro caddero a terra. Spinse l'uscio ed entr: faceva chiaro come in pieno giorno, con tutti gli ordigni incendiari che erano accatastati l dentro. Fra le armi allineate lungo il muro riconobbe la sciabola per fendere diavoli, che apparteneva al principe, e gli archi e frecce di fuoco del signore astrale. And in giro rubacchiando dappertutto. Giunse infine a un tavolo di pietra su cui era posato un canestro intrecciato di bamb, che conteneva un ciuffo di peli di scimmia. Il grande santo li prese lietamente, ci soffi sopra, grid: "Trasformazione!" e ne fece una quarantina di scimmiottini, che incaric di trasportare sciabola, spada, mazza, laccio, mazzapicchio, ruota di fuoco, nonch archi, frecce, lance, carri, vasi, corvi, topi, cavalli di fuoco; insomma tutti gli strumenti di guerra che erano stati aspirati. Mont poi sui draghi di fuoco e fece loro appiccare un incendio, dall'interno verso l'esterno, che ardeva tutto al loro passaggio. Si udivano dovunque sibili, scricchiolii, scoppi come colpi di tuono.
I mostri, grandi e piccoli, presi dal panico si avvolgevano nelle coperte, si coprivano la testa, urlavano e piangevano disperati. Poich si trovavano senza via di scampo, la maggior parte fin carbonizzata nelle fiamme. Era solo mezzanotte quando il Bel Re Scimmia fece il suo ritorno trionfale.
Dall'alto della vetta, il re celeste e i suoi compagni videro erompere le fiamme dell'incendio, si precipitarono all'aperto e subito videro giungere il Novizio a cavallo di un drago, seguito da tante scimmiette. Si dirigeva verso di loro e gridava: "Venite a prendere le vostre armi!"
Il principe ricuper le sue sei armi, il signore del pianeta della Virt del Fuoco mand la gente del dipartimento a raccogliere l'attrezzatura incendiaria. Scimmiotto, con una scossa, ricuper i suoi peli. Tutti gli si facevano intorno, ridevano eccitati e si congratulavano con lui.
Intanto l'incendio infuriava nella Grotta del Cappuccio d'Oro: il grande re Rinoceronte era sbigottito al punto da sentir l'anima sfuggirgli dal corpo. Balz dal letto, apr l'uscio della camera, strinse l'anello nelle mani e lo protese verso est: il fuoco in quella direzione si spense. Allora lo protese a ovest e corse dappertutto con il suo tesoro in mano per spegnere le fiamme e riassorbire il fumo che riempiva l'antro. Cerc poi di soccorrere i suoi mostri, ma la maggior parte era perita nelle fiamme; tra maschi e femmine, ne restavano un centinaio. Infine si accorse che tutte le armi custodite nel magazzino erano scomparse. Corse in fondo alla grotta e constat che Porcellino, Sabbioso e il reverendo stavano sempre l legati, il cavallo bianco era alla greppia e i bagagli al loro posto.
"Mi chiedo chi sar stato il cretino che ci ha dato fuoco per disattenzione e ha provocato questa catastrofe!" gridava risentito il mostro.
"Maest" afferm una guardia del corpo, "questo incendio non viene da nessuno di noi. Sar stato il saccheggiatore che ha fatto uscire l'equipaggiamento del dipartimento Fuochi e ha rubato le armi divine."
Finalmente il diavolo cap: "Ma certo, non pu essere stato che quel brigante di Scimmiotto. Ecco perch non riuscivo a prendere sonno: sar stato lui, in qualche trasformazione schifosa, che mi sar venuto a pungere. Naturalmente avr voluto rubare il mio tesoro, ma si sar accorto che non c' niente da fare, perch me lo tengo ben stretto; allora si sar impadronito delle armi e avr liberato i draghi di fuoco. Che brutta carogna! Ha cercato di bruciarmi vivo. Ma il tuo inganno non ha funzionato, vecchio furfante. Tu non sai di che cosa sono capace. Finch ho addosso questo anello, posso scendere in fondo all'oceano senza affogare, o gettarmi in un lago di fiamme senza scottarmi. La prossima volta, se prendo quel delinquente, lo scortico vivo: non sar contento finch non ne avr fatto una torcia umana."
Mentre il diavolo almanaccava e si tormentava, cantavano i galli e si levava l'alba del nuovo giorno.
Sulla vetta il principe Nata, ricuperate le sue armi, sugger a Scimmiotto: "Grande santo, non perdiamo tempo:  gi l'alba. Approfittiamo dello scoraggiamento del mostro: ripartiamo all'attacco con tutte le nostre forze riunite: noi ti sosterremo, insieme al dipartimento Fuochi. Questa volta l'occasione sta dalla nostra parte."
"D'accordo" rispose ridendo il Novizio. "Mettiamocela tutta e caviamoci questo gusto."
Ritornarono all'ingresso della grotta, marciando con aspetto marziale e imponente.
"Esci fuori, maledetto diavolo!" grid Scimmiotto. "Vieni a batterti!"
I battenti della porta erano stati calcinati dal fuoco; i mostriciattoli stavano spazzando e raccogliendo polvere e ceneri. Quando videro avvicinarsi gli di, dallo spavento lasciarono cadere le scope, abbandonarono le pale e corsero dentro: "Scimmiotto Consapevole del Vuoto ritorna a sfidarvi, alla testa di un esercito di divinit."
Il rinoceronte si allarm, ma digrignava i denti e roteava gli occhi tanto era furente. Usc rizzando la sua lancia, senza dimenticare l'anello che portava sempre su di s, e si diede alle imprecazioni: "Furfante di una scimmia, grassatore, saccheggiatore e incendiario, te la far vedere io! Che poteri hai tu, per permetterti di trattarmi in questo modo?"
"Maledetta creatura!" rispose il Novizio senza perdere la sua aria allegra, "se vuoi conoscere i miei poteri, vieni qui e ascolta:

Le mie capacit mi resero famoso
Fin da giovane. Feci pratica della Via
Dell'Immortalit e ottenni la saggezza
Con giovent perenne. Io percorsi il paese
Dei santi ed esplorai la terra della mente.
Appresi a trasformarmi e a balzar nello spazio.
Catturar tigri e draghi per me  divertimento.
Il mio regno fu il Monte dei Fiori e dei Frutti,
Signore della Grotta Sipario Torrenziale.
Quando mi venne voglia di salir fino al Cielo
Per chiedere un impiego, divenni Grande Santo.
Non mi vidi invitato a un banchetto di Pesche
Dell'immortalit e mi sentii offeso.
Per vendicarmi giunsi allo Stagno di Diaspro,
Rubai vino di giada e fegato di drago,
Senza contar le pesche di mille anni di cui
Mi ero gi rimpinzato, e l'elisir che in seguito
Ingoiai in quantit. Non mi facevo scrupoli
Per ci che mi piaceva. Per mettermi a partito
Fui braccato da un grande esercito celeste.
Io mandai a farsi friggere i nove luminari,
Mi sbarazzai di tutti; non c'era capitano
Che fosse alla mia altezza. Dovettero chiamare
Erlang, Piccolo Santo, perch desse una mano.
Ci scontrammo attraverso molte trasformazioni.
Fu Guanyin, col suo vaso, che venne alla riscossa,
E Laozi che riusciva a farmi catturare
Usando il suo bracciale di diamante. Fui preso
E venni condannato a decapitazione.
Ma non riusc il carnefice a tagliarmi la testa:
Sul mio collo la sciabola sollevava faville.
Non riuscirono a uccidermi. Il signore Laozi
Infine volle chiudermi nel suo forno. Ne uscii
Pi duro dell'acciaio. Ne balzai fuori nero
E pi forte che mai. Non sapendo che fare,
Il Cielo chiese aiuto al Buddha, i cui poteri
Sono senza rivali, come la sua saggezza.
Con lui feci scommessa di saltargli di mano,
Ma mi trovai schiacciato sotto una gran montagna.
Restavo imprigionato per cinquecento anni,
Senza un pugno di riso n una goccia di t.
Quando Cicala d'Oro discese sulla terra,
Fu inviato a recare omaggio al Buddha e a prendere
I veri sutra. Allora da Guanyin fui ingaggiato
Per convertirmi al bene e lasciar le pazzie.
Superata la prova, me ne vado nell'Ovest
A cercar sutra autentici. Maledetto demonio,
Abbandona gli inganni da volpe e restituiscimi
Il monaco cinese, rendi l'omaggio al Buddha!"

Il mostro comment: "La tua storia dimostra quale gran ladro sei. Assaggia la mia lancia!"
Il Novizio lo affront maneggiando la sbarra. Quando ebbero ingaggiato battaglia, il principe Nata e il signore della Virt del Fuoco persero la pazienza a saltarono addosso al mostro con tutte le loro armi e attrezzature. Il grande santo pi terribile che mai, il duca del tuono con il fulmine, il re celeste con la sciabola, tutti si buttarono addosso al nemico senza dargli quartiere.
Ma il mostro rise sarcastico, si tolse dalla manica l'anello, lo lanci in aria e grid: "Afferra!"
E quello, con un sibilo sinistro, aspir di nuovo tutto quanto: le sei armi divine, gli attrezzi incendiari, folgori, sciabole e la sbarra del Novizio. Tutti quanti si ritrovarono disarmati, e il mostro se ne and dicendo ai suoi: "Ragazzi, chiudete l'ingresso con qualche pietra adatta allo scopo, raccogliete materiale per le riparazioni e cercate di rendere agibili le stanze e i corridoi. Sbrigatevi, perch poi dobbiamo cucinare il monaco cinese e i suoi due compagni, e celebrare una cerimonia di ringraziamento alla terra. Infine faremo un bel banchetto e ce li mangeremo."
La folla dei mostri si mise al lavoro.
Intanto il re Li e gli altri ritornarono al campo base litigando fra loro. Virt del Fuoco se la prendeva con Nata per la sua impazienza; il duca del tuono rimproverava al re celeste l'iniziativa sconsiderata. Il conte del fiume era il solo a starsene zitto. A vederli pieni di vergogna e delusi al punto di non osare di guardarsi in faccia, Scimmiotto faceva del suo meglio per conservare l'allegria e nascondere il disappunto: "Amici miei, non state a tormentarvi. Come dicevano gli antichi: vittoria e sconfitta sono il retaggio delle armi. Quanto a capacit marziali, non  certo un avversario di cui darsi pensiero; il problema sta tutto in quell'anello. Non ve la prendete: abbiamo solo bisogno di saperne di pi. Lasciate che mi vada a procurare qualche notizia sul suo conto."
"Ma  stata gi fatta quella grande inchiesta in tutto il mondo celeste, da cui non si  cavato niente. Dove potrai procurarti novit?"
"Pensavo: la legge del Buddha non ha frontiere. Tanto vale fare un salto nel Paradiso dell'Ovest e chiedere al beato Buddha di volgere i suoi occhi sapienti sui quattro continenti della vasta terra, per sapere dov' nato il mostro, dov' cresciuto, qual' la sua precedente residenza, quali sono le propriet del suo anello. In un modo o nell'altro bisogna pur portare ad effetto il suo arresto, amici miei, e consentirvi di ritornare in cielo a fronte alta."
"Se il tuo scopo  questo, non tardare!" gridarono in coro gli di. "Parti subito!"
Che bravo Novizio! Fece una capriola nelle nuvole e giunse al Monte degli Avvoltoi. Contemplava il bellissimo panorama e ne ammirava le attrazioni, quando si sent chiamare: "Consapevole del Vuoto, da dove vieni? E dove conti di andare?"
Si volse e vide una venerabile bhiksuni. La salut: "Venivo a trovare il Beato, dovrei appunto consultarlo per affari."
"Bell'arnese che sei! Se devi andare da lui, che cosa aspetti a salire al romitaggio, invece di restar qui a guardarti intorno?"
" la prima volta che visito questo nobile luogo, mi sono permesso questa audacia..."
"Di, vieni con me."
Scimmiotto la segu fino all'ingresso del Monastero del Colpo di Tuono. Ai due lati erano schierati otto imponenti guardiani portatori di folgore.
"Consapevole del Vuoto" disse la bhiksuni, "aspetta qui un momento che ti vado ad annunciare."
Scimmiotto rest alla porta, mentre lei si presentava al Buddha con le mani giunte: "Scimmiotto Consapevole del Vuoto vi vorrebbe parlare per un affare che lo preoccupa."
Il Beato diede ordine di introdurlo e i portatori di folgore lo lasciarono passare.
Quando si fu inchinato e rimase a testa bassa, il Buddha gli domand: "Consapevole del Vuoto, ho saputo che la reverenda Guanyin ti ha liberato e ti ha convertito alla nostra dottrina, perch proteggessi il monaco cinese nella ricerca delle scritture. Come mai non vedo il monaco con te? Che cosa accade?"
"Permettetemi di esporre i fatti" disse il Novizio prosternandosi. "Il vostro discepolo sta appunto seguendo il monaco cinese. Ma sul Monte del Cappuccio d'Oro abbiamo incontrato un diavolo tremendo, che si chiama grande re Rinoceronte; ha immensi poteri magici e ha chiuso nella sua grotta il mio maestro e i condiscepoli. Poich non me li voleva restituire con le buone, ci siamo battuti. Ha un anello candido e sfavillante, con cui mi ha levato la mia arma. Pensavo che fosse un guerriero divino sceso sulla terra e ho provocato un'inchiesta nel mondo di Sopra, ma senza risultato. L'Imperatore di Giada ha avuto la bont di darmi in aiuto i Li, padre e figlio, ma sono stati disarmati anche loro. Quando ho chiesto aiuto a Virt del Fuoco, anche lui  stato privato di tutti i suoi attrezzi incendiari. Virt dell'Acqua si  provato ad affogarlo, ma non c' riuscito. Il vostro discepolo aveva ricuperato le armi, ma le abbiamo perdute di nuovo. Siamo in un vicolo cieco. Ecco perch mi sono permesso di venire a sollecitare voi, nostro Buddha: spero che avrete la misericordia di gettare uno sguardo sul vostro discepolo, per aiutarlo a sapere da dove viene questo mostro. Se lo sapessi potrei, per esempio, catturare i suoi parenti e vicini, e usarli come mezzo di scambio. Allora potremmo tutti insieme manifestare la nostra sincera devozione e riprendere a cercare il giusto frutto."
Con il suo occhio di sapienza, il Buddha seppe subito di che cosa si trattava: "So chi  quel mostro, ma non te lo posso dire. Non terresti la bocca chiusa, cara la mia scimmia. Se si venisse a sapere che sono stato io a farti una soffiata, mi verrebbero a rompere le scatole fin sul Monte degli Avvoltoi, li avrei tutti addosso. Preferisco aiutarti a catturarlo con la potenza della legge."
"In che cosa consisterebbe l'aiuto della potenza della legge?" domand Scimmiotto inchinandosi per ringraziare.
Il Beato fece aprire il magazzino dei tesori da diciotto arhat e ordin loro di prendere, a sostegno di Consapevole del Vuoto, altrettante manciate di sabbia di cinabro d'oro.
"Che cosa me ne faccio della sabbia?" chiese stupito Scimmiotto.
"Quando sfiderai il mostro, gli arhat gliela getteranno addosso, e lui rester paralizzato. Tu potrai fare di lui quello che vorrai."
"Ma  una meraviglia!" esclam Scimmiotto ridendo. "Ci vado senza perdere tempo."
Gli arhat raccolsero il cinabro e lo seguirono. Scimmiotto rinnov i ringraziamenti al Buddha e si mise in cammino. Ma subito si accorse che i reverendi che lo seguivano erano sedici anzich diciotto. Incominci a sbraitare: "Ma dove siamo arrivati! Anche qui si comprano le esenzioni?"
"Che cosa si compra? Chi?" chiedevano gli arhat.
"Me ne hanno assegnati diciotto; perch siete soltanto sedici?"
Mentre finiva di parlare, Abbattidraghi e Domatigri uscirono di corsa dal monastero: "Che cosa significano queste insinuazioni, Consapevole del Vuoto? Eravamo rimasti indietro per ricevere le istruzioni del Buddha."
"Non sono nato ieri. Se avessi esitato a piantare rogne, avreste fatto finta di niente e io non vi avrei pi visti."
Gli arhat salirono sulla loro nuvola ridendo come matti. In breve raggiunsero il Monte del Cappuccio d'Oro, dove il re Li venne ad accoglierli con i suoi compagni. Uno degli arhat interruppe il racconto che Scimmiotto faceva per aggiornare sugli ultimi avvenimenti: "Per favore, rimanda i particolari a un altro momento. Sbrighiamoci a far uscire quel mostro."
Il grande santo si present dunque all'ingresso della grotta: "Sveglia, pentolone di minestra! Fatti vedere! Vieni a farti picchiare dal tuo buon nonno!"
I mostriciattoli corsero ad annunciarlo; il re diavolo si arrabbi: "Mi chiedo quale altro imbroglio stia tramando, quella insopportabile scimmia."
" solo, non lo accompagna nessuno" precisarono i mostriciattoli.
"Il suo randello gliel'ho preso. Che cosa vuol fare da solo? Vorr forse riprendere l'incontro di pugilato?"
Impugn la lancia, fece spostare le pietre che proteggevano l'ingresso e balz fuori tuonando: "Faresti meglio a ritirarti, brutta scimmia, dopo tante batoste che hai subito. Che cosa ti prende di tornare qui a far baccano?"
"Sei un diavolo perverso che non distingue il bene dal male. Se non vuoi pi che il tuo caro zio ti venga a trovare, te lo risparmier, a patto che tu mi presenti le tue scuse e restituisca il mio maestro con i suoi discepoli."
"I tre monaci? Sono gi lavati e spazzolati, pronti sul tavolo di cucina. Non lo vuoi capire? Levati dai piedi!"
Scimmiotto arross di collera, balz avanti e gli sferr un pugno al petto. Il diavolo rispose allungandogli un colpo di lancia. Il Novizio saltava a destra e a sinistra per disorientare il mostro, che non si rendeva conto della trappola e lo seguiva allontanandosi dalla grotta. Allora Scimmiotto fece segno agli arhat che gettarono sul diavolo la sabbia di cinabro d'oro. Era una sabbia di meravigliosa efficacia.

Come bruma o nebbia, si spande prima fino alle estremit del cielo, con un candore che acceca, con un'oscurit che smarrisce. Il boscaiolo sorpreso nel bosco perde il compagno, il cercatore di semplici non trova pi la strada di casa. Ha una frazione sottile, che spolvera intorno come farina di frumento, e una pi pesante che rotola per terra come grani di sesamo. Tutti i contorni diventano incerti, scompare la cima delle montagne, lo spazio sfuma, il sole si copre. Non  la polvere che sollevano il destriero o la carrozza che passa di corsa lasciandosi dietro una scia di profumi. Questa sabbia  spietata: vela, copre, nasconde, cancella.
Il diavolo ha aggredito la giusta Via e gli arhat hanno ricevuto l'incarico di manifestarne la potenza. Nelle loro mani sta la perla brillante che, al momento opportuno, acceca i nostri occhi.

Accecato dalla sabbia, il diavolo abbass la testa e si rese conto che stava sprofondando in una coltre alta tre piedi. Spaventato si dibatt vigorosamente, con il risultato che la sabbia sal di altri due piedi. Messo alle strette, perso ormai l'uso delle gambe, il mostro prese affannato l'anello e lo gett in aria gridando: "Afferra!"
Quella cosa, con un sibilo, aspir tutto il cinabro d'oro. Il mostro, sentendosi di nuovo libero, si precipit a rintanarsi nella grotta.
Gli arhat fermarono le loro nuvole una accanto all'altra. Scimmiotto si accost e chiese: "Perch non gettate pi sabbia?"
"Un momento fa abbiamo sentito uno strano rumore, e il nostro cinabro d'oro  scomparso."
"Vedete,  sempre quel trucco aspiratutto" concluse Scimmiotto con un risolino nervoso.
"Se  invincibile fino a questo punto" si inquietava il re celeste, "come faremo a catturarlo? Chi avr il coraggio di ritornare in cielo e di guardare in faccia l'Imperatore di Giada?"
"Consapevole del Vuoto" dissero i due arhat Abbattidraghi e Domatigri, "ricordi il nostro piccolo ritardo alla partenza?"
"Certo, quando vi sgridavo perch volevate tirarvi indietro."
"In realt il Beato ci stava avvertendo che questo diavolo dispone di immensi poteri magici, e ci dava un messaggio per te nel caso che avessimo perduto la nostra sabbia di cinabro. Devi andare a rintracciare le sue origini nel Palazzo dei Beati, sopra il trentatreesimo cielo, dal signore Laozi: lui potrebbe catturarvelo in un baleno."
"Ma  una cosa esasperante! Il Buddha non fa che prendermi in giro: perch non me lo ha detto subito, invece di fare questa commedia?"
"Comunque, se il Beato ha dato una direttiva cos chiara" fece notare il re Li, "converr adeguarsi."
Il bravo Scimmiotto, con una capriola nelle nuvole, correva gi alla porta meridionale del cielo. I quattro marescialli di guardia gli fecero il saluto militare e chiesero: "Come va l'affare della cattura del mostro?"
"Siamo ancora in ballo. Ma questa volta ho la pista giusta."
I quattro marescialli non osarono trattenerlo. Non si rec n alla Sala delle Nuvole Misteriose, n al Palazzo dell'Orsa Maggiore, ma dritto oltre il trentatreesimo cielo, al Palazzo del Paradiso dei Beati. In portineria c'erano due giovanotti. Poich entrava senza guardare in faccia nessuno e senza dire il suo nome, i due immortali, spaventati, gli corsero dietro: "Chi siete? Dove credete di andare?"
"Sono il Grande Santo Uguale al Cielo, vado dal vecchio Li."
"Come potete comportarvi in modo cos villano? Restate qui. Aspettate di essere annunciato."
Scimmiotto non aveva la pazienza di spiegarsi. Con un grugnito tir dritto e and a sbattere appunto contro il signore Laozi, che in quel momento stava uscendo di casa. Scimmiotto gli fece la riverenza: "Vecchio amico,  un pezzo che non ci vediamo."
"Che cosa fa qui questa scimmia, invece di andarsene in cerca di scritture?" rispose ridendo Laozi.
"Le cerco giorno e notte, le scritture. Ma sono passato di qui perch ho incontrato qualche piccola noia."
"Gli ostacoli che si trovano sulla strada dell'Ovest non sono fatti miei."
"Lascia stare l'Ovest. Le tracce che seguo mi portano qui, non nell'Ovest."
"Questo, caro mio,  il palazzo supremo degli immortali. Tutto  spolverato, qui non ci sono tracce da cercare."
Ma Scimmiotto entr e incominci a scrutare a destra e a sinistra. Laozi lo seguiva attraverso portici e cortili, finch giunsero dove trovarono un ragazzo addormentato presso uno stabbio vuoto.
"Qui ci dovrebbe essere un bufalo, vecchio amico" osserv il Novizio. "Vedi che invece non c'?  scappato."
"Quando  scappata, quella bestia maledetta?" grid Laozi scuotendo il ragazzo addormentato.
Egli salt su, cadde in ginocchio e rispose: "Non lo so, eccellenza, mi ero addormentato. Non so quando sia accaduto."
"Come ti sei potuto addormentare, buono a nulla?" lo sgrid Laozi.
"Avevo raccolto un grano di cinabro caduto a terra nella stanza degli elisir" spieg il ragazzo prosternandosi. "L'ho mangiato e sono caduto addormentato."
"Sar stato il cinabro sette volte raffinato che abbiamo preparato tempo addietro. Un grano fa dormire per sette giorni; prima non c' verso di svegliare chi l'ha mangiato. Dev'essere accaduto sette giorni fa. Quella brutta bestia ha approfittato del tuo sonno per scappare nel mondo di Sotto. Vediamo se manca qualche altra cosa in giro."
"Vi dico io che cosa manca: un anello molto pericoloso" precis il Novizio.
Il signore Laozi fece le sue verifiche, e in effetti risult mancante un braccialetto di vajra. "Ecco che cosa ha rubato quel maledetto!"
"Si tratta proprio di questo!" esclam il Novizio. "E lo avrei dovuto riconoscere, visto che me lo tirasti sulla testa ai tempi del duello con Erlang. Fu cos che vincesti il tuo vecchio Scimmiotto. Ora che  capitato nel mondo di Sotto, dovresti vedere che putiferio di cose  riuscito a rubare."
"Ma dov' quella bestia immonda?"
"Abita nella caverna del Monte del Cappuccio d'Oro, dove ha chiuso il mio maestro, che ha rapito, e il mio randello, che ha rubato. Gli fanno buona compagnia le armi di chi mi aiutava: il principe Nata e il dipartimento Fuochi, che hanno perduto il loro equipaggiamento al completo. Solo il conte del fiume non si  fatto rubare niente, per quanto non sia riuscito ad affogarlo. Figurati che gli arhat inviati dal Buddha si son visti rubare la loro sabbia di cinabro d'oro, con cui dovevano immobilizzarlo. In realt ti sei preso una bella responsabilit, anche penale, vecchio mio, a lasciare briglia sciolta a una bestia che ruba e ammazza come quella."
"Quel braccialetto di vajra  un trovato che avevo realizzato in giovent, quando attraversai il passo di Hangu per andare a convertire i barbari. Non lo batte nessun'arma, e nemmeno l'acqua o il fuoco. Anch'io non saprei come fare, se per esempio mi aspirasse il ventaglio di foglie di banano."
Il grande santo segu allegramente Laozi, che teneva in mano il suo ventaglio. Montarono su una nuvola e viaggiarono insieme. Dalla porta sud del cielo scesero dritti sul Monte del Cappuccio d'Oro, dove i diciotto arhat, i duchi del tuono, il conte del fiume e i Li padre e figlio gli raccontarono tutto per filo e per segno.
"Ora bisogna che Consapevole del Vuoto lo vada a provocare un'ultima volta, perch esca all'aperto e si faccia catturare" concluse Laozi.
Scimmiotto balz gi dalla vetta e ricominci a inveire con voce tonante: "Bestia immonda! Pentolone di minestra! Esci fuori, che la morte ti aspetta!"
Messo sull'avviso e sempre chiedendosi che cos'altro potesse trovare in agguato, il mostro usc con lancia e braccialetto.
"Maledetto diavolo!" gli grid Scimmiotto. "Vedrai che questa volta chiudiamo i conti. Per incominciare, vieni qui a prenderti uno scappellotto."
Gli salt al viso, gli diede una sventola e scapp via. Il mostro si lanci a inseguirlo, ma ud alle proprie spalle una voce severa: "Ehi, bufalo, che cosa aspetti a ritornare a casa?"
Levando il capo vide il signore Laozi e si mise a tremare come una foglia: "Come avr fatto, quel diavolo di una scimmia, a rintracciare il mio padrone?"
Laozi recit un incantesimo e agit il ventaglio: il mostro lasci cadere il braccialetto e Laozi lo raccolse. Con un altro colpo di ventaglio, l'animale rest paralizzato e privo di forze, e riprese la propria forma: in realt era un bufalo nero. Laozi soffi il suo alito magico sul braccialetto e lo pass nelle froge dell'animale; poi sciolse la cintura che serrava la sua tunica, la leg all'anello e ne tenne in mano l'estremit.  un uso che si pratica ancor oggi; lo si chiama passare la noce di cocco.
Il signore Laozi prese congedo, si sedette a cavalcioni sul bufalo e ritorn con esso al Paradiso dei Beati su una nuvola colorata.
Scimmiotto e gli di forzarono l'ingresso della grotta e massacrarono fino all'ultimo i mostri sopravvissuti all'incendio. Ciascuno ricuper le proprie armi. Il grande santo ringrazi il re celeste e suo figlio che tornarono in Cielo, i duchi del tuono che tornarono in ufficio, Virt del Fuoco che rientr in sede, il conte del fiume che si rituff nell'acqua e gli arhat che ripartirono per l'Occidente. Poi and a liberare Tripitaka, Porcellino e Sabbioso.
Quando i tre liberati ebbero espresso al Novizio la loro gratitudine, venne slegato il cavallo, si raccolsero i bagagli, e maestro e discepoli uscirono dalla grotta dirigendosi verso la strada maestra.
Mentre camminavano udirono una voce dal ciglio della strada, che diceva: "Santo monaco dei Tang, non gradireste un pasto vegetariano?"
Il reverendo, colto di sorpresa, sussult.
Se non sapete chi lo chiamava, non avete che da ascoltare il seguito.

CAPITOLO 53
GRAVIDANZA DI TRIPITAKA

IN CUI IL MAESTRO DI MEDITAZIONE SI RITROVA DIABOLICAMENTE INCINTO, E DONNA GIALLA PORTA L'ACQUA CHE DISSOLVE IL PERVERSO CONCEPIMENTO.


Compi senza rimpianto ottocento buone azioni,
Accumula tremila meriti in gran segreto,
Ama come te stesso il prossimo e le cose:
Cos sar adempiuto il tuo voto iniziale.
Il gran rinoceronte che non temeva n armi,
N acqua o fuoco,  tornato a salire nel cielo.
Il signore Laozi l'ha domato; ridendo
Se ne va a cavalcioni del gran bufalo nero.

Chi dunque chiamava i pellegrini? Erano il dio del Monte del Cappuccio d'Oro e la divinit locale, che tendevano rispettosamente la ciotola d'oro delle elemosine: "Santo monaco, Scimmiotto aveva mendicato questo riso per voi. Non avete ascoltato i suoi buoni consigli e siete caduto nelle mani di un diavolo che ha dato molte pene al vostro discepolo. Ma poich ora vi ha liberato, prendete questo riso prima di ripartire; non deludete il rispettoso affetto che il grande santo nutre per voi!"
"Mio caro discepolo" disse allora Tripitaka, "ti devo tutto e non so proprio come ringraziarti. Se lo avessi saputo, non sarei mai uscito da quel cerchio e non ci saremmo messi in mortale pericolo."
"Per dire le cose come stanno" rispose Scimmiotto, "non vi siete fidato del mio cerchio e avete subito il cerchio altrui, che purtroppo vi ha fatto soffrire molto di pi."
"Quale cerchio altrui?" si meravigli Porcellino.
"Zitto tu, stupido, che hai spinto il nostro maestro in questa prova con la malignit perversa della tua linguaccia. Ho dovuto smuovere cielo e terra. Quell'anello bianco aspirava tutto: armi, acqua, fuoco, sabbia del Buddha, tutti gli aiuti che riuscivo a procurarmi. Fu il Beato a lasciar intendere ai suoi arhat da dove veniva il mostro; e soltanto quando loro me lo hanno riferito, ho potuto pregare il signore Laozi di venire a sottomettere quel bufalo nero, sceso in terra a combinare guai."
"Saggio discepolo" esclamava Tripitaka colmo di gratitudine, "la prossima volta seguir le tue istruzioni per filo e per segno; puoi credermi, dopo quante ne ho passate."
I quattro pellegrini si divisero il pasto; il riso era ancora fumante.
"Come fa a essere caldo, dopo tutto questo tempo?" domand il Novizio.
"L'ho messo io a scaldare, quando ho saputo che il grande santo aveva concluso la sua impresa" spieg inginocchiandosi la divinit locale.
Terminato il pasto, riposero la ciotola e si congedarono dai geni del luogo. Il maestro si rimise in sella e superarono l'alta montagna.  il caso di dirlo:

Lo spirito sereno ritorna consapevole.
Vanno all'Ovest nutrendosi di vento e di speranza.

Viaggiarono a lungo, finch incominci a manifestarsi una precoce primavera. Si sentivano

pigolare le nere rondini, cantare i rigogoli gialli, le une riempiendosi il becco, gli altri intrecciando i loro trilli.
Il sole si copre di un broccato di petali, il monte si colora come un'incredibile catasta di cuscini ricamati. Sul susino verdeggiante incominciano a formarsi frutti grandi come piselli; il vecchio cedro sul ciglio dello strapiombo trattiene le nubi del cielo.
Una foschia luminosa si stende sulla pianura, la sabbia si scalda ai raggi di sole. Qua e l si vedono frutteti in fiore; dappertutto la stagione rinnova i boccioli dei salici.

Finirono per imbattersi in un fiumicello dall'acqua fresca e limpidissima. Il reverendo tir le redini per contemplare a suo agio: sulla riva di fronte si vedevano tetti di capanne che superavano di poco le verdi chiome dei salici piangenti. Il novizio li addit: "Laggi abita gente. Di sicuro ci sar un traghetto."
"Ne ha tutta l'aria, ma non si vedono barche" osserv Tripitaka.
Porcellino lasci scivolare a terra i bagagli e grid a pieni polmoni: "Ehi, barcaiolo! Da questa parte!"
Dopo qualche richiamo, una barca sbuc effettivamente da sotto i rami di un salice e si avvicin frusciando alla riva. I pellegrini la esaminarono.

Remi leggeri increspano l'acqua, lo scafo  laccato di colori vivaci.  una barca leggera, ma potrebbe navigare anche su un lago. Non ha cordami di seta n albero d'avorio; il dritto di prua  di pino e i remi di legno di cannella. Certo non vale uno di quei battelli degli di che superano mille leghe, ma  adatta per attraversare la larghezza del fiume: va e viene fra le rive, accostando sempre agli stessi approdi.

In breve la barca tocc la riva. "Da questa parte!" grid il barcaiolo. Tripitaka sul suo cavallo si avvicin. Che aspetto aveva la persona ai remi?

Il capo avviluppato da un turbante di velluto, i piedi calzati da scarpette di seta nera, pantaloni e veste di cotone cento volte rammendata, alla vita un grembiule mille volte ricucito. La pelle delle mani  ruvida, i muscoli rozzi, gli occhi torbidi, la fronte rugosa e il viso screpolato. Ma la sua voce conserva la dolcezza del canto del rigogolo: a guardar meglio, non c' dubbio,  persona da indossar gonne e portare gioielli in testa.

"Sei tu il traghettatore?" chiese Scimmiotto.
"Sono io."
"Come mai il barcaiolo  rimasto a casa e ha mandato la sua barcaiola?"
La donna sorrise e non rispose. Appoggi con le sue mani la passerella per salire a bordo, che il maestro super con l'aiuto del Novizio; Sabbioso caric i bagagli. Poi la barca accost di pi perch Porcellino facesse salire il cavallo. Ritirata la passerella, la barcaiola allontan la barca dalla riva con una spinta, si mise ai remi e in breve comp la traversata.
Mentre sbarcavano sulla riva occidentale, il reverendo incaric Sabbioso di pagare qualche sapeca. La donna intasc il denaro, ormeggi la barca a un palo che sorgeva dall'acqua e scomparve in una casetta vicina soffocando piccole risa.
A vedere quell'acqua cos limpida, Tripitaka prov sete e disse a Porcellino: "Prendimi una ciotola d'acqua."
"Anche a me  venuta voglia di bere."
Riemp la ciotola e la tese al maestro, che ne bevve un piccolo sorso e gli lasci il resto. Quand'ebbero bevuto, Porcellino aiut Tripitaka a rimontare a cavallo e si avviarono in cerca della strada dell'Ovest.
Trascorsa meno di un'ora, il reverendo sul suo cavallo incominci a gemere: "Che mal di pancia!"
"Anche a me duole la pancia" disse Porcellino.
"Sar stata l'acqua fredda che avete bevuto" sugger Sabbioso.
Il maestro grid pi forte: "Ahi, non ne posso pi!"
" un male spaventoso!" gli fece eco Porcellino.
Mentre si lamentavano, i loro ventri ingrossavano a vista d'occhio. A toccarli si sentiva che c'era dentro qualcosa che premeva e si agitava senza tregua. Tripitaka stava per svenire, quando videro una capanna sul ciglio della strada; da un ramo d'albero pendevano due sandali di paglia.
"Che fortuna, maestro!" esclam Scimmiotto. "Ecco un'osteria. Andiamo a chiedere l'elemosina di un po'di acqua calda e vediamo se si trovano medici che possano curare il vostro mal di pancia."
Tripitaka si sent confortato e frust il cavallo. Giunsero presto davanti alla porta, dove il reverendo smont. Dentro c'era soltanto una vecchia seduta su uno sgabello di giunco, intenta a filare canapa. Il Novizio la salut a mani giunte e spieg: "Nonna, sono un povero monaco che viene dalle terre dell'Est; il mio maestro  fratello dell'imperatore in persona. Quando abbiamo attraversato il fiume ne ha bevuto l'acqua, ma gli ha dato mal di pancia."
La vecchia scoppi a ridere fragorosamente: "Volete dire che ha bevuto l'acqua di quel fiume?"
"Ma s, era cos limpida che gliene ha fatto venir voglia" rispose Scimmiotto.
"E l'ha trovata di suo gusto?" chiese la vecchia soffocando dalle risate. "Venite dentro, vi spiegher tutto."
Scimmiotto diede il braccio al monaco cinese, mentre Sabbioso sosteneva Porcellino. L'uno e l'altro non smettevano di gemere, con il ventre gonfio, il viso cereo e le sopracciglia aggrottate dalla sofferenza. Entrati nella capanna li fecero sedere, e il Novizio ripet: "Nonna, il mio maestro ha bisogno di acqua calda. Vi saremo molto riconoscenti."
Ma la donna, invece di occuparsi di loro, corse nel retrobottega a chiamare: "Venite a vedere anche voi!"
Dall'interno vennero fuori zoppicando altre tre o quattro vecchie, che stettero a contemplare il monaco cinese con la bocca spalancata in un riso idiota.
Il Novizio, esasperato, grugn e arrot i denti con aria cos feroce da mettere in fuga tutta la compagnia, che spingendo e inciampando si rifugi precipitosamente nel retrobottega. Ma Scimmiotto afferr la vecchia per la collottola e le ripet: "Acqua calda! E non fare la spiritosa."
"Vostra signoria" rispose la donna tremando, "l'acqua calda non serve a quei due. Lasciatemi andare e vi spiegher."
Scimmiotto la lasci andare ed essa raccont: "Vi trovate nel territorio del regno delle donne dei Liang dell'Ovest. Il paese  abitato soltanto da donne, non ci sono uomini qui: perci siamo tanto contente e curiose di vedervi. Certo sarebbe stato meglio che il vostro maestro non avesse bevuto quell'acqua. Il fiume da cui l'avete presa si chiama Fiume della Maternit. Da noi non si osa berne l'acqua prima di aver compiuto vent'anni; quando la si  bevuta, si sentono i dolori della gravidanza. Alle porte della nostra capitale c' il posto di accettazione dello yang. L una sorgente forma un laghetto in cui, tre giorni dopo aver bevuto, ci si va a specchiare: se si vede il riflesso sdoppiato, significa che si  concepito un bambino. Ma potete star certo che, se il vostro maestro ha bevuto acqua del fiume,  rimasto incinto e partorir un bambino. Non c' acqua calda che tenga."
Tripitaka ascoltava ed era livido di spavento: "Discepoli miei,  inaudito! Adesso che cosa faccio?"
Porcellino gemeva, si torceva e allargava le cosce: "Avi miei! Partorire!  facile dirlo, ma noi siamo maschi; da dove uscir quella roba?"
Scimmiotto si mise a ridere: "Melone maturo casca da s, dicevano gli antichi. Vedrete che al momento buono vi si aprir una fessura sotto l'ascella, e il bambino uscir di l."
La bella prospettiva diede i brividi a Porcellino; i dolori gli sembrarono pi intollerabili che mai e si mise a gridare: "Facciamola finita! Io crepo, son morto!"
"Non torcerti cos, fratellino" lo esort Scimmiotto ridendo. "Finirai per annodare il cordone ombelicale e provocare qualche guaio."
Il bestione si spavent ancora di pi e si aggrappava al Novizio con gli occhi gonfi di lacrime: "Fratello, informati dalla vecchia se da queste parti si trova una levatrice con la mano leggera. Chiamane subito una. Sento certe fitte! Saranno i dolori del parto. Svelto, sbrigati!"
"Se sono i dolori del parto, sta quieto, o finirai per perdere le acque" sghignazzava Scimmiotto.
"Nonna" ansim Tripitaka, "ci sono medici in paese? Non si potrebbe acquistare un farmaco per abortire?"
"Non credo che un abortivo servirebbe a niente, ammesso che lo si trovi" rispose la brava donna. "In realt, seguendo il viale alberato verso sud, si arriva al Monte della Liberazione dallo Yang, dove si trova la Caverna della Distruzione dei Bambini; l dentro sgorga la Sorgente degli Aborti. Per sbarazzarsi dalla gravidanza bisognerebbe bere un sorso di quell'acqua. Ma non ci si pu pi andare. L'anno scorso si  installato qui un taoista che si chiama Vero Immortale Come Mi Vorrai: egli ha fatto della caverna una sede dell'Unione Immortali e ha accaparrato la sorgente. Certo non cede quell'acqua per amor di dio: chi ne vuole una misera tazzina deve pagare una bella somma, e in pi deve offrire carne di pecora, vino e frutta, e mostrare la pi rispettosa e sincera devozione. Voi monaci mendicanti non troverete mai tutti i soldi che occorrono. Sar meglio che vi rassegnate al vostro destino e aspettiate pazientemente il parto; non c' altro da fare."
Scimmiotto, molto interessato, domand: "Nonna, che distanza c' da qui a quel monte?"
"Una trentina di li" rispose la donna.
"Bene. Maestro, rassicuratevi: andr ad attingere di quell'acqua." E raccomand a Sabbioso: "Prenditi cura del maestro. Se le vecchie si comportano male, ricordati dei metodi che usavi una volta: fai le boccacce per spaventarle e tienile quiete fino al mio ritorno."
Intanto la donna era andata a prendere un grosso vaso di ceramica, che gli porse dicendo: "Se poteste abbondare nel prendere quell'acqua, ci resterebbe poi una provvista per i casi urgenti."
Scimmiotto prese il vaso, usc dalla capanna e mont su una nuvola.
"Avi miei!" grid la buona donna inginocchiandosi. "Il monaco sa cavalcare le nuvole!"
Corse a cercare le sue coetanee perch venissero a prosternarsi davanti al monaco cinese: lo trattarono da arhat e da pusa. Poi misero l'acqua al fuoco e prepararono un pasto da offrire ai loro ospiti.
Intanto Scimmiotto, con una capriola nelle nuvole, giunse in vista di una montagna e abbass la sua nuvola per contemplare il magnifico spettacolo:

L'erba svolge un tappeto verde brillante sotto il broccato dei fiori selvatici. Liane e cespugli invadono conche e valli, la foresta ricopre le cime. Cantano gli uccelli, volano stormi di oche, il cervo beve alla fonte, il gibbone si arrampica [...]

Sul versante nord si vedeva la corte di una fattoria, da cui veniva l'abbaiare dei cani. Egli scese in quel bel posticino:

Un ponticello passa l'acqua viva,
La capanna si addossa alla collina.
Nella siepe guaisce un cagnolino.
Uomini indaffarati vanno e vengono.

Dal cancello Scimmiotto vide un vecchio prete taoista che se ne stava seduto nella posa del sarto su un cuscino verde. Si avvicin, pos il suo vaso e giunse le mani per salutarlo. L'uomo del Tao gli rese la cortesia con un inchino e chiese: "Da dove venite? Quali affari vi portano al nostro umile eremitaggio?"
"Sono un povero monaco inviato dai grandi Tang a cercare le scritture nel Paradiso dell'Ovest. Il mio maestro  stato preso da dolori intollerabili e da una dilatazione del ventre, perch ha bevuto per errore l'acqua del Fiume della Maternit. Secondo la gente del villaggio ne sarebbe rimasto incinto, e questi dolori si potrebbero guarire solo con un sorso d'acqua della Sorgente degli Aborti, che si trova nella Grotta della Distruzione dei Bambini sul Monte della Liberazione dallo Yang. Avreste l'amabilit di farmi da guida?"
Il taoista si mise a ridere: "Ma ci siete gi arrivato! Questa  appunto la grotta che cercate, divenuta una sede dell'Unione Immortali. Io sono proprio il primo discepolo del Vero Immortale Come Mi Vorrai. Qual' il vostro nome? Vi vorrei annunciare."
"Sono il primo discepolo del maestro della legge Tripitaka Tang. Il mio umile nome  Scimmiotto Consapevole del Vuoto."
"Dove sono i vostri doni e presenti per il banchetto e le celebrazioni?"
"Non abbiamo potuto procurarci queste cose: siamo poveri monaci mendicanti di passaggio."
"Siete anche dei begli ingenui" sogghign il taoista. "Il mio riverito maestro non si sar accaparrato la fonte per lasciare che il primo che passa ne faccia l'uso che vuole. Per essere annunciato, devi prima raccogliere il denaro necessario. Altrimenti scrdatelo."
"Relazioni amichevoli valgono pi di decreti imperiali. Digli il mio nome e vedrai che sar disposto a farmi questo favore; non  escluso che mi regali tutto il pozzo."
Il taoista si rassegn ad andare ad annunciarlo al vero immortale, che era intento a pizzicare le corde della cetra; aspett che terminasse di suonare e gli rifer: "Maestro, si  presentato un bonzo che dice di chiamarsi Consapevole del Vuoto e di essere il primo discepolo di Tripitaka Tang; vorrebbe un po'd'acqua della Sorgente degli Aborti per il suo maestro."
All'udire il nome di Consapevole del Vuoto, l'immortale mont in collera e vero odio gli torment la milza. Messa da parte la cetra si alz bruscamente, sostitu il proprio abito con una veste taoista, impugn uno scettro che terminava a uncino e balz fuori dalla porta gridando: "Dov' questo Consapevole del Vuoto?"
Scimmiotto lo osserv:

Un berretto stellato di colori cangianti,
Una veste scarlatta contesta in fili d'oro,
Stivali ricamati, cintura costellata
Di gioielli. Sottana dal bordo in seta fine
Da cui spuntano calze di velluto broccato,
Le maniche di drago. Regge uno scettro d'oro
Ricurvo. Volge intorno degli occhi di fenice,
Denti aguzzi fan cerchia fra le sue labbra rosse.
Una barba di fuoco si agita sul suo mento
E i capelli scarlatti si arrotolano in crocchie.
D'aspetto  pi malvagio del maresciallo Wen,
Per quanto differente ne sia l'abbigliamento.

Il Novizio giunse le mani e si inchin: "Il povero monaco che sono si chiama Consapevole del Vuoto."
"Ma  proprio il tuo nome? Non lo avrai usurpato?" insist il maestro.
"Che cosa vi viene in mente? Gentiluomo non muta nome in casa n cognome in viaggio, come dice l'adagio. Si capisce, che sono Consapevole del Vuoto."
"Tu sai chi sono io?"
"Da tanto tempo salgo montagne e attraverso fiumi, per seguire la giusta Via del Buddha, che ho perso d'occhio gli amici della mia giovent. Non li vedo da tanto tempo, che forse potrei incontrarne qualcuno senza saperlo pi riconoscere. Il vostro nome l'ho sentito dalla gente che abita nel villaggio presso il Fiume della Maternit."
"Va per la tua strada e lascia me sulla mia. Perch mi sei venuto a disturbare?"
"Il mio maestro ha bevuto per errore l'acqua di quel fiume, che lo ha messo incinto e gli ha procurato mal di pancia. Sono venuto qui soltanto per chiedere una tazza di acqua della Sorgente degli Aborti, per liberarlo da questa prova."
"E il tuo maestro sarebbe Tripitaka dei Tang?" chiese il taoista infuriato roteando gli occhi.
"Proprio cos."
"Ti risulta di aver mai incontrato un santo re fanciullo?" insist quello digrignando i denti.
"Sar per caso Bimbo Rosso, che viveva sul Monte del Singhiozzo? Perch me lo chiedete?"
"Perch  mio nipote. Io sono il fratello di suo padre, il re diavolo toro, che mi ha scritto una lunga lettera su come Scimmiotto, primo discepolo di Tripitaka dei Tang, lo ha trattato in modo odioso e l'ha ucciso. Non sapevo come fare a vendicarlo; ma ecco che mi vieni tu stesso a cercare: e vorresti anche dell'acqua!"
"Maestro, vi sbagliate. Ero un grande amico del vostro nobile fratello. Da giovani eravamo fratelli giurati nella confraternita dei sette. Mi dispiace di non avervi subito presentato i miei rispetti: non sapevo della vostra parentela. Quanto al vostro stimato nipote, in realt gode ottima salute e ha trovato una sistemazione eccellente al servizio di Guanyin: ora  il suo ragazzo di Buona Fortuna. Se la passa certo meglio di voi e di me: e venite a rimproverarmi!"
Il taoista esplose: "Sentila, la scimmia maledetta! Secondo te, mio nipote se la passerebbe meglio da schiavo in servit che da libero re. Basta con le insolenze. Ti far assaggiare il mio uncino."
Scimmiotto par il colpo con la sua sbarra: "Maestro, non ci accapigliamo; datemi un po'di quell'acqua e me ne vado."
"Macaco maledetto! Non capisci che ti stai giocando la pelle? Se riuscirai a sostenere tre scontri, ti dar l'acqua. Altrimenti giudicher vendicato mio nipote quando ti avr ridotto in rag."
"Ti insegner io le buone maniere, creatura immonda!" grid il grande santo. "Vuoi batterti? Ti accontento subito."
E colp con la sua sbarra, cui il taoista oppose lo scettro a uncino. Davanti all'eremitaggio dell'Unione Immortali si svolse un terribile duello.

Il santo monaco aveva bevuto per errore l'acqua che fa concepire. Il novizio aveva perci chiesto aiuto all'immortale Come Mi Vorrai. Non poteva sapere che di fatto era un essere malefico, impadronitosi della sorgente con la forza. Non parlarono di aborti, ma di vecchi risentimenti e litigarono senza cedere l'uno all'altro. Scambiandosi dure parole scaldarono gli animi, vennero alle minacce e ai propositi di vendetta.
Uno voleva l'acqua per salvare la vita del suo maestro, l'altro la rifiutava perch il nipote aveva perduto la sua libert. L'uncino dello scettro era pi insidioso dello scorpione, la sbarra cerchiata d'oro pi brutale del drago. L'uno dispiega la sua forza mirando al petto, l'altro dispiega l'inganno cercando di agganciare le gambe. Un colpo basso della sbarra pu infliggere gravi ferite; se il gancio alza il tiro minaccia la testa.
Toccato alla vita: la sbarra  falco che afferra il passero. Tre volte il cranio: il gancio  mantide che aggredisce la cicala. Avanzano e indietreggiano disputandosi la vittoria, girano intorno senza tregua, senza vinto n vincitore.

Combatterono per pi di dieci riprese. Il taoista non era all'altezza del grande santo, che mirava alla testa con crescente determinazione. La sbarra si abbatteva come una pioggia di stelle filanti. Il taoista si sent troppo debole e fugg verso la montagna con lo scettro penzoloni.
Scimmiotto rinunci a inseguirlo, ricuper il vaso di ceramica ed entr nell'eremitaggio in cerca d'acqua. Le porte erano state sbarrate fin dall'inizio, ma lui le butt gi con un calcio e si precipit all'interno, dove vide il discepolo curvo sul bordo del pozzo. Lanci un grido e fece per rompergli la testa, ma quello corse via. Scimmiotto si accingeva ad attingere l'acqua con un secchio trovato accanto al pozzo, quando ricomparve il maestro taoista, che gli agganci una gamba con il suo uncino e lo mand lungo disteso sulle lastre di pietra del pavimento. Scimmiotto si rialz subito e agit la sua sbarra; l'altro saltava qua e l per evitare i colpi e lo scherniva: "Vediamo se sei capace di prendere la mia acqua."
"Fatti sotto!" gridava il grande santo. "Avr la tua pelle, sudicia bestia, non solo la tua acqua."
Il prete si guardava bene dall'esporsi troppo; si accontentava di impedirgli l'accesso al pozzo. Scimmiotto si prov a roteare la sbarra con la mano sinistra, mentre con la destra agganciava il secchio alla corda. Ma non riusc a evitare un nuovo sgambetto che lo fece incespicare e abbandonare la corda, la quale precipit con il secchio in fondo al pozzo.
"Questo bel tipo ha proprio bisogno di imparare l'educazione" borbott il grande santo. Tenendo la sbarra a due mani fece partire una gragnola di colpi; l'avversario non os resistere e prese nuovamente la fuga. Scimmiotto voleva attingere l'acqua, ma aveva perduto il secchio e temeva di essere nuovamente attaccato. Perci si disse: "Sar meglio procurarsi un aiuto."
Ritorn d'un balzo alla capanna della vecchia e chiam: "Sabbioso!"
All'interno Tripitaka e Porcellino sopportavano i loro dolori, l'uno gemendo e l'altro grugnendo senza posa. Quando lo sentirono, gridarono sollevati: " ritornato Consapevole del Vuoto!".
Sabbioso gli corse incontro: "Hai portato l'acqua, fratello?"
Scimmiotto volle entrare e fece un resoconto di come stavano le cose. Tripitaka gemeva con le lacrime agli occhi: "Discepolo, come faremo?"
"Porto con me Sabbioso. Mentre combatter con quella creatura, lui trover il momento giusto per attingere l'acqua."
"Ma noi stiamo male! Se ci abbandonate tutti e due, chi si occuper di noi?"
Intervenne la vecchia: "Reverendo arhat, rassicuratevi. Non avete bisogno dei vostri discepoli: vi cureremo noi. Ci siete piaciuti fin dall'arrivo. Ora poi che sappiamo che siete arhat o pusa, come si vede da quello l che va e viene sulle nuvole, figuratevi se vi faremmo del male."
"D'altronde che danno potreste fare, voialtre donne?" disse Scimmiotto con disprezzo.
"Signori miei" replic ridendo la vecchia, "dovete rendervi conto che avete avuto fortuna a imbattervi in persone come noi. Se foste capitati altrove, non ne sareste usciti interi."
"E perch no?" borbott Porcellino.
"Noi quattro abbiamo ormai una certa et; i giochi del vento e della luna ce li siamo scordati. Perci non vi abbiamo aggredito. Ma ci sono in giro molte donne giovani: credete che vi lascerebbero andare? Esigerebbero di congiungersi con voi; e se non foste disposti a sottomettervi, vi ammazzerebbero e vi taglierebbero a striscioline sottili, per mettervi nei sacchetti che profumano la biancheria."
"Io non corro pericoli" fece Porcellino. "Loro s, hanno buon odore, ma io puzzo di maiale; possono ritagliarmi e conciarmi finch vogliono, puzzer sempre di maiale."
"Non stancarti a parlare" ribatt Scimmiotto ridendo. "Ti devi tenere da conto per il parto."
"Non state a perdere altro tempo" tagli corto la vecchia. "Andate a prendere quell'acqua."
"Mi potreste prestare un secchio?" chiese Scimmiotto.
La donna ne cerc uno nel ripostiglio e vi aggiunse una misura di corda, che tese a Sabbioso. "Due misure sar meglio" disse lui. "Non si sa quanto  profondo il pozzo."
Una volta equipaggiati, i due montarono su una nuvola e partirono. In breve raggiunsero il Monte della Liberazione dallo Yang, scesero a terra e raggiunsero l'eremitaggio.
"Tu resta nascosto con secchio e corda" raccomand il grande santo a Sabbioso, "finch avr impegnato il taoista in duello. Aspetta che noi ci siamo allontanati, vai al pozzo, attingi l'acqua e scappa via."
Sabbioso promise di rispettare scrupolosamente le consegne.
Scimmiotto impugn la sua sbarra, si mise davanti all'ingresso e grid: "Aprite, aprite!"
Il portinaio corse ad annunciare: "Maestro,  ritornato Consapevole del Vuoto."
"Scimmia impudente!" esclam il taoista arrabbiato. "Avevo sentito raccontare dei suoi poteri, e oggi li ho sperimentati a mio danno. In effetti non  facile resistere a quel randello."
"Maestro" fece notare il discepolo, "per forte che sia, voi non gli siete certo inferiore. Siete un avversario alla sua altezza."
"Quando ci siamo scontrati, mi ha battuto."
"Questo  vero, ma  stato per caso. In seguito, quando lui ha voluto attingere l'acqua, l'avete fatto ruzzolare due volte: non siete pari? Se  ritornato invece di tenersi alla larga, sar perch Tripitaka, pi gonfio che mai, lo avr costretto con i suoi lamenti. Non ne sar certo grato al suo maestro, combatter di malavoglia e voi lo vincerete: ne sono sicuro."
L'incoraggiamento riemp il vero immortale di euforia. Mal dominando un raggiante sorriso di vanit, si diede l'aria pi importante che pot, drizz lo scettro uncinato e usc gridando: "Maledetto macaco! Che cosa ritorni a fare?"
"Sempre per via di quell'acqua."
"L'acqua  del mio pozzo. Anche principi e ministri non ne possono avere senza pagarla. A maggior ragione tu, che sei nemico. Come puoi avere l'audacia di chiederla gratis?"
"Sei ben sicuro di non volermela dare?"
"Non se ne parla nemmeno."
"E allora bada al mio randello."
Scimmiotto lo aggred mirando alla testa. L'immortale salt da una parte per schivare il colpo e rispose con il suo uncino. La nuova battaglia fu pi accanita della precedente.

Sbarra contro uncino: rabbia e rancore spingono i due. Vola sabbia, rotolano pietre; terra e polvere velano il cielo. Il grande santo chiede acqua per il suo maestro, il mostro la rifiuta a causa del nipote. I due prodigano sforzi equivalenti, senza tregua n riposo; sono cos accaniti che serrano i denti e li digrignano; sono cos tesi che sputano fumo in quantit, da impensierire diavoli e di.
Le armi si urtano: il loro rimbombare fa tremare monti e colline.  un uragano da abbattere la foresta, un vento furioso peggiore di quello degli scontri di tori. La lotta eccita rabbia e gioia: combattono con ogni impegno all'ultimo sangue.

Erano venuti alle mani davanti all'ingresso, ma con salti e balzi finirono per spostarsi ai piedi del monte. Sabbioso, con il secchio in mano, pot cos precipitarsi dentro. Davanti al pozzo trov il discepolo, spalleggiato da un servo, che gli sbarr la strada apostrofandolo: "Chi sei tu che osi attingere quest'acqua?"
Sabbioso non perse tempo a rispondere. Pos il secchio, cav il bastone per abbattere i diavoli e colp il discepolo. Il taoista non riusc a schivare il colpo, che gli ruppe la spalla sinistra. Cadde a terra e cerc disperatamente di sottrarsi strisciando via.
"Ti volevo ammazzare, bestiaccia; ma dal momento che hai forma umana, ho piet di te. Ti risparmier, ma levati di torno e lasciami attingere l'acqua" disse Sabbioso.
Il taoista, chiamando cielo e terra a testimoni, strisci via faticosamente. Sabbioso cav un secchio d'acqua dal pozzo, usc con comodo dall'eremitaggio, sal su una nuvola e grid a Scimmiotto: "Fratello, puoi lasciar perdere. Abbiamo l'acqua."
Allora Scimmiotto immobilizz lo scettro uncinato con la sua sbarra e tenne all'avversario il seguente discorsetto: "Ascoltami bene: avevo in mente di sterminarvi tutti quanti. Ma non posso dire che tu abbia commesso dei crimini, e per conto mio non devo dimenticare i miei vecchi legami d'affetto con tuo fratello, il diavolo toro. Dopo che per due volte mi avevi impedito di attingere acqua dal pozzo, ho praticato il colpo della tigre attirata lontano dal covo: mentre io ti impegnavo a combattere, il mio condiscepolo ha preso l'acqua che ci serviva. Se mi ci mettessi sul serio non ne usciresti vivo, mio caro vero immortale; e con te nessuno dei tuoi. Ma come si dice: meglio lasciare una vita che prenderla. Ti risparmio e ti lascio gli annetti che ti restano da vivere, ma a patto che tu la smetta di praticare estorsioni a danno di chi ha bisogno di quell'acqua."
Tale era l'improntitudine del mostro, che credette di poter ripetere lo scherzo dello sgambetto con l'uncino. Ma il grande santo schiv il colpo, ne sollev l'autore e lo scaravent per terra, dove rimase a sgambettare senza riuscire a rialzarsi.
Scimmiotto afferr lo scettro e lo spezz in due; poi ne riprese i pezzi, li ruppe ancora e li scaravent lontano: "Creatura immonda, riprvati se sei capace."
Il mostro, che tremava come una foglia, dovette subire l'umiliazione in silenzio.
Il grande santo gli fece una risata in faccia, risal sulla nuvola e se ne and. Lo attesta il poema:

Vero piombo ricerca vera acqua,
Vero mercurio asciuga vera acqua.
N mercurio n piombo han soffio-madre:
Per l'elisir servono sabbia e droga.
Quando il concepimento  una follia,
Per terra-madre  facile aver merito.
Or l'eterodossia vien rovesciata,
Il maestro dello spirito ritorna.

Trasportato da fausta luce, Scimmiotto raggiunse Sabbioso e se ne ritornarono insieme, contenti di essersi procurati vera acqua. Quando giunsero alla capanna, trovarono Porcellino, con il suo pancione incinto, che gemeva appoggiato allo stipite.
Scimmiotto si avvicin a passi felpati: "Bestione mio, sei pronto per la sala parto?"
"Non scherzare fratello" replic Porcellino che era allo stremo. "Hai portato l'acqua?"
Il Novizio voleva continuare a burlarlo, ma sopraggiunse Sabbioso che gridava allegro: "L'acqua  arrivata, ecco l'acqua!"
Tripitaka si inchin faticosamente, vincendo il dolore: "Vi siete dati molta pena, discepoli miei."
Anche la vecchia era contenta; con le sue amiche usc a complimentarsi: "Nobili pusa, che fortuna inaudita!" Poi cerc una tazza di porcellana decorata, la riemp a met e la tese a Tripitaka: "Bevete piano, reverendo; baster un sorso per interrompere la gravidanza."
"A me la tazza non serve" brontol Porcellino. "Fatemi bere dal secchio."
"Ci farete morire di paura, monsignore!" esclam la vecchia. "Se vuotate il secchio, non dissolverete soltanto il feto, ma anche le vostre budella."
Il bestione ebbe una tal paura che non os fare a modo suo e si accontent di sorseggiare mezza tazza.
In breve entrambi si sentirono rimescolare il ventre con dolori pi forti che mai: si sarebbe detto che l dentro cigolasse una vecchia carrucola rugginosa. Alla fine il bestione non ne pot pi: grande bisogno, piccolo bisogno, resti della gravidanza, tutto premeva per uscire con urgenza. Anche il monaco cinese cerc precipitosamente un angolino appartato in cui soddisfare le stesse necessit.
"Maestro, per carit" si inquiet Scimmiotto, "non esponetevi a correnti d'aria! Badate che, se prendete freddo, vi potrebbe venire la febbre puerperale."
La vecchia procur loro due pitali, di cui fecero uso ripetutamente: il gonfiore si ridusse, man mano che la massa di carne e sangue si dissolveva, e il dolore si calm. Allora le donne prepararono la pappa di riso bianco per riempire il vuoto.
"Io, nonna, sono un macigno" dichiar Porcellino. "Non ho bisogno di fortificanti. Piuttosto scaldatemi acqua per un bagno. Manger la pappa dopo essermi lavato."
"Bada, fratello" obiett Sabbioso, "non puoi fare il bagno: nel primo mese dopo il parto ogni contatto con l'acqua pu provocare guai."
"Ma non  mica un parto, era solo una falsa gravidanza. Non inventiamo difficolt. Io ho bisogno di ripulirmi."
La vecchia scald dell'acqua perch si lavassero i piedi e le mani. Mentre Tripitaka mangiava la seconda tazza di pappa, Porcellino ne aveva gi vuotate dieci e reclamava l'undicesima.
"Ciccione" disse ridendo il Novizio, "datti una regolata. Che aspetto avrai con il pancione a forma di sacco di pappa?"
"Lascia stare, non corro rischi. Non sono mica una scrofa."
Gli si dovette cuocere altro riso.
La vecchia si rivolse al monaco cinese: "Reverendo maestro, date a me l'acqua che avanza."
"Tu, bestione, non ne vuoi pi bere?" chiese il Novizio a Porcellino.
"Il mal di pancia  passato, la gravidanza dev'essere finita. Perch ne dovrei bere, se ormai mi sento bene?"
"Visto che a noi non serve pi, prendetela pure" disse Scimmiotto.
La donna ringrazi, vers l'acqua in una giara di ceramica e corse a sotterrarla nell'orto, dicendo a chi voleva ascoltarla: "Qui c' quanto occorre per pagarmi i funerali."
Tutti erano contenti. Fu preparato un pasto di magro disponendo tavole e sgabelli. I monaci cenarono tranquillamente e andarono a riposare.
L'indomani all'alba ringraziarono la gente di casa per rimettersi in cammino. Tripitaka mont a cavallo, Sabbioso si caric i bagagli, Porcellino teneva la redini e Scimmiotto faceva da battistrada. Cos sia:

Pulisciti la bocca e conservati puro:
Il corpo ripulito ridiventa natura.

Se poi non sapete chi altri incontrarono in quel reame, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 54
TENTAZIONI REGALI

DOVE LE INCARNAZIONI DELLA LEGGE PENETRANO NEL PAESE DELLE DONNE E LA SCIMMIA DELLO SPIRITO TROVA UNO STRATAGEMMA PER FUGGIRE.


Lasciata la capanna, come il racconto ci ha narrato, Tripitaka e i suoi discepoli avanzarono sulla via dell'Ovest. Dopo trenta o quaranta li giunsero alla capitale del paese dei Liang occidentali.
"Consapevole del Vuoto" dichiar il monaco cinese dall'alto del cavallo, additando davanti a s, "ci avviciniamo alle mura di quella citt; sentite il rumore che viene dal mercato! Dev'essere la capitale del Regno delle Donne dei Liang occidentali. Dovrete stare attenti, osservare scrupolosamente le convenienze e tener corta la briglia ai vostri istinti, per non violare gli insegnamenti della Legge."
Si trovarono sul viale che conduceva alla porta est. Andavano e venivano gonne lunghe, giubbetti corti, visi incipriati e capelli impomatati: giovani o vecchie, non si vedevano che donne, le quali vendevano o compravano ai lati della strada. Quando videro passare quei quattro, si misero a battere le mani, a ridere e a esclamare gioiosamente: "Ecco dei maschi, questa  semenza di maschi!"
Tripitaka dovette tirare le redini del cavallo, perch la gente gli ostacolava il cammino; in un attimo, con suo spavento, la strada fu bloccata da quella folla che cinguettava lietamente.
"Io sono castrato" proclamava Porcellino ai quattro venti. "Non sono altro che un maiale castrato."
"Non occorre dir balle" consider Scimmiotto. "Baster che tu gli faccia vedere che bel ragazzo sei."
Porcellino incominci a scuotere la testa, a stendere e agitare le sue larghe orecchie a ventaglio, a torcere la bocca in forma di ninfea pendula e a emettere una serie di grugniti: cose che mandarono gambe all'aria dallo spavento le donne che lo vedevano da vicino. Lo attestano i versi:

Passava il santo monaco dal paese dei Liang,
Luogo privo di yang e abitato da donne.
Contadine, artigiane, letterate, mercanti,
Pescatrici e braccianti: si vedon solo femmine.
Invitan civettuole e vogliono sedurre
Ogni maschio che passa. Se il nostro Porcellino
Non fosse tanto brutto, come resisterebbe
All'insidia incantevole?

L'impressione fu tale che non osavano pi avvicinarsi. Curvavano la schiena e si torcevano le mani, scuotevano il capo e si mordevano le dita, ma non smettevano di contemplare il monaco cinese con tremiti e brividi. Anche Scimmiotto, per farsi largo, fece le sue smorfie e Sabbioso, il patibolare, prese un'aria ancora pi tetra. Porcellino tirava il cavallo per le redini, alzando il grugno e dimenando senza posa le orecchie. Inoltrandosi lungo la strada ammiravano il bell'ordine degli edifici del sobborgo, le botteghe dalle ricche vetrine che offrivano sale e riso in quantit, le taverne e le case da t. Le mercanzie si accumulavano sulla terrazza della torre del tamburo; padiglioni e magazzini erano chiusi da tende. Giunti in capo alla strada, una doganiera grid loro: "Forestieri che venite da lontano, non potete entrare in citt senza autorizzazione. Fatevi registrare al posto di accettazione, consegnate le vostre carte e aspettate che siano esaminate da sua maest la regina. Non potrete ripartire senza il visto."
Tripitaka smont da cavallo e lesse su un cartello appeso alla porta di un edificio pubblico i tre caratteri:

POSTO DI ACCETTAZIONE DELLO YANG

"Vedi, Consapevole del Vuoto" fece notare il reverendo, "che al villaggio ci avevano informato bene? C' davvero un posto di accettazione dello yang."
"Fratello" sugger Sabbioso ridendo, "non sarebbe prudente che ti andassi a specchiare nel laghetto, per controllare se il tuo riflesso si sdoppia?"
"Non scherzare su queste cose. Non ho forse bevuto la mia dose di acqua della Fonte degli Aborti?"
"Consapevole del Vuoto, guidaci tu; ma, mi raccomando, con discrezione" disse Tripitaka.
Salutarono la doganiera, che li preg di entrare, li fece sedere nella sala principale e fece servire il t. Constatarono che il servizio era effettuato da ragazze pettinate con tre crocchie e vestite in gonna e giubbetto, tutte sorridenti e vagamente invitanti. Bevuto il t, la doganiera fece un inchino e chiese la loro provenienza.
"Abbiamo la missione di recarci a salutare il Buddha e di cercare le scritture nel Paradiso dell'Ovest, per ordine di sua maest il sovrano dei grandi Tang delle terre dell'Est. Il nostro maestro, che si chiama Tripitaka,  fratello minore di sua maest. Io sono il primo discepolo, Consapevole del Vuoto. Gli altri due sono i miei condiscepoli, Consapevole delle Proprie Capacit e Consapevole della Purezza. Siamo in cinque, con il cavallo, e vi preghiamo di verificare il nostro passaporto e di autorizzarci a ripartire."
La doganiera prese nota e si inchin profondamente: "Ci dovete scusare, monsignore. Io sono soltanto il capo del posto di accettazione dello yang, e in questa umile posizione non potevo aver idea di chi foste. Se lo avessi saputo, vi sarei venuta incontro per accogliervi."
Dopo gli inchini, ordin che si portassero cibi e bevande: "Monsignori, vogliate mettervi a vostro agio mentre vado in citt a riferire alla nostra regina. Dopo l'apposizione dei visti, riceverete dei doni e vi accompagneremo verso occidente."
Tripitaka era incantato.
La capo posto si assett gli abiti, entr in citt e si present alla Torre delle Cinque Fenici, dove dichiar la propria identit e chiese di essere introdotta dalla regina. La ciambellana della Porta Gialla l'annunci e ricevette l'ordine di farla entrare.
"Che cosa mi devi riferire, capo posto?"
"Ho avuto l'onore di ricevere il fratello del sovrano dei grandi Tang delle terre dell'Est, accompagnato da tre discepoli. Contando il cavallo sono in cinque e si recano a cercare le scritture nel Paradiso dell'Ovest. Sono venuta a chiedere istruzioni, se sia opportuno vistare il loro passaporto e lasciarli ripartire."
La regina si rallegr e si rivolse alle sue mandarine civili e militari: "Questa notte ho sognato che i paraventi d'oro si coprivano di mille colori e che gli specchi di giada diffondevano un'intensa luce: era il felice presagio di questo arrivo."
"E perch era un felice presagio?" chiedevano stupite le dame di corte, che si assiepavano e si inchinavano davanti ai gradini del trono.
"L'uomo dell'Est  un fratello imperiale. Fin dall'inizio del mondo, nessuna regina ha mai visto un maschio giungere in questo paese. L'arrivo del fratello del sovrano dei Tang non  forse un dono del cielo? Sono pronta a cedergli tutte le ricchezze del reame, perch sia il mio re e io possa regnare accanto a lui. Ci uniremo e avremo figli e nipoti, per perpetuare il lignaggio reale. Non  forse un giorno di festa?"
Le dame si profusero in riverenze e in altre dimostrazioni di assenso.
"Il discorso di vostra maest  ottimo, se si pensa alla successione al trono" fece notare la capo posto. "Ma i tre discepoli sono molto brutti, sono dei veri mostri."
"Descrivimi l'uno e gli altri."
"Il fratello imperiale  alto, bello, elegante, in tutto degno del suo rango; un vero figlio del fiorito impero di mezzo del continente del Sud. I tre discepoli hanno un'aria cos malvagia che sembrano creature malefiche."
"In questo caso" concluse la regina, "visteremo il passaporto dei discepoli, daremo loro qualche provvista e li spediremo nell'Ovest. Tratterremo qui solo il fratello imperiale. Perch no?"
"Le parole di vostra maest sono giustissime: noi ci conformeremo rispettosamente. Ma non vi  matrimonio senza intermediaria. Come dicevano gli antichi: uniti dallo scambio di foglie rosse, legati dal filo rosso del vecchio della luna."
"Seguiremo il vostro suggerimento: la grande precettrice svolger il compito di intermediaria e la capo posto di accettazione dello yang diriger la cerimonia. Ma per incominciare dobbiamo proporre il matrimonio al fratello imperiale: se accetta, gli verr incontro per riceverlo nelle dovute forme."
La precettrice e la capo posto lasciarono la corte per eseguire gli ordini.
Tripitaka e i suoi compagni si trattenevano piacevolmente a tavola nella sala grande del posto di accettazione, quando fu loro annunciato l'arrivo delle due donne: "La grande precettrice di sua maest, accompagnata dalla nostra capo posto."
"Che verr a fare qui la grande precettrice?" chiese Tripitaka.
"Ci porter un invito a corte" sugger Porcellino.
"Vedrete che non sar un invito, ma una proposta matrimoniale" disse Scimmiotto.
"Consapevole del Vuoto" chiese Tripitaka, "che cosa facciamo se ci trattengono e ci vogliono costringere al matrimonio?"
"Maestro, acconsentite e non preoccupatevi del resto: ci penser io" rispose Scimmiotto.
Le due funzionarie entrarono e si inchinarono al reverendo, che rese loro il saluto: "Di quale virt o capacit pu disporre l'umile monaco che sono, per meritare questo onore?"
La reale precettrice si rallegrava dentro di s nel constatare la nobilt e dignit del reverendo. " una fortuna per il nostro paese" diceva tra s. "Quest'uomo  davvero degno di diventare lo sposo della nostra regina."
Dopo i saluti le funzionarie rimasero in piedi, l'una accanto all'altra: "Auguri di felicit, vostra signoria!"
"Io ho lasciato la mia famiglia; da dove mi potrebbe venire questa felicit?"
"Nel nostro regno delle donne dei Liang dell'Ovest non era mai giunto un maschio prima d'ora. Dal momento che ci avete onorato della vostra visita, sono incaricata dalla regina di sollecitare il vostro consenso a un'unione matrimoniale."
"Sono lusingato. Ma l'umile monaco che sono  solo, non ha figli in propria compagnia. Non ho che questi tre discepoli storditi: quale di loro vorreste chiedere in matrimonio?"
"Quando ho annunciato a corte il vostro arrivo" spieg la capo posto, "la nostra regina si  rallegrata e ha narrato che durante la notte aveva fatto un sogno di buon augurio: i paraventi d'oro si coprivano di mille colori e gli specchi di giada diffondevano un'intensa luce. Quando ha saputo che venivate da quel paese di superiore civilt che  il fiorito impero di mezzo, si  detta pronta a cedervi tutte le ricchezze del regno se acconsentite a divenire il suo sposo e a salire sul trono: sarete proclamato l'Unico e lei si accontenter di restare la regina vostra sposa. Ha decretato che la grande precettrice assumesse il ruolo di intermediaria e che io presiedessi alla celebrazione del matrimonio. Ecco l'ambasciata che vi portiamo."
Tripitaka chin il capo e ammutol.
"L'uomo di valore non si lascia sfuggire l'occasione" sentenzi la grande precettrice. "Non  raro che un uomo riceva la proposta di andare a vivere con la famiglia della moglie, ma non  certo comune che la dote sia un intero reame. Dateci senza esitare il vostro consenso, per consentirci di riferire la risposta."
Sembrava che il reverendo avesse perduto la favella. Accanto a lui Porcellino lev imperiosamente il grugno per dichiarare: "Grande precettrice, riferite questo alla vostra regina: il mio maestro  un arhat che coltiva la Via da molto tempo, e non desidera le ricchezze, fossero pure un reame, n la bellezza, per quanto suprema. Rendetegli il passaporto, lasciatelo proseguire per l'Occidente e prendete me. Che ve ne pare?"
La grande precettrice, atterrita, non osava rispondere. Intervenne la capo posto: "Siete un maschio anche voi; ma siete troppo brutto per piacere alla nostra regina."
"Non te ne intendi" replic Porcellino ridendo. "Come dice il proverbio, il salice non ha rami inutili: con i grossi si fanno i vagli, con i sottili le bacchette. La bruttezza non esiste."
"Non dire scemenze" intervenne Scimmiotto. "Il maestro far a modo suo: se  d'accordo lo dica, altrimenti tagli corto. Non facciamo perdere il tempo all'intermediaria."
"Consapevole del Vuoto" rispose Tripitaka, "far come tu dirai."
"Secondo me, dovreste accettare la proposta. Come dicono gli antichi, gli incontri matrimoniali sono guidati da un filo invisibile a mille leghe di distanza. Non trovereste mai pi un'occasione simile."
"Discepolo" obiett Tripitaka "se cupidigia di ricchezze e onori ci trattengono qui, chi andr in cerca delle scritture nel Paradiso dell'Ovest? Non deluderemo cos la speranza che il nostro sovrano, l'imperatore dei Tang, ha riposto in noi?"
"Devo precisare" disse la precettrice reale, "che la volont della regina  chiara: ella mi ha incaricato di proporre il matrimonio a voi solo. Si augura invece che i vostri tre discepoli proseguano il loro viaggio, dopo aver partecipato al banchetto di nozze, ripreso il passaporto e ricevute utili provviste."
"La grande precettrice dice bene" approv Scimmiotto. "Noi non faremo certo obiezioni: siamo ben contenti che il nostro maestro diventi marito della vostra sovrana. Ci restituirete il passaporto e noi ripartiremo per l'Ovest; quando avremo ottenuto le scritture, ripasseremo di qui a salutare padre e madre e a chiedervi un viatico per il ritorno nel paese dei grandi Tang."
"Vi siamo molto grate di averci fatto la cortesia di agevolare la conclusione del patto matrimoniale" dissero inchinandosi le due funzionarie.
"Precettrice, in materia di banchetti non pensate di cavarvela a parole!" protest Porcellino. "Dal momento che siamo d'accordo, dite alla vostra padrona di far servire subito il banchetto per il brindisi del contratto. Che ne dite?"
"Ma certo, faremo subito preparare i festeggiamenti."
Le due donne se ne andarono, molto soddisfatte di s, a riferire alla regina.
Intanto Tripitaka tirava Scimmiotto per la tonaca e brontolava: "Testa pazza di scimmia, tu mi vuoi morto. Come puoi dire queste follie? Mi lascereste qui a sposarmi, mentre voi andreste a vedere il Buddha: non acconsentir mai, dovessi morire!"
"Maestro, rassicuratevi" rispose Scimmiotto. "So come la pensate, ma con questa gente e in questa situazione non abbiamo altra possibilit che di cavarcela con uno stratagemma."
"In che cosa consiste?"
"Se aveste rifiutato, la regina non ci avrebbe restituito il passaporto e avrebbe ostacolato la partenza. Magari si sarebbe davvero incattivita fino a ordinare di tagliarci a strisce e di metterci nei sacchetti per profumare la biancheria. Noi non avremmo potuto restare con le mani in mano: io avrei dovuto ricorrere ai metodi che conosco per abbattere diavoli e creature malefiche. Sapete bene che ho la mano pesante e sono bene armato: se mi ci mettessi, non ci terrei molto a massacrare tutta la popolazione del regno; e, per quanto ci stiano seccando, non si tratta di mostri ma di esseri umani. Potreste fare una scelta simile voi, che siete sempre tanto pieno di compassione e di bont e non volete schiacciare nemmeno le formiche? Sarebbe proprio scegliere il male."
"Consapevole del Vuoto" si inquietava Tripitaka, "parli come un libro stampato. Ma quando la regina mi porter in camera sua, temo che pretender da me i riti che praticano gli sposi. E io come potrei rassegnarmi a disperdere il mio yang primordiale, a rovinare la virt acquisita nella famiglia del Buddha? Se mi lasciassi sfuggire lo sperma della verit, perderei il corpo di adepto della nostra dottrina."
"Dal momento che non avete fatto difficolt e avete acconsentito, la regina seguir di certo l'etichetta di corte e verr ad accogliervi alle porte della citt: voi continuerete a mostrarvi accondiscendente, salirete sulla carrozza di draghi e fenici, entrerete nella sala d'udienza e vi sederete con il viso rivolto a sud. Chiederete alla regina di far recare il sigillo reale e di convocarci per consegnarci il passaporto vistato e firmato. Intanto verr preparato il banchetto di nozze, che per noi sar anche il banchetto di addio. Quando finir voi chiederete di attaccare la carrozza. Direte che, prima di andare con lei, volete accompagnarci alle porte della citt. Poich vi avr sempre visto arrendevole, non nutrir alcun sospetto e acconsentir. Davanti alle porte scenderete dal carro reale e, mentre Sabbioso vi aiuter a montare a cavallo, io paralizzer tutto il seguito con la magia. Non dovremo fare altro che rimetterci sulla nostra strada; quando avremo camminato un giorno e una notte le sveglier, e loro non potranno fare niente di meglio che ritornarsene a casa. Cos non metteremo in pericolo n la loro vita n la vostra integrit. Sfuggire alla trappola con un finto matrimonio: questo potrebbe essere il nome dello stratagemma. Non sarebbe prendere due piccioni con una fava?"
Per Tripitaka fu come il brusco risveglio dal sonno dell'incoscienza. Tutto gli divenne chiaro, ogni inquietudine svan ed egli si profuse in ringraziamenti: "Sono profondamente riconoscente al mio saggio discepolo per avermi fatto partecipe delle sue lungimiranti vedute."
Le due funzionarie ritornarono a corte e si recarono direttamente ai piedi dei gradini di giada bianca per annunciare: "Il sogno di vostra maest era verace: conoscerete senz'altro la gioia del pesce nell'acqua."
A questa notizia la regina fece arrotolare le cortine di perle, scese dal real giaciglio e chiese con la sua voce armoniosa e con un sorriso che rivelava i candidi denti fra le labbra di ciliegia: "Che cosa dice il fratello dell'imperatore della Cina, saggia consigliera?"
"Lo abbiamo incontrato al posto di accettazione e gli abbiamo esposto l'affare nei particolari. Lui sembrava un po'reticente, ma per fortuna il suo primo discepolo lo ha liberalmente esortato ad acconsentire: da parte sua  disposto a cedervi il suo maestro come sposo e re, a condizione che gli rendiate il passaporto e lo lasciate proseguire con i suoi compagni. Quando avranno ottenuto le scritture, si propongono di ritornare a salutare i loro genitori e a chiedere un viatico per il ritorno in Cina."
"E il fratello imperiale che cosa ha detto?" insist sorridendo la regina.
"Non ha detto niente, ed  ben disposto a unirsi con voi. L'unica obiezione l'hanno fatta gli altri due discepoli, ed  che vogliono bere con voi il vino del consenso."
La regina fece ordinare ai servizi competenti di preparare il banchetto e di attaccare la grande carrozza per andare incontro al suo futuro sposo. Le dame di corte eseguirono gli ordini, spazzarono le sale e prepararono le camere. C'era chi predisponeva il banchetto, veloce come il lampo, e chi attaccava la carrozza, svelta come una stella filante. Dovete sapere che il regno dei Liang dell'Ovest, bench fosse un paese di sole donne, spiegava un fasto non inferiore a quello della Cina.

Sei draghi avvolti in volute colorate e doppia fenice portafortuna sostengono la carrozza, che emana delicati effluvi e inebrianti profumi. Le funzionarie si affollano intorno con acconciature coperte di gioielli, fra un crepitare di giade.
Ventagli di piume di anitra mandarina coprono la carrozza, protetta da cortine di perle e di giada. Una gioia senza limiti invade la sacra terrazza, l'onda della felicit monta fino al cielo. Il triplo baldacchino di garza  come un'oscillante volta celeste, gli stendardi multicolori illuminano i gradini reali. Qui dove mai fu scambiata la coppa nuziale, la regina si unir oggi per la prima volta a un uomo.

Quando la grande carrozza, uscita dalle mura, giunse al posto di accettazione dello yang, i viaggiatori ricevettero l'annuncio: " giunta sua maest."
Tripitaka si aggiust l'abito e usc dalla sala con i suoi tre discepoli per presentarsi davanti alla carrozza reale. La regina fece alzare le cortine, discese e chiese quale fosse il fratello dell'imperatore della Cina.
" quello che regge il brucia profumi e indossa un abito lungo" inform la grande precettrice.
Socchiudendo gli occhi di fenice e alzando le sopracciglia di falena, la regina lo scrut con attenzione. Non era certo un tipo comune. Eccolo qua:

Portamento prestante, dignit del volto, denti candidi come argento da cesello, bocca ben tagliata con labbra rosse, sommit del capo piatta, fronte larga e tempie piene, occhi limpidi sotto la linea pura delle sopracciglia, lungo mento.
I lobi delle orecchie recano contrassegni di vera eminenza; dalla testa ai piedi non ha nulla di volgare, un'eleganza sostenuta dall'intelligenza, degno per ogni aspetto della grazia seducente della prima dama del regno dei Liang.

Mentre lo contemplava con delizia e rapimento, la regina si sent dominata da desideri impudichi. Socchiudendo le graziose labbra di ciliegia si rivolse a lui: "Nobile fratello dell'imperatore dei Tang, che cosa aspettate per montare sulla fenice e cavalcare il drago?"
A questa proposta Tripitaka arross fino alle orecchie, troppo imbarazzato per alzare gli occhi. Accanto a lui Porcellino divorava quella donna con gli occhi. La sua bellezza era fragile e delicata:

Sopracciglia di piume di martin pescatore, pelle che ha la dolcezza della giada pi fine, guance di fior di pesco, capelli avvolti in fenice d'oro. L'onda autunnale del suo sguardo vi avvolge nel suo fascino, i germogli primaverili delle sue dita si muovono con grazia. Sulla sua cintura sono i mille colori della seduzione, l'alta capigliatura brilla di perle e di smeraldi. Non parliamo di Wang Zhaojun, per quanto superi la Xi Shi d'altri tempi. A ogni movimento del suo busto di giovane salice tintinnano i ninnoli d'oro, a ciascuno dei suoi passi leggeri si indovinano le sue gambe di giada. Non sembra una donna mortale: non oserebbero paragonarsi con lei n la dea della luna n le fate del nono cielo. Sembra la regina madre dell'Ovest presso lo Stagno di Diaspro.

A sbirciarla negli angolini pi interessanti il bestione si sentiva venire l'acquolina in bocca, il cuore gli batteva come un cerbiatto impazzito, sentiva le gambe molli e i muscoli rigidi, fondeva come neve al fuoco.
La regina si fece avanti, tir Tripitaka per la manica e gli sussurr: "Gentile fratello, sali con me in carrozza e andiamo a unirci nella Sala delle Campanelle d'Oro."
Il reverendo tremava cos forte da reggersi a stento; sembrava istupidito o ubriaco fradicio.
"Su, maestro" gli sibilava Scimmiotto, "non fate tanto il sostenuto, montate in carrozza con lei. Affrettate il visto del passaporto perch possiamo proseguire."
Il reverendo era incapace di rispondere, brancolava e non riusc a trattenere le lacrime. "Non inquietatevi, maestro! Non tiratevi indietro al momento di godere gli onori e le ricchezze che vi toccano."
Tripitaka non aveva scelta. Asciug le lacrime, cerc di darsi un contegno e segu la regina a passetti forzati.

La mano nella mano, presero posto nella vettura reale. La regina, piena di gioia, con il pensiero rivolto a unione e matrimonio; il reverendo, pieno di inquietudine, ha in testa soltanto il Buddha. L'una pensava solo a folleggiare alla luce delle candele fiorite della stanza nuziale; l'altro non aspirava che al Monte degli Avvoltoi. Lei era sincera, lui fingeva. Lei sperava di vivere e invecchiare con lui in armonia condivisa; lui restava deciso a perfezionare solo s stesso. Lei si rallegrava di quell'uomo che desiderava abbracciare; lui temeva ogni specie di bellezza femminile, non vedeva l'ora di fuggire dalla trappola e di riprendere il suo cammino. Mentre salivano sulla carrozza, chi avrebbe detto che il cuore del monaco cinese fosse tanto lontano?

A vedere la coppia, le funzionarie civili e militari sorridevano intenerite. Il corteo si avvi verso la citt. Scimmiotto affid i bagagli a Sabbioso e segu tirando il cavallo bianco per la briglia. Porcellino corse come un pazzo in testa a tutti per arrivare primo alla Torre delle Cinque Fenici.
"Come volete voi!  una bella coppia, ma non si concluder niente! Niente si pu concludere finch non avremo brindato alle nozze" gridava. "Se prima non si trinca, gli sposi non entrano!"
Le funzionarie che reggevano le insegne in testa al corteo, spaventate, si presentarono alla carrozza regia: "Vostra maest, quello con le grandi orecchie si  messo davanti alla Torre delle Cinque Fenici e reclama da bere."
La regina appoggi la sua tenera spalla a quella del reverendo, premette la guancia di pesca contro la sua e socchiuse la bocca profumata per dirgli con voce tenera: "Dolce fratello,  un tuo eminente discepolo quel tipo dal lungo grugno e dalle larghe orecchie?"
" il mio secondo discepolo.  nato con un ventre enorme, pensa solo a mangiare: sar meglio accontentarlo prima di ogni altra cosa."
"Il servizio dei banchetti ha preparato tutto, s o no?" chiese impaziente la regina.
"Certamente, ogni cosa  pronta nel padiglione est. Sono stati preparati un menu con carni e uno vegetariano."
"Perch due menu?"
"Temevamo che il fratello dell'imperatore della Cina e i suoi eminenti discepoli avessero abitudini vegetariane, ma non ne eravamo certe."
La regina si strofin ancora contro il reverendo con mille risatine e gli chiese se fosse vegetariano.
"S" rispose Tripitaka, "ma il vostro umile monaco non pratica ancora l'astensione dal vino di magro: per accontentare il mio secondo discepolo, bisogner vuotarne qualche coppa con lui."
La precettrice reale venne ad annunciare: "Vogliate prendere posto al banchetto nel padiglione est. Questa  la sera di un giorno fasto e pertanto potrete sposare sua signoria nell'ora favorevole. Domani avr inizio la via gialla dell'eclittica, propizia all'ascesa al trono di sua signoria e all'inizio di una nuova era."
La regina si rallegr dell'oroscopo, prese subito il reverendo per mano e scese con lui dalla carrozza reale per varcare la soglia del palazzo.

Risuona dalle torri la musica divina
Mentre la gran carrozza attraversa le corti.
I portali si aprono su interni illuminati
Da vive luci. Salgono le volute d'incenso
Dentro la grande sala, dove emerge dall'ombra
Il ricco paravento ornato di pavoni.
Sono splendori degni di paese sovrano,
Ed altrettanto ricchi gli aerei padiglioni.

Quando giunsero nella sala del banchetto, udirono musiche melodiose di canti e flauti, e furono accolti da due file di fanciulle riccamente abbigliate. Nel mezzo erano disposte due sontuose mostre: a sinistra di piatti vegetariani, a destra di piatti di carne, seguite da due file di tavole. La regina sollev le maniche rivelando le dita sottili, prese a due mani una coppa di giada e si dispose a distribuire gli invitati. Scimmiotto fece notare: "Noi siamo tutti vegetariani, maestro e discepoli. Converr invitare prima il nostro maestro a prender posto a sinistra; e noi, come discepoli, dovremmo sedere nei tavoli successivi."
"Perfetto!" approv la grande precettrice. "Il rapporto fra maestro e discepolo  come quello fra padre e figlio; perci non devono sedere accanto." Le dame si affrettarono a ridistribuire convenientemente le seggiole. Mentre assegnava i posti, la regina offriva a ciascuno un boccale. Scimmiotto fece segno a Tripitaka che doveva rendere la cortesia. Egli fece dunque accomodare la regina per porgerle una coppa di giada. Le funzionarie civili e militari ringraziarono la sovrana della grazia che ricevevano, prima di prender posto secondo il loro rango. Poi la musica tacque e incominciarono i brindisi.
Porcellino pensava solo a riempirsi la pancia, senza curarsi d'altro. Che si trattasse di riso grano di giada, di focacce al vapore, di dolci ricoperti di zucchero, di funghi neri, porcini, germogli di bamb, orecchiette, cavolfiori, gelatine, rape, colocasia, patate o zafferano: tutto quanto veniva rumorosamente ingoiato. Dopo aver vuotato sei o sette coppe per sciacquarsi la bocca, si mise a gridare: " ora di incominciare a bere. Datemi da bere! Portatemi un bel boccalone, che lo vuoti due o tre volte prima che ciascuno se ne vada per gli affari suoi."
"Tu lo lasceresti, questo bel festino, per andare per l'affare tuo?" gli chiese Sabbioso.
"Come dicevano gli antichi" rispose ridendo il bestione, "l'arco all'arcaio, la freccia al frecciaio. Quelli che si sposano vanno a letto e quelli che cercano scritture vanno per strada, senza compromettere la loro missione per qualche bicchiere di troppo. Sar meglio che ci restituiscano subito il nostro passaporto.  il caso di dirlo: finch il capo  dritto e tosto, ognun tiene il proprio posto."
La regina, che li sentiva, fece portare grandi coppe. Le funzionarie del servizio privato si affrettarono a presentare dei nappi a foggia di pappagallo, dei calici a forma di cormorano, boccali d'oro, tazze d'argento, coppe di vetro, caraffe d'ambra, grandi ciotole di cristallo e altre pi piccole dette di Penglai. Tutti questi recipienti furono riempiti di densi liquidi e aromatici, e ciascuno ne ebbe la sua parte.
Poi Tripitaka si alz, si inchin giungendo le mani e disse alla regina: "Vi siamo molto grati, vostra maest, di questo sontuoso festino. Abbiamo molto bevuto. Ora vi prego di riprendere le vostre funzioni per vistare il passaporto dei miei discepoli, in modo da permettermi di accompagnarli tutti e tre fuori della citt senza altro indugio."
La regina acconsent, prese il reverendo per mano e, dopo avere congedato i convitati, sal alla sala di udienza. Voleva cedere il trono a Tripitaka, ma egli protest: "No, non  opportuno. Come ha detto la grande precettrice, solo domani entreremo nella via gialla. L'umile monaco che sono non si pu permettere di montare prematuramente sul trono per proclamarsi l'Unico. Oggi tocca a voi apporre il vostro sigillo sul passaporto per congedare i miei discepoli."
La regina prese quindi posto sul giaciglio del drago, dopo aver fatto collocare a sinistra una poltrona dorata su cui invit il monaco a sedersi. I discepoli furono convocati per procedere all'esame del documento. Il grande santo chiese a Sabbioso di prenderlo dalla sacca e lo present rispettosamente reggendolo con le due mani. La regina lo lesse attentamente: in alto si vedevano i nove preziosi sigilli dell'imperatore dei grandi Tang, e sotto quelli del paese degli Elefanti Sacri, del regno del Gallo Nero e di quello di Carrolento.
"Dunque vi chiamate Chen, caro fratello!" esclam la regina con una graziosa risatina quando ebbe finito di leggere.
"Chen era il mio nome laico di famiglia; in religione mi chiamo Xuanzang. Mi chiamano anche Tang, perch il sovrano dei Tang mi ha concesso l'insigne favore di considerarmi suo fratello minore."
"Perch i nomi dei vostri eminenti discepoli non figurano su questo documento?"
"I miei tre stupidi discepoli non appartengono alla corte dei Tang."
"E se non vi appartengono, come hanno acconsentito a seguirvi?"
"Il pi anziano viene dal paese di Aolai, nel continente orientale; il secondo da un villaggio tibetano del continente dell'Ovest e l'ultimo dal Fiume delle Sabbie Mobili. Tutti e tre hanno commesso crimini e trasgredito i regolamenti celesti; la pusa Guanyin dei mari del Sud li ha liberati dalle pene che erano state loro inflitte e li ha convertiti e riportati al bene. Hanno acconsentito a fornire la mia protezione nella ricerca delle scritture nel Paradiso dell'Ovest, per acquisire meriti che riscattino le loro colpe. Il loro nome non  scritto sul passaporto, perch tutti e tre sono divenuti miei discepoli dopo la partenza, nel corso del viaggio."
"Aggiunger i loro nomi, volete?"
"Sia fatta la volont di vostra maest."
La regina fece portare scrittoio e pennello, strofin l'inchiostro sulla pietra sino a formarne uno strato spesso e odoroso, vi intinse le setole del pennello finch ne furono ben intrise e aggiunse in fondo al foglio i nomi di Scimmiotto Consapevole del Vuoto, Porcellino Consapevole delle Proprie Capacit e Sabbioso Consapevole della Purezza. Poi prese il sigillo reale e lo impresse con cura, aggiunse la sua firma e fece riconsegnare il passaporto a Scimmiotto. Questi a sua volta lo diede a Sabbioso da riporre.
La regina fece quindi portare un vassoio di pezzi d'oro e d'argento, scese dal trono e li offr a Scimmiotto: "Questi vi aiuteranno a sostenere le spese di viaggio, perch possiate giungere al pi presto nel Paradiso dell'Ovest. Quando sarete di ritorno, vi dimostrer la mia gratitudine con maggiore generosit."
"Siamo monaci" protest il Novizio, "e non possiamo accettare n oro n argento. Dobbiamo mendicare il nostro cibo lungo il cammino."
Vedendoli fermi nel rifiuto, la regina fece portare dieci rotoli di broccato: "Avete tanta fretta" disse al Novizio, "che manca il tempo di farvi confezionare degli abiti. Prendeteli per provvedere lungo il cammino, in modo da proteggervi dal freddo."
"Un monaco non veste di broccato; per coprirci bastano le nostre tonache di tela."
Dopo aver constatato che non accettavano nemmeno la seta, la regina fece portare tre litri di riso: "In mancanza di meglio, ne farete un pasto lungo il cammino."
Alla vista del riso, Porcellino salt su e lo infil immediatamente nel suo sacco.
"Fratellino, i bagagli erano gi tanto pesanti: dove troverai la forza per portarli?" motteggi Scimmiotto.
"Tu non te ne intendi" rispose ridendo Porcellino. "Il riso va consumato fresco: domani non ne rester un solo chicco." Poi giunse le mani per ringraziare.
"Mi posso permettere di importunare vostra maest, pregandola di voler venire con me ad accompagnarli fuori dalla citt?" propose Tripitaka. "Mi occorrer giusto il tempo per fare le ultime raccomandazioni per il seguito del viaggio, e ritorner a condividere per sempre la vostra gloria. Per godere liberamente del piacere delle fenici allacciate, bisogna prima sbarazzarsi da queste preoccupazioni."
La regina non sospett l'inganno e ordin di preparare la carrozza reale, su cui sal appoggiandosi a Tripitaka. Attraversarono dunque la citt: dappertutto lungo le strade si riempivano le coppe d'acqua pura e i brucia profumi dell'incenso pi fine. Si gioiva tanto del passaggio della regina, quanto di questa inaudita presenza maschile. Giovani e vecchie si erano pettinate, truccate e incipriate per l'occasione. Presto il corteo giunse fuori dalla porta occidentale.
Scimmiotto, Porcellino e Sabbioso, tutti insieme, si aggiustarono i vestiti, si recarono accanto alla carrozza e gridarono forte: "Che la regina non si dia pena di accompagnarci oltre. Noi ci congediamo qui."
Il reverendo discese dal veicolo, giunse le mani e disse alla sovrana: "Ritornate, signora, e vogliate lasciar proseguire nella ricerca delle scritture l'umile monaco che sono."
La regina impallid e si aggrapp al monaco: "Caro fratello, per avervi come sposo ho acconsentito a darvi tutto il mio regno. Domani salirete al trono e sarete proclamato re. Ho accettato di essere la vostra sposa, abbiamo celebrato il banchetto di nozze: ora non potete cambiare idea!"
Porcellino usc dai gangheri; torcendo il grugno da tutte le parti e sbattendo le orecchie all'impazzata, corse alla carrozza gridando: "Noi monaci dovremmo sposare uno scheletro incipriato come te? Lascia andare il mio maestro!"
La povera regina, sotto l'urto brutale di quest'ultima aggressione, sent le sue anime abbandonarla e svenne dentro la carrozza. Sabbioso liber Tripitaka dalla folla e lo aiut a montare in sella. Ma proprio allora si vide ergersi sul ciglio della strada una figura di donna, che gridava: "Dove vai, fratello dell'imperatore dei Tang? Vieni a divertirti con me al gioco del vento e della luna!"
"Furfante, sporcacciona!" url Sabbioso, e brand il suo bastone per assestarglielo sulla testa. Ma la donna sollev un turbine di vento che si port via il monaco cinese senza lasciarne traccia. Ahim,  il caso di dirlo:

Sfuggire ad una trappola, almeno dilettevole,
Per diventare vittima di un'orca spaventevole!

Se non sapete, in fin dei conti, se la donna fosse umana o malefica, n se il maestro ci lasci o meno la pelle, ascoltate il prossimo capitolo.

CAPITOLO 55
LO SCORPIONE INNAMORATO

IN CUI LA PERVERSA DISSOLUTEZZA CARNALE CERCA DI APPROFITTARE DI TRIPITAKA, MA LA SUA GIUSTA E SERENA NATURA PRESERVA L'INTEGRIT DEL SUO CORPO.


Come ci ha narrato il racconto, Scimmiotto e Porcellino, mentre si apprestavano a ricorrere alla magia per immobilizzare le dame di corte, udirono all'improvviso il mugghiare del vento e il grido di Sabbioso. Volsero la testa, e il monaco cinese era scomparso.
"Chi lo ha portato via?" chiese il Novizio.
"Una donna ha sollevato il colpo il vento e ha rapito il maestro" rispose Sabbioso.
Scimmiotto balz sulle nuvole e scrut nelle quattro direzioni facendosi solecchio con la mano: verso nord ovest vide un turbine di polvere che si allontanava.
"Fratelli!" grid subito. "Venite su, inseguiamoli!"
Porcellino e Sabbioso gettarono precipitosamente i bagagli sul dorso del cavallo e tutti insieme con un sibilo salirono in cielo.
La dame del regno dei Liang dell'Ovest, sbigottite, caddero in ginocchio nella polvere: "Sono arhat che salgono in cielo in pieno giorno: vostra maest ha visto con i suoi occhi. Quel fratello imperiale dev'essere un monaco della Meditazione che ha conseguito il Tao: i nostri occhi terrestri non hanno saputo riconoscerlo, e l'hanno scambiato per un bell'uomo qualunque del paese di mezzo. Ci siamo sbagliate, le nostre speranze non avevano fondamento. Vogliate risalire in carrozza; sar meglio che ritorniamo a casa."
E la regina, piena di vergogna, se ne torn nella sua citt, dove noi la lasceremo.
Intanto Scimmiotto e i suoi compagni inseguivano il turbine; lo videro giungere a un'alta montagna, dove il vento cess e la polvere ricadde. Non avevano individuato il preciso rifugio dell'essere malefico e perci, scesi dalle nuvole, si diedero a perlustrare i dintorni. In breve notarono sul pendio una grande roccia di granito che rifletteva il sole al tramonto e aveva la forma di un grande paravento; la aggirarono, tenendo il cavallo alla briglia, e scoprirono che nascondeva una porta a due battenti su cui erano scritti sei grandi caratteri:

MONTAGNA DEL NEMICO MORTALE - GROTTA DEL PI PA

Porcellino corse avanti, da quello sventato che era, per sfondare i battenti a colpi di rastrello; ma Scimmiotto lo trattenne in tempo: "Calma, fratellino. Abbiamo seguito il turbine in questa zona e abbiamo scoperto questa porta, ma non siamo sicuri che ci sia un nesso fra le due cose. Se sfondassimo la porta sbagliata, non ne caveremmo che grane. Prima di metterci all'opera, converr che voi ritorniate con il cavallo al di l dello schermo di pietra e aspettiate che io raccolga informazioni."
"Giusto!" esclam Sabbioso. " quello che si dice pestar duro con finezza, affrettarsi con comodo."
I due ritornarono indietro con il cavallo. Scimmiotto fece un passo magico, recit un incantesimo e con una scossa si trasform in un'ape. Eccola:

Ali sottili che il vento scompiglia,
Livrea splendente, una tromba curiosa
Ed indiscreta, polline sul dorso,
Un aculeo aggressivo e velenoso.
Costa lavoro fabbricare miele!
Vola e torna, modesta e infaticabile.
Ma quest'ape ha un suo piano di battaglia,
Mentre vola danzando verso l'uscio.

Scimmiotto si insinu attraverso una fenditura del battente, super anche la porta interna e vide il mostro femmina seduto sotto un chiosco fiorito e circondato da servette in abiti ricamati a vivaci colori, pettinate con i capelli in due crocchie. Tutte cianciavano allegre di chiss che cosa. Scimmiotto si pos discreto sullo stipite della porta, donde poteva ascoltare a suo agio, e vide giungere due ragazze con i capelli in disordine, raccolti evidentemente in fretta e furia. Ciascuna portava un piatto caldo di panini cotti al vapore: "Signora, questi sono farciti di carne umana, e quest'altri di formaggio di soia."
"Ragazze, accompagnate qui il fratello imperiale" disse sorridendo l'orchessa.
Varie servette si diressero verso il fondo e ne ritornarono sostenendo il monaco cinese. Il maestro aveva il volto cereo, le labbra pallide e gli occhi rossi gonfi di lacrime. "Santo cielo, me lo avr avvelenato" sospir Scimmiotto.
L'orchessa gli and incontro e lo prese per un braccio, scoprendo le sue dita fini come cipolline primaverili: "Rinfrancatevi. Qui non possiamo offrirvi il lusso e la ricchezza del palazzo della regina dei Liang, ma troverete tutta la quiete necessaria per pregare il Buddha e leggere i sutra. Con la mia compagnia, avrete cent'anni garantiti di vita armoniosa."
Tripitaka taceva.
"Smettete di tormentarvi" riprese l'orchessa. "So che al banchetto della regina non avete bevuto n mangiato, ma ora dovete rimettervi in forze. Scegliete fra questi piatti quello che preferite: uno  vegetariano, l'altro non lo ."
Tripitaka era irresoluto: "Devo tacere e rifiutare di mangiare? Ma questa non  la regina, che se non altro era una persona di buone maniere; questa  un'orchessa, a cui potrebbe saltare il ticchio di ammazzarmi. Che fare? I miei discepoli non sanno neppure in che mani sono caduto. Se mi uccide, non avr sprecato la mia vita per niente?" Per quanto si arrovellasse, non vide altra soluzione che raccogliere tutto il suo coraggio e aprir bocca: "Di che cosa sono imbottiti?"
"I panini vegetariani sono imbottiti di soia, gli altri di carne umana."
"Il vostro povero monaco preferisce il piatto vegetariano."
"Ragazze" disse l'orchessa sorridendo, "portate del t caldo e servite a monsignore i panini di magro."
Una delle servette pose rispettosamente davanti al reverendo una tazza di t profumato. L'orchessa ruppe un panino e glielo porse. Lui rese la cortesia offrendole un panino non vegetariano, ma senza spezzarlo. La sua ospite si mise a ridere: "Perch non lo spezzate, fratello imperiale?"
"Come monaco, non oso spezzare un pane che contiene carne."
"Quando vi davate da fare nel Fiume della Maternit eravate meno scrupoloso. E io ho pur tastato il colaticcio di soia che mangiate voi."
"Va nel fiume acqua lustrale" rispose Tripitaka; "e la soia non fa male."(3)
A sentire la piega che stava prendendo la conversazione, Scimmiotto temette che il maestro finisse per mettere in pericolo la sua vera natura. Perci riprese la propria forma, brand la sua sbarra e tuon: "Bestia immonda, un po'di contegno!"
Come lo vide l'orchessa sput un pennacchio di fumo che riemp tutto il chiosco e ordin alle ragazze di portar via Tripitaka. Afferr quindi un tridente d'acciaio e lo aggred urlando: "Scimmia svergognata! Ti infili in casa mia a fare il guardone. Ora sta fermo e prenditi una bella forchettata dalla tua vecchia mamma!"
Il grande santo par il colpo e combatt arretrando, in modo da attirarla all'aperto. Porcellino e Sabbioso aspettavano davanti allo schermo di pietra. Quando vide che lo scontro era incominciato, Porcellino pass la briglia al compagno e gli disse: "Sabbioso, sorveglia bagagli e cavallo, che io vado a dare una mano."
Il bravo bestione alz il rastrello a due mani e part alla carica gridando: "Fatti in l, fratello; fammi picchiare questa puttanona."
La quale, alla vista del nuovo avversario, ricorse a un trucco: gett un grido, lanci fumo dalla bocca e fuoco dalle narici, e venne avanti roteando il suo tridente con una tale velocit che non si capiva quante mani avesse. Gli assalti di Scimmiotto e di Porcellino si arrestarono davanti a quel visibilio di colpi di punta e di taglio.
"Sei un bell'imbranato, Consapevole del Vuoto" gridava l'orchessa. "Io so chi sei, ma tu non mi conosci. Non lo sai che mi teme anche il tuo Buddha del Monastero del Colpo di Tuono? Poveri meschini, che cosa credete di fare? Fatevi sotto, che riceverete una batosta come si deve!"
Fu uno scontro memorabile:

La forza dell'orchessa si contrappone alla collera di Scimmiotto. L'Ammiraglio dei Canneti Celesti, avido di gloria, mostra le sua capacit con il rastrello. Lei fa fuoco e fiamme, e rotea il tridente con molte mani; gli avversari balzano nelle nuvole veloci e potenti.
Tutto ci perch l'orchessa cerca un compagno, mentre il monaco non acconsente a cederle la sua essenza primaria.  la lotta senza quartiere dello yin e dello yang mal assortiti. Lo yin, nutrito nella quiete e nel buio, si agita perch aspira alla gloria; invece lo yang aspira alla quiete, evita i desideri e si mantiene puro. Fra i due non c' concordia; il tridente gioca il tutto per tutto contro il rastrello e la sbarra. Il rastrello  potente e la sbarra ancor pi, ma il tridente d'acciaio della donna rende dente per dente. Nessuno vuol cedere sul Monte del Nemico Mortale, non si d quartiere nella Grotta del Pi Pa! Lei si rallegra di aver trovato un compagno nel monaco cinese, ma loro sono ben decisi a ricondurre il reverendo alla ricerca dei veri sutra. Una battaglia che muove cielo e terra, oscura gli astri di giorno e di notte, fa tremare le stelle.

Lo scontro a tre prosegu per un bel pezzo senza vinti n vincitori, finch la creatura ricorse al colpo segreto del dardo che rovescia il cavallo: diede un balzo e colp Scimmiotto sotto la pelle del cranio, senza che lui se ne rendesse conto.
"Ahi!" url il ferito; e l'insopportabile dolore lo costrinse a rompere il contatto e a fuggire. Porcellino vide che le cose si mettevano male e batt in ritirata anche lui, trascinandosi dietro il rastrello. L'orchessa vittoriosa ripose il suo tridente.
Scimmiotto si stringeva la testa fra le mani, con la fronte aggrottata e il viso deformato dal dolore. Gemeva: "Che male tremendo!"
Porcellino gli chiese: "Fratello, che cosa ti  successo per tirarti indietro nel bel mezzo del tafferuglio?"
"Sapessi che male mi fa" diceva Scimmiotto stringendosi la testa.
" un attacco di emicrania?"
"Nemmeno per sogno."
"Ma non sei ferito. Da dove viene, il tuo mal di testa?"
"Non ne posso pi!" gemeva Scimmiotto. "Quando si  vista in difficolt con il tridente ha fatto un balzo e mi ha punto la testa, non so come. E mi ha provocato un dolore tale che mi sono dovuto ritirare."
"Altre volte ti sei vantato della tua zucca dura trasmutata" osserv ridendo Porcellino. "Come mai questa volta non sai resistere a una punzecchiatura?"
"La mia testa  stata trasmutata davvero; e quando in cielo volevano decapitarmi, ce la misero tutta, con sciabola, ascia, mazza, spada; poi Laozi mi mise a cuocere in forno per quarantanove giorni, e io ne uscii senza fare una piega. Mi chiedo che cos'abbia fatto quella donna alla mia testa."
"Togli la mano, fammi vedere. Non c' niente di rotto?"
"Non mi pare."
"Torno gi nel regno dei Liang a procurarmi qualche pomata lenitiva."
"A che servono le pomate? Non ho gonfiori n tagli."
"Fratello" replic Porcellino sghignazzando, "me la cavavo meglio io quand'ero incinto. A me si gonfiava la pancia, a te si gonfia la testa; forse perch tu sei pi intelligente."
"Non  il caso di scherzare" intervenne Sabbioso. "Nostro fratello  ferito alla testa, non sappiamo nemmeno se il maestro  ancora vivo e sta scendendo la notte. Che facciamo?"
"Il maestro non ha niente" rifer Scimmiotto. "Mi ero trasformato in ape e ho trovato la donna seduta in un chiosco fiorito. Due servette hanno portato dei panini al vapore, altre hanno accompagnato il maestro perch mangiasse qualcosa e si rassicurasse. Lei gli ha fatto una dichiarazione. Prima il maestro non rispondeva e non toccava il cibo, poi ha aperto bocca per dire che preferiva i panini vegetariani. Pu darsi che le belle parole incominciassero a far breccia. La donna ha spezzato un panino imbottito di soia e glielo ha offerto, e il maestro di rimando ne ha offerto a lei uno di carne. 'Perch non lo spezzate?'ha chiesto lei. Lui ha risposto che, come monaco, non osava spezzare pane non vegetariano. Lei ha ribattuto che si era pur dato da fare con le acque del Fiume della Maternit, ma il maestro non ha capito il doppio senso e le ha risposto con degli adagi. Mi  parso che corresse il rischio di farsi infinocchiare e, per interromperli, ho ripreso la mia forma e ho attaccato. Il maestro  stato portato nelle stanze interne. Il resto lo avete visto."
Sabbioso si mordeva le dita e commentava: "Non so come, ma quella sudiciona doveva seguirci da un pezzo, perch sa tutto quello che ci  capitato."
"E allora" disse Porcellino, "non  il caso che ce ne stiamo con le mani in mano. Bisogna andare alla sua porta e provocarla a combattere; giorno e notte bisogna urlare e picchiare, per tenerla occupata e impedirle di farsi il nostro maestro."
"Per conto mio ho troppo mal di testa" rispose Scimmiotto. "Mi dispiace, ma non posso."
"Non  necessario tenerla sotto pressione" assicur Sabbioso. "Da un lato nostro fratello ha mal di testa, d'altro lato il maestro  un vero monaco e non si far certo sedurre dalle vanit del sesso. Sar meglio che ci troviamo un cantuccio riparato dal vento e che ricuperiamo le forze. Quando si far giorno discuteremo sul da farsi."
I tre condiscepoli legarono il cavallo bianco, scaricarono i bagagli e si stesero a dormire.
Intanto l'orchessa raccomand alle servette di chiudere e vigilare bene le porte: due di loro dovevano dare l'allarme al minimo rumore sospetto. Poi prese un'aria mondana e ordin: "Ragazze, preparate la mia camera da letto, accendete le candele e riempite d'incenso il brucia profumi. Poi portatemi il monaco cinese: voglio darmi bel tempo con lui."
Quando le portarono il reverendo, l'orchessa assunse un'aria seducente, lo prese per mano e gli disse: "Conoscerai il detto: in confronto al piacere pi bello, l'oro non vale un ravanello. Divertiamoci da marito e moglie."
Il reverendo stringeva i denti. Avrebbe voluto scappar via, ma temeva di spingerla al delitto e si rassegn a seguirla in camera tutto tremebondo. Stava muto e inebetito, incapace di alzare gli occhi, cieco agli arredi, ai begli oggetti e alle comodit. Le proposte impudiche di quella creatura non le sentiva nemmeno. Che bravo monaco!

Non vedevano gli occhi quanto il male  attraente,
Le orecchie non udivano le parole lascive.
Oro, perle, broccati, il viso che lusinga
Per lui son spazzatura. La sua sola passione
Nella vita  votarsi alla meditazione.
Mai non lasci il suo Buddha; come potr apprezzare
Pelle liscia di giada e profumo di donna,
Lui capace soltanto di coltivar s stesso?
Se lei, piena di vita, da mille desideri
Viene agitata, lui se ne sta tetro e inerte.
Lei tutta tenerezze, lui solo stoppa e ceneri.
Lei sul letto nuziale si offre lascivamente,
E lui guarda il soffitto, serrando la sua tonaca.
Lei, petto contro petto, vuole allacciar le cosce
Come fenici in estasi; lui sente il desiderio
Di restar faccia al muro dentro una buia cella
E sfidar Bodhidharma nell'immobilit.

La donna si spoglia per far apprezzare la sua pelle dolce e profumata; il monaco cinese si copre meglio, per nascondere le sue rozze carni.
"Guarda quanto posto c' sul guanciale e sotto le lenzuola. Perch non ti vieni a coricare?" chiede l'orchessa.
"Il mio cranio  tonsurato, vesto l'abito monastico: non posso tenerti compagnia" risponde il monaco cinese.
"Sono pronta a fare come fece nell'antichit Liu Cuicui" dice lei.
"Il povero monaco che sono non  l'crya Chiar di Luna" risponde lui.
"Sono pi bella di Xi Shi" replica l'orchessa.
"La conseguenza fu che il re di Wu mor e fu sepolto" dice il monaco cinese.
"Ricordi" dice lei, "i versi:
Meglio morir tra i fiori
Che in qualsiasi altro luogo,
Ed essere un fantasma
Col gusto della vita."
"Il mio autentico yang non  tesoro che io possa sprecare per te, scheletro imbellettato."

Continuarono queste schermaglie fino a notte avanzata, ma Tripitaka non dava segno di cedere. Per quanto l'orchessa tirasse e spingesse con ogni impegno, non c'era verso di smuovere il reverendo dal suo rifiuto. A mezzanotte lei perse la pazienza e grid: "Ragazze, portatemi le corde."
Lo leg come un salame e lo fece appendere sotto la tettoia. Poi si spensero le luci, ciascuno si coric e il resto della notte trascorse tranquillo.
Il gallo aveva gi cantato tre volte, ma nella grotta non lo avevano sentito. Fuori sulla montagna, Scimmiotto si stir dicendo: "La testa mi ha fatto male per un pezzo, ma ora  rimasto soltanto un po'di prurito."
"Per far passare il prurito servirebbe un'altra puntura. Che ne dici?" sogghign Porcellino.
"Sei il solito maligno codardo" brontol Scimmiotto sputando.
"Codardo?" rise Porcellino. "Sar il maestro che si sar rotto la coda."
"Basta con i litigi" esort Sabbioso. " giorno: non perdiamo tempo e andiamo a catturare la creatura malefica."
"Resta dove sei, fratello" disse Scimmiotto, "e occupati del cavallo. Andremo noi."
Il bestione raccolse le energie, si strinse alla vita la tunica di cotone nero e segu il Novizio. Con le armi in pugno balzarono sulla rupe e giunsero in breve davanti allo schermo di pietra.
"Aspettami qui" disse Scimmiotto. "L'orchessa questa notte avr teso le sue insidie al maestro, e sar bene che ci informiamo dell'esito. Se ha vinto, lui ha perduto il suo yang primordiale e la sua virt  distrutta: in questo caso sarebbe inutile continuare il viaggio. Se invece lui ha respinto l'attacco, bisogner che continui a resistere finch riusciremo ad ammazzare l'essere malefico."
"L'alternativa non esiste" sogghign Porcellino. "Dice il proverbio: il pesce secco non  cuscino per il gatto. Comunque siano andate le cose,  impossibile che lei non abbia potuto arraffare nemmeno un bocconcino."
"Smetti di malignare! Vediamo piuttosto come sono andate le cose."
Il grande santo scomparve dietro lo schermo di pietra e torn a trasformarsi in ape, vol dentro la porta e vide le due servette che dormivano con la testa appoggiata sulle loro raganelle da guardiano notturno, come se fossero guanciali. Fece una ricognizione nel chiosco fiorito: tutte le servette, che avevano fatto chiasso fino a mezzanotte, dormivano ancora una accanto all'altra e non si rendevano conto che era gi giorno chiaro. Scimmiotto vol verso le stanze interne e ud la voce di Tripitaka: lo trov legato e appeso sotto la tettoia. Gli si pos sulla testa e chiam piano: "Maestro!"
"Sei tu, Consapevole del Vuoto?" rispose il maestro riconoscendo la voce. "Tirami fuori da qui, salvami la vita!"
"Tutto bene, la notte passata?"
"Piuttosto morire che commettere cose simili" sibil Tripitaka serrando i denti.
"Ieri mi pareva tenera e affettuosa con voi. Perch ora vi tratta cos?"
"Mi ha perseguitato per met della notte, senza che io slacciassi la cintura o mi accostassi a lei. Quando ha visto che non ero disposto a sottomettermi, mi ha fatto legare in questo modo. Ti supplico, liberami; dobbiamo ripartire per la nostra ricerca."
Il rumore della conversazione svegli l'orchessa che, per quanto crudele, non poteva risolversi a rinunciare al monaco. Emergendo dal sonno aveva udito solo le ultime parole: 'per la nostra ricerca'. Balz gi dal letto e chiese: "Quale ricerca ti induce a rifiutare la felicit coniugale?"
Scimmiotto, allarmato, vol subito via e usc all'aperto, dove riprese il proprio aspetto e chiam Porcellino. Il bestione gir intorno allo schermo roccioso e chiese: "Allora, l'ha sverginato o no?"
"Non ancora" rispose ridendo Scimmiotto. "Lo ha stuzzicato ben bene ma poi, visto che non ci stava, lo ha legato e appeso a un chiodo."
"Che dice il maestro?"
"Dice che non ha slacciato la cintura e non si  accostato. Mentre mi raccontava queste cose, l'orchessa si  svegliata e io sono filato via."
"Bene:  ancora un vero bonzo. Dunque andiamolo a salvare."
Il bestione, irruente come sempre, non aspett altro, lev il rastrello e lo abbatt sulla porta con tutte le sue forze: i battenti volarono in mille pezzi con un terribile schianto. Le ragazze che dormivano sulle loro raganelle, risvegliate di soprassalto, corsero verso la porta interna urlando: "Fateci entrare! Quei bruti hanno sfondato la porta!"
L'orchessa usc dalla sua camera, mentre quattro o cinque servette correvano da lei: "Signora, quei due orribili omaccioni hanno demolito la porta d'ingresso."
"Ragazze" rispose la creatura, "preparate l'acqua del mio bagno e portate il fratello imperiale, legato com', nella stanza sul retro. Aspettate che faccia piazza pulita di quei fannulloni."
Brava orchessa! Usc brandendo il suo tridente e gridando: "Scimmia maledetta! Porco maiale! Brutti maleducati! Come vi permettete di sfondarmi l'uscio?"
"Puttanaccia bisunta!" grid di rimando Porcellino. "Ti permetti di lamentarti dopo aver trattato in quel modo il nostro maestro? Tu che l'hai intrappolato con l'intenzione di farne il tuo scaldapiedi! Restituiscilo prima che sia troppo tardi! Provati a dire di no, e spiano te con tutta la tua montagna."
Senza altri scambi di vedute l'orchessa raccolse le forze e, con lo stesso procedimento del giorno prima, incominci a buttare fumo e fiamme. Alz il tridente per colpire Porcellino, che schiv e le rispose con un colpo di rastrello, mentre Scimmiotto lo appoggiava con la sua sbarra. La creatura parava magicamente i colpi da tutte le parti e sembrava dotata di un numero incredibile di mani. Dopo quattro o cinque scontri, fu Porcellino a ricevere una puntura al labbro. Con quale arma? Mistero. Il bestione cerc scampo nella fuga, mordendosi la parte ferita e trascinandosi dietro il rastrello, con i segni del pi vivo dolore. Scimmiotto, preoccupato, fece una finta con il randello e si disimpegn a sua volta. L'orchessa torn indietro in trionfo e ordin alle ragazze di disporre pietre per bloccare l'ingresso.
Sabbioso faceva pascolare il cavallo sul declivio, quando ud singhiozzi e piagnucolii, e vide arrivare Porcellino che gemeva e si copriva la bocca con le mani.
"Che cosa ti  capitato?"
" spaventoso, mai sentito un dolore simile."
Ed ecco sopraggiungere Scimmiotto: "Bravo bestione!" sogghign. "Ieri ti divertiva la mia bozza sulla testa, ma oggi sei tu che ti sei preso una bella peste sulle labbra."
"Non ce la faccio pi!" ansimava Porcellino. " un dolore insopportabile."
Mentre i tre si trovavano nei guai, si vide comparire una vecchina che reggeva in mano un paniere verde di bamb.
"Fratello" sugger Sabbioso, "guarda quella vecchia: le potremmo chiedere informazioni su questa creatura, chi  e come fa a colpire in questo strano modo."
"Resta qui, la interrogo io" disse Scimmiotto. Ma osservandola attentamente not l'aureola di nubi sopra il suo capo e l'alone profumato che la circondava.
"Fratelli!" grid il Novizio quando la riconobbe. "Che cosa aspettate? Venite a prosternarvi:  la nostra pusa!"
Porcellino, malgrado il dolore, si gett in ginocchio; Sabbioso si inchin tenendo il cavallo per le briglie e Scimmiotto si inginocchi anche lui a mani giunte: "Salve, efficientissima pusa Guanyin, sempre misericordiosa e compassionevole!"
Dal momento che l'avevano riconosciuta, Guanyin mont sulle nuvole e a mezz'altezza riprese la sua forma, quella con il paniere dei pesci. Il Novizio la raggiunse per aria e dichiar rispettosamente: "Scusate i vostri discepoli se non sono venuti ad accogliervi. Eravamo impegnati nei nostri sforzi per togliere il maestro dai guai e non sapevamo che ci avreste fatto l'onore di una visita. Speriamo ardentemente che ci aiuterete nella prova a cui ci sottopone questa diavolessa, che non  facile da maneggiare."
"Anzi,  un mostro dei pi temibili" rispose Guanyin. "Il suo tridente  fatto di due pinze che fin dalla nascita formano le sue zampe anteriori. Sulla coda ha un pungiglione ricurvo che infligge punture dolorose e si chiama dardo che rovescia il cavallo. Si tratta di uno spirito scorpione che ha sentito predicare il Buddha nel Monastero del Colpo di Tuono; il Beato la respinse con la mano, e lei lo punse al pollice. Anche lui ne ebbe un dolore intollerabile e la fece arrestare dai guardiani portatori di folgore. Poi fu liberata e venne qui. Ma non chiedete aiuto a me per salvare il vostro maestro, rivolgetevi a qualcun'altro: io non sopporto le punture degli scorpioni."
"Ditemi allora a chi mi devo rivolgere" chiese Scimmiotto, "in modo che possa chiedere il suo intervento."
"Va alla porta est del Cielo e sollecita il preposto alla costellazione delle Pleiadi, che risiede nel Palazzo della Chiarit: con il suo aiuto potrai sconfiggerla."
E si trasform in un raggio luminoso che dardeggi verso i mari del Sud.
Scimmiotto discese a informare Porcellino e Sabbioso: "Rassicuratevi fratelli; una costellazione ci aiuter a salvare il maestro."
"Di quale costellazione si tratta?" chiese Sabbioso.
"La pusa dice di rivolgersi alle Pleiadi. Aspettatemi qui, vado e torno."
"Fratello" fece Porcellino torcendo la bocca dolorante, "chiedi anche un farmaco per calmare il male."
"Non occorrono farmaci; ti passer durante la notte, come  accaduto a me."
"Basta con le chiacchiere. Vai!" esort Sabbioso.
Che bravo Novizio! Con un balzo nelle nuvole si catapult alla porta orientale del Cielo, dove incontr il guardiano Anima Lunga che lo salut: "Dove andate, grande santo?"
"Nel viaggio verso l'Occidente, in cui sono incaricato della protezione del monaco cinese, abbiamo incontrato una diavolessa pericolosa; devo passare dal Palazzo della Chiarit per parlarne con l'ufficiale delle Pleiadi."
Si fecero avanti per informarsi anche i grandi marescialli Tao, Zhang, Xin e Deng.
"Stamane l'ufficiale delle Pleiadi ha avuto dall'Imperatore di Giada la consegna di ispezionare la Terrazza della Contemplazione delle Stelle."
"Ne siete sicuri?"
"Siamo usciti insieme a lui dal Palazzo dell'Orsa Maggiore" rispose il maresciallo Xin. "Non avremmo certo l'audacia di mentire."
"Ma  partito da un pezzo e non dovrebbe tardare a rientrare" soggiunse il maresciallo Tao. "Provate a recarvi al Palazzo della Chiarit, grande santo; se non ce lo trovate, potrete raggiungerlo alla Terrazza."
Scimmiotto ringrazi delle informazioni e se ne and. In effetti al Palazzo della Chiarit non c'era nessuno. Ma quando stava per allontanarsi, vide marciare a ranghi serrati un plotone militare seguito dall'ufficiale delle Pleiadi, che portava ancora l'abito da cerimonia dell'udienza imperiale, intessuto di fili d'oro. Guardate:

Le cinque punte d'oro scintillan sul berretto,
Regge alta nella mano un'insegna di giada,
Sette stelle del Nord son trapunte sull'abito,
La sua cintura reca un disegno d'ottagoni.
Numerosi pendenti ad ogni movimento
Si urtano rimandando suono di campanelle.
Il ventaglio di piume turchese viene aperto,
Fumano nel braciere le braci dell'incenso
E giunge nella corte l'importante ufficiale.

I soldati della prima fila corsero subito a riferirgli: "Signore, il grande santo  qui."
L'ufficiale astrale dissolse la sua nuvola, si aggiust il costume da cerimonia e si fece avanti per salutare e chiedere: "Che cosa vi conduce qui, grande santo?"
"Sono passato a salutarvi e a importunarvi per aiutare il mio maestro, che  in difficolt."
"Dove si trova?"
"Nella Grotta del Pi Pa, sulla Montagna del Nemico Mortale, nel Regno dei Liang dell'Ovest."
"Quale mostro abita quella grotta, perch vi serva l'aiuto dell'umile divinit che sono?"
"La pusa Guanyin dice che si tratta di uno scorpione e ha raccomandato di rivolgersi a voi come all'unico che possa porvi rimedio. Ecco perch vi sono venuto a sollecitare."
"Avrei preferito fare prima rapporto all'Imperatore di Giada. Ma dal momento che siete qui e che non vorrei fare cattive figure con Guanyin, proporrei di partire subito, senza bere nemmeno una tazza di t, per limitare i rischi. Distruggiamo senza indugio questa creatura; il mio rapporto lo presenter a cose fatte."
Uscirono insieme dalla porta orientale del Cielo e subito raggiunsero il paese dei Liang dell'Ovest. "Ecco la montagna" disse il Novizio indicandola. Presero terra ai piedi dello schermo roccioso. Quando li vide arrivare Sabbioso disse a Porcellino: "Alzati, arriva nostro fratello con chi ci deve aiutare."
"Scusate tanto" balbett a fatica il bestione, che aveva ancora il labbro gonfio. "Sono malato, perci non vi posso salutare come si deve."
" strano, per un monaco praticante" si stup l'ufficiale astrale. "Quale malattia avete contratto?"
"Stamane quella bestia mi ha punto sul labbro, mentre stavo combattendo con lei; e ancora mi duole."
"Venite qui, che vi curo."
Il bestione tolse la mano con cui copriva la bocca e balbett: "Vi prego, guaritemi. Quando l'avrete fatto vi sapr ringraziare."
L'ufficiale astrale palp il labbro, ci soffi sopra e il dolore scomparve. Porcellino, felice, si inchin profondamente: "Che meraviglia!"
"Potreste dare un'occhiata anche alla mia testa?" chiese Scimmiotto ridendo.
"Perch? Voi non siete stato punto."
"S, ieri  accaduto anche a me, e c' voluta tutta la notte perch il dolore si attenuasse. Ma sento ancora prurito e non vorrei che stasera ricominciasse a dolere. Sarebbe meglio che guariste anche me."
L'ufficiale astrale fece le stesse operazioni sulla testa di Scimmiotto e dissip gli ultimi effetti del veleno.
"E adesso andiamo a schiacciare quella maledetta sudiciona" grid Porcellino pieno di baldanza.
"D'accordo" approv l'ufficiale astrale. "Fatela uscire dal suo covo: ad abbatterla penso io."
Scimmiotto e Porcellino aggirarono lo schermo roccioso. Il bestione, senza mai smettere di gridare insulti, distrusse con il suo rastrello la barriera di pietre che era stata accumulata davanti alla porta rotta e si sbarazz dei detriti usando le mani come panieri. Attacc poi la porta interna, che vol in pezzi al primo colpo di rastrello. Le servette, ali ai piedi, corsero ad annunciare: "Signora, sono ritornati i bruti e ci hanno sfondato anche la porta interna."
L'orchessa stava appunto liberando il monaco cinese dai suoi legami per servirgli un pranzetto di magro; udendo la notizia, balz fuori dal chiosco e si lanci contro Porcellino roteando il tridente. Lui l'accolse con il rastrello, mentre Scimmiotto lo spalleggiava con la sua sbarra. L'orchessa li incalzava allo scopo di portarsi a distanza utile per praticare il suo velenoso giochetto, ma i due compagni, che sapevano che cosa si potevano aspettare, volsero le spalle e fuggirono. La creatura li insegu sulla montagna; quando ebbe superato lo schermo roccioso, il Novizio grid: "Pleiadi, dove siete?"
L'ufficiale astrale era salito in alto sul pendio e aveva assunto il suo vero aspetto, che era quello di un gigantesco gallo a doppia cresta: dritto sulle zampe era alto sei o sette piedi. Lanci un possente chicchirich non appena vide il mostro, che riprese anche lui il suo vero aspetto: era un enorme scorpione, grande come un pi pa. Al secondo chicchirich la creatura si contorse fra gli spasimi e mor.
Lo attestano i versi:

Cresta fiorita, floridi bargigli,
Taglienti artigli e speroni possenti,
Fissa gli occhi furiosi e attacca impavido
Coi suoi gridi di guerra. Non  un pollo,
Questo, di bassa corte: fra le stelle
Ha un posto di rilievo. Lo scorpione
Cerca invano rifugio in forma umana,
Ma deve rivelar le sue fattezze.

Porcellino le pose il piede sull'addome: "Bestiaccia immonda, il tuo dardo ha finito di rovesciar cavalli." E il corpo gi immoto della creatura fu spiaccicato a colpi di rastrello. L'ufficiale astrale si concentr in un raggio luminoso e ritorn ai propri affari, mentre Scimmiotto, Porcellino e Sabbioso rivolti al cielo esprimevano la loro gratitudine: "Vi abbiamo dato molto disturbo! Passeremo a trovarvi uno dei prossimi giorni, per esprimervi la nostra riconoscenza."
Quando i tre penetrarono nella grotta, le servette grandi e piccole si prosternarono dicendo: "Signori, noi non siamo creature malefiche, ma donne del regno dei Liang che l'orchessa aveva rapite. Il vostro maestro se ne sta tutto solo nel salottino posteriore, e non fa che piangere."
Scimmiotto osserv attentamente l'atmosfera e constat che in effetti non conteneva pi miasmi malefici. Perci si inoltr fino alle stanze posteriori chiamando: "Maestro!"
A vederseli davanti il monaco cinese non stava in s dalla gioia. Disse loro: "Saggi discepoli, in quanti guai vi ho coinvolto! Ma che ne  di quella donna?"
"Quella l? Non era una donna, ma un grosso scorpione femmina" spieg Porcellino. "Il fratello maggiore, grazie alle indicazioni della pusa Guanyin, ha ottenuto dall'ufficiale delle Pleiadi che venisse ad abbatterla, e io l'ho spiaccicata coscienziosamente. Perci abbiamo potuto spingerci avanti senza pericolo per rivedere il vostro volto."
Il monaco cinese si profuse in ringraziamenti. Trovarono riso e tagliatelle, con cui prepararono un pasto vegetariano che consumarono di buon appetito. Dopo pranzo accompagnarono le ragazze rapite ai piedi della montagna e mostrarono loro la strada per ritornare a casa.
Quando la grotta fu vuota, accesero una torcia e appiccarono il fuoco in vari punti, in modo che l'incendio distruggesse tutto. Poi invitarono Tripitaka a rimontare a cavallo per riprendere la strada maestra dell'Ovest.  il caso di dirlo:

Rotti i legami mondani,
Respinte le tentazioni,
Rifiutato il mare d'oro:
Quest' la meditazione.

Se poi non sapete, in fin dei conti, quanti anni ci vollero per raggiungere e realizzare la Verit, ascoltate il prossimo capitolo.

CAPITOLO 56
INCONTRO CON I BRIGANTI

IN CUI LA SCIMMIA DELLO SPIRITO, IN PREDA AL FURORE, PUNISCE I BRIGANTI; E LA VIA, OTTENEBRATA NELLA PERSONA DEL MAESTRO, LA SCACCIA.


Come si esprime il poema:

Diciamo puro il vuoto basamento
Dello spirito, sgombro da pensieri.
Alla briglia la scimmia ed il cavallo,
Non cercar gloria: scaccia i sei briganti
E attendi ai tre veicoli. Ogni ostacolo
Caduto, giungi all'illuminazione.
Vinta per sempre la sensualit
Gioia assoluta avrai nell'Occidente.

Il racconto ha detto come Tripitaka conserv intatto il suo corpo con una determinazione che gli avrebbe consentito di mordere chiodi e masticare ferro, e come Scimmiotto e compagni uccisero lo scorpione e lo liberarono. Nelle tappe successive non incontrarono accidenti degni di nota, e presto ritorn l'estate. Era quando

La brezza  profumata d'orchidee
E l'acquazzone rinfresca il bamb.
Invade l'artemisia le colline,
Fiori e canneti coprono i ruscelli.
Sono attirate le api vagabonde
Dal melograno; si affolla di uccelli
L'ombra dei salici. Come scambiarsi
I dolci triangolari della festa
Del Doppio Cinque e godersi la gara
Delle barche, lontano da ogni fiume?

Maestro e discepoli camminavano godendosi questo paesaggio del trionfo dello yang, mentre trascorreva la festa del solstizio d'estate, quando videro un'alta montagna sorgere sulla loro strada.
Il reverendo tir le redini e volse la testa per ammonire: "Consapevole del Vuoto, su una montagna simile bisogna stare attenti: temo che incontriamo altre creature malefiche."
"Maestro, rassicuratevi. Abbiamo abbracciato con sincerit la nostra fede, in essa rimettiamo il nostro destino e perci non abbiamo niente da temere."
Confortato da queste parole, il reverendo frust il suo cavallo drago per riprendere il cammino. Giunsero in breve sull'orlo di una rupe e guardarono davanti a s: che spettacolo! [...]
L'ascesa fino alla vetta fu lunga e faticosa; discesero poi lungo il versante occidentale, dove trovarono un tratto pianeggiante soleggiato. Porcellino, che voleva far mostra di energia, diede i bagagli a Sabbioso e corse a incitare il cavallo agitando il suo rastrello. Ma esso mantenne il suo ambio pacifico, senza farsi impressionare dagli urli e dalle minacce del bestione.
"Perch vuoi farlo correre, fratellino?" intervenne Scimmiotto. "Lascialo andare a modo suo."
"Il fatto  che si fa tardi e mi  venuta una gran fame, dopo tutta quella arrampicata. Sbrighiamoci a trovare un abitato dove si possa mendicare cibo."
"Se  questo che vuoi, ci penso io."
Bast che lanciasse un grido e agitasse il suo randello, perch il cavallo si mettesse a galoppare veloce come una freccia.
Perch il cavallo temeva il Novizio e non Porcellino? chiederete. Il motivo era che cinquecento anni prima Scimmiotto era stato equipuzio nelle scuderie dell'Imperatore di Giada.  una tradizione che dura ancora: i cavalli hanno paura delle scimmie.
Le redini sfuggirono al reverendo, che dovette aggrapparsi alla sella. Il cavallo bianco riprese l'ambio solo dopo aver galoppato per una ventina di li. D'un tratto si ud un colpo di gong e, dai lati della strada, sbuc una trentina di uomini armati di lance, sciabole e bastoni: sbarravano il cammino gridando: "Dove credi di andare, bonzo?"
Tripitaka si spavent; tremava tanto che cadde da cavallo, e rovesciato nell'erba balbettava: "Piet, risparmiatemi, grandi re!"
"Non ti toccheremo" gli dissero due omaccioni che dovevano essere i capi, "a patto che tu ci dia il tuo viatico."
Solo allora il reverendo si rese conto di essere incappato nei briganti di strada. Si alz in piedi e li guard:

Uno ha la faccia vinosa e i denti in fuori, eclisse della stella della disgrazia; l'altro, con i globi sporgenti dei suoi occhiacci, promette funerali. Irti capelli rossi incendiano le loro tempie; setolosi peli giallastri costellano di spine il loro mento. Berretti di pelle di tigre calcati in capo, gonnelle da battaglia di martora cinte alla vita; uno stringe un bastone armato di denti di lupo, l'altro appoggia sulla spalla uno staffile nodoso di giunchi. Fanno pensare alla tigre di montagna e al drago che sorge improvviso dall'acqua.

Davanti a quei ceffi patibolari, Tripitaka giunse le mani davanti al petto e implor: "Grandi re, il povero monaco che sono  inviato dal sovrano dei Tang delle terre dell'Est a cercare le scritture nel Paradiso dell'Ovest. Ho lasciato Chang'an da tanti anni, che non mi resta nulla del mio viatico. Noi che abbiamo lasciato le nostre famiglie viviamo di elemosine. Come potremmo avere denaro con noi? Ripongo ogni speranza nella vostra misericordia: lasciate andare l'umile monaco che sono!"
"Il nostro  mestiere da tigri" risposero i due capi. "Non blocchiamo la strada maestra per divertirci, ma per far grana. Non perdere tempo a sviolinare di misericordia: se non hai soldi spogliati, lascia i vestiti e il cavallo, e potrai passare."
"Emituofo!" supplic Tripitaka. "Ho mendicato questo vestito pezzo per pezzo: chi mi ha dato la stoffa, chi ha donato le cuciture. Se mi spogliate mi condannate a morte. Non avete che questa vita per agir bene, nella prossima rischiate di trovarvi mutati in bestie selvagge."
Uno dei briganti si innervos e alz un gran randello per assestargli un colpo in testa. Il reverendo pensava: "Infelice! Credi di avere un buon randello, ma non hai visto quello del mio discepolo."
Davanti al bastone levato il reverendo, che in vita sua non aveva mai mentito, si lasci andare a un trucchetto di bassa lega: "Non toccarmi! Mi seguono dei discepoli: sono loro che portano i soldi, parecchi tael d'argento. Prendete quelli."
"Non c' gusto a picchiare questo bonzo meschino, che andrebbe subito fuori combattimento. Legatemelo bene."
I briganti si gettarono su di lui, lo legarono e lo appesero al ramo pi alto di un albero.
Intanto i tre discepoli inseguivano il cavallo. "Il maestro  partito a tutta birra, mi chiedo se gli verr in mente di fermarsi ad aspettarci" diceva Porcellino ridendo. Quando vide il maestro appeso all'albero esclam: "Guardate che roba! Non gli bastava aspettare, si  arrampicato su una pianta e fa l'altalena con le liane."
"Scemo!" disse Scimmiotto. "Non vedi che qualcuno l'ha legato? Avanzate piano, che io vi precedo per osservare la situazione."
Sal su un'altura e vide che si trattava di una banda di briganti. "Che bellezza! Finalmente trovo un'occasione di divertirmi."
Con una scossa si trasform in un bonzetto sui sedici anni, vestito di nero e con la bisaccia azzurra sulle spalle. And a gran passi sotto l'albero, guard su e chiese al maestro: "Che cosa significa? Chi sono questi cattivi?"
"Discepolo, non fare tante domande, tirami gi."
"Ma questa gente chi ?"
"Sono briganti da strada che mi hanno fermato e vogliono soldi. Visto che non ne avevo, mi hanno appeso qui per aspettarvi: altrimenti avrei dovuto cedergli il cavallo."
"Maestro" si mise a ridere Scimmiotto, "come al solito non siete all'altezza della situazione. Non sar facile trovare altri bonzi malleabili come voi. Voi siete mandato in missione da Taizong, imperatore dei Tang: nessuno vi pu privare del vostro cavallo drago."
"Caro discepolo, che ci posso fare? Vedi come mi hanno appeso. E se si fossero divertiti a picchiarmi?"
"Voi che cosa avete detto?"
"Mi hanno fatto perdere il sangue freddo; ho dovuto parlare di te."
"Avreste potuto divagare. Che bisogno c'era di tirarmi in ballo?"
"Per non farmi picchiare ho detto che tu avevi denaro,  stato un sotterfugio per causa di forza maggiore."
"Va bene, non parliamone pi. Grazie di avermi raccomandato a questa gente. Anche se lo faceste ventiquattro volte al mese, il vostro vecchio Scimmiotto non potrebbe che ringraziarvi."
Vedendo il Novizio in conversazione con il maestro, i banditi si fecero avanti e li circondarono: "Ehi, bonzettino! Tu tieni la grana sotto la cintura, ce l'ha detto il tuo maestro. Sgancia tutto, se volete uscirne vivi! Provati a farfugliare mezza scusa, e vi facciamo a pezzi tutti e due."
"Signori ufficiali" rispose Scimmiotto posando il sacco, " inutile far baccano. Certo che ho qui qualche riserva. Non  gran che: una ventina di lingotti d'oro e altri venti o trenta d'argento, senza contare gli spiccioli. Se li volete prendetevi il sacco, ma non toccate il mio maestro. Come dicono gli antichi libri: la virt  fondamentale, le ricchezze sono secondarie; sono una cosa senza importanza. Noialtri monaci abbiamo sempre la risorsa di mendicare. Quando incontriamo uno spettabile donatore, ci d vesti e regali: non manchiamo mai di niente. Tirate gi il maestro e prendete pure quello che vi pare."
Alla banda questa arringa piacque molto. Dicevano: "Il vecchio  uno spilorcio, ma il giovanotto  di larghe vedute." E calarono Tripitaka dall'albero.
Il reverendo si sent rivivere, balz a cavallo, lo frust e part al galoppo nella direzione da cui era venuto, senza curarsi di Scimmiotto.
"Sbagliate strada!" gli grid il Novizio, e prese il sacco per corrergli dietro. Ma i due capi briganti lo impedirono: "Dove credi di andare? Il sacco lo lasci qui, se non vuoi che ti tostiamo a modo nostro."
"Visto che siamo fra gente che parla fuori dai denti" replic ridendo Scimmiotto, "dividiamo i fondi in tre."
"Che bonzetto furbacchione!" disse uno dei due. "Vuol tenersi qualcosa all'insaputa del maestro. Va bene: tu sgancia e facci vedere. Se i soldi sono tanti come dicevi, ti daremo la mancia per comperarti le caramelle."
"Non avete capito niente, belli miei" replic Scimmiotto. "Che cosa credete? Io non ho un soldo. I fondi da spartire sono quelli che avete ammucchiato voi, facendo il vostro mestiere."
La proposta mand i briganti fuori dai gangheri. Soffocando di rabbia urlavano: "Sfacciato! Bonzo impunito! Non vuol mollare niente e si aspetta che lo facciamo noi! Sta fermo e vedrai che cosa ti molliamo!"
Uno dei due capi picchi con il suo staffile sette od otto volte il cranio rasato di Scimmiotto, che non fece una piega e con un bel sorriso disse: "Amici miei, potete continuare a picchiare fino alla prossima primavera, ma non serve a niente."
"Che testa dura, questo bonzo!" esclam meravigliato il brigante.
"Mi confondete" disse Scimmiotto ridendo. "Non merito tanti complimenti, ma devo ammettere che me la cavo."
I briganti gli saltarono addosso riempiendolo di botte.
"Calma, signori" disse Scimmiotto; "ho qualcosa da farvi vedere."
Si tast dietro l'orecchio e ne cav un ago da ricamo: "Signori, noi monaci siamo poveri: non ho altro da offrirvi che questo ago."
"Che scalogna! Ci siamo lasciati scappare il bonzo ricco e c' rimasto in mano questo pidocchioso ciuco tonsurato. Che ce ne facciamo del tuo ago?"
Scimmiotto se lo rigir fra le mani e lo trasform in un grosso randello.
"Il giovincello ci sa fare, con la magia!" esclam allarmato uno dei capi.
Scimmiotto piant il randello per terra e dichiar: "Lo do a chi riesce a prenderlo."
I due capi si fecero avanti ma, poveretti, non riuscirono a spostarlo di un pelo: come libellule alle prese con una colonna di marmo. Non potevano sapere che la sbarra cerchiata d'oro pesava trentatremila libbre sulle bilance del Cielo. Scimmiotto si accost, la sollev senza sforzo e la punt sui malfattori, danzando la figura del pitone che si attorce e si srotola: "Che guaio vi cpita, siete incappati proprio nel vecchio Scimmiotto! Oggi non avete fortuna..."
Un bandito torn alla carica scaricandogli addosso una sessantina di colpi alla disperata, ma il Novizio rise: "Ti stanchi le mani; ti restituir un colpetto solo, col mio bastone, senza calcare troppo la mano."
Rote la sbarra dandole il diametro di una vera di pozzo e un'ottantina di piedi di lunghezza. Uno dei capi briganti ne fu sfiorato, cadde nella polvere e non si mosse pi. L'altro si mise a gridare: "Questa canaglia di monaco esagera! Invece di sganciare i soldi, ha ammazzato uno di noi!"
"C' tempo a tutto" replic sorridendo Scimmiotto. "Uno per volta, troverete tutti quello che vi spetta."
Un altro tocco della sbarra uccise anche il secondo capo; il resto della banda, terrorizzato, scapp da tutte le parti abbandonando le armi.
Intanto Tripitaka, che galoppava verso est, incontr Porcellino e Sabbioso che trattennero il suo cavallo: "Dove andate, maestro? Sbagliate direzione."
"Discepoli" disse il reverendo, "correte ad avvertire il vostro compagno prima che sia troppo tardi; ditegli di tener ferma la sua sbarra e di non uccidere i briganti."
"Aspettatemi qui: vado e torno" disse il bestione, e rifece di corsa la strada gridando a squarciagola: "Fratello, il maestro ti ordina di non ammazzare!"
"Non ho ammazzato nessuno" bofonchi Scimmiotto.
"E allora i briganti dove sono?"
"Quei due l si sono addormentati, gli altri se la sono data a gambe."
Porcellino si mise a ridere: "Li prenda la peste! Quei due devono essersi dati ai bagordi tutta notte, per cadere addormentati senza cercare neppure un posto adatto per dormire." E and a guardarli da vicino: "Fanno come me, dormono con la bocca spalancata e sbavano."
"Il fatto  che gli ho spremuto il formaggio di soia dalla testa."
"Quale formaggio avrebbe in testa la gente?"
"Gli ho fatto schizzare un pochino di cervella."
Quando Porcellino intese che avevano la testa sfondata, ritorn di corsa da Tripitaka ad annunciare: "I briganti si sono sbandati."
"Molto bene. Da che parte sono fuggiti?"
"Sono rimasti sul posto: hanno preso una tale randellata che li ha fatti secchi. Dove potevano fuggire?"
"Perch mi hai detto che si erano sbandati?"
"Be', sono morti ammazzati: non  anche quello un modo di sbandarsi?"
"Come li ha ammazzati?"
"Gli ha fatto un buco in testa."
"Apri il sacco, prendi un po'di soldi e va subito a comprare una pomata."
"Scherzate, maestro. La pomata cura bernoccoli e ferite dei vivi. A che serve spalmarla su un cadavere?"
"Li ha proprio uccisi?" brontol Tripitaka contrariato; e si mise a borbottare varie osservazioni poco lusinghiere sulle scimmie. Si recarono tutti insieme nel luogo dove giacevano i cadaveri coperti di sangue. Lo spettacolo era insopportabile per il reverendo, che ordin a Porcellino: "Scava una fossa per seppellirli, mentre io recito il sutra dei morti."
"Sbagliate indirizzo, maestro" protest Porcellino. "Li ha ammazzati Scimmiotto; tocca a lui bruciarli o sotterrarli. Perch dovrebbe essere il vecchio Porcellino a fare il beccamorti?"
Il Novizio, messo di cattivo umore dai rimproveri del maestro, grid: "Brutto fannullone! Sotterrali e non stare a discutere. Se la fai lunga, ti far assaggiare il mio randello."
Il bestione si impaur. Scav con il suo rastrello una fossa profonda tre piedi in fondo al pendio; raggiunse cos uno strato roccioso in cui il suo attrezzo non aveva presa, lo abbandon e si mise a frugare col grugno. Scopr un punto in cui la roccia era spezzata e in pochi colpi approfond la fossa di altri cinque piedi. Poi vi cal i corpi, li ricoperse e vi ammucchi sopra un tumulo.
"Consapevole del Vuoto" disse allora Tripitaka, "vammi a cercare incenso e ceri, per la cerimonia e la recitazione dei sutra."
"Non vi rendete conto che siamo in mezzo alle montagne!" esclam Scimmiotto con una smorfia di disappunto. "Qui non ci sono n villaggi n botteghe. Anche se avessimo soldi, dove potremmo procurarci ceri e incenso?"
"Spostati, scimmia zuccona" brontol Tripitaka furioso. "Sostituir l'incenso con un pizzico di terra."

In lutto il santo monaco,
Spinto dalla bont,
Recita sulla tomba
Solitaria una prece.

"Vi saluto, uomini coraggiosi, e vi prego di ascoltare la mia preghiera e di intendere le mie ragioni. Ricordate che io sono un cinese inviato in missione dall'imperatore Taizong per cercare i testi dei sutra nel Paradiso dell'Ovest. Mentre passavo per questo territorio, ho incontrato per caso la banda che avevate formato fra le montagne; io non vi conoscevo, non so nemmeno da quale cantone o prefettura venite. Vi ho supplicato con dolci e civili parole, ma non mi avete ascoltato e avete risposto alla bont con l'ira. Allora vi siete imbattuti nel Novizio e siete caduti sotto i colpi della sua sbarra. Per piet dei vostri cadaveri esposti alle intemperie, li ho fatti seppellire sotto un tumulo, ho usato rametti di bamb verde a guisa di bastoncini d'incenso e ho messo tutto il mio cuore in questa povera cerimonia. Non posso offrirvi che pietre insensibili e insipide, ma lo faccio con sincerit.
"Quando giungerete davanti al tribunale infernale, e si sradicher l'albero per giudicarne le radici, ricordate che lui si chiama Scimmiotto e io mi chiamo Chen: sono nomi diversi, ciascuno ha il suo. Ogni torto al suo autore, ogni debito al suo debitore: non vi querelate contro di me, il monaco in cerca delle scritture!"
"Maestro" comment Porcellino ridendo, "siete bravo a discolpare voi stesso, ma nemmeno noi due eravamo sul posto quando sono stati colpiti."
Tripitaka riprese la preghiera raccogliendo un altro pizzico di terra: "Se vi querelate, uomini coraggiosi, denunciate solo Scimmiotto: Porcellino e Sabbioso non c'entrano."
Il grande santo sogghign amaramente: "Grazie, maestro, apprezzo la dimostrazione di amicizia. Per conto mio mi sono prodigato tante volte, mi sono dato tanta pena per voi in questa ricerca, e voi ora incitate queste due canaglie di briganti a denunciarmi. Li ho uccisi per proteggere voi. Non sarei qui e non mi sarei trovato in questa necessit, se non foste partito alla ricerca delle scritture e se io non fossi divenuto vostro discepolo. Anch'io voglio fare un'invocazione a modo mio."
Batt tre volte la sua sbarra sul tumulo e dichiar: "Vi prenda la peste, briganti! Mi avete picchiato davanti e di dietro; non mi sono certo messo a piangere, ma mi avete fatto perdere la pazienza: la vostra sfortuna ve la siete andata a cercare. Ora che i miei colpi vi hanno ammazzato, potete andare a raccontare tutto quello che volete: non farete certo paura al vecchio Scimmiotto.
"L'Imperatore di Giada mi conosce, i re celesti mi dnno retta, le ventotto case mi temono, i nove luminari hanno paura di me. Si inginocchiano davanti a me gli di delle mura e dei fossati di ogni prefettura e sottoprefettura. Uguale al Cielo del Picco dell'Est trema quando mi vede. I dieci giudici dell'Inferno sono stati al mio servizio, gli di dei cinque cammini della fortuna si rivolgono a me come a un fratello maggiore, i cinque direttori dei tre mondi e i ministri dei dieci orienti sono tutti vecchie conoscenze e buoni amici. Andate a fare tutte le denuncie che volete."
Tripitaka fu impressionato dalla violenza di questo discorso e si credette in dovere di aggiungere: "Discepolo, con la mia preghiera intendevo soltanto inculcarti la virt del rispetto della vita, perch tu diventi buono e caritatevole: non dovevi prendermi sul serio."
"Non mi sembra un'occasione adatta per gli scherzi" rispose Scimmiotto. "Comunque si sta facendo tardi; dobbiamo cercare riparo per la notte."
Il reverendo non pot far altro che dissimulare il proprio risentimento e risalire a cavallo.
Scimmiotto si sentiva ingiustamente offeso, a Porcellino e Sabbioso non era ignota la gelosia: sotto l'apparente armonia, una sorda ostilit divideva maestro e discepoli. Mentre camminavano lungo la strada maestra, videro al nord una fattoria. Si presentava bene:

Invasi i sentieri dai fiori selvatici, ombreggiato il portale da begli alberi. Dalla rupe lontana precipita una cascata, nei campi pianeggianti crescono frumento e girasoli. Giuncheti umidi di rugiada circondano l'aereo padiglione, salici e pioppi mossi dalla brezza dnno sostegno agli uccelli stanchi del volo. Il turchese dei cipressi rivaleggia con lo smeraldo degli abeti. L'erigeron scarlatto domina il poligono in una gara di profumi. I cani del villaggio abbaiano, i galli della sera cantano, vacche e montoni rientrano dal pascolo nella stalla. Il fumo dei focolari su cui cuoce il miglio si confonde con le brume serali:  il momento in cui la casa alpestre va sfumando nel crepuscolo.

Il reverendo, che precedeva i compagni, vide un vecchio uscire da una capanna e lo salut giungendo le mani.
"Da dove venite, monaco?"
"Sono inviato dall'imperatore dei grandi Tang delle terre dell'Est alla ricerca delle scritture nel Paradiso dell'Ovest. Poich la nostra strada passa da queste parti e scende la sera, mi sono permesso di venirvi a chiedere se potrei pernottare nella vostra residenza."
"Il vostro nobile paese  talmente lontano da qui" si stup sorridendo il vecchio, "che  difficile credere che abbiate potuto superare da solo tanti fiumi e montagne."
"Avete ragione. Sono accompagnato da tre discepoli."
"Dove sono i vostri eminenti discepoli?"
"Eccoli laggi, sul ciglio della strada maestra" rispose Tripitaka additandoli.
Il vecchio alz lo sguardo e, alla vista di quelle facce spaventose, voleva correre a rinchiudersi in casa. Ma Tripitaka lo trattenne dicendogli: "Rispettabile donatore, vogliate avere l'immensa compassione di darci un giaciglio per la notte."
Il vecchio tremava, faceva di no con la testa e agitava le mani, mentre i suoni gli uscivano a stento dalla gola serrata: "Non hanno aspetto umano... Sono mostri..."
"Non temete, caro donatore" insist Tripitaka sorridendo. "I miei discepoli non sono mostri; sono fatti cos fin dalla nascita."
"Ma, reverendo, sono uno yaksa, un diavolo a muso di cavallo e il duca del tuono!"
Questi epiteti fecero arrabbiare Scimmiotto, che url a squarciagola: "Eccolo qua Scimmiotto, duca del tuono! Lo yaksa  il mio pronipote e il diavolo a muso di cavallo il mio bis pronipote!"
Il vecchio sent le sue anime abbandonarlo e pensava solo a rifugiarsi in casa. Tripitaka lo accompagn verso la capanna sostenendolo e dicendogli: "Caro donatore, non dovete aver paura di loro; sono semplicemente delle persone grossolane, che non sanno parlare educatamente alla gente."
Mentre cos lo confortava, comparve una donna che teneva per mano un bambino di cinque o sei anni. "Babbo, che cosa ti spaventa tanto?"
"Prepara il t, mamma" articol a fatica il vecchio.
La donna lasci il bimbo e rientr per preparare il t. Dopo averlo bevuto, Tripitaka si alz dalla seggiola su cui si era seduto, per salutare la donna: "L'umile monaco che sono  inviato dai grandi Tang delle terre dell'Est alla ricerca dei sutra. Quando siamo giunti nel vostro nobile paese, ho sollecitato il favore di poter passare una notte nella vostra residenza. Ma il brutto aspetto dei miei tre discepoli ha provocato questo timore ingiustificato del venerato capo famiglia."
"Tanta paura solo perch sono brutti?" si stup la donna. "Che ti succederebbe se vedessi una tigre o una pantera?"
"Mamma, non sono tanto le loro facce a terrificarmi, quanto il loro modo di parlare. Ho detto che sembravano uno yaksa, un diavolo a testa di cavallo e il duca del tuono; allora l'ultimo dei tre mi ha risposto che si chiamava Scimmiotto, e che gli altri erano i suoi discendenti.  questo che mi ha fatto paura."
"Ma no!" disse Tripitaka. "Scimmiotto  il mio discepolo anziano. Porcellino, il secondo,  quello che pu far pensare a un diavolo a testa di cavallo; e quello che vi sembra uno yaksa si chiama Sabbioso. Per quanto siano brutti, sono monaci che osservano la dottrina e compiono buone azioni per raccoglierne i frutti. Non sono affatto creature malefiche, e non  il caso di averne paura."
Venendo a sapere che erano monaci e che avevano un nome, la vecchia coppia si sent rassicurata: "Dunque fateli entrare, prego!"
Il reverendo usc a chiamare i discepoli, e prima che entrassero raccomand: "Comportatevi bene e mostrate un po'pi rispetto delle persone di quanto fate di solito. Il vecchio, a vedervi, si  preso una bella paura."
"Io sono bello e gentile" disse Porcellino. "Semmai  il mio primo condiscepolo che  impulsivo e zotico."
"Certo che potresti essere un bel ragazzo" comment Scimmiotto ridendo. "Basterebbe tagliarti via quel grugno, le orecchie larghe e la testaccia schifosa."
"Non cominciate i battibecchi" intervenne Sabbioso, "non  il momento di fare dello spirito. Entriamo."
Con bagagli e cavallo entrarono dunque nella sala comune della capanna, fecero una bella riverenza e si sedettero. La saggia moglie si port via il bambino e and a ordinare che si mettesse il riso al fuoco per servire un pasto di magro. Quando maestro e discepoli ebbero mangiato, poich cadeva la notte, si portarono lampade per continuare la conversazione alla loro luce.
"Qual' il vostro stimato nome, caro donatore?" chiese il reverendo.
"Mi chiamo Yang." E alla richiesta dell'et: "Ho settantaquattro anni."
"Quanti figli avete?"
"Uno solo. Quello che la mamma ha portato con s  il mio nipotino."
"Pregate vostro figlio di venire qui. Mi piacerebbe poterlo salutare."
"Non lo merita proprio; ho la sfortuna di non averlo saputo educare. D'altronde non  in casa."
"Dove vive?"
Il vecchio scosse il capo e sospir: "Ahim, se si accontentasse di vivere pacificamente in qualche posto, sarei felice. Ma pensa solo al male: invece di esercitare il suo mestiere di contadino, non fa che saccheggiare case, rapinare viaggiatori, ammazzare e incendiare. Fa lega solo con i cani e con le volpi. Da cinque giorni  partito e non lo si  pi visto."
Tripitaka pens, senza osare di dirlo: "Magari  uno di quelli che Consapevole del Vuoto ha ucciso." Si sent a disagio e s'inchin per dire: "Bont divina! Com' possibile che genitori tanto saggi abbiano un figlio malvagio?"
Scimmiotto si avvicin: "A che vi serve, vecchio signore, un figlio simile? Un malvivente ladro e violento rischia di coinvolgere anche i suoi genitori. Ve lo andr a cercare e lo sopprimer, per rimettere tutto a posto."
"Qualche volta sono stato io stesso sul punto di farlo" rispose il vecchio. "Ma non ho altri figli: per cattivo che sia, dovr pensare lui a seppellirmi."
Sabbioso e Porcellino si misero a ridere: "Fratello, non ti immischiare. Noi non siamo mica la polizia; se quello si comporta male, non sono fatti nostri. Chiedi piuttosto al nostro donatore una balla di paglia e un angolo per dormire. All'alba dovremo ripartire."
Il vecchio si alz, guid Sabbioso nella corte posteriore alla ricerca di due balle di paglia e li sistem per la notte in un capanno di stoppie. Scimmiotto leg il cavallo, Porcellino port dentro i bagagli e tutti entrarono con il reverendo per mettersi a letto.
Bisogna sapere che il figlio del vecchio Yang faceva proprio parte della banda di briganti che Scimmiotto aveva disperso quel giorno. Verso la quarta veglia, alle due del mattino, i banditi giunsero alla porta e bussarono. Il vecchio si infagott nella veste e disse alla moglie: "Mamma, ecco i ragazzi."
"Apri e falli entrare."
Tutta la banda si precipit dentro gridando: "Abbiamo fame, dacci da mangiare." Il figlio del vecchio Yang si precipit nelle stanze interne, svegli sua moglie e le ordin di cuocere il riso e di mettere in tavola. Poich in cucina mancavano fascine, usc a prenderne nella corte posteriore e rientrando chiese alla moglie: "Da dove viene quel cavallo bianco?"
" di un bonzo dell'Est in cerca di scritture. Passa la notte qui da noi. I nonni gli hanno offerto la cena e l'hanno messo a dormire nel capanno."
Il marito corse dai suoi soci ridendo e battendo le mani: "Che fortuna, ragazzi! Il nostro nemico  venuto ad alloggiare proprio qui."
"Quale nemico?"
"Il bonzo che ha ammazzato i nostri capi: ora dorme nel capanno."
"Magnifico! Adesso li prendiamo, quei ciuchi tonsurati, li facciamo a pezzi e li mettiamo in salamoia. Vendichiamo i nostri capi e ci guadagniamo i bagagli e il cavallo."
"Non precipitiamo le cose. Aspettate che sia pronto il riso, e intanto affilate i coltelli. Quando saremo a pancia piena, andremo tutti insieme." E si misero al lavoro: chi affilava le sciabole, chi la punta delle lance.
Il vecchio, che li aveva sentiti, scivol nella corte posteriore e svegli i pellegrini: "Mio figlio  arrivato con la sua banda. Hanno saputo che siete qui e vi vogliono uccidere. Non posso certo permetterlo, se penso come venite da lontano. Raccogliete i vostri bagagli: vi far uscire dal cancello verso la campagna."
Tripitaka si prostern, tutto tremante, per ringraziare il vecchio, ordin a Porcellino di prendere il cavallo, a Sabbioso di portare i bagagli e a Scimmiotto di reggergli il bastone da pellegrino. Il vecchio apr il cancello dei campi perch fuggissero e, a passi felpati, ritorn nel suo letto.
Era trascorsa la quinta veglia quando finirono di affilare le armi e di mangiare. Allora si precipitarono tutti nella corte, ma scoprirono che la preda era scomparsa. Cercarono intorno con torce e lampade, e videro aperto il cancello dei campi.
"Sono scappati di l!" gridarono i briganti. "Inseguiamoli!"
E corsero via come frecce. Scorsero il monaco cinese quando ormai si alzava il sole: egli si volse e vide venti o trenta persone che correvano verso di lui agitando sciabole e lance.
"Discepoli, i briganti ci hanno raggiunto; che cosa facciamo?"
"State tranquillo" rispose Scimmiotto, "ve ne sbarazzo io."
"Consapevole del Vuoto, puoi fargli paura, ma niente di pi. Non li devi uccidere."
Il Novizio non era d'umore da badare a queste raccomandazioni. Brand la sua sbarra e si volse ad accoglierli: "Dove andate, signori?"
"Canaglia tonsurata, pagherai cara la vita dei nostri capi!" gridavano i briganti. Circondarono Scimmiotto e fecero piovere i loro colpi su di lui. Il grande santo rote la sua sbarra dandole il diametro di una tazza, e in pochi colpi disperse la banda come una nuvoletta nel vento ai quattro angoli del cielo. Chi riceveva un colpo moriva subito, chi ne era sfiorato se la cavava con le ossa rotte e la pelle lacerata. Pochi furbi erano fuggiti in tempo; gli altri furono presto in viaggio per visitare i giudici dell'Inferno.
Tripitaka, a cavallo, vide cadere tutti quegli uomini e si spavent: part al galoppo verso l'occidente, con Porcellino e Sabbioso alle calcagna.
"Dov' il figlio del vecchio Yang?" chiese Scimmiotto a un ferito.
"Monsignore,  quello con la veste gialla" gemette il brigante.
Scimmiotto gli si accost, afferr la sua sciabola, gli mozz il capo e se lo port via sotto braccio, grondante sangue. In pochi balzi raggiunse Tripitaka: "Maestro, ecco il figlio ribelle del vecchio Yang: questa  la sua testa."
Tripitaka divenne livido e cadde da cavallo: "Maledetto macaco, vuoi farmi morire di paura! Porta via quella cosa, non farmela vedere!"
Porcellino lanci la testa con un calcio al bordo della strada e la copr di terra con il suo rastrello. Sabbioso pos il carico e and ad aiutare il maestro a rialzarsi.
Il reverendo ritorn in s, seduto per terra, e incominci a recitare l'incantesimo della costrizione del cerchio. L'infelice Novizio si rotolava per terra, con le orecchie rosse, la faccia scarlatta e gli occhi fuori dalle orbite, e gridava: "Basta, Basta!"
Ma il reverendo ricominci per una diecina di volte. Scimmiotto si contorceva e si rotolava dal dolore, urlando: "Maestro, perdonatemi! Ditemi quello che avete da dire, ma smettetela!"
Infine Tripitaka smise e gli rispose: "Non ho niente da dirti. Non ti voglio pi, ritorna da dove vieni."
"Maestro" preg il Novizio prosternandosi malgrado il dolore, "perch mi scacciate?"
"Maledetta scimmia, la tua violenza sorpassa ogni limite, ed  indegna di un pellegrino in cerca delle scritture. Ieri ti avevo rimproverato la tua crudelt, quando avevi ucciso i capi della banda. Dobbiamo la cena e il riposo della notte a quel vecchio, che ci ha salvato la vita facendoci fuggire. Che suo figlio fosse un delinquente non era affar nostro: tu non potevi decapitarlo, e ancor meno distruggere tante vite e attentare continuamente all'armonia dell'universo. Ti ho tanto esortato, ma non  servito a nulla: in te non c' un'oncia di bont. A che cosa servi? Vattene via, se non vuoi che ricominci a recitare l'incantesimo."
"Lasciate stare, me ne vado!" grid Scimmiotto spaventato. E con un balzo nelle nuvole scomparve senza lasciare traccia.
Ahim,  il caso di dirlo:

Non prepara cinabro cuor violento,
E non compie la Via spirito instabile.

Se in fin dei conti non sapete dove and il grande santo, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 57
LA FALSA SPEDIZIONE IN OCCIDENTE

IN CUI SCIMMIOTTO ESPONE LE SUE LAGNANZE SUL POTALAKA, E IL FALSO RE DELLE SCIMMIE LEGGE IL RESCRITTO IMPERIALE.


Si  detto in quali circostanze part il grande santo Scimmiotto. Si sentiva depresso e contrariato: dove andare? Poteva ritornare alla Grotta del Sipario Torrenziale, sul Monte di Fiori e Frutti; ma temeva che i suoi andirivieni sarebbero apparsi ai suoi mostriciattoli ridicoli e indegni di un prode. Cercare rifugio in Cielo? Avrebbe corso il rischio che non autorizzassero un soggiorno prolungato. Le isole del mare? Davanti agli immortali delle tre isole si sarebbe vergognato. La residenza dei draghi? Sarebbe stato insopportabile comparire in veste di postulante. Non sapeva proprio che fare di s stesso, e si disse con amarezza: "Tanto peggio. Per conseguire il giusto frutto, non c' che ritornare dal maestro."
Dunque abbass la sua nuvola e ricomparve davanti al cavallo di Tripitaka: "Maestro, per questa volta dovete perdonare il vostro discepolo. Non ricomincer; ormai non ricorrer pi alla violenza e accetter ogni vostro precetto. Vi supplico, lasciate che ritorni a proteggere il vostro viaggio a Occidente."
Ma il monaco cinese, invece di rispondere, si mise a recitare l'incantesimo della costrizione del cerchio, e lo ripet per una ventina di volta, mentre il grande santo si contorceva per terra e il cerchio gli entrava di un buon pollice nel cranio. Infine gli chiese: "A che pro sei venuto a importunarmi?"
"Non lo recitate pi, vi prego! Potrei stabilirmi altrove, ma temo che senza di me non riuscirete mai a raggiungere il Paradiso dell'Ovest."
"Quante volte mi hai coinvolto nei tuoi massacri e distruzioni di vite, macaco!" esclam Tripitaka trasportato dalla collera. "Adesso basta, non voglio pi saperne di te. Che io arrivi o no alla meta del mio viaggio, non ti riguarda. Vattene via! Se mi resti dattorno, ricomincio a recitare l'autentica formula; e non mi fermer prima di averti fatto schizzare il cervello fuori dal cranio."
Scimmiotto si rese conto che non c'era modo di far mutare avviso al suo maestro; in preda a dolori insopportabili, rifece la capriola nelle nuvole. A un tratto gli venne un'idea: "Poich il bonzo non vuole pi saperne di me, andr sul Potalaka a parlarne con la pusa Guanyin."
In meno di due ore raggiunse i mari del Sud e atterr dritto sul Monte Potalaka. Mentre si inoltrava nel Boschetto dei Bamb Porporini, vide venirgli incontro il novizio Moksa che lo salut chiedendo: "Dove andate, grande santo?"
"Ho bisogno di vedere la pusa."
Moksa lo guid all'ingresso della Grotta del Rumore di Marea, dove fu ricevuto dal ragazzo di Buona Fortuna, che lo salut: "Che cosa vi conduce da queste parti, grande santo?"
"Ho subito dei torti di cui mi vorrei querelare con la pusa."
Il ragazzo scoppi a ridere: "La nostra scimmia  la solita furbacchiona. Ricordo bene quanti imbrogli mi facesti, al tempo in cui mi ero impadronito del monaco cinese. La nostra pusa misericordiosa e compassionevole ha fatto voto di soccorrere ogni pena e ogni dolore con il Grande Veicolo, nella sua santa bont senza fine n limiti. Che cosa non ti piace, perch tu possa querelarti contro di lei?"
Scimmiotto era gi di malumore. A queste parole esplose con una tale violenza che quasi fece cadere a terra il ragazzo di Buona Fortuna: "Come sei zotico, ragazzetto ingrato e stupido! Quando facevi il mostro, fui io a pregare la pusa di prenderti al suo servizio e di rimetterti sulla retta via; se hai avuto felicit eterna, libert e longevit uguale al Cielo, a chi lo devi se non al vecchio Scimmiotto? Eppure mi vieni a insultare. Io mi lamento di fatti per cui devo chiedere aiuto alla pusa; come puoi dire che mi lamento di lei?"
"La nostra scimmia  sempre stata uno zolfanello" replic sorridendo il ragazzo. "Scherzavo. Non prendere tutto sul serio!"
Il pappagallo bianco venne a svolazzare intorno a loro: compresero che la pusa li convocava. Moksa e Buona Fortuna lo condussero ai piedi del trono di loto; Scimmiotto lev rispettosamente gli occhi su Guanyin e si inchin fino a terra, senza riuscire a trattenere lacrime e singhiozzi. La pusa ordin a Moksa e a Buona Fortuna di aiutarlo a rialzarsi: "Consapevole del Vuoto, dimmi chiaramente che cosa ti d tanta pena. Non piangere: ti toglier questo dolore e lo sopprimer."
"Non avevo mai subito un torto simile" disse Scimmiotto piangendo e inchinandosi di nuovo. "Da quando mi avete liberato dal castigo del Cielo, mi sono comportato da sramana fedele all'insegnamento del Buddha, ho protetto il monaco cinese nella sua ricerca dei sutra, ho rischiato la vita per salvarlo dagli ostacoli demoniaci. Ma  stato come togliere una lisca dalla gola della tigre, o sollevare scaglie sul dorso del drago. Ho riposto ogni speranza nel ritorno alla verit e nel conseguimento del giusto frutto, ho fatto di tutto per redimermi dai miei peccati e per liberarmi dai cattivi pensieri. Non avrei mai creduto che il reverendo si mostrasse cos ingrato, compromettesse ogni possibilit di migliorare il mio destino e mi infliggesse il dolore di non distinguere il bianco dal nero."
"Spiegati meglio, ti ascolto."
Scimmiotto raccont nei particolari come si era trovato ad ammazzare i briganti di strada e ci che ne era seguito. Spieg come tutti quei morti ammazzati avessero mosso la bile del monaco cinese, al punto che, senza distinguere il bianco dal nero, si era messo a recitare l'incantesimo della costrizione del cerchio e l'aveva ripetutamente scacciato. Non sapendo dove andare, n in cielo n in terra, era venuto appunto per riferire i fatti alla pusa.
"Tripitaka viaggia per incarico imperiale.  un monaco che coltiva il bene con tutto il suo cuore e non pu tollerare che si attenti in qualunque modo a qualsiasi forma di vita. Con i poteri che hai, che bisogno avevi di battere a morte quei briganti? Sono dei malvagi, ma sono pur sempre esseri umani che non si devono uccidere. Se ammazzi mostri, lamie o altre creature malefiche acquisti meriti; ma se uccidi uomini, dimostri solo la tua inumanit. Per liberare il maestro ti sarebbe bastato di metter loro paura. A mio imparziale avviso, il torto sta dalla tua parte."
Il Novizio si prostern trattenendo le lacrime: "Anche se ho fatto male, avrei potuto riscattarmi in seguito con buone imprese; non meritavo di essere scacciato cos. Vi supplico, nella vostra grande misericordia, di recitare l'incantesimo che apre il cerchio, in modo che possa togliermelo dalla testa e rendervelo. Lasciatemi ritornare a vivere nella Grotta del Sipario Torrenziale."
"Fu il Beato in persona a insegnarmi l'incantesimo della costrizione del cerchio" replic sorridendo Guanyin. "L'anno in cui mi mand nell'Est a cercare qualcuno che potesse compiere questa ricerca, mi diede tre tesori: il kasya di broccato, il bastone da pellegrino con nove anelli e i cerchi Strizza, Spezza, Schizza. Mi insegn a metterli, ma non a toglierli."
"Allora permettetemi di congedarmi."
"Dove vuoi andare?"
"Vado al Paradiso dell'Ovest a parlarne con il Beato; lui sapr come togliere il cerchio."
"Aspetta: voglio prima verificare se le sorti sono favorevoli o no."
"Per me  inutile; la mia sorte mi sta bene cos com'."
"Non la tua, ma quella del monaco cinese."
La brava Guanyin, seduta sul trono di loto, passava in rassegna tutto l'universo con il suo sguardo sapiente, facendolo scorrere sui tre mondi uno dopo l'altro. Quindi disse: "Consapevole del Vuoto, il tuo maestro sta per affrontare una prova che metter in pericolo la sua vita: non tarder a cercarti. Resta qui, mentre io vado a parlargli e gli chiedo di riprenderti con s per realizzare il giusto frutto della sua ricerca."
Scimmiotto dovette acconsentire e restarsene l buono e tranquillo, rinunciando a combinarne qualcuna delle sue.
Intanto il reverendo, scacciato Scimmiotto, aveva affidato il cavallo a Porcellino e i bagagli a Sabbioso. Avevano percorso insieme una cinquantina di li a buona andatura, quando Tripitaka tir le redini: "Discepoli, abbiamo lasciato il villaggio prima dell'alba, e le contrariet che mi ha dato l'equipuzio contribuiscono ad accrescere fame e sete. Chi di voi vuol mendicare qualcosa per nutrirmi?"
"Smontate da cavallo, maestro. Vedr se si trova qui intorno qualche villaggio in cui chiedere l'elemosina."
Tripitaka smont e Porcellino sal su una nuvola; ma per quanto scrutasse, non vedeva che picchi e montagne senza traccia di abitato. Porcellino ritorn a terra e disse a Tripitaka: "Non si vede neppure una capanna, non c' nessun segno di possibili donatori."
"Se non si possono trovare elemosine, cercami almeno dell'acqua per calmare la sete."
"Andr in cerca di un ruscello verso sud."
Sabbioso gli tese la ciotola delle elemosine e Porcellino ritorn sulle nuvole. Il reverendo aspettava, seduto sul ciglio della strada, ma il bestione non si rivedeva; l'infelice soffriva la sete, con la lingua e la gola riarse. Lo attesta il poema:

Per proteggere l'anima, va nutrito il respiro:
Sentimenti e natura non fanno differenza.
La malattia proviene da turbe dello spirito:
Quando il corpo declina, la Via deve perire.
 vana la fatica, se tu perdi i Tre Fiori,
Inutile la lotta se subiscono danno
Le Quattro Grandi Cose. Senza terra n legno,
Soffron metallo ed acqua. Il corpo della legge
Non si compie in mancanza dell'operosit.

Sabbioso vedeva le sofferenze di Tripitaka, e alla fine non ne pot pi: leg il cavallo, nascose i bagagli e propose: "Maestro, restate qui comodo, che io vado a sollecitarlo."
Il reverendo, trattenendo le lacrime, acconsent con un cenno del capo. Sabbioso balz su una nuvola e scomparve anche lui verso sud.
Il maestro lasciato solo ad aspettare, arso dalla sete, era in preda alle peggiori sofferenze. Si sentiva ridotto alla disperazione, quando a un tratto ud un rumore accanto a s che gli fece alzare la testa di soprassalto: Scimmiotto era inginocchiato accanto a lui e gli tendeva una tazza di ceramica.
"Maestro" disse, "come vedete, senza il vostro vecchio Scimmiotto, non potete nemmeno togliervi la sete. Bevete questa buona acqua fresca e aspettatemi, che vi andr a mendicare del cibo."
"Non voglio la tua acqua. Preferirei morir di sete. Non voglio pi saperne di te, va via!"
"Ma senza di me non raggiungerete mai il Paradiso dell'Ovest."
"Che ci arrivi o no, non  affar tuo. Maledetto macaco, perch mi vieni a tormentare?"
Il volto del Novizio arross di collera. "Questa testa rapata del malanno non ha sentimenti e mi ha insultato gravemente!" grid nelle orecchie del reverendo, facendo roteare la sua sbarra e gettando via la tazza. Mentre Tripitaka cadeva svenuto, si impadron dei sacchi di feltro nero e scomparve per aria portandoli con s.
Nel frattempo Porcellino, con la ciotola delle elemosine in mano, aveva disceso il pendio e scoperto in una valletta una capanna, che il fianco della montagna aveva fino allora nascosto alla vista. Avvicinandosi pens: "Il mio muso spaventer questa gente; avr faticato per nulla e non mi faranno l'elemosina. Sar meglio che mi trasformi."
Il bestione fece un passo magico, recit un incantesimo e, con qualche scossa, si trasform in un grosso monaco dalla faccia gialla e malaticcia, che biascicava preghiere. Si ferm sull'uscio e grid: "Donatori, se in cucina avanza un po'di riso, sappiate che c' gente affamata sulla strada. Il povero monaco che sono viene dalle terre dell'Est e va al Paradiso dell'Ovest in cerca delle scritture. Il mio maestro  affamato e assetato: se vi avanzasse in fondo alla pentola un pugno di riso freddo e ce ne donaste un po', ci salvereste la vita."
Gli uomini di casa erano tutti al lavoro in campagna; c'erano solo due donne che avevano appunto cotto il riso e ne stavano riempiendo due scodelle da portare nei campi. In fondo alla marmitta restava un po'di riso incrostato. A vedere quell'aria malata e a sentirlo vaneggiare di viaggi dall'est all'ovest, pensarono che delirasse e temettero che gli cadesse morto davanti alla porta di casa. Perci si affrettarono a raschiare il fondo della pentola per riempire la sua ciotola. Quando fu piena, il bestione se ne torn da dove era venuto.
Mentre camminava si sent chiamare: "Porcellino!" Alz la testa e vide Sabbioso che gridava dall'alto della rupe: "Vieni da questa parte!" Poi gli venne incontro e domand: "Dov'eri andato, invece di attingere l'acqua limpida di questo ruscello?"
"Mentre venivo qui" rispose Porcellino, "mi sono accorto che nella valletta abita gente e sono andato a mendicare una ciotola di riso."
"Serve anche quello, ma ora il maestro muore di sete; dove mettiamo l'acqua?"
" facile: raccogli il riso in un lembo del tuo vestito, e io riempir la ciotola d'acqua."
Ma quando ritornarono, videro Tripitaka giacere nella polvere con la faccia rivolta al suolo, mentre il cavallo bianco nitriva e scalpitava con i finimenti sciolti, e i bagagli erano scomparsi.
Porcellino, spaventato, si batteva il petto e gemeva: "Non occorre dirlo, sono ancora quei briganti che Scimmiotto aveva scacciati: i superstiti sono ritornati a uccidere il maestro e a derubarci."
"Va a riprendere il cavallo" gli disse Sabbioso. E si tormentava: "E adesso che cosa facciamo?  il disastro, non ci resta che abbandonare la corsa." E gridava: "Maestro!" con singhiozzi da spezzare il cuore.
"Non piangere, fratello" diceva Porcellino. "Al punto in cui siamo, la ricerca delle scritture  finita. Tu veglia il corpo del maestro, che io monto sul cavallo e vado a cercare una bottega o un mercato dove possa venderlo per qualche tael, e comperarci una bara per seppellire il maestro. Poi non ci rester che andarcene, ciascuno per la sua strada."
Sabbioso, che non poteva rassegnarsi, ritorn accanto al corpo dell'infelice monaco cinese per cercare di riscaldargli il viso. Singhiozzava: "Che amaro destino, maestro!"
Ma si accorse che un po'di fiato caldo usciva ancora dalle narici, e che qualche calore risiedeva ancora nel petto. Si mise a chiamare: "Vieni qui, Porcellino. Il maestro  ancora vivo."
Anche Porcellino si avvicin per sostenerlo, e pian piano il reverendo riprese i sensi. Dapprima gemette e poi si mise a vituperare 'quel maledetto macaco che l'aveva battuto a morte'.
"Quale macaco?" chiesero Porcellino e Sabbioso.
Il reverendo serrava le labbra e sospirava. Dopo che gli ebbero inumidito la gola con un po'd'acqua, disse finalmente: "Discepoli, mentre eravate via mi  venuto a importunare Consapevole del Vuoto. Poich rifiutavo fermamente di riprenderlo, mi ha colpito col suo randello e si  portato via i due sacchi di feltro nero."
A queste parole Porcellino digrign i denti, con il cuore arso di indignazione: "Maledetta scimmia, come ha osato comportarsi cos?" E si rivolse a Sabbioso: "Tu bada al maestro, che io vado da lui a reclamare i nostri sacchi."
"Non perdere il sangue freddo. Sosteniamo il maestro fino a quella capanna nella valletta e chiediamo a quella gente un po'd'acqua calda per il riso che ti hanno dato. Sistemiamo prima il maestro, e poi partiremo per la ricerca."
Porcellino segu il consiglio e aiut Tripitaka a montare a cavallo. Tutti e tre si diressero alla capanna, dove trovarono soltanto la vecchia, che a vederli arrivare cerc di nascondersi.
"Buona signora" disse Sabbioso giungendo le mani, "siamo inviati della corte dei Tang delle terre dell'Est in cammino per il Paradiso dell'Ovest. Il nostro maestro non sta bene: ci occorrerebbe un po'di acqua calda per riscaldargli il riso."
"Poco fa  passato di qui un monaco tisico che veniva dall'Est anche lui, e gli ho fatto l'elemosina di cibo. Qui non c' nessun'altro in casa; vi prego, andate a cercare altrove."
Il reverendo, con l'aiuto di Porcellino, scese da cavallo e si inchin alla vecchia: "Cara signora, avevo tre discepoli che mi proteggevano nella ricerca delle scritture presso il Buddha del grande Monastero del Colpo di Tuono, nel divino paese dell'India. Ho dovuto separarmi dal mio primo discepolo, perch  dedito alla violenza e non segue la via del bene. Non mi aspettavo che ritornasse di nascosto, mi colpisse con il suo bastone e mi derubasse dei bagagli. Ora devo mandare uno dei due discepoli che mi restano a ricuperare le cose rubate. Ma la strada non  un luogo adatto per una lunga attesa: perci siamo venuti alla vostra residenza per pregarvi di ospitarci. Non appena avremo ricuperato i nostri bagagli ce ne andremo."
"Quel grosso monaco malaticcio che  venuto poco fa diceva anche lui di essere dell'Est.  possibile che si trovi in giro qui intorno un'altra comitiva come la vostra?"
"Ero io" replic ridendo Porcellino. "Con le orecchie larghe e il grugno lungo che ho, temevo di spaventarvi e di sentirmi rifiutare l'elemosina: perci mi ero trasformato. Se non mi credete, guardate il riso che il mio condiscepolo porta con s."
La vecchia riconobbe il suo riso e li invit a entrare. Poi mise l'acqua al fuoco e ne tese una ciotola a Sabbioso perch vi riscaldasse il riso; al maestro offr del t che lo rinfranc.
"Chi di voi andr in cerca dei bagagli?" chiese il monaco cinese.
"Io sono gi andato una volta alla Grotta del Sipario Torrenziale" disse Porcellino. "Conosco la strada, e quindi tocca a me."
" meglio che tu non vada. Non ti sei mai inteso con il macaco, e il tuo modo di fare, o qualche parola pesante che finir per sfuggirti, possono facilmente irritarlo e indurlo a batterti. Mander Consapevole della Purezza."
"Va bene, parto subito" disse Sabbioso.
"Quando arriverai" raccomand il reverendo, "valuta bene la situazione. Se ti rende i bagagli, fingi gratitudine. Altrimenti non stare a discutere; vai diritto dalla pusa dei mari del Sud, raccontale l'accaduto e pregala di aiutarci."
Sabbioso ascolt e promise, poi fece a sua volta le sue raccomandazioni a Porcellino: "Tu non brontolare e abbi cura del maestro. Non strapazzare la gente, o non ti daranno pi riso. Io ritorner presto."
"Va bene, ma sbrigati" rispose Porcellino scuotendo la testa. "Torna subito, che tu ottenga i bagagli o no, altrimenti le nostre perdite si aggraveranno: se il bilanciere ha le estremit appuntite, le fascine cadono da una parte e dall'altra."
Sabbioso mont sulle nuvole e si lanci verso il continente dell'Est.  il caso di dirlo:

Se l'anima  sfuggita, la casa resta vuota,
Fornello senza fuoco non trasmuta cinabro.
Donna gialla abbandona il padrone e va in cerca
Del suo vecchio Metallo, mentre Madre del legno
Resta nella capanna a curar Guance glabre.
Dopo questa partenza, quando sar il ritorno?
 difficile dirlo. Finch resta lontana
La scimmia dello spirito, viene sconvolto il ciclo
Con cui i cinque elementi si creano e si distruggono.

Occorsero a Sabbioso tre giorni e tre notti per raggiungere il grande oceano orientale. Ud il rumore delle onde e vide la nera bruma velare il cielo di oscuri vapori, la schiuma delle onde raccogliersi intorno al sole nell'aria fredda dell'aurora. Ma non era d'umore da godersi il paesaggio, mentre sorvolava le isole degli immortali intento alla sua meta: il Monte di Fiori e Frutti. Bench portato da venti favorevoli, vol ancora a lungo prima di scorgere in lontananza gli alti picchi, come una schiera di alabarde rizzate sopra drappi sospesi. Quando raggiunse il picco pi alto atterr e cerc il sentiero che scendeva alla Grotta del Sipario Torrenziale. Si sentiva un vasto brusio, che ad avvicinarsi risult causato da innumerevoli scimmie convenute da tutte le parti.
Sabbioso riconobbe Scimmiotto, seduto su un'alta terrazza rocciosa, che reggeva un foglio di carta e salmodiava queste parole:
"Noi, Li, imperatore dei grandi Tang delle terre dell'Est, abbiamo convocato alla nostra presenza il nostro fratello minore, il santo monaco maestro della legge Chen Xuanzang, e gli abbiamo comandato di recarsi in India a salutare il Buddha nel grande Monastero del Colpo di Tuono sul Monte degli Avvoltoi - shapo! - e a sollecitare dal Beato le scritture.
"Colpiti da una malattia improvvisa che aveva condotto la nostra anima a vagare nella dimora infernale, noi abbiamo avuto la fortuna di veder prolungare la durata della nostra vita e di essere rimandati dal giudice delle tenebre nel mondo dei vivi.
"Per ringraziare di questa concessione, abbiamo ordinato grandi cerimonie per la redenzione dei trapassati.
"Guanyin, salvatrice e misericordiosa, ci ha fatto la grazia di mostrarci il suo corpo dorato e di informarci che l'Occidente racchiude sutra capaci di garantire la liberazione delle anime ottenebrate; perci inviamo il maestro della legge Xuanzang perch attraversi mille montagne con la missione di cercare e sollecitare queste scritture.
"Possano i paesi dell'Occidente da cui dovr passare non rendere vano questo pio proposito e agire in conformit di questo rescritto, promulgato nel tredicesimo anno dell'era Contemplazione della Virt dei grandi Tang.
"Dopo aver lasciato il grande impero, ha attraversato molti paesi e ha raccolto lungo il cammino tre discepoli: il primo  Scimmiotto Consapevole del Vuoto, il secondo Porcellino Consapevole delle Proprie Capacit e il terzo Sabbioso Consapevole della Purezza."
Dopo aver letto ad alta voce dal principio alla fine, ricominci daccapo; tanto che Sabbioso, riconosciuto il testo, non si pot trattenere dall'esclamare: "Che cosa significa? Fratello, perch leggi in pubblico il passaporto del maestro?"
Udendolo il Novizio lev di scatto la testa, lo fiss e grid: "Prendetelo!"
La folla delle scimmie lo accerchi, lo spinse e lo tir davanti a Scimmiotto, che url: "Chi sei tu, per osare di avvicinarti alla nostra grotta?"
Di fronte a questo atteggiamento, Sabbioso si rassegn a salutare rispettosamente: "Permettimi, fratello maggiore, di fare appello alla tua equit.  vero che il nostro maestro  andato in collera, ti ha rimproverato ingiustamente e ingiuriato, ed  arrivato a scacciarti. Non eravamo ancora riusciti a fargli cambiare opinione e ci eravamo allontanati per cercare acqua e cibo, quando tu sei ritornato in modo inatteso, forse spinto da un buon impulso. Ma poi lo hai colpito, e quando  svenuto ti sei portato via i bagagli. Sono venuto a visitarti per parlarti di queste cose, fratello maggiore. Se non sei giunto a detestare il nostro maestro, se non hai dimenticato la liberazione che gli devi, prendi i bagagli e ritorna con me, perch andiamo insieme al Paradiso dell'Occidente a conseguire il giusto frutto del nostro pellegrinaggio. Se invece il tuo rancore ti impedisce di ritornare con noi, ti prego, rendici almeno i bagagli. Ci non ti impedir di godere le gioie agresti del ritiro fra queste montagne, se cos preferisci."
Scimmiotto sogghign: "Saggio fratello, il tuo bel discorso non quadra con le mie intenzioni. Se ho colpito il monaco cinese e gli ho rubato i bagagli, non significa che mi sia ritirato in campagna e abbia rinunciato a raggiungere l'Occidente. Imparo a memoria le parole che mi hai sentito leggere, perch mi serviranno per rivolgermi al Buddha e chiedergli le scritture da riportare nelle terre dell'Est. La gloria di queste gesta la voglio tutta per me; la gente del continente meridionale la perpetuer e mi onorer come suo grande antenato."
"Il tuo progetto non regge, rispettato fratello" obiett Sabbioso con un sorriso. "Non si  mai sentito di una ricerca delle scritture condotta dal Novizio Scimmiotto. La ricerca  affidata alla persona prescelta dalla pusa Guanyin per incarico del Buddha; il nostro compito  solo di proteggere quella persona lungo il viaggio con tutte le nostre forze. Sai chi  il prescelto: un discepolo del Beato, chiamato Cicala d'Oro, bandito dal Monte degli Avvoltoi perch si era mostrato disattento a una predica del Buddha e rinato nell'Est. L'adempimento di questa missione gli consentir di ritrovare la Via. Il Buddha non consegner mai i sutra ad altri che al monaco cinese: il tuo sogno  insensato."
"Saggio fratello minore" rispose il Novizio, "non sei mai stato una testa forte. Consideri solo un lato delle cose e non ne vedi gli altri. Continui a mettermi davanti il tuo monaco cinese: ma credi che sia difficile trovare alternative? Il monaco che occorre me lo fabbrico io, certificato e brevettato, e domani mi metto in viaggio con lui. Chi me lo pu impedire? Se non mi credi, te lo mostrer."
E ordin: "Ragazzi, dite al maestro di farsi vedere."
Le scimmie corsero nella grotta e ne ritornarono con un cavallo bianco montato da un altro Tripitaka, accompagnato da un altro Porcellino con i bagagli e da un altro Sabbioso con il bastone da pellegrino.
Per Sabbioso questo era troppo; grid furente: "Io non voglio cambiare identit, nemmeno in sogno! Non esiste un altro Sabbioso! Basta con le impudenze! Te la faccio vedere io!"
E ruppe con una randellata la testa del falso Sabbioso, che cadde morto: si vide allora che non era altro che una di quelle scimmie del malanno. La folla scimmiesca circond Sabbioso, e il Novizio rote la sua sbarra cerchiata d'oro; ma l'assediato si apr un varco a bastonate, riusc a montare su una nuvola e fugg dicendo fra s: "Quella scimmia maledetta  cos insolente, che non resta altro da fare che denunciarla a Guanyin."
Il Novizio, da parte sua, non si impegn nell'inseguimento; fece scorticare la scimmia uccisa e la fece cucinare e servire in tavola, accompagnata da vini di palma e d'uva. Poi un'altra scimmia della banda fu trasformata in Sabbioso e si riprese l'addestramento in vista del pellegrinaggio a occidente.
In capo a un giorno e una notte, Sabbioso raggiunse i mari del Sud e fu in vista del Monte Potalaka, dove prese terra e contempl il paesaggio. Che meraviglia!

Questo territorio contiene tutti i misteri dell'universo: vi affluiscono tutti i fiumi, vi si bagnano il sole e le stelle, vi si congiungono tutte le creature, qui nasce il vento e tremola il riflesso della luna. Quando monta la marea, il leviatano compie le sue trasformazioni; sotto le onde che si incalzano, nuota la tartaruga gigante. Qui si mescolano le acque di tutti mari e di tutti gli oceani, e ogni isola ha i propri palazzi di immortali.
Lasciate perdere le Isole Felici, contemplate la grotta fra le nubi del Potalaka: che magnifico paesaggio! L'energia primordiale plana sulle nuvole iridate delle cime, cristalli lunari galleggiano sulle acque sotto la grande scogliera. Nel boschetto dei bamb porporini volano i pavoni, sui rami dei verdi salici ciangottano i pappagalli. Qui nascono fiori di giada e di diaspro, e vi prospera il loto d'oro. Quante volte la bianca gru viene ad appollaiarsi sulle cime, e la fenice a cercare riparo nel chiosco sulla montagna! Persino i pesci coltivano la loro vera natura prestando ascolto alla predicazione dei sutra, mentre corrono e balzano fra le onde.

Mentre Sabbioso s'inoltrava passo passo, perduto nella contemplazione del magico paesaggio, si vide venire incontro Moksa, che gli chiese: "Consapevole della Purezza, che cosa vieni a fare qui, invece di proteggere il monaco cinese nella ricerca delle scritture?"
"Dovrei parlare di certe faccende alla pusa" rispose Sabbioso, dopo averlo salutato. "Avreste la cortesia di condurmi da lei?"
Moksa cap che si trattava di Scimmiotto, ma non fece commenti e and ad annunciarlo a Guanyin: " arrivato il pi giovane dei discepoli del monaco cinese, Consapevole della Purezza, e vorrebbe presentarvi i suoi omaggi."
Scimmiotto, che se ne stava ai piedi del trono, sorrise: "Se Sabbioso viene qui, significa che il monaco cinese si trova in difficolt."
Guanyin ordin di introdurlo. Sabbioso si inchin fino a terra, ma quando alz gli occhi vide Scimmiotto: senza una parola di spiegazione, brand il suo randello e glielo assest sulla testa. Il Novizio schiv il colpo, ma non diede segno di reagire.
"Vedrai, scimmia maledetta che ha commesso i dieci crimini!" inve Sabbioso. "Sempre qui a imbrogliare la pusa!"
"Consapevole della Purezza, tieni a posto le mani e la lingua!" grid Guanyin. "Dimmi piuttosto perch sei venuto qui."
Sabbioso abbass il bastone, rinnov gli inchini e, ansando d'indignazione, dichiar: "Questa scimmia non fa che commettere violenze. Giorni addietro il maestro lo rimprover perch aveva ucciso due briganti; e lui, la mattina seguente, stermin tutta la banda e port al maestro una testa mozzata che grondava sangue. Il maestro si spavent tanto che cadde da cavallo, e poi lo rimprover aspramente e lo mand via. In seguito al maestro venne sete e noi ci assentammo per cercare acqua; intanto Scimmiotto ritorn, colp il maestro e rub le nostre sacche. Sono andato alla Grotta del Sipario Torrenziale per chiedere i bagagli in restituzione: lui dapprima ha finto di non riconoscermi, e poi mi ha detto che non intendeva pi proteggere il maestro e che avrebbe organizzato un altro viaggio in Occidente per conto proprio, allo scopo di attribuirsene tutto il merito. Io ho obiettato: 'Come potrai ottenere i sutra senza il monaco cinese?'E lui mi ha mostrato un altro maestro con tutto il seguito, il cavallo bianco, Porcellino e me. 'Ma Sabbioso sono io'ho detto, 'e non pu essercene un altro al mondo!'Ho ucciso questo falso Sabbioso, e ho visto che era una scimmia malefica. Allora lui ha voluto impadronirsi di me, ma io sono fuggito per venir qui a riferirvi la situazione. Non pensavo che la sua arte della capriola nelle nuvole gli avrebbe consentito di precedermi. Chiss quali falsit vi  venuto a raccontare!"
"Non devi accusare le persone alla leggera, Consapevole della Purezza. Consapevole del Vuoto  qui da quattro giorni, perch l'ho trattenuto io. Come avrebbe potuto reclutare nel frattempo un altro monaco cinese e organizzare un'altra ricerca delle scritture?"
"Ma ho visto con i miei occhi Scimmiotto nella sua grotta. Come potrei mentirvi?"
"Non lasciarti trasportare dalla collera. Andrai con Consapevole del Vuoto sul Monte di Fiori e Frutti per vedere come stanno le cose. La verit  una, e l'errore non la pu alterare: quando sarete laggi, ci vedrai chiaro."
Dunque il grande santo e Sabbioso presero congedo da Guanyin, per un viaggio destinato

A chiarir cos' bianco e cos' nero,
A sceverare il retto dal perverso.

Se voi, in fin dei conti, non sapete come giunsero a questo risultato, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 58
UNA LEZIONE DI ZOOLOGIA COSMICA

IN CUI LO SPIRITO DUPLICATO GETTA IL DISORDINE IN TUTTO L'UNIVERSO, E IL CORPO UNICO FATICA A REALIZZARE LA VERACE ESTINZIONE.


Scimmiotto e Sabbioso si congedarono da Guanyin, salirono su un raggio luminoso e lasciarono i mari del Sud. Scimmiotto era molto pi veloce, ma Sabbioso lo trattenne dicendo: "Fratello, non  il caso che tu ci dia sotto a testa bassa e mi mostri soltanto la tua coda, per correre avanti a sistemare le cose prima del mio arrivo. Aspettami, che possa vedere anch'io."
Per quanto Scimmiotto fosse animato dalle migliori intenzioni, Sabbioso restava diffidente. I due navigarono dunque di conserva e presto giunsero in vista del Monte di Fiori e Frutti, dove atterrarono. Scrutando di lontano, videro in effetti l'altro Scimmiotto che continuava a troneggiare e si dava alla pazza gioia tra la folla delle scimmie.
Era proprio identico al grande santo: pelo fulvo, cerchio d'oro in capo, pupille folgoranti negli occhi di fuoco. Indossava la lunga tunica di broccato e recava stretto alla vita il grembiule di pelle di tigre; impugnava anche lui la sbarra di ferro cerchiata d'oro e recava ai piedi le stesse calzature scamosciate. Stessa faccia pelosa, stessa gola da duca del tuono, tasche sotto le guance, orecchie appuntite, larga fronte, zanne sporgenti.
Il grande santo, a quello spettacolo, fu preso dall'indignazione e piant in asso Sabbioso per gettarsi avanti brandendo la sua sbarra. Inveiva: "Che essere perverso sei tu, per permetterti di usurpare il mio aspetto, ingannare i miei ragazzi, intrufolarti nella mia grotta e farti bello del mio prestigio?"
L'altro Novizio rispose alla sfuriata con il silenzio e si prepar allo scontro. Nella mischia era assolutamente impossibile distinguere il vero dal falso: che confusione!

Due sbarre e due scimmie: avversari di gran levatura!
Ciascuno pretende di essere il protettore del fratello imperiale, di imporre i suoi meriti, di fondare la sua gloria. Quello vero ha pronunciato i voti monastici, l'altro non pu essere un figlio del Buddha: ma a vederli, dotati come sono degli stessi poteri di magia e di trasformazione, l'uno vale l'altro: non si distingue il vero dal falso. Uno  il soffio del Caos delle origini, il Grande Santo Uguale al Cielo; l'altro  lo spirito riduttore della terra, affinato da una lunga ascesi. Qui la sbarra cerchiata d'oro A Piacer Vostro, l il bastone di ferro Secondo il Tuo Cuore. Parano, fintano, tirano fendenti, senza vincitore n vinto.
Sono venuti alle mani davanti all'ingresso della grotta; ben presto, eccoli scontrarsi sulle nubi del cielo.

Salirono sempre pi in alto, mentre lottavano, finch giunsero al nono cielo. Sabbioso li seguiva, ma non osava intervenire perch non era in grado di distinguere chi aiutare e chi combattere. Avrebbe voluto colpire per aiutare il condiscepolo, ma temeva invece di danneggiarlo. Dopo aver atteso per un bel pezzo nell'incertezza, scese all'ingresso della grotta, mise in rotta i guardiani, rovesci i banchi di pietra, ruppe le suppellettili e frug dappertutto; ma fu inutile, i bagagli non si trovavano.
La grotta del Sipario Torrenziale doveva il suo nome a una cascata che ne nascondeva l'ingresso interno. Sembrava un bianco sipario: solo accostandosi si capiva che era un velo d'acqua. Sabbioso non era pratico del luogo e non fu in grado di spingere pi a fondo la sua esplorazione. Perci risal al nono cielo e rote il suo bastone: ma su chi abbatterlo?
"Sabbioso" disse il grande santo, "qui non mi puoi aiutare. Ritorna dal maestro e riferiscigli che cosa sta accadendo. Io intanto porter questa creatura malefica sul Monte Potalaka, perch la pusa distingua il vero dal falso."
L'altro Scimmiotto disse le stesse cose, parola per parola, con la stessa voce e nello stesso tono. Sabbioso non pot che seguire il consiglio e ritornare dal monaco cinese.
Intanto i due Scimmiotti, azzuffandosi con grandi urla e rumore, se ne andavano a sud finch giunsero sul Monte Potalaka, senza dar tregua ai colpi e agli insulti. Il baccano allarm i guardiani celesti protettori della legge, che si affrettarono a recarsi nella Grotta del Rumore di Marea per annunciare: "Pusa, sono arrivati ben due Consapevoli del Vuoto, e si stanno battendo fra loro."
Guanyin scese dal suo trono, usc dalla grotta accompagnata da Moksa, dal ragazzo di Buona Fortuna e da Figlia del Drago, e grid: "Dove vai, animale perverso?"
"Pusa, questo bel tomo assomiglia molto al vostro discepolo" risposero i due, parlando insieme e continuando ad azzuffarsi. "Non abbiamo smesso di batterci da quando ci siamo scontrati davanti alla Grotta del Sipario Torrenziale, ma non sono ancora riuscito a vincerlo. Gli occhi di Sabbioso non erano abbastanza penetranti e la sua forza non era di alcuna utilit; perci il vostro discepolo lo ha rimandato sulla strada dell'Ovest ad assistere il maestro. Ho portato qui questo sconosciuto, perch il vostro occhio sapiente distingua il vero dal falso e separi il giusto dal perverso."
Ma per quanto Guanyin e le altre divinit osservassero con attenzione, non furono capaci di riconoscere l'autentico.
"Smettete di battervi e venite qui, uno per parte" propose Guanyin. "Voglio esaminarvi meglio."
Essi le ubbidirono, ma uno diceva: "Io sono il vero!", e l'altro replicava: "Lui  il falso!"
Guanyin chiam accanto a s Moksa e Buona Fortuna, e bisbigli loro: "Teneteli fermi, e io reciter in segreto l'incantesimo della costrizione del cerchio: chi soffrir sar il vero Scimmiotto."
Cos fecero, ma quando la pusa recit con la mente l'autentica formula, entrambi gli Scimmiotti urlarono di dolore, si strinsero la testa fra le mani e si rotolarono a terra gridando: "Basta! Basta!"
Quando la pusa smise, ritornarono ad azzuffarsi e a insultarsi. Guanyin non sapeva che altro fare; i guardiani celesti e Moksa avrebbero voluto intervenire, ma non sapevano chi aiutare.
"Consapevole del Vuoto!" chiam Guanyin. Entrambi risposero. "Quand'eri equipuzio" disse la pusa, "e facesti tutti quei disordini in Cielo, eri molto popolare e tutti gli di ti conoscevano. Va dunque nel mondo di Sopra; l si trover qualcuno in grado di distinguervi."
Il grande santo la ringrazi della sua bont, e altrettanto fece il suo sosia.
Spingendosi e tirandosi giunsero davanti alla porta meridionale del Cielo, senza smettere di battersi e di vituperarsi. Vasto Sguardo sbarr loro il passaggio, alla testa dei quattro marescialli celesti Ma, Zhao, Wen e Guan e delle loro coorti di divinit maggiori e minori in assetto di guerra: "Dove andate, voialtri? Vi sembra questo il posto per battervi?"
"Ero stato scacciato da Tripitaka, il monaco che proteggo, per aver ucciso dei briganti di strada; mentre mi trovavo sul Potalaka per chiedere aiuto a Guanyin, questo mostro ha usurpato il mio aspetto, battuto il mio maestro e rubato i bagagli. Sabbioso lo ha scoperto sul Monte di Fiori e Frutti, dove aveva occupato la mia grotta. Da un pezzo sto combattendo con lui; mi assomiglia tanto che nemmeno la pusa  riuscita a distinguerci. Perci l'ho trascinato fin qui, perch mi aiutiate con la potenza dei vostri sguardi a distinguere il vero dal falso."
Questo discorso fu pronunciato insieme dai due Scimmiotti. La folla degli di li esaminava attentamente, ma nessuno riusciva a distinguerli.
"Se non ne siete capaci" urlarono i due, "fateci passare. Andremo dall'Imperatore di Giada."
Gli di non erano in grado di opporsi: aprirono la porta e li accompagnarono alla Sala delle Nuvole Misteriose. Il maresciallo Ma si precipit dentro con i quattro precettori celesti Zhang, Ge, Xu e Qiu per presentare rapporto: "Due Scimmiotti del mondo di Sotto, identici fra loro, hanno forzato l'ingresso e pretendono di vedere vostra maest."
Mentre ancora parlavano, i due irruppero nella sala vociferando, a tal punto che l'Imperatore, allarmato, scese dal trono e li apostrof: " uno scandalo! Come vi permettete di urlare alla mia presenza? Volete che vi faccia mettere a morte?"
"Maest" dicevano i due Novizi, "sono un monaco soggetto alla disciplina monastica, non oserei certo disturbare i miei superiori. Ma questo mostro ha preso il mio aspetto."
Ed esposta in lungo e in largo la situazione, conclusero: "Spero che mi concederete la grazia di distinguere il vero dal falso."
L'Imperatore di Giada ordin subito al re celeste Li Porta Pagoda di portare il suo specchio rivelatore dei mostri, per distruggere il falso e salvare il vero e autentico. Re Li ubbid e invit l'Imperatore e tutte le divinit a osservare l'operazione: il riflesso dei due Scimmiotti apparve nello specchio al completo, sbarra, abito e smorfie, senza un pelo di differenza.
L'Imperatore stesso non avrebbe saputo come distinguerli, e perci li fece mettere alla porta.
Uno sogghignava, l'altro sghignazzava. Si afferrarono l'un l'altro alla gola e ricominciarono a battersi. Dalla porta del Cielo ricaddero sulla strada dell'Ovest, ripetendosi l'un l'altro: "Adesso andiamo dal maestro."
Nel frattempo Sabbioso, dopo un viaggio di tre giorni e tre notti, era ritornato alla capanna che ospitava il monaco cinese, cui narr gli ultimi avvenimenti. Tripitaka era pieno di rimorsi: "Ho creduto che fosse Consapevole del Vuoto a colpirmi e derubarmi; non avrei mai sospettato che fosse invece la trasformazione di un essere malefico."
"Quella creatura perversa ha prodotto un altro reverendo con il cavallo bianco, un altro Porcellino con i nostri bagagli, e perfino un altro me stesso. Questo non l'ho potuto sopportare, e l'ho steso morto con una bastonata: allora ho visto che si trattava di una di quelle scimmie malefiche. Sono andato a riferire tutto alla pusa, che mi ha mandato con il condiscepolo anziano a smascherare l'impostore; ma si assomigliavano talmente, che io non sapevo chi aiutare. Ecco perch sono ritornato a informarvi."
Sotto l'impressione del racconto, Tripitaka era livido. Porcellino se la ridacchiava: "Com' divertente! Aveva ragione la nostra donatrice: c' proprio in giro un'altra squadra di cercatori di scritture."
Vecchi e giovani di casa vennero a chiedere a Sabbioso: "Dove siete stato in questi giorni? Forse a cercare fondi per il vostro viaggio?"
"Prima sono andato a cercare i nostri bagagli nel continente orientale" rispose sorridendo Sabbioso. "Poi sono andato a salutare la pusa Guanyin sul Monte Potalaka, nei mari del Sud; e infine sono tornato qui passando dal Monte di Fiori e Frutti."
"Fra andata e ritorno, che distanza sar?" domand il padron di casa.
"Circa duecentomila li."
"Monsignore! Una distanza simile in pochi giorni! Queste cose le fa soltanto chi viaggia sulle nuvole!"
"E questo non  niente" aggiunse Sabbioso. "Il mio condiscepolo anziano non avrebbe impiegato pi di un giorno o due."
La gente che li ascoltava era convinta di trovarsi di fronte a immortali.
"Nemmeno per sogno" diceva Porcellino. "Gli immortali, in confronto a noi, sono piccoli mocciosi."
Mentre discorrevano, sentirono in cielo il clamore di una contesa. Tutti si precipitarono allarmati all'aperto: erano i due Scimmiotti, sempre impegnati nella zuffa. Porcellino si sent prudere le mani: "Lasciate fare a me; ci provo io a distinguerli."
Il bestione si raccolse per balzare in cielo, annunciando: "Non gridare, fratello. Arrivo subito!"
"Bravo fratellino, vieni su e pesta sodo questo mostro" risposero a una voce i due Scimmiotti.
Divisi fra il piacere e la paura, i contadini dicevano: "Che onore! Questi arhat che cavalcano le nuvole hanno scelto proprio casa nostra come luogo di convegno. Nemmeno se avessimo fatto voto di nutrir monaci, ci troveremmo in casa degli ospiti cos distinti." Non risparmiavano n il riso n il t, e si sforzavano di prevenire i desideri degli ospiti. Ma dicevano anche: "Da questa guerra fra i due Scimmiotti non verr niente di buono. Finiranno per provocare disgrazie e per sconvolgere l'universo."
Tripitaka si rese conto che il viso lieto e lusingato del padron di casa nascondeva molta ansiet, e gli disse: "Caro donatore, non vi tormentate, rassicuratevi. Quando avr ricuperato il mio discepolo e lo avr ricondotto al bene, vi sapremo dimostrare la nostra gratitudine."
"Non oserei certo pretenderlo" rispondeva con effusione il vecchio.
Sabbioso li interruppe: "Maestro, usciamo da questo vicolo cieco. Voi vi sedete qui e noi cercheremo di portarveli davanti. Allora voi reciterete per un momento la cosa che sapete: chi sentir male sar il vero, e l'altro il falso."
"Giusto" approv Tripitaka.
Sabbioso sal in alto e propose loro: "Fermatevi, voi due: venite dal maestro, perch provi lui a distinguere il vero dal falso."
Entrambi i grandi santi si arrestarono. Sabbioso ne afferr uno per il bavero e grid a Porcellino: "Fratello, prendi l'altro e portiamoli gi."
Quando scesero davanti alla capanna, Tripitaka recit l'incantesimo e i due scoppiarono in lamenti e gridarono: "Mi sono gi battuto duramente, non recitate l'incantesimo! Fermatevi, vi supplico!"
Il reverendo, che era di temperamento misericordioso, si ferm; ma gli riusciva impossibile distinguere l'uno dall'altro. Entrambi si scrollarono dai loro custodi e ripresero ad azzuffarsi.
"Condiscepoli, voi badate al maestro, mentre io vado a chiedere l'aiuto del re Yama" annunciarono l'uno e l'altro Novizio. E subito scomparvero, spingendosi e tirandosi l'un l'altro.
"Nella Grotta del Sipario Torrenziale" disse Porcellino a Sabbioso, "tu hai visto il falso Porcellino che portava i nostri bagagli. Perch non glieli hai presi?"
"Quando ho colpito il falso Sabbioso, sono stato circondato e aggredito: ho dovuto fuggire a precipizio. In seguito, quando sono ritornato alla grotta con il Novizio, ho perlustrato e messo tutto a soqquadro, ma i bagagli non li ho trovati, e ho dovuto ritornare a mani vuote."
"Lo vedi che non sei pratico del posto? Quando ero andato io alla grotta per convincere Scimmiotto a ritornare con noi, ricordo benissimo che era andato a cambiarsi d'abito passando attraverso una cascata d'acqua: la cascata cela un passaggio, che in realt  la porta interna della grotta. Probabilmente quella creatura ha nascosto i nostri bagagli l dietro."
"Dal momento che conosci i luoghi" intervenne Tripitaka, "potresti approfittare della circostanza che ora la grotta sar deserta, per ricuperare le nostre sacche. Cos potremmo proseguire la nostra strada; anche se Scimmiotto ritornasse, non avremmo pi bisogno di lui."
"Vado senz'altro" rispose Porcellino.
"Fratello, ci sar qualche migliaio di scimmie sul posto. Da solo ti potresti trovare in difficolt."
"Quelle non mi fanno paura" replic Porcellino ridendo. Usc di corsa, si lanci su una nuvola e part per il Monte di Fiori e Frutti alla ricerca dei bagagli.
Intanto i due Scimmiotti gridavano e si colpivano sul Monte delle Tenebre, terrorizzando i fantasmi di tutta la montagna, che correvano a nascondersi in tutti i buchi. Alcuni si precipitarono verso i tribunali infernali, per recare la notizia al Palazzo della Rete della Foresta delle Apparenze: "Maest, sul Monte delle Tenebre sono arrivati due Grandi Santi Uguali al Cielo."
Il re della prima sezione, allarmato, trasmise la notizia a quello della seconda, e cos via fino alla decima e ultima. In breve i dieci re si riunirono e mandarono ad avvertire d'urgenza il loro collega e patrono Dizang. Se ne stavano chiusi nel Palazzo della Rete, mobilitando tutte le truppe per catturare tanto il falso quanto l'autentico. Si ud mugghiare un vento violento, ed ecco in un turbine di nera nebbia i due Scimmiotti rotolare avvinghiati dentro la sala.
I sovrani delle tenebre si avanzarono per sbarrare il passaggio: "Per qual motivo, grandi santi, venite a turbare la nostra cupa dimora?"
"Mentre proteggevo il monaco cinese nel suo viaggio in cerca delle scritture, sulle montagne del paese dei Liang dell'Ovest, mi  capitato di uccidere certi briganti che volevano rapinare il mio maestro. A lui non  garbato, e mi ha scacciato; perci mi sono allontanato, per chiedere aiuto alla pusa dei mari del Sud. Questo mostro, non so come, ha avuto sentore della cosa, e in mia assenza ha assunto il mio aspetto, ha aggredito il maestro e gli ha rubato i bagagli. Quando Sabbioso lo  andato a trovare sulla mia montagna per reclamare i bagagli, ha preteso addirittura di prendere il posto del mio maestro nella ricerca delle scritture. Sabbioso  corso anche lui a chiedere aiuto alla pusa e mi ha trovato ai piedi del suo trono. Siamo ritornati insieme sul Monte di Fiori e Frutti e abbiamo trovato questa creatura: la pusa non  stata in grado di distinguerci; allora siamo andati in Paradiso, ma nemmeno gli di hanno saputo risolvere il problema. Ritornati dal maestro, i suoi tentativi di riconoscerci non hanno avuto successo. Ecco perch sono venuto a turbare la vostra cupa dimora: spero che nei vostri registri voi possiate scoprire l'origine del falso Scimmiotto, metterlo senza indugio sotto processo e risparmiarci i disordini dello sdoppiamento dello spirito."
Naturalmente il discorso fu pronunciato a una voce da entrambi.
I sovrani degli Inferi convocarono il giudice responsabile dei registri perch esaminasse i nomi uno a uno: ma il 'falso Scimmiotto'non risultava. Fu esaminato anche il registro delle creature pelose, dove le centotrenta rubriche concernenti le scimmie erano state cancellate appunto da Scimmiotto, nell'anno in cui aveva conseguito il Tao e aveva messo sottosopra i tribunali infernali. Da allora non figurava pi alcun nome della specie scimmiesca. Dopo avere compulsato e analizzato gli elenchi, il giudice venne a presentare il suo rapporto.
"Grandi santi" risposero solennemente i sovrani infernali, impugnando gli scettri, "non ci sono altri registri da esaminare, presso di noi; dovrete risolvere il vostro problema nel mondo dei vivi."
Ma mentre parlavano, si fece udire il pusa Dizang: "Aspettate un momento. Incarico Orecchio Fino di distinguere il vero dal falso."
Orecchio Fino era una bestiola che stava abitualmente accucciata sotto la scrivania del pusa; orecchio al suolo, era in grado di distinguere i buoni dai cattivi e i saggi dai matti, fra bestie glabre, a scaglie, pelose, piumate e con guscio, come fra gli immortali terrestri, celesti, divini, umani e fantomatici. Per ordine di Dizang, la bestiola si and ad acquattare in mezzo alla corte della Rete. Appoggi l'orecchio al suolo, lo rialz e disse al suo maestro: "So il nome della creatura, ma non posso dirlo in sua presenza, n partecipare alla sua cattura."
"Che cosa accadrebbe, se tu lo dicessi?"
"Temo che la creatura diventerebbe cattiva, turberebbe gravemente il sacro palazzo e provocherebbe seri guai nella residenza delle Tenebre."
"E che cosa ti impedisce di collaborare a catturarlo?"
"I poteri di questo mostro non cedono in nulla a quelli del grande santo Scimmiotto. La forza della legge di cui dispongono i giudici infernali non basta a catturarlo."
"Se questa  la situazione, che cosa si pu fare?"
"La legge del Buddha non conosce limiti."
Dizang disse perci ai due Novizi: "Avete entrambi lo stesso aspetto e gli stessi poteri. C' un solo modo per stabilire chi  ciascuno di voi: dovete recarvi al Monastero del Colpo di Tuono, dal Beato dei Skya."
"Avete ragione!" grid ciascuno dei due. "Ora ti trasciner nel Paradiso dell'Ovest, per chiedere al Buddha di condannarti."
I dieci giudici li accompagnarono all'uscita, presentarono a Dizang i loro ringraziamenti e si asserragliarono nel Palazzo delle Nuvole Turchese, raddoppiando la guardia a tutti gli accessi.
Vedete dunque i due Scimmiotti che si accapigliano senza sosta fra le nuvole che corrono in cielo nella direzione del Paradiso dell'Ovest. Lo attestano i versi:

Un cuore doppio conduce al disastro:
Il dubbio invade l'universo intero.
Si vuol denaro e pompa; i ranghi a corte
Non contano al disotto del pi alto.
Spedizioni nel sud, campagne al nord,
Senza sosta o riposo. Folle vita.
Ben altra cosa  praticar lo zen
Ed il soffio vitale coltivare.

Tirandosi, spingendosi, afferrandosi, scuotendosi, progredivano nel loro viaggio aereo senza smettere di lottare e di gridare, fino all'ingresso del Monastero del Colpo di Tuono, sul Monte degli Avvoltoi nel Paradiso dell'Ovest.
I quattro eminenti pusa, gli otto grandi portatori di folgori, i cinquecento arhat, i tremila rivelatori di verit, i monaci e le monache mendicanti, bhiksun e bhiksu, upsaka e upsik, tutta la folla dei santi era riunita ai piedi del trono di loto dei sette tesori ad ascoltare il Buddha che esponeva la legge. Stava appunto spiegando questo passaggio:

"L'essere  nel non essere, il nulla nel qualcosa,
La forma nell'informe, la vacuit nel pieno,
E l'essere non , il nulla non  il nulla,
Ha forma il senza forma,  vuoto ci che riempie.
Vuoto e forma non sono nient'altro che s stessi,
Ma forma non ha forma,  nient'altro che vuoto,
E il vuoto non ha un termine, non  altro che forma.
Il vuoto non  vuoto, la forma  senza forma.
Solo dire parole rischiara l'indicibile."

La folla, a testa china in segno di ubbidienza, cantava i versi in coro, mentre il Beato faceva piovere dal cielo fiori a profusione. A un tratto egli si alz dal trono e disse alla moltitudine: "Voi che siete uniti nel cuore e nello spirito, guardate venire lo spirito sdoppiato che lotta contro s stesso."
Tutti alzarono gli occhi e videro i due Scimmiotti entrare nel sacro territorio del monastero, urlando da scuotere il cielo e la terra. Gli otto portatori di folgori, allarmati, si fecero avanti per fermarli: "Dove credete di andare?"
"Questo mostro ha preso il mio aspetto: devo recarmi ai piedi del trono perch sia il Buddha a distinguere il vero dal falso."
Era impossibile trattenerli. Avanzarono entrambi, continuando la baruffa, finch giunsero davanti al Buddha, si inginocchiarono e dissero rispettosamente: "Il vostro discepolo, che ha l'incarico di proteggere il monaco cinese in cerca delle autentiche scritture in questo sacro monastero, si  prodigato molte volte per sormontare le insidie che diavoli e mostri gli tendono lungo la strada. Negli ultimi tempi ci siamo imbattuti in una banda di briganti e, a due riprese, ne ho uccisi alcuni. Il maestro me lo ha rimproverato e mi ha scacciato: non vuole pi che lo accompagni a rendere omaggio al corpo dorato del Beato. Non potevo far altro che correre nei mari del Sud per lagnarmene con Guanyin. Intanto questo mostro ha inopinatamente usurpato il mio aspetto e la mia voce, ha battuto il maestro e ha rubato i bagagli. Il mio condiscepolo Consapevole della Purezza l'ha seguito fino alla mia montagna, dove la creatura perversa ha cercato di fargli credere che c'era un altro santo monaco in cerca delle scritture. Sabbioso  corso anche lui nei mari del Sud a informare Guanyin, che mi ha ordinato di ritornare in sua compagnia. Da quando ci siamo scontrati non abbiamo smesso di batterci, in questa lotta fra il vero e il falso. Nessuno, dai palazzi del Cielo alle sedi infernali,  stato in grado di distinguerci. Ecco perch ho l'estremo ardire di supplicarvi di esercitare la vostra bont, di concedermi la vostra commiserazione e di discernere finalmente il giusto dal perverso; in modo che io possa riprendere ad accompagnare fino a voi il monaco cinese, e assicuri eterna gloria alla nostra eminente dottrina portandone i sutra nelle terre dell'Est."
A sentirli dire le stesse parole con la stessa voce, nessuno nella folla sarebbe stato in grado di distinguerli. Solo il Beato sapeva. Era sul punto di parlare, quando apparve da sud una nuvola colorata: era Guanyin che veniva a salutare il Buddha. Questi giunse le mani e le chiese: "Cara Guanyin, di questi due Scimmiotti che vedi, a tuo giudizio, qual' il vero e qual' il falso?"
"Io non sono stata capace di distinguerli, quando sono passati dalla mia misera residenza; e nessuno  riuscito a farlo, in Cielo e all'Inferno. Sono venuta qui appunto per pregarvi caldamente di chiarirci come stanno le cose."
"Per quanto sia vasta la potenza della legge" rispose sorridendo il Buddha, "voi non siete in grado di fare altro che passare in rassegna gli avvenimenti dell'universo; ma non potete conoscere tutto ci che esso contiene, n aver notizia di tutte le specie che esistono al mondo."
Guanyin lo preg di esporne la classificazione.
"Come sapete ci sono cinque specie di immortali" spieg il Beato; "cio: quelli del cielo e della terra, gli di, gli uomini e i fantasmi o diavoli. Ci sono inoltre cinque categorie di animali: glabri, a scaglie, pelosi, piumati e col guscio. Tuttavia esistono quattro specie di scimmie che non rientrano in alcuna di queste classificazioni."
"Posso chiedere di quali scimmie si tratta?"
"La prima  la scimmia di pietra; ha grandi capacit, conosce a fondo le trasformazioni, le stagioni del cielo e le risorse della terra; sa muovere le stelle e convocare le costellazioni. La seconda  il macaco con la schiena rossa;  esperto tanto del gioco dello yin e dello yang, quanto delle vicende degli uomini;  capace di entrare e di uscire, di evitare la morte e di prolungare la vita. La terza  il gibbone dalle lunghe braccia; sa afferrare il sole e la luna, rimpicciolisce le montagne, distingue il favorevole dal nefasto e gioca di destrezza in cielo e in terra. La quarta e ultima  il macaco a sei orecchie, che ha un meraviglioso udito e penetra le leggi della natura, il passato e l'avvenire: conosce ogni cosa. Queste quattro specie di scimmie non rientrano nelle dieci specie di creature e non figurano nella lista degli esseri viventi celesti e terrestri. Secondo me, il falso Scimmiotto non  altri che il macaco a sei orecchie. Dovunque si trovi, egli  in grado di sapere ci che avviene a una distanza di mille li, e ascolta ogni suono o parola. Perci si dice che il suo udito  meraviglioso e che egli penetra l'ordine della natura, il passato, il futuro e ogni cosa."
Quando la scimmia ud il Beato rivelare la sua identit, prese paura e si raccolse per balzar via e fuggire lontano; ma il Buddha ordin alla folla di gettarsi su di lei. Fu perci circondata dai quattro pusa, dagli otto portatori di folgori, dai cinquecento arhat, dai tremila rivelatori, da bhiksu e bhiksun, da upsaka e upsik, da Guanyin e da Moksa; anche Scimmiotto volle essere della partita.
"Non lo toccare, Consapevole del Vuoto" disse il Buddha. "Ora lo catturer."
Il macaco terrorizzato, con il pelo ritto, comprese di non avere via d'uscita; perci si trasform in ape e vol via. Ma il Beato prese la sua ciotola d'oro delle elemosine e gliela rovesci sopra; ci avvenne cos rapidamente che nessuno se ne rese conto, e tutti credettero che fosse fuggito.
"Zitti" disse il Buddha sorridendo. "Il mostro non  fuggito: sta sotto la mia ciotola."
Tutti si accostarono fissando gli sguardi intenti, e il Buddha sollev la ciotola: ecco in effetti il macaco a sei orecchie, che aveva ripreso il proprio aspetto. Scimmiotto non riusc a trattenersi: gli cal sulla testa un fendente del suo randello e lo uccise. Fu cos che la specie si estinse; ai nostri giorni non si vedono pi macachi a sei orecchie.
"Bont divina!" scapp detto al Beato.
"Non dovreste perdere tempo a impietosirvi di lui. Ha battuto il mio maestro, ci ha rubato i bagagli: a norma di legge era passibile di decapitazione, per furto alla luce del giorno con violenze e lesioni."
"Sar meglio che ritorni dal monaco cinese e ti sbrighi a condurmelo qui a prendere le scritture."
"Vi devo informare" obiett il grande santo prosternandosi, "che il maestro non vuole pi saperne di me. Io ci ritornerei; ma non serve a niente, se non mi vuole. Se non chiedo troppo, dovreste recitare la formula che apre questo cerchio d'oro, in modo che io possa levarmelo dalla testa e restituirvelo. Dopo di che, non mi rester che ritornare allo stato laicale."
"Non lasciarti sviare dai disordini del pensiero e non fare capricci. Ti accompagner Guanyin, e non correrai nessun rischio che il monaco rifiuti di riprenderti con s. Tu lo devi proteggere, comunque vadano le cose. Quando l'impresa sar compiuta, verr anche per te il momento di trovare la gioia suprema e il tuo posto sul trono di loto."
A queste parole del Buddha, Guanyin giunse le mani e ringrazi per lui; poi se and via con Scimmiotto, Moksa e il pappagallo bianco. Presto furono in vista della capanna che ospitava Tripitaka; quando Sabbioso li vide venire, chiam il maestro perch uscisse a riceverli.
"Monaco cinese" gli disse Guanyin, "colui che ti ha colpito era un falso Scimmiotto, il macaco a sei orecchie. Per fortuna il Buddha lo ha saputo smascherare, e Consapevole del Vuoto lo ha ucciso. Bisogna che tu riprenda in servizio Scimmiotto. Sul cammino ci sono altri ostacoli demoniaci, e la sua protezione ti  necessaria se vuoi raggiungere il Monte degli Avvoltoi, vedere il Buddha e ottenere i sutra. Non gli essere ostile!"
"Obbedir rispettosamente alle vostre istruzioni" rispose Tripitaka prosternandosi.
Mentre si scambiavano i convenevoli, giunse da oriente un turbine di vento. Tutti volsero gli occhi in quella direzione, e videro Porcellino che ritornava con le due sacche sulle spalle. Alla vista della pusa il bestione si prostern per salutarla: "Il vostro discepolo ha trovato nella Grotta del Sipario Torrenziale un falso monaco cinese e un falso Porcellino. Li ho uccisi entrambi: non erano che scimmie. Ho ritrovato i bagagli e ho verificato che non mancasse niente. Ma non ho idea di dove siano andati a finire i due Scimmiotti."
Guanyin gli raccont lo smascheramento della creatura malefica. Il bestione si rallegr e ringrazi ripetutamente.
Maestro e discepoli espressero la loro gratitudine inchinandosi a Guanyin, prima che se ne ritornasse a casa. Ostilit e motivi di attrito si erano dissipati: essi avevano ritrovato il buon accordo di un tempo.
Ringraziarono la gente di casa, misero in ordine i bagagli, sellarono il cavallo e ripartirono in direzione della strada maestra dell'Ovest.  il caso di dirlo:

Se la separazione turba i cinque elementi,
La lotta contro i mostri di nuovo li riunisce.
Rientrata in sede l'anima, ci si pu concentrare
E, sconfitti i sei sensi, l'elisir realizzare.

Se poi non sapete quando Tripitaka ottenne il privilegio di contemplare il Buddha e di ricevere le scritture, non vi resta che ascoltare il seguito.

CAPITOLO 59
I MONTI DI FUOCO

IN CUI IL CAMMINO DI TRIPITAKA  SBARRATO DAI MONTI DI FUOCO, E SCIMMIOTTO AGITA PER UN MOMENTO IL VENTAGLIO DI FOGLIE DI BANANO.


Unica la natura delle diverse specie
Ed immenso l'oceano che tutte in s le accoglie.
Vani i pensieri, vane le pene che vi assalgono:
Nel mezzogiorno in cui conseguirete i meriti,
La legge sar il sole che briller allo zenit.
Non vagare ad oriente, e nemmeno a occidente:
Frmati dove sei, la variet dei casi
Respingi e ignora. Dentro il forno del cinabro
Concentra vita semplice, scaldala al calor rosso
Che anima il corvo d'oro. Raggiungerai bellezza,
Fascino e seduzione. Ti si vedr viaggiare
Sull'ali del dragone.

Tripitaka riprese con s Scimmiotto, secondo le istruzioni di Guanyin, come il racconto ha riferito; e la comitiva riprese il cammino verso occidente dopo aver posto fine a ogni sdoppiamento mentale, tenendo alla briglia la scimmia e il cavallo dello spirito, unendo le forze in una comune volont.
Non si finirebbe mai di raccontare il rapido avvicendarsi della luce e del buio, del sole e della luna. Al cielo torrido dell'estate subentr il gelo del tardo autunno. Guardate:

Rare nuvole lacera il vento d'occidente,
Sul broccato di brina la gru grida remota.
Il paesaggio di gelo si stende interminabile,
Volano oche selvatiche verso i passi del nord.
Neri uccelli ritornano ai sentieri del sud.
Nel suo mantello scuro, il viaggiatore sente
Un brivido percorrerlo, tanta  la solitudine.

Tuttavia, man mano che avanzavano, i quattro pellegrini sentivano la temperatura sempre pi calda, fino a diventare soffocante.
"Da dove pu venire questo caldo, in una stagione cos avanzata?" si stup Tripitaka tirando le redini.
"Non sapete" rispose Porcellino, "che nell'Ovest c' il paese di Sihali, detto comunemente Estremit del Cielo?  il posto dove scende il sole al tramonto. Al crepuscolo il re fa battere i tamburi e suonare le trombe sulle mura, per coprire il rumore del gran ribollire che fa l'acqua dell'oceano. Infatti quando il sole, che  tutto fuoco yang, si tuffa nell'acqua, essa stride e sibila al suo contatto. Senza quel baccano di trombe e tamburi, i bambini del paese morirebbero di convulsioni. Scommetto che sentiamo tanto caldo perch stiamo arrivando nel paese dove tramonta il sole."
Udendo queste elucubrazioni, il grande santo scoppi a ridere: "Bestione, tu parli a vanvera. Sei gi arrivato a Sihali! Ma il maestro, col suo passo, non riuscirebbe ad arrivarci in tre vite, anche se le impiegasse a camminare dal giorno della nascita a quello della morte."
"Se questo non  il posto dove tramonta il sole, fratello, sentiamo come spieghi il caldo torrido."
"Ci dev'essere qualcosa che va storto nel ciclo delle stagioni" intervenne Sabbioso. "A quanto pare l'estate sta sopraffacendo l'autunno."
Mentre discutevano, videro al bordo della strada una fattoria dai muri di mattoni rossi, coperta da un tetto rosso, con porta rossa e finestre rosse: tutto rosso.
Tripitaka smont da cavallo: "Consapevole del Vuoto, va in cerca di notizie e informati perch fa cos caldo."
Il grande santo nascose la sua sbarra cerchiata d'oro, si aggiust gli abiti, si diede l'aria pi distinta che pot e si avvi alla porta della fattoria; la quale si apr, lasciando uscire un vecchio.

Indossava un abito di leggera tela di pueraria dal colore aranciato, portava un cappello di strisce di bamb color blu scuro e si appoggiava a una canna di bamb. Sul viso rosso come il rame spuntava la bianca barba. Sopracciglia cespugliose sovrastavano occhi azzurri e il suo sorriso scopriva denti d'oro.

Quando vide Scimmiotto fu colto di sorpresa, e grid: "Da dove vieni, strana creatura? Che vieni a fare alla mia porta?"
"Caro anziano donatore" rispose educatamente Scimmiotto, "non temete, non sono una strana creatura. Il povero monaco che sono  inviato in missione imperiale dalle terre dell'Est a cercare le scritture nell'Ovest. Siamo una comitiva di quattro pellegrini e, mentre attraversavamo la vostra nobile regione, abbiamo notato una temperatura insolitamente alta per questa stagione. Del resto non conosciamo nemmeno il nome del paese. Mi presento a voi per salutarvi e per chiedere informazioni in proposito."
"Non me ne vogliate, reverendo" rispose sorridendo il vecchio rassicurato, "se con la vista debole della mia tarda et non mi sono reso conto di chi foste."
"Prego, non c' di che."
"Dov' il vostro rispettato maestro?"
"Eccolo laggi, all'angolo della strada maestra."
"Pregatelo dunque di venire."
Scimmiotto fece allegramente segno di avvicinarsi, e Tripitaka venne avanti con Porcellino, Sabbioso e il cavallo bianco; tutti salutarono il vecchio. Questi osservava l'aspetto dignitoso del monaco e le insolite grinte dei suoi discepoli, diviso fra il piacere e il timore. Non pot comunque sottrarsi dall'invitarli a entrare, mentre ordinava ai suoi di servire il t e di preparare il pasto. Tripitaka ringrazi e chiese: "Posso permettermi, nonno, di farvi una domanda? Come mai l'autunno avanzato  tanto caldo da voi?"
"Il nostro paese si chiama Monti di Fuoco e non conosce stagioni: qui fa sempre caldo."
"Dove si trovano questi Monti di Fuoco? Non saranno per caso lungo la strada dell'Occidente?"
"L'occidente? Non potete continuare in quella direzione. Le montagne si trovano precisamente sulla strada maestra, a sessanta li dalla mia casa. Sono ottocento li di fuoco e fiamme, senza ombra di vita n di vegetazione. Anche se aveste la testa di bronzo e il corpo di acciaio, sareste liquefatti dal calore prima di arrivare a met strada."
Tripitaka impallid e tacque.
Intanto passava un giovanotto, che spingeva un carrettino rosso e gridava: "Dolci! Comprate dolci!" Quando si ferm davanti alla porta, Scimmiotto usc, trasform un pelo in una moneta di bronzo e compr un dolce. Il giovanotto prese per buona la moneta, apr un sacchetto fumante di vapore e ne trasse il dolce, che gli tese. Scimmiotto lo prese, e gli sembr di tenere in mano un pezzetto di brace incandescente, o un chiodo che uscisse allora da un forno al calor rosso. Se lo palleggiava da una mano all'altra borbottando: "Scotta! Scotta! Scotta! Come si fa a mangiare questa roba?"
Il giovanotto rideva: "Se il caldo vi fa paura, non dovevate venire qui. Tutto scotta, da queste parti."
"Ragazzo mio, quello che dici  senza senso. Dice l'adagio: senza caldo e senza freddo, niente cereali. Se qui fa solo caldo, da dove viene la farina di cui  fatto il dolce?"
"Per sapere da dove viene la farina, bisogna chiederlo alla immortale Ventaglio di Ferro."
"Che fa questa immortale?"
"Possiede un ventaglio di foglie di banano. Se  disposta a prestarvelo, il primo colpo spegne il fuoco, il secondo fa soffiare il vento e il terzo fa piovere; a questo punto noi seminiamo a aspettiamo la crescita dei cinque cereali che occorrono per vivere. Senza il ventaglio, qui non crescerebbe un filo d'erba."
Soddisfatto delle informazioni, Scimmiotto rientr in casa per offrire il dolce a Tripitaka: "Maestro, non vi state sempre a tormentare al pensiero di che cosa accadr un altr'anno: su con la vita! Quando avrete mangiato il dolce, vi racconter qualcosa."
Il reverendo prese il dolce e si rivolse all'ospite: "Vogliate accettarlo, caro signore."
"Non mi permetterei di accettare il vostro dolce mentre non  stato ancora servito il t."
"Non prendetevi il disturbo di offrirci t o cibo" disse Scimmiotto. "Mi basta sapere una cosa: dove abita la immortale Ventaglio di Ferro?"
"A che proposito?"
"Il venditore di dolci mi ha detto che essa possiede un ventaglio di foglie di banano che al primo colpo spegne il fuoco, al secondo solleva il vento e al terzo provoca la pioggia; e che voi in paese ve lo fate prestare per coltivare i cereali. Vorrei andarla a trovare per chiederle anch'io in prestito il ventaglio, che ci permetter di attraversare i Monti di Fuoco."
"Ci che dite  vero, ma sar difficile che sua santit acconsenta, se non le offrite i doni opportuni."
"Quali doni occorrono?" chiese Tripitaka.
"La gente di qui la va a sollecitare ogni dieci anni. Facciamo un bagno rituale e poi ci rechiamo sulla montagna pregando con devozione, per invitarla a uscire dalla sua grotta e a venir qui a esercitare i suoi poteri. Le offriamo quattro maiali, quattro montoni, fiori, carta moneta, incenso, frutta, oche, polli e buon vino."
"E la montagna dove si trova?" chiese Scimmiotto. "Come si chiama? Quanti li  lontana? Lasciate che provi a chiederlo, quel ventaglio."
"La montagna  a sud ovest e si chiama Monte delle Nuvole Turchese; la caverna si chiama Grotta del Banano. I suoi fedeli impiegano un mese per l'andata e il ritorno, perch bisogna coprire una distanza di millequattrocento sessanta li."
"Va bene" concluse Scimmiotto ridendo. "Vado e torno."
"Aspettate! Bevete il t e mangiate, mentre prepariamo le provviste. Dovrete avere un paio di compagni: la strada  infestata da tigri e lupi. Non sar uno scherzo,  un viaggio lungo e pericoloso."
"State tranquillo, non mi serve niente" rispose Scimmiotto ridendo. "Torno presto!"
E scomparve.
"Avi miei!" esclam il vecchio allarmato. "Ma  una persona divina, che monta per aria e cavalca le nuvole!"
E mentre quella gente raddoppiava le attenzioni di cui circondava il monaco cinese, Scimmiotto giunse in un batter d'occhio al Monte delle Nuvole Turchese. Arrestata la sua nuvola, esplorava il posto per trovare l'ingresso della grotta, quando ud colpi d'ascia cadenzati: un boscaiolo tagliava legna nel bosco. Il Novizio si rivolse nella sua direzione, e avvicinandosi lo ud canticchiare:

"Riconosco il mio bosco dalle nuvole:
Fra l'erba folta scompare il sentiero.
Sulle colline ad ovest vedo piovere:
Sar profondo il guado, questa sera."

Il Novizio si avvicin e giunse le mani: "Ti saluto, fratello boscaiolo."
Quello appoggi l'ascia per rendere il saluto e chiese: "Dove andate, reverendo?"
"Ti posso chiedere, fratello boscaiolo, se questo  il Monte delle Nuvole Turchese?"
"Proprio quello."
"E dov' la Grotta del Banano della Immortale Ventaglio di Ferro?"
"C' una Grotta del Banano" rispose ridendo il boscaiolo, "ma di immortali non ne conosco; c' solo la principessa Ventaglio di Ferro, che si chiama anche Rksas."
"Dicono che possieda un ventaglio di foglie di banano che spegne le fiamme dei Monti di Fuoco;  lei?"
" proprio lei. Il possesso di quel tesoro consente alla santa e saggia persona di spegnere il fuoco e di proteggere la gente che ci vive vicino, che perci la chiama immortale Ventaglio di Ferro. La gente di qui non ha bisogno di lei e la conosce sotto il nome di Rksas; d'altronde non  altro che la moglie del re diavolo toro Granforzuto."
Scimmiotto fu colto di sorpresa: "Mi imbatto in un'altra nemica" si diceva. "Dev'essere la madre di Bimbo Rosso. Gi lo zio, che incontrai nella Caverna della Distruzione dei Bambini sul Monte della Liberazione dallo Yang, mostrava intenzioni vendicative e voleva rifiutarmi l'acqua che mi serviva. Figuriamoci se la madre sar disposta a prestarmi il ventaglio!"
Vedendo il Novizio, immerso nella riflessione, sospirare amaramente, il boscaiolo si mise a ridere: "Reverendo, voi che avete abbandonato la famiglia, quale preoccupazione potete avere? Seguite quel sentiero verso est e sarete alla grotta fra cinque o sei li. Non vi state a tormentare!"
"Ti dir, fratello boscaiolo: io sono il primo discepolo del monaco cinese che la corte dei Tang delle terre dell'Est ha inviato a cercare le scritture nel Paradiso dell'Ovest. Due anni fa ho avuto da ridire con il figlio della Rksas, Bimbo Rosso. Sono inquieto perch penso che lei me ne voglia e si rifiuti di prestarmi il ventaglio."
"L'uomo di valore sa leggere sul volto: non inventate pretesti per chiedere il prestito e non datevi pensiero dei vecchi rancori. Vedrete che riuscirete a ottenerlo."
Scimmiotto si inchin profondamente: "Fratello boscaiolo, ti sono grato dei tuoi consigli. Vado."
Si conged dal boscaiolo e si rec alla Grotta del Banano, dove trov la porta serrata. Che bel paesaggio, tutto intorno!

Le rocce, essenza della terra, formano l'ossatura della montagna. La bruma conserva l'umidit della notte, il muschio rinfresca il verde [...]  certo un luogo millenario, che reca le tracce dell'immortale [...]

Il Novizio grid: "Fratello toro, aprimi la porta!" E i battenti cigolarono sui cardini e si aprirono. Ne usc una ragazza che reggeva un paniere di fiori e recava in spalla una piccola zappa; non aveva trucco n gioielli, ma un bel viso vivace che rifletteva lo spirito del Tao. Il Novizio le and incontro, giunse le mani e disse: "Figliola, posso pregarti di annunciarmi alla principessa? Sono un monaco in cerca delle scritture, in viaggio per l'Ovest. Poich  difficile attraversare i Monti di Fuoco, vengo a chiedere rispettosamente di avere in prestito per poco tempo il ventaglio di foglie di banano."
"Di quale monastero siete? Come vi chiamate? Chi devo annunciare?"
"Vengo dalle terre dell'Est e mi chiamo Scimmiotto Consapevole del Vuoto."
La ragazza rientr nella grotta e and a inginocchiarsi ai piedi della Rksas: "Signora, c' alla porta un monaco dell'Est, Scimmiotto Consapevole del Vuoto, che vorrebbe vedervi per chiedere in prestito il ventaglio; gli servirebbe per attraversare i Monti di Fuoco."
Il nome di Scimmiotto ebbe sulla Rksas l'effetto del sale sulla fiamma, o dell'olio versato sul fuoco: divenne rossa paonazza e una furia devastatrice le infiamm il cuore: "Scimmia maledetta! Finalmente  capitata qui. Portatemi la corazza e le armi."
Indoss subito l'armatura, impugn in ciascuna mano una spada dalla lama azzurrina e usc in gran tenuta. Il Novizio, che si era defilato, la osservava:

Avvolto il capo in un fazzoletto a fiori, indossava una lunga veste di broccato a disegni di nuvole, da cui pendeva l'orlo ricamato di una gonna; la vita era serrata da una doppia cintura di nerbo di tigre. Le scarpette dalle punte ricurve a becco di fenice non erano pi lunghe di tre pollici; le gambiere terminavano in barbe di drago dorate. Protendeva le spade e gettava alte grida di collera, con smorfie feroci come quelle della donna della luna.

"Dove sei, Consapevole del Vuoto?"
Scimmiotto si fece avanti con un rispettoso salamelecco: "Cara cognata, vi presento i miei omaggi."
"Cognata?" esplose la Rksas. "Non lo sono mai stata e non so che farmene dei tuoi omaggi."
"Sono fratello giurato del vostro rispettabile marito, il re diavolo toro; facevamo parte di una confraternita di sette persone. Come dovrei trattare vostra altezza, sua sposa legittima e principale, se non da cognata?"
"Scimmia maledetta! Come puoi protestare questi vincoli di fraternit, dopo che hai gettato mio figlio in un'orribile trappola?"
"Chi  vostro figlio?"
"Mio figlio  Bimbo Rosso, il grande santo re fanciullo della Grotta delle Nuvole di Fuoco nella Gola del Pino Morto sul Monte del Singhiozzo, e tu lo hai distrutto. Non sapevamo come trovarti per vendicarci. E ora che vieni alla mia porta, credi che ti possa perdonare?"
"Cognata" rispose Scimmiotto esibendo un largo sorriso, "avete torto a rimproverarmi senza esaminare il caso. Il vostro benamato figlio aveva acchiappato il mio maestro e lo voleva cucinare, non ricordo se lesso o al vapore. Per fortuna la pusa Guanyin lev il maestro dai guai e prese vostro figlio al suo servizio, per esercitare le funzioni di ragazzo di Buona Fortuna. Ormai gode il giusto frutto come pusa, oltre la vita e la morte, la purezza e l'impurit; condivide la longevit del cielo e della terra, del sole e della luna. Mi dovreste ringraziare di avergli procurato questo destino eccezionale, e invece mi venite a rimproverare: non ha senso."
"Brutta scimmia dalla lingua bugiarda! Mio figlio non avr perso la vita, ma non pu pi venire da me: come potrei rivederlo?"
"Nulla vieta che mia cognata riveda il suo diletto figlio" replic Scimmiotto, sempre sorridente. "Voi prestatemi il ventaglio: quando avr spento le fiamme e il mio maestro avr potuto passare le montagne, andr nei mari del Sud a pregare la pusa di mandare Bimbo Rosso a riportarvelo.  perfettamente possibile. Potrete constatare che sta benone e non ha un graffio; se non fosse cos i vostri rimproveri potrebbero essere fondati. Ma se  rimasto bello come prima, mi dovreste invece ringraziare."
"Scimmia del diavolo! Smettila di blaterare e prenditi in testa un bel colpo di spada. Se lo reggi ti prester il ventaglio; altrimenti ti spedir da Yama, il giudice dell'Inferno."
"Cognata, ogni vostro desiderio  un ordine" rispose Scimmiotto sorridendo e incrociando le mani sul petto. "Ecco qua il mio cranio indifeso, che potrete picchiare quanto volete; vi fermerete quando sarete stanca. Ma poi dovrete prestarmi il ventaglio."
Senza altro indugio, la Rksas rote le spade e le abbatt per una dozzina di volte sulla testa di Scimmiotto. Sembrava che il Novizio ci si divertisse; la Rksas si spavent e volse le spalle per rifugiarsi nella grotta.
"Dove volete andare, cognatina? Adesso tocca a me: datemi il ventaglio."
"Il mio tesoro non lo do in prestito cos facilmente."
"Se rifiutate, sar il vostro cognatino a darvi una legnata sulla testa."
Che bravo re scimmia! Con una mano la tratteneva; con l'altra, cav da dietro l'orecchia la sua sbarra e la fece crescere al diametro di una tazza. La Rksas si liber di lui e lo aggred levando le spade, mentre il Novizio roteava la sbarra. Non si parl pi di parentele: si scaten un accanito combattimento in cui si sfogavano vecchi rancori. Che battaglia!

La dama era un mostro fatto e finito, e odiava Scimmiotto a causa del figlio. Il Novizio sarebbe stato disposto a fare concessioni, per conseguire lo scopo di aprire il cammino al suo maestro; aveva dapprima richiesto il prestito con buona grazia e pazienza, senza arroganza n prepotenza. Ma la Rksas non aveva voluto saperne, e aveva risposto con le armi agli appelli alla parentela. Una donna non dovrebbe mai battersi con un uomo, perch l'uomo  pi duro e finisce per spezzarla. Che brutalit in quella sbarra cerchiata d'oro, che finezza nel gelido taglio di quelle lame azzurrine! Nessuno si sottrae alla mischia accanita: con arte consumata, finta a destra, parata a sinistra! Uno affonda coprendosi le spalle, l'altro manovra a meraviglia. Il sole si avvia al tramonto e il duello giunge al suo culmine. La Rksas ricorre al suo autentico ventaglio, e gli imprime un movimento che riempir di timore uomini e di.

Dopo aver sostenuto la lotta fino a sera, la Rksas incominci a sentire quanto pesava l'arma di Scimmiotto e a constatare che i suoi colpi divenivano pi fitti. Cap di non avere altra via d'uscita: prese il ventaglio di foglie di banano, lo fece ruotare lievemente e con un piccolo movimento provoc una tale folata di vento magico che Scimmiotto non pot reggersi e scomparve all'orizzonte, senza lasciar traccia. La Rksas se ne torn trionfalmente in casa.
Scimmiotto volava come una foglia portata dal vento d'autunno, come un petalo trascinato dall'acqua del torrente; talvolta sprofondava in tuffi vertiginosi, ma prima che toccasse terra il vento lo risollevava e lo faceva ruzzolare e capitombolare per aria, senza dargli modo di riprendere l'equilibrio. Continu cos per tutta la notte; all'alba fu spinto contro una montagna e si aggrapp a uno spuntone di roccia.
Gli ci volle tempo per riprendere fiato; poi si guard intorno e non tard a rendersi conto che era finito sul Piccolo Sumeru. Sospir: "Che donna tremenda! Che viaggio mi ha fatto fare! Ricordo di essere venuto qui a sollecitare l'intervento del pusa Lingji per sconfiggere il mostro Vento Giallo e liberare il mio maestro. La catena del Vento Giallo  tremila li pi a sud: sono stato sospinto indietro verso il punto di partenza di chiss quante diecine di migliaia di li. Mi informer dal pusa Lingji sul modo pi rapido di ritrovare la mia strada."
Mentre scendeva verso il monastero ud un colpo di gong. Il portinaio lo riconobbe e corse ad annunciarlo: " ritornato il grande santo con la faccia pelosa, che qualche anno fa vi aveva chiesto aiuto per sottomettere il mostro Vento Giallo."
Il pusa cap che si trattava di Scimmiotto, e scese dal suo trono per andargli incontro: "Vi faccio i miei complimenti! Siete di ritorno con le scritture?"
"Per carit, non siamo ancora arrivati alla meta; ci manca parecchia strada."
"Perch dunque ritornate sulle nostre desolate montagne, se non avete ancora raggiunto il Monastero del Colpo di Tuono?"
"Da quando ci avete fatto il piacere di abbattere Vento Giallo, abbiamo incontrato tante prove lungo il cammino che non ho tenuto il conto. Giunti ai Monti di Fuoco, ci  risultato impossibile proseguire. La gente del posto mi ha parlato di un ventaglio con cui  possibile spegnere il fuoco. Lo possiede l'immortale Ventaglio di Ferro; sono andato a trovarla e ho scoperto che  la moglie del re diavolo toro, e la madre di Bimbo Rosso, di cui a suo tempo avevo fatto un paggio di Guanyin. Si  rifiutata di prestarmi il ventaglio perch, dice, non pu pi vedere suo figlio per colpa mia. Abbiamo combattuto, e quando si  resa conto che la mia sbarra era troppo pesante per lei, mi ha spedito fin qui con un colpo di ventaglio. Ecco perch vi piombo in casa da maleducato, senza preavviso. Mi sapreste dire a che distanza sono i Monti di Fuoco?"
"Quella donna si chiama anche Rksas" rispose Lingji sorridendo. "Il suo ventaglio  un tesoro meraviglioso, formato dal cielo e dalla terra dietro i monti Kunlun ai tempi della separazione del Caos. Le foglie sono pura essenza dello Yin supremo;  questo che gli d il potere di spegnere qualunque soffio igneo. Un colpo di quel ventaglio provoca un tale vento yin, che un uomo viene sospinto per ottantaquattromila li prima che cessi. Dal nostro monastero ai Monti di Fuoco ci sono soltanto cinquantamila li: sar la vostra abilit nel cavalcare le nuvole che vi ha permesso di non essere sospinto pi lontano, grande santo. Chiss dove sarebbe finito un uomo normale!"
"Quella donna  terribile! Mi chiedo come posso fare a condurre il mio maestro attraverso le montagne."
"Rassicuratevi, grande santo. Il vostro arrivo qui era evidentemente destinato dalla Legge, che si prende cura di voi e vi garantisce il successo."
"E in che modo lo garantisce?"
"Vedete: quando il Beato mi aveva impartito le sue direttive e mi aveva affidato la canna Drago Volante, mi aveva dato anche una pillola per calmare il vento, che finora non ho avuto occasione di utilizzare. Ora la dar a voi: il ventaglio non potr pi niente contro di voi. Cos potrete impadronirvene e compiere la vostra impresa."
Il Novizio ringrazi calorosamente. Il pusa tolse dalla manica un sacchetto di broccato e ne cav una pillola, che Scimmiotto cuc saldamente con ago e filo sotto il collo della sua tunica.
"Non voglio trattenervi" disse il pusa accompagnandolo al cancello. "Troverete la montagna della Rksas dritta a nord ovest."
Il Novizio si conged e, con una capriola fra le nuvole, ritorn subito sul Monte delle Nuvole Turchese, dove buss con il suo randello alla porta della grotta: "Aprite! Il vecchio Scimmiotto chiede il ventaglio in prestito!"
La ragazza di guardia corse ad annunciare: "Signora,  ritornato quello che chiede il ventaglio."
La Rksas si inquiet: "Non  facile sbarazzarsi di quella maledetta scimmia. Il mio tesoro scaglia la gente a ottantaquattromila li di distanza: come avr fatto a ritornare cos presto? Questa volta gli sparo una raffica di sventagliate; voglio proprio vedere se riesce ancora a trovare la strada del ritorno."
Balz in piedi, si strinse le fibbie dell'armatura, impugn le spade e usc ad apostrofare Scimmiotto: "Sei ancora qui; vuoi proprio che ti uccida!"
"Cognata" replic il Novizio ridendo, "non vi credevo cos tirchia. Quel ventaglio dovete proprio prestarmelo. Vi assicuro che lo restituir non appena il monaco cinese avr attraversato la montagna: io sono una persona di parola, non sono di quelli che non restituiscono le cose ricevute in prestito."
La Rksas si infuri pi che mai: "Maledetto macaco, non hai un briciolo di buon senso n di discrezione. Mi hai levato mio figlio, non te l'ho ancora fatta pagare, e tu mi vieni a chiedere dei favori. Sar proprio nello stato d'animo di darti retta! Ora non scappare, ma resta l ad assaggiare le spade della tua mammetta."
Il Novizio par calmo con la sua sbarra. Incrociarono le armi a sei o sette riprese; la Rksas fu presa dall'affanno e sentiva le braccia perdere vigore, mentre Scimmiotto andava in crescendo. Vedendosi svantaggiata, afferr il ventaglio e lo agit davanti al Novizio; il quale non batt ciglio, abbass la sbarra e disse con un sorriso canzonatorio: "Questa volta non andr come la volta precedente: agitate pure il vostro ventaglio finch vi pare."
Il tentativo, ripetuto, non ebbe successo. La Rksas perse il sangue freddo e fugg precipitosamente dentro casa, sbattendo la porta alle sue spalle.
Scimmiotto strapp dal suo colletto la pillola antivento, se la mise in bocca, e si trasform in un insetto jiaoliao per intrufolarsi da una fessura.
La Rksas gridava: "Ho una sete terribile. Datemi subito da bere."
Una cameriera le port una teiera e vers la bevanda profumata in una tazza; il t, agitato dai movimenti affrettati, fece un poco di schiuma. Scimmiotto, che ronzava intorno, ne approfitt per nascondersi in una bollicina e l'assetata Rksas, quando vuot la tazza in due o tre sorsi, inghiott inavvertitamente anche lui.
Sceso nel ventre, egli riprese il suo aspetto e grid a squarciagola: "Cognata, prestami il ventaglio!"
La donna impallid di spavento e chiese: "Ragazze, siete sicure che la porta di casa sia chiusa?"
"Ma certo!" risposero in coro le cameriere.
"Eppure sento vicinissima la voce di Scimmiotto."
"Parlo dal tuo stomaco, come la voce della coscienza."
"Che trucco  questo, Consapevole del Vuoto?"
"Non so fare giochi di prestigio" rispose Scimmiotto. "Tutto quello che faccio non  illusione, ma realt: mi sto effettivamente divertendo dentro le tue nobili budella, rispettabile cognata; qui c' il tuo fegato, e quelli sono i tuoi polmoni. So che sei tanto stanca e hai bisogno di stimoli: eccotene uno per cominciare."
E diede un bel calcio alla parete dello stomaco: la Rksas si pieg in due e cadde a terra gemendo.
"Un'altra cosa che pu servire  questa." E batt una zuccata nel cuore, provocandole un tale dolore che la fece rotolare qua e l, con le labbra sbiancate e la fronte cerea, mormorando: "Piet, cognato!"
"Eccomi dunque riconosciuto per cognato" disse Scimmiotto rinunciando ad altri colpi. "Per amore del gran fratello toro te la far passar liscia, se ora mi presti il ventaglio."
"Ma certo fratellino. Esci a prenderlo."
"Prima fallo mettere a portata di mano. Non esco, se non lo vedo."
La Rksas mand la cameriera a prendere il ventaglio e lo fece posare accanto a s. Scimmiotto, che era risalito fino alla gola per guardare fuori, dichiar: "Dunque, cognata, ti far grazia e mi accontenter di uscire dalla bocca, invece di aprirmi una strada da qualche altra parte. Ma tu devi spalancare tre volte le mascelle."
La Rksas ubbid e Scimmiotto vol via in forma di piccolo insetto, senza che lei se ne rendesse conto. "Su cognatino, deciditi a uscire" diceva, accingendosi a spalancare la bocca per la terza volta.
"Sono gi fuori" rispose il Novizio, che aveva ripreso il suo aspetto ordinario e impugnava il ventaglio. "Grazie del prestito."
E se ne and a lunghi passi, mentre le cameriere si affrettavano ad aprirgli la porta per farlo uscire.
Il grande santo indirizz la sua nuvola a est e presto atterr davanti all'edificio di mattoni rossi. "Maestro,  ritornato!" esclam allegro Porcellino quando lo vide.
Tripitaka usc ad accoglierlo, con il padron di casa e con Sabbioso.
" il ventaglio giusto?" chiese Scimmiotto, mostrandolo al vecchio.
"Proprio quello" rispose il padron di casa.
"Saggio discepolo" comment Tripitaka tutto contento, "i tuoi meriti sono davvero esorbitanti. Avrai dovuto penare molto per ottenere questo tesoro."
"Non ne parliamo! Sapete chi  l'immortale Ventaglio di Ferro? Nientemeno che la moglie del re diavolo toro, la madre di Bimbo Rosso." E Scimmiotto raccont tutta la storia. [...]
Tripitaka manifest la sua gratitudine, e poi maestro e discepoli si congedarono dal vecchio.
Percorsero una quarantina di li verso occidente, e il caldo divenne sempre pi soffocante. "Sento i piedi arrostiti" gemeva Sabbioso. "Mi bruciano le zampe" rincarava Porcellino. Il cavallo trottava svelto e nervoso, per tenere il meno possibile gli zoccoli a contatto del suolo, che era rovente e rendeva il cammino penosissimo.
"Maestro, smontate da cavallo" propose Scimmiotto. "Fermiamoci qui. Aspettate che spenga il fuoco e provochi la pioggia: proseguiremo quando il terreno si sar raffreddato."
Il Novizio si accost dunque al fuoco e agit il ventaglio a tutta forza: le fiamme si alzarono pi alte che mai sul fianco della montagna. Altro colpo di ventaglio: cento volte peggio. La terza volta, le fiamme salirono a mille tese e lui corse il rischio di finire in cenere: dovette ritirarsi a precipizio, con i peli delle cosce tutti strinati. Corse verso il monaco cinese: "Marcia indietro! Scappiamo via, il fuoco viene da questa parte!"
Il maestro rimont a cavallo e corse con i discepoli per una ventina di li; quando si fermarono, chiese: "Che cos' accaduto, Consapevole del Vuoto?"
"Non  mica il ventaglio giusto" brontol Scimmiotto gettandolo via. "Quella donna mi ha fregato."
Tripitaka aggrott le sopracciglia e si sent cos addolorato che si mise a piangere: "E adesso, come facciamo?"
"Fratello, perch ci hai fatto scappar via come matti?" chiese Porcellino.
"Al primo colpo di ventaglio il fuoco mugghiava, al secondo ancor pi, al terzo le fiamme sono salite a mille tese. Il mio pelo stava prendendo fuoco."
"Ma non dici sempre che il fulmine non ti colpisce e il fuoco non ti brucia?" replic Porcellino ridendo sarcastico. "Adesso il fuoco ti fa paura?"
"Bestione incompetente che non sei altro! Per difendermi dal fuoco devo stare in guardia e prendere le mie misure. Oggi non avevo fatto il passaggio per allontanare le fiamme e non avevo adottato protezioni, perch credevo di poter spegnere tutto senza problemi: ed ecco qua le strinature che mi sono rimaste sulle cosce."
"Che facciamo?" domand Sabbioso. "Non siamo in grado di superare un fuoco cos intenso."
"Si potrebbe passare dove il fuoco non c'" sugger Porcellino.
"Da dove?" chiese Tripitaka.
"A est, nord e sud non c' fuoco" rispose Porcellino.
"E le scritture da che parte sono?"
"Quelle stanno a ovest" concesse Porcellino.
"E io voglio andare dove sono le scritture" concluse Tripitaka.
"Fuoco nella direzione delle scritture; niente scritture nelle altre direzioni.  un vicolo cieco" chios Sabbioso.
Mentre discutevano senza costrutto, una voce chiam: "Grande santo, non vi arrovellate. Mettetevi a tavola e mangiate uno spuntino vegetariano; delle vostre difficolt ci sar agio di riparlare."
Tutti e quattro si volsero e videro un vecchio avviluppato in un mantello ondeggiante, con in capo un berretto a mezzaluna, in mano un bastone con il pomo a testa di drago e ai piedi stivali di ferro. Lo seguiva un diavolo con un gran becco di falco e guance di pesce, che recava in capo una ciotola di rame piena di biscotti, dolciumi, miglio e riso.
"Sono la divinit locale dei Monti di Fuoco" spieg il vecchio inchinandosi. "Ho saputo che il grande santo protegge il monaco cinese e che non potete proseguire il vostro cammino; perci sono venuto a offrirvi uno spuntino."
"Il cibo  una cosa secondaria, quando si  immersi in tanti guai" replic Scimmiotto. "Che possibilit vedete di spegnere il fuoco e di proseguire?"
"Solo il ventaglio di foglie di banano pu spegnere questo fuoco."
Scimmiotto raccolse da terra il ventaglio, dove l'aveva gettato: "Non  questo il ventaglio? Ma ad agitarlo il fuoco si attizza: come mai?"
La divinit locale esamin l'oggetto e si mise a ridere: "Questo non  il vero ventaglio. La Rksas vi ha turlupinato."
"Come posso ottenere quello vero?"
La divinit curv il dorso e rispose con un sorrisetto: "Per avere l'autentico ventaglio, lo dovrete chiedere al re Granforzuto."
Se poi non sapete il perch, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 6O
UNA DONNA OLTRAGGIATA

IN CUI IL DIAVOLO TORO ABBANDONA IL DUELLO PER RECARSI AL FESTINO, E SCIMMIOTTO SI PROCURA PER LA SECONDA VOLTA IL VENTAGLIO DI FOGLIE DI BANANO.


"Il re Granforzuto non  altri che il re diavolo toro" aggiunse la divinit locale.
" stato lui a mettere il fuoco in queste montagne?" chiese Scimmiotto.
"Nemmeno per sogno. Vi potrei dire chi  stato, grande santo; ma solo se perdonate in anticipo l'audacia dell'umile dio che sono."
"Va bene, sei perdonato; sentiamo."
"A mettere il fuoco in queste montagne siete stato voi, grande santo."
"Ma se non sono mai passato da queste parti prima d'ora! Come puoi spacciare questa insulsa bugia?" reag il Novizio andando in collera. "Dovrei farmi dare dell'incendiario e restare zitto?"
"Voi non vi ricordate di me. Vedete, in questo posto una volta non c'erano montagne. Ricorderete quando metteste a soqquadro i palazzi del Cielo, foste catturato dall'illustre santo Erlang e consegnato al signore Laozi, che vi mise dentro il forno degli otto trigrammi. Quando il forno venne aperto, voi balzaste fuori e rovesciaste tutto quanto: le braci caddero qui e divennero i Monti di Fuoco. Io ero l'inserviente addetto a quel forno: fui rimproverato di negligenza e venni esiliato qui a esercitare le funzioni di divinit locale."
"Ora mi spiego perch sei agghindato in quello strano modo" brontol Porcellino di malumore. "Non sei una vera divinit, ma un taoista travestito."
"Ma spiegami" insist Scimmiotto, convinto a met, "perch  necessario chiedere l'intervento del re Granforzuto."
"Il re ha abbandonato la Rksas ed  andato a vivere nella Grotta Toccanuvole del Monte Mucchio di Tuoni. L viveva un re volpe, morto all'et di diecimila anni, che ha lasciato erede universale la figlia, la principessa Viso di Giada, ricca a milioni e senza alcun sostegno per amministrare il suo patrimonio. Un paio d'anni fa lei ha preso informazioni sulle grandi capacit del re diavolo toro e gli ha proposto di mettere i suoi beni nelle sue mani, a condizione che accettasse di vivere con lei come sposo. Perci il toro ha piantato in asso la Rksas. Se ora voi, grande santo, lo convinceste a ritornare, penso che la Rksas acconsentirebbe in cambio a ogni vostra richiesta. Se voi otteneste il ventaglio, ne ricaveremmo tre grandi vantaggi: il primo  che il vostro viaggio potrebbe proseguire; il secondo, che le fiamme sarebbero spente una volta per tutte: sarebbe un bel sollievo per chi vive nel paese; il terzo, che non sarebbe pi necessario che io resti qui a fare la guardia alla carbonella: potrei essere perdonato e riammesso in servizio nel palazzo del signore Laozi."
"Dove si trova questo Monte Mucchio di Tuoni? Quant' lontano?"
"Tremila li verso sud."
Scimmiotto affid il maestro a Porcellino e Sabbioso, e raccomand alla divinit locale di far loro compagnia; poi scomparve in un turbine di vento.
In breve giunse in vista di una montagna alta fino al cielo; abbass la sua nuvola e contempl il panorama.

Quant' alta? Da toccare l'azzurro. Quanto  grande? I suoi burroni scendono fino alle Sorgenti Gialle. Le pareti sono tiepide di sole, ma la cresta  coperta di ghiaccio. Sul lato soleggiato crescono alberi che non conoscono l'inverno; dietro la cresta trovi ancora ghiaccio nel cuore dell'estate. Dal lago di draghi scende una cascata; accanto al rifugio della tigre, sotto le alte rupi, i fiori sbocciano presto. La cascata si suddivide in mille rivoli di giada. I fiori sbocciati formano un broccato. Alberi contorti sulle creste dentellate; pini svettanti sulle rupi svettanti.
 quella che si dice un'alta montagna: ripide creste, rupi scoscese, profondi burroni, fiori odorosi, bei frutti, liane rosse, bamb violetti, pini azzurri, verdi salici: lo stesso immutabile aspetto attraverso il tempo, gli stessi colori dalla pi remota antichit, come i draghi.

Saziatosi dello spettacolo, il grande santo scese passo passo gi per la scarpata e si inoltr alla ricerca di un sentiero. Stentava a orientarsi, quando vide sbucare dall'ombra di un pino una bella donna che teneva in mano un'orchidea profumata. Il grande santo si nascose dietro una roccia per osservarla:

 dotata della bellezza che pu rovesciare gli imperi, e cammina su piedini di loto. Ha il viso di Wang Zhaojun e la grazia di una ragazza di Chu: un fiore che sa parlare, una giada che emana profumo. Le crocchie dei suoi capelli sono nero-azzurrine, gli occhi sottolineati in verde. La gonna pieghettata lascia vedere scarpine a punta ricurva; maniche turchese lasciano spuntare manine affusolate, bianche come la farina. Non parlatemi di piogge della sera e di nubi del mattino, guardando quei denti scintillanti tra le labbra rosse! La sua pelle  dolce come il Fiume di Broccato, eclissa Zhuo Wenjun e Xue Tao.

Quando gli fu vicina, Scimmiotto s'inchin e la salut dicendole con dolcezza: "Dove andate, cara pusa?"
La donna rest di sale, al vedersi improvvisamente davanti una faccia tanto brutta. Se ne stava l tremante e incapace di avanzare o retrocedere, finch riusc a balbettare: "Da dove venite? Chi cercate?"
Scimmiotto riflett: "Potrebbe essere una parente del re toro:  prudente che non entri nei particolari. Finger di avere un incarico dalla famiglia."
Intanto la donna si riprese dalla sorpresa e grid: "Chi sei tu, per permetterti di rivolgermi la parola?"
"Vengo dal Monte delle Nuvole Turchese" rispose Scimmiotto sorridendo e inchinandosi, "ed  la prima volta che vedo questi nobili luoghi; perci non conosco la strada. Posso sapere se questo  il Monte Mucchio di Tuoni?"
"Certo che lo ."
"E da che parte si trova la Grotta Toccanuvole?"
"Perch la cerchi?"
"Devo invitare il re diavolo toro da parte della principessa Ventaglio di Ferro, della Grotta del Banano sul Monte delle Nuvole Turchese."
A sentir parlare di Ventaglio di Ferro, la donna arross fino alla radice dei capelli ed esplose in ingiurie: "Quella puttana non lo vuol capire! Il re toro  venuto ad abitare qui da nemmeno due anni, e ha gi mandato non so quanto oro, argento, perle e gioielli, rotoli di damasco e di satin. Ogni anno le faccio spedire la legna, ogni mese il riso. Ha tutto quello che le pu occorrere, ma evidentemente non le basta: invita anche il re. Ditemi voi che cosa vuole!"
Scimmiotto cap che aveva davanti la principessa Viso di Giada e assunse un atteggiamento minaccioso: "Sei tu la puttana, bella mia, che hai accalappiato il re toro a suon di quattrini. Ti dovresti vergognare. Ma lo sai chi ti permetti di insultare?"
La donna sent le sue anime abbandonarla: volse le spalle e fugg via, inciampando nei suoi loti d'oro e tremando come una foglia. Scimmiotto le correva dietro strillando. Usciti dal bosco di pini giunsero all'ingresso di una grotta, in cui la giovane donna si rifugi sbattendo la porta. Il grande santo ripose il randello che aveva impugnato e si guard intorno: davvero un bel posticino.

La fitta foresta si stende fra le rocce scoscese: nel groviglio delle liane penetra il profumo delle orchidee. La sorgente sgorga in un bacino di giada e scorre fra i bamb e le rocce civettuole, che si adornano di petali caduti. Le cime remote sono avvolte nella bruma che attenua la luce del sole.
Ai nitriti del drago rispondono i ruggiti della tigre. Grida di gru, canti di rigogoli: regna la quiete sull'erba di diaspro adorna di fiori preziosi. La grotta regge il confronto con quella della Terrazza del Cielo,  pi bella delle isole degli immortali.

Mentre Scimmiotto si perdeva a contemplare il bel paesaggio, la giovane donna, sudata per l'affanno, comprimendosi il cuore agitato dallo spavento, si precipit nella biblioteca, dove il re toro si abbandonava al tranquillo piacere di leggere libri di alchimia. Si gett fra le sue braccia e scoppi in singhiozzi, tormentandosi le guance e tirandosi i lobi delle orecchie.
"Non tormentarti, bellezza" le disse il re toro sorridendo. "Che cosa ti succede?"
Lei, tutta agitata, si lagnava: "Diavolo che sei, mi farai morire!"
"Perch te la prendi con me?" chiese il re toro senza abbandonare il sorriso.
"Ti avevo chiesto di proteggermi e di occuparti di me, perch ero rimasta sola al mondo. Tu avevi la reputazione di uomo capace e coraggioso: ma ora scopro che non sei altro che un misero marito terrorizzato da sua moglie."
"Bellezza mia" replic il re toro prendendola fra le braccia, "se ti ho fatto un torto dimmelo subito: non chiedo di meglio che di ripararlo."
"Passeggiavo tra i fiori qui vicino e coglievo orchidee, quando mi  sorto davanti un monaco con la faccia pelosa e la gola da duca del tuono. Quando mi ha salutato, ero paralizzata dalla paura. Poi mi sono ripresa e gli ho chiesto chi fosse: lui mi ha detto che portava un invito per te da parte della principessa Ventaglio di Ferro. Non gli ho detto che due parole per metterlo al suo posto, ma lui si  scatenato e mi ha inseguito alzando un gran bastone: se non avessi corso a tutta velocit, mi avrebbe uccisa. Dimmi tu se mi procuri altro che guai, e se non posso dire che mi vuoi morta."
Il re toro le present scuse solenni e dovette farle molte coccole, prima di riuscire a calmarla. Infine manifest il suo disappunto: "Mia cara, non ti ho mai nascosto niente. La Grotta del Banano  in un posto fuori mano, ma libero e puro. Mia moglie  un'immortale che ha conseguito il Tao fin dalla prima giovinezza: tiene in ordine la sua casa e la moralit di chi la abita. Com' possibile che si sia servita di un uomo come quello che mi descrivi? Penso che sia un mostro che abusa del suo nome per avvicinarmi. Aspetta che esca per mettere in chiaro le cose."
Il bravo re diavolo usc dalla biblioteca e and in sala a indossare l'armatura e a prendere un randello di ferro lavorato. Poi si fece sull'uscio e grid: "Chi  l'insolente che viene qui a comportarsi da villano?"
A Scimmiotto, che si teneva defilato, parve che il suo atteggiamento fosse molto diverso da quello consueto di cinquecento anni prima. Ecco qua:

In capo un elmo di ferro, polito e scintillante come argento, l'armatura d'oro  adorna di broccati e ricami, calza stivali di daino dalla suola bianca con le punte ricurve, porta alla vita una tripla cintura decorata col motivo del barbaro e del leone.
Occhi brillanti come specchi e sopracciglia come arcobaleni; labbra scarlatte e denti di bronzo. Al suo ruggito trema la montagna, il suo fiero passo mette in fuga gli spiriti maligni. Famoso nei quattro mari,  Granforzuto, il re diavolo dell'Ovest.

Scimmiotto si rassett e si present con una gran riverenza: "Fratello maggiore, riconosci ancora il tuo fratello minore?"
"E cos sei Scimmiotto Consapevole del Vuoto, il Grande Santo Uguale al Cielo" rispose il re toro rendendogli il saluto.
"Quanto tempo che non ci vediamo! Ho avuto il piacere di ritrovarti, grazie alle indicazioni di una giovane donna. Mi congratulo, vecchio mio: non ti avevo mai visto un'aria tanto prospera."
"Sta zitto, chiacchierone" brontol il re toro. "Ho sentito raccontare che, dopo i disordini che provocasti in Cielo, il Buddha ti aveva sepolto sotto il Monte dei Cinque Elementi; e che ultimamente eri stato liberato e proteggevi il monaco cinese che cerca le scritture nell'Ovest. Ora spiegami perch hai aggredito mio figlio alla Grotta della Nuvola di Fuoco. Io non ti voglio pi vedere; come ti  venuto in mente di venirmi a cercare?"
"Caro fratello maggiore" rispose Scimmiotto inchinandosi di nuovo, "non prendertela con tuo fratello prima di considerare obiettivamente i fatti. Il tuo benamato figlio si era impadronito del mio maestro e voleva mangiarselo. Del resto, io non sono riuscito nemmeno a mettergli le mani addosso:  intervenuta la pusa Guanyin e lo ha riportato sulla buona strada. Adesso tuo figlio  il suo ragazzo di Buona Fortuna e, se permetti, si trova in una posizione pi elevata della tua. Inoltre gode gioia assoluta e longevit senza limiti. Che cosa c' in questa storia che tu mi possa rimproverare?"
"Furbacchione di un macaco! Mettiamo che su mio figlio non ci sia niente da ridire. Ma  vero o no che, un momento fa, hai maltrattato la mia amata concubina? Perch l'hai minacciata e l'hai rincorsa fino a casa?"
"Il fatto  che ti stavo cercando e le ho chiesto rispettosamente se mi poteva indicare la tua residenza; non sapevo nemmeno di parlare alla mia seconda cognata" rispose sorridendo il grande santo. "Lei mi ha risposto con male parole e io, devo ammetterlo, sono stato un po'rude e devo averla spinta un pochino. Ti prego di scusarmi."
"Visto come metti le cose, in considerazione della nostra vecchia amicizia, sei perdonato."
"Sei magnanimo, ti ringrazio molto. Oso chiedere il tuo aiuto in una faccenda molto importante per me."
"Benedetto macaco impertinente! Ti ho perdonato, e tu dovresti avere il buon gusto di scomparire. Invece ricominci a rompere le scatole: che cosa vuoi?"
"Devi sapere, fratello, che il monaco cinese che proteggo  bloccato nel suo cammino dai Monti di Fuoco. La gente del posto mi ha riferito che la mia rispettabile prima cognata possiede un ventaglio di foglie di banano che risolverebbe il problema. Ieri sono andato alla tua vecchia residenza a salutarla e chiederle in prestito il ventaglio; ma lei non ne vuol sapere. Questo  il mio problema. Spero che, nella tua immensa generosit, mi accompagni da lei per convincerla a prestarmi quell'oggetto; lo restituir non appena avr spento le fiamme per far passare il mio maestro."
Il re toro divenne rosso dalla rabbia e digrign i denti: "Ecco da dove vengono i tuoi bei discorsi: parli per interesse, vuoi solo il ventaglio. Scommetto che hai maltrattato mia moglie; lei ha rifiutato, e allora te la sei presa anche con la mia concubina. Dice il proverbio: moglie d'amico non umiliare, la concubina non sfruculiare! E tu, brutto stronzo, che cosa hai fatto? Hai umiliato l'una e sfruculiato l'altra. Adesso ti do il fatto tuo."
"Se mi vuoi picchiare, fratello, accmodati. Ma ti supplico sinceramente di non negarmi il prestito."
"Reggi tre assalti, e dir a mia moglie di dartelo. Altrimenti ti ammazzer per lavare l'affronto."
"Ben detto, fratello. Non ci vediamo da tanto tempo, per colpa mia che non ti sono venuto a cercare: non so a che punto sia arrivata la tua abilit militare. Vediamo come ce la sappiamo cavare nella scherma col bastone."
Il re toro non era d'umore conversevole; alz la sua sbarra di ferro lavorato e l'abbatt a tutta forza. Il grande santo par. Fu un bel combattimento:

Hanno i volti alterati e abbandonano il linguaggio amichevole. "Ti odio per il danno che hai recato a mio figlio, macaco!" Risponde l'altro: "Tuo figlio ha trovato la Via, non hai niente da rimproverarmi." "Come hai osato bussare alla mia porta?" "Non lo avrei fatto se non mi fossi trovato in stato di necessit." L'uno chiede il ventaglio per proteggere il monaco cinese, l'altro lo nega per avarizia. Scompare ogni amicizia in queste circostanze, resta solo la collera [...]

In capo a un centinaio di scontri, la situazione era ancora indecisa. A quel punto si sent chiamare dalla strada: "Messer toro, il nostro grande re manda i suoi omaggi e vi prega di onorare il suo banchetto con la vostra presenza."
Il re toro blocc la sbarra di Scimmiotto e gli disse: "Fermo, macaco: ora ho altro da fare. Riprenderemo la discussione quando ritorner da questo convegno di amici." E rientr in casa a informare la principessa Viso di Giada: "Bellezza mia, quel tizio con la gola da duca del tuono era il macaco Scimmiotto, che ho messo in fuga con qualche bella legnata. Sta certa che non si far rivedere: puoi muoverti e divertirti in tutta sicurezza. Io vado a bere un bicchiere da un amico."
Lev elmo e corazza, si infil una giacchetta di velluto giallo canarino, inforc la bestia dalle pupille d'oro che allontana le acque e se la fil fra il lusco e il brusco, diretto a nordovest.
Il grande santo, che vedeva tutto dall'alto della montagna, si disse: "Chiss quali amici si  fatto il vecchio toro in questi ultimi tempi. Andiamo a vedere."
Il bravo Scimmiotto, con una piccola scossa, si mut in una corrente d'aria fresca e lo segu. Giunsero su un'altra montagna, e il re toro a un tratto scomparve. Scimmiotto riprese la propria forma e si mise alla sua ricerca. In breve scopr un profondo lago dalle limpide acque; sulla riva una stele portava questa scritta in sei grandi caratteri:

LAGO DEI FLUTTI VERDI SUL MONTE DELLE ROCCE CAOTICHE

"Se n' andato l sotto" pens Scimmiotto. "L'amico sar un mostro acquatico: caimano, drago, pesce o tartaruga. Vediamo."
Fece un passo magico, recit un incantesimo e si mut in un granchio, n grosso n piccolo: pesava le sue trentasei libbre. Fece un tonfo nel lago e scese sul fondo; l vide un portico con belle sculture, davanti al quale era legata la bestia dalle pupille d'oro. Oltre l'ingresso, ci si muoveva all'asciutto. Scimmiotto scivol dentro e, tendendo l'orecchio, ud che si faceva musica. Si vedeva

un palazzo di perle con archi di conchiglie, diverso dalle costruzioni di questo mondo. Tegole d'oro, travi di giada bianca. I paraventi sono di gusci di tartaruga, le balaustre di corallo. Luminose nuvole di buon augurio circondano il trono di loto; esse uniscono gli astri del cielo ai viali della terra. Non  il palazzo del Cielo n il tesoro del mare, ma rivaleggia con le pi belle residenze. Nella vasta sala si trovano riuniti gli ospiti: mandarini grandi e piccoli, con berretti da cerimonia. Fanciulle di giada servono piatti d'avorio e poi suonano sui loro strumenti musiche celesti. Le cantanti sono lunghe balene, i danzatori granchi giganteschi; tartarughe suonano il flauto e percuotono il tamburo. Tavole e coppe brillano di perle luminescenti. Caratteri sigillari in forma di uccelli si allineano su tabelle di piume di martin pescatore; tendaggi di barbe di gambero pendono dalle pareti delle gallerie.
Gli otto suoni si mescolano in divina armonia; le note scandite risuonano fino all'empireo. Le fanciulle che intrattengono gli ospiti, carpe dalla testa verde, pizzicano liuti di diaspro, mentre i ragazzi dagli occhi rossi suonano flauti di giada. Donne pesce servono vassoi di odorosa selvaggina recandoli in capo; le acconciature delle fanciulle drago agitano ali di fenice d'oro. Che si serve in tavola? I piatti pi rari degli otto tesori delle cucine celesti. Che si beve? Succo di giada liquida delle residenze porporine.

Il re diavolo toro era seduto al posto d'onore, fra tre o quattro caimani. Di fronte a lui troneggiava un vecchio drago, circondato da una numerosa famiglia. Il vecchio drago si accorse dell'intruso e ordin: "Prendetemi quel villano di un granchio."
Figli e nipoti si gettarono sul grande santo e lo immobilizzarono. Ma Scimmiotto, con voce umana, grid: "Piet! Piet!"
"Da dove vieni, screanzato?" tuon il vecchio drago. "Come osi entrare nella mia sala d'onore davanti ai miei nobili invitati? Se vuoi evitare di essere punito con la morte, confessa tutto!"
Il bravo Scimmiotto invent una storiella d'occasione: "Vivo da sempre in questo lago: ci sono nato e abito in una cavit della sua sponda. Per meriti di anzianit ho conseguito il titolo di Svigna di Fianco; infatti non ho mai imparato a camminare diritto e finisco sempre per impantanarmi o impigliarmi nelle alghe. Ho offeso la vostra regale dignit senza rendermi conto di quello che facevo: vi prego umilmente di perdonarmi."
Udita l'arringa, tutti gli ospiti si inchinarono al padron di casa: " la prima volta che questo Svigna di Fianco entra nel palazzo di diaspro. Nella sua semplicit, ignora l'etichetta di corte. Speriamo che vostra altezza lo perdoni e lo lasci andare."
Il vecchio drago li ringrazi e ordin: "Lasciatelo andare. Prendete nota che gli spetta una bastonatura e fatelo aspettare fuori."
Scimmiotto usc dalla sala e si incammin verso il portico d'ingresso, considerando fra s: "Quel re toro  un tal bevitore! Chiss quando si decider a lasciare il banchetto. E l'attesa potrebbe essere inutile, perch non so come convincerlo a prestarmi il ventaglio. Mi converr rubargli la bestia dalle pupille d'oro, prendere le sue sembianze e dedicarmi a convincere la Rksas."
Il grande santo riprese la propria forma, sciolse la bestia, balz in sella e cavalc lontano al galoppo. Uscito dalle acque del lago, prese l'aspetto del re toro e spron la bestia a montare su una nuvola. In breve raggiunse la Grotta del Banano e grid: "Aprite!" Le ragazze di guardia in portineria socchiusero l'uscio e, vedendo il re toro, corsero ad annunciarlo: "Signora,  ritornato il signore."
A queste parole la Rksas si aggiust febbrilmente i capelli e corse ad accogliere Scimmiotto che, audace e disinvolto, smontava dalla sua cavalcatura e la legava presso l'entrata. Naturalmente lei cadde nell'inganno e lo condusse per mano dentro casa; fece preparare il t e disporre le seggiole: tutta la gente di casa si dava da fare e manifestava il suo rispetto per il padrone.
La conversazione si avvi cos: "Signora,  un pezzo che non ci vediamo."
"Siete il benvenuto. La vostra nuova sposa vi piace tanto che, negli ultimi tempi, avete trascurato la vostra schiava. Qual buon vento vi riporta da me?"
"In realt, non mi permetterei mai di trascurarvi. Ma da quando sono stato invitato dalla principessa Viso di Giada, ho avuto molti affari da sbrigare e molte visite da fare; sono gli inconvenienti di una seconda casa da gestire." Poi il falso re toro aggiunse: "Mi hanno detto che si stava avvicinando ai Monti di Fuoco quel Consapevole del Vuoto che protegge il monaco cinese: c' il pericolo che si presenti qui, a chiedere in prestito il ventaglio. Naturalmente non gli posso perdonare il danno che ha recato a nostro figlio. Se si facesse vedere mi dovete avvertire, perch lo catturi e lo faccia a pezzi per vendicarci di lui."
La Rksas si mise a piangere: "Ahim, maest! Come dice l'adagio: marito senza moglie trascura ogni suo affare, moglie senza marito non sa che cosa fare. Poco  mancato che perdessi la vita, per colpa di quel macaco."
"Dunque quella scimmia maledetta  gi stata qui?" finse di indignarsi Scimmiotto.
"Certo, e dev'essere ancora nei dintorni.  venuto proprio a chiedere in prestito il ventaglio; io mi sono armata e l'ho accolto a colpi di spada. Ha avuto la sfacciataggine di chiamarmi 'cognata'e di sostenere che era vostro fratello giurato."
"Questo  vero: cinquecento anni fa facevamo parte di una confraternita di sette persone."
"Non ha osato rispondere alle mie invettive, n difendersi dai miei colpi; infine l'ho spazzato via con un colpo di ventaglio. Ma stamane  ritornato; non so come abbia trovato modo di resistere al vento, ma non c' stato verso di scacciarlo di nuovo. Sono tornata ad attaccarlo, ma questa volta ha reagito. Poich la sua sbarra era troppo pesante per me, mi son dovuta chiudere in casa. Non so come abbia fatto, ma  riuscito a intrufolarsi addirittura nel mio ventre: credevo di morire! Ho dovuto trattarlo davvero da 'cognato'e consegnargli il ventaglio."
"Che disastro!" grid Scimmiotto, arrivando a battersi il petto dalla disperazione. "Come avete potuto abbandonare il nostro tesoro nelle mani di quel macaco? Mi farete morire di rabbia!"
"Non ve la prendete" ribatt sorridendo la Rksas. "Non gli ho dato il ventaglio vero, ma uno falso."
"Il vero dov'?"
"State tranquillo, l'ho messo al sicuro."
Ordin alle cameriere di preparare il vino per brindare all'arrivo del padron di casa, gliene present una coppa e disse: "Anche fra i piaceri del vostro nuovo matrimonio, non dovete dimenticare il nostro legame. Accettate questa insipida bevanda del vostro paese!"
Scimmiotto non osava rifiutare. Sollev la coppa con una risatina: "Signora, tocca a voi bere per prima. Voglio mostrarvi la mia gratitudine per la cura che vi siete presa del nostro patrimonio, mentre ero lontano e impegnato ad amministrare altri beni."
La Rksas vuot la coppa, la riemp nuovamente e gliela tese: "Non si  sempre detto: sposa in casa, gestione attenta? Ma il marito  il padre che la nutre. Non  il caso di ringraziarmi."
Dopo queste dimostrazioni di modestia, si sedettero a bere. Mentre chiacchieravano, Scimmiotto badava di non violare i suoi divieti alimentari e si accontentava di qualche frutto.
Dopo qualche giro di bicchieri, si dest la concupiscenza della Rksas: gli mormorava paroline dolci, prendeva le sue mani, gli si strofinava contro, lo accarezzava e lo toccava. Intanto bevevano dallo stesso bicchiere, un sorso per uno, e si porgevano la frutta bocca a bocca. Il grande santo stava al gioco. Di certo

nulla vale quanto il vino per disperdere ogni pena: un amo per pescare versi, una scopa per spazzare dispiaceri. Il ragazzo timido si lascia andare, la ragazza  tutta sorrisi: il suo viso si arrossa come una pesca matura, il suo corpo si piega come il salice. Essa diventa volubile e non sa pi tener ferme le mani: si liscia i capelli, agita le dita delicate; muove le gambe, scuote le maniche del vestito; china il collo incipriato, torce il vitino di vespa. Mentre chiacchiera, slaccia i bottoni dorati e scopre met del seno. Monti di giada che scivolano nell'ebbrezza, occhi d'argento da non strofinare.

Quando la vide discretamente brilla, Scimmiotto, che si teneva in agguato, butt l: "Signora, dove avete messo il vero ventaglio? Non allentate la vostra vigilanza: Scimmiotto  abilissimo a trasformarsi e potrebbe ritornare per sottrarvelo."
La Rksas fece una risatina e sput qualcosa non pi grande di una foglia di albicocco, tendendola al compagno: "Eccolo qui!"
Scimmiotto non credeva ai suoi occhi: "Com' possibile che un oggetto cos piccolo possa spegnere le fiamme? Dev'essere un altro falso."
La Rksas, vedendolo pensieroso, strofin il viso incipriato contro il suo e gli disse: "Di, beviamo! Metti via quella cosa. A che stai pensando?"
Scimmiotto colse l'occasione per chiedere: "Come pu un oggetto tanto minuscolo avere efficacia su ottocento leghe di fiamme?"
Troppo ebbra per diffidare, la Rksas disse: "In questi due anni ti devi essere dato tanto da fare con quella Viso di Giada, giorno e notte, da uscirne rimbambito. Hai dimenticato come funziona il tesoro? Basta toccare con il pollice sinistro il settimo filo di seta rossa del manico e dire Huixuhexixichuihu: allora ingrandir di dodici piedi. Questo tesoro ha inesauribili possibilit di trasformazione. E le ottocento leghe di fiamme sa spegnerle in un colpo solo."
Scimmiotto registr tutto accuratamente nella memoria, si mise in bocca il ventaglio e si pass la mano sul volto, per riprendere il proprio aspetto.
"Rksas" ringhi, "guardami bene! Ti sembro tuo marito? Ne ho abbastanza dei tuoi approcci amorosi: non ti vergogni?"
La donna ne ebbe un tal colpo che la presero le convulsioni; cadde a terra rovesciando tavolo e seggiole e morse la polvere, sconvolta dall'umiliazione: "Questa volta morir di dispetto!"
Il grande santo tagli corto e, senza badare se fosse viva o morta, si precipit fuori dalla grotta. Come si dice:

Un cuore libero dai desideri
Porta sempre il sorriso sulla bocca.

Mont su una nuvola e si fece trasportare in cima alla montagna, dove sput il ventaglio per collaudare il procedimento magico. Tocc con il pollice sinistro il settimo filo rosso del manico e recit la formula: l'oggetto ingrand davvero di dodici piedi. Lo esamin con attenzione e constat che era molto diverso dal ventaglio falso: era circondato da un alone luminoso, raggiava vapori di buon augurio e aveva trentasei fili di seta rossa intessuti nell'ordito e nella trama.
Scimmiotto aveva imparato a ingrandirlo, ma non sapeva come rimpicciolirlo: qualunque cosa facesse, il ventaglio conservava il suo grande formato. Non sapendo far meglio, se lo mise in spalla e ritorn sulla strada dei pellegrini.
Intanto il re diavolo toro, uscendo dal banchetto, cerc invano la sua bestia dalle pupille d'oro che allontana le acque. Il vecchio drago riun gli ospiti e fece un'inchiesta per stabilire chi poteva averla rubata.
"Chi mai avrebbe osato?" risposero gli spiriti animali inginocchiati. "Noi eravamo tutti al banchetto a passarci cibo e bevande, ad ascoltar musica e a cantare; nessuno di noi si  avvicinato all'ingresso."
"D'altronde posso garantire per i miei musicisti. Non si sar introdotto di nascosto qualche estraneo?"
" venuto quel granchio" ricordarono draghi figli e nipoti. "Sar lui, l'estraneo."
Il re toro si batt la mano sulla fronte: "Non dite altro! Amico mio, stamane, quando ho ricevuto il vostro invito, mi stavo sbarazzando di Scimmiotto Consapevole del Vuoto. Mi era venuto a chiedere il ventaglio di foglie di banano per aiutare a superare i Monti di Fuoco il monaco cinese, che  incaricato di proteggere. Io ho rifiutato e ci siamo battuti; ma ho lasciato la cosa a mezzo per venire qui. Quella scimmia maligna  piena di risorse: di certo si  trasformata in granchio per venirci a spiare, ed  stata lei a rubare la mia cavalcatura, con l'intenzione di ingannare mia moglie e rubarle il ventaglio."
Tutti tremarono di paura e chiesero: " lo stesso Scimmiotto che aveva provocato tutti quei disordini nei palazzi del Cielo?"
"Proprio lui. Se vi capita di frequentare la strada dell'Ovest, farete bene a guardarvene."
"Ma come ricupereremo la vostra cavalcatura?" domand il vecchio drago.
"Ci penso io" replic sorridendo il re toro. "Grazie, signori: ritiratevi pure. Vado a catturarlo."
Si apr il cammino allontanando le acque, balz fuori dal lago e sal su una nuvola gialla, con cui in breve raggiunse la Grotta delle Nuvole Turchese. Il gran baccano che faceva la Rksas si udiva anche all'aperto: pestava i piedi, urlava, gemeva, si batteva il petto. Il re spinse la porta e vide subito la sua cavalcatura legata in un angolo. "Da che parte  andato Scimmiotto, signora?" grid.
Le cameriere si inginocchiarono: "Finalmente siete ritornato, signore!"
La Rksas se la prese con il marito: si prosternava battendo la testa per terra e lo malediceva: "Miserabile pendaglio di forca! Come hai potuto essere tanto trascurato da farti rubare la bestia dalle pupille d'oro da quel lurido macaco, che ha preso il tuo aspetto per venir qui a prendermi in giro?"
"Da che parte  andato, il macaco?" ripet il re toro digrignando i denti.
"Mi ha derubato, ha ripreso il suo aspetto ed  fuggito" disse la donna battendosi il petto. "Morir di vergogna!"
"Non vi state a tormentare, signora. Aspettate che raggiunga quella bestiaccia, gli riprenda il tesoro, lo scortichi, gli spezzi le ossa e gli strappi le budella. Portatemi le armi!"
"Le vostre armi non sono qui" gli ricordarono le cameriere.
"Portatemi quelle della vostra padrona."
Le ragazze gli presentarono le due spade preziose dalla lama azzurrina.
Il re toro si tolse la giacchetta color giallo canarino, la sostitu con un panciotto, impugn le spade, una per mano, e si precipit in direzione dei Monti di Fuoco. Cos

L'ingrato avr ingannato la donna innamorata,
Ma sosterr l'assalto del demone impulsivo.

Se poi in fin dei conti non sapete il bene o il male che poteva venire da questo inseguimento, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 61
IL GRAN TORO ACCERCHIATO

IN CUI PORCELLINO CONTRIBUISCE ALLA SCONFITTA DEL RE DIAVOLO, E SCIMMIOTTO SI PROCURA IL VENTAGLIO PER LA TERZA VOLTA.


Come il racconto ha narrato, il re diavolo si diede all'inseguimento di Scimmiotto. Quando lo scorse con il ventaglio in spalla e la cera allegra e soddisfatta, il re toro si allarm pi che mai: "Si vede che il macaco  riuscito a estorcere anche le istruzioni per l'uso. Se vado a reclamare la mia propriet, non mi d certo retta; e se gli venisse in mente di farmi vento con quella roba, mi spedirebbe a cento ottomila li di distanza, e si sbarazzerebbe una volta per tutte di ogni intralcio ai suoi progetti. Il suo maestro, il monaco cinese, sar sulla strada ad aspettarlo con gli altri due discepoli: quello spirito porco e quello spirito delle sabbie mobili, che mi  capitato di incontrare tanto tempo fa, quando eravamo tutti giovani mostri di belle speranze. Mi converr assumere l'aspetto di Porcellino: Scimmiotto sar tanto fiero del suo successo, che non si terr troppo in guardia.  il mio turno di mostrargli che anch'io so giocare qualche tiro birbone."
Le settantadue trasformazioni le conosceva anche il re diavolo, e nell'arte del duello non la cedeva a Scimmiotto; era soltanto pi corpulento, e non aveva il suo mordente e la sua leggerezza. Nascose le spade di cui si era armato e, con una scossa, si trasform nel sosia di Porcellino; quindi corse gi per la strada incontro al grande santo, gridando: "Ehi, fratello, eccomi qua!"
Scimmiotto era davvero soddisfatto di s; e, come dicevano gli antichi, gatto che vince si crede tigre. Sentiva tanta fiducia nelle proprie capacit, che non pensava a guardarsi le spalle; cos, alla vista del falso Porcellino, grid: "Dove vai, fratellino?"
"Non tornavi mai" rispose il re diavolo, "e il maestro si preoccupava: temeva che il re toro ti avesse messo in difficolt. Perci mi ha mandato a cercarti per darti una mano."
"Nessun problema" replic Scimmiotto ridendo. "Come puoi vedere, ho tutto quello che serve."
"Come hai fatto?"
"Con il toro abbiamo disputato un centinaio di riprese; ma poi lui se n' andato a una festa in fondo a un lago. Io mi sono trasformato in granchio e l'ho seguito di nascosto, gli ho rubato la sua bestia dalle pupille d'oro, ho assunto il suo aspetto e sono ritornato alla Grotta del Banano. La Rksas mi ha scambiato per il marito, e non ha opposto resistenza a farsi rubare il ventaglio."
"Ti sarai fatto una bella sudata. Chiss quanto sei stanco. Il ventaglio lo posso portare io."
Scimmiotto glielo consegn senza sospetto.
Il re toro sapeva tutto del ventaglio: come lo ebbe in mano, fece il passo magico opportuno e lo ridusse alle dimensioni di una foglia di albicocco. Poi riprese il proprio aspetto e disse beffardo: "Non mi avevi riconosciuto, maledetto macaco?"
A Scimmiotto sfugg un ruggito di dispetto: "Miseria! Caccio oche selvatiche da tanti anni, e ancora mi faccio beccare dagli uccellini." E si scaten inferocito con la sua sbarra, mentre il re diavolo cercava di spazzarlo via a colpi di ventaglio. Ma il grande santo, bench non se ricordasse nemmeno, teneva ancora in tasca la pillola antivento; per quanto le sventagliate si moltiplicassero, non ci fu verso di smuoverlo. Il re diavolo dovette mettersi in bocca il suo tesoro e impugnare le spade. Si svolse a mezz'aria un duello all'ultimo sangue:

Il Grande Santo Uguale al Cielo e il re toro che semina confusione nel mondo si disputano con tutte le loro energie il ventaglio di foglie di banano. Ci che il negligente Scimmiotto ha ottenuto con l'inganno, il re diavolo l'ha riavuto con l'astuzia. Il randello cerchiato d'oro non conosce piet; le spade dalle lame azzurrine sono maneggiate con destrezza. Il grande santo sputa nuvole colorate, il re toro risponde con lampi luminosi. Si equivalgono per valore e per orgoglio, e dal furore digrignano i denti. Sollevano tanta terra e polvere da oscurare il cielo; di e diavoli si nascondono per proteggersi dalla sabbia che vola e dai sassi che rotolano. "Come hai osato imbrogliarmi?" "A morte chi inganna la moglie altrui! Qualunque magistrato ti condannerebbe alla pena capitale."
L'astuto Scimmiotto e il brutale re Granforzuto non pensano a negoziare, ma solo a uccidere. Le spade parano il randello che si abbatte: la minima disattenzione pu inviare ciascuno dei due a comparire davanti al giudice dell'Inferno.

Lasciamoli combattere fra loro, considerato che sarebbe pericoloso cercare di separarli; e ritorniamo al monaco cinese, che se ne stava seduto sul ciglio della strada: il caldo lo soffocava, l'ansia lo rodeva, la sete lo tormentava. Si rivolse alla divinit locale: "Posso chiedervi, rispettabile divinit, quale abilit militare possiede questo re diavolo toro?"
"Ha grandi poteri magici e una tal forza da farne un avversario del livello del grande santo."
"Consapevole del Vuoto  un buon camminatore; sa percorrere in un momento duemila li, andata e ritorno. Come mai non  ancora qui, dopo un'intera giornata? Star certo combattendo con quel re toro" concluse Tripitaka. Chiam i discepoli: "Consapevole delle Proprie Capacit, Consapevole della Purezza, chi di voi vuol raggiungere il suo fratello maggiore? Se sta combattendo il nemico, avr bisogno di aiuto. Dobbiamo far presto a ottenere quel ventaglio, se vogliamo liberarci dai nostri tormenti e ricuperare il tempo perduto."
"Andrei volentieri a cercarlo" rispose Porcellino. "Ma si sta facendo tardi, e io non conosco la strada del Monte Mucchio di Tuoni."
"La conosco io" intervenne la divinit locale. "Ti posso accompagnare. Lasciamo qui il Capitano delle Cortine Arrotolate a tener compagnia al maestro."
"Vi stiamo procurando molti fastidi, rispettabile divinit" disse Tripitaka, contento della proposta. "Non finir mai di ringraziarvi dell'aiuto che ci date."
Porcellino raccolse le energie, si strinse alla vita la tunica di broccato nero e impugn il rastrello; insieme alla divinit locale, salirono su una nuvola e partirono verso l'est. Mentre viaggiavano udirono i rumori di un feroce scontro e il mugghiare di un gran turbine di vento. Si fermarono per rendersi conto della situazione, e riconobbero Scimmiotto e il re toro che combattevano.
"Ehi, Ammiraglio dei Canneti Celesti, che cosa aspetti a farti avanti?" grid la divinit.
"Fratello, arrivo!" url Porcellino brandendo il rastrello.
"Grazie tante, ciccione mio, ma ormai l'operazione l'hai mandata all'aria."
"Mi ha spedito qui il maestro, ma io non conoscevo la strada, si  perso tempo a discutere e il tudi ha dovuto farmi da guida. Perci sono in ritardo. In che modo avrei mandato all'aria le tue grandi manovre?"
"Non  per il ritardo. Questo toro  un vero stronzo. Ero riuscito a sottrarre il ventaglio alla Rksas, ma lui ha preso il tuo aspetto e mi  venuto incontro; ero cos contento di rivederti, che gliel'ho affidato e mi sono fatto fregare. Ed eccoci qui a pestarci di santa ragione. Perci dico che hai mandato all'aria l'operazione."
Porcellino fu colto da una rabbia violenta: "Ti colga la peste, mucchio di marciume! Te la far vedere io! Come osi imitare l'aspetto di tuo nonno, per imbrogliare il mio condiscepolo e seminar zizzania tra fratelli?"
E abbatt furioso il suo rastrello. Il re toro, dopo tanti attacchi di Scimmiotto, si sentiva stanco e temette di non poter sostenere anche la temibile arma di Porcellino; perci volse le spalle e cerc scampo nella fuga. Ma la divinit dei Monti di Fuoco, alla testa delle sue truppe infernali, gli tagli la ritirata e lo apostrof: "Re Granforzuto, arrenditi! Non c' dio che non protegga Tripitaka nella sua ricerca delle scritture, o cielo che non lo benedica. Lo conoscono i tre mondi, lo sostengono i dieci orienti. Va senza esitare a spegnere le fiamme con il tuo ventaglio, perch possa passare le montagne senza ostacolo e senza danno. Altrimenti il Cielo di Sopra ti condanner e ti castigher senza remissione."
"La tua richiesta, tudi, non  sensata. Quella scimmia maledetta ha catturato mio figlio, ha offeso la mia concubina, ha ingannato mia moglie e non ha perso occasione per comportarsi da infame nei miei riguardi. Lo odio tanto che me lo mangerei crudo, per ridurlo in merda e darlo da annusare ai cani. Non acconsentir mai a prestargli il mio tesoro."
Mentre replicava, Porcellino gli fu addosso urlando: "Ruminante del malanno, tira fuori il ventaglio, se vuoi salvare la pelle!"
Per tutta risposta, il re toro si volse e lo fronteggi con le sue spade; Scimmiotto corse a dare manforte. Fu una battaglia di rara violenza.

Uno spirito porco, un mostro toro e una scimmia che ha soggiornato in cielo:  nella natura del dhyna di raffinarsi attraverso i conflitti, ma occorre che la terra si unisca alla causa primordiale.
I nove denti del rastrello sono aguzzi e pungenti, il filo delle spade preziose  diritto e tagliente, la sbarra di ferro controlla la situazione, la divinit locale contribuisce a formare la testa di cinabro. I tre combattono mostrando la loro abilit. Aggiogate il bue e crescer il denaro; portate al forno il maiale e dominerete il soffio del legno. Come realizzare la Via, se lo spirito la abbandona? Per difendere l'anima bisogna legare la scimmia.
Armi di tre specie si urtano fra grida e richiami. Cadono rastrellate e fendenti feroci; la sbarra cerchiata d'oro non si agita invano. Lottano da oscurare le stelle e far impallidire la luna. Tutto il cielo si copre di gelide nubi.

Il re diavolo si batteva con indomabile coraggio, ma continuava a ritirarsi. La lotta prosegu per la notte intera; all'alba si trovarono davanti alla Grotta Toccanuvole del Monte Mucchio di Tuoni. Fra tutti e tre, con il contributo del tudi e delle sue truppe infernali, facevano un tal baccano che la principessa Viso di Giada balz dal letto e ordin alle cameriere di uscire a vedere che cataclisma fosse. Un mostriciattolo corse ad annunciarle: "Il nostro signore e padrone si sta battendo all'ultimo sangue con quel tizio di ieri, quello con la gola da duca del tuono. Ci sono anche un monaco con il grugno lungo e le orecchie larghe, il tudi dei Monti di Fuoco e parecchia altra gente."
La principessa ordin a tutti gli ufficiali della guardia esterna di prendere le armi per soccorrere suo marito. Si riun cos un altro centinaio di combattenti, freschi e desiderosi di mostrare il loro valore. Agitavano lance e bastoni e gridavano in coro: "Maest, veniamo di rinforzo per ordine della signora!"
"Venite al momento giusto, benvenuti" rispose il re toro soddisfatto.
I mostri si lanciarono all'attacco tutti insieme: Porcellino, sommerso dalla folla, dovette fuggire trascinando il suo rastrello; il grande santo si sottrasse all'accerchiamento con una capriola nelle nuvole; le milizie infernali si dispersero. Il toro vittorioso riun i suoi mostri e rientr nella grotta, di cui fece chiudere e barricare accuratamente le porte.
Scimmiotto imprecava: "Che pellaccia, questo bel tomo! Ci picchiamo da ieri pomeriggio: abbiamo incominciato verso le quattro e abbiamo continuato per tutta la notte. Eppure non sembra molto provato. E non avevamo proprio bisogno di trovarci fra i piedi i suoi mostriciattoli. Ora che si sono messi tutti al sicuro, bisogna decidere il da farsi."
"Ma fratello, ieri avevi lasciato il maestro verso le dieci del mattino: come mai hai incontrato il toro soltanto nel pomeriggio? Che cosa hai fatto in quelle cinque o sei ore?"
"Parecchie cose. Ad arrivare su questa montagna ho impiegato un istante. Qui ho incontrato la principessa Viso di Giada, ho bisticciato con lei e l'ho messa in fuga, ho litigato e combattuto con il re toro. Dopo un paio d'ore lui se n' andato a un banchetto in fondo a un lago; io l'ho spiato in forma di granchio, gli ho rubato la cavalcatura e ho imitato il suo aspetto per recarmi alla grotta della Rksas e sottrarle il ventaglio. Ho imparato come si fa a ingrandirlo, ma non ero capace di farlo rimpicciolire. Me lo sono messo in spalla cos com'era e me ne sono andato. Ma il re toro ha preso il tuo aspetto e mi  venuto incontro. Il resto lo sai. Ecco come ho passato le sei ore."
"Come si dice:  il naufragio del battello carico di soia - parte pieno di zuppa e arriva pieno d'acqua. E adesso come la attraversiamo, quella montagna di fuoco? Ci converr rinunciare al ventaglio e fare una deviazione, per lunga che possa essere" concluse Porcellino.
"Non gettate la spugna, Canneti Celesti! E voi, grande santo, non gli date retta e non perdete la pazienza. Fare una deviazione sarebbe passare dalla porta di servizio e non cogliere il frutto del lungo lavoro" obiett il tudi. "Come dice la vecchia massima: la strada che ti porta alla meta, non la prendi in prestito. Come potreste fare una deviazione? Il vostro maestro vi aspetta sulla giusta e buona strada, e attende con ansia il vostro successo."
"Proprio cos. Tu, bestione, non dire sciocchezze" esclam convinto Scimmiotto. "Il tudi ha ragione. Dobbiamo mettercela tutta. Ho ancora tante risorse da impiegare. Da quando viaggiamo verso Occidente, non ho mai trovato un avversario del mio livello; questo re toro, in fondo,  anche lui una trasformazione della scimmia dello spirito.  tempo di risalire alla fonte: dobbiamo avere quel ventaglio prezioso. Con la sua fresca purezza estingueremo le fiamme, spezzeremo l'ostinazione del vuoto e vedremo in faccia il Buddha. A cose fatte, saliremo nel paradiso dell'assoluta felicit e ci sederemo tutti al banchetto del prossimo Buddha."
A questo discorso, anche Porcellino riprese fiducia e dichiar energicamente: "D'accordo, d'accordo, andiamo avanti: chi ci potr fermare? Le capacit del re toro contano poco: il legno nato sotto il segno del porco, hai, riporter il toro alla terra. Dal segno shen nasce il metallo, che  la scimmia, innocua e piena di dolcezza. Bisogner utilizzare le foglie di banano nell'idea dell'acqua, perch estinguendo le fiamme realizzino l'equilibrio della pace. Se ci diamo da fare giorno e notte, senza risparmiarci, saremo ripagati partecipando alla festa di Ullambana."
Cos tutti quanti corsero all'attacco; sotto i loro colpi la porta della grotta cadde a pezzi. Il capo della guardia esterna, tremando come una foglia, si precipit all'interno per annunciare: "Maest, Scimmiotto ha forzato la porta con numerose truppe."
Il re toro stava aggiornando Viso di Giada sull'accaduto e sfogava a parole tutta l'animosit che sentiva contro Scimmiotto. Alla notizia che aveva buttato gi la porta, il suo furore non conobbe limiti: indoss precipitosamente l'armatura, afferr il suo randello e usc urlando: "Macaco maledetto! Chi credi di essere? Come ti permetti di fare questo chiasso e di rompermi la porta?"
"E tu, maledetta carcassa scorticata" urlava Porcellino di rimando, "chi credi di essere per misurarti con noi? Assaggia un po'il mio rastrello!"
"Balordo, sacco di segatura!" urlava il re toro. "Tu sei uno zero, mandami quella scimmia."
"Eccomi, ruminante abbrutito" tuon Scimmiotto. "E dire che siamo stati fratelli giurati. Me ne vergogno; ormai siamo nemici e basta. Bada al mio randello!"
Il re toro fece fronte valorosamente. Fra i tre eroi si scaten una mischia ancor pi violenta della precedente. Che battaglia!

Sbarra e rastrello, alleati con la divinit che conduce le sue milizie infernali, assaltano l'antico animale sacrificale, che tutto solo si difende con potenza uguale al Cielo. Le tre armi fanno meraviglie. Nessuno vuol cedere: l'uno si dichiara avanguardia, l'altro antesignano.
Le milizie del tudi faticano a distinguere legno e terra in quella mischia tremenda.
"Perch non ci vuoi prestare il ventaglio?" chiedono i due. L'altro risponde: "E voi, perch avete ingannato mia moglie? Perch chiedete favori, quando devo ancora vendicare mio figlio e la mia concubina?"
Uno replica: "Attento, la mia sbarra ti lever la pelle appena ti sfiorer." L'altro aggiunge: "Tienti alla larga dai nove denti del mio rastrello, che ti faranno in corpo nove buchi grondanti di sangue." Ma il diavolo toro non d segno di paura e leva alto il suo randello, in cerca del momento giusto per colpire. In quel va e vieni, mentre ciascuno soffia nebbie e caligini, le nubi strapazzate dal vento di burrasca gettano pioggia. Ciascuno combatte energicamente la sua dura battaglia, con il cuore pieno di odio. Colpo alto, colpo basso: le loro parate sono impeccabili.
I due fratelli uniscono gli sforzi contro un solo avversario. Combatterono dall'alba a mezzogiorno, finch il diavolo toro fu sconfitto e circondato.

Lottarono ancora senza risparmio per pi di cento riprese. Porcellino approfittava della copertura di Scimmiotto per abbattere in continuazione il suo rastrello; bench nella sua ostinata stupidit ripetesse sempre lo stesso movimento, il re toro si sent sopraffatto da quella pioggia di colpi, ruppe il contatto e cerc di ripararsi nella grotta. Ma il tudi e i suoi gli tagliavano la ritirata: "Dove vai, Granforzuto? Non vedi che siamo qui noi?"
Posto nell'impossibilit di ritirarsi, il toro si gett di lato; ma vide Porcellino e Scimmiotto che accorrevano. Allora si tolse e gett precipitosamente elmo, corazza e randello, e con una scossa si trasform in cigno. In quella forma vol alto in cielo.
Scimmiotto, che aveva seguito le sue mosse, rise e disse: "Porcellino, indovina dov' il vecchio toro."
Il bestione rest disorientato, e nemmeno il tudi si rendeva conto dell'accaduto: allungavano il collo a destra e a sinistra, frugando inutilmente con lo sguardo tutti gli angoli del Monte Mucchio di Tuoni.
"Perdete il vostro tempo. Guardate in alto" sugger Scimmiotto additando il cielo.
"Si vede soltanto un cigno" replic Porcellino.
"Ma  proprio lui, il vecchio toro in una delle sue pi riuscite trasformazioni."
"E allora che si fa?" si inquiet il tudi.
"Voi due forzate l'ingresso della grotta, sterminate tutti i suoi mostri e distruggete ogni cosa da cima a fondo, in modo da tagliargli la ritirata. Intanto io gli dar una bella battaglia di trasformazioni" propose Scimmiotto.
Porcellino e il tudi seguirono il consiglio. Il grande santo ripose la sbarra cerchiata d'oro, fece un passo magico, recit un incantesimo e con una scossa si trasform in avvoltoio; con un gran colpo d'ali sal alto nel cielo, attravers le nubi, e piomb sul cigno per serrare il collo fra gli artigli e beccare gli occhi. Ma il re toro se ne accorse in tempo; con un colpo d'ala, si trasform in un grande astore e prese l'iniziativa dell'attacco. Il Novizio divenne una fenice nera, gran cacciatrice di astori; ma il toro si trasform in gru bianca e si diresse verso mezzogiorno lanciando lunghi gridi.
Scimmiotto scosse le piume e con uno stridio imperioso si trasform in una fenice color cinabro. Questo  il re degli uccelli: non c' volatile che oserebbe mancargli di rispetto. La gru bianca prese terra in un angolo in ombra, ai piedi di una rupe, e si mut in un daino muschiato, che brucava timidamente l'erba. Scimmiotto vide tutto, scese anche lui e si trasform in una tigre affamata, coda ritta e artigli d'acciaio, pronta a scattare per far preda. Il re diavolo si dovette trasformare precipitosamente in un leopardo macchiettato d'oro. Si disponeva ad attaccare la tigre, quando questa scosse la testa e divenne un leone dagli occhi d'oro, ruggito di tuono, testa di bronzo, fronte di ferro, pronto a mangiarsi qualsiasi leopardo in un boccone. Allora il re toro si trasform in un orso gigantesco e allarg le zampe per afferrare il leone. Ma il Novizio, con una capriola, divenne un elefante dalla proboscide lunga come il pitone, con zanne come grandi getti di bamb; e lev la proboscide per stritolare l'orso.
Il toro rise sarcastico, e non fece altro che assumere il proprio aspetto originale: quello di un grande bufalo bianco, dalla testa gibbosa come una catena di montagne e gli occhi lampeggianti. Le corna erano come pagode di ferro; i denti taglienti come lame. Dalla testa alla coda avr misurato pi di mille tese; ed era alto ottocento tese, dagli zoccoli alla sommit del dorso.
"E adesso che cosa mi farai, maledetto macaco?" grid beffardo a Scimmiotto.
Quest'ultimo riprese anche lui il proprio aspetto, impugn la sbarra, curv la schiena e grid: "Pi grande!" La sua statura raggiunse diecimila tese: la testa come il Taishan, occhi come il sole e la luna, bocca come un lago di sangue, denti come battenti di portoni. Il toro cercava di incornarlo, e lui gli abbatt la sbarra sul capo. Fu una battaglia che port terremoti fra i monti, spavent il Cielo e scosse la terra. Lo attestano i versi:

La Via cresce d'un piede, cresce di mille tese
Il diavolo; ma, astuta, la scimmia dello spirito
Lo sa addomesticare. Per estinguer le fiamme
Si richiede la pura freschezza del ventaglio.
Mentre la donna gialla sostiene il suo maestro,
Madre del legno vuole fare piazza pulita.
Sono i cinque elementi condotti al giusto frutto
Quando, purificati, ritrovan l'armonia.

Quel gran dispiegamento di magici poteri allarmava tutti gli abitatori dello spazio: divinit di ogni specie, il rivelatore Testa d'Oro, i sei di delle tenebre e i sei del giorno, per non parlare degli otto difensori della legge. Tutti accerchiarono il re diavolo, che peraltro teneva duro senza dar segno di timore: guardatelo che rivolge le sue corna d'acciaio scintillante ora a destra, ora a sinistra; carica a sud e poi a nord, sferza nervoso i fianchi con la lunga coda coronata da un fiocco. Scimmiotto lo affronta, mentre le divinit lo attaccano sui fianchi. Messo alle strette, il toro riprende forma umana e questa volta corre a rifugiarsi nella Grotta del Banano. Il Novizio lo insegue con tutti gli di, ma il diavolo si chiude l dentro e non vuol saperne di uscire. Tutto il Monte delle Nuvole Turchese viene sottoposto a un rigoroso accerchiamento militare.
Mentre Scimmiotto e gli altri si apprestavano a forzare l'ingresso, udirono le grida di Porcellino e del tudi che sopraggiungevano con le loro milizie.
"Come sono andate le vostre operazioni nella grotta Toccanuvole?" chiese Scimmiotto.
"La moglie del vecchio toro" rispose ridendo Porcellino, " inciampata nel mio rastrello. Quando ho spogliato il cadavere, ho visto che si trattava di uno zibetto muso di giada. Fra i mostri c'era di tutto un po': asini, muli, tori, vitelli, tassi, volpi, ratti, daini, capre, tigri, antilopi, cervi, e tanti altri ancora. Li abbiamo sterminati e abbiamo dato fuoco alla casa. Ma il tudi mi ha parlato di quest'altra residenza, e siamo venuti per distruggere anche questa."
"Molto bene, saggio fratello; mi congratulo del tuo successo!" esclam Scimmiotto. "Io non sono ancora riuscito a concludere. Il vecchio toro si era mutato in un bufalo di dimensioni incredibili, e io ho dovuto assumere la taglia dalla terra al cielo. Gli di hanno avuto la compiacenza di venire a darmi una mano e circondarlo; ma lui  riuscito a chiudersi l dentro."
" quella la Grotta del Banano?"
"Appunto,  il posto dove abita la Rksas."
"Non li lasceremo mica l dentro a pomiciare e crescere in et e saggezza" replic vivamente Porcellino. "Che cosa aspettiamo a spaccare tutto, ammazzare quella stronza e prenderci il ventaglio?"
Il bravo bestione! Era talmente pieno di energia che, quando lev alto il rastrello e lo abbatt a tutta forza, l'intero fronte della rupe in cui si apriva la porta della grotta fran con enorme fracasso. La ragazza di servizio in portineria corse dentro spiritata: "Padre, qualcuno ha buttato gi la facciata di casa!"
Il re toro stava giusto riprendendo fiato, e raccontava alla Rksas come aveva ricuperato il ventaglio e combattuto Scimmiotto. La notizia lo riemp di furore. Si tolse il tesoro dalla bocca e lo tese alla moglie, che gli disse con le lacrime agli occhi: "Maest, diamo il ventaglio a quel macaco e liberiamocene."
"Non sia mai, signora; dove sfogherei la rabbia e il rancore? Statevene tranquilla, mentre io ritorno ad affrontarlo."
Il diavolo si arm di nuovo e scelse due spade preziose. Piomb su Porcellino che continuava a colpire i detriti dell'ingresso e, senza perdere tempo in chiacchiere, gli indirizz un colpo al petto. Lui alz il rastrello per proteggersi e indietreggi di qualche passo. Seguendolo, il re toro si trov di fronte Scimmiotto che roteava la sbarra: combattendo si alzarono sulle nubi in un vento di burrasca, sopra il Monte delle Nuvole Turchese circondato dagli di e dalle milizie del tudi. Che battaglia!

Il mondo si copre di nubi, la caligine avvolge l'universo. Mal vento sibila e rotola pietre; vento d'ira romba e solleva le onde dell'oceano. Il toro  invaso dal furore, determinato da un odio pi profondo del mare, e vibra le lame affilate. Il Grande Santo Uguale al Cielo, come potete vedere, a caccia di gloria, dimentica l'amicizia di una volta.
Anche Porcellino dispiega la sua forza, e gli di si gettano sul toro per proteggere la legge. Lui combatte senza tregua, si copre a destra, para a sinistra, con inesausto vigore. La battaglia infuria al punto che gli uccelli si vanno a posare lontano e i pesci si rifugiano in acque profonde. Nell'universo oscurato singhiozzano gli di, piangono i fantasmi; il sole impallidisce inquietando i draghi e terrorizzando le tigri.

Il re toro resse alla disperata altri cinquanta attacchi, poi si vide perduto e fugg verso nord. Subito lo intercett il portatore di folgore Diffusione della Legge, dai grandi poteri, quello che risiede sulla rupe del Diavolo Segreto sul Monte Wutai. "Dove vai, toro?" gli chiese. "Il Buddha Skyamuni ci ha dato l'incarico di stendere reti e nasse per catturarti."
Non aveva finito di parlare che sbucarono di corsa Scimmiotto, Porcellino e tutta la folla degli di. Il toro, impaurito, fugg verso sud. Questa volta fu fermato dal portatore di folgore Perfezione della Vittoria, che dispone dell'immenso potere della legge e abita la Grotta di Pura Freschezza del Monte Emei. "Dove vai? Il Buddha ha ordinato di arrestarti."
Il toro fu preso dal panico e si rivolse a est. Qui incontr il portatore di folgore Grande Forza di Vaisramana, quello della rupe Gratta Orecchie sul Monte Sumeru. "Dove vai, vecchio toro? Ho l'ordine segreto del Beato di incarcerarti."
Il toro sentiva le gambe molli e il cuore gli batteva a precipizio. Si gett verso ovest, ma urt contro il portatore di folgore Eterna Dimora, il re onorato e imperituro delle cime dorate dei monti Kunlun. "Dove credi di andare, giovanotto? Io monto la guardia per ordine personale del Buddha, e non ti lascio certo passare!"
Era troppo tardi per i ripensamenti: il re toro si vedeva braccato da tutte le parti, senza via d'uscita dalla rete che lo imprigionava; e il rumore dei suoi inseguitori si faceva sempre pi vicino. Mont su una nuvola e tent la fuga verso l'alto.
Nello spazio avevano piantato le tende il re celeste Li Porta Pagoda e il principe ereditario Nata, seguiti dallo yaksa Pancia di Pesce e dal generale celeste Gigantesco: "Calma, fermo l! L'Imperatore di Giada ordina di toglierti di mezzo."
Il re toro, messo alle strette, riprese l'aspetto di gran bufalo bianco e cerc di incornare il re celeste, che sguain la sciabola. Intanto Scimmiotto arrivava di corsa.
Il principe Nata gli grid: "Scusa tanto, grande santo, se non posso farti un inchino come si deve, inguainato come sono nella corazza. Ieri, con mio padre, abbiamo incontrato il Buddha, che  venuto in visita dall'Imperatore di Giada. Ha raccontato che Tripitaka era bloccato sui Monti di Fuoco e che tu incontravi qualche difficolt a sottomettere questo re toro. L'Imperatore ci ha mandati in aiuto."
"Quel ragazzo ha una pratica di magia di tutto rispetto" osserv Scimmiotto. "Guarda che belle dimensioni  in grado di assumere."
"Non c' problema" replic il principe sorridendo. "Ora ti faccio vedere come si fa."
Grid: "Trasformazione!" e si mut in una creatura con tre teste e sei braccia; in questa forma balz in groppa al toro e gli tagli la testa con un colpo di spada. Ma quando rinfoder l'arma, dal collo amputato spunt un'altra testa con gli occhi fiammeggianti, che sputava dalla bocca un denso fumo nero. Per dieci volte Nata gli tagli la testa, senza venirne a capo. Allora il principe applic sulle corna la ruota di fuoco; si sparse un tal fuoco che la bestia muggiva impazzita, scuotendo la testa e agitando la coda. Cercava di trasformarsi in qualche modo per fuggire, ma il re Porta Pagoda glielo impediva con il riflesso dello specchio rivelatore dei mostri. Alla fine non gli rest che arrendersi gridando: "Non mi uccidete! Mi sottometto al Buddha!"
"Se tieni alla pelle" rispose Nata, "tira fuori quel ventaglio."
"Quello  nelle mani di mia moglie" rispose il re toro.
Allora Nata gli mont in groppa e utilizz come redini la sua corda per legare mostri. Scimmiotto si incaric di raccogliere e ordinare tutta quella massa di gente: portatori di folgore, di del giorno e della notte, guardiani protettori della fede, il re celeste Porta Pagoda, il generale Gigantesco, Porcellino, il tudi e milizie varie; correndo tutti alle costole del bufalo bianco, fecero ritorno alla Grotta del Banano.
"Signora!" grid il toro. "Consegnate il ventaglio e salvatemi la vita!"
La Rksas si tolse precipitosamente i gioielli e l'abito dai vivaci colori per vestirsi come una bhiksun, ponendosi in capo una cuffia da suora taoista: in quella foggia usc dalla grotta offrendo sulle mani tese il ventaglio di foglie di banano. Alla vista di tutte quelle divinit si prostern e disse: "Spero che vorrete risparmiarci. Offro volentieri questo ventaglio a mio cognato Scimmiotto, e gli auguro ogni successo nelle sue imprese."
Il Novizio si fece avanti a prenderlo e poi, accompagnato in folla da tutti gli altri, mont sulle nuvole per ritornare a est.
Nel frattempo Tripitaka e Sabbioso erano rimasti sul ciglio della strada senza sapere come passare il tempo, ora passeggiando nervosamente e ora sedendosi a riposare, nell'attesa impaziente che la lunga assenza di Scimmiotto avesse fine. Ed ecco che finalmente il cielo si copr di nuvole di buon augurio, che riempivano lo spazio con riflessi di vivaci colori: si avvicinava il corteo degli di.
"Consapevole della Purezza" chiam spaventato il reverendo, "guarda lass: che cosa vorr dire tutta quella folla divina?"
"Guardate, maestro" rispose Sabbioso. "Ecco i quattro grandi portatori di folgore, il rivelatore Testa d'Oro, le sei divinit delle tenebre e le sei del giorno; quelli sono i guardiani protettori della dottrina; e ce ne sono altri. Quello che tira il bufalo con la corda  il terzo principe Nata. Quello con lo specchio  Li Porta Pagoda. Guardate, ecco il condiscepolo anziano, in compagnia di Porcellino e del tudi: ha in mano il ventaglio!"
Tripitaka pens bene di vestirsi da cerimonia, infilando il kasya e mettendosi in testa il berretto alla Vairocana, per accogliere le loro santit ed esprimere la sua gratitudine: "Quali meriti potrei mai vantare, per aver l'audacia di provocare la vostra discesa quaggi?"
"Allegro, santo monaco!" esclam un portatore di folgore. "Il vostro eminente compito  prossimo alla conclusione. Il Buddha ci ha mandati ad aiutarvi. Da parte vostra, non risparmiate gli sforzi e impegnatevi pi che potete."
Tripitaka si profuse in prosternazioni e offerte di obbedienza.
Scimmiotto, senza perdere tempo, si fece avanti sui Monti di Fuoco e agit energicamente il ventaglio: le fiamme si spensero e in breve scomparvero anche i bagliori delle braci. Allora il Novizio diede allegramente un altro colpo di ventaglio, e soffi una fresca brezza. Al terzo colpo il cielo si copr di nuvole e cadde una sottile pioggerella. Lo testimoniano i versi:

Monti di Fuoco su ottocento leghe,
Celebri in ogni parte della terra.
Non matura il cinabro quando bruciano
Cinque passioni,  turbata la Via
Se ardono i tre passi. Quel ventaglio
Porta pioggia e freschezza, con l'aiuto
Della corte del Cielo.  reso innocuo,
Nelle mani del Buddha, il grande bufalo.
Unendo fuoco ed acqua ottieni pace.

Tripitaka, liberato dalla grande calura e dall'ansia, si sentiva il cuore leggero e lo spirito sereno. Tutte le varie divinit ricevettero i dovuti ringraziamenti e ritornarono alle loro sedi. Il re celeste e suo figlio condussero il bufalo nel territorio del Buddha. Non rimase che il tudi, che custodiva la Rksas.
"Ora vattene, Rksas" disse Scimmiotto.
"Spero che avrete la bont di restituirmi il ventaglio" rispose lei inginocchiandosi.
"Brutta puttana!" url Porcellino. "Non sai a chi stai parlando? Non ti basta che ti abbiamo lasciato viva? Adesso vuoi anche il ventaglio! Una volta passate le montagne, lo venderemo per un bel po'di soldi e ci compreremo un visibilio di ghiottonerie. Figuriamoci se ci siamo dati tanto da fare per restituirlo a te. Lvati dai piedi, non vedi che piove?"
"Grande santo, voi avevate promesso di restituirmelo dopo avere spento le fiamme" ricord la Rksas, restando inginocchiata. "Mi dispiace per tutto quello che  successo. Tutto  cominciato perch non mi sentivo bene ed ero di malumore. La Via dell'umanit la coltivavamo anche noi, bench non fossimo giunti al giusto frutto. Ma ora che sono stata testimone del ritorno del vero corpo all'Ovest, non sarei nemmeno capace di ritornare ad agire sconsideratamente. Se mi accordaste il ventaglio, incomincerei una nuova vita di pratiche pietose, in modo da far maturare un nuovo destino."
"Grande santo" intervenne la divinit locale, "questa donna  esperta nell'arte di spegnere le fiamme ed estirpare il fuoco alla radice. Se gli rendete il ventaglio, anche l'umile divinit che sono potr vivere tranquilla, soccorrere i fedeli e godere le loro offerte. Mi fareste proprio una grazia."
"I contadini di qui" ricord Scimmiotto, "mi avevano spiegato che, spente le fiamme con il ventaglio, restava solo il tempo per produrre un raccolto; poi le fiamme si riaccendevano. Come si fa a estinguerle definitivamente?"
"Basta agitare il ventaglio quarantanove volte di seguito" rispose la Rksas. "Allora le fiamme non si riaccenderanno mai pi."
Scimmiotto afferr il ventaglio e lo agit quarantanove volte in direzione delle cime dei monti. La pioggia divenne torrenziale, ma il ventaglio era tanto preciso che faceva cadere la pioggia solo dove covava il fuoco. Maestro e discepoli, che si tenevano sulla strada, rimasero sotto il cielo limpido e non si bagnarono affatto. Passarono la notte sul posto, e il mattino successivo caricarono i bagagli.
A questo punto Scimmiotto chiam la Rksas e le consegn il ventaglio. "Ecco qua" le disse. "Non voglio che si dica che manco di parola. Riportalo sulla tua montagna e non provocare pi incidenti. Ti sei pur perfezionata abbastanza da arrivare alla forma umana;  per questo che ti lascio andare."
Quando la Rksas lo ebbe in mano, recit l'incantesimo per ridurlo alle dimensioni di una foglia di albicocco e se lo ripose in bocca. Poi ringrazi le loro santit e si ritir. Avrebbe in seguito condotto una vita molto appartata e conseguito il giusto frutto, tanto da meritare perpetua memoria nei sutra del canestro.
La marcia riprese sul suolo rinfrescato dalla pioggia e gradevolmente inumidito.  il caso di dirlo:

Kan e Li fan l'unione primordiale,
Consentono acqua e fuoco in equilibrio
Il compimento della grande Via.

Se poi non sapete quanti altri anni occorsero perch potessero ritornare nelle terre dell'Est, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 62
LA PAGODA PROFANATA

PER NETTARE LO SPIRITO DA OGNI POLVERE BASTA SPAZZARE UNO STUPA, E COLTIVARSI PER INCATENARE I DIAVOLI E RITROVARE LA GIUSTA VIA.


Ogni minuto devi ricordare
Le pratiche pietose, ogni occasione
Raccogliere nel corso di cinque anni,
Per ciascuna delle ore che contengono:
L'acqua divina non inaridisca,
N si riduca il lume della fiamma.
Quando acqua e fuoco sono in armonia,
Si concatenano i cinque elementi.
Se sono yin e yang in equilibrio,
Potrai salir la Torre delle Nuvole,
Montar sulla fenice nei Palazzi
Di Porpora, e inforcare la tua gru
Diretta verso l'isola Yingzhou.

Sono versi da cantare sul motivo di L'immortale in riva al fiume. Ci ricordano che i quattro pellegrini, Tripitaka e i discepoli, sentivano rinfrescata e purificata la loro natura, godendo l'equilibrio dell'acqua con il fuoco: acqua del prezioso ventaglio, che era puro yin, e fuoco della grande montagna. Occorsero pi giorni per percorrere gli ottocento li su cui i monti si estendevano, ma il cammino verso occidente era sereno e sgombro da angosce.
Finiva l'autunno e incominciava l'inverno:

Cadono gli ultimi petali del crisantemo selvatico; il susino gi predispone i germogli della prossima primavera. Tutti i villaggi hanno portato i raccolti al coperto; aleggia il profumo delle minestre cucinate in ogni capanna.
Attraverso i rami spogli della foresta si vedono le montagne lontane, il primo ghiaccio dei torrenti, le pareti delle gole fino al fondo.
 cessata ogni attivit intorno ai bachi da seta. Regna la luna yin, la virt dell'acqua  all'apogeo, la luce del sole rimane velata. Scendono i soffi della terra, salgono quelli dei cieli; non appare pi l'arcobaleno, stagni e laghi sono spesso imprigionati dal ghiaccio. Fiori appassiti sul monte esaltano il verde dei pini e dei bamb irrigiditi dal gelo.

Dopo aver camminato parecchio tempo, si avvicinarono nuovamente a un abitato. Il monaco cinese tir le redini e disse: "Consapevole del Vuoto, vedi quelle torri? Che posto sar?"
Scimmiotto osserv e vide che si trattava di una citt circondata da mura e da fossati.

La citt d'oro ha forma di drago acciambellato, oppure di tigre accovacciata. Da ogni parte giungono carri coperti da ricchi baldacchini: mille ruote segnano le carreggiate porporine. Sui parapetti dei ponti di giada si allineano chimere scolpite, su piedistalli d'oro sono erette le statue dei saggi.  proprio la capitale di un continente divino, una metropoli di diaspro, vasto e stabile dominio; possa prosperare per mille anni!
I barbari vengono a rendere omaggio alla remota grazia sovrana, mari e monti si rivolgono verso il suo santo splendore. I viali e i regi mercati sono ordinati e puliti. Allegre canzoni risuonano nelle taverne e sulle torri fiorite. Dietro i palazzi, parchi con alberi di eterna primavera, che potrebbero accogliere il canto rivolto al sole dalle fenici multicolori.

"Maestro" rispose Scimmiotto, "questa  evidentemente la capitale di un regno."
"Una citt cinta da mura sotto il cielo" osserv ridendo Porcellino, "pu benissimo essere capoluogo di prefettura, oppure di sottoprefettura. Come fai a dire che  una capitale?"
"Non sai la differenza fra un capoluogo di prefettura e una capitale? Non vedi che ogni lato delle mura ha pi di dieci porte e supera in lunghezza i cento li? Torri e terrazze sono tanto alte da perdersi nelle nuvole. Come spiegheresti queste meraviglie, se non fosse una capitale?"
"Tu te ne intendi, fratello" approv Sabbioso; " certo una residenza regia. Ma come si chiamer?"
"Non vedo stele, n placche o insegne" replic Scimmiotto. "Quando entreremo in citt, lo chiederemo ai passanti."
Il reverendo frust il cavallo e in breve giunsero alle porte. Attraversarono il ponte ed entrarono: nei viali e nei mercati regnavano l'abbondanza e la ricchezza; la prosperit si manifestava anche negli abiti della gente. Mentre passeggiavano, videro una decina di bonzi, che indossavano cenci miserandi, recavano al collo la canga e andavano mendicando di porta in porta.
"La volpe piange la morte della lepre; sono malconci, ma solidali" sospir Tripitaka. E ordin: "Consapevole del Vuoto, chiedi loro perch sono ridotti in quello stato."
Scimmiotto grid: "Ehi, bonzi, di quale monastero siete? Perch vi hanno condannati a portare la canga?"
"Monsignore" dissero i monaci cadendo in ginocchio, "ci hanno fatto torto. Siamo del Monastero del Lampo d'Oro."
"Dov' questo monastero?"
"In fondo alla strada."
"Raccontateci il torto che vi hanno fatto" disse Scimmiotto guidandoli verso Tripitaka.
"Monsignori, non sappiamo niente di voi, bench abbiate un'aria familiare. Non osiamo rispondervi qui, in mezzo alla strada. Seguiteci nella nostra umile dimora, perch possiamo parlare liberamente."
" giusto" disse Tripitaka. "Seguiamoli al loro monastero."
In breve giunsero all'ingresso, sopra il quale era scritto in sette caratteri d'oro:

MONASTERO DEL LAMPO D'ORO, PROTEZIONE DEL PAESE
FONDATO PER ORDINE DEL RE

Varcata la soglia, si offr agli occhi dei visitatori un triste spettacolo:

Fredde le lampade da incenso nell'antica sala; sotto i porticati deserti il vento spinge qua e l foglie morte. La pagoda alta mille piedi, circondata dai pini, sale a sfiorare le nuvole. Nella corte crescono fiori selvatici, nessun ospite vi entra da molto tempo. Sotto le tettoie i ragni tessono indisturbati. Il tamburo  montato, la campana  appesa, ma invano: nessuno li suona. La polvere copre i colori degli affreschi. Vuoto il pulpito; la sala di meditazione ospita solo qualche uccellino in cerca di rifugio. Desolazione che strappa un sospiro scoraggiato, triste silenzio dell'abbandono. Il brucia profumi davanti al Buddha contiene solo ceneri vecchie e qualche petalo secco.

Tripitaka sent una stretta al cuore e gli vennero le lacrime agli occhi. I monaci con la canga al collo spinsero la porta della sala principale, e vi introdussero il reverendo perch potesse pregare il Buddha. Tripitaka entr, offr incenso con la mente e si prostern tre volte. Vennero poi accompagnati nella cella del superiore, dove videro uno strano spettacolo: sei o sette giovani monaci erano incatenati ai pilastri. Gli accompagnatori si prosternarono e chiesero: "Padri, i vostri volti sono diversi dai nostri; venite forse dal paese dei grandi Tang, nelle terre dell'Est?"
"Ecco dei bonzi che sanno arrangiarsi a indovinare senza bisogno di achillea" rispose ridendo Scimmiotto. "Le cose stanno come dite. Ma voi come lo avete capito?"
"Non siamo veggenti. Non possediamo altro che il dolore per l'ingiustizia che dobbiamo subire, senza che abbiamo avuto la possibilit di discolparci. Un giorno dopo l'altro, non possiamo far altro che invocare il Cielo e la Terra. Saremo riusciti a commuovere gli di di Sopra? Fatto sta che la notte scorsa abbiamo fatto tutti lo stesso sogno: stava per giungere un monaco cinese dalle terre dell'Est, a salvarci la vita e riparare i torti subiti. Perci, reverendi, vi abbiamo riconosciuti."
Tripitaka, lieto della notizia, domand: "Diteci qual' il nome del paese e quali sono le vostre lagnanze."
"Padre" risposero i monaci inginocchiati, "il paese e la citt si chiamano Jisai, che significa Gara di Offerte:  una delle contrade pi importanti dell'Ovest. Un tempo i barbari dei quattro orienti le pagavano il tributo: a sud il regno di Yuetuo, Gobba di Luna; a nord Gaochang; a est il regno dei Liang dell'Ovest; a ovest il paese di Benbo. Ogni anno portavano le pi belle giade e perle luminose, belle fanciulle e magnifici cavalli. Il riconoscimento come paese dominante era spontaneo, non dovuto a imprese militari."
"Evidentemente il vostro sovrano possiede la Via, e i vostri ufficiali civili e militari sono buoni e saggi" suppose Tripitaka.
"I funzionari civili non sono affatto saggi, e quelli militari tutt'altro che buoni. Quanto al sovrano, non ha mai cercato la Via. Il motivo era la sacra pagoda del nostro monastero. Era costantemente avvolta da nubi di buon augurio che torreggiavano nel cielo; di notte, la sua aureola iridata si vedeva chiaramente da una distanza di diecimila li; di giorno, il suo soffio profumato si spandeva in tutti i paesi vicini. Perci i barbari consideravano la nostra citt divina e benedetta dal Cielo, e si inducevano a pagare il tributo. Ma tre anni fa, nella prima notte d'autunno, a mezzanotte, cadde una pioggia di sangue. L'indomani all'alba paura e scoraggiamento turbarono ogni focolare, invasero ogni cuore. I ministri, nei loro rapporti, confessavano di non capirci niente. Si ordin ai preti taoisti di celebrare i loro servizi, e ai monaci buddisti di recitare sutra per impetrare perdono e aiuto dal cielo e dalla terra. Chi l'avrebbe mai detto? La nostra pagoda, contaminata, perse la sua aureola e nessun paese straniero offr pi il tributo. Il nostro sovrano voleva far guerra, ma i cortigiani lo dissuasero. Dissero che era colpa nostra, che i monaci del monastero avevano rubato il tesoro della pagoda, e questa era l'origine di tutti i guai. Il nostro ottuso sovrano non indag oltre: ci fece arrestare da quei mandarini concussionari, che ci sottomisero a interrogatori e ci torturarono in tutti i modi. Quando questa storia  incominciata, abitavano qui tre generazioni di monaci: le prime due non hanno resistito a lungo, sono morti tutti. Ora tocca a noi rispondere del crimine, con canga e catene. Lo chiedo a voi, monsignore: come avremmo osato commettere un simile delitto? Speriamo che la commiserazione per i vostri colleghi vi faccia usare la vostra immensa compassione e la potenza della legge, per salvare le nostre misere vite."
Tripitaka scosse il capo sospirando: "Che oscura vicenda! Non sar facile metterla in chiaro.  evidente che la corte non  governata come si deve; ma d'altra parte siete rimasti vittime di una calamit naturale. Dal momento che il Cielo aveva inviato quella pioggia di sangue, a essa era dovuta la contaminazione della vostra pagoda. Perch non faceste rapporto al sovrano, per prevenire le interpretazioni malevole?"
"Padre, noi non siamo che comuni mortali: come potevamo interpretare le intenzioni del Cielo? Non seppero farlo nemmeno gli anziani che allora ci reggevano; e noi non siamo che i sopravvissuti."
"Che ora , Consapevole del Vuoto?" domand Tripitaka.
"Circa le quattro del pomeriggio."
"Volevo recarmi a corte per presentare il passaporto; ma finch questa faccenda non mi  ben chiara, non mi sento in grado di parlarne al sovrano. Quando lasciai Chang'an, feci voto di bruciare incenso in ogni tempio che avessi incontrato sulla strada dell'Ovest, pregare il Buddha in ogni monastero e spazzare ogni stupa. Voi subite torti a causa di uno stupa. Mentre faccio le mie abluzioni, procuratemi una scopa. Entrer nello stupa per nettarlo e indagare sulle circostanze e ragioni della sua contaminazione, che ha cagionato la scomparsa dell'alone luminoso. Quando ne sapremo di pi, sar in condizioni di difendervi davanti al re e di liberarvi dalle pene."
I bonzi con la canga corsero in cucina a prendere un coltello e lo offrirono a Porcellino: "Monsignore, usatelo per spezzare le catene dei monaci legati alle colonne, in modo che possano occuparsi della preparazione del pasto e dell'acqua calda per le abluzioni. Intanto noi andremo per la citt a chiedere in elemosina una scopa nuova."
"Spezzare catene?  facile, e non servono n coltello n ascia" rispose ridendo Porcellino. "Ditelo al mio condiscepolo con la faccia pelosa:  uno scassinatore provetto, come ce n' pochi."
Difatti Scimmiotto si avvicin e us la magia che scioglie le catene: gli bast sfiorarle perch cadessero a terra. I giovani monaci si precipitarono in cucina, lavarono e strofinarono pentole e fornelli, e prepararono un pasto vegetariano.
Mentre Tripitaka cenava con i discepoli, scese la sera; con grande soddisfazione del reverendo, i bonzi con la canga ritornarono recando due scope. Restarono a chiacchierare, finch un monacello con una lanterna venne ad avvertire che il bagno era pronto. Ormai brillavano le stelle in cielo, e dalle torri di guardia i rulli di tamburo annunciavano la prima veglia. Era il momento in cui

Si leva un vento freddo, in mille case
Si accendono le lampade, si serrano
Le porte sulla strada. Nei mercati
Le merci son riposte e custodite.
Ormeggiate le barche, i pescatori
Si ritirano in casa. Ogni lavoro
 cessato; gli arnesi son riposti.
Si odono cantilene di fanciulli:
Ripeton la lezione per domani.

Uscito dal bagno, Tripitaka indoss una tunica a maniche corte, calz stivali comodi, impugn una scopa e disse ai monaci: "Prendete tranquillamente il vostro riposo. Io torner dopo aver spazzato lo stupa."
"Quella pagoda, contaminata dalla pioggia di sangue e ridotta al buio, potrebbe essere un ricettacolo di creature malefiche" obiett Scimmiotto. "Se non avrete altro compagno che la brezza notturna, potrebbe succedervi qualcosa. Vi dispiace se vi faccio compagnia?"
"Mi sembra un'ottima idea."
Presero una scopa ciascuno e si recarono prima nella sala principale, dove accesero le lampade, bruciarono incenso e s'inchinarono al Buddha. Tripitaka preg cos: "Il vostro discepolo Chen Xuanzang, in missione per ricercare le scritture,  giunto al Monastero del Lampo d'Oro del paese di Jisai. I monaci lo hanno informato che il loro prezioso stupa  stato contaminato, e che il sovrano del paese li sospetta di averne rubato il tesoro. Per questo oscuro affare, hanno subito un'ingiusta condanna. Il vostro discepolo intende spazzare lo stupa in sincerit di cuore, nella speranza che il Buddha, nella sua onniscienza, gli voglia fornire senza indugio indizi per capire il motivo della contaminazione e per liberare gl'innocenti da ingiuste sofferenze."
Terminata la preghiera, entrarono nella pagoda e incominciarono a spazzarla, a partire dal piano terreno. Era proprio

una pagoda che saliva a sfiorare il cielo. Era detta Stupa di vetro a cinque colori, Picco delle reliquie di mille pezzi d'oro. Al suo interno la scala sale girando, stretta come una gabbia. Il globo d'oro sulla sommit si confronta con la luna; il tintinnio delle campanelle d'oro segnala la brezza che viene dal mare. Gli spioventi ammiccano alle stelle, la punta del tetto trattiene le nuvole. I primi sembrano rocce con strane punte tra fiori e fenici; la seconda si circonda di draghi di bruma.
Dalla cima, che sembra giungere al nono cielo, la vista si estende oltre mille li. Presso la porta di ogni piano c' una lampada di vetro, ma  spenta e polverosa; sui parapetti di giada bianca ogni specie di bestiole volanti e striscianti ha ammucchiato le sue deiezioni. In mezzo allo stupa, davanti al trono del Buddha, non c' pi incenso. Le finestre destinate a dar luce alle statue delle divinit sono offuscate dalle ragnatele. I brucia profumi mandano solo puzza di ratto. Quanti infelici monaci hanno perso la vita per la misteriosa scomparsa del tesoro! Tripitaka spazza tutto energicamente, per riportare lo stupa allo splendore di un tempo.

Dopo aver spazzato un piano, Tripitaka saliva a quello superiore. Alla seconda veglia, quando giunse al settimo, incominci a sentirsi stanco.
"Sedetevi un momento" gli disse Scimmiotto; "non ne potete pi. Continuer io."
"Quanti piani ha la pagoda?"
"Mi pare che siano tredici."
"Per adempiere il mio voto, li devo spazzare tutti" rispose Tripitaka, sforzandosi di dominare la stanchezza. Dopo altri tre piani, quando giunse al decimo, gambe e schiena gli dolevano tanto che lo fecero crollare: "Consapevole del Vuoto, spazza per me i piani che restano."
Scimmiotto si mise all'opera con grande rapidit. Quando fu al dodicesimo piano, ud qualcuno che conversava sul tetto.
"Che strano!" pens. "Gi non  un posto per far conversazione; e poi, a quest'ora di notte! Saranno certo creature malefiche: vediamo un po'."
Il re scimmia, senza far rumore, si infil la scopa sotto il braccio, rialz le falde della tonaca e scivol fuori dall'uscio. Montato su una nuvola sal a vedere di che cosa si trattasse, e vide due mostri seduti al tredicesimo piano, che giocavano alla morra davanti a piatto, caraffa e bicchiere.
Scimmiotto torn indietro, appoggi la scopa e brand la sua sbarra cerchiata d'oro. Poi si fece sull'uscio del tredicesimo piano gridando: "E bravi mostri! Dunque siete voi i ladri del tesoro!"
Le due creature, spaventate, balzarono in piedi e si provarono a bersagliare Scimmiotto con le loro stoviglie e a fuggir via. Ma lui bloccava il passaggio con la sua sbarra messa di traverso, e li strinse contro la parete. "Non tremate tanto!" diceva. "Non vi voglio ammazzare, perch mi dovete raccontare tutta la storia." "Piet!" supplicavano loro. "Risparmiateci, noi non c'entriamo; il ladro non  qui."
Scimmiotto li acchiapp entrambi con una sola mano e li port di peso al decimo piano. "Maestro, ecco qua i ladri di tesori" annunci. Tripitaka, che si era addormentato, si svegli di soprassalto e accolse con gioia la notizia: "Dove li hai presi?"
"Si divertivano a bere e giocare alla morra in cima alla pagoda" spieg Scimmiotto, spingendosi davanti i mostri inginocchiati. "Ho sentito rumore e ho catturato questi uccellini senza colpo ferire. Sono stato gentile e attento a non rompergli il capino, solo perch non volevo rinunciare a divertirmi ascoltando la loro storia. Maestro, potete fargli l'interrogatorio, identificarli e scoprire dove si trova la refurtiva."
I mostri non facevano che tremare e ripetere: "Piet, risparmiateci!"
Poi vennero le confessioni: "Ci ha mandati qui a ispezionare la pagoda il re drago Ognissanti, del Lago dei Flutti Verdi sul Monte delle Rocce Caotiche. Il mio compagno si chiama Benborba e io Baborben: lui  un pesce siluro, io un pesce nero. Il nostro drago Ognissanti ha una figlia, che anche lei si chiama Ognissanti ed  pi bella della luna, colma di ogni talento. L'ha sposata il principe consorte Nove Teste, che dispone di immensi poteri magici. Qualche anno fa  venuto da queste parti in compagnia del re drago, e ha dato saggio dei suoi poteri facendo cadere una pioggia di sangue. Il sangue ha contaminato lo stupa e ha reso possibile di rubare le reliquie. Poi la principessa si  introdotta nel Cielo della Grande Rete e, davanti alla Sala delle Nuvole Misteriose, ha rubato l'angelica a nove foglie della Regina Madre d'Occidente. Il nostro compito  di custodire queste cose in fondo al lago, dove mandano una luce meravigliosa. In questi giorni si  sentito dire che doveva passare di qui un certo Scimmiotto Consapevole del Vuoto, in cerca di scritture nell'Ovest; questo tizio dispone di immensi poteri magici e, strada facendo, si dedica a raddrizzar torti. Ci mandano spesso qui di pattuglia, per intercettarlo e dare l'allarme, nel caso che arrivasse davvero."
Scimmiotto sogghign: "Che infame sporcaccione! Ecco perch l'altro giorno aveva convitato il re diavolo toro. Ha raccolto tutta una banda di briganti, per commettere un misfatto dopo l'altro."
Mentre parlavano, spunt Porcellino in compagnia di due o tre monaci muniti di lanterne: "Maestro, ora che avete pulito la pagoda, perch ve ne state a chiacchierare, invece di venire a letto?"
"Arrivi a buon punto" disse Scimmiotto. "Abbiamo saputo che il tesoro  stato rubato dal drago Ognissanti. Lo hanno confessato questi due mostriciattoli, che erano venuti qui a spiare il nostro arrivo e che ho colto con le mani nel sacco."
"Che mostri sono? Come si chiamano?"
"Sono pesci; si chiamano Benborba e Baborben."
"Benone: sono creature malefiche; hanno confessato; che cosa aspettiamo ad ammazzarli?" E Porcellino alz il suo rastrello.
"Sta buono; non sei pratico. Conviene che li teniamo vivi: ci servono come testimoni davanti al re, e come informatori quando andremo a caccia dei ladri, per ricuperare il tesoro."
Il bestione abbass la sua arma e tutti uscirono dalla pagoda. Le creature, saldamente afferrate l'una da Scimmiotto e l'altra da Porcellino, gridavano: "Fateci grazia!"
"Si pensava giusto di cucinare una bella zuppa di pesce fresco, per rimettere in sesto i nostri monaci dopo tutti i guai che voi gli avete procurato. Gli ingredienti migliori sono pesce siluro e pesce nero" li confort Porcellino.
I giovani bonzi, tutti contenti, facevano strada al reverendo con le loro lanterne. Rientrati nella sala, corsero ad annunciare la buona notizia agli altri monaci: "Le cose si mettono bene! Rivedremo il cielo azzurro! Hanno catturato le creature malefiche che ci avevano rubato le reliquie."
"Portate dei ferri" ordin Scimmiotto. "Forategli una scapola e incatenateli qui. Mentre dormiamo, dovrete fargli la guardia. Domani decideremo sul da farsi."
La guardia fu accuratissima.
All'alba, quando i pellegrini si svegliarono dal sonno, Tripitaka dichiar: "Vado a corte con Consapevole del Vuoto, per presentare il passaporto." Si mise in abito da cerimonia, con il kasya dai bordi di broccato e il cappello alla Vairocana, e si avvi accompagnato da Scimmiotto, che portava i documenti.
"Perch non porti con te anche questi due mostri ladroni?" domand Porcellino.
"Vedrai che il re li far convocare, quando gli avremo fatto rapporto."
Camminando verso il palazzo, videro una quantit di fenici rosse e di draghi gialli dipinti sugli archi vermigli della grande capitale. Tripitaka si present alla porta Splendore dell'Est e salut l'alto ufficiale di servizio: "Posso importunare vostra grandezza, pregandola di voler annunciare un umile monaco, inviato dai grandi Tang delle terre dell'Est in cerca delle scritture nel Paradiso dell'Ovest? La speranza sarebbe di essere ricevuto in udienza per presentare il passaporto."
L'ufficiale si rec a rapporto ai piedi del trono: "Ci sono fuori due monaci di strano aspetto, vestiti in modo inconsueto, che si dicono incaricati dai Tang di cercare le scritture. Vorrebbero presentarsi a vostra maest per mostrare il loro passaporto."
Il re ordin di introdurli. A vedere Scimmiotto, che seguiva il reverendo, non ci fu uno degli ufficiali civili e militari che non trasalisse di spavento. Chi diceva che doveva essere una scimmia, chi affermava che aveva una faccia da duca del tuono. Ma erano tanto spauriti che non osavano fissarlo. Mentre il reverendo eseguiva il balletto delle riverenze che si usano davanti ai troni, il grande santo se ne stava dritto e impassibile, a braccia conserte.
"Il vostro servitore  un monaco inviato dai grandi Tang delle terre dell'Est a salutare il Buddha al Monastero del Colpo di Tuono, in India. La nostra via passa per il vostro nobile paese, e noi non avremmo osato attraversarlo senza autorizzazione. Porto con me documenti di viaggio che vi prego di vistare, prima che riprendiamo il cammino."
Il re si rallegr. Invit il santo monaco a salire nella Sala delle Campanelle d'Oro e lo invit a sedersi su uno sgabello, su cui fece posare un cuscino ricamato. Tripitaka sal e present le sue carte, prima di ringraziare del regio favore e di osare di sedersi.
Il re lesse e dichiar: "Fortunato il tuo sovrano, che al bisogno ha potuto scegliere un monaco eminente da inviare al Buddha senza temere il lungo viaggio. I miei bonzi, qui, pensano solo a rubare, rovinare il paese e rovesciare il trono."
"Come sarebbe, rovinare il paese e rovesciare il trono?" chiese cautamente Tripitaka giungendo le mani.
"Il nostro  il paese dominante nei territori dell'Ovest; i barbari dei quattro orienti ci pagavano il tributo, per merito della pagoda d'oro del Monastero del Lampo d'Oro, che emetteva un alone di luce. Ma quei briganti di monaci hanno rubato il tesoro della pagoda: da tre anni l'alone di luce  scomparso, e i barbari non si fanno pi vedere. Non vi so dire quanto sono indignato!"
"Maest" replic sorridendo Tripitaka, sempre a mani giunte, "deviare all'origine di un quarto di pelo porta fuori strada di mille leghe. Ieri sera, arrivando qui, ho incontrato una decina di monaci che portavano la canga. Quando ho chiesto di quale delitto fossero puniti, mi hanno risposto che erano stati ingiustamente condannati per questo affare. Mi sono recato al monastero e ho svolto accurate indagini. Ho scoperto che in effetti quei monaci non sono colpevoli: mentre spazzavo la pagoda, durante la notte, abbiamo catturato le creature malefiche responsabili del furto."
"E dove sono?" chiese sorpreso il re.
"I miei umili discepoli le tengono sotto scorta nel Monastero del Lampo d'Oro."
Il re fece subito recare la piastra d'oro, che ordinava alla guardia in divisa di broccato di recarsi senza indugio al monastero, per impadronirsi dei ladri e sottoporli a interrogatorio alla presenza del sovrano.
"Maest" obiett Tripitaka, "la guardia in divisa di broccato non se la caver, senza l'aiuto del mio umile discepolo."
"Dov' il vostro eminente discepolo?"
"Eccolo l, ai piedi dei gradini di giada" rispose Tripitaka additandolo.
Il re, sconvolto, grid: "Com' possibile che voi, cos distinto, abbiate per discepolo un ceffo simile?"
Fu Scimmiotto a replicare ad alta voce: "Maest, dall'aspetto  difficile giudicare tanto l'uomo, quanto la profondit del mare. Se volete servirvi soltanto di persone distinte, dovrete rinunciare a catturare mostri e ladri."
Il re rise: "Avete ragione, santo monaco. Al momento non mi servono concorsi di bellezza, ma la cattura dei briganti e il ricupero del tesoro della pagoda."
Mand quindi l'ufficiale di servizio a preparare una vettura chiusa, e ordin alle guardie di mettersi a disposizione del santo monaco.
Giunse subito un grande palanchino con il parasole giallo; la guardia forn otto portatori e quattro battistrada per sgombrare il cammino che conduceva al monastero. La gente in citt era gi in attesa: nessuno voleva perdere lo spettacolo di Scimmiotto con i mostri prigionieri.
Porcellino e Sabbioso, quando sentirono gridare: "Fate largo!", pensarono che arrivassero inviati del re e gli andarono incontro: ma a troneggiare nel palanchino trovarono Scimmiotto.
"Hai ricuperato il posto che ti spetta" comment ridendo Porcellino.
Scimmiotto salt gi e lo acchiapp per il bavero: "Come sarebbe a dire?"
"Troneggiare sotto il baldacchino di seta gialla di un palanchino da otto portatori,  appunto roba da re scimmia. Tutto qui."
"Non prendermi in giro" brontol Scimmiotto. E fece slegare i due mostri per portarli dal re.
"Fratello, lascia che venga anch'io" preg Sabbioso.
"Devi sorvegliare i bagagli e il cavallo."
Intervennero i monaci con la canga: "Monsignori, andate tutti a ricevere i favori della corte. Penseremo noi a custodire le vostre cose."
"Va bene" acconsent Scimmiotto. "Noi andiamo a fare rapporto; al ritorno vi libereremo."
Porcellino prese in custodia un mostro, e Sabbioso l'altro; Scimmiotto risal sul palanchino. Le due creature furono condotte per le vie della citt sotto buona scorta.
In breve giunsero ai piedi dei gradini di giada: "Ecco i mostri che hanno rubato il tesoro." Il re scese dal trono per esaminarli da vicino, in compagnia di Tripitaka e dei suoi ufficiali. Uno dei due aveva guance rotonde, scaglie nere, muso appuntito e denti aguzzi; l'altro, una gran pancia con la pelle liscia e lunghe barbe agli angoli della bocca. Avevano gambe e sapevano usarle, ma per il resto erano pi pesci che uomini.
"Da dove venite, briganti?" chiese il re. "Da dove venite, voi mostri che avete violato il nostro territorio per rubare il nostro tesoro? Quando lo avete fatto? Come vi chiamate, chi sono i vostri complici? Confessate!"
Bench avessero il collo insanguinato, le due creature non davano segno di soffrire. Si inginocchiarono davanti al re e dissero: "Tre anni fa, il primo giorno della settima luna, il re drago Ognissanti port i suoi a stabilirsi a sud est di questo paese, a un centinaio di li da questa citt, in un lago detto dei Flutti Verdi sul Monte delle Rocce Caotiche. Quel re ha una figlia di grande fascino e bellezza, e l'ha data in moglie a Nove Teste, dai poteri ineguagliabili.  stato quest'ultimo, che conosceva le meraviglie della vostra pagoda, a organizzare il furto delle reliquie d'accordo con il re drago, dopo aver fatto cadere una pioggia di sangue. Ora esse illuminano notte e giorno il palazzo del drago. Anche la principessa  un'abile ladra, e ha sottratto la magica angelica della Regina Madre d'Occidente. Noi non siamo i colpevoli, ma semplici soldati della guardia del re drago. Siamo stati catturati la notte scorsa. Quanto abbiamo detto  vero, ed  tutto ci che sappiamo."
"Se avete detto tutto, come mai non abbiamo sentito i vostri nomi?"
"Il mio nome  Benborba: sono un pesce siluro. Lui  un pesce nero e si chiama Baborben."
Il re ordin alle guardie di metterli in cella e decret: "I monaci del Monastero del Lampo d'Oro siano amnistiati e liberati da canga e catene. Il servizio competente prepari subito un banchetto nella Sala dell'Unicorno, per ringraziare il santo monaco della cattura dei ladri. Invitiamo i santi monaci a procedere anche all'arresto del capo banda."
Il servizio dei banchetti fece subito servire piatti di magro e non. Il re invit i pellegrini a prendere posto nella Sala dell'Unicorno e chiese loro: "Quali sono i vostri rispettabili nomi?"
"L'umile monaco vostro servitore" rispose a mani giunte Tripitaka, "ha il nome di famiglia Chen, e in religione si chiama Xuanzang. Il nostro sovrano mi ha accordato il nome di Tang e l'umile soprannome di Tripitaka."
"E i vostri eminenti discepoli?"
"Non hanno nomi di famiglia" rispose il monaco cinese. "Il primo si chiama Scimmiotto Consapevole del Vuoto, il secondo Porcellino Consapevole delle Proprie Capacit e l'ultimo Sabbioso Consapevole della Purezza: sono nomi che ha dato loro la pusa Guanyin dei mari del Sud. Essi mi onorano del titolo di maestro, e io li chiamo correntemente Novizio, Otto Divieti e Bonzo."
Esaurientemente informato, il re invit Tripitaka a sedersi al posto d'onore, con Scimmiotto alla sinistra, seguito da Porcellino e da Sabbioso. Mangiarono frutta, verdure e riso, bevendo t, come si conveniva a un pasto di magro; mentre il re, seduto di fronte a loro, consumava un pasto con carni. Un centinaio di ufficiali civili e militari si sedettero pi in basso, dopo avere ringraziato il sovrano del privilegio loro accordato. I discepoli si scusarono con il maestro, prima di sedersi ai loro posti. Poich Tripitaka non beveva, furono loro a rispondere ai brindisi del re. Intanto strumenti a fiato e a corde suonavano armoniosamente, sotto l'egida del competente servizio musiche.
Porcellino, la bocca sempre spalancata, ingoiava tutto con appetito da tigre e voracit da lupo, come potete immaginare: in breve spazzol la tavola di ogni traccia di frutta e verdura. Si port un supplemento di zuppa e di riso, e lui fece scomparire anche quello. Mai che rifiutasse di vuotare una coppa, qualunque bevanda ci fosse dentro. Il festino prosegu lietamente fino al pomeriggio avanzato.
A Tripitaka che lo ringraziava della sua munificenza, il re disse: "Non  che l'espressione della nostra gratitudine per la cattura delle creature malefiche." E ordin ai suoi: "Proseguiamo il banchetto nel palazzo Jianzhang, dove pregheremo i santi monaci di formulare un piano per la cattura del capo dei briganti e per il ricupero del tesoro."
"Se  per questo, non datevi altro disturbo" replic Tripitaka. "Permetteteci di congedarci e di andare senz'altro a catturare quei mostri."
Il re non ne volle sapere, e insist perch si recassero nel palazzo Jianzhang e ricominciassero il banchetto daccapo.
"Chi di voi guider le truppe che sottometteranno i mostri e arresteranno i briganti?" chiese il re levando la coppa.
"Daremo l'incarico al primo discepolo Scimmiotto" rispose Tripitaka. Il grande santo giunse le mani in segno di assenso.
"Reverendo Scimmiotto" chiese il re, "quanti uomini e cavalli vi occorrono? Quando volete partire?"
Porcellino non si trattenne dall'intervenire ruvidamente: "Che ce ne facciamo di uomini e cavalli? Che differenza fa un'ora o l'altra? Quando avremo finito di sbafare e non avremo pi sete partiremo, e ritorneremo qui quando li avremo messi nel sacco."
"Sei pieno di zelo, Porcellino!" esclam lieto Tripitaka.
"Facciamo cos" propose Scimmiotto: "lasciamo qui Sabbioso a far compagnia al maestro, e noi due andiamo insieme."
"Se non vi occorrono uomini n cavalli, reverendi" insist il re, "avrete magari bisogno di armi?"
"Non ci servono le armi che usate voi" rispose ridendo Porcellino. "Abbiamo con noi tutto quello che serve."
Allora il re prese un grande calice per vuotarlo in onore della spedizione.
"Io non bevo pi" annunci Scimmiotto. "Per favore, fate portar qui dalle guardie quei due mostri: ne avremo bisogno come informatori."
Il re diede l'ordine, e in breve tutti e due, tenendo quelle creature per la collottola, montarono sulle nubi e volarono via verso sud est. Proprio cos.

Quando il re li vide volare,
Cap con chi aveva a che fare.

Se poi non sapete come avvenne la cattura, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 63
UN MOSTRO A NOVE TESTE

IN CUI I DUE MONACI SCENDONO NEL PALAZZO DEL DRAGO E STERMINANO I MOSTRI, E I SANTI RICUPERANO IL TESORO SOTTRATTO ELIMINANDO LA PERVERSIT.


Narra il racconto che il re del paese di Jisai e i suoi ministri, dal pi piccolo al pi grande, videro Scimmiotto e Porcellino montare sulle nubi, stringendo per la collottola i due mostri. Essi alzarono le braccia ed esclamarono: "Non sono storie! Abbiamo la fortuna di vedere con i nostri occhi che immortali e buddha viventi esistono davvero."
Quando scomparvero all'orizzonte, il re si rivolse rispettosamente a Tripitaka e Sabbioso per ringraziarli: "Con i miei occhi materiali e il mio corpo di comune mortale, mi rallegravo che i vostri eminenti discepoli avessero potuto catturare quei mostri. Ma non immaginavo che fossero immortali capaci di cavalcare l'aria."
"L'umile monaco che sono non possiede alcuno dei poteri che la legge pu dare" rispose Tripitaka. "Ma per fortuna mi accompagnano questi tre giovani discepoli."
"Vostra maest deve sapere" aggiunse Sabbioso, "che il mio condiscepolo anziano non  altri che il Grande Santo Uguale al Cielo. Ora si  convertito; ma quando provoc quei tremendi disordini in paradiso, tanto tempo fa, non bast un esercito celeste di centomila soldati per catturarlo: il signore Laozi era allarmato, e l'Imperatore di Giada tremava di paura. Il mio secondo condiscepolo  stato Ammiraglio dei Canneti Celesti e ha comandato ottantamila marinai della Via Lattea, il fiume celeste. Solo io non ho i poteri del dharma; ma prima di ricevere l'ordinazione buddista, sono stato Capitano delle Cortine Arrotolate. Nelle altre cose saremo stupidi e incapaci, ma se si tratta di catturare mostri, legare lamie, arrestare briganti, buttare a calci il cielo in un pozzo, sollevare il mare o invertire il corso dei fiumi - in affari di questo genere ce la caviamo bene. Non parliamo poi di robetta, come cavalcare nuvole, provocar vento e pioggia, spostare montagne, o togliere la luna dal suo chiodo."
A sentire questi discorsi, il re raddoppi la propria considerazione e volle far sedere Tripitaka al posto d'onore, chiamandolo "reverendo buddha", mentre trattava Sabbioso da pusa. Tutta la corte, civili e militari, andava in estasi. Ciascuno rendeva omaggio.
Intanto Scimmiotto e Porcellino andarono dritti filati al Lago dei Flutti Verdi sul Monte delle Rocce Caotiche. Il Novizio trasform la sua sbarra in un coltello; con esso tagli un orecchio al pesce nero e il labbro inferiore al pesce siluro. Poi disse: "Avvertite il re drago Ognissanti che  arrivato monsignor Scimmiotto, il Grande Santo Uguale al Cielo. Se vuol salvare la sua casa dalla distruzione, ci deve consegnare il tesoro della pagoda del Lampo d'Oro. Altrimenti devaster il lago e far tutti a pezzi, vecchi e giovani."
Le due creature furono gettate in acqua, legate com'erano; sul dolore delle mutilazioni prevaleva la gioia di ritornare a casa. "Perch siete tutti legati?" chiedevano tartarughe e granchi, allarmati. L'uno nascondeva l'orecchio mozzo, scuoteva la testa e agitava la coda; l'altro si copriva la bocca con la mano, saltellava e si batteva il petto. Corsero dentro il palazzo del drago, seguiti da un codazzo di creature acquatiche, e annunciarono: "Maest, disgrazia!"
Il re, che stava bevendo in compagnia del genero Nove Teste, pos il bicchiere e chiese di che cosa si trattasse.
"La notte scorsa, mentre eravamo di pattuglia, siamo stati catturati da Scimmiotto e dal monaco cinese. Stamane ci hanno trascinato all'udienza del re del paese, e ci hanno tagliato un orecchio e un labbro. Ci mandano a dire che vogliono in restituzione il tesoro della pagoda."
Il vecchio drago, a sentire che aveva da vedersela con il grande santo, fu preso dal panico. Si mise a tremare come una foglia e disse al genero: "Con chiunque altro si potrebbe studiare un piano per sbarazzarcene, ma con quello l le cose si mettono male."
"Caro suocero, non temete" rispose il genero sorridendo. "Pratico le arti marziali fin da piccolo, e posso dire che ho imparato qualcosa. Fra i quattro mari, ho combattuto con fior di campioni: non sar certo quel tizio a farmi paura. Voi aspettate qui, mentre lo vado a trovare: vedrete che, in capo a tre scontri, dovr ripartire a coda bassa e non oser pi alzare gli occhi."
Il bravo mostro si arm di tutto punto e impugn la sua arma preferita: uno spiedo con il manico coronato da una mezzaluna. Poi usc dal palazzo a lunghi passi, sal alla superficie del lago e grid: "Dov' questo grande santo? Venga qui ad arrendersi!"
Scimmiotto e Porcellino lo osservavano dalla riva:

In capo l'elmo di argento scintillante, candido come neve; corazza doumou lustra come brina autunnale. Sopravveste di broccato a nuvole multicolori, stretta alla vita da una cintura ornata di corni di rinoceronte. Ha proprio l'aspetto di un pitone racchiuso in una crisalide d'oro. La mezzaluna nella sua mano riflette lampi di luce. I suoi stivali di cinghiale fendono i flutti.
Man mano che si avvicina ci si rende conto che la sua testa ha occhi da tutte le parti: essa guarda nelle otto direzioni. E possiede nove bocche: il grido che mandano all'unisono fa vibrare il cielo e monta, come volo di gru, sino alla nona sfera.

Non udendo risposta, ripet: "Chi  il Grande Santo Uguale al Cielo?"
"Sono io" rispose Scimmiotto brandendo la sbarra di ferro.
"Da dove vieni? Come ti permetti di entrare nel paese di Jisai e atteggiarti a protettore di conventi, catturare i nostri capitani e spingere l'impudenza fino a sfidarmi sulla nostra montagna sacra?"
"Vuoi dire, banditello, che non conosci monsignor Scimmiotto? Vieni qui e apri bene le orecchie:

Fu patria di Scimmiotto la montagna
Di Fiori e Frutti. Divenne immortale
Ed il rango raggiunse di gran santo.
Quando turb i territori del Cielo
Non bastarono a vincerlo gli di:
Dovettero invocare la potenza
E l'infinita sapienza del Buddha.
Sfidai anche lui, ma allora le sue mani
Divennero montagne e mi schiacciarono.
Fui prigioniero cinquecento anni
E liberato infine da Guanyin,
Perch di Tripitaka proteggessi
Il viaggio ad Occidente, e sconfiggessi
I sortilegi sparsi sul cammino.
Quando nel lungo viaggio siamo giunti
A Jisai, da quei monaci in disgrazia
Abbiamo udito come la pagoda
Perdette la sua luce. Nella notte
Abbiamo catturato i vostri pesci
E ascoltato le loro confessioni.
Tu fosti il ladro; il re drago e sua figlia
I tuoi complici. Fu pioggia di sangue
Ci che ti consent di sconsacrare
Il luogo sacro. Le testimonianze
Ripetute al sovrano han provocato
L'ordine di venirti ad arrestare.
Che t'importa il mio nome? Se vuoi uscirne
Salvo coi tuoi, devi restituire
Senza indugio il maltolto. Se rifiuti,
Finir prosciugato il vostro lago."

Il genero del drago sorrise sdegnoso: "Se sei un monaco in cerca di sutra, perch cambi mestiere e vuoi fare l'investigatore? Va dal tuo Buddha a chiedere le scritture; che io mi dedichi o meno alla caccia di tesori, non  affar tuo."
"Sei un brigante ottuso. Si capisce che non devo niente al re, dal momento che non mangio il suo riso. Ma la contaminazione della pagoda e il furto hanno messo nei guai i bonzi del Monastero del Lampo d'Oro, che sono dei nostri: devo pur provvedere ad aiutarli."
"Se questo  il motivo per cui punti allo scontro, ricordati l'adagio: la guerra non ha piet. Quando avr alzato le mani su di te, non potrai sperare che mi fermi prima della fine. E alla fine tu sarai morto, e tanti saluti alla tua ricerca!"
"Brutta bestia!" grid Scimmiotto preso dalla collera. "Come ti permetti tanta presunzione? Vieni qua a farti sculacciare dal tuo signore e maestro."
Il genero del drago par freddamente il colpo con la sua mezzaluna. Sul Monte delle Rocce Caotiche incominci una bella battaglia.

Scimmiotto ha promesso al re di catturare il diavolo, che ha privato la pagoda della sua luce e rubato il tesoro. Il vecchio drago  pieno di paura e tiene consiglio con i suoi; il genero Nove Teste decide di impegnarsi in una prova di forza. Il Grande Santo Uguale al Cielo leva con rabbia la sua sbarra cerchiata d'oro. I diciotto occhi delle nove teste mandano lampi in tutte le direzioni. Il Novizio, in un'aura di vapori di buon augurio, solleva mille libbre con braccia d'acciaio; la mezzaluna scintillante sostiene l'urto. "Smetti di fare l'odioso raddrizza-torti, che ficca il naso dappertutto!" L'altro risponde: "Ladro maledetto, verggnati e restituisci il bottino, se vuoi che ti lasci in pace." Sbarra e spiedo cercano di prevalere l'una sull'altro, in una serie di scontri senza vincitore n vinto.

Dopo una trentina di scontri, mentre l'esito era incerto, Porcellino si stanc di fare da spettatore e si accost al mostro abbattendo il suo rastrello.
La sorpresa era impossibile, perch quello aveva occhi dappertutto; manovr dunque il suo spiedo in modo da opporne un'estremit alla sbarra di ferro e l'altra al rastrello. Dopo pochi assalti fin tuttavia per trovarsi in difficolt, e si disimpegn con una capriola nello spazio, dove riprese la sua forma originale. Bisogna dire che era molto brutto: una bestia a nove teste, schifosa da morire.

Il suo corpo  ricoperto di penne e piume, ha la taglia di una gigantesca tartaruga, un'apertura alare di dozzine di piedi e nove teste che escono da un solo collo. Il suo volo, dopo quello del roc,  il pi potente che ci sia. Il suo grido  pi acuto di quello delle gru degli immortali, e fa tremare il cielo. I lampi dorati degli occhi e l'aria fiera non hanno paragone in alcun altro volatile.

Porcellino ebbe un brivido di spavento: "Fratello, non avevo mai visto una creatura tanto brutta. Che incrocio bastardo pu aver dato origine a quella cosa?"
" proprio un animale raro e insolito. Fammelo acchiappare, che lo schiaccio" disse Scimmiotto.
Il grande santo balz su una nuvola e mir alla testa. Ma la bestia vol via di sghembo ad ali tese e scese veloce sulla montagna. Dal ventre le sbuc un'altra testa dalla gran bocca spalancata, rossa come una bacinella di sangue; cal su Porcellino, lo acciuff e se lo port via nel Lago dei Flutti Verdi. Giunto nel palazzo del drago gett a terra Porcellino, riprese l'aspetto di guerriero e grid: "Ragazzi, dove siete?"
Scampi, trote, carpe e perche corsero subito a frotte, in compagnia di tartarughe e crostacei assortiti: "L'abbiamo preso!" gridavano, facendo ressa intorno al prigioniero.
"Legate per bene questo bonzo" ordin il genero del drago. "Adesso vendicheremo i nostri sottufficiali."
Mentre la folla urlante dei mostri portava via Porcellino, il re drago venne a fare le sue congratulazioni: "Mi rallegro, saggio genero! Come hai fatto a catturarlo?" Ascoltato per filo e per segno il racconto della cattura, ordin di preparare un banchetto per festeggiare la vittoria.
Scimmiotto, preoccupato per la cattura di Porcellino, si diceva: "Quel tizio  davvero pericoloso. Se ora ritorno a corte a informare il maestro, far ridere il re alle mie spalle. Provocare un altro combattimento non  semplice: in acqua non me la cavo molto bene, e non ho pi un appoggio. Sar meglio che vada l sotto a vedere che cosa succede. Se trover un'occasione favorevole, aiuter Porcellino a fuggire e potremo riprendere le operazioni insieme."
Si trasform in granchio, si tuff nell'acqua e si rec all'ingresso del palazzo: conosceva la strada, che aveva gi percorso all'inseguimento del re toro. Muovendo di sghembo le lunghe zampe si avventur all'interno, e vide il vecchio drago e la bestia a nove teste che trincavano allegramente in famiglia. Scimmiotto si tenne alla larga dalla sala e scivol nel portico di sinistra, dove una brigata di granchi e gamberetti si dava alla pazza gioia. Per un po'ascolt le loro chiacchiere, per mettersi in grado di imitare il loro linguaggio, e infine chiese: "Quel bonzo dal grugno lungo che sua altezza ha catturato  gi morto?"
"Non ancora.  legato come un salame nell'altro portico. Non senti come lagna?"
Alla prima occasione, Scimmiotto si diresse con discrezione al portico di destra, dove in effetti il bestione grugniva legato a una colonna. Il Novizio si avvicin: "Otto Divieti, mi riconosci?"
"Eccome fratello! Hai visto dove sono finito?"
Scimmiotto si guard attorno con circospezione, e constat che nessuno badava a loro. Dunque si avvicin e tranci le corde con le sue chele. Ma Porcellino, invece di prendere il largo, diceva: "Fratello, mi hanno disarmato: come faccio?"
"Sai dove hanno messo il rastrello?"
"Il mostro l'ha portato con s."
"Vai all'ingresso e aspettami l."
Porcellino scivol via, mentre il granchio rampava verso la sala del banchetto. Vide il rastrello di Porcellino che luccicava in un angolo, appoggiato alla parete; si rese invisibile, lo and ad afferrare e si allontan verso l'ingresso: "Otto Divieti, ecco la tua arma."
Ritrovatosi in mano l'amato rastrello, il bestione propose: "Tu potresti ritornare in riva al lago. Da parte mia, far irruzione nella sala e cercher di catturare tutti quanti; se non ci riesco, batter in ritirata e tu mi verrai in aiuto."
Scimmiotto approv e gli raccomand attenzione. "Non mi fanno mica paura" rispose Porcellino. "A combattere in acqua, mi trovo a mio agio."
Cos l'uno torn sulla riva e l'altro, serrata bene la cintura della tonaca, impugn il rastrello a due mani e piomb in mezzo ai convitati lanciando grida di guerra. La gente acquatica se la diede a gambe da tutte le parti: "Catastrofe!"
Anche il vecchio drago, la bestia a nove teste e tutti i parenti, presi alla sprovvista, saltarono su e corsero a nascondersi. Il bestione passava su ogni cosa come una valanga: porte, tavoli, seggiole, stoviglie, ogni cosa and a pezzi. Lo attestano i versi:

Madre del legno venne catturata
Dal mostro, ma la scimmia dello spirito
Presto la liber. Nel suo furore
Rompe ogni cosa. Fugge il vecchio drago,
Con il genero, i figli ed i nipoti.
Porte e finestre vedono atterriti
Fatte a pezzi dal bruto col rastrello.

Spezzato il grande paravento di scaglie di tartaruga, polverizzati i graziosi rami di corallo. A questo punto Nove Teste mise al sicuro la sua principessa, impugn lo spiedo con la mezzaluna e si fece avanti: "Porcello balordo, come osi scompigliare cos la famiglia di mia moglie?"
"E tu, mostro brigante, come ti sei permesso di catturarmi? Sei tu che mi hai portato qui dentro. Se ora vuoi che me ne vada e rinunci alle ostilit, devi restituirmi il tesoro della pagoda."
Figuriamoci se il mostro era d'accordo: digrign i denti e part all'attacco. Il vecchio drago, ritornato in s, fece armare figli e nipoti e li fece avanzare tutti insieme. Porcellino dovette rendersi conto che da solo non ce la faceva, e si disimpegn per fuggire. In breve sbuc alla superficie del lago, inseguito da tutta la famiglia che saltava e capitombolava sul pelo dell'acqua.
Scimmiotto, in agguato, balz subito su una nuvola e scese in picchiata agitando la sua sbarra: al primo colpo ridusse in poltiglia il cranio del vecchio drago. Povero infelice! Il suo sangue si allargava in una macchia rossa sulla superficie dell'acqua e il suo corpo andava alla deriva con tutte le scaglie scompigliate. Figli e nipoti furono presi dal panico e fuggirono. Il genero Nove Teste ricuper il cadavere e si asserragli nel palazzo.
Scimmiotto e Porcellino rinunciarono per il momento all'inseguimento e restarono sulla riva a confabulare. "Ho fatto un bel trambusto, in quella casa" assicurava Porcellino. "Non sapevano pi dove nascondersi. Ma mentre me la prendevo con il genero, il suocero ha mandato tutti gli altri alla riscossa. Meno male che gli hai dato il fatto suo. Ora si occuperanno dei funerali, ma chiss per quanto tempo non ci sar verso di farli uscire di casa. E intanto si fa tardi; che facciamo?"
"Non possiamo ritornare indietro senza ricuperare il tesoro. Si torna all'attacco."
L'indolenza del bestione lo induceva a cercare scuse per tergiversare; ma Scimmiotto insisteva: "Non perdiamo tempo. Tu ritorni ad attirarli fuori dal lago, e io picchio."
Mentre discutevano udirono un colpo di vento e videro avvicinarsi un cupo turbine di brume. Scimmiotto riconobbe l'illustre santo Erlang e i sei fratelli del Monte dei Susini, con cani e falconi. Avevano archi appesi alla cintura, daghe in pugno e recavano con s la selvaggina catturata.
"Porcellino, ecco dei buoni amici! Cogliamo l'occasione: invitiamoli a darci una mano. Ora o mai pi."
"Se sono amici, invitiamoli senz'altro."
"Mi sento un po'in imbarazzo: Erlang  quello che mi ha vinto. Va tu a salutarlo. Digli: 'Il grande santo  qui e vi manda i suoi omaggi'. Vedrai che si fermer."
Porcellino ubbid. Quando Erlang si sent chiamare fece cenno ai suoi compagni di arrestare la loro corsa: "Dov' il grande santo?"
"Attende i vostri ordini ai piedi della montagna."
"Fratelli" disse Erlang, "andate da lui e pregatelo di venire."
Kang, Zhang, Yao, Li, Guo e Zhi si fecero avanti e chiamarono: "Fratello Consapevole del Vuoto, il nostro fratello maggiore ti vuol vedere."
Scimmiotto usc dall'ombra e sal con loro sulla vetta. Erlang lo abbracci e gli disse: "Eccoti libero dalla tua lunga prova, entrato nell'ordine monastico e sul punto di compiere la tua missione e di salire sul trono di loto: mi congratulo con te."
"Ancora non lo merito" replic Scimmiotto. "Non mi sono nemmeno sdebitato nei tuoi confronti. Certo, la mia prova  finita e da un pezzo viaggio verso l'Ovest; ma non so come andr a finire. Al momento ci troviamo a Jisai, e stiamo aiutando certi monaci in disgrazia a catturare un diavolo che ha rubato un tesoro. Visto che la buona fortuna ti ha fatto passare di qui, oso chiederti di aiutarci. Non so se i tuoi impegni te lo consentano."
"Non abbiamo impegni" rispose sorridendo Erlang. "Ritorniamo semplicemente da una partita di caccia. Mi fa piacere che ti rivolga a noi e non abbia dimenticato la nostra vecchia amicizia. Quando l'obiettivo  di catturare mostri, non mi tiro certo indietro. Di chi si tratta?"
"Gente che conosci: questo  il Monte delle Rocce Caotiche; ai suoi piedi si trova il Lago dei Flutti Verdi, in cui risiede il drago Ognissanti."
"Non mi pare che sia nel carattere del vecchio drago di dar noia alla gente" replic Erlang sorpreso. "Vuoi dire che adesso va in giro a rubare tesori nei conventi?"
"Si  reso complice del genero, la Bestia con Nove Teste" precis Scimmiotto. "Hanno provocato una pioggia di sangue a Jisai, per contaminare la pagoda del Monastero del Lampo d'Oro e rubarne le preziose reliquie. Il re del posto non ha capito niente, e se l' presa con i monaci. Il mio maestro, che  un'anima misericordiosa, ha passato la notte a spazzare lo stupa, e mi ha dato l'occasione di catturare un paio di spioni che ci hanno raccontato tutto. Il re ci ha incaricato di arrestare i colpevoli. Nel primo scontro Nove Teste  riuscito a catturare Porcellino; nel secondo ho ammazzato il vecchio drago. Ora si sono chiusi in casa tutti quanti, e noi stavamo discutendo sul modo per farli uscire. Non sar tanto facile; perci mi sono permesso di disturbarti."
"Poich gi avete eliminato il vecchio drago,  il momento giusto per portare l'azione fino in fondo."
"S, certo" fece Porcellino; "ma ormai si fa tardi."
"Dicono gli strateghi: il momento dell'attacco dipende dall'opportunit, non dall'orologio" replic Erlang. "L'ora tarda non  un'obiezione valida."
"Non c' nemmeno una speciale urgenza, fratello" opinarono Kang, Yao, Guo e Zhi. "Quell'animale non scapper, perch non vorr abbandonare la moglie. Noi abbiamo per ospiti il nostro Scimmiotto e Porcellino Setole Rade, che  anche lui un collega; e abbiamo provviste e vino in abbondanza. Abbiamo tutto l'agio di accendere il fuoco, banchettare e fare quattro chiacchiere. Dopo una bella nottata trascorsa in allegria, all'alba daremo l'attacco."
"Mi arrendo, saggi fratelli" concluse Erlang; e ordin al seguito di preparare il banchetto.
"Non vorrei deludere le vostre buone intenzioni. Noi ora siamo monaci" ricord Scimmiotto, "e dobbiamo mangiare di magro."
"Tutto a posto: abbiamo ogni specie di frutta, e anche il nostro vino  di magro" precis Erlang.
Gli amici levarono dunque le coppe al chiar di luna; il cielo forniva il padiglione, e il prato la tovaglia. In verit

Quanto  lunga la veglia solitaria,
Tanto  breve la notte in allegria.

Mentre il cielo schiariva Porcellino, con entusiasmo attizzato da molti bicchieri, dichiar: "Ormai si fa giorno. Ora vado di sotto e li provoco al combattimento."
"Attento, ammiraglio" disse Erlang. "Basta attirarli allo scoperto: del resto ci incarichiamo noi."
"D'accordo, ho capito" rispose ridendo Porcellino.
Raccoglie le falde della tonaca, impugna il rastrello, si tuffa nell'acqua e in un momento  arrivato al palazzo in fondo al lago; qui si precipita all'interno lanciando grida di guerra.
Il figlio del drago, nell'abito a lutto di canapa grezza, vegliava il cadavere del padre. Genero e nipote preparavano il vino per il pranzo funebre. Ed ecco Porcellino che sbuca urlando all'improvviso, cala il pesante rastrello sul capo del figlio e lo stende morto con nove fori sanguinanti sulla fronte. Tutti corrono qua e l come impazziti; madama drago singhiozza: "Non bastava il marito, quel brutto grugno di bonzo mi ha ucciso anche il figlio!"
Al rumore, il genero corse a prendere il suo spiedo con la mezzaluna e venne all'attacco spalleggiato dal nipote. Porcellino parava i suoi colpi e si andava ritirando, finch apparvero sul pelo dell'acqua. Il grande santo e i sette fratelli si gettarono allora sul nipote del drago e lo fecero a pezzi.
Vista la brutta piega che prendeva la situazione, il genero fece una capriola per aria, riprese il suo aspetto di volatile e spieg le ali; a larghi giri, incominci a salire alto nel cielo. Erlang lo prese di mira con il suo arco d'oro, incoccando un dardo d'argento. La creatura raccolse le ali e scese in picchiata su di lui, nell'intento di morderlo; ma quando fu vicino al suolo e mise fuori la sua testa supplementare, uno dei levrieri fece un gran balzo e gliela strapp via, sgocciolante di sangue. La creatura, con alte strida di dolore, risal in alto e fugg in direzione del mare del Nord. Porcellino voleva inseguirla, ma Scimmiotto lo trattenne: "Lascia stare: non inseguire il nemico che fugge. Forse non sopravviver al morso che gli ha dato il cane. Tu piuttosto vieni con me: prender il suo aspetto e ritorner nel palazzo; tu fingerai di inseguirmi. Io andr dalla principessa e cercher di farmi consegnare il tesoro."
"Va be', non inseguiamolo" disse Erlang. "Per se sopravvive finir per fare altri danni." In effetti ancor oggi esiste una bestia del malaugurio, che sanguina sempre e possiede nove teste(4).
Scimmiotto e Porcellino inscenarono l'inseguimento nelle acque del lago. Quando il primo giunse nel palazzo, la principessa Ognissanti gli chiese: "Che accade?"
"Il porco ha vinto e mi insegue! Non possiamo resistere qui dentro. Dammi il tesoro, che lo nasconda in un posto pi sicuro."
Tanto grandi erano il pericolo e l'urgenza, che la principessa non ebbe il tempo di pensarci su. Corse a prendere un cofano dorato e lo consegn al supposto marito: "Questo  il tesoro dei buddisti." Vi aggiunse una scatola di giada bianca: "Tieni anche la mia angelica magica. Io vado a impegnare il porco in battaglia per trattenerlo, mentre tu nascondi tutto quanto. Quando avrai fatto, mi verrai ad aiutare."
Il Novizio afferr gli oggetti, si pass una mano sul volto e le chiese: "Che ne dici, continuo a sembrarti tuo marito?"
La principessa, infuriata, si slanci per riprendergli le sue cose; ma Porcellino, sopraggiunto alle sue spalle, l'abbatt con un colpo di rastrello.
A questo punto non restava che madama drago. Mentre cercava di fuggire, Porcellino la raggiunse e stava per colpirla, quando Scimmiotto grid: "Ferma! Sar meglio che riportiamo con noi un testimone."
Perci ritornarono sulla riva con la preda e con la prigioniera e annunciarono a Erlang: "Grazie al vostro possente aiuto, abbiamo ripulito il paese dai briganti e ricuperato la refurtiva."
"Cari fratelli, il fatto  che il re di questo paese ha una bella fortuna e la protezione del cielo, mentre le vostre capacit sono inesauribili. Io non c'entro davvero!"
"Fratello Scimmiotto" dissero i fratelli giurati, "visto che il lavoro  concluso, noi ce ne andiamo." E si lasciarono dopo molti saluti e complimenti.
Volando a bassa quota, Scimmiotto che portava i preziosi e Porcellino con la prigioniera giunsero in breve alla citt. I monaci liberati li aspettavano alle porte e si prosternarono per salutarli, prima di accompagnarli a corte. Il re e il monaco cinese erano in conversazione nella sala d'udienza. Uno dei bonzi prese il coraggio a due mani e os entrare per annunciare: "Maest, i monsignori Scimmiotto e Porcellino hanno vinto i briganti e ricuperato il tesoro; eccoli che arrivano."
Il re usc loro incontro con Tripitaka e Sabbioso e li accolse con infiniti complimenti per le loro meravigliose imprese, ordinando di disporre un banchetto per dimostrare la sua gratitudine.
"Non offritegli da bere!" protest Tripitaka. "Festeggeremo quando i miei umili discepoli avranno riportato il tesoro nella pagoda." E rivolto a Scimmiotto: "Come mai ci avete messo un giorno intero?"
Il Novizio raccont tutti i particolari, con gran diletto degli ascoltatori.
"E questa madama drago sa parlare un linguaggio comprensibile?" chiese il re.
"Era moglie di drago" rispose Porcellino, "e madre dei suoi figli. Come potete pensare che non sappia parlare?"
"Dunque ci riferisca i fatti, per filo e per segno."
"Del furto, io non so niente. Fu un intrigo del genero con mio marito: sapevano delle reliquie buddiste che rendevano luminosa la pagoda, e se ne impadronirono con il trucco della pioggia di sangue."
"E l'angelica come  stata rubata?"
"Fu mia figlia, la principessa Ognissanti, che entr di soppiatto nel Cielo della Grande Rete e rub l'angelica a nove foglie. Serve a proteggere da ogni corruzione le reliquie con il suo soffio di immortalit, e a farle brillare per mille e mille anni. So che, se la si usa per spazzare il pavimento, si lascia dietro una scia di raggi luminosi con tutti i colori dell'arcobaleno. Ma ora che vi siete impadroniti di tutto e avete distrutto la mia famiglia, vi supplico, lasciatemi almeno la vita."
"E perch ti dovremmo risparmiare?" brontol Porcellino.
"Era solo una parente dei colpevoli" consider Scimmiotto. "Ti perdoneremo, a patto che ti dedichi in perpetuo a proteggere la pagoda."
"Bella morte non vale misera vita: far come volete."
Il Novizio fece portare una catena e for la scapola di madama drago. Dopo averla incatenata, si organizz il ritorno del tesoro nello stupa.
Il re venne sul suo carro con Tripitaka, tenendolo per mano, seguito dagli ufficiali civili e militari. Entrarono nel monastero e salirono fino al tredicesimo piano della pagoda, dove collocarono le reliquie e misero l'angelica in un vaso. La luce di mille fuochi riprese a fluire nelle otto direzioni, per la comune edificazione dei vicini dei quattro orienti.
Quando ridiscesero, il re dichiar: "Senza il reverendo buddha e i tre pusa qui presenti, non saremmo mai riusciti a mettere in chiaro questo difficile caso."
"Maest" osserv Scimmiotto, "il nome della pagoda non  significativo, n adatto per cosa di lunga durata: il lampo non dura che un istante, e l'oro pu essere fuso. Dopo tutta la pena che mi sono dato per voi, mi permetto di suggerire di intitolare il monastero alla sottomissione dei draghi, in modo da assicurarne il perpetuo ricordo."
Il suggerimento fu accolto e il re fece appendere, in luogo del vecchio, un nuovo cartello che recava la scritta:

MONASTERO DELLA SOTTOMISSIONE DEI DRAGHI,
PROTEZIONE DEL PAESE, FONDATO PER ORDINE DEL RE

Fece quindi preparare un banchetto e convoc i pittori, perch ritraessero le vere sembianze dei quattro pellegrini; i loro nomi furono scritti nella Torre delle Cinque Fenici. Il re accompagn poi il monaco cinese e i discepoli nel suo carro con le campanelle, e volle offrire loro oro e giada; ma essi rifiutarono fermamente, e non vollero accettare nulla.  il caso di dirlo:

I diavoli abbattuti, ritornata la pace,
Ritorna anche la luce che rischiara la terra.

Se poi non siete informati del seguito del viaggio, non vi resta che continuare ad ascoltare.

CAPITOLO 64
POESIA SILVESTRE

IN CUI PORCELLINO SI IMPEGNA A FONDO SULLA CRESTA DEI ROVI, E TRIPITAKA PARLA DI POESIA NELL'EREMITAGGIO DEGLI IMMORTALI SILVESTRI.


Si  narrato come i pellegrini rifiutarono oro e giada offerti in dono dal re di Jisai. Egli ordin allora all'ufficiale di servizio di far confezionare per ciascuno di loro due abbigliamenti completi, uguali a quello che indossavano, e di fornire una provvista di cibi secchi. Dopo la restituzione dei documenti di viaggio, la partenza avvenne in pompa magna, con carri reali, corteo di funzionari, fanfara, i monaci del Monastero della Sottomissione dei Draghi e tutto il buon popolo di Jisai: i pellegrini furono accompagnati per un tratto di venti li, che i monaci allungarono di un'altra cinquantina. C'era chi voleva farsi praticante al loro servizio, e seguirli fino al Paradiso dell'Ovest.
Per liberarsi dagli ammiratori, il Novizio ricorse a un trucco: trasform una manciata di peli in tigri feroci, che sbarrarono minacciose la strada. A questo punto i bonzi si scoraggiarono e non osarono proseguire. Mentre Scimmiotto invitava il maestro a spronare il suo cavallo, i monaci ritti sul bordo della strada piangevano e gridavano: "Graziosi e nobili signori, la sorte continua a perseguitarci, se voi rifiutate di aiutarci a conseguire la salvezza."
Per ogni evenienza, Scimmiotto ricuper i suoi peli solo dopo un bel tratto di cammino lungo la strada maestra dell'Ovest.
Il ciclo delle stagioni proseguiva: presto l'inverno fu sostituito dalla primavera, temperata e propizia al cammino. La strada passava su una lunga cresta montuosa. Tripitaka tir le redini per osservare il percorso: rovi spinosi e piante striscianti lo ricoprivano, tanto che della strada restavano ben poche tracce.
"Discepoli miei, come andremo avanti?" grid il monaco cinese.
"Qualcosa non va?" chiese Scimmiotto.
"Non vedete? La strada scompare sotto cespugli spinosi:  un posto da serpenti, insetti e creature che strisciano. Non credo che sia facile da percorrere nemmeno per voi; ma come pensate che possa farcela il mio cavallo?"
"Non  un problema" disse Porcellino. "Se volete vi spiano il cammino; basta fare come quando si raccolgono sterpi per far fuoco. Nonch a cavallo, ci potrete passare anche in portantina, se vorrete."
"So che sei forte, ma non sappiamo quanto  lungo questo tratto di strada, e se le tue energie potranno venirne a capo."
"Vediamo" tagli corto Scimmiotto. "Salgo a dare un'occhiata."
Balz in alto e guard: la distesa proseguiva a perdita d'occhio. Di certo

la terra vi scompariva fino ai confini del cielo; legno morto e legno nuovo, coperto di foglie novelle, la ricoprivano di un groviglio impenetrabile. Lo sguardo non ne vedeva la fine: sembrava una nuvola spessa, verde e nera, che stormiva nel vento e brillava nel sole.
Qua e l si vedevano alberi prigionieri: pini, cedri e bamb; e, pi frequenti, susini, salici e gelsi. Le liane aggrediscono i vecchi alberi e ne allacciano i tronchi; formano come grandi stuoie e pannelli, qua e l colorati da fiori che diffondono nell'aria i loro profumi selvatici.
Chi non ha mai incontrato spine in vita sua? Ma non ne avr mai viste tante quante se ne trovano sulla strada dell'Ovest.

Dopo aver osservato, il Novizio ritorn a terra: "Ce n' parecchie."
"Dove arrivano?" domand Tripitaka.
"La fine non si vede. Almeno a mille li."
"Allora siamo nei guai!" esclam sgomento Tripitaka. "Come facciamo?"
"Non vi preoccupate" replic Sabbioso ridendo. "Fate conto che sia un terreno da debbiare: daremo fuoco alla sterpaglia."
"Non dire scemenze" obiett Porcellino. "Il debbio si fa nella decima luna, quando erba e piante sono secche. Non si pu bruciare questa roba piena d'acqua, con foglie verdi e fiori sbocciati."
"Se poi prendesse fuoco,  una distesa troppo vasta per controllare un incendio: sarebbe pericoloso" aggiunse Scimmiotto.
"Ma come passeremo?" insist Tripitaka.
" semplice" disse Porcellino. "Non avete che da seguirmi."
Il bravo bestione fece un passo magico, recit un incantesimo e si curv in avanti gridando: "Cresci!" Subito prese una statura di venti tese, e il rastrello la lunghezza di una trentina. Lo impugn dunque a due mani e si avvi a gran passi, spazzando la sterpaglia a destra e a sinistra: "Coraggio, maestro; venite!"
Tripitaka sferz lieto il suo cavallo e lo segu; dietro veniva Sabbioso con i bagagli, e Scimmiotto chiudeva il cammino. Camminarono per l'intera giornata, percorrendo pi di cento li. A sera raggiunsero una radura in cui si rizzava una stele con tre grandi caratteri, seguiti da due colonne di caratteri pi piccoli:

CRESTA DEI ROVI

PER OTTOCENTO LI, FOLTO DI SPINE:
POCA GENTE PERCORRE LE COLLINE.

Porcellino si mise a ridere: "Mancano un paio di versi. Lasciate che li aggiunga io:

Se Otto Divieti fa da battistrada,
Potete andare dovunque vi aggrada."

"Discepoli, quanto disturbo vi ho dato!" esclam Tripitaka con voce allegra, smontando da cavallo. "Possiamo pernottare qui; ripartiremo all'alba."
"Non fermiamoci, maestro" esort Porcellino. "Il cielo  ancora chiaro, noi siamo di buona lena: possiamo continuare anche tutta notte, per venire a capo di questo fottuto percorso."
Il reverendo non poteva che acconsentire.
Porcellino avanzava infaticabile, e il cavallo e gli altri dietro a lui; proseguirono tutta notte e il giorno seguente, finch cadde di nuovo la sera. Le folte sterpaglie spinose non davano segno di finire. A un certo punto si udirono stormire pini e bamb, e la strada sbocc in una spianata in mezzo alla quale si drizzava un vecchio tempio. La porta era circondata da cedri; peschi e susini rivaleggiavano in bellezza. Tripitaka scese da cavallo per ispezionare il posto.

Ai piedi della rupe, sulla riva
Del gelido ruscello, si rannicchia
Il vecchio tempio desolato. Intorno
Persin gli alberi son vecchi cadenti.
Di infinite stagioni sono i muschi
Che coprono i gradini. Intorno ai massi
Corrosi, dei bamb tristi si chinano
Senza canto d'uccelli. Si cancellano
I segni umani in quella solitudine,
Abbandonata anche dagli animali.

"Non mi piace questo posto" dichiar Scimmiotto annusando l'aria. "Sar meglio che non ci fermiamo a lungo."
"Hai torto, fratello" replic Sabbioso. "Un posto come questo, abbandonato da tutti, non pu ospitare nemmeno mostri o creature malefiche. Non c' nulla da temere."
Aveva giusto finito di dirlo, che sibil il vento e apparve un vecchio vestito modestamente, con un berretto quadrato, sandali di paglia e una canna in mano; lo seguiva un servo fantasma dalla faccia blu, la barba rossiccia e i denti sporgenti, che reggeva sul capo un vassoio di focacce. Il vecchio si inginocchi: "Grande santo, sono l'umile divinit locale della Cresta dei Rovi. Ho saputo del vostro arrivo e vi ho fatto preparare queste focacce.  tutto ci che posso offrirvi, venerati maestri, in questo luogo solitario dove non si trova nessuna abitazione umana."
Porcellino si fece avanti tutto contento per assaggiare le focacce, senza badare all'atteggiamento guardingo e ostile di Scimmiotto. Il quale gli grid: "Non toccare niente! Questa persona non dice la verit." Poi si rivolse all'intruso: "Come ti  venuto in mente di venire a raccontare frescacce al vecchio Scimmiotto? Bada alla tua zucca!"
Fece per colpirlo, ma il vecchio si trasform in un sinistro turbine di vento, che avvolse il reverendo e se lo port via chiss dove. Il grande santo, colto di sorpresa, non sapeva che fare. Porcellino e Sabbioso si guardavano, pallidi di paura; persino il cavallo bianco nitriva spaventato. Tutti quanti si guardavano intorno smarriti e si muovevano come sonnambuli, senza scoprire alcuna traccia che potesse aiutarli.
Intanto il vecchio depose gentilmente a terra Tripitaka presso una casa di pietra, avviluppata da brume e caligini, lo prese per mano e gli disse: "Santo monaco, non vi spaventate. Non siamo dei malfattori, tutt'altro: siamo gente animata da interessi letterari, silvani della Cresta dei Rovi. In questa bella notte di luna piena volevamo invitarvi a una riunione amichevole, per parlare di poesia e passare il tempo piacevolmente."
Il reverendo, che incominciava a riprendersi, spalanc gli occhi per osservare meglio il luogo:

Sotto cielo notturno nuvoloso
Si alza la residenza di immortali,
Luogo di sogno, dove trasmutare
Il corporeo elisir, o coltivare
Bamb svettanti e fiori di montagna.
Frequentano le gru la rupe azzurra,
Cantano le ranocchie nello stagno.
Meglio della montagna del Tiantai,
Rivale del Huashan quanto alla flora!
Se tu vuoi arare nubi o appender luna
Al suo gancio, non c' posto pi adatto.
Quel chiar di luna che puoi contemplare
Dalla finestra, allarga i tuoi pensieri
E li rende profondi come il mare.

Tripitaka passava in rassegna le bellezze del luogo: gli parve di non aver mai visto luna e stelle cos lucenti. Si ud conversare: "Il signor Diciotto(5) ha persuaso il santo monaco a venirci a trovare" si diceva. Il reverendo vide tre vegliardi: uno molto distinto, con la testa candida come la brina; un altro un po'meno vecchio, con una crocchia di capelli verdi; un terzo di carnagione scura, dall'aria assente. Anche il loro abbigliamento era eterogeneo. Vennero tutti e tre a salutare Tripitaka.
"Di quali meriti potr mai vantarmi, per osare di propormi all'attenzione di nobili immortali come voi?" diceva il reverendo, restituendo i saluti.
"Sappiamo che voi avete conseguito la Via da molto tempo" rispose sorridendo il signor Diciotto. "Abbiamo a lungo pregustato il piacere, che oggi godiamo, di incontrarvi. Se non siete geloso dei tesori della vostra sapienza, venite a sedervi e mettervi a vostro agio, in modo che anche noi impariamo i misteri del dhyna della vera setta."
"Posso permettermi di chiedervi i vostri rispettabili nomi?" domand Tripitaka inchinandosi.
"L'amico dalla testa bianca" rispose il signor Diciotto, "si chiama Rettitudine Solitaria, quello con i capelli verdi Vacuit Eterea, e l'ultimo, quello con l'aria svanita, Sfiora Nuvole. Il vostro umile servitore si chiama Frugale."
"Qual' la vostra et?"
Rettitudine Solitaria rispose:

"Ho raggiunto mille anni. Tendo rami
Verdi e robusti verso il cielo; reco
Qualche segno del tempo, ma mi riesce
Di far sbocciare ancora molti fiori.
Pu durar giovinezza anche da vecchi
Se si coltiva il Vero nella gioia.
Non  luogo di passo per gli uccelli
Ordinari, la selva solitaria
Dove viviamo lontani dal volgo."

Vacuit Eterea sorrise e prese la parola:

"Anche il mio tronco sfid mille inverni
Levando in alto i rami. Nella notte
Ne piove la rugiada. Le radici
Che possiede detengono il segreto
Di lunga vita: con le gru ed i draghi
Vivere, star lontano dalla gente
E frequentare solo gli immortali."

Tocc quindi a Sfiora Nuvole:

"Ho sperperato mille autunni anch'io,
Che mi han scurito la vecchia carcassa.
Mi sono conservato estraniandomi
Dal mondo polveroso. I sette saggi
Son miei compagni di bevute; amici
In poesia i sei eccentrici. Oro e giada
Noi maneggiamo, non chincaglierie!"

Quanto a Frugale, concluse dicendo:

"Ho vissuto per pi di mille anni,
Costante e puro. Da pioggia e rugiada
Cavo il mio nutrimento; dai misteri
Dell'universo la mia volont;
Dalle stagioni e dai molti paesaggi
Della montagna i miei piaceri. Gli ospiti
Intrattengo nell'ombra della casa
A giocare agli scacchi, fare musica
Con il liuto e far lieti conversari."

Tripitaka si congratul con loro: "Godete tutti e quattro di un'et ragguardevole. Il reverendo Frugale supera addirittura i mille anni! Non sarete per caso i quattro canuti vegliardi dei Han?"
"Ci volete proprio lusingare. Non siamo che quattro vecchi che vivono soli sulla montagna, e non abbiamo niente in comune con i nobili personaggi che dite. Possiamo permetterci di chiedervi la vostra et?"
Tripitaka giunse le mani, si inchin e rispose:

"Votato alla disgrazia ancora prima
Di venire alla luce, quarant'anni
Or sono, giacqui abbandonato ai flutti
Finch sul Monte d'Oro fui salvato.
Passai tutta la vita a legger sutra
E pregare devoto il nostro Buddha.
Mentre per un incarico imperiale
Compio un viaggio a Occidente, questo incontro
Mi onora come fatto eccezionale."

I quattro vegliardi fecero un concerto di elogi: "Il santo monaco si  consacrato alla dottrina del Buddha fin dalla nascita. Per forza  un bonzo eminente, che possiede la Via! Poich abbiamo la rara fortuna di parlarvi, ci permettete di sollecitare qualche notizia sulla legge e sulla meditazione, che ci conforti per il resto dei nostri giorni?"
Il reverendo, compunto, insegnava: "La meditazione  quiete, la legge  salvezza. Ma la quiete non basta alla salvezza, se non si raggiunge l'illuminazione; che si ottiene nettando lo spirito da ogni pensiero, liberandolo da ogni meschinit, abbandonando il mondo di polvere. La maggior felicit  di rinascere in corpo d'uomo nel Paese di Mezzo e aver modo di conoscere la giusta legge. La Via della perfetta virt, senza nome n limiti(6), spazza via i sei sensi e le sei percezioni.
"La bodhi non nasce e non muore, non ha lacune e non pu essere superata, ingloba l'illusione come la realt, ma si disinteressa del sacro come del profano.
"Per percepire la verit occorrono pinze e martello dell'Origine primordiale; per capire la realt bisogna cogliere il metodo del Buddha Skyamuni. Invia Senza Immagine(7) , calpesta il nirvana! Devi svegliare il risveglio e illuminare l'illuminazione, per ottenere la scintilla trascendente che copre la totalit. Lascia danzare la fiamma ardente che rischiara e percorre in lungo e in largo il mondo della legge! Tienti fermo nel recondito e nel sottile: la sola parola non basta a superare il passo misterioso. La nostra meditazione del grande risveglio praticato alle origini pu essere perseguita solo da chi vi  destinato e lo vuole sinceramente."
I quattro vegliardi pendevano dalle sue labbra e dondolavano beatamente la testa. Alla fine ringraziarono inchinandosi rispettosamente: "Santo monaco, voi possedete davvero la base dell'illuminazione contenuta nel segreto della meditazione."
"Per quanto la meditazione sia quiete e la legge sia salvezza" obbiett Sfiora Nuvole, "occorrono comunque la concentrazione dello spirito e la sincerit del cuore. Si ha un bel diventare immortali del grande risveglio(8); si pu restare nondimeno sulla Via della non-vita. In questo i nostri misteri sono completamente diversi."
"La Via non  cosa ordinaria, perch unisce in s sostanza e funzione. Quale diversit pu sussistere?" replic Tripitaka.
Sfiora Nuvole sorrise: "Noi siamo nati solidi e stabili, e abbiamo sostanza e funzione diversi da voi. Dobbiamo il nostro corpo al cielo e alla terra, e viviamo di pioggia e di rugiada. Non ci disturbano n il vento n la brina, attraverso i mesi e le stagioni. I nostri mille rami sfidano il tempo senza che appassisca una sola foglia. Il vuoto non ci riguarda, mentre voi andate a impigliarvi nelle parole sanscrite. La Via ha le sue radici in Cina: perch consumate i vostri sandali per andarla a cercare nell'Ovest? Mi chiedo che cosa pensate di trovare. Siete come il leone di pietra che decide di strapparsi le budella, o la volpe che consuma il molto che ha nell'ardente desiderio del poco che non ha. Trascurate i fondamenti della vostra natura nella pratica della meditazione e nella folle ricerca del frutto del Buddha. I vostri discorsi sono pi contorti dei rovi che crescono da queste parti. Come si pu seguire un maestro come voi? Come si pu accettare il vostro punto di vista? Dovreste analizzare ci che avete davanti agli occhi, perch nella quiete si trovano le sponde della vita: il secchio senza fondo porter l'acqua, l'albero di ferro metter fiori. Posate saldamente i piedi sulla cima dei Gioielli Sacri : avrete l'occasione di incontrare Mile(9)."
A queste parole Tripitaka voleva prosternarsi per prendere commiato, ma il signor Diciotto lo rialz. Vacuit Eterea si mise a ridere: "Naturalmente il discorsetto di Sfiora Nuvole fa acqua da tutte le parti. Non bisogna badare troppo alle sue chiacchiere: non ve la prendete, santo monaco. La nostra intenzione era di approfittare del chiaro di luna per qualcosa di meglio di una conversazione religiosa: si pensava di passare il tempo a cantare, a recitare versi, a conversare allegramente."
"Se  questo che volete" disse sorridendo Sfiora Nuvole, "potremmo entrare a bere il t nel nostro piccolo eremitaggio. Che ne dite?"
Il reverendo si inchin per acconsentire, e si avviarono verso la casa di pietra, che recava sulla porta la scritta in tre grandi caratteri:

EREMO DEGLI IMMORTALI SILVESTRI

Quando furono entrati e si sedettero, apparve un servo fantasma dal corpo rosso che serv un piatto di pasticcini di funghi e tazze colme di t caldo e profumato. Invitato a servirsi per primo, Tripitaka esitava per diffidenza, e si decise a ingoiare due bocconi solo quando ebbe visto che gli altri mangiavano allegramente e le tazze venivano riempite una seconda volta. Egli si teneva in guardia e sbirciava qua e l di sottecchi. Una luce filtrava, come chiar di luna, dalle decorazioni traforate che ornavano le pareti.

Acqua zampilla lieta al bordo della roccia,
Si diffonde nell'aria il profumo dei fiori.
 un ambiente elegante: non un grano di polvere.

Il reverendo fin per trovarsi a suo agio, e mormor un verso:

" la meditazione puro splendor di luna."

Frugale sorrise e propose un sguito:

"Il poema ispirato ricorda il cielo chiaro."

Rettitudine solitaria:

"Un verso ben riuscito assomiglia a un ricamo."

Vacuit Eterea:

"Produce il bello stile la perla senza macchia."

Sfiora Nuvole:

"Rivive la poesia, se abbandona gli orpelli."

Tripitaka disse: "Il vostro umile discepolo, preso dall'euforia, si  lasciato andare a balbettare un verso; ma  proprio come brandire l'ascia davanti al re dei falegnami. A giudicare da quello che sento, sono in compagnia di veri maestri di poesia."
"Lasciate stare" protest Frugale; "non  il caso di scambiarci complimenti inutili. Il buon monaco porta a termine ci che intraprende: poich ci avete proposto il primo verso, a voi la conclusione."
"Non ne sono capace" confess Tripitaka. "Sarei grato al signor Diciotto se provvedesse lui."
"Non cercate scuse! Non potete rifiutare di finire ci che avete incominciato. Non siate tanto avaro dei vostri talenti!"
Tripitaka dovette adattarsi a recitare un distico conclusivo:

"Mentre sono chinato sul guanciale di brezza
Ed il t  in infusione, mi godo primavera."

Il signor Diciotto applaud: "Mi piace il guanciale di brezza!"
"Frugale" lo stuzzic Rettitudine Solitaria, "si vede la tua competenza in fatto di poesia dalla tua propensione a rimasticare i versi altrui. Perch non proponi un altro giro?"
Il signor Diciotto non si fece pregare: "Vi proporr un inizio, e voi dovrete proseguire riprendendo l'ultima parola.

Lungi da primavera, nella stagione morta,
Sol nubi in cielo e nebbie nell'aria ti puoi attendere."

Vacuit Eterea:

"Attendere l'amico, che si avanza nell'ombra."

Continu Sfiora Nuvole:

"L'ombra delle colline dell'Ovest che percorro,
Bench un semplice cuore del Sud nel petto porti."

Rettitudine Solitaria aggiunse la sua:

"Porti sulle tue spalle gli attrezzi e il materiale
Che il mestiere richiede con cui campi la vita."

Il reverendo si profondeva in elogi: "Che bei versi, come sono commoventi! Bench manchi completamente di talento, posso provarmi anch'io ad aggiungere un distico?"
"Santo monaco, voi che siete colto e avete conseguito la Via, lasciate perdere questi giochi di societ e proponete invece una poesia compiuta. Noi imiteremo il modello meglio che potremo."
Tripitaka recit la seguente quartina(10):

"Sulla strada dell'Ovest, i sutra a ricercare,
Cammino senza tregua e un giorno arriver.
Ambisco di recarmi il Buddha ad adorare
E la sua santa legge nell'Est riporter."

I quattro vegliardi ascoltarono con attenzione e lodarono sperticatamente. Il signor Diciotto disse: " certo temerario da parte mia, ma correr il rischio di recitare versi che osano rimare con i vostri.

Frugale solitario sul monte a troneggiare
Mi tengo, e non c' vento cui non resister.
Un'ambra millenaria lascio a terra colare
E l'intenso profumo al vento affider."

"Ma  bellissimo!" applaud Vacuit Eterea. "Come confrontarsi con simili modelli? Propongo versi miei solo per non interrompere il giro.

Dentro le fitte fronde uccelli ad ospitare
Godo, e di bianca brina la fronte adorner.
Svettante le stagioni continuo a dominare:
Pur nel gelo invernale io verde rester."

"Le vostre quartine sono molto eleganti" constat Sfiora Nuvole. "Vere borse di broccato che contengono i ricami pi fini. Io sono privo di talento, ma la vostra ispirazione stimola anche il mio debole spirito. Bene: mi azzardo a recitare versi anch'io; spero che non ne riderete troppo.

Fine e di pelle liscia, nel folto ad elevare
Le mie braccia nel cielo sempre giovane sto.
I miei pregi, son pochi che li sanno apprezzare;
A chi stende le cronache, tavolette offrir(11)."

"I vostri poemi" disse Tripitaka, "sono perle cadute dal becco della fenice, al disopra di ogni elogio. Vi sono infinitamente grato della calorosa ospitalit, ma a questo punto la notte  molto avanzata; inoltre non so dove siano rimasti ad aspettarmi i miei tre giovani discepoli. Devo congedarmi e andarli a cercare. Sareste cos gentili da mostrarmi in quale direzione era il mio punto di partenza?"
"Santo monaco, non siate inquieto. Un'occasione straordinaria come questo incontro potrebbe non ripetersi per altri mille anni. E guardate che bel cielo! La notte profonda  rischiarata dalla luna scintillante. Mettetevi a vostro agio: in meno che non si dica giunger l'alba. Allora vi accompagneremo oltre la cresta, e non mancherete certo di ritrovare i vostri eminenti discepoli."
Mentre chiacchieravano sopraggiunsero due servette in abito celeste, che reggevano lanterne di garza di seta rosa. Esse guidavano una immortale che giocherellava con un ramo fiorito di albicocco. Si profuse in sorrisi e salut gentilmente tutti i presenti. Che aria aveva, questa fata?

Il suo incarnato, incorniciato dalla scura capigliatura, sfida ogni cosmetico. Gli occhi brillano di incontenibile vivacit sotto la linea perfetta delle sopracciglia di falena.
Indossa una gonna rosa pallido a fiori di susino multicolori, e sopra un lieve bolero color fiamma nel fumo. Scarpette a punte ricurve, adorne di becchi di fenici, e calze in broccato di seta di tinta pastello.
Ha il magico fascino delle ragazze dei monti Tiantai, e gareggia con la bellezza di Daji, la famosa favorita.

I vecchi, inchinandosi a loro volta, le chiesero: "A che dobbiamo il piacere della vostra visita, gentile fata dell'albicocco?"
"Ho saputo che avevate in programma una gara poetica con un ospite di qualit. Posso chiedervi di presentarmelo?"
"Eccolo qui" rispose il signor Diciotto indicando Tripitaka.
Il monaco cinese si inchin in silenzio.
"Presto, servite il t!" ordin la bella signora. Alle sue spalle emersero dall'ombra altre due cameriere in abito giallo, che recavano un grande vassoio rosso laccato su cui erano disposte sei tazze della porcellana pi sottile e ogni specie di frutta rara; da una grande teiera di rame damaschinato di ferro bianco si diffondeva un intenso profumo. La signora vers il t nelle tazze, rivelando dita sottili e delicate come cipolline di primavera. Serv per primo Tripitaka, poi i quattro vegliardi, e infine riemp una tazza per s, per tener loro compagnia.
"Perch non vi sedete, gentile fata dell'albicocco?" le disse Vacuit Eterea. Solo dopo l'invito ard di mettersi seduta. Bevuto il t, s'inchin e chiese: "Sareste tanto gentili da riferirmi qualcuno dei bei versi che vi siete scambiati?"
"Le nostre sono composizioni di gente di campagna" rispose Sfiora Nuvole. "Ma il santo monaco  davvero degno di questa et d'oro della poesia dei Tang: merita i pi alti elogi."
"Siate generosi, fate ascoltare anche me."
I quattro vecchi ripeterono i versi del reverendo, e anche il suo discorso sulla meditazione.
"Sono maldestra e dovrei star zitta" replic la donna sorridendo, "ma non sono capace di lasciare senza risposta versi cos belli. Permettete che tenti di rimare sul modello dell'ultimo poema." E recit:

"L'imperatore Wu mi volle un d cantare,
Tanta grazia e dolcezza nel mio seno trov.
Un pulpito a Confucio pur seppi procurare(12).
Se son troppo matura, marmellata far."

I vecchi lodavano i versi e se li ripetevano, la signora sorrideva e si schermiva, mormorando timidamente: "Sono tanto confusa! Ma il santo monaco non vorrebbe comporre altri dei suoi versi cos sottili e ingegnosi?" E si avvicinava sempre pi a Tripitaka, si strofinava contro di lui, finch giunse a sollecitarlo espressamente: "Mio dolce amico senza pari, cogli la notte propizia, divrtiti! Che cosa vogliamo aspettare? La vita  breve: quando troverai un'altra occasione come questa?"
"Santo monaco" perorava il signor Diciotto, "non potete che essere lusingato dai teneri sentimenti che vi dimostra la nostra cara fata. Se non le diceste di s, sarebbe un delitto contro il buon gusto."
"Il nostro santo monaco  un uomo di grande reputazione" intervenne Rettitudine Solitaria. "Naturalmente deve salvare la forma, e noi non possiamo insistere perch la trascuri. Sfiora Nuvole e il signor Diciotto possono fare da intermediari, io e Vacuit Eterea saremo i testimoni; cos sar un matrimonio come si deve."
Tripitaka divenne rosso paonazzo e balz in piedi: "Siete una banda di pervertiti, e cercate vergognosamente di sedurmi. Passi che si stia a conversare della Via e dei suoi misteri; ma non penserete di incastrarmi con questa signorina?"
I quattro vecchi guardavano spaventati il reverendo e si mordevano le dita per l'imbarazzo. Ma si fece avanti il servitore fantasma dal corpo rosso e url: "Bonzo meschino, non capisci l'onore che ti facciamo! Cos' che non va nella nostra signorina?  bella, sa comporre versi,  abile in ogni lavoro di casa.  semplicemente perfetta, e tu non la puoi rifiutare. Penser io a presiedere al matrimonio."
Tripitaka divenne pallido come un morto, ricadde seduto e non diede pi segno di comprendere qualsiasi cosa gli dicessero. Il fantasma concluse: "Maledetto bonzo, adesso fai il sordo. Ho una gran voglia di metterti le mani addosso: e se lo faccio, altro che prender moglie! La tua carriera, caro mio, finisce qui."
Il reverendo pensava ai suoi discepoli: chiss dov'erano andati a finire e se avrebbero potuto aiutarlo. Sul suo viso impietrito corsero due lacrime. La donna gli sorrideva e lo accarezzava; trasse dalla manica un fazzolettino di seta profumato di miele e gli asciug gli occhi dicendo: "Non ti preoccupare, dolce amico! Mescoliamo i nostri profumi, diamoci ai piaceri dell'amore! Ti divertirai!"
Con un singulto di disperazione, il reverendo balz di nuovo in piedi e corse via. Tutti lo inseguirono, lo afferravano per la tonaca, lo tiravano di qua e di l e facevano un gran baccano.
A un tratto si sent gridare: "Maestro! Dove siete? Che cos' questo chiasso?" Infatti i discepoli, che erano infaticabilmente andati alla sua ricerca per tutta la notte, su e gi fra spine e sterpi, nella nebbia e nella guazza, percorrendo l'intera Cresta dei Rovi da un capo all'altro, erano infine giunti nel posto giusto.
I vecchi, il servo fantasma, la donna e le sue cameriere: tutti quanti scomparvero in un lampo. Ed ecco i discepoli che gli venivano incontro e chiedevano: "Maestro, come avete fatto ad arrivare fin qui?"
"Discepoli miei!" sospir Tripitaka aggrappandosi a Scimmiotto. "Quante pene vi ho dato! Mi ha portato qui il vecchio che abbiamo incontrato ieri sera, che si era presentato come tudi e che tu, mio caro, volevi abbattere. Mi ha portato in una compagnia di certi vecchi che mi trattavano da 'santo monaco', avevano una conversazione colta e si dilettavano di poesia. Fino a mezzanotte abbiamo composto versi a gara; poi si  unita a noi una bella donna, che verseggiava anche lei al lume delle lanterne e mi chiamava 'dolce amico'. Le sono piaciuto e mi voleva portare a letto. Quando ho rifiutato, mi hanno perseguitato con le loro proposte di matrimonio; sono fuggito, ma mi hanno inseguito, e stavamo litigando quando voi siete sopraggiunti. Il timore del vostro intervento, o forse lo spuntare dell'alba, li ha fatti scomparire."
Esplorarono il posto e scoprirono la scritta EREMO DEGLI IMMORTALI SILVESTRI incisa nella roccia. "Eravamo proprio qui" conferm Tripitaka.
Scimmiotto, che scrutava attentamente tutto attorno, not un immenso ginepro, un vecchio cipresso, un antico pino e un folto bamb. Dietro a loro si vedeva un acero rosso. A breve distanza verso la parete rocciosa stava un vecchio albicocco, circondato da due susini invernali e da due cinnamomi.
"Avete scoperto la bella brigata?" chiese ridendo Scimmiotto.
"Non ancora" rispose Porcellino.
"Eccoli qua: erano gli spiriti di questi alberi."
"Tu come lo sai?"
"Il signor Diciotto era il pino, Rettitudine Solitaria il cipresso, Vacuit Eterea il ginepro e Sfiora Nuvole il bamb. Quanto al servitore rosso, era l'acero. Ed ecco l la fata albicocco, con le sue cameriere."
Porcellino, senza perder tempo, corse avanti e abbatt susini, cinnamomi, albicocco e acero a colpi di rastrello e di grugno: in effetti dalle loro radici uscivano gocce di sangue fresco. Tripitaka lo volle trattenere: "Consapevole delle Proprie Capacit, non far loro del male! In fondo non mi hanno fatto niente, bench fossero fantasmi. Lasciamoli perdere e riprendiamo la nostra strada."
"Maestro" insist Scimmiotto, "non  il caso di risparmiarli: finirebbero per diventare creature malefiche e combinerebbero un sacco di guai."
Il bestione sradic anche pino, cipresso, ginepro e bamb, e poi invit il maestro a rimontare a cavallo. Ripresero cos il cammino sulla strada maestra dell'Ovest.
Se poi non sapete che cosa avvenne dopo, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 65
UN PARADISO MALEFICO

IN CUI ESSERI PERVERSI SUSCITANO UN FALSO PICCOLO MONASTERO DEL COLPO DI TUONO, E I QUATTRO PELLEGRINI CORRONO GRAVI PERICOLI.


Concatenare il frutto alla sua causa consiste, in questo caso, nello spingere l'uomo al bene e allontanarlo dal male.
Ogni pensiero, riflesso nello specchio divino,  un'azione: che tu sia stupido o intelligente, impara che a questo non v' altro rimedio che la cancellazione del mentale.
Metti a profitto la vita coltivando la Via, senza divagare. Getta il guscio e cogli la polpa: questo ti occorre nella ricerca di lunga vita. Conserva limpida la tua coscienza, e assaggerai il sapore del burro fuso. Quando i buoni avranno attraversato i tre passi e colmato il mare nero, se ne andranno a cavallo di fenici e di gru. Per loro la tristezza si muter in compassione, e raggiungeranno l'assoluta felicit.

Come si  visto, la piet e la sincerit di Tripitaka erano tali che gli di non potevano che proteggerlo; gli spiriti degli alberi gli risparmiarono persino spine e rovi, che infatti a quel punto scomparvero dal suo cammino. I quattro pellegrini ripresero il viaggio a Occidente. Camminavano nella primavera:

Il cucchiaio dell'Orsa Maggiore rivolge il suo manico a est: tutto fiorisce e prospera. La terra verdeggia di piante ed erbe, ogni riva si ricopre di verdi fronde di salice. Peschi in fiore risalgono i pendii delle colline. L'umidit che evapora dai torrenti smorza i colori in una garza smeraldina.
Venti e piogge agitano i cuori. Il sole ravviva la bellezza dei fiori sbocciati. Le rondini recano nel becco fili di muschio.
La montagna assume i chiaroscuri della pittura di Wang Wei. La lingua degli uccelli  pi dialettica del retore Jizi.
Ma nessuno  presente a godersi questi paesaggi profumati, salvo farfalle danzanti e api ronzanti.

Maestro e discepoli si compiacevano di calpestare l'erbetta, seguendo il cavallo che trotterellava pacificamente. Giunsero cos ai piedi di una montagna alta fino al cielo. Tripitaka la indic con il manico del suo frustino: "Consapevole del Vuoto, quanto sar alta quella montagna? Si direbbe che arrivi a perforare il firmamento."
"Ricordate gli antichi versi? Alta del ciel la rocca, nessun monte la tocca" rispose Scimmiotto. "Pu salire finch vuole, ma al cielo non arriva."
"Allora, perch i Monti Kunlun si chiamano pilastri del cielo?" obiett Porcellino.
"Non te ne intendi" rispose Scimmiotto. "A nord ovest, dove sorgono i Kunlun, la volta del cielo  incompiuta. Quei monti si chiamano cos perch turano la falla."
"Non raccontargli balle" intervenne ridendo Sabbioso. "Lui se le beve e poi le va a raccontare agli altri, come se fossero vere. Andiamo avanti. Sapremo quanto  alta la montagna quando l'avremo scalata."
Il bestione corse dietro a Sabbioso, un po'offeso e un po'ridendo. Giunsero in breve ai piedi del pendio e incominciarono l'ascesa.

Soffia il vento nella foresta, l'acqua ribolle in fondo al precipizio che gli uccelli non osano sorvolare: intimorisce persino gli di. Innumerevoli rupi a picco sui burroni, la strada svolta e serpeggia senza fine. Turbini di polvere si levano in siti inaccessibili. Lo sguardo esplora senza stancarsi quelle rocce dalle forme bizzarre.
Uccelli cantano sugli alberi, i cervi brucano i funghi, le scimmie saltano sui rami cogliendo pesche selvatiche.
Volpi e procioni vanno e vengono, saltano da una roccia all'altra; daini e camosci fanno brevi comparse nei luoghi impervi. Ruggisce la tigre, lupi grigi e leopardi maculati sbarrano la strada.

C'era di che terrorizzare Tripitaka; ma bastava che Scimmiotto brandisse il suo randello e lanciasse un grido per gettare il panico tra le fiere e farle fuggire. Salirono un colle e ne stavano discendendo verso un altopiano, quando videro, fra luci e brume iridate, un complesso di torri, terrazze e padiglioni da cui giungevano, attutiti dalla distanza, suoni di campane e di pietre sonore.
"Andate a vedere di che cosa si tratta" li esort Tripitaka.
Scimmiotto osserv accuratamente, facendosi solecchio con la mano: che bei posti!

Preziosi edifici sacri, degni dei pi illustri monasteri; ampia valle silenziosa, in cui si spande il profumo del cielo.
Pini azzurri, inzuppati di pioggia, stanno a guardia dei superbi padiglioni; bamb verde giada trattengono le nuvole intorno alla sala della predicazione. Il palazzo del drago brilla di luce iridata, mille colori fluttuano su quel terreno sacro. Balaustre vermiglie, portali di marmo, colonne dipinte e travi scolpite.
Dove si spiegano i sutra, sale l'incenso; dove viene rivelata la parola, brilla la luna dalle finestre. L'albero color cinabro risuona di cinguettii d'uccelli, alla sorgente sul bordo della roccia si abbeverano le gru.
Ovunque i fiori diffondono il fascino del Jetavana, le imposte si aprono sulla luce di Srvast. Da torri e terrazze prospicienti la montagna vibrano lunghi suoni, lenti e pesanti, di campane e di pietre sonore.
Le finestre si spalancano nella brezza, le cortine si arrotolano sulla lieve bruma. L'atmosfera monastica  improntata a quieta inattivit, senza traccia di volgare impazienza.
 un territorio benedetto, su cui il mondo di polvere non ha presa; terra purificata, che invita all'ascesi della Via.

"Maestro" rifer Scimmiotto, " un monastero; ma in quell'atmosfera di meditazione, che sembrerebbe cos felice, c' qualcosa di nefasto che non riesco a capire. L'aspetto sarebbe, nientemeno, quello del Monastero del Colpo di Tuono, ma non  nel posto giusto. Quando ci arriveremo, sar meglio essere prudenti: non vorrei brutte sorprese."
"Se ha l'aspetto del Colpo di Tuono, non saremo per caso arrivati sul Monte degli Avvoltoi?" grid Tripitaka. "Non deludere l'attesa del mio cuore sincero, non tardare la realizzazione dei miei voti."
"Nemmeno per sogno. Sono stato pi volte sul Monte degli Avvoltoi, e non  questo."
"D'accordo; ma ci non dimostra che laggi non viva gente perbene" osserv Porcellino.
"Non perdiamo tempo a sospettare" disse Sabbioso. "La strada ci porta proprio l; quando saremo arrivati, vedremo di che cosa si tratta."
"Consapevole della Purezza ha ragione" concluse Scimmiotto.
Il reverendo frust il cavallo per farlo correre. Quando giunse al portale lesse la scritta

MONASTERO DEL COLPO DI TUONO

e ne fu tanto sorpreso che cadde gi dal cavallo; rotolando per terra inveiva: "Maledetto macaco, tu mi vuoi morto! Siamo giunti alla meta, e me lo tenevi nascosto!"
"Maestro, non vi arrabbiate" rispose Scimmiotto sorridendo a denti stretti. "Prima di rimproverarmi, dovreste guardare meglio. Avete letto solo tre caratteri, ma la scritta ne contiene quattro."
Il reverendo si rialz fremente di indignazione e rilesse; in effetti i segni erano quattro:

PICCOLO MONASTERO DEL COLPO DI TUONO

"Se  piccolo" borbott Tripitaka, "ci sar dentro un Buddha piccolo. Non penserai che tutti i tremila buddha di cui parlano le scritture abitino allo stesso indirizzo. Guanyin sta nei mari del Sud, Puxian sul Monte Emei, Wenshu sul Wutai. Anche qui vivr un buddha, non so quale. Dice l'adagio: non c' Buddha senza sutra, non c' luogo senza tesori. Entriamo."
"Questo posto non mi dice niente di buono" insist Scimmiotto. "Se mi date retta, non entrate; e se lo fate, non incolpate me di quello che vi accadr."
"Se non ci dovesse vivere un Buddha, non mancher almeno la sua statua: e io ho fatto voto di rendergli omaggio dovunque lo incontri. Che cosa mi dovrebbe accadere?"
Ordin quindi a Porcellino di cercargli il suo kasya, si mise in abito di cerimonia, cambi il berretto ed entr con passo risoluto. Ma dall'interno risuon una voce, che gridava: "Monaco cinese venuto dalle terre dell'Est per rendere omaggio al nostro Buddha, come ti permetti quel piglio tracotante?"
Tripitaka si tuff immediatamente in una prosternazione, Porcellino lo imit e Sabbioso cadde in ginocchio. Scimmiotto li seguiva passo passo, tenendo il cavallo alla briglia, e non fece una piega. Attraversarono il secondo ingresso e videro la sala del Beato: ai piedi della sacra terrazza su cui la sala si apriva, erano schierati i cinquecento arhat, i tremila rivelatori, i quattro guardiani portatori di folgore, gli otto pusa, le bhiksuni, gli up[C1]saka e la folla innumerevole dei monaci e dei servi. Il reverendo e i suoi erano cos impressionati da quella magnificenza, dall'incenso, dai profumi, i fiori, la magica atmosfera, che si prosternavano a ogni passo. Ma Scimmiotto non curvava la schiena e si guardava intorno.
Una voce dal trono di loto grid: "Scimmiotto Consapevole del Vuoto, perch non ti prosterni davanti al Beato?"
Il Novizio abbandon la briglia e si fece avanti gridando a sua volta: "Bestie immonde! Non vi vergognate di contraffare in questo modo il luogo sacro e di usurpare il nome del Beato?"
Rote la sua sbarra per colpire, quando dall'alto: bang! cadde una coppia di giganteschi cembali, che lo imprigionarono come l'imbottitura di un panino. Porcellino e Sabbioso, allarmatissimi, posero mano alle loro armi, ma tutta quella gente li circond, li strinse e li malmen, e alla fine li cattur; tutti e due, pi Tripitaka, furono legati ben stretti.
In effetti, a fare da Buddha sul trono di loto stava un re diavolo, e la folla l intorno era costituita dai suoi aiutanti. Quando videro che il finto aspetto celestiale non serviva pi, lo abbandonarono e ripresero le usate facce da mostri. I tre prigionieri furono chiusi in una stanza sul retro; il cavallo fu portato nella scuderia e i bagagli dentro casa, insieme al kasya e al berretto strappati a Tripitaka. Quanto a Scimmiotto, si guardarono bene dal levarlo dai cembali che lo imprigionavano: fu lasciato dov'era, con l'intenzione di aspettare qualche giorno, finch andasse a male. Allora gli altri pellegrini si sarebbero potuti cuocere tranquillamente al vapore, dentro l'apposita gabbia di ferro. In verit:

Solo l'acuta scimmia seppe vedere il vero.
Il segreto del dhyna si ferm alle apparenze;
Donna gialla seguiva e non seppe vedere;
Madre del legno, stupida, diede retta ai compagni.
La natura  ingannata dalla perversit,
Il diavolo malvagio schernisce l'uomo pio.
La gran porta del male  agevole a imboccare
Assai pi del pertugio d'ingresso nella Via.

Scimmiotto, stretto fra i cembali, si trovava immerso nella pi nera oscurit e sudava come un dannato; per quanto spingesse, tirasse e battesse con la sua sbarra, non c'era verso di liberarsi. Fece il passo per crescere di statura oltre mille tese; i cembali crebbero con lui, senza aprire il minimo interstizio. Allora si ridusse pi piccolo di un grano di senape: ma i cembali lo seguirono e divennero altrettanti minuscoli. Alit sulla sbarra il suo fiato magico e la trasform in una pertica; si strapp due peli dietro la nuca, e ne fece delle punte di trapano a forma di fiore di susino a cinque petali; mont i trapani in cima alla pertica, li applic contro il metallo dei cembali e li fece ruotare un migliaio di volte. Le punte stridevano, ma non riuscivano a intaccare il metallo.
Scimmiotto si spavent. Fece un altro passo magico e recit l'incantesimo: "Om, ram, per il puro mondo della legge; qian, per le origini e per la virt della lama."
Al richiamo, i rivelatori delle cinque direzioni, gli di del giorno e della notte e i diciotto difensori della dottrina si affollarono intorno ai cembali e domandarono: "Grande santo, che cosa vi serve?"
"Il mio maestro non ha voluto darmi retta" rispose Scimmiotto. "Se questa volta dovesse crepare, sarebbe tutta colpa sua. Per ora vorrei che trovaste il modo di aprire questi cembali per liberarmi: c' buio pesto qui dentro, e fa un caldo soffocante. Quando sar uscito, ci consulteremo sul da farsi."
Le divinit cercarono di allontanare i cembali l'uno dall'altro; ma sembravano saldati insieme, non si pot aprire nemmeno uno spiraglio.
Il rivelatore Testa d'Oro disse: "Mi chiedo di quale materiale sia fatta questa roba; i cembali formano un pezzo solo. L'umile divinit al vostro servizio non riesce a separarli."
"Anch'io, dall'interno, non ho combinato niente. Non c' verso di smuoverli."
Il rivelatore distribu le forze fra la protezione del monaco cinese, la sorveglianza dei cembali e il servizio di pattuglia nei dintorni, e se ne and in cielo, alla Sala delle Nuvole Misteriose. Entr d'urgenza, senza aspettare di essere convocato, e fece rapporto: "Maest, sono uno dei rivelatori delle cinque direzioni che seguono il Grande Santo Uguale al Cielo nella sua missione di protezione del monaco cinese. La comitiva in viaggio verso occidente ha trovato sulla sua strada un Piccolo Monastero del Colpo di Tuono e c' entrata, scambiandolo per quello vero; invece si trattava solo di una trappola per acchiappare i pellegrini. Il grande santo  rimasto chiuso fra due cembali, e non ha altra prospettiva che di perderci la vita. Tanto perch vostra maest lo sappia."
"Le costellazioni delle ventotto case vadano subito a liberare i pellegrini, e catturino le creature malefiche che hanno teso la trappola."
Ed ecco le costellazioni precipitarsi al falso monastero, al seguito del rivelatore. Era la seconda veglia: i mostri, grandi e piccoli, erano andati a coricarsi, dopo aver ricevuto le lodi del loro capo per la cattura del monaco cinese. Le costellazioni si introdussero a passi felpati e sgattaiolarono fino ai cembali di Scimmiotto: "Grande santo, eccoci qua; siamo le ventotto case celesti, mandate espressamente dall'Imperatore di Giada per togliervi dai guai."
Lieto del loro arrivo, il Novizio chiese che spezzassero la sua prigione con i loro attrezzi. "Se battiamo su questi piatti metallici" risposero le costellazioni, "faremo un baccano d'inferno e sveglieremo tutti quanti. Sar meglio che tentiamo di aprire un pertugio; appena vedete un filo di luce, fuggite!"
"Va bene" approv Scimmiotto.
Si misero al lavoro: chi usava la lancia, chi la spada, o la sciabola, o l'ascia; e spingevano, tiravano, torcevano, raspavano: ma giunse la terza veglia senza che si vedesse alcun risultato. All'interno, Scimmiotto tendeva il collo, si contorceva, tastava qua e l; ma di spiragli non ne comparivano.
Kang, il drago del metallo, disse: "Portate pazienza, grande santo. Questo  un materiale speciale, chiss quali formule ci vogliono per aprirlo. Cercate, per piacere, un punto pi sottile nella saldatura; cercher di localizzarlo anch'io e ci infiler la punta del mio corno. Se vi trasformate in modo adeguato, potrete uscire dal forellino."
Scimmiotto cerc accuratamente. Scelsero il punto, la costellazione si miniaturizz e applic strenuamente tutta la forza che poteva - molte migliaia di libbre - al suo corno, ridotto a un ago sottilissimo. L'estremit della punta riusc a penetrare. Usando la magia della legge, Kang fece ingrossare il corno, e poi lo rimpicciol nuovamente; ma il metallo seguiva tutti i movimenti, serrando sempre saldamente la punta che lo aveva attraversato, senza aprire alcuno spiraglio.
Scimmiotto grid: "Cos non ce la facciamo. Mi dispiace, ma ti dovr fare un lavoretto da dentista."
Il grande santo riprese i suoi trapani, perfor la punta del corno ricavandone una minuscola cavit e ci si infil, dopo aver preso dimensioni molto minori di quelle di un grano di senape. Quindi grid: "Ora estrai il corno!"
La costellazione dovette fare uno sforzo terribile; quando la punta del corno si sconficc finalmente dai cembali, essa fin gambe all'aria e cadde per terra, dove rest seduta e affranta per un bel pezzo.
Scimmiotto sgusci fuori dalla cavit, riprese le sue normali dimensioni e impugn la sbarra con tutte le sue energie. Il colpo che abbatt sui cembali diede un clangore assordante, come se battesse un gong alto come una montagna. Che peccato! L'insigne strumento della casa del Buddha vol in mille pezzi.
Alle costellazioni e alle altre divinit presenti, quel rumore fece rizzare tutti i capelli che avevano in capo. I mostri, strappati dal sonno, corsero fuori come impazziti, infilandosi gli abiti, impugnando le armi, battendo i tamburi. Mentre l'alba spuntava, si riunirono ai piedi della terrazza e videro Scimmiotto e le costellazioni intorno ai resti dei cembali spezzati. Il loro capo grid: "Ragazzi, chiudete le porte e non fate uscire nessuno!"
Scimmiotto balz in cielo per riaccompagnare le costellazioni al loro posto. Intanto il re diavolo dovette ingoiare la rabbia che aveva in corpo: fece raccogliere i frammenti metallici, schier le truppe per sbarrare le porte del monastero e si arm di tutto punto, impugnando un bastone corto e flessibile guarnito di denti di lupo. Quindi avanz a sfidare Scimmiotto: "Un valoroso non se ne vola via. Vieni gi e accordami uno scontro in tre riprese."
Il Novizio non pot resistere al desiderio di esaminarlo da vicino e ridiscese; le costellazioni che erano con lui lo seguirono. L'avversario aveva

una capigliatura arruffata, trattenuta da un sottile cerchio d'oro. Occhi brillanti sotto biondi sopraccigli corrugati, naso pendente dalle larghe narici, grande bocca quadrata dai denti aguzzi.
Indossava una cotta di maglia metallica serrata alla vita da una cintura di seta; calzava morbidi stivali di cuoio e impugnava il suo bastone con denti di lupo.
Bench simile a un uomo, c'era nel suo aspetto qualcosa di ferino.

Scimmiotto brand la sua sbarra e url: "Che specie di mostro sei? Dove hai preso l'impudenza di farti passare per il Buddha e di imitare il Colpo di Tuono?"
"Lo sapevo, macaco, che non mi conoscevi: altrimenti non avresti corso il rischio di violare il mio territorio. Questo  il piccolo paradiso dell'Ovest. L'ho avuto in dono dal cielo quando, dopo lunga pratica, ho conseguito il giusto frutto. Sono il buddha dei Sopraccigli Biondi; questa gente non lo sa, e mi chiama semplicemente mahrja dei Sopraccigli Biondi. Da un pezzo ero informato del vostro viaggio e delle tue prodezze. Ho suscitato questo miraggio per attirarvi qui, perch mi voglio misurare con te. Se mi vinci vi lascer andare; altrimenti vi uccider e andr io dal Beato a chiedere le scritture, per acquistare il merito di riportarle in Cina."
"Sei un chiacchierone" comment Scimmiotto con un sorriso beffardo. "Se la tua intenzione  di batterti, le parole sono inutili. In guardia!"
Il re diavolo par il primo colpo, e incominci la battaglia.

Entrambi sono armati di bastone, ma quelle armi sono ben diverse: l'una, della casa del Buddha,  corta e flessibile; l'altra, dal fondo del mare,  lunga e rigida. Sono entrambi grandi esperti di trasformazioni: chi vincer? Bastone con denti di lupo o sbarra cerchiata d'oro?
Lo scontro tra scimmia e diavolo, di equivalente forza e abilit, non nasce da un capriccio. Il saggio macaco, divenuto scimmia dello spirito, difende la legge; mentre la spudorata creatura, con le sue imposture, si fa beffe del cielo.
Sono entrambi furenti e spietati, decisi ad arrivare fino in fondo. Fumano da oscurare il sole, sputano nebbie da coprirne tutta la montagna. I bastoni mulinano senza requie: si scontrano per la vita e per la morte a causa di Tripitaka.

Dopo cinquanta scontri, l'esito era ancora incerto. I mostri avevano continuato a lanciare grida di incoraggiamento, battendo gong e tamburi e agitando bandiere. Ma a un tratto le truppe celesti si fecero avanti, gettarono un grido di guerra e circondarono i combattenti; la loro avanzata gel il sangue nelle vene delle truppe diaboliche, che si zittirono.
Il vecchio diavolo, tuttavia, non se la diede per inteso. Mentre con una mano teneva tutti quanti in rispetto maneggiando il suo bastone, con l'altra lev dalla cintura un sacchetto di tela bianca e lo gett in aria: si ud un sibilo, e Scimmiotto, le ventotto costellazioni e i rivelatori dei cinque orienti vi furono aspirati.
Quando il sacco fu pieno, il diavolo lo raccolse e se lo port in casa, seguito dalla folla trionfante dei suoi mostriciattoli. Si fece portare cinquanta lunghezze di corde di canapa, apr il sacco, ne cav uno ad uno i prigionieri e li leg accuratamente: loro sentivano le ossa indolenzite, i muscoli pieni di crampi, la pelle molle e rugosa. Man mano che venivano legati, erano portati in un magazzino sul retro e gettati al suolo, uno sull'altro in un gran mucchio. Poi il re diavolo fece disporre un banchetto: si trinc allegramente dall'alba al tramonto, e infine si and a dormire.
Nella notte che segu, dentro la stanza dove tutti i prigionieri giacevano ammucchiati si udivano singhiozzi disperati. Scimmiotto riconobbe la voce di Tripitaka, che gemeva: "O Consapevole del Vuoto!

Non diedi retta, ed ora amaramente
Me ne pento. Ho portato a perdizione
Te nei cembali d'oro, e tutti noi
Legati qui come pacchi postali
Che, temo, non saranno mai inoltrati."

Scimmiotto si commosse: "Come al solito non mi ha dato retta al momento giusto, ma almeno gli dispiace e pensa anche a me. Approfitter di questo momento tranquillo, in cui i mostri dormono e non badano a noi, per liberarlo."
Il grande santo si rimpicciol, finch pot scivolare fuori dalle corde che lo legavano e si avvicin al monaco cinese. Mormor: "Maestro!"
Il reverendo riconobbe la voce ed esclam: "Come hai potuto liberarti e venir qui?"
Scimmiotto lo aggiorn sottovoce sugli ultimi avvenimenti.
"Discepolo mio" gli disse Tripitaka confortato, "liberami subito! In futuro non sar pi testardo, ti dar sempre ascolto."
Scimmiotto si mise alacremente all'opera e sciolse i legami di tutta la compagnia. Poi and a prendere il cavallo e li invit a fuggire. Li accompagn al portone e volle tornare indietro e raccogliere i bagagli.
"Di pi importanza alle cose che alle persone!" esclam indignato Kang, il drago del metallo. "Hai liberato il tuo maestro: che ti importa dei bagagli?"
"Non  vero che dia pi importanza alle cose; gli abiti e la ciotola delle elemosine servono appunto alle persone. Nelle sacche ci sono i nostri documenti, il kasya e la ciotola d'oro; questi ultimi sono doni del Buddha: non voglio certo lasciarli per strada."
"Vai, fratello" disse Porcellino. "Noi ci incamminiamo e ti aspetteremo lungo il cammino."
Le costellazioni circondarono il monaco cinese e, utilizzando tutte insieme la magia del rapimento, lo sollevarono con un colpo di vento e lo portarono a qualche distanza oltre il recinto. I pellegrini e i loro accompagnatori scesero il pendio della montagna e, quando giunsero al piano, si fermarono per aspettare Scimmiotto.
Era circa mezzanotte, quando Scimmiotto si avvi per introdursi a passi felpati nel monastero. Tutte le porte erano chiuse, e anche le finestre (come pot constatare arrampicandosi al primo piano) erano accuratamente serrate. Non era il caso di forzarle, per non far rumore. Si trasform quindi in topo di immortali o, come volgarmente si chiama, in pipistrello. Che aspetto aveva? chiederete.

Un capino appuntito
Con occhietti brillanti
Proprio da topolino.
Ma le grandi ali nere
Battono nella notte
A caccia di zanzare.

Un interstizio fra le tegole e le sporgenze delle travi gli consent di entrare. Esplor l'edificio volando sopra le porte, finch scorse qualcosa che baluginava in un abbaino al secondo piano; non era lampada n candela, non aveva il colore delle braci, e non era intermittente com' il lume delle lucciole. Battendo le ali, si avvicin a vedere: ed ecco i bagagli. La luce veniva dal kasya, messo nella sacca senza ripiegarlo e che in parte ne sporgeva; la emettevano agate, coralli, reliquie e perle fosforescenti che lo adornavano.
Scimmiotto riprese il suo aspetto e si caric tutto sulle spalle. Nella furia, tuttavia, non si assicur che i bagagli fossero ben legati; cos, mentre si muoveva, caddero con un tonfo sul pavimento. Ahim, ci mancava anche questa! Il vecchio diavolo si svegli di soprassalto e balz dal letto gridando: "Attenti, c' qualcuno in casa!" Tutti si alzavano, accendevano lampade e torce, parlavano, giravano qua e l, esploravano ogni angolo. Qualcuno venne a dire: "Il monaco cinese  scappato!" E un altro: "Sono scappati anche il Novizio e tutti quanti!"
"Bloccate tutte le porte! Emergenza! Bisogna catturarli!"
Scimmiotto non aveva nessuna voglia di restare di nuovo impigliato nella rete: fece una capriola e balz dalla finestra. Ma dovette abbandonare i bagagli.
Per quanto si cercasse, non si trov traccia n del monaco cinese n degli altri prigionieri fuggiti. Alla fine, mentre sorgeva l'alba, il mostro usc alla testa delle sue truppe impugnando il suo bastone, e presto vide le costellazioni, i rivelatori e tutti gli altri, installati ai piedi della montagna e circondati da nuvole di buon augurio.
Tutti sanno quali sono le ventotto case celesti: Kang drago del metallo, Nu pipistrello della terra, Fang coniglio del sole, Xin volpe della luna, Wei tigre del fuoco, Ji leopardo dell'acqua, Dou unicorno del bosco, Niu toro del metallo, Di tasso della terra, Xu ratto del sole, Wei rondine della luna, Shi porco del fuoco, Bi porcospino dell'acqua, Kui lupo del bosco, Lou cane del metallo, Wei maiale della terra, Mao gallo del sole, Bi corvo della luna, Zu scimmia del fuoco, Shen gibbone dell'acqua, Jing iena del bosco, Gui montone del metallo, Liu daino della terra, Xing cavallo del sole, Zhang cervo della luna, Yi serpente del fuoco, Zhen verme dell'acqua e Ju caimano del bosco.
Quando il re diavolo vide quelle divinit tutte insieme, grid con una risata sarcastica: "Dove credevate di scappare?". Emise un soffio, e in un attimo fece apparire quattro o cinquemila mostri dagli aspetti pi vari, uno pi robusto dell'altro.
"Fratelli, ecco le creature malefiche che ci vengono addosso!" avvert la costellazione Ju caimano del bosco. Si scaten una mischia tremenda; solo Tripitaka e il suo cavallo bianco restavano inoperosi ai margini di quel bailamme. Che battaglia!

Che pu fare natura, in s dolce e pacifica, contro la perversa malignit del demonio che la tormenta? Nessuno stratagemma pu evitare tante sofferenze. Gli di e i santi portano aiuto. Se Madre del legno mostra qualche incertezza, Donna gialla combatte decisa.
Nella mischia che spaventa il cielo e fa tremare la terra, si stendono le reti. L si agitano le bandiere e si gettano grida di guerra; qui risuonano i gong e rullano i tamburi. Lance e sciabole si oppongono in ranghi serrati; un soffio mortale sibila sulle masse contrapposte delle spade e delle alabarde. Che possono fare i soldati celesti contro il brutale valore delle truppe dei mostri? Nubi d'angoscia nascondono sole e luna, una caligine crudele si stende sul paesaggio. Lotta accanita intorno a Tripitaka che vuole recarsi dal Buddha.

Le truppe del mostro combattevano con crescente ferocia e la battaglia era indecisa, quando risuon il grido di Scimmiotto: "Eccomi qua!"
Porcellino gli chiese: "Dove sono i bagagli?"
"Non me ne parlare; per poco non ci ho rimesso la pelle."
"Non state a chiacchierare, voialtri; venite a menar le mani!" intervenne Sabbioso.
Mentre gli di erano stretti in difesa, accerchiati dai mostri, il re diavolo venne ad attaccare i tre condiscepoli. Essi sostennero i suoi assalti fino a sera, ma senza riuscire a vincerlo. La battaglia dur finch l'astro del giorno tramont dietro la montagna e quello della notte si lev dall'est.
Vista l'ora tarda, il mostro fischi per far ritirare le sue truppe e port la mano alla cintura. Scimmiotto si accorse che afferrava il suo sacchetto bianco.
"Via! Si mette male!" grid il Novizio. E fece un balzo fino al nono cielo.
Porcellino, Sabbioso e tutti gli altri non compresero in tempo l'avvertimento, e si trovarono di nuovo tutti quanti aspirati; solo Scimmiotto era riuscito a fuggire. Il re diavolo ritorn al monastero con i suoi, e ancora una volta fece portare corde per legare i prigionieri. Tripitaka, Porcellino e Sabbioso furono appesi a una trave; il cavallo bianco fu legato nella scuderia. Gli di furono stipati dentro la fornace dei mattoni, che venne accuratamente tappata.
Scimmiotto aveva osservato i movimenti dall'alto, e ridiscese dal cielo sulla cima della montagna. Digrignava i denti e versava lacrime: "Maestro!" si lamentava. "Quante dovete averne combinate nelle vostre esistenze anteriori, per trovarvi in questa vita a incappare nei malvagi a ogni passo! Come fare a cavarvi da tutti questi guai?"
Rest a lungo a sospirare, prima di ritrovare la calma dello spirito e di mettersi a riflettere: "Mi chiedo che cosa sia quel sacchetto dalle straordinarie capacit. Per combatterlo devo chiedere altri aiuti, ma non voglio farmi rimproverare dall'Imperatore di Giada, che ha gi mandato le costellazioni. Mi rivolger a Zhenwu, il reverendo Ammazza Diavoli del Monte Wudang: chieder a lui di venire a liberare il maestro da questa prova."
 il caso di ricordarlo:

Via incompiuta:
Si disperdon la scimmia ed il cavallo.
Spirito senza controllo:
Tutti i cinque elementi si avvizziscono.

Se poi non sapete, in fin dei conti, come and a finire, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 66
COMMERCIO DI MELONI

IN CUI GLI DI SONO VITTIME DI PRATICHE CRUDELI, E MILE FINISCE PER CHIUDERE IN UN SACCO IL DIAVOLO PERVERSO.


Come si  detto Scimmiotto, messo alle strette, si rec sul Monte Wudang nel continente meridionale, per chiedere al venerabile Ammazza Diavoli un aiuto alla liberazione di Tripitaka, Porcellino e Sabbioso, e dei guerrieri celesti imprigionati con loro. Fece la sua capriola nelle nuvole e viaggi rapidamente, finch giunse in vista del territorio dell'immortale e plan nella sua magnifica tenuta.

La divina montagna alta fino al cielo domina il sud est con la sua mole maestosa, in cui spiccano la Cresta del Baldacchino Porporino e il Picco degli Ibischi. Ne discendono nove fiumi, che scorrono fino alle remote regioni di Jing e Yang; mille picchi di Yue si tendono verso le stelle. [...]
Bianche gru, compagne delle nuvole, stanno appollaiate sull'antico ginepro; fenici rosse e azzurre cantano rivolte al sole. Questo territorio dell'illusione di giada  una vera terra di immortali; la compassione dei portali d'oro regna sulla soglia del mondo.

Il grande patriarca, imperatore di Sopra, era nato nel palazzo imperiale l'anno 1 dell'era Kaihuang, nel primo giorno della terza luna dell'anno Jiachen(13). Era figlio del re Puro Gaudio e della regina Vincelbene, che lo aveva concepito mentre sognava di ingoiare un raggio di sole e lo aveva portato per quattordici mesi.

Coraggioso e valoroso sin da fanciullo, mostr crescendo la sua divina intelligenza e rifiut il trono per consacrarsi a pratiche austere. I suoi genitori non poterono impedirgli di abbandonare il palazzo imperiale. Fu su questa montagna che penetr i misteri della meditazione. Raccolti i propri meriti e compiute le pratiche, se ne vol via in pieno giorno. L'Imperatore di Giada decret che portasse il nome di Zhenwu, Vero Marziale, presiedesse al contatto con il vuoto tenebroso e fosse servito dalla tartaruga e dal serpente. L'intero universo proclam la sua onniscienza nelle sei direzioni. Non vi  mistero che egli non comprenda, n gloria che egli non colga. Dall'inizio alla fine di ogni kalpa, si dedica a eliminare i diavoli.

Il grande santo attravers la prima, la seconda e la terza porta della tenuta, finch giunse al Palazzo della Suprema Armonia. Qui venne circondato da una folla di cinquecento ufficiali, coronati da luminose aureole di buon augurio. "Chi siete?" gli chiesero.
"Il mio nome  Scimmiotto Consapevole del Vuoto, Grande Santo Uguale al Cielo. Vorrei vedere il maestro."
Gli ufficiali lo annunciarono, e il patriarca venne a riceverlo e a informarsi del motivo della sua visita.
"Durante il viaggio a Occidente, in cui sono responsabile della protezione del monaco cinese, siamo arrivati su una montagna detta Piccolo Paradiso dell'Ovest, dove sorge un Piccolo Monastero del Colpo di Tuono.  la residenza di un diavolo; ma il mio maestro, ingannato dall'apparenza, vi  entrato e si  fatto catturare. Attraverso varie vicende ho avuto l'aiuto delle ventotto case celesti, inviate espressamente in aiuto dall'Imperatore di Giada; ma non  bastato. Quel diavolo possiede un sacchetto di tela bianca, con cui  in grado di aspirare e imprigionare tutti quanti, anche i guerrieri celesti. Io solo mi sono accorto che stava per usarlo e sono fuggito in tempo. Ma mi ritrovo solo e non so dove mettere le mani. Perci, maestro, sono venuto a sollecitare il vostro aiuto."
"Certo in vita mia ne ho domati tanti, di diavoli. Quand'ero in auge nel Nord, ripulii l'intero continente di tutti gli esseri perversi; era il mio mestiere, e lo facevo per ordine dell'Imperatore di Giada. Poi ho combattuto soffi neri e vapori malefici del Nord est; me ne andavo a piedi nudi con i capelli al vento, e avevo il comando di cinque capitani celesti del tuono, di draghi giganti, di leoni e di molte altre bestie feroci. Il mio committente era allora il venerabile celeste dell'Inizio Originale. Ma ora sono in pensione, e mi godo il meritato riposo. Nei continenti del Sud e del Nord l'ordine  ristabilito: non restano tracce di perversit. Pu darsi che sulla strada dell'Ovest sia rimasta ancora qualche piccola cosa, ma non dovrebbe trattarsi di creature veramente pericolose. La tua richiesta di aiuto mi lusinga, grande santo; a parte l'amicizia, puoi immaginare che cosa prova il vecchio soldato quando annusa odor di polvere. Tuttavia, per muovere le truppe, dovrei avere ordini di Sopra, con le dovute autorizzazioni: altrimenti rischierei una bella lavata di capo dall'Imperatore di Giada. Ma a un amico come te non posso limitarmi a dire di no. Ti prester il serpente e la tartaruga, e come rinforzi cinque draghi di formato grande. Vedrai che risolveranno il tuo problema."
Il Novizio ringrazi il patriarca e ritorn indietro con i suoi nuovi compagni. Quando giunsero al monastero, si presentarono al portone per provocare il diavolo a combattere.
Il grande re dai Sopraccigli Biondi, in mezzo alle sue truppe, stava appunto chiedendosi: "Chiss dove sar andato a bussare per aiuti, quello Scimmiotto; sono due giorni che non si vede." Proprio allora, un mostriciattolo gli venne ad annunciare: "Il Novizio ci sfida a combattere.  accompagnato da un serpente, da una tartaruga e da certi draghi."
"Strana accozzaglia ha messo insieme quel macaco" comment il re diavolo, allacciandosi l'armatura. Quindi usc e grid: "Voi draghi, da dove venite per osare di violare il mio territorio?"
"Maledetto!" gridarono i draghi ergendosi in tutta la loro statura. "Noi siamo al servizio del venerabile celeste Ammazza Diavoli, maestro dell'Origine del Caos nel Palazzo della Suprema Armonia sul Monte Wudang. Siamo venuti ad arrestarti. Se vuoi salva la vita, libera subito il monaco cinese e le costellazioni. Altrimenti ti faremo a pezzi e bruceremo la tua casa."
La creatura malefica si arrabbi: "Bestiacce puzzolenti, come vi permettete tanta arroganza? Vi dar io una bella lezione!"
Si lanciarono tutti all'assalto brandendo le loro armi; i draghi caprioleggiavano e versavano pioggia, mentre il serpente e la tartaruga sollevavano terra e gettavano sabbia. Fu una gran mischia:

Spade e alabarde mandano riflessi iridati, sciabole e lance scintillano come arcobaleni. Il bastone a denti di lupo  corto, ma potente; la sbarra cerchiata d'oro  veloce e versatile. Negli urti continui, schiocca il bamb, risuona il ferro. Acqua e fuoco vanno all'assalto della creatura malefica, i colpi piovono su di lui. Grida di guerra da terrorizzare tigri e lupi, baccano da far scoppiare la testa a di e diavoli. Nella mischia confusa ed ancora indecisa, il diavolo cava di nuovo dalla cintura il suo tesoro.

Scimmiotto grid: "Amici miei, fate attenzione!" Ma i suoi compagni non sapevano da che cosa dovevano guardarsi. Quando il sacchetto fu lanciato in aria li aspir tutti quanti, salvo Scimmiotto che fece un balzo fino al nono cielo.
Anche i nuovi prigionieri furono legati e gettati nel forno dei mattoni, di cui si richiuse poi l'imboccatura con ogni cura.
Ed ecco il grande santo, ridisceso sulla montagna, che si grattava la testa deluso e scoraggiato: "Come acchiapparla, questa bestiaccia?"
Mentre, per la concentrazione, socchiudeva gli occhi, ud un richiamo accanto a s: "Grande santo, non  il momento di dormire. La vita del tuo maestro  appesa a un filo."
Scimmiotto spalanc gli occhi e riconobbe il protettore del giorno: "Eccoti qua, divinit fottuta!" grid. "Dove passi il tuo tempo? A pappare offerte sacrificali, immagino. E poi vieni da me a fare il terrorista. Allunga un po'la zampa, che ti ci d qualche legnata per curarmi il malumore."
"Grande santo" rispose il protettore profondendosi in riverenze, "non vi lascerete mica scoraggiare, voi che siete il pi allegro di tutti gli immortali. Noi siamo comandati dalla pusa a seguire come ombre il monaco cinese, mentre voi andate e venite. Perci non ci si vede spesso; non  colpa mia."
"Se lo segui come un'ombra, saprai in quali condizioni si trova. Come sta?"
"In questo momento il vostro maestro  appeso a una trave sotto il portico, insieme ai condiscepoli; invece gli altri sono chiusi in un forno. In deroga ai miei doveri ero venuto a cercarvi, perch da due giorni non avevamo pi vostre notizie; non sapevo che foste andato in cerca di rinforzi. Comunque  urgente che facciate qualcosa di efficace."
"Sai che a questo punto non so pi dove battere la testa? Qualunque aiuto chieda, quel delinquente cattura i miei alleati: mi sono coperto di vergogna, dovunque mi rivolga."
"Su con la vita, grande santo!" disse sorridendo il protettore. "Credo di potervi dare un buon consiglio. Nello stesso continente meridionale dove siete andato ultimamente, ci sono i monti Xuyi, che oggi si chiamano Sizhou. L vi recherete nella citt di Bincheng e vi troverete un pusa precettore dello stato, che possiede grandi poteri. Fra i suoi discepoli ci sono un certo Piccolo Zhang, principe ereditario, e quattro marescialli divini, che una volta sottomisero la regina madre delle Acque. Vi aiuteranno di sicuro, e sono tanto forti che riusciranno a catturare il mostro e a liberare il maestro."
"Tu ritorna da lui e proteggilo" disse Scimmiotto pieno di gioia. "Faccio un salto e torno subito."
Balz fra le nuvole e giunse in breve sul Monte Xuyi. Bei posti, come tutti quelli in cui abitano gli immortali.

Fra il guado del Fiume, le acque della Huai, il mare e Fengfu, che ne segnano i confini verso i quattro punti cardinali, la montagna reca sulla cima prestigiosi edifici, e ne sgorgano ricche sorgenti.
Un dedalo di rocce, fra cui sorgono pini superbi e nodosi. Ogni specie di frutta vi matura nelle quattro stagioni, mille rami vi fioriscono a primavera.
La gente va e viene operosa, come schiere di formiche; le barche sull'acqua sono sempre in movimento, come stormi di oche selvatiche.
Gli edifici sulla vetta sono il Tempio della Roccia di Buon Augurio, il Palazzo del Picco dell'Est, il Santuario dei Cinque Illustri e il Monastero di Monte Tartaruga, da cui salgono al cielo suoni di campane e fumo d'incenso. Ci sono anche la Sorgente di Cristallo, la Valle dei Cinque Stupa, la Terrazza degli Otto Immortali e il Giardino dei Mandorli Fioriti, che completano le attrazioni della citt, sotto candide strisce di nubi, fra i canti instancabili degli uccelli. Non parlatemi dei quattro picchi sacri: questo posto vale Penglai e Yingzhou.

Scimmiotto, godendosi lo spettacolo, attravers la Huai ed entr in citt. Quando giunse al monastero, ne ammir i magnifici edifici, i lunghi porticati dipinti e l'imponente pagoda.

Mille tese d'altezza che forano le nuvole,
Vaso d'oro nel cielo, che concentra la luce
Che nessun'ombra offusca. La brezza fa oscillare
Le mille campanelle che suonano argentine.
Grandi draghi sul tetto si riscaldano al sole:
Non spaventan gli uccelli che vengono a posarsi.
La Huai brilla nel piano dove scorre perenne.

Quando Scimmiotto raggiunse il secondo portale, uscirono a riceverlo il pusa precettore dello stato e il principe ereditario Piccolo Zhang. Dopo le cortesie d'uso, quando conobbe il motivo della visita [...], il precettore disse: "Il caso che ti porta qui  certo importante per la diffusione della dottrina del nostro Buddha: vorrei e dovrei dunque intervenire di persona. Ma al momento mi trovo in difficolt. Ho appena sottomesso il grande santo Gibbone delle Acque. Quel furfante si mette in agitazione ogni volta che entra in contatto con l'acqua; e in questa stagione, inizio d'estate, le acque della Huai sono in piena e minacciano l'alluvione. Se il guaio avvenisse mentre sono lontano e quella bestia incominciasse a combinarne delle sue, qui non ci sarebbe nessuno capace di tenerlo sotto controllo. Faremo cos: ti far accompagnare dal mio giovane discepolo e da quattro capitani, perch ti aiutino a catturare il tuo mostro."
Il Novizio ringrazi e ripart accompagnato dal principe e da quattro guerrieri. Giunsero in breve nel Piccolo Paradiso dell'Ovest e corsero a sfidare il mostro. Piccolo Zhang era armato di una lancia bianca in legno di gelso, e i quattro capitani di spade d'acciaio kunwu.
Quando i mostriciattoli gli annunciarono l'arrivo, il re diavolo fece battere i tamburi, schier le sue truppe e usc ad apostrofare Scimmiotto: "Eccoti di ritorno, macaco. Perch non mi presenti gli aiutanti che ti sei trovato questa volta?"
Piccolo Zhang si fece avanti e grid: "Maledetta creatura! Sei ridotto cos male che non sei pi in grado di riconoscermi?"
"Da dove venite, guerrin meschini, per mettervi nei guai aiutando questa scimmia?"
"Sono il discepolo del grande santo di Sizhou, il pusa precettore dello stato. Ho l'ordine di arrestarti, con l'aiuto di questi quattro grandi capitani."
"Bamboccio!" sghignazz il re diavolo. "E quali sarebbero le tue referenze militari?"
"Se vuoi saperle, ascolta:

Son nato a Sabbie Mobili, sono figlio del Re.
Sotto cattiva stella, di salute malferma,
Indagavo il segreto che porta a lunga vita.
Lo trovai: col cinabro scacciai la malattia.
Non volli pi saperne della regalit,
Ma volli pervenire all'immortalit
E giovane per sempre conservare il mio volto.
Partecipai al banchetto di Longhua; mi recai
Al palazzo del Buddha. I miei grandi poteri
Mi rendono soggetti il maltempo, i demoni
Delle acque e dei monti, come le tigri e i draghi.
Nessun mostro resiste alla mia forte lancia.
Il mio stupa fu eretto sulla riva del mare.
Piccolo Zhang  noto a tutti, in tutto il mondo.
Vive a Bincheng, la sede della lieta fortuna.

Il re diavolo comment, con un sorrisetto sardonico: "La lunga vita che hai appreso dal tuo pusa sar buona per attaccar briga con i pesciolini della Huai. Ma non avresti dovuto fidarti di questo Scimmiotto, che ti ha fatto attraversare monti e fiumi per venir qui a lasciarci la pelle. Vediamo che cosa te ne farai, adesso, della tua immortalit!"
Piccolo Zhang, mortalmente offeso, impugn la lancia e si gett all'attacco, seguito dai capitani e da Scimmiotto. Il diavolo si difendeva ordinatamente: parata a destra, copertura a sinistra, botta frontale, finta di lato. Una feroce battaglia.

Il piccolo principe con la lancia, i capitani con le possenti spade, Scimmiotto con la sbarra accerchiano il mostro.
Ma il re diavolo ha tali poteri che non trema; quel suo bastone a denti di lupo  un tesoro del Buddha, contro il quale lancia e spade non hanno potere.
Mugghia il vento, esalano soffi malvagi. Finch i tre veicoli non avranno il sopravvento, la battaglia sar lunga e dura.

Fin come altre volte. Al momento buono il mostro prese il suo sacchetto e il Novizio grid: "Attenzione!" e balz lontano. Il principe e i compagni si guardarono intorno e, prima di capire che cosa succedeva, si trovarono chiusi nel sacco.
Scimmiotto attese a scendere che i mostri sgombrassero il campo; si sedette per terra e per un momento si abbandon alla disperazione. Piangeva e diceva:

"Da tanto tempo vado proteggendo,
Maestro, il vostro viaggio verso il Buddha.
Quanti ostacoli! Strada tortuosa,
pensavamo, si drizza prima o poi.
E invece eccoci in mano a questo mostro.
Molti aiuti sollecito ed ottengo;
Ma nessuno, vedete, va a buon fine."

A un tratto una nube colorata apparve sulla cima della montagna, e ne cadde una fitta pioggia. Una voce dallo spazio grid: "Consapevole del Vuoto, mi riconosci?" Scimmiotto si precipit in quella direzione, e che vide?

Una persona dalle grandi orecchie,
Massiccia, spalle larghe e grosso ventre.
La faccia  allegra, gli occhi scintillanti,
Larghe maniche al vento, calzature
Di paglia. Quel gran monaco contento
E spirante energia, dal gran sorriso
Stampato sulla bocca, al Paradiso
Della Gioia Assoluta ha il primo posto:
Si tratta addirittura del gran Mile!

Scimmiotto si prostern immediatamente e disse: "Dove andate, Buddha sovrano che venite dall'Est? Perdonatemi se mi trovo sul vostro cammino."
"Vengo apposta per quel diavolo del Piccolo Colpo di Tuono."
"Vi sono riconoscente della grazia immensa della vostra debordante virt. Mi permettete un'indiscrezione? Chi sarebbe in realt questo mostro, e che cos' quel terribile sacchetto in cui rinchiude tutti quanti?"
" uno dei miei inservienti, Sopraccigli Biondi;  addetto alla custodia delle pietre sonore. Il giorno tre del terzo mese rimase solo a guardia del palazzo; io ero stato invitato a pranzo da Inizio Originale. Ne approfitt per rubare parecchia roba e darsi alla bella vita come essere malefico, facendosi passare per il Buddha. Il sacchetto  la mia borsa del paradiso futuro, quella che volgarmente si chiama 'borsa della semenza umana'. Il bastone dai denti di lupo mi serve per percuotere le pietre sonore."
"Ridi, ridi, Mile!" comment acido Scimmiotto. "Intanto i tuoi giovinastri vanno in giro a mettere la gente nei pasticci. Non si pu dire che tu sappia tenere la disciplina."
"Non hai tutti i torti. Ma tieni presente che gli ostacoli diabolici sul vostro cammino non sono ancora finiti. Certe creature scendono sulla terra a rompervi le scatole proprio perch cos sta scritto: fa parte del gioco. Comunque sono venuto a riportarmi a casa il mio scavezzacollo."
"Come contate di fare? Quel ragazzo  piuttosto pericoloso, e voi non siete armato."
Mile rise: "Tu vallo a provocare a battaglia. Io intanto costruir una capanna di paglia e pianter un campo di meloni. Ricorda che devi perdere e ritirarti, in modo da attirarlo fra i miei meloni. Ne  ghiotto e vorr assaggiarne uno; ma quando lo manger, ingoier inavvertitamente te. Quando sarai nella sua pancia, avrai mano libera. Sono sicuro che lo terrai impegnato. Io ne approfitter per sottrargli il sacchetto e chiudercelo dentro."
"Vediamo se funziona. Devo guardarmi da quel maledetto sacchetto. Potrebbe non cadere in trappola e non seguirmi. E quando mi trasformer in un melone, voi come potrete riconoscermi?"
"Su quest'ultimo punto, sta tranquillo" disse Mile ridendo. "Figuriamoci se io, signore del mondo, con i miei occhi di eminente saggezza, non sar capace di riconoscerti. Io ti vedo dentro, qualunque trasformazione ti venga in mente di fare. Ma  vero che c' il rischio che mangi la foglia. Sar bene che prendiamo le nostre misure. Tendimi la mano."
Il Novizio tese la mano sinistra e Mile, con la sua divina saliva, tracci sul palmo la parola Proibito. Poi gli raccomand di chiudere il pugno e di non aprirlo che al bisogno: mostrando quel segno, il mostro lo avrebbe seguito irresistibilmente.
Scimmiotto impugn quindi la sua sbarra nella mano destra e la fece volteggiare, mentre si recava allegro e baldanzoso all'ingresso del monastero e gridava a squarciagola: "Di, mostro! Nonno Scimmiotto  venuto a trovarti. Vieni fuori, che ti prendo le misure!"
I portinai corsero ad annunciarlo, e il diavolo chiese: "Quanta gente si porta dietro, questa volta?"
" solo."
Il diavolo scoppi a ridere: "Quel macaco non sa pi a che santo votarsi. Sar la volta buona che ci sbarazziamo di lui."
E usc con la sua attrezzatura ad apostrofarlo: "Consapevole del Vuoto, questa volta non riuscirai nemmeno a batterti."
"E perch no?" chiese Scimmiotto.
"Perch sei rimasto senza risorse; ti metter nel sacco e nessuno verr ad aiutarti. Non sentiremo pi parlare di te."
"Grazie tante. Staremo a vedere. E intanto, in guardia!"
Il diavolo vide che maneggiava la sbarra con una mano sola e lo prese in giro: "Che cosa credi di fare, con una mano sola?"
"Ragazzo mio, usare due mani con te sarebbe uno spreco. Se non fosse per quel sacchetto che tieni nascosto, anche se tu avessi quattro o cinque mani, a me ne basterebbe una sola per metterti a posto."
"Va bene, non user il sacchetto. Questa volta facciamo sul serio, e vediamo chi  pi forte."
Quando brand il bastone a denti di lupo e si fece avanti, Scimmiotto apr la mano sinistra davanti ai suoi occhi. Poi si accontent di qualche finta, e gli volse le spalle fuggendo. Il diavolo, sotto l'effetto della magica parola Proibito, non avvert alcuna diffidenza e gli corse dietro.
Quando giunsero al campo di meloni, il Novizio ci si catapult dentro e si trasform in un grosso melone maturo, dal dolce profumo. Il diavolo scrutava tutto intorno e non riusciva a scoprirlo. Quando vide i meloni, si incammin verso la capanna e chiam: "Di chi sono questi meloni?"
Mile venne fuori, in veste di vecchio contadino, e disse sorridendo: "Sono miei, mahrja."
"Sono maturi?"
"Ma certo."
"Scegline uno che mi disseti."
Mile colse il melone-Scimmiotto e lo offr rispettosamente al re diavolo; il quale, senza altra indagine, apr la bocca per dargli un morso. Quando Scimmiotto si vide davanti quella bocca spalancata, ci scivol dentro tutto intero e scese gi per la gola. Ed eccolo che torce le budella, pizzica lo stomaco, danza come una libellula, cammina sulle mani: in breve, fa tutte le bizzarrie che gli frullano per il capo. Il mostro digrigna i denti, fa smorfie di dolore, piange, si getta per terra, rotola qua e l come un ossesso: in breve il campo di meloni fu devastato come un'aia dopo la battitura del grano. E il mostro gemeva: "Basta! Aiuto! Piet!"
Allora Mile riprese il proprio aspetto e gli disse: "Dunque, brutta bestia, mi riconosci?"
Il mostro si mise sulle ginocchia e si prostern battendo la testa per terra. Poi si strofin il ventre gridando: "Piet, mio signore! Lasciatemi vivere! Non lo far pi!"
Mile lo perquis, gli tolse la borsa del paradiso futuro e il bastone delle pietre sonore e grid: "Consapevole del Vuoto, ti prego, per riguardo a me, lascialo vivere."
Ma Scimmiotto aveva ancora molta rabbia da sfogare, e qui colpiva di pugno, l di pedata: ne faceva di tutti i colori, mentre la povera creatura veniva meno.
"Via, Consapevole del Vuoto" torn alla carica Mile, "mi pare che abbia avuto il fatto suo. Ora basta!"
"Che apra la bocca" grid infine Scimmiotto. "Voglio uscire."
Al mostro restava un filo di vita addosso, ma il cuore batteva ancora; e, come si sa,

Se il cuore batte
La vita dura.

Per quanto malconcia, la creatura spalanc subito la bocca pi grande che pot, e il Novizio salt fuori. Gli sarebbe piaciuto ripassare il suo nemico con la sbarra cerchiata d'oro, ma in men che non si dica Mile l'aveva rinchiuso nel sacchetto. Tenendolo in mano, gridava: "E i cembali d'oro che mi hai rubato, brutta bestia, dove sono andati a finire?"
La voce soffocata dall'interno del sacchetto balbett: "I cembali? Li ha rotti Scimmiotto."
"Bravo, cos sono rotti! Almeno, rendimi l'oro di cui erano fatti."
"L'ho ammucchiato sotto il trono di loto, nella sala grande."
Mile, con il sacchetto in una mano e il bastone nell'altra, si rivolse ridendo a Scimmiotto: "Vieni, Consapevole del Vuoto, che andiamo a raccattare l'oro."
Quando entrarono nel monastero, trovarono i mostriciattoli - che avevano appreso della sconfitta del loro re - intenti a fare i bagagli per andarsene. Man mano che li incontrava, Scimmiotto gli rompeva la testa, anche a due o tre per volta. Fin per ammazzarli tutti quanti, e si vide che si trattava di trasformazioni di creature malefiche della montagna, uccelli e bestie varie.
Mile raccolse il suo oro, recit una formula magica e ricostru i cembali. Compiuta la missione, si conged da Scimmiotto, mont su una nuvola e ritorn nel Paradiso della Gioia Assoluta.
A quel punto Scimmiotto and a liberare il monaco cinese, Porcellino e Sabbioso. Il bestione era cos affranto dalla fame che non disse parola, non guard in faccia nessuno e corse a schiena curva in cucina. Quando Scimmiotto era giunto al monastero per lanciare l'ultima sfida era quasi ora di pranzo: i cibi era quindi pronti e intatti nelle pentole e sui piatti. Il bestione vuot in privato una mezza marmitta, e ci gli diede la forza di portare ciotole di riso anche a Tripitaka e a Sabbioso. Le domande sugli avvenimenti e il loro racconto, con l'aiuto portato da Zhenwu, dal principe ereditario e da Mile, trovarono luogo dopo il pasto. Il racconto riemp di gratitudine Tripitaka, che si raccolse in preghiere di ringraziamento. Ma gli venne un dubbio: "Dove saranno andati a finire tutti questi di, mio caro?"
"Che bestia, me n'ero dimenticato! Dovrebbero star chiusi in un forno, a quanto mi hanno detto. Porcellino, vieni con me a liberarli."
Localizzarono il forno e Porcellino, rinvigorito dal buon pasto, non ebbe difficolt a spalancarlo con un colpo di rastrello. Gli di furono slegati e sfilarono davanti a Tripitaka, che per l'occasione si era messo il suo kasya da cerimonia e li ringrazi uno per uno. Essi salutarono e se ne tornarono a casa.
Maestro e discepoli si presero mezza giornata di riposo, durante la quale si limitarono a curare il cavallo e riordinare i bagagli. La mattina seguente, con una torcia, diedero fuoco a edifici, pagode, sale di preghiera e trono di loto, in modo da ridurre tutto in cenere. Poi ripresero il loro cammino.

Anche da questa prova escono illesi
E liberi di andar verso la meta.

Se poi non sapete quando riuscirono a raggiungerla, quella meta, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 67
IL SENTIERO DEI CACHI MARCI

IN CUI LA NATURA MEDITANTE SI COMPIACE DEL SALVATAGGIO DI TUOLUO, E IL CUORE DELLA VIA SI PURIFICA SFUGGENDO ALLA CONTAMINAZIONE.


Lasciato il falso paradiso dell'Ovest, i quattro pellegrini proseguirono allegri per la loro strada. Un mese dopo, ormai nel cuore della primavera, si ritrovarono al crepuscolo fra boschi e giardini fioriti, mentre il cielo si incupiva e il vento sferzava la pioggia.
"Discepoli" disse Tripitaka tirando le redini, "si fa tardi e il tempo  cattivo: dove troveremo riparo?"
"Anche se non trovassimo alloggio per la notte" rispose ridendo Scimmiotto, "non ci mancano le risorse: alla peggio Porcellino raccoglier erba per i giacigli e Sabbioso abbatter qualche pino. Io mi candido come carpentiere: vi costruir una capanna sul ciglio della strada, abbastanza comoda da trascorrervi un anno, se volessimo."
"Lascia stare, fratello" replic Porcellino. "Questo non  il posto adatto: di sicuro  infestato da lupi e fiere, e magari ci bazzicano lamie e gnomi. C' da guardarsi le spalle di giorno; figurati i rischi che si corrono di notte."
"Bestione mio" lo stuzzic Scimmiotto, "ogni giorno che passa diventi pi poltrone. Non per vantarmi: col mio bastone in mano, cadesse il cielo, mi sentirei di rimetterlo in sesto."
Mentre chiacchieravano, giunsero in vista di un villaggio. "Siamo a posto!" esclam Scimmiotto. "Ecco l il nostro alloggio."
"Dove?" chiese il reverendo.
"Non vedete? L, al margine di quel boschetto" fece il Novizio additando un'abitazione. "Chiederemo riparo per la notte e ripartiremo domattina."
Il reverendo spron lieto il cavallo e ne smont quando giunse al cancello del recinto, che era saldamente sbarrato. "Aprite! Aprite!" grid Tripitaka bussando.
Venne ad aprire un vecchio appoggiato al bastone, vestito di tela greggia, con sandali di paglia e un turbante nero in capo: "Chi fa tutto questo chiasso?"
Tripitaka lo salut inchinandosi e giungendo le mani sul petto: "Onorevole donatore, questo povero monaco, vostro servitore,  stato inviato dalle terre dell'Est in cerca dei sutra nel Paradiso dell'Ovest. Passando per il vostro stimato paese mentre scende la sera, mi permetto di formular voti perch ci diate riparo per la notte nella vostra nobile residenza. Oso sperare che non vi recheremo disturbo."
"Volete andare a ovest, bonzo? Non raggiungerete mai la vostra meta. Siete nella regione del paradiso minore dell'Ovest; quello maggiore  lontanissimo, e la strada  impraticabile. Non vi sar facile nemmeno uscire da questa zona."
"Perch mai?"
"Trenta li a ovest del villaggio vi imbatterete nel Sentiero dei Cachi Marci e nel Monte delle Sette Perfezioni."
"Perch si chiama in quel modo?"
"Il nome  dovuto al fatto che il monte  coperto di alberi di cachi;  molto grande: per giungere alla pianura sull'altro versante bisogna percorrere ottocento li. Come dicono gli antichi, il cachi possiede appunto sette perfezioni: raggiunge un'et veneranda; ha la chioma ombrosa; gli uccelli non vi fanno il nido; i parassiti non lo attaccano; le sue foglie sono molto belle sotto la brina; i suoi frutti sono superbi; le sue fronde sono ricche e folte. La montagna  poco frequentata, perch la regione  molto vasta e gli abitanti sono sparsi. Perci quando i frutti sono maturi nessuno li coglie; essi cadono sul sentiero incassato tra le rocce e vi restano a marcire. Sono una tale quantit che formano un enorme strato di fanghiglia e mandano un lezzo pestilenziale: in confronto, la puzza dei cessi sembra gradevole. Se per il momento non lo sentite, e solo perch fortunatamente sta soffiando vento di sud est."
Tripitaka se ne stava mogio e spaventato. Scimmiotto non si trattenne: "Vecchio rimbambito! Noi veniamo a chiederti ospitalit, e tu cerchi di farci paura. Se la tua baracca  troppo piccola per ospitarci, dillo, e ce ne andremo a dormire sotto un albero. Che bisogno hai di raccontarci frottole?"
Il vecchio guard quella brutta faccia e per un momento rest interdetto; poi prese coraggio, gli punt contro il bastone e grugn: "Guardate quella faccia scarnita con il naso schiacciato, piena di peli fino agli occhi; quel brutto fantasma impestato. Osa mancarmi di rispetto, si permette di sbraitarmi contro. Se la prende con me: un vecchio!"
"Caro vecchio signore" riprese Scimmiotto con un sorriso a denti stretti, "voi non avete le pupille in mezzo agli occhi: mi date del fantasma impestato, e non vi rendete conto di chi sono io. I fisionomisti dicono: viso bizzarro  roccia che racchiude giada. Se uno giudica la gente dall'aspetto, pu prendere delle grosse cantonate. Lo so che sono brutto, ma ho altre qualit."
"Tu chi sei? Di che qualit ti vanti, se  lecito saperlo?"
Scimmiotto si mise a ridere: "Io?

Vengo dall'Est; sul Monte Fiori e Frutti
Nacqui. Da buon maestro appresi l'arti
Marziali, a me ben note in ogni aspetto.
So rivoltare il mare, batter draghi,
Scacciare il sole e sollevar montagne.
Son specialista nella caccia ai diavoli.
Se occorre, sposto le costellazioni.
In cielo e in terra  temuta la scimmia
Che si sa trasformare in mille modi."

Il malumore del vecchio lasci subito posto alla gioia. Divenne persino gentile, e s'inchin dicendo: "Signori, vi prego, entrate nella mia umile capanna e mettetevi a vostro agio."
I quattro pellegrini fecero il loro ingresso con cavallo e bagagli. Rovi spinosi circondavano la corte e coprivano il muro in cui si apriva l'ingresso della cinta interna; superato il quale videro la casa, dal tetto di tegole a tre campate. Il vecchio li introdusse, spinse delle seggiole verso di loro e ordin di servire il t e di preparare il pranzo. Poco dopo si misero a tavola, dove furono serviti molti piatti: glutine di grano, formaggio di soia, patate dolci, radici bianche, senape, rape, riso profumato e zuppa piccante alla malva. Di che nutrire a saziet maestro e discepoli.
Alla fine, Porcellino prese in disparte Scimmiotto e gli bisbigli: "Perch credi che il vecchio ci abbia offerto questo festino, mentre all'inizio aveva l'aria di non volerci nemmeno ospitare?"
"Non mi pare che abbia fatto niente di speciale" rispose il Novizio. "Domani gli chieder io di procurarci dieci specie di frutta e dieci di verdure."
"Sei un bello sfacciato! Devo ammettere che il tuo atteggiamento da sbruffone ci ha procurato una scorpacciata. Ma domani ce ne andremo: che cosa ci guadagnerai a essere di nuovo maltrattato?"
"Sta tranquillo, ci so fare pi di quello che sembra."
Poich ormai faceva buio, il vecchio fece portare le lampade.
"Potrei conoscere il vostro onorevole nome?" chiese inchinandosi il Novizio.
"Mi chiamo Li."
"Questo sar dunque il villaggio dei Li."
"No,  il villaggio di Tuoluo, in cui vivono pi di cinquecento famiglie. I patronimici sono tanti; io solo mi chiamo Li."
"Caro donatore Li, quale buona idea vi ha spinto a offrirci questo pranzo sontuoso?"
Il vecchio si alz per dichiarare: "Avete detto di essere esperti nella caccia alle creature malefiche. Qui ce n' una: se voleste darvi la pena di sbarazzarcene, sapremmo dimostrarvi la nostra gratitudine."
"Mille grazie dell'incarico" rispose Scimmiotto con una riverenza.
"Guardatelo un po'!" esclam Porcellino. " sempre in cerca di guai. Basta che qualcuno gli parli di mostri, e subito lo festeggia come un parente."
"Saggio fratello, la mia riverenza significa consenso. L'affare  concluso, non occorre che il vecchio cerchi altri fornitori."
"Questa scimmia pensa solo a s stessa" intervenne Tripitaka. "E se il mostro avesse poteri pi grandi dei tuoi e tu non lo potessi catturare, non avresti forse mentito? E noi monaci non abbiamo fatto voto di non mentire mai?"
"Maestro" rispose ridendo Scimmiotto, "prima di rimproverarmi, aspettate di saperne di pi."
"Che cosa vi occorre sapere?" chiese il vecchio.
"Il vostro nobile territorio  una grande regione pianeggiante e popolosa, non un angolo sperduto fra le montagne. Che specie di mostro si  azzardato a stabilirsi qui?"
"Dovete sapere" raccont il vecchio, "che nel passato in effetti questo era il posto pi quieto del mondo. Ma tre anni fa, nella terza luna, si alz all'improvviso un gran colpo di vento. Noi eravamo occupati ciascuno negli affari suoi: chi trebbiava il grano, chi trapiantava il riso. Pensammo che fosse il maltempo. Invece era un mostro che ci rub vacche e cavalli al pascolo, rap montoni e maiali, ingoi in un boccone oche e polli; e mangi vive tutte le persone che incontrava sul suo cammino. Da quella volta il mostro  ritornato spesso a far preda. Reverendo, se ne siete capace, sbarazzateci di questa sciagura. Potrete contare sulla nostra gratitudine e sul nostro profondo rispetto."
"Non sar tanto facile" obiett Scimmiotto.
"Difficilissimo!" fece coro Porcellino. "Non se ne fa nulla. Non  roba per noi, poveri monaci vaganti, che chiediamo solo un riparo per la notte e domattina ce ne andremo."
"Siete i soliti monaci scrocconi" brontol il vecchio. "Un momento fa spostavano le stelle e cacciavano i diavoli. Poi, visto che c' bisogno di loro, non sanno pi far niente."
"Vecchio mio" disse Scimmiotto, "bisognerebbe che la gente del posto fosse solidale."
"Che cosa vi fa pensare che non lo sia?"
"Sopportate il danno da tre anni in qua: chiss quante perdite avete subito. Eppure, in cinquecento famiglie, non siete stati capaci di mettere insieme cinquecento tael per far venire un buon esorcista."
"Magari fosse questione di soldi! Volete proprio farci morire di vergogna. Ogni famiglia ha speso i suoi quattro o cinque tael. Due anni fa avevamo trovato un monaco che doveva catturare il mostro, ma non ci riusc."
"Raccontatemi il suo modo di procedere."
"Era un monaco del sangha e portava il kasya. Prima recit il sutra del Pavone e quello della Buona Legge. Bruci incenso e agit la campana. Il mostro si irrit, apparve nel villaggio, fra vento e nuvole, e venne a combattere il monaco. Quel bonzo sapeva solo chiacchierare. Quando il mostro se ne and, lo lasci a terra con la pelata spaccata nel mezzo, come un melone maturo."
"Ebbe il fatto suo" sghignazz Scimmiotto.
"Lui ci perse la vita, che valeva poco; ma lasci grossi debiti a noi. Dovemmo comprare la bara e pagare i funerali. Poi il suo discepolo volle essere risarcito: gli abbiamo dato un mucchio di soldi, ma ancor oggi non  contento e minaccia di farci causa."
"Fu l'unico tentativo?"
"L'anno scorso ci riprovammo con un prete taoista."
"Come and?"
"Con il daoshi? Arriv con una tiara d'oro in testa, il vestito con il collare, acqua magica alla mano; batteva le sue tavolette per costringere gli di a catturare il mostro. Si alz un uragano e venne avanti una forma di nebbia spessa e scura, che si gett addosso al prete. Combatterono tutto il giorno; noi ci eravamo rintanati per lo spavento. Infine il cielo si schiar e noi uscimmo a vedere. Trovammo il prete annegato nel torrente; quando lo tirammo su, non era altro che il cadavere di una gallina, tutto zuppo d'acqua."
Il Novizio si divertiva un mondo: "Un altro che ebbe il fatto suo."
"Anche questa volta ci furono un sacco di spese e di danni da risarcire."
"Non importa, non vi date pensiero. Questa sar la volta buona."
"Se davvero siete capaci di liberarci, inviter gli anziani del villaggio a firmare un contratto con voi: se riuscite, avrete come ricompensa la somma che chiederete, non un soldo di meno. Se non riuscite, saremo indenni da qualunque responsabilit: carta canta."
"Siete rimasti scottati due volte" esclam ridendo Scimmiotto. "Ma state tranquillo: noi non siamo persone di quel tipo. Andate pure a chiamare gli anziani, se volete."
Il vecchio, tutto contento, mand subito un garzone a invitare il vicino di destra e quello di sinistra, il cugino, il cognato, alcuni parenti e amici. Vennero otto o nove persone. Fatte le presentazioni, si parl della cattura del mostro.
"Quale degli eminenti discepoli se ne incaricher?" chiesero.
"Ci penser l'umile bonzo che vedete" rispose Scimmiotto incrociando le mani.
"Non  possibile!" gridarono quelli. "Si tratta di una creatura gigantesca, fornita di grandi poteri; mentre questo reverendo  cos piccolo e sparuto, che tutto intero non basterebbe a otturargli un dente."
"Non avete occhio, cari signori" replic Scimmiotto con aria canzonatrice. "Sono piccolo, ma piuttosto robusto. Sono di quelli che hanno bevuto l'acqua della macina, e cos hanno imparato a macinare."
Gli anziani si inchinarono: "Qual' il vostro prezzo, reverendo?"
"Non parliamo di ricompense. Dice l'adagio: parli d'oro, e ti stordisci; dell'argento, e ti abbrutisci; di sapeche, e imputridisci. Siamo monaci cui importa accumulare solo meriti; i soldi non ci interessano."
"A quanto pare, siete proprio monaci eminenti che osservano i comandamenti. Ma non possiamo chiedervi di aiutarci senza corrispettivo. Noi viviamo delle risorse della terra. Poich non volete denaro, se ci sbarazzate di quella bestia impura e liberate il paese, ogni famiglia vi dar due mu di buona terra. Ne metterete insieme mille mu e potrete costruirci un monastero, installarvi maestro e discepoli, e praticare la meditazione invece di andar vagabondi."
"Peggio che mai" disse Scimmiotto scoppiando a ridere. "Non parliamo di terra! Vorrebbe dire allevare cavalli, lavorare la campagna, mietere grano e fieno, coricarsi a notte avanzata e alzarsi all'alba. Ci sarebbe da crepare di noia."
"E allora che cosa possiamo darvi?"
"Per noi che abbiamo abbandonato le nostre famiglie, baster una tazza di t e un pasto di magro."
"Niente di pi facile. E come contate di fare?"
"Quando quella bestia si far vedere, l'acchiapper."
"Ma  una creatura gigantesca!  alta dalla terra al cielo, arriva con l'uragano e riparte nella nebbia. Come vi avvicinerete a lei?"
"Non stiamo a discutere" rispose Scimmiotto ridendo. "Io cavalco vento e nuvole; per quanto grande sia, so il modo di metterla sotto."
Mentre conversavano, sibil il vento. Gli anziani tremarono come foglie e balbettarono: "Questo bonzo ha sulla bocca il sale della maledizione. Parla del mostro, e subito compare."
Il vecchio Li apr una porticina segreta e grid ai parenti e a Tripitaka: "Presto, entrate nel rifugio, arriva il mostro!"
Nel panico generale, Porcellino e Sabbioso si avviavano con gli altri. Ma Scimmiotto li afferr per il collo: "Siete matti? Vi dimenticate che i monaci non devono entrare nelle stanze interne delle case? Voi mi fate compagnia: si va nella corte a vedere di che cosa si tratta."
"Fratello" protest Porcellino, "a pagare il conto per scoprire di che cosa si tratta ha gi provveduto questa gente. Se si alza il vento, arriva il mostro; non c' altro da sapere. Se loro vanno a nascondersi, perch noi, che siamo degli estranei, ci dovremmo esporre?"
Ma Scimmiotto non lo ascoltava nemmeno; senza mollare la presa, se li port tutti e due nella corte. Che vento soffiava!

Abbatte piante, riempie di terrore
Persino i lupi. Mette sottosopra
Mari e fiumi, sconvolge fin le rocce
Del Monte Hua, scuotendo l'universo.
I paesani si barricano in casa,
I ragazzi si coprono la testa.
Tutto il mondo  piombato nelle tenebre,
Cupe nubi ricoprono le stelle.

Porcellino si lasci cadere tremante e infil il grugno nel terriccio. Sabbioso non osava aprire gli occhi. Scimmiotto annusava l'aria, alla ricerca di elementi di giudizio. In breve l'uragano cess e si videro nello spazio due deboli luci.
"Ragazzi, il vento ha smesso" disse Scimmiotto. "Tiratevi su e guardate."
Il bestione sollev il grugno, ne scosse la terra e guard in alto. Quando vide quelle luci, disse ridacchiando: "Sembra un tipo beneducato, questo mostro; dovremmo farcelo amico."
"Come fai a dirlo, se non si vede niente in questo buio pesto?" chiese Sabbioso.
"Ricordati il detto degli antichi: di notte cammina a lume di candela; senza candele, vattene a letto(14). Il mostro lo sa, e cammina a lume di candela."
"Non si tratta di candele; quelli sono occhi che brillano."
"Santo cielo!" esclam il bestione rattrappito dalla paura, tanto che la sua statura scese di tre pollici. "Se ha occhi di quelle dimensioni, chiss com' grande la bocca."
"Non siate fifoni, saggi fratelli" disse Scimmiotto. "Vado su a vedere chi , e qual' il suo umore."
"Fratello" balbett Porcellino, "non dirgli che noi siamo qui."
Il bravo Scimmiotto balz per aria con un sibilo, impugnando la sbarra di ferro, e grid a squarciagola: "Arrivo! Eccomi qua."
Quando lo scorse, la creatura si mise a danzare agitando una lunga lancia. Il Novizio chiese: "Chi sei? Dove abiti?" Ma quello bilanciava la sua lancia e non faceva motto. Le domande furono ripetute, sempre senza risposta.
"Sembra sordomuto" si disse Scimmiotto ridendo fra s. "Proviamo a tastarlo un po'."
Il mostro parava i colpi con la lancia e non mostrava la minima paura. Lo scontro continu fino a mezzanotte senza vincitore n vinto. Porcellino e Sabbioso lo seguivano dalla corte dei Li: la creatura non mostrava alcuna velleit aggressiva; si limitava a parare la sbarra di Scimmiotto, che era costantemente a un pelo dalla sua testa.
"Sabbioso" disse Porcellino, "tu resta qui a far la guardia. Non sembra un mostro molto pericoloso. Io salgo un momento a dare una mano, altrimenti quella scimmia, come al solito, si prender tutto il merito."
Il bestione balz sulle nuvole e cerc di colpire con il suo rastrello, ma il mostro gli oppose una seconda lancia. Quelle punte di lancia brillavano qua e l come lampi. Porcellino era ammirato: "Che tipo in gamba! Non  lo stile dietro la montagna, e neppure la treccia di seta. Non mi pare nemmeno lo stile dei Ma. Si potrebbe chiamare l'asta invisibile."
"Che cosa blateri, bestia? Non l'ho mai sentita, l'asta invisibile."
"Vedi anche tu che si serve soltanto delle punte delle lance. Le aste dove le ha nascoste?"
"Magari sar l'asta invisibile" concesse Scimmiotto. "Questa creatura non sa dire una parola. Penso che non sappia ancora prendere forma umana e sia dominata dagli umori infernali. Ho paura che, quando si lever il sole e prevarr l'influsso dello yang, correr a nascondersi. Non dobbiamo farcela scappare."
"Hai ragione" approv Porcellino.
Ripresero ad attaccare e continuarono per un pezzo, finch il cielo si rischiar: a quel punto la creatura volse le spalle e fugg. Scimmiotto e Porcellino si gettarono all'inseguimento, ma ben presto uno spaventoso fetore di corruzione li trattenne: era il Sentiero dei Cachi Marci.
"Chi  venuto qui a svuotare le sue latrine?" brontol Porcellino. "C' un puzzo insopportabile!"
"Bada al mostro! Sbrigati!" grid Scimmiotto turandosi il naso.
La creatura stava scivolando sull'altro versante della montagna e riprendeva la sua vera forma: si trattava di un gigantesco pitone a scaglie rosse. Guardate:

Brillan negli occhi le stelle dell'alba,
Dalla bocca la bruma del mattino
Esce a gran fiotti, tra le file aguzze
Dei suoi denti d'acciaio. Grandi artigli
Incurvati e taglienti. Sopra il capo
Reca uno strano corno, come fosse
D'agata risplendente. Il lungo corpo
 maculato dalle scaglie rosse.
Quando lo vedi acciambellato al suolo
Ti sembra una coperta di broccato;
Quando vola nel cielo, arcobaleno.
Si riposa in quel lezzo insopportabile,
E rosse nubi intorno lo circondano.
Quanto  grosso?  un gigante, da nascondere
Il tuo compagno che  dall'altra parte.
Quanto  lungo? Il suo corpo, se disteso,
Da nord a sud traversa tutto il monte.

"Dunque si trattava di un serpentone" esclam Porcellino. "Certo, per saziare quel corpaccio, non basterebbero cinquecento persone a pasto."
"Ecco spiegata l'asta invisibile: parava i colpi con la lingua bifida." aggiunse Scimmiotto. "La corsa lo ha spossato; approfittiamone per attaccarlo alle spalle."
Porcellino si fece avanti e men un fendente con il suo rastrello. La creatura si precipit in un buco del terreno, infilandosi a testa in gi. Porcellino lasci cadere il rastrello, afferr la lunga coda prima che scomparisse e tir con tutte le sue forze: "L'ho preso, l'ho preso!". Ma, per quanto tirasse, non lo smuoveva di un dito.
"Di, bestione, lascialo andare!" rise Scimmiotto. "Ci penso io. Non si d la caccia ai serpenti tirandoli per la coda."
Porcellino lasci la presa, e la coda scomparve nel buco.
"Lo tenevo in mano, tutto sommato ne avevo gi catturato un bel pezzo" si lagn Porcellino. "Adesso chi lo fa uscire da l? Il gioco col serpente  finito."
"La bestia  grossa e il buco  stretto. Non si pu rigirare, l dentro: pu solo andare avanti. Di sicuro ci sar un'uscita: tu devi trovarla e bloccarla. Io intanto andr all'assalto dell'ingresso principale."
Il bestione corse sull'altro versante della montagna, scopr un buco e lo tur con il piede; mentre Scimmiotto, nel punto in cui il serpente era scomparso, scavava alacremente. Il serpente sbuc dalla tana con tanto slancio che colse Porcellino di sorpresa; e con un colpo di coda lo stese a terra dolorante. Scimmiotto, che non trovava nulla, corse dall'altra parte e grid a Porcellino di mettersi all'inseguimento. Il bestione, vergognoso, si tir su e si mise a battere colpi di rastrello tutto intorno sull'erba.
"Cosa fai?" grid il Novizio ridendo come un matto. "Che ti prende? Il serpente se n' andato."
"Seguo il detto: battere l'erba per scacciare il serpente."
"Sei un bel cretino. Sbrigati, lo dobbiamo inseguire."
Attraversarono di gran corsa un crepaccio, e di colpo se lo trovarono di fronte, acciambellato ma con la testa eretta e la gola spalancata per ingoiarli. Porcellino, spaventato, si ferm; Scimmiotto continu la corsa e fin dritto dentro la bocca spalancata. Il serpente lo inghiott in un boccone, mentre Porcellino si disperava e si batteva il petto: "Ahim, fratello, ti ha preso!"
Dal ventre della creatura, la voce soffocata di Scimmiotto grid: "Non preoccuparti! Il gioco col serpente non  finito: ora gli faccio fare il ponte." In effetti il mostro curv la schiena e assunse la forma dell'arcobaleno.
"L'aspetto del ponte ce l'ha" concesse Porcellino. "Ma vorrei sapere chi si arrischierebbe a salirci sopra."
"Adesso far la barca. Guarda!" E mise di traverso la sua sbarra di ferro, spingendogli il ventre verso terra; con la testa drizzata, il povero mostro ricordava una chiatta fluviale.
"Sembra una barca, ma gli manca la vela" scherz Porcellino.
"Fatti in l: glieli do io i mezzi di utilizzare il vento in poppa!" E gli punt la sbarra di ferro nella schiena, allungandola di parecchie tese: sembrava l'albero maestro.
La povera bestia, straziata dal dolore, si mise a correre pi del vento gi dalla montagna. Dopo una ventina di li, si afflosci nella polvere: aveva esalato l'ultimo respiro. Porcellino, che le era corso dietro, ne approfitt per batterla ben bene con il rastrello.
Scimmiotto si apr un passaggio nel fianco del mostro e sbuc all'aperto: "Non vedi che  morto? Perch lo picchi?"
"Fratello, non sapevi che battere i serpenti morti  una mia specialit?"
Riposero le armi, afferrarono il serpente per la coda e ripresero la via di casa.
Al villaggio di Tuoluo, il vecchio Li diceva a Tripitaka: "La notte  trascorsa e i vostri discepoli non si vedono. Di certo sono morti."
"Spero che la situazione non sia tanto grave. Andiamo a vedere."
In quel momento giunsero Scimmiotto e Porcellino, che si trascinavano dietro l'immenso pitone, gridando di fare largo. Tutti fecero festa; giovani e vecchi, uomini e donne, tutto il villaggio si venne a prosternare: "Signori,  proprio il mostro che ci perseguitava. Con la potenza della legge ci avete liberato dalla perversa creatura. Ora potremo vivere in pace."
Tutti manifestavano la loro gratitudine, invitavano i pellegrini nelle loro case e offrivano ricompense.
Maestro e discepoli furono trattenuti per sei o sette giorni, e riuscirono a ripartire solo insistendo con molta fermezza. Poich non volevano denaro, tutti offrivano provviste e frutta, caricate su cavalli e muli. Dopo il banchetto di addio, li accompagnarono in corteo con bandierine e decorazioni; era un corteo di sette od ottocento persone.
Le manifestazioni di esultanza continuarono per un pezzo, finch si avvicinarono troppo al Sentiero dei Cachi Marci, perch si riuscisse a pensare ad altro che al fetore e alla sporcizia sparsa sul cammino. Tripitaka esclam: "Consapevole del Vuoto, come faremo ad andare avanti in queste orribili condizioni?"
"Non sembra facile neanche a me" confess Scimmiotto turandosi il naso.
Tripitaka si mise a piangere, ma vecchio Li con i suoi compaesani cerc di confortarlo: "Non temete, reverendo; vi abbiamo accompagnato fin qui proprio per aiutarvi. Per ringraziarvi di averci liberati dal flagello che ci opprimeva, vi apriremo una nuova strada."
"Non mi sembra un'idea molto pratica, povero vecchietto" comment ridendo il Novizio. "Avete detto che la montagna si estende per ottocento li: come pensate di aprire una strada cos lunga? Non vi crederete l'impresa stradale di Yu il Grande! Questo  pane per i nostri denti, voi non ci riuscireste mai."
"Perch dici questo, Consapevole del Vuoto?" domand Tripitaka scendendo dal cavallo.
"Aprire un'altra strada sarebbe pi difficile che percorrere quella che c': non abbiamo alternative sensate. Il problema che mi pongo sono le risorse alimentari."
"Ma che cosa dite, reverendo?" si indign il vecchio Li. "Come potete preoccuparvi di risorse alimentari, quando ci siamo qui noi a pensarci?"
"Se  cos, ci dovreste preparare due moggi di riso, insieme a pane e gallette cotte al vapore in quantit. Il nostro bonzo dalle larghe orecchie si trasformer in un maiale gigante e, quando avr riempito il suo stomaco, ci spazzer la via con il suo grugno. Noi gli daremo una mano e il maestro ci seguir a cavallo: vedrete che procederemo spediti."
"Fratello" protest Porcellino, "perch tutti gli altri se ne lavano le mani, e mi ci devo imbrattare io?"
"Consapevole delle Proprie Capacit" esort Tripitaka, "devi pensare quanti meriti andranno sul tuo conto, se sarai capace di farci passare di qui."
"Caro maestro e cari donatori" dichiar sorridendo Porcellino, "scherzi a parte: con le trasformazioni che so fare io, sarei costretto a tirarmi indietro solo se occorresse diventare piccolo, o leggero, o volare. Ma qui serve ingrossare, ed  la mia specialit: posso fare il bufalo, l'elefante, o addirittura la collina. Ma la mia pancia cresce in proporzione, e se non la riempio subito mi ammazza di languore."
"Ci pensiamo noi!" gridarono i paesani. "Ci siamo portati dietro le provviste per offrirvele al momento di separarci.  tutto pronto, e se non baster ne prepareremo ancora."
Porcellino si lev la tonaca, appoggi il rastrello e annunci solennemente: "Al lavoro! Vedrete come so cavarmela, alle prese con le schifezze."
In effetti il bestione fece un passo magico, si diede una scossa e si trasform in un gigantesco maiale. Eccolo qua:

Quant' lungo il brutto grugno,
Quant' grasso quel corpaccio
Ciccioluto in ogni dove!
La cotenna come ferro,
Quelle setole son spade,
Gli zamponi son colonne.
Impressiona la potenza
Dei grugniti, intercalati
Da gentil piagnucolio.
Dopo secoli che gli uomini
Allevar sanno i maiali,
Mai si vide un porcellone
Di una tale dimensione.

Scimmiotto fece subito disporre il cibo e il bestione, senza badare che cosa fosse crudo e che cosa cotto, inghiott tutto quanto. Appena ebbe finito, incominci a spazzare la strada con il grugno, mentre il maestro saliva a cavallo e Scimmiotto e Sabbioso si levavano le scarpe. Prima di muoversi, raccomandarono: "Dovreste spedirci lungo la strada altro riso, perch il nostro condiscepolo abbia la forza di continuare."
I paesani che erano venuti a cavallo o sul mulo (circa la met) ritornarono di corsa al villaggio a preparare riso. Gli altri, venuti a piedi, restarono a guardare i pellegrini che si incamminavano.
Il villaggio distava dalla montagna una trentina di li. Quando il riso fu pronto, i paesani con le loro cavalcature dovettero inseguire a lungo i pellegrini, che camminavano svelti. Riuscirono a raggiungerli solo sul far del giorno: "Ehi, cercatori di scritture! Rallentate il passo, per piacere. Vi portiamo il riso."
In effetti Porcellino era in preda agli spasimi della fame. Si trov davanti sette od otto moggi di cereali vari, e li ingoi tutti quanti senza guardare che cosa fossero. A pancia piena, ricominci a spazzare di buona lena.
I pellegrini ringraziarono e continuarono il cammino.

Scimmiotto abbatte diavoli,
Rimuove Porcellino
Spazzatura di secoli.
I sei coinvolgimenti
Oggi vengono rotti:
Gloria al trono di loto!

Se poi non sapete niente delle tappe successive e delle creature malefiche che le frequentavano, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 68
A PASSEGGIO PER ACQUISTI

NEL PAESE DI VIOLA PORPORA IL MONACO CINESE PARLA DEI TEMPI ANDATI, E SCIMMIOTTO DIMOSTRA UN'ABILIT ECCEZIONALE COME MEDICO.


Raggiunto il bene, cessata ogni causa,
Giunge la fama ai quattro continenti.
Da luce di sapienza son condotti
Alla riva del cielo, dove nascono
Le nubi. Ivi seduti eternamente
Sopra i troni di diaspro, tutti i buddha
Li attendono. Spezzate il sogno umano
Della farfalla!(15) Cessate! Alla fine
Purificati d'ogni impurit,
Liberi da ogni angoscia ed inquietudine.

Si  narrato come Tripitaka e i suoi, spazzato l'immondo sentiero, poterono proseguire il loro lungo viaggio. Nell'avvicendarsi dei giorni, ritorn la stagione calda.

Mele granate si spaccano al sole,
Foglie di loto come grandi tazze
Verdazzurre, gli uccelli si nascondono
Tra le fronde dei salici. Il viandante
Cerca respiro agitando il ventaglio.

Giunsero in vista di una citt circondata da mura e Tripitaka, tirando le redini, disse: "Discepoli, che citt sar quella?"
"Mi meraviglio, maestro" lo stuzzic Scimmiotto. "La corte vi affida missioni ufficiali; ma voi, a quanto pare, non sapete nemmeno leggere."
"Io faccio il monaco fin dalla prima infanzia e ho studiato a fondo classici e sutra; come ti permetti di insinuare che non saprei leggere?"
"Eppure il nome della citt  scritto in tre grandi caratteri sulla bandiera che si vede sventolare sulle mura. Se sapete leggere, perch non leggete?"
"Scimmia maligna!" si adir Tripitaka. "Soffia il vento; chiss quanto sventola quella bandiera, ammesso che ci sia scritto qualcosa."
"Sono tutte scuse; io leggo benissimo."
"Maestro" intervennero Porcellino e Sabbioso, "non badate alle diavolerie del nostro condiscepolo. A questa distanza, si distinguono appena le mura e i fossati: niente di pi piccolo."
"Invece si leggono tre caratteri: Regno di Viola Porpora."
"Dev'essere uno dei regni dell'Ovest in cui dobbiamo presentare il nostro passaporto" concluse Tripitaka.
"Si capisce" approv Scimmiotto.
Giunti alla porta della citt, Tripitaka smont da cavallo e attraversarono il ponte. Quando ebbero superato la terza cinta, si resero conto di trovarsi in un'imponente capitale.

Alte torri e porte superbe, merli ben spaziati, il fossato ricco di acqua corrente, in un paesaggio di grandi montagne verso nord e verso sud.
Viali e mercati mostrano abbondanza di derrate e gran commercio. Le imbarcazioni fluviali portano giada e tesori da paesi lontani.
Gli edifici sono pi ameni di una catena di colline, con palazzi alti fino al cielo.
La tripla cinta, sorvegliata severamente, garantisce pace e prosperit.

I passanti per le strade erano ben vestiti, dignitosi nel portamento, chiari nell'eloquio: un mondo per nulla inferiore alla Cina dei grandi Tang.
Lo strano aspetto dei tre discepoli (la bruttezza di Porcellino, la faccia tetra di Sabbioso, quella pelosa di Scimmiotto) distolse la gente dalle sue attivit commerciali e indusse molti ad accalcarsi per guardarli.
"Non provocate incidenti!" gridava Tripitaka ai suoi. "Camminate a occhi bassi!"
Porcellino abbassava quel suo grugno a forma di ovario di loto, ficcandoselo in petto; Sabbioso non osava alzar gli occhi. Scimmiotto, invece, camminava guardandosi intorno curioso.
Chi si sapeva comportare dava un'occhiata e si allontanava. Ma non mancavano i balordi (per non parlare di una banda di monelli) che giravano specialmente intorno a Porcellino, lo burlavano rumorosamente e spinsero le manifestazioni di allegria fino a tirargli tegole e mattoni. Tripitaka sudava freddo e sibilava: "Niente incidenti, per carit!" Il bestione non osava alzare il naso.
Girato l'angolo della strada, giunsero davanti a un edificio con la scritta:

PUBBLICA CASA DI RITROVO

"Entriamo l dentro" propose Tripitaka.
"Che ci andiamo a fare?" domand Scimmiotto.
"Nella casa di ritrovo pu entrare chiunque; non disturberemo nessuno e prenderemo un po'di riposo prima di recarci a corte. Appena presentato il passaporto, ce ne ripartiremo."
Porcellino alz finalmente il naso, seminando il panico fra i suoi ammiratori; una diecina di loro cadde a terra. "Avete ragione, maestro: andiamo a chiuderci l dentro e mettiamoci al riparo da questo sciame di moscerini."
Entrarono dunque nella casa. I curiosi pian piano si dispersero.
Il direttore dell'albergo e il suo vice, che registravano le generalit dei visitatori e in quel momento stavano accogliendo alcuni funzionari, si stupirono del loro aspetto e chiesero: "Che specie di gente siete?"
"Questo povero monaco al vostro servizio" rispose Tripitaka giungendo le mani, " stato mandato in cerca di scritture nel Paradiso dell'Ovest dall'imperatore dei grandi Tang dell'Est. Non osiamo passare in incognito dal vostro nobile paese senza far vistare il passaporto. Speriamo che ci concediate momentaneamente riparo nel vostro rispettabile yamen."
I due si rassettarono gli abiti, li ricevettero formalmente, fecero preparare le stanze per loro e diedero ordini in cucina perch fosse servito un pasto vegetariano. Mentre si recavano nelle stanze per gli ospiti, Scimmiotto comment: "Che villanzoni! Avrebbero potuto riservarci la sala grande."
"Non siamo in Cina" osserv Tripitaka, "e del resto quelle persone stavano ricevendo dei funzionari di passaggio. Non ci dobbiamo stupire che non abbiano potuto assegnarci la sala grande."
"Si vede che io tengo alla forma pi di voi" concluse Scimmiotto.
Un cameriere port loro il cibo: una ciotola di riso, una di farina di grano, due manciate di verdura, quattro pezzetti di formaggio di soia, due focacce di glutine, un piatto di germogli essiccati di bamb e uno di orecchiette. Disse: "Potete cuocere il cibo nel forno che troverete nella stanza ovest;  pronto e pulito, basta accendere il fuoco."
"Scusate" domand Tripitaka, "sapete se a quest'ora il re riceve in udienza?"
"Il re nostro signore sta appunto tenendo udienza, perch oggi  un giorno particolarmente fausto. Non lo faceva da parecchio tempo e, se doveste perdere l'occasione per presentare il vostro passaporto, chiss quanto dovreste aspettarne un'altra. Vi conviene affrettarvi."
"Consapevole del Vuoto" grid subito Tripitaka, "pensa tu a cuocere il cibo. Io vado a corte a presentare i documenti. Quando ritorner pranzeremo, e poi ripartiremo."
Porcellino gli porse le carte e il kasya, che Tripitaka indoss per presentarsi con decoro; quindi usc raccomandando che non andassero attorno a provocare scandali.
Quando giunse alla Torre delle Cinque Fenici - in vista di edifici, torri e terrazze di cui non si finirebbe mai di lodare il magnifico aspetto - si fece annunciare dall'ufficiale di servizio, che si rec ai piedi dei gradini di giada e disse: "C' qui un monaco inviato in missione dai grandi Tang dell'Est per rendere omaggio al Buddha nel Monastero del Colpo di Tuono e chiedergli le scritture. Vorrebbe far vidimare il suo passaporto e attende la vostra convocazione."
Il re si rallegr e disse: "Che caso fortunato! Una lunga malattia ci impedisce da tempo di svolgere le nostre funzioni. Stavamo appunto per bandire un appello ai medici, quando giunge nel nostro paese questo monaco eminente, che certo s'intender anche di medicina."
Tripitaka fu ricevuto con ogni cortesia. Dopo che si fu prosternato, il re lo fece salire nella Sala d'Oro, gli concesse di mettersi seduto e ordin alla corte dei banchetti di preparare per lui un pranzo di magro. Tripitaka ringrazi cerimoniosamente e present le sue carte, che il sovrano lesse con molto interesse. Quindi chiese: "Maestro della legge, quanti sovrani si sono succeduti sul trono dei grandi Tang? E quanti saggi ministri li hanno assistiti? E perch l'imperatore, una volta ricuperata la salute, vi ha spedito tanto lontano a cercare le scritture?"
Il reverendo s'inchin, giunse le mani e rispose: "Laggi, nel paese del povero monaco vostro servitore,

Tre augusti ressero il mondo; cinque imperatori classificarono le relazioni fondamentali fra gli uomini.
Yao e Shun salirono legittimamente al trono, Yu e Tang pacificarono il popolo.
Ma Cheng e Zhou ebbero molti discendenti che divisero il territorio in molti regni indipendenti: i forti conculcavano i deboli.
Questi regni furono diciotto, separati da frontiere.
Quando si ridussero a dodici, ci fu un periodo di pace.
Ma presto ripresero ad armarsi e divorarsi fra loro.
Sette stati entrarono in competizione per l'egemonia. Alla fine si arresero a Qin.
Il cielo fece nascere il suo mortale nemico a Lu Pei.
Monti e fiumi pervennero allora nelle mani dei Han, che stabilirono le leggi.
Ai Han subentrarono i Sima, ma i Jin si divisero.
Vi furono al nord dodici signori; al sud Song, Qi, Liang e Chen.
Gli avi si successero finch l'unit fu ripristinata dai grandi Sui. Ma il despota inumano opprimeva il popolo.
Il nostro sovrano, della famiglia Li, diede all'impero il nome di Tang. Dopo Gaozu, regna oggi Shimin.
Limpido scorre il fiume, vasto si stende il mare, perch alta  la sua virt, ampia la sua bont.
Un drago divino, spirito delle acque della citt di Chang'an, aveva ridotto la quantit di pioggia prescritta e doveva essere punito con la morte.
Egli sollecit l'aiuto del nostro sovrano, che glielo promise. All'ora stabilita convoc il suo saggio ministro e lo impegn in una partita a scacchi. Ma ci non imped che, a mezzogiorno preciso, il ministro decapitasse il drago in sogno."

A questo punto il re fece udire un gemito e chiese: "Maestro della legge, chi era quel saggio ministro?"
"Si chiamava Wei Zheng; era altrettanto competente nella geografia che nell'astronomia e nella scienza dello yin e dello yang. Grande era stato il suo contributo nella pacificazione del paese e nel consolidamento della dinastia. Il drago decapitato si appell ai tribunali infernali per rottura di promessa. Perci il nostro imperatore si ammal di una malattia mortale, e Wei Zheng gli diede una lettera da consegnare, nell'altro mondo, al giudice Cui Ju della citt di Fengdu. L'imperatore mor e, grazie alla previdenza di Wei Zheng, risuscit tre giorni dopo. Infatti il giudice Cui, commosso dalla lettera, aveva alterato i registri aggiungendo vent'anni di vita. L'imperatore promosse per ringraziamento grandi cerimonie dell'acqua e della terra, e mi invi dal Buddha a chiedere i tre panieri di sutra del Grande Veicolo: lo scopo  di ottenere la salvezza dei peccatori e di redimerli dai tormenti."
Il re sospir e disse: "Il vostro grande paese ha davvero una corte celeste; il vostro sovrano pu dire di essere assistito da saggi ministri. Io invece, bench una grave malattia mi tormenti da molto tempo, non ho nessuno fra i miei cortigiani che mi sappia guarire."
Il reverendo si azzard a dargli un'occhiata, e vide che in effetti sua maest aveva il volto cereo e scarnito, il corpo emaciato e l'aria depressa. Stava per fargli qualche domanda, quando vennero ad annunciare che il pranzo era pronto. Il re ordin di servirlo nella Sala Colma di Profumi e di mettere in tavola anche per lui: "Pranzer con il maestro della legge." Naturalmente Tripitaka gli manifest la sua gratitudine.
Intanto, in albergo, i tre discepoli si occupavano anche loro del pasto. Scimmiotto invit Sabbioso a preparare t, riso e verdure.
"Per il t e il riso non c' problema" disse Sabbioso, "ma per la verdura non so come fare."
"Che cosa ti manca?"
"Non ho niente per condire: sale, olio, aceto, salsa..."
"Ho qualche soldo; diamolo a Porcellino perch vada a comprare queste cose."
Il bestione si voleva imboscare: "Non mi fido a uscire. Pare che io non sia abbastanza bello per la gente del posto. Se succedono guai, il maestro se la prender con me."
"Non vai mica a rubare, e nemmeno a chiedere l'elemosina. Compri in bottega quel che ti occorre, e lo paghi. Quali guai ne dovrebbero venire?"
"Non hai visto come si  spaventata la gente, prima che entrassimo qui? Varie persone sono cascate a terra dallo spavento: se andassi tra la folla del mercato, chiss che ecatombe farei."
"Che bisogno hai di andare al mercato? Non hai visto quante botteghe ci sono nella strada?"
"Il maestro diceva di camminare a occhi bassi, e io non ho visto niente."
"C' una quantit di botteghe di vino, riso, farine; senza parlare delle mercerie, seterie, drogherie. Belle case da t e molti ristoranti. Tagliatelle, focacce, pani cotti al vapore; e anche verdure, spezie, piatti pronti. E tutti quei dolci esotici, timballi, fritture, confetture al miele: una quantit incredibile di buone cose. Che ne dici? Potremmo uscire insieme."
Il bestione lo fissava e faceva le bave. Inghiott la saliva, balz su e dichiar: "Fratello, d'accordo, stavolta offri tu. Quando avr raggranellato qualche soldo, toccher a me."
"Tu, Sabbioso, prepara il riso; noi ti porteremo il condimento" raccomand Scimmiotto ridacchiando fra s.
Sabbioso cap che Scimmiotto voleva burlarsi di Porcellino e stette al gioco: "Andate, comprate e non restate a becco asciutto."
Porcellino port con s una ciotola e un piatto. Il direttore dell'albergo domand: "Dove andate, reverendi?"
"Vogliamo acquistare condimenti" rispose Scimmiotto.
"Seguite la strada verso ovest e girate all'altezza della Torre del Tamburo. L c' l'emporio dei Zheng, dove troverete olio, sale, aceto, zenzero, pepe, t. Tutto quello che volete."
Si presero per mano e si incamminarono. Ma davanti alle botteghe e ai ristoranti Scimmiotto tirava di lungo e non si fermava. "Fratello, per carit, fermiamoci!" si spazientiva Porcellino. "Non farmi passare davanti a questo ben di dio senza assaggiare niente."
Scimmiotto non intendeva fare acquisti, ma contava solo di divertirsi alle sue spalle; perci diceva: "Non qui, saggio fratello. Andiamo avanti! Qui i prezzi sono troppo alti; ti manca il senso dell'economia. Cerchiamo una bottega pi grande."
Ancora una volta la gente si spingeva per venirli a guardare. Quando giunsero alla Torre del Tamburo, una folla innumerevole, accalcata e vociferante, bloccava il traffico.
"Fratello, ci rinuncio" dichiar Porcellino. "Fanno pi baccano di prima e li credo propensi a dar la caccia ai bonzi. Finiremo per essere arrestati: che ne sar di noi?"
"Balle! Fare il monaco non viola nessuna legge; perch ci dovrebbero arrestare? Andiamocene per i fatti nostri, a fare acquisti nella bottega dei Zheng."
"Nemmeno per sogno; non voglio guai! In mezzo a tutta questa gente, basta che mi cpiti di agitare un po'le orecchie perch ne caschino in terra parecchi. Se poi qualcuno non si rialza, sar colpa mia e la faranno pagare a me."
"Allora fermati qui. Io vado a fare gli acquisti e ti porter tagliatelle e focacce."
Il bestione tese al Novizio i suoi recipienti e si ferm faccia al muro, volgendo le spalle agli spettatori. Non si sarebbe girato per tutto l'oro del mondo.
Scimmiotto, facendosi strada tra la folla, vide che essa si era raccolta per leggere un proclama affisso alla porta della torre. Spinse anche lui per avvicinarsi, e i suoi occhi di fuoco dalle pupille d'oro lessero quanto segue:

Da quando noi, sovrano del Paese di Viola Porpora, siamo saliti al trono, i quattro orienti sono pacificati e il popolo gode vita tranquilla. Ma negli ultimi tempi le preoccupazioni del governo ci hanno procurato una lunga malattia che ci inchioda a letto. Il reale collegio di medicina ci ha fornito molte eccellenti prescrizioni, ma il male risulta difficile da curare.
Bandiamo dunque questo appello a tutti i saggi letterati dell'universo, qualunque sia la loro provenienza: ogni esperto in medicina e farmacologia  urgentemente pregato di presentarsi per ristabilire la nostra real salute. Il primo segno di guarigione sar premiato con met del regno; questa non sar vana promessa.

Scimmiotto si rallegr: "Come dicevano gli antichi: mettiti per la strada, e la tua fortuna  gi fatta per due terzi. Meno male che non siamo rimasti chiusi in albergo come poveri scemi. Non c' pi bisogno di fare acquisti. La ricerca delle scritture pu aspettare: ora mi voglio divertire a fare il medico."
Il bravo Scimmiotto abbandon a terra ciotola e piatto, si trasform in un piovasco ventoso e si impadron del proclama, staccandolo dalla porta. Torn quindi dov'era rimasto Porcellino e lo trov che si era addormentato appoggiato al muro. Invece di svegliarlo, gli fece scivolare in grembo il foglio del proclama e se ne ritorn in albergo.
La gente, alla vista del piovasco, era corsa a ripararsi. Quando la pioggia cess, ritornarono sul posto e constatarono sorpresi che l'augusto proclama non c'era pi.
L'affissione era avvenuta la mattina stessa, a opera di un corteo di dodici eunuchi di palazzo e di dodici ufficiali della guardia. Quella scomparsa dopo sole sei ore poteva determinare dure punizioni: tutti si misero a cercare intorno, tremanti e timorosi. Ed ecco che il foglio spuntava dal grembo di Porcellino: "Sei stato tu a staccare il proclama reale?"
Il bestione, svegliandosi, alz il grugno e lo spian su quella gente, che fece tre passi indietro inciampando. Ma quando Porcellino cerc di andarsene, i pi audaci gli misero le mani addosso: "Fermo! Perch non vai a corte a guarire sua maest? Sei stato tu a staccare il proclama?"
"L'avr staccato vostra sorella, e penser lei a guarire la maest di vostra nonna" rispose Porcellino.
"Fa vedere che cosa tieni l."
Porcellino abbass gli occhi, si accorse del foglio e mastic fra i denti: "Quel macaco mi vuol morto." Stava per stracciarlo, ma la folla lo imped: "Non si pu distruggere un proclama del re! Se tu l'hai staccato, tu lo devi guarire: vieni subito con noi!"
"Siete matti, non sono stato io! Sar stato il mio condiscepolo Scimmiotto, che me l'avr gettato in grembo. Se volete vi porto da lui."
"Non cercare scuse. Dovremmo lasciare la corda della campana che gi dondola, per aspettare che il fonditore ne fabbrichi una nuova. Il proclama lo avevi in mano tu e ora non ci porti da nessuno: noi porteremo te a corte, per amore o per forza."
La folla spingeva e tirava, ma Porcellino sembrava aver messo radici. Li avvert: "Badate, non sapete con chi avete a che fare. Se mi fate arrabbiare, ve ne pentirete."
Lo scandalo del proclama staccato attirava altra gente. Due attempati eunuchi di corte si fecero avanti, accompagnati da guardie, e lo apostrofarono: "Da dove vieni, signor cocciuto, con quella faccia strana e quell'accento ridicolo?"
"Siamo gente dell'Est, inviati a cercare le scritture nel Paradiso dell'Ovest. Il nostro capo  un maestro della legge, fratello dell'imperatore:  andato a corte a presentare il passaporto. Io passavo di qui con il mio condiscepolo anziano, diretti a far compere; quando ho visto tanta gente assembrata, non ho osato andare avanti. Dev'essere stato lui a strappare il manifesto e a gettarmelo in grembo; io non me n'ero nemmeno accorto."
"In effetti poco fa abbiamo visto un bonzo grassottello, di carnagione chiara, che si presentava a corte. Sarebbe quello il tuo maestro?"
"Appunto."
"E il tuo condiscepolo anziano dov'?"
"Sar ritornato in albergo. Ci siamo fermati alla Pubblica Casa di Ritrovo."
"Guardie" conclusero gli eunuchi, "per ora non lo arrestate. Controlliamo prima le sue dichiarazioni."
"Queste brave donne s, che sanno come ci si comporta" approv Porcellino.
"Stupido, non vedi che sono dignitari e non donne?" lo sgridarono le guardie.
"Vergognatevi" rispose ridendo Porcellino, "di capovolgere yin e yang in questo modo. Quelle sono due vecchie comari, altro che dignitari!"
"Non fare sarcasmi" tagliarono corto le guardie. "Facci vedere questo tuo condiscepolo."
Spinti e seguiti dalla folla, che ormai contava almeno cinquecento persone, si avviarono all'albergo. Sull'uscio Porcellino si ferm e disse: "Un momento, signori: vi devo avvertire che il mio condiscepolo non  un tipo alla mano come me. Lui prende ogni cosa maledettamente sul serio ed  irascibile. Se volete che vi riceva, vi consiglio di fargli la riverenza e di trattarlo da monsignor Scimmiotto."
"Se  davvero interessato al proclama ed  in grado di guarire il nostro sovrano" risposero gli eunuchi, " destinato a ottenere met del regno. Comunque, per prudenza, lo tratteremo con rispetto."
Scimmiotto stava appunto divertendo Sabbioso con il racconto del tiro che aveva giocato a Porcellino, quando questi entr seguito da eunuchi e guardie e lo afferr per il bavero: "Eccolo qui il vigliaccone che mi aveva promesso tagliatelle e focacce. Le ho aspettate un bel pezzo, ma tu ti sei limitato a mettermi negli impicci con quel proclama.  cos che tratti tuo fratello?"
"Guarda, bestione, che devi aver fatto una bella confusione" sghignazz Scimmiotto. "Io ti ho portato buone cose da mangiare, ma tu eri scomparso. E di quale proclama vai cianciando?"
"Ecco qui: senti un po'le guardie che erano di servizio sul posto."
Si fecero avanti gli eunuchi: "Monsignor Scimmiotto, oggi il destino sorride al nostro sovrano, perch vi manda da noi a esercitare il vostro eminente talento medico. Se riuscirete a guarirlo, acquisterete met del regno."
Il Novizio si diede un contegno riservato, lesse il proclama che Porcellino gli tendeva e disse: "Suppongo che siate voi a sovrintendere a queste cose."
Gli eunuchi si prosternarono: "I vostri schiavi sono funzionari della corte interna, addetti alla direzione dei riti. E queste sono guardie in divisa di broccato."
" vero: sono stato io a staccare questo appello ai medici, e a farvi guidare fin qui dal mio condiscepolo. Ricordate l'adagio: la vera medicina non  in vendita. Venga il vostro re a chiedermi ci che gli serve. Per guarirlo mi basta tendere la mano."
Gli eunuchi si meravigliavano. "Non  possibile che avanzi queste incredibili pretese senza qualche fondamento. Qualcuno di noi resti qui a pregarlo in silenzio; gli altri andranno a corte a presentare rapporto."
Un eunuco e alcune guardie andarono a corte e si presentarono ai piedi del trono: "Maest, vi annunciamo una rara fortuna."
Il re, che stava concludendo il colloquio con Tripitaka, chiese: "Quale fortuna?"
"I vostri schiavi hanno diffuso stamane l'appello ai medici, affiggendolo ai piedi della Torre del Tamburo; lo ha staccato un santo monaco, il reverendo Scimmiotto venuto dall'Est. In questo momento si trova nella pubblica casa di ritrovo e vorrebbe essere invitato di persona da vostra maest. Guarisce con l'imposizione delle mani."
Il re si rivolse a Tripitaka: "Maestro della legge, parlatemi dei vostri eminenti discepoli."
"Il povero monaco vostro servitore ha tre stupidi discepoli" rispose Tripitaka giungendo le mani.
"Chi di loro  pratico di medicina?"
"Per dire la verit, i miei discepoli sono gente rozza, che ha il compito di portar pesi, guadare torrenti e guidare la mia umile persona attraverso le montagne. Nei momenti pericolosi hanno abbattuto qualche diavolo o catturato qualche mostro, sottomesso draghi o ucciso tigri; ma non sanno fare altro. Di medicina non se ne intendono."
"Troppo modesto, maestro della legge! Fu sicuramente il cielo a mandarvi qui il giorno in cui eccezionalmente mi riusciva di tenere udienza. Se il vostro eminente discepolo non si intendesse di medicina, non avrebbe staccato l'avviso e non mi chiederebbe di andare ad accoglierlo personalmente.  certo capace di curare persone di stirpe reale." E ordin: "Ministri, sono troppo debole per arrischiarmi a salire sul carro reale. Andate a mio nome dal reverendo Scimmiotto per insistere perch venga a farmi una visita medica. Trattatelo con rispetto, rivolgetevi a lui come reverendo e monaco divino, salutatelo come se fosse il vostro sovrano."
Ministri, eunuchi e guardie si recarono all'albergo, e si schierarono in ordine di rango per presentare i loro rispetti. Porcellino fu tanto impressionato, che si and a nascondere in un bugigattolo; Sabbioso si ritir in un angolo per non far notare la sua presenza. Il grande santo troneggiava impassibile al centro della stanza. Intanto Porcellino smoccolava indignato: "Guardate che ciurmatore  quel macaco! Lo vengono a omaggiare come se fosse chiss chi, e lui non fa una piega, non si alza nemmeno da sedere, il brutto cafone."
Dopo le cerimonie di saluto, i sopraggiunti dichiararono: "Ecco l'incarico che sua maest ci ha dato presso il divino monaco, il reverendo Scimmiotto: noi, ministri del sovrano del paese di Viola Porpora, rendiamo rispettosamente nota la reale direttiva di impetrare una vostra visita a corte, per esaminare lo stato di salute del re."
Infine Scimmiotto si decise ad alzarsi: "Perch il malato non  venuto di persona?"
"Il nostro sovrano si sentiva troppo debole per salire sul carro reale; questo  il solo motivo per cui ha mandato noi a rappresentarlo."
"In tal caso, verr con voi."
I funzionari civili e militari si avviarono per ordine di rango. Porcellino sibil a Scimmiotto, che li seguiva: "Fratello, lasciaci fuori da questa storia!"
"D'accordo. Ma dovrete ricevere i farmaci che vi porteranno."
"Quali farmaci?"
"Qualunque farmaco vi venga presentato."
Il corteo giunse in breve a palazzo. I ministri entrarono per primi ad avvertire il re, che fece arrotolare le cortine di perle, volse intorno gli occhi di fenice dalle pupille di drago e domand: "Chi di voi  il reverendo monaco Scimmiotto?"
"Il vecchio Scimmiotto sono io!" grid il Novizio facendo un passo avanti.
Il re, spaventato dalla brutta faccia e dalla brusca risposta, si accasci tremante sul trono; eunuchi e dame di servizio si precipitarono a portarlo via.
"Mi ha spaventato a morte" bisbigliava il re. Gli ufficiali non trattennero pi le proprie critiche: " un bonzo grossolano e sfacciato! Quella mossa di strappare dal muro il proclama reale  intollerabile!"
Scimmiotto sorrideva: "Signori, avete torto. Disprezzate la gente finch vi pare, ma intanto il vostro re sar ancora malato fra mille anni."
"La vita non dura mille anni."
"Date tempo al tempo: da sovrano malato diventer, dopo la morte, fantasma malato; e in seguito sar un reincarnato malaticcio. Non vi pare che la cosa possa andare avanti mille anni?"
"Bonzo insolente! Come osi dire tante sciocchezze?"
"Non sono sciocchezze. Date retta:

Gli arcani sottili del medico esigono:
Vedere, ascoltare, tastare e raccogliere
L'anamnesi; il tutto va poi meditato.
Nessun elemento si pu trascurare.
Gli umori per primi si osservano: asciutto
Oppure essudante; il grasso ed il magro;
Vivace od ottuso. Secondo, ascoltare
Se chiara  la voce, se parla sensato
Oppure vaneggia. Si indaga per terzo
Sul corso del male, su cibo, bevande
E defecazioni. Il polso per quarto
Si deve tastare, e svolgere indagini
Se i suoi meridiani galleggian, s'immergono
O son capovolti. Ciascun dei passaggi
Non puoi trascurare, se vuoi risanare."

Un membro del collegio reale di medicina disse: "Le affermazioni di questo bonzo sono ineccepibili. Nemmeno un immortale potrebbe esercitare la medicina senza unire i quattro metodi: l'osservazione, l'ascolto, l'inchiesta e la sfigmologia."
I funzionari si arresero e trasmisero al re, attraverso il servizio intimo, il seguente messaggio: "Il reverendo desidera applicare i quattro metodi razionali per diagnosticare la malattia e prescrivere la cura."
Il sovrano, steso nel letto, ansimava: "Non voglio pi vedere quel diavolo straniero. Ditegli di andar via."
Perci il capo del servizio intimo usc ad annunciare: "Monaco, il re ti ordina di andartene, perch non pu sopportare la vista di un volto sconosciuto."
"Se non pu sopportare la mia faccia" rispose Scimmiotto, "io sono capace di sentire il suo polso anche mediante un sistema di fili."
"Abbiamo sentito parlare di questa tecnica" dissero i funzionari, "ma non l'abbiamo mai vista all'opera. Fatelo sapere a sua maest."
Il capo del servizio intimo and ad annunciare: "Maest, il reverendo Scimmiotto vi potrebbe sentire il polso con un sistema di fili, senza farsi vedere."
Il re pens che era una novit, mai provata in tre anni di inutili interventi medici, e acconsent.
Quando Scimmiotto entr nella sala, il monaco cinese lo aggred: "Brutto macaco, tu mi vuoi rovinare!"
"Che cosa vi viene in mente?" rispose sorridendo Scimmiotto. "Semmai sto lavorando per aumentare il vostro prestigio."
"Sono anni che stai con me, e non si  mai visto che ti intendessi di medicina" inve Tripitaka. "Non sai dove stia di casa la farmacopea, non hai mai letto un rigo di opere di medicina: che cos'altro puoi fare, se non combinare un disastro?"
"Non siete al corrente, caro maestro" rispose imperturbabile Scimmiotto. "Conosco le virt di parecchie piante medicinali. Dopo tutto, quello che conta  che abbia successo: se guarisco il re, tutto andr bene. Se invece, poniamo, riuscissi solo ad ammazzarlo, non mi potrebbero accusare che di incompetenza: non  un reato passibile della pena capitale. Il re corre molti pi rischi di noi. E adesso sedetevi e guardate come me la sbroglio con la sfigmologia."
"Ma non sai niente! Non hai mai visto le Semplici domande, n il Classico delle difficolt, n la Farmacopea, n gli Arcani del polso. Non li sai commentare, non conosci nemmeno una formula. Tu parli a casaccio, e ci vieni a raccontare che sapresti misurare il polso con i fili!"
"Possiedo i fili adatti, anche se voi non li avete mai visti" rispose ridendo Scimmiotto. Si strapp tre peli dalla coda e li trasform in tre fili d'oro lunghi ventiquattro piedi, come i ventiquattro soffi dell'anno. Quindi li tese a Tripitaka: "Vedete?"
"Reverendo" intervenne l'eunuco del servizio intimo, "per favore, rimandate le discussioni a un altro momento e venite negli appartamenti privati."
Scimmiotto si conged da Tripitaka e segu l'eunuco.  il caso di ricordarlo:

Il segreto del cuore guarisce una citt,
Formula viscerale pu dar l'eternit.

Se poi non conoscete n il male che sar diagnosticato, n il rimedio che lo guarir, ascoltate il seguito e ne saprete di pi.

CAPITOLO 69
SCIMMIOTTO MEDICO

IN CUI IL MAESTRO DEL MENTALE PREPARA UN RIMEDIO NELLA NOTTE, E IL SOVRANO DURANTE IL BANCHETTO PARLA DI UN MOSTRO PERVERSO.


L'eunuco di servizio accompagn Scimmiotto negli appartamenti privati. Davanti alla porta della camera da letto del re, il Novizio gli diede i tre fili d'oro con queste istruzioni: "Pregate la regina, o chi al momento l'assiste, di legarli al polso sinistro di sua maest, nei punti detti pollice, passo e piede. Poi passatemi l'altro capo attraverso la finestra."
L'eunuco ubbid. Scimmiotto prese il capo pollice fra pollice e indice, quello passo fra pollice e medio e quello piede fra pollice e anulare e regol la propria respirazione; quindi esamin i quattro umori, le cinque oppressioni, i sette sintomi esterni del polso e gli otto interni, senza trascurare le nove aspettative. Pass dal lieve al medio al pesante, e poi segu l'ordine inverso; in questo modo fu in grado di distinguere l'origine del vuoto da quella del pieno. Chiese che i fili fossero legati al polso destro e ripet il medesimo esame sistematico; alla fine, con una scossa, ricuper i suoi peli.
Pronunci la diagnosi con voce tonante: "Le pulsazioni pollice del polso sinistro di sua maest sono forti e tese; quelle passo vischiose e languide; quelle piede cave e sommerse. Quelle del polso destro, al pollice sono fluttuanti e sfuggenti; al passo lente e nodose; al piede costanti e accelerate. Nell'ordine, il polso sinistro significa: vuoto interno e dolore al cuore, traspirazione e crampi, orina rossa e feci sanguinose. Il polso destro: nodosit interne e meridiani bloccati, ritenzione di liquidi, squilibrio fra pieno pesante e vuoto freddo. Ed ecco la diagnosi dell'augusto male: esso  dovuto all'ansia e alla paura, e il suo nome  la coppia di uccelli si  perduta."
Il re, dalla sua camera, raccolse tutta la voce che poteva e grid: "Bravo, avete capito tutto. Sono proprio i disturbi di cui soffro. Ora andate a prepararmi un rimedio adatto."
Quando il grande santo ritorn nella sala d'udienza, si era gi sparsa la notizia che il consulto aveva avuto successo. Tripitaka gli and incontro a chiedere come si erano svolte le cose. "Ho sentito il polso e ho fatto la diagnosi" rifer Scimmiotto. "Adesso dovr scombiccherare una terapia."
"Divino monaco, avete diagnosticato la coppia di uccelli si  perduta: che roba ?" chiesero timidamente i cortigiani.
"C'era una volta una coppia di uccelli" raccont sorridendo Scimmiotto; "erano molto affezionati e volavano sempre insieme. Ma all'improvviso una bufera li separ: il maschio cerca la femmina e non la trova; la femmina cerca il maschio e non lo trova. Non  appunto: la coppia di uccelli si  perduta?"
Accademici e cortigiani applaudirono: "Questo divino monaco, che gran medico!" E non finivano pi di lodarlo.
"Ora che avete diagnosticato il male" chiesero gli accademici, "quale terapia contate di applicare?"
"Non compiler una ricetta, ma doser gli ingredienti quando li avr tutti davanti."
"Secondo i trattati, la farmacopea comprende ottocento sapori; mentre la patologia comprende quattrocento morbi. Non avrebbe senso utilizzare tutti i farmaci; tanto pi che lo stesso malato non pu essere afflitto da tutti i morbi nello stesso tempo. Come pensate di fare?"
"Dicevano gli antichi: non badare alle ricette, scegli il rimedio secondo il caso. Far come ho detto: mi occorrono tutti i farmaci, e io li doser secondo il caso."
I medici rinunciarono a discutere e mandarono gli uscieri da tutti gli erboristi e farmacisti della citt, per raccogliere tutti i farmaci possibili e metterli a disposizione del Novizio.
"Questo non  il posto adatto per fabbricare medicine" disse Scimmiotto. "Fatemi portare i farmaci e gli utensili per manipolarli alla Pubblica Casa di Ritrovo; potranno essere consegnati ai miei condiscepoli."
I medici reali ubbidirono e fecero consegnare in albergo tre libbre di ciascuno degli ottocento sapori della farmacopea, con aggiunta di mortai, pestelli, mattarelli, setacci, imbuti, colini e altri attrezzi del genere; ogni articolo fu esaminato e inventariato in un registro.
Quando il maestro si disponeva a ritornare in albergo con Scimmiotto, giunse l'ordine reale di farlo pernottare nel Padiglione Splendore della Cultura, e di tenervelo finch il re non avesse tratto beneficio dai rimedi che gli sarebbero stati somministrati. Sua maest, non appena ristabilito, intendeva infatti ringraziarlo, vistare il suo passaporto e accompagnarlo.
"Discepolo" esclam allarmatissimo Tripitaka, "come vedi mi tengono in ostaggio! Le tue cure mettono a rischio anche la mia pelle: sar meglio che la terapia che vai a scombiccherare sia davvero efficace!"
"Maestro, voi godetevi il soggiorno in questo posto di lusso" esort Scimmiotto, con la consueta serenit. "Sapete benissimo che me la cavo sempre."
Quel diavolo di un grande santo ritorn in albergo, dove Porcellino lo accolse ammiccando con aria saputa: "Eh, fratello, io ho capito tutto."
"Che cosa credi di aver capito?"
"Ti sei reso conto che la ricerca delle scritture non porta da nessuna parte, e hai deciso di stabilirti come commerciante in questo ricco paese. Ma non avevi i capitali per avviare l'attivit, e hai inventato uno stratagemma per rifornire il tuo nuovo negozio di erborista."
"Negozio di erborista? Sei tutto scemo: non vedo l'ora di guarire il re, perch ce ne possiamo andare da questo posto."
"Ma scusa: qui ci sono ottocento prodotti per tre libbre ciascuno. Non vorrai curare un povero diavolo facendogli ingoiare duemilaquattrocento libbre di roba? Per quanti anni conti di trascinare la cura?"
Scimmiotto rise: "Si capisce che non sono necessarie tutte queste provviste. Me le sono fatte portare soltanto perch quei palloni gonfiati degli accademici locali non si possano raccapezzare sulla ricetta segreta che utilizzer."
Mentre conversavano, il direttore e il suo vice vennero a inginocchiarsi per annunciare: "Preghiamo i monsignori divini monaci di voler favorire a tavola. Il pranzo  servito."
"Guarda, guarda!" motteggi Scimmiotto. "Stamane ve l'eravate cavata con molto meno."
"All'arrivo delle vostre signorie" risposero i due arrossendo e prosternandosi, "la cecit dei vostri umili servitori imped loro di riconoscere la vostra eminente dignit. Abbiamo saputo che siete una celebrit nel campo della medicina, che curate il nostro sovrano e che potreste acquistare met del regno: in tal caso ci troveremmo forse fra i vostri sudditi. Questi omaggi sono il minimo che possiamo fare."
Scimmiotto apprezz il discorsetto e and a sedersi nella sala grande al posto d'onore, con Porcellino a sinistra e Sabbioso a destra. Mentre si serviva il pranzo, Sabbioso domand: "Fratello, che ne  del maestro?"
"Il re se l' tenuto in ostaggio" spieg Scimmiotto. "Lo lascer andare quando sar guarito."
"Avr tutto quello che gli serve?" chiese Sabbioso.
"Lo credo bene,  alloggiato nel palazzo reale. Mentre uscivo, era circondato da tre alti segretari che lo invitavano a recarsi nel Padiglione Splendore della Cultura."
"Certo se la passa meglio lui con i suoi alti segretari" comment Porcellino, "che noi con questi osti pulciosi. Ma la cosa non mi guasta l'appetito."
Si godettero la serata, e sul tardi Scimmiotto si fece portare olio da ardere e candele in quantit, per utilizzare la notte nella fabbricazione del rimedio per il re.
Era gi mezzanotte e il silenzio regnava sulla citt quando si misero al lavoro. Porcellino si spazientiva: "Fratello, non perdiamo tempo con le droghe; io ho sonno."
"Prendi un'oncia di rabarbaro e macinala fine" disse Scimmiotto.
"Il rabarbaro  freddo, amaro e non tossico" comment Sabbioso; "va a fondo e non galleggia, decongestiona, distende e rasserena. Ma alla fine  un lassativo: non far male a una persona in cattive condizioni di salute?"
"Tu ignori, saggio fratello" spiegava Scimmiotto, "che questa droga agevola la circolazione degli umori, e scioglie le concrezioni del caldo e del freddo nel ventre. Non criticare, lascia fare a me. Cercami un'oncia di croton, monda i grani, spremili per estrarre l'olio tossico, e poi macinali."
"Il croton  acre, caldo e tossico" considerava Sabbioso. "Dissolve i depositi induriti e sgombra polmoni e viscere dal freddo sommerso. Libera le ostruzioni e favorisce la circolazione di acqua e grani.  aggressivo come un guerriero: bisogna usarlo a ragion veduta."
"Tu non sai che inoltre decongestiona il cuore e l'idropisia. Preparalo; bisogner accompagnarlo con un coadiuvante."
Quando le due droghe furono ben macinate, gli aiutanti chiesero: "Fratello, quante altre droghe ti serviranno?"
"Direi che basta cos."
"Ma come!" s'indign Porcellino. "Di duemilaquattrocento libbre, non usi che due once. Prendi in giro la gente!"
"Non rompere le scatole, saggio fratello" rispose Scimmiotto afferrando una coppa di porcellana decorata di fiori. "Prendi questa e riempila a met di fuliggine raspata da quella vecchia pignatta."
"Che cosa te ne fai?"
"Mi serve per la medicina."
"Non ho mai visto usare quella porcheria come rimedio" esclam Sabbioso.
"Il fatto , ragazzi miei, che non vi intendete di farmacia. Si chiama brina di mille piante e cura tutte le malattie. Non lo sapevate?"
Il bestione rasp. Poi Scimmiotto gli tese una tazza e disse: "Non  finita. Riempi questa a met di piscia di cavallo."
"Che cosa te ne fai?"
"Mi serve per confezionare le pillole."
"Di, fratello,  uno scherzo!" rise Sabbioso. "La piscia di cavallo puzza: non si pu metterla nelle medicine. Ho visto farmaci confezionati con i pi vari materiali: pasta d'aceto, colla di riso, miele chiarificato, magari acqua pura. Ma piscia di cavallo! Un malato che l'annusi, vomiter l'anima sua. Per di pi l'accompagni con il rabarbaro e il croton: quel meschino butter ci che contiene da tutti i buchi. Non ci sar da divertirsi."
"Ti sfuggono i particolari: non stiamo parlando di un cavallo qualsiasi. La verit  che user piscia di drago dei mari occidentali: quella  un vero toccasana. Certo Porcellino deve trattarlo con accortezza ed essere paziente, altrimenti non ne verr a capo."
Porcellino corse nella stalla e trov la bestia che dormiva. Le tir un calcio per svegliarla, le compresse la vescica e le mise sotto la tazza. Aspett un bel pezzo, ma non usciva niente. Perci ritorn da Scimmiotto e gli disse: "Invece di curare il re, farai bene a occuparti del cavallo. Quel pendaglio da forca  completamente all'asciutto, non c' verso di cavarne una goccia."
Il Novizio rise: "Andiamo insieme." E Sabbioso: "Vengo a vedere anch'io."
Quando giunsero nella stalla, il cavallo apostrof Scimmiotto: "Fratello maggiore, andiamoci piano con la mia orina. Sai benissimo che se facessi i miei bisogni mentre attraverso un corso d'acqua, al loro contatto i pesci diventerebbero draghi. Se ne annaffiassi l'erba della montagna, ci crescerebbe il fungo magico che dona longevit. Non penserai che distribuisca sconsideratamente i fatti miei in questo volgare mondo di polvere."
"Ragioniamo, fratello" rispose Scimmiotto. "Intanto qui non sei nel volgare mondo di polvere, ma in un esimio reame dell'Ovest; e non ti chiedo affatto di fare distribuzioni sconsiderate. Come dice il proverbio: molti peli fanno la pelliccia. Per guarire il re occorre la collaborazione di tutti noi, e d'altronde il buon nome ricadr sull'intera comitiva. Se invece non riusciamo, non sar facile uscire di qui."
"Va be', aspettate un momento" concluse il cavallo. Si spinse in avanti, si rattrapp all'indietro, strizz gli occhi e strinse i denti tanto da farli scricchiolare; alla fine con grande sforzo riusc a distillare qualche gocciolina.
"Che delinquente!" grugn Porcellino. "Manco pisciasse oro liquido! Non potevi farne di pi?"
Ma Scimmiotto disse: "La quantit pu bastare, venite."
Ritornati in sala, impastarono gli ingredienti con l'orina e confezionarono tre pillole. "Sono troppo grosse, cari miei" si inquiet Scimmiotto.
"Non sono pi grandi di una noce" obiett Porcellino. "Toccassero a me, le ingoierei in un boccone."
Le chiusero dunque in una scatolina e durante il resto della notte presero un po'di riposo.
All'alba il re si adatt ad aprire l'udienza, bench non si sentisse bene. Invit il monaco cinese presso di s e sped i suoi funzionari all'albergo, per presentare i suoi rispetti al divino monaco, il reverendo Scimmiotto, e sollecitare "la meravigliosa medicina". Il Novizio si fece portare la scatolina da Porcellino e gliela porse.
"Come si chiama?" domandarono gli inviati. "Lo chiediamo per poterne riferire a sua maest."
" cinabro d'oro nero in pillole."
"Lo credo che quell'oro  nero!" sghignazzava di nascosto Porcellino. "Con tutta la fuliggine che ho raspato dalla pignatta!"
"Quali sono le prescrizioni per l'assunzione delle pillole?"
"Possono essere accompagnate in due modi. Uno richiede sei diversi ingredienti."
"Quali sono?"
"Vediamo: peto di corvo in volo, piscia di carpa nel torrente in piena, cipria dal viso della Regina Madre d'Occidente, fuliggine del forno di Laozi, un frammento della berretta da notte dell'Imperatore di Giada e, per finire, cinque peli dai baffi di un drago nei guai. Accompagnata in questo modo, la medicina guarir immediatamente il vostro re."
"Ahim, sono ingredienti irreperibili in questo basso mondo. Possiamo conoscere l'altro modo?"
"L'altro modo consiste nell'ingoiare le pillole con l'aiuto di acqua senza origine."
Gli inviati risero: "Questo  decisamente pi facile."
"Perch dite che  facile?"
"Baster attingere acqua al pozzo o al fiume."
"Certo no: quell'acqua avrebbe origine dal pozzo o dal fiume. Dev'essere invece acqua del cielo, che non abbia toccato terra."
"Non  difficile nemmeno cos: aspetteremo la pioggia e raccoglieremo acqua piovana."
Quando le pillole furono portate al sovrano ed egli fu informato, fece trasmettere ai maghi di corte dal ciambellano di servizio l'ordine di provocare la pioggia.
Intanto nell'albergo Scimmiotto diceva ai condiscepoli: "Mi sono fatto prendere la mano. La pioggia potrebbe farsi aspettare chiss quanto. Se vogliamo sbrigarci, sar meglio aiutare questa gente."
"Che si fa?" chiese Porcellino.
"Tu mettiti alla mia sinistra e fammi da stella complementare; Sabbioso, a destra, sar la costellazione di soccorso."
Il grande santo danz i passi dell'Orsa Maggiore, recit un incantesimo e apparve in cielo una nuvola nera che si muoveva lentamente. Quando fu sulle loro teste, una voce dal cielo grid: "Grande santo! Ecco Aoguang, drago dei mari orientali, ai vostri ordini."
"Mi dispiace di averti scomodato; mi occorrerebbe un po'di acqua piovana."
"Potevate dirmelo prima. Sapete come sono complicate queste cose. Il vostro umile drago non si  portato nessuna attrezzatura: vento, nubi, tuoni, fulmini..."
"Non occorrono queste cose, e di acqua ne basterebbe un sorso, tanto da consentire al re di questo posto di deglutire certe pillole."
"Se  per questo, baster che starnuti una volta: potrete usare qualche goccia della mia saliva."
"Bravo,  pi che sufficiente" approv Scimmiotto.
Il re drago plan sul palazzo reale e, dalla nera nube, schizz un getto di saliva. I cortigiani applaudirono: "Gioia inaudita, maest! Ecco che il cielo ci manda in segno di favore una gentile pioggerella."
Il re decret immediatamente: "Tutti i funzionari di qualsiasi rango, del palazzo interno e di quello esterno, si muniscano di vasi e vasetti e raccolgano quest'acqua divina per contribuire a ristabilire la mia salute."
Figuratevi la confusione: tutti i funzionari, le spose reali dei tre palazzi, le concubine delle sei corti, le tremila dame di compagnia e le ottocento affascinanti bellezze, con ciotole, vasi, coppe, bicchieri, piatti si indaffaravano intorno per raccogliere la breve pioggia. Dopo un po'il drago li abbandon, prese congedo dal grande santo e se ne ritorn a casa sua.
Riuniti tutti i recipienti, si trov che alcuni avevano raccolto un paio di gocce, altri quattro o cinque; alcuni erano completamente asciutti. Comunque ci fu di che riempire tre bicchieri, che furono posati come offerta sulla tavola reale.

Strana fragranza riempie quella sala,
Un insolito effluvio li delizia.

Il re si chiuse in camera sua e inghiott una dopo l'altra le tre pillole, con l'aiuto dei tre bicchieri di acqua piovana. Alla fine la sua pancia fece udire un rumore tremendo ed egli dovette correre quattro o cinque volte di seguito a sedersi sul pitale. Poi si lasci cadere spossato sul letto regale.
Due reali spose esaminarono il contenuto del pitale: fra varie porcherie, che forse  meglio non descrivere, trovarono un bolo che sembrava fatto di riso agglutinato. Esse annunciarono al re: "La causa del male  stata espulsa."
Il re volle bere un po'di acqua di riso e, pian piano, sent allargarsi il petto e il sangue circolare con maggior vigore. Anche le sue gambe riprendevano forza: si alz, indoss gli abiti da cerimonia e ritorn nella sala d'udienza: quando vide il monaco cinese, s'inchin fino a terra. Il reverendo si prostern immediatamente, ma il re lo aiut ad alzarsi con le sue mani e disse a un segretario: "Prendete un cartoncino e scriveteci qualche formula del tipo: mi prosterno al vostro cospetto, eccetera. Dovete inoltre invitare qui i tre eminenti discepoli del maestro della legge. La corte dei banchetti deve aprire la grande sala est e preparare un pranzo di ringraziamento."
Tutti i funzionari corsero a eseguire, chi alla sala est, chi alle cucine: tutto fu pronto in un momento. Si sa: lo stato ha una tal forza che rovescia le montagne.
Alla vista dei messi che recavano l'invito reale, Porcellino diceva commosso a Scimmiotto: "Fratello, bisogna ammetterlo,  tutto merito tuo."
"Dice l'adagio: gloria d'un solo esalta la famiglia" comment Sabbioso. "Ciascuno di noi ha fatto quello che poteva. Non ci rimane che goderci la festa."
Ed ecco i tre compari giungere a corte, accolti da una folla di cortigiani che li condusse nella grande sala est. Vi trovarono il sovrano con i suoi segretari e il monaco cinese; quando si furono inchinati, fecero ingresso tutti gli altri invitati. Nel posto d'onore erano collocate quattro tavole talmente cariche di cibi, vegetariani e non, che superavano di almeno dieci volte quanto si potesse mai sognare di mangiare. Pi in basso erano disposti quattro o cinquecento tavolini individuali, apparecchiati con molta eleganza.

Gli antichi dicevano: "Mille sapori dei piatti pi rari, mille bicchieri di splendidi vini, crema preziosa di scelti formaggi, rosso broccato di sapide carni."
Tra la profusione di decorazioni e di frutti dal delizioso profumo lottano draghi e leoni di zucchero, torreggiano dolci a forma di fenice.
Il menu non vegetariano offre ogni carne: maiale, montone, pollo, oca, pesce, anitra. Le verdure vanno dai germogli di bamb, alla soia, alle orecchiette, ai boleti.
Grande abbondanza di odorosa pasticceria e di dolciumi colorati. Il tenero miglio giallo rivaleggia con il candido riso brillato. Ogni specie di zuppe, piccanti e delicate, in cui l'aspetto invitante accompagna il buon sapore.
Sovrano e sudditi alzano le coppe; i vasi di vino fanno il giro delle tavole.

Il re volle iniziare il banchetto con un brindisi in onore del monaco cinese, che rispose: "Il povero monaco vostro servitore non pu bere bevande alcoliche."
"Ma questo  vino di magro, maestro della legge" insist il sovrano. "Vi prego, vuotate almeno una coppa."
"Il primo comandamento della comunit dei monaci vieta il vino."
Il re si mostr imbarazzato: "Quale altra possibilit mi lasciate di tributarvi onore?"
"I miei stupidi discepoli potrebbero vuotare la coppa al mio posto."
Il re, rasserenato, porse la coppa d'oro a Scimmiotto, che rivolse un saluto ai convitati e bevve di gusto. Era tanto brioso che il sovrano gli offr una seconda coppa, e Scimmiotto vuot anche quella d'un fiato.
"Mi pare che ci sia posto per una terza coppa" disse ridendo il re. E Scimmiotto non rifiut.
"Che ne dite? In onore delle quattro stagioni" disse il re riempiendo la quarta.
Porcellino, con l'acquolina in bocca, si spazientiva nell'attesa del suo turno. Visto che il primo brindisi andava per le lunghe, non pot trattenersi dall'esclamare: "Maest, ho dato una mano anch'io a preparare la medicina. Se sapeste quante difficolt, con quel cavallo..."
Scimmiotto temette che parlasse troppo e gli pass la coppa; in effetti Porcellino la vuot precipitosamente e si zitt.
"Il divino monaco parlava della medicina e di un cavallo; di quale cavallo si tratta?" volle sapere il re.
"Il mio condiscepolo ha la lingua troppo lunga" rispose Scimmiotto. "Se una ricetta funziona, lui non sa trattenersi dal raccontarla al mondo intero. Nella medicina che vostra maest ha preso stamane sono state utilizzate capsule di aristolochia, le cosiddette sonagliere di cavallo."
Il re si rivolse ai suoi: "Che sapore hanno queste capsule? Qual' la loro virt medicinale?"
I medici del collegio reale risposero: "Maest:

 un frutto amaro e freddo; non  tossico.
Molto efficace contro flegma ed asma.
Libera umori e scioglie concrezioni,
D sollievo alla tosse e mette in forze."

Il re sorrise: "Sissignore, proprio quello di cui avevo bisogno. Ancora una coppa, reverendo Porcellino." Questi, senza commento, ne bevve anche una terza. Poi fu la volta di Sabbioso, e infine tutti furono invitati a sedere.
Dopo che ebbero lungamente banchettato, il re fece riempire nuovamente un grande nappo e lo porse a Scimmiotto.
"Non vi disturbate, maest. Vi prometto di fare la mia parte a ogni giro di bicchieri, e di non dire mai di no."
"Ho verso di voi un debito pi grande di una montagna, divino monaco. Non vi ringrazier mai abbastanza. Questa malinconia di cui soffrivo da anni, voi l'avete dissipata con un solo intervento."
"Mi sono reso conto" rispose Scimmiotto, "che i disturbi di vostra maest erano dovuti alla malinconia; ma ancora non so che cosa vi angosciasse."
"Dicevano gli antichi: i panni sporchi si lavano in famiglia. Ma al nostro benefattore posso raccontare di che cosa si trattava, a patto che non ne rida."
"Non mi permetterei mai. Raccontate, sono curioso."
"Voi che avete attraversato tanti paesi ne avrete apprese le usanze, e saprete che di solito le regine portano dei nomi particolari."
"Certo. Di solito si chiamano: Palazzo Principale, Palazzo dell'Est e Palazzo dell'Ovest."
"Da noi  un po'diverso. I nomi sono: Santo Palazzo d'Oro per la sposa principale, Santo Palazzo di Giada per l'est, e Santo Palazzo d'Argento per l'ovest. Ma ora abbiamo soltanto Giada e Argento."
"Dov' finita Santo Palazzo d'Oro?"
"Mi  scomparsa tre anni fa" disse il re sciogliendosi in lacrime.
"Come andarono le cose?"
"Era la festa del Doppio Cinque, ed eravamo andati con le regine al Padiglione dei Melograni per mangiare i dolci di riso, adornarci di rami di artemisia, bere vino con acoro e orpimento, e guardare le gare delle barche drago. All'improvviso scoppi un uragano e apparve un mostro: dichiar di chiamarsi Rivale del Pianeta Malefico, di abitare nella Grotta dell'Unicorno del Monte dell'Unicorno e di essere in cerca di una moglie. Aveva saputo che Santo Palazzo d'Oro era molto bella e mi ingiunse di consegnargliela. Se avessi rifiutato, avrebbe divorato me, i cortigiani e tutta la popolazione. Mi mise addosso una tale angoscia che spinsi fuori dal padiglione la mia moglie principale, e il vento se la port via. Temo che il riso agglutinato che stamane mi  uscito dal ventre sia quello dei dolci che stavo mangiando, bloccato l dentro dalla paura. E il dolore, il tormento e il mal di ventre non mi hanno pi abbandonato per questi tre anni, finch le vostre meravigliose pillole mi hanno fatto ritrovare la gioia di vivere."
Scimmiotto, molto interessato, vuot una coppa di vino e disse: "Immagino quante pene avrete sofferto. Mi chiedo se oggi il ritorno di Santo Palazzo d'Oro vi farebbe piacere."
"Ma io continuo giorno e notte a pensare a lei!" esclam il re, ricominciando a piangere.
"Che ne direste se abbattessi quella creatura malefica?"
Il sovrano si inginocchi: "Se fate questo e mi restituite la regina, lascer la citt con mogli e concubine, e vi ceder il trono."
Porcellino scoppi in una risata: "Mi pare che questo re non abbia il senso delle proporzioni. A causa di una donna, arriva a inginocchiarsi davanti a un bonzo e si dice disposto a rinunciare al regno."
Scimmiotto aiut il re ad alzarsi e chiese: "Avete pi rivisto quel mostro?"
"Compare un paio di volte l'anno, e ogni volta si porta via una coppia di dame per il servizio della regina."
"Non temete queste visite frequenti?"
"Certo che le temo; non si sa mai quali possano essere le sue intenzioni. L'anno scorso ho fatto costruire un rifugio anti-mostro; quando il sibilo del vento annuncia il suo arrivo, mi chiudo l dentro con le due regine che mi restano e con le nove concubine."
"Potrei vedere il rifugio?"
Il re si alz da tavola e prese Scimmiotto per mano; tutti i convitati si alzarono per seguirli.
"Fratello" grid Porcellino, "non di prova di buon senso. Disturbi il banchetto e abbandoni un ottimo vino, solo per andare in giro a curiosare."
Il re cap quali erano le preoccupazioni di Porcellino, e si fece portar dietro un paio di tavole, con cibi vegetariani e vino. Il bestione non ebbe pi niente da ridire e invit ridendo il maestro e Sabbioso: "Venite, trasferiamoci."
Il corteo dei convitati si avvi verso il parco reale. Non c'erano edifici in vista, e Scimmiotto chiese: "Dov' dunque questo rifugio?"
Proprio allora due eunuchi si avvicinarono a due leve laccate di rosso infisse nel terreno e le spostarono: subito si apr fra l'erba un'ampia botola rettangolare.
"L sotto, a una profondit di nove tese" spieg il re, "sono state scavate nove camere. Lampade alimentate da quattro grandi giare d'olio chiaro ardono continuamente. Quando ci siamo nascosti, i cortigiani richiudono il passaggio e ne cancellano ogni traccia."
"Non credo che il mostro ce l'abbia con voi" comment Scimmiotto; "altrimenti questi mezzi non basterebbero a proteggervi."
Mentre parlava soffi da sud un vento d'uragano, che sollevava terra e polvere. "Il bonzo del malanno deve avere il sale sulle labbra" gridarono risentiti i cortigiani. "Nomina il mostro, ed eccolo qui."
Tutti si dispersero; il re e Tripitaka scesero nel buco aperto ai loro piedi, e Porcellino e Sabbioso cercarono di seguirli. "Fermi l!" esclam Scimmiotto afferrandoli per le braccia. "Fratellini, non vi spaventerete per cos poco. Facciamo conoscenza con questa creatura, e vediamo che tipo ."
"Balle!" protest Porcellino. "Tutti scappano. Perch noi dobbiamo restar qui come scemi a reggere il moccolo?" Ma i tentativi di liberarsi dalla ferrea stretta di Scimmiotto furono vani. Ed ecco comparire il mostro:

Che corpo spaventoso, lungo come la fame!
Occhi come fanali, orecchie da elefante
E le zanne d'acciaio aguzze come chiodi.
Le sopracciglia rosse come un arco di fiamma.
Il gran naso protende narici come truogoli.
Crescono sul suo mento pelacci aggrovigliati,
Rossi sopra pellaccia corrugata e verdastra.
Concludon le zampone certe manacce blu
Con artigli taglienti che stringono uno spiedo.
Il vestito consiste in pelle di leopardo,
Piedi nudi, arruffato:  il diavolo in persona.

"Sabbioso, avevi mai incontrato questo bel tomo?" domand Scimmiotto.
"Non mi pare di conoscerlo."
"E tu, Porcellino?"
"Di sicuro non abbiamo mai mangiato alla stessa tavola."
"Mi ricorda qualcuno" sugger Scimmiotto. "Assomiglia a quella brutta faccia del portinaio al servizio di Picco dell'Est Uguale al Cielo."
"Non credo proprio che sia lui" neg recisamente Porcellino.
"Come fai a escluderlo?"
"Sarebbe un fantasma, e nessun fantasma si fa vedere in giro la mattina; girano solo la notte, o almeno non prima del crepuscolo. E poi non  da fantasmi cavalcar nuvole. Di vento ne sa fare anche un fantasma, ma  un refolo gelato, non un uragano come questo. Stiamo ai fatti: sar Rivale del Pianeta Malefico."
"Bravo!" sghignazz Scimmiotto. "Certe volte sai ragionare anche tu. Restate qui, che vado a intervistarlo e ad aggiustare la faccenda della moglie del re."
"Vai dove ti pare" rispose Porcellino, "purch non ci coinvolga."
Scimmiotto non si degn di rispondere e balz per aria. Cos vanno le cose:

Inizia la salvezza
Con una guarigione.
Senza amore n odio
Si difende la via.

Se in fin dei conti non avete idea della contesa che ne segu e della liberazione della bella, ascoltate il seguito che vi racconter tutto.

CAPITOLO 70
LA REGINA URTICANTE

IN CUI SCIMMIOTTO SI IMPADRONISCE CON L'ASTUZIA DEL TESORO DEL MOSTRO: I SONAGLI D'ORO CHE GETTANO FUOCO E FUMO.


Come si diceva, Scimmiotto balz in aria brandendo la sua sbarra di ferro e grid: "Da dove vieni, mostro perverso? Con quali criminose intenzioni?"
"Inchnati al ricognitore di nostro signore il grande re Rivale del Pianeta Malefico, della Grotta dell'Unicorno sul Monte dell'Unicorno!" replic la creatura con voce tonante. "Vengo per ordine suo a prendere due damigelle del palazzo, per impiegarle al servizio di madama Santo Palazzo d'Oro. E tu chi sei, per osare di interrogarmi?"
"Sono Scimmiotto Consapevole del Vuoto, il Grande Santo Uguale al Cielo. Ho saputo che la vostra banda di diavoli perversi taglieggia e umilia il re, e ho deciso di ristabilire l'ordine. Mi stavo giusto chiedendo dove trovarvi: ed ecco che ti vieni a consegnare spontaneamente nelle mie mani."
Il mostro non seppe valutare chi aveva di fronte e punt la lancia:

La sbarra  uno strumento divino per sondare gli oceani, la lancia non  che ferro di forgia umana, e perde forza fin dal primo contatto. Un diavoluccio qualsiasi osa affrontare l'immortale dell'unit suprema, e rischia l'annientamento.
In breve il ferro della lancia si spezz.

Il mostro fu preso dal panico e corse via come una saetta. Scimmiotto lo lasci perdere e ridiscese sul prato: "Maestro, maest, venite su! La creatura malefica  scacciata."
Il monaco usc dal rifugio sorreggendo il re: videro il cielo limpido, senza traccia di miasmi diabolici. Il re si avvicin allora a una tavola, vers una coppa di vino e la offr a Scimmiotto: "Lasciate che vi ringrazi senza indugio, divino monaco."
Scimmiotto la prese, ma in quel momento un ufficiale corse trafelato ad annunciare: "Un incendio  scoppiato alla porta ovest."
Invece di portare la coppa alle labbra, Scimmiotto la lanci in aria colma com'era; l'oggetto d'oro ricadde a terra. Il re, confuso, si inchin per scusarsi: "Mille scuse, divino monaco, dovete perdonarmi. Sono in torto. Avrei dovuto pregarvi di salire nella sala grande e porgervi i miei ringraziamenti nelle dovute forme; ma il vino era qui, a portata di mano, e io ve l'ho offerto senza riflettere. Certo  questo che volete rimproverare con il vostro gesto."
"No, no, il motivo  tutt'altro" rispose sorridendo Scimmiotto.
Ed ecco che vennero ad annunciare: "Che fortuna! Un improvviso rovescio di pioggia ha subito spento le fiamme dell'incendio. L'acqua ha inondato la strada, ma ha uno strano odore di vino."
"Vedete?" rise il Novizio. "L'incendio  stato provocato dal mostro che avevo messo in fuga; ho lanciato in aria la coppa perch il fuoco non ardesse il sobborgo ovest della citt. Tutto qui."
Il re, strabiliato, voleva recarsi nella sala di stato, davanti al notaio, e ceder loro trono e regno. Ma Scimmiotto disse ridendo: "Non divaghiamo, ora mi occorre un'informazione. Il mostro che ho messo in fuga si diceva ricognitore del Rivale del Pianeta Malefico: sar tornato a casa a riferire come sono andate le cose, ma non credo che il suo capo la mander gi. Mobiliter il suo esercito e lo porter qui: la guerra, anche se vinta, reca alla gente molti danni e sofferenze. Vostra maest, poi, ne sarebbe pi terrorizzato che mai. Sar pi pratico portar la guerra in casa del nemico; ma non so in quale direzione e a quale distanza si trovi la sua residenza."
"Mi  capitato di mandare spie a raccogliere notizie. Il viaggio di andata e ritorno richiede cinquanta giorni: saranno tremila li, in direzione sud."
"Porcellino, Sabbioso!" grid Scimmiotto. "Badate voi alle nostre cose; io vado e torno."
"Ma aspettate, divino monaco" insisteva il re. "Riposatevi per un giorno, e dateci il tempo di preparare le provviste per il viaggio. Vi procurer il cavallo pi veloce e il denaro necessario."
"Vostra maest parla come se quei tremila li dovessi percorrerli uno a uno, a passo di rachitico. Ma io conto di essere di ritorno prima che il vino si raffreddi nei bicchieri."
"Divino monaco, non vorrei essere indiscreto, ma vi prego di levarmi una curiosit. Come avete fatto, con la vostra nobilissima faccia - verbigrazia - di gibbone, a procurarvi tutte queste incredibili capacit?"
Scimmiotto rispose:

"Certo son scimmia, ma trovai la Via
Che senza risparmiarmi praticai.
Forn la terra il focolare e il cielo
Forn il tetto. Impiegando luna e sole,
yin e yang, acqua e fuoco, illuminai
I misteri. La Grande Orsa mi orienta
E seguendo il suo manico mi muovo.
Io lavoro al fornello, attizzo il fuoco,
Doso piombo e mercurio, so eseguire
Le procedure richieste dai cinque,
Armonizzare le quattro stagioni,
Richiamare i due soffi, le tre case
Raccogliere in un unico elisir.
Se le mie capriole vi stupiscono,
Considerate che le so eseguire
Grazie alla comprensione delle leggi
Di natura. Io supero d'un balzo
Il Guado delle Nubi Trascendenti
Come i Monti Taihang; mille catene
Di montagne, o di cento fiumi il corso,
Fossero larghi come lo Yangzi,
Non ferman la mia corsa: in un sol balzo
Diciottomila leghe ho superato."

Il re si beava nell'ascolto, e alla fine riemp nuovamente una coppa e gliela tese: "Che meraviglie divino monaco! Comunque il viaggio  lungo: bevete questa, vi dar ispirazione."
Ma il grande santo si apprestava a entrare in azione e non aveva pi voglia di bere; perci rispose: "Berr al ritorno." E scomparve con un sibilo, lasciando tutti esterrefatti.
In breve giunse in vista di un'alta montagna, con la vetta che si perdeva nelle brume, vi atterr e contempl il paesaggio.

Innalza al cielo cime taglienti, affonda nella terra le sue vene minerali. La fitta pineta che la corona scherma il sole; le nuvole si impigliano fra le sue rocce. Pini sempre verdi attraverso le stagioni; rocce immutate attraverso i millenni. Nei boschi risuona il lamento del gibbone; pitoni mostruosi strisciano attraverso i torrenti. Chi vola cinguetta, chi affila le zanne ruggisce. Cervi e camosci si muovono in coppie, corvi e gazze di montagna volano in stormi. Infinite variet di piante dnno spettacolo, le pesche celebrano il rinnovarsi della stagione.
Il luogo  inaccessibile e cela pericoli: un vero rifugio di immortali perversi.

Scimmiotto si strapp dalla contemplazione che lo incantava, e voleva mettersi in cerca di indizi di presenze diaboliche, quando vide scaturire da un anfratto un'immensa fiammata. Il cielo rosseggiava, e vi saliva una colonna di fumo malvagio ancor pi orribile del fuoco:

Luce accecante circondata da miriadi di faville. Il fumo non  di fascine o di fornace; ha cinque colori: blu, rosso, bianco, nero e giallo. Sale ad affumicare i pilastri del portale sud del Cielo, a strinare le travi della Sala delle Nuvole Misteriose. Spiuma gli uccelli nel bosco, cuoce vivi gli animali nelle loro tane. Solo a vederlo, quel fumo feroce scoraggia ogni velleit di avvicinarsi e di affrontarne il padrone.

Il grande santo osservava preoccupato, quando vide scaturire un gran getto di sabbia, da oscurare il sole:

Crepitando ricopre la vasta terra come una pioggia fitta, fine polvere accecante e granelli come semi di sesamo che si accumulano colmando le vallate. Il cercatore di semplici perde di vista il suo compagno, il boscaiolo smarrisce la strada di casa. La vista si annebbia: non sapreste distinguere la perla pi luminosa, nemmeno se la teneste in mano.

Lo spettacolo aveva il suo fascino, ma sabbia e fumo facevano starnutire. Scimmiotto dovette turarsi il naso e, con una scossa, si trasform in falco. Mentre dal cielo scendeva in picchiata sul punto d'origine, fuoco, fumo e sabbia cessarono d'incanto. Scimmiotto riprese la propria forma e si avvicin cautamente. Si udivano colpi regolari di gong. "Si direbbe che mi sia sbagliato e che mi stia avvicinando, non a un mostro, ma a un messo postale che percorre la strada maestra per consegnare corrispondenza. Andiamo a vedere."
Ed ecco effettivamente sulla strada un mostriciattolo che camminava spedito, con una bandiera gialla sulla spalla, il sacco della corrispondenza dietro la schiena e in mano un piccolo gong che batteva senza tregua. "Ecco l'origine del rumore" si disse Scimmiotto. "Vediamo quale specie di lettere vuole recapitare."
Il grande santo, con una scossa, si trasform in una mosca e si pos discretamente sul sacco. Il mostriciattolo borbottava fra s: "Il nostro re  proprio malvagio. Si  impadronito della regina di Viola Porpora ma, poich non riesce a possederla, si vendica sulle ragazze che rapisce dal palazzo reale: ne ha gi ammazzate quattro. Ne voleva altre, ma questa volta  caduto male: il ricognitore che ha inviato si  imbattuto in un certo Scimmiotto, e ha dovuto ritornare a mani vuote. Il mio padrone  furioso e mi invia a consegnare la dichiarazione di guerra. Di certo il re di quel paese, se non cede, finir male e il suo regno cadr nelle nostre mani. Ma il Cielo lo consentir?"
Scimmiotto si disse: "Ecco un mostriciattolo non privo di scrupoli, che gli fanno onore. Ma vorrei saperne di pi sul conto della regina. Intervistiamolo."
Si allontan ronzando di una diecina di li e prese l'aspetto di un sacrestano taoista:

Con i capelli raccolti in due ciuffi,
E l'abito di toppe, regge in mano
Il suo pesce di legno, mentre un inno
Del Tao va canticchiando a mezza voce.

Quando, come per caso, si incrociarono, lev le mani per salutare e domand: "Soldatino, dove vai? Quali documenti devi consegnare?"
Il mostro rese il saluto e rispose: "Porto una dichiarazione di guerra al paese di Viola Porpora."
"Quella tizia venuta da Viola Porpora ha poi finito per andare a letto con il gran re?"
"Nemmeno per sogno. Quando giunse da noi, un immortale le don un abito nuziale di cinque colori. Quando lei lo indoss, il suo corpo si copr di spine, pungenti e urticanti; il re non pu nemmeno sfiorarla senza farsi male, altro che andarci a letto! Il nostro ricognitore, inviato a caccia di ragazze,  stato messo in fuga da un certo Scimmiotto. Perci il re, furioso, mi manda a intimare la guerra, che comincer domani."
"Mi dici che  d'umore furioso?"
"Certo. Dovresti andarlo a trovare e cantargli i tuoi inni, se ne conosci di distensivi e rasserenanti."
Scimmiotto si inchin in segno di congedo e fece per riprendere la sua strada. Ma un impulso dal fondo oscuro dell'animo lo spinse a volgersi e a dare una randellata sulla testa del messaggero, che and in pezzi spargendo il proprio contenuto sulla strada.
Il Novizio si pent: "Sono andato troppo di furia. Prima dovevo chiedergli il suo nome." Si impadron della dichiarazione di guerra e se la fece scivolare nella manica; bandiera e gong, li nascose nell'erba sul ciglio della via. Mentre trascinava il corpo per farlo scomparire, sent un rumore metallico: proveniva da una targhetta d'avorio ricoperta d'oro, che il mostriciattolo portava alla cintura. C'era scritto: Messo di fiducia. Nome: Va e Vieni. Statura: piccola, circa 5 piedi. Segni particolari: faccia butterata, imberbe. Da portare sempre. Senza piastra di riconoscimento,  un impostore."
Scimmiotto si mise a ridere: "Ecco qua; il mio randello gli ha cambiato nome: ora si chiama Va e Non Torni Pi." Fiss la targhetta alla propria cintura e stava per sbarazzarsi del corpo, quando, ripensando alla violenza del fuoco che aveva visto, cambi idea. Prefer raccogliere il corpo e ritornare alla base per informare su come stavano le cose.
Fu cos che ricomparve davanti alla Sala delle Campanelle d'Oro. Porcellino, che montava la guardia e lo vide arrivare con quel piccolo corpo in mano, si disse con invidia: "Se avessi saputo che il nemico era robetta del genere, sarei andato io a catturarlo e a prendermene il merito."
Scimmiotto gett la preda sui gradini e Porcellino si precipit a colpirla con il rastrello, gridando: "Eccolo sistemato, sei salvo."
"Che cosa dici, scemo?"
"Poche storie, il merito  mio e posso dimostrarlo: guarda se non ha in corpo i nove buchi del mio rastrello."
"Li avr senz'altro, ma non vedi che  un corpo senza testa?"
"To',  vero, dove ha messo la testa? Ecco perch non si  mosso quando l'ho colpito."
"Dov' il maestro?"
"Nella sala d'udienza, a colloquio con il re."
"Chiedigli se pu uscire un momento."
Quando Tripitaka usc, il Novizio gli fece scivolare nella manica la dichiarazione di guerra: "Tenete questo, maestro, e non mostratelo al re."
Ed ecco che comparve anche il sovrano, che usciva ad accoglierlo: "Ecco il nostro eroe. A che punto siamo con la cattura del mostro?"
"Lo vedete ai vostri piedi, ucciso dal vecchio Scimmiotto."
" certo un mostro" constat il re dopo averlo esaminato. "Ma non pu essere Rivale del Pianeta Malefico. L'ho visto due volte:  un marcantonio alto diciotto piedi e largo come cinque colonne, con la faccia che brilla come l'oro e la voce potente come il tuono. Non ha niente in comune con questo nanerottolo."
"Vedo che vostra maest se ne intende. In effetti non  lui" rispose Scimmiotto ridendo; " soltanto il suo messaggero in cui mi sono imbattuto. L'ho portato qui come acconto, per gloriarmene un po'."
"Avete fatto bene" disse il re. "Nessuna delle mie spie mi aveva mai riportato niente di tangibile. Ma voi, divino monaco, alla prima uscita sapete gi dove mettere le mani. La vostra bravura  indiscutibile; lasciate che faccia intiepidire il vino per festeggiare il vostro successo."
"Questo si pu rimandare a un altro momento" disse Scimmiotto. "Volevo chiedervi se Santo Palazzo d'Oro, al momento di lasciarvi, vi ha dato qualche ricordo. Se cos fosse, vorrei vederlo."
A questa domanda, il re sent una fitta di dolore; senza riuscire a trattenere le lacrime, rispose:

"Mia moglie fu rapita di sorpresa:
Non ci fu il tempo di manifestare
L'infinito dolore, n mi diede
Un pegno od un sacchetto di profumi.
Non mi pot nemmeno salutare.
Di lei non mi rimane che il rimpianto."

"Maest, consolatevi" insist Scimmiotto, "ma pensateci bene. Se non vi ha lasciato un dono d'addio, ci sar pure a palazzo qualche oggetto che amava in modo particolare. Ne avrei bisogno."
"A che cosa vi serve?"
"Ho constatato che quel mostro possiede eccezionali poteri magici. Ho visto il fuoco, il fumo e i getti di sabbia che  in grado di fare: non sar facile ricondurlo alla ragione. Ma se ci riesco, o se comunque mi si presenta una buona occasione, la regina non mi conosce e potrebbe rifiutarsi di seguirmi. Ho bisogno di un contrassegno che lei riconosca, con la certezza che provenga da voi."
"Nel Palazzo Riflesso di Sole, nello spogliatoio della regina, c' un paio di braccialetti che le piacevano molto e che portava sempre. Se non li aveva alla festa del Doppio Cinque,  solo perch in quella occasione si portano al polso i fili di cinque colori. Dovrebbero essere nella sua scatola dei gioielli. Io non sopporterei di vederli: mi ricorderebbero quanto era bella, temo che avrei una ricaduta nel mio male."
"Non parliamone pi. Spero che possiate separarvene e che qualcuno dei vostri me li possa consegnare; alla peggio, mi basterebbe di averne uno."
Il re diede l'incarico di prenderli a Santo Palazzo di Giada. Quando li ebbe in mano li baci dicendo: "Mia dolcissima signora!" e li consegn a Scimmiotto, che se li mise al polso.
Quel sacripante di un grande santo rifiut il brindisi d'onore che gli veniva offerto e si catapult senza altro indugio sul Monte dell'Unicorno. Mentre si muoveva nei pressi della grotta, ud un brusio, si nascose e osserv: l'ingresso era guardato, a dir poco, da cinquecento persone di ogni rango.

Eccoli schierati, con le armi che brillano al sole e le bandiere che sventolano: la schiera  fitta e minacciosa.
Tigri ed orsi si possono trasformare in generali e marescialli, da linci e leopardi si ricavano guerrieri di bel portamento. I lupi grigi sono ancor pi feroci, e l'elefante glabro pi valoroso.
L'astuta lepre e il daino malizioso si armano di spade e alabarde; il lungo serpente e il grosso pitone preferiscono sciabole ed archi.
L'orango, che  il pi esperto nel linguaggio umano, dirige la battaglia e organizza il campo da vero esperto.

Quando li vide, il Novizio ritorn indietro; non che gli facessero paura, ma gli era venuta un'idea. Ritorn dove aveva ucciso il mostriciattolo e ricuper la bandiera e il gong, si diede una scossa e prese l'aspetto di Va e Vieni. In quella forma, camminando a gran passi e battendo il gong, si present all'ingresso della grotta. L'orango lo apostrof: "Tutto a posto, Va e Vieni?"
"Ho fatto."
"Sbrgati. Il grande re ti aspetta nel Padiglione degli Scorticati."
Scimmiotto attravers il portale e si inoltr nelle alte sale racchiuse da pareti rocciose a strapiombo; vi crescevano piante e fiori rari, antichi cedri e pini alteri. In breve raggiunse il secondo ingresso e scorse un padiglione ottagonale in cui si aprivano otto finestre. Nel mezzo, su una poltrona ricoperta d'oro, troneggiava il re diavolo, di ripugnante aspetto:

Luce di diaspro intorno alla sua testa,
Aura di morte intorno alla figura.
Sporgono i denti aguzzi dalla bocca,
Lanciano i suoi capelli fuoco e fiamme.
Certi mustacchi duri come frecce,
Un ruvido pelame lo ricopre.
Sono gli occhi brillanti come sfere
Di rame, la statura fino al cielo
E una mazza di ferro  la sua arma.

Scimmiotto si tenne sulle sue, non diede nemmeno segno di averlo visto, e venne avanti battendo il gong.
"Eccoti qua" disse il re. Il falso messaggero non rispose.
"Va e Vieni!" lo chiam il diavolo. Nessuna risposta. Allora il mostro scese dal trono e lo acciuff per il bavero: "Si pu sapere che cosa ti prende? Perch continui a battere il gong, come se fossi ancora sulla strada maestra, e non mi rispondi?"
"Gi le mani!" fece Scimmiotto, gettando a terra il gong. "Ve l'avevo detto che non ci volevo andare, ma voi avete insistito. C'era un esercito incredibile, uomini e cavalli schierati. Quando mi hanno visto, hanno gridato: "Dalli al mostro!" Mi hanno legato come un salame e mi hanno trascinato davanti al re. Lui ha detto: "Tagliategli la testa!" Per fortuna c'erano dei consiglieri che obiettavano: " un ambasciatore, per il diritto internazionale non lo si pu decapitare." Almeno ho salvato la pelle; si sono accontentati di portarmi davanti ai plotoni schierati e di darmi trenta frustate sul sedere. Questa  la risposta che vi fanno avere. Non credo che ci metteranno molto ad arrivare qui."
"Insomma, non mi rispondevi perch te la sei vista brutta."
"E anche perch ho il sedere tutto indolenzito."
"Quanti uomini e cavalli avranno?"
"Come volete che li contassi? Ero morto di paura. Erano una bella massa di gente, e bisognava vedere quante armi: archi, frecce, sciabole, lance, corazze, picche, alabarde, spade, partigiane, asce, mezzelune, elmi, scudi, usberghi, panciere, spiedi, mazze, tridenti, archibugi ed elmetti. Stivaloni, vesti imbottite, armati di fruste, mazzapicchi, palle di bronzo..."
Il re si mise a ridere: "Piantala con il tuo elenco! Con un soffio di fiamma far piazza pulita di tutta quella robetta. Informa la signora Santo Palazzo d'Oro e dille di non preoccuparsi. Stamane piangeva tutte le sue lacrime, vedendomi deciso a partire per la guerra. Tu raccontale quante truppe ben armate hai visto, cos la terremo buona per un po'di tempo."
"Bell'idea" pens Scimmiotto fra s.
Si diresse a una porticina e ne usc, con la sicurezza di chi si muove in casa propria. Si trov in vasti spiazzi circondati da grandi edifici, fra cui uno spiccava per le ricche decorazioni e il portale colorato: l abitava la dama Santo Palazzo d'Oro. Scimmiotto entr e vide che il suo servizio era svolto da due schiere, una di spiriti volpi e l'altra di spiriti cerbiatte, tutte in aspetto di belle ragazze. La dama era seduta nel mezzo con il volto addolorato, appoggiava la guancia profumata a una mano e i suoi occhi erano gonfi di lacrime.

La sua bellezza era affascinante, ma non aveva il coraggio di ungere e pettinare i neri capelli dalle crocchie disfatte. Non portava gioielli, non aveva cipria n rossetto. Serrava la bocca in una smorfia di dolore, corrugava le sopracciglia di falena e versava lacrime dagli occhi stellanti.
Serrata nella rete da cui non poteva sfuggire, pensava sempre al re di Viola Porpora.
Sempre fu triste la sorte delle belle, condannate a tacere e a esporre il viso al vento dell'est.

Scimmiotto giunse le mani e disse: "Salve!"
"Brutto insolente!" s'indign la dama. "Se penso che a Viola Porpora ministri e grandi protettori si prosternavano nella polvere, e non osavano alzare lo sguardo su di me! Questo entra e mi dice: salve! come se fossi una sguattera. Da dove esce questo zotico?"
Le cameriere spiegarono: " un militare; calmate la vostra collera signora. Si chiama Va e Vieni, ed  il messo di fiducia che stamane ha consegnato la dichiarazione di guerra."
La regina chiese: "Dunque sei andato a Viola Porpora?"
"Certo. Sono entrato in citt, ho visto il re e ho riportato la sua risposta."
"Tu hai visto il re! Che cosa diceva?"
"Fa preparativi militari e intende resistere. Comunque pensa sempre a voi, signora, e mi ha affidato un messaggio confidenziale per voi, che non potrei riferire in presenza di estranei."
Volpi e cerbiatte uscirono; Scimmiotto chiuse l'uscio, si pass la mano sul volto e riprese il proprio aspetto: "Signora, non temete. Sono uno dei bonzi dell'Est incaricati di recarsi dal Buddha dell'Ovest a chiedere le scritture. Il nostro maestro  Tripitaka; io mi chiamo Scimmiotto Consapevole del Vuoto, e sono il suo discepolo anziano. Passando dal vostro paese, abbiamo visto un appello ai medici per curare la nevrastenia del re: sono stato io a guarirlo. Durante il banchetto di ringraziamento, sua maest mi ha raccontato la vostra storia e, visto che so abbattere tigri e draghi, mi ha incaricato di liberarvi. Sono io che ho messo in fuga il ricognitore; il mostriciattolo di cui avevo preso l'aspetto l'ho incontrato per strada e ucciso. Questa grotta  ben vigilata; perci ho dovuto prendere qualche precauzione per giungere sino a voi."
La dama restava silenziosa. Scimmiotto le tese i braccialetti: "Vi chiederete se mi potete credere; guardate questi."
Quando li vide, essa pianse e si alz dal suo seggio per inchinarsi davanti a lui: "Reverendo, se davvero riuscirete a liberarmi e a riportarmi nel mio paese, non lo dimenticher mai; vi rester grata anche quando sar una vecchia sdentata."
"Ora mi serve un'informazione: sapete di quale tesoro si serva il padron di casa per produrre fuoco, fumo e sabbia?"
"Usa tre sonagli d'oro. Agitando il primo suscita fiamme devastatrici alte trecento tese; il secondo diffonde raffiche di fumo in grado di soffocare chiunque entro un raggio di trecento tese; il terzo, nello stesso raggio, acceca il mondo con la sabbia gialla. Fuoco e fumo sono il minor male; ma la sabbia  letale per chi ne respiri."
"Ho sperimentato queste cose, sono davvero terribili: sono riuscite a farmi starnutire due volte. Dove nasconde i sonagli?"
"Non li ripone, li tiene sempre con s appesi alla cintura, anche quando dorme."
"Se davvero tenete a rivedere il regno di Viola Porpora e a ritrovare vostro marito, dovete fare uno sforzo. Abbandonate questo aspetto depresso e addolorato; dovete mostrarvi allegra e invitante, dovete sedurre il mostro. Al momento giusto gli chiederete di affidarvi i sonagli. Se riesco a rubarli, sar facile vincerlo e riportarvi a casa."
La dama promise. Scimmiotto riprese l'aspetto di mostriciattolo, apr l'uscio e richiam le cameriere.
"Sbrigati, Va e Vieni" ordin la regina. "Come ti ho detto, va nel padiglione anteriore da sua maest, e invitalo a farmi visita. Ho molte cose da dirgli."
Il bravo Scimmiotto grugn soddisfatto e corse al Padiglione degli Scorticati: "Maest, la dama Santo Palazzo chiede di vedervi."
"Come mai oggi mi cerca, mentre di solito mi scaccia a male parole?" si meravigli il re diavolo.
" semplice. Le ho raccontato che a Viola Porpora il re non vuole pi saperne di lei, e si  preso varie nuove mogli. A questo punto le  venuto in mente di rivolgersi a voi."
"Furbacchione, devo dire che sai renderti utile" esclam contento il re diavolo. "Quando avr conquistato il regno, ti nominer gran ciambellano."
Scimmiotto ringrazi e lo segu al palazzo della regina. La dama fece al diavolo lieta accoglienza e volle prenderlo per mano, ma lui esit con manifesto imbarazzo: "Signora, non oso. Non so come ringraziarvi dei vostri segni di affetto, ma c' qualcosa... Insomma, ricordo ancora con terrore il male che sentii alla mano l'unica volta che mi permisi di toccarvi."
"Prego vostra maest di sedersi e di mettersi comodo. Parliamone, spiegher tutto. Sono gi trascorsi tre anni da quando vostra maest mi ha fatto l'onore di scegliermi, ed  vero, da allora non abbiamo ancora condiviso il nostro letto. Il fatto  che solo ora mi appare chiaro che il destino, stabilito dalle nostre vite precedenti, vuole che siamo marito e moglie. Da parte mia sono pronta ad adeguarmici; ma non credevo che, a questo punto, poteste essere voi a tirarvi indietro. Non devo pi essere un'estranea per voi; fra noi ci deve essere confidenza e intimit. Quand'ero regina di Viola Porpora, ogni tributo che venisse portato da paesi stranieri veniva esaminato dal re e poi affidato a me, che provvedevo alla sua custodia. Certo qui non ci sono oggetti di lusso; i vostri si vestono da selvaggi e si nutrono di sangue; non usate sete o perle, sui pavimenti e sulle pareti non si vedono che pelli di selvaggina. Ma infine qualcosa di prezioso lo avrete, qualche tesoro che non mi avete mostrato perch fra noi non c'era confidenza. Per esempio ho sentito parlare di certi sonagli che suppongo abbiano qualche valore, visto che li portate sempre con voi. Dateli a me: saranno custoditi con cura, e li avrete a disposizione ogni volta che vorrete. Marito e moglie fanno cos. Altrimenti che cosa sarei per voi? Un'estranea?"
Il re diavolo ridacchi e si scus: "Avete ragione, signora; non posso negare che i vostri rimproveri sono fondati. Ecco il mio tesoro: ve lo affido." E si sollev gli abiti per cercare gli oggetti.
Scimmiotto se ne stava in un angolo con gli occhi ben aperti. Vide che il mostro sollev due o tre strati di indumenti prima di arrivare ai sonagli, che teneva a contatto della pelle. Li stacc, li avvolse in una pelle di leopardo imbottita di fiocco di seta e li tese alla regina: "Vi sembreranno oggetti di poco pregio, ma vanno conservati con ogni cura, e soprattutto non si devono scuotere."
"Va bene" disse la dama prendendoli. "Li chiudo in questo cassetto della mia toilette: non li scuoter nessuno." E chiam: "Ragazze, servite il vino. Voglio celebrare questo felice incontro con il re vuotando molte coppe."
Le cameriere disposero sulla tavola frutta e verdure con piatti di cacciagione, e servirono vino di palma. La dama si occupava personalmente del re diavolo, con modi da ammaliatrice.
Intanto Scimmiotto si mise al lavoro: scivol pian piano fino alla toilette, si impadron dell'involto, riguadagn cautamente la porta e si ecliss. Mentre passava davanti al Padiglione degli Scorticati si lasci indurre dalla curiosit a svolgere la pelle di leopardo: c'era un sonaglio delle dimensioni di una tazza da t, affiancato da altri due grossi come pugni. Incosciente del pericolo, per guardarli meglio li lev dal fiocco che li imbottiva. Subito ci fu un'esplosione, e fuoco fumo e sabbia sgorgarono incontenibili. In un attimo, un terribile incendio arse il padiglione.
I mostri di guardia, terrorizzati, diedero l'allarme. Il re diavolo corse fuori dal palazzo della regina e vide Va e Vieni con i suoi sonagli in mano. Url: "Schiavo maledetto! Che cosa fai con quella roba?" E alle guardie: "Prendetelo! Arrestatelo!"
Subito generali tigri, comandanti orsi, capitani leopardi, linci, elefanti, lupi, daini, lepri, pitoni e oranghi gli si precipitarono addosso. Scimmiotto lasci cadere i sonagli, riprese il suo aspetto e si fece strada nella folla con la sbarra di ferro. Il diavolo si gett a ricuperare il tesoro e ordin: "Chiudete l'ingresso!"
Chi combatteva, chi correva a chiudere i battenti. Scimmiotto scelse di trasformarsi in moscerino, e si and a posare su un tratto di parete al riparo dalle fiamme. Nessuno pi lo vedeva; corsero ad annunciare: "Maest, il brigante  scappato."
"L'avete visto uscire dal portone?"
"Veramente no; quello  chiuso e sbarrato."
"E allora cercate meglio" rispose il diavolo.
Lasciando ad alcuni il compito di attingere acqua per spegnere l'incendio, tutti gli altri si dedicarono alla ricerca, frugando dappertutto senza trovare traccia del fuggiasco.
"Chi sar questo delinquente, cos audace da venirmi a rubare il mio tesoro sotto il naso?" brontolava il diavolo adirato. "Meno male che non  riuscito a portarselo via. Sulla montagna, esposto al vento, chiss che disastro avrebbe combinato."
"Il fatto  che vostra maest ha una fortuna pi alta del cielo" disse un generale tigre.
"Sapete, maest" disse un comandante orso, "chi doveva essere quel brigante? Di certo era Scimmiotto, lo stesso che ha messo in fuga il nostro ricognitore. Avr incontrato per strada Va e Vieni, lo avr ammazzato e avr preso le sue cose e il suo aspetto."
"Penso che tu abbia ragione" approv il re diavolo. E ordin: "Ragazzi, continuate le ricerche e non lo lasciate assolutamente uscire di qui."
 il gioco del destino:

Dopo l'astuzia, manchi di accortezza.
Qui ti pu salvar solo la prodezza.

Se in fin dei conti non avete idea di come il Novizio si cav dai pasticci, verrete a saperlo ascoltando il seguito.

CAPITOLO 71
UN CANE LUPO DI PELO GIALLO

IN CUI SCIMMIOTTO, SOTTO FALSO NOME, VINCE IL MOSTRUOSO CANE LUPO; E LA PUSA GUANYIN FA LA SUA APPARIZIONE PER SOTTOMETTERE IL RE DIAVOLO.


Che la sensualit sia vacuit  risaputo; si dice anche che la vacuit  sensualit. Chi comprende questa profonda verit non ha bisogno di trasmutare polvere di cinabro. Bisogna sopportare pene e fatiche, senza rinunciare a una condotta irreprensibilmente virtuosa.
Quando verr il momento e il lavoro sar compiuto, rivolgerai al cielo il volto dell'immortale che vive nell'eternit.

Il racconto ci ha detto come Rivale del Pianeta Malefico fece sbarrare le porte prima di mettersi alla ricerca di Scimmiotto. La caccia prosegu fino a sera con grande impegno e agitazione, ma non diede frutto.
Infine il re diavolo convoc le sue truppe nel Padiglione degli Scorticati per dare le consegne. Ogni porta doveva essere adeguatamente vigilata, le guardie dovevano chiedere la parola d'ordine, agitare le campanelle, battere il tamburo e schioccare le nacchere. Le ronde dovevano pattugliare con sciabola sguainata e freccia all'arco.
Il moscerino Scimmiotto si era posato sull'architrave; quando li vide occupati ad adottare tante severe misure, pens bene di andare in visita dalla regina. La trov scoraggiata e accasciata, che piangeva e gemeva. Si pos sulla nera nube dei suoi capelli scompigliati e la sent dire: "O signore!

Di certo ci  accaduto, nelle vite anteriori,
Di fare un passo falso, bruciare bastoncini
Incrinati d'incenso. Dopo tre lunghi anni
Che siamo separati, mi  giunto il tuo messaggio.
Ma per quel malinteso sopra i sonagli d'oro
 morto il messaggero, perduta ogni speranza.
Eppure il mio pensiero solo a te so rivolgere."

Scimmiotto si spost dietro il lobo dell'orecchio e bisbigli: "Rassicuratevi, dama Santo Palazzo. Sono ancora il reverendo Scimmiotto, quello che vi era stato inviato dal vostro re: non sono morto. Sono stato incauto nel maneggiare i sonagli e non sono riuscito a disimpegnarmi in tempo quando mi hanno aggredito; perci ho preferito trasformarmi in moscerino e restare nascosto qui dentro. Che ne direste di riprovare? Non potreste trattare il mostro da moglie amorosa e portarvelo a letto? A me darebbe libert di movimenti, e la possibilit di architettare qualcos'altro per liberarvi."
La regina si spavent; le venne il batticuore, tremava come una foglia e si sentiva svenire: "Sei uomo o fantasma?"
"N una cosa n l'altra. Al momento, come vi dicevo, sono un moscerino. Non abbiate paura; pensate a far venire qui il re diavolo."
"Incubo, lasciami!" mormor lei con un filo di voce, sbarrando gli occhi. Credeva di sognare.
"Non volevo spaventarvi. Aprite la mano, che ci salto sopra e mi faccio vedere."
Lei tese la sinistra e l'insetto si pos sul palmo delicato. Si sarebbe detto

Un pisellino su un botton di loto,
Ape sulla peonia,
Un chicco d'uva in grembo ad un'ortensia,
Un granello sul giglio.

Santo Palazzo d'Oro lev il palmo della mano all'altezza degli occhi e chiam: "Divino monaco!" "Eccomi qua" rispose Scimmiotto ronzando. Lei si dovette convincere e chiese: "Che cosa contate di fare, mentre distrarr quel bruto?"
"Gli antichi avevano due detti: la via dell'alcol  la pi corta per giungere alla rovina; ma anche: bevi per dimenticare. In effetti l'alcol ha diversi usi. Il pi efficace  di farlo bere agli altri. Chiamate una delle vostre cameriere: io prender le sue sembianze e potr restarvi vicino senza destar sospetto, e agire al momento giusto."
La dama chiam: "Grazia di Primavera!", e una bella volpicina dal volto di giada venne a inginocchiarsi davanti a lei: "Ordinate, signora."
"Fa accendere le lanterne di garza e bruciare muschio. Voglio invitare sua maest a venire a letto."
Sette od otto spiriti volpi e cerbiatte si munirono di lanterne e di bruciaprofumi e fecero ala alla signora, che si alz con le mani incrociate sul petto.
Nel frattempo Scimmiotto si era posato sulla bella volpicina e aveva mutato uno dei propri peli in un insetto del sonno: quando esso penetra nel naso, l'effetto  irresistibile. La ragazza si sent invasa dal torpore e si diresse barcollando verso il letto, dove cadde riversa e ci rest a russare pacificamente. Scimmiotto prese il suo aspetto e si mise in fila con le altre cameriere.
Quando un mostriciattolo inform il re diavolo che la signora veniva a trovarlo, egli usc dal Padiglione degli Scorticati a incontrarla.
"Grande re, ora che l'incendio  domato e quel brigante  scomparso, potreste venire da me a prendere un po'di riposo."
"Signora" rispose lusingato il mostro, "vi sono davvero grato della vostra attenzione. Ma sono inquieto, perch quel brigante non  stato scovato ed  molto pericoloso. Non  altri che Scimmiotto Consapevole del Vuoto, che ha messo in fuga il mio ricognitore, ucciso il mio messaggero e si  fatto beffe di me in tutti i modi."
"Evidentemente  riuscito a scappare. Non potete perdere il sonno per questo; venite con me!"
Il diavolo era troppo tentato per rifiutare. Diede tutte le consegne di vigilanza e di prudenza, e segu la regina nel palazzo posteriore con il corteo delle cameriere, fra cui la falsa Grazia di Primavera.
"Servite a sua maest del vino, per ristorarlo delle sue fatiche" ordin la regina.
"Mi far piacere" disse il re diavolo. "Portatene molto, perch servir a ristorare anche la signora."
A mescere si apprest appunto Grazia di Primavera, mentre le altre portavano tavoli e seggiole, e servivano frutta e piattini di cacciagione. Dopo il primo giro di coppe, la bella cameriera ne propose un secondo: "Questa  la prima volta che scambiate le coppe; doppio scambio porta doppia felicit."
Dopo il secondo brindisi, Grazia di Primavera propose: "Maest, per questo felice incontro con la signora, non converr che le cameriere mostrino la loro abilit nel canto e nella danza?"
Subito gli strumenti vennero accordati, e si continu a bere fra canti e danze. Poi la signora fece ritirare le altre dietro il paravento e trattenne la sola Grazia di Primavera, che continuava a mescere. La signora mormorava paroline dolci, ed era cos seducente che il re diavolo fondeva come neve al sole ed era pieno di voglie. Ma come affrontare quelle spine urticanti nascoste sotto le gonne? Il pover'uomo si trovava nella situazione del gatto che addenta una vescica: tanta eccitazione, nessuna soddisfazione.
Dopo molti giochetti e risatine, la regina si arrischi ad affrontare l'argomento che le premeva: "Il tesoro di vostra maest non avr subito danni?"
"Non sarebbe facile danneggiare oggetti forgiati prima della separazione del cielo e della terra.  bruciata soltanto la pelle di leopardo che li avvolgeva."
"E ora come li custodirete?"
"Non c' problema. Li ho appesi di nuovo alla mia cintura."
Allora la falsa Grazia di Primavera, di soppiatto, si strapp alcuni peli, li ridusse in minuti frammenti e li soffi addosso al re diavolo. I frammenti si trasformarono nelle tre specie di insetti odiosi: pulci, pidocchi e cimici. Essi si insinuarono sotto i vestiti e partirono selvaggiamente all'attacco. Il malcapitato cerc disperatamente di grattarsi, fece qualche preda e si avvicin alla lampada per vedere di che cosa si trattasse: erano pulci belle grasse. La dama fu colta da un brivido di disgusto e osserv: "Presumo che la vostra biancheria non veda il bucato da qualche tempo."
"Dio mio, non mi ero mai trovato addosso bestie come queste" esclam il diavolo molto imbarazzato. "Hanno scelto il momento peggiore per coprirmi di vergogna."
"Vostra maest non si stia a vergognare" disse ridendo la dama. "Non si dice: anche l'imperatore ha le sue pulci, ma sono pulci imperiali? Levatevi gli abiti, vi aiuter a ripulirli."
Il diavolo si spogli di buon grado. Grazia di Primavera osservava le bestiole che venivano alla luce a ogni successivo strato di vestiario: le pulci saltavano, le cimici succhiavano, i pidocchi formicolavano a grappoli interi. Sulla nuda carne, anche i sonagli d'oro che vi erano legati scomparivano sotto innumerevoli insetti.
"Date qui, maest" disse la cameriera, "bisogna fare piazza pulita di questa porcheria."
Quando ebbe i sonagli in mano, mentre si dava l'aria di spolverarli, ne fabbric di falsi mediante la trasformazione di un pelo e si nascose addosso quelli autentici. Poi, con una scossetta, ricuper i peli gi trasformati in insetti. Quando restitu i falsi sonagli puliti e lucenti, il re diavolo non sospett l'inganno e li consegn alla regina: "Mi raccomando, questa volta custoditeli con cura." La dama li prese cautamente e li depose in un cofano d'abiti, che chiuse con un lucchetto d'oro.
Si trattennero a bere un altro po', finch la regina ordin di preparare il letto d'avorio con coperte di seta: "Spero che vostra maest vorr dormire con me."
"Magari potessi! Ma, sapete, non ho fortuna..." diceva il re diavolo. "Non oso farvi compagnia. Sar meglio che mi prestiate una delle vostre cameriere, e che me la porti a letto nell'ala ovest." E se ne and facendole tanti piccoli saluti gentili.
Il gong e le nacchere suonavano mezzanotte. Il bravo Scimmiotto, che aveva raggiunto il suo scopo, si rese invisibile e, dopo avere ricuperato anche il pelo trasformato in insetto del sonno, si avvi al portone della grotta. Qui giunto, punt la sua sbarra e le impresse il movimento che apre le serrature: catene e catenacci caddero a terra e i battenti si aprirono lentamente. Il Novizio usc all'aperto, si allontan di qualche passo e grid con voce tonante: "Rivale del Pianeta Malefico, restituisci Santo Palazzo d'Oro!"
Al grido ripetuto, la folla dei mostri grandi e piccoli fu messa in allarme e corse alla porta. I battenti erano spalancati. Prima di avvertire sua maest, rimasero per un po'indaffarati, con le loro lanterne, a cercare e rimettere al loro posto i catenacci caduti al suolo.
Le servette corsero a dire sottovoce: "Zitti, per carit! Sua maest dorme." Per questa ragione, bench Scimmiotto facesse il diavolo a quattro, nessuno osava entrare a riferire il messaggio. Per farli decidere, il Novizio dovette picchiare la sua sbarra sul portone: a questo punto il baccano fu tale che si annunci da s. Il re salt dal letto in mutande, e usc a precipizio dalle cortine di garza per vedere che cosa succedeva.
"Signore" spiegarono le servette inginocchiate, "non sappiamo chi sia.  qualcuno che passa la notte l fuori a gridare insulti, e adesso se l' presa con il nostro portone."
Ed ecco arrivare i mostriciattoli portinai, che si prosternarono e balbettarono: "Qualcuno, l fuori, ingiuria e reclama Santo Palazzo d'Oro. Abbiamo cercato di zittirlo, ma  un incredibile maleducato: risponde ai nostri rimproveri con parolacce immonde. Non vedendovi comparire, ha preso a battere sulla porta."
"Non aprite! Chiedetegli chi  e da dove viene, e fatemi sapere che cosa risponde."
Un mostricino tremante si accost al portone e chiese: "Chi bussa?"
"Sono il nonno! Devo riportare Santo Palazzo a Viola Porpora."
Il mostro corse a riferire. Il diavolo si rec nei quartieri della signora per chiedere chiarimenti. Lei si alz tutta spettinata e si aggiust come pot per riceverlo, senza avere nemmeno il tempo di far toilette. Un altro mostriciattolo corse ad annunciare: "Quel signor Nonno ha buttato gi il portone."
"Signora" chiese il diavolo, "c' un certo Nonno fra i generali e capitani alla corte di Viola Porpora?"
"Non ricordo davvero i loro nomi. Solo a corte c'erano quarantotto brigate e mille comandanti scelti; alle frontiere del paese, non so nemmeno quanti. Io mi occupavo solo della gestione di casa."
"Questo intruso dice di chiamarsi Nonno. Non mi pare che sia un nome scritto nel Classico dei patronimici. Voi che siete pi colta di me e avete avuto un'educazione nobiliare, avete mai letto o sentito un nome simile?"
"Non saprei. Sar forse nel Testo dei mille caratteri?"
"Ecco, sar citato l dentro" esclam il diavolo soddisfatto. And a indossare l'armatura, schier le truppe e and incontro al nemico impugnando l'ascia Spandi Fiori. Grid con voce tonante: "Dov' questo signor Nonno che viene da Viola Porpora?"
Scimmiotto si fece avanti: "Eccomi qua, saggio nipote."
"Ma come!" sbott il mostro adirato. "Dove hai trovato la sfacciataggine di venirmi a sfidare, con quell'aspetto a met tra il fantasma e il macaco?"
"Brutto imbroglione!" gli rise in faccia Scimmiotto. "Sembri avere occhi in faccia, ma non ti servono a niente. Cinquecento anni fa, quando in cielo correvo la cavallina, non c'era dio o guerriero che non mi desse dell'onorevole; sta sicuro che chiamarmi adorato nonno non pu farti che bene."
"Sbrigati a farmi sapere come ti chiami, e quali sono le tue referenze militari."
"Male t'incoglie a chiedermelo: quando te l'avr detto, non saprai pi dove nasconderti. [...]".
Udito il racconto della vita e delle gesta di Scimmiotto, il re diavolo comment: "Dunque sei quel tizio che combin tanti guai in paradiso. Ma se ora proteggi il monaco cinese che si dirige a occidente, perch non vai con lui per la tua strada? Che bisogno avevi di immischiarti nei fatti degli altri e di comportarti da servo del re di Viola Porpora?"
"Brigante che non sei altro!" grid Scimmiotto. "Non sai quello che dici. Il re di Viola Porpora mi rende i pi alti onori. La mia dignit  molto pi elevata della sua: lui mi onora come un antenato e mi serve come una divinit. Come osi darmi del servo? Tuo nonno si  proprio stufato. Ora vedrai, fellone ribelle."
Il diavolo par il primo colpo con il manico della sua ascia. Un bello scontro!

Sbarra cerchiata d'oro A Piacer Vostro e ascia Spandi Fiori, pi tagliente del vento; uno sprizza faville, l'altro digrigna i denti. Sputano nebbie e brume fino ai palazzi del cielo, sollevano un polverone da offuscare l'Orsa Maggiore: vanno, vengono, ribattono i colpi, girano e rigirano come saette.
Uno vuol riportare la regina nella capitale, l'altro vuole tenerla per s.

Una cinquantina di riprese non decisero l'esito, ma convinsero il re diavolo che, ad armi pari, quell'avversario era un osso troppo duro per lui. Perci propose: "Fermiamoci un momento, Scimmiotto. Non mi hai dato nemmeno il tempo di far colazione; mangio qualcosa e ritorno subito da te."
Scimmiotto cap benissimo che l'intenzione era di andarsi a munire dei sonagli. Abbass l'arma e disse: "Il prode non insegue la lepre sfiatata. Buon appetito, e torna subito a farti conciare per le feste."
Il mostro rientr in casa e corse dalla dama: "Presto, datemi il mio tesoro."
"Che cosa intendete farne?"
"Mi serve contro quell'imbroglione del mio avversario. Non si chiama Nonno,  il maledetto Scimmiotto. Non  facile da battere, ma se uso i sonagli lo brucio in un baleno."
La dama tergiversava, ma non os resistere alle sue insistenze per non destar sospetti; gli consegn i sonagli e, non appena il mostro corse fuori, si sciolse in lacrime al pensiero della brutta fine che il suo paladino stava per incontrare.
Il mostro si colloc con il vento alle spalle e grid: "Guarda, Scimmiotto, che bei giocattoli ho portato."
"Niente male" rise il Novizio. "Ma anch'io ho i miei."
"Di che cosa si tratta? Fammi vedere."
Scimmiotto, per ordine, ridusse la sua barra alle dimensioni di un ago da ricamo, se la infil dietro l'orecchia e cav flemmaticamente dalla cintura i tre sonagli, che tra parentesi erano quelli autentici: "Ecco qua."
"Che strano!" si meravigli il mostro. "Come mai sono identici ai miei? A fabbricarli insieme, ne uscirebbe pur sempre qualche graffio diverso o segno particolare: qui non si vede la minima differenza. Da dove vengono?"
"E i tuoi da dove vengono, saggio nipote?"
"I miei" rispose ingenuamente il mostro

"vengono dal profondo della Via Lattea; furono
Da Laozi raffinati nel forno Otto Trigrammi."

"Anche i miei" rise Scimmiotto.
"Come fu?"

"Il patriarca del Tao, raffinando elisir,
Mise a cuocere in forno anche questi sonagli.
Due volte tre fa sei: sono tesori in serie.
Se quelli sono i maschi, i miei sono le femmine."

"Non sono mica bestie" obiett il re diavolo. "Come si distinguerebbero sonagli maschio da sonagli femmina? La sola differenza che conta  che cosa sanno fare quando li si scuote."
"Giusto, proviamoli. Comincia tu."
Il diavolo li agit uno dopo l'altro, senza ottenere niente: n fuoco dal primo, n fumo dal secondo, n sabbia dal terzo.
"Che strana faccenda" borbottava preoccupato. "Saranno di quella specie di maschi che si fanno metter sotto dalle loro femmine: gli basta vederle, per non saper pi che pesci pigliare."
"Saggio nipote" sghignazz Scimmiotto, "adesso  il mio turno: sta a vedere."
La brava scimmia impugn i tre sonagli e li scosse tutti insieme: ed ecco scaturire vampe scarlatte da illuminare tutta la montagna, torrenti di fumo da oscurarla, e sabbia gialla in quantit. Il grande santo si volse a sud ovest e ordin: "Lvati, vento!" e quello incominci a soffiare nella direzione pi opportuna. Rivale del Pianeta Malefico, in mezzo all'incendio universale, si vide perduto senza via d'uscita.
In quel momento, dall'alto del cielo, si ud un richiamo: "Consapevole del Vuoto, eccomi qua."
Scimmiotto alz la testa e vide la pusa Guanyin, con il suo vaso immacolato e il ramo di salice, che aspergeva le fiamme per spegnerle. Scimmiotto fece scomparire destramente i sonagli, mentre le gocce di rugiada benedetta eliminavano rapidamente ogni traccia d'incendio.
"Scusate, grande compassionevole, se mi sono trovato inavvertitamente sul vostro cammino. Posso chiedervi dove siete diretta?"
"Sono venuta a riprendermi questa creatura malefica."
"Si pu sapere chi  questo impudente, che vi costringe a mettervi in viaggio per venirlo a cercare?"
" il cane lupo di pelo giallo che adopero a volte come cavalcatura. Ha colto un momento in cui il suo custode dormiva, per spezzare con i denti la catena e fuggire quaggi.  venuto a compiere la maledizione che gravava sul re di Viola Porpora."
"A me risulta che ha umiliato il re e ha violato il buon costume cercando di stuprare la regina. In pratica, non ha fatto altro che combinare guai."
"Non sai tutto. Quando l'attuale re era ancora principe ereditario, amava molto la caccia. Una volta si imbatt nei due figli, maschio e femmina, dell'illustre re e pusa Pavone e della madre-buddha dell'Ovest, e li colp con una freccia. Il maschio ci lasci le penne; la femmina, bench ferita, riusc a ritornare a casa. Sua madre, addolorata, decret che il colpevole sarebbe stato separato per tre anni dalla propria compagna, e afflitto dalla malattia che colpisce gli uccelli vedovati. Fui testimone di queste cose mentre andavo attorno a cavallo del mio cane lupo. Non mi resi conto che lui ascoltava tutto e non immaginai che si sarebbe incaricato dell'esecuzione. Ma ora i tre anni sono trascorsi e il tempo  scaduto. Tu sei arrivato al momento giusto, e per me  tempo di ricuperare il mio mezzo di trasporto."
"Pusa, mettetela come volete, ma questa brutta bestia ha trasgredito un bel po'di leggi e meritato la pena di morte. Visto che siete venuta fin qui, non pretendo di arrivare a tanto, ma un castigo ci vuole. Diciamo che potrei dargli venti bastonate; dopo di che ve lo porterete via."
"Consapevole del Vuoto" rispose Guanyin, "sai benissimo che, dopo venti bastonate di quelle che di tu, mi riporterei a casa un cencio senza vita. Devi concedere l'indulgenza plenaria; fallo per riguardo a me."
Scimmiotto non os opporsi, e si accontent di commentare: "In ogni caso sar bene che non lo lasciate andare in giro solo:  un pericolo pubblico."
"Su, brutta bestia" grid la pusa al cane, "si torna a casa! Che cosa credi di esserti meritato?"
La bestia riprese il suo normale aspetto, scosse il pelo e si avvicin docilmente. La pusa gli sedette in groppa, ma si accorse che dal collare mancavano i tre sonagli.
"Consapevole del Vuoto, tirali fuori!"
"Non so di che cosa parliate."
"Furfante di una scimmia, non farmi perdere la pazienza e restituisci i sonagli" si mise a urlare Guanyin. "Chi altri avrebbe messo le mani addosso a questa bestia, a rischio di farsi mangiar vivo?"
"Davvero, non so dove siano finiti" insist Scimmiotto arrischiando un sorriso di sbieco.
"Ho capito. Tu non hai visto i sonagli, e io allora recito l'incantesimo del cerchio."
"Ferma, per carit" supplic Scimmiotto spaventato. "Scherzavo: eccoli, i vostri sonagli."
 il caso di dirlo:

Chi ha staccato i sonagli dal collare?
Chi prima li attacc lo pu spiegare.

La pusa sistem il collare della sua cavalcatura e mont in alto diretta verso i mari del Sud,

Dei fior di loto facendo cuscino,
Col corpo avviluppato in fili d'oro.

Scimmiotto, da parte sua, penetr nella Grotta dell'Unicorno e fece piazza pulita di tutti i mostri che conteneva. Poi si rassett e and a invitare Santo Palazzo a ritornare dai suoi. La regina lo accolse con molte gentilezze e lui le raccont tutti i particolari delle ultime vicende e degli antefatti. Quindi si procur un mucchio di morbida paglia e l'annod in forma di drago: "Ora, signora, sedetevi qui sopra e chiudete gli occhi. Non abbiate paura: la nostra destinazione  il palazzo reale, da vostro marito." Mentre Scimmiotto usava i suoi poteri magici, la dama gli ubbidiva scrupolosamente: ud soltanto il vento sibilare nelle orecchie.
In meno di un'ora raggiunsero la citt. Scimmiotto grid: "Ora, signora, potete aprire gli occhi."
La regina li spalanc, e riconobbe le torri e i padiglioni che le erano familiari. Piena di gioia, si alz dal drago di paglia su cui era seduta e corse alla sala d'udienza, seguita dal Novizio.
Il re scese dal trono a precipizio per andarle incontro, ma, quando tese la mano a toccarla, la ritrasse gemendo: "Dio, che male!" e cadde svenuto.
Porcellino scoppi a ridere: "Ma guarda che sfortuna! La desiderava tanto, che quando l'ha rivista  caduto morto."
"Scemo" gli disse Scimmiotto, "vorrei vedere te."
"Devo provare ad abbracciarla?"
"A tuo rischio, caro mio. A questa signora sono cresciuti degli aculei velenosi su tutto il corpo. Il mostro che l'aveva rapita non pot mai toccarla: ci prov una volta all'inizio, e sent un tale dolore che bast a tenerlo alla larga per tutti i tre anni successivi."
"Ma allora, come faremo?" chiedevano allarmati i funzionari, a sentire queste spiegazioni. Intanto le mogli Palazzo d'Argento e Palazzo di Giada si prendevano cura del re, lo facevano ritornare in s e lo aiutavano ad alzarsi.
Mentre tutti erano disorientati, una voce dall'alto grid: "Eccomi, grande santo!" Scimmiotto alz gli occhi e vide:

Gru battono le ali, lanciando i loro lunghi gridi; la brezza porta spirali di luce splendente. Brume e nuvole sembrano uscire dal mantello del nuovo arrivato. Ai piedi sandali di paglia di foggia insolita; in mano uno scacciamosche di barbe di drago; alla vita una cintura di seta.
Erra qua e l sulla terra, a proprio agio e arbitrio, e dovunque annoda il destino degli uomini.
 l'immortale della Nube di Porpora, sceso dalle alte sfere per disperdere l'incantesimo.

"Qual buon vento ti conduce qui, Zhang Ziyang?" chiese Scimmiotto andandogli incontro.
"Grande santo, l'umile immortale Zhang Boduan ti porge i suoi rispetti."
"Da dove vieni?" chiese Scimmiotto.
"Vengo da casa. Mi ero trovato a passare da queste parti tre anni fa, mentre andavo dal Buddha per una congregazione. Vidi la prepotenza che subiva il re e m'inquietai per l'afflizione della regina: se il mostro se la fosse portata a letto, in dispregio ai buoni principi, la storia non avrebbe potuto concludersi come se niente fosse stato. Presi allora un vecchio vestito di fibre di palma e lo trasformai in un bell'abito da sposa dei cinque colori, nuovo di zecca. Lo presentai come regalo di nozze; quando la regina se lo infil, le fibre si trasformarono in aculei velenosi rivolti all'esterno e si radicarono sulla sua pelle. Ora che ho appreso come il tuo intervento sia stato coronato dal successo, sono venuto a rimettere le cose al loro posto."
"Grazie, amico mio; fai quello che devi."
L'immortale si avvicin alla regina e le punt contro il dito: subito il vestito di fibre cadde a terra e lasci il suo corpo pi liscio che mai. L'immortale raccolse il vestito, lo scosse e lo ripieg: "Ora scusa tanto, grande santo, devo correre via."
"Aspetta; il re ti vorr ringraziare."
"Non  il caso che si disturbi" rispose ridendo l'immortale; fece una riverenza e vol via.
Re, regina e cortigiani pregarono per un pezzo, rivolti al cielo. Poi si apr il padiglione dell'est e incominciarono le feste di ringraziamento in onore dei quattro pellegrini.
Mentre si mangiava allegramente, Scimmiotto grid: "Maestro, fate vedere quella dichiarazione di guerra!" Il reverendo se la tolse dalla manica e la porse al Novizio, che a sua volta la present al re spiegando: "Questo documento era indirizzato a voi; lo portava il giovane messaggero cui ruppi la testa e di cui vi mostrai il corpo. Fu con il suo aspetto che mi presentai nella grotta del mostro e riuscii a giungere fino alla regina; per quanto entrare risultasse pi facile che uscire." Tutti gli avvenimenti furono narrati con abbondanza di particolari.
"Il felice successo" aggiunse Tripitaka a mo'di conclusione, " dovuto in primo luogo alla fortuna che accompagna la saggezza di vostra maest; il merito del mio indegno discepolo viene solo al secondo posto. Il banchetto che ci avete offerto si pu ben dire perfetto. Vi ringraziamo, ma ora  giunto per noi il momento di prendere congedo: non possiamo ritardare ulteriormente il nostro pellegrinaggio a Occidente."
Le preghiere del re di prolungare il soggiorno non ebbero successo, ed egli si decise a vistare i passaporti e a far preparare la carrozza reale; invit Tripitaka a salirvi, mentre lui con la regina e le altre spose l'avrebbero tirata. Furono cos accompagnati fino al punto in cui presero commiato.
 il caso di dirlo:

Purga il destino ogni malinconia,
Lo spirito riposa nell'assenza
D'ogni pensiero.
Quali avvenimenti lieti e tristi sarebbero seguiti a questa partenza? Ascoltateli nel prossimo capitolo.

CAPITOLO 72
LE FANCIULLE RAGNO

NELLA GROTTA DELLE RAGNATELE I SETTE AFFETTI SVIANO LA MENTE. ALLA SORGENTE DELLA PURIFICAZIONE PORCELLINO METTE A DURA PROVA LA SUA BRUTTA FACCIA.


Il racconto ci ha narrato come Tripitaka, congedatosi dal re di Viola Porpora, riprese il suo cammino. Quante montagne e pianure dovette percorrere, quanti corsi d'acqua guadare! Dopo l'autunno giunse l'inverno, che fu sostituito dalla splendente primavera.
Maestro e discepoli camminavano godendo appunto il rinnovarsi della vegetazione, quando scorsero a qualche distanza un romitaggio circondato da un boschetto. Tripitaka si ferm sul ciglio della strada e smont da cavallo.
"Maestro" domand Scimmiotto, "perch ci fermiamo? Non ci sono ostacoli in vista."
"Non hai riguardo!" lo rimprover Porcellino. "Il maestro  stanco di cavalcare, vorr tirare il fiato."
"Non  per tirare il fiato. Vedo laggi un'abitazione, e vorrei mendicare qualcosa da mangiare" disse Tripitaka.
"Vedi che non avevi capito?" rise Scimmiotto. "Andr io a mendicare. L'adagio dice: maestro per un giorno, padre per la vita. Si  mai visto che i discepoli se ne restino seduti e mandino a mendicare il proprio maestro?"
"Lasciate fare a me" replic Tripitaka. "Una volta tanto la meta  a portata di mano: non bisogna andarla a cercare chiss dove, a distanze che non siano alla mia portata."
"Maestro" intervenne Porcellino, "non sono d'accordo. Dice il proverbio: se tre persone vanno insieme, i pesi toccano al pi giovane. Voi siete della generazione dei padri, noi di quella dei figli. Come dicono i vecchi libri, tocca a noi darci da fare. Lasciate che vada il vostro vecchio Porcellino."
"Fratelli" li ammon Sabbioso, "non contrariate il maestro, o gli farete passare l'appetito."
Porcellino trasse dunque dalla sacca la ciotola delle elemosine e la consegn a Tripitaka, che si diresse verso la propriet. Era davvero un bel posticino.

Sul bordo del boschetto d'alberi antichi, s'incurva l'arco di un ponte di pietra che scavalca un ruscello frusciante. Il canto degli uccelli sale dal boschetto. La piccola capanna oltre il ponte  di linee semplici ed eleganti, un vero romitaggio di immortali. La finestrella coperta di edera potrebbe ornare il pi pittoresco tempio taoista. Laggi quattro belle ragazze ricamano disegni di fenici.

Il reverendo, alla vista delle ragazze, non os farsi avanti. Evidentemente in famiglia non c'erano figli maschi. Si teneva nascosto dietro agli alberi che crescevano all'imbocco del ponte, e guardava quelle bellezze con tanto d'occhi. Esse mostravano

Solido cuor di donna e natura gioiosa.
Adornate di rose, con le labbra scarlatte,
Sopracciglia sottili di sicuro disegno
E crocchie di capelli come ali di cicala.
Ferme tra i fiori, le api sarebbero venute
Certo a suggerne il nettare, scambiandole per fiori.

Rest l per un'ora, senza saper che fare. C'era un gran silenzio, senza canto di gallo n abbaiar di botolo. Si diceva: "Che figura far con i miei discepoli? Si dir che un maestro tanto incompetente da non saper nemmeno mendicare, non pu certo guidare i suoi fino al Buddha."
Non trovando alternative, il reverendo fin per arrischiarsi sul ponte, bench il cuore gli dicesse che commetteva uno sbaglio. Vide allora un chiosco di legno di sandalo, in cui altre tre ragazze giocavano a palla(16); erano diverse dalle quattro ricamatrici.

Sventolano le larghe maniche turchese, si agitano le gonne pieghettate. Dalle maniche spuntano ditini di giada, come teneri germogli di bamb. Le gonne svelano minuscoli fior di loto.
La grazia di quei corpi  perfetta, nei movimenti vivaci. Tengono alta la testa e muovono le gambe con decoro e misura. Se avanzano,  gettar fiori oltre il muro; se indietreggiano, la grande traversata dell'oceano. Raccolgono i colpi con calma e li rinviano con precisione; sanno rinviare con l'anca e bloccare col piede. Sono vere virtuose; quando il colpo  buono, applaudono entusiaste.
Ma ormai sono tutte sudate, il belletto si scioglie sul viso, gli abiti di garza sono zuppi. L'eccitazione si calma, l'attenzione diminuisce e il gioco langue.

Non si finirebbe mai di descrivere il grazioso spettacolo. Ne parlano anche dei versi:

Fanciulle a primavera giocano con la palla.
Il sudore sui volti fa gocce di rugiada,
La polvere si posa sui fini sopraccigli
Come sopra le foglie del salice al ruscello.
Da quelle lunghe maniche spuntan dita sottili,
Le gonne pieghettate rivelano i piedini.
Il gioco appassionato le lascia senza forze,
Piene di seduzione coi capelli in disordine
E il petto sollevato dal respiro affannoso.

Tripitaka guardava e guardava; alla fine si sent in obbligo di avanzare di qualche passo e gridare: "Care pusa, il destino del povero monaco che sono lo costringe a nutrirsi chiedendo l'elemosina."
Le ragazze lasciarono subito, chi il ricamo, chi la palla, e gli vennero incontro con risa e piccoli gridi: "Scusateci, reverendo, non vi avevamo visto. Venite a sedervi: non possiamo certo offrirvi l'elemosina in mezzo alla strada."
Tripitaka si diceva: "Meno male. L'Occidente  proprio terra del Buddha: anche le donne si sentono in obbligo di nutrire i monaci. Chiss quanto sar grande la piet degli uomini."
Salut compunto e le segu fino alla capanna. Si accorse che, oltre a quella e al chiosco di legno di sandalo, non c'erano altri edifici. Si vedevano soltanto

cime alte fino alle nuvole di una catena montuosa estesa fino al mare. Nove curve e nove meandri vegliano sulla porta oltre il ponte. Il frutteto  piantato di prugni e peschi carichi di frutti. Liane pendono dagli alberi. Si spande intorno il profumo di diecimila orchidee. Vista dall'esterno, la residenza rupestre  degna delle Isole Felici, il paesaggio montano  pi bello del Monte Hua.  un ritiro lontano da ogni abitato, ma  rifugio di immortali perversi.

Una delle ragazze spinse un battente di pietra della porta e invit il monaco a entrare; il reverendo ubbid. Dentro tutto era di pietra, anche il tavolo e i sedili; l'atmosfera era cupa e fredda. Tripitaka si sent invadere dall'inquietudine: "Questo posto non promette niente di buono."
Le ragazze erano sempre allegre e ridenti, e lo circondarono per farlo sedere. Lui ubbid nuovamente, ma un brivido gli corse nella schiena.
"Da quale monastero venite, reverendo?" chiesero le ragazze. "Perch raccogliete fondi? Dovete costruire ponti, riparare strade, fondare una pagoda, innalzare una statua al Buddha, stampare sutra? Ci fate vedere il registro delle sottoscrizioni?"
"Io non sto raccogliendo sottoscrizioni."
"E allora che cosa siete venuto a fare da queste parti?"
"I grandi Tang dell'Est mi mandano a cercare le scritture nel Monastero del Colpo di Tuono del paradiso occidentale. Passavo per la vostra nobile regione, e la fame mi ha spinto ad accostarmi alla vostra sontuosa residenza per chiedere in elemosina un semplice pasto, con l'intenzione di ripartire subito."
"Benissimo. Dice l'adagio: pi strada ha fatto il monaco, pi sutra ha letto. Sorelle, accontentiamo il nostro ospite: prepariamogli un pasto di magro."
Tre ragazze gli tennero compagnia, e discussero dottamente con lui delle cause germinali e circostanziali del karma. Le altre si indaffaravano in cucina: rimboccarono maniche e gonne, nettarono le pentole e accesero il fuoco. Volete sapere i segreti della loro cucina? Misero al fuoco grasso umano e lo bruciarono ben bene, perch non fosse facile distinguerlo dalla pasta di glutine. Misero a friggere cervello umano per presentarlo in luogo del formaggio di soia. Poi portarono i piatti in tavola e dissero al reverendo: "Servitevi! Non abbiamo avuto il tempo di preparare un pasto pi ricco, ma questo baster a saziare l'appetito; e se non basta, ce n' dell'altro."
Il reverendo annus quegli odori di carne corrotta, e la gola gli si serr. Si inchin, giunse le mani e disse: "Care pusa, io ero vegetariano ancor prima di nascere."
"Ma reverendo" fecero le ragazze, scoppiando a ridere, "questi sono appunto piatti vegetariani."
"Amitbha! Se mangiassi vegetali di questa specie, non riuscirei mai a raggiungere il reverendo dei reverendi e a ottenerne le scritture."
"Voi che avete lasciato la vostra famiglia, dovreste mangiare quello che vi dnno, e non fare tanto lo schizzinoso."
"Non  certo la mia intenzione. Da quando sono stato incaricato della mia missione, lungo tutta la strada dell'Ovest mi sono guardato dall'attentare alla vita, anche la pi umile, e non ho incontrato sofferenza che non abbia lenito. Mi sono cibato grano a grano, e vestito filo a filo. Come oserei ora fare lo schizzinoso con le mie donatrici?"
"Se non siete schizzinoso" insistettero ridendo le ragazze, "perch prima vi fate invitare e poi vi lamentate dell'offerta? Certo questo  cibo grossolano e insipido, ma che cosa vi costa assaggiarlo?"
"Non oso davvero, perch violerei il divieto di mangiar carne. Lasciare libero un essere vivente  ancor pi meritevole che nutrirlo: spero che ve ne ricorderete, care pusa. E ora, lasciatemi andare."
Ma le ragazze gli sbarrarono la strada: "Pensi che rinunciamo a un buon affare che ci  piovuto in casa senza che lo cercassimo?" gridavano. "Se ti  sfuggito il peto, non lo riprendi con le mani! Dove credi di andare?"
Erano ragazze sportive, addestrate nelle arti marziali, svelte di piede e di mano. Afferrarono Tripitaka e lo gettarono gi come un vitello. Quando fu con le spalle a terra, lo legarono stretto e lo appesero alla trave maestra, nell'atteggiamento detto l'immortale mostra la via: infatti  una posizione in cui un braccio  teso in avanti, l'altro serrato contro il corpo e i piedi all'indietro.
In questa scomoda posa il reverendo si trov a penzolare dal soffitto a pancia in gi, appeso a tre corde. Tratteneva a stento le lacrime e si diceva: "Ma guarda che crudele destino! Credevo di chiedere l'elemosina a brave persone, e sono caduto nella Geenna. Discepoli miei, venite a soccorrermi o non mi rivedrete pi. Se rimango per qualche ora in queste condizioni, render l'anima."
Bench immerso nei tormenti, il reverendo osservava le manovre delle ragazze. Dopo averlo appeso, si spogliarono. Tripitaka pensava allarmato: "Dio mio, si spogliano per mettersi a loro agio e battermi, o magari mangiarmi!"
In realt le ragazze si limitarono a sbottonare le camicette e mettere a nudo l'ombelico; ciascuna ne cav un bolo di seta grosso come un uovo d'anitra, e lo fil in mille fili argentei e sottilissimi. In breve ne coprirono tutta la porta.
Scimmiotto, Porcellino e Sabbioso erano rimasti sul ciglio della strada. Uno faceva pascolare il cavallo, l'altro badava ai bagagli; intanto il Novizio, da quel capriccioso che era, saltava di ramo in ramo, strappando foglie e cercando frutti. D'un tratto vide qualcosa baluginare e balz gi dall'albero su cui si trovava gridando: "Andiamo male, il maestro  nei guai. Non vedete che cosa accade laggi?" E con la mano indicava la capanna.
Porcellino e Sabbioso guardarono, e videro al posto della porta un riquadro bianco e brillante, che splendeva pi dell'argento.
"Sono mostri!" grid Porcellino. "Andiamo all'attacco!"
"Saggi fratelli" li moder Scimmiotto, "non sappiamo di che cosa si tratti. Aspettatemi, che andr in avanscoperta."
"Sta attento, fratello!" esort Sabbioso.
"So io che cosa devo fare" rispose Scimmiotto.
Il grande santo si strinse alla vita la gonnella di pelle di tigre, brand la sbarra cerchiata d'oro e in pochi lunghi passi fu sul posto: il riquadro era un tessuto di mille fili di seta incrociati, spessi come funi. A toccarli erano morbidi e appiccicosi. Senza sapere di che cosa fossero fatti, Scimmiotto lev la sua sbarra e si disse: "Butter gi tutto, anche se i fili non fossero mille ma diecimila." Ma poi si trattenne: "Sono corde morbide e tenaci, non  detto che si rompano. Prima di compiere atti di ostilit senza sapere con chi ho a che fare,  meglio che raccolga informazioni."
Da chi raccogliere informazioni? chiederete voi. Fece un passo magico, recit una formula e convoc la divinit locale. Il vecchio tudi, nel suo tempio, si mise a girare in tondo come se fosse addetto a girare la macina.
"Che ti prende, vecchio mio?" gli chiese sua moglie. "Ti agiti come un montone con il torcicollo. Frmati, che mi di noia."
"Se sapessi in che pasticcio mi trovo!  arrivato il grande santo, e non sono andato ad accoglierlo. E lui ora mi ha convocato."
"Vallo a vedere, che male c'? A che cosa ti serve girare in tondo?"
"Il fatto  che ha una sbarra di ferro pesantissima, e picchia la gente per una parola in pi o in meno."
"Ma vedr subito che sei un vecchio citrullo, e non ti far del male."
"Quello l passa la vita a bere vino a credito, e di vecchi ne ha gi picchiati tanti."
La coppia continu a discutere per un po', ma alla fine il tudi, in mancanza di alternative, dovette presentarsi e si inginocchi tremante sul ciglio della strada. "Grande santo, il tudi di questo luogo si prosterna umilmente davanti a voi" lagnava con voce flebile.
"Alzati" disse Scimmiotto, "e non far finta di essere premuroso, dopo che mi hai fatto aspettare un bel pezzo. Non ti ho chiamato per batterti. Sono qui di passaggio, ma ho bisogno di informazioni su questi posti."
"Che strada avete seguito per arrivare qui?"
"Quella dell'Ovest, venendo da est."
"Avete passato una catena di montagne?"
"Si capisce."
"Quelli sono i Monti delle Ragnatele, e qui c' la Grotta delle Ragnatele dove vivono sette mostri."
"Maschi o femmine?"
"Sono femmine."
"Quali sono i loro poteri?"
"L'umile divinit che sono ha un prestigio cos insignificante ed  cos debole che non lo sa. Tutto quello che so  che a tre leghe da qui, verso sud, c' una sorgente di acqua calda che si chiama Purificazione. Una volta sette fate del mondo di Sopra venivano regolarmente a farci il bagno. Le orchesse, quando arrivarono, s'impadronirono della sorgente; le fate si ritirarono senza opporre resistenza. Vuol dire che i mostri erano pi forti di loro."
"E che cosa se ne fanno, della sorgente?"
"Vanno a bagnarsi tre volte al giorno. Ci sono state alle dieci; la prossima volta sar intorno a mezzogiorno."
"Vai pure, tudi" disse Scimmiotto. "Ci penso io a quelle signore."
Il vecchio tudi si prostern di nuovo; quando torn al suo tempio, tremava ancora di paura.
Il grande santo si trasform in una mosca e si pos su un ciuffo d'erba, in attesa. Poco dopo si udirono dei rumori: dapprima un crepitio, come di insetti che mangiano foglie, poi un rombo come quando sale la marea. In met del tempo necessario a vuotare una tazza di t, il tessuto lucente scomparve e la porta ricomparve come prima. Poi si sentirono stridere i cardini e vennero fuori, ridendo e scherzando, le sette ragazze.
Scimmiotto le guardava dal suo nascondiglio, mentre avanzavano per strada tenendosi per mano e chiacchierando gioiose. Erano proprio carine:

Lisce come la giada, profumate
Come fiori dotati di parola;
Sui loro volti, fini sopraccigli
E bocche rosse come le ciliegie.

"Hai capito che cosa attirava l dentro quel marpione del maestro?" sghignazz Scimmiotto fra s. "Ecco spiegato perch voleva andar solo. Devono averlo catturato, ma per il loro appetito non  una gran preda. Se lo mangiano, basta appena per un pasto; se vogliono farsi montare, non sopravviver due giorni. Speriamo che non l'abbiano gi distrutto. Sentiamo che cosa dicono e quali intenzioni hanno."
Ronz via leggero e si and a posare sulla capigliatura della ragazza che camminava in testa. Mentre attraversavano il ponte, quella in coda grid: "Sorelle, quel monacello carnoso sarebbe buono cotto al vapore. Quando si torna dal bagno, ci mettiamo al lavoro?"
" gente senza il senso dell'economia" si diceva Scimmiotto. "A bollirlo nel brodo risparmierebbero parecchie fascine."
Le ragazze andavano verso sud; strada facendo si fermavano a cogliere fiori e a stuzzicarsi a vicenda con fili d'erba. La sorgente a cui giunsero era circondata da un bellissimo recinto. Il terreno era tappezzato da orchidee selvatiche, che mandavano un profumo intenso e inebriante. La ragazza che era in coda corse avanti per prima e spalanc la porta d'ingresso: ed ecco il bacino in cui si raccoglieva l'acqua calda fumante. Da dove veniva quell'acqua? Ascoltate:

Quando il cielo e la terra si separarono, c'erano dieci soli nel firmamento. Il famoso arciere Hou Yi ne abbatt nove e lasci in alto a brillare un solo corvo d'oro, quello che contiene l'autentico fuoco dello Yang supremo. I nove corvi abbattuti si mutarono in sorgenti di acqua calda. I loro nomi sono: Fresco Odoroso, Compagna del Monte, Acqua Calda, Orientali Uniti, Montonda, Pace Filiale, Gran Turbine e Bolliacqua, alle quali si aggiunge questa: Purificazione.

Lo dice anche una poesia:

Non sente n l'inverno n l'estate:
Eterna primavera o sempre autunno?
Le onde son calde come nel bucato,
O nella zuppa che cuoce in cucina.
Fan maturar le messi, se le spargi;
Se ti ci immergi, nettano ogni polvere.
Quando le belle vengono a bagnarsi,
Ne escono con la pella fresca e liscia
Come la giada: scompare ogni traccia
Di stanchezza, di sonno o dell'et.

Le ragazze si spogliarono, saltarono nell'acqua e giocarono a schizzarsi.
Scimmiotto si diceva: "Basterebbe rimescolare il calderone con la mia sbarra, e le ammazzerei tutte quante. Come si dice: gettar l'acqua calda sui ratti, per affogare la nidiata. Ma si direbbe male di me. Come dice l'adagio: l'uomo non attacca briga con le donne. Sarebbe indegno di un militare prendersela con le ragazze. Non le toccher; ma occorre uno stratagemma che le imprigioni l dentro e impedisca loro di uscire dall'acqua: questo ci vuole."
Il bravo Scimmiotto fece un passo magico, recit una formula e si mut in falco affamato.

Piume di ghiaccio, occhi stellanti. Quando lo vedono, la volpe perversa sente le proprie anime sfuggirle, alla lepre astuta scoppia la milza dalla paura.
Artigli d'acciaio, aspetto feroce e maestoso. Afferra quello che vuole e se lo mangia. Sale e scende, percorre mille leghe in un baleno, fora le nuvole:  un signore dello spazio.

Prese il volo con un gran battito d'ali e afferr con gli artigli tutti gli indumenti delle belle, che stavano appesi agli attaccapanni. Poi si allontan e, giunto sulla strada, riprese il proprio aspetto e si ripresent a Porcellino e Sabbioso.
Il bestione, a vederlo, si mise a ridere: "Dove  andato a finire quell'impiastro di maestro? Al Monte di Piet?"
"Perch dici cos?" chiese l'ingenuo Sabbioso.
"Non vedi che il nostro condiscepolo se ne viene con le braccia piene di biancheria usata?"
"Sono i vestiti che portavano le streghe" spieg Scimmiotto posandoli a terra.
"Sembrano molte, queste streghe" comment Porcellino.
"Infatti sono sette."
"E come hai fatto a levargli tutto in un sol colpo?"
"Non le ho spogliate io. Sono andate a lavarsi a una fonte di acqua calda, con l'intenzione di cucinare il nostro maestro dopo aver fatto il bagno. Io le ho seguite e ho saccheggiato lo spogliatoio. Non mi sentivo di rompergli le ossa, perch non si dica che me la prendo con le donne. Ma si vergogneranno di andare in giro senza niente addosso e resteranno per un bel pezzo in bagnarola. Noi intanto potremo liberare il maestro e riprendere la nostra strada."
"Fratello, fai sempre le cose a met" disse Porcellino. "Invece di ammazzarle e risolvere il problema, le hai lasciate l ad aspettare la sera. Di buio il pudore non sar pi un problema, e loro si vorranno vendicare. Anche se per ora non ci inseguissero, noi dovremo ripassare da queste parti sulla strada del ritorno, quando avremo ottenuto le scritture. Come dice il proverbio: se in viaggio devi proprio lasciare conti in sospeso, meglio quelli in sapeche che quelli in pugni. E se vengono a tagliarci la strada e vogliono attaccar briga, sei sicuro che avremo la meglio?"
"Che cosa proponi di fare?" domand Scimmiotto.
"Secondo me, prima dobbiamo ammazzare le streghe e poi liberare il maestro. Questo  sempre il metodo migliore: sradicare le erbacce."
"Io non mi ci sporco le mani. Va tu, se vuoi."
Porcellino si sent molto onorato; concentr le energie e part di buon passo con il rastrello in resta. Giunse alla sorgente, spinse l'uscio e trov le sette ragazze rannicchiate nell'acqua che smozzicavano maledizioni contro il falco: "Maledetto sudicione! Che tu possa finire nella pancia di un gatto. E ora che si fa? Non possiamo andare in giro senza mutande."
"Rispettabili pusa" disse loro Porcellino, senza riuscire a reprimere qualche risatina. "Eccovi qua che fate il bagno. Accettereste la compagnia di un monaco, per servirvi?"
"Bonzo spudorato!" gridarono quelle, sdegnate. "Noi siamo ragazze di buona famiglia, non siamo bastardi senza tetto come te. Dopo l'et di sette anni, maschi e femmine fanno tavole separate, come dicono i vecchi libri. Come ti permetti di proporci di fare il bagno con noi?"
"Il fatto  che sono proprio accaldato: c' poco da scegliere. Vi piaccia o no, devo venire anch'io a far zuppetta con voi. I vostri vecchi libri e le vostre tavole, di cui non so niente, teneteveli pure."
Pos il rastrello, si tolse la tunica nera e salt in acqua con un grande tonfo. Le streghe gli si gettarono addosso, ma ignoravano di aver a che fare con un nuotatore provetto. In effetti, come tocc l'acqua, si trasform in un grosso pesce siluro. Le orchesse cercavano di afferrarlo, ma non c'era verso: sgusciava loro fra le mani e fra le gambe, da tutte le parti. Per un po'nuot in superficie, poi in profondit; alla fine le ragazze erano esauste, sfiatate e avevano perduto ogni speranza di poterlo mai acchiappare.
Infine balz fuori dall'acqua e riprese tunica e rastrello: "Eccomi qua!"
Le streghe, spaventate, lo apostrofarono su tutt'altro tono: "Siete arrivato in aspetto di bonzo, in acqua siete diventato un pesce siluro inafferrabile, ora siete di nuovo un monaco. Si pu sapere chi siete?"
"Brutta banda di streghe, voi non mi conoscete. Sono discepolo del reverendo inviato dai grandi Tang a cercare le scritture: mi chiamo Consapevole delle Proprie Capacit, Otto Divieti, ammiraglio dei canneti celesti. Voi avete chiuso in dispensa il mio maestro e contate di mangiarvelo cotto al vapore. Capito? Il mio maestro! Cotto al vapore! Adesso mi porgerete le vostre belle testoline, e io ci appogger un colpetto di rastrello ciascuna. Cos con voi la facciamo finita."
Le orchesse erano terrorizzate; si inginocchiavano nell'acqua e supplicavano: "Sollecitiamo l'indulgenza di vostra signoria. Dovevamo avere buchi al posto degli occhi, per non arrivare a riconoscere il vostro maestro.  vero che lo abbiamo appeso a una trave, ma non gli abbiamo fatto del male. Speriamo che, nella vostra grande compassione, ci perdonerete e ci lascerete vivere. Siamo pronte a offrirvi provviste per il viaggio, e anche ad accompagnarvi lungo la strada, se volete."
"Non se ne parla proprio" rispose Porcellino a muso duro. "Lo dice anche il proverbio: da quando mi ha imbrogliato il venditore di caramelle, non mi fido nemmeno di una parola dolce. Adesso vi dar le vostre rastrellate, e poi ciascuno per la sua strada!"
Quel rustico zoticone non era tipo da farsi intenerire dalla fragilit femminile. Ma le streghe, messe alle strette, dimenticarono il pudore e pensarono solo a mettersi in salvo. Balzarono dall'acqua, coprendosi con le mani come potevano, e ricorsero a uno stratagemma: si cavarono dall'ombelico pi seta che poterono e incominciarono ad avvolgerla alla disperata. In breve ne nacque un gomitolo gigantesco, in cui Porcellino si trov impegolato. Levava gli occhi, e non vedeva pi il sole. Alzava una gamba, e quella roba appiccicosa gli tratteneva il piede. Inciampava dappertutto: se voleva andare a sinistra, batteva la fronte per terra; se a destra, faceva un capitombolo; dietrofont, e si ritrovava col culo in terra. La testa gli girava, fin per non capire pi niente; disteso al suolo, si mise a ronfare. Allora le orchesse lo lasciarono intrigato dentro il gomitolo, infilarono l'uscio e corsero a casa.
Qui giunte, recitarono da lontano un incantesimo che fece scomparire il gomitolo, e corsero dentro la loro grotta. Sfilando davanti al monaco appeso al soffitto, facevano una risatina imbarazzata e si coprivano le vergogne con la mano. Nelle camere da letto trovarono vecchi abiti con cui si rivestirono, e uscirono all'aperto a chiamare: "Figlioli, dove siete?"
Cercavano i loro figli adottivi, insetti che erano stati catturati nelle loro tele e che le avevano commosse per non essere mangiati; perch, come dice l'adagio, ogni bestia ha il suo linguaggio. Si chiamavano: ape, vespa, scarafaggio, cantaride, grillo, mosca e libellula. Avevano convinto le streghe a lasciarli vivere in cambio di periodiche testimonianze di affetto filiale. A primavera offrivano fiori, d'estate portavano erbe e frutti, e cos via.
Corsero dunque al richiamo e domandarono: "Care mamme, che cosa possiamo fare per voi?"
"Figlioli, abbiamo fatto lo sbaglio di immischiarci negli affari di un monaco cinese che viene dalla corte dei Tang; il suo discepolo  venuto a molestarci mentre facevamo il bagno. Ci ha fatte vergognare e ci ha messe seriamente in pericolo. Ora voi dovete riunire i vostri sforzi per cacciarlo via. Quando ci sarete riusciti, ci rivedremo da vostro zio."
Ci detto se ne andarono a trovare il fratello; le loro lingue perverse avrebbero provocato altri guai, che racconteremo in seguito. Intanto gli insetti uscirono pieni di baldanza incontro al nemico.
Porcellino, insonnolito e con la testa che ancora girava, apr gli occhi e si rese conto che il gomitolo che lo aveva imprigionato era scomparso. Si alz tutto indolenzito e si mise sulla strada del ritorno. Quando vide Scimmiotto, gli disse: "Fratello, mi sento la testa gonfia e credo di avere la faccia tumefatta."
"Che cosa ti  capitato?"
"Mi hanno imprigionato in certi loro fili, e mi hanno fatto cadere tante volte che mi sento la schiena rotta. Non riuscivo a muovere un passo. Ho potuto riprendere il controllo solo quando quel gomitolo  scomparso."
"Non parliamone pi" intervenne Sabbioso. "Hai combinato un bel disastro: ora quelle orchesse se la rifaranno sul maestro. Dobbiamo andare a soccorrerlo."
I tre si misero in cammino; ma all'imbocco del ponte trovarono sette mostriciattoli che sbarravano la via: "Fermi tutti, non si passa!"
"Mi fanno ridere" pens Scimmiotto dopo averli misurati con un'occhiata. "Sono dei piccoletti di poco peso: il pi alto non arriva a tre piedi, e il pi pesante non far dieci libbre."
"Chi siete?" domand.
"Siamo i figli delle sette fatine. Voi avete offeso le nostre mamme, e adesso avete la sfrontatezza di presentarvi a casa nostra. In guardia!"
Si slanciarono avanti in una gran mischia, agitando a pi non posso tutti i loro numerosi piedi. Il bestione, che era di malumore, li affront a colpi di rastrello. Quando li ebbero assaggiati, ripresero le proprie forme e volarono via gridando: "Trasformazione!" E ciascuno si moltiplic per cento, mille e diecimila: un immenso sciame di insetti.

Vanno oscurando il cielo quelle mosche,
Danzano le libellule nel sole;
Api e vespe conducon l'avanguardia,
Le blatte guastafeste se la prendono
Con gli occhi. Cantaridi pungenti
Lo colgono alle spalle, mentre i grilli
Risalgono dal basso. La sua faccia
Diventa nera da fare paura.
Quel ronzio universale  uno spavento!

Porcellino s'impaur: "Hai un bel dire, fratello, che cercare scritture  facile; su questa maledetta strada dell'Occidente, persino gli insetti se la prendono con i viandanti."
"Stai tranquillo, fratellino; adesso ce ne sbarazziamo."
"E come si fa? Ne ho dieci strati sulla faccia, e da tutte le parti."
"Sta buono che ci penso io."
"Sbrigati, fratello" sollecit Sabbioso. "Qui ce n' per tutti: se perdi altro tempo, mi vedo gi la testa ridotta come una zucca piena di tubercoli."
Il grande santo si strapp un ciuffetto di peli, li mastic per ridurli in minuti frammenti e li sput intorno, trasformandoli in uccelli da preda.
"Che cosa borbotti?" chiedeva Porcellino. "Non si capisce niente del tuo gergo: poiaspar..."
"Poiana, sparviero, falco, girifalco, avvoltoio, aquila pescatrice, albanella. Ai sette tipi di insetti, figli di quelle streghe, oppongo sette tipi di uccelli da preda."
L'abilit di quegli uccelli era straordinaria: di becco, d'ala, d'artigli, abbattevano gli insetti a bizzeffe. In breve il suolo intorno si copr di uno strato di bestiole morte alto un piede, e l'aria fu libera e pura.
I condiscepoli si precipitarono nella grotta e trovarono Tripitaka appeso, che gemeva e sospirava. Porcellino gli disse: "Sapeste quanti capitomboli ho dovuto fare, mentre voi vi divertivate lass!"
"Lascia stare" esort Sabbioso. "Tiriamolo gi."
Fu Scimmiotto a tagliare le corde e a deporre al suolo il monaco cinese. I discepoli gli si affollarono intorno chiedendo: "Dove sono andate le streghe?"
"Erano tutte nude!" raccontava Tripitaka. "Sono passate di qui tutte e sette, e sono andate a chiamare i loro figli."
"Venite" disse Scimmiotto. "Andiamo a cercarle." E corsero, armi alla mano, nel cortile posteriore, ma senza trovare niente e nessuno. Frugarono nei cespugli, si arrampicarono sugli alberi, ma invano.
"Sembra che se ne siano andate" disse Porcellino.
"Lasciamole perdere" sugger Sabbioso, "e riprendiamo la nostra strada."
I tre discepoli accompagnarono il maestro al cavallo e lo fecero montare. "Avete visto, maestro, che l'elemosina  meglio lasciarla chiedere a noi?"
"Discepoli" rispose Tripitaka, "d'ora in poi non me ne incaricher di certo, dovessi morir di fame."
"Badate al maestro" propose Porcellino, "mentre io butto gi questa baracca a rastrellate."
"Non stare a faticar tanto" obiett Scimmiotto. "Poche fascine faranno il lavoro pi a fondo e con meno fatica."
Il bestione riun in breve pini morti, bamb spezzati, salici inariditi e liane disseccate: il tutto prese fuoco allegramente in un grande fal, che fece un fuoco d'inferno.
Quindi maestro e discepoli ripresero tranquillamente il cammino.
Voi per non sapete che ne sia stato delle streghe dopo quella partenza: apprendetelo dal prossimo capitolo.

CAPITOLO 73
LA SCOLOPENDRA, GRANDE DISTILLATRICE DI VELENI

OVE PASSIONE, GUIDATA DA RANCORE, CAGIONA AVVELENAMENTO; FELICEMENTE IL MAESTRO DELLO SPIRITO DISTRUGGE I DIABOLICI RAGGI.


Si  detto come i pellegrini avessero raggiunto la strada maestra e ripreso il loro viaggio. Dopo un po'giunsero in vista di edifici e torri maestose. Il monaco cinese tir le redini e chiese a Scimmiotto: "Discepolo, che sar mai?"
Scimmiotto osserv attentamente e vide

sullo sfondo dei monti, torri e padiglioni, chioschi e terrazze. Davanti al portale c' un fitto boschetto di varie essenze in cui scorre un ruscello; oltre la residenza si scorge un giardino fiorito.
La candida garzetta si posa sul salice, come giada senza macchia nella bruma. Dai peschi giallo-ardenti giunge il canto del rigogolo. Nel prato verde scorrazzano spensierate coppie di cervi. Fagiani spiccano il volo dagli aceri rossi. La si direbbe la Grotta della Terrazza del Cielo di Liu e Ruan, residenza di immortali sul Monte Langfeng.

"Maestro, non  residenza di nobili o re, e nemmeno di ricchi borghesi; questo  un eremitaggio taoista o un monastero buddista. Se ci accostiamo, ne sapremo di pi."
Tripitaka sferz il cavallo, e in breve giunsero all'ingresso, dove una targa di pietra recava tre caratteri:

TEMPIO DEL FIORE GIALLO

Porcellino disse: " una casa di preti taoisti; l'abito  diverso, ma le pratiche sono come le nostre."
"Giusto" approv Sabbioso. "Dunque potremo sostare e far riposare il cavallo. Se non dar troppo incomodo, potrebbero offrire un pasto di magro al maestro."
Il reverendo smont e i quattro entrarono. La seconda porta si adornava di due detti paralleli:

Boccioli gialli, candida neve: residenza immortale.
Erbe di diaspro, insoliti fiori: casa di piume.

"Sar un daoshi di quelli che giocano col fornello, trasmutano droghe sul fuoco di paglia e armeggiano tutto il giorno con il crogiolo" sghignazz Scimmiotto.
Tripitaka lo redargu: "Zitto, non  mica tuo fratello. Non sono cose che ti riguardino: non farmi fare brutta figura."
In effetti, quando giunsero davanti all'ingresso della sala principale, videro sotto il portico est un prete taoista occupato a preparare elisir. Ecco com'era vestito:

Aveva in capo un cappello sgargiante con la falda dorata, la lunga veste nera come il corvo, calzature dalle punte all'ins verde bandiera, vita serrata in una larga fascia gialla alla Lu Dongbin. L'ampia faccia scura e rugosa come una zucca di ferro, occhi lucenti come fiammelle, un nasone musulmano alto e prominente, labbra da tataro. Nello spirito del Tao si nascondono tuoni e fulmini: era un daoshi coi fiocchi, da domar tigri e draghi.

"Egregio immortale, l'umile monaco che vedete vi porge i suoi saluti" gli disse Tripitaka. Quello alz il capo sorpreso, abbandonando i recipienti che stava manipolando, si aggiust l'abito e scese i gradini incontro ai visitatori: "Scusate, maestro, se non vi ho fatto la debita accoglienza. Accomodatevi."
Il reverendo entr nella sala e vide troneggiare le immagini dei tre puri, davanti alle quali ardeva incenso nei bruciaprofumi. Tripitaka ne accese un bastoncino anche lui e si prostern tre volte, prima di rivolgersi al daoshi. Due servi ebbero l'ordine di servire il t e di portare frutta e dolci.
La loro attivit dest l'attenzione del nemico. Infatti il fratello di cui avevano parlato le sette streghe non era altri che quel daoshi, loro maestro nelle arti occulte. Si erano appunto rifugiate in casa sua ed erano intente a confezionare abiti, quando notarono il va e vieni dei servi: "Sono giunti ospiti? Per chi state preparando il t?"
"Sono arrivato quattro monaci, e il padrone ha ordinato di servire."
"Fra loro non ci sar per caso un bonzo grassottello dalla faccia anemica?"
"Certo che c'."
"E un altro con orecchie larghe in modo inverosimile e un lungo grugno di porco?"
"C' anche quello."
"Quando portate il t, fate segno di nascosto al nostro maestro: gli dobbiamo dire una cosa importante."
Il t fu servito agli ospiti personalmente dal daoshi, che si rimbocc le maniche e porse la tazza a ciascuno di loro. Quando ebbero bevuto, un servo fece segno al padrone, che si alz scusandosi: "Prego, restate seduti. Torno subito." E a un servo: "Riempi di nuovo le tazze e fa loro compagnia per un momento."
Il reverendo e i discepoli ne approfittarono per farsi accompagnare a visitare la casa.
Intanto il daoshi si vide circondato dalle donne, che gli si inginocchiarono davanti e gridavano: "Maestro e onorato fratello, dovete proprio ascoltare le vostre sorelline."
"Mi perseguitate da stamane, quando siete arrivate. Prima ero impegnato nella preparazione di elisir che non tollerano la vicinanza di un forte yin; ora ricevo degli ospiti. Abbiate pazienza; quando avr finito vi ascolter."
"Ma fratello, vi dobbiamo parlare appunto dei vostri ospiti; se aspettiamo che siano partiti, sar troppo tardi."
"Figuriamoci! Dovrei piantarli in asso per starvi ad ascoltare! Non potrei mostrarmi tanto incivile nemmeno se fossi uno qualsiasi, anzich un immortale di lunga pratica."
Ma le donne gli si aggrappavano alle maniche: "Non vi arrabbiate, dovete starci a sentire a tutti i costi. Da dove vengono i vostri ospiti?"
Il prete, aggrondato, non rispondeva.
"Abbiamo saputo che sono dei bonzi."
"E allora?"
"Fra loro c' un rotondetto pallido, e un altro con un lungo grugno e larghe orecchie. Gli avete chiesto da dove venivano?"
"Come mai conoscete quei due? Li avete gi incontrati?"
"Voi non sapete in quale situazione ci siamo trovate. Il bonzo grassoccio  stato inviato dai Tang a cercare le scritture nel paradiso occidentale. Stamane  arrivato a casa nostra, e noi, che lo conoscevamo di fama, lo abbiamo catturato."
"Che cosa volevate farne?"
"Quel monaco si  coltivato attraverso dieci incarnazioni successive e si  formato un corpo di verit: mangiarne un pezzetto prolungherebbe indefinitamente la vita. Mentre facevamo il bagno alla Sorgente della Purificazione, l'altro monaco ci ha rubato i vestiti ed  entrato nella nostra vasca: quello sporcaccione si  trasformato in pesce siluro e ha cercato di stuprarci scivolando fra le nostre gambe. Poi  uscito dall'acqua e ha cercato di ucciderci con il suo rastrello. Se non fossimo state pi intelligenti di lui, ci avrebbe conciate per le feste. Ecco perch ci siamo rifugiate qui, dopo avere incaricato i nostri figli adottivi (chiss che fine avranno fatto!) di combattere quei malandrini. In nome della nostra amicizia e degli studi eminenti che abbiamo fatto insieme, voi ci dovete vendicare."
Il daoshi s'indign: "Davvero si sono comportati in un modo cos indecente? Ma allora avete ragione: gliela far pagare."
"Eccoci qua, pronte a entrare in azione con voi."
"Non ho nessuna voglia di entrare in azione. Come dice il proverbio: venire alle mani  una brutta malattia. Venite con me."
Si recarono tutte insieme nella sua stanza. Il padron di casa, con l'aiuto di una scala, prese un cofanetto che stava nascosto sotto la trave maestra ed era chiuso da una piccola serratura di bronzo. Cav poi dalla manica un fazzoletto giallo canarino in cui era annodata la piccola chiave. Il cofanetto conteneva una droga molto particolare:

Mille libbre di escrementi
D'ogni specie di volatili
Nella pentola bollirono
Con pazienza interi mesi.
Da un barile ad un cucchiaio,
Dal cucchiaio a un solo pizzico,
Rosolato e affumicato
E pi volte raffinato.
 un veleno potentissimo,
Di gran pregio e rarit.
Se lo assaggi, basta un attimo:
La tua vita finir.

"Sorelle mie" spieg il daoshi alle sette ragazze, "questa preziosa droga  una mia specialit. Un millesimo di oncia  sufficiente per uccidere istantaneamente un comune mortale. Per un divino immortale ne occorrono tre millesimi; questa sar la dose prudenziale per quei monaci. Andatemi a cercarmi la bilancina dei farmaci."
Una ragazza gliela port: "Pesami un centesimo e due millesimi di oncia, e dividi la dose in quattro parti uguali."
Il prete si procur poi una dozzina di giuggiole rosse. Attraverso piccole fenditure introdusse in ciascuna di esse tre millesimi d'oncia di veleno e le mise dentro quattro tazze da t; in una quinta tazza colloc due giuggiole nere. Pose tutte le tazze su un vassoio e diede queste istruzioni: "Ora ritorner da quella gente e la interrogher. Se non vengono dalla corte dei Tang, vuol dire che vi siete sbagliate sul loro conto; se invece ne provengono, ordiner di sostituire le tazze da t, e voi darete ai servi questo servizio da portare in tavola. Baster che bevano un sorso, perch voi siate vendicate e liberate da ogni pericolo di rivederli."
Le ragazze gli espressero la loro gratitudine.
Il daoshi ritorn in scena con grandi dimostrazioni di riguardo. Invit il monaco cinese a sedersi nuovamente al posto d'onore e spieg: "Non so come scusarmi, egregio maestro. Mi sono dovuto allontanare per mandare i miei giovani discepoli a raccogliere verdure nell'orto e per ordinare che preparassero un pasto vegetariano per voi. Ecco il motivo per cui ho disertato la compagnia."
"Siamo venuti a visitarvi a mani vuote" si scus a sua volta Tripitaka. "Non vogliamo darvi disturbo. Non avreste dovuto."
"Siamo gente che ha lasciato la famiglia, voi e io" replic sorridendo il daoshi. "Ciascuno di noi vale i suoi tre sheng di grano alla porta di qualunque monastero. A proposito, posso chiedervi qual' il vostro illustre monastero e quali affari vi portano qui?"
"L'umile monaco che sono  stato inviato dai grandi Tang dell'Est in cerca di scritture al Monastero del Colpo di Tuono. Passavamo di qui, e ci siamo permessi di venirvi a presentare i nostri rispetti in tutta sincerit."
A queste parole il prete si rallegr: "Voi siete, reverendo maestro, un buddha di eminente virt e di leale piet. La mia umile persona lo ignorava. Temo di non avervi accolto secondo il vostro merito, ve ne chiedo scusa." E ordin: "Portate subito altro t e sbrigatevi a servire il pranzo."
I servi trovarono le ragazze ad aspettarli in cucina con un vassoio gi pronto; dunque lo presero e lo portarono in tavola. Il daoshi si affrett a porgere una delle tazze con le giuggiole rosse al monaco cinese, e poi nell'ordine le altre ai discepoli. Giudic della loro importanza secondo la stazza: primo Porcellino, secondo Sabbioso e terzo Scimmiotto, il pi piccolo e magro.
Il Novizio not che la quinta tazza, rimasta sul vassoio, conteneva due giuggiole nere, e si sent in dovere di proporre al daoshi: "Scambiamo le nostre tazze."
"Vedete, reverendo" rispose l'interpellato, "qui fra i monti selvaggi non ho sempre a portata di mano tutto quello che serve. Ho colto io stesso le dodici giuggiole rosse che vedete nelle vostre tazze, ma non ne ho trovate altre; perci ho messo nella mia due giuggiole di qualit inferiore. Toccano a me, perch voglio manifestarvi il mio rispetto."
"Che dite mai!" esclam Scimmiotto. "In casa propria nessuno  tapino, dicevano gli antichi; la povert ti ammazza in cammino. Voi possedete una casa, e per giunta molto bella. Semmai la povert la conosciamo noi, monaci vaganti. Facciamo il cambio, vi prego."
"Consapevole del Vuoto" intervenne Tripitaka, "non insistere, non  educato. Il reverendo ci vuole manifestare la sua ospitalit."
Il Novizio dovette zittirsi, ma nascose la tazza e stette a vedere che cosa capitava agli altri. Porcellino diede l'esempio con il suo enorme appetito, che gli faceva ingoiare indiscriminatamente ogni cibo e bevanda; anche gli altri due mangiarono le giuggiole. Dopo un momento Porcellino impallid, a Sabbioso vennero le lacrime agli occhi e al monaco cinese la bava alla bocca. La vertigine li colse e li fece cadere a terra uno sull'altro.
Il grande santo si alz da sedere e gett la tazza con il contenuto in faccia al daoshi, che si protesse con la manica: la porcellana sottile cadde a terra e si ruppe in mille pezzi.
"Villano!" si indign il prete. "Come ti permetti di rompere le mie tazze?"
"E tu, bestiaccia" tuon Scimmiotto, "come spieghi lo stato di questi tre? Che cosa ti abbiamo fatto, perch tu ci servissi il t avvelenato?"
"Sai bene che potete prendervela soltanto con voi stessi."
"Come sarebbe a dire? Ci siamo seduti in buon ordine, ti abbiamo dato le notizie che chiedevi e non abbiamo certo avuto il tempo n l'occasione di offenderti."
"E quando chiedevate l'elemosina nella Grotta delle Ragnatele? Quando vi bagnavate alla Sorgente della Purificazione?"
"Tu parli di quelle sette streghe; dunque sei loro complice, e sei diabolico quanto loro. Ti romper altro che la porcellana!"
Si cav l'ago da dietro l'orecchio, lo ingrand e men un fendente, ma il daoshi sguain a sua volta una preziosa spada e par il colpo.
Colpi e rumori dello scontro richiamarono le orchesse, che accorsero gridando: "Fratello, lo catturiamo noi!"
Quando le vide, Scimmiotto si arrabbi sul serio e part all'attacco distribuendo colpi selvaggi. Ed ecco che le ragazze sbottonarono le gonnelle, esposero al sole i loro candidi bellichi e incominciarono a secernere freneticamente filo di seta: in breve Scimmiotto ne fu sommerso.
Rendendosi conto che si metteva male, il Novizio mormor un incantesimo e balz in cielo, spezzando l'involucro che lo stava coprendo. Dall'alto vedeva quelle donne correre velocissime avanti e indietro, come la navetta di un telaio: in breve l'intero Tempio del Fiore Giallo scomparve sotto una cupola di fili argentei.
"Che persone pericolose!" esclam Scimmiotto. "L'ho scampata bella. Non mi meraviglio pi che il povero Porcellino non riuscisse a venirne a capo. Come uscire da questa situazione? I miei sono avvelenati, quella banda  numerosa ed efficiente, e io so ben poco di loro. Sar bene che chieda un supplemento di informazioni alla divinit locale."
Discese al suolo, fece un passaggio magico, recit la sacra sillaba om e convoc per la seconda volta il vecchio tudi.
"Grande santo" chiese quello, tenendosi a una certa distanza e prosternandosi tremebondo, "non dicevate di essere qui di passaggio? Perch non siete ancora partito?"
"I miei sono stati avvelenati dal prete del Tempio del Fiore Giallo, che si  giustificato riferendosi alle ragazze della Grotta delle Ragnatele. Quando mi sono reso conto che era anche lui una creatura malefica ho cercato di colpirlo, ma sono accorse le sette ragazze e hanno incominciato a tessere il loro filo. Per fortuna ho avuto il buon senso di scappare. Non  possibile che tu, come divinit del posto, non sappia la loro origine. Vuota il sacco, o questa volta non eviterai le botte."
Il tudi si prostern precipitosamente: "Un'inchiesta, a suo tempo, l'ho svolta: si tratta di sette spiriti di ragni. Il filo che cavano dall'ombelico  filo di ragnatela."
"Se le cose stanno cos, la situazione non  grave. Vattene pure: so come vincerle."
Il tudi rinnov le prosternazioni e scapp via a precipizio.
Scimmiotto si strapp dalla coda settanta peli, ci soffi sopra e li trasform in Scimmiottini. Poi soffi sulla sua sbarra e la trasform in settantuno forche bidenti, che distribu ai suoi compari tenendone una per s. Circondarono la massa di fili che ricopriva il tempio, e tutti insieme vi affondarono le forche e incominciarono ad arrotolarli come spaghetti. Quando ciascuno ebbe avvolto una diecina di libbre di filo di ragnatela, rimasero allo scoperto sette ragni giganteschi, ciascuno delle dimensioni di un panierino di vimini; furono fatti prigionieri, impastoiate le zampe con il loro stesso filo e legata la corda al collo. Le loro vocine gemevano: "Piet, piet!"
I settanta Scimmiottini non diedero segno di clemenza. Scimmiotto disse loro: "Non li battete; chiedete loro di restituirmi maestro e condiscepoli."
Le creature malefiche gridavano: "Maestro e fratello, salvateci! Liberate il monaco cinese!"
Sbuc fuori il daoshi: "Arrangiatevi, sorelle mie. Quel monaco me lo voglio mangiare."
Scimmiotto si arrabbi: "Vedrai in che stato le riduco, le tue sorelle!" Ricuper i suoi peli e la sbarra, abbattendo quest'ultima a due mani sulle teste dei sette ragni, che furono miseramente spiaccicati: ne rimase un po'di brodo. Poi si gett addosso al daoshi, che lo fronteggi levando la spada.
Gli avversari furenti si diedero battaglia impiegando tutti i loro poteri magici.

Rotea il mostro la sacra spada, il grande santo impugna la sbarra, a causa di Tripitaka; le sette sorelle, ahim, sono ormai fuori causa.
Dispiegano la loro potenza e destrezza; il grande santo forte e brillante, l'immortale perverso potente e intrepido. Grande la variet dei colpi, rapide le mani pi delle pale del mulino.
Sotto il cielo percorso da nere nubi, le loro armi si scontrano sonore. Non meno delle armi, colpiscono le parole. Sibila il vento, vola la sabbia sulla terra oscurata, riempiendo di terrore tigri e lupi.

Dopo una cinquantina di assalti, il daoshi si rese conto che non ce la faceva pi; allora si sciolse la cintura e lasci cadere al suolo la veste che indossava.
"Che cosa credi di fare, giovanotto?" sogghign Scimmiotto. "Vuoi farti strigliare meglio a pelle nuda?"
Ma il daoshi sollev le braccia: sotto le sue ascelle cento paia d'occhi dardeggiavano terribili raggi d'oro.

Ecco sprigionarsi una spessa caligine dorata: cento paia d'occhi, come secchielli d'oro o campanelle di bronzo, sprigionano raggi brucianti e implacabili.
La mostruosa magia accieca il cielo, eclissa gli astri, avvolge le persone di un alito che le abbacina e le dissecca. Il Grande Santo Uguale al Cielo si trova prigioniero della caligine sprigionata dagli occhi d'oro.

Scimmiotto fu preso dal panico: si sentiva prigioniero di quei raggi implacabili e non poteva fare un passo. Il calore era altissimo. Balz in alto, ma urt contro un raggio che lo fece cadere a testa in gi, come una cipolla piantata nell'orto. Sent un forte dolore e si port la mano alla testa: la pelle era ustionata. "Che disdetta! Una volta resistevo cos bene a qualunque arma, e adesso basta un raggio a lasciarmi il segno. Se va avanti cos, mi coprir di piaghe."
Nel calore insopportabile, riflett: "Non riesco ad avanzare n indietreggiare; in alto, non posso saltare: come me la cavo? Mi resta ancora una via per fotterlo: scapper verso il basso."
Recit un incantesimo e con una scossa si mut in fora-montagne, o pangolino che dir si voglia.

Quattro artigli d'acciaio, che scavano nella montagna come fosse un mucchio di farina. Con il suo corpo protetto da scaglie, taglia le rocce come fossero cipolle.
Ha gli occhietti brillanti e un muso appuntito, pi potente di un trapano. Fora-montagne corazzato  il suo nome nella farmacopea; di solito lo si chiama pangolino.

Fece dunque della sua testa un durissimo arnese con cui for la terra, vi scomparve e ne riemerse alla distanza di una ventina di li. Cos era fuori dalla portata dei raggi d'oro, che non si estendeva oltre dieci li.
Quando pot riprendere il proprio aspetto, il povero Scimmiotto era esausto e indolenzito. Pianse e si lament: "Maestro,

Sulla strada dell'Ovest molte pene
Abbiamo sopportato in questo viaggio,
Superando un oceano di pericoli.
Dobbiamo ora affogare in un rigagnolo?"

Il desolato re scimmia ud sopraggiungere qualcuno, che a sua volta piangeva e singhiozzava. Alz lo sguardo e vide una donna vestita a lutto, che veniva nella sua direzione recando in mano offerte di cibo e di carta moneta per i morti. Scimmiotto scosse il capo: " il caso di dirlo:

Lacrime si confrontano con lacrime,
Cuore spezzato con cuore spezzato.

"Quale persona cara avr perduto questa donna?" Le si fece incontro e si inchin: "Cara pusa, chi piangete?"
"Piango mio marito" rispose la donna. "Vado a offrirgli queste offerte per testimoniare il mio affetto coniugale. L'ha ucciso il prete del Tempio del Fiore Giallo avvelenandogli il t, dopo aver litigato con lui sul prezzo di certe pertiche di bamb."
Scimmiotto lacrimava come una fontana, e la donna si arrabbi: "Vergognati di scimmiottarmi per prendermi in giro!"
"Non  certo la mia intenzione, cara pusa" esclam il Novizio inchinandosi di nuovo. "Vi spiegher perch piango. Io sono il primo discepolo di Tripitaka, fratello minore dell'imperatore dei grandi Tang inviato in missione nel paradiso occidentale. Il daoshi di cui parlate ha avvelenato anche il mio maestro e i condiscepoli, per vendicare certe creature diaboliche. Io me ne sono accorto in tempo e l'ho affrontato, ma lui mi ha messo in fuga con i terribili raggi d'oro di cui dispone."
La donna pos a terra le offerte che recava per inchinarsi a salutare il Novizio: "Scusatemi, non sapevo che anche voi foste vittima dello stesso malvagio. Mi sembra di capire che non sappiate chi  in realt questo daoshi. Si tratta del signore diabolico dai Cento Occhi, ossia del mostro Occhi Molteplici. Se siete riuscito a sottrarvi a lui, i vostri poteri magici devono essere immensi; eppure non riuscite a fronteggiarlo. Ma io so di una santa persona che  in grado di spezzare quei raggi implacabili e di abbattere il mostro."
Scimmiotto si rallegr: "Cara pusa, se conoscete il suo passato e i suoi punti deboli, datevi la pena di ragguagliarmi. Ci penser io a sollecitare l'intervento della santa persona di cui parlate, perch salvi il mio maestro e vendichi vostro marito."
"Certo mio marito potr essere vendicato, ma dubito che si possa salvare il vostro maestro."
"Perch dite questo?"
"Il veleno usato da quell'essere  potentissimo: in tre giorni distrugge le ossa fino al midollo. Sar impossibile ottenere un intervento tempestivo."
"I viaggi veloci sono la mia specialit. Non c' distanza che mi impensierisca."
"La santa persona di cui dicevo si chiama Madre Pilan. Abita nella Grotta dei Mille Fiori, sulla Montagna delle Nubi Porporine, a mille li da questo posto."
"In quale direzione?"
La donna la addit: "Diritto a sud." E subito scomparve.
Il Novizio si mise in posa di preghiera e chiese: "Quale pusa siete? La mia povera testa gira ancora, dopo che l'ho adoperata come trapano sottoterra; perci non ho saputo riconoscervi. Ma vorrei sapere almeno il vostro nome, per rendervi grazie."
Una voce dall'alto rispose: "Sono io, grande santo."
Scimmiotto alz gli occhi, riconobbe la madre del Monte Li e balz su accanto a lei per ringraziarla: "Da dove siete venuta a darmi le vostre riverite istruzioni?"
"Ho saputo che il tuo maestro era in difficolt mentre ritornavo dall'assemblea dell'albero Drago-Fiore. Spicciati a cercare la persona che ti ho detto, ma non dirle che ti mando io: ha un caratteraccio, e non mi ha in simpatia."
Scimmiotto rinnov i ringraziamenti e si proiett immediatamente sulla cima del Monte delle Nubi Porporine, dove individu la Grotta dei Mille Fiori:

Azzurri pini decorano il bel paesaggio, cipressi turchese circondano la dimora dell'immortale. I salici invadono i sentieri con le verdi fronde, fiori inconsueti crescono negli anfratti. L'edificio di pietra  circondato da odorose orchidee, erbe profumate circondano la base della rupe cristallina.
Corre nel ruscello l'acqua di smeraldo; le lacune nelle fronde dell'antico albero sono rattoppate dalle nubi del cielo. Cinguettano gli uccelli, il cervo si muove cauto. Sullo sfondo dei fusti slanciati di bamb, i prugni dispiegano il ricco fogliame. Il corvo freddoloso sta appollaiato sull'albero morto.
Grano estivo nei vasti campi, riso autunnale ricopre il suolo: le quattro stagioni si susseguono senza che mai cadano le foglie, sbocciano fiori tutto l'anno.
Nell'atmosfera incantata galleggiano nubi di buon augurio, e salgono in alto: vanno a raggiungere il vuoto supremo.

Lo spettacolo incantava Scimmiotto, ma la solitudine era grande.
"Sembra che qui non abiti nessuno" si diceva Scimmiotto. "O forse la persona che cerco  lontana da casa." Ma dopo avere percorso qualche li, vide un letto su cui era stesa una monaca. Ecco il suo aspetto:

Berretto di broccato a cinque fiori,
Veste tessuta d'oro, calzature
A punta di fenice, alta cintura.
Antico il volto come tardo autunno
Ricoperto di brina, ma la voce,
Lieve e argentina, sa di primavera.
Per lei non han misteri i tre veicoli,
Le quattro sante verit la nutrono,
La vacuit del vuoto ha ben compreso
E gode vagabonda libert.
 il buddha della Grotta Mille Fiori,
Ed  Pilan il suo eminente nome.

Dirigendosi alla sua volta, Scimmiotto grid: "Pusa, i miei rispetti!"
Essa scese dal suo letto e giunse le mani per salutarlo: "Qual buon vento ti conduce qui, grande santo? Scusami, se non ti sono venuta incontro."
"Mi conoscete?"
"Chi mai non ti conosce! Le forze dell'ordine ti ricercavano dappertutto, l'anno che facesti la rivoluzione in paradiso."
"Si capisce. La notizia che fai male, corre lontano mille leghe; quella che fai bene, non esce nemmeno dall'uscio di casa. Perci, penso, nessuno vi ha raccontato che poi mi sono convertito; ora sono buddista."
"Congratulazioni. Da quanto tempo?"
"Da poco; da quando mi hanno liberato dal carcere per arruolarmi a protezione del monaco cinese, che va nel paradiso occidentale in cerca di scritture. Ma quando siamo arrivati al Tempio del Fiore Giallo, il prete del posto lo ha avvelenato con una tazza di t. Ho cercato di combattere questo daoshi, ma mi ha messo in difficolt con i suoi raggi d'oro. Pare che voi siate in grado di neutralizzarli: perci sono venuto a chiedervi aiuto."
"Chi ti ha dato la dritta? Non vedo pi nessuno dall'ultima festa di Ullambana; non esco di casa da trecento anni. Non ricevo visite, nessuno mi conosce. Chi ti manda?"
"Non mi manda nessuno. Io sono un topo dei bassifondi, bazzico dappertutto, scavo le informazioni sottoterra."
"Non ti dovrei dar retta. Ma mi hai fatto l'onore di venirmi a trovare. E del resto non posso lasciare che perisca la buona causa: verr con te."
Scimmiotto espresse la debita riconoscenza, ma non pot trattenersi dal chiedere: "Scusate la curiosit: che tecnica adoperate? Qual' la vostra arma?"
"Quello che ci vuole in questo caso  il mio ago da ricamo."
"Tutto l? Signora, non stiamo a perdere tempo" esclam Scimmiotto. "Di aghi me ne procuro una botte piena, senza bisogno del vostro aiuto."
"I soliti aghi non servono. Il mio non  n d'acciaio n d'oro: l'ha forgiato mio figlio nell'occhio del sole."
"E chi  il vostro onorevole figlio?"
" il mandarino della costellazione delle Pleiadi."
Scimmiotto non se l'aspettava, ma nascose la sua sorpresa.
Quando ritornarono al Tempio del Fiore Giallo, il daoshi era ancora circondato dai suoi terribili raggi. Madre Pilan tolse dal colletto del proprio vestito un minuscolo ago, non pi grosso di un pelo di sopracciglio e lungo s e no mezzo pollice: lo rotol fra le dita, lo lanci per aria, e i raggi d'oro vibrarono sonoramente e si spezzarono.
"Che bellezza! Che lavoro svelto!" apprezz Scimmiotto. "Adesso bisogner ricuperare l'ago."
"E questo cos'?" disse Madre Pilan, mostrandolo sul palmo della mano.
Scimmiotto si avvicin al daoshi, che stava rigido e immobile, con gli occhi serrati.
"Brutta bestia, non giocare a fare il cieco!" grid Scimmiotto, e trasse la sua sbarra per colpirlo.
"Fermo! Aspetta: va prima a vedere in quali condizioni  il tuo maestro."
Il Novizio corse nella sala del tempio e vi trov maestro e condiscepoli stesi a terra, con la bava alla bocca. "E adesso come faccio?"
"Non te la prendere" disse la pusa. "Visto che sono venuta qui, tanto vale che faccia l'anima buona fino in fondo: eccoti delle pillole che porto sempre con me e che combattono efficacemente molti veleni."
Dalla manica estrasse un cartoccio mezzo rotto e ne cav tre pillole di colore rosso vivace. Scimmiotto le prese, disserr a forza le mascelle di ciascuno dei giacenti e vi introdusse una pillola. Quando essa giunse allo stomaco, provoc un vomito che fece uscire il veleno e ne interruppe gli effetti.
Porcellino si rialz per primo: "Mi sento proprio istupidito, ho un tal cerchio alla testa!"
E gli altri due: "Abbiamo un gran capogiro, vediamo doppio."
"Siete stati avvelenati con il t" li inform Scimmiotto. "Per fortuna la pusa Pilan  venuta a togliervi dai guai. Dovreste ringraziarla."
Tripitaka si affrett a rassettarsi gli abiti e a inchinarsi per esprimere la sua gratitudine.
"Fratello, dov' andato a finire quel prete?" chiese Porcellino. "Mi piacerebbe sapere come gli  venuto in mente di farci uno scherzo simile."
Il Novizio raccont dell'amicizia del prete con i sette ragni.
"Se chiamava 'sorelle'quei mostri, era certo un mostro anche lui" esclam indignato Porcellino.
"Adesso  l fuori che fa il cieco" inform Scimmiotto.
Porcellino raccolse il suo rastrello e si avvi a cercarlo, con evidenti intenzioni aggressive. Ma la Madre Pilan gli disse: "Ammiraglio dei Canneti Celesti, clmati. Come il grande santo ha potuto vedere, in casa mia non c' ombra di persona di servizio: voglio assumere questo bel tomo come portinaio."
"Fate quello che volete, noi vi dobbiamo solo gratitudine" rispose per lui Scimmiotto. "Ma non potreste farci vedere il suo aspetto originario?"
"Questo  facile." Si accost al daoshi e gli punt contro il dito: esso affond nella polvere e assunse la forma di una gigantesca scolopendra, lunga sette piedi. Vairambha la sollev con il dito mignolo e d'un balzo se ne torn a casa sua.
Porcellino stava a guardare incantato, con gli occhi in alto: " battagliera la comare! Come sar riuscita a venire a capo di quella bestiaccia?"
Scimmiotto si mise a ridere: "Mi ha detto di essere la madre del mandarino delle Pleiadi. Dal momento che il mandarino  un gallo, costei  in effetti una vecchia gallina; e si sa che le galline sono il peggior nemico delle scolopendre."
Quando Tripitaka ebbe concluso i suoi riti di ringraziamento, ordin la partenza; ma prima Sabbioso prepar un pasto con il riso che si trovava in cucina. Dopo che lo ebbero consumato, Scimmiotto incendi l'edificio, che in breve fu ridotto in cenere.

Furon salvati da Madre Pilan
E ripresero il viaggio ad Occidente.

Che altro poteva capitargli in cammino? Ascoltate il seguito, e lo saprete.

CAPITOLO 74
SCIMMIOTTO INCONTRA GLI SFONDAVENTO

OVE LUNGA VITA D NOTIZIA DELLA FEROCIA DEI MARESCIALLI DIAVOLI, E SCIMMIOTTO FORNISCE NUOVE DIMOSTRAZIONI DELLA SUA ABILIT NELL'ARTE DI TRASFORMARSI.


Nascono le emozioni e i desideri
Dalla stessa sorgente, e insieme dominano.
L'insegnamento in ogni monastero
 il meditar per rendersene liberi.
Fermi e perseveranti occorre essere,
Brillare senza un solo gran di polvere,
Come la luna immacolata in cielo.
Progresso senza errore: al compimento
Ti sveglierai nell'immortalit.

Si  narrato come in quella occasione Tripitaka e i suoi discepoli riuscirono a evadere dalla trappola dei desideri e dal carcere delle passioni. Il loro viaggio sulla via dell'Occidente prosegu a briglia sciolta; l'estate giunse alla fine e venne l'autunno. I viaggiatori godevano della rinnovata freschezza dell'aria.

I piovaschi han disperso la calura
Battendo sulle foglie di sterculia.
Le lucciole ti guidano la sera
Lungo il sentiero dove canta il grillo.
Si specchia il girasole nelle gocce
Di rugiada che coprono il poligono.
I primi ad appassire sono i salici
E i giunchi, mentre l'ultima cicala
Frinisce stancamente al sole tiepido.

Avanzavano verso una catena montuosa alta da toccare il cielo. Il reverendo, preoccupato, si rivolse a Consapevole del Vuoto: "Che alte montagne! Chiss se vi sar una strada per attraversarle."
"Che cosa dite mai, maestro!" rispose Scimmiotto ridendo. "La montagna pi alta ha il suo cammino, e l'onda pi profonda il suo traghetto: si  sempre detto cos. Non esistono ostacoli invalicabili: camminate senza paura."
Il reverendo stimol il cavallo e in breve giunsero alle prime rupi. Dopo qualche li incontrarono un vecchio; il vento gli scompigliava i capelli bianchi e i radi fili d'argento delle lunghe fedine. Portava al collo un rosario e s'appoggiava a un bastone dal pomo a testa di drago. Dall'alto del pendio grid loro: "Reverendi che andate verso occidente, fermatevi! Questa montagna  abitata da una banda di diavoli perversi, che hanno divorato tutti gli abitanti del posto. Non si pu proseguire!"
Tripitaka impallid e si sent male, tanto che vacill sulla sella, cadde gi come un sacco e rimase a gemere steso nell'erba.
Scimmiotto lo and ad aiutare: "Di che cosa avete paura? Sono qui io."
"Non hai sentito quel vecchio? Da queste parti vivono gli orchi. Chi di voi ha il coraggio di andare a chiedergli maggiori informazioni?"
"Statevene l seduto; ci andr io."
"Ma sei brutto e brusco di modi: lo spaventerai e non ne caverai niente."
Scimmiotto rise: "Allora mi far bello e di gentile aspetto."
"Vediamo."
Il grande santo, con una scossa, si trasform in un bel monacello con gli occhi azzurri e i lineamenti femminei, dai gesti misurati e dall'eloquio castigato. Assett la sua tonaca di broccato e ruot su s stesso davanti a Tripitaka: "Maestro, che ne dite?"
"Dico che vai a meraviglia" esclam lieto Tripitaka, dopo averlo debitamente considerato.
"Si capisce" grugn invidioso Porcellino. "Lui sa imbrogliare a meraviglia. Io mi potrei strizzare la gobba per tre anni di seguito, ma non riuscirei mai a diventare cos seducente."
Il grande santo corse verso il vecchio: "L'umile monaco che sono vi saluta, rispettabile nonno" gli disse inchinandosi.
Il vegliardo contempl quel ragazzino esile e manieroso, gli batt la mano sulla testa e gli domand: "Da dove vieni, bel monacello?"
"Veniamo dai grandi Tang delle terre dell'Est, che ci mandano in cerca di scritture dal Buddha dell'Ovest. Ci avete gridato che questo posto  frequentato dai diavoli. Il mio maestro  troppo pauroso per venire a informarsi di persona, e ha mandato avanti me. Sapreste dirci chi sono queste creature che ostacolano il cammino? Dovreste essere cos gentile da fornirmi tutti i particolari, in modo da consentirmi di catturarli e di mandarli in prigione."
"Ragazzino sconsiderato!" rise il vecchio. "Che cosa te ne farai delle informazioni? Non bastano le parole per affrontare quei diavoli, che dispongono di immensi poteri. Altro che catturarli!"
"C' da pensare che siano vostri parenti e che voi li proteggiate" ribatt Scimmiotto sorridendo. "Altrimenti perch vantereste tanto le loro capacit? E perch non rivelate i loro precedenti?"
"Come sei chiacchierino, monacello" disse il vecchio crollando il capo. "Suppongo che nei lunghi viaggi accanto al tuo maestro, tu abbia imparato qualche piccola cosa di arte magica: magari sei capace di scacciare elfi da un cespuglio e di liberare una casa dagli spiriti. Ma non immagini nemmeno che cosa sanno fare dei diavoli feroci e potenti."
"Quanto feroci e potenti?"
"Per darti l'idea, se si recassero al Monte degli Avvoltoi, i cinquecento arhat si precipiterebbero a riceverli; se andassero a presentare il biglietto da visita alla porta del Cielo, gli undici grandi luminari gli correrebbero incontro a rendere omaggio. Sono amici dei draghi dei quattro oceani e giocano a carte con gli immortali delle otto grotte. Con i dieci giudici infernali sono in rapporti fraterni. Le divinit delle mura e dei fossati, per non parlare delle divinit locali, li considerano loro patroni."
Il grande santo si fece una bella risata: "Se la loro forza consiste nell'essere amici dei miei giovani colleghi e dei miei inservienti, non so che farmene. Se sapessero che sono qui, aspetterebbero giusto che venga buio per sloggiare di corsa."
"Ma che cosa dici, monacello? Quelle sante divinit, tuoi colleghi e inservienti! Tu bestemmi!"
"Per dirvela tutta" raccont Scimmiotto ridendo, "io sono Scimmiotto Consapevole del Vuoto. Da giovane sono stato mostro anch'io, e ne ho combinate di tutti i colori. Una volta che avevo bevuto troppo, vennero due messi dei tribunali infernali a condurmi all'altro mondo. Misi sottosopra il servizio d'ordine della Rete della Foresta delle Apparenze e terrorizzai i giudici, tutti e dieci: il re Yama divenne davvero bianco come un morto. Firmarono un pezzo di carta per dichiararsi miei giovani colleghi e servitori, purch gli risparmiassi le botte."
"Amitbha Buddha! Le frottole che racconti sono grandi, monacello; non riuscirai mai a diventare grande come loro."
"Caro signore, sono gi grande abbastanza."
"Quanti anni hai?"
"Indovinate."
"Ne avrai sette o otto."
"Moltiplichiamo per diecimila" fece ridendo Scimmiotto. "Se non avete niente in contrario, posso mostrarvi il mio vero aspetto."
"Lo vedo gi, il tuo aspetto."
"Non vedete molto, in verit: ne ho altri settantadue."
E si pass la mano sul volto. Con la sua faccia feroce dai denti in fuori, le chiappe scarlatte, la gonnella di tigre stretta alla vita e la sbarra cerchiata d'oro in mano, era proprio il duca del tuono nato e sputato. Il vecchio impallid, le gambe non lo ressero e cadde per terra; si rialz, ma cadde di nuovo.
"Non spaventatevi fino a questo punto" gli disse Scimmiotto. "Sono brutto, ma abbastanza gentile. Vi ringrazio della buona intenzione con cui ci avete messo in guardia. Prendetevi il disturbo di raccontarmi qualcosa di pi sui mostri di queste montagne: quanti sono, chi sono? Ve ne sar grato."
Il vecchio tremava come una foglia e non riusciva pi a spiccicare una parola. Sembrava che lo avesse colto una paresi, o che fosse diventato sordomuto. Scimmiotto aspett per qualche tempo; poi, vedendo che il vecchio non riusciva a riprendersi, gli volse le spalle e ritorn da Tripitaka.
"Che cosa hai saputo, Consapevole del Vuoto?" gli chiese il reverendo.
"Niente di grave" rispose ridendo Scimmiotto. "Questa banda di mostri sulla montagna  giusto buona per far paura a questi pavidi montanari. Non vale la pena di parlarne."
"Ma hai saputo come si chiama la montagna, quanti sono i diavoli, dove abitano precisamente, e dove passa la strada verso il Monastero del Colpo di Tuono?"
"Maestro" intervenne Porcellino, "con rispetto parlando: in fatto di farse e carnevalate, gare di travestimento e giochi a moscacieca, il mio condiscepolo anziano  uno specialista senza rivali. Ma per le cose serie, valgo pi io di un battaglione di Scimmiotti."
" vero" riconobbe Tripitaka. "Tu sei pi solido."
"Lui  uno che spinge avanti la testa e si dimentica la coda; fa due domande, si perde in ciaccole e ritorna da noi tutto garrulo senza niente da dire. Mandate me, se volete sapere le cose a fondo."
"Va pure, Consapevole delle Proprie Capacit; ma sta attento."
Il bestione si infil il rastrello nella cintura, rassett il vestito e corse su per il pendio. Quando arriv dal vecchio, si diede un'aria d'importanza e lo arring: "Salve, nonno!"
Il povero vecchio, allontanatosi Scimmiotto, si era rimesso faticosamente in piedi e si apprestava a ritornare a casa, appoggiandosi ancora tremante al suo bastone, quando si vide davanti quest'altra apparizione: "Avi miei! Che cosa ho messo nella mia minestra per soffrire tanti incubi? L'altro monaco era orrendo, ma forse conservava qualcosa di umano. Invece questo grugno rigonfio, queste orecchie grandi come ventagli di giunco, questa faccia di latta con i pelacci sul collo, di umano non hanno proprio niente."
"Si vede che siete di malumore, caro mio" lo burl Porcellino. "So che son brutto; ma se vi abituate a guardarmi, finirete per trovarmi passabile."
Udendo che parlava con voce umana, il vecchio domand: "Si pu sapere da dove vieni?"
"Sono il secondo discepolo del monaco cinese. I miei nomi in religione sono Consapevole delle Proprie Capacit e Otto Divieti. Prima avete parlato con il mio condiscepolo anziano, Consapevole del Vuoto, il Novizio. Il maestro gli ha rimproverato di non essersi informato bene e ha mandato me a farvi qualche domanda: come si chiama questa montagna? quali mostri la abitano? in quale grotta risiedono? dove passa la strada per l'Occidente? Tante grazie, se mi vorrete rispondere."
"Tu parli sul serio?"
"Mai stato cos serio in vita mia."
"Il fatto  che l'altro monaco, poco fa, mi ha raccontato una quantit incredibile di fanfaluche."
"Certo, lui  un cacciapalle. Io non gli assomiglio affatto."
Il vecchio si appoggi meglio al suo bastone e rispose: "Vediamo: questa  la catena montuosa del Cammello Leone, larga ottocento li; nel bel mezzo c' una grotta con lo stesso nome, dove risiedono tre marescialli diavoli."
"Sciocchezze" comment Porcellino. "Se si tratta soltanto di tre poveri diavoli, perch venirci a mettere sull'avviso come se si trattasse di una gran cosa?"
"Non vi fanno paura?"
"Il mio condiscepolo anziano abbatter il primo con la sua sbarra, io ammazzer il secondo con il mio rastrello, e l'altro condiscepolo regoler il conto del terzo diavolo con il suo randello. Ecco fatto: e ce ne andremo per la nostra strada."
"Questo monaco non ha idea della gravit della situazione" esclam il vecchio. "I marescialli diavoli sono potentissimi. Le forze ai loro ordini sono composte da cinquemila mostri sul versante nord, altrettanti a sud, diecimila a est e altrettanti a ovest; senza contarne diecimila di guardia alla grotta e altri quattro o cinquemila addetti ai servizi di pattuglia. Conta anche gli addetti ai rifornimenti, e avrai un totale di quarantasette o quarantottomila soldati, tutti inquadrati con piastrine di riconoscimento, e tutti alimentati con carne umana."
Fu la volta del bestione di mettersi a tremare; fece dietro-front e ritorn di corsa dal monaco cinese. Ma invece di riferire le risposte, pos il rastrello e si accucci per fare i suoi bisogni.
"Che strano modo di mettersi a rapporto" gli grid Scimmiotto.
"Me la sto facendo addosso dalla paura" rispose Porcellino. "Non c' proprio altro da dire. Disperdiamoci e scappiamo, prima che sia troppo tardi."
"Sudicione incallito! Ho sentito anch'io quel vecchio, e non mi ha detto niente di strano. Tu ci scambi due parole, e ti spaventi tanto da perdere il controllo del ventre."
"Insomma, che cosa succede?" domand Tripitaka.
"Dice il vecchio" rispose Porcellino, "che questa  la montagna del Cammello Leone, larga ottocento li. In mezzo c' una grotta dello stesso nome, dove abitano tre mostri che hanno ai loro ordini quarantottomila cannibali. Fate un po'voi il conto, che cosa rimarr di noi se ci mettiamo piede."
A Tripitaka si rizzarono i capelli in testa: "Come faremo, Consapevole del Vuoto?"
Scimmiotto rise: "Tranquillizzatevi, maestro. Non c' niente di grave. Qualche mostro in giro ci sar; ma la gente del posto  paurosa e ingrandisce le cose. Comunque, son qui io."
"Ma che cosa dici fratello?" insisteva Porcellino. "Io non sono approssimativo come te, ho fatto domande precise. E anche le risposte sono precise, altro che favole di montanari. Monti e valli formicolano di esseri malefici."
"Non insistere, bestia" sghignazz Scimmiotto. "Fai dell'allarmismo inutile. Se la montagna formicola, schiaccer le formiche con la mia sbarra. Datemi la met di una notte, e sgombrer il cammino."
"Sono fanfaronate senza senso. Solo per fare l'appello di tutta quella gente ci vorrebbe una settimana. Cosa credi di fare?"
"Quali metodi credi che si possano usare?"
"Avrai un bel picchiare, legare o immobilizzare con la magia: sono troppi!"
"Non mi metter certo a legare tutta quella gente. Fai conto che allunghi questa sbarra di quaranta tese, e che le dia una circonferenza di otto tese. Con una sola rotazione su tutto l'orizzonte schiaccer, diciamo, cinquemila persone in ciascuna delle quattro direzioni: spalmer per terra qualcosa come ventimila combattenti. E il colpo si pu ripetere."
"Certo che se ne fai ripieno di ravioli, ne verrai a capo prima di sera."
"Maestro" disse Sabbioso a Tripitaka, "il nostro condiscepolo anziano ha tali poteri, che non c' niente da temere. Risalite a cavallo, e andiamo avanti."
Tripitaka aveva ascoltato tremebondo il dibattito, e non aveva altra scelta che di sforzarsi di trovar fondati gli argomenti rassicuranti.
Si accorsero allora che il vecchio era scomparso. "Non era che un mostro venuto qui con il proposito di intimorirci" ne concluse Sabbioso.
"Non tiriamo conclusioni superficiali" replic Scimmiotto. "Aspettate, che do un'occhiata in giro."
Balz in alto e scrut tutto intorno, senza scoprire alcuna traccia; ma quando si volse all'improvviso, intravide un lontano baluginare di colori. Si lanci all'inseguimento e riconobbe il bianco astro del metallo, il pianeta Venere.
Lo raggiunse e lo afferr per la veste: "Li Lungavita, non hai perduto l'abitudine di comportarti da schifoso. Se hai qualcosa da dire, dimmela in faccia. Perch questi trucchi meschini?"
"Scusa tanto, grande santo, se non ti ho informato prima" rispose l'astro messo alle strette. "Ma  vero che quei diavoli sono potentissimi. Dovrai spremere tutte le tue risorse: e baster il pi piccolo errore o disattenzione, perch tu non ce la faccia e vi riesca impossibile proseguire."
"Molto obbligato. Se  gente cos tosta, quando ritorni di Sopra, non potresti mettere una buona parola con l'Imperatore di Giada, perch ci mandi rinforzi?"
"Ai tuoi ordini. Centomila su semplice richiesta verbale."
Scimmiotto ritorn gi a informare Tripitaka: "Quel vecchietto era il pianeta Venere."
"Corrigli dietro!" esclam Tripitaka giungendo le mani. "Vedi di raggiungerlo, e chiedigli se non ci pu suggerire un'altra strada."
"Non possiamo fare deviazioni. La via diretta  gi lunga ottocento li: figuriamoci che giro dovremmo fare per evitarla!"
Tripitaka si mise a piangere: "E come potremo farcela?"
"Non perdete tempo a piangere,  un comportamento stupido. Di certo Li avr un po'esagerato le difficolt, per stimolarci a tenere sveglia l'attenzione. Come si dice, uomo avvisato vale per due. Smontate da cavallo e sedetevi qui."
"Che cosa c' ancora da discutere?" domand Porcellino.
"Non  per discutere" rispose Scimmiotto. "Voi badate al maestro, al cavallo e ai bagagli. Io intanto vado a informarmi su chi abbiamo davanti. Far un prigioniero per avere notizie particolareggiate. Potrei anche catturarne parecchi, e liberarli solo a patto che si impegnino a tener chiusa la grotta finch non siamo passati. Fatemi vedere: si possono fare tante cose."
"Occhio!" esortava Sabbioso.
"Non essere diffidente" disse il Novizio ridendo. "In un modo o nell'altro aprir un varco, fosse pure questa montagna corazzata d'acciaio!"
Quel sacripante di un grande santo balz in aria con un sibilo e fu subito sulla cima della montagna. Frug fra liane e spine, ma non scopr segno di presenza umana: il luogo era deserto e silenzioso. Indispettito, si disse: "Ho fatto male a lasciare andar via quel vecchiaccio. Dev'essere proprio venuto a prendermi in giro. Qui non c' traccia di mostri; se fossero tanti come diceva, se ne dovrebbero vedere che giocano e saltano, agitano lance e bastoni, fanno esercizi militari. E invece non c' l'ombra di nessuno."
Ma a un tratto ud avvicinarsi un rumore di tavolette che battevano e di una campanella che suonava. Si appost e vide venire avanti un mostro che portava dietro la schiena un gagliardetto con la parola Ordinanza e camminava battendo le tavolette, mentre la campanella ciondolava dalla sua cintura. Non era un piccoletto: la sua statura misurava dodici piedi.
"Dev'essere un portaordini" si disse Scimmiotto, con un piccolo riso segreto. "Sentiamo che cos'ha da raccontare."
Fece un passo magico, recit un incantesimo e si trasform in mosca. In questa forma si and a posare sul copricapo del soldato, che marciando borbottava fra s: "Noi di pattuglia dobbiamo stare in guardia contro quel Novizio Scimmiotto, che a quanto pare  capace persino di trasformarsi in una mosca."
Scimmiotto si stupiva: "Come fa questo qui a conoscere il mio nome, e a sapere che mi sono trasformato in una mosca?"
Naturalmente il mostro non si era accorto di niente, e non faceva che ripetere le consegne ricevute. Scimmiotto pens per un momento di ammazzarlo a scopo cautelare, ma poi cambi idea: "Se tutti i quarantottomila sono di questa pasta, non costituiranno un grande problema. Ma non so che cosa sappiano fare i loro capi. Vediamo di interrogarlo; per passare alle vie di fatto c' tempo."
Vi chiederete come contasse di interrogarlo. Vol via dal copricapo, si pos su una pianta e si trasform in un mostro uguale a lui, con gagliardetto, tavolette e campana; solo che era quattro o cinque pollici pi alto. Il falso raggiunse il vero biascicando la stessa giaculatoria, e gli grid: "Aspettami!"
"Tu chi sei?"
"Non conosci pi i tuoi colleghi?"
"Tu non sei un collega."
"Come sarebbe a dire? Guarda meglio."
"Mai vista la tua faccia."
"Ah, capisco! Non mi riconosci perch sono addetto ad accendere il fuoco. Perci mi vedi di rado."
"Neanche per sogno: in cucina non c' nessuna faccia con quella bocca sporgente."
"Mi sono fatto la bocca troppo sporgente" pens Scimmiotto; abbass la testa, si sfreg la bocca con la mano e pens: "Sporgi meno!" Cos accadde.
"Cos' questa storia? Un momento fa avevi una faccia diversa. Ti  bastato toccarla per farla cambiare:  una cosa loschissima. E poi non sei dei nostri, io non ti ho mai visto. Con la disciplina che c' da noi, gli addetti al fuoco stanno sempre in cucina; per la montagna vanno solo le pattuglie. Nessuno pu avere tutti e due gli incarichi."
L'astuto Scimmiotto spieg: "In cucina ero cos bravo, che mi hanno promosso al servizio di pattuglia."
"Se  cos, devi essere stato assegnato a un gruppo di pattuglia di quattrocento uomini e a una sezione di quaranta, e devi avere la piastrina di riconoscimento. Ce l'hai?"
Scimmiotto aveva riprodotto quello che vedeva del suo modello; la piastrina non era in vista. Per rispose con disinvoltura: "E come non avrei la piastrina! Me l'hanno appena data. Tu piuttosto ce l'hai? Falla vedere per primo."
Il mostro sbotton ingenuamente la giubba e mostr la sua piastrina, laccata d'oro e appesa a un filo di lana verde.
Scimmiotto lesse: Piccolo Sfondavento; e sul verso: Per la potenza di tutti i diavoli. Riflett: "Si capisce, la parola vento deve entrare nel nome di tutti gli esploratori." E disse: "Ora ti mostro la mia."
Con movimenti tanto rapidi da risultare impercettibili, si strapp un pelo e ne fece una piastrina identica, compreso il filo verde, solo che il nome era: Capo Sfondavento. Il mostro si stup: "Ma come! Noi ci chiamiamo tutti Piccolo Sfondavento. Perch il tuo nome  diverso?"
Scimmiotto non lasciava mai le cose a mezzo; rispose: "Ma allora non sai la novit? Ero cos bravo in cucina, che il grande re mi ha promosso ispettore del vento, e mi ha conferito questa nuova carica di capo verificatore della tua sezione di quaranta esploratori."
Il mostro si spavent e gli fece precipitosamente il saluto: "Comandante, vi giuro che non lo sapevo. Se vi ho offeso, scusatemi tanto."
Scimmiotto rise: "Ma no che non mi offendo. Per c' una cosa a cui tengo molto: il regalo di benvenuto. Dai miei ragazzi, mi accontento di avere cinque tael a testa."
"Portate pazienza, comandante; non ho soldi con me. Vi pagher non appena avr raggiunto la mia sezione sul versante sud."
"Va bene; vengo con te."
Il mostro ripart di buon passo, e il grande santo lo segu.
Dopo molti li giunsero al Picco dei Pennelli, che aveva questo nome perch lo sovrastava un ammasso roccioso di forma simile a un porta-pennelli. Ai suoi piedi si trovava un buon numero di mostri soldati. Scimmiotto vi balz sopra, si assise maestoso e grid: "Sfondavento, a raccolta!"
"Agli ordini, comandante" risposero i mostri inchinandosi.
"Sapete perch i nostri grandi re mi hanno nominato?"
"Non lo sappiamo."
"Perch vogliono mangiare il monaco cinese, ma temono la potenza magica di Scimmiotto il Novizio, e la sua capacit di trasformarsi a volont. Si teme che batta appunto questa zona, e non  escluso che, per spiarci, abbia preso l'aspetto di un Piccolo Sfondavento. Io sono il Capo Sfondavento appunto per verificare che nella sezione non ci sia quell'infiltrato."
"Siamo tutti autentici, comandante" risposero in coro.
"Pu darsi di s, e pu darsi di no. Se siete tutti autentici, saprete tutti di che cosa sono capaci i nostri grandi re."
"Certo che lo sappiamo!" grid una voce.
"Visto che lo sai, dillo. Chi risponde giusto  autentico. Ma il minimo errore riveler l'infiltrato, e io lo porter davanti ai nostri capi perch decidano la sua sorte."
A vederlo troneggiare e comandare con tanta autorit, i mostri ne furono soggiogati e non potevano che ubbidire. Uno disse: "Immensi sono i poteri dei nostri grandi re, sconfinate le loro capacit: di centomila soldati celesti farebbero un solo boccone."
"Palle!" url Scimmiotto.
"Comandante, io per sono autentico" balbett il mostro. "Perch non dovrei esserlo?"
"E allora perch parli a vanvera? Come pu un tizio, per grosso che sia, mandar gi centomila soldati celesti?"
"Ma non sapete che i nostri re possono farsi alti da toccare i palazzi del Cielo, o diventare pi piccoli di un seme di cavolo? L'anno che la Regina Madre d'Occidente dimentic di invitare il primo grande re alla festa delle pesche di immortalit, lui se la prese con il Cielo. L'Imperatore di Giada mand appunto centomila soldati celesti per ricondurlo alla ragione; ma il grande re spalanc davanti a loro una bocca grande come una citt, e quelli ne furono terrorizzati al punto che si barricarono dietro il portale est del Cielo. Si pu ben dire che di centomila soldati celesti farebbe un solo boccone."
Scimmiotto sogghign dentro di s: "Son cose che so fare anch'io." E domand: "Il secondo grande re che cosa sa fare?"
"Il secondo grande re  alto trenta piedi, ha le sopracciglia di bozzoli di seta, una bella voce femminile, i denti a rastrello e il naso lungo come un drago. Lo pu arrotolare per strappare l'anima al suo avversario, avesse pure corpo di bronzo e schiena d'acciaio."
"Il naso prensile  sempre un punto debole in combattimento" si disse Scimmiotto. E chiese: "E il terzo grande re?"
"Il terzo grande re non  una creatura di questo basso mondo. Si chiama Roc che Supera Diecimila Li di Nuvole a Ogni Tappa. Quando si muove, si leva il vento e si sconvolge il mare; se si dirige a sud, fa tremare anche il nord. Porta con s un tesoro che si chiama vaso dei soffi yin e yang: una persona chiusa l dentro si liquef in tre ore e mezza."
Scimmiotto si allarm: "Non  che questo diavolo sia pi pericoloso di un altro; ma quel vaso non mi piace." E chiese: "Quale dei tre vuol mangiare il monaco cinese?"
"Ma comandante, non lo sapete?"
"La so pi lunga di te, minchione!" tuon Scimmiotto. "Ma ho l'ordine di interrogare voi, perch potreste non saperne abbastanza."
"I primi due re abitano qui da lungo tempo; ma il terzo viene da fuori. Abita una citt dal nome Cammello Leone, come la nostra montagna, che si trova quattrocento li a ovest. Se ne impadron cinquecento anni fa mangiandone il re, i mandarini civili e militari e tutta la popolazione, uomini donne e bambini. Ormai  una citt di soli mostri.  lui che ha sentito parlare di questo monaco cinese, inviato nell'Ovest dopo aver praticato la disciplina nel corso di dieci successive incarnazioni: mangiarne un pezzetto rende immortali. Ha deciso di provarcisi, ma non si sentiva sicuro di riuscirci da solo, per via di un discepolo di quel monaco, Scimmiotto il Novizio, che  ferocissimo. Perci si  alleato ai nostri grandi re e ha stretto con loro legami fraterni: per impadronirsi del monaco cinese uniranno i loro sforzi."
A queste parole, Scimmiotto fu preso dalla collera: "Brutte carogne! Ce l'ho io la responsabilit di quel monaco: come gli viene in mente di cercare di mangiarmelo sotto il naso?"
Balz gi dalla rupe digrignando i denti in un grugnito furente, rote la sua sbarra e ridusse tutti i circostanti in un ripieno da ravioli piuttosto morbido. Poi gli venne qualche scrupolo: "Peccato, erano abbastanza gentili; mi hanno raccontato assai degli affari di famiglia. Tanto peggio. Cosa fatta, capo ha."
D'altronde il buon Scimmiotto non aveva da scegliere. Si impadron di una piastrina di riconoscimento e, in veste di perfetto Sfondavento, part alla ricerca della grotta.
 il caso di dirlo:

Del Bel Re Scimmia le trasformazioni
Sembrano non aver limitazioni.

Si inoltr sulla montagna, lungo il sentiero, e presto giunse dove si udivano nitriti di cavalli e grida d'uomini: migliaia di mostri erano schierati davanti all'ingresso della grotta, armati di sciabole, lance e alabarde, con bandiere e gonfaloni al vento. Scimmiotto si disse soddisfatto: "Li Lungavita non mi aveva mentito."
L'esercito era schierato in buon ordine, diviso in compagnie di duecentocinquanta soldati ciascuna. Le quaranta bandiere dai colori vivaci che garrivano al vento mostravano come i diecimila fossero al gran completo. Scimmiotto pensava: "Se entro e i diavoli mi interrogano a proposito della mia pattuglia, trover sempre qualcosa da raccontare. Ma se facessi un passo falso e fossi costretto a prendere il largo, ecco qui una bella barriera da superare. Per catturare i capi, sarebbe pi sicuro incominciare con lo sbarazzarsi del loro esercito."
Facile a dirsi! Come contava di fare? Rimuginava: "Questi diavoli non mi hanno mai visto, ma hanno sentito parlare di me in modo da metter paura. Posso cercare di trarne partito e di metterli in rotta con qualche fanfaronata. Dopo tutto, che funzioni o no sta scritto nel nostro destino. Se i benefici che i santi monaci del Paese di Mezzo devono ricavare dalle scritture che cerchiamo sono davvero cos importanti, qualcuno o qualcosa mi aiuteranno. Se invece son tutte balle e il nostro destino  di non venirne a capo, non riuscir a infinocchiare questa gente; ma non far differenza finir male qui, o in qualsiasi altro posto."
Mentre rifletteva continuava allegramente la sua marcia, battendo le tavolette e suonando la campanella. Quando fu all'altezza della prima linea, gli alfieri dissero: "Eccoti qua, Sfondavento." Lui non apr bocca e tir dritto.
Le guardie della seconda linea lo fermarono e chiesero: "La vostra pattuglia si  imbattuta in quel famoso Scimmiotto?"
"Certo, io l'ho visto. Stava aguzzando un palo."
"Che faccia aveva? Di che palo si trattava?" chiedevano i mostri allarmati.
"Se ne stava accovacciato in riva al torrente, come un esorcista. Ma rizzandosi in piedi era alto pi di dieci tese. Aveva in mano una sbarra di ferro lunga come un palo, del diametro di una tazza. Spruzzava acqua fino alla roccia dell'altra riva, strofinava la sua arma e borbottava: 'Palo mio,  molto tempo che non ti adopero. Tu mi spiaccicherai centomila mostri, non ne lascerai vivo nemmeno uno. E io provveder ai loro tre capi e te li offrir in sacrificio.'Penso che quando l'arma sar ben pulita incomincer da qui, dai diecimila dell'avanguardia."
I mostri lo ascoltavano con gli occhi fuori dalla testa: non ce n'era uno che non si sentisse le gambe molli.
Scimmiotto continuava: "Cari miei, della carne di quel monaco a noi non ne toccher nemmeno un brandello. Perch dobbiamo correre tutti i rischi di questa sporca faccenda, senza averne nessun vantaggio? Il buon senso suggerisce che ce la squagliamo prima che sia troppo tardi."
"Non hai mica torto. Ragazzi, salviamo la pelle, filiamocela!" approvarono tutti i mostri.
Certo, se fossero stati un'armata di gente del paese, dotata di senso del dovere, avrebbero preferito morire sul posto piuttosto che darsi alla fuga. Ma non erano che spiriti di bestie varie della montagna: lupi, tigri, leopardi, quadrupedi e volatili. Cos il panico corse tra le file, e in breve tutti scapparono a gambe levate nelle quattro direzioni. Avvenne un po'come quando i soldati di Liu Bang intonarono le canzoni del paese di Chu e i loro ottomila avversari, che erano appunto di quel paese, credettero di essere traditi dai compaesani e si diedero alla fuga.
"Mica male!" si disse Scimmiotto, tutto allegro. "I tre diavoli sono nelle mie mani. Questa gente, anche se tornasse a raccogliersi, far fatica a guardarmi in faccia, dopo essere fuggita al solo suono della mia voce. Comunque sar prudente che io resti coerente ed entri nella grotta a raccontare le stesse cose: altrimenti, basterebbero un mostriciattolo o due che mi smentissero per rivelare tutta la manfrina."
E si fece temerariamente avanti.
Ma voi certo non sapete come and il suo incontro con i marescialli diavoli: dunque ascoltate il seguito!

CAPITOLO 75
ALLEGRO SOGGIORNO NEL VENTRE DEL LEONE

OVE LA SCIMMIA DELLO SPIRITO PERFORA YIN E YANG, E I RE DIAVOLI VENGONO RICONDOTTI ALLA VERIT DELLA GRANDE VIA.


Un orrido spettacolo si offr agli occhi di Scimmiotto, quando penetr nella grotta:

Dovunque montagne d'ossa, una foresta di scheletri.
I capelli si riducono a feltro, carne e pelle si decompongono in polvere e fango. Pendono dagli alberi bianchi tendini umani.
Dal mucchio di detriti cadaverici e dalla palude di sangue emana un fetore insopportabile. A sinistra, giovani mostri sono intenti a macellare persone che dnno ancora segni di vita; a destra, carne d'uomo cuoce nei calderoni.
Nessuno oserebbe varcare quella soglia; ci vuol proprio l'intrepidezza del Bel Re Scimmia.

Superato il secondo ingresso, lo spettacolo era completamente diverso: ampi spazi, quiete ed eleganza, piante rare e fiori fatati, alteri pini in primo piano, bamb turchese nello sfondo. Si camminava per qualche li su vialetti di ghiaia e si giungeva a una terza porta. Scimmiotto scivol all'interno e gett un'occhiata: su alti troni sedevano tre vecchi diavoli, uno pi orribile dell'altro. Quello di mezzo si presentava cos:

I denti come grandi cesoie sbilenche, cranio rotondo e muso squadrato, voce di tuono, occhi sfolgoranti, naso rivolto all'ins.
Le rosse sopracciglia lanciano fiamme. Dove passa, tutti gli animali cadono in preda al panico. Tremano i demoni intorno a lui, quando siede sul trono.  il re degli animali, lo spirito malefico del leone dal pelo blu.

Quello a sinistra:

Occhi di fenice dalle pupille d'oro, dentoni gialli e larghe zampe. Gli escono dal lunghissimo naso tanti peli argentei, che sembrano un'altra coda cresciuta sulla faccia.
La fronte bombata  dominata da sopracciglia cespugliose, il corpo  massiccio; da quelle forme di diavolo grottesco esce per una sottile voce di fanciulla.  l'elefante dalle zanne giallastre, cresciute lunghissime in molti anni di ascesi.

Quanto a quello di destra:

Ali dorate e capo di leviatano, pupille minacciose in occhi di leopardo. Quando si dirige a sud fa tremare anche il nord; la sua energia, bench la tortora se ne burli, terrorizza i draghi.
Quando scuote le penne, gli uccelli nascondono il capo; quando allarga gli artigli, la gente volatile muore di paura.  il grande roc, che in un colpo d'ala supera novantamila li sopra le nuvole.

Davanti a loro era schierato un centinaio di ufficiali di vario grado; ciascuno era armato da capo a piedi e trasudava determinazione omicida, da dare i brividi. Ma Scimmiotto se ne rallegr segretamente, si fece avanti a gran passi e pos al suolo le sue tavolette e la campanella.
"Vostre maest!" grid rivolto ai troni.
"Eccoti qua, Piccolo Sfondavento. Nel tuo servizio di pattuglia, hai saputo niente di Scimmiotto il Novizio?" gli chiesero i tre diavoli.
"Non oso parlare alla vostra presenza."
"Perch non osi?"
"Perch non ho buone notizie. Ho visto un uomo accucciato in riva al torrente, che aguzzava un palo e lo bagnava nell'acqua. Da lontano sembrava un esorcista, ma levandosi in piedi era alto pi di dieci tese. Mentre puliva la sua arma borbottava che voleva renderla lucente prima di abbatterla sulle teste delle vostre maest. Cos ho capito che si trattava del Novizio Scimmiotto, e sono venuto a informarvi."
La fronte del diavolo pi anziano si imperl di sudore; egli si rivolse agli altri due con voce tremante: "Fratelli, ve lo dicevo che era meglio non prendersela con il monaco cinese. Quel discepolo  fortissimo, e sta gi aguzzando la sua sbarra contro di noi. Che facciamo?" E ordin: "Ritirate le truppe nella grotta, chiudete le porte e lasciate che sulla montagna passi chi vuole."
Ma un capitano che era al corrente degli ultimi avvenimenti rifer: "Maest, i soldati di guardia all'ingresso si sono sbandati."
"Come mai sono scappati? Avranno annusato il pericolo che si avvicina. Sbarrate immediatamente le porte!"
E infatti si udirono rinchiudersi i pesanti battenti e risonare i metalli di catene e catenacci.
"Adesso siamo tutti chiusi dentro" pens inquieto Scimmiotto. "Qualunque cosa non vada per il suo verso, mi trovo senza una via di ritirata. Sar pi tranquillo se, con qualche frottola supplementare, riuscir a fargli riaprire il portone."
"Vostre maest, non  tutto: ha detto di peggio."
"Che cosa ha detto?"
"Diceva che scorticher vivo il primo gran re, disosser il secondo e strapper i tendini del terzo. Chiudere le porte non serve, perch lui pu facilmente trasformarsi, per esempio in una mosca, e intrufolarsi dalla minima fessura. Se lo facesse, come ci difenderemmo?"
"Fratelli, attenzione! In questa grotta non si vedono mosche da anni: se ne vedete volare una, non pu essere che Scimmiotto."
"Li servo subito" ridacchi Scimmiotto fra s. "Il panico che ne seguir li costringer a riaprire le porte."
Il grande santo si appart in un angolo buio, si strapp un pelo dal collo e lo mut in una mosca dorata, che and a volare dritta sulla faccia di un grande re.
"Orrore, fratelli!" grid quello, con la voce in falsetto dalla paura. "Guardate! la cosa  penetrata fin qui!"
Nel panico generale, tutti si armarono di scope e di strofinacci per abbattere il nemico. Il grande santo non riusc a trattenersi dal ridere a crepapelle: e fece male, perch in questo modo perse il controllo e per un attimo lasci trapelare il suo vero aspetto.
Il terzo diavolo gli diede un'occhiata e si gett verso di lui: "Fratelli, guardate, ci sta imbrogliando!"
"Chi ci ingannerebbe?" chiese stupito il maggiore.
"Questo mostriciattolo che ha risposto alle nostre domande. Non  un Piccolo Sfondavento:  Scimmiotto in persona sotto mentite spoglie."
"Miseria, mi ha riconosciuto!" pens Scimmiotto. Si pass la mano sul volto per rafforzare il travestimento, venne verso la luce e disse: "Io sarei Scimmiotto? Le vostre maest si sbagliano: guardate, sono uno Sfondavento qualsiasi."
"Ma s, lo riconosco" disse il grande re. "Vedo quella faccia tre volte al giorno, quando facciamo l'appello." E chiese: "Ce l'hai la piastrina di riconoscimento?"
"Eccola qui" Scimmiotto si sbotton la giubba e gli tese la piastrina.
"Vedi, fratello? Gli facevi torto."
"Non faccio torto a nessuno" protest il terzo re. "Quando si  messo a ghignare, ho visto benissimo il suo brutto muso da duca del tuono. Quando ho gridato, ha ripreso questo aspetto." E ordin: "Portate subito le corde."
Gli ufficiali ubbidirono, lo rovesciarono a terra e lo legarono. Quando gli sollevarono i vestiti, si vide subito pelo di equipuzio: in effetti aveva imitato fedelmente l'aspetto esteriore, ma non si era curato di cambiare le parti nascoste, come le chiappe scarlatte e la coda scimmiesca.
"Ecco qua!" grid il primo diavolo. "Testa di Sfondavento su corpo di Scimmiotto. Ragazzi, portate vino per brindare alla salute del terzo re:  merito suo se abbiamo catturato Scimmiotto. Ora niente ci impedir di metterci sotto i denti il monaco cinese."
"Non  ancora giunto il momento di bere" obiett il terzo diavolo. "Questo Scimmiotto sa tanti di quei trucchi, che ci pu ancora scivolare fra le dita. Facciamo portare il nostro vaso e chiudiamocelo dentro: dopo potremo bere tranquillamente."
"Bravo, la prudenza non  mai troppa" approv sogghignando il primo diavolo.
Trentasei mostri andarono a prendere il tesoro nell'armeria. Vi chiederete quali dimensioni potesse avere: era alto solo due piedi e quattro pollici. E occorrevano addirittura trentasei persone per trasportarlo? S, perch trentasei  il numero dell'Orsa Maggiore(17): quel vaso racchiudeva le energie dello yin e dello yang, i sette tesori, gli otto trigrammi e i ventiquattro soffi dell'anno.
Il vaso venne portato nella sala, fu liberato dall'involucro che lo proteggeva e si sollev il coperchio. Scimmiotto fu slegato, spogliato e presentato davanti alla bocca del vaso, che lo risucchi rumorosamente. Quando fu dentro, l'imboccatura venne richiusa e il coperchio sigillato.
A questo punto i diavoli si dettero a brindare: "Quel macaco pu dimenticare la strada dell'Occidente, e anche quella dell'oriente. Se il monaco vuole ancora trovare scritture, non gli resta che far girare all'indietro la ruota delle incarnazioni e ricominciare daccapo." Ridendo e dandosi pacche sulle spalle, con i boccali in mano, si diressero verso il tavolo del banchetto che doveva celebrare la loro vittoria.
Scimmiotto stava stretto dentro il vaso; perci si rimpicciol e sedette in un angolo, a suo agio. Sentiva una gradevole frescura, e comment: "Questi mostri si illudono di avere chiss quali armi. Perch mai andranno raccontando che questo vaso liquef la gente in tre ore e mezza? Ci si sta cos comodi, che ci si potrebbe vivere allegramente per sette od otto anni."
Ma il grande santo, ahim, non sapeva come funzionava il vaso. Nel perfetto silenzio, il bel fresco poteva durare anche per un anno filato. Ma guai se si rompeva il silenzio: bastava una parola per scatenare fiamme che divoravano il chiacchierone. Ancor prima che finisse la frase, il vaso divent rovente. Per fortuna il grande santo era pieno di risorse: si limit a fare il segno che allontana il fuoco e se ne rimase seduto impassibile nel suo angolino. Dopo un'oretta, ecco spuntare da tutte le parti quaranta serpenti che venivano a morderlo. Scimmiotto li acchiapp a uno a uno, gli torse il collo e lo ruppe. Poi comparvero tre draghi di fuoco che lo accerchiarono.
Allora il Novizio incominci a sentirsi a disagio: "Gli altri erano giochetti, ma questi draghi possono essere pericolosi. Se me ne resto qui come un salame e il flogisto mi raggiunge il cuore, che sar di me? Devo crescere fino a rompere la prigione."
Recit un incantesimo e si allung di una dozzina di piedi; ma anche il vaso crebbe in proporzione. Ridusse la statura, e il vaso ritorn alle precedenti dimensioni.
"Si mette male" si diceva Scimmiotto spaventato. "Questa roba mi sta incollata addosso come un vestito su misura." Gli dolevano le gambe; le tocc e si accorse che il fuoco cominciava a intaccarle. "Diavolo! Mi si fondono le gambe! Non ho voglia di diventare un mutilato di guerra."
Non pot evitare di versare qualche lacrima. In realt

Ci che lo addolorava in mezzo ai suoi tormenti
Erano i gran pericoli corsi da Tripitaka.

"Maestro!" si lamentava. "Dopo tante avventure al vostro servizio, non avrei mai pensato di finire per mano di questi orchi. Ai bei tempi avevo ben altra reputazione."
Ma non si abbandon alla disperazione fino al punto da abbandonare la riflessione: "Quella volta, sul Monte del Serpente Acciambellato, la pusa mi don tre peli d'emergenza. Vediamo se ci sono ancora."
Si tast per cercarli, e trov dietro la nuca tre peli pi rigidi degli altri: "Eccoli qui. Vediamo a che cosa possono servire."
Se li strapp, ci soffi sopra e mut il primo in un succhiello a punta di diamante vajra, il secondo in un'asticciola di bamb e il terzo in una cordicella di seta. Pass la corda intorno al succhiello e ne leg le estremit all'asticciola, incurvandola ad arco; con l'arnese cos costruito trapan la parete del vaso e vi apr un forellino, da cui apparve la luce. "Che fortuna!" esclam. "Mi caver dagli impicci anche questa volta." Presto la temperatura si abbass, perch i soffi yin e yang sfuggivano dal foro.
Diavolo di un grande santo! Ricuper i suoi peli e si mut in un insettino tanto piccolo da poter passare dal foro che aveva praticato. Sfuggito al suo carcere, invece di prendere il largo, si and a posare sulla testa del primo diavolo.
Questi pos il bicchiere e domand: "Avr finito di fondere, quello Scimmiotto?"
"Ma certo: il tempo  trascorso" rispose sorridendo il terzo diavolo.
L'anziano fece dunque portare il recipiente. Ma i trentasei mostri si accorsero subito che ormai il vaso pesava pochissimo, e corsero spaventati ad annunciare: "Vostra maest, questo vaso ha perso ogni peso!"
"Sciocchezze! Come pu perdere peso un recipiente pieno di yin e di yang?"
Uno degli addetti lo sollev con un dito: "Vedete che piuma  diventato?"
Il diavolo tolse il coperchio e guard dentro, vide il filo di luce che filtrava dal fondo e grid: "Ma  vuoto! Il prigioniero  fuggito!"
Scimmiotto, sulla sua testa, lo burlava: "Guarda meglio! Guarda meglio!"
"Correte a chiudere le porte!"
"Eh no!" si disse Scimmiotto. "Sar meglio che me ne vada." Riprese il proprio aspetto, si impadron dei propri vestiti che giacevano in un angolo, e scapp via; ma prima disse ai suoi ospiti: "Mi dispiace per quel vaso bucato, che non servir pi a chiuderci la gente. Ma non lo gettate: potrete sempre usarlo come pitale."
Balz fuori e sal su una nuvola, strillando e ballando per allegria.
In breve ritorn dal reverendo, che pregava rivolto al cielo, usando un pizzico di terriccio a guisa d'incenso. Diceva:

"Supplico gli immortali delle nubi lontane
E le divinit del giorno e della notte
Di dare protezione al mio saggio discepolo
Scimmiotto che dispone di infiniti poteri."

Scimmiotto si sent lusingato e incoraggiato. Scese gi e grid: "Maestro, eccomi qua."
Il reverendo gli afferr le mani: "Consapevole del Vuoto, quante preoccupazioni mi di! Sei stato via molto tempo sulla montagna, eravamo senza notizie. Che cos'hai scoperto?"
"Maestro" rispose Scimmiotto, "l'esito della nostra missione dipende in primo luogo dai destini della gente dell'Est, in secondo luogo dai vostri meriti e dalla vostra infinita virt, ma alla fine anche da quello che sappiamo fare noi discepoli." E raccont per filo e per segno le sue recenti avventure. "Ora che rivedo il vostro rispettabile volto, mi sento proprio rinascere."
Il reverendo gli manifest gratitudine, ma concluse: "Hai liberato te stesso, ma non hai distrutto quei mostri."
" vero; questo non posso dirlo."
"Quindi non mi puoi garantire il passaggio sulla montagna."
"Perch no?" grid Scimmiotto, cui non piaceva non sentirsi vincente.
"La situazione mi sembra confusa; ci saranno altri scontri, e chiss come andranno a finire. Io ho paura ad andare avanti."
"Siete poco comprensivo, maestro" si difese Scimmiotto con un risolino imbarazzato. "Come dice il proverbio: non basta un filo per fare una corda; oppure: non si applaude con una mano sola. Sono tre diavoli e molte migliaia di mostri: come volete che mi sbarazzi di tutti da solo?"
"Certo, non  corretto affrontare il nemico in condizioni di inferiorit numerica; e non puoi fare tutto da solo. Parlane un po'con Porcellino e Sabbioso: anche loro sono abili. Se ce la mettete tutta, forse riuscirete a sgombrare il cammino e ad assicurarmi il passaggio."
"D'accordo" rispose Scimmiotto riflettendo. "Sabbioso potrebbe restare a difendervi, mentre Porcellino viene con me."
"Non ci penso nemmeno, fratello" grid allarmato il bestione. "Non vedi che balordo sono? Faccio fatica a fendere l'aria quando cammino: non ti servirei a niente."
"Non sei certo una meraviglia, ma fai numero anche tu" replic Scimmiotto. "Come si dice: anche un peto fa il suo vento. Se non altro mi potrai incoraggiare."
"Vengo, ma tu non mi piantare in asso; e soprattutto non mi giocare brutti scherzi quando la situazione diventa critica."
"Va, Porcellino, e fa attenzione" esort Tripitaka. "Sabbioso rester qui con me."
Il bestione raccolse tutto il suo coraggio e part con Scimmiotto. In un turbine di vento fecero presto a raggiungere l'ingresso della grotta: le porte erano sprangate e il sito deserto.
Il Novizio si fece avanti con la sbarra in mano e grid con voce terrifica: "Aprite, mostri! Venite a battervi con il vecchio Scimmiotto!"
Quando lo seppero, i tre diavoli restarono a lungo silenziosi e incerti. "Chi di noi lo va ad affrontare?" domand il primo diavolo. Ma i suoi colleghi sembravano diventati sordomuti. Infine il primo diavolo perse la pazienza: "Che figura ci facciamo? Se ci lasciamo trattare cos senza muovere un dito, abbiamo chiuso con gli affari, sulla strada maestra dell'Occidente. Getter sulla bilancia la mia vita di vecchio. Se riesco a batterlo in tre scontri, ci mangeremo il monaco cinese. Se invece resto soccombente, voi serrate le porte e lasciateli andare per la loro strada."
Quindi si arm e usc a gran passi dalla grotta. Scimmiotto e Porcellino, che lo osservavano, constatarono che era una creatura imponente:

Prezioso elmo di bronzo sulla testa,
Adornato di ghiande scintillanti.
Un paio d'occhi che lanciano fulmini.
Ampia criniera intorno alle sue tempie.
Lunghi artigli affilati come lame,
Denti aguzzi allineati come seghe.
Indossa un'armatura senza maglie
D'oro giallo, ed ha un drago alla cintura.
 armato di una sciabola d'acciaio
E con voce di tuono va gridando:
"Chi  lo sconsiderato che mi sfida?"

Il grande santo si avanz e gli disse con aria faceta: "Ecco qui il tuo nonnetto, che desideravi tanto."
"Saresti tu Scimmiotto il Novizio?" chiese il re diavolo con una smorfia sarcastica. "Macaco impudente! Io non ti ho provocato: perch mi vieni fra i piedi?"
"Senza vento o marea, non gonfia l'onda: se tu non mi avessi provocato, perch mai ti verrei a cercare? Non siete forse voialtri, cani e sciacalli, che complottate per divorarvi il mio maestro? E io vengo a mostrarvi con quale legna accendo il mio fuoco."
"Tutte queste chiacchiere verrebbero a dire che ti vuoi battere?"
"Proprio cos."
"Sei un bel gigione. Non sai che potrei schierare in campo le mie truppe, al suono dei tamburi e allo sventolio delle bandiere, e tu saresti sommerso senza neanche vedermi in faccia? Ma io non sono di quelli che abusano del vantaggio: vediamocela in singolar tenzone."
"Fatti in l, Porcellino, e fa il tifo per il tuo amico." Il bestione non se lo fece ripetere.
"Vieni qua" propose il diavolo; "voglio darti un'alternativa. O ti offri da bersaglio e ti fai assestare tre sciabolate sulla tua testa pelata; in questo caso, lascer passare il tuo monaco cinese. Oppure, se preferisci, me lo consegni senz'altro perch sia servito in tavola."
"Mostro mio, se vuoi toglierti il gusto di battermi sulla testa alla condizione che hai detto, fa portare carta e pennello, e firmiamo il contratto. Puoi picchiare quest'anno e l'anno prossimo, a me non fa n caldo n freddo."
Il diavolo raccolse le energie, allarg le gambe per darsi una base d'appoggio pi solida, impugn la sciabola con entrambe le mani, l'alz pi in alto che pot e l'abbatt a tutta forza; per giunta, il grande santo alz di scatto la testa a incontrare la lama. Ne venne un botto tremendo, e la lama rimbalz via con un fascio di faville, ma non lasci la minima traccia.
"Che testa incredibile ha questa scimmia!" grid il diavolo meravigliato.
"Sembra proprio che tu non mi conosca" sogghign Scimmiotto.

"Di ferro  la mia testa, senza pari
Fra cielo e terra: non si romperebbe
Per mazza n per ascia. Da ragazzo
Nel forno di Laozi feci un soggiorno:
Quattro stelle soffiavano sul fuoco
E le costellazioni mi forgiavano.
N acqua n fiamma posson danneggiarmi.
Quel monaco cinese ha rafforzato
L'opera con il suo cerchio dannato."

"Basta con le bravate, macaco. Il secondo colpo non ti lascer vivo."
"Accmodati: son qui per questo."
"Non sai, macaco, che la mia sciabola

 metallo forgiato nel fuoco divino? Essa  stata polita e affilata, temprata e ritemprata mille volte. Flessibile come il pitone bianco, sottile come un'ala di mosca, ha filo e robustezza come prescrivono gli antichi trattati di arte militare. In montagna agita le nuvole, nel mare solleva le onde. Giace riposta nell'ombra di un'antica grotta, e non fa la sua apparizione sul campo di battaglia se non per riportare la vittoria. Del tuo cranio di monaco far due fette di zucca."

"Caro il mio mostro, dovresti pensarci due volte prima di dire certe assurdit. Manipolare la mia testa con i tuoi utensili da cucina, come se fosse una zucca! Comunque io sono di parola, va avanti. Vediamo che cosa riesci a combinare."
Il diavolo cal un altro colpo tremendo, e questa volta la testa si apr in due: anzi, tutto il corpo si apr e rotol per terra. Si alzarono due Scimmiotti. Il mostro, con la lingua fuori, guardava perplesso e non si capacitava. Porcellino, che stava da parte a contemplare la scena, gli grid: "Picchia ancora, che diventano quattro."
"Sembra che tu sia capace di sdoppiarti" constat il diavolo. "Perch non lo hai fatto al primo colpo?"
"Perch non ci avevo pensato" rispose Scimmiotto ridendo. "Ma se vuoi continuare, non fare complimenti: ti basteranno pochi colpi per fabbricarti un migliaio di buoni amici come me."
"Macaco diabolico, ti sai sdoppiare, d'accordo; ma sei capace di rimetterti insieme? Fammi vedere. Potresti ritornare come prima e provare a colpirmi con la tua sbarra."
"Avevi proposto di darmi tre sciabolate, e me ne hai date solo due. Ma se ho ben capito ti piace la mia sbarra e vuoi provare che effetto fa sulla tua testa."
"Proprio cos."
"Agli ordini, signor curioso."
I due Scimmiotti si abbracciarono, rotolarono avvinti per terra e ridivennero uno solo. Il quale balz in piedi, brand la sbarra e l'abbatt sulla testa del diavolo. Ma quello par con la sciabola e grid: "Macaco insolente, come osi minacciare i superiori con questo bastone da beccamorto?"
"Vuoi saperne di pi, sulla mia sbarra?" url Scimmiotto. " famosa in cielo e in terra!"
"Perch mai sarebbe famosa?"

"Fu forgiata di ferro trasmutato
Per nove volte da Laozi in persona.
Fu l'arma di Yu il Grande, "la divina",
Con cui dragava i fiumi e fiss i mari.
Racchiude al centro la carta del Cielo;
Sui cerchi d'oro delle estremit
Porta segni di draghi e di fenici,
Magiche rune da paralizzare
Diavoli e di. Fu nominata Scettro
Dello Yang Trascendente e fu nascosta
In fondo al mare, lungi dagli sguardi
Degli umani. Ma al giunger di Scimmiotto
Arse di ogni colore e diede luce.
La portai sul mio monte e ne saggiai
Le possibilit: la feci grossa
Come una grande giara, oppur sottile
Come un filo di seta; un breve ago
O un'alta vetta. Come io la voglio
Lei si trasforma, ed agita le nubi
E sa lanciare fulmini violenti.
Quando ti appare fra sinistre brume,
Brividi freddi corron la tua schiena.
Dal profondo del mar fino ai confini
Del cielo su di me la custodisco.
Trionfa delle tigri e dei dragoni,
Ai guardiani del cielo si sottrasse
E Nata mise in fuga: quei celesti
Non sapevano pi dove nascondersi.
L'Imperatore di Giada, insicuro
Della guardia del tuono e dei ministri,
Al Buddha si rivolse per aiuto.
 retaggio delle armi la sconfitta:
Fui prigioniero cinquecento anni.
Ma quando Guanyin volle protezione
Pel monaco cinese, incaricato
Di ricercare i sutra, ricord
Questa sbarra implacabile di ferro.
Essa riduce in polvere i perversi
Che infestano la via. Davanti a lei
Tremano i luminari su nel cielo
E i giudici infernali sotto terra.
Non c' diavolo o mostro che resista."

C'era di che riempire di pensieri il povero re diavolo. Tuttavia non poteva tirarsi indietro, e brand nuovamente la sua sciabola. Il re scimmia lo affront allegramente. Lo scontro incominci davanti alla grotta e prosegu per aria, dove entrambi ben presto balzarono. Che battaglia!

Ecco la sacra sbarra A piacer vostro che drag il Fiume Celeste, celebre nel mondo intero. Il diavolo irato le contrappone la sua temibile sciabola. Nella spietata battaglia, uno cambia di aspetto a volont, l'altro si allunga fino al cielo. Una densa bruma nasconde gli astri, la nebbia ricopre le selvagge distese. Uno vuol divorare Tripitaka, l'altro lo difende.
Il bene e il male, chiaramente contrapposti, si combattono all'ultimo sangue.

Dopo una ventina di scontri, Porcellino non riusc a trattenersi e si gett anche lui addosso al diavolo, minacciandolo con il rastrello. Questi non sapeva che il nuovo nemico era un impulsivo facile a scoraggiarsi, pi rumoroso che pericoloso. A giudicare dalla sua mole, pens che avesse la mano pesante: lasci cadere la sciabola e si diede alla fuga.
"Acchiappa, acchiappa!" gridava Scimmiotto. Il bestione si gett all'inseguimento levando il rastrello. Ma ai piedi del pendio il fuggiasco si ferm, si volse verso gli inseguitori e riprese il suo aspetto originario, spalancando una gola gigantesca. Porcellino s'impaur: si gett nei cespugli, senza badare alle spine che gli laceravano le carni, e ci si rimpiatt tutto tremante, spiando e tendendo le orecchie in attesa del seguito.
Quando arriv Scimmiotto, il mostro spalanc di nuovo la gran gola per inghiottirlo, e il Novizio ne fu ben contento; anzi, rimpicciol la sua sbarra per entrarci meglio. Il bestione lo vide con terrore finire l dentro: "Equipuzio inetto! Perch non scappi? Ti vai proprio a buttare nella sua bocca. E adesso che ci sei finito, addio monaco: domani sarai diventato un bel mucchio di merda."
Il bestione aspett che il diavolo trionfante riprendesse la strada di casa, si distric dai cespugli e corse via nella direzione opposta.
Tripitaka lo vide arrivare ansimante: "Quanta furia, Otto Divieti! Dov' andato a finire Consapevole del Vuoto?"
" andato a finir male: il mostro l'ha ingoiato" rispose piangendo il bestione.
Il povero Tripitaka cadde svenuto. Ci volle un po'di tempo prima che si riprendesse, e allora incominci a pestare i piedi e a battersi il petto: "Ah, discepolo, io dicevo sempre che eri tanto bravo a sottomettere creature malefiche, e che senza fallo mi avresti condotto alla meta. Non avrei mai pensato che saresti finito cos. Miseria e desolazione! Tutti i nostri sforzi sono finiti in niente."
Mentre il maestro dava sfogo al suo dolore, il bestione invece di consolarlo grid a Sabbioso: "Di, porta qui i bagagli, che ce li dividiamo."
"Dividere che cosa?" chiese stupito Sabbioso.
"Dividiamo tutto e ci separiamo. Tu ritorni alle Sabbie Mobili a mangiare la gente di passaggio; io vado a prendermi cura di mia moglie, nel villaggio del vecchio Gao. Il cavallo bianco lo vendiamo per comperare una bara al maestro."
A sentire questi bei propositi il reverendo, che era gi pieno d'angoscia, scoppi perdutamente in singhiozzi e invocazioni all'augusto cielo.
Nel frattempo, il diavolo anziano era ritornato a casa. "Com' andata?" "Ho vinto io, e ne ho catturato uno." "Quale dei due?" "Scimmiotto il Novizio." "E ora dov'?" "Nel mio ventre: l'ho ingoiato in un boccone."
"Fratello maggiore!" grid allarmato il terzo diavolo. "Non lo sapevi? Quella bestia  assolutamente incommestibile, nessuno riuscirebbe a digerirla."
Dal ventre si ud risuonare una voce allegra: "Sono pi che digeribile. Dopo di me non avrai mai pi bisogno di digerire niente altro."
"Maest, si mette male!" gridavano i mostri terrorizzati. "Questa che viene dal vostro corpo  la voce di Scimmiotto."
"Parli finch ne ha voglia, non mi fa paura. Come sono stato capace di mangiarlo, sapr pure dargli il fatto suo. Fate scaldare dell'acqua salata: voglio berla per aiutarmi a vomitarlo fuori. Poi lo metteremo a friggere, e quando sar croccante lo masticher con cura, annaffiandolo di buon vino: certo in quel modo lo digerir pi facilmente."
I mostriciattoli portarono l'acqua calda, il diavolo bevve ed ebbe conati di vomito: ma Scimmiotto non usciva. Sembrava aver messo radici. Il povero diavolo si mise le dita in gola, si strinse il collo, si batt sullo stomaco e vomit pi volte l'anima sua: gli girava la testa, aveva la vista annebbiata e la milza a pezzi. Ma il Novizio, niente.
"Sei sempre l?" chiese ansimando il diavolo.
"Non ho nessuna fretta" rispose sereno Scimmiotto.
"Ma che ci stai a fare?"
"Qualche volta la tua perspicacia lascia un po'a desiderare. Siamo d'autunno e ormai fa fresco. Sai che noi monaci meniamo vita austera: la mia tonaca non  foderata e io sono freddoloso. Ma qui dentro si sta benone: hai una pancia bella calda. E poi sono al riparo dal vento. Per l'inverno non c' posto migliore; credo che uscir a primavera."
"Avete sentito, maest?" fremeva la folla dei mostri. "Vuol passare l'inverno dentro di voi!"
"Ci si provi! Io mi metter in posa di meditazione, mi iberner e non manger pi niente: quel maledetto equipuzio creper di fame."
"Ma lo sai, vecchio mio, che non sei mica tanto sveglio?" replic Scimmiotto. "Durante il viaggio con il monaco cinese, siamo passati da Canton. L ho comperato un bel fornello portatile per cuocere lo spezzatino, e lo porto sempre con me. Di roba da mangiare ce n' per tutti i gusti, in questa dispensa: fettine di fegato, fiocchi di trippe, battuto di stomaco, spuma di polmone... Ho di che campare fino alla festa del cinque aprile."
"Fratello!" avvert terrorizzato il secondo diavolo. "Guarda che quel macaco  capace di tutto!"
"Supponiamo che voglia davvero cuocersi lo spezzatino" filosof il terzo diavolo. "Dove potr appoggiare il fornello?"
"Mi sceglier un bell'osso a tripla forca" rispose Scimmiotto.
"Ma se accenderai il fuoco" obiett il terzo diavolo, "il fumo uscir dal naso del mio fratello maggiore e lo far starnutire, non ti pare?"
Scimmiotto si mise a ridere: "Ma no, se  questo che ti preoccupa, ho pronto il rimedio. Gli far un bel buco nel cranio con la mia sbarra: servir da camino, e un po'anche da finestra. Qui c' caldo, ma fa buio."
Il primo diavolo aveva un bel mostrarsi intrepido, ma stava sulle spine. Prese il coraggio a due mani: "Fratelli, non temete! Fatemi portare del vino medicato: ne berr tanto che lo avvelener."
Scimmiotto se la rideva fra s e si chiedeva: "Ho mangiato e bevuto tante cose in vita mia. Con quale specie di vino medicato penser di avvelenarmi, questo bel tomo?"
I mostri riscaldarono due vasi di beverone e ne riempirono una grande caraffa, che porsero al loro re. Scimmiotto sent il profumo e lo trov di suo gusto: "Questo me lo bevo io."
Rovesci il capo all'indietro, spalanc la bocca e la applic in fondo alla gola del suo ospite: quello beveva dalle labbra, ma era Scimmiotto a raccogliere ogni sorsata. Fu cos per la prima caraffa e per quelle che seguirono, in numero di sette od otto.
Il vecchio diavolo pos il recipiente: "Che strano! Quando bevo questa roba, mi sento sempre lo stomaco in fiamme fin dal secondo sorso. Ora ne ho bevuti tanti e non sento niente, nemmeno le guance arrossate."
Come si sa, il Novizio non era un gran bevitore. Tutto quel vino gli and alla testa e lo rese ubriaco fradicio. Cantava canzoni sconclusionate, faceva ginnastica, si aggrappava ai legamenti del fegato per giocare all'altalena, saltava, capitombolava, si dava a balli sfrenati. La creatura malefica, colta da dolori lancinanti, croll a terra pensando di morire.
Se poi non sapete, in fin dei conti, se il diavolo riuscisse o meno a sopravvivere, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 76
VIAGGIO ALLA CITT DEI MOSTRI

DOVE DIMORA IL DIO DELLO SPIRITO, IL DIAVOLO SI ARRENDE ALLA NATURA PROPRIA; MADRE DEL LEGNO D IL SUO CONTRIBUTO AD ASSOGGETTARE LA CREATURA ALLA VERIT INCARNATA.


Abbiamo ascoltato come Scimmiotto si dedic a un quarto d'ora di ginnastica, e come ci fece crollare a terra il maresciallo diavolo. Egli perse la parola e il respiro e rest esanime, tanto che il Novizio lo credette morto e si arrest.
"Molto compassionevole e misericordioso pusa, Grande Santo Uguale al Cielo!" esal il diavolo ritornando in s dopo qualche tempo.
"Su con la vita, vecchio mio. Non affaticarti troppo. Chiamami 'nonno': risparmierai un sacco di parole e io mi accontenter."
Il mostro, che teneva alla sua pelle, esclam: "Nonno! Nonno!  stata colpa mia, sono io che ti ho ingoiato e mi sono messo nelle tue mani. Non mi resta che la speranza che il grande santo compatisca quest'umile insetto che teme di morire. Se mi risparmi, accompagner io il tuo maestro nella traversata della montagna."
Scimmiotto era bellicoso, ma non privo di buoni sentimenti, n insensibile ai complimenti; d'altronde ci che stava in cima ai suoi pensieri era la missione del maestro e sua. Perci grid: "Creatura malefica, se ti perdono, che cosa ti impegni a fare di preciso?"
"Non ho preziosi da offrire; non ho oro, argento, perle, turchesi, agate, coralli, cristalli, ambra o gusci di tartaruga. Ma ti prometto che noi tre re trasporteremo il tuo maestro per tutto il percorso montuoso su un palanchino di rotang profumato."
"Va bene;  una prestazione che vale molto pi di qualunque prezioso" rispose ridendo Scimmiotto. "Apri bene la bocca, che esco."
Mentre il diavolo maggiore apriva la bocca, il terzo fratello gli bisbigli: "Quando te lo senti sulla lingua, serra le mascelle e mastica forte. Dopo averlo ben masticato, inghiottilo pure: questa volta non ti nuocer."
Ma Scimmiotto tendeva l'orecchio e sentiva tutto. Prima di metter piede dentro la bocca, spinse avanti la sua sbarra a esplorare il terreno; subito il mostro serr le mascelle e si ud il rumore dei denti che si spezzavano.
"Ma bravo!" esclam Scimmiotto. "Io ti prometto salva la vita, e tu cerchi di mordermi per togliermi la mia. Non esco pi. Tanto far che ti mander all'altro mondo, e non uscir prima di allora."
Il maggiore se la prese con il terzo: "Mi hai reso davvero un bel servizio! Guarda i denti che ci ho rimesso! E adesso che facciamo?"
Il terzo diavolo tent con altro metodo: la provocazione del soldato. "Scimmiotto" grid con voce tonante, "la tua fama di sacripante  arrivata dappertutto. Si raccontano tante frottole sulle tue imprese in Cielo e altrove. Ma adesso che ti vedo all'opera, devo constatare che non sei altro che un meschino senza coraggio n mestiere."
"Perch non avrei coraggio n mestiere?"
"Perch un coraggioso che ci sa fare non si nasconde nella pancia della gente, in mezzo alla cacca. Un coraggioso si batte sul serio; e a dieci leghe da casa sa farsi una reputazione per mille leghe."
Scimmiotto rifletteva: "Non ha tutti i torti. Posso spacciare il suo compare spaccandogli il fegato o strappandogli le budella. Ma sarebbe piuttosto comodo che decoroso: la mia reputazione ne soffrirebbe." E grid: "Apri bene la bocca, che vengo a battermi con tuo fratello. Per dentro la grotta non c' spazio sufficiente per manovrare: dobbiamo batterci all'aperto."
Il terzo diavolo chiam a raccolta le sue truppe e riun in breve pi di trentamila mostri, tutti equipaggiati di armi da punta e da taglio. Usc con il secondo diavolo e li schier a battaglia nella formazione in tre ranghi, pronti a ingaggiare il combattimento. Poi grid a gran voce: "Vieni, Novizio: vedrai quante belle manovre potrai fare!"
Il grande santo, dal ventre, sent tramestio di soldati, gracchiar di corvacci, svolazzar di avvoltoi, stridere d'aquile. Rifletteva: "Devo uscire per non mancare di parola, ma questi mostri infidi mi stanno preparando l'accoglienza. La loro parola non vale niente: altro che farsi accompagnatori del maestro! Li sento che preparano i loro uomini. Tanto peggio. Ciascuno avr quello che merita. Intanto sar meglio che, prima di uscire da qui, ci lasci un ricordo."
Si strapp un pelo della coda e lo trasform in un filo pi sottile di un capello, ma molto resistente e lungo quaranta tese. Con un'estremit fece un nodo scorsoio che, al tendersi del filo, avrebbe serrato il cuore. L'altra estremit la port con s, e comment ridendo: "Sar meglio che mantengano la loro promessa, quando sar uscito. In caso contrario tirer il filo, e per il mio amico non sar meglio che se fossi rimasto dentro la sua pancia."
Quindi si fece piccolo e si arrampic nella gola; da l si vedevano la bocca spalancata e le file dei denti taglienti, per quanto alcuni si fossero rotti. Sost di nuovo a pensare: "Se esco di l con il mio filo e lui se lo trova fra i denti, finir per spezzarlo. Mi converr passare dove non ha denti."
Infatti si arrampic su per le fosse nasali. L'irritazione che produsse fece esplodere un grande starnuto, che lo proiett lontano.
Come fu all'aperto, il Novizio si diede una statura di tre tese. Il primo diavolo gli assest un fendente di sciabola, ma il grande santo par con la sbarra. L'arma del secondo diavolo era una lancia, quella del terzo un'alabarda: tutti insieme si gettarono in una mischia indescrivibile.
Scimmiotto temeva che il formicolio di mostri che lo circondava finisse per intralciare seriamente i suoi movimenti; perci balz via e si and a posare sulla cima deserta della montagna. Da l incominci a tirare il filo. Il primo diavolo si sent il cuore stretto in una morsa e fece un balzo in aria, mentre il grande santo lo dirigeva qua e l.
I mostri che assistevano allo spettacolo gridarono: "Maest, lasciatelo perdere, non lo provocate. Quel macaco non ha il senso delle convenienze: gioca all'aquilone senza aspettare che venga primavera."
Scimmiotto, da parte sua, diede uno strattone che fece piombare il diavolo al suolo con uno schianto tremendo: scav un cratere profondo due piedi.
I suoi fratelli, spaventati, corsero a vedere che cos'era successo, si inginocchiarono al suolo e gridarono: "Grande santo, vi credevamo un immortale intrepido e magnanimo; non avremmo mai creduto che apparteneste piuttosto alla specie sorniona del ratto o della lumaca. Volevamo darvi leale battaglia; non pensavamo che sareste ricorso a questi trucchi sadici."
"Maledetti diavoli spudorati!" sghignazz Scimmiotto. "Sentili, i cavalieri senza macchia! Promettono di accompagnare il mio maestro, ma di fatto cercano solo di azzannarmi; uno mi sfida a duello, e me ne trovo davanti trentamila. Ora porter questo signore dal mio maestro."
"Piet, grande santo! Risparmiatemi!" supplic il diavolo anziano prosternato nella polvere. "Siamo pronti a mantenere la promessa di accompagnare il vostro maestro."
"Per liberarti basta poco" disse Scimmiotto ridendo. " sufficiente che tagli il filo sottile che ti esce dal naso."
"Non oso tagliare: mi fa un male tremendo. E le mie viscere, all'altra estremit, resteranno legate strette. Che fare?"
"Come vuoi. Se apri la bocca, posso entrare per rimettere tutto a posto."
"E se poi rifiuti di uscire?" si lament il diavolo. "Questa situazione mi fa impazzire."
"In realt io posso togliere completamente quel filo senza entrare nel tuo ventre. Se lo faccio, scorterai davvero il mio maestro?"
"Te lo giuro!"
Il grande santo prese per buono il giuramento e ricuper il suo pelo con una scossa; subito il dolore cess.
I tre diavoli, sollevati, lo ringraziarono e gli dissero: "Dite al monaco cinese di preparare i suoi bagagli. Noi corriamo a prendere il palanchino." Intanto i mostri deponevano le armi e rientravano nella grotta.
Scimmiotto si allontan in direzione est e, dopo un po', scorse Tripitaka che giaceva a terra e singhiozzava, mentre Porcellino e Sabbioso avevano aperto i sacchi dei bagagli e se ne spartivano il contenuto. "Questa non pu essere che l'opera di quel deficiente di Porcellino." Abbass la sua nuvola e chiam: "Maestro!"
Sabbioso lo sent chiamare e se la prese con Porcellino: "Sei proprio un beccamorto che pensa solo al morto. Hai detto che il nostro condiscepolo anziano era stato ucciso, solo per impadronirti dei bagagli. Ma non  vero: non senti che chiama?"
"Il mostro l'ha mangiato: l'ho visto con i miei occhi. Oggi sar uno di quei giorni grami in cui appaiono i fantasmi."
Scimmiotto gli si piant davanti e gli diede una sberla da farlo barcollare: "Fesso! Ti sembro un fantasma?"
"Fratello" rispose il bestione fregandosi la guancia, "sembra di no; eppure l'ho visto, il mostro che ti mangiava. Come hai fatto?"
"Io non sono una scodella di minestrone buona a niente come te. Gli ho solleticato le budella e pizzicato i polmoni; prima di uscire gli ho passato un filo intorno al cuore: quando tiravo, lui vedeva le stelle. Infine si  prosternato e mi ha pregato di risparmiarlo. Ora si mettono a disposizione del maestro per fargli attraversare la montagna."
Tripitaka si rizz in piedi e si inchin al Novizio: "Discepolo mio, quanto ti sei dato da fare! Se avessi dato retta a Consapevole delle Proprie Capacit, sarei morto."
"Stupido!" grid Scimmiotto prendendo a pugni il colpevole. "Sabotatore, infingardo! Maestro, non state a tormentarvi: ora verranno a prendervi quei diavoli con un palanchino."
Anche Sabbioso si sentiva in colpa e cercava di passare inosservato, dandosi da fare per preparare i bagagli e sellare il cavallo.
Nel frattempo i tre marescialli diavoli erano rientrati nella grotta con le loro truppe di fantasmi.
"Fratello" disse il secondo diavolo al primo, "mi immaginavo quello Scimmiotto come un gigante con otto code e nove teste: invece non  che un piccolo macaco sbilenco. Peccato che tu abbia fatto lo sbaglio di ingoiarlo: se ti fossi limitato a combatterlo, lui non l'avrebbe mai spuntata. Se i nostri gli sputassero addosso tutti insieme, lo affogherebbero. Noi non abbiamo osato attaccarlo perch tu lo avevi nel ventre e subivi le sue torture. Ma  chiaro che l'impegno di portare il monaco cinese oltre la montagna  stato soltanto un espediente per stanarlo; non vorremo certo prenderlo sul serio!"
"Perch no, saggi fratelli?" chiese il fratello maggiore.
"Dammi tremila uomini, e te lo riporto ben legato e impacchettato, quel macaco."
"Prendine quanti ne vuoi. Puoi utilizzarli tutti, se ti sembra prudente."
Il secondo diavolo convoc tremila mostri, li schier lungo la strada maestra e invi un messaggero, con gagliardetto azzurro, che portava questo messaggio: "Scimmiotto il Novizio! Presentati immediatamente per sostenere la guerra che ti dichiara sua maest il secondo grande re."
Quando il messaggero arriv a destinazione, Porcellino si mise a ridere: "Fratello, come dice il proverbio: frottole a muso tosto, non ci crede la gente del posto. Hai detto le bugie. Quei diavoli non li hai sottomessi, e adesso ti mandano sfide, altro che palanchini!"
"Il maggiore ha avuto il fatto suo: gli viene mal di pancia solo a sentire il mio nome.  il secondo fratello che mi sfida: non si rassegner ad accompagnarci. Devo dire che quei diavoli mostrano una solidariet fraterna degna di rispetto: magari potessimo dire altrettanto noi! Naturalmente, se vuoi, puoi affrontarlo tu, che sei secondo come lui; tra fratelli maggiori ci siamo gi battuti."
"Non mi fa mica paura" rispose Porcellino. "Qualche legnata gliela d volentieri."
"Va pure."
"Certo che vado" disse ridendo Porcellino. "Ma mi farebbe comodo una corda."
"Che cosa te ne faresti? Tu non sei capace di entrargli dentro e di annodargliela intorno al cuore."
"No, no. Pensavo di legarmela alla vita, come fune di salvataggio. Voi potreste tenere un'estremit, e darmi corda se le cose vanno bene; se invece vanno male, potreste tirarla e farmi uscire di scena."
" l'occasione per giocargli un bel tiro" pens Scimmiotto ridacchiando fra s. Leg una fune intorno alla cintura di Porcellino e lo mand a combattere.
Il bestione corse avanti brandendo il suo rastrello e urlando: "Vieni fuori, mostro! Vieni a batterti con il tuo avo Porcellino!"
"Maest" annunci il messo con il gagliardetto azzurro, "ecco un bonzo con il grugno lungo e le orecchie larghe, che fa parte della comitiva."
Il secondo diavolo venne avanti e, senza altra forma di processo, allung la lancia in faccia a Porcellino che sopraggiungeva. Il bestione oppose il rastrello. Vennero alle mani, ma bastarono sette od otto scontri perch Porcellino si trovasse in difficolt: "Fratello, va male; tira la corda!" Scimmiotto invece la lasci cadere.
Il bestione scapp via, ma quella corda fra i piedi lo fece inciampare. Cadde una volta e si rialz; cadde di nuovo e rest per un momento con il grugno nella polvere. Il diavolo, sopraggiunto, lo afferr saldamente con la proboscide e se lo port trionfalmente nella grotta, mentre la baraonda dei mostri intonava un peana di vittoria.
Tripitaka era indignato: "Consapevole del Vuoto, adesso capisco perch Consapevole delle Proprie Capacit ti vuol morto. Fra voi c' solo invidia e gelosia, senza traccia dell'amore e dei sentimenti fraterni che vi dovrebbero animare. Perch non hai tirato quella corda come ti chiedeva, ma l'hai gettata? Come lo salverai, ora che l'hai spinto a perdersi?"
"Maestro" ribatt Scimmiotto con un sorriso a denti stretti, "non siete mai imparziale, e lo avete sempre favorito. Quando hanno catturato me vi  sembrato naturale: io sono carne da cannone. Ma tutti dobbiamo fare l'impossibile per tenere quel bestione lontano dagli spigoli. Lasciate che una volta tanto soffra anche lui, e si renda conto che la ricerca delle scritture non  una passeggiata."
"Discepolo, non puoi certo dire che io non abbia sofferto quando hanno catturato te. Ma tu sai trasformarti in molti modi, hai tante risorse. Quel bestione invece  obeso, goffo e maldestro: perci temo sempre il peggio. Non puoi negargli il tuo aiuto."
"Maestro, non ve la prendete: lo caver dai guai."
D'un balzo fu in cima alla montagna. "Cos quel bestione mi vuol morto!" si diceva amareggiato. "Non gli render facile la vita. Vediamo che cosa vuol fare di lui il diavolo che l'ha catturato: non c' fretta di soccorrerlo."
Fece un passo magico, recit una formula e si trasform in un insetto jaoliao; vol su un'orecchio di Porcellino ed entr con lui nella grotta. Il campo dei tremila mostri, con trombe e tamburi, fu posto davanti all'ingresso; il secondo diavolo che li comandava entr portando Porcellino con s:
"Fratelli, ne ho catturato uno." "Fa vedere." "Eccolo qua" e distese la proboscide lasciando cadere Porcellino. "Non  appunto uno di loro?"
"Lo , ma non conta nulla" tagli corto il primo diavolo.
"Maest" disse Porcellino cogliendo l'occasione, "lasciate andare chi non conta nulla, e dedicatevi piuttosto alla cattura di chi conta qualcosa."
"Tu non conti, ma sei pur discepolo del monaco cinese" disse il terzo diavolo. "Sei Porcellino Otto Divieti. Il tuo lato utile ce l'hai anche tu: ti metteremo a mollo nella fontana finch le tue setole non cadranno; poi ti caveremo le viscere, ti saleremo e ti metteremo a seccare al sole. Ci aiuterai a far passare i giorni di maltempo, accompagnato da un bicchier di vino."
" la fine" pensava sconsolato Porcellino. "Il destino mi ha messo nelle mani di un salumiere."
Lo creature malefiche si gettarono su di lui, lo ammanettarono, lo legarono e corsero a gettarlo nella vasca della fontana, dove lo lasciarono a mollo.
Il grande santo prese il volo e ronz intorno al grassone, di cui sporgevano dall'acqua le sommit delle zampe ammanettate e il grugno semisommerso; quest'ultimo sbuffava e fischiava, simile a un grosso ricettacolo di loto spelacchiato e annerito dopo una gelata della nona luna. Scimmiotto guardava le sue smorfie e si sentiva diviso fra l'animosit e la compassione. "Che fare?" si diceva. "Anche lui parteciper all'assemblea dell'albero drago-fiore. Ma  un vigliacco che approfitta della prima occasione per mettere le mani sui bagagli, nell'intento di svignarsela; e prova un gusto particolare a incoraggiare il maestro a recitare l'incantesimo della costrizione del cerchio. Magari lo aiuter, ma prima, che si prenda una bella paura! L'altro giorno Sabbioso diceva che ha messo da parte delle economie; voglio mettere in chiaro se  vero."
Quel diavolo di un grande santo torn a posarsi sull'orecchio di Porcellino e lo chiam contraffacendo la voce: "Consapevole delle Proprie Capacit, ascolta."
"Chi mi chiama? Come fai a sapere il mio nome?" chiese Porcellino.
"Sono io" rispose Scimmiotto.
"E chi sei tu?"
"Sono il pubblico ufficiale sgraffignario."
"Che iella!" pens Porcellino. E chiese: "Da dove venite, signor ufficiale?"
"Mi manda il re Yama: sei citato a comparire davanti alla quinta corte infernale."
"Pregate il re Yama di concedermi un rinvio, in nome della sua grande amicizia con Scimmiotto Consapevole del Vuoto, che  il mio condiscepolo anziano. Tornate un'altra volta."
"Balle! Se Yama a mezzanotte fiss l'ora, nessuno oser darti tempo ancora. Seguimi immediatamente, se non vuoi che ti trascini con la corda al collo."
"Non lo crederete, capo, ma avrei preferito continuare questa vitaccia, per scomoda che sia. Comunque, se proprio devo morire, pazienza. Mi serve solo un giorno di rinvio, per dare ai miei compagni il tempo di catturare i mostri, rivedere il maestro e salutare tutti quanti."
"D'accordo" rispose Scimmiotto ridendo fra s. "Ho una lista di trenta persone di cui mi devo occupare: tutta gente che abita da queste parti. Ti lascer per ultimo, e questo ti varr un rinvio di un giorno. Dammi dunque la mancia per il mio disturbo."
"Non ho un soldo. Noi monaci non possediamo niente."
"Se non hai soldi per la mancia, non c' scusa che tenga: vieni subito con me, e con la corda al collo."
"No, capo, la corda no! So che si chiama 'corda che toglie la vita'e, se vien messa al collo, subito si rende l'anima. Non  che proprio non abbia soldi: ne ho pochi."
"Vediamo. Sbrigati a tirarli fuori."
"Miseria! Da quando sono diventato bonzo ho raccolto mezza oncia d'argento, accumulando le monetine che i donatori a volte mi offrono oltre il cibo, in considerazione del mio appetito inesauribile. Per portarmi dietro comodamente il denaro, l'ho fatto fondere in un pezzo solo da un orefice, nell'ultima citt da cui siamo passati. Ma quel ladro mi ha derubato: il pezzo non pesa pi di quarantasei centesimi. Prendetevelo."
"Questa bestia non possiede nemmeno i pantaloni; dove terr l'argento?" si chiedeva Scimmiotto ridacchiando fra s. E disse: "Va bene, dov' questo capitale?"
"L'ho nascosto dentro l'orecchio sinistro. Ho le mani legate. Servitevi da solo."
Scimmiotto frug dentro l'orecchio, e vi trov davvero un lingottino da quarantasei centesimi di tael, a forma di sella di cavallo. Quando l'ebbe in mano non pot trattenere le risa, e Porcellino riconobbe la sua voce.
"Pendaglio da forca di un equipuzio!" si mise a urlare sbruffando l'acqua intorno. "Conciato come sono, hai il coraggio di venirmi a estorcere soldi!"
"Sacco di segatura" rispose Scimmiotto continuando a ridere, "mentre il tuo bravo condiscepolo si d da fare per proteggere il maestro, tu sottrai le elemosine per comprarti i dolciumi."
"Svergognato! Io non ho sottratto niente. Ogni soldo me lo sono, per cos dire, levato di bocca; rinunciavo a spenderlo in cibo perch mi volevo comprare una pezza di tela per farmi un vestito. Sei tu che me l'hai sottratto con il terrorismo. Almeno, dividiamo!"
"Non dividiamo un bel niente."
"Va bene, ti lascio tutto" grugn Porcellino. "Ma tu in cambio tirami fuori di qui."
"Un momento di pazienza." Scimmiotto ripose il denaro, riprese il proprio aspetto e avvicin il bestione al bordo della vasca con l'aiuto della sua sbarra; quindi lo afferr per i piedi, lo tir fuori e lo liber dai legami. Porcellino balz in piedi e si lev la tonaca, per strizzarla e cavarne quanta pi acqua poteva; poi se la rimise e propose: "Fratello, apriamo la porta di servizio e battiamocela."
"Non  dignitoso scappare dalla porta di servizio. Ci faremo strada a suon di botte e usciremo dal portone principale."
"Ma io non riesco a correre; sono rimasto legato cos a lungo, che ho le gambe anchilosate" protest Porcellino. Scimmiotto non gli diede retta: "Sta zitto e seguimi."
Il grande santo si incammin verso l'uscita aprendosi il cammino a colpi di sbarra fra i mostri che gli si opponevano, mentre Porcellino si sforzava di tenergli dietro con le sue gambe intorpidite. Ma quando vide il suo rastrello appoggiato alla parete, presso la seconda porta, si ringalluzz e corse a impugnarlo. Nelle corti successive avanzarono fianco a fianco, facendo strage di una quantit incalcolabile di mostriciattoli.
Quando i marescialli diavoli ne furono informati, il maggiore si volse al secondo: "Bel lavoro hai fatto! Te l'ho detto che non hai catturato la persona giusta: come vedi, Scimmiotto ha liberato Porcellino, e la stiamo pagando cara."
Il secondo diavolo impugn la lancia e si precipit fuori dalla grotta: "Ferma, maledetto macaco impudente! Come ti permetti di trattarci in questo modo?"
Il grande santo si volse verso di lui, che lo caricava lancia in resta, e ne par il colpo con calma di esperto. Davanti alla grotta si svolse un bel duello:

L'elefante dalle zanne gialle in forma umana ha giurato fraternit al leone, ed entrambi hanno unito le forze per impadronirsi del monaco cinese. Il grande santo, invece, lo difende e si propone di abbattere il perverso attaccante.
La lancia si scaglia come il pitone nella foresta, la sbarra giravolta come il drago nel mare. Sorge il drago avvolto di caligini sulla porta dell'oceano; sibila il pitone nel bosco oscuro, squarciando la nebbia.
 una lotta spietata all'ultimo sangue, per quel monaco venuto dalla Cina.

Porcellino, piantato in terra il suo rastrello, se ne rimase a fare da spettatore senza muovere un dito.
Il mostro, davanti a quel virtuoso della scherma, sfoder il suo colpo preferito: allung la proboscide e cerc di afferrarlo. Ma Scimmiotto, con prontezza, lev alta la sbarra; fu allacciato al petto, ma conserv libere le braccia.
"Questa volta, il povero mostro non ha avuto fortuna!" grid Porcellino. "A me aveva stretto anche le braccia: non mi potevo pi muovere. Invece Scimmiotto, che sa certo usar le mani meglio di me, resta libero di fare quello che vuole: pu infilargli la sbarra in quel suo lungo naso, e fargli soffiare moccio e sangue."
Scimmiotto apprezz il suggerimento: ridusse la sbarra al diametro di un uovo e a una tesa di lunghezza, e la infil a fondo dentro la proboscide. Il mostro barr di spavento e lo lasci andare. Allora Scimmiotto afferr la proboscide e la tir a tutta forza. Il mostro non pot fare altro che seguirlo docilmente, per cercar di alleviare il dolore che quegli strappi gli procuravano.
A quel punto si fece sotto anche Porcellino e fece piovere i colpi del suo rastrello sui fianchi della bestia.
"Non colpire con i denti del rastrello!" gridava Scimmiotto. "Lo farai sanguinare, e il maestro ricomincer con le sue geremiadi contro i sanguinari. Picchia con il manico, che i colpi non lasciano segno."
Scesero dunque la montagna come due cornac che conducono un elefante riottoso, l'uno tirando la proboscide e l'altro bastonando i fianchi. Tripitaka, che stava all'erta, li vide venire da lontano e chiese: "Consapevole della Purezza, riesci a capire che cosa sta tirando Consapevole del Vuoto?"
Sabbioso guard e rispose mettendosi a ridere: "Maestro, si tira dietro un elefante tenendolo per il naso. Che bello spettacolo!"
"Dio buono, che mostro gigantesco! E quel naso, com' lungo! Vai a chiedergli se  felice di guidarci sulla montagna; in caso affermativo lo perdoniamo. Mi raccomando, non vi venga in mente di ammazzare una bestia cos grossa!"
Sabbioso corse loro incontro e rifer il messaggio. La creatura cadde in ginocchio. I maltrattamenti subiti dal suo naso gli davano la voce di chi sia stato preso da un gran raffreddore: "Reverendi monaci" nasaleggiava, "se mi lasciate vivere vi porter dove volete: sollever il vostro palanchino."
"Noialtri siamo persone generose" gli disse Scimmiotto. "Fa come hai detto, porta qui il palanchino e sarai perdonato. Ma se torni a cambiar musica, non ti aspettare di essere perdonato un'altra volta."
Il mostro liberato si prostern e se ne and. Scimmiotto ragguagli Tripitaka sugli ultimi avvenimenti; mentre Porcellino, vergognoso, si appart con la scusa della tonaca bagnata e della necessit di metterla ad asciugare.
Intanto il secondo diavolo ritornava alla grotta, ancora tutto tremebondo e indolenzito. I suoi fratelli, che avevano avuto notizia del suo insuccesso, gli muovevano incontro con rinforzi. Davanti alla folla riunita, l'infelice raccont della magnanimit di Tripitaka. I mostri si guardavano perplessi, senza dir motto.
"Che ne dite, fratelli?" domand il secondo diavolo. "Siete d'accordo di accompagnare il monaco cinese?"
"Non c' dubbio" esclam il maggiore. "Quello Scimmiotto, tutto sommato,  generoso. Quand'era dentro la mia pancia, avrebbe potuto ammazzarmi mille volte; quanto a te, avrebbe potuto tenerti prigioniero, o strapparti il naso: ma non ha fatto niente di tutto questo. Accompagnamoli, e leviamoci il pensiero."
"Ma bravi, fategli da guide alpine!" commentava sarcastico il terzo diavolo.
"Saggio fratello" gli disse il maggiore, "mi sembra che la cosa non ti piaccia. Se tu non vuoi venire, lo accompagneremo noi."
"Vedi" rispose il terzo diavolo, "se questo bonzo avesse un po'di discrezione, si accontenterebbe di andarsene quatto quatto per i fatti suoi. Ma lui, invece di cogliere la buona occasione, chiede proprio a noi di accompagnarlo. La cosa mi piace moltissimo. Accetteremo la sua richiesta e lo faremo cadere in trappola; questo si chiama attirare la tigre gi dalla montagna."
"Che cosa significa?"
"Significa che faremo l'appello dei nostri mostri e ne sceglieremo mille fra diecimila, cento fra quei mille, e fra i cento un gruppo di sedici e uno di trenta."
"Che cosa ce ne faremo dei due gruppi?"
"Il gruppo di trenta dovr essere costituito dai migliori cuochi e camerieri. Li forniremo di riso di prima qualit, fior di farina, germogli di bamb, t in boccioli, orecchiette, porcini, formaggio di soia e glutine di grano. Ogni venti li, predisporranno un riparo per servire al monaco cinese il t e un pasto vegetariano."
"E il gruppo di sedici?"
"Otto porteranno il palanchino, e otto faranno da battistrada. Noi li seguiremo a una tappa di distanza. In capo a quattrocento li arriveranno nella mia citt, dove gli abitanti faranno loro una bella accoglienza. Quando arriveranno nei dintorni, non dovremo lasciare a maestro e discepoli il tempo di mangiare la foglia. La cattura del monaco cinese dipender proprio dall'abilit di quei sedici."
Il fratello maggiore fu facilmente conquistato: "A meraviglia!"
Si fece dunque l'appello, e si scelsero i trenta cucinieri e i sedici portatori del palanchino di rotang profumato.
Prima di mettersi in cammino, i diavoli fecero le ultime raccomandazioni: "Ricordatevi che dovete essere svelti ed efficienti. Il Novizio  diffidente, da quella scimmia che : se vi vede temporeggiare o fare movimenti poco chiari, si metter in sospetto e mander i nostri piani a gambe all'aria."
Il fratello maggiore guid la truppa sulla strada maestra e grid: "Reverendo, abbiamo consultato l'almanacco: oggi non  giorno contrassegnato dalla stella rossa della disgrazia. Sar bene che ne approfittiamo per compiere il viaggio."
"Chi sono questi signori, Consapevole del Vuoto?" chiese Tripitaka.
Scimmiotto rispose: "Quello che parla  uno dei mostri che ho vinto; viene con il palanchino per trasportarvi di l dalla montagna."
Tripitaka giunse le mani e alz gli occhi al cielo: "Buon dio! Mi chiedo, saggio discepolo, come avrei potuto sopravvivere senza l'aiuto delle tue straordinarie capacit." E avanz verso la gente che sopraggiungeva: "Vi sono molto riconoscente dell'affetto che mi dimostrate. Quando ritorneremo a Chang'an con le scritture, non mancher di attestarlo."
I mostri si prosternarono: "Reverendo, favorite!"
Con i suoi occhi da comune mortale poco furbo, Tripitaka non sospettava l'inganno. Del resto lo stesso grande santo, immortale d'oro dell'unit suprema, con il suo temperamento diritto e leale, era convinto che quei diavoli fossero stati soggiogati dalle sue imprese, dalla sua forza e generosit. La sua opinione finiva per coincidere con quella del maestro, senza sospettare di aver davanti gente con la testa piena di piani e progetti di tutt'altro genere. Ordin quindi a Porcellino di caricare i bagagli sul cavallo, con l'aiuto di Sabbioso, e si mise in testa alla comitiva impugnando la sua sbarra, per aprire la marcia e vigilare su ogni sopravvenienza che potesse verificarsi.
Non si sognavano di sospettare a che cosa li portasse quella partenza, e non tenevano presente che la pena segue sempre la gioia. Come dicono i classici: raggiungere il grado supremo dell'affermazione comporta il ritorno della negazione. Nell'ora del destino, cadranno sotto la stella della disgrazia e passeranno davanti alla casa dell'impiccato.
La schiera di mostri, unita e determinata, stava sempre in guardia e assicurava da mane a sera il pi premuroso servizio. Dopo trenta li venne offerta una colazione; dopo cinquanta, un'altra; quando scese la sera, i pellegrini furono invitati a riposare. Un servizio impeccabile: i viaggiatori erano viziati con tre eccellenti pasti al giorno e un buon sonno con sistemazione confortevole.
Dopo un cammino di oltre quattrocento li verso occidente, giunsero in vista di una citt. Scimmiotto, che precedeva di un li il palanchino con la sua sbarra in spalla, ebbe un colpo al cuore, da faticare a riprendersi. Vi chiederete che cosa gli prendeva, a un guerriero tanto intrepido: il fatto  che vedeva la citt sovrastata da enormi miasmi diabolici.

Mostri e vampiri l'abitano in folla,
Sono in vedetta alle sue quattro porte
Creature rapaci: le comandano
Una tigre striata ed una lince
Feroce e astuta con il muso bianco.
Cervi corna ramose van portando
I messaggi, e s'aggirano furtive
Volpi maligne. Gli enormi pitoni
Striscian lungo le mura. Altri serpenti
Sbarran le strade; sopra le alte torri
Ai lupi grigi gridano i comandi
Ufficiali leopardi. Ovunque mostri
Rullan tamburi ed agitan stendardi.
Spiriti di montagna fan la guardia.
L'astuta lepre sbuca dalla porta
E attende ai propri affari. Gran cinghiali
Fan da artigiani. L'antica citt
 ridotta a rifugio delle fiere.

Mentre Scimmiotto era preso dalla meraviglia e dall'orrore, ud un sibilo dietro di s e si volt appena in tempo per vedere il terzo diavolo che gli piombava alle spalle brandendo a due mani un'alabarda a cielo quadrato con il manico scolpito, e cercava di rompergli la testa. Il grande santo si gir di scatto e lo fronteggi: entrambi ansimavano di collera e combattevano stringendo i denti, senza dir parola. Il diavolo anziano, da parte sua, sfoder la sciabola e aggred Porcellino, che lasci il cavallo e impugn il suo tridente. Il secondo diavolo vibr la lancia su Sabbioso, che par con il randello ammazza-diavoli.
I tre diavoli e i tre monaci si affrontarono in duello, mentre i sedici mostriciattoli, sempre efficienti secondo le raccomandazioni ricevute, si impadronirono del cavallo e dei bagagli, e corsero con il palanchino su cui era Tripitaka alla porta della citt: "Aprite! Portiamo il monaco cinese, per ordine delle loro maest."
La porta fu subito spalancata. Ai mostri di pattuglia fu ordinato di limitarsi a sventolar bandiere e rullare i tamburi, con divieto di gridare e di battere i gong: "Le loro maest ordinano di non spaventare il monaco cinese, perch la paura non renda le sue carni tigliose e immangiabili."
I mostri fecero quindi lieta accoglienza, con molte riverenze e segni di rispetto.
Il palanchino port il monaco cinese fin dentro la Sala delle Campanelle d'Oro, dove fu invitato a sedere e gli venne offerto il t. Una folla di servitori si affaccendava intorno a lui, che frastornato cercava invano fra loro un volto famigliare.
Se poi non sapete, in fin dei conti, che cosa ne fu di lui, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 77
LA PI PRESTIGIOSA DELLE SPEDIZIONI DI SOCCORSO

OVE I DIAVOLI MALTRATTANO NATURA FONDAMENTALE, E IN CORPO E DEPUTAZIONE RENDONO OMAGGIO ALLA VERIT DEL BEATO.


Rinviamo il racconto dei tormenti che attendevano il reverendo e ritorniamo ai tre marescialli diavoli, che sulle basse colline a est della citt si sforzavano con ogni mezzo di prevalere sui tre discepoli. Una battaglia durissima, spazzola di ferro che raspa marmitta di bronzo: tenevano duro gli uni e gli altri. Un magnifico scontro:

Sei sostanze ed aspetti, sei le armi,
Sei sentimenti, sei corporature,
Sei sensi, sei dolori e desideri,
Sei porte per sei strade: stan giocando
Tutto per tutto. Sei volte sei forme
Di fallace apparenza non si nominano
Nelle trentasei sale a primavera(18) .
La sbarra a cerchi d'oro traccia mille
Figure della scherma; l'alabarda
A cielo quadro pur si fa valere
In cento modi. Il rastrello  feroce
E sanguinario; si oppone la sciabola
Maneggiata abilmente. Anche il randello
Di Sabbioso  temibile; il secondo
Dei diavoli gli oppone la sua lancia.
Tre protettori di quel santo monaco
E tre selvaggi che violan le leggi.
Se all'inizio il duello  rispettoso
Delle regole, presto la ferocia
Prevale. Grandi trucchi di magia,
Balzi sopra le nuvole, le nebbie
E le brume dovunque intorno esalano,
E ruggiscono e tuonan minacciosi.

Intanto cadeva la sera; con tutte le nebbie e le brume che i combattenti sollevavano, in breve si fece buio pesto.
Le difficolt toccarono prima a Porcellino: quelle sue grandi orecchie finivano per battergli negli occhi e lo accecavano completamente. Rallent le mosse, par qualche colpo con affanno e fin per rompere il contatto e scappar via trascinandosi dietro il rastrello, inseguito dal diavolo anziano. Manc poco che un colpo di sciabola gli tagliasse la testa: fu schivato anche quello, ma sfior il collo fino a raderne le setole. Il diavolo lo afferr per il colletto, lo trascin in citt e lo diede in consegna ai mostriciattoli, che lo legarono come un salame nella Sala delle Campanelle d'Oro. Poi il diavolo ritorn per aria ad aiutare i suoi compari.
Anche la situazione di Sabbioso volse al peggio: fece una finta e si volse per fuggire. Ma il suo avversario lo afferr con la proboscide, lo sollev da terra e lo consegn ai mostriciattoli, che lo portarono a far compagnia a Porcellino.
Tutti e tre i diavoli si gettarono allora su Scimmiotto, che a vedere sconfitti i condiscepoli si sent scoraggiato: buona mano cede a due pugni, e due pugni a quattro mani. Gett un grido, respinse le armi dei tre avversari con un colpo di sbarra e schizz via con una capriola. Ma il terzo diavolo si mut in un volatile e spieg ali gigantesche. Catturare Scimmiotto, che con una capriola percorreva cento ottomila li, non era cosa facile; a suo tempo non c'erano riusciti centomila soldati celesti. Ma quel mostro sapeva percorrere novantamila li con un solo colpo d'ala: due colpi furono pi che sufficienti per raggiungere il fuggiasco e afferrarlo saldamente fra gli artigli. Sfuggirgli non era possibile, neppure facendosi pi grande o pi piccolo: il mostro manteneva la stretta. In breve il roc ritorn sopra la citt e lasci cadere la preda nella polvere; i mostriciattoli si gettarono su Scimmiotto e portarono anche lui a far compagnia ai condiscepoli.
I tre diavoli salirono nella sala d'udienza. Era pressappoco la seconda veglia, quando i mostri fecero portare il reverendo nella sala. Alla luce delle lampade egli vide i tre discepoli che giacevano legati in un canto; si avvicin a Scimmiotto e gli disse piangendo: "Ahim, discepolo! Tu sapevi usare ogni volta i tuoi poteri per procurarci aiuti. Ma questa volta hanno catturato anche te: come potr cavarsela il povero monaco che sono?" Anche Porcellino e Sabbioso singhiozzavano.
"Non state a frignare" disse il Novizio abbozzando un sorriso. "Lasciamo sfogare questi diavoli. Ma non temete: non vi capiter niente di male, e finiremo per riprendere la nostra strada."
"Fratello, questa volta la spari grossa. Le corde bagnate si stanno asciugando e stringono sempre pi. Tu sei magro, e magari non te ne accorgi; ma la mia ciccia vien tagliata come il burro. Se non mi credi, guarda le spalle: le corde sono entrate nella carne di due buoni pollici. Come vuoi che faccia a liberarmi?"
"Sono pur sempre corde di canapa" obiett ridendo Scimmiotto. "E anche se fossero gomene di fibra di palma pi grosse di una tazza, non mi darebbero pi problemi della brezza d'autunno quando mi accarezza le orecchie."
Mentre maestro e discepoli si parlavano sottovoce, udirono il diavolo anziano dire: "Congratulazioni, saggio fratello! Il tuo ottimo stratagemma ha avuto pieno successo: il monaco cinese  caduto nelle nostre mani. Ragazzi, cinque di voi vadano ad attingere l'acqua, sette raschino le pentole, dieci accendano il fuoco e venti vadano a prendere la gabbia di ferro per la cottura a vapore:  tempo di cucinare i nostri santi monaci. Ciascuno di voi, ragazzi, ne avr il suo pezzettino: cos godrete anche voi di una longevit indefinita."
Porcellino si mise a tremare violentemente: "Ascolta, fratello: ci vogliono cuocere al vapore."
"Non aver paura. Ora vedremo se sono degli esperti o dei pivelli."
"Fratello" intervenne piangendo Sabbioso, "non  il momento per queste curiosit. Altro che esperti o pivelli: ci aspetta Yama, il giudice dell'inferno."
A quel punto si sent il secondo diavolo che diceva: "Porcellino non  adatto per la cottura al vapore."
"Amithbha Buddha! Acquista meriti per il paradiso, chi dice che non sono adatto per la cottura."
"Pu darsi" ribatt il terzo diavolo. "Converr prima scorticarlo, cos diventer pi tenero."
Porcellino, spaventato, piagnucol: "Non occorre scorticare. La mia pelle sar un po'spessa, ma basta tenerla a bagno nell'acqua."
"Se  molto duro, lo metteremo a cuocere nello scomparto pi basso" sugger il diavolo anziano.
"Tranquillo, Porcellino" comment ridendo Scimmiotto. "Lo vedi che non  un dritto, ma solo un povero pivello?"
"Come fai a dirlo?" si stup Sabbioso.
"Di regola la cottura al vapore si comincia dall'alto. I pezzi pi grossi e pi duri, da cuocere pi a lungo, si mettono proprio nello scomparto pi alto: si fa un bel fuoco vivo, e il vapore circola bene. Se invece vengono messi in basso, ostacolano la circolazione del vapore: nelle mani di quel cuoco, potremo restare sei mesi sul fuoco senza arrivare alla cottura giusta."
"Sar peggio, fratello" piagnucolava Porcellino. "Morir pi lentamente. Sar cotto di sotto, ma poi si accorgeranno che la parte superiore  ancora cruda: allora attizzeranno il fuoco e mi rivolteranno dall'altra parte. Comunque all'interno rester sempre mezzo crudo."
I mostriciattoli annunciarono che l'acqua bolliva, e il diavolo anziano ordin di procedere alla cottura. Porcellino fu sistemato nello scomparto pi basso, Sabbioso nel secondo. Scimmiotto, vedendo arrivare il suo turno, si liber dai legami e mise al suo posto un sosia, ottenuto dalla trasformazione di un pelo; quanto a lui, balz in alto e si mise in osservazione. Il falso Scimmiotto fu collocato nel terzo scomparto e il monaco cinese in quello pi alto, il quarto. Quindi si aggiunse legna e si fece un fuoco d'inferno.
Il grande santo sospirava: "I condiscepoli possono resistere un po', ma temo che il maestro diventi tenero fin dalla prima bollitura: perir subito, se non trovo modo di soccorrerlo."
Il bravo Novizio, lass per aria, fece un passo magico e recit la formula per convocare il drago dei mari del Nord: "Om, ram: per il puro mondo della Legge; qian: per le origini e per la virt della lama."
Subito apparve una nera nube, da cui una voce rispose: "Aoshun, l'umile drago dei mari del Nord, si prosterna ai tuoi piedi."
"Sei molto gentile, tirati su! Non mi sarei permesso di disturbarti per cosa da poco: ma il mio maestro  stato per l'appunto messo in pentola. Devi proteggerlo e fare in modo che non gli cpiti niente di male."
Il drago si trasform in un venticello gelato e corse intorno alla gabbia di ferro, isolandola dal fuoco perch i tre non ne soffrissero.
Verso mezzanotte il diavolo anziano disse ai cuochi: "Ora noi ce ne andiamo a riposare: siamo stanchi per avere scortato quei pellegrini durante quattro giorni e quattro notti, sacrificando il nostro riposo, e per averli combattuti duramente. Non scapperanno certo dalla pentola dove stanno cuocendo; ma voi, per ogni evenienza, tenete gli occhi aperti. Prima dell'alba, alla quinta veglia, dovrebbero essere cotti appuntino. Quando li sentirete ben teneri, preparerete sale, aceto e salsa d'aglio e ci sveglierete, perch ci mangiamo di gusto la nostra succulenta prima colazione." E i tre diavoli si misero a letto.
Scimmiotto ascolt le istruzioni, li vide ritirarsi e tese l'orecchio verso la gabbia: non si sentiva alcun rumore. "L dentro far un caldo tremendo; perch stanno zitti? Non saranno mica morti? Sentiamo." Si mut in una mosca nera e si pos sulla sommit della gabbia. Dentro si sentiva Porcellino che diceva: "Che iella! Mi chiedo se ci cuoceranno al coperto o a cielo libero."
"Fratello, che differenza fa?" chiedeva Sabbioso.
"Dipende se mettono il coperchio oppure no."
"Discepoli" diceva Tripitaka che stava nello scomparto pi alto, "il coperchio  spostato da un lato."
"Meno male" commentava Porcellino. "Cuoceremo con comodo e non soffriremo dell'aria viziata."
Scimmiotto, udito che erano vivi, si divert a spingere il coperchio. "Discepoli!" grid allarmato Tripitaka. "Temo che stiano chiudendo la pentola."
"Che disastro!" disse Porcellino. "Allora ci cuociono al coperto, moriremo presto."
Sabbioso e il reverendo si misero a piangere.
"Non ve la prendete" disse Porcellino. "A quanto pare, hanno sostituito la squadra che si occupa del fuoco."
"Come lo sai?" chiese Sabbioso.
"Quando ci hanno messo qui dentro, era proprio il bagno di vapore di cui avevo bisogno per curare i miei reumatismi. Ma adesso tutto si  raffreddato. Ehi, capo, sveglia! Vi dispiace aggiungere legna?"
Scimmiotto sghignazzava fra s: "Quel cretino non pensa che il fuoco ammazza. Sar meglio che mi sbrighi a tirarli fuori, o lo sentiranno e finiranno per accontentarlo. Ma se riprendo il mio aspetto, i dieci fuochisti faranno baccano e sveglieranno i diavoli. Come si pu fare?" E gli venne in mente: "Molto tempo fa, giocando alla morra con il re celeste Anima Lunga alla porta orientale del Cielo, vinsi certi insetti del sonno. Dovrei averne ancora."
Frug nella cintura e vide che ne restavano una dozzina: "Ne dar dieci di mancia a questa brava gente, e ne conserver una coppia per farla riprodurre."
Il piccolo sciame d'insetti prese il volo e si sparse sulle facce dei mostriciattoli, penetrando nelle narici. In breve quasi tutti ciondolarono il capo e caddero profondamente addormentati. Solo quello che teneva l'attizzatoio combatteva contro il sonno; gli occhi gli si chiudevano, ma lui si grattava la testa, si pizzicava le guance, si tirava il naso e starnutiva a ripetizione.
"Il ragazzo sa fare il suo mestiere. Gli rifiler una dose doppia." E gli gett sul viso un altro insetto: "L'uno o l'altro degli insetti che gli sono entrati nel naso finiranno per metterlo in pace con s stesso." In effetti l'attizzatore fece un paio di sbadigli, si stir, lasci cadere l'attizzatoio e sprofond nel sonno.
"Ecco un rimedio naturale, semplice ed efficace" si disse il Novizio. Riprese il proprio aspetto, si avvicin alla pentola e chiam: "Maestro!"
"Aiuto, Consapevole del Vuoto!" esclam Tripitaka.
"Ci chiami da dentro o da fuori?" chiese stupito Sabbioso.
"Non mi starai chiedendo, per caso, di venire l dentro a soffrire con voi?"
" il solito imboscato" brontol Porcellino. "Noi qui dentro a cuocere a fuoco lento, mentre lui se ne va a passeggio."
"Parla piano, bestia" gli disse ridendo Scimmiotto. "Ti far comodo che ti tolga da l."
"Allora sbrigati."
Il Novizio tolse il coperchio e, in bell'ordine, liber il maestro, ricuper il proprio pelo, fece uscire Sabbioso e infine Porcellino. Il bestione, non appena si sent libero, voleva alzare i tacchi.
"Piano! Non precipitiamo le cose" ammon Scimmiotto. Recitando un incantesimo mise in libert il drago e spieg: "Non possiamo rimetterci in cammino senza il cavallo. Pensate quanta strada dobbiamo fare e quante montagne valicare per giungere a destinazione: il maestro non pu farcela con le sue gambe. Aspettate che ricuperi il cavallo."
Attravers a passi felpati la Sala delle Campanelle d'Oro, dove mostri grandi e piccoli giacevano addormentati, e and a prendere il cavallo tirandolo cautamente per la cavezza. Da antico equipuzio, con i cavalli ci sapeva fare; il cavallo drago, da parte sua, mentre avrebbe accolto un estraneo con impennate e nitriti, lo segu quieto e ubbidiente. Scimmiotto strinse le cinghie della sella e invit il maestro a montare.
Quando il reverendo fu in sella, ancora tutto tremebondo, voleva partire senza indugio. Ma il Novizio ammon: "Calma! Non possiamo mica andare in giro senza passaporto, con tutte le frontiere che dobbiamo ancora attraversare. Aspettate che ricuperi i bagagli."
"Mi pare che i mostri li abbiano posati nella Sala delle Campanelle d'Oro, appoggiati al muro sulla sinistra, insieme al bilanciere."
Scimmiotto and in esplorazione e vide una luce che emanava in un angolo. Proveniva dalle perle del kasya di Tripitaka ed era cos intensa che, nel buio, filtrava attraverso il sacco. Verific che nulla fosse stato asportato, richiuse le valigie e le consegn a Sabbioso.
Finalmente si mossero verso la porta meridionale del palazzo, che trovarono saldamente sbarrata e lucchettata; qua e l, nel buio, si sentivano tintinnare campanelle e gracidare raganelle di guardiani notturni.
"Come usciamo? Il passo  ben guardato" mormor Scimmiotto.
"Passiamo dalla porta posteriore" sugger Porcellino.
Il Novizio li guid da quella parte: "Che si fa? Anche questa  ben serrata, e anche qui ci sono guardie notturne. Per noi non sarebbe un problema: potremmo renderci invisibili o cavalcare un colpo di vento; ma dobbiamo fare i conti con il corpo terrestre del maestro, che resta tributario dei cinque elementi."
"Fratello" propose Porcellino. "Facciamo il giro delle mura e cerchiamo un punto che non sia sorvegliato. Potremo sollevare e spingere il maestro su per il muro."
"Che seccatura!" comment Scimmiotto ridendo. "Non abbiamo altra scelta. Ma quando torneremo a casa, con la tua linguaccia da scemo, sono sicuro che andrai in giro a raccontare che siamo dei bonzi che scalano i muri di notte."
"Adesso abbiamo preoccupazioni ben pi gravi del buon costume: dobbiamo salvare la pelle" rispose Porcellino.
Trovarono un angolo tranquillo e si apprestarono alla scalata. Ma ahim! Tripitaka era vittima dell'influsso di una stella maligna. Uno dei tre diavoli si svegli improvvisamente con il presentimento che il monaco cinese fosse fuggito, e dest i colleghi. Chiamarono i servi, che si svegliarono a fatica e corsero imbambolati in cucina. Gli addetti al fuoco erano tutti perduti nel sonno: anche a picchiarli, non sentivano niente; il fuoco era spento, l'acqua fredda e gli scomparti della gabbia di cottura, vuoti, erano gettati qua e l. I servi, in preda al panico, tornarono ad annunciare: "Vostre maest, se ne sono andati!"
I tre corsero a vedere di persona e, constatata la situazione, urlarono tutti insieme: "Presto, catturate il monaco cinese!"
Gli addetti al fuoco continuavano a ronfare; ma dappertutto, nelle sale del palazzo, mostri giovani e vecchi balzarono in piedi e corsero in folla verso il portone principale, con un grande sbatacchiare di sciabole e di lance. La porta era chiusa e i guardiani notturni erano intenti alle loro ronde come se niente fosse.
"Dov' fuggito il monaco cinese?"
"Da qui non  passato nessuno."
Corsero alla porta posteriore, ma anche l tutto era in ordine. Allora si sparsero per ogni dove, illuminando a giorno ogni angolo con le loro torce e lanterne: ed ecco i quattro monaci intenti a scalare il muro di cinta.
"Dove credete di andare?" grid il diavolo anziano, che si trov da quelle parti.
Il reverendo, terrorizzato, perse la presa, cadde gi come una pera e fu afferrato personalmente dal diavolo anziano. Porcellino, Sabbioso, il cavallo e i bagagli furono sommersi da una marea di mostriciattoli. Solo Scimmiotto risult inafferrabile.
Le prede furono riportate nella sala e vennero legate alle colonne. Ma il primo diavolo stringeva Tripitaka e rifiutava di mollarlo.
"Che cosa conti di farne?" chiese il terzo diavolo. "Non vorrai mica mangiartelo crudo: sarebbe sprecato. Una persona catturata a caso sulla strada, puoi anche sgranocchiartela per ingannare l'appetito. Ma questo  un raro prodotto di una civilt superiore: bisogna riservarlo a ozi luculliani in un giorno di pioggia, cucinarlo con cura e gustarlo con ponderazione. Va accompagnato con un vino adatto e festeggiato con giochi di sciarade o con la morra, mentre musica raffinata suona in sottofondo."
"Parli come un libro stampato, amico mio" replic l'anziano. "Ma il Novizio ritorner e ce lo sottrarr di nuovo."
"Nel parco del palazzo c' un chiosco fra i melograni, dove si trova una cassaforte. Spargiamo la voce che abbiamo divorato crudo il monaco, e chiudiamolo l dentro. Scimmiotto sentir dire che il suo maestro  morto, e se ne andr. Da parte nostra lasceremo passare tre o quattro giorni: se quel malvivente non ritorner a romperci le scatole, ci mangeremo il monacello nelle condizioni di spirito pi propizie. Che cosa ne dite?"
La proposta fu approvata. Tripitaka fu immediatamente portato nel chiosco e chiuso dentro la cassaforte.
Intanto Scimmiotto, fuggito nella notte, provvide per prima cosa a coprirsi le spalle: corse alla Grotta del Cammello Leone e, con uso accorto della sua sbarra, fece piazza pulita delle diecine di migliaia di mostri che vi si trovavano. Quando ritorn indietro, il sole sorgeva a oriente. Tuttavia nei pressi della citt si ferm a riflettere. Esitava a farsi avanti da solo: un filo non basta a fare una corda, n una mano ad applaudire.
Scese dalle nuvole, prese l'aspetto di un mostriciattolo qualsiasi, entr in citt e passeggi per viali e vicoli a caccia di notizie. Dovunque si diceva: "Le loro maest, questa notte, si sono mangiate quel monaco cinese senza nemmeno levargli la tonaca." Scimmiotto non sapeva che cosa pensarne. Si rec nella piazza in cui si apriva il portone del palazzo reale, e osserv un andirivieni di fantasmi con il berretto di cuoio dorato, giustacuore di tela gialla e bastone laccato di rosso; alla vita tenevano legata una tessera d'avorio, ed entravano e uscivano senza tregua e senza formalit.
"Sono i mostri ammessi a corte" si disse il Novizio. "Quella  la divisa che bisogna indossare per andare a procurarsi informazioni pi sicure."
Cos fece e si accod al flusso in entrata. Presto incontr Porcellino, che gemeva legato a una colonna. Scimmiotto sost accanto a lui e bisbigli: "Consapevole delle Proprie Capacit!"
Il bestione riconobbe la voce: "Sei tu, caro condiscepolo? Tirami fuori da qui!"
"Sta tranquillo, lo far. Dov' il maestro?"
" morto: stanotte i diavoli se lo sono mangiato crudo."
Il Novizio si mise a piangere. Ma Porcellino soggiunse: "Un momento: questo  quanto si dice. Io non l'ho visto con i miei occhi. Prima di metterti a piangere, faresti bene a controllare la notizia."
Scimmiotto prosegu il cammino, e in una sala pi interna vide Sabbioso legato a una colonna. Lo accarezz e gli disse: "Consapevole della Purezza!"
"Fratello!" esclam Sabbioso piangendo. "Non sono riusciti a cuocerlo e l'hanno mangiato vivo."
L'ennesima conferma della stessa versione fu come un coltello nel cuore del grande santo. Balz in aria e ritorn sulle colline a est della citt, dove pianse e singhiozz. Invocava: "Maestro!

Voi mi salvaste dalle conseguenze
Dei miei peccati e poneste al servizio
Del Buddha, per difendervi e raggiungere
La perfezione. Chi avrebbe creduto
Che sarebbe arrivata una mattina
Gelida come questa, in cui ogni cosa
 perduta? Qui ha fine il nostro viaggio
Verso Occidente. L'anima e il respiro
Son separati, non resta pi niente."

In preda alla disperazione, Scimmiotto si diceva: "La colpa  del beato Buddha, che nella sua beatitudine non ha trovato niente di meglio da fare che collezionare i sutra dentro le sue ceste. Se davvero possono essere cos utili alle terre dell'Est, perch non ce li ha spediti senza tante storie? Gli sar dispiaciuto separarsene, e perci avr inventato questa pericolosa ricerca. Chi avrebbe mai pensato, dopo tante avventure e tanti guai felicemente superati, che questa volta il maestro sarebbe perito? Cos sia! Andr a trovare il Beato e gli racconter tutto. Se vuole affidarmi le scritture, compir io il voto di Tripitaka di diffonderle nell'Est. Altrimenti gli chieder di recitare l'incantesimo che apre il cerchio e ritorner sulla mia montagna, a prendermi cura delle mie scimmiette."
Il grande santo fece la capriola nelle nuvole in direzione dell'India e in meno di due ore raggiunse il Picco degli Avvoltoi. Quattro giganteschi portatori di folgore gli sbarrarono la strada: "Dove vai?" Scimmiotto si inchin: "Ho bisogno di conferire con il Beato per affari."
Il capo posto era il vajrapani Eterna Dimora, noto anche come re Rispetto Indistruttibile della Cima delle Nubi d'Oro, nei Monti Kunlun. Brontolava: "Macaco screanzato! Quante volte ci siamo dati da fare per toglierti dai guai! Per esempio con il diavolo toro. Ma tu hai l'aria di pensare che tutto ti sia dovuto; non dici nemmeno 'grazie'. I tuoi affari aspetteranno. Noi faremo rapporto, e quando il Buddha ti vorr convocare, te lo faremo sapere. Non penserai mica di essere al portale sud del Paradiso, dove entri ed esci come all'osteria. Aria! Circolare!"
Il grande santo era gi d'umor nero e non aveva voglia di incassare la ramanzina: fece tali strilli e ruggiti, che arrivarono direttamente al trono di loto a nove ordini di petali, su cui il Buddha era seduto a spiegare sutra ai diciotto arhat. Il Beato apr dunque la bocca e disse: " arrivato Scimmiotto; fatelo entrare."
La scorta degli arhat giunse in portineria marciando in due colonne, con bandiere e baldacchino, comunic che Scimmiotto era convocato dal capo e lo prese in consegna.
Davanti al Buddha, il grande santo s'inchin fino a terra e pianse come una fontana. "Consapevole del Vuoto, quale disgrazia ti strappa tante lacrime?"
"La cattiva stella ha fatto cadere il mio povero maestro nelle grinfie di tre diavoli feroci, nella citt del Cammello Leone: un leone, un elefante e un roc. Dopo un tentativo di fuga sfortunato,  stato mangiato crudo, senza lasciarne nemmeno un ossicino. Questo dicono tutti, e i miei condiscepoli lo hanno confermato; fra l'altro, non  detto che loro siano destinati a una fine migliore. Non mi  rimasto altro da fare che venire a rendervi omaggio e sperare che avrete la bont di recitare la formula che apre il cerchio d'oro: ve lo restituir e ritorner agli ozi del Monte di Fiori e Frutti." E piangeva pi che mai.
"Non tormentarti troppo, Consapevole del Vuoto" gli disse sorridendo il Beato. "Sei tanto depresso perch non sei riuscito a prevalere su quei tre diavoli."
"Devo ammettere" rispose Scimmiotto battendosi il petto, "che dal tempo dei fatti in Paradiso non ho mai subito tante umiliazioni come da quei tre diavoli."
"Non prendertela con loro. Io li conosco."
"Sarebbe a dire che sono vostri parenti?" sbott Scimmiotto irritato.
"Macaco insolente! Come ti permetti di supporlo?"
"E allora perch dite di conoscerli?"
"Li conosco con l'occhio della saggezza. I primi due hanno i loro padroni." E chiam: "-nanda, Ksyapa, andate a chiamare Wenshu e Puxian."
Mentre i due correvano a eseguire, il Beato spieg: "Quelli sono i padroni del primo e del secondo diavolo. Quanto al terzo, a pensarci bene,  pur vero che ha qualche parentela con me."
"Da parte di padre o di madre?"
"Quando il caos primitivo si divise, il cielo si apr nell'ora del topo, la terra si separ in quella del bue e l'umanit nacque nell'ora della tigre. Ogni cosa nacque dall'unione del cielo e della terra: anche le bestie che corrono e gli uccelli che volano. A capo delle bestie fu messo il liocorno, a capo degli uccelli la fenice. Dagli accoppiamenti delle fenici nacquero il pavone e il grande roc. Il pavone, alla nascita, era ferocissimo: mangi in un boccone tutti gli esseri umani che si trovavano nel raggio di quarantacinque li. Io mi trovavo sui picchi nevosi; il mio corpo d'oro, alto sedici piedi, fu aspirato anche lui da quell'uccello. Finii nel suo ventre e, in un primo tempo, pensai di uscire dall'ano; ma cambiai idea, quando riflettei che il mio corpo autentico si sarebbe imbrattato ben bene. Perci preferii aprirmi un passaggio nel dorso. Volevo ucciderlo, ma i buddha intercedettero e mi fecero notare che sarebbe stato come uccidere mia madre. Questo  il motivo per cui l'ho inserito nell'assemblea del Monte degli Avvoltoi e gli ho conferito il titolo di pusa Pavone, grande re illustre, madre del Buddha. Dal momento che il grande roc  fratello del pavone, si pu dire che siamo un po'parenti."
"In altre parole" comment Scimmiotto ridendo, "sareste nipote di quel mostro da parte di madre."
"In un certo senso. Per sottometterlo, bisogna che venga di persona."
Scimmiotto si prostern: "Riponiamo tutte le nostre speranze nel vostro prezioso avatara."
Il Beato discese dal trono e usc dal monastero seguito dalla folla dei buddha. -nanda e Ksyapa vennero loro incontro conducendo Wenshu e Puxian, che salutarono il Buddha.
"Da quanto tempo le vostre bestie sono scese dalla montagna?"
"Da sette giorni."
"Sulla terra sono sette anni: mi chiedo quante creature avranno distrutto nel frattempo. Dobbiamo andare subito a ricuperarle."
La comitiva vol nello spazio con il Buddha alla testa, affiancato dai due pusa. Guardate:

Il cielo si ricopre di nuvole di fede:
Porta la Legge il Buddha, espone le ragioni
Della procreazione e narra della terra
Ogni trasformazione. I suoi arhat lo proteggono
E cinquemila di, con -nanda e Ksyapa,
Intorno lo accompagnano; ad abbattere diavoli
Si va apprestando, insieme a quei due grandi pusa.

Il grande santo gongolava: che forza, che entratura nei centri del potere! Quella spedizione di soccorso era la pi prestigiosa che fosse mai riuscito a mettere insieme. Fate di meglio, se siete capaci!
Presto giunsero in vista delle mura della citt. "Guardate, Beato!" annunci Scimmiotto. "L dove si vedono salire quei neri miasmi  la citt di Cammello Leone."
"Scendi gi a sfidare i mostri. Non cercare di vincere: devi perdere e fuggire in alto. Quando lo farai, noi interverremo."
Il grande santo scese dunque sui merli delle mura e grid: "Bestiacce immonde, venite a battervi con il vecchio Scimmiotto! Muovetevi!"
I mostriciattoli spaventati ruzzolavano di sotto e correvano come matti al palazzo per annunciare: "Vostre maest, Scimmiotto  sulle mura e vi sfida a combattere."
"Non lo si  visto per tre giorni; speravo che ormai ci fossimo levata di torno quella scimmia. Non avr per caso impiegato il tempo a trovare rinforzi?" sugger il primo diavolo.
"Andiamo a vedere. Non ci fanno certo paura, n lui n i suoi rinforzi" replic il terzo.
I marescialli diavoli impugnarono le loro armi preferite e corsero alle mura. Localizzato Scimmiotto, si scagliarono su di lui senza perder tempo, e furono accolti dal mulinare della sbarra. Ma dopo sette od otto scontri, Scimmiotto finse di trovarsi in difficolt. "Dove credi di scappare?" gridavano i diavoli. Lui balz sulle nuvole, e i diavoli lo inseguirono.
A questo punto i diavoli non videro pi il Novizio, che era scomparso dentro una luce abbagliante: i cinquecento arhat e i tremila di protettori li circondarono. Il cerchio che li stringeva non avrebbe lasciato passare una goccia d'acqua. Davanti a loro si profil, nella sua aureola d'oro fiammante, la triplice immagine del Buddha presente, passato e futuro.
Il primo diavolo fu preso dal panico: "Si mette male, fratelli! Come avr fatto quel farabutto intrigante a portar qui i nostri padroni?"
"Di, fifone, non tremare!" grid l'intrepido terzo. "Diamo l'assalto al Buddha e conquistiamo il suo monastero!" Gli incoscienti brandirono le armi e si gettarono davvero all'attacco, colpendo all'impazzata.
"Siete diventate matte, brutte bestie? Vi faremo pentire noi!" gridarono Wenshu e Puxian. Recitarono una formula, e i primi due diavoli lasciarono cadere le armi, si rovesciarono a terra e ripresero, con la coda fra le gambe, la loro forma originale. I due pusa collocarono i loro troni di loto, rispettivamente, sul dorso del leone azzurro e dell'elefante bianco, e vi sedettero comodi.
Ma il terzo diavolo non si arrendeva. Lasci cadere l'alabarda e in forma di rapace protese i taglienti artigli per ghermire Scimmiotto, dovunque si trovasse: non era facile localizzarlo, nascosto com'era nell'aureola del Buddha. Quest'ultimo comprese le sue intenzioni e diede al proprio capo, che gi aveva portato un nido di gazza(19), l'apparenza di un quarto di bue sanguinante. Il mostro non pot resistere alla tentazione e si avvent per impadronirsene; ma quando fu alto sopra il Buddha, questi punt il dito e lo immobilizz, facendogli riprendere la sua forma originale di gigantesco roc dalle ali dorate. Apr il becco e si lagn: "Perch sprecate la suprema potenza della Legge per immobilizzare me?"
"Tu hai qui commesso ogni specie di misfatti. Se vuoi redimerti e acquistar meriti, seguimi!"
"In casa vostra si mangia di magro e si vive da poveracci, mentre qui ho a disposizione tutta la carne umana che voglio. Se mi farete morire di fame, ne sarete responsabile."
"Nei quattro continenti i miei fedeli sono innumerevoli: raccomander a tutti quelli che offrono sacrifici di incominciare provvedendo al tuo appetito."
Il roc non era affatto persuaso, ma non aveva scelta: si dovette convertire per forza.
Infine Scimmiotto usc dal suo nascondiglio e si prostern davanti al Beato: "Buddha sovrano, avete sottomesso i mostri ed estirpato un terribile flagello, ma questo non fa ritornare in vita il mio maestro."
"Lurida scimmia!" grid il roc digrignando il becco. "Dovevi proprio tirare in ballo questo terrificante personaggio per mettermi in difficolt? E chi lo ha mangiato, il tuo vecchio bonzo tiglioso? Non se ne sta forse comodamente seduto nella cassaforte del Chiosco di Broccato Profumato?"
Scimmiotto si prostern di nuovo e ringrazi il Buddha di cuore. Il grande roc venne nominato protettore della Legge e costretto come tale a occupare il punto pi alto dell'aureola del Buddha. La comitiva delle personalit si mise in cammino per rientrare al convento.
Scimmiotto, da parte sua, scese a terra e rientr in citt. Le strade erano deserte: i mostri, vista la mala parata, si erano dispersi. Il serpente non striscia senza capo, n l'uccello svolazza senza ali.
Il Novizio entr nel palazzo e liber Sabbioso e Porcellino: "Il maestro non  stato divorato" li inform. "Ricuperiamo i bagagli e il cavallo, e andiamo a prenderlo."
Forzarono la porta del chiosco e sentirono Tripitaka che singhiozzava dentro la cassaforte. Sabbioso fece saltare le serrature con il suo bastone, sollev il coperchio e chiam: "Maestro!"
"Discepoli miei!" grid Tripitaka singhiozzando ancora pi forte. "Come ve la siete cavata con quei diavoli tremendi? Come siete riusciti a trovarmi?"
Scimmiotto gli narr l'avvenuto per filo e per segno, e Tripitaka espresse la sua infinita gratitudine. Nella cucina del palazzo trovarono cibi in abbondanza, anche vegetali, con cui prepararono una colazione. Saziato l'appetito, riordinarono le loro cose, uscirono dalla citt e raggiunsero la strada maestra dell'Occidente.

Trova vere scritture l'uomo vero:
Non servono n intrighi n baccano.

Questa partenza li porter finalmente di fronte al Buddha? Se non sapete il come e il quando, non vi rester che ascoltare il seguito.


NOTE:

(1) Sbuc un habagou.  forse la pi antica attestazione della parola, cane zampastorta, che designa varie razze di cagnolini, come il terrier tibetano o il pechinese (detto anche shizigou, cane-leone).
(2) Omessa l'elencazione di altre 8 figure di boxe cinese.
(3) Al debole nonsense corrispondono nel testo cinese giochi di parole ermetici (forse nemmeno loro troppo significativi). La dotta traduzione francese fa dire al mostro: "Come puoi avere questi scrupoli, quando l'altro giorno hai bevuto l'acqua del Fiume della Maternit, e ora stai per mangiare farcia di soia?"; e rispondere a Tripitaka: "Quando monta l'acqua il battello parte veloce; sulla soia il cavallo trotta lento." Grosso modo, la megera parla dell'acqua del fiume e della farcia di soia per alludere allo sperma; Tripitaka cerca di volgere altrove le allusioni: acqua come fuga e soia come sabbia. Nell'originale, Tripitaka parla di shaxian, che non  soia, ma farcia di sabbia; e l'espressione in cinese  omofona di pericolo di morte.
(4) L'uccello di cattivo augurio "simile a un'anitra, ma di color rosso", con nove teste e il sangue che cola da un'antica ferita inflitta da un cane, fa parte del bestiario fantastico cinese (citato per esempio nel Taiping guangji - X secolo, che a sua volta cita da una fonte pi antica).
(5) Il carattere diciotto si ottiene disponendo in altro modo i componenti grafici del carattere pino.  un gioco che i cinesi praticano volentieri fin da bambini, ed  simile ai molti che noi facciamo con i nostri caratteri fonetici, come l'anagramma.
(6) Daode jing, 14 (trad. F. Tomassini):
"A guardarlo non lo vedi,
di nome  detto l'Incolore.
Ad ascoltarlo non l'odi,
di nome  detto l'Insonoro.
Ad afferrarlo non lo prendi,
di nome  detto l'Informe.
Questi tre non consentono di scrutarlo a fondo,
ma uniti insieme forman l'Uno."
(7) "Quando Huang Ti viaggi a settentrione del Fiume Rosso, sal sulle alture del K'un-lun e guard verso meridione. Tornato indietro perdette la sua perla misteriosa. Incaric Sapienza [Intelligenza] di ritrovarla ma essa non vi riusc, incaric Li Chu [Perspicacia] di ritrovarla ma egli non vi riusc, incaric Gagliardia [Analisi] di ritrovarla ma essa non vi riusc. Alla fine incaric Genuinit [Senza Immagine] e questa la trov. -  strano - disse Huang Ti - che proprio Genuinit [Senza Immagine] abbia potuto trovarla!" (Zhuangzi, cap. XIII, 76 - trad. F. Tomassini - i termini fra parentesi quadre da trad. Liu Kiahway).
(8) Cio buddha. Si apprezzi lo scorrevole amalgama di buddismo e taoismo. Anche per il buddista Tripitaka rifarsi a Zhuangzi  perfettamente naturale.
(9) Cio, non un santo del Tao, ma Maitreya, il Buddha del futuro. I 'Gioielli sacri'sono una setta e un corpo di scritti taoisti.
(10) Nell'originale le strofe sono di otto versi. Nella traduzione francese il tour de force  portato in fondo con determinazione persino eccessiva. Il ritraduttore ha preferito semplificare e non perdere per via il senso comune, utilizzando comunque materiali originari.
(11) Prima che si diffondesse la carta (intorno all'inizio dell'era cristiana) il normale supporto della scrittura era fornito da tavolette di bamb.
(12) Nel tempio di Confucio a Qufu si conservava una pedana in legno d'albicocco.
(13)  una data quasi precisa. L'era Kaihuang corrisponde ai primi vent'anni della dinastia Sui (581-601); solo che l'anno Jiachen non  il 581, ma il 584. Primo giorno della terza luna corrisponde al 16 aprile.
(14)  un detto del Li ji, Memorie sul buon comportamento e sulle cerimonie: "Se esce di notte, usa una lampada; se non ha lampada, resta al riparo."
(15) "Una volta Chuan Chou sogn di essere una farfalla: era una farfalla perfettamente felice, che si dilettava di seguire il proprio capriccio. Non sapeva di essere Chou. Improvvisamente si dest e allora fu Chou, gravato dalla forma. Non sapeva se era Chou che aveva sognato di essere una farfalla o una farfalla che sognava di essere Chou." (Zhuangzi, II, 18, trad. F. Tomassini).
(16) Giocavano a qiqiu. Si gioca con una palla leggera, che non deve toccar terra. Al tempo dei Ming bisognava gettarla attraverso un foro praticato in una rete. La descrizione successiva non  tecnica.
(17) Le stelle dell'Orsa sono sette, ma secondo i taoisti vi risiedono appunto trentasei divinit stellari.
(18) Il piccolo gioco sul numero sei si fonda sul fatto che i combattenti principali sono sei, e sullo sviscerato amore cinese per le enumerazioni (tanto per aggiungerne una, i sei desideri sono quelli dell'attrazione sessuale: colori, forme, portamento, voce, dolcezza, bellezza; quale attinenza ci sar con sei bestiacce spaiate che si picchiano di santa ragione?). Sei volte sei  il numero teorico delle sale o degli edifici del palazzo imperiale.
(19) Il Mah praj pramit sstra dice che il Buddha in meditazione  immobile come un albero, tanto che le gazze fanno il nido sulla sua testa e vi depongono le uova.
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