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WU CHENG'EN.

IL VIAGGIO IN OCCIDENTE.

CAPITOLO 23.
ARTI DI SEDUZIONE DI UNA VEDOVA.

IN CUI TRIPITAKA NON DIMENTICA LA SUA NATURA DI BUDDHA, QUANDO QUATTRO SANTIT METTONO ALLA PROVA LO SPIRITO DI MEDITAZIONE.


 ben lunga la via per l'Occidente,
Quando la brina fa cadere i fiori.
Non allentar le briglie della scimmia,
Frena il ronzino senza usar la frusta!
Madre del legno, padre del metallo,
Donna gialla e neonato vanno insieme.
Chi  nel vero coi denti spezza il ferro:
Cos pervieni a perfetta saggezza.

In altre parole, questo capitolo mostra che la strada della ricerca delle scritture  di quelle che richiedono alla persona di consacrarsi interamente all'essenziale.
I quattro pellegrini, dopo aver compreso la verit dell'essenza delle cose, avevano spezzato le illusorie catene di polvere e varcato le sabbie mobili dell'oceano della natura che era in loro. Superati gli ostacoli, avanzavano sulla strada maestra dell'Ovest. Attraversarono innumerevoli colline azzurre e acque verdi, perdendosi nella contemplazione dei fiori selvatici e delle immense distese d'erba. Succedendosi i giorni e le notti, anche l'autunno volgeva al termine. Ecco:

Aceri rossi dominano i colli.
Vanno tacendo le ultime cicale,
Stridono lamentose cavallette.
Si apron del loto i ventagli venati,
Globi d'oro ricoprono l'arancio.
Stormi di oche selvatiche punteggiano
In lunghe file lo spazio infinito.

Mentre camminavano, venne la sera.
"Discepoli miei" disse Tripitaka, "ecco che si fa tardi; dove troveremo un riparo per la notte?"
"Maestro" replic Scimmiotto, "vi sbagliate. La gente come noi, che ha lasciato la sua famiglia, vive d'aria pura e di acqua fresca, dorme sotto la luna su un guanciale di brina: dappertutto  a casa sua. A che ci serve un riparo per la notte?"
"Fratellone" protest Porcellino, "devi pur rendertene conto: tu te ne vai in giro come un ballerino, a mani vuote, e non badi ai poveri cristi che ti portano le valigie. Da quando abbiamo attraversato il Fiume delle Sabbie Mobili, so io quante salite abbiamo fatto, e per quanto mi riguarda, tutte con un bel carico sulle spalle. Dobbiamo pur trovare un posto per ristorarci e riprendere le energie:  la sola cosa sensata da fare."
"Via, bestione mio" replic Scimmiotto, "non prendere quel tono di rimprovero. Non sei mica pi con i Gao, dove prendevi quello che ti faceva comodo e davi se ne avevi voglia. Adesso sei nella comunit monastica, c' una regola da rispettare; le pene e le privazioni da sopportare fanno l'orgoglio del bravo discepolo."
"Fratello, ma tu lo sai quanto pesa questa roba?"
"Fratellino, siete voi che la portate, io non la tocco pi da un pezzo. Non me ne ricordo nemmeno."
"Ma tu fa un po'il conto:

Quattro stuoie di giunco ed otto corde
Pi o meno lunghe, roba da proteggere
Dalla pioggia. Poi aggiungi le coperte
Di feltro, tre o quattro. Il tutto appoggia
Su una pertica alquanto scivolosa,
Bench alle estremit abbia aggiunto un chiodo.
Poi c' il bastone pastorale, in ferro
Damaschinato in bronzo, che ha un bel peso.
E per finire la cappa di giunco.

Il tuo vecchio Porcellino pena tutti i giorni sotto questi pesi. Tu fai il discepolo elegante del signor maestro, ma io ci sto solo a fare il facchino."
"Bestione!" disse Scimmiotto mettendosi a ridere. "Ma con chi stai parlando?"
"Parlo con voi, signore."
"Be', hai torto di prendertela con me. Io mi occupo del maestro, tu e Sabbioso dei bagagli e del cavallo. Se non fai il tuo lavoro, come gli altri fanno il loro, finirai per rimediare qualche scapaccione."
"Non incominciamo a minacciare violenze, per il gusto di umiliare la gente. Figuriamoci se tu porteresti pesi, con le arie che ti di. Il cavallo per  grande e grosso, pi bestione di me, e porta solo un vecchio monaco non tanto grasso. Gli si potrebbe mettere in groppa qualcosa di pi, sarebbe un segno di solidariet fraterna fra condiscepoli."
"Non vorrai mica trattarlo da cavallo! Guarda che non  un quadrupede qualsiasi:  il figlio di Aojun, il re drago dei mari occidentali, ha i titoli di cavallo-drago e di terzo principe. Aveva provocato un incendio in una sala del palazzo, e certe perle erano andate distrutte. Suo padre lo accus di aver mancato di piet filiale e lui fu condannato a morte: gli salv la vita la pusa Guanyin. Rimase per parecchio tempo ad aspettare il maestro al Torrente del Dolore dell'Aquila. La pusa gli ha tolto le scaglie, levato le corna e ritirato la collana di perle per trasformarlo in cavallo, affinch adempia il voto di trasportare il maestro che va a presentare i suoi omaggi al Buddha. Ciascuno ha le sue prove e i suoi meriti; non sono fatti tuoi."
"Ma  proprio un drago?" intervenne Sabbioso.
"Si capisce."
"Fratello" riprese Porcellino, "ho sentito raccontare che, secondo gli antichi, il drago sa soffiare nuvole, produrre nebbia, spandere polvere, sollevare sabbia; che pu scavalcare montagne con un salto, invertire il corso del fiume, sconvolgere il mare. Ma allora, come mai quello l cammina cos piano?"
"Perch, vuoi vederlo correre? Ti servo subito."
Il bravo Scimmiotto scosse la sua sbarra cerchiata d'oro, producendo nell'aria mille scie colorate. Il cavallo, per timore di essere battuto, alz gli zoccoli e schizz via come il lampo. Il maestro, che non aveva la forza di trattenerlo, gli si abbandon aggrappandosi alla criniera, finch in cima al pendio il cavallo rallent l'andatura.
Allora Tripitaka riprese fiato, alz gli occhi e vide magnifici edifici all'ombra di un boschetto di pini:

Fronde di cedri incornician le porte
Degli edifici in cima al colle azzurro,
Tra pini alteri e bamb variegati.
Siepi di crisantemi decorate
Dalla brina, dal ponte le orchidee
Rosso sangue ricadono sull'acqua.
In serena e maestosa architettura,
Alte sale delimitano i nitidi
Muri a calce. Non vi  essere vivente
Nella pace d'autunno.

Il maestro, appoggiato alla sella, esaminava la scena quando il discepolo Consapevole del Vuoto lo raggiunse: "Non sarete mica cascato dal cavallo, maestro?"
"Maledetta scimmia, ti ho visto! Sei stato tu a spaventare il cavallo. Per fortuna sono riuscito a conservare l'equilibrio."
"Maestro, non prendetevela" disse Scimmiotto sorridendo. " colpa di Porcellino, criticava il cavallo perch camminava troppo piano. Perci l'ho fatto andare pi svelto."
Il bestione, che aveva dovuto affrettare il passo sulle orme del cavallo, arriv ansimante brontolando: "Non ne posso pi! Ho la pancia vuota e la schiena rotta, sapete. Ho gi un carico troppo pesante, che non riesco a portare, e per di pi mi fate correre a perdifiato dietro al cavallo."
"Discepoli, guardate l" invit Tripitaka; "c' una residenza dove potremmo chiedere di pernottare."
Scimmiotto, guardando in alto, not che gli edifici erano sovrastati da una cappa di brume di buon augurio. Cap che doveva trattarsi di trasformazioni soprannaturali predisposte da buddha e immortali, ma si guard bene dallo svelare i celesti disegni e si accontent di rispondere: "Va bene, andiamo a chiedere ospitalit."
Tripitaka, sceso da cavallo, vide che la torre d'ingresso era decorata da spirali di loto e da trombe d'elefante, con pilastri dipinti e travi scolpite. Sabbioso teneva il cavallo, mentre Porcellino pos il carico e osserv: " una casa di gente ricca."
Scimmiotto si mosse per entrare, ma Tripitaka lo trattenne: "No! Siamo monaci, tu e io, e dobbiamo evitare qualsiasi comportamento criticabile. Non si pu entrare senza permesso. Aspettiamo che qualcuno si faccia vedere, e gli chiederemo rispettosamente asilo. Non si pu fare altro."
Porcellino and a legare il cavallo e si accasci sull'erba, ai piedi del muro di cinta, Tripitaka si sedette su un tamburo di pietra, Scimmiotto e Sabbioso si appoggiarono al parapetto della terrazza. Aspettarono un pezzo, ma nessuno comparve. Scimmiotto fin per spazientirsi e, senza chiedere il parere di nessuno, entr a esplorare: vide una grande sala a tre campate, rivolta a sud, con alti tendaggi. Sopra la porta pieghevole era appeso un dipinto di formato orizzontale, che rappresentava paesaggi di montagne di longevit e mari di felicit. Sulle colonne laccate d'oro erano appesi cartoncini scarlatti che recavano distici per l'anno nuovo, come:

Esile salice dondola i rami
Sul ponte sottile la sera.

Nevican petali di fior di pesco
Nell'ampia corte a primavera.

Al centro era collocato un tavolino nero di lacca opaca, che reggeva un antico brucia profumi di bronzo in forma di animale fantastico. C'erano sei poltrone. Ai quattro angoli delle pareti erano appesi quattro pannelli che rappresentavano le stagioni.
Scimmiotto stava appunto sbirciando qua e l, quando ud rumor di passi dalla porta che dava verso l'interno e vide apparire una signora di una certa et che gli chiese con voce musicale: "Chi siete? Siete entrato non invitato nella casa di una vedova."
"L'umile monaco che sono" rispose Scimmiotto preso alla sprovvista, assumendo un atteggiamento contrito, "viene dal paese dei grandi Tang dell'Est e ha la missione di recarsi a ovest per sollecitare le scritture dal Buddha. Siamo quattro persone e stavamo attraversando questa nobile regione al cader della sera. Perci ci siamo presi la libert di accostarci alla pia dimora della nostra rispettabile donatrice, per sollecitare l'ospitalit per una notte."
"Reverendo" rispose la donna con un sorriso di buona accoglienza "dove sono gli altri tre? Vi prego, fateli entrare."
Scimmiotto si mise a gridare a squarciagola: "Maestro, ci pregano di entrare!"
Tripitaka si decise ad avventurarsi all'interno, accompagnato da Porcellino e Sabbioso con bagagli e cavallo. La donna and loro incontro per accoglierli; Porcellino la squadrava dalla testa ai piedi a occhi socchiusi, con aria di intenditore. Vi chiederete com'era abbigliata:

Vestiva un abito di broccato tessuto in ramia, color verde mandarino, e sopra un bolero rosa; alla vita era serrata una gonna di broccato ricamata in giallo zampa d'oca, con calzature fiorite dai tacchi alti.
L'acconciatura alla moda di corte, sotto un velo di garza nera, distribuiva i capelli in due chignon bicolori a forma di drago acciambellato, trattenuti da un pettine d'avorio con smalti vermigli e smeraldo. Ai lati i capelli erano fissati da due spille d'oro rosso. Le bande vaporose volavano come ali di fenice; dagli orecchini pendevano varie file di perle.
Senza cipria n belletto, la bellezza naturale del suo incarnato conservava il fascino della giovinezza.

Vedendoli tutti insieme, raddoppi la sua amabilit e li invit a entrare nella sala di ricevimento. Dopo gli scambi di cortesie, li fece sedere e li preg di attendere il t. Una piccola cameriera con le crocchie di capelli ricadenti comparve discreta da dietro un paravento, recando tazze di giada bianca su un vassoio d'oro:

Si spande il caldo vapore del t profumato,
Strani frutti sprigionano misteriosa fragranza.

Rimboccando le larghe maniche di seta dai colori cangianti, per scoprire dita sottili come le pi delicate cipolline primaverili, la dama prese a due mani le tazze, una per una, per onorare ciascuno e offrirgli il t. Poi ordin di preparare un pranzo vegetariano.
"Nobile donatrice" chiese Tripitaka giungendo le mani, "posso permettermi di informarmi sul vostro nome e sul vostro paese?"
"Vi trovate nel continente Godniya, dell'Ovest. Il nome della famiglia della vostra umile serva  Ment(1), e quello del suo defunto marito Nonc(2). Avemmo la sfortuna di perdere i miei suoceri quando eravamo molto giovani, ed ereditammo il loro patrimonio: centinaia di migliaia di filze di sapeche, diecine di migliaia di arpenti di terreni fertili. Il destino non ci concesse figli maschi: ho avuto solo tre figlie. Da due anni la sventura mi ha colpito di nuovo, facendomi perdere il marito; il periodo di lutto si  compiuto appunto quest'anno. Questo ingente patrimonio ci  stato lasciato invano: non abbiamo altri parenti. Mi vorrei risposare, ma  difficile abbandonare tante ricchezze. La vostra visita, reverendi, oltre a onorarmi, viene al momento giusto. Anche noi, madre e figlie, siamo quattro, e ci vorremmo sposare con mariti che vengano a stabilirsi qui. Mi sembra una coincidenza davvero fortunata, ma non so ancora che cosa ne pensiate, n se acconsentireste."
A queste parole Tripitaka si finse sordo e muto. Chiuse gli occhi per calmare i battiti del cuore e rest in silenzio.
"Abbiamo pi di trecento mu di terre irrigue" riprese la vedova; "pi di trentamila mu di altre terre agricole, un'estensione non minore di foresta, prato e frutteto, mille capi di bufali gialli, mandrie di cavalli e di muli, una quantit innumerevole di maiali e di pecore. Disponiamo ai quattro orienti di una settantina di granai con le loro aie per la trebbiatura. Abbiamo scorte di granaglie per otto o nove anni, di seta per dieci, e poi oro argento che non riuscireste mai a spendere tutto nel corso di una vita intera. Non parliamo poi della freschezza primaverile celata dietro le nostre cortine di broccato, dove vi attendono bellezze ornate da due file di spille d'oro. Se acconsentite, maestro e discepoli, a mutare i vostri piani e rinunciare ai vostri voti, se accettate di entrare come mariti nella nostra umile dimora, godrete di ogni lusso, agio e volutt. Non  meglio che penare e faticare tanto per seguire la strada dell'Ovest?"
Tripitaka restava inebetito, muto come un sasso.
"Io sono nata all'ora del gallo, il terzo giorno della terza luna dell'anno del porco. Quest'anno compio quarantacinque anni; il mio defunto marito aveva tre anni pi di me" precis la vedova. "La mia prima si chiama Sincerit e ha vent'anni; la seconda Amore e ha diciott'anni; l'ultima, Amata, ha sedici anni. Nessuna  fidanzata. Mi troverete brutta, ma per fortuna le mie figlie non sono male. Non c' nessun lavoro femminile, dal ricamo alla sartoria, in cui non siano esperte. E, in mancanza di fratelli maschi, hanno ricevuto anche una cultura da maschi. Sin da piccole hanno imparato a leggere i classici confuciani, sanno recitare poemi e comporre distici. Bench vivano fra i monti, sono persone fini. Credo proprio, signori, che siano in tutto degne di voi. Basta che vi rilassiate, vi abbandoniate alla dolce vita, vi lasciate crescere i capelli, per divenire i padroni della nostra umile dimora. Non sono pi comodi da indossare broccati e sete, che lana di bigello, sandali di paglia, cappelli di foglie di bamb, con la ciotola delle elemosine in mano?"
Impietrito al posto d'onore, il povero Tripitaka sembrava un epilettico paralizzato dal fulmine, con qualcosa del ranocchio infradiciato: stralunava gli occhi, sembrava sul punto di traboccare per terra. Porcellino, ad ascoltare quant'erano ricche e quant'erano belle, si sentiva venire tali pruriti che non riusciva a star fermo: si contorceva sulla sedia come se avesse le natiche punte da spilli. Alla fine non ne pot pi, si avvicin a Tripitaka, lo scosse ed esclam: "La signora vi sta parlando, maestro: vi fa nientemeno che una dichiarazione! Perch non state attento? Alle domande bisogna rispondere!"
Tripitaka alz bruscamente il capo e gett un grido roco, che fece dare un passo indietro a Porcellino: "Bestia maledetta! Noi siamo gente che ha abbandonato la sua famiglia: sarebbe insensato che ci facessimo attirare dalla ricchezza o commuovere dalla bellezza."
"Poverini, poverini!" esclam la vedova sorridendo. "Ma perch poi si dovrebbe rinunciare a qualsiasi famiglia?"
"Cara signora, e che vantaggio ci pu essere a restare in famiglia?" replic Tripitaka.
"Via, rilassatevi un po', reverendo, e io vi racconter i vantaggi che ci sono a restare in famiglia. C' una poesia che ne parla:

Abiti nuovi in seta indossi a primavera;
Con altri pi leggeri contempli i loti in fiore;
Quando viene l'autunno, bevi vino novello;
L'inverno, in nido morbido, ti ubriachi a tuo piacere.
Cogli di ogni stagione i diletti che porta,
Le otto feste ti recano ciascuna le sue gioie.
Una notte di nozze fra piumini di seta
 molto pi gradevole che vagar per le strade,
Mendicare e levare preghiere ad Amitbha."

" vero, signora, in famiglia voi godete di lusso, onori e ricchezze: ed  certo una buona cosa avere di che vestire, nutrire e tenere uniti i figli" replic Tripitaka. "Ma sembra che ignoriate i vantaggi della nostra vita di monaci vaganti. C' un'altra poesia per descrivere anche quelli:

Serve una volont pi forte del comune
Per abbatter la casa dell'amore e dell'odio.
Nessun disturbo esterno pi muove le tue labbra
E l'essere si trova in perfetto equilibrio.
Di fronte all'Arca d'Oro, acquisiti i tuoi meriti,
Recti a limpidezza la natura e lo spirito,
Ritorni alla tua patria.  meglio che nutrirsi
Del sangue altrui e marcire nelle spoglie di carne."

A questa risposta la vedova and in collera: "Questo monaco screanzato mi manca di rispetto! Vi direi tutto quello che penso, se non veniste da tanto lontano. Io vi proponevo sinceramente di entrare nella nostra famiglia e di condividere i nostri beni, e voi mi rispondete cercando di ferirmi. Va bene, voi avete ricevuto i vostri comandamenti, fatto i vostri voti, e non volete ritornare indietro; non se ne parli pi. Ma mi accontenterei di acquisire per genero uno dei vostri discepoli. Perch incatenarsi cos ostinatamente alla legge del Buddha?"
Tripitaka, vedendola in collera, s'intimid e fece appello a Scimmiotto: "Che ne dici, Consapevole del Vuoto? Potresti restare qui."
"Fin da ragazzo, sono sempre stato goffo in queste cose. Dovrebbe essere un'occasione attraente per Otto Divieti."
"Ehi, fratello" replic Porcellino, "non facciamo scherzi! Sarebbe un argomento da esplorare meglio."
"Se nessuno dei due  d'accordo, pu restare Consapevole della Purezza."
"Maestro, per piacere, non  leale!" protest Sabbioso. "La pusa mi ha convertito, ho rispettato divieti e comandamenti mentre vi aspettavo; poi voi mi avete accettato e mi avete dato i vostri insegnamenti. Dopo nemmeno due mesi che sono con voi, prima che abbia avuto modo di acquistare il minimo merito, come oserei desiderare queste ricchezze estranee? Io voglio a tutti i costi arrivare al Paradiso dell'Ovest. Non commetter mai la perfidia che mi suggerite."
La donna, constatato che uno dopo l'altro cercavano pretesti per rifiutare, volt le spalle e scomparve dietro il paravento; si ud il rumore della porta che si chiudeva. Maestro e discepoli si videro abbandonati, senza cibo n bevanda. Non compariva pi nessuno.
Porcellino, che ardeva d'impazienza, se la prese con il monaco cinese: "Maestro, non siete proprio stato furbo a risponderle in modo cos secco e maleducato. Che cosa vi sarebbe costato farle qualche moina e restare pi nel vago, in modo da cavarle almeno qualche cosa da mettere sotto i denti, per passare una buona serata? Quanto a risponderle di s o di no, sarebbe dipeso soltanto da me e da voi: avremmo potuto pensarci domattina. Adesso che ci ha sbattuto la porta in faccia, come la passiamo la notte, accanto alla cenere fredda del forno?"
"Secondo discepolo" sugger Sabbioso, "restate qui voi, a far da genero."
"Non fare il provocatore! Bisogna pensarci su."
"Pensare cosa?" intervenne Scimmiotto. "Se acconsenti, il maestro e la dama faranno da genitori alla cerimonia. Con i soldi che ha la famiglia, la sposa ti porter un corredo con i fiocchi, e ci sar un bel banchetto di nozze, che far comodo a tutti noi. Tu ritorni laico e tutti saremo contenti, noi e loro."
"Hai un bel dire" obiett Porcellino. "Sarebbe un po'confuso: avrei abbandonato il secolo per ritornarci subito dopo, avrei ripudiato una moglie solo per impalmarne un'altra."
"Come, il nostro secondo fratello  stato sposato?" si meravigli Sabbioso.
"Quante cose non sai!" disse Scimmiotto. "Era genero del capofamiglia dei Gao, nel villaggio del vecchio Gao, in Tibet. Per ordine della pusa e perch lo avevo catturato, non ha avuto altra scelta che di abbandonare la moglie, farsi bonzo e seguire il maestro nell'Ovest. Da allora, ho l'impressione che ci abbia ripensato spesso, alla sua mogliettina; solo a parlarne, gli deve venire l'acquolina in bocca. Di bestione, ritorna al mestiere di genero! Chiedilo per favore, fammi un bel salamelecco, io passo la spugna e ti assolvo."
"Balle, balle!" brontol Porcellino. "La voglia ce l'avete anche voi, ma tu cerchi di mettere in imbarazzo me solo. Lo dice anche il proverbio che il bonzo  un fantasma affamato, ha tutte le voglie del mondo. Vorrei vedere chi non le ha. Facciamo tante storie e recitiamo la commedia, con il bel risultato che perdiamo le occasioni. Questa sera, per esempio, non avremo una goccia d'acqua per il t e nessuno ci accender il fuoco. E poi quel povero cavallo non pu stare cos; noi possiamo anche passare la notte al freddo, ma lui domani dovr camminare tutto il giorno con un uomo in groppa. Se passa la notte a digiuno, si ridurr pelle e ossa. Voi restate qui, che vado a far pascolare quel povero animale."
Il bestione si accost al cavallo, lo sleg e se ne and di furia.
"Sabbioso, resta a fare compagnia al maestro" disse Scimmiotto, "che io vado a vedere che specie di pascolo va cercando il nostro amico."
"Consapevole del Vuoto" raccomand Tripitaka, "tienilo pure d'occhio, ma non andare a stuzzicarlo."
"D'accordo."
Il grande santo usc dalla sala, con una scossa si trasform in una libellula rossa e se la fil attraverso il portale per raggiungere Porcellino.
Il bestione aveva portato il cavallo sul prato, ma invece di farlo brucare, gli gridava e lo spingeva a destra e a manca senza lasciarlo in pace; finch non lo ebbe spinto, come per caso, davanti alla porta posteriore della residenza. Qui vide la vedova e le tre figlie che si divertivano a contemplare i crisantemi. Alla vista di Porcellino, le tre bellezze scivolarono come ombre all'interno, ma la madre si accost alla porta.
"Dove va, il nostro giovane reverendo?"
"Signora, portavo il cavallo a pascolare" fece il bestione abbandonando le redini e accostandosi con una riverenza.
" un bel pignolo, quel vostro maestro, con i suoi regolamenti monacali. Non sarebbe un affare migliore entrare come genero nella mia famiglia, che mendicare per tutta la strada dell'Ovest?"
"Il fatto  che non osano disubbidire all'ordine sovrano del monarca dei Tang" rispose sorridendo Porcellino; "non se la sentono di prendersi questa responsabilit. Non hanno fatto altro che punzecchiare me, in quella sala: mi facevano stare sulle spine. La mia difficolt sarebbe questa: non , per caso, che mi troviate le orecchie troppo grandi e il grugno troppo lungo?"
"Personalmente non mi sembra un problema; e poi, dal momento che siamo senza capo famiglia,  meglio avere un genero come te che non avere nessuno. Certo, pu darsi che le mie figlie non ti trovino una bellezza."
"Signora e cara mamma, dovreste spiegare alle vostre amate figlie che un uomo non si sceglie con questo criterio. Pensate al nostro maestro, il monaco cinese: lui s che  bello, fine ed elegante, eppure  completamente inutilizzabile. Io invece sono brutto, non dico di no, ma accidenti se sono utilizzabile!"
"Utilizzabile come?"
"Io

D'aspetto sono brutto, non lo nego,
Ma lavorare so come una bestia.
Son gli arpenti a migliaia, dici tu?
Non servono n i bovi n l'aratro,
Mi basteranno i muscoli e il rastrello;
E vedrai le sementi come rendono!
Se occorre pioggia, penso a convocarla,
Se occorre vento, lo provoco io.
Se la casa ti sembra troppo bassa,
Le aggiunger quanti piani vorrai.
Spazzer il pavimento quando occorre
E drener il fossato, se si intasa.
Ogni provvedimento utile in casa,
Piccolo o grande, io lo realizzer."

"Se tu sei cos bravo in casa, ritorna a parlarne con il tuo maestro. Se non ci sono ostacoli, ti prender come genero."
"Perch dovrei chiedere il suo consenso? Non  mio padre, n mia madre. Qualunque decisione appartiene a me solo."
"Va bene. Aspetta che ne parli alle mie figlie."
Ed entr in casa chiudendosi la porta alle spalle.
Porcellino riport davanti alla casa il cavallo, che non aveva avuto modo di pascolare. Non sospettava che Scimmiotto avesse sentito tutto. Questi vol in casa, riprese la propria forma e si present a Tripitaka: "Consapevole delle Proprie Capacit riconduce il cavallo alla briglia."
"Lo terr alla briglia perch non si perda."
Scimmiotto scoppi a ridere e gli raccont il colloquio fra Porcellino e la dama con tutti i particolari. Tripitaka non sapeva se dargli credito.
Un momento dopo ricomparve il bestione e leg il cavallo.
"L'hai fatto pascolare?" chiese Tripitaka.
"L'erba non era granch; non ho trovato un posto adatto."
"Il posto non era adatto al pascolo, ma poteva andare per le proposte matrimoniali" fece Scimmiotto.
A queste parole il bestione cap che sapevano tutto. Rest l zitto, a testa bassa e collo torto, con la bocca imbronciata e le sopracciglia aggrottate.
A un tratto si ud un cigolio, la porta si apr e vennero avanti un paio di lanterne rosse e un incensiere. La signora conduceva le tre ragazze, tra effluvi profumati e tintinnio di giade. Sincerit, Amore e Amata salutarono i pellegrini in cerca delle scritture; stavano in piedi, l'una accanto all'altra, ed erano proprio carine. Guardatele:

Gli occhi sono truccati con aloni
Azzurrini, come ali di farfalla.
Visi primaverili sotto il lieve
Velo di cipria. Fan fremere i cuori
Le bellezze smaglianti, che potrebbero
Espugnare citt. Fiori e gioielli
Ne adornano le grazie, e le cinture
Fan risaltar le forme delicate.
Le labbra semiaperte sono rosse
Come ciliege. Ad ogni loro passo
Diffondono un profumo d'orchidea.
Ricche le acconciature dei capelli,
Con perle, giade e spilloni dorati.
Reti di fiori d'oro i corpi avvolgono
Che emanano gli aromi pi squisiti.
Chi trova bella la donna di Chu,
Pupattola in confronto, od attraente
La fatalona d'ovest, volgaruccia?
Queste son fate venute dal Cielo,
Chang'e discesa in terra dalla luna!

Tripitaka teneva la testa bassa e le mani giunte, Scimmiotto faceva finta di niente e Sabbioso volgeva loro addirittura la schiena. Ma Porcellino sgranava gli occhi, tutto il suo sistema viscerale era impegnato a secernere concupiscenza. Pieno di imbarazzo, balbett: "Grazie, signora, di esservi data la pena di mostrarci questi esseri celesti; ma ora, vi prego, fatele ritirare."
Le tre ragazze scomparvero dietro il paravento, lasciando sul posto le lanterne in garza di seta.
"Dunque ditemi" fece la madre; "avete deciso chi di voi quattro sposer una mia figlia?"
"Ne abbiamo discusso" rispose Sabbioso. "Toccher a Porcellino divenire vostro genero."
"Non prendermi in giro!" replic Porcellino. "Bisogna che ci riflettiamo insieme."
"Riflettere su cosa?" intervenne Scimmiotto. "Ti sei gi messo d'accordo alla porta posteriore, l'hai persino chiamata mamma, figuriamoci un po'! Cos'altro vuoi riflettere? Il maestro far da padre dello sposo, la signora il suo ruolo ce l'ha, io far da testimone e Sabbioso da mezzana.  inutile stare a consultare l'almanacco, non si potrebbe trovare un giorno pi fausto di questo. Di, presenta al maestro i tuoi rispetti e adempi i tuoi doveri di genero."
"Ma non si fa cos, non  possibile! Non far mai una cosa simile."
"Bestione, smettila di far commedie! L'ha trattata da mamma, signora, signora mamma, e adesso non vuol fare queste cose. Troppo tardi! Sbrigati ad acconsentire e offrici il brindisi del festeggiamento: almeno ci guadagneremo qualcosa anche noi."
Prese una mano di Porcellino, una mano della vedova, e disse: "Suocera, introducete vostro genero."
Il bestione si disponeva a farsi trascinare dentro, mentre la padrona di casa ordinava a un giovane domestico: "Pulisci tavola e seggiole, servi un pasto di magro e occupati dei miei tre parenti. Io accompagno il signor genero nella sua stanza."
Diede disposizioni al cuoco per il pranzo di nozze dell'indomani. I servitori ubbidirono, i tre pellegrini cenarono, distesero le coperte e si coricarono nella sala di ricevimento.
Quanto a Porcellino, seguendo la suocera, superava una porta dopo l'altra, in numero incalcolabile. Quella casa era piena di soglie in cui inciampare e di stipiti in cui battere la testa.
"Mamma, andate piano! Non conosco la strada, guidatemi per piacere" implorava Porcellino.
"Questi sono soltanto granai, magazzini, stanze per la molitura e simili; non siamo arrivati nemmeno alla cucina."
"Che casa immensa!" esclamava Porcellino.
Cammin ancora per un bel pezzo, sempre procedendo a tentoni e urtando da tutte le parti, prima di giungere agli appartamenti privati.
"Caro genero" disse la vedova, "ti ho invitato a entrare perch il tuo condiscepolo ha detto che non si potrebbe trovare un giorno pi fausto di questo, grazie al cielo. Ma la gran precipitazione non mi ha lasciato il tempo di far venire l'astrologo, di pregare all'altare degli antenati e di gettare il riso nella camera nuziale. Accontentati di pregare il cielo; baster che tu lo faccia otto volte."
"Giusto, signora. Sedetevi al posto d'onore; io vi rivolger degli atti di rispetto, che serviranno da devozioni al cielo e alla terra, e insieme a esprimervi la mia gratitudine. Non  pratico, per semplificare la cerimonia?"
"Va bene" fece la suocera ridendo, "sei un genero molto pratico, che sa economizzare il tempo. Sono pronta; incominciamo?"
Tutta la sala scintillava di candelieri d'argento; il bestione si prosternava e pregava. Quando ebbe finito, chiese: "Signora, quale figlia mi darete?"
" una bella domanda. Se ti do la pi grande, la seconda si lagner; ma se ti do la seconda, si indispettir la pi piccola. Se poi ti dessi la pi piccola, credo che la maggiore si offenderebbe. Non so proprio come uscirne" rispose la futura suocera.
"Non dobbiamo indispettire nessuno. Se temete malcontenti, datemele tutte e tre: vi risparmierete polemiche e battibecchi che rovinerebbero la pace familiare."
"Nemmeno per sogno! Non vorrai accaparrarti da solo tutte e tre le mie figlie!"
"Pensateci: chi, al giorno d'oggi, non ha tre mogli e quattro concubine? Io me la caverei bene anche con molte di pi: fin da giovane, per le battaglie fra le lenzuola, ho avuto un'alta scuola. Vi garantisco che le soddisfer tutte alla perfezione."
"Non se ne parla nemmeno, ho detto di no! Avvolgi la testa in questo panno e nascondici la faccia: faremo una scelta a caso, secondo la volont del Cielo. Le ragazze ti sfileranno davanti, e tu sposerai quella che riuscirai ad afferrare tendendo le braccia."
Il bestione si copr la testa. Come dice il poema:

Il folle non comprende i motivi profondi,
E non sa che l'amore  una spada che uccide.
Non segue i riti antichi, destinati allo scopo,
Ma si copre la testa come un povero stupido.

Quando si fu ben coperto, il bestione propose: "Signora mamma, le ragazze possono entrare."
La futura suocera chiama: "Sincerit, Amore, Amata, venite qui che facciamo l'estrazione a sorte per questo matrimonio."
Il bestione sente tintinnare anelli e placchette di giada, annusa effluvi di muschio e di orchidea, come se lo circondassero le fate, e tende le braccia per acchiapparne una. Si slancia a destra, poi a sinistra, ma ovunque afferra il vuoto; va, viene e gli sembra che ci siano moltissime ragazze a turbinare intorno a lui: ma nessuna si fa prendere. Da questa parte urta contro una colonna, dall'altra va a sbattere in un tramezzo di legno. Corre da tutte le parti, la testa gli gira, non si regge pi sulle gambe e barcolla come un ubriaco. Davanti inciampa in una soglia, dietro urta in un muro di mattoni. Incespicando e urtando, si era tutto coperto di lividi. Alla fine cadde seduto per terra, ansimando da non poterne pi: "Ma queste ragazze mi scivolano fra le mani, signora! In questo modo non riuscir mai a prenderne una."
"Genero mio" rispose la suocera sollevandogli il velo, "non  che le mie figlie scivolino fra le mani; il fatto  che sono modeste, e ti cedono l'una all'altra con bello spirito di rinuncia."
"Se loro non mi vogliono, prendetemi voi."
"Ma che bel genero, fa proposte anche alla suocera, senza rispetto all'et! Le mie tre figlie sono molto brave: ciascuna ha cucito una camicia di broccato ornata di perle. Te le proverai, e sposerai la ragazza che ha cucito la camicia che ti andr bene."
"Cos  meglio. Portatemi queste camicie, io le prover. Si capisce che, se riesco a infilarmele tutte e tre, sposo tutte e tre le ragazze; d'accordo?"
La dama usc dalla stanza e rientr poco dopo tendendo una camicia a Porcellino. Il bestione si sfil la sua tunica azzurra e infil la camicia, ma ancor prima di averne annodato il laccio cadde a terra: il capo di vestiario era tutto pieno di cordine e funicelle, che lo strizzarono spietatamente e gli inflissero un'intollerabile tortura. Intanto le donne svanivano.
Ritorniamo a Tripitaka, Scimmiotto e Sabbioso, che gi riemergevano dal sonno, mentre l'oriente si andava rischiarando. Quando aprirono gli occhi, i nobili edifici e le alte sale erano scomparsi, con le loro travi scolpite e pilastri decorati. In realt avevano passato la notte in una foresta di pini e di cedri. Tripitaka, smarrito, si mise a chiamare Scimmiotto, mentre Sabbioso esclamava: "Ci siamo imbattuti nei fantasmi, ci hanno fregato!"
"Ma davvero?" fece Scimmiotto sorridendo sotto i baffi, perch sapeva benissimo com'erano andate le cose.
"Ma non vedi dove abbiamo dormito?" insisteva Tripitaka.
"Non ci siamo poi trovati tanto male" replic Scimmiotto. "Mi chiedo dove quello scemo avr ricevuto il suo castigo."
"Quale castigo?" s'inquiet Tripitaka.
Scimmiotto si mise a ridere: "Non avrete mica creduto alle storie di quelle donne! Madre e figlie erano delle pusa venute da chiss dove, che suppongo siano ripartite durante la notte, dopo averci ospitato e aver dato una lezione a Porcellino Otto Divieti."
A sentir parlare di pusa, Tripitaka giunse le mani e si inchin rispettosamente.
Videro un biglietto che fremeva al vento, fissato a un cedro antico alle loro spalle. Sabbioso lo and a staccare e lo port al maestro, che vi lesse un inno in otto versi:

Madre del Monte Li qui  venuta stanotte,
Non di sua iniziativa, su invito di Guanyin
E in buona compagnia con Puxian e Wenshu,
In forma di avvenenti fanciulle delle selve.
Il monaco cinese ha abbandonato il mondo,
Ma Otto Divieti invero non si sa distaccare:
Occorrer che trovi il modo di correggersi,
Perch non sia penosa la strada al negligente.

Il reverendo, il Novizio e Sabbioso stavano cantando l'inno a tre voci, quando udirono grida provenienti dal folto del bosco: "Maestro, queste corde mi strangolano! Aiuto! Non lo far pi!"
"Consapevole del Vuoto, non ti pare che sia la voce di Consapevole delle Proprie Capacit?" chiese Tripitaka.
"Certo che  lui" intervenne Sabbioso.
"Fratello, lascia perdere" tagli corto Scimmiotto. "Andiamocene."
"So che quel bestione persevera nella sua stoltezza, ma  un cuore semplice; e poi la forza per portare i bagagli ce l'ha" obiett Tripitaka. "Dobbiamo inoltre considerare che la pusa ce lo aveva destinato. Leviamolo dai guai e permettiamogli di seguirci; non credo che oser ricominciare."
Mentre Sabbioso arrotolava le coperte e rifaceva i bagagli, Scimmiotto sleg il cavallo e and con Tripitaka alla ricerca del discepolo perduto.
 proprio il caso di dirlo:

Per tener la via retta ti occorre la prudenza,
Scordando i desideri e la concupiscenza.

Ma se, in fin dei conti, non avete idea di che cosa era avvenuto a quel bestione di Porcellino, dovrete pure ascoltare il seguito!

CAPITOLO 24
UNA COPPIA DI RAGAZZINI IMMORTALI

IN CUI L'EMINENTE IMMORTALE FA INTRATTENERE IL SUO VECCHIO AMICO SUL MONTE DELLA LONGEVIT, E SCIMMIOTTO SOTTRAE FRUTTI DI GINSENG AL TEMPIO TAOISTA DELLE CINQUE FATTORIE.


Si diceva che i pellegrini si addentrarono nella foresta: non tardarono a scoprire il bestione legato a un albero. Soffriva dolori insopportabili e gemeva continuamente.
Scimmiotto si fece avanti ridendo: "Eccolo, il nostro bel genero! A quest'ora sta ancora l a gingillarsi e a farsi bello, invece di alzarsi per andare a ringraziare i parenti e a portare al maestro la buona novella. E la suocera? E tua moglie? Mi pare che ti abbiano ben impacchettato, e messo al palo della tortura."
Confuso e umiliato, Porcellino serr i denti e ammutol. Sabbioso sent compassione per lui, pos i bagagli e si avvicin per soccorrerlo e slegarlo.
Porcellino ringrazi tutti prosternandosi fino a toccare il suolo con la fronte. Si vergognava molto. Si ricordino questi versi, da cantare sull'aria della Luna sopra il fiume dell'Ovest:

L'amore  come una spada tagliente,
I suoi diletti conducono a morte.
Dolcissima fanciulla sedicenne
Ti espone a pi pericoli del diavolo.
Le tue risorse sono limitate,
Puoi solo spendere, non guadagnare.
Gestisci il capitale con prudenza
E senza sprechi, per farlo bastare!

Porcellino raccolse un pizzico di terra a mo'd'incenso, e preg rivolto allo spazio.
"Avevi riconosciuto i pusa?" chiese Scimmiotto.
"Mi girava la testa da non reggermi in piedi, vedevo doppio. Non avrei potuto riconoscere nemmeno mio padre."
Scimmiotto gli tese il biglietto. Leggendo i versi, Porcellino si sent ancor pi umiliato e pieno di vergogna.
"Il nostro secondo fratello e condiscepolo ne ha avuta proprio tanta, di fortuna!" sbott a ridere Scimmiotto. "Non uno, ma quattro pusa son piovuti dal cielo nel suo letto!"
"Non parlarne pi, ti prego. Mi sento proprio avvilito, escluso dal genere umano. Non sar mai pi cos sconsiderato. Dovessi rompermi le ossa e consumarmi le spalle sotto i carichi, seguir il maestro fino al paese dell'Ovest."
"Ora sei ragionevole" approv Tripitaka.
Il Novizio li guid alla strada maestra. Dopo un bel po'che camminavano, videro un'alta montagna che sbarrava il passaggio. Tripitaka tir le redini e pos il frustino.
"Discepoli" disse, "attenti a quella montagna: temo che ospiti diavoli ed esseri malefici pronti a nuocere."
"Siamo qui in tre, davanti al vostro cavallo" replic Scimmiotto. "Quale mostro pu farvi paura?"
Rassicurato, il reverendo riprese il cammino.
La montagna era magnifica:

Alta montagna dai ripidi fianchi
Che maestosa domina il paese:
Le radici piantate nel Kunlun
E la cima svettante nelle nuvole.
Sui ginepri si posano le gru
In bianche piume, ed i gibboni scuri
Saltan fra i rami reggendosi a liane.
Sul bosco verde chiaro si riflettono
Raggi di sole e fanno evaporare
Brume in lente volute. Si alza il vento
Dai profondi burroni e in movimento
Mette soffici nubi [...]
Vedi fiori sbocciare ed appassire.
 la superba cima uno spettacolo
Di picchi aguzzi su cui corron nuvole.

"Cari discepoli!" esclam allegro Tripitaka dall'alto della sua cavalcatura. "Da quando sono partito per l'occidente ho attraversato molti paesaggi montuosi; ogni volta c'era almeno qualche elemento sinistro e minaccioso, niente di simile al bellissimo spettacolo che ci offre questa montagna. Pu darsi che dipenda dalla prossimit al Monastero del Colpo di Tuono; se fosse cos, dovremmo incominciare a prepararci per incontrare con decoro e raccoglimento il Reverendo di tutti reverendi."
"Nemmeno per sogno!" rise Scimmiotto. "Ne abbiamo ancora molta, di strada da fare."
"A che distanza saremo dal Colpo di Tuono?" chiese Sabbioso.
"Cento ottomila li. S e no, avremo percorso la decima parte della distanza."
"Ma per quanti anni dovremo ancora camminare?" s'inquiet Porcellino.
"A voi due soli potrebbe bastare una diecina di giorni, saggi condiscepoli" rispose Scimmiotto. "Quanto a me, potrei andare e venire una cinquantina di volte in giornata, prima che scenda il buio. Ma il maestro? Lasciamo stare, non ci pensate."
"Consapevole del Vuoto, dicci invece quando possiamo arrivare" insist Tripitaka.
"Se incominciaste il cammino nella prima giovinezza e continuaste fino all'estrema vecchiaia, e poi riusciste a ricuperare la giovinezza, e ci si ripetesse mille volte: non credo che questo basterebbe per arrivare alla meta. Ma se realizzate con determinazione e sincerit la percezione della vostra natura di buddha, e vi dedicate ogni pensiero in ogni istante: questo s, pu bastare per giungere al Monte degli Avvoltoi."
"Fratello maggiore" intervenne Sabbioso, "anche se questa non  la regione del Colpo di Tuono, in un paesaggio cos bello e perfetto pu comunque abitare soltanto gente nobile e buona."
"Dici bene" approv Scimmiotto. "Nemmeno io vedo traccia di manifestazioni malefiche. Di sicuro  il paese di qualche santo o immortale. Possiamo percorrerlo passeggiando in tutta tranquillit."
In effetti il luogo si chiamava Monte della Longevit e vi si trovava un tempio taoista, detto delle Cinque Fattorie, in cui viveva un venerato immortale. Il suo nome in religione era Maestro del Primordiale Soggiogato, ma di solito lo si chiamava con il soprannome di Signore Uguale al Mondo. La specialit del tempio era la produzione di un frutto meraviglioso, che valeva pi di un tesoro; la sua origine risaliva all'inizio della separazione del caos, quando la nuvola primordiale incominciava appena a prender forma, ancor prima che si separassero cielo e terra. Dei quattro continenti dell'universo, solo quello dell'Ovest, e solo in questo tempio, produce ci che si chiama cinabro trasmutato vegetale, oppure frutto del ginseng. Il fiore richiede tremila anni per sbocciare; nel corso di tremila anni si va formando il frutto, che matura in non meno di altri tremila anni: diciamo, per prudenza, che dopo diecimila anni si pu mangiare un frutto. L'aspetto  un po'strano: il frutto si presenta come un neonato con meno di tre giorni di vita, ben formato in ogni parte, con le sue quattro membra e cinque sensi. Chi ha l'inaudita fortuna di annusare uno di questi frutti, ci guadagna trecento sessant'anni di vita. Arrivare a mangiarne uno, vale quarantasettemila anni di longevit.
Quel giorno il grande immortale del Primordiale Soggiogato era stato invitato dall'Imperatore di Giada nel palazzo celeste della Purezza Suprema, ad ascoltare un sermone sul frutto del caos primordiale secondo il Tao. Il grande immortale aveva addestrato nel tempo moltissimi discepoli, divenuti immortali a loro volta; ne aveva ancora con s quarantotto, che erano tutti completamente veri e avevano conseguito il Tao. Quarantasei lo avevano accompagnato nel mondo superiore ad ascoltare il sermone, mentre i due pi giovani erano rimasti a casa: Vento Puro, un ragazzo di mille trecentovent'anni, e Chiaro di Luna, un fanciullo che aveva appena compiuto mille duecento anni. Il maestro aveva detto loro: "Non mi posso sottrarre all'invito della nostra eminente e venerata divinit celeste: voi resterete tutti e due a sorvegliare la casa. Fra poco passer di qui un mio amico: trattatelo gentilmente. Potrete cogliere e offrirgli due frutti di ginseng, per testimoniargli il mio affetto dei vecchi tempi."
"Chi  questo amico? Vogliate dircelo perch possiamo riconoscerlo e trattarlo adeguatamente."
" un santo monaco al servizio dell'imperatore dei grandi Tang dell'Est. Il suo nome in religione  Tripitaka.  il bonzo che si sta recando nel Paradiso dell'Ovest per salutare il Buddha e sollecitare le scritture."
"Ma Confucio non diceva che non si consulta gente che segue un'altra via?(3)" obiettarono ridendo quei ragazzi leggeroni. "Siamo noi la Porta Misteriosa dell'Unit Suprema: perch dovremmo bazzicare bonzi?"
"Non capite ancora queste cose. Quel bonzo  la reincarnazione di Cicala d'Oro, il secondo discepolo del venerato Beato Buddha dell'Ovest. Feci la sua conoscenza cinquecento anni fa, a una festa Ullambana. Mi serv il t con le sue mani, mentre i figli del Buddha mi rivolgevano segni di rispetto. Perci lo considero un amico."
Queste parole convinsero i due giovani immortali a prendere sul serio le istruzioni ricevute. Prima di partire, il maestro raccomand: "I miei frutti sono contati. Ne potete cogliere due, non di pi."
"All'apertura del giardino" precis Vento Puro "ce ne eravamo divisi due, fra tutti noi. Ne restano ventotto. Non ci permetteremo certo di sprecarli."
"Naturalmente Tripitaka  un amico, ma  sempre meglio non fidarsi troppo: chiss che gente indisciplinata lo accompagna. Bisogna che non ne sappiano niente."
I ragazzi promisero, e l'immortale vol via verso il Cielo con tutta la classe.
Intanto i quattro pellegrini camminavano gi sulla montagna. Alzando gli occhi, scorsero torri e padiglioni che sbucavano da un boschetto di pini e di bamb.
"Consapevole del Vuoto, secondo te, di che cosa si tratta?" chiese Tripitaka.
"Tempio taoista o monastero buddista" rispose Scimmiotto, dopo aver esaminato i luoghi. "Ancora pochi passi, e lo sapremo di preciso."
Infatti giunsero presto al portale, dove si vedeva

Fresco e ombreggiato il pendio sotto i pini,
Sentiero solitario fra i bamb.
Le gru candide andavano e venivano,
Salivano e scendevano i gibboni.
Sullo stagno le lunghe ombre degli alberi,
Dentro le fenditure cresce il muschio. [...]
Avresti contemplato senza fine
Scene ispirate al Tao ed alla virt,
Vasta dimora di immortali e di.

Smontato da cavallo, Tripitaka not a sinistra dell'ingresso una stele con dieci grossi caratteri:

TERRA BENEDETTA DEL MONTE DELLA LONGEVIT
CIELO DELLA GROTTA DEL TEMPIO DELLE CINQUE FATTORIE

"In effetti, discepoli,  un tempio taoista" concluse Tripitaka.
"Maestro" insist Sabbioso, "a giudicare da com' bello e fresco questo posto, deve abitare qui un uomo nobile e buono. Perch non entriamo a vedere? E quando saremo sulla strada del ritorno, sarebbe bello ritornare da queste parti."
"Ben detto" approv Tripitaka.
Perci entrarono tutti insieme, e sopra la seconda porta videro il seguente distico di capodanno:

Residenza di eterna giovinezza,
Casa taoista di et uguale al Cielo.

Scimmiotto si mise a ridere: "Questo taoista si vanta per impressionare la gente. Quando buttai per aria tutto il paradiso, cinquecento anni fa, non trovai tante pretese nemmeno alla porta del signore Laozi."
"Lascia stare" intervenne Porcellino, "entriamo! Non si sa mai, questo taoista potrebbe anche avere acquisito qualche virt."
Sulla porta della seconda corte vennero loro incontro due giovanotti. Che aspetto avevano?

Lindi e puri fino all'osso, i musetti assai carini,
Aria vispa, in testa portano due ciuffetti di capelli.
Si direbbe che le tonache non racchiudano che nuvole,
Tanto vanno svolazzando, e le maniche fan vento.
I fermagli alle cinture sono teste di dragone,
Le scarpette lievi legano delle stringhe in vera seta.
No, non son gente qualsiasi; son speciali e assai eleganti,
Introdotti negli arcani: Vento Puro e Chiar di Luna.

I due ragazzi corsero loro incontro curvando la schiena e si inchinarono profondamente a Tripitaka, dicendo: "Reverendo maestro, vi preghiamo di scusarci. Vogliate accomodarvi all'interno."
Lietamente sorpreso dall'accoglienza, Tripitaka li segu nella sala grande, guardandosi intorno. Era una vasta sala a cinque campate, orientata a sud, con le pareti completamente ricoperte di pannelli scolpiti, pieni in basso e traforati in alto. I ragazzi ne aprirono parecchi e pregarono il monaco cinese di entrare. Al centro erano appesi i due grandi caratteri Cielo e Terra, ricamati in cinque colori. Su un tavolino da incenso in lacca rossa riccamente decorato era posato un brucia profumi a forma di vasetto, e accanto incenso della qualit pi fine.
Il monaco cinese si avvicin, prese con la mano sinistra alcune bacchette d'incenso e le mise nel brucia profumi; poi si prostern tre volte. Si rivolse quindi ai giovani immortali: "Il vostro tempio delle Cinque Fattorie  certo un grande centro di spiritualit nell'Ovest. Ma come mai non offrite culto ai tre puri, ai sovrani dei quattro orienti, alle divinit che governano il cielo, ma vi limitate a bruciare l'incenso ai due caratteri del Cielo e della Terra?"
"Non vi possiamo nascondere, maestro" rispose sorridendo uno dei due ragazzi, "che, anche di questi caratteri, solo il primo merita il nostro omaggio. Il secondo non dovrebbe nemmeno annusare il profumo del nostro incenso, bench il nostro maestro lo abbia messo l per adularne l'amor proprio."
"Come sarebbe a dire, adulare l'amor proprio?"
"I tre puri sono amici di famiglia, i quattro sovrani vecchi conoscenti, i nove luminari giovani colleghi e la divinit del Nuovo Anno, quando la invitiamo,  comunque un ospite di rango inferiore."
All'udire queste parole, Scimmiotto si piegava in due dalle risate.
"Cosa c' da ridere, fratello?" domand Porcellino.
"Ho sempre sostenuto che, come sbruffone, nessuno poteva competere con il vecchio Scimmiotto. Ma adesso trovo qui queste fighette taoiste, che son pi brave di me ad acchiappare vento e tritarlo fino fino."
"Il vostro maestro dov'?" inquis Tripitaka.
"Non  in casa,  partito, perch l'Imperatore di Giada lo ha invitato al palazzo celeste della Purezza Suprema, ad ascoltare un sermone sul frutto del caos primordiale."
Questo fu troppo per Scimmiotto, che esplose:
"Voi, merdoline taoiste, la sapete riconoscere la gente che incontrate? Ma lo sapete a chi state raccontando queste stronzate? E chi sarebbe questo famoso immortale dei castelli in aria, che ha invitato il vostro don Pisellone per predicargli sa il cacchio che cosa?"
Tripitaka si spavent; sapeva che, se i ragazzi si fossero provati a replicare, poteva uscirne un finimondo al di l di ogni possibilit di controllo. Perci credette necessario intervenire: "Consapevole del Vuoto, per favore, non aggredire. Andarcene via appena arrivati sarebbe segno di una deplorevole mancanza di sentimento ecumenico. Anche il proverbio dice che cane non mangia cane. Il loro maestro non  nemmeno qui, perch prendersela con loro? Vai a far pascolare il cavallo. Intanto Sabbioso sorveglier i bagagli. Dovresti dire a Porcellino di aprire il sacco del grano e di farsi prestare forno e pignatte per cuocere il cibo. Quando ripartiremo, pagheremo qualche sapeca per la legna che avremo consumata, e questo  quanto. Fate come vi ho detto e lasciatemi qui a riposare un po'. Dopo mangiato, ripartiremo subito."
I tre, in effetti, se ne andarono a svolgere i compiti assegnati.
Chiaro di Luna e Vento Puro erano rimasti impressionati: "Che bonzo energico!  un vero santo del Paradiso dell'Ovest, disceso in terra senza offuscare la sua natura originaria. Il nostro maestro ci aveva incaricato di offrirgli il ginseng per testimoniare la sua vecchia amicizia, ma ci aveva anche messo in guardia contro i suoi servitori: in effetti sono molto rozzi, e che facce patibolari! Per fortuna li ha allontanati. Se fossero rimasti qui, di ginseng non si sarebbe potuto nemmeno parlare."
"Fratello" mormor Vento Puro, "in realt non ci siamo ancora accertati che questo bonzo sia proprio l'amico del nostro maestro. Sar meglio che glielo chiediamo, per essere sicuri di non commettere sbagli."
I due ragazzi si fecero nuovamente avanti: "Permetteteci di chiedere se siete voi Tripitaka dei grandi Tang, che si reca al Paradiso dell'Ovest in cerca delle scritture."
"Sono proprio io" rispose Tripitaka, restituendo il saluto. "Ma voi come sapete il mio umile nome?"
"Prima di partire il nostro maestro ci aveva raccomandato di venirvi incontro per strada. Ma voi siete arrivato cos presto, che non abbiamo avuto modo di adempiere l'incarico. Vogliate sedervi, maestro, e consentire ai vostri discepoli di servirvi il t."
"Mi confondete con le vostre squisite cortesie."
Chiaro di Luna corse a preparare una tazza di t profumato e venne a servirla al reverendo. Bevuto il t, Vento Puro disse al condiscepolo: "Andiamo a raccogliere la frutta: dobbiamo ubbidire alle istruzioni del nostro maestro."
I due ragazzi chiesero licenza a Tripitaka e ritornarono nella propria camera, dove l'uno prese un martelletto d'oro e l'altro un vassoio da cinabro, di cui copr il fondo con fazzoletti di seta. Poi uscirono nel giardino, dove Vento Puro si arrampic sull'albero per battere i frutti con il martelletto, mentre Chiaro di Luna, ai suoi piedi, li riceveva nel vassoio. In un momento, l'uno stacc due frutti e l'altro li prese in consegna. Rientrarono nella sala grande e li offrirono al monaco cinese: "Il nostro tempio delle Cinque Fattorie  sperduto in mezzo a montagne senza risorse; non abbiamo altro da offrirvi che questi due frutti, semplici prodotti locali, che forse potreste trovare dissetanti."
Tripitaka fremette d'orrore e fece precipitosamente due passi indietro, esclamando: "Bont divina! Eppure quest'anno il raccolto non  stato tanto cattivo da ridurci alla fame e al cannibalismo. Come potete pensare che mi disseti mangiando neonati?"
"Questo bonzo" pens Vento Puro "vive tutto nello spazio in cui combattono labbra e lingua,  immerso nell'oceano del bene e del male: le sue percezioni sono volgari, non sa riconoscere questo tesoro eccezionale della nostra casa di immortalit."
Chiaro di Luna cerc di spiegare: "Questo prodotto si chiama frutto di ginseng e non c' alcuna controindicazione a mangiarne. Assaggiatene uno!"
"Ma via! Chiss quanto avranno sofferto i genitori che lo hanno concepito e messo al mondo. Voi glielo rapite, prima che abbia tre giorni, e me lo servite come un frutto commestibile.  criminoso!"
"Scusate, ma questa cosa  cresciuta su un albero" precis Vento Puro.
"Che incredibili sciocchezze! Forse che i beb spuntano sugli alberi? Portate via questa infamia!"
Di fronte al veemente rifiuto, i ragazzi portarono il vassoio nella propria camera. Bisogna ammettere che quella  frutta strana: non si pu conservarla, perch presto indurisce e diventa immangiabile. Perci non poterono far altro che sedersi sul bordo del letto e mangiarsela.
Ahim, chi avrebbe immaginato il disastro imminente! Il fatto  che la loro camera era accanto alla cucina, e le pareti erano molto sottili: si udivano anche i bisbigli. Porcellino stava appunto preparando da mangiare, e gi aveva ascoltato le loro battute sul martelletto e sul vassoio da cinabro, prendendone nota. Ora li ud di nuovo che discutevano del monaco cinese, che non aveva riconosciuto i frutti di ginseng e li aveva costretti a portarli via per mangiarseli da soli. La conversazione fece venire l'acquolina in bocca a Porcellino: "Quanto mi piacerebbe assaggiarli!" si diceva. Ma siccome era un balordo, non sapeva far nulla senza averne prima discusso con Scimmiotto. Non faceva pi attenzione ai fornelli, tendeva continuamente il collo per vedere se il condiscepolo fosse di ritorno. In effetti dopo un po'lo vide ritornare e legare il cavallo a un albero di sofora. Scimmiotto si stava dirigendo verso il retro, quando vide Porcellino che faceva segni disperati dalla finestra della cucina e gridava: "Vieni da questa parte!"
Scimmiotto fece dietro front e si affacci alla porta della cucina, esclamando: "Che c', bestione, perch gridi? Avrai poco riso, suppongo. Preparane per il vecchio secondo il suo appetito; noi ne mendicheremo dell'altro nelle case che ci sono pi in l lungo la strada, ecco tutto."
"Vieni dentro. No, non  questione di riso. Lo sai che in questo tempio c' un tesoro?"
"Che tesoro sarebbe?"
"So come si chiama, ma non l'ho mai visto" sghignazz Porcellino. "E anche tu, se te lo portassero, non ci capiresti niente."
"Mi prendi in giro, scemo? Ho cercato il Tao per cinquecento anni, ho vagabondato ai quattro angoli dell'universo. Non ci dovrebbe essere molta roba che io non abbia mai visto."
"Li hai mai visti i frutti del ginseng?"
"No,  vero, non li ho mai visti; ne ho solo sentito parlare. Sarebbero il cosiddetto cinabro trasmutato vegetale, e dovrebbero essere il non plus ultra per procurare longevit. E dove si trovano?"
"Si trovano in questo posto. Quei ragazzi ne hanno offerto due al maestro, che li ha scambiati per neonati e non ha osato mangiarli. I ragazzi ne hanno approfittato per spassarsela. Se il maestro non li voleva, avrebbero dovuto offrirli a noi; invece si sono chiusi nella loro camera e ne hanno fatto una scorpacciata. Figrati che li sentivo succhiare di gusto, mi han fatto venire una voglia! Vorrei sentire anch'io che sapore hanno, ma non sapevo come fare. Ho pensato a te, che sei sempre pieno di risorse. Vai nel giardino a sgraffignarne qualcuno, cos ce ne facciamo un'idea. Ti va?"
"Niente di pi facile. Aspetta qui, che te ne porto subito."
Mentre si volgeva bruscamente e stava per andarsene, Porcellino lo trattenne: "D, fratellino, quelli l parlavano di un martelletto d'oro che occorre per farli cadere. Bisogna seguir le regole, perch poi non si accorgano di niente."
"So, so!"
Quando il grande santo, resosi invisibile, penetr nella cella, i due ragazzi non c'erano pi; dopo aver mangiato i frutti, erano ritornati nella sala a conversare con il monaco cinese. Scimmiotto cerc in tutti gli angoli qualcosa che assomigliasse a un martelletto d'oro, e fin per scoprire una piccola barra di oro rosso, lunga un paio di piedi e grossa un pollice, appesa al graticcio della finestra; a un capo s'ingrossava alle dimensioni di una testa d'aglio, l'altro capo era forato e vi passava una funicella di lana verde, che serviva appunto per appenderla.
"Sar questo il martelletto d'oro" si disse Scimmiotto; lo prese usc dalla cella. Corse dietro l'edificio, spinse una porta e si trov in un bel giardino. Eccolo qua:

Le barriere vermiglie, le balaustre preziose,
Minuscole colline, vallette deliziose,
Fiori rari e svettanti bamb nel cielo azzurro.
Lo snello padiglione quasi scompare immerso
Fra i rami traboccanti di un gigantesco salice.
Terrazza della luna, che alti pini colorano.
L'erba verde  trapunta di rosse melagrane.
L'orchidea delle sabbie d riflessi azzurrini
All'acqua del ruscello, che scorre inesauribile
Riflettendo le grandi chiome che la proteggono [...]
Luogo pi incantatore non potresti trovare:
 certo il pi bel parco fiorito d'Occidente.

Scimmiotto non si stancava di contemplare. Poi scopr un'altra porticina e, spingendola, si trov nell'orto:

Si trovano i legumi delle quattro stagioni:
Spinaci, porri, bietole, con sedani ed epatiche,
Germogli di bamb, zenzero, agli e cipolle,
Coriandolo e scalogno, le zucche ed i meloni.
Carfani ed artemisie, lagenarie e piantaggini,
Come le melanzane, attendono il trapianto.
Carote, rape e tuberi crescono sottoterra.
Senapi ed amaranti crescon qua e l fra i cavoli.

Scimmiotto pensava: "A questo taoista piace mangiare ci che semina."
Attraversato l'orto, c'era una terza porticina, che spalanc: al centro dello spazio che si apriva, c'era un solo albero gigantesco, dalla chioma foltissima e aromatica. La forma delle foglie ricordava il banano, ma esse salivano a mille piedi di altezza. Il tronco aveva una circonferenza di sette od otto tese.
Appoggiandosi all'albero, Scimmiotto guard su e vide un frutto di ginseng pendere da un ramo rivolto a mezzogiorno; sembrava davvero un neonato, con il picciolo che spuntava come una piccola coda. A vederlo dondolare lass, si sarebbe detto che il beb agitasse disperato braccia e gambe, scuotesse la testa e strillasse al vento che lo agitava. Scimmiotto si sent pieno di soddisfazione e si congratul con s stesso: "Ecco una bella e buona cosa, che non si vede tutti i giorni."
Nessuno vale una scimmia, per arrampicarsi su un albero a rubare frutta. Appena sfiorato dal martelletto d'oro, il frutto si stacc e cadde. Scimmiotto salt gi e lo and a cercare nell'erba, ma non ne trov traccia; frug a lungo inutilmente.
"Che cosa strana!" si disse Scimmiotto. "Ha delle specie di gambe, supponiamo pure che sappia usarle per camminare; ma come avrebbe fatto a scavalcare un muro cos alto? Credo di capire: l'avr raccolto la divinit locale del giardino, per impedirmi di rubarlo."
Tracci un incantesimo e recit la sillaba om, per costringere il dio del giardino a presentarsi. Questi comparve, s'inchin e chiese: "Mi avete chiamato, grande santo? Che cosa posso fare per servirvi?"
"Non sai che il vecchio Scimmiotto  il pi famoso ladro solitario di tutto l'universo? L'anno in cui rubai le pesche di immortalit, saccheggiai le riserve di vino di Sua Maest e depredai le pillole di elisir, nessuno os pretendere di dividere con me. E tu, per qualche misero pezzo di frutta che stavo sgraffignando, pretenderesti di avere la prima scelta? La frutta che spunta sugli alberi, pu beccarla ogni uccello che passa. Non sono nemmeno sicuro che sia un furto. Ma tu come ti sei permesso di portarmela via, dopo che l'avevo fatta cadere?"
"L'umile divinit che sono  accusata a torto, grande santo. Quel tesoro  un prodotto di immortali terrestri, mentre io sono un immortale del mondo dei fantasmi. Non avrei mai l'audacia di impadronirmi di quella roba, non mi sono mai permesso nemmeno di annusarla."
"Se non l'hai presa tu, come ha fatto a scomparire?"
"Forse voi conoscete soltanto l'efficacia di quel prezioso prodotto per acquistare longevit, ma non sapete le sue origini."
"Perch, che origini ha?"
"Questo prezioso prodotto richiede tremila anni perch il fiore si schiuda, altri tremila per formare il frutto, e almeno altri tremila perch maturi. In diecimila anni, l'albero ne produce solo trenta. Chi ha la fortuna di annusarli vive trecento sessant'anni; chi ne mangia, quarantasettemila anni. Tuttavia il prodotto teme i cinque elementi."
"E che cosa vuol dire?"
"Se lo tocca il metallo, il frutto cade; se lo tocca il legno, si dissecca; nell'acqua si dissolve; il fuoco lo calcina; la terra lo assorbe. Per questo motivo lo si bacchia con uno strumento di metallo; ma occorre poi raccoglierlo su un vassoio foderato di fazzoletti di seta. Se si usasse il legno, il frutto si disseccherebbe, diventerebbe immangiabile e comunque inefficace. Per consumarlo, semmai, si pu scioglierlo in una tazza di porcellana riempita di acqua pura. Calcinato dal fuoco non servirebbe pi a nulla. Quanto al contatto con il suolo, lo avete appena sperimentato: la terra lo ha subito assorbito, e non ne  rimasta traccia. E questa  una terra vecchia di quarantasettemila anni, una zappa di diamante non riuscirebbe nemmeno a graffiarla tanto  dura: tre o quattro volte di pi del ferro forgiato. Perci consumare quel frutto allunga tanto la vita. Se vostra santit non mi crede, provi a colpire il suolo."
Scimmiotto tir fuori la sbarra cerchiata d'oro e la batt in terra con tutte le forze. La sbarra fece un gran rimbalzo, con un rumore di tuono, ma sul suolo non rest alcun segno.
"Guarda, guarda!" diceva Scimmiotto. "E pensare che la mia sbarra polverizza le rocce e lascia il segno anche sul ferro forgiato. Qui non  rimasto nemmeno un graffio. Devo ammettere che ti avevo accusato a torto; vai pure."
La divinit locale torn subito a rimpiattarsi nel suo santuario.
Scimmiotto ci pens su e trov una soluzione: si arrampic di nuovo sull'albero e, mentre con una mano impugnava il martelletto, con l'altra sollevava un lembo della sua lunga tunica di broccato, in modo da formare un sacco. Insinuandosi fra i rami e allontanando le foglie, riusc a far cadere nel sacco tre frutti. Poi salt gi e ritorn alla cucina, dove Porcellino gli chiese: "Ce l'hai fatta?"
"E questi che cosa sono? Il vecchio Scimmiotto non sbaglia mai il colpo. Per frutti cos rari, non possiamo dimenticare Sabbioso: dagli una voce."
Porcellino lo chiam facendo gran segni: "Consapevole della Purezza, da questa parte!"
Sabbioso pos i bagagli e corse in cucina a chiedere: "Che cosa c', fratelli?"
"Guarda qua" rispose Scimmiotto, aprendo la piega della sua tunica. "Hai un'idea di che cosa siano?"
"Si capisce, sono frutti di ginseng" disse Sabbioso.
"Ma allora tu conosci gi questa roba. Dove li hai mangiati?"
"Non li ho mai mangiati; ma quand'ero generale delle Cortine Arrotolate, e scortavo il carro di fenice dell'Imperatore di Giada alla Festa della Pesche di Immortalit, mi  capitato di vedere degli immortali d'oltremare che portavano questa roba in omaggio. Vedere, ho visto; ma senza mai assaggiare. Fratello, ne fai assaggiare un po'anche a me?"
" fuori discussione; ne ho preso apposta uno per ciascuno di noi."
Cos ciascuno ebbe il suo frutto da mangiare. Ma Porcellino aveva una bocca molto capace, e il ventre ancora di pi. Fin da quando aveva colto la conversazione fra i due ragazzi, si era sentito come se vermi voraci gli brulicassero nello stomaco. Come vide i frutti, si butt avanti a bocca spalancata e ne inghiotti uno tutto intero: cadde nel suo ventre con un tonfo, come un sasso nel pozzo. Poi incominci a stralunare gli occhi con aria mortificata e chiese a Scimmiotto e a Sabbioso: "Voialtri che cosa avete l da mangiare?"
"Ginseng" disse Sabbioso.
"Che sapore ha?"
"Consapevole della Purezza" intervenne Scimmiotto, "non gli badare. Ha mangiato lui per primo. Dove vuole andare a parare?"
"Fratello" fece Porcellino, "il guaio  che l'ho mandato gi di furia, invece di masticare bene e di assaporare come state facendo voi. Mi  scappato gi per la gola, senza che riuscissi a capire se aveva nocciolo o no. Fratello, le buone azioni non si devono lasciare a met. Ricominciano a brulicarmi quei vermi nella pancia. Perch non me ne vai a prendere un altro, tanto perch possa sentire anch'io il sapore?"
"Mai contento, mai sazio!" esclam Scimmiotto. "Questi non sono i soliti quintali di riso o di tagliatelle di cui ti imbottisci a ogni occasione. Questa  roba che ne crescono trenta in diecimila anni. Poterne mangiare uno solo nella vita  gi una fortuna incredibile, toccata a ben poca gente. Basta, piantala!"
Si alz, gett il martelletto nella cella vicina attraverso un buco nel graticcio della finestra, e non si occup pi di Porcellino.
Intanto il bestione borbottava senza posa. Quando i due ragazzi ebbero occasione di ritornare nella loro camera, lo sentirono lamentarsi di aver inghiottito il ginseng senza sentirne il sapore e di non poterne avere dell'altro. Vento Puro si mise in allarme e disse a Chiaro di Luna: "Lo hai sentito, quel bonzo grassone, che parla di ginseng? Il nostro maestro ci aveva raccomandato di guardarci da questa gente. Non sar, per caso, che ci abbiano rubato la nostra frutta preziosa?"
"C' davvero qualcosa che non va, fratello" rispose Chiaro di Luna. "Guarda qui, il martelletto d'oro  caduto per terra. Come mai? Sar meglio che diamo un'occhiata in giardino."
Infatti vi si precipitarono, e trovarono la porta aperta.
"Ma io l'avevo chiusa" si spavent Vento Puro. "Che cos' successo qui?"
Attraversarono di corsa il giardino, e trovarono aperta anche la porta dell'orto. Si precipitarono nel posto del ginseng e, naso all'aria, si misero a contare i frutti che pendevano dall'albero. Rifecero il conto in senso orario e nell'altro senso, ma non riuscivano a vedere pi di ventidue frutti.
"Te ne intendi di conti?" chiese Chiaro di Luna.
"La contabilit un po'la conosco" rispose Vento Puro. "Vediamo di ricapitolare.
"In partenza c'erano trenta frutti. All'inaugurazione del parco, il maestro ne fece staccare due; cos ne rimanevano ventotto. Due li abbiamo colti noi poco fa per il monaco cinese: dovrebbero restarne ventisei. Invece non se ne vedono pi di ventidue. Questo vuol dire che ne mancano quattro, giusto? Non pu essere stata che quella banda di furfanti. Andiamo a dire il fatto suo al monaco cinese."
Corsero dritti dal giardino alla sala grande. Tesero contro l'interdetto Tripitaka il dito accusatore e lo trattarono di crapa pelata, di topastro rubalardo, di tutto quello che gli venne in mente; una bella litania di insulti piuttosto volgari, che Tripitaka a un certo punto interruppe dicendo: "Ragazzi miei, che cosa vi salta in mente? Cercate di calmarvi. Se avete qualcosa da dirmi, spero che potrete trovare un modo civile per farmelo sapere. Ma, di grazia, smettete di parlare a vanvera."
"Sei sordo?" grid Vento Puro. "Noi parleremmo a vanvera, come barbari? Ma tu i frutti di ginseng li hai rubati! Non penserai mica di farci tacere!"
"Che cosa sono, i frutti di ginseng?"
"Te ne abbiamo offerti poco fa; ti facevano impressione, sembravano neonati, no?"
"Emituofo! Quella cosa orribile, che mi ha fatto fremere appena l'ho vista, l'avrei rubata per mangiarla? Ma nemmeno nel pi tremendo attacco di bulimia mi verrebbe in mente di fare una cosa simile. Non si deve accusare la gente a torto."
"Pu darsi che non l'abbiate mangiata voi" concesse Vento Puro, "ma che lo abbiano fatto i vostri."
"Questo, non saprei,  possibile; ma vi prego, non gridate. Lasciate che li interroghi. Se fosse vero, li costringer a rifondere il danno."
"Rifondere il danno!" esclam Chiaro di Luna. "Non penserete che sia roba che si possa trovare in vendita!"
"Se il danno  irreparabile, varr il detto giustizia e bont valgono mille monete d'oro: gli dir di chiedere scusa, e non ci sar altro da fare. Del resto, non sappiamo ancora se sono stati loro."
"E chi sarebbe stato, se no? hanno anche bisticciato ad alta voce sulla divisione del bottino."
"Discepoli!" grid Tripitaka. "Venite qui subito! Tutti!"
Udendo l'appello, Sabbioso fu preso dal panico: "Dio che disastro! Devono avere scoperto tutto. Il maestro ci vorr interrogare, quei piccoli taoisti ci vorranno vituperare, che altro pu essere?"
"S,  molto imbarazzante" confess Scimmiotto. " solo una storia di roba da mangiare, ma confessare vuol dire ammettere che siamo arrivati a rubare per pura ghiottoneria. Sar meglio negare."
"Proprio cos, hai ragione. Teniamo tutto nascosto, e basta" approv Porcellino.
I tre complici uscirono in fila dalla cucina, uno dietro l'altro, e si avviarono verso la sala grande ostentando un volto spensierato.
Probabilmente non saprete, in fin dei conti, come negarono il loro misfatto; non vi resta dunque che di ascoltare il seguito.

CAPITOLO 25
IL GINSENG SRADICATO

IN CUI L'IMMORTALE DEL PRIMORDIALE SOGGIOGATO CATTURA I PELLEGRINI, E SCIMMIOTTO METTE SOTTOSOPRA IL TEMPIO DELLE CINQUE FATTORIE.


Quando i tre discepoli giunsero nella sala grande, dissero al maestro: "Il riso  quasi pronto. Occorre qualcosa?"
"Discepoli, non  del pranzo che vi volevo parlare. In questo tempio ci sono dei frutti particolari, che si chiamano ginseng e assomigliano a neonati. Chi di voi ne ha rubati e mangiati?"
"Io non voglio storie" farfugli Porcellino. "Io non so niente e non ho visto niente."
" stato quello che ride!" grid Vento Puro. " stato lui!"
"Il vecchio Scimmiotto  nato allegro e ride sempre: non vorrai mica che mi metta a piangere perch tu non trovi la frutta."
"Discepolo" intervenne Tripitaka "calma! Noi che abbiamo abbandonato le nostre famiglie non possiamo mentire, e non ci  consentito di godere qualsiasi vantaggio a scapito della nostra coscienza. Se avete mangiato quei frutti, dovete chiedere scusa. Che senso ci sarebbe a negarlo a tutti i costi?"
L'argomentazione del maestro parve a Scimmiotto molto sensata, e si decise a dire la verit: "In realt non  stata colpa mia. Porcellino aveva origliato la conversazione dei giovanotti di l dalla parete e gli era venuta una gran voglia di assaggiare un cibo sconosciuto; perci mi ha mandato a coglierne tre. Ne abbiamo mangiato uno per uno. Ci che  mangiato, non c' pi. Che ci si pu fare?"
"Quattro, ne hanno rubati!" protest Vento Puro. "E secondo questo bonzo, non sarebbero dei banditi!"
"Emituofo! Se ne sono scomparsi quattro, perch noi ne abbiamo visti solo tre? Uno lo avevi fatto scomparire tu!" grid quel cretino di Porcellino, facendo un gran baccano.
Dal momento che l'esito dell'interrogatorio confermava i loro sospetti, i due piccoli immortali divennero pi arroganti che mai. I denti d'acciaio del grande santo stridevano di furore represso, roteava gli occhi furibondi, tastava con mani nervose la sua sbarra cerchiata d'oro con una voglia incontenibile di adoperarla: "Maledetti discoli, va bene! Gli lascio l'ultima parola. Incasso e non dico niente, ma la cosa non finisce qui: giuro che quella frutta del diavolo non la manger pi nessuno."
E bravo Scimmiotto! Si strapp un pelo dalla nuca, vi alit un soffio magico e lo trasform in un altro s stesso. Lasci questo sosia a sorbirsi pazientemente le ramanzine dei due pupattoli, e se ne and dritto filato all'albero di ginseng. Tir fuori la sua sbarra cerchiata d'oro e, con un solo botto tanto poderoso da rovesciare una montagna, lo abbatt.

Povera pianta! Sconvolta la chioma,
Mostra le sue radici a cielo aperto.
L'elisir vegetale dei taoisti
Con questo colpo  perduto per sempre.

Rovesciato l'albero, il grande santo frug tra le fronde in cerca dei frutti, ma non trov niente. Il fatto  che i frutti erano caduti all'urto della sbarra di metallo, avevano toccato il suolo e ne erano stati immediatamente assorbiti.
"Amen" si disse Scimmiotto. "Meglio allontanarsi."
Nascose la sbarra, ritorn al punto di partenza e ricuper il suo pelo; nessuna persona ordinaria avrebbe potuto accorgersi di queste operazioni, tanto rapidamente venivano eseguite.
I due giovani immortali si stavano cavando il gusto di maledire a saziet i poveri pellegrini, quando Vento Puro si sent sfiorare da un dubbio: "Chiaro di Luna, hai visto come incassano tutto questi bonzi? Gliene abbiamo dette di tutti i colori, ma loro non fiatano. E se dopo tutto non avessero rubato? Se avessimo contato male noi, a quell'altezza e in mezzo ai rami? Non li vorrei insultare a torto; forse  meglio fare un'altra verifica."
"Hai ragione" rispose Chiaro di Luna.
Ritornano nel parco, e la prima cosa che vedono  il gigantesco groviglio delle radici rivolte al cielo; rami spezzati, foglie cadute, di frutti nemmeno l'ombra. A Vento Puro non reggono pi le gambe, e cade a terra; Chiaro di Luna si sente la schiena spezzata, trema tutto, gli si odono scrocchiare le ossa. A entrambi sembra di morire. Lo testimoniano i versi:

Giunsero al Monte di Longevit,
Dove Scimmiotto distrusse il cinabro
Vegetale. Strappata la radice
Dell'immortalit, restan ghiacciati
D'orrore Vento Puro e Chiar di luna.

Giacevano entrambi nella polvere, balbettavano parole incoerenti e ripetevano: "E adesso che si fa? Come faremo? Il cinabro distrutto! La discendenza interrotta! Che dir il maestro?"
Chiaro di Luna fu il primo a riprendersi: "Conviene che ci sforziamo di controllarci, caro fratello e condiscepolo. Ricomponiamoci, per non allarmare prematuramente questi bonzi. Di certo sono stati loro: quello con la faccia pelosa e la voce da duca del tuono deve aver usato la magia per devastare il nostro tesoro. Se discutiamo con lui negher, finiremo per litigare e verremo alle mani. Credi che noi due potremmo farcela, contro loro quattro?  meglio l'astuzia; diciamo loro che non manca nulla, che avevamo sbagliato il conto, e presentiamo le nostre scuse. Il loro riso sar cotto: aspettiamo che si siedano a tavola, portiamo loro qualche piattino di contorno per prolungare il pasto e intanto ci prepariamo, io a destra e tu a sinistra dell'ingresso. Quando avranno le ciotole in mano, chiudiamo la porta e tiriamo il catenaccio, verifichiamo che siano chiuse tutte le altre porte del tempio e li mettiamo al sicuro, perch non possano fuggire. A questo punto attenderemo il ritorno del maestro: decider lui della loro sorte.  un vecchio amico del bonzo; se vorr perdonarlo, sar effetto della sua bont. In ogni caso, avremo almeno catturato i criminali:  l'unica cosa che possiamo fare per attenuare la nostra colpa."
"Mi sembra sensato, sono d'accordo" approv Vento Puro.
Perci ritornarono nella sala grande, sforzandosi di assumere un'aria disinvolta e un viso rasserenato. Si inchinarono al monaco cinese e gli dissero: "Maestro, speriamo che ci vorrete perdonare le parole grossolane e offensive che vi abbiamo rivolto poco fa."
"Che cosa intendete dire?" si meravigli Tripitaka.
"In realt i frutti non sono scomparsi. Avevamo contato male noi, fra quel fogliame folto a grande altezza. Ora abbiamo verificato e constatiamo che i conti tornano" precis Vento Puro.
Porcellino ne approfitt subito per assumere un tono di dignit offesa: "Avete visto, pasticcioni? Questi pivelli ci sono venuti a insultare a casaccio, senza avere idea di come stavano le cose. E cos ci avete accusato ingiustamente:  una bella porcheria!"
Scimmiotto, che sapeva tutto, si arrovellava dentro di s senza dir parola: "Perch parlano cos? Perch mentono? I loro frutti glieli ho sistemati io una volta per tutte, a meno che sappiano come rendere la vita ai morti."
"Se le cose stanno cos" concluse Tripitaka, "si serva il riso; partiremo dopo pranzo."
Porcellino and a riempire le tazze, mentre Sabbioso disponeva tavola e seggiole. I due ragazzi procurarono molti piattini di verdure, melanzane e zucchini in salsa di soia, navoni in feccia di vino, fagiolini sottaceto, radici di loto marinate, cavolo rosso sotto senape. Poi recarono una teiera colma e due caraffe di vino, e si affaccendarono a mescere. Ma quando i pellegrini ebbero le loro ciotole in mano, i due ragazzi si ritirarono precipitosamente, chiusero i battenti della porta principale e li sbarrarono con un grosso catenaccio di rame a due lucchetti.
"Che cosa fate, giovanotti?" esclam ridendo Porcellino. "Sono ben strane le usanze del paese. Ci si chiude a chiave per pranzare, da queste parti?"
"Proprio cos" rispose da fuori Chiaro di Luna. "Apriremo quando avrete vuotato i calici fino in fondo."
Ma Vento Puro perse le staffe: "Maledette zucche pelate, ghiottoni svergognati! Non vi  bastato rubare i nostri frutti di immortalit, avete anche abbattuto l'albero, avete sradicato il nostro santuario, e non vi vergognate di parlare con quel tono? E voi vorreste raggiungere il Paradiso dell'Ovest e vedere in faccia il Buddha? Ma sapete, invece, quante volte ancora dovrete spingere il carro delle reincarnazioni, e quali forme schifose dovrete assumere?"
A queste parole la ciotola di riso cadde di mano a Tripitaka e un grande peso gli grav sul cuore.
I ragazzi tirarono i catenacci delle porte tutto intorno, poi ritornarono davanti alla porta principale e vi restarono fino a sera a proferire vituperi: ladri di qua, briganti di l; infine se ne andarono a cena e si misero a letto.
Tripitaka se la prendeva con Scimmiotto: "Benedetto zuccone di una scimmia! Ci metti sempre nei guai. Dopo tutto la frutta l'avevi rubata davvero; potevi lasciarli sfogare, incassare gli insulti che ti eri andato a cercare e chiuderla l. Che bisogno c'era di abbattergli l'albero? In un caso del genere, se ti citassero in giudizio, non ti assolverebbe nemmeno tuo nonno."
"Maestro, non vi riducete in questo stato" replic Scimmiotto asciugandogli la fronte sudata. "Quei ragazzotti sono andati a nanna: lasciamoli dormire. Noi intanto ce ne andremo via di qua."
"Ma hanno tirato tutti i catenacci" obiett Sabbioso; "ci hanno chiuso dentro. Come si fa a uscire?"
"Non ti preoccupare, il vecchio Scimmiotto sa sempre cavarsela. Ho gi in mente come fare."
"Si capisce, non c' pericolo che tu non te la cavi" replic Porcellino. "Tu diventi un insettino e voli via da una fessura. Ma noi che non ci sappiamo trasformare, resteremo qui come fessi a prenderci tutte le colpe: noi dobbiamo pur preoccuparci!"
"Non ce lo far, lo scherzo di scappare da solo e di lasciarci qui" intervenne Tripitaka. "Perch, se ci provasse, io reciterei un certo sutra ben noto, che gli farebbe cambiare idea."
"Maestro, che sutra ?" domand Porcellino, inquieto ma a un tempo molto interessato. "Ho sentito parlare del Srangama stra, del sutra del Loto della Buona Legge, del sutra del Pavone, del sutra di Guanyin, del sutra del Diamante; il sutra Ben Noto non lo avevo mai sentito."
"Fratellino, ma allora non lo sai? Il cerchio d'oro che porto in capo" spieg Scimmiotto " un regalo della pusa Guanyin al nostro caro maestro, che mi ha indotto con l'inganno a posarlo sulla testa, dove ha messo radici: adesso  impossibile toglierlo. Il sutra di cui parlava il maestro  un incantesimo che stringe il cerchio. Se lo recita mi fa venire il mal di testa; si tiene in mano questo mezzuccio per mettermi in difficolt. Maestro, lasciate stare, non ho mai pensato di piantarvi in asso. Vi garantisco che ce ne andremo tutti insieme."
Intanto cal la notte.
"A quest'ora la musica  finita, si alza la luna in ciel;  il momento buono per filarcela" dichiar Scimmiotto.
"Ma non  il momento di prenderci in giro" brontol Porcellino. "Come squagliarsela da tutte queste porte sbarrate?"
"Ti far vedere un'altra delle mie abilit" replic Scimmiotto impugnando la sua sbarra. Le impresse il movimento che apre le serrature e la punt verso la porta: con un fracasso di metallo spezzato, i catenacci caddero a terra e i battenti si spalancarono violentemente, come per un colpo di vento.
"Che bel lavoretto!" esclam Porcellino. "Nessun fabbro saprebbe far meglio."
"Queste sono porte da ridere. Con una buona concentrazione, farei saltare le serrature della porta est del Cielo."
Scimmiotto invit il maestro a uscire e a rimontare a cavallo, e si lanciarono sulla strada maestra dell'Ovest, Sabbioso accanto al cavallo e Porcellino dietro con i bagagli.
"Non prendetevela troppo calda!" grid Scimmiotto. "Datemi il tempo di assicurarmi che i bambini facciano la nanna, diciamo un mesetto di sogni d'oro."
"Discepolo!" s'inquiet Tripitaka. "Non devi attentare alla loro vita, altrimenti aggraverai la tua posizione: ti renderai colpevole di omicidio a scopo di lucro."
"So, so" rispose Scimmiotto. Fece dietro front, rientr nel tempio e si accost alla cella in cui dormivano i due giovani taoisti.
Portava con s, legati alla cintura, certi insetti del sonno che aveva vinto giocando a indovinala grillo con il re celeste Anima Lunga, alla porta orientale del Cielo. Li palp per scegliere i due pi grassocci e li gett con un buffetto attraverso un forellino della finestra. I due volarono dritti in faccia ai dormienti e li punsero; il loro sonno divenne tanto profondo, che non li avrebbero svegliati le trombe del giudizio.
Scimmiotto raggiunse a gran passi Tripitaka e gli altri pellegrini, che si affrettavano lungo la strada maestra.
"Questa scimmia sar la mia morte!" gemette Tripitaka. "Per colpa della tua ghiottoneria, devo passare la notte in bianco."
"Non me ne vogliate troppo. Potete riposare un po'in questo bosco lungo la strada: quando vi sentirete ristorato, ripartiremo."
Al reverendo non rest che scendere da cavallo e sedersi ai piedi di un pino in posizione di meditazione. Sabbioso diede un grande sbadiglio e si addorment subito. Cos fece anche Porcellino, appoggiando il capo su una roccia a mo'di guanciale. Scimmiotto aveva altri modi di riposarsi: rimasto solo, si divert a saltare di ramo in ramo fra gli alberi del bosco.
Intanto il grande immortale, terminata la riunione al palazzo dell'Imperatore di Giada, era uscito con la sua scolaresca di giovani immortali dal paradiso Tusita, aveva attraversato il cielo di diaspro su nuvole di buon augurio e non aveva tardato a ritrovarsi al portale del Tempio delle Cinque Fattorie.
Trovando la porta spalancata e il suolo spazzato, l'immortale esclam: "Vedo con stupore che Vento Puro e Chiaro di Luna stanno scoprendo le gioie del lavoro. Di solito fanno fatica a stirarsi nel letto quando il sole  gi alto tre tese. Ma oggi, che erano soli in casa, si devono essere alzati prestissimo e hanno gi aperto la porta e spazzato l'entrata."
Tutti i giovani immortali manifestavano il loro compiacimento. Ma quando entrarono nella sala grande, non ci trovarono nulla di pronto, n fuoco n incenso; nessuna traccia di presenza umana. Non parliamo poi di Vento Puro e Chiaro di Luna.
"Avranno approfittato della nostra assenza per rubare qualcosa e scappare" sugger qualche benevolo condiscepolo.
"Che assurdit!" li rimprover l'immortale. "Chi coltiva l'immortalit non commette certe bassezze. Piuttosto, per come li conosco, si saranno dimenticati di chiudere la porta al momento di coricarsi, e staranno ancora dormendo della grossa."
I discepoli si recarono alla porta della loro cella: in effetti era chiusa a chiave, e dentro si sentiva russare. Si ebbe un bel bussare, scrollare, chiamare, gridare: quelli ronfavano come se niente fosse. Infine i giovani immortali forzarono la porta e li levarono dal letto, ma non cambi nulla: il loro placido russare continuava imperturbato. Il grande immortale si mise a ridere: "Benedetti ragazzi! Chi diviene immortale dovrebbe impegnare tanto il suo spirito da non pensare pi a dormire. Ma perch dovrebbero essere tanto stanchi? Non sono mai stati dei grandi lavoratori. Che qualcuno gli abbia giocato un brutto tiro? Portatemi subito dell'acqua!"
Uno dei discepoli port un bicchier d'acqua e lo porse al maestro. Questi recit un incantesimo, si vers in bocca un sorso e lo spruzz sui loro visi, liberandoli dall'influsso del demone del sonno.
Aprirono gli occhi, si stropicciarono il viso, riconobbero il maestro e la folla dei discepoli chini su di loro. Presi dal panico, balzarono su e si prosternarono ripetutamente dicendo: "Maestro, il vostro amico, quel bonzo orientale(4)... Sono una banda di briganti, sono molto pericolosi!"
"Cercate di calmarvi" disse sorridendo il grande immortale. "Raccontatemi per ordine che cosa  accaduto."
"Maestro, poco dopo la vostra partenza, si sono presentati quattro bonzi, fra cui il monaco cinese, con un cavallo. Noi, maestro, abbiamo seguito scrupolosamente le vostre istruzioni: ci siamo accertati della loro identit e siamo andati a cogliere due frutti di ginseng, per offrirli al monaco cinese. Ma con i suoi occhi di volgare profano e il suo spirito limitato, non ha saputo riconoscere il nostro tesoro di immortalit. Rifiutava assolutamente di mangiarli, perch credeva che fossero neonati; perci li abbiamo mangiati noi, uno a testa. Senza che ce lo aspettassimo, uno dei suoi discepoli, un certo Scimmiotto Consapevole del Vuoto, ci ha rubato altri quattro frutti. Noi abbiamo cercato di ricondurlo alla ragione, di discuterne francamente, ma lui non ha voluto saperne, deve aver usato di nascosto il procedimento di uscita dell'anima dal corpo e...  spaventoso!"
A questo punto del racconto, i due ragazzi scoppiarono in lacrime.
"Il bonzo vi ha picchiato?" chiedevano i condiscepoli.
"No, no, ben altro! Ha abbattuto il nostro albero di ginseng!"
Anche di fronte a questa terribile rivelazione, il grande immortale si domin: "Basta, smettete di piangere. Voi non sapevate che questo Scimmiotto ha enormi poteri magici,  un immortale vagabondo dell'Unit suprema, e del resto ha gi provocato gravi danni in Paradiso. Dunque il nostro prezioso albero  stato abbattuto. Sapreste riconoscerli, questi bonzi?"
"Ma certo, tutti quanti" assicur Vento Puro.
"Allora venite con me. Voialtri, preparate il necessario per il supplizio che gli infliggeremo quando saremo di ritorno."
I discepoli ubbidirono, mentre il grande immortale, in compagnia di Vento Puro e Chiaro di Luna, saliva su una nuvola di buon augurio e partiva all'inseguimento del monaco cinese. In un istante aveva gi superato mille li. Il grande immortale era intento a guardare verso ovest, ma non trovava traccia dei pellegrini. Quando si volse a guardare a est, si rese conto di averli superati: pur camminando di buon passo fino alla sosta per il riposo, Tripitaka non era riuscito a percorrere pi di cento venti li. Gli inseguitori tornarono indietro.
"Maestro, eccolo l, ai piedi di quell'albero sul bordo della strada:  lui!" annunciarono i ragazzi.
"Vedo" rispose il grande immortale. "Ritornate a casa e preparate delle corde. Provvedo io a catturarli." Vento Puro e il compagno ritornarono a casa.
Il grande immortale scese allora dalla sua nuvola e con una scossa si trasform in un viandante taoista della setta della Verit completamente sublimata. Com'era conciato?

Un abito di cenci e di rammendi,
Pieno di cinghie, alla moda di Lu;
Agita in mano la coda di yak
E tamburella sul pesce di legno.
Calza ai piedi dei sandali a tre orecchie,
Berretto a nove Yang sopra la testa.
Va sventolando attorno larghe maniche
E leva canti alla luna crescente.

Si diresse verso l'albero e grid al monaco cinese: "Reverendo, l'umile taoista che sono vi saluta."
Tripitaka rese premurosamente il saluto: "Vi prego di perdonare la mia involontaria scortesia: non vi avevo visto."
"Da dove venite, reverendo? Perch vi siete seduto sul bordo della strada?"
"Il vostro umile servitore  stato inviato dai grandi Tang delle terre dell'Est a cercare le scritture nel Paradiso dell'Ovest. Questa appunto  la strada che seguiamo, e io mi sono seduto per riposare un momento."
"Poich venite dall'est, sareste per caso passato dalla nostra desolata montagna?" inquis il grande immortale, fingendosi sorpreso.
"Qual' la vostra preziosa montagna?"
"La mia umile dimora  il Tempio delle Cinque Fattorie sul Monte della Longevit."
A queste parole intervenne precipitosamente Scimmiotto, che aveva la coda di paglia: "No, no, siamo passati da un'altra strada."
"Ti ho colto, maledetta scimmia!" replic il grande immortale, tendendo il dito accusatore e mettendosi a ridere. "Chi credi di imbrogliare? Sei stato proprio nel nostro tempio, e hai rovesciato l'albero di ginseng. Poi siete fuggiti, questa notte stessa. Che cosa aspetti a confessare? Dove credi di trovare un alibi? Vieni qui e rendimi il mio albero, prima che sia troppo tardi."
Apostrofato in questo modo, Scimmiotto fu invaso dal furore: cav la sbarra e, senza perdere tempo a commentare, la cal sulla testa del grande immortale, che la schiv balzando da lato e subito si alz in cielo su un alone di buon augurio. Scimmiotto lo insegu con una nuvola. Una volta in aria, l'immortale riprese il proprio aspetto. Ecco com'era vestito:

In testa una corona d'oro puro,
Avvolto in una cappa di piumino
Di gru, bianco splendente, gran stivali
E cintura di seta. Un incarnato
Di donna reca in viso, ma inquadrato
Da barba e favoriti. I suoi capelli
Son legati in due crocchie ala-di-corvo.
Nel fronteggiar Scimmiotto, non  armato
D'altro che della sua coda di yak.

Scimmiotto pestava senza tanti riguardi con la sua sbarra, ma quella coda di yak con il manico di giada parava ogni colpo. Dopo avere resistito in questo modo a due o tre assalti, l'immortale ricorse al trucco detto dell'universo nella manica: dal bordo della nuvola dove si teneva ritto tese controvento la manica della sua cappa, l'apr dolcemente e, op l! i quattro pellegrini e il cavallo vi furono aspirati e rinchiusi.
"Porca miseria, dove siamo finiti?" esclam Porcellino. "Dentro un sacco!"
"Non  un sacco, scemo" disse Scimmiotto. "Ci ha infilati nella sua manica."
"Allora non  grave: d una rastrellata e faccio un buco" propose Porcellino. "Baster che ci lasciamo cadere da l. Lui penser di averci perduto per disattenzione, perch non aveva badato che la manica era scucita."
In effetti il bestione si mise al lavoro, ma non serviva a nulla: quel tessuto, cos morbido a toccarlo, resisteva al rastrello pi dell'acciaio.
Il grande immortale ritorn con la sua nuvola al tempio e ordin ai discepoli di portare le corde. Sotto gli sguardi attenti dei giovani immortali, estrasse dalla manica i pellegrini, uno dopo l'altro, come se fossero marionette: per primo il monaco cinese, che fu legato a un pilastro della tettoia all'ingresso della sala grande; poi gli altri tre, che furono legati ciascuno a una colonna; il cavallo lo legarono nella corte e gli portarono il fieno. I bagagli furono gettati a terra sotto il portico.
"Discepoli" disse l'immortale, "questi bonzi sono gente che ha abbandonato la sua famiglia: non si possono usare armi bianche su di loro. Portate qui lo staffile a strisce di cuoio e dategli una bella correzione, che ci vendicher dei frutti del ginseng."
I discepoli corsero a prendere lo staffile di cuoio, che non era di vacca o montone, di camoscio o bufalo, ma di pelle di drago: quella che si chiama sette stelle, ed era stata ben imbevuta d'acqua. Un giovane immortale dei pi robusti impugn baldanzoso lo staffile e chiese: "Da chi incominciamo?"
"Tripitaka  il pi anziano di questa banda disonorata. Incomincia da lui."
Scimmiotto pens: "Il nostro vecchio bonzo non sopporter la fustigazione. Se muore, non sar forse io a portarne la responsabilit?"
Perci apr bocca: "Maestro, vi sbagliate: i frutti li ho rubati io e li ho mangiati io; l'albero l'ho abbattuto io. Che cosa c'entra lui? Si deve incominciare da me."
"Questa maledetta scimmia ha stile, a modo suo" esclam ridendo il grande immortale. "Va bene, incominciamo da lui."
"Quanti colpi?" chiese il fustigatore.
"Tanti quanti i frutti dell'albero: trenta."
Il discepolo lev alto lo staffile per abbatterlo a tutta forza. Scimmiotto, preoccupato dalla potenza dei mezzi di cui disponevano questi taoisti, seguiva i movimenti con attenzione per capire dove lo avrebbero colpito: vide che si mirava alle gambe. Con una scossettina, le trasform in pezzi di ferro di forgia.
Somministrati i trenta colpi a intervalli stabiliti, era passato mezzogiorno. A questo punto il grande immortale ordin: "Ora puniremo Tripitaka per il lassismo del suo insegnamento. Il suo testardo discepolo si  scatenato sotto la sua responsabilit."
Il fustigatore si apprestava di nuovo a colpire, quando Scimmiotto parl di nuovo: "Fate un altro sbaglio, maestro. Mentre rubavamo i frutti, il nostro maestro stava conversando con i vostri ragazzi nella sala di ricevimento: non sapeva nulla dei nostri intrighi. E anche se fosse colpevole di non averci educato con sufficiente fermezza, toccherebbe a me, suo discepolo anziano, di subire il castigo per lui. Frustatemi un'altra volta."
"Questa maledetta scimmia  furba e incallita nel male, ma almeno mostra qualche traccia di piet filiale. Se  questo che vuole, frustatela ancora." ordin il grande immortale.
E il fustigatore gli inflisse altri trenta colpi. Scimmiotto, abbassando gli occhi, vide le proprie gambe lustre e scintillanti come specchi, dopo tanti colpi; ma non sentiva nulla.
Quando scese la sera, il grande immortale ordin di rimettere a mollo lo staffile nell'acqua, per riprendere la somministrazione del supplizio la mattina dopo. I discepoli ubbidirono, poi se ne andarono a cena e si ritirarono nelle loro celle per dormire.
Quando i pellegrini rimasero soli, Tripitaka, con gli occhi pieni di lacrime, se la prese con i suoi discepoli: "Queste disgrazie le avete provocate voi, ma le conseguenze le pago io. E adesso come faremo?"
"Non incominciate a far lagne. A che serve? I colpi li hanno dati solo a me" ricord Scimmiotto, "e a lamentarvi siete voi, che finora nessuno ha toccato."
"Non mi hanno ancora picchiato, ma sono tutto indolenzito per via delle corde che mi legano."
"Maestro" ricord Sabbioso, "siamo tutti nella stessa situazione."
"Basta rugare, voialtri" tagli corto Scimmiotto. "Dobbiamo rimetterci in cammino."
"Fratello" obiett Porcellino, "non ricominciare a fare il cacciapalle: queste corde di canapa bagnate, che si stanno asciugando e stringendo, mi fanno gi abbastanza male. Qui ci vuol altro che la tua abilit di scassinatore di catenacci."
"Senza vantarmi, non sono certo queste corde di canapa bagnata a tripla torsione che mi fanno paura. Del resto, anche un ormeggio di fibre di palma del diametro di una colonna mi farebbe s e no il solletico."
Mentre parlottavano fra loro, intorno regnava da un pezzo il silenzio; la quiete era calata sull'universo.
Che bravo Scimmiotto! Si rimpicciol per liberarsi dai legami e sussurr: "Maestro, andiamocene!"
Sabbioso, allarmato, diceva: "Ehi, fratello maggiore, aiuta anche noi!"
"Piano! Parlate piano!" sibil Scimmiotto, e sleg uno dopo l'altro Tripitaka, Porcellino e Sabbioso. Rivestirono le loro tuniche, sellarono il cavallo, raccolsero i loro bagagli sotto il portico e guadagnarono l'uscita.
"Tagliami quattro salici giovani ai piedi della rupe e portali qui" ordin Scimmiotto a Porcellino.
"A che cosa ti servono?" si stup Porcellino.
"Mi servono e basta. Sbrigati."
Il bestione non era furbo, ma era robusto. Con pochi colpi ben assestati abbatt quattro salici e li riport sotto braccio. Scimmiotto ne tolse i rami e fece portare i tronchi nella corte dai suoi condiscepoli, che li legarono dove erano stati tenuti prigionieri. Il grande santo recit un incantesimo, si morse la punta della lingua, sput su ciascuno di loro una goccia di sangue e ordin loro di trasformarsi: uno dei tronchi prese il suo aspetto, un altro divent un convincente Tripitaka, gli altri due presero l'aspetto di Sabbioso e di Porcellino. Non solo erano somiglianti, ma sapevano rispondere se li si chiamava per nome. Poi ritornarono dal maestro e camminarono tutta la notte, per mettere la pi grande distanza possibile fra loro il Tempio delle Cinque Fattorie.
Tuttavia all'alba il reverendo si assopiva sul suo cavallo, e vacillava minacciando di cadere. Scimmiotto se ne accorse e lo apostrof: "Non siete proprio all'altezza, maestro. Per chi ha lasciato casa sua, queste non sono condizioni straordinarie. Il vostro vecchio Scimmiotto potrebbe saltare il sonno per mille notti di seguito, e non accorgersene neppure. Scendete gi, che se incontrassimo qualcuno vi rendereste ridicolo. Schiacciate un pisolino al riparo dal vento, e poi ripartiremo."
Mentre maestro e discepoli fanno una sosta, ritorniamo al tempio: al sorgere del giorno il grande immortale fece colazione e sal alla sala di ricevimento, ordinando di portare lo staffile: "E oggi incominciamo da Tripitaka."
Il fustigatore alz il suo strumento e grid: " il tuo turno!"
"E allora dacci dentro" rispose il salice.
Con Sabbioso accadde la stessa cosa. Poi veniva Scimmiotto. Ma allora il vero Scimmiotto, che si trovava lontano sul bordo della strada maestra, ebbe un fremito ed esclam: "Ahi, va male!"
"Che succede?" si allarm Tripitaka.
"Quando ho trasformato quei salici, pensavo che oggi non mi avrebbero battuto, dopo la doppia correzione di ieri. Ma ecco che ricominciano a frustare l'emanazione del mio corpo, e confesso che mi d molto fastidio. Sar meglio metter fine all'esperimento."
E recit una formula che spezzava l'incantesimo.
I giovani taoisti si presero una bella paura, mollarono lo staffile e corsero ad annunciare: "Maestro, a quanto pare non stiamo battendo i bonzi, ma dei tronchi di salice."
A queste parole, il grande immortale fece una risata cattiva: "Scimmiotto  pur sempre il Bel Re Scimmia! All'epoca dei gravi disordini che provoc in Cielo, si diceva che non riuscivano a fermarlo nemmeno le reti celesti: ora non stento a crederlo. Potevi limitarti a scappare, e va bene, poteva anche finire l. Ma perch prenderti gioco di noi con questo infame trucco dei pezzi di legno? Questa non gliela perdono: dobbiamo riprenderli."
Detto fatto, si lanci sulle nuvole e, osservando in direzione dell'Occidente, vide i bonzi che avanzavano sulla strada, con cavallo e bagagli.
Il grande immortale abbass la sua nuvola su di loro e grid: "Dove vai Scimmiotto? Rendimi l'albero di ginseng!"
"Rieccolo, ci ha fregato!" esclam Porcellino.
"Maestro" disse Scimmiotto a Tripitaka "adesso per piacere mi lasciate riporre la parola bont in attesa di tempi migliori, e non fate obiezioni se uso un po'di sana violenza; altrimenti non ne usciremo mai."
Tripitaka si mise a tremare come una foglia, ma i discepoli non rimasero ad aspettare che dicesse la sua opinione: Sabbioso tir fuori la sua preziosa mazza, Porcellino il rastrello e Scimmiotto la sbarra cerchiata d'oro. Si slanciarono tutti insieme in aria, circondarono l'immortale e incominciarono a legnare senza troppi riguardi. Fu una lotta violenta, come testimoniano i versi:

Consapevole del Vuoto non capiva
Il segreto del Signore Uguale al Mondo:
Come egli resistesse a tre armi magiche,
Maneggiate con potenza e con ferocia,
Opponendovi la sua coda di yak.
A gran botte, movimenti impercettibili
Che le parano in qualunque direzione.
Cos passa buona parte del mattino:
Quando mai riprenderan la loro strada?

I tre condiscepoli attaccavano congiuntamente con energia; ma quando l'immortale spieg di nuovo la sua manica, come la prima volta, non poterono farci nulla e vi furono aspirati a precipizio, con il maestro, il cavallo e i bagagli.
L'immortale ritorn al suo tempio, entr nella corte e di nuovo li estrasse dalla manica. Questa volta Tripitaka fu legato a una piccola sofora, ai piedi della scala, Porcellino e Sabbioso agli alberi che stavano a destra e a sinistra dell'ingresso della sala grande, e Scimmiotto, legato come un salame, fu gettato per terra davanti all'immortale.
"Mi vorranno interrogare" pens Scimmiotto.
Poi vennero portate dieci pezze di grossa tela fabbricata in casa.
"Porcellino!" disse ridendo Scimmiotto. "Guarda come sono gentili: ci vogliono confezionare vestiti con le maniche a sbuffo. Certo che potrebbero risparmiare un bel po'di stoffa con le solite tuniche a campana."
L'immortale ordin: "Avvolgeteli nelle tele." E i discepoli ubbidirono.
Scimmiotto continuava a scherzare: "Guardate che bel sudario ci regalano da vivi."
Quando furono ben impacchettati, l'immortale fece portare della lacca con cui i pellegrini furono interamente spalmati, salvo la testa.
"Maestro" protest Porcellino, "la testa  meno importante di quel che sembra. Ma in basso ci vuole un buco, per lasciare un po'di sfogo."
A questo punto venne portato un gigantesco calderone.
"Guarda che roba, Porcellino.  una pignatta su misura per il tuo appetito. Ne avremo di riso, a pranzo!"
"Tanto meglio. Se prima possiamo mangiare abbastanza, non ci rester poi la cera di fantasmi affamati."
Il calderone venne posato ai piedi della scala, sopra una catasta di fascine che fecero un fuoco d'inferno.
"Ora riempite la caldaia d'olio, e quando sar a bollore ci getterete il Novizio Scimmiotto. Lo friggeremo per vendicare il nostro albero di ginseng."
Scimmiotto ascolt con piacere, e pensava: " meglio di quanto temevo. Non prendo un bagno da un bel po', ho giusto la pelle arida che incomincia a irritarsi. Un bel bagno caldo  quello che mi ci vuole per mettermi in forma."
La caldaia incominci a bollire. Tuttavia il grande santo si sentiva inquieto: temeva che, quando fosse nell'olio bollente, il taoista gli potesse giocare qualche brutto scherzo.
Perci si guard intorno; aveva vicino a s, da una parte una meridiana, dall'altra un leone di pietra. Si diede una spinta per accostarsi al leone, si morse la punta della lingua e lo trasform. Il leone prese l'aspetto di Scimmiotto, legato come un salame, mentre il vero Consapevole del Vuoto se ne vol su una nuvola e vi sedette a contemplare i taoisti.
Vide i giovani immortali che annunciavano: "Maestro, l'olio bolle." E quello rispondeva: "Sollevate Scimmiotto e gettatecelo dentro."
Quattro ragazzi ci provarono, ma senza risultato. Ne vennero otto di rinforzo, ma inutilmente; poi altri quattro, ma ancora non si riusciva a sollevarlo.
"Questa maledetta scimmia ama tanto la terra che non si riesce a staccarla dal suolo.  piccoletta di statura, ma quanto  pesante!" commentavano gli immortali. Finalmente in venti riuscirono a portarlo ansimanti fino al calderone e ce lo buttarono dentro: fece un grande schizzo, che spruzz olio bollente sulle facce dei giovanotti e le riemp di vesciche.
Quelli che curavano il fuoco incominciarono a gridare: "Perde, perde, perde!"
Il fondo della marmitta si era spezzato, e tutto l'olio si sparse intorno. Il fatto  che ci avevano buttato di peso il leone di pietra.
"Ignobile scimmia!" grid il grande immortale sconvolto dalla collera. "Com' privo di riguardi! Scappa se vuoi, ma perch mi spacchi la caldaia? Adesso lo metto io nelle peste. Questa scimmia  inafferrabile, tanto varrebbe pretendere di trattenere la sabbia, stringere fra le dita il mercurio, afferrare l'ombra o ingabbiare il vento. Basta cos. Se ne vada dove gli pare. Ma ora portate qui un'altra caldaia: per vendicare l'albero di ginseng, metteremo a friggere Tripitaka."
I giovani immortali si misero all'opera per rompere la tela laccata e tirarlo fuori.
Scimmiotto, per aria, sentiva tutto e si diceva: "Il maestro non sar all'altezza della situazione: come toccher l'olio bollente, cadr morto stecchito; alla seconda passata avremo bonzo fritto da mettere in tavola, e alla terza bonzo carbonizzato. Sar meglio che gli dia una mano."
Che bravo Scimmiotto! Scese gi e si present a mani giunte: "Non friggete il mio maestro! Ci vado io nella pentola dell'olio."
"Te la far vedere io, maledetto!" tuon il grande immortale. "Come ti sei permesso di rompere il mio calderone?"
"Non sei il primo a cui mi cpita di guastare i fornelli" replic Scimmiotto ridendo. "Che cosa ho fatto di male? Il tuo amabile invito a prendermi un bagnetto di olio bollente lo gradivo molto, ma in quel momento mi scappavano sia il bisogno piccolo, sia quello grande. Mi dispiaceva sporcare un olio cos fine, non credo che poi avresti pi potuto usarlo per il fritto misto. Perci ho fatto i miei bisogni da un'altra parte e ora sono qui, bello tranquillo e pulito, come si deve quando si va a farsi friggere: lascia il mio maestro e prendi me."
A queste parole, il grande immortale diede in una risata agghiacciante e si fece avanti per impadronirsi di Scimmiotto. Se non sapete quali proposte ricevette, n come le cose andarono a finire, ascoltate il seguito.


CAPITOLO 26
AFFANNOSA RICERCA DI UN RIMEDIO

IN CUI SCIMMIOTTO PERCORRE LE TRE ISOLE ALLA VANA RICERCA DI UN RIMEDIO, E GUANYIN RIPORTA ALLA VITA CON LA RUGIADA L'ALBERO DI GINSENG.


Dice un poema:

rmati nella vita di pazienza,
Nulla potrai ottener se non perseveri;
La collera  cattiva consigliera.
Un uomo superiore mai non cerca
La lite, ed ama il santo la virt.
Se vinci la violenza con violenza,
Anche la tua violenza sar vinta.

Il grande immortale del Primordiale Soggiogato afferr la mano di Scimmiotto e gli disse: "Conosco le tue capacit e la tua reputazione, ma questa volta hai passato il limite della ragione e hai tradito la tua coscienza. Qualunque capriola tu faccia, non mi sfuggirai. Anche se balzassi fino al Paradiso dell'Ovest ti seguirei, saluterei il Buddha e continuerei a chiederti di rendermi l'albero di ginseng. Le gare di magia qui non servono."
"Caro maestro, in fondo siete un bell'avaro. Non volete altro che riavere vivo il vostro albero? Non  difficile. Vi sareste risparmiato tutti questi scontri, se me lo aveste detto prima."
"Non crederai che ti possa perdonare!"
"Se liberate il mio maestro, vi restituir l'albero vivo. Che ne dite?"
"Se hai questo potere, mi legher a te con gli otto saluti e diventer tuo fratello giurato."
"Non chiedo tanto. Lasciate liberi i miei, e vi garantisco che il vecchio Scimmiotto trover il modo di rendere la vita al vostro albero."
Il grande immortale, sicuro che in ogni modo non gli potevano sfuggire, fece liberare Tripitaka, Porcellino e Sabbioso.
"Maestro" disse Sabbioso, "mi chiedo che diavoleria conta di fare il nostro condiscepolo."
"Che diavolerie vuoi che faccia?" intervenne Porcellino. "Quello l usa il trucco del diavolo pentito. Non  roba che faccia tornare in vita le piante morte. Come al solito fa il grand'uomo per abbagliare la gente; poi, con la scusa di andarsi a procurare chiss quali rimedi, se la batte e non lo vediamo pi. Noi siamo l'ultimo dei suoi pensieri."
"Non avr il coraggio di abbandonarci" assicur Tripitaka. "Chiediamogli dove conta di andare." E gli grid: "Consapevole del Vuoto, che storie hai raccontato all'immortale per indurlo a liberarci?"
"Io non racconto mai storie, dico sempre la verit."
"Dove conti di trovare i mezzi per mantenere le tue promesse?"
"Un vecchio detto dice che la buona medicina vien dal mare. Conto di recarmi nell'oceano orientale e di fare il giro delle tre isole e dei dieci scogli per visitare i pi antichi santi e immortali. Chieder alla loro esperienza i metodi per ridare vita a ci che  morto, e di sicuro trover qualcosa che si adatti a quest'albero."
"Quando pensi di ritornare?"
"Mi basteranno tre giorni."
"Va bene, avrai i tre giorni che chiedi. Tre giorni e non di pi. Quando saranno trascorsi, se non sarai di ritorno, io reciter il sutra che sai."
"Ho capito, ubbidisco."
Si strinse alla vita il grembiule di pelle di tigre e prese congedo dal grande immortale dicendo: "State tranquillo, messere, che sar puntuale. Ma nel frattempo dovete provvedere al mio maestro. Non gli deve mancare niente: tre t e sei pasti al giorno. Altrimenti, quando ritorner, dovrete fare i conti con me; tanto per incominciare vi sfonder tutte le pignatte di casa. Quando la sua biancheria  sporca, va lavata e inamidata. Non voglio ritrovarlo pallido n smagrito; se lo fosse, non vi sbarazzereste facilmente di me."
"Ma parti, dunque!" si spazient il grande immortale. "Sta tranquillo che non lo lascer morir di fame."
Il bravo re scimmia, con una capriola nelle nuvole, lasci il Tempio delle Cinque Fattorie in direzione del grande oceano orientale. Attraversava lo spazio con la velocit del lampo o di una meteora, e presto raggiunse le isole Penglai, la contrada degli immortali. Un posto bellissimo, come testimoniano i versi:

Sacro e vasto paese d'immortali,
Isole dove convergono i flutti;
Alte torri di diaspro la cui ombra
Rinfresca il cielo, archi giganteschi
Che si vedono splendere dal mare.
Salgon spire di brume colorate
Nel cielo azzurro; i nove luminari
Si rifletton su tartarughe d'oro.
Le bellezze fatate qui si recano
Per recare in offerta ai tre immortali
Pesche d'eternit.

Scimmiotto attravers il paesaggio senza potersi saziare dello spettacolo, e giunse alla Grotta delle Nuvole Bianche, davanti alla quale vide fra i pini tre vegliardi che giocavano a go. Precisamente, gli avversari erano la stella della Fortuna e quella della Ricchezza, mentre la stella della Longevit fungeva da spettatore. Scimmiotto si avvicin e disse: "Vi saluto, fratelli maggiori."
Vedendolo, le stelle respinsero la scacchiera e risposero al suo saluto: "Qual buon vento vi mena, grande santo?"
"Vi sono venuto a trovare per distrarmi in vostra compagnia."
"Ho sentito dire che avete lasciato il taoismo per il buddismo" comment la stella della Longevit, "e che vi siete dedicato a proteggere il monaco cinese che va a cercare le scritture nel Paradiso dell'Ovest. Quindi dovrete passare i giorni per monti e per valli: come fate a trovare tempo per distrarvi?"
"Vi dir tutto, signori. Le cose stanno come dite, ma lungo la strada per l'Ovest ho avuto qualche noia. Sono venuto a trovarvi perch vorrei chiedervi un piccolo servizio, sempre che siate d'accordo."
"Che genere di noie?" volle sapere la stella della Fortuna. "In quale posto le avete incontrate? Bisogna che ci diate informazioni esaurienti, perch noi possiamo rispondere."
"I guai sono avvenuti mentre passavamo dal Tempio delle Cinque Fattorie, sul Monte della Longevit."
"Ma ci abita il grande immortale del Primordiale Soggiogato!" esclamarono i tre vecchi. "Non avrai per caso rubato i suoi frutti di ginseng per mangiarteli?"
"E se fosse?" replic Scimmiotto ridendo.
"Benedetta scimmia, non conosce il valore delle cose! Sono frutti che dnno trecento sessant'anni di vita ad annusarli, quarantasettemila anni a mangiarne uno. Si chiamano cinabro trasmutato vegetale. Il nostro livello nel Tao  molto inferiore a quello del grande immortale: non  escluso che possieda una longevit uguale al Cielo, semplicemente per la dieta che fa. Noialtri invece ci dobbiamo impegnare in continue fatiche: nutrire l'essenza seminale, esercitare il respiro, mantenere la concentrazione dello spirito, mescolare la tigre e il drago, usare l'acqua per rafforzare il fuoco. Come puoi prendere alla leggera dei frutti cos nutrienti?  una radice di efficacia senza pari al mondo."
"Non parliamo di efficacia della radice: l'ho appunto sradicata."
"Come sarebbe a dire, sradicata?" esclamarono spaventati i tre vegliardi.
"L'altro giorno, quando arrivammo al tempio, il grande immortale non era in casa. Aveva lasciato due ragazzetti, che offrirono al nostro maestro frutti di ginseng; ma lui non cap che cosa fossero, gli sembravano dei neonati e perci rifiut di assaggiarli. I due ragazzi non girarono l'offerta a noi discepoli, come avrebbero dovuto, ma preferirono mangiarsi tutto loro. Allora rubai tre frutti e li divisi fraternamente con i miei compagni. Per questo i due piccoli immortali ci coprirono di contumelie, senza il minimo rispetto. Mi salt la mosca al naso, e al primo colpetto che diedi l'albero and lungo disteso: scomparsi i frutti, cadute le foglie, rami spezzati e radici per aria; un albero morto. Si provarono a rinchiuderci e noi fuggimmo, ma quando il messere ritorn a casa e vide l'accaduto, ci insegu. Avemmo una discussione con qualche battuta antipatica da parte sua, cui segu un parapiglia; ma si concluse presto, perch ci imprigion tutti nella sua manica. La notte successiva, dopo una giornata di frustate, fuggimmo di nuovo, ma fummo riacciuffati come la volta precedente; fu un vero spettacolo vedere l'immortale, con indosso una semplice veste di casa, tenere in scacco tre eccellenti armi magiche con un semplice scacciamosche. Il maestro e i condiscepoli vennero impacchettati e laccati come anitre da cucinare, mentre io fui senz'altro messo a friggere nell'olio. Ma usai i miei mezzi per fuggire e per rompere la pignatta. Dopo tutte queste peripezie, constatando che non c'era verso di tenermi fermo, l'immortale ha incominciato a prendermi sul serio e abbiamo combinato un affare: lui ha liberato i miei, e io ho promesso di riportare in vita il suo albero. Sono venuto da queste parti, pensando che la buona medicina vien dal mare. Se conoscete ricette per riportare in vita gli alberi, vi prego di insegnarmele subito, perch  urgente liberare il monaco cinese dalle sofferenze che sta sopportando."
"Benedetta scimmia, non sa proprio stare al suo posto!" esclamarono le tre divinit, molto contrariate. "Il maestro del Primordiale Soggiogato  il decano degli immortali terrestri, come noi siamo i patriarchi di quelli celesti.  vero che una posizione in Cielo ce l'hai anche tu, ma non dimentichiamo che sei fuori ruolo, nella pianta organica dell'Unit suprema non esisti nemmeno. Tu che non sei ancora entrato a far parte del vero corpo degli immortali, come puoi pretendere di prevalere su di lui? Se tu avessi ammazzato qualunque bestia, uccello, insetto o rettile, basterebbe a riportarlo in vita un gran di miglio del nostro elisir. Ma i frutti di ginseng nascono dalla radice del legno di immortalit, al quale la vita non si pu rendere. La ricetta che ti servirebbe sarebbe contraddittoria, non pu esistere."
A una risposta cos recisa, le sopracciglia di Scimmiotto si aggrottarono e la sua fronte si incresp di mille rughe.
"Grande santo" aggiunse gentilmente la stella della Fortuna, "non prendertela tanto. Mettiamola cos: qui non abbiamo una soluzione, ma pu darsi che se ne trovino altrove."
"Si capisce, potrei cercare altrove. Potrei percorrere cieli e mari da un capo all'altro; attraverserei come niente le trentasei sfere celesti. Ma la legge del mio maestro  severa, la sua indulgenza  a tempo definito: mi ha dato tre giorni. Dopo tre giorni reciter l'incantesimo della costrizione del cerchio."
"Be', non  una cattiva idea" risero le tre divinit. "Se non ti tenesse sotto controllo, saresti capace di intrufolarti di nuovo in Paradiso."
"Comunque rassicrati" aggiunse la stella della Longevit, "e non angosciarti. Il rango del grande immortale  superiore al nostro, ma ci conosce. Non ci vediamo da molto tempo, ma per aiutarti gli faremo visita e riferiremo i tuoi problemi al monaco cinese, perch non reciti quell'incantesimo. Conta pure di disporre di tutti i giorni che servono: lui aspetter che tu ritorni con il rimedio adatto. Sino ad allora, non ci muoveremo di l."
"Non so come ringraziarvi" rispose Scimmiotto. "Dunque potreste senz'altro mettervi in cammino. Anch'io parto subito." E si conged.
Le tre stelle salirono su di un'augusta luce e si diressero al Tempio delle Cinque Fattorie. La gente nella corte sent gridare le gru nel vasto cielo: era l'annuncio che i tre vecchi del buon augurio si avvicinavano. Si vedevano

Dardi di luce attraversar lo spazio,
Rari profumi spiravan nel vento:
Fra brandelli di brume colorate,
Su alti trofei di nuvole si avanzano [...]

A questo spettacolo, un giovane immortale corse trafelato ad annunciare: "Maestro, arrivano le tre stelle del mare!"
Il grande immortale stava conversando con Tripitaka e i suoi discepoli. A questo annuncio, scese la scala incontro ai visitatori.
Quando Porcellino vide la stella della Longevit, con il suo gran testone completamente calvo, l'afferr per un braccio e disse ridendo: "Non hai perso nulla della tua ciccia, vecchio mio.  un pezzo che non ci vediamo. E sfidi sempre le tempeste: non porti nemmeno il berretto in capo."
Le mise in testa il proprio berretto da monaco e glielo calc ben bene, scoppiando a ridere: "Quanto ti dona!  il caso di dirlo: se gli aggiungi il berretto, arriva la Ricchezza."
La stella della Longevit si strapp il berretto e borbott: "Stupido facchino, portami rispetto!"
"Io non sono un facchino; semmai un mestiere servile lo fate voi."
"Misura le parole, somaro!"
"Se non faceste un mestiere servile, la gente non vi ordinerebbe continuamente 'reca longevit!', 'porta fortuna!', 'procurami ricchezza!'."
Tripitaka grid a Porcellino di farsi da parte, si rassett e venne a salutare le tre stelle; queste non vollero sedere finch non ebbero reso omaggio al grande immortale in qualit di fratello maggiore. Dopo che si furono accomodate, prese la parola la stella della Fortuna, dicendo: "Ci vergognamo di aver lasciato passare tanto tempo prima di ritornare a presentare i nostri rispetti e a contemplare il vostro volto venerato. Oggi siamo venuti dopo aver saputo che il grande santo Scimmiotto aveva disturbato il vostro ritiro."
"Il Novizio Scimmiotto  dunque arrivato alle isole Penglai?" chiese il grande immortale.
"Proprio cos" conferm la stella della Longevit. "Ci  venuto a chiedere una ricetta per ridar vita al vostro albero di immortalit, da lui abbattuto. Non eravamo in grado di aiutarlo, ed  subito ripartito per continuare la ricerca; ma temiamo che non gli bastino i tre giorni concessi dal santo monaco sotto pena di recitare l'incantesimo della costrizione del cerchio. Siamo venuti qui innanzitutto per presentare i nostri rispetti, ma inoltre volevamo chiedere un rinvio per Scimmiotto."
"Per carit, mi guarder bene dal recitare l'incantesimo" assicur senza indugio Tripitaka.
Mentre conversavano Porcellino ritorn alla carica e si mise a molestare la stella della Fortuna chiedendole caramelle. Le tastava le maniche, frugava nella sua cintura, fin per sollevarle la veste.
"Porcellino, che modi son questi?" gli grid Tripitaka, senza riuscire a trattenere le risa.
"Faccio le cose a ragion veduta;  quello che si dice: sfruttare la fortuna sino in fondo."
Tripitaka gli ingiunse di andarsene e Porcellino si allontan rivolgendo uno sguardo intenso alla stella della Fortuna; questa reag: "Somaro! Che cosa ti ho fatto, perch tu mi guardi male?"
"Non ti guardo male" replic Porcellino. "Pratico il detto: volgere il capo alla fortuna."
Passando davanti alla cucina, Porcellino vide un ragazzo davanti a una credenza che stava cercando ciotole e dolci per servire il t. Si avvicin, si impadron di quattro mestoli e corse nella sala grande; qui raccolse una pietra sonora e si mise a saltellare intorno percuotendola a tutto spiano con i mestoli.
"Questo bonzo fa sempre peggio, ha perduto ogni dignit" s'indign il grande immortale.
"Non ho perduto la dignit" rispose ridendo Porcellino; "celebro la festa delle quattro stagioni."
Mentre Porcellino faceva il buffone, Scimmiotto, partito su una nuvola dalle isole Penglai, aveva raggiunto il monte Fangzhang. Era un posto magnifico, come testimoniano i versi:

Sulla montagna si alza un altro cielo,
Alto luogo d'incontro di immortali.
I tre puri sentieri la percorrono
Su alte terrazze, tra fiori fragranti.
Qui la fenice si viene a posare.
Sugo di giada cola nei ruscelli.
I frutti che maturano sugli alberi
Mille anni di vita ti promettono.

Scimmiotto vi discese, ma aveva perduto lo stato d'animo adatto a godere del paesaggio. A un tratto ud gridi di gru nere e sent alitare una brezza profumata: un essere divino doveva trovarsi nei dintorni.

[...] Porta il nome di sovrano supremo
Dell'Est, fra gli immortali delle brume
E nebbie occupa il posto pi importante,
In rapporti amichevoli col Buddha.

Scimmiotto gli and incontro timidamente: "Signore, levo le mani per onorarvi."
Il sovrano supremo gli rese premurosamente il saluto: "Scusate, grande santo, se non vi sono venuto incontro. Entrate a prendere il t nella mia umile dimora."
Prese per mano Scimmiotto e lo fece entrare nel suo sontuoso palazzo di immortale: piscine di diaspro, padiglioni di pietre preziose. Quando si sedettero per prendere il t, da un paravento di giada sbuc fuori un ragazzo. Com'era vestito?

Avvolto in una tunica dai riflessi cangianti,
Con la vita serrata in cintura di seta,
Sandali da scalare picchi divini ai piedi
Ed in capo un berretto da grande cerimonia.
Uscito dal suo guscio per ascendere al vero,
Realizzati i suoi meriti, viveva a piacer suo,
Penetrando il segreto dello sperma e del soffio.
Si teneva lontano da vanit e menzogna.
Godeva eterna vita rifuggendo ogni fama:
Su di lui non aveva il tempo alcuna presa.
In tre occasioni in cielo aveva di nascosto
Rubato ed assaggiato delle pesche immortali.
Il ragazzo che allora sbuc dal paravento
Altri non era che l'illustre Dongfang Shuo.

Riconoscendolo, Scimmiotto rise ed esclam: "Sei qui, furfantello! Ma nella casa del sovrano supremo non ci sono pesche da rubare."
"E tu che ci vieni a fare, vecchio furfante?" ribatt Dongfang Shuo avanzandosi per rendere il saluto. "Qui non c' da rubare nemmeno elisir."
"Zitto, Manqian!" gli grid il sovrano supremo. "Vieni a servire il t."
Manqian era il nome in religione di Dongfang Shuo. Quando il t fu bevuto, Scimmiotto disse: "Sono venuto a chiedere un favore, ma non so se me lo farete."
"Di che cosa si tratta?" chiese il sovrano supremo. "Mettetemi al corrente."
"Di recente ho avuto l'incarico di proteggere il monaco cinese nel suo viaggio a ovest. Mentre passavamo dal Tempio delle Cinque Fattorie, ho perduto le staffe con i ragazzi del posto che mancavano di buone maniere e ho abbattuto l'albero del ginseng. Per questo siamo stati trattenuti. Dal momento che non saprei altrimenti come liberare il monaco cinese, sono venuto apposta alla vostra nobile residenza, sperando che non rifiuterete di insegnarmi un modo per ridar vita all'albero."
"Benedetta scimmia! Provochi catastrofi da tutte le parti senza curarti delle conseguenze. Il Maestro dell'Immortale Soggiogato che vive nel Tempio delle Cinque Fattorie si onora del sacro soprannome di Signore Uguale al Mondo, perch  il decano degli immortali terrestri. Come hai osato metterti in conflitto con lui? E il suo albero di ginseng d una specie di elisir vegetale. Non ti  bastato di rubarne, hai voluto proprio buttar gi la pianta! Non avrai mica pensato che lui potesse ingoiare un tal rospo senza reagire?"
"In effetti ce l'eravamo svignata, ma lui ci ha riacchiappato e ci ha messo nella sua manica come fazzoletti. Mi son dovuto adattare a promettergli che avrei trovato un modo per ridare vita all'albero.  appunto per questo che vi sollecito."
"Possiedo un grano di cinabro dell'Unit suprema nove volte trasmutato, ma pu curare solo gli esseri viventi; non gli alberi, che sono spiriti della terra e del legno, benedetti dal cielo e impregnati dalla terra. A rigore qualcosa si potrebbe fare su vegetazione ordinaria; ma quel Monte della Longevit  terra benedetta pi antica del cielo, il Tempio delle Cinque Fattorie  una grotta-cielo del continente dell'Ovest e i frutti di ginseng sono nati direttamente dalla radice meravigliosa da cui ha preso origine l'universo. Non si pu curare un albero cos, non c' rimedio."
"Se non c' rimedio, mi congedo e vi saluto" concluse Scimmiotto.
Il sovrano supremo voleva trattenerlo per offrirgli una coppa di giada, ma Scimmiotto rifiut: "Vi ringrazio, ma ho troppa fretta, non oso trattenermi."
Risal su una nuvola e si rec nell'isola di Yingzhou. Un bel posto anche quello, come testimoniano i versi:

Illumina la bruma un albero di perle,
Le torri del palazzo montano fino al cielo.
Dalle azzurre colline scorrono verdi acque [...]

A Yingzhou Scimmiotto vide, sotto l'albero di perle, ai piedi delle rupi di cinabro, nove immortali dai volti fanciulleschi, con capelli candidi e splendenti disposti in crocchie a forma di cicogna. Giocavano a go o a scacchi, bevevano, chiacchieravano, ridevano e cantavano. Erano davvero

Nubi di buon augurio che irradiavano luce,
Scie di brume felici ondeggianti nell'aria,
Canti melodiosi di fenici variopinte,
Danze di nere gru in cima alla montagna [...]

Ai vegliardi che cos si trastullavano, Scimmiotto grid: "Avete niente in contrario che mi venga a divertire con voi?"
Tutti gli andarono incontro, come testimoniano i versi:

Spezzata la radice dell'albero immortale,
Cercava il grande santo un adatto rimedio.
Dal prezioso boschetto avvolto nelle brume
Uscirono ad accoglierlo i vegliardi immortali.

Scimmiotto li riconobbe e disse ridendo: "Cari vecchi condiscepoli, vi trovo bene."
"Se il grande santo fosse rimasto sulla buona strada e non avesse provocato disordini in Cielo, starebbe bene quanto noi. Ma infine le cose si sono aggiustate; a quanto si dice, hai scelto la parte giusta e ti stai recando nell'Ovest per prestare omaggio al Buddha. Come hai trovato il tempo di venire fin qui?"
Scimmiotto spieg che cosa cercava, e i nove anziani ne furono molto impressionati: "Tu sei sempre esagerato! Quanti danni combini! Ci dispiace, ma non sapremmo come aiutarti."
"In tal caso, mi devo congedare."
I nove vegliardi gli proposero una sosta per bere nettare di giada e mangiare radici di loto azzurro, ma riuscirono soltanto a fargli vuotare una coppa e assaggiare un pezzettino di radice, senza nemmeno mettersi seduto. Lasci poi Yingzhou in direzione del vasto oceano orientale e giunse in vista del monte Potalaka. Abbass la nube sulla sua cima e vide la pusa Guanyin, nel boschetto dei bamb porporini, intenta a predicare e commentare i sutra per le divinit guardiane del cielo, Moksa e le fanciulle-drago. Come dicono i versi:

Nell'isola regnante sopra il mare
Pieno d'inesauribili tesori,
S'insegna come le trasformazioni
A migliaia provengono da un solo
Articolo di fede: il giusto frutto
Di quattro sante verit ti libera.
Conserva il suo profumo la foresta
Di giovinezza, i frutti la dolcezza
Ed i fiori risplendono scarlatti.

La pusa si accorse dell'arrivo di Scimmiotto e gli mand incontro il gran dio protettore della montagna, che usc dal boschetto e grid: "Dove vai, Consapevole del Vuoto?"
"Orso scarruffato!" tuon Scimmiotto. "Come ti permetti di darmi del 'tu'? Se il vecchio Scimmiotto non ti avesse risparmiato, a questo punto non saresti altro che un fantasma sul Monte del Vento Nero. Ora che hai messo su casa sulla montagna santa, vivi con la pusa e ne prendi lezioni, non ti degni pi di darmi del 'voi'?"
In effetti, se l'orso nero aveva conseguito il giusto frutto e acquisito il titolo di 'gran dio'come protettore del Potalaka, un po'lo doveva anche a Scimmiotto. Non seppe far altro che rispondere sorridendo: "Grande santo, dicono gli antichi: il vero gentiluomo sa dimenticare i torti. Perch ritornarci sopra? La pusa mi manda a ricevervi."
Scimmiotto si diede l'aria pi decente e rispettosa che pot, nel seguire il gran dio dentro il boschetto dei bamb porporini per presentare i suoi omaggi a Guanyin.
"Consapevole del Vuoto" chiese lei, "a che punto  il monaco cinese?"
" sul Monte della Longevit, nel continente dell'Ovest."
"Su quel monte c' il Tempio delle Cinque Fattorie. Hai incontrato il grande immortale Primordiale Soggiogato?"
"Il fatto  che non lo conoscevo" confess Scimmiotto prosternandosi fino a terra, "e, arrivati al tempio, ho distrutto l'albero del ginseng; perci lui trattiene il nostro maestro e ci impedisce di proseguire il viaggio."
"Che maledetta scimmia, senza nozione del valore delle cose!" lo rimprover Guanyin, che in realt sapeva gi tutto. "Il suo albero del ginseng  una radice meravigliosa che risale alle origini del cielo e della terra. E lui  il decano degli immortali terrestri; figrati che in un certo senso, in certi casi limitati, io stessa dovrei quasi cedergli la precedenza. Come hai potuto abbattere quella pianta?"
"Il vostro umile discepolo non si rendeva conto della situazione" rispose Scimmiotto inchinandosi ancora. "Lui non era in casa, quel giorno, e ci avevano ricevuto due giovani immortali. Porcellino sent parlare di questi frutti di ginseng e gli venne una gran voglia di assaggiare un cibo sconosciuto: perci ne rubai tre e ce li dividemmo. Quando i ragazzi lo scoprirono fecero tante di quelle storie, che persi la pazienza e gli buttai gi l'albero. Il giorno dopo l'immortale ci cattur, ci chiuse nella manica e ci fece legare, frustare e interrogare tutto il giorno. Scappammo di nuovo, ma senza fortuna. La terza volta capii che non c'era altra via d'uscita e gli promisi di guarire la sua maledetta pianta. Ho girato i mari per trovare un rimedio, ma nelle tre isole e altrove nessun dio o immortale ha saputo aiutarmi. Perci sono venuto a salutare voi, sperando umilmente nella vostra infinita compassione, perch mi aiutiate a salvare il monaco cinese e a permettergli di riprendere il viaggio a occidente."
"Perch non sei venuto subito da me, invece di perder tempo nelle isole?"
Il rimprovero diede a Scimmiotto un bel sollievo: "Meno male! Dunque a venir qui non ho perso tempo." E riprese a supplicarla.
"La rugiada del mio vaso immacolato  un prodotto di prima qualit, per curare piante magiche."
"L'avete gi messa alla prova?"
"Si capisce. Una volta facemmo una scommessa con Laozi. Lui strapp un ramo del mio salice e lo calcin nel forno del cinabro. Io me lo ripresi e lo misi nel vaso. Dopo un giorno e una notte, ritorn verde e bello come prima."
" una fortuna!" esclam Scimmiotto ridendo. "Un ricostituente che pu curare una pianta ridotta in cenere, non avr certo difficolt a rimetterne in sesto un'altra che  semplicemente sradicata. Quindi  tutto a posto."
"Tenete d'occhio il boschetto, torno subito" raccomand Guanyin ai suoi. Prese il suo vaso immacolato e il suo pappagallino bianco, che tubava pian piano, e part seguita da Scimmiotto. Lo dicono i versi:

La veneranda immagine dorata
Della Compassionevole, che visse
Accanto al Buddha prima di incarnarsi
Nel corpo attuale per purificare
L'onda dei desideri. Dalla dolce
Rugiada vien lavato da ogni polvere
Il cuore e vien restituito a vita
Immortale il santo albero.

Il grande immortale intratteneva in conversazione i tre santi vegliardi, quando si vide Scimmiotto scendere da una nuvola gridando: "Arriva la pusa, venite ad accoglierla!"
Le tre stelle e il Maestro del Primordiale Soggiogato si precipitarono fuori dalla sala, seguiti da Tripitaka e dai suoi discepoli. Guanyin ferm la sua nuvola e salut per primo il grande immortale, poi le tre stelle. Quando si fu accomodata e furono scambiati nuovi saluti, Scimmiotto condusse a renderle omaggio Tripitaka, Porcellino e Sabbioso. Poi fu la volta degli immortali del tempio.
"Su, non tergiversiamo, grande immortale" grid Scimmiotto. "Prepara l'altare e l'incenso, e prega la pusa di rimetterti in piedi quell'albero dei miei stivali."
Il grande immortale si inchin per ringraziare: "Come avrei osato scomodarvi per cos piccola cosa?"
"Il monaco cinese  mio discepolo, e se Scimmiotto vi ha offeso, secondo ragione,  compito mio risarcirvi."
"Se le cose stanno cos" intervennero i tre vegliardi, "bando ai complimenti: preghiamo la pusa di venire in giardino a esaminare la situazione."
Il grande immortale fece preparare una tavola per l'incenso e fece spazzare la corte posteriore, poi invit Guanyin a uscire per prima, seguita dai tre anziani. Quando giunsero nel parco, seguiti da Tripitaka, dai discepoli e dalla folla degli immortali, ciascuno pot constatare che l'albero giaceva al suolo con le radici all'aria; tutte le foglie erano appassite e cadute dai rami.
"Porgimi la mano, Consapevole del Vuoto" ordin Guanyin.
Scimmiotto le tese la mano sinistra. Guanyin inzupp il ramo di salice nella rugiada del vaso e tracci sul palmo della scimmia il segno della risurrezione. Poi gli disse di porre la mano sulle radici e di attendere che dal suolo sgorgasse acqua. Scimmiotto tast fra le radici, finch sgorg una sorgente di acqua pura.
"Quest'acqua non deve entrare in contatto con i cinque elementi. Bisogna raccoglierla in un vaso di giada, rizzare l'albero e annaffiarlo a partire dalla sommit: allora la scorza torner ad aderire ai rami e al tronco fino alle radici, spunteranno nuove foglie, si gonfieranno nuovi germogli e avremo nuovi frutti."
"Di corsa, piccoli taoisti, portatemi un vaso di giada!" grid Scimmiotto.
"Sul monte diseredato del vostro umile servitore non abbiamo vasi di giada" si scus il Maestro del Primordiale Soggiogato. "In giada abbiamo solo tazze da t e coppe da vino. Possono servire?"
"L'importante  che siano oggetti di giada adatti a raccogliere l'acqua" rispose Guanyin. "Portate quello che avete, e vediamo se ha capacit sufficiente."
Il grande immortale fece portare trenta tazze e quarantacinque coppe, con cui fu raccolta l'acqua pura che sgorgava sotto le radici. Scimmiotto, Porcellino e Sabbioso rizzarono l'albero e lo rincalzarono nel terreno. I recipienti con l'acqua sorgiva venivano porti uno dopo l'altro a Guanyin, che aspergeva l'albero con il suo ramo di salice, recitando un incantesimo. Esaurita l'acqua disponibile, non ci volle molto perch l'albero riprendesse a verdeggiare. Portava ventitr frutti.
"Ma l'altro giorno i frutti erano solo ventidue. Come mai ora ce n' uno di pi?" chiesero meravigliati Vento Puro e Chiaro di Luna.
"Il tempo rende giustizia" afferm Scimmiotto. "Io ne avevo rubati tre, come avevo detto; un altro era caduto a terra e, secondo il dio del luogo, il suolo lo aveva assorbito. Porcellino mi ha tanto rotto i corbelli sostenendo che me l'ero sbafato io. Adesso  dimostrato che non mentivo."
"Proprio cos; il motivo  lo stesso che ha reso necessario usare per l'acqua un recipiente fatto di un materiale in cui non entrassero i cinque elementi" conferm Guanyin.
Il grande immortale si rasseren completamente e fece portare il martelletto d'oro per cogliere dieci frutti; invitava infatti Guanyin e i tre vegliardi a ritornare nella sala grande per ricevere i suoi ringraziamenti e far festa con i frutti di ginseng. I piccoli immortali disposero seggiole, tavolini e vassoi di cinabro; Guanyin sedette al posto d'onore, con i tre anziani a sinistra e Tripitaka a destra; il grande immortale teneva loro compagnia su di uno sgabello. Ciascuno consum un frutto. Come dicono i versi:

Nella grotta celeste degli antichi
Tempi, van maturando del ginseng
Frutti preziosi in novemila anni.
Restitu la rugiada foglie e frutti
All'albero che gi distrutto giacque.
Tre vegliardi rivedon vecchi amici,
Per i monaci  un caso fortunato!
Mangiare frutti di ginseng significa
Giovent senza fine e lunga vita.

Tripitaka si lasci convincere dall'esempio di Guanyin e dei tre vegliardi a mangiare quel tesoro di immortali, che dapprima gli aveva ispirato orrore. I tre discepoli e il grande immortale tennero loro compagnia. Il decimo frutto venne diviso fra gli immortali del tempio.
Scimmiotto ringrazi la pusa che se ne ritorn sul Potalaka, dopo avere riaccompagnato i vecchi alle isole Penglai. Il Maestro del Primordiale Soggiogato fece servire vino e un pasto di magro, prima di giurare fraternit con Scimmiotto.  il caso di dirlo: la migliore amicizia incomincia da una lite.
A notte i quattro pellegrini poterono finalmente prendersi un riposo sereno. Oltre tutto il venerabile, grazie all'elisir vegetale che aveva mangiato, aveva molto accresciuto la sua capacit di resistere alle prove che orchi e diavoli potevano infliggergli.
Se poi, in fin dei conti, non sapete come si lasciarono il giorno dopo, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 27
TRUCCHI DELLA SIGNORA DAL BIANCO SCHELETRO

IN CUI LA DIAVOLESSA DAL BIANCO SCHELETRO INSIDIA PER TRE VOLTE TRIPITAKA, E IL SANTO MONACO, ESASPERATO, SCACCIA IL BEL RE SCIMMIA.


L'indomani all'alba Tripitaka e i suoi discepoli si prepararono a proseguire il loro viaggio. Fra Scimmiotto e il Maestro del Primordiale Soggiogato, dopo che si erano giurati fratellanza, si era stabilita una tale corrente di simpatia, che il secondo non avrebbe voluto vederli andar via cos presto; anzi aveva dato disposizioni per festeggiarli cinque o sei giorni di seguito. Ma Tripitaka era divenuto irrequieto: l'elisir vegetale che aveva mangiato gli dava una sensazione di rinnovamento dalla testa ai piedi, gli rinvigoriva lo spirito e il corpo. Questa sensazione accresceva la sua determinazione nella ricerca delle scritture e alimentava l'ansia per i ritardi gi subiti. Non ci fu niente da fare, non si pot trattenerlo.
Maestro e discepoli si erano da poco rimessi in strada dopo gli addii, quando si trovarono davanti a un'alta montagna.
"Quella montagna ha un aspetto pericoloso, ed  cos ripida che forse il cavallo non riuscir a scalarla. Stiamo ben attenti, discepoli!"
"State tranquillo, maestro; conosciamo il nostro mestiere" rispose Scimmiotto.
Il bravo re scimmia apriva la strada, davanti al cavallo, con la sua sbarra appoggiata di traverso sulle spalle. Dopo avere scalato un'alta rupe, si trovarono di fronte un immenso panorama:

Dal picco che sovrasta le alte creste
A terrazze, si vedon serpeggiare
Fragorosi torrenti nei burroni;
Le tigri solitarie, orde di lupi,
Le famiglie dei daini e dei cinghiali,
Cervi e cerbiatti in branchi, lepri e volpi
Che dovunque s'aggirano. Un pitone
 lungo mille piedi e un gran serpente
Si srotola per diecimila tese.
Sputa il pitone nebbie velenose
Ed il serpente un gran vento maligno.
Rovi spinosi ingombrano i sentieri
Spesso interrotti da folti di pini
E da alti cedri. Pendono dagli alberi
Ovunque liane fino all'erba folta
E la luce intercettano, creando
Glauchi recessi. Regna in questi luoghi
Dominati da mille picchi gelidi
L'atmosfera di un mondo primordiale.

C'era di che spaventare il reverendo sul suo cavallo, ma Scimmiotto mise in mostra le sue abilit agitando il randello e diede un ruggito che mise in fuga tigri e leopardi, mentre lupi e serpenti si rintanavano impauriti. I pellegrini giunsero ai piedi di un'altra rupe, ancor pi ripida, e Tripitaka dichiar: "Consapevole del Vuoto, abbiamo fatto una lunga marcia, ho fame. Va a chiedere in elemosina del cibo di magro."
"Maestro" rispose Scimmiotto con un sorriso contrariato, "non  un'idea furba. Ci troviamo fra le montagne, non si vede da nessuna parte traccia di abitato. Non c' dove chiedere cibo, n in elemosina n pagando."
"Benedetta scimmia" replic Tripitaka di malumore, "quando penso che ti ho trovato incastrato dentro un cofano di pietra, dove potevi muovere soltanto la lingua! Io ti ho salvato la vita e ti ho ricevuto fra i miei discepoli, e tu rifiuti di fare una piccola cosa per me. Non sei che un pigro."
"Mi pare invece di essere diligente. Quando mai avrei mostrato il contrario?"
"Ti pretendi devoto e diligente, e rifiuti di mendicare cibo per me. A pancia vuota non si cammina. In questo stato e fra queste montagne pestilenziali, non avr mai la forza di raggiungere il Monastero del Colpo di Tuono."
"Va bene, maestro, non dite altro. Conosco il vostro carattere ombroso: per poco che vi contrari, vi metterete a recitare quella roba. Smontate da cavallo e sedetevi tranquillo, mentre cerco un abitato in cui elemosinare cibo."
Scimmiotto balz su una nuvola e osserv i dintorni, facendosi solecchio con la mano. In quel tratto la strada dell'Ovest era proprio deserta; non si vedeva segno di presenza umana.  il caso di dirlo: un posto dove ci son pi alberi che uomini. Per, osservando attentamente, not sul versante esposto al sole una piccola area di puntini rosso vivo.
"Maestro, qualcosa ho trovato" dichiar scendendo dalla nuvola.
Alla domanda di che cosa si trattasse, precis: "Non ho visto gente cui si possa chiedere del riso, ma sul pendio meridionale della montagna ci sono dei punti rossi: devono essere pesche selvatiche mature. Per calmare la vostra fame, coglier quelle."
"Trovare delle pesche da mangiare  gi una bella fortuna, per chi ha abbandonato la sua famiglia" comment rasserenato Tripitaka.
Scimmiotto prese con s la ciotola delle elemosine e si catapult nel luogo della raccolta, rapido come il lampo e lasciandosi dietro una scia di vapori.
Dice il proverbio: non c' monte senza fantasma, n vetta senza maleficio.
Nelle montagne di cui parliamo viveva una diavolessa, la cui attenzione fu attratta dai movimenti di Scimmiotto. Venne a dare un'occhiata, fendendo le nubi spinta da un vento d'oltretomba, e quando vide Tripitaka che si era seduto a terra per riposare si rallegr: "Che bella fortuna, che meraviglia! Si parla da un pezzo di questo monaco cinese che deve cercare il Grande Veicolo, e che sarebbe poi la reincarnazione di Cicala d'Oro. La sua carne  stata sapientemente coltivata attraverso dieci successive generazioni: baster mangiarne un pezzetto per godere di longevit senza fine. Finalmente  giunto il momento tanto atteso."
La diavolessa voleva farsi avanti per impadronirsi di lui senza complimenti, ma vide che due guerrieri lo proteggevano a destra e a sinistra, e sost chiedendosi chi fossero quei grandi capi. Per quanto fossero decaduti, Porcellino era stato Ammiraglio dei Canneti Celesti, e Sabbioso Generale delle Cortine Arrotolate; essi conservavano una traccia del loro prestigio di altri tempi e ci induceva la diavolessa alla prudenza: "Sar pi sicuro giocare d'astuzia."
Ci sapeva fare, la diavolessa. Diresse a breve distanza il suo vento malefico e con una scossa si trasform in una fanciulla in fiore, dal volto di luna. Non si finirebbe mai di descrivere com'era pura la linea dei suoi sopraccigli e com'erano vivi i suoi occhi, bianchi i suoi denti, rosse le sue labbra. Tenendo nella mano sinistra un vaso di ceramica azzurra e in quella destra uno di porcellana verde-grigia, cammin verso il monaco cinese come se percorresse la strada venendo da ovest.

Mentre il monaco riposa,
Si avvicina una fanciulla:
Dalle maniche leggere
Dita spuntano di giada,
Dalla gonna pieghettata
I piedini loto-d'oro.
Il sudore sul suo viso
 rugiada sopra un fiore,
E la cipria sopra l'arco
Di falena dei suoi occhi
Come bruma sopra il salice.
Calamita col suo incedere
Ogni sguardo intorno a s.

"Porcellino, Sabbioso!" grid Tripitaka. "Un momento fa Consapevole del Vuoto diceva che questi posti sono selvaggi e deserti. Ma non sembra anche a voi che venga una persona nella nostra direzione?"
"Maestro" rispose Porcellino, "restate qui con Sabbioso. Io vado a fare un'ispezione."
Pos il rastrello, si rassett e si diresse verso la ragazza, cercando di darsi un contegno. Come si usa dire: da lontano oscuro, da vicino sicuro. La ragazza aveva

La pelle di albicocca sulla lieve ossatura,
Il collo delicato sopra un tenero petto.
Le mandorle degli occhi come stelle fulgenti
Sotto l'arco blu-notte dei fini sopraccigli.
Portamento grazioso della persona snella
Come un salice dove la rondine fa il nido.
La voce  d'usignolo che canti nella pergola.
Come rosa al mattino sotto i raggi dorati,
Come peonia splendida che va aprendo i suoi petali.

Alla vista della bella ragazza, il bestione si lasci andare a pensieri profani e ad approcci galanti: "Dove siete diretta, bella donatrice? Che cosa portate di bello nelle vostre manine?"
Evidentemente non era capace di scoprire con chi aveva a che fare. La giovane donna gli lanci l'amo rispondendo: "Reverendo, nel vaso azzurro ho del riso aromatizzato, in quello verde-grigio della farina di grano finissima. Sono diretta dove possa compiere il mio voto di nutrire monaci."
Entusiasmato, Porcellino corse verso Tripitaka agitandosi come un epilettico: "Maestro,  proprio vero che il cielo sa ricompensare i suoi. Qui c' una persona che viaggia apposta per nutrire i poveri monaci. Intanto, chiss dove sar andata a perdere tempo quella scimmia, con la scusa di cercare pesche; che d'altronde, a mangiarne troppe, fanno borbottare la pancia e procurano diarrea."
"Non scherzare, balordo!" lo rimprover Tripitaka che non poteva credergli. "Non abbiamo incontrato nessuno da quando ci siamo messi in cammino. Da dove uscirebbe un donatore?"
"E invece, maestro, eccola qui."
Come la vide, Tripitaka balz in piedi e le si rivolse giungendo le mani sul petto: "Da dove venite, cara donatrice? Qual' la vostra famiglia? Come mai avete fatto voto di nutrire i monaci?"
Nemmeno il maestro era capace di scoprire con chi aveva a che fare. La diavolessa assunse un'aria ipocrita e un tono mielato: "Queste montagne, temute persino dalle belve e dai serpenti, si chiamano la Catena della Tigre Bianca. Noi abitiamo ai piedi del loro versante occidentale. I miei genitori sono dediti alla lettura dei sutra e alle opere buone, e fanno offerte generose ai monaci di passaggio. Prima che nascessi, avevano pregato lungamente gli di di concedere loro dei figli. Mi avrebbero trovato un buon partito lontano da casa, se non avessero temuto di restare senza sostegno nella vecchiaia; perci hanno preferito scegliere un genero che si adattasse a entrare nella nostra casa e si impegnasse ad assisterli."
"Mia cara donatrice, non  forse scritto nei santi libri? Finch i genitori sono in vita, il figlio non si allontaner da casa; se le circostanze dovessero renderlo inevitabile, dir almeno chiaramente dove va.(5) Non solo i vostri genitori sono in vita, ma vi hanno dato un marito; dovrebbe essere lui ad adempiere il vostro voto. Come mai camminate sola sulla montagna senza alcuna protezione? Non  il comportamento che conviene a una donna perbene."
"Maestro" corresse il tiro la giovane donna con un largo sorriso, "mio marito  andato con alcuni braccianti a zappare i campi in una valle lungo il fianco settentrionale della montagna. Quello che sto portando  il loro pasto di mezzod. Con tutti i lavori che si devono fare in questa stagione della sesta luna, non c'era nessun'altro a disposizione da mandare, e i miei genitori sono troppo vecchi: ecco perch mi sono messa in cammino da sola. Non mi aspettavo di incontrarvi, ma quando vi ho veduto ho pensato a quanto mio padre e mia madre amano le opere buone; sono sicura che, se fossero qui, preferirebbero offrire il cibo ai monaci. Perci sar felice di farvi questa umile offerta, se non la disdegnate."
"Vi ringrazio" sospir Tripitaka; "ma uno dei miei discepoli  andato a cogliere della frutta e ritorner da un momento all'altro. Non oso mangiare ci che mi offrite, perch vostro marito, se lo sapesse, ve ne farebbe rimprovero; e la colpa sarebbe del povero monaco che sono."
"Maestro" insist la giovane donna, aumentando la seduzione del suo aspetto per forzare il rifiuto di Tripitaka, "il gusto di fare elemosine dei miei genitori non  niente a paragone dell'amore del bene che anima mio marito: la sua vita  tutta consacrata a costruire ponti, riparare strade, sostenere gli anziani e compatire i poveri. Quando sapr che ho dato a voi il suo pranzo, maestro, non solo non mi sgrider, ma mi amer pi di prima."
Tripitaka non era convinto e continuava a rifiutare, ma Porcellino era esasperato. Teneva il broncio e brontolava dentro di s: "Di tutti i bonzi della terra, questo  il peggior pappamolle. Il pasto  pronto e basta appena per tre, ma lui tira in lungo: cos ritorner la scimmia e bisogner dividere in quattro." Perse la pazienza e and a grufolare in un vaso, rovesciandolo a terra; stava per mettersi a tavola, senza chiedere il permesso a nessuno, quando Scimmiotto ricomparve con un balzo dal versante meridionale, recando in mano la ciotola per le elemosine e le pesche che aveva raccolto. I suoi occhi dalle pupille d'oro constatarono subito che sotto le mentite spoglie della bella donna si nascondeva un essere malefico; per cui pos la ciotola, afferr il randello e glielo avrebbe assestato sulla testa, se Tripitaka spaventato non fosse corso ad arrestargli la mano: "Consapevole del Vuoto, non sai che cosa fai!"
"Maestro, questa qui non  la brava persona che credete voi:  un fior di mostro, che sta cercando di perdervi."
"Testa di legno d'una scimmia! Hai perso anche il poco buon senso che avevi, parli a vanvera. La nostra cara donatrice ci stava offrendo del cibo, e tu la tratti da mostro."
"Maestro" replic Scimmiotto ridendo, "come al solito non capite niente. Quand'ero mostro alla Grotta del Sipario Torrenziale, ne avevo anch'io di belle trovate, quando mi veniva voglia di mangiare carne umana(6): mi trasformavo in un pezzo d'oro o d'argento, o magari in belvedere adatto ad ammirare il panorama; ma le trasformazioni pi correnti erano in ubriaco o, appunto, in bella ragazza. Chi era tanto stupido da venirmi dietro, finiva imprigionato nella grotta ed era nelle mie mani: di solito finiva nella pentola del lesso, oppure cotto al vapore. Se per la carne era molta, una parte la facevo essiccare al sole per metterla in dispensa, come riserva per i tempi grami. Meno male che sono ritornato in tempo; altrimenti, caro maestro, vi sareste fatto prendere e sareste finito come dicevo."
Ma Tripitaka non credeva una parola e continuava a difendere la bella donatrice.
"Maestro" ne dedusse Scimmiotto, "ho capito.  chiaro che vi piace. Se volete, Porcellino pu abbattere qualche pianta e Sabbioso raccogliere l'erba per il materasso. Io far da carpentiere e vi costruir un bel nido d'amore, perch possiate cavarvi la voglia. E ce ne andremo ciascuno per la sua strada. Non  meglio cos? Si vede che non valeva la pena di darsi tanto da fare per cercare quei sutra del cavolo."
Tripitaka arross fino alla punta dei capelli; per quanto fosse la dolcezza in persona, c'erano cose che non poteva perdonare. Scimmiotto approfitt del suo imbarazzo per riprendere il randello e abbatterlo in testa al mostro. La diavolessa, per, non era priva di risorse: lo teneva d'occhio per valutare l'istante preciso in cui avrebbe colpito e a quel punto se la fil, con il trucco della liberazione del cadavere, lasciando per terra come morto un finto corpo. Il reverendo tremava tutto e borbottava: "Che scimmia senza riguardi! Ignora i miei rimproveri e distrugge vite umane senza ragione."
"Non prendetevela con me, maestro; piuttosto venite a vedere che cosa c'era nei vasi."
Tripitaka si avvicin sulle gambe tremebonde, con il sostegno di Sabbioso. In realt, al posto del riso aromatizzato si vedeva un groviglio di grassi bruchi bianchi velenosi, e la farina finissima erano rospi e ranocchie che si misero a saltare intorno da tutte le parti. Il reverendo era perplesso, ma Porcellino, pieno di rancori, fece del suo meglio per aizzarlo: "Pensate, era una brava ragazza di campagna che si recava nei campi per portare la colazione ai suoi; perch mai trattarla da mostro? Il fratellino, qui, ha la mano pesante; la voleva spaventare, e invece l'ha ammazzata al primo colpo. Poi ha avuto paura che, per castigarlo, voi recitaste il sutra della costrizione del cerchio, e ha usato i suoi trucchi per far comparire delle bestie schifose al posto del cibo che dovevamo mangiare. Ma  un imbroglio, sta solo cercando di passarla liscia."
Tripitaka, che pure dava fiducia anche alle diavolesse, aveva motivi per non darla a Scimmiotto. Fece con la mano il segno adatto e recit la formula della costrizione.
"La mia povera testa!" urlava Scimmiotto. "Ferma! Se avete qualcosa da dire, parlate!"
"Non ho proprio niente da dire" rispose Tripitaka. "Quelli che hanno abbandonato la propria famiglia si devono dedicare senza posa al bene altrui, essere caritatevoli in ogni istante e in ogni pensiero, prendersi cura dell'integrit delle formiche quando scopano il pavimento, mascherare le lampade per proteggere le falene; tu invece ti lasci dominare dalla violenza. Che meriti si possono acquistare nella ricerca delle scritture, se si ammazza un essere innocente del popolo di dio? Vattene!"
"E dove volete che vada, maestro?"
"Non sei pi mio discepolo."
"Se non mi tenete come discepolo, temo che non arriverete mai alla fine del vostro cammino verso il Paradiso dell'Ovest."
"La mia vita  nelle mani del Cielo. Se un mostro mi vorr lessare o cuocere al vapore, pazienza. Non sarai tu che potrai sottrarmi al limite destinato alla mia vita come a ogni altra. Non stare a discutere e vattene."
"Va bene, me ne andr. Ma non mi sono ancora disobbligato del beneficio che vi devo."
"Quale beneficio?"
Il grande santo si inginocchi e si prostern dicendo: "Il vecchio Scimmiotto era stato schiacciato dal Buddha sotto il Monte delle Due Frontiere. Ho avuto la fortuna di essere convertito da Guanyin e liberato da voi, maestro. Se non avessi accettato di accompagnarvi al Paradiso dell'Ovest sarei stato manifestamente ingrato e

Chi non  grato non  gentiluomo,
Anzi merita solo eterna infamia!"

Tripitaka era un santo monaco compassionevole. A vedere Scimmiotto che lo supplicava con tanto ardore, cedette e disse: "Per questa volta ti perdono. Ma non ricominciare a mancarmi di rispetto. Se ci dovessi riprovare, ripeter l'incantesimo venti volte."
"Anche trenta, se vorrete; ma io mi guarder dal colpire chiunque."
Aiut il monaco cinese a rimontare a cavallo e gli porse le pesche che aveva raccolto. Si avviarono, mentre Tripitaka, cavalcando, mangiava le pesche per quietare l'appetito.
Intanto la diavolessa, che si era sottratta in tempo al colpo di Scimmiotto ed era fuggita su una nuvola, digrignava i denti furiosa contro il suo assalitore: "Avevo gi sentito parlare delle sue capacit straordinarie" pensava, "e devo ammettere che non  una fama usurpata. Il monaco cinese stava gi allungando le mani verso il mio riso: sarebbe bastato che lo annusasse, e l'avrei avuto in mio potere. Ma quel guastafeste mi ha rovinato l'operazione, e poco  mancato che mi prendessi una bella legnata. Se adesso lascio perdere il bonzo, mi sar data tanto da fare per nulla. Torno gi e vedo se riesco a farli divertire in un altro modo."
Che bravo mostro! Abbass la sua nuvola sulla montagna, a qualche distanza dai pellegrini, e prese la forma di una vecchietta sull'ottantina. Si appoggiava a una canna di bamb dall'estremit ricurva e veniva avanti pian piano, piangendo a dirotto. Come la vide, Porcellino si allarm ed esclam: "Maestro,  un bel guaio: adesso incontriamo la madre in cerca della figlia."
"Quale madre e quale figlia?" chiese Tripitaka.
"Ma  la madre della donna che il nostro condiscepolo ha ammazzato!"
"Non dir scemenze, fratellino" sghignazz Scimmiotto. "La ragazza dimostrava s e no diciott'anni, questa vecchietta ne mostra ottanta passati; secondo te, avrebbe partorito una figlia a sessant'anni e pi. Fammi vedere da vicino: scommetto che  un altro imbroglio".
Il bravo Scimmiotto avanz a gran passi per esaminare meglio l'essere malefico:

Ora si  trasformata in una vecchia:
Coi capelli pi bianchi della neve,
Avanza a passi lenti e zoppicanti.
 magra rinsecchita ed il suo viso,
Da cui spuntano zigomi pungenti
Mentre ne pende una bocca cascante,
 pi avvizzito di una foglia secca.
Era meglio l'aspetto precedente!

Scimmiotto la riconobbe subito e non si seppe trattenere: senza altre formalit processuali, la colp in testa. Essa reag come la volta precedente, fuggendo in forma di spirito e abbandonando un altro falso cadavere sul ciglio della strada.
La scena riemp di tale orrore il monaco cinese, che cadde da cavallo come un sacco e rest per terra a recitare venti volte di fila l'incantesimo della costrizione del cerchio. La testa di Scimmiotto prendeva la forma di una di quelle zucche allungate con una strozzatura in mezzo e lui, povera bestia, si rotolava per terra e urlava: "Basta! Basta! Non  leale!"
"Un monaco che ha la fortuna di ricevere un buon ammaestramento non ricade nell'inferno. Dopo tante esortazioni che ti ho fatto, perch persisti nella violenza? Avevi appena ucciso un essere del popolo di dio, e ne uccidi un altro. Dove credi di arrivare?"
"Ma era un mostro!"
"Questa maledetta scimmia vede mostri dappertutto. La verit  che non hai alcuna inclinazione al bene, sei portato solo alla malvagit. Vattene!"
"Mi ordinate di nuovo di andarmene e lo far, se  questo che volete. Ma c' qualcosa che non va."
"Che cosa non va?"
"Maestro" intervenne Porcellino, "vuol dividere i bagagli. Vi ha accompagnato per tanto tempo e non vuole ritornarsene a mani vuote. Dategli qualche vecchia tunica, un cappello sfondato."
"Gli spacco i denti, a questo cretino!" esplose Scimmiotto, irritato dalle insinuazioni. "Ho sempre osservato il voto di povert, non sono mai stato avido n invidioso. Figuriamoci se penso ai bagagli!"
"Visto che non sei avido n invidioso" replic il monaco cinese, "che cosa aspetti a levarti dai piedi?"
"Vedete" spieg Scimmiotto, "cinquecento anni fa vivevo da gran signore, nella Grotta del Sipario Torrenziale del Monte di Fiori e Frutti: avevo sottomesso i diavoli di settantadue caverne e disponevo di un esercito di quarantasettemila mostri. Portavo in testa una corona d'oro, addosso una veste color ocra, alla vita una cintura di giada di Lantian, ai piedi calzature da calpestare le nuvole e in mano la mia sbarra cerchiata d'oro, come uno scettro. Ero qualcuno. Dopo che il nirvana mi ha condotto fuori dal peccato e ho avuto la tonsura e ho imboccato la giusta via, accompagnandovi come discepolo, la mia testa  stata serrata in questo cerchio d'oro. Non posso ritornare fra i miei in questo stato. Maestro, se non volete pi saperne di me, recitate, vi prego, un incantesimo che mi consenta di levarlo. Ve lo restituir, perch possiate metterlo in testa a qualcun altro. Non vi chiedo altro. Dopo tutto ho vissuto con voi per un bel po', credo che dovreste farmi questo piccolo favore."
"Consapevole del Vuoto" esclam allarmato Tripitaka, "la pusa mi ha insegnato solo come si stringe il cerchio; non lo so togliere."
"In questo caso sar meglio che non mi mandiate via."
"Alzati!" ordin Tripitaka, che non vedeva alternative. "Ti perdono per la seconda volta, ma bada di non ricominciare."
"State tranquillo" promise Scimmiotto; aiut il maestro a rimontare a cavallo e riprese il suo posto di battistrada.
Intanto il mostro, sfuggito anche al secondo colpo di Scimmiotto, li seguiva da una nube e faceva le sue considerazioni: "Che occhio sicuro, quel re scimmia! Mi ha riconosciuta anche in quest'altro travestimento. Quei bonzi camminano in fretta: gli restano da percorrere quaranta li e poi, passata la montagna, usciranno dal mio territorio. Se un altro diavolo se li becca (che gli vadano di traverso!) sar una bella delusione per me. Sar meglio che ci riprovi."
Un colpo di vento malefico la port ad atterrare sul fianco della montagna, dove si trasform in un venerabile vegliardo:

Canuto pi del dio della vecchiaia,
Mezzo cieco e sordastro, egli si regge
Con la mano tremante sul bastone.
Lo avvolge un manto in piumino di gru,
Sgrana il rosario e borbotta i suoi sutra.

Quando Tripitaka lo vide, esclam lietamente: "Amitbha buddha! L'Ovest  una terra benedetta. Quel vegliardo si trascina a stento, ma non rinuncia a recitare i suoi sutra."
"Maestro" fece notare Porcellino, "non rallegratevi tanto, stiamo solo incontrando nuovi guai."
"Come sarebbe a dire?"
"Il mio caro fratello e condiscepolo prima ha ammazzato la figlia e poi la moglie di quel vecchio.  chiaro che lui le sta cercando. Se cadiamo nelle sue mani, maestro, voi la pagherete con la pena capitale e il vecchio Porcellino sar deportato per complicit. Sabbioso forse se la caver con i lavori forzati, per aver eseguito ordini. E il fratello maggiore trover il modo di svignarsela e di lasciare noi a pagare per lui."
"Triplo imbecille!" gli grid Scimmiotto. "Non spaventare il maestro con le tue scemenze. Aspettatemi che vado a dare un'occhiata."
Nascose il suo randello e si fece incontro all'essere malefico salutandolo: "Emerito mandarino, i miei rispetti! Dove siete diretto? Perch pregate durante il cammino?"
Il mostro, che non era all'altezza di un avversario del calibro di Scimmiotto, non seppe che riprendere le invenzioni precedenti: "I miei avi, reverendo, hanno sempre abitato da queste parti; io ho consacrato la mia vita al bene, a fare elemosine ai monaci, dir preghiere e recitare sutra. Il destino mi ha dato una sola figlia, che ho maritato con un genero disposto a vivere con noi. Stamane l'ho mandata nei campi per portare la colazione ai lavoranti, ma non l'abbiamo pi rivista: temo che sia caduta sotto gli artigli di qualche tigre. Mia moglie era uscita per cercarla, ma nemmeno lei ha fatto ritorno. Non so che cosa sia accaduto, le sto appunto cercando. Se  quello che temo, non mi rester altro da fare che raccogliere le loro spoglie e dar loro sepoltura."
Scimmiotto scoppi a ridere: "E io sono il re dei conta frottole! Non penserai mica di darmela a bere. Ti conosco benissimo, essere malefico!"
Il mostro smascherato rest sbigottito. Scimmiotto rifletteva: "Se non lo colpisco, mi scappa; se lo ammazzo, il maestro recita di nuovo quella cosa. Ma se mi scappa, finir per trovare il modo e l'occasione di rapire il maestro, e io dovr faticare e spremermi le meningi per liberarlo. Mi conviene colpire; quando l'avr ammazzato e il maestro reciter l'incantesimo, trover pure l'argomento buono per togliermi dai guai. La lingua sciolta non mi manca. E poi lo dice anche il proverbio che nemmeno la tigre pi feroce mangia i suoi piccoli."
Il bravo Scimmiotto borbott un incantesimo per convocare il dio locale e lo spirito della montagna, e chiese la loro collaborazione: " la terza volta che questa diavolessa viene a insidiare il mio maestro. Questa volta la voglio abbattere: voi dovete farmi da testimoni e badare a tagliarle la ritirata."
Gli di acconsentirono: nessuno avrebbe osato disubbidirgli. Il grande santo impugn il suo randello, e questa volta il colpo cadde diritto e spezz l'esistenza del mostro.
Tripitaka, terrorizzato, batteva i denti e tremava tutto senza riuscire a dire una parola. Porcellino sogghignava con aria maligna: "Ma che bravo Novizio! Tre morti ammazzati in mezza giornata."
Mentre il monaco cinese si stava riprendendo e si apprestava a recitare l'incantesimo, Scimmiotto si precipit verso di lui gridando: "Fermo, maestro, prima di recitare il sutra venite a vedere di che cosa si tratta."
Giaceva a terra un mucchio biancheggiante di ossa corrose dal tempo.
"Consapevole del Vuoto" esclam Tripitaka stupefatto, "com' possibile che sia appena morto e si presenti gi ridotto in quel modo?"
"Non era altro che un cadavere malefico, che si aggirava sulla montagna per sviare i viandanti e derubarli della loro identit. Quella che vedete  la sua vera forma; leggete la colonna di caratteri incisa sulle sue vertebre: si chiamava la Signora dal Bianco Scheletro."
La spiegazione sembrava convincente, ma Porcellino ricominci a insinuare: "Maestro,  cattivo e ha la mano pesante. L'ha ammazzato d'impulso e poi ha avuto paura che recitaste l'incantesimo; perci ha inventato questa messinscena."
Tripitaka era influenzabile, dava sempre retta a chi parlava per ultimo. Perci incominci a recitare l'incantesimo.
Scimmiotto, inginocchiato sul ciglio della strada, batteva la testa per terra e gridava: "Vi supplico! Vi supplico! Parliamone!"
"Scimmia testarda, non c' pi niente da dire. Chi ha lasciato la sua famiglia e pratica il bene  come la pianta nel giardino a primavera: ogni giorno cresce impercettibilmente. Chi pratica il male  come la mola, che ogni giorno si consuma. In questi luoghi deserti hai potuto uccidere tre persone, una dopo l'altra, senza che nessuno alzasse un dito. Ma se ti mettessi a roteare il tuo randello della malora in citt, dove c' tanta gente, come pensi che potrei cavarmela, io, dagli impicci provocati dalle tue malefatte? Vattene via!"
"Maestro, i vostri rimproveri non sono fondati. Avete pur visto che si trattava di una diavolessa, e la sua intenzione era di uccidervi. Io vi salvo dai pericoli e voi prestate fede alle calunnie e ai sarcasmi di quel cretino, e insistete a scacciarmi. Dice l'adagio: in ogni cosa, mai pi di tre volte. A questo punto potrebbe restare con voi solo un vile. Certo che me ne vado! Ma non avrete pi nessuno a servirvi."
"Questa scimmia  anche un bello screanzato!" esclam indignato Tripitaka. "A sentire te, esisti tu solo; non ci sono forse Consapevole delle Proprie Capacit e Consapevole della Purezza?"
A sentir rammentare i suoi condiscepoli, Scimmiotto si sent molto depresso: "Che tristezza! Lasciata Chang'an, foste accompagnato per un tratto da Liu Boqin. Poi mi liberaste, al Monte della Frontiera, e salutai in voi il mio maestro. Da allora ho penetrato antiche grotte, mi sono inoltrato in fitte foreste, ho battuto diavoli e catturato esseri malefici. Ho arruolato Porcellino, preso in servizio Sabbioso, ho faticato e penato. E oggi, accecato, avete perduto il buon senso e mi licenziate. Cos sia: abbattuto l'uccello, si getta l'arco; uccisa la lepre, si mette in pentola il cane. Non parliamone pi. Ma resta l'incantesimo della costrizione del cerchio, e questo  troppo."
"Non lo reciter pi" promise Tripitaka.
"Si fa presto a dirlo. Ma prima o poi vi troverete in difficolt, alle prese con chiss quali diavoli, scoprirete che Porcellino e Sabbioso non sapranno liberarvi e penserete a me, vorrete chiamarmi. Allora finirete per recitarlo, l'incantesimo, e anche alla distanza di centomila li mi sentir scoppiare la testa. Se deve succedere qualcosa del genere, tanto vale che rinunciate ad allontanarmi."
Questa insistenza port Tripitaka all'esasperazione. Balz gi dalla sella, chiese a Sabbioso carta e pennello, stemper un po'd'inchiostro in acqua del ruscello e scrisse una formale lettera di licenziamento, che tese a Scimmiotto dicendo: "Tieni, zuccone, qui hai tutti i certificati che vuoi. Non voglio pi saperne di te come discepolo. Se mai ti richiamassi, che io sia precipitato in fondo al diciottesimo inferno!"
"Maestro,  sempre meglio non fare simili giuramenti" replic Scimmiotto prendendo la lettera. "Dunque me ne vado."
Pieg il foglio, se lo mise nella manica e fece un ultimo tentativo per ammansire Tripitaka: "Maestro, vi ho seguito fin qui anche perch me lo aveva detto la pusa Guanyin. Visto che devo andarmene senza concludere il mio compito, vi prego, almeno sedetevi e ricevete i miei omaggi, in modo che me ne possa andare pi sereno."
Il monaco cinese gli voltava le spalle e brontolava: "Io sono una persona perbene, non voglio l'omaggio di un malvagio come te."
Se volle venirne a capo, Scimmiotto dovette ricorrere alla moltiplicazione della persona: strapp tre peli e li trasform in altrettanti sosia. I quattro Scimmiotti (contando anche quello autentico) circondarono il maestro e gli resero omaggio da ogni parte, tanto che il reverendo non lo pot ricusare.
Poi il grande santo balz in piedi, ricuper i suoi peli e fece le sue raccomandazioni a Sabbioso: "Caro condiscepolo, tu sei un bravo ragazzo. Non fidarti di Porcellino, che  un calunniatore, e tieni gli occhi aperti. Se un mostro si impadronisse del maestro, digli che il primo dei suoi discepoli  il vecchio Scimmiotto. Per tenere in rispetto questi diavoli pelosi, pu essere utile anche solo la mia fama."
"Un bravo monaco non pu nemmeno pronunciare il nome di un malvagio come te" intervenne Tripitaka. "Va via!"
Di fronte all'ostinata cecit del reverendo, il grande santo non poteva che partire davvero. Eccolo qua:

Piangendo si prosterna e si congeda,
A Sabbioso d le ultime istruzioni
E poi compie nell'aria un grande balzo
Volando sopra i monti e sopra i mari.
In un istante scompare ogni traccia,
In un momento raggiunge la meta.

Sarebbe bastata una semplice capriola nelle nuvole per raggiungere subito il Monte di Fiori e Frutti. Ma ud un rumore di acque e, guardando gi, vide che erano le onde dell'oceano orientale. Ferm la sua nuvola, ripens al monaco cinese e vers qualche lacrima; sost a lungo prima di riprendere la corsa.
Se poi non sapete, in fin dei conti, che cosa accadde al suo ritorno, vi toccher di ascoltare il seguito.

CAPITOLO 28
RITORNO A CASA

I MOSTRI DEL MONTE DI FIORI E FRUTTI TENGONO CONSIGLIO. TRIPITAKA SI IMBATTE IN UN DIAVOLO NELLA FORESTA DEL PINO NERO.


Si parlava del grande santo, scacciato dal monaco cinese, che alla vista del vasto oceano orientale cadde in preda alla nostalgia. "Non facevo questa strada da cinquecento anni" pensava.

Batte nelle alte ondate il polso della terra,
Dai flutti salgon brume ad annebbiare il cielo:
Rombando come tuono la marea va montando
E sommerge le baie come un vasto uragano.
Sorvolano immortali, cavalcando gru o draghi.
Rive disabitate, senza citt o villaggi.
Son pochi i pescatori che navigan quelle acque,
Che sembran rotolare neve di mille anni
Sotto un vento mugghiante di bufera invernale.
Non ci son barche in vista. Questo  il regno dei pesci.
Lo strido dei gabbiani risuona da lontano.
Stormi d'oche selvatiche vanno solcando il cielo.

Infine Scimmiotto scavalc l'oceano con un balzo e subito raggiunse il Monte di Fiori e Frutti. Abbass la sua nuvola, scrut il suolo, e che vide? La montagna era brulla e deserta, non ne salivano vapori n si vedevano segni di vita: rupi diroccate, foreste calcinate. Che cos'era accaduto? In effetti, durante la guerra in cui Scimmiotto era stato catturato e condotto prigioniero nel mondo di Sopra, Erlang e i suoi fratelli del Monte dei Susini avevano devastato tutta la zona, lasciandola in quello stato. Scimmiotto si sent ancor pi depresso; lo dice questa elegia in stile antico sul paesaggio desolato:

Piango quando ci penso,
Raddoppia la mia pena
Al veder devastato
Il Monte del mio cuore,
Che io credevo immune
Da qualunque sciagura [...]
Furono i miei misfatti
D'altri tempi a condurmi
Al presente cordoglio.

Il povero Scimmiotto affogava in un mare di tristezza. Ed ecco che dalle rocce sparse sul pendio sbucarono sette od otto scimmiette, che gli corsero incontro e si prosternarono gridando: "Grande santo! Padre! Siete qui!"
"Perch stavate nascosti? A prima vista sembrava che qui non abitasse pi nessuno: come mai?"
Le scimmie piansero: "Dal tempo in cui foste condotto prigioniero nel mondo di Sopra, noi siamo rimasti a far da selvaggina ai cacciatori. Come possiamo difenderci dai loro archi potenti, dalle spietate balestre, da astori crudeli e cani feroci, da reti e giavellotti? Nessuno di noi osa giocare all'aperto, perch rischierebbe la vita. Viviamo in fondo alla grotta, o ci ripariamo in piccole tane. Per nutrirci ci accontentiamo dei radi ciuffi d'erba che ancora crescono qua e l, per bere scendiamo a leccare qualche goccia d'acqua alla piccola sorgente in fondo alla gola. Solo la vostra presenza ci ha incitato ad affrontare il pericolo di uscire allo scoperto, nell'ardente speranza del vostro aiuto."
"Quanti siete rimasti?" domand Scimmiotto immerso nello sconforto.
"Fra grandi e piccoli, non pi di mille."
"Eravate quarantasettemila. Che ne  stato degli altri?"
"Dopo la vostra partenza, il pusa Erlang incendi la montagna: la maggior parte di noi fin bruciata o massacrata mentre cercava di fuggire. Chi si salv si era calato nei pozzi, o rimpiattato in fondo alla gola, o nascosto sotto il ponte delle lastre di ferro. Quando si spense il fuoco e si disperse il fumo, uscimmo all'aperto, ma non trovammo pi una vegetazione che ci assicurasse di che vivere. Met dei sopravvissuti se n' andata altrove in cerca di mezzi di sussistenza; met dei rimasti  stata uccisa o catturata dai cacciatori in questi ultimi anni."
"Ma perch vi dnno la caccia?"
"Sono gente malvagia. Quelli che ammazzano, con frecce, giavellotti o randelli, li scorticano e disossano per cucinarli: chi finisce cotto in salsa d'aceto, chi stufato con contorno di riso, chi fritto nell'olio o infornato sotto sale. Chi  preso vivo, con reti o trappole, deve imparare giochi da saltimbanco: far capriole, camminare a testa in gi, rullare il tamburo e battere il gong per essere esibito nelle piazze."
"Chi  il vostro comandante?" domand Scimmiotto, mentre la collera incominciava a prendere in lui il posto dello sconforto.
"Sono sempre i marescialli Ma e Liu e i generali Beng e Ba."
"Correte ad avvertirli che sono arrivato."
I piccoli mostri corsero nella grotta gridando: "Nostro padre il grande santo  ritornato!"
A questa notizia, Ma, Liu, Beng e Ba si affrettarono a uscire e a prosternarsi, e poi lo invitarono a entrare. Si sedette sul suo antico trono, con tutti i mostriciattoli che si affollavano intorno per rendergli omaggio e chiedevano: "Avevamo saputo che eravate stato liberato per proteggere un monaco cinese in cerca delle scritture nel Paradiso dell'Ovest. Come mai siete invece di ritorno sulla vostra montagna?"
"Piccoli miei, dovete sapere che quel monaco non sa distinguere un saggio da un cretino. Per un po'di tempo non ho fatto altro che catturare diavoli ed esseri malefici. Qualche mostro mi  capitato di doverlo ammazzare, e allora lui mi ha rimproverato di essere un violento, di esser dedito al male; ha rifiutato di tenermi come discepolo e mi ha scacciato. Mi ha scritto persino una lettera di licenziamento, per documentare che non mi assumer mai pi."
I mostri ridevano e applaudivano: "Che bella fortuna! Non avevate niente da guadagnare a fare il monaco. Restate con noi e aiutateci a ritornare ai bei tempi. Brindiamo col vino di palma per festeggiare il vostro ritorno!"
"C' tempo per i brindisi. Ditemi piuttosto: con quale frequenza vengono qui quei cacciatori?"
"Grande santo" risposero Ma e Liu, "non si pu dire con certezza, ma vengono molto spesso, quasi tutti i giorni."
"Oggi li avete visti?"
"No, ma potrebbero venire da un momento all'altro."
"Allora, ragazzi" ordin il grande santo, "andate tutti a raccogliere sassi e schegge di roccia, e fatene dei bei mucchi regolari disposti qua e l. Ci faccio conto!"
Tutti si sparsero sulla montagna come uno sciame d'api, e presto i mucchi di pietre furono pronti. Allora Scimmiotto disse: "Ora nascondetevi nella grotta e lasciate fare a me."
Il grande santo si arrampic sulla cima della montagna e vide venir su per i suoi fianchi un migliaio di uomini a cavallo, accompagnati da cani e falconi, armati di lance e spade, con accompagnamento di gong e tamburi. In effetti era gente d'aspetto marziale e feroce:

Hanno spalle coperte dalle pelli di volpe
Ed il torso serrato in giubbe di broccato,
Le faretre contengono frecce a dente di lupo,
Appesi alla cintura recano lunghi archi.
Uomini pi crudeli delle tigri in agguato,
Cavalli come draghi, grandi mute di cani;
In gran numero recano, posati sulle braccia,
Falconi incappucciati ed aquile feroci.
Riposte nei panieri tengon armi da fuoco,
Recano centinaia di panie e di forche,
Molte trappole degne dei giudici infernali,
Corde che legherebbero il re Yama in persona.
Si spargon numerosi come stelle in un cielo
Di sciagura, lanciando dei gridi di richiamo.

Tutta questa gente che veniva a spadroneggiare sulla sua montagna fece digrignare i denti al grande santo. Fece un segno con la mano, recit un incantesimo e soffi verso sud ovest. Che tempesta si lev!

Prima si alza la polvere, poi la terra, le rocce,
Alberi sradicati, la foresta distrutta.
Le onde del mare si alzano come grandi montagne,
Sulle rive si infrangono e tutte le sommergono.
Cade il buio, le piante pi robuste ruggiscono
Come tigri; nel bosco dei bamb mugghia il vento
Come un drago. D voce il cielo alla sua collera
E colpisce spietato uomini ed animali.

I mucchi di pietre che erano stati predisposti furono trascinati dal vento a grande velocit e colpirono gli infelici cavalieri come un'artiglieria:

Vedi esploder le teste dei nobili signori,
I cavalli al galoppo lascian strisce di sangue [...]

Dice il poema:

Gli uomini ed i cavalli mai pi faran ritorno:
Si aggiran nei deserti, fantasmi senza nome.
Ricordiamo gli eroi, saggi o folli che fossero,
Gi pieni di baldanza, poi esanimi nel sangue.

Scimmiotto osserv la situazione e comment ridendo: "Che fortuna! Quand'ero bonzo, il monaco cinese diceva sempre: 'Il bene non basta praticarlo mille giorni di fila, ma il male  di troppo anche se praticato una sola volta.'Vedo che aveva ragione. In sua compagnia ammazzai pochissimi mostri, ma fu di troppo la quantit di rimproveri che ricevetti. Ora che sono tornato a casa, ho regolato in una volta sola il conto con tutta questa gente, ma non mancher di ripeterlo se qualcun altro ci riprova."
Al richiamo del grande santo le scimmie, vedendo che la tempesta era passata, corsero fuori dalla caverna.
"Scendete lungo il pendio a sud e andate a spogliare i corpi dei cacciatori; laverete dagli abiti ogni traccia di sangue e li userete per proteggervi dal freddo. I cadaveri gettateli nel lago, che  profondo diecimila tese. Quanto ai corpi dei cavalli, dovete portarli alla grotta e scorticarli: con le pelli faremo scarpe, la carne la affumicheremo per conservarla nella dispensa. Archi e frecce, lance e spade ci serviranno per riprendere gli esercizi militari. Raccogliete anche stendardi e bandiere e portatemeli qui."
Le scimmie ubbidirono.
Tutti gli stendardi furono accuratamente lavati e cuciti insieme a formare un'immensa bandiera di tutti i colori, su cui vennero scritti quattordici grandi caratteri:

RIPRISTINO DELLA GROTTA DEL SIPARIO TORRENZIALE
SUL MONTE DI FIORI E FRUTTI

GRANDE SANTO UGUALE AL CIELO

Si drizz un palo all'ingresso della grotta per alzare la bandiera. Ogni giorno Scimmiotto riceveva diavoli e belve, si occupava di ricostituire le scorte di grano e di foraggio, e non faceva o diceva nulla che avesse a che vedere con monaci o religione. Il suo prestigio e le sue estese relazioni gli permisero di farsi regalare acqua dolce di immortalit, con cui lav la montagna per farla ritornare verde. Davanti piant salici e olmi, dietro pini e cedri. Peschi, peri, giuggioli, susini, c'era un po'di tutto. La vita riprese nella calma e nella serenit.
Ma ritorniamo a Tripitaka, che era stato indotto da false insinuazioni a congedare la scimmia dello spirito e cavalcava aggrappato alla sella. I pellegrini camminavano verso l'Ovest, con Porcellino come battistrada e Sabbioso in coda a portare i bagagli. Dopo aver superato le creste della Tigre Bianca, scoprirono un pendio boscoso, ricoperto di rovi e liane, pini azzurri e verdi cipressi.
"Discepoli" dichiar Tripitaka, "il pendio  ripido e ci porta a una fitta foresta. Stiamo attenti che non ci siano belve o mostri."
Il bestione consegn a Sabbioso la briglia del cavallo e, aprendosi il cammino a colpi di rastrello, li condusse nel folto della pineta. Dopo un po'il reverendo arrest il cavallo: "Porcellino, ho troppa fame dopo questa lunga giornata di viaggio. Non mi potresti trovare qualcosa da mangiare?"
"Maestro, smontate, vi prego, e aspettate che mi metta in cerca."
Tripitaka smont, Sabbioso pos il carico e porse a Porcellino la ciotola delle elemosine.
"Io vado" disse quest'ultimo.
"Dove conti di dirigerti?" chiese Tripitaka.
"State tranquillo! Bucherei il ghiaccio per cavarne fuoco, spremerei la neve per estrarne olio: qualcosa di commestibile lo trover."
Prosegu per una diecina di li, fino a uscire dalla foresta, senza trovare traccia umana; erano posti pi adatti a lupi e tigri. La marcia incominciava a costargli fatica, e Porcellino rifletteva: "Quando c'era Scimmiotto, il vecchio bonzo otteneva tutto quello che voleva. Adesso che tocca a me,  proprio vero:

"Tu saprai quanto costan cibo e legna
Quando avrai la tua casa. E capirai
Quanto vale l'amore di tuo padre
Solo quando a tuo figlio lo darai.

"Non c' proprio un buco in cui si possa mendicare un po'di cibo!"
Porcellino continu a camminare, finch si sent assalire dal sonno e pens: "Se adesso ritorno indietro e racconto che non ho trovato donatori, il vecchio bonzo non creder che abbia fatto tutta questa strada. Converr che lasci passare un paio d'ore prima di farmi rivedere. Basta! Tanto vale che schiacci un pisolino sull'erba."
Il bestione pos il capo sull'erba e si addorment. Nelle sue intenzioni doveva essere una piccola siesta; ma non si rendeva conto che, se ci si lascia andare dopo un lungo e penoso cammino, si cade in un sonno profondo.
Mentre Porcellino dormiva, il reverendo si sentiva pieno di inquietudini, gli ardevano i padiglioni delle orecchie, gli bruciavano gli occhi. Si rivolse a Sabbioso dicendo: "Consapevole delle Proprie Capacit si  allontanato da un bel pezzo; perch non torna?"
"Maestro, ormai dovreste conoscerlo. Per quante famiglie trovi disposte a fare elemosine, con lo stomaco che ha, a che cosa credete che pensi? Lo rivedremo quando sar riuscito a saziarsi."
"Giusto; ma se resta in giro ad abbuffarsi, come faremo a ricuperarlo? Si sta facendo tardi, e questo non  un posto raccomandabile per passare la notte. Sarebbe meglio cercare un riparo."
"Portate pazienza, maestro. Restatevene qui seduto, e io lo andr a cercare."
"Va bene. Trovare un riparo  pi importante del pasto."
E Sabbioso segu le orme di Porcellino.
Solo nel bosco, Tripitaka era tanto stanco e depresso che dovette raccogliere tutte le energie che gli restavano per alzarsi in piedi, ammucchiare ordinatamente i bagagli, legare il cavallo a un albero, togliersi il cappello di paglia, conficcare nel terreno la punta del suo bastone da pellegrino. Peraltro si sentiva inquieto, e fin per rassettarsi e addentrarsi a passi lenti fra gli alberi, nella speranza di distrarsi e distendersi. Contemplava la vegetazione selvatica, cos fitta da soffocare i pigolii degli uccelli che, fra le alte chiome, rientravano al nido. Un passo dopo l'altro, pensava di andare incontro ai suoi discepoli; ma non si rese conto che la direzione era sbagliata. Numerosi sentieri attraversavano il sottobosco in tutte le direzioni; quello che prese non andava a ovest, direzione seguita da Porcellino e da Sabbioso, ma compiva un ampio giro e si volgeva a sud. A un certo punto si trov fuori dalla foresta e, guardando lontano, vide qualcosa che scintillava vivamente sotto i raggi del sole al tramonto. Guardando meglio, riconobbe il tetto dorato di una pagoda. Pens: "I miei discepoli non hanno proprio fortuna, se non hanno trovato questo bell'edificio. Quando lasciai le terre dell'Est, formulai il voto di bruciare incenso in tutti i templi che avessi incontrato, di pregare il Buddha davanti a tutte le immagini che mi si fossero presentate e di scopare il pavimento all'ingresso di tutte le pagode che si fossero trovate sulla mia strada. E questo che scintilla al sole, non  appunto uno di quei preziosi reliquiari dorati? Ai piedi della pagoda, ci sar il monastero; e nel monastero i monaci. Andiamo a vedere. Tanto, al cavallo e ai bagagli non pu accadere nulla, perch da queste parti non passa nessuno. Se il luogo  ospitale, potrei aspettare l i discepoli e trascorrervi poi la notte."
Ahim, la sfortuna tendeva un tranello a Tripitaka. Egli avanza a gran passi verso lo stupa [...](7), varca la soglia, solleva la stuoia di bamb picchiettato che protegge l'ingresso, entra, e che cosa credete che trovi coricato su un banco di pietra? Un mostro. Ecco il suo aspetto:

La faccia color indaco, boccaccia
Con bianche zanne, alle tempie matasse
Di peli irsuti di color scarlatto.
Sparsa in ciuffi violetti come cespi
Di litchi la sua barba. Il naso a becco
Separa un paio d'occhi sfavillanti
Come la stella del mattino. I pugni
Grandi come scodelle da elemosina.
Gli strani piedi lividi assomigliano
A terrose radici.  avviluppato
In un mantello giallo. Stringe in mano
La sciabola snudata, bench steso
Riposi sulla pietra. Egli d ordini
A giovani schierati in battaglioni
Come formiche, a vecchi numerosi
Come uno sciame d'api. Lo salutano
Come padre ed attendono i suoi ordini
Tremando. Lui beve solitario
Quando splende la luna(8), e spesso esercita
Grandi poteri magici. Pu fare
Tutto il giro del mondo in un istante.
I suoi boschi abitati dagli uccelli
Racchiudon antri con draghi e serpenti.
Nei suoi campi coltivan gli immortali
La giada bianca. Alchimisti raffinano
Cinabro d'oro nella sua fornace.
Se non lo si pu dire il re dei diavoli,
Egli  certo fra i mostri un importante
Yaksa a testa di toro.

A quello spettacolo, il reverendo rincul terrorizzato, con le ginocchia tremanti, fece dietro-front e fugg. Ma il mostro, socchiudendo i diabolici occhi dalle pupille d'oro, grid: "Piccoli, andate a vedere chi c' alla porta!"
Un mostriciattolo diede un'occhiata fuori dall'uscio, vide il monaco con la lucente testa pelata e corse ad annunciare: "Maest, c' qui fuori un bonzo con la faccia larga e la testa rotonda, con le orecchie che gli cadono sulle spalle.  di carne tenera, con la pelle sottile;  proprio un monaco bello e buono."
A queste parole, il mostro fece una risata cavernosa: "Come dice il proverbio: la mosca che passeggia sulla testa del serpente, ha voglia di farsi mangiare. Piccoli, acchiappatelo e portatelo qui; avrete un bel premio."
I mostriciattoli si lanciarono fuori tutti insieme, come uno sciame d'api. Tripitaka avrebbe voluto fuggire correndo come una freccia, ma aveva le gambe molli dalla paura. Per di pi la strada di montagna era faticosa, la foresta cupa e il sole al tramonto. Non era in grado di sottrarsi agli inseguitori: i mostriciattoli lo afferrarono e se lo portarono via, corpo e beni. Era come

Il drago nello stagno assalito dai granchi,
La tigre allo scoperto braccata dai mastini.
Di storie avventurose se ne contano tante:
Ne avete mai sentita una simile a questa?

I mostriciattoli ricondussero il reverendo alla loro porta, lo misero gi davanti alla stuoia di bamb e andarono ad annunciare tutti allegri: "Grande re, vi portiamo il bonzo."
Il vecchio mostro lo sbirci di nascosto e riflett: "Che bell'uomo! Sar di sicuro una persona importante. Tanto pi autorevole deve essere la mia accoglienza."
Si diede l'aria della volpe della favola, che si fingeva il re degli animali(9), rizz al cielo tutti i pelacci scarlatti che gli crescevano in capo, strabuzz gli occhi e tuon: "Portatelo qui!"
"Detto fatto" dissero i mostri, e spinsero Tripitaka dentro casa.  il caso di dirlo: se entri nel canile, devi abbassar la testa.
Tripitaka salut giungendo le mani.
"Da dove vieni, bonzo?" chiese il mostro, "e dove saresti diretto? Dimmelo in poche parole, che si capisca bene."
"Sono un monaco che viene dalla corte dei Tang e ha ricevuto la missione imperiale di andare al Paradiso dell'Ovest a cercare le scritture. Poich passavo per la vostra nobile montagna, ho pensato di visitare il santo che dimora nello stupa. Mi dispiace di avere involontariamente disturbato vostra eminenza; spero che mi vorrete perdonare. Quando ritorner con le scritture nelle terre dell'Est, il vostro eminente nome sar consegnato ai posteri, perch lo ricordino perpetuamente per loro edificazione."
A queste parole l'orco si fece una bella risata: "Lo dicevo io che dovevate essere una persona importante. E infatti siete esattamente il tipo di persona che mi piace mangiare a pranzo: non potevate venire pi a proposito. Difficilmente avrei potuto prendervi, se non foste stato cos gentile da venire spontaneamente a consegnarvi con le vostre gambe. Ci dimostra che  proprio il vostro destino finire i vostri giorni dentro il mio stomaco. E il destino non si contrasta; io non vorrei mai farlo, lasciandovi andare, e voi non potreste neppure se voleste." E ordin ai mostriciattoli: "Portatelo via e legatelo bene."
Essi lo legarono ben stretto al palo del riposo dell'anima.
Il vecchio mostro venne a vederlo, impugnando la sua sciabola, e gli chiese: "Bonzo, quanti siete? Non mi racconterai che stavi andando da solo al Paradiso dell'Ovest!"
Alla vista della sciabola, Tripitaka rispose onestamente: "Grande re, ho due discepoli che erano andati a mendicare cibo; uno si chiama Porcellino e l'altro Sabbioso. Ho anche un cavallo bianco e dei bagagli, che sono rimasti nella foresta."
"Che giornata fortunata! Due discepoli, tre con te, e quattro con il cavallo. C' da fare una bella scorpacciata."
"Li andiamo ad acchiappare?" chiesero i mostriciattoli.
" inutile darsi da fare. Anzi, chiudete la porta. Quando quei due ritorneranno con le elemosine, non troveranno il loro maestro e dovranno venire a cercarlo qui. Come dice il proverbio: l'affare sul tuo uscio  pi comodo da concludere. Ce ne stiamo tranquilli a casa nostra e catturiamo tutti quanti."
I mostriciattoli chiusero la porta.
Ritorniamo a Sabbioso, che era partito alla ricerca di Porcellino. Cammin anche lui per una diecina di li, fino a uscire dalla foresta, senza trovare casa n villaggio. Osservava i dintorni da un'altura, quando ud una voce borbottare nell'erba; allontan l'erba con il bastone, e scopr quel bestione di Porcellino che parlava nel sonno. Gli diede un brusco risveglio, tirandolo per l'orecchio e gridando: "Scemo, ti avevano mandato a mendicare! Perch ti sei messo a dormire?"
"Che ora , fratellino?" borbott Porcellino aprendo gli occhi.
"Tirati su! Il maestro dice di lasciar perdere il cibo, se  difficile trovarne, ma di cercargli un alloggio per la notte."
Ritornarono indietro; Porcellino, con la ciotola vuota in una mano e il rastrello nell'altra, aveva ancora l'aria imbambolata. Ma, ritornati al punto di partenza, non trovarono pi il maestro.
" tutta colpa tua, bestione" brontol Sabbioso, che ce l'aveva con lui. "Dovevi ritornare senza farti cercare. Il maestro lo avr portato via qualche essere malefico."
"Fratellino, non fantasticare" replic Porcellino ridendo. "Un bosco cos bello non pu essere abitato dagli spiriti. Il maestro si sar stufato di restarsene seduto e sar andato a sgranchirsi le gambe. Guardiamoci intorno, e vedrai che lo troviamo."
Raccattarono cappello e bastone, presero i bagagli, si tirarono dietro il cavallo e si misero in cerca di tracce.
Per un po'vagarono incerti, ma finirono per trovare la pista buona e, dopo un po', giunsero dove si scorgeva ancora lo scintillio del tetto della pagoda, verso sud. Si vede che, per il monaco cinese, non era ancora giunta la sua ora.
"Non disgrazie, ma fortuna!" grid Porcellino. "Lo vedi quello stupa? Il maestro sar andato l; chi oserebbe maltrattarlo, in un posto come quello? Gli avranno servito il suo bel pasto di magro e lo tratterranno come ospite. Sbrighiamoci ad andarci anche noi, prima che si mangi tutto."
"Andiamo pure, ma non ci vedo chiaro" comment Sabbioso.
Marciarono a spron battuto fino alla porta. "To', l'uscio  chiuso!"
Sopra la porta si vedeva una targa di giada bianca, che recava incisi sei grandi caratteri:

GROTTA DELLA LUNA MARINA, SUL MONTE DELLA TAZZA

"Lo vedi, fratello, altro che monastero!" disse Sabbioso. " un antro di mostri. Se il nostro maestro  l dentro, andarlo a trovare non sar tanto semplice."
"Di, fratellino, non ti spaventare. Lega il cavallo e bada ai bagagli, che io metto le cose in chiaro."
Il bestione si fece avanti brandendo il suo rastrello e grid: "Aprite! Aprite!"
Il mostriciattolo portinaio apr uno spiraglio, diede un'occhiata e corse a riferire: "Grande re, eccoli che arrivano!"
"Chi arriva?"
"Davanti alla grotta c' un bonzo dal lungo grugno e dalle grandi orecchie, accompagnato da un altro con la faccia tetra. Vogliono entrare."
"Sono Porcellino e Sabbioso che vengono a cercare il loro maestro" disse allegro il mostro. "Che bravi, ci hanno trovato in fretta! Ma se hanno la faccia patibolare, sar meglio non prenderli alla leggera. Portatemi l'armatura."
Una volta armato, usc impugnando la sciabola.
Porcellino e Sabbioso, davanti alla porta, ne videro uscire questo mostro dall'aspetto feroce. Come si presentava?

Faccia blu e pelo rosso, inscatolato
Nell'armatura d'oro, che  commessa
Da cinghie ornate di conchiglie, in vita
La cintura di seta. Ulula il vento
Se sta sul monte; le onde si sollevano
Se va sul mare. Le sue grandi mani
Rudi e solcate da gran vene azzurre
Stringon la scimitarra. Ed il suo nome,
Famoso nei dintorni,  Veste Gialla.

L'orco Veste Gialla chiese: "Da dove venite, bonzi che osate far baccano alla mia porta?"
"Figliolo" rispose Porcellino, "ecco qui il tuo nonnetto, inviato dalla corte dei Tang al Paradiso dell'Ovest. Il mio maestro Tripitaka  fratello dell'imperatore. Se  in casa tua, fallo uscire prima che sia troppo tardi: mi risparmierai la fatica di farmi strada a colpi di rastrello."
"Certo che abbiamo in casa un monaco cinese" rispose sorridendo il mostro, "e lo trattiamo con ogni gentilezza. Gli ho appunto fatto preparare delle polpette farcite di carne umana. Venite anche voi ad assaggiarle!"
Quello scemo prese per buono l'invito e stava entrando davvero. Sabbioso dovette prenderlo per la tonaca e dirgli: "Non vedi, fratello, che ti prende in giro? E poi, da quando in qua ti sei rimesso a mangiare carne umana?"
Finalmente il bestione cap, lev il rastrello e lo abbatt sul mostro; ma questo ebbe il tempo di schivare il colpo, e alz la sua sciabola. Presto si misero a combattere a mezz'aria, usando i loro poteri magici. Sabbioso lasci il cavallo e corse, con il suo bastone, in aiuto di Porcellino.
Fu una bella mischia:

La sciabola si oppone al bastone levato e para i colpi del rastrello abbassato. Forza e astuzia! Il rastrello a nove denti e il bastone per abbattere i diavoli minacciano da ogni parte, ma Veste Gialla non si spaventa. La sua sciabola d'acciaio brilla come argento, i suoi poteri magici sono grandi. Battendosi riempiono lo spazio di brume e nebbie, fendono rocce, abbattono rupi. L'orco combatte per la sua reputazione: come rinunciarvi? Gli avversari difendono il loro maestro: nulla pu spaventarli.

I tre ingaggiarono varie diecine di scontri senza decidere il combattimento e senza risolversi ad abbandonare il campo. Se non sapete come si conclusero le cose per Tripitaka, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 29
ALLA CORTE DEL RE DEGLI ELEFANTI SACRI

IN CUI TRIPITAKA SUPERA LA PROVA E GIUNGE IN UN REAME E PORCELLINO, AFFIDATAGLI LA MISSIONE DI COMBATTERE, SCAPPA NEL BOSCO.


Dice il poema:

Le vane idee la forza non distrugge:
Perch sempre cercar la verit?
Ti basti coltivare la natura
Di buddha. L'illusione fa tutt'uno
Con l'illuminazione. La seconda
Opera nell'istante, ma la prima
Si estende per miriadi di eoni.
Il sol pensiero di perfetta unione
Sa cancellar peccati numerosi
Come sabbia del Gange.

Dopo trenta scontri con l'essere malefico, Porcellino e Sabbioso non riuscivano a spuntarla. In realt nemmeno venti bonzi come loro avrebbero potuto uguagliare poteri e capacit di quel mostro. Se un certo equilibrio veniva mantenuto, era solo grazie al segreto aiuto di guardie della luce, vigili delle tenebre, rivelatori e protettori; e perch non era destino del monaco cinese di morire allora.
Mentre i tre combattevano, Tripitaka nella grotta pensava ai suoi discepoli e si lamentava con le lacrime agli occhi: "Consapevole delle Proprie Capacit, qualche amico del bene ti avr trattenuto chiss dove offrendoti cibo. E tu, Consapevole della Purezza, dove sarai? Avrai ritrovato il condiscepolo? E come saprete che l'orco mi ha catturato? Quando mi sar dato di superare questa prova?"
Mentre gemeva e si desolava, dall'interno della casa venne una giovane donna, che gli si avvicin e chiese: "Da dove venite, reverendo? Perch vi hanno legato in questo modo?"
Tripitaka, attraverso le lacrime che gli annebbiavano gli occhi, la guard (dimostrava una trentina d'anni) e le rispose: "Cara donatrice,  una domanda inutile. Dal momento che devo morire per essere entrato in casa vostra, mangiatemi se volete, ma vi prego di non farmi interrogatori."
"Io non sono un orco" replic la donna. "La mia famiglia vive a trecento li da questo posto, nella capitale del Regno degli Elefanti Sacri. Sono la terza figlia del re, e mi chiamo Invidiata dei Cento Fiori. Tredici anni fa, la notte del quindicesimo giorno dell'ottavo mese, mentre contemplavo la luna piena, l'orco mi rap in un turbine di vento. Gli sono stata moglie per tredici anni e gli ho dato figli senza mai poter comunicare con i miei; ma non ho smesso di pensare a loro. Raccontatemi anche voi da dove venite e come siete stato catturato."
"Il povero monaco che sono  stato inviato a cercare le scritture nel Paradiso dell'Ovest. Passavo di qui e sono entrato per sbaglio. L'orco ha detto che contava di catturare anche i miei discepoli e di farci cucinare tutti insieme."
"Rassicuratevi, reverendo" disse sorridendo la principessa. "Poich siete un pellegrino in cerca delle scritture, vi salver. Se mi promettete di portare un messaggio ai miei genitori, chieder grazia per voi. Il Regno degli Elefanti Sacri  lungo la strada maestra verso l'Ovest."
"Donatrice" rispose Tripitaka, "se salvate la mia povera vita, porter il vostro messaggio."
La principessa and in camera sua, scrisse una lettera alla sua famiglia e la mise in una busta. Poi sleg il monaco cinese e gli consegn la busta, che Tripitaka rispettosamente ricevette: "Vi ringrazio infinitamente di salvarmi la vita. Non mancher di consegnare questa lettera al re; tuttavia, dopo tanti anni, i vostri genitori potrebbero non credere che sia autentica, e mi potrebbero accusare di menzogna."
"State tranquillo, mio padre non ha avuto figli maschi, che possano porre dei problemi; ha avuto solo me e le mie due sorelle. Vedrete che si prenderanno cura di voi, come latore della lettera."
Tripitaka si mise la busta nella manica e si avvi verso la porta, ma la principessa lo trattenne: "Non conviene che usciate dalla porta principale: l c' una calca di mostri grandi e piccoli, pronti ad aiutare il loro capo che combatte contro i vostri discepoli; e intanto gridano, sventolano bandiere, rullano tamburi e battono gong. Sono pi pericolosi di mio marito: se vi vedono, non ci pensano due volte ad ammazzarvi. Uscite piuttosto dalla porta posteriore; intanto io parler a mio marito, per convincerlo a lasciar andare con voi anche i vostri discepoli."
Tripitaka si prostern fino a terra per salutare, usc dalla porta posteriore e si nascose nel vicino boschetto.
Intanto l'accorta principessa si faceva strada tra la folla eccitata dei mostriciattoli, finch giunse in vista dei combattenti che si scambiavano colpi sulle nuvole, e grid pi forte che pot: "Messer Veste Gialla!"
Questi si allontan subito dal combattimento, abbass la sua nuvola accanto a lei e, senza abbandonare la sua sciabola d'acciaio, le prese la mano con galanteria: "Che cosa c', tesoro?"
"Ho fatto un sogno, ho visto un dio con la corazza d'oro."
"Che cosa voleva questo dio?"
"Da piccola, quando vivevo al palazzo, avevo fatto voto che, quando avessi trovato un marito saggio e nobile, sarei andata in pellegrinaggio su qualche celebre monte, per pregare e fare elemosine ai monaci. Il nostro matrimonio  cos felice che non posso pensare di allontanarmi da casa; ma ora il dio con la corazza d'oro  venuto a esigere il compimento del voto. Le sue grida mi hanno svegliata, e mi sono resa conto che era stato un sogno. Mentre venivo a raccontarvelo, mi sono imbattuta in un monaco legato al palo. Se voi lo lasciaste andare per compiacermi, l'atto di misericordia potrebbe equivalere al compimento del voto. Ma non so se acconsentirete."
"Certo, tesoro, non  una cosa importante. Di monaci come questo posso sempre trovarne altri, quando ne avr voglia. Che se ne vada pure."
"Pu uscire dalla porta posteriore?"
"Esca da dove gli pare."
Poi rimont per aria, sciabola in pugno, e grid: "Porcellino, vattene con il tuo maestro! Sia chiaro che non mi fai paura;  mia moglie che mi chiede di lasciarvi andare. Cercate il maestro alla porta posteriore e andatevene per la vostra strada; ma non mi ricapitate fra i piedi, se tenete alla pelle."
Porcellino e Sabbioso tirarono un respiro di sollievo, ripresero cavallo e bagagli e se la filarono svelti come se fossero inseguiti. Fecero il giro della Grotta della Luna Marina fino alla porta posteriore, e gridarono: "Maestro!" Tripitaka riconobbe le loro voci e rispose dal boschetto in cui si nascondeva. Sabbioso lo and a cercare nel folto, lo prese per mano e lo aiut a rimettersi in sella. Come a dire:

Incontr l'orco con la faccia scura,
Ma la buona Invidiata lo protesse.
Il pesce che si libera dall'amo
Guizza lontano nell'acqua profonda.

Uscirono dal boschetto e riguadagnarono la strada maestra, Porcellino in testa e Sabbioso in coda. Immaginate come si punzecchiavano e si rimproveravano a vicenda, mentre Tripitaka cercava di metter pace.
Di tappa in tappa, camminando fino al calar del sole prima di cercare riparo per la notte e alzandosi al canto del gallo, percorsero in breve duecentonovanta li e si trovarono davanti a una citt: la capitale del Regno degli Elefanti Sacri. Un bel posto, che non ci si stancherebbe di contemplare. [...] I tre pellegrini chiesero ospitalit nella locanda.
Tripitaka si rec al palazzo reale e sollecit un'udienza. Il preposto si present ai piedi dei gradini di giada bianca, per annunciare: "Maest, c' un monaco eminente della corte dei Tang che chiede udienza per consegnarvi un documento."
Il re si compiacque di sentir parlare della grande corte dei Tang e di sentirsi sollecitare da un santo monaco di alto lignaggio. Tripitaka fu accompagnato ai piedi dei gradini dorati, ed esegu alla perfezione e con la massima disinvoltura tutti i riti di un complesso cerimoniale. Gli ufficiali civili e militari schierati ai piedi del trono, ammirati, commentavano: "Solo una personalit di un paese di alta civilt pu comportarsi con tanta eleganza."
"Quali affari vi conducono nel mio paese, reverendo?" chiese il re.
"Sono un umile monaco della corte dei Tang, figlio del Buddha, e ho ricevuto dal Figlio del Cielo la missione di cercare le scritture nel Paradiso dell'Ovest. Mi sono permesso di recare disturbo a vostra maest, uscendo dal privato riserbo, solo perch era opportuno presentare le mie credenziali fin dal momento dell'arrivo nel vostro stimato paese."
"Mostratemi il messaggio del Figlio del Cielo."
Tripitaka lo present rispettosamente sulle mani tese e lo svolse sul tavolo di sua maest. Il messaggio diceva:

Passaporto rilasciato dal Figlio del Cielo, del grande impero dei Tang nel continente del Sud, per volont del destino: Noi, alle cui deboli forze  pervenuto un immenso retaggio, serviamo gli di e governiamo il popolo con attenta sollecitudine, come se camminassimo sull'orlo di un precipizio, e come se ci muovessimo su una lastra di ghiaccio. Ci accadde di venir meno all'impegno di salvare il drago del fiume Jing e le nostre dieci anime scesero negli inferi; senza la protezione della nostra imperatrice madre, saremmo rimasti ospiti dell'instabilit. Ma per grazia del sovrano infernale, considerato che la durata assegnata alla nostra vita terrena non era esaurita, siamo stati restituiti al mondo dei vivi e abbiamo celebrato il ritorno con grandi cerimonie per la salvezza dei trapassati.
La molto compassionevole pusa Guanyin ci accord il favore di apparirci nel suo corpo d'oro, per indicare l'esistenza nell'Ovest delle scritture del Buddha, che hanno la propriet di salvare i defunti e di liberare le anime in pena. La presente lettera conferisce al maestro della legge Tripitaka la missione di viaggiare quanto occorre, attraversando mille montagne, alla ricerca di quei sutra. Quando attraverser i vostri paesi dell'Ovest, io vi chiedo di non ostacolare la sua vocazione al bene e di lasciarlo passare. Questo  il contenuto della presente lettera, che a questo fine vi verr presentata. Nel tredicesimo anno dell'era della Contemplazione della Virt dei grandi Tang, in un giorno fasto d'autunno.

Il documento imperiale recava nove sacri sigilli. Dopo averlo letto, il re vi aggiunse quello del suo paese e lo rese a Tripitaka, che ringrazi e lo ripose:
"L'umile monaco che sono avrebbe anche un'altra incombenza: la consegna a vostra maest di una lettera familiare."
"Di quale lettera si tratta?" chiese sorpreso il re.
"Mi ha incaricato di consegnarvela la signora terza principessa, che ho casualmente incontrata. Essa venne a suo tempo rapita dal mostro Veste Gialla, della Grotta della Luna Marina sul Monte della Tazza."
Al re vennero le lacrime agli occhi: "Sono tredici anni che non la vedo. Per questo caso, quanti ufficiali ho allontanato dai loro incarichi, civili e militari! Quanti servitori ed eunuchi sono stati fustigati a morte! Si supponeva che si fosse allontanata dal palazzo e si fosse smarrita. Innumerevoli case furono perquisite e frugate in citt, senza alcun risultato. Come sapete che fu rapita da un mostro? Certo comprenderete come non possa vincere la commozione, a questa inattesa notizia."
Tripitaka si tolse la lettera dalla manica e la present. Il re riconobbe la calligrafia dell'indirizzo e si emozion tanto che non riusciva a strappare la busta. Dovette chiamare in aiuto un letterato dell'Accademia della Foresta dei Documenti, che si fece avanti, l'apr e la lesse in tono solenne, davanti all'attento uditorio degli ufficiali, dietro i quali le dame di corte si pigiavano ad ascoltare:

Vostra figlia Invidiata dei Cento Fiori, cos poco filiale, si prosterna cento volte davanti al Palazzo del Drago e della Fenice per salutare vostra maest, padre virtuoso; e davanti al Palazzo Riflesso di Sole per onorare la regina sua madre, le dame dei tre palazzi, i saggi ministri e gli ufficiali civili e militari della corte. La vostra goffa figlia ha nutrito gratitudine sin dalla nascita per le mille attenzioni godute, che vi sono costate tanta pena. Da parte mia non fui capace di compiacervi e di adempiere i miei doveri di piet filiale. Il fatto accadde tredici anni fa, il quindicesimo giorno dell'ottavo mese; in una bella nottata, mio padre ebbe la bont di far predisporre banchetti in ogni palazzo per godere la luce della luna e celebrare le festivit del firmamento. Nel bel mezzo della festa venne un diavolo dagli occhi sfavillanti, con la faccia blu e i capelli verdi, che cavalcando un turbine di vento si impadron di vostra figlia e la port su una montagna deserta e selvaggia. Qui ho vissuto per tredici anni, partorendo a quel mostro due figli.
Senza dubbio ci  disdicevole per le relazioni sociali, per non parlare dell'oltraggio al buon costume;  senz'altro una situazione disonorevole e io non dovrei nemmeno parlarvene, ma non ho il coraggio di tacere tutto ci sino alla morte. Mi arrovellavo nella solitudine, miei cari genitori, quando il santo monaco della corte dei Tang fu catturato anche lui dal mio re diavolo. Ho scritto questa lettera piangendo e avr l'audacia di liberarlo perch ve la porti, come debole testimonianza del mio affetto.
Spero che il re mio padre avr piet di me e mander i suoi generali a catturare il mostro Veste Gialla e a liberarmi, per ricondurmi a corte. Vi sarei profondamente riconoscente. Scusate queste righe scribacchiate in fretta: vorrei tanto vedervi e parlarvi!
La vostra figlia ribelle, Invidiata dei Cento Fiori, si prosterna ai vostri piedi.

Quando l'accademico termin la lettura, il re scoppi in lacrime, le dame dei tre palazzi piangevano come fontane, gli ufficiali civili e militari erano rattristati. Tutti esprimevano pena e cordoglio. Infine il re si soffi il naso e chiese ai suoi ufficiali: "Chi di voi ha il coraggio di levar truppe per catturare il mostro e liberare mia figlia?"
La domanda, pi volte ripetuta, non otteneva risposta. Tutti restavano muti, come se fossero soldatini di legno o mandarini di terracotta. Il re, molto contrariato, ricominci a piangere. Allora gli ufficiali, in corpo e deputazione, s'inginocchiarono e gli fecero presente: "Vostra maest si calmi. Non sapevamo pi nulla della principessa da tredici anni, dal giorno della sua scomparsa. Ora il caso le ha fatto incontrare il santo monaco, al quale ha affidato la lettera; ma noi continuiamo a saperne ben poco. Del resto, noi siamo soltanto soldati e cavalieri di questo basso mondo, e le nostre competenze si limitano all'arte classica della guerra: spiegamenti di truppe, fortificazione di accampamenti, infine ci che occorre per proteggere il paese da aggressioni. Un orco, invece,  una creatura che va e viene sulle nuvole; come fare a combatterlo per aria? Sappiamo per che il pellegrino  un santo monaco dell'Est; un bonzo cos importante dovr pur possedere l'arte di abbattere i diavoli. Non si dice che tigri e draghi si sottomettono a chi possiede il Tao, che di e diavoli devono fare i conti con il peso della Virt? Dice il proverbio: a ciascuno il suo mestiere. Il piano migliore dovrebbe essere di chiedere al reverendo di sottomettere il mostro e di liberare la principessa."
Il re si volse allora a Tripitaka: "Reverendo, se la potenza della legge vi d la capacit di catturare questo mostro, di liberare mia figlia e di ricondurmela qui, non avrete pi bisogno di andare a salutare il Buddha nell'Ovest. Vi farete crescere i capelli e resterete a condividere con me il trono come fratello giurato. Ci godremo insieme onori e ricchezze, voi e io. Che ve ne pare?"
Tripitaka rispose precipitosamente: "Per carit, l'umile monaco che sono ha solo una conoscenza approssimativa delle preghiere che si rivolgono al Buddha; non ho la minima idea di come si abbattano i diavoli."
"Se fosse cos, non avreste l'audacia di percorrere solo soletto la lunga strada verso il Paradiso dell'Ovest."
Tripitaka non pot nascondere che due discepoli lo accompagnavano: " vero, maest, da solo non ci riuscirei mai. Ma ho due discepoli che sanno aprire passaggi nelle montagne e gettar ponti sulle acque. Sono loro che mi hanno protetto fin qui."
"Non siete davvero un bonzo riguardoso" lo rimprover il re. "Se avete dei discepoli, perch non me li avete presentati? Anche se non potr far loro doni adeguati, avr almeno la possibilit di invitarli a pranzo."
"Il fatto  che i miei discepoli sono impresentabili a corte. Sono brutti e potrebbero risultare molto sgradevoli a vostra maest."
"Senti, senti!" disse ridendo il re. "Che buffi discorsi fa il nostro bonzo! Ma dopo tutto non credo che mi farebbero paura."
"Non oso dir questo. Il mio primo discepolo si chiama Porcellino Consapevole delle Proprie Capacit, ovvero Otto Divieti. Ha lungo grugno, lunghe zanne, setole rade sulla nuca e le orecchie a ventola;  grande e grosso, quando si muove provoca un forte spostamento d'aria. Il secondo discepolo si chiama Sabbioso Consapevole della Purezza;  alto due tese, le spalle larghe tre cubiti, la faccia color indaco, una bocca molto larga che sembra una bacinella di sangue, gli occhi terribili, i denti come un rastrelliera di chiodi. Insomma, portare a corte gente simile vorrebbe dire assumersi una bella responsabilit."
"Se sono come li descrivete, saranno piuttosto divertenti che spaventosi. Fateli venire!"
Si mand alla locanda la piastra d'oro per invitarli. Il bestione disse a Sabbioso: "Tu, fratellino, sostenevi che quella lettera fosse meglio non recapitarla. Ma ora puoi vederne i vantaggi: il re avr dato ordine di ospitare adeguatamente il latore. Di certo avr fatto preparare un banchetto come si deve; il nostro maestro, che a tavola non  mai all'altezza della situazione, si trover in difficolt a spazzolare tutto e ci avr fatto invitare perch lo aiutiamo. Noi lo aiuteremo, e questo ci dar vigore domattina per la prossima tappa."
"Vedremo" comment laconicamente Sabbioso.
Affidarono al locandiere bagagli e cavallo, e seguirono a corte il latore della piastra d'oro, portando con s le proprie armi. Quando furono davanti ai gradini di giada bianca, fecero un semplice saluto e rimasero in piedi.
Gli ufficiali civili e militari si spaventarono. Dicevano: "Passi la bruttezza, ma questi bonzi sono veri villani! Come si permettono di comparire davanti al re senza prosternarsi? Hanno fatto un saluto qualsiasi e se ne stanno l ritti impalati. Da non credere!"
"Signori, non spettegolate" fece Porcellino sentendo il mormorio. "Siamo fatti cos. Non siamo molto belli, ma ci farete l'abitudine."
Il re, che era gi allarmato dall'orribile aspetto, all'udire questa dichiarazione si mise a tremare come una foglia e cadde gi dal trono reale; per fortuna gli ufficiali pi vicini lo risollevarono subito. Tripitaka, sconvolto, si gett a terra e si prostern precipitosamente pi volte: "Maest, merito mille morti! L'avevo detto che i miei discepoli erano impresentabili e che temevo recassero offesa a vostra maest. Ed ecco che vi hanno cagionato un brutto spavento."
Pur continuando a tremare, il re tese la mano a Tripitaka per farlo rialzare: "Meno male, reverendo, che me lo avevate detto. Se non fossi stato messo sull'avviso, credo proprio che sarei morto di paura."
Il re mise un po'di tempo a riprendersi, ma infine chiese: "Chi dei due reverendi  il miglior distruttore di mostri?"
"Io me ne intendo" fece Porcellino senza riflettere.
"Che titoli avete?"
"Sono l'Ammiraglio dei Canneti Celesti. Sono stato bandito in questo mondo in seguito a un'infrazione, ma poi ho avuto la fortuna di convertirmi alla retta via e di farmi monaco. Da quando abbiamo lasciato le terre dell'Est, io mi sono dimostrato il pi abile distruttore di diavoli."
"Se siete un guerriero celeste esiliato sulla terra, sarete esperto anche di trasformazioni."
"Non diciamo esperto, ma qualcosa so fare."
"Provate. Mi piacerebbe vedere un saggio."
"Assegnatemi il tema della trasformazione."
"Per esempio, potreste diventare un gigante."
Porcellino di trasformazioni ne conosceva parecchie, precisamente trentasei. Per far bella figura, fece il gesto adatto, recit la formula e grid: "Cresci!"
Con una torsione della schiena si allung a otto o nove tese di statura, raggiungendo le dimensioni di una di quelle divinit che aprono i cortei dei funerali. I funzionari tremavano, monarca e sudditi erano sbigottiti. Un ufficiale si azzard a chiedere: "Reverendo, qual' la statura massima che potete raggiungere?"
Il bestione non pot trattenersi dal rispondere con le sue solite sciocchezze: "Dipende dalla direzione del vento. Questa  una statura che va bene con il vento che soffia dall'est o dall'ovest; ma se soffiasse da sud, correrei il rischio di bucare l'azzurro del cielo."
"Basta cos. Sarebbe meglio che ritornasse gi" disse il re allarmatissimo.
Porcellino fece il gesto di accoccolarsi e riprese la sua solita statura.
"E come siete armato, reverendo?" chiese ancora il re.
"Il vecchio Porcellino usa un rastrello" rispose il bestione mostrandolo.
"Ma  indecente!" esclam il re con un risolino nervoso. "Non sarebbe dignitoso per la mia casa. Qui abbiamo di tutto: fruste, sbarre, azze e mazze, sciabole, lance, alabarde, asce da guerra, spade, picche, partigiane, falci da battaglia. Scegliete quello che vi conviene, ma che sia un'arma decorosa, non un arnese da giardinaggio."
"Vostra maest non se ne intende. Vi sembrer un'arma volgare ma, a parte il fatto che l'ho sempre usata e ci sono abituato, con questo rastrello in pugno ho comandato ottantamila marinai sul Fiume Celeste, quand'ero ammiraglio. Del resto, anche nell'accompagnare il maestro,  con questo rastrello che ho distrutto covi di lupi e tigri, e ripulito antri di draghi e serpenti."
Il discorso impression il re, che fece segno di avvicinarsi alla nona concubina e le disse all'orecchio: "Porta di quel vino mio personale per festeggiare il reverendo che va alla guerra; puoi portare una bottiglia intera." Riemp una coppa e la porse a Porcellino: "Reverendo, vi ringrazio fin d'ora della pena che vi darete. Quando avrete catturato l'orco e ricondotto mia figlia, vi dar mille pezzi d'oro e un banchetto coi fiocchi."
Il bestione prese la coppa e sfoder quel tanto di cortesia di cui era capace; fece una gran riverenza a Tripitaka e gli disse: "Maestro, dovreste essere voi il primo a bere questo vino, ma non oso disobbedire all'ordine del re; scusatemi se vi precedo, ma mi serve per mettermi su di giri e aumentare il mio coraggio nella cattura del mostro."
Bevve d'un fiato, si impadron della bottiglia e ne riemp nuovamente la coppa per porgerla a Tripitaka.
"Sai che non bevo. Dlla al tuo condiscepolo."
Sabbioso si fece avanti per prendere la coppa.
Porcellino produsse una nuvoletta ai suoi piedi e se ne serv per balzare in aria. "Il reverendo Porcellino sa cavalcare anche le nuvole!" esclam il re.
Scomparso il bestione, anche Sabbioso vuot la coppa d'un fiato: "Maestro, quando combattemmo con Veste Gialla che vi aveva rapito, ci impegnammo tutti e due senza riuscire a concludere. Dubito che Porcellino possa farcela da solo."
"Hai ragione, discepolo; sar meglio che tu vada a dargli una mano." E Sabbioso mont a sua volta su una nuvola e part.
Il re, sconvolto, afferr il monaco cinese per una mano e implor: "Reverendo, per favore, non volerete via anche voi! Qualcuno dovr pur restare a farmi compagnia."
"Per carit, io non saprei alzarmi nemmeno di poco."
I due rimasero nella sala a fare conversazione.
Intanto Sabbioso aveva raggiunto Porcellino: "Aspetta, fratello, vengo anch'io!"
"Che cosa vieni a fare, fratellino?"
"Il maestro mi ha raccomandato di aiutarti."
"Giusto, buona idea" concluse contento Porcellino. "In due, mettendocela tutta, ce la faremo. Non sar niente di speciale, ma qui in paese ci pu dare una certa reputazione." Eccoli:

Escon dalla citt sulle ali del vento,
Passano le frontiere su luci colorate.
Per ordine del re devono catturare
Ad ogni costo l'orco dentro la sua caverna.

Giunti all'ingresso della grotta scesero dalle nuvole e Porcellino men un gran fendente, con il suo rastrello, alla porta di pietra che chiudeva l'entrata: vi fece un bel buco, delle dimensioni di un recipiente da uno staio. Il mostriciattolo di guardia in portineria diede un'occhiata e corse spaventato a riferire: "Gran re, si mette male. Il bonzo con il grugno e quello tetro sono ritornati, hanno battuto alla porta e l'hanno rotta."
"Il loro maestro l'ho lasciato andare. Perch mai quei due rognosi mi vengono a sfondare la porta?"
"Magari hanno dimenticato qualcosa e sono tornati a cercarla" sugger il mostriciattolo.
"Cretino!" insult l'orco. "Ti pare che per questo si debba sfondare l'uscio? La ragione sar un'altra."
Si affrett a indossare la corazza, impugn la sciabola e usc a indagare: "O bonzi, che cosa andate cercando? Il vostro maestro l'ho pur liberato."
"Brutto mostro, ne hai combinate di tutti i colori!" rispose Porcellino.
"E che cosa avrei combinato?"
"Hai rapito la terza principessa del Regno degli Elefanti Sacri e l'hai costretta a divenire tua moglie. Te la tieni da tredici anni, ma adesso  tempo di restituirla: ti vengo ad arrestare per ordine del re. Il meglio che puoi fare  di legarti da solo, cos non perdiamo tempo."
L'orco vide rosso. Si alza in tutta la sua statura, digrigna i denti, rotea gli occhi e, alzata la sciabola, assesta un gran fendente in testa al nemico. Ma Porcellino schiva e allunga il rastrello; Sabbioso brandisce il bastone e si unisce alla mischia. Questo combattimento fu molto pi duro del precedente. Si capisce che

L'ira vien scatenata dalle frasi offensive,
Le intenzioni aggressive stimolano la collera.
 una lunga battaglia fra i due monaci e l'orco:
"Hai rapito una donna e meriti la morte."
"Tu cosa ci rimetti, brutto rompicoglioni?"
"Il tuo stupro  un oltraggio ad un intero regno."
"Ma tu vieni da fuori, non sono fatti tuoi."
In fondo si combattono solo per una lettera [...]

Dopo otto o nove scontri, Porcellino si trov in difficolt: aveva il fiato grosso e non reggeva pi gli attacchi. Perch resisteva meno dell'altra volta? mi chiederete. Perch gli di protettori si tenevano sempre vicini a Tripitaka, per assicurare la sua protezione; nel primo scontro si trovavano presso la grotta e davano una mano; ma questa volta erano lontani e si sorbivano le chiacchiere da salotto alla corte degli Elefanti Sacri.
"Sabbioso" disse il bestione, "vado un momento a far pip. Tu continua pure." Senza darsi altro pensiero del condiscepolo, corse a rotta di collo nel bosco e si rifugi in un cespuglio spinoso, incurante delle spine che gli laceravano veste e pelle. Ne lasci emergere solo un'orecchio, per ascoltare da lontano il rumore della battaglia.
La fuga di Porcellino prese Sabbioso alla sprovvista; il mostro si precipit su di lui, se ne impadron e lo condusse prigioniero nella grotta con mani e piedi legati.
Se poi non sapete se ne usc vivo o morto, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 30
TALENTI E PRODEZZE DEL CAVALLO

IN CUI IL DEMONE PERVERSO INFRANGE LA GIUSTA LEGGE, E IL CAVALLO DEL PENSIERO SI RICORDA DELLA SCIMMIA DELLO SPIRITO.


Il mostro fece legare Sabbioso, ma non lo uccise, non lo percosse e nemmeno lo insult. Sost invece a riflettere: "Quel monaco cinese viene da un paese di grande civilt e non ignora certo i riti e la giustizia. Dal momento che gli ho risparmiato la vita, perch lui dovrebbe mandare i suoi discepoli a cercare di catturarmi? Dev'essere stata mia moglie a mandare un messaggio al suo paese. Bisogna metter le cose in chiaro."
Si diede un'aria feroce, e and a cercare la principessa con le peggiori intenzioni.
Quest'ultima, senza sospettare nulla, aveva appena terminato la sua toilette e se ne andava tranquillamente per casa, quando vide il mostro con la fronte aggrottata, che digrignava i denti e gettava sguardi furiosi. La principessa si sforz di assumere un atteggiamento sereno e sorridente: "Signore, avete qualche noia?"
"Donna vile, dal cuore di cagna!" tuon lui. "Sei fredda come il ghiaccio. Quando ti ho portato qui, non avevi niente da ridire. Ti ho vestita di broccato, ornata d'oro, ti procuro quello che vuoi. Hai tutti i doni delle quattro stagioni e tutto il mio affetto. E tu non provi il minimo sentimento coniugale, pensi solo ai tuoi parenti."
La principessa terrorizzata si gett in ginocchio e grid: "Marito mio, perch mi volete lasciare?"
"Sono io che ti caccio o sei tu a volertene andare? Te lo chiedo. Perch il monaco cinese era stato liberato ancor prima che tu me lo chiedessi? La verit  che gli avevi affidato una lettera per i tuoi. Altrimenti, perch mai questi monaci sarebbero ritornati qui a sfondare la mia porta e a chiedere di lasciarti andare? Non mi dirai che non c' sotto il tuo zampino!"
"Signore, mi fate torto con le vostre accuse; io non ho inviato messaggi."
"Non puoi negare; la persona che ho catturato  la prova di come stanno le cose."
"E chi avete catturato?"
"Sabbioso, il secondo discepolo di quel monaco."
L'estremo pericolo pu rendere intrepido chiunque. Negare tutto era l'unica risorsa che le rimanesse, perci replic: "Calmatevi. Andiamo insieme a interrogare quel monaco. Se parla di una lettera, uccidetemi; in caso contrario, perch dovreste commettere un'ingiustizia?"
Il mostro alz la sua manona blu, grande come un setaccio, afferr la principessa per i bellissimi capelli, la trascin davanti al palo dov'era legato Sabbioso e la gett per terra. Poi, sciabola in pugno, prese a interrogare il prigioniero.
"Bonzo!" tuon. "Se avete avuto l'audacia di attaccarmi,  stato per ordine del re, al quale questa donna ha mandato un messaggio."
Sabbioso, alla vista di quella grinta feroce e della sciabola levata sul capo della donna, pensava: " vero che lei ha inviato la lettera, ma ha anche liberato il maestro. Sarebbe uno strano modo di ringraziarla dire la verit e provocare la sua morte. Basta. Non ho ancora avuto occasione di acquistare meriti: adesso correr il rischio di finir male per dimostrarle la mia gratitudine."
Perci disse: "Non siate sconsiderato. La lettera che dite non esiste, e le circostanze in cui siamo stati mandati sono altre. Il nostro maestro, mentre era prigioniero nella grotta, aveva notato la principessa. Quando, nel paese degli Elefanti Sacri, si  recato a corte per presentare il suo passaporto, il sovrano ha chiesto se avesse notizie di lei: l'inchiesta sulla sua scomparsa non  mai stata abbandonata. Ci hanno mostrato ritratti e disegni, e la risposta del maestro  stata che l'aveva vista qui. Allora il re ci ha offerto del vino e ci ha incaricato di catturarvi e di ricondurla a palazzo. Questi sono i fatti. Se volete uccidere qualcuno, suppongo che tocchi a me, piuttosto che a una persona che non vi ha fatto niente; se colpiste lei, violereste i grandi princpi della ragione celeste."
L'orco rinfoder la sciabola e aiut la principessa ad alzarsi: "Ti ho aggredita come un bruto e ti ho gravemente offesa. Perdonami."
L'aiut a riordinare i capelli e la riaccompagn nelle stanze interne, sorreggendola teneramente e facendole mille carezze. Le chiese infine di sedersi al posto d'onore per ricevere le sue scuse. La principessa, che aveva il temperamento leggero di tutte le donne, a vederlo cos riguardoso, ne approfitt subito con totale impudenza e gli domand: "Signore, in nome del vostro affetto, vi posso chiedere di far legare meno stretto il monaco Sabbioso?"
Il mostro ordin senz'altro di slegarlo e di limitarsi a tenerlo sotto chiave. Sabbioso pens: "Lo dicevano gli antichi: fare del bene agli altri  farlo anche a se stessi. Se non l'avessi aiutata, non mi troverei libero dalle corde."
Il mostro fece preparare un banchetto per farsi perdonare la paura cagionata alla principessa. Mangiarono e bevvero in abbondanza, poi il marito si allontan per indossare abiti da cerimonia e cingere una spada preziosa. Accarezz la principessa e le disse: "Tesoro, resta qui e bevi finch ti fa piacere, bada alla casa e a far custodire il bonzo. Io voglio approfittare della presenza del monaco cinese per far visita ai miei suoceri."
"Quali suoceri?"
"I tuoi genitori, naturalmente. Sono pur sempre genero del re; perch non dovrei presentare i miei omaggi a mio suocero?"
"Ma non potete andarci!"
"E perch no?"
"Il re mio padre non ha conquistato il regno in guerra, ma l'ha ereditato dai suoi avi.  salito al trono molto giovane e non  mai uscito di citt; l non si sono mai veduti dei fusti gagliardi come siete voi. Se vi vede rester terrorizzato, potrebbe venirgli un colpo. Questi convenevoli in famiglia potrebbero risultare pericolosi."
"Non ci saranno pericoli. Prender l'aspetto di un giovanottello di buona famiglia vestito alla moda."
"Vediamo che cosa sapete fare."
Il bravo mostro, con una scossa, si trasform in un bel giovanotto. Davvero:

La statura rispettabile,
Portamento assai elegante;
Parla come un mandarino,
Ma si vede che  sportivo.
Del poeta Cao Zhi
Egli ha la disinvoltura;
Di Pan An, il rubacuori,
Egli mostra la bellezza.
I capelli son raccolti
Nel berretto di velluto.
Una tunica lo avvolge
Di una garza verde giada
Dalle maniche sboffanti.
Gli stivali ricamati,
La cintura colorata.
Pien di fascino ed altero,
 davvero convincente.

La principessa gli gir intorno per esaminarlo accuratamente e lo trov proprio di suo gusto.
"Tesoro" disse ridendo il mostro, "pare che tu mi preferisca cos!"
"Devo ammettere che non siete niente male. Mio padre tiene molto ai legami familiari, vorr trattenervi a pranzo. Mi raccomando di non bere tanto da perdere il controllo. Se venisse fuori qualcosa del vostro vero aspetto, se spuntassero gli zoccoli biforcuti da sotto il mantello, il successo che avrete andrebbe subito a gambe all'aria."
"Si capisce, ci arrivo anche da solo. Star attento."
Viaggiando sulle nuvole raggiunse senza tardare il paese degli Elefanti Sacri e si present alla porta del palazzo.
"Il terzo genero reale  venuto nella mia persona espressamente per render visita a sua maest" annunci al gran commissario del padiglione d'ingresso. "Vi prego di prendervi il disturbo di farglielo sapere."
Il guardiano lo annunci alla porta gialla e il preposto ai rapporti si present ai piedi dei gradini di giada: "Vostra maest, il terzo genero reale  venuto a visitarvi e attende risposta alla porta del palazzo."
Il re era ancora in conversazione con Tripitaka. Quando sent parlare di un terzo genero reale, si rivolse ai suoi ufficiali: "Che storia  questa? Io ho solo due generi."
"Se dice che  il terzo, sar il mostro."
"E sarebbe corretto convocarlo alla mia presenza?"
"Maest" intervenne spaventato Tripitaka, "i mostri hanno poteri soprannaturali, penetrano il passato e il futuro, cavalcano le nuvole. Temo che entrer, se lo vuole, con o senza convocazione. Sar prudente invitarlo, per evitare inutili discussioni e brutte figure."
Il re concesse quindi l'udienza e il mostro fu introdotto ai piedi dei gradini dorati ed esegu impeccabilmente tutto il balletto degli omaggi al sovrano. Era bello ed elegante, nessuno poteva credere che si trattasse di un orco. Agli occhi dei comuni mortali era proprio una persona come si deve. A vedere il suo aspetto dignitoso, il re pens addirittura di poterlo utilizzare come sostegno del trono, e con questo proposito gli pose domande: "Dove risiede la tua famiglia, mio caro genero? Quali origini ha? Quando hai sposato la mia principessa? Perch hai aspettato finora a render visita ai tuoi suoceri?"
L'orco si prostern e rispose: "Signore, il vostro suddito viene dalla Grotta della Luna Marina, sul Monte della Tazza, a est della citt."
"A che distanza si trova questa montagna?"
"Non  lontana: trecento li."
"Trecento li! E come ha potuto percorrere questa distanza, mia figlia, per unirsi a te?"
Il mostro present un'abile menzogna: "Caro suocero, il vostro umile suddito ha sempre amato cavalcare e tendere l'arco: vive da cacciatore. Una volta, tredici anni fa, mentre cacciavo con i falconi accompagnato da qualche diecina dei miei servitori, mi capit di imbattermi in una feroce tigre maculata, che scendeva dal pendio della montagna con una ragazza sul dorso. Scoccai una freccia e abbattei la belva. Quanto alla ragazza, me la portai a casa e la feci rinvenire facendole bere pozioni calde. Le feci domande sulla sua famiglia, ma lei mi nascose di essere di sangue reale. Vi pare che avrei potuto unirmi a lei, se avessi saputo che era la terza principessa di vostra maest? Semmai mi sarei presentato a palazzo e avrei implorato una posizione che mi rendesse meno indegno di lei. Se la trattenni al villaggio, fu solo perch mi disse di provenire da una famiglia qualsiasi. Ci sposammo per amore e abbiamo convissuto per tutti questi anni. Subito dopo il matrimonio espressi l'intenzione di uccidere la tigre rapitrice, che avevo solo ferita e catturata; ma la principessa si oppose per il motivo espresso in questi versi:

'Ci siam sposati al cospetto del cielo,
Ma senza testimoni n sensali;
Un filo rosso un le nostre vite
Da esistenze anteriori. Si pu dire
Che fu la tigre a farci da sensale.'

Mi convinse, e io lasciai libera la tigre, che scapp via a coda ritta e con gli artigli sfoderati, recando addosso la cicatrice della ferita infertale dalla mia freccia. Allora non immaginavo che, negli anni successivi, quella stessa tigre si sarebbe dedicata all'ascesi e sarebbe riuscita a sublimarsi in mostro, sempre dedito comunque a fuorviare e uccidere la gente. A quanto ho sentito raccontare, pochi anni fa vennero da queste parti dei monaci in cerca di scritture, che si dicevano provenienti dal paese dei grandi Tang. La tigre li uccise, si impadron dei loro documenti, prese il loro aspetto e pens bene, caro suocero, di venire a corte per divertirsi un po'alle vostre spalle. Quel tizio che vedo seduto sul cuscino ricamato non  altri che la tigre che tredici anni fa rap la principessa; altro che pellegrino in cerca di scritture!"
Il sovrano era una persona molto impressionabile. Non era capace, con i suoi occhi mortali, di vedere chi veramente gli parlava ed era portato a prendere per oro colato tutte le sue menzogne.
"Ma tu, mio saggio genero, da che cosa riconosci in questo bonzo la tigre che aveva rapito la principessa mia figlia?"
"Caro suocero, io vivo in montagna e, per la mia attivit, si pu dire che di tigri mi nutro e di tigri mi vesto: vivo ogni giorno in mezzo a loro. Non  certo difficile, per me, vedere con chi ho a che fare."
"Non potremmo vederla anche a noi nella sua vera forma?"
"Certo che potete, non  difficile. Fatemi avere mezzo bicchiere d'acqua pura."
Il re ordin a un ufficiale di portare l'acqua. Il genero la prese, si alz e fece i passi del trucco chiamato scurire gli occhi, fissare il corpo; recit la formula e, con la bocca, spruzz un sorso d'acqua in direzione di Tripitaka. Poi grid: "Cambia!" e lo trasform in una gigantesca tigre maculata. Il re e la corte videro con i loro occhi

La bianca fronte e la testa rotonda,
Corpo zebrato ed occhi lampeggianti.
Dalle zampe si vedono spuntare
Venti artigli taglienti e acuminati
E la gran bocca lascia intravvedere
Candide seghe di robusti denti.
Con le orecchie appuntite essa ricorda
Il gatto, ma la mole  gigantesca,
Come l'ha il toro bruno di palude.
I lunghi baffi son fili d'acciaio,
Fetidi miasmi emana dalla gola.
Nel veder la gran belva maculata
Tutti i presenti son terrorizzati.

Come il re la vide, sent le sue anime abbandonarlo. Gli ufficiali, spaventati, corsero a nascondersi, salvo i militari pi coraggiosi che lanciarono sulla belva i loro uomini, cercando di colpirla con armi di ogni specie: ci sarebbe stato di che fare a pezzi tutti i monaci di un monastero. Gli di incaricati della protezione di Tripitaka ebbero il loro da fare per impedire che venisse colpito. Si fece una bella sarabanda fino a sera e si fin per catturare la tigre viva e illesa, incatenarla e metterla dentro una gabbia di ferro, che fu chiusa a chiave in una stanza del palazzo. Il re diede ordine al servizio competente di preparare un grande banchetto per ringraziare il genero, che era arrivato appena in tempo a salvarlo dall'aggressione del finto bonzo.
La sera, dopo che gli ufficiali si furono ritirati, il mostro entr nella Sala della Pace d'Argento, in cui trov diciotto belle ragazze scelte apposta per cantare, danzare e scherzare con lui, perch bevesse a suo agio e si divertisse. Occup il posto d'onore, circondato soltanto da queste bellezze. Figuratevi se non ne approfitt!
Verso la seconda veglia, pieno di vino fino al colletto, non ne pot pi e sent un bisogno incontenibile di mettersi a suo agio. Salt in piedi, esplose in una gran risata sgangherata e riprese il suo solito aspetto. Poi apr le manone grandi come setacci, acchiapp una ragazza che suonava il pi pa e le sgranocchi la testa, con grande scricchiolar di mascelle. Le altre diciassette bellezze, folli di terrore, corsero da tutte le parti a cercare un angolo buio dove nascondersi. Vedete come fecero:

Le fanciulle di corte, colpite dal terrore,
Tremano come ibischi sotto un gran temporale,
Sembrano le peonie squassate da un gran vento.
Per salvare la vita lascian cadere flauti,
Cetre e liuti e calpestano i poveri strumenti
Per fuggir da ogni parte, senza badare dove.
Si urtano, si graffiano, si strappano le vesti:
Che si salvi chi pu, ciascuna pensa a s.

Ma quel parapiglia nel cuore della notte era completamente silenzioso: nessuna osava aprir bocca per non turbare il sonno di sua maest. Infine si nascosero tremanti al riparo di un muretto in giardino.
Il mostro rest nella sala e si rimise seduto al posto d'onore, alternando bicchieri di vino e sorsate di sangue, mordicchiando bocconcini di tenere carni di fanciulla come stuzzichini. Mentre lui si dava buon tempo alla sua maniera, in citt si spargeva la notizia che il monaco cinese, in realt, altro non era che una tigre feroce. Qualcuno fin per parlarne anche nella stalla della locanda, dove il cavallo bianco mangiava il suo fieno davanti alla greppia. Ricorderete che quello non era un vero cavallo, ma il giovane re drago del mare occidentale, cui avevano tagliato le corna e levato le scaglie per punirlo di un'infrazione, e che alla fine era stato trasformato in cavallo per accompagnare Tripitaka.
Quando sent la notizia, si mise a riflettere: "So che il mio maestro  una normalissima brava persona; sar stato quel perfido mostro a farlo apparire come una tigre. E ora che facciamo? Il condiscepolo anziano l'abbiamo mandato via, di Porcellino e di Sabbioso non si sa pi nulla." Stette a rimuginare fino alla seconda veglia, quando giunse alla conclusione: "Se non do una mano io, non ci sono proprio altre risorse."
Spezz le redini e fugg all'aperto, si diede una scossa e riprese l'aspetto di drago. Sal nello spazio per osservare dall'alto la situazione, come dicono i versi:

Nel viaggio verso l'Ovest Tripitaka
Ha incontrato un malefico tranello.
Vicolo senza uscita: eccolo tigre.
Ma il cavallo si slancia su nel cielo.

C'era un gran buio, ma da lass si vedeva la Sala della Pace d'Argento vivamente illuminata da otto candelabri. Quando vide l'orco seduto a bere smodatamente e a mangiare carne umana, il giovane drago sorrise fra s e pens: "Alla fine non ha pi retto: ha mostrato lo zoccolo biforcuto. Divorare la gente non lo porter lontano. Ci mi dovrebbe aiutare a chiarire come stanno le cose, perch non si continui a scambiare fischi per fiaschi. Non vedo dov' il maestro; ma in attesa di saperlo potrei andare a divertirmi un po'con quello l. Se riesco a sopraffarlo, avr poi agio di liberare il maestro."
Che bravo principe drago! Si diede una scossa e si trasform in fanciulla di corte, di figura snella ma di seno generoso, davvero seducente. Entr di corsa e disse al mostro: "Non uccidetemi, nobile genero reale, sono venuta per servirvi da bere."
"Va bene, versa pure."
Il drago prese la brocca e riemp una coppa superando l'orlo di mezzo pollice senza spandere vino, perch era pratico del metodo chiamato della costrizione dei liquidi, che il mostro non conosceva. Perci questi si mostr molto interessato e comment: "Che begli scherzetti sai fare!"
"Se  per questo, potrei versarne ancora."
"Fa vedere."
Il drago continu a mescere nella stessa coppa: il vino saliva e prendeva la forma di una smilza pagoda di tredici piani, senza che se ne spargesse una goccia. L'orco si bevve la pagoda e mastic un boccone di cadavere. Poi chiese: "Sai cantare?"
"Me la cavo" disse il drago; e gli cant un'arietta, mentre riempiva la brocca.
"Di ballare sei capace?" chiese ancora il mostro.
"Pi o meno. Ma danzare a mani vuote non vien bene."
Il mostro apr il suo mantello, sguain la spada che portava alla cintura e la tese al drago, che improvvis una lunga danza della spada. All'orco piaceva molto, guardava affascinato e il suo sguardo sembr scivolare in una fissit cui il vino doveva contribuire. Fu il momento che il drago scelse per interrompere la coreografia e indirizzargli un fendente. Ma il mostro non perdeva mai i suoi riflessi: schiv e afferr un candelabro di ferro forgiato, che poteva pesare ottanta o novanta libbre.
Anche il drago riprese la sua forma, uscirono combattendo dalla sala e continuarono lo scontro sulle nubi. Che battaglia, in quel buio notturno!

Il mostro del Monte della Tazza e il drago bandito dal mare occidentale: l'uno emana una luce pi chiara del lampo, l'altro emette un turbine di vento rosso cupo. Incede l'uno come un maestoso elefante dalle bianche zanne fra i minuscoli uomini, l'altro ricorda il gatto selvaggio che si avventa sul mondo sfoderando artigli d'acciaio. L'uno sostiene la colonna di giada del cielo, l'altro incornicia l'oceano di travi d'oro. Vola e danza il drago d'argento, balza e travolge il diavolo giallo. A dritta, a manca, volteggia la spada preziosa; avanti, indietro, il pesante candelabro si muove senza sosta.

Dopo otto o nove scontri, il giovane drago sentiva scemare la presa delle proprie mani e aveva tutti i muscoli indolenziti, perch il vecchio diavolo era forte e vigoroso. Non pot pi sostenere la lotta e scagli la spada contro la testa del suo avversario; ma questi l'afferr al volo con destrezza e scagli a sua volta il candelabro. Il drago non fu abbastanza svelto da evitarlo e ne fu colpito alla gamba; la sua nuvola perse l'assetto e lo rovesci nell'acqua del fossato della citt reale. Si tuff a testa in gi e scomparve nei flutti. Il diavolo che lo inseguiva lo perse di vista e se ne ritorn alla Sala della Pace d'Argento, con spada e candelabro, si sedette come se niente fosse e riprese a bere; in breve si addorment profondamente.
Il giovane drago si tenne nascosto sott'acqua per un'ora buona; constatando che tutto restava tranquillo, strinse i denti per resistere al dolore che la gamba gli procurava, balz su una nuvola e se ne ritorn nella scuderia della locanda. Qui riprese l'aspetto di cavallo e si stese davanti alla greppia: la povera bestia era zuppa d'acqua e ferita a una zampa. Era un momento in cui

Cavallo del pensiero e scimmia dello spirito
Erano separati. Il legno ed il metallo
Restavano dispersi; la vecchia donna gialla
Tenuta in prigionia. Non si pu fare nulla
Se ragione e giustizia sono dimenticate.

Nel frattempo Porcellino non era uscito dal cespuglio in cui si era rifugiato dopo aver abbandonato Sabbioso e si era stravaccato a dormire, come usano i maiali. Si svegli a mezzanotte passata e gli ci volle tempo per rendersi conto di dove si trovava, mentre, con la testa confusa, si stropicciava a lungo gli occhi. Per quanto tendesse l'orecchio

Su tutta la montagna, non un cane che abbai;
Nello spazio deserto, non un gallo che canti.

Dalla posizione delle stelle cap che doveva essere la terza veglia, e pens che sarebbe stato suo dovere aiutare Sabbioso: "Ma con un solo filo non fai una corda, con una sola mano non puoi applaudire. Lasciamo stare. Andr invece in citt a vedere il maestro e a esporgli la situazione. Sabbioso lo soccorrer domani, quando mi avranno dato gli opportuni rinforzi di truppe e di cavalleria."
Il bestione ritorn in citt e si rec alla locanda, sotto la luna che brillava nel cielo silenzioso. Il maestro non c'era. Trov solo il cavallo che dormiva nella stalla, ma era tutto bagnato e aveva sul garretto un'ecchimosi del diametro di un piattino.
"Per la miseria!" si spavent Porcellino. "Come sar riuscita questa canaglia, pur rimanendo chiusa qui dentro tutto il tempo, a fare una tal sudata e a procurarsi quella contusione? Si vede che un brigante ha portato via il maestro e ha colpito il cavallo."
Il cavallo bianco si svegli, riconobbe Porcellino e incominci a parlargli in linguaggio umano, esordendo con un "Condiscepolo anziano!" che fece cadere a terra Porcellino per lo stupore. Si rialz precipitosamente e voleva infilare l'uscio, quando il cavallo gli afferr un lembo della tunica con i denti per trattenerlo, si inchin sulle zampe anteriori e gli disse: "Fratello maggiore, non avrai mica paura di me?"
"Ma perch ti sei messo a parlare?" disse tremando Porcellino. "Mi sa che c' sotto qualche disgrazia."
"Sai che il maestro si trova in difficolt?"
"Non so niente."
"Non sa niente, lui! Quando facevi lo sbruffone davanti al re, e tu e Sabbioso pensavate di catturare il mostro e di guadagnarci un premio, non sospettavate che il pi forte fosse lui, che non sareste risultati all'altezza e non ne sareste venuti a capo. Almeno avreste potuto correre a informare dell'accaduto. Chi  venuto, invece,  stato il mostro, trasformato in un elegante letterato, che si  fatto ricevere dal re come suo genero e ha trasformato il maestro in una tigre; in quello stato lo hanno catturato, coperto di catene e chiuso a chiave in una stanza. Per me le notizie sui tormenti che subiva erano come pugnalate al cuore. Voi eravate scomparsi e io temevo per la vita del maestro: non mi restava che cercare di soccorrerlo. Ma a corte non lo trovai; vidi invece il mostro in una sala e mi trasformai in dama di corte per avvicinarlo. Danzai per lui la danza della spada e, quando mi parve il momento buono, cercai di colpirlo; ma lui riusc a schivare il colpo e a vincermi con un candelabro. Ecco da dove viene la contusione che mi vedi su una gamba. Mi dovetti nascondere nel fossato."
" andata proprio cos?" si stupiva Porcellino.
"Credi che racconti storie?"
"Adesso che cosa facciamo? Tu sei in grado di muoverti?"
"E se lo fossi?"
"Se puoi, dovresti ritornare al tuo oceano. Io mi metto i bagagli in spalla e me ne torno dal vecchio Gao; posso sempre riprendere il mestiere di genero."
Il drago non pot trattenere le lacrime e supplic: "Condiscepolo, ti prego, non abbandonarti alla vigliaccheria."
"Perch no? Sabbioso  prigioniero e io non sono in grado di battere quel mostro. Se non approfitto di questo sfascio per andarmene, che cosa dovrei aspettare?"
"Fratello maggiore, non parlare di sfascio" rispose il drago. Riflett un momento e aggiunse: "Da soli non ce la facciamo, ma dobbiamo salvare il maestro. Devi andare a chiedere aiuto."
"Chi ci potrebbe aiutare?"
"Vai senza perder tempo al Monte di Fiori e Frutti, e chiedi a Scimmiotto di ritornare. Lui  pi forte di noi, salver il maestro e ci vendicher."
"Fratellino, chiedilo a qualcun altro. Io e quella scimmia non siamo mai andati d'accordo. Chiss quanto ce l'ha con me, per quella volta che incitai il maestro a recitare l'incantesimo del cerchio, dopo che aveva colpito la Dama dal Bianco Scheletro sui Monti della Tigre Bianca. Io lo dicevo per ridere, non pensavo che il maestro mi avrebbe preso sul serio e lo avrebbe scacciato. Ma non credo che lui veda la cosa in questo modo, e comunque escludo che lo si possa convincere a ritornare. Sai, basta che arriviamo a scambiarci qualche parola vivace, perch lui tiri fuori quella sua sbarra maledettamente pesante. Se per distrazione mi menasse, dove credi che andrei a finire?"
"Vedrai che non ti colpir. Il re scimmia ha il senso della giustizia e della bont. Quando lo vedi, non gli devi dire che il maestro  nei guai, ma soltanto che pensa a lui. Questa bugia lo indurr a venire qui, e quando vedr la situazione in cui ci troviamo non si arrabbier. Di certo gli piacer misurarsi con un avversario di valore come il mostro; e sono sicuro che riuscir a vincerlo e a liberare il maestro."
"Va be', ho capito. Tu metti tanto cuore in queste cose, che se non ti do retta faccio la figura non averne anch'io. Se il Novizio ritorna, verr con lui. Ma se mi dice di no, non fate pi conto su di me: non verr nemmeno a dirvelo."
"Vai, ti dico io che ritorner!"
Il bestione prese il suo rastrello, si aggiust la tunica e balz in aria dirigendosi verso est. Il destino che proteggeva Tripitaka gli diede vento in poppa: allargava le orecchie come vele e acquistava velocit. Presto ebbe superato l'oceano orientale, e al sorgere del sole abbassava gi la sua nuvola alla ricerca della strada giusta sulla montagna.
Mentre camminava, gli giunse un grande vocio. Si guard intorno e scopr Scimmiotto che aveva radunato i suoi mostri in una valletta. Lui era seduto su una grande rupe, e mille duecento scimmie schierate ai suoi piedi secondo il loro rango lo applaudivano e gridavano: "Viva il grande santo, nostro signore e padre!"
"Che bella vita, che soddisfazione dev'essere" pensava Porcellino. "Non c' da meravigliarsi che si sia stufato di fare il bonzo e abbia preferito ritornare a casa. Guarda che bei posti, che patrimonio, e tutte queste scimmie a servirlo. Se avessi io qualcosa di simile, a fare il monaco non mi ci terrebbe nessuno. Ma tiriamo avanti, ormai sono in ballo e devo ballare."
Il bestione aveva troppa paura per farsi avanti direttamente. Si tenne nascosto fra l'erba, scivol in mezzo alla folla delle scimmie e si prostern con loro.
Non si rendeva conto che, con le sue dimensioni, non poteva sperare di sfuggire nemmeno per un attimo all'acuto sguardo di Scimmiotto: "C' un barbaro, l in mezzo, che si prosterna in bello stile maialesco. Da dove salta fuori? Portatemelo qui."
Subito le scimmie, numerose come uno sciame d'api, circondarono Porcellino, lo spinsero avanti e lo inchiodarono al suolo.
"Da dove vieni, barbaro?" chiese severamente Scimmiotto.
Porcellino a testa china rispose: "Non oso accettare l'onore di essere interrogato. Per non sono un barbaro, ma uno che conoscete bene."
"Qui tutti sono scimmie, tutti si assomigliano e si sentono tutti fedeli sudditi del grande santo; tu sei diverso e sei pi balordo degli altri. Dunque sei un mostro forestiero. Se la tua intenzione  di fare atto di sottomissione, devi seguire le regole: prima consegni la tua carta d'identit e scrivi il nome nel registro, poi ti presenti all'appello quando e dove ti viene indicato. Come ti permetti di venirmi a rendere omaggio prima di essere stato accettato?"
"Verggnati!" grugn Porcellino, ma sempre con la testa china e cercando di nascondere il grugno. "Siamo stati fratelli giurati per anni, e adesso pretendi di non avermi mai visto e mi tratti da barbaro."
"Allora alza il muso e fatti vedere" rispose Scimmiotto ridendo.
"Eccolo, il mio muso!" grid Porcellino tirandosi su. "Se insisti a non riconoscermi, qualcosa da rinfacciarti ce l'avr."
"Quel porcellone di Otto Divieti!" esclam Scimmiotto soffocando dalle risate.
"Sono proprio io, Porcellino Otto Divieti." E intanto pensava: "Se ammette di riconoscermi, sar pi facile che mi ascolti."
"Perch non te ne vai in cerca di scritture con il monaco cinese? Scommetto che l'hai offeso e ti sei fatto licenziare anche tu. Te l'ha data la lettera di licenziamento? Fa un po'vedere."
"Non ho offeso nessuno, non ho lettere e non sono stato licenziato."
"Ma allora perch sei qui?"
"Il fatto  che il maestro pensa a te e mi ha mandato a cercarti."
"Non credo n che pensi a me n che mi cerchi. Quel giorno fece giuramento davanti al Cielo e scrisse la lettera di suo pugno. Perch avrebbe cambiato idea? E del resto io non posso ritornare."
"Ma  proprio vero che pensa a te, ci pensa sempre" si affrett a ribadire Porcellino, sprofondando nella menzogna.
"E come sarebbe andata la cosa?"
"Mentre si camminava, il maestro grid: 'Discepoli!'Ma io non avevo sentito e Sabbioso faceva orecchie da mercante. Allora il maestro incominci a dire che tu eri diverso, che noi non valevamo niente in confronto, che eri pi sveglio e pi intelligente, che rispondevi subito quando ti si chiamava, che avevi dieci risposte per ogni domanda che ti si faceva. In quello stato d'animo mi ha mandato apposta a cercarti. Ti prego, vieni almeno a fare un giro dalle nostre parti, anche solo per non deluderlo e per non rendere inutile tutto il cammino che ho fatto."
A questo discorso Scimmiotto salt gi dalla rupe, prese per mano Porcellino e gli disse: "Saggio fratello, visto che vieni da tanto lontano, vieni con me a divertirti un po'."
"La strada  lunga al ritorno quanto all'andata, e io non vorrei far aspettare il maestro. Lo sai che non ho pi tempo per divertirmi."
"Ma sei qui; la vorrai pur dare un'occhiata al paesaggio."
Il bestione non os rendersi sgradito con altri rifiuti e lo segu nella passeggiata. Camminarono tenendosi per mano fino in vetta alla montagna, con un codazzo di scimmie. La montagna era bella; dopo il ritorno di Scimmiotto era stata restaurata in breve tempo ed era tornata come nuova. [...]
Porcellino non poteva saziarsi dello spettacolo che aveva davanti ed esclamava: "Che meraviglia, fratello! Credo che sia la pi bella montagna del mondo."
"Infatti ci si pu campare, saggio condiscepolo."
"In questo posto benedetto dal Cielo, altro che campare!"
Chiacchierarono e risero a lungo scendendo dalla cima. Lungo la strada, le scimmie venivano a offrire grappoli d'uva violetti, pere profumate, sugose nespole gialle e corbezzoli rossi. Inginocchiati sul bordo della strada, gridavano: "Grande santo, signore e padre, mangiate qualcosa!"
"Mio fratello Porcellino" rispondeva Scimmiotto ridendo "ha un tipo di appetito che non si sazia con la frutta. Comunque, caro fratello, prendi qualcosa come aperitivo, e scusa se  poco."
"A me piace seguire gli usi del paese, per quanto grande sia il mio appetito. Assagger volentieri questa frutta."
Mentre assaggiavano, il sole saliva in cielo. Porcellino temeva ci che nel frattempo poteva accadere a Tripitaka e continuava a insistere: "Fratello, il maestro  l che ci aspetta. Dovremmo andare."
"Ti prego di venirti a distrarre nella Grotta del Sipario Torrenziale, saggio condiscepolo."
Ma Porcellino rifiut: "Sei proprio gentile, ma io sono preoccupato per il maestro che aspetta. Non darti il disturbo."
"In questo caso non ti trattengo; salutiamoci qui."
"Ma tu non vieni?"
"E dove dovrei venire? Qui sono libero e sto bene, non sono soggetto n al cielo n alla terra: perch dovrei rinunciare alla mia libert per fare il bonzo? Vacci tu, io resto dove sono. Da parte mia dovresti dire al monaco cinese di non perdere tempo a pensare a me;  lui che mi ha scacciato."
A queste parole il bestione non os replicare, per timore di rimediarci un'applicazione del randello. Non pot far altro che borbottare qualche parola d'addio e rimettersi in cammino.
Scimmiotto, vedendolo partire, gli mise alle calcagna due agili scimmiette con l'incarico di ascoltare i suoi soliloqui.
In effetti dopo tre o quattro li, ai piedi della montagna, Porcellino si volse indietro, tese il dito nella direzione da cui veniva e incominci a vituperare Scimmiotto: "Scimmia del cazzo, lui preferisce fare il mostro che il bonzo! Che bel macaco! Avevo le migliori intenzioni di pregarlo di ritornare, ma non ne vuol sapere. E allora resti dov'!"
Avanz di qualche passo e riprese le sue invettive.
Le scimmiette corsero a presentarsi a rapporto: "Grande santo, signore e padre, non ci si pu fidare di quel Porcellino: parla come un manovale e vi insulta a ogni passo."
Scimmiotto si arrabbi e url: "Portatemelo qui!"
La massa delle scimmie si precipit sul bestione per riportarlo indietro, e lo sommerse acchiappandolo per i capelli, per le orecchie, per la coda, per ogni singolo pelo.
Se poi non sapete che trattamento ebbe Porcellino e se riusc a scamparla, ascoltate il seguito: ci troverete tutti i particolari.

CAPITOLO 31
STORIA D'AMORE ASTRALE

IN CUI PORCELLINO SI APPELLA AL SENSO DI GIUSTIZIA DEL RE SCIMMIA, E SCIMMIOTTO ABBATTE ALLA FINE IL MOSTRO GRAZIE ALLA SUA SAGGEZZA.


Quando Fraternit si ricongiunge
Alla Giustizia, la Legge ritorna
Alla sua fonte. Il metallo ed il legno
Formano giusto frutto uniti insieme
A scimmia dello spirito. Essi salgono
Verso la beatitudine a varcare
La porta della non-dualit(10).
Sono i sutra la via di perfezione:
L'anima originaria aggiunge il Buddha.
Triplo legame formano i discepoli,
I diavoli ed i mostri della storia
Con i cinque elementi corrispondono.
Troncate i sei destini menzogneri
Ed al Colpo di Tuono giungerete.

Le scimmie in massa si erano impadronite del bestione e lo spingevano e tiravano, tanto che finirono per strappargli la tunica.
" la fine, questa volta mi ammazza!" ripeteva Porcellino come se recitasse una litania.
Presso l'ingresso della grotta il grande santo lo aspettava seduto su una roccia, e prese a inveire contro di lui: "Non sei cambiato, sei il solito sacco di segatura! Non ti bastava andartene via tranquillamente; che bisogno avevi di insultarmi?"
"E chi ti insultava, fratello? Possa mangiarmi la lingua! Dicevo semplicemente che avrei dovuto informare il maestro che tu non saresti venuto: questo  quanto. Figrati se mi sarei permesso di insultarti."
"Vuoi farmi fesso? Sai che, se tendo l'orecchio sinistro verso l'alto, sento la gente che bisbiglia nel trentatreesimo cielo? E se tendo quello destro verso il basso, sento i re dell'inferno che fanno i conti con i loro assistenti? E te, che mi insultavi mentre camminavi qui vicino, non avrei dovuto sentirti?"
"Ho capito, fratello; da quello spione che sei, ti sarai trasformato in qualche insetto per spiarmi."
"Ragazzi!" grid Scimmiotto. "Prendete un bastone bello grosso e cominciate ad ammorbidirlo con venti colpi sulle chiappe. Questo sar l'antipasto. Poi gli darete altri venti colpi sulla schiena, e il resto glielo dar io con la mia sbarra."
"Fratello" grid sconvolto Porcellino, battendo la fronte al suolo, "perdonami, per riguardo al nostro maestro."
"Penso che il nostro maestro sia un uomo buono e giusto."
"Lasciamo perdere il maestro, fratello; perdonami per riguardo alla pusa Guanyin che risiede di l dal mare."
La menzione di Guanyin ebbe qualche effetto su Scimmiotto: "Se la metti cos non ti picchier, fratellino. Ma parla sul serio e dimmi tutto; perch perdi tempo a prendermi in giro, mentre il monaco cinese  in pericolo?"
"Ma no, fratello, quale pericolo? Come ti ho detto, si  ricordato di te."
"Sei un sacco di segatura, buono soltanto da battere" si spazient Scimmiotto. "Ho un bell'essere tornato a casa, il mio spirito continua a seguire il monaco passo per passo nella ricerca delle scritture. Ogni tappa ha la sua prova, ogni luogo il suo tranello. Sbrigati a parlare se non vuoi botte; ma soprattutto, parla prima che sia troppo tardi."
"Fratello" rispose Porcellino prosternato, "cercavo di ingannarti proprio perch tenevo tanto a farti venire con me; non avevo fatto i conti con la tua perspicacia. Non mi punire e consentimi di alzarmi per parlare."
"Va bene, tirati su."
Le scimmie mollarono la presa; Porcellino salt su e incominci a tendere il collo da tutte le parti.
"Che cosa fai?"
"Guardo da che parte la strada  pi larga e adatta a scappare."
"E dove vorresti scappare? Ti prenderei anche se ti lasciassi tre giorni di vantaggio. Non perdiamo altro tempo; se mi farai andare di nuovo fuori dei gangheri, me la pagherai."
"Ti racconter tutto. Dopo la tua partenza riprendemmo il viaggio e, in una pineta, il maestro smont da cavallo e mi chiese di andare in cerca di elemosine. Camminai molto senza trovare nemmeno una capanna; ero stanco e schiacciai un pisolino, senza pensare che Sabbioso sarebbe venuto a cercarmi e il maestro sarebbe rimasto solo. Sai che non ama restare seduto a lungo: si mise a passeggiare, usc dalla foresta e vide una pagoda con il tetto dorato che prese per un monastero. Era invece la residenza del mostro Veste Gialla, che si impadron di lui. Quando, con Sabbioso, ritornammo indietro, trovammo solo il cavallo e i bagagli: il maestro era scomparso. Lo cercammo fino all'ingresso della grotta e combattemmo con il mostro. Intanto, dentro la grotta, il maestro aveva trovato una salvatrice: era la terza principessa del re del paese degli Elefanti Sacri, rapita dal mostro, che liber il maestro e gli affid una lettera per i suoi genitori. Quando il re ricevette la lettera, chiese al maestro di catturare il mostro e di ricondurre la figlia. Come sai, il vecchio non sarebbe capace di sottomettere nemmeno una lucertola: perci tocc a noi di ritornare sul posto a combattere. Ma non avevamo fatto i conti con i grandi poteri del mostro: questa volta tocc a Sabbioso di restare prigioniero; io fui vinto e scappai a nascondermi nell'erba. Il mostro prese l'aspetto di un distinto letterato, and a corte e trasform il nostro maestro in una tigre. Non era rimasto che il cavallo bianco, il quale riprese il suo aspetto di drago e part in cerca del maestro. Non lo trov da nessuna parte, ma scopr il mostro che beveva tutto solo in una sala del palazzo. Si mut in fanciulla di corte e cerc di colpirlo durante una danza della spada, ma fu invece colpito lui a una gamba da un grosso candelabro.  stato il drago a suggerirmi di venirti a cercare; ha detto che sei buono e giusto, che avresti dimenticato i torti passati e saresti certo venuto a soccorrere il maestro. Ora ti prego di non dimenticare l'adagio: maestro per un giorno, padre per la vita. Bisogna proprio tirarlo fuori da questo pasticcio."
"Che bestia sei! Quando vi lasciai, vi avevo detto e ripetuto di far sapere, ai mostri che avessero aggredito il maestro, che il vecchio Scimmiotto era il suo primo discepolo. Perch non mi hai dato retta?"
Porcellino riflett e si disse che da un uomo di guerra si ottiene di pi con le provocazioni che con le preghiere. Perci rispose: "Magari non ti avessi dato retta!  stato proprio il tuo nome a scatenare quel mostro."
"Come sarebbe a dire?"
"Io gli avevo detto: 'Mostro, pochi scherzi! Gi le mani dal maestro! Bada che non ha solo noi come discepoli; il suo primo discepolo  il famoso Scimmiotto il Novizio, che ha immensi poteri e abbatte mostri come te con una mano sola. Se capitasse qui, tu faresti una brutta fine.'Ma lui diede in escandescenze: 'Credi di farmi paura con questo Scimmiotto dei miei stivali? Venga pure, che lo scorticher vivo, gli strapper la carne, gli romper le ossa e gli manger il cuore. Se invece  troppo magro, lo taglier a pezzetti per metterlo nella frittura mista'."
Scimmiotto divenne furioso: si mise a saltellare intorno, a grattarsi le orecchie e a tormentarsi le guance: "Ma chi  questo stronzo, per insultarmi cos?"
"Calma, calma; erano cose che diceva questo Veste Gialla. Io mi sono permesso di ripeterle solo per informarti."
"Alzati, saggio condiscepolo. Verr anch'io, un mostro cos insolente non lo voglio mancare. Cinquecento anni fa, quando provocai quei disordini in Paradiso, non c'era dio che, al vedermi, non si inchinasse profondamente e non mi trattasse con il titolo di 'grande santo'. E questo burino ha l'insolenza di prendermi alla leggera. Gliela far vedere io; ma quando l'avr catturato e fatto a pezzi, comunque, me ne ritorner al mio paese."
"Hai ragione, fratello; comincia con il catturarlo e vendicarti. Poi farai come vorrai."
Il grande santo salt gi dalla roccia su cui si era accoccolato e si precipit nella grotta, per sostituire la sua tenuta da mostro con la tunica di broccato e il grembiule di pelle di tigre; in breve ritorn all'aperto con il suo randello in mano.
"Grande santo, signore e padre!" gridava spaventata la folla delle scimmie, cercando di trattenerlo. "Dove volete andare? Non fareste meglio a restare qui a darvi bel tempo ancora per qualche anno?"
"Ma che cosa dite, figlioli! Io ho il compito di proteggere il monaco cinese. Tutti, in cielo e in terra, sanno che Scimmiotto  il suo discepolo. Non  che mi ha abbia proprio scacciato: mi ha dato un periodo di licenza per venir qui a vedere come andavano le cose e per prendere un po'di riposo. Ma adesso c' questa situazione d'emergenza. Mi raccomando, sorvegliate la propriet e continuate a piantare gli alberi: bisogna aggiungere altri salici e pini. Non siate mai trascurati n approssimativi. Aspettate che abbia accompagnato quel monaco al suo destino e l'abbia riportato nell'Est; poi ritorner qui a godermi con voi la verit della natura."
Le scimmie, come sempre, accettarono i suoi comandi. Scimmiotto prese per mano Porcellino e mont su una nuvola. Stavano completando la traversata dell'oceano orientale, quando il Novizio disse: "Fermiamoci un momento. Devo scendere in mare a purificarmi."
"Non c' tempo. Farai il bagno un'altra volta."
"Tu non capisci queste cose. Mi  bastato ritornare pochi giorni fra le mie scimmie per riprendere odore di mostro. Al maestro piace la gente pulita, non lo vorrei stomacare."
Porcellino comprese che l'intenzione era buona.
Dopo il bagno, risalirono sulla nuvola e ripresero il viaggio. Presto giunsero in vista di un tetto dorato che rifletteva i raggi del sole, e Porcellino lo addit: "Quella  la casa di Veste Gialla, dove Sabbioso  tenuto prigioniero."
"Tu resta qui, mentre vado a esplorare il terreno di combattimento."
"Che cosa ci vai a fare? L'orco non sar in casa."
"Lo so."
Che bravo re scimmia! Abbass la nuvola luminosa e ne scese per esplorare i dintorni della grotta. In un prato, due fanciulli giocavano a 'disputarsi il nido', una specie di volano. Uno aveva una diecina d'anni e l'altro otto o nove. Mentre erano assorti nel gioco, Scimmiotto si avvicin alle loro spalle, li afferr per il ciuffo e, senza perdersi a indagare se erano Pierino o Paolino, se li port via. I bambini terrorizzati si misero a strillare e a piangere. I mostriciattoli della grotta, messi in allarme, corsero dalla principessa ad annunciare: "Signora, uno sconosciuto ha rapito i principini." Infatti erano i figli che la principessa aveva avuto dal mostro.
La principessa corse fuori dalla grotta e vide Scimmiotto in cima a una rupe che stringeva i due bambini per il ciuffo e minacciava di lasciarli cadere nel vuoto. La madre, sconvolta, urlava: "Ehi lass, non ti conosco nemmeno, perch hai rapito i miei figli? Hanno un padre feroce: se gli succede qualcosa, non credere di cavartela!"
"E cos tu non mi conosci. Sono il primo discepolo del monaco cinese, il Novizio, Scimmiotto Consapevole del Vuoto. Il mio condiscepolo Sabbioso  chiuso nel tuo antro. Lascialo andare, e io ti rendo i bambini. Due per uno, fai un buon affare."
La principessa si precipit all'interno, grid ai mostriciattoli di farsi da parte e liber Sabbioso con le sue mani.
"Principessa" diceva Sabbioso, "non aprite la mia prigione: quando ritorner vostro marito se la prender con voi. Sarete vittima del suo furore."
"Reverendo, siete il mio benefattore, mi avete salvato la vita aiutandomi a discolparmi di quella lettera. Mi chiedevo come avrei potuto rendervi il favore, quando  avvenuto un fatto inatteso.  comparso il vostro condiscepolo Scimmiotto: mi manda lui a liberarvi."
Alleluia! Al nome di Scimmiotto parve a Sabbioso che ambrosia gli piovesse sulla testa, si sent il cuore pieno di rugiada. Lo prese una gran gioia, come se sbocciasse la primavera, come se invece dell'annuncio di un arrivo lo avessero coperto di doni d'oro e di giada. Si precipit all'aperto scuotendosi il vestito per salutare Scimmiotto: "Cadi proprio dal cielo, fratello! Dio sa se c'era bisogno di te! Aiutaci!"
"Benedetto Sabbioso! Quando il maestro recitava il suo incantesimo per stringermi la testa, mezza parola avresti potuto dirla, invece di restar l come uno scemo a bocca aperta. E poi, non dovevi proteggere il maestro? Perch stai qui a perder tempo, invece di marciare verso l'Occidente?"
"Non frugare nella piaga, fratello, che non  da gentiluomo. Siamo i soldati di un esercito sconfitto, ci  rimasta solo la vergogna. Vieni a soccorrerci!"
"Monta su."
Sabbioso prese la rincorsa e balz sulla rupe. Anche Porcellino abbass la sua nuvola per salutarlo: "Bravo fratellino, hai tenuto duro!"
"Da dove vieni?" chiese Sabbioso inchinandosi.
"Ieri, messo in fuga, sono ritornato in citt durante la notte. Ho trovato il cavallo bianco, che mi ha informato che il maestro  nei pasticci: Veste Gialla lo ha trasformato in tigre.  stato il cavallo bianco a consigliarmi di andare in cerca del nostro primo condiscepolo."
Scimmiotto lo interruppe: "Basta con le chiacchiere, bestione. Ciascuno di voi prenda un bambino. Poi andrete nella citt degli Elefanti Sacri a provocare il mostro per portarlo qui, che gli voglio dare una scarica di botte a modo mio."
"Come lo provocheremo?" chiese Sabbioso.
"Vi porterete sopra la Sala delle Campanelle d'Oro e butterete gi i bambini sui gradini di giada bianca. Se vi chiederanno di chi si tratta, direte che sono i figli di Veste Gialla e che li ho catturati io. Quando il mostro lo sapr, verr qui di certo. Non possiamo combatterlo in citt: solleveremmo un polverone e la sconvolgeremmo tutta."
"Fratello" fece Porcellino ridendo, "la faccenda la conduci tu, ma incastri noi."
"E come vi incastro?"
"Ai bambini dev'essere gi scoppiata la milza dalla paura, fin dal momento che li hai arraffati. Non riescono pi nemmeno a piangere, e possono morire da un momento all'altro. Gettandoli sui gradini li ridurremo in poltiglia. Credi che il mostro non se la prender con noi? A noi, vorr farla pagare; mentre tu, per ogni evenienza, ti tieni le mani pulite, senza testimoni. Non  un modo di incastrarci?"
"Se dovesse prendersela con voi, combatterete ritirandovi in modo da portarlo qui, dove il campo di battaglia  spazioso. Io aspetto qui."
"Giusto, fratello,  un buon piano. Andiamo!" disse Sabbioso.
Confortati dalla sicurezza che dava loro la presenza di Scimmiotto, i due se ne andarono con i bambini, mentre Scimmiotto scendeva dalla rupe e si avvicinava alla pagoda. La principessa gli disse: "Sei un monaco senza scrupoli, non hai un'oncia di buona fede. Mi dovevi rendere i bambini in cambio del tuo condiscepolo: io ho fatto la mia parte, ma tu no. E adesso che cosa vuoi?"
"Non ve la prendete con me" rispose sorridendo Scimmiotto. "Era tempo di far conoscere i bambini ai loro nonni."
"Non fare l'insolente, monaco. Bada che mio marito non  un tipo comune. Li hai spaventati, quei bambini; bisogna consolarli e rassicurarli."
"Principessa" ghign Scimmiotto, "qual' secondo voi il crimine pi grande, per l'uomo nato fra cielo e terra?"
"Lo so."
"Che cosa sapete, donna volubile?"
"Ho ricevuto la mia educazione a palazzo e ricordo la frase dei libri antichi: 'Tremila crimini meritano i cinque castighi, ma nessuno  grave come la mancanza di piet filiale'."
"Proprio cos:

"Padre mio che m'avete generato,
E voi madre che m'avete nutrito;
Piet pei genitori
Che tanto hanno penato...(11)

"Il poema spiega che la piet filiale  la fonte della buona condotta, il fondamento del bene. Come avete potuto accoppiarvi con un mostro, dargli il vostro corpo senza pensare a vostro padre e a vostra madre? Se questo non  un crimine contro la piet filiale, come lo volete chiamare?"
La principessa arross fino ai capelli, non sapeva dove nascondersi per la vergogna. Alla fine disse: "Le vostre parole sono giuste, reverendo: come potrei dimenticare i miei genitori? Il fatto  che il mostro mi ha rapito a tradimento, mi sorveglia continuamente, non permette che mi allontani. Ero lontana da loro e non avevo nessuno per inviare notizie. Avrei voluto uccidermi, ma temevo che i miei genitori mi credessero colpevole di una fuga da casa e che la vicenda non venisse mai chiarita. Ecco perch non mi restava che prolungare la mia fragile esistenza. In verit sono la peggiore peccatrice che ci sia fra cielo e terra." E si mise a piangere come una fontana.
"Principessa, non vi disperate. Porcellino mi ha detto che avete salvato la vita del nostro maestro e avete mandato una lettera ai vostri genitori: questo dimostra che non li avevate dimenticati. Son qui io, signora; il vostro vecchio Scimmiotto vi garantisce che catturer il mostro e vi riporter a corte. Allora vi troverete un buon partito e potrete vegliare sui vostri genitori finch saranno in vita. Che ne pensate?"
"Ma voi cercate la morte! Ieri i vostri condiscepoli, che pure sono degli omaccioni, non sono riusciti a prevalere su mio marito. E voi, povero diavolo sfiancato e sbilenco come un granchio, con le ossa che vi sbucano sotto la pelle, come potrete farcela?"
"A quanto pare non avete occhio per queste cose" replic Scimmiotto ridendo. "Dice il proverbio: grande vescica non pesa niente, piccolo piombo pesa un accidente. Gli omaccioni valgono meno della figura che fanno, spostano vento e non ripagano la stoffa che occorre per coprirli. Son fuochi di paglia, non valgono la minestra che mangiano. Io invece sono piccolo, ma tutto muscoli."
"Credete davvero di potercela fare?"
"Non avete idea di quanto possa pestare diavoli e mostri."
"Per piacere, non mi tirate in qualche brutta storia."
"Vi potete fidare."
"Voi che siete un esperto, come pensate di fare?"
"Penso sia meglio che voi non mi stiate d'attorno, potreste solo crearmi dei problemi. I vostri sentimenti verso di lui potrebbero giocarvi degli scherzi."
"Ma mi ha portato qui di forza."
"Lo so, ma siete stata sua moglie per tredici anni. Io avr bisogno di muovermi senza avere intorno troppi sentimenti: un colpo dev'essere un colpo, di pugno o bastone che sia. Se non lo abbatto, non vi posso riportare a corte dal re vostro padre."
La principessa segu il consiglio e si ritir in luogo appartato. Era destino che il suo matrimonio avesse fine, e l'incontro con il grande santo era stato disposto appunto a questo fine. Allontanata la principessa, il re scimmia si trasform con una scossa nella sua copia identica ed entr nella grotta ad aspettare il mostro.
Intanto Porcellino e Sabbioso portarono i bambini nella citt degli Elefanti Sacri e li lasciarono cadere sui gradini di giada bianca, riducendoli in poltiglia, con le ossa a pezzi e il sangue che correva tutto intorno.
La corte fu presa dal panico, mentre gli ufficiali annunciavano: "Disgrazia! Disgrazia! Due persone sono precipitate dal cielo."
"Questi bambini sono i figli del mostro Veste Gialla" proclam a gran voce Porcellino, "che io e Sabbioso abbiamo portato qui."
Il mostro se ne stava ancora nella Sala della Pace d'Argento a ronfare e smaltire tutto il vino che aveva bevuto, quando sent gridare il suo nome. Corre all'aperto, guarda in su e vede Porcellino e Sabbioso che gridano da una nuvola. Il mostro si mise a riflettere: "Capisco Porcellino, ma perch  qui Sabbioso? Lo avevo lasciato prigioniero a casa mia: come  scappato? Perch mia moglie avrebbe dovuto lasciarlo andare? E che cosa c'entrano i miei figli? Porcellino avr architettato un trucco per provocarmi. La faccia gliela spaccherei volentieri, ma ho bevuto troppo e non ho ancora smaltito il vino. Se mi prendessi una rastrellata, il mio prestigio ne risentirebbe. Sar meglio che prima ritorni a casa e chiarisca questa storia dei bambini; la conversazione con lui posso riprenderla pi tardi."
Il bravo mostro non stette nemmeno a congedarsi; ritorn subito alla sua montagna e corse verso la grotta per capire che cosa stava succedendo. D'altronde a corte gli altarini erano stati scoperti, perch le diciassette compagne della ragazza che egli aveva divorato si erano presentate al re, non appena si era fatto giorno, per riferirgli l'accaduto. La sua partenza da insalutato ospite conferm la nuova opinione generale che il vero mostro fosse lui. Per ogni evenienza, comunque, il re conferm la consegna ai suoi ufficiali di tenere sotto sorveglianza la falsa tigre.
L'orco entr nella grotta come una folata di vento. Scimmiotto, falsa principessa, si produsse in un grande numero di teatro: sbatt le lunghe ciglia, schizz intorno tante lacrime peggio di un temporale, pest i piedi, si batt il petto e riemp la grotta di singhiozzi violenti e di tragiche lamentazioni. Il mostro strabuzz gli occhi: non l'aveva mai vista cos. Si fece avanti per prenderla fra le braccia: "Tesoro mio, che cos' accaduto da renderti tanto disperata?"
"Oh signore" rispose Scimmiotto, confezionando frottole al riparo del velo di lacrime che gli bagnava gli occhi, "lo dice anche il proverbio: marito senza moglie perde della sua casa la padrona; sposa senza lo sposo  un'infelicit che non perdona. Avreste dovuto rincasare ieri sera! Stamane non eravate qui quando  venuto Porcellino e si  portato via Sabbioso e i nostri bambini. Io lo supplicavo, ma lui diceva che doveva presentarli a corte. Non ho pi visto nessuno, voi ritornate a casa e non li vedo con voi: come volete che non mi senta disperata?"
"Mi stai dicendo che quelli erano davvero i nostri figli?" esclam il mostro, assalito da un'enorme collera.
"Certo che lo erano: li ha presi Porcellino."
"Tanto peggio!" esclam il mostro, torcendosi per il furore che lo attanagliava. "Ha ucciso i miei figli buttandoli dall'alto: e adesso come rendergli la vita? La far pagar cara a quel monaco. Tesoro, non piangere pi. Come ti senti? Avr cura di te."
"Sento molto la mancanza dei bambini, ho pianto tanto da averne male al cuore."
"Tirati su. Ho un amuleto che devi strofinare dove ti duole, e passer. Ma stai attenta a non ruotarlo, perch altrimenti apparirei nella mia forma originale."
Scimmiotto ghign dentro di s: "Il maledetto  abbastanza ingenuo da passare alle confessioni senza che occorra la tortura. Vediamo l'amuleto, e lo far ruotare ben bene per vedere di che si tratta."
L'orco prese per mano Scimmiotto e lo guid in un angolo segreto in fondo alla grotta. Qui si lev di bocca un oggetto che aveva le dimensioni di un uovo di gallina, una specie di ciondolo di cinabro interno.
Scimmiotto si rallegr: "Che bell'oggetto! Chiss quanti esercizi di meditazione, quanti anni di prove, quante sedute di unione di yin e yang sono occorsi per fabbricare questo ciondolo di cinabro interno. E l'eminente legge del destino lo consegna ora nelle mani del vecchio Scimmiotto."
La falsa principessa lo afferr e cominci a stropicciarselo qua e l. Poi, senza parere, si apprest a farlo ruotare su se stesso, ma il mostro stava all'erta e subito si slanci per strapparglielo dalle mani.
In fatto di astuzia e agilit non  facile farla a una scimmia. Per sottrarre l'oggetto a ogni contesa, Scimmiotto se lo mise in bocca e lo inghiott. Il mostro alz i pugni per colpirlo, ma Scimmiotto lo trattenne con una mano e fece con l'altra un movimento che gli restitu il suo vero aspetto: "Oh mostro, un po'di contegno! Guardami bene: mi conosci?"
"Tesoro" bisbigli il mostro allocchito, "che cosa ti succede?"
"Ma che tesoro, brutto diavolo! Non sai nemmeno riconoscere tuo nonno?"
"Eppure questa faccia l'ho gi vista da qualche parte" sibil l'orco.
"Rimandiamo di un momento le legnate: guarda pure a tuo agio."
"Ti ho visto, ma non riesco a ricordare. Chi sei? Da dove vieni? Dove hai imboscato mia moglie, prima di venire a rubare il mio amuleto con l'inganno? Che azione infame, proprio da fetente!"
"Cos non mi riconosci" disse il Novizio. "Sono il primo discepolo del monaco cinese e mi chiamo Scimmiotto Consapevole del Vuoto. Sono il tuo nonnetto di cinquecento anni fa."
"Via, non pu essere. Il monaco ha solo due discepoli, Porcellino e Sabbioso. Di uno Scimmiotto non ho mai sentito parlare. Tu sei un essere malefico piovuto da chiss dove per prendermi in giro."
"Non ero con i due che conosci, appunto perch ho l'abitudine di picchiare sodo i mostri che incontro e ne avevo ammazzati un po'troppi. Il mio maestro, che  un uomo molto compassionevole, mi aveva rimandato a casa per questo motivo. E cos, non conoscevi il nome di tuo nonno."
"Ma che uomo sei, manchi di dignit! Il tuo maestro ti caccia via, e tu hai ancora il coraggio di mostrarti in giro."
"Brutto criticone! Non conosci il proverbio: maestro per un giorno, padre per la vita; e l'altro: l'ostilit fra padre e figlio dura solo una notte? Credevi che potessi restare con le mani in mano, mentre te la prendevi con il mio maestro? E non  tutto; mi hai anche insultato dietro le spalle. Che cos'hai da dire a tua discolpa?"
"E quando ti avrei insultato?"
"Me l'ha detto Porcellino."
"Te lo raccomando, quello l! Ha il grugno di maiale e la lingua di megera. Come puoi dar retta a quella bestia?"
"Non stiamo a discutere. Mi accontenter di farti presente che oggi ti sono venuto a trovare e tu non hai fatto buona accoglienza all'ospite venuto di lontano. Se non gli puoi offrire vino n merenda, puoi sempre offrire la tua testa: abbi la compiacenza di metterti in posa perch io ci batta sopra. E valga in luogo del t."
Il mostro si mise a ridere: "Caro Scimmiotto, se il tuo programma era di fare a botte, non avresti dovuto entrare qui dentro. Lo sai che ho al mio servizio mostri grandi e piccoli, a diecine e centinaia? Avessi pur cento mani, da qui non uscirai vivo."
"Sciocchezze! Diecine e centinaia? Anche se fossero migliaia e centinaia di migliaia, non te ne lascerei uno in piedi."
Il mostro grid il segnale d'allarme. I recinti della grotta furono subito ermeticamente chiusi e barricati; tutte le truppe si armarono e corsero al posto di combattimento.
Scimmiotto, compiaciuto di quella efficienza, impugn a due mani il suo randello e grid: "Trasformazione!" Gli crebbero subito tre teste e sei braccia, mentre la sbarra cerchiata d'oro scintill moltiplicandosi per tre. Roteando braccia e sbarre si gett sulla folla come una tigre in un gregge di montoni, o un'aquila nel pollaio. Poveri piccoli mostri! Le loro testoline si spappolavano al primo tocco e gettavano una quantit di sangue, mentre Scimmiotto andava e veniva senza ostacolo, come se percorresse un posto deserto. In breve non rimase che il vecchio mostro, che gli correva dietro coprendolo di insulti: "Scimmia maledetta, sei proprio una disgrazia! Perch vieni a schernire la gente a casa sua?"
Scimmiotto, sulla porta, gli fece segno con la mano: "Vediamocela fra noi. Non ero venuto per loro, ma per te."
Il mostro lo insegu con la sciabola levata per fendergli la testa, mentre Scimmiotto lo fronteggiava con la sua sbarra. La battaglia si spost sulla montagna, fra brume e nuvole.

Ai magici poteri del gran santo
Il mostro oppone forza non comune.
Contro il randello di ferro forgiato
S'alza la spada di acciaio temprato.
La lama i nembi illumina, il randello
Scaccia e disperde nubi colorate.
Quanti attacchi fulminei, quante finte,
Quante parate a protegger la testa!
L'espressione dell'un cambia col vento,
L'altro non mostra mai emozione alcuna.
Spalanca l'uno i suoi occhi di fuoco,
L'altro dimostra agilit felina.
Segue la sbarra le tre strategie,
Si conforma la sciabola ai sei foderi.
Qui la difesa si dimostra forte,
L l'attacco  diretto a dominare.
Ferocia con ferocia. Questa lotta
Fino all'ultimo sangue fu ingaggiata.

Dopo una cinquantina di scontri, l'esito era ancora incerto.
"Vedi il maledetto!" si diceva Scimmiotto con segreto piacere. "Come sa controllare gli attacchi del mio randello! Aspetta un po': ti servir una finta, e voglio proprio vedere se conosci questo colpo."
Il bravo re scimmia alz la sbarra a due mani, nella figura detta osservare il cavallo dall'alto. Il mostro non cap la mossa: vide il vuoto nella difesa e si gett avanti per colpire con la sciabola; Scimmiotto devi la lama con un impercettibile movimento, detto livellamento del grande mezzo, ed esegu la figura detta rubar pesche sotto le foglie, assestando una potente randellata sulla testa dell'orco, che scomparve senza lasciar traccia.
Scomparve e basta. Scimmiotto guard intorno da tutte le parti, ma non trov niente: "Ragazzo mio, sei un cattivo incassatore: una botta, e non ci sei pi. Ma se fossi morto, avresti lasciato in terra del sangue, o qualche altra porcheria. Se non c' niente, vuol dire che sei scappato."
Balz su una nuvola per scrutare l'orizzonte, ma non si vedevano movimenti in alcuna delle quattro direzioni. "Eppure ai miei occhi non sfugge nulla. Come ha potuto scomparire cos? Credo di capire: il mostro diceva di avermi gi visto da qualche parte; non dev'essere un mostro ordinario, ma uno spirito celeste."
Deciso a metter subito le cose in chiaro, il grande santo raggiunse con una capriola la porta sud del Cielo. A vederlo con la sbarra in pugno le guardie furono prese dal panico: Pang, Liu, Gou e Bi, come Zhang, Tao, Deng e Xin si scansarono precipitosamente addossandosi ai pilastri, senza osare di contrastargli il passaggio. Egli and difilato alla Sala della Luce Penetrante, dove i quattro grandi precettori celesti Zhang, Ge, Xu e Qiu gli chiesero subito: "A che cosa dobbiamo la visita del grande santo?"
"Sapete che sono addetto alla protezione del monaco cinese. Nel Paese degli Elefanti Sacri ho combattuto con un mostro che aveva attaccato il mio maestro dopo aver sedotto una principessa. Durante lo scontro  scomparso senza lasciar traccia, perci dev'essere uno spirito celeste. Sono venuto appunto per verificare se qualche creatura del cielo ha abbandonato il suo posto."
I precettori si recarono subito a rapporto nella Sala delle Nubi Misteriose. Si ordin di procedere all'appello delle varie categorie di divinit: i nove luminari, i dodici rami, i cinque orienti, gli di della via lattea, i cinque picchi, i quattro fiumi. Nessuno avrebbe osato mancare all'appello. La verifica prosegu oltre il palazzo dell'Orsa maggiore: si contarono ventisette delle ventotto case. Mancava solo la stella Kui.
"Kui, l'astro del lupo e del bosco,  disceso sulla terra" concludeva il rapporto dei precettori.
"Da quanto tempo manca?" chiese l'Imperatore di Giada.
" gi mancato a quattro appelli ordinari, che avvengono ogni tre giorni. Quindi oggi  il tredicesimo giorno di assenza."
"Tredici giorni in cielo sono tredici anni sulla terra" ricord l'Imperatore di Giada; e diede ordine al dipartimento competente di provvedere a ricondurre il latitante nel mondo di Sopra.
Per eseguire l'ordine imperiale le ventisette costellazioni uscirono dal Cielo, recitando gli opportuni incantesimi. Egli si nascondeva in un torrente di montagna, dissimulato fra i suoi vapori. Os sporgere la testa solo quando ud gli incantesimi dei colleghi, e li segu nel mondo di Sopra. Il grande santo gli sbarr la strada all'ingresso del Cielo e voleva colpirlo di nuovo, ma le costellazioni riuscirono a trattenerlo e condussero il colpevole davanti all'Imperatore di Giada. L'astro tolse la placca d'oro dalla sua cintura, si prostern ai piedi dei gradini del trono e riconobbe la sua colpa.
"Kui, astro del lupo e del bosco, invece di godere l'infinito spettacolo del mondo di Sopra, sei segretamente fuggito. Perch?" chiese l'Imperatore di Giada.
"Vostra maest" rispose Kui prosternandosi, "perdonate al vostro servitore questo crimine che merita la morte. La principessa reale del Paese degli Elefanti Sacri non  una comune mortale. Era una fanciulla di giada della Sala Piena di Profumi. Mi desiderava, ma io non osai contaminare il sacro territorio del palazzo celeste. Essa pens di prendere forma umana e scese per prima nel mondo di Sotto. Anch'io, per non tradire l'impegno, mi trasformai in mostro su una celebre montagna, la rapii e la tenni nella mia residenza, dove siamo rimasti uniti per tredici anni. Non v' sospiro o fiato che non sia predestinato: oggi l'impresa del grande santo Scimmiotto mi riconduce alla vostra presenza."
L'Imperatore di Giada decret che fosse privato della placca d'oro e lo band nel Paradiso dei Beati, destinandolo come fuochista al servizio di Lao Zi; con riserva di reintegrarlo nelle sue funzioni se avesse servito con merito, o di aggravare la pena in caso contrario.
Scimmiotto fu soddisfatto delle disposizioni adottate. Fece una gran riverenza e ringrazi le altre divinit della pena che si erano data.
" sempre il solito rustico, quella scimmia" commentarono ridendo i precettori. "Noi gli abbiamo catturato il mostro e lui se la cava con una riverenza."
"Mi sembra gi una fortuna che esca di qui pacificamente, senza combinare guai" replic l'Imperatore di Giada.
Il grande santo ritorn alla Grotta della Luna Marina a cercare la principessa. Le stava raccontando dell'avatara del mostro, quando si udirono dall'alto le voci di Porcellino e di Sabbioso che gridavano: "Fratello, lascia anche a noi qualche mostro da menare!"
"Qui di mostri non ce ne sono pi."
"In questo caso" disse Sabbioso, "non ci sono ostacoli ad andarcene. Riportiamo a corte la principessa con la magia della contrazione del terreno."
La principessa sent per un istante il vento che le sibilava nelle orecchie, e subito si ritrov in citt. I tre la condussero alla Sala delle Campanelle d'Oro, dove salut il re suo padre e la regina sua madre. Poi si un alle sorelle e tutti i funzionari vennero a renderle omaggio.
"Se Veste Gialla  stato sconfitto e io salvata" disse la principessa a suo padre, "il merito  tutto degli immensi poteri del reverendo Scimmiotto."
"Che specie di mostro era questo Veste Gialla?" chiese il re.
"Il genero di vostra maest" rispose Scimmiotto " la costellazione Kui del mondo di Sopra, e vostra figlia  in realt una fanciulla di giada del servizio dell'incenso. Sono stati i loro pensieri profani a farli cadere fra gli uomini, e non  cosa da poco. La loro unione era destinata dalle loro vite anteriori. In seguito al rapporto che ho presentato all'Imperatore di Giada,  risultato che questo Kui era assente da tredici giorni, che corrispondono a tredici anni sulla terra. I colleghi del suo dipartimento sono andati a ricuperarlo ed egli  stato esiliato nel Paradiso dei Beati, dove avr modo di riscattarsi. Cos ho liberato la vostra benamata figlia."
Dopo avere ringraziato Scimmiotto, il re propose: "Perch non andiamo a vedere il vostro Maestro?"
I tre discepoli entrarono nella Sala del Tesoro, dove i funzionari avevano fatto portare la gabbia di ferro e tolte le catene alla falsa tigre. Agli occhi di tutti conservava quell'aspetto, ma Scimmiotto vedeva benissimo che era un uomo. L'affatturato Tripitaka aveva qualche percezione di ci che gli accadeva intorno, ma non poteva muoversi, n aprire gli occhi o la bocca.
"Maestro" gli disse Scimmiotto ridendo, "voi che eravate un bravo monaco, come avete potuto ridurvi in questo brutto stato? Mi avete cacciato via perch mi comportavo male, mentre voi volevate darvi tutto al bene. Sarebbe questo il modo?"
"Fratello" intervenne Porcellino, "piantala di stuzzicarlo!"
"Tu ficchi il grugno dappertutto. Visto che sei il suo discepolo preferito, perch rompi sempre le scatole al vecchio Scimmiotto, quando occorre cavarlo dai pasticci? Come avevo detto, mi dovevo vendicare del mostro perch mi aveva insultato; ora che l'ho fatto, me ne ritorno a casa."
"Fratello maggiore" supplic Sabbioso inginocchiandosi, "gli antichi dicevano: non per amor del monaco, ma per riguardo al Buddha. Dal momento che sei qui, ti prego, salvalo. Se fossimo stati capaci di farlo da soli, non ti avremmo chiesto di venire da tanto lontano."
Scimmiotto gli tese le mani per aiutarlo a rialzarsi: "Se me lo chiedi cos, come potrei dire di no? Portatemi un po'd'acqua."
Porcellino si precipit alla locanda, veloce come una stella filante, cerc nei bagagli la ciotola d'oro delle elemosine, la riemp d'acqua e la port a Scimmiotto. Questi recit una formula e spruzz l'acqua sul capo della belva: si ruppe l'incantesimo e l'effluvio della tigre si dissip.
Il Reverendo riprese la sua forma, apr gli occhi, riconobbe Scimmiotto e gli afferr le mani: "Consapevole del Vuoto, da dove vieni?"
Sabbioso gli raccont i fatti per filo e per segno. Tripitaka manifest infinita gratitudine: "Mio saggio discepolo, ti devo tutto. Questa volta speriamo di arrivare presto alla meta. Quando ritorneremo nell'Est, segnaler nel mio rapporto al sovrano dei Tang che il pi meritevole sei tu."
"Lasciamo perdere" replic ridendo Scimmiotto. "Per convincermi del vostro amore e della vostra generosit, mi basterebbe che rinunciaste a recitare quella cosa che sapete."
Anche il re rinnov i suoi ringraziamenti ai pellegrini e offr loro un grande banchetto vegetariano. Dopo avere approfittato della regia bont, maestro e discepoli si congedarono per rimettersi in cammino verso l'Occidente; e il re li accompagn per un bel pezzo con i suoi funzionari. Fu cos che

Il sovrano ritrova sicurezza nel suo regno,
E il monaco riprende il cammino del suo impegno.

Se in fin dei conti non sapete che altro gli capit, n quando raggiunse il Paradiso dell'Ovest, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 32
SUL MONTE CIMA PIATTA

SUL MONTE CIMA PIATTA IL PROTETTORE FORNISCE ALCUNE INFORMAZIONI. PRESSO LA CAVERNA DEI FIOR DI LOTO PORCELLINO SI TROVA ESPOSTO ALLA SFORTUNA.


Il racconto ha riferito come fu che il monaco cinese riprese Scimmiotto al suo servizio. Da allora maestro e discepolo camminavano insieme verso occidente. Era trascorso parecchio tempo da quando avevano salvato la principessa del Paese degli Elefanti Sacri e la folla dei cortigiani li aveva accompagnati per un tratto fuori della citt. Avevano superato tante tappe che, a elencarle tutte, il racconto non finirebbe mai; si erano fermati solo quanto era indispensabile per il cibo e per il sonno. Ritornava la primavera, il tempo in cui

Il salice risplende come seta
Cangiante nella brezza. Intorno gli alberi
Infoltiscono e allargano le chiome
Schiudendo ovunque fiori profumati.
 giunta nella corte posteriore
Una coppia di rondini. Le feste
Celebran la stagione. Si fa musica
Con corde e fiati, fra sete e broccati,
Passando in giro le coppe ricolme.

Anche il maestro e i discepoli si godevano la primavera, quando incontrarono di nuovo una montagna sul loro cammino.
"Discepoli, attenzione!" disse Tripitaka. "Ecco un'alta montagna: corriamo il rischio di essere ostacolati da tigri e lupi."
"Maestro" replic Scimmiotto, "chi ha lasciato la sua famiglia non deve parlare come chi vi  rimasto. Ricordate il Sutra del Cuore, che vi diede il bonzo del Nido dei Corvi. E ricordate anche questo: Libera il tuo cuore da ogni ostacolo! Senza ostacoli, lontano dalle illusioni e dai sogni che turbano, non conoscer la paura. Ma bisogna innanzitutto spazzar via le impurit dal cuore, lavare le orecchie dalla polvere. Chi non ha subito il dolore dei dolori, non pu divenire l'uomo degli uomini. Non abbiate timore; finch vi accompagna il vecchio Scimmiotto voi siete al sicuro, dovesse pure sprofondare il cielo. Non datevi pensiero di qualche meschina tigre o lupo che possiamo incontrare."
Il reverendo trattenne il cavallo tirando le redini e disse:

"Mentre partivo da Chang'an pensavo
Soltanto che avrei visto il Buddha in viso,
L'immagine dorata nel Paese
Degli Avvoltoi, la bianchezza di giada
Della sua fronte nell'oscuro stupa.
Ora ho passato fiumi senza nome,
Montagne che nessuno aveva mai
Scalato, coltri di nebbia pi fitte
Della notte. Mi chiedo: quando mai
Si giunger alla fine del cammino?"

Scimmiotto si mise a ridere: "Se aspirate al riposo, maestro,  una meta che non vi potr sfuggire. Quando avrete adempiuto il vostro compito meritorio, le diecimila cause cesseranno di agire, tutte le cose si svuoteranno: allora avrete tutto il riposo che vorrete."
Tripitaka si dovette accontentare di dominare la propria inquietudine, allentare le redini, agitare le campanelle d'argento e stimolare il drago di giada.
Maestro e discepoli iniziarono l'ascesa della montagna, che era molto scoscesa. Che montagna!

I picchi aguzzi sulla lunga cresta;
Gi nel burrone serpeggia il torrente
In fragorosi vortici. Si vede
Sullo scosceso fianco della rupe
Camminare la tigre di montagna
Agitando la coda. [...]

Il reverendo tirava le redini per sostare a osservare la ripida salita, quando vide un boscaiolo ritto su una rupe. Che aspetto aveva?

Un vecchio feltro azzurro sulla testa,
L'abito rozzo di bigello nero:
Povera protezione contro il sole
Ed il maltempo. Tiene in mano un'ascia
D'acciaio lustro e trasporta la legna
Sul bilanciere. Per lui primavera
Dura per l'anno intero. Vive libero
Ed  dalle Tre Stelle benedetto.
Pago del suo destino, in casa sua
Non entrano n gloria n vergogna.

Il boscaiolo

Tagliava legna secca sul pendio.
Vede venire un monaco da oriente;
Posata l'ascia esce fuori dal bosco
E a lunghi passi sale sulla roccia.

Grid a Tripitaka: "Ehi voi, reverendo che andate verso occidente, fermatevi un momento! Devo avvertirvi di una cosa: su questa montagna si trova una banda di diavoli crudeli e di mostri feroci, che si nutrono dei viaggiatori come voi."
A queste parole sembr a Tripitaka che le sue anime lasciassero il corpo. Tremava tanto da faticare a restare in sella. Chiam in fretta i suoi discepoli: "Avete sentito quel boscaiolo? Annuncia diavoli crudeli e mostri feroci sulla montagna. Chi di voi ha il coraggio di andargli a chiedere informazioni pi precise?"
"Rassicuratevi, maestro" rispose Scimmiotto. "Aspettate che senta che cosa si pu cavare da lui."
Il bravo Scimmiotto si arrampic lesto sulla rupe e si rivolse al boscaiolo con uno stentoreo: "Fratello maggiore!" accompagnato da un breve saluto a mani giunte. L'uomo domand: "Reverendo, per qual motivo siete venuti da queste parti?"
"Siamo inviati dalle terre dell'Est a cercare le scritture nel Paradiso dell'Ovest. Quello l sul cavallo  il nostro maestro, una persona piuttosto paurosa. Visto che lo avete avvertito di presenze pericolose sulla montagna, sono venuto a chiedervi qualche notizia pi precisa. Da quanto tempo sono qui, questi diavoli e mostri? Son gente navigata o pivelli? Scusate il disturbo, ma mi serve saperlo per farli arrestare dal dio della montagna e dalla divinit locale."
A queste parole il boscaiolo scoppi in una risata: "Sei un bel matto di bonzo!"
"Dico sul serio, non sono matto."
"Se dici sul serio, come penseresti di farli arrestare?"
"A sentire le balle che racconti per spaventarci e per magnificarli, devi essere un loro parente; se non un parente, un alleato; e se non un alleato, perlomeno un amico."
"Sei matto e basta!" replic il boscaiolo continuando a ridere. "Hai proprio perso la bussola. Io sono venuto ad avvertirvi del pericolo con le migliori intenzioni, perch vi teniate in guardia, e tu vuoi farmene una colpa. Mettiamo che io sappia dove si nascondono queste creature malefiche; ma tu come puoi avere l'audacia di catturarle, e dove le vorresti imprigionare?"
"Se sono diavoli celesti, li consegno all'Imperatore di Giada; se sono creature ctonie, agl'inferi. Quelli dell'Ovest vanno consegnati al Buddha, quelli dell'Est ai santi, quelli del Nord a Zhenwu, quelli del Sud alla Virt del Fuoco. I draghi sono di competenza del sovrano degli oceani, i fantasmi del re Yama. Ogni categoria ha il suo territorio e il suo oriente. Io conosco tutti e posso far spiccare un ordine di cattura urgente in qualsiasi momento, anche di notte."
Il boscaiolo sogghign beffardo: "Meschino! Girando per il mondo avrai avuto occasione di leggere qualche formuletta per trucchi di magia, incanti e aspersioni di acqua benedetta, giusto per scacciare un fantasma o esorcizzare un diavolo qualsiasi. Ma mostri cos feroci, credimi, non li hai mai visti."
"E che cos'hanno di tanto cattivo?"
"Questa catena di montagne si estende per seicento li e si chiama Cima Piatta. Sul monte c' una Grotta dei Fior di Loto e l dentro stanno due capi diavoli con piani di battaglia e ritratti: hanno il nome e cognome di tutti voi, e non stanno nella pelle dalla voglia di mangiare il monaco cinese. Se veniste da un'altra parte, magari, vi lascerebbero passare; ma gente che viene dalla Cina, di qui non passa di sicuro."
"Si capisce che veniamo dalla Cina, e precisamente dalla corte dei Tang."
"Come ho detto, siete precisamente quelli che vogliono mangiare."
"Che bella coincidenza! Chiss come faranno."
"Come faranno che cosa?"
"Se incominciano a mangiare dalla testa, sar abbastanza divertente. Se invece incominciano dai piedi, molto meno."
"Che differenza fa?"
"Si vede proprio che non hai mai provato. Se mi mangiano la testa al primo boccone, non sentir pi niente, qualunque altra cosa gli venga in mente di fare. Se invece prima mi rosicchiano i piedi e poi mi masticano i polpacci, io star ancora a dimenarmi quando arriveranno alle ossa del bacino. Una differenza c', e secondo me ci si diverte meno."
"Tu credi, bonzo, che staranno a perdere tanto tempo? Appena catturato e legato, ti cuoceranno al vapore e ti inghiottiranno senza nemmeno sputare le ossa."
"Questo  meglio di tutto" comment Scimmiotto ridendo. "Non ci sar proprio nessun inconveniente, salvo un po'di afa da sopportare durante la cottura."
"Lascia stare le gigionate! Questi mostri dispongono di cinque presdi e di grandissimi poteri. Anche se voi poteste disporre del pilastro di giada che sostiene il cielo o del ponte d'oro che scavalca gli oceani, non riuscireste a far passare il monaco cinese senza provare qualche vertigine."
"Quante vertigini potranno essere?"
"Diciamo che per tre o quattro volte finirai per terra."
"Non  un problema. Fai conto che finisca per terra sette od ottocento volte l'anno: che differenza vuoi che facciano tre o quattro volte di pi?"
Che bravo Scimmiotto! Non si spavent affatto e piant in asso il boscaiolo ritornando di corsa da Tripitaka; proteggerlo era l'unica cosa che gli stesse a cuore. Giunse in un attimo davanti al cavallo: "Maestro, non  niente di grave. A quanto pare abita da queste parti un paio di esseri malefici, ma la gente del posto ne ha una paura esagerata. Sono qui io: non c' da aver paura. Rimettiamoci in cammino."
Tripitaka calm le sue apprensioni ma, mentre si rimettevano in marcia, il boscaiolo scomparve.
"Come mai non vediamo pi quel boscaiolo che ci ha avvertito?" si inquiet Tripitaka.
"La nostra fortuna  in ribasso" comment Porcellino. "Vediamo fantasmi in pieno giorno."
"Ma no, sar ritornato nella foresta a tagliar legna" replic Scimmiotto. "Aspettate che do un'occhiata."
Caro grande santo! Aguzz gli occhi di fuoco dalle pupille d'oro e percorse con lo sguardo il paesaggio fino alle cime pi lontane, senza scoprire la minima traccia; ma quando alz gli occhi verso il cielo, scopr su una nuvola il protettore del giorno. Si lanci all'inseguimento gridando: "Brutto villano! Se avevi qualcosa da dirmi, perch non lo hai fatto francamente, invece di recitare questa farsa?"
"Grande santo" rispose rispettosamente la divinit, non senza spaventarsi del suo impeto aggressivo, "scusatemi se ho tardato a portarvi l'informazione.  proprio vero che quei mostri hanno grandi poteri e praticano trasformazioni di ogni genere. Ma vedo che voi siete dotato di un'astuzia superiore. State attento, vi occorrer tutta la vostra divina perspicacia: al minimo passo falso, perderete ogni possibilit di raggiungere mai il Paradiso dell'Ovest."
Scimmiotto mand cordialmente al diavolo il protettore, ma conserv le sue parole scolpite nella mente. Mentre ritornava verso i compagni rifletteva: "Se riferisco fedelmente al maestro le parole del protettore, non sar all'altezza della situazione e si metter a piangere come una vite tagliata. Tanto vale tenergliele nascoste ed evitare di inquietarlo. Dice il proverbio: sai quanto  fonda la palude solo quando ti ci sei infangato. Se un mostro riesce a rapirlo, toccher a me di darmi da fare. Non converrebbe mettere in gioco anche gli altri, e per esempio vedere come se la cava Porcellino? Se vince uno scontro, si fa dei meriti. Mal che vada, se invece lo catturano, potr sempre andare a liberarlo, e i meriti li acquister io." Ma ripensandoci concluse: " un tal pigro! Non  facile smuoverlo, e d'altronde il maestro  parziale nei suoi confronti. Bisogna inventare qualcosa per stimolarlo."
L'astuto Scimmiotto si stropiccia gli occhi sino a farli lacrimare, e in quello stato va incontro al maestro. Al vederlo, Porcellino grida subito: "Sabbioso, molla i bagagli; dividiamo tutta questa roba fra noi due!"
"E perch dovremmo?"
"Dividi! Tu torni a fare il mostro nel Fiume delle Sabbie Mobili e io me ne vado al villaggio del vecchio Gao, a vedere che ne  stato di mia moglie. Il cavallo bianco lo vendiamo per comprare una bella bara per il maestro, e ciascuno se ne va per la sua strada. Altro che Paradiso dell'Ovest!"
Il reverendo sentiva questi discorsi dall'alto del suo cavallo: "Stupido! Perch dici queste sciocchezze, mentre ce ne stiamo appunto andando per la nostra strada?"
"Non sono sciocchezze" replic Porcellino. "Non vedete con quale faccia ritorna Scimmiotto?  uno che non teme n ferro n fuoco, si fa il bagno nell'olio bollente, sale in cielo quando gli serve, si intrufola sotto terra. Se uno cos piange e si spaventa, non ci sono dubbi su quanto sia pericolosa la montagna e temibili i mostri. Non ce la faremo mai a proseguire."
"Aspetta, chiediamo spiegazioni." E si rivolse a Scimmiotto: "Consapevole del Vuoto, che succede? Che cosa ti preoccupa? A vederti con quella faccia piangente, mi fai paura."
"Maestro, il nostro informatore era il protettore del giorno. Dice che i mostri sono molto feroci e che  difficile passare. D'altronde la montagna  troppo alta, la strada troppo ripida; non ce la facciamo ad andare avanti. Sar meglio che aspettiamo giorni migliori."
Il reverendo tremava dalla paura: "Ora che siamo a met strada, perch dici queste parole scoraggianti?"
"Io sono sempre pronto a fare meglio che posso, ma temo di restar solo e che le mie forze non bastino. Hai un bell'essere ferro, la fornace far di te un mazzo di chiodi."
"Hai ragione, discepolo, uno solo non basta. Lo dicono anche i trattati di arte militare: non affrontare il nemico che abbia forze pi numerose. Ma ci sono anche Porcellino e Sabbioso: usali a tuo giudizio, per guardarti le spalle o per secondarti. Se unendo forze e menti riuscite ad aprire un passaggio e a farmi superare la montagna, otterremo il giusto frutto dei nostri sforzi."
Scimmiotto aveva inscenato la commedia appunto per farsi dire queste parole. Perci asciug subito le lacrime: "Per attraversare la montagna, maestro, bisogna che Porcellino mi dia retta in due cose: allora avremo una probabilit su tre di farcela. Se non mi d retta, non ne avremo nemmeno mezza e sar meglio lasciar perdere."
"Fratello" replic Porcellino, "se  cos difficile andare avanti, lasciamo perdere e separiamoci. Non mi immischiare."
"Discepolo!" ingiunse Tripitaka. "Chiedi disposizioni al tuo condiscepolo e ascoltalo attentamente."
"Fratello, che cosa cavolo vuoi che faccia?" chiese effettivamente il bestione.
"Primo, devi badare al maestro; secondo, devi pattugliare la montagna."
"Per badare al maestro, devo mettermi seduto qui dov' lui; per pattugliare, devo andare in giro. Preferisci che vada in giro stando seduto, o che stia seduto andando in giro?"
"Basterebbe che tu facessi bene una delle due cose."
"Cos va meglio" rispose Porcellino ritrovando il sorriso. "Per non so in che cosa consista badare al maestro, o pattugliare la montagna. Spiegami di che si tratta."
"Badare al maestro: se il maestro fa i suoi bisogni, vigilare nei dintorni; se vuole camminare, sostenerlo; se vuol mangiare, mendicare il cibo. Se non ha tutto il cibo che gli serve, sarai battuto; sa ha cattiva cera, sarai battuto; se dimagrisce, sarai battuto."
"No, troppo difficile!" esclam sgomento Porcellino. "Vada per vigilare e sostenerlo, si pu anche stargli alle costole e portarlo in groppa, se occorre. Ma se devo andare a mendicare nei villaggi, chi creder che sono un santo monaco in cerca di scritture? Si dir invece che ho l'aria di un bel porcello, sano e dell'et giusta; mi circonderanno impugnando forche e scope, mi rovesceranno per terra e mi porteranno a casa loro, dove finir scannato e messo sotto sale a stagionare per l'anno nuovo. Non  forse peggio della peste e del colera?"
"E allora pattuglia la montagna."
"In che cosa consiste?"
"Inoltrarsi per i sentieri e negli anfratti, cercare informazioni sulle creature malefiche (chi sono, quante sono, che cosa fanno), localizzare passaggi e grotte, in modo da conoscere il percorso che ci accingiamo ad affrontare."
" il meno che possa fare. Il tuo vecchio Porcellino andr a pattugliare."
Il bestione rimbocc la veste, si mise in spalla il rastrello e si avvi bravamente a esplorare. Camminava a gran passi, fiero e pieno di brio.
Scimmiotto non pot trattenere un sogghigno. Il reverendo lo rimprover: "Scimmia malvagia! Siete fratelli e condiscepoli, ma fra voi non c' amore n compassione, solo gelosie. Ora l'hai indotto ad andare avanti con spregevoli astuzie, abili parole e false espressioni(12). E intanto ridi di lui."
"Non sto perdendo tempo a burlarmi di lui: il senso del mio sogghigno  un altro. Vedrete: Porcellino non andr a esplorare la montagna. Credete che oserebbe azzuffarsi con i mostri? Sar andato a nascondersi per un po'da qualche parte, e ritorner a raccontarci frottole."
"E tu come lo sai?"
"Non  che lo sappia: vedo e valuto. Se non mi credete, lasciate che lo vada a sorvegliare: se incontrasse guai lo potr aiutare, e comunque mi potr assicurare della sincerit della sua devozione al Buddha."
"Questo si pu fare, purch non gli giochi brutti tiri."
Scimmiotto promise, si allontan sul pendio e con una scossa si trasform in un insetto jiaoliao, una metamorfosi raffinata. Guardatelo:

Ali leggere portano nel vento
Quell'essere affilato come un ago,
Che va sfiorando i giunchi pi veloce
Di una stella filante e ronza lieve.
 l'insetto pi piccolo, elegante
E pieno di risorse. Ama il riposo
In fondo ai boschi, dove si nasconde
Ad ogni sguardo.

Ronzando raggiunse in breve Porcellino e si pos in un ciuffo di peli radi dietro un'orecchia. Il bestione, intento alla sua marcia, non poteva certo accorgersene. In capo a sette od otto li pos il rastrello, si volse nella direzione in cui aveva lasciato il monaco cinese e si mise a inveire e gesticolare: "Quel vecchio monaco rammollito, quell'equipuzio senza scrupoli, quel pulcino nella stoppa di Sabbioso, se ne stanno l a fare i loro comodi. Fanno camminare me; a loro interessano solo i meriti della ricerca delle scritture, ma il lavoro devo farlo io. Quando ci sono in giro dei mostri,  meglio non farsi troppo vedere. Nossignore, mandano avanti me perch mi faccia veder bene, e addirittura li vada a cercare. Peggio per loro. Io mi fermo e mi faccio una dormita, e quando mi sar svegliato gli andr a raccontare quello che mi verr in mente sul mio servizio di pattuglia; a loro andr bene lo stesso."
Il posto era adatto: in quel punto il pendio era coperto di una morbida erba fulva. Il bestione spian il suolo con un colpo di rastrello, ci si stese e piomb nel sonno, come cade nel pozzo il secchio pieno d'acqua quando la corda sfugge di mano. Fece appena in tempo a borbottare: "Che meraviglia! Non sta cos bene nemmeno quel maledetto equipuzio."
Scimmiotto, che aveva sentito tutto, decise di stuzzicarlo. Vol via e con una scossa si trasform in un picchio, di quelli che beccano gli insetti annidati nel legno.

Rosso becco di ferro, piumaggio colorato,
Graffiano le sue unghie aguzze come chiodi.
Scruta con gli occhi tondi fra gli alberi del bosco
Ed i suoi preferiti sono i tronchi marciti,
Sopra i quali si nutre picchiando allegramente.

Un uccello di taglia media, che non pesava pi di due o tre once, ma con becco rosso duro come il bronzo e artigli neri che sembravano di ferro forgiato. Scese in picchiata dal cielo su Porcellino, che dormiva con il capo rovesciato all'indietro, e lo becc a tutta forza sul grugno. Il bestione si svegli di soprassalto e balz su spaventato: "Ecco i mostri! Mi hanno pizzicato il naso, che male!" Tastandosi si vide la mano insanguinata e si disse: "Non ho niente di bello da celebrare, perch mi mettano addosso i nastri rossi."(13) Ma sbirciando intorno da tutte le parti non vide nessuno: "Non si vedono esseri malefici. Da dove pu venire questo colpo di punta?"
Alzando la testa, scorse il picchio che svolazzava sopra di lui e imprec: "Malvivente! Gi mi bastavano gli scherzi da matricola dell'equipuzio: tu che cosa vuoi? Si vede che mi ha scambiato per un pezzo di legno marcio ed  venuto a cercare larve. Sar meglio che nasconda il naso mentre dormo." E si riaddorment in un baleno. Scimmiotto gli vol ancora addosso e questa volta lo becc dietro un orecchio. Nuovo soprassalto: "Stupido! Perch ce l'hai con me? Avr qui intorno il suo nido con dentro dei piccoli e vorr tenermi lontano per proteggerli. Me ne vado, me ne vado." Si alz, impugn il rastrello e abbandon l'erba fulva per rimettersi in cammino.
Scimmiotto si divertiva come un matto: "Che babbeo! Ha gli occhi grandi cos, ma non  capace nemmeno di riconoscere i suoi."
Caro grande santo! Con una scossa riprende la forma di insetto jiaoliao e riprende il suo posto dietro l'orecchia. L'idiota si addentra nella montagna per altri quattro o cinque li e s'imbatte in tre rocce quadrate grandi come tavoli: posa il rastrello e fa una riverenza. Scimmiotto continuava a divertirsi: "Che scemo, le pietre non sono persone: non ti renderanno certo il complimento. Chiss che cosa crede di fare?"
In realt Porcellino voleva preparare il discorso che avrebbe fatto al ritorno e contava di esercitarsi davanti alle tre rocce, che stavano per Tripitaka, Sabbioso e Scimmiotto.
"Quando vedr il maestro, se mi chiede se ho visto dei mostri, gli rispondo di s. Se mi chiede che specie di montagna  questa, credo che non farei una bella figura a dirgli che  una montagna di fango, o di polvere, o di stagno, di bronzo fuso, di acqua e farina, di cartapesta, o magari che  una montagna dipinta; sar meglio che mi accontenti di dire che  una montagna di roccia. Anche se mi chiede della grotta risponder cos:  di roccia. E com' la porta? Di lastre di ferro chiodate, risponder. Se mi chiede quanto  profonda, dir: ha tre cortili, uno dietro l'altro. Se domander dei particolari, per esempio quanti chiodi sulla porta, dir che avevo fretta e non li ho contati. Mi pare che sia tutto a posto; posso ritornare a farmi due risate alle spalle dell'equipuzio."
Fabbricatesi le risposte, prese la strada del ritorno tirandosi dietro il rastrello, senza sospettare la presenza di Scimmiotto dietro il suo orecchio. Visto com'era incamminato, il Novizio vol via in modo da precederlo all'arrivo dopo avere ripreso la sua forma.
"Eccoti, Consapevole del Vuoto" disse il maestro. "Come mai Consapevole delle Proprie Capacit non  con te?"
"Si  fermato a escogitare bugie. Presto arriver e lo sentiremo" rispose Scimmiotto ridendo.
"Con quelle orecchie che gli pendono davanti agli occhi, che cosa mai pu escogitare?  troppo stupido per mentire. Sarai tu che avrai tramato qualche storia a suo danno."
"Maestro, voi trovate sempre il modo di scusarlo; ma vedrete che baster interrogarlo." E Scimmiotto raccont come Porcellino si era steso a dormire nell'erba, come lo aveva svegliato a colpi di becco, come lo aveva visto fare riverenze alle rocce e sentito inventar mostri, grotte e porte di ferro.
Ed ecco arrivare Porcellino, che andava borbottando fra s le sue storie, per paura di dimenticarsele.
"Che cosa borbotti, bestione?" gli grid Scimmiotto.
Porcellino drizz le orecchie, si guard intorno ed esclam: "Ma allora, sono gi arrivato!" E and a prosternarsi davanti al maestro, che lo fece rialzare dicendo: "Sarai stanco, caro discepolo."
"Naturale, chi marcia e scala le montagne si stanca."
"Hai visto creature malefiche?"
"S, un'intera banda."
"Che accoglienza ti hanno fatto?"
"Mi hanno salutato come grande avo porcino e nonno materno. Mi hanno offerto un pasto di magro e la zuppa di vermicelli. Poi hanno promesso di accompagnarci ad attraversare la montagna con trombe e tamburi."
"Forse  il sogno che hai fatto mentre dormivi nell'erba" insinu Scimmiotto.
Porcellino abbass le orecchie atterrito e si chiese: "Avi miei! Come avr saputo che ho dormito?"
Scimmiotto si fece avanti e lo agguant: "Vieni qui, che ho qualche domanda da farti."
Il bestione tremava in preda al panico: "Va bene, fammi domande; ma perch mi agguanti?"
"Che specie di montagna  questa?"
" una montagna di roccia."
"La grotta com'?"
"Una grotta di roccia."
"La porta com'?"
"Di lastre di ferro chiodate."
"Quanto  profonda?"
"Ha tre cortili, uno dietro l'altro."
"Va bene, il resto me lo ricordo. Ma per paura che il maestro non mi creda, lascialo dire a me."
"Che impudente! Tu non c'eri, come puoi sapere che cosa ho visto?"
Scimmiotto si mise a ridere e snocciol: "Quanto al numero dei chiodi sulla porta, dir che il vecchio Porcellino aveva fretta e non li ha contati. Giusto?"
Il bestione si gett in ginocchio: "Non  forse vero che ti rivolgevi a tre rocce e gli parlavi, come se fossimo noi? E alla fine hai detto: 'Posso ritornare a farmi due risate alle spalle dell'equipuzio.'Non  cos?"
Il bestione si prostern ripetutamente: "Condiscepolo anziano, come hai fatto a seguirmi?"
"Bel sacco di segatura che sei! Siamo in una situazione pericolosa, tu hai il compito di esplorare la montagna e invece ti rimpiatti a dormire. E ronferesti ancora tranquillamente, se un picchio non ti avesse svegliato. Ma ti sei svegliato solo per inventare tutte queste balle. Questo non  forse sabotare la nostra grande impresa? Adesso porgi la zampa e ci prendi sopra cinque legnate, cos avrai qualcosa da ricordare."
"Ma il tuo bastone da funerale  troppo pesante" protest Porcellino spaventato. "Se mi sfiori mi stacchi la pelle, se mi sfreghi mi spezzi i tendini; con cinque colpi mi ammazzi!"
"Se le botte non ti piacciono, perch menti?"
" stata l'ultima volta, non lo far pi."
"Va be', per questa volta ti dar solo tre colpi."
"Avi miei, ma io non ne posso sopportare neanche mezzo!" Il bestione si aggrappava al maestro: "Difendetemi, dite qualcosa!"
"Non avevo creduto a Consapevole del Vuoto, che ti accusava di congegnare bugie; e invece vedo che aveva ragione, e tu meriti proprio di essere battuto" replic Tripitaka. "Ma ora dobbiamo attraversare la montagna e ci occorrono tutte le nostre risorse, sempre che bastino. Per ora risparmialo, Consapevole del Vuoto; lo punirai quando avremo superato l'ostacolo."
"Gli antichi dicevano: obbedire alle parole e ai desideri del padre e della madre  il primo degli atti di piet filiale. Ti risparmio solo perch lo chiede il maestro, ma devi ritornare a esplorare la montagna. Se ricomincerai a mentire e a imbrogliare le cose, non te la passerai liscia un'altra volta."
Il bestione non pot che ubbidire. Eccolo galoppare lungo la strada e veder fantasmi dappertutto, timoroso soltanto di Scimmiotto.
Dopo aver camminato per qualche li si imbatte in una tigre e le dice: "Condiscepolo anziano, sei venuto ad ascoltare le mie chiacchiere? Ma te l'ho detto, non mento pi." Un po'pi in l scoppia una burrasca e fa cadere ai suoi piedi un albero morto. Lui si spaventa, si batte il petto e grida: "Fratello, che cosa fai? Te l'ho detto che di balle non ne racconto pi. Perch ti trasformi in legno morto e cerchi di colpirmi?" Vede svolazzare una cornacchia gracchiante dal collo bianco: "Vergognati, fratello! Una volta che te l'ho detto, ti puoi fidare. A che ti serve cambiarti in una cornacchia? Mi stai a spiare?" In realt questa volta Scimmiotto non l'aveva seguito.
Ma parliamo del Monte Cima Piatta e della grotta chiamata Fior di Loto. Nella grotta abitavano due mostri, il gran re col Corno d'Oro e il gran re col Corno d'Argento. Se ne stavano seduti insieme, quando Corno d'Oro disse a Corno d'Argento: "Caro fratello, da quanto tempo non si pattuglia la montagna?"
"Saranno quindici giorni."
"Oggi, per piacere, dovresti fare un giro di ronda."
"Perch proprio oggi?"
"Vedo che non sei informato. Ho sentito dire che l'imperatore Tang delle terre dell'Est ha inviato suo fratello nell'Ovest a presentare i suoi omaggi al Buddha. Con lui viaggiano Scimmiotto, Porcellino e Sabbioso, e fan quattro monaci, pi un cavallo, che fa cinque. Va a vedere se sono arrivati e portameli qui."
"Che ci importa di questi bonzi? Uno vale l'altro. Quando abbiamo voglia di carne umana, possiamo sempre trovarne."
"Ma questa  un'occasione unica. L'anno che lasciai il mondo di Sopra sentii dire che questo monaco cinese  l'avatara del reverendo Cicala d'Oro, un uomo eccellente che si  coltivato nel corso di dieci incarnazioni senza perdere una goccia di energia. Chi mangia della sua carne, prolunga indefinitamente la propria vita."
"In questo caso potremmo sbarazzarci di esercizi di meditazione, ricerca dei meriti, forgiar tigre e drago, accoppiare maschio e femmina. Lo mangeremo senz'altro, vado a cercarlo."
"Calma fratello, non essere precipitoso. Se catturi a casaccio il primo bonzo che ti cpita, potrebbe non essere il monaco cinese, e commetteresti un crimine inutile. Io ho presente l'aspetto di quella gente. Te li disegner; tu porterai con te i loro ritratti, e li confronterai con i bonzi che incontrerai per strada." E gli insegn anche il nome di ciascuno.
Con nomi e ritratti, Corno d'Argento usc dalla grotta, riun una trentina di mostriciattoli di scorta e part per la sua ispezione.
Porcellino andava incontro alla sua disgrazia. Mentre camminava si imbatt in una banda di diavoli che gli sbarrarono la strada e gridarono: "Chi  questo tipo?"
Il bestione li fiss, mosse le orecchie, si rese conto che erano esseri malefici e prese paura. Si disse: "Se gli rivelo che sono un monaco in cerca di scritture, mi impacchettano. Sar meglio dire che sono un viaggiatore di passaggio."
I mostriciattoli avvertirono il re che c'era un viaggiatore di passaggio. Ma alcuni di loro, che erano stati istruiti, precisarono: "Potrebbe essere Porcellino Otto Divieti." Si tirarono fuori i ritratti. Porcellino ne fu sconvolto: "Ecco perch in questi giorni mi sentivo cos a terra: hanno chiuso la mia energia in un quadro."
I mostriciattoli tenevano i ritratti appesi alla punta delle lance e Corno d'Argento, additandoli, spiegava: "Quello che monta il cavallo bianco  il monaco cinese. Quello con la faccia pelosa  Scimmiotto il Novizio..."
Udendo queste parole, Porcellino borbottava ogni sorta di voti: "Dio dei muri e dei fossati, se mi levi dai guai ti dedico tre teste di maiale e ventiquattro libazioni."
Ma il mostro continuava: "Quello con la faccia scura  Sabbioso, quello con le grandi orecchie e il grugno lungo  Porcellino."
A sentirsi nominare, Porcellino chin la testa e nascose il grugno contro il petto. "Monaco, tira fuori il naso!" grid il mostro.
"Non posso,  un difetto che ho dalla nascita."
Il mostro ordin di sollevargli il naso usando degli uncini e Porcellino, in preda al panico, subito lo protese: "Sono fatto cos, guardate quanto vi pare.  inutile usare uncini."
Come il mostro riconobbe Porcellino, sguain la sciabola e lo colp. Il bestione par con il suo rastrello: "Giovanotto, basta con le insolenze, sta in guardia!"
"Questo monaco deve aver lasciato la sua famiglia a una certa et" replic il mostro ridendo.
"Che perspicacia! Come lo sai?"
"Quel rastrello che adoperi devi averlo sgraffignato nell'orto dove lavoravi prima di farti monaco."
"Allora non sai riconoscere il rastrello di tuo nonno. Questo non  un rastrello fatto per l'orto. Guardalo:

Ha denti pi aguzzi d'artigli di drago:
Son unghie di tigre temprate nell'oro.
Si abbatte creando un vento glaciale,
Nell'urto sprigiona le lingue di fuoco.
Sul nostro cammino diretto a occidente
Distrugge ogni ostacolo, cattura ogni mostro.
Se rotea, la nebbia nasconde le stelle.
Spaventa le tigri, rovescia montagne,
Solleva gli oceani, spaventa dragoni.
Per abile, mostro, che tu ti ritenga,
Risparmiati nove profonde ferite
Da cui perderesti il sangue e la vita!"

Non era il discorso adatto per convincere la creatura malefica a desistere. Si avvent su Porcellino brandendo la Spada delle Sette Stelle. Dopo venti scontri equilibrati, Porcellino si impegn nel combattimento con l'energia della disperazione. A vederlo sbavare, urlare, scuotere le orecchie, il mostro cominci a temere di non riuscire a controllarlo e chiam in aiuto le sue truppe. In singolar tenzone Porcellino avrebbe potuto farcela, ma vedendosi aggredito da tutti quei mostriciattoli fu preso dal panico, si vide sommerso dal numero; allora si sottrasse al contatto, volse la schiena e fugg.
La strada non era propriamente liscia e sgombra. Nella fuga precipitosa si impigli nei rovi, inciamp nelle liane e cadde lungo disteso; mentre cercava di rialzarsi, un mostriciattolo lo colp alle caviglie e lo fece nuovamente cadere col muso in terra, come un cane che mangia la propria cacca. Tutta la banda gli fu addosso e lo inchiod al suolo. Lo afferrarono per i peli, per le orecchie, i piedi, la coda, e lo portarono prigioniero nella grotta. Ahim,  il caso di dirlo:

Se i diavoli all'assalto sono assai,
Non hai modo di toglierti dai guai.

Se in fin dei conti non sapete in quali impicci si trov Porcellino, fareste meglio ad ascoltare il seguito.

CAPITOLO 33
IL CIELO IN PRESTITO

IN CUI NATURA-IN-VERIT SI PERDE PER UNA VIA NON ORTODOSSA E L'ANIMA ORIGINALE ASSISTE SPIRITO-IN-S.


Il mostro fece condurre Porcellino nella grotta e disse al fratello: "Ne ho catturato uno."
"Fa vedere" rispose tutto contento il fratello maggiore.
" lui, no?"
"Fratellino, non  quello giusto. Questo  un monaco che non serve a niente."
Porcellino prese la palla al balzo: "Certo, gran re, sono un bonzo che non serve a niente. Tanto vale lasciarmi andare, siate umano!"
"Non lo liberare, fratello" si inquiet il fratello minore. "Non servir a niente, ma  Porcellino Otto Divieti e stava con il monaco cinese. Possiamo metterlo a bagno nell'acqua finch si stacchino le setole, e poi lo facciamo seccare sotto sale per farne prosciutti da accompagnare al vino nei giorni di pioggia."
"Che iella" brontol Porcellino "cadere nelle mani di orchi salumai!"
I mostriciattoli portarono via Porcellino e lo gettarono nell'acqua.
Intanto Tripitaka era seduto su una pietra; sentiva caldo alle orecchie, gli bruciavano gli occhi, si sentiva a disagio. Fin per gridare: "Consapevole del Vuoto, come mai non torna Consapevole delle Proprie Capacit, che  partito da tanto tempo?"
"Maestro, non sapete ancora che cos'ha per la testa, quello l?"
"Che cos'ha per la testa?"
"Se ci fosse in giro il pi piccolo mostro gli metterebbe paura, non andrebbe avanti d'un passo: farebbe un giretto qui intorno e ritornerebbe di corsa a darci annunci tragici. Si vede che di creature malefiche non ce ne sono proprio, la strada  sgombra e tranquilla e lui se ne va avanti."
"Se  cos, come facciamo a ritrovarlo? Questa  una distesa deserta e selvaggia, non una citt in cui ci si possa dare appuntamento nella piazza del mercato."
"Maestro, non vi preoccupate. Risalite a cavallo. Quel bestione  un pigro, non camminer certo svelto. Se pungolate un po'la vostra cavalcatura, faremo presto a raggiungerlo e proseguiremo insieme."
Tripitaka si rimise a cavallo, Sabbioso prese in spalla il suo carico e Scimmiotto apr il cammino su per la salita.
Nella grotta, Corno d'Oro si rivolse al fratello minore: "Se hai catturato Porcellino, il monaco cinese non pu essere lontano. Ritorna a ispezionare la montagna e, questa volta, prendi quello giusto."
"Detto fatto!" Chiam una cinquantina di mostriciattoli e ritorn a battere la montagna.
Mentre marciavano, videro una corona di nuvole sospinte verso l'alto da brezze di buon augurio.
"Ecco che arriva il monaco cinese" ne dedusse il mostro.
"Dov', dov'?" chiedevano i mostriciattoli.
"Sulle teste delle persone perbene si formano nuvole di buon augurio, su quelle dei malvagi vento nero. Il monaco cinese  l'avatara del venerabile Cicala d'Oro, un sant'uomo che ha praticato la virt attraverso dieci reincarnazioni: ecco il perch di quelle nuvole di buon augurio."
Poich gli astanti non le vedevano, il mostro le addit: "Sono laggi, non vedete?"
L'orco lo addit per tre volte; ogni volta Tripitaka sent un brivido percorrergli la schiena.
"A che cosa saranno dovuti questi brividi?" chiese inquieto Tripitaka ai suoi discepoli.
"Sar colpa della digestione" opin Sabbioso.
"Ma no!" disse Scimmiotto. "Il maestro  tutto teso e preoccupato, mentre attraversa queste montagne; perci  esposto a paure senza motivo. Ma non vi dovete impaurire. Aprir il cammino con la mia sbarra, per aiutarvi a ritrovare la calma."
Che bravo Novizio! Mentre camminavano, mulinava il suo randello ed eseguiva impeccabili esercizi di arte marziale: tre evoluzioni in alto, quattro in basso, cinque a sinistra, sei a destra. Era un bellissimo spettacolo, unico nel suo genere, e Tripitaka se lo godeva dal suo cavallo.
Dall'alto della montagna, anche il mostro osservava e quasi gli venne un colpo: gli sembrava che le sue anime abbandonassero il corpo. Gli sfuggirono queste parole: "Sono molti anni che sento lodare Scimmiotto, e adesso capisco che la sua reputazione  ben meritata."
"Grande re" lo rimproverarono i suoi mostriciattoli, "perch vantare la sua bravura e sminuire il nostro prestigio?"
"I poteri di Scimmiotto il Novizio sono troppo grandi; ho paura che non sar facile mangiarsi quel monaco cinese."
"Grande re, se non credete di potercela fare, mandiamo subito ad avvertire l'altro grande re e a chiedergli di mobilitare tutte le nostre forze. Ne abbiamo il tempo, non ci possono sfuggire."
"Avete visto quella sbarra di ferro? Con la bravura che ha, pu usarla per mandare all'aria diecimila buoni guerrieri, mentre noi nella grotta non abbiamo pi di quattro o cinquecento uomini. Come si fa a opporsi a quell'arma?"
"Ma se non possiamo permetterci di catturare il monaco cinese, non  stato uno sbaglio catturare Porcellino? Tanto vale lasciarlo andare."
"Non credo che sia stato uno sbaglio, e non c' fretta di rilasciarlo. Il nostro scopo resta di mangiare il monaco cinese, solo che non possiamo farlo adesso."
"Come dire che se ne riparler fra qualche anno?"
"Non occorrono anni. Secondo me quel monaco non si cattura con la forza; ma con la dolcezza si pu riuscire. Se ci provassimo a corrergli addosso, non riusciremmo nemmeno ad annusarlo. Dobbiamo invece commuoverlo con la nostra bont, guadagnare la sua simpatia; solo cos potremo architettare uno stratagemma che funzioni."
"Contate sul nostro aiuto, non appena il vostro piano sar pronto."
"Voi ritornatevene a casa, ma non dite niente al fratello maggiore. Se glielo dite, se ne parler in giro e i miei piani andranno all'aria. Con le mie capacit di trasformazione magica, riuscir senz'altro a catturarlo."
I mostri si dispersero, mentre il loro capo scendeva la montagna, si trasformava con una scossa in un vecchio prete taoista e sostava fra gli alberi presso il ciglio della strada. Che aspetto aveva?

Un berretto di stelle scintillanti
Sopra bianchi capelli scarmigliati,
Una veste di piume con cintura
Di broccato; ai suoi piedi calza sandali
Di corteccia. Lo sguardo  penetrante.
Ricorda il dio della Longevit,
Od il Taoista sul Bufalo Nero,
Pi che il Maestro della Tavoletta.
Falsa immagine che assomiglia al vero,
Artificio che imita il reale.

Fingeva di essersi fatto male; una gamba gli sanguinava e lui gemeva: "Aiuto! Aiuto!"
Tripitaka veniva avanti serenamente, perch le esibizioni di Scimmiotto gli avevano ridato fiducia, quando sent questi gemiti.
"Bont divina!" esclam Tripitaka. "Chi si lamenta in questi luoghi selvaggi, in cui non si vede villaggio n casa? Dev'essere la povera vittima di una tigre, lupo o leopardo."
Il reverendo tir le redini e chiam: "Chi siete, voi che vi trovate in difficolt? Fatevi vedere!"
Il falso prete si trascin fuori dal bosco e incominci a battere freneticamente la fronte per terra davanti al cavallo di Tripitaka. Questi vide che si trattava di un prete molto vecchio e si precipit gi dal cavallo a prenderlo per mano: "Alzatevi, vi prego!"
"Ahi, come sto male!" gemeva il mostro.
Tripitaka vide la gamba che colava sangue e gli chiese spaventato: "Da dove venite maestro? Che cosa avete fatto a quella gamba?"
"C' un tempio isolato a ovest di questa montagna" spieg l'orco con bucolica mitezza. "Io sono il prete di quel tempio."
"Che fate qui, invece di attendere alle funzioni religiose e di recitare sutra?"
"L'altro giorno un proprietario che risiede a sud della montagna ci ha chiesto una cerimonia per propiziare gli astri e benedire la casa. Stavamo facendo tardi per recarci da lui, io e i miei due discepoli, e camminavamo in fretta quando, in una gola, una tigre feroce ci ha assalito. I miei discepoli sono stati divorati e io sono fuggito come potevo, ma sono scivolato sulle rocce e mi sono rotto una gamba. Non sapevo proprio che ne sarebbe stato di me, quando ho avuto l'immensa fortuna di incontrarvi. Maestro, spero ardentemente che, nella vostra infinita compassione, vorrete salvarmi la vita. Quando raggiungeremo il mio tempio, sapr testimoniarvi la mia profonda gratitudine, dovessi anche vendermi schiavo per averne i mezzi."
Tripitaka gli credette. "Maestro" disse, "apparteniamo alla stessa corporazione, voi siete prete e io bonzo. Vestiamo in modo diverso, ma il senso delle nostre pratiche  il medesimo. Se non vi aiutassi, sarei indegno di far parte di quelli che hanno abbandonato la propria famiglia. Non chiedo di meglio che di aiutarvi, ma voi non potete camminare."
"Non posso davvero, non posso nemmeno tenermi ritto."
"Va bene. Vi lascer il cavallo e proseguir a piedi; me lo restituirete quando giungeremo al vostro tempio."
"Maestro, non ho parole per ringraziarvi della vostra generosit; ma con questa ferita alla gamba non sono in grado di cavalcare."
"Capisco." E si rivolse a Sabbioso: "Carica i bagagli sul cavallo e porta questo prete."
"D'accordo" rispose Sabbioso.
Ma il falso prete volse vivacemente il capo verso di lui, come spaventato, e dichiar: "Maestro, sono ancora pieno di spavento dopo l'assalto della tigre. L'aspetto tetro di questo monaco mi rende ancora pi inquieto: non voglio che mi porti lui."
"Consapevole del Vuoto, portalo tu" ordin Tripitaka.
"Intesi, ci penso io" rispose Scimmiotto.
Il mostro lasci fare e non disse altro.
"Non ha la testa a posto, il vecchio prete" sogghign Sabbioso. "'Questo mi piace', 'Quello non mi piace'. Un momento o l'altro, quando sarete fuori vista del maestro, vedrai che scherzi ti far, quello che ti porta!"
Scimmiotto, mentre se lo caricava sulle spalle, borbottava ridendo fra s: "Brutto diavolo, hai una bella faccia tosta a venire a provocarmi. Se ti fossi un po'informato in giro, sapresti che non sono nato dopo il temporale di ieri sera. Le tue balle van bene per il monaco cinese, ma non per me. Ti conosco, mostro di montagna: suppongo che anche tu stia tentando di guadagnarti il tuo boccone del mio maestro. Ma non  ciccia per i tuoi denti. Tanto per cominciare, avrei la precedenza io, e dovresti cedermene pi di met."
"Io sono una persona perbene, non sono un mostro" rispose l'orco che aveva sentito, "anche se ho avuto la sfortuna di incappare nelle fiere."
"Se  cos, perch non mi reciti il sutra dell'Orsa Maggiore?"
Tripitaka sorprese il battibecco e se la prese con Scimmiotto: "Maledetta scimmia! Salvare una vita umana val pi che costruire una pagoda di sette piani. Portalo e sta zitto. Che ti importa del sutra dell'Orsa Maggiore o di quella Minore?"
"Ha fortuna, questo stronzo!" imprec Scimmiotto. "Il mio maestro molto compassionevole ama fare il bene e farsi infinocchiare. Chiss quanto mi sgriderebbe se rifiutassi di portarti. E allora ti porter. Ma te lo dico chiaro: non mi pisciare addosso. Non troverei nessuno disposto a lavare e inamidare vestiti che esalino il tuo puzzo."
"Ma certo, alla mia et queste cose le capisco benissimo."
Scimmiotto se lo caric sulle spalle e tutti insieme ripresero il cammino verso ovest. Dove la strada era accidentata Scimmiotto rallentava, in modo da lasciare in testa Tripitaka.
Dopo quattro o cinque li, Scimmiotto perse di vista i compagni che erano scesi in una valletta. Brontolava sul conto del suo maestro: "Vecchio svanito, non capisce niente! Un lungo viaggio  scomodo anche a non portare carichi, figuriamoci che gusto c' a tenersi addosso un mostro! E anche se, invece di un mostro, fosse un brav'uomo, alla sua et sarebbe pur sempre uno che ha vissuto troppo. Che senso c' a portarselo in giro? Lo butter nel primo buco che trovo."
Ma mentre il grande santo si preparava a scodellarlo nel burrone, il mostro stava all'erta. Poich conosceva l'arte di spostare le montagne e sconvolgere i mari, fece il segno magico e recit l'incantesimo: in alto nel cielo apparve il monte Sumeru e rovin addosso a Scimmiotto. Questi scans la testa, in modo che la montagna appoggiasse sulla spalla sinistra, e disse ridendo: "Figlio mio, stai cercando di schiacciare il vecchio Scimmiotto sotto i pesi. Non mi lamento, ma tu sai che, se il carico  male equilibrato, diventa scomodo da portare."
"Una montagna non basta a fermarlo" si disse il mostro. Recit un altro incantesimo, che rap nello spazio il monte Emei e lo fece cadere su Scimmiotto; il quale se lo aggiust sulla spalla destra. Immaginatelo che corre dietro al suo maestro con due grandi montagne sulle spalle. All'orco venivano i sudori freddi: "Non si  mai vista una cosa simile" mormorava stupefatto. Infine, concentrandosi al massimo, recit un terzo incantesimo che fece piovere anche il monte Tai sulla testa del Novizio: il quale questa volta non riusc a reggere, lo presero i crampi muscolari. Il peso era tale che le sue tre divinit parassite viscerali squittivano pietosamente, e lui sanguinava dalle sette aperture.
Che mostro in gamba! Dopo avere schiacciato al suolo Scimmiotto con questo trucco magico, mont su un gran vento per raggiungere Tripitaka. Dal bordo della sua nuvola tese la mano per rapire il cavaliere, ma Sabbioso lasci cadere i bagagli, sfoder il suo bastone per abbattere gli esseri malefici e lo fronteggi. Il mostro brand la Spada delle Sette Stelle. Che battaglia!

Brillano come lampi le due armi.
A veder l'uno roteare gli occhi
Sembra il dio nero della morte. L'altro,
Con maschera di ferro, si presenta
Da vero general delle Cortine.
Coi suoi grandi poteri cerca il mostro
Di catturare il monaco. Ma l'altro
Vuol proteggerlo a prezzo della vita.
Salgono nebbie e nubi fino al cielo,
Gli astri sono nascosti dalla polvere,
Il sole impallidisce e l'universo
Sembra precipitare nelle tenebre.
Vanno e vengono in scontri ripetuti
E Sabbioso va incontro alla sconfitta.

Estrema era la ferocia del mostro, la sua spada era maneggiata con tale destrezza che si muoveva come una pioggia di stelle filanti. Sabbioso non pot pi resistere e volse le spalle per fuggire, ma l'orco lo afferr con mano possente e se lo mise sotto l'ascella; mentre con l'altra mano afferrava Tripitaka e il cavallo, aiutandosi con i denti a reggere la criniera, e con un piede sollevava i bagagli. Fece un passo magico, sollevando un turbine che li port nella Grotta dei Fior di Loto, mentre gridava a squarciagola: "Fratello, eccoti i bonzi, li ho acchiappati tutti quanti!"
"Vediamo, portameli" rispose il fratello maggiore, contento ma sempre diffidente.
"Eccoli qua!"
"Saggio fratello, ti sei sbagliato anche questa volta."
"Mi avevi detto che ti dovevo portare il monaco cinese."
"Certo che questo  il monaco cinese; ma Scimmiotto non lo hai catturato, ed  pieno di risorse. Come si fa a mangiare in pace il primo, se non si  catturato il secondo? Dobbiamo tenercelo in dispensa finch non avremo catturato il Novizio. Il re scimmia ha poteri e capacit di trasformazione immensi. Non si rassegner mai a lasciar mangiare il suo maestro. Chiss che baccano far: non avremo pi un minuto di requie."
"Fratello mio" obiett ridendo il fratello minore, "a sentir te sono bravi solo gli altri. Parli di Scimmiotto come se non avesse rivali in terra, e magari nemmeno in cielo. A me non  sembrato niente di speciale."
"Hai catturato anche lui?"
"L'ho incastrato sotto tre grosse montagne,  in condizioni da non poter muovere un dito. Perci ho potuto prendermi il monaco cinese, Sabbioso, il cavallo e i bagagli in un colpo solo."
Il fratello maggiore si rasseren ed esclam allegramente: "Allora s! Se lo hai neutralizzato, niente ci impedir di metterci a tavola con il monaco cinese come piatto principale."
Si rivolse ai mostriciattoli: "Ragazzi portatemi subito del vino, perch possa offrire al grande re minore la coppa della vittoria."
"Aspettiamo a bere, fratello. Prima i ragazzi devono togliere dall'acqua Porcellino e appenderlo ad asciugare."
Cos Porcellino fu appeso sotto il portico orientale, Sabbioso sotto quello occidentale e Tripitaka nella sala di mezzo. Il cavallo bianco fu portato nella scuderia e i bagagli messi da parte.
" stato un colpo da maestro, fratello mio" disse sorridendo il fratello maggiore al minore. "Ne hai presi tre in due tempi. Ma quello Scimmiotto che  rimasto schiacciato sotto le montagne, bisogna trovare il modo di metterlo in pentola con gli altri."
"Ora mettiamoci comodi. Se  necessario catturarlo, non occorre che ci sporchiamo le mani. Basta mandare un paio di ragazzi con due dei nostri tesori per mettercelo dentro e portarlo qui."
"Quali tesori converr adoperare?"
"Useremo la mia zucca d'oro rosso e il tuo vaso di giada color grasso di montone."
Il fratello maggiore prese i due tesori e domand: "Chi converr mandare?"
"Mi pare che vadano bene Diavolo Furbo e Bestiola Maligna." Le istruzioni furono queste: "Prendete questi oggetti e salite in cielo pi alti che potete. Rivolgeteli in modo che abbiano la bocca verso terra e chiamate Scimmiotto il Novizio: se risponder, sar aspirato l dentro. Allora voi sigillerete i recipienti con il nastro con la scritta: Possa il signore Laozi agire prontamente, in conformit di leggi e regolamenti. Nel giro di tre ore e mezza sar ridotto allo stato liquido."
I due mostriciattoli si prosternarono, presero i tesori e partirono alla cattura di Scimmiotto.
Il grande santo prigioniero sotto le montagne, trovandosi nelle avversit, pensava intensamente al santo monaco Tripitaka e gridava: "Maestro, ricordo quando arrivaste al Monte delle Due Frontiere e mi liberaste da una prova terribile, togliendo il sigillo della mia prigione. Fu allora che abbracciai la dottrina dei monaci del Buddha. Per grazia di Guanyin ho ricevuto la pia consegna di accompagnarvi e di apprendere i vostri insegnamenti, di condividere la vostra sorte e la vostra sapienza. Quale avversit ha potuto ridurmi a questo punto, schiacciato sotto tre montagne? Piet! Non sarete per caso destinato a morire? Ma perch dovrebbero essere coinvolti Sabbioso, Porcellino e il giovane drago mutato in cavallo?  il caso di dirlo:

Pianta che ingigantisce attira il fulmine,
Uomo che acquista fama ne perisce."

E sospirava e piangeva. Ma non trascur di convocare gli di delle montagne, la divinit locale e i rivelatori dei cinque orienti. Tutti costoro confabularono con Testa d'Oro, che chiese: "Chi si occupa di queste montagne?"
"Ce ne occupiamo noi" risposero gli di.
"Sapete chi sta incastrato l sotto?"
"Non lo sappiamo."
"Dunque non lo sapete. Ebbene,  il Grande Santo Uguale al Cielo, quello dei disordini nel palazzo celeste di cinquecento anni fa, Scimmiotto il Novizio; adesso si  convertito e fa il discepolo del monaco cinese. Che cosa vi  venuto in mente di mettere le vostre montagne a disposizione del mostro per schiacciarlo? Non darei un soldo per la vostra pelle. Quando uscir, credete che ve la far passare liscia? Se proprio fosse in vena di indulgenza, potrebbe accontentarsi di fare di voi dei nettacessi in qualche locanda; e anche noi passeremo i nostri guai."
"Noi non ne sapevamo niente" protestarono impaurite le divinit. "Quel capo diavolo ha recitato le formule giuste, e noi abbiamo spostato le montagne senza sapere che cosa c'era sotto."
"Rassicuratevi: non si persegua l'errore commesso per ignoranza; sta scritto nel codice. Ma vediamo come uscirne senza che ci riempia di botte."
"Ma che senso ha? Perch dovrebbe riempirci di botte, se lo liberiamo?"
"Non conoscete il suo caratterino, n il suo randello cerchiato d'oro. Con un colpo vi ammazza, se vi urta  una ferita grave, se vi tocca spezza i tendini, se vi sfiora toglie la pelle."
Allarmatissime, le divinit si affacciarono in punta di piedi all'abisso formato dagli spigoli delle tre montagne e gridarono con voce gentile: "Grande santo, eccoci qua! Siamo gli di di queste montagne, la divinit locale e i rivelatori dei cinque orienti. Siamo venuti a farvi visita."
Il bravo Novizio, anche nello stato in cui era ridotto, non aveva certo perduto lo smalto, e rispose con voce squillante: "Qual buon vento, ragazzi?"
"Permetteteci di farvi sapere" risposero le divinit, "che stiamo per spostare queste montagne. Vi preghiamo di venir fuori da l sotto e di volerci perdonare l'involontaria mancanza di rispetto."
"Va be', per questa volta la passerete liscia". E grid: "Esecuzione!", come per un ordine o una formula magica.
Le divinit recitarono incantesimi che riportarono le montagne al loro posto e Scimmiotto balz su come una molla. Si diede una scossa per far cadere il terriccio che lo ricopriva, si aggiust il grembiule di pelle di tigre, si cav l'ago da dietro l'orecchio e ordin alle divinit di farsi avanti: "Di, allungate le zampine e prendetevi un colpetto per uno, tanto per dissipare il malumore."
Le divinit furono terrorizzate: "Un momento fa ci avevate perdonato. Come potete mancar di parola appena uscito?"
"Scherzavo, giovanotti. Il vecchio Scimmiotto non ce l'ha con voi, ma solo con i mostri."
"Quei diavoli" spieg la divinit locale "sono potentissimi e possiedono incredibili arti magiche. Ogni giorno ci convocano nella loro grotta con incantesimi e ci obbligano a prestargli servizio regolare."
Fu la volta di Scimmiotto di restare sconcertato: " incredibile. Da quando il cielo e la terra si sono separati dal caos e io sono nato sul Monte di Fiori e Frutti, sono sempre andato in cerca di maestri eminenti per imparare i segreti che prolungano la vita. Molto ho imparato e molte ne ho fatte: ho sottomesso tigri, domato draghi e acquistato il titolo di grande santo mettendo il paradiso sottosopra. Ma non ho mai costretto al mio servizio delle divinit con trucchi e frode. Come si permettono questi mostri di adoperarvi come schiavi o servi? Come possono esistere creature cos abiette?"
Mentre il grande santo dava sfogo alla sua indignazione, si vide qualcosa che mandava un riflesso abbagliante venire da lontano su per la montagna.
"Comunque, saprete tutto della grotta e dei suoi abitanti, visto che ci andate a servizio. Che cos', secondo voi, l'oggetto che manda quel riflesso?"
"Sono tesori dei mostri" rispose la divinit locale. "Li avranno tirati fuori per cercare di impadronirsi di voi."
"Credo che ci sar da divertirsi. Un'altra cosa: che specie di amici di casa li frequentano?"
"Sono dediti a fabbricare droghe ed elaborare cinabro; i loro amici sono taoisti della setta della Verit Completamente Sublimata."
"Gi, quello che abbiamo incontrato si era trasformato in vecchio taoista, per intrappolare il nostro maestro. Va bene, per ora le bastonate sono rimandate. Potete andare."
Le divinit si alzarono a volo e scomparvero in un baleno, mentre il grande santo, con una scossa, si trasformava in vecchio taoista. Che aspetto aveva?

In due crocchie riuniti i suoi capelli,
La veste costellata di rammendi
Con la cintura del maestro Lu,
Batte un tamburo conformato a pesce.
Attende i mostriciattoli a pie'fermo
Per dare loro una bella lezione.

Quando i due mostriciattoli giunsero all'altezza di Scimmiotto, che si teneva celato in un cespuglio, questi tese la sua sbarra cerchiata d'oro e li fece inciampare, mandandoli lunghi distesi. Solo rialzandosi si accorsero del Novizio e gli gridarono: "Dovreste fare attenzione! Se il nostro grande re non fosse in buoni rapporti con la gente della vostra specie, adesso dovreste vedervela con noi."
"Veder cosa?" replic Scimmiotto ridendo. "Il nostro  un incontro fra taoisti, tutta roba in famiglia."
"Come vi  venuto in mente di mettervi a dormire in quel cespuglio? Ci avete fatto inciampare."
"Quando ragazzi come voi incontrano un vecchio come me, un ruzzolone ci vuole, come omaggio di benvenuto."
"Il nostro grande re, per incontrare i nuovi venuti, chiede qualche tael d'argento. Perch voi preferite i ruzzoloni? Saranno usi forestieri: voi non dovete essere un taoista di queste parti."
"Certo che non sono di queste parti; vengo dai monti Penglai."
"Ma  un isola del mare, ci vivono gli immortali."
"E io che cosa sono, secondo voi?"
I mostriciattoli passarono dal dispetto alla gioia e si fecero avanti gridando: "Egregio immortale, i nostri occhi umani non ci hanno consentito di riconoscervi subito: vogliate perdonarci, se vi abbiamo offeso."
"Non ve ne voglio. Dice il proverbio: corpo di immortale non calpesta terra profana; come avreste potuto riconoscermi? Sono venuto su questa montagna per fare la fortuna di un bravo ragazzo, che voglia divenire immortale e comprendere il Tao. Chi di voi due sarebbe disposto a seguirmi?"
"Maestro, vengo io!" risposero a una voce Diavolo Furbo e Bestiola Maligna.
"Voi due da dove venite?" chiese Scimmiotto, pur sapendolo bene.
"Dalla Grotta dei Fior di Loto."
"E che cosa stavate facendo?"
"Si andava a catturare Scimmiotto il Novizio, per ordine del nostro grande re."
"Catturare chi?"
"Scimmiotto il Novizio."
"Non sar per caso quello che accompagna il monaco cinese in cerca delle scritture?"
"Proprio lui. Lo conoscete?"
" una scimmia impertinente e mi ha procurato varie seccature. Vengo con voi a catturarla, offro un modesto aiuto alla vostra impresa."
"Maestro, non ci occorre aiuto. I nostri grandi re, con le loro arti magiche, l'hanno gi sepolto sotto tre grandi montagne: non pu muovere un dito. Noi abbiamo l'ordine di chiuderlo in due tesori."
"Di che tesori si tratta?"
"Il mio  una zucca rossa" rispose Diavolo Furbo, "il suo un vaso di giada."
"E come ce lo metterete dentro?"
"Basta rivolgere la bocca dei recipienti verso terra e chiamarlo: se risponde, ci sar aspirato. Per impedire che esca, metteremo un sigillo con il nome del signore Laozi. In tre ore e mezza sar ridotto a sciroppo."
"Hai capito?" pens Scimmiotto. "Il protettore del giorno parlava di cinque presdi: questi sono due. Che cosa saranno gli altri tre?" E riprese sorridendo: "Miei cari, mi fate dare un'occhiata a questi tesori?"
Gli ingenui mostriciattoli tolsero dalla manica i due oggetti e li tesero a Scimmiotto, che si rallegr: "Che belle cose! Basterebbe un colpo di coda e op! scomparirei con un balzo, portandomeli via in regalo." Riflett: "Ma cos non risolverei niente e riuscirei solo a farmi una reputazione di ladro. Furto con destrezza alla luce del sole." Perci li restitu dicendo: "Voi non avete visto il mio."
"Che tesoro avete, maestro? Fatecelo vedere."
Il bravo Scimmiotto! Si strapp un pelo, lo strofin fra le dita e con una parola lo mut in una grande zucca d'oro rosso di un piede e sette pollici: "Questa non l'avete mai vista."
Bestiola Maligna la prese in mano, la gir da tutte le parti e concluse: "Maestro,  una zucca grande e bella; ma non serve a niente."
"Come sarebbe a dire, che non serve a niente?"
"Ciascuno dei nostri recipienti pu racchiudere mille persone."
"Capirai che risorsa, chiuderci della gente! Nella mia zucca ci posso chiudere il cielo."
"Davvero?"
"Si capisce."
"Non sar per caso un po'esagerato? Ci dovreste dare una dimostrazione, altrimenti  difficile da credere."
"Certe volte che il cielo mi rompe le tasche, mi cpita di chiuderlo l dentro sette od otto volte in un mese. Altrimenti possono passare sei mesi senza che la adoperi."
"Fratello" disse Bestiola Maligna a Diavolo Furbo, "pensa che roba! Un recipiente per catturare il cielo! Scambiare le zucche sarebbe un grande affare."
"Non credo che lui sarebbe d'accordo."
"Allora ci aggiungiamo il vaso di giada."
Scimmiotto, tutto contento, recitava fra s:

"Zucca per zucca,
Col vaso in pi.
Prendi due cose
Per una sola:
Questo  un affare
Che mi fa gola!"

Tir a s Bestiola Maligna: "Se ti mostro come funziona, facciamo lo scambio?"
"D'accordo, ma ci deve proprio entrare il cielo, come avete promesso."
"Va bene, vi faccio la dimostrazione."
Il bravo Scimmiotto abbass la testa, fece un passo magico e recit un incantesimo per convocare il dio della ronda di giorno, quello della ronda di notte e i rivelatori dei cinque orienti: "Correte a presentare un rapporto da parte mia all'Imperatore di Giada: il vecchio Scimmiotto, convertito al giusto frutto, mentre protegge il monaco cinese diretto a cercare le scritture al Paradiso dell'Ovest, si trova bloccato da alte montagne, su cui il suo maestro  sottoposto a prove terribili. Devo indurre dei mostri a consegnarmi i loro tesori e, per riuscirci, supplico di darmi in prestito il cielo per qualche minuto, perch devo rinchiuderlo in una zucca. Se l'Imperatore fa difficolt, dovr andare di persona a spiegargli la situazione nella Sala delle Nuvole Misteriose, e ci andr da quel maleducato che sono, senza chiedere permesso."
Il dio della ronda di giorno si precipit alla porta sud del Cielo, fu ammesso nella sala delle udienze e present il rapporto.
"Maledetta scimmia!" rispose l'Imperatore. "Mi si rivolge sempre in un modo... Guanyin mi aveva informato della sua missione, e io avevo mandato ad assisterlo i rivelatori dei cinque orienti e i quattro protettori. Ed ecco che ora vuole imbottigliare il cielo. Ma come diavolo si fa a imbottigliare il cielo?"
Il principe Nata fece un passo avanti e gli fece notare: "Vostra maest, dev'essere pur possibile imbottigliare il cielo."
"E come?"
"Quando il caos incominci a dividersi, il puro e leggero form il cielo, il torbido e pesante la terra. Il cielo  una massa di puro soffio, bench sostenga vari edifici e il Palazzo di Diaspro. Certo in teoria imbottigliare il cielo non  cosa facile. Tuttavia la missione di Scimmiotto, che  di proteggere di Tripitaka nella sua ricerca, sar fonte di tali benedizioni, pi alte del Monte Tai e pi profonde del mare, che credo dobbiamo trovare il modo di aiutarlo."
"Che cosa proponi di fare?"
"Potreste promulgare un decreto che chieda a Zhenwu di mettere a disposizione il suo stendardo di piume nere. Lo spiegheremo dal portale nord al portale sud, in modo da nascondere tutti gli astri: non si vedr pi niente, il bianco non si distinguer dal nero. Il mostro sar ingannato e creder che il cielo sia stato rinchiuso in bottiglia: cos avremo aiutato il Novizio a compiere la sua missione."
"Sia fatto come hai proposto."
In conformit del comando ricevuto, il principe si rec alla porta nord, parl con Zhenwu e defin tutti i particolari. Lo stendardo gli fu dato in consegna.
Il dio della ronda di giorno scese gi a precipizio e mormor nell'orecchio a Scimmiotto: "Ora viene in aiuto il principe Nata."
In effetti il Novizio, alzando gli occhi, scorse in alto un alone di nuvole di buon augurio. Si rivolse ai mostriciattoli: "Allora, lo vogliamo mettere nella zucca, questo cielo?"
"Metticelo, se sei capace, senza tanti abracadabra."
"Adesso mi concentro e recito l'incantesimo."
I mostriciattoli stavano in attesa con gli occhi spalancati. Scimmiotto gett in aria la falsa zucca: pensate che era la metamorfosi di un pelo, quanto avr potuto pesare? Presa dal vento che soffiava sulla montagna, fu trascinata qua e l per un bel pezzo, prima di ricadere a terra. Ed ecco che in alto il principe Nata, con un gran gesto, svolse tutto il nero stendardo, che copr sole, luna e ogni minima stella. Il mondo si tinse di nero, l'universo sprofond nella notte pi cupa.
I mostriciattoli rimasero a bocca aperta: "Un momento fa era mezzogiorno, e ora non c' pi niente. Che succede?"
"Quando il cielo  chiuso in una zucca, non resta pi niente da vedere" rispose Scimmiotto.
"Ma come pu essere un nero cos fondo?"
"Sole, luna e stelle stavano in cielo, e quindi ora sono dentro la mia zucca. Fuori resta soltanto il nero."
"Maestro, ma voi dove siete? Da dove ci parlate?"
"Sono qui, davanti a voi."
Un mostriciattolo si prov a tastare con la mano nel vuoto: "Maestro, sento la vostra voce, ma non vedo niente. Dove ci troviamo?"
"Fermi, non vi muovete! Siete in riva al mare: se fate un passo ci cadrete, e continuerete a cadere per otto giorni prima di raggiungere il fondo."
"Basta, basta! Aprite la vostra zucca, per favore. Abbiamo visto come si fa. Se per sbaglio cadiamo in acqua, non rivedremo pi le nostre famiglie!"
Quando il bravo Scimmiotto constat che lo prendevano sul serio, recit una formula per avvertire il principe, che arrotol lo stendardo. Il sole di mezzogiorno riprese a brillare.
"Che meraviglia!" gridarono i candidi mostriciattoli. "Se non facessimo lo scambio con un tesoro simile, saremmo figli indegni dei nostri padri."
Zucca d'oro e vaso di giada furono consegnati a Scimmiotto, in cambio della zucca falsa. Ma il Novizio voleva rendere definitivo il contratto. Si strapp un pelo, lo trasform in una sapeca e disse a uno dei ragazzi: "Prendi questa moneta e vammi a comprare un foglio di carta bollata."
"Che te ne farai?"
"Dobbiamo mettere il contratto per iscritto. Dopo tutto, voi mi date due tesori e io a voi uno solo. Magari fra qualche anno potreste trovarci da ridire e piantarmi delle grane. Voglio essere sicuro di poter dimostrare che la transazione  regolare e inoppugnabile."
"Ma qui non si trova carta bollata, e del resto nemmeno inchiostro e pennelli. Perch mai dovremmo impelagarci nella carta scritta? Giuriamo."
"Come giuriamo?"
"Noi scambiamo i nostri due tesori contro il tuo. Se ci pentiamo, che ci colga la peste."
"Io non mi pentir di sicuro" replic ridendo Scimmiotto; "ma se lo facessi, che la peste colga anche me."
Pronunciato il giuramento, Scimmiotto scomparve con un balzo; si rec alla porta sud del Cielo per ringraziare dell'aiuto il principe Nata. Questi rese lo stendardo a Zhenwu e se ne torn a palazzo per fare rapporto.
Scimmiotto rimase su nello spazio per vedere che cosa facevano i mostriciattoli.
Forse voi sapete che cosa fecero, e forse no; nel secondo caso, potete sempre ascoltare il seguito.

CAPITOLO 34
INVITO A PRANZO DI UN'ORCHESSA

IL RE DIAVOLO, CON ABILE MOSSA, CATTURA LA SCIMMIA DELLO SPIRITO. IL GRANDE SANTO SOTTRAE IL PRESIDIO CON LA DESTREZZA.


Ritorniamo ai nostri mostriciattoli, cui era rimasta la zucca falsa e che litigavano a chi dovesse provarla per primo; ma, levando gli occhi, si accorsero che Scimmiotto era scomparso.
"Fratello" disse Bestiola Maligna a Diavolo Furbo, "forse anche gli immortali possono mentire. Non ci aveva detto che, dopo il baratto, ci avrebbe portato con s per insegnarci l'immortalit? Come mai se n' andato senza salutare?"
"Fatti suoi. In ogni caso il baratto  stato a nostro favore, e di molto. Dammi quella zucca, che voglio provare anch'io a rinchiuderci il cielo."
La lanci per aria, ma ricadde gi con un tonfo sordo: "Com' che non aspira il cielo?" disse la Bestiola allarmata. "Non sar per caso che l'immortale non fosse che Scimmiotto travestito, per spacciarci una zucca falsa in cambio di quella vera?"
"Non dire sciocchezze! Quello  incastrato sotto tre montagne: come avrebbe fatto a venirne fuori? Aspetta che ripeta un incantesimo che gli ho sentito dire, e vedrai che funziona."
Diavolo Furbo gett in aria un'altra volta la zucca salmodiando: "Dovr andare di persona nella Sala delle Nuvole Misteriose, e ci andr da quel maleducato che sono, senza chiedere permesso." Ma intanto si sent un altro tonfo della fiasca.
"Non se ne cava niente" strillarono i mostriciattoli. "Ci ha turlupinato!"
Quando Scimmiotto constat che la truffa era scoperta, non vide motivo di rinunciare al suo pelo; si diede una scossa e lo ricuper. I poveri piccoli si ritrovarono a mani vuote.
"Fratellino, dammi quella zucca" domandava Diavolo Furbo.
"Ma l'avevi in mano tu. Cielo,  scomparsa!"
Si misero a cercarla fra l'erba e nei cespugli, esplorarono le proprie maniche, si tastarono a vicenda: niente. Si guardarono atterriti: "Il grande re ci aveva affidato i tesori per imprigionare il Novizio. E ora non abbiamo n i tesori n il Novizio. Chi glielo va a dire? Ci batter a morte!"
"Scappiamo!" sugger Bestiola Maligna.
"E dove?"
"Non importa dove. Se rientriamo senza i tesori, ci lasciamo la pelle."
"Eppure  meno peggio ritornare" replic Diavolo Furbo. "Bisogna che la colpa te la prenda tu: il grande re minore ti vuol bene. Se  in vena di indulgenza, non ci ammazza. E se ci ammazza, almeno moriremo a casa nostra, invece di infilarci in un vicolo cieco. Di, vieni!"
Adottarono questa decisione e ritornarono sui loro passi.
Scimmiotto, che continuava a osservarli, si trasform in una mosca per seguirli. C'era il problema di come custodire i tesori. Abbandonarli sul ciglio della strada, nascosti fra l'erba o nei cespugli, avrebbe significato abbandonarli al primo venuto ed essersi dato tanto da fare per nulla. Bisognava portarli con s; ma come poteva farlo una mosca, pi piccola di un pisello? Scopr per che i tesori avevano in comune con la sua sbarra cerchiata d'oro la propriet di mutare le proprie dimensioni a richiesta, e questo aggiust le cose. Fu cos che i due giovanotti ritornarono alla grotta seguiti da una mosca ronzante.
I due mostriciattoli si inginocchiarono davanti ai loro capi, che se ne stavano seduti a bere, mentre Scimmiotto si posava sullo stipite della porta ad ascoltare.
"Grandi re!"
"Eccovi qua" esclamarono i mostri posando i bicchieri.
"Eccoci."
"Avete catturato Scimmiotto il Novizio?"
I due si prosternarono senza osare aprir bocca. Nuova domanda, nuova prosternazione. La terza volta caddero del tutto per terra e balbettarono: "Vogliate perdonarci, meritiamo mille morti. Mentre camminavamo sulla montagna ci siamo imbattuti in un immortale dei monti Penglai. Ci ha chiesto dove andavamo, e noi abbiamo risposto: 'A catturare Scimmiotto il Novizio'. L'immortale ci ha detto che anche lui aveva un conto in sospeso e ha offerto di aiutarci, ma noi abbiamo risposto che non occorreva, perch avevamo i nostri tesori che aspiravano le persone. Anche l'immortale aveva una zucca, che poteva aspirare tutto il cielo. Mossi da un'ambizione insensata, ma per uno scopo di buona gestione domestica, abbiamo pensato che un baratto fosse conveniente. Avevamo proposto: zucca per zucca; poi Bestiola Maligna ha aggiunto il suo vaso. Chi avrebbe potuto prevedere che quell'oggetto di immortali non si potesse toccare con mani profane? Quando lo abbiamo preso in mano, uomo e zucca sono scomparsi. Speriamo ardentemente che ci potrete perdonare questo errore, anche se certo merita la morte."
"Ma bene! Ma bravi!" tuon il mostro maggiore. "Evidentemente Scimmiotto vi ha imbrogliato facendosi passare per un immortale. Questo re scimmia ha immensi poteri, conosce tutti, sa mettere in moto mezzo mondo. Mi chiedo quale sia stata la fottuta divinit che l'ha fatto uscire dalla sua prigione per scroccare i nostri tesori."
"Calma la tua collera, fratello" intervenne il minore. "L'insolenza di quel macaco  incredibile. Capisco che sia scappato, se ne aveva i mezzi; ma perch derubarci? Se non mi riesce di catturarlo, che io possa perdere il mio posto di mostro sulla strada dell'Ovest!"
"Come conti di fare?"
"Abbiamo perso due presdi; ma ne abbiamo altri tre, che dovrebbero bastare."
"Quali sono?"
"La Spada delle Sette Stelle e il Ventaglio di Foglie di Banano li abbiamo sottomano. La Corda da Tenda d'Oro la tiene nostra madre, nella Grotta del Drago Schiacciato. Mandiamo un paio di ragazzi a invitare la mamma ad assaggiare con noi le carni del monaco cinese, e chiediamole di portare la corda d'oro per catturare Scimmiotto."
"Chi dobbiamo mandare, secondo te?"
"Di sicuro non questi buoni a nulla" e grid a Diavolo Furbo e Bestiola Maligna di levarsi dai piedi.
"Zitto, ci  andata molto meglio del previsto" commentavano fra loro. "Ce la caviamo senza botte, e quasi senza rimproveri."
"Di solito mi accompagnano Tigre Gratta Montagne e Drago di Mare: potremmo incaricare loro" sugger il fratello minore.
Furono chiamati, vennero a inginocchiarsi e ricevettero le istruzioni:
"Dovrete stare bene attenti."
"Staremo attenti."
"Ci vuole molta prudenza."
"L'avremo."
"Sapete dove abita la signora nostra madre?"
"Sappiamo."
"Allora andateci subito, per la via pi breve, salutatela da parte nostra e ditele che la invitiamo a pranzo. Trover un piatto di carne di monaco cinese. Ditele che, da parte sua, porti la Corda da Tenda d'Oro, che ci serve per catturare Scimmiotto."
I due mostriciattoli partirono immediatamente. Come avrebbero potuto sospettare che Scimmiotto era presente e non aveva perduto una parola? Infatti spieg le ali, ronz al seguito di Tigre Gratta Montagne e si pos su di lui. Dopo due o tre li, Scimmiotto ebbe l'idea di ammazzarli, ma ci ripens: "Sarebbe facilissimo, ma io non so l'indirizzo di questa signora che possiede la corda d'oro. Prima di colpire, sar bene che ne sappia di pi."
Il bravo Scimmiotto, con ronzio discreto, lasci il suo mostriciattolo, attese che avanzasse un centinaio di passi e con una scossa si trasform a sua volta in mostriciattolo, con un berretto di volpe in testa e il suo grembiule di pelle di tigre indossato al rovescio.
"Ragazzi, aspettatemi!" grid correndo dietro agli altri due.
Drago di Mare volse il capo e domand: "E tu da dove vieni?"
"Fratello, non riconosci pi le persone di casa?"
"Tu non sei di casa."
"Come no! Guardami bene."
"Faccia nuova; non ti ho mai visto."
"Sono del distaccamento esterno. Perci non vi ricordate di me."
"In effetti, la gente del distaccamento esterno io non la conosco. E dove stai andando?"
"Vengo con voi. Il grande re mi ha detto che vi aveva inviato dalla vecchia signora per invitarla a mangiare il monaco cinese e chiederle di portare la corda d'oro per catturare Scimmiotto il Novizio. Temeva che camminaste piano e vi perdeste a giocare, in modo da compromettere la vostra missione. Perci mi ha mandato a dirvi di affrettare il passo."
Udito che sapeva tutto, i due mostriciattoli non ebbero sospetti. Affrettarono il passo e corsero per otto o nove li.
"Si va fin troppo svelti!" ansim Scimmiotto. "Quanta strada avremo percorso da casa?"
"Quindici o sedici li."
" ancora lontano?"
"In quella foresta, davanti a noi."
La foresta era vicina. Scimmiotto si lasci superare dai due, tir fuori il suo randello e glielo abbatt sulla testa. Poverini, non erano fatti per reggere botte simili: si ridussero immediatamente come frittelle farcite. Dopo averli nascosti in un cespuglio sul ciglio della strada, il Novizio si strapp un pelo e lo trasform nel sosia di Tigre Gratta Montagne, mentre lui prese l'aspetto di Drago di Mare; e in questa forma se ne and bel bello alla Grotta del Drago Schiacciato per invitare la vecchia orchessa. Un bell'esempio

Di quanto posson le trasformazioni
E in quanti modi i casi si manipolano.

In quattro salti fu nella foresta e scorse un portale a due ante di pietra. Era semiaperto ma Scimmiotto, per non entrare senza permesso, bel: "Aprite, aprite!"
La diavolessa portinaia sbuc dalla porta e chiese: "Da dove venite, giovanotti?"
"Veniamo dalla Grotta dei Fior di Loto del Monte Cima Piatta; portiamo un invito per la signora."
"Venite avanti!"
Superata la seconda corte, Scimmiotto allung il collo per osservare l'interno e vide una vecchia che troneggiava in mezzo alla sala. Che aspetto aveva?

Capelli bianchi in crocchie scarmigliate,
Occhi vivaci nel viso rugoso,
I denti malandati. Il suo colore
Ricorda un vecchio tronco d'abetaia
Sotto la pioggia. In testa un fazzoletto
Di seta bianca; pendon dagli orecchi
Grandi orecchini d'oro scintillante.

Il grande santo esit sull'uscio, fece una smorfia di disappunto e gli venne da piangere. Scimmiotto piange! La vecchia gli avr fatto paura? Ma se provasse paura, piangerebbe? Perch piangere, dopo averne disinvoltamente combinate tante a quella gente, rubati i tesori, spiaccicati i fattorini? In vita sua gli  capitato, per esempio, di essere messo a friggere dentro una pignatta di olio bollente e di trascorrervi diversi giorni, naturalmente senza versar lacrime. Ecco che cosa gliele faceva versare in quel momento. Pensava: "Mi sono trasformato in mostriciattolo per invitare questa brutta vecchia, ma ora non posso restare ritto mentre le parlo, mi dovr prosternare. Finora non sono mai sceso a compromessi con la mia dignit. In vita mia mi sono prosternato a tre persone: al Buddha del Paradiso dell'Ovest, a Guanyin dei mari del Sud e quattro volte al maestro, quando mi ha liberato al Monte della Frontiera. Per lui mi sono spremuto le sei viscere, oltre al fegato e ai polmoni, ho impegnato il mio cuore, con i suoi tre peli e sette buchi. Ma si vede che non basta. Quanto potranno valere quegli stracci di sutra? Ora dovr gettarmi a terra davanti all'orchessa. Non c' altro modo, altrimenti mangerebbe la foglia. Lo faccio proprio perch il maestro  in grosse difficolt. Miseria, che umiliazione mi tocca subire!"
Entr risoluto e si inginocchi: "Signora, permettetemi di prosternarmi."
"Alzati, figliolo, alzati!"
Scimmiotto, dentro di s, si sent molto sollevato: "Se lo dice lei... Meno male, mi  andata meglio di quanto temevo."
"Da dove vieni?" domand l'orchessa.
"Dalla Grotta dei Fior di Loto del Monte Cima Piatta. Le loro maest mi hanno ordinato di invitare la signora ad assaggiare carne di monaco cinese; e vi chiedono di portare con voi la Corda da Tenda d'Oro per catturare Scimmiotto."
"Che bravi ragazzi, quante attenzioni per la loro mamma!" esclam l'orchessa tutta contenta. E ordin di preparare il palanchino.
"Chi l'avrebbe detto!" pens Scimmiotto. "Anche le orchesse vanno a spasso in palanchino."
Dalla corte posteriore due mostriciattole portarono davanti alla porta un palanchino di giunco e vi appesero tendine di seta azzurra. La vecchia orchessa si alz pesantemente, usc dalla grotta e and a sedersi nel palanchino. Un codazzo di mostriciattole la segu portando specchi, fazzoletti, asciugamani, boccette di profumo e altri oggetti da toilette. La vecchia le apostrof: "Perch mi seguite? Vado dai miei figli: credete che mi facciano mancare chi mi serva? Non ho bisogno di sentirvi starnazzare. Restatevene a casa e chiudete la porta."
Rientrarono tutte, salvo le due che dovevano portare il palanchino.
"Come si chiamano gli inviati dei miei figli?" chiese l'orchessa.
"Lui si chiama Tigre Gratta Montagne" si affrett a rispondere Scimmiotto, "e io Drago di Mare."
"Camminate in testa, fateci da battistrada."
"Mi tratta come se fossi il suo attendente" pens Scimmiotto; ma non os rifiutare, e fece da battistrada, gridando ai quattro orienti di liberare la strada.
Dopo cinque o sei li si sedette su una roccia, e quando fu raggiunto dal palanchino propose: "Perch non ci si ferma un momento a riposare? Avrete le spalle indolenzite."
Le mostriciattole, nulla sospettando, posarono il palanchino. Scimmiotto si era strappato un pelo e lo aveva trasformato in una bella focaccia dorata, che andava mordicchiando.
"Signori messaggeri" chiesero le ragazze "che cosa mangiate?"
" un po'imbarazzante, ma dopo aver fatto tanta strada per portare l'invito alla signora, non ci  stato offerto niente; ci  venuta fame. Queste sono provviste portate da casa. Se potete aspettare un momento, finiamo presto."
"Che bella focaccia! Potremmo assaggiare anche noi?"
"Ma certo, siamo in famiglia. Prendetene quanta volete."
Le innocenti mostriciattole si fecero intorno a Scimmiotto per avere la loro parte, e l'ebbero infatti. Cavato il randello, gli diede un colpetto sulla testa che ne ridusse una in poltiglia, mentre l'altra, appena sfiorata e non del tutto morta, rantolava con la testa rotta. La vecchia sent un rumore e sporse il capo per vedere, ma Scimmiotto con un balzo le si par davanti e sfond la testa anche a lei. Poi tir fuori dal palanchino ci che ne rimaneva per scoprire di che cosa si trattasse, e vide che era una volpe a nove code.
"Brutta bestiaccia!" comment Scimmiotto ridendo. "Se ti facevi dare della 'signora', io dovrei farmi dare almeno del 'signor bisnonno'."
Il bravo re scimmia frug il cadavere finch trov la corda d'oro, se la mise nella manica e disse allegro: "Le risorse di quei diavoli diminuiscono un altro po'; questo  il terzo tesoro che mi prendo."
Con suoi peli debitamente trasformati, duplic di nuovo Drago di Mare e le due mostriciattole portatrici del palanchino; da parte sua prese il dignitoso aspetto della vecchia signora, si sedette, e il convoglio riprese il cammino come se niente fosse accaduto.
All'arrivo alla grotta, i peli battistrada gridavano: "Aprite! Aprite!"
Il portinaio si affacci alla porta: "Gi di ritorno, Tigre Gratta Montagne e Drago di Mare? Avete invitato la signora madre?"
"Eccola nel palanchino."
"Aspettate qui, che vi vado ad annunciare." "Grandi re, la signora  arrivata" fu l'annuncio.
Gli orchi fecero portare all'ingresso un tavolino per l'incenso, al fine di ricevere l'ospite degnamente. Udendo l'ordine, Scimmiotto fu molto divertito: "Che fortuna! Finalmente anch'io sono diventato qualcuno. Finora ho fatto l'inserviente e ho corso il rischio di andare a prosternarmi a una volpe. Ma adesso mi tocca la parte della madre loro: ho diritto al rituale dei quattro saluti. Non sar niente di speciale, ma ci guadagner le loro teste."
Il bravo Scimmiotto, sceso dal palanchino, si rassett le vesti e ricuper i propri peli. Segu il portinaio a passi lenti, dandosi un contegno imponente e raffinato, con certi ancheggiamenti che aveva visto fare alla vecchia. Mostri e mostriciattoli lo accolsero in ginocchio, mentre suonava la fanfara e il fumo dell'incenso saliva da un bruciaprofumi di Boshan. Entrato nella sala principale, si sedette rivolto a sud. Gli orchi si prosternarono gridando: "Signora madre, i vostri figli vi salutano rispettosamente!"
"Alzatevi, figlioli."
Intanto Porcellino, appeso a una trave del soffitto, si mise a ridere.
"Sei pi coraggioso di quel che credevo, fratello" comment Sabbioso. "Sei stato appeso per il collo finch risata ne segua."
"Ho i miei motivi, fratellino."
"E quali sono?"
"C' in giro odore di equipuzio."
"Come fai a saperlo?"
"Quando quella l si  curvata per invitare i suoi figli a rialzarsi, dalla gonna le  spuntata una coda di scimmia. Io sono appeso pi in alto di te e l'ho vista bene."
"Zitto, ascoltiamo che cosa dicono."
"Giusto; sentiamo."
La falsa madre, seduta al posto d'onore, domand: "Figlioli, per quale motivo mi avete chiesto di venire?"
"Madre, sono vari giorni che non abbiamo avuto occasione di manifestarvi il nostro rispetto e la nostra obbedienza filiale. Inoltre stamani siamo riusciti a catturare il monaco cinese, e non oseremmo disporne senza di voi. Perci vi abbiamo invitata: perch possiate vederlo da crudo, e poi assaggiarlo cotto al vapore. Vi allungher la vita."
"Figlioli, a me la carne del monaco cinese non interessa. Per ho sentito dire che le orecchie di Porcellino sono deliziose: non potreste tagliargliele e farle preparare? Le potremmo accompagnare con un bicchier di vino."
"Porca miseria,  venuto a tagliarmi le orecchie" borbott Porcellino. "Faccio male se mi metto a gridare?"
Proprio in quel momento una torma di mostriciattoli si precipit nella sala gridando: "Disgrazia! Scimmiotto ha ucciso la signora e ha preso il suo posto."
A queste parole l'orco maggiore, con decisione fulminea, sguain la Spada delle Sette Stelle e la vibr su Scimmiotto. Ma il grande santo schizz via riempiendo la grotta di un lampo accecante di luce rossa. Era uno scherzetto che lo divertiva molto. Per la precisione si chiamava: ci che si concentra prende forma, ci che si dissipa diviene soffio impalpabile. Fece su tutti quanti una grande impressione: gli orchi tremarono di spavento, le altre creature malefiche si mordevano le dita e scuotevano il capo.
"Fratello" propose l'orco maggiore "si potrebbero restituire a Scimmiotto il monaco cinese e tutto il resto, per metter fine al conflitto."
"Ma che ti viene in mente? Catturarli mi  costato lavoro e fatica; ora tu ti fai impressionare dai sotterfugi di Scimmiotto e vorresti rinunciare. Fuggi la spada perch hai visto la punta: non  agire da coraggiosi. Non precipitiamo le cose. Si parla tanto dei poteri magici di Scimmiotto, ma io non li ho sperimentati di persona, bench una volta l'abbia incontrato. Indosser l'armatura e lo provocher a battaglia per tre volte. Se supero la prova, ci terremo il monaco cinese e ce lo mangeremo. Se non la supero, ci sar sempre tempo di restituirgli tutto."
"Saggio fratello, sono d'accordo" rispose il maggiore; e mand per l'armatura.
Quando l'orco minore si fu equipaggiato di tutto punto, usc all'aperto brandendo la spada preziosa e grid: "Scimmiotto, dove ti sei ficcato?"
Il grande santo troneggiava su una nuvola; guard gi e vide lo sfidante:

Elmo in capo pi bianco della neve,
Di risplendente acciaio la corazza,
In vita una cintura di caimano,
Gli stivali di morbida bazzana:
Del grande Erlang sembra il vivo ritratto.
Alza la Spada delle Sette Stelle
Ed arde di furore senza freni.

"Scimmiotto!" url l'orco. "Rendimi subito i miei tesori e mia madre! Poi con il tuo monaco potrai andare a cercarti tutte le scritture che vorrai."
"Maledetto" lo insult il grande santo, "non riconosci pi tuo nonno? Sbrigati a restituirmi maestro, condiscepoli, cavallo e bagagli, e aggiungi provviste per il viaggio a occidente. Se non ti piace, compra la corda e impiccati da solo: evita almeno a tuo nonno di sporcarsi le mani."
A queste provocazioni l'orco balz altissimo sulle nuvole e discese su di lui puntando la spada per trafiggerlo, ma Scimmiotto lo fronteggi con la sua sbarra di ferro. Intrapresero per aria un duello memorabile.

Giocatore di scacchi o capitano
Davanti ad avversario equivalente:
L'uno sprizza di gioia e si diverte,
L'altro minaccia di vincer lo scontro.
I divini guerrieri si combattono
Come tigri striate, o come draghi.
Scintillano le scaglie nella lotta,
Denti e artigli balenan da ogni parte.
L'uno si muove e balza senza tregua,
L'altro non d respiro negli attacchi.
Passa il randello a un sol dito dal cranio,
La spada manca il cuore d'un capello.
Come stella polare questo  altero,
Quello  furioso come un temporale.

Si scontrarono per trenta riprese senza decidere il combattimento.
"Questa maledetta creatura sostiene bene gli assalti del mio randello" si disse Scimmiotto con segreta soddisfazione, "ma in questo modo perdiamo tempo. Io possiedo tre dei suoi tesori; per esempio, potrei usare la zucca per chiudercelo dentro." Ma riflett: "Non funzionerebbe. Dice l'adagio: ogni cosa ha il suo padrone. Se lo chiamo per nome, posso aspettarmi che si guardi bene dal rispondere, e la cosa non funzioner. Sar meglio mettergli al collo la Corda da Tenda d'Oro."
Mentre con una mano conteneva gli attacchi dell'avversario, con l'altra afferr la corda e gliela lanci al collo. Ma quel diavolo conosceva l'oggetto meglio di lui, e sapeva sia l'incantesimo per serrarlo, sia quello per aprirlo. Preso per il collo, recit l'incantesimo giusto e la corda si apr; cos pot togliersela e lanciarla a sua volta al collo di Scimmiotto. Questi volle usare il metodo di rimpicciolirsi, nell'intento di sgusciarne fuori, ma l'orco pronunci la formula di costrizione, e il povero Scimmiotto ne rest mezzo strangolato. L'orco si prov anche a spaccargli la testa con sei o sette colpi della sua preziosa spada, ma non riusc a lasciargli nemmeno il segno.
"Che testa dura ha questa scimmia! Non vorrei finire per danneggiare la spada. Ne riparleremo quando saremo nella grotta. Intanto rendimi subito gli altri due tesori."
"Quali tesori vai cercando?" tergivers Scimmiotto. Ma l'orco lo perquis scrupolosamente e fin per scovare sia la zucca, sia il vaso. Poi afferr il capo libero della corda e trascin con s il prigioniero a casa sua.
"Fratello maggiore, l'ho preso."
"Chi hai preso?"
"Scimmiotto il Novizio. Vieni a vederlo."
Il maggiore, raggiante di gioia, lo riconobbe: " proprio lui. Legalo a un pilastro e vieni a farti festeggiare."
Dopo averlo legato ben bene, se ne andarono a bere nella sala posteriore. I movimenti che Scimmiotto faceva contro il pilastro attirarono l'attenzione di Porcellino, appeso al soffitto, che quando lo riconobbe si fece una bella risata: "Fratello, a quanto pare non ce la farai a mangiarmi le orecchie."
"Sta zitto, bestia. O ci stai bene, lass? State tranquilli, mi sbrigo a liberarmi e sciolgo anche voi."
"Non brilli certo per modestia. Lui salva tutti: ma intanto  legato come un salame. Lascia stare: tanto vale che moriamo tutti insieme e ci ritroviamo all'inferno."
"Non dire scemenze. Vedrai che ne so uscire."
"Mi piacerebbe vedere come farai."
Mentre chiacchierava, Scimmiotto non perdeva d'occhio i due orchi, che bevevano nella sala contigua. Vari mostriciattoli andavano e venivano da tutte le parti, indaffarati a portare piatti e piattini, coppe e brocche di vino: la sorveglianza sui prigionieri restava allentata. In un momento in cui nessuno era vicino a lui, Scimmiotto fece cadere l'ago che teneva dietro l'orecchio, ci soffi sopra e mormor: "Cambia!" Esso si trasform in una lima d'acciaio temprato. Con la lima ruppe la corda d'oro che gli stringeva la gola e si liber. Poi si strapp un pelo, gli diede la sua forma e lo leg al suo posto; mentre prendeva le sembianze di uno dei tanti mostriciattoli di servizio.
Porcellino dalla sua trave gridava: "Sorpresa! La falsit  legata, la verit appesa!"
"Che cosa grida quel Porcellino?" chiese l'orco maggiore posando il bicchiere.
Il falso mostriciattolo si avvicin per servirlo e spieg: "Porcellino istiga Scimmiotto a fuggire con qualche trasformazione. La scimmia rifiuta, e quello lass fa il diavolo a quattro."
"Si dice che Porcellino sia un ingenuo" intervenne il minore. "Vedo invece che  una bella carogna. Dagli venti vergate."
Scimmiotto and a procurarsi la verga.
"Vacci piano" gli soffi Porcellino, "oppure spiattello chi sei."
"Mi sono liberato anche nel vostro interesse; perch mi vuoi sabotare? E non capisco come abbia fatto a riconoscermi: nessun altro qui si  accorto chi sono."
"La testa l'hai cambiata, ma hai dimenticato il culo. E ci porti sopra due inconfondibili chiazze rosse, no?"
Scimmiotto scivol nelle cucine; in un angolo buio and a grattare un po'di fuliggine dalle pentole, se la spalm sulle natiche e ritorn nella sala.
"Chiss dov' andata a strofinarsi questa scimmia" sghignazz Porcellino quando lo rivide, "per annerirsi le chiappe in quel modo."
Il grande santo ci sapeva fare. Pieg il ginocchio davanti a uno degli orchi: "Grande re, quel tale Scimmiotto non fa che agitarsi: finir per rompere la corda d'oro. Non sarebbe meglio legarlo con una fune pi grossa?"
"Hai ragione" rispose il mostro, e si tolse dalla vita e gli tese una cintura ornata da un motivo di barbari e leoni affrontati. Scimmiotto, sostituendo la corda d'oro, se la fece scivolare nella manica, e port invece all'orco un suo pelo trasformato; questi lo prese distrattamente, mentre continuava a bere.
Dopo aver messo le mani sul tesoro, Scimmiotto sgusci fuori dalla grotta, riprese la propria forma e si present all'ingresso: "Ehi, mostro!" gridava.
Accorse il portinaio: "Chi sei, per permetterti di fare questo baccano?"
"D al tuo maledetto capo che  arrivato Scimmiotto Stravizio."
Il mostriciattolo ubbid.
"Abbiamo appena catturato Scimmiotto il Novizio; da dove salta fuori questo Scimmiotto Stravizio?" si stup l'orco maggiore.
"Niente paura" replic il minore; "abbiamo i nostri tesori: prender la zucca e lo aspirer."
"Stai attento!" raccomand il maggiore.
Il minore usc con la zucca e vide la copia autentica di Scimmiotto, solo un po'pi basso di statura. "Da dove vieni?" domand.
"Sono il fratello minore di Scimmiotto il Novizio. A quanto pare avete imprigionato mio fratello, e io sono venuto a regolare i conti."
"L'ho preso proprio io; ora  chiuso nella mia grotta. A quanto pare sei venuto per azzuffarti, ma io non ne ho nessuna voglia. D'altronde non oseresti nemmeno rispondermi se ti chiamassi per nome."
"Non mi fai mica paura. Chiamami quante volte vuoi, e stai sicuro che ti risponder sempre."
L'orco balz in aria, apr la zucca tenendola con la bocca rivolta verso il basso e grid: "Scimmiotto Stravizio!"
Scimmiotto non osava rispondere, per paura di essere aspirato.
"Che cosa aspetti a rispondere?" chiedeva l'orco.
"Non sono sicuro di aver capito bene. Ripeti, per favore."
"Scimmiotto Stravizio!" ripet il mostro.
Scimmiotto almanaccava: "Quello non  il mio vero nome, ma uno pseudonimo che ho inventato. Se rispondessi al mio vero nome sarei certo aspirato, ma con il nome falso non dovrebbe funzionare."
Si azzard ad accennare di s con il capo e si trov immediatamente aspirato nella zucca, dove fu sigillato con un nastro di carta. Per mettere in funzione l'attrezzo magico non faceva differenza che il nome fosse vero o falso; bastava il minimo segno di consenso.
Il grande santo si ritrov nel buio assoluto. Prov a spingere in alto la testa, ma non serv a nulla: il sigillo era ermetico. Incominci a inquietarsi: "I mostriciattoli, sulla montagna, andavano dicendo che la gente chiusa qui dentro viene liquefatta in tre ore e mezza; non far per caso quella fine?" E rifletteva: "Non credo di correre rischi. Non sar tanto facile dissolvere il mio corpo: il soggiorno di quarantanove giorni nel forno degli otto trigrammi, che ho fatto a suo tempo, mi ha forgiato cuore e fegato d'oro, viscere d'argento, testa di bronzo, schiena di ferro, occhi di fuoco e pupille di metallo. Come si fa a liquefarmi in tre ore e mezza? Voglio proprio vedere."
L'orco minore rientr in casa e annunci al fratello: "Ho imprigionato Scimmiotto Stravizio nella zucca."
"Bravo, saggio fratello! Ora siediti e aspetta. Non si pu togliere il sigillo prima che, agitando la zucca, si senta il liquido sciabordare."
Scimmiotto, che udiva tutto, pensava: "Per quanto mi agitino, non riuscir a convincerli di essermi liquefatto. Potrei far pip; in questo modo sentirebbero lo sciabordio, toglierebbero il sigillo e io ne approfitterei per svignarmela. Per ci sono aspetti negativi: potrebbero accorgersi del rumore che faccio urinando; e in ogni caso mi bagnerei tutto il vestito. Sar meglio che imiti il rumore atteso con la bocca. Il vecchio Scimmiotto la scamper anche questa volta."
Lui era pronto, ma gli orchi continuavano a bere e non si davano altro pensiero. Per richiamare la loro attenzione, Scimmiotto mand un grid: "Oh dio, mi si stanno sciogliendo gli stinchi!"
Nessuna reazione.
"Accidenti, mi scompaiono le anche fino all'osso!"
"Quando la liquefazione giunge alla vita" disse il maggiore, "si completa poi in un baleno: possiamo togliere il sigillo e dare un'occhiata."
Udendo queste parole, Scimmiotto si strapp un pelo e lo trasform nella met superiore del proprio corpo. Lui stesso si mut in un insettino e si appost vicino all'imboccatura. Nell'istante in cui gli orchi tolsero il sigillo, vol via e riprese l'aspetto di Drago di Mare, uno dei mostriciattoli che erano andati a invitare la vecchia orchessa. Si tenne alle spalle dei due, mentre l'orco maggiore scuoteva la zucca qua e l e ci guardava dentro. Quando vide quel busto sul fondo, non stette a guardar meglio, ma grid spaventato: "Chiudi, chiudi! C' ancora parecchio da sciogliere."
Il minore riapplic il sigillo. Il grande santo sghignazzava dentro di s: "Se sapessero dov', in questo momento, il vecchio Scimmiotto!"
Il maggiore si alz, riemp una grande coppa e la porse a due mani al minore: "Prendi e bevi, saggio fratello."
"Perch queste attenzioni?"
"Gi non era impresa da poco impadronirsi del monaco cinese, di Porcellino e di Sabbioso. Ma in aggiunta hai legato Scimmiotto il Novizio e liquefatto Scimmiotto Stravizio. Sono imprese che meritano un brindisi in pi."
Il fratello minore non poteva certo rifiutare la coppa. Poich gi teneva in mano la zucca, l'affid a Drago di Mare che gli stava accanto; e bisognava vedere con quanta precauzione e rispetto quest'ultimo la reggeva.
Vuotata la coppa, il minore volle ricambiare il brindisi. "Non occorre" disse il maggiore; "baster che ti tenga compagnia."
Erano cos occupati nei loro scambi di cortesie, che il mostriciattolo accanto a loro, mentre li osservava a occhi sgranati, ebbe tutto il tempo di far scomparire la zucca nella propria manica e di sostituirla con un oggetto simile ricavato dalla trasformazione di un pelo. Quando l'orco riprese la zucca, non vi dedic attenzione; si risedettero a tavola e la bevuta continu.
Scimmiotto si allontan quatto quatto ridacchiando fra s: "Per furbi che siano gli orchi, anche questo tesoro ritorna in mano mia."
Se poi non sapete, in fin dei conti, come giunse a salvare il suo maestro e a sterminare gli orchi, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 35
SCIMMIOTTO E I SUOI FRATELLI

IN CUI L'ETERODOSSO DISPIEGA LA SUA FORZA CONTRO GIUSTA-NATURA E LA SCIMMIA DELLO SPIRITO, PADRONA DI TESORI, SOTTOMETTE DIAVOLI PERVERSI.


Natura piena e chiara penetra in ogni cosa:
Dalla rete d'inganni si libera d'un balzo.
Le arti di trasformarsi e di vivere a lungo
Non sono alla portata dei comuni mortali.
Cicli di pace e guerra si ripetono sempre
E il mondo ad ogni kalpa ricomincia daccapo.
Negli anni innumerevoli dei molteplici eoni
Del grande vuoto brilla sempre il raggio divino.

Questo poema presenta segrete corrispondenze con le meraviglie della Via seguita dal grande santo Scimmiotto. Infilandosi nella manica il tesoro dell'orco, si disse allegramente: "Questo diavolaccio si  dato tanto da fare per catturarmi, e c' riuscito come a pescare la luna nello stagno. Credo che per me, invece, metterlo in trappola sar facile come fondere il ghiaccio con il fuoco."
Scivol all'aperto, riprese il suo aspetto e ricominci a gridare a gran voce: "Spirito maligno, apri la porta!"
"Che altro c'?" chiese il portinaio affacciandosi.
"Spicciati ad avvisare il tuo vecchiaccio schifoso che c' qui Scimmiotto Precipizio."
Il mostriciattolo corse ad annunciare: "Grande re, si  presentato alla porta un certo Scimmiotto Precipizio."
"Saggio fratello" esclam allarmato l'orco maggiore, "c' qualcosa che non va. Ci siamo ficcati in un bel vespaio! Abbiamo gi legato il Novizio con la corda d'oro e chiuso Stravizio nella zucca; ed ecco che sbuca fuori questo Precipizio. Spero che la serie dei fratelli non conti altri esemplari."
"Non temere" replic il minore. "Nella zucca c' posto per mille persone. Dove  entrato Stravizio, possono entrare Precipizio e tutti gli altri come lui. Aspetta che dia un'occhiata e faccia piazza pulita."
"Va bene, fratellino, ma sta attento."
Ed ecco il fratello minore, con la zucca in mano, che si fa avanti con marziale aria di superiorit e interpella lo straniero con voce tonante: "Qual' la tua casata, per osare di venir qui a far baccano?"
"Non mi riconosci?

La Grotta del Sipario Torrenziale
Fu la mia casa. Per aver causato
Del disordine in Cielo, pensionato
Fui per parecchi anni. Ultimamente
Mi sono fatto seguace del Buddha
Ed al Colpo di Tuono mi dirigo
In cerca di scritture. A tutti i diavoli
Che incontro sul cammino do un assaggio
Dei miei poteri in fatto di magia.
Rendimi il mio maestro, e tu ritrati
Nei tuoi confini, non cercar conflitti;
All'ira non mi spinger, se vuoi vivere!"

"Vediamo. Non intendo battermi con te" replic l'orco. "Ma tu sei capace di rispondermi, se ti chiamo?"
"Se chiami risponder; e tu sei capace di fare altrettanto?" replic ridendo Scimmiotto.
"La zucca magica, che aspira la gente quando la si chiama,  mia. Tu che cos'hai, per voler fare la stessa cosa?"
"Ciascuno ha la sua zucca."
"Mostrami la tua."
"Guarda qui, diavolo maledetto!" rispose Scimmiotto, cavandola un momento dalla manica e rimettendocela subito, per non farsela sottrarre.
Il mostro rimase esterrefatto e pens: "Da dove verr mai quella zucca?  la copia identica della nostra, come se fosse cresciuta sulla stessa pianta." "Scimmiotto Precipizio, da dove viene quella zucca?"
Scimmiotto non ne conosceva l'origine, e indag a sua volta: "Dimmi piuttosto da dove viene la tua."
L'orco rispose in buona fede: "La nostra zucca esiste dalla divisione del caos, quando si formarono cielo e terra. Quando la dea Nuwa, trasformazione per dissoluzione del patriarca di Sopra, fabbricava pietre per riparare la volta celeste e salvare Jambu, il mondo degli umani, scoperse ai piedi del Monte Kunlun una liana immortale da cui era nata questa zucca d'oro rosso. Fu il signore Laozi a conservarla fino ai nostri giorni."
"Anche la mia zucca viene da l" rispose imperturbabile Scimmiotto, preparandosi a ricamare sul tema.
"E come?"
"Quando il puro si separava dal torbido e il cielo era incompleto a nord ovest, come la terra a sud est, il patriarca di Sopra si dissolse e si trasform in Nuwa per colmare le lacune. Si trovava appunto ai piedi del Monte Kunlun quando trov la liana con due zucche. La mia  il maschio, la tua la femmina."
"Maschio o femmina, che importa? Il vero tesoro  quello che aspira le persone."
"Hai ragione. Prova tu per primo."
Lieto della proposta l'orco balz in alto, rivolse la bocca della zucca verso il basso e grid: "Scimmiotto Precipizio!"
Il grande santo rispose parecchie volte, ma non ci fu niente da fare: la zucca non lo aspirava. Il mostro ridiscese disperato, battendosi il petto: "Non l'avrei mai creduto! Anche un tesoro simile ha trovato chi lo domina. Lei  la femmina, e quando vede il maschio non osa pi aspirare."
"Allora puoi metterla via" sugger Scimmiotto ridendo. "Adesso  il mio turno."
Con una capriola mont in cielo e, puntando la zucca sul suo uomo, grid: "Corno d'Argento!"
L'orco non os restar zitto e, come apr bocca, fu aspirato. Scimmiotto applic il sigillo con la scritta: Possa il signore Laozi agire prontamente, in conformit di leggi e regolamenti, ed esclam lietamente: "Prova anche tu, amico mio; vedrai che  un'esperienza interessante."
Discese a terra, con la zucca in mano, e si diresse verso la Grotta dei Fior di Loto con il pensiero di salvare il suo maestro. Il sentiero era ineguale e pieno di buche, le gambe di Scimmiotto erano assai storte; perci avanzava a balzelloni scuotendo la zucca qua e l, e da essa veniva uno sciabordio sempre pi forte. Perch in un tempo cos breve, chiederete?
Il corpo di Scimmiotto, raffinato in un forno alchemico, avrebbe impiegato a dissolversi chiss quanto tempo. Ma l'orco, bench fosse in grado di cavalcare le nuvole grazie all'arte magica, non si era ancora sbarazzato del suo involucro mortale; e questo prese a dissolversi rapidamente nella zucca.
Scimmiotto non lo sapeva, e si diceva ridendo: "Fratello, non so se stai pisciando o fai i gargarismi. Conosco il trucco, ma non ho nessuna fretta di aprire per vederti. Se penso come  stato facile per me uscirne indenne, credo che lascer passare un bel po'di tempo prima di guardare che cosa  stato di te."
Quando giunse all'entrata della grotta, la zucca sembrava proprio piena d'acqua.
"Suona come un tubo da divinazioni.  quello che ci vuole per fare pronostici. Gli chieder quando il maestro uscir da questa porta."
E scuoteva la zucca recitando: "Re Wen del Classico delle mutazioni, Confucio sant'uomo, Maestro del Fior di Pesco, Maestro della Valle dei Fantasmi..."
I mostriciattoli di guardia corsero ad annunciare: "Catastrofe, maest! Scimmiotto Precipizio ha messo nella zucca il secondo grande re e lo scuote per far pronostici."
L'orco anziano sent le sue anime abbandonarlo, rammollirsi le ossa e irrigidirsi i muscoli. Cadde a terra singhiozzando: "Caro fratello mio, avevamo segretamente lasciato il mondo di Sopra per godere quaggi lusso e gloria, padroni della grotta e di queste montagne. Come avremmo potuto sapere che, per colpa di questo monaco, avresti perduto la vita e il nostro legame si sarebbe spezzato!"
Tutti i mostri della grotta piangevano e singhiozzavano.
In questo concerto di lamenti Porcellino, appeso alla trave, non seppe tacere: "Non piangete, mostri! Vi spiego tutto: questi vari Scimmiotti, Novizio, Stravizio e Precipizio, sono una sola persona, il mio condiscepolo. Lui conosce settantadue trasformazioni, si infila dove vuole, vi ha rubato il tesoro e ci ha messo dentro il vostro onorevole fratello.  inutile piangere tanto, visto che  morto e non c' niente da fare. Fareste meglio a dare una pulita al forno e alle pignatte, e a mettere al fuoco agarici e porcini, germogli di soia e di bamb, glutine di grano, orecchiette e legumi; in cambio il nostro maestro potrebbe recitare il sutra dell'Accoglimento della Vita(14) in suffragio del vostro onorevole fratello minore."
L'orco maggiore esclam, pieno di collera: "Questo Porcellino, che a detta di tutti sarebbe un ingenuo, non ha proprio la testa a posto. Come pu scherzare e prendermi in giro in un momento simile?" E ordin a due mostriciattoli: "Fatelo tacere. Tiratelo gi e cuocetelo al vapore. Appena  tenero, me ne voglio prendere un'abbuffata; poi andr a combattere Scimmiotto per vendicare mio fratello."
Sabbioso se la prese con Porcellino: "Bel lavoro! Te l'ho sempre detto, di tener chiusa quella bocca. Cos il chiacchierone sar cotto e divorato per primo."
Il bestione incominciava a inquietarsi, quando un mostriciattolo comment: "Grande re, temo che non sar facile cuocere al vapore Porcellino."
"Amitbha Buddha!" esclam Porcellino sollevato. "Si capisce,  proprio cos, non si pu affatto cuocermi al vapore."
"Si pu facilitare la cottura scorticandolo prima" sugger un altro mostriciattolo.
"Ahi ahi!" esclam Porcellino in preda al panico. "Cuocermi  facilissimo: appena l'acqua arriver a bollore sar tenerissimo, senza bisogno di scorticarmi."
Mentre gemeva, venne dalla porta un mostriciattolo ad annunciare: "Scimmiotto Precipizio  ritornato alla nostra porta a insultarci."
"Ragazzi" disse l'orco maggiore, "ora non c' tempo di badare a Porcellino. Guardate quali tesori ci rimangono."
"Nella grotta ce ne sono tre" rispose il mostriciattolo che in casa aveva i compiti di economo.
"Quali?"
"Ci rimangono la Spada delle Sette Stelle, il Ventaglio di Foglie di Banano e il Vaso Sacro."
"Lasciamo perdere il vaso, che funziona come la zucca. Scimmiotto ne conosce il segreto ed  gi riuscito a prevalere su mio fratello. Portatemi subito la spada e il ventaglio."
L'economo port i due oggetti all'orco, che infil il ventaglio nel colletto della sua veste, dietro la nuca, e impugn la spada. Chiam all'appello trecento mostri grandi e piccoli e li fece armare di lance, bastoni, lacci e sciabole. Per conto suo, indoss una corazza ricoperta da una tunica di seta rossa fiammeggiante e si mise un elmo in capo. Si disposero in formazione di battaglia per catturare il grande santo.
Scimmiotto, consapevole che il fratello minore si era da un pezzo liquefatto nella zucca, se la leg alla cintura e si prepar anche lui alla battaglia impugnando la sbarra cerchiata d'oro. Ed ecco uscire dalla porta il mostro maggiore con la rossa bandiera spiegata. Che aspetto aveva?

Un elmo fiammeggiante sulla testa,
Una cintura di colori chiari,
Armatura con scaglie di dragone
Coperta da una tunica scarlatta.
Mandano lampi gli occhi spalancati,
Fuma di rabbia la barba d'acciaio.
Stringe l'agile spada, ed il ventaglio
Gli copre a mezzo la spalla sinistra.
Corre come le nubi sull'oceano
E scuote il monte con voce di tuono.
Capitano tremendo, sfida il cielo
E guida i mostri fuori dalla grotta.

Schierati i suoi mostriciattoli, il vecchio orco rivolse a Scimmiotto le sue invettive: "Scimmia maledetta, infame bruto, hai ucciso il fratello che era il mio braccio destro; ti maledico come la pi odiosa creatura!"
"Vai cercando la morte, essere malefico! Tu non puoi sopportare la perdita di un solo mostro disgraziato; come puoi pensare che io sopporti di perdere maestro e condiscepoli che hai appeso nella tua grotta: tre persone pi il cavallo? Ti sembra sensato? Restituiscili subito, aggiungi qualche provvista per il viaggio, festeggia la partenza del vecchio Scimmiotto e tieniti la tua vita da cane."
Senza altro indugio, l'orco alz la sua spada preziosa per assestare un colpo sulla testa di Scimmiotto, che par con il suo randello brandito a due mani. Che battaglia all'ingresso della grotta!

Sbarra dai cerchi d'oro contro spada
Di sette stelle gettano scintille.
Oscure nubi ricoprono il cielo,
Vento glaciale penetra le ossa.
 l'uno dominato dalla collera
Per vendicar la morte del fratello,
Ma l'altro non pu cedere di un passo
Nella sacra missione che lo impegna.
Li anima uguale determinazione,
Si batton da oscurare cielo e terra
E da fare paura anche agli di.
L'uno digrigna i denti, da spezzare
Chiodi di giada, l'altro lancia fiamme
Dagli occhi. Vanno e vengono mostrando
Alto valore ed incrociando le armi.

Dopo venti scontri non decisivi, l'orco punt la spada e grid: "Ragazzi, all'assalto!" I trecento mostri circondarono il grande santo e si scagliarono su di lui.
Il bravo Scimmiotto maneggiava freddamente il suo randello, colpendo a destra e a sinistra, parando davanti e coprendosi dietro. Ma anche i mostri avevano le loro risorse, e si infiammavano sempre pi nel combattimento: piovevano da tutte le parti, come fiocchi di borra di seta, e cercavano in tutti i modi di afferrarlo, tirandogli le gambe, prendendolo alla vita. Il grande santo dovette ricorrere al procedimento della moltiplicazione del corpo: si strapp un ciuffo di peli, lo mastic, lo spruzz intorno e grid: "Trasformazione!" Tutti i frammenti di pelo divennero Scimmiotti: i pi grandi maneggiavano le sbarre; i piccoli facevano a pugni; i piccolissimi, in mancanza di meglio, mordevano i polpacci. I mostri furono volti in fuga. Gridavano: "Grande re, si mette male! Non ce la facciamo, la montagna  piena di Scimmiotti!"
Fu la volta dell'orco di trovarsi isolato in mezzo a una folla che lo premeva da tutte le parti e gli tagliava ogni via di ritirata. Preso dal panico, pass la spada nella mano sinistra e con la destra estrasse dal suo colletto il Ventaglio di Foglie di Banano. Si rivolse verso sud, direzione dell'elemento del fuoco, verso la 'casa'del corrispondente trigramma, e con un colpo di ventaglio fece scaturire dal suolo grandi fiamme; infatti la virt di quel tesoro era di far scaturire il fuoco dovunque. Spietatamente il mostro continuava ad agitare il ventaglio: l'incendio dilag immenso. Che rogo!

Non era fuoco che cade dal cielo,
O fiamma ardente dentro la fornace;
Come non era il fuoco che arde il bosco,
O quello che riscalda le tue pentole:
 invece una scintilla derivante
Dal fuoco elementare. Quel ventaglio
Non  cosa ordinaria, n prodotto
Da mano umana; ma  un vero tesoro
Che giunge a noi dal caos originario.
Ed il fuoco attizzato fiammeggiava
Pi rosso della folgore, bruciava
In nubi iridescenti. Non saliva
Nemmeno un fil di fumo, e la montagna
Intera rosseggiava incandescente.
I pini delle cime erano torce,
I cedri sulle rupi grandi pire.
Volavan via gli uccelli, gli animali
Lasciavano le tane e si accalcavano
Fuggendo sui sentieri. Era quel fuoco,
Che riempiva lo spazio di bagliore,
Tale da fonder pietre, inaridire
La corrente dei fiumi, calcinare
Tutta la superficie della terra.

Lo spettacolo di quel feroce incendio fece tremare persino Scimmiotto, che pens: "Si mette male! Il mio corpo ci pu resistere, ma i miei poveri peli rischiano di finire fiammati come il piumino della cacciagione." Perci li ricuper con una scossa, tutti meno uno, che lasci come proprio sosia in atto di fuggire per timore dell'incendio.
Lui stesso fece con la mano il passaggio della protezione dal fuoco, si catapult fuori dalle fiamme e corse alla Grotta dei Fior di Loto per soccorrere Tripitaka. Accanto all'ingresso si vedeva un centinaio di mostriciattoli feriti, con la pelle lacerata, piaghe sul corpo, gambe spezzate, gole tagliate. Alla loro vista, il grande santo non seppe trattenere la ferocia latente nel fondo oscuro della sua natura e si gett fra loro roteando spietatamente la sua sbarra di ferro. Ahim, i loro lunghi sforzi per conseguire forma umana furono resi vani: vennero ridotti a un mucchio informe di carni e di peli.
Sterminati i mostriciattoli, Scimmiotto si precipit all'interno per liberare il maestro, ma anche l vide un vivo bagliore; fu preso dal panico: "Che fregatura! Se il fuoco  arrivato nella parte posteriore, non sar facile salvare il maestro."
Guardando pi attentamente, si rese conto che il bagliore non veniva dal fuoco: era soltanto un fascio di luce dorata emanato dal Vaso Sacro di giada color grasso di montone. Rallegrato si disse: "Ricordo di aver gi notato questo bagliore, quando il mostriciattolo portava il vaso camminando sulla montagna.  gi stato nelle mie mani e mi  stato ripreso. Cos  rimasto qui a emettere tranquillamente la sua luce."
Si impadronisce dell'oggetto, fa dietro front e se ne va, senza pi cercare Tripitaka. Uscendo si imbatte nell'orco maggiore, che viene da sud con la spada e il ventaglio in mano. Troppo tardi per evitarlo: il mostro gli assesta un gran colpo, ma il Novizio lo schiva, fa una capriola nelle nuvole e scompare senza lasciar traccia.
L'orco non vedeva intorno a s che cadaveri, la sua armata non esisteva pi; sospir penosamente e non pot trattenere il pianto. Lo testimoniano i versi:

La scimmia ed il cavallo si accaniscono,
Scesi dal cielo nel mondo di polvere
Dietro la spinta di mali pensieri.
Piange l'oca selvatica, perduto
Il suo compagno. Tutto il clan dei mostri
Venne distrutto. Subto il castigo,
Quando potr il dolore avere requie?
Quando potran ritornare alle origini?

Sempre piangendo, entr nella grotta. Cose e arredi erano intatti, ma regnava un grave silenzio, perch non c'era pi anima viva. Solo e accasciato dalla tristezza, si sedette a un tavolo di pietra, vi pos di traverso la spada, si infil il ventaglio nel colletto e si addorment di un sonno pesante. Come si dice:

Se la gioia ti stimola,
Il dolor ti deprime.

Scimmiotto, in breve, rifece la capriola in senso inverso e ritorn sulla montagna per liberare Tripitaka, tenendo il vaso legato alla cintura. La porta della grotta era semiaperta e regnava il silenzio. Egli scivol all'interno a passi felpati e vide il mostro che ronfava, con la testa appoggiata sulla tavola; il ventaglio, che gli sbucava dal colletto dietro la nuca, in parte lo nascondeva. La Spada delle Sette Stelle era appoggiata sul tavolo. Scimmiotto si avvicin in punta di piedi, si impadron del ventaglio e corse via.
I capelli dell'orco furono sfiorati dal manico, e ci bast a svegliarlo; vide Scimmiotto fuggire, impugn la spada e si butt all'inseguimento. Lo raggiunse all'aperto, dove si era fermato, aveva aggiunto il ventaglio ai trofei appesi alla sua cintura e impugnava a due mani la sbarra di ferro. Un'altra bella battaglia!

Ebbro di furore, il maledetto re dei mostri ha tutti i capelli ritti in capo: per consolare il suo cuore dovrebbe almeno afferrare il Novizio e ingoiarlo in un boccone. Lancia feroci invettive: "Hai passato ogni limite; non contento di distruggere tutte queste vite, hai rubato il mio tesoro. La guerra fra noi  senza quartiere, fino all'ultimo sangue!" Il grande santo lo apostrofa: "Tu non sai con chi parli; sei il discepolo che vuole insegnare al maestro, l'uovo che vuol rompere la pietra!" Vengono spietatamente alle mani, spada contro sbarra. Mostrano sino in fondo tutta la loro competenza nelle arti marziali. Perch, a causa della ricerca delle scritture, Fuoco e Metallo non vanno pi d'accordo, i cinque elementi sono immersi nel disordine e nel conflitto. Ciascuno mostra la propria potenza e forza magica, sollevano la sabbia e fanno rotolare le pietre. Il sole tramonta sulla lotta: il mostro  indebolito e si ritira.

Dopo trenta o quaranta scontri, mentre il cielo s'incupiva nel crepuscolo, l'orco non si sent pi in grado di combattere. Fugg, vinto, in direzione sud ovest per rifugiarsi nella Grotta del Drago Schiacciato.
Scimmiotto prese terra, si introdusse nella Grotta dei Fior di Loto e sleg il monaco cinese, Porcellino e Sabbioso. Salvati dai pericoli, tutti e tre gli resero grazie e chiesero che cosa fosse accaduto degli orchi.
"Il minore  finito nella zucca, e a quest'ora sar liquefatto da un pezzo. Il pi anziano le ha prese di santa ragione ed  appena scappato a gambe levate verso sud ovest, in direzione della Grotta del Drago Schiacciato. Dei mostriciattoli non rimane pi niente: per la maggior parte li ho sterminati in battaglia e il resto davanti alla grotta, dove si erano raccolti, mentre venivo a liberarvi."
"Caro discepolo" disse Tripitaka profondendosi in ringraziamenti, "meno male che sei stato capace di superare tutte queste prove!"
"Sono state belle prove" rispose Scimmiotto ridendo. "La vostra  stata una prova sospesa, alla lettera; mentre io ho dovuto correre come un matto, le gambe sempre in moto, peggio di un corriere che recapita posta urgente. Dentro e fuori, avanti e indietro, senza un momento di respiro. Per venirne a capo, ho prima dovuto rubare i loro tesori."
"Maestro e condiscepolo" gli disse Porcellino, "ci faresti vedere la zucca? L'orco minore, l dentro, sar completamente liquefatto."
Scimmiotto, nell'ordine, sleg il vaso sacro, poi tolse dalla manica la corda d'oro e il ventaglio e infine mostr la zucca: "Ma preferisco non togliere il tappo. Anch'io sono stato chiuso l dentro, li ho convinti ad aprire e sono riuscito a prendere il largo. Non vorrei che anche lui trovasse il modo di tirarsene fuori."
Maestro e discepoli si misero allegramente alla ricerca di riso, farina e legumi, pulirono forno e pignatte, cucinarono e, dopo aver mangiato a saziet, si coricarono per trascorrere nella grotta una piacevole notte di riposo, fino all'alba dell'indomani.
Intanto l'orco maggiore aveva trovato rifugio nella Grotta del Drago Schiacciato. Riun le orchesse, grandi e piccine, e raccont come la loro padrona era stata uccisa, il fratello aspirato nella zucca, le truppe massacrate e i tesori rubati. Le orchesse fecero un bel chiasso di pianti e singhiozzi. Dopo che si furono sfogate, l'orco disse: "Non desolatevi. Mi resta la Spada delle Sette Stelle; vi voglio schierare insieme alle truppe dei miei parenti materni, perch ci vendichiamo catturando questo Scimmiotto."
Una mostriciattola venne dalla portineria ad annunciare: "Grande re,  arrivato con le sue truppe il vostro zio materno, che abita dietro la montagna."
L'orco and di corsa a cambiarsi d'abito, per vestirsi a lutto in seta cruda, e accolse lo zio con grandi inchini.
Questo zio era il fratello minore di sua madre e si chiamava Volpone VII. I suoi esploratori gli avevano riferito della morte della sorella, delle imprese di Scimmiotto, che ne aveva assunto i sembianti per rubare i tesori dei suoi nipoti, e dei combattimenti che da qualche giorno erano in corso sul Monte Cima Piatta. Aveva riunito rinforzi, con un paio di centinaia di mostri, e si era messo in cammino passando prima dalla casa della sorella per avere notizie pi precise. Qui incontr l'orco maggiore in lutto, e pianse e si lament con lui. Solo dopo un bel po'di lacrime, il nipote fece le debite cerimonie di saluto e gli present un rapporto particolareggiato. Volpone VII fu invaso dalla collera e ordin al nipote di riprendere le armi e di abbandonare gli abiti di lutto. Salirono insieme su vento e nubi per precipitarsi verso nord est.
Era prima mattina e Scimmiotto stava appunto incaricando Sabbioso di preparare la colazione, con l'intenzione di rimettersi in cammino subito dopo averla consumata, quando si ud un gran colpo di vento. Scimmiotto corse fuori a vedere che cosa succedeva, e vide le schiere dei mostri che venivano avanti da sud ovest. Grandemente sorpreso, chiam Porcellino: "Fratellino, ritorna il mostro con i rinforzi!"
"Discepoli" balbett Tripitaka terrorizzato, "e adesso che facciamo?"
"Buoni! Niente paura. Abbiamo tutti questi congegni, con cui ci possiamo divertire" rispose Scimmiotto ridendo. Si appese alla cintura vaso e zucca, infil la corda d'oro nella manica, mise il ventaglio nel colletto, come aveva visto fare all'orco maggiore, e fece qualche volteggio di prova con la sua sbarra di ferro. Affid a Sabbioso la custodia del maestro, al sicuro dentro la grotta, e usc incontro al nemico facendosi accompagnare da Porcellino, che aveva ricuperato il suo rastrello.
I mostri erano schierati in bell'ordine di battaglia, con il re Volpone VII alla testa. Egli aveva un viso di giada, lunga barba, sopracciglia d'acciaio e orecchie a forma di coltelli ricurvi. Portava un elmo d'oro e una cotta di maglia, impugnava un'alabarda 'a cielo quadrato'.
"Te la far vedere, impudente scimmia maledetta!" gridava a gran voce. "Come hai potuto avere l'audacia di perseguitarci cos? Hai rubato i nostri tesori, ucciso i nostri parenti, massacrato i soldati, e hai anche la sfacciataggine di occupare la nostra grotta come se fosse casa tua. Porgete subito il collo tutti quanti, per ricevere il castigo che vendicher la famiglia di mia sorella."
"Mucchio di peli destinato a finir male, imparerai che cosa  capace di fare tuo nonno Scimmiotto. Non scappare senza aver assaggiato una tostata del mio bastone."
Il mostro schiv balzando da lato e lo fronteggi con la sua alabarda. Ma dopo tre o quattro scontri perse terreno, le sue forze vennero meno e dovette battere in ritirata. A Scimmiotto, che lo inseguiva, si par davanti l'orco maggiore, che sostenne tre scontri. A questo punto anche Volpone VII, ripreso fiato, volle ritornare all'assalto, ma si trov davanti Porcellino con il rastrello a nove denti. Entrambi i duelli continuavano senza giungere a una decisione, quando l'orco ordin alle truppe di circondare il nemico.
Intanto Tripitaka, seduto nella grotta, sentiva i clamori della battaglia che facevano tremare il terreno. Chiam Sabbioso e gli disse: "Va a vedere a che punto sono i tuoi condiscepoli."
Sabbioso usc, armato del suo bastone per abbattere diavoli, e aggred i mostri alle spalle con grandi grida. Volpone VII si rese conto che i suoi affari non andavano per il verso giusto e cerc di ritirarsi, ma Porcellino lo raggiunse alla schiena con un colpo di rastrello che apr nove fori da cui il sangue zampill: l'anima infelice ritornava allo stadio precedente.
Mentre ne depredava le spoglie, Porcellino constat che anche lui era una volpe.
Vista la fine dello zio, l'orco abbandon Scimmiotto per gettarsi su Porcellino, che si protesse con il rastrello. Anche Sabbioso si un alla mischia levando il suo bastone. L'orco non fu in grado di sostenere il doppio assalto e si diede alla fuga verso sud, portato da vento e nubi, con Porcellino e Sabbioso alle calcagna. Scimmiotto balz per aria, apr il vaso sacro e grid: "Grande re Corno d'Oro!"
L'orco si credette chiamato da qualcuno delle sue truppe in difficolt e si volse per rispondere: subito il vaso lo aspir, e Scimmiotto vi appose il sigillo con il nome del signore Laozi. Anche la Spada delle Sette Stelle, che era caduta nella polvere, pervenne nelle mani del Novizio.
"Fratello" diceva Porcellino, arrivando di corsa, "quella  la spada, ma l'orco dov' andato a finire?"
"Non c' pi, l'orco" rispose Scimmiotto ridendo. " finito dentro il mio bel vasetto."
Sbarazzarono il terreno dalle creature malefiche che restavano in giro e ritornarono nella grotta per dare la buona notizia a Tripitaka: "La montagna  ripulita, non ci sono pi mostri. Se volete montare a cavallo, maestro, sarebbe l'ora di riprendere il cammino."
Tripitaka non stava in s dalla gioia. Consumarono la colazione, fecero i bagagli, sellarono il cavallo e ripresero il cammino, maestro e discepoli, sulla strada dell'Ovest.
Mentre camminavano, un mendicante apparve all'improvviso sul ciglio della strada, venne avanti, prese le redini del cavallo di Tripitaka e grid: "Monaco, dove vai? Restituiscimi i miei tesori!"
"Siamo fottuti!" esclam spaventato Porcellino. "Riecco il mostro che reclama le sue cose."
Scimmiotto, che guardava attentamente, riconobbe il signore Laozi e si precipit a salutarlo: "E voi, grande signore, dove andate?"
Il patriarca mont in cielo sul suo prezioso trono di giada, e da l ripet: "Scimmiotto, restituiscimi i miei tesori!"
"Quali tesori?" chiese il grande santo montando in aria anche lui.
"La zucca mi serve come recipiente per il cinabro, il vaso per l'acqua, la spada per castigare i diavoli, il ventaglio per attizzare il fuoco e la corda d'oro  una cintura del mio guardaroba. Quei due mostri non erano altri che il garzone che sorveglia il forno dell'oro e quello che si occupa del forno dell'argento. Stavo proprio cercandoli in giro, perch erano fuggiti nel mondo di Sotto rubandomi le suppellettili di casa. Sono loro che oggi avete catturati, e ve ne sar reso merito."
"Signore, siete molto trascurato" osserv Scimmiotto, "a lasciar andare in giro persone cos pericolose. Se  gente di casa vostra, la responsabilit  vostra."
"Non sono fatti miei, io non c'entro per niente.  stata la pusa Guanyin a chiedermi di tollerare che si incarnassero in mostri, e ha anche insistito molto. Voleva mettere alla prova la vostra determinazione nel viaggio verso Occidente."
Udendo queste spiegazioni, Scimmiotto pensava: "Che vecchia strega, quella Guanyin! Quando mi ha liberato e mi ha incaricato di proteggere il monaco cinese nella ricerca delle scritture, le dicevo che il viaggio sarebbe stato difficile e pericoloso, e lei prometteva di venire di persona ad aiutarci se fosse stato necessario. Invece  stata lei a mandare questi mostri a romperci le scatole. Che lingua biforcuta! Non per niente avr vissuto tutta la vita da vecchia zitella!" E rivolgendosi a Laozi: "Se non foste venuto di persona, signore, non vi avrei restituito proprio niente. Ma dal momento che vi siete scomodato, e se le cose stanno come voi dite, ecco qua."
Il signore Laozi ricevette i cinque presdi, apr zucca e vaso per lasciarne esalare lo spirito dei due immortali e, con un gesto, li materializz in due fanciulli, d'Oro e d'Argento, che si tennero accanto a lui, uno a destra e l'altro a sinistra. Non si vide pi che un fascio di mille raggi luminosi:

Tornano alla dimora dei beati,
Volano su nel pi alto dei cieli.

Se non sapete, in fin dei conti, che cosa accadde dopo, come Scimmiotto protesse il monaco cinese, e quando raggiunsero il Paradiso dell'Ovest, vi converr ascoltare il seguito.

CAPITOLO 36
STILI DIPLOMATICI A CONFRONTO

LA SCIMMIA DELLO SPIRITO, IN LUOGO CHE LO RICHIEDE, ROMPE IL CICLO DELL'IGNORANZA. BRILLA DA UNA PORTICINA LA LUNA SCINTILLANTE.


Scimmiotto spieg al maestro come erano andate le cose: i mostri non erano che garzoni del signore Laozi presi in prestito da Guanyin, e Laozi aveva ricuperato i suoi tesori.
Tripitaka rinnov i ringraziamenti e riprese il pericoloso cammino verso occidente, armato di una pia determinazione pi ferma che mai. Rimont a cavallo, mentre Porcellino sollevava i bagagli e Sabbioso reggeva le briglie. Scimmiotto apriva la via impugnando la sua sbarra di ferro. Scesero ai piedi della montagna e si inoltrarono nella pianura. Non si finirebbe mai di raccontare le soste in riva all'acqua, i pasti all'aria aperta, le partenze nella brina, gli arrivi nella rugiada. Dopo lungo cammino, maestro e discepoli si trovarono di nuovo di fronte a un'alta montagna. Tripitaka esclam: "Discepoli, guardate com' grande e cupa quella montagna: stiamo attenti! Temo che incontriamo ancora una volta qualche insidia diabolica."
"Maestro" replic Scimmiotto, "non fatevi turbare da questi pensieri. Basta concentrarsi e mantenere lo spirito sereno, e niente potr accadere."
"Discepoli, perch  tanto difficile raggiungere il Paradiso dell'Ovest? Ricordo quando lasciai la citt di Chang'an, finiva la primavera e giungeva l'estate; da allora seguirono tante stagioni, saranno trascorsi quattro o cinque anni. Perch non arriviamo mai?"
Scimmiotto scoppi a ridere: "Ma  troppo presto, non siamo ancora usciti dalla porta."
"Lascia stare le tue solite panzane, fratello" intervenne Porcellino. "Non esistono a questo mondo residenze cos grandi."
"Il fatto , fratellino, che noi continuiamo a girare in tondo nella stessa sala."
"Caro maestro e condiscepoli" esort Sabbioso sorridendo, "non perdetevi in stravaganze inquietanti. Se esistesse una sala cos grande, dove si troverebbe una trave abbastanza lunga da reggerne il soffitto?"
"Fratellino, cerca di capire il mio punto di vista: questa sala ha per tetto il cielo; sole e luna ne sono i lampadari, le cinque montagne sacre sono le colonne che la reggono. Tutto l'universo non  che una vasta sala."
"Lasciamo perdere" fece Porcellino. "Ne abbiamo gi percorso un bel po', di questa sala."
"Basta con le chiacchiere" concluse Scimmiotto. "Seguitemi fiduciosi e non pensate ad altro."
Il bravo Scimmiotto, con la sbarra di traverso sulle spalle, si spinse avanti sulla via della montagna e guid con sicurezza il monaco cinese, che dalla sua cavalcatura osservava l'immenso e magnifico paesaggio alpestre.

Salgon cime scoscese fino al cielo,
Gli alberi che vi crescono si impigliano
Nelle nubi. Risale la vallata
Il grido lamentoso dei gibboni.
Risuonano i singhiozzi delle gru.
Si prendon gioco i folletti nel bosco
Dei legnaioli. Antiche volpi grigie
Osservano inquietanti i cacciatori.
Che gran montagna! Scarpate maestose,
Burroni senza fondo da ogni parte.
Sembran gli abeti coperti di giada,
Gli alberi morti sono soffocati
Da viticci e da liane. Acqua gelata
Scorre dalla sorgente; una frescura
Da accapponar la pelle. Dalle creste
Soffia un vento pungente. Odi il ruggito
Delle tigri ed il canto degli uccelli.
Balzano sulle rupi svelti daini,
Orde di cervi cercano pastura.
Non vedi viaggiatori sul pendio.
Porta il vento l'odore acre dei lupi
Acquattati in agguato. Non  certo
Luogo propizio alla meditazione,
Ma piuttosto dominio delle fiere.

Man mano che si addentrava nella montagna, Tripitaka tremava sempre pi di paura. Sopraffatto dalla tristezza dei luoghi, ferm il cavallo e gett un grido di angoscia: "Consapevole del Vuoto!

Quando pensai di salir la montagna,
Il re mi accompagn fuori citt.
Erbe e giuncheti incontrai sul cammino,
Suonai le campanelle ad incitare
Il mio cavallo. Salendo le alture
E guadando i torrenti valicai
Mille montagne per omaggio al Buddha.
Proteggimi, che riesca a completare
La lunga cerca! Quando rivedr
La corte ed il villaggio da cui venni?"

"Maestro, non vi tormentate" diceva Scimmiotto ridendo allegramente. "Non c' da preoccuparsi. Il successo viene da s, a coronamento dei meriti."
Mentre maestro e discepoli percorrevano il maestoso paesaggio, il disco del sole calava a occidente. Erano proprio

Tappe di dieci li senza un passante,
Al nono cielo fioriscon le stelle.
Negli otto golfi ogni nave  rientrata
Nei porti. Ovunque nelle settemila
Citt, chiuse le porte, tutto dorme.
Scende il silenzio dentro i sei palazzi
E nelle cinque sale. Sulle rive
Dei quattro mari e dei tre fiumi, inerti
Giaccion le reti. In cima alle due torri
Batton campane e rullano tamburi.
Splende nel cielo scuro un disco candido,
Unico e solo.

Guardando lontano dall'alto della sua cavalcatura, il reverendo scorse in una valletta un complesso di torri, terrazze, padiglioni e altri edifici.
"Discepoli" grid, "si sta facendo tardi, ma per fortuna vedo davanti a noi degli edifici che devono appartenere a un tempio taoista o a un monastero buddista. Chiediamo ospitalit per la notte! Riprenderemo il cammino domani."
"Giusto" rispose Scimmiotto, "ma non siamo precipitosi: prima lasciatemi vedere di che cosa si tratta."
Il grande santo balz in alto per esaminare attentamente i luoghi: era davvero un monastero.

Le murature di mattoni rossi
Chiusi da porte a chiodature d'oro,
Le terrazze che salgono a ripiani
Affacciate sui monti e sulla valle.
Il padiglione con i mille buddha
Sta davanti alla sala del Beato,
Volta verso la torre del mattino.
Alta svetta la torre a sette piani
Con i tre Venerati in bella vista.
Di fronte all'edificio sanghrma
S'innalza la terrazza di Wenshu.
Il santuario di Mile  posto accanto
Alla sala del Gran Compassionevole [...]

Scimmiotto conferm a Tripitaka: " proprio un monastero; andr benissimo per passarci la notte."
Il reverendo allent le briglie e in breve giunsero al portale.
"Maestro, come si chiama questo monastero?"
"Arriviamo adesso, non ho ancora tolto i piedi dalle staffe, e tu gi mi chiedi come si chiama il monastero. Non hai proprio riguardi!"
"Ma voi siete monaco fin dall'infanzia, avrete letto Confucio ancor prima della Legge e dei sutra. Non mi direte che siete arrivato ai vostri incarichi senza aver prima imparato bene a leggere: quei grandi caratteri sopra il portale, li comprendete o no?"
"Maledetta scimmia che parla sempre a vanvera! Ho cavalcato in faccia al sole che tramontava e ne sono rimasto abbagliato. Del resto quei caratteri sono coperti di polvere. Dammi tempo, non sono ancora riuscito a decifrarli."
Scimmiotto si allung fino a superare una statura di due tese e spolver la scritta con la mano: "Ecco qua, maestro; leggete."
C'era scritto in cinque grandi caratteri:

MONASTERO DEL BOSCO SACRO, FONDAZIONE IMPERIALE

Scimmiotto riprese la sua statura consueta e chiese: "Maestro, chi di noi deve entrare a chiedere ospitalit per la notte?"
"Ci vado da me. Voi siete cos brutti, per non dire quant' volgare il vostro linguaggio, e brutale e arrogante il vostro carattere, che sareste solo capaci di metterci in urto con tutti. Sarebbe imbarazzante vedersi rifiutare l'ospitalit per colpa vostra."
"Se la mettete cos, niente da dire. Entrate, prego!"
Tripitaka appoggi il bastone da pellegrino, si tolse il mantello da pioggia, rassett i suoi abiti e pass la soglia giungendo le mani. A breve distanza dall'ingresso si vedeva una balaustra laccata di rosso, alle estremit della quale si rizzavano due imponenti statue di guardiani ghignanti, armati di folgore.

Sembrano vivi, l'uno con la barba
D'acciaio sulla maschera di ferro,
L'altro che aggrotta grandi sopraccigli
Sopra gli occhioni tondi bianco perla.
Quello a sinistra stringe il grande pugno
Di ferro, quello a destra apre la palma
Gigantesca di bronzo. Le armature
E gli alti elmi scintillano dorati.
Nell'ovest, quante offerte fanno al Buddha!
Quanti tripodi bruciano l'incenso!

Tripitaka chin il capo e sospir: "Vedete, se da noi si elevassero statue altrettanto grandi e si bruciasse tanto incenso come qui, non avremmo bisogno di fare questo viaggio in Occidente."
Giunse alla porta del secondo cortile e vide le statue dei quattro grandi re celesti, protettori dei quattro orienti, est, nord, ovest e sud, ci che implicava il potere di regolare i venti e le piogge: Conservatore del Regno, Sa Tutto, Crescita e Vasto Sguardo. Entrando not quattro superbi pini dalle ricche chiome che formavano un alto baldacchino. L sotto c'era il santuario del Grande Eroe. Giunse le mani in segno d'omaggio, si prostern e fece il giro dell'edificio per entrare dalla porta posteriore. Vi si vedeva una statua della Guanyin dei mari del Sud che si inchina sollecita della salvezza di tutti. I muri erano coperti di abili sculture di gamberi, pesci, granchi e tartarughe, che tendevano il collo, agitavano la coda, balzavano e giuocavano tra i flutti. Il reverendo inchin il capo quattro o cinque volte sospirando: "Che peccato! Mentre tutti questi esseri con scaglie e gusci rendono omaggio al Buddha, esistono uomini che lo rifiutano."
Mentre mandava i suoi sospiri di ammirazione e dispiacimento, si apr una porticina ed entr un inserviente. Questi not la dignit fuori del comune e la finezza dei tratti di Tripitaka; perci corse da lui e lo salut: "Maestro, da dove venite?"
"Il vostro discepolo  inviato dall'imperatore dei grandi Tang, delle terre dell'Est, in cerca di scritture nel Paradiso dell'Ovest. Poich scende la sera, mi sono permesso di entrare in questo nobile luogo per sollecitare rifugio per una sola notte."
"Maestro, non me ne vogliate, ma io sono soltanto un inserviente; i miei compiti sono di spazzare il pavimento, suonare la campana e attendere ai lavori di fatica. Se aspettate, vi annuncer al superiore del convento. Se vorr accogliervi, ritorner con il suo invito; se non vorr, cercher almeno di non farvi perdere pi tempo del necessario."
"Mi dispiace di recarvi disturbo."
Il servo corse nella cella del superiore: "Signore e maestro, c' fuori una persona che attende."
Il superiore si mise un berretto alla Vairocana, indoss un kasya e apr l'uscio.
"Dov' questo visitatore?" chiese al servo, che gli addit Tripitaka: "Vedete quell'uomo dietro la sala principale?"
Tripitaka si presentava a capo scoperto, in abito alla Bodhidharma con venticinque rattoppi; ai piedi sandali infangati.
Vedendolo il superiore si arrabbi: "Non sei stato battuto a sufficienza, stupido servo? Non sai che sono un monaco pieno di responsabilit, con alti incarichi? Io accolgo soltanto i notabili che vengono dalla citt a offrire incenso. Ma quello non  che un bonzo pulcioso. Vedo dalla sua faccia che non  una persona importante:  un semplice mendicante. Scommetto che viene qui a quest'ora per scroccare una sistemazione per la notte. Non lo voglio vedere. Digli di andarsi ad accucciare in qualche angolo buio, sotto i portici. Disturbare me per queste cose!"
E volse la schiena.
A Tripitaka si riempirono gli occhi di lacrime: "Ahim: lungi dal tuo paese non vali niente;  un detto che ora comprendo bene. Ho abbandonato la famiglia sin da bambino, e non ho mai subito penitenze per cattivi pensieri o per aver mangiato cibi vietati. Non ho mai letto un sutra con animo contaminato dall'ira. Non ho mai gettato pietra contro la casa del Buddha, n raschiato oro dal volto delle statue. Ahim! Mi chiedo quali colpe avr commesso in qualche esistenza anteriore, per incontrare tanto spesso dei cattivi. Bonzo, capisco che tu non ci voglia ospitare per la notte; ma perch usare parole sprezzanti e mandarci alla cuccia negli angoli bui? Ti  andata bene che non hai usato questo tono con il Novizio; quella scimmia ti avrebbe gi rotto le gambe con il suo randello." Poi si riprese: "Lasciamo stare. Come dice il proverbio: proprio dell'uomo  rispettare i riti e la musica. Andiamo ugualmente a sollecitarlo, e vediamo quali sono le sue intenzioni."
Segu il superiore verso la sua cella: si era seduto, ancora ansimante di collera, davanti a un tavolo coperto di fogli. Sutra o pia corrispondenza? Tripitaka non os entrare, si tenne sull'uscio, s'inchin e disse ad alta voce: "Maestro di questo monastero, il vostro discepolo vi saluta religiosamente."
Il bonzo gli rese il saluto con un moto di insofferenza e chiese bruscamente: "Tu da dove vieni?"
"Il vostro discepolo  stato inviato dall'imperatore dei grandi Tang al Paradiso dell'Ovest, per salutare il Buddha vivente e cercare le scritture. Poich passavamo presso il vostro prezioso convento mentre scende la sera, sono venuto a pregarvi di offrirci ospitalit: ripartiremo domattina prima dell'alba. Spero di non recarvi disturbo."
Il superiore disse: "Dunque tu sei il monaco cinese Tripitaka?"
"Sono io, con il vostro permesso."
"Come si pu andare all'Ovest per cercare le scritture, e non conoscere la strada?"
"Non ero mai passato da queste parti."
"A quattro o cinque li verso ovest c' la locanda dei Trenta Li: vende anche cibo. Quello  il posto dove dovete passare la notte. A noi non piace ospitare viandanti che vengono di lontano."
"Maestro" replic Tripitaka giungendo le mani, "non dicono forse gli antichi: tempio, romitaggio o monastero sono gli alberghi di noi religiosi; la sola vista dell'entrata vale promessa di tre litri di riso? Perch rifiutare ospitalit?"
"Maledetti accattoni!" grid il superiore con la voce alterata dalla collera. "Sapete solo abbindolare la gente."
"Perch abbindolare?"
"Il perch lo dicono gli antichi: se la tigre entra in citt, chiudi l'uscio; anche se non ti morde, ti vuole rovinare."
"Come sarebbe a dire: rovinare?"
"Anni fa pass di qui un gruppo di monaci erranti. Erano poverissimi, testa e piedi nudi, abiti a brandelli; ebbi compassione di loro e li invitai a entrare e a sedersi ai posti d'onore. Offrimmo loro da mangiare e li fornimmo di abiti usati. Ma loro, avidi di cibo e di comodit, non vollero pi ripartire; si installarono qui per sette od otto anni. E non  tutto. Si diedero a ogni sorta di attivit sconvenienti."
"Quali attivit?"
"Per esempio

Ingannavano il tempo a lanciar sassi,
A schiodarci le porte. I giorni freddi
Rompevano gli assiti per bruciarli.
D'estate ci smontavan le finestre
Gettandole qua e l lungo i sentieri.
Con i sacri stendardi, lacerandoli,
Facevan mollettiere. Saccheggiavano
Orto e cucina; ed era pi la roba
Guasta e buttata di ci che mangiavano."

Tripitaka pensava: "Per carit! E io sarei come quei bonzi senza terra n legge?" Si sentiva sul punto di piangere, ma temeva che il superiore ridesse di lui. Perci si asciug furtivamente le lacrime con un lembo della veste, inghiott i singhiozzi, contenne il suo dispetto e se and in fretta a raggiungere i suoi discepoli.
Scimmiotto not le tracce di collera sul viso del maestro e gli chiese: "Quei bonzi non vi hanno battuto, per caso?"
"No."
"Se non vi hanno battuto" insist Porcellino, "perch vi trema la voce dalla rabbia?"
"Vi hanno insultato?" insist Scimmiotto.
"Nemmeno."
"Se non vi hanno n battuto n insultato, perch fate quella faccia contrariata? Non mi direte che  effetto della nostalgia!"
"Discepoli, non hanno piacere di ospitarci."
Scimmiotto si mise a ridere: "Allora saranno dei taoisti."
"I taoisti vivono nei templi; nei monasteri vivono i monaci buddisti" rispose secco Tripitaka.
"Il fatto , che tanto per cambiare, non sarete stato all'altezza della situazione. Se sono buddisti, sono come noi. L'adagio dice: nella comunit del Buddha siamo tutti fratelli. Sedetevi un momento, che vado io a vedere come stanno le cose."
Il bravo Scimmiotto! Si aggiust il cerchio d'oro sulla testa, strinse il grembiule e, con la sbarra di ferro in mano, and dritto filato alla sala del Buddha. Segnando a dito le tre statue, disse loro: "Voialtri, fango impastato travestito d'oro! Io proteggo il santo monaco che va in cerca dei sutra al Paradiso dell'Ovest, e che questa sera vi fa l'onore di cercare asilo proprio qui. Filate ad annunciarci! Se non ci fate buona accoglienza vi far a pezzi, tornerete al fango da cui venite."
Mentre dava in escandescenze, il grande santo entr nella sala, dove un servo accendeva i bastoncini d'incenso dell'offerta serale; li stava appunto introducendo nel brucia profumi davanti al Buddha, quando un grugnito di Scimmiotto lo fece sobbalzare di spavento. Si volse, e alla vista di quella strana grinta corse via come un pazzo, inciampando a ogni passo, verso la cella del superiore: "Maestro e signore, c' un bonzo l fuori!"
"Che possiate crepare bastonati, stupidi servi! Ho gi detto che possono andare ad accucciarsi sotto i portici, che bisogno c' di disturbarmi ancora? Apri di nuovo la bocca, e prenderai venti bastonate!"
"Maestro, questo bonzo  diverso. Ha un aspetto cattivo e pericoloso."
"Com' fatto?"
"Ha gli occhi tondi, le orecchie appuntite, la faccia pelosa e una bocca come quella del duca del Tuono. Ha in mano una grossa sbarra di ferro e digrigna i denti con ferocia, come se volesse mordere."
"Aspetta, gli dar un'occhiata."
Come apr l'uscio, vide Scimmiotto venire verso di lui. Com'era brutto! Una faccia lunga con sette gobbe e otto buche, un paio di occhiacci gialli, la fronte convessa come la testa di un martello, denti sporgenti; sembrava un granchio, con la carne di dentro e le ossa di fuori.
Il monaco, impaurito, richiuse la porta a precipizio, ma Scimmiotto ne butt gi un battente e ordin: "Svelti, senza perder tempo: preparatemi mille camere da letto belle pulite. Il vecchio Scimmiotto vuol dormire."
Rifugiatosi nell'angolo pi lontano della cella, il superiore diceva al servo: "Non c' da stupirsi che sia cos brutto: si sar deformato la bocca a forza di dire scemenze. Qui abbiamo meno di trecento stanze tutto compreso, fra sale, torri e gallerie, e lui ne vuole mille per mettersi a letto. Da dove dovremmo tirarle fuori?"
"Maestro, mi scoppia la milza dalla paura. Rispondetegli voi come volete."
Il superiore, tremando come una foglia, grid: "Reverendo, questo monastero  troppo piccolo e povero per le vostre esigenze. Provate da un'altra parte."
Prima di rispondere, Scimmiotto and in mezzo al cortile, diede alla sua sbarra il diametro di una tazza e la piant per terra: "Bonzi, se la mettete cos: fuori! Sloggiare!"
"Noi abitiamo qui sin da fanciulli, questi luoghi sono stati trasmessi dai patriarchi ai nostri maestri, e noi li trasmetteremo ai nostri discendenti. Si rende conto di quello che dice, quell'impudente? Figuriamoci se sloggiamo!"
"Signore" rispose il servo, " terribilmente scomodo, ma forse sloggiare  il meno peggio. Guardate che grosso palo ha con s! Che cosa accadrebbe se lo usasse?"
"Sei matto, dove vorresti andare? La nostra comunit, fra giovani e vecchi, conta cinquecento persone. Come si fa a sloggiare senza saper dove andare?"
"Se non sapete dove andare" intervenne Scimmiotto che aveva sentito, "mandate qui qualcuno. Dar una dimostrazione di come lavora il mio randello."
"Vai l, vediamo come lavora il randello" ordin il superiore al servo.
"Signore" rispose questi in preda al panico, "non mi potete chiedere di finire i miei giorni sotto quel palo!"
"Un'armata si monta in mille giorni e si smonta in un mattino. Non puoi rifiutarti di andare!"
"Ma quel palo, solo a sfiorarmi, mi ridurr in poltiglia."
"Vai e toglilo da l! Non capisci che, se resta piantato nel cortile, quando la notte mi capita di attraversarlo per fare i miei bisogni, ci potrei inciampare e rompermi la testa?"
"Maestro, se sapete che  tanto pericoloso, perch chiedete a me di andarlo a collaudare?"
Mentre litigavano, Scimmiotto pensava: "Che posso fare? Se ammazzo qualcuno, il maestro ricomincer a rimproverarmi la violenza. Bisogna che trovi un altro modo per spaventarli."
Accanto all'ingresso della cella del superiore c'era un grande leone di pietra: un colpo della sbarra, e cadde in polvere. Il bonzo, che guardava dalla finestra, si sent le gambe molli e si nascose sotto il letto. Il servo cercava di infilarsi sotto il forno e diceva: "Avete visto, signore, com' pesante quel bastone? Diamogli retta, che altro si pu fare?"
"Bonzi" grid Scimmiotto, "non vi spaventate: non vi voglio picchiare. Ma ditemi: quanti monaci ci sono in questo monastero?"
"Ci sono duecento ottantacinque celle" rispose tremando il superiore, "e cinquecento monaci ordinati con certificato."
"Va bene. Fai l'appello di tutti i cinquecento monaci, falli vestire da cerimonia e schierali per ricevere il mio maestro, che viene dalla corte dei Tang. A queste condizioni, non vi picchier e vi lascer restare."
"Non ci picchiare! Dovessi portarlo in spalla, il nostro ospite, lo porter!"
"Su, non perdiamo tempo."
Il superiore si rivolse al servo: "Comunque sia ridotta la tua milza - e anche il tuo cuore, se  per questo - dovrai andare a chiamare tutti per accogliere il nostro eminente signore, il monaco cinese."
Il servo non poteva far altro che correre il rischio. Tuttavia non os uscire dalla porta, ma scivol dalla gattaiola sul lato posteriore, corse alla sala principale e si mise a batter tamburi a est e percuoter campane a ovest. I monaci dei due portici accorsero in folla: "Non  ancora scesa la sera; perch suoni tamburi e campane?"
"Svelti, andate a cambiarvi e vestitevi da cerimonia" rispose il servo. "Vi dovete schierare agli ordini del superiore per fare accoglienza al gran signore che viene dalla corte dei Tang."
I monaci si prepararono e si misero in fila. Alcuni si erano avvolti nel kasya, altri portavano la tunica lunga; quelli che non avevano di meglio, si erano infilati vesti a campana; e i pi poveri, che non avevano altra veste, si drappeggiavano in qualche modo nel sarong. Scimmiotto chiese: "Ma che modo di vestirsi  questo?"
"Signore, non ci picchiate!" rispondevano. "Fateci spiegare: il tessuto ci  stato donato in elemosina, in citt; ma qui non ci sono sarti. Li abbiamo confezionati noi come sapevamo;  quello che si dice: drappeggiarsi nella povert."
Scimmiotto se la rideva fra s. Li port davanti al portale e li fece inginocchiare in bell'ordine. Il superiore batteva la fronte al suolo e gridava: "Nobile signore dei Tang, entrate, accomodatevi!"
"Maestro, a quanto pare era davvero colpa vostra" comment Porcellino. "Guardate che differenza! Voi eravate tornato indietro con gli occhi gonfi di lacrime, facevate la smorfia come se vi avessero appeso un'ampolla d'olio al labbro superiore. Che astuzie avr usato il condiscepolo, per farli arrivare addirittura alle prosternazioni?"
"Bestione mio" rispose Tripitaka, "di riti non te ne intendi. Dice il proverbio: i cattivi, li teme anche il diavolo."
Le prosternazioni mettevano a disagio Tripitaka, che avanz per farle cessare.
"Se vostra signoria pu mettere una buona parola per noi, perch il vostro discepolo non usi il suo palo, a noi non peser nemmeno restare inginocchiati per un mese intero."
"Consapevole del Vuoto, sai che non si deve picchiare."
"Non li ho proprio toccati" assicur Scimmiotto, "e lo potete constatare: son tutti vivi."
Bisogn insistere perch i monaci si alzassero: chi corse a prendere le briglie del cavallo, chi si caric dei bagagli, chi sollev su una sedia gestatoria il monaco cinese, chi si prese in spalla Porcellino, chi prese Sabbioso per mano. La folla li guid all'interno, verso la residenza del superiore, dove tutti presero posto.
I monaci ricominciavano cerimonie e saluti, quando Tripitaka prese la parola: "Vi prego, superiore, rialzatevi. Tregua alle cortesie, voi viziate il povero monaco che sono. Voi e io siamo pur discepoli del Buddha."
"Vostra signoria  l'inviato imperiale di un paese sovrano, e io sono venuto meno ai miei doveri di ospitalit. Quando vi siete presentato sulla nostra montagna desolata, i miei occhi volgari non hanno saputo riconoscere la vostra eminente dignit, n apprezzare la fortuna di questo incontro inatteso. Mi  permesso rivolgere a vostra signoria una domanda? Durante il vostro viaggio mangiate di magro o no? Dovremmo preparare il banchetto."
"Certo, mangiamo di magro."
"Non cos i vostri discepoli?"
"Mangiamo di magro anche noi" replic Scimmiotto, "fin da prima di nascere."
"Davvero, monsignore, questi omaccioni mangiano di magro?"
Un bonzo pi temerario degli altri si fece avanti per domandare: " lecito chiedere quanto riso bisogna mettere al fuoco?"
"Che domande!" intervenne Porcellino. "Ne baster un quintale, ignoranti!"
I monaci si affrettarono a nettare vasi e fornelli, ciascuno si impegn nella preparazione del pasto. Si portarono lampade accese, si disposero tavoli e seggiole, per convitare adeguatamente il monaco cinese.
Quando maestro e discepoli ebbero consumato la cena, i monaci sparecchiarono la tavola e Tripitaka ringrazi: "Nobile superiore, vi abbiamo recato molto disturbo."
"Nemmeno per sogno, la nostra accoglienza  stata ben modesta."
"Potremo riposare qui?"
"Un momento di pazienza. Lasciatemi dare le disposizioni necessarie." Si rivolse all'intendente: "Hai a disposizione i tuoi uomini?"
"Certo, maestro."
"Mandane due a prendere la paglia per la lettiera del cavallo di sua signoria. Gli altri devono spazzare con cura la sala di meditazione a tre arcate, disporre i letti e invitare sua signoria al riposo."
I servi eseguirono, e quando tutto fu pronto invitarono il reverendo cinese a coricarsi. Maestro e discepoli lasciarono la residenza del superiore e si trasferirono nella sala di meditazione. Trovarono l'ambiente ben illuminato, con quattro letti di canna d'India disposti lungo le pareti. Scimmiotto, che aveva condotto il cavallo con s, gli fece portare del fieno e ordin ai servi di ritirarsi. Tripitaka si sedette al centro. I cinquecento monaci lo circondavano in due gruppi, senza osare di chiedere congedo. Tripitaka disse loro: "Vi prego di ritirarvi, perch il povero monaco che sono possa prendere qualche riposo."
Ma i monaci non osavano andarsene, perch il superiore aveva loro raccomandato di accertarsi che sua signoria fosse soddisfatto di ogni cosa. Bisogn che Tripitaka confermasse: "Ho tutto quello che mi serve, potete andare."
Tripitaka si alz e usc per soddisfare un bisogno. Vide la luna che splendeva nel cielo e chiam: "Discepoli miei!"
Scimmiotto, Porcellino e Sabbioso corsero da lui. Commosso dalla limpida chiarit della luna nella volta di giada del cielo notturno, preso da nostalgia per il paese natale, egli improvvis questo poema in stile antico:

L'anima chiara si rimira
Nello specchio sospeso su nel cielo:
Esso illumina torri di diaspro,
Ed ogni cosa avvolge
Dentro un involucro d'argento.
In mille luoghi si diffonde
Pura luce attraverso l'aria fresca.
Lente di ghiaccio appesa in cielo
Nella notte pi limpida dell'anno.
Dietro la sua fredda finestra
La guarda il viaggiatore solitario.

I poemi di Yu Liang e Yuan Hong,
Composti in barca nella notte,
Dalla storia ufficiale son trasmessi.
In languida coppa galleggia
Per chi solo sta a bere. Ma la corte
Ne  tutta illuminata. Canta
La pi pa nella notte il suo candore.
Viene stasera a rallegrarmi
Al monastero. Ma mi chiedo: quando
Mi accompagner alla mia terra?

Scimmiotto fece le sue considerazioni: "Maestro, si vede dal vostro poema che voi vedete solo il chiar di luna e che vi riempie il cuore di nostalgia. Ma ignorate il significato dell'astro della notte, che  come riga e squadra dei caratteri inerenti ai fenomeni della natura ed  pi antico di loro. Dopo trenta giorni, il metallo della sua anima yang, maschio e celeste, si dissipa completamente; il disco si riempie dell'acqua della sua anima yin, femmina e terrestre, e perde ogni splendore: la luna  oscurata. A questo punto si accoppia con il sole; in un periodo di due giorni la luce solare la penetra e la rende incinta. La terza notte appare una parte di yang, l'ottava notte un'altra parte: a questo punto l'anima maschio occupa met dell'anima femmina, i due elementi sono in equilibrio come sulla corda; infatti il primo quarto si chiama 'corda superiore'. Il quindicesimo giorno lo yang  completo nelle sue tre parti; la luna  perfetta e perci si chiama 'speranza'. Il sedicesimo giorno rinasce una prima parte di yin, e il ventiseiesimo una seconda parte. L'anima femmina occupa allora met dell'anima maschio e gli elementi sono di nuovo in equilibrio: l'ultimo quarto si chiama 'corda inferiore'. Il trentesimo giorno  la volta dello yin di completare le sue tre parti; la luna si oscura e il ciclo ricomincia. Questo  il senso del processo che crea l'universo e che esisteva gi prima di esso. Se riusciamo a nutrire in noi i due otto sino a raggiungere la perfezione del doppio nove, ci sar facile vedere il Buddha, e anche ritornare alla nostra terra. Lo attestano i versi:

Fra il primo e l'ultimo quarto
Le pozioni son deboli,
I soffi sono esausti.
Prendi ci che ti spetta dei prodotti del forno:
Nell'Ovest giungerai con la tua volont."(15)

Tripitaka comprese il discorso e ne penetr la profonda verit. Pieno di gioia, ringrazi calorosamente Scimmiotto. Sabbioso intervenne ridendo: "Il nostro maestro e condiscepolo ha detto molte cose dello yin e dello yang, ma non questa:

Acqua e fuoco si tengono per mano,
Ciascuno segue il suo destino.
Terra madre decide interamente
La loro unione. I tre si trovano
Senza competizione n conflitto,
Perch l'acqua  nel fiume
E la luna  nel cielo."

Anche questa fu una rivelazione per il reverendo, come se qualcuno aprisse la finestra del suo spirito.  il caso di ricordarlo:

Comprendere un concetto ne apre mille,
 immortale chi coglie la non-nascita.

Porcellino si sent in dovere di dir la sua. Si fece avanti, trattenne il reverendo per un lembo della veste e gli disse: "Maestro, non rischiate di perdere il sonno per ascoltare le loro divagazioni. Quanto alla luna,

Se da magra divien tonda
E la pancia si arrotonda,
 perch nella scodella
Come me va a biascicare.
Cercan essi intelligenza,
Ed io stupido rimango:
Ma vi giuro,  sufficiente
Per andare su nel cielo
Agitar con diligenza
Il codino sul sedere!"

"Va bene" disse Tripitaka; "ora sar meglio che andiate a letto, discepoli miei; abbiamo avuto una giornata faticosa. Io legger un capitolo di questo sutra."
"Mi sembra strano, maestro" si stup Scimmiotto. "Credevo che conosceste a memoria tutti i sutra disponibili, dal momento che li studiate fin da bambino; e quelli nuovi, del Grande Veicolo, non li abbiamo ancora ottenuti. Che cosa pu essere questo sutra che ora volete leggere?"
"Da quando ho lasciato Chang'an ho molto camminato, ma letto ben poco. Non vorrei perdere la familiarit che avevo acquistato fin da giovane con questi testi. Perci approfitto della nostra sistemazione tranquilla e confortevole di questa notte, per dedicare un po'di tempo alla lettura."
"In questo caso, non vogliamo disturbarvi."
I tre si coricarono nei letti di canna d'India. Il reverendo chiuse la porta della sala di meditazione, smoccol il lucignolo della lampada d'argento, srotol il testo sacro e si immerse a suo agio nella lettura. Era il momento in cui

Tutto tace; dall'alto della torre
Batte il tamburo un colpo nella notte.
I pescatori han spento i loro fuochi,
Riposano i battelli nella baia.

Se non sapete, in fin dei conti, che cosa pu avvenire in una notte cos dolce e silenziosa, vi converr ascoltare il seguito.

CAPITOLO 37
NOTTE DI FANTASMI

VISITA NOTTURNA DEL RE FANTASMA A TRIPITAKA. SCIMMIOTTO, PER TRASFORMAZIONE DIVINA, ATTIRA IL FANCIULLO.


Tripitaka, seduto nella sala di meditazione del Monastero del Bosco Sacro, ora salmodiava la litania dell'acqua dell'imperatore Liang, ora leggeva alla luce di una lampada l'autentico sutra del Pavone. Alla terza veglia, verso mezzanotte, mentre pensava di rimettere i rotoli nella sacca e di andarsi a coricare, si alz uno strano vento lamentoso, che scuoteva la porta e faceva vacillare la fiamma della lampada: temette che si spegnesse e si affrett a proteggerla con una manica. Fra le ombre inquiete che si proiettavano sulla parete, fu preso da brividi d'angoscia; ma si sentiva cos stanco che fin per appoggiare il capo sulla tavola e si addorment di un sonno agitato. Dietro gli occhi chiusi, il suo spirito restava vigile e le orecchie continuavano a percepire il sibilo di quel vento del sepolcro.

Soffia, sibila e muggisce,
Spazza via le foglie morte.
Corrono le nubi in cielo
E s'oscurano le stelle.
Sulla terra si sollevano
Sabbia e polvere dovunque.
Prima  una gentile brezza,
Va fra i pini ed i bamb.
Poi uragano scatenato
Che ti strappa le finestre,
Disorienta i pesci in mare,
Lascia tutti a bocca aperta,
Di e diavoli. Vien spento
Delle lampade ogni lume
Di saggezza. Nella sala
Ogni vaso  rovesciato,
Cade dal brucia profumi
Sul tappeto bigia cenere,
Le candele son ridotte
A fumare tutte storte.
I tendaggi e i baldacchini
Son strappati. Le terrazze
E le torri sono scosse
Dalle loro fondamenta.

Nel torpore del sonno quel vento continuava a gemere in sogno, e port al reverendo un mormorio sordo e triste che veniva dall'esterno e implorava: "Maestro!"
Intu che sull'uscio stava ritto un uomo zuppo d'acqua dalla testa ai piedi, che versava lacrime e ripeteva l'implorazione: "Maestro, maestro!"
"Sarai una lamia, una strega o un vampiro, o qualche altro mostro perverso che  venuto a prendersi gioco di me a quest'ora della notte" diceva Tripitaka. "Ma io non sono di quelli che si macchiano d'ira, e tanto meno di concupiscenza. Io sono un monaco illustre, di immensa rettitudine; i grandi Tang delle terre dell'Est, pensa!, mi hanno incaricato di una missione ufficiale per cercare sacre scritture. E la mia meta  nientemeno che il Paradiso dell'Ovest, il Buddha! Sono accompagnato e servito da tre discepoli, nobili eroi che abbattono tigri e draghi, guerrieri valorosi che sono sperimentati nel far piazza pulita di ogni specie di mostri. Te lo dico perch sono buono: se ti vedono, ti riducono in polvere. Fuggi finch puoi, allontanati subito e non ritornare mai pi!"
"Maestro, io non sono n una strega, n una lamia, n un mostro" rispondeva l'uomo sull'uscio.
"Se non lo sei, che cosa vieni a fare qui a quest'ora?"
"Maestro, ma aprite dunque gli occhi, e guardatemi!"
Tripitaka alz il capo, spalanc gli occhi e guard:

Alta corona di sovrano in capo,
La cintura di giada smeraldina,
Draghi e fenici sulla ricca veste,
Gli stivali di nuvole dorate.
Regge scettro di giada tempestato
Di stelle. Ha il portamento del Signore
Di civilt Wenchang. Ricorda in volto
L'imperatore della Lunga Vita.

La maestosa visione lasci Tripitaka smarrito. Balz in piedi, si inchin premurosamente pi volte e infine riusc a padroneggiarsi abbastanza da chiedere: "Qual' il vostro regno, maest? Prego vostra maest di volersi accomodare."
Tese anche la mano per dargli sostegno, ma brancol nel vuoto. L'uomo non si muoveva.
"Parlatemi del vostro regno. Ci saranno stati disordini, rivolte; sarete stato tradito e inseguito, per costringervi a fuggire e cercare salvezza qui nel cuore della notte. Ve ne prego, raccontate."

Mentre racconta va spargendo lacrime,
Ed il racconto ne svela il motivo.

"Maestro" rispose, "la mia residenza si trova a ovest, a quaranta li da questo monastero. Laggi  la citt circondata di mura e di fossati che era la mia capitale."
"Come si chiama?"
"Quando fondai il mio regno, le diedi il nome di Citt del Gallo Nero."
"E che cosa ha condotto vostra maest a questa triste situazione?"
"Ah, maestro! Tutto incominci con una spaventosa siccit, che dur cinque anni: non cresceva pi un filo d'erba, la gente moriva di fame."
"Maest" comment Tripitaka scuotendo la testa e sorridendo come chi la sa lunga, "non ci dicono forse gli antichi: se il paese ben provvide, anche il cielo gli sorride? Suppongo che non avrete avuto la necessaria compassione per la popolazione. Come avete potuto abbandonarli nella carestia? Avreste dovuto aprire i vostri granai per soccorrere i sudditi, pentirvi dei vostri torti passati, ristabilire il bene, amnistiare e liberare le vittime dell'ingiustizia. Allora avreste acquistato la benevolenza del Cielo e avreste goduto di venti e piogge secondo il bisogno."
"I miei granai si ridussero vuoti, i miei redditi si esaurirono. Dovetti sospendere il pagamento degli stipendi dei funzionari civili e militari, e rinunciare ad aver carne in tavola. Seguii l'esempio del re Yu quando bonific la Cina, condivisi le sofferenze della popolazione, mi purificai e osservai l'astinenza, pregai e offrii incenso giorno e notte. Feci tutto questo per tre anni, e il risultato fu che non rimase goccia d'acqua nei fiumi e nei pozzi di tutto il paese. Comparve allora un prete della setta della Verit Completamente Sublimata, che proveniva dai monti dell'Estremo Sud e sapeva mutare le pietre in oro e provocare venti e piogge. Dapprima visit i mandarini civili e militari, poi si present a me e fu incaricato di innalzare un altare. In effetti le sue preghiere furono esaudite: bast che battesse le sue tavolette, e cadde una pioggia torrenziale. Gli avevo chiesto tre piedi d'acqua, ma lui mi assicur che non bastavano per riportare l'umidit in un terreno tanto secco, e ne fece cadere due pollici in pi. Era stato cos utile e magnanimo, che gli giurai fratellanza con la cerimonia degli otto inchini."
"Sar stata una grande gioia per vostra maest."
"Perch dite questo?"
"Perch quel prete era capace di dare pioggia a richiesta, ma anche di trasformare le pietre in oro. Non doveva mancarvi nulla: perch avete abbandonato la vostra citt per venire qui?"
"Vissi con lui due anni. Una volta, in primavera, quando fioriscono mandorli e peschi e i ragazzi di buona famiglia girano in comitiva a godersi lo spettacolo della fioritura, passeggiavamo lentamente da soli; i mandarini civili e militari se n'erano ritornati alle loro case e le spose reali si erano ritirate nei loro appartamenti. Entrammo nel parco reale e giungemmo al grande pozzo ottagonale. Lui ci gett dentro qualcosa che ne riemp tutta la cavit di una gran luce dorata, e mi invit a guardare; io mi sporsi e lui mi spinse gi. Caddi sino in fondo con un tonfo, e lui colloc sull'imboccatura una lastra di pietra. Copr poi la lastra con terriccio e vi piant un banano. Povero me! Da tre anni giaccio morto e invendicato in fondo a quel pozzo."
A udirlo dichiararsi fantasma, il monaco si sent venir meno, le gambe si piegavano e gli si rizzavano i capelli. Comment: "Per  difficile credere a quanto dice vostra maest. Se siete morto da tre anni, come mai non sono state fatte ricerche dai mandarini civili e militari, che dovrebbero recarsi all'udienza almeno ogni tre giorni, e dalle stesse regine dei tre palazzi?"
"Maestro,  difficile incontrare al mondo una persona con i poteri magici di quel prete. Dopo avermi ucciso, assunse subito le mie sembianze e si impadron delle mie terre e del mio regno. N i quattrocento funzionari di corte, n le regine dei tre palazzi, n le concubine reali delle sei residenze, nessuno si accorse di nulla."
"Perch vostra maest non ha reagito?"
"Come avrei potuto reagire?"
"Capisco che il mostro abbia il potere di usurpare il trono senza che nessuno se ne accorga; ma voi, bench morto, vedete tutto chiaramente. Potevate querelarvi ai giudici infernali del torto che subivate."
"I suoi poteri e le sue relazioni sono maggiori di quanto immaginate. Il dio tutelare della citt  suo compagno di bevute, il re drago degli oceani gli  devoto, l'uguale al cielo del Picco dell'Est  un suo buon amico e i dieci giudici infernali si considerano suoi fratelli.  completamente inattaccabile."
"Vedo. Mi sto chiedendo: se vostra maest non  in grado di trovare rimedio nemmeno nel mondo in cui abita, che cosa viene a cercare in quello dove abito io?"
"Maestro, non mi sarei permesso di importunarvi senza motivo, io che sono soltanto una povera anima in pena. Ma ho incontrato presso la porta di questo monastero un assembramento di divinit che seguono passo per passo il vostro cavallo. Sono state le divinit vigili della notte ad avvertirmi che i miei tre anni di prova sotto le acque sono compiuti, e a esortarmi a venire alla vostra presenza. Mi hanno detto che il vostro discepolo anziano  il Grande Santo Uguale al Cielo, grande sgozzatore di mostri e sterminatore di diavoli. Vi supplico con cuore sincero di volervi recare nel mio regno, per impadronirvi del mostro e mettere in chiaro il vero e il falso. Ve ne sar eternamente riconoscente e sapr ricompensarvi del beneficio."
"Se ben capisco, l'intenzione di vostra maest  di incaricare il mio discepolo di eliminare il mostro."
"Proprio cos."
"Non so che cos'altro sappia fare quel ragazzo, ma devo ammettere che catturare diavoli sembra proprio il suo mestiere. Tuttavia espletare l'incarico sar pi difficile che conferirlo."
"Quali difficolt vedete?"
"Il mostro vi ha sostituito in tutto, potr contare sull'ubbidienza dei vostri mandarini e sull'amore delle vostre mogli. Il mio discepolo non si potr buttare sconsideratamente all'attacco (per quanto non manchi certo di aggressivit). Infatti rischieremmo di essere arrestati per complotto contro lo stato, imprigionati, condannati per alto tradimento; non sarebbe allora come dipingere una tigre che sembra un cane, o scolpire un airone con l'aspetto di papero?"
"A corte rimane qualcuno che tiene per me."
"Bene! Suppongo che sar qualche capo di grande famiglia, esiliato chiss dove a guardia delle frontiere?"
"No,  mio figlio, il principe ereditario."
"Probabilmente il mostro lo avr bandito."
"Sinora non lo ha fatto. Ma gli  consentito stare esclusivamente nella Sala delle Campanelle d'Oro o nella Torre delle Cinque Fenici; discute di libri con i letterati o si intrattiene con il prete taoista. Non vede sua madre da tre anni, l'ingresso nel palazzo della regina gli  vietato."
"Come mai?"
" uno stratagemma del mostro, il quale teme che madre e figlio, conversando fra loro e mettendo a confronto le loro impressioni, subodorino la verit."
"La vostra disgrazia dev'essere predestinata dalla provvidenza celeste, come quella che tocc a me. I pirati uccisero mio padre e rapirono mia madre. Io nacqui tre mesi dopo, fui affidato al mare e mi salvai perch ebbi la fortuna di essere trovato dal compassionevole maestro del Monastero della Montagna d'Oro, che mi allev. La mia giovinezza, come quella di vostro figlio, trascorse senza i genitori:  un triste destino! Ma come si pu entrare in contatto con il principe ereditario? I suoi movimenti sono controllati, non pu vedere sua madre. Che scusa pu consentire a un semplice monaco di avvicinarlo?"
"Domattina si allontaner dalla corte."
"Dove andr?"
"Uscir dalla citt di buon'ora per andare a caccia, in compagnia di tremila cavalieri e uomini appiedati, con cani e falconi. Bisogna che lo incontriate, maestro. Se gli ripeterete ci che vi ho raccontato, vi creder."
"Come mi potr credere? Non ha che occhi mortali, trascorre la sua vita nel palazzo reale, vede ogni giorno il mostro e lo chiama 'real padre'."
"Vi lascer un pegno per convincerlo che dite il vero."
Il re porse lo scettro di giada bianca incrostato d'oro che teneva in mano: "Questo sar il pegno."
"Sar riconoscibile da lui?"
"Certo. Quando il prete della Verit Completamente Sublimata prese il mio aspetto, gli mancava soltanto questo segno. Ritornato al palazzo, raccont che il mago della pioggia glielo aveva sottratto ed era fuggito; l'oggetto non fu pi ritrovato. Quando mio figlio lo vedr, ricorder chi lo portava e accetter di vendicarmi."
"D'accordo. Dove volete incontrare il mio discepolo?"
"Ora mi devo allontanare. Voglio chiedere alle divinit vigili della notte di sospingermi con un colpo di vento fino al palazzo della regina: le apparir in sogno e le raccomander di intendersi con nostro figlio, per agire d'accordo con voi, maestro, e con il vostro discepolo."
Tripitaka acconsent: "Cos sia; andate."
L'anima in pena si prostern per congedarsi e Tripitaka si fece avanti per aiutarla a sollevarsi; ma incespic, barcoll e si risvegli improvvisamente alla fiamma vacillante della lampada: era stato un sogno. Chiam febbrilmente: "Discepoli miei, vi prego!"
"Nespoli miei? Quali nespoli?(16)" borbott Porcellino aprendo gli occhi. "Bei tempi, quand'ero un allegro brigante e mi mangiavo delle belle bisteccone di carne umana! Bisognava proprio che quello l abbandonasse la famiglia e che noi gli corressimo dietro! Mi avevan detto che sarei stato bonzo, ma sono schiavo: di giorno a portar valigie, di notte pitali; dormo ai suoi piedi e li sento puzzare. E a quest'ora lui ancora non dorme: chiama!"
"Discepoli, mi ero assopito e ho fatto un sogno molto strano."
Scimmiotto salt su: "Maestro, si sa che i sogni vengono dall'immaginazione, e la vostra  inquieta per la paura. Vi basta vedere di lontano una montagna per immaginarla piena di mostri, e vi rode il timore di non saper venire a capo di una strada cos lunga. Non pensate che a Chang'an e a quando ci tornerete. In queste condizioni,  naturale che facciate sogni a bizzeffe. Guardate me: vedo le cose come sono, penso solo alla nostra meta, e non sogno mai."
"Caro discepolo, non ho fatto sogni di nostalgia. Appena chiusi gli occhi, in una folata di vento lamentoso mi si  presentato il re del paese del Gallo Nero: piangeva ed era zuppo d'acqua."
E raccont il colloquio a Scimmiotto in ogni particolare.
"Mi pareva!" esclam ridendo il suo ascoltatore. "Viene a trovare voi, ma il lavoro  per me. Evidentemente questo usurpatore  un essere malefico. Comunque mi sta bene di andarlo a smascherare: dove si abbatter il mio randello tutto verr in chiaro, qualunque sotterfugio possa tentare il mostro."
"Sembra che abbia poteri magici molto estesi."
"Pu darsi, ma non mi fa paura. Ci metter poco a rimpiangere di avermi incontrato."
"A proposito, il re mi ha lasciato un pegno per convincere suo figlio."
"Lasciate stare, non perdete la bussola! Non avevate detto che era un sogno?"
Intervenne Sabbioso: "Se non credi sia dritto ci che  dritto, gurdati dalla malvagit di ci che  buono: accendiamo una torcia, apriamo la porta e vediamo!"
Scimmiotto apr la porta. La luce della luna illuminava i gradini: sul bordo del primo giaceva davvero uno scettro di giada bianca incrostato d'oro. Porcellino si fece avanti per raccoglierlo: "Cos' questa roba, fratello?"
"Sar il tesoro che reggeva il re, lo scettro di giada" rispose Scimmiotto. "Maestro, ecco qui l'oggetto; dunque il sogno era veritiero. Mi incarico io della cattura del mostro, ma vi devo chiedere di disporvi a ricevere tre colpi del destino."
"C'era da aspettarselo!" s'indign Porcellino. "Che bisogno avevate di far sogni e di andarglieli a raccontare? Scimmiotto  sempre stato bravo a mettere la gente nei guai: e adesso vi far incassare i colpi del destino."
"Di che si tratta?" domand Tripitaka.
"Dovrete portare la giara, subire la collera e prendervi la peste."
"Una sola di queste cose sarebbe un bel guaio" sghignazz Porcellino. "Come fare a sopportarle tutte e tre?"
Il monaco chiese: "Spiegami il loro significato."
"Per ora sarebbe inutile" rispose Scimmiotto. "Vi devo consegnare una cosa."
Si strapp un pelo e lo trasform in un cofanetto laccato di rosso e decorato d'oro, vi mise lo scettro di giada bianca e disse: "Tenete. All'alba indosserete il vostro kasya di broccato e vi metterete seduto a recitare sutra nella sala principale. Io dar un'occhiata in citt. Se si tratta davvero di un mostro, lo uccider e acquisteremo un merito in pi. Ma se non lo fosse, dovremmo guardarci dal provocare disordini."
"D'accordo" approv Tripitaka.
"Vedremo se il principe ereditario uscir davvero dalla citt, come diceva il sogno. Se lo far, lo condurr da voi; in caso contrario, non ci muoveremo."
"Se verr, come gli dovr parlare?"
"Trover modo di avvisarvi. Voi solleverete il coperchio del cofanetto, perch mi ci possa introdurre: prender la forma di un bonzo in miniatura, alto due pollici. Arrivato al monastero, il principe verr a pregare il Buddha, ma voi farete finta di non vederlo. Vedrete che vi far arrestare; e voi dovrete subire quello che vorr, anche se ordinasse di battervi, legarvi o ammazzarvi."
"Ahim! E se mi facesse ammazzare davvero?"
"Restate quieto e non temete: ci sar io a proteggervi, non vi accadr nulla di male. Se vi rivolge domande, potrete dire che siete un monaco delle terre dell'Est in missione imperiale, che cercate le scritture e recate doni al Buddha. Se vi chiede di quali doni si tratta, risponderete che uno  il vostro kasya di broccato, ma  un dono di terza classe, e ce ne sono anche di prima e di seconda. Trovate il modo di mostrargli il cofanetto, e ditegli che contiene un tesoro che conosce cinque secoli del passato, cinque del futuro e cinque di mezzo: dunque conosce per filo e per segno i fatti di mille cinquecento anni. A questo punto trover me nel cofanetto, e gli dir io ci che avete appreso in sogno. Se mi creder, vendicher suo padre e catturer il mostro; ne dovremmo pur ricavare una certa rinomanza. Se non mi creder, provate a mostrargli lo scettro di giada bianca; ma temo che sia troppo giovane perch gli dica qualcosa."
"Discepolo mio, mi sembra un bel piano. Vediamo: i doni hanno nome kasya di broccato e scettro di giada bianca; ma a te quale nome dar?"
"Mi chiamerete fabbrica re."
Tripitaka ne prese nota. Per il resto della notte non riuscirono a chiudere occhio: avrebbero voluto chiamare subito il sole dal paese del fusang e disperdere in un soffio le stelle del cielo.
Non appena albeggi, Scimmiotto raccomand a Porcellino e Sabbioso di non muoversi per il convento, a evitare qualunque occasione di attrito con i monaci: "Aspettate il mio ritorno. Quando tutto si sar concluso come si deve, ci muoveremo e ci divertiremo insieme."
Fece una capriola nello spazio e i suoi occhi di fuoco localizzarono subito la citt, quaranta miglia pi avanti sulla strada dell'Ovest. Osservando attentamente si rese conto che sopra di essa vari strati di miasmi diabolici ristagnavano in cielo, appena mossi qua e l da qualche soffio malefico. Comment sospirando: "Se il vero re fosse sul trono, si vedrebbero nubi e luci di buon augurio. Solo la presenza di un usurpatore pu spiegare questi oscuri vapori."
Si ud un colpo di cannone, la porta verso est si apr e ne uscirono cavalieri e uomini appiedati: una grande spedizione di caccia, delle dimensioni di un esercito.

Lasciano all'alba la citt proibita
Ed avanzano verso la brughiera.
Bianchi cavalli corrono nel vento,
Rosse bandiere brillano nel sole.
Rullare di tamburi, urti di lance.
I falconieri avanzano con piglio
Selvatico e feroce, pi marziali
Sono i mastri dei cani. Trema il cielo
Ai colpi di cannone. C' chi appresta
Il rosso vischio; c' chi tende l'arco
E la balestra; chi stende le reti
A pie'del colle; chi dispone trappole
Sui sentieri del bosco. I cavalieri
Vanno incalzando l'orso e la pantera
Con fragore di tuono. Non  facile
Salvar la pelle per l'astuta lepre,
N  sufficiente l'astuzia del cervo:
Persin la volpe non ha vie d'uscita.
Dove potran volarsene il fagiano
Ed il gallo cedrone? La montagna
Vien scrupolosamente rastrellata:
Per abbatter gli uccelli taglian gli alberi.

Uscita dalle mura, tutta questa gente attravers i sobborghi orientali della citt e si incammin nella brughiera sino a un altipiano distante una ventina di li. Dominava la truppa un giovanissimo generale, con elmo e corazza, cintura fiorita di diciotto placche, una spada preziosa dalla lama di acciaio brunito e un grande arco alla cintura. Cavalcava un baio e aveva un portamento fuori del comune, da vero drago. Il nobile volto spirava dignit regale.
"Non c' da sbagliare, quello  il principe ereditario. Gli faremo uno scherzetto" si rallegr il Novizio in osservazione sulla sua nuvola.
Il bravo Scimmiotto discese a terra, si trasform in una lepre bianca e schizz via di corsa davanti agli zoccoli del cavallo del principe. Questi raccolse con entusiasmo la provocazione e scocc una freccia, che raggiunse la lepre al muso. O almeno cos parve; in realt Scimmiotto era stato tanto destro e rapido da afferrarla al volo fra i denti.
Convinto di aver ferito la lepre di giada, il principe spron il cavallo e perse il contatto con i suoi. Non si rese conto che quella strana lepre regolava la sua corsa sul galoppo del cavallo, in modo da mantenere inalterata la breve distanza che li separava. Ma per quanto fossero vicini, quando giunsero davanti a un monastero, la lepre scomparve.
In realt Scimmiotto aveva raggiunto precipitosamente Tripitaka per avvertirlo: "Maestro, ecco che arriva!" e si era trasformato in un monacello non pi alto di un paio di pollici, infilandosi nel cofanetto.
Il giovane principe si avvicin alla porta e vide infissa nello stipite la freccia che aveva colpito l'animale; ma della lepre di giada non v'era traccia. Si disse stupefatto: "Non ho mai visto una cosa simile. Quell'animale dev'essere la metamorfosi di un essere malefico."
Strapp la freccia e alz gli occhi alla scritta:

MONASTERO DEL BOSCO SACRO, FONDAZIONE IMPERIALE

"Ho gi sentito parlare di questo posto. Ricordo che, vari anni fa, il re mio padre offr ai suoi bonzi oro e seta per arredare una sala dedicata al Buddha ed erigervi delle statue. Non pensavo di capitare qui, ma dopo tutto

Se a caso incontri un monaco, guadagni
Il gusto, dentro l'incostante filo
Dei giorni, di ciarlar mezza giornata.(17)

Andiamo a dare un'occhiata."
Smont da cavallo; mentre stava per entrare, sopraggiunsero i suoi cacciatori. Tutta la grande folla si accalc nel monastero; mentre i monaci, allarmati, correvano a riceverli prosternandosi, e li guidavano poi verso la sala principale per rendere omaggio alla statua del Buddha.
Il principe si apprestava a percorrere i porticati per ammirare il paesaggio quando, guardandosi intorno, vide un bonzo seduto immobile in mezzo alla sala.
"Che impudente!" esclam indispettito. "Capisco che non ci sia venuto incontro, dal momento che siamo capitati qui senza preavviso. Ma non pu restarsene seduto come se niente fosse. In me risiede met della maest regale: perci  tenuto ad alzarsi e a rendere omaggio." E ordin: "Prendetelo!"
I suoi ufficiali risposero subito: "Agli ordini!"; mentre Scimmiotto, dentro il cofanetto, pregava le divinit protettrici: "Divinit che proteggete la legge, io mi propongo di abbattere il mostro, ma il principe ereditario, che non lo sa, vuole arrestare il mio maestro. Tocca a voi proteggerlo; se non lo fate, ve ne terr responsabili."
Le divinit non osavano certo disobbedire al grande santo. Circondarono Tripitaka di una barriera tale, che nessuno avrebbe potuto stender la mano a sfiorare la sua testa pelata e lustra: come se un muro lo proteggesse.
Il principe ereditario si indign: "Chi sei tu che osi sfidarmi con questi trucchi magici?"
Allora Tripitaka si alz e gli and incontro per salutarlo: "L'umile monaco che sono non sa nulla di magia. Vengo dalle terre dell'Est e ho l'incarico di raggiungere il Monastero del Colpo di Tuono per salutare il Buddha, chiedergli le scritture e donargli i nostri tesori."
"Le terre dell'Est sono la pianura centrale del mondo, ma sono povere. Che tesori sareste mai in grado di donare?"
"Uno  questo kasya che indosso; ma non  che un tesoro di terza classe. Ne ho anche di prima e di seconda classe."
"Perch chiami tesoro questa veste qualsiasi, che addirittura ti lascia una spalla scoperta?"
"Vi citer alcuni versi:

Solo parte del corpo  ricoperta
Dall'abito del Buddha, ma le pieghe
Coprono verit liberatrice.
Concorrono a formare il giusto frutto
Mille fili intessuti. Nove perle
E otto tesori sono l'ornamento.
Piamente lo cucirono fanciulle
Perch purificasse il corpo indegno.
Vostra altezza pu esser perdonata
Di non saperlo, ma lo  molto meno
Per non aver vendicato suo padre."

A questo punto il principe and senz'altro in collera: "Questo maledetto bonzo parla a vanvera. Vanta finch ti pare questo stupido vestito, ma spiega meglio che cosa vuoi dire su mio padre, e perch dovrebbe essere vendicato."
Tripitaka fece un passo avanti, giunse le mani e domand: "Sapete quante grazie pu ricevere l'uomo in questa vita fra il cielo e la terra?"
"Quattro."
"E sapete quali sono?"
"Sostenerci e coprirci; questa  la grazia che ci fanno il cielo e la terra. Rischiarare e riscaldare: lo fanno il sole e la luna. E poi la grazia del suolo e delle acque del re del paese, e quella di allevarci e nutrirci che ci fanno i nostri genitori."
"C' un'imprecisione. Vero tutto il resto, ma a volte non  vero che l'uomo sia allevato e nutrito dal padre e dalla madre."
"Questo bonzo vagabondo ha una bella testa tonsurata di sovversivo" replic il principe. "Chi sarebbe l'uomo che non abbiano allevato e nutrito padre e madre?"
"Altezza, l'umile monaco che sono non sa altro, ma in questo cofanetto rosso c' un tesoro chiamato fabbrica re. Conosce i fatti di cinquecento anni del passato, altrettanti del presente e altrettanti dell'avvenire: mille cinquecento anni in tutto. Lui sa queste cose molto meglio di me, ed  lui che mi ha detto di venire qui ad attendervi."
"Fa vedere" ordin il principe.
Tripitaka alz il coperchio e Scimmiotto ne usc d'un balzo e si mise a correre e zoppicare da tutte le parti.
"Che ridicolo nanerottolo! Che cosa potr mai sapere questo scherzo di natura?"
A sentirsi disprezzato per la piccola statura, Scimmiotto si stir e incominci a crescere; la gente, stupita, esclamava: "Se continua cos bucher il soffitto!"
Ma lui si accontent di raggiungere la sua statura normale e si ferm l.
"Fabbrica re" disse il principe, "il monaco dice che tu sai tutto, fortune e disgrazie del passato e del futuro. Quale tecnica adoperi? Guscio di tartaruga o achillea, o magari la lettura del libro?"
"Nessuna di queste cose. Il mio oracolo di fiducia  la mia stessa lingua."
"Ecco un altro scriteriato. Il Libro dei mutamenti  sempre stato considerato l'arcano degli arcani, che pu dare ogni indicazione e consiglio su qualunque cosa. Ma anche il guscio di tartaruga e l'achillea hanno i loro adepti. E tu affermi che queste cose non servono: la tua  una stravaganza buona soltanto a disorientare la gente."
"Vostra altezza non giudichi prima di sapere. Voi siete il figlio maggiore del re del paese del Gallo Nero;  giusto? Dieci anni fa il paese fu colpito da una terribile siccit; sovrano e sudditi pregavano ardentemente che avesse fine. Dopo cinque anni venne un prete taoista dei monti dell'Estremo Sud, capace di provocare la pioggia e di mutare le pietre in oro. Il re si infatu di lui fino al punto di giurargli fratellanza. Fin qui  tutto vero?"
"Certo. Ma vai avanti."
"Due anni dopo il prete della Verit Completamente Sublimata scomparve improvvisamente. Chi  dunque il re?"
"In effetti questo prete viveva quotidianamente con mio padre. Tre anni fa, durante una passeggiata nel giardino reale, il taoista se ne ritorn alle sue montagne, cavalcando un vento magico e portandosi via lo scettro di giada bianca di mio padre. Questi non l'ha mai dimenticato, e ha persino chiuso il giardino, perch andarci gli avrebbe destato tristi ricordi. Ma non vedo perch il re non dovrebbe essere mio padre."
Scimmiotto non rispose ad altre domande, se non con un sogghigno. Il principe perse la pazienza: "Perch non dici pi nulla e non fai che sogghignare?"
"Ho altro da dire, ma non davanti a tutta questa gente."
Il principe dispieg la manica per far segno ai suoi uomini di allontanarsi. Gli ufficiali li guidarono sul terreno antistante all'ingresso del monastero e ordinarono di accamparsi. Nella sala vuota, il principe sedette al posto d'onore, con il reverendo in piedi davanti a lui e Scimmiotto alla sua sinistra. Si erano ritirati anche i monaci. Scimmiotto annunci solennemente: "Colui che fu portato via dal vento era in realt il padre che vi ha generato; e fu il prete taoista a occupare il suo posto sul trono."
"Ma  una menzogna!" s'indign il principe. "Il re fa regnare la pace e la prosperit nel paese, con piogge propizie e venti favorevoli. E secondo te non sarebbe mio padre. Non approfittare della mia giovinezza; se mio padre sentisse i tuoi sarcasmi, ti farebbe tagliare a pezzi."
Grid a Scimmiotto di non farsi pi vedere. Questi si rivolse a Tripitaka: "Lo temevo, che non mi avrebbe creduto. Ora prendete l'ultimo tesoro e mostratelo. Poi presenteremo i nostri passaporti e ripartiremo per il Paradiso dell'Ovest."
Tripitaka present al principe lo scettro di giada bianca e restitu il cofanetto rosso a Scimmiotto, che con una scossa lo fece scomparire e ricuper il proprio pelo.
"Ah, maledetto bonzo!" esclam quello. "Sei tu il taoista che ci rub il tesoro di famiglia. Ora ti sei trasformato in monaco per restituircelo." E grid a gran voce: "Catturatelo!"
Il reverendo rest atterrito: "Equipuzio della malora! Sei capace soltanto di mettermi nei pasticci."
Scimmiotto si fece avanti: "Non gridate, non mettete il campo a rumore prima di rendervi conto dei fatti. Il mio vero nome non  fabbrica re."
"Vieni qui" disse il principe corrucciato, "e dimmelo, questo vero nome, con cui comparirai davanti alla corte di giustizia."
"Sono il primo discepolo del reverendo, e mi chiamo Scimmiotto Consapevole del Vuoto. Abbiamo sostato in questo monastero nel nostro viaggio verso l'Occidente. La notte scorsa, a mezzanotte, mentre recitava sutra, il mio maestro si  addormentato e ha sognato vostro padre, che gli ha narrato di essere stato ingannato da un prete della Verit Completamente Sublimata e di essere stato affogato nel pozzo ottagonale del parco reale. Il taoista prese il suo aspetto e nessuno a corte si accorse di nulla; voi stesso eravate troppo giovane per capire. L'usurpatore tiene vostra madre segregata nel palazzo, vi vieta di incontrarla e ha fatto chiudere il parco: in questo modo vuole nascondere le tracce del suo misfatto. Io stesso non ho creduto senz'altro al racconto: avrebbe potuto essere un inganno. Ma osservando dall'alto la vostra citt, vi ho scorto i segni di una presenza diabolica. Proprio allora voi siete uscito a caccia, e io mi sono trasformato nella lepre che avete colpito con una freccia e che vi ha guidato qui. Questa  la pura verit. Se riconoscete lo scettro di giada bianca, non potete ignorare il vostro obbligo di riconoscenza verso vostro padre, n lasciarlo invendicato."
Il principe si sentiva smarrito: "Non gli voglio credere, ma nelle sue parole ci sono molte cose giuste." Era nello stato di chi discute con s stesso, non sa avanzare ma nemmeno ritirarsi, le parole lo stimolano e lo spirito si disorienta; quello stato da cui si esce solo con molta pazienza e lunga riflessione.
A vederlo esitante, Scimmiotto aggiunse: "Altezza, non restate in preda ai dubbi: ritornate a casa e cercate di parlarne con vostra madre. Chiedetele se nel comportamento di vostro padre  mutato qualcosa, in questi ultimi tre anni.  una domanda semplice, che vi aiuter a stabilire la verit."
"Giusto!" rispose il principe. "Ne parler a mia madre."
Balz in piedi per andarsene, portando con s lo scettro. Ma Scimmiotto lo trattenne: "Aspettate, se ritornate indietro con tutta la caccia, potreste destare sospetti. Ritornate da solo, senza scorta, e non entrate nel palazzo dalla Porta del Sole: sar meglio l'ingresso di servizio. Quando incontrerete vostra madre, non siate violento n imperioso, parlatele con dolcezza. Guardatevi dal potere del mostro, che  enorme: se indovinasse qualcosa, non sarebbe facile proteggere la vostra vita e quella di vostra madre."
Il principe si attenne ai consigli. Ordin agli ufficiali: "Restate accampati qui e attendetemi, mentre regolo un affare urgente. Al mio ritorno rientreremo in citt." E galopp verso il palazzo reale come se volasse.
Se poi non sapete come and l'incontro con sua madre, ascoltate il seguito, che vi riferir ogni parola che si scambiarono.

CAPITOLO 38
SPEDIZIONE IN FONDO AL POZZO

IL FANCIULLO, INTERROGANDO SUA MADRE, DISTINGUE IL RETTO DAL PERVERSO. LEGNO E METALLO PENETRANO GLI ARCANI E DISTINGUONO IL VERO DAL FALSO.


Presieda l'assemblea chi sa parlare
Del perch della nascita. Lo spirito
Contempla dalla quiete i turbamenti
Del passato e ne cava nutrimento.
Per conoscere il padre devi chiederne
Alla madre. Di certo scoprirai
Un mondo di altre cose che non sai.

Il principe ereditario del Regno del Gallo Nero giunse rapidamente in citt. Evit di farsi annunciare alla porta principale del palazzo della regina, ma si present a una porticina di servizio. Gli eunuchi che la sorvegliavano non osarono fermarlo.
Il bravo principe irruppe nel parco a cavallo, spingendolo al galoppo fino ai piedi del padiglione di Broccato e Fragranza, dove la regina sedeva circondata da molte dame che agitavano i ventagli. Essa appoggiava i gomiti sull'ornata balaustra e piangeva. Perch era tanto triste? chiederete. L'aveva messa in quello stato un sogno che aveva fatto verso la quarta veglia; bench, come accade, lo ricordasse confusamente e ne avesse scordato una buona met. Mentre era persa nei suoi pensieri, il principe smont da cavallo e corse a inginocchiarsi ai suoi piedi.
La regina si sforz di sorridere: "Che gioia, figlio mio, poterti rivedere! Da tre anni studi sempre nel palazzo di tuo padre e non abbiamo potuto incontrarci: ci mi ha dato molta pena. Come hai ottenuto il permesso di venirmi a trovare? Sembri sconvolto; che cosa ti preoccupa?"
"Madre mia" disse il principe prosternandosi, "posso porvi una domanda? Chi  colui che occupa oggi il trono del drago?"
"Questo ragazzo vaneggia. Occorre chiederlo?" si stup la regina. "Il re tuo padre occupa il trono. Egli  avanti negli anni; verr il giorno in cui il drago ritorner nel mare di smeraldo, e la fenice raggiunger le nuvole di cinabro; quel giorno toccher a te di regnare."
"Madre, perdonate l'audacia" insist il principe prosternandosi di nuovo. "Era un'altra la domanda che volevo farvi; ma mi vergogno."
"Che male pu esserci nel porre domande a tua madre? Chiedimi quello che vuoi, se occorre ti perdono in anticipo."
"Madre, che ne  stato in questi ultimi tre anni dell'amore che vostro marito aveva per voi in passato?"
La regina si sent venir meno. Abbracci il figlio piangendo e gli chiese: "Perch corri da me affannato per chiedermi proprio questo, dopo tanto tempo che non ci vediamo?"
"Madre" replic il principe, " importante saperlo, ve lo chiedo per gravissimi motivi."
La regina ordin alle sue dame di ritirarsi e, quando restarono soli, gli confid in un bisbiglio: "Se non me lo avessi chiesto, mi sarei portata il segreto nella tomba. Ma dal momento che vuoi saperlo, ecco:

Tre anni fa era dolce e tenero,
Poi di colpo mi trascura,
Freddo ghiaccio. Se sollecito,
Mi risponde: Ormai mi sento
Troppo vecchio per l'amore."

Il principe si svincol dal suo abbraccio e corse verso il cavallo.
"Figlio mio" preg la regina aggrappandosi a lui, "che cosa ti spinge a fuggir via all'improvviso?"
Il principe si inginocchi davanti a lei e rispose: "Stamane, mentre ero a caccia, ho incontrato un santo monaco che ha un discepolo di nome Scimmiotto il Novizio, famoso come sterminatore di diavoli. Da loro ho saputo che il re mio padre, in realt,  morto affogato nel pozzo ottagonale del parco reale; e il prete taoista che era venuto da noi come mago della pioggia ha preso il suo aspetto e ha usurpato il trono. La notte scorsa, a mezzanotte, mio padre ha incaricato Scimmiotto di catturare il mostro. Madre, sono venuto a interrogarvi perch non osavo credere; ma quanto mi dite conferma che abbiamo di fronte un essere diabolico."
"Figlio mio, come si pu credere alle parole di uno straniero?"
"La mia diffidenza  stata vinta da un pegno lasciato da mio padre."
La regina chiese di che pegno si trattasse, e il principe tolse dalla manica lo scettro di giada bianca e glielo tese. Essa lo riconobbe subito, e pianse.
"Signore e padrone!" singhiozzava. "Perch per tre anni non mi hai visitato? Perch alla fine sei apparso al santo monaco, prima che a me?"
"Che cosa significa, madre?"
"Anche a me stanotte  apparso in sogno tuo padre. Doveva essere la quarta veglia: mi stava ritto davanti, tutto gocciolante d'acqua. Mi ha detto di essere morto e di aver chiesto aiuto e vendetta al monaco cinese. Il resto mi si  confuso nel ricordo. Ero piena di dubbi e non potevo consultare nessuno, quando sei venuto tu, con la tua domanda e con lo scettro. Lascialo a me; tu corri dal monaco e pregalo di muoversi subito. Solo spazzando via questi miasmi diabolici e sceverando il vero dal falso avrai saldato il tuo debito di riconoscenza verso tuo padre."
Il principe mont a cavallo e, per la strada da cui era venuto, abbandon la citt.

Gli occhi gonfi di lacrime, lasciava
La madre per tornare al monastero.

Giunse al monastero verso il tramonto. Ai suoi, che lo salutavano, ordin di restare accampati ed entr senza seguito. Si dirigeva verso la sala principale per incontrare Scimmiotto, quando questi appunto ne usc. Il principe si inginocchi davanti a lui: "Maestro, eccomi!"
Scimmiotto gli tese le mani: "Vi prego, alzatevi e raccontatemi che cosa avete potuto fare."
"Ho posto la domanda a mia madre." E gli rifer il colloquio.
"La sua freddezza fa pensare" ne dedusse Scimmiotto sorridendo "che si tratti di una creatura d'acqua. Niente di grave, ce ne sbarazzeremo. Ma oggi  tardi per mettersi all'opera. Ritornate a casa e aspettatemi domattina."
"Maestro" rispose il principe prosternandosi "lasciate che resti qui. Rientrer domani con voi."
"No, sarebbe una scelta imprudente. Se entriamo insieme in citt, desteremo i sospetti del mostro: penser che mi abbiate chiamato voi, e attirerete i suoi rimproveri."
"Anche se rientro ora sar rimproverato."
"E perch?"
"All'udienza del mattino ho avuto l'incarico di condurre la caccia. Non mi posso presentare senza selvaggina. Sar accusato d'inettitudine e imprigionato; e come potr aiutarvi quando verrete in citt? N posso far conto su qualche cortigiano."
"Potevate dirmelo prima: vi trover tutta la selvaggina che volete."
Il bravo Scimmiotto diede subito dimostrazione delle sue capacit: balz su una nuvola, fece un segno magico con le dita e pronunci l'incantesimo: "Om ram, pura sfera della legge!", che costrinse a comparire davanti a lui la divinit della montagna e il dio locale. Si inchinarono dicendo: "Ai vostri ordini, grande santo che avete convocato le nostre umili persone divine."
"Il vostro vecchio Scimmiotto, che protegge il monaco cinese, ha l'incombenza di catturare un certo diavolo perverso. A questo fine il principe ereditario, che vedete l, deve subito ritornare a corte portando prede di caccia. Perci vi chiedo il favore di scovare per lui daini, antilopi, lepri e uccelli di ogni specie."
Le divinit chiesero quante prede occorrevano per ciascuna specie.
"Quante volete, non molte."
Esse mandarono le proprie truppe di spiriti a stanare gli animali con una gran tempesta, e riportarono a Scimmiotto migliaia di fagiani, galli cedroni, cervi e daini, lepri e volpi, tigri e leopardi, lupi e tassi.
"Non servono a me" precis Scimmiotto. "Gli dovreste recidere i tendini e disporli lungo i quaranta li della strada verso la citt, in modo che sia facile catturarli e portarseli via senza perder tempo.  un servizio che verr annotato sul registro dei meriti."
Gli di ubbidirono; Scimmiotto abbass la sua nuvola e disse al principe: "Vostra altezza ritorni in citt tranquillamente; lungo la strada trover quello che le occorre."
Il principe aveva visto abbastanza da credergli sulla parola; non gli rest che ringraziare, prosternarsi e prendere congedo. Quando si rimise in cammino con la sua caccia, trovarono sul ciglio della strada una quantit incredibile di selvaggina che si lasciava prendere con le mani; cani e falconi erano superflui. Gli uomini lanciavano grida di sorpresa e di ammirazione, convinti che questa bella fortuna fosse dovuta alla fausta presenza del principe; non potevano certo supporre quali oscuri intrighi e poteri soprannaturali ci fossero sotto. Immaginate che cagnara facevano!
Il credito di Tripitaka e soci presso i bonzi del monastero sal ancora, se occorreva, quando videro quant'erano in confidenza con il principe ereditario. Offrirono subito al monaco cinese un nuovo grande banchetto vegetariano e lo lasciarono rispettosamente al suo riposo nella sala di meditazione.
Scimmiotto, anzich dormire, andava rimuginando. Verso la prima veglia si accost al letto di Tripitaka e chiam piano: "Maestro!" Nemmeno il reverendo riusciva a dormire, ma temeva che quel discepolo, che pensava solo a mostri e diavoli, lo volesse intrattenere su qualche aspetto raccapricciante della sua attivit; perci tenne gli occhi chiusi. Scimmiotto dapprima gli accarezz la testa rasata, e poi incominci a scuoterlo: "Maestro, dormite gi?"
"Che domanda stupida! Adesso non dormo pi. Che ti prende?" lo maltratt il monaco cinese.
"Maestro, ho un problema che devo discutere con voi."
"Di che si tratta?"
"Con il principe mi sono vantato che catturare il mostro sar facilissimo, che le mie capacit sono grandissime eccetera. Ma in realt non riesco a dormire, perch corro un grosso rischio."
"Se pensi di non farcela, lascia perdere."
"Non  un rischio militare. Il problema  legale."
"Che discorsi da macaco! Un mostro usurpa il trono altrui: che problemi legali ci possono essere?"
"Voialtri conoscete solo i sutra, le preghiere al Buddha e i centimetri del tappetino su cui vi accovacciate a meditare. Delle leggi e dei regolamenti del legislatore Xiao He, non sapete nemmeno che esistono. Dice l'adagio: non c' ladro senza il bottino; non si pu acchiappare l'uno se non si trova l'altro. Questo caso non si risolve, se non si  in grado di produrre il corpo del reato. Nessun indizio a carico del colpevole  emerso in tre anni di regno. Eppure ogni giorno  andato a letto con le dame dei tre palazzi (o ha finto di farlo) e si  intrattenuto con i funzionari civili e militari. Non  difficile arrestarlo, ma lo  accusarlo efficacemente davanti a tutte queste persone."
"Non capisco."
"Per stupido che sia, avr facile difesa: 'Io sono il re del paese del Gallo Nero'dir. 'Che offesa ho fatto al Cielo perch tu abbia l'audacia di arrestarmi?'E non basteranno prove fatte di chiacchiere."
"Che cosa si deve fare, secondo te?"
"Io un piano ce l'ho" fece Scimmiotto ridendo; "ma il mio problema siete voi e le vostre solite parzialit."
"Come sarebbe a dire che sarei parziale?"
"Ma s, la vostra solita preferenza per quel fesso di Porcellino."
"Come sarebbe a dire preferenza?"
"Se non  vero, dimostratelo. Restate qui solo con Sabbioso, mentre io e Porcellino facciamo un sopralluogo privato in citt, entriamo di soppiatto nel parco reale, apriamo il pozzo e cerchiamo di ricuperare il cadavere del re, che  appunto il corpo del reato. Se abbiamo in mano quello, non  pi necessario fare commedie. Quando andremo ufficialmente in citt, non ci presenteremo nemmeno per mostrare i passaporti. Come vedo il mostro, gli spacco la testa; e se apre la bocca per protestare, gli mostro lo scheletro e dico: 'Ecco l'uomo che hai ucciso!'E a questo punto il principe potr piangere il padre, la regina riconoscere il marito e i mandarini rendere l'ultimo omaggio al sovrano. Perch un processo sia rapido e finisca bene, ci vuole questa specie di prove."
Tripitaka era molto soddisfatto, ma non voleva darlo a vedere. Obiett: "Temo per che Porcellino si rifiuti."
"Vedete?" rise Scimmiotto. "Non lo dicevo che  il vostro preferito? Lui  di gusti delicati e non si vorr sporcare le mani con i morti putrefatti. Invece a me, un momento fa, non volevate nemmeno rispondere e fingevate di dormire. Basta che non ci mettiate il becco: io ho una lingua lunga tre pollici, che non si stanca mai. Non c' n Porcellino n Porcellone che tenga(18), posso convincere chiunque."
"Va bene, fa come vuoi."
Scimmiotto and dritto al letto di Porcellino e lo chiam per nome. Ma il bestione, anche nei giorni di sosta, aveva sempre il sonno del viaggiatore stanco. Non appena la testa toccava il cuscino, incominciava a russare e non era facile svegliarlo. Scimmiotto gli pizzic le guance, lo tir per i capelli, lo sollev gridandogli nelle orecchie: "Porcellino!" Infine la sua vittima ebbe un soprassalto e bofonchi: "Dormiamo, non  il momento di scherzare. Domani dovremo camminare."
"Non scherzo, abbiamo un affare importante da regolare. Devi venire con me."
"Che roba ?"
"Sai, quel principe ereditario?"
"Mai visto n conosciuto."
"Il principe mi ha detto che il mostro ha un tesoro con cui pu vincere diecimila guerrieri. Domani andremo a corte e non potremo evitare di batterci con lui; se dispone del suo tesoro, noi perdiamo: e sai che bella figura ci facciamo! Bisogna pensarci prima, bisogna fregargli il tesoro. Non sei d'accordo?"
"Fratellino, tu tiri a fregare me, come al solito; adesso mi vuoi arruolare come ladro. Non  che non ci sappia fare: potrei dire che  il mestiere che conosco meglio. Ma diciamocelo chiaro: una volta fatto il colpo e sconfitto il mostro, non voglio storie nella spartizione del malloppo. Il tesoro me lo tengo tutto io."
"Che cosa vuoi fartene?"
"Io non sono un furbastro come te, non ho la tua parlantina, e non sono bravo a elemosinare. Io sono un po'balordo, parlo male e non so recitare i sutra. Quando attraversiamo i posti selvaggi, avr pur bisogno di moneta di scambio per comperarmi di che mangiare, non ti sembra?"
"Il vecchio Scimmiotto pensa solo alla gloria. Sono superiore a certe cose, ti lascio tutti i tesori che vuoi."
Il bestione pens di aver fatto un grande affare, si sent tutto vispo, salt gi dal letto e si vest in un baleno.  il caso di dirlo:

L'acquavite  incolore, ma  paonazza
La tua faccia se ne hai bevuta troppa;
E l'oro giallo fa girar la testa
Anche ai pi saggi.

Uscirono di nascosto dal monastero e corsero dritti verso la citt, guidati da un alone luminoso di buon augurio.
Mentre giungevano, udirono la torre del tamburo suonare la seconda veglia: "Sono gi le dieci, fratellino" disse Scimmiotto.
" il momento migliore per rubare" rispose Porcellino, "quando la gente  immersa nel primo sonno."
Fecero il giro delle mura sino a una porta secondaria, da cui sentivano venire suoni di campanelle e di nacchere.
"Fratellino" disse Scimmiotto, "vedo guardie anche qui. Come entriamo?"
"A un ladro le porte non dicono niente" comment con competenza Porcellino. "Si scavalca il muro, ed  fatta."
Uno dopo l'altro balzarono sul muro in un punto non illuminato, scivolarono gi dall'altra parte e andarono in cerca del parco reale.
Giunsero davanti a un grande portale a pi piani, con triplo tetto e bandiere bianche. Ai raggi della luna scintillavano tre grossi caratteri:

PARCO REALE FIORITO

Scimmiotto si avvicin a ispezionare e constat che la serratura del cancello era coperta da vari strati di carta da sigillo. Chiam con un cenno Porcellino perch si mettesse al lavoro; questi non fece che alzare il suo rastrello e abbatterlo sul cancello, che and in pezzi. Scimmiotto scavalc la soglia e i detriti e si inoltr nel parco, ma lo si ud sospirare e lanciare esclamazioni addolorate. Porcellino gli corse dietro spaventato: "Fratello, mi farai morire! Si  mai sentito un ladro far tutto questo chiasso? Sveglierai tutti: ci trascineranno in tribunale, e se non saremo condannati a morte, verremo deportati e arruolati a forza nell'esercito, o perlomeno espulsi dal paese."
"Ma non vedi, fratellino, che tristezza?

Gli intonaci dipinti divorati
Dalla muffa, scrostate le sculture,
Padiglioni e gazebo rovinati,
Rose e peonie morte e rinsecchite
Fra le erbacce che invadono il terreno,
L'ibisco soffocato in mezzo ai rovi.
Di belle piante e di fiori pregiati
Non  rimasto nulla. Fin le rocce
Artificiali sono sprofondate
Ed i pesci son morti nelle vasche
Prosciugate. Dei pini e dei bamb
Resta soltanto legna da bruciare.
Domina ovunque il regno delle ortiche
E le artemisie invadono i sentieri.
Olea odorosa e pesco son spezzati,
Ha il melograno le radici all'aria.
Il ponte sul ruscello  ricoperto
Di muschio.  uno spettacolo ben triste
Questo giardino in stato di abbandono!"

"E a te che cosa importa? Pensiamo ai fatti nostri."
Scimmiotto ricordava che, secondo il sogno di Tripitaka, sul pozzo doveva crescere un banano. Ed ecco infatti spiccare fra la vegetazione un albero di questa specie, sano e lussureggiante a contrasto con le altre piante danneggiate o inselvatichite:

Fu donata dal Cielo questa pianta,
Con le sue grandi foglie dispiegate:
Avviluppano fili smeraldini
La punta rossa del cuor di cinabro.
Soffre la pioggerella della sera
E non ama le brezze dell'autunno.
Ma possiede un vigore incontenibile
E s'adatta a mille usi disparati.
Piccole gocce di fresca rugiada
L'avvolgono in un manto di vapori.
Non d ospitalit all'oca selvatica,
N potrebbe servire per legarvi
Il nobile destriero. Ma rinfresca
Quando fa caldo e nell'ombra protegge
Dalla vampa del sole. Si vergogna
Di non essere bella come il pesco
E sta in disparte contro il muro bianco.

"Al lavoro, Porcellino!" esort Scimmiotto. "Il tesoro  sotterrato sotto il banano."
Il bestione alz il rastrello e abbatt l'albero d'un solo colpo; poi and a grufolare nella terra e scav a piccola profondit, finch venne alla luce una lastra di pietra.
"Fratello!" grid allegro Porcellino. "Che fortuna! Siamo gi arrivati alla lastra che copre il tesoro. Non so se sia il tappo di una giara o il coperchio di un cofano."
"Tira su, e vediamo."
Con un'altra sgrugnata il bestione spost la lastra, e si vide qualcosa scintillare e baluginare sotto il suolo.
"Guarda che bello!" sghignazzava Porcellino, " un tesoro che fa luce."
Ma guardando meglio si rese conto che si trattava di un pozzo; la luce della luna e delle stelle si rifletteva sull'acqua tremolante del fondo.
"Fratello" disse Porcellino, "quando si fa una cosa, non si devono lasciare a met i preparativi."
"Cio?"
"Se mi avessi detto prima che il tesoro era nascosto in fondo a un pozzo, avrei portato con me delle corde per calarmi gi. Non potr certo scendere e riportare su il carico senza averne i mezzi."
"Ma tu sei pronto a scendere?"
"Lo sarei, se avessi le corde."
"Fa conto di averle e spogliati."
" presto fatto, non ho addosso che la tunica."
Il bravo Scimmiotto prese il suo bastone cerchiato d'oro, lo tir alle estremit e grid: "Allunga!" In effetti raggiunse subito una lunghezza di sette od otto tese.
"Ora afferra un'estremit del mio bastone" disse a Porcellino, "e io ti caler gi pian piano."
"Va bene, ma ricordati che ti devi fermare quando arrivo al pelo dell'acqua."
"D'accordo."
Il bestione si afferr alla sbarra e fu calato nel pozzo. Quando grid: "Acqua!" Scimmiotto, invece di fermarsi, gli diede uno scossone che ve lo fece cadere dentro con un tonfo. Porcellino imprecava: "Brutto stronzo! Lo hai fatto apposta!"
Scimmiotto ritir la sua sbarra e chiese ridendo: "Allora, fratellino, lo vogliamo ripescare questo tesoro?"
"C' solo acqua in questo lurido posto."
"Il tesoro non gallegger mica. Bisogna scendere a dragare il fondo."
Il bestione in realt, anche per effetto del suo passato, era un eccellente nuotatore e si tuff. L'acqua era incredibilmente profonda e fu dopo una lunga discesa che si trov davanti un arco monumentale con l'iscrizione:

PALAZZO DI CRISTALLO ACQUATICO

"Che fregatura!" esclam allarmato Porcellino. " chiaro che in qualche punto ho sbagliato strada e sono finito in mare. Questo  un palazzo marino, non pu certo stare in fondo a un pozzo."
Invece si trattava proprio della residenza del re drago di quel pozzo.
Mentre Porcellino borbottava le sue considerazioni, uno yaksa di servizio in portineria guard fuori e, come lo vide, corse spaventato a riferire: "Disgrazia, maest!  caduto nel pozzo un bonzo con lunghe orecchie e una boccaccia smisurata. Bench sia nudo e debitamente zuppo, non  affogato, anzi borbotta fra s senza tregua."
"Sar l'Ammiraglio dei Canneti Celesti" disse il re drago. "La notte passata  venuto qui il dio della pattuglia notturna a cercare il re di Gallo Nero, per portarlo in visita dal monaco cinese e pregare il Grande Santo Uguale al Cielo di catturare il mostro. Ora saranno arrivati il grande santo e l'ammiraglio. Andiamogli subito incontro: sono persone a cui non si pu mancare di rispetto."
Il re drago si rassett e usc con il suo codazzo di gente acquatica, gridando: "Ammiraglio dei Canneti Celesti, benvenuto! Vogliate accomodarvi!"
"Dunque  uno che mi conosce" si disse Porcellino rinfrancato, ed entr nel palazzo di cristallo senza troppi riguardi. Nudo e fradicio com'era, si sedette disinvoltamente nel posto d'onore, senza il minimo scrupolo per il decoro.
Parl il re drago: "Ho saputo, ammiraglio, che vi siete convertito alla dottrina del Buddha e assicurate la protezione del monaco cinese in cerca delle scritture nel Paradiso dell'Ovest. Quali affari vi conducono qui?"
"Si tratta appunto di un'incombenza nell'ambito della mia missione. Il mio condiscepolo anziano Scimmiotto vi manda i suoi rispetti e mi incarica di ritirare un certo tesoro che dovreste avere qui."
"Che tesoro volete trovare in un posto come questo! Ai re draghi dei quattro fiumi basta fare un voletto in giro per tornare a casa carichi di tesori; ma qui siamo poveri. Figurarsi poi negli ultimi anni. Ci hanno turato addirittura il lucernario e ci hanno lasciato senza sole n luna."
"Niente scappatoie! Dovete farmi vedere qualunque cosa abbiate."
"Ci che abbiamo da mostrare  intrasportabile. Acconsentireste a scomodarvi per dare un'occhiata?"
"Ma certo! Andiamo subito."
Il bestione segu il re drago; uscirono dall'edificio principale del palazzo ed entrarono in una galleria, nella quale giaceva un corpo lungo sei piedi.
"Ammiraglio, questo  tutto ci che potrei chiamare tesoro" disse il drago additandolo.
Porcellino si avanz e vide che si trattava del defunto monarca: aveva in capo la corona da toccare il cielo, era drappeggiato in un abito color ocra, cingeva una cintura di giada di Lantian e calzava stivali di nuvola. Dormiva l, rigido come uno stoccafisso.
Porcellino si mise a ridere: "Bella trovata! E questo sarebbe un tesoro? Ne ho sgranocchiati parecchi, di tesori cos, quando facevo il mostro di montagna. Queste sono bistecche, non  un tesoro."
"Caro ammiraglio, non sapete tutto. Questo  il cadavere del re del Gallo Nero. Quando cadde nel pozzo io gli applicai una perla conservante, perch non si decomponesse. Cos, bench sia morto da qualche anno,  fresco come allora. Se voleste caricarvelo sulla schiena e riportarlo al grande santo - non dico che sia un tesoro - ma se vi venisse in mente di riportarlo in vita, avreste tutto quello che occorre."
"Mettiamo che ve lo sgomberi. Quanto mi date per il funerale?"
"Veramente di soldi non ne ho."
"Cos vorreste scroccare la manodopera. Niente soldi, niente sgombero."
"Non occorre che lo portiate voi. Andiamo."
Mentre Porcellino risaliva, il re drago fece sollevare il cadavere da due yaksa, che gli tolsero la perla e lo scagliarono nell'acqua.
Porcellino, che era gi fuori vista del palazzo, si sent accanto qualcosa: allung la mano e tocc il cadavere. Nonostante la sua disinvoltura si impression, balz al pelo dell'acqua e si mise a gridare: "Aiuto! Soccorso!"
"Ce l'hai il tesoro?"
"Ma quale tesoro? Non c' niente di simile nel pozzo. Il re drago mi ha rifilato un morto; io ho cercato di evitarlo, ma me lo sono trovato vicino. Tirami fuori di qui!"
"Il tesoro  appunto quel morto. Devi portarlo su con te."
"Non ci penso nemmeno. Ma lo sai da quanto tempo  morto?"
"Se rifiuti di portarlo con te, me ne vado."
"Dove vai?"
"Me ne torno dal maestro, al monastero, e vado a dormire."
"E io?"
"Tu puoi sempre arrampicarti da solo."
"Sei matto?" replic Porcellino allarmato. "Ti rendi conto in che stato sono le pareti di questo pozzo, che oltretutto  molto largo in basso e stretto in alto? In tanti anni che non lo usano,  cresciuto il muschio pi scivoloso che si possa immaginare. Nessuno ci si potrebbe arrampicare. Fratello, non roviniamoci l'amicizia: te lo porter su, quel maledetto morto."
"Va bene. Dunque incomincia col ricuperarlo."
Porcellino si tuff, trov il cadavere e riaffior al pelo dell'acqua tirandoselo dietro. Grid: "Sono pronto! Ricupero effettuato!"
Scimmiotto guard gi e cal la sbarra. Porcellino non seppe far di meglio che morderla con i denti, mentre stringeva a s il cadavere, e fu cos che vennero sollevati fino alla bocca del pozzo.
Mentre Porcellino si rivestiva, Scimmiotto esamin il morto e si rese conto che non presentava segni di alterazione. Chiese: "Fratellino, hai idea del perch questo morto non si sia decomposto in tre anni buoni?"
"Il re drago mi ha detto di aver usato su di lui una perla conservante."
"Si capisce; d'altronde  giusto che sia cos, perch la sua morte non  stata ancora vendicata. Direi che ora il nostro successo  garantito. Rimettilo in spalla, fratellino."
"Dove lo portiamo?"
"Dobbiamo andare dal maestro."
"Ma io non sono d'accordo, non ne posso pi! Dormivo cos bene, e mi sono fatto imbrogliare dalle chiacchiere di questo brutto macaco che, tanto per cambiare, mi ha messo nelle peste: da cacciatore di tesori sono diventato un becchino porta cadaveri. Mi bagner tutti i vestiti dell'acqua putrida e puzzolente che va sgocciolando: chi me li laver poi? Ammesso che il vestito sia in grado di sopportare senza rompersi la lavatura che ci vorr."
"Porta il tuo carico e non preoccuparti d'altro. Quando saremo arrivati, getterai quel vestito e te ne dar un altro."
"Non ti vergogni? Prometti vestiti agli altri, quando si sa che non li hai nemmeno per te."
"Ora basta. O lo porti o lo metti gi."
"E io lo metto gi."
"Va bene cos. Ma allora allunghi le zampe e ti prendi venti legnate."
"Fratello" grid Porcellino spaventato, "sai benissimo che baster molto meno perch io faccia il paio con il morto."
"Se non vuoi legnate, per me fa lo stesso. Ma allora ti carichi il cadavere e via!"
Porcellino, messo alle strette, si caric in spalla di malagrazia il cadavere e usc dal parco strascicando i piedi.
Il bravo Scimmiotto fece un passo magico, recit un incantesimo e aspir aria volgendosi verso sud ovest. Poi soffi: si alz un violento turbine di vento che li sollev entrambi sopra la citt, le mura e i fossati, per depositarli in aperta campagna. Qui ripresero la loro marcia.
Il bestione rimuginava pensieri di vendetta: "Questa scimmia mi ha fatto un brutto tiro, ma la ripagher a modo mio. Far credere al maestro che si  vantato di far rivivere il morto. Lui negher, e io convincer il maestro a recitare l'incantesimo della costrizione del cerchio per costringerlo a ubbidire. Gliela far vedere io!"
Mentre camminava continuava a pensare: "Ma questo qui  capace di andare dai giudici infernali a farsi rendere l'anima del defunto; cos lo resuscita davvero, il morto. Dir che si  vantato di saperlo fare senza uscire dal mondo dei vivi:  il solo modo di incastrarlo."
Quando giunsero al monastero, posarono il cadavere davanti alla porta della sala di meditazione e vi entrarono: "Maestro, venite a vedere."
Tripitaka non riusciva a dormire e stava appunto considerando con Sabbioso quanto durava l'assenza del Novizio e di Otto Divieti. Si alz subito e domand: "Discepoli, che cosa volete mostrarmi?"
"Il nonno materno di Scimmiotto, che ho dovuto portare fin qui" sghignazz Porcellino.
"Sacco di segatura!" lo sgrid Scimmiotto. "Mai avuto nonni in vita mia."
"Se non era tuo nonno, perch me l'hai fatto portare? Non sai quanta fatica mi  costato?"
Aperto l'uscio, anche il monaco cinese e Sabbioso notarono subito le perfette condizioni del corpo e del volto del sovrano: sembrava che dormisse. Il reverendo fu preso dalla compassione ed esclam: "Quale nemico di una vita anteriore pu avere incontrato vostra maest, per perderci la vita, lasciare le mogli, abbandonare il figlio, all'insaputa di tutti, funzionari civili e mandarini militari? E che tristezza, quelle spose e quel figlio che non sanno nulla, non vi offrono incenso, non vi portano il t!"
I singhiozzi non lo lasciarono continuare; versava un torrente di lacrime.
Porcellino si mise a ridere: "Maestro, che cosa vi salta in mente? Che cosa frega a voi se  morto o vivo? Non  mica un vostro parente: perch piangete?"
"Discepolo, la compassione sta alla base del comportamento di quelli che hanno abbandonato le loro famiglie, ed  ci che li rende servizievoli. Come puoi avere un cuore cos insensibile?"
"Non  che abbia il cuore insensibile. Ma so che non  una cosa seria, perch il mio condiscepolo anziano ha detto che lo far rivivere. Altrimenti non lo avrei nemmeno portato, pesante com'."
L'influenzabile reverendo prese subito per buone le parole di Porcellino e grid: "Consapevole del Vuoto, se hai questo potere, sappi che salvare un uomo vale pi che costruire una pagoda di sette piani. Varrebbe ancor pi della preghiera al Buddha fatta sul Monte degli Avvoltoi."
"Maestro, per piacere" protest Scimmiotto, "non date retta alle stupidaggini che dice quel cretino. Un morto lascia definitivamente il mondo dopo tre o cinque settimane, a volte dopo sette, a seconda di quello che si lascia dietro. Ma come si fa a richiamare uno che  morto da tre anni?"
"Hai ragione" rispose Tripitaka.
Ma il velenoso Porcellino insistette: "Maestro, non gli credete, parla cos per ostinazione. Se recitate la vostra formuletta, vedrete che trover il modo."
E Tripitaka, come altre volte, lo ascolt e recit la formula, procurando a Scimmiotto un mal di testa da fargli schizzare gli occhi dalle orbite.
Se non sapete, in fin dei conti, come si rid vita a una persona morta da tre anni, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 39
IL CINABRO 'RICHIAMO DELL'ANIMA'

IL SOVRANO MORTO DA TRE ANNI RITORNA FRA I MORTALI, GRAZIE A UNA PILLOLA DI CINABRO OTTENUTA DAL CIELO.


Or dunque, narra il racconto, Scimmiotto colto da un insopportabile mal di testa supplicava pietosamente: "Maestro, smettetela, tacete! Lasciatemi risuscitare questo disgraziato!"
"Risuscitare come?" domand il reverendo.
"Non c' che un modo: scender all'inferno, chieder informazioni per sapere quale giudice segue la sua pratica e lo pregher di lasciarmi riportare l'anima in questo mondo."
"Maestro, non gli date retta" insisteva Porcellino. "A me ha detto che non occorre scendere all'inferno, che lui  capace di risuscitare la gente senza uscire dal mondo dei vivi." E Tripitaka, succube di ogni suggerimento perverso, si rimise a recitare la formula.
"Basta, basta, lo rimetter in piedi senza uscire dal mondo dei vivi!"
"Non vi fermate, andate avanti con l'incantesimo!"
"Brutto cretino, bestiaccia maligna!" imprecava Scimmiotto. "Che cosa ci guadagni ad aizzarmi contro il maestro con la sua malasorte?"
Porcellino sghignazzava: "Fratello, fratellino bello, credevi di essere tu solo capace di combinare scherzetti agli altri? Lo vedi che ti so fregare anch'io?"
"Insomma, maestro, non potete dar retta a questo mentecatto. Non mi perseguitate pi, lasciatemi fare!"
"E come farai, senza uscire dal mondo dei vivi?"
"Far una capriola nelle nuvole fino al portale sud del Paradiso, che non  certo nel mondo dei morti. Non perder tempo al Palazzo del Toro e del Cucchiaio, o nella Sala delle Nuvole Misteriose, ma andr diritto filato nel trentatreesimo cielo, alla Corte dei Beati del Palazzo Celeste Senza Rimpianto. Cercher di Laozi e gli chieder una delle sue specialit, il cinabro richiamo dell'anima nove volte trasmutato; dice il motto: se l'ingoi, torni subito fra noi!"
"Va dunque, e torna presto" rispose Tripitaka soddisfatto.
"Vediamo:  la terza veglia, intorno a mezzanotte; non potr essere di ritorno prima dell'alba. Intanto non possiamo lasciare questo corpo l a giacere freddo e solo. Che figura ci faremmo? Bisogna organizzare la veglia."
"A buon intenditore..." fece subito Porcellino. "Il macaco vuole arruolarmi come prefica."
"Temevo appunto che ti rifiutassi. Se tu non lo piangi, io non lo posso risuscitare" dichiar Scimmiotto.
"Va be', vattene per la tua strada, che io pianger."
"C' modo e modo. Piangere, in s, non  che sgocciolare acqua dagli occhi. Urlare  solo un esercizio delle corde vocali. Non bastano queste cose per una veglia funebre fatta come si deve: le lacrime devono essere accompagnate da strazianti singhiozzi, e gli urli devono diventare gemiti e lamentazioni che salgono dal cuore."
"Adesso vi faccio vedere io" replic Porcellino. Trasse da chiss dove un pezzo di carta, lo arrotol tra le dita e se lo ficc su per le narici pi volte. Dapprima starnut sonoramente, poi gli occhi gli si gonfiarono di lacrime, col moccio dal naso e incominci a singhiozzare; gemeva, diceva parole sconnesse, proprio come se fosse smarrito per aver perduto qualche vecchia zia. Era tanto commovente che il buon reverendo sent una stretta al cuore, e incominci a piangere con lui.
"Pu andare" disse ridendo Scimmiotto. "Se vai avanti cos dovrebbe bastare, ma a condizione che non ti fermi. Sai che vedo tutto quello che fai; quando ti avr voltato la schiena, se ti fermerai anche solo per un istante, dovrai preparare le chiappe, perch ti ci appogger venti bastonate."
"Non preoccuparti" rispose Porcellino sghignazzando fra lacrime e moccio. "Quando mi ci metto, vado avanti come niente per due giorni di fila."
L'ingenuo Sabbioso non volle restare con le mani in mano, e si procur dei bastoncini d'incenso da offrire al morto.
"A meraviglia!" esclam Scimmiotto torcendosi dalle risa. "Ora che tutta la famiglia  all'opera, non saprei immaginare una veglia funebre pi degna."
Il grande santo si conged e, con una capriola, si lanci al portale sud del Cielo. Non fece visita al Palazzo del Toro e del Cucchiaio, n si attard nei pressi della Sala delle Nuvole Misteriose: la bianca scia della sua nuvoletta corse senza rallentare fino al trentatreesimo cielo, e si ferm davanti al Palazzo dei Beati. Si affacci sull'uscio e vide il signore Laozi assiso nel laboratorio di fabbricazione del cinabro, in compagnia di fuochisti e garzoni immortali che agitavano ventagli di foglie di banano per attizzare il fuoco del forno. Appena Laozi vide Scimmiotto, grid ai suoi: "State attenti, c' in giro il ladro di elisir!"
Scimmiotto si inchin sorridendo: "Caro vecchio signore, sono lusingato dall'attenzione, ma non la merito. Perch diffidare di me? Ormai non sarei pi capace di far torto a nessuno."
"Maledetto macaco, non ho dimenticato quante pillole mi rubasti cinquecento anni fa. E che baraonda in tutto il Cielo! Il santo Erlang ci mise un bel po'di tempo ad acchiapparti; e quanto carbone sprecai nel mio forno, che arse per quarantanove giorni di fila senza riuscire a bruciarti! E ora che ti sei fatto buddista e proteggi questo monaco cinese, me ne hai opposte di difficolt per restituirmi i miei tesori, dopo che avevi abbattuto i diavoli sul Monte Cima Piatta! Che cosa sei venuto a fare qui?"
"Un momento, chiariamo questa storia del Monte Cima Piatta: io ti ho restituito le tue carabattole quando tu me le hai chieste. Perch adesso mi rimproveri e mi tratti con sospetto?"
"E tu, perch ti intrufoli qui invece di andare per la tua strada?"
"Dopo l'ultima volta che ci siamo visti, abbiamo appunto proseguito il nostro viaggio fino a un paese detto del Gallo Nero. Un mostro ha ucciso il re del paese, ha preso il suo aspetto e ha usurpato il trono;  un tizio che si faceva passare per taumaturgo taoista e mago della pioggia. Il re morto  apparso nella notte al mio maestro, mentre leggeva le sue preghiere, e gli ha chiesto di incaricarmi di abbattere il mostro e ristabilire la giustizia contro la perversit. Con il mio condiscepolo Porcellino ci siamo procurati la prova materiale del reato, ricuperando il cadavere del re morto che giaceva intatto in un pozzo. Il mio maestro, mosso a compassione, mi ha chiesto di riportarlo in vita, ma mi ha vietato di andare a cercare la sua anima negl'inferi. L'unica alternativa me la potete dare voi.  questo il motivo della mia visita: spero nella piet del patriarca del Tao, che mi presti un migliaio di pillole di cinabro richiamo dell'anima nove volte trasmutato, per fare quest'opera buona."
"Questa scimmia delira! Mille pillole! E perch non duemila? Non sono mica grani di riso, da riempircisi il gozzo. Che cosa credi, che abbia aperto una farmacia? Qui non c' niente per te. Vattene via!"
"Va bene, va bene!" rise Scimmiotto. "Ne baster un centinaio."
"Ti ho detto che non c' niente."
"Una diecina, via!"
"Questa maledetta scimmia non vuole smettere" imprec Laozi rosso di collera. "No e poi no! Aria! Levati di torno!"
Scimmiotto volt le spalle e si mosse per uscire.
Ma il signore Laozi ci ripens: "Screanzato e delinquente! Se gli dico di andarsene e finge di darmi retta, pu essere soltanto perch si dispone a ritornare indietro di nascosto a sgraffignare." "Fermati, maledetta scimmia, che ti prenda il vaiolo! Te ne do una, delle pillole che hai chiesto."
"Caro vecchio signore, voi che mi conoscete bene, non fareste meglio a tirarle fuori, le vostre pilloline d'oro, e a dividerle con me in parti uguali? Non vi pare che ci guadagnereste, evitando di farvele rubare tutte quante?"
Laozi rovesci la sua zucca, e ne cadde una pillola dorata. La tese a Scimmiotto dicendo: "Non ho altro. Prendila e scompari. La pillola te l'ho data; il merito di risuscitare il morto resta tutto tuo."
"Non c' fretta" rispose Scimmiotto prendendo la pillola. "Sar meglio che l'assaggi, caso mai fosse falsa. Non voglio mica farmi prendere in giro."
E se la ficc in bocca, mentre il patriarca atterrito si gettava su di lui per impedirglielo, lo prendeva per il collo e gli picchiava i pugni sulla testa: "No, no, disgraziato! Se la inghiotti ti ammazzo!"
"Ma non ti vergogni?" rise Scimmiotto. "Quanto sei meschino! E chi la mangia, la tua caramella da due soldi? Detto fra noi, fa proprio schifo. Non senti che l'ho soltanto messa in tasca?"
In effetti si sa che le scimmie hanno tasche sotto le guance; lui aveva nascosto la pillola l dentro. Laozi tast con le dita, e quando l'ebbe sentita grid: "Va via e non farti pi vedere!"
Il grande santo ringrazi l'illustre patriarca e usc dal Palazzo dei Beati. Al sorgere del sole, ridiscese dal portale di diaspro aureolato di mille nubi di buon augurio verso la polvere del mondo. Quando giunse al Monastero del Bosco Sacro, Porcellino stava ancora piangendo con il massimo impegno.
"Consapevole del Vuoto" esclam Tripitaka, "eccoti qua! L'hai portato, quel cinabro?"
"L'ho portato."
"Glielo avranno dato, oppure lo avr rubato" brontol Porcellino.
"Fratellino, non c' pi bisogno di te" gli disse Scimmiotto ridendo. "Ti puoi asciugare gli occhi, o se preferisci vai a piangere altrove." E a Sabbioso: "Portami un po'd'acqua, per favore."
Sabbioso corse al pozzo che si trovava dietro l'edificio e attinse dalla secchia mezza tazza d'acqua, che port al Novizio. Scimmiotto estrasse la pillola e la introdusse fra le mascelle irrigidite, dopo averle forzate ad aprirsi; un sorso d'acqua fece scendere il farmaco nelle viscere. Pass qualche tempo, si udirono dei borborigmi, ma il corpo non si muoveva.
"Maestro" chiese inquieto Scimmiotto, "se non ce la faccio, che pena contate di infliggermi?"
"Perch mai non dovresti farcela? Non c' ragione che non torni a vivere. Se non fosse per la potenza soprannaturale del cinabro d'oro, credi che il cadavere di una persona morta da tanto tempo potrebbe inghiottire acqua ed emettere borborigmi?  segno che la circolazione sanguigna si riattiva, bench il respiro, interrotto da tanto tempo, fatichi a riprendersi. Un pezzo di ferro, dopo tre anni nell'acqua di pozzo, sarebbe coperto di ruggine; figurarsi un corpo umano! In effetti il soffio vitale  esausto; bisognerebbe fargli la respirazione bocca a bocca."
Porcellino si fece avanti per provvedere, ma Tripitaka lo ferm: "Non tu! Tocca a Consapevole del Vuoto di prendersene cura."
Il maestro interveniva con saggezza: l'alito di Porcellino era irrimediabilmente impuro, perch fin da piccolo si era macchiato del peccato di distruggere vite e di mangiare carne umana. Invece Scimmiotto, cresciuto a forza di pesche, pinoli e bacche di cipresso, aveva un alito puro.
Pertanto Scimmiotto accost la sua bocca da duca del tuono alle labbra del re morto e soffi forte. L'alito pass vigoroso dall'alta torre alla sala chiara, da l scese alla sorgente zampillante dei talloni e risal fino al palazzo dai muri d'argilla del cranio. Il sovrano emise un forte rantolo e ritorn in s, raccolse il fiato, agit mani e piedi e gett un grido: "Maestro!"
Balz su e si inginocchi nella polvere dicendo: "Ricordo di avervi visitato l'altra notte da fantasma. Non avrei mai pensato di rivedervi stamane da vivo."
Tripitaka si affrett ad aiutarlo a rialzarsi: "Maest, non  merito mio; dovete ringraziare il mio discepolo."
"Che dite mai, maestro!" protest Scimmiotto ridendo. "Dice l'adagio: non c' casa con due padroni. Gli omaggi spettano a voi."
Tripitaka era un po'imbarazzato. Il sovrano fu da lui preso per mano e guidato nella sala di meditazione, dove accett di sedersi solo dopo avere rinnovato i saluti a Porcellino, Scimmiotto e Sabbioso.
I monaci, sopraggiunti per predisporre il servizio della colazione, non seppero capacitarsi della grande novit: il re era tra loro, in abiti zuppi d'acqua. Si intrecciarono domande ed espressioni di meraviglia. Scimmiotto si alz ad arringarli: "Calma, bonzi, non vi allarmate. Quello che vedete  proprio il re di Gallo Nero, vostro vero sovrano. Egli era stato ucciso da un mostro tre anni fa, e io questa notte l'ho riportato in vita. Ora dovremo ricondurlo in citt per far luce sul giusto e sul perverso. Se ci avete preparato la colazione, servitela; la mangeremo e poi partiremo."
I monaci portarono anche la tinozza per lavare il re e gli indumenti per vestirlo. La veste color ocra fu provvisoriamente sostituita da una tunica diritta prestata dal superiore del monastero; la cintura di giada di Lantian da una semplice fascia di seta gialla; gli stivali da un paio di vecchi sandali monastici. Quando ebbero consumato la colazione, si sell il cavallo.
"Porcellino" chiese Scimmiotto, "quanto pesano i tuoi sacchi?"
"Pesano tanto, fratello, ma non ti so dire con precisione."
"Bene, dividi il carico in due e danne una parte da portare al re, mentre andiamo in citt a regolare questa faccenda."
"Che fortuna!" esclam soddisfatto Porcellino. "Questo re mi ha pesato addosso ben bene, quando l'ho dovuto portare. Ma almeno adesso mi d una mano."
E, da quel furbacchione che era, lasci al re i bagagli pi pesanti.
"Maest" disse ridendo Scimmiotto, "spero che non vi mortifichi andare in giro in questo modo, portando valigie."
"Maestro" rispose il re inginocchiandosi, "mi avete reso la vita, per me voi siete padre e madre. Se me lo chiedete, sono pronto a seguire il reverendo fino al Paradiso dell'Ovest come bestia da soma."
"Tutto ci che ho da chiedervi  di portare questa roba per i quaranta li che ci separano dalla citt. Come potrete immaginare, lo scopo non  certo di imporvi prestazioni. Il fatto  che, per riprendere l'esercizio delle vostre funzioni reali, dovrete aspettare che il mostro sia catturato; allora noi vi saluteremo e riprenderemo il nostro viaggio."
Porcellino si lagn: "Come dire che lui far il facchino solo per quaranta li, e io per tutta la vita?"
"Piantala fratellino!" tagli corto Scimmiotto. "Ora si parte."
Porcellino e il re camminavano all'avanguardia, seguiva il maestro a cavallo con Sabbioso che teneva le briglie, mentre Scimmiotto chiudeva la marcia. I cinquecento monaci si schierarono in processione, con la musica in testa, e li accompagnarono fino al portale. Qui Scimmiotto disse: "Cari bonzi,  meglio che non ci accompagnate oltre; non conviene correre il rischio di destare sospetti. Piuttosto pensate a pulire e stirare gli abiti regali, e mandateceli in citt questa sera o domattina. Vedrete che il servizio sar ricompensato."
I monaci ubbidirono e Scimmiotto, che era rimasto indietro, raggiunse in due salti il suo maestro.

La formula del vero esce dall'Ovest,
Lo spirito affinato dal metallo
E dal legno. La madre del cinabro
Si perde in sogni, mentre mille guai
Affliggono il fanciullo. Bisogn
Ricercare il signore in fondo al pozzo
E al celeste Laozi chiedere aiuto.
Il percorso dal vuoto al naturale
Segue l'uom destinato all'essenziale.

Mezza giornata di cammino bast per giungere in vista delle mura della citt.
"Consapevole del Vuoto" chiese Tripitaka, " quella la citt del Gallo Nero?"
"Precisamente" rispose Scimmiotto. "Non attardiamoci, entriamo subito."
Entrando percorsero strade affollate di gente e di attivit, ornate da bellissimi edifici. Lo testimoniano i versi:

Palazzi d'oltremare, ma degni della Cina,
E canti e liete danze come nei tempi antichi.
Agitano ventagli decorati di rose,
Indossano vestiti color verde smeraldo.
Sembrano i paraventi gran code di pavone,
E dovunque stendardi e cortine di perle.
 un bel quadro di pace e di prosperit.
I mandarini, in fila, dicon: 'Tutto va bene!'

Tripitaka smont da cavallo e propose: "Potrei andare direttamente alla reggia a presentare il passaporto, per evitare le seccature dell'ufficio doganale."
"Fate bene" approv Scimmiotto. "Ma verremo anche noi: in molti si discute meglio."
"Se volete venire vi dovete comportare bene. Prima di prendere la parola bisogna rispettare il rito di omaggio al sovrano."
"Come dire che ci si dovrebbe prosternare?"
"Proprio cos;  il cerimoniale dei cinque saluti e delle tre prosternazioni."
"Ma nemmeno per sogno!" disse Scimmiotto ridendo. "Che sciocchezza! Perch mai ci dovremmo umiliare? Fatemi entrare per primo, per farmi un'idea di come conviene comportarsi; se ci rivolgono la parola, rispondo io. Voi seguite il mio esempio: inchinatevi se m'inchino; e buttatevi pure lunghi distesi per terra, ma solo se mi ci butto io."
Quel sacripante di una scimmia li guid alla porta della reggia e si rivolse al gran ciambellano: "Siamo inviati di sua maest imperiale dei grandi Tang delle terre dell'Est. Il nostro incarico  di recarci dal Buddha, nel Paradiso dell'Ovest, per chiedergli le scritture. Siamo qui di passaggio e vorremmo presentare il nostro passaporto. Vi prego di annunciarci, perch non vada perduta per voi l'occasione di guadagnare i meriti di una buona azione."
L'ufficiale di guardia alla Porta Gialla si rec subito nella sala d'udienza, si inginocchi ai piedi dei gradini rossi e fece rapporto: "Sono giunti alla porta cinque monaci, che si dicono inviati dai Tang alla ricerca delle scritture. Sono venuti a presentare il passaporto, ma non osano entrare senza autorizzazione."
Il re diavolo ordin di farli entrare, e i monaci si presentarono tutti insieme, seguiti dal re risorto. A quest'ultimo, mentre avanzava, sfuggiva qualche lacrima al pensiero: "Che triste situazione! Chi avrebbe pensato che quest'uomo potesse impadronirsi cos delle mie terre, circondate dal bronzo, e degli altari dei miei antenati, protetti dal ferro?"
"Maest" gli bisbigli Scimmiotto, "dominate il vostro dolore: non ci dobbiamo scoprire prima del tempo. State sicuro che gi sento vibrare d'impazienza il mio randello; e vedrete come lavora! Schiacceremo il diavolo, spazzeremo via i mostri e vi faremo ricuperare il vostro regno."
Il re si asciug furtivamente gli occhi con un lembo della veste e lo segu ubbidiente nella sala d'udienza, pronto a tutto.
Sfilarono davanti a quattrocento funzionari civili e militari, che il squadravano dalla testa ai piedi, arcigni e sprezzanti. Scimmiotto per primo si present ai piedi dei gradini di giada bianca, dove rimase immobile e ben piantato sulle gambe.
Gli ufficiali ai piedi del trono fremevano di indignazione: "Che bonzo selvaggio! Non si prosterna, non parla, non fa nemmeno un semplice inchino; che sfrontato!" E il re diavolo domand: "Da dove viene questo bonzo?"
"Siamo inviati imperiali del paese dei grandi Tang nelle terre dell'Est del continente meridionale, il Jambdvpa" rispose con sussiego Scimmiotto. "Il nostro incarico  di chiedere le autentiche scritture al Buddha vivente, nel Monastero del Colpo di Tuono del paese delle Indie nei territori dell'Ovest. Passando di qui, siamo venuti a presentare i nostri passaporti, come si usa."
Il re diavolo mont in collera: "Qui non siamo vostri tributari e non abbiamo nemmeno relazioni diplomatiche con il vostro paese. Come osate presentarvi a corte senza attenervi al cerimoniale dei saluti?"
"La nostra corte celeste nelle terre dell'Est risale all'antichit pi remota" rispose sorridendo Scimmiotto, "e la sua superiorit  sempre stata riconosciuta. La vostra non  che una contrada periferica. Come dice l'adagio: sovrano del paese superiore: padre e re; sovrano del paese inferiore: figlio e suddito. Non potete rimproverare noi di scortesia: semmai avete mancato voi, che ve ne state lass e non siete nemmeno sceso ad accoglierci."
Il re diavolo, fuori di s, ordin ai suoi ufficiali di metter le mani addosso a quei selvaggi; e gi i mandarini si slanciavano, quando Scimmiotto grid: "Fermi dove siete!" e fece un segno con la mano. Sotto il dominio della magia immobilizzante, nessuno pot pi muovere un dito. Era il caso di dirlo:

Soldati sui gradini come idoli di legno
E capitani in sala come statue d'argilla.

Vedendo immobilizzati i suoi ufficiali, il re diavolo balz gi dal trono per impadronirsi dell'intruso. Il re scimmia non aspettava altro. "Vieni, vieni! Anche se la tua zucca fosse di ferro o di bronzo, vedrai che buco ci far il mio randello!" pensava.
Ma prima che si arrivasse allo scontro, spunt accanto al re diavolo la stella della sua salvezza, cio il principe ereditario, che lo trattenne e si inginocchi dicendo: "Real padre, calmate la vostra ira!"
"Che cosa vuoi, figliolo?"
"Permettetemi, padre, di farvi sapere che avevo gi sentito parlare di un santo monaco inviato nell'Ovest dalla corte dei Tang: dev'essere lui. Se in un moto di collera lo fate decapitare, i grandi Tang potrebbero venirlo a sapere e certo reagirebbero. Taizong non solo ha unificato l'impero, ma ha gi compiuto varie spedizioni oltremare. Se venisse a sapere della morte del suo fratello giurato, ci attaccherebbe con le sue truppe a cavallo, e noi che potremmo fare con le nostre deboli forze? Saremmo ridotti a pentirci troppo tardi. Mi permetto di suggerire di istruire un regolare processo per il crimine di lesa maest."
Il principe ereditario non conosceva le intenzioni di Scimmiotto e intendeva semplicemente difendere Tripitaka dall'attacco del mostro. Il re diavolo si fece convincere e, in piedi dov'era, grid: "Sentiamo: quando avete lasciato le terre dell'Est? Perch il re dei Tang vi ha mandato in cerca delle scritture?"
"Il mio maestro  fratello giurato dell'imperatore dei Tang" rispose Scimmiotto; "il suo nome  Tripitaka. I fatti andarono cos: il primo ministro Wei Zheng aveva decapitato in sogno il drago del fiume Jing, per ordine del Cielo. L'imperatore scese nel tribunale infernale, e quando torn in vita ordin una grande cerimonia dell'Acqua e della Terra per la salvezza delle anime in pena e dei fantasmi perversi. Durante la cerimonia, in cui il mio maestro spiegava i sutra e predicava la compassione, la pusa Guanyin e l'imperatore gli chiesero di andare nell'Ovest. Il mio maestro fece voto con gioia di servire lealmente il suo paese. Tre giorni avanti la met della nona luna del tredicesimo anno dell'era Contemplazione della Virt, il mio maestro ricevette il suo passaporto e part. Al Monte delle due Frontiere mi accolse come suo primo discepolo, con il nome di Scimmiotto Consapevole del Vuoto, detto il Novizio. Nel villaggio dei Gao, ai confini del Tibet, accolse come secondo discepolo Porcellino Consapevole delle Proprie Capacit, detto Otto Divieti. Al Fiume delle Sabbie Mobili si aggiunse il terzo discepolo, Sabbioso Consapevole della Purezza. E l'altro giorno, al Monastero del Bosco Sacro, il maestro ha accettato anche un taoista vagabondo come aiutante nel portare i bagagli."
L'esposizione particolareggiata non lasciava molto spazio a domande. Ma il re diavolo, con gli occhi accesi di collera, disse: "Bonzo, dopo essere partito da solo dalle terre dell'Est hai preso con te quattro discepoli. Passi per i primi tre, che son monaci; ma il quarto da dove viene? Come si chiama? Ha un certificato di ordinazione sacerdotale? Si faccia avanti a deporre."
Il re tremava impaurito: "Maestro, che cosa devo dire?"
Ma Scimmiotto gli bisbigli: "Zitto, rispondo io." E infatti dichiar: "Questo vecchio  duro d'orecchio, maest, ed  muto. Viene con noi perch da giovane  gi stato nel Paradiso dell'Ovest, e perci conosce la strada. Posso dirvi tutto sulle sue origini e la sua vita. Con il vostro permesso, deporr per lui."
"Fallo subito, e con esattezza."
Scimmiotto recit:

"Anziano si confessa l'imputato,
Sordomuto, un po'tocco, ed ha perduto
Tutti i suoi beni. Il suo luogo d'origine
 proprio questo, dove fu colpito
Dalla sciagura cinque anni fa.
La siccit infuriava. Invano offriva
Il sovrano preghiere e cerimonie:
Non una nube, mille leghe in giro!
Mentre tutti soffrivano i tormenti,
A corte giunse un prete taoista,
Che finalmente provoc la pioggia.
Ma una sera nel parco, di nascosto,
Gett il sovrano in fondo a un pozzo oscuro
Ed usurp il suo aspetto ed il suo trono.
Felicemente quando noi giungemmo
Risuscitammo il defunto sovrano:
E l'imputato  lui. Dentro la sala
C' un taoista che si finge sovrano;
Ma lui, finto taoista,  il vero re."

A questo discorso, il re diavolo sent il cuore balzargli in petto come un cerbiatto, e il viso infiammarsi di rossi vapori. Volle fuggire ma, disarmato com'era, prima strapp la sciabola di mano a uno degli ufficiali immobilizzati dalla magia di Scimmiotto, poi sal su una nuvola e scomparve dalla finestra.
Sabbioso rugg indispettito dalla fuga, e Porcellino si scagli furibondo contro la scimmia: "Se tu avessi controllato la lingua l'avremmo preso, e invece  fuggito. E adesso chi lo acchiappa?"
"Calmatevi, fratelli, non fate baccano inutilmente" disse Scimmiotto ridendo. "Prima ci sono tante cose da fare: il principe ereditario deve presentare i suoi rispetti a suo padre, la regina e le concubine devono salutare il marito. Poi bisogner destare dal letargo i poveri ufficiali, che devono sapere che cosa  accaduto e rendere omaggio al vero sovrano. Sbrigate queste faccende, lo andr a prendere."
Il bravo Scimmiotto fece come aveva detto. Dopo avere raccomandato alla protezione di Sabbioso e Porcellino il maestro e tutta la corte, concluse: "Ora me ne vado" e scomparve senza lasciar traccia.
Con un balz sal al nono cielo e scrut l'orizzonte per vedere dov'era finito il diavolo. Lo vide in fuga verso est e lo raggiunse gridando: "Fermati, mostro! Dove vuoi andare?"
Il re diavolo si volse furioso sguainando la sciabola: "Farabutto di uno Scimmiotto, non erano fatti tuoi se mi ero procurato un trono. Che bisogno avevi di trasformarti in poliziotto e di rompermi le uova nel paniere?"
"Bestiaccia impudente!" lo sgrid Scimmiotto, che si divertiva molto. "Sei un bello sfacciato. Come ti sei permesso di fingerti re? E poi, quando mi hai visto, avresti potuto prendere il largo; invece hai voluto farti giudice di un processo tutto da ridere. La testimonianza che volevi l'hai avuta; ora sta fermo, che ti do il resto." E men una randellata.
Il diavolo schiv e cerc di colpire con la sciabola. Si avvi il duello:

Il feroce re scimmia contro il forte re diavolo:
Accaniti si affrontano, randello contro sciabola.
I tre mondi, quel giorno, risplendono di luce
Perch il vero monarca il suo trono ha ripreso.

Dopo pochi scontri il diavolo non fu pi in grado di sostenere gli assalti del re scimmia. Fece dunque dietro-front e ritorn per la via da cui era venuto: si precipit dentro la sala del trono e si confuse tra le file degli ufficiali ritti ai piedi dei gradini di giada bianca. L si diede una scossa e si trasform nella perfetta replica di Tripitaka, in piedi a mani giunte davanti ai gradini. Quando Scimmiotto lo raggiunse e alz il randello per colpire, protest: "Per l'amor del cielo, discepolo, non mi colpire! Sono io!"
Scimmiotto si gett verso l'altro Tripitaka, che disse anche lui: "No, no, per carit! Sono io!" Anche il tono della voce era il medesimo; come fare a distinguerli?
Scimmiotto rifletteva: "Se il Tripitaka che ammazzo  il mostro trasformato faccio un'opera di bene; ma se  quello vero, faccio un bel pasticcio. Chi m'aiuta?"
Si prov a chiedere il parere di Porcellino e di Sabbioso; ma i rapidi movimenti dei contendenti non avevano consentito loro di tenere il conto.
Allora Scimmiotto fece un passo magico e convoc tutti i protettori della legge che li seguivano, pi la divinit del luogo, per dir loro: "Devo ammazzare il mostro, ma non so pi qual'. Voi che siete invisibili e potete distinguere il Tripitaka vero dal falso, suggerite al mio maestro di salire i gradini; io abbatter l'altro."
L'abile mostro aveva per sorpreso la richiesta, e senza indugio fu lui a salire i gradini. Scimmiotto fece per abbassare la sua sbarra sul vero Tripitaka. Per fortuna le divinit lo avvertirono e lo fermarono in tempo; altrimenti, anche se ci fossero stati venti Tripitaka, quel colpo li avrebbe ridotti a una ciotola di passato di verdura.
Quando Scimmiotto si avvent su per i gradini, il mostro ne balz gi, afferr Tripitaka e insieme tornarono a mescolarsi alla folla, indistinguibili l'uno dall'altro.
Scimmiotto cominciava a inquietarsi, e i sogghigni di Porcellino gli facevano perdere le staffe: "Cosa ti prende, scemo? Sei cos contento perch adesso hai due padroni da servire?"
"Fratellino, io sar scemo, ma anche tu stai facendo la tua parte" replic ridendo Porcellino. "Non c' bisogno che ti dia tanto da fare. Abbi pazienza, dovrai sopportare un po'di mal di testa. Chiedigli di recitare la formula che sappiamo; io e Sabbioso li prenderemo per mano e staremo attenti. Uno dei due non la conosce, e quello  il diavolo. Non ti sembra facile?"
"Grazie, fratellino. Questa  l'idea giusta.  una formula che conoscono soltanto il Buddha, che l'ha inventata, Guanyin e il maestro. Dunque, signori Tripitaka, avanti con la formula!"
Il falso Tripitaka non pot che mormorare parole a caso. "Il mostro  lui!" grid Porcellino, e lasci andare la mano per afferrare il rastrello; ma il mostro schizz via su una nuvola.
I tre discepoli abbandonarono il maestro e si gettarono all'inseguimento: in breve i tre bonzi inferociti circondarono il diavolo maledetto.
Al vedere Porcellino e Sabbioso che correvano con rastrello e bastone per prenderlo in una tenaglia, da destra e da sinistra, Scimmiotto rise e propose: "Stiamo accorti: se io lo attacco di fronte lui, che mi ha gi assaggiato, scapper di nuovo. Se invece, mentre voi lo impegnate, io prendo quota, la mia sbarra pu piombare dall'alto sulla sua testa, come in cucina il pestello sugli spicchi d'aglio."
In effetti il grande santo sal al nono cielo e stava per buttarsi in picchiata quando, da una nube multicolore a nord est, si ud una voce che gridava: "Fermati, Consapevole del Vuoto!"
Scimmiotto si volse da quella parte e riconobbe il pusa Wenshu. Nascose allora la sbarra e si avanz rispettoso a salutare: "Come va, pusa?"
"Vengo a catturare quel demone."
"Vi ringrazio di esservi disturbato."
Wenshu si cav dalla manica uno specchio per rivelare gli esseri diabolici, e il demone vi apparve nella sua vera forma. Scimmiotto grid a Porcellino e Sabbioso di venir su a vedere. Il re diavolo mostrava un aspetto assai feroce:

Gli occhioni grandi come due scodelle,
Una testona come una pignatta,
Il corpo color indaco, gli artigli
Candidi come il ghiaccio e acuminati,
Orecchie ricadenti, lunga coda,
Una rossa criniera, occhi dorati
E due file di denti come seghe
Di giada: quell'immagine mostrava
Nient'altro che il leone di Wenshu.

"Pusa" chiese Scimmiotto stupito, "quello non  il leone che vi serve da mezzo di trasporto? Perch va in giro in libert e gioca a fare il mostro?"
"Consapevole del Vuoto, non girava in libert, era stato inviato dal Buddha."
"Sarebbe a dire che il Buddha manda in giro le vostre bestie a usurpare troni? E io a chi dovrei chiedere un decreto che esenti il monaco cinese dalle vostre soperchierie?"
"Non sai i retroscena. Quel re del Gallo Nero in effetti amava il bene e faceva elemosine ai monaci, tanto che il Buddha mi aveva inviato per condurlo nell'Ovest, dove gli avrebbe senz'altro concesso il corpo dorato di arhat. Io non potevo certo camminare per le strade nel mio aspetto normale, perci presi sembianze di monaco e mi presentai a chiedere l'elemosina. Ma quando dissi qualche parola che non gli piacque, lui, ignorando che ero una persona dabbene, mi fece legare e gettare nel fossato: restai a mollo nell'acqua per tre giorni e tre notti. Meno male che alla fine le sei divinit delle tenebre mi tirarono fuori, mi diedero un'asciugata e mi accompagnarono a casa. Mi misi a rapporto dal Buddha, e lui incaric questo mostro di gettare il re in un pozzo, perch restasse a mollo per tre anni in cambio dei tre giorni che aveva inflitto a me. Sorso o boccone,  il destino che te lo impone!"
"Sorso o boccone, dite voi. In fondo  stata una vendetta privata per uno sgarbo. Non avete pensato alle vittime innocenti che potevate coinvolgere?" obiett Scimmiotto.
"Non abbiamo fatto male a nessuno. Da quando  arrivato il mostro, il corso delle stagioni nel paese  stato pi clemente che mai, prospero l'andamento degli affari e in pace il popolo. Dove sarebbero le parti lese?"
"Per non dir altro,  andato a letto con tutte le signore dei tre palazzi. Le ha contaminate e ha violato i grandi princpi che reggono i rapporti umani. Non ci sar danno, secondo voi?"
"Dubito che potesse contaminare le signore:  un leone castrato."
Porcellino, che ascoltava, allung la mano per accarezzare il mostro sulla testa e disse ridendo: "Ho il naso rosso, ma bere non posso: povera bestia, non merita la sua reputazione."
"Se le cose stanno come dite, riprendetevelo" concluse Scimmiotto. "State sicuro che, se non foste arrivato voi, non l'avrebbe scampata."
Wenshu recit un incantesimo e grid: "Coraggio, sporcaccione, che cosa aspetti per ritornare sulla retta via?"
Allora il diavolo riprese la sua forma originaria. Il pusa lo ammans offrendogli da mangiare un fior di loto, gli mont in groppa e si conged, scomparendo lontano dentro una nuvola luminosa:

Verso il Monte Wutai si dirigeva
Ad ascoltar le prediche del Trono.

Se in fin dei conti non sapete come fu che il monaco cinese e i suoi discepoli lasciarono la citt, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 40
FURFANTERIE DI BIMBO ROSSO

IL FANCIULLO TURBA LO SPIRITO DI MEDITAZIONE CON GIOCHI DI TRASFORMAZIONE. SCIMMIA, CAVALLO E SPATOLA SI ADEGUANO ALLA VACUIT DELLA MADRE DEL LEGNO.

Scimmiotto e i condiscepoli, di ritorno alla corte, trovarono il sovrano, le regine e i cortigiani schierati a riceverli per esprimere la loro riconoscenza. Fra interminabili prosternazioni degli ascoltatori, il Novizio raccont come il pusa avesse sottomesso e portato via con s il mostro.
Mentre tutti si congratulavano, l'ufficiale della Porta Gialla venne ad annunciare: "Signore e maestro, si sono presentati alla porta altri quattro monaci."
"Fratello" grid allarmato Porcellino, "non sar un brutto tiro di quella creatura malefica? Magari si  gabellata per il pusa Wenshu e ci ha messo nel sacco tutti quanti; e ora si ripresenta in veste di monaco e trama altri inganni."
" un'ipotesi assurda" disse Scimmiotto, e ordin di introdurre i monaci.
Quando entrarono, si vide che erano semplicemente fraticelli del Bosco Sacro con una consegna di lavanderia: portavano il real vestiario lavato e stirato.
"Arrivate al momento giusto!" esclam Scimmiotto tutto contento. Si fece consegnare gli oggetti e sostitu lui stesso il turbante sul capo del re con l'alta corona, gli fece sfilare la tunica e indossare la veste regale color ocra, gli sciolse la fascia di seta e allacci la cintura di giada, gli tolse i sandali monacali e li sostitu con gli stivali di nuvole. Chiese al principe lo scettro di giada bianca e glielo mise in mano. Poi invit il re a salire sul trono perch, come dice l'adagio, la corte non pu stare un sol giorno senza re.
Ma il re si ostinava a rifiutare. Inginocchiato sui gradini, singhiozzava: "Io che sono morto tre anni fa e sono stato salvato dal maestro qui presente, come potrei arrogarmi questo onore? Chiedete a lui di salire sul trono! Io me ne andr con i miei a vivere fuori citt, e sar contento cos."
Naturalmente Tripitaka, impegnato nelle pratiche religiose e nella ricerca delle scritture, non intendeva prendere in considerazione l'offerta. Scimmiotto, sollecitato dal re, rispose: "Amico mio, se volessi regnare, credo che potrei scegliere un reame a mio gusto in tutto il mondo. Ma mi ha viziato la vita libera dei monaci. Da re dovrei farmi crescere i capelli; dovrei dormire poco: troppo presto coricarsi al crepuscolo, troppo tardi alzarsi dal letto al quinto colpo di tamburo; aspetterei con ansia ogni rapporto dalle frontiere; ogni calamit naturale mi riempirebbe di angoscia. Non mi ci adatterei. Fare il re  il vostro mestiere; il nostro, invece,  di pensare a noi stessi e acquistar meriti."
Il sovrano constat che i suoi sforzi per cedere il trono ad altri non avevano successo, e dovette adattarsi a salirvi con il viso rivolto a sud, per sentirsi proclamare l'Unico. Promulg allora un'amnistia generale e rimand i monaci del Bosco Sacro al loro convento con onori e doni. Si apr il Padiglione dell'Est per celebrarvi un banchetto in onore del monaco cinese, e si convocarono i pittori perch ritraessero l'aspetto dei quattro pellegrini, in modo che si potessero conservare le loro vere sembianze nella sala delle udienze.
Resa la pace al reame, maestro e discepoli non vollero attardarsi pi a lungo e si apprestarono a congedarsi da sua maest per riprendere il cammino. Il re, le dame dei tre palazzi, il principe ereditario e i cortigiani offrirono a gara oro, argento e seta in segno di gratitudine. Ma Tripitaka rifiut ogni cosa, volle presentare il suo passaporto e sollecit i discepoli a sellare il cavallo e a partire senza indugio. Il sovrano, molto dispiaciuto, fece preparare il carro reale e preg Tripitaka di prendervi posto: due file di ufficiali facevano ala, mentre la famiglia reale spingeva la vettura. Tripitaka non pot scendere prima che raggiungessero i sobborghi.
"Maestro" gli disse il re, "dovrete tornare a trovarci, quando percorrerete la strada del ritorno con le vostre scritture."
"Certo non mancheremo."
Il re torn indietro commosso e con le lacrime agli occhi, mentre i quattro pellegrini si allontanavano su per le ampie curve della strada in salita. Era il momento in cui l'autunno trapassa nell'inverno.

Splende la brina sulle foglie rosse
Del bosco diradato. Il miglio giallo
Sotto le piogge  giunto a maturare.
Resistono le fronde dei susini,
Geme nel vento il bamb di montagna.

Quando avevano lasciato da quindici giorni il paese del Gallo Nero, fermandosi la notte e ripartendo all'alba, videro sorgere davanti a loro montagne alte da oscurare il cielo. Tripitaka, allarmato, tir le redini e chiam Scimmiotto, che rispose: "Agli ordini!"
"Ecco di nuovo le montagne. Stiamo attenti, perch temo che le creature malefiche ci aggrediranno ancora."
"Non vi preoccupate" disse Scimmiotto ridendo. "Andiamo per la nostra strada, e se ci aggrediranno vi difender."
Il reverendo spron il cavallo e si inoltr in quello scenario di rupi e precipizi.

Quant' alta la montagna?
Con la cima tocca il cielo.
Quant' fondo il precipizio?
Sembra scendere all'inferno.
Nubi bianche sopra i larici,
Brume grigie fra i bamb.
Nelle rocce si nascondono
Antri oscuri di demoni,
Dove l'acqua a goccia a goccia
Si distilla, ed alimenta
I torrenti serpeggianti.
Scimmie saltano sui rami;
Cervi con le grandi corna
Fissan gli occhi inespressivi
Sui viandanti; nella sera
Va la tigre alla sua tana,
E il mattino sbuca il drago
Dalla pozza del ruscello.
Un rumore immotivato
D'improvviso getta il panico
Fra i volatili e le bestie;
Si domandano i viandanti
Che sia stato, e intorno osservano
Circospetti e paurosi,
In quel mondo di granito
Che le nubi azzurre velano.

I pellegrini, che gi erano pieni di apprensione, videro una nube rossastra che saliva da una valletta fino al nono cielo e formava una palla di fuoco. Scimmiotto, allarmatissimo, balz avanti, afferr il monaco cinese per una gamba e lo costrinse a smontare precipitosamente: "Fermi, quello  un mostro!"
Porcellino brand il rastrello e Sabbioso rote il suo bastone. Tutti circondarono Tripitaka.
Si trattava davvero di una creatura malefica, che da vari anni aveva sentito parlare del viaggio in Occidente di questo monaco cinese, reincarnazione di Cicala d'Oro, sant'uomo coltivatosi amorevolmente attraverso dieci successive incarnazioni. "Se potessi mangiare le sue carni, vivrei quanto il cielo e la terra" si diceva la creatura. Ogni mattina ispezionava la montagna per vedere se fosse arrivato il gran giorno. Perci ora guardava dall'alto con grande soddisfazione e con ammirazione sconfinata quel monaco circondato dai suoi discepoli. "Che monaco bello e buono! Il sant'uomo della corte dei Tang  evidentemente quel bonzo soffice e rotondetto, con la pelle cos fine e bianca. Chiss perch si terr vicini quei materialoni con le maniche rimboccate, che tendono i pugni e agitano le armi come se volessero picchiare? Se qualcuno di loro fosse tanto perspicace da riconoscermi, non sarebbe facile giungere ad assaggiare la ciccia del buon monaco."
La creatura riflett a lungo, soppesando il pro e il contro delle varie possibilit: "Se pretendo di catturarlo con la forza, rischio di non riuscire nemmeno a toccarlo.  pi sicuro se me lo faccio amico con la seduzione del bene. Una volta che l'abbia disposto amichevolmente nei miei confronti, non sar difficile trovare l'occasione adatta per farlo cadere nelle mie mani. Andiamo gi a preparare qualche trucco."
Che brava creatura malefica! Disperse la nube di fuoco, scese dal cielo sul fianco della montagna e si trasform in un bambino di sette anni, nudo come un bruco, con le mani e i piedi legati da una grossa corda che gli arrossava la pelle. Era appeso a un ramo di pino e gridava: "Aiuto! Aiuto!"
Intanto Scimmiotto vide dissiparsi la nube rossastra e scomparire la palla di fuoco; perci disse: "Maestro, potete risalire a cavallo; andiamo avanti."
"Ma non stavi dicendo che c' un mostro?"
"Certo, ho visto segni di presenza diabolica, ma ora sono scomparsi: forse era un mostro di passaggio."
"Ne racconta di belle, il nostro condiscepolo!" motteggi Porcellino. "Adesso abbiamo anche i mostri di passaggio."
"Non te ne intendi" precis dignitoso Scimmiotto. "Metti che in qualche caverna qui intorno ci sia un re diavolo che organizzi un banchetto, e ci inviti tutte le presenze malefiche della regione. Verrebbero bestiacce da ogni direzione, ma intente solo ai fatti loro, per andarsi a divertire; per noi non sarebbero mostri di passaggio?"
Tripitaka non sapeva se poteva fidarsi, ma non aveva scelta; si aggrapp all'arcione e rimont in sella per riprendere il cammino. In breve ud la vocina che chiedeva aiuto e si volse allarmatissimo verso i discepoli: "Chi pu gridare cos, in mezzo a queste montagne?"
"Maestro" rispose Scimmiotto, "andate per la vostra strada e non occupatevi di gride e di proclami. Anche se ci fossero delle gride, non si troverebbe chi le legga."(19)
"Non parlavo di questo!" si spazient Tripitaka.
"So di che cosa parlate" fece Scimmiotto, "ma vi consiglio di farvi i fatti vostri e di tirar dritto senza vedere n udire nulla."
Tripitaka spron il cavallo, ma prima che percorresse un li lo raggiunse nuovamente l'invocazione di soccorso.
"Discepoli" insist il reverendo, "questo non  il richiamo di un essere malefico: se lo fosse, non darebbe echi. Qui c' davvero qualcuno nei guai; lo dobbiamo aiutare."
"Maestro" obiett Scimmiotto, "questi non sono posti adatti per l'esercizio della compassione. Quando avremo superato la montagna e ci troveremo di nuovo in pianura, compatirete quanto vorrete. Ma questo  un cantuccio sinistro pieno di pericoli. Sapete che gli esseri malefici prosperano come le erbacce e possono avere mille origini diverse. Basterebbe un pitone, per esempio, che abbia avuto qualche anno di tempo per perfezionarsi: vi sapr chiamare per nome e soprannome. Se non rispondete non accade nulla, ma se rispondete alla creatura dissimulata fra l'erba o annidata in un anfratto, si impadronir della vostra anima, vi perseguiter di notte, finir per togliervi la vita. Camminiamo pi svelti! Come dicevano gli antichi: ringraziamo di e mani per esserne fuori. Non date retta, non ascoltate nemmeno!"
Il reverendo frust il cavallo. Intanto Scimmiotto si chiedeva: "Dov' nascosta questa cosa maligna che continua a strillare? Sar meglio che ricorra al trucco geomantico alba e tramonto, in modo da tenercene lontani."
Il bravo Scimmiotto chiam Sabbioso e gli pass le redini del cavallo: "Non correte, dammi il tempo di far pip."
Li lasci andare avanti di qualche passo e recit un incantesimo per spostare la montagna: punt indietro la sua sbarra cerchiata d'oro e fece in modo che il picco che dovevano superare, dove la creatura malefica li insidiava, si trovasse alle loro spalle. Mentre Scimmiotto correva a rotta di collo per raggiungerli, Tripitaka ud nuovamente le invocazioni dietro di s: "Discepoli" si inquiet, "ecco che abbiamo superato quell'infelice: lo sentite che grida ancora l dietro?"
"Un momento fa era davanti a noi" not Porcellino. "Sar girato il vento."
"Lasciate perdere il vento" esort Scimmiotto che sopraggiungeva. "Tiriamo diritto!"
Tutti tacquero e marciarono, ansiosi di superare la catena montuosa.
La creatura malefica, che non era riuscita ad attirarli, rifletteva: "Mi ero messo a tre li scarsi dal monaco cinese; a quest'ora dovrebbe essere arrivato. Avr preso un altro sentiero." Si liber dai legami e si alz in cielo per osservare la situazione, sotto forma di raggio di luce rossa. Scimmiotto vide e cap che si trattava sempre della stessa insidia; perci fece nuovamente smontare Tripitaka: "Ragazzi, attenti! Il mostro ritorna."
Porcellino e Sabbioso ripresero le armi e circondarono il monaco cinese per proteggerlo.
Il mostro guardava interessato e apprezzava: "Quei tre sono gente svelta. Il monaco con la faccia pallida, che stava a cavallo, l'hanno nascosto in un baleno. Sono un po'lontano per vedere bene, ma ho l'impressione che, se prima non mi sbarazzo di quello con lo sguardo penetrante, non riuscir a concludere niente."
Ridiscese e si mise in agguato come prima, appeso a un ramo di pino, a non pi di mezzo li davanti a loro.
Allo scomparire della luce rossa, Scimmiotto li invit a riprendere il cammino.
"Ma insomma, questo pericolo c' o non c'?" si irrit Tripitaka.
"Come prima; un mostro ha dato segno di s, ma  passato."
"Questa maledetta scimmia ci prende in giro!" gridava il reverendo. "Quando i mostri ci sono davvero, non dice niente. Ma in queste belle montagne, fatte solo per piacevoli escursioni, continua a spaventarci gridando ai fantasmi. Ora l'ha preso la mania dei mostri di passaggio. Al primo stormir di fronde, mi afferra per le gambe e mi tira gi dal cavallo senza nessun riguardo. E se mi rompe una gamba?"
"Maestro, portate pazienza. Se vi doveste far male, vi cureremo; ma se un mostro si impadronisce di voi, non so se sarebbe agevole ricuperarvi."
Tripitaka, fuori di s dalla collera, voleva recitare l'incantesimo del cerchio; Sabbioso lo dissuase a stento. Non pot che rimettersi in sella; ma era appena ripartito che ud di nuovo: "Aiuto! Aiuto!"
Il maestro alz gli occhi e vide un bambino tutto nudo appeso a un ramo d'albero. Tir le redini e riprese a inveire contro Scimmiotto: "Che gaglioffo, quel maledetto scimmione! In lui non c' ombra di bont, solo il culto della violenza. Lo dicevo io che era un essere umano; e lui: 'no, no,  un mostro!'Ed eccolo qua:  un bambino appeso all'albero."
Scimmiotto, fra le manifestazioni di collera che subiva e il rischio di ripiombare nel mal di testa, non sapeva che fare. Perci se ne stette zitto a testa bassa, mentre quel furbacchione di Tripitaka si accostava all'albero e si rivolgeva al bambino: "Dove sono i tuoi genitori? Perch sei appeso l? Dimmi tutto, perch ti possa aiutare."
Il mostro, esibendo occhietti gonfi di lacrime, gli raccont una bella storia: "Maestro, a ovest di questa montagna scorre un torrente che si chiama dell'Abete Secco; il mio villaggio  in riva a quel torrente. Mio nonno si chiamava Rosso, soprannominato Milione perch aveva fatto fortuna; mor molto tempo fa, in et avanzata, lasciando i suoi beni in eredit a mio padre. Pap spendeva molto, e presto fu soprannominato soltanto Centomila. Cerc di rifarsi prestando il suo denaro a certa gente d'ignota provenienza, grandi spacconi che promettevano lauti guadagni. Invece essi si rivelarono una banda di briganti, e mio padre si trov a perdere capitale e interessi. Quando rifiut di prestar loro altro denaro, vennero a casa nostra in pieno giorno con torce e bastoni, uccisero mio padre e fecero man bassa dei nostri averi. Mia madre, che non era priva di bellezza, se la portarono via per affidarle il loro covo. Lei mi port con s, ma quando arrivammo sulla montagna quei banditi si vollero sbarazzare anche di me. Le suppliche di mia madre mi risparmiarono di essere sgozzato: come vedete si sono accontentati di legarmi e abbandonarmi, perch morissi di fame e di freddo. Non so dove sia il covo dei banditi. Io sono appeso qui da tre giorni e tre notti, e voi siete le prime persone che passano. Non so, maestro, quali meriti acquisiti in una vita anteriore mi diano la fortuna di incontrarvi. Se nella vostra grande compassione vorrete salvarmi e riportarmi a casa mia, mi sapr sdebitare; sarei pronto a vendermi schiavo per testimoniarvi la mia riconoscenza, che durer fino alla morte."
Tripitaka si bevve tutta la storia come acqua di fonte e ordin a Porcellino di slegarlo. Il bestione, che non era pi sveglio di lui, stava per ubbidire, quando Scimmiotto sbott: "Maledetta creatura, vedo bene che cosa sei! Non penserai di infinocchiarmi con le balle che ci racconti! Oltre tutto, la tua storia non sta insieme; come potremmo riportarti a casa tua, se non hai pi n casa n famiglia? E come conteresti di sdebitarti?"
Il mostro si impaur, perch comprese che il grande santo vedeva chiaro. Si mise a tremare e a piangere, e rispose: "Maestro,  vero che ho perduto i genitori, ma le propriet di mio padre esistono ancora, e anche i miei parenti."
"Quali parenti?"
"A sud della montagna c' ancora la casa di mio nonno materno; le zie vivono a nord. Lungo il torrente abita lo zio Li Quarto, marito della sorella di mia madre. Nel bosco sta Beniamino Rosso, che  uno zio alla lontana. Maestro, mi potete portare da questi parenti. Dir loro che mi avete salvato la vita e vender le mie propriet per offrirvi una grossa ricompensa."
Porcellino si fece avanti e spinse Scimmiotto da parte: "Fratello, smettila di tormentare il ragazzino. Si capisce, i briganti hanno rubato i beni mobili, ma non si sono certo portati via case e campi. Lui parler ai suoi parenti e noi, per quanta fame possiamo avere, non riusciremo a mangiare pi del raccolto di dieci mu di risaia. Ora lo tiro gi."
Con l'orizzonte dei suoi pensieri circoscritto al cibo, prese il suo temperino da monaco, tagli le corde e liber il mostro, che corse a prosternarsi davanti al cavallo di Tripitaka.
"Arrmpicati sul cavallo, figliolo" disse il compassionevole reverendo, "che ti porto con me."
"Maestro, ho i crampi alle mani e la schiena indolenzita; e poi sono un contadino, non so stare a cavallo."
Tripitaka chiese a Porcellino di prenderlo in spalla, ma il mostro obiett: "Maestro, ho la pelle irritata dal freddo, non posso stare sulle spalle di quel signore; ha certe setole sul collo..."
"Ti porter Sabbioso."
"Sembra uno dei banditi che hanno assaltato casa mia. Tremo di paura solo a vederlo."
Tripitaka si rivolse dunque a Scimmiotto, che schiattava dalle risa: "Si capisce, lo porto, lo porto!"
Il mostro, soddisfatto, si lasci docilmente prender su da Scimmiotto, che lo soppes: al momento non pesava pi di tre libbre e dieci once.
"Maledetta creatura, oggi ti spedir all'altro mondo" sogghign Scimmiotto. "Sei spudorato a venire a esibire i tuoi giochetti davanti a Scimmiotto. So benissimo che cosa vai cercando."
"Maestro" protest il mostro, "io vengo da una buona famiglia colpita da una grande disgrazia. Che cosa potrei andare a cercare?"
"Se venissi da una buona famiglia, non peseresti cos poco."
"Ma sono piccolo."
"Quanti anni hai?"
"Sette anni."
"Lo vedi! Una libbra all'anno" replic Scimmiotto ridendo. "Dovresti pesare sette libbre, mentre non arrivi a quattro: non  un peso umano."
"Mi hanno dato poco latte quand'ero in fasce."
"Lascia stare. Ti porto; ma quando vuoi fare la cacca o la pip, me lo devi dire."
Tripitaka, con Porcellino e Sabbioso, riprese il cammino, mentre Scimmiotto con il bambino sulla spalla si attardava. Lo attestano i versi:

Ostacolo diabolico si oppone
Alla virt: dalla meditazione
Son risvegliati i dmoni. Lo spirito
Sovrano va seguendo via di mezzo;
Folle madre del legno si smarrisce,
Cavallo del pensiero non si esprime,
Donna gialla s'inquieta ma non parla.
 l'ospite perverso a trionfare
E rallegrarsi, ma invano; alla fine
Svanir tutto ad opera del giusto.

Come fu installato in spalla a Scimmiotto, il mostro aspir aria nelle quattro direzioni ed espir profondamente: il suo peso sal a mille libbre.
"Figliolino bello" scherz Scimmiotto, "non vorrai mica schiacciare il tuo pap?"
Temendo la reazione del Novizio, il mostro lasci il corpo sulla spalla, ma balz con l'anima al nono cielo; intanto il peso continuava a salire. Il re scimmia perse la pazienza, prese il corpo e lo sbatt sulla roccia; poi, per maggiore sicurezza, lo strapp a pezzetti che dissemin qua e l sul ciglio della strada.
La creatura, che vedeva tutto dall'alto, si indign: "Quel bonzo  un bruto! Per quanto io sia un mostro e voglia mangiarmi il tuo maestro, tu non puoi trattarmi cos, senza provocazione e senza preavviso. Per fortuna ho avuto la prudenza di tenermi lontano, senn mi avrebbe assassinato gratuitamente. Se la tiro in lungo e non approfitto di questo momento per impadronirmi del monaco cinese, posso solo aspettarmi rischi peggiori da quel malvagio."
Il bravo mostro scaten una bufera da sollevar la polvere e far rotolare i sassi.

Acre e violento turbine si leva,
Oscura il cielo di neri vapori.
Sradica gli alberi, divelle i rami
Del susino selvatico. I viandanti
Acceca il vento giallo, ed i detriti
Rocciosi sul cammino fanno ostacolo.
Sotto l'oscuro cielo il grande turbine
Si avvolge e si srotola. Le bestie
Ovunque mandan gridi di terrore.

Tripitaka stentava a reggersi sul cavallo, Porcellino chiudeva gli occhi, Sabbioso camminava a testa bassa coprendosi la faccia. Scimmiotto cap chi provocava il turbine e si gett avanti, ma la creatura, prima di essere raggiunta, afferr il monaco cinese e lo port via sulle ali del vento. Del reverendo non rimase traccia. Subito cess l'ululato della bufera e il sole torn a brillare.
Quando giunse sul posto, Scimmiotto trov il cavallo drago che tremava e lanciava lamentevoli nitriti; i bagagli gettati dal vento sul ciglio della strada; Porcellino che piagnucolava raggomitolato al riparo di una roccia; Sabbioso accucciato contro la parete rocciosa, che gemeva a sua volta. "Porcellino!" chiam Scimmiotto.
Il bestione riconobbe la sua voce e, alzando la testa, vide che la bufera era cessata. Si rimise in piedi e gli and incontro: "Che vento, fratello!"
"Era una tromba d'aria. Dov' il maestro?"
"Il vento era cos forte che ciascuno di noi si proteggeva come poteva, e non si vedeva niente. Il maestro si sar nascosto sotto il cavallo."
"Ma adesso dov'?" si inquiet Scimmiotto.
"Non  una festuca, non l'avr mica portato via il vento!" esclam Sabbioso.
"Fratelli" dichiar Scimmiotto, " proprio venuto il momento di separarci."
"Giusto!" approv Porcellino. "Prima lo facciamo, meglio . Questa strada dell'Ovest non finisce mai,  meglio che ciascuno se ne vada per i fatti suoi."
Sabbioso era stupito e indignato: "Ma che cosa dite? La pusa Guanyin ci ha tenuto la mano sulla testa per consentirci di riscattare i nostri peccati, e noi abbiamo accettato di osservare i precetti religiosi e ci siamo volontariamente impegnati a proteggere il monaco cinese finch arrivasse a destino. Se ora ce ne andiamo, non solo tradiamo Guanyin e perdiamo il frutto delle nostre fatiche, ma ci esponiamo al ridicolo: si dir che non siamo capaci di portare niente alla conclusione."
"Fratellino, devo darti ragione" rispose Scimmiotto. "Ma come si fa, con quella bestia di un maestro che non capisce niente? Io so benissimo che cosa  accaduto: la bufera  stata scatenata da quel ragazzino che abbiamo trovato appeso all'albero. Non ve ne siete resi conto, ma era una creatura malefica. Il maestro, che prende tutti sul serio salvo me, mi ha costretto a mettermelo in spalla, e quello ha cercato di schiacciarmi con il metodo dell'appesantimento del corpo. Allora l'ho spiaccicato su un sasso, ma lui deve essere ricorso al metodo della separazione dal corpo e ha sollevato questa bufera per rapire il nostro maestro. Ce l'ho con il maestro perch non mi vuole mai dare retta, e mi sono sentito tanto scoraggiato che ho proposto di separarci. Ma devo ammettere, saggio fratello, che le tue parole sono piene di buon senso. Tu, Porcellino, che cosa ne dici?"
"Anch'io mi sono lasciato andare, ma Sabbioso ha ragione. In effetti non ci possiamo separare. Non c' altra soluzione, fratello: bisogna trovare il mostro e liberare il reverendo."
"Fratellini" grid Scimmiotto rasserenato, "tutti per uno! Raccogliamo i bagagli, mettiamoli sul cavallo e saliamo la montagna alla ricerca del mostro e del reverendo."
Percorsero una sessantina di li esplorando pendii e burroni, in cui si calavano aggrappandosi agli arbusti, ma non trovarono la minima traccia. In tutta la montagna non si vedevano n uccelli n altri animali; solo il regno vegetale era ben rappresentato da antichi cedri imponenti e da altissimi pini. Scimmiotto si spazient. Balz in cima a una rupe, grid: "Trasformazione!" e si mut in una divinit a tre teste e sei braccia, come gli piaceva fare ai tempi in cui aveva messo a soqquadro il paradiso. Anche la sbarra cerchiata d'oro fu moltiplicata per tre e, pim! pam!, incominci a battere il terreno torno torno, in tutte le direzioni.
Porcellino scosse la testa e comment: "Andiamo male, Sabbioso. Ora ha perso la pazienza e si dedica a sfogare il malumore. Ma non sar cos che troveremo il maestro."
In realt i colpi di Scimmiotto stanarono, uno dopo l'altro, tutta una banda di divinit spelacchiate e miserande: braghe rotte, camicie a brandelli. Sbucavano fra i sassi, si inginocchiavano e gridavano: "Grande santo, gli di della montagna e le divinit locali vi presentano i loro rispetti!"
"Come mai siete in tanti?" chiese meravigliato il Novizio.
"Lasciate che spieghiamo, grande santo" risposero prosternandosi. "Queste Montagne del Singhiozzo alle Punte di Lesina si estendono per seicento li; ogni dieci li c' un dio della montagna oppure una divinit locale: perci siamo in tutto trenta di della montagna e trenta divinit locali. Gi ieri abbiamo saputo del vostro arrivo, ma ci  occorso tempo per riunirci: a ci  dovuto il ritardo che vi ha mandato in collera. Vi supplichiamo di perdonarci!"
"Per questa volta vi perdoner. Devo chiedervi una cosa: quante creature malefiche ci sono, da queste parti?"
"Ce n' una, signore e padre, ed  sufficiente per ridurci in bolletta. Di offerte di incenso e di carta moneta ci lascia ben poco, e quanto a carne che sanguini non ci lascia assolutamente nulla. Siamo ridotti alla fame, e per di pi in cenci, come potete vedere. Questa montagna non avrebbe risorse sufficienti per mantenere due creature con quell'appetito."
"La residenza del mostro  davanti o dietro la montagna?"
" nel bel mezzo, in una gola che si chiama del Pino Morto, in cui si apre la Grotta delle Nuvole di Fuoco. Quel re diavolo ha immensi poteri magici. Ci comanda a servire in cucina, a sorvegliare la portineria e, di notte, ad agitare le campanelle e fare la ronda. Senza dire che i suoi mostriciattoli non perdono occasione per estorcere le cosiddette mance usuali".
"Ma voi immortali del mondo dei fantasmi non avete soldi."
" vero, ma gli dobbiamo procurare antilopi di montagna e cervi. Se ci che portiamo non gli basta, vengono a saccheggiare i nostri templi, ci rubano i vestiti di dosso, ci rendono la vita impossibile. Vi supplichiamo, grande santo, liberateci da quel prepotente, salvate gli animali della montagna!"
"Voi che siete costretti a recarvi spesso a casa sua, saprete il suo nome e la sua provenienza."
"Per dire la verit,  una persona che conoscete anche voi.  il figlio del diavolo a testa di toro, che fu allevato da una rksas. Dopo trecento anni di ascesi sul Monte del Fuoco,  riuscito a elaborare il vero fuoco del samdhi, e ci gli ha procurato il suo immenso potere. Fu suo padre a inviarlo a occupare il Monte del Singhiozzo. Si chiama Bimbo Rosso, detto Grande Santo Re Fanciullo."
Lieto delle notizie, Scimmiotto ordin alle divinit di ritirarsi, riprese la propria forma e, saltando gi dalla rupe, disse a Porcellino e Sabbioso: "Rassicuratevi, fratelli. Al maestro non accadr niente di male: quel mostro  un mio parente alla lontana."
Porcellino scoppi a ridere: "Che balle racconti, fratello? Tu sei del continente dell'Est e qui siamo nel continente dell'Ovest: in mezzo ci sono migliaia di fiumi e di montagne, oltre a due oceani. Come puoi avere parenti da queste parti?"
"La banda di scalzacani che avete visto era formata dalle divinit locali e dagli di della montagna. Mi hanno riferito le origini del mostro: si chiama Bimbo Rosso ed  figlio del diavolo a testa di toro. Cinquecento anni fa, ai tempi delle mie scappatelle, avevo girato il mondo in lungo e in largo, visitato tutte le montagne famose e conosciuto tutte le persone in vista. Ricordo benissimo di aver frequentato questo diavolo toro e di essere diventato suo fratello giurato in una confraternita di sette persone. Io ero il pi giovane di quei re diavoli e li trattavo da fratelli maggiori. Se il mostro  figlio del mio fratello giurato, si pu dire che  mio nipote. Non potr certo uccidere il mio maestro. Andiamo a cercarlo."
"Ma fratello" obiett Sabbioso, "dice l'adagio: assenza di tre anni abolisce la parentela. Sono cinque o seicento anni che tu non vedi questa gente, non scambi inviti, non bevi con loro: che ne rester della vostra parentela?"
"Non giudicare male la gente. Ogni lenticchia d'acqua finisce nell'oceano, ogni amico prima o poi si ritrova. Che mi consideri o no un parente, almeno non potr mangiarmi il maestro. Non pretendo che mi inviti a pranzo, basta che mi restituisca il monaco cinese tutto intero."
I tre discepoli, che avevano ritrovato i pii sentimenti, ripresero il cammino, tirandosi dietro il cavallo bianco con il carico dei bagagli.
Camminando giorno e notte, percorsero pi di cento li e giunsero in una foresta attraversata da un torrente tumultuoso dalle acque verde smeraldo. Lo varcava un ponticello di pietra, che conduceva all'ingresso di una grotta.
"Fratelli" disse Scimmiotto "la residenza del mostro dev'essere sotto quella rupe. Stabiliamo chi resta a guardia dei bagagli e chi mi accompagna."
"Vengo io" disse Porcellino. "Non ho voglia di restar qui seduto."
"Va bene" approv Scimmiotto. E raccomand a Sabbioso: "Nascondi cavallo e bagagli nel folto della foresta e sorvegliali, mentre noi andiamo alla ricerca del maestro."
Sabbioso si allontan fra gli alberi; gli altri due impugnarono le armi e si fecero avanti.  il caso di dirlo:

La scimmia dello spirito e la madre del legno
Vanno insieme a combattere il fuoco del fanciullo.

Se poi non sapete come fin questa spedizione, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 41
IL TERRIBILE FUOCO DEL SAM-DHI

IN CUI LA SCIMMIA DELLO SPIRITO  VINTA DALLE FIAMME E LA MADRE DEL LEGNO VIENE CATTURATA DAL DIAVOLO.


Ti dimentichi in breve il bene e il male
E resti indifferente anche agli onori.
Che differenza fa di galleggiare
O affondare, se quando senti fame
Tu puoi mangiare, e bere quando hai sete?
Se l'anima riposa, vivi in pace!
Gli spiriti confusi insidia il diavolo;
Di te s'impadroniscono i fantasmi
Fin dentro il bosco di meditazione,
Quando i cinque elementi indebolisci
Dentro il tuo corpo. Chi non sente brividi
Quando si espone allo spirar del vento?

Si diceva del grande santo Scimmiotto che, in compagnia di Porcellino, aveva attraversato il Torrente del Pino Morto e si dirigeva verso una rupe di strana conformazione, in cui si apriva l'ingresso di una caverna. La vista che si godeva era straordinaria:

Lungo il vecchio sentiero quieto e ombroso
Sotto la luna suonan misteriosi
I gridi delle gru. Gi nel torrente
L'acqua riflette nubi trasvolanti
E scorre sotto il ponte dei pensieri
Immortali. Cinguettano gli uccelli
E fischiano i gibboni; l'orchidea
Domina colorata la sterpaglia.
Tronchi vertiginosi nella bruma,
Volan fenici su pini e bamb.
Come una quinta le cime lontane
Circondano le grotte d'immortali.
Le fonti del Kunlun lanciano draghi
A beneficio dei predestinati.

Una stele accanto all'ingresso recava scritto in otto grandi caratteri:

GROTTA DELLA NUVOLA DI FUOCO DELLA GOLA DEL PINO MORTO
SUL MONTE DEL SINGHIOZZO

Una frotta di mostriciattoli sgambettava sul prato e si divertiva a maneggiare lance e spade. Scimmiotto grid loro con voce tonante: "Piccoletti, correte a dire al vostro padrone di liberare subito il monaco cinese, se vuole risparmiare la pelle di tutti voi. Si provi a dire di no, e gli rovescio la montagna sulla testa."
I piccoli si rifugiarono nella grotta, sbarrarono il portone e corsero ad annunciare: "Vostra maest, disgrazia!"
Il mostro, dopo aver portato Tripitaka nella sua grotta, si stava dedicando a preparazioni culinarie nella corte posteriore. Aveva spogliato il monaco e si era fatto portare acqua pulita al fine di dargli una bella lavata e spazzolata; lo preparava per farne uno stufato. Udendo le grida, si allontan dal teatro delle operazioni per sapere che cosa succedeva.
"All'ingresso si  presentato un bonzo con la faccia pelosa e una gola da duca del tuono, accompagnato da un altro con il grugno lungo e le orecchie larghe. Reclamano un certo monaco cinese, e minacciano di buttar gi tutto se non glielo diamo" spiegarono i diligenti mostriciattoli.
"Scimmiotto e Porcellino" disse il re diavolo con un sorriso sdegnoso. "Come avranno fatto a trovarci? Ci sono quasi centocinquanta li dal punto della cattura alla nostra grotta. Ragazzi, dite agli addetti ai carri di portarli fuori."
Gli addetti spinsero cinque piccoli carri verso la porta, e l'aprirono per farli uscire. Porcellino comment: "Sembra che vogliano traslocare; si saranno spaventati."
"Da come si dispongono, non sembra un trasloco" osserv Scimmiotto.
In effetti i carri venivano disposti nell'ordine dei cinque elementi: metallo, legno, acqua, fuoco e terra. Mentre alcuni mostriciattoli restavano di guardia, gli altri rientrarono per mettersi a rapporto.
"Fatto?" chiese il re diavolo.
"Tutto a posto!" risposero loro.
"Allora portatemi la lancia."
Due addetti alla squadra dell'arsenale portarono un'arma lunga otto tese dalla punta di fuoco. Il re la impugn e si avvi a lunghi passi, bilanciandola e roteandola; era a piedi nudi e non indossava altro che una piccola gonna militare di broccato ricamato, stretta alla vita.
Scimmiotto e Porcellino videro comparire una creatura

Col viso cos bianco che sembrava incipriato,
Le labbra tanto rosse che sembravano dipinte,
Capelli in crocchie nere pi dell'ala della notte,
Archi dei sopraccigli pi taglienti di una lama.

Draghi e fenici sono ricamati
Sulla gonnella. Nel suo fiero aspetto
Ricorda Nata. Leva con due mani
La lancia minacciosa e si circonda
D'un alone di luce. Lancia fiamme
Dagli occhi folgoranti. La sua voce
Rimbomba come il tuono a primavera.
Bimbo Rosso  il suo nome assai famoso.

Sbucato dalla porta, Bimbo Rosso assunse un piglio autoritario: "Chi  lo spregevole individuo che si permette di far rumore davanti alla mia casa?"
"Non farmi la commedia, mio saggio nipote" rispose ridendo Scimmiotto. "Ieri, quando stavi appeso a un pino, eri un bimbetto magro e spaurito con i sintomi dell'itterizia in faccia, e ti dedicavi ad abbindolare il mio maestro. Ti feci persino il piacere di portarti un po'a spasso sulle mie spalle, ma tu fabbricasti un venticello per rapire il maestro. Non crederai che basti presentarsi da grande guerriero per non farsi riconoscere. Ridammelo, il mio maestro, per non aver guai e anche per non venir meno agli obblighi che corrono fra parenti. Non vorrei farmi sgridare da tuo padre per aver castigato la tua inesperienza."
"Maledetto macaco!" ingiuri il mostro incollerito. "Che cos'ho da spartire con te? Di quale parentela vai cianciando? Da quando mai sarei tuo nipote?"
"Magari non lo sai. L'anno in cui divenni fratello giurato di tuo padre, tu non eri ancora al mondo."
"Questa scimmia d i numeri! E come potresti essere fratello giurato di mio padre? Ma hai un'idea di chi sei tu e di chi sono io?"
"Meglio di te, mio caro. Io sono il Grande Santo Uguale al Cielo, quello dei tafferugli in paradiso di cinquecento anni fa. Prima di quel tempo avevo corso il mondo, attraversato i mari: ero andato dappertutto. I miei gusti erano per il vino e le imprese militari. Tuo padre, il re diavolo toro, si dichiar Grande Santo Pacificatore del Cielo; era il pi anziano di una confraternita di sette membri. Il secondo era il re diavolo caimano, che si chiamava Grande Santo Sopra gli Oceani; il terzo era il re diavolo roc, l'immenso uccello, detto Grande Santo Mani in Pasta col Cielo; il quarto era il re cammello-leone, detto Grande Santo Porta Montagne. Il re macaco, Grande Santo Buon Vento, era il quinto; e il sesto il re gibbone a pelo lungo, Grande Santo che Caccia gli Di. Io ero il pi giovane e occupavo il settimo posto con il titolo di Grande Santo Uguale al Cielo. Tu non eri ancora nato a quel tempo, ma noi ci divertivamo spesso tra fratelli."
Il mostro non credette una parola e allung la sua lancia dalla punta di fuoco per trafiggere Scimmiotto. Questi par, con calma da esperto, rote la sua sbarra e l'apostrof: "Villano, non sai con chi hai a che fare! In guardia!"
Anche il mostro schiv il colpo: "Maledetta scimmia del tempo andato, che sa raccontare solo vecchie storie! Bada alla lancia!"
Non si parl pi di parentela fra loro. L'uno e l'altro, con il viso deformato dalla collera, balzarono sulle nubi con le armi in pugno. Che battaglia!

Scimmiotto ha grande fama, ma il demone  capace.
L'uno oppone la sbarra con i tre cerchi d'oro,
L'altro drizza la lancia con la punta di fuoco.
Soffiano tanta nebbia da coprire i tre mondi,
Oscurano la luce del sole e delle stelle
E di grida omicide riempiono lo spazio.
L'uno ignora qualsiasi norma di cortesia,
E la sua parentela l'altro ha dimenticato.
Sbarra come uragano, lancia fuoco selvaggio.
Si scontrano la scheggia del caos originario
E Sudhana, che  figlio della buona fortuna.
Causa di tale scontro tra forze primordiali
 il monaco cinese che al Buddha rende visita.

Dopo una ventina di scontri Porcellino, che si teneva in disparte, consider come stavano le cose: il mostro resisteva, ma era ridotto a parare i colpi con affanno crescente e non era pi in grado di attaccare. Scimmiotto risultava superiore per l'uso accorto della sua sbarra, che si trovava sempre assai vicina al cranio dell'avversario.
"Va male!" pensava Porcellino. "Quel fottuto Novizio, al primo sbaglio dell'avversario, gli romper la testa e avr vinto. E io sono qui a fare soltanto da spettatore."
Non pot pi trattenersi e balz nel conflitto, brandendo il suo rastrello a nove denti; ma l'avversario si impaur e volse la schiena. "Di, inseguilo! Prendilo!" grid Scimmiotto a Porcellino.
Lo inseguirono fino all'ingresso della grotta, dove il mostro balz su uno dei piccoli carri; con una mano brandiva la lancia, con l'altra stretta a pugno si colp due volte sul naso.
"Vigliacco svergognato!" grid Porcellino. "Si d i pugni sul naso per farne colare sangue e sporcarsi la faccia, come se lo avessimo stuprato. Dove conti di andare a querelarti che ti abbiamo fatto la bua?"
Ma il mostro recit un incantesimo, e dal naso non gli usc sangue, bens denso fumo, mentre la bocca incominciava a vomitare fuoco. In un batter d'occhio le fiamme si estesero tutto intorno, corsero per i pendii, salirono al cielo: l'universo era in fiamme, mentre la caverna scompariva fra nere volute di fumo.
"Fratello" diceva affannato Porcellino, "ci dobbiamo levare di qui. Non si pu resistere a questo fuoco d'inferno. Con sale e rosmarino, diventer presto un arrosto da servire in tavola." E, volte le spalle, corse al torrente senza curarsi del suo compagno.
Scimmiotto fece con le dita il gesto magico per resistere al fuoco e si gett tra le fiamme a caccia del mostro; ma questi vomit altro fuoco, pi violento che mai. Che fiamme, ragazzi!

Arrossano la terra ed infiammano il cielo,
Girano come ruote, danzano dappertutto.
Non  fuoco di legna, n quello di carbone
Che arde nella fornace del signore Laozi;
Non  fuoco di fulmine, non  quello che arde
La prateria d'estate:  il fuoco del samdhi.
Rappresenta ogni carro un dei cinque elementi
Ed il fuoco  il prodotto delle trasformazioni.
Legno-fegato estende vampa di fuoco-cuore,
Fuoco-cuore distende e spiana terra-milza;
La terra fa il metallo, che si trasforma in acqua;
Dall'acqua nasce il legno e si completa il ciclo.
Nascite e cambiamenti provengono dal fuoco,
Fuoco del cielo illumina tutte le cose al mondo.
Diavolo che possiede il fuoco del samdhi
Domina e sottomette l'intero continente.

In quel diluvio di fuoco, Scimmiotto non riusciva pi a distinguere nulla: n il mostro, n l'ingresso della grotta. Dovette tirarsi indietro, e l'avversario lo vide: rimasto padrone del campo, raccolse il suo materiale incendiario e si ritir con le truppe dentro la grotta, chiudendo i battenti di pietra del portale. Una volta al riparo, fece preparare un gran banchetto per festeggiare degnamente la vittoria.
Scimmiotto, balzato fuori dalla gola del Pino Morto, abbass la sua nuvola su un boschetto da cui veniva il clamore di una discussione tra Porcellino e Sabbioso.
"Stupido!" grid Scimmiotto a Porcellino. " il modo di fare? Voltar la schiena e lasciarmi nelle peste per paura di un po'di fuoco! Per fortuna ho altre frecce al mio arco."
"Fratello" rise Porcellino, "il mostro te l'ha detto che ormai appartieni al tempo andato. Lo dicevano anche gli antichi: ogni eroe nella sua stagione. Ti sei presentato come parente e ti sei fatto ridere in faccia. Davanti al fuoco dovevi scappare, e ti ci sei andato a ficcare dentro."
"Secondo te, combatte al mio livello?"
"Certo che no."
"La sua scherma vale la mia?"
"Nemmeno. Quando l'ho visto in difficolt, son venuto a dare manforte con un buon colpo di rastrello. Non sapevo che fosse un lottatore cos scadente da ritirarsi e da cercare rifugio nella piromania."
"Dovevi restare da parte. Con altri due o tre scontri, avrei trovato l'occasione di assestargli il colpo di grazia. Non sarebbe stato meglio?"
Mentre discutevano Sabbioso, appoggiato contro il tronco di un pino, era scosso da pazze risate.
"Fratellino" chiese Scimmiotto quando se ne accorse, "che cos'hai da ridere? Non mi dirai che sai come catturare il mostro e vincere il suo fuoco! Se hai in mente qualcosa, parla: come dice il proverbio, il tappeto si fa con molti fili. Non sarebbe un merito da poco, se ci suggerissi come salvare il maestro."
"Io non ho nessuna abilit e non so come vincere il mostro. Rido perch siete buffi, e perch i vostri discorsi sono inconcludenti."
"Perch inconcludenti?"
"Ma s. Il mostro non ti sa tener testa, la sua scherma non vale la tua, dunque non  in grado di batterti. Il suo vantaggio  il fuoco. A mio umile avviso, non dovrebbe essere difficile vincere il fuoco, utilizzando il ciclo di riduzione degli elementi."
Scimmiotto si batt il palmo della mano sulla fronte: "Hai ragione, fratellino. Stavamo davvero perdendo il sangue freddo. Nel ciclo di riduzione degli elementi, l'acqua vince il fuoco. Perci salveremo il maestro procurandoci acqua a sufficienza."
" appunto quello che pensavo."
"Aspettatemi e non cercate scontri" raccomand Scimmiotto. "Vado nell'oceano orientale a procurarmi l'acqua necessaria."
Sacripante di un grande santo! In un baleno era sull'oceano. Ma non era dell'umore di godersi il paesaggio marino; si immerse nelle onde, usando la magia che allontana i flutti, e si diresse verso il palazzo di cristallo del vecchio re drago. Non appena lo avvist, uno yaksa di guardia corse ad avvertire Aoguang, che schier figli, nipoti, soldati granchi e gamberetti per accoglierlo e invitarlo ad accomodarsi. Dopo le cerimonie d'uso, si serv il t.
"Non vi disturbate" insisteva Scimmiotto. "Scusatemi se vi importuno per un affare che mi sta a cuore. Il mio maestro, il monaco cinese,  stato rapito dal diavolo Bimbo Rosso, detto Grande Santo Re Fanciullo. Mentre cercavo di liberarlo, il diavolo si  difeso ricorrendo a un fuoco che non sono riuscito a superare. Occorre l'acqua per fargli fronte, e io sono venuto apposta per chiedervene un po'. Se voi mi faceste cadere sul posto un bell'acquazzone, quel fuoco d'inferno si spegnerebbe e il mio maestro supererebbe la prova."
"Grande santo, avete sbagliato indirizzo. La pioggia non dovete chiederla a me."
"Ma non siete voi il direttore delle riserve di pioggia? A chi altri mi dovrei rivolgere?"
"La direzione della pioggia ce l'ho, ma non posso fare a modo mio. Mi ci vuole un decreto imperiale che indichi luogo, ora e quantit. E non basta:  indispensabile il timbro dei tre uffici perch il documento venga trasmesso, a cura del dio della Stella Polare, al duca del Tuono, alla madre del Fulmine, al conte del Vento e agli inservienti delle Nuvole. Lo dice anche il proverbio: drago senza decreto, se ne stia quieto!"
"Tuoni, fulmini, vento, nuvole... A me non servono; mi basta che cada acqua e spenga il fuoco."
"Capisco che alla vostra santit non servano, ma alla mia servono: da solo non posso far niente per voi. Volete che chieda ai miei fratelli se vi possono aiutare?"
"E dove abitano i vostri nobili fratelli?"
"Aoqin  il re drago dei mari del sud, Aoshun del mare del nord e Aojun dei mari occidentali."
"Se devo andare in tutti quei mari, perderei meno tempo a rivolgermi direttamente all'Imperatore di Giada."
"Vostra santit non ha bisogno di andarci. Far battere il tamburo di ferro e suonare la campana d'oro: saranno qui in un momento."
Cos fu fatto, e i tre draghi arrivarono di corsa: "Fratello maggiore, che cosa ti serve?"
"Come vedete mi  venuto a trovare Scimmiotto, il grande santo" rispose Aoguang. "Vorrebbe prendere a prestito della pioggia per sottomettere una creatura malefica."
Scimmiotto salut ed espose la situazione; tutti furono lieti di rendersi utili. Subito mobilitarono

All'avanguardia il prode pescecane
E il pesce sega dalla grande bocca.
Balza sui flutti il generale carpa,
Il comandante abramide fa spruzzi
Ed il maggiore sgombro fa l'appello,
Mentre marciano in ordine le anguille.
Il grande conestabile storione
Comanda il centro; intorno a lui volteggiano
Cavalieri occhio-rosso e le conchiglie
In schiera si dispongono all'attacco.
Dovunque guardi intorno, vedi eroi,
E tartarughe sottili strateghe,
E saggi consiglieri caimani.
Granchi coprono i fianchi con le spade
Snudate, i gamberetti son gli arcieri.
Il pesce gatto, naso nel registro,
Scrive tutto, gli arrivi e le partenze.

Lo attestano anche i versi:

I quattro draghi aiutano
Il gran santo a richiesta.
Portan l'acqua per spegnere
Il fuoco e per salvare
Il monaco cinese.

Scimmiotto si port dietro tutte queste truppe nella gola del Pino Morto, nelle Montagne del Singhiozzo.
"Cari amici del clan degli Ao" disse loro, "siamo arrivati: scusatemi se vi ho fatto fare tanta strada. Vi prego di restare in aria e di non farvi vedere, mentre io provoco il diavolo a battaglia. Se vinco non occorre che interveniate; se mi vedete in difficolt, dovete sputar gi tutti insieme pi acqua che potete."
I re draghi acconsentirono e Scimmiotto entr nel bosco dove lo aspettavano Porcellino e Sabbioso.
"Hai fatto presto, fratello. Sei riuscito a portare qui i draghi?"
"Sono tutti sulle nuvole qui sopra. Mettete al riparo i bagagli, perch non si inzuppino."
"Stai tranquillo" lo rassicur Sabbioso. "Mentre attacchi il mostro, noi nelle retrovie faremo tutto quello che occorre."
Cos Scimmiotto si inoltr nella gola, si present all'ingresso della grotta e grid: "Aprite!"
I mostriciattoli corsero ad annunciare: "Ritorna Scimmiotto!"
Bimbo Rosso rise: "La scimmia ritorna perch non crede che il fuoco la possa bruciare. Ma non sar come l'altra volta: non mi fermer prima di averlo ridotto in cenere."
Balz in piedi, impugn la lunga lancia e ordin: "Ragazzi, tirate fuori i carri."
Poi usc e apostrof Scimmiotto: "Perch ritorni qui?"
"Rendimi il mio maestro."
"Hai la testa dura, maledetto macaco! Se quel monaco per te  un maestro, per me  un bello stufato da accompagnare con il vino adatto. Perch mai dovrei cederti il mio stufato?"
Scimmiotto vide rosso e abbatt il suo randello; il mostro par il colpo con la lancia. Incominci un nuovo scontro, pi feroce del precedente.

Il demone  furente e la scimmia indignata.
Si battono con odio e non si dan quartiere.
L'uno vuol scorticare il nemico giurato,
E l'altro vuol mangiarselo con la salsa piccante.
Con valore e ferocia lo scontro  ripetuto
Venti volte e non giunge ad una conclusione.

Dopo una ventina di scontri il mostro si disimpegn con una finta, si diede due pugni sul naso e ricominci a vomitare fuoco, fumando dalle narici e persino dagli occhi. Scimmiotto alz il viso al cielo e grid: "Principi draghi, a voi!" E i draghi, con le loro schiere, sputarono gi tutta l'acqua che poterono: fu davvero una bella pioggia.

Prima s'oscura il cielo e cadon goccioloni,
Poi sembra che l'oceano si versi sulla terra.
L'acqua cade a rovesci e corre limacciosa:
Alla cima dei monti d un alone azzurrino.
Corrono nel burrone mille tese di giada,
L'incrocio dei sentieri  sommerso dall'acqua.
Il ruscello non forma pi gli usati meandri,
Ma corre dritto. Al fine di levare dai guai
Il monaco cinese, cade il Fiume Celeste.

Ma la pioggia torrenziale non domava l'incendio scatenato dal mostro. Questa pioggia privata dei draghi avrebbe spento qualunque fuoco, ma non quello del samdhi; anzi sembrava attizzarlo, come fosse olio.
"Devo proprio infilarmi in mezzo a quel fuoco" si disse Scimmiotto; e vi si gett roteando la sbarra. Come il diavolo se lo trov davanti, gli soffi in faccia un grande sbuffo di fumo; Scimmiotto volse la testa, ma sent bruciare cos dolorosamente gli occhi che pianse a calde lacrime. Il grande santo non temeva il fuoco, ma non poteva sopportare il fumo. Quando si era trovato dentro il forno degli otto trigrammi del signore Laozi, era riuscito a evitare di essere arso; ma il fumo gli aveva irritato gli occhi ben bene, rendendoli rossi come il fuoco e con le pupille d'oro. Erano rimasti occhi facilmente irritabili. Cos Scimmiotto non pot reggere un secondo sbuffo che il mostro gli indirizz, e dovette fuggire su una nuvola. Ancora una volta il mostro ricuper il suo equipaggiamento e si ritir nella grotta.
Fumo e fiamme avevano tanto riscaldato Scimmiotto, che sent il bisogno impellente di tuffarsi nel torrente; ma il contatto con l'acqua gelida lo espose a un tale sbalzo di temperatura, che le sue tre anime lo abbandonarono. L'infelice giacque inanimato, senza respiro, con il petto e la lingua freddi. I re draghi si spaventarono, smisero di gettare acqua e corsero a invocare aiuto: "Ammiraglio dei Canneti celesti! Generale delle Cortine Arrotolate! Non vi rimpiattate nel bosco, venite a vedere!"
Chiamati con il loro antico nome celeste, Porcellino e Sabbioso giunsero subito correndo nel fango, e videro che le acque trascinavano via un cadavere. Sabbioso si gett in acqua, senza perdere tempo a spogliarsi, afferr quel cadavere e lo riport a riva: ahim, era il corpo di Scimmiotto, con le membra irrigidite e fredde come il ghiaccio.
"Povero caro condiscepolo!" grid Sabbioso con le lacrime agli occhi. "Tu che dovevi vivere chiss quanti milioni d'anni, sei caduto vittima di un incidente di percorso."
"Non frignare, fratello" disse ridendo Porcellino. "Questo furbacchione si finge morto per farti paura. Tasta qui: non ti sembra che sul petto ci sia ancora un po'di calore?"
"A me sembra freddo dalla testa ai piedi."
"Chi sa fare settantadue trasformazioni, ha settantadue vite. Tu tienigli i piedi, mentre lo sistemo."
Sabbioso teneva i piedi e Porcellino gli sostenne la testa, lo sollev a sedere e gli pieg le gambe nell'atteggiamento del sarto. Poi gli tur le sette aperture, si strofin bene le mani per riscaldarle e gli pratic il massaggio con il metodo della meditazione. In effetti, il respiro di Scimmiotto era rimasto bloccato nel campo di cinabro del basso ventre, per effetto dello sbalzo di temperatura. Per fortuna, massaggiato, strofinato, manipolato da Porcellino, fin per gettare un grido: "Maestro!", perch il respiro aveva ripreso a circolare uscendo dai tre passi, passando dalla sala chiara e sturando infine le sette aperture.
"Fratello" esclam Sabbioso, "si vede che vivi solo per il maestro: anche da morto ti resta il suo nome sulle labbra. Risvegliati, siamo qui!"
"Siete qui, fratelli?" disse Scimmiotto aprendo gli occhi. "Questa volta me la son vista brutta."
"Gi, eri svenuto" rispose ridendo Porcellino. "Se non ti avessi dato una mano, non so se l'avresti scampata. Non mi pare di averti sentito ringraziare."
Scimmiotto si lev in piedi, guard in alto e chiese: "Dove sono i fratelli Ao?"
"Siamo qui, sempre al vostro servizio!" risposero dall'aria i quattro draghi.
"Mi dispiace molto di avervi scomodato per nulla. Vi prego, ritornate a casa. Trover l'occasione per rinnovarvi i miei ringraziamenti."
I draghi ritornarono indietro conducendo le loro truppe acquatiche in un maestoso corteo che il racconto non descriver.
Scimmiotto ritorn nel bosco di pini appoggiandosi al braccio di Sabbioso, e sedette sotto gli alberi. Pian piano la sua respirazione si normalizz completamente, ed egli pianse ed esclam di nuovo: "Maestro!

Ricordo quando lasciaste il paese,
Mi liberaste da carcere duro.
Per monti e valli abbiamo camminato
E superato infiniti ostacoli.
Mangiavamo le offerte nella ciotola
E passavamo le notti nei boschi.
Vostro solo pensiero  il giusto frutto,
Ma ora non so cosa state soffrendo."

"Non stare a tormentarti, fratello" esortava Sabbioso. "Dobbiamo fare un piano per trovare soccorsi."
"Chi ci pu soccorrere?"
"La pusa Guanyin, affidandoci il monaco cinese, ci aveva promesso che al bisogno cielo e terra ci avrebbero ascoltato. Chi altri ci pu aiutare?"
"Quando facevo le mie in paradiso, non c'erano truppe celesti in grado di fermarmi. Questo mostro, con l'uso che sa fare del fuoco, non vale meno di me. Ci significa che gli di del cielo non sono in grado di metterlo sotto, e nemmeno i geni della terra. Certo l'unica soluzione  di andare a trovare Guanyin. Io per sono troppo male in arnese per fare capriole nelle nuvole: ho la pelle scottata, i muscoli contusi, schiena e ginocchia doloranti. Come si fa?"
"Agli ordini" fece Porcellino. "Ci vado io."
" un'idea, certo che ci puoi andare" rispose sorridendo Scimmiotto. "Quando ti ricever, ricordati di non stare a fissarla come uno sfacciato, ma di salutare a capo chino. Aspetta le sue domande per informarla dove siamo, come si chiama il mostro e perch abbiamo bisogno di aiuto. Se acconsente a venir qui, quella creatura ha le ore contate."
Porcellino mont senz'altro su una nuvola e si diresse verso i mari del Sud.
Intanto il mostro, ritornato nella sua grotta, esultava con i suoi mostriciattoli: "Ragazzi, quel Novizio ha avuto il fatto suo. Non sar morto, ma ne ha prese come non mai. L'unico timore  che vada in cerca di rinforzi. Apritemi la porta: sar meglio che li tenga d'occhio."
L'ordine fu eseguito e il mostro, balzato su una nuvola, scorse Porcellino che filava in direzione sud. Era una direzione preoccupante, perch portava verso Guanyin. Cos egli grid gi: "Prendete il mio sacco di cuoio e collocatelo accanto alla porta esterna. Sar meglio sostituire lo spago che lo chiude, perch sar vecchio e logoro. A mettere nel sacco quel porcello ci penso io: quando sar cotto a puntino, ve ne far assaggiare una fettina ciascuno."
Quello di cui parlava era un sacco tuttofare, chiamato come tu mi vuoi.
Il mostro viveva da molto tempo da quelle parti, perci conosceva bene i posti e sapeva quale fosse la strada pi breve per recarsi nei mari del sud. Prese appunto la scorciatoia, super facilmente Porcellino e si ferm su una grande rupe; qui si diede l'aspetto di Guanyin e sedette maestosamente sulla cima.
Fu cos che Porcellino, che trottava di buona lena, d'improvviso si trov davanti la pusa, molto prima di quanto si aspettasse. Non era in grado di distinguere il vero dal falso; e in fondo non era scambiare un'apparenza per un'altra? Dunque si ferm e si prostern: "Il vostro discepolo Porcellino Consapevole delle Proprie Capacit vi saluta."
"Che cosa ti ha indotto ad allontanarti dal monaco cinese, che devi proteggere, per venire da me?" chiese la falsa Guanyin.
"Mentre passavamo per il Monte del Singhiozzo, un mostro chiamato Bimbo Rosso ha rapito il nostro maestro. L'ho combattuto con i miei condiscepoli presso la Grotta della Nuvola di Fuoco, ma non sono riuscito a vincerlo, per l'uso che sa fare del fuoco. Ci siamo fatti aiutare anche dai re draghi per far piovere sulle fiamme, ma non  servito. Il nostro condiscepolo anziano, che non pu muoversi per le scottature che ha riportato, mi ha mandato a sollecitare il vostro aiuto. Speriamo ardentemente che, nella vostra compassione, vorrete liberare il maestro da questa prova."
"Il signore della Grotta della Nuvola di Fuoco non  persona che se la prenda con la gente. Dovete essere stati voi a provocarlo."
"Non io, ma il mio condiscepolo Consapevole del Vuoto. Il mostro si era trasformato in un bambino appeso a un albero, per mettere alla prova il nostro compassionevole maestro. Io l'avevo staccato dall'albero e il mio condiscepolo lo portava sulle spalle:  stato lui a gettarlo nel burrone; e allora il mostro ha scatenato una bufera che si  portata via il maestro."
"Alzati. Andremo insieme dal signore della grotta: io ci metter una buona parola, tu presenterai le vostre scuse e vedrai che vi restituir il maestro."
"Mi posso anche prosternare, se volete."
"Seguimi."
L'ingenuo bestione se ne torn indietro ubbidiente fino all'ingresso della Grotta della Nuvola di Fuoco.
"Non aver paura" disse il mostro entrando, "il padron di casa  un mio vecchio amico; entra pure."
Come il bestione fece un passo oltre la soglia, un nugolo di mostriciattoli lo assal e lo spinse nel sacco, ce lo chiuse dentro e lo appese alla trave maestra. Il diavolo riprese il suo aspetto, si and a sedere sul suo seggio e lo apostrof: "Di quali capacit ti vanti, Porcellino, per pretendere di proteggere il monaco cinese e osare di chiedere aiuto alla pusa contro di me? Faresti meglio ad aprire gli occhi: non mi conosci? Io sono il Grande Santo Re Fanciullo. Ma ora sei in buone mani: resterai l appeso a frollare per quattro o cinque giorni. Poi ti cucineremo in stufato e i nostri mostriciattoli ti mangeranno annaffiato di buon vino."
"Maledetto!" imprecava Porcellino. "Brutto impudente! Mangiatemi, imbroglioni, e io vi prometto che vi riempir di peste dalle budella al cervello!"
E il bestione continu su questo tono per un bel pezzo.
Nel frattempo Scimmiotto, seduto nel bosco, si sent alitare sul volto un soffio d'aria dall'odore putrido. Starnut ed esclam: "Non mi piace. Non promette niente di buono. Temo che Porcellino abbia sbagliato strada."
"Se si perde, chieder informazioni."
"Ma pu essersi imbattuto nel mostro."
"Se cos fosse, non credi che sarebbe stato in grado di fuggire, magari ritornando qui?"
"Non lo so. Resta qui all'erta; io do un'occhiata dalla parte del torrente."
"Ma ti fa male la schiena, potresti cadere in un'imboscata. Lascia che vada io."
"Non mi fido; lasciami fare."
Il bravo Scimmiotto serr i denti per resistere al dolore, attravers il torrente e si ripresent davanti alla grotta, gridando: "Creatura malvagia!"
Il portinaio corse ad avvertire: "Il Novizio  ritornato e grida insulti davanti alla porta."
Il re ordin di catturarlo e tutta la folla dei mostriciattoli si precipit fuori urlando, spingendosi, urtandosi, brandendo spade e lance: "Acchiappa! Acchiappa!" Il malconcio Scimmiotto non se la sentiva di affrontare un combattimento; si nascose presso il ciglio della strada, recit una formula e si mut in un fagotto di tessuto ricamato d'oro. I mostriciattoli ritornarono indietro a riferire: "Maest, il Novizio si  impaurito ed  scappato a gambe levate, abbandonando un fagotto."
"Portatelo qua" disse il re ridendo. "Non conterr niente di valore, magari qualche tunica strappata e qualche vecchio cappello. Potrete ricavarne degli strofinacci, dopo una buona lavata."
Portato sul dorso da un mostriciattolo inconsapevole, Scimmiotto si diceva: "Molto bene, mi concedono il biglietto d'ingresso."
Il fagotto fu gettato in un canto, e il bravo Scimmiotto cre l'imitazione dell'imitazione: trasform un pelo in un altro fagotto identico e mut s stesso in una mosca; come tale and a posarsi sullo stipite della porta. A un tratto gli giunsero grugniti e rantoli soffocati di Porcellino: sembrava un maiale preso dalla febbre porcina. Svolazzando qua e l, scopr che stava chiuso nel sacco di cuoio e vi si pos sopra. Il borbottio indistinto divenne una litania di imprecazioni a carico del mostro: "Brutto fetente, farsi passare per Guanyin, appendermi al soffitto e minacciare di mangiarmi! Ma arriver, il mio condiscepolo anziano!

Con i suoi grandi poteri
S'impadronir di voi
E il sacco mi aprir:
Quanti colpi di rastrello!"

Scimmiotto se la rideva: "Sembra che il bestione si conservi abbastanza in forma, bench l dentro debba essere mezzo soffocato. Questo mostro, bisogna proprio trovare il modo di metterlo a posto."
Mentre rifletteva sul da farsi, sent il re gridare: "Dove sono i sei potenti comandanti?"
Era il titolo conferito a sei mostriciattoli che godevano dei suoi favori e si chiamavano: Nebbianuvola, Nubenebbia, Sveltofuoco, Vivovento, Scaldagriglia e Grigliacalda.
I sei comandanti si fecero avanti e si inginocchiarono.
"Conoscete sua maest il vecchio re?"
"Lo conosciamo."
"Partite subito, viaggiate anche di notte se occorre, e andate a invitarlo. Deve partecipare al banchetto in cui gli offriremo il monaco cinese cotto al vapore: gli prolungher la vita di mille volte."
I sei mostri si ritirarono rispettosamente e si misero in cammino; Scimmiotto si stacc ronzando dal sacco di cuoio e li segu.
Se non sapete, in fin dei conti, come il vecchio re ricevette l'invito, vi converr ascoltare il seguito.

CAPITOLO 42
IL TRONO DI LOTO

IN CUI IL GRANDE SANTO SI RECA RISPETTOSAMENTE NEI MARI DEL SUD, E GUANYIN COMPASSIONEVOLMENTE ACCONSENTE A CATTURARE BIMBO ROSSO.


Il racconto ha narrato come i sei potenti comandanti uscirono dalla grotta e partirono sulla via del sud ovest.
Scimmiotto pensava: "Questo vecchio re invitato a pranzo non pu essere che il mio amico diavolo toro. Un tempo ci si incontrava spesso, ma poi le nostre strade si sono divise: io sono ritornato sulla giusta via, mentre lui  rimasto immerso nella perversit diabolica. Comunque ricordo benissimo il suo aspetto: prover ad assumerlo, per vedere chi ci casca."
Il bravo Scimmiotto sopravanz i mostriciattoli di varie diecine di li e si mut in diavolo toro. Una manciata dei suoi peli fu trasformata in un adeguato corteggio: avevano cani e falconi, archi e balestre, come se andassero a caccia.
I sei potenti comandanti se ne andavano per la loro strada, quando si imbatterono in questo re diavolo toro circondato dai suoi. Scaldagriglia e Grigliacalda caddero in ginocchio: "Eccovi, venerata maest!" Nemmeno Nebbianuvola, Nubenebbia, Sveltofuoco e Vivovento furono in grado di scoprire l'inganno. Tutti si prosternarono gridando: "Signore e padre! Ci ha inviato il Re Fanciullo per invitarvi a mangiare carne di monaco cinese, che prolungher di mille volte la vostra vita."
"Alzatevi figlioli, ritorniamo a casa perch mi possa mutar d'abito" disse Scimmiotto.
"Se proprio lo desiderate; ma non  necessario" obiettarono i mostriciattoli. "La strada  lunga e il nostro re ci sgriderebbe se ritardassimo. Vi pregheremmo di venire come siete."
"Va bene!" esclam Scimmiotto ridendo. "Fate strada, noi vi seguiremo."
Si misero dunque in cammino, con i sei mostri che facevano da battistrada gridando energicamente di far largo, e in breve raggiunsero la meta. Sveltofuoco e Vivovento corsero ad annunciare: "Vostra maest, ecco il venerabile grande re vostro padre."
"Gi di ritorno! Sapete essere ragazzi in gamba" li lod il mostro. E ordin subito ai capitani delle varie truppe di schierare i loro uomini, spiegare le bandiere e battere i tamburi per fare degna accoglienza. Tutti i mostriciattoli ubbidirono.
Scimmiotto ricuper con una scossa tutti i peli che aveva trasformato in cacciatori, prese un'aria impettita e altera, entr a gran passi e si and a sedere al centro della sala con il viso rivolto a sud.
Bimbo Rosso si prostern davanti a lui dicendo: "Real padre, vostro figlio vi saluta!"
"Basta con le cerimonie, figliolo" disse Scimmiotto; ma il re diavolo volle aggiungere quattro grandi riverenze.
"Perch mi hai chiesto di venire?"
"Il vostro indegno figlio ha catturato ieri il monaco dei grandi Tang delle terre dell'Est, un uomo che si  accuratamente coltivato attraverso dieci reincarnazioni successive. Ho sentito dire che assaggiare la sua carne d una longevit paragonabile a quella degli immortali delle isole Penglai o Yingzhou. Il vostro stupido figlio non poteva permettersi di mangiarlo da solo, e vi invita a condividere il banchetto per guadagnare mille eoni di vita in pi."
A queste parole Scimmiotto finse di turbarsi: "Di quale monaco cinese si tratta, figliolo?"
"Quello che si recava al Paradiso dell'Ovest in cerca delle scritture."
"Non sar per caso il maestro di Scimmiotto il Novizio?"
" proprio lui."
"Puoi provocare chi vuoi, ma non lui!" esclam Scimmiotto agitando le mani e scuotendo la testa. "Forse non lo conosci? non l'hai mai incontrato? Quella scimmia ha immensi poteri: una volta tenne a bada un esercito celeste di centomila uomini con reti e nasse, che non pot fargli nulla. Come puoi avere l'audacia di mangiare il suo maestro? Rendiglielo subito, e guardati bene dal metterti in conflitto con lui! Se quella scimmia lo viene a sapere, non ha nemmeno bisogno di venirti a combattere, pu forare la montagna con il suo randello cerchiato d'oro. Pu addirittura buttarti fuori di qui; e io dove potrei trovarti un'altra sistemazione, alla mia et?"
"Che cosa dite mai! Lodate gli altri a spese di vostro figlio. Scimmiotto e i suoi colleghi avevano condotto il monaco cinese in mezzo a queste montagne, e io con una trasformazione l'ho rapito. La scimmia  venuta qui in compagnia di un certo Porcellino a far baccano e a provocarmi; blaterava persino di sue pretese di parentela con noi, e questo mi ha portato all'esasperazione. Ho combattuto con lui e non l'ho trovato niente di speciale; a un certo punto si  immischiato anche Porcellino, e io gli ho sputato addosso il fuoco del samdhi e li ho messi in fuga. Questo famoso Scimmiotto si  preso una tale paura che ha chiesto aiuto ai quattro draghi dei mari, ma le loro piogge non hanno spento il mio fuoco: anzi lui si  preso delle belle ustioni, che l'hanno fatto svenire. Allora ha spedito di corsa Porcellino a chiedere aiuto alla pusa Guanyin dei mari del Sud. Io ne ho preso l'aspetto e ho indotto Porcellino a venir qui: eccolo l appeso nel sacco. Lo far cuocere al vapore e lo distribuir da mangiare ai miei ragazzi. Il Novizio si  rifatto vivo un'ultima volta, ma quando ho mandato i miei ad acchiapparlo non ha retto e se l' data a gambe, abbandonando il suo fagotto.  stato a questo punto, padre mio, che vi ho fatto invitare, per mostrarvi il monaco cinese crudo e per offrirvelo cotto a puntino; affinch mangiandolo otteniate vita eterna senza mai invecchiare."
"Mio saggio figlio" sogghign Scimmiotto, "tu disponi solo del fuoco del samdhi; ma non sai che lui pu contare su settantadue trasformazioni?"
"Si trasformi come vuole, sapr sempre riconoscerlo. State tranquillo che qui dentro non oser venire."
"Figlio mio, se si trasformasse in qualcosa di molto ingombrante potrebbe essere riconoscibile, e magari non riuscirebbe nemmeno a passare dall'uscio; ma come lo scopriresti, se diventasse una creatura molto piccola?"
"Si trasformi pure come gli pare. A ogni ingresso ho quattro o cinque portinai: come potrebbe passare inosservato?"
"Tu non capisci: e se si presentasse come mosca, zanzara, pulce? oppure ape, farfalla, grillo? o se apparisse tale e quale a me? Tu dici che non passerebbe inosservato. Vorrei vedere!"
"Non vi preoccupate: avesse pure cuore di bronzo e milza di ferro, non oserebbe avvicinarsi alla mia porta."
"Come dire, saggio figliolo, che tu possiedi i mezzi per tenerlo sotto controllo; altrimenti non mi avresti certo invitato a banchettare con le carni del monaco cinese. Oggi, per, non le posso mangiare."
"Perch non potete?"
" colpa di tua madre. Pi invecchio, e pi lei mi incita alle opere di bene. E io non so quale altro fioretto potrei fare, che quello di rinunciare a mangiar carne."
"Avete fatto voto di astinenza permanente, real padre, o soltanto mensile?"
"N permanente n mensile; pratico il cosiddetto digiuno del tuono: solo quattro giorni per luna."
"E quali giorni sono?"
"Il sesto e i tre giorni contrassegnati dalla combinazione con l'ottavo tronco celeste, xin. Oggi per esempio  xinyou: xin comanda il digiuno; senza contare che nei you non si dovrebbero far visite. Aspettiamo domani. Intanto posso occuparmi io di pulirlo, lavarlo e cucinarlo, perch ce lo godiamo tutti insieme."
Il re diavolo ascoltava e pensava fra s: "Che strani pretesti! Pap ha sempre seguito una dieta di carne umana in vita sua; perch si mette in testa di mangiar vegetariano, dopo pi di mille anni? Capirai quanto gli serviranno quattro giorni di digiuno, dopo tutte le porcherie che ha fatto dalla nascita in qua! C' qualcosa sotto: questa storia non mi convince."
Si allontan con una scusa, convoc i sei comandanti e chiese loro: "Dove avete incontrato il vecchio re, quando gli avete presentato l'invito?"
"Era a mezza strada da qui."
"Mi pareva infatti che foste rientrati troppo presto. Il fatto  che non eravate arrivati fino a casa sua."
"Infatti,  andata cos."
"Male.  un bell'imbroglio: questo non  il re mio padre."
"Ma vostra maest" protestarono i sei mostri inginocchiandosi, "almeno voi dovreste riconoscere vostro padre!"
"Ha il suo aspetto e il suo modo di fare, questo s; ma dice cose incredibili. Temo che qualcuno ci stia mettendo nel sacco. Stiamo in guardia: chi usa la spada la sfoderi, chi ha la lancia aguzzi la punta, chi usa sbarra o laccio li tenga pronti. Gli far delle domande. Se  mio padre, non importa se abbia voglia o no di mangiar monaci; ma se le risposte sono sbagliate, quando ve lo dir, vi dovrete gettare tutti su di lui."
I diavoli si misero all'erta.
Il re ritorn nella sala e si inchin a Scimmiotto, che disse: "Siamo fra noi, figliolo, lascia stare le cerimonie. Dimmi che cosa hai in mente."
"Il vostro stupido figlio" rispose il re inchinandosi profondamente, "vi ha invitato per il banchetto, ma anche per un altro motivo: volevo porvi una domanda. L'altro giorno ho fatto visita nel nono cielo e mi sono imbattuto nel patriarca Zhang Daoling."
"Il precettore celeste?"
"Proprio lui."
"Bene. E che cosa ti ha detto?"
"Quando ha visto che ero un giovane solido e di bell'aspetto, mi ha chiesto anno mese giorno e ora di nascita, per farmi l'oroscopo. Ma vostro figlio non ricorda con precisione. Volevo chiedervi queste cose proprio per farmi fare l'oroscopo alla prossima occasione."
Udendo queste parole Scimmiotto sogghign fra s: "Diavolo di un mostro! Da quando faccio questo mestiere ne ho acchiappate tante, di creature malefiche della sua specie, ma mai una cos astuta. Qualunque consiglio mi avesse chiesto sui fatti suoi, o sul rifornirsi di riso o di legna, gli avrei combinato qualche risposta adatta. Ma come diavolo faccio a sapere quando  nato?"
Il bravo re scimmia, che non era ingenuo nemmeno lui, seduto a suo agio senza lasciar trasparire il minimo imbarazzo, inalber un bel sorriso e rispose: "Ragazzo mio, alzati. Sto invecchiando e ho sempre la mente occupata da tante faccende; al momento non ricordo a che ora sei nato. Ma aspetta domani; quando torno a casa, lo chieder a tua madre."
"Ma padre mio, voi parlavate sempre degli otto caratteri del mio oroscopo, e raccontavate a chiunque vi volesse ascoltare che mi sarebbe toccata una longevit uguale al cielo. Figuriamoci se ora li avete dimenticati! Non  possibile, dev'essere una menzogna." Lanci un grido e tutti i mostri in guardia si gettarono avanti per catturarlo. Scimmiotto riprese il proprio aspetto, li tenne a bada con la sbarra e apostrof Bimbo Rosso: "Sei diventato matto, ragazzo mio, che te la prendi con tuo padre?"
Il re diavolo era tanto umiliato che non osava nemmeno guardarlo. Scimmiotto ne approfitt per mutarsi in un raggio dorato e dardeggiare fuori della grotta.
"Maest, il Novizio scappa!" gridarono i mostriciattoli.
"Non importa, lasciate andare; ne ha combinate abbastanza. Chiudete la porta e non curatevi di lui. Piuttosto venite a spazzolare e lavare il monaco,  tempo di metterlo a cuocere."
Scimmiotto, impugnando la sbarra, era ritornato presso il torrente e si torceva dalle risate. Sabbioso, udendo il rumore che faceva, gli usc incontro dal bosco: "Fratello, perch sei tanto allegro? Certo sei riuscito a soccorrere il maestro."
"Non ci sono ancora riuscito, ma ho vinto la prima mano."
"Che cosa vuol dire?"
"Quella creatura malefica aveva ingannato Porcellino trasformandosi in Guanyin; infatti ora lui sta dentro un sacco appeso in cucina. Mentre cercavo il modo di aiutarlo, l'orco ha mandato i suoi comandanti a invitare a pranzo suo padre. Io, che ho conosciuto bene il re diavolo toro, ho preso il suo aspetto e sono riuscito a introdurmi in casa: mi ha trattato da paparino, dovevi vedere che riverenze! L'ho proprio trombato ben bene."
"Tu ti diverti, fratello; ma mi pare che il maestro continui a correre gli stessi rischi di prima."
"Non te la prendere. Far venire la pusa, come avevamo detto."
"Ma non hai mal di schiena?"
" vero, l'ho avuto, ma chi se ne ricorda pi? Lo dicevano anche gli antichi: basta aver fortuna in affari, per sentirsi subito bene. Vado; tu bada al cavallo e ai bagagli."
"Ma tu lo sei andato a stuzzicare, quel mostro: ora vorr vendicarsi, e il maestro pu farne le spese. Mi raccomando, fa presto."
"Sar cos svelto che non gli lascer il tempo di mettere i piatti in tavola."
Che bravo Scimmiotto! Mentre ancora diceva le ultime parole, schizz via con una capriola fra le nuvole e arriv nei mari del Sud. In meno di un'ora planava sul monte Potalaka. Atterr sulla rupe Raka, prese un atteggiamento rispettoso e si incammin; presto vide le divinit dei ventiquattro sentieri che gli correvano incontro per accoglierlo.
"Dove siete diretto, grande santo?" gli chiesero.
Scimmiotto ricambi i saluti e rispose: "Ho bisogno di parlare con la pusa."
"Dateci solo un momento per annunciarvi."
Hrt e gli altri di si recarono nella Grotta del Rumore di Marea per avvertire Guanyin: " venuto a visitarvi Scimmiotto Consapevole del Vuoto."
La pusa diede subito l'ordine di farlo entrare. Il grande santo si aggiust, venne avanti a passettini educati e si prostern davanti a lei.
"Consapevole del Vuoto, che cosa vieni a fare qui, invece di proteggere Cicala d'Oro nella sua ricerca delle scritture?"
"Permettete che mi metta a rapporto: il vostro discepolo ha assicurato la debita protezione fino a una regione in cui si trova la Grotta della Nuvola di Fuoco, nella Gola del Pino Morto del Monte del Singhiozzo. L il nostro maestro  stato rapito dalla creatura malefica Bimbo Rosso, che porta il titolo di Grande Santo Re Fanciullo. Siamo andati a provocarlo a battaglia, il vostro discepolo e Porcellino Consapevole delle Proprie Capacit; ma non siamo riusciti a vincerlo n a liberare il maestro, per l'uso che quel mostro sa fare del fuoco del samdhi. Mi  toccato correre d'urgenza nell'oceano orientale e chiedere ai re draghi dei quattro mari di versare acqua sul fuoco: ma  un tal fuoco che  risultato inattaccabile dall'acqua. Il vostro discepolo lo ha provato di persona: per poco non ci lasciavo la buccia."
"Per forza: il potere magico del fuoco del samdhi  enorme. Perch ti sei rivolto ai draghi, invece di parlarne a me?"
"Quando ho pensato di farlo, ero talmente abbrustolito e affumicato che non ero in grado di arrampicarmi su una nuvola; ho dovuto incaricare Porcellino."
"Ma qui non si  visto Consapevole delle Proprie Capacit."
"Si capisce. Prima che arrivasse qui, quella creatura malefica gli ha teso un tranello: ha preso il vostro aspetto e l'ha condotto con s nella sua grotta. Ora  l appeso in cucina, in attesa di cottura."
"Mi stai dicendo che quel maledetto si  permesso di prendere il mio aspetto?" grid Guanyin uscendo dai gangheri: tanto che lanci uno strillo di dispetto e gett in mare il vaso sacro che teneva in mano.
Scimmiotto la guardava atterrito, col pelo ritto, e balbettava: "La pusa non ha saputo controllare il suo temperamento di fuoco.  colpa mia. Non avrei dovuto parlare sconsideratamente e rovinare la sua virt. E cos ha gettato via il suo vaso immacolato: che disastro! Se lo avessi saputo! Gettare per gettare, forse potevate avere l'estrema generosit di darlo a me."
Ma subito si videro le onde spumeggiare e ne emerse una strana creatura, che portava il vaso sul dorso. Scimmiotto osservava a occhi spalancati. Che aspetto aveva?

Si seppe meritare titolo di Spazzino,
Ma splende immacolata dentro l'acqua marina.
Bench viva nascosta, conosce cielo e terra,
Di diavoli e di di conosce ogni segreto.
Fuxi l'imperatore la ricevette in dono,
Al re Wen ispirava i suoi noti trigrammi.
Fra le onde rotolanti sa muoversi con grazia,
Non meno dei dragoni sulle nubi del cielo.
Sembra il suo carapace tessuto in fili d'oro:
Sul lustro sfondo verde formano grandi scaglie;
Gli otto trigrammi mostrano ed i nove palazzi.
Dopo una lunga vita, pi capace del drago,
Porta la tavoletta degli illustri antenati.
Vuoi saper qual' il nome della strana creatura?
Essa  la tartaruga, nera fra le onde azzurre.

La tartaruga portatrice del vaso si arrampic sulla riva e chin la testa ventiquattro volte in direzione di Guanyin: l'equivalente di ventiquattro inchini.
Scimmiotto si disse ridendo: "E io che mi preoccupavo tanto! Qui c' il pronto soccorso; se il vaso scompare, quella l lo riporta subito."
"Consapevole del Vuoto, che cosa stai borbottando?"
"Niente, niente."
"Prendi dunque quel vaso e portamelo qui."
Il Novizio scese sulla spiaggia e afferr il vaso. Ma, ahim, non riusc a spostarlo di un pollice: come se una libellula avesse cercato di spostare una colonna di pietra.
Scimmiotto dovette tornare indietro, inginocchiarsi e confessare: "Il vostro discepolo non riesce a muoverlo."
"Zucca di scimmia fanfarona! Come puoi fare il cacciatore di mostri, se non sei nemmeno capace di portarmi un vasetto?"
"Per dirla tutta, credo che normalmente ci riuscirei. Ma si vede che oggi la lotta con quel mostro mi ha reso debolino."
"Il fatto  che di solito il vaso  vuoto, ma ora  stato gettato in mare:  passato nei tre fiumi, nei cinque laghi, negli otto mari e nei quattro grandi corsi d'acqua. A questo punto, ha raccolto la quintessenza di tutta l'acqua che contengono. Non penserai di avere la forza di sollevare gli oceani! Ecco perch non riesci a muoverlo."
"Il vostro discepolo non sapeva queste cose" riconobbe Scimmiotto interessato, giungendo le mani.
La pusa venne avanti, sollev dolcemente e senza sforzo il vaso con la mano destra e lo appoggi sul palmo dell'altra mano. Quanto alla tartaruga, agit la testa in segno di saluto e se and via scivolando nell'acqua.
"Cos, avete addestrato quella balorda per fare la guardia al vostro vaso" comment Scimmiotto.
"Vedi, Consapevole del Vuoto, il concentrato di rugiada del mio vaso  tutt'altra cosa dalle pioggerelle che i re draghi possono mettere insieme in privato; a quello non resiste neanche il fuoco del samdhi. Io te lo presterei, il vaso, ma tu non riesci a sollevarlo. Potrei farti accompagnare dalla fanciulla drago Buona Fortuna. Ma come faccio a fidarmi di un imbroglione come te? La ragazza  carina, il vaso immacolato ha il suo valore: mi sa che scomparirebbero l'uno e l'altra. E io dove lo troverei il tempo di venirti a cercare? Devi lasciarmi qualcosa in pegno."
"Peccato che siate tanto sospettosa: il vostro discepolo fa il monaco da un pezzo, non ha pi certi grilli per la testa. Che pegno vi potrei lasciare? Ho la mia tunica, ma me l'avete regalata voi. Il grembiule di pelle di tigre vale due soldi al mercato. La sbarra di ferro  l'unica arma che ho, non posso mica fare la guerra a mani nude. S, s, qualcosa ce l'avrei: ho questo cerchio sulla testa.  d'oro fino! Voi recitate l'incantesimo per aprirlo e ve lo prendete; io ve lo lascio volentieri. Non saprei che cos'altro proporre."
"Bell'idea. Tuttavia non voglio n vestiti, n sbarra, n cerchio. Strappati uno dei peli di emergenza che ti crescono sulla nuca."
"Brava, me li avete dati voi; e se, a strapparne uno, gli altri non funzionassero pi? Che cosa farei in caso di emergenza?"
"Brutta scimmia!" brontol Guanyin. "Avido come sei, figuriamoci se ti posso affidare Buona Fortuna!"
"Non vi pare di esagerare con la diffidenza, pusa?" si lagn Scimmiotto sorridendo. "Facciamola finita: non per amor del monaco, ma per riguardo al Buddha. Vi scomodi o no, bisogna togliere il mio maestro dai pasticci."
Allora Guanyin

Discese con grazia dal trono di loto,
Si avvi sulla rupe con passi leggeri:
 in grave pericolo il bonzo cinese:
Bisogna salvarlo e vincere il mostro.

Scimmiotto l'accompagn lietamente, mentre le divinit si schieravano in fila sul monte Potalaka.
"Avanti, andiamo a quella montagna, Consapevole del Vuoto!"
"Prego, dopo di voi" replic Scimmiotto inchinandosi.
"Va tu per primo."
"Il vostro discepolo non osa" insist il Novizio. "Se faccio la capriola nelle nuvole davanti a voi, temo di mettere in mostra una parte del corpo che turberebbe la pudicizia della pusa."
Guanyin apprezz l'obiezione e sped la ragazza drago allo stagno del loto per staccare un petalo, che prese e lasci cadere in mare dall'alto degli scogli.
"Farai la traversata per mare. Coraggio, sali sul petalo di loto" ordin Guanyin al Novizio.
"Pusa" tentenn Scimmiotto osservandolo preoccupato, "come far un petalo a reggermi? Se ci metto piede, vado sotto. Mi preoccupo per il grembiule di pelle di tigre. L'ho conciato alla buona, con un po'di salnitro; se lo bagno, il salnitro si scioglie. E io che cosa mi metter quando far freddo?"
"Monta e vedrai."
Scimmiotto non osava disobbedire e salt di sotto. Dall'alto il petalo gli era sembrato cos piccolo e lieve, ma constat che era diventato di un buon terzo pi grande di una barca d'altura.
"Accidenti, pusa!" grid gioioso il Novizio. "Mi regge!"
"E allora che cosa aspetti a fare la traversata?"
"Come faccio? Non ho pertica n remo n vela. Del resto non avrei nemmeno un albero su cui issarla, una vela."
"Non hai bisogno di queste cose" replic Guanyin. Soffi, e il petalo si allontan dalla riva; soffi pi forte, ed esso attravers gli amari flutti del mare del Sud e approd alla riva opposta.
Il Novizio mise piede a terra ridendo: "Alla pusa piace far vedere quanto  brava. Mandarmi a passeggio da una parte o dall'altra non le costa la minima fatica."
Guanyin affid alle divinit la custodia dei luoghi santi, fece chiudere a chiave la porta della grotta dalla fanciulla drago Buona Fortuna e lasci il Potalaka, in compagnia di Hui'an, su una nuvola di buon augurio. Hui'an, il cui primo nome era Moksa, era il figlio minore del re divino Li Porta Pagoda; era il discepolo personale di Guanyin e non la lasciava mai. Giunti sulla costa dov'era sbarcato Scimmiotto, Guanyin si rivolse a Hui'an, che ascoltava rispettosamente con le mani giunte: "Va dal re tuo padre; sbrigati. Gli devi chiedere le spade delle stelle dell'Orsa Maggiore."
"Quante ve ne occorrono, maestro?"
"Tutto il servizio completo."
Hui'an ubbid, sal su una nuvola, entr in Paradiso dal portale sud e corse al Palazzo della Torre delle Nuvole a prosternarsi davanti al re suo padre, che gli chiese: "Da dove vieni?"
"Scimmiotto ha chiesto aiuto al mio maestro per abbattere una creatura malefica; Guanyin mi incarica di portarvi i suoi saluti e di chiedervi in prestito le spade delle stelle."
Il re mand Nata a prendere le trentasei spade e le fece consegnare a Moksa.
"Fratello" disse Moksa a Nata, "saluta la mamma da parte mia. Ora non ho proprio tempo; ma la verr a trovare quando riporter le spade."
Salut in fretta e corse gi a portare le armi alla pusa.
La quale, come le ebbe in mano, le gett in aria e recit un incantesimo: le spade si trasformarono in trono di loto a mille petali, e la pusa ci mont sopra e si assise solennemente. Scimmiotto, che osservava queste cose, sogghign: "Vedi, vedi, che donnina economa, per non dire tirchia. Nel suo stagno ha tutto il loto che vuole; ma si vede che le dispiace sciuparlo, perch preferisce prenderne in prestito dagli altri."
"Bada, Consapevole del Vuoto! Sta zitto e vieni con me" ordin Guanyin.
Partirono tutti insieme sulle loro nuvole, allontanandosi dalla costa verso l'interno. In testa volava ad ali spiegate il pappagallo bianco, in coda si tenevano Scimmiotto e Hui'an. Giunsero in breve in vista di una catena montuosa.
"Il Monte del Singhiozzo  l" dichiar Scimmiotto. "Da qui alla residenza del mostro ci saranno pi o meno quattrocento li."
Guanyin scese su una cima; come pronunci la sacra sillaba Om, una folla di di e diavoli vennero di corsa da tutte le direzioni a prosternarsi davanti al trono di loto.
"Non vi allarmate" disse Guanyin, "devo semplicemente catturare il re orco che abita da queste parti. Ripulitemi la regione: non voglio alcun essere vivente nel raggio di trecento li. Prendete anche le piccole creature nei nidi e negli anfratti, e mettetele al sicuro sulle creste pi alte."
Le divinit rispettosamente promisero e si ritirarono. Non occorse molto perch ritornassero ad annunciare che l'ordine era stato eseguito.
"Cos va bene; potete ritirarvi nei vostri santuari."
Capovolse il vaso immacolato, e le acque ne uscirono ribollendo con rumore di tuono.

Le acque si riversano su tutta la montagna,
Aprendosi il passaggio con potenza oceanica
Nel corpo delle rocce. Una gran nebbia nera
Copre l'umido cielo ed il sole  velato
Di freddo alone azzurro. Montan flutti di giada
Assediando le rupi, ed il mare ricoprono
Tutto di loti d'oro. Va mostrando Guanyin
I suoi mezzi potenti; si cava dalla manica
L'arte di meditare che distende lo spirito.
Essa fa di ogni luogo soggiorno di immortali,
Come isole nei mari del Sud. Teneri fiori
Di udambara colorano questi fitti canneti
E le palme dispiegano foglie fresche nell'erba
Verdeggiante e odorosa. Riposan pappagalli
Sui bamb porporini; le pernici cinguettano
Dentro il bosco di pini. Ed a perdita d'occhio
Le onde si rincorrono sotto il vento ululante
All'assalto del cielo.

Lo spettacolo riemp Scimmiotto di ammirazione: " davvero una compassionevole. Se li avessi a disposizione io, mezzi di quella forza, non credo che al momento di usarli mi perderei a pensare a scarafoni e bestioline."
"Consapevole del Vuoto, vieni qui; tendi la mano" ordin Guanyin. Scimmiotto si rassett e le tese la mano sinistra. La pusa inzupp il ramo di salice nella rugiada del vaso e tracci sulla palma del Novizio il carattere mi, smarrimento del cuore. Poi gli disse: "Ora chiudi il pugno e va subito a provocare l'orco a battaglia. Attento: non devi vincerlo, ma solo condurlo qui da me. Ho io i mezzi per ridurlo alla ragione."
Scimmiotto ritorn all'ingresso della grotta. Teneva chiuso il pugno sinistro, agitava la sbarra e gridava: "Aprite, maledetti, aprite!" I mostriciattoli corsero subito ad avvertire.
"Non badate a quello l" ordin il re; "tenete la porta ben chiusa."
"Ragazzo mio" gridava il Novizio, "non penserai di lasciare il tuo vecchio padre fuori dall'uscio! Sbrigati a farmi aprire."
"Scimmiotto ricomincia con gli insulti" riferirono i mostriciattoli.
"Ve l'ho detto, non gli badate" ripet Bimbo Rosso.
Visto che le parole non bastavano, il Novizio diede alla porta una botta tale da mandarla a pezzi. I mostri si spaventarono e, pur esitanti, dovettero correre a riferire: "Questa volta ha buttato gi la porta."
Il re balz su, impugn la lancia e corse sulla soglia a coprire Scimmiotto di improperi: "Maledetta scimmia! Sei vecchio bacucco, ma non hai imparato niente, ti comporti ancora da villanzone. Ti ho lasciato andare una volta, ma non ti  bastato: ritorni a importunare. Sai che cosa meriti per avermi rotto la porta?"
"E tu che cosa meriti, per aver chiuso tuo padre fuori di casa?"
Vergognoso e infuriato, il mostro vibr la lancia al petto dell'avversario, ma Scimmiotto par e gli rese il colpo. Cos vennero alle mani, ma dopo quattro o cinque scontri il Novizio, che teneva sempre il pugno chiuso, batt in ritirata.
L'orco rimase sulla soglia di casa e gli grid: "Tanti saluti, io vado a cucinarmi il mio stufato di monaco."
"Ma no, ragazzo mio, che il cielo ti tiene d'occhio. Vieni a farmi compagnia!"
Il mostro, con furia rinnovata, fece pochi passi avanti tendendo la lancia. Scimmiotto lo attacc mulinando la sbarra, e dopo qualche altro scontro fugg di nuovo, mentre l'avversario osservava: "Che ti succede, scimmia? L'altra volta ne sostenevi parecchi, di scontri; ora attacchi e fuggi. Che cos'hai in mente?"
"Saggio figliolo" replic il Novizio ridendo, "il tuo paparino  un po'preoccupato dal fuoco che potresti sputare."
"Vieni qui, non lo user."
"Ma un coraggioso non ha bisogno di combattere appoggiato alla porta di casa. Vieni avanti!"
Quando ripresero a battersi, Scimmiotto dischiuse il pugno e ricominci a fuggire. La creatura malefica, senza pi pensare ad altro, si pose all'inseguimento: uno filava come una meteora, l'altro lo inseguiva come una freccia. In breve giunsero in vista della pusa.
"Guarda che paura mi hai fatto" disse Scimmiotto al mostro. "Mi hai fatto correre fino al paese di Guanyin, nei mari del Sud: eccola l. Non ti pare che sarebbe ora di ritornare a casa?"
La creatura non capiva pi niente, stringeva i denti e pensava solo ad attaccare. Il Novizio si nascose dietro il divino alone luminoso di Guanyin: il mostro non riusc pi a scorgerlo. Si avvicin, fiss lo sguardo torbido sulla pusa e le chiese: "Tu da che parte stai? Sei un rinforzo chiamato dal Novizio?" Silenzio. Agit la lancia con mano febbrile e url: "Si pu sapere da che parte stai?" Sempre silenzio. Allora il mostro vibr la lancia al cuore della pusa; questa si trasform in un raggio d'oro e sal al nono cielo.
"Ma allora mi prendi in giro" brontol Scimmiotto. "Ti fanno domande, e tu ti fingi sordomuta. Alla prima botta che ti danno, te la squagli; abbandoni persino il trono di loto."
"Vieni su e sta zitto" si accontent di rispondere Guanyin. "Ora vedrai che cosa succede."
Scimmiotto raggiunse Moksa, su in cielo, e tutti e due stettero a guardare spalla contro spalla.
Il mostro rise con sarcasmo: "Brutta scimmia, non hai capito con chi avevi a che fare. Prendere sottogamba il Re Fanciullo! Non riuscivi a mettermi sotto e hai chiesto aiuto a quel pallone gonfiato di pusa, che appena l'ho toccata  scomparsa senza lasciar traccia. Ecco qua,  rimasto a mia disposizione un bel trono: ora lo voglio provare."
E infatti il bravo orco ci si and a sedere nella posa dei pusa, con braccia e gambe incrociate.
"Che bellezza!" borbottava Scimmiotto. "Qui si regalano troni di loto."
"Ma che cosa vai dicendo, Consapevole del Vuoto?" si stizz Guanyin.
"Dico che regalate troni. Ora che lui ci ha posato il culo, non credo che sar pi adatto per voi."
"Ma ha fatto precisamente quello che volevo."
"Piccolo com', ci star anche bello comodo. Pi di voi, che siete una grassona."
"Smettila, maligno! Osserva invece la potenza della legge."
Diresse il ramo di salice verso il basso e ordin: "Ritiratevi!"
I fiori scomparvero e le decorazioni del trono svanirono: il mostro si ritrov seduto sulle punte di trentasei spade. Guanyin disse a Moksa: "Vai gi con il bastone scacciadiavoli e dagli qualche colpo."
Moksa discese e picchi ben bene, come se compattasse un muro di terra. Il mostro era infilzato da tutte le parti e sanguinava da molte ferite. Abbandon la lancia e si sforz disperatamente, stringendo i denti, di togliersi dalle carni tutte quelle punte.
"Vedete che mostro coraggioso" fece notare Scimmiotto. "Sopporta bene il dolore e pensa soltanto a togliersi le spade dal corpo."
La pusa disse a Moksa: "Fermo! Non farlo morire." Poi abbass di nuovo il ramo di salice e pronunci la sillaba magica Om: le punte delle spade divennero uncini, impossibili da sconficcare.
Il mostro dilaniato fu preso dal panico e incominci a supplicare lamentosamente: "Pusa, il vostro discepolo aveva perduto le pupille degli occhi, per non saper riconoscere l'immensa potenza della legge. Vi imploro di lasciarmi la vita: risparmiatemi! Non commetter pi atti di violenza, abbraccer la legge e osserver i suoi precetti."
Allora Guanyin scese gi con i suoi discepoli e con il pappagallo bianco: "Accetti di praticare la nostra difesa?"
"Se mi lasciate la vita, accetto tutto" rispose il mostro acconsentendo col capo e piangendo.
"Entrerai nella comunit?" chiese Guanyin.
"Ma s, come volete, purch mi lasciate vivere."
"In questo caso, ricevi i precetti, mentre io ti terr la mano sulla testa."
Si cav dalla manica un rasoio per tonsure, gli si accost e lo rase al modo del Taishan: testa rasata con tre ciuffi, di cui si potevano fare trecce.
"Che sfigato, il mostricino!" ghignava Scimmiotto. "Non si sa pi se  un maschietto o una bambina."
"Ora che ti ho ordinato con le mie mani" disse la pusa, "avr dei riguardi per te: ti nomino il mio ragazzo Buona Fortuna. Che ne pensi?"
Il mostro accettava tutto e pensava solo alla pelle. Guanyin punt il dito e grid ancora: "Ritiratevi!" Questa volta, le magiche spade caddero nella polvere, e lasciarono il corpo del ragazzo libero e intatto.
"Hui'an!" chiam la pusa, "raccogli quelle spade e riportale a tuo padre.  inutile che poi ritorni qui; ci rivedremo direttamente all'assemblea degli di sul Potalaka." E Moksa ubbid.
Quel ragazzo feroce, per, non era domato. Quando non sent pi male, si vide il corpo indenne da ferite e quei capelli ridotti a tre ciuffi, brand la lancia e avanz contro Guanyin: "E io sarei stato vinto dalla legge? Ma non scherziamo! Erano solo trucchi da illusionista. Non ci penso nemmeno a ubbidire agli ordini degli altri. In guardia!" E si apprest a colpire al viso. Scimmiotto, fuori di s, balz avanti roteando la sbarra e stava per abbatterla su di lui quando Guanyin grid: "Fermo, so io come castigarlo!"
Sbuc dalla sua manica il terzo cerchio d'oro. "Ecco qua,  un tesoro che mi diede il Buddha in persona, quando dovevo trovare nelle terre dell'Est qualcuno che fosse in grado di mettersi in cerca delle scritture. I cerchi erano tre: Strizza, Spezza, Schizza. Spezza l'ho usato per Consapevole del Vuoto; Schizza  servito per quell'orso che ora fa il guardiano del Potalaka. Mi rimane Strizza, ed eccolo qui: andr a beneficio di questo bell'impudente."
Che brava Guanyin! Agit il cerchio contro vento e ordin: "Cambia!" Il cerchio si divise in cinque cerchi diversi, che si gettarono sul ragazzo e gli circondarono il collo, i polsi e le caviglie.
"Fatti in l, Consapevole del Vuoto, che adesso recito l'incantesimo per stringere il cerchio d'oro."
"Ma pusa" grid Scimmiotto atterrito, "che cosa ho fatto di male? Mi pare di avervi ubbidito meglio che potevo!"
"Sciocco, non reciter la formula di Spezza, ma quella di Strizza. Ci rimetter soltanto questo giovanotto."
Scimmiotto, rassicurato, si mise da parte a fare da spettatore.
La pusa atteggi le dita nel modo prescritto e a lungo recit a mente le sue formule. Il mostro dapprima si sfreg le orecchie, si torment le guance, e poi fin per gettarsi a terra e agitarsi qua e l senza ritegno. Erano di sicuro

Parole che raggiungono ogni cuore,
Ogni grano di sabbia; non si pu
Sfuggire alla potenza della legge.

Se poi in fin dei conti non sapete come il mostro si sottomise alla legge, lo saprete ascoltando il seguito.

CAPITOLO 43
COCCODRILLO NELL'ACQUA NERA

IN CUI I MONACI VENGONO RAPITI DAL MOSTRO DEL FIUME DELLE ACQUE NERE, E IL FIGLIO DEL DRAGO DEI MARI OCCIDENTALI CATTURA COCCODRILLO.


I tormenti del mostro cessarono solo quando Guanyin smise di recitare l'incantesimo. Ritornando in s, si alz e si rese conto di quegli anelli d'oro che gli serravano collo, polsi e caviglie; non c'era verso di levarseli, n di spostarli di un solo quarto di pelo. Quei tesori avevano messo radici: a stuzzicarli dolevano.
"Mio bel fantolino" lo burl Scimmiotto, "la buona pusa ti ha messo i braccialetti portafortuna: ne avrai bisogno, se vuoi diventare un ometto."
Punto sul vivo, il ragazzo afferr la lancia e cerc di trafiggere Scimmiotto, che si scans, si nascose dietro la pusa e grid: "Su, recitate l'incantesimo!"
Guanyin inzupp il ramo di salice nella rugiada del suo vaso, ne asperse il mostro e grid: "Incrociato!" Il ragazzo lasci cadere la lancia; le sue mani si incrociarono sul petto e restarono paralizzate in quella posizione. La si chiama ancor oggi: nodo di Guanyin. Immobilizzato, nell'impossibilit di toccare armi, il giovanotto comprese finalmente la potenza della legge del Buddha e si rassegn ad abbassare la testa e a inchinarsi.
Guanyin, rovesciato il suo vaso immacolato, recit magiche parole per ricuperare fino all'ultima goccia le acque dei mari.
"Consapevole del Vuoto" disse a Scimmiotto, "questo mostro  vinto, anche se per domare interamente la sua ferocia occorreranno altre amorevoli cure: da qui fino a casa, sul Potalaka, mi dovr fare un inchino a ogni passo, se vorr che alla fine lo liberi. Quanto a te, corri alla caverna e soccorri il tuo maestro."
"Il vostro discepolo vi ha fatto venire da lontano; permettetegli di riaccompagnarvi."
"Lascia stare; sono preoccupata dalla situazione del monaco cinese."
Scimmiotto grad la risposta, si prostern e prese congedo.
Quanto al mostro, ritornato al giusto frutto, rese ubbidienza a Guanyin, suo cinquantatreesimo maestro.
Ritorniamo a Sabbioso, che per tutto questo tempo era rimasto seduto solo in mezzo al bosco, impaziente di rivedere il Novizio di ritorno. Fin per caricare i bagagli sul cavallo, impugnare in una mano il bastone per abbattere i diavoli, prendere con l'altra i lacci per legarli, e uscire dal bosco di pini dirigendosi a sud: quando vide Scimmiotto correre verso di lui con aria allegra e sorridente.
"Finalmente sei di ritorno, fratello. Quanto ci hai messo! Mi hai fatto morire di inquietudine."
"Sei rimasto fermo alla puntata precedente. Guarda che  tutto finito, i soccorsi sono arrivati, il mostro  stato abbattuto." E raccont nei particolari come erano andate le cose.
"Dunque corriamo a soccorrere il maestro!" concluse lieto Sabbioso.
Attraversarono d'un balzo il torrente e si slanciarono verso la grotta. Legarono il cavallo all'ingresso, forzarono l'entrata (dove la porta rotta era stata rabberciata), fecero a pezzi tutti i mostri che trovarono e liberarono Porcellino, calando il sacco in cui era chiuso e appeso.
Il bestione ringrazi Scimmiotto: "Dove sono quegli sporcaccioni, fratello? Non potrei menargli anch'io qualche rastrellata, tanto per sfogarmi un po'?"
"Ora si pensa al maestro" disse il Novizio.
I tre si precipitarono nella corte, dove trovarono il maestro nudo come un verme che piangeva legato a un palo. Sabbioso si affrett a slegarlo, mentre Scimmiotto cerc gli abiti e lo aiut a rivestirsi. Poi tutti e tre gli si inginocchiarono davanti: "Avete molto sofferto, maestro."
"Saggi discepoli" ringrazi Tripitaka "devo aver procurato un sacco di guai anche a voi. Come vi siete sbarazzati di quel mostro?"
Il Novizio ripet il racconto dell'intervento di Guanyin e di come il mostro fosse stato assunto al suo servizio. Non  altro che la storia dell'omaggio reso a Guanyin dal ragazzo Sudhana, che ancor oggi si racconta, con i suoi cinquantatr darsana e le sue tre visite al Buddha. Tripitaka si gett in ginocchio e s'inchin rivolto a sud.
"Non stiamola a ringraziare tanto; glielo abbiamo fatto noi il favore di trovarle un nuovo dipendente" osserv Scimmiotto.
Sabbioso fu incaricato di raccogliere i tesori della caverna, mentre gli altri si procuravano riso e preparavano un pranzo in onore del maestro.

Doveva la sua vita al grande santo,
Solo il suo aiuto lo porta alla meta.

Tripitaka usc dalla grotta con i suoi discepoli, si rimise in sella e riprese con determinazione la grande strada dell'Ovest.
Un mese dopo, mentre di nuovo stavano marciando, giunse loro a un tratto un cupo rombare di acque correnti.
"Discepoli miei, da dove viene questo rumore acquatico?" grid allarmato Tripitaka.
"Caro vecchio maestro" replic Scimmiotto ridendo, "per essere monaco, vi preoccupate troppo di ogni stormir di fronde. Siamo in quattro, ma al rumore dell'acqua badate solo voi. Non avrete per caso dimenticato un'altra volta il sutra del Cuore?"
"Quando mai l'ho dimenticato? Il sutra del Cuore mi  stato insegnato oralmente dal maestro di meditazione del Nido dei Corvi, sul Monte dello Stupa. Comprende in tutto e per tutto cinquantatr stanze e duecentosettanta parole. Lo ricordo dalla prima volta che l'ho udito, e da allora non ho mai smesso di recitarlo. Qual' il versetto che avrei dimenticato?"
"Maestro" disse Scimmiotto, "avete dimenticato: n occhi, orecchi, naso, lingua, corpo o spirito. Noi che abbiamo abbandonato le nostre famiglie dovremmo avere occhi che non vedono n forme n colori, orecchie che non sentono i suoni, naso insensibile agli odori, lingua priva di ogni sensibilit al gusto, corpo che non distingue il caldo dal freddo, spirito vuoto di vani pensieri. Questo si chiama esorcizzare i sei briganti. Voi invece, nella vostra ricerca delle scritture, siete sempre in preda ai pensieri; la paura delle creature malefiche vi tiene legato al vostro corpo; volete mangiare di magro, un po'per obbligo, ma anche per gusto; vi piace il profumo dell'incenso; le vostre orecchie si allarmano al minimo rumore; volgete gli occhi qua e l, e fissate ogni cosa. Non crederete di raggiungere il Paradiso dell'Ovest e di vedere il Buddha con l'aiuto dei sei briganti?"
Tripitaka si immerse a lungo nella riflessione, prima di rispondere: "Discepoli,

Dall'anno che ho lasciato il mio sovrano,
Giorno e notte i pericoli ho affrontato.
Sandali ai piedi, sotto il mio mantello
Ho sfidato il maltempo ed ho viaggiato.
Strappan sospiri i gridi dei gibboni
Solitari la notte; udir cantare
Gli uccelli sotto il lume della luna
Desta malinconia. Quando potr
Compiere il triplo oggetto della fede
Ed ottenere i testi della legge?"

Scimmiotto, ascoltandolo, si torceva dal ridere e batteva le mani: "Il maestro  sempre invischiato nella nostalgia di casa. Che cosa volete che sia, compiere il triplo oggetto della fede? Lo dice anche il proverbio: Tu acquista il merito, che il compimento viene da s."
"Fratello" ribatt Porcellino volgendo indietro il capo verso di lui, "che cosa cavolo vuoi che si compia, con tutte le difficolt che si continuano a incontrare?"
"Zitto, sciocco! Fa come me" mormor Sabbioso a Porcellino. "Non provarti pi a fare il contropelo al fratello maggiore, che lo fai arrabbiare. Noi siamo qui per portare i bagagli; vedrai che un giorno o l'altro arriveremo anche noi a destinazione."
Mentre parlavano il cavallo trottava e i discepoli camminavano di buon passo; ma a un tratto trovarono la via sbarrata da un gran fiume di acque nere, che scorrevano a perdita d'occhio. Si fermarono sulla riva e scrutarono ansiosi lo spettacolo:

Pesanti onde s'incalzano,
Torbidi vortici formano.
Onde pesanti di spesso fluido nero,
Torbidi vortici che sembrano d'olio.

Acque pesanti non danno riflessi,
Ricerchi invano immagini di alberi.
Quell'inchiostro ribolle, sembran cenere
I flutti che instancabili si seguono.
La schiuma su quel nero  una fuliggine.
N vacca n montone mai berrebbero
Quell'acqua nera; fin le gazze e i corvi
Ne temon l'ombra oscura. Sulle rive
I canneti son prosperi, e stupisce
Quanto sia verde l'erba. Laghi e fiumi
Non mancan certo sulla nostra terra,
Come sorgenti, torrenti e ruscelli.
Chi non ne ha visti tanti, in vita sua?
Ma avevate mai visto l'acqua nera?

"Discepoli" domand Tripitaka smontando da cavallo, "come mai quest'acqua  cos scura?"
"Sar stata inquinata dai tintori" suppose Porcellino.
"Non credo" ribatt Sabbioso; "si direbbe piuttosto che ci abbiano lavato pennelli e scrittoi sporchi di inchiostro."
"Non state a elucubrare sciocchezze" tagli corto Scimmiotto. "Pensiamo invece a come possiamo traghettare il maestro senza pericolo."
"Per quanto mi riguarda" disse Porcellino, "questo fiume non  un problema: posso scavalcarlo dall'alto o attraversarlo a nuoto; ci terrei meno tempo che a far colazione."
"Anche per me non vedo difficolt" disse Sabbioso.
"Non parlavo delle vostre difficolt, ma di quelle del maestro" obiett Scimmiotto.
"Quanto sar largo, questo fiume, discepoli?" domand Tripitaka.
"Sar pressappoco una diecina di li."
"Mettetevi d'accordo su chi mi porter."
"Portarlo!  una parola! Mica posso scavalcare il fiume mettendomelo sulla schiena: non riuscirei ad alzarmi di un pollice. Come dice il proverbio: l'uomo mortale pesa pi di una montagna. A nuoto, affogherebbe lui e tirerebbe sotto anche me."
Mentre stavano sulla riva a discutere, videro una barchetta che scendeva la corrente.
"Guardate quella barca, discepoli!" grid allegro Tripitaka. "Possiamo chiedere al barcaiolo di traghettarci."
"Barcaiolo, vieni qui!" url Scimmiotto a pieni polmoni. "C' gente che deve traversare."
"Non faccio mica servizio di traghetto" rispose l'uomo. "Se dovete traversare, son fatti vostri."
"In terra come in cielo, render servizi  l'atto pi meritorio che ci sia. Non pretendiamo che organizziate un servizio di traghetto e non vogliamo disturbarvi pi di tanto. Noi siamo figli del Buddha inviati in missione ufficiale alla ricerca delle scritture. Se ci fate la cortesia di portarci sull'altra riva, vi saremo molto grati."
In effetti l'uomo accost e, appoggiandosi al remo, fece presente: "Vedete, maestro, ho una barchetta troppo piccola per tutti voi."
Tripitaka constat che era una semplice canoa: un tronco d'albero scavato che poteva portare non pi di due persone oltre il barcaiolo.
"Come si fa?" chiese Tripitaka.
"La canoa potrebbe fare due viaggi" sugger Sabbioso.
Porcellino, sempre pronto a sfruttare le situazioni, propose: "Voi restate qui a custodire bagagli e cavallo, mentre io parto con il maestro per assicurare la sua protezione. Sabbioso e il cavallo potranno poi seguirci con la barca, e il fratello maggiore salter di l dal fiume per conto suo."
Scimmiotto approv: "Va bene, facciamo cos."
Il bestione aiut il maestro a montare sulla canoa, mont anche lui e il barcaiolo immerse il remo e prese il largo. Quando furono in mezzo al fiume, si ud mugghiare un turbine che sollev le nere onde fino al cielo: una bufera delle pi violente. Che vento!

Nubi di tuono sollevano
Le ondate nere nel cielo.
La sabbia sulle due sponde
Vela il sole. Gemon gli alberi
Strappati dal loro sonno.
Tremano i draghi sul fondo.
Sciupano polvere e fango
I fiori di primavera.
Rombo di tuono o ruggito
Di tigri in cerca di preda?
Gi pregano i gamberetti,
Su son cacciati dal nido
Gli uccelli. Con questo tempo
Naufragano i marinai;
Se  costretto il pescatore
A perdere le sue reti,
Non pu riuscire a remare
Il pi forte barcaiolo.
Dai tetti volan le tegole,
Tremano i monti pi alti.

In realt il colpo di vento era provocato proprio dal barcaiolo, che non era altro che un essere malefico residente nel Fiume delle Acque Nere.
Sabbioso e Scimmiotto videro con i loro occhi Tripitaka e Porcellino affondare insieme al battello, senza che sulle acque restasse traccia di loro. Si dicevano: "Che iella quel maestro! Esce da un guaio e subito casca in un altro."
"Si dev'essere rovesciata la barca" sugger Sabbioso. "Non ci converr andarli a cercare pi gi, lungo il corso della corrente?"
"Non si  rovesciato un bel niente" disse Scimmiotto. "Se fosse accaduto, Porcellino, che  buon nuotatore, avrebbe riportato a riva il maestro. Non mi fido di quel barcaiolo: secondo me quel bel tomo ha sollevato lui la burrasca, apposta per portarsi via il maestro sott'acqua."
"Perch non lo hai detto prima?" grid Sabbioso. "Bada al cavallo e ai bagagli, che io vado a vedere che cosa succede."
"Nemmeno il colore di quest'acqua mi dice niente di buono; chiss se ci devi entrare."
"Chiara o scura,  sempre acqua. Che cosa dovrebbe avere di diverso da quella del Fiume delle Sabbie Mobili? Figuriamoci se non ci devo entrare!"
Il bravo Sabbioso si lev la tunica, si stropicci mani e piedi e si tuff, stringendo in mano il suo bastone ammazza diavoli. Scart i flutti, si addentr nelle acque e marci a gran passi. A un tratto ud una voce.
Sabbioso si nascose in un angolo, per osservare senza farsi vedere: si scorgeva una terrazza sormontata da un padiglione; sull'ingresso c'era un iscrizione orizzontale in otto grossi caratteri:

RESIDENZA DELLA DIVINIT DEL FIUME DELLE ACQUE NERE
NELLA VALLE HENGYANG

Si sentiva monologare il padrone di casa: "Son tempi duri, ma finalmente oggi sono riuscito a mettere le mani su qualcosa di buono. Questo monaco  un brav'uomo, ha avuto tanta cura di s per dieci esistenze successive; basta mangiarne un boccone per ottenere lunga vita senza invecchiare. Era un pezzo che lo aspettavo. Finalmente stamane la mia pazienza non  andata delusa."
Lo si sentiva ordinare: "Ragazzi, andatemi a cercare la gabbia di ferro: questi due monaci vanno cotti al vapore tutti interi. Ora preparo un biglietto d'invito da recapitare al mio secondo zio; festeggeremo insieme il suo compleanno."
Sabbioso a queste parole, fuori di s dall'indignazione, balz avanti con il suo bastone in pugno, e incominci a tempestare la porta e a ingiuriare: "Creatura maledetta! Sbrigati a liberare il mio maestro, il monaco cinese, e il mio condiscepolo Porcellino!"
Il portinaio spaventato corse ad annunciare: "Disgrazia!"
"Che disgrazia?"
"C' fuori un monaco con la faccia patibolare, che picchia sull'uscio come un ossesso e reclama certe persone."
Il diavolo si fece subito portare l'armatura e se la allacci solidamente; in mano teneva una sferza formata da taglienti pezzi d'acciaio con legami di bamb. Era proprio l'immagine della violenza perversa:

Faccia quadrata con occhi rotondi
Che mandan lampi; nella grande bocca
Le spesse labbra rosse come un lago
Di sangue. Peli lunghi e radi come
Il fil di ferro. Tempie scarruffate
Rosse scarlatte.  lungo come il dio
Anno Supremo; la sua brutta faccia
Ricorda il dio del tuono incollerito.
Ha l'armatura adorna di disegni,
Un pesante elmo d'oro sulla testa
Ed in mano la sferza; ad ogni passo
Fa turbinare il vento alle sue spalle.
Dell'acquatico mostro vi chiedete
Qual' il nome? Egli  il Drago Coccodrillo.

"Chi osa battere alla mia porta?" grid il mostro.
"Te la far vedere io, bestiaccia senza scrupoli" urlava Sabbioso. "Come ti permetti, brutto impudente, di giocarci il tiro mancino di rapire il nostro maestro travestendoti da barcaiolo? Rendimelo subito, se vuoi salvar la pelle."
"Povero monacello in cerca di guai!" replic il mostro scoppiando a ridere. "Si capisce che l'ho preso io, il tuo maestro, e ora lo cuciner per servirlo ai miei amici. Vieni a misurarti con me! Se reggi tre scontri, ti restituisco il tuo maestro; altrimenti ti metter in pentola con lui: altro che andare a zonzo in cerca di scritture."
Queste parole portarono all'apice la rabbia di Sabbioso: rote il suo bastone e lo abbatt sul cranio dell'avversario, che par il colpo con la sferza. Si ingaggi un feroce duello:

Bastone ammazza diavoli, flagello di bamb:
Ciascun cerca furioso di dare il colpo giusto,
Immortale esiliato e diavolo del fiume.
Uno agisce per brama di mangiar carne umana,
E l'altro vuol difendere il misero maestro.
Si battono nell'acqua cercando la vittoria,
Seminando il terrore fra pesci e gamberetti:
I granchi si nascondono, le lente tartarughe
Ritirano la testa. Udite! Tutti i mostri
Battono sui tamburi, urlano a perdifiato.
Sabbioso, che li affronta, combatte come un prode.
Tra quei flutti sconvolti, nessuno  vincitore.
Sono le conseguenze guerresche di obiettivi
Del tutto estranei: il viaggio del monaco cinese
Per cercar le scritture e salutare il Buddha.

Una trentina di scontri non bastarono e decidere il duello.
"Questa creatura  un avversario alla mia altezza" pensava Sabbioso; "per quanto ci battiamo, nessuno dei due ce la far mai a prevalere. Mi prover ad attirarlo all'asciutto, dove il fratello maggiore ne far facilmente una polpetta."
Sabbioso finse di trovarsi in difficolt su una parata e volse le spalle in fuga. Ma il diavolo si guard bene dall'inseguirlo: "Ciao, bellezza, io torno a scrivere i miei biglietti di invito."
Sabbioso usc dall'acqua con il fiato grosso, e a Scimmiotto che gli venne incontro disse: "Fratello, che brutto schifoso c' l sotto!"
"A giudicare dal tempo che ci hai passato, devi aver fatto conoscenza con tutta la compagnia. Che ne  del maestro?"
" chiuso in un padiglione in fondo al fiume. Io ho origliato e ho sentito tutto: c' un mostro che fa preparare una gabbia di ferro per mettere a cuocere il maestro e Porcellino; la sua intenzione  di invitare il suo secondo zio per festeggiarne il compleanno. Mi sono arrabbiato e ho picchiato sull'uscio, finch il mostro  uscito. Usa come arma una sferza di pezzi d'acciaio uniti da giunti di bamb. Abbiamo avuto una trentina di scontri senza esito. Sono ricorso a una finta per portartelo a tiro, ma quel maligno mi ha piantato in asso e ha preferito ritornarsene a scrivere i suoi biglietti di invito. Ed eccomi qua."
"Ma chi ?"
"A vederlo ricorda un tartarugone; ma si chiama Drago Coccodrillo."
"E questo zio di cui parlavi, sai come si chiami?"
Nel frattempo un vecchietto era uscito dalle acque del fiume e, tenendosi a debita distanza, si era inginocchiato gridando: "Grande santo, il dio di questo Fiume delle Acque Nere ti saluta e si prosterna!"
"Non sarai mica quella creatura perversa che poco fa conduceva la canoa, e che sta cercando di farmi fesso un'altra volta..."
"No, grande santo" rispose il vecchietto piangendo e prosternandosi. "Non sono un mostro, io; sono il vero dio del fiume. Quella carogna  arrivata qui l'anno scorso, alla quinta luna;  venuta dal mare occidentale approfittando della marea, e mi ha aggredito. Indebolito dall'et, non ce l'ho fatta a difendermi: sono stato gettato fuori di casa mia, e parecchi dei miei ci hanno lasciato pinne e chele. Che potevo fare? Ho presentato querela al servizio oceanico. A questo punto ho scoperto che il re drago dei mari occidentali  precisamente lo zio materno di questo lazzarone: la mia querela  stata respinta e ho ricevuto l'ordine di non turbare la quiete. Mi sono provato a presentare una supplica nel mondo di Sopra; ma per un dio piccolo e paesano come me, non c' stato verso di ottenere udienza dall'Imperatore di Giada. Quando ho saputo che passava di qui vostra santit, sono accorso apposta a mettermi nelle vostre mani, con la fervente speranza che saprete raddrizzare il torto che mi  stato fatto."
"Vale a dire che il drago del mare occidentale c' dentro fino al collo. Non parliamo poi di questo lazzarone, come lo chiami tu: mi ha giusto rubato maestro e condiscepolo, e si vanta di volerli cucinare per rallegrare la festa di compleanno di suo zio. Stavo per andare a catturarlo, quando sei sopraggiunto cos opportunamente con le tue notizie. Va bene; se le cose stanno cos, tieni compagnia a Sabbioso, che io faccio un salto a casa dello zio drago e chiedo il suo intervento."
"Sono profondamente riconoscente della grande grazia che vostra santit mi concede" rispose il dio del fiume.
Scimmiotto mont su una nuvola e corse al grande mare dell'oceano occidentale; qui discese e fece il segno per separare i flutti. Mentre avanzava risoluto, si imbatt in uno spirito pesce nero che teneva un cofanetto d'oro e filava come una freccia. Scimmiotto lo insegu e gli assest un colpo sulla testa, facendola a pezzi e schizzando intorno le cervella: ci che rimaneva del disgraziato sal in superficie, dove rest a galleggiare a pancia all'aria. Scimmiotto si impadron del cofanetto e lo apr; conteneva un messaggio redatto in questi termini:

Il vostro umile nipote, Coccodrillo Integro, che si prosterna cento volte ai vostri piedi, caro e venerato zio Ao, ed  commosso dalle molte bont che gli avete dimostrato, ha l'onore di portare a vostra conoscenza quanto segue: ho catturato due monaci delle terre dell'Est, prodotti molto rari che non oserei riservare al mio uso esclusivo. Avendo presente che  imminente il compleanno del mio venerato zio, ho disposto un modesto banchetto per augurarvi una felicit di mille anni. Ho la fervida speranza che mi vorrete fare l'onore di una visitina.

Scimmiotto si mise a ridere: "Questo bel tomo mi procura al momento giusto una confessione firmata e sigillata." Fece scivolare il biglietto nella manica e riprese il cammino. In breve fu avvistato da uno yaksa di pattuglia, che corse ad annunciarlo al Palazzo Acquatico di Cristallo: "Signore, arriva Scimmiotto, il Grande Santo Uguale al Cielo."
Il re drago Aojun ordin alla sua gente acquatica di uscire ad accoglierlo: "Grande santo, venite a sedervi un momento nel nostro umile palazzo per bere una tazza di t."
"A quanto pare, siete voi che volete bere il mio vino" replic Scimmiotto.
"Ma grande santo" fece sorridendo il re drago, "da quando vi siete fatto buddista non mangiate pi carne e non bevete vino. Quando mai ci avreste invitato?"
"Non vi ha invitato nessuno: vi invitate da solo."
"Di che cosa si sarebbe reso colpevole l'umile drago che sono?"
Scimmiotto trasse il biglietto dalla manica e glielo tese. Il drago atterrito sent le sue anime abbandonarlo; sbianc in volto e si prostern premurosamente: "Perdono, grande santo! Questo cattivo soggetto  il nono figlio di mia sorella. Mio cognato fu condannato dal tribunale celeste per disubbidienza (aveva ridotto la quantit della pioggia) e fu decapitato in sogno dal ministro Wei Zheng, dei servizi mandarinali del mondo di Sotto. Poich mia sorella non aveva altre risorse, il vostro umile servitore si prese in casa il ragazzo per farne un uomo. Purtroppo mia sorella mor un paio d'anni fa e io, che non sapevo dove collocarlo, gli procurai quella sede nel Fiume delle Acque Nere, perch facesse esperienza. Non avrei mai pensato che potesse commettere simili misfatti: lo far arrestare immediatamente."
"Quanti saggi figlioli ha avuto la vostra onorata sorella? Sono creature malefiche anche gli altri?"
"Mia sorella ha avuto nove figli. I primi otto sono ragazzi perbene: il primo, Giallognolo, vive nella Huai; il secondo, Neraccio, nella Ji; Schienazzurra abita nello Yangzi; Barbarossa ha messo su casa nel Fiume Giallo; il quinto, Sgobbagratis, fa il campanaro per il Buddha; il sesto, Bestialenta, ha un posto nell'altro paradiso, sorveglia il fastigio del palazzo dell'Imperatore di Giada; anche il settimo, Rispettoso, lavora l, come guardiano della colonna commemorativa in onore del Cielo; l'ottavo, il Bivalve, sta sul Gran Picco con il mio fratello maggiore. Questo  il nono, il Coccodrillo:  molto giovane, finora non aveva fatto niente di male.  poco pi di un anno che  stato assegnato al Fiume delle Acque Nere: doveva incominciare a farsi un nome, in vista della carriera. Chi avrebbe mai pensato che potesse disubbidire alle consegne e offendere addirittura vostra santit?"
"Ma quanti mariti ha avuto, questa vostra sorella?" si inform Scimmiotto.
"Uno solo, il re drago del fiume Jing. Da quando  stato giustiziato, lei  rimasta nello stato vedovile, e come dicevo  morta di malattia un paio di anni fa."
"Come avranno fatto un maschio e una femmina a mettere al mondo tanta gente cos diversa?"
"C' un detto che lo spiega: i draghi possono fare figli di nove specie."
"Confesso che, dopo aver letto quel biglietto, mi eran venuti i fumi e avevo intenzione di denunciarvi alla Corte celeste per rapimento e complicit con una creatura malefica. Ma se voi dite che  una disubbidienza, per questa volta ci passer sopra; tengo conto dei buoni rapporti che ho sempre avuto con voi e con i vostri fratelli, e d'altra parte si sa che i giovani possono essere teste calde. E poi, mi dite che voi non ne sapevate nulla. Ma ora che sapete, fatelo arrestare subito e liberate il mio maestro; decideremo in seguito sul da farsi."
Aojun convoc il principe Mo'ang: "Riunisci subito cinquecento soldati pesci e gamberi per arrestare Piccolo Coccodrillo. E fa anche preparare un banchetto in onore di sua santit."
"Non vi state a preoccupare. Ora che ci siamo spiegati e vi ho perdonato, il banchetto non serve. D'altronde devo ritornare subito indietro, perch il nostro maestro  in pericolo, e anche i miei condiscepoli mi aspettano con impazienza."
Il vecchio drago insisteva disperatamente; comparve una fanciulla drago per servire t profumato, di cui Scimmiotto bevve una tazza senza nemmeno sedersi. Poi salut il re e lasci i mari occidentali in compagnia del principe Mo'ang, che guidava le truppe. In breve raggiunsero il Fiume delle Acque Nere.
"Saggio principe" disse Scimmiotto, "catturatelo a tutti i costi; io salgo ad aspettarvi sulla riva."
"State tranquillo: ve lo porter perch decidiate della sua punizione; e prima di permettermi di riportarlo a mio padre, riaccompagner il vostro maestro."
Scimmiotto lo salut allegramente, fece il segno che allontana le acque e prese terra ai piedi della scarpata della riva orientale.
Sabbioso, in compagnia del dio del fiume, lo accolse stupito: "Come va che sei partito balzando in cielo e ritorni sbucando dal fiume?"
Il Novizio raccont del suo scontro con il pesce messaggero, del colloquio con il drago e dell'arrivo del principe ereditario con le sue truppe. Naturalmente gli ascoltatori ne furono ben lieti, e tutti attesero sulla riva il ritorno di Tripitaka.
Intanto il principe Mo'ang aveva mandato avanti un esploratore ad annunciare il suo arrivo alla creatura malefica. La notizia inattesa piomb il mostro nella perplessit: "Avevo mandato Pesce Nero a invitare lo zio; il mio messaggero non s' rivisto, e chi arriva non  lo zio ma il cugino. Che cosa succede?" Mentre stava riflettendo, uno dei suoi mostriciattoli di guardia gli venne a riferire: "Maest, a ovest della residenza  entrato nel fiume un corpo di truppe. L'iscrizione sulle bandiere : Giovane maresciallo Mo'ang, principe ereditario dei mari occidentali."
"Mio cugino  un bell'arrogante" si disse il mostro. "Suppongo che lo zio non potesse venire e lo abbia mandato in sua vece. Ma perch condurre truppe e affaticare gli uomini, solo per darsi delle arie mentre si mette a tavola? Mah! Ci dev'essere sotto qualcosa." E ordin: "Ragazzi state all'erta! Portate qui la mia armatura e la sferza: potrebbe succedere qualche incidente. Aprite bene gli occhi, mentre gli vado incontro per accoglierlo."
I piccoli mostri si misero all'erta, strofinandosi bene occhi e scaglie.
Quando usc, Coccodrillo constat che in effetti un corpo di truppe si era accampato sulla destra.

Le bandiere e i pennoni sventolavano,
Le alabarde eran fitte come nuvola;
Si vedevano spade scintillanti,
Lance gloriose con i fiocchi rossi,
E gli archi come lune, frecce in fila
Come denti di lupo delle dune,
Larghe sciabole e solidi randelli.
Balene, tartarughe, ostriche, cozze,
Con pesci, granchi e gamberi serrati,
Forman la truppa armata fino ai denti.
Chi oserebbe scartare dalla fila,
Se non per ubbidire ad un segnale?

A quella vista, Coccodrillo si fece all'ingresso del campo e grid: "Stimato cugino, sei invitato! Ti sto aspettando!"
Una grande conchiglia di guardia corse a riferire alla tenda del comando: "Lunga vita a vostra altezza! C' un drago coccodrillo che vi rivolge un invito."
Il principe si mise in capo un elmo d'oro, si strinse alla vita una preziosa cintura, afferr la sua arma preferita che era una mazza di sezione triangolare e usc dal campo a gran passi: "Che cosa significa questo invito?"
"Il mio invito era diretto allo zio, tuo padre" rispose gentilmente il coccodrillo. "Suppongo che non potesse venire e abbia mandato te al suo posto. Ma che bisogno c'era di mobilitare tutto un esercito per venire a un banchetto? Invece di entrare in casa mia hai messo su un accampamento; e mi vieni a salutare armato da capo a piedi. Che cosa significa?"
"Perch hai invitato mio padre?"
"Santo cielo, per festeggiare il suo compleanno! Sai che gli devo molto,  lui che mi ha sistemato qui, e da quando ci sono venuto non ho avuto modo di dimostrargli il mio rispettoso affetto. Ieri ho catturato un monaco delle terre dell'Est che, a quanto si dice, ha raffinato il suo corpo nel corso di dieci esistenze successive. Pare che mangiarlo faccia molto bene; perci volevo cuocerlo al vapore e offrirlo allo zio."
"Grande stupido che sei!" tuon il principe. "Ma lo sai chi , quel monaco?"
" un monaco che viene dalla corte dei Tang, e se ne andava a cercar scritture nel Paradiso dell'Ovest..."
"Va bene, hai appurato che  un monaco cinese. Ma dei suoi discepoli che cosa sai? Hai un'idea di quanto sono pericolosi?"
"Ho visto anche quelli. Anzi, un certo Porcellino Otto Divieti, che ha un grugno lungo lungo, l'ho catturato per fare il paio con il monaco. C' anche un tipo scuro con la faccia patibolare, che si chiama Sabbioso.  venuto qui a protestare, ma l'ho cacciato via; gli ho fatto assaggiare la mia sferza e lui  scappato a gambe levate. Non mi sembrano dei tipi pericolosi."
"Mi pareva! Il meglio non lo sai. C' anche un altro discepolo, ed  il Grande Santo Uguale al Cielo, immortale d'oro dell'Unit suprema: quello che cinquecento anni fa provoc tutti quei disordini in paradiso. Ora ha appunto l'incarico di proteggere il tuo monaco cinese. E non ti dico gli appoggi che ha!  stata Guanyin del Potalaka a dargli l'incarico. Non avevi niente di meglio da fare che provocare questa catastrofe? Al tuo messaggero ha rotto la testa, si  impadronito del tuo biglietto ed  venuto al Palazzo di Cristallo a maltrattarci tutti quanti, padre e figlio, parlando di denunce per rapimento di monaci e per complicit con mostri. Adesso tu mi fai il piacere di rispedirgli immediatamente il suo monaco e anche quel Porcellino, e gli presenti tante scuse, per salvare almeno la pelle. Provati a dire di no, e vedrai che cosa ti succede."
A Coccodrillo salt la mosca al naso: "Ma come, sei mio cugino e prendi le parti di un forestiero? A sentir te  tutto facile: non c' che da calar le braghe. Se tu hai paura di lui, perch dovrei avercela io? Vediamole, le sue capacit; venga qui a battersi, se rivuole il monaco. Se non ce la fa, vorr dire che user una pentola pi grande e cuocer anche lui. Al diavolo la famiglia e gli invitati! Adesso chiudo l'uscio, al posto d'onore mi ci siedo io, e i miei ragazzi faran musica. Noi ce la passeremo bene, ti assicuro; ci sbaferemo il nostro banchetto alla faccia di tutti voi."
Il principe ereditario sbarr gli occhi: "Uno scemo irresponsabile: ecco che cosa sei. Non occorre che venga qui il grande santo per metterti a posto. Oserai combattere contro di me?"
"Si capisce, io non ho paura di nessuno." E grid ai suoi: "Portatemi l'armatura!"
I mostriciattoli che lo seguivano gliela presentarono subito, insieme al flagello di pezzi d'acciaio. I due avversari si fronteggiarono con grinta feroce, rullarono i tamburi e incominci una battaglia molto diversa da quella con Sabbioso.

Risplendono bandiere, scintillano alabarde,
Dalle porte e dal campo accorrono i soldati.
Il principe Mo'ang leva la sbarra d'oro
E il prode Coccodrillo agita il suo flagello.
Un colpo di cannone muove i fanti del fiume,
E i rintocchi del gong le milizie marine.
Gambero contro gambero e pesce contro pesce:
La balena ha inghiottito una gran carpa rossa,
Lo squalo mangia tinche, il luccio mostra i denti:
Fuggono le sardine. La cozza si spaventa
Perch vede che l'ostrica imprigiona le vongole.
Va giocando di scherma il grande pesce spada,
La perca fa un duello col lungo grongo nero
Ed il vecchio storione caccia l'anguilla bianca.
Tutto il fiume  animato dal gran combattimento,
Nella lotta confusa van ribollendo i flutti.
Ma lancia un grido il principe e abbatte la sua sbarra
D'oro lucente:  preso il coccodrillo perfido.

Il principe fece una finta da cui il mostro si lasci ingannare spingendosi avanti. Con un colpo ben calcolato, la mazza triangolare si abbatt sul suo braccio e lo fece vacillare; aiutandosi con il piede, il principe gli fece perdere l'equilibrio e lo gett a terra. Subito le truppe marine gli furono addosso e lo inchiodarono al suolo, lo rovesciarono e gli legarono le mani dietro la schiena; poi gli inserirono un anello di ferro nella clavicola e il principe lo condusse a riva davanti a Scimmiotto: "Grande santo, l'umile drago che sono ha catturato il coccodrillo perverso. Vogliate decidere il suo destino."
Scimmiotto gli tenne questo discorso: "Bello mio, c' poco da dire, hai disubbidito agli ordini. Tuo zio ti aveva messo qui perch ti esercitassi nelle buone maniere e ti facessi un buon nome per la carriera. E tu che cosa hai fatto? Hai buttato il dio del fiume fuori di casa sua, hai abusato della tua posizione, hai ingannato i superiori e hai rapito il nostro maestro e il nostro condiscepolo. Al vecchio Scimmiotto piacerebbe prenderti a botte con il suo randello, se non fosse che ne usciresti morto spiaccicato. Dove hai messo il mio maestro?"
Il mostro si prosternava e diceva: "Grande santo, da parte mia ignoravo perfino il vostro illustre nome. Contro ogni ragione ho creduto di poter resistere con la forza a mio cugino, che mi ha arrestato. Vi sono infinitamente riconoscente che mi facciate grazia della vita. Il vostro maestro  ancora ospite della residenza acquatica: se mi fate liberare, ve lo andr a cercare immediatamente."
"Grande santo" intervenne Mo'ang, "vi avverto che  furbo e ribelle. Io non mi fiderei, se fossi in voi."
"Ci penso io" intervenne Sabbioso.
Si tuff con il dio del fiume e insieme si recarono alla residenza: la porta era spalancata e non si vedevano guardiani. All'interno del padiglione trovarono Tripitaka e Porcellino nudi e ben legati: Sabbioso corse a liberare il maestro, mentre il dio del fiume si occupava di Porcellino. Poi se li presero sulle spalle e li riportarono a riva.
Quando vide il mostro incatenato, Porcellino afferr il suo rastrello e gli si avvent contro schiumando di rabbia: "Eccoti qua, brutta bestiaccia! Adesso hai cambiato idea, non mi vuoi pi mangiare?"
Scimmiotto lo ferm: "Lascialo stare, fratellino, in segno di amicizia con il saggio Aojun e i suoi fratelli."
Mo'ang present i suoi saluti: "Grande santo, non oso trattenermi pi a lungo. Dal momento che il vostro maestro  salvo, non mi rimane che riportare il colpevole da mio padre. Voi lo avete risparmiato, ma mio padre gli infligger certo una punizione. Quando avr preso la sua decisione, verr da voi per rinnovare le scuse."
"Se le cose stanno cos, portatevelo pure via e presentate i miei rispetti a vostro padre; avr piacere di ringraziarlo di persona."
Principe e prigioniero si tuffarono in acqua, e certo misero poco tempo a ritornare nei mari occidentali con tutte le truppe.
Il dio del fiume, a sua volta, volle ringraziare Scimmiotto: "Vi siano rese grazie, grande santo, per avermi restituito la mia residenza!"
Intanto il monaco cinese si inquietava: "Discepoli, dopo tutti questi balletti siamo ancora sulla sponda orientale del fiume: e adesso come lo attraversiamo?"
"Monsignore, non datevi pensiero" rispose il dio del fiume. "Vi prego, rimontate a cavallo; penser io ad aprirvi una strada adatta per arrivare dall'altra parte."
Tripitaka in effetti si mise in sella, Porcellino teneva le redini del cavallo bianco, Sabbioso portava i bagagli e Scimmiotto sovrintendeva.
Ed ecco che il dio, usando dei suoi poteri, arrest la corrente del fiume e apr un largo passaggio, che risult asciutto e praticabile in breve tempo. I pellegrini vi si inoltrarono camminando tranquillamente, e in breve raggiunsero la sponda occidentale. Qui ringraziarono il dio del fiume, risalirono la scarpata che sovrastava la riva e ripresero la loro strada.  il caso di dirlo:

Molti aiuti riceve il monaco cinese
Ed  su terra asciutta che passa il fiume nero.

Se poi, dopo tutto, non sapete come la storia si concluse, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 44
BUDDISTI IN SCHIAVIT

IN CUI CORPO DELLA LEGGE, NEL SUO PRIMO MOVIMENTO, INCONTRA FORZA DEL CARRO E I DEMONI DI RETTITUDINE DEL CUORE ATTRAVERSANO IL PASSO SPINALE.


Dice il poema:

In cerca dei sutra, sfuggendo pericoli,
Verso ovest per tante montagne famose,
Va lepre di notte e corvo di giorno.
Vien la primavera, poi torna l'autunno.
Stan tremila mondi nel grano di polvere,
E va il pellegrino per cento paesi.
Nutriti di vento percorron sentieri
Violetti e non sanno se mai torneranno.

Il racconto ci ha narrato come Tripitaka fu felicemente liberato dal mostro a opera del figlio del drago, e come con l'aiuto del dio del Fiume delle Acque Nere i pellegrini poterono riprendere la strada maestra dell'Ovest.  il caso di dirlo:

Cappello di luna, vestito di stelle,
Camminano al vento e sfidan la neve.

Dopo un lungo cammino, ritorn la primavera. Guardate:

Ritorna il triplo yang, le cose brillano,
Il cielo va svolgendo una pittura
Sorridente e coperta di colori.
Poca neve  rimasta sul susino,
Tenero grano verde sopra i campi.
Si liberan dai ghiacci le cascate,
Boccioli intatti si aprono nel sole.
Il dio di primavera sale ad est,
La brezza profumata agita l'aria,
I salici decorano di verde
I cigli delle strade. Fresca pioggia
Nutre della stagione i mille volti.

Il cavallo con il maestro andava d'ambio, mentre i discepoli camminavano di buona lena sulla strada godendosi il paesaggio primaverile, quando udirono un clamore lamentoso, come se una gran folla gemesse tutta insieme. Tripitaka impaurito tir le redini e si rivolse ansioso a Scimmiotto: "Consapevole del Vuoto, da dove viene questo baccano?"
"C' gente che grida e, mi pare, anche cavalli che nitriscono" disse Porcellino.
"Non giochiamo agli indovinelli" rispose ridendo Scimmiotto. "Dar un'occhiata e vi sapr dire."
Il bravo Novizio balz sulle nuvole e vide a qualche distanza una citt circondata da mura e fossati. Osserv attentamente e constat che la sovrastava un'aureola di luminosit di buon augurio: non si vedeva traccia di brume malefiche. "Sembra un bel posto. Da dove pu venire tutto quel rumore?" si chiese Scimmiotto. "Non vedo in citt n stendardi n alabarde. Non si sente nemmeno sparare il cannone. Come si spiega il baccano?"
Mentre se lo chiedeva e si guardava intorno, not un terreno sabbioso fuori dalle mura dove moltissimi bonzi erano intenti a spingere un grande carro. Erano loro che ogni tanto, per raccogliere i loro sforzi, gridavano tutti insieme: "Gran re compassionevole!" Tale era l'origine del clamore che aveva allarmato Tripitaka.
Scimmiotto abbass la sua nuvola per vedere pi da vicino. Il carro era carico di materiali da costruzione: mattoni, tegole, legno e zolle di terra. Esso doveva percorrere la strada che saliva diritta su una piccola collina scoscesa, fino a raggiungere lo stretto sentiero che ne seguiva la sommit e portava a una grande costruzione. Non era facile spingere un carro pesante su una strada cos ripida. Quella gente era coperta di stracci. Osservando il quadro di estrema miseria, Scimmiotto pensava: "Costruiranno un monastero. Si vede che da queste parti il lavoro dei campi assorbe tutta la manodopera disponibile e non resta nessuno per i lavori occasionali; ecco perch i monaci si dovranno arrangiare da soli."
Mentre faceva le sue congetture, vide uscire da una porta della citt due giovani preti taoisti che si davano molta importanza. Che aspetto avevano, chiederete? Ecco:

In testa un berretto di stelle, la veste di broccato ricamato: berretto scintillante e veste lucida cangiante; ai piedi calzature orlate di nuvole, alla vita una fascia di seta fine. Camminano con il portamento elegante di ospiti immortali del cielo di diaspro. Mostrano visi di luna piena, tutti finezza e intelligenza.

I bonzi, quando videro i taoisti, si misero a tremare e raddoppiarono gli sforzi, tirando come disperati. Scimmiotto comprese: "Guarda, guarda! Quei monaci buddisti hanno paura dei preti taoisti; altrimenti, perch si darebbero tanta pena? Avevo sentito dire che sulla strada dell'Ovest c' un posto dove i preti sono rispettati e i monaci perseguitati: dev'essere questa citt. Ritorno a informare il maestro? Ma non ne so abbastanza, rischio di attirarmi i suoi rimproveri: sei una persona intelligente, come mai non hai chiarito il perch delle cose? Scender prima a fare un'inchiesta."
Il bravo Scimmiotto scese a terra, ai piedi delle mura, e si mut in un prete vagabondo della setta della Verit Completamente Sublimata, con un cesto appeso alla spalla sinistra e un tamburo di legno in mano, che batteva per accompagnare un canto taoista. Si diresse verso la porta della citt in modo da incontrare i due preti che ne uscivano, e si inchin loro dicendo: "Il vostro umile servitore del Tao vi saluta, maestri."
"Da dove venite, fratello maggiore?" chiesero i taoisti rendendogli il saluto.
"Il vostro umile discepolo erra dagli angoli sperduti del mare alle estremit del cielo. Arrivo adesso, e il mio intento  di trovare qualche brava persona da mettere a contribuzione. Posso permettermi di chiedervi, cari fratelli maggiori, quali sono le vie della citt favorevoli al Tao e quali i vicoli ospitali per i nostri saggi? Vorrei mendicare un po'di cibo di magro."
"Perch fate questi discorsi deprimenti?"
"Che cosa c' di deprimente?"
"Ma scusate: state parlando di chiedere cibo in elemosina. Non  una pena?"
"Non so che dire: quelli che hanno lasciato le loro famiglie vivono di elemosine. Senn dove li trovano i soldi per pagarsi il pane?"
"Si vede che venite di lontano" risero i preti, "e non siete al corrente della situazione nella nostra citt. Qui tutti i mandarini civili e militari sono grandi amici del Tao. E non basta: i ricchi patrizi amano i nostri saggi, e non c' uomo o donna, d'alto bordo o di modesta estrazione, che non ci rivolga saluti e non ci preghi di accettare offerte. Ma queste sono quisquilie. Soprattutto, sua maest ama e rispetta il taoismo."
"Non lo sapevo; io sono giovane, vengo di lontano e cpito qui per caso. Posso permettermi di chiedervi, per l'affezione al Tao che abbiamo in comune, qual' il nome del paese e quale il motivo della simpatia del re?"
"Questi sono il regno e la citt di Carrolento, e il sovrano regnante  proprio uno dei nostri."
Il Novizio si mise a ridere: "Mi state dicendo che  salito al trono un prete taoista?"
"Non  questo. Vent'anni fa la popolazione fu colpita da una grande siccit, non cadeva goccia dal cielo. Andarono persi i raccolti, si era come sospesi fra la vita e la morte; tutti, dal re al pi umile suddito, si purificavano, bruciavano incenso e pregavano per la pioggia. A quel punto scesero dal cielo tre venerandi immortali e si presero cura di questi poveri infelici."
"Di quali immortali si trattava?"
"Erano e sono i nostri maestri."
"E come si chiamano i vostri rispettati maestri?"
"Il pi anziano si chiama eminente immortale per la Potenza della Tigre, il secondo eminente immortale per la Potenza del Cervo e il terzo eminente immortale per la Potenza dell'Ariete."
"Di quali poteri magici dispongono, i vostri tre rispettati maestri?"
"Sanno convocare in un baleno vento e pioggia; trasformano l'acqua in olio, gli basta indicarla col dito; e mutano pietre in oro con la facilit con cui voi vi rigirate nel vostro letto.  per questa loro potenza, che permette di strappare al cielo e alla terra poteri di trasformazione e di alterare i misteri delle costellazioni, che il re e i ministri rispettano tutti noi e hanno contratto con noi legami di parentela."
"Una bella fortuna per il sovrano. Come dice il proverbio: la grande arte commuove i nobili e i signori. Non ci dev'essere niente da perdere a legarsi con maestri cos potenti. Ahim, non sar l'umile prete che sono io ad avere la minima speranza di essere ricevuto da questi venerati maestri."
"Se volete vederli, non  difficile" replicarono sorridendo i taoisti. "I nostri maestri amano tanto il Tao e i suoi seguaci che, se vi sapessero qui, uscirebbero ad accogliervi dalla porta grande. Se poi siamo noi a presentarvi, che siamo entrambi fra i loro pi intimi discepoli, essere ricevuto vi sar facile come soffiare sulla cenere."
Scimmiotto fece loro una grande riverenza: "Vi ringrazio della vostra preziosa raccomandazione: andiamo senz'altro in citt."
"Aspettateci un momento; sedetevi qui, se volete. Verremo con voi quando avremo finito di occuparci di un affare di pubblico interesse."
"Chi ha abbandonato la sua famiglia non ha pi legami; non ha affari cui debba attendere."
I preti indicarono i bonzi che si affaccendavano sulla collina: "Lavorano per noi. Dobbiamo controllare le presenze, per assicurarci che nessuno faccia il furbo. Saremo subito da voi."
"Certo vi sbagliate" obiett il Novizio sorridendo. "Buddisti o taoisti, siamo tutta gente che ha abbandonato la famiglia. Perch mai dovrebbero lavorare per noi e assoggettarsi al nostro controllo?"
"Non siete al corrente della situazione. Nell'anno della siccit, quando era urgente ripristinare le regie entrate, i buddisti chiedevano la pioggia al Buddha e i taoisti alla Stella Polare. Per quanto pregassero e recitassero litanie, i buddisti non combinarono nulla; mentre furono i taoisti, con l'arrivo dei nostri maestri, a risolvere la situazione. La corte manifest la sua insoddisfazione a questi monaci inutili facendo demolire i loro monasteri, distruggere le immagini del Buddha, revocare i certificati di ordinazione senza dare licenza ai monaci di ritornarsene al loro paese. Il re ce li assegn tutti come servi: da noi accendono il fuoco, spazzano il pavimento, sorvegliano le porte. Poich stiamo edificando un tempio, li mandiamo qui a portare mattoni, tegole e assi per la costruzione. Ci hanno inviato a controllare che questi fannulloni non battano la fiacca e non si sottraggano a spingere il carro."
A queste parole il Novizio si mise a piangere e disse ai taoisti, tirandoli per la veste: "Ve lo dicevo che non ho fortuna, ed  proprio vero! Non potr mai vedere i volti venerati dei vostri maestri."
"Perch mai?"
"Giro il mondo per due scopi: procurarmi cibo e ritrovare un mio parente."
"Che specie di parente?"
"Si tratta di uno zio paterno che da giovane, in seguito a una carestia, lasci la famiglia e si fece tonsurare da monaco buddista; anche lui, per mendicare, dovette lasciare il suo paese e non ci  pi tornato. La gratitudine che devo agli antenati mi ha indotto a mettermi alla sua ricerca. Magari  prigioniero in una regione come questa e non pu lasciarla. Non vi posso seguire in citt, se prima non lo trovo e non lo rivedo almeno una volta."
"Ma  facile. Se volete prendervi la pena di andarli a controllare voi sulla collina, noi ci sederemo qui ad aspettarvi. Basta che li contiate: devono essere cinquecento; cos potrete vedere se vostro zio si trova fra loro. Se lo troverete, noi lo libereremo per solidariet taoista, e ce ne andremo tutti insieme in citt. Siete d'accordo?"
Scimmiotto si profuse in ringraziamenti e si conged con un inchino a mani giunte, poi si diresse verso la collina battendo il suo tamburo di legno. Quando lo videro arrivare, i bonzi si prosternarono tutti insieme e gridarono: "Signore, ci applichiamo senza riposo! Siamo qui tutti e cinquecento, non ne manca nemmeno mezzo! E tutti impegnati a tirare il carro!"
Il Novizio rise fra s: "Che bonzi terrorizzati! Se li spaventa cos un falso taoista, uno vero li farebbe morire di paura."
Fece loro segno con la mano: "Alzatevi e non temete. Non sono venuto a sorvegliarvi, ma soltanto a cercare un parente."
I monaci fecero cerchio intorno a lui, allungando il collo e cercando di attirare l'attenzione con colpetti di tosse: ciascuno si chiedeva chi mai potesse essere il parente ricercato, e sperava di essere inopinatamente riconosciuto. Il Novizio li guard bene e scoppi a ridere.
"Perch ridete, signore, se il vostro parente non lo avete trovato?" gli chiesero i monaci.
"Mi fa ridere la banda di inetti che mi vedo davanti. I vostri parenti devono essersi sbarazzati di voi perch eravate nati sotto una cattiva stella, o perch portavate sfortuna, o eravate d'ostacolo alla nascita di qualche fratello un po'migliore. Dovreste rispettare i tre gioielli e la legge del Buddha, leggere sutra e recitare litanie; come mai vi fate invece comandare come schiavi e lavorate per quei taoisti?"
"Siete venuto per umiliarci, signore? Certo venite di lontano e ignorate in quale terribile situazione ci troviamo."
" vero, vengo di lontano e non so che cosa ci sia di terribile da queste parti."
"Il re del nostro paese" spiegarono i monaci versando lacrime, " tanto parziale quanto inumano; si compiace soltanto delle persone come vostra signoria, e detesta noialtri figli del Buddha."
"Perch mai?"
"Solo per una faccenda di invocazione della pioggia durante una siccit: vennero qui tre immortali che ci rovinarono la piazza e ci fecero perdere la fiducia del principe. I nostri monasteri furono abbattuti, le nostre ordinazioni revocate, non ci fu permesso n di ritornare ai nostri paesi d'origine n di trovare qualche impiego subalterno nell'amministrazione: fummo invece consegnati a discrezione ai taoisti. La nostra miseria  intollerabile. L'ultimo vagabondo taoista che passa di qui non ha che da chiederlo, e viene ricevuto e gratificato dal re. Se invece arriva un bonzo, chiunque sia, viene preso e condannato ai lavori forzati a discrezione dei superiori taoisti."
"Suppongo che questi daoshi possiedano sottili poteri magici, per aver sedotto in questo modo il monarca. Non credo che basti il successo della magia della pioggia, che  un'arte minore di sette eterodosse."
"Sanno trasmutare il piombo e raffinare il cinabro, praticare la meditazione per concentrare i loro spiriti, trasformare acqua in olio, pietre in oro. Ultimamente hanno costruito un tempio ai tre puri in cui, giorno e notte, leggono i sutra e celebrano cerimonie del cielo e della terra, pregando per la perenne giovinezza del re, che certo se ne compiace."
"Ho capito qual' la situazione. Che ci state a fare qui? Vi conviene andarvene."
"Non possiamo, vostra signoria. I nostri ritratti autentici sono stati affissi in tutto il paese agli angoli delle strade. In tutto il regno di Carrolento non c' prefettura, sottoprefettura, cantone, villaggio o piazza del mercato in cui non si vedano ritratti di bonzi autenticati dal pennello del re in persona: chi cattura un bonzo fuggiasco, se mandarino viene promosso di tre gradi, se privato riscuote una taglia di cinquanta once d'argento. Come si fa a fuggire? Sta diventando pericoloso andare in giro persino per la gente qualsiasi che si sia fatta tagliare i capelli, o sia calva, o magari abbia solo i capelli radi. Si sorveglia dovunque, ci sono agenti segreti e spie dappertutto. Non c' altra soluzione che restare qui a sopportare la nostra miseria."
"Che vita ? Non  meglio morire?"
"Nei primi tempi, per la verit, abbiamo avuto moltissimi morti. Eravamo pi di duemila, contando anche i monaci arrestati qua e l, e siamo rimasti in cinquecento. Sette od ottocento sono morti di stenti e altrettanti per suicidio. Di noi sopravvissuti, per, non riesce a morire pi nessuno."
"Come mai non riuscite a morire?"
"Se ci impicchiamo alla trave, si rompe la corda; il coltello perde il suo taglio; ti getti nel fiume, e galleggi sulla corrente invece di affogare; il veleno non riesce a darti nemmeno il mal di pancia."
"Ma  una fortuna! Il Cielo vi ha accordato la vita perpetua."
"Diciamo: il castigo perpetuo. Viviamo di acqua bollita e riso grezzo. La notte dormiamo al riparo della collina, esposti alla rugiada. Gli di ci vengono a proteggere solo quando chiudiamo gli occhi."
"Sarete cos morti di fatica che vedrete i fantasmi, immagino."
"Non sono fantasmi; sono le sei divinit della notte e i difensori della dottrina. Quando scende il buio ci vengono a proteggere; se uno di noi vuol morire, lo impediscono."
"Non sono ragionevoli, questi di: non sarebbe il caso che vi incoraggiassero a morire in fretta, per permettervi di rinascere? Che vi giova la loro protezione?"
"Ci incoraggiano in sogno. Dicono: Non cercate la morte, resistete! Verr il santo monaco dei grandi Tang nelle terre dell'Est, un arhat che va in cerca delle scritture nel Paradiso dell'Ovest. Ha un discepolo ai suoi ordini, il Grande Santo Uguale al Cielo, che dispone di immensi poteri. Il suo cuore  buono e leale, ripara i torti e le ingiustizie fra gli uomini, soccorre chi  in pericolo o in difficolt, aiuta le vedove e gli orfani. Aspettate che venga a manifestare il suo divino potere: schiaccer i daoshi e ristabilir il rispetto per la vostra comunit e per la sua dottrina."
Scimmiotto naturalmente se la godeva e diceva fra s:

"Importante certo sei,
Se ti annunciano gli di."

Volse loro le spalle e, battendo il suo tamburo di legno, ritorn dai due taoisti davanti alla porta della citt. Essi lo accolsero chiedendo: "Qual' dunque il vostro stimato parente?"
"Tutti e cinquecento."
"Scusate, non  possibile; come potete avere tanti parenti?"
" proprio cos. Cento sono miei vicini di sinistra, cento abitano sulla destra; altri cento sono parenti paterni e altrettanti materni. Gli ultimi cento sono stati miei ospiti. Verr con voi in citt se li liberate tutti; altrimenti, niente da fare."
"A quanto pare, vi ha preso un colpo di sole. Quei bonzi sono doni reali: gi liberarne uno non sarebbe facile. Bisognerebbe presentare ai magistrati un certificato di malattia e, dopo qualche tempo, far seguire un certificato di morte. Non c' altro modo. Quello che dite non si pu proprio fare. Senza considerare che perderemmo tutti i nostri servitori, saremmo per di pi biasimati dalla corte; il sindaco che ne  responsabile pu mandare in ogni momento degli ispettori. Figuratevi che qualche volta  venuta sua maest in persona a fare l'appello. Non ci permetteremmo mai."
"E cos vi rifiutate?"
"Certo che rifiutiamo!"
Allora Scimmiotto perse la pazienza, tolse l'ago da dietro l'orecchio, lo ingrand e gli fece fare un quarto di giro sfiorandoli appena: ed ecco i malcapitati a terra in un lago di sangue, con il collo spezzato e le cervella sparse tutto intorno.
I monaci sulla collina, che avevano assistito alla scena da lontano, abbandonarono il carro e corsero in folla gridando: "Disastro, catastrofe! Ha ucciso i parenti del re!"
"E chi sarebbero questi parenti?" chiese Scimmiotto. I monaci, che lo circondavano recando in mano le loro pale e i panieri, risposero: "I maestri di questi preti entrano ed escono dalla sala d'udienza senza salutare, il re li chiama fratelli maggiori. Perch sei venuto qui a provocare un tal disastro? Non sono fatti tuoi se questi discepoli venivano a sorvegliare i lavori: perch li hai uccisi? I superiori non accuseranno te, che sei taoista, ma se la prenderanno con noi. Che ne sar di noi? Ci devi accompagnare in citt e confessare che sei stato tu."
"Un po'di silenzio, prego!" invit Scimmiotto ridendo. "Guardate che io non sono un prete vagabondo della Verit Completamente Sublimata. Io sono venuto a salvarvi."
"Bel modo di salvarci, con queste violenze che caricheranno ancor pi il nostro fardello."
"Sono io il discepolo del santo monaco dei grandi Tang, Scimmiotto Consapevole del Vuoto, il Novizio, venuto apposta per levarvi dai guai."
"Non  possibile; noi sappiamo che aspetto ha il nostro salvatore."
"Ma non l'avete mai visto. Come potete conoscerlo?"
"Ci visita sempre in sogno un vegliardo che dice di essere la bianca stella del Metallo, e ci descrive l'aspetto di Scimmiotto il Novizio, perch possiamo riconoscerlo senza errore."
"E come ve lo descrive?"
"Dice: Il grande santo ha

fronte convessa, occhi d'oro scintillanti, testa rotonda e faccia pelosa con le guance scavate, denti serrati in una bocca appuntita, carattere capriccioso; d'aspetto  pi bizzarro del duca del tuono. Sa usare a meraviglia una sbarra di ferro cerchiata d'oro, che gli  servita per sfondare le porte del Cielo. Ora per si  messo sulla retta via per proteggere il santo monaco e salvare la gente dalla disgrazia."

Scimmiotto si sentiva diviso fra il compiacimento e il dispetto. Lo lusingava che i celesti gli facessero pubblicit, ma trovava seccante e imprudente che quel vecchio impunito del dio di Venere descrivesse la sua vera immagine a chiunque volesse ascoltarlo. Fin per dichiarare: "Va bene, va bene, non sono Scimmiotto ma soltanto uno del seguito; e sono venuto qui a far catastrofi tanto per passare il tempo. Ma guardate laggi; non  lui quello che viene?"
Addit l'est e, mentre essi volgevano la testa, riprese il proprio aspetto. Allora la folla dei monaci lo riconobbe e lo salut inchinandosi fino a terra: "Non abbiamo saputo riconoscere le trasformazioni di vostra signoria, ma speriamo che non ce ne voglia. Speriamo anche che vorr cancellare i torti che abbiamo subito, ed entrare in citt per eliminare la perversit e ristabilire la rettitudine."
"Venite con me."
Il grande santo sal sul colle, con tutti i monaci che gli si affollavano alle calcagna, sollev magicamente il carro fino alla cima e lo butt gi dall'altra parte, mandandolo a fracassarsi con il suo contenuto di mattoni, tegole e assi. Poi grid ai monaci: "Fate largo, non mi state sempre appiccicati! Domani andr a vedere questo monarca e far piazza pulita dei daoshi."
"Vedete, vostra signoria: non osiamo allontanarci da voi, perch abbiamo paura di essere presi e arrestati. Ci batterebbero e ci venderebbero al mercato, sarebbero nuove sofferenze senza fine."
"Va bene, vi procurer io una protezione."
Il bravo Scimmiotto si strapp un ciuffo di peli, li spezz con i denti in piccoli frammenti e ne diede uno a ogni monaco con queste istruzioni: "Fatelo scivolare sotto l'unghia del dito anulare, stringete il pugno e andatevene in giro tranquilli. Se nessuno vi ferma, tanto meglio. Altrimenti non avete che da chiamare: 'Grande santo!', e io verr a proteggervi."
"Ma signoria, se sarete troppo lontano e non ci potrete udire. Come faremo?"
"Anche se fossi a mille li di distanza, vi sentirei sempre."
I pi audaci fecero la prova. Quando chiamarono: "Grande santo!" si drizz accanto a loro un tal duca del tuono, con una sbarra di ferro roteante, da tener lontana un'intera armata. Subito gli esperimenti si diffusero, e si vide in giro un centinaio di grandi santi in veste di tutori e protettori.
I monaci si prosternarono ed esclamarono: "In effetti, signoria,  proprio un'apparizione miracolosa!"
"Quando non serve pi, la si fa smettere gridando: 'Riposo!'."
In effetti chi aveva fatto la prova grid: "Riposo!", e i frammenti di pelo se ne ritornarono sotto le unghie. Felici della libert ritrovata, i monaci si dispersero.
"Adesso per non esagerate, non prendete troppo il largo" raccomand Scimmiotto. "Intanto dovete aspettare mie notizie dalla citt. Eppoi, quando affigger un avviso per convocarvi, dovrete rendermi i miei peli."
I cinquecento bonzi si separarono, chi diretto a est, chi a ovest, chi restando semplicemente dov'era.
Intanto Tripitaka aveva aspettato per un bel pezzo il suo ritorno sul ciglio della strada. Quando non ne pot pi, disse a Porcellino di riprendere il cammino. Videro monaci in fuga e infine, accostandosi alle mura, trovarono il Novizio che era ancora circondato da una diecina di monaci.
"Dove ti eri ficcato, Consapevole del Vuoto?" grid Tripitaka tirando le redini. "Era una faccenda cos lunga informarsi sul motivo di quei clamori? Di che cosa si trattava?"
Scimmiotto gli port i suoi protetti, che vennero a salutare il monaco cinese e gli raccontarono tutta la storia. Tripitaka si allarm: "Ma allora noi corriamo seri pericoli."
"Rassicuratevi" dissero i monaci. "Il grande santo  un dio caduto dal cielo. Con i suoi immensi poteri, non corriamo pi nessun pericolo. Noi apparteniamo al monastero urbano Profondit della Saggezza. Poich  stato costruito dal fondatore della dinastia regnante e custodisce ancora la statua del defunto re,  stato risparmiato dalla distruzione, che invece ha colpito ogni altro istituto buddista nel regno, grande o piccolo che fosse. Vi preghiamo di venire a riposare nella nostra umile residenza. Il grande santo potr poi prendere le disposizioni necessarie domattina di buon'ora."
"Mi sembra un buon programma" rispose Scimmiotto. "Entriamo dunque in citt."
Il reverendo smont dal cavallo e si avviarono verso la citt. Il sole era gi al tramonto. Attraversarono il ponte levatoio e tre porte, prima di giungere nelle strade: vedendo monaci buddisti, la gente si scansava e si voltava dall'altra parte. Raggiunsero in breve l'ingresso del monastero, sul quale un largo pannello recava l'iscrizione in caratteri d'oro:

MONASTERO DELLE PROFONDIT DELLA SAGGEZZA, FONDATO PER DECRETO

I monaci spinsero l'uscio, attraversarono la sala dei Portatori di Folgore e aprirono l'edificio principale. Prima di entrare Tripitaka indoss il suo kasya e preg il Buddha dal corpo dorato.
"Ehi l, guardiano!" chiamarono i monaci. Comparve un vecchio bonzo, e quando vide il Novizio lo salut dicendo: "Eccovi qua, vostra signoria."
"Quale signore avresti riconosciuto in me, per salutarmi in questo modo?"
"So che siete Scimmiotto, il Grande Santo Uguale al Cielo. Vi sogno ogni notte. La candida stella del Metallo mi ha assicurato molte volte che la vostra venuta ci avrebbe salvati. Ora posso constatare che il vostro riverito aspetto  uguale a quello che vedevo in sogno. Come sono contento, signore, che siate arrivato! Credo che, se aveste tardato ancora di pochi giorni, saremmo diventati tutti fantasmi."
"Alzati, ti prego" disse Scimmiotto ridendo. "Vedrai che domani metteremo in chiaro le cose."
I monaci prepararono il pasto di magro, che maestro e discepoli mangiarono di buon appetito, e ripulirono la cella del superiore perch potessero passarvi la notte.
Scimmiotto era troppo irrequieto per riuscire a prender sonno. Verso la seconda veglia ud della musica, si alz senza far rumore, infil l'abito e balz in alto per rendersi conto della sua provenienza. Verso sud si vedevano parecchie lampade e candele accese. Quando abbass la nuvola per veder meglio, constat che erano preti del Tempio dei Tre Puri che propiziavano le costellazioni. Si vedevano

Quegli alteri edifici spirituali,
Vero spazio di terra benedetta:
Gli uni maestosi come paesaggi
Delle isole Penghu; dotati gli altri
Di una purezza misteriosa, come
Il Palazzo di Gioia Trasformata.
Preti soffiavan negli organi a bocca.
Levavan gli officianti tavolette
Di giada, recitavan litanie
Che tengono lontane le sciagure
E leggevan commenti al Daode jing.
Sollevata la polvere pi volte,
Recitate le formule esoteriche,
Si prosternano a udirle dette in chiaro.
Con acqua benedetta inviano suppliche
Tra fiamme tremolanti di candele
Che sanno giungere al mondo di Sopra.
Osservano astri, misurano l'Orsa.
Sale il fumo d'incenso nell'empireo.
Si dispongon le offerte sull'altare,
Sontuoso banchetto sulla tavola.

Presso l'entrata erano appesi due motti paralleli in ventidue grandi caratteri ricamati su broccato di seta gialla:

Conceda vento e pioggia favorevoli
L'illimitata potenza dei cieli.

Durino calme e limpide le acque
E a lungo gli anni al nostro amato re.

Si vedevano tre vecchi preti in abito da cerimonia, che Scimmiotto suppose fossero gli eminenti immortali Potenza della Tigre, del Cervo e dell'Ariete. In lunghe file da entrambi i lati stava una folla di sei o settecento taoisti, che suonavano campanelle e tamburi, oppure salmodiavano con bastoncini d'incenso in mano.
Scimmiotto si disse tutto allegro: "Che bellezza scendere gi a fare un po'di parapiglia! Ma, come dice il proverbio, un filo non basta a far la corda, una mano sola non basta ad applaudire. Sar meglio che vada a proporre a Porcellino e Sabbioso di venirsi a divertire con me."
Ritorn nella cella monastica del superiore, dove Porcellino e Sabbioso dormivano uno accanto all'altro. Scimmiotto svegli prima Sabbioso, che chiese: "Non ti sei ancora messo a letto, fratello?"
"Alzati" incit Scimmiotto, "che ci andiamo a divertire."
"Dove ti vorresti divertire a quest'ora di notte, a becco asciutto e con gli occhi che lacrimano?"
"Qui in citt c' un certo Tempio dei Tre Puri, dove i daoshi stanno celebrando un servizio. Dovresti vedere quante offerte: certe pagnottone grosse come uno staio, dolci da cinquanta o sessanta libbre l'uno, piatti d'ogni genere da accompagnare con il riso e frutta fresca in quantit. Andiamo ad assaggiare."
Anche in sogno Porcellino era sensibile a discorsi sul cibo. Si dest tutto arzillo e grid: "Naturalmente devi portare anche me."
"Se vuoi mangiare, zitto e mosca! Non vorrai svegliare il maestro! Coraggio, venite!"
Si infilarono le tuniche, scivolarono all'aperto e montarono tutti e tre su una nuvoletta. Come giunsero in vista delle luci, Porcellino gi muoveva le mascelle per masticare, ma Scimmiotto lo trattenne: "Niente furia intempestiva! Aspettiamo a scendere che se ne siano andati."
"Stiamo freschi! Sono giusto all'inizio."
"Vedrai che li far finire in anticipo sulla tabella di marcia."
Il bravo Scimmiotto fece un passaggio magico, recit un incantesimo, aspir in direzione sud ovest ed emise un soffio potente come una tromba d'aria; la indirizz appunto nella sala dei Tre Puri, dove rovesci vasi sacri e candelieri, strapp gli ex voto appesi alle pareti e spense tutte le luci. I preti spaventati si trovarono a tremare come foglie nel buio totale.
"Sospendiamo la cerimonia, discepoli" dichiar l'eminente immortale Potenza della Tigre. "Dal momento che questo vento divino ha spento fiamme e braci, andiamo a coricarci. Domattina ci alzeremo un po'prima del solito per completare il numero dei rotoli da recitare."
E subito tutti i daoshi si ritirarono.
Scimmiotto abbass la nuvola, su cui stava con Porcellino e Sabbioso, fin dentro la sala. Subito il bestione acchiapp al volo un dolce e, senza nemmeno tastarlo per sapere se fosse crudo o cotto, spalanc la bocca per ingoiarlo. Ma il Novizio prese la sbarra e fece il gesto di dargli un colpetto sulle dita, che Porcellino ritir immediatamente imprecando: "Accidenti, mi picchi prima ancora che possa sentire che gusto ha!"
"Scrdati queste maniere da villano! Dobbiamo sederci a tavola come si deve."
"E 'come si deve'rubare? Perch  quello che stiamo facendo. Non ti vergogni? Che maniere dovremmo avere, allora, se ci avessero invitato?"
"Chi sono quei pusa lass?"
Porcellino scoppi a ridere: "Non conosci nemmeno i tre puri?"
"Quali puri?"
"Ma come! Al centro sta il Venerabile Celeste del Primo Inizio, a sinistra il Signore della Via del Tesoro Spirituale e a destra il Signore Laozi, l'Altissimo."
"Ecco: per mangiare come si deve, dobbiamo prendere il loro aspetto" concluse Scimmiotto.
Il bestione, a sentire tanti buoni odori, non stava pi in s dalla fame. Si arrampic sulla pedana e con una sgrugnata fece cadere di sotto il Signore Laozi: "Padrone, siete stato abbastanza l seduto,  il turno del vecchio Porcellino." E prese l'aspetto di Laozi. Scimmiotto si trasform nel Venerabile Celeste e Sabbioso nel Signore della Via. Buttarono gi tutte le statue e Porcellino, ancor prima di sedersi, gi faceva man bassa delle enormi forme di pane.
"Ma che fretta hai?" brontol Scimmiotto.
"Fratello, ci siamo trasformati; che cos'altro dovremmo aspettare?"
"Cari condiscepoli" afferm Scimmiotto, "rubare cibo non  grave, ma farsi scoprire lo . Guardate quelle statue per terra: se un prete venisse qui prima del tempo, per suonare le campane o per mettere ordine, e ci inciampasse, noi saremmo subito scoperti, non vi pare? Bisogna farle scomparire."
"Io non conosco il posto" protest Porcellino; "non so nemmeno dov' la porta. Dove vuoi che le imboschi?"
"Mentre venivamo qui" rispose Scimmiotto "ho notato una porticina sulla destra. L'odore che ne esce  inequivocabile: quello  il luogo in cui i cinque cereali entrano nel ciclo della trasmigrazione. Portale l."
Il bestione era imbattibile nei lavori pesanti: salt gi dalla pedana, si caric in spalla tutte e tre le statue e le port fuori. Trov effettivamente un casotto, di cui spinse la porta con il piede e si trov davanti a una vasta fossa-latrina. Si mise a ridere: "Certo che il nostro equipuzio sa usare le parole! Chiamare il cesso luogo della trasmigrazione dei cereali  autentica eleganza taoista."
Porcellino recit una preghiera:

"O tre puri,
Tre puri miei, lasciatemelo dire:
Siamo gente che viene di lontano
E vive del mestier di ammazzadiavoli.
Si vorrebbe dividere; per
Mancan sedie. Prestateci le vostre
Per un momento. Le avete occupate
Per tanto tempo! Vi verr il bisogno,
Qualche volta, di andare al gabinetto...
Voi mangiaste e beveste buone cose
Da sinceri taoisti per tanti anni:
Ora assaggiate quello che c' qui,
A rischio di acquistar la quintessenza
Di celesti e superni di smerdati."

Terminata la preghiera li butt nella fossa, sollevando alti schizzi di liquame che gli spruzzarono la tunica. Poi torn nella sala, dove Scimmiotto chiese: "Li hai nascosti bene?"
"Eccome! Ma mi sono tutto inzaccherato di merda. Signori, spero di non darvi il voltastomaco."
"Siamo superiori a queste cose" replic Scimmiotto ridendo. "Vieni a tavola. Certo ci sono ormai forti dubbi che riusciamo a uscirne puliti."
Il bestione riprese l'aspetto di Laozi, e tutti e tre si misero a tavola e si cavarono la voglia. Prima i grandi pani, poi gli antipasti, poi mille piattini vari, poi stuzzichini, poi grigliate, focacce, fritture, formaggio di soia cotto al vapore. Piatti caldi e piatti freddi, non guardavano per il sottile: sbafavano senza pensare ad altro. Scimmiotto, veramente, non era goloso: mangiava un po'di frutta per tenere compagnia agli altri due, che ingoiavano tutto, come meteore che scacciano la luna o come una tromba d'aria che inghiotte gli ultimi brandelli di nuvole. Quando non rest pi nulla, invece di andarsene, restarono l a chiacchierare e digerire.
Ahim, il guaio doveva pur capitare! Un pretino che dormiva sotto il portico si svegli di colpo borbottando: "Ho dimenticato la mia campanella nella sala. Domani mi sgridano, se non la porto con me." E, girandosi al compagno che gli dormiva accanto: "Tu dormi, che torno subito."
Non si infil nemmeno la biancheria, tanta fretta aveva, ma si copr soltanto con la tonaca e and nella sala principale a cercare la sua campanella. La cerc tastoni qua e l, e fin per trovarla. Mentre stava per ritornarsene indietro, ud qualcuno sospirare e si spavent; si mise a correre al buio verso l'uscita, scivol su un nocciolo di litchi e cadde lungo disteso: la sua campanella scoppi e and in pezzi. Porcellino non pot trattenere una risata, che terrorizz completamente il piccolo taoista. Si rialz come pot, si precipit incespicando verso le celle dei superiori e incominci a tempestare le loro porte gridando: "Maestri! Spavento! Disgrazia!"
I tre anziani, che non si erano coricati, aprirono gli usci e chiesero: "Quale disgrazia?"
Quello rispose tremando: "Ero andato a cercare nella sala la mia campanella, che avevo dimenticato l, quando ho sentito ridere nel buio. Sono morto di paura!"
"Portate le lanterne!" ordin uno dei superiori. "Andiamo a vedere di quale essere malefico si tratti."
L'ordine gett l'allarme fra tutti i taoisti dei due portici, giovani e vecchi: tutti si alzarono, accesero lampade e torce e si diressero verso la sala principale per vedere che cosa succedeva.
Se non sapete che cosa ne venne fuori, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 45
L'ACQUA BENEDETTA

NEL TEMPIO DEI TRE PURI IL GRANDE SANTO ACQUISTA FAMA; NEL REGNO DI CARROLENTO MANIFESTA L'ESTENSIONE DEI SUOI POTERI.


Ritorniamo al grande santo, che diede un pizzicotto a Sabbioso alla sua sinistra, e a Porcellino alla sua destra: essi compresero benissimo che cosa intendeva e se ne restarono seduti sui loro troni a testa alta, senza muovere un muscolo, lasciando che i preti taoisti portassero torce e lampade, e guardassero intorno per ogni dove. Erano pietrificati, come tre vere statue d'argilla dorata.
"Come pu essere che le offerte siano state divorate e non si trovi il ladro?" si stupiva l'eminente immortale Potenza della Tigre.
"Si direbbe proprio l'opera di scrocconi" aggiunse Potenza del Cervo. "Tutto ci che aveva buccia  stato sbucciato, ogni nocciolo  stato ripulito. Ma come mai non c' ombra del mangiatore?"
"Maestri, non vi abbandonate allo scetticismo" intervenne Potenza dell'Ariete. "Sono convinto che le nostre venerate divinit si sono commosse per la sincerit del nostro cuore, la piet delle nostre intenzioni, le cerimonie che abbiamo celebrato giorno e notte, le suppliche che abbiamo loro rivolte; e c'entrer un poco anche il prestigio della corte. Mi sembra evidente che i tre puri ci hanno fatto l'onore di scendere sulla terra a consumare le nostre offerte. Non saranno ancora ripartiti sulle loro cicogne; perch non ne approfittiamo per chiedere loro acqua benedetta e cinabro d'oro? Se ne portassimo a sua maest ci faremmo fior di meriti, offrendogli i mezzi per ottenere una perpetua longevit."
"Hai ragione tu" concluse Potenza della Tigre. E ordin: "Discepoli, fate musica e recitate i sutra. Portatemi i paramenti da cerimonia; voglio eseguire la danza del carro dell'Orsa Maggiore per impetrare le loro grazie."
I giovani daoshi si divisero in due gruppi ed eseguirono gli ordini. Accompagnati da colpi di gong incominciarono a salmodiare il Vero Classico della Via e della Virt della Corte Gialla. Potenza della Tigre indoss la sua grande cappa da cerimonia, lev in alto una tavoletta di giada e si mise a danzare, sollevando la polvere davanti alle tre statue e inchinandosi fino a terra per salmodiare la supplica:

"Tremanti ci inchiniamo fino a terra.
Noi promuoviamo la dottrina e fondiamo ogni nostra speranza sulla purezza del vuoto.
Schiacciamo i vili buddisti, onoriamo i successi del Tao!
In questa sala eretta per decreto reale, le offerte sono esposte a profusione. Sotto le alte bandiere del drago, ardono ogni notte le candele, ogni giorno l'incenso. Ricevete la nostra devozione, sincera e rispettosa. Poich ci avete accordato la grazia di una visita e non siete ancora ripartiti, formuliamo la preghiera che ci doniate un poco di cinabro d'oro e d'acqua benedetta, perch possiamo presentarli a corte e assicurare al regnante una longevit pari a quella dei monti del Sud."

Porcellino, preoccupato, bisbigli a Scimmiotto: "Abbiamo avuto torto a non filarcela subito dopo il pasto. Ora che cosa rispondiamo?"
Scimmiotto gli diede un altro pizzicotto, poi apr la bocca e grid: "Mortali, basta con le preghiere! Noi stavamo ritornando a casa da un banchetto delle Pesche d'Immortalit, e al momento non abbiamo con noi n cinabro n acqua benedetta. Quando ci capiter di ripassare da queste parti, ve ne porteremo."
Tutti i taoisti, giovani e vecchi, tremavano e battevano i denti davanti alla statua che parlava: "Maestri! Gli di celesti onorano di una visita questo basso mondo; non si pu pensare di lasciarli andar via senza che ci regalino una ricetta di lunga vita. Bisogna ottenerla a ogni costo."
Si fece avanti Potenza del Cervo e preg a sua volta:

"Il vostro misero servitore, faccia al suolo, solleva la polvere in rispettosa e sincera soggezione ai tre puri. In questa regione abbiamo assicurato il successo del Tao e scacciato i monaci buddisti. Sua maest se ne rallegra e onora i misteri della longevit con riti grandiosi e la lettura dei sutra che si protrae per tutta la notte.
Siano rese grazie ai venerati celesti per non averci abbandonato e avere illuminato la corte con la loro sacra presenza. Nell'ardente speranza di gloriosi benefici, vi supplichiamo umilmente di accondiscendere a concederci un segno di benevolenza lasciandoci un poco di acqua benedetta, che prolungherebbe la vita dei vostri discepoli."

Fu la volta di Sabbioso di pizzicare Scimmiotto mormorando: "Ecco che si ricomincia. Questi non mollano, fratello."
"Qualcosa gli daremo" rispose il Novizio.
"Dare che cosa, se non abbiamo niente?" obiett in un soffio Porcellino.
"Guardate me: quello che gli do io, lo avete anche voi."
Quando i preti finirono di battere e soffiare strumenti, concludendo la loro esecuzione musicale, Scimmiotto riprese la parola: "Giovani amici, basta con le genuflessioni e le prosternazioni! Avrei preferito tenermela, l'acqua preziosa, ma mi rendo conto che bisogna perpetuare la specie. Ne avrete quanta ne vorrete."
A questa risposta i monaci si gettarono a terra battendo pi volte la fronte: "Speriamo ardentemente che apprezzerete l'infinito rispetto che vi portano i vostri discepoli, e vi supplichiamo di concederci il dono. Proclameremo dovunque la Via e la Virt, e chiederemo a sua maest di onorare pi che mai la Porta dei misteri."
"D'accordo, portate i recipienti."
I daoshi rinnovarono la resa di grazie con un bell'insieme di prosternazioni e corsero a provvedere. L'immortale Potenza della Tigre, che si esibiva volentieri in dimostrazioni di forza, port nella sala una giara gigantesca. Potenza del Cervo colloc sull'altare un pignattone di ceramica. E Potenza dell'Ariete si accontent di prendere un vaso da fiori, si sbarazz del suo contenuto e lo colloc fra gli altri due recipienti.
"Se volete l'acqua benedetta, dovete uscire un momento e chiudere la porta" dichiar Scimmiotto. "I segreti del cielo non sono cosa da esibire in pubblico."
I preti ubbidirono e andarono a inginocchiarsi sui gradini esterni, dopo aver chiuso la porta.
Il nostro Scimmiotto tir su il grembiule di pelle di tigre e riemp il vaso da fiori di pip puzzolente.
Porcellino si illumin: "Da quando ci conosciamo ho imparato che sei un tipo sveglio; ma questa le vale tutte. Devo dire che, dopo tutto quello che ho bevuto stasera, ne avevo giusto bisogno." Anche lui tir su il vestito e lasci cadere nel pignattone le cascate di Luliang.
Quanto a Sabbioso, riemp la giara a met. Poi tutti e tre si rassettarono e ripresero la loro solenne posa in trono.
"Giovani amici, prendete la vostra acqua benedetta!"
I preti spinsero l'uscio, vennero a prosternarsi per ringraziare, e finirono per rovesciare nella giara anche il contenuto della pignatta e del vaso da fiori.
"Discepoli, portatemi una ciotola, che la voglio assaggiare."
Un pretino port una tazza da t e la tese al superiore; questi attinse alla giara e bevve un sorso, sentendosi anche in dovere di leccarsi le labbra e schioccare la lingua.
" buona?" chiese Potenza del Cervo.
"Mica tanto" confess il suo condiscepolo facendo una smorfia. " un po'aspra, come vino che va in aceto."
"Fammi sentire" propose Potenza dell'Ariete. Ne inghiott un sorso anche lui: "Sapete che cosa mi ricorda? Il puzzo della piscia di maiale."
Scimmiotto, sul suo trono, pens che stava diventando difficile reggere il gioco e si disse: "Completiamo lo scherzo in modo che resti bene impresso nella memoria."
Alz la voce:

"In nome del Tao, in nome della Via, che cosa credevate? Che i tre puri venissero gi dal cielo apposta per voi? Vi dir io chi siamo: noi siamo monaci dei grandi Tang di passaggio da queste parti, che in questa bella notte di primavera siamo venuti a curiosare nel vostro pollaio, perch non avevamo niente di meglio da fare. Ci eravamo mangiati le vostre offerte e stavamo facendo quattro chiacchiere in allegria. Ma voi continuavate a prosternarvi e volevate a tutti i costi l'acqua benedetta. Dove potevamo attingerla, se non nelle nostre vesciche?"

A questo discorso i preti inferociti corsero a sbarrare la porta, presero forche, scope, tegole, sassi, e si precipitarono in mischia confusa verso l'altare. Scimmiotto prese per mano i compagni, Sabbioso a sinistra e Porcellino a destra, con loro si apr un passaggio fino alla porta, sal su una nuvola e scomparve in un bagliore luminoso. Un istante dopo erano nella cella del superiore del Monastero delle Profondit della Saggezza e si coricavano zitti zitti per non svegliare il maestro.
Presto giunse il terzo quarto della quinta veglia, l'ora dell'udienza mattutina, quando il re riunisce i quattrocento mandarini civili e militari. Dappertutto

Brillavano le luci in lanterne di garza,
Salivano profumi da preziosi tripodi.

Tripitaka si svegli e chiam i suoi discepoli: "Devo presentare a corte il mio passaporto."
I tre balzarono dal letto, si vestirono e si misero a disposizione del maestro: "Badate che questo monarca obnubilato favorisce il Tao e perseguita i monaci buddisti. Possono nascere difficolt. Sar bene che vi accompagniamo per prendere al bisogno le vostre difese."
Il monaco cinese, soddisfatto della loro proposta, indoss il suo kasya di broccato, affid i documenti a Scimmiotto, la ciotola delle elemosine a Sabbioso e il bastone da pellegrino a Porcellino; bagagli e cavallo restarono affidati alle cure dei religiosi del monastero. Si recarono alla torre delle Cinque Fenici, presentarono i loro rispetti al ciambellano di guardia alla Porta Gialla e diedero nomi, provenienza e motivo della visita. L'ufficiale entr nella sala d'udienza, si prostern davanti ai gradini d'oro e fece sapere: "Ci sono fuori quattro bonzi, che si dicono in cerca delle scritture del Paradiso dell'Ovest per conto dei grandi Tang delle terre dell'Est. Vorrebbero presentare il passaporto e attendono la vostra decisione sotto la torre delle Cinque Fenici."
"Se sono bonzi, li ha portati qui la loro sfortuna" tuon il re. "Perch i nostri ufficiali non li hanno arrestati e imprigionati?"
Il precettore, che si teneva da parte, si fece avanti per osservare: "I grandi Tang delle terre dell'Est regnano sul vasto e fiorito Paese di Mezzo, un impero che occupa tutto il continente meridionale. I monaci stessi devono disporre di poteri non piccoli, per avventurarsi su distanze di diecine di migliaia di li, lungo strade infestate da esseri malefici. Imploro vostra maest di considerare che vengono dalla Cina, e pertanto di riceverli, vistare i documenti e lasciarli ripartire, perch le nostre relazioni diplomatiche non ne abbiano a soffrire."
Il re accondiscese e ordin che si presentassero nella sala delle Campanelle d'Oro. Maestro e discepoli si schierarono ai piedi dei gradini del trono per presentare rispettosamente il passaporto a sua maest.
Mentre il re spiegava il documento per leggerlo, l'ufficiale della Porta Gialla annunci l'arrivo dei tre maestri. Il re abbandon le carte, scese dal trono, fece disporre cuscini ricamati per i nuovi venuti e si avanz ad accoglierli piegando il dorso. Tripitaka e i suoi videro gli eminenti immortali farsi avanti senza tante cerimonie, come se fossero in casa propria, dandosi un'aria di importanza e facendosi seguire da paggetti coronati da una voluminosa pettinatura. Al re non dissero nulla; fu lui a rivolgersi loro: "Maestri di Stato, siete stati gentili a onorarci con una visita non preannunziata."
"Siamo qui per affari di gran momento. Chi sono quei quattro bonzi?"
"Sono inviati dei grandi Tang e sono venuti a presentare il loro passaporto."
I tre taoisti scoppiarono a ridere e batterono le mani: "A meraviglia, eccoli qua! Pensavamo che fossero gi fuggiti."
"Che volete dire, maestri?" si inquiet il re. "Quando mi sono stati annunciati, avevo pensato di farli arrestare per consegnarli a voi; ma il precettore mi ha fatto giustamente notare che le relazioni diplomatiche con la Cina esigono di riceverli e verificare i documenti. A questo punto siete arrivati voi: vi hanno per caso offeso, o si sono resi colpevoli in qualunque modo?"
"Vedo che vostra maest non  al corrente" rispose uno degli immortali sorridendo a denti stretti. "Ieri, appena arrivati, hanno ucciso due dei nostri discepoli, liberato cinquecento monaci prigionieri e fracassato il carro che spingevano. Poi, nel cuore della notte, sono penetrati abusivamente nel nostro tempio, hanno fatto scomparire le sacre immagini dei tre puri e hanno divorato le offerte, dono di vostra maest. Sono arrivati a farsi credere divinit celesti scese sulla terra; e poich chiedevamo acqua benedetta ed elisir al fine di prolungare la vita di vostra maest, ci hanno dato in cambio quello che si fa nel 'bisogno piccolo'. Quando abbiamo assaggiato abbiamo capito tutto e stavamo per prenderli; ma sono fuggiti. E ora eccoli qua.  proprio il caso di dirlo: stretta  la via in cui incontri il tuo nemico!"
Il re, in un trasporto d'ira, ordin di giustiziarli tutti e quattro. Ma il grande santo giunse le mani e prese la parola con voce tonante: "Voglia vostra maest sospendere un momento il corso della sua folgorante indignazione, per dare modo ai monaci di spiegarsi."
"Avete aggredito i Maestri di Stato. Non vorrete mettere in discussione la loro testimonianza, per caso!"
"Pretendono che abbiamo ucciso due loro discepoli, ma dove sono le prove? E chi di noi precisamente sarebbe il colpevole? Se anche fosse, dovrebbero essere punite non pi di due persone, mentre le altre due dovrebbero essere lasciate libere. Per il carro fracassato e i prigionieri liberati, anche qui mancano le prove, e oltretutto non sarebbe un delitto da pena capitale. Quanto al preteso scandalo nel tempio, io dico che  diffamazione pura e semplice."
"Come, diffamazione?"
"Scusate, noi siamo dell'Est, mai venuti prima d'ora nel vostro paese. Non conosciamo nemmeno le strade e le piazze della citt; come potremmo sapere che cosa fa questa gente nel suo tempio, nel cuore della notte? E se fossimo andati l a fare, come dicono loro, il 'bisogno piccolo', perch non ci hanno arrestato subito e vengono a raccontarlo solo adesso? Di impostori, in questo basso mondo, ce ne sono tanti. Perch se la prendono con noi? Come vedete, maest, non  il caso di lasciarsi prendere da una collera impulsiva, ma occorre un attento esame."
Dopo questa arringa dell'avvocato Scimmiotto il re, testa confusa per natura, non sapeva pi che pesci pigliare. Mentre era in preda ai dubbi, ricomparve l'ufficiale della Porta Gialla ad annunciare: "Vostra maest, numerosi capi-villaggio attendono di essere ricevuti."
Quando gli anziani furono entrati, in numero di quaranta, si prosternarono ed esposero: "Vostra maest, questa  una primavera senza piogge. Se la siccit continua anche nei mesi estivi, come ci si pu aspettare, ci troveremo di nuovo in grandi difficolt con i rifornimenti alimentari. Siamo venuti a supplicarvi di chiedere ai Maestri di Stato di far cadere la pioggia indispensabile ai bisogni della popolazione."
"Potete senz'altro far conto sulla pioggia, anziani. Ritiratevi pure."
I capi-villaggio ringraziarono e uscirono.
"Sapete voi, monaci della corte dei Tang" disse il re, "perch rispetto il Tao e sono ostile alla comunit del Buddha? Perch quando avevamo bisogno di pioggia, i miei monaci buddisti non furono capaci di farne cadere neppure una goccia. Per fortuna il Cielo ci don questi Maestri di Stato che ci soccorsero nelle nostre afflizioni. Voi meritereste di essere castigati senza indugio per averli offesi, anche se venite di lontano. Ma dal momento che il giudizio  momentaneamente sospeso, mi chiedo se osereste misurarvi con loro nell'invocare la pioggia. Se foste capaci di ottenere un'adeguata quantit di acqua, vi concederei l'amnistia, vi restituirei il passaporto e vi autorizzerei a proseguire il vostro viaggio. Ma attenzione: se non ne sarete capaci, verrete portati sulla pubblica piazza per essere giustiziati."
"L'umile monaco che sono si intende un po'anche di queste cose" rispose Scimmiotto con un sorriso sornione.
Il re ordin dunque di preparare la piazza delle cerimonie e di attaccare i cavalli al suo carro: "Verremo di persona ad assistere allo spettacolo dalla Torre delle Cinque Fenici."
E si and a sedere in cima alla torre, accompagnato dal suo seguito. I tre taoisti gli tennero compagnia, mentre Tripitaka restava ai piedi della torre con i discepoli. Dopo poco giunse galoppando a briglia sciolta un ufficiale e annunci: "Tutto  pronto per la cerimonia. Preghiamo le vostre santit di ascendere all'altare."
L'eminente immortale Potenza della Tigre si conged dal re inchinandosi e giungendo le mani, e scese ai piedi della torre. Ma Scimmiotto si fece avanti e gli sbarr la strada: "Dove andate, maestro?"
"Salgo all'altare per invocare la pioggia."
"Non si pu dire che esageriate con le cortesie; non ci lasciate nemmeno la precedenza, bench siamo ospiti che vengono da lontano. Non importa. Come si dice: drago che vola non schiaccia serpe che striscia. Ma se volete incominciare voi, dovete prima dichiarare il vostro programma."
"Quale programma?"
"Scusate tanto: invocheremo la pioggia noi e voi. Come si far a sapere se cadr la vostra pioggia oppure la nostra?"
Il re, che ascoltava dall'alto della torre, approvava dentro di s: "Il giovane bonzo sa quel che dice."
Sabbioso se la rideva: "E non avete ancora visto il bello!"
" proprio inutile" replic l'immortale. "Sua maest si render conto da solo."
"Sar vero, ma io vengo di lontano e non vi conosco. Se al momento buono ci fosse da ridire, chi ci guadagnerebbe? Prima di mettervi al lavoro, precisate che cosa intendete fare."
"Quando salir all'altare, baster guardarmi: quando batter un colpo sulla mia tavoletta: tac! si alzer il vento. Al secondo colpo compariranno le nuvole; al terzo tuoner; al quarto cadr la pioggia; al quinto ritorner il bel tempo."
"Mica male!" sogghign Scimmiotto. "Noialtri non si  mai visto niente di simile. Incominciamo!"
L'eminente immortale avanz a gran passi fino ai piedi dell'altare, seguito da Tripitaka e dagli altri. Bisognava alzare il capo per guardarlo, perch era collocato su una terrazza alta almeno tre tese, circondata da ventotto stendardi su pali piantati a terra, simboli delle ventotto case. In cima vi era un tavolo, che reggeva un brucia profumi da cui saliva una voluta di fumo d'incenso ed era fiancheggiato da due candelabri le cui fiamme ardevano vivaci nel vento. Al brucia profumi era appoggiata una tavoletta che recava il nome del duca del tuono. A terra erano allineate cinque grandi giare piene d'acqua pura; in ciascuna galleggiava un ramo di salice, e su ogni ramo una placca metallica recava un talismano con il nome di uno dei direttori del Dipartimento celeste Tuoni e Fulmini. Cinque pali piantati intorno recavano cartelli con i nomi degli incaricati del tuono dei cinque orienti; accanto a ogni palo stavano due preti taoisti, pronti a battere i loro martelli di ferro. Sotto la terrazza c'era un gran numero di daoshi intenti a scrivere; in mezzo a loro era collocato un fornello per bruciare la carta e si ammucchiavano molti personaggi in carta o seta: messaggeri, portatori di talismani, geni locali e divinit protettrici.
L'eminente immortale arriv con passo deciso, sal la scalinata e giunse sulla terrazza. Un giovane accolito gli tese fogli di carta gialla con formule di incantesimi e una spada sacra, che l'immortale lev in alto mentre recitava le formule. Bruci un foglio alla fiamma della candela, e in basso due o tre preti, a loro volta, diedero fuoco a un'immagine di messaggero e a un documento. Tac! Si ud il primo colpo battuto sulla tavoletta e incominci a levarsi la brezza.
"Porca miseria" borbott Porcellino. "Sono professionisti: il vento soffia sul serio."
"Sta zitto, fratellino" bisbigli Scimmiotto, "e occupati della sicurezza del maestro; io ho da fare."
Quel grande santo! Si strapp un pelo e lo trasform in un falso Scimmiotto, per restare in apparenza accanto al monaco cinese. Ma intanto si slanci nello spazio e si mise a gridare: "Ehi, chi si occupa del vento qui?"
La madre del vento, tutta spaventata, lo venne a salutare stringendosi sulla pancia il suo otre, accompagnata dal figlio che tirava i cordoni dell'imboccatura.
"Sto proteggendo il monaco cinese" spieg Scimmiotto, "e ho dovuto mettermi in competizione con certi taoisti che fanno piovere. Bell'aiuto che mi di! A quanto pare stai dalla loro parte. Ti perdno, ma solo a patto che metta via tutti i tuoi spifferi. Lascia che senta ancora un alito da far tremare un solo pelo della barba di quei taoisti, e ti do venti randellate delle mie."
"Mi guarder bene! Mi guarder bene!" diceva la vecchia.
Perci il vento smise di soffiare.
Porcellino si mise a strillare: "Il colpo lo abbiamo sentito, ma dov' il vento? Scendi gi, maestro, hai perso il turno. Adesso tocca a noi."
Il prete bruci un talismano, riprese la sua tavoletta e tac! batt il secondo colpo. Il cielo si copr di nuvole.
Scimmiotto grid: "Chi provvede alle nuvole, quass?" Vennero avanti spaventati, inchinandosi, il ragazzo Pussanubi e il signor Spandinebbia. Scimmiotto, a modo suo, spieg anche a loro la situazione e le nuvole scomparvero: cielo blu immacolato su mille li.
"Secondo colpo, ma niente nuvole" sghignazzava Porcellino. "Bel bugiardo, quel maestro! Non ha nessun potere, sa solo imbrogliare il suo sovrano e riempire di frottole la testa della gente."
Il taoista stava sulle spine: appoggi la spada sul tavolo, si sciolse i capelli, recit uno scongiuro, bruci un incantesimo e batt il terzo colpo sulla tavoletta. Dal portale sud del Cielo corse Deng con il duca del tuono e la madre del fulmine; si imbatterono in Scimmiotto e lo salutarono educatamente. Questi ricominci le sue spiegazioni e chiese: "Che furia avete? A quali ordini ubbidite?"
"Quel taoista segue la procedura corretta, quella dei cinque fulmini. Ha inviato la supplica, bruciato il talismano, sollecitato l'Imperatore di Giada; questi ha emanato il decreto e lo ha trasmesso alla residenza del venerabile celeste universale del Colpo di Tuono Primordiale, nel nono cielo. A questo punto, ci  pervenuto l'ordine di contribuire con tuoni e fulmini."
"Date le circostanze, vi prego, aspettate un momento e lasciatemi fare" propose Scimmiotto.
In effetti non si ebbero n tuoni n fulmini.
L'eminente immortale si sentiva prendere dal panico. Aggiunse incenso, recit altri scongiuri, bruci altri incantesimi e batt il quarto colpo sulla tavoletta. Arrivarono di corsa i draghi dei quattro mari e Scimmiotto si fece loro incontro per intercettarli, gridando: "Aoguang, dove vai?"
Aoguang, Aoqin, Aoshun e Aojun lo vennero a salutare. Scimmiotto raccont tutto daccapo, aggiungendo: "L'altro giorno avete fatto del vostro meglio, ma non  servito a molto. Spero che questa volta mi aiuterete davvero."
"Ai vostri ordini" risposero i re draghi.
Scimmiotto approfitt per dire ad Aojun: "A proposito, grazie ancora per l'intervento di vostro figlio, che ha salvato il mio maestro da quella creatura malefica."
"Quel tipaccio  ancora incatenato in fondo al mare. Non oso disporne a mio arbitrio. Volevo appunto pregarvi di pronunciare il verdetto."
"Il verdetto  che facciate voi come vi pare. Adesso ho bisogno di una spintarella per vincere questa gara. Il taoista ha gi colpito quattro volte la tavoletta e non ha ottenuto niente. Adesso tocca a me; ma io non sono pratico di queste procedure: suppliche, fogli da bruciare, tavolette da battere eccetera. Mi dovreste aiutare alla buona."
"Nessuno oserebbe disobbedire ai vostri ordini, grande santo" rispose il signore celeste Deng; "e d'altronde abbiamo qui tutto il necessario. Ma ci dovrete dare un segnale perch interveniamo al momento giusto; se pioggia e fulmini venissero fuori tempo, voi non fareste una bella figura."
"Giusto; user il mio randello."
"Signore!" esclam allarmatissimo il duca del tuono. "Quel randello  molto pericoloso!"
"Ma no, che cosa avete capito? Non ve lo batter in testa, il randello, ma lo punter verso l'alto. La prima volta per chiedere vento."
"D'accordo" risposero la madre del vento e il figliolo. "Avrete tutto il vento che vorrete."
"La seconda volta mi servir che si stendano le nubi."
"E noi le stenderemo" dissero Pussanubi e Spandinebbia.
"La terza volta si devono vedere i fulmini e sentire i tuoni."
"Ma certo, si capisce" confermarono il duca del tuono e la madre del fulmine.
"La quarta volta, acqua in quantit."
"Agli ordini" assicurarono i draghi.
"E quando punter il randello per la quinta volta voglio un bel cielo pulito con il sole che brilla come nuovo. Attenzione, niente sbagli!"
Date le sue istruzioni, Scimmiotto ritorn gi, riprese il posto e ricuper il suo pelo. Nessuno si era reso conto della sostituzione. Si fece dunque avanti e dichiar con voce chiara e forte: "Avete battuto quattro volte la vostra tavoletta; battere la quinta volta per far cessare una pioggia che non  mai caduta, sarebbe proprio superfluo. Prego, maestro: ora tocca a noi."
Il daoshi non poteva fare altro che scendere dall'altare, e si incammin verso la torre del re con la faccia contratta dalla rabbia.
"Aspettate" disse Scimmiotto. "Lo seguo per sentire che cosa dice."
Il re diceva: "Siamo stati attenti: i quattro colpi sulla tavoletta li abbiamo sentiti benissimo. Come mai non  successo nulla?"
"Ma  chiaro: oggi i draghi non erano in casa" spieg il daoshi.
"Maest" intervenne Scimmiotto a voce alta, "i draghi erano in casa, eccome! Ma il metodo del vostro maestro non  adatto per convocarli. Lasciate fare a un monaco del Buddha e sentirete un'altra musica."
"Salite dunque all'altare. Quella pioggia ci serve" rispose il re.
Scimmiotto si precipit verso l'altare e, passando, agganci Tripitaka: "Maestro, salite con me."
"Ma io non m'intendo di stregonerie."
"State attenti che vi tengono d'occhio" disse Porcellino, tanto per tenerli allegri. "Se continua a non piovere, finirete sul rogo; e quando vi daranno fuoco avrete il fatto vostro."
"Lo so che non v'intendete di queste cose, ma nel recitare sutra fate pur sempre la vostra figura. Al resto penser io" promise Scimmiotto.
Il reverendo si lasci convincere a salire all'altare. Arrivato in cima si sedette in posa solenne e recit dentro di s il sutra del Cuore. Mentre era in atteggiamento di meditazione, sopraggiunse un ufficiale al galoppo per chiedere: "Come mai questo bonzo non brucia talismani e non batte tavolette?"
"Perch non serve a niente" rispose Scimmiotto. "Noi preghiamo a modo nostro e, come vedete, senza fare tanto rumore."
L'ufficiale se ne and a fare rapporto.
Quando Scimmiotto comprese che il suo maestro aveva completato la recitazione, si tolse l'ago da dietro l'orecchia e lo ingrand. Quando lo punt verso il cielo la vecchia del vento, con l'aiuto del figlio che slacciava il cordone, diede via libera al contenuto del suo otre. Si sent fischiare e sibilare: in citt, le tegole volavano via dai tetti, i mattoni cadevano, le pietre rotolavano in turbini di polvere. Che vento! Non era una cosa ordinaria: eccolo qua.

Spezza rami di salice, strappa i fiori, rovescia gli alberi. Crolla il muro della Sala dei Nove Spessori, tremano travi e pilastri della Torre delle Cinque Fenici.
La sabbia mette le ali, il sole non brilla pi. Davanti alla sala dello stato maggiore gli ufficiali si mettono in allarme, i mandarini dell'ufficio archivi si spaventano.
Le signore dei tre palazzi sbagliano a disegnarsi le sopracciglia, non riescono pi a tirare una riga diritta. Le concubine delle sei corti sono tutte spettinate: vanno in giro come streghe.
Gli alti dignitari perdono le ghiande d'oro del berretto; le ali della cuffia del primo ministro sembrano una cicogna che prenda il volo.
Il re sul trono non osa proseguire la conversazione; il ciambellano tiene in mano una supplica, ma non sa pi dove metterla.
Le fila si scompongono, i paraventi volano via, porte e finestre si rompono. Le tegole della Sala delle Campanelle d'oro mettono le ali come uccellini, la porta della Sala della Nube di Broccato  sfondata. Una bufera cos tremenda da separare padre e figlio nello stesso palazzo, e da svuotare strade e piazze: ciascuno cerca riparo e si chiude in casa.

Scimmiotto agit la sua sbarra cerchiata d'oro e la punt per la seconda volta verso il cielo. Guardate:

Pussanubi dispiega la sua magia e nasconde il cielo con tali masse nere che si direbbero pesanti rocce. Spandinebbia esercita il suo potere e copre la terra di una fitta nebbia. I tre mercati sono immersi nell'oscurit, lungo i tre viali non si vede a un palmo dal naso.
La terra piomba nel caos originario. Scompare nella nebbia anche l'ingresso della Torre delle Fenici.

In mezzo a quelle nuvole in cielo e sulla terra, che rendevano ogni cosa indistinta, Scimmiotto punt la sua sbarra per la terza volta.

Il duca del tuono scese dal cielo fumante di rabbia, cavalcando a rovescio la sua bestia di fuoco. La madre del fulmine usc in furia dal suo palazzo stellare, stringendo in mano serpenti d'oro. Il tuono rimbombante scuoteva il Monte della Forca di Ferro; zebrature scarlatte di seta scintillante illuminavano l'oceano orientale. Sordo rotolare di pesanti carri, schiocchi improvvisi di alti alberi che si schiantano. La natura  ravvivata dall'esplosione di mille boccioli e dal brulicare di mille insetti.
Re e cortigiani sono basiti dallo spavento in questo grande baccano, che tappa la bocca persino ai positivi e disincantati mercanti.

Il tuono rombava da spaccare la terra e da rovesciare la montagna. Tutti in citt erano terrorizzati: non c'era casolare in cui non si bruciassero incenso e carta moneta.
"Vecchio Deng" gridava Scimmiotto a squarciagola, "giacch siamo in ballo, scovami tutti i mandarini corrotti e i figli empi, ma tutti senza sbagliare, e bruciali con i tuoi fulmini!"
Il tuono ruggiva ancora pi forte. A questo punto Scimmiotto punt la sua sbarra per la quarta volta.

La pioggia invade l'universo come se il fiume del cielo avesse rotto gli argini, le nubi si rovesciano come se avessero ceduto le dighe. Scrosci sui tetti, finestre lavate; le strade sono invase da onde spumeggianti.
 un diluvio di giare rovesciate, un ribollire di catinelle gettate.
Nei villaggi fuori mano, l'acqua sale dentro le case; i fiumi sfiorano i ponti.
I flutti invadono la terraferma, i campi si trasformano in immensi stagni da cui sbucano le cime dei gelsi.
Si direbbe che i draghi diano manforte rovesciando gi tutto il gran fiume Yangzi.

La pioggia cadde a torrenti fino a mezzogiorno; borghi e sobborghi della citt ne furono inondati e sommersi.
Il re fece conoscere la sua volont: "Ora basta, o saranno pi i danni dei vantaggi."
L'ufficiale di fazione ai piedi della torre spron il cavallo sfidando la pioggia e venne ad annunciare: "Santo monaco, la pioggia pu bastare."
Allora Scimmiotto lev per la quinta volta la sua sbarra: tuoni e vento cessarono, smise di piovere e in attimo scomparve ogni nube.
Il re era tutto contento; gli ufficiali civili e militari dicevano: "Che bravo bonzo! Bisogna pur dirlo: trovi sempre chi  pi forte. Fra l'altro, quando erano i nostri Maestri di Stato a fare la pioggia, restava sempre uno strascico di pioggerelle per una buona mezza giornata. Ma questi monaci, che professionalit! Vai con la pioggia! acqua a catinelle. Vai col bel tempo! cielo azzurro per mille li."
Il re si fece riportare nella sala d'udienza per vidimare subito il passaporto e autorizzare la partenza del monaco cinese. Aveva appunto il timbro in mano, quando i tre taoisti si fecero avanti a sollevare difficolt: "Maest, quella non era pioggia buddista;  tutta da ascrivere a credito del nostro Tao."
"Mi avevate detto che i draghi non erano in casa; e invece, quando  stata la volta del monaco, ha pregato per un po'in silenzio e di acqua ne  caduta tanta. Ora come potete contestare il loro merito e appropriarvelo?"
"Ma vi pare che i re draghi si potessero permettere di non venire, dopo che avevo fatto tutte le pratiche necessarie: inoltrato l'istanza, bruciato l'incantesimo e battuto la tavoletta?" fece presente Potenza della Tigre. "Magari in un primo tempo saranno stati in riunione, e i cinque direttori del Dipartimento Tuoni e Fulmini si saranno trovati fuori stanza. Ma quando hanno ricevuto la mia convocazione si sono affrettati a venire; solo che a questo punto noi eravamo scesi dall'altare ed erano saliti loro. Quel bonzo ha semplicemente beneficiato della buona occasione. A considerare bene le cose, i draghi li ho chiamati io e la pioggia che  caduta  nostra."
La mente confusa del re, davanti a queste argomentazioni, piomb di nuovo nell'incertezza.
Scimmiotto fece un passo avanti, giunse le mani e sugger: "Maest, questi trucchi di magia eterodossa non vanno a credito di nessuno, n loro n nostro. La pioggia l'hanno fatta i draghi, e sono ancora l per aria: io non ho dato loro licenza di andarsene, e da soli non se la prenderebbero di certo. Se i vostri Maestri di Stato sono capaci di farceli vedere, cediamo loro il merito dell'operazione."
"Ho regnato ventitr anni senza mai vedere un drago" disse il re con occhi sognanti. "Bonzi o preti, vedete voi: dovete assolutamente usare i vostri poteri per mostrarmene uno. Chi ci riesce avr tutto il merito, e chi non ci riesce tutta la colpa."
Evocare draghi non rientrava nel mestiere del prete taoista; e, se anche fosse stato, i quattro Ao non avrebbero certo osato comparire davanti al grande santo senza sua richiesta.
"Va oltre i nostri poteri" ammise il daoshi. "Fate voi."
Il grande santo si rivolse al cielo e con voce forte chiam: "Dove sei, Aoguang? Vieni un po'a farti vedere con i tuoi fratelli!"
I re draghi subito ubbidirono: ed ecco alti nel cielo quattro imponenti draghi, che avvolgevano le loro spire fra le nuvole in un impressionante balletto aereo, e si dirigevano verso la Sala delle Campanelle d'Oro.

Con figure sempre nuove e mutevoli si slanciano, si attorcono, si srotolano maestosi fra brume e nubi. Scintillano i loro candidi artigli di giada, giocano coi riflessi come mutevoli specchi le loro argentee scaglie. I lunghi mustacchi esprimono vigore, le corna si drizzano fieramente. I grandi occhi tondi brillano sotto la fronte altera. Appaiono e scompaiono a loro piacimento. Se volete pioggia, ve la portano; se bel tempo, la pioggia subito cessa. La santa e vera immagine del drago circonda il palazzo di un'aura di buon augurio.

Mentre il re bruciava incenso, i suoi ministri si prosternarono.
"Vi ringrazio di esservi presi il disturbo di farvi vedere" dichiar il re. "Rientrate pure a casa vostra, prego; uno dei prossimi giorni faremo una cerimonia di ringraziamento."
"Care divinit, potete andarvene. Il re, qui, dice che vi testimonier la sua riconoscenza un'altra volta" conferm Scimmiotto.
I re draghi se ne tornarono nei loro mari, mentre gli altri di rincasavano in Cielo.
 il caso di ricordare:

La vera legge, infinito mistero,
Rompe tutte le porte secondarie.

Se poi non sapete, in fin dei conti, come venne sconfitta la perversit, ascoltate il prossimo capitolo.

CAPITOLO 46
GARE DI MAGIA

DOVE IL TAO ETERODOSSO SOTTOPONE LA GIUSTA LEGGE A DURA PROVA DI FORZA E LA SCIMMIA DELLO SPIRITO, MANIFESTANDO LA PROPRIA SANTIT, SCHIACCIA LA PERVERSIT.


Dopo avere constatato de visu i poteri di Scimmiotto e la sua capacit di evocare draghi, come si  narrato, il re si apprestava ad apporre il suo sigillo ai documenti di viaggio dei pellegrini, per lasciarli proseguire sulla strada dell'Ovest. I tre taoisti erano tanto abbattuti che erano rimasti prostrati ai piedi dei gradini. Il re scese dal trono a sollevarli con le proprie mani e chiese loro: "Cari maestri di stato, perch vi abbandonate a segni di rispetto cos eccessivi?"
"Maest, noi venimmo in questa citt per sostenerne i sacri altari, proteggere il paese e portare la pace al popolo. Oggi vent'anni di dure fatiche sono stati distrutti dalla potenza della legge manipolata da questi bonzi. Ci hanno rovinato la reputazione. Per un disgraziato acquazzone voi perdonate i loro omicidi: fate ormai ben poco caso alle nostre persone. Noi speriamo che vostra maest vorr trattenere i loro passaporti e ci permetter di ingaggiare con loro un'altra gara: vedrete i risultati!"
"Che genere di gara, maestri?" chiese il re, infilandosi i documenti nella manica; era davvero poco intelligente e dava sempre ragione all'ultimo che parlava.
"Propongo di giocarci una partita di meditazione" rispose l'eminente immortale Potenza della Tigre.
"Siete fuori strada, maestro" obiett il re. "Dovrebbe essere la specialit dei bonzi. Questi poi ne avranno certo approfondito tutti i segreti, prima di ricevere l'incarico imperiale di andare in cerca delle scritture. Perch sfidarli sul loro terreno?"
"Loro sanno soltanto mettersi seduti. La meditazione che intendo io si chiama manifestare la santit su una scala di nuvole."
"E come si manifesta la santit su una scala di nuvole?"
"Si preparano pedane di meditazione, ciascuna formata da cento tavoli impilati uno sull'altro. Per salire,  vietato usare scale o aiutarsi con le mani; e bisogna restare immobili l in cima per un numero di ore prestabilito."
Il re si rese conto che l'operazione non era poi tanto facile, e chiese ai bonzi: "I nostri maestri di stato vorrebbero giocare una partita di meditazione sulla scala di nuvole. Chi di voi ne  capace?"
Poich Scimmiotto stava zitto, Porcellino gli domand: "Fratello, perch non parli?"
"Ti confesso, fratellino, che mi troverei a mio agio nel fare tante cose: gettare a calci il cielo in fondo a un pozzo, sollevare mari, invertire il corso dei fiumi, spostare montagne, far scomparire la luna, giocare con le costellazioni. Non mi spaventerebbe nemmeno giocare a decapitarsi o sbudellarsi. Ma non mi parlare di restare seduto e fermo: potrei solo perdere. Dove la troverei la pazienza di star fermo? Anche se tu mi incatenassi a una colonna di ferro, troverei il modo di arrampicarmici. Non sopporterei mai di restare fermo senza far niente."
Tripitaka osserv: "Io sono capace di restare seduto in meditazione."
"Magnifico!" esclam il Novizio. "Quanto potete resistere?"
"Ho imparato quest'arte da ragazzo, da un maestro di meditazione girovago: se ci si concentra bene, si pu restare seduti due o tre anni."
"Se faceste una meditazione cos lunga, tanto varrebbe rinunciare al nostro viaggio. Cinque o sei ore bastano e avanzano."
"Va bene. Per non saprei come salire sulla pedana, caro discepolo."
"A quello penso io. Voi fatevi avanti e accettate la sfida."
Il reverendo fece un passo avanti giungendo le mani davanti al petto: "L'umile monaco che sono  capace di sedersi in meditazione."
Il re ordin di innalzare le pedane. Quello stato aveva davvero una potenza da rovesciare le montagne: in meno di un'ora le due strutture si drizzavano nella Sala delle Campanelle d'Oro, a destra e a sinistra del trono.
L'eminente immortale Potenza della Tigre fece scaturire un cuscino di nuvole sotto i suoi piedi, sal diritto fino alla cima della pedana ovest e vi si sedette. Scimmiotto lasci al suo posto una falsa immagine, fatta con un pelo trasformato, prese la forma di una nuvoletta colorata e port Tripitaka in cima alla pedana est. Poi si trasform in un insetto, vol nell'orecchio di Porcellino e bisbigli: "Tu osserva il maestro, e ricordati che  inutile cercare di attaccar discorso con il mio sostituto."
"Va bene, ho capito" rispose in un soffio il bestione.
Potenza del Cervo, che se ne stava seduto su un cuscino ricamato, osserv per un bel pezzo i due contendenti che se ne stavano appollaiati lass senza muoversi. A un tratto gli venne l'idea di dare una mano al suo condiscepolo: si strapp un capello dietro la nuca, ne fece una pallina e la lanci con un colpo di pollice sulla testa del monaco cinese. La cosa si trasform in una grossa cimice, che punse e incominci a succhiare; al tormento successe il dolore. Ora, quando si medita, non si possono muovere le mani: il pi piccolo movimento equivale a confessarsi perdente. Ma il prurito diventava intollerabile: il reverendo incass la testa nelle spalle, cercando di strofinare la nuca contro il bordo del colletto.
"Va male!" osserv Porcellino. "Al maestro succede qualcosa che non capisco."
"Gli sar venuto il mal di testa" ipotizz Sabbioso.
"Il nostro maestro  una persona onesta" intervenne Scimmiotto. "Se dice che sa meditare,  certo vero. Uno come lui non racconta balle. State zitti che vado a dare un'occhiata."
Il bravo Novizio and a ronzare intorno alla testa di Tripitaka e vide che ci aveva messo radici una cimice grossa come una fava; la tolse via e massaggi il morso. Il reverendo, sollevato, riprese la sua postura diritta e solenne.
"Sulla testa rasata dei monaci non pu trovare riparo nemmeno il pidocchietto pi piccolo" almanaccava Scimmiotto. "Da dove pu essere venuta la cimice? Scommetto che  stato il daoshi a ricorrere a mezzi sleali. Se  quello che cerca, vediamo chi se la cava meglio."
Si trasform in una scolopendra lunga sette pollici, si infil dentro una narice del taoista e pizzic forte. Il malcapitato diede un sobbalzo e cadde rovinosamente al suolo; si sarebbe rotto l'osso del collo, se i soldati della guardia non lo avessero preso al volo.
Il re, tutto allarmato, lo fece trasportare dal grande precettore di servizio nell'edificio dello Splendore delle Lettere, perch venisse lavato e pettinato. Scimmiotto intanto riprese forma di nuvoletta per riportare al pianterreno il suo maestro, che venne proclamato vincitore.
Il re aveva giusto ripreso in mano il passaporto, quando l'eminente immortale Potenza del Cervo osserv: "Vedete, maest, il fatto  che il mio confratello soffre di un male cronico che gli provoca capogiri: mentre era lass, esposto al vento divino, una crisi l'ha fatto cadere. La vittoria del bonzo  dovuta solo al caso. Lasciate che lo sfidiamo a una partita al gioco di indovinelli dentro il legno."
"Di quale gioco si tratta?"
"Il vostro umile servitore del Tao sa indovinare che cosa si trova nascosto dentro un contenitore di legno. Vediamo se anche i bonzi ne sono capaci. Se mi vincono, se ne vadano pure. Altrimenti vostra maest li punir e laver l'onta che ci hanno inflitto, perch resti senza macchia il servizio che abbiamo reso al paese per vent'anni."
Quel re dalla mente confusa si lasci convincere dalle parole fallaci e ordin agli eunuchi di portare un cofano laccato di rosso, in cui la regina avrebbe collocato uno dei suoi tesori. Il cofano venne deposto sui gradini di giada bianca.
"Confrontiamo la potenza delle vostre dottrine dalla vostra capacit di indovinare il contenuto del cofano" proclam il re.
"Discepoli miei, come faccio a sapere che cosa c' l dentro?" chiese inquieto Tripitaka.
Scimmiotto si trasform in insetto, vol sulla testa di Tripitaka e gli bisbigli: "Non preoccupatevi, basta guardarci."
Che bravo Scimmiotto! Vol lieve sotto il cofano, trov una fessura nel fondo e scivol all'interno; c'era un vassoio di lacca rosso cinabro su cui erano distesi abiti di corte: una veste di rappresentanza e una gonna da cerimonia. Li sgualc, si morse la punta della lingua, vi sput su un po'di sangue, e ordin: "Trasformazione!" Gli abiti sontuosi divennero i resti stracciati di un vestituccio dozzinale. Per completare l'opera, prima di uscire, ci pisci sopra. Quindi vol nell'orecchio del monaco cinese per avvertirlo: "Maestro, dite che  un vecchio vestito da buttare."
"Ma parlavano di un tesoro; non si pu trattare di stracci."
"Date retta. Qualunque cosa dicessero, ci che serve  indovinare."
Il monaco cinese fece un passo avanti, ma prima che aprisse bocca Potenza del Cervo dichiar: "Parlo prima io. Nel cofano c' una veste di rappresentanza, su cui sono ricamati gli altari della patria, e una gonna da cerimonia ricamata con i simboli del cielo e della terra."
"Non mi risulta" obiett Tripitaka. "Nel cofano c' un vecchio vestito a brandelli."
"Che insolenza incredibile ha questo bonzo!" si indign il re. "Si burla del nostro paese, come se fossimo nel regno degli stracci. Arrestatelo!"
Le guardie si fecero avanti per impadronirsi di lui. Egli giunse le mani e protest: "Maest, aspettate a pronunciarvi di aver aperto il cofano. Se dentro ci fosse un tesoro, sarei colpevole. Ma in caso contrario, non subirei forse un torto?"
Il re ordin di aprire il cofano. L'ufficiale di servizio apr e ne cav il vassoio di lacca rossa che reggeva il misero cencio.
"Chi ha messo l dentro quella cosa disgustosa?" url il re indignato.
"Mio signore" rispose concitata la regina scivolando accanto al trono, "ci avevo messo con le mie mani una veste di rappresentanza e una gonna da cerimonia; non riesco a capire come abbiano potuto tramutarsi in questi rifiuti."
"Signora, ritiratevi! Si capisce che quella porcheria non pu venire dal palazzo: qui usiamo esclusivamente seta fine. Datemi il cofano: ci metter io un tesoro e ripeteremo l'esperimento. Questa volta, vedremo!"
Il monarca usc un momento in giardino e colse da un albero una grossa pesca di immortalit; la mise nel cofano e ordin di riportarlo nella sala per la nuova prova.
"Discepolo" mormor Tripitaka, "si ricomincia."
"Va bene" rispose il Novizio; "torno subito."
Ripart ronzando, entr nel cofano e vide la pesca: non poteva augurarsi di meglio. Riprese la propria forma e si mangi la pesca con gusto, lasciando al suo posto il nocciolo ripulito. Poi riprese forma di insetto e vol nell'orecchio di Tripitaka: "Maestro,  un nocciolo di pesca."
"Non prendermi in giro! Hai visto che rischi ho gi corso. Questa volta  ben certo che si tratta di un tesoro; e un nocciolo di frutta, che tesoro sarebbe?"
"Se volete indovinare, la verit  questa."
Prima che Tripitaka potesse aprir bocca, Potenza dell'Ariete dichiar: "Hanno la precedenza gli umili servitori del Tao: il contenuto  una pesca di immortalit."
"Non pesca, ma nocciolo" obiett il monaco cinese.
"Come sarebbe a dire un nocciolo? La pesca ce l'ho messa con le mie mani!" grid il re. "Ha indovinato il terzo maestro di stato."
"Che dire, maest; apriamo e vediamo."
Il preposto apr il cofano e tolse il vassoio: altro che pesca! Non restava che il nocciolo ben ripulito.
Stupefatto e allarmato, il monarca esclam: "Maestri, rinunciate a competere con questa gente! La pesca ce l'avevo messa io; chi se la sar mangiata? Devono avere l'aiuto di di o di diavoli;  meglio che se ne vadano."
Porcellino commentava sottovoce con Sabbioso: "Questa gente non sa che lunga pratica ha fatto il nostro buon fratello nell'arte di mangiar pesche."
Ricomparve nel frattempo Potenza della Tigre, lavato e pettinato.
"Maest" disse, "quel bonzo conosce l'arte di manipolare le cose. Fate riportare il cofano: so io come va risolta questa gara."
"Maestro di stato, quale indovinello volete proporre?"
"Un conto  manipolare le cose, un altro le persone. Nasconderemo nel cofano uno dei nostri adepti: vi garantisco che dovranno rinunciare ai loro sporchi scherzi."
In effetti venne chiuso nel cofano un inserviente taoista, si abbass il coperchio e lo si riport davanti al bonzo perch indovinasse per la terza volta che cosa conteneva.
"Che noia!" bofonchiava Tripitaka.
"Aspettate un momento" disse Scimmiotto.
Si intrufol e trov il ragazzino. Quello Scimmiotto! Impossibile trovare una persona pi accorta, difficile trovarne una pi astuta. Prese l'aspetto dell'eminente taoista e chiam: "Discepolo!"
"Maestro, da dove sbucate?"
"Sono entrato grazie alla magia che rende invisibili."
"Che ordini mi date?"
"Il bonzo ti ha visto, sa tutto; e se indovina di nuovo, perderemo definitivamente la gara. Sono venuto per parlarne con te. La cosa migliore sarebbe che ti facessi radere la testa: diremo che qui dentro c' un monacello buddista."
"Come volete, maestro; basta che vinciamo. Se dovessimo perdere ancora, non solo ne andrebbe di mezzo la nostra reputazione, ma a corte chiunque ci mancherebbe di rispetto."
"Proprio cos" approv Scimmiotto. "Vieni qui. Dopo la vittoria, sarai ben ricompensato."
Trasform la sua sbarra in un rasoio da tonsura, prese in braccio il ragazzo e gli sussurr: "Ragazzo mio, devo raderti la testa. Se ti fa male stringi i denti: non devi fare il minimo rumore."
In un momento lo rase e raccolse i capelli per nasconderli in un angolo. Poi ripose il rasoio e gli accarezz la testa lustra: "Figliolo, la testa  da bonzo, ma l'abito non va. Levalo, che te ne dar uno adatto."
Il ragazzo portava un vestito di piumino di gru bianco cipolla, orlato di broccato con ricami di fiori e nuvole. Scimmiotto vi soffi il suo fiato magico, grid: "Trasformazione!" e lo mut in una tunica diritta color ocra. Quando il ragazzo l'ebbe indossata, trasform un pelo in pesce di legno e glielo mise in mano dicendo: "Stammi a sentire: quando sentirai chiamare 'Piccolo taoista!'non ti devi muovere a nessun costo. Quando invece ti chiameranno 'Bonzo!'aprirai il cofano e uscirai, battendo il pesce di legno e recitando un sutra del Buddha. Quali sutra sai?"
"Conosco soltanto il classico dei Tre Ufficiali, quello dell'Orsa Maggiore e la Congiura dei Flagelli. Di sutra buddisti non ne conosco."
"Sai qualche preghiera al Buddha?"
"Emituofo: quello lo sanno tutti."
"Va bene, prega il Buddha in quel modo; manca il tempo di insegnarti altre cose. Fa tutto come ti ho detto. Ci rivediamo."
Scimmiotto riprese forma d'insetto, usc e vol sul lobo dell'orecchio di Tripitaka: "Maestro, dovete dire che nel cofano c' un monaco buddista."
"Questa volta vinciamo di sicuro."
"Che cosa ve lo fa pensare?"
"Nelle scritture i tre gioielli sono il Buddha, la legge e la comunit: dunque anche un monaco  un tesoro."
Mentre si scambiavano queste parole, l'eminente immortale Potenza della Tigre dichiar: "Vostra maest, questa volta si tratta di un giovane taoista."
Ma per quanto chiamasse, nessuno rispondeva.
"Io dico invece che  un monaco buddista" afferm Tripitaka giungendo le mani.
"Ma certo, dentro il cofano c' un bel bonzo!" strill allegro Porcellino.
In effetti il ragazzo alz il coperchio e usc fuori, ripetendo il nome del Buddha e battendo il pesce di legno. La scena divert molto i funzionari civili e militari, che fecero un bell'applauso; mentre i tre taoisti restavano senza parola e digrignavano i denti.
"E poi venitemi a dire che questi bonzi non hanno l'aiuto di di e diavoli! Come  possibile che il ragazzo entri nel cofano taoista ed esca buddista? Mettiamo pure che ci sia entrato un barbiere: questo spiegherebbe la tonsura, ma non l'abito. E prega il Buddha! Ah, maestri di stato, lasciate che vadano lontano da qui!"
"Maest" insist Potenza della Tigre, "non c' giocatore di scacchi che non trovi un avversario del suo livello, n capitano che non trovi un nemico in grado di fronteggiarlo. Voglio gareggiare con loro nelle arti marziali che ho appreso da giovane sui monti di Zhongnan."
"Di quali arti marziali si tratta?"
"Tutti e tre abbiamo poteri soprannaturali. Possiamo farci tagliare la testa e ricuperarla; aprirci il ventre, cavarne le interiora e rimetterle al loro posto come se niente fosse. Ci possiamo inoltre immergere in una caldaia d'olio bollente."
"Ma sono tre modi sicuri per morire!" grid il re allarmato.
"Non per noi. Ma dite bene, questa  la gara giusta: non vedo l'ora di incominciare."
Scimmiotto, che andava e veniva in forma di insetto per raccogliere informazioni, sent queste parole, riprese il suo aspetto e rise di gusto: "Che fortuna! Ce l'abbiamo fatta."
"Che cos'altro abbiamo fatto, se non trovare tre giochetti da lasciarci la pelle?" replic Porcellino.
"Tu non hai mai voluto capire che cosa so fare io."
"Gi le tue trasformazioni, fratello, non sono niente male. Vuoi dire che ti intendi anche di queste cose?"
"Io?" rispose Scimmiotto.

"Io per conversare mi taglio la testa,
Per darti le botte mi sego le braccia,
Se vado a passeggio mi stacco le gambe,
Aperta la pancia, mi arrotolo trippe:
La tecnica  simile a quella del cuoco
Quand'egli in cucina prepara ravioli.
Bagnarsi nell'olio bollente  un piacere:
Non ami pulirti in un bel bagno caldo?"

Porcellino e Sabbioso ridevano a crepapelle.
Scimmiotto si fece avanti: "Maest, l'umile bonzo che sono sa separarsi dalla propria testa."
"E come fai?"
"Quand'ero studente un maestro di meditazione mi mostr come si fanno queste cose. Non sono sicuro che sia un buon metodo, ma mi piacerebbe cogliere l'occasione per metterlo alla prova."
"Il giovane bonzo  un bello sventato" replic il re ridendo. "La decapitazione non  cosa da sperimentare come un nuovo gioco. La testa comanda i sei sensi: quand' caduta, non c' pi niente da fare."
"Maest" sibil Potenza della Tigre, " esattamente quello che mi aspetto da lui."
Il re ordin dunque di rizzare il palco delle esecuzioni capitali sulla piazza del mercato.
L'ordine fu immediatamente trasmesso e tremila uomini della Guardia della Foresta di Piume si schierarono davanti alle porte del palazzo.
"Bonzo" ordin il re, "ti tocca andare a farti tagliare la testa per primo."
"Una volta tanto mi tocca il primo posto" esclam allegro Scimmiotto. Poi giunse educatamente le mani e disse: "Scusate, maestro di stato, se ho l'insigne audacia di passarvi avanti."
Mentre andava verso la porta, Tripitaka lo trattenne: "Attento, caro discepolo, non  uno scherzo!"
"Niente paura, ci si rivede!" rispose Scimmiotto.
Il grande santo and dritto al luogo delle esecuzioni e il carnefice lo prese e lo leg. Gli misero il collo sul ceppo e, non appena si ud il grido: "In guardia!", sibil la scure e cadde la testa. Il carnefice le diede un calcio e la fece rotolare come un cocomero a trenta o quaranta passi di distanza. Per dal collo non usc nemmeno una goccia di sangue; e una voce dal ventre grid: "Torna qui, zucca mia!"
Potenza della Tigre, preoccupato dall'evidente competenza dell'avversario, recit subito un'invocazione a di e spiriti dei luoghi e ordin loro: "Trattenete quella testa finch io non abbia vinto i bonzi; in cambio chieder al re di costruire un grande tempio al posto della vostra piccola cappella, e di sostituire le vostre vecchie statue di fango con altre di vero bronzo dorato."
Le divinit non potevano disubbidire a uno che conosceva il metodo dei cinque tuoni; trattennero perci la testa di Scimmiotto. Questi aveva un bel gridare: "Di, testa, non farti aspettare!": sembrava che avesse messo radici, non c'era verso di muoverla.
Allora il Novizio si dibatt, strapp le corde che lo legavano e grid: "Cresci!". Si sent un colpo di vento e gli si vide spuntare dal collo una testa nuova. Le guardie tremavano, il carnefice non sapeva pi dove guardare dalla vergogna. L'ufficiale che sorvegliava la decapitazione corse a riferire: "Maest, la testa del monaco  stata tagliata, ma ne  subito cresciuta una nuova."
"Hai sentito, Sabbioso?" diceva Porcellino. "Chi avrebbe mai detto che nostro fratello avesse anche questo trucco nel suo sacco."
"Uno che sa fare settantadue trasformazioni, sar come se avesse settantadue teste" opin Sabbioso.
Intanto giunse Scimmiotto di ritorno.
"Hai sofferto molto, caro discepolo?" chiese Tripitaka.
"No, per niente; mi sono abbastanza divertito."
"Fratello, non hai bisogno di una pomata per lenire il taglio della scure?" s'inform Porcellino.
"Non ho tagli; senti, tocca qui."
Il bestione tast e sgran gli occhi per la meraviglia: "Fantastico!  ricresciuta come se niente fosse, non c' nemmeno una cicatrice."
Mentre i discepoli davano libero corso alla loro gioia, il re li chiam per rendere loro i documenti: "Ecco qua, i vostri reati sono amnistiati, filate via per favore!"
"Certo, riprenderemo il nostro passaporto e ce ne andremo" rispose Scimmiotto. "Ma prima il maestro di stato deve farsi tagliare la testa anche lui: del resto,  un'esperienza che gli raccomando."
"Eminente maestro" disse il re, "il bonzo insiste perch si vada sino in fondo. Fate la vostra parte, ma per piacere non mi procurate spaventi."
Potenza della Tigre si dovette adeguare: fu preso, legato dal carnefice, gettato a terra e decapitato, e la sua testa rotol a trenta passi. Nemmeno dal suo collo sgorg sangue, e si ud la sua voce gridare: "Testa, ritorna!"
Scimmiotto si strapp subito un pelo, vi soffi sopra il suo fiato magico e lo trasform in un cane giallo, che si precipit sul palco, afferr la testa del taoista fra i denti, corse al fossato delle mura e ve la fece cadere.
L'eminente immortale aveva un bel chiamare, la testa non ritornava, e lui non sapeva farsene crescere un'altra come aveva fatto Scimmiotto. Dopo un po'il collo si gonfi e arross, mostrando che stava per sanguinare. Poveretto, qui la scienza di convocare venti e pioggia non era di nessun aiuto! Come competere con un vero immortale in attesa del giusto frutto? Dopo un momento il suo corpo si afflosci nella polvere. E allora che cosa vide la folla assiepata? Una tigre di pelo giallo, decapitata.
L'ufficiale di sorveglianza torn a riferire: "Maest, il primo maestro di stato ha subito la decapitazione, non ha saputo farsi crescere un'altra testa ed  morto:  una tigre di pelo giallo, senza testa."
A questa notizia il monarca impallid dallo spavento e fiss i due maestri taoisti rimasti.
"Evidentemente era scritto che il mio condiscepolo dovesse perdere la vita" dichiar Potenza del Cervo. "Ma come potete immaginare che si trattasse di una tigre? Dev'essere un brutto scherzo del bonzo, che avr usato la magia per fargli assumere un aspetto di belva. Non si pu certo perdonargli la mancanza di rispetto. Voglio assolutamente continuare la gara: ventre aperto ed estrazione dei visceri."
Il re si rinfranc un poco e chiam Scimmiotto: "Ehi, bonzo, il secondo maestro di stato vuole continuare la gara con te."
"Ne sono molto contento" rispose il Novizio. "Io non mangio mai piatti cucinati, ma l'altro giorno ho ceduto alle insistenze di un donatore e ho mangiato troppo. Perci mi  venuto mal di pancia; magari avr i vermi. Volevo appunto chiedere in prestito un coltello a vostra maest per aprirmi il ventre e darmi una sistemata alle budella, prima di rimettermi in viaggio."
"Portateli sul palco delle esecuzioni" si affrett a ordinare il re inorridito. Le guardie afferrarono Scimmiotto, che si divincol: "Gi le mani, ci vado con le mie gambe. Pongo una condizione: non dovete legarmi le mani, perch mi servono per lavarmi e spazzolarmi le trippe."
"Lasciategli libere le mani" ordin il monarca.
Il Novizio marci fieramente fino al palco, si appoggi al palo e si denud il ventre. Il carnefice lo leg alla vita e alle gambe e, con un coltello dalla lama a orecchio di vitello, gli pratic una larga incisione. Scimmiotto ne cav i visceri con le sue mani, li esamin accuratamente, una sezione dopo l'altra, e li rimise a posto. Poi si curv in avanti, prese i lembi del taglio, vi soffi sopra il suo fiato magico e grid: "Cresci!" Subito l'addome riprese il suo normale aspetto.
Il re stupefatto gli tese di nuovo il passaporto e balbett: "Santo monaco, si fa tardi; non manca altro, partite subito!"
"Non c' nessuna fretta. Voglio prima vedere il secondo maestro di stato che affronta la stessa operazione."
"Colpa vostra, io non ci posso far niente" disse il re al taoista. "La sfida l'avete fatta voi e adesso  il vostro turno."
"State tranquillo" rispose Potenza del Cervo; "io non perdo di sicuro."
Ed ecco che sale anche lui fieramente sul palco, il carnefice lo lega e gli apre il ventre con un colpo della stessa lama. Anche l'eminente immortale prende in mano le proprie viscere e le esamina.
Intanto Scimmiotto si strappa un pelo e lo trasforma in un avvoltoio, che apre le ali, tende gli artigli e, rapido come il vento, si porta via chiss dove i cinque organi, cuore e fegato, per mangiarseli in santa pace. Ed ecco il povero taoista ridotto allo stato di un fantasma eviscerato, di un'anima in pena sbudellata. Il carnefice va a esaminare il cadavere e trova un cervo bianco dalle lunghe corna.
"Come sarebbe a dire, un cervo con le corna?" grid terrorizzato il monarca.
Intervenne l'eminente immortale Potenza dell'Ariete: "Il mio condiscepolo non era una bestia!  sempre questo bonzo che abusa della sua magia per nuocerci. Fatemi vendicare i miei condiscepoli."
"Voi di quale potere disponete per vincerlo?"
"Giocheremo al bagno nell'olio bollente."
Il re fece portare un gigantesco calderone pieno d'olio di sesamo e li invit a incominciare lo scontro.
"Vi ringrazio dell'amabile attenzione" disse Scimmiotto. "Non faccio il bagno da un po'di tempo, e ormai incominciavo a sentire pruriti molesti. Un bel bagnetto  quello che ci vuole."
L'ufficiale di servizio fece collocare legna sotto il calderone e fece accendere un fuoco d'inferno; quando l'olio giunse a bollore, invit il bonzo a immergersi per primo.
Scimmiotto giunse le mani: "Dev'essere un bagno civile o militare?"
"Che differenza c'?" chiese il re.
"Nel bagno civile non ci si spoglia: ci si immerge con le mani incrociate sul petto e se ne esce dopo un'inzuppatina, ma con gli abiti puliti; chi ha la minima macchia d'olio perde. Invece nel bagno militare ci si spoglia e si sguazza a piacere:  un bagno che si fa per divertimento."
Il re si rivolse a Potenza dell'Ariete: "Lo volete civile o militare, questo bagno?"
"Potrebbe indossare abiti truccati, per fare il bagno civile; sar meglio quello militare."
Scimmiotto si scus di nuovo dell'impertinenza di passare per primo, si lev tunica e grembiule e salt allegro nel bagno, spruzzando intorno gocce di fuoco e rigirandosi nell'olio bollente come se fosse acqua tiepida.
Porcellino si mordeva le dita e diceva a Sabbioso: "Non l'avevamo giudicata bene, quella scimmia; io stesso l'ho punzecchiato tante volte e ho detto sarcasmi nei suoi confronti, ma non avrei mai pensato che sapesse fare tutte queste cose."
Scimmiotto li vedeva da lontano parlottare fra loro; in realt ne dicevano ogni bene, ma lui si immagin il contrario: "Ecco il bestione che ricomincia con le sue maldicenze. Va sempre cos: Chi ha le critiche lavora, chi le fa si gira i pollici. Io mi do tanto da fare e loro stanno a guardare e spettegolare. Si meritano di prendere uno spavento."
Si tuff sul fondo, si trasform in un chiodo non pi grande di un nocciolo di giuggiola e non risal.
L'ufficiale di servizio inform il re: "Maest, il giovane bonzo  fritto nell'olio bollente."
Il monarca, tutto contento, ordin di ripescare la frittura nel calderone. Il carnefice us un colabrodo di ferro, ma le maglie erano troppo larghe per trattenere quel chiodino: passa e ripassa, non si trovava niente. Si dovette concludere: "Era tanto gracile e con ossa tanto tenere che si  sciolto completamente."
"Arrestate quei tre bonzi!" ordin il re. Le guardie si gettarono per primo su Porcellino, che sembrava il pi pericoloso, lo gettarono a terra e gli legarono le mani dietro la schiena. Tripitaka, spaventato, gridava: "Vostra maest, date un po'di tempo al povero monaco che sono! Il mio discepolo aveva acquistato molti meriti da quando aveva abbracciato la nostra dottrina; ora  morto nel calderone combattendo contro i maestri di stato. Chi cade per la fede va in cielo, non m'importa di morire.  naturale che sulla terra si sia soggetti all'autorit terrena: se vostra maest vuole che io muoia, non chiedo di sottrarmi. Spero soltanto che avrete la generosit di farmi dono di mezza tazza di riso bollito e di tre cavalli di carta, perch li possa bruciare in testimonianza d'affetto per il mio discepolo, prima di essere messo a morte."
"Va bene" rispose il re. "Questi cinesi non mancano di buoni sentimenti." E ordin di dare a Tripitaka riso e carta moneta.
Il monaco cinese si fece accompagnare da Sabbioso. Intanto Porcellino veniva trascinato accanto al calderone, tirandolo per le lunghe orecchie. Tripitaka recit davanti al calderone la seguente invocazione: "Discepolo mio, Scimmiotto Consapevole del Vuoto!

Da quando ricevesti la tonsura
Con vera devozione mi hai protetto.
Speravamo di giungere allo scopo
Senza saper che saresti caduto.
Poich fosti impegnato nella cerca
Fino alla morte sol pensando al Buddha,
A diecimila li mi deve attendere
Il tuo spirito, presso il Monastero
Colpo di Tuono."

"Maestro!" protest Porcellino, "non  il modo! Tu Sabbioso offri il riso, che alla preghiera ci penso io."
Dimenandosi al suolo, legato com'era, il bestione ansim:

"Sei finita, scimmiaccia maledetta,
Nel calderone, stupido equipuzio
Dei miei stivali: sei stato fottuto.
Sei proprio fritto, equipuzio di merda!
Infine il conto  chiuso: punto e basta."

Scimmiotto, dentro il calderone, sentiva tutto: non potendone pi, riprese la sua forma, venne a galla tutto sgocciolante d'olio e lo apostrof: "Ma che cosa dici balordo, sacco di segatura!" Rivedendolo Tripitaka esclam: "Ah, discepolo, vuoi farmi morire!"
"Nostro fratello ha preso il vizio di fare il morto" comment con dispetto Sabbioso.
Presi dal panico, i funzionari civili e militari corsero a informare: "Vostra maest, il bonzo non  morto.  risorto dentro il calderone."
L'ufficiale di servizio temette di essere accusato di avere ingannato la corte con informazioni sbagliate, e si affrett a dare un'interpretazione dei fatti: "Era morto un momento fa. Oggi  un giorno nefasto: il giovane monaco dev'essere tornato in veste di fantasma."
L'interpretazione mand Scimmiotto su tutte le furie. Salt fuori dalla bagnarola, si asciug, si vest, impugn il suo randello e afferr l'ufficiale per la collottola: "Ti sembro forse un fantasma?" gli tuon nelle orecchie. E con una botta in testa lo spiaccic miseramente.
Gli altri ufficiali, terrorizzati, slegarono Porcellino e si inginocchiarono supplicando: "Perdonateci! Fateci grazia!"
Il re discese dal trono, ma Scimmiotto lo afferr per le falde: "Nossignore! Adesso, maest, tocca al terzo maestro di stato di prendersi il bagno."
Il re, tremando come una foglia, si rivolse all'eminente immortale: "Terzo maestro di stato, salvatemi! Saltate subito nel calderone, prima che questo bruto mi uccida!"
Potenza dell'Ariete si spogli e salt nell'olio, come aveva fatto il Novizio, fingendo di lavarsi. Scimmiotto si avvicin, fece aggiungere legna e tuff un dito nell'olio: era freddo. Si chiese come avesse potuto raffreddarsi, mentre bolliva un momento prima, e concluse: "Ho capito, ci dev'essere lo zampino di un drago."
Balz in cielo e pronunci l'invocazione Om per convocare il drago del mare del Nord: "Te la faccio vedere io, brutto verme cornuto, misero lumacone con le scaglie! Come puoi consentire che il drago freddo di questo taoista gli soffi sulla minestra? Mi vuoi fare dispetto?"
Il drago, atterrito, balbett delle scuse: "Sapete bene che Aoshun non fa di queste cose. Non ne ero a conoscenza, vostra santit: questo animale perverso ha fatto i suoi progressi di nascosto. Io sapevo soltanto che era capace di usare il metodo dei cinque tuoni. Quanto al resto segue vie secondarie, chi si raccapezza con i suoi mezzucci? Certo non segue il Tao dell'immortalit. Probabilmente ha imparato alla scuola della Grande Disillusione, sul Maoshan minore. Vostra santit ha gi distrutto i suoi compagni. Questa pratica del drago freddo  robetta che pu far colpo sulla gente, ma non trae certo in inganno un competente come voi. Adesso glielo porto via, e vedrete che rester calcinato fino alle ossa. Figuriamoci se fa cascare noi nei suoi trucchetti!"
"E allora sbrigati, se non vuoi vedertela brutta."
Il drago si trasform in un colpo di vento e si port via verso il mare il suo congenere freddo.
Scimmiotto ritorn gi, accanto a Tripitaka, a guardare il taoista che si dibatteva nell'olio bollente e non riusciva a uscirne. Prov ad arrampicarsi sul bordo viscido, ma scivol, ricadde e rest fritto in un momento: pelle croccante e carni tenere.
"Maest" venne ad annunciare l'ufficiale di servizio, "il terzo maestro di stato  pronto da servire in tavola."
Gli occhi del monarca si riempirono di lacrime. Batt un grande colpo sul tavolo e scoppi in singhiozzi gridando:

"Buona reincarnazione  troppo rara.
Per vie traverse non serve il cinabro,
N gli amuleti o talismani, o pillole
Per allungar la vita. N uno spirito
Ottenebrato pu trovar nirvana,
N l'astuzia pu vincere il destino.
Se sapessi com' facile perdere,
Preferiresti restartene quieto.

 il caso di dirlo:

N l'elisir n l'oro han dato aiuto,
Invocar venti e piogge  stato inutile.

Se poi non sapete, in fin dei conti, che cosa fecero maestro e discepoli, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 47
BAMBINI DA SALVARE

IN CUI LE ACQUE DEL CIELO ARRESTANO IL CAMMINO DEL MONACO DURANTE LA NOTTE; METALLO E LEGNO, PRESI DA PIET, ACCONSENTONO A SALVARE CERTI BAMBINI.


Abbiamo sentito come il re, accasciato sul suo trono, piangesse come una fontana. Continu a singhiozzare fino al cadere del giorno, senza fermarsi mai.
Scimmiotto fin per gridargli: "Smettetela! Non capite quanto siete stupido? Eppure avete davanti a voi i resti di quei supposti taoisti: uno era una tigre e l'altro un cervo. Quanto al terzo era un camoscio: se non mi credete, fate ripescare le sue ossa e vedrete che non sono umane nemmeno quelle. Erano bestie selvagge divenute spiriti maligni, e arrivate qui a complottare per distruggervi. Vedevano che la forza del vostro destino era ancora in ascesa, e questo le induceva a temporeggiare. Fra un paio d'anni la vostra forza sarebbe declinata e loro vi avrebbero aggredito, ucciso e derubato dei vostri fiumi e delle vostre colline. E voi piangete. Ma si pu sapere perch piangete? Su, dateci le nostre carte che ce ne andiamo."
Preso di petto il monarca cominci a intravedere come stavano le cose. Gli ufficiali civili e militari erano tutti d'accordo: "Ma certo, i morti erano un cervo bianco e una tigre gialla, e le ossa che galleggiano nel calderone sono proprio di camoscio. Le affermazioni del santo monaco sono vere."
"Se le cose stanno cos, gli sar riconoscente. Ma come si  fatto tardi!" rispose il re. E si rivolse al grande precettore: "Invitate questi signori a prendere alloggio al Monastero delle Profondit della Saggezza. Domattina farete aprire il padiglione dell'est a darete istruzione ai servizi competenti perch preparino un banchetto vegetariano per ringraziarli."
I pellegrini furono dunque riaccompagnati al monastero per riposare. Il giorno dopo prima dell'alba, alla quinta veglia, il re ricevette i suoi ufficiali e ordin di affiggere alle quattro porte della citt e a ogni crocevia un bando per richiamare i monaci buddisti. Quando il banchetto fu pronto nel padiglione dell'est, il re in persona si rec al monastero a invitare Tripitaka e compagni a prendervi parte.
Non appena i monaci appresero di essere richiamati, rientrarono tutti in citt pieni di gioia e cercarono del grande santo Scimmiotto, per rendergli i suoi peli e per esprimergli la loro gratitudine. Dopo che il reverendo ebbe dato il segnale di alzarsi da tavola, il re riconsegn ai pellegrini i loro passaporti e li accompagn alla porta del palazzo con tutte le regine, concubine e ufficiali, sia civili sia militari. Davanti alla porta trovarono una folla di monaci inginocchiati sulla via, che gridavano: "Grande Santo Uguale al Cielo! Siamo i monaci che liberaste sulla collina, e abbiamo saputo che vostra signoria ha eliminato le creature perverse e ci ha salvato. Il nostro re ci ha richiamati, e noi siamo subito venuti a restituirvi i vostri peli e a ringraziarvi rispettosamente dei benefici ricevuti."
"Quanti siete?" chiese Scimmiotto.
"Siamo tutti e cinquecento, non ne manca uno."
Scimmiotto si diede una scossa e ricuper i suoi peli. Poi si volse verso il sovrano, i cortigiani, i monaci e la folla dei laici per tenere questo discorsetto: "S, sono stato io a liberare questi monaci, a fracassare il carro e a uccidere due taoisti perversi. Ma ora che i malvagi sono stati sconfitti, sappiate che il Tao  una dottrina di meditazione, non questa pagliacciata in cui molti di voi hanno imprudentemente creduto. Spero che vi renderete conto dell'unit delle tre dottrine e rispetterete tanto il buddismo quanto il taoismo, incoraggiando i talenti che vi si esprimono. Vi garantisco che in questo modo il vostro paese sar consolidato per sempre."
Il re approv, lo ringrazi infinitamente e accompagn i pellegrini fuori della citt. Fu una partenza

In cerca dei panieri delle leggi
Presso la prima fonte del sapere.

Partivano all'alba per sostare la notte, mangiavano e bevevano solo quando era proprio necessario. Alla primavera subentr insensibilmente l'estate, che and poi declinando verso l'autunno. Una sera, mentre il cielo s'incupiva, Tripitaka trattenne il cavallo e chiese: "Discepoli, dove dormiremo stanotte?"
"Maestro, per chi ha lasciato la famiglia  cosa diversa da chi non l'ha lasciata" obiett Scimmiotto.
"Dormono entrambi."
"Ma in famiglia a quest'ora ci si infila in un letto caldo sotto morbide coperte, stringendo il bimbo in braccio, con i piedi appoggiati alla moglie, e si dorme a proprio agio. Per noi  tutto diverso. Noi abbiamo la luna per copricapo e le stelle per mantello, ci nutriamo di vento e ci corichiamo sotto la rugiada, camminiamo finch c' strada e ci fermiamo quando non ce n' pi."
"Fratello" protest Porcellino, "questo  il tuo punto di vista, ma non hai considerazione per gli altri: io porto un carico pesante su una strada spesso in salita; la mia marcia  faticosa ed esige un sonno adeguato per ristorare le forze. Altrimenti, il giorno dopo, non sono in grado di riprendere il cammino."
"Approfittiamo del chiaro di luna per andare avanti finch possiamo" insist Scimmiotto. "Finiremo per trovare una casa in cui fermarci."
Maestro e discepoli non avevano altra scelta che di seguirlo. Ma dopo un po'sentirono un gran rumore di acqua corrente.
"Ecco fatto!" esclam Porcellino. "Di strada non ce n' pi."
"Ci sbarra il cammino una gran distesa d'acqua" disse Sabbioso.
"Come faremo ad attraversarla?" si inquiet Tripitaka.
"Prima di tutto vediamo quant' profonda" propose Porcellino.
"Consapevole delle Proprie Capacit" esclam Tripitaka, "non dire sciocchezze! Come farai a misurare la profondit dell'acqua?"
"Mi procuro un ciottolo e ce lo butto: se l'acqua  poco profonda, spruzza intorno e fa schiuma; se invece  profonda, lo inghiotte e gorgoglia."
"Proviamo" esort Scimmiotto.
Il bestione tast per terra finch trov un ciottolo piatto e lo gett nell'acqua: affond subito gorgogliando e fece qualche bolla, come se un pesce fosse salito alla superficie. Porcellino dichiar: " acqua profonda."
"Bisognerebbe sapere anche quanto  larga" not Tripitaka.
"Questo non lo so e non ho idea di come si possa misurare" rispose Porcellino.
"Dar un'occhiata" propose Scimmiotto.
Balz sulle nuvole e aguzz lo sguardo, ma non vide che

Immenso chiar di luna sulle acque
Che riflettono cielo all'infinito;
Inghiott gli alti picchi la corrente
In cui son mille fiumi confluiti.
Alti bordi di schiuma orlan le onde.
Nessuna luce vedi sulla riva,
Dove garzette dormon sulla sabbia.
L'occhio si perde su quella distesa
Senza confini, vasta come il mare.

Scese gi e disse: "Quanto  largo, maestro! Di giorno vedo circa a mille li di distanza, di notte a trecento. In questo caso non posso stimare la larghezza, perch non vedo l'altra riva."
Tripitaka ammutol dallo spavento. Dopo un po', piagnucol con voce rotta: "E adesso che cosa facciamo?"
"Non ve la prendete, maestro" lo incoraggi Scimmiotto. "Guardate laggi: sembra che in riva all'acqua ci sia un uomo."
Corse in quella direzione con il suo randello in mano, ma non era un uomo: si trattava di una stele che recava tre grandi caratteri sigillari, seguiti da una doppia fila di segni pi piccoli:

FIUME COMUNICANTE CON IL CIELO

SON RARI QUELLI CHE HANNO ATTRAVERSATO
LA SUA LARGHEZZA DI OTTOCENTO LI

"Maestro, venite a vedere!" grid Scimmiotto.
A quella lettura, Tripitaka si sciolse senz'altro in lacrime: "Discepoli miei, quando lasciai Chang'an credevo che fosse facile raggiungere il Paradiso dell'Ovest. Non avevo idea di quanti mostri e diavoli ci avrebbero sbarrato la strada, e di quante montagne vertiginose e immense distese d'acqua ci saremmo trovati davanti."
"Maestro" disse Porcellino, "ascoltate! Non sentite suonare tamburi e cembali? Scommetto che  gente riunita intorno a una tavola per mangiare un bel pranzo di magro. Dobbiamo trovarli subito e farci dare la nostra parte. Domani ci informeremo sulle barche che occorrono per fare la traversata."
Tripitaka tese l'orecchio e ud anche lui tamburi e cembali: "Questi non sono strumenti taoisti. Sono proprio monaci della nostra comunit che stanno celebrando una funzione. Cerchiamoli subito!"
Scimmiotto prese la briglia del cavallo e tutti lo seguirono, dirigendosi verso la musica. Non c'era strada. Salirono e scesero una serie di dune finch giunsero a un agglomerato di molte graziose casette.

Sul fianco della montagna, in riva al fiume, recinzioni di bamb con cancelletti di legno.  cessato sui salici il canto degli uccelli, la garzetta sogna sulla duna. S'interrompe il canto del flauto, i tamburelli non gli rispondono pi.
Gli alti giunchi accennano alla luna, il vento scompiglia le erbe. Abbaiano i cani del villaggio, al riparo delle siepi, senza svegliare il vecchio pescatore che dorme presso il pontile del traghetto. Rare luci, il fumo dei camini si disperde; brilla la luna come uno specchio sospeso. Passa ad un tratto un profumo di felce d'acqua, che il vento dell'ovest porta dall'altra riva.

Tripitaka scese da cavallo quando giunsero all'imbocco di un sentiero che portava a una casa con la bandiera piantata davanti alla porta: si vedevano luci brillare dalle finestre e si sentivano effluvi d'incenso.
"Consapevole del Vuoto, questo  un bel posticino. Potremo trovare un riparo dal freddo e dall'umidit, e dormire sicuri. Non mi accompagnate: busser io alla porta del donatore e vi chiamer se ci ospita. Se invece rifiuta, non fate baccano. Con le facce che avete, se vi presentate per primi non potete che spaventare la gente e provocare incidenti, a rischio di non trovare pi un buco dove passare la notte."
"Avete ragione" riconobbe Scimmiotto. "Andate maestro, che noi vi aspettiamo qui."
Il reverendo si tolse il cappello da pioggia, si rassett l'abito e, impugnando il suo bastone da pellegrino, raggiunse l'ingresso. La porta era socchiusa, ma non os entrare. Dopo un po'venne a chiudere la porta un vecchio con un rosario al collo, che ripeteva il nome del Buddha Amitbha. Tripitaka giunse le mani e gli disse: "Nobile donatore, il povero monaco che sono vi saluta."
Il vecchio gli rese il saluto e disse: "Arrivate troppo tardi, buon monaco."
"Che cosa intendete dire?"
"A quest'ora non resta pi nulla. Se foste venuto prima, oltre al pranzo, avreste ricevuto tre litri di riso, un rotolo di tela bianca e dieci sapeche. Peccato che arriviate solo a quest'ora."
"Nobile donatore, non cercavo elemosine" replic Tripitaka inchinandosi.
"E allora che cosa venite a fare?"
"Sono un inviato imperiale dei grandi Tang delle terre dell'Est in cerca delle scritture nel Paradiso dell'Ovest. Siamo arrivati qui mentre cadeva la sera, e il suono di tamburi e di cembali ci ha attirato verso la vostra casa, con l'intenzione di chiedervi riparo per la notte. Ripartiremo domani all'alba."
"Monaco, chi ha lasciato la sua famiglia non deve raccontar frottole" grid il vecchio facendo un gesto di diniego. "Da qui al paese dei grandi Tang ci sono cinquantaquattromila li di strada.  impossibile che siate arrivato tutto solo fin qui."
"Avete ragione, nobile donatore: io dispongo di tre giovani discepoli che mi hanno aperto il cammino attraverso le montagne e gettato ponti sulle acque. Ho potuto arrivare fin qui grazie alla loro protezione."
"Se avete discepoli, perch non sono con voi? Ma entrate, vi prego; il posto non manca."
Tripitaka si volse a chiamare: "Discepoli, venite!"
Si sa che la pazienza non era il punto forte di Scimmiotto, Porcellino era rozzo e Sabbioso impetuoso: quando sentirono il richiamo del maestro si precipitarono tutti e tre, uno con il cavallo, un altro con i bagagli, e si riversarono all'interno come una bufera. Il vecchio, spaventato, cadde all'indietro e balbett: "Mostri! Sono mostri! Aiuto!"
Tripitaka corse a rialzarlo e gli disse: "Ma no, caro donatore, non vi spaventate. Non sono mostri: sono i miei discepoli."
"Come fa un maestro bello ed elegante come voi ad avere discepoli cos orrendi?" replic il vecchio tremando.
"Forse non sono molto belli a vedersi, ma sono capaci di abbattere tigri e draghi, e di catturare diavoli e mostri."
I tre bruti intanto si erano precipitati nella sala grande, avevano buttato a terra i bagagli e avevano legato il cavallo. Porcellino vide certi religiosi che stavano recitando sutra, allung il grugno e grid loro: "Monaci, che cosa salmodiate di bello?"
Quelli alzarono gli occhi e videro

Un forestiero con un lungo grugno
E grandi orecchie, larghe spalle e voce
Di tuono. Ancor pi brutti a loro appaiono
Gli altri due. Son colpiti da spavento;
Cercan di continuare la preghiera,
Ma il capo d il segnale di cessare.
Pietre sonore e campanelle cadono,
Il Buddha  abbandonato al suo destino.
Soffian sulle candele che si spengono,
Ma il buio non  troppo incoraggiante.
Balzano in piedi, incespicano, cadono
Uno sull'altro, a stento si rialzano,
Mentre corrono all'uscio urtan le teste
Fra loro e negli stipiti; son come
Zucche dentro la barca nel naufragio.
La funzione  finita nel tumulto.

I tre discepoli scoppiarono a ridere clamorosamente e battevano le mani davanti a quella confusione: ci fece smarrire definitivamente i monaci. Fra zuccate e spintoni finirono per trovare l'uscio e si eclissarono correndo, come se fossero in pericolo di morte.
Tripitaka entr nella sala buia, in cui si sentivano ancora sghignazzare i tre compari.
"Maledette creature!" si indign Tripitaka. "Vi comportate male. Eppure vi metto in guardia ogni giorno; come dicevano gli antichi:

Se non sei santo, come ti conduci
Bene, se non ricevi educazione?
Se la ricevi, come diverrai
Buono se non sei saggio?
E pertanto, se tu resti cattivo
Dopo aver ricevuto educazione,
Vuol dire che sei scemo.

"Il vostro comportamento  il pi grossolano che si possa immaginare. Entrate nella casa altrui senza riguardo per nessuno, fate cadere il nostro caro donatore, mettete in fuga i monaci che pregano, rovinate le buone azioni altrui: questo non  forse esporre al biasimo anche me?"
La strigliata li ridusse al silenzio. Se non altro, il vecchio si convinse che si trattava davvero di discepoli e non di mostri. Perci si volse a salutarli: "Non  niente di grave, la funzione stava comunque per finire."
"Se  finita" tagli corto Porcellino, "mettiamoci a tavola. A noi piace mettere qualcosa sotto i denti, prima di andare a letto."
Il vecchio ordin: "Fate luce, portate lampade!"
I domestici si chiedevano sorpresi: "Che bisogno c' di lampade? Non si stavano recitando i sutra a lume di candela?"
Qualche ragazzo si affacci a guardare, constatarono che la sala era al buio e portarono torce e lanterne. A questo punto videro Porcellino e Sabbioso. Lasciarono cadere le torce e corsero via terrorizzati a chiudersi in cucina urlando: "Sono entrati dei mostri!"
Scimmiotto raccolse una torcia, la utilizz per accendere candele e lampade e invit il maestro a sedersi su una poltrona; i discepoli gli sedettero accanto e il vecchio di fronte a loro. Mentre iniziava la conversazione, si apr l'uscio e si affacci un altro vecchio appoggiato a un bastone: "Chi sono questi diavoli che vengono di notte a turbare la nostra casa?"
Il primo vecchio gli and incontro e lo trattenne dietro il paravento: "Non gridare fratello. Non sono diavoli; sono arhat in cerca di scritture: vengono dal paese dei grandi Tang. I discepoli hanno un aspetto spaventoso, ma non  forse vero che sulle montagne pi selvagge abita gente per bene?"
Allora il secondo vecchio pos il bastone, venne a salutarli e si sedette a sua volta ordinando: "Portate del t! Mettete in tavola cibi di magro!"
Per quanto chiamasse, gli impauriti servitori non osavano mostrarsi.
Porcellino chiese: "Dove sono finiti i servitori?"
"Ho detto loro di procurarsi qualcosa da mettere in tavola."
"Quanti ne mettete al nostro servizio?"
"Otto persone."
"Otto al servizio di quale commensale?"
"Di voi quattro."
"Guardate: per il maestro, quello con la faccia bianca, basta una persona. Quello con la faccia pelosa e la gola da duca del tuono si pu accontentare di due; otto servono per quell'altro con la faccia patibolare; e a me servono almeno venti persone" dichiar Porcellino.
"Dovete proprio essere un gran mangiatore."
"Beh, vedrete."
"Il personale non manca." Riunendo grandi e piccoli, il vecchio raccolse trenta o quaranta servitori.
La conversazione fin per rassicurare tutti. Si misero a tavola e fecero sedere il monaco cinese al posto d'onore; poi si assegn il posto ai discepoli, e i due vecchi si sedettero di fronte agli ospiti. Furono serviti frutta e verdure, poi pasta, riso, contorni e zuppa di vermicelli, secondo le regole. Prima di impugnare i bastoncini, Tripitaka recit il sutra della benedizione della mensa. Naturalmente quel bestione di Porcellino, ghiotto e affamato com'era, ingann l'attesa riempiendo di riso una ciotola di legno laccata di rosso e rovesciandosela in gola.
"Attento, signore" disse il ragazzo che lo serviva. "Il riso serve per imbottire il pane; se ve lo rovesciate nelle maniche, vi sporcate il vestito."
"Non l'ho messo nelle maniche, l'ho messo al sicuro nello stomaco" rispose ridendo Porcellino.
"Come pu essere andato nello stomaco senza passare dalla bocca?"
"C' passato, ragazzo mio. Se non ci credi, ti faccio vedere come si fa."
Il ragazzo riemp la ciotola fino all'orlo e Porcellino, con una rapida mossa, se la vuot in gola. I servitori spalancavano gli occhi e commentavano: "Signore, la vostra gola  grande come la ruota del mulino."
Prima che finisse la recitazione del sutra, ingoi cos cinque o sei ciotole; alla fine, per, impugn i bastoncini per mangiare con gli altri. Gli andava tutto bene, senza badare se fosse frutta o contorno, purch fosse accompagnato da riso in abbondanza. A un certo punto il riso fin. Scimmiotto diceva: "Mangia meno, saggio condiscepolo! Forse alla fine non ti sazierai completamente, ma pensa che avresti potuto digiunare sotto la luna."
"Un corno! Dice l'adagio: Sotterra vivo il monaco, ma non impedirgli di saziarsi."
"Non gli badate, sparecchiate pure" ordin Scimmiotto.
"Durante il giorno non sarebbe stato un problema" dissero inchinandosi i due vecchi; "di pance di reverendo tanto grandi avremmo potuto riempirne un centinaio. Ma dobbiamo confessare che ora  un po'tardi. Abbiamo dovuto utilizzare i resti del banchetto, e avevamo fatto cucinare uno staio di pasta, un'ottantina di litri di riso e qualche piatto di magro per condividere con vicini e parenti la benedizione che ci avevano data i precedenti monaci. Il fatto  che non vi aspettavamo. Fuggiti i monaci e in mancanza dei vicini e parenti, che non sono venuti, abbiamo servito tutto a voi. Ma se avete ancora appetito, possiamo vedere se c' qualcos'altro in cucina."
"Ma certo, mettete tutto in pentola" insist Porcellino.
Alla fine la tavola fu sparecchiata. Tripitaka si inchin, ringrazi della generosit e si inform dello stimato nome del donatore.
"Mi chiamo Chen" rispose il vecchio.
"L'umile monaco che sono condivide gli stessi illustri antenati" precis Tripitaka giungendo le mani.
"Volete dire che anche voi vi chiamate Chen?"
"Proprio cos, era il nome della mia famiglia. Posso permettermi di chiedere quale funzione religiosa  stata celebrata?"
"Maestro, a che serve fare queste domande?" interruppe ridendo Porcellino. "Sono sempre le stesse cose: benedizione del raccolto, pace e prosperit, buon esito di qualche lavoro..."
"Non in questo caso" disse il vecchio.
"Qual'era dunque lo scopo della funzione?" chiese di nuovo Tripitaka.
"Era un servizio in attesa di un decesso."
Quasi Porcellino cadde dalla sedia dal gran ridere: "Questa  bella! Guardate che avete sbagliato indirizzo: i re delle fandonie siamo noi, sappiamo costruire ponti e strade di scemenze. A noi non la si fa. Siamo monaci: le conosceremo, le funzioni religiose! Si attendono molte cose celebrando funzioni: promozioni, adempimento di voti... Ma i decessi no. Il morto o c' o non c'; e se non c', che senso ha celebrare un servizio funebre?"
Scimmiotto lo apprezzava dentro di s: "Senti il bestione, come sta imparando a ragionare." E disse a sua volta: "In effetti non si sono mai celebrate funzioni in attesa di decessi."
I due vecchi si inchinarono: "Ora capirete. Possiamo chiedere perch siete passati da casa nostra, invece di proseguire per la vostra strada alla ricerca delle scritture?"
"Eravamo appunto su quella strada, quando l'abbiamo vista sbarrata da una gran distesa d'acqua che non potevamo attraversare. Ci siamo guardati intorno, abbiamo sentito venire musica da questa direzione e ci siamo diretti qui a cercare riparo."
"Non avete notato niente in riva all'acqua?"
"Abbiamo notato una stele con il nome del fiume, nient'altro."
"Se aveste risalito il fiume, circa un li oltre la stele, avreste visto il Tempio del Grande Re di Meravigliosa Efficacia. Non l'avete visto?"
"No; spiegateci meglio di che cosa si tratta."
I due vecchi si misero a piangere: "Signori!

Il tempio  dedicato all'Efficacia,
e protegge la gente a mille leghe.
Ogni notte fornisce la rugiada,
Ogni stagione la pioggia che occorre."

"Quindi vi procura benefici. Perch fate quella faccia addolorata?" si stup Scimmiotto.
"Signore" esclam uno dei vecchi sospirando e battendosi il petto,

Quella benevolenza costa cara:
Quel dio ci chiede in cambio i nostri figli,
Ed  cosa da mostro e non da dio!"

"Che cosa se ne fa dei vostri bambini? Li mangia?"
"Precisamente."
"E questa volta sar il turno della vostra famiglia."
"S, quest'anno  il nostro turno. Abitano cento famiglie in questo villaggio dei Chen, che fa parte del distretto di Yuanhui nel regno di Carrolento. Il grande re esige ogni anno il sacrificio di un bambino e di una bambina, senza contare le offerte di porco, pecora e bue, e le libazioni di vino. Se ubbidiamo ci garantisce la buona pioggia; altrimenti ci infligge calamit e disastri."
"Quanti stimati figli avete in casa vostra?"
"Ahim, mi fate morire di vergogna! Il mio fratello minore, qui presente, si chiama Chen Qing e il vostro servitore Chen Cheng; ho sessantatr anni, e lui cinquantotto. Entrambi abbiamo trovato molte difficolt ad avere figli. Io ero giunto a cinquant'anni senza prole; amici e vicini mi spinsero a prendere una concubina, che finalmente mi diede una figlia. Ha compiuto solo sette anni e si chiama Bilancia Colma d'Oro."
"Che nome costoso!" esclam Porcellino. "Perch lo avete scelto?"
"Avevo fatto molti voti e opere buone per avere figli: feci riparare ponti e strade, feci costruire monasteri e pagode, feci offerte ai monaci, qui tre once, l cinque once. Scrivevo tutto in un registro, e quando nacque la bambina il totale era di trenta libbre d'oro: una bilancia colma."
"E vostro fratello ha figli?" chiese Scimmiotto.
"Ha avuto un bambino, anche lui da una concubina. Anche lui ha sette anni e si chiama Chen Protetto di Guan."
"Perch si chiama cos?"
"In famiglia siamo devoti del santo padre Guan e lo abbiamo molto sollecitato per questo figlio. Abbiamo centovent'anni in due e soltanto questi due discendenti. Ma ora purtroppo  venuto il nostro turno e non abbiamo modo di sottrarci. Potete immaginare quanto ci costi perdere i nostri bambini. Ecco perch abbiamo fatto celebrare la funzione: volevamo assicurare loro una buona reincarnazione."
Tripitaka non pot trattenere le lacrime: "Come dicevano gli antichi: cade la prugna acerba prima della matura; la sfortuna perseguita chi non ha discendenti."
"Fatemi capire una cosa" chiese Scimmiotto sorridendo. "Qual' il vostro patrimonio, nonno?"
"Non siamo messi male" rispose il fratello minore. "Una cinquantina di arpenti di risaia, una settantina di altre terre, un centinaio a prato, due o trecento capi di bufali, una trentina di cavalli e asini e non so quanti maiali, pecore e gallinacei. Produciamo un'eccedenza sia di granaglie sia di stoffe. Questa  la nostra situazione."
"Dunque siete ricchi. Peccato che siate tanto avari."
"Perch dite che siamo avari?"
"Perch abbandonare i propri figli, quando si hanno tanti beni? Un maschietto vi costerebbe cinquanta once d'argento, una bambina cento. Aggiungendo la spesa del mediatore, con meno di duecento once potreste conservare la vostra discendenza. Non sarebbe il meno peggio?"
"Signore, non capite" rispose piangendo il fratello minore. "Questo grande re  molto perspicace e ci visita spesso."
"L'avete visto in faccia? Che aspetto ha?"
"Non si fa vedere. Quando  presente, si avverte una corrente d'aria profumata: allora tutti bruciamo incenso e ci prosterniamo nella direzione del vento. Sa tutto di noi, anche quante tazze e cucchiai teniamo in cucina; ricorda la data di nascita di ogni persona nel villaggio, giovani e vecchi. Non accetterebbe una sostituzione di persona. Non  una questione di denaro: nemmeno per un milione troveremmo bambini perfettamente identici ai nostri."
"Ora ho capito come stanno le cose. Fatemi un po'vedere il vostro stimato figliolo."
Chen Qing and a cercare Protetto di Guan, lo port tenendolo in braccio e lo fece sedere sul tavolo accanto alla lampada. Il bambino, inconsapevole dell'argomento della conversazione, si riempiva le maniche di dolci, sgambettava e si divertiva a spilluzzicare qua e l. Scimmiotto lo osserv bene, recit dentro di s un incantesimo e, con una scossa, prese il suo aspetto: ora erano due i bambini che giocavano alla luce della lampada, tenendosi per mano. Il vecchio, sbalordito, cadde in ginocchio ai piedi di Tripitaka, che diceva: "Avete ragione, signore,  una cosa sovrumana."
"Un momento fa parlava con noi, ed ecco che non si pu distinguerlo da mio figlio. Ne chiami uno e rispondono tutti e due. Restiamo senza fiato! Vi prego, ditegli di riprendere il suo aspetto."
Scimmiotto ubbid, passandosi una mano sul viso. Allora il vecchio si inginocchi ai suoi piedi: "Quali incredibili poteri avete, signore!"
"Non ti pare che fossi somigliante?"
"Potete dire identico! Faccia, corpo, voce, abiti."
"Non tutto si vede. Se ci aveste messi su una bilancia, avreste constato che avevamo anche lo stesso peso."
"S, s, tutto identico."
"Credete che mi potrei presentare al suo posto?"
"Ma certo! Sarebbe impossibile distinguervi."
"Dunque andr io al posto del bambino, perch resti in casa un discendente che perpetui il culto degli antenati" dichiar Scimmiotto.
Chen Qing si inginocchi di nuovo e batt la fronte al suolo: "Se fate questo, nella vostra grande misericordia, offrir mille once d'argento per le spese di viaggio del monaco cinese."
"E per il vostro servitore, il vecchio Scimmiotto, non farete niente?"
"Ma non avete detto che sostituirete mio figlio? La vostra sorte sar di essere mangiato."
"Credete che il grande re avr l'audacia di mangiarmi?"
" quello che ci si pu aspettare; o pensate che vi trover troppo frollato?"
"Vada come vuole la sorte. Se mi manger, sar perch il tempo destinato alla mia vita sar trascorso. Se non mi mangia, tanto meglio. Comunque fate conto su di me."
Mentre Chen Qing si profondeva in ringraziamenti e prosternazioni, e aumentava la sua offerta di altri cinquecento tael, Chen Cheng se ne stava in un angolo e piangeva a dirotto. Scimmiotto se ne accorse, si accost e gli chiese: "Fratello maggiore, voi certo soffrite perch non volete separarvi da vostra figlia?"
"Certo, non posso sopportarlo!" rispose il vecchio inginocchiandosi. "Dovrei esservi riconoscente che salviate almeno mio nipote. Ma io non ho che questa figlia: anche lei potrebbe perpetuare il culto degli antenati. Come posso perderla?"
"Non  difficile evitarlo: mettete in pentola altri ottanta litri di riso e tanta buona verdura per il mio condiscepolo dal grugno lungo. Lo convinceremo a prendere l'aspetto della bambina e verr con me al sacrificio. Non si acquistano forse meriti segreti a salvare la vita dei bambini? Che ne dite?"
Porcellino si spavent: "Fratello, fa il pavone finch vuoi, ma non mi immischiare; io non ho nessuna voglia di rischiare la pelle."
"Saggio fratellino, eppure conosci anche tu il proverbio: nemmeno i polli mangiano gratis. Ti sei mangiato un pasto sontuoso, anche se hai avuto il coraggio di lamentarti che non ti bastava; e ora non vuoi far niente per questa gente in difficolt?"
"Tu, fratello, sei capace di trasformarti, ma io no."
"Andiamo! Di trasformazioni ne conosci tante anche tu; mi pare, trentasei."
"Consapevole delle Proprie Capacit" intervenne Tripitaka, "il tuo condiscepolo ha pienamente ragione, quello che dice  ineccepibile. Salvare una vita umana  meglio che costruire una pagoda di sette piani, dice il proverbio. Sei tenuto a farlo per riconoscenza, e ti conviene per acquisire meriti segreti. Eppoi, scusate,  una notte fredda in cui non avete altro da fare; almeno vi divertirete."
"Si fa presto a dire, maestro!" replic Porcellino. "Io mi so trasformare in montagna, in albero, in roccia, in elefante spelacchiato, in bufalo; magari mi potrei trasformare in un ciccione all'osteria. Ma qui si tratta di una bambina. Non crediate che sia facile."
"Non gli date retta" tagli corto Scimmiotto. "Vediamo questa bambina."
Chen Cheng si precipit in un'altra stanza e ne riport la piccola Bilancia Colma d'Oro. Quando ritorn nella sala tutta la famiglia, giovani e vecchi, mogli e concubine, venne a prosternarsi e a supplicare di salvare la bambina.
Essa aveva in testa una coroncina di fiori e perle, cui erano appesi gli otto tesori. Indossava un abitino ovattato di seta e di ramia gialla cangiante, con una gonnella di seta ricamata in rosso su pantaloncini in seta e oro, e una mantelletta di satin verde imperiale con il colletto a scacchiera. Calzava scarpine di seta e ramia rosa a testa di rana. Andava a caccia di dolciumi e se ne infilava nelle maniche quanti poteva.
"Ecco qua la bambina" disse Scimmiotto. "Ora assumerai il suo aspetto e ce ne andremo al tempio."
"Come faccio a trasformarmi in quella cosina?"
"Sbrigati; non vorrai che ti aiuti con una legnata."
"Fermo, fratello!" grid Porcellino spaventato. "Fammi provare."
Il bestione recit un incantesimo, si scosse pi volte e grid: "Trasformazione!". In effetti la sua testa prese l'aspetto della bambina, ma la sua corporatura, con quella grossa pancia sporgente, non avrebbe ingannato nessuno.
"Di, sforzati!" incit Scimmiotto sghignazzando.
"Mi puoi battere quanto vuoi, ma pi di cos non riesco a fare."
"Via, una testa di bambina su un corpaccione di monaco! N maschio n femmina: cos non va. Danza la figura dell'Orsa Maggiore."
Scimmiotto gli soffi addosso il suo alito magico e anche il corpo, a poco a poco, prese l'aspetto della bambina. A questo punto il Novizio disse ai due vecchi: "Ora portate via i bambini. Se questo burlone volesse giocarvi un brutto tiro, non sareste in grado di distinguerci. Dategli dolci e frutta perch restino occupati e non si facciano sentire: non sarebbe il caso di destare sospetti nel grande re. E intanto noi ci andiamo a divertire."
Il bravo Scimmiotto affid Tripitaka a Sabbioso e chiese: "Come ci dovete presentare? Liberi o legati? Cotti a puntino? Ridotti in spezzatino?"
"Fratello, vacci piano. Non fare scherzi di cattivo gusto; lo sai che non ho le tue capacit."
"Noi ce ne guarderemmo bene" risposero i vecchi. "Vi dovete sedere nella posa del sarto su due vassoi laccati di rosso. Ciascuno sar posato su una tavola di legno, che due giovanotti solleveranno e porteranno al tempio."
"Benone!" approv Scimmiotto. "Fuori i vassoi, facciamo la prova."
I vecchi ubbidirono. Scimmiotto e Porcellino si sedettero e quattro giovanotti portarono le tavole intorno al giardino e ritornarono nella sala.
"Porcellino" sghignazzava Scimmiotto, " una meraviglia farsi portare in giro come se fossimo i superiori di un convento che viaggiano in sedia gestatoria."
"Se si trattasse solo di fare giri nel giardino" brontol Porcellino, "potremmo continuare fino a domattina. Ma andare al tempio per farmi mangiare non mi diverte affatto."
"Non hai che da tenermi d'occhio. Quando quel tizio incomincer a sgranocchiarmi, sarai libero di dartela a gambe."
"Chiss che ordine seguir la sua colazione? Se incomincia dal bambino, avr tempo per squagliarmela. Ma se attacca con la bambina, io che cosa faccio?"
Il vecchio intervenne: "Nel corso degli anni  avvenuto che i pi temerari fra noi si nascondessero nel tempio per vedere che cosa accadeva; e raccontavano sempre che il grande re aveva incominciato dal bambino."
"Meno male!" sospir Porcellino.
Mentre discorrevano, udirono un baccano di gong e di tamburi. La folla degli abitanti del villaggio, munita di torce e lanterne, si rivers in casa gridando: "Portate il bambino e la bambina!"
I vecchi piangevano in un angolo, mentre i quattro giovanotti portavano via i condiscepoli.
Se poi, in fin dei conti, non sapete che ne fu di loro, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 48
MAGICA GELATA

IN CUI L'ORCO SOLLEVA VENTO GLACIALE E TURBINI DI NEVE; I PELLEGRINI, CON IL BUDDHA NELLA MENTE, SI AVVENTURANO SUL GHIACCIO.


Fra grida e clamori, dice il racconto, la folla dei fedeli del villaggio della famiglia Chen portava Scimmiotto e Porcellino, con le offerte di carni di porco, pecora e bue e con il vino di riso. Giunti al Tempio di Meravigliosa Efficacia, collocarono sull'altare il bambino e la bambina. Girando intorno gli occhi, Scimmiotto guardava le candele di cera, l'incenso e le decorazioni dell'altare; non vi era alcuna immagine del dio, ma solo la scritta in lettere d'oro:

DIVINIT DEL GRANDE RE DI MERAVIGLIOSA EFFICACIA

Disposta in ordine ogni cosa, i fedeli si prosternarono davanti alla scritta e dissero in coro: "Grande re nostro signore, in quest'ora di questo mese di quest'anno, a nome di Chen Cheng, maestro del sacrificio del villaggio della famiglia Chen, e di tutti gli altri fedeli, vi abbiamo rispettosamente portato la nostra offerta annuale secondo l'uso. Offriamo al vostro regale piacere il maschio Protetto di Guan e la bambina Bilancia Colma d'Oro, con la quantit stabilita di porco, pecora, bue e vino di riso. Vogliate concederci venti e piogge propizi, e un raccolto abbondante."
Terminata la preghiera, bruciarono carta votiva e se ne tornarono a casa.
Quando restarono soli, Porcellino propose a Scimmiotto: "Andiamocene a casa anche noi."
"Dove sarebbe la tua casa?"
"Andiamo a dormire dal vecchio Chen."
"Bestia, non dire sciocchezze. Hai promesso e ora devi mantenere."
"Di a me della bestia, ma lo sei tu. Non penserai di offrirti davvero in sacrificio! Li abbiamo presi in giro e ci siamo divertiti; adesso basta."
"Ci che fai per gli altri non lasciarlo a met. Non ne verremo a capo se non aspettiamo che questo re ci venga a divorare. Altrimenti procureremmo soltanto disgrazie, faremmo un bel disastro."
Mentre parlavano, si ud il vento sibilare.
"Va male!" brontol Porcellino. "Ecco il rumore che fa quel coglione quando arriva."
"Zitto!" lo sgrid Scimmiotto. "Se occorre rispondere, parlo io."
Dopo un istante il mostro apparve all'ingresso del tempio. Eccolo qua:

Armato d'oro, con rossa cintura,
Con occhi scintillanti come stelle
Della notte, mostrando denti aguzzi
Come seghe. Ondeggiano ai suoi piedi
Brume acquatiche. Il corpo  circondato
Da un umido vapore. Se cammina
Muove vento malefico; da fermo
Ristagna intorno a lui un'aria mefitica.
 minaccioso come un capitano
Del palazzo, pi brutto di un guardiano
Del tempio.

Stagliandosi sulla porta del tempio, l'orco domand: "Quale famiglia offre il sacrificio quest'anno?"
"Sono onorato dalla vostra domanda" rispose Scimmiotto. "Quest'anno tocca alla famiglia di Chen Cheng e Chen Qing."
Il mostro rest perplesso: "Com' disinvolto questo bambino!" si diceva. "Ha la battuta pronta. Quelli che mi portano di solito sembrano muti; se ripeto la domanda svengono, se gli metto le mani addosso sono gi morti. Come mai questo bimbetto risponde cos bene?" Esit ad acchiapparli e fece un'altra domanda: "E come vi chiamate voi due?"
"Io mi chiamo Protetto di Guan; la bambina, Bilancia Colma d'Oro."
"Secondo l'uso di questo sacrificio, devo incominciare col mangiare te."
"Prego, s'accomodi."
Il mostro si sent ancor meno propenso a passare all'azione. Incominci a urlare: "Non prendermi in giro! Ho sempre mangiato il maschio per primo, ma quest'anno voglio incominciare dalla femmina."
Porcellino si spavent e volle dire la sua: "Grande re, bisogna rispettare le usanze. Non sta bene violare le regole."
Senza altre spiegazioni l'orco allung la mano e volle impadronirsi della piccola pettegola. Il bestione salt gi, riprese il proprio aspetto e gli assest un colpo di rastrello. Il mostro ritir la mano e si diede alla fuga; si ud per un rumore metallico. "Gli ho staccato un pezzo di armatura" grid Porcellino.
Scimmiotto, che aveva ripreso anche lui il suo aspetto, esamin gli oggetti caduti a terra: erano due scaglie di pesce dall'aspetto di lastre di ghiaccio.
"Prendiamolo!" grid; ed entrambi balzarono in aria.
Il mostro non aveva con s armi d'offesa, e si era pertanto rifugiato sulle nuvole a mani vuote. Quando li vide arrivare chiese loro: "Da dove uscite, monaci, che venite a perseguitare la gente, guastare le mie offerte e rovinarmi la reputazione?"
"Fa finta di niente, la maledetta creatura! Noi siamo discepoli di un santo monaco che l'imperatore dei grandi Tang ha inviato nel Paradiso dell'Ovest in cerca delle scritture. Passavamo la notte dai Chen, quando abbiamo appreso che c'era qui un essere perverso, che si faceva chiamare Meravigliosa Efficacia ed esigeva ogni anno un sacrificio di bambini. Di nostra iniziativa, mossi dalla compassione, abbiamo deciso di salvare i bambini e di catturare l'infame. Confessa finch sei in tempo! Quanti bambini hai mangiato da quando hai avuto la sfacciataggine di proclamarti grande re? Se vuoi salvare la pelle, devi confessare tutti i tuoi misfatti."
Ma il mostro schiv un'altra rastrellata di Porcellino e prese la fuga, dileguandosi nel Fiume Comunicante con il Cielo.
"Inutile inseguirlo adesso" disse Scimmiotto. " una creatura del fiume. Domani troveremo il modo di catturarlo, per costringerlo ad aiutarci nella traversata."
Andarono al tempio e riportarono dai Chen tutte le offerte, comprese le tavole. Il reverendo e Sabbioso, che in compagnia dei Chen attendevano notizie, li videro arrivare con il loro carico nella corte.
"Com' andata, Consapevole del Vuoto?" chiese Tripitaka facendosi loro incontro.
Scimmiotto raccont. I due vecchi, tutti contenti, fecero preparare i letti in una stanza e invitarono gli ospiti a coricarsi.
Intanto il mostro era scampato nel suo palazzo in fondo al fiume. Se ne stava seduto in cupo silenzio, e la gente acquatica venne a informarsi: "Maest, ritornate sempre allegro dai sacrifici annuali. Perch questa volta siete tanto di malumore?"
"Lo vedete anche voi. Le altre volte vi portavo sempre qualcosa da mangiare, ma questa notte non ho potuto toccare cibo neanch'io. Che sfortuna! Mi sono imbattuto in un paio di avversari, e poco  mancato che ci lasciassi la pelle."
"Di chi si trattava, maest?"
"Sono discepoli di un santo monaco dei grandi Tang che va nel Paradiso dell'Ovest in cerca delle scritture. Si erano messi in agguato nel tempio, trasformati in bambini: quando hanno ripreso il loro aspetto me la sono vista brutta. Avevo gi sentito parlare di questo monaco cinese:  un certo Tripitaka che si  coltivato per dieci successive reincarnazioni; basterebbe mangiare un boccone della sua carne per procurarsi longevit a tempo indefinito. Non mi aspettavo che avesse certa gente al suo servizio. Mi hanno rovinato la reputazione e distrutto il culto che mi era dovuto. Mi piacerebbe tanto mettere le mani su quel Tripitaka, ma non credo di essere in grado di farlo."
Una signora perca in abito rigato si fece avanti, gli fece una gran riverenza e disse: "Ma se vostra maest ci tiene tanto, non  difficile. Non ho proprio idea di quale sarebbe la mia ricompensa, se vi aiutassi."
"Se mi proponi un piano che arrivi allo scopo, mi rivolger a te come sorella giurata e ti godrai la preda con me, alla mia tavola."
La signora perca ringrazi della promessa con un altro inchino e riprese a parlare: "Sappiamo che vostra maest  abile nel convocare venti e piogge, sollevare il mare e invertire il corso del fiume. Per caso, ci sapete fare anche con la neve?"
"Ma certo."
"Se siete in grado di maneggiare la neve, suppongo che potrete provocare un freddo tale da far gelare il fiume."
"Si capisce."
"Dunque" concluse la signora perca ridendo e battendo le mani, " cosa fatta."
"Spiegati meglio."
"Verso la terza veglia, intorno a mezzanotte, dovete sollevare un vento gelato che faccia ghiacciare l'acqua del fiume. Quelli fra noi che sanno trasformarsi prenderanno forma umana e cammineranno sul ghiaccio, con sacchi in spalla e ombrelli in mano, spingendo carrette o reggendo bilancieri, come se venissero dalla riva occidentale. Il monaco cinese sar certo impaziente di proseguire il suo viaggio, e quando li vedr vorr avventurarsi sul ghiaccio anche lui.
"Intanto vostra maest se ne star comodamente seduto a casa sua. Quando sentir risonare i passi del monaco, spezzer il ghiaccio e far cadere in acqua lui e i suoi discepoli. Li prenderemo in un colpo solo."
"Che bel piano!" esclam contento il mostro. Usc senz'altro dal palazzo e sal nelle alte sfere per procurarsi gelo e vento di neve.
Nel frattempo i pellegrini dormirono pacificamente fin verso l'alba; ma a un tratto sentirono il freddo penetrare sotto le coperte e nei guanciali. Porcellino si mise a tremare e starnutire, si svegli e grid: "Che freddo  venuto, fratelli!"
"Un po'di contegno, babbeo" brontol Scimmiotto. "Per chi ha lasciato la sua famiglia non fa differenza se  caldo o freddo."
"Tuttavia, discepoli" intervenne Tripitaka, "fa proprio un freddo glaciale."
Vedete come stavano le cose:

A scaldarti il piumino  insufficiente:
Ti trovi ghiaccio fino nelle maniche.
Sulle fronde gelate vedi crescere
Dei boccioli di vetro; campanelle
Di ghiaccio vedi pendere dai rami
Del vecchio pino. Quell'intenso gelo
Spacca il terreno e imprigiona nel ghiaccio
Tutta la superficie dello stagno.
Il pescatore abbandona la barca,
Non d segno di vita il monastero,
Il boscaiolo va in cerca di legna,
Mentre carbone al fuoco aggiunge il nobile.
La barba del guerriero divien rigida
Come punte di ferro. Ed il pennello
Del poeta esiliato s'indurisce
Come uno stelo di castagna d'acqua.
Veste di cuoio diviene sottile
E la pelliccia sembra pi leggera.

Sui cuscini la vecchia tonaca del monaco assume una rigidit cadaverica. Che protezione sottile, per il viaggiatore, quella parete divisoria di carta! Anche sotto le coperte ricamate e gli alti piumini, i brividi ti scuotono dalla testa ai piedi.

Impossibile continuare a dormire. Dovettero alzarsi e vestirsi, e quando aprirono l'uscio videro un paesaggio candido e scintillante: era caduta la neve.
"Per forza si sentiva tanto freddo: guardate che nevicata!"
Tutti e quattro restarono in contemplazione del bello spettacolo. Guardate:

Denso schermo di cupe nubi, foschia diffusa - sotto quelle nuvole urla il vento gelato, sotto quella foschia una candida neve copre ogni cosa. I fiocchi esagonali volano come fiori o gioielli; i mille alberi della foresta si adornano di giada bianca. Spolvera una gran quantit di farina, si accumulano giganteschi ammassi di sale. Il pappagallo bianco perde il suo candore, la gru diviene invisibile sullo sfondo. La neve si appropria dei mille fiumi di Wu e di Chu, eclissa il fiore del prugno del sud est.
 come se centomila draghi di giada bianca in rotta riempissero il cielo di scaglie e di frammenti di armature.
Non cercate qui le calzature senza suole di Dongguo, n il letto in cui congel Yuan An, n il riflesso di luce che serviva a Sun Kang per leggere. Non ci troverete neppure la barca di Ziyou, la cappa di Wang Gong o il cappello di feltro che Su Wu fin per mangiarsi. Vedrete soltanto capanne di villaggio come blocchi d'argento, l'immenso paesaggio sotto un lenzuolo di giada bianca.
Che bella neve! Come se il ponte si fosse riempito di fiocchi di salice, e i tetti si fossero coperti di fiori di pero. Sul ponte il pescatore si protegge con la sua cappa di paglia; sotto il tetto il vecchio aggiunge al fuoco grosse radici d'albero. Il viaggiatore non trova pi vino con cui riscaldarsi; il servitore si scusa di non essere riuscito a procurare prugne.
Turbinano i fiocchi come ali di farfalla, danzano e dondolano come piumino d'oca. Il vento spinge la neve caduta, l'ammassa fino a bloccare le strade. Le raffiche penetrano sotto le cortine troppo corte, creano correnti d'aria che si insinuano nei tendaggi.
 un segno fasto che cade dal cielo promettendo un buon raccolto;  per gli umani una rara occasione da festeggiare.

Cadeva neve in abbondanza, come frammenti di giada, o come borra di seta. Maestro e discepoli erano ancora perduti nella contemplazione della scena, che strappava loro sospiri di ammirazione, quando giunsero due giovani servitori mandati dai vecchi Chen a spazzare il sentiero, e altri due a portare l'acqua calda per lavarsi. Un momento dopo venivano serviti t bollente e biscotti al burro. Infine si portarono dei bracieri nella stanza accanto, e tutti vi si riunirono intorno.
"Stimato donatore" chiese Tripitaka, "voi, da queste parti, conoscete le stagioni? Primavera, estate, autunno, inverno?"
"Certo viviamo in un angolo di mondo un po'appartato, dove gente, cose e costumi sono diversi che nel vostro grande paese; ma vi prego di considerare che ci copre lo stesso cielo. Si capisce che abbiamo anche noi le stagioni."
"Ma allora come spiegate un freddo simile e questa grande nevicata?"
" vero che siamo ancora nella settima luna, ma ieri era il giorno della rugiada bianca, che annuncia l'imminenza dell'ottava luna. Da noi non sono troppo rare nevicate e gelo nell'ottava luna."
"Da noi nell'Est  diverso" si stup Tripitaka. "Non nevica mai prima dell'inverno."
Un piccolo servitore port in tavola della zuppa e li invit a mangiare. Mentre facevano colazione continuava a nevicare: in breve la neve fu alta due piedi. Tripitaka piangeva dall'inquietudine.
"Non ve la prendete, signore" disse il vecchio Chen. "Non badate quanto  alta la neve. Abbiamo una tale scorta di grano che potrebbe durare met della vostra vita."
"Non sapete il mio tormento, caro donatore. Quando la sacra persona dell'imperatore mi fece la grazia di affidarmi la missione e mi accompagn personalmente, levando la coppa al banchetto d'addio con le sue imperiali mani, mi chiese quando sarei ritornato. Io non sapevo quanti ostacoli e pericoli avrei incontrato per strada, e risposi l per l: 'Ritorner con le scritture in meno di tre anni.'E ora sono gi passati sette od otto anni, e non ho ancora visto la faccia del Buddha. Temo di avere superato i limiti, e mi spaventano le violenze dei mostri e degli esseri malefici: perci l'inquietudine mi rode. Dal momento che abbiamo avuto la fortuna di godere della vostra ospitalit e che la notte scorsa i miei stupidi discepoli vi hanno reso un piccolo servigio, speravo proprio che mi procuraste una barca per attraversare il fiume. Ma ora cade tutta questa neve, che finir per bloccare le strade. Mi chiedo quando mai riuscir a completare la mia missione e a tornare nel paese natale."
"Signore, rassicuratevi. Che differenza fa qualche giorno di pi o di meno? Aspettate che il ghiaccio si sciolga e che torni il bel tempo. Affronteremo ogni sforzo, ogni spesa per assicurarvi la traversata."
Un ragazzo li invit a consumare un'altra colazione nella sala grande. Dopo poco segu il pranzo. Tripitaka si sentiva molto imbarazzato davanti a quell'abbondanza di cibi: "Poich ci fate la grazia di ospitarci, ci dovreste trattare pi alla buona."
"Signore, non c' sontuoso festino che ci possa sdebitare della gratitudine che vi dobbiamo per aver salvato i nostri bambini."
Quando cess di nevicare, la gente riprese a circolare nelle strade. L'aspetto infelice di Tripitaka indusse il pi anziano dei Chen a far spazzare il giardino, recare un grande braciere e invitare la compagnia a visitare la grotta delle nevi, per distrarsi e godere dello spettacolo.
La cosa fece ridere Porcellino: "Vecchio svanito! In giardino si va in primavera, nella seconda o terza luna, a godere i fiori. Bel piacere, con il freddo che fa!"
"Si vede che non te ne intendi, bestione" lo punzecchi Scimmiotto. "Un paesaggio innevato  bellissimo, ha un fascino distensivo e misterioso. Il nostro maestro ha appunto bisogno di serenit."
" proprio quello che pensavo" approv il vecchio Chen. E li condusse nel giardino, in cui si vedevano

aria e luce da fine anno in un paesaggio d'autunno. Boccioli di candida giada cresciuti sul vecchio pino; fiori d'argento pendono sui rami del salice piangente. I gradini muschiosi si sono coperti di bianco; davanti alla finestra il bamb sembra un delicato gioiello. L'acqua della peschiera  ghiacciata. Sulla sponda impallidiscono i colori dell'ibisco. Il prugno invernale sembra voler mettere rami nuovi. I padiglioni sono coperti di piumino d'oca, tanto quello delle peonie che quelli del melograno e del cinnamomo. Tutto  coperto da ali di farfalla. L'acero rosso si macchia di bianco, l'oro dei crisantemi spunta sotto la siepe. Fra tanti luoghi che il freddo glaciale rende inaccessibili, apprezzate la grotta delle nevi, che invece  resa confortevole dal grande braciere a zampe d'elefante e musi di animali, in cui arde rosseggiando un fuoco vivace. Vi sono disposte poltrone laccate ricoperte da pelli di tigre, al riparo di paraventi di carta.
Ai muri sono appese antiche pitture, come i sette saggi che attraversano il passo di montagna, il pescatore solitario sul fiume ghiacciato, Su Wu che mangia il suo cappello di feltro in un paesaggio di creste innevate, spezza un ramo di prugno quando incontra il messaggero e traccia un messaggio sul ghiaccio nella foresta di giada. Non si finirebbe mai di descrivere: qui c' il padiglione in riva all'acqua, dove si pu comprare il pesce, l il sentiero di montagna perduto nella neve. Sono luoghi magici, vederli rende inutile la visita alle isole incantate.

Dopo aver ammirato, la compagnia si sedette nella grotta. Si parl della ricerca delle scritture. Poi venne servito del t al gelsomino; dopo averlo bevuto il pi anziano dei Chen domand: "Un po'di vino, signori?"
"Io non ne bevo" rispose Tripitaka, "ma i miei giovani discepoli ne possono vuotare qualche coppa."
Il vecchio Chen ordin: "Portate qualche piatto di magro e fate intiepidire il vino per riscaldare questi signori."
I domestici disposero tavolini intorno al braciere e servirono cibo e vino. Quando il cielo divenne scuro, furono pregati di ritornare nella sala per la cena. Allora intesero gente per la strada che esclamava: "Che freddo! Il fiume si  ghiacciato."
Tripitaka si inquietava: "Consapevole del Vuoto, come si fa, se il fiume  ghiacciato?"
" un freddo venuto all'improvviso" intervenne il vecchio Chen. "Ci sar un po'di ghiaccio in prossimit della riva."
"Per quanto  largo,  tutto un blocco di ghiaccio liscio come uno specchio" esclamavano i passanti. "C' gente che ci cammina sopra."
Quando sent che ci si poteva camminare, Tripitaka volle andare a vedere.
"Non siate precipitoso" consigli il vecchio Chen; "domani andremo a vedere." Infatti, finita la cena, si andarono a coricare.
L'indomani all'alba, quando si alzarono, Porcellino disse: "Maestro e condiscepoli, la notte  stata ancor pi fredda della precedente; vedrete che ghiaccio nel fiume!"
Tripitaka volse gli occhi al cielo e preg: "Alte divinit che proteggete la dottrina, da quando il vostro servitore  partito per l'Ovest non si  mai lagnato e ha venerato il Buddha con cuore sincero per tutta la durata di questo difficile viaggio. Ora ringrazio il cielo dell'aiuto che mi d congelando il fiume. Vi esprimo con semplicit la mia gratitudine, in attesa di potervela meglio testimoniare al ritorno, quando far il mio rapporto all'imperatore."
Terminata la preghiera, disse senz'altro a Sabbioso di sellare il cavallo per attraversare il fiume ghiacciato.
Il rispettabile Chen intervenne di nuovo: "Non abbiate tanta fretta. Fra qualche giorno la neve e il ghiaccio si scioglieranno. Allora vi trover una barca."
"Non  una decisione da prendere alla leggera" disse Sabbioso. "Non conviene fidarsi del sentito dire: andiamo a vedere con i nostri occhi. Seller il cavallo e scenderemo al fiume."
"Questo  ragionevole" concluse il vecchio Chen. "Ragazzi, andate a sellare sei cavalli per noi; il monaco cinese ha gi il suo."
La compagnia si rec al fiume. Di certo

l'alba chiara disperde le montagne di nuvole. Il gelo imbianca i mille picchi delle frontiere, il ghiaccio brilla su laghi e fiumi. Un vento pungente soffia sul suolo scivoloso. I pesci dello stagno si rifugiano fra le alghe, gli uccelli selvatici restano appollaiati sui rami. Si battono i denti, le dita si congelano, si crepa il ventre del serpente, scrocchiano le zampe degli uccelli. Che montagne di ghiaccio! Il fiume  ridotto ad un blocco di giada. Se l'Est produce i famosi bozzoli di ghiaccio, nei ghiacci del Nord scavano gallerie i toporagni.  qui che Wang Xiang si stese sul ghiaccio per scioglierlo?  l che l'imperatore Guangwu attravers il fiume ghiacciato? In una notte il ghiaccio ha raggiunto il fondo. L'ampio fiume comunicante con il cielo non ha pi una sola increspatura: il ghiaccio scintillante  solido come la terraferma.

Giunto sulla sponda, Tripitaka trattenne il cavallo per osservare: in effetti si vedeva gente che camminava sul fiume.
"Dove andr quella gente, caro donatore?" chiese Tripitaka.
"Dall'altra parte del fiume c' il paese delle donne, il regno dei Liang dell'Ovest. Quelli che vedete sono mercanti. Un prodotto che qui costa cento sapeche, l ne pu costare diecimila, o viceversa. Il profitto che dnno i capitali impegnati in questi commerci  enorme; perci la gente  disposta a rischiare la vita. Di solito sei o sette persone, a volte dieci, si imbarcano insieme per tentare la traversata. Ora che il fiume  gelato, si arrischiano a piedi."
"Gloria e profitto sono le sole cose che contano, in questo basso mondo. Essi trascurano i pericoli e la morte attirati dal profitto, come noi dalla gloria. Che differenza c' fra loro e noi?" Su queste riflessioni, Tripitaka ordin: "Consapevole del Vuoto, vai a raccogliere i bagagli. Approfitteremo del ghiaccio per affrettare la nostra marcia verso ovest."
"Maestro" obiett Sabbioso, "come dice il proverbio: in mille giorni consumi mille litri di riso. Visto che possiamo contare sull'ospitalit dei Chen, non sarebbe pi sicuro aspettare qualche giorno che il bel tempo faccia sciogliere il ghiaccio, per attraversare in barca? La fretta potrebbe essere cattiva consigliera."
"Consapevole della Purezza, come puoi dire queste stupidaggini? Se fossimo nella prima o nella seconda luna, potremmo aspettare che la stagione migliori. Ma siamo nell'ottava: c' tutto l'inverno davanti a noi. Come possiamo sperare nel disgelo? I pochi giorni di attesa non potrebbero diventare un ritardo di sei mesi?"
"Non stiamo a discutere" intervenne Porcellino balzando a terra dal cavallo. "Controlliamo se il ghiaccio  abbastanza spesso."
"Bestione" chiese Scimmiotto, "l'altra notte hai controllato se l'acqua fosse profonda gettando un sasso; ora che tutto  solido, come farai?"
"Non te ne intendi, fratello. Gli dar sopra un colpo con il rastrello: se si rompe  troppo sottile e non ci si pu fidare; se resta saldo, vuol dire che  abbastanza spesso. E allora non ci sarebbe motivo di stare qui ad aspettare."
"Giustissimo" approv Tripitaka, "mi sembra molto sensato."
Il bestione rimbocc la veste, balz sul ghiaccio e vi batt il suo rastrello a tutta forza: si intese soltanto un colpo sordo e restarono i segni dei nove denti. Il bestione grid: "Si pu andare dove si vuole.  gelato fino in fondo."
Soddisfatto dell'esito, Tripitaka ritorn dai Chen con tutta la compagnia. Non restava che prepararsi e partire. I loro ospiti, dopo avere invano cercato di trattenerli, si rassegnarono a preparare per loro pane, gallette e grano grigliato. Tutti i membri della famiglia si prosternarono davanti a loro, mentre veniva offerta una tazza colma di pezzi d'oro e d'argento: "Vi siamo profondamente riconoscenti di avere reso la vita ai nostri bambini. Eccovi di che procurarvi un pasto lungo la strada, a testimonianza del nostro rispetto."
Tripitaka scosse il capo e fece con la mano un gesto di diniego, spiegando che non poteva accettare: "Abbiamo lasciato le nostre famiglie e fatto voto di povert; a che ci servirebbe la ricchezza? Non possiamo usare denaro lungo il cammino, perch dobbiamo mendicare il nostro cibo e vivere di elemosine. Per vi siamo grati di pane e grano."
Poich i due vecchi insistevano, Scimmiotto prese con la punta delle dita un pezzo di metallo di circa mezza oncia e lo tese al monaco cinese dicendo: "Maestro, prendetelo a titolo di pia donazione, per non deludere la buona intenzione di questi nobili vecchi."
Con ci si congedarono e raggiunsero la sponda del fiume. Ma gli zoccoli del cavallo scivolavano sul ghiaccio: per poco Tripitaka non cadde gi.
"Maestro, non  facile avanzare in queste condizioni" si inquiet Sabbioso.
"Aspettate!" grid Porcellino. "Chiedete una balla di paglia al vecchio signor Chen."
"A che serve?" si stup Scimmiotto.
"Gi, come potresti saperlo? Si avvolgono nella paglia gli zoccoli del cavallo per impedire che scivoli; non c' altro modo di evitare al maestro di fare un ruzzolone."
Il vecchio Chen, che guardava e sentiva dalla riva, fece portare la balla di paglia e poterono ripartire.
Dopo tre o quattro li, Porcellino tese a Tripitaka il bastone da pellegrino con nove anelli e gli disse: "Maestro, tenete questo di traverso sul cavallo."
"Bestione, che cosa fai?" intervenne Scimmiotto. "Tocca a te di portare il bastone, perch lo di al maestro?"
"Tu non hai mai camminato sul ghiaccio" replic Porcellino. "Se lo avessi fatto, sapresti che qua e l nella superficie gelata si formano dei buchi. Se ci caschi scendi gi con un bel gorgoglio, come se scivolassi in una gran marmitta di cui si chiuda il coperchio, e non riesci pi a risalire. Per evitarlo, bisogna tenere in mano un oggetto troppo largo per passare dal buco."
"Si direbbe che questo bestione abbia passato la sua vita sul ghiaccio" si disse Scimmiotto sogghignando. Tutti seguirono il consiglio: il reverendo con il bastone da pellegrino, Scimmiotto con la sbarra di ferro e Sabbioso con il suo randello ammazzadiavoli. Quanto a Porcellino, che gi portava i bagagli appesi a un bilanciere, si leg per soprammercato il rastrello alla vita. I pellegrini avanzavano con passo sicuro.
Dopo aver camminato fino a notte mangiarono un po'delle provviste, ma non osarono fermarsi a lungo: ripresero il cammino alla smorta luce della luna e delle stelle, che si rifletteva sull'immensa distesa gelata. Non chiusero occhio per tutta la notte. All'alba fecero un'altra breve sosta, mangiarono un po'di cibo e ripresero il cammino.
Mentre camminavano, si ud sotto la superficie un gran rumore; il cavallo bianco trasal e fu per scivolare.
"Discepoli!" grid allarmato Tripitaka, "che cosa significa?"
"Son rumori del ghiaccio" spieg Porcellino. "Probabilmente arriva sino al fondo e raschia il letto del fiume."
Tripitaka si rassicur e spron la sua cavalcatura.
Intanto il mostro, ritornato nella sua residenza, aveva riunito le creature acquatiche sotto il ghiaccio. Aspettarono un bel pezzo, e finalmente udirono battere gli zoccoli di un cavallo. Allora il mostro, con il suo potere magico, spezz il ghiaccio. Al gran colpo Scimmiotto balz in aria; gli altre tre e il cavallo furono inghiottiti.
L'orco afferr Tripitaka e rientr in casa alla testa dei suoi spiriti malefici, gridando con voce tonante: "Dov' la mia sorella perca?"
Essa lo venne ad accogliere all'ingresso: "Maest, sono confusa; non oso pretendere..."
"Ma come, saggia sorella! Te lo avevo detto: Sfuggita la parola, non c' cavallo che la raggiunga. Avevo promesso che, se avessimo catturato il monaco cinese, ti avrei trattato da sorella giurata. Non ritiro certo la parola ora che i tuoi piani sono risultati cos efficaci e il monaco  nelle nostre mani." E ordin: "Ragazzi, preparate la tavola e affilate i coltelli. Prima di cucinare questo bonzo bisogna aprirgli il ventre, levare le interiora, scorticarlo e disossarlo. Durante il pranzo, che consentir a me e a mia sorella di prolungare indefinitamente la nostra longevit, voglio musica."
"Non mangiamolo subito, maest. Ci sono ancora in giro i suoi discepoli, che potrebbero far chiasso" obiett la perca. "Pazientate due giorni: il tempo di assicurarvi che tutto sia messo a tacere. Allora lo cucineremo e pregheremo vostra maest di sedersi al posto d'onore, circondato da tutta la sua gente acquatica che lo servir, canter, danzer e far musica. Non  meglio fare le cose nel modo pi comodo e prudente?"
L'orco segu il consiglio e per il momento fece mettere il monaco cinese in dispensa, dentro un cofano di pietra lungo sei piedi che si trovava nel cortile posteriore.
Porcellino e Sabbioso erano invece riusciti a risalire alla superficie, a ripescare i bagagli e a caricarli sul cavallo. Scimmiotto li vide dall'alto e chiese loro: "Che ne  del maestro?"
" andato a fondo. Per il momento  impossibile ripescarlo. Torniamo a riva e decidiamo sul da farsi."
I pellegrini erano perfettamente a loro agio nell'acqua: Porcellino era l'avatara dell'Ammiraglio dei Canneti Celesti e aveva avuto ai suoi ordini ottantamila marinai, Sabbioso veniva dal Fiume delle Sabbie Mobili, il cavallo stesso era figlio del drago dei mari occidentali. Quanto a Scimmiotto, dirigeva le operazioni dall'alto. Raggiunsero rapidamente la riva orientale, strofinarono e asciugarono il cavallo e strizzarono i propri vestiti, mentre Scimmiotto scendeva a terra. Se ne ritornarono cos al villaggio dei Chen. I due patriarchi si sentirono annunciare: "Delle quattro persone in cerca delle scritture, ne restano solo tre."
I fratelli si affrettarono a uscire per accoglierli, li videro tutti bagnati e commentarono: "Avevamo pur insistito perch rimaneste qui. Voi avete rifiutato, ed ecco il risultato. Come mai il reverendo Tripitaka non  con voi?"
"Chiamatelo piuttosto reverendo Colapicco!" brontol Porcellino.
"Poverino!" esclamarono i vecchi versando lacrime. "Poteva aspettare che il ghiaccio si sciogliesse, per attraversare in barca. Gliel'avevamo detto, ma non ha voluto, e ora ha perduto la vita."
"Non ve la prendete per il vostro amico. Non  mica morto il nostro maestro, e chiss quanto vivr ancora" disse Scimmiotto. "Sono convinto che  stato un tiro mancino di quel grande re della Meravigliosa Efficacia. State tranquilli. Fate inamidare i nostri vestiti, asciugare i documenti di viaggio e foraggiare il cavallo bianco; intanto noi cercheremo quel tizio e libereremo il nostro maestro. Vi garantisco che estirperemo la mala pianta dalla radice. Cos anche il villaggio non correr pi rischi e voi potrete vivere in pace."
La promessa riemp di gioia i vecchi Chen, che ordinarono di servire un pasto di magro.
I tre discepoli si rifocillarono, lasciarono bagaglio e cavallo in custodia dai Chen, lustrarono le armi e ritornarono al fiume.
Certo che

Andar sui ghiacci non  naturale,
 un'avventura che pu finir male.
Se poi si spezzano incontri guai
E alla tua meta non giungerai!

Se non sapete, in fin dei conti, come riuscirono a salvare il monaco cinese, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 49
GUANYIN IN TENUTA DI CASA

IN CUI TRIPITAKA, PRIGIONIERO SOTTO LE ACQUE, VIENE SALVATO DA GUANYIN CON UNA NASSA.


I tre discepoli, dopo essersi congedati dal vecchio Chen, ritornarono in riva al fiume.
"Fratelli" disse Scimmiotto, "decidete chi di voi deve scendere in acqua per primo."
"Noi due non siamo pi forti di tanto" obiett Porcellino. "Non sarebbe meglio che per primo scendessi tu?"
"Se si trattasse di un mostro di montagna, potrei anche fare tutto da solo. Ma come sapete nelle operazioni acquatiche non mi trovo a mio agio. Per muovermi l sotto devo separare le acque, oppure trasformarmi in pesce o in granchio: ma in quelle condizioni non posso usare il mio randello, e perci non sono in grado di battere una creatura malefica.  meglio che ci andiate voi, che avete familiarit con l'acqua."
"Io certo in acqua mi muovo bene, fratello" rispose Sabbioso. "Ma le mie possibilit dipendono dalla profondit a cui si deve arrivare. Andiamoci tutti insieme. Tu potresti trasformarti in qualcosa che io possa portare facilmente, mentre andiamo alla ricerca del rifugio dell'orco. Quando lo avremo localizzato, tu andrai in avanscoperta. Se troveremo il maestro sano e salvo, uniremo le nostre forze per liberarlo. Se invece scopriremo che non  stato catturato da quel mostro, oppure che  gi stato ucciso e mangiato, sar inutile insistere e bisogner cercare qualche altra soluzione. Non vi pare?"
"Va bene. Chi di voi due mi porter?"
Porcellino si rallegrava segretamente della proposta: "Quella scimmia maledetta me ne ha giocati, di tiri! Se la porto io, avr l'occasione di prendermi la rivincita, visto che in acqua non si sa sbrogliare."
"Ti porto io, fratello" propose Porcellino, facendo un risolino torto.
Scimmiotto leggeva in lui come in un libro aperto, ma fece finta di niente: "Tanto meglio, sei pi robusto di Sabbioso."
Cos Porcellino lo prese sulle spalle ed entrarono in acqua seguendo Sabbioso, che faceva da battistrada. Percorso un centinaio di li sul fondo del fiume, il bestione volle attuare il suo piano. Ma Scimmiotto, che stava attento, si trasform in una pulce e si attacc solidamente a un orecchio; sulle spalle gli lasci un sosia, ottenuto dalla trasformazione di un pelo.
Il bestione fece mostra di inciampare e diede una bella spinta al suo fardello proiettandolo nella corrente, che se lo port via.
"Ma che cosa fai!" s'indign Sabbioso. "Avrei capito che lasciassi cadere nostro fratello nel fango; ma perderlo a quel modo!"
"Maledetta scimmia! Scivola via e scompare al primo scossone. Faremo a meno di lui; andiamo avanti."
"Nemmeno per sogno, lo dobbiamo ricuperare. Anche se non si trova a suo agio nell'acqua,  certo pi furbo di noi due messi insieme. Io non vado avanti, se non lo si ritrova."
A questo punto si sent la voce di Scimmiotto che diceva: "Andate avanti! Non l'avete mica seminato, il vecchio Scimmiotto."
"Meno male" disse Sabbioso mettendosi a ridere. "Ora, bestione, passerai un brutto quarto d'ora: vedrai che cosa avrai guadagnato con i tuoi stupidi scherzi! Lo senti ma non lo vedi: che cosa conti di fare?"
Porcellino spaventato si prostern nel fango: "Sono in torto, fratello. Aspetta che abbiamo salvato il maestro e risaliamo a riva: ti presenter le mie scuse. Ma dove sei? Mi fai morire di paura! Ti supplico, fatti vedere: ti porter come si deve, non mi permetter pi di combinare imbrogli."
"Sta tranquillo, mi stai gi portando come si deve. Non ho tempo di farti paura. Di, sbrigatevi, camminate pi svelti."
Porcellino si tir su borbottando e chiedendo scusa, e riprese il cammino con Sabbioso.
Dopo un altro centinaio di li videro un edificio a vari piani. Sopra l'ingresso c'era un'iscrizione in quattro grossi caratteri:

RESIDENZA DELLA TARTARUGA ACQUATICA

"Suppongo che il mostro abiti l" disse Sabbioso. "Ma come facciamo a provocarlo a battaglia, se non sappiamo come stanno le cose?"
"Consapevole della Purezza, vedi acqua davanti alla porta?"
"No, non ce n'."
"Allora nascondetevi. Andr io in cerca di informazioni."
Diavolo di un grande santo! Si stacc dall'orecchio di Porcellino e si trasform in una signora gambero dalle lunghe zampe. Giunto in breve alla soglia, vide il mostro assiso in trono con una signora perca in abito a righe seduta al suo fianco; ai lati si tenevano file e file di gente acquatica: parlavano appunto del monaco cinese e di come cucinarlo. Scimmiotto guard intorno, ma non lo vide da nessuna parte. Passava in quel momento sotto la galleria ovest un'altra signora gambero di corporatura matronale; Scimmiotto le and incontro e chiese: "Signora moglie del fratello maggiore, dove sarebbe questo monaco cinese di cui si parla tanto?"
"Quello catturato nel ghiaccio da sua maest?  stato messo in dispensa, nel cofano di pietra del cortile posteriore. Domani, se non ci saranno complicazioni con i suoi discepoli, sar il piatto forte di un festino musicale."
Scimmiotto continu a passeggiare qua e l, e fin per spingersi nel cortile posteriore, in cui trov il cofano di pietra lungo sei piedi. Accost l'orecchio e sent i singhiozzi di Tripitaka. Il poveretto batteva i denti e salmodiava una lamentazione:

"Detesto il mio destino che mi vuole
Abbandonato alle acque. Gi mi accadde
Alla nascita. Ancora di recente
Mi trovai imprigionato al Fiume Nero.
Ed oggi ho perso ogni speranza di essere
Tratto in salvo. Potr mai rivedere
La corte col mio carico di sutra?"

Scimmiotto gli grid: "Maestro, non vi lagnate dell'acqua. Dice il sutra: La terra  madre dei cinque elementi, ma l'acqua li alimenta. Nulla nasce senza la terra, nulla cresce senza l'acqua. Sono io, il vecchio Scimmiotto!"
"Discepolo, salvami!" gemette Tripitaka.
"State tranquillo. Aspettate che abbia catturato il mostro, e vedrete che vi caver dagli impicci."
"Fai presto. Non posso durare molto chiuso qui dentro; morir soffocato."
"Non vi inquietate, non capiter niente di simile. Vado a provvedere."
Se ne torn indietro, usc dalla porta e riprese il suo aspetto.
Porcellino e Sabbioso gli corsero incontro per chiedere com'era andata.
"Quel ghiaccio era davvero una trappola tesa dall'orco per catturare il maestro. Comunque lui sta bene; il mostro lo ha fatto chiudere dentro un cofano di pietra. Ora voi andate a provocare l'orco a battaglia e io ritorno a terra. Se vi riesce, catturatelo. Se non  possibile, fingete la fuga e attiratelo sulla riva: vi aspetter l."
"Va pure, fratello" disse Sabbioso. "Noi cercheremo di conoscerlo pi da vicino."
Il Novizio se ne and allontanando le acque.
Ed ecco Porcellino che si presenta alla porta e grida con voce tonante: "Maledetta creatura! Rendici il nostro maestro!"
Il portinaio corse spaventato ad annunciare: "Maest, c' fuori uno che reclama il suo maestro."
"Dev'essere quel maledetto bonzo." E ordin di portargli le armi, che i mostriciattoli andarono subito a prendere. Quando l'orco si fu allacciato la corazza ed ebbe impugnato la sua arma, ordin di aprire la porta e si fece avanti. Porcellino e Sabbioso poterono osservare la strana creatura.

Di mille fuochi brilla l'elmo d'oro,
Arcobaleno sulla sua corazza,
Perle e gioielli sull'alta cintura,
Gli stivali di un giallo inconsueto.
Naso ritto superbo, larga fronte
Come quella del drago, occhi rotondi
Che lampeggiano, denti come acciaio,
Corti capelli dritti e fiammeggianti,
Lunga barba dorata ed appuntita.
Reca in mano una mazza a nove petali.
Quando s'apre il portone cigolante
Fa udire la sua voce come un tuono.
Raro a vedersi, un tale portamento:
Meravigliosa Efficacia il suo nome.

L'essere perverso avanz seguito da un centinaio di mostriciattoli divisi in due schiere, che agitavano spade e lance, e apostrof Porcellino: "Bonzo, da quale monastero vieni a far baccano davanti alla mia porta?"
"Te la far vedere io, maledetta creatura!" strillava Porcellino. "Gi una volta l'hai scampata per un pelo. Non mi dirai che non mi riconosci! Sono il discepolo del santo monaco dei Tang. Tu imbrogliavi la gente facendoti passare per il grande re di Meravigliosa Efficacia, al solo scopo di mangiarti i bambini del villaggio dei Chen. Io ero Bilancia Colma d'Oro della famiglia di Chen Qing: non mi riconosci?"
"Testa matta: accusi me di imbrogliare la gente con una falsa identit, mentre tu hai avuto il coraggio di farti passare per una bambina. Con quel brutto grugno e quel pancione! Mi hai ferito il dorso della mano ancor prima che ingoiassi un boccone. Eppure io ti ho lasciato in pace. Perch ora mi vieni a provocare?"
"Bel modo di lasciare in pace! Hai suscitato un vento gelato, hai fatto cadere una gran nevicata e te la sei presa con il mio maestro. Se me lo rendi prima che sia troppo tardi, tanti saluti. Ma se dici di no, assaggerai il mio rastrello: non ti dar quartiere."
"Ecco un bonzo chiacchierone" sogghign freddamente il mostro. "Che pretese insensate!  vero che ho fatto gelare il fiume per rapire il tuo maestro. Ma non penserai che te lo renda perch sei venuto qui a far baccano. L'altra volta andavo a una funzione religiosa e perci non ero armato; e poi mi hai colto di sorpresa. Ma questa volta, bada di non scappare. Ti propongo un torneo in tre assalti: se li reggi tutti e tre, ti restituisco il tuo maestro; altrimenti ti metto in pentola con lui."
" cos che la metti? Bada al rastrello!"
"Si vede bene che ti sei fatto monaco a una certa et."
"Bravo, hai dell'intuito. Come lo hai capito?"
"Da come maneggi il rastrello. Dovevi essere garzone di un giardiniere; lo avrai rubato al momento di andartene."
"Eh, no, bello mio: il mio rastrello non  da giardiniere. Guardalo meglio:

Denti pi aguzzi delle unghie di drago,
Manico d'oro a forma di pitone:
Fa scintille se tocca l'avversario
E lo riempie di brividi. S'incarica
Di eliminare i mostri o catturarli.
Sole e luna nasconde se lo alzo,
Ma disperde le nuvole e le nebbie.
Sa sconvolger l'oceano e rovesciare
Il Monte Tai. Per quanto tu sia forte,
Da un solo colpo avrai nove ferite."

Era chiaro che il mostro non ci credeva. Abbatt la sua mazza sul capo di Porcellino, che par il colpo con il rastrello ed esclam: "A quanto pare, anche tu sei diventato un diavolo perverso a una certa et."
"Che cosa te lo fa pensare?"
"Quel martello di bronzo che maneggi. Un orafo ti avr assunto come garzone di fucina e tu, quando ti sei trovato in mano il martello, lo hai rubato."
"Questo non  martello per l'incudine di un orafo. Guardalo!

 un fiore a nove petali su stelo sempreverde.
Non  una cosa inerte, per la gente comune:
 un'arma d'immortali. Viene da semi nati
Nello Stagno di Diaspro e da fiori sbocciati
Nel Lago di Smeraldo. Duro come diamante,
Nessun'arma lo vince. Per quanto sian temprati
I denti del rastrello, se toccan la mia mazza
Ne saranno spezzati."

Eccitato da questo duello verbale, Sabbioso non pot trattenersi e si fece avanti anche lui: "Maledetta creatura, hai blaterato abbastanza. Come dicono gli antichi, si giudicano le azioni, non le parole. In guardia, che ti far assaggiare il mio bastone!"
Il mostro par il colpo con il manico del martello ed esclam: "Ecco qui un altro bonzo dell'ultima ora."
"Come sarebbe a dire?"
"Tu eri il garzone di un fornaio."
"Che cosa avrei, del fornaio?"
"Questo bel mattarello."
"Brutto infame! Tu non hai mai visto un'arma simile.

 un'arma cos rara che forse del suo legno
Ti sar ignoto il nome: esso  legno di sla,
Che cresce sulla luna. Fuori mostra gioielli,
Dentro racchiude l'oro. Ha prestato servizio
Ai banchetti celesti. Se nessun la conosce
Sulla strada dell'Ovest,  ben nota nel Cielo:
Randello ammazzadiavoli  il suo nome famoso.
E se pu ammazzar diavoli,
Ti devi veder morto."

Il mostro perse gusto alla discussione. Tutti e tre assunsero una grinta feroce, e si vide sul fondo del fiume una bella mischia.

Combattevano mazza di bronzo contro rastrello e bastone. I due attaccano di conserva la creatura acquatica, che si difende onorevolmente. Giusta sorte e buon destino permettono di realizzare il grande Tao, che trattiene le sabbie del Gange per riduzione o produzione. La terra riduce l'acqua; quando l'acqua  asciugata, si vede il fondo. L'acqua produce il legno, che in ascesa fiorisce. Le meditazioni buddista e taoista giungono allo stesso risultato, alchimia e raffinazione del cinabro si assoggettano alle tre scuole. La terra  la madre che fa crescere il metallo, che produce l'acqua divina, che genera il fanciullo. L'acqua  la fonte che nutre la fioritura del legno, che nel suo splendore prende fuoco. I cinque elementi, che convivono fra loro, sono diversi perch si trasformano e si combattono. Guardate come sono belli la mazza di nove petali, il bastone che sembra ricamato di mille fili di seta, il rastrello dei nove luminari! Essi si urtano e si mescolano senza tregua. I discepoli sono pronti a lasciar la vita per il monaco, ignorano la morte in questa lotta per Skyamuni, contrastano continuamente la mazza di bronzo, ora con il bastone, ora con il rastrello.

Il combattimento dur quattro ore buone senza esito. Porcellino valut che non ne sarebbero mai venuti a capo e strizz l'occhio a Sabbioso: finsero di sbandarsi, volsero le spalle al mostro e fuggirono.
"Ragazzi!" grid l'orco, "voi vigilate, mentre inseguo quei tipi e li catturo. Ce li porteremo in tavola."
E si lanci dietro di loro verso la superficie, come un uragano che spazza via le foglie morte, o una tempesta che strappa i fiori del giardino.
Scimmiotto, sulla riva orientale, sorvegliava attentamente la superficie dell'acqua. A un tratto si sollevarono onde e vortici, poi grida e ruggiti. Sbuc Porcellino: "Arriva! Arriva!", poi Sabbioso: "Eccolo qua!", e infine arriv il mostro gridando: "Dove credete di scappare?". A questo punto, si trov di fronte Scimmiotto che url: "In guardia!" L'orco dovette parare precipitosamente una randellata. Si batterono in riva al fiume scontrandosi tre volte. Poi il mostro, vistosi alle strette, balz nell'acqua e scomparve. Vento e onde si calmarono.
Scimmiotto risal l'argine per ringraziare i suoi condiscepoli: " stata dura, fratelli?"
"All'asciutto quella creatura non vale gran che, ma in acqua  una forza" osserv Sabbioso. "Per mantenere l'equilibrio, bastavamo a stento tutti e due insieme. Che cosa convien fare per salvare il maestro?"
"Se stiamo a perdere tempo, temo che lo ammazzi e se lo mangi" obiett Scimmiotto.
"Fratello" propose Porcellino, "questa volta, quando lo portiamo a galla, non ti far vedere e aspetta per aria. Quando vedrai emergere la testa la colpirai, come il pestello sullo spicchio d'aglio: mira al cranio e picchia senza sbagliare. Se non morir, rester almeno intontito. Io ne approfitter per dargli un'altra botta con il mio rastrello: e a questo punto sar fatta."
"D'accordo" approv Scimmiotto. " quello che si dice un'azione coordinata dall'esterno e dall'interno, il modo migliore per venirne fuori."
I due si rituffarono in acqua.
Intanto l'orco, che aveva trovato scampo nella fuga, era giunto alla sua residenza. Tra la folla dei sudditi che gli andava incontro, sbuc madama perca: "Maest, dove avete inseguito quei bonzi?"
"Fino alla riva, ma avevano un complice. Mi ha attaccato con una sbarra di ferro appena sono uscito dall'acqua: mi ha mancato per un pelo. Mi chiedo quanto potesse pesare quella sbarra: non c'era verso di fermarla, con la mia mazza. Ho sostenuto a stento tre scontri e ho dovuto darmela a gambe."
"Vostra maest pu descrivere l'aspetto di questo complice?"
" un bonzo con la faccia pelosa, una gola da duca del tuono, orecchie aguzze, setto nasale rotto, occhi di fuoco e pupille d'oro."
A questa descrizione la signora perca fu presa dai brividi ed esclam: "Maest! Per fortuna avete avuto la saggezza di fuggire in tempo. Se lo aveste affrontato pi a lungo, di sicuro avreste perso la vita. Lo conosco bene, quel bonzo."
"E chi sarebbe?"
"Quando vivevo nell'oceano orientale, sentii parlare di lui dal vecchio re drago. Si tratta del Bel Re Scimmia, che cinquecento anni fa provoc gravi disordini in paradiso;  il Grande Santo Uguale al Cielo, immortale d'oro del Supremo Fastigio del mondo di Sopra, soffio del caos primordiale. Ora si  convertito alla dottrina del Buddha e protegge il monaco cinese alla ricerca delle scritture nel Paradiso dell'Ovest, con il nome di Scimmiotto Consapevole del Vuoto, detto il Novizio. Ha poteri immensi ed  capace di innumerevoli trasformazioni. Come ha potuto vostra maest correre un rischio simile? Non c' nemmeno da pensare a combatterlo."
Mentre la signora perca parlava, arriv di corsa il portinaio ad annunciare: "Maest, quei due bonzi sono tornati."
"Saggia sorella, il tuo consiglio  molto sensato: non uscir pi. Voglio vedere che cosa mi possono fare." E ordin: "Ragazzi, barricate bene le porte. Come si dice: Tu chiama a perdifiato, l'uscio resta serrato. Ci assedino pure per qualche giorno; finiranno per stancarsi e levarsi di torno, e noi ci godremo con comodo il monaco cinese."
I mostri portarono rocce e fango in quantit per bloccare tutte le uscite. Vedendo che grida e provocazioni non ottenevano risposta, Porcellino perse la pazienza e incominci a picchiare rastrellate sul portone. Ci vollero vari colpi perch i battenti si rompessero; ma, quando caddero, non rivelarono altro che un grande ammasso di ciottoli e fango. Sabbioso osserv: "Quella creatura dev'essere terrorizzata; non credo che si far pi vedere. Sar meglio che discutiamo un altro piano con il nostro fratello maggiore."
E se ne tornarono a riva. Scimmiotto, che li aspettava a mezz'aria con la sbarra in pugno, li rivide ricomparire senza il mostro. Scese gi a chiedere: "Come mai quello schifoso non vi ha seguito?"
"La creatura si  asserragliata in casa e rifiuta di metter fuori il naso" spieg Sabbioso. "Porcellino gli ha sfondato la porta, ma dietro abbiamo trovato una gran barricata di terra e pietre. Non sapevamo che altro fare e siamo ritornati da te per consigliarci."
"Se si comporta cos, noi non ci possiamo fare niente. Restate qui a tenerlo d'occhio e a impedire che scappi via durante la mia assenza."
"Tu dove vai, fratello?"
"Faccio un salto sul Potalaka, per chiedere alla pusa da dove viene e come si chiama questo mostro. Individuer il luogo d'origine e andr a catturare i suoi familiari e i suoi vicini; a quel punto vedrete che riusciremo a prendere anche lui e a liberare il maestro."
"Ma fratello" obiett Porcellino, " un metodo molto complicato: prender un sacco di tempo."
"Vedrai che non sar n complicato n lungo. Ora parto e torner presto."
Il grande santo si allontan su una luce di buon augurio e and dritto nei mari del Sud. In meno di un'ora arriv in vista del Potalaka e atterr sulla sua cima, dove lo accolsero gli di dei ventiquattro sentieri, il protettore della montagna, il novizio Moksa, il ragazzo di Buona Fortuna e la figlia del drago Porta Perla. Gli vennero incontro per riceverlo e chiesero: "Qual buon vento, grande santo?"
"Ho bisogno di vedere la pusa."
"Fin da stamane se n' andata nel bosco di bamb senza permettere a nessuno di seguirla. Sapeva che voi sareste venuto, e ci ha incaricato di ricevervi. Poich non potete incontrarla subito, vi preghiamo di accomodarvi alla Rupe Turchese ad aspettare che si faccia viva e prenda le disposizioni necessarie."
Il ragazzo di Buona Fortuna lo salut con particolare gentilezza: "Devo ringraziare la vostra eminente santit della generosit che mi ha dimostrato in una certa occasione. La pusa non mi ha abbandonato e mi ha concesso il privilegio di tenermi con s: non la lascio mai e la servo ai piedi del trono di loto. Mi colma veramente di segni di bont."
Scimmiotto riconobbe Bimbo Rosso e gli rispose sorridendo: "Allora eri stato sviato da azioni diaboliche. Ora che hai ottenuto il giusto frutto, avrai capito che il vecchio Scimmiotto, tutto sommato, non  una cattiva persona."
Aspett per un bel pezzo e poi incominci ad agitarsi: "Vi prego, andate a sollecitarla; se perdo altro tempo, temo per la vita del mio maestro."
"Non possiamo, la pusa ce l'ha formalmente proibito. Dovete aspettare che ritorni."
L'impazienza di Scimmiotto divenne incontenibile: egli balz via e si mise alla ricerca.

Non c' santo che possa controllare
Impazienza e capriccio nel re scimmia.
Se ne va dunque al bosco a grandi passi
E vi trova Guanyin sotto i bamb
In tenuta di casa. Non indossa
Il lungo abito azzurro, n la sciarpa
Con le decorazioni sulla spalla.
Non si  lavata il viso; i suoi capelli
Pendono sfatti da tutte le parti;
Porta una camicetta un po'sgualcita
E una gonna qualsiasi. Piedi nudi
E braccia nude, fa la giardiniera
E raschia delle strisce di bamb,
Tenendo gli occhi fissi al suo lavoro.

Quando la vide, Scimmiotto grid gioviale: "Ehi, pusa, i miei rispetti!"
"Tu aspetta fuori, brutto impiccione."
"Ma pusa" insist Scimmiotto prosternandosi, "il mio maestro  nei guai. Avrei bisogno di informazioni sulla creatura malefica del Fiume Comunicante con il Cielo."
"Esci di qui e aspettami fuori."
Scimmiotto non os insistere; dovette uscire dal boschetto e ritornare dagli di: "Mi sembra che oggi la pusa sia tutta presa dalle faccende di casa. Perch non si  vestita e seduta come al solito sul trono di loto, invece di starsene nel bosco a tagliare strisce di canna, ringhiando ai visitatori?"
"Chiss. In effetti stamane  uscita presto dalla grotta e ha persino trascurato la toilette. Poich ci ha parlato subito della vostra visita, crediamo che il motivo sia legato ai vostri affari."
Non c'era altro da fare che aspettare.
Dopo un po', spunt dal bosco Guanyin reggendo un paniere di strisce di bamb: "Su, Consapevole del Vuoto, andiamo a togliere dai guai questo benedetto monaco."
"Non vorrei aver esagerato nel sollecitarvi" replic il Novizio inginocchiandosi. "Sar meglio che prima facciate la vostra toilette."
"Ma no, non stiamo a perdere tempo."
Piant in asso la compagnia e mont su una nuvola; Scimmiotto non poteva che seguirla.
Giunsero in breve in riva al fiume. Quando li videro arrivare Porcellino e Sabbioso commentavano: "Figuriamoci che casino deve aver fatto quella scimmia nei mari del Sud, per costringere la pusa a venir qui in camicia e senza darsi il rossetto."
Guanyin sorvol il fiume a mezza altezza su una nuvoletta iridata, snod una fascia di seta che portava alla vita, vi leg il paniere, lo gett nell'acqua e lo trascin controcorrente ripetendo per sette volte: "Morto, parti; vivo, resta. Morto, parti; vivo, resta."
Poi tir su il paniere, e vi si vide dibattersi un pesce rosso con le branchie palpitanti.
"Consapevole del Vuoto, va gi a liberare il tuo maestro."
"Ma prima bisogner catturare il mostro."
"Il mostro? Eccolo qua."
"Ma come, era soltanto quel pesce rosso?" chiedevano stupiti Porcellino e Sabbioso.
"Certo. Si tratta di un pesce cresciuto nella mia vasca dei fior di loto. Galleggiava sempre al pelo dell'acqua per ascoltare i sutra e imparare; in questo modo ha acquisito i suoi poteri. La mazza di bronzo a nove petali non  che un bocciolo di loto di cui si  fatto un'arma prima che si dischiudesse. Un bel giorno dev'essere fuggito e sar arrivato qui sfruttando la marea. Stamane, mentre contemplavo i fiori, mi sono resa conto che quel bastardo non veniva a presentarmi i suoi omaggi; allora ho calcolato sulle dita e sulle linee della mano che doveva essere qui, trasformato in essere malefico, e che aveva cattive intenzioni verso il vostro maestro. Perci non ho perso tempo a imbellettarmi e ho costruito questa nassa di bamb per catturarlo."
"Visto che siete qui" sugger Scimmiotto, "restate ancora un momento: vorrei chiamare i fedeli del villaggio dei Chen perch vedano con i loro occhi il volto dorato della pusa. Per loro sar un ricordo indimenticabile; e poi il racconto di come avete castigato l'essere malefico che li tormentava sar il migliore incitamento perch questa brava gente vi offra il suo culto con cuore sincero."
"Va bene; chiamateli pure."
Porcellino e Sabbioso corsero subito per le strade del villaggio gridando: "Venite, venite tutti a vedere la pusa Guanyin in carne e ossa!"
Uomini, donne, bimbi e vegliardi, tutto il paese corse al fiume, e tutti si inginocchiarono e si prosternarono senza badare al fango. Nella folla c'era anche un bravo pittore, che immortal per i posteri l'immagine di Guanyin spettinata e con il paniere del pesce.
Poi la pusa se ne torn nei mari del Sud.
Porcellino e Sabbioso si immersero fino alla residenza della tartaruga alla ricerca del maestro: tutti i mostri acquatici erano morti e imputriditi. Si recarono nella corte posteriore, aprirono il cofano di pietra, si caricarono del monaco cinese e lo portarono su in mezzo alla folla. I fratelli Chen si prosternarono davanti a Tripitaka e rinnovarono i ringraziamenti, ma non si seppero trattenere dal rinfacciargli: "Vi sareste risparmiato tutte queste prove, se aveste dato retta al nostro consiglio di restare a casa nostra."
"Giusto. Ma dovete pensare" fece notare Scimmiotto "che l'anno prossimo vi sareste trovati daccapo a fare sacrifici umani; invece in questo modo il flagello del grande re  stato estirpato. Caro vecchio signor Chen, dobbiamo ricorrere ancora una volta ai vostri servigi: ci dovreste procurare una barca per attraversare il fiume."
"Ma certo, provvediamo subito" assicur Chen Qing. E mand a comprare le assi per costruire la barca. Tutti i paesani vollero contribuire: "Io pagher l'albero" diceva uno; "procurer i remi" diceva un altro; "e io il cordame" un terzo; e un quarto: "assumer i barcaioli."
Ma a un tratto si ud dal fiume una voce possente, che zitt le grida e le esclamazioni sulla riva: "Grande santo,  inutile che facciate costruire una barca a spese di quella gente; provveder io a traghettarvi."
A tutti venne il batticuore: i meno coraggiosi si rifugiavano in casa, i pi audaci tremavano, ma restavano per vedere che cosa sarebbe accaduto. Ed ecco accostarsi alla riva una strana creatura. Che aspetto aveva?

La divina creatura ha testa quadra;
Immortale delle acque, gran prudente,
Pu trascinar la coda per mille anni.
Si nasconde sul fondo e non si muove.
Talvolta nuota, sale sulla spiaggia
E dorme sotto il sole. Levigata
Dagli anni,  la rugosa tartaruga;
Conosce l'arte di allungar la vita.

"Non perdete tempo a costruire una barca" ripet la tartaruga. "Penser io a traghettare maestro e discepoli."
"Un momento, infame creatura!" esclam Scimmiotto brandendo il randello. "Se esci dall'acqua sei morta."
"Perch ve la prendete con me mentre sto offrendo di traghettarvi, con le migliori intenzioni del mondo e per ringraziarvi dei benefici ricevuti?"
"E quali benefici avresti ricevuto?"
"Dunque non sapevate che la Residenza della Tartaruga Acquatica, in fondo al fiume, era la mia casa avita? Il nome gliel'avevo dato io, e l'avevo restaurata e rinnovata quando avevo raggiunto l'illuminazione della mia natura fondamentale e avevo acquistato il soffio trascendente. Ma nove anni fa quel mostro perverso, col favore della marea, venne qui ad attaccarmi con violenza inaudita. Mi uccise una quantit di figli e di parenti: non fui in grado di resistere e dovetti abbandonare la casa, in cui si install lui.  proprio grazie al vostro intervento, anche se non lo sapevate e pensavate a tutt'altro, che ho potuto ricuperare la mia casa: finalmente ho smesso di vivere rintanata nel fango con i pochi familiari che mi sono rimasti. La nostra gratitudine  pi profonda del mare, pi alta della montagna. Del resto anche i paesani, qui, si sono liberati da un pesante balzello, i loro bambini ormai non corrono pi pericoli.  quello che si dice: tirare un sasso e rompere due teste. Come potrei sottrarmi dal testimoniare la mia gratitudine?"
"Dici sul serio?" chiese Scimmiotto, riponendo il randello e dissimulando il piacere che questa dichiarazione gli faceva.
"Come oserei mentire alla vostra eminente santit, cui devo tanto?"
"Se  vero, giuralo."
"Che il mio corpo si sciolga in acqua, se non traghetter fedelmente il monaco cinese."
"Va bene; vieni qui" gli disse Scimmiotto sorridendo.
La tartaruga si arrampic sulla riva. La folla pot constatare che aveva un enorme carapace bianco della circonferenza di quattro tese.
"Maestro" propose Scimmiotto, "montiamole dunque in groppa e traghettiamo."
"Discepolo" obiett Tripitaka, "ricordi come si scivolava sul ghiaccio, bench fosse tanto spesso? Temo che nemmeno questo carapace sia tanto sicuro."
"Non temete" intervenne la tartaruga. "La sicurezza che vi offro  molto maggiore di quella della pi spessa coltre di ghiaccio. In questo caso ci sono sotto io, e so che il minimo beccheggio potrebbe essere pericoloso."
"Via, maestro!" insist Scimmiotto. "Bestia che parla umano, non sa mentire. Fratelli, portate qui il cavallo."
Mentre i paesani si inginocchiavano, Scimmiotto ordin ai condiscepoli di far montare il cavallo sopra la tartaruga e colloc Tripitaka a sinistra, Sabbioso a destra e Porcellino dietro; lui stesso si mise ritto a prua. Per escludere a ogni buon conto che la tartaruga facesse impertinenze, si tolse la cintura di nerbo di tigre e ne fece delle redini; stava dunque con un piede sul carapace e uno sulla testa, sbarra in una mano e redini nell'altra. Poi grid alla tartaruga: "Avanti piano! Se provi ad agitarti, ti do un botto in testa."
"Me ne guarder bene" rispose la tartaruga.
La bestia stese le zampe e avanz nell'acqua con maggiore agio che sulla terra. La folla sulla spiaggia bruciava incenso e si prosternava, ripetendo: "Namo Amitbha Buddha!"  il caso di dirlo:

Appare l'avatara di un arhat,
 proprio un vivo pusa avanti agli occhi.

La folla rimase l e continu a pregare finch non scomparvero dalla vista.
I pellegrini compirono la traversata di ottocento li in meno di una giornata, e sbarcarono sulla riva occidentale senza bagnarsi n piedi n mani.
"Cara tartaruga, quanta pena vi siete data!" disse Tripitaka giungendo le mani quando furono a terra. "Al momento non ho nulla da darvi; ma aspettateci al ritorno."
"Lasciate stare. C' una cosa a cui terrei molto. Ho sentito dire che il Buddha del Paradiso dell'Ovest ha superato la vita e la morte, e che conosce il passato e l'avvenire. Io qui mi sto coltivando da pi di mille anni: ma per quanto allunghi la mia vita e alleggerisca il mio corpo, non riesco a perdere questo carapace. Dovreste chiedere al Buddha quando me ne potr sbarazzare e ottenere un corpo umano."
"D'accordo, gli porr la domanda" promise Tripitaka. E la tartaruga ritorn in acqua e se ne and.
Scimmiotto aiut il monaco cinese a rimontare a cavallo, Porcellino prese i bagagli e Sabbioso li segu. I pellegrini ripresero di buon passo la strada dell'Ovest.
Fu cos che

Per ordine imperiale il santo monaco,
Sfidando mille prove sul cammino,
Senza temer la morte, a cuor sincero,
Varc il fiume su quella tartaruga.

Se a questo punto volete sapere quante tappe gli restavano da percorrere, e quali vicende liete e tristi gli toccarono, vi converr ascoltare il seguito.


NOTE:

(1) Jia, che oltre ad essere un cognome,  omofono di falso.
(2) Mo, che significa niente, oppure non esiste.
(3) Dialoghi, XV, 39: "Il Maestro disse: se la Via  differente, non c' progetto comune" (trad. E. Masi).
(4) Traduttori giapponesi richiamano l'attenzione sull'applicazione dell'espressione bonzi orientali ai pirati giapponesi che devastavano le coste cinesi. Bonzi, perch si radevano met della testa.
(5) Dialoghi di Confucio, IV, 19: "Il Maestro disse: Finch padre e madre sono in vita, non viaggiare lontano. Se si viaggia, sia un luogo determinato." (Trad. E. Masi).
(6) Per quanto mostro, Scimmiotto non era mai stato presentato in questa luce. Del resto altrove si dice p. es. "...l'alito di Porcellino era impuro, perch fin da piccolo si era macchiato del peccato di distruggere vite e di mangiare carne umana. Invece Scimmiotto, cresciuto a forza di pesche, pinoli e bacche di cipresso, aveva un alito puro" (cap. 39). Se al lettore non piacesse di accettare semplicemente l'incongruenza, potrebbe provarsi a considerare questa storia come un espediente retorico per illustrare la situazione a Tripitaka.
(7) L'omissione riguarda una delle solite descrizioni generiche d'una trentina di versi.
(8) "Fa tre persone con la luna". Allude ai versi di Li Bo (701-762):
Una coppa di vino in mezzo ai fiori:
Bevo da solo senza un amico di fronte.
Alzo la coppa e invito la luna lucente:
Con lei e con la mia ombra saremo tre.
(Trad. G. Valensin)
(9) L'apologo si trova negli Intrighi degli Stati Combattenti, una compilazione del I secolo avanti Cristo. La volpe cerca di farsi passare per re degli animali al fine di evitare le zanne della tigre.
(10) Advaya, nullit e insignificanza di qualunque distinzione fra oggetti o soggetti d'esperienza. La variet cinese del buddismo  ben esemplificata dalla successiva menzione dell'anima originaria (anima spirituale dell'uomo), che non  un termine buddista, bens taoista.
(11) Citazione dallo Shi Jing, Classico della Poesia.
(12) Citazione da Confucio, Dialoghi, I, 3: "Il Maestro disse: Parole fiorite e belle forme di rado si accompagnano al ren." (Trad. E. Masi). Sul ren vale la pena di sapere di pi, per conoscere meglio Confucio e la Cina. Spiega E. Masi: "La parola suona come uomo e si scrive unendo le due componenti uomo e due: l'uomo e l'altro, essere uomo in quanto ci si riferisce all'altro uomo. Si tratta dell'atteggiamento di reciprocit al fondo della mente e del cuore, che illumina ogni altro.  stato tradotto benevolenza: ma  troppo poco, se  vero che 'solo chi possiede il ren  capace di amare e di odiare'(IV,3). Il termine forse pi vicino  quello di umanit - se non suonasse troppo generico. O simpatia, nell'accezione originaria: ma l'accento si sposta allora sul pathos, laddove il ren  pure una disciplina da praticare.  la virt di cos universale comprensione, da annullare le discriminazioni di funzioni e di ruoli, le gerarchie e la differenza stessa fra governanti e governati. Ma si dice pure: 'Di signori privi di ren ce ne sono. Ma non c' mai stato un uomo volgare che possedesse il ren'(XIV,7). Diventa allora l'attributo fondamentale del signore e l'affermazione ultima della sua superiorit, giacch grazie al ren egli si qualifica come tale.  signore, degno di governare, solo chi  capace di rispecchiarsi in quei governati che gli sono per definizione inferiori, eppure uguali. Su questo paradosso  fondata la classe dirigente pi durevole della storia mondiale, non ereditaria ma reclutabile (almeno in teoria) fra tutti gli individui maschi di qualsiasi origine."
(13) "Perch mi appendano del rosso", nastri o banderuole di questo colore. Sono segni di gioia per celebrare avvenimenti lieti, ma anche un eufemismo per indicare le ferite in battaglia.
(14) Si dia venia all'incompetenza di Porcellino. Un sutra con questo titolo si trovano solo nel canone taoista.
(15) Versi ricavati dal canone taoista.
(16) Nell'originale il fraintendimento di Porcellino  fra tudi, discepolo, e tudi, divinit locale.
(17) Citazione approssimativa di versi di Li She (IX secolo).
(18) N Baije n Jiujie: n Otto Divieti n Nove Divieti.
(19) Il gioco di parole originale  basato su jiao, che significa grido e anche palanchino. Scimmiotto finge di equivocare, come se Tripitaka parlasse di palanchini, e gli dice: "Anche se ci fossero palanchini o lettighe, non ci sarebbe nessuno per portarli."
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