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WU CHENG'EN.

IL VIAGGIO IN OCCIDENTE.


Note, premessa e traduzione di Serafino Balduzzi.

Premessa.

Il Viaggio in Occidente (Xiyou Ji)  il pi popolare dei grandi romanzi cinesi. Vecchio di quattro secoli (risale al 1570), esso  rimasto familiare al suo pubblico di ogni et e di ogni strato della popolazione, e oggi entra largamente nei fumetti, nel cinema, nella televisione, nella pubblicit. Niente di paragonabile nel nostro Occidente; nemmeno Don Chisciotte (che  di poco pi recente), nemmeno nei paesi di lingua spagnola, che pure lo tengono in sempreverde considerazione.
Il viaggiatore in Occidente  un monaco buddista, Tripitaka, che si reca dalla Cina in India per raccogliere sutra. Tripitaka  esistito davvero e ha compiuto il viaggio nel VII secolo. Tuttavia il romanzo non  storico n biografico, ma fantastico e avventuroso. Nel lungo cammino, infestato da mostri e trabocchetti d'ogni genere, accompagnano e difendono il viaggiatore tre strani guerrieri, di cui il principale  Scimmiotto (appunto una scimmia), che  il vero protagonista. La sua incontenibile vitalit e allegria d il tono all'intero racconto.
I primi sette capitoli sono interamente dedicati alla presentazione di Scimmiotto. Egli irrompe nell'universo gerarchico, ordinato dal cielo all'inferno secondo regole stabilite da sempre e per sempre.  un trickster pieno di gioia, d'energia e d'aggressivit, e mette tutto a soqquadro. Alla fine la burocrazia prevale su di lui, e la gioia di vivere finisce imprigionata sotto una catena di montagne; ma solo dopo allegri scossoni indiavolati. Ancora dopo cinquecento anni, quando Tripitaka lo libera per valersi delle sue prestazioni, Scimmiotto d prova di non aver perduto il suo smalto.
Non s'incontra solo fantasia. Monaci, contadini, mercanti, sovrani, briganti, fanciulle seducenti, ospiti asfissianti creano un gran caleidoscopio di personaggi che illustrano mille aspetti della mentalit e dei costumi cinesi, anche se figurano ambientati nell'Asia Centrale o in India. Si rintracciano abitudini quotidiane, cibo e cucina, abiti e oggetti, abitazioni, templi, funzioni religiose, burocrazia, giustizia, guerra, caccia, armi, diplomazia, rapporti personali, rapporti familiari, medicina ecc.
La descrizione degli ambienti cortigiani e monastici  decisamente corrosiva. Il tono dominante del libro  dato dallo humour e dalla satira del potere costituito.


Il Viaggio in Occidente ha avuto la fortuna di una riduzione in lingua inglese, che risale al 1942,  stata ritradotta in molte altre lingue e ha diffuso complessivamente nel mondo pi di un milione di copie. Si tratta di Monkey, curata da Arthur Waley; in italiano Lo Scimmiotto, pubblicato da Einaudi e da Adelphi.
Essa si limita per a 30 capitoli su 100. Se poi si considera che uno dei capitoli tradotti  spurio e che gli altri sono variamente accorciati, Monkey offre circa il 20% del testo completo. Antefatti e presentazione dei protagonisti coprono gran parte dell'orizzonte, relegando in breve spazio il viaggio vero e proprio. Vien fatto di pensare a quelle bizzarre figurine gotiche miniate o scolpite ('grilli') in cui un paio di gambette penzola direttamente da una gran testa, senza corpo intermedio.
La pi antica traduzione occidentale completa  russa (1959). Il mondo di lingua inglese dispone di due traduzioni complete (anni 70 e 80). In francese, dopo un'edizione ridotta al 50% del 1957, la traduzione completa  stata pubblicata nel 1991 da Andr Lvy per la Bibliothque de la Pliade, nell'ambito di una monumentale edizione dei romanzi classici cinesi.
La presente versione italiana (ricavata dal dotto lavoro di Andr Lvy)  stata dapprima pubblicata da Rizzoli nel 1998, in una riduzione pari a circa il 60% del testo completo. Qui invece il testo  integrale, salvo poche minuscole omissioni di versi stereotipi (che vengono segnalate con puntini fra parentesi quadre, come nell'edizione francese).
Non viene riportato il capitolo spurio inserito, per esempio, in Monkey. A qualche antico lettore non sembr giusto che le vicende della nascita e monacazione di un personaggio importante come Tripitaka fossero solo accennate nel romanzo, e si prov a svilupparle in un capitolo in soprannumero. Varie edizioni cinesi, a partire dalla met del XVIII secolo, lo interpolano dopo l'ottavo. Qui il capitolo viene omesso per quattro motivi:
1.  un'interpolazione smaccata. Il testo (unico non intercalato da versi)  fabbricato di una stoffa pi povera e offre personaggi insipidi, mentre nel testo autentico ogni figurina ha il suo pizzico di sale.
2. Il materiale dell'interpolazione, desunto dal fondo delle novelle popolari, era noto all'autore. Perch contraddire la sua scelta di darvi un rilievo limitato?
3. L'interpolatore presenta il buon reverendo come un fanciullo innocente vittima dei briganti, salvato dalle acque come Mos e alla fine risarcito dalla sorte con un radioso avvenire. Invece per l'autore la sua storia incomincia molto tempo prima, da Cicala d'Oro: discepolo del Buddha, secchione disattento, che casca dal sonno durante le lezioni. Il sadico insegnante lo espelle dalla classe e, prima di riammetterlo, gl'infligge castighi a non finire, fra cui l'incarnazione in veste di Tripitaka. Fa una bella differenza.
4. Non  un caso che il romanzo parta dalla storia di Scimmiotto, e dedichi poco spazio a quella di Tripitaka. Il protagonista del viaggio non coincide con il protagonista del romanzo. L'ingenuo interpolatore non ha compreso questa scelta dell'autore, decisiva per fare del Xiyou Ji un grande classico, invece che una compilazione di vecchie novelle. L'autore ha tenuto ai margini la storia sdolcinata dell'ultima rinascita di Tripitaka, perch ha puntato tutto su Scimmiotto.


I grandi romanzi cinesi costituiscono uno dei paradisi della letteratura mondiale, ma nessun editore italiano si  mai azzardato a pubblicarne uno per intero. Si pensa che il pubblico non acquisterebbe mai libroni cos grossi, giunti da un mondo tanto remoto.
L'obiezione della Cina remota sembra antiquata. Gli italiani si raccapezzeranno poco sul loro stesso paese, ma leggono ogni mattina nei giornali qualche notizia cinese; passano la giornata lavorativa su hardware made in China; finito il lavoro, affollano il ristorante cinese sottocasa (il Xiyou Ji esce dalla stessa cucina, se il ristorante  davvero buono); e magari concludono una serata guardando un film cinese.
Al contrario, l'obiezione dello scarso appetito per i grossi libri, purtroppo, sembra pi che mai attuale. Il Xiyou Ji  come quei grandi pasti di innumerevoli portate, che il nostro stomaco guastato dalle pillole non sa pi digerire. Tuttavia la struttura a episodi del testo rende praticabili letture parziali (ma sia chiaro: il lettore che se ne accontenta sciupa una bella occasione).
Nella pi antica edizione cinese disponibile, i cento capitoli sono ripartiti in venti libri di cinque capitoli ciascuno, spezzando gli episodi senza riguardo. Ogni libro fu dapprima un rotolo, cio un gran foglio arrotolato scritto su una sola pagina, che si leggeva svolgendolo da un lato corto e avvolgendolo dall'altro. In un certo senso, cambiare libro non era che cambiar pagina. Qui si applica la medesima mentalit pratica al diverso materiale scrittorio e si suddivide il testo in quattro e-rotoli di dimensioni relativamente maneggevoli, badando peraltro a non frantumare episodi.
Ciascun capitolo reca due titoli. Il primo  un nome imposto ad arbitrio del curatore, per agevolare l'individuazione nell'indice. Il secondo  la traduzione del titolo originale cinese, che a volte si presenta come un sommario del contenuto, ma altre volte ne offre una versione ermetica.
Le note sono riunite in un repertorio alfabetico dentro un piccolo file apposito, che contiene anche l'indice (salvo alcune, che sono riportate a pie'di pagina perch non si prestano all'inserimento nel repertorio).

CAPITOLO 1
RE DI SCIMMIE

DALLA GESTAZIONE DELLA RADICE MISTICA ESCONO LE SORGENTI ORIGINARIE. DALLA COSTANTE COLTIVAZIONE DEL CUORE E DELLO SPIRITO NASCE LA GRANDE VIA.


Ce lo insegna la strofa:

Erano cielo e terra sottosopra
Prima che il buio caos fosse dissolto.
Quando Pan Gu spezz l'immensa nuvola
Diede l'urto iniziale al nostro mondo.
Si separarono il torbido e il puro,
Ogni vita ne fu sollecitata
Ed ogni essere giunse a compimento.
Se del tempo conoscere le imprese
Volete e non sapete risalire
Fino al caos degli inizi, qui leggete
Le vicende del Viaggio in Occidente.

Perch sembra che un ciclo dell'universo conti centoventinovemila e seicento anni. Se lo si divide in dodici momenti - che corrispondono ai rami terrestri di topo, bue, tigre, lepre, drago, serpente, cavallo, ariete, scimmia, gallo, cane e porco - la durata di ogni momento dev'essere di diecimila e ottocento anni.
Eccone la successione in una giornata terrestre: all'ora del topo scompare ogni influsso solare, a quella del bue canta il gallo, all'ora della tigre albeggia, a quella della lepre si alza il sole; all'ora del drago si fa colazione; si  pronti al lavoro all'ora del serpente; il sole  allo zenit all'ora del cavallo e declina verso ovest l'ora dopo; si fa merenda nell'ora della scimmia e, a quella del gallo, il sole tramonta; cade il crepuscolo all'ora del cane e l'uomo si riposa in quella del porco.
In un grande ciclo la sequenza  simile: a met del momento del cane, l'universo si oscura e ogni cosa si dissolve. Dopo cinquemila e quattrocento anni incomincia il momento del porco, che si chiama caos perch  fatto di tenebre, in cui non esistono pi n terra n cielo n uomo n niente. Dopo altri cinquemila e quattrocento anni quel momento finisce, si leva il segno della virt e si avvicina il primo momento di un nuovo ciclo, che a poco a poco riporta la luce. Come dice Shao Yong:

Nell'inverno del topo
immobile il cuore e freddo il cielo.
Ma si muove lo Yang
Ancor prima che nascano creature.

 in questa situazione che il cielo mette radici. Trascorsi cinquemila e quattrocento anni, quando si giunge a met del momento del topo, incomincia a esistere l'azzurro puro e leggero, provvisto di sole, luna, astri e stelle: le quattro figure del firmamento. Perci si dice che il cielo si apre nel segno del topo. Ancora cinquemila e quattrocento anni e il momento del topo lascia il posto a quello del bue: le cose incominciano a prendere consistenza. Come dice il Classico delle mutazioni:

Quanto  grande il segno originale del firmamento, com' perfetto il segno originale della terra! Essi contengono il germe di ogni cosa, secondo la volont del Cielo.

 allora che la terra incomincia a solidificarsi. Altri cinquemila e quattrocento anni e si arriva a met del bue, quando si condensa il torbido pesante che forma acqua, fuoco, montagne, rocce e terra: le cinque forme. Perci si dice che la terra incomincia sotto il segno del bue. Passano cinquemila e quattrocento anni, si compie il momento del bue e spunta la tigre, che fa nascere gli esseri e le cose.
Come ripetono i calendari:

Scende soffio di cielo, sale soffio di terra. Dalla loro unione nasce la folla delle cose e dei viventi.

 allora che si uniscono il puro cielo e la fervente terra, Yang maschio e Yin femmina. Con altri cinquemila e quattrocento anni si  in piena tigre, quando nascono uomini, bestie e uccelli; a questo punto sono al loro posto le tre entit: cielo, terra e uomini. Perci si dice che l'uomo nasce nel segno della tigre.
Toccati dall'iniziativa di Pan Gu, i tre Augusti ordinarono il mondo e i cinque Imperatori stabilirono le regole delle relazioni sociali. Cos l'universo fu diviso in quattro grandi continenti: Est, Ovest, Sud e Nord.
In questo libro parleremo solo dell'Est(1).
Al di l dei mari si trovava il paese di Aolai, proprio in riva all'oceano, dove si innalzava il famoso Monte di Fiori e Frutti, che costituiva la catena principale di dieci isolotti e il gran drago di tre isole. Esso era sorto quando il puro si era separato dal torbido, dopo la divisione della nuvola primordiale. Era proprio una bella montagna, come testimoniano questi versi:

Domina il vasto oceano, soggioga il mare di diaspro.
Riceve il tributo dell'oceano
Quando le onde spingono i pesci nelle sue grotte marine.
Riceve il tributo del mare
Quando le spume le portano strane conchiglie.
Da sud-est, presso il Bosco di Fuoco, salgono le alture,
Si slanciano verso il mare orientale.
Scogliere rosse, rocce bizzarre, scarpate e picchi.
Cantano sugli scogli variopinte fenici.
Dorme l'unicorno nei cavi delle scarpate.
Si ode sui picchi il grido del fagiano dorato.
Nelle grotte rocciose si avvicendano i draghi.
Nel bosco vivono l'antico cervo e la volpe immortale.
Sui rami, uccelli leggiadri e nere gru.
Primavera perpetua offre fiori
Che mai appassiscono, verdi pini, cipressi alteri.
Maturano le pesche degli immortali. Nei bamb s'impigliano le nuvole.
Erba novella, liane e viticci tappezzano ogni dove.
 il pilastro del cielo, sbocco di mille fiumi,
Asse immutabile della terra per diecimila kalpa.

Al sommo di questa montagna, proprio nel bel mezzo, si trovava una rupe di immortali. L'altezza era di trentasei piedi e cinque pollici, il circuito di ventiquattro piedi: le dimensioni corrispondevano ai trecentosessantacinque gradi dell'eclittica e alle ventiquattro divisioni del calendario. Era scavata da nove cavit e perforata da otto fori, come le nove case e gli otto trigrammi. Non era ombreggiata da alberi, ma qua e l l'adornavano angeliche e orchidee.
Ora, dall'inizio del mondo, giorno dopo giorno, essa era stata impregnata dalla limpidezza celeste e dal rigoglio terrestre, dai vigorosi raggi di sole e dal dolce chiaro di luna. Cos a lungo accarezzata, fin per essere penetrata da un pensiero, si ritrov divinamente incinta e un bel giorno si spacc, partorendo un uovo di pietra grande come un pallone. Esposto all'aria aperta, esso si trasform in una scimmia provvista dei cinque sensi e munita delle quattro membra.
Impar subito a camminare e ad arrampicarsi, e salut i quattro orienti. Nel far ci il suo sguardo scintillante dardeggi due raggi d'oro fino al Palazzo della Stella Polare.
Ebbe un soprassalto l'Imperatore di Giada, il Gran Compassionevole delle alte sfere celesti, che troneggiava nella sala preziosa delle Nuvole Misteriose del Palazzo dell'Arco d'Oro, fra immortali e ministri. Vedendo il lampo d'oro fiammeggiante, ordin a Occhio Mille Leghe e a Odi Buon Vento di andare ad aprire la porta celeste del Sud per vedere che cos'era capitato.
Deferenti alla direttiva imperiale, i due capitani uscirono, e videro cos bene e udirono con tanta chiarezza, che ritornarono subito a far rapporto:
"In conformit dell'ordine di Vostra Maest, i vostri servitori hanno individuato con la vista e l'udito il luogo da cui viene il lampo d'oro: al margine del piccolo paese di Aolai, all'est del mare del continente orientale, si trova il Monte di Fiori e Frutti. Sulla cima una rupe d'immortali ha prodotto un uovo che, sotto l'effetto del vento, si  trasformato in scimmia. Essa si  inchinata ai quattro orienti e dagli occhi ha lanciato un raggio fino al Palazzo della Stella Polare. Ma  una luce che si spegner subito, perch ora la scimmia mangia e beve acqua."
L'Imperatore volle accondiscendere a mostrare la sua compassione dicendo: "Questi esseri di Sotto non hanno niente di speciale..."
La nostra scimmia, sulla montagna, sapeva camminare, correre, saltare, nutrirsi di erbe, bere alle sorgenti e ai ruscelli, cogliere fiori alpestri, spiccar frutti dagli alberi, unirsi alle bestie selvagge, tigri o pantere, fare amicizia con daini e cervi, entrare in confidenza con gibboni e macachi. Passava la notte sotto le scogliere e al mattino sgambettava tra picchi e grotte.  proprio il caso di dirlo:

Non conta il tempo sulla montagna
Quand' finita la stagione fredda.

Una mattina di caldo torrido si riparava, in branco con le scimmie, giocando all'ombra dei pini. Guardate come si divertivano:

Qualcuno salta di ramo in ramo alla ricerca di fiori e frutti.
Altri si lanciano i sassolini o con la sabbia fanno pagode.
Caccia libellule, acchiappa lucertole.
Chi sembra rendere omaggio al Cielo, chi con le liane fa pagliericci.
Ed i servizi: caccia alle pulci, liscia pellicce, netta le unghie.
Sfregano, grattano, tirano e spingono di qua e di l.
Liberi giocano fra i pini azzurri, liberi sguazzano nell'acqua verde.

Per completare il divertimento, la banda delle scimmie si and a bagnare nel torrente. L'acqua correva via spumeggiando e spruzzando.
Come dice l'adagio: ogni bestia ha il suo linguaggio. Le scimmie dicevano: "Donde viene tutta quest'acqua? Oggi non abbiamo altro da fare: risaliamo il torrente e cerchiamo la sorgente, tanto per divertirci!" Lanciarono un sol grido e partirono tutte insieme correndo, chiamandosi e tirandosi, maschi e femmine, grandi e piccini. Scalarono la montagna seguendo il corso d'acqua senza fermarsi fino all'origine, che risult essere la magnifica cascata che vedete:

Volano spruzzi di neve
Come bianchi arcobaleni.
S'acquatta la luna
Sotto il fresco soffio che fende le falde verdi
Umide di piccole gocce.
La cascata  un fuggevole sipario.

Le scimmie battevano le mani per l'ammirazione:
"Che bell'acqua!  dunque da qui che scorre via fino al mare."
Dicevano: "Chi fosse capace di scivolarci a trovare il punto preciso da cui sgorgano le acque, e di ritornarne sano e salvo, lo faremmo re."
Lo avevano ripetuto tre volte quando, a un tratto, la scimmia di pietra balz fuori dal gruppo e grid:
"Vado io, amici, vado io!"
Che brava scimmia! Non  appunto il momento in cui

Brilla la sua fama,
 giunta la sua ora?
Qui l'attende il destino:
Entra da re nel suo palazzo.

Ecco che chiude gli occhi, si raccoglie e balza al di l della massa d'acqua che cade: alza la testa, sgrana gli occhi e che vede? N onde n flutti l dentro, ma un ponte scintillante. Si ferm per concentrarsi meglio e guard attentamente: era un ponte di liste di ferro; l'acqua, che sgorgava da una cavit della roccia, ricadeva mascherandone l'accesso. La scimmia, avanzando a schiena curva e guardandosi intorno, ebbe l'impressione di entrare in un luogo fatto per abitarci, davvero un bel posticino. Vedete un po':

Azzurra nebbiolina sotto la bianca giada, con luci arcobaleno.
Le grandi stanze vuote dalle calme finestre; fiori sui banchi lisci.
Stalattiti-mammelle versan perle di drago su strane concrezioni.
Ci sono vasi e coppe, piatti e tazze di pietra su tavole rugose.
Le pentole e i fornelli serban tracce di fuoco. Leggiadre panche e letti.
Svetta il bamb, fiorisce qualche ramo di prugno. I pini azzurri
Lucidi nella pioggia. Non sembra forse una dimora umana?

Dopo aver lungamente contemplato, salt sul ponte e, osservando a destra e a manca, scopr nel mezzo una stele che recava nella parte superiore una colonna di grandi caratteri in calligrafia quadrata:

TERRA BENEDETTA DEL MONTE DI FIORI E FRUTTI
PARADISO CAVERNOSO DELLA GROTTA DEL SIPARIO TORRENZIALE

La scimmia di pietra non stava in s dalla gioia; fece dietro-front per uscire, si raccolse, chiuse di nuovo gli occhi e balz d'un tratto oltre lo sbarramento acquatico. Rideva e gridava:
"Che occasione inaudita! Che fortuna!"
"Che cosa c' l dentro?" chiedeva la folla delle scimmie che la circondava. " profonda l'acqua?"
"Non c' acqua! Non ce n' affatto! C' invece un ponte di liste di ferro. E accanto un patrimonio che  dono del cielo e regalo della terra."
"Quale patrimonio?"
"Tutta quest'acqua passa sotto il ponte attraverso la roccia e, ricadendo, nasconde l'ingresso", spiegava allegra la scimmia di pietra. "Presso il ponte ci sono alberi e fiori, e una casa di pietra con forno e focolare, piatti e tazze, letti e sedili di pietra, e nel mezzo una stele su cui  incisa l'iscrizione Terra benedetta del Monte di Fiori e Frutti, Paradiso cavernoso della Grotta del Sipario Torrenziale: proprio cos! Un posto in cui saremo ben riparati. Ed  spazioso, potremo facilmente abitarci in cento e mille. Andiamo a sistemarci e risparmiamoci le bizze del cielo venerando! Perch una volta l dentro

Non ci raggiunger il vento,
N pioggia ci bagner.
Non temeremo il gelo,
Pi non udremo il tuono.
Come una stufa, caldo vaporoso.
D'anno in anno verdeggiano i bamb
E brillano ogni giorno nuovi fiori."

Il discorso riemp tutti di gioia, nella folla delle scimmie. Gridarono in coro:
"Va avanti e guidaci!"
La scimmia di pietra si raccolse di nuovo chiudendo gli occhi e salt gridando:
"Seguitemi tutti, entrate!"
I pi audaci avevano saltato, ma i meno arditi allungavano il collo, poi incassavano la testa nelle spalle, si grattavano le orecchie, si strofinavano le guance, strillavano; dopo qualche incertezza, entrarono tutti.
Quando ebbero passato il ponte, andarono a gara nell'afferrare i piatti, impadronirsi delle tazze, monopolizzare il forno, occupare il letto, sposta questo, spingi quello, senza fermarsi un momento, come vuole il carattere giocoso e dispettoso delle scimmie: si fermarono solo quando non ne poterono pi. Allora la scimmia di pietra, da una posizione dominante, li arring solennemente:
"Amici! A che serve un uomo che non mantiene la sua parola?(2) Non avevate detto che avreste fatto re chi fosse capace di entrare e di uscire sano e salvo? Io non solo l'ho fatto, ma ci sono ritornato con voi, e vi ho mostrato una caverna in cui potrete riposare, amici, e dormire del tutto sicuri. Che cosa aspettate per prestare omaggio al vostro re, ora che abbiamo tutti la fortuna di metter su casa?"
A queste parole le scimmie, unanimi, si prosternarono rispettosamente senza protestare. Ciascuno si allineava secondo l'et e il rango. Giunsero le mani in omaggio al loro sovrano e gridarono tutti insieme:
"Viva il nostro gran re!"
Da allora, salendo sull'eminente trono reale, la scimmia abbandon il nome di scimmia di pietra, e prese quello di Bel Re Scimmia.
Lo testimoniano i versi:

Quando nacque la vita dal Supremo Tre-Yang,
Rupe d'immortali raccolse vigore astrale,
E d'uovo in scimmia giunse al Grande Tao
Sotto un nome qualunque realizzato.
Dell'introspezione essa ignora il noumenico,
Solo conosce l'atto fenomenico.
Fa a modo suo, non d retta a nessuno,
Come mostrano a volte anche i pi saggi.

Alla testa della truppa di gibboni, macachi e babbuini, tra cui aveva nominato i propri servitori e consiglieri, il Bel Re Scimmia passeggiava il mattino sul Monte di Fiori e Frutti, e la sera si coricava nella Grotta del Sipario Torrenziale. Viveva in pace e accordo con i suoi sudditi, senza impicciarsi del volo degli stormi di uccelli, n seguire la corsa delle bestie selvagge, da monarca libero e indipendente, in felicit senza pari. Fu cos che

La primavera vivevan di fiori,
Mangiavano d'estate dolci frutti,
D'autunno raccoglievano castagne,
E d'inverno sbarcavano il lunario.

Il Bel Re Scimmia aveva goduto della generosit della natura per tre o quattro secoli, magari cinque, quando un bel giorno, durante un allegro banchetto, d'improvviso gli cadde addosso la tristezza e si mise a piangere. Le scimmie, allarmate, gli chiesero inchinandosi profondamente:
"Perch si tormenta vostra maest?"
"Ho un bel vivere nella gioia, non posso scacciare il pensiero del futuro:  questo che mi tormenta."
"Vostra maest non  facile da accontentare" risposero ridendo le scimmie. "Noi ci riuniamo allegramente ogni giorno in questa terra benedetta della montagna degli immortali, in questa antica caverna e su questo divino continente. Nessuno ci ha mai assoggettato, n liocorno, n fenice, n monarca umano. La libert e la spensieratezza sono felicit che non hanno prezzo; perch caricarsi di pensieri?"
"Certo, oggi non siamo soggetti alle leggi di re umani, n temiamo le minacce di animali; ma prima o poi, quando saremo decrepiti, non cadremo forse nelle mani del vecchio Yama, nel regno delle ombre? Quando il nostro corpo perir, non risulter inutile la nostra vita in questo mondo, se non potremo abitare indefinitamente fra gli esseri divini?"
A questo discorso ogni scimmia si copr la faccia e si mise a singhiozzare pietosamente, tanto erano tutte oppresse dal pensiero della caducit. D'un tratto salta fuori dai ranghi un gibbone dalle lunghe braccia, che con forte voce si rivolge al re:
"Che un tale pensiero assalga vostra maest significa in verit che il suo spirito incomincia ad aprirsi al Tao. Fra le cinque categorie di creature, solo tre non sono soggette alla giurisdizione del re degl'Inferi."
"Sai quali sono?"
"Quelle di buddha, di immortale e di santo(3), che si sottraggono al ciclo della trasmigrazione, non nascono e non muoiono. Esse godono della stessa longevit del cielo e della terra, dei fiumi e delle montagne."
"Dove abitano queste tre categorie?"
"In questo mondo, in grotte antiche e sulle montagne di immortali."
Le spiegazioni rimisero di buon umore il re scimmia, che dichiar:
"Domani stesso vi saluter e scender dalla montagna. Dovessi anche correre come una nuvola in capo al cielo o al mare, trover qualcuno che appartenga a queste tre categorie, per imparare a restare giovane e vivere indefinitamente, e sfuggire per sempre alle imboscate che ci tende il Signore Yama."
Sar bastata questa semplice frase per farlo immediatamente uscire dalla rete della trasmigrazione e fargli raggiungere la posizione di Grande Santo Uguale al Cielo. Le scimmie battevano le mani in segno di ammirazione:
"Che bellezza! Domani scaleremo la montagna e scenderemo sull'altro versante in cerca di frutti, per offrire a sua maest un grande banchetto d'addio."
Il giorno dopo le scimmie colsero pesche e frutti rari, andarono in cerca di semplici alpestri, scavarono radici di rabarbaro, colsero pistilli profumati di angeliche e di orchidee: in breve ogni specie di pianta preziosa e di fiore raro. Quando li ebbero accuratamente ordinati, disposero tavole e panche di pietra e vi posero in bella mostra vini e piatti divini. Vedete un po':

Sfere d'oro e sferette di perle,
Rossi scarlatti, gialli maturi,
Spiccano le ciliege selvatiche.
Prugne profumate ed asprette.
Manghi carnosi di buccia sottile.
Litchi di fuoco dal piccolo nocciolo.
Verdi mele selvatiche su rami.
Nespole gialle avvolte nelle foglie.
Pere testa-di-lepre, datteri come cuori,
Allontanan la sete, gli affanni e gli effetti del vino.
Pesche odorose, mandorle tenere
Pi deliziose di elisir preziosi.
Artemisie dolce-aspre come iogurt.
Polpe rosse dai neri semi dei meloni maturi.
Petali gialli coprono i grandi cachi.
Spacchi di melograno in cui brillan rubini.
Castagne dalle carni come agata dorata.
Candide noci e mandorle col t,
Con cocco ed uve si prepara il vino.
Piatti di frutta secca. Sopra i tavoli
Kumquat, canna da zucchero ed agrumi.
Le patate alla griglia,
Ben cotte le radici di rabarbaro,
Polline di ninfea;
Nelle pignatte cuoce lento il brodo.
Possono i nostri cibi ricercati
Paragonarsi alle raffinatezze
Di scimmie di montagna?

Le scimmie onoravano il loro re pregandolo di presiedere al banchetto, in cui occupavano i posti inferiori secondo l'et e il rango, offrendogli ciascuno vino, fiori e frutta. Per tutto il giorno si abbandonarono a copiose libagioni. L'indomani, alzandosi di buon'ora, il Bel Re Scimmia ordin:
"Figli miei, tagliatemi del legno di pino e costruitemi una zattera. Trovatemi un ramo di bamb che mi serva da pertica per governarla, e raccoglietemi un po'di frutti e cibo. Voglio partire."
Eccolo che sale sulla zattera, la spinge a tutta forza e, trascinato dalla corrente e aiutato dal vento, fila dritto fra le onde dell'oceano e lo attraversa, grazie a un soffio divino, fino alla costa del continente meridionale. Ecco la sua partenza:

Scimmia immortale di nascita divina
Dalla montagna parte con la zattera.
Oltre l'oceano essa cerca la Via,
Con volont tesa alle grandi imprese.
Ed un esperto vorrebbe incontrare
Che riveli il segreto delle origini.

Fu un'occasione venuta al momento giusto che, da quando era salito sulla zattera, soffiasse un forte vento di sud-est, che lo condusse sulla costa nord-ovest del continente meridionale. Esplorando il fondo con la sua pertica, constat che l'acqua era poco profonda. Abbandon la zattera, salt a terra e vide sulla riva gente che pescava, altri che cacciavano oche selvatiche; chi dissotterrava conchiglie, chi raccoglieva sale.
Si avvicin loro e si mise a dar spettacolo, facendo smorfie tali che la gente scapp a gambe levate, abbandonando reti e panieri. Egli afferr un tizio paralizzato dalla paura, lo spogli degli abiti e li indoss a imitazione di quello che vedeva. Passava da borgo a capoluogo, copiando nelle fiere e nei mercati gesti e parole degli uomini, e dandosi molte arie.
Che riposasse la notte o pranzasse a mezzogiorno, pensava una cosa sola: come incontrare un buddha, immortale o santo e ottenere la ricetta di lunga vita e di eterna giovinezza. Ma vedeva solo gente che voleva far parlare di s e far soldi, nessuno che si preoccupasse di come sarebbe andato a finire.

Finir questa caccia a cose vane?
In piedi all'alba, ti corichi a notte
E libero non sei. Trotti sul mulo
E sogni un palafreno. Sei un ministro,
Ti sogni duca o re. Ammucchi denaro
Dimenticando il timore di Yama.
Voglion lasciare gloria e soldi ai figli,
Ma nessuno si ferma per riflettere.

Il re scimmia era dunque in cerca di immortalit, ma non era ancora destinato a incontrarla.
Attravers grandi citt e molti villaggi del continente meridionale. Dopo otto o nove anni si trov inattesamente sulla riva dell'oceano occidentale. Convinto che al di l del mare avrebbe pur trovato qualche immortale, si costru una zattera simile alla precedente e navig sul mare dell'ovest fino al continente occidentale.
Quando fu sbarcato, err a lungo prima di imbattersi in un'alta e bella montagna, nascosta alla base da una folta foresta. Senza temere lupi, n tigri o pantere, egli la scal fino alla cima per godersi il panorama, che era proprio magnifico:

Mille picchi come alabarde
Rette da diecimila guardie.
Pioggia rinfresca le cime,
Riflessi di sole attraversano le brume.
Alberi antichi le liane rinserrano,
Scorron ruscelli lungo i sentieri,
Fiori nell'erba folta e selvaggia,
Bamb giganti sotto gli abeti:
Verde e fresca la terra benedetta.
Il gorgoglio delle sorgenti suona
Come il corteggio di timidi uccelli.
Burroni tappezzati di orchidee,
Dappertutto licheni e muschi morbidi.
Vene di drago che salgono e scendono:
In un monte cos si cela un Grande.

Contemplava la veduta, quando ud una voce umana dal folto della foresta. Si infila fra gli alberi e tende l'orecchio. Era qualcuno che cantava:

"Con la scure abbatto gli alberi,
Imputridisce il manico durante la partita(4).
In capo alla valle, presso le nuvole,
Scambio fascine con vino, a piacere
Lo bevo e mi rallegro. Sul glauco sentiero
Nell'autunno avanzato poso il capo sul ceppo
Del pino per dormire. Quando all'alba mi sveglio
Riconosco ogni fronda. Mi arrampico sul monte,
Scure alla mano, e taglio liane secche.
Porto il ruvido carico al mercato vicino
Lo scambio con tre litri di riso o di granaglie.
Questo  il prezzo corrente. Io non so calcolare
N intrigare. Non servo e non sono servito.
Perdura la mia vita nella tranquillit.
Solo incontro talvolta gli immortali:
Espongono gli arcani della Corte Gialla."

Le parole della canzone riempirono di gioia il re scimmia, che si disse:
"Ci sono dunque immortali nascosti da queste parti."
Balz subito avanti nella foresta e, osservando con attenzione, scopr un boscaiolo che alzava l'ascia per tagliare un albero. Com'era conciato!

In testa un cappello di foglie fresche di bamb. Sul dorso una tunica di tela leggera, tessuta con cotone locale. Alla vita una cintura di una strana seta, sputata da qualche vecchio bruco del bosco. Ai piedi sandali di paglia legati con foglie di carice arrotolate. Teneva in mano un'ascia di acciaio fino, fissata al manico da una corda di canapa. Chi meglio di questo boscaiolo saprebbe spezzare alberi morti e abbattere pini?

Il re scimmia si avvicin per interpellarlo:
"Salute, venerabile immortale! Il vostro discepolo giunge le mani!"
Sorpreso da lasciar cadere l'ascia, il boscaiolo si volse per rendere il saluto:
"Sono un pover'uomo che fatica a nutrirsi e vestirsi. Come oserei lasciarmi trattare da immortale?"
"Se non sei un immortale, perch parli come loro?"
"Che cosa posso aver detto?"
"Sul bordo della foresta ti ho sentito cantare: 'Solo incontro talvolta gli immortali, espongono gli arcani della Corte Gialla.'Ora, la Corte Gialla contiene le parole veridiche del Tao e della Virt. Come dunque non saresti un immortale?"
"Ti dir" rispose ridendo il boscaiolo: "questi versi cantati sull'aria della Corte piena di profumi li ho effettivamente imparati da un immortale. Abita non lontano dalla mia capanna. Poich mi vedeva penare, e spesso di cattivo umore, mi ha insegnato a recitare i versi quando ho qualche noia, per distendere lo spirito e superare le difficolt. Un momento fa mi sentivo un po'preoccupato e mi son messo a cantarli, senza sapere che tu mi ascoltassi."
"Dal momento che hai questo vicino, perch non ti fai suo discepolo per imparare la ricetta dell'immortalit? Non ti farebbe comodo?"
"Il fatto  che la mia vita  sempre stata dura: devo ai miei genitori di avermi cresciuto fino a otto o nove anni, ma ero appena in grado di capire qualcosa quando mio padre mor e lasci vedova mia madre. Poich non ho n fratelli n sorelle, non c'ero che io a vegliare su di lei. Ora che  vecchia, ne ha un bisogno ancor maggiore. E poi la nostra terra  sterile e incolta, non abbiamo di che nutrirci e vestirci. Io posso soltanto tagliare fascine e portarle al mercato, per cavarne qualche sapeca di merce e qualche litro di riso, che cuocio e preparo con le mie mani per servirlo alla mia vecchia madre con un po'di t. Ecco perch non mi  possibile coltivare il Tao."
"A quanto vedo sei un bravo figlio, pieno di piet filiale. Questo ti sar certo messo in conto. Ma spero che tu mi dica dove abita l'immortale, perch possa vederlo."
"Non  affatto lontano. Questa montagna si chiama Monte della Terrazza degli Dei di un Pollice Quadrato - vale a dire il cuore; l'immortale vive nella Grotta della Luna Pendente e delle Tre Stelle, e si chiama il patriarca Subhti. In vita sua ha avuto innumerevoli discepoli. Al momento ce ne sono quaranta o cinquanta che praticano sotto la sua guida. Segui questo sentiero, cammina verso sud per sei od otto li e sarai arrivato."
"Amico" insist il re scimmia trattenendo il boscaiolo per la mano "vieni con me. Se ne ricavo beneficio, non dimenticher la bont che avrai avuto di accompagnarmi."
"Non te l'ho appena detto? Non vuoi capire! Non ti entra nella zucca? Se vengo, chi lavorer per me? Chi si occuper della mia vecchia madre? Io devo raccogliere le fascine. Vacci tu, se vuoi."
Il re scimmia non pot che congedarsi. Usc dalla fitta foresta, cerc il sentiero, discese il fianco della montagna e, sette od otto li pi lontano, scorse una dimora rupestre. Il posto era superbo:

Tavolozza cangiante di brume e nebbioline
Rende di sole e luna i riflessi dorati:
Mille cipressi, diecimila snelli bamb!
Vecchi cipressi dipingono in verde
La met dello spazio. Bruma azzurra
Sfuma dentro la gola le canne dei bamb.
Un broccato di fiori si distende all'ingresso.
Come profuma all'imbocco del ponte
L'erba di diaspro!
Sopra i bordi sporgenti cresce scuro lichene.
I muschi verde giada fino al bordo del cielo.
La gru degli immortali fa sentire il suo grido,
S'alzano le fenici dispiegando le ali.
Passa il nero gibbone, corrono bianchi cervi,
Leoni ed elefanti son signori del luogo.
 terra benedetta, meglio del paradiso!

La porta della dimora sotterranea era solidamente chiusa, tutto era calmo e silenzioso, senza alcuna traccia di presenza umana. Volgendo la testa, vide in cima alla rupe una lastra di pietra alta tre tese e pi, larga otto piedi. Vi si allineava in dieci grandi caratteri la seguente iscrizione:

MONTE DELLA TERRAZZA DEGLI DEI DI UN POLLICE QUADRATO
GROTTA DELLA LUNA PENDENTE E DELLE TRE STELLE

Al colmo della gioia, il Bel Re Scimmia si disse: "Brava gente si incontra in questi posti! L'informazione era precisa!" Guard per un bel po', senza osar di bussare; poi fin per saltare su un ramo e si divert a cogliere pigne, sgranocchiarne i pinoli e gettare i gusci qua e l.
A un certo punto si ud un cigolio, la porta della grotta si apr e ne usc un ragazzino immortale, pieno di grazia e dignit, dal volto straordinariamente puro: niente in comune con i soliti marmocchi.
Eccolo qua:

Doppio nastro di seta gli annodava i capelli,
Abito a larghe maniche lievi come pensieri.
Portamento distinto come d un cuore vacuo.
 lontano dal mondo il fanciullo dei monti.
 netto da ogni polvere, non conosce intemperie.

Appena uscito, si mise a gridare:
"Chi  venuto qui a far baccano?"
Il re scimmia salt gi dall'albero, si avanz e si present inchinandosi:
"Ragazzino immortale, sono un discepolo in cerca del Tao e dell'immortalit, e mi guarderei bene dal far baccano."
"Tu saresti in cerca del Tao?" chiese il ragazzino sorridendo.
"S."
"Il maestro si era appena alzato dal giaciglio per salire in cattedra e parlare del Tao; ma ancor prima di annunciare il tema mi ha detto di aprire la porta: ' arrivato un aspirante del Tao e aspetta fuori; va a riceverlo!'Suppongo che sia tu."
"Certo che sono io!" scoppi a ridere il re scimmia. "Sono proprio io!"
La nostra scimmia si rassett gli abiti e, con aria dignitosa, segu il ragazzo nelle profondit della grotta, ammirando di passaggio file d'alcove profonde e torri d'agata, palazzi di perle e celle di madreperla, senza parlare di graziosi angolini che non si finirebbe mai di descrivere. In breve, fu condotto dritto alla pedana di diaspro su cui sedeva solennemente il patriarca Subhti, circondato da una trentina di immortali di rango inferiore, che si tenevano in disparte ai due lati. In effetti il maestro era

Immortale d'oro del Grande Risveglio,
Subhti, meraviglia in occidente.
Al di l della morte e della nascita,
Capace delle tre concentrazioni,
Ogni cosa comprende e compatisce.
Vuota e cangiante, libera e spontanea,
Tutto pu far la sua propria natura.
Possiede forza, et, maest del cielo,
Maestro della Legge, Illuminato!

Alla sua vista il Bel Re Scimmia si gett a terra per prosternarsi e battere la fronte al suolo innumerevoli volte, ripetendo:
"Maestro, maestro! Io, tuo discepolo, ti rendo omaggio con cuore sincero; gli omaggi di un cuore sincero!"
"Da dove vieni? Dimmi nome, cognome e provenienza; che capisca bene! Poi potrai continuare a salutare."
"Il tuo discepolo viene dalla Grotta del Sipario Torrenziale del Monte di Fiori e Frutti, nel paese di Aolai del continente orientale."
"Buttatelo fuori!" grid il patriarca. " uno dei soliti imbroglioni. Quale Tao potrebbe mai conseguire?"
"Il tuo discepolo  semplice e onesto, senza ombra di furberia" afferm il re scimmia in preda allo sgomento, continuando a prosternarsi.
"Se ti pretendi onesto, come puoi dire che vieni dal continente orientale? Ci sono di mezzo due vasti oceani. Come pretenderesti di averli attraversati?"
"Mi sono lasciato portare dalle acque" replic il re scimmia battendo la testa per terra; "e ho dovuto viaggiare dieci anni, dopo lo sbarco, per arrivare fin qui."
"Va bene, supponiamo che tu sia venuto con le tappe che ci volevano e mettendoci il tempo dovuto. Qual' il tuo carattere?"
"Non ho carattere. Se mi insultano, non me la prendo; se mi picchiano, non protesto, saluto e me ne vado. Mai avuto carattere."
"Non parlavo di questo, ma del carattere che indica il nome di tuo padre o di tua madre."
"Non ho padre n madre."
"Non sarai mica cresciuto sugli alberi."
"Non sugli alberi, ma dentro una pietra; ricordo solo una rupe di immortali, sul Monte di Fiori e Frutti, che a suo tempo si apr e mi mise al mondo."
"Come dire che ti hanno concepito il cielo e la terra" comment il patriarca, rallegrandosi dentro di s. "Alzati e fammi vedere come ti muovi."
La scimmia si mise a saltellare, stiracchiandosi qua e l, e fece due o tre giri zoppicando.
Il patriarca si mise a ridere:
"Bisogna dire che non sei bello, Ma infine non sei che una scimmia mangia-pinoli. Ti trover un nome che convenga alla tua persona. Pensavo a hu, che significa scimmia: se dal carattere si leva il radicale degli animali, restano i due elementi antico e luna, che significano donna vecchia, perch antico  il vecchio, e luna  il femminile. Ma una donna vecchia non farebbe figli. Sar meglio usare un altro nome della scimmia, per esempio sun. Se si leva il radicale degli animali, restano gli elementi ragazzo e cordone, il cordone ombelicale. Ci corrisponde perfettamente alla teoria fondamentale del fanciullo androgino. Dunque ti chiamer Sun, Scimmiotto."
Compiaciuto a questo discorso, il re scimmia si prostern davanti al patriarca:
"Bravo! Mi piace! Solo oggi conosco finalmente il mio nome. Maestro, mi aspetto tutto dalla tua bont. Poich ora ho un nome, ti prego di darmi anche un soprannome per chiamarmi correntemente."
"Abbiamo dodici caratteri fra cui scegliere soprannomi. Ora, tu sei il decimo dei miei discepoli."
"Quali sono questi dodici caratteri?"
"Sono largo, grande, saggio, avveduto, vero, conforme, naturale, mare, vivo, consapevole, completo e risveglio. Ti tocca dunque consapevole. A partire da questa parola, ti do il nome in religione di Wukong, Consapevole del Vuoto, Sun Wukong."
"Che bellezza! D'accordo: ormai mi chiamer Scimmiotto Consapevole del Vuoto", esclam ridendo il re scimmia.
 il caso di dirlo:

Restava senza nomi la fine del caos primordiale.
Per spezzarla occorreva la coscienza del vuoto.

Se poi non sapete quali risultati ricaver Scimmiotto da tutte queste austerit, vi converr venire ad ascoltare il seguito, che li descriver.

CAPITOLO 2
A SCUOLA DI IMMORTALIT

COMPLETA COSCIENZA DELLA VERIT MERAVIGLIOSA DELL'ILLUMINAZIONE; UNIONE DELL'ANIMA ATTRAVERSO DISTRUZIONE DEI DEMONI E RITORNO AL PROPRIO INTIMO.


Il nostro Bel Re Scimmia fu cos felice di ricevere nome e soprannome che si mise a saltare di gioia, indirizzando a Subhti molte riverenze per esprimergli la propria gratitudine. Il patriarca ordin dunque alla comunit di condurre Scimmiotto negli appartamenti interni e di insegnargli ad annaffiare e scopare, obbedire e rispondere, avanzare, ritirarsi e volgersi di qua e di l, secondo le regole della buona creanza. Per la notte egli fu provvisoriamente sistemato sotto il portico.
Nei giorni successivi continu la sua educazione nel comportamento e nel linguaggio. Inoltre discuteva delle Scritture e del Tao, si esercitava nella calligrafia e bruciava incenso. Nei momenti liberi scopava il pavimento e si occupava del giardino, piantava fiori e potava alberi, raccoglieva legna e accendeva il fuoco, attingeva acqua e la metteva a bollire. Trascorse cos nella grotta sei o sette anni, senza rendersi conto del tempo che passava.
Un giorno il patriarca mont in cattedra sull'alta pedana, convoc tutti i discepoli e parl loro del Grande Tao.
Era proprio di un'eloquenza

Da far piovere fiori celesti,
Da far sbocciare dorati fior di loto!
La sottile dottrina dei tre veicoli
Scende nel pi riposto della Legge.
Cadon perle dalla coda di yak,
Alla voce di tuono il cielo trema!
Parla della meditazione e della Via,
Le tre dottrine in una.
Vi riconduce alla sana ragione,
All'arcano che esclude la reincarnazione.

Scimmiotto era tanto contento di ascoltare il sermone che continuava a grattarsi le orecchie e stropicciarsi le guance, sgranava gli occhi e faceva smorfie allegre, mentre mani e piedi si muovevano al ritmo delle parole. Il patriarca se ne accorse e lo interpell: "Tu, laggi, che cosa ti ha preso per agitarti come un matto, invece di ascoltare?"
"Il vostro discepolo ascolta con tutto il cuore, ma nei punti pi sublimi del sermone, maestro, non sta in s dalla gioia: le mie gambe si muovono da sole. Perdonatemi, venerato maestro!"
"Va bene, poich comprendi queste cose sottili, ti far una domanda: da quanto tempo sei arrivato alla grotta?"
"Il vostro discepolo confessa la sua innata stupidit: non so pi da quanto. Ricordo solo di avere scoperto una collina piena di peschi magnifici, mentre raccoglievo legna da ardere dietro la montagna, e di esserci andato sette volte a rimpinzarmi di pesche."
"Si chiama il Monte delle Pesche Mature. Se ne hai mangiate sette volte, sarai qui da sette anni. E allora che cosa vuoi imparare da me?"
"Ci che mi vorrete insegnare, venerato maestro: purch ci sia qualcosa del Tao, il vostro discepolo si impegner senza risparmio."
"Ci sono trecentosessanta porte secondarie per entrare nel Tao, e tutte conducono al giusto frutto. Non so quale ti interessi."
"Quella che mi suggerite, venerato maestro. Il vostro discepolo  tutto obbedienza."
"Ti devo insegnare l'arte della magia? Che ne pensi?"
"Che cos' la magia?"
"Consiste per esempio nell'evocare gli immortali, cavalcare le fenici, tirare le sorti con l'achillea. Saresti capace di evitare le disgrazie e di andare verso la felicit."
"Cos si pu ottenere lunga vita?"
"Nemmeno per sogno!"
"Allora non mi interessa."
"Vuoi che ti insegni la via delle correnti?"
"Quale cerimoniale occorre per la porta delle correnti?"
"Sono le correnti di pensiero delle diverse scuole: confucianesimo, buddismo, taoismo, scuola dello Yin e dello Yang, mohismo, medicina. Un po'si leggono le Scritture, un po'si prega Buddha, ci si occupa dello zen, si evocano i santi e altre cose del genere."
"E si ottiene lunga vita?"
"Se si vuole la lunga vita, questo  come mettere un pilastro nel muro."
"Maestro, io sono un sempliciotto, non me la cavo con il gergo del mercato" confess Scimmiotto ridendo. "Che cosa vuol dire mettere un pilastro nel muro?"
"Be', quando si costruisce una casa, se la si vuole salda, si inserisce un pilastro nel muro. Ma quando la casa diventer vecchia da crollare, anche il pilastro sar marcito."
"Dunque non  una cosa che duri; non mi interessa, non mi interessa!"
"Ti devo insegnare l'atarassia?"
"A che cosa conduce?"
"Consiste nel rinunciare ai cereali, mantenersi in puro riposo con la non-azione, dedicarsi a meditare accovacciati come i sarti, misurare le parole, mangiare di magro, guadagnare meriti in sonno e in veglia, immergersi nella totale concentrazione o nel completo isolamento, e cos via."
"E questo d lunga vita?"
"Sono tegole crude davanti al forno."
"Maestro, questo  turco! Ve l'ho detto che il gergo del mercato non lo capisco. Che cosa vuol dire tegole crude davanti al forno?"
"I mattoni e le tegole davanti al forno, hanno un bell'essere modellati; finch non hanno passato la prova del fuoco e dell'acqua, basta la pioggia per scioglierli e disperderli."
"Dunque neppure cos si arriva lontano: non mi interessa."
"E se ti insegnassi il movimento?"
"In che cosa consiste la porta del movimento?"
" praticare il fare e l'agire, aspirare lo Yin per rinforzare lo Yang, tendere l'arco e caricare la balestra, stropicciarsi l'ombelico per far passare il soffio, preparare decotti secondo le ricette, bruciare la paglia per forgiare il tripode, assorbire piombo rosso, trasmutare pietra autunnale, bere latte di donna e altre cose del genere."
"Ed  un modo per ottenere lunga vita?"
"Tanto vale pescare la luna riflessa nello stagno."
"Ci risiamo col turco! Che cos' pescare la luna riflessa nello stagno?"
"Quando la luna sale in cielo, si riflette nell'acqua. Bench la si veda, non c' modo di toccarla o di afferrarla, perch in fin dei conti  un'illusione."
"Ah no, nemmeno questo mi interessa."
A queste parole il patriarca emise un brontolio, salt gi dalla pedana e, puntando su Scimmiotto il regolo di disciplina che teneva in mano, esclam: "Dannato macaco! 'Questo non mi interessa, quello non mi piace!'Si pu sapere che cosa vuoi da me?"
Marci su Scimmiotto stringendo il regolo, glielo picchi in testa tre volte e, incrociando le mani dietro la schiena, se ne torn dentro casa, chiudendo la porta centrale e abbandonando i discepoli. Gli astanti erano atterriti. Tutti ce l'avevano con Scimmiotto e si misero a rimproverarlo: "Questa canaglia di una scimmia  un bell'impudente. Come ti permetti di discutere con il maestro, invece di imparare quello che ti dice? L'hai tanto offeso che non si sa quando si far rivedere." Tutti erano al colmo dell'indignazione e gli dimostravano ostilit. Ma Scimmiotto non se ne preoccupava e sorrideva beato. Il fatto  che il re scimmia, dentro di s, aveva risolto l'indovinello; perci non si imbarcava a discutere e sopportava in silenzio.
Colpendolo tre volte, il Maestro gli aveva indicato di essere pronto per la terza veglia notturna; incrociando le mani dietro la schiena e chiudendo la porta, lo invitava a entrare dall'uscio posteriore per trasmettergli il Tao in segreto.
Scimmiotto trascorse dunque la giornata con i condiscepoli in perfetto buonumore, alzando spesso lo sguardo al cielo davanti alla grotta d'immortali delle Tre Stelle, perch non vedeva l'ora che scendesse la sera. Al crepuscolo si ritir per dormire con tutti gli altri, ma finse soltanto di chiudere gli occhi e di respirare profondamente, mentre invece si concentrava.
Nessuno in montagna annuncia le ore notturne; perci non sapeva l'ora e doveva stimarla contando i propri respiri. Verso la met della notte si alz pian piano, si vest, apr furtivamente la porta e usc mentre tutti dormivano. Lev gli occhi a contemplare lo spettacolo che gli si offriva:

Luna chiara e rugiada fredda e pura;
Agli otto poli, non un gran di polvere!
Nei boschi intorno dormono gli uccelli:
Scorrono mormorando acque sorgive.
Le lucciole combattono le ombre,
Passano in cielo scuri stormi d'oche.
Questo  il momento di cercare il Tao.

Eccolo che segue il sentiero familiare verso l'ingresso posteriore. Vedendo la porta socchiusa Scimmiotto si rallegr: "Il maestro aveva proprio l'intenzione di trasmettermi il Tao: ecco perch la porta non  chiusa."
Scivol dentro a passi felpati e si rec ai piedi del letto in cui dormiva il patriarca, tutto raggomitolato e rivolto verso la parete. Scimmiotto, che non osava disturbarlo, si inginocchi accanto al letto. Dopo un po'il maestro si svegli e stir le gambe, cantilenando a bassa voce:

"Difficile, difficile,
Il Tao  sottile, non si deve prendere
Cinabro d'oro alla leggera!
Se insegni arcani a chi non  perfetto,
Invano sprechi il tempo e le parole."

Scimmiotto rispose: "Sono qui maestro! Il vostro discepolo aspetta da un bel pezzo."
Il patriarca riconobbe la voce di Consapevole del Vuoto. Si alz subito a sedere nella posa del sarto, drappeggiandosi la veste, e grid: "Brutto macaco, che cosa sei venuto a fare qui, invece di dormire nel tuo letto?"
"Mi avete autorizzato voi, maestro, nel sermone di ieri, davanti a tutti: mi avete detto di passare dalla porta posteriore, a mezzanotte, per imparare il Tao. Ecco perch ho osato venire dritto filato al letto di vostra eminenza."
Queste parole rallegrarono il patriarca, che pensava: "Questo bel tomo  nato davvero dal cielo e dalla terra, altrimenti non avrebbe saputo risolvere il mio enigma."
"Qui non ci sono orecchie indiscrete" riprese Scimmiotto. "C' solo il vostro discepolo, caro maestro, che spera avrete la grande compassione di insegnargli l'arte di lunga vita; non dimenticher mai la vostra bont!"
"Cos vuole il tuo destino; quanto a me, sono contento di ammetterlo. Poich hai compreso le mie istruzioni nascoste, avvicinati e ascolta attentamente: ti insegner la sublime via di lunga vita."
Scimmiotto ringrazi prosternandosi fino a battere la fronte per terra e rest inginocchiato ai piedi del letto, con lo spirito attento e le orecchie tese. Ecco il discorso che recit il patriarca:

"Ti presento chiaro e tondo il segreto senza pari
Esso- ed esoterico:
Dosa e nutri in ogni istante il tuo spirito vitale,
Il segreto  tutto qui!
Ogni forza vien da seme, soffio ed anima: risparmiati,
Fortifica le viscere.
Se il tuo corpo sai proteggere, senza perdita di sorta,
Il Tao spicca il volo.
Con le formule appropriate puoi raggiunger la purezza
E scacciare il vizio.
La purezza guadagnata  una fiamma limpida
Sotto il chiaro di luna
Rivolta alla terrazza di cinabro.
Nasconde la luna lepre di giada,
Dissimula la sera un nero corvo,
Tartaruga allacciata da serpente.
Questo nodo consolida la vita,
Loti d'oro potrete seminare
Nel fuoco.
I cinque elementi del cosmo
Rovesciate nell'ordine, ed usateli:
E diverrete buddha od immortali!"

Mentre gli veniva rivelata l'Origine Radicale, l'anima di Scimmiotto conobbe la perfetta felicit. Dopo aver mandato accuratamente a memoria le formule, si inchin al patriarca per esprimergli la sua profonda gratitudine. Poi usc dalla porticina e vide che albeggiava. Ritorn all'entrata anteriore, spinse piano la porta, si sedette dove avrebbe dovuto dormire e, scuotendo le coperte e facendo baccano, grid: " giorno, sveglia,  giorno!"
Gli altri discepoli, che ancora dormivano, ignoravano quale colpo di fortuna fosse toccato a Scimmiotto. Quel giorno egli si abbandon alle solite stramberie, ma in segreto si esercitava praticando gli esercizi di respirazione, prima dell'ora del topo e dopo l'ora del cavallo.
Tre anni trascorsero in breve. Infine, il patriarca mont di nuovo in cattedra per predicare. Esponeva parabole e casi insolubili, discorreva sull'apparenza esteriore del comportamento. A un tratto chiese: "Dov' Consapevole del Vuoto?"
"Il vostro discepolo  qui" rispose Scimmiotto, dopo essersi fatto avanti e inginocchiato.
"Quale via hai praticato in questi ultimi tempi?"
"Il vostro discepolo ha incominciato a penetrare la natura delle cose e consolida la sua conoscenza dell'Origine Radicale."
"Poich penetri la natura delle cose e apprendi l'Origine Radicale, tu sei gi partecipe del corpo divino. Ma devi inoltre guardarti dalle tre pi terribili calamit."
Scimmiotto riflett a lungo e intensamente prima di rispondere: "Maestro, vi sbagliate: ho sempre sentito dire che vivr a lungo quanto il cielo chi raggiunge l'altezza del Tao e il sommo della virt, e che non possono affliggerlo n l'acqua, n il fuoco, n alcuna malattia. Come potrei essere minacciato da tre calamit?"
"Quella che pratichi non  una via ordinaria: tu hai rubato il potere di trasformazione del cielo e della terra, hai violato il mistero del sole e della luna. Quando avrai realizzato l'elisir di immortalit, di e diavoli non lo sopporteranno a lungo: per quanto conservi la giovinezza e prolunghi la vita, fra cinquecento anni il cielo ti colpir con la sua folgore. Dovrai tenerti bene in guardia per evitarla. Se riuscirai, godrai di una longevit uguale a quella del cielo; altrimenti morrai. Dopo altri cinquecento anni il cielo far cadere la calamit del fuoco per bruciarti. Non sar fuoco del cielo, n un fuoco ordinario, ma quello che si chiama fuoco yin, un fuoco interiore; sale dalla cavit della pianta dei piedi, la cavit della sorgente zampillante, dritto fino alla sommit del cranio, il palazzo dai muri d'argilla, e riduce in cenere le cinque viscere, dissolve le quattro membra. Cos mille anni di dura ascesi saranno ridotti a niente. Dopo altri cinquecento anni, far soffiare su di te la calamit del vento. Non sar un vento dell'est, o dell'ovest, o del nord, o del sud, e nemmeno un vento di stagione o una brezza di fiori, salici, pini o bamb, ma un vento furioso che ti entrer dalle suture del cranio e si riverser nei sei organi, attraverser il campo di cinabro e uscir dalle nove aperture, sconnettendo ossa e carne, in modo da disintegrare il corpo. Avrai bisogno di evitare tutte queste cose."
Atterrito dal discorso, Scimmiotto si profuse in inchini e prosternazioni:
"Spero ardentemente che vostra eminenza, nella sua grande mansuetudine, si degner di insegnarmi il modo per sottrarmi alle tre calamit. Sapr essergliene eternamente grato."
"Non c' niente di pi facile. Solo che non te lo posso insegnare, perch sei diverso dagli altri."
"Ho anch'io testa rotonda rivolta al cielo e piedi quadrati posati per terra, quattro membra e nove aperture, cinque viscere e sei organi: perch sarei diverso dagli altri?"
" vero che sembri un uomo, ma non hai guance."
In effetti la scimmia aveva le guance incavate e la bocca appuntita. Scimmiotto si tast la faccia con la mano e si mise a ridere: "Maestro, non avete fatto bene i conti. Non avr guance, ma la mia bocca ha tasche naturali che le compensano ampiamente."
"Va bene. Che metodo vuoi imparare? C' quello dell'Orsa Maggiore, con trentasei trasformazioni, e quello degli influssi ctonii che ne ha settantadue."
"Il vostro discepolo vorrebbe accumulare il pi possibile: studier le settantadue."
"Se  cos avvicinati, che ti insegno le formule."
E gli bisbigli all'orecchio chiss quali meravigliose procedure. Come Scimmiotto apprendeva un trucco, ne sapeva cento: ripet a mente pi volte le formule magiche, fece un po'di pratica e seppe servirsi a perfezione delle settantadue trasformazioni.
Un giorno che il patriarca, con i suoi discepoli, si godeva il tramonto davanti alla grotta delle Tre Stelle, gli chiese: "Scimmiotto, hai finito?"
"Maestro, grazie alla vostra bont grande come l'oceano, il vostro discepolo ha proprio finito: posso gi volare e salire fino alle nuvole."
"Vediamo che cosa sai fare."
Preoccupato di far bella figura Scimmiotto, di slancio, fece una capriola che lo proiett a cinque o sei tese da terra: camminava nelle nuvole! Vi rest per il tempo della colazione e ricadde davanti al patriarca, con le mani rispettosamente incrociate, dopo aver percorso non pi di tre li fra andata e ritorno:
"Maestro,  quello che si dice cavalcare le nuvole!"
Il patriarca si mise a ridere: "Al massimo  uno strisciarci sopra. Cavalcare le nuvole! Non si racconta forse dell'immortale che la mattina attraversa il mare del nord e al crepuscolo raggiunge Cangwu? Se ti occorre mezza giornata per percorrere meno di tre li, non puoi chiamarlo nemmeno strisciare sulle nuvole."
"Che cosa vuol dire al mattino attraversa il mare del nord e al crepuscolo raggiunge Cangwu?"
"Il vero cavaliere delle nuvole parte al mattino dal mare del nord e attraversa quelli dell'est, dell'ovest e del sud per ritornare a Cangwu - questo  un altro nome di Lingling, nel mare del nord. Cavalcare le nuvole  scavalcare i quattro mari in un giorno solo."
"Dev'essere dannatamente difficile!"
"Niente al mondo  difficile, se non manca la volont."
A queste parole Scimmiotto si profuse in inchini e prosternazioni, e supplic: "Maestro, ci che fai per gli altri, non farlo a met: mostratemi senza perdere un minuto la vostra grande compassione, spiattellandomi subito l'arte di cavalcare le nuvole. Non lo dimenticher mai."
"Tutti gli immortali che cavalcano nuvole battono il piede a terra per alzarsi, e tu non l'hai fatto. Ho visto come sei partito: hai usato una capriola per prendere lo slancio. Terr presente questa tua particolarit per insegnarti la capriola nelle nuvole."
Scimmiotto si mise a riverire e supplicare il patriarca, che gli insegn una nuova formula dicendo: "Traccia il segno, recita l'incantesimo, stringi bene i pugni, prendi lo slancio e salta: una capriola ti proietter a cento ottomila li."
A queste parole, tutti lo prendevano in giro: "Scimmiotto ha una bella fortuna. Se impara questo trucco potr farsi assumere dalle regie poste, consegnare raccomandate, distribuire partecipazioni: sapr sempre come guadagnarsi il pane."
Poich il cielo scuriva, maestro e discepoli ritornarono nella grotta.
La notte stessa Scimmiotto impar la capriola nelle nuvole, mettendo tutta l'anima ad affinare il metodo. Gi poteva godersi a proprio agio la felicit di lunga vita, senza ostacoli o pastoie, un giorno dopo l'altro.
Dopo la primavera, sull'inizio dell'estate, un giorno i discepoli parlavano e discutevano fra loro. Qualcuno chiese a Scimmiotto: "In quale esistenza ti sei guadagnato il privilegio di farti bisbigliare all'orecchio dal maestro le formule per trasformarsi e per sottrarsi alle tre calamit? Le hai imparate, tutte queste cose?"
"Per dirvi tutto, fratelli maggiori" rispose ridendo Scimmiotto, "grazie all'insegnamento del maestro e al culo che mi son fatto giorno e notte, questi trucchetti li conosco a menadito."
"Approfittiamo del bel tempo per una dimostrazione. Facci vedere che cosa sai fare."
Punto sul vivo da queste parole, Scimmiotto non stava nella pelle dalla fretta di dimostrare i suoi nuovi talenti: "Cari condiscepoli, datemi il tema: quale trasformazione volete vedere?"
"Per esempio, in un pino."
Scimmiotto fece un segno con le dita, recit la formula, si scosse e divent un albero, che era appunto un pino. Vedete voi:

Sfida la chioma le quattro stagioni:
N pi mostrano i lunghi rami antichi,
Adatti a sostenere nevi e brine,
Segno alcuno del magico Scimmiotto.

Gli spettatori applaudivano, si sbellicavano dalle risa e gridavano: "Diavolo d'una scimmia, com' in gamba!", senza rendersi conto che il fracasso disturbava il patriarca. Questi usc a precipizio, trascinandosi dietro il bastone cui era solito appoggiarsi.
"Che cos' questo disordine?" grid.
Alla sua voce i discepoli ammutolirono e si rassettarono prima di farsi avanti. Scimmiotto, che aveva ripreso la forma originaria e si era mescolato alla folla, dichiar:
"Mi permetto di portare a vostra conoscenza, venerato maestro, che ci eravamo riuniti per discutere; nessun estraneo  venuto a portare disordine."
"Ma voi stavate sbraitando e strillando" s'indignava il patriarca. "Non  il modo di fare dei praticanti del Tao! Per un praticante aprir bocca  dissipare inutilmente il suo soffio vitale, muovere la lingua  suscitare il pro e il contro. Su, ditemi che cosa avevate da ridere e da gridare?"
"Non sapremmo nascondervelo, maestro" confessarono i discepoli. " stato Consapevole del Vuoto che si  divertito a trasformarsi. Gli avevamo chiesto di diventare un pino, e lui lo ha fatto. Eravamo talmente sbalorditi che abbiamo strillato, senza renderci conto che portavamo disturbo alla vostra venerabile persona. Speriamo che avrete l'indulgenza di perdonarci."
"In piedi e allontanatevi!" disse il patriarca. Poi a Scimmiotto: "Vieni qui. Ti chiedo: che senso ha mettere in mostra la propria forza spirituale? E poi per trasformarsi in che cosa? In un pino! Ti sembrano poteri fatti per divertire la platea? Se vedessi un altro che li ha, non gli chiederesti di insegnarteli? Certo che adesso i tuoi compagni continueranno a chiedertelo. Per non aver noie, finirai per accontentarli; se rifiuterai, correrai dei rischi. Ecco che hai messo la tua vita in pericolo."
"Spero solo nella vostra indulgenza, maestro."
"Non  che ti voglia punire, ma bisogna che te ne vada."
A queste parole gli occhi di Scimmiotto si riempirono di lacrime: "E dove volete che me ne vada, maestro?"
"Ritorna da dove vieni, ecco tutto."
"Il fatto  che vengo dalla Grotta del Sipario Torrenziale, sul Monte di Fiori e Frutti del paese di Aolai, nel continente orientale" rispose Scimmiotto, cui torn bruscamente la memoria.
"Ritornaci subito, se hai cara la vita. Qui non puoi proprio restare."
Scimmiotto riconobbe il suo sbaglio: "Permettetemi di dirlo, maestro: ho lasciato la famiglia da vent'anni e non dimentico i miei, quelli di una volta. Ma se penso all'ingratitudine per la vostra immensa generosit, non mi so decidere a partire."
"Ma che ingratitudine! Basta che tu non provochi qualche disgrazia, basta che non mi ci trascini:  tutto quello che ti chiedo."
Rendendosi conto che non c'era niente da fare, Scimmiotto non pot che prendere congedo e salutare i suoi condiscepoli. Il maestro gli disse:
"Da questa partenza non uscir niente di buono. Qualunque disgrazia provochi o qualunque porcheria combini, son fatti tuoi; ma ti vieto di andare in giro a dire che hai imparato da me. Alla minima indiscrezione, io lo sapr: ti strapper la pelle e stritoler le tue ossa di macaco, precipiter la tua anima nelle nonuple tenebre, da cui non uscirai per diecimila kalpa."
"Non avr certo l'audacia di fare il vostro nome, maestro" promise Scimmiotto. "Dir semplicemente che ho imparato da solo."
Dopo essersi scusato, Scimmiotto si mise in disparte, tracci il segno magico, fece una capriola e, con un balzo fra le nuvole, ritorn sul continente orientale. In meno di un'ora era gi in vista della Grotta del Sipario Torrenziale del Monte di Fiori e Frutti. Il Bel Re Scimmia si sentiva forte e allegro, e si diceva:

"Con un corpo pesante questi luoghi lasciai
Alla cerca del Tao che mi rende leggero.
Per sondare del mondo meraviglie e segreti,
Basta volere!
Dura e lunga l'andata, il ritorno veloce:
Sento ancora suonare le parole d'addio
E gi vedo l'arrivo."

Scimmiotto aveva puntato la sua nuvola dritta sul Monte di Fiori e Frutti. Camminava alla ricerca del sentiero, quando sent versi di gru e grida di scimmie: il verso degli uccelli si sente fin sopra le nuvole, ma quello delle scimmie  come un singhiozzo, da far morire di tristezza. Scimmiotto si mise a gridare a gola spiegata: "Piccoli miei, sono tornato!"
Dalle fessure della roccia ai piedi della rupe e dagli alberi dei boschi saltarono e sbucarono scimmie a migliaia, piccole e grandi; facevano cerchio intorno al Bel Re Scimmia, si prosternavano e gridavano:
"Gran re! Ve la siete presa comoda! Come avete potuto stare lontano cos a lungo e abbandonarci qui, mentre aspettavamo come affamati e assetati? Da un pezzo ci perseguita un demone che ci vuol togliere a viva forza la nostra grotta. Noi lo combattiamo disperatamente, ma lui ci ruba le cose e rapisce i nostri giovani; giorno e notte non possiamo mai dormire per proteggere i nostri beni. Per fortuna  ritornata vostra maest! Altrimenti noi e la grotta saremmo caduti in preda ad altri prima della fine dell'anno."
"Chi  il mostro che osa comportarsi cos?" esclam Scimmiotto, in preda a una violenta collera. "Raccontatemi tutto, perch lo trovi e vi vendichi!"
Le scimmie si prosternarono: "Informiamo vostra maest che l'individuo si dichiara Re Diavolo del Caos, e abita nel Nord."
"Se  cos, non abbiate paura. Divertitevi, mentre io vado a trovarlo."
Il nostro buon re scimmia prese lo slancio e d'un balzo scomparve: con una capriola raggiunse il Nord e vide un'alta e ripida montagna. Che montagna!

Dal picco ritto al ciel come un pennello
I ruscelli serpeggiano profondi.
Come freccia buca il picco le nuvole,
Discendono i ruscelli agli abitati.
Crescono fra due rupi alberi e fiori,
Pini e bamb sono sparsi fra l'erba.
A destra il drago, sottomesso e docile,
A sinistra s'appiatta quieta tigre.
Accanto al bue di pietra sulla riva
Cresce l'erba-moneta; in mezzo agli alberi
Cantano uccelli ed il sole contemplano
Le fenici.
Rocce polite dalle acque pazienti
Mostran forme inquietanti, orride, strane.
Sulle montagne dai nomi famosi
S'aprono ed appassiscon fiori funebri.
Questo eterno paesaggio  incomparabile,
Non lo alteran solstizi n equinozi.
Il Monte della Fonte Perigliosa
Con le tre forme ed i cinque elementi
Nutre ed accresce la Caverna Acquosa.

Il Bel Re Scimmia contemplava muto la perfezione del paesaggio, quando intese un rumore di voci. Si mosse per cercarne l'origine sul sentiero che scendeva la montagna, e davanti alla ripida rupe scopr in effetti la Caverna Acquosa. Certi diavoletti danzavano davanti all'entrata, ma se la svignarono alla vista di Scimmiotto. Lui grid:
"Fermi dove siete! Ho bisogno di voi per portare un messaggio. Sono il padrone della Grotta del Sipario Torrenziale del Monte di Fiori e Frutti, nel Sud. Sembra che da voi ci sia un diavolo schifoso, di non so quale caos, che  venuto pi volte a rompere le tasche ai miei piccoli. Vorrei vederlo in faccia e prendergli le misure."
A queste parole i diavolini si precipitarono nella grotta e corsero ad annunciare: "Gran re, disgrazia!"
"Che disgrazia?"
"All'entrata c' una scimmia che si pretende padrone della Grotta del Sipario Torrenziale del Monte di Fiori e Frutti; dice che avete danneggiato i suoi piccoli.  venuto qui per misurarsi con voi."
"Ho sempre sentito quei gaglioffi di scimmie pretendere che avevano un gran re partito per praticare il Tao: sar lui che  ritornato. Che aspetto ha? Com' armato?"
"Non ha armi.  a testa nuda, con una veste rossa serrata da una cintura gialla, e porta stivali neri.  difficile dire se sia religioso o laico, ma non ha niente dell'immortale, n del prete taoista. Sta sull'uscio a schiamazzare a mani nude."
"Portatemi armi e armatura" disse il re diavolo.
I diavoletti eseguirono. Il diavolo si aggiust elmo e corazza, impugn la sciabola e usc circondato dai diavoletti, urlando con voce potente: "Chi sarebbe questo padrone della Grotta del Sipario Torrenziale?"
Scimmiotto lo osserv bene:

Portava in testa un elmo d'oro nero
Che risplendeva nei raggi del sole,
Di scura seta sul corpo una tunica
Che il vento intorno faceva ondeggiare.
Di ferro nero robusta corazza
Chiusa da cinghie solide di cuoio,
Stivali doppi, ben ornati a sbalzo.
Maschio guerriero di gran portamento:
Almeno dieci braccia alla cintura
E pi di dieci piedi la statura.
Lampeggiava la spada nelle mani
Di quel mostro terribile e famoso.

"A che cosa ti servono occhi cos grandi, se non ce la fai nemmeno a vedere un amicone come me?" diceva Scimmiotto.
Finalmente il re diavolo lo vide e scoppi a ridere: "Ma se non arrivi a quattro piedi di statura! Non hai manco trent'anni, non hai niente in mano e vieni qui a fare il gradasso. Come credi di potermi prendere le misure?"
Scimmiotto si mise a insultarlo: "Mostro schifoso, dove li hai gli occhi? Io sar piccolo, ma se mi vuoi pi grande non  un problema. Mi credi disarmato: ma con le mani potrei staccare la luna dal suo chiodo. Non preoccuparti, che uno scapaccione dal tuo vecchio compare non te lo leva nessuno."
Prese lo slancio e fece un balzo per sferrargli un diretto sul mento, ma il diavolo par il colpo allungando semplicemente la mano: "Sta fermo, nanerottolo. Io sono un gigante con la sciabola, e tu mi aggredisci a mani nude. Potrei farti a pezzetti, ma non voglio rendermi ridicolo. Fammi posare le armi. Vediamo come te la cavi col pugilato."
"Ben detto, brav'uomo. Vieni qua!"
Il re diavolo fece un affondo e colp, mentre Scimmiotto schivava e si faceva sotto. Segu un rapido scambio di colpi, con le mani e con i piedi. I colpi lunghi possono mancare il bersaglio, ma quelli ravvicinati sono duri e sodi. Il diavolo le prendeva da tutte le parti; qualche bello spintone sottopancia stava per metterlo a terra, quando fece un passo indietro, afferr la larga sciabola d'acciaio e l'abbatt mirando al cranio di Scimmiotto; ma il colpo and a vuoto, perch la nostra scimmia l'aveva schivato in tempo.
Visto che diventava cattivo, Scimmiotto ricorse al metodo del corpo oltre il corpo. Si strappa un pelo, se lo ficca in bocca, mastica e lo sputa per aria gridando: "Trasformatevi!"; e subito due o trecento scimmiottini gli si affollano intorno.
Il fatto  che, quando si ottiene corpo di immortale, non c' trucco magico che non si impari a praticare: trasformazioni del corpo e uscite d'anima. Da quando il re scimmia aveva compreso il Tao, ciascuno degli ottantaquattromila peli del suo corpo poteva cambiarsi in qualunque cosa, a suo piacere. E tutti questi scimmiottini erano cos vivi e cos agili che la sciabola non li raggiungeva, n la lancia li toccava. Bisognava vederli balzare avanti, saltare indietro, infilarsi dappertutto, assediare il diavolo da tutte le parti: di qua ti acchiappo, di l ti agguanto. Gli scivolano tra le gambe, gli levano gli stivali. E lo prendono a calci e pugni, gli tirano i capelli, gli fanno gli occhi neri, gli tirano il naso, lo sollevano e lo buttano gi, lo battono come una bistecca. Allora Scimmiotto si impadron della sciabola, spinse da parte i piccoli e, abbattendola sul cranio del mostro, lo tagli in due. Poi si inoltr nella caverna alla testa della moltitudine delle sue truppe e non diede quartiere finch non ebbe sterminato tutti i diavoli, grandi e piccini. Restavano solo le scimmiette che il diavolo aveva rapito dalla Grotta del Sipario Torrenziale.
"Voi che ci fate qui?" chiese Scimmiotto.
Erano una quarantina, e risposero con le lacrime agli occhi:
"Dopo la partenza di vostra maest in cerca dell'immortalit, ci sono stati anni di conflitti in cui abbiamo perso tutto. Non vedete questi utensili, queste tazze e piatti di pietra, che vengono appunto dalla nostra grotta? Ci aveva rubato tutto."
"Dal momento che  roba nostra, riportiamocela via" ordin Scimmiotto; poi mise fuoco alla caverna, che fu tutta devastata.
"Venite con me, si torna a casa."
"Gran re, tutto ci che abbiamo percepito della strada, mentre venivamo, era il gran vento che ci fischiava nelle orecchie. Siamo arrivati qui navigando nello spazio. Non conosciamo la strada: come tornare indietro?"
"Niente di pi facile, non era che uno scherzetto magico del vostro rapitore. Chi ne conosce uno, li sa tutti. Ma me ne intendo anch'io. Chiudete gli occhi, non abbiate paura."
Che bravo Scimmiotto! Recit un incantesimo, si alz cavalcando un violento colpo di vento e and a posarsi su una nuvola. Dopo un certo tempo grid: "Ragazzi, potete aprire gli occhi."
Avevano appena calpestato la terraferma, che riconobbero il paese natale e, tutti contenti, si precipitarono verso l'entrata della grotta che conoscevano bene. Le scimmie che erano rimaste sul posto vi entrarono in folla con loro e, in buon ordine secondo et e rango, resero omaggio al re scimmia. Si portarono vini e frutta per festeggiare il felice ritorno.
Alle rispettose domande sulla distruzione del demone e sul salvataggio dei piccoli, Scimmiotto rispose raccontando ogni particolare per filo e per segno, e raccolse interminabili applausi e manifestazioni d'ammirazione.
"Dove  dunque stata a studiare vostra maest? Non avremmo mai pensato che potesse imparare tante cose."
"L'anno che vi ho lasciato, ho navigato sulle onde dell'oceano orientale finch ho raggiunto il continente del Sud, dove ho imparato le maniere degli uomini e ho indossato queste vesti e queste calzature che vedete. Ho bighellonato e vagabondato per otto o nove anni senza trovare il Tao. Poi ho attraversato un altro oceano fino alla costa del continente dell'Ovest e l'ho visitato a lungo, prima di avere la fortuna di incontrare un patriarca che mi ha trasmesso il vero potere della longevit uguale al cielo e il grande segreto dell'accesso alla lunga vita che non conosce la morte."
"Che fortuna inaudita, a cercarla per diecimila kalpa!" gridarono le scimmie congratulandosi.
"Figlioli miei, ho un'altra buona notizia che vi far piacere: adesso ho un nome."
"Come si chiama vostra maest?"
"Mi chiamo Scimmiotto; il mio nome in religione  Consapevole del Vuoto."
Tutti batterono allegri le mani: "Se vostra maest  Scimmiotto Maggiore, noi siamo Scimmiotto Minore, Scimmiotto Piccolo, Scimmiotto Minuscolo, Scimmiotto Minimo: una grande famiglia di Scimmiotti, un antro, un paese di Scimmiotti!"
Tutti vennero a presentare a Scimmiotto Maggiore piatti e tazzine, vini di palma e d'uva, fiori e frutti divini: proprio una bella festa in famiglia.

Col nome ritroviamo fondamento;
Non ci resta che entrar fra gli immortali.

Se poi non sapete che cosa ne deriv, venite ad ascoltare il seguito e lo saprete nei particolari.

CAPITOLO 3
TAFFERUGLIO INFERNALE

IN CUI MILLE MONTAGNE FRA I QUATTRO MARI SI INCHINANO IN SEGNO DI SOTTOMISSIONE, E LE DIECI SPECIE SONO CANCELLATE DAL REGISTRO INFERNALE DELLE NONUPLE TENEBRE.


Parliamo del trionfale ritorno del Bel Re Scimmia al suo paese: dopo aver distrutto il covo del Re Demonio del Caos e fatto bottino della sua grande sciabola, Scimmiotto passava le giornate impegnato nelle arti marziali. Aveva dotato le scimmie giovani di giavellotti di bamb e di sciabole di legno, e insegnava loro ad avanzare e ripiegare, accamparsi, piantare palizzate; tutto a colpi di fischietto, con segnali di stendardi e bandiere. Si erano divertiti cos per un bel pezzo, quando Scimmiotto, in un momento di riposo, si mise a pensare ad alta voce: "E se qualcuno prendesse sul serio questi giochetti, che cosa ci potrebbe capitare? Ho paura che qualche re di uomini, o bestie, o uccelli, potrebbe prenderne il pretesto per attaccarci, dichiarare che le nostre esercitazioni militari preparano una ribellione, arruolare un esercito e venirci a massacrare. E voi che cosa gli potreste opporre, con le vostre pertiche di bamb e le spade di legno? Ci vorrebbero armi di metallo, lance aguzze, spade taglienti, alabarde. Come si fa?"
A sentirlo parlare le scimmie si allarmarono: "Vostra maest pensa in grande, ma che cosa possiamo fare? Non abbiamo possibilit..."
Mentre si esaminava l'argomento si presentarono quattro vecchie scimmie, due macachi dal culo rosso e due gibboni dalle lunghe braccia.
"Gran re" dissero facendosi avanti "se bisogna procurarsi armi taglienti, non  difficile."
"Che cosa avete in mente?"
"A est della nostra montagna, al confine del paese di Aolai, si trova una distesa d'acqua di duecento li. Vi regna un re che possiede una citt zeppa di gente e di soldati. Egli dispone sicuramente di manufatti d'oro, argento, bronzo, ferro e altri metalli. Se vostra maest ci vuole andare, basterebbe acquistare o farsi fabbricare delle armi, e insegnarci a servircene per difendere il nostro territorio: non sarebbe questo il segreto di una durevole prosperit?"
"Restate a divertirvi e aspettate il mio ritorno" rispose Scimmiotto, lieto del suggerimento.
Che bravo re scimmia! Detto fatto: con una capriola nelle nuvole attravers in un istante i duecento li d'acqua e scopr in effetti, dall'altra parte, mura e fossati di una citt con diecine di migliaia di case e moltissime porte, compartita da viali ad angolo retto che circoscrivevano ampi mercati. La folla andava e veniva sotto il sole che brillava nel cielo. Scimmiotto si disse: "Qui di armi gi pronte devono essercene molte:  pi economico procurarsene un po'con un trucco, che contrattare per comperarle."
Fece i suoi passaggi, recit l'incantesimo e, rivolto a sud-est, inspir profondamente; poi espir con tal forza che si alz una violenta burrasca: la sabbia volava, le pietre rotolavano. Una cosa spaventosa!

Trema la terra mentre tuona il cielo,
Nere le nubi e turbini di polvere.
S'agita l'acqua spaventando i pesci.
Boschi sconvolti, tigri e lupi in fuga.
Son fuggiti mercanti e portatori.
Vuote botteghe, banchi abbandonati.
Il re lascia la corte e si ritira,
Si chiudon nello yamen gli ufficiali.
La statua di mille anni  rovesciata,
La torre  scossa dalle fondamenta.

La bufera aveva gettato nel panico tutto il paese: dal re all'ultimo dei sudditi, tutti si erano barricati in casa. Nessuno avrebbe osato circolare. Allora Scimmiotto diresse la sua nuvola dritta sull'ingresso del palazzo. Cerc l'arsenale, trov l'entrata dell'armeria, ne forz i battenti e vi scopr un visibilio di armi: sciabole, lance, spade, alabarde, azze, francesche, picche, falci, sferze, rastrelli, mazze, tavolette, archi, balestre, tridenti - insomma tutto quello che si pu immaginare. Molto soddisfatto a questo spettacolo, Scimmiotto si disse: "Da solo non posso portar via gran che: converr fare il trasloco con l'aiuto della moltiplicazione del corpo."
Bravo re scimmia! Si strapp un pelo, se lo mise in bocca, lo mastic, lo sput intorno recitando l'incantesimo e, appena ebbe gridato: "Trasformatevi!", centinaia e migliaia di scimmiottini si sparsero indaffarati nei magazzini ad afferrare e a disputarsi gli oggetti. I meglio piantati ne prendevano sei o sette, i pi mingherlini due o tre. Finirono per fare piazza pulita. Allora Scimmiotto risal sulla sua nuvola e con il solito procedimento riport tutto quanto al suo paese.
Le scimmie del Monte di Fiori e Frutti, grandi e piccole, mentre giocavano davanti alla grotta, sentirono soffiare un vento improvviso; il cielo si riemp di un immenso sciame di scimmiette. Quelle di sotto, prese dal terrore, corsero in disordine a nascondersi dove capitava. Il Bel Re Scimmia fece scendere la nuvola, la fece scomparire e con uno scrollone ricuper il suo pelo; restarono le armi sparse qua e l ai piedi della montagna.
"Figlioli!" gridava "Venite a prendere le vostre armi!"
Vedendo Scimmiotto tutto solo in mezzo allo spiazzo, le scimmie accorsero a prosternarsi e a chiedere com'era andata. Scimmiotto raccont come aveva usato il vento per impadronirsi del materiale e per trasportarlo. Le scimmie espressero la loro gratitudine e si gettarono sulle armi; chi impugnava una sciabola, chi una spada; altri brandivano asce, altri alzavano lance; questo tendeva un arco, quello caricava una balestra. Si divertirono tutto il giorno, fra grida e clamori.
Il giorno dopo ripresero le esercitazioni regolari. Quando Scimmiotto le riuniva tutte, contava almeno quarantasettemila scimmie. In breve furono in grado di tenere in rispetto tutti gli abitatori della montagna: lupi, tigri, leopardi, cervi, caprioli, daini, volpi, donnole, tassi, leoni, elefanti, gorilla, orsi, antilopi, cinghiali, bisonti, camosci, lepri e tanti altri.
I re di varie specie di antri diabolici, in numero di settantadue, vennero a prestare omaggio al re scimmia. Alcuni partecipavano alle manovre, altri fornivano provviste quando ce n'era bisogno. Tutto ci in perfetta organizzazione, in modo che il Monte di Fiori e Frutti divent una piazzaforte pi solida di una botte di ferro, difesa meglio di una citt con le mura di bronzo. I re diavoli delle varie province contribuivano anche con tamburi di bronzo, stendardi colorati, elmi e armature. Ogni giorno si ripeteva il clamore delle manovre e degli esercizi.
Fu dunque in mezzo all'allegria generale che il Bel Re Scimmia si rivolse un giorno alla moltitudine: "Ora siete bene addestrati a maneggiare armi, archi e balestre. Ma il mio sciabolone mi ingombra: non mi piace mica. Che fare?"
Le quattro vecchie scimmie si fecero avanti per fare rispettosamente notare a sua maest che la sua natura di immortale lo rendeva inadatto a usare armi qualsiasi: "...ma non abbiamo idea se vostra maest potrebbe camminare nell'acqua."
"Da quando mi  stato rivelato il Tao, dispongo delle settantadue trasformazioni per influsso ctonio. La capriola nelle nuvole mi d una divina e incomparabile ubiquit. Mi intendo delle arti di scomparire, nascondermi, innalzarmi e condensarmi. Conosco la via del cielo e quella del mondo sotterraneo. So camminare sotto il sole o la luna senza fare ombra, introdurmi senza difficolt nelle pietre o nei metalli. L'acqua non mi pu annegare e il fuoco non mi pu bruciare. Non c' posto dove non possa andare."
"Poich vostra maest dispone di questi poteri divini, sappia che l'acqua che scorre sotto il ponte delle liste di ferro fluisce fino al palazzo del Drago del Mare Orientale. Se vostra maest vuole andare a trovare il vecchio re drago, non  forse probabile che ne ottenga di soddisfare la richiesta di un'arma adatta?"
"Vado e torno. Aspettatemi!" replic Scimmiotto, felice del consiglio.
Bravo re scimmia! Balza in capo al ponte, fa i suoi passaggi per aprire i flutti, si tuffa, penetra nella corrente e percorre la via nelle acque, fino a giungere in fondo al mare orientale. Se ne andava per la sua strada, quando uno yaksa di pattuglia lo ferm e gli chiese: "Tu laggi, che ti apri l'acqua davanti, che personaggio divino sei? Presentati con chiarezza, perch ti possa annunciare!"
"Sono Consapevole del Vuoto, di nascita celeste, e vengo dal Monte di Fiori e Frutti, non lontano da qui. Come mai non mi conosci?"
A queste parole lo yaksa fece dietro front e corse al Palazzo Acquatico di Cristallo ad annunciare: "Maest, c' fuori un santo di nascita celeste del Monte di Fiori e Frutti, che si dice vicino di vostra maest e che arriver da un momento all'altro."
Il re drago del Mare Orientale, che si chiamava Aoguang, si alz subito e usc incontro all'ospite, accompagnato da figli e nipoti, capitani granchi e soldati gamberetti.
"Eminente immortale, entrate, entrate!"
All'interno del palazzo si fecero le presentazioni. Il re drago install Scimmiotto al posto d'onore, gli offr il t e poi chiese: "Quando avete ottenuto la realizzazione del Tao, eminente immortale, e di quali arti divine avete conoscenza?"
"Fin da piccolo ho abbandonato la famiglia per praticare il Tao e ho ottenuto un corpo senza morte n vita. Da ultimo mi sono impegnato ad addestrare i miei ragazzi per proteggere la nostra caverna nella montagna, ma mi sono reso conto che mi manca un'arma adatta. Da un pezzo ho sentito parlare del mio saggio vicino e del suo palazzo di diaspro con le porte di madreperla: poich dovreste possedere una bella eccedenza di armi divine, mi sono permesso di venire appunto a sollecitarne una."
Rifiutare sarebbe stato imbarazzante: il re drago mand subito un pesce persico, che esercitava un alto comando regionale, a cercare uno sciabolone da difesa che present rispettosamente.
"Il vostro vecchio amico non si ritrova con le sciabole" disse subito Scimmiotto. "Vi prego di offrirmi qualcos'altro."
Questa volta il re drago sped un pesce siluro, che era il comandante in capo, e questi fece portare da un'anguilla gigante un tridente a nove punte. Scimmiotto salt gi dal suo seggio, lo prese in mano e lo bilanci: " proprio leggerino. E poi non lo impugno bene. Non avreste qualcos'altro da propormi?"
"Eminente immortale" ribatt il re drago ridendo, "il tridente leggerino pesa tremila seicento libbre!"
"Ma non lo impugno bene, non mi convince."
Il re drago incominci ad aver paura: ordin a un grasso abramide, che era alto commissario, e a una carpa generale di brigata di portare un'alabarda con l'asta decorata, che pesava settemila duecento libbre. Quando la vide, Scimmiotto si precipit ad afferrarla: fece qualche mulinello, due o tre finte e, conficcandola a terra, dichiar: " inutile, non va, troppo leggera."
A questo punto il re drago tremava di paura e balbettava: "Eminente immortale, credo che sia la cosa pi pesante che abbiamo nel palazzo, non ho altro..."
"Andiamo!" esclam Scimmiotto ridendo. "Tutti sappiamo il detto: il palazzo del drago non manca di tesori. Cercate meglio. Se trovate qualcosa che mi piaccia, lo pagher fino all'ultimo centesimo."
"Davvero non c' altro."
Mentre si scambiavano queste battute, la moglie e la figlia del drago, facendo capolino dal loro posto di osservazione dietro di lui, credettero opportuno di esprimere la loro opinione: "Maest, non vedete che questo santo non va preso alla leggera? Non c' forse in magazzino quel pezzo di ferro delle meraviglie, che era servito a misurare il fondo del fiume celeste? Da qualche giorno  diventato fosforescente e manda persino un profumo di buon augurio. Non vorr dire che vuole incontrare questo santo?"
" una sbarra che serv a Yu il Grande per drenare le acque e misurare quanto erano profondi fiumi e oceani, un pezzo di ferro magico; ma che cosa pu farsene?"
"Che importa che cosa pu farsene?" ribatt la moglie. "Daglielo, che ne faccia quello che vuole. Purch se ne vada."
Il vecchio re drago segu il consiglio e rifer la cosa a Scimmiotto, che disse: "Tiratelo fuori e vediamo!"
" una parola" replic il drago agitando la mano. "Non si riesce a trasportarlo, e nemmeno a muoverlo, tanto  pesante. Dovreste andar voi a dargli un'occhiata."
"Va bene, fatemi vedere dov'."
Il re drago lo condusse in magazzino, e l si videro di colpo brillare mille fuochi.
" lui che fa tutta questa luce" precis il re drago mostrando il fenomeno col dito. Scimmiotto raccolse i lembi della veste, si avvicin e lo tir su: era un pilastro di ferro del diametro di un recipiente da uno staio, lungo pi di due tese. Ci volle tutta la sua forza per sollevarlo: " un pelino troppo grosso e troppo lungo. Se si potesse accorciarlo e assottigliarlo, andrebbe proprio bene..."
Lo aveva appena detto che il tesoro si accorci di qualche piede e si assottigli di un dito.
"Magari ancora un po'pi sottile" fece Scimmiotto bilanciandolo.
E la sbarra ubbid.
Al colmo della soddisfazione, Scimmiotto la port fuori dal magazzino per guardarla meglio: a ogni estremit c'era un cerchio d'oro, e in mezzo ferro nero. Sotto uno dei cerchi era incisa questa colonna di caratteri: Randello a Piacer Vostro, cerchiato d'oro. Pesa tredicimila cinquecento libbre.
"Immagino che questo tesoro si chiami cos perch si adegua ai desideri del proprietario."
Entusiasmato dalla scoperta, Scimmiotto camminava pensando e borbottando che il randello che teneva in mano sarebbe ancora migliorato riducendosi un altro po'di dimensioni: a questo punto la sbarra non superava una tesa di lunghezza, n il diametro di una tazza.
Ecco che se ne torna al Palazzo Acquatico di Cristallo mettendo in mostra i suoi poteri magici con molte stoccate e mulinelli: il vecchio re drago continuava a tremare e i giovani principi si sentivano svenire; le tartarughe ritiravano la testa nel guscio, pesci, granchi e gamberetti si nascondevano.
Con il suo tesoro in mano, Scimmiotto si risiedette al posto d'onore nella sala grande del palazzo, e disse sorridendo al re drago: "Grazie mille. Sono commosso dalla vostra generosa attenzione, caro e saggio vicino."
"Prego, non c' di che."
" un bel tocco di ferraglia, non c' che dire; tuttavia ci sarebbe un'altra cosa..."
"Che cos'altro, eminente immortale?"
"Se non avessi trovato questo pezzo di ferro, non sarebbe stato un problema. Ma adesso che ce l'ho, mi rendo conto che non ho niente da mettermi addosso che armonizzi: come si fa? Se per caso possedete qualcosa del genere, non fatevi scrupolo a offrirmela: non star a mercanteggiare la mia riconoscenza."
"Desolato, non ho niente del genere."
"Se gi hai scomodato un generoso, non ne disturbare un altro. Spiacente ma, se non avete altro, temo di non potermene andare."
"Senza volervi importunare, eminente immortale, non potreste farvi un giretto in un altro mare? Magari l trovereste qualcosa."
"Meglio star seduti in una casa, che correre a frugarne tre. Sul serio, fate un pensiero al mio equipaggiamento."
"Vi assicuro che non ho niente. Se avessi qualcosa, ve l'avrei subito rispettosamente offerto."
"Se non avete niente, pazienza. Permettete che collaudi questa sbarra sulla vostra testa?"
"Per carit, eminente immortale!" grid il re drago, che aveva perduto il sangue freddo. "Non venitemi addosso! Aspettate che veda se hanno equipaggiamenti i miei fratelli minori; li chiamo subito."
"E dove stanno, questi fratelli?"
"Sono Aoqin, il re drago dei mari meridionali, Aoshun che regna sul mare settentrionale, e Aojun, re dei mari occidentali."
"Il buon Scimmiotto non andr laggi. Non ci penso nemmeno. Come dice il proverbio, meglio l'uovo oggi che la gallina domani: arrangiatevi voi a trovarmi qualcosa di bello, non chiedo altro."
"Ma non occorre che vostra eminenza si muova. Ho qui un tamburo di ferro e una campana d'oro: in caso di emergenza, basta battere il tamburo e suonare la campana perch i miei fratelli arrivino subito."
"E allora, spicciatevi a battere il tamburo e a suonare la campana."
Un generale testuggine e un comandante tartaruga eseguirono immediatamente. Il messaggio pervenne ai re draghi degli altri mari; e subito, eccoli affollarsi all'ingresso del palazzo.
"Caro fratello maggiore" chiese Aoqin, "quale affare urgente ti ha spinto a far battere il tamburo e suonare la campana?"
" una storia lunga, fratello mio. Abbiamo qui un santo nato dal cielo, di non so qual Monte di Fiori e Frutti, che  venuto con la scusa di una visita di buon vicinato e ha finito per chiedermi un'arma. Secondo lui il tridente d'acciaio era troppo piccolo, e l'alabarda troppo leggera. Infine ha sollevato quel pezzo di ferro prezioso che  servito a misurare la Via Lattea e si  messo a tirare di scherma. In questo momento se ne sta seduto dentro casa e pretende che gli dia un vestito adatto. Ma io non ne ho, e cos ho fatto battere il tamburo e suonare la campana per pregarvi di venire, e chiedervi se potete aiutarmi ad accontentarlo per levarmelo di torno."
Aoqin and fuori di s: "Fratelli, saltiamo addosso allo sfacciato e catturiamolo."
"Non sai che cosa dici!" si spavent il drago pi anziano. "Una carezza di quella sbarra ti ammazza, un colpetto ti spacca in due. Solo a sfiorarla, ti porta via la pelle; a strofinarla, anche i muscoli."
Intervenne Aojun, il pi giovane, re dei mari occidentali: "In queste condizioni non si pu mettergli le mani addosso: conviene procurargli quello che vuole e poi denunciarlo con un rapporto al Cielo, che provveder a castigarlo."
"Hai ragione" approv Aoshun dei mari settentrionali. "Io ho qui dei sandali in fibra di loto per camminare sulle nuvole."
"Io una cotta di maglia d'oro" disse Aojun.
"Io un elmo d'oro rosso con ali di fenice" concluse Aoqin.
Il fratello maggiore se ne rallegr e li introdusse nel Palazzo Acquatico di Cristallo, dove incontrarono Scimmiotto e gli presentarono i loro doni. Consapevole del Vuoto si mise l'elmo in testa, infil la cotta di maglia d'oro e i sandali. Brandito poi il suo randello di ferro come fosse uno scettro, corse via gridando ai draghi: "Vecchi rimbambiti! Non c'era niente in casa, a sentir loro. Cialtroni!"
I re dei quattro mari erano indignati. Si consultarono subito per presentare una querela in alto loco.
Ma per ora lasciamoli perdere. Guardate piuttosto il nostro re scimmia che si fa strada allontanando le acque e ritorna al ponte di liste di ferro, dove lo aspettavano le quattro vecchie scimmie alla testa della folla dei loro congeneri. Di colpo videro Scimmiotto che balzava fuori dall'acqua, perfettamente asciutto, e camminava sul ponte incontro a loro tutto lucente d'oro. Le scimmie si gettarono in ginocchio, tanto erano impressionate: "Gran re, che magnificenza, che splendore!"
Raggiante di gioia, Scimmiotto sal sul trono e appoggi a terra la sbarra di ferro. Tutte le scimmie, nella loro innocenza, volevano prendere in mano il tesoro, ma non riuscivano nemmeno a smuoverlo, come fossero libellule alle prese con un albero di ferro. Ansimavano e lasciavano penzolare la lingua: "Mamma mia, com' pesante! Come hai fatto a portarlo?"
Scimmiotto ci mise sopra la mano e lo sollev. Disse ridendo alla folla: "Ogni cosa ha il suo padrone. Questo tesoro era sepolto in fondo al mare da chiss quanti millenni; ma proprio negli ultimi giorni ha emesso una luce. Il re drago non ci vedeva che un pezzo di ferro nero, che era servito per misurare la Via Lattea. Dal momento che nessuno di quei giovanotti era in grado di portarlo, e nemmeno di sollevarlo, mi hanno detto di andare a prendermelo da solo. Questo coso era lungo pi di due tese e grosso come uno staio. Quando l'ho avuto in mano, l'ho trovato troppo grande:  bastato il pensiero, perch diminuisse parecchio. Ho continuato a rimpicciolirlo, due o tre volte. Guardandolo alla luce ho visto che c' scritto: Randello a Piacer Vostro, cerchiato d'oro. Pesa tredicimila cinquecento libbre. Fatevi da parte che vi faccio vedere come si usa."
Rigirando il tesoro tra le mani, grid: "Piccolo, pi piccolo!" La sbarra si ridusse alle dimensioni di un ago da ricamo, che si poteva nascondere dietro l'orecchio. Le scimmie, impressionate, si misero a gridare: "Gran re, tiratela fuori, fateci divertire ancora!"
Scimmiotto esplor dietro l'orecchio per trovare l'ago, se lo mise sul palmo della mano e ordin: "Grande, pi grande!"
L'ago riprese le dimensioni di una sbarra di due tese, grossa come uno staio. Scimmiotto si fece prendere dal gioco. Usc dalla grotta e, col tesoro stretto in mano, ricorse a uno dei suoi trucchi di magia cosmica. Grid, facendo una riverenza: "Crescere!" e prese le dimensioni di una montagna di diecimila piedi, con la testa alta come il Taishan, la schiena come una ripida scarpata, gli occhi lampeggianti, la bocca come un lago di sangue, i denti come alabarde; quanto al bastone che teneva in mano, un capo toccava il trentatreesimo cielo e l'altro il diciottesimo inferno.
L'apparizione gett in tale spavento tigri, leopardi, lupi e le altre creature di tutta la montagna, cos come i re diavoli delle settantadue caverne, che si prosternarono con la fronte a terra, tremando come foglie, con le anime sul punto di separarsi dai corpi.
In un batter d'occhio, Scimmiotto riprese le sue dimensioni normali, ridusse il tesoro alle dimensioni di un ago da ricamo, lo nascose dietro l'orecchio e ritorn nella grotta a ricevere l'omaggio degli impauriti re diavoli.
Fu allora che si spiegarono le bandiere, si batterono i tamburi e si fecero rimbombare i gong di bronzo. Al grande banchetto, che offriva mille rari sapori, le coppe erano sempre colme di vini di palma e d'uva. Scimmiotto festeggi a lungo con la folla e alla fine, quando si ripresero le manovre, confer alti incarichi di comando alle quattro vecchie scimmie. I due macachi dal culo rosso divennero i marescialli Ma e Liu, mentre i gibboni dalle lunghe braccia furono i generali Beng e Ba. Dislocazioni di accampamenti, scavi di trinceramenti, premi e punizioni, tutto era affidato a questi quattro comandanti in capo.
Liberato da ogni preoccupazione, Scimmiotto poteva passare le sue giornate a cavalcar nuvole, percorrere i quattro mari e vagabondare a piacer suo nelle montagne. Andava dappertutto, a visitare guerrieri per farsi bello della sua pratica delle arti marziali, e a fare amicizia con i saggi utilizzando la sua competenza nella magia. Fu in questo periodo che entr nella confraternita dei sette: il re diavolo toro, il re diavolo caimano, il re diavolo roc, il re cammello-leone, il re macaco e il re gibbone col pelo lungo, che facevano sette contando anche Scimmiotto.
Passavano le giornate a discutere di questioni civili e militari, vuotavano le coppe, cantavano e danzavano. Partivano la mattina per rientrare la sera, non si negavano nessun piacere, superavano distanze di diecimila li come se si trattasse di attraversare il giardino.  il caso di dirlo: tremila leghe in un crollar di capo, ottocento e pi tappe in un volger di schiena.
Un giorno aveva ordinato ai quattro comandanti in capo di preparare un banchetto nella caverna per invitare i sei re a una bevuta, e si era abbattuto bufalo e sgozzato cavallo per i sacrifici al cielo e alla terra. La folla dei diavoletti aveva cantato e danzato a tutta forza, poi tutti avevano bevuto fino a diventare ubriachi fradici. Dopo avere riaccompagnato i sei re e distribuito le ricompense ai capi di tutti i gradi, Scimmiotto si era coricato all'ombra del pino che cresceva vicino al ponte delle liste di ferro e si era subito addormentato. I quattro generali garantivano la sua protezione, alla testa di una moltitudine che lo circondava e non osava fare il minimo rumore.
Nel sonno, il Bel Re Scimmia vide due uomini che portavano un mandato di cattura al nome di Consapevole del Vuoto. Si avvicinarono e, senza aprir bocca, impacchettarono la sua anima e la portarono, legata stretta e ancora barcollante per le bevute, presso le mura di una citt. Scimmiotto, che incominciava a svegliarsi, alz la testa, e che vide? Su una targa di ferro appesa alle mura, le tre parole: Mondo delle Ombre. La sbornia gli pass di colpo. Chiese: "Ma il mondo delle ombre non  il soggiorno del re Yama, giudice degli Inferi? Io che ci vengo a fare?"
"Il tempo della tua vita fra i viventi  scaduto, e noi abbiamo avuto ordine di portarti qui."
"Ma io, il vostro vecchio Scimmiotto, ho trasceso i tre mondi e sono uscito dal ciclo dei cinque elementi. Non sono pi soggetto al giudice degli Inferi: come si pu essere cos stupidi da farmi arrestare?"
I due uscieri dei morti avevano troppo da fare a spingerlo e tirarlo, per ascoltare quello che diceva; si preoccupavano solo di portarlo dentro, volente o nolente.
Scimmiotto incominci a trovare la situazione spiacevole; liber i polsi, strapp le corde, cav il suo tesoro da dietro l'orecchio, lo ingrand al diametro di una tazza e diede agli uscieri un colpetto, che li spiaccic. Poi entr in citt mulinando il suo bastone. I diavoli testa di bue, e anche quelli muso di cavallo, scappavano da tutte le parti, cercavano un rifugio, mentre coorti di fantasmi si precipitavano verso il Palazzo della Rete della Foresta delle Apparenze ad annunciare: "Sciagura, maest! Sciagura! C' fuori un dio del tuono con la faccia pelosa, che si sta facendo largo fin qui."
Allarmati, i dieci giudici infernali rassettarono le vesti e vennero a vedere che cosa succedeva. Alla vista di quella faccia feroce e minacciosa, si misero in fila e gridarono tutti insieme: "Eminente immortale, dichiarate le vostre generalit! Prego, favorite i documenti!"
"Se non mi conoscete nemmeno, come vi permettete di farmi arrestare?"
"Non ci permetteremmo mai. Dev'essere uno sbaglio degli impiegati..."
"Io sono Scimmiotto Consapevole del Vuoto, il santo nato dal Cielo, della Grotta del Sipario Torrenziale sul Monte di Fiori e Frutti. E voi chi siete?"
"Noi siamo i re delle dieci corti di giustizia infernali" risposero inchinandosi. "Apparteniamo al Figlio del Cielo del mondo delle tenebre."
"I nomi, e svelti, se non volete legnate!"
"Noi siamo il re di Qinguang, il re del Fiume Chu, il re dell'Imperatore Song, il re dei Mandarini Ribelli, il re Yama, il re dell'Uguaglianza, il re del Taishan, il re della Capitale, il re della citt di Bian e il re della Ruota del Destino."
"Se aveste davvero sangue reale, sareste sensibili e intelligenti; invece vi siete dimostrati dei veri ignoranti. Perch farmi arrestare, se ho ottenuto il Tao e una longevit uguale al Cielo, ho trasceso i tre mondi e sono uscito dal ciclo dei cinque elementi?"
"Eminente immortale, calmatevi: c' al mondo tanta di quella gente che porta lo stesso nome. Probabilmente gli uscieri hanno sbagliato indirizzo."
"Balle! Scemenze! Non dice anche il proverbio: Si sbaglia il mandarino, ma non il fattorino? Filate a cercarmi il registro dei vivi e dei morti, che voglio dare un'occhiata."
A queste parole, i dieci re lo pregarono di entrare nel palazzo per vedere ci che desiderava.
Impugnando il bastone come uno scettro, Scimmiotto entr dritto filato e and a sedersi al centro della sala, con la faccia rivolta a sud, al posto d'onore. I dieci re ordinarono al giudice degli incartamenti di portare i registri per una verifica. Il preposto non si fece pregare, corse in una stanza laterale e ne riport una mezza dozzina di grossi pacchi di carte legati con lo spago e i registri delle dieci specie di creature. Scimmiotto li esamin pagina per pagina: bestie senza pelo, bestie con pelo, bestie con piume, insetti, bestie con gusci o scaglie... Il suo nome non figurava. Poi verific il registro dei primati. La nostra scimmia, bench simile all'uomo, non era nella lista delle creature umane; bench simile alle creature pelose, non era una di loro. Era simile agli animali che camminano sulla terra, ma non rientrava nell'amministrazione del liocorno; non era nemmeno sotto la giurisdizione della fenice, bench avesse qualche tratto delle creature che volano. C'era per un registro speciale che Scimmiotto esamin lui stesso; infine scopr il suo nome sotto l'anima n. 1350. C'era annotato: Scimmia di pietra prodotta dal cielo. Et prevista: 342 anni. Finir di morte naturale."
Scimmiotto disse fra s: "Non mi ricordo quanti anni ho. Ma sar meglio che cancelli il mio nome." "Portatemi un pennello!" ordin.
Il giudice si affrett a portargli un pennello intinto d'inchiostro. Scimmiotto si impadron del registro e ne approfitt per cancellare tutti i nomi della categoria delle scimmie. Poi gett il quaderno ed esclam: "Tutto a posto! La cosa  sistemata: non ho pi niente a che fare con la vostra amministrazione." E brandendo la sua sbarra si apr il passaggio per uscire dal mondo delle ombre. I dieci re si guardarono bene dal fare resistenza, e preferirono recarsi al Palazzo delle Nuvole Turchese per presentare tutti insieme i loro omaggi al pusa Dizang e discutere con lui un rapporto da presentare al Cielo di Sopra, di cui il nostro racconto parler altrove.
Aprendosi il passaggio fuori della citt, Scimmiotto inciamp in un groviglio di erbe secche, barcoll... e si svegli di colpo: era stato un sogno. Si stirava per svegliarsi meglio, quando sent esclamare dai quattro generali e dalla folla delle scimmie: "Vostra maest ha dovuto berne, di vino, per dormire tutto questo tempo! Non sarebbe ora di alzarsi?"
"Dormire non  niente, ma ho sognato due persone che venivano proprio qui ad arrestarmi, e che mi hanno condotto durante il sogno nella citt del mondo delle ombre. Con i miei poteri magici sono riuscito a fare un bel casino fin dentro il Palazzo della Rete della Foresta delle Apparenze, e ne ho dette quattro ai giudici dei dieci Inferni. Mi sono fatto mostrare il registro dei vivi e dei morti che ci riguarda, e ho cancellato tutti i nomi. Non ci possono pi far niente."
Le scimmie si prosternarono in segno di gratitudine.
Ecco perch molte scimmie di montagna non invecchiano mai.
Quando il Bel Re Scimmia fin di raccontare i fatti, i quattro comandanti li portarono a conoscenza dei re diavoli delle varie caverne. Tutti vennero a felicitarsi. Qualche giorno dopo, fu la volta dei sei fratelli giurati di Scimmiotto. Tutti furono estasiati dalla storia di come aveva cancellato i nomi. Ogni giorno si facevano allegri convegni, di cui non diremo altro.
Parliamo piuttosto del Gran Compassionevole e santo supremo dell'alto firmamento, l'augusto Imperatore di Giada: un giorno che aveva riunito all'udienza del mattino i suoi immortali, ministri civili e militari, nella Sala delle Nuvole Misteriose del Palazzo delle Nuvole dell'Arco d'Oro, l'uomo vero Qiu Hongji venne improvvisamente ad annunciare: "Vostra imperitura maest, Aoguang, il re drago del mare orientale, attende i vostri ordini davanti alla Sala Traslucida, al fine di presentare un rapporto."
L'Imperatore di Giada fece trasmettere l'ordine di introdurlo. Aoguang fu condotto ai piedi della Sala delle Nuvole Misteriose: quando ebbe finito di presentare i suoi omaggi e rispetti, il valletto immortale incaricato di trasmettere i rapporti, che si teneva da una parte, ricevette l'istanza e la present all'Imperatore di Giada, che ne incominci la lettura dall'inizio. Eccola:

Il vostro umile servitore Aoguang, povero draghetto dei mari dell'Est del continente orientale, nella sfera inferiore del mondo acquatico, fa rispettosamente sapere al Supremo Padrone del Cielo, il nostro eminente Imperatore, quanto segue: a seguito della sua nascita sul Monte di Fiori e Frutti e della sua residenza nella Grotta del Sipario Torrenziale, l'immortale perverso Scimmiotto Consapevole del Vuoto ha preso in giro e umiliato il vostro umile drago,  entrato di prepotenza nella sua residenza acquatica, gli ha sottratto un'arma con la forza e ha usato l'intimidazione per estorcere capi di abbigliamento, senza risparmiare minacce e violenze, terrorizzando la gente acquatica e mettendo in fuga tartarughe e coccodrilli. Al drago del mare del Sud  venuto un attacco di brividi, quello del mare dell'Ovest ha avuto un principio di paralisi, quello del mare del Nord ha incassato la testa fra le spalle, rassegnato a sottomettersi; il vostro umile servitore Aoguang l'ha dovuto salutare proprio con moltissima deferenza. Gli abbiamo offerto un bastone di ferro delle meraviglie, un elmo d'oro con piume di fenice, una cotta di maglia e un paio di sandali per camminare sulle nubi. Poi l'abbiamo cortesemente riaccompagnato. Ma lui ha continuato le sue dimostrazioni di forza e di magia, e ci ha trattati da rimbambiti e da cialtroni.
Naturalmente non siamo stati in grado di affrontarlo e di ricondurlo alla ragione. Perci mi permetto di esprimere umilissimamente la mia speranza nella vostra santa giustizia. Vi supplichiamo di inviare le vostre armate celesti a sottomettere quel mostro perverso, al fine di ristabilire la tranquillit su mari e monti, la pace e la prosperit nella sfera inferiore del mondo acquatico.

Alla fine di questa lettura, il santo e sacro Imperatore decret: "Che il dio drago ritorni ai suoi mari. Invier senza indugio i miei generali a catturare e arrestare l'immortale perverso."
Il vecchio re drago ringrazi con la fronte a terra e se ne and.
Ma il celeste precettore, il venerabile immortale Ge, venne subito ad annunciare:
"Vostra imperitura maest, c' qui il re Qinguang, giudice degli Inferi, venuto a presentare un'istanza del pusa Dizang, papa del mondo delle ombre."
Dall'altro lato si teneva la fanciulla di giada incaricata di trasmettere i documenti. Essa prese il foglio e lo port all'Imperatore di Giada, che lo scorse da capo a fondo. Ecco che cosa diceva l'istanza:

Il mondo delle ombre appartiene alla giurisdizione yin della terra. Secondo le disposizioni del ciclo dello yin e dello yang, come gli di nel cielo, cos sono i fantasmi sotto terra. Cos nascono gli uccelli e muoiono le bestie, muoiono e rinascono maschi e femmine. La vita  continua trasformazione, la femmina incinta forma un maschio: tale  l'attivit combinatoria della natura, che non si pu modificare.
Ed ecco che  comparsa una scimmia perversa nata dal cielo, Consapevole del Vuoto della Grotta del Sipario Torrenziale sul Monte di Fiori e Frutti, che si dedica al male e pratica la violenza, rifiutando di sottomettersi ai nostri mandati e convocazioni. Usando trucchi di magia, essa ha distrutto i nostri inviati fantasma delle Nonuple Tenebre; abusando della sua posizione di forza, essa ha terrorizzato i dieci compassionevoli re degli Inferi, ha provocato gravi perturbazioni nel Palazzo della Rete della Foresta delle Apparenze e ha cancellato a viva forza nomi numerati! Ne risulta che la specie scimmiesca sfugge a ogni controllo e che la genia dei macachi fruisce di una vita troppo lunga. La scimmia ha inceppato la ruota della trasmigrazione, sopprimendo la morte e la rinascita per ciascuna di queste creature.
Il miserabile monaco che io sono ha creduto suo dovere assumersi il rischio di disturbare Vostra Celeste Maest presentando questo rapporto.
Egli vi supplica di voler inviare le vostre divine milizie a catturare e assoggettare questo essere perverso, al fine di ristabilire l'ordine dello yin e dello yang e di ripristinare per sempre la pace negli Inferi. Rispettosamente vostro.

Finita la lettura, l'Imperatore di Giada decret:
"Il principe delle tenebre ritorni pure agli Inferi. Far arrestare quel mostro senza indugio."
Anche il re Qinguang ringrazi con la fronte a terra e ripart.
Il supremo dio del cielo chiam a consiglio i suoi immortali ministri civili e militari, e chiese loro: "Ma quando  nata questa scimmia perversa e da chi, per riuscire a impadronirsi del Tao fino a questo punto?"
Uscirono subito dai ranghi Occhio Mille Leghe e Odi Buon Vento, e gli ricordarono: "Si tratta della scimmia di pietra prodotta dal cielo trecento anni fa. Allora non le avevamo dato molta importanza, perci ignoriamo come sia pervenuta all'immortalit in questi pochi anni, n come la sua capacit di domare tigri e draghi le abbia consentito di correggere a viva forza il registro dei morti."
"Un volontario, che scenda gi per ridurlo alla ragione!..."
Senza attendere che l'Imperatore di Giada finisse la frase, il dio del pianeta Venere usc dai ranghi, si prostern e sugger:
"Vostra Maest che regna sui tre mondi, tenga presente che ogni essere provvisto dei nove orifizi pu pervenire all'immortalit. Questa scimmia - con il suo corpo plasmato dal cielo e dalla terra, portato a compimento dal sole e dalla luna, con il suo cranio puntato verso il cielo e i suoi piedi appoggiati sulla terra - in che cosa differisce da un essere umano? Tanto pi ora che ha ottenuto il Tao dell'immortalit e la facolt di sottomettere tigri e draghi. Il vostro servitore si permette dunque di suggerire a Vostra Maest di considerare con benevola compassione queste incarnazioni che avvengono senza intervento di genitori, e di promulgare un sacro editto di pacificazione, che convochi la persona in questo mondo di Sopra per conferirgli qualche incarico, non importa se maggiore o minore. Sar iscritto sui registri e potremo tenerlo d'occhio. Se ottempera agli ordini celesti, sapremo ricompensarlo facendogli far carriera. Se disubbidisce, lo avremo sottomano e sar facile farlo arrestare. Coglieremo due piccioni con una fava: ci risparmieremo una costosa e penosa spedizione militare, e d'altronde ricupereremo un immortale che possiede il Tao."
"Sia fatto come propone il nostro ministro" tagli corto l'Imperatore di Giada, persuaso dal suggerimento. Fece redigere il decreto dal dio della letteratura e incaric quello del pianeta Venere di portarlo a Scimmiotto.
In conformit della consegna ricevuta, il messaggero usc dal portale celeste del sud cavalcando una nuvola di buon augurio, e la diresse dritta sulla Grotta del Sipario Torrenziale. Qui si present alla folla delle scimmiette: "Sono un inviato del Cielo, latore di un sacro editto che invita il vostro gran re a recarsi nel mondo di Sopra. Correte a farglielo sapere!"
Le scimmiette che giocavano intorno alla caverna si passarono parola, finch il messaggio giunse finalmente in fondo alla grotta:
"Gran re, fuori c' un vecchietto che porta una lettera. Secondo lui,  il Cielo che vi invita nel mondo di Sopra."
A Scimmiotto la notizia piacque molto: "Ci stavo pensando in questi giorni, di fare un giretto in Cielo. Mi vien proprio a fagiolo. Fatelo entrare."
Scimmiotto si rassett gli abiti e si fece incontro all'ospite. Il dio entr e, tenendosi diritto in piedi con il viso rivolto a sud, dichiar: "Sono il pianeta Venere dell'Ovest, portatore di un editto di pacificazione emanato dall'Imperatore di Giada. Sono disceso per invitarvi da parte sua a salire in cielo, per ricevere rispettosamente una carica di immortale iscritta nei registri."
"Sono molto commosso dalla grazia che mi fate" rispose sorridente Scimmiotto. Poi ordin: "Figlioli, preparate un banchetto per ricevere degnamente il nostro ospite."
"Non oserei attardarmi quando sono in servizio" protest il dio. "Devo pregare vostra maest di accompagnarmi: avremo ampio agio di conversare insieme dopo la vostra gloriosa promozione."
"L'onore  tutto mio. Mi dispiace di lasciarvi ripartire a mani e pancia vuote" replic Scimmiotto. E convoc subito i quattro comandanti per far loro le raccomandazioni: "Non allentate la vigilanza nell'addestramento dei miei ragazzi; aspettate che sia salito in cielo e abbia dato un'occhiata intorno, per vedere se si pu andare ad abitarci tutti quanti."
I quattro solidi generali acconsentirono.
Scimmiotto e il dio del pianeta Venere, montati ciascuno sulla sua nuvola, furono presto alti nel cielo.  il caso di dirlo:

Tiene un bel posto di immortale celeste
Con il suo nome scritto nel registro.

Se poi non sapete quale incarico e onore ricevette, ascoltate il seguito che lo descriver.

CAPITOLO 4
UN CELESTE EQUIPUZIO

IL POSTO DI ISPETTORE DELLA SCUDERIA NON LO SODDISFA. NEMMENO IL TITOLO DI UGUALE AL CIELO LO ACCONTENTER.


Il dio del pianeta Venere e il Bel Re Scimmia uscirono insieme dalla grotta e presero il volo, ciascuno sulla sua nuvola. Ma la capriola nelle nuvole, in cui si era specializzato Scimmiotto, non era cosa da tutti: gli permetteva una velocit fuori dal comune. Del dio di Venere non si dava pensiero, ci mise poco a seminarlo e giunse per primo al portale sud del Cielo. Dopo aver dissolta la sua nuvola si apprestava a entrare, quando fu fermato da Anima Lunga, il re celeste preposto alla guardia del quartiere sud, alla testa di una banda di forzuti celesti armati di picche, spade, sciabole e alabarde. Gli impedivano l'entrata, e Scimmiotto si arrabbi: "Bel buggerone, il vecchietto del pianeta Venere! Prima ti invita, e poi ti fa sbarrare la strada dai poliziotti!"
Protestava rumorosamente, quando sopraggiunse il dio di Venere. Scimmiotto gli lanci uno sguardo da incenerirlo: "Mi hai preso in giro, vecchio mio. Come mai tutta questa gente rifiuta l'ingresso al vecchio Scimmiotto, mentre tu dicevi che mi aveva convocato l'Imperatore di Giada?"
"Calmate la vostra collera, grande re" replic ridendo il dio. "Non siete mai stato in paradiso, e qui non vi conosce nessuno. Come volete che le guardie celesti si prendano la responsabilit di lasciarvi entrare? Quando Sua Santit vi avr ricevuto, voi avrete l'iscrizione nel registro degli immortali, con numero di matricola, titolo e funzione: allora potrete andare e venire a vostro piacere. Nessuno oser impedirvelo."
"Grazie tante, ho capito come gira e ci rinuncio."
"Ma no, ma no, entrate con me" insisteva il dio tirandolo per la mano.
Mentre si avvicinavano al portale del Cielo, il dio del pianeta Venere grid forte e chiaro: "Guardiani della porta celeste, ufficiali e soldati, lasciate passare! Ho ricevuto il sacro ordine dell'Imperatore di Giada di condurgli il qui presente immortale del mondo di Sotto."
Solo allora Anima Lunga e le sue guardie abbassarono le armi e si fecero da parte. Scimmiotto si convinse della buona fede dell'inviato del pianeta Venere ed entr con lui passo passo, guardandosi intorno. Era proprio la prima volta

Che saliva nel mondo di Sopra
Ed entrava diritto in paradiso.
Arcobaleni con pagliuzze dorate,
Nubi vermiglie e brezze augurali.
Il portale maestoso:
Lapislazzuli blu e giada preziosa.
Schiere di guardie imponenti
Con spade snudate sotto variopinti pennoni.
Gli di hanno armature dorate,
Le armi diverse secondo i reggimenti.
Superata la cinta,
Che meraviglia!
Ad enormi pilastri si avvolgono
Dragoni rossi dalle scaglie d'oro.
Turbinano in cielo i colori
Delle fenici in volo.
Nubi brillanti riflettono il sole,
Vela le stelle una bruma azzurrina.
Ci sono in Cielo trentatr palazzi(5)
Ornati in cima da chimere d'oro.
Ci son settantadue sale preziose
Adorne di colonne di liocorni.
Sulla Terrazza della Lunga Vita
Fiori teneri in boccio di mille anni.
Erba verde perenne
Intorno al Forno di Trasmutazione.
Parato il padiglione degli omaggi
Con seta rilucente; ibischi d'oro,
Spille di giada, sandali di perle,
Ricchi ornamenti e nobili cinture.
Al rintoccar delle campane d'oro
Sfilan gli di dei tre dipartimenti.
Al rullare dei tamburi celesti
I saggi si prosternano.
La sala delle Nubi Misteriose:
I battenti di giada, d'oro i cardini,
Danzan fenici su lacca vermiglia.
Fenici e draghi sotto le tettoie
Di portici adornati di trafori.
Sovrasta una gran cupola di porpora,
Rotonda e luminosa
Come un'immensa zucca.
Piccole fate intorno ci sventagliano:
Le fanciulle di giada
Servono tovagliette e stuzzichini.
Ma la corte del Cielo ha feroci guardiani,
Con ufficiali molto contegnosi.
Al centro, in una vasca di cristallo,
Son predisposti gli elisir in pillole,
E rami di corallo in vasi d'agata.
Molte cose pregiate sono in Cielo
Di cui in terra nessun vide l'uguale:
Portici d'oro, campanelle d'argento,
Di porpora i palazzi, fior di giada,
Ed erbe di smeraldo e boccioli di diaspro.
Lepre di giada viene a rendere omaggio,
Svolazza il corvo d'oro sulle teste
Pelate dei sapienti.
Era destino della nostra scimmia
Salire al cielo dal fango del mondo.

Il dio del pianeta Venere si diresse alla Sala delle Nubi Misteriose conducendo Scimmiotto. Senza aspettare di essere convocato entr e, giunto davanti al trono, fece i saluti prescritti. Scimmiotto gli stava accanto senza prosternarsi; si limitava ad allungare le orecchie per ascoltare quello che diceva il dio di Venere:
"Il vostro servitore ha eseguito l'ordine di Vostra Maest e informa che l'immortale perverso  qui."
"E qual  questo immortale perverso?" chiese l'Imperatore di Giada da dietro la tenda.
Scimmiotto ritenne giusto intervenire. Fece una specie di inchino di sghembo e disse: "Sono io, il vecchio Scimmiotto!"
Tutti gli immortali ministri, colti di sorpresa, impallidirono di emozione: "Che selvaggio! Invece di prosternarsi, si permette insolenze: 'io, il vecchio Scimmiotto'. Impiccarlo, impiccarlo!"
"Il detto Scimmiotto  un immortale perverso del mondo di Sotto che si  umanizzato da poco tempo" decret l'Imperatore di Giada. "Non conosce ancora l'etichetta della corte: per questa volta bisogna perdonarlo."
"Ringrazia, ringrazialo della sua bont!" esclamavano i cortigiani; in effetti Scimmiotto acconsent a tirar gi una gran riverenza.
L'Imperatore di Giada incaric i ministri preposti alla scelta dei funzionari civili e militari di cercare qualche carica vacante per conferirla a Scimmiotto. Essi trasmisero la consegna al Signore della Stella Militare, presente in sala, che si fece avanti e si mise a rapporto:
"Nel palazzo del Cielo non c' scarsit di funzionari: ne abbiamo in ogni edificio, stanza, angolo e angolino. Soltanto il servizio delle scuderie non dispone di un gestore della stalla centrale."
"Gli sia conferito il titolo di equipuzio" decret l'Imperatore di Giada.
"Ringrazialo dei suoi favori!" ordinavano gli alti funzionari della corte; Scimmiotto tir gi un'altra gran riverenza. L'Imperatore di Giada incaric il dio del pianeta Giove di accompagnarlo al suo posto di sorveglianza delle stalle imperiali. Scimmiotto ci and tutto allegro e il dio di Giove, a missione compiuta, ritorn nel suo palazzo stellare.
Il nuovo sorvegliante convoc il suo vice, gli assistenti, foraggiatori, stallieri e altri addetti, di tutti i gradi possibili, per esaminare lo stato del servizio. Non c'era pi di un migliaio di cavalli celesti. Erano:

Hualiu e Qiji, Verde Orecchio e Siepe Fine,
Bazzica Draghi e Rondinella Porporina,
Spiega l'Ali e Nitri Brina
Bianchi Zoccoli e Sauro Volante,
Lepre Rossa e Pi Svelto della Luce,
Salta Scoppio e Vasto Orizzonte,
Inseguivento e Nube in Cielo [...](6).
Dalle quattro estremit della terra
Palafreni e destrieri del remoto Ferghana,
I cavalli migliori di tutto l'universo:
Pi rapidi del lampo, nitriscono nel vento
Ed il loro vigore li porta al firmamento [...].

Scimmiotto esamin il registro e cont le bestie. Il servizio dei foraggiatori consisteva nel rifornire le mangiatoie; gli stallieri strigliavano e lavavano, tritavano la paglia, abbeveravano e preparavano le razioni; il vice e gli assistenti collaboravano alla sorveglianza. L'equipuzio vegliava sui cavalli con tale impegno da non trovar tempo per dormire, n di giorno n di notte. Di giorno si lasciava che facessero qualche salto, ma di notte bisognava sorvegliarli con attenzione. Appena si addormentavano, li si svegliava per farli mangiare. Se si imbizzarrivano, li si inseguiva per riportarli alle poste. I cavalli celesti, quando vedevano Scimmiotto, rizzavano gli orecchi e scalpitavano; ma erano belli grassi, sani, col pelo lustro.
Dopo un paio di settimane, il personale di servizio approfitt di una mattina di calma per offrire al capo un banchetto di benvenuto.
Si beveva allegramente quando, di colpo, Scimmiotto pos la tazza e chiese: "Che rango ha questo incarico di equipuzio?"
" il nome della funzione."
"Ma che livello ha questa funzione?"
"Non ha nessun livello."
"Magari  fuori organico perch  la pi alta che ci sia?"
"Nemmeno per sogno. Non  in organico e basta."
"Come sarebbe a dire che non c'?"
" sotto l'ultimo scalino.  l'incarico pi modesto che ci sia: si tratta solo di occuparsi di cavalli. Vostra eccellenza, per aver tenuto il posto e dopo essersi dato tanto da fare per allevare le bestie, non ci guadagner che un modestissimo benservito. Se per i cavalli saranno un po'magrolini, sar colpa vostra; se qualcuno andasse perduto, subireste ammende e processi."
A Scimmiotto montava il sangue alla testa nell'udire queste notizie. Digrignava i denti, preso da un'immensa collera: "Umiliare cos il vecchio Scimmiotto, re e patriarca del Monte di Fiori e Frutti! Mi hanno preso in giro. Mi hanno fatto venire fin qui per pulire la cacca dei loro cavalli: un lavoro da bambini, da mozzi di stalla.  il modo di trattare? Lascio perdere tutto e me ne vado."
Patatrac! Rovescia il tavolo, cava da dietro l'orecchio il suo tesoro, lo ingrandisce al diametro di una tazza e, mandando a pezzi quello che trova lungo la via, si fa largo fino alla porta meridionale del Cielo. Le guardie celesti non osarono sbarrargli la strada e lo lasciarono uscire; d'altronde era iscritto sul registro in qualit di equipuzio.
Un momento dopo atterrava con la sua nuvola sul Monte di Fiori e Frutti. I suoi quattro solidi comandanti erano occupati ad addestrare le truppe in compagnia dei vari re diavoli delle caverne. Grid a gola spiegata: "Figlioli!  tornato il vostro vecchio Scimmiotto!"
L'orda delle scimmie al gran completo corse a prosternarsi e lo accompagn in fondo alla grotta, dove pregarono il re scimmia di accomodarsi sul trono, mentre si preparava il banchetto di benvenuto.
"Come siamo contenti, maest! Questa diecina d'anni trascorsi nel mondo di Sopra vi avr dato delle soddisfazioni; certo vi sarete coperto di gloria."
"Ma se sar partito da una diecina di giorni! Che storia  questa della diecina d'anni?"
"In Cielo, gran re, non vi siete reso conto del tempo che passava: un giorno in Cielo vale un anno quaggi. Permetteteci di chiedere: quale alta carica occupavate?"
"Non me ne parlate, c' da morire di vergogna" rispose Scimmiotto agitando la mano. "L'Imperatore di Giada non sa valutare la gente. Si  basato sul mio aspetto e mi ha fatto equipuzio, cio dovevo tenergli i cavalli: una funzione che non fa nemmeno parte della gerarchia mandarinale. Quando l'ho accettata non lo sapevo; e magari in scuderia mi divertivo. Ho saputo solo oggi quale affronto mi aveva fatto, quando i miei colleghi me l'hanno spiegato. Sono andato su tutte le furie: ho rovesciato tutto e son venuto via. Ed eccomi qua."
"Ben tornato,  una fortuna per noi! Vostra maest  il re di questa terra benedetta, dov' amato e rispettato; perch dovrebbe andarsene a servizio per fare lo stalliere? Beviamo, amici, e dissipiamo la tristezza del nostro buon re!"
Scimmiotto beveva appunto allegramente, quando vennero ad annunciare: "Maest, all'ingresso ci sono due re diavoli unicorni che chiedono di voi."
"Fateli entrare."
I diavoli controllarono il proprio abbigliamento, entrarono solleciti e si piegarono a terra in un saluto molto rispettoso.
"Che volete da me?" chiese il Bel Re Scimmia.
"Da molto tempo avevamo sentito dire che vostra maest preferiva ricevere i sapienti, e questo non ci dava la possibilit di chiedere udienza. Ma oggi abbiamo appreso il vostro glorioso ritorno dopo avere ottenuto l'iscrizione nel registro dei funzionari celesti, e siamo venuti per congratularci e presentarvi una veste giallo ocra. Se non respingete le nostre vili persone e acconsentite a ricevere i vostri indegni servitori, vi serviremo con l'abnegazione di cani e di cavalli."
Scimmiotto, molto soddisfatto, si infil la veste, mentre tutti si mettevano allegramente in fila per rendergli omaggio. I re diavoli ebbero il titolo di comandanti dei distaccamenti d'avanguardia. Ringraziarono e chiesero:
"Che posizione ha ottenuto in Cielo vostra maest, che c' restata cos a lungo?"
"L'Imperatore di Giada non sa neanche che cos' un saggio! Mi aveva conferito non so quale funzione di equipuzio."
"E perch occuparsi dei suoi cavalli, quando vostra maest possiede poteri magici? Perch non prendete piuttosto il titolo di Grande Santo Uguale al Cielo?" suggerirono i re diavoli.
Al colmo della gioia, Scimmiotto esclam: "Giusto!  quello che mi ci vuole." Convoc i suoi quattro marescialli: "Fatemi subito preparare degli stendardi su cui scriverete in grandi caratteri GRANDE SANTO UGUALE AL CIELO. Piantate delle pertiche per spiegarli. Ormai tutti mi dovete chiamare cos; niente gran re o vostra maest. Trasmettete la consegna a tutte le caverne, perch la ricevano tutti."
Ma ritorniamo all'Imperatore di Giada. All'udienza del giorno dopo si present il precettore celeste Zhang, che conduceva con s il vice e gli assistenti delle stalle imperiali. Costoro dichiararono: "Vostra Maest, Scimmiotto Consapevole del Vuoto, l'equipuzio recentemente nominato, ieri ha disertato il Palazzo del Cielo, perch stimava la sua posizione troppo modesta per lui."
Mentre dicevano cos, si fece avanti a testimoniare anche Anima Lunga, alla testa delle guardie del portale meridionale: "L'equipuzio  uscito dalla nostra porta. Non ne conosciamo il motivo."
A queste parole, l'Imperatore di Giada decret: "I due capi ritornino alle loro responsabilit. Mander truppe celesti a catturare quel mostro."
Fra i cortigiani riuniti in assemblea spiccavano il brillante re celeste Li Jing, detto Porta Pagoda, e suo figlio, il terzo principe ereditario Nata. Essi uscirono dai ranghi per presentarsi volontari: "Vostra Maest, bench indegni del nobile incarico, vi preghiamo di ordinare a noi di sottomettere quel mostro perverso."
Entusiasta, l'Imperatore di Giada confer subito al re celeste Li Jing il titolo di generalissimo atterratore di demoni, e a Nata quello di grande divinit dell'assemblea vasta come il mare dei tre podii, con mandato di organizzare senza indugio una spedizione nel mondo di Sotto.
Li e Nata si prosternarono, presero congedo e, tornati alla loro residenza, arruolarono tre corpi d'armata. Furono nominati capi all'avanguardia Potente Efficacia, e alla retroguardia Pancia di Pesce. Le truppe, sollecitate dagli yaksa, uscirono dalla porta meridionale del Cielo e marciarono dritte sul Monte di Fiori e Frutti. Scelsero un terreno pianeggiante per porre l'accampamento. Potente Efficacia ebbe l'ordine di attaccare battaglia. Egli verific la sua armatura e si avvi alla Grotta del Sipario Torrenziale roteando la sua ascia Pioggia di Fiori. Vide una gran folla di mostri, come lupi, tigri, leopardi e altri, che brandivano lance e impugnavano spade, saltavano e danzavano, emettendo urla e ruggiti.
"Genia del peccato!" grid Potente Efficacia. "Correte subito a notificare al vostro equipuzio che io, gran maresciallo del Cielo di Sopra, ho ricevuto dall'Imperatore di Giada l'ordine di scendere a catturarlo; ditegli di venire subito a fare atto di sottomissione, se volete evitare il completo sterminio."
I mostri si precipitarono alla rinfusa nella grotta ad annunciare:
"Disgrazia! Disgrazia!"
"Che disgrazia?" si inform Scimmiotto.
"Alla porta c' un guerriero celeste che si dice di alto rango, mandato dall'Imperatore per sottomettervi. Vuole che vi arrendiate prima che sia troppo tardi, se vogliamo scampar la pelle."
"Portatemi il mio equipaggiamento" replic Scimmiotto.
Si mise in testa l'elmo d'oro rosso, infil la cotta di maglia d'oro, infil i piedi nei sandali per camminare sulle nuvole, impugn il suo randello A Piacer Vostro cerchiato d'oro e guid le sue truppe fuori dalla grotta per disporle in ordine di battaglia. Potente Efficacia sgranava gli occhi sullo spettacolo offerto dal nostro bravo Scimmiotto:

Corazza d'oro risplendente,
In testa l'elmo scintillante,
Ha nella mano la potente sbarra,
I suoi piedi camminano sul vento.
Occhi strani e brillanti come stelle,
Lunghe le orecchie sue sino alle spalle.
Egli sa trasformar persino i peli.
Vibra la voce come pietra sonora.
Mostra i denti scimmieschi l'equipuzio:
Si sente Grande Santo Uguale al Cielo!

"Miserabile scimmia" grid Potente Efficacia con voce di tuono "non mi riconosci?"
"E tu da dove sbuchi? Sarai una mezza divinit di qualche paesello di provincia" ritorse Scimmiotto. "Non mi pare di averti mai visto. Spicciati a dire come ti chiami!"
"Te la far vedere io, brutto macaco! E cos, non mi conosci! Io sono il generale celeste Potente Efficacia e comando l'avanguardia agli ordini del re celeste Li Porta Pagoda, che  venuto qui per ordine dell'Imperatore di Giada a ricevere la tua sottomissione. Deponi subito le armi, se non vuoi che le creature di tutta la montagna subiscano il castigo supremo. Se osi rifiutare, ti faccio arrosto."
"Dio dei miei stivali!" grid Scimmiotto incollerito. "Chiudi il becco! Te la faccio ingoiare io, la tua linguaccia chiacchierona. Ti avrei gi spiaccicato con una botta, se non avessi bisogno di te per rispondere al mittente: non ti ammazzo, solo perch ritorni di corsa in cielo e dica a quell'augusto coso di giada che non sa valutare la gente. Il vecchio Scimmiotto ha immensi talenti, ma lui lo manda a occuparsi di cavalli. Guarda che cosa c' scritto sui miei stendardi: solo se avr una promozione corrispondente rinuncer a usare le armi e torner la calma. Ma se lui rifiuta, porter la guerra fin nella Sala delle Nuvole Misteriose e gli impedir di posar le chiappe sul trono."
Potente Efficacia guard in alto e in effetti, in cima alla lunga pertica piantata accanto all'ingresso, vide lo stendardo con i quattro grandi caratteri, Grande Santo Uguale al Cielo. Fece una risata feroce e disse sarcastico:
"Macaco meschino! Che pretese, che impudenza! Ti piacerebbe diventare un grande santo uguale al Cielo. Per incominciare, assaggia un po'la mia ascia."
E cerc di abbattergliela sulla testa. Ma Scimmiotto, con la flemma di un esperto, par il colpo con la sua sbarra.
Fu un combattimento memorabile:

La sbarra A Piacer Vostro,
L'ascia Pioggia di Fiori.
Nell'urto quale prevarr
Non lo si sa.
Botte da dritta e da mancina.
Uno dissimula magia divina,
L'altro grida bravate.
Sputa uno densa nebbia
E l'altro getta fango.
Fa i suoi passaggi il guerriero del Cielo,
La scimmia si trasforma in ogni cosa.
Guizza il randello come drago in acqua,
Sibila l'ascia come una fenice.
Ma il generale rinomato in Cielo
Non  all'altezza del rivale:
Quel bastone di ferro, chi lo ferma?

Potente Efficacia si trov in difficolt: Scimmiotto gli cal un fendente sulla testa; lui par in qualche modo il colpo con l'ascia, ma il manico and in pezzi. Si disimpegn a precipizio e cerc scampo nella fuga. Scimmiotto lo scherniva:
"Sacco di merda! Buono a nulla! La vita te l'avevo gi risparmiata, sbrigati a portare il mio messaggio!"
Ritornato all'accampamento, non rest a Potente Efficacia che presentarsi al re celeste Porta Pagoda e inginocchiarsi ansimante:
"L'equipuzio dispone di immensi poteri magici. L'indegno guerriero che sono non  riuscito a batterlo e ritorna vinto a implorare il vostro perdono."
"Questo imbecille mi abbassa il morale della truppa" replic il re celeste, irritato. "Portatelo fuori e tagliategli la testa."
Il principe Nata fece un passo avanti e dichiar rispettosamente: "Il mio real padre calmi la sua collera. Concedetegli il perdono finch vostro figlio abbia fatto una ricognizione, che vi consenta di verificare come stanno le cose."
Il re accolse il suggerimento e fece portar via Potente Efficacia in attesa di decisioni.
Il principe Nata si aggiust l'armatura, balz fuori dai quartieri e si precipit verso la Grotta del Sipario Torrenziale. Scimmiotto aveva appena finito di riordinare le sue armi che vide avvicinarsi l'impetuoso e feroce Nata. Che principe coraggioso!

Corti capelli in crocchia sul cocuzzolo,
Spirito vivo, attento e intelligente,
Prestante e di una nobile eleganza:
 certo figlio di unicorno in Cielo,
Una fenice fra le nubi.
Seme di drago, non uomo comune,
Giovane d'alta fortuna.
Adopera sei tipi di armi magiche,
Sa trasformarsi, balzare, volare.
Per volont del Sovrano di Giada
Nella vasta assemblea dei tre podii.

Scimmiotto gli si fece incontro e gli chiese: "E tu chi sei, ragazzino? Che cosa ti ha condotto a bazzicare da queste parti?"
"Dannato macaco perverso, non mi riconosci? Sono Nata, terzo principe del re celeste Porta Pagoda. Ho la missione di catturarti per ordine di Sua Maest l'Imperatore di Giada."
"Mio caro principino" rispose ridendo Scimmiotto, "hai delle belle pretese, per essere un beb con i denti di latte che sta ancora asciugando le piume. Io, per, non voglio farti del male e non ti toccher. Guarda bene che cosa  scritto sul mio stendardo e va a salutare da parte mia l'Imperatore di Giada: se mi conferisce questo titolo, non avr altro motivo di alimentare disordini. Mi riconcilier con lui. Ma se non mi d soddisfazione, stia sicuro che lo andr a cercare fin dentro la Sala delle Nuvole Misteriose."
Nata, alzando il capo e vedendo i quattro caratteri Grande Santo Uguale al Cielo, esclam: "Di che straordinario potere dispone questo esecrabile macaco, per osare di assumere un titolo come questo? Sta sicuro: assaggerai la mia spada."
"Sono qui e non mi muovo; vediamo se riesci a buttarmi gi."
Ardente d'ira, Nata url: "Trasformazione!" E si cambi in un mostro con tre teste e sei braccia, che brandiva minaccioso un'arma in ciascuna mano: la spada per decapitare gli esseri perversi, la sciabola per trucidarli, la corda per legarli, la mazza per schiacciarli, la palla chiodata e la ruota di fuoco. Si avvent con gran fracasso.
Messo sul chi vive, Scimmiotto si disse: "Questo ragazzino un po'se ne intende." "Farai bene a guardarti: ora ti mostro i trucchi che so io."
Com' in gamba Scimmiotto! Gettando lo stesso grido, si trasform anche lui in un mostro a tre teste e sei braccia. In un batter d'occhio riprodusse per tre la sbarra cerchiata d'oro: ogni coppia di mani ne reggeva saldamente una. Fu una battaglia da scuotere le montagne e da far tremare il suolo. Che finimondo!

Il principe Nata con sei braccia
E di fronte il Bel Re Scimmia
Sono avversari di vaglia.
Davvero si equivalgono,
Uno in missione dal Cielo,
L'altro rotto a ogni battaglia.
Com' tagliente la spada!
La sciabola fa spavento.
La corda come un serpente.
La mazza sibila in aria.
La ruota di fuoco sfavilla.
Va e viene la palla chiodata.
Ma con le sbarre Scimmiotto
Da ogni colpo si ripara.
N vincitore n vinto,
Ma lo scontro non ha tregua.
Il principe si accanisce
Contro Scimmiotto che ride
E niente lo intimorisce.
Da uno a migliaia, a milioni:
Lo spazio si riempie di draghi.
Fuggono elfi e folletti;
I diavoli si nascondono.
La lotta rimbomba furente,
Si abbatte la sbarra di ferro,
Risuonano grida di guerra,
Sventolano le bandiere.
Gli avversari si equivalgono,
Non si sa chi pu prevalere.

Lo scontro si era gi ripetuto una trentina di volte. Le sei armi del principe ereditario si erano trasformate in migliaia e milioni, ma anche le sbarre di ferro cerchiate d'oro si moltiplicavano con lo stesso ritmo. Una pioggia di meteore sembrava riempire lo spazio, ma non si delineavano n vittoria n sconfitta.
Ora, il pi svelto di mano e il pi attento era Scimmiotto. A un certo punto si strappa un pelo, grida: "Trasformazione!" e ne fa una copia di s stesso, debitamente armata di randello; cos si procura il cambio per fronteggiare Nata e ne approfitta, con una scossa, per trasferire la sua vera persona alle spalle dell'avversario. Cala una botta sulla sua spalla sinistra. Nata, impegnato nei suoi passi d'arme, sente sibilare la sbarra e balza da lato, ma troppo tardi per evitare il colpo. Toccato, si piega in due dal dolore e fugge via. Ripresa la propria forma e ricuperate le armi, ecco che se ne torna sconfitto.
Dai bordi del campo di battaglia, dove si teneva, il re celeste Li si era reso conto che suo figlio si trovava in difficolt. Avrebbe voluto soccorrerlo, ma ecco che gli ricomparve davanti tutto tremante:
"Real padre!  vero che l'equipuzio  pieno di risorse. Nemmeno la potenza divina di vostro figlio  riuscita a venirne a capo: mi ha ferito alla spalla."
"Se questo individuo dispone di tali poteri, come vincerlo?" esclam il re celeste impallidendo di paura.
"Davanti alla sua grotta ha alzato uno stendardo, su cui sono scritti i caratteri Grande Santo Uguale al Cielo" riprese Nata; "un titolo che si  inventato da s. Promette di porre fine all'incidente se l'Imperatore di Giada glielo conferisce ufficialmente; in caso contrario, minaccia di andare a combattere fino nella Sala delle Nuvole Misteriose."
"Poich le cose stanno cos,  inutile proseguire la lotta: saliamo prima nel mondo di Sopra a riferire la proposta. Ci sar sempre tempo di chiedere rinforzi per catturare questo energumeno."
Anche il principe, che soffriva troppo per riprendere a combattere, ritorn in Cielo con il padre per fare rapporto, come vedremo.
Quando il re scimmia ritorn vittorioso dai suoi, come potete immaginare, vennero a congratularsi tutti i settantadue re diavoli delle grotte e i sei fratelli giurati; furono giubili e abbuffate senza precedenti nella terra benedetta della caverna. Scimmiotto diceva ai suoi sei compagni: "Dal momento che il vostro fratello minore si dichiara Grande Santo Uguale al Cielo, perch non lo fate anche voi?"
"Parole sante, saggio e caro fratello!" rispose col suo vocione il re diavolo toro. "Da parte mia, mi dichiaro Grande Santo Pacificatore del Cielo."
"Io, Grande Santo Sopra gli Oceani" dichiar il re diavolo caimano.
"Io, Grande Santo Mani in Pasta col Cielo" soggiunse il re diavolo roc.
"Io mi dichiaro Grande Santo Porta Montagne" propose il re cammello-leone.
"E io, Grande Santo Buon Vento" intervenne il re macaco.
"Quanto a me, sar il Grande Santo che Caccia gli Dei" concluse il re gibbone a pelo lungo.
A quel tempo i sette grandi santi potevano fare quello che volevano e attribuirsi i titoli che gli piacevano. Si divertirono insieme tutto il giorno, prima di separarsi.
Ritorniamo a Li, il re celeste, e a suo figlio, il terzo principe. Alla testa dei loro ufficiali, si recarono dritti alla Sala delle Nuvole Misteriose per presentarsi a rapporto:
"In conformit del sacro ordine di vostra maest, i vostri servitori hanno effettuato una spedizione nel mondo di Sotto allo scopo di sottomettere l'immortale perverso Scimmiotto Consapevole del Vuoto, ma non avevano previsto la portata dei suoi poteri magici e non sono riusciti a riportare vittoria; speriamo che vostra maest ci conceda dei rinforzi per sterminarlo."
"Ma quali sono le capacit di questo incredibile macaco, perch occorrano addirittura dei rinforzi?"
"Il vostro servitore, che merita la morte, spera nella clemenza di vostra maest" rispose il principe. "Questa scimmia perversa si serve di una sbarra di ferro con cui prima ha messo in fuga Potente Efficacia e poi mi ha ferito a una spalla. All'ingresso della sua grotta ha piantato uno stendardo che porta l'iscrizione Grande Santo Uguale al Cielo. Afferma che cesser le ostilit e prester sottomissione se gli viene accordato questo titolo; altrimenti minaccia di attaccare addirittura la Sala delle Nuvole Misteriose."
"Quella scimmia perversa osa spingere la sua impudenza a questo punto!" esclam l'Imperatore di Giada allarmato. "Ordine a tutta l'armata di punirlo immediatamente!"
Mentre diceva cos, ancora una volta il dio del pianeta Venere fece un passo avanti per far osservare:
"Questa scimmia perversa non ha alcuna sensibilit per il rango degli interlocutori cui si rivolge. Se la combattiamo con rinforzi di truppe, temo che non ne verremo a capo in breve tempo. Le nostre armate potrebbero anche esaurirsi prima. Sarebbe meglio che vostra maest mostrasse la sua immensa mansuetudine e gli notificasse la sua intenzione di concedergli la pace, se si sottomette, e di nominarlo Grande Santo Uguale al Cielo, che  un titolo puramente onorifico, senza emolumenti."
"Come sarebbe, un titolo senza emolumenti?" chiese l'Imperatore di Giada.
"Sar nominato Grande Santo Uguale al Cielo, ma non avr n incarichi n stipendio. Lo faremo vivere sul territorio celeste, per aver presa sul suo spirito perverso e per impedire che commetta altre stravaganze: l'universo ritrover la calma e gli oceani la tranquillit."
"Si faccia come propone il nostro ministro" tagli corto l'Imperatore di Giada. E ordin di promulgare un'ordinanza, che il dio del pianeta Venere fu incaricato di portare a Scimmiotto.
Il dio usc dal portale meridionale del Cielo e and dritto alla Grotta del Sipario Torrenziale sul Monte di Fiori e Frutti. L'aspetto dei luoghi era molto diverso dalla volta precedente. Gravava una pesante atmosfera di morte, soffiava un vento minaccioso che dava i brividi. C'erano tutte le specie possibili e immaginabili di mostri e diavoli; chi brandiva la spada, chi agitava la lancia, chi roteava il bastone, chi trinciava l'aria con la sciabola, fra grida, ruggiti, salti e balzi.
Alla vista del dio del pianeta Venere, gli si lanciarono contro per mettergli le mani addosso. Ma lui disse: "Vengano avanti i capi! Fatemi la cortesia di annunciarmi al vostro grande santo. Sono inviato dall'Imperatore di Giada e gli porto un invito che gli far piacere."
I diavoli corsero a riferire: "C' alla porta un vecchio che si dice inviato dal mondo di Sopra e vi porta un invito."
"Arriva al momento giusto, benvenuto! Suppongo che sia il dio di Venere dell'altra volta.  vero che mi aveva invitato per una posizione indegna, ma mi ha comunque dato l'occasione di farmi un giretto in Cielo e di imparare la strada della porta meridionale. Sono sicuro che viene con una buona intenzione."
Ordin agli ufficiali di battere il tamburo, spiegar bandiere e schierare un picchetto d'onore per l'accoglienza. Tirandosi dietro la sua banda di scimmie, il grande santo si affrett all'ingresso, con l'elmo in testa, l'armatura addosso, infilata la veste giallo ocra e calzati i sandali per camminare sulle nubi. Si inchin cortesemente e disse a voce forte:
"Entrate, mio caro. Scusatemi se non sono uscito per ricevervi."
Il dio di Venere avanz a lunghi passi, entr e, con il volto rivolto a sud, dichiar: "Ecco, grande santo, l'annuncio che vi devo fare. Scontento della modestia della vostra posizione, avete un tempo abbandonato la sorveglianza delle stalle imperiali. Gli ufficiali del servizio presentarono rapporto all'Imperatore di Giada, che decret: 'Tutti i neo designati alla carriera mandarinale iniziano con modeste posizioni, prima di ottenerne di pi importanti. Di che cosa si lamenta?'Ne  seguito questo combattimento con Nata, che il re celeste Li aveva condotto nel vostro mondo di Sotto, perch ignorava i poteri magici del grande santo. Dopo averli sperimentati,  ritornato a presentare rapporto sulla vostra aspirazione che vi si tratti da grande santo uguale al Cielo. Il corpo degli ufficiali aveva qualche esitazione, ma io mi sono assunto il rischio di difendere il vostro punto di vista, per evitare la mobilitazione generale delle forze armate, e di proporre che vi venisse assegnato il titolo che sollecitate. L'Imperatore di Giada ha approvato la proposta e io sono venuto a invitarvi."
"Dopo i fastidi che vi ho dato l'altra volta" rispose ridendo Scimmiotto "vi devo anche quest'altra dimostrazione di amicizia. Grazie, grazie davvero! Ma mi chiedo se esiste, nel Cielo di Sopra, un titolo come Grande Santo Uguale al Cielo."
"Avrei forse l'audacia di venirvi a comunicare questa ordinanza, se il titolo sollecitato non avesse ricevuto l'approvazione imperiale? Se la promessa non  seguita dai fatti, me ne prendo la responsabilit, ecco tutto."
Entusiasta, Scimmiotto avrebbe voluto trattenerlo a pranzo, ma dal momento che rifiutava lo segu su una nuvola di buon augurio, che li port entrambi al portale meridionale del Cielo. Guardie e ufficiali li salutarono rispettosamente. Andarono dritti alla Sala delle Nuvole Misteriose, dove il dio di Venere salut e annunci: "In conformit dell'ordine di Vostra Maest, ho convocato il qui presente equipuzio Scimmiotto Consapevole del Vuoto."
"Che Scimmiotto si avvicini! Ti dichiaro oggi Grande Santo Uguale al Cielo, il pi alto livello mandarinale. Ma ti avverto di non ricominciare a fare stupidaggini."
La scimmia si accontent di fare una riverenza e dire: "Grazie delle vostre bont." L'imperatore di Giada ordin ai responsabili dell'attivit edilizia, Zhang e Lu, di costruire per il grande santo una residenza sul terreno a destra del frutteto delle Pesche di Immortalit. La residenza includeva due servizi: l'uno di Pace e Tranquillit, l'altro di Animo Inalterabile, entrambi con abbondante personale, capi e vicecapi.
Gli dei delle cinque costellazioni furono incaricati di accompagnare Scimmiotto alla sua nuova residenza. Inoltre l'Imperatore di Giada gli accord la gratificazione di due bottiglie di vino e di dieci fiori d'oro, rinnovando la raccomandazione di starsene tranquillo e di non ripetere certe impennate. Scimmiotto ne prese nota e il giorno stesso entr nella nuova casa con gli dei delle cinque costellazioni, stapp le bottiglie e se le bevve in compagnia. Quando lo lasciarono solo, Scimmiotto pot abbandonarsi senza freni all'immensa gioia che riempiva il suo cuore. Nel suo palazzo celeste godeva davvero di una felicit senza nubi.
 il caso di dirlo:

Scritto il nome nel libro della vita,
Mai pi potr cadere nell'oblio.

Se poi non sapete ci che avvenne dopo, ascoltate il seguito che lo descriver.


CAPITOLO 5
LA FESTA DELLE PESCHE

IN CUI IL GRANDE SANTO DISTURBA LA FESTA DELLE PESCHE, RUBA L'ELISIR E SI RIBELLA AL CIELO, COSTRINGENDO GLI DI A PERSEGUIRLO

Avrete constatato che il Grande Santo Uguale al Cielo, in fondo, era davvero un macaco perverso, ignorante tanto di gerarchie e titoli mandarinali quanto di stipendi. Si era accontentato di farsi scrivere nel registro. Era accudito da mane a sera dal personale dei due servizi della sua residenza, e non si occupava d'altro che di mangiare tre volte al giorno e di dormire nel suo comodo letto. Senza impegni com'era, passava il tempo incontrando amici, passeggiando e facendo nuove conoscenze. Se incontrava uno dei tre Puri, lo chiamava venerabile; i quattro imperatori erano vostre maest; tutti gli altri - le ventotto case, i quattro grandi re celesti, le dodici ore, i cinque vecchi dei cinque elementi, gli di delle varie stelle e della Via Lattea - erano semplicemente fratelli. Le sue passeggiate si dirigevano qualche volta a ovest, qualche volta a est, come una nuvola errabonda.
Un giorno, a un'udienza del mattino dell'Imperatore di Giada, l'uomo vero Xu Jingyang fece un passo avanti, si prostern e disse:
"Ora abbiamo fra noi questo Grande Santo Uguale al Cielo, che non fa altro che passeggiare e scambiar visite con gli di delle stelle e delle costellazioni.  portato a trattare tutti su un piede di parit, senza riguardo alle gerarchie, come se tutti fossero suoi pari. Temo che dal suo ozio nasca qualche incidente. Non sarebbe opportuno dargli un'occupazione, per prevenire altre noie?"
L'Imperatore di Giada lo fece immediatamente convocare. Scimmiotto arriv tutto pimpante e chiese: "Vostra Maest ha da darmi qualche promozione? Dite, dite!"
"Vedo che non hai niente da fare e, per non lasciarti nell'ozio, voglio assegnarti delle responsabilit. Per il momento ti occuperai del Frutteto delle Pesche di Immortalit. Abbine cura!"
Il grande santo se ne rallegr, ringrazi e si ritir con un inchino.
Non stava in s dalla voglia di ispezionare il posto, e ci entr subito. Il dio locale del frutteto, il tudi, lo ferm e gli chiese: "Dove va vostra santit?"
"L'Imperatore di Giada mi ha incaricato di occuparmi del frutteto. Sono venuto a fare un'ispezione."
Il tudi gli rese omaggio e si precipit a convocare i giardinieri che stavano zappando, annaffiando, potando e rastrellando. Vennero tutti a prosternarsi davanti al grande santo, poi il tudi lo guid all'interno. Ecco che cosa si vedeva:

L'albero splende coperto di fiori,
Ritto e superbo ogni tronco, ogni ramo.
Ripiega il forte ramo sotto i frutti;
Come grandi ornamenti i frutti pendono,
Fiori come belletto su begli occhi.
Dal fiore al frutto occorrono mille anni,
Ed il frutto matura in diecimila!
Pesche mature hanno le guance rosse
Come fanciulle che han bevuto troppo.
Le acerbe vellutate e verdoline,
Smorte in ombra, ma belle sotto il sole.
Crescon sotto le piante erbe immortali,
Petali eternamente colorati.
Padiglioni leggiadri, torri snelle
S'alzan fino alle nubi. Quel frutteto
Non  cosa volgare, ma appartiene
Dello Stagno di Diaspro alla Regina.

Scimmiotto prese gusto a contemplare a lungo le meraviglie del frutteto. Poi si rivolse al dio locale: "Quante piante ci sono qui?"
"In tutto tremilaseicento. Milleduecento sul davanti, a fiori piccoli e frutti che maturano in tremila anni, ora sono un po'acerbi; mangiarli d l'immortalit e la comprensione del Tao, senza contare la buona salute e il corpo agile. I milleduecento alberi del settore di mezzo, con i fiori grandi a cascata, dnno pesche particolarmente zuccherine che maturano in seimila anni; basta mangiarne una per avere la giovinezza garantita a tempo indefinito e volare come una nuvola. Dietro si trovano altri milleduecento alberi con i frutti venati di porpora e la polpa tenera e gialla; maturano in novemila anni e rendono longevi come il cielo e la terra, o come il sole e la luna."
Il grande santo ascoltava con piacere, e non se ne and prima di avere visitato tutto minuziosamente, compresi padiglioni e gazebo. In seguito ritorn ogni tre o quattro giorni a godersi le amenit del frutteto, e dirad visite e passeggiate altrove.
Un giorno, a vedere quelle belle pesche ben mature sui rami degli alberi pi vecchi, gli venne una gran voglia di assaggiarle. Ma come fare, con quel dio locale, i giardinieri e il personale della residenza, che gli stavano sempre alle costole? Gli venne in mente uno stratagemma: "Vorrei schiacciare un sonnellino in questo gazebo; aspettatemi fuori."
Quando gli immortali si furono allontanati, Scimmiotto si lev veste e berretto, s'arrampic sull'albero pi grande e si mise a scegliere le pesche pi mature. Ne colse parecchie e ne fece l'uso che andava fatto, seduto comodamente su un ramo. Quando ne ebbe abbastanza, salt gi, si rivest in fretta, richiam il suo seguito e rientr dignitosamente alla residenza. Le pesche gli erano molto piaciute; perci nei giorni seguenti ripet il giochetto pi volte.
Una bella mattina la regina madre fece spalancare tutti i suoi preziosi padiglioni, per preparare la Festa delle Pesche sullo Stagno di Diaspro, che comportava un grande banchetto. Essa invi le proprie figlie a cogliere le pesche, che erano la grande attrazione della festa e le davano il nome. Vennero al frutteto con i loro panieri: la signorina immortale in rosso, e quelle in blu, in bianco, in nero, in malva, in giallo e in verde. Giunte all'ingresso, le sette ragazze videro raggruppati davanti al portale il dio locale, i giardinieri e il personale dei due servizi della residenza Uguale al Cielo. Si avvicinarono timidamente: "Abbiamo ricevuto il sovrano ordine della Regina Madre di venir qui a cogliere le pesche per il banchetto."
"Mi dispiace, stelline" replic il dio locale. "Non  pi come l'anno scorso: l'Imperatore di Giada ha nominato un direttore, il Grande Santo Uguale al Cielo, e noi dobbiamo fargli rapporto prima di autorizzare qualcuno a entrare."
"Dov' il grande santo?"
" in giardino, ma era stanco e si  messo a dormire in un gazebo."
"Andiamo a cercarlo, per favore, non ci fate far tardi!"
Il dio entr con loro. Andarono al gazebo dei fiori, ma non trovarono nessuno. Per i vestiti c'erano. Che cosa poteva essergli accaduto? Cercarono da tutte le parti, ma inutilmente.
In effetti Scimmiotto, che se l'era spassata e aveva mangiato parecchie pesche, si era mutato in omuncolo alto due pollici e dormiva su un ramo, nascosto tra le foglie.
"Noi siamo venute per ordine espresso della regina" protestavano le ragazze. "Non possiamo permetterci di rientrare a mani vuote. Perch non si trova il grande santo?"
"Dal momento che le graziose immortali sono venute per augusto ordine, non c' alcun dubbio su quanto  accaduto" sugger uno dei funzionari che si teneva in disparte. "Il nostro grande santo ha l'abitudine di passeggiare: penso che sia uscito dal frutteto per far visita a qualche amico. Le fanciulle potrebbero fare ugualmente la loro raccolta. A lui spiegheremo la situazione quando ritorner."
Le ragazze non se lo fecero ripetere, e si addentrarono fra gli alberi a cogliere le pesche. Riempirono due panieri nella parte anteriore e tre nella parte mediana; ma dovettero constatare che nella parte posteriore di pesche ce n'erano ben poche, e quelle poche - verdi e pelose - erano ancora immangiabili (le pesche mature le aveva mangiate Scimmiotto). Scrutando ramo per ramo, le ragazze finirono per scoprire su un ramo rivolto a sud un unico frutto abbastanza commestibile, per quanto pi bianco che rosso. La ragazza in blu pieg il ramo verso il basso, quella in rosso colse il frutto, e il ramo fu rilasciato. Scimmiotto dormiva proprio l. Risvegliato bruscamente dalle scosse, riprese la propria statura, tolse dall'orecchio la barra cerchiata d'oro, la ingrand minacciosamente in un baleno e brontol: "Da dove vengono queste diavolesse, per osare di rubare le mie pesche?"
"Non vi arrabbiate, grande santo!" gridarono sgomente le sette ragazze, gettandosi tutte in ginocchio. "Non siamo spiriti maligni. La regina madre ci ha mandato a cogliere le pesche per la festa che si fa quando si spalancano i padiglioni preziosi. Prima abbiamo incontrato il dio e gli altri addetti al frutteto, che vi hanno cercato inutilmente. Temevamo di non riuscire a eseguire in tempo l'ordine che avevamo ricevuto, perci ci siamo messe al lavoro senza aspettare vostra santit. Speriamo che ci perdonerete."
A queste parole, l'irritazione di Scimmiotto svan. Disse allegro: "Alzatevi, cocchine belle! E chi sarebbero gli invitati a questo banchetto della regina madre per l'apertura dei padiglioni preziosi?"
"All'ultima festa, secondo il protocollo tradizionale, c'erano il Buddha del Paradiso dell'Ovest, i pusa, i santi monaci, gli arhat, la Guanyin del sud, il Santo Imperatore di Eminente Compassione dell'est, i venerabili immortali dei dieci continenti e delle tre isole, lo Spirito Cupo del Nord e il grande immortale dal Corno Giallo del centro. E poi i cinque anziani dei cinque orienti, gli di delle cinque costellazioni, i tre puri delle otto Grotte Superiori, i quattro imperatori, gli immortali celesti del Supremo Uno, l'augusto di Giada delle otto Grotte Mediane, i nove protettori, gli di e gli immortali dei picchi e degli oceani, il papa delle Tenebre delle otto Grotte Inferiori e gli immortali terrestri del mondo di Sotto. In pratica le divinit, importanti o insignificanti, di ogni palazzo e di ogni sala, si erano presentate tutte alla Festa delle Pesche di Immortalit."
"Ci sar un invito anche per me?" si inform Scimmiotto con il suo miglior sorriso.
"Veramente, il vostro nome non  stato menzionato."
"Ma io sono il Grande Santo Uguale al Cielo! Perch la riunione non dovrebbe essere onorata dalla presenza del vecchio Scimmiotto?"
"Noi conosciamo solo le regole del banchetto precedente. Non sappiamo che cosa si far questa volta."
"Giusto, non  colpa vostra. Aspettatemi qui, belle figliole, mentre vado in cerca di notizie per sapere se sono invitato."
Fece i suoi passaggi, recit la formula e, rivolto verso le ragazze, grid: "Ferme! Non muovetevi!"
Aveva usato il procedimento che immobilizza le persone: le sette immortali rimasero immobili sotto i peschi, con gli occhi fissi davanti a s, mentre il grande santo balzava su una nuvola di buon augurio e correva a tutta velocit verso lo Stagno di Diaspro. In breve era gi in vista dei muri di cinta e degli edifici.

Su nel cielo radioso passano senza fine
Le nuvole dorate. Vibra nei nove cieli
Il grido delle gru. Appare un immortale
Con il viso gioviale, l'andatura un po'strana.
Alla propria cintura reca appesi registri.
Alla festa si reca. Cos suona il suo nome:
Grande Immortale dai Piedi Nudi.

Avvicinandosi all'Immortale dai Piedi Nudi, Scimmiotto andava architettando uno stratagemma per levarselo di torno, affinch non lo tradisse mentre si introduceva di soppiatto alla festa. Gli chiese: "Dove andate, caro amico?"
"Vado alla lieta Festa delle Pesche di Immortalit, su gentile invito della regina madre."
"Sappiate che l'Imperatore di Giada mi ha incaricato di avvertire tutti gli invitati di passare prima dalla Sala della Penetrazione Illuminante, per addestrarsi al cerimoniale prima di unirsi al banchetto. Ha incaricato me, perch la capriola nelle nuvole mi permette di battere chiunque in velocit."
Il grande immortale gli credette sulla parola - perch era una persona generosa e senza malizia - ma si meravigli un po': "Ci si  sempre addestrati allo Stagno di Diaspro. Perch passare prima dalla Sala della Penetrazione Illuminante?"
Comunque gir la sua nuvola nella direzione della sala. Da parte sua, Scimmiotto recit una formula, si diede una scossa e si metamorfos appunto in questo Immortale dai Piedi Nudi. Si affrett quindi verso lo Stagno di Diaspro, raggiunse i padiglioni preziosi, scese dalla nuvola ed entr circospetto. Si vedevano

Salire in spirale fragranze preziose,
Stagnare vapori di buona speranza.
Colori e profumi si alleano alla festa.
Tra fiori dorati e puri pistilli
Fenici compongono mai viste figure.
Le nuvole rosse sul gran paravento,
Sgabelli sottili dagli otto tesori,
I tavoli d'oro e seta cangiante,
Bei fiori nel verde in vasche di giada.
La tavola offriva i piatti pi rari:
Di drago c' il fegato, dell'orso la zampa,
E della fenice  offerto il midollo
Con labbro di scimmia. Sapori preziosi!

Tutto era disposto con grandissima cura, ma nessuno degli invitati era ancora arrivato. Scimmiotto non si saziava di curiosare dappertutto, quando un delizioso profumo di vino gli solletic il naso. Girando il capo, vide nel lungo portico adiacente all'edificio, sulla destra, vari addetti alla fabbricazione e gli uomini di fatica che macinavano il malto. C'erano portatori d'acqua, addetti al fuoco, addetti a lavare le giare e strofinare i vasi, mentre il prezioso liquido si formava dalla fermentazione come un succo di giada, odoroso e torbido.
Il gran santo aveva l'acquolina in bocca, tanto che gliene sfuggiva un filo dalle labbra; ma come sbarazzarsi di tutti quegli importuni? Ricorse a uno dei suoi trucchi: si strapp alcuni peli, li mastic e li sput intorno gridando: "Trasformatevi!" Essi si trasformarono in tante piccole mosche del sonno, che volarono tutte sul volto a quella gente. Ed ecco che le mani diventano molli, le teste si reclinano, le palpebre si abbassano irresistibilmente e gli occhi si chiudono: tutti abbandonano il loro lavoro e si addormentano. Scimmiotto si mise all'opera, abboffandosi di piatti squisiti e di rarissime vivande; poi pass nel portico, si insinu tra giare e vasi, e si mise a bere come lo scarico di un lavandino. Quando, a tempo debito, si trov finalmente sazio e ubriaco fradicio, cerc come poteva di raccogliere le idee: "Cos non va. L'ho fatta grossa! Gli invitati arriveranno da un momento all'altro, e saranno guai: se la prenderanno con me. Se mi acchiappano, come ne uscir? Mi conviene filarmela e tornare a dormire a casa mia."
E bravo Scimmiotto! Barcollando, zigzagando, urtando in ogni spigolo, con le sole forze che gli venivano dall'alcool ingoiato, prese subito la strada sbagliata: non verso casa sua, ma verso il Palazzo del Paradiso dei Beati. Quando se lo trov davanti, si accorse dello sbaglio: "Il Palazzo dei Beati  sopra il trentatreesimo cielo, nel paradiso di chi ha abbandonato ogni risentimento, dove abita l'altissimo signore Laozi: come  capitato qui? Tanto meglio. Ho sempre avuto voglia di fare una visita al buon vecchietto, e questa  la prima occasione che mi capita: ne approfitter."
Si aggiust l'abito ed entr senza bussare. Dentro non c'era nessuno. Laozi era impegnato nel giardino dietro casa in una predica sul Tao, in compagnia del vecchio Buddha Infiamma Lampade. La gente di casa e altri, immortali, ufficiali, garzoni, mandarini e funzionari di ogni specie, stavano tutti ritti in piedi ad ascoltare intorno al pulpito.
Esplorando la casa deserta, Scimmiotto giunse nel laboratorio in cui si preparava il cinabro: il fuoco ardeva nel forno e intorno erano disposte cinque zucche piene di cinabro d'oro gi pronto.
"Questo  il tesoro supremo degli alchimisti dell'immortalit" si disse Scimmiotto, rallegrandosi. "Fin da quando ho compreso il Tao e penetrato la ragione dell'identit dell'interno e dell'esterno, volevo fabbricare anch'io cinabro d'oro per soccorrere l'umanit sofferente, ma non ho mai avuto tempo.  il destino che mi ha fatto capitare qui. Approfittiamo dell'assenza di Laozi per assaggiarne qualche pillola e sentire che sapore ha."
Rovesci con uno scapaccione le zucche, che versarono il loro contenuto sul pavimento, e ingoi tutto il cinabro a manciate, come se fossero noccioline.
L'elisir di cui si era ingozzato disperse subito i fumi del vino; ridivenne lucido a un tratto: "Se l'Imperatore di Giada viene a sapere che cosa ho fatto, mi procurer tutti i guai che potr. Gambe!  meglio che me ne torni di Sotto, nel mio piccolo regno."
Usc di corsa dal Palazzo dei Beati e, per far perdere le tracce, fece un lungo giro e lasci il Cielo dal portale ovest, utilizzando a ogni buon conto anche il procedimento che rende invisibili. Diresse la sua nuvola verso il Monte di Fiori e Frutti, e presto vide sventolare bandiere e stendardi, e scintillare alabarde e partigiane: i quattro comandanti e i re diavoli delle settantadue caverne guidavano le solite esercitazioni militari. Il grande santo grid: "Figlioli, eccomi qua!"
Scimmie e mostri lasciarono cadere le armi e si prosternarono esclamando: "Vostra santit prende le cose alla leggera! Ci ha piantato in asso per un bel pezzo, senza nemmeno dar notizie."
"Non esageriamo, non  stato un tempo cos lungo."
Entrarono nella grotta, che i quattro comandanti mantenevano ben pulita. Dopo saluti e prosternazioni, gli chiesero: "Quale alta posizione  poi stata accordata a vostra santit in questi centodieci anni?"
"Veramente mi pareva che non fossero trascorsi nemmeno sei mesi."
"Vostra santit dimentica sempre che un giorno in cielo  un anno in terra."
"Comunque devo dire che questa volta l'Imperatore di Giada mi ha conferito davvero il titolo di Grande Santo Uguale al Cielo, e mi ha fatto costruire la residenza Uguale al Cielo. Era molto confortevole e includeva anche due servizi, quello di Pace e Tranquillit e quello di Animo Inalterabile, con i loro funzionari e impiegati. Poi, vedendomi inoperoso, mi ha affidato la sorveglianza del frutteto delle Pesche di Immortalit. Da ultimo, visto che la regina madre non mi aveva invitato alla grande Festa delle Pesche, ci sono andato per conto mio e mi sono mangiato tutti i loro piatti immortali. Venendo via ho fatto confusione e sono finito per sbaglio in casa del signore Laozi; l ho svuotato le sue zucche. A questo punto ho preferito sloggiare, perch temo che l'Imperatore di Giada se la prenda a male."
Scimmie e mostri si rallegrarono molto e prepararono un grande banchetto di benvenuto. Presentarono a Scimmiotto una tazza di pietra colma di vino di palma, ma quando lo assaggi fece una smorfia mostrando i denti: " spaventoso! Che schifo!"
"Il fatto  che vostra santit si  abituato a cibi e bevande degli immortali in paradiso" gli fecero notare i comandanti Beng e Ba. "Ecco perch il vino di palma non  pi di vostro gusto. Ma, come dice il proverbio, soddisfi o no le attese,  il vino del tuo paese."
"Anche voi, soddisfacciate o no le attese, siete del mio paese. Mentre trincavo stamane, allo Stagno di Diaspro, ho visto nel grande portico un bel po'di giare e bottiglie piene di quella divina ambrosia che non avete mai assaggiato. Aspettate che vado a sgraffignarne qualche bottiglia, perch possiate berne tutti un bicchiere. Vi dar lunga vita senza mai invecchiare."
Le scimmie erano entusiaste. Il grande santo usc dunque dalla grotta e, con una capriola, ritorn alla Festa delle Pesche, utilizzando il procedimento che rende invisibili. Si intrufol nel Palazzo dello Stagno di Diaspro e constat che preparatori, macinatori di malto, portatori d'acqua e fuochisti continuavano a ronfare pacificamente. Afferr due bottiglioni e se li mise sotto le ascelle, altri due nelle mani, fece dietro-front e ritorn dalle sue scimmie. Ebbero cos l'occasione di celebrare una festa del vino di immortalit, in cui ciascuno vuot diversi bicchieri. Ma lasciamoli ai loro passatempi.
Ritorniamo alle sette fanciulle immortali, paralizzate dalla magia di Scimmiotto, che riuscirono a liberarsi solo in capo all'intera giornata. Ripresero i loro panieri e ritornarono dalla regina madre. Riferirono: "Il Grande Santo Uguale al Cielo ha usato la magia per trattenerci: perci siamo tanto in ritardo."
"Quante pesche avete colto?" chiese la regina madre.
"Due panieri di pesche piccole e tre di medie. Delle pesche grandi del settore posteriore non ne sono rimaste: deve averle rubate e mangiate il grande santo.  comparso all'improvviso proprio mentre ne cercavamo. Si  comportato da villano, ci ha minacciate, e poi ci ha chiesto chi erano gli invitati al banchetto. Quando gli abbiamo raccontato chi aveva partecipato all'ultima festa, ci ha immobilizzate e se n' andato chiss dove. Siamo riuscite a liberarci solo adesso."
A queste parole, la regina madre corse dall'Imperatore di Giada. Mentre lo metteva al corrente dell'incidente, si presentarono i mandarini che sorvegliavano la squadra dei vinificatori. Venivano a riferire quanto segue:
"Un infame individuo ignoto si  permesso di sconvolgere i preparativi della grande Festa delle Pesche di Immortalit, rubando a man salva l'ambrosia succo di giada, che ha bevuto quasi tutta, e i cibi, che ha mangiato o guastato."
Poi fu la volta dei quattro grandi precettori celesti, che annunciarono l'arrivo del supremo patriarca del Tao. L'Imperatore di Giada e la regina madre uscirono subito per riceverlo. Dopo aver presentato i suoi rispetti, Laozi espose il motivo della visita:
"Il vostro umile vecchio prete aveva elaborato, nel suo palazzo, un po'di cinabro d'oro nove volte trasmutato, in vista della grande Festa del Cinabro Primordiale che Vostra Maest dovr presiedere. Ho il dolore di informare Vostra Maest che esso  stato inopinatamente rubato."
L'Imperatore di Giada era annichilito.
Poco dopo vennero i funzionari della residenza Uguale al Cielo. Si prosternarono e, fronte a terra, annunciarono: "Il grande santo non esercita pi le sue funzioni: ieri era uscito a passeggio e non lo si  pi rivisto. Non sappiamo nemmeno da quale parte si sia diretto."
La perplessit dell'Imperatore di Giada raggiunse il colmo.
Infine fu la volta del Grande Immortale dai Piedi Nudi, che a sua volta si prostern e disse: "Ieri il vostro servitore, mentre accorreva all'invito della regina madre, ha incontrato il Grande Santo Uguale al Cielo. Mi ha detto di essere stato incaricato da vostra maest di indirizzarci alla Sala della Penetrazione Illuminante, per addestrarci nel cerimoniale prima di raggiungere la sede della festa. Ho fatto come mi aveva detto ma, giunto alla Sala, non ho visto i carri e le vetture di vostra maest. Perci mi sono affrettato a ritornare qui per ricevere istruzioni."
L'Imperatore di Giada era fuori di s: "Quel pirata arriva a dare ordini falsi a mio nome e si burla dei miei saggi ministri! Che il Maestro di Perspicacia del servizio di ispezione me lo scovi!"
L'ufficiale usc immediatamente dalla sala per ottemperare agli ordini, svolgendo una vasta inchiesta che gli permise di raccogliere tutti i particolari. Ritorn a presentare il suo rapporto: "L'autore di tutti i crimini non  altri che il Grande Santo Uguale al Cielo." E present una completa ricostruzione dei fatti.
Furente, l'Imperatore di Giada sped i quattro re celesti con la missione di catturare senza fallo il pernicioso individuo e di assicurarlo alla giustizia. Essi dovevano collaborare con il re celeste Li e il principe Nata, che organizzarono una mobilitazione generale: le ventotto costellazioni, i nove luminari, le dodici ore, i rivelatori di verit dei cinque orienti, i quattro protettori del tempo, le costellazioni dell'est e dell'ovest, le divinit del nord e del sud, quelle dei cinque picchi e quattro fiumi, tutti i corpi celesti del cielo. In tutto centomila guerrieri, che dispiegarono diciotto reti celesti e disposero altrettante nasse terrestri sul mondo di Sotto, accerchiando strettamente il Monte di Fiori e Frutti.
L'immensa armata fu mobilitata seduta stante. Che spettacolo la sua partenza!

Da turbini di vento l'atmosfera  oscurata,
Una bruma giallastra si stende sulla terra.
Mille sante coorti discendono nel mondo
Per la perversa scimmia che va sfidando il cielo.
I quattro re del cielo sono l'alto comando,
Cinque rivelatori conducono i rinforzi.
Il comandante al centro  Li Porta Pagoda
Ed il feroce Nata cammina all'avanguardia.
Rhu il Divoratore in testa fa l'appello;
E Ketu, la Cometa, dietro chiude la marcia.
Galvanizza le anime la stella della notte,
Il sole risplendente fuoco e fiamma sprigiona,
Son guerrieri invincibili i cinque elementi in lotta,
I nove luminari amano la battaglia.
Le ore, poderose combattenti del cielo,
Sono schierate accanto a cinque epidemie.
Di notte e giorno marciano, schierati sei per sei;
Draghi dei quattro fiumi separan l'alto e il basso.
Ranghi serrati seguono delle ventotto case:
Jue, Kang, Di e Fang comandano,
Con Kui, Lou, Wei ed Ang.
Fan rotear le lance le schiere minacciose,
Ed eccole che sbarcan dalle nubi sulla terra
E dispongono il campo di fronte all'avversario.

Lo dicono anche i versi:

Nata dal cielo, scimmia portata ad imitare
E ladra di cinabro riposa nella grotta.
Ma per aver turbato la Festa delle Pesche
Centomila guerrieri le tendono una nassa.

Il re celeste Li impart l'ordine di mettere il campo e di circondare il Monte di Fiori e Frutti, cos stretto da non lasciar filtrare nemmeno una goccia d'acqua. Spiegate le diciotto reti celesti e le nasse terrestri, i nove feroci luminari si fecero avanti per ingaggiare battaglia. Le loro truppe avanzarono sull'ingresso del covo, dove giocava e saltava una banda di scimmie grandi e piccine.
"Mostriciattoli!" grid con voce di tuono un ufficiale, "dov' il vostro grande santo? Siamo di che hanno ricevuto dall'alto la missione di catturare il ribelle: andate immediatamente a dirgli di sottomettersi. Se osa esprimere il minimo dubbio, sarete tutti sterminati."
Spauriti, i mostriciattoli corsero dentro a riferire l'intimazione: "Disgrazia! Catastrofe! Ci sono fuori nove divinit ferocissime, mandate dal cielo a catturare vostra santit."
Il grande santo continuava a spartire l'ambrosia di immortalit, in ripetute libagioni, con i quattro comandanti e i re diavoli delle settantadue grotte. Alla notizia, prese un'aria olimpica: "Beviamo, amici, finch basta il vino; ed il resto lasciamolo al destino."
Prima che finisse la frase, arrivarono trafelate altre scimmie che strillavano: "Le nove divinit feroci ci coprono di parolacce e cercano di venire alle mani!"
Scimmiotto ci rise sopra: "Non badate a quella gente. Sol nel vino e nei versi trovi dolce riposo; seguir la fama  invece mestiere faticoso."
Nuova ondata di scimmie: "I nove di feroci hanno sfondato la porta e vengono avanti!"
"Che maleducati!" esclam questa volta Scimmiotto arrabbiato. "Bisogna insegnargli le buone maniere. Io non gli ho mai rotto le tasche; perch vengono a disturbarmi a casa mia?"
Ordin al re diavolo unicorno di schierare i settantadue capi caverna, mentre lui e i quattro comandanti si sarebbero tenuti alla retroguardia. Il re diavolo avanz impetuoso ma, preso in un'imboscata all'altezza del ponte di liste di ferro, non riusc nemmeno a raggiungere l'uscita.
Il grande santo si gett in mezzo alla mischia urlando: "Fatevi da parte!" e in un attimo ingrand la sua sbarra di ferro al diametro di una tazza e alla lunghezza di dodici piedi. Spezz l'accerchiamento e si spinse avanti. Nessuno dei nove luminari osava affrontarlo; per il momento batterono in ritirata. Tornati all'aperto, riordinarono i ranghi e lo apostrofarono: "Miserabile equipuzio, che non sai niente della vita e della morte! Ti sei reso colpevole dei dieci misfatti pi orribili: hai rubato le pesche, poi il vino, gettato nel caos la Grande Festa delle Pesche e aggravato la tua posizione con il furto dell'elisir di nostro signore Laozi. E non  tutto: ti sei portato a casa l'ambrosia, per godertela a tuo piacere. Questo  accumulare crimine su crimine, non lo sai?"
"I fatti che dite sono effettivamente avvenuti.  tutto vero. Ma voi, adesso, che cosa ci potete fare?" replic Scimmiotto ridendo.
"Noi abbiamo ricevuto dall'Imperatore di Giada l'ordine, pi prezioso dell'oro, di condurre qui le armate per catturarti. Arrenditi subito, se vuoi risparmiare la vita di queste creature. Altrimenti la montagna sar rasa al suolo e la grotta scoperchiata."
"Che di compassionevoli!" disse Scimmiotto che si sentiva crescere la collera. "Su quale potenza magica potete far conto, per dire tutte queste scemenze? State l e non scappate, che vi faccio assaggiare il mio bastone."
I nove si lanciarono avanti tutti insieme, ma il Bel Re Scimmia, imperturbabile, si mise a roteare il randello dagli anelli d'oro, coprendosi a destra, parando a sinistra, cos a lungo e cos bene che alla fine i nove luminari ne furono spossati. L'uno dopo l'altro trovarono scampo nella fuga, trascinandosi dietro le armi che non riuscivano pi a brandire. Si precipitarono nella tenda del capo del corpo d'armata centrale, per riferire al re Porta Pagoda: "L'intrepidit del re scimmia  incredibile. Non siamo riusciti a tenergli testa, ci ha battuto."
Li Porta Pagoda ordin ai quattro comandanti e alle ventotto case di congiungere le forze e dar battaglia.
Senza perdere il sangue freddo, Scimmiotto fece schierare in ordine di battaglia davanti alla grotta il re diavolo unicorno, i re delle settantadue caverne e i suoi quattro comandanti. Che mischia spaventosa! Guardate un po':

Soffia il vento su questa strana bruma.
Sventolan gli stendardi colorati,
Brillano minacciose le alabarde,
Brulican elmi, dilagan corazze.
Raggi di sole sopra gli elmi incidono
Come colpissero pietre sonore.
Le corazze d'argento al sole brillano
Come un fiume di ghiaccio. Larghe sciabole
Come lampi nel cielo. Lance pallide
Perforano le nuvole. Foreste
Di alabarde e rotondi mazzafrusti
Come frutti chiodati. Spade e vanghe
Coi loro ferri fanno sbarramento.
Le frecce di archi curvi e di balestre
Uccidono e feriscon torno torno.
Il grande santo rotea la sua sbarra.
E fu tanto feroce questa lotta
Che gli uccelli scomparvero, ed i lupi
E le tigri si corsero a nascondere.
Da sabbia e pietre fu oscurato il mondo,
Botti da far tremare l'universo!

La battaglia, iniziata all'alba, continu con mischie confuse finch il sole scomparve dietro le colline dell'ovest. Il diavolo unicorno e quelli delle settantadue caverne furono tutti catturati dagli di; riuscirono a scappare solo i quattro comandanti e la loro armata di scimmie, che si rifugiarono in fondo alla Grotta del Sipario Torrenziale. Ma il grande santo continuava a tener testa, da solo, alle quattro grandi divinit guardiane del Cielo, a Li Porta Pagoda e al principe Nata. Combattevano per aria da un bel pezzo, quando Scimmiotto, constatando che il cielo scuriva, si strapp un pelo, lo mastic, lo sput intorno e grid: "Trasformatevi!"
Allora centinaia e migliaia di grandi santi, tutti armati di randelli dagli anelli d'oro, respinsero il principe Nata e misero in rotta i cinque re celesti.
Scimmiotto, vittorioso, ricuper il suo pelo e fece dietro-front per mettersi al riparo nella grotta. Al ponte delle liste di ferro gli si fecero incontro i quattro comandanti e le loro truppe. Si prosternarono ed emisero prima tre grandi gemiti, poi scoppiarono a ridere tre volte.
"Che cosa vi succede?" chiese Scimmiotto. "Perch, quando mi avete visto, vi siete messi prima a piangere e poi a ridere?"
"Nei combattimenti di stamane sono stati catturati il re diavolo unicorno e tutti quelli delle settantadue caverne" spiegarono i quattro comandanti. "Solo noi siamo riusciti a sfuggire: non  il caso di piangere? Ma non  anche il caso di manifestare gioia, vedendo che vostra maest  ritornata vittoriosa e indenne?"
"Vittorie e sconfitte sono la sorte del soldato" rispose Scimmiotto. "Come dicevano gli antichi, per diecimila dei loro, tremila dei nostri. E poi i capi catturati sono tigri, leopardi, lupi, tassi, daini, volpi. Della nostra razza non c' nemmeno un ferito. Comunque, ora non c' tempo di disperarsi. Li ho respinti con la magia che moltiplica i corpi, ma il loro campo resta dov'era, ai piedi della montagna. Dobbiamo montare una guardia attentissima, mangiare a saziet e dormir bene per ricuperare tutte le energie. All'alba vedrete che begli scherzetti far, per impadronirmi di questi generali celesti e per vendicarvi."
I quattro comandanti e la truppa delle scimmie si sentirono rassicurati e vuotarono qualche tazza di vino di palma prima di coricarsi. Lasciamoli dormire.
Quando i grandi re celesti, alla fine del combattimento, ebbero riordinato le truppe, ciascuno fece rapporto sui propri successi: gli uni avevano catturato tigri e leopardi, gli altri leoni ed elefanti, oppure lupi e volpi; ma fra i prigionieri non c'era una sola scimmia. Il campo fu spostato in luogo pi forte e protetto con alte palizzate. Gli ufficiali che avevano riportato successi furono ricompensati; si ordin ai soldati che vigilavano sulle reti celesti e le nasse terrestri di mantenere lo stretto accerchiamento della montagna, agitando campanelli e gridandosi parole d'ordine; non restava che attendere la grande battaglia dell'indomani. Ciascuno eseguiva con diligenza la consegna ricevuta.
Insomma:

La scimmia perversa turb cielo e terra,
Ma ormai giorno e notte la rete la serra.

Se poi non sapete come si sistemarono le cose il giorno dopo, venite ad ascoltare il seguito, che lo racconter.

CAPITOLO 6
COLPO DI GRAZIA DI LAOZI

IN CUI GUANYIN SI RECA AL BANCHETTO PER INFORMARSI DEGLI INCIDENTI ED ERLANG, IL PICCOLO SANTO, RIESCE A SOTTOMETTERE IL GRANDE.


Abbandoniamo per un momento il grande santo e gli di occupati ad assediarlo. Parliamo della compassionevolissima e piissima salvatrice del monte Potalaka nei mari del Sud, l'efficacissima Guanyin, grande liberatrice dalla sventura e dalle difficolt.
Anch'essa rispose all'invito della regina madre alla grande Festa delle Pesche di Immortalit, in compagnia del suo eminente discepolo, il novizio Hui'an, e si rec ai padiglioni preziosi sullo Stagno di Diaspro, dove trov tutto nella desolazione e nel disordine. Immortali in giro ce n'erano, ma nessuno si era seduto; tutti discutevano e gesticolavano in capannelli. Quando ebbe salutato tutti e si fu fatta raccontare l'accaduto, sugger: "Dal momento che non si pu fare una festa in cui scambiarci le coppe, venite con me a trovare l'Imperatore di Giada."
Gli immortali la seguirono con sollievo. Davanti alla Sala della Penetrazione Illuminante la aspettavano i quattro grandi precettori celesti, l'Immortale dai Piedi Nudi e parecchi altri, che le riferirono come l'Imperatore di Giada si fosse infuriato e avesse inviato le truppe celesti alla cattura dell'essere perverso; sfortunatamente, le truppe non erano ancora ritornate.
"Vorrei incontrare l'Imperatore di Giada" disse Guanyin. "Mi fareste la cortesia di annunciarmi?"
Il precettore celeste Qiu Hongji entr nella Sala delle Nuvole Misteriose e ne usc subito per annunciarle che era attesa. Il signore Laozi, l'altissimo, sedeva al posto d'onore con la regina madre alle sue spalle.
Guanyin entr con la folla che l'aveva seguita. Present i suoi omaggi all'Imperatore di Giada, salut Laozi e si sedette.
"Com' riuscita la nostra magnifica Festa delle Pesche di Immortalit?" chiese.
"Ogni anno ne facciamo la nostra gioia" rispose l'Imperatore di Giada. "Ma questa volta  stata una grande delusione, per colpa di quel macaco perverso e dei suoi saccheggi."
"Da dove viene questa odiosa scimmia?"
" nata da un uovo di pietra del Monte di Fiori e Frutti, nel paese di Aolai. Quando nacque, i suoi occhi gettarono un raggio che raggiunse la Residenza della Stella Polare. Da principio non gli avevamo fatto attenzione, ma ha finito per diventare uno spirito pericoloso, che sottomette draghi e tigri. And persino a cancellare il suo nome dal registro dei morti. I re draghi e Yama, il giudice infernale, me ne fecero rapporto. Volevo farlo catturare, ma la Stella di Lunga Vita mi fece notare che, nei tre mondi, tutti gli esseri dotati di nove aperture sono in grado di diventare immortali. Perci gli concessi il beneficio di essere rieducato per raggiungere la saggezza, convocandolo nel nostro mondo di Sopra e conferendogli il posto di equipuzio nel servizio delle stalle imperiali. Ma quel brigante trov il posto troppo poco importante, e si ribell. Inviai subito Li Porta Pagoda e il principe Nata a sottometterlo e riportarlo qui; fui conciliante e gli concessi il titolo di Grande Santo Uguale al Cielo, un posto senza emolumenti. Dal momento che non aveva niente da fare e bighellonava tutto il giorno, perch non mi combinasse altri disordini, lo incaricai di occuparsi del frutteto delle pesche. Ma ancora una volta si  mostrato indisciplinato: ha rubato tutte le pesche degli alberi pi vecchi per mangiarsele. E cos si arriva a quest'ultimo banchetto. Lui non  stato invitato, perch fa parte del personale senza stipendio. Allora trova il modo di burlarsi dell'Immortale dai piedi Nudi, ne assume l'aspetto e divora cibi e bevande destinati al banchetto. Ruba l'elisir di Laozi e si porta via un bel po'di ambrosia, che si va a bere con le scimmie sulla sua montagna.  una cosa molto preoccupante; perci ho mobilitato centomila uomini con reti e nasse per catturarlo, ma non so come procedono le operazioni."
A queste parole Guanyin ordin al novizio Hui'an: "Per favore, scendi subito al Monte di Fiori e Frutti a informarti della situazione militare. Se ci sono combattimenti in corso, puoi dare una mano. In ogni caso, qui abbiamo bisogno di notizie precise."
Il novizio Hui'an si aggiust l'abbigliamento, impugn una canna di ferro, sal su una nuvola, usc dal portale pi vicino e si diresse al monte. Reti e nasse erano disposte in modo da non lasciar passare una goccia d'acqua, mentre le sentinelle si gridavano parole d'ordine e sonavano campanelle. Hui'an si ferm e si rivolse a una sentinella: "Fatemi il favore di annunciarmi: sono il principe Moksa, secondo figlio del re celeste Li, e sono il principale discepolo di Guanyin dei mari del sud. Il mio nome in religione  Hui'an. Sono stato inviato espressamente per informarmi sulla situazione militare."
I soldati celesti dei cinque picchi sacri trasmisero la notizia al campo, e le costellazioni del Topo, del Gallo, del Cavallo e della Lepre la recarono senza indugio alla tenda del comando centrale. Il re celeste Li trasmise il segnale che ordinava di aprire le reti e di far passare. Intanto l'oriente incominciava a illuminarsi. Hui'an segu il plotone al campo e and a prosternarsi davanti a suo padre e agli altri quattro re celesti.
"Da dove vieni, figliolo?"
"Il vostro stupido figlio accompagnava la pusa alla Festa delle Pesche. Quando essa ha visto la devastazione di quel magnifico banchetto e la desolazione dello Stagno di Diaspro, ci ha condotti dall'Imperatore di Giada. Egli ci ha spiegato come vi aveva incaricato di scendere a catturare la scimmia perversa. Poich si era senza notizie e non si aveva idea a che punto fossero le operazioni, la pusa mi ha chiesto di venir qui a constatare come vanno le cose."
"Dopo che ieri avevamo posto il campo, i nove luminari hanno ingaggiato battaglia, ma quel brigante ha usato cos bene i suoi poteri magici che li ha messi in fuga. Poi ho condotto personalmente le truppe contro di lui. Anche questa volta ha dato prova di una forza considerevole. Abbiamo attaccato in centomila, fino a sera; alla fine si  protetto la ritirata con il procedimento che moltiplica i corpi. Quando abbiamo raccolto le truppe e fatto i conti dei risultati, abbiamo constatato che avevamo catturato solo lupi, tigri e leopardi, ma non una sola scimmia. Oggi la battaglia non  ancora ripresa."
Mentre Li Porta Pagoda parlava, un uomo si affacci all'ingresso per annunciare: "L fuori il grande santo getta grida di guerra e si tira dietro la sua banda di scimmie."
Mentre i quattro re celesti discutevano il piano d'attacco con Li e il principe Nata, il secondo figlio Moksa propose: "Padre, ho avuto la consegna di chiedere notizie, ma la pusa ha detto che una mano la potevo dare. Al vostro figlio senza talento piacerebbe di partecipare ai combattimenti, e farsi un'idea pi chiara di che stoffa sia questo grande santo."
"Ragazzo, suppongo che tu abbia imparato qualcosa in tutti questi anni trascorsi con Guanyin; ma tieni gli occhi aperti!"
Che principe in gamba! Si aggiust la tunica ricamata e balz fuori dal campo, roteando la sbarra di ferro e gridando con voce forte e chiara: "Chi  il Grande Santo Uguale al Cielo?"
"Sono io, il vecchio Scimmiotto!" rispose il grande santo brandendo il randello A Piacer Vostro. "E tu che chiedi, chi sei?"
"Sono Moksa, secondo figlio del re celeste Li, in religione Hui'an, discepolo di Guanyin e difensore della legge presso il suo trono prezioso."
"A che pro mi sei venuto a trovare, invece di proseguire i tuoi studi nei mari del Sud?"
"In effetti ero venuto soltanto per chiedere notizie, ma a vederti cos scatenato nella sedizione ho cambiato idea, e conto proprio di catturarti."
"Pretendi pi di quello che puoi fare. Non andartene, se vuoi assaggiare il mio bastone!"
Moksa si avanz intrepido, opponendo a due mani la sua sbarra di ferro. Si affrontavano sul pendio davanti al campo, e fu uno scontro memorabile:

Armi simili, ma guerrieri diversi:
L'una sei di forgiaron giorno e notte
Al risuonare di mille martelli,
L'altra di tutti i mari sond il fondo.
 l'uno il grande santo fuorviato,
Mentre l'altro  il seguace di Guanyin.
Fra i contendenti oscilla la battaglia.
Questa sbarra, in mani agili,  letale
E si abbatte pi rapida del vento.
L'altra riempie lo spazio roteando,
Para ogni colpo. Le bandiere sventolano
Al rullar dei tamburi. Son migliaia
I guerrieri accalcati ad osservare,
E migliaia le scimmie della grotta.
Cala nebbia sinistra; oggi anche l'aria
 nociva. Se ieri la battaglia
Fu ben dura, oggi  peggio. Ma guardate
Questa forza tenace che non cede:
Anche Moksa, alla fine,  posto in fuga!

Al cinquantesimo o sessantesimo scontro, Hui'an si sent braccia e spalle cos indolenzite che non pot reggere pi a lungo l'avversario: fece un'ultima finta, si disimpegn e volse le spalle in fuga.
Scimmiotto se ne torn dalle sue scimmie e le dispose ordinatamente a guardia della grotta.
Davanti al campo dei re celesti, i soldati si fecero incontro al principe per aprirgli la via fino alla tenda del comando, dove giunse ansimante e sfiatato: "Che valoroso combattente, quel grande santo! E che formidabili poteri magici! Vostro figlio non  riuscito a tenergli testa e ritorna anche lui sconfitto."
Che delusione per Li Porta Pagoda! Fece subito redigere una richiesta di rinforzi e la affid al re diavolo Granforzuto e al principe Moksa.
I due attraversarono subito gli sbarramenti e, con le loro nuvole, raggiunsero in un istante la Sala della Penetrazione Illuminante, da cui i quattro grandi precettori celesti li introdussero nella Sala delle Nuvole Misteriose. L fu consegnata la richiesta di Li. Intanto Hui'an pass a salutare Guanyin, che chiese: "Ti sei informato? Come vanno le cose?"
"In conformit dei vostri ordini, mi sono recato al Monte di Fiori e Frutti; mi sono fatto aprire un passaggio attraverso gli sbarramenti e ho spiegato a mio padre a quale scopo ero stato inviato. Mi ha precisato che durante la battaglia del giorno precedente non avevano catturato scimmie, ma solo tigri, leoni, leopardi e simili. Mentre parlavamo, il nemico  uscito per ingaggiare battaglia. Il vostro discepolo lo ha affrontato in una sessantina di scontri, senza riuscire a prevalere. Ho dovuto fuggire e ritornarmene al campo. Perci mio padre mi ha inviato con Granforzuto a chiedere rinforzi."
Guanyin abbass il capo riflettendo.
Intanto l'Imperatore di Giada aveva aperto il dispaccio. Vedendo che si trattava di una domanda di rinforzi, si mise a ridere nervosamente: "Ma non  possibile! Come fa questa scimmia a tener testa a centomila uomini? Per di pi Li vuole dei rinforzi: e io dove li vado a prendere?"
In quel momento gli si present Guanyin, giungendo le mani, e gli sugger: "Vostra Maest si rassicuri. So io chi pu catturare quel macaco."
"E chi sarebbe?"
"Vostro nipote Erlang, il Vero Signore di Illustre Santit, che risiede nell'Isola delle Libagioni, alla foce del fiume che ha lo stesso nome, e vi riceve le offerte del mondo di Sotto. Ha abbattuto otto mostri in una volta. Inoltre pu contare sui suoi fratelli del Monte dei Susini e su milleduecento divinit con la testa vegetale, che hanno immensi poteri magici. Ma credo che non risponderebbe a una semplice convocazione; ci vorr un ordine di mobilitazione. Promulgate un decreto che chieda il suo intervento, e il mostro sar catturato."
L'Imperatore di Giada segu il consiglio e invi Granforzuto a notificare il decreto di mobilitazione.
Montato su una nuvola, il re diavolo si rec alla foce del Fiume delle Libagioni. In meno di un'ora giunse al tempio del vero signore Erlang. Il giudice fantasma di turno alla porta and ad annunciare: "C' un messo celeste che porta un editto imperiale."
Erlang e i fratelli si fecero incontro al messaggero per ricevere l'editto, che lessero rispettosamente ad alta voce mentre si bruciava incenso. Sua Maest scriveva:

La scimmia perversa del Monte di Fiori e Frutti si  ribellata. Ha rubato nel nostro palazzo pesche, vino ed elisir, e ha disturbato la Grande Festa delle Pesche. Abbiamo inviato centomila uomini e accerchiato il suo covo per catturarlo, ma non ci siamo ancora assicurati il successo. Ordino al mio saggio nipote e ai suoi fratelli giurati di darci manforte per distruggerlo. Chi compir l'impresa ricever promozioni e alte ricompense.

Erlang, contento, rispose: "Ritornate pure, messo del cielo. Interverr immediatamente."
Il messaggero se ne and. Erlang si rivolse ai suoi sei fratelli del Monte dei Susini, i marescialli Kang, Zhang, Yao e Li, e i generali Guojia e Zhijian, e propose loro: "Andiamo e ritorniamo insieme da questa spedizione!"
I fratelli approvarono allegramente. Senza perdere tempo, passarono in rivista le truppe e attraversarono l'oceano orientale sulle ali di una violenta bufera, con falconi ammaestrati, cani al guinzaglio, archi e balestre tese. Giunti al Monte di Fiori e Frutti, si fermarono davanti agli sbarramenti. Erlang grid agli ufficiali di guardia: "Sono io, il Vero Signore di Illustre Santit, venuto per ordine dell'Imperatore di Giada a catturare la scimmia perversa: aprite subito e fateci passare." Un momento dopo entravano in fila nel campo. I quattro re celesti e Li Porta Pagoda si fecero loro incontro per riceverli. Dopo i saluti d'uso, discussero della situazione militare, che fu esposta dal re celeste Li.
"Ora che  arrivata la mia umile santit" disse ridendo Erlang, "bisogna scatenargli addosso una guerra di trasformazioni. Signori, stringete bene le reti intorno, ma lasciatemi un'apertura in alto per permettermi di tentar la fortuna. Se perdo  inutile che mi soccorriate, ci penseranno i miei fratelli. Se vinco, penseranno loro a legare il prigioniero. Prego soltanto re Li di reggermi ben fermo nello spazio lo specchio che rivela gli esseri perversi. Temo che il mostro, anche se lo batto, trovi il modo di scivolar via: bisogna tenere lo specchio in modo che lo inquadri sempre chiaramente e lo privi della possibilit di nascondersi." I re celesti presero posizione ai quattro orienti, mentre i soldati ricostituivano le loro formazioni.
Erlang usc dal campo per ingaggiar battaglia alla testa dei quattro marescialli e dei due generali; sette in tutto, contando anche lui. Gli altri ufficiali ricevettero la consegna di proteggere la base e di trattenere cani e falconi. Anche le divinit con la testa vegetale avevano le loro consegne.
Giunto davanti alla Grotta del Sipario Torrenziale, Erlang constat che le truppe scimmiesche erano disposte a regola d'arte, nella formazione a drago acciambellato. Al centro del dispositivo si alzava lo stendardo con i quattro caratteri: Grande Santo Uguale al Cielo. Erlang esclam: "Come pu una scimmia pidocchiosa pretendere una posizione uguale al Cielo?"
"Rimandiamo i commenti" proposero i sei fratelli del Monte dei Susini "e diamoci sotto."
Alla vista del vero signore Erlang, le scimmiette all'ingresso corsero a riferire a Scimmiotto. Il re scimmia prese la sua sbarra cerchiata d'oro, si aggiust l'armatura d'oro, infil i sandali per camminare sulle nuvole, si calc in fronte l'elmo d'oro rosso e balz all'aperto. Spalancando gli occhi, squadr il vero signore: era un tipo strano e, a suo modo, seducente.

Grande prestanza e nobile eleganza,
Lunghe le orecchie sue fino alle spalle,
Occhi brillanti, un berretto tre monti,
Ai suoi piedi stivali e calze d'oro.
Alla cintura dagli otto tesori
 appesa una flessibile balestra.
Un aguzzo tridente regge in mano.
Fendendo un monte liber la madre,
Abbatt due fenici in un sol colpo,
Sottomise otto mostri in una volta.
Sul Monte dei Susini ha i suoi fratelli.
Per fierezza sdegn il soggiorno in Cielo
E sulla terra prefer restare.
 un santo perspicace e sempre attivo,
Erlang, l'incanto delle Mura Rosse.

Quando lo vide, Scimmiotto sogghign e, brandendo la sua sbarra cerchiata d'oro, lo interpell: "Da dove sbuchi, tapino, per avere l'audacia di venirmi a sfidare?"
"Non devi avere le pupille in mezzo agli occhi per non riconoscermi. Sono io, Erlang, nipote dell'Imperatore di Giada che mi ha conferito il titolo di Principe Illustre e Perspicace. Sono venuto per ordine suo a catturarti, macaco d'un equipuzio rivoluzionario. Il tuo destino  segnato, caro mio!"
"Ma s, ricordo che la sorella minore dell'Imperatore di Giada, anni fa, si innamor di un certo signore di Yang, un mortale del mondo di Sotto, si un a lui e mise al mondo un bambino. Cos saresti stato tu a spaccare in due con un colpo di scure il Monte dei Susini. Mi piacerebbe rifilarti qualche insulto come si deve, ma non ho niente contro di te: che fare? Ti potrei appiattire a bastonate, ma sarebbe un peccato. Non voglio farti del male. Tornatene a casa, ragazzo mio, e d ai quattro re celesti che siano loro a farsi vedere pi da vicino."
Il discorso irrit violentemente Erlang: "Macaco schifoso! Basta con le insolenze! Te lo faccio assaggiare io, il mio tridente!"
Scimmiotto si pieg per schivare il primo colpo, e ne appiopp uno a sua volta con la sbarra. Ragazzi, che botte!

Si misurano Erlang il perspicace,
Il grande distruttore di ogni male,
E l'astuto ed ombroso grande santo.
Ciascuno  abituato a dominare
Ogni scontro, ma oggi giocheranno
Tutto per tutto.
Sbarra di ferro val drago volante,
Tridente vale fenice danzante.
Parata a destra, botta a sinistra,
Finta in avanti, parata a lato.
I sei fratelli e i quattro comandanti,
Sostenitori, gridano e incoraggiano.
Grida, suoni di gong e di tamburi,
Bandiere al vento.
Cos veloce  il gioco delle armi
Che si vedono appena. In ogni indugio
 mortale pericolo.
Se manchi un colpo, la sorte  segnata!

Il combattimento si svilupp in pi di trecento scontri senza concludersi. Erlang raccolse tutta la forza magica di cui disponeva e, scuotendosi, si trasform in un gigante alto mille tese, come una vetta del Monte Hua, la faccia verde dalle zanne sporgenti sotto capelli rosso fiamma, brandendo la sua lancia-tridente a doppio taglio. E l'abbatt sulla testa di Scimmiotto con una smorfia brutale.
Ma il grande santo non restava indietro, quanto a trucchi magici: assunse le stesse dimensioni di Erlang e ne imit la faccia terribile. La sua sbarra cerchiata d'oro si sarebbe detta un pilastro del cielo, sulle cime dei monti Kunlun. Il colpo di Erlang fu arrestato.
I marescialli Ma e Liu erano tanto spaventati da quelle apparizioni, che ne tremavano da non riuscire nemmeno a tener alte le bandiere; i generali Beng e Ba ne erano paralizzati da non reggere pi le spade. Ma i sei fratelli ordinarono alle divinit dalla testa vegetale di lanciare cani e falconi: avanzarono tutti insieme, tendendo archi e balestre, per accerchiare l'ingresso della Grotta del Sipario Torrenziale. I quattro infelici comandanti scimmieschi furono messi in rotta, e due o tremila creature perverse furono catturate. Le scimmie gettavano armi e corazze, correvano qua e l strillando: chi si arrampicava su per la montagna, chi cercava rifugio nella grotta; come se un gatto, nella notte, avesse sorpreso una popolazione di uccelli, facendola levare in volo nel cielo stellato. Insomma i fratelli vincevano, non c'era altro da dire.
Ritorniamo ai due avversari, che avevano assunto dimensioni cosmiche. Mentre combattevano, Scimmiotto si rese improvvisamente conto che i suoi si sbandavano. Si sent cogliere dal panico, riprese la sua forma originaria, volse la schiena e si mise a fuggire. Erlang lo inseguiva a gran passi gridando: "Dove vai? Arrenditi prima che sia troppo tardi, se vuoi salva la vita."
Ma Scimmiotto non aveva alcuna intenzione di riprendere a combattere: pensava solo a correre pi presto che poteva. All'ingresso della grotta si imbatt nei quattro marescialli e due generali dell'esercito nemico, che gli bloccarono il passo alla testa dei loro eserciti e lo apostrofarono: "Dove vai, miserabile macaco?"
Preso alla sprovvista, Scimmiotto ridusse la sua sbarra alle dimensioni di un ago da ricamo, la nascose dietro l'orecchio, con una scossa si trasform in un passerotto e si pos cheto su un albero.
I sei fratelli di Erlang si misero a cercarlo da tutte le parti con crescente agitazione, esclamando: "Ci  scappato, quel mostro di scimmia,  scomparso!"
Sopraggiunse Erlang e chiese: "Dov'?"
"Eravamo riusciti a incastrarlo, ma  scomparso."
Scrutando con i suoi occhi di fenice, Erlang riconobbe Scimmiotto, tramutato in passero e appollaiato sull'albero. Allora pos tridente e balestra e si trasform in sparviero. Spieg le ali e stava per piombare sul passero quando Scimmiotto, rendendosi conto del pericolo, diede un colpo d'ala e si trasform in un grosso cormorano, che si alz pesantemente a volo nel cielo. Erlang divenne una gru marina gigante, capace di salire fino alle nuvole pi alte e pronta ad attaccare col lungo becco. Scimmiotto ridiscese, si tuff in un torrente e, con uno sciacquio, si trasform in un pesciolino. Erlang l'aveva inseguito ma, giunto in riva all'acqua, non ne vide pi traccia e si ferm a riflettere: "Il macaco  certo entrato nell'acqua. Sar un gambero, un pesce o qualcosa di simile. Con una trasformazione adatta, lo acchiapper."
Infatti si trasform in aquila pescatrice e plan rasente alla superficie dell'acqua, osservando e vagliando.
Scimmiotto, da pesce, si lasciava portare dalla corrente quando vide volare l'uccello. Sembrava un falco nero, ma le piume erano nere solo da una parte; poteva essere un cormorano, ma non aveva ciuffo in testa; ricordava anche la cicogna, ma non aveva zampe rosse.
"Questo  Erlang che mi cerca" si disse Scimmiotto, e cambi bruscamente direzione. Ci provoc sulla superficie dell'acqua un'increspatura, che non sfugg all'attenzione di Erlang: "Quel pesce che guizza sembra una carpa, ma non ha la coda rossiccia; o magari una perca, ma il disegno delle scaglie dovrebbe essere diverso. Ha pure qualcosa dell'anguilla, ma le manca la stella sulla testa. Magari sar un abramide; ma dove sono le barbe delle branchie? E perch quando mi ha visto ha fatto dietro-front? Questo  il macaco."
Lo raggiunse e lo sfior con un colpo di becco. Scimmiotto scivol fuori dall'acqua, si mut in biscia, strisci sulla riva e si nascose nell'erba.
Erlang non era riuscito ad afferrarlo col becco, ma aveva sentito l'acqua gorgogliare e aveva visto la biscia che ne usciva. Cap che era il grande santo e, con una giravolta, divenne una gru grigia dalla testa scarlatta, che tendeva un lungo becco simile a una pinza di ferro appuntita. Si gett sulla biscia, ma questa, d'un balzo, si trasform ancora: una poiana picchiettata che se ne stava immobile e solitaria fra le piante di rabarbaro.
Quando Erlang vide che si era trasformato in ci che vi  di pi vile - infatti fra gli uccelli non c' creatura pi spregevole della poiana picchiettata, n pi depravata: si accoppia con chiunque, fenice, avvoltoio o corvaccio - non pens di avvicinarsi, ma lo mand a farsi benedire, riprese la sua forma e and a cercare la sua balestra per tenderla a dovere.
Scimmiotto ne approfitt per scivolare dietro una rupe e l, fuori vista, si trasform in un piccolo tempio dedicato alle divinit locali. La bocca spalancata era la porta, i denti erano i battenti, la lingua una statua del dio, gli occhi le finestrelle. Ma la coda era difficile da nascondere: la trasform in un'asta di bandiera, piantata dietro l'edificio.
Quando Erlang ritorn con la balestra, giunto ai piedi della rupe, non trov pi l'uccello, ma solo un piccolo tempio isolato. Lo esamin attentamente con i suoi occhi penetranti, not l'asta piantata sul retro ed esclam: "Diavolo di un macaco! Non mi infinocchia. Di templi ne ho visti tanti, ma mai con l'asta della bandiera da quella parte. Mi tende una trappola: se mi avesse attirato all'interno, mi sarei trovato sotto i suoi denti. Ma io non ci casco: incominciamo con il buttar gi i battenti della porta e rompere le finestrelle."
A queste parole Scimmiotto si impaur: "Non ci sto! I battenti sono i miei denti, le finestre sono i miei occhi: non posso lasciarmi fare a pezzi!"
Con un balzo da tigre, scomparve nell'aria; non c'era pi.
Erlang stava frugando dappertutto quando sopraggiunsero i sei fratelli: "L'hai preso?"
"Il macaco ha cercato di imbrogliarmi: si  trasformato in un tempio. Stavo per rompere le finestre e abbattere la porta, quando  scomparso senza lasciare traccia.  proprio un tipo imprevedibile."
Sorpresa generale, ma per quanto si frugasse dappertutto non si trovava niente.
"Fratelli" disse Erlang "restate qui a sorvegliare e pattugliare, io salgo un momento a esplorare dall'alto."
Salt su una nuvola e sal a mezza altezza. Vide pi in alto il re celeste Li che reggeva lo specchio per rivelare i mostri, accompagnato da Nata, e gli chiese: "Vostra altezza ha visto il re scimmia?"
"Da qui non  salito; non l'ho visto nello specchio."
Dopo aver loro raccontato i vari trucchi di magia e trasformazione, nonch la cattura della truppa delle scimmie, Erlang spieg: "Si era cambiato in tempio e, mentre stavo per colpirlo,  scomparso."
Il re Li esplor di nuovo con lo specchio in tutte le direzioni e scoppi a ridere: "Svelto, non c' tempo da perdere! Quel sacripante di macaco ha attraversato gli sbarramenti rendendosi invisibile e si sta dirigendo a tutta velocit verso casa vostra, alla foce del Fiume delle Libagioni."
Erlang raccolse immediatamente il suo divino tridente e riprese l'inseguimento dirigendosi verso casa.
Intanto Scimmiotto era arrivato. Con una scossa si trasform in un sosia perfetto del santo padre Erlang e, abbassata la nuvola, entr tranquillamente nel tempio che gli era dedicato. I giudici infernali, che non potevano riconoscerlo, l'accolsero mettendosi in fila e prosternandosi. Lui si install al centro e si dedic all'esame delle offerte: le tre carni sacrificali portate da Li la Tigre, gli ex voto promessi da Zhang il Drago, la supplica di Zhao Jia per avere un figlio e il voto di pronta guarigione di Qian Yi. A questo punto qualcuno annunci: "Ecco che arriva un altro santo padre!"
I giudici infernali si precipitano a vedere; nessuno sa pi che pesci pigliare.
"Non s' visto per caso passare di qui un certo Grande Santo Uguale al Cielo?" chiede Erlang.
"Grandi santi non se n' visti, ma c' un altro santo padre che sta facendo l'inventario delle offerte."
Erlang irruppe all'interno. Vedendolo, il grande santo riprese il proprio aspetto e gli grid: "Giovanotto, non facciamo chiasso. Questa  casa mia."
Erlang lev la sua lancia a tre punte e doppio taglio per colpirlo alla gola, ma Scimmiotto schiv e in un baleno estrasse e ingrand la sua sbarra; con quella tenne testa all'avversario. Combattendo e insultandosi, finirono per uscire dal tempio e ripercorrere fra nebbie e nubi, sempre senza mollare la presa, tutta la strada fino al Monte di Fiori e Frutti. L li aspettavano eserciti e re celesti, non troppo efficienti ma sempre sul chi vive. I turni di vigilanza furono raddoppiati, e i marescialli Kang e Zhang accolsero il fratello Erlang e corsero a dargli manforte.
Ritorniamo al mondo di Sopra, dove Granforzuto se n'era ritornato dopo aver trasmesso a Erlang e ai suoi fratelli l'ordine di cattura del mostro.
L'Imperatore di Giada, nella Sala delle Nuvole Misteriose, discuteva con Guanyin, la regina madre e i suoi ministri; diceva: "Come mai continuiamo a non avere notizie, quando Erlang  partito da un pezzo?"
"Posso permettermi di suggerire a Vostra Maest" rispose Guanyin a mani giunte "di andare di persona a dare un'occhiata, uscendo dal portale meridionale del Cielo in compagnia del patriarca del Tao Laozi?"
" una buona idea" ammise l'Imperatore di Giada. Fece preparare le carrozze e part verso il portale sud con Laozi, Guanyin, la regina madre e tutta la corte. Guardie e soldati celesti si affrettarono a spalancare il cancello. Si vedevano in lontananza le reti, distese da tutte le parti, e lo specchio magico tenuto dal re Li e dal principe Nata ritti nello spazio. Erlang aveva spinto il grande santo al centro del campo e lo attaccava furiosamente per l'ennesima volta. Guanyin si rivolse a Laozi: "Che ne pensate di questo Erlang che mi sono permessa di raccomandare? Un certo potere magico deve averlo, per essere riuscito a mettere in difficolt il grande santo, anche se non l'ha ancora catturato. Gli daremo una mano, cos riuscir."
"Aiutarlo come?" chiese Laozi. "Che arma pensate di usare?"
"Tirer in testa alla scimmia il mio vaso immacolato con dentro il ramo di salice. Magari non lo ammazza, ma lo far almeno barcollare, ed Erlang potr approfittarne."
"Ma  un vaso di porcellana. Magari, se la mira  giusta, potrebbe funzionare. Ma se lo mancate, o se urtate la sbarra di ferro, andr in pezzi. Lasciate perdere, ci penso io."
"E voi che arma pensate di usare?"
"Ce l'ho qui nella manica."
In effetti frug nella manica sinistra e ne cav fuori un grosso anello, dicendo: " acciaio speciale. L'ho forgiato con cinabro trasmutato, nutrito di energia trascendente.  facile da trasformare, inossidabile, ha una temperatura di fusione molto alta e pu stringere tutte le cose. Si chiama braccialetto, oppure trappola, di vajra, cio diamante. Quando attraversai il passo di Hangu per andare a convertire i barbari e diventare buddha, mi rese grandi servigi e mi assicur la migliore protezione. Proviamo a tirarglielo addosso."
Laozi scagli l'anello dall'alto della porta del Cielo: esso cadde nel mezzo dell'accampamento del Monte di Fiori e Frutti, e precisamente sulla testa di Scimmiotto. Assorbito dal duro combattimento che stava sostenendo contro i sette fratelli, del tutto ignaro di quest'arma che cadeva dal cielo, quando essa gli colp il cranio incespic e cadde. Si rialz subito e si mise a correre, ma il levriero di Erlang lo morse al polpaccio e lo fece cadere di nuovo. A terra, se la prendeva col cane: "Brutta bestia, prenditela con il tuo padrone, invece che col vecchio Scimmiotto." Stava rialzandosi quando i sette fratelli lo inchiodarono a terra tutti insieme, lo legarono con le corde e gli forarono la clavicola con un colpo di roncola, perch non potesse trasformarsi. Laozi ricuper il suo anello e invit l'Imperatore di Giada a ritornare nella Sala delle Nuvole Misteriose con tutta la corte.
Di sotto, gli di riponevano le armi e smontavano le palizzate. Si fecero intorno a Erlang per congratularsi: " finita bene grazie a voi, Piccolo Santo."
"Nemmeno per sogno:  merito dell'immensa grazia dei venerabili celesti e del prestigioso potere degli di. Non  certo merito mio."
"Caro fratello,  inutile discutere. Portiamo su questo sacripante perch compaia davanti all'Imperatore di Giada, e preghiamolo di decidere che cosa ne dobbiamo fare."
"Saggi fratelli, voi che non figurate sul registro celeste e non potreste presentarvi a corte, assicuratevi che sia tenuto sotto buona guardia dalle truppe, mentre salgo per mettermi a rapporto insieme ai re celesti. Poi procedete al rastrellamento della montagna e, quando avrete finito, tornate al Fiume delle Libagioni. Al mio ritorno festeggeremo la vittoria, quando avr ottenuto i debiti riconoscimenti e ricompense."
I quattro marescialli e i due generali eseguirono.
Erlang e gli altri salirono in cielo su nubi trionfali, intonando canti di vittoria. Quando furono davanti alla Sala della Penetrazione Illuminante, il precettore annunci: "I quattro grandi re celesti hanno catturato la scimmia perversa con la collaborazione delle nostre armate. Sono venuti a sollecitare i vostri ordini."
L'Imperatore di Giada promulg un editto che ordinava a Granforzuto e ai suoi uomini di condurre immediatamente il prigioniero sul palco delle esecuzioni capitali degli esseri perversi, e di ridurne il cadavere nei pi minuti pezzettini. Ahim, cos sia!

Alla fin della storia l'impudenza  punita.
L'impeto di eroismo ha una breve durata.

Se poi non sapete che ne fu, della vita di Scimmiotto, non avete che da ascoltare il seguito.

CAPITOLO 7
UN OSSO DURO MESSO SOTTO CONTROLLO

IN CUI IL GRANDE SANTO RESISTE AL FORNO DEGLI OTTO TRIGRAMMI, E L'INQUIETO SI CALMA SOTTO IL PESO DEL MONTE DEI CINQUE ELEMENTI.

Sarete ricchi, felici, onorati
Secondo incarnazioni precedenti.
Voi tenetevi in guardia da bassezza:
La bont e la lealt daranno frutto.
La tracotanza sar castigata
Presto o tardi: chiedetene al signore
Dell'Est. Perch castighi cos duri?
Perch l'orgoglio che passa misura
Ogni norma sconvolge.

Come il racconto ci ha annunciato, il Grande Santo Uguale al Cielo fu trascinato dai soldati celesti ai piedi del palco delle esecuzioni capitali. Fu legato al palo dei vinti. Eppure, chi lo crederebbe? Sciabolato, bucato, lacerato, tritato, il suo corpo restava intatto. Indignata, la costellazione del Cucchiaio ordin al dipartimento del fuoco di incenerirlo, ma non si riusc nemmeno a scottarlo. I servizi del tuono si provarono a fulminarlo: non gli bruciarono un pelo. Granforzuto e i suoi colleghi lo riferirono a Sua Maest: "Non sappiamo da dove venga questa invulnerabilit del grande santo. Sciabole, asce, fulmini non servono a niente; non siamo riusciti a fargli nemmeno una scalfittura."
"Che creatura impossibile! Che cosa si pu fare di una creatura cos impossibile?"
"Con tutto quello che ha mangiato!" fece notare Laozi l'altissimo. "Pesche di immortalit, ambrosia a bottiglioni, il mio elisir - cinque zucche che ne avevo preparato, cotto o crudo che fosse: tutta questa roba  passata nella sua pancia. Il fuoco del samdhi l'ha forgiato in una massa di diamante, che niente pu intaccare. Datelo a me: lo metter a cuocere nel mio forno degli otto trigrammi, dove sar esposto a temperature civili e militari. Quando avr finito di preparare l'elisir di cinabro, lui non potr che essere ridotto a un mucchietto di cenere."
A queste parole, l'Imperatore di Giada fece subito staccare Scimmiotto dal palo e lo fece consegnare dalle sei guardie e dai sei vigili a Laozi, che part per eseguire l'ordine imperiale.
Intanto l'illustre santo Erlang aveva intascato la sua ricompensa: cento fiori d'oro, cento bottiglie di ambrosia, cento pillole di cinabro trasmutato, e poi perle e pietre preziose da dividersi con i suoi fratelli giurati. Erlang ringrazi e se ne torn al Fiume delle Libagioni.
Giunto nel suo Palazzo del Paradiso dei Beati, Laozi sleg Scimmiotto, estrasse la roncola che gli perforava la clavicola e lo mise nel forno. Il taoista che lo sorvegliava e il fuochista si diedero da fare per alzare al massimo la temperatura. In effetti, gli otto trigrammi del forno corrispondono a distinti scompartimenti: Scimmiotto si infil in quello chiamato Xun, il vento. Dove c' vento, non c' fuoco. C'era per molto fumo: Scimmiotto ne ebbe per sempre gli occhi arrossati e infiammati. Gliene sarebbe infatti rimasto un disturbo oculare cronico, che gli sarebbe valso l'epiteto di occhi di fuoco dalle pupille d'oro.
In verit i giorni e le notti passano in fretta. In men che non si dica trascorsero i quarantanove giorni, cio sette volte sette giorni, occorrenti per completare l'igneo procedimento. Arriv quindi il momento in cui si doveva aprire il forno per estrarne l'elisir.
Scimmiotto si fregava gli occhi e lacrimava abbondantemente, quando sent un rumore in alto. Spalanc gli occhi e la luce lo accec in modo insopportabile; salt fuori dal forno, rovesciandolo con un fracasso spaventoso, e si diede alla fuga verso la porta. Gli addetti al forno restarono terrorizzati; le guardie si provarono a trattenerlo, ma vennero scagliate tutto intorno, come se una tigre dalla fronte bianca fosse stata presa da un attacco di epilessia, o un drago unicorno fosse diventato matto. A Laozi riusc di acciuffarlo, ma ne ricevette uno spintone cos rude che fece un capitombolo a culo in aria e testa sotto, e si ritrov come una cipolla piantata nell'orto, mentre Scimmiotto infilava la porta. Trasse la sbarra miniaturizzata da dietro l'orecchio e la ingrand in un baleno. Ancora una volta Scimmiotto seminava il peggior disordine in paradiso, senza darsi pensiero delle conseguenze. Colpiva con tal foga, che i nove luminari si tapparono in casa e i quattro grandi re celesti scomparvero dalla circolazione.
Curiosa e valorosa scimmia, per! Lo testimonia anche la poesia che riportiamo:

Certo  un resto del caos originario
Nel cosmo, questa vita smisurata
Che i millenni non posson logorare.
Vita che sfugge alle reincarnazioni,
Disprezza i tre rifugi e i cinque freni.

Oppure quest'altra:

Al buon piacer di chi la tiene in mano
La sbarra  corta o lunga, ma possente,
Ed  veloce come un raggio di luce.

C' anche quest'altra:

Corpo di scimmia come cuore d'uomo.
Irrequieto  lo spirito dell'uomo
Come una scimmia. E quella del racconto
Voleva esser davvero Uguale al Cielo.
Scimmia e cavallo son cuore e pensiero[_1]:
Difficile tenerli coordinati,
Ricondurli alla sola verit
Qual' incarnata dal Beato Buddha.

Stavolta il re scimmia abbatteva la sua sbarra di ferro all'impazzata, a destra e a sinistra, senza sosta n discriminazione: niente lo fermava. Si apr la strada fino alla Sala della Penetrazione Illuminante, si avvicinava a quella delle Nuvole Misteriose. Per fortuna era di turno Wang il perspicace, aiutante di campo del Vero Signore della Santit Soccorrevole. Vedendo il grande santo scatenato, tir fuori il suo staffile di metallo e si fece avanti per sbarrargli la strada: "Dove vuoi andare, miserabile macaco? Sono qui io, non facciamo sciocchezze!"
Scimmiotto alz la sbarra per colpire, senza altre spiegazioni, ma Wang gli oppose il manico dello staffile. Fu una bella mischia, davanti alla sala del sovrano degli di.

Fa il suo dovere il soldato leale,
Il ribelle conferma la sua fama
Deplorevole. Scontro memorando
Di cui l'esito  incerto. Se la sbarra
 brutale, veloce  lo staffile:
Sono entrambe armi magiche e provengono
Da divine armerie. La scimmia punta
Ad espugnare il Palazzo Polare,
L'altro difende il mondo cui appartiene.

Il duello si prolungava, ma intanto il Vero Signore della Santit Soccorrevole non aveva tardato a inviare un appello di emergenza ai servizi del tuono: trentasei guerrieri arrivarono tutti insieme, circondarono Scimmiotto e lo aggredirono da tutte le parti. Il grande santo non fece una piega, come se giocasse a scherma, parando davanti e di dietro, a destra e a sinistra. Quando gli ufficiali del tuono si provarono a far piovere colpi pi tosti, di sciabole, lance, spade, alabarde, staffili, mazze ferrate, uncini, batacchi, martelli, asce, falci e picconi, lui trov pi pratico trasformarsi con una scossa, dotandosi di tre teste e sei braccia; moltiplic le sbarre, impugnandone una per ogni coppia di mani, e si mise a girare alla velocit di un arcolaio. Avvicinati se puoi!  proprio vero:

Palla che rotola,
Fiamma che splende,
Inimitabile
Eternit.
Nulla lo tocca,
Fuoco n acqua,
Picca n sciabola
Lo ferir.
Buddha o ribelle,
Il bene o il male
Egli pu scegliere
Come vorr.
Un guastafeste
Sempre mutevole.
Contro ogni sforzo,
Inafferrabile.

Gli di circondavano Scimmiotto, ma non si potevano avvicinare. I rumori del tumultuoso combattimento allarmarono l'Imperatore di Giada, che invi a ovest il suo Ispettore Perspicace e il Vero Signore della Santit Soccorrevole, perch pregassero il venerabile Buddha di intervenire di persona a riportare il mostro sotto controllo.
Ricevuta l'ordinanza imperiale, i due inviati si recarono dritti al magnifico sito del Monte degli Avvoltoi e si presentarono davanti al Monastero del Colpo di Tuono. Pregarono i quattro divini guardiani armati di folgore e gli otto pusa di volerli annunciare. Questi salirono alla Terrazza dei Preziosi Fior di Loto per farlo sapere al Beato, che invit i messaggeri a entrare. Essi fecero le tre prescritte riverenze e restarono rispettosamente ritti ai piedi della Terrazza. Il Beato chiese: "Che cosa spinge l'Imperatore di Giada a darvi la pena di farmi l'onore di questa visita?"
"Sul Monte di Fiori e Frutti nacque tempo fa una scimmia dedita alla magia e a gettare il mondo nel disordine con la sua banda di macachi. L'Imperatore di Giada le aveva concesso un decreto di pacificazione e le aveva conferito il titolo di equipuzio, ma la scimmia non lo trov sufficiente, si ribell e se ne and. Il re celeste Li e il principe Nata non riuscirono a catturarla; perci fu necessario cedere ancora e conferirle il titolo di Grande Santo Uguale al Cielo, una carica senza emolumenti. Quando le si affid la gestione del Frutteto delle Pesche di Immortalit, rub la frutta; poi and allo Stagno di Diaspro e rub vino e cibo, gettando la festa nello scompiglio. Non ancora sazia, si intrufol nel Palazzo dei Beati e rub l'elisir di Laozi; infine lasci il paradiso da ribelle. Questa volta l'Imperatore di Giada sped centomila soldati celesti, ma non si riusc a catturarla nemmeno cos. Guanyin, per riparare all'inconveniente, raccomand di valersi di Erlang e dei suoi fratelli giurati, che in effetti l'hanno inseguita attraverso molte trasformazioni. Finalmente Erlang ha potuto catturarla grazie all'anello di diamante che Laozi le aveva gettato in testa. Sua Maest l'ha condannata alla decapitazione, ma non c' stato verso di eseguire la condanna. Laozi ha chiesto allora l'autorizzazione a occuparsene e l'ha messa a cuocere nel suo forno alchemico. Ma quando lo si  aperto, dopo quarantanove giorni, la scimmia ne  balzata fuori, ha respinto le truppe celesti e si  introdotta nella Sala della Penetrazione Illuminante, minacciando quella delle Nuvole Misteriose. Wang il perspicace l'ha fermata e la sta combattendo duramente con l'aiuto di trentasei guerrieri del servizio del tuono; ma non  possibile impadronirsi di lei. La situazione  cos tesa, che l'Imperatore di Giada sollecita un vostro personale intervento."
A questo discorso, il Beato disse ai suoi pusa: "Voialtri restate quieti e seduti nella Sala della Legge: niente deve alterare la vostra postura di meditazione. Io esco un momento per esorcizzare questo demonio e soccorrere il trono."
Il Buddha si fece seguire dai venerabili discepoli -nanda e Ksyapa, usc dal monastero del Colpo di Tuono e stava giungendo alla porta della Sala delle Nuvole Misteriose quando sent grida e baccano: erano i trentasei guerrieri che circondavano il grande santo. Il Buddha fece loro pervenire il seguente ordine: "Abbassino le armi, interrompano il combattimento e non ostacolino il grande santo, perch io possa interrogarlo sulla natura dei suoi poteri."
I guerrieri si ritirarono. Scimmiotto si rivolse al Buddha e gli grid, arrogante e rabbioso: "Tu chi sei, impiccione, per interrompere il combattimento e pretendere di interrogarmi?"
"Sono il venerabile Skyamuni del mondo della beatitudine assoluta dell'Ovest" rispose il Buddha ridendo. "Salve, Buddha Amitbha, sarei io. Ho saputo dei tuoi eccessi e delle tue ripetute sedizioni contro il Cielo. Ma non so da dove vieni, n come hai ottenuto il Tao, n perch scegli la violenza."
"Io sono" rispose Scimmiotto

"Nato dal cielo e dalla terra,
Scimmiotto del Monte dei Fiori,
Dimoravo in una grotta
E inseguivo il supremo Mistero.
Ho appreso trasformazioni
E come allungare la vita.
Trovo piccolo il mondo,
Trovo breve la vita.
Voglio viver nel Cielo infinito.
Si avvicendano i re:  il mio turno!
Che i potenti mi cedano il posto:
Osa solo l'eroe!"

Il Buddha rise: "Mio povero amico, non sei che una scimmia, anche se ti sei elevato fino allo spirito. Come puoi presumere di togliere il trono all'Imperatore di Giada? Non sai che lui vi si  preparato fin da bambino, e ha trascorso millesettecentocinquanta kalpa di severo apprendistato? Un kalpa comprende centoventinovemila anni: fa un po'il conto di quanto gli ci  voluto. E tu, che sei una bestia appena salita fino all'umanit, parli proprio da fanfarone. Che vergogna! Non  una prova di buon senso, e ti accorcer la vita. Ripensaci, prima che sia troppo tardi, e smetti le insolenze! Temi invece la mano che potrebbe concludere in un istante il tuo destino; e allora sarebbe tanto peggio per la tua buona natura originaria."
"Anche se si  preparato fin da piccolo, non  un buon motivo perch resti sempre allo stesso posto. Lo dice anche il proverbio: Di essere sovrano ciascuno il turno avr; ed entro l'anno prossimo il mio turno arriver. Se sloggia e mi cede il palazzo, non pretendo altro. Ma se insiste, peggio per lui: continuer a procurargli guai, non avr mai pace."
"A parte i tuoi poteri di lunga vita e le tue trasformazioni, quali titoli avresti per occupare questo trono prezioso?"
"So tanti di quei trucchi! Settantadue trasformazioni, longevit di diecimila kalpa, capriola nelle nuvole (un salto da cento ottomila li!). Che cos'ha lui che io non ho?"
"Facciamo una scommessa. Dal momento che sai fare tante cose, ti riuscir pure di saltar fuori dal palmo della mia mano destra. Se ci riesci vincerai, e non occorreranno armi n guerre: inviter semplicemente l'Imperatore di Giada a venire a stare da me, e a cederti il suo palazzo. Se invece non sei capace di uscire dalla mia mano, ti accontenterai di ritornare nel mondo di Sotto a vivere la tua vita di essere perverso. In seguito, magari, potrai ritornare qui a presentare i tuoi reclami, ma solo quando ti sarai del tutto perfezionato spiritualmente, diciamo fra qualche altro kalpa."
Scimmiotto, ascoltandolo, sghignazzava fra s: "Che scemo, questo Buddha! Faccio salti da cento ottomila li, e dovrei aver problemi a saltar fuori dal palmo della sua mano, che  meno di un piede quadrato." E chiese precipitosamente: "Lo hai detto e lo farai?"
"Si capisce" rispose il Buddha, e apr la sua mano destra, che era grande come una foglia di loto.
Scimmiotto raccolse la sua sbarra, balz sulla mano del Buddha e grid: "Pronti, via!"
Si sarebbe detto che filasse alla velocit della luce. Ma gli occhi sapienti del Buddha lo vedevano girare in tondo come un mulino a vento, mentre credeva di avanzare. A un tratto Scimmiotto vide stagliarsi cinque colonne rosa, che si perdevano in alto nella bruma azzurrina. "Sar la fine della strada" si disse. " tempo di ritornare. Il Buddha dovr ammetterlo: adesso tocca a me sedere sul trono nella Sala delle Nuvole Misteriose." Poi riflett: "Calma. Converr lasciare un segno del mio passaggio, in modo da evitare contestazioni."
Si strapp un pelo, ci soffi sopra e ordin: "Cambia!" Il pelo divenne un pennello imbevuto d'inchiostro. Allora Scimmiotto scrisse, in grandi caratteri, sulla colonna di mezzo:

IL GRANDE SANTO UGUALE AL CIELO  STATO QUI

Poi ricuper il suo pelo. Infine, senza troppo rispetto, annaffi della sua pip di scimmia la base della prima colonna. Con una capriola fra le nuvole in direzione inversa ritorn al punto di partenza e, ritto sul palmo del Buddha, gli disse: "Andato e tornato. Adesso d all'imperatore di levarsi dai piedi."
"Diabolica scimmia pisciona!" imprec il Buddha. "Ma tu non sei mai uscito dal palmo della mia mano."
"Non lo sai? Sono arrivato in capo all'universo, dove cinque colonne rosa sostengono una bruma azzurrina. Ci ho anche lasciato un ricordino. Vieni a vedere."
"Non occorre andare a vedere da nessuna parte: china la testa e guarda."
Scimmiotto abbass la testa e sbarr i suoi occhi di fuoco dalle pupille d'oro. Sul dito medio della mano era scritto:

IL GRANDE SANTO UGUALE AL CIELO  STATO QUI

D'altronde, dalla forcella formata dal pollice e dall'indice veniva un acre odore di pip di scimmia. "Che storia  questa? Com' possibile?" esclamava Scimmiotto fra s. "Avevo scritto quelle parole su un pilastro del cielo; come fanno a trovarsi sul dito? Che specie di mago senza bisogno di achillea  mai questo? Non ci credo, non  possibile: bisogna che torni sul posto a vedere."
Il bravo Scimmiotto prese la rincorsa e stava per saltare quando il Buddha, con un manrovescio, lo gett lontano, fuori dalle porte del paradiso. Le cinque dita si mutarono in una catena di cinque montagne, corrispondenti ai cinque elementi: metallo, legno, acqua, fuoco e terra. Esse si ripiegarono dolcemente ma pesantemente su di lui, e lo imprigionarono sotto le loro enormi masse. Gli di del tuono, -nanda e Ksyapa applaudirono, gridando: "Bene! Bravo!"

Da quando usc dall'uovo e apprendeva saggezza,
Tendeva il suo volere verso scopi ambiziosi.
Se di tranquillit visse mille stagioni,
Infine in un sol giorno dissip la sua vita.
Volle sfidare il Cielo mirando al primo posto,
Viol con noncuranza le cinque relazioni,
Ed i santi insult. Quando la coppa  colma,
Una goccia  bastante per farla traboccare.
Ora nessuno sa quando avr remissione.

Eliminata la scimmia perversa, il Buddha chiam -nanda e Ksyapa per ritornare a casa. Ma gli corsero incontro due messaggeri che venivano dalla Sala delle Nuvole Misteriose: "Preghiamo il Beato di voler attendere un istante: la carrozza del nostro signore sta arrivando."
Il Buddha si volse e vide in effetti arrivare la Carrozza Imperiale a otto Colori, coperta da un baldacchino adorno di nove tesori luminosi. Rallegravano il corteo canti sublimi e una musica meravigliosa, si gettavano petali di fiori e si spargevano grandi flaconi di costoso profumo. L'Imperatore di Giada giunse davanti al Buddha e lo ringrazi: "Siamo debitori alla potenza della vostra Legge di aver soggiogato il mostro. Speriamo che ci farete l'onore di trattenervi, perch i nostri immortali possano festeggiarvi partecipando a un banchetto di ringraziamento."
"Il vostro umile vecchio monaco  venuto per ordine della vostra Venerabile Persona Celeste" rispose giungendo le mani il Buddha, che non osava rifiutare. "La potenza della nostra Legge non c'entra: il merito  dell'immensa buona fortuna che voi e i vostri di mi avete portato. Non ho certo titolo alla vostra riconoscenza."
L'Imperatore di Giada, attraverso i servizi del tuono, fece subito diramare gli inviti a partecipare a un'assemblea di ringraziamento in onore del Buddha. Furono invitati i tre puri, i quattro vetturini (come si chiamano popolarmente i quattro imperatori), i cinque anziani, i sei sorveglianti, i sette primordiali, gli otto poli, i nove luminari, i dieci ministeri, e migliaia e diecine di migliaia di santi e di perfetti.
I quattro grandi precettori celesti e i nove immortali ebbero l'ordine di spalancare i cancelli della Capitale di Giada, i portoni del Palazzo del Mistero Supremo e quelli degli Uffici dello Yang Penetrante. Il Buddha fu invitato ad assidersi su un alto palco ornato di sette tesori, mentre ciascuno prendeva posto secondo il suo rango e si servivano fegato di drago, midollo di fenice, succo di giada e pesche di immortalit.
Gli invitati si presentavano uno dopo l'altro, nella magnificenza del Vuoto Primordiale, fra stendardi e baldacchini allineati, le mani colme di rari tesori di perle scintillanti, di fiori esotici e di frutti di longevit, che venivano portati come offerte al Buddha. Tutti lo salutavano dicendo: "In riconoscenza della potenza infinita della Legge del Beato, che ha permesso di domare la scimmia perversa; in ringraziamento del banchetto offerto dal Sommo venerabile celeste. Preghiamo il Buddha di dare un nome a questa memorabile riunione."
"Se proprio dobbiamo dargliene uno" rispose il Buddha, cedendo all'insistenza degli di, "chiamiamola Grande Assemblea del Cielo Pacificato."
"Che nome ben scelto, Grande Assemblea del Cielo Pacificato!" approvarono a una voce le divinit.
Ciascuno prese posto per lo scambio delle coppe e dei fiori da infilare fra i capelli, mentre suonavano musiche allegre: fu proprio un magnifico banchetto. Lo attestano anche i versi:

La Festa delle Pesche fu turbata,
Ma l'Assemblea del Ciel Pacificato
Di tutte  la pi splendida ed allegra:
 ricca di colori e dolci brezze
Di bei canti e di musiche divine.
All'assemblea, su effluvi profumati,
In pace rende omaggio l'universo.

La festa era al culmine, quando la regina madre port una schiera di splendide ragazze, che si inchinavano al Buddha e si muovevano con grazia. La madre present i suoi rispetti e disse: "Devo alla vostra potente Legge se  stata incatenata quella scimmia perversa, che aveva sconvolto tutti i miei preparativi. Non ci  rimasto molto da offrire per celebrare una Grande Assemblea cos bella, ma ecco le poche pesche che mi  riuscito di scovare nel frutteto." Erano pesche

Un po'rosse, un po'verdi, dal profumo inebriante,
Che le antiche radici hanno rese opulente
Raccogliendovi succhi per migliaia di anni.
Con le pesche pi belle che trovate al mercato,
Anche se di Wuling, non c' proprio confronto.
Dove trovare al mondo le tinte delicate,
Quelle vene violette, quel sapor zuccherino?
E poi cambiano i corpi e prolungano gli anni.
Non tutti han la fortuna di poterle assaggiare!

Il Buddha ringrazi a mani giunte. La regina madre fece allora cantare a danzare le ragazze, con grande piacere dell'assemblea, che non lesinava gli elogi. Erano

Di sottile fragranza onda su onda,
Profusione di petali e pistilli.
Portali d'oro, immensi tesori
E un'et senza fine, sempre giovani:
Vedi gli oceani trasformarsi in prati,
E poi prati in oceani nei millenni,
E tu osservi curioso e non ti scomodi.

Mentre le ragazze danzavano e si vuotavano le coppe, improvvisamente

Solletica le nari uno strano profumo,
Gli di posan le coppe in cornalina,
Levan gli occhi in attesa.
Appare un vecchio che esce dalle nuvole
E reca in mano il fungo dei chirurghi;
Porta una zucca piena di elisir.
Il suo nome nel libro dei celesti
 sbiadito dal tempo.
La sua grotta contiene cielo e terra,
Nel suo vaso distilla sole e luna.
Percorre il mondo con gioia serena
E si riposa nelle dieci isole.
 intervenuto a feste innumerevoli
Delle pesche immortali. Ha una gran testa
Sopra un piccolo corpo rinsecchito.
 la Stella Polare
Della Longevit.

Arrivava appunto il Dio della Longevit. Salut l'Imperatore di Giada e si present al Buddha per esprimergli la sua gratitudine: "Ero convinto che avremmo ricuperato la pace, quando ho saputo che Laozi si era portato quell'incredibile scimmia nel suo Palazzo del Paradiso dei Beati per trasmutarla. Non avrei mai creduto che riuscisse a sopravvivere. Per fortuna voi avete avuto la bont di sottomettere quel mostro. Appena ho sentito di questo banchetto, sono venuto per testimoniarvi anch'io la nostra comune riconoscenza. Non ho altro da offrirvi che questo fungo dei chirurghi violetto, questa erba di diaspro, questa radice di loto smeraldino e questo cinabro d'oro."
Come dicono i versi:

Loto e cinabro offerti al saggio dei Sakya,
Il Beato, pi antico delle sabbie del Gange.
I tre veicoli offrono gioia eterna
E lunga vita sana i nove gradi.
 il maestro che rifiuta di distinguere,
Domina il Cielo vuoto, patriarca dell'universo.
 nostra fonte di vita e di gioia,
Alto sedici piedi.

Il Buddha ricevette i ringraziamenti con piacere; il Dio della Longevit prese il suo posto a tavola e le coppe ricominciarono a girare. Arriv poi l'Immortale dai Piedi Nudi, si prostern davanti all'Imperatore di Giada e si rivolse al Buddha: "Vi siamo profondamente riconoscenti della potenza della legge, che vi ha consentito di vincere la scimmia perversa. Da parte mia non posso offrirvi, con i miei rispetti, che queste due pere e questi datteri."
Ne parlano i versi:

Datteri e pere profumate
Per il Beato Amitbha.
Sopra l'incrollabile terrazza
Splende il suo trono di broccato
Dai mille fiori d'oro.
L'et del cielo e della terra,
Vasta felicit come l'oceano,
Longevit e felicit vi attendono
In calma beatitudine nell'Ovest.

Il Buddha ricambi attestando la propria gratitudine, e affid le offerte ad -nanda e Ksyapa; poi present all'Imperatore di Giada i propri ringraziamenti per l'ospitalit. Quando gli invitati si trovavano ormai un po'tutti beatamente sbronzi, l'ispettore Wang il Perspicace venne ad annunciare: "Il grande santo mette fuori la testa!"
"Non  grave, non c' pericolo" disse il Buddha, ed estrasse dalla manica un nastro con sei caratteri d'oro: Om mani padme hm. Lo tese ad -nanda e gli raccomand di fissarlo sulla cima della Montagna dei Cinque Elementi. La montagna si assest e si radic, i cinque elementi si fusero insieme saldamente, lasciando al prigioniero solo un minimo spazio per respirare e muovere di poco il capo e le braccia. -nanda ritorn ad annunciare che il lavoro era compiuto.
Allora il Buddha prese congedo dall'Imperatore di Giada e dagli altri di, e lasci il Cielo in compagnia dei due discepoli. Cedendo a un moto di compassione, recit un incantesimo per convocare la divinit del luogo. La incaric di sorvegliare la Montagna dei Cinque Elementi con l'aiuto dei rivelatori dei cinque orienti; quando il mostro avesse fame gli avrebbero dato pillole di ferro, e per la sete sugo di bronzo fuso. Compiuto il tempo della penitenza, qualcuno sarebbe venuto a liberarlo. Cos sia!

La scimmia perversa al Cielo ribelle
La mano del Buddha ha infine sconfitto.
Pu ber solo bronzo, si nutre di ferro,
A cui non pu aggiunger n miele n sale.
Il cielo la stritola, ma non la distrugge.
Se mai il suo valore potr dimostrare,
Obbedir al Buddha con cuore fedele.

Ci sono anche altri versi:

Fiera del suo potere, venuto il suo momento,
Ha usato delle proprie perverse facolt
Per introdursi a forza dentro il mondo celeste
E compiere ogni specie di furto e iniquit.
Il vaso  traboccato, ha dovuto pagare.
Ma la buona radice mai non viene tagliata:
Dalla mano del Buddha finir per sfuggire,
Se attende con pazienza fino al tempo dei Tang.

Se poi non sapete anno, mese e giorno in cui la sua penitenza cesser, continuate ad ascoltare.

CAPITOLO 8
I TRE PANIERI

IL BUDDHA HA CREATO LE SCRITTURE PER BEATIFICARCI. GUANYIN RICEVE LA MISSIONE DI RECARSI ALLA CAPITALE.


Dove conduce la meditazione?
Dopo un lungo macerarsi,
Spesso, a invecchiare invano.
Fin dall'inizio,  facile sviarsi:
Far riserva di neve che si scioglie,
Lustrar mattoni per cavarne specchi(7).
Dentro un grano di senape
 contenuto il mondo,
Un pelo pu assorbir tutti gli oceani,
Quando Ksyapa ci sorride(8).
Chi ha compreso  al di l dei tre veicoli
E delle dieci tappe.
Gli altri perdono il tempo
Imprigionati dentro le sei strade
E quattro forme di reincarnazione.
Ai piedi di scogliera senza canne
O ritto sotto l'albero senz'ombra,
Come sopporti il canto del cuculo?
Stretto sentiero risale il Caoqi,
Fitta la nebbia sul monte Lingshan:
La voce dell'amico ne vien spenta.
Il burrone profondo mille tese,
Loto di cinque petali,
Vecchio tempio impregnato d'incenso:
Hai la rivelazione delle Origini,
Vedi i gioielli del drago sovrano.

Questi versi si cantano sull'aria Suwuman

Parliamo del nostro Buddha che, dopo essersi congedato dall'Imperatore di Giada, ritorn al suo ritiro del monastero del Colpo di Tuono. Sul santo Monte degli Avvoltoi, all'ombra dei due boschetti di sla, si erano schierati per accoglierlo - con stendardi, preziosi baldacchini, rari tesori e fiori immortali - tremila buddha, cinquecento arhat, otto grandi re armati di folgore e i quattro incommensurabili pusa. Il Beato, ritto su una nuvola di buon augurio, disse loro: "Contemplo

In abissale prajn
L'insieme dei tre mondi.
Essenza delle cose,
In fondo,  l'estinzione.
Il nulla  vuoto,
Ci che  non esiste.
Non fu cosa da poco
Piegare la scimmia perversa:
Ogni esistenza  rivelata
Da nome, nascita e morte."

Il Buddha tacque ed emise una luce di sante reliquie, che riemp lo spazio di quarantadue arcobaleni bianchi, da nord a sud. La folla si inchin e preg. Poi, quando si furono raccolte brume e nebbie di buon auspicio, il Buddha sal sul palco e si accomod sul trono di loto. Buddha, arhat, portatori di folgore e pusa salutarono, giunsero le mani e chiesero: "Chi ha turbato il paradiso e la Festa delle Pesche di Immortalit?"
"Una scimmia perversa del Monte di Fiori e Frutti. Ha commesso innumerevoli crimini, pi grandi del cielo. Vari guerrieri celesti non riuscirono a sottometterla, ma Erlang fin per catturarla e Laozi la mise nel forno alchemico; tuttavia niente riusciva a distruggerla. Quando sono arrivato, stava mostrando il suo valore militare e i suoi poteri spirituali in mezzo agli addetti al servizio del tuono, che non riuscivano nemmeno ad accostarla. Quando ho fatto cessare il combattimento e l'ho interrogata, mi ha detto che disponeva del potere di trasformarsi e di fare una capriola nelle nuvole di cento ottomila li, nientemeno! Ho scommesso con lei che non sarebbe stata capace di sfuggire dalla mia mano e l'ho imprigionata: le mie dita si sono mutate nel Monte dei Cinque Elementi, che l'ha racchiusa e sigillata. L'Imperatore di Giada, per ringraziare, ha aperto i suoi parchi di diaspro e cancelli d'oro perch onorassi una Grande Assemblea del Cielo Pacificato. Mi sono appunto congedato poco fa."
Tutti si congratularono e gli fecero i complimenti, poi ciascuno in ordine di rango si ritir per dedicarsi ai fatti suoi e godere in comune della verit celeste. Infatti

Nebbie felici coprono l'India:
 circondata da arcobaleni.
La prima terra pura dell'Ovest,
Porta reale di indistinzione.
Gibboni neri offrono frutti,
Le cerve recano dei fiori in bocca,
Danzan fenici, cantano uccelli,
Striscian nei secoli le tartarughe,
Le gru immortali beccan l'angelica.
Dolce  godere del Jetavana
E passeggiare in riva al Gange.
Sbocciano nuovi fiori ogni giorno,
Ad ogni istante maturan frutti.
Immersi in quieta meditazione
L non si cresce e non si cala,
L non si nasce e non si muore.
Per quanto corrano le nubi in cielo
E si avvicendino il caldo e il freddo
L si dimenticano gli anni che passano.

Dicono qualcosa di simile anche altri versi:

A tuo piacere cammini o stai,
Non hai pensieri, non hai paure;
Terra felice priva di ostacoli,
Il tempo scorre senza stagioni.

Un giorno il Buddha convoc buddha, arhat, pusa, portatori di fulmine, guardiani, monaci e suore per dir loro: "Non so quanto tempo sia passato dopo che l'assoggettamento di quella scimmia perversa ha ricondotto la pace in cielo. Suppongo che, per i mortali, sarebbe un buon mezzo millennio. Visto che oggi  il 15 del primo mese di autunno, ecco un vaso prezioso colmo di fiori e frutti rari di ogni specie, per festeggiare la festa di Ullambana; che ve ne pare?"
Ciascuno giunse devotamente le mani e fece tre rispettosissime riverenze in segno di assenso. Il Buddha incaric -nanda di ricevere i fiori e i frutti, e Ksyapa di distribuirli. Ciascuno ne fu vivamente commosso e compose versi di ringraziamento.
Poi pregarono il Buddha di rivelare i fondamenti e di spiegare le origini.
Il Beato dischiuse la sua bocca misericordiosa ed espose l'eminente Legge e il giusto frutto; mentre parlava delle sottili scritture dei tre veicoli, dei cinque aggregati e del Srangam stra, in cielo volteggiavano draghi e piovevano fiori.
 il caso di ricordarlo:

Lo spirito  pi chiaro che luna su mille fiumi,
Il s nella sua natura  pi vasto del cielo.

Quando il Buddha concluse il sermone, indirizz queste parole alla folla che lo ascoltava: "Ho notato che le qualit morali delle creature sono diverse in ciascuno dei quattro continenti. La gente dell'Est  rispettosa, cortese, franca e pacifica. Nel Nord si uccide facilmente, ma per nutrirsi; torpidit di spirito e sensibilit ottusa limitano i danni che ne potrebbero derivare. Da noi nell'Ovest cupidit e assassinio sono sconosciuti; la gente  modesta e di umore costante; vive a lungo, anche se non sa che cosa sia la perfezione. Ma il Sud!  il regno del lucro e della concupiscenza; l ci si compiace solo della malvagit, si litiga e ci si ammazza; come si dice: maldicenza a piene mani, un oceano di peccati. Al momento ho tre panieri di scritture veridiche, che insegnerebbero a quella gente a praticare il bene."
I pusa si inchinarono giungendo le mani e si fecero avanti per chiedere: "Quali sono questi tre panieri che possedete?"
"Il paniere della Legge, che parla del cielo; quello dei trattati, che esaminano la terra; e quello dei sutra dedicati alla salvezza dei dannati. I tre panieri contengono quindicimila centoquarantaquattro rotoli distribuiti in trentacinque sezioni: sono scritture che consentono di coltivare la verit, che  la porta del bene. Vorrei offrirle in particolare alle terre orientali, ma i suoi abitanti non sono abbastanza intelligenti: denigrano la verit delle nostre parole, ignorano i principi della Legge e bistrattano l'ortodossia dello yoga. Bisognerebbe trovare qualcuno animato dalla Legge che vada nell'Est a trovare un buon credente. Lo sottoporrebbe alla dura prova di attraversare mille fiumi e montagne per venir qui a cercare le autentiche scritture e diffonderle nelle terre orientali: convertire quella gente sarebbe una benedizione pi alta di una montagna, un bene pi profondo del mare. Chi sarebbe disposto?"
Allora Guanyin si avvicin al trono di loto, si inchin tre volte e disse: "Il vostro indegno discepolo si presenta volontario per recarsi nell'Est, a scegliere un uomo che parta alla ricerca delle scritture."
Tutti fissarono gli occhi su di lei. La pusa aveva

Corpo dorato pieno di saggezza,
Manifestava le quattro virt.
Frange di perle e giade,
Cordoncini dorati e braccialetti,
Le chiome pettinate con sapienza,
La preziosa cintura crepitante,
Bianca la veste con botton di giada
E gonnella in broccato ornata d'oro.
La circondava un'aura profumata
Di buon augurio. Sopracciglia arcate
Come luna nascente, occhi di stelle.
Gioia perenne rischiara il suo viso,
Le labbra sono disegnate in rosso.
Il vaso sempre pieno di rugiada
Reca un ramo di salice.
Con infinita compassione libera
Le persone dagli otto impedimenti.
Sul Taishan  il suo regno e la dimora
Nel mar meridionale. Essa risponde
Ad ogni invocazione di infelici,
 pronta ad esaudirla.
Son le sue piante il violaceo bamb
E il glicine odoroso.
Guanyin del monte Laka e della Grotta
Del Fragor di Marea.

Il Buddha si rallegr fra s, dicendosi: "Nessun'altro avrebbe saputo compiere questa missione. Mi occorreva proprio la venerata Guanyin dalla vasta penetrazione spirituale."
"Quali sono le vostre istruzioni?" chiese la pusa.
"Dovrai osservare la strada da vicino e non tenerti sulle nuvole. Potr andar bene la quota delle brume e delle nebbie, per osservare monti e acque e prendere diligente nota delle varie tappe, in modo da istruire il pellegrino. Poich suppongo che non potr evitare serie difficolt nel viaggio, ti affido cinque tesori da consegnargli."
Ordin a Ksyapa e -nanda di portare una lunga veste di broccato e una lunga canna dalla cima ricurva con nove anelli, e spieg a Guanyin: "Potrai dare veste e bastone al pellegrino per suo uso personale. Se acconsente a effettuare il viaggio, gli baster indossare la veste per sottrarsi al ciclo delle reincarnazioni. Niente potr danneggiarlo finch avr il bastone ricurvo che gli mando."
Guanyin si inchin per prendere congedo. Il Buddha le diede ancora tre larghi anelli: "Questi tre cerchi serrano e imprigionano. Sono simili fra loro, ma si differenziano per le formule con cui si usano: Strizza, Spezza, Schizza. Se il pellegrino alla ricerca dei sutra incontra un demone di grandi poteri magici, pu costringerlo a far penitenza e a diventare suo discepolo. Se il demone resiste, basta mettergli in testa uno di questi cerchi: gli si fisser nella carne e, con l'incantesimo adatto, il demone sentir gli occhi schizzargli dalle orbite e il cranio rompersi in mille pezzi. Piuttosto sar ben felice di lavorare per noi."
Udite le ultime istruzioni, Guanyin salut e si ritir. Chiese al suo discepolo, il novizio Hui'an, di partire con lei; era un'eccellente guardia del corpo, con la sua sbarra di ferro da mille libbre. Fece un fagotto della veste di broccato e lo diede da portare al discepolo, nascose i tre cerchi, impugn il bastone e si mise in cammino, scendendo dal Monte degli Avvoltoi. Da questa partenza sarebbe derivato

Che il figlio di Buddha il suo voto compir
E che Cicala d'Oro diverr Legno di Sandalo(9).

Giunta ai piedi della montagna, Guanyin fu trattenuta alla porta del Tempio della Verit di Giada dal Grande Immortale Testa d'Oro, che la invit a bere il t. Ma la pusa temeva di far tardi e si scus: "Il Buddha mi ha ordinato di andare nell'Est a cercare un pellegrino che venga qui a prendere i sutra."
"Quando arriver?"
"Non  ancora stabilito. Fra due o tre anni, suppongo."
Si conged e viaggi alla quota delle brume e delle nebbie per prendere nota del percorso.
Lo attesta la poesia:

Cerca di mille leghe, si capisce,
 faticosa da portare a termine.
Trovare l'uomo giusto non  facile,
N si pu fare a caso.
Predicare la Legge  una follia
Se non si ha fede: son parole vane.
Tuttavia essa confida nella sorte,
Pronta a sacrificarsi per gli amici.

Maestro e discepolo proseguivano per la loro strada, quando videro una distesa di acque basse larga pi di tremila leghe: era la regione delle sabbie mobili.
" un passaggio molto difficile" osserv Guanyin. "Come far ad attraversarlo il pellegrino, con corpo e ossa di comune mortale?"
"Secondo voi, maestro, che possibilit ci sono di aggirarlo?" chiese Hui'an.
Guanyin ferm la nuvola per vedere meglio, e osserv che

Ad est raggiunge le dune del mare,
Ad ovest passa ogni paese barbaro,
Giunge a sud nel paese di Wuyi
Ed entra a nord fra i Tartari.
Larga ottocento li, lunga un milione!
Vanno scorrendo le acque senza fine,
Ribollono qua e l. Distesa immensa
Che si sente scrosciare da lontano.
Non vi naviga zattera, nemmeno
Potrebbe galleggiare un fior di loto.
Sulle sponde si impigliano erbe e rami.
Incupiscono gli argini al tramonto.
Non vi  passaggio per le carovane,
Non vi  riparo per il pescatore.
Non vi si posa mai l'oca selvatica.
I gridi dei gibboni son remoti.
Si vedon solo fiori di rabarbaro,
Aleggia odore di piante palustri.

Guanyin era tutta presa dalla contemplazione, quando si ud un grande tonfo e il pi orribile dei mostri usc dall'acqua. Che aspetto aveva?

Verdognolo, bluastro il brutto muso,
O forse nero. Non grande n piccolo.
Un corpo muscoloso e piedi nudi.
Occhi di brace,
Come lucerne accese sotto il forno.
Bocca piegata agli angoli e scarlatta
Come tazza di sangue. Denti aguzzi,
Taglian come coltelli. Una gran zazzera
Di capellacci rossi scompigliati.
Fa un grugnito profondo come il tuono.
E i suoi piedi lo portano sull'acqua
Alla velocit dell'uragano.

Il mostro, che impugnava un gran bastone, corse sulla riva e si precipitava sulla pusa, quando Hui'an gli si fece incontro con la sua sbarra di ferro e gli grid: "Non un passo di pi!"
Ma il mostro non si ferm. Ne segu un feroce e terribile scontro sulla rive del Fiume delle Sabbie Mobili.

Proteggeva la Legge la sbarra di Moksa.
Il bastone opponeva una grande potenza.
Danzano sulla riva come draghi d'argento
Il monaco divino e l'avversario.
Dispiega l'uno i propri selvatici talenti,
Mentre l'altro si fonda sulla forza dell'ordine.
Solleva l'uno i flutti e rimescola le onde,
Oscura nebbia e fumo l'altro intorno produce.
I flutti sollevati oscuran cielo e terra,
E nebbia e fumo velano anche la luna e il sole.
Come una tigre bianca il randello dell'uno,
Il bastone dell'altro come un drago in agguato.
Se l'uno schiaccia l'erba per scovare il serpente,
L'altro abbatte il sambuco e sa spaccare il pino.
Lottarono fra loro finch cadde la notte
E le stelle brillarono sopra le oscure nebbie.
La ferocia dell'uno regnava sopra le acque,
L'altro  alla prima prova dopo la sua partenza.

Si erano scontrati diecine di volte, scendendo e risalendo lungo la sponda, senza vincitore n vinto, quando il mostro, mentre parava un colpo della sbarra di ferro, chiese: "E tu, monaco, da dove vieni per opporti a me?"
"Sono il secondo figlio del re celeste Porta Pagoda e mi chiamo Moksa, in religione Hui'an. Proteggo il mio maestro che va nell'Est a cercare un pellegrino che parta alla ricerca dei sutra. E tu, che mostro sei per avere l'audacia di ostacolarci?"
"Ricordo che seguivi gli studi presso la Guanyin dei mari del Sud, nel boschetto di bamb. Ma che ci fai qui?"
"Non  appunto il mio maestro, l sulla riva?"
A queste parola il mostro balbett scuse, abbass il bastone e si lasci guidare da Moksa davanti a Guanyin, che salut a testa bassa. Dichiar: "Compassionevole pusa, scusate il mio sbaglio e consentitemi di spiegare. Non sono un mostro, ma l'ufficiale superiore delle cortine arrotolate, addetto al carro imperiale, in servizio nella Sala delle Nuvole Misteriose. A una Festa delle Pesche di Immortalit mi sfugg di mano una tazza di cristallo e si ruppe; l'Imperatore di Giada mi condann a ottocento frustate e all'esilio nel mondo di Sotto. Ogni settimana mi mandano spade volanti, che mi pungono i fianchi pi di cento volte prima che le richiamino. Ecco come mi sono ridotto in questo misero stato. La fame e il freddo mi tormentano, e io mi difendo come posso: ogni due o tre giorni devo uscire dall'acqua e trovarmi un viandante da mangiare. Mi dispiace di non avervi riconosciuto: non avrei mai pensato di incontrare la grande compassionevole in un posto cos."
"Tu sei stato bandito per una colpa contro il cielo, ma in questo modo peggiori la tua situazione, accumulando crimini contro gli esseri viventi. Il Buddha mi ha dato l'incarico di cercare un pellegrino. Tu potresti aggregarti, convertirti al bene e diventare discepolo di questo pellegrino, quando andr verso il Paradiso dell'Ovest a pregare il Buddha e a sollecitare il dono delle scritture. Il tormento delle spade volanti lo far cessare io. I tuoi meriti cancelleranno le tue colpe, e tu potrai essere reintegrato nel servizio. Che ne pensi?"
"Non saprei augurarmi di meglio. Non ho tenuto il conto della gente che ho mangiato da quando sono qui. Mi ero abituato a gettare le teste nelle sabbie mobili, dove affondavano subito. Nemmeno una piuma d'oca galleggerebbe, da queste parti. Eppure le ossa di nove pellegrini sono rimaste a galla e non vogliono affondare. La cosa mi  sembrata buffa e ho infilato uno spago in queste ossa per divertirmi, in mancanza di meglio. Ho paura che queste cose dissuadano il vostro pellegrino dal passare di qui, e che il mio avvenire sia compromesso."
"Non  il caso che ti preoccupi. La collana di ossa puoi mettertela al collo, mentre aspetti il pellegrino; vedrai che gli torner utile."
"Se  cos, resto in attesa di istruzioni."
Guanyin gli pos la mano sulla testa, gli impart le otto proibizioni e gli diede il nome di Sabbioso, in religione Consapevole della Purezza, Sha Wujing.
Egli accompagn Guanyin nella traversata del fiume, purific il cuore e la mente, rinunci a nuocere agli esseri viventi e rest ad aspettare l'arrivo del pellegrino.
Dopo averlo lasciato, la pusa si affrett a est in compagnia di Moksa. Viaggiavano da tempo, quando videro un'alta montagna infestata da tali miasmi infetti che era impossibile salirvi. Si preparavano a scavalcarla, montando su una nuvola, quando un violento turbine port un altro mostro, di aspetto ancor pi feroce e pericoloso. Guardatelo:

Gran labbra accartocciate come foglie,
Sono gli orecchi ventole di giunco
E gli occhi son d'acciaio.
Ha le zanne affilate come lame,
La bocca spalancata come un forno,
Stringe le guance il soggolo d'un elmo,
Serpenti senza scaglie son le cinghie
Della corazza. Artigli penetranti
Di drago sono i denti del rastrello,
L'arma che impugna. Reca alla cintura
Anche l'arco ricurvo. E un'arroganza
Da schiacciare gli di sotto il disprezzo.

Si lanci sui viandanti e alz il rastrello, senza preavviso, per colpire la pusa. Ma il novizio Moksa, parando il colpo, grid: "Ti insegno io la buona creanza, sudicio mostro! In guardia!"
"Misero monacello, vuoi proprio lasciarci la pelle: bada al mio rastrello!"
E scambiavano colpi in una serie di scontri senza vincitore n vinto.

Feroce il mostro, il monaco potente;
Sfonda il torace la sbarra di ferro,
Ma pu il rastrello squarciare la gola.
Sale in alto una nuvola di polvere,
Volano pietre e sabbia dappertutto.
Brillano i nove denti del rastrello,
Vibrato a tutta forza e risonante.
La nera sbarra di ferro volteggia.
Un principe celeste difensore
Della legge sul monte Potalaka,
Ed un grande guerriero e fiero mostro:
Non si sa chi prevale nella lotta.

Sul pi bello Guanyin, dall'alto, gett alcuni fiori di loto per liberare la sbarra dai denti del rastrello. Allarmato il mostro esclam: "Ma chi sei, monaco, per farmi questi giochetti del fiore nell'occhio?"
"Maledetta e volgare creatura, sono il discepolo della pusa dei mari del Sud. I fiori li getta il mio maestro, non vedi?"
"Ma la pusa dei mari del Sud non  Guanyin la salvatrice, che libera dai tre flagelli e salva dalle otto disgrazie?"
"Si capisce."
Il mostro gett il rastrello e, salutando umilmente, supplic: "Buon fratello, dov' la pusa? Ti prego di presentarmi."
Moksa alz gli occhi: "Eccola lass."
Il mostro si prostern in quella direzione e grid: "Perdono, perdonatemi!"
Guanyin scese dalla nuvola, si accost e gli chiese: "Spirito malefico di cinghiale o di vecchia troia che tu sia, come ti permetti di ostacolarci?"
"Non sono n una cosa n l'altra, bens l'ammiraglio dei canneti celesti della Via Lattea. Una volta che avevo bevuto troppo mi lasciai andare a tastare un pochino il sedere della dea della luna; perci l'Imperatore di Giada mi condann a duemila vergate e al bando fra i mortali. La mia vera natura cercava rifugio in un seno accogliente, ma sbagliai indirizzo e finii nel ventre di una troia, che mi mise al mondo come mi vedete. Quella bestia l'ho uccisa a morsi con i suoi porcelli. Mi arrangio a vivere mangiando la gente. Non avrei mai sperato di incontrarvi; vi prego, salvatemi, se potete."
"Che nome ha questa montagna?"
"Si chiama Poggio Benedetto, e ci si trova la Caverna della Passerella delle Nuvole. Ci abitava la mia seconda sorella Piccola Cogliona. Aveva constatato che me la cavavo nelle arti marziali, e perci mi invit a dirigere la casa o, come si dice da noi, a infilare i piedi a rovescio. Mor qualche mese dopo e mi lasci in eredit la grotta e i suoi arredi. Con l'andar del tempo, in mancanza di altri mezzi per sopravvivere, ho dovuto rimettermi a mangiare i passanti. Confido che mi perdonerete."
"Come dicevano gli antichi, chi confida nell'avvenire, non si deve comportare come se non ne avesse. Hai commesso un'infrazione nel mondo di Sopra e, invece di pentirti e di rinunciare alla brutalit, distruggi creature viventi e ti abbandoni al peccato. Cos i tuoi crimini aumentano e richiameranno altri castighi."
" un bel consiglio, ma come manger? Devo inghiottire vento? Lo dice anche il proverbio: il mandarino ti fa morire di legnate, il Buddha ti fa morir di fame. Lasciate perdere! Me la caver meglio acchiappando qualche altro viandante e magari concedendomi qualche signora grassottella. Che differenza volete che faccia qualche delitto in pi?"
"Il cielo non abbandona l'uomo di buona volont: se ritorni a un comportamento che meriti il giusto frutto, non ti mancher di che vivere. I cinque cereali sono perfettamente sufficienti a calmare la fame. Perch dovresti invece mangiare la gente?"
Al mostro sembr di uscire da un sogno. Disse a Guanyin: "Vorrei seguire la buona strada, ma chi accumula delitti contro il cielo non pu nemmeno pregare."
"Il Buddha mi ha incaricato di trovare un pellegrino nel paese dell'Est. Tu potresti accompagnarlo come discepolo e, col merito del viaggio al Paradiso dell'Ovest, potresti riscattare i tuoi peccati: ti garantisco che saresti liberato da questa calamit."
"Certo che voglio seguirlo!" sbraitava il mostro, come se non avesse abbastanza bocca per gridare.
Guanyin gli pos la mano sulla testa, gli impart gli otto divieti e gli diede il nome di Porcellino, in religione Consapevole delle Proprie Capacit, Zhu Wuneng.
Obbedendo ai precetti della sua conversione, d'ora in poi si astenne dai cinque cibi forti e dalle tre carni ripugnanti, dedicandosi all'attesa del pellegrino.
Guanyin e Moksa si congedarono da Consapevole delle Proprie Capacit e ripresero il viaggio fra terra e nuvole. Mentre viaggiavano, videro un drago incatenato in aria che chiedeva aiuto. La pusa si avvicin e chiese: "Chi sei, e perch subisci questo castigo?"
"Sono figlio di Aojun, il re drago dei mari occidentali. Mio padre mi ha denunciato alla corte celeste per ribellione contro l'autorit paterna, perch avevo dato fuoco alla sua sala e certe perle erano andate perdute nelle fiamme. L'Imperatore di Giada mi ha fatto incatenare per aria e mi ha condannato a trecento frustate. Ma adesso procederanno all'esecuzione capitale. Vi imploro, salvatemi se potete!"
Guanyin si precipit con Moksa alla porta meridionale del Cielo. I precettori celesti Qiu e Zhang li ricevettero subito e chiesero chi volevano incontrare.
"Avrei bisogno di vedere l'Imperatore di Giada" rispose Guanyin.
I due precettori inoltrarono la richiesta e l'Imperatore scese dal suo trono per andar loro incontro. Dopo i saluti, la pusa spieg: "Per ordine del Buddha stavo cercando un pellegrino nel paese dell'Est. Abbiamo incontrato sulla nostra strada un drago malvagio, incatenato in aria. Sono venuta a pregarvi di lasciarlo vivere e di assegnarmelo: risolverei il problema del mezzo di trasporto per il pellegrino."
L'Imperatore di Giada promulg subito un decreto di amnistia, e sped i suoi ufficiali a slegare il drago e consegnarlo a Guanyin.
Lei espresse la sua gratitudine e ritorn indietro. Il giovane drago si prostern per ringraziarla di avergli salvato la vita, e si mise a sua disposizione. La pusa lo mand ad aspettare il pellegrino dentro un torrente di montagna. Il suo momento di acquistar meriti sarebbe venuto quando, trasformato in cavallo bianco, avrebbe condotto il suo nuovo padrone al Paradiso dell'Ovest. Il giovane drago si and a nascondere secondo le istruzioni ricevute.
Guanyin riprese con Moksa la via dell'est. Avevano ripreso il viaggio da non molto, quando videro copiosi raggi d'oro e scie di vapori di buon augurio.
"Maestro" disse Moksa "quello che emette questa luce  il Monte dei Cinque Elementi; si vede l'iscrizione del Buddha che ne sigilla la cima."
" dunque chiuso l sotto il Grande Santo Uguale al Cielo, quello che sconvolse la Festa delle Pesche di Immortalit e provoc tanti disordini nel palazzo celeste?"
"Proprio cos" conferm Moksa.
Salirono la montagna e contemplarono la scritta delle sacre parole Om mani padme hm. La lettura strapp molti sospiri alla pusa, che compose questi versi:

Si era sviata la scimmia infelice:
Fu presa da follia di dominare.
Le pesche derub, viol il palazzo,
N cento armati poteron fermarla.
Scosse col suo prestigio i nove cieli
E solo il Buddha la pot domare.
Potremo noi contare sul suo aiuto?

Presto la conversazione fra maestro e discepolo dest la reazione di Scimmiotto dentro la montagna. Grid: "Chi si diverte, lass, a mettere in versi la mia ignominia?"
A queste parole Guanyin discese il fianco della montagna per cercare di vederlo. Ai piedi dello sperone roccioso si trovavano la divinit del luogo e i guardiani posti dal Cielo al grande santo. Tutti si fecero incontro alla pusa, si inchinarono e la guidarono dov'era Scimmiotto. Essa vide che, nella scatola di pietra in cui era chiuso, poteva parlare ma quasi non si poteva muovere.
"Mi riconosci, Scimmiotto?" chiese Guanyin.
Il grande santo aguzz gli occhi di fuoco dalle pupille d'oro, pieg la testa e grid: "Come non riconoscerti? Tu sei la compassionevole e buona pusa Guanyin del Potalaka dei mari del Sud, che ci leva dalle disgrazie e dalle calamit. Grazie di essermi venuta a trovare. Qui i giorni sembrano anni, della gente che conoscevo non ho rivisto nessuno. E tu da dove vieni?"
"Il Buddha mi ha incaricato di cercare un pellegrino nel paese dell'Est. Passavo di qui e mi sono fermata per vederti."
"Mi ha conciato a dovere, il Buddha! Cinquecento anni che sono schiacciato da questa montagna, senza potermi muovere. Ti prego, se puoi, tirami fuori."
"Ne avevi combinate tante. Se ti faccio uscire, potresti ricominciare. Sarebbe un bel guaio."
"Ma ora so che cos' il pentimento. Se la compassionevole vuole mostrarmi la strada, sono pronto a migliorarmi con una vita pia."
Perch le cose vanno cos:

Non c' in un cuore d'uomo alcun pensiero
Che la terra ed il cielo non conoscano.
Se non si retribuisser bene e male
Sarebbe il mondo preda di ingiustizia.

Le parole di Scimmiotto riempirono di gioia Guanyin, che rispose: "Quando  detta una buona parola, dicono le nostre sante scritture, le si risponder da mille leghe. Ma anche una parola cattiva provoca una reazione da mille leghe. Se la tua intenzione  quella che dici, aspetta che arrivi al paese dei grandi Tang nell'Est, e che trovi il pellegrino che partir alla ricerca dei sutra. Gli raccomander di liberarti. Diventerai il suo discepolo, lo accompagnerai, diventerai buddista, sgranerai il tuo rosario e praticherai le azioni che portano al giusto frutto. Che ne pensi?"
"Ci voglio andare, sta sicura che lo voglio!" ripeteva Scimmiotto.
"Vedo che sei sulla buona strada. Ti dar un nome in religione."
"Ne ho gi uno, mi chiamo Consapevole del Vuoto."
"Che fortuna! Ho appena convertito due creature e ho dato loro nomi in religione della forma Consapevole di. Il tuo nome ha la stessa forma. Allora non c' altro da dire; me ne posso andare."
In questo modo, cosciente della sua natura e con lo spirito illuminato, Scimmiotto accett l'insegnamento del Buddha; e Guanyin ripart per la sua ricerca.
Ben presto essa giunse con Moksa a Chang'an, la capitale del grande impero dei Tang. Maestro e discepolo dissolsero la loro nuvola e si trasformarono in monaci mendicanti, coperti di tigna e di rogna. Entrarono in citt al cader della notte. Camminando lungo un grande viale, riconobbero un santuario dedicato alla divinit locale e vi entrarono, allarmando e riempiendo di panico la divinit e le sue guardie fantasma. Il fatto  che avevano subito riconosciuto la pusa e corsero a prosternarsi. Il dio locale part di corsa per annunciare l'illustre visita alla divinit protettrice delle mura e dei fossati, a quella del suolo e a tutti i templi di Chang'an. E tutti vennero a presentare le loro scuse: "Perdonateci se abbiamo tanto tardato a presentarci per augurare il benvenuto."
"Guardatevi bene dal far filtrare la notizia. La missione di venir qui me l'ha affidata il Buddha, perch trovi qualcuno che vada in cerca delle scritture. Approfitter della vostra ospitalit per pochi giorni. Appena avr trovato la persona adatta, me ne andr."
Le divinit ritornarono nei luoghi di loro competenza, dopo aver mandato il dio locale ad abitare provvisoriamente con quello delle mura e dei fossati, in modo che maestra e discepolo potessero pi facilmente mantenere l'incognito.
Se poi non sapete se alla fine riuscirono a trovare il loro pellegrino, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 9
IL DRAGO E L'INDOVINO

IN CUI L'IMPECCABILE CALCOLO DI UN INDOVINO IMPARZIALE INDUCE UN DRAGO ALLA COLPA DI INFRANGERE L'ORDINE DEL CIELO.


Come dice il poema:

La capitale val certo una visita!
Serpeggiano otto fiumi fra colline.
E quanti imperatori dominarono
Da questo luogo noto con il nome
Pace Perpetua!

Parliamo della citt di Chang'an, nella provincia dello Shaanxi, luogo di cui tanti re e imperatori fecero la loro capitale. Dai tempi dei Zhou, Qin e Han i tre fiumi principali vi dispiegano la loro bellezza e gli otto affluenti circondano le mura della citt. Il solo quartiere di piacere ha trentasei strade fiancheggiate da salici e ornate di fiori, con settantadue padiglioni sempre risonanti di musica. Sulle mappe dei cinesi come dei barbari, questo  il posto pi importante del mondo.
Regnava allora Wen, il Colto, imperatore dei grandi Tang. Aveva dato alla sua era imperiale il nome di Contemplazione della Virt, Zhenguan; i posteri lo avrebbero poi chiamato Taizong. Correva l'anno jisi, il tredicesimo del suo regno. Noi per non ci occuperemo degli eroi che pacificarono il paese e consolidarono lo stato per il trono imperiale, n dei prodi che affermarono il suo dominio combattendo alle frontiere. Rivolgiamo invece l'attenzione a due saggi che vivevano fuori porta, sulla sponda del fiume Jing.
L'uno era un pescatore e si chiamava Zhang Shao; l'altro un boscaiolo di nome Li Ding. Appartenevano a quella specie di dottori che non hanno superato alcun esame: montanari che sapevano leggere. Un giorno che erano andati in citt a vendere, uno la sua legna, che portava in spalla, e l'altro il suo paniere di carpe, entrarono insieme in un'osteria. Dopo una bella bevuta, con la testa un po'annebbiata, se ne tornarono passo passo lungo il fiume Jing, ciascuno con la sua bottiglia in mano.
"Fratello Li" disse Zhang. "Pensavo a quelli che lottano per farsi un nome e ci lasciano la pelle, a quelli che periscono nella ricerca del profitto. Chi riceve un titolo, dorme fra le zampe della tigre; chi ottiene favori, passeggia con un serpente nella manica. Tutto sommato non hanno la nostra fortuna, di vivere liberi e spensierati fra montagne azzurre e acque limpide. Noi accettiamo il nostro destino e apprezziamo il gusto insipido di un'esistenza semplice."
"Hai ragione, fratello Zhang, ma le tue acque limpide non valgono le mie montagne azzurre."
"Saranno le montagne azzurre che non valgono le acque limpide! Lo dicono anche certi versi che si cantano sull'aria di La farfallina vola tra i fiori:

Una barca galleggia
Su mille leghe di acque brumose,
Vela isolata nel calmo riposo;
Intorno come un canto di sirene.
Con il cuore mondato dai pensieri
Di fama e di denaro, colgo giunchi
E fiori, conto i gabbiani che volano
E mi riposo nella cala ombrosa
Con moglie e figli. Quando ci svegliamo
Non spira vento, l'acqua scorre liscia.
Senza gloria
Passa la vita, ma anche senza noie
E senza umiliazioni."

"Le montagne sono un'altra cosa" replic il boscaiolo. "Ci sono versi anche per quelle, sempre sull'aria della Farfallina:

Nella fitta abetaia ascolto nel silenzio
Il canto del rigogolo, struggente come un flauto.
La dolce primavera si abbiglia in verde e rosso;
Presto verr l'estate, col tempo che trascorre,
Poi l'autunno mutevole con i suoi frutti gialli.
Poi, da un momento all'altro,  l'inverno severo.
Mutano le stagioni, ma in tutte io sono libero!"[...]

Recitandosi versi a vicenda, i due compari giunsero dove le loro strade si separavano. Mentre si inchinavano per salutarsi, Zhang disse: "Sii prudente! Sta attento alle tigri mentre sali sulla montagna. Se mai dovesse capitarti qualcosa, avrei un amico di meno al mondo."
"Ma sei un furfante, non un amico!" si indign il boscaiolo. "Come puoi augurarmi una cosa simile? Se devo essere ucciso da una tigre, che tu possa colare a picco con la tua barca!"
"Io non coler mai a picco."
"La disgrazia  inattesa come l'uragano: come puoi essere cos sicuro?"
"Fratello Li, se parli in questo modo  perch fai un mestiere pi imprevedibile del mio: io so per certo che non mi pu capitare niente."
"A un lavoro sull'acqua non mancano certo imprevisti e pericoli. Figuriamoci come si far a cautelarsi!"
"Non ti ho detto tutto. A Chang'an c' un indovino che abita nel viale della porta ovest. Ogni giorno gli porto una carpa dorata, e lui si cava dalla manica un oroscopo per me. I posti dove mi consiglia di pescare sono sempre quelli giusti; li azzecca al cento per cento. Ci sono stato anche oggi, e mi ha detto di tendere le reti all'estremit est della baia del fiume Jing e di gettare la lenza dalla sponda ovest: sono sicuro che, come al solito, rientrer a pieno carico di pesci e di gamberi. Quando domani torneremo in citt, avr di che comprarmi il vino e riprendere la conversazione con te, vecchio mio."
E i due si separarono.
Dice il proverbio: attento a quel che dici, anche l'erba ha orecchie. Uno yaksa di pattuglia nella corrente del Jing aveva sentito la conversazione sull'infallibilit dell'indovino. Ritorn di corsa al palazzo di cristallo del suo padrone e annunci al re drago: "Disgrazia! Calamit!"
"Quale calamit?" chiese il drago.
"Mentre facevo la ronda vicino a riva ho sorpreso la conversazione fra un pescatore e un boscaiolo. Ho avuto notizie inquietanti. Il pescatore diceva che a Chang'an c' un indovino infallibile; ogni giorno gli regala una carpa e si fa indicare dove tendere le reti a colpo sicuro, garantito al cento per cento. Non finir per catturare tutta la nostra popolazione acquatica? Come potr vostra maest sostenere il suo prestigio, senza creature che popolino il palazzo e saltino in mezzo alla corrente?"
Il re fu preso dall'ira, sguain la spada e voleva correre senz'altro a castigare l'indovino di Chang'an. Figli draghi e nipoti draghetti, che si tenevano ai lati, ministri gamberi, ufficiali granchi, il generale agone, il vicedirettore perca e il presidente carpa lo invitarono unanimi alla prudenza: "Dominate la collera! Dice il proverbio: Parola detta per via non  degna di fede. Se vostra maest esce di casa in questo stato, la seguiranno nuvole e piogge torrenziali, che spaventeranno tutta la popolazione di Chang'an. Il Cielo di Sopra vi riterr responsabile. Vostra maest sa trasformarsi e dissimularsi in tanti modi; perch non prende un aspetto qualsiasi, per esempio di letterato, e non va in citt a interrogare l'indovino? Se le affermazioni del pescatore sono vere, ci sar tutto il tempo di prendere le nostre misure. Se non fosse cos, non rischieremmo di uccidere sconsideratamente un innocente?"
Il re drago si domin. Lasci a casa la spada preziosa e comparve sulla sponda senza provocare nubi n piogge. Con una scossa si trasform in un letterato biancovestito.

Distinto portamento, alta statura
Viene avanti con passo dignitoso.
Kong e Meng son presenti nei suoi detti;
Sembra l'incarnazione del re Wen,
Vestito in giada candida e turbante.

Percorse a gran passi il viale che partiva dalla porta occidentale. Una folla vociante e colorata si accalcava intorno a un uomo che parlava con enfasi e autorit: "Quelli del drago seguiranno il loro destino, quelli della tigre si trovano in conflitto. I quattro segni del vostro oroscopo sono in armonia, ma temo che oggi interferiranno con il pianeta dell'anno."
Il drago cap che l'indovino era lui. Si fece largo tra la folla e diede un'occhiata dentro la bottega:

Rare calligrafie, belle pitture
Appese a tutti i muri. Arde l'incenso
In un porta profumi a forma di anatra.
Acqua pura nei vasi in porcellana.
Qui Wang Wei, l il ritratto di Guigu.
Una pietra da inchiostro di Duanqi,
Grandi pennelli di pelo di martora.
Perle di vetro, libri di Guo Pu
E nel posto d'onore tutti i classici
Di scienze occulte. L'uomo certo  pratico
Di esagrammi, trigrammi, di e diavoli.
La sua mano dispone sul vassoio
Con sicurezza i segni. Nella testa
Ha lo schema preciso dei pianeti,
E le costellazioni al loro posto.
Limpido come luna in uno specchio
Pu veder ci che  stato e che sar.
Egli sa ci che annuncia la disgrazia
Oppure la fortuna; morte o vita.
Provocano i suoi discorsi venti e piogge,
I suoi pennelli inquietano gli di.
La tavoletta reca scritto il nome
Dell'indovino: Yuan Sempre Sincero.

Quest'uomo era Yuan Shoucheng, zio del maestro Yuan Tiangang che a quel tempo presiedeva la commissione imperiale di astronomia. Era un uomo di bella presenza e dalla fisionomia non comune. Era rinomato in tutto il grande paese e la sua arte imperava a Chang'an.
Il re drago entr e salut il maestro, che lo invit a sedere al posto d'onore e gli offr il t. Dopo che il garzone lo ebbe servito, l'indovino chiese: "Che cosa vi occorre di sapere?"
"Ditemi che tempo far."
L'indovino consult i suoi foglietti e concluse:

"Nuvole coprono le cime,
Nebbia nasconde gli alberi:
Domani sicuramente
Piover in abbondanza."

"A che ora piover, e quanto esattamente, in piedi e pollici?" volle sapere il drago.
"Il cielo si coprir all'ora del drago, tuoner all'ora del serpente e piover verso mezzogiorno; la pioggia cesser all'ora dell'ariete e in tutto sar di tre piedi, tre pollici e quarantotto gocce."
"Dite sul serio?" fece il drago ridendo. "Non dovreste scherzare con queste cose. Se domani piover davvero all'ora e nella quantit che dite, vi dar cinquanta tael d'oro. Ma se non piover, o l'ora o la quantit saranno diverse, vi avverto: vi butter gi la vetrina, far a pezzi l'insegna, vi caccer da Chang'an e vi insegner io a imbrogliare la gente."
"Come volete" rispose l'indovino con un sorrisetto divertito. "Non fate complimenti! Ci rivedremo domani dopo la pioggia."
Il re drago si conged e rincas in fondo al fiume. Le varie divinit delle acque gli chiesero: "Com' andato l'incontro di vostra maest con l'indovino?"
"Tutto fatto, tutto a posto.  proprio un imbroglia-stagioni pieno di presunzione. Gli ho chiesto quando piover; mi ha risposto: domani. A che ora? Mi ha risposto che il cielo si coprir alle sette, tuoner alle dieci, piover verso mezzogiorno e smetter alle tre: tre piedi, tre pollici e quarantotto gocce d'acqua. Gli ho promesso cinquanta tael d'oro, se tutto va come dice lui; ma se ha sbagliato, anche di poco, gli rompo tutta la bottega e lo butto fuori da Chang'an."
Tutti gli acquatici si misero a ridere: "Vostra maest  la pi alta autorit degli otto fiumi. Sorvegliate voi le piogge, solo voi potete sapere se piover o no. Come ha osato dire queste sciocchezze? Povero ciarlatano, ha gi perso la scommessa."
Figli e nipoti del drago non la smettevano di ridere e di scambiare battute sull'argomento con i ministri pesci e i letterati granchi. Ma di colpo si sent risonare una voce: "Decreto imperiale all'attenzione del re drago del fiume Jing."
Tutti alzarono la testa: una guardia vestita d'oro, che recava in mano un'ordinanza dell'Imperatore di Giada, entrava nella residenza acquatica. Il re drago si diede precipitosamente un contegno e fece mettere incenso a bruciare per ricevere l'ordinanza. La guardia vestita d'oro fece la consegna e vol via. Il re drago ringrazi l'imperatore dei suoi favori, apr la busta e lesse:

Si ordina con la presente al comandante degli otto fiumi di procedere a far rullare il tuono e a lanciare i fulmini, al fine di far godere domani la citt di Chang'an del beneficio della pioggia.

Il documento stabiliva con assoluta precisione orari e quantit, ed erano gli stessi che l'indovino aveva predetto. Il drago ebbe uno svenimento. Quando si riebbe, disse debolmente alla genia acquatica: " mai possibile che in questo basso mondo di polvere viva un uomo cos perspicace?  davvero capace di penetrare le leggi del cielo e della terra: con lui il perdente sono io!"
"Maest, rassicuratevi" intervenne l'agone che comandava le truppe. "Non sar difficile vincere la scommessa: il vostro umile servitore vorrebbe proporvi un modesto piano che baster a fargli abbassare la cresta."
Il drago chiese di che cosa si trattava, e l'agone spieg: "Sbagliate un po'sull'ora, lesinate sulla quantit, e la predizione non risulter esatta. Non potete perdere! E allora sar giustificato che gli strappiate l'insegna e lo buttiate fuori."
Il re drago decise di seguire il consiglio e si tranquillizz. Il giorno dopo convoc il conte del vento, il duca del tuono, il mozzo delle nuvole e la madre dei fulmini, e tutti insieme si recarono alla nona nuvola sopra la citt di Chang'an. Aspett le nove per incominciare a diffondere le nuvole e mezzogiorno per far suonare il tuono; la pioggia incominci a cadere verso l'una e cess alle quattro; ne caddero solo tre piedi e quaranta gocce. Le operazioni erano state ritardate di un'ora, la quantit ridotta di tre pollici e otto gocce. Dopo la pioggia risped a casa i suoi collaboratori, discese e riprese l'aspetto del letterato vestito di bianco. Giunto sul viale della porta occidentale, irruppe nella bottega di Yuan Soucheng e, senza lasciargli il tempo di spiegarsi, gli spacc in mille pezzi insegna, pennelli e scrittoio. Il maestro restava seduto sulla sua seggiola, impassibile, senza abbozzare un movimento. Il drago, che aveva strappato un battente della porta, si mise a rotearlo minaccioso: "Maledetto stregone che predice a vanvera, canaglia imbrogliona! I tuoi calcoli erano sbagliati. Non hai azzeccato n l'ora della pioggia, n la quantit, e adesso te ne stai l seduto con un'aria di superiorit. Farai meglio a levarti dai piedi prima che sia troppo tardi, se vuoi salvare la pelle."
L'indovino non dava il minimo segno di timore; scoppi in una risata sarcastica, levando gli occhi al cielo: "Non mi fate proprio paura. Non io, ma voi, temo, avete commesso un delitto passibile della pena capitale. A me non la fate! So benissimo chi siete: non un letterato, ma il re drago del fiume Jing. Avete violato un ordine dell'Imperatore di Giada; avete modificato l'ora e ridotto la quantit della pioggia, rispetto alle istruzioni che avete ricevuto. Stanno per affidarvi al carnefice, sul patibolo dei draghi. E avete ancora la faccia di venirmi a insultare!"
La replica lasci il drago paralizzato dal terrore, con tutti i peli ritti. Lasci cadere il battente, si ricompose, si prostern davanti al maestro e piagnucol: "Non me ne vogliate, maestro. Un momento fa scherzavo, senza pensare che poteste prendermi sul serio. In effetti ho violato l'ordine del Cielo; e ora che cosa devo fare? Vi imploro di aiutarmi a cavarmi dai guai, altrimenti non vi moller pi, nemmeno da morto."
"Tutto ci che posso fare per voi  di suggerirvi una strada che potrebbe salvarvi la vita."
"Istruitemi, vi prego!"
"Domani, al terzo segno dell'ora wu, comparirete davanti a un mandarino del mondo degli uomini, Wei Zheng, che vi condanner alla decapitazione. Se proprio volete vivere, non vi resta che parlarne subito all'imperatore Taizong. Wei Zheng  il suo primo ministro. Se otterrete la sua intercessione, potreste cavarvela."
A queste parole il drago si conged rispettosamente e corse via con le lacrime agli occhi.
Il sole tramontava:

Si addensa la foschia sopra i monti violetti,
I viaggiatori stanchi si fermano agli alberghi.
Si posano le oche sopra i banchi di sabbia.
Nel cielo la Via Lattea come un fiume d'argento
Sembra sollecitare l'ora della clessidra.
Le lampade al villaggio rilucon senza fiamma.
Una brezza disperde il fumo del camino.
L'uomo si disorienta dietro ad ambigui sogni.
Dei fiori rampicanti resta l'ombra che striscia
Sopra la balaustra. Al chiaror delle stelle
Un orologio ad acqua si sente chioccolare.
Scivola cheto il tempo verso la mezzanotte.

Il re drago del fiume Jing, senza nemmeno rincasare, aspettava per aria che la mezzanotte disperdesse brume e nebbie. A quell'ora discese al portale del palazzo imperiale.
In quel momento il sovrano sognava di essere uscito dal palazzo per passeggiare sotto la luna, in mezzo ai fiori. D'un tratto il drago, in forma umana, si fece avanti, si inginocchi e grid: "Maest, vi prego, salvatemi!"
"Chi sei?" chiese Taizong. "Ti prometto il mio aiuto."
"Il vero drago siete voi, maest; io non sono che un prodotto sbagliato della reincarnazione. Ho violato gli ordini del Cielo e devo essere condannato alla decapitazione dal vostro saggio ministro Wei Zheng. Perci sono venuto a supplicare vostra maest di tentare di salvarmi."
"Ne ho certo la possibilit, se  Wei Zheng che ti deve giudicare. Puoi stare tranquillo, va pure."
Il drago, felice, ringrazi prosternandosi e se ne and.
Taizong si svegli, ma continuava a pensare a quel sogno. Giunse presto il terzo segno dopo la quinta veglia, l'ora di udienza imperiale, che riunisce i funzionari civili e militari. Ecco qui:

Dal portale di giada sale fumo fragrante,
Il profumo di incenso monta alto fino ai tetti
Dove si muove al vento la bandiera imperiale
Nella luce dell'alba, e una nube la sfiora.
Relazioni armoniose, come con Yao e Shun,
Rituali imponenti, come con Han e Zhou.
In coppie colorate, cortigiani coi lumi,
Signore con ventagli. Dentro la vasta sala
Dell'unicorno, ornata da grandi paraventi
Con fiammanti pavoni, brilla la viva luce.
Ai tre schiocchi di frusta, si inchinano gli astanti
Davanti alla corona. Si vedono nel parco
I salici sugli argini chinarsi dolcemente
Al suono della musica. Fra i tendaggi di perle
E le stuoie di giada il ventaglio del mondo
Riposa sopra il carro del potere imperiale.
Valorosi ufficiali e saggi mandarini,
Ciascuno al proprio rango, con i sigilli d'oro
E cinture di porpora. Un milione di autunni
 la loro durata: dureran quanto il mondo.

I funzionari sfilarono per rendere omaggio, e poi presero posto. Il sovrano Tang apr gli occhi di fenice dalle pupille di drago e, passandoli in rassegna, riconobbe Fan Xuanling, Du Ruhui, Xu Shiji, Xu Jingzong e Wang Gui tra i funzionari civili; Ma Sanbao, Duan Zhixian, Yin Kaishan, Chen Yaojin, Liu Hongji, Hu Jingde e Qin Shubao fra i mandarini militari; tutti d'aspetto degno e imponente. Ma non si vedeva il primo ministro Wei Zheng. L'imperatore fece avvicinare Xu Shiji e gli disse: "Ho fatto un sogno strano stanotte: mi compariva davanti un uomo, che si diceva il re drago del fiume Jing; raccontava di dover subire l'esecuzione capitale a cura di Wei Zheng, per aver violato un ordine del Cielo, e mi supplicava di salvarlo. Io glielo promettevo. Come mai proprio Wei Zheng non  fra voi?"
"Se il sogno  verace, bisogner convocare a corte Wei Zheng e trattenerlo tutto il giorno; trascorsa la giornata, il drago che avete visto in sogno avr salva la vita."
Soddisfatto della risposta, l'imperatore ordin di mandare un messo in vettura alla ricerca di Wei Zheng.
Intanto il primo ministro si trovava nella propria residenza. La notte precedente, mentre osservava i segni del firmamento e bruciava incenso, aveva inteso il grido delle gru e un messaggero celeste gli aveva portato l'ordine scritto dell'Imperatore di Giada di procedere in sogno alla decapitazione del drago del fiume Jing, al terzo segno dell'ora wu. Il primo ministro ringrazi il Cielo della sua considerazione, rest ritirato in casa, osserv le astinenze, fece le debite abluzioni e affil la sua spada magica. Perci non si era recato a corte. La convocazione imperiale lo piomb in un grande imbarazzo. Ma non osava tardare a rispondere all'ordine del suo signore, perci si vest in fretta, accompagn il messaggero e and a prosternarsi davanti all'imperatore scusandosi per il ritardo.
"So che non  colpa tua" rispose il sovrano.
Poco dopo si ordin di arrotolare le cortine e di togliere la seduta; ma Wei Zheng fu trattenuto. Sal sul carro imperiale per raggiungere una sala pi comoda, e vi dovette restare a discutere sulla politica da seguire per assicurare la pace e la tranquillit dell'impero. Mentre finiva l'ora del topo e iniziava quella del cavallo, cio alle undici, l'imperatore fece portare una grande scacchiera: "Vorremmo giocare una bella partita con il nostro saggio ministro."
Le concubine imperiali la sistemarono sulla tavola. Wei Zheng ringrazi il suo signore della distinzione che gli concedeva e si mise a giocare.
Se poi non sapete chi vinse la partita, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 10
VIAGGIO INFERNALE DELL'IMPERATORE

IN CUI DUE GENERALI PROTEGGONO IL PALAZZO DAI FANTASMI, E L'ANIMA DELL'IMPERATORE TAIZONG RITORNA DAGLI INFERI.


Parliamo di Taizong, che aveva iniziato una partita a scacchi con Wei Zheng nella sala di riposo. I loro piani di attacco si conformavano al Classico degli scacchi:

L'arte degli scacchi richiede rigore e attenzione. Al centro i pezzi migliori, ai lati i pi deboli, agli angoli quelli intermedi: questi sono i principi del giocatore di scacchi. La regola dice: meglio perdere un pezzo che un vantaggio. Coprire la destra se si attacca a sinistra; vigilare davanti se si opera dietro. Si opera dietro quando si ha il controllo davanti, e inversamente. Ci si guardi dal fare tagliar fuori le due ali: bisogna conservarle mobili senza mescolarle. Una formazione larga non dev'essere troppo aperta, n una stretta troppo concentrata.
 meglio sacrificare pezzi per vincere, che proporsi di vincere difendendoli tutti.  meglio consolidare le proprie posizioni prima di attaccare, che affidarsi alla fortuna attaccando con pezzi isolati.
Se l'avversario vi supera per numero di pezzi, il vostro problema  difendervi. In caso contrario, conviene sfruttare il vantaggio.
Chi  in vantaggio non diventa aggressivo, lo stratega non eccede nelle strategie, l'attaccante si guarda dagli attacchi e chi  in svantaggio non si perde d'animo, perch gli scacchi incominciano con un dispiegamento canonico, ma finiscono con una vittoria inattesa. Se l'avversario si trattiene a consolidare posizioni, ha l'intenzione di attaccare. Se abbandona un pezzo minore senza cercare di salvarlo, mira in alto. Se gioca d'impulso, non sa costruire un piano. Reagire senza riflettere  la strada della sconfitta. Come dice il Classico della poesia: "Con spirito inquieto e cauto, come se ti avvicinassi a un precipizio..."

Lo attestano i versi:

I pezzi sono il cielo, la scacchiera la terra,
Il bianco e il nero sono yin e yang;
Il gioco  l'universo. Alle sue sottigliezze
L'immortale sorride divertito.

Era questa la scacchiera su cui giocavano sovrano e suddito. Al terzo segno dell'ora wu la partita non era ancora conclusa, ma Wei Zheng reclin la testa sul petto e si assop.
L'imperatore sorrise: "Il nostro saggio ministro si  tanto affaticato per sostenere il trono, che non riesce pi a reggersi dal sonno." E lo lasci dormire senza cercare di destarlo.
Poco dopo Wei Zheng si svegli di soprassalto, balz su e si prostern precipitosamente: "Il vostro servitore merita proprio mille morti! Non so che cosa mi ha preso, come uno stordimento... Spero che vostra maest vorr perdonare questo crimine di lesa maest."
"Ma che crimine! lzati, sbarazziamo la scacchiera e ricominciamo daccapo."
Wei Zheng ringrazi l'imperatore della sua bont e prese un pezzo degli scacchi fra le dita, quando improvvisamente si sent un clamore alla porta del padiglione. Entrarono Qin Shubao e Xu Mougong, e mostrarono una testa di drago grondante di sangue: "Si son visti fiumi inaridirsi e il mare mutarsi in una pianura, ma non si era mai visto niente di cos incredibile."
"Che cos' quella roba?" gridarono Taizong e Wei Zheng inorriditi.
"Questa testa  caduta dal cielo a sud del portico dei mille passi, all'incrocio dei sentieri. I vostri umilissimi servitori non hanno osato omettere di informarne vostra maest."
"Che cosa significa?" chiese allarmato l'imperatore, rivolgendosi a Wei Zheng. Questi si prostern di nuovo: "Il vostro servitore ha dovuto procedere a un'esecuzione capitale in sogno."
Il sovrano esclam stupefatto: "Ma mentre dormivi non ti sei mosso, e non avevi sciabola n spada: come l'hai decapitato, il drago?"
"Maest, il vostro servo

Mentre restava qui in vostra presenza,
Nel sogno fu portato assai lontano.
Pesavano le palpebre, nel vuoto
Si perdevano gli occhi. Sulle nuvole
Mi fu assegnato un compito assai ingrato.
Il drago che vedete era legato
Sopra il patibolo. A lui mi rivolsi:
"A morire sei stato condannato
perch infrangesti un ordine celeste.
A me tocca troncare la tua vita."
Questo drago piangeva, e pieg il capo.
Io mi armai di coraggio e sollevai
Una lama di ghiaccio. Un colpo secco,
E la testa nel vuoto rotolava."

Taizong era combattuto fra la gioia e la tristezza. Si sentiva fiero di avere al suo servizio un uomo come Wei Zheng; con un ministro della sua tempra, la sicurezza del paese non destava preoccupazioni. Ma lo rattristava di aver promesso al drago di salvargli la vita e di non aver previsto che le cose potessero andare in quel modo. Fu penoso per lui dare a Qin Shubao, come pure doveva, l'ordine di esporre la testa sulla piazza del mercato, a edificazione del buon popolo di Chang'an. Si congratul con Wei Zheng, e i cortigiani uscirono.
Quella sera, ritirandosi, l'imperatore si sentiva molto depresso, ripensando al drago che lo aveva cos pietosamente implorato in sogno per aver salva la vita. Come sventare le trappole del destino? Sarebbe stato difficile sottrarlo alla disgrazia. A forza di pensarci e ripensarci, si sentiva fisicamente indisposto e moralmente spossato. Verso la seconda veglia sent dei singhiozzi alla sua porta e la sua inquietudine aument. Tuttavia si assop, ma in sogno gli apparve il drago del fiume Jing, che reggeva in mano la propria testa grondante di sangue e gridava: "Taizong, rendimi la mia vita! Mi avevi promesso di salvarmi. Come hai potuto mandare il tuo giudice a decapitarmi? Alzati, vieni! Ti voglio citare davanti a Yama."
Afferrava Taizong e voleva trascinarlo con s. L'imperatore stringeva i denti e si dibatteva, si sentiva in una situazione senza uscita; il corpo gli si copriva di sudore. A un tratto si alzarono da sud nubi colorate e si sparse un profumo d'incenso: un'immortale avanz e colp il drago senza testa con un ramo di salice; esso scomparve verso nord ovest con desolati lamenti.
Era la pusa Guanyin, ospitata provvisoriamente nel tempio della divinit locale della capitale. Aveva sentito nella notte quei pianti e lamenti dell'al di l, ed era intervenuta per liberare l'imperatore dal drago malefico. Ma il drago, come vedremo, present ugualmente la sua denuncia ai tribunali infernali.
Intanto Taizong si svegli e si mise a gridare: "Al fantasma, al fantasma!"
Le imperatrici dei tre palazzi e le concubine delle sei corti, come gli eunuchi del servizio privato, ne furono tanto allarmate che per quella notte persero il sonno, e non facevano che tremare.
Al terzo segno della quinta veglia, gli ufficiali civili e militari si affollarono alle porte in attesa dell'udienza imperiale. Aspettarono fino all'alba, ma il sovrano non compariva e tutti si chiedevano, inquieti, che cosa stava accadendo. Solo quando il sole fu alto nel cielo, fu proclamato:

Siamo indisposti. Siete dispensati dall'udienza.

Trascorsero cinque o sei giorni di incertezza. L'inquietudine era tale che i mandarini erano sul punto di forzare le porte per aver notizie certe sulla salute imperiale, quando la prima imperatrice convoc a palazzo il medico di corte. La folla si accalcava alle porte per aver notizie. Il medico, uscendo, dichiar: "Il polso dell'imperatore  irregolare, ora lento e ora rapido. Divaga e vede fantasmi. Ho inoltre notato che nei cinque visceri c' scarsit di soffio vitale, e una battuta d'arresto ogni dieci movimenti. Entro sette giorni potrebbe accadere qualcosa che non si potrebbe tener nascosto."
L'annuncio lasci sbigottita la folla degli ufficiali.
Taizong convoc Xu Mougong, il duca Yuchi e il Protettore dello Stato Qin Shubao. I tre dignitari si recarono immediatamente negli appartamenti privati. Taizong, evidentemente affaticato, dichiar loro sforzando la voce: "Miei saggi ministri, da quando avevo diciannove anni ho condotto i miei eserciti nelle spedizioni, al nord come al sud, ho respinto i nemici all'est e li ho cacciati all'ovest. Per tanti anni ho condotto dure campagne senza soffrire il minimo inconveniente. E adesso ho visto un fantasma!"
"Voi che avete soppresso tante vite umane per fondare l'impero, perch dovreste aver paura di un fantasma?" si meravigli il duca Yuchi.
"Non mi crederete ma, quando scende la notte, alla porta della mia camera si fa un baccano incredibile di grida, singhiozzi, lancio di tegole e mattoni: una cosa impossibile. Di giorno, ancora,  sopportabile; ma di notte, non ce la faccio pi."
"Vostra maest si rassicuri" rispose Qin Shubao. "Stasera monter la guardia con Yuchi Jingde. Vedremo di che specie di fantasma si tratta."
Taizong approv. Xu Mougong si ritir dopo avere ringraziato degli imperiali favori.
La sera i due si armarono di tutto punto e si misero davanti alla porta con ascia e mazza in mano. Erano dei temibili guerrieri. Ecco com'erano vestiti:

In testa gli elmi scintillanti,
Corazze di scaglie di drago
Dalle gran piastre rilucenti
Commesse da nodi leonini,
Cinture di cento colori.
Con le pupille lampeggianti
Che fan tremare le fenici.
Esperti e carichi di gloria,
Son protettori del paese,
Nostri guardiani della porta.

I due alti ufficiali restarono tutta la notte ai lati della porta, e non vi furono apparizioni. Taizong pass una notte tranquilla. All'alba chiam i due generali e li ringrazi caldamente della pena che si erano data: "Da quando mi sono ammalato non dormivo da parecchi giorni, ma grazie alla vostra imponente presenza ho passato una notte davvero riposante. Vi prego di ritirarvi e di prender respiro, prima di ritornare a montare la guardia stasera."
I due ringraziarono e uscirono.
Per due o tre notti tutto rest quieto. Ma l'imperatore perdeva l'appetito e la sua malattia si aggravava. Inoltre gli dispiaceva che i suoi ufficiali si dessero tanta pena. Perci convoc i ministri e disse: "Negli ultimi tempi ho ritrovato la quiete, ma al prezzo di tener svegli i miei due generali tutte le notti. Penserei di convocare qualche buon pittore che faccia loro dei ritratti somiglianti, e di appendere alla porta questi ritratti. Che ne dite?"
Secondo le istruzioni, si scelsero due artisti capaci di dipingere con molto realismo, che ritrassero ciascuno dei due ufficiali in tenuta di guerra(10). Per qualche notte, i ritratti appesi alla porta ebbero lo stesso effetto delle presenze reali e impedirono ogni incidente. Ma una volta il lancio di tegole e mattoni si ripet dalla porta posteriore. L'indomani l'imperatore convoc nuovamente i suoi ministri: "Per fortuna tutto continua a essere tranquillo alla porta principale, ma la scorsa notte il baccano  ripreso alla porta posteriore. Non c' forse da spaventarsi a morte?"
"Qin Shubao e Yuchi Jingde hanno protetto la porta davanti" disse Xu Mougong. "Affidiamo a Wei Zheng la protezione dell'altra porta."
Taizong approv, e cos giunse a Wei Zheng l'ordine di montare la guardia. Egli indoss l'armatura e rest di fazione davanti alla porta posteriore impugnando la spada castiga-draghi. Un nobile eroe!

In testa un copricapo in seta verde,
Stretta alla vita cintura di giada,
Maniche sventolanti al vento gelido,
Neri stivali di morbida nappa,
Il portamento altero di Lu o Shu.
Regge la lama che taglia i malvagi,
Rotea gli occhi severo da ogni parte:
Nessun demonio oserebbe mostrarsi.

E infatti durante la notte nessun essere malefico si mostr. Ma la ritrovata pace notturna non arrestava il progredire della malattia dell'imperatore. Venne il giorno in cui la prima imperatrice dovette convocare i ministri per prendere le disposizioni sui funerali e sulla successione. Da parte sua, Taizong chiam al suo capezzale Xu Mougong e gli fece le ultime raccomandazioni sugli affari di stato e sul figlio che gli sarebbe succeduto, con clausole simili a quelle che aveva stabilito Liu Bei, il sovrano di Shu. Quando ebbe finito, prese un bagno, si mut d'abito e rest in attesa della sua ora. Wei Zheng, che era rimasto da parte, si avvicin all'imperatore e gli tir la manica: "Vostra maest si rassicuri. So come garantirgli lunga vita."
"E come si pu fare, al punto a cui siamo arrivati?"
"Dar a vostra maest una lettera per i tribunali infernali; dev'essere consegnata a Cui Ju, giudice a Fengdu."
"Chi  questo Cui Ju?"
"Era un ministro dell'imperatore vostro defunto padre. Fu prefetto di Cishou, e poi vice presidente del ministero dei riti. Quand'era vivo, eravamo amici intimi. Da morto  diventato giudice a Fengdu, e tiene i registri dei vivi e dei morti. Lo rivedo spesso in sogno. Se gli consegnerete la lettera, per riguardo al vostro umile servitore vi lascer certo ritornare. Trover il modo di restituirvi al mondo dei vivi e di far ricomparire il vostro nobile volto nella capitale imperiale."
Taizong prese la lettera, se la fece scivolare nella manica, poi chiuse gli occhi e mor.
Le imperatrici e le concubine dei tre palazzi e delle sei corti, il principe ereditario e i funzionari civili e militari, tutti presero il lutto, mentre la spoglia imperiale riposava nel feretro nella sala della Tigre Bianca. Ma lasciamoli alle loro cerimonie.
L'anima di Taizong si incammin attraverso il parco, usc dalla Torre delle Cinque Fenici e incontr un gruppo di cavalieri della guardia imperiale vestiti di bianco. I cavalieri proposero una partita di caccia. Taizong li segu volentieri. Tutti i contorni erano incerti e sfumati, si camminava a lungo, a lungo, finch uomini e cavalli non si videro pi. Vagava solitario in una steppa desolata e senza fine, in cui non appariva alcun segno di cammino. Una voce soffocata chiam: "Da questa parte, imperatore dei grandi Tang!"
Taizong aguzz gli occhi nella nebbia e vide un uomo

Col nero copricapo mandarino
E una cintura di rinoceronte.
Scendono dal berretto cordoncini
E fibbia d'oro ferma la cintura.
Veste seta cangiante e calzature
D'alta suola. Tavolette d'avorio
Regge con una mano, mentre l'altra
Stringe il registro dei vivi e dei morti.
Cavalca nubi e disperde le nebbie,
I capelli gli ondeggiano nel vento
E la gran barba al mento. Fu ministro
Dell'impero dei Tang, serve ora Yama.

Mentre Taizong gli andava incontro, si inginocchi nella polvere ed esclam: "Maest! Vogliate perdonare al vostro servitore di non esservi venuto incontro a una maggiore distanza."
"Chi sei? Che cosa ti spinge a venirmi incontro?"
"Quindici giorni fa il vostro indegno servitore ha udito, nella Sala della Rete della Foresta delle Apparenze, la querela del fantasma del drago del fiume Jing, per promessa non mantenuta da vostra maest, che lo avrebbe fatto giustiziare invece di salvarlo. Il grande re Qin Guang ha inviato gli uscieri fantasma per convocare vostra maest davanti ai Tre Servizi, interrogarla e metterla a confronto. Reso edotto di questo, sono venuto qui ad aspettarvi, ma purtroppo giungo in ritardo. Vi supplico di volermi perdonare!"
"Quali sono il tuo nome e il tuo incarico?"
"Il vostro indegno servitore, da vivo, serv il precedente imperatore, prima come prefetto di Cishou e poi come vice presidente del ministero dei riti. Mi chiamo Cui Ju. La mia posizione attuale  di giudice istruttore nella capitale dei morti."
Felice di saperlo, Taizong lo aiut a rialzarsi con le sue stesse mani imperiali: "Vi siete dato fin troppo disturbo. A proposito, ho una lettera per voi da parte del mio ministro Wei Zheng. Sono molto contento di avervi incontrato."
Il giudice espresse la propria riconoscenza e chiese di vedere la missiva. Taizong se la tolse dalla manica e gliela tese. Cui Ju la prese rispettosamente, l'apr e lesse:

Il tuo fratello minore Wei Zheng, immeritevole del tuo affetto, si permette di indirizzare rispettosamente questa missiva a te, fratello giurato, eminente giudice Cui.
Quando penso ai nostri incontri di un tempo, mi sembra di riascoltare la tua voce e di rivedere il tuo volto. Da tanti anni ormai non vengo edificato dalla tua elevata conversazione. Ti posso solo presentare le mie offerte nelle ricorrenze, senza nemmeno sapere se ti sono gradite. Ma sono felice che tu non mi abbia abbandonato e mi visiti in sogno. Cos ho saputo dell'alta promozione del mio caro e rispettato fratello. Ahim! i mondi della luce e delle tenebre sono separati da un tale abisso, che ci vieta di incontrarci.
Oggi ti scrivo in occasione della morte improvvisa di Taizong, l'imperatore Wen. Suppongo che debba comparire davanti ai Tre Servizi, e dunque lo incontrerai. Ti prego, in nome della nostra amicizia di una volta, di consentirgli di ritornare fra i vivi, se esiste la minima possibilit. Sarebbe un'eccezionale testimonianza del tuo affetto, di cui ancora ti ringrazio. Credimi, tuo...

La lettura riemp di gioia il giudice, che disse: "So che Wei Zheng ha proceduto in sogno all'esecuzione capitale del drago, e lo ammiro per questo atto di giustizia. Inoltre gli sono obbligato per la cura che si  preso dei miei figli e nipoti. Dopo avermi dato questa lettera, vostra maest pu rassicurarsi: il vostro indegno servitore garantisce che ritornerete fra i vivi e salirete di nuovo la soglia del vostro palazzo."
Taizong espresse la sua gratitudine.
Mentre parlavano si accostarono due valletti vestiti di blu, che reggevano uno stendardo e un prezioso ombrello. Essi gridarono: "Invito del re Yama! Invito!"
Taizong si mise dunque in cammino con il giudice e i due valletti. Giunsero ai piedi di alte mura; sulla porta era appesa una grande targa con l'iscrizione in lettere d'oro:

PREFETTURA DEL PAESE DELLE TENEBRE - PASSAGGIO DEI FANTASMI

Uno dei valletti si pose alla testa del corteo, agitando il suo stendardo, ed entrarono in citt. Mentre percorrevano una via, Taizong riconobbe il suo predecessore Li Yuan, il defunto fratello maggiore Jiancheng e il minore Yuanji; essi si fecero avanti gridando: "Portano Li Shimin!  arrivato Li Shimin!"
I due fratelli lo aggredirono, e volevano colpirlo e chiedergli ragione della loro morte. Taizong non sapeva come evitarli, e sarebbe rimasto nelle loro mani se il giudice Cui non avesse chiamato in aiuto un demonio dal muso azzurro armato di spaventosi uncini. Esso abbai l'ordine di stare lontani da Taizong, che pot liberarsi e proseguire per la sua strada. Dopo qualche li, giunsero a un magnifico edificio di vari piani con ampie terrazze, coperto di tegole verdazzurre.

Nuvole colorate in alti cumuli
Son mescolate con rossastre strie,
Circondando gli strani musi in pietra
Sul tetto scintillante allineati.
Le porte son chiodate d'oro rosso
Ed  la soglia un blocco in bianca giada.
Dalle finestre sporgono bandiere,
Pendono stuoie di tutti i colori.
Torri snelle si innalzano nel cielo
E gallerie tortuose le collegano.
Spire d'incenso salgon dai tripodi,
Dietro le imposte brillano lanterne.
Sono di guardia diavoli feroci,
Testa di bue o muso di cavallo.
Targhe e insegne contengono segnali
Per smistare le anime dei morti.
L'edificio contiene il tribunale
Infernale, dove giudica Yama.

Mentre Taizong contemplava l'edificio e il va e vieni della folla, scesero dalle scale - fra un tintinnio di pendenti di giada e di metallo, ed effluvi di incenso - due file di inservienti con candele in mano, seguiti dai dieci giudici infernali. Venivano dalla Sala della Rete della Foresta delle Apparenze per ricevere Taizong, al quale si inchinarono. Per modestia l'imperatore voleva rifiutarsi di prendere la testa del corteo, ma i dieci giudici dicevano: "Vostra maest  re fra i vivi, come noi lo siamo fra i morti. Ciascuno al suo posto, perch tanti complimenti?"
"Io, che vi ho offeso, come avrei l'audacia di discutere di precedenze tra vivi e morti?"
Dopo interminabili manifestazioni di modestia, Taizong accett di camminare in testa al corteo e di entrare nella Sala della Rete, dove fu collocato al posto d'onore dopo avere scambiato con i suoi dieci ospiti altri complimenti.
Si avanz quindi il re Qin Guang, giungendo compitamente le mani, e gli disse: "Il drago fantasma del fiume Jing si  querelato contro vostra maest per rottura di promessa. Ci potete dire come stanno le cose?"
"Ho sognato che il buon drago mi chiedeva di salvargli la vita, e in effetti gliel'ho promesso. Era incorso sconsideratamente in una grave colpa e doveva essere punito: il mio ministro Wei Zheng era stato incaricato di decapitarlo. Ho convocato Wei a palazzo per giocare a scacchi, senza immaginare che l'esecuzione potesse avvenire in sogno. Si  trattato di uno stratagemma divino; e del resto non c' dubbio che il re drago doveva scontare il proprio delitto con la morte. In che cosa consiste la mia colpa?"
I dieci re si inchinarono e ammisero: "Ancor prima della sua nascita, era scritto nel registro dei morti della costellazione del Cucchiaio che questo drago sarebbe perito per mano di un giudice umano. Lo si sapeva, ma egli ha insistito moltissimo perch vostra maest venisse chiamata personalmente a rispondere davanti ai Tre Servizi. Del resto l'abbiamo gi spedito al Mulino della Trasmigrazione e siamo molto spiacenti di avervi disturbato pregandovi di onorarci della vostra presenza. Speriamo che vostra maest consideri con indulgenza le nostre insistenze."
Chiesero quindi al giudice che teneva il registro dei vivi e dei morti di verificare il corso della vita accordata dal Cielo a sua maest. Il giudice Cui corse subito in ufficio per cercare lo specifico registro dei sovrani di tutti i paesi dell'universo, e prese a sfogliarselo in privato. Rimase sconcertato nel constatare che il termine del regno dell'imperatore Taizong dei grandi Tang del Jambudvpa, il continente del sud, era fissato appunto al tredicesimo anno dell'era Contemplazione della Virt. Prese un grosso pennello imbevuto di inchiostro e aggiunse due tratti al primo carattere, poi and a consegnare il registro ai dieci re. Questi incominciarono a sfogliare lentamente dalla prima pagina, e quando giunsero a Taizong lessero che doveva regnare trentatr anni. Il re Yama, sorpreso, chiese: "Scusate, maest, da quanti anni regnate?"
"Oggi sarebbe proprio l'anniversario della mia ascesa al trono, avvenuta tredici anni fa."
"Vostra maest si rassicuri: avete ancora vent'anni da vivere. Ormai il caso  chiarito e non vi sono obiezioni al vostro ritorno fra i vivi."
Taizong s'inchin e ringrazi. I dieci giudici incaricarono Cui e il maresciallo Zhu di riaccompagnarlo.
Prima di uscire dalla sala, Taizong lev in alto le mani giunte e chiese: "Che prospettive di vita hanno i miei, nel mio palazzo?"
"Stanno tutti bene; salvo, temiamo, la vostra giovane sorella, che sembra non dover vivere eternamente."
Taizong rinnov i ringraziamenti: "Che cosa potr offrirvi, ritornando fra i vivi, per esprimervi la mia gratitudine? Forse dei meloni..."
"Ci faranno molto piacere" risposero soddisfatti i giudici. "Qui abbiamo meloni dell'Est e dell'Ovest, ma non del Sud."
"Ve li far mandare appena arrivo a casa" promise Taizong.
Con altri inchini, si lasciarono.
Il maresciallo apriva la marcia reggendo lo stendardo guida-anime, mentre il giudice Cui la chiudeva per coprire le spalle a Taizong. Dovevano uscire dal regno delle tenebre; Taizong supponeva di dover ripetere a ritroso il percorso dell'andata, ma la strada gli risult sconosciuta.
"Non ci stiamo per caso sbagliando?" chiese al giudice.
"No. C' una strada per entrare negli Inferi e un'altra per uscirne. Dobbiamo far passare vostra maest dal Mulino della Trasmigrazione; cos si far un'idea degli impianti e percorrer la strada della reincarnazione."
Taizong non aveva altra scelta che di seguire le sue guide.
Dopo qualche li, raggiunsero un'alta montagna coperta di cupe nubi, che scendevano fino alle pendici pi basse formando una nebbia fitta.
"Maestro Cui, come si chiama quella montagna?" si informava Taizong.
" il Monte Porta delle Tenebre del Mondo delle Ombre."
"E come si pu superare?" chiese inquieto Taizong.
"Vostra maest non si preoccupi; siamo qui per guidarla."
Taizong tremava. Giunto alla sommit di una rupe, contempl il panorama:

Forme aspre, tormentate e contorte,
Ripide pi delle montagne di Shu,
Con strapiombi profondi pi che a Lu.
Non montagne famose in questo mondo,
Ma tormenti del mondo tenebroso:
Mostri nei boschi di arbusti spinosi
E diavoli all'agguato in ogni anfratto.
Non vi  canto di uccelli. Solo volano
Nere forme spettrali avanti agli occhi.
Vento di morte spinge nera nebbia.
Nel buio i diavoli stridono e ansimano.
Mancan forme e colori nello spazio
Indefinito. Vi son picchi e grotte,
Alte cime ed i letti dei torrenti.
Ma non cresce erba, i picchi non si stagliano
Nel cielo blu, nessuno si arrampica
Sopra le cime, n ospitan le grotte
Nuvole azzurre, il letto dei torrenti
 privo d'acqua. Dovunque all'aperto
Formicolano spettri; nelle grotte
Stanno annidati diavoli selvaggi,
Nel letto dei torrenti si aggrovigliano
Le anime in pena come serpi viscide.
Teste di bue e musi di cavallo
Vanno vociferando, mentre gemono
E piangono i fantasmi affamati.
Il giudice trasmette brusco gli ordini,
Nella sua borsa il cacciatore d'anime
Moduli e carte getta indifferente.
Nebbia e tormenti!

Taizong, sperduto, si sentiva interamente nelle mani del giudice Cui. Camminando passavano davanti ai recinti di numerosi yamen; ne venivano urla stridule, mentre ripugnanti apparizioni facevano capolino dalle porte.
"Dove siamo?" chiedeva Taizong.
"Questi sono i diciotto inferni dietro il Monte delle Tenebre."
"Sono proprio diciotto?"
"Certo. Permettetemi di enumerarli:
"Ci sono l'inferno lacera-tendini, quello della buia pena e quello della fossa di fuoco: non contengono che tormenti e desolazione; vi sono castigati coloro che hanno commesso parecchi tipi di peccati.
"Ci sono l'inferno della Capitale, quello tenaglia-lingua e quello scortica-vivo: l pianti, gemiti, scoraggiamento e prostrazione; vi si puniscono la slealt e l'empiet che offende la religione; ci cadono gli ipocriti con la bocca di buddha e il cuore di serpente.
"Ci sono l'inferno trita-mulino, quello macina-pepe e quello spiaccica-ruota: la pelle scoppia, le carni sono disintegrate, i denti digrignano; ci vanno imbroglioni e adulatori.
"Poi ci sono l'inferno di ghiaccio, quello delle mutilazioni e quello degli sbudellamenti: l la gente  sporca e scarmigliata, corruga la fronte, strizza gli occhi; ci va chi turlupina la gente semplice, imponendole falsi pesi e falsi vincoli.
"Ci sono l'inferno olio-bollente, quello delle tenebre e quello del monte dei coltelli: si trema e ci si lamenta. Ci cade chi affligge i buoni con la violenza e la brutalit; i condannati curvano la schiena e incassano la testa fra le spalle, ma non possono sottrarsi ad atroci sofferenze.
"Infine ci sono l'inferno lago-di-sangue, quello forno-senza-perdono e quello del flagello-e-bilancia: l si scortica fino all'osso, si frantumano le membra e si strappano i tendini; ci cade chi uccide per cupidigia, o massacra gli animali.
"Difficile uscire, anche dopo mille anni. L dentro si intristisce eternamente, senza speranza di remissione. Si  legati e incatenati, in balia di diavoli dai capelli rossi e dalle facce nere, armati di lunghe lance e corte spade. Teste di bue e musi di cavallo picchiano a sangue con le loro mazze di bronzo e verghe di ferro. Chiedere piet non serve a nulla: qui non ascoltano n il cielo n la terra.
"La coscienza non si pu ingannare, e gli di non perdonano. Il bene e il male vengono sempre retribuiti: che avvenga prima o poi,  solo questione di tempo."
Taizong si sentiva gelare di paura.
Pi avanti incrociarono una squadra di soldati fantasma con bandiera e gagliardetti. Si inginocchiarono e annunciarono: "Siamo le guardie dei ponti, venute ad accogliervi."
Il giudice ordin loro di rialzarsi e di ripartire. Continuando il cammino, fece attraversare a Taizong il Ponte d'Oro. Si vedeva a qualche distanza il Ponte d'Argento, su cui passava gente leale, pia, saggia e buona, animata da giustizia e rettitudine, inquadrata anch'essa da bandiere e gagliardetti.
C'era anche un altro ponte avvolto in gelidi venti di tormenta, sotto il quale scorrevano mugghiando onde di sangue, mentre risonavano gridi disperati e singhiozzi.
"Come si chiama quel ponte?" chiese Taizong.
" il Ponte Senza Appello. Cercate di ricordarvene, quando sarete di ritorno, e fatelo conoscere. Questo ponte

Sopra le acque mugghianti
Via stretta e perigliosa,
Supera un fiume sinistro
Su cui nessuno naviga.
Ne giunge un soffio di morte,
I miasmi ti dan la nausea.
Piedi nudi, scarmigliati,
Sulle tavole sconnesse
Non circolan che dannati.
Lunghezza di molti li,
Altezza di cento piedi,
Ma privo di corrimano.
Se cadi, son pronti a coglierti
I mostri pi ripugnanti;
Dai rami di quei cespugli
Pendon brandelli di carne.
Lungo le sponde si annidano
Sanguinarie megere;
Cani e serpenti si disputano
Le membra dei disgraziati.
Chi cade non ha salvezza.

Lo testimoniano anche i versi:

Pianti e lunghi singhiozzi
Si elevano a mille tese
Sopra i flutti di sangue.
I dmoni infernali
Orribili montan la guardia
Sopra il ponte dei morti.

Taizong ascoltava e guardava, ammutolito dalla paura; si limitava a scuotere il capo e sospirare. Depresso e angosciato seguiva i suoi compagni. Attraversarono il sinistro corso del Senza Appello e l'amara regione del Lago di Sangue. Quando giunsero alla citt di Malamorte, si sent gridare intorno: "Arriva Li Shimin! Arriva Li Shimin!"
Le grida terrorizzarono definitivamente Taizong. Una folla di demoni gli sbarrava la strada; chi non aveva gambe, chi era privo di testa.
"Rendici la nostra vita!" urlavano, "rendici la nostra vita!"
Preso dal panico, Taizong cercava inutilmente di sottrarsi e gridava con voce bianca: "Maestro Cui, aiuto! Salvatemi!"
"Maest" spiegava il giudice, "questi erano i vagabondi e i briganti dei trentasei distretti, gli accoliti di ogni specie di caporioni e capibanda, tutti votati alla mala morte senza nessuno che si occupasse di loro. Poich non hanno risorse n viatico, sono fantasmi sbandati, abbandonati al freddo, alla fame e alla solitudine. Per salvarsi da loro, bisognerebbe distribuire un po'di denaro."
"Ma io sono venuto qui a mani vuote, come posso fare?"
"Vostra maest, un vivente ha accumulato qui un cospicuo deposito. Se vostra maest volesse firmare una cambiale, io la potrei avallare. Dovreste prendere in prestito un intero magazzino e distribuirlo a questi fantasmi affamati; sono certo che cos riusciremmo a passare."
"Di chi si tratta?"
" un certo Xian Liang, e abita nella prefettura di Kaifeng, nel Henan. Qui ha tredici magazzini pieni d'oro e d'argento. Il debito si pu estinguere anche nel mondo dei vivi."
Rinfrancato, Taizong firm contratto e cambiale, preparati dal giudice. Il maresciallo provvide a vuotare interamente il magazzino d'oro e d'argento. Il giudice si rivolse allora ai fantasmi: "Dividete in parti uguali, e lasciate stare questo Padre degli eminenti Tang. Non ha concluso il corso della sua vita. Lo sto riaccompagnando dai vivi per ordine dei dieci giudici, e gli chieder di far celebrare per la vostra salute una grande Cerimonia dell'Acqua e della Terra. Non facciamo storie! Circolare!"
I fantasmi si fecero da parte per contare i soldi. Il giudice raccomand al maresciallo di tenere ben alto il suo stendardo guida-anime e condusse Taizong oltre la citt di Malamorte. Presto raggiunsero una strada pianeggiante, larga e luminosa, e proseguirono comodamente.
Se poi volete sapere dove portava quella strada, ascoltate il seguito.


CAPITOLO 11
LA SCELTA DI XUANZANG

IN CUI IL SOVRANO DEI TANG, RITORNATO IN VITA, PRATICA IL BENE; E XIAO YU, PREOCCUPATO PER LA SALVEZZA DELLE ANIME IN PENA, GIUSTIFICA LA PORTA DEL VUOTO.


Attesta il poema:

Passano gli anni come scorre l'acqua,
Dura la vita non pi della schiuma:
Ieri un volto di pesca,
Oggi le tempie grigie.
Fu il tuo passato un sogno di formiche(11),
La nostalgia d'un canto di cuculo.
Ma atti segreti che piacciano al Cielo
Sono fonte di vita.

Ritorniamo a Taizong, che seguiva il giudice Cui e il maresciallo Zhu dopo essere sfuggito alle vittime di ingiustizie che chiedevano riparazione. Marciarono a lungo, finch giunsero all'inizio dei Sei Cammini della Trasmigrazione. Un flusso ininterrotto di monaci, suore, preti taoisti, laici, bestie, uccelli, demoni e diavoli veniva trascinato in alto fino alle nuvole o portato gi nell'abisso dalla ruota della trasmigrazione, che spingeva ciascuno sul cammino assegnato.
"Che cosa significa?" chiese l'imperatore.
"Maest" rispose il giudice "ora che il vostro spirito illuminato percepisce la sua natura di buddha, dovete porre attenzione a ci che vedete e farlo conoscere ai vivi. Questi sono i Sei Cammini della Trasmigrazione: chi ha praticato il bene, sale e diventa un immortale; chi  stato leale fino in fondo, rinasce fra gli onori; i pii rivivono seguendo il cammino della felicit; i giusti si reincarnano come uomini, i virtuosi come ricchi, i malvagi sprofondano nel cammino demoniaco."
L'imperatore scosse il capo sospirando, e disse:

"Il bene porta bene,
 felice chi lo fa.
Brutt'affare l'astuzia
E i cattivi pensieri.
Gli di ci attribuiranno
meritato compenso."

Il giudice accompagn Taizong alla porta del Cammino degli Onori e lo salut dicendo: "Maest, uscirete seguendo questo cammino. Qui l'umile giudice che sono deve salutarvi e ritornare indietro. Ma il maresciallo Zhu vi accompagner per un'altra tappa."
"Sono desolato, maestro, di avervi costretto a percorrere tanta strada."
"Mi raccomando, quando vostra maest sar ritornata fra i vivi, non manchi di far celebrare la Grande Cerimonia dell'Acqua e della Terra in suffragio delle anime abbandonate. Fatelo a ogni costo. Se verranno tacitate le rimostranze del mondo delle tenebre, il mondo della luce godr della Grande Pace. Se sarete instancabile nel riformare i costumi e guiderete tutti con il buon esempio, siate sicuro che vostra maest sar la gloria delle generazioni future, e il vostro dominio terrestre ne risulter consolidato."
L'imperatore approv le esortazioni, si conged dal giudice e oltrepass la porta in compagnia del maresciallo Zhu. Subito vide un cavallo baio dalla criniera nera, riccamente bardato. Zhu lo aiut a montare in sella, e il cavallo part come una freccia.
Giunsero sulla riva del fiume Wei e videro una coppia di carpe dorate che saltavano a gara sull'acqua. L'imperatore si ferm a osservare: lo spettacolo lo affascinava.
"Maest!" gridava Zhu. "Dobbiamo entrare in citt prima che sia troppo tardi!"
L'imperatore, intento allo spettacolo, non si muoveva. Il maresciallo lo afferr per un piede, grid: "Che cosa aspettate?" e lo rovesci nel fiume con un tonfo. Fu cos che Taizong sfugg al mondo delle ombre e si ritrov in quello dei vivi.
Intanto, alla corte dei Tang, gli alti dignitari civili e militari si erano riuniti nel palazzo dell'est per assistere e proteggere il principe ereditario, che celebrava il lutto nella Sala della Tigre Bianca con l'imperatrice, le concubine imperiali, le dame di corte e il capo dei servizi. L'opinione unanime era che si dovesse proclamare il lutto in tutto l'impero e procedere a incoronare il principe ereditario. Ma intervenne Wei Zheng: "Signori, non lo fate! Non si deve! Mettere in allarme le province potrebbe avere gravi conseguenze. Aspettate un giorno: il sovrano ritorner in vita."
"Il nostro ministro non sa quello che dice!" esclam Xu Jingzong. "Dice l'adagio: non puoi raccogliere l'acqua versata, non pu tornare chi  dipartito. A che pro queste affermazioni bizzarre, che possono turbare gli spiriti?  insensato."
"Maestro Xu, sappiatelo: il vostro umile collega si  istruito sin da fanciullo nelle arti dell'immortalit. I miei calcoli sono chiari: sua maest non  morta."
Mentre si discuteva, si ud una voce ripetere gridando: "Mi affoga! Mi ha affogato!". Veniva dal feretro. Tutti furono presi dal panico: i mandarini civili e militari perdevano la testa, l'imperatrice e le altre spose imperiali tremavano come foglie. Ciascuno aveva

Il volto scolorato come foglie di gelso
Dopo l'autunno,
Ed il corpo accasciato come ramo di salice
Avanti primavera.
Il principe non si reggeva in piedi,
Gli cadeva il bastone dalle mani.
Il capo dei servizi non sapeva
Pi in che mondo vivesse. Come fiori
Da bufera distrutti eran le dame.
Tremanti, a bocca aperta, i cortigiani.
Come un ponte crollato era la sala,
La gran pedana delle cerimonie
Era come pagoda scoperchiata.

Tutti volevano allontanarsi dalla bara, la sala fin per vuotarsi. Il nobile Xu Mougong, il coraggioso Qin Qiong e il temerario Hu Jingde si avanzarono verso il feretro gridando: "Vostra maest ci faccia sapere che cosa lo opprime; ma per favore non terrorizzi i suoi parenti giocando ai fantasmi."
"Non gioca ai fantasmi" tagli corto il lucido Wei Zheng. "Semplicemente,  ritornato in vita. Ci occorrono delle leve per alzare il coperchio."
Aprirono il feretro, e infatti Taizong non ci stava disteso, ma seduto; e gridava: "Mi voleva affogare! Chi mi ha tirato fuori?". Xu Mougong lo sostenne: "Svegliatevi! Non avete nulla da temere. Siamo tutti qui per proteggere vostra maest."
Infine l'imperatore apr gli occhi e disse: "Che brutta esperienza! Quando ero appena sfuggito ai diavoli orrendi dell'inferno, mi hanno voluto affogare."
"Vostra maest si rassicuri. Ma che cos' questa storia dell'affogamento?"
"Cavalcavo in riva alla Wei, guardavo due carpe dorate che giocavano nell'acqua, quando il maresciallo Zhu mi ha gettato in acqua a tradimento per affogarmi."
"Vostra maest sente ancora l'alito dei fantasmi" concluse Wei Zheng, e fece portare un decotto calmante. Gli diedero anche pappa di riso, e dovette mangiarne parecchia prima di ritornare in condizioni normali e riconoscere cose e persone.
Fra la morte dell'imperatore e il suo ritorno erano trascorsi tre giorni e tre notti. Come dicono i versi:

Ne accadono al mondo di tutti i colori,
Successi, insuccessi, e mille stranezze.
Ma niente di simile  mai stato visto.

Al cader della notte gli alti dignitari raccomandarono all'imperatore di andare a coricarsi negli appartamenti privati, e si ritirarono.
L'indomani indossarono, invece degli abiti di lutto, vesti di colore vivace, mantelli scarlatti con berretti neri, cinture di porpora con fibbie d'oro, e si recarono al portale delle udienze.
Taizong, che aveva goduto di un lungo sonno riparatore, si era alzato al mattino pieno di energia e aveva ritrovato tutta la sua dignit:

Grande corona in capo, con veste ocra e rossa,
La cintura di giada azzurra di Lantian,
Con i piedi calzati da stivali imperiali,
Oggi impugna di nuovo del potere le redini
Con rinnovato ardore e grande maest.
Un grande imperatore di pace e di giustizia,
Li, dal mondo dei morti ritornato alla vita.

Il sovrano sal alla Sala Preziosa delle Campanelle d'Oro e riun in assemblea i funzionari civili e militari. Dopo averlo applaudito, ciascuno prese posto secondo il suo rango. L'imperatore ordin: "Coloro che devono presentare comunicazioni si facciano avanti; gli altri possono ritirarsi."
I dignitari, da destra e da sinistra, avanzarono fino ai gradini di giada bianca, si prosternarono e chiesero: "Come mai vostra maest ha tardato cos a lungo a risvegliarsi dal suo ultimo sogno?"
"Quel giorno, quando Wei Zheng mi diede la lettera, la mia anima usc dalla sala. Alcune guardie della Foresta di Piume mi invitarono a caccia. Procedemmo per un buon tratto, ma esse scomparvero senza lasciar traccia. Incontrai il mio defunto padre e i defunti fratelli, che mi aggredirono; non sapevo come liberarmene, ma un uomo in abito nero grid loro di allontanarsi: era il giudice Cui Ju. Gli consegnai la lettera di Wei Zheng. Due valletti vestiti di blu, che reggevano uno stendardo, mi condussero nella Sala della Rete della Foresta delle Apparenze, dove sedevano i dieci giudici infernali. Mi esposero il caso dell'infondata querela del drago del fiume Jing, che mi accusava di averlo lasciato giustiziare dopo che gli avevo promesso di salvarlo. Spiegai com'erano andate le cose. Mi dissero che il caso era gi stato esaminato e archiviato dai Tre Servizi. Poi si fecero portare dal giudice Cui il registro dei vivi e dei morti, per verificare il tempo assegnato della mia vita. Il re Yama disse che il Cielo mi concedeva trentatr anni di regno; poich ne erano trascorsi solo tredici, ne rimanevano altri venti. Perci incaricarono il giudice Cui e il maresciallo Zhu di riaccompagnarmi. Al momento del congedo promisi ai dieci giudici di inviar loro dei meloni per attestare la mia gratitudine. Lasciata la sala, visitai gli inferni, dove i traditori, gli empi, gli ingiusti, i truffatori, i ladri e gli stupratori subiscono i peggiori supplizi e sono pestati, bruciati, tagliati, fritti, scorticati e impiccati: mille scene indimenticabili. Poi arrivai nella citt di Malamorte, abitata da una quantit incredibile di anime in pena, briganti e banditi, che mi sbarrarono la strada. Per fortuna potei prendere in prestito, con l'avallo del giudice Cui, un intero magazzino d'oro e d'argento da un certo Xian Liang del Henan; con quel denaro mi riscattai dai fantasmi e proseguii il viaggio. Al momento di lasciarmi, il giudice Cui mi raccomand molto di far celebrare, al mio ritorno fra i vivi, una grande cerimonia in suffragio delle anime abbandonate. All'ingresso dei Sei Cammini della Trasmigrazione, il maresciallo Zhu mi invit a montare un cavallo che mi port di volo sulle rive del fiume Wei. Mentre mi divertivo a osservare le evoluzioni di una coppia di pesci nell'acqua, il maresciallo mi ci gett dentro. Fu a questo punto che ritornai in vita."
Tutti i cortigiani si felicitarono. Si scrisse una relazione sui fatti e la si invi ai funzionari delle prefetture e sottoprefetture di tutto l'impero; e anche loro si felicitarono.
Taizong proclam un'amnistia generale. Inoltre promosse un'indagine sulle condanne a morte; i giudici redassero un elenco di oltre quattrocento criminali condannati all'impiccagione o alla decapitazione dal ministero della giustizia. Taizong permise loro di ritornare a casa, per dire addio a parenti e amici, e per disporre del loro patrimonio prima di essere condotti al luogo del supplizio; in questi casi non si applicava l'amnistia, ma l'esecuzione della pena veniva ritardata di un anno. I condannati ringraziarono del beneficio. Un altro editto fu promulgato per aiutare gli orfani. Infine l'imperatore ordin che tremila seicento donne di ogni et, chiuse nel palazzo imperiale, fossero maritate a soldati.
Si instaur il regno del bene, all'interno come all'esterno. Lo attestano i versi:

Il sovrano dei Tang  d'immensa virt,
Dona prosperit ben pi di Yao e Shun.
I condannati a morte son stati liberati,
Le ragazze rinchiuse han lasciato il palazzo.
Gli fanno i mandarini voti di lunga vita
E felicitazioni i ministri alla corte.
Il cielo non potr che soddisfare ai voti
E rendere felici venti generazioni.

Un proclama fu affisso in tutto l'impero:

Nulla sfugge n al sole n alla luna
Che rischiarano ogni angolo del mondo.
I malvagi non sono tollerati.
A ciascuno si d secondo il merito.
Segui il destino, non esser violento,
Pratica il bene. A che leggere sutra,
Se poi si nuoce al prossimo?

In tutto l'impero tutti praticavano il bene. Si affisse anche un avviso di ricerca di saggi che si incaricassero di portar meloni all'altro mondo. Hu Jingde fu inviato a Kaifeng, nel Henan, a visitare Xian Liang per rimborsarlo.
Per la missione dei meloni si present un volontario: un certo Liu Quan di Junzhou, un milionario. Sua moglie si chiamava Li Cuilian, cio Loto Azzurro Li. Un giorno, mentre guardava dalla porta di casa la gente che passava, aveva dato in elemosina a un monaco una spilla d'oro. Il marito l'aveva rimproverata perch si era permessa di uscire dagli appartamenti interni, e aveva continuato per un po'su quel tono. Lei ne era rimasta indignata e sconvolta al punto da impiccarsi. Aveva lasciato due bambini, che piangevano giorno e notte. Liu Quan non poteva sopportare lo spettacolo desolante e non vide altra soluzione che di rinunciare anche lui alla vita. La ricerca del portatore di meloni per l'altro mondo gli offriva l'occasione; perci strapp dal muro il manifesto e si present all'imperatore. Questi lo sped al Servizio del Padiglione d'Oro, dove gli misero sulla testa un paio di meloni, nella manica qualche biglietto di moneta dei morti in carta gialla, e in bocca un farmaco adatto.
Liu Quan mor avvelenato. La sua anima arriv, con i meloni in testa, alla frontiera dei fantasmi. Il diavolo di guardia grid: "Chi sei, per avere l'audacia di presentarti qui?"
"Per ordine di sua maest imperiale Taizong dei grandi Tang, ho la missione speciale di portare meloni destinati ai dieci re dei tribunali infernali."
La guardia, allora, lo accolse gentilmente e lo guid fino alla Sala della Rete della Foresta delle Apparenze. Liu Quan fu ricevuto dai giudici e consegn i meloni dicendo: "A nome del sovrano dei Tang, sono venuto da lontano per offrirvi questi frutti, in ringraziamento della vostra generosa ospitalit."
"Il vostro Taizong  un uomo per bene e di parola" esclam soddisfatto Yama. Fece riporre i meloni e chiese al messaggero da dove veniva e qual'era il suo nome.
"Vengo da Junzhou, dove sono registrato come popolano, e mi chiamo Liu Quan. Mia moglie si  impiccata lasciando i suoi bambini, e io ho accettato di abbandonare la famiglia e di sacrificare la vita apposta per portarvi i meloni."
I giudici ordinarono di mettere gli sposi a confronto. L'usciere fantasma and a cercare la moglie e la condusse nella Sala della Rete. Liu Quan ringrazi i dieci re e li aggiorn a sua volta sui fatti pi recenti. Yama fece verificare il registro dei vivi e dei morti; quando seppe che i due sposi vi figuravano per una vita poco meno che immortale, li volle rispedire via immediatamente. Ma il cancelliere fece notare che la donna stava all'inferno da troppo tempo e il suo cadavere si era guastato: "Dove la dobbiamo mettere?"
"Deve morire Li Yuying, la sorella minore dell'imperatore; ecco dove puoi metterla" rispose Yama.
Il funzionario annu e condusse le due anime fuori dal mondo delle ombre. Un vortice di burrasca infernale li port dritti alla porta principale di Chang'an, deposit il marito nel Padiglione d'Oro e soffi dentro la corte interna del palazzo portandovi Loto Azzurro. La principessa passeggiava lentamente sull'erba, quando il vortice la invest e la gett a terra; quindi le strapp l'anima e le ficc in corpo quella di Loto Azzurro. Poi se ne and per i fatti suoi.
Le cameriere si precipitarono nella Sala delle Campanelle d'Oro per annunciare all'imperatrice dei tre palazzi: "Sua altezza la principessa  caduta morta!"
L'imperatrice, spaventata, fece avvertire Taizong, che scosse tristemente il capo: "Me l'aspettavo. Quando avevo chiesto ai giudici infernali notizie sulla salute delle persone di casa, mi avevano risposto che tutti stavano bene, ma che temevano che la vita della sorellina non durasse a lungo.  andata come avevano detto."
Tutti accorsero afflitti, ma quando giunsero alla corte interna constatarono che la principessa respirava ancora, seppur debolmente.
"Non piangete! Non la spaventate!" ingiungeva l'imperatore.
Si avanz per sollevarla con le sue mani, mentre la chiamava: "Sorella, svegliati, svegliati!"
La principessa si volse bruscamente a occhi chiusi e grid: "Aspettami, non correre cos svelto!"
"Sono io, sorellina" diceva Taizong.
Lei alz il capo, apr gli occhi, lo guard ed esclam: "Ma chi sei? Perch mi metti le mani addosso?"
"Sono tuo fratello, l'imperatore; e questa  tua cognata, l'imperatrice."
"Ma via! Non ho n fratelli n cognate che vi assomiglino. Sono una Li, mi chiamo Loto Azzurro" affermava la principessa, "e mio marito si chiama Liu Quan. Siamo di Junzhou. Tre mesi fa mio marito mi diede della svergognata, soltanto perch avevo dato una spilla d'oro in elemosina a un monaco; mi offesi tanto che mi impiccai a una trave con un cordone di seta bianca, abbandonando i miei due bambini. Quando mio marito fu inviato dall'imperatore a portar meloni all'altro mondo, il re Yama ebbe compassione di lui e ci risped sulla terra tutti e due. Lui camminava davanti; io cercavo di tenergli dietro, ma sono inciampata. Comunque non vi potete permettere queste familiarit con me, non ci conosciamo nemmeno."
Taizong comment con il suo seguito: "Suppongo che abbia la testa confusa dopo lo svenimento."
Ordin che la corte di medicina le somministrasse una pozione e l'accompagn al coperto sorreggendola.
Pi tardi, mentre l'imperatore era nella sala delle udienze, un ufficiale di servizio inaspettatamente gli annunci: "Maest, l'uomo dei meloni, Liu Quan,  ritornato in s e attende i vostri ordini alla porta."
Stupefatto, l'imperatore ordin di farlo entrare. Quando l'uomo si fu prosternato, gli chiese: "Com' andata la consegna dei meloni?"
"Il vostro servitore  andato dritto alla frontiera dei fantasmi con i meloni in testa. Di l mi hanno condotto alla Sala della Rete della Foresta delle Apparenze, dove mi hanno ricevuto i dieci re infernali. Io ho consegnato i meloni esprimendo profusamente il vostro desiderio di attestare la pi profonda gratitudine. Ne sono rimasti commossi e il re Yama vi ha elogiato: 'Che uomo per bene e di parola, l'imperatore Taizong!'"
"Hai visto niente di interessante, all'altro mondo?"
"Non mi sono mosso gran che e non ho visto niente di speciale. Per il re Yama mi ha chiesto come mi chiamavo e da dove venivo. Gli ho raccontato che mi ero presentato volontario perch mia moglie si era suicidata. Lui l'ha fatta cercare e ci siamo incontrati. Poi lui ha fatto guardare nel registro e ci ha detto che ne avevamo ancora per un bel pezzo, prima di morire. Perci ci ha rimandati sulla terra. Mia moglie camminava dietro di me; l'ho persa di vista e non so dove sia finita."
"Per caso il re Yama ti ha detto qualcos'altro, a proposito di tua moglie?" inquis Taizong sempre pi stupito.
"A me il re Yama non ha detto altro, ma ho sentito il messaggero dei morti riferirgli che il cadavere di mia moglie non era pi utilizzabile. Yama gli ha risposto che Li Yuying era pi o meno in punto di morte, e che si poteva prendere in prestito il suo corpo per metterci l'anima di Loto Azzurro. Non so chi sia questa Li Yuying, Sorella dei Tang, secondo Yama. O forse sar di una localit chiamata Sorella dei Tang. Mi dovr informare."
Queste parole permisero finalmente all'imperatore di comprendere la situazione. Si volse ai suoi ufficiali e disse: "Quando mi congedai dal signore Yama, gli chiesi notizie sul nostro palazzo. Mi rispose che tutti stavano bene, salvo la mia sorella minore. Era davvero caduta morta sull'erba. Mentre mi precipitavo per rialzarla e lei stava ritornando in s, gridava: 'Marito, aspettami!'Pensavo che delirasse dopo lo svenimento. Ma quando la interrogai, il suo racconto corrispondeva esattamente a quello di Liu Quan."
"Se sua altezza imperiale ha perso momentaneamente la vita e poi l'ha ripresa parlando cos" intervenne Wei Zheng, "dev'essere perch l'anima della moglie di Liu Quan  ritornata al mondo nel suo corpo. Sono cose che cpitano. Invitiamo qui la principessa e sentiamo che cos'ha da dire."
"Non so come stia adesso. Avevo ordinato di curarla alla corte di medicina" rispose l'imperatore; e mand una dama di corte a cercarla.
La principessa era fuori di s dall'agitazione. Urlava: "Che cosa sono queste medicine? Non le voglio! Questa non  casa mia! Noi stiamo in una bella casetta di mattoni, fresca e pulita. Niente a che vedere con questa baracca gialla come l'itterizia(12), con le imposte impiastrate di colori sgargianti. Fatemi uscire! Voglio andarmene!"
A questo punto entrarono quattro o cinque dame di corte e la portarono nella sala delle udienze, con l'aiuto di due o tre eunuchi.
"Sapresti riconoscere tuo marito?" le chiese l'imperatore.
"Che domanda!" esclam la principessa. "Siamo stati promessi fin da bambini, e gli ho dato un figlio maschio e una femmina. Credo bene che lo saprei riconoscere!"
Taizong la fece accompagnare da un eunuco. Ai piedi dei gradini di giada bianca vide Liu Quan e gli si aggrapp: "Marito, perch non mi hai aspettato? Io ero caduta, e mi sono ritrovata in mezzo a questi matti che mi stanno sempre intorno e dicono cose senza senso. Si pu sapere che cosa sta succedendo?"
Liu Quan la sentiva parlare come sua moglie, ma il viso era un altro, e non osava riconoscerla.
" proprio il caso di dirlo!" esclam l'imperatore,

"Ho visto nascer monti e terre sprofondare,
Ma giammai con un morto un vivo rimpiazzare!"

Il generoso sovrano offr a Liu Quan il corredo di sua sorella, con abiti e gioielli, come se gliela desse in moglie. Inoltre lo esent in perpetuo dalle tasse e gli permise di portarsela via. Gli sposi ringraziarono sua maest dei suoi favori e ritornarono al loro paese tutti contenti.
Lo attestano i versi:

Sono predestinati vita e morte.
Ciascuno ha il proprio numero di anni.
Lui  ritornato nel mondo dei vivi,
Lei si  incarnata dentro un corpo altrui.

Nella citt di Junzhou ritrovarono i figli e i propri beni. Va da s che vissero proclamando i meriti delle buone azioni.
Occupiamoci del duca Yuchi, che era andato a visitare Xian Liang, nel Henan. L'uomo si guadagnava da vivere come venditore d'acqua e sua moglie, nata Zhang, vendeva vasellame sull'uscio di casa. Delle poche sapeche che guadagnavano usavano soltanto lo stretto indispensabile; il resto lo davano in elemosina ai monaci e bruciavano interi capitali di moneta dei morti, in biglietti gialli e argentei. Era cos che avevano accumulato tanti meriti: tra i vivi erano poveri diavoli, ma nell'altro mondo Xian Liang era un grande banchiere. Quando videro un duca presentarsi alla loro porta con tanto denaro vero, i due restarono tramortiti. Per di pi, intorno alla loro capanna, si accalcavano tutti i funzionari della prefettura con grande affollamento di carrozze e cavalli. I due vecchi, ammutoliti per lo stupore, si inginocchiarono e non sapevano fare altro che prosternarsi con la fronte a terra.
"Alzatevi, buona gente" disse Yuchi. "Sono un inviato imperiale, ma quello che vi porto da parte del mio signore  solo un rimborso."
"Noi non abbiamo mai avuto soldi da prestare a nessuno" rispose il vecchio, tremando. "Non potremmo mai accettare questa inspiegabile fortuna."
"Lo vedo che siete poveri. Ma aiutate i monaci e bruciate molta moneta dei morti; in questo modo avete accumulato una grande fortuna all'Inferno. Il nostro imperatore Taizong  morto, e poi  risuscitato dopo tre giorni; mentre visitava l'Inferno ha preso in prestito tutto l'oro e l'argento di uno dei vostri magazzini.  questo il denaro che vi restituisco. Dovreste rilasciarmi una ricevuta, in modo che io possa completare la mia missione."
I vecchi ringraziavano il cielo, ma non osavano accettare.
"Se accettiamo questi soldi moriremo presto. Magari il nostro credito sar grande, per la carta moneta che abbiamo bruciato, ma  pur sempre roba del mondo delle tenebre. A pensarci bene, preferiamo non averci a che fare. D'altronde, che prova ha sua maest di avere ricevuto questo prestito? Non possiamo accettare, non se ne parla nemmeno."
"Sua maest mi ha detto che il giudice Cui ha avallato il suo debito: lui pu testimoniarlo. Non potete rifiutare."
"Ci dispiace ma non siamo d'accordo, a nessun costo!"
Visto che non veniva a capo della loro ostinazione, il duca Yuchi dovette spedire un dispaccio alla capitale. Taizong cap che Xian Liang non avrebbe mai accettato il denaro. " proprio un pio vecchietto" pens. Cos ordin a Yuchi di destinare la somma alla costruzione di un monastero, che avrebbe compreso un santuario dedicato a quei due, e di affidarlo a buoni monaci: ci poteva equivalere al rimborso. Yuchi ritorn alla capitale, ringrazi l'imperatore dei suoi favori e fece conoscere al pubblico la decisione. La somma serv per acquistare un terreno di cinquanta mu in citt, in luogo che non danneggiasse n l'esercito n la popolazione. Iniziarono subito i lavori e il monastero ebbe il nome di Xiangguo, Eretto per ordine imperiale. Una stele portava l'iscrizione: Costruito con la supervisione del duca Yuchi.  il grande monastero Xiangguo, che esiste ancor oggi.
Taizong si compiacque della conclusione dei lavori. Convoc poi molti funzionari e fece affiggere un proclama che invitava i monaci a celebrare una grande Cerimonia dell'Acqua e della Terra, in suffragio delle anime in pena nel mondo delle tenebre. Il proclama ordinava ai mandarini di scegliere i monaci pi eminenti, perch si recassero a Chang'an a officiare la cerimonia. Nel giro di un mese la capitale si riemp di religiosi. La selezione finale di coloro che avrebbero organizzato il servizio buddista fu affidata al grande annalista e astrologo Fu Yi. Ma costui, appena ricevuto l'incarico, present un rapporto che denigrava il Buddha, e addirittura ne contestava l'esistenza:

La legge dei paesi dell'Ovest ignora i rapporti fra sovrano e suddito, come fra padre e figlio, e con le sue teorie allontana i semplici di spirito dalle tre strade e dai sei cammini. Essa si appoggia sugli sbagli del passato, in attesa di felicit che dovrebbero venire nel futuro. Chi passa il tempo a salmodiare in sanscrito, non ha voglia di lavorare. A credere a questi lazzaroni, si dovrebbe lasciar fare tutto al Buddha. Ma se vita, morte e longevit dipendono dalla natura, premi, castighi, onori e dignit dipendono invece dalla volont degli uomini. Ai tempi dei cinque imperatori e dei tre re questa legge buddista non c'era, eppure i sovrani non sono mai stati tanto illuminati, i sudditi tanto ubbidienti, i regni tanto prosperi e tanto lunghi. Il culto di questo dio barbaro  stato fondato non prima del regno dell'imperatore Ming dei Han, e allora se ne occupavano soltanto degli sramana provenienti dall'Ovest, che si davano da fare per diffondere la loro dottrina.  una vera aggressione straniera contro la Cina, che non dovrebbe trovare alcun credito.

Taizong fece distribuire questo rapporto di rimostranza ai suoi ministri e apr la discussione. Si fece avanti il primo ministro Xiao Yu e fece rispettosamente notare: "La Legge del Buddha, da varie dinastie, si indirizza a promuovere il bene e combattere il male. Essa  utile alla prosperit dello stato, perci sarebbe irragionevole abolirla. Il Buddha, quanto meno, era un sant'uomo. Per denigrarlo bisogna essere persone senza scrupoli: propongo che a questo contestatore sia inflitto un severo castigo."
Fu Yi se la prese con Xiao Yu, facendo notare che i riti poggiavano sul servizio ai genitori e al sovrano, mentre il Buddha aveva abbandonato famiglia e parenti. In sostanza si era ribellato per egoismo, tanto al Figlio del Cielo, negando i servizi dovuti allo stato, quanto al suo prossimo, trascurando di assicurarsi dei posteri. Xiao Yu, dopo tutto, non era nato nemmeno lui sotto un cavolo, per prendere sul serio una dottrina senza padri. Era il caso di dirlo: Chi denigra la piet, non ha certo alcun pap.
Xiao Yu si accontent di giungere le mani e di rispondere: "L'inferno esiste proprio per le persone come costui."
Taizong convoc anche il presidente della Corte degli Equipaggi Imperiali, Zhang Daoyuan, e il gran segretario Zhang Shileng, per sapere che cosa ne pensavano del buddismo e dei suoi vantaggi o svantaggi. Entrambi risposero: "Il buddismo  basato sulla purezza, la compassione, il giusto frutto e il vuoto. L'imperatore Wu dei Zhou ha stabilito l'ordine delle tre dottrine. Il maestro di meditazione Dahui ha elogiato ci che  oscuro e lontano. Quanti monaci illustri, riveriti da intere generazioni! E Bodhidharma ci visit, il quinto patriarca nacque fra noi. Non si  sempre detto che le tre dottrine sono molto rispettabili, che non si pu distruggerle n abolirle? Preghiamo umilmente vostra maest di esercitare il proprio giudizio con santo e lucido equilibrio."
"Avete parlato secondo ragione" concluse persuaso Taizong. "Sia punito chiunque ritorni sull'argomento."
Scelse quindi Wei Zheng, Xiao Yu e Zhang Daoyuan perch invitassero i monaci a predisporre le cerimonie e ne nominassero uno di grande virt a presiederle. Gli incaricati si prosternarono per ringraziare e si ritirarono.
Fu decretato il taglio del braccio come punizione per chi attentasse al buddismo o all'integrit personale di un monaco.
L'indomani i funzionari delle tre corti riunirono i monaci sul Podio dei Monti e Fiumi, li passarono in rassegna e scelsero un religioso eminente di grande merito. Sapete chi era?

Era chiamato Cicala d'Oro.
Ad un sermone fu disattento,
Perci dal Cielo venne esiliato
E nella rete delle illusioni
Del basso mondo rest impigliato.
Il padre e il nonno, grandi ufficiali.
Ma egli fu vittima di tradimenti
E di sfortune prima di nascere.
Fu abbandonato in riva al fiume
E trascinato al Monte d'Oro,
Un'isoletta, dove Qian'an,
Un santo monaco, lo raccoglieva.
A diciott'anni incontr sua madre
E part in cerca del proprio nonno.
Partecipava alla spedizione
Contro i pirati di base a Hongzhou
Di cui suo padre era prigioniero.
La spedizione ebbe successo
E padre e figlio si ricongiunsero.
L'imperatore li ricevette
E li colmava di grandi onori.
Ma il figlio volle restare monaco
E consacrarsi a santi scopi.
Figlio del Buddha, egli fu chiamato
"Tratto dalle acque" e in religione
"Porta misteri". Era Chen Xuanzang(13).

Quel giorno fu nominato pubblicamente Maestro della Legge. Era monaco sin dall'infanzia, aveva mangiato di magro e osservato i comandamenti dal momento in cui era venuto al mondo. Il nonno materno, Yin Kaishan, era alla corte come comandante in capo di un'intera provincia. Il padre, Chen Guangrui, primo laureato, era stato promosso gran letterato, addetto al Padiglione della Fonte dei Documenti. Xuanzang disprezzava onori e gloria e si dedicava tutto alle pratiche che conducono al nirvana. L'inchiesta rivel che era di ottima famiglia e di elevata condotta morale. Non c'era un solo sutra fra tante migliaia che non conoscesse alla perfezione, n un inno, n una sola sillaba che avesse a che fare con la religione, che egli non fosse in grado di pronunciare.
I tre ministri lo condussero davanti all'imperatore. Dopo il balletto degli omaggi, eseguito in conformit dell'etichetta di corte, Xiao Yu dichiar: "I vostri servitori, secondo il vostro sacro comando, hanno scelto un monaco eminente di nome Chen Xuanzang."
"Non sar per caso il figlio del grande letterato Guangrui?" chiese Taizong.
Il monaco si prostern e rispose: "Lui in persona, per servirvi."
"Devo dire che la vostra scelta non  affatto cattiva" esclam lieto Taizong. " un monaco di grande virt e di profonda meditazione." "Ti conferisco la carica di superiore generale di tutti i monaci dell'impero, quelli di destra come quelli di sinistra, e il titolo di grande predicatore della legge."
Xuanzang si prostern per ringraziare del favore. L'imperatore lo gratific di una veste monacale multicolore, intessuta d'oro, e del berretto detto di Vairocana. Gli raccomand di salutare da parte sua i monaci illuminati e di ripartire gli incarichi fra gli crya. In conformit della volont imperiale, si doveva recare al Monastero delle Trasformazioni e stabilire un giorno e un'ora fausta per la lettura dei sutra che dava inizio alla cerimonia.
Xuanzang ubbid all'ordine e riun nel monastero mille duecento monaci di buona reputazione, di varie et, suddivisi in tre sale: alta, media e bassa. Chi fabbricava banchi di meditazione, chi decorava le pedane dei meriti, chi metteva a punto la musica. Tutto fu predisposto con molta cura.
Il giorno fausto scelto per dare inizio alla Grande Cerimonia dell'Acqua e della Terra fu il terzo del nono mese; la festa doveva durare sette volte sette giorni, cio quarantanove giorni.
Taizong, alla data annunciata, accompagnato dai mandarini civili e militari, dalla famiglia imperiale e dai parenti acquisiti, si rec a offrire incenso e poi ad ascoltare il sermone.
Ma se, in fin dei conti, non sapete come si svolse la cerimonia, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 12
LA MISSIONE DI TRIPITAKA

IN CUI XUANZANG CELEBRA LA GRANDE CERIMONIA, E GUANYIN SI MANIFESTA PER CONVERTIRLO ALLA NOBILE MISSIONE.


Nell'anno tredicesimo di regno
Convocava i suoi sudditi il sovrano.
Troneggiava la Legge nella sala
Come in un reliquiario luminoso.
Cicala d'Oro da lui consacrato
Fa voto di viaggiare verso l'Ovest
Per espandere il bene, per salvare
Le anime dei dannati, stabilire
La vera fede e a tutti predicare
Della reincarnazione la dottrina.

Il terzo giorno della nona luna del tredicesimo anno dell'era Contemplazione della virt, nell'anno jisi secondo l'ordine ciclico, nella propizia ora mattutina guimao, il maestro della legge e gran predicatore Xuanzang riun mille duecento eminenti monaci nel Monastero delle Trasformazioni, nella citt di Chang'an, e inizi l'esposizione dei testi sacri.
Al termine dell'udienza del mattino l'imperatore, accompagnato dai suoi mandarini civili e militari, usc dalla Sala delle Campanelle d'Oro e, sul suo carro di draghi e fenici, si rec al monastero per offrire l'incenso. Che aspetto aveva il corteo imperiale? Era

Cielo incendiato di effluvi augurali,
Pieno di luce nel sole magnifico,
Con migliaia di illustri mandarini
In costumi sontuosi, le bandiere
Delle truppe schierate sui due lati,
I soldati che impugnano le lance.
Grandi lanterne rosa ed incensieri
Imperiali si avanzano solenni.
Il drago vola, danza la fenice,
Si slancia il falco, e l'aquila plana:
Dritto il Figlio del Cielo, santo e illustre,
Nobili i suoi leali servitori.
Pace e felicit per mille anni!
Vedete i grandi ombrelli a curvi manici,
I draghi ricamati sulle stoffe,
I riflessi di specchi, di fenice
E di giada i ventagli agitan l'aria,
Brume di buon auspicio. Sono ornati
I berretti di perle e le cinture
Sono di giada. Proteggono il carro
Mille squadroni coi loro ufficiali.
L'imperatore riverisce il Buddha,
Offre l'incenso con piet sincera.

Il grande corteo giunse davanti al monastero. Il sovrano fece tacere la musica e discese dal carro, seguito dagli alti funzionari, per recarsi a pregare. Fecero le tre riverenze e contemplarono lo spettacolo della cerimonia:

Fremono al vento stendardi e bandiere,
Oscillano preziosi baldacchini;
Le bandiere fan nubi colorate,
Mille riflessi rossi i baldacchini.
La statua d'oro del Beato  in mezzo
Circondata dai volti degli arhat.
Fiori immortali disposti nei vasi,
Mentre il sandalo fuma nei bracieri.
Fiori come foresta di broccati,
Pura fragranza del legno di sandalo.
Vasi di lacca contengono frutti,
Su tavole si allineano dolcezze.
Van salmodiando i monaci eminenti
Per salvare i dannati dalle pene.

Taizong e il seguito offrirono l'incenso, pregarono la statua d'oro del Buddha e resero omaggio agli arhat; quindi il superiore generale e maestro della legge Xuanzang venne a salutare il sovrano dei Tang alla testa dei suoi monaci. Poi ciascuno prese posto nella sala. Il maestro della legge present all'imperatore la supplica per la liberazione delle anime in pena:

Insondabile  la virt suprema, come lo  il nirvana della setta di meditazione. La purezza circola nei tre mondi. Le mille e una trasformazioni sono governate dallo Yin e dallo Yang. L'autentico permanere della sostanza e della sua funzione  inesauribile.
Considerate queste anime orfane, quanto sono meritevoli di commiserazione!
Su sacro ordine di Taizong, abbiamo riunito questi monaci per meditare e predicare la Legge.
Spalanchiamo le porte della liberazione, lanciamo i vascelli della compassione per salvare tutti coloro che sono immersi nel mare della sofferenza, per risparmiare loro di ricadere nelle sei destinazioni!
Vi ricondurremo sulla buona strada verso il godimento universale dell'immenso. L'inattivit o atarassia vi far partecipi della pura essenza. Approfittatene, noi vi invitiamo a entrare nella citt del piacere della purezza. Salite sul veicolo della nostra vittoriosa assemblea per uscire dalla gabbia infernale che vi imprigiona, salite al cielo della gioia suprema, venite a Ovest con noi!

Lo attestano i versi:

Noi bruciamo l'incenso per salvarvi
E srotoliamo talismani e sutra;
Proclamiamo la Legge senza limiti
E invochiamo per voi grazia dal Cielo.
Siano aboliti crimini e peccati,
Le anime liberate dall'inferno!
Ma ricambiate restando propizi,
Perch il nostro paese sia felice,
Goda di lunga pace e sia protetto
Dai suoi nemici.

Taizong apprezz la lettura e rivolse ai monaci queste parole: "Siate diligenti nelle vostre devozioni, servite il Buddha senza posa. Quando avrete compiutamente realizzato i vostri meriti e ciascuno nel paese potr raccoglierne le benedizioni, io vi ricompenser generosamente. Vi assicuro che non ci rimetterete."
I mille duecento monaci si prosternarono di slancio al regale cliente. Dopo un pasto di magro, che era il terzo della giornata, l'imperatore se ne and via; sarebbe ritornato alla cerimonia solenne del settimo giorno, per offrire altro incenso. Anche i vari dignitari se ne andarono, mentre scendeva la sera, come potete vedere:

La luce del tramonto si diffonde
Nelle strisce di bruma. Corvi neri
Vanno ad appollaiarsi sopra i rami.
Nelle vie di citt scende la quiete
E i lampioni si accendono. Pei monaci
 questa l'ora di concentrazione.

Le celebrazioni ripresero il giorno dopo.
Ma ritorniamo alla pusa Guanyin. Non era facile, nemmeno in una citt grande come Chang'an, di trovare una persona che fosse davvero in possesso di tutte le virt richieste per impegnarsi nel viaggio alla ricerca delle scritture. Dopo parecchi giorni di inutili indagini, si venne a sapere che Taizong voleva diffondere la conoscenza dei meriti che si acquistano con le buone azioni, e promuoveva una grande cerimonia che avrebbe fatto affluire i monaci pi eminenti. Risult che avrebbe presieduto la cerimonia proprio quel monaco che, appena nato, era stato salvato dalle acque. In effetti era un figlio del Buddha disceso dal Paradiso della Gioia Suprema; a suo tempo Guanyin si era occupata personalmente della sua incarnazione. Finalmente, la pusa si sent sulla buona strada; prese i tesori che il Buddha le aveva affidato e, in compagnia di Moksa, and a venderli in citt. Forse non ricordate quali erano i tesori: una lunga veste monacale di broccato, rara e preziosa, e un bastone da pellegrino con nove anelli; quanto ai tre cerchi Strizza, Spezza, Schizza, se li tenne nascosti in attesa di usarli al momento opportuno. Per ora si accontent di offrire in vendita la veste e il bastone.
C'era un monaco molto ottuso, che non era stato scelto per la grande cerimonia. Errava per le strade di Chang'an e possedeva qualche biglietto bisunto di carta moneta. Quando vide la pusa, che appariva come un monaco rognoso vestito di stracci, a capo e piedi nudi, e offriva in vendita quegli oggetti di gran lusso, si avvicin e chiese: "Tu, rognoso! Quanto vuoi della tua gabbana?"
"La veste vale cinquemila tael; il bastone duemila."
"Ma sono matti, questi pretonzoli pidocchiosi!" sogghign lo stupido personaggio. "Figuriamoci, chiedono settemila once d'argento per questa robetta da mercato! Non le varrebbe nemmeno se bastasse toccarla per diventare immortali. Tenetevela, non la comprer mai nessuno."
Guanyin, senza darsi la pena di discutere, riprese il suo cammino con Moksa. Passo passo giunsero alla porta est del palazzo imperiale e si imbatterono nel primo ministro Xiao Yu che ne usciva dopo l'udienza. Le guardie gridavano di circolare, ma Guanyin, invece di farsi da parte, rest in mezzo alla strada e si diresse verso l'alto dignitario. Il ministro trattenne il cavallo per osservarla e, notata la sontuosa veste monacale, fece segno a uno dei suoi di chiederne il prezzo.
"La veste vale cinquemila tael, il bastone duemila" rispose la pusa.
"Che cos'hanno di speciale questi oggetti per costare cos cari?" si stup Xiao Yu.
"La veste ha un pro e un contro. Costa cara e non costa nulla."
"Qual' il pro e quale il contro?"
"Chi indosser questa veste non potr annegare, n finire all'Inferno, n cadere vittima di violenti, di tigri o di lupi: questo  il vantaggio. Lo svantaggio  che la veste pu mettere in seri guai un monaco sciocco, concupiscente o cattivo, o un religioso che non rispetti la disciplina, o un laico che distrugga i sutra e dica male del Buddha."
"E perch costa cara e non costa nulla?"
"Chi non segue la Legge del Buddha e non rispetta i tre gioielli, se vuole la veste e il bastone, deve pagarli settemila tael, che  molto denaro. Ma sono pronto a regalarli a chi ne sia degno, onori i tre gioielli, si compiaccia del bene e confidi nel nostro Buddha: a una persona cos questi oggetti non costerebbero nulla, e ci legherebbero a un destino benefico."
A queste parole Xiao Yu si rasseren, perch comprese di avere a che fare con una persona buona. Scese da cavallo e salut rispettosamente la pusa.
"Venerabile maestro della Legge, scusatemi! Il nostro imperatore ama il bene e tutti alla sua corte lo praticano. Si sta celebrando una grande Cerimonia dell'Acqua e della Terra. Questa veste andrebbe a pennello al grande predicatore che la presiede, il maestro della legge Xuanzang. Verreste con me a palazzo per incontrare sua maest?"
La pusa lo segu volentieri. Il ministro ritorn sui suoi passi ed entrarono insieme dalla porta est. L'ufficiale di servizio and ad annunciarli ed ebbe ordine di introdurli nella Sala Preziosa.
Alla vista dei monaci pidocchiosi che sostavano accanto al ministro, ai piedi della scala, l'imperatore chiese: "Che c' di nuovo, Xiao Yu?"
"Ho incontrato questi monaci mentre uscivo dalla porta est" spieg Xiao Yu, dopo essersi prosternato. "Vendevano una veste monacale e un bastone da pellegrino. Mi  sembrato che l'abito fosse adatto al maestro della legge Xuanzang, perci mi sono permesso di introdurli."
Taizong guard il kasya e ne chiese il prezzo. Guanyin e Moksa, ritti ai piedi del trono, senza nemmeno prendersi la cura di inchinarsi di nuovo, risposero: "Cinquemila tael la veste, duemila il bastone."
"Che cos'ha di straordinario questa veste per costare tanto?"
"Questo kasya" rispose Guanyin

"Se ne portasse il drago un solo filo,
Impedirebbe al roc di divorarlo,
E la gru volerebbe in paradiso.
Se l'indossi, ciascun ti rende omaggio,
Ti seguono in corteggio i sette buddha.
Bozzoli di cristallo per la seta,
Svolti da straordinari filatori;
Immortali bellezze l'han tessuto,
 un broccato cucito dalle fate.
Sono pi luminosi i suoi colori
Dei pi belli tra i fiori. Se l'indossi
Spandi rossi bagliori; se lo levi
Si alzano intorno nubi colorate."

Lo dicono anche i versi:

Onorate la Via dei Tre Gioielli,
Che giudicando va le quattro vite
Nei sei cammini. Il cuore illuminato
Del ciel come degli uomini le leggi
Sa comprendere.  in grado di trasmettere
Di saggezza la lampada;  il suo corpo
Protetto dal potere del diamante,
Ed  l'anima calma come ghiaccio
Racchiuso dentro una brocca di giada.
Da quando il Buddha ha creato il kasya,
In mille kalpa nessuno oserebbe
Su quel monaco stendere le mani.

Il discorso piacque all'imperatore.
"E il bastone, monaco, che cos'ha di straordinario?" chiese ancora.
"Il mio bastone" rispose la pusa " fatto cos:

Nove anelli di ferro ageminati
Di rame rosso, viticci divini
Color di eternit. Se preso in mano
Infonde giovinezza nelle ossa
Pi vecchie e stanche, e fa leggero il passo.
Sal nel Cielo con Maudgalyyana
In cerca della madre, e dell'Inferno
Ha spezzato le porte. Non vi  polvere
Che al mio bastone mai possa aderire:
Fino al Monte Yushan potr seguire
Allegramente il passo del buon monaco."

L'imperatore ordin di avvicinargli la veste e l'esamin con attenzione in ogni particolare: era senza dubbio un accurato e magnifico manufatto.
"Venerabile maestro della legge" disse, "non ve lo nasconder. Negli ultimi tempi ho diffuso largamente la dottrina del bene e ho seminato senza risparmio i campi di benedizione. Molti monaci si sono riuniti nel Monastero delle Trasformazioni per recitare i sutra ed esporre la legge. C' fra loro un uomo di grande merito che si chiama Xuanzang. Vorrei acquistare questi due preziosi oggetti per destinarli a lui. Qual' l'ultimo prezzo?"
Guanyin e Moksa giunsero le mani e lodarono il Buddha. La risposta fu: "Il destinatario  effettivamente un uomo virtuoso, perci l'umile monaco che sono vuole fargli un dono. Non voglio denaro."
E Guanyin volse la schiena per andarsene. L'imperatore chiese subito a Xiao Yu di fermarla, si inchin profondamente e disse: "Voi chiedevate settemila tael, e quando ho dichiarato di voler comprare non chiedete pi nulla. Non potrei certo abusare della mia posizione di sovrano per sottrarvi questi oggetti. Offriamo precisamente il prezzo che chiedevate: non potete rifiutare."
"Il vostro umile monaco deve adempiere un voto che ha fatto" replic Guanyin. "A chi riverisce i tre gioielli, ama il bene e si rifugia nel nostro Buddha, io queste cose le devo donare: non posso accettare denaro. A maggior ragione dal momento che anche vostra maest illustra la virt, si attiene al bene, rispetta la nostra dottrina e per di pi fa diffondere la grande legge da religiosi eminenti, pieni di virt e di merito. Offrendo questi oggetti a vostra maest adempio un dovere; dunque ve li lascio e vi saluto."
L'imperatore apprezz molto la sua rispettosa insistenza e diede ordine alla corte dei banchetti di preparare almeno un grande pranzo di magro per ringraziamento. Ma la pusa rifiut fermamente anche quello e se ne and, desiderosa di tornare a rifugiarsi nell'incognito dentro il tempio della divinit locale.
L'imperatore, nell'udienza di mezzogiorno, incaric Wei Zheng di invitare a corte Xuanzang. Questi, riuniti i suoi monaci, era appena salito sul pulpito per cantare inni e sutra, ma non appena ricevette l'ordine imperiale discese, si aggiust l'abito e segu Wei Zheng.
"Vi ho molto incomodato chiedendo la vostra collaborazione per questa liturgia e non vi ho ancora dimostrato la mia gratitudine" gli disse Taizong. "Stamane Xiao Yu ha incontrato due monaci disposti a offrirmi una straordinaria veste monacale di broccato e un bastone con nove anelli. Vi ho convocato per darli a voi, perch ne facciate il miglior uso."
Xuanzang si prostern per ringraziare.
"Poich non li rifiutate, maestro, posso pregarvi di provarli, per vedere l'effetto che fanno?"
Il reverendo spieg dunque il kasya, lo indoss, impugn il bastone e si mostr a sua maest e ai suoi ministri per il loro piacere ed edificazione. Sembrava proprio un vero figlio del Beato Buddha.

Sembra fatta la veste su misura,
Ed il maestro un vero figurino!
Quale splendida luce, e che colori!
Sullo sfondo intessuto in filo d'oro
Si allineano i riflessi delle perle,
Dovunque sono strisce di broccato
Dai ricami pi rari disegnate.
Gli otto tesori formano i bottoni,
Stelle del cielo adornano il colletto
Serrato da un gancetto di velluto
Con un anello d'oro.  destinato
Certamente Xuanzang a grandi cose
Per ricevere doni s preziosi.
Come un arhat sceso dal Paradiso
Dell'Ovest dentro il mondo dei viventi.
Suonano i nove anelli del bastone,
Ricco berretto ricopre il suo capo:
Egli  proprio del Buddha il degno figlio,
Pi grande della bodhi, non vi pare?

I mandarini civili e militari emettevano gridolini di ammirazione, Taizong era tutto contento. Fece scortare il maestro della legge da due compagnie di guardie d'onore e da molti dignitari, dalla porta del palazzo gi per la strada principale della citt fino al monastero, come se fosse il corteo per festeggiare il successo di un primo laureato. Una processione sensazionale. Nelle vie tutti sgomitavano per farsi avanti a vedere lo spettacolo, mercanti e facchini, principi e figli di pap, scrivani e letterati, grandi e piccini, uomini e donne. Ed esclamavano: "Che bel maestro della legge! Sembra un arhat disceso sulla terra, un buddha vivo tra i mortali."
I monaci vennero incontro a Xuanzang per onorarlo. A vederlo indossare quel kasya, con quel bastone in mano, si dicevano che era il pusa Dizang che veniva a visitarli. Xuanzang sal alla sala, bruci incenso, preg Buddha e raccont a lungo all'uditorio quali e quanti favori aveva ricevuto dalla sacra persona dell'imperatore; poi ciascuno ritorn al suo atteggiamento di meditazione.
Presto il sole tramont.

Entro la bruma gli alberi si perdono,
I lampioni si accendono; si odono
I tre rintocchi di campana; al terzo
Diradano i passanti nelle strade
E subentra il silenzio. Dentro il tempio
Ardon lampade;  il momento propizio
Della meditazione, per nutrire
La tua natura e vincere i demoni.

Rapido  l'avvicendarsi della luce e del buio; giunse presto il momento della grande cerimonia del settimo giorno. Xuanzang rinnov l'invito all'imperatore per l'offerta dell'incenso.
Taizong fece preparare le vetture e non tard a recarsi al monastero con il suo seguito. Tutti gli abitanti della citt, grandi e piccoli, nobili e umili, si recarono ad ascoltare il sermone. Vi si volle recare anche Guanyin, che disse a Moksa: "Oggi si tiene la grande cerimonia dei sette giorni: mescoliamoci alla folla, per vedere come va la festa, per verificare se la reincarnazione di Cicala d'Oro  dotata di ispirazione benedetta, e per controllare dalla sua predica a quale scuola di pensiero appartiene".
Dunque entrarono nel monastero:

Sono incontri voluti dal destino,
Ritorni della praja alla sua sede.

Lo spettacolo era certo degno del grande paese, anzi della corte celeste, pi imponente del sad-varsa, pi bello del Jetavana, il parco di Srvasti, per nulla inferiore al Supremo Monastero dei Quattro Orienti. Risuonavano nella sala la musica divina e le litanie del Buddha.
La pusa si mise presso il podio dai molti tesori. Riconosceva il volto di Cicala d'Oro dal sapere illuminato. Come dicono i versi:

Dall'alto pulpito Xuanzang,
Mente sgombra da ogni errore,
Attira le anime in pena
E intenditori di alto rango [...].

Il maestro della legge recit un passaggio del sutra della Salvezza dei trapassati, poi spieg il Tesoro celeste per la pace delle nazioni e infine predic sull'Esortazione ad acquisir meriti(14).
Guanyin si avvicin, batt le nocche sul pulpito e grid a squarciagola: "Ehi, monaco! Ci parli solo degli insegnamenti del Piccolo Veicolo. Perch non ci parli un po'del Grande Veicolo?"
Xuanzang, a queste parole, sent il suo cuore rallegrarsi, scese dal pulpito, salut la pusa a mani giunte e rispose: "Maestro, perdonate al vostro discepolo di non aver prestato attenzione. Tutti i monaci che conosco insegnano solo il Piccolo Veicolo. Quello Grande non lo conosco."
"I tuoi insegnamenti del Piccolo Veicolo non sono sufficienti per salvare i trapassati e mettono in confusione i profani. Noi abbiamo a disposizione tre panieri di scritture del Grande Veicolo: esse s, possono far salire in cielo i dannati, levare le pene degli afflitti, dare longevit illimitata e porre fine alle reincarnazioni."
Mentre discorrevano, l'ufficiale di picchetto si precipit a informare l'imperatore: "Il maestro  stato levato dal pulpito da due monaci rognosi, che parlano a vanvera."
Il sovrano ordin di arrestarli, ma gi la folla li stava spingendo verso la sala di fondo. Alla vista di Taizong uno dei monaci lo guard dritto in faccia, senza salutare n giungere le mani: "Che cosa vuole da me vostra maest?"
Taizong lo riconobbe: "Non sei il monaco che mi ha portato il kasya?"
"Proprio cos" rispose Guanyin.
"Se sei venuto ad ascoltare il sermone, non ti potresti accontentare di partecipare al pranzo, invece di prendertela con il mio maestro della legge, far disordine in sala e disturbare la funzione religiosa?"
"Il tuo maestro della legge conosce solo gli insegnamenti del Piccolo Veicolo, che non bastano per ricondurre in cielo le anime perse, mentre noi abbiamo a disposizione tre panieri di scritture della legge del Buddha, che le possono liberare dalle pene e rendere i corpi indistruttibili."
"Dov' questa legge del Buddha secondo il Grande Veicolo?" chiese Taizong.
"Presso il nostro Beato Buddha, nel grande Monastero del Colpo di Tuono, in India, nel Grande Paradiso dell'Ovest. Essa pu risolvere mille ingiustizie e riparare da ogni calamit."
"E tu hai in mente questa legge?"
"Certo!"
"Che il maestro della legge lo conduca con s e lo preghi di salire sul pulpito!" concluse Taizong, lieto della risposta.
Ma la pusa, con Moksa, vol in alto sopra il podio e sal su una nuvola di buon augurio che mont in cielo; lass riprese la sua forma di salvatrice, con il vaso e il ramo di salice; alla sua sinistra il vigoroso Moksa, in religione Hui'an, con il bastone in mano. Pieno di gioia, il sovrano dei Tang si rivolse al cielo pregando, mentre i suoi ufficiali civili e militari si inginocchiavano e bruciavano incenso. Monaci, suore, preti taoisti, laici, artigiani e mercanti, tutti esclamavano: "La pusa, la pusa!"
Lo attesta la canzone:

Velata di brume, protetta da luce,
Nel fiume di stelle  apparsa la Vera.
In capo essa porta dorato berretto,
I fiori di giada scintillano al sole
Su file di perle. Si  messa una tunica
Celeste, adornata di draghi e fenici.
Sul petto un ricamo con gli astri del cielo.
Profumi e gioielli, collane di giada.
Trattiene un cordone la gonna a ricami,
Con mari di diaspro e nubi dipinte,
Frangiata di seta e di fili d'oro.
Ha un pappagallino di chiari colori
Col becco scarlatto, del mare orientale.
In mano essa tiene il vaso prezioso
Col ramo di salice: dispensa le grazie
E toglie i dolori, elimina nebbie
E fa terso il cielo. Cammina sui fiori,
 andata e venuta in soli tre giorni,
Guanyin salvatrice.

Taizong dimenticava le cure del suo impero, i funzionari trascuravano addirittura l'etichetta di corte. Tutti ripetevano: "Namo Guanshiyin pusa!"
Taizong ordin subito che un buon pittore disegnasse il ritratto autentico della pusa. Ne fu incaricato Wu Daozi, pittore di di e di santi, artista di alta e vasta visione; lo stesso che, in seguito, fu incaricato di ritrarre i servitori emeriti dell'impero per il Padiglione delle Nubi Eteree. Con il suo meraviglioso pennello fece subito uno schizzo di Guanyin che si allontanava in un alone di nuvole di buon augurio.
Intanto scese ondeggiando dal cielo un biglietto redatto in questi termini:

Al sovrano dei Tang offriamo con rispetto
Le sublimi scritture che l'Ovest custodisce.
Di quel Grande Veicolo tutti gli insegnamenti
Si offrono gentilmente a chi li venga a prendere
A centottomila li. I sutra riportati
Nel nobile paese salveranno i dannati
E istruiranno la gente con edificazione.
Chi li verr a cercare avr il suo tornaconto:
Ne otterr il giusto frutto ed il corpo dorato.

Visto il biglietto, l'imperatore ordin ai monaci: "La cerimonia  sospesa, perch voglio inviare qualcuno a cercare i sutra del Grande Veicolo. La riprenderemo al suo ritorno, con sincera devozione."
Tutti i mandarini approvarono e l'imperatore chiese seduta stante: "Chi accetta di andare al Paradiso dell'Ovest per sollecitare dal Buddha queste scritture?"
Subito si fece avanti il maestro della legge, si prostern e disse: "L'umile monaco che sono  senza talenti, ma  pronto a sopportare le fatiche di una bestia da soma pur di riportare a vostra maest le scritture autentiche, e consentirle cos di consolidare per sempre il suo impero."
Soddisfatto, Taizong sollev il monaco con le sue stesse mani imperiali, dicendogli: "Maestro, se siete davvero disposto a testimoniarmi una tale lealt, attraversando fiumi e montagne senza timore dell'enorme distanza, io voglio salutarvi come fratello."
Xuanzang torn a prosternarsi.
Da sovrano di parola, Taizong si rec davanti alla statua del Buddha e salut quattro volte Xuanzang come "caro fratello e santo monaco".
Xuanzang era tanto commosso che non sapeva come esprimere la gratitudine: "Quali virt, quali capacit dovrebbe avere il vostro umile servitore per meritare tali segni di favore da vostra maest? Dovr impegnarmi senza risparmio a raggiungere il Paradiso dell'Ovest. Se non dovessi ottenere le vere scritture, meglio morire piuttosto che ritornare a mani vuote, meglio sprofondare all'Inferno." E lo giur bruciando incenso davanti alla statua del Buddha.
L'imperatore ordin il ritorno a palazzo del corteo, in attesa del giorno fasto e dell'ora propizia alla consegna delle credenziali e alla partenza. La gente si disperse.
Xuanzang, da parte sua, si ritir nel Monastero della Vasta Benedizione. Monaci e novizi vennero a vederlo e a chiedergli se era vero che aveva giurato di andare al Paradiso dell'Ovest.
" vero" rispose Xuanzang.
"Maestro" si inquietava un discepolo, "ma ho sentito che la strada  lunga, e infestata da diavoli e fiere selvagge. La vostra vita sar sempre in pericolo: potrebbe essere un viaggio senza ritorno."
"Ho giurato solennemente, possa sprofondare all'Inferno, di riportare le scritture autentiche. D'altronde i favori che devo al sovrano mi obbligano a votarmi senza riserve al mio paese. Certo, non so che cosa mi aspetter e mi rendo conto che il viaggio  pericoloso. Cari condiscepoli, quando sar partito da un po'di tempo (forse due o tre anni, forse sei o sette), tenete d'occhio i pini che fiancheggiano il portale del monastero: quando i rami si volgeranno a est, il mio ritorno sar vicino. E se i rami non si volgeranno mai, non contate che torni."
I discepoli scolpirono queste parole nella memoria.
Nell'udienza del mattino successivo, Taizong incaric i suoi collaboratori di redigere credenziali e passaporti per la ricerca dei sutra, che furono timbrati con il sigillo di libero passaggio. Il direttore dell'ufficio astrologico present questo rapporto: "La congiuntura astrale  propizia oggi stesso all'inizio di un viaggio in terre lontane."
L'imperatore ne fu contento. L'ufficiale di guardia alla porta gialla venne ad annunciare: "Vostro fratello, il maestro della legge, attende i vostri ordini alla porta."
Taizong lo fece introdurre nella Sala Preziosa e gli disse: "Caro fratello, oggi  un giorno propizio alla partenza. Questi sono i vostri passaporti. Ecco una ciotola per mendicare di oro zecchino. Ho scelto due persone per accompagnarvi e vi dono un cavallo per il viaggio. Potete senz'altro partire."
Felice di saperlo, Xuanzang ringrazi l'imperatore e ricevette doni e documenti senza fare obiezioni. Erano pronte in attesa anche le vetture con cui l'imperatore e il suo seguito dovevano accompagnarlo fino alle porte della citt. L lo attendevano monaci e discepoli del monastero, che gli avevano portato abiti estivi e invernali. Taizong fece imballare i bagagli e caricare i cavalli; poi fece portare del vino per brindare alla partenza. Levando la coppa, l'imperatore chiese: "Caro fratello, qual' il vostro elegante soprannome?"
"L'umile monaco che sono ha abbandonato il mondo e non ha soprannomi."
"La pusa ci ha raccontato dei tre panieri di scritture; tre panieri si dice, in sanscrito, tripitaka. Perch non adottate Tripitaka come soprannome?"
Xuanzang ringrazi l'imperatore, ma all'offerta del vino disse: "Vostra maest, la proibizione dell'alcol  la prima fra quelle che i monaci devono rispettare. E poi non ne ho mai bevuto."
"Ma questa partenza  un avvenimento senza precedenti. E rassicuratevi: questo  un vino non alcolico. Dovete berne almeno una coppa per augurare il compimento del voto che voglio formulare."
Tripitaka non osava rifiutare. Prese la coppa e si accingeva a bere, quando Taizong raccolse da terra un pizzico di polvere e lo gett nella bevanda. Tripitaka non cap e rest interdetto. Taizong rise: "Caro fratello, questo viaggio vi condurr al Paradiso dell'Ovest; quando sarete di ritorno?"
"Penso che tre anni basteranno."
"I giorni si seguiranno, e poi gli anni. La strada  lunga e i monti lontani. Bevete quel vino, fratello: un pizzico del suolo natale vale pi di tutti i tesori del mondo."
Tripitaka cap e bevve. Poi prese congedo, oltrepass la barriera e si mise in viaggio, mentre il sovrano dei Tang ritornava indietro.
Se poi, in fin dei conti, non sapete che cosa avvenne dopo la partenza, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 13
INIZIA IL VIAGGIO IN OCCIDENTE

CADUTO NELLA FOSSA DELLE TIGRI, LIBERATO DAL PIANETA DEL METALLO, IL MONACO  TRATTENUTO DA UN CACCIATORE SULLA MONTAGNA DELLA DOPPIA FORCA.


L'eminente sovrano, con decreto ufficiale,
L'ha inviato a cercare le fonti dello zen.
Xuanzang va alla ricerca della Grotta del Drago,
Ben deciso a salir il Picco degli Avvoltoi.
Lascia l'imperatore e a Occidente si avvia,
In viaggio alla scoperta del vuoto sconfinato.

Come abbiamo raccontato, Tripitaka ebbe l'insigne favore di essere accompagnato alla barriera daziaria della citt di Chang'an dall'imperatore in persona, con grande seguito, tre giorni prima della met della nona luna del tredicesimo anno dell'era Contemplazione della Virt.
Dopo due giorni di buon trotto, Tripitaka e i due compagni che gli erano stati assegnati giunsero al Monastero della Porta della Legge. Il superiore lo accolse alla testa dei suoi cinquecento monaci debitamente schierati, e gli offr il t. Poi fu servito un pasto di magro, che si prolung sino al cuore della notte.

La Via lattea  un'ombra impalpabile,
La luna netta senza un gran di polvere.
Gridano da lontano oche selvatiche,
In cucina rumori familiari.
Posan gli uccelli sugli alberi spogli.
I monaci discutono seduti
Comodamente su stuoie di giunco;
In sanscrito si senton cicalare
Fin verso mezzanotte.

Alla luce delle lampade i monaci conversavano della dottrina del Buddha e della decisione di andarne a cercare le scritture fino al Paradiso dell'Ovest. Chi parlava degli immensi corsi d'acqua da attraversare e delle montagne da scalare, chi di tigri e pantere che infestavano la strada. Chi pensava che le maggiori difficolt sarebbero venute da picchi e scarpate, chi da esseri malefici e diavoli perversi.
Tripitaka taceva; ogni tanto scuoteva il capo e additava il proprio cuore. I monaci giunsero le mani per chiedergli che cosa voleva significare: "Maestro, perch scuotete il capo e additate il vostro cuore?"
"I diavoli sono prodotti dal nostro spirito, nascono e muoiono con lui. Il vostro discepolo ha fatto un solenne giuramento davanti al Buddha; in realt compiere la mia missione dipende solo da me. A ogni costo devo giungere nel Paradiso dell'Ovest, vedere il Buddha e avere i sutra. Allora la nostra ruota della legge girer, e l'augusto territorio del nostro sacro sovrano sar prospero."
I monaci non lesinavano espressioni di ammirazione: "Che lealt! Che coraggio!" E gli offrirono un comodo letto augurandogli buon riposo.
All'alba, quando il suono delle bacchette di bamb annunci la quinta veglia, i monaci si alzarono per riscaldare l'acqua del t e preparare la colazione. Xuanzang indoss il suo kasya, sal alla sala principale e preg davanti all'immagine del Buddha: "Il tuo discepolo  partito in cerca delle scritture, ma la vista offuscata e limitata dei suoi occhi carnali ignora la vera forma del Buddha vivente. Faccio voto di bruciare incenso in ogni monastero che incontrer sul mio cammino, di pregare tutti i buddha che incontrer, di nettare la soglia di tutti gli stupa. Ma voglia il Buddha dimostrarmi la sua compassione, rivelandomi al pi presto il suo corpo dorato alto sedici piedi e donandomi i sutra autentici, perch si diffondano e vengano conservati nella terra dell'Est."
Poi fece colazione nella cella del superiore; e i suoi compagni sellarono i cavalli e sollecitarono la partenza.
Sulla porta del monastero Tripitaka si conged dai monaci; essi erano tanto dispiaciuti di vederlo partire che lo accompagnarono per dieci li e se ne ritornarono trattenendo a stento le lacrime.
Tripitaka proseguiva la strada verso l'Ovest. Era la fine d'autunno:

Gli alberi del villaggio sono spogli,
Sparse dell'acero le foglie rosse,
Rari i passanti sotto piogge e nebbie,
Fioriscon crisantemi malinconici.
Non ti stupir se cade un po'di neve.
Vola lontano un'anitra isolata,
Dall'orizzonte vengono le nubi,
Migran le rondini. Le oche selvatiche
Lanciano stridi rochi e laceranti.

Con qualche giorno di cammino, il maestro e i suoi compagni raggiunsero Gongzhou, dove mandarini e funzionari li accolsero e li accompagnarono in citt. Ne ripartirono il mattino dopo.
Dedicando solo il tempo indispensabile al cibo e al sonno, due o tre giorni dopo raggiunsero Hezhou, citt di frontiera al confine dell'impero dei Tang. Il comandante della guarnigione e i monaci locali, buddisti e taoisti, vennero a presentare i loro rispetti al maestro della legge, fratello imperiale, inviato al Buddha in missione ufficiale.
Si riposarono al Monastero della Sorgente di Felicit. Quando ebbero consumato il pasto di magro, Tripitaka raccomand ai suoi compagni di dare al cavallo una razione abbondante in vista della partenza all'alba. Quando i galli cantarono, bevuto il t, si misero in cammino e oltrepassarono la frontiera.
In effetti, traditi dall'impazienza, si erano alzati troppo presto. In autunno avanzato i galli cantano prima del solito, piuttosto alla quarta veglia che alla quinta. I tre uomini e il cavallo camminavano sul terreno ghiacciato al chiaro di luna; dopo qualche li, riconobbero una catena montuosa. Si camminava fra gli sterpi, avanzare sul pendio era sempre pi difficoltoso, tanto da far dubitare di aver perso la strada. Mentre si muovevano incerti e a fatica, il terreno manc loro sotto i piedi: uomini e cavallo precipitarono in una fossa. Tripitaka era sconvolto, i suoi compagni battevano i denti dalla paura, quando si sent una voce selvaggia come un ruggito urlare: "Portatemeli qua!"
Sull'orlo della fossa comparvero parecchi mostri che li tolsero dalla trappola. Basito di paura, il povero maestro della legge si azzard a sbirciare per vedere che cosa accadeva: al posto d'onore troneggiava un orrendo re dei diavoli.

Un gigante da dar la pelle d'oca:
Ghigno feroce da farti svenire,
Occhi che fulminano, voce di tuono,
Denti come una sega e grandi zanne,
Radi mustacchi come fil di ferro
Ed artigli affilati come lame.
Semi vestito con lusso barbarico.
Anche a chi fosse assai pi coraggioso
Di Tripitaka farebbe paura,
Questo gran capo dei monti del Sud.

In effetti Tripitaka credeva di morire e i suoi compagni si squagliavano come burro. Il re url l'ordine di legarli, che venne subito eseguito. La banda arrotava i denti e sembrava disporsi a usarli sulle carni dei malcapitati, quando qualcuno venne ad annunciare: "Arrivano il signore di Monte Orso e l'eremita Zeb."
Tripitaka vide avanzarsi un forzuto di pelo scuro:

Corpaccione coraggioso
Pien di forza e pien di foga,
Fitto bosco od acqua in piena
Non trattengon la sua corsa.
Visto in sogno, d fortuna.
Scala gli alberi, o li spezza.
Sa che tempo fa domani.
 il signor della montagna.

Lo seguiva un altro bestione ben piantato:

Grandi corna ben aguzze,
Grande gobba sulla schiena,
Pelo nero, indole docile,
Viene avanti a passi lenti.
Questo  l'utile zeb.

Le due creature fecero un ingresso solenne e il re diavolo le accolse con riguardo.
Il signore di Monte Orso diceva: "Generale Yin, a quanto vedo siete in buona salute; mi felicito." E l'eremita Zeb: "Siete proprio pi in forma che mai, generale Yin, ne sono lietissimo."
"E voi, signori, come ve la passate?"
"Come al solito" rispose il signore di Monte Orso.
"Secondo il tempo che fa" soggiunse l'eremita Zeb.
Si sedettero a chiacchierare e a ridere. Uno dei compagni di Tripitaka si lasci sfuggire un gemito, perch la corda che lo legava stretto gli faceva male.
"E questi da dove escono?" chiese il forzuto.
"Gente che si  presentata volontaria" sogghign il re diavolo.
"Non potreste servirli ai vostri ospiti?" sugger l'eremita, scoprendo i denti in una risata.
"Ma certo, con piacere."
"Non bisogna dar fondo alle provviste senza criterio" obiett il signore di Monte Orso. "Ne mangiamo due e mettiamo in dispensa il terzo, d'accordo?"
Il re diavolo acconsent e fece chiamare il cuoco, che strapp il cuore e svuot delle interiora i compagni di Tripitaka, e poi ne tagli le carni a pezzetti. Teste, cuori e fegati furono offerti agli invitati, gli arti al padron di casa e il resto fu diviso fra gli altri. Gli ossi scricchiolavano sotto le mascelle, come quando una tigre divora un agnello: in pochi minuti furono masticati e inghiottiti. Il reverendo era morto di paura; e questa era soltanto la prima delle prove terribili che lo attendevano da quando era partito da Chang'an.
Mentre l'angoscia lo torturava, incominciava appena ad albeggiare. I due esseri malefici se ne andarono solo all'aurora, scambiando abbracci e dicendo: "Ci avete convitato magnificamente; la prossima volta ci permetterete di ricambiare."
Mentre il sole rosso saliva in cielo, Tripitaka era rimasto in un tale stato di sbalordimento, che non sarebbe riuscito a distinguere la destra dalla sinistra. Mentre se ne stava l tutto istupidito, gli comparve davanti un vecchio che impugnava un bastone. Bast che sfiorasse i suoi legami, perch si spezzassero. Ma Tripitaka ritorn in s solo quando il vecchio gli alit in volto. Allora si inginocchi: "Grazie, nobile vegliardo, di aver salvato la vita all'umile monaco che sono."
"Alzati" rispose il vecchio. "Non ti pare di aver perduto qualcosa?"
"La mia scorta  stata divorata. Dovrebbero rimanere il cavallo e i bagagli, ma non so dove sono."
"L" fece il vecchio indicando con il bastone. "Quelli non sono un cavallo e due fagotti?"
Tripitaka volse la testa e si consol vedendo che non aveva perduto tutto. Chiese al vecchio: "Che posto  questo? E voi come vi ci trovate?"
"Si chiama Montagna della Doppia Forca. Come vi  venuto in mente di venirvi a ficcare in questo rifugio di tigri e lupi?"
"Siamo partiti dal posto di frontiera di Hezhou al canto del gallo, ma era pi presto del dovuto. Ci siamo aperti la strada come potevamo sul ghiaccio, e siamo caduti in una fossa. Un diavolo orribile ci ha fatto legare, me, il vostro umile monaco, e i due compagni che avevo. Poi sono comparsi un forzuto di pelo scuro, che si diceva signore di Monte Orso, e un grassone, l'eremita Zeb. Si rivolgevano al diavolo chiamandolo 'generale Yin'. Hanno divorato i miei compagni e, al sorgere del sole, si sono separati. Non avevo pi speranza di avere l'inaudita fortuna di essere soccorso."
"L'eremita  lo spirito malefico di un toro selvaggio, il signore della montagna quello di un orso e il generale Yin quello di una tigre. I loro seguaci sono spiriti della montagna, fantasmi degli alberi e strane bestie. Il motivo per cui non hanno mangiato te  che non potevano farlo, per la chiarezza originaria della tua natura fondamentale. Vieni con me: ti condurr sulla strada giusta."
Sommerso dalla gratitudine, Tripitaka caric i fagotti e segu il vecchio, tirando il cavallo per la briglia.
Ritornati sulla strada, Tripitaka leg il cavallo a un arbusto e si gir per salutare il vecchio; ma questo, leggero come un alitar di brezza, inforc una gru bianca con la testa rossa e scomparve in alto nel cielo. Scese ondeggiando un bigliettino, che recava la seguente quartina:

Sono la candida Stella dell'Ovest
Inviata dal Cielo per salvarti.
Se sul cammino trovi degli ostacoli,
Non volercene; noi ti aiuteremo.

Tripitaka si volse al cielo e preg: "Ti sian rese grazie, Venere, pianeta d'oro, per avermi cavato da questi pericoli."
Riprese la briglia del cavallo e prosegu il suo faticoso cammino, solo nel paesaggio desolato.
Sui monti non c'erano che

Venti ghiacciati, alberi gocciolanti,
Le acque impetuose dei torrenti,
Inebrianti profumi di fiori
Selvatici, massi pericolanti.
Daini e caprioli si vedono a volte,
Trib di scimmie strillano sugli alberi,
Cantano uccelli. Nessuna orma umana.
Il viaggiatore inquieto intirizzisce
E trema; il cavallo s'avanza a fatica.

Persuaso di doverci lasciare la pelle, Tripitaka si arrampic sulla ripida cima. In capo a mezza giornata di cammino non aveva incontrato anima viva, n visto intorno l'ombra di un villaggio. La fame lo tormentava, il suolo accidentato lo spossava. A questo punto, ecco due tigri che gli sbarrano il cammino ruggendo. Alle sue spalle si avvolgevano le spire di giganteschi serpenti, a destra brulicavano bestie velenose, a sinistra esseri malefici. Il monaco non aveva altra scelta che di abbandonarsi alla volont del cielo; mentre il cavallo zoppicante ed esausto finiva per cadere in avanti, piegando le zampe anteriori, e si rovesciava sul fianco. Non ci fu verso di farlo alzare: tirarlo per le briglie o batterlo non serviva a nulla. Il povero maestro della legge si sent perduto. Ma non c' pericolo disperato, che non trovi il soccorso appropriato.
In questa situazione senza uscita, a un tratto, le bestie velenose fuggirono, le creature malefiche volarono via, le tigri voltarono la schiena e i serpenti strisciarono a nascondersi. Tripitaka alz la testa e vide un uomo armato di un tridente d'acciaio, con arco e frecce legate alla cintura. Era un pezzo d'uomo che sbucava dal fianco della montagna:

Berretto di leopardo maculato,
La tunica tessuta in lana e seta,
Alla vita un fermaglio col leone,
Ai piedi calzature di capriolo.
Occhi dalle pupille spiritate,
Arruffata e selvatica la barba.
Ha un turcasso di frecce avvelenate
E un tridente d'acciaio di gran pregio.
Fuggono gli animali a perdifiato,
I fagiani atterriti si dileguano,
Nell'udire la sua voce sonora.

Quando Tripitaka lo vide avvicinarsi, si inginocchi sul bordo della strada, giunse le mani e grid: "Mahrja, aiuto, aiuto!"
Il pezzo d'uomo si avvicin al monaco fuori di s, pos il tridente, lo fece alzare da terra e gli disse: "Rassicuratevi, reverendo. Non sono mica un brigante, ma solo un cacciatore. Mi chiamano Grande Protettore Pacificatore della Montagna, ma il mio nome  Liu Boqin. Mi imbatto in voi mentre ero in cerca di cacciagione. Mi dispiace di avervi spaventato."
"Io sono un monaco inviato dall'imperatore al Paradiso dell'Ovest per pregare il Buddha e cercare le scritture. Mi trovavo circondato da serpenti e da bestie feroci che, quando vi hanno visto arrivare, sono scappate: mi avete salvato la vita, non so come ringraziarvi."
"Le bestie hanno paura di me, perch vivo abbattendole e catturandole; da queste parti non ci sono molte altre risorse. Visto che venite dalla corte dei Tang, siamo compatrioti. Questo territorio  ancora soggetto ai Tang; viviamo sulle terre del medesimo sovrano. Non abbiate paura, e venite con me. Anche il vostro cavallo potr riposare nella mia capanna, e domattina vi riaccompagner sulla buona strada."
Rinfrancato da queste parole, Tripitaka lo segu tirandosi dietro il cavallo.
Mentre camminavano sul fianco della montagna, il vento port un ululato.
"Reverendo, sedetevi qui e non muovetevi. Questo rumore indica la presenza di una lince: aspettate che la catturi, ve la servir a pranzo."
Tripitaka si sentiva il cuore in gola, figurarsi se si sarebbe mosso. Il cacciatore brand il tridente e mosse a gran passi verso la fiera, una specie di tigre picchiettata che si acquattava nell'erba. Alla vista dell'uomo, fece dietro-front e scapp.
"Dove scappi, bestiaccia?" tuon Boqin.
Inseguita, la fiera si rivolt e gli balz addosso sguainando gli artigli, ma il cacciatore le oppose il tridente brandito a due mani. Tripitaka era inchiodato dal terrore; da quando era uscito dal ventre di sua madre non aveva mai assistito a gesta simili. Il gran protettore e il felino sul pendio della montagna, la lotta fra l'uomo e la belva: che scontro!

Ira crescente e violento uragano.
L'ira accresce l'audacia al cacciatore,
Violenza senza freni  nella belva.
Se l'uno cerca il colpo decisivo,
L'altra sfodera artigli e mostra zanne.
Brillan le punte acute del tridente,
Nubi di sabbia solleva la coda.
L'un punta al cuore e l'altra al buon boccone.
Se vuoi salvarti, tientene lontano,
O ti aspetta una visita all'Inferno.
Senti come ruggisce questa belva,
E che voce di tuono il cacciatore!
Ruggiti da spaccare le montagne,
Grida da lacerar le nubi in cielo.
Gli occhi sembrano uscire dalle orbite,
Il duro sforzo fa scoppiar la milza.
Uomo e tigre si batton per la vita:
Chi sbaglia un colpo  sicuro di perderla.

Dopo due ore buone, il felino dirad gli assalti; quando diede segno di accasciarsi, il cacciatore gli affond il tridente nel petto e lo abbatt. Povera bestia! Gettava sangue come una fontana; il cacciatore l'afferr per le orecchie e la trascin sulla strada.
Lui non aveva nemmeno il fiato grosso, n il suo viso aveva cambiato colore. Si volse a Tripitaka: "Ci  andata bene.  un gatto di montagna bello grasso, pu sfamarci per un giorno intero."
"Siete veramente il dio della montagna!" esclam Tripitaka, e si profuse in elogi.
"Che cosa posso aver fatto per meritarmi lodi cos eccessive? Semplicemente, mi avete portato fortuna. Venite che lo scuoiamo e lo mettiamo a cuocere per offrirvi un pasto decente."
Andava avanti per mostrare il cammino, reggendo il tridente in una mano e trascinando la fiera con l'altra. Tripitaka lo seguiva tirando il suo cavallo per la briglia. Quando ebbero aggirato il fianco della montagna per un sentiero serpeggiante, si offr al loro sguardo una piccola tenuta alpestre. All'ingresso

Alberi antichi, alti fino al cielo,
Sentieri invasi dalle erbe selvatiche.
Da mille gole soffia un vento freddo.
Su dalle erbe esalano profumi.
Le macchie di bamb son verde cupo.
La capanna e la corte con le siepi
Certo meriterebbero un quadretto.
Muri sbiancati a calce, un ponte in pietra.
L'autunno ha preso un volto chiaro e fresco:
Nubi bianche sonnecchian sulle cime,
Foglie gialle sui bordi del sentiero.
All'uscio addormentato va guaendo
Un cagnolino. Le galline chiocciano
Dentro il folto degli alberi.

Giunto all'uscio, Boqin gett a terra la carcassa del felino e grid: "Dove siete, figlioli?"
Tre o quattro ragazzi brutti e deformi uscirono di casa. Sollevarono la bestia e la portarono dentro. Boqin raccomand loro di scuoiarla senza perder tempo e di prepararla per l'ospite, poi ritorn da Tripitaka e lo introdusse in casa. Dopo i saluti d'uso, il monaco rinnov i ringraziamenti per avergli salvato la vita, e per la compassione e generosit che aveva dimostrato.
"Non mi ringraziate, fra compatrioti era il minimo che potessi fare!"
Si sedettero, bevvero il t e una vecchia, accompagnata da una donna pi giovane, si fece avanti a salutare.
"Queste sono mia madre e mia moglie."
"Pregate la vostra signora madre di occupare il posto d'onore, perch l'umile monaco che sono possa presentarle i suoi rispetti."
"Venite da lontano, reverendo" disse la vecchia. "Restate comodo, non fate complimenti!"
"Mamma,  stato mandato dal sovrano dei Tang a cercare le scritture nel Paradiso dell'Ovest. Ci siamo incontrati sulla montagna e, dal momento che siamo compatrioti, l'ho invitato a casa. Cos far riposare il suo cavallo, e domani lo accompagner per un tratto."
"Bravo, cpita proprio al momento giusto.  l'anniversario della morte di tuo padre: chiediamo al reverendo di acquistargli meriti recitando qualche passo di sutra. Vorr dire che lo accompagnerai dopodomani."
Liu Boqin, bench fosse un uccisore di tigri e si fregiasse del titolo di Grande Protettore Pacificatore della Montagna, non era privo di piet filiale. Colse al volo il suggerimento di sua madre, corse a preparare incenso e carta moneta e insist per trattenere Tripitaka.
Nel tardo pomeriggio, mentre stavano ancora conversando, i giovani domestici disposero tavola e sgabelli, e servirono piatti fumanti di carne di tigre. Il cacciatore invit Tripitaka a servirsi; poi sarebbe venuto il riso.
" molto gentile da parte vostra, ma non posso nascondervi" confess Tripitaka giungendo le mani sul petto "che sono un monaco che non ha mai mangiato carni, fin dalla nascita."
Boqin riflett a lungo prima di rispondere: "Reverendo, la nostra povera famiglia, per quanto si risalga nelle generazioni, non  mai vissuta osservando una dieta vegetariana. Anche se combinassimo il pranzo, diciamo, con qualche germoglio di bamb, delle orecchiette, dei legumi secchi e preparassimo del formaggio di soia, dovremmo poi cuocere tutto con grasso di cervo o di tigre, che non sono proprio ingredienti di magro. Le due pentole che abbiamo sono tutte incrostate di grassi del genere. Come facciamo? Mi dispiace, ho avuto torto a invitarvi."
"Non vi date pena, servitevi, vi prego! Posso benissimo sopportare la fame per tre o quattro giorni. Ma non potrei mai violare la regola che vieta il consumo della carne."
"E se vi trovaste sul punto di morir di fame?"
"In ogni caso vi sono molto grato di avermi tolto dalle unghie di quelle belve: morir di fame  sempre meglio che essere divorato da una tigre."
Ma la madre del cacciatore esclam: "Ragazzo mio, non discutere con il reverendo monaco. Gli combino io un pasto di magro."
"E come ti procurerai l'occorrente?"
"Non preoccuparti, ho tutto quello che serve."
Si rivolse alla nuora, le fece portare la pentola piccola, la mise al fuoco per bruciare il grasso e la gratt e rasp a lungo, la lav e rilav, prima di rimetterla sul fornello.
Poi prepar un infuso di foglie d'olmo, e vi fece cuocere sorgo e miglio; prepar anche dei legumi secchi e vers tutto in due tazze che pos sulla tavola. Quindi si rivolse a Tripitaka: "Servitevi, reverendo.  cibo della massima purezza che abbiamo preparato con le nostre mani, mia nuora e io."
Tripitaka scese dal seggiolone dove stava seduto, la ringrazi e si mise a tavola.
Boqin gli teneva compagnia, fra tazze e piatti di carni di tigre, daino muschiato, pitone, volpe e lepre, senza sale n salsa, oltre a fette di carne essiccata. Si era appena seduto e impugnava le bacchette, quando Tripitaka giunse le mani e recit una preghiera. Il cacciatore ne fu tanto sconcertato che abbandon le bacchette e balz in piedi. Il monaco recit pochi versi e invit la compagnia a mangiare.
"Siete un monaco specializzato in sutra cortissimi."
"Non era un sutra" spieg Tripitaka, "ma solo la formula che si recita prima di un pasto di magro."
"Certo che ne inventate di complicazioni, voialtri monaci. Persino prima di mangiare, c' la formula!"
Concluso il pasto e dopo che si fu sparecchiato, Boqin guid Tripitaka a visitare la propriet. Percorsero un sentierino che li condusse a una capanna coperta di stoppie. Ne spinsero la porta: ai muri erano appesi pesanti archi e potenti balestre; molti turcassi colmi di frecce vi erano appoggiati. Dalla trave pendevano due pelli di tigre stese ad asciugare, puzzolenti e sporche di sangue raggrumato. Negli angoli erano appese lance, forche, spade e randelli. Due seggiole erano collocate in mezzo alla stanza, e Boqin invit Tripitaka a sedersi. Ma l'ambiente minaccioso e ripugnante non incoraggiava a prolungare la visita. Quando uscirono raggiunsero un ampio giardino con aiuole di crisantemi gialli e ricche chiome di aceri dalle foglie rosse. Con un fruscio, sbucarono dagli alberi una diecina di cervi ben nutriti e un intero gregge di daini, che non mostravano alcun timore della presenza umana.
"Sono animali che avete addomesticato, suppongo?" chiese Tripitaka.
"Come i ricchi di Chang'an ammucchiano capitali e gli agricoltori il grano, cos noi cacciatori alleviamo animali selvatici, per premunirci dalle carestie."
Mentre passeggiavano chiacchierando scese la notte, ed essi rientrarono in casa.
La mattina successiva tutti in casa, giovani e vecchi, si alzarono e si diedero da fare per preparare un pasto di magro per il reverendo, prima di invitarlo a recitare i sutra. Tripitaka si lav le mani e, in compagnia del grande protettore, bruci l'incenso e preg davanti all'altare di famiglia. Poi, percuotendo il pesce di legno, recit le parole della purificazione della bocca e le formule della pulizia del corpo e dello spirito, prima di svolgere il rotolo dei sutra per la salvezza dei morti.
Quando ebbe finito di salmodiare, il cacciatore lo preg di redigere una supplica per raccomandare il defunto. Poi Tripitaka recit il sutra del Diamante e quello di Guanyin. Aveva una voce alta, chiara e distinta. Dopo il pasto di magro del mezzogiorno, pass al sutra della Buona Legge e a quello di Amitbha. Prosegu con un capitolo del sutra del Pavone e concluse con la storia della guarigione del monaco mendicante da parte del Buddha(15).
Ridiscese la sera. Durante tutta la giornata era stata offerta ogni sorta di incenso e bruciate le offerte di carta moneta, insieme alla supplica per la liberazione del trapassato. La cerimonia buddista si concluse e tutti andarono a letto.
L'anima del padre di Boqin, che durante la giornata era stata salvata dalla perdizione, apparve in sogno a tutta la famiglia, giovani e vecchi: "Mi sarebbe stato difficile sottrarmi alle sofferenze del mondo delle ombre, non me la sarei cavata tanto presto. Ma grazie al santo monaco e alle sue preghiere, che hanno cancellato le mie colpe, il re dell'Inferno Yama mi rimanda sulla terra benedetta della Cina, dove rinascer in una famiglia eminente. Ringraziate il reverendo, mi raccomando, non mancate! Io me ne vado."
Il fatto  che

Di ogni fenomeno il significato
 liberare i morti dal peccato.

Quando la famiglia si risvegli, il sole era gi alto. La moglie del cacciatore disse al marito: "Ho sognato che il suocero era tornato a casa. Il santo monaco aveva cancellato i suoi peccati, e lui ci raccomandava di trattarlo con rispetto. Noi cercavamo di trattenerlo, ma non ci riuscivamo. Poi mi sono svegliata e mi sono resa conto che era stato un sogno."
" strano: ho fatto lo stesso sogno anch'io. Parliamone alla mamma."
Ma la vecchia li anticip, chiamando: "Boqin, vieni qui, ti devo dire una cosa."
Era seduta sul letto e raccont: "Ho fatto un bel sogno. Pap era ritornato a casa; grazie al reverendo i suoi peccati erano stati cancellati, diceva; adesso doveva rinascere in Cina, in una famiglia importante."
La coppia si mise a ridere: "Abbiamo fatto tutti lo stesso sogno, anche noi te lo volevamo raccontare."
Svegliarono l'altra gente di casa per ringraziare tutti insieme Tripitaka e fare i preparativi per la sua partenza. Gli si presentarono davanti: "Non sappiamo come ringraziarti del grande beneficio che ci hai fatto: hai liberato il nostro defunto padre."
"L'umile monaco che sono non merita tanti ringraziamenti. Di quale potere potrei mai vantarmi?"
Boqin raccont il sogno che tutti avevano fatto, e anche Tripitaka se ne rallegr. Gli offrirono un pasto di magro e un tael, per dimostrare la propria gratitudine; ma per quanto insistessero, lui non volle accettare nemmeno una sapeca. Tuttavia disse: "Basterebbe che mi dimostraste la vostra compassione accompagnandomi per una sola tappa. Questo grande segno di amicizia mi farebbe molto piacere."
Boqin, la madre e la moglie non poterono fare altro che preparare in fretta e furia gallette di farina e altre provviste secche. Le donne pregarono il figlio e marito di partire con lui per accompagnarlo il pi a lungo possibile. Tripitaka accett con sollievo. Boqin port con s due o tre giovani domestici, muniti di trappole per i conigli selvatici, e si mise in via con il monaco. Camminando non si stancavano di contemplare l'aspetto selvaggio della montagna e il gioco del vento e del sole sulle cime.
Dopo mezza giornata di cammino, giunsero ai piedi di una montagna immensa, alta da toccare il cielo, ripida e minacciosa. Il cacciatore si arrampicava svelto come se avesse camminato in pianura. Arrivati a mezza costa, Boqin si ferm e disse: "Reverendo, qui vi devo lasciare e ritornare indietro."
Tripitaka quasi cadeva di sella: "Un'altra tappa, vi supplico, se potete darvene la pena!"
"Voi non sapete, reverendo, che questo  il Monte delle Due Frontiere: il versante orientale  ancora sotto la giurisdizione dei Tang, ma quello occidentale appartiene ai Tartari. Lupi e tigri dall'altra parte non sono pi sotto il mio controllo; e comunque non ho passaporto: ci dovrete andare da solo."
Tripitaka era cos inquieto che lo tratteneva per la manica e si mise a piangere a calde lacrime.
Proprio nel momento di questa straziante separazione, si ud salire dalle viscere della montagna una voce di tuono che gridava: "Finalmente il mio maestro  arrivato!"
Tripitaka rest impietrito, ma anche Boqin si mise a tremare.
Se poi, in fin dei conti, non sapete chi gridava, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 14
SCIMMIOTTO

QUANDO LA SCIMMIA DEL CUORE E DELLO SPIRITO RITORNA ALL'OVILE, I SEI BRIGANTI DEI SENSI PERDONO LA BATTAGLIA.


Abita il Buddha in cuore, perch il cuore  il Buddha.
Che Buddha e cuore contino, questo tutti lo sanno.
Ma vero cuore e Buddha, e corpo della Legge,
 solo chi comprende che essi non esistono.
Buddha e Legge non hanno una forma oggettiva,
Sono sfera di luce che assorbe ogni fenomeno.
I corpi fenomenici non hanno realt,
Son corpi incorporali i soli corpi autentici.
Ci che non ,  l'autentico; il reale  irreale.
Non vi  vuoto n pieno; l'andata ed il ritorno
Non avvengono mai. Uguale e differente,
Essere e nulla, il prendere ed il lasciar, non sono.
Si diffonde una luce uguale dappertutto,
Contiene un gran di sabbia tutto il regno del Buddha
E racchiude migliaia e migliaia di mondi.
Il cuore di un sol corpo vale tutti i fenomeni.
Chi comprende si astiene da qualsiasi pensiero
E si conserva puro da contaminazioni.
Cessar di incatenarsi al bene come al male:
Per il saggio dei Skya  questo il vero omaggio.

Il cacciatore e Tripitaka, impauriti, udirono di nuovo gridare: "Il maestro  arrivato!"
"A gridare dev'essere la vecchia scimmia chiusa nel cofano di pietra ai piedi della montagna" suggerirono i giovani domestici.
"Si capisce, dev'essere proprio lei" esclam il cacciatore.
"Di quale vecchia scimmia si tratta?" chiese Tripitaka.
"Una volta questo monte si chiamava Montagna dei Cinque Elementi. Il suo nome  stato cambiato in Monte delle due Frontiere dopo le campagne militari che il nostro imperatore ha condotto in Occidente per assicurare i confini del paese. I vecchi raccontano che moltissimo tempo fa, al tempo in cui Wang Mang usurp il trono dei Han, questa montagna cadde dal cielo per imprigionare una scimmia divina. Non soffre n il caldo n il freddo, non mangia e non beve; se ha fame, la divinit locale che l'ha in custodia le d biglie di ferro, se ha sete bronzo fuso. Eppure  sopravvissuta fino ad ora. Di certo  lei che grida. Non abbiate paura, reverendo. Scendiamo la montagna e andiamo a vederla."
Tripitaka lo segu tirandosi dietro il cavallo. Bast una marcia di pochi li per portarli dove si vedeva una scimmia che spingeva il naso e sporgeva le dita dagli interstizi di un cofano di pietra, agitandosi disperatamente ed esclamando: "Maestro, ce ne avete messo di tempo! Comunque, meglio tardi che mai: benvenuto! Tiratemi fuori di qui, e vi scorter fino al Paradiso dell'Ovest."
Il monaco si avvicin per vederla meglio. Che aspetto aveva?

Appuntita la bocca, guance cave,
Occhi di fuoco con pupille d'oro;
Muschi e licheni le copron la testa
E le liane le spuntan dagli orecchi.
Sulle sue tempie cresce l'erba verde
E carici sul mento a mo'di barba,
Del fango in fronte, terra dentro il naso.
 assai depressa, non ha bella cera.
Mani piene di calli e di sporcizia
Con dita intorpidite. Va ancor bene
Se ha possibilit di muover gli occhi.
Certo la lingua nessuno la ferma,
Ma quel povero corpo  paralitico.
 il nostro buon Scimmiotto, il grande santo,
Che dopo cinque secoli di pena
Ormai scontata,  pronto per uscire.

Il cacciatore era talmente audace che si accost fino a levarle la vegetazione che le cresceva sulle tempie e sul mento, e le chiese: "Che cos'hai da dire?"
"A te niente. Fa venir qui il maestro della legge, che devo parlare con lui."
"Che cosa vuoi da me?" chiese Tripitaka.
"Non saresti per caso la persona che il grande re delle terre dell'Est ha inviato a cercare le scritture nel Paradiso dell'Ovest?"
"Sono proprio io. Perch me lo chiedi?"
"Io sono il Grande Santo Uguale al Cielo. Ne avevo fatto di casino in Cielo, cinquecento anni fa! Per qualche scherzetto ai superiori, niente di pi, il Buddha mi ha incastrato qua sotto. Ultimamente la pusa Guanyin  passata di qua mentre, per ordine del Buddha, andava nell'Est a scegliere qualcuno che partisse in cerca delle scritture. Le ho chiesto di fare qualcosa per me, e lei mi ha impegnato a rinunciare alla violenza, a seguire la legge del Buddha e a proteggere il pellegrino, accompagnandolo nell'Ovest a rendere omaggio al Buddha. Un'impresa cos non pu che farmi bene. Perci sono rimasto all'erta giorno e notte, con il cuore che mi batteva mattina e sera, ad aspettare che arrivaste e mi tiraste fuori, maestro. Sono pronto a proteggere la vostra ricerca e a diventare vostro discepolo."
"Il tuo  un buon proposito e gli ordini della pusa sono sacri" gli rispose Tripitaka, lieto della sua buona disposizione. "Ma io non ho strumenti per liberarti."
"Non ce n' bisogno. Basta che vogliate, e da qui mi liberer da solo."
"Certo che voglio; ma tu come farai?"
"In cima alla montagna c' un sigillo con lettere d'oro del beato Buddha. Basta che vi ci arrampichiate e leviate il sigillo: allora uscir."
Tripitaka acconsent e si rivolse al cacciatore: "Gran protettore, andiamo su a vedere di che cosa si tratta."
"Ma sar vero?" replic Boqin.
"Certo che  vero!" strill la scimmia. "Figurarsi se ho voglia di dir bugie!"
Boqin chiam i giovani domestici e affid loro il cavallo; poi, sorreggendo Tripitaka, ricominci l'ascensione della montagna. Raggiunsero la cresta, aggrappandosi ai cespugli, e scoprirono che da un certo punto provenivano raggi d'oro ed effluvi di buon augurio. L c'era una grande lastra di pietra cui era applicato un sigillo in lettere d'oro, con la scritta: Om mani padme hm.
Tripitaka si inginocchi e si inchin pi volte alle lettere d'oro della lastra; poi, rivolto a ovest, preg: "Il vostro discepolo Chen Xuanzang ha ricevuto da voi la missione di cercare i sutra; se la scimmia divina  davvero destinata a divenire mio discepolo, che mi sia dato di togliere il sigillo e di liberarla, e di salire con lei il Picco degli Avvoltoi. Se invece non  che un mostro pericoloso, che mi inganna e non aiuterebbe la nostra impresa, che mi sia impossibile di levare il sigillo."
Dopo la preghiera si chin sulla lastra e sollev senza sforzo l'iscrizione in lettere d'oro. Una brezza profumata gli fece volar via tra le dita il nastro che la recava, mentre una voce diceva: "Sono il guardiano del santo. Ora che la sua punizione  scontata, ritorner dal Buddha a rendergli il sigillo."
Tripitaka, il cacciatore e i loro accompagnatori erano cos sorpresi, che per qualche minuto rimasero a discutere ad alta voce con lo spazio vuoto.
Ridiscesero al cofano di pietra e annunciarono alla scimmia: "Il sigillo  stato tolto, puoi uscire." Scimmiotto grid tutto allegro: "Fatevi in l, per favore! Non vorrei spaventarvi."
Il gruppo s'incammin verso oriente. Si fermarono dopo sei o sette li, ma la scimmia grid: "Un po'pi in l, continuate!"
Tripitaka aveva continuato il cammino per allontanarsi, quando sent un boato spaventoso, come se la terra si aprisse e la montagna vi sprofondasse. Erano inchiodati dal terrore, quando la scimmia comparve davanti al cavallo del monaco. Si inginocchi, nuda come un verme, gridando: "Maestro, eccomi qua!"
Si inchin quattro volte a Tripitaka e fece una grande riverenza anche al cacciatore: "Fratello, grazie di esserti dato la pena di scortare il mio maestro, e anche di avermi diserbato la faccia."
Poi and ad armeggiare con i bagagli. Il cavallo, a sentirselo vicino, tremava tutto e abbassava la testa: Scimmiotto, come antico equipuzio dei cavalli-drago del Cielo, aveva su tutti gli equini una tale autorit, da intimidirli al solo accostarsi.
Visto che sembrava pieno di buone intenzioni e aveva il piglio di un vero sramana, Tripitaka gli chiese: "Qual' il tuo nome, caro discepolo?"
"Mi chiamo Scimmiotto."
"Ti dar un nome in religione, che convenga meglio al nostro uso."
"Grazie della generosa iniziativa, ma ho gi anche quello; il mio nome completo : Scimmiotto Consapevole del Vuoto."
"Un nome molto adatto alla nostra scuola. Ma con la tua aria di piccolo dhta ti vorrei dare anche il soprannome di Novizio. Ti va?"
"Va benissimo!"
Da allora Scimmiotto si chiam anche il Novizio.
Boqin, visto che Scimmiotto dava segno di voler partire, si rivolse a Tripitaka per salutarlo: "Reverendo, avete avuto la fortuna di trovare questo ottimo discepolo. Congratulazioni! Io, a questo punto, me ne tornerei indietro."
"Vi ho portato molto lontano da casa e vi sono infinitamente grato" rispose Tripitaka inchinandosi e profondendosi in complimenti. "Al vostro ritorno, salutatemi le signore, che ho tanto disturbato. Spero che le rivedr, sulla strada del ritorno, per rinnovare i miei ringraziamenti."
E con molte cerimonie si separarono.
Scimmiotto invit Tripitaka a montare sul cavallo, da cui aveva tolto i bagagli per metterseli in spalla, e part a gran passi, tutto nudo. Mentre valicavano il Monte delle Due Frontiere, si fece loro incontro una tigre feroce che ruggiva minacciosa. Dall'alto del cavallo Tripitaka tremava, ma Scimmiotto gli disse allegramente: "Niente paura,  quello che ci voleva: il garzone del sarto mi consegna i pantaloni."
Pos i bagagli, da dietro l'orecchio estrasse un ago che trasform in una grossa sbarra di ferro, e la guard sorridendo: "Quanti anni che non ti adopero, vecchio tesoro! Ma oggi mi devi procurare qualcosa da mettere addosso."
Eccolo che si fa avanti a grida: "E tu, bestiaccia, dove vai?"
La belva si accuccia nella polvere e non osa muoversi. Ma il randello le sfiora appena il cranio, che il suo cervello vola intorno in mille petali sanguinosi, e i denti schizzano via come sassolini di giada bianca. Il monaco fu tanto esterrefatto da cadere da cavallo.
"Santo cielo!" borbottava. "Il cacciatore Liu, l'altro giorno, venne a capo del felino picchiettato dopo ore di combattimento. Scimmiotto non ha nemmeno combattuto: ha menato un colpo, ed ecco la tigre cucinata.  il caso di dirlo: a forzuto, forzuto e mezzo!"
Il Novizio ritorn trascinando la bestia: "Maestro, sedetevi un momento, che levo il vestito a questa tigre e me lo metto io; poi riprenderemo la strada."
"Ma non ha vestiti."
"Non preoccupatevi, so io come fare."
Il bravo re scimmia si strappa un pelo, ci soffia sopra e lo trasforma in un coltello tagliente a orecchio di bue. Taglia la pelle a partire dal ventre e la strappa via tutta intera. Taglia le zampe, stacca la testa, riduce la pelliccia a un rettangolo e la soppesa: " un po'larghetta, si pu tagliare in due."
Riprende il coltello, la taglia a met, arrotola e ripone una parte, si cinge l'altra intorno alla vita; sul bordo della strada taglia una liana e la annoda solidamente come cintura. Coperta in questo modo la parte inferiore del corpo, dice: "Per ora pu andare, possiamo ripartire. Quando ne avremo l'occasione, mi far prestare ago e filo, e cucir questo perizoma."
Quanto alla sbarra di ferro, aveva ripreso le dimensioni di un ago ed era stata rimessa dietro l'orecchio. Si mise in spalla i bagagli e preg il monaco di risalire a cavallo.
Mentre camminavano, Tripitaka chiese: "Consapevole del Vuoto, che ne hai fatto dalla sbarra con cui hai ucciso la tigre?"
"Maestro" rispose ridendo Scimmiotto, "voi non sapete la storia del mio randello: viene dal palazzo del drago dell'oceano orientale. Si chiama Prezioso ferro magico per sondare il fiume celeste, o anche Bastone a Piacer Vostro cerchiato d'oro. Gli devo molto: l'anno che mi ribellai al Cielo mi rese molti servizi. Si pu ingrandire e rimpicciolire. Ora ne ho fatto un ago da ricamo e me lo sono infilato dietro l'orecchio. Lo tiro fuori solo quando occorre."
Tripitaka continu: "Come mai, poco fa, la tigre si era acquattata e non si muoveva? Si  lasciata colpire con tutto comodo. Che cosa significa?"
"Non posso nascondervi che a vedermi, non dico una tigre, ma nemmeno un drago oserebbe fare lo spiritoso. Il vostro vecchio Scimmiotto sa sottomettere tigri e draghi, sa far risalire le correnti dei fiumi e sollevare gli oceani. So leggere le facce e penetrare il senso di ogni rumore. Posso ingrandirmi come l'universo e ridurmi pi piccolo di un pelo. So fare una quantit di trasformazioni, scomparire e riapparire. Scorticare questa tigre non  stato niente di speciale. Vedrete i miei talenti quando ci troveremo in difficolt."
Il discorso rasseren Tripitaka, che si sent cos sollevato dai suoi perpetui timori, da arrivare a spronare il cavallo per affrettarne il passo. Mentre maestro e discepolo camminavano e chiacchieravano, scendeva la sera:

Raggi obliqui di luce son riflessi
Dalle nubi che vengon dall'oceano.
Stormi d'uccelli cercano rifugio
Dentro i boschi levando i loro stridi.
Riparano le fiere nelle tane.
Giovane luna come falce in cielo
Spicca fra mille stelle scintillanti.

"Maestro, allunghiamo il passo, si fa tardi! Quel boschetto laggi ha l'aria di appartenere a una fattoria: ci converr cercare rifugio da quella parte."
Spronando di nuovo il cavallo, Tripitaka segu l'indicazione. Giunsero presto alla tenuta e Scimmiotto, messi a terra i bagagli, si fece avanti gridando: "Ehi, aprite!"
Un vecchio appoggiato a una canna di bamb incominci ad aprire la porta cigolante, ma quando vide l'orrido aspetto del Novizio, con la pelle di tigre cinta alla vita e la voce da dio del tuono, si sent tremare le gambe e balbett: "Un diavolo, questo  proprio il diavolo!"
Tripitaka si fece avanti per sorreggerlo: "Non temete, caro donatore,  il mio discepolo, non  un mostro."
Il vecchio, rassicurato dai lineamenti straordinariamente puri del monaco, chiese: "Da quale monastero vieni, per portarti dietro questa orrenda creatura?"
"Vengo dalla corte dei Tang e vado al Paradiso dell'Ovest per cercare le scritture. La nostra strada passa da qui. Poich si sta facendo tardi, ci permettiamo di sollecitare l'elemosina di una notte da passare nella vostra residenza. Ripartiremo domattina, prima dell'alba. Speriamo proprio che ci concederete questa piccola agevolazione."
"Vedo che tu sei un cinese dei Tang, ma quello l, il tuo spaventoso compagno, non lo  di sicuro."
"Eh, caro il mio vecchio, stai proprio diventando cieco!" grid Scimmiotto con voce tonante. "Si capisce che il mio maestro  della corte cinese, e io non sono n cinese n cortese(16). Io sono il Grande Santo Uguale al Cielo. I tuoi mi conoscono benissimo, e ho gi visto anche te."
"E dove mi avresti visto?"
"Da giovane non mi venivi sotto il naso, in cerca di legna e di erbe?"
"Che scemenze! E dove avremmo abitato, quando cercavo legna ed erbe vicino al tuo naso?"
"Proprio non ci arrivi! Tu non mi riconosci, ma io sono il grande santo del cofano di pietra del Monte delle Due Frontiere. Guarda meglio!"
"Be',  vero che un po'gli assomigli; ma come ne saresti uscito?" esclam il vecchio, che finalmente incominciava a capire.
Scimmiotto gli raccont per filo e per segno come era stato reclutato da Guanyin per la buona causa, e liberato con l'intervento del monaco cinese che aveva tolto i sigilli.
Finalmente il vecchio si decise a salutarli e a invitarli a entrare, chiamando moglie e figli perch si facessero vedere. Raccont loro com'erano andate le cose e li fece divertire. Poi fece servire il t e disse a Scimmiotto: "Grande santo, anche tu ormai dovresti avere una certa et."
"Tu che et hai compiuto quest'anno?"
"Sono cresciuto in et, ma non in saggezza, fino a cento trent'anni."
"Potresti essere il bisnipote del mio bisnipotino. Non ricordo nemmeno quando sono nato; solo il tempo passato sotto questa montagna,  mezzo millennio."
"S, s, ricordo le storie del mio bisnonno: la montagna era caduta dal cielo e aveva imprigionato una scimmia divina; e non ne sei uscito che oggi. Ti ho visto quand'ero un ragazzino: avevi la faccia piena di fango, ti cresceva l'erba in testa. Allora non mi facevi paura. Sembri un po'smagrito, senza fango n erbe in testa. Con questa pelle di tigre intorno alla vita, come si fa a distinguerti da un mostro?"
A questa osservazione tutti risero. Il vecchio, che non era privo di saggezza, fece servire un pasto di magro.
"Qual' il vostro nome?" chiese Scimmiotto quando ebbero finito di mangiare.
"Ci chiamiamo Chen" rispose il vecchio.
Tripitaka si alz e lev le mani giunte: "L'umile monaco che sono ha in comune con voi gli illustri antenati, caro donatore."
"Maestro, ma voi vi chiamate Tang" intervenne Scimmiotto. "Come potete avere gli stessi antenati?"
"La mia famiglia d'origine  Chen, della Tenuta dei Saggi Riuniti nella commenda di Honnong a Haizhou, nell'impero dei Tang(17). Il mio nome in religione  Xuanzang. Se porto il nome di Tang  perch l'imperatore Taizong, degli eminenti Tang, mi ha accordato di divenire suo fratello adottivo con il nome di Tripitaka."
Il vecchio era molto contento di sapere che avevano lo stesso cognome.
"Mio caro vecchio Chen, ho un altro disturbo da darti: non faccio il bagno giusto da cinquecento anni. Non ci potresti far preparare l'acqua calda? Te ne saremo molto riconoscenti."
Il vecchio fece scaldare l'acqua, portare le tinozze e accendere un braciere. Dopo il bagno, mentre erano seduti davanti al braciere, Scimmiotto riprese: "Non ho ancora finito. Vecchio Chen, avresti ago e filo da prestarmi?"
"Ma certo!"
La vecchia moglie port ago e filo, e li tese a Scimmiotto. Questi aveva l'occhio attento; aveva notato che il maestro, per prendere il bagno, si era tolto una tunichetta diritta di tela bianca, e ancora non l'aveva indossata. Se la tira vicino e l'infila, mentre si toglie la pelle di tigre; di quest'ultima riunisce i bordi con la piega detta testa di cavallo, se la rimette alla vita fermandola con una striscia di giunco e si presenta a Tripitaka: "In questo modo il vecchio Scimmiotto non ha un'aria pi decente?"
"Molto bene: ora sembri davvero un novizio. Se la tunica non ti sembra troppo vecchia e consunta, la puoi tenere."
"Grazie del regalo" rispose Scimmiotto, facendo una riverenza.
Procur fieno al cavallo e poi, quando ciascuno fin le proprie incombenze, maestro, discepolo e ospiti se ne andarono a dormire.
Il giorno dopo Scimmiotto si alz di buon'ora e preg il maestro di rimettersi in cammino. Mentre Tripitaka si vestiva, il Novizio rassettava la stanza e raccoglieva i bagagli. Il vecchio port acqua calda per lavarsi il viso e una colazione di magro; partirono dopo averla consumata. Tripitaka cavalcava dietro il Novizio. Mangiando e bevendo secondo le necessit, riparandosi la sera e ripartendo all'alba, giunsero insensibilmente all'inizio dell'inverno. Erano

Ricoperte di brina rosse foglie cadute,
Ma sempre verdeggianti i cipressi ed i pini.
Sfiorite le corolle di ninfee e crisantemi.
Il ghiaccio copre il ponte sull'acqua gorgogliante.
Sotto pallide nubi che galleggiano in cielo,
Una brezza stizzosa ci tira per la manica:
Come sopporteremo il freddo della notte?

Maestro e discepolo viaggiavano da molto tempo quando, dal ciglio della strada, sbucarono urlando sei uomini armati di lunghe picche e spade corte, armi da taglio e robusti archi.
"Tu monaco, laggi, dove credi di andare?" tuonavano. "Lascia il cavallo, molla i bagagli; e sbrigati, se ti vuoi portar via la pelle!"
Tripitaka, smarrito, cadde gi dal cavallo e non poteva articolar parola. Scimmiotto lo rialz e gli disse: "Maestro, non preoccupatevi. Non c' niente da temere. Questa brava gente ci porta viatico e vestiti per continuare il viaggio."
"Consapevole del Vuoto, devi avere le orecchie turate: ci ordinano di consegnargli cavallo e bagagli, e tu credi di poter chiedere qualcosa a loro?"
"Voi badate alla nostre cose e lasciate fare a me; vedrete come cambieranno idea!"
"Mano possente non vale due pugni, due pugni non valgono quattro mani: sono sei, e sono grandi e grossi; tu sei un piccoletto, come pensi di cavartela?"
Non era l'audacia che faceva difetto a Scimmiotto. Senza rispondere si fece avanti e salut i sei uomini con le mani sul petto: "Signori, perch vorreste impedire al nostro povero monaco di continuare il suo cammino?"
"Noi siamo i briganti della strada maestra, i re di queste montagne, sempre pronti a prenderci cura dei viaggiatori. Siamo famosi da un bel pezzo, anche se tu hai l'aria di non saperlo. Mettete gi la vostra roba senza esitare, e potrete passare. Altrimenti vi tagliamo a pezzetti."
"Anch'io sono signore delle montagne da un bel po'. Ma i vostri illustri nomi non li ho mai sentiti."
"Se non li sai, eccoli qua: Occhio cui Tutto Piace, Orecchio che Sente la Collera, Naso che Annusa e Brama, Lingua che Gusta e Pregusta, Pensiero Vorace e infine Corpo che Soffre."
"Siete una bella banda di ladruncoli!" esclam Scimmiotto ridendo. "Ma non vi rendete conto che in questo campo noi monaci, anche se ci siamo ritirati dal mondo, possiamo insegnare a chiunque? E ci vorreste fermare! Tirate fuori tutto quello che avete sgraffignato: se ce lo spartiamo in sette parti uguali, voi e io, vi perdono e vi lascio andare."
L'effetto del discorso fu che, dei briganti, l'allegro rise, l'irritabile si arrabbi, l'avaro divenne cupido, il voglioso concupiscente, il riflessivo invidioso e l'impressionabile inquieto. Si precipitarono avanti vociando: "Monaco impudente! Lui, che non ha un bel niente, vorrebbe dividere con noi!"
Si slanciano agitando le picche e brandendo le spade per colpire Scimmiotto: gi botte, per settanta od ottanta riprese. Consapevole del Vuoto se ne stava tranquillo in mezzo a loro, come se non se ne accorgesse nemmeno.
"Che zucca dura, questo dannato monaco!" grid un brigante.
"Cominciate a capire" replic ridendo Scimmiotto, "e magari vi sentite le manine un po'stanche.  tempo che tiri fuori il mio piccolo ago e vi faccia divertire un po'."
"Fa l'agopuntura, questo monaco? Ma noi non siamo mica malati: che cos' questa storia dell'ago?"
Scimmiotto si lev l'ago da dietro l'orecchio, gli diede le dimensioni di una sbarra bella grossa e invit: "Non andatevene adesso! Il vostro vecchio Scimmiotto vuol vedere se per caso non ha perso la mano a certi giochi."
I sei briganti terrorizzati fuggivano in tutte le direzioni ma, balzando di qua e di l, Scimmiotto li raggiunse uno dopo l'altro e li ammazz tutti quanti. Poi li spogli, si impadron degli oggetti di valore e ritorn indietro dicendo con un largo sorriso: "Ecco qui, possiamo ripartire. I briganti non ci sono pi, li ha sistemati il vecchio Scimmiotto."
"Ma pu esserci una creatura pi disastrosa di te?" gemette Tripitaka. "Erano dei bruti che ci volevano svaligiare, ma il magistrato non li avrebbe condannati a morte. Eri in grado di metterli in fuga; perch non li hai lasciati scappare e hai voluto ucciderli? Vuol dire attentare senza motivo alla vita degli altri. Come si pu fare il monaco in questo modo? Noi che ci siamo ritirati dal mondo, dobbiamo stare attenti a non danneggiare le formiche quando spazziamo il pavimento, e metter garze sulle lampade per amore delle falene. Come hai potuto rompergli la testa senza necessit n processo? Sei proprio privo di qualunque compassione. E ci va bene che siamo in mezzo alle montagne e non ci sono testimoni. Se in citt qualcuno ci si mette di traverso, e tu lo tratti in questo modo, io ci rester coinvolto fino al collo, non potr mica fare la parte del terzo che non sa niente."
"Maestro, se non li avessi battuti a morte, vi avrebbero ammazzato loro."
"Anche se fosse, per noi monaci  meglio morire che praticare la violenza. Se fosse toccata a me, ci sarebbe stato un morto solo, mentre cos sono sei. Come si pu giustificare? Se fosse un caso portato davanti al magistrato, non te la passeresti liscia neppure se il giudice fosse tuo nonno."
"Maestro, non vi posso nascondere che cinquecento anni fa, quando ero re del Monte di Fiori e Frutti, di gente ne ho ammazzata un bel po'. Se mi fossi comportato come dite voi, non sarei mai diventato Grande Santo Uguale al Cielo."
"Ma  stato proprio perch non ti sapevi controllare, e ti scatenavi in violenze quaggi e in folli oltraggi lass in Cielo, che ti  stata inflitta questa punizione di cinquecento anni. Ora che sei entrato nell'ordine come novizio, se continui a comportarti come poco fa e a distruggere vite, non potrai n diventare monaco n arrivare al Paradiso dell'Ovest. Il fatto  che sei troppo cattivo."
Scimmiotto non aveva mai sopportato le paternali. A sentire le invettive di Tripitaka, non ne pot pi ed esplose: " cos che la mettete: non posso diventar monaco, n arrivare al Paradiso dell'Ovest? Non c' bisogno che mi rintroniate le orecchie. Me ne vado per i fatti miei, e tanti saluti."
E prima che Tripitaka potesse rispondere, si scroll e scomparve, gridando ancora: "Me ne vado!". Il monaco ebbe un bel guardarsi intorno da tutte le parti; not soltanto che il breve grido si allontava verso est. Abbandonato, scosse la testa sospirando, profondamente afflitto e ferito: "Quel ragazzo! Come si pu essere cos ribelli al proprio direttore spirituale? Avevo appena aperto bocca, che  filato via senza lasciar traccia. Tanto peggio. Si vede che  il mio destino di non saper istruire discepoli e di restare solo come un cane. Del resto, anche volendo, dove lo potrei cercare adesso? Non resta che andare avanti."
Era pronto a procedere verso l'Ovest anche a costo della vita, a prendere tutto su di s senza contare su alcun aiuto.
Ricaric i bagagli sul cavallo e s'incammin tristemente a piedi, reggendo le briglie in una mano e nell'altra il suo bastone da pellegrino. Camminava da un po', quando vide venirgli incontro sul sentiero di montagna una vecchia, che reggeva rispettosamente una veste di broccato su cui era posato un berretto ricamato. Quando furono vicini, Tripitaka si fece da parte per lasciarla passare.
"Da dove venite, reverendo" chiese lei, "che camminate solo soletto?"
"Il vostro discepolo  inviato al Paradiso dell'Ovest dall'eminente sovrano delle terre dell'Est, per salutare il Buddha vivente e chiedergli i veri sutra."
"Il Buddha dell'Ovest abita nel grande Monastero del Colpo di Tuono, in India, ed  lontano cento ottomila li. Solo con il cavallo, senza compagni n discepoli, come pensate di arrivarci?"
"Un discepolo lo avevo, ma con un carattere cos tremendo e intrattabile che, per qualche parola di rimprovero, invece di accettare la lezione, si  eclissato."
"Questa tunica di broccato e questo berretto ricamato d'oro appartenevano a mio figlio, che sfortunatamente  morto giovane, dopo essere stato monaco per tre soli giorni. Sto appunto ritornando dal monastero, dove l'ho pianto. Quando mi sono congedata, il padre superiore mi ha dato questi abiti in memoria del mio ragazzo. Reverendo, dal momento che un discepolo lo avete, permettetemi di offrirli a voi."
"Vi ringrazio della generosa offerta, ma come vi ho detto il mio discepolo se n' andato; non posso accettare."
"E da che parte  andato?"
"A giudicare da un grido che ha gettato,  partito verso est."
"Abito proprio a est, non lontano da qui. Vedrete che si fermer a casa mia. Conosco un incantesimo che si chiama Autentiche parole di fissazione dello spirito, o anche Formula del cerchio che stringe. Imparate la formula a memoria, in modo da non dimenticarla mai, e mi raccomando, tenetela per voi, non fatela conoscere a nessun altro. Io ve lo acchiapper e lo convincer a ritornare da voi. Gli farete infilare la tunica e mettere in capo il berretto. Se dovesse disubbidirvi di nuovo, recitate a bassa voce l'incantesimo: vedrete che si guarder bene dall'insistere e non oser pi abbandonarvi."
Tripitaka si inchin per ringraziare. La vecchia si trasform in un raggio di luce dorata e disparve a est. Egli comprese che a insegnargli l'incantesimo era stata la pusa Guanyin, si affrett a raccogliere un pizzico di polvere dal suolo, a mo'd'incenso, e si inchin rivolgendosi a est con rispettosa devozione.
Poi nascose veste e berretto nel suo sacco e si sedette sul ciglio della strada, a esercitarsi nella recitazione della formula di fissazione dello spirito. La ripet finch la seppe a memoria e fu certo di non poterla pi dimenticare.
Intanto Scimmiotto, lasciato il maestro, con una capriola nelle nuvole era balzato nell'oceano orientale. Sceso dalla sua nuvola, separando le acque era filato dritto al Palazzo Acquatico di Cristallo, e aveva messo in allarme il re drago, che gli usc incontro per accoglierlo. Dopo averlo fatto accomodare e avere scambiato i complimenti d'uso, il re drago disse: "Ho sentito dire ultimamente che le vostre prove erano finite: scusate se non mi sono ancora congratulato con voi. Suppongo che avrete ripreso il controllo della montagna degli immortali e sarete ritornato a stabilirvi nella vostra grotta."
"Pensavo appunto di fare in questo modo, ma invece mi sono fatto monaco."
"Come sarebbe a dire, monaco?"
"La pusa dei mari del Sud mi ha arruolato per fare il bene e conseguire il giusto frutto, accompagnando il monaco Tang inviato al Buddha dell'Ovest. Sono entrato nell'ordine come sramana, perci mi chiamo anche Novizio."
"Come sono contento! Una decisione proprio commendevole: pentirsi, seguire la retta via, dominare le cattive inclinazioni, indirizzarsi al bene... Che belle cose mi dite! Ma se dovete andare a ovest, perch invece ritornate a est?"
"Il fatto  che quel monaco cinese non capisce niente di psicologia" rispose Scimmiotto con una risatina imbarazzata. "Per strada ci avevano fermato certi ladruncoli, e quando me ne sono sbarazzato lui ha incominciato a rimproverarmi e a farmi prediche che non finivano pi. Ti pare che il vecchio Scimmiotto sia capace di sopportare certe rotture di scatole? Perci l'ho lasciato perdere e sono venuto qui a farti una visitina e ad accettare una tazza di t."
" un grande onore, grazie di essere venuto."
Figli e nipoti del drago vennero a servire del t profumato.
Vuotata la tazza, mentre si guardava intorno, Scimmiotto scopr un quadro appeso al muro che raffigurava la presentazione dei sandali presso il Ponte di Terra. Il Novizio chiese: "Di che cosa si tratta?"
" un episodio che non conoscete, perch  pi recente dei tempi vostri. Il titolo  La tripla presentazione dei sandali al ponte di Yi."
"E che cosa sarebbe la tripla presentazione dei sandali?"
"Il fatto si svolge all'epoca dei Han. L'immortale  Huang Shigong e il ragazzo Zhang Liang. Huang si era seduto sulla spalletta del ponte e uno dei suoi sandali cadde di sotto. Allora chiese a Zhang Liang di andarglielo a cercare, e il giovanotto lo fece -  quello che si vede l inginocchiato davanti a lui. La scena si ripet tre volte, senza che Zhang Liang mostrasse alcun segno di indolenza o insolenza. Shigong apprezz la sua sollecitudine, gli insegn seduta stante il Libro celeste e ne fece il sostegno del fondatore della dinastia Han. In seguito Zhang Liang divenne un eminente stratega e, nella sua tenda di comandante, prese le decisioni che condussero a vittorie di mille li e oltre. Quando si ristabil la pace, rinunci al suo posto, ritorn fra le montagne e realizz il Tao dell'immortalit seguendo Pinolo Rosso nei suoi vagabondaggi. Grande santo, senza offesa, voi non lo state proteggendo, quel monaco cinese; se non fate del vostro meglio e non ubbidite alle istruzioni, resterete sempre un immortale perverso, e il giusto frutto non lo otterrete."
Consapevole del Vuoto rimase zitto.
"Grande santo" riprese il re drago, "bisogna che decidiate qualcosa; non dovreste compromettere il vostro avvenire per il gusto di prendervela comoda."
"Va bene, va bene, basta cos. Ritorner a prenderlo sotto la mia protezione."
"Se  cos" replic allegro il re drago "mi guarder bene dal trattenervi ancora: vi prego di manifestare la vostra compassione non prolungando di un minuto di pi la solitudine del vostro maestro."
In effetti Scimmiotto balz dal rifugio acquatico verso occidente. Strada facendo incroci la pusa, che lo apostrof: "Scimmiotto Consapevole del Vuoto! Come ti permetti di non dare ascolto al tuo maestro e di bighellonare da queste parti, invece di proteggerlo?"
Il Novizio, pieno di imbarazzo, spieg: "Credetemi, vi sono grato delle vostre buone parole. In effetti  arrivato il monaco cinese e ha levato il sigillo; mi ha salvato la vita e io sono diventato suo discepolo. Per a un certo punto si  messo a rimproverarmi il mio carattere: questo  il motivo per cui l'ho piantato in asso un momentino. Ma come vedete sto ritornando da lui a tutta velocit."
"Sbrigati, prima di cambiare idea."
E ciascuno prosegu verso la sua meta.
Un momento dopo Scimmiotto vide Tripitaka seduto tristemente sul ciglio della strada, e si avvicin: "Maestro, perch ve ne state seduto invece di continuare a camminare?"
"Dov'eri andato?" chiese il monaco levando la testa. "Mi hai lasciato qui solo ad aspettarti, senza che osassi muovere un passo di pi."
"Sono andato a bere il t da un mio amico, il re drago dell'oceano orientale."
"Discepolo! Un religioso non deve mai mentire. Sono due ore scarse che mi hai lasciato, e pretenderesti di aver bevuto il t con il re drago?"
"Non vi posso nascondere, maestro" replic Scimmiotto ridendo "che so fare una capriola nelle nuvole con cui supero in un balzo cento ottomila li. Perci mi  bastato cos poco tempo."
"Magari sono stato troppo duro con te, poco fa, quando ti sei indispettito e mi hai lasciato solo. Per tu, con i poteri che hai, puoi andartene a bere il t quando ti pare; mentre io, che non mi posso muovere, resto qui a soffrire la fame. Ti dovresti sentire un po'in colpa, no?"
"Maestro, per carit, se avete fame vado subito a mendicare del cibo."
"Non occorre chiedere l'elemosina. Ho ancora nel sacco le provviste che mi ha dato la madre di Liu, il cacciatore. Prendi la tazza e cercami dell'acqua. Ripartiremo dopo aver mangiato."
Scimmiotto apr il sacco e ci trov qualche galletta, che tese al maestro. Ma, vedendo scintillare la tunica e il berretto ricamato d'oro, chiese: "Sono vestiti che avete portato con voi dall'Est?"
"Li portavo da ragazzo" ment disinvolto Tripitaka. "Chi porta questo berretto, recita i sutra senza fare nemmeno la fatica di impararli; chi indossa la veste, pratica tutto il cerimoniale senza bisogno di esercitarsi."
"Siate gentile, fatemeli provare!"
"Non so se ti vadano bene; comunque puoi indossarli, se vuoi."
Scimmiotto si tolse la tunica di tela bianca e indoss quella di broccato: manco a dirlo, sembrava fatta su misura. Poi si mise il berretto. Quando Tripitaka glielo vide in testa, si mise a recitare sottovoce l'incantesimo del cerchio che stringe.
"Che mal di testa! Ma  tremendo, non ne posso pi!" gemeva Scimmiotto.
Il maestro continuava a ripetere la formula, e il povero Novizio si rotolava per terra dal dolore e strappava i ricami dal berretto, senza riuscire a sfilarselo. Infine Tripitaka smise, solo per paura che il cerchio potesse rompersi. Subito il dolore scomparve. Scimmiotto si tast cautamente la testa: un sottile filo d'oro ne serrava la sommit, e non c'era verso di levarlo n di spezzarlo; faceva tutt'uno con la pelle. Prese il suo ago e cerc di infilarlo sotto il cerchio per sollevarlo. Temendo che ci riuscisse, Tripitaka riprese a borbottare l'incantesimo. Lo stesso spaventoso dolore aggred nuovamente la scimmia, facendola balzare e capitombolare qua e l all'impazzata. Aveva le orecchie paonazze, la faccia cianotica, gli occhi che schizzavano dalle orbite, si sentiva mancare.
Finalmente Tripitaka, vedendolo in quello stato, si trattenne dal continuare, e il dolore cess.
"Siete voi, maestro, che gettate un incantesimo sulla mia testa!"
"Ho recitato il sutra del cerchio che stringe; non  un incantesimo."
"Vediamo che cosa succede, quando recitate questo genere di sutra."
Tripitaka riprese a borbottare. Scimmiotto strillava disperatamente: "Fermo, fermo, basta! Fa male fin dal primo momento. Ma che roba ?"
"Li ascolterai adesso i miei insegnamenti?"
"Finalmente ho capito!"
"Ti comporterai ancora male?"
"Per carit, me ne guarder davvero!"
Ma le intenzioni erano le pi nere. All'improvviso ingrand la sbarra e si prov ad assestarla sulla testa di Tripitaka, che fece appena in tempo a borbottare qualche parola. Bast perch la scimmia lasciasse cadere il randello e gridasse pietosamente: "Maestro, fermatevi! L'ho imparata, la lezione!"
"Come puoi concepire l'idea di colpirmi?"
"Ma no, non avrei mai osato! Chi ve l'ha insegnato, questo trucco?"
" stata una vecchia che ho incontrato poco fa."
"Non occorre dire altro,  tutto chiaro" grid il Novizio, furioso. "Chi sar mai quella vecchia strega, se non Guanyin? Ma perch ce l'ha tanto con me? Io vado nei mari del Sud e la riempio di botte."
"Se ha insegnato il trucco a me, lo conosce anche lei. Lo user, e questa volta non ne uscirai vivo."
Scimmiotto dovette riconoscere che l'obiezione era fondata, e non sapeva pi che pesci pigliare. Non gli restava che fare marcia indietro e chiedere clemenza in ginocchio: " l'imbroglio che ha inventato per mettermi a posto e costringermi a seguirvi nell'Ovest. Io ci star, al mio posto, ma non pensate di prendere quell'incantesimo per un proverbio da citare quando viene in mente. Vedrete che vi protegger senza ripensamenti e senza venirvi meno."
"Se  cos, aiutami a montare a cavallo."
Questa volta il Novizio aveva detto quello che pensava. Raccolse le energie, si aggiust la tunica, si mise il bagaglio sulle spalle e i due si incamminarono nuovamente verso ovest.
Per sapere che cosa avvenne, dopo questa partenza, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 15
IL CAVALLO-DRAGO

IN CUI GLI DI PRESTANO SEGRETAMENTE IL LORO AIUTO SUL MONTE DEL SERPENTE ACCIAMBELLATO, E IL CAVALLO DEL PENSIERO VIENE FINALMENTE DOMATO PRESSO IL TORRENTE DEL DOLORE DELL'AQUILA.


Il Novizio e il monaco cinese progredivano verso l'Ovest. Da vari giorni camminavano sotto il cielo freddo dell'ultimo mese dell'anno. Un penetrante vento di tramontana soffiava sul ghiaccio scivoloso. Avanzavano su un sentiero ripido, fra alte rupi e precipizi scoscesi, in un ambiente di montagne maestose le cui cime allineate riempivano tutto l'orizzonte. Tripitaka, montato sul suo cavallo, sent mugghiare acque scroscianti. Si volse a gridare: "Consapevole del Vuoto, da dove viene questo rumore?"
"Mi pare che da queste parti ci sia il Torrente del Dolore dell'Aquila, che cade dal Monte del Serpente Acciambellato."
Presto giunsero infatti in riva all'acqua. Tripitaka tir le redini per contemplare lo spettacolo che si offriva:

L'acqua gelida cade tra le brume
Della corrente rosseggiante al sole.
Dalla cascata si solleva schiuma,
Vola alta l'onda in frammenti di giada.
Strepita come cavalli al galoppo
Che fuggano lontano, verso nebbie
Dove non osan uomini o gabbiani.

Maestro e discepolo osservavano appunto il torrente e la cascata, quando con grande fragore ne usc un drago, che fendendo le acque si dirigeva dritto sul reverendo. Scimmiotto, spaventato, lasci cadere i bagagli, strapp il maestro dal suo cavallo e corse via. In mancanza di meglio, il drago inghiott in un boccone cavallo, sella e finimenti, poi si rituff nell'acqua e scomparve. Scimmiotto, che intanto aveva depositato il maestro su una terrazza rocciosa a qualche distanza e ve lo aveva fatto sedere, ritorn di sotto per ricuperare cavallo e bagagli; i bagagli erano l, ma il cavallo era scomparso. Riport quindi a Tripitaka quanto aveva trovato e gli disse: "Maestro, quell'ignobile drago se n' andato, ma ha spaventato il cavallo e l'ha fatto scappare."
"E ora come faremo a ritrovarlo?"
"Non vi inquietate. Aspettate che dia un'occhiata in giro."
Scimmiotto fece un balzo in aria e punt i suoi occhi di fuoco dalle pupille d'oro nelle quattro direzioni, facendosi solecchio con la mano; ma del cavallo non c'era traccia. Ritorn gi e annunci: "Non lo si vede da nessuna parte. A quanto pare, quello stupido si  fatto divorare dal drago."
"Ma via, non  possibile che quella creatura abbia una gola cos grande da inghiottire un cavallo bardato. Si sar spaventato, avr corso a briglia sciolta e sar finito in qualche anfratto. Guarda meglio."
"Voi continuate a non rendervi conto delle mie capacit. Vedo a mille leghe, anche con poca luce; nel raggio di mille li non mi sfuggirebbe un'ala di libellula: e volete che non veda un cavallo?"
"Ma se l'ha mangiato, come far a continuare il viaggio? Povero me! Come far a superare queste migliaia di montagne, ad attraversare queste diecine di migliaia di corsi d'acqua?"
E si aggirava sperduto, con le mani sul viso, versando un torrente di lacrime. Scimmiotto era seccato e non si pot trattenere dall'alzare la voce: "Maestro, smettetela di fare lo scemo! Seduto! Seduto e basta! Il vecchio Scimmiotto andr da quel marcantonio, gli far sputare quel ronzino del diavolo, e tutto finir l."
"Ma dove lo cercherai?" gemeva Tripitaka, aggrappandosi a lui. "Magari si  messo in agguato per mangiare anche me. E allora come farai, quando avrai perduto cavallo e cavaliere?"
"Bestia incapace!" tuon Scimmiotto, che aveva completamente perduto le staffe. "Buono a niente! Lui vuol posare le chiappe sul suo cavallino, ma non mi lascia nemmeno andare a cercarlo. Finch restate seduto a frignare davanti alle valigie, il vostro cavallo lo potete aspettare per il resto dei vostri giorni."
Scimmiotto si scaldava sempre pi, quando si udirono voci nell'aria che li chiamavano: "Calmatevi, grande santo! E voi, imperiale fratello dei Tang, cessate di piangere! Siamo inviati segreti di Guanyin, con il compito di proteggere il pellegrino in cerca dei sutra."
A queste parole il reverendo si gett precipitosamente a genuflettersi.
"Ma chi siete di preciso?" li interpell Scimmiotto. "Fuori i nomi!"
"Siamo i sei vigili delle tenebre e le sei guardie della luce, i rivelatori di verit dei cinque orienti, i quattro protettori del tempo e i diciotto difensori di monasteri. Prestiamo servizio a turni."
"Oggi chi  di turno?"
"Primo turno i vigili, secondo i protettori, terzo i difensori. Noi, rivelatori dei cinque orienti, pattugliamo giorno e notte, escluso Testa d'Oro."
"Allora, per piacere, chi non  di turno si levi dai piedi. I turnisti sorveglino il maestro, perch mi dia il tempo di andar gi al torrente a trovare il drago e a fargli sputare il cavallo."
Gli di ubbidirono. Tripitaka si sent un po'rassicurato, si sedette sulla rupe, e a ogni buon conto raccomand a Scimmiotto di essere prudente.
"Niente paura" rispose Scimmiotto.
Che re scimmia in gamba! Strinse alla vita la tunica di broccato con il gonnellino di pelle di tigre e si diresse deciso dentro la gola, impugnando la sbarra di ferro cerchiata d'oro. Tra nebbie e brume sollevate dalla cascata, gridava a squarciagola: "Vieni fuori dal fango, brutto lumacone, e restituiscimi il cavallo!"
Il drago, dopo aver mangiato il cavallo bianco di Tripitaka, si era acquattato in fondo al torrente a digerirlo tranquillamente. Ma a sentire che si reclamava il cavallo con insulti sanguinosi si irrit e balz di slancio dall'acqua tuonando: "Chi  questo intruso che viene a far baccano?" Quando Scimmiotto lo vide strill: "Fermo l, tira fuori il cavallo!"
Il drago gli si gett addosso sfoderando i lunghi artigli e spalancando le mascelle, ma ebbe il suo daffare davanti a quella sbarra che volteggiava. Davanti alla cascata impegnarono un tremendo combattimento. Ecco qua:

Sfodera il drago le unghie taglienti,
Leva la scimmia la sbarra di ferro.
Fili di giada bianca nella barba
Pendono all'uno; negli occhi dell'altro
Si vede lampeggiare l'oro rosso.
L'un dalla bocca sputa fuoco ardente,
L'altro fa un uragano col randello.
Il primo fu punito da suo padre,
L'altro, mostro perverso, sfid il Cielo.
Ciascun ricorda le sue dure prove
E a tutti costi vuol vincer lo scontro.

Combatterono a lungo, andarono e vennero, girarono e rigirarono, finch il drago non ce la fece pi e fu preso dai crampi. Incapace di resistere, fece dietro front, scivol nell'acqua e and ad acquattarsi sul fondo, guardandosi bene dal metter fuori la testa. Il re scimmia ebbe un bell'insultarlo in tutti i modi: il giovanotto faceva orecchio da mercante.
Il Novizio fece una corsa da Tripitaka per metterlo al corrente della situazione: "Maestro, ero riuscito a far uscire il mostro insultandolo ben bene, e abbiamo combattuto a lungo, finch la fifa l'ha fatto scappare. Adesso si  nascosto nell'acqua e non vuole pi uscire."
"Non sappiamo se ha davvero divorato il cavallo."
"Figuriamoci! Secondo voi, se non lo avesse mangiato, avrebbe risposto alle mie provocazioni?"
"L'altro giorno, quando avevi rotto la testa a quella tigre, mi avevi detto che eri capace anche di sottomettere i draghi. Come mai oggi non ti riesce?"
Scimmiotto non era persona da incassare e star zitto, e le parole di Tripitaka lo punsero sul vivo. Mont su tutte le furie e grid: "Non una parola di pi! Vi far vedere io chi la spunter!"
Il re scimmia ritorn a gran passi sulla riva del torrente e us i poteri magici che consentivano di far risalire i fiumi e di sollevare gli oceani. Le acque limpide che scorrevano nella gola del Dolore dell'Aquila sollevarono grandi ondate fangose, violente come quelle del Fiume Giallo dai Nove Meandri quando  in piena. Sul fondo del torrente non si poteva stare in pace, n seduti n coricati. Il drago pensava: "La fortuna non ti sorride mai due volte, e le disgrazie non vengono mai sole. Sono sfuggito per un pelo a una condanna a morte, nemmeno un anno fa, e pensavo di starmene qui a vivere tranquillo, quando mi viene a cercare questo fanatico attaccabrighe."
Pi ci pensava e pi si arrabbiava. Alla fine non ce la fece pi; salt fuori dall'acqua digrignando i denti e urlando: "Ma insomma, maledetto, da dove sbuchi per perseguitarmi cos?"
"Che cosa ti importa, da dove sbuco? Ridammi il cavallo, e i conti sono pari."
"Ma l'ho mangiato, il tuo cavallo, sta dentro la mia pancia. Come faccio a rendertelo? E se non te lo do, che cosa succede?"
"Se non me lo dai, succede che assaggi il mio bastone. In cambio della vita del cavallo ammazzer te, e i conti saranno pari lo stesso."
Ripresero a combattere, ma presto il giovane drago si sent esausto; allora si scroll e si trasform in una biscia, che strisci via tra le erbe della riva. Il re scimmia lo insegu con il suo randello, ma per quanto frugasse tra l'erba non trovava traccia del piccolo rettile. Era tanto indispettito che le sue tre divinit parassite interne scoppiarono e mandavano fumo dalle sette aperture del suo corpo. Recit l'incantesimo della sillaba om per convocare la divinit locale e il dio della montagna; entrambi si vennero a inginocchiare davanti a lui e dissero: "Eccoci!"
"Preparate la schiena, che voglio somministrarvi cinque randellate a testa di benvenuto, tanto per sfogare la bile del vostro vecchio Scimmiotto."
"Ci auguriamo che vostra santit avr l'indulgenza di permettere alle nostre umili divinit di spiegarci" supplicarono gli di battendo la fronte a terra.
"Che cos'avete da dire?"
"Vostra santit  rimasta imprigionata per tanto tempo, e noi non sapevamo quando sareste uscito: perci non abbiamo potuto accogliervi come si deve; formuliamo l'ardente auspicio che vorrete perdonarci."
"Va bene, se le cose stanno cos non vi picchier. Ma ho una cosa da chiedervi: da dove viene questo drago malefico del Torrente del Dolore dell'Aquila, e perch si  mangiato il cavallo bianco del mio maestro?"
"Vostra santit non ha mai avuto maestri o padroni e, come Autentico Supremo del Caos Originario, non si  mai sottomesso n al cielo n alla terra; come potete parlare di un vostro maestro?"
"Voi non sapete tutto: per quella faccenda di ingiurie ai superiori mi avevano dato cinquecento anni di pena, che sono durati fino a pochi giorni fa. Mi ha liberato la pusa Guanyin, che mi ha convertito al bene e ha fatto venire dalla corte dei Tang un certo monaco per tirarmi fuori. Per mi ha chiesto di seguirlo come discepolo fino al Paradiso dell'Ovest, per salutare il Buddha e cercare le scritture. Il cavallo perduto appartiene a questo monaco."
"Ecco dunque come sono andate le cose. Non c'erano mai state manifestazioni diaboliche in questo torrente. La sua sola caratteristica insolita  l'estrema limpidezza dell'acqua. A volte i grandi uccelli che la sorvolano, vedendo riflessa la propria immagine, la scambiano per un congenere, e per raggiungerlo si tuffano e affogano; da ci viene il nome del dolore dell'aquila. L'anno scorso la pusa Guanyin, mentre era in viaggio per scegliere un cercatore delle scritture, ha salvato un drago condannato a morte e l'ha mandato qui ad attendere il pellegrino cercatore. Non  autorizzato a far danni, ma solo a catturare qualche uccello, o daino, o antilope, e solo per nutrirsi. Come avr potuto diventare tanto incosciente da prendersela con vostra santit?"
"Dapprincipio aveva proprio la pretesa di sfidare il vecchio Scimmiotto. Ma poi, per quanto chiamassi e insultassi, non riuscivo pi a cavarlo dal suo buco. Ho dovuto intorbidare tutto il torrente per farlo uscire. Ha fatto ancora un tentativo di combattere, perch non si rendeva conto che il mio randello pesa troppo per lui; poi, non riuscendo a reggere il peso, si  trasformato in una biscia e si  nascosto nell'erba. Non riesco pi a trovarlo."
"Vostra santit non sa" replic la divinit locale "che il torrente comunica con acque profonde e lontane attraverso un'infinit di buche e crepacci. Sar scivolato l dentro. Ma non occorre che vi arrabbiate o vi affatichiate a catturarlo. Basta chiedere l'intervento di Guanyin, e lui verr di corsa a costituirsi."
Scimmiotto ritorn da Tripitaka, accompagnato dagli di, e lo aggiorn sulla situazione.
"E se parti per invitare la pusa, quanto ci terrai a ritornare?" s'inquiet il monaco. "E io come far a sopportare il freddo e la fame, mentre non ci sarai?"
Prima che finisse di parlare si ud nell'aria la voce del rivelatore Testa d'Oro: "Grande santo, non occorre che ti scomodi. Posso invitarla io da parte tua."
"Grazie, grazie!" rispose allegro Scimmiotto. "Allora va subito, e sbrigati!"
Testa d'Oro, sulla sua nuvola, si slanci verso i mari del Sud.
Il Novizio chiese alle due divinit di assistere il monaco, e al protettore del giorno di procurare un po'di cibo adatto, mentre lui pattugliava la zona del torrente.
Testa d'Oro scese dritto nel Bosco dei Bamb Porporini del Monte Potalaka e chiese al dio di servizio, in armatura d'oro, e a Moksa Hui'an di chiedere udienza per lui alla pusa.
"Che accade?" chiese Guanyin.
"Il monaco cinese ha perso il suo cavallo al Torrente del Dolore dell'Aquila, sul Monte del Serpente Acciambellato. Il grande santo Scimmiotto non sa come cavarsela. Gli di locali dicono che il cavallo  stato mangiato dal drago perverso che avete messo voi nel torrente. Il grande santo mi ha incaricato di riferirvelo e di pregarvi di intimare al drago la restituzione del cavallo."
"Certo,  il figlio di Aojun, il drago dei mari occidentali. Suo padre l'aveva accusato di empiet, per aver bruciato le Perle Luminose del palazzo, e la corte celeste l'aveva condannato a morte. Ho ottenuto personalmente il suo perdono dall'Imperatore di Giada, a condizione che servisse da mezzo di trasporto al monaco dei Tang. Come si  permesso di ingoiare un collega? Se  accaduto questo, vengo subito."
Guanyin discese dal piedistallo di loto, usc dalla Grotta degli Immortali e, salita sopra un bagliore di buon augurio, attravers i mari del Sud in compagnia di Testa d'Oro.
Lo testimoniano i versi:

Dei tre panieri aveva detto il Buddha
E Guanyin ne diffuse la novella.
Scritti sublimi che van dritti in cielo!
Gnosi che salva le anime dannate!
Cicala d'Oro usc dalla crisalide
E riprese a studiar come Xuanzang.
Il drago che sbarrava la sua strada
Lo aiuter mutandosi in cavallo.

La pusa e il rivelatore giunsero presto sul Monte del Serpente Acciambellato. Arrestando la loro nuvola a mezz'aria, guardarono gi e videro Scimmiotto che lanciava insulti e provocazioni dalla riva del torrente. Guanyin gli invi Testa d'Oro.
" arrivata la pusa" annunci a Scimmiotto. Egli d'un balzo sal fino alla sua nuvola e l'apostrof: "Eccola qua, la tutrice dei sette buddha e fondatrice del culto della compassione. Che invece non fa altro che giocarmi tiri mancini."
"Impudente mozzo di stalla, screanzato, culo rosso, te la far vedere io!" si arrabbi Guanyin. "Mi sono fatta in quattro per trovare qualcuno che andasse in cerca dei sutra, l'ho pregato di salvarti la pelle, ma tu non mi ringrazi, sai fare solo scenate."
"Balle! Va bene, mi hai fatto liberare; ma a che cosa serve, se non mi posso nemmeno divertire un po'? Quando ci siamo visti l'altro giorno, per mettermi a posto vi bastavano due parole, raccomandarmi di servire il monaco meglio che potevo. E invece gli avete dato quel maledetto berretto ricamato e gli avete insegnato come farmelo mettere in testa a forza di perfidie.  colpa vostra se adesso ho questo cerchio piantato nella testa; e gli avete insegnato voi le stregonerie per farlo stringere: quando le recita impazzisco dal dolore. E poi mi dirai che non ce l'hai con me!"
"Benedetta scimmia!" replic Guanyin mettendosi a ridere. "Se non ti pieghi all'ubbidienza, non raggiungerai mai il giusto frutto. Senza questa costrizione, non credi che avresti ricominciato a passare alle vie di fatto contro il Cielo e contro i tuoi superiori? Tu non distingui il bene dal male, non ne hai la minima idea. E se ricominciassi a provocare calamit come una volta, chi ti riporterebbe sotto controllo? Vedrai che arriverai allo yoga, prima o poi; ma sar proprio per merito di questo scherzetto che ti ho combinato."
"Chiamiamolo scherzetto... E come chiamiamo l'aver appostato qui il drago criminale che ci ha mangiato il cavallo? C' di peggio che valersi dei malvagi e delle loro furfanterie?"
"Proprio io personalmente ho sollecitato l'Imperatore di Giada per portare qui quel drago, ma  stato soltanto per procurare un mezzo di trasporto al cercatore delle scritture. Rifletti: potrebbe un normale cavallo delle terre dell'Est superare tutte queste montagne e corsi d'acqua? Potrebbe mai farcela a raggiungere la terra del Buddha e il Monastero del Colpo di Tuono? Solo un cavallo-drago ci pu riuscire."
"Ho capito. Ma come si fa? Quella bestia ha una tal paura del vecchio Scimmiotto, che non c' verso di stanarla."
Guanyin si rivolse al rivelatore: "Va in riva al torrente, chiamalo e digli: terzo principe del re drago Aojun, esci, la pusa dei mari del Sud  qui."
Il dio esegu. Il giovane drago usc immediatamente dall'acqua, assunse forma umana e si alz in aria, camminando sulle nuvole, per venire a salutare Guanyin: "Vi sono riconoscente di avermi salvato la vita. Finora non ho saputo nulla del pellegrino in cerca delle scritture."
"E quello non  appunto il primo discepolo del pellegrino?" disse la pusa additando Scimmiotto.
"Santo cielo, il mio avversario!" esclam il drago. "In effetti avevo molta fame fin da ieri, e ho mangiato il suo cavallo. Lui ha approfittato della sua forza per picchiarmi ben bene; quando non ne ho potuto pi, ho dovuto sbattergli la porta in faccia e sono corso a nascondermi. Per non mi ha parlato di ricerche di scritture."
"E tu mi hai chiesto qualcosa? Non mi hai chiesto nemmeno come mi chiamo" obiett Scimmiotto. "Che cosa avrei dovuto raccontarti?"
"Te lo avevo chiesto da dove venivi, tu che mi trattavi da brutto lumacone. E tu dicevi: che t'importa da dove sbuco? e pensavi solo al cavallo. Mica parlavi di Tang e di Cina."
"Questa benedetta scimmia  capace soltanto di adoperare la forza, e non  mai disposta a considerare i meriti degli altri" concluse Guanyin. "Per piacere, ficcati bene in testa che nel corso del viaggio si dovranno unire a voi altre persone. Se qualcuno vi chiede qualcosa, incominciate sempre dicendo: cerchiamo le scritture. Non occorrer menar le mani, si metteranno al vostro servizio spontaneamente."
Scimmiotto acconsent di buon grado. Guanyin si avvicin al drago, strapp le perle lucenti che portava al collo, lo asperse della dolce rugiada contenuta nel suo vaso e lo sfior con il ramo di salice. Poi soffi su di lui il suo fiato magico e grid: "Trasfrmati!" Il drago divenne un cavallo, dal mantello simile a quello che aveva ingoiato. Guanyin gli fece le sue raccomandazioni: "Devi applicarti a vincere ci che pu ostacolare la tua salvezza. Quando avrai accumulato meriti sufficienti, avrai superato il normale stato di drago, e sarai sulla strada buona per ottenere il giusto frutto del corpo dorato di un buddha."
Il giovane drago beveva entusiasmato ogni parola. La pusa incaric il re scimmia di condurlo da Tripitaka e li salut: "Ritorno ai miei mari!"
Ma Scimmiotto si aggrappava alla sua manica e non la lasciava partire: "Io ne ho le scatole piene, non ce la faccio pi. Ci sono troppi ostacoli sulla strada dell'Ovest, per superarli con quella pappina di monaco. Ne ho abbastanza di badare a me stesso! Come potrei acquistar meriti in queste condizioni? Io ci rinuncio, lascio perdere."
"Prima di entrare nella via dell'umanit" gli fece notare Guanyin "eri pronto a tutto, pur di conquistare l'illuminazione. E ora che te la sei cavata con i castighi che ti eri attirato dal Cielo - proprio ora vuoi rinunciare? Occorrono fede e atti meritevoli per realizzare la verit attraverso il nirvana. Se doveste trovarvi in pericolo mortale, ti autorizzo a rivolgerti al Cielo, e il Cielo ti risponder; a rivolgerti alla Terra, e la Terra non rester indifferente. Se le difficolt saranno insolubili, ti soccorrer io stessa. Avvicinati, c' ancora un potere che ti devo conferire."
Guanyin strapp tre foglie dal suo ramo di salice, le pos sul capo di Scimmiotto e grid: "Trasformatevi!"
Le tre foglie divennero tre peli d'emergenza, ed essa spieg: "Se vi trovaste in casi senza uscita e senza speranza, questi peli possono trasformarsi in modo da salvarvi dal pericolo imminente."
Finalmente Scimmiotto si indusse a ringraziare la misericordiosa e compassionevole pusa. In un turbine di brezze profumate e brume colorate, essa se ne torn al Potalaka.
Il Novizio scese dalla nuvola, afferr il cavallo-drago per la criniera e lo port da Tripitaka: "Ecco il cavallo!"
"Sembra ingrassato, questo cavallo. Dove l'hai trovato?" chiese Tripitaka, tutto contento di vederlo.
"Maestro, voi dormite in piedi! Testa d'Oro ha portato qui la pusa, che ha trasformato in cavallo bianco il drago del torrente. Il mantello ha lo stesso colore, ma come vedete mancano sella e finimenti. Non vedete che ve l'ho condotto tenendolo per la criniera?"
"E la pusa dov'?" inquis il monaco, molto sorpreso. "Aspetta che la saluti e la ringrazi."
"A quest'ora sar gi a casa sua: andava di fretta."
Tripitaka si accontent di raccogliere un pizzico di terra in luogo di incenso e di inchinarsi verso sud. Poi si prepararono a ripartire.
Scimmiotto diede licenza al dio della montagna e a quello locale, confer con i protettori e i rivelatori per dar loro istruzioni, e invit il maestro a montare a cavallo.
"Come faccio a cavalcare questa bestia, senza sella n finimenti?" protest Tripitaka. "D'altronde la cosa pi urgente sar trovare una barca per attraversare il torrente. Alla sella penseremo dopo."
"Maestro, non sapete proprio dove vivete, non avete senso pratico. Dove volete trovarla una barca, in queste montagne selvagge? Questo  un cavallo che con l'acqua ci sa fare: vi far lui da barca. Montatelo e vedrete."
Tripitaka non aveva scelta, segu il consiglio e cavalc a pelo. Scimmiotto portava i bagagli.
Quando giunsero in riva al torrente, videro un vecchio pescatore che manovrava una zattera di legno tarlato con un remo da bratto gi per la corrente. Scimmiotto gli fece segno: "Ehi, accosta qui, pescatore! Siamo gente dell'Est in cerca di sutra. Il mio maestro ha dei problemi a passare, vieni a dargli una mano!"
Il pescatore accost. Il Novizio invit il maestro a smontare da cavallo e lo aiut a salire sulla zattera; poi ci caric i bagagli e ci condusse il cavallo. Il pescatore spinse la zattera, che in un baleno tagli di sbieco la corrente e approd all'altra riva.
Tripitaka raccomand a Scimmiotto di aprire la sacca e di cavarne qualche sapeca in moneta cinese da dare al traghettatore. Ma lui allontanava gi l'imbarcazione dalla riva, dicendo: "Non voglio denaro." Raggiunse il centro della corrente e scomparve. Tripitaka, imbarazzato, continuava a giungere le mani e a dichiarare la propria gratitudine.
"Maestro, non vi date pena" disse il Novizio. "Non l'avete riconosciuto?  il dio del torrente. Non mi era venuto a salutare, e questo avrebbe dovuto valergli una bella bastonata.  fin troppo contento di averla evitata, come volete che chieda soldi?"
Tripitaka, incerto se doveva prenderlo sul serio, ritorn a cavalcare a pelo e segu Scimmiotto fino alla strada che portava a ovest.

Salire l'altra riva del vasto Noumeno
E, con cuore sincero, il monte benedetto.

Maestro e discepolo proseguivano il cammino, mentre il sole tramontava e il cielo incupiva.

Nubi sottili velano la luna,
La fan tremare nel cielo di ghiaccio.
Il vento soffia freddo e penetrante.
Dalle basse colline, solitario
Vola un uccello, e si perde lontano.
S'ode gridare un gibbone sperduto
Nella foresta, fra gli alberi spogli.
Nella notte le strade son deserte.

Tripitaka, che scrutava l'orizzonte dall'alto del cavallo, a un tratto credette di riconoscere una fattoria.
"Consapevole del Vuoto, abita gente laggi! Potremmo chiedere di passarci la notte per ripartire domattina."
"Maestro, non credo che ci abiti gente" replic Scimmiotto dopo aver alzato la testa.
"E perch no?"
"Perch una fattoria non avrebbe un tetto con il fastigio adorno di pesci volanti e di chimere coricate: sar un tempio o un eremitaggio."
Mentre chiacchieravano giunsero alla porta. Tripitaka smont da cavallo e not sull'ingresso tre grandi caratteri: Santuario del Dio del Suolo. Entrarono. Venne loro incontro, a mani giunte, un vecchietto con qualche perla al collo: "Maestro, vogliate entrare a sedervi."
Tripitaka gli rese premurosamente il saluto, entr nella sala e and a inchinarsi davanti alle immagini dei santi. Il vecchio fece servire il t da un ragazzino. Bevendo il t, Tripitaka chiese: "Perch questo tempio si chiama santuario del dio del suolo?"
"Qui siamo nel paese di Hami, dei barbari dell'Ovest. Il santuario  stato costruito dagli abitanti di un villaggio qui accanto. Il suolo  quello del villaggio, il dio  la divinit locale. Nei momenti dell'aratura di primavera, della sarchiatura estiva, della mietitura autunnale e della stivatura invernale del raccolto, ciascuno prepara le tre carni per il sacrificio e le offerte di fiori e di frutta per portarle al santuario e ottenere stagioni favorevoli, buon raccolto e prosperit nell'allevamento dei sei animali domestici."
"Non  il caso di dire: a tre li da dove stai, nuove usanze troverai?" esclam Tripitaka, scuotendo la testa pieno di meraviglia. "I nostri usi non sono altrettanto buoni."
"Maestro, dove si trova il vostro paese d'immortali?"
"Il vostro umile monaco viene dal paese dei grandi Tang, nell'Est, e ha ricevuto la missione imperiale di andare in cerca delle scritture nel Paradiso dell'Ovest. Poich la nostra strada passava accanto al vostro prezioso edificio e si faceva tardi, ci siamo permessi di rifugiarci nel vostro santuario benedetto per chiedervi di passarci la notte. All'alba ripartiremo."
Il vecchio ne sembr molto contento e non smetteva di ripetere: "Scusatemi se non so accogliervi meglio." Ordin al ragazzino di preparare il pasto, di cui Tripitaka lo ringrazi cerimoniosamente.
Scimmiotto si guardava intorno; adocchi una corda per stendere ad asciugare la biancheria, tesa sotto la tettoia, la spezz con un colpo secco e se ne serv per impastoiare le zampe del cavallo. Il vecchio si mise a ridere: "Dove l'avete rubata, quella bestia?"
"Ehi, vecchio, non sai con chi parli! Ti pare che dei santi monaci come noi, che riveriscono il Buddha, possano essere ladri di cavalli?"
"Se non l'avete rubato" fece notare il vecchio, che continuava a ridere, "come mai non ha sella n finimenti, tanto che per legarlo dovete rompere la mia corda della biancheria?"
" tanto birbante, quanto impulsivo e suscettibile" si scus Tripitaka. E se la prese con Scimmiotto: "Se vuoi legare il cavallo, puoi chiedere per favore una corda al nostro ospite, senza rompere quella della biancheria. Venerabile fratello maggiore, non gliene vogliate. In effetti questo non  un cavallo rubato. Ieri, venendo dall'est, avevo un cavallo bianco che era bardato di tutto punto. Purtroppo al Torrente del Dolore dell'Aquila il drago del posto, divenuto un malfattore, se l' mangiato. Per fortuna il mio discepolo ha usato i suoi poteri per commuovere la pusa Guanyin, che ha catturato il drago e l'ha trasformato in un cavallo bianco simile al mio. Ne ho bisogno per farmi portare al Paradiso dell'Ovest, a incontrare il Buddha. Abbiamo appunto attraversato quel torrente oggi stesso, e non abbiamo avuto il tempo di procurarci un'altra bardatura."
"Maestro, non vi offendete, mi piace scherzare. Non pensavo che il vostro eminente discepolo mi prendesse sul serio. Da giovane, quando avevo qualche soldo, mi piacevano i cavalli. Ma con gli anni ho avuto la mia razione di miserie, lutti e incendi. Ora non ho altra risorsa che gestire questo santuario. Per fortuna, le elemosine dei donatori del villaggio mi dnno di che vivere. Mi sono rimasti una sella e dei finimenti che mi sono molto cari, tanto che non li ho mai venduti nonostante la mia povert. Ma ora che ho appreso la vostra storia, maestro, e come la pusa abbia trasformato il drago in un cavallo per trasportarvi, non mi posso certo sottrarre al dovere di fare la mia parte. Domani andr a prendere la bardatura e sar lieto di offrirvela quando partirete, sperando che vorrete accettarla con un sorriso di indulgenza."
Tripitaka si profuse in ringraziamenti.
Poco dopo il ragazzino serv il pasto di magro della sera e port le lampade. Poi prepar i letti e ciascuno si ritir per dormire.
La mattina seguente Scimmiotto, alzandosi, incit: "Maestro, il gestore del tempio ci ha promesso la bardatura. Andate a chiedergliela senza debolezze!"
Mentre finiva di parlare, il vecchio si present con sella, cuscinetti, redini, staffe, in breve tutti i finimenti di una bardatura completa. Pos tutto sotto la tettoia dicendo: "Maestro, ecco i finimenti."
Tripitaka li accett con piacere e chiese a Scimmiotto di metterli al cavallo per verificare se si adattavano. Il Novizio li esamin uno per uno e constat che erano di ottima qualit. Lo testimoniano i versi:

La sella  ornata di stelle d'argento,
Brillano fili d'oro sul suo seggio.
Cuscinetti di feltro in molti strati.
Redini triple colorate in porpora;
Terminano le strisce in grandi fiori
Con disegni animali a tratti d'oro.
Di fine acciaio  il morso, e dagli anelli
Pendon ghiande di lana zuppe d'acqua.

Soddisfatto Scimmiotto mise sella e redini al cavallo: sembravano fatte su misura. Quando Tripitaka si inchin al vecchio per ringraziare, questi si scherm premurosamente: "Mi confondete, non  il caso di ringraziare!"
Comunque l'ospite non insist per trattenerli e invit il monaco a montare a cavallo, cosa che Tripitaka fece aggrappandosi all'arcione. Il Novizio si mise i bagagli in spalla. Il vecchio estrasse dalla manica un frustino dall'impugnatura di giunco rinforzata da strisce di cuoio, cui era fissata una sferza di tendini di tigre annodati. La present sulle mani tese, dicendo: "Ho anche un buon riga-dritto, che mi pregio di offrirvi."
"Mille grazie della vostra offerta" rispose Tripitaka ricevendolo.
Voleva fargli il saluto buddista con le mani giunte, ma il vecchio era scomparso. Si volse a guardare il santuario, ma non vide che terreno incolto. Una voce dallo spazio disse: "Santo monaco, sono desolato per la modestia dell'accoglienza. Sono il dio del Monte Potalaka, incaricato da Guanyin di portarvi sella e finimenti. Fatevi coraggio nel vostro viaggio a occidente, non demordete!"
Tripitaka scese di sella per prosternarsi nella direzione della voce: "Con i suoi occhi mondani e il suo misero retaggio di comune mortale, il vostro indegno discepolo non ha saputo riconoscere la vostra divinit e il vostro venerato aspetto: vi supplica di perdonare l'errore, e vi prega di esprimere da parte sua alla pusa la profonda riconoscenza per il suo aiuto."
E si mise a battere la fronte per terra un incredibile numero di volte.
Sul bordo della strada il re scimmia schiattava dalle risa. Dopo un po'venne a tirare il monaco per il vestito: "Maestro, tanto vale che vi alziate. Chiss dov' a quest'ora quello l: non  certo rimasto ad ascoltare le vostre preghiere e a guardare le vostre prosternazioni. A che cosa servono tante moine?"
"Che cosa significano queste sghignazzate sul bordo della strada, invece di mostrare almeno un po'di rispetto mentre io mi prosterno?"
"Secondo me continuate a non capire niente. Il vecchietto ha recitato una farsa, e perci meriterebbe un fracco di botte. Non gliele ho date per riguardo alla pusa; e mi pare che basti. Non pretender mica di farsi fare i complimenti dal vecchio Scimmiotto. Io sono schietto e non faccio salamelecchi a nessuno. Non ho mai fatto pi di un saluto dignitoso neppure all'Imperatore di Giada o al signore Laozi."
"Infatti sei un bel maleducato. Basta con le chiacchiere. Non perdiamo altro tempo."
E ripresero il cammino.
Nel corso dei due mesi successivi continuarono a viaggiare senza che accadesse nulla di notevole. Ogni tanto incontravano Lolo o Huihui, oppure lupi, tigri o leopardi.
Il tempo vola: si ritrovarono all'inizio della primavera. Le foreste di montagna si coloravano di giada e di broccato, alberi e cespugli si coprivano di gemme. Poi caddero i fiori dei susini e crebbero le foglie del salice.
Un giorno si godevano lo sbocciare della primavera, al tramonto del sole. Tripitaka arrest il cavallo per scrutare lontano: fra i monti si vedeva un gruppo di torri, padiglioni e altri edifici:
"Guarda l, Consapevole del Vuoto: che posto pu essere?"
"Se non  un tempio, dev'essere un monastero. Affrettiamo il passo e raggiungiamolo, per chiedere rifugio per la notte."
Tripitaka approv e spron il suo cavallo-drago, che si slanci avanti.
Se poi non sapete, in fin dei conti, in quale posto si stavano dirigendo, ascoltate il prossimo capitolo.

CAPITOLO 16
LA VESTE CONTESA

IN CUI IL KAS-YA, CONCUPITO DAI MONACI DEL MONASTERO DI GUANYIN,  RUBATO DAL MOSTRO DEL MONTE DEL VENTO NERO.


Il maestro, che spronava il cavallo, e il discepolo giunsero davanti al portale e constatarono che si trattava proprio di un grande monastero. Ecco qua:

File e file di padiglioni,
Gallerie in ogni direzione,
Un baldacchino colorato
Sopra l'ingresso della Sala
Delle Cinque Felicit.
Si allineano pini e bamb,
Profuma il bosco di ginepri.
Pini e bamb allineati:
Pura bellezza senza et.
Bosco fragrante di ginepri:
Aspetto e modi civettuoli.
Vedi la torre del tamburo,
Come s'innalza la pagoda!
I monaci van meditando,
Intorno cantano gli uccelli.
Non v' quiete senza purezza,
N il vuoto giunge ad efficacia
Senza la Via.

Lo ricordano i versi:

Un luogo verde e vasto
Come il gran Jetavana.
Nei pi bei posticini
Trovi annidati i monaci!

Il reverendo smont dalla sua cavalcatura, mentre il Novizio posava il suo carico. Mentre si avviavano al portale, ne usc un monaco. Che aspetto aveva? Eccolo qui:

Il copricapo agganciato a sinistra,
Drappeggiato di veste immacolata,
Con grandi anelli di bronzo alle orecchie.
Serra la vita cintura di seta,
Va spedito nei sandali di paglia.
Regge il pesce di legno ovunque vada,
Borbottando preghiere senza tregua
In perenne ricerca di saggezza.

Vedendolo Tripitaka si ferm e congiunse le mani. Il monaco gli rese premurosamente il saluto e disse sorridendo: "Scusate, vi stavo mancando di rispetto. Da dove venite? Vogliate entrare nella mia cella a prendere il t."
"Il vostro discepolo  un inviato imperiale delle terre dell'Est, incaricato di chiedere le scritture al Buddha nel Monastero del Colpo di Tuono. Poich il cielo scuriva quando siamo arrivati da queste parti, avremmo voluto approfittare del vostro eminente monastero per trascorrervi la notte."
"Entrate a sedervi, prego!"
Tripitaka fece segno al Novizio di entrare con il cavallo. Il monaco not allora l'aspetto di Scimmiotto e chiese allarmato: "E quello chi ? quel coso che conduce la bestia".
"Zitto, per carit!  un tipo irritabile; se vi sente chiamarlo coso si arrabbier.  il mio discepolo."
"Prendersi per discepolo un tipo cos ripugnante, cos strano!" esclam il monaco mordendosi le dita e rabbrividendo.
"Non bisogna badare alle apparenze; per quanto sia brutto, mi ha reso grandi servigi."
Il monaco li accompagn nel recinto, dove l'edificio principale portava sulla facciata la scritta in grandi caratteri:

CORTE DI MEDITAZIONE DI GUANYIN

Tripitaka se ne rallegr ed esclam: "Il vostro discepolo ha goduto molte volte della santa grazia di Guanyin, senza avere la possibilit di ringraziarla. Trovarsi nel suo monastero  un po'come incontrarla di persona: una bella occasione per esprimerle la mia gratitudine."
Il monaco fece aprire le porte da un inserviente e invit Tripitaka a pregare. Scimmiotto leg il cavallo, mise a terra i bagagli e lo accompagn. Tripitaka, lungo disteso, batteva la testa per terra davanti all'immagine di Guanyin, mentre il monaco percuoteva il tamburo e Scimmiotto suonava la campana. Prostrato davanti all'altare, Tripitaka riversava il suo cuore nelle preghiere. Quando fin, il monaco depose il tamburo, ma il Novizio continuava a scampanare senza fermarsi, ora a tutta forza, ora piano.
"La preghiera  finita, non serve pi suonare" gli disse l'inserviente. Infine il Novizio si decise a posare il batacchio di legno e rispose ridendo: "Non capisci niente. Applico il proverbio: chi fa il monaco, batte campana."
Intanto tutto il monastero era sottosopra; giovani e vecchi, monaci e monacelli, reverendi delle celle di sopra e di quelle di sotto, tutti uscirono al gran fracasso chiedendo: "Chi  questo selvaggio che sta pestando campane e tamburi?"
Scimmiotto balz fuori dalla sala e sbott a ridere: "Sono io, il nonnetto delle vostre mogli, che mi diverto a suonarvi le campane."
Non appena lo videro i monaci furono presi dal panico, tremavano, cadevano a terra e rotolavano da tutte le parti, gridando di paura: "Il Cielo ci scampi,  nostro signore il padre del tuono!"
"Veramente il tuono  solo il mio bisnipotino" rispose Scimmiotto. "In piedi, alzatevi! Siamo dei signori venuti dal paese dei grandi Tang, nell'Est."
I monaci si decisero a salutarlo, ma si sentirono un po'rassicurati solo quando videro Tripitaka. Fra loro avanz il superiore del monastero e li invit a bere il t nella sua cella, sul lato posteriore.
Il Novizio sleg il cavallo, lo prese per la briglia e, sollevando i bagagli, vi si rec aggirando l'edificio principale. Ciascuno si sedette secondo il rango.
Dopo il t fu servito un pasto di magro, bench fosse ancora presto per mangiare. Mentre Tripitaka porgeva i suoi ringraziamenti, comparvero due ragazzi che reggevano un vecchissimo monaco; ecco in quale stato era:

In capo un berretto alla Vairocana
Sormontato da un gran crisoberillo.
La tunica di lana e di broccato
Con frange d'oro e piume colorate.
Brillan gli otto tesori sulle scarpe.
Pietre stellanti incrostano il bastone.
Reca pi rughe in volto che la strega
Dei Monti Li; i suoi occhi son pi torbidi
Di quei del drago dei mari dell'Est.
Bocca sdentata aperta a tutti i venti,
Schiena storta, gibbosa e rattrappita.

"Ecco il nostro patriarca" annunciarono i monaci. Tripitaka s'inchin e gli disse: "Venerato maestro del monastero, il vostro discepolo vi saluta umilmente."
Il vecchio monaco gli rese la cortesia e ciascuno si sedette. Prese la parola il patriarca: "I ragazzi mi hanno detto che vostra signoria viene dalla corte dei Tang, nelle terre dell'Est; perci sono accorso a salutarvi."
"Abbiamo invaso senza complimenti il vostro prezioso ritiro, vogliate perdonarci."
"Prego, prego! Vostra signoria, quanto  lunga la strada da qui alle terre dell'Est?"
"Da Chang'an al Monte delle Due Frontiere, dove ho trovato il mio discepolo, ci sono pi di cinquemila li. Per arrivare qui abbiamo dovuto percorrere altri cinque o seimila li, in due mesi di viaggio, attraversando il paese di Hami, abitato dai barbari."
"Sono dunque diecimila li. Il vostro discepolo  vissuto invano, perch non  mai uscito dalle mura di questo monastero.  il caso di dirlo, si  accontentato di restar seduto a contemplare il mondo dal fondo del pozzo. Sono proprio un inutile pezzo di legno marcio."
"Qual' il numero dei vostri nobili anni?"
"Ho raggiunto il duecento sessantesimo anno, senza perdere la mia innata stupidit."
"Fate conto di essere un mio nipotino della decimillesima generazione" intervenne Scimmiotto.
Tripitaka lo guard di traverso: "Bada come parli. Non si apostrofano cos le persone, senza riguardo al loro rango."
Il patriarca si rivolse a Scimmiotto: "E la vostra et qual'?"
"Non oso dirvela."
Il vecchio credette che fosse uno scherzo e, senza insistere, ordin il t. Un ragazzo rec, su un vassoio di giada candido come grasso di montone, tre coppe franche damaschinate d'oro. Un altro ragazzo reggeva una teiera di metallo bianco; ne vers un t profumato, pi vellutato dei boccioli di melograno e pi fragrante dei fiori di cannella.
"Che begli oggetti! E la bevanda  degna del recipiente!" esclamava Tripitaka lodandoli senza fine.
"Sono oggetti che offuscano la vista e imbrattano lo sguardo" rispose modestamente il patriarca. "Non mancano certo prodotti rari e preziosi nel paese della corte celeste da cui vengono le vostre signorie. Questi recipienti non meritano tanti elogi. Non avete da mostrare qualche tesoro del nobile paese da cui venite?"
"Sono desolato, le nostre terre dell'Est non hanno alcun tesoro degno di menzione. E se ci fosse, la strada sarebbe troppo lunga per portarselo dietro."
"Maestro" interloqu Scimmiotto "non  un tesoro il kasya che sta nel vostro sacco? Perch non glielo fate vedere?"
Alla menzione di un kasya non vi fu monaco presente che trattenesse un risolino di disprezzo.
"Perch ghignate, voialtri?" scatt Scimmiotto.
"Bisogna ammettere che  buffo considerare un kasya come un tesoro" spieg il superiore. "Se stiamo parlando della veste monacale, nessuno qui ne ha meno di venti o trenta; non parliamo poi del nostro patriarca, monaco da duecento sessant'anni, che ne avr almeno sette od ottocento." Poi comand: "Portateli qui, facciamo dare un'occhiata."
Per il vecchio monaco era una bella occasione di farsi valere: fece aprire il magazzino dall'inserviente e fece portare i cofani dai dhta; ne furono allineati dodici nella corte. Si portarono attaccapanni e si tesero corde tutto intorno, mentre venivano aperte le serrature. I kasya venivano tolti, scossi e appesi uno a uno. Poi si invit Tripitaka a esaminarli. Tutta la sala era piena di squisiti ricami, le pareti erano coperte di finissime sete.
Scimmiotto li guard attentamente: abiti di broccato dai magnifici disegni, ricamati in oro.
"Belli, belli! Metteteli via. Adesso vi mostriamo il nostro."
Tripitaka lo tir per la manica e gli disse in un orecchio: "Discepolo, non conviene competere con gli altri in ricchezza. Siamo in paese straniero, soli e senza scorta, tu e io. Ho paura che tu abbia fatto uno sbaglio."
"Che male c' a mostrare il kasya?"
"Tu non hai compreso il detto degli antichi: non esporre cose belle e rare alla vista di chi  cupido e perfido. Gli occhi guardano, lo spirito si mette in agitazione ed escogita progetti. Per evitare il peggio, sei costretto a cedere, o puoi avere grossi guai, fino a perdere la vita. Non prendere il pericolo alla leggera."
"Calma, state tranquillo. Ci penso io."
Scimmiotto va ad aprire il sacco, dove la veste splendeva attraverso il doppio strato della carta oleata che l'avvolgeva. Apre l'involucro e toglie il kasya; non appena lo scuote e lo dispiega, un rosso splendore riempie e illumina la sala. I monaci sono pieni di meraviglia e ne cantano le lodi. Che superbo kasya!
C'erano sopra

Di chiare perle lucidi pendenti,
I tesori del Buddha in mille modi,
Barbe-di-drago di seta leggera
E gli orli di broccati sontuosi.
Solo a indossarlo fa fuggire i diavoli,
Distrugge tutti gli esseri perversi.
Le mani delle fate l'han cucito,
Sol pu indossarlo un monaco modesto.

In effetti il vecchio patriarca, alla vista di un simile tesoro, fu agitato da cattivi pensieri. Si fece avanti, si inginocchi davanti a Tripitaka e gli disse con le lacrime agli occhi: "Il vostro discepolo non ha proprio fortuna."
"Che volete dire, venerato maestro?" gli chiese Tripitaka aiutandolo a rialzarsi.
"Questo tesoro che esponete ai nostri occhi, non riesco a vederlo bene con i miei occhi malati, ora che  caduta la sera. Non  una sfortuna?"
"Fate portare delle lampade."
"Ma  gi un tesoro splendente. Se accendessimo lampade mi accecherebbe, e non lo vedrei pi del tutto."
"E allora come lo volete vedere?"
"Se aveste la generosit di accordarmi questo favore, dovreste lasciarmelo portare in camera mia: passerei la notte a esaminarne tutti i particolari. Domattina, prima che ripartiate, ve lo restituirei. Che ne dite?"
La proposta riemp di inquietudine Tripitaka, che se la prese con Scimmiotto: "Hai visto? Colpa tua!"
"Non ci far mica paura quello l" replic Scimmiotto. "Aspettate che lo riavvolga nella carta, perch lo prenda e se lo guardi finch vuole. Ci penso io. Se ci sar qualche manovra losca, metter tutto a posto."
Tripitaka non poteva rifiutare e acconsent che il kasya fosse consegnato al vecchio monaco:
"Guardatelo a vostro piacere, ma domattina me lo dovete rendere. Vi raccomando di non sporcarlo n danneggiarlo in alcun modo."
Mentre un giovane domestico portava via l'abito, il vecchio monaco, soddisfatto, fece spazzare la sala di meditazione anteriore, vi fece portare due letti di bamb e disporre coperte e lenzuola, per metterla a disposizione degli ospiti. Diede anche ordine che l'indomani, prima della partenza, fosse servito un pasto di magro. Ci si separ. Maestro e discepolo chiusero l'uscio della sala e si addormentarono.
Il patriarca, dopo averli indotti ad affidargli la veste, l'aveva fatta portare nella sua camera. Ora stava ritto sotto le lampade di fronte al kasya e singhiozzava. Il superiore, preoccupato, non osava ritirarsi. Uno dei ragazzi, che non sapeva il motivo di quei segni di dolore, and ad annunciare agli altri monaci: "Il nonno continua a piangere;  la seconda veglia, e non ha ancora smesso di singhiozzare."
Due giovani discepoli, fra i suoi beniamini, gli andarono a chiedere: "Patriarca, perch piangete?"
"Piango sulla sfortuna di non poter contemplare il tesoro del monaco cinese."
"Nonno, alla vostra et siete un po'svanito. Il kasya  qui davanti a voi: basta aprire l'involucro e lo si pu guardare finch si vuole. Che bisogno c' di piangere?"
"Quest'anno compio duecento sessant'anni, e mi son dato inutilmente la pena di procurarmi qualche centinaio di kasya. Come posso diventare proprietario di questo? Come posso diventare monaco cinese?"
" una pazzia. Il cinese  un monaco mendicante che ha abbandonato il suo pozzo e il suo villaggio. Voi avete avuto la fortuna di vivere tanti anni; non  meglio? Che ci guadagnereste a diventare monaco mendicante come lui?"
" vero che ho un comodo riparo per la mia vecchiaia; ma non ho il suo kasya da indossare di tanto in tanto. Se lo potessi avere, anche solo per un giorno, morirei senza rimpianti; sarebbe il compimento della mia vocazione di monaco in questo mondo."
"Ma  assurdo!" gridavano i monaci. "Mettetevelo quel vestito, che cosa ve lo impedisce? Li tratterremo un giorno di pi, e voi lo porterete per tutto il giorno; se volete, li tratterremo dieci giorni, ecco tutto. Perch ridursi in uno stato simile?"
"Anche se li tratterrete un anno, io non l'avr che per un anno. In fondo non sarebbe una soddisfazione durevole. Quando se ne andranno, lo dovr restituire. Come posso fare per tenermelo indefinitamente?"
Un giovane monaco, di nome Vasta Sapienza, sugger: "Nonno, se  questo che volete, non  difficile."
"Figlio mio" replic il patriarca tutto contento; "quale eminente consiglio mi proponi?"
"I due monaci cinesi percorrono una lunga strada e si affaticano molto: perci dormono sodo. Credo che i pi robusti di noi potrebbero armarsi di picche e coltelli, forzare la porta della sala di meditazione e assassinarli. Basterebbe sotterrarli nella corte posteriore, e nessuno all'infuori di noi ne saprebbe niente. Ci guadagneremmo anche il cavallo bianco e i bagagli. Il kasya resterebbe il nostro tesoro, da tramandare di generazione in generazione. Non  un piano che darebbe vantaggi anche ai nostri bisnipoti?"
Il patriarca fu entusiasta della proposta, asciug le lacrime ed esclam: "Bravo,  proprio quello che ci vuole."
E senz'altro prepararono le armi.
Ma un altro giovane monaco, condiscepolo di Vasta Sapienza e che si chiamava Vasto Progetto, si fece avanti a dire: "Non  un piano sicuro. Prima di ammazzarli bisogna analizzare la situazione: con quello dalla faccia pallida sarebbe facile, ma con quello dalla faccia pelosa credo proprio di no. Se dovessimo fallire, non ci attireremmo le peggiori disgrazie? Vi propongo un modo per raggiungere lo scopo senza usare le armi. Qual' la vostra rispettabile opinione?"
"Ragazzo mio, che cosa ci proponi?" chiese il patriarca.
"A mio umile avviso, dovremmo riunire tutti i residenti dell'ala est, giovani e vecchi, e chieder loro di portare ciascuno una fascina di legna secca. Sacrifichiamo la sala di meditazione mettendola a fuoco: se blocchiamo le porte, non avranno via d'uscita e moriranno tutti e due, pi il cavallo. Quando gli altri nel monastero lo vedranno, baster dire che sono stati i pellegrini a incendiare e distruggere per negligenza la nostra sala di meditazione. Quei due saranno ridotti in cenere, non vi pare? E chi s' visto s' visto. Il kasya rester il nostro tesoro, da tramandare di generazione in generazione."
Tutti i monaci si rallegrarono e approvarono il suggerimento: "Ancor meglio! Questo  il piano migliore."
I responsabili delle celle portarono la legna: un bel progetto, che avrebbe posto fine alla lunga vita di un patriarca dall'et tanto veneranda, e ridotto in cenere tutto il monastero di Guanyin.
C'erano settanta od ottanta celle, in cui vivevano un paio di centinaia di persone. Quella notte ammucchiarono legna tutto intorno alla sala di meditazione, in modo da intercettare ogni via d'uscita, e si apprestavano a darvi fuoco.
Tripitaka e il suo discepolo dormivano. Ma il Novizio aveva facolt soprannaturali; anche dormendo manteneva lo spirito concentrato per esercitare il respiro, e gli occhi erano all'erta sotto le palpebre semichiuse. Sent andare e venire all'esterno, la legna scricchiolare, il vento soffiare; e gli venne qualche sospetto: "Perch tutti questi passi a quest'ora di notte? Non ci saranno in giro dei briganti?"
Balz in piedi, e avrebbe aperto la porta per vedere che cosa accadeva, se non avesse temuto di svegliare il maestro. Eccolo che usa i suoi poteri magici, si d uno scrollone e si trasforma in un'ape.  il caso di dirlo:

Bocca di miele, coda di veleno,
Piccola taglia con un corpo lesto,
Va tra salici e fiori come freccia,
Coglie polline e insegue ogni profumo.
Piccolo corpo reca grandi carichi,
Ali leggere ronzano nel vento.
L'ape scivola via da una fessura
E osserva tutto col suo sguardo limpido.

Vide i monaci tutti indaffarati a portare legna e paglia, di cui avevano circondato l'edificio; non restava che di darvi fuoco. Scimmiotto se la rideva sotto i baffi: " proprio come diceva il mio maestro. Ci vogliono ammazzare per impadronirsi del kasya. Potrei fargli assaggiare il mio bastone, ma al primo tocco resterebbero spiaccicati, poverelli; e il maestro tornerebbe a rimproverarmi di violenza. Va bene. Ritorciamo lo stratagemma contro di loro; come si dice: se il montone si  smarrito, tanto vale che lo porti a casa tua. Gli renderemo dura la vita."
Bravo Scimmiotto! Con una capriola raggiunse la porta sud del Cielo. I guardiani della porta si allarmarono; gli uni si inchinavano, gli altri curvavano la schiena. Tutti esclamarono: "Catastrofe! Riecco qua l'autore di tutti i disastri di una volta."
Scimmiotto fece segno con la mano di lasciar perdere: "Lusingatissimo, cari miei, ma non vi spaventate. Cercavo semplicemente il Re Celeste Vasto Sguardo."
Immediatamente si present il devarja e lo accolse con queste parole: "Non ci siamo pi visti da un pezzo. Ho sentito che Guanyin aveva fatto una scappata dall'Imperatore di Giada per farsi prestare protettori, vigili delle tenebre, guardie della luce e rivelatori di verit, per proteggere un monaco cinese che doveva cercare le scritture nel Paradiso dell'Ovest. Lei diceva che tu eri diventato discepolo di questo monaco. Come hai trovato il tempo di venirci a visitare?"
"Non me ne parlare! Il monaco si  imbattuto in una banda di malfattori che vogliono bruciarlo vivo:  un caso di emergenza. Sono venuto a chiederti in prestito il coperchio ignifugo, mi occorre per cavarmi dall'impiccio. Corri a cercarmelo. Appena avr finito, te lo restituir."
"Ti stai sbagliando. Se devi spegnere un incendio ti servir dell'acqua, non il coperchio."
"Non sai cosa c' sotto. Se usassi l'acqua spegnerei tutto, e gli farei un piacere. Con il coperchio protegger solo il mio monaco; il resto vada pure in cenere, son fatti loro. Di, sbrigati! Al minimo ritardo, mi rovini tutta l'operazione."
"Diavolo di una scimmia, che carogna sei!" replic ridendo il devarja. "Lui pensa solo ai suoi, e gli altri vadano a farsi friggere."
"Insomma, sbrigati, abbiamo chiacchierato abbastanza. Mi rovini un'operazione importante."
Il re celeste non si poteva sottrarre, e tese il coperchio a Scimmiotto.
Il Novizio lo afferr, sal su una nuvola, atterr sul tetto della sala di meditazione e dispose la protezione di Tripitaka, del cavallo bianco e dei bagagli. Poi si and a sedere sul tetto della cella del patriarca, per proteggere anche il kasya. Quando vide i monaci accendere il fuoco, fece un passaggio, recit un incantesimo e incominci a soffiare rivolto a sud ovest. Ci provoc un vento cos violento, che il fuoco divamp subito in enormi fiammate. Che incendio, che fal notturno! Ecco qua:

Da colonne di fumo scaturiscono fiamme,
Rossi bagliori contro il cielo senza stelle.
Son serpenti dorati, poi cavalli di sangue.
I tre venti del sud vanno soffiando a gara.
Il grande dio del Fuoco mostra la sua potenza.
Quando le fiamme giungono alle porte oleate
Si sprigiona il calore pi che nel forno alchemico.
Si diffonde l'incendio doloso con violenza:
Il crimine  aiutato, invece di impedirlo.
Il fuoco  secondato dalla forza del vento:
Fiamme salgono al cielo per pi di mille tese,
Le ceneri ricadono di l dall'orizzonte.
Si odono scoppi come petardi a capodanno
E rimbombi che sembrano dei colpi di cannone.
Alle fiamme non sfuggono le immagini del Buddha
N degli di guardiani.  un incendio peggiore
Che del Palazzo Epang o della Rupe Rossa!

 il caso di ricordarlo: una scintilla pu bruciare diecimila arpenti. Le fiamme attizzate dal vento avevano trasformato l'intero monastero di Guanyin in un rogo rosseggiante. I monaci cercavano di mettere in salvo cofani e panieri, spostavano tavoli, gettavano stoviglie; si udivano dappertutto gemiti e lamenti.
Scimmiotto copriva la residenza del patriarca nella parte posteriore, mentre il coperchio ignifugo proteggeva la sala di meditazione in quella anteriore. Tutto il resto bruciava allegramente fino a riempire il cielo di rossi bagliori e perforare i muri con vampe dorate.
Lo scoppio dell'incendio attir l'attenzione di un mostro della montagna. A venti li dal monastero, in direzione sud, si trovava il Monte del Vento Nero, dove una caverna con lo stesso nome serviva da rifugio all'essere malefico. Mentre si rigirava nel sonno, i bagliori colpirono i suoi occhi; li apr credendo che si levasse il sole. Ma quando usc a vedere, scopr che si trattava di un grande incendio che ardeva a nord.
"Quello  il Monastero di Guanyin che ha preso fuoco. Sono cos negligenti quei monaci! Andiamo a vedere se posso dar loro una mano."
Che bravo mostro! Si alz su una nuvola e giunse subito sul posto: si erano dovuti abbandonare tutti gli edifici della parte anteriore, e il fuoco infuriava nelle gallerie.
Il mostro avanz a gran passi e aveva l'intenzione di forzare l'ingresso e di gridare che si portasse acqua, quando si accorse che sul tetto di un edificio posteriore, che non aveva preso fuoco, qualcuno provocava tutto quel vento. Incominci a farsi un'idea di che cosa stava accadendo, e si introdusse in quell'edificio. La stanza era illuminata da alcune lampade, e sul tavolo era appoggiato un pacco avvolto in carta oleata. Lo apr e vide che conteneva un kasya di broccato come non ne aveva mai visti; si rese conto che doveva essere un raro tesoro della setta del Buddha.
Nessuno resta insensibile alla vista della ricchezza. Abbandon l'idea di aiutare a domare l'incendio e di chiedere acqua, afferr l'oggetto e, approfittando della confusione per passare inosservato, risal sulla sua nuvola e se ne torn a casa.
Il fuoco non si spense prima dell'alba. I monaci avevano perso tutto; piangendo e gemendo frugavano nelle ceneri in cerca di resti di bronzo o ferro, di frammenti d'oro o argento. Chi cercava di erigere un riparo di fortuna appoggiato a un resto di muro calcinato, chi di disseppellire una pignatta in cui cuocere un po'di riso, sempre lagnandosi della sorte iniqua, nel disordine e nella confusione che potete immaginare.
Scimmiotto prese il coperchio ignifugo e, con una capriola, lo and a riportare alla porta sud del Cielo, per restituirlo al devarja Vasto Sguardo: "Grazie del prestito."
"Sei una persona seria, grande santo" disse il devarja riprendendo l'oggetto. "Mi stavo giusto chiedendo come avrei fatto a ritrovarti, se non me lo avessi riportato. Sono proprio contento di ricuperarlo senza problemi."
"Il tuo vecchio Scimmiotto non giuoca mai brutti tiri. Non si dice forse: chi rende il prestito non avr difficolt a ottenerne un altro?"
" tanto che non ci facciamo due chiacchiere. Vieni dentro a bere il t."
"Son cambiati i tempi: il vecchio Scimmiotto non ha pi tempo di sedersi sulla panca tarlata per abbandonarsi ad alte e sublimi considerazioni. Devo badare al mio monaco cinese, e non ho un momento di respiro. Scusami tanto!"
Con questo saluto frettoloso, discese sulla sua nuvola. Sorgeva il sole quando giunse davanti alla sala di meditazione; si scroll e si mut in ape per entrare. Una volta dentro, riprese la propria forma. Il monaco cinese dormiva ancora profondamente.
"Maestro" grid il Novizio, "sveglia, si fa giorno!"
"Vedo, vedo" rispose Tripitaka girandosi dall'altra parte; ma dopo qualche altro appello si svegli.
Quando si fu vestito e apr la porta, non si trov davanti che pochi mozziconi di muri.
"Dove sono gli edifici e le torri? Come mai non si vedono che questi muretti calcinati?"
"Non vi siete ancora svegliato bene. Il fatto  che qui, stanotte, c' stato un incendio."
"Come mai non ne so niente?"
"Dormivate, non vi ho voluto disturbare. D'altronde la sala era protetta."
"Se potevi proteggere la sala, perch non hai protetto anche il resto?"
Scimmiotto si mise a ridere: "Ve lo devo spiegare, maestro: come dicevate voi, questa gente si  effettivamente innamorata del kasya, e per averlo contavano di bruciarci vivi. Se non me ne fossi accorto, a quest'ora saremmo ridotti in cenere."
"Vuoi dire che l'incendio  stato attizzato da loro?" chiese Tripitaka allarmato.
"E da chi altri?"
"Non ci sar sotto qualche tuo maneggio, per vendicarti che non ti trattavano con riguardo?"
"Sarei forse un vagabondo capace di far cose simili? Il fuoco l'han messo loro, ve lo assicuro. Semmai, quando mi sono accorto che erano malintenzionati, non li ho aiutati a spegnerlo e ci ho soffiato sopra un pochino di vento."
"Santo cielo, contro il fuoco si usa l'acqua, non il vento!"
"Conoscerete il proverbio: la tigre non aggredisce l'uomo che non vuol farle del male. Se non avessero acceso l'incendio, io non avrei fatto soffiare il vento."
"E adesso il kasya dov'? Non sar mica bruciato!"
"No, no: la cella in cui era la veste non si  incendiata."
"Sarebbe tanto peggio per te!" esclam Tripitaka esasperato. "Se  successo qualcosa al mio kasya, per poco che sia, recito l'incantesimo e ti ammazzo."
"Fermo, fermo, maestro!" grid il Novizio spaventato. "Ve la riporto, la vostra veste, aspettate che vada a cercarla. Cos ci rimettiamo in viaggio."
Tripitaka prese la briglia del cavallo e Scimmiotto tir su i bagagli. Uscirono dalla sala di meditazione per recarsi alla cella del patriarca.
I monaci in preda ai lamenti videro emergere dalle rovine e venire verso di loro il maestro, che conduceva il cavallo, e il discepolo con le sacche. Sul punto di venir meno dal terrore, urlavano: "I fantasmi! Le anime in pena vengono a vendicarsi!"
"Ma quali anime in pena!" grid loro Scimmiotto. "Forza, tirate fuori il kasya!"
I monaci caddero in ginocchio e si prosternarono: "Ogni misfatto ha il suo colpevole, come ogni debito il suo creditore. Le vostre signorie non devono chieder conto a noi delle loro vite; noi non c'entriamo.  tutto un intrigo del patriarca e di Vasto Progetto. Non chiedeteci le nostre vite."
"Dannate bestie" grid Scimmiotto. "Che ce ne facciamo delle vostre vite? Datemi il kasya, che ce ne andiamo."
"Signori!" risposero due monaci pi coraggiosi degli altri. "Voi siete morti bruciati nella sala di meditazione, non  vero? Ma se reclamate il vestito - siete dei vivi o dei fantasmi?"
"Che banda di bestiacce viziose!" esclam Scimmiotto ridendo. "L il fuoco non  arrivato. Andate a vedere e sappiatemi dire."
I monaci si alzarono e andarono a vedere nella parte anteriore del monastero: nella sala, sulle porte e sulle finestre non c'era la minima traccia di bruciatura. Stupefatti, riconobbero finalmente in Tripitaka una qualche specie di monaco divino, e nel suo discepolo un protettore della legge. Ritornarono a prosternarsi: "Dovevamo essere ciechi per non riconoscere in voi dei perfetti scesi sulla terra. Il vostro kasya  l dietro, dal patriarca."
Tripitaka oltrepass sospirando tre o quattro file di resti fumanti di muri, prima di raggiungere la residenza del patriarca, che in effetti era indenne. I monaci sgomitavano per farsi avanti ad annunciare: "Nonno, il monaco cinese  un dio! Non  bruciato. Al contrario, ci abbiamo rimesso noi. Restituitegli subito la sua veste!"
Il vecchio monaco era tutto afflitto e pieno delle pi nere inquietudini: il monastero era bruciato, e il kasya era scomparso. Non sapeva pi che cosa fare, per quanto rimuginasse non vedeva via d'uscita. Con la schiena piegata in due, ecco che si slanci di corsa con la testa contro il muro e se la fracass, spargendo a terra sangue e cervella mentre le sue anime lo abbandonavano. Rese l'ultimo respiro e giacque nel suo sangue. Lo attestano i versi:

Ebbe quest'uomo una sorte pietosa,
Pur raggiungendo un'et veneranda.
Voleva impadronirsi della veste
A costo di coprirsi di vergogna.
Chi si comporta senza alcuno scrupolo
Incontra prima o poi la sua disfatta.
A che valgon gli astuti stratagemmi?
Alla lunga gli inganni non ti premiano.

I monaci piangevano: "Il patriarca si  suicidato e noi non troviamo pi il kasya; come possiamo fare?"
"Suppongo che lo abbiate rubato e lo teniate nascosto. Uscite tutti!" ordin Scimmiotto. "Adesso voglio una lista completa dei nomi, far l'appello e voglio esaminarvi uno per uno."
Il superiore port la lista dei monaci, dhta, domestici e servi, in due registri che recavano duecento trenta nomi in tutto. Scimmiotto fece sedere Tripitaka su un seggio elevato, e fece l'appello e la perquisizione. Ciascuno si doveva spogliare, ma non si trov nulla. Si frug con la massima cura ogni cofano e paniere, senza trovar nulla. Sempre pi contrariato, Tripitaka dall'alto del suo seggio incominci a recitare l'incantesimo. Il Novizio cadde subito a terra stringendosi la testa, tanto il dolore era insopportabile. Supplicava: "Smettete, smettete! Ve lo trover il kasya!"
Persino i monaci, tutti tremanti, si gettarono in ginocchio per intercedere in suo favore. Tripitaka acconsent a chiudere la bocca. Scimmiotto balz in piedi, trasse il suo randello da dietro l'orecchio e l'avrebbe usato sui monaci, se Tripitaka non l'avesse fermato gridando: "Scimmia zuccona, non hai paura che te lo faccia ritornare, il mal di testa? Stai attento! Non muoverti e guardati dal far male a chiunque. Lascia che li interroghi di nuovo."
I monaci si prosternarono e pregarono Tripitaka di risparmiarli: "Non lo abbiamo proprio visto.  tutta colpa di quel vecchio diavolo. La notte passata non smetteva di piangere guardando il vostro kasya. Guardarlo non gli bastava, voleva a tutti i costi appropriarsene e farne un tesoro ereditario. Voleva farvi morire nelle fiamme, ma quando il fuoco si accese si alz un vento violento. Ciascuno di noi pensava solo a mettere in salvo quello che poteva. Che ne sia stato del kasya, nessuno di noi ne ha la minima idea."
Furioso, il Novizio ritorn nella cella del patriarca, ne port fuori il corpo, lo spogli degli abiti e lo esamin attentamente: niente. Fece scavare nella stanza fino a tre piedi di profondit: ancora niente. Scimmiotto si ferm a riflettere e chiese: "Non c' per caso da queste parti qualche mostro che sia divenuto uno spirito malefico?"
"Se non lo aveste chiesto, non mi sarebbe venuto in mente" rispose il superiore. "In effetti a sud est c' il Monte del Vento Nero, dove si trova una grotta con lo stesso nome; ci vive un mahrja nero. Il nostro vecchio diavolo lo andava a trovare ogni tanto. Quello  uno spirito malefico; non ce ne sono altri qui."
"Quanto  lontana la montagna?"
"Non pi di una ventina di li.  la cima che potete vedere laggi."
"Maestro, rassicuratevi,  inutile continuare a discutere" esclam Scimmiotto sorridendo. "Di sicuro lo ha rubato questo mostro nero."
"Ma  lontano venti li" obiett Tripitaka. "Come fai a dire che  stato lui?"
"Non avete notato che di notte un incendio come questo si scorge a mille li, i bagliori salgono fino al terzo cielo? Altro che venti li! Tutto intorno  illuminato fino a duecento li. Il mostro avr visto la luce dell'incendio e sar venuto qui di nascosto. Si sar reso conto che il nostro kasya era un tesoro e avr approfittato della confusione per portarselo via. Lasciate che vada a stanarlo."
"Ma se ti allontani, di chi mi posso fidare?"
"State tranquillo. Avete la protezione occulta degli di, e quanto ai servizi materiali convincer questi monaci a renderveli."
Infatti li chiam e ordin loro: "Qualcuno di voi sotterri questo vecchio diavolo. Gli altri si mettano a disposizione del mio maestro e governino il cavallo bianco."
I monaci acconsentirono. Scimmiotto aggiunse: "Non bisogna dire di s, e poi cambiare idea quando volter la schiena. Il mio maestro va servito sorridendo amabilmente; il cavallo bianco deve avere la giusta proporzione di acqua e di fieno. Se non farete esattamente cos, assaggerete il sapore del mio bastone: vi faccio una dimostrazione."
Con una sola botta del randello colp uno dei muri sopravvissuti all'incendio, in modo che vol a terra facendo cadere in rapida successione altri sette od otto muri in fila. Ai monaci, basiti dalla paura, tremavano le gambe. Si inginocchiarono e si prosternarono piangendo a calde lacrime: "Partite tranquillo, ci occuperemo di sua signoria con tutte le forze e con tutto il cuore. Ci guarderemo dalla minima negligenza."
Il bravo Scimmiotto! Con una piccola capriola fu sul Monte del Vento Nero, in cerca del kasya.

Cicala d'Oro in viaggio verso l'Ovest
Sulla sua strada trova tigri e lupi
Molto pi che mercanti o pellegrini.
La forza del gran santo lo sostiene
Contro l'avidit di un bieco monaco.
Un incendio ha distrutto il monastero
E l'abito ha rubato un orso nero.

Se non sapete se il kasya fu ritrovato e che cosa ne segu, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 17
UN MOSTRO ELEGANTE

IN CUI SCIMMIOTTO FA IL DIAVOLO A QUATTRO SUL MONTE DEL VENTO NERO, E GUANYIN SOGGIOGA IL MOSTRO PLANTIGRADO.


Sappiate dunque che, quando Scimmiotto part con la sua capriola nelle nuvole, i monaci giovani e vecchi, dhta, servitori e domestici ne furono tanto impressionati che esclamarono: "Signoria, siete proprio una divinit discesa sulla terra, che cavalca brume e nuvole.  chiaro che il fuoco non vi poteva danneggiare. E dire che quella vecchia canaglia non lo aveva capito, e ha fatto di tutto per attirarci questa sciagura."
"Signori, alzatevi" disse Tripitaka. "Non prendetevela con il vostro patriarca. Scimmiotto  partito in cerca del kasya: se lo ritrova, tutto sar dimenticato. Devo ammettere che, in caso contrario, non so che cosa sar di voi, considerato il caratteraccio del mio discepolo. Temo proprio che nessuno di voi gli potr sfuggire."
Queste parole provocarono il panico: tutti imploravano il Cielo, con il cuore tremante, che la veste fosse ritrovata e le loro vite preservate.
Quanto a Scimmiotto, giunse subito sul Monte del Vento Nero. Scese dalla sua nuvola e osserv con attenzione il paesaggio, che era magnifico in quel tempo di primavera. Eccolo qui:

Cadono a gara le acque dei torrenti,
Mille rupi si slanciano nel cielo.
Cantan gli uccelli nascosti fra i rami,
Cadono i fiori esalando profumi.
Dopo la pioggia l'azzurro  pi limpido,
Formano i pini una quinta di giada.
Si apron fra l'erba i fiori di montagna
Risalendo i pendii, regno del glicine.
Sull'altopiano magnifici boschi
Che il taglialegna non ha mai toccato.
Bevono nel ruscello fianco a fianco
Le gru dal lungo collo; sulle rupi
Folleggiano scimmiette. Lunghe liane
Di un verde cupo pendono dagli alberi
Nella limpida luce delle altezze.

Scimmiotto stava contemplando il paesaggio, quando sent voci risuonare sul pendio erboso. A passi cauti si and a nascondere dietro una roccia, per osservare senza esser visto. Sul prato erano seduti tre mostri, uno grosso e di pelo scuro al posto d'onore, un prete taoista a sinistra e un letterato vestito di bianco a destra. Erano immersi in un'animata conversazione su fornelli e calderoni, preparazione del cinabro ed elaborazione del mercurio: neve bianca e gemme gialle, il Tao di una setta eterodossa. A un certo punto, quello grosso disse sorridendo: "Dopodomani sar l'anniversario delle doglie di mia madre; mi farete l'onore di una visita?"
"Tutti gli anni celebriamo il vostro compleanno, mahrja. Potremmo forse mancare?" replic il letterato vestito di bianco.
"La notte passata mi sono imbattuto in un tesoro, una lunga tunica buddista di broccato, una cosa superba. Ne approfitter per allietare la celebrazione del mio compleanno festeggiando anche il ritrovamento di questa veste con un grande banchetto, che incomincer dopodomani e a cui inviter tutte le divinit taoiste della montagna. Lo chiameremo il Convegno dell'Abito Buddista. Che ne dite?"
"Benone!" rispose il taoista sorridendo. "Domani verr a presentarvi gli auguri e dopodomani ritorner per partecipare al banchetto."
Scimmiotto si convinse che l'abito buddista di cui si parlava era il kasya. Non riusc a contenere la collera e salt fuori brandendo a due mani la sbarra cerchiata d'oro. Urlava: "Ve la faccio vedere io, banda di mostri ladri! L'hai rubato tu il nostro kasya, e adesso vuoi farci sopra delle feste. Tiralo fuori, invece, prima che sia troppo tardi!"
Poi, tuonando: "Guai a chi si muove!", rote il randello e voleva assestarlo sulle loro teste, quando il moro trov scampo nella fuga, trasformandosi in una corrente d'aria, e il taoista si rifugi sulle nuvole. Non restava che il letterato vestito di bianco, che ci lasci la pelle. Quando Scimmiotto esamin il cadavere, vide che si trattava di un serpente picchiettato di bianco. Lo tagli a pezzetti, lo gett nel burrone e part alla ricerca del moro. Aggirando picchi aguzzi e seguendo ripidi pendii, scopr ai piedi di una roccia un'abitazione rupestre. Era cos:

Foresta fitta e cupa.
La porta  circondata
Di pini e di cipressi.
Per entrar si attraversa
La tavola di legno.
Ovunque cresce il glicine.
Gli uccellini amoreggiano
Sui grandi alberi intorno.
La brezza  profumata.
Sul salice cinguetta
Il rigogolo; vola
La farfalla fra i peschi.
Questo  un luogo selvaggio,
Ma val bene un giardino!

Scimmiotto giunse all'ingresso, e lo trov solidamente chiuso da due battenti di pietra. Sopra la porta una targa di pietra recava sei grandi caratteri tracciati con cura:

GROTTA DEL VENTO NERO DEL MONTE DEL VENTO NERO

"Aprite!" grid Scimmiotto roteando il suo randello.
Il diavoletto portinaio apr e chiese: "Tu chi sei, per osar di bussare alla nostra grotta di immortali?"
"Brutto mostro! Che cosa ci sarebbe in questo buco per farlo considerare una grotta di immortali? Per caso saresti tu l'immortale? Sbrigati ad annunciarmi a quel pelo scuro del tuo padrone e digli di restituirmi subito il kasya: se no butter per aria tutta la baracca."
Il diavoletto corse ad annunciare: "Mahrja, non si potr pi fare il convegno dell'abito buddista. C' alla porta un monaco con la faccia pelosa e una voce da duca del tuono, che vuole farselo restituire."
Il moro era appena rientrato dopo essere stato messo in fuga dal Novizio, e a stento aveva avuto il tempo di sedersi. Si chiese da dove poteva uscire quel cafone che si permetteva di far cagnara alla sua porta. Si fece portare l'armatura, la indoss e usc impugnando una lancia con un guidone nero.
Scimmiotto si era ritirato a una certa distanza e teneva gli occhi ben aperti: in effetti il mostro aveva un aspetto temibile.

L'elmo di ferro ha cupi riflessi,
 tutto corazzato d'oro nero
Con tunica di seta a larghe maniche,
Cintura verde-nera a lunghe ghiande,
Nero guidone sulla lunga lancia
E porta neri pure gli stivali.
Lampeggiano le sue pupille d'oro.
 Vento Nero, il re del monte chiaro.

Scimmiotto rise fra s: "Il giovanotto sembra un carbonaio, a meno che lavori invece in una fornace. Suppongo che si guadagni la vita scavando carbone; altrimenti, perch sarebbe cos nero dalla testa ai piedi?"
"Che razza di monaco sei, per portare la tua impudenza a passeggio da queste parti?" grid il mostro con forte voce.
Scimmiotto si fece avanti impugnando il randello: "Restituisci un po'il kasya al tuo nonnino."
"Dove hai perduto la tua palandrana, per venire a reclamarla da me?"
"Il nostro kasya era in deposito presso il patriarca del monastero di Guanyin, pochi li a nord. Gli edifici hanno preso fuoco e tu, caro mio, hai approfittato della confusione per darti allo sciacallaggio. Non puoi negarlo. Volevi addirittura festeggiare il tuo compleanno con il convegno dell'abito buddista. Sbrigati a restituirmelo, se vuoi salvare la pelle. Osa dire di no, e ti rovescio in testa il tuo Monte del Vento Nero, squarcio la grotta e polverizzo tutta la tua banda diabolica."
Il mostro rise sarcastico: "Che furfante! Sei stato tu ad attizzare il fuoco. Ti ho visto sul tetto a far sortilegi per alzare il vento. Un camicione l'ho preso: e allora? Che cosa ci vuoi fare? E poi, da dove vieni, come ti chiami, quali poteri hai per fare tutte queste minacce?"
"Piccolotto, non riconosci pi tuo nonno? Il nonno  discepolo del maestro della legge Tripitaka, fratello di sua maest nell'eminente paese dei grandi Tang. Mi chiamo Scimmiotto, in religione Consapevole del Vuoto, di soprannome il Novizio. Vuoi sapere i miei poteri: se te li dicessi, le tue anime ti uscirebbero dal corpo e tu cadresti stecchito."
"Intanto continuo a non sapere niente di questi poteri. Sentiamo."
"Tienti stretto, bambino" rispose Scimmiotto ridendo, "e ascolta bene. Io

Sapevo trasformarmi per istinto
Fin da bambino per dote divina.
Coltivai il vero, nutrii la natura
E uscii dal ciclo della morte impura.
Camminai verso il Tao con cuor sincero
Sopra il Monte Lingtai cogliendo i semplici.
Su quel monte viveva un immortale
In et di diciottomila anni.
Io lo pregai di prendermi apprendista
E di insegnarmi l'immortalit.
Mi rivel che stanno in noi quei farmaci
Che nessun farmacista ci prepara.
Da lui appresi le formule immortali
E le basi per renderle efficaci.
Illuminato da luce interiore,
Ho realizzato impavido equilibrio.
Mi volsi al Nulla, lasciai i desideri,
Purificati i sensi rafforzai
Il corpo ed imboccavo alfin la strada
Di santit. Se trattieni energia
Dopo tre anni avrai corpo divino,
Che la gente comune non pu offendere.
Ho corso tutti i dieci continenti
Fino all'estremit di mare e cielo.
Vissi cos pi di trecento anni,
Prima di pervenire nell'empireo.
Ottenni questa sbarra a cerchi d'oro
Da un drago soggiogato in fondo al mare.
Governai il Monte dei Fiori e dei Frutti
Riunendo molti mostri nella grotta.
L'Imperatore di Giada mi diede
Il titolo pi alto: Grande santo.
Turbai pi volte la sua residenza,
Rubai le pesche alla regina madre.
Fui attaccato da centomila uomini
E mi difesi senza spaventarmi.
I re celesti furono respinti,
Nata fugg subendo la disfatta.
Solo Erlang non riuscivo a superare.
L'imperatore e Guanyin assistevano
Al mio duello alla porta del Cielo.
Intervenne Laozi con un trucchetto,
Che ad Erlang diede infine il sopravvento.
Catturato e legato mi trovai
Al palo del supplizio, ma nessuno
Con nessun'arma poteva ferirmi.
Si cerc di bruciarmi con il fulmine,
Ma Scimmiotto conosce tanti trucchi
Che non riusc nemmeno di inquietarlo.
Il buon signor Laozi mi mise in forno
Perch gli dei del fuoco mi arrostissero.
Finita la cottura uscii pi vispo
Di prima da quel forno, e col randello
Corsi qua e l per tutto il paradiso.
Niente mi resisteva; sottosopra
Misi i trentatr cieli ed altro ancora.
Il Buddha, col potere della legge,
Di persona dovette intervenire
E mi schiacci sotto una gran montagna.
Restai l sotto cinquecento anni,
Finch non mi raggiunse Tripitaka.
Son ritornato sulla buona strada
E faccio questo viaggio verso l'ovest
Indirizzato alla Luce di Giada.
Va e chiedi ai quattro angoli del mondo
Se mai ci fu un demonio pi famoso!"

A questo discorso il mostro si mise a ridere: "Cos tu saresti il famoso equipuzio, che fece quella baraonda in paradiso."
Niente contrariava Scimmiotto pi che il sentirsi trattare da equipuzio. And su tutte le furie, gli si rizzarono tutti i peli e berci: "Stronzo! Non mi restituisci il kasya e per di pi mi insulti! Aspetta, che ti faccio vedere!"
Il moro salt da lato per schivare il colpo, brand la lancia e part a sua volta all'attacco. Segu una bella mischia:

La sbarra a piacer vostro, la lancia col guidone:
S'affrontano i guerrieri all'ingresso dell'antro.
Se l'uno mira al cuore, l'altro mira alla testa;
L'uno sa roteare, l'altro colpire dritto.
Balza la tigre bianca sfoderando gli artigli,
Il drago acciambellato si srotola e colpisce.
Lanciano fumo e fiamme quei mostri imprevedibili,
Gran Santo Uguale al Cielo e Re Nero malefico.
Guarda che guerra avviene per la veste buddista!

Il mostro e Scimmiotto si affrontarono una diecina e pi di volte senza esito. Il sole saliva allo zenit quando il moro, opponendo la lancia alla sbarra di ferro, propose: "Oh, Novizio, fermiamoci un momento. Riprenderemo a combattere quando avr fatto uno spuntino."
"Sei un bel guerriero, brutta bestia! Forse che un guerriero ha bisogno di farsi un panino, dopo nemmeno mezza giornata di lavoro? E io che sono stato cinquecento anni sotto la montagna, senza una goccia d'acqua o di minestra, mi lamentavo forse per la fame? Niente scappatoie. Se vuoi mangiare, restituisci il kasya."
Ma il mostro fece una finta, riusc a disimpegnarsi e si precipit nella grotta, sbattendo la pesante porta di pietra. Chiam a raccolta i suoi diavoletti e li incaric di preparare il banchetto e di recapitare i biglietti di invito a tutti i re diavoli della montagna.
Lasciamolo l. Da parte sua Scimmiotto, non potendo forzare la porta, era ritornato al Monastero di Guanyin. I monaci avevano dato sepoltura al patriarca ed erano indaffarati intorno a Tripitaka, che da poco aveva fatto colazione. Ora gli stavano servendo il pranzo. Mentre cambiavano l'acqua in tavola e portavano la zuppa, videro il Novizio scendere dall'alto: tutti lo circondarono per salutarlo e per condurlo dal monaco cinese.
"Eccoti qui, Consapevole del Vuoto" disse Tripitaka. "E il kasya?"
"So dov'. Per fortuna non ce la siamo presa pi di tanto con questi monaci, perch in effetti lo ha rubato il mostro del Monte del Vento Nero. Lo avevo sorpreso a conversare in un prato con un taoista e un letterato, e ho ascoltato in pratica una confessione spontanea. Voleva invitare i mostri dei dintorni per il suo compleanno, e raccontava di essersi procurato nella notte un abito di broccato, che gli avrebbe permesso di qualificare il suo banchetto come convegno dell'abito buddista. Quando ho abbattuto il mio randello, c' rimasto solo il letterato, che  risultato un serpente picchiettato di bianco; gli altri due si sono eclissati. Ho inseguito il ladro fino alla porta di casa sua e l'ho sfidato. Lui ha raccolto la sfida e ci siamo battuti per mezza giornata, senza vinto n vincitore. Poi gli  venuta fame, si  chiuso nel suo antro e si  rifiutato di metter fuori il naso: ha paura di riprendere il duello. Io sono tornato per informarvi, maestro. Ora che sappiamo dov' il kasya, niente paura, ce lo faremo restituire."
A questo racconto i monaci si misero a pregare, gli uni giungendo le mani, gli altri prosternandosi: "Namo Emituofo! Ora che si sa dov', siamo salvi."
"Non godete mica troppo!" li avvert il Novizio. "Io non ci ho ancora messo le mani sopra, e il maestro  sempre qui. Aspettate che abbiamo ricuperato il kasya, poi ci accompagnerete alla partenza come si deve, e solo dopo ritornerete tranquilli. Alla minima mancanza, constaterete che il vecchio Scimmiotto non  un padrone comodo. L'avete servito bene, il maestro? Ha avuto fieno buono, il cavallo?"
"Ma certo, ma certo!" risposero i monaci a una voce. "Abbiamo applicato scrupolosamente tutta la nostra diligenza al servizio di sua signoria."
"Da quando mi hai lasciato stamane" precis Tripitaka "mi hanno servito il t tre volte e il pasto due volte. Non ho fatto che mangiare e bere, sono stati diligenti. Ma il mio vestito me lo devi assolutamente riportare."
"Non c' fretta, l'importante  sapere dov'. Ve lo garantisco: catturer il malfattore e vi riporter la refurtiva. Non vi inquietate, state tranquillo."
Il superiore del convento invit anche Scimmiotto a tavola. Il Novizio sgranocchi qualcosa, risal sulla sua nuvola e riprese le ricerche. Mentre era in giro, vide un diavoletto che stringeva sotto l'ascella un cofanetto di legno di pero e se ne veniva gi per la strada maestra. Indovinando che la scatola doveva contenere un messaggio, spiaccic il malcapitato con un tocco, lo gett nel fosso e apr il cofanetto: in effetti c'era dentro un biglietto di invito. Si leggeva:

L'Orso vostro servitore si inchina profondamente al venerato e rispettabilissimo superiore della Camera di Cinabro dello Stagno d'Oro: vi sono profondamente riconoscente dei favori insigni che in pi occasioni mi avete accordato. La notte scorsa ho osservato che avete subito un incendio e sono desolato di non avervi potuto aiutare. Spero che vorrete perdonarmi e che non abbiate subito altri danni. Il caso ha posto nelle mie mani un abito buddista, che mi auguro possa dare occasione a un convegno elegante. Ho rispettosamente preparato bevande, che amerei offrire al giudizio del grande intenditore. Vi supplico di volerci fare l'onore e il piacere di una visita quando vorrete, considerando che l'invito viene portato a vostra conoscenza, per la presente, con due giorni di anticipo.

Scimmiotto rideva come un matto: "Che bella canaglia! Ha ben meritato la fine che ha fatto. Faceva comunella con il mostro, ecco perch  vissuto duecento sessant'anni. Suppongo che il mostro gli avr suggerito qualche trucchetto per alimentare il respiro. Ricordo benissimo il suo aspetto: mi metamorfoser per fare un sopralluogo nella grotta e annusare dove  nascosto il kasya. E se mi dovesse venire sotto mano, lo sgraffigner senz'altro e mi risparmier un mucchio di fatica."
Bravo Scimmiotto! Recit un incantesimo, rivolto al vento, e si trasform nel sosia del patriarca. Nascose la sua sbarra di ferro, si diresse a grandi passi verso la grotta e grid: "Aprite!"
Il diavoletto apr e corse ad annunciare: "Mahrja, c' il Superiore dello Stagno d'Oro."
"Che strano, gli ho spedito il cartoncino un momento fa" esclam il mostro meravigliato. "Come fa a essere gi qui? Il piccolo non ha nemmeno avuto il tempo di arrivare a destinazione. Scommetto che Scimmiotto gli avr chiesto di venire a reclamare il kasya. Maggiordomo, va subito a nascondere questo vestito. Non lo deve vedere."
Scimmiotto entr dalla porta principale e si trov in una corte in cui pini e bamb mescolavano le fronde, peschi e susini rivaleggiavano in bellezza; le piante erano in fiore, le orchidee spandevano il loro profumo: quella grotta era un incanto. Sugli stipiti della porta interna si leggevano queste iscrizioni parallele:

NELLA PACE DELLA MONTAGNA PROFONDA
RIFUGIO DELLA GIOIA SENZA OMBRE

"Questo mostro  un ragazzo che sa vivere" si disse Scimmiotto. Dopo la porta interna, attravers una terza porta; dappertutto pilastri scolpiti, travi decorate, porte e finestre ariose. Il moro comparve in veste da camera di seta verde e nera, con una cappa di damasco nero corvino ricamata a colori vivaci, in capo un berretto scuro a tre corni e ai piedi morbidi stivaletti neri di capretto: un figurino. Quando vide Scimmiotto, rassett l'abbigliamento e discese i gradini per andargli incontro dicendo: "Mio vecchio amico dello Stagno d'Oro, mi siete molto mancato. Ve ne prego, vogliate accomodarvi a vostro agio!"
Scimmiotto rese la cortesia. Poi si sedettero e presero il t. Dopo il t, il mostro fece un bell'inchino rispettoso e chiese: "Stavo appunto inviandovi due parole di invito per dopodomani. A che debbo il piacere di una vostra visita fin da oggi, mio vecchio e venerato amico?"
"Venivo a presentarvi i miei rispetti, quando ho casualmente trovato per via il vostro messaggio cos ben tornito. Voi parlavate di festeggiare un abito buddista, e io mi sono affrettato a venir qui nella speranza di poterlo ammirare."
"Temo che vi sbagliate, amico mio" replic il mostro sorridendo. "Il proprietario del kasya  appunto quel monaco cinese che  ospite vostro. Dunque dovreste averlo gi visto, senza bisogno di venire da me."
" vero che lo avevo preso in prestito, ma era notte e voi lo avete portato via prima che io potessi aprire il pacco ed esaminare il contenuto. D'altronde sapete bene che il monastero  stato devastato da un incendio, abbiamo perduto tutti i nostri beni. Nella confusione l'abito era scomparso, non si trovava pi. Dal momento che avete avuto voi la fortuna di ritrovarlo, sono venuto ad ammirarlo qui da voi."
Mentre conversavano amabilmente, un diavoletto di pattuglia sulla montagna venne ad annunciare: "Disgrazia, grande re! Il messaggero che doveva recapitare gli inviti  stato ucciso dal Novizio, che ne ha approfittato per prendere l'aspetto del patriarca e venir qui a prendervi in giro."
Il mostro si disse: "Ecco il perch dell'arrivo cos rapido.  lui!"
Afferr la lancia e balz su Scimmiotto, che estrasse il randello e riprese il proprio aspetto. Par il colpo e si gett dalla sala nella corte, continuando a combattere fino alla porta principale e terrorizzando tutti gli abitanti della caverna. Giovani e vecchi si sentivano morire di paura. Questa terribile battaglia sulla montagna non si pu paragonare alla precedente. Che botte da orbi!

Audace l'uno sotto finte spoglie,
Prudente l'altro nascose l'oggetto.
Conversano con tatto e abilit,
Ma quel kasya quando si vedr?
Fa il diavoletto una rivelazione
Che spinge il nero mostro a dimostrare
Tutta la sua potenza in una lotta
Senza quartiere, lancia contro sbarra.
Trasformazioni inedite si vedono,
E trucchi di magia d'alto livello.
Uno tiene a quell'abito allo scopo
Di festeggiare il proprio compleanno;
Ma l'altro non ha scelta, deve renderlo
Al proprietario, o male gliene incoglie.
Dura  la lotta fra i due contendenti,
Nemmeno il Buddha li pu separare.

Lottarono dall'entrata della grotta fino al sommo della montagna, e poi dalla montagna sulle nuvole, sputando vento e nebbia, sollevando la sabbia, rotolando le pietre. Continuarono a battersi finch il sole tramont, senza vincitore n vinto.
"Fermati Scimmiotto" grid il mostro. "Si fa tardi, non  pi l'ora di battersi. Vattene via. Se vuoi torna domattina dopo le otto."
"Ragazzo mio, non se ne parla nemmeno. Chi vuol combattere, combatte sul serio, senza tirare in ballo l'orologio."
E Scimmiotto fece piovere una gragnola di colpi senza badare dove cadevano, ma il moro si mut in corrente d'aria e sgattaiol a rinchiudersi in casa, rifiutandosi di aprire.
Scimmiotto non aveva alternativa, e ritorn al Monastero di Guanyin. Scese dalla nuvola e chiam: "Maestro!"
Tripitaka, che lo aspettava con impazienza, fu felice di vederselo davanti. Ma la gioia si mut in delusione vedendo che ritornava a mani vuote: "Come mai, ancora una volta, non riporti il mio kasya?"
"Maestro" rispose Scimmiotto cavandosi dalla manica il cartoncino di invito, che tese a Tripitaka. "Il mostro e quella vecchia canaglia dannata, di fatto erano amici. Il patriarca  stato persino invitato alla festa dell'abito buddista. Il vostro vecchio Scimmiotto, dopo aver liquidato il messaggero, si  introdotto in casa del nemico facendosi passare per il patriarca. Ci ho guadagnato una tazza di t, ma non c' stato verso di farmi mostrare il kasya. Mentre ci si intratteneva, uno di pattuglia  venuto a rompere le uova nel paniere. Allora abbiamo combattuto, ed  andata avanti fino a poco fa, senza esito. Quando si  fatto tardi, quello si  rintanato in casa. Per il momento non mi restava che ritornare qui."
"Sei in grado di spuntarla con lui?"
"Non sono molto pi forte di lui; a forza press'a poco ci possiamo equivalere."
Tripitaka lesse il cartoncino e lo tese al superiore: "Il vostro patriarca non sar stato anche lui un essere malefico?"
"Certo no, era un essere umano" rispose il superiore gettandosi in ginocchio. "Aveva rapporti amichevoli con il Re Nero, perch esso era pervenuto al Tao dell'umanit, veniva spesso a discutere di sutra e gli insegnava l'arte di alimentare il respiro."
"Non mi pare che questa banda di monaci puzzi di mostro" tagli corto il Novizio. "Hanno tutti la testa tonda in aria e i piedi quadrati in terra: non sono esseri malefici, anche se sono poco furbi. Guardate il cartoncino, si parla di un orso: quello l  un orso bruno divenuto spirito malefico."
"Ho sentito dire che, secondo gli antichi, orso e scimmia vengono dalla stessa radice. Comunque sono entrambi animali; come possono diventare spiriti?"
"Anche il vostro vecchio Scimmiotto  un animale" replic ridendo il Novizio, "eppure  diventato Grande Santo Uguale al Cielo: che differenza fa? Come regola, tutte le creature del mondo provviste delle nove aperture possono coltivarsi e raggiungere l'immortalit."
"Dicevi che  forte come te. Come farai a vincerlo e a riportarmi il mio kasya?"
"Di questo non vi date pensiero. Io so che cosa devo fare."
Mentre conversavano, i monaci portarono la cena e invitarono maestro e discepolo a mangiare. Tripitaka chiese delle lampade e si ritirarono nella sala di meditazione. I monaci dormivano sotto ripari di fortuna, lasciando ai superiori le comodit dell'unico edificio rimasto in piedi nella parte posteriore. La notte era quieta:

L'ombra della Via Lattea
Nella volta immacolata.
Le stelle brillano in cielo,
Mormora l'acqua che scorre:
Solo rumor che si sente
Nella notte silenziosa.
Taccion gli uccelli. Ogni fuoco
 spento in riva al ruscello.
Dalla pagoda distrutta
Non s' udita la campana
Che suona l'ultima ora.

Riposavano nella sala di meditazione. Ma Tripitaka pensava al kasya. Come trovar sonno? Si girava e rigirava nel letto, finch si accorse che spuntava l'alba: si alz a sedere sul letto e grid: "Consapevole del Vuoto,  giorno, corri a cercare il kasya!"
Il Novizio fu subito in piedi. Vedendo i monaci che scaldavano l'acqua disse loro: "Prendetevi cura del maestro. Io vado."
Tripitaka si gett gi dal letto, lo trattenne afferrandogli un lembo della veste e chiese: "Che cosa conti di fare?"
"A pensarci bene, le nostre difficolt derivano dall'incuria della pusa Guanyin. Ha qui un monastero in cui la gente le viene a offrire l'incenso, e lei tollera la vicinanza di un mostro come quello. Vado da lei nei mari del Sud, per parlargliene e per chiedere che venga lei a reclamare il nostro kasya dal mostro."
"E quando tornerai?"
"Se va bene dopo colazione; al pi tardi a mezzogiorno, quando tutto sar sistemato. Monaci, prendetevi cura di lui!"
E scomparve senza lasciar traccia. Giunto nei mari del Sud, ferm la sua nuvola per guardarsi intorno: non poteva saziarsi di quel bel paesaggio.

La vasta distesa dell'oceano
Congiunge le acque col cielo.
Luce che avvolge l'universo
Illumina fiumi e montagne [...]

Scimmiotto diresse la nuvola verso il boschetto di bamb, dove le divinit lo accolsero meravigliandosi del suo arrivo: "La pusa  stata cos contenta di annunciarci la tua conversione al bene! Come hai trovato il tempo di venir qui, mentre devi proteggere il monaco cinese?"
"Sono qui proprio per quel motivo. Abbiamo avuto un incidente lungo il cammino. Fatemi il piacere di annunciarmi."
Gli dei si recarono dunque all'ingresso della grotta e Guanyin lo invit a entrare. Scimmiotto avanz sino ai piedi del prezioso piedistallo di loto e la salut.
"Che sei venuto a fare?" chiese la pusa.
"Il mio maestro ha trovato sulla sua strada un monastero dedicato a voi. Ma mentre ci ricevete l'omaggio della gente, vi tenete per vicino un orso bruno malefico, e gli avete permesso di rubare il kasya del mio maestro. Ora non ce lo vuole restituire, e io sono qui per reclamarlo da voi."
"Che insolente questa scimmia! Se il kasya te l'ha rubato l'orso, perch te la prendi con me?  la tua solita impudente mania di attaccar briga. D la verit: hai avuto la tua parte nel distruggere con l'incendio uno dei miei insediamenti. E hai anche la faccia di venirmi a fare scenate."
Constatando che sapeva tutto, Scimmiotto batt subito in ritirata, s'inchin e disse: "Avete ragione, perdonate l'offesa del vostro discepolo. Ma non mi posso rassegnare al rifiuto di quel mostro, perch il maestro si vendica recitando l'incantesimo che mi procura un mal di testa insopportabile. Ecco perch mi sono permesso di importunarvi. Spero che sarete tanto compassionevole da aiutarmi a catturare il mostro e a ricuperare l'abito, perch possiamo proseguire il nostro viaggio."
"In effetti i poteri magici di quel mostro sono grandi, non inferiori ai tuoi. Va bene, far un giretto con te; ma  solo per riguardo al monaco dei Tang."
Il Novizio si inchin di nuovo in segno di gratitudine, e preg la pusa di seguirlo. Salirono insieme su una nuvola e si recarono al Monte del Vento Nero, dirigendosi all'ingresso della grotta.
Mentre camminavano videro sull'altro lato della strada un taoista, che recava due pillole di cinabro di immortalit su un vassoio di vetro. Scimmiotto gli si avvent contro, trasse la sua sbarra di ferro e gli spacc il cranio con un colpo, facendo schizzare intorno le cervella.
"Benedetta scimmia, sempre cos impulsiva!" esclam spaventata Guanyin. "Non te l'ha rubato lui il kasya, non lo conosci nemmeno, torti non te ne ha fatto. E tu perch lo ammazzi?"
"Non sapete chi era: un amico dell'orso bruno. L'altro giorno parlava con lui e con un letterato vestito di bianco. Quel moraccio li invitava al convegno dell'abito buddista per festeggiare il suo compleanno. Il taoista diceva che oggi gli avrebbe fatto gli auguri e domani avrebbe partecipato alla festa. Ecco chi era. Di sicuro si stava recando a fare gli auguri."
"Se le cose stanno cos, va bene."
Scimmiotto esamin il cadavere e vide che si trattava di un lupo grigio. Sugli orli del vassoio erano graffiati i caratteri:

FABBRICATO DAL MAESTRO DEL VUOTO TRASCENDENTE

Vedendoli, Scimmiotto si mise a ridere: "Ma guarda che fortuna! Va proprio bene, per il vecchio Scimmiotto; e anche per voi, pusa, che farete poca fatica. Questo  meglio di una resa spontanea, e ci risparmia di menar le mani.  incastrato ben bene."
"Consapevole del Vuoto, che cosa vai dicendo?"
"A me piace molto il proverbio: a furbo, furbo e mezzo; ma non so se sarete d'accordo."
"Parla."
"Vedete, pusa, su questo vassoio ci sono due pillole: saranno il nostro biglietto d'ingresso in casa del mostro. L'iscrizione ci servir per adescarlo. Se mi date retta, il piano che vi propongo ci risparmier le fatiche di una campagna militare: il mostro sar in tali pasticci, che l'abito buddista ricomparir senza indugio. Se invece non vi sta bene, separiamoci: voi andate a ovest, io a est. E rimpiangete pure il kasya, non lo rivedrete pi: e tanto peggio per il monaco cinese."
Guanyin rise: "Sei una scimmia con la lingua sciolta."
"Me ne guardo bene; ma un piano ce l'ho."
"Sentiamo."
"L'iscrizione dice: Fabbricato dal Maestro del Vuoto Trascendente. Suppongo che fosse il nome del taoista. Se siete d'accordo, voi, pusa, assumete il suo aspetto; quanto a me, mi mangio una delle pillole e trasformo in pillola me stesso: mi far leggermente pi grosso di quella che rimane. Voi gli presenterete il vassoio come regalo di compleanno e gli offrirete la pillola pi grossa. Quando l'avr ingoiata e sar dentro, mi impegno io a cambiare le sue intime disposizioni: se non ci render subito l'abito buddista, ne fabbricher un altro con le sue budella annodate."
Guanyin non pot che approvare con un cenno del capo. "Allora, si va?" fece Scimmiotto ridendo.
Con la forza illimitata della sua immensa compassione, la sua infinita capacit di trasformarsi, la congruenza del suo spirito con la sua volont, nonch della sua volont con il suo corpo, in un istante essa assunse l'aspetto del taoista, l'Immortale del Vuoto Trascendente.

Svolazza la sua cappa in piumino di gru,
Si avanza a passi aerei, come stesse danzando;
Il volto mostra gli anni del pino e del cipresso:
Bench non abbia et, la carnagione  fresca.
Il tempo non d tregua, lo stesso  differente;
Tutto va ritornando ad un'unica Legge
Dalla qual ci separa perversa incarnazione.

"Siete proprio una bellezza!" sghignazz Scimmiotto a quella vista. "E ditemi: sareste una pusa-mostro, oppure un mostro-pusa?"
"Consapevole del Vuoto" replic sorridendo Guanyin, "mostro o buddha non sono che prodotti del pensiero; la loro realt sfocia nel nulla in entrambi i casi."
Scimmiotto ci pens su; poi tocc a lui di trasformarsi in pillola di immortalit.

Rotola e dondola
Tonda ed instabile.
Tre pi tre: unione di Goulou.
Sei pi sei: formula del giovane-vecchio.

Guanyin mise la nuova pillola sul vassoio, prese nota delle dimensioni lievemente maggiori, e si avvi alla grotta del mostro. Vedeva:

Cime e burroni, catene di monti
Da vaporose nubi incoronate;
Il vento soffia tra i pini e i cipressi.
Abitan mostri fra cime e burroni,
Vanno eremiti fra pini e cipressi.
Se risali alla fonte del torrente
E ascolti il canto dell'acqua che sgorga,
Le tue orecchie saran purificate.
Cervo su rupe, gru nella foresta
Si offrono incantevoli alla vista.
Quest'incontro con la compassionevole
Nel destino del mostro stava scritto.

Guanyin si rallegrava dello spettacolo: "Se questa creatura malvagia abita luoghi cos sereni, significa che  destinata alla salvezza." E gi si sentiva incline a compatire.
Davanti alla grotta, i diavoletti di servizio credettero di riconoscere l'Immortale del Vuoto Trascendente. Alcuni lo precedettero per annunciarlo, altri l'accompagnarono. Gli venne incontro il mostro: "Vi ringrazio di esservi dato la pena di onorare il mio umile abituro con la vostra preziosa presenza."
"L'umile taoista che sono" rispose Guanyin "vi presenta pillole di immortalit con i migliori auguri di lunga vita."
Terminati i saluti si sedettero, e il mostro port la conversazione sugli incidenti del giorno prima. Guanyin, che non sapeva cosa rispondere, ricorse al vassoio: "Degnatevi di accettare questo modesto segno di affetto del vostro amico taoista." E spinse verso il mostro la pillola pi grossa: "Possa il gran re vivere mille anni!"
Il mostro le offr l'altra pillola: "Amerei dividerle con voi, maestro del Vuoto Trascendente."
Quando il mostro accost la sua pillola alla bocca, essa vi entr da sola e gli rotol in fondo alla gola e dentro le viscere. Qui giunta riprese la sua forma originaria e incominci a combinarne di tutti i colori; il mostro si rotolava per terra dal dolore. Guanyin si rivel e reclam l'abito buddista.
Presto Scimmiotto, che stava stretto e non vedeva nulla in quel buio viscerale, non ne pot pi e usc da una narice. Ma la pusa, che non si sentiva sicura del buon esito della lezione, appoggi destramente sulla testa del mostro uno dei suoi cerchi costrittori.
Il mostro si pot rialzare e afferr minaccioso la sua lancia, ma Guanyin si mise a recitare l'incantesimo. Il mostro lasci cadere l'arma e si rotol per terra peggio di prima. Quel gaglioffo del re scimmia guardava e rideva.
"Creatura malvagia!" disse Guanyin "ti vuoi convertire?"
"Di tutto cuore! Basta che la smettiate!" grid il mostro.
Scimmiotto pens che poteva essere una scusa per prendere tempo, e alz la mano per colpirlo; ma Guanyin lo ferm: "Non lo toccare. Mi serve."
"A che serve conservare un mostro simile?"
"Ho giusto bisogno di un guardiacaccia per un boschetto sul versante posteriore del Monte Potalaka; lo voglio assumere come aiutante della divinit locale."
"Siete la solita santa misericordiosa e salvatrice" replic Scimmiotto. "Se l'avessi io, la formula di quel mal di testa, ci fotterei ben bene lui e tutta la genia degli orsi bruni."
Il mostro si inginocchi supplicando: "Non ascoltatelo, vi prego, risparmiatemi la vita e mi convertir al giusto frutto."
Guanyin gli pos la mano sul capo e gli fece promettere di rispettare i cinque divieti; poi gli chiese di prendere la sua lancia e di seguirla. Quel giorno l'orso bruno vedeva

Estinta l'ambizione divorante,
Domata la sfrenata ostinazione.

"Consapevole del Vuoto, tu puoi ritornare dal monaco cinese. Mi raccomando, abbine cura e non provocare altri guai!"
"Vi ringrazio di essere venuta ad aiutarmi da tanto lontano. Il mio dovere  di riaccompagnarvi."
"Ma non  necessario."
Scimmiotto prese allora rispettosamente in consegna il kasya, si prostern per congedarsi e se ne and. Guanyin ritorn nei mari del Sud con il suo orso bruno. Lo attestano i versi:

[...] Venne per aiutare la ricerca
Delle scritture e a casa ritorn.
Il mostro convertito l'accompagna
Ed il kasya vien ricuperato.

Se poi non sapete che cosa avvenne dopo, ascoltate il prossimo capitolo.

CAPITOLO 18
PORCELLINO

DOPO AVER LIBERATO TRIPITAKA DALLA PROVA DEL MONASTERO DI GUANYIN, IL GRANDE SANTO SCACCIA DALLA TENUTA DEL VECCHIO GAO UN MOSTRO DI ORIGINE SUINA.


Scimmiotto, preso congedo da Guanyin, appese il kasya a un odoroso albero della canfora, lev il randello da dietro l'orecchio e si precipit dentro il covo di Vento Nero. Dei diavoletti, era scomparsa ogni traccia. Quando avevano visto apparire la pusa, e il loro capo e padrone dapprima rotolarsi per terra, poi definitivamente sconfitto, si erano dispersi ai quattro venti. Ma l'umore vendicativo di Scimmiotto cercava uno sfogo: accatast legna secca dappertutto, alle entrate, alle uscite, davanti e dietro, e vi mise fuoco; il Vento Nero divent Vento Rosso. Poi raccolse l'abito buddista, sal sulla sua nuvola e la diresse a nord.
Tripitaka attendeva il Novizio con impazienza crescente, e si chiedeva se Guanyin si fosse per caso rifiutata di intervenire, o se magari quel furbacchione avesse colto l'occasione per svignarsela. Mentre ipotesi e timori lo tormentavano, apparve in cielo una nuvoletta colorata, ne discese Scimmiotto e corse a inginocchiarsi ai piedi della scala: "Maestro, ecco il kasya."
Tripitaka si sent finalmente sollevato, e gli altri monaci ancora di pi: "Evviva! Meno male! Ora siamo sicuri di averla scampata."
"Consapevole del Vuoto" domand Tripitaka prendendo l'abito, "stamane, alla tua partenza, mi avevi promesso di ritornare entro mezzogiorno. Come mai ritorni soltanto quando il sole volge al tramonto?"
Scimmiotto gli raccont l'accaduto, con molti particolari, e il ruolo sostenuto da Guanyin. Tripitaka si fece portare un altare per l'incenso e preg rivolto a sud; poi disse al suo discepolo: "Ora che abbiamo ricuperato il vestito, raccogliamo le nostre cose e andiamocene."
"Quanta fretta! Presto scender la sera, non  il momento di mettersi in cammino. Lo faremo domattina di buon'ora."
I monaci si inginocchiarono a insistere: "Signoria, ha ragione Scimmiotto,  tardi. E poi noi avevamo fatto un voto. Poich abbiamo ritrovato la pace e il tesoro, ci auguriamo che, per adempiere questo voto, vogliate officiare una cerimonia di ringraziamento."
"Giusto. Concesso." acconsent Scimmiotto.
I monaci vuotarono tasche e sacche, il poco che avevano salvato dall'incendio, e offrirono l'occorrente per preparare un banchetto, bruciare carta votiva per implorare pace e protezione, e recitare sutra per scongiurare ogni disgrazia e calamit. La cerimonia fu senz'altro celebrata.
La mattina seguente i pellegrini strigliarono il cavallo, lo sellarono, fecero fagotto e uscirono dal convento. La folla dei monaci li accompagn per un bel pezzo; Scimmiotto camminava in testa. La primavera era in fiore:

Sull'erba tenera, tracce di zoccoli;
I fili d'oro pendono dai salici,
Sono fioriti peschi ed albicocchi,
Scompaiono i sentieri sotto l'erba.
Dormono al sole anitre mandarine
In coppia sulla sabbia accovacciate.
I profumi stordiscon le farfalle.
Si viaggi nell'autunno e nell'inverno,
Ora la primavera  alla met:
Quando sar finito il lungo viaggio?

Maestro e discepolo camminavano da cinque o sei giorni in una regione desolata quando, al calar del sole, videro in lontananza un cascinale.
"Consapevole del Vuoto" sugger Tripitaka, "guarda quei casolari laggi ai piedi della montagna: potremmo farci ospitare per la notte e ripartire domattina. Che ne pensi?"
"Prima di decidere, lasciatemi controllare se  tutto in ordine."
Il maestro tir le redini e il Novizio concentr lo sguardo per esaminare attentamente il luogo. C'erano

Le siepi di bamb, tetti di stoppie,
Le grandi chiome d'alberi all'ingresso,
Case riflesse nel rivo sinuoso.
Il salice sul bordo della strada
 verde tenero. I fiori sbocciati
Riempion tutta la corte di profumi.
Nel crepuscolo cantano gli uccelli.
Rientrano gli armenti. Sale il fumo
Dalla cucina. Nello stabbio dormono
I maiali. Sonnecchian le galline
Sopra i trespoli. Gi per il sentiero
Viene il vecchio vicino che ha bevuto
Un po'troppo e canticchia filastrocche.

Conclusi i suoi rilievi, Scimmiotto dichiar: "Pu andare.  certo brava gente, ci possiamo passare la notte."
Il reverendo spron il cavallo. Presto giunsero a un crocicchio, dove incontrarono un giovanotto che recava in testa un turbante di cotone; indossava una giacchetta bianca, teneva un ombrello sottobraccio, sacco in spalla, pantaloni rimboccati e ai piedi sandali di paglia a tre orecchie. Si stava allontanando in fretta dall'abitato, a passi decisi. Il Novizio lo agguant: "Dove corri? Ti devo chiedere una piccola informazione: come si chiama questo posto?"
"Non potete chiedere a qualcun altro?" grid l'uomo cercando di liberarsi. "Lasciatemi stare!"
"Non prendetevela, caro donatore" replic il Novizio con un sorriso largo da un'orecchia all'altra. "Aiutare gli altri, non  come aiutare se stessi? Che male ci sarebbe a spifferarmi il nome di questo posto? Magari il problema che vi affligge lo posso risolvere io."
"Non me ne va una dritta!" gridava il giovanotto pestando i piedi per la rabbia e cercando senza successo di sfuggire alla presa di Scimmiotto. "Prima mi frega il padrone, e poi mi capita addosso questa zucca pelata che gioca a fare la madonnina infilzata."
"Se sei capace di farmi aprire questa mano, ti lascer andare" propose Scimmiotto.
L'uomo gliela torse da una parte e dall'altra, ma non riusc a smuovere un dito, manco fosse la morsa di una pinza d'acciaio. L'uomo, esasperato, gett fagotto e ombrello per liberare le braccia e cerc di tempestare di pugni il Novizio, che si limitava a tenerlo a distanza con una mano, mentre con l'altra reggeva i bagagli. Il giovanotto non riusciva a mettere un colpo a segno. Tripitaka si sent in dovere di intervenire: "Consapevole del Vuoto, sta arrivando un'altra persona. Chiederemo a quella. Lascialo andare, che senso c' a trattenerlo per forza?"
"Non capite, maestro" replic il Novizio ridendo. "Non serve a niente interrogare un altro.  proprio lui che fa al caso nostro."
Poich Scimmiotto non mollava, il giovanotto dovette sputare il rospo: "Qui siamo nel Tibet, e questa  la tenuta del vecchio Gao, perch la maggior parte della gente del posto si chiama Gao. E adesso lasciatemi andare."
"Equipaggiato come sei, non stai certo facendo due passi nel vicinato. Dimmi dove vai e che cosa cerchi. Quando mi avrai detto anche questo, ti lascer."
"Mi chiamo Gao Cai. In casa nostra la figlia pi giovane del padron di casa, che ha appena compiuto vent'anni e non  ancora sposata, da tre anni  stata accaparrata da un mostro. Fa la parte del genero, questo mostro, ma il padrone ne  scontento perch, dice, la situazione non pu durare. Ne soffre la nostra reputazione e si perde la possibilit di imparentarsi con un'altra famiglia. Il padrone se ne vorrebbe sbarazzare, ma non c' verso. Anzi, il mostro ha sequestrato la ragazza nella sua capanna e da sei mesi non la lascia uscire, nemmeno per vedere i suoi. Il padrone mi ha affidato qualche tael d'argento, perch vada in cerca di un esorcista capace di scacciarlo.  un pezzo che vado e vengo; ho portato qui tre o quattro persone che non hanno saputo risolvere il problema: monaci buddisti fannulloni, o preti taoisti balordi. Mi ha coperto di rimproveri, mi ha dato un altro mezzo tael e mi ha mandato a cercare un maestro della legge che sia capace di vincere questo fottuto mostro. Mi ci mancava soltanto di restare bloccato per strada! Ecco i miei problemi. Non ho tempo per essere pi gentile. Non immaginavo che tu avessi una presa cos forte, e ti ho raccontato tutta la storia perch mi lasci andare. Soddisfatto?"
"Questa volta sei stato fortunato: sono io quello che fa per te. Puoi vantarti che ti  uscito il numero buono, il quattro col sei.  inutile che tu vada in giro a spendere soldi. Noi non siamo n monaci fannulloni, n taoisti balordi. Per scacciare mostri, siamo provetti. Puoi proprio dirlo: sei gentile col medico, e ti guarisce l'orzaiolo. Ritorna in casa e d al tuo padrone che siamo santi monaci, fratelli dell'imperatore delle terre dell'Est, incaricati di pregare il Buddha e di cercare le scritture nel Paradiso dell'Ovest, e specializzati nel soggiogare mostri e incatenare diavoli."
"Non raccontarmi balle, ne ho fin sopra la testa! Se mi prendete in giro e non sapete acchiappar mostri, la colpa sar di nuovo mia."
"Ma te lo garantisco, non racconto storie. Su, accompagnaci dentro."
Gao Cai non pot che raccogliere fagotto e ombrello, e ritornare sui propri passi per condurre maestro e discepolo all'ingresso.
"Reverendi, sedetevi un momento su questa panca, mentre avverto il padrone."
Solo a questo punto Scimmiotto lasci la presa, pos i bagagli e sost accanto al maestro, che si era seduto accanto alla porta.
Quando Gao Cai entr in casa, il vecchio Gao lo copr di invettive: "Pezzo di somaro, che cosa fai qui, invece di essere in viaggio per la tua ricerca?"
"Lasciatemi parlare, padrone" replic il giovanotto posando sacca e ombrello. "Mentre partivo ho incontrato due monaci, uno a cavallo e l'altro a piedi con i bagagli; quest'ultimo mi ha afferrato stretto e mi ha chiesto dove andavo. Io non volevo rispondere, ma lui non mi ha mollato finch non gli ho raccontato i fatti di casa. Lui si  rallegrato e ha detto che garantisce la cattura del mostro."
"Da dove vengono, quei due?"
"Si tratterebbe di santi monaci, fratelli dell'imperatore delle terre dell'Est che li ha incaricati di andare a chiedere le scritture al Buddha nel Paradiso dell'Ovest."
"Se vengono davvero da tanto lontano, questi monaci, devono pur avere qualche potere. E adesso dove sono?"
"Aspettano alla porta."
Il vecchio corse a riceverli, accompagnato da Gao Cai e trattandoli da reverendi.
Udendo questo appellativo, Tripitaka si volse e si trov davanti un vecchietto con un copricapo di raso nero, un abito di broccato del Sichuan bianco cipolla, stivali di vitello conciato e una cintura verde-nera. Sorrideva e diceva: "Saluto rispettosamente il reverendo."
Tripitaka ricambi la cortesia, ma Scimmiotto se ne stava sulle sue. Il suo aspetto ripugnante dissuase il vecchietto dal rivolgersi anche a lui.
"E il vecchio Scimmiotto non ha diritto al saluto?"
Il padron di casa se la prese con Gao Cai: "Mi hai giocato un altro tiro mancino, pendaglio di forca. Gi ci dobbiamo sbarazzare di quel brutto genero con la testa bislacca, e tu mi porti anche quest'altro duca del tuono per terrorizzarci."
"Questa  mancanza di giudizio. Temo che il vecchio Gao sia invecchiato inutilmente. Eppure l'hai avuto, il tempo di imparare che  sbagliato giudicare la gente dalla sua faccia. Il tuo vecchio Scimmiotto, per brutto che sia, qualcosa sa fare. Per esempio, catturare il mostro, levarti di torno il genero, restituirti la figlia; per te non sarebbe male, vero? E allora perch ti lamenti del mio aspetto?"
Il vecchietto si intimid; dovette raccogliere tutto il coraggio che pot per gridare: "Vogliate entrare!"
Scimmiotto lasci i bagagli a Gao Cai ed entr con Tripitaka. Senza curarsi delle buone maniere, si tir dietro il cavallo per la briglia e lo leg a un pilastro della sala, si impadron della poltrona di lacca opaca del padron di casa per farvi accomodare il suo maestro, e le avvicin una seggiola su cui si sedette.
"Ma bene, il giovane reverendo si sente proprio a casa sua!" esclam il vecchio signor Gao.
"Se mi tieni qui altri sei mesi, mi sentir proprio a casa mia" replic il Novizio.
Quando si furono sistemati, prese la parola il vecchio Gao: "Reverendi, mio figlio mi ha detto che venite dalle terre dell'Est."
" cos" rispose Tripitaka. "La corte ci ha affidato la missione di raggiungere il Paradiso dell'Ovest per salutare il Buddha e cercare i sutra. Perci ci siamo permessi di passare dalla vostra nobile tenuta, nella speranza di ottenere un rifugio per la notte e ripartire domani all'alba."
"Dunque stavate semplicemente cercando un posto per dormire. E allora, perch avete detto che sapete catturare i mostri?"
"Dal momento che siamo qui per passare la notte" intervenne Scimmiotto, "tanto vale che tiriamo l'ora di andare a letto facendo fuori qualche mostro. Posso spingere l'indiscrezione fino a chiedere quante creature di quella specie mantenete nella vostra nobile residenza?"
"Santo cielo, quante ne dovrei mantenere? Da solo, quel genero mi ha gi ridotto in rovina."
"Raccontatemi da principio tutta la storia del mostro, e spiegatemi quali sono i suoi poteri, perch possa acchiapparlo a ragion veduta."
"Per quanto so e ricordo, nella nostra propriet non si erano mai visti demoni, diavoli o mostri. La disgrazia del vecchio ottuso che sono  di non avere figli maschi. Ho avuto solo tre figlie: Orchidea Profumata, la maggiore; Orchidea di Giada, la seconda; e la beniamina, Orchidea Azzurra. Le due pi grandi erano fidanzate gi in tenera et a persone del villaggio, ma per la minore avrei voluto un genero che fosse disposto a vivere con noi: qualcuno che fosse attivo, capace e servizievole, e si prendesse cura della mia vecchiaia. Tre anni fa capit qui un tizio che, devo dire, si presentava abbastanza bene; diceva di chiamarsi Porcellino e di venire dai monti Fuling. Non aveva pi genitori, n fratelli; perci era disposto a entrare in famiglia come genero. Mi pareva appunto il tipo di persona che mi occorreva, senza altri obblighi n legami. Nei primi tempi lavorava molto: arava ed erpicava senza attrezzi n bufali, mieteva senza falce. Si alzava all'alba e rientrava a notte. Non si pu dire che andasse male. L'unico inconveniente era quella faccia, specialmente la bocca, che a poco a poco cambiava."
"Cambiava come?" chiese Scimmiotto, interessato.
"All'arrivo era un discreto pezzo d'uomo, un moro; ma un po'per volta prese un aspetto da scemo, con un grugno lungo lungo e orecchie larghe; dietro la nuca gli sbucarono certe lunghe setole rade. Il corpo prese proporzioni enormi. La testa, in poche parole,  quella di un grosso maiale. E l'appetito! In un pasto si mangia quattro o cinque moggi di riso. Solo per la prima colazione, gli occorrono un centinaio di focacce. E grazie al cielo che mangia di magro! Se chiedesse carne e vino, nel giro di sei mesi al vecchio stupido che sono non resterebbe niente, di tutta la produzione delle sue propriet."
"Non sar che mangi semplicemente in proporzione al lavoro che fa?" chiese Tripitaka.
"Ma quanto mangia non  il peggio. Ha imparato a giocare col vento, sale sulle nuvole, solleva sabbia e fa rotolare pietre; terrorizza noi e tutti quanti qui intorno, i vicini di destra e quelli di sinistra. Non si vive pi tranquilli. E soprattutto ha sequestrato la mia Orchidea Azzurra nella baracca in fondo al cortile; non l'ho pi vista da sei mesi, non so nemmeno se sia ancora viva. Queste sono cose da mostro. Ci occorre un esorcista, un maestro della legge, che lo cacci via, lo levi di torno."
"Niente paura!" replic il Novizio. "Lo acciuffo questa notte stessa, ve lo garantisco. Volete che lui vi firmi un atto di rinuncia al matrimonio, prima di restituirvi la figlia?"
"Le formalit non fanno differenza, ma pensate che danno per la nostra reputazione, quanti parenti hanno rotto i rapporti con noi. Se lo catturate, non mi importa di aver firme. Basta che sradichiate questa radice di tanti guai" rispose soddisfatto il vecchio Gao.
" facilissimo, ve l'ho detto; vedrete il risultato questa notte."
Il vecchio si sentiva alle stelle; fece preparare la tavola e disporre le sedie per un pasto di magro. Dopo cena, mentre calava la notte, il vecchio chiese: "Quali armi vi occorrono? Quanta gente devo riunire per spalleggiarvi? Converr che ci prepariamo."
"Ho gi tutto quello che mi serve" rispose Scimmiotto.
"Ma fra tutti e due avete soltanto un bastone da pellegrino; con quello il mostro non lo vincete."
Il Novizio si cav allora da dietro l'orecchio un ago da ricamo, e lo trasform in un baleno in una grossa sbarra di ferro cerchiata d'oro. Poi chiese, rivolgendosi al vecchio Gao: "Che ne dite di questo randello? Varr pure le armi che potete avere voi. C' di che picchiare anche un mostro, non vi pare?"
"L'arma l'avete; ma non vi occorre gente?"
"Non per aiutarmi. Vorrei per che qualche persona molto anziana e virtuosa tenesse compagnia al mio maestro e lo intrattenesse, mentre sono occupato. E voi aspettate che catturi la creatura malefica e la costringa a una pubblica confessione dei suoi misfatti, in modo da sbarazzarvi una volta per tutte da questo malanno."
Il vecchio mand subito i garzoni della fattoria a cercare amici e conoscenti, che presto giunsero. Dopo le presentazioni, Scimmiotto disse: "Maestro, voi mettetevi comodo, devo andare."
Brand la sua sbarra di ferro e si tir dietro il vecchio Gao: "Portatemi a quella baracca in fondo al cortile, che veda com' fatta."
Il vecchio Gao lo guid alla porta della baracca.
"Tirate fuori la chiave."
"Se avessi la chiave, non avrei bisogno di voi."
"Vecchio mio" grid Scimmiotto ridendo, "arrivare alla vostra et senza imparare a capire una burla! Scherzavo, e voi mi prendete sul serio."
Si fa avanti tastoni e constata che la serratura  rafforzata da colate di bronzo. Perde la pazienza, picchia con il randello e sfonda i battenti. All'interno regna la completa oscurit.
"Venite qui, chiamate. Dovrebbe esserci vostra figlia."
Raccogliendo tutto il suo coraggio, il vecchio grid: "Mia piccola terza!"
La ragazza riconobbe la voce di suo padre e rispose con un debole mormorio: "Sono qui, pap."
Dilatando le sue pupille d'oro, Scimmiotto scrut nelle tenebre.
Che aspetto aveva la ragazza? mi chiederete. Ecco qui:

La crocchia dei capelli spettinata,
Il viso non conosce pi il sapone,
Solo il cuore  rimasto inalterato.
La sua bellezza  dolce ma sciupata,
Pallide labbra, la schiena s'incurva,
Le pene stampan rughe sulla fronte.
Appare magra e tanto indebolita
Che la voce si spezza quando parla.

Si fece avanti, riconobbe il vecchio signor Gao, gli si appese al collo e incominci a singhiozzare.
"Non  il momento di piangere, adesso. Rispondi invece a una domanda" disse Scimmiotto. "In che direzione si  allontanato il mostro?"
"Non lo so. In questi ultimi tempi parte sempre all'alba e ritorna di notte. Va per nuvole, non si vede che direzione prende. Fa cos perch  sempre in guardia, sa che mio padre lo vuol far cacciare dagli esorcisti."
"Va bene,  inutile discuterne. Portate in casa vostra figlia e confortatela; io resto qui ad aspettare. Se non rientra, non  colpa mia; ma se mostra il suo grugno, l'erba sar tagliata e la radice estirpata."
Il vecchio signor Gao, tutto contento, port la figlia in casa.
Scimmiotto si trasform nel sosia della ragazza e si sedette solo soletto nella stanza ad aspettare il mostro. Dopo un po', un colpo di vento sollev la sabbia e fece rotolare le pietre. Proprio un bell'uragano!

Sembra all'inizio una brezza leggera,
Ma in breve prende forza sibilando.
Corre la terra e non conosce ostacoli,
Spezza il salice, sradica le piante
Come cogliesse cavoli nell'orto.
Solleva l'acque, inquieta cielo e terra.
Alla cerva cancella ogni sentiero,
Disorienta i va e vieni delle scimmie.
Sul Buddha fa crollare la pagoda,
Danneggia il tetto, abbatte le bandiere,
Scuote i pilastri dalle fondamenta:
Tegole volan via come le rondini.
Dentro il battello che rischia il naufragio
Tremante il barcaiolo per salvarsi
Promette sacrifici di montoni.
Perfino i draghi fanno una preghiera.

Al termine dell'uragano, scese dall'alto un mostro proprio brutto: aspetto scuro e setoloso, muso lungo, orecchie larghe. Indossava una lunga tunica diritta di tela grossolana, di incerto colore scuro, stretta alla vita da una fascia di cotone a fiori.
"Dunque devo vedermela con questo qui" pens Scimmiotto ridendo dentro di s.
Il bravo Novizio non si gett addosso al mostro, ma si stese sul letto e gemette, fingendo di sentirsi male. Ignorando come stavano le cose, la strana creatura entr nella stanza, lo prese in braccio e si prov a dargli un bacio sulla bocca.
"Cos, il vecchio Scimmiotto ti alluzza con le sue grazie!"
E approfitt della presa che gli offriva il lungo grugno del mostro per fargli fare quella che si chiama piccola capriola, scaraventandolo sul pavimento.
"Tesoro, perch oggi ce l'hai con me?" chiese il mostro aggrappandosi al letto per rimettersi in piedi. "Forse perch torno troppo tardi?"
"Ma io non ce l'ho con te" rispose Scimmiotto.
"Se non ce l'hai, perch mi respingi cos?"
"Ma si pu essere tanto balordi da buttarsi ad abbracciare una persona che si sente male? Se no mi sarei alzata e ti sarei venuta incontro. Spogliati e vieni a letto."
Senza indovinare le sue intenzioni, il mostro incominci a spogliarsi. Ma il Novizio balz su e si accomod sul vaso da notte. Il mostro si prov ad allungare una palpatina, ma nel letto non trov nessuno: "Stellina, dove sei? Di, spogliati anche tu e vieni a letto."
"Tu per primo. Io la sto facendo."
Il mostro si coric.
"Bella fortuna che ho!" borbottava Scimmiotto.
"Come, non avresti fortuna? Di che cosa ti puoi lamentare? Da quando sono entrato in famiglia, avr consumato un po'di t e di riso, ma non ho certo mangiato a ufo. Alla prosperit della tenuta provvedo io: per voi ho spazzato e rastrellato, portato tegole e mattoni, costruito terrapieni, alzato muri, arato ed erpicato, seminato il grano, piantato il riso. Non  forse di broccato, adesso, il tuo vestito? Non porti oro fra i capelli? In ogni stagione non ti mancano n fiori n frutta. Nelle otto feste trovi in cucina le tue verdure fresche. Che cosa ti manca, per lamentarti e borbottare?"
"Non si tratta di queste cose. Dall'altra parte del muro i miei non fanno che rimproverarmi."
"Ma perch?"
"Dal momento che ci siamo sposati, pensano che dovresti fargli da genero, e non mancargli completamente di riguardo come fai. E poi, uno cos brutto, senza uno straccio di zio, nemmeno un parente acquisito! Sempre a bighellonare sulle nuvole! Non si sa da dove vieni, n come ti chiami: c' da rovinare il buon nome della famiglia. Queste sono le cose che non mi piacciono, di questo mi lamento."
"Pu darsi che non sia una bellezza, ma se volevano un elegantone potevano cercarselo. Quando sono arrivato qui ho parlato schiettamente, e sono entrato in famiglia perch erano d'accordo; adesso non possono cambiare idea! Una famiglia ce l'ho anch'io. Vengo dalla Grotta della Passerella di Nuvole sui monti Fuling e mi chiamo Porcellino: un nome che mi si adatta, come del resto il cognome, Setole Rade. Se i tuoi parenti lo vogliono sapere, diglielo."
"Bravo mostriciattolo!" pensava Scimmiotto. "Non occorre poi torturarlo, per farlo cantare. Ora che so nome e indirizzo, non mi scappi pi."
"Vogliono chiamare un maestro della legge per catturarti" riprese Scimmiotto rivolto al mostro.
"Vieni a letto" replic lui ridendo. "Dormiamo, lasciali perdere quelli l! Conosco tante trasformazioni quante sono le stelle dell'Orsa Maggiore, e col mio tridente a nove punte non c' maestro della legge, monaco buddista o prete taoista che vorrebbe fare i conti. Se il tuo vecchio  cos pio, si provi a far scendere dal nono cielo il Patriarca Ammazza Diavoli: ma anche lui  un vecchio amico, e non mi farebbe niente di male."
"Parlano di chiedere aiuto al Grande Santo Uguale al Cielo, un certo Scimmiotto, che cinquecento anni fa fece una bella cagnara in paradiso."
"Se  questo che dicono, vado via" replic il mostro allarmato. "Mi dispiace, ma non possiamo pi restare insieme."
"Perch scappi via cos?"
"Ma non capisci? Questo equipuzio, che combin il parapiglia nel palazzo celeste, ha poteri con cui non posso competere; non ho intenzione di fare cattiva figura."
Si riveste in fretta e furia, e infila l'uscio. Scimmiotto lo agguanta e riprende il suo normale aspetto.
"Dove vai, giovanotto? Dammi un po'un'occhiata."
Il mostro si vede davanti la fila di denti candidi nella bocca ghignante, gli occhi di fuoco con le pupille d'oro, la testa appuntita e il muso peloso: sembra il dio del tuono. Si sente le gambe molli, le mani paralizzate, ma con la forza della disperazione d uno strattone, che lascia in mano a Scimmiotto il vestito strappato, si trasforma in un turbine di vento e vola via. Scimmiotto lo insegue, tira fuori il suo randello e mena gran colpi al vento.
Trasformato in una miriade di raggi di fiamma, il mostro si avventa verso i suoi monti. Scimmiotto lo tallona su una nuvola e grida: "Dove vuoi andare? Se sali in Cielo, ti verr a cercare fin nella casa del Cucchiaio, o in quella del Toro. Se ti infili sotto terra, ti inseguir fino agli Inferni di Malamorte."
Che galoppata! Se in fin dei conti non avete idea dell'esito dell'inseguimento, ascoltate ci che ne dir il prossimo capitolo.

CAPITOLO 19
IL SUTRA DEL CUORE

SCIMMIOTTO CATTURA OTTO DIVIETI NELLA GROTTA DELLA PASSERELLA DI NUVOLE, E SUL MONTE DELLO STUPA TRIPITAKA RICEVE IL SUTRA DEL CUORE.


Raggi di fiamma inseguiti da una nube multicolore: il mostro inseguito da Scimmiotto. All'improvviso apparve davanti a loro un'alta montagna. I raggi di fiamma si raccolsero insieme, il mostro riprese la sua solita forma, si precipit in una grotta e ne usc un momento dopo armato di un rastrello a nove punte.
"Maledetta creatura!" gli grid il Novizio. "Da dove sbuchi, mostro perverso? Come hai saputo il mio nome? Che poteri hai? Confessa la verit, se vuoi risparmiare la pelle."
"Ignori i miei trascorsi e le mie virt? Avvicinati e tienti forte: ti racconter tutto.

Da giovane il mio spirito era ottuso,
Mi piaceva poltrire e mangiar molto.
Senza pensieri passavo il mio tempo:
Certo non praticavo la virt,
N alimentavo in me natura e spirito.
Fu un immortale che incontrai per caso
A indirizzarmi sulla retta via.
Mi esortava a riflettere, spiegava
Che la vita  il peggiore dei peccati.
"Quando sar compiuto il tuo destino,
Gli impedimenti renderanno vano
Rimpiangere occasioni ormai perdute."
Mi convinse, mi spinse ad imparare
E a praticare. Riconobbi in lui
Il maestro che mi era destinato
Per insegnarmi la terra ed il cielo.
Cinabro nove volte trasmutato
Preparai, lavorando giorno e notte:
Ero impegnato dalla testa ai piedi.
Dentro il lago fiorito che si trova
Sotto la lingua va l'acqua dei reni
E rende caldo il campo di cinabro.
Bianca fanciulla con fanciullo alchemico:
Son Yin e Yang, che uniti insieme vanno
Come mercurio e piombo, luna e sole.
In miscela armoniosa drago e tigre,
La tartaruga succhia tutto il sangue
Del corvo d'oro. I tre fiori riuniti
La comune radice qui ritrovano.
I cinque soffi cospirano in uno.
Esperto in queste pratiche, potei
Salire al Cielo e rendermi immortale.
Sotto i miei piedi nascevano nuvole,
Lieve il mio corpo sulla Porta d'Oro.
L'Imperatore di Giada invitava
A un gran banchetto le divinit
Secondo il rango. Ricevetti il titolo
Di Ammiraglio dei Canneti Celesti.
Quando la grande Festa delle Pesche
Fu celebrata allo Stagno di Diaspro,
Eccedetti nel bere, la mia testa
Rest confusa, persi ogni controllo.
Mi trovai nel palazzo della Luna,
Che prende nome Castit Glaciale,
Dove vidi una splendida ragazza
Che svegli in me gli istinti di una volta.
Senza pensare alla classe sociale,
Su quella smorfiosetta virtuosa
Allungavo le mani, e le proposi
Senza riguardi di portarla a letto.
Essa si rifiut tre o quattro volte,
Mi respingeva, correva a nascondersi,
Era proprio seccata. Io mi sentivo
Una gran voglia, non mi contenevo,
Avrei buttato gi tutte le porte.
Le mie allegre schermaglie non sfuggirono
A quel brutto impiccione di Maestro
Di Perspicacia, che and a riferire
Come stavo insidiando la virt
Della dea, nientemeno, della Luna!
L'Imperatore di Giada decise
Della mia sorte; mand a circondare
Tutto il palazzo senza vie d'uscita:
Fui catturato con le braghe in mano.
Alla corte imperiale fui tradotto,
E certo sarei stato condannato
A morte, se non fosse intervenuto
Impetrando la grazia il dio di Venere.
Mi diedero comunque senza indugio
Ben duemila vergate: le ossa rotte,
Le carni lacerate e sanguinanti.
A stento ne uscii vivo. Fui bandito
Dal Cielo e in questi monti ebbi rifugio.
Se mi incarnai cos modestamente,
Dentro spoglie suine, ci  dovuto
Al crimine che ho appena raccontato."

"Dunque tu sei l'avatara della divinit acquatica dei Canneti Celesti!" esclam Scimmiotto. "Non mi stupisce che conoscessi il mio nome."
"Accidenti a te, equipuzio della malora, sapessi quante noie dovemmo subire l'anno in cui provocasti tutti quei disordini! E adesso ci riprovi. Se non righi dritto, dovr farti assaggiare il mio rastrello."
Scimmiotto, al momento, non si sentiva di umore tollerante; perci alz la sbarra di ferro e la cal mirando alla testa. Incominci un duello che si prolung nella notte scura. Che botte, avi miei!

Gettano lampi le pupille d'oro
Di Scimmiotto; del mostro gli occhi tondi
Fan crepitare dei fiori d'argento.
Nuvole colorate emette l'uno,
La nebbia rossa va sputando l'altro.
Sbarra contro rastrello in forti mani.
L'uno Ammiraglio, l'altro Grande Santo:
Gente che  stata in Cielo, in vita sua!
Bench l'uno per scarsa correttezza
Sia divenuto un mostro, mentre l'altro
Superate le prove  divenuto
Il compagno del monaco cinese.
Graffia il rastrello come unghie di drago,
Sfonda ogni cosa la sbarra di ferro.
L'uno grida: "Tu rompi un matrimonio:
Peggio che un parricidio!" L'altro replica:
"Metto fine a uno stupro! Ed  un reato
Che per te, a quanto pare,  abituale."
Grida e tumulto. I colpi vanno e vengono.
Il duello continua fino all'alba,
Quando il mostro si sente le ossa rotte.

Si batterono dalla seconda veglia fino al primo albeggiare. Poi il mostro non ne pot pi, ritorn a trasformarsi in vento di uragano per poter riguadagnare la grotta e ci si chiuse dentro.
Sulla porta Scimmiotto not una targa con l'iscrizione:

GROTTA DELLA PASSERELLA DELLE NUVOLE

Vedendo che il mostro non ricompariva e che ormai era sorto il sole, il Novizio si disse: "Il maestro sar impaziente: converr che ritorni un momento da lui. Tanto questa creatura non mi pu sfuggire."
Perci ritorn alla casa del vecchio Gao.
Tripitaka aveva passato tutta la notte conversando con gli anziani del presente e del passato. Si stava appunto domandando che ne fosse stato di Scimmiotto, quando lo vide ritto nella corte. Il Novizio fece sparire la sbarra di ferro, si rassett ed entr nella sala gridando: "Maestro, eccomi qua!"
Presi alla sprovvista, gli anziani si inchinarono premurosamente, ringraziando senza saper di che: "Quanta pena dovete esservi dato!"
"Consapevole del Vuoto" chiese Tripitaka, "dov' questo mostro? L'avrai ben catturato, visto che ci hai impiegato tutta la notte."
"Maestro, quella creatura non  un mostro qualsiasi, n una qualche strana bestia di montagna.  l'ammiraglio in capo dei Canneti Celesti, anche se ha una strana testa di cinghiale, dovuta a qualche incidente di percorso durante la reincarnazione. Ma non ha dimenticato la sua natura spirituale, e dice di chiamarsi Porcellino Setole Rade solo per l'aspetto che ha preso per sbaglio. Quando ho impugnato il mio randello, nella baracca in fondo al cortile, si  trasformato in uragano ed  fuggito. Ho legnato ben bene l'uragano, e lui si  trasformato in raggi di fuoco,  tornato al suo rifugio e ne  uscito con un rastrello a nove denti. Abbiamo combattuto tutta la notte. All'alba ha gettato la spugna e si  rifugiato nella sua grotta. Avrei potuto provarmi a forzare l'ingresso per decidere lo scontro, ma ho temuto che voi foste in ansia. Perci ho preferito rientrare un momento a riferire."
Il vecchio signor Gao si fece avanti e si inginocchi: "Che devo dire, reverendo? Scacciato, lo avete scacciato; ma se ritorna quando sarete partiti, che cosa potremo fare? Scusatemi se insisto a chiedervi di catturarlo. Saremo tranquilli solo quando questa disgrazia sar estirpata dalla radice. Credetemi, sapr dimostrare la mia riconoscenza. Divider con voi in parti uguali i miei beni e le mie propriet: sono pronto a garantirlo per iscritto, con la testimonianza di amici e parenti. Basta che salviate il buon nome della nostra famiglia, sarchiando l'erbaccia con la sua radice."
"Questo vecchio non sa riconoscere a ciascuno il suo" replic Scimmiotto ridendo. "Ne ho ben parlato con il mostro: certo ha una fame robusta e si  divorato un bel po'di riso e di t; ma  molto di pi quello che ha fatto per voi. In questi ultimi anni hai guadagnato molto, ed  solo merito suo. Non  certo vissuto a sbafo. Ti converr davvero di cacciarlo via? A starlo a sentire,  un dio venuto qui apposta per aiutarvi; a parte il fatto che finora a tua figlia non ha torto un capello. A conti fatti non  un genero da buttar via, non rovina il buon nome di nessuno e non c' proprio da vergognarsene. Non sarebbe meglio ripensarci?"
"Reverendo, non mi lamento della moralit di quel signore, ma certo una buona fama non ce la procura. La gente dice: 'Hai visto che mostro, il genero dei Gao?'Non si pu andare avanti cos."
"Consapevole del Vuoto" intervenne Tripitaka, "quello che ti impegni a fare lo devi portare a conclusione."
"Mi divertivo a metterlo alla prova" replic il Novizio. "Ve l'ho detto che ho fatto un salto qui solo per informarvi. Ora ritorno sul posto, lo catturo e ve lo porto."
Si rivolse a Gao: "Tu bada al mio maestro, io me ne vado."
Subito scomparve e, d'un balzo, era gi sulla montagna e giungeva all'ingresso della grotta. Impugn la sbarra di ferro, colp i battenti della porta e li fece volar via in minute schegge.
"Sacco di segatura, vieni fuori a misurarti con il vecchio Scimmiotto!"
Il mostro russava pacificamente in fondo alla caverna. Quando ud quel baccano all'uscio e si sent chiamare sacco di segatura, lo prese una gran collera; raccolse tutte le sue energie e corse fuori con il rastrello.
"Maledetto equipuzio, sei peggio della peste!" gridava. "Che cosa ti ho fatto io, perch tu mi venga a rompere la porta? Di un'occhiata ai codici: l'effrazione di una porta d'ingresso principale  punibile con la pena capitale."
"Povero fesso" replicava Scimmiotto. "Certo che ho rotto la tua porta, ma c' una giusta causa. Tu invece ti sei impadronito di una ragazza senza testimoni n mezzana, e senza celebrare i riti del t e del vino; questo s,  punito con la pena capitale: zac, gi la testa!"
"Tutte balle! Bada piuttosto al rastrello del vecchio Porcellino!"
"Col tuo rastrello ci puoi giusto raspare la terra del vecchio Gao e piantargli l'insalatina" schern Scimmiotto parando il colpo. "Non crederai mica di farmi paura con quel ferrovecchio."
"Si vede che non te ne intendi. Altro che ferrovecchio! Sta a sentire:

Un'arma forgiata con l'arte pi fine
In ferro temprato con ghiaccio divino.
Laozi di persona batteva il martello,
A lui il dio del fuoco porgeva il metallo.
Poteri vi misero i cinque orienti,
Sapere vi infusero il giorno e la notte.
Preziosi i suoi denti son come la giada
In oro legata. Ornato di stelle,
Presenta le quattro stagioni dell'anno
Nonch le otto feste. Le sue proporzioni
Conformi alla terra e al cielo, ubbidiscono
Del nostro universo all'ordine arcano.
Quest'aureo rastrello, supremo tesoro,
All'Imperatore di Giada fu offerto.
Fu quando alla corte io fui ricevuto
E fui nominato Ammiraglio imperiale,
Che l'arma celeste mi fu conferita.
In alto brandito, esso fa fuoco e fiamme;
Se invece lo abbassi, fa vento con neve.
Lo temono in Cielo i grandi guerrieri,
E sa spaventare i sovrani infernali.
Acciaio migliore al mondo non trovi,
N un'arma che possa con questa competere.
L'ho avuta compagna in ogni vicenda,
Disposta a esaudire ogni mio desiderio.
Ormai da molti anni l'ho sempre al mio fianco,
Che mangi o che dorma, la tengo con me.
L'avevo alla corte celeste, alla festa
In cui bevvi troppo e fui condannato,
Con me la portai nell'esilio del mondo.
Non l'abbandonai quando a viver mi diedi
Mangiando i passanti, n quando pentito
Mi presi una moglie, pur senza rituale.
Con essa ho frugato il fondo del mare,
I lupi e le tigri ho trafitto nel covo.
Mi  cara quest'arma, per me nessun'altra
Pu sostituirla.  facile vincere
Con questo rastrello; non lascia nemmeno
Fierezza al guerriero: fa tutto da solo.
Avessi la testa di bronzo ed il corpo
Di ferro, sta in guardia: lui ti piegher!"

"Non sei stufo di ciaccolare, babbeo?" grid Scimmiotto abbassando il randello. "Ecco qua la mia testa, provaci, mena un colpo del tuo rastrello e sta a vedere che cosa riesce a piegare."
Il mostro lev l'arma pi alta che pot e l'abbatt a tutta forza. Bam! Il rastrello rimbalz in un gran fascio di scintille, ma non riusc nemmeno a graffiare la pelle del cranio di Scimmiotto. Porcellino rest l con le mani indolenzite e le gambe molli a ripetere: "Dio, che cranio!"
"Resti a bocca aperta, eh? Quando avevo messo in subbuglio il paradiso rubando pillole di immortalit, pesche e vino della riserva personale di sua maest, il piccolo santo Erlang mi cattur e mi port al Palazzo della Stella Polare, dove gli di si provarono a tritarmi, spiaccicarmi, sbudellarmi, trapanarmi, incendiarmi, folgorarmi, senza riuscire a farmi nemmeno il solletico. Laozi mi mise nel forno degli otto trigrammi, il fuoco divino doveva pur avere ragione di me; il risultato fu che, effettivamente, mi sono rimasti gli occhi un pochino irritabili. Ma per il resto: pupille d'oro, testa di bronzo e braccia di ferro. Se non sei convinto e pensi di poter combinare qualcosa, prova ancora senza complimenti."
"Scimmia incredibile! Mi ricordo che a quel tempo abitavi la Grotta del Sipario Torrenziale, sul Monte di Fiori e Frutti, nel paese di Aolai del continente orientale. Da allora non si  pi sentito parlare di te. Come sei arrivato qui ad attaccar briga con me? Possibile che ti sia davvero venuto a scovare mio suocero?"
"No, no,  stato un caso. Io sono tornato sulla buona strada, abbandonando il taoismo per il buddismo, con il compito di proteggere un monaco; si tratta di un certo Tripitaka, fratello del grande imperatore dei Tang nelle terre dell'Est. Viaggiamo verso il Paradiso dell'Ovest per chiedere al Buddha le scritture, e ci  capitato di passare verso sera dal villaggio dei Gao. Il vecchietto  venuto a parlarci di te e mi ha pregato di salvare sua figlia dalle tue grinfie, sacco di segatura che non sei altro!"
A queste parole il mostro lasci cadere il rastrello, fece una grande riverenza e chiese: "Dov' questo pellegrino in cerca delle scritture? Ti sar molto grato se mi vorrai presentare a lui."
"Perch lo vuoi vedere?"
"Di fatto sono tornato anch'io sulla buona strada, per intervento della pusa Guanyin, che mi ha detto di restar qui, di fare una dieta vegetariana e di aspettare quest'uomo in cerca dei sutra per seguirlo al Paradiso dell'Ovest, in modo da rimediare ai miei sbagli, acquistar meriti e conseguire il giusto frutto. In realt aspetto da vari anni, senza notizie. Visto che sei il suo discepolo, potevi dirmelo prima, invece di picchiarmi e di buttar gi la mia porta."
"Non cercherai mica di abbindolarmi raccontando frottole? Se vuoi proprio accompagnare il monaco cinese, senza inganno, giuralo davanti al Cielo. Solo a questa condizione ti porter dal mio maestro."
Il mostro si gett in ginocchio, rivolto a ovest, e si mise a battere la fronte per terra al ritmo di un pestello che batte nel mortaio: "Amitbha, namo Buddha, se non ho parlato sinceramente e con ferma intenzione, se ho violato le leggi divine, possa il mio cadavere essere disperso in mille pezzi."
"Se le cose stanno cos" dichiar Scimmiotto vedendolo giurare a quel modo, "d fuoco alla tua residenza e vieni con me."
Il mostro ammucchi molte fascine e le incendi, trasformando la Grotta della Passerella di Nuvole in una specie di forno da vasaio.
"Ecco, ho rotto ogni legame: puoi portarmi con te" disse il mostro a Scimmiotto.
"Passami il rastrello."
Il mostro glielo tese. Scimmiotto si strapp un pelo e lo trasform in una grossa corda di canapa tre volte ritorta, per legargli le mani dietro la schiena. Il mostro lasciava fare. Poi lo afferr per un'orecchio e se lo tir dietro gridando: "Via, di corsa, di corsa!"
"Vacci piano! Hai la mano pesante, l'orecchio mi fa male!"
"Come si fa a usare la mano leggera con te? Lo dice anche il proverbio: a buon grugno, mal pugno. Aspetta di aver visto il mio maestro; poi, se il tuo cuore  sincero, ti lascer libero."
Fra nubi e brume ripercorsero la strada verso la casa dei Gao. Sempre stringendo in una mano il rastrello e tirando l'orecchio con l'altra, Scimmiotto disse al mostro: "Guarda gi nella sala: quello che  seduto diritto in poltrona  il mio maestro."
Il vecchio Gao, i parenti e gli amici videro improvvisamente comparire il Novizio, che teneva per l'orecchio il mostro con le mani legate dietro la schiena. Tutti si precipitarono loro incontro allegramente nella corte: " proprio lui, reverendo,  il genero!"
Il mostro si fece avanti, cadde in ginocchio e si prostern, bench avesse le mani legate, gridando: "Maestro, perdonate se il vostro discepolo non  venuto ad accogliervi. Se avessi saputo che eravate ospite di mio suocero, sarei subito venuto a rendervi omaggio e mi sarei risparmiato molte noie."
"Consapevole del Vuoto, come hai fatto per condurlo qui a rendermi omaggio?"
Finalmente Scimmiotto lasci andare l'orecchio, gli diede un colpetto con il manico del rastrello e gli disse: "Di, scemo, parla!"
Il mostro narr in tutti i particolari come Guanyin l'avesse arruolato sulla via del bene.
Tripitaka ne fu molto contento e chiese in prestito al vecchio Gao la tavola per bruciare l'incenso. Gao si affrett a fargliela portare. Tripitaka si purific le mani, accese l'incenso e si rivolse a sud per pregare e ringraziare Guanyin. Gli anziani si unirono alla preghiera.
Poi Tripitaka ritorn a sedersi al posto d'onore e chiese a Scimmiotto di liberare il genero di Gao; egli si scroll per ricuperare il suo pelo, e la corda cadde da s.
Il mostro rinnov gli inchini a Tripitaka e dichiar di volerlo seguire nel viaggio a ovest. Poi salut il Novizio come fratello maggiore, perch lo aveva preceduto come discepolo del medesimo maestro.
"Dal momento che hai deciso di seguirmi per ottenere i frutti del bene come mio discepolo" dichiar Tripitaka, "devo assegnarti un nome in religione, con il quale d'ora in poi ti chiameremo."
"Maestro, la pusa me ne ha gi dato uno, quando mi ha posato la mano sulla testa e mi ha fatto accettare i divieti: mi chiamo Porcellino Consapevole delle Proprie Capacit."
"Va bene" esclam sorridendo Tripitaka. "Il tuo condiscepolo si chiama Consapevole del Vuoto, e tu Consapevole delle Proprie Capacit: in effetti sono nomi corrispondenti all'uso della nostra setta."
"Maestro" precis Consapevole delle Proprie Capacit, "quando ho promesso alla pusa la pratica dei divieti, ho rinunciato ai cinque cibi forti e alle tre carni ripugnanti e ho sempre rispettato una dieta vegetariana, anche presso mio suocero. Ora che vi ho incontrato, maestro, permettetemi di abbandonare la dieta."
"Non se ne parla nemmeno!" rispose Tripitaka. "Dal momento che non mangi i cinque cibi forti n le tre carni ripugnanti, ti dar un altro nome in aggiunta a quelli che hai gi: sarai Otto Divieti."
"Come volete voi" rispose la bestia. E ricevette il nome di Porcellino Otto Divieti.
Il vecchio signor Gao, a vederlo rinunciare al male per seguire il bene, fu ancora pi contento, e ordin ai domestici di preparare un banchetto di ringraziamento per il monaco cinese. Otto Divieti lo prese da parte: "Pap, invita la mia umile sposa a venire a salutare lo zio e il prozio; d'accordo?"
"Mio saggio fratello" comment Scimmiotto ridendo, "ora sei un monaco della comunit del Buddha. Non la puoi mica avere, adesso, un'umile sposa. Solo i preti taoisti continuano a tenersi una famiglia. Lo hai mai visto un bonzo sposato? Piuttosto sediamoci e mangiamo questo pasto di magro; dovremo rimetterci in cammino di buon'ora verso il Paradiso dell'Ovest."
Il vecchio signor Gao fece disporre le seggiole e offr a Tripitaka il posto d'onore; il Novizio e Otto Divieti lo affiancarono. Poi si accomodarono i parenti. Il vecchio Gao stur un orciolo di vino da libazioni e ne riemp una tazza, che offr al cielo e alla terra prima di presentarla a Tripitaka; ma questi si scus: "Non posso nascondervi, nonno, che praticavo l'astinenza gi nel ventre di mia madre. Non ho mai assaggiato cibi forti."
"Lo so, reverendo maestro. Conosco la vostra purezza e non mi permetterei mai di offrirvi cibi del genere. Ma questo  vino da libazioni: vi prego, una coppa non pu farvi male."
"Non oso bere vino. Per noi monaci del Buddha  il primo divieto."
"Maestro!" s'inquiet Consapevole delle Proprie Capacit, "non ho rinunciato al vino, quando ho incominciato a rispettare le astinenze."
"Il vostro vecchio Scimmiotto, per quanto non sia un gran bevitore (tutta una giara non la saprei vuotare), non ha mai rinunciato a bere nemmeno lui."
"E allora, discepoli miei" concluse Tripitaka, "voi potete berlo, un po'di questo vino da libazioni. Ma  vietato ubriacarsi e comportarsi male!"
I due ne accettarono dunque una coppa come aperitivo; poi ci si sedette a tavola e fu servito il pasto di magro. L'abbondanza di piatti e manicaretti sfida ogni descrizione.
Alla fine del pasto, il vecchio Gao fece portare un vassoio laccato rosso cinabro su cui erano ammucchiate duecento once in pezzi d'oro e d'argento, offrendolo per le spese di viaggio dei tre monaci, insieme a tre cappe di seta.
"Ma siamo monaci vaganti, che vivono di elemosina nei villaggi lungo il cammino" protest Tripitaka. "Come accettare metalli e tessuti preziosi?"
Il Novizio si avvicin al vassoio, prese una manciata del suo contenuto e si rivolse a Gao Cai: "Ieri ti sei preso la pena di condurre qui il mio maestro, ci che oggi gli ha procurato un nuovo discepolo. Poich non abbiamo altro mezzo per ringraziarti, prendi questo oro e argento come ricompensa dei tuoi servigi. Di certo ti ci puoi comprare dei sandali nuovi. Se poi in futuro scoverai altri mostri e me li segnalerai, qualche modo per ringraziarti lo trover sempre."
Gao Cai accett e ringrazi prosternandosi.
"Maestri" riprese il vecchio Gao, "se non accettate denaro, almeno potrete accettare con un sorriso di indulgenza questi abiti grossolani, modesta espressione della mia riconoscenza."
"Noi che abbiamo abbandonato le nostre famiglie" replic Tripitaka "rischieremmo di perdere il beneficio di mille kalpa di devozioni, se accettassimo un solo filo donato indebitamente. Invece vi saremmo grati se ci offriste i resti del banchetto come provviste di viaggio."
"Maestro" intervenne Otto Divieti "e tu, rispettato condiscepolo! Se voi non volete niente, son fatti vostri. Ma io qui ho fatto da genero per anni. Il mio lavoro non vale certo meno di tre moggi di grano. Caro suocero, il mio condiscepolo ieri mi ha strappato la tunica: datemi un kasya nero. E i miei stivali sono sfondati: datemene un paio nuovo."
Il vecchio Gao non os rifiutare, e procur a Porcellino un paio di stivali e una tunica, in modo da rivestirlo a nuovo.
Messo in ghingheri e tutto vanitoso, Otto Divieti tir gi un bell'inchino al vecchio Gao e gli disse: "Vogliate comunicare da parte mia alla suocera, alla prozia, alla seconda zia, allo zio acquisito, allo zio materno e a tutti gli altri parenti che io me ne vado a fare il monaco. Non se la prendano se non li saluto di persona. Caro suocero, la mia ex moglie trattatemela bene perch, in caso di imprevisti che mi riportino al laicato, conto senz'altro di ritornare vostro genero."
"Bestione!" gli grid Scimmiotto. "Hai finito di parlare a vanvera?"
"Scusa tanto, ma sto solo usando il buon senso. Se qualcosa andasse storto, perch dovrei perdere tutto: sia la carriera di monaco, sia la moglie?"
"Piantala, che dobbiamo partire!"
Fecero i bagagli, e Otto Divieti se li caric sulle spalle. Si sell il cavallo bianco, e Tripitaka lo mont. Scimmiotto apriva allegramente la marcia con la sua sbarra di ferro appoggiata alla spalla. Congedatisi dal vecchio Gao e dai suoi, ripresero la strada verso l'Occidente. Lo testimoniano i versi:

Il monaco buddista con gran pena
Percorre boschi e valli sotto il vento.
Calma la fame mendicando il riso,
Trema nel suo vestito rappezzato.
Egli non cessa mai di stimolare
Il suo cavallo della volont,
E non lascia la scimmia dello spirito
Correre e sgambettar come vorrebbe.
Natura e sentimento amalgamati:
Luna piena dorata divien calva(18).

Il viaggio prosegu per un mese senza incidenti. Avevano superato il confine del Tibet orientale, quando si trovarono di fronte a un'alta montagna. Tripitaka lasci il frustino e trattenne il cavallo: "Consapevole del Vuoto, Consapevole delle Proprie Capacit, state attenti: quella  un'alta montagna!"
"Bella novit!" fece Porcellino. " il Monte dello Stupa, ci vive il maestro di meditazione del Nido dei Corvi. Mi  gi capitato di incontrarlo."
"E che cosa fa lass?" chiese Tripitaka.
"Pratica il Tao, e non  certo un principiante. Mi voleva assumere, ma non ci sono andato."
Mentre chiacchieravano, si avvicinavano alla montagna. E che montagna! Guardate un po':

A sud pini azzurri, ginepri smeraldo;
A nord peschi rosa e salici glauchi.
Intenso brusio: gli uccelli conversano.
Le danze nell'aria: son gru di immortali.
Profumi e fragranze: son fiori a distesa.
I verdi diversi: ogni sorta di alberi.
 verde anche l'acqua che cade dall'alto.
S'impiglian le nuvole in cima alle rupi.
 proprio un paesaggio di rara bellezza,
Un calmo ritiro lontano dagli uomini.

Guardando lontano, dall'alto del suo cavallo, il maestro not un nido di erbe e rami secchi in cima a un odoroso ginepro insolitamente alto. Da sinistra, cervi portavano fiori; da destra, scimmie di montagna offrivano frutta. Sul ginepro cantavano in coro fenici azzurre, gru nere e fagiani dorati.
"Quello dovrebbe essere il Nido dei Corvi del maestro di meditazione" disse Porcellino.
Tripitaka stimol il cavallo col frustino, e presto giunse ai piedi dell'arbusto.
Il maestro di meditazione, che lo aveva visto avvicinarsi, ne discese. Tripitaka era smontato da cavallo per salutarlo, ma il maestro di meditazione lo trattenne e disse: "Alzatevi, vi prego, e scusatemi di non esservi venuto incontro."
"Saluti, maestro!" fece Porcellino.
"Guarda chi si vede: Porcellino Setole Rade dei Monti Fuling" si stup il maestro. "Come hai ottenuto l'inaudita fortuna di accompagnare il santo monaco?"
"Mi ero impegnato a seguirlo come discepolo gi da qualche anno, per esortazione della pusa Guanyin."
"Ne sono proprio contento" approv il maestro di meditazione. Poi punt il dito su Scimmiotto e chiese: "E questo chi ?"
"Com' che il vecchio Chan conosce lui" replic il Novizio ridendo "e non conosce me?"
"Perch non mi pare di aver mai avuto il piacere di fare la vostra conoscenza."
" il mio discepolo pi anziano, Consapevole del Vuoto" precis Tripitaka.
"Vi porgo le mie scuse" disse sorridendo il maestro di meditazione.
Tripitaka rinnov gli inchini e si permise di chiedere notizie sulla distanza da percorrere per arrivare al Monastero del Colpo di Tuono.
" ancora molto, molto lontano. E la strada  infestata da tigri e da leopardi: non  facile da percorrere."
"Ma quanti li ci saranno, di preciso?" insist rispettosamente Tripitaka.
"Per quanto lunga sia la strada, un giorno o l'altro ci arriverete. Difficili da disperdere sono gli ostacoli del demone dell'illusione. Ho qui un rotolo del Sutra del Cuore, in cinquantaquattro versi e duecentosettanta caratteri. Quando quel demone vi ostacoler, sar sufficiente recitarlo per evitare ogni danno."
Tripitaka si prostern per chiedere di conoscerlo, e il maestro di meditazione glielo trasmise recitandolo. Ecco quel testo:

MAH- PRAJ- P-RAMIT- HRDAYA STRA(19)
La pusa Guanyin, penetrando la perfezione della sapienza, percep la vanit dei cinque aggregati e super ogni sofferenza. O Sriputra, la realt non  diversa dal vuoto, n il vuoto dalla realt: la realt  vuoto, e il vuoto realt. Ci vale anche per le sensazioni, i pensieri, le azioni e le conoscenze. O Sriputra, tutti i buddha sono vane apparenze, senza nascita n estinzione, senza impurit n purezza, senza crescere n ridursi.
Perch nel vuoto non ci sono realt, n sensazioni, pensieri, azioni o conoscenze, n occhi, orecchi, naso, lingua, corpo o spirito, n forma, suono, odore, gusto, tatto o fatto mentale.
Passando attraverso lo stato di non-visione, si giunge a quello di non-coscienza, alla non-ignoranza, e anche all'esaurimento della non-ignoranza; si giunge allo stadio dell'assenza di vecchiaia e morte, e anche all'esaurimento di questo stadio. Non c' n sofferenza, n estinzione, n via; non si conosce e non si ottiene. Dal non aver nulla da ottenere, si giunge allo stato di bodhisattva. Grazie alla perfezione della sapienza, lo spirito non incontra ostacoli. Grazie alla mancanza di ostacoli,  privo di ogni paura e angoscia. Allontanando sogni e illusioni, finisce per raggiungere il nirvana.
Grazie alla perfezione della sapienza, i buddha delle tre ere raggiungono l'anuttara-samyak-sambodhi(20). Ecco perch la perfezione della sapienza, prajnpramit,  il supremo incantesimo divino, l'incantesimo della suprema illuminazione, l'incantesimo senza pari: pu allontanare ogni sofferenza. Una vera realt che non  vana. Perci, per pronunciare l'incantesimo della perfezione della sapienza, dite: Gate, gate! Pragate! Prasamgate! Bodhisvh!(21)

Il maestro della legge della corte dei Tang possedeva la preparazione spirituale necessaria in un momento come quello: gli bast ascoltare una volta sola il Sutra del Cuore per ritenerlo e trasmetterlo a tutti noi; ed  proprio quello che ancor'oggi recitiamo. Nessun sutra  pi completo per coltivare la verit, nessuna porta  pi sicura per diventare buddha.
Il maestro di meditazione, finito di trasmettere il testo, rimise piede sulla nuvola luminosa e si apprestava a risalire al Nido dei Corvi, quando Tripitaka lo trattenne, insistendo per saperne di pi sulle tappe successive del viaggio a occidente. Il maestro di meditazione si mise a ridere:

"La strada non  poi tanto difficile:
Fate attenzione a quello che dir.
Mille profondi fiumi e mille monti
Dovrete attraversar, senza contare
Gli ostacoli frapposti dai demoni.
Sulle rupi celesti, non temete!
Al grande precipizio Gratta Orecchi
Camminate da lato e state attenti
Dove posate i piedi. Giunti al bosco
Del Pino Nero, altre difficolt:
Delle volpi malefiche vi attendono.
Troverete citt piene di spettri
E montagne da mostri popolate.
I giudici son tigri travestite
Con lupi grigi come cancellieri.
I re sono leoni od elefanti,
I leopardi si fingono cocchieri.
Pu sembrare un facchino: ma  un cinghiale.
Un po'pi avanti sulla vostra strada
Troverete uno spirito dell'acque.
Una scimmia di pietra molto antica
Covava la sua collera repressa.
Chiedete a lei, che certo vi  ben nota:
Lei conosce la strada d'Occidente."

Scimmiotto rise sarcastico ed esclam: "Andiamocene via, non perdiamo tempo con quello l. Dice che basta chiedere a me."
Tripitaka non capiva. Il maestro di meditazione si trasform in raggio d'oro e dardeggi in cima al Nido dei Corvi, mentre il monaco, rivolto verso l'alto, pregava e ringraziava.
Scimmiotto, incollerito, tirava randellate al ginepro, ma riusc soltanto a provocare l'apparizione di migliaia di fiori di loto, protetti da molti strati di nuvolette di buon augurio. Aveva la forza di sollevare i mari e di invertire il corso dei fiumi, ma a questo semplice nido non riusc a recare alcun danno.
Tripitaka, inorridito, cercava di trattenerlo e gli chiese: "Che cosa ti prende, Consapevole del Vuoto, per voler rovesciare il nido di un cos esimio pusa?"
"L'esimio ci stava prendendo in giro, questo  il fatto."
"Ma ci parlava della strada verso il Paradiso dell'Ovest. Quando mai ti ha preso in giro?"
"Secondo voi, sembra un facchino, ma  un cinghiale, chi sarebbe se non Porcellino? E la scimmia con la collera repressa, non sono forse io? Voglio fargli vedere come la reprimo, la collera!"
"Calmati, caro condiscepolo" intervenne Porcellino. "Lui conosce l'avvenire come il passato. Vedremo se  vero che dobbiamo trovare per strada lo spirito dell'acque. Lascialo perdere ora."
Il Novizio, che d'altronde non poteva far molto su quella barriera di fiori di loto e nuvolette, invit il maestro a rimontare a cavallo, e insieme discesero la montagna verso ovest.
La prossima tappa insegner loro quanto sia rara la felicit in questo basso mondo, e quanto abbondino diavoli e disgrazie sulle montagne.
Ma se voi, in fin dei conti, di questa prossima tappa non sapete niente, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 20
VENTO GIALLO

SUL MONTE DEL VENTO GIALLO TRIPITAKA SI TROVA IN DIFFICOLT, E PORCELLINO PRENDE L'INIZIATIVA DEL COMBATTIMENTO.


Prendono vita i dharma nello spirito
E attraverso lo spirito scompaiono.
E chi genera nascita e scomparsa?
Riflettete! Se viene dallo spirito
Ogni cosa, perch parlarne ad altri?
Un po'd'impegno  pi che sufficiente,
Basta spingere il ferro al primo sangue.
Convien tenere il vuoto ben legato
Con guinzaglio di seta al grande albero
Del non-agire, perch non ci turbi.
Non prendete per figli i sensi ladri,
Dimenticate lo spirito e i dharma!
Non lasciate beffare il vostro io,
Con i pugni stendeteli al tappeto!
Lo spirito che vedi non  pi,
La legge che compare non  Legge.
Quando l'uomo ed il bufalo scompaiono,
Il cielo resta azzurro come sempre.
Luna d'autunno resta sempre tonda:
Come distinguerai l'uno dall'altro
I mondi?

L'autore di questi versi  Tripitaka, il maestro della legge Xuanzang, che li scrisse quando ebbe compreso a fondo il Sutra del Cuore e gli si aprirono le porte dell'illuminazione. Il reverendo lo recitava e lo teneva sempre presente nello spirito, penetrato dalla sua luce soprannaturale.
I tre pellegrini proseguivano per la loro strada, pascendosi di vento e riposando accanto all'acqua, vestiti di stelle e coperti di luna. Presto ritornarono i paesaggi d'estate sotto il cielo torrido. C'erano

Intorno ai fiori vizzi, la farfalla sperduta,
Tra le chiome degli alberi, i canti di cicala,
I bozzoli selvatici, melograni scarlatti,
Sopra lo stagno in mostra i fiori di ninfea [...]

Quel giorno, verso sera, videro dei casolari sul bordo della strada di montagna che stavano percorrendo.
"Consapevole del Vuoto" disse Tripitaka, "guarda il sole che nasconde il suo specchio di fuoco dietro le colline a ovest, e il gelido disco della luna che sorge dal mare orientale.  una bella fortuna trovare un abitato sul bordo della strada. Chiediamo riparo per la notte!"
"Giusto" approv Porcellino; "tanto pi che ho una bella fame: chiediamo anche qualcosa da mangiare. Ho bisogno di ristorare le forze per portare i bagagli."
"Sei un marmocchio viziato" replic Scimmiotto. "Non sono tre mesi che hai lasciato la famiglia, e gi incominci a lamentarti."
"Eh, fratello! Non sono capace, come te, di bere vento e masticar fumo. Se sapessi quanto mi costa seguire il maestro in questi giorni, mezzo morto di fame come sono!"
"Consapevole delle Proprie Capacit" intervenne Tripitaka, "se nel tuo cuore resti tanto attaccato alla famiglia, vuol dire che non riesci ad abbandonarla; forse ti converrebbe ritornarci."
"Maestro!" implor il bestione spaventato, gettandosi ai suoi piedi, "non ascoltate le chiacchiere del mio condiscepolo. A lui piace parlar male della gente. Io non mi stavo lamentando; lo dice lui che brontolo sempre! Basta che io dica: 'ho fame, tanto vale che mendichiamo un po'di cibo', perch lui mi dia del marmocchio viziato. Maestro, mi ha precettato la pusa in persona, e voi mi avete concesso la vostra compassione: io voglio soltanto servirvi e venire nel Paradiso dell'Ovest, non rimpiango proprio niente. Non  forse quello che si dice: praticare una dura austerit? Non mi potete rimproverare di non voler abbandonare la famiglia."
"Va bene, alzati; sia come tu vuoi" rispose Tripitaka.
Il bestione si riprese e balz in piedi; si rimise il carico in spalla e segu gli altri con passo deciso, brontolando fra s. Presto giunsero alle case.
Tripitaka smont da cavallo, lasciando redini e frustino a Scimmiotto, Porcellino pos i bagagli e tutti e tre sostarono all'ombra di un albero. Poi Tripitaka, stringendo in una mano il bastone da monaco con nove anelli e reggendo nell'altra il cappello da pioggia di giunchi e strisce di bamb, si avvicin a un uscio socchiuso e vide un vegliardo, seduto su un letto di canna d'India, che mormorava preghiere al Buddha.
Tripitaka richiam la sua attenzione, senza osare di alzare la voce, dicendo piano: "Vi saluto, caro donatore."
Il vecchio balz gi dal letto, si abbotton precipitosamente il vestito e venne sull'uscio a restituire la cortesia, dicendo: "Scusatemi, reverendo, non vi avevo visto. Da che regione venite? A che cosa devo l'onore della vostra visita?"
"La mia umile persona  un monaco dei grandi Tang, nell'Est, che ha ricevuto la missione imperiale di recarsi al monastero del Colpo di Tuono per sollecitare le scritture dal Buddha. Poich giungiamo nella vostra nobile contrada al calar del sole, pensavamo di chiedere riparo per la notte nella vostra magnifica dimora, nell'ardente speranza di non recarvi incomodo."
"Ma non arriverete mai!" fece il vegliardo scuotendo il capo e allargando le braccia. " molto difficile ottenere i sutra del Paradiso dell'Ovest; andate piuttosto a cercarli in quello dell'Est."
Tripitaka pensava: "La pusa dice di andare a ovest; come mai questo vecchio invita ad andare a est? Non ci sono scritture da trovare, a est."
Era tanto imbarazzato, che rimase in silenzio.
Scimmiotto invece, con il suo temperamento impulsivo, non si contenne, si fece avanti e lo apostrof: "Caro il mio vecchio, con tutti i tuoi anni, sei un bel babbeo. Veniamo da molto lontano e ti chiediamo asilo, e tu in risposta cerchi di scoraggiarci. Se la tua casa  troppo piccola per ospitarci, non ti preoccupare, ci arrangeremo a passar la notte sotto un albero e non ti disturberemo."
Il vecchio trasse a s Tripitaka: "Maestro, mentre voi non dite niente, come si permette il vostro discepolo di rivolgersi in questo modo offensivo a una persona anziana? Lui che ha quella faccia da ruffiano, quelle guance flosce, una gola da duca del Tuono, gli occhi rossi spiritati e l'aria da diavolo delle epidemie."
"Non se ne intende proprio, questo vecchio!" replic Scimmiotto ridendo. "Non bisogna fidarsi delle apparenze: 'bello da vedere'non  'buono da mangiare'! Pensa per esempio quanti muscoli ha sotto la pelle un piccoletto ben piantato come me."
"Immagino volentieri che tu disponga di qualche capacit."
"Be', senza vantarmi, mi difendo bene."
"Dove vive la tua famiglia? Perch hai preso la tonsura?"
"Abitavo nella Grotta del Sipario Torrenziale del Monte di Fiori e Frutti, nel paese di Aolai. Ho imparato a fare il mostro fin da piccolo, con il nome di Consapevole del Vuoto. Grazie ai miei talenti, sono diventato Grande Santo Uguale al Cielo. Dal momento che l'Imperatore di Giada non mi aveva dato una sistemazione come si deve, ho provocato un bel parapiglia nel palazzo celeste, e ci mi ha procurato noie. Le ho superate e mi sono accostato alla porta del Buddha, per ottenere il giusto frutto. Se vado nel Paradiso dell'Ovest a pregare il Buddha, proteggendo il mio maestro inviato dalla corte dei Tang, perch dovrei aver paura che le montagne siano alte, le strade pericolose e i fiumi larghi? Ma il tuo vecchio Scimmiotto  capace di atterrare mostri, soggiogare diavoli, sottomettere tigri e catturare draghi. Me ne intendo tanto di saltare in cielo, quanto di scendere in fondo al pozzo. Se per caso in casa tua ci si sente (tegole che volano, pentole che parlano, porte che sbattono senza corrente d'aria) dillo a me, che ti sistemo tutto."
A questo discorso il vecchio fece una risata: "Hai una bella parlantina, per essere un monaco mendicante."
"La parlantina ce l'ha tua nonna! Di questi tempi, con le fatiche del viaggio, sono troppo stanco per dire tutto quello che penso."
"Meno male. Se tu fossi meno stanco, non credo che riuscirei a sopravvivere alle tue chiacchiere. Con quello che dici di saper fare, si capisce che potrete andare a ovest finch vorrete. Quanti siete? Vi prego di venirvi a riposare nella mia capanna."
"Vi ringrazio, caro donatore, di non esservi offeso" rispose Tripitaka. "Siamo in tre."
"Dov' il terzo?"
"Hai la vista cattiva" disse Scimmiotto. "Secondo te, chi  quello l nell'ombra?"
In effetti il vecchio non ci vedeva bene. Strizzando gli occhi, distinse la faccia di Porcellino e ne ebbe un tale spavento che corse verso la sua camera, incespicando e gridando: "I mostri!"
Scimmiotto lo acciuff: "Non aver paura, non  un mostro:  il mio condiscepolo."
"A meraviglia!" esclam il vecchio tremando come una foglia. "Siete uno pi spaventoso dell'altro."
"Caro signore" sentenzi Porcellino avvicinandosi, "se giudicate le persone da come sembrano, non farete che commettere uno sbaglio dopo l'altro. Per brutti che siamo, entrambi possiamo renderci molto utili."
Mentre discutevano col vecchio, sopraggiunsero due giovanotti che venivano da sud, seguiti da una vecchia con tre o quattro bambini, maschi e femmine, a piedi nudi e con gli abiti rimboccati, perch erano stati a piantare insalate nell'orto. Alla vista del cavallo bianco lanciarono gridi di sorpresa e si precipitarono incuriositi a vedere che cosa stava avvenendo.
Ma quando Porcellino gir la testa verso di loro, e per soprammercato scosse le orecchie ed emise un grugnito, li terrorizz al punto che non si tenevano ritti in piedi.
Tripitaka, preoccupatissimo, non faceva che ripetere: "Non vi spaventate! Rassicuratevi! Non siamo per niente pericolosi, siamo dei monaci per bene."
Il vegliardo si avanz a sostenere la vecchia e le disse: "Tirati su, mamma, non ti ridurre in questo stato. Questo maestro viene della corte dei Tang; solo che i suoi discepoli non sono molto belli: meschino aspetto, ma fermo cuore. Portate in casa i bambini."
La donna entr appoggiandosi a lui, mentre i giovanotti conducevano in casa i bambini.
Sedutosi sul letto di canna d'India, Tripitaka rimbrott i suoi discepoli: "Mi mettete in difficolt, siete troppo brutti e troppo volgari nel parlare; per colpa vostra tutta la famiglia si  spaventata."
"Maestro, non si pu negare" assicur Porcellino "che da quando sono con voi mi comporto in un modo molto pi elegante del solito. Quando ero con i Gao, mi bastava alzare il naso e muovere le orecchie per far morire di spavento venti o trenta persone alla volta."
"Ne hai dette abbastanza, scemo" disse Scimmiotto ridendo. "Farai meglio a darti una sistemata."
"Questa  bella" replic Tripitaka. " nato cos, come si dovrebbe sistemare?"
"Per esempio potrebbe ficcare il suo grugno di porcello sotto un lembo del vestito e non farlo pi vedere. Quanto a quelle orecchie grandi come ventagli di giunco, se le potrebbe tenere incollate alla testa ed evitare di muoverle. Non sarebbe darsi una sistemata?"
In effetti Porcellino, ritto accanto al maestro, nascose il grugno fra le mani e abbass le orecchie. Mentre Scimmiotto portava dentro i bagagli e legava il cavallo, il vecchio fece portare da uno dei giovanotti un vassoio di legno con tre tazze di t, poi ordin di servire un pasto di magro. Il giovanotto port nella corte una vecchia tavola di legno grezzo piena di buchi e delle seggiole zoppe, e li preg di sedersi al fresco.
"Qual' il vostro eminente nome, caro donatore?" chiese Tripitaka.
"Il vostro servitore si chiama Wang."
"Quanti discendenti avete?"
"Ho due figli e tre nipoti."
"Me ne congratulo con voi. E quanti anni avete?"
"Sono cresciuto in et, ma non in saggezza, fino a sessantun'anni."
" una bella cosa" comment Scimmiotto. "Incominciate un nuovo ciclo di vita di sessant'anni."
"Caro donatore" riprese Tripitaka, "dicevate poco fa che la ricerca delle scritture nell'Ovest dovrebbe essere difficile; perch?"
"Non intendevo dire che sia difficile ottenere i sutra, ma la strada  certo piena di trabocchetti e di pericoli. A trenta li da questo posto, verso ovest, ci sono i Monti del Vento Giallo, che si estendono per ottocento li e sono infestati da mostri e da esseri malefici. Sono queste le difficolt cui pensavo. Ma dal momento che il vostro giovane reverendo assicura di poter contare su grandi capacit, supererete certo ogni ostacolo."
"Si capisce, non ci sono problemi. Non c' mostro che osi attaccar briga con il vecchio Scimmiotto e con il suo condiscepolo."
A questo punto della conversazione, uno dei figli venne a portare il cibo. Pos il riso sulla tavola e disse: "Vogliate favorire!"
Tripitaka giunse le mani, ma prima che iniziasse il sutra del pasto Porcellino aveva gi inghiottito il contenuto di una tazza. Mentre la preghiera veniva recitata, ne inghiott altre tre.
"Stupidone, come sei vorace!" esclam Scimmiotto. "Siamo proprio incappati nel fantasma della fame."
Il vecchio Wang prese la cosa con filosofia: "Sembra che il reverendo sia davvero affamato. Sar meglio mettere in tavola altro riso."
In effetti l'appetito del bestione era enorme; senza alzare il capo dalla tavola vuot un'altra diecina di tazze, prima che Tripitaka e Scimmiotto ne finissero due; e nemmeno questo gli bast, ma continu con lo stesso ritmo.
" un pasto preparato in fretta, senza piatti raffinati" riprese il vecchio Wang. "Non vorrei insistere troppo, ma vi prego di servirvi ancora."
"Abbiamo mangiato pi che a sufficienza" risposero Tripitaka e Scimmiotto.
"Che cosa borbotta il vecchio?" bofonchi Porcellino. "Chi se ne frega degli affinati(22)! A che cosa servirebbero tanti piatti diversi? Se c' dell'altro riso, si porti quello, non occorre altro."
In breve il bestione si mangi tutto il riso di casa; e comment che si era saziato a met. Infine si sparecchi la tavola, gli ospiti stesero le lenzuola e se ne andarono a dormire, chi sul letto di canna d'India, chi sul pavimento.
L'indomani mattina, Scimmiotto sell il cavallo, mentre Porcellino faceva i bagagli. Il vecchio Wang fece preparare dalla moglie una colazione di zuppe e stuzzichini per i tre pellegrini, ed essi ringraziarono e si congedarono.
"Se doveste avere problemi insuperabili lungo il cammino, ritornate alla mia capanna" disse loro il vecchio.
"Al diavolo il disfattismo!" replic Scimmiotto. "Noi, che abbiamo lasciato le nostre famiglie, non ritorniamo mai sui nostri passi."
E ripresero il viaggio. Ma, ahim, questa volta non fu la buona strada: in effetti diavoli perversi preparavano loro gravi calamit.
Dopo nemmeno mezza giornata di cammino, si trovarono davanti enormi montagne di aspetto pericoloso. Avvicinandosi alle rupi, Tripitaka contemplava il paesaggio chinandosi sulla sua preziosa sella.

Grande catena
Alta montagna
Ripida rupe
Scosceso abisso
Torrente rapido
Fiori olezzanti.
Salivano le cime fino al cielo,
Sprofondavan le gole nell'Inferno.
Rocce di strane forme risalivano
I pendii fino al cielo nuvoloso.
Le schiere innumerevoli di rupi
Torreggianti, di diecimila tese,
Ti stringevano il cuore. L si aprivano
Le grotte serpeggianti dei dragoni,
Dove perpetuamente l'acqua cade
A goccia a goccia. Si vedevan cervi
Dalle corna ramose, stolte antilopi
Dallo sguardo perduto, acciambellati
Gli scagliosi pitoni, pazze scimmie
Dal muso bianco. Quando vien la sera
Escon le tigri dalla tana, all'alba
Emergono dall'acqua i grandi draghi.
L'ingresso delle grotte all'improvviso
Pu animarsi di lotte e di rumori,
A sorpresa dall'erba prende il volo
Il fagiano. Si muovon circospetti
Nella foresta gli animali, i cuori
Tremano quando passa la gran belva [...]

Il cavallo del maestro rallentava l'andatura, Scimmiotto perdeva tempo, Porcellino si curvava sotto il peso dei bagagli. Mentre si guardavano intorno, udirono rumori di temporale.
"Consapevole del Vuoto, si alza il vento!" grid inquieto Tripitaka dall'alto del suo cavallo.
"Che c' di male nel vento?  il respiro del cielo attraverso le stagioni; che ci sarebbe da temere?" replic Scimmiotto.
"Ma  troppo violento per essere naturale; questo  un vento malvagio."
"Come sarebbe a dire che non  naturale?"
"Osserva:

Questo  un soffio brutale ed imperioso,
Sembra oscurare lo spazio che invade
Mentre sconquassa la foresta e mugghia.
Piega i salici, strappa fiori e foglie.
Fa rinforzar gli ormeggi al pescatore,
Abbassare le vele e gettar l'ancore.
Il viandante non vede pi la strada,
Il boscaiolo non regge la legna.
Nel bosco si disperdono le scimmie,
I cerbiatti riparano nel folto.
Se bamb e pini resistono a stento,
I ginepri non reggono lo sforzo.
Mescola terra, solleva la sabbia,
Rotola i sassi, sconvolge le acque."

Porcellino si avvicin a Scimmiotto: "Come soffia! Mettiamoci al riparo!"
"Ti arrendi, fratellino?" replic Scimmiotto ridendo. "Se ti tiri da parte perch si leva un po'di vento, che cosa farai faccia a faccia col mostro?"
"Fratello, lo conosci il proverbio: temi la donna pi del nemico, temi il vento pi della freccia. Non c' niente di male se ci ripariamo."
"Aspetta. Fammi prendere una manciata di questo vento e sentire che odore ha."
"Che cosa ti viene in mente, fratellone?" scoppi a ridere Porcellino. "Non puoi prendere in mano il vento per dargli un'annusatina. Anche se ne prendi una bracciata intera, prova un po'a tenerlo fermo, se sei capace."
"Dunque non credi che il vecchio Scimmiotto sappia acchiappare il vento."
Il bravo Scimmiotto lasci passare la testa del vento, lo acchiapp per la coda e lo annus: esalava un sospetto di odore fetido. Dichiar: " proprio un vento malvagio. Ti lascia nel naso un puzzo di tigre o di qualche altra creatura malefica. Di sicuro c' qualcosa di losco."
Stava ancora parlando, che una feroce tigre scese il pendio della montagna sulle sue zampe potenti, spazzando l'aria con la coda. Per lo spavento, Tripitaka perse l'equilibrio e ruzzol gi dal cavallo, finendo lungo disteso sul bordo della strada, pi morto che vivo. Porcellino abbandon i bagagli, afferr il suo rastrello, balz avanti anticipando Scimmiotto e grid: "Dove credi di andare, brutta bestia?"
E cal l'arma mirando alla testa. La tigre si alz sulle zampe posteriori e, con un colpo degli artigli della zampa sinistra, si apr il petto. Strapp la pelle dall'alto in basso, con uno stridore agghiacciante, se ne sbarazz e rest ritta sul ciglio della strada. Figuratevi che spettacolo disgustoso! Ecco qua:

Il corpo scorticato e sanguinante,
Le tozze gambe storte ripugnanti,
Conserva in testa il pelo scarmigliato
Con sopracciglia rade e setolose,
Zanne affilate d'un bianco accecante:
L'insolente ruggito fa sentire.

"Andiamoci piano!" urlava. "Sono io, sono l'avanguardia delle forze del grande re Vento Giallo. Sto pattugliando la montagna per ordine espresso di sua maest, con la missione di riportargli qualche tipetto da sgranocchiare, come stuzzichino per accompagnare il vino. Voi monaci, come vi permettete di attaccarmi?"
"Ti faccio vedere io, maledetto!" tuonava Porcellino. "Noi non siamo gente qualsiasi, ma i discepoli di Tripitaka, fratello del grande imperatore dei Tang nell'Est, che ha la missione imperiale di cercare i sutra nel Paradiso dell'Ovest. Se vuoi scamparla, ti converr farti subito da parte e non farti pi vedere, altro che spaventare il nostro maestro! Ma se continui a fare l'insolente, non sfuggirai al mio rastrello."
Senza altre parole, il mostro gli corse addosso in atteggiamento minaccioso, sfoderando gli artigli e mirando al viso. Porcellino lo schiv, rote il rastrello e lo abbatt su di lui. La creatura, che non era armata, cerc scampo nella fuga, inseguita da Porcellino. Ai piedi del pendio il mostro disseppell due sciabole di bronzo, che erano nascoste fra le pietre, le brand e attese Porcellino a pie'fermo. Fu l che si batterono, con una bella successione di scontri.
Scimmiotto intanto aveva aiutato Tripitaka a rialzarsi e gli diceva: "Non temete, maestro. Sedetevi qui tranquillamente, mentre do una mano a Otto Divieti per abbattere il mostro e sbarazzare la strada."
Tripitaka, che tremava come una foglia, si lasci convincere a fatica; va da s che, seduto, non faceva che ripetere il Sutra del Cuore.
Scimmiotto tir fuori la sua sbarra e grid al condiscepolo: "Acciuffalo, tienilo fermo!"
Porcellino raddoppiava gli sforzi. Il mostro, vista la mala parata, scapp.
"Non bisogna dargli quartiere!" gridava Scimmiotto. "Bisogna prenderlo!"
Correvano gi per la montagna, uno roteando il rastrello, l'altro brandendo la sbarra. Il demone con una capriola riprese la sua forma naturale, che era di tigre. Naturalmente Scimmiotto e Porcellino non mollavano, decisi a distruggere l'essere malefico; stavano per raggiungerlo, quando la tigre, trovandosi nelle peste, ricorse allo stratagemma della cicala dorata che abbandona la crisalide. Si apr di nuovo il petto, usc dalla sua pelle e ne avvilupp una roccia, che ricordava la forma di una tigre accovacciata; da parte sua, si trasform in un turbine di vento e risal da dove veniva. Trovando sulla sua strada quel monaco che recitava sutra, lo rap con s. L'infelice Tripitaka

Sventure ne incontrava dalla nascita:
Accedere al nirvana non  comodo.

Giunto con il monaco rapito all'ingresso della grotta, il mostro disse al portinaio: "Annuncia al grande re che la tigre d'avanguardia ha preso un monaco, e attende i suoi ordini."
Furono subito introdotti. Il mostro, con le sciabole di bronzo alla cintura, si inginocchi ed esib Tripitaka: "Grande re, il vostro indegno ufficiale, mentre eseguiva l'ordine di pattugliare la montagna, si  imbattuto in questo monaco che  il maestro della legge Tripitaka, fratello dell'imperatore dei Tang nell'Est, mandato a cercare scritture nell'Ovest. L'ho catturato e ve lo offro, sperando che allieti il vostro pranzo."
Il padrone della grotta fu molto sorpreso: "Ho sentito dire che questo Tripitaka  un monaco divino e ha un discepolo di nome Scimmiotto, dotato di vasti poteri magici e di un'intelligenza non comune. Come sei riuscito a catturarlo?"
"I discepoli sono due: uno mi  venuto addosso con un rastrello a nove denti; ha una larga bocca e lunghe orecchie. L'altro impiega una sbarra di ferro cerchiata d'oro; ha occhi di fuoco e pupille d'oro. Stavano per raggiungermi, quando ho usato lo stratagemma della cicala che abbandona la crisalide. Cos sono riuscito a sfuggire e a catturare il monaco che vi offro, con i miei rispetti, per il prossimo banchetto."
"Non lo mangeremo subito."
"Rifiutare un dono di cibo  un comportamento da brocco villano, grande re."
"Ma ci hai pensato bene? Non ho certo niente in contrario a mangiarlo, ma c' il rischio che i due discepoli vengano a far cagnara alla nostra porta; potrebbero farcelo andare di traverso. Per ora conviene legarlo controvento a un palo nel cortile posteriore, e lasciarlo l per quattro o cinque giorni. Se nessuno lo verr a reclamare, lo potremo ripulire a comodo nostro, e valuteremo se convenga lessarlo, oppure cuocerlo a vapore, o saltarlo in padella, o magari friggerlo con la pastella. E nessuno ci impedir di assaporarlo e di digerirlo con comodo."
"Riconosco lo stratega esperto, vostra maest" rispose soddisfatta la tigre d'avanguardia. "Sono completamente d'accordo con voi."
Il padrone ordin: "Ragazzi, portatelo via."
Sette od otto accoliti, che stavano schierati lungo la parete, si precipitarono come falchi sul monaco cinese e lo legarono stretto.
Mai l'ex fanciullo abbandonato dal crudele destino aveva pensato tanto intensamente a Scimmiotto, il suo novizio; mai il monaco divino aveva sentito acutamente come in questa prova la mancanza del suo discepolo Consapevole del Vuoto. Si lagnava debolmente: "Discepoli miei, non so dove siate ora ad abbattere mostri e demoni, ma intanto io sono qui prigioniero di un diavolo da cui mi aspetto il peggio. Chiss se mai ci rivedremo. Me misero! Potete ancora salvarmi, se venite subito. Altrimenti niente mi protegger!"
Gemeva e piangeva come una fontana.
Intanto Scimmiotto e Porcellino, inseguendo la tigre, credettero di vederla accovacciata ai piedi della rupe. Scimmiotto alz il randello e lo abbass a tutta forza, ma quello vibr fino a fargli dolere le mani. Porcellino colp anche lui con il rastrello, ma i denti rimbalzarono senza penetrare: era soltanto la pelle della tigre, che ricopriva una roccia dalla forma simile appunto a una tigre accovacciata.
"Porca miseria, siamo caduti nel tranello!" esclam Scimmiotto allarmato.
"Che tranello?" chiese Porcellino.
" il trucco della cicala che abbandona la crisalide: la pelle  rimasta qui, ma lui  scappato. Andiamo immediatamente a controllare che il maestro non sia per caso caduto nelle sue mani."
Si precipitarono nel punto in cui lo avevano lasciato, ma Tripitaka non c'era pi.
"Che pasticcio!" si lagnava Scimmiotto con la sua vociona. "Si sono portati via il maestro."
Tirandosi dietro il cavallo, con gli occhi pieni di lacrime, Porcellino gemeva: "Santo cielo, e adesso che cosa facciamo?"
"Smettila di frignare" lo rimprover Scimmiotto. "Piangere indebolisce il morale. Dovr pur essere da qualche parte sulla montagna: lo dobbiamo trovare."
Tutti e due si lanciarono di corsa sulla montagna, valicarono colli, esplorarono ogni versante. Dopo un po'scoprirono una residenza rupestre. Si fermarono a osservare attentamente lo spaventoso paesaggio; eccolo qua:

Un picco alto ed aguzzo come torre:
Da quella parte serpeggia la strada,
Fra pini azzurri, bamb verdeggianti
E salici e sterculie; strane rocce
Disposte a coppie; solo rari uccelli
Volano in aria. Polisce il torrente
La parete rocciosa ed ai suoi piedi
Forma pozze fangose. Ricchi pascoli
Sotto nubi raminghe. Lepri astute
E le volpi perverse si avventurano
Dove i cervi combattono a cornate.
Pendon tra i rami liane millenarie,
Un cedro senza et domina il luogo.
Supera di grandezza il monte Hua,
Fiori ed uccelli pi che nel Tiantai!

"Saggio fratello" disse Scimmiotto a Porcellino, "tu poserai i bagagli in quella cavit, al riparo dal vento, e farai pascolare il cavallo.  inutile che ti faccia vedere. Io vado alla porta e cerco di provocare al combattimento. Se non catturiamo il mostro, non liberiamo il maestro."
"Si capisce. Non starmi a dire le cose ovvie, spicciati!"
Scimmiotto si aggiust la tunica, si strinse alla vita il grembiule di pelle di tigre, impugn il randello e avanz verso la porta, sopra la quale era scritto in sei grossi caratteri:

GROTTA DEL VENTO GIALLO, NELLA CATENA DEL VENTO GIALLO

Piantato a gambe larghe, impugnando saldamente il bastone, grid: "Mostro! Restituisci il mio maestro prima che sia troppo tardi, se non vuoi che butti all'aria il tuo covo e distrugga la tua dimora."
A queste parole, i mostriciattoli di vedetta si spaventarono e corsero tremanti ad annunciare: "Grande re, disgrazia!"
"Che cosa succede?" chiese il mostro Vento Giallo, comodamente seduto sul suo trono.
"Alla porta c' un monaco con la faccia pelosa e con la bocca da duca del tuono" spieg un mostriciattolo. "Ha in mano una grande sbarra di ferro e reclama il suo maestro."
Il padrone della grotta, allarmato, convoc la tigre d'avanguardia: "In fondo mi aspettavo che acchiappassi un bufalo, o magari un cinghiale, o cervo o capriolo che fosse; ma tu mi hai portato un monaco cinese. Cos hai provocato i suoi discepoli, che ora sono qui fuori a far baccano: come la mettiamo?"
"Vostra maest non si preoccupi. Pu dormire fra due guanciali. Il vostro indegno ufficiale  pronto a prendere il comando di una cinquantina di uomini per catturare anche il Novizio e aggiungerlo come portata al banchetto."
"Abbiamo sei o settecento uomini, senza contare gli ufficiali: scegli tu. Basta che tu riesca davvero a catturare Scimmiotto e mi faccia gustare in pace qualche buon boccone di quel monaco succulento. Se ci riesci, ti tratter come un fratello. Ma non prendertela con me se, come temo, non ce la fai e ci rimetti le penne."
"Lasciate fare a me."
La tigre d'avanguardia scelse i cinquanta mostri pi robusti e usc bandiere al vento, al rullo dei tamburi, brandendo le due sciabole di bronzo e urlando minacciosa: "Che cosa cerchi, scimmia di un monaco, per avere la sfrontatezza di venir qui a fare tanto baccano?"
"Scorticato schifoso! Prima mi fai il trucco della cicala per impadronirti del nostro maestro, e poi mi chiedi che cosa ci vengo a fare. Ridammelo senza storie, se non vuoi avere la peggio."
"Il tuo maestro l'ho preso per servirlo in tavola al nostro grande re. Levati di torno, se hai un po'di sale in zucca, altrimenti finirai anche tu su un piatto di portata. Come si dice: l'osso di giunta."
Scimmiotto vide rosso. Digrignava i denti d'acciaio, i suoi occhi di fuoco lampeggiavano. Brand il randello urlando: "Che poteri hai tu per permetterti questo tono? Aspetta un po'che ti insegno io!"
L'altro alz le sciabole per parare il colpo. Le grandi capacit dei due avversari diedero un bello spettacolo. Che battaglia!

Se quel mostro  davvero un uovo d'oca,
Fa Scimmiotto da pietra all'uovo d'oca.
Le sciabole che inquadrano il re scimmia
Non risultano infine pi efficaci
Delle uova lanciate contro un muro.
Colomba non fa guerra alla fenice,
Il piccione non pu battere il falco.
Per quanto il mostro ce la metta tutta,
In capo a pochi scontri si ritrova
La schiena rotta, perdute le forze.
Si volge per fuggire, ma Scimmiotto
Al vinto non vuol certo dar quartiere.

Presto il mostro non pot pi sostenere gli assalti dell'avversario e si volse in fuga. Per essersi vantato vanamente, non osava rientrare nella grotta; perci scese gi per la china, con Scimmiotto alle costole, che gridava senza tregua. Passarono accanto alla cavit dove Porcellino aveva posato i bagagli e faceva pascolare il cavallo. Otto Divieti, udendo le grida, alz la testa e vide il mostro inseguito dal Novizio. Lasci perdere il cavallo, alz il rastrello, si fece incontro alla tigre d'avanguardia e glielo cal sulla testa. L'infelice

Per sfuggire alla rete,
Va a cader nella nassa.

Il colpo di Porcellino fece schizzare il suo sangue dai nove orifizi del corpo e svuot il cranio del cervello. Lo testimoniano i versi:

Dopo il ritorno sulla buona strada,
Ch'era avvenuto ormai da qualche anno,
Otto Divieti, osservando i digiuni,
Sincero proteggeva Tripitaka
E concluse quel d la prima impresa.

Il bestione appoggi il piede sul dorso del caduto, rote il rastrello e lo colp un'altra volta. Scimmiotto corse a congratularsi: "Ben fatto, fratellino. Aveva avuto l'audacia di venirmi ad attaccare con i suoi mostriciattoli. Quando l'ho battuto, invece di rifugiarsi nella grotta,  corso da questa parte, incontro alla morte. Per fortuna eri pronto a riceverlo, se no poteva scappare un'altra volta."
"Dev'essere stato lui a rapire il nostro maestro, trasformato in turbine di vento."
"Proprio cos."
"Sai dov' imprigionato il maestro?"
"Il mostro lo aveva trascinato nella grotta e voleva servirlo in tavola al suo fottuto re. Questo mi ha fatto prudere le mani e mi sono scontrato con lui; ma sei stato tu ad abbatterlo. Fratellino, te lo sei messo nel carniere. Ma adesso non potresti restar qui a sorvegliare cavallo e bagagli, mentre riporto il cadavere alla grotta e cerco di provocare uno scontro pi serio? Bisogner catturare il mostro principale, per liberare il nostro maestro."
"Fratellone, hai ragione: va pure. Riempilo di botte, il vecchio diavolo; se scappa da questa parte, lo fermo io e lo ammazzo."
Bravo Scimmiotto! Con la sbarra di ferro in una mano e trascinando con l'altra la tigre morta, ritorn di corsa davanti alla grotta.
 il caso di ricordarlo:

Lo scontro con i mostri mette a prova
Il maestro della legge. L'armonia
Dei sentimenti sottomette il demone
Che promuove disordini e dissenso.

Se poi alla fine non sapete se e come giunse a soggiogare il mostro e a liberare il monaco cinese, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 21
IN CERCA D'UN OCULISTA

IN CUI IL DIFENSORE DELLA LEGGE FA SORGERE UNA FATTORIA PER DARE RIFUGIO AL GRANDE SANTO, E BUON AUGURIO DEL PICCOLO SUMERU DOMA IL RE DIAVOLO VENTO GIALLO.


Ritorniamo alla cinquantina di mostriciattoli in rotta, che si riversavano nella grotta con le bandiere lacere e i tamburi sfondati. "Grande re" annunciarono, "la nostra tigre d'avanguardia non  riuscita a sostenere gli assalti del monaco dalla faccia pelosa, che la sta inseguendo sul pendio orientale della montagna."
La notizia contrari vivamente l'orco. Mentre soprappensiero rifletteva agli stratagemmi pi opportuni da adottare, arriv un altro mostriciattolo con questa notizia: "Grande re, la nostra tigre d'avanguardia  stata uccisa dal monaco dalla faccia pelosa, che ha trascinato il suo corpo davanti all'ingresso per sfidarci a combattere."
"Quel giovanotto manca di buon senso!" esclam il vecchio mostro, pi contrariato che mai. "Non l'ho mica ancora mangiato il suo maestro, perch lui passi addirittura alle rappresaglie. Brutto vigliacco! Portatemi l'armatura. Lasciatelo aspettare, questo Scimmiotto detto il Novizio, di cui si parla tanto: vedremo se  proprio un monaco a nove teste e otto code. Ve lo porter qui, perch risponda della vita della nostra avanguardia."
I mostriciattoli corsero a portargli l'armatura. Dopo averla allacciata e aggiustata, egli brand un tridente d'acciaio e balz fuori dalla caverna alla testa dei suoi diavoli. Il grande santo lo aspettava ritto davanti all'ingresso; senza dubbio, il mostro che ne vide emergere aveva un aspetto malvagio e aggressivo. Guardate:

Scintillano elmo e corazza dorati
Ed  il piastrone uno specchio accecante.
Gran cimiero di penne di fagiano
E tunica di seta giallo chiara;
 la cintura un drago acciambellato
Di vividi colori. Gli stivali
Di daino sono tinti con i fiori
Di sofora. La gonna di broccato
Reca un disegno con foglie di salice.
Un aguzzo tridente tiene in mano,
Simile a quello del gran santo Erlang.

"Saresti tu Scimmiotto il Novizio?" grid il mostro con voce tonante.
Con il piede calcato sui resti della tigre, in mano il randello A piacer vostro, Scimmiotto rispose: " proprio arrivato tuo nonno Scimmiotto; restituiscimi il mio maestro."
Osservandolo attentamente, il mostro constat che era deforme, con le guance incavate, e soprattutto piccolo di statura: non raggiungeva quattro piedi. Scoppi a ridere e incominci a prenderlo in giro: "Meschinello! Credevo di aver a che fare con qualche eroe invincibile, e mi trovo davanti un pupazzo."
"Figliolo, te ne intendi poco" replic Scimmiotto ridendo. "Il tuo nonnetto  piccolo piccolo, ma se lo picchi sulla testa con il tuo tridente, vedrai come cresce."
"Se ti piace prenderle, ti accontento subito."
Scimmiotto attendeva a pie'fermo. Quando il mostro gli cal in testa il tridente, si accontent di chinare un po'la schiena e di crescere di statura di sei piedi; il mostro, spaventato, si sforzava di contrastare la crescita premendo sul tridente.
"Novizio Scimmiotto" gridava, "non cercare di scapolartela con questi giochetti da fiera. Lascia perdere i trucchi da saltimbanco. Combatti lealmente, e vediamo chi vale di pi."
"Figliolo" replic Scimmiotto ridendo, "tientelo per detto: quando c' da picchiare, ogni colpo vale. Una volta che si  venuti alle mani, non  pi tempo di buone maniere: e le mani del tuo nonnino sono pesanti. Ho paura che non reggerai nemmeno la prima randellata."
Il mostro non era d'umore da far conversazione: vibr il tridente dritto al petto di Scimmiotto. Questo rispose con calma di esperto, parando il colpo con la mossa detta il drago nero spazza il terreno, e indirizz un colpo alla testa. Era feroce, il duello davanti alla Grotta del Vento Giallo!

Il mostro  trascinato dalla collera,
Compostamente il santo gli si oppone.
La collera vorrebbe vendicare
La morte della tigre d'avanguardia,
Mentre il composto attacco ha l'obiettivo
Di liberare il monaco cinese.
Colpi inferti e parati dalle parti.
Sulla montagna l'uno regna; l'altro
 il Bel Re Scimmia e difende la Legge.
Combattono dapprima nella polvere
E continuano alzandosi nell'aria.
Ben affilato  il tridente d'acciaio
Ed il randello  di pesante ferro.
Letale  la stoccata del tridente,
Mandati a comparire d il randello
Davanti ai magistrati dell'Inferno.
Prontezza e colpo d'occhio si misurano,
Cos come la forza e la potenza.
Lotta senza quartiere, ma il suo esito
Fra gli avversari resta ancora incerto.

Una trentina di scontri non risultarono decisivi. Risoluto a spuntarla, Scimmiotto ricorse al metodo del corpo oltre il corpo: si strapp un ciuffo di peli, li mastic, li sput intorno e ordin loro di trasformarsi in un centinaio di piccoli sosia, ciascuno armato di una sbarra. La creatura malefica, circondata da tutte le parti, si spavent e ricorse anche lei a un sotterfugio: rivolse la faccia a sud ovest e soffi tre volte, generando un violento vento giallo. Che uragano!

Questo vento gelato e sibilante
Sconvolge terra e cielo con un turbine
Di sabbia, senz'ombra e senza forma:
Investe le foresta, abbatte i pini,
Gli ostacoli rovescia. Il Fiume Giallo
Viene rimescolato dal profondo,
Van turbinando le acque della Xiang.
Il palazzo del Toro ne vien scosso,
Sembra crollare la sala Senluo.
I cinquecento arhat chiedono aiuto,
Gridan gli otto guardiani spaventati.
Di Wenshu il gran leone  volto in fuga
E l'elefante bianco di Puxian
Chiss dov' nascosto: non si trova.
[...] Scricchiola l'universo, monti e fiumi
Nel mondo intero vengono squassati.

La tromba d'aria trascin nel suo movimento rotatorio i piccoli Novizi risultanti dalla trasformazione dei peli di Scimmiotto, impedendo loro di avvicinarsi al nemico e di maneggiare le sbarre. Scimmiotto si scroll, ricuper i suoi peli e si fece avanti da solo per un nuovo scontro, brandendo il suo randello. Ma il mostro gli soffi in faccia il suo terribile vento giallo, costringendolo a chiudere gli occhi di fuoco dalle pupille d'oro. Scimmiotto non poteva picchiare con il randello senza aprire gli occhi: perci dovette confessarsi vinto, mentre il mostro si rintanava nel suo covo dopo avere ricuperato il vento.
Intanto Porcellino, che aveva visto levarsi il vento di sabbia, e cielo e terra oscurarsi, era corso a cercare riparo con il cavallo nella cavit rocciosa in cui giacevano i bagagli; non osava nemmeno alzar la testa o aprire gli occhi, non faceva che pregare fervidamente il Buddha. Non aveva idea della riuscita di Scimmiotto, n se il maestro fosse ancora vivo. Mentre mille dubbi lo tormentavano, il vento cess e il cielo ritorn azzurro; tese il capo in direzione dell'ingresso della grotta, ma non vide alcun movimento n ud rumore di scontri. Il bestione avrebbe voluto avvicinarsi per saperne di pi, ma non sapeva a chi affidare cavallo e bagagli. Mentre era in preda alla perplessit, non sapendo che male scegliere, vide Scimmiotto arrivare di corsa da ovest. Si inchin e disse: "Che vento ha soffiato, fratello! Tu da dove vieni?"
" successo un disastro!" esclam il Novizio, battendo concitato le mani. "In vita mia non avevo mai visto un uragano simile. Il mostro combatteva con un tridente. Dopo una trentina di scontri, ho usato la moltiplicazione del corpo per circondarlo, ma il panico lo ha indotto a produrre quel vento: facevo fatica a reggermi in piedi, ho dovuto raccogliere le mie carabattole e venirmene via. Che vento, avi miei! Anch'io so fare pioggia e vento, ma niente di cos malvagio come quel brutto diavolo."
"Come lo valuti, dal punto di vista tecnico?"
" un uomo a posto. Il tridente lo sa usare perfettamente. Direi che  un avversario alla mia altezza. Con quella risorsa del vento, non sar facile vincerlo."
"E il nostro maestro, come lo salveremo?"
"Bisogner inventare qualcos'altro. Mi chiedo se non si potrebbe trovare un oculista, da queste parti, per curarmi gli occhi."
"Che cos'hai agli occhi?"
"Il mostro mi ci ha soffiato quella roba: sento i globi degli occhi in fiamme e continuo a lacrimare."
"Vecchio mio, qui in montagna, e per di pi la sera, non troveremo certo oculisti. Dovremo fare a meno anche di un riparo per dormire."
"Non  detto che non si trovi. Non credo che, per il momento, l'orco osi fare del male al maestro. Ritorniamo sulla strada maestra e cerchiamo un abitato. Domattina ritorneremo a occuparci del mostro."
"Giusto, sono d'accordo."
Tirandosi dietro il cavallo, scesero verso il fondo valle per raggiungere la strada. Mentre il crepuscolo incupiva, sentirono cani abbaiare. Si guardarono intorno e riconobbero le luci smorte di una fattoria. Abbandonata la strada, si gettarono di corsa gi per il pendio erboso, finch giunsero al cancello. Si vedevano

Muri di pietre bianche, funghi da esca
Sparsi qua e l nell'erba verde, sassi
Ricoperti di muschio; intermittenti
Bagliori delle lucciole. Dal lato
Verso il bosco, son teneri bamb
Piantati di recente ed orchidee
Dall'intenso profumo. In mezzo all'erba
Sgorga una fonte e corre in un ruscello
Sinuoso. Quel luogo  solitario,
Non frequentato da viandanti. All'uscio
Si vedono sbocciar fiori selvatici.

Non osando prendersi la libert di entrare, gridarono dal cancello: "Aprite! Aprite!"
Comparve un vecchio, dietro il quale si teneva un gruppo di giovani contadini armati di forche, rastrelli e scope.
"Chi siete? Che cosa cercate?" chiedevano.
"Siamo i discepoli di un santo monaco dei grandi Tang dell'Est" rispose Scimmiotto inchinandosi. "Andiamo a ovest per chiedere al Buddha le scritture. La nostra strada passa da queste montagne, dove Vento Giallo ha rapito il nostro maestro. Non siamo ancora riusciti a liberarlo.  tanto tardi, che ci siamo presi la libert di venirvi a chiedere il favore di ospitarci per la notte, nella speranza di non disturbarvi troppo."
"Scusate se non vi abbiamo accolto come meritate" rispose il vecchio con la stessa cortesia. "In questi posti ci sono pi nuvole che gente: udendo le vostre voci, abbiamo temuto che si trattasse di volpi, tigri o briganti di montagna. Perci i miei villici hanno preso un atteggiamento aggressivo: non sapevano che si trattasse di due reverendi. Vogliate entrare."
I condiscepoli entrarono, legarono il cavallo e deposero i bagagli per salutare come si deve il patriarca del luogo. Furono invitati a sedere e un servitore dalla testa canuta port il t, seguito da un'abbondante cena di riso al sesamo. Terminata la cena, l'ospite ordin di preparare i letti per la notte.
"Non siamo tanto stanchi da metterci subito a dormire" assicur Scimmiotto. "Posso chiedere al nostro benefattore se nel vostro nobile paese si trova in vendita qualche pomata per gli occhi?"
"Chi di voi ha gli occhi malati, reverendo?"
"Devo dire, caro amico, che noi monaci che abbiamo abbandonato la nostra famiglia non ci ammaliamo mai, non sappiamo nemmeno che cosa sia una malattia degli occhi."
"Perch allora cercate pomate, se i vostri occhi non soffrono?"
"Mentre combattevo per soccorrere il nostro maestro, all'ingresso della Grotta del Vento Giallo, il mostro mi ha soffiato d'improvviso negli occhi un vento ardente. Ora gli occhi mi dolgono e lacrimano: ecco perch mi servirebbe un rimedio."
"Via! Alla vostra giovane et, e monaco per giunta, non dovete mentire cos. Il soffio del sovrano del Vento Giallo non  una brezza di primavera, o uno zefiro di pini e bamb, ma il pi letale dei venti!"
"Suppongo" interloqu Porcellino "che sia il vento della meningite, o dell'epilessia, della lebbra, dell'emicrania?"
" ben altro!  il vento divino del samdhi."
"Di che cosa si tratta?" chiese Scimmiotto.
" un vento che pu immergere l'universo nelle tenebre, affliggere di e diavoli, fendere rocce e rovesciare rupi. Distrugge ogni vita umana. Se davvero l'aveste subto, non sareste qui; solo un immortale potrebbe uscirne vivo."
"Si capisce!" esclam Scimmiotto. "Naturalmente non siamo immortali - sono troppo giovani per noi - ma per ammazzare me ci vuol altro. Questo non toglie che gli occhi mi facciano maledettamente male."
"Se  come dite voi, gli appoggi non vi devono certo mancare. In questo posto fuori dal mondo nessuno vende pomate per gli occhi. Io per, che soffro di eccessiva lacrimazione, ho imparato da un forestiero la ricetta di un balsamo che si chiama dei tre fiori e nove grani: guarisce qualunque irritazione degli occhi dovuta al vento."
Scimmiotto chin rispettosamente il capo e disse: "Vi sarei molto grato se me ne procuraste e mi consentiste di provarlo."
Il vecchio acconsent, e and a cercare in una stanza interna un vasetto di agata, di cui tolse il tappo. Ne cav un po'di unguento con una spilla di giada e l'applic sugli occhi di Scimmiotto, raccomandandogli di tenerli chiusi: l'indomani, al risveglio, si sarebbe trovato risanato. Poi il vecchio ripose il vasetto e si ritir con i suoi servitori.
Porcellino apr una sacca, stese sui letti le lenzuola e invit a coricarsi Scimmiotto, che si muoveva a tentoni, con gli occhi chiusi.
"Maestro, dove hai lasciato il tuo bastone bianco?" lo burlava Porcellino.
"Sacco di segatura, gi mi prendi per cieco?"
Il bestione continuava a ridacchiare mentre il sonno gli chiudeva le palpebre. Scimmiotto rest seduto sul letto per esercitarsi nelle arti magiche; si coric solo alla terza veglia.
Quando giunse la quinta veglia e l'alba si avvicinava, Scimmiotto si strofin gli occhi, li spalanc ed esclam: "Era davvero un buon farmaco! Ci vedo cento volte pi chiaro di prima."
Gir intorno lo sguardo: la capanna non c'era pi; si vedevano solo vecchie sofore e alti salici. Erano coricati sull'erba. Anche Porcellino si svegli: "Che ti prende, fratellone, perch fai tanto baccano?"
"Apri gli occhi, e guardati un po'intorno."
Il bestione si rese conto che si trovavano all'aperto, e salt su come una molla: "Dov' il mio cavallo?"
"Non lo vedi l, legato all'albero?"
"E i bagagli?"
"Non sono posati l, accanto a te?"
"Certe volte la gente pensa solo ai suoi comodi: sloggiano e non ti dicono niente. Ne potevano parlare! E pensare che volevo fargli un regalo. Forse avevano noie per le tasse e gli occorreva tagliar la corda all'insaputa del capo del villaggio. Perci se la saranno svignata nella notte. Ma noi dovevamo proprio dormire come ceppi: come avremo fatto a non sentire niente, mentre loro ci smontavano la casa sulla testa?"
"Gran bestia!" replic Scimmiotto ridacchiando. "Smettila di dir sciocchezze. Va piuttosto a prendere quel biglietto appeso all'albero."
Porcellino lo prese e lo spieg; conteneva la seguente quartina:

La fattoria non era dimora di mortali,
Ma asilo preparato dal protettor del cielo.
Il balsamo efficace per guarire i tuoi occhi
Ti  stato procurato per renderti pi forte.

"Quella banda di fannulloni!" esclam Scimmiotto. "Dopo la vicenda del drago trasformato in cavallo non li ho pi convocati, e loro ne approfittano per prenderci in giro."
"Non  il caso di sfottere, fratello. Perch mai dovrebbero venire a chiedere a te che cosa devono fare?" brontol Porcellino.
"Fratellino, non sai niente. Devono essere stati i protettori dei monasteri; Guanyin li ha incaricati di proteggere segretamente il nostro maestro, insieme ai sei vigili delle tenebre, le sei guardie della luce, i rivelatori di verit dei cinque orienti e i quattro protettori del tempo. Da quando ti sei unito a noi non ne ho pi avuto bisogno, perci non ho pi ripetuto l'appello, dopo che si erano fatti registrare la prima volta."
"Se la loro missione  segreta, non si potranno mostrare nel loro vero aspetto. Perci saranno costretti a ricorrere a questi stratagemmi; non si pu biasimarli. D'altra parte hanno il merito di averti curato gli occhi, e di avermi procurato una discreta cena. Non si pu negare che facciano del loro meglio. Non prendiamocela con loro, ma andiamo a portare soccorso al nostro maestro."
"D'accordo, fratellino. La Grotta del Vento Giallo non  lontana. Tu resta qui nel bosco a sorvegliare il cavallo e il carico, e lasciami andare nella grotta per verificare in che stato si trova il maestro, prima di ingaggiare battaglia."
"Giusto, dobbiamo essere sicuri che sia ancora vivo. Se fosse morto, ciascuno di noi se ne potrebbe andare per i fatti suoi. E in ogni caso, prima di farsi sotto e mettercela tutta, bisogna essere sicuri che serva a qualcosa."
"Basta con le chiacchiere, io vado."
Con un balzo, Scimmiotto fu all'ingresso della grotta, dove tutti ancora dormivano. Si guard bene dal disturbare i loro sonni, ma fece un passo magico, recit un incantesimo e si trasform in una minuscola zanzara zampe fiorite, come testimoniano i versi:

Piccolo il corpo, acuta la puntura,
 un minuscolo tuono il suo ronzio.
Scivola sotto la tenda di garza,
Ama il gran caldo che ti fa sudare.
I suoi nemici sono incenso, fumo
E colpi di ventaglio; fuoco e luce
L'attirano in un modo irresistibile.
Ecco che lieve ed agile s'intrufola
Nella tana dell'orco spaventoso.

Scimmiotto sorprese a russare il mostriciattolo di guardia in portineria, e lo punse in faccia; quello si svegli esclamando: "Accidenti, che zanzara enorme! Senti come gonfia la puntura!" Spalancati gli occhi, constat che si faceva giorno e apr la porta interna sui cardini cigolanti. Scimmiotto ci ronz dentro, e vide il vecchio diavolo che ordinava alle guardie di preparare le armi e di sorvegliare ogni ingresso: "Pu darsi che il vento di ieri non sia stato sufficiente per ammazzarlo. Certo ritorner, se  in condizione di farlo; e questa volta bisogner metterlo definitivamente fuori combattimento."
Scimmiotto vol attraverso la sala per continuare la sua esplorazione. La porta verso l'interno era sbarrata da battenti, in cui fin per trovare una fessura. L'attravers e si trov in un'ampia corte deserta, salvo un palo con la banderuola per il vento, cui era legato il monaco cinese. Il maestro piangeva come una fontana, con il pensiero rivolto ai suoi discepoli Consapevole del Vuoto e Consapevole delle Proprie Capacit, chiedendosi dove fossero. Scimmiotto si pos sulla sua testa e lo chiam: "Maestro!"
Tripitaka riconobbe la voce: "Consapevole del Vuoto, muoio se non mi aiuti! Da dove parli?"
"Sono sulla vostra testa, maestro. Non abbiate paura, portate pazienza: per farvi uscire da qui dobbiamo prima catturare il mostro."
"E quando lo farai, caro discepolo?"
"Otto Divieti ha gi eliminato la tigre che vi aveva rapito. C' solo il problema che il vecchio mostro dispone di un vento piuttosto pericoloso. La mia valutazione  che lo cattureremo in giornata. Intanto state calmo e smettete di piangere. Ora devo andare."
E ronz via verso la sala anteriore, dove il vecchio diavolo troneggiava e faceva l'appello dei suoi ufficiali. Dall'ingresso sbuc un mostriciattolo che agitava la bandiera con le insegne di Vento Giallo, e si precipit ad annunciare: "Maest, mentre pattugliavo la montagna davanti al portale, ho visto seduto nel bosco un monaco con un lungo grugno e grandi orecchie. Gli sono sfuggito a stento. Ma il monaco di ieri, con la faccia pelosa, non c'era."
"Se non c'era il Novizio Scimmiotto, sar perch il vento lo ha ammazzato. A meno che si sia allontanato per chiedere soccorsi."
"Grande re" comment un altro mostriciattolo, "nel primo caso, sarebbe una bella fortuna. Ma se invece fosse andato a chiedere rinforzi celesti, come faremo?"
"Possiamo respingere anche truppe celesti" replic il vecchio mostro. "Finch dispongo della forza del mio vento, non c' nessuno da temere, salvo il pusa Buon Augurio."
Quando Scimmiotto, dall'alto della trave dove si era posato, sent questa affermazione, se ne vol verso l'uscita con il cuore pieno di gioia. Giunse nel bosco, riprese la propria forma consueta e chiam: "Fratellino!"
"Dove ti eri ficcato?" domand Porcellino. "Un momento fa stavo cacciando un mostro che andava a passeggio con la bandiera di Vento Giallo."
"Hai fatto benissimo. Grazie a te ho avuto l'informazione che mi serviva" rispose ridendo Scimmiotto. "Mi ero trasformato in zanzara per entrare nella loro grotta e aver notizie del maestro: l'ho trovato che piangeva legato a un palo. L'ho consolato e mi sono posato su una trave per origliare. Il tuo mostriciattolo  corso dentro tutto ansimante per annunciare che lo avevi inseguito. Quando ha detto di non avermi visto nei dintorni, il vecchio si  dato alle supposizioni: che forse il vento mi aveva ucciso, o forse ero partito a cercare rinforzi. E senza sapere che lo ascoltavo, il buon babbeo mi ha rivelato il suo punto debole."
"Quale sarebbe?"
"Dice che il suo vento  invincibile, salvo che da un certo Buon Augurio. Hai idea di dove si trovi questo pusa?"
Mentre parlavano di queste cose, si vide apparire al bordo della strada un uomo anziano. Che aspetto aveva? Eccolo qui:

Corpo robusto, non cerca sostegno,
Candida barba, capelli di neve,
Occhi vivaci dallo sguardo impavido;
 magro e muscoloso. Lento viene
A capo chino, intento ai suoi pensieri.
Viso fresco, dai folti sopraccigli.
Mostra l'aspetto di un essere umano,
Ma  la Stella di Longevit.

Come lo vide, Porcellino esclam allegramente: "Caro fratello, ricorda il proverbio: chi sale chieda la strada a chi scende. Chiediamolo a quel vecchio."
Scimmiotto nascose il suo randello, lisci il vestito spiegazzato e gli and incontro dicendo: "Vi saluto, nobile vegliardo."
"Da dove vieni, monaco?" borbott il nuovo arrivato. "Che cosa fai da queste parti?"
"Siamo monaci in viaggio per cercare le scritture, ma abbiamo perduto il nostro maestro. Vorrei farvi una domanda: dove abita il pusa Buon Augurio?"
"Vive nel sud. A tremila li da qui c' un monte che si chiama Piccolo Sumeru. Su quel monte c' il monastero dove insegna il pusa. Sono i suoi sutra quelli che cercate?"
"No, non sono i suoi. Scusate se vi importuno ancora: mi sapreste indicare la strada?"
Il vecchio addit il sentiero verso sud: " in capo a quel sentiero tortuoso."
Scimmiotto si lasci sorprendere: come volse la testa per osservare la strada, il vecchio si dissolse in una corrente d'aria fresca. Sul ciglio della strada cadde ondeggiando un biglietto che recava un ditirambo in cinque versi:

Risposta al Grande Santo Uguale al Cielo:
Li Lunga Vita  il vecchio che incontrasti.
L dove Buon Augurio ricevette
L'arma del Buddha, troverai il bastone
Che reca il nome di Drago Volante.

Scimmiotto raccolse il biglietto e ritorn sui suoi passi.
"Fratello" disse Porcellino, "non mi pare che abbiamo molta fortuna negli ultimi tempi.  il secondo giorno consecutivo che incontriamo fantasmi. Chi era quel vecchio che si  trasformato in corrente d'aria?"
Scimmiotto gli tese il biglietto.
"E chi sarebbe Li Lunga Vita?" chiese dopo averlo letto.
" il nome del Pianeta Venere, l'astro dell'Ovest."
Porcellino si inchin premurosamente in quella direzione: "Grazie, benefattore! Se a suo tempo il pianeta del metallo non avesse messo una buona parola presso l'Imperatore di Giada, non credo che il vecchio Porcellino oggi sarebbe qui."
"Fratellino, la gratitudine  una bella cosa; ma adesso il meglio che puoi fare  di tenerti nascosto nei boschi, sorvegliare attentamente bagagli e cavallo, e aspettare che io vada al Monte Piccolo Sumeru per pregare il pusa di intervenire."
"Va bene, stai tranquillo. E tu spicciati. Quanto a me sono diventato un maestro nella strategia della tartaruga: ritirare la testa, quando non  il caso di sporgerla."
Il grande santo, con una capriola nelle nuvole, balz nello spazio a tutta velocit, in direzione sud. Nel tempo che prenderebbe una scrollata del capo, aveva percorso tremila li. Vide un'alta montagna emergere dalla bruma, con la cima circondata da nuvolette di buon augurio. Un'ampia cavit sul suo fianco ospitava effettivamente un monastero: suonavano le campane, ronzavano le pietre sonore, saliva al cielo l'incenso.
Scimmiotto si diresse verso il portale e vide un religioso con il rosario al collo, che recitava preghiere al Buddha.
"Vi saluto, reverendo."
"Da dove venite, messere?" rispose inchinandosi il religioso.
" qui che il pusa Buon Augurio spiega i sutra?"
"Proprio qui. Che cosa volete da lui?"
"Vi posso chiedere la cortesia di annunciarmi? Sono discepolo del maestro della legge Tripitaka, fratello di sua maest dei grandi Tang del paese dell'Est; il mio nome : Novizio Scimmiotto Consapevole del Vuoto, Grande Santo Uguale al Cielo, per servirvi. Vorrei vedere il pusa per un affare urgente."
Il religioso si mise a ridere: "Che nome lungo, messere! Non credo di essere capace di ricordarlo tutto."
"Baster che diciate che  arrivato Scimmiotto, il discepolo del monaco cinese."
Il religioso sal alla sala della predicazione per annunciarlo. Il pusa indoss subito il kasya e fece aggiungere incenso nel braciere per accogliere degnamente il visitatore.
Scimmiotto varc la soglia e vide

Sala vasta e solenne, ornata di broccati.
Recitano i discepoli il sutra della Legge,
Mentre gli anziani suonano gong e pietre sonore.
Sull'altare del Buddha sono disposti cibi
Vegetariani e fiori di immortalit.
Le candele scintillano, creando arcobaleni.
Spire di fumo salgono dall'incenso che arde.
Gli astanti si concentrano, ascoltato il sermone:
 lo spirito libero come una nuvoletta
Che candida coroni di alto pino la cima.
Decapitato Mra, viene ringuainata
La spada di sapienza dentro l'alta assemblea.

Il pusa si ricompose per accogliere il Novizio, lo invit a occupare il posto dell'ospite e ordin di servire il t; ma Scimmiotto obiett: "Non prendetevi questo disturbo; sono venuto soltanto per sollecitare il pusa a esercitare l'alta potenza della Legge, per abbattere un mostro e soccorrere il mio maestro in difficolt sul Monte del Vento Giallo."
"In effetti il Beato Buddha mi aveva ordinato di sottomettere questo mostro. Il Beato mi diede una pillola per fermare il vento, e un prezioso bastone chiamato Drago Volante. Dopo averlo catturato, gli avevo risparmiato la vita a condizione che si ritirasse sulla montagna e si astenesse dal nuocere ad esseri viventi e da ogni ingiuria. Non sapevo che trasgredisse i miei ordini e volesse uccidere il vostro stimato maestro:  colpa mia."
Il pusa avrebbe voluto trattenere il Novizio e offrirgli un pasto vegetariano, ma Scimmiotto insist per partire immediatamente. Perci salirono su una nuvola, portando con s il bastone Drago Volante, e giunsero in breve sul Monte del Vento Giallo.
"Grande santo" disse il pusa, "il mostro ha una gran paura di me. Sar meglio che io resti nascosto sulla nuvola, mentre voi lo provocherete a combattere per attirarlo all'aperto; allora potr esercitare su di lui la potenza della Legge."
Scimmiotto esegu: scese dalla nuvola e, senza por tempo in mezzo, tir fuori la sua sbarra e sfond la porta della grotta, gridando: "Mostro, rendimi il mio maestro!"
Il diavolino portinaio corse a riferire.
"Quella maledetta scimmia non ha proprio maniere" brontol il vecchio diavolo. "Invece di confessarsi vinta, mi viene a sfondare la porta. Ma questa volta le soffio addosso un vento, che di lei non lascer nemmeno la cenere."
Indoss l'armatura, impugn il tridente d'acciaio e usc. Come vide il Novizio, senza stare a discutere, mir al petto e fece un affondo. Scimmiotto par e lo affront alzando il suo randello. Dopo poche mosse, il mostro volse il capo a sud ovest e spalanc la bocca per provocare il vento; quand'ecco che, dall'alto, Buon Augurio gett il bastone magico pronunciando un incantesimo. La cosa si trasform in un drago dorato con otto zampe armate di artigli. Questi artigli afferrarono il mostro, lo sollevarono da terra e lo portarono a sbattere due o tre volte contro la parete rocciosa, finch il malvagio assunse il suo aspetto originario: era una grossa martora di pelo giallo.
Scimmiotto la acciuff, e stava per abbatterla con il suo randello quando il pusa lo trattenne dicendo: "Non ucciderla, grande santo! Devo farla comparire davanti al Beato. Era un roditore sulle pendici del Monte degli Avvoltoi, che aveva conseguito il Tao. Ma le piaceva sbevazzare l'olio delle lampade, tanto che una volta ne aveva fatto spegnere una. Per non essere arrestata dai guardiani armati di folgore, era fuggita da queste parti trasformandosi in mostro. Il Beato non l'aveva condannata alla pena capitale, ma mi aveva incaricato di tenerla in libert vigilata; dal momento che non ha smesso di depredare, devo ricondurla al Monte degli Avvoltoi. Questa volta ha aggredito e rapito il monaco cinese, perci  necessario che il Beato riesamini le sue responsabilit. Solo dopo si potr fare il conto dei meriti acquistati."
Scimmiotto ringrazi, e il pusa se ne and nell'Ovest.
Ritorniamo a Porcellino che, dentro il bosco, stava appunto pensando a Scimmiotto; a un tratto si sent chiamare ai piedi del pendio: "Ehi, Otto Divieti, vieni gi con cavallo e bagagli!"
Il bestione riconobbe la voce, caric in fretta e furia le sacche e usc dal bosco incontro a Scimmiotto.
"Com' andata, fratello?"
"Ho chiesto aiuto a Buon Augurio, che si  servito del bastone Drago Volante per catturare il mostro. In realt era una specie di pantegana, una martora di pelo giallo. L'ha arrestata e portata in giudizio dal Buddha. Andiamo a tirar fuori il maestro dalla grotta."
Finalmente anche il bestione si pot rallegrare. Si precipitarono tutti e due nell'antro e fecero a pezzi tutti gli esseri malefici che incontrarono - lepri, volpi e cervi - l'uno con il suo rastrello, l'altro con la sbarra di ferro. Poi andarono a salutare e slegare il maestro nella corte posteriore. Quest'ultimo chiese: "Come siete riusciti a venire a capo del mostro?"
Scimmiotto narr l'intervento del pusa. Il maestro espresse la propria infinita riconoscenza.
I due discepoli imbastirono un pasto di magro con il cibo che si trovava nella grotta. Dopo pranzo uscirono e ripresero la strada verso l'Ovest.
Se in fin dei conti non sapete che cosa avvenne dopo, ascoltate il seguito.

CAPITOLO 22
SABBIOSO

IN CUI PORCELLINO AFFRONTA UN GRAN DUELLO NELLE ACQUE DEL FIUME DELLE SABBIE MOBILI, E MOKSA ASSOGGETTA CONSAPEVOLE DELLA PUREZZA PER ORDINE DELLA LEGGE E DI GUANYIN.


Dice il racconto che il monaco cinese e i suoi due discepoli, superata felicemente la prova, impiegarono pi di una giornata per valicare la catena montuosa del Vento Giallo e, sempre avanzando verso l'Ovest, giunsero in una vasta pianura. Nel rapido alternarsi della luce e delle tenebre, l'autunno era succeduto all'estate. Sui salici spogli sopravviveva qualche cicala intorpidita, la costellazione del Grande Fuoco volgeva anch'essa a ovest. Proseguendo il cammino, raggiunsero una vasta distesa di acque, ribollente di onde e di gorghi.
"Discepoli miei!" grid sgomento Tripitaka dall'alto della sua cavalcatura. "Guardate quell'immensa distesa di acque. Com' possibile che non ci navighi neppure un'imbarcazione? Come faremo ad attraversarla?"
"Sono acque turbolente; non meraviglia che non ci siano imbarcazioni ad affrontarle" rispose Porcellino, davanti allo spettacolo che si offriva ai loro occhi.
Scimmiotto balz per aria e, facendosi solecchio con la mano, scrut l'orizzonte. Si spavent anche lui: "Maestro,  un bel guaio! Se non fosse che per il vostro vecchio Scimmiotto, basterebbe un colpetto di reni per trovarsi di l dal fiume. Ma per voi, maestro, non so proprio; sembrerebbe impossibile."
"Io non riesco nemmeno a vedere l'altra riva. A che distanza ?"
"Non mi stupisce; bisogna attraversare ottocento li buoni."
"E come lo sai, fratellone?" si stup Porcellino.
"Devi sapere, mio saggio condiscepolo, che il vecchio Scimmiotto ha un paio d'occhi che gli permettono di vedere distintamente fortuna e disgrazia a una distanza di mille li, alla luce del giorno. Dall'alto non ho potuto vedere dove sfoci questo fiume, ma ho constatato che la larghezza  appunto di ottocento li."
Tripitaka, molto contrariato, sospirava e gemeva di disperazione; mentre stava per volgere indietro il cavallo, scorse sulla riva una stele. Si avvicinarono tutti e tre, e videro che la pietra recava nella parte superiore questa iscrizione in tre caratteri sigillari:

FIUME DELLE SABBIE MOBILI

Al centro si allineavano quattro colonne di piccoli caratteri in stile regolare normale:

PER OTTOCENTO LI LE SABBIE MOBILI.
PROFONDIT: TRE MIGLIA DI ACQUE MORTE.
LA PIUMA D'OCA NON PU GALLEGGIARE,
FIORE DI GIUNCO COLEREBBE A PICCO.

Mentre maestro e discepoli leggevano la stele, le acque si sollevarono in onde altissime e ricaddero fragorosamente. Sorse dal loro seno il pi orribile dei mostri:

Sulla testa un groviglio di capelli
Rosso fiamma. Pupille come lampade.
Fra blu e nera la faccia, color indaco.
Voce di tuono, da drago notturno.
Si copre il corpo di una cappa gialla
Che cintura di giunchi serra in vita.
Nove teschi gli pendono dal collo.
Reca in mano una mazza minacciosa.

Il mostro mont sulla riva come un uragano e si scagli contro il monaco cinese. Scimmiotto, preso alla sprovvista, afferr il maestro e volse la schiena, correndo verso le alture circostanti. Porcellino lasci cadere i bagagli, impugn il suo rastrello e cal un fendente sull'essere malefico; questi par con la mazza, e i due si impegnarono a mostrare il loro valore in riva al Fiume delle Sabbie Mobili. Che duello!

Rastrello a nove denti contro mazza malefica,
I due si contrappongono in epico duello.
Fu l'uno l'ammiraglio dei Canneti Celesti,
L'altro, da generale, cortine arrotolava.
Essi, che in altri tempi si incontrarono a corte,
Si abbandonano adesso a lotta forsennata.
Al rastrello che affonda i suoi artigli di drago
La mazza contrappone la forza d'elefante.
Senza tregua si attaccano con ogni loro forza,
L'uno coi graffi e l'altro con i colpi robusti.
Sopra le Sabbie Mobili regna uno incontrastato,
L'altro si  assunto il compito di difender la fede.

Sostennero venti assalti senza giungere a una conclusione. Intanto Scimmiotto assicurava la protezione di Tripitaka, che aveva portato in luogo sicuro con cavallo e bagagli. Ma a vedere i due in battaglia, digrignava i denti e stringeva i pugni. Alla fine non ne pot pi e tir fuori la sua sbarra, con l'intenzione di partecipare alla mischia: "Maestro, restatevene qui seduto, tranquillo e senza paura; io avrei bisogno di sgranchirmi un pochino giocando con i ragazzi."
Tripitaka lo supplic inutilmente di lasciar perdere; lui lanci un sibilo e si precipit sulla scena del combattimento nel momento pi appassionante, mentre i due si impegnavano corpo a corpo. Scimmiotto rote la sbarra e la cal sul cranio del mostro, che ebbe appena il tempo di rendersene conto e di disimpegnarsi a precipizio: scivol nel fiume e scomparve sotto le acque. Porcellino schiumava dalla rabbia: "Stronzo, perch ti immischi? Cominciava appunto a indebolirsi e ad ansimare nel parare i miei colpi. In tre o quattro riprese lo avrei catturato. Ma quando ha visto il tuo brutto muso, non ha potuto far altro che scappare. E adesso come facciamo?"
Scimmiotto si mise a ridere: "Fratellino, non te la prendere.  un mese che non faccio ginnastica, da quando abbiamo vinto Vento Giallo e abbiamo lasciato le montagne. A vedere come te la godevi ad azzuffarti con questo bel mostro, non ho potuto resistere e ho fatto un salto per giocare anch'io. Ma questo tipo non  capace di divertirsi e preferisce scappare; chi l'avrebbe detto?"
Ritornarono da Tripitaka tenendosi per mano, chiacchierando e scherzando.
"Lo avete catturato, il mostro?" chiese il monaco cinese.
"Ha alzato i tacchi e si  rituffato nelle acque del fiume" rispose Scimmiotto.
"Discepoli miei, chiss da quanto tempo il mostro vive in questi paraggi: sapr tutto sul livello dell'acqua. Per guidarci attraverso questa distesa sconfinata di acque morte, dove non c' alcuna imbarcazione, ci occorrerebbe proprio qualcuno con la sua esperienza."
"Giusto!" approv Scimmiotto. "Lo dice anche il proverbio: rosso chi tocca il cinabro, nero chi tocca l'inchiostro. A forza di vivere qui, il mostro si intender per forza di problemi acquatici. Non dobbiamo ucciderlo, ma solo catturarlo e chiedergli di aiutarci a traghettare il maestro. Della sua sorte decideremo dopo."
"Di, fratellone, non perdiamo altro tempo. Lascia come al solito al tuo vecchio Porcellino il compito di badare al maestro."
"Saggio condiscepolo" replic ridendo Scimmiotto, "in questo caso, non mi potrei vantare di muovermi nel mio elemento: nell'acqua non sono del tutto a mio agio. Anche solo per camminarci dentro, devo recitare l'incantesimo che allontana le acque; oppure mi devo trasformare in pesce, gambero, granchio o tartaruga. Quanto ai trucchi, per terra, in montagna o per aria li conosco tutti e posso affrontare qualunque situazione, per quanto strana o insolita. Ma nell'acqua  meno difficile mettermi in imbarazzo."
"Be', il tuo vecchio Porcellino, quand'era Ammiraglio dei Canneti Celesti, comandava qualcosa come ottantamila marinai. Un'idea di che cosa sia l'acqua me la sono fatta. Ma se arrivasse tutta la banda, giovani e vecchi, sette od otto generazioni di branchie e pinne, gusci e chele, non so se riuscirei a cavarmela. E se riuscissero a incastrarmi?"
"Facciamo cos: entri nell'acqua per ingaggiar battaglia, ma non ti fai agganciare pi di tanto, non cerchi di batterlo ma gli lasci una certa prevalenza; poi lo attiri sulla riva, e l si acquatta il tuo vecchio Scimmiotto e viene a darti manforte."
"Hai ragione, faremo cos."
Si tolse abito e stivali ed entr nell'acqua palleggiando il rastrello fra le mani. Con una tecnica che aveva appreso in altri tempi, si tuff a testa in gi lanciando i piedi in aria, raggiunse il fondo e prese a camminarvi.
Intanto il mostro messo in fuga si era riparato nella sua tana; aveva avuto giusto il tempo di riprendere fiato, quando ud il rumore dell'acqua mossa da qualche intruso; si guard intorno e vide che era Porcellino armato del suo rastrello.
"Ehi tu, monaco, dove credi di andare? Attento a te!" gli grid il mostro brandendo la mazza.
Porcellino par il colpo con il rastrello e rispose: "E tu che mostro sei, per avere l'audacia di sbarrarci la strada?"
"Cos non mi conosci! Non sono n un mostro n un fantasma, e il mio nome e cognome ce l'ho anch'io."
"Se non sei un diavolo, perch uccidi la gente? Su, dimmi il tuo nome, se vuoi che ti risparmi la vita."
Il mostro dichiar:

"Fin da ragazzo avevo forte temperamento,
Le strade percorrevo da vero giramondo.
Mi sono fatto un nome e sono divenuto
Dappertutto un modello per gente coraggiosa.
Andavo un po'dovunque, sulla terra e sull'acqua.
Con lo spirito teso ad apprendere il Tao
E cercare un maestro, viaggiavo per il mondo
Tendendo la fedele ciotola da elemosine.
Tanto viaggiai che infine finii per ripassare
Cento volte da luoghi gi noti e frequentati.
Quando raggiunsi il vero e la luce del Tao,
Raccolsi la fanciulla ed il fanciullo alchemico,
Il metallo ed il legno dai padri separai.
Cola l'acqua dei reni nel lago Sala Chiara
Ed il fuoco del fegato penetra in Alta Torre.
Dopo tremila imprese potei vedere il Cielo
Ed il viso rivolsi alla Luce Verace.
L'Imperator di Giada, seduto sul suo trono,
Mi fece generale delle sacre Cortine
Arrotolate. Il titolo comporta grandi onori
Alla porta del Cielo e fin dentro la Sala
Di Nubi Misteriose. L portavo l'emblema
Della tigre e la mazza per colpir la canaglia,
In capo un elmo d'oro pi brillante del sole
E indosso un'armatura di prima qualit.
Fra le guardie del trono che intorno vanno e vengono
Nel celeste palazzo, avevo il primo posto.
Partecipavo un giorno ad un grande banchetto
Dalla regina madre, allo Stagno di Diaspro,
L dove si teneva la Festa delle Pesche.
Fra quegli ospiti illustri, con stupor generale,
Ruppi una grande coppa. Fu una disattenzione.
Vide l'Imperatore di Giada e si adir:
Si volse agli assessori, che emisero condanna.
Subito degradato, mi vidi trascinare
Al capestro. Ma volle interceder per me
L'Immortale dai Piedi Nudi, per mia fortuna.
Si mut la sentenza dalla morte all'esilio
Presso le Sabbie Mobili. Qui giaccio e mi riposo
Quando son sazio, oppure vado a caccia di cibo.
Se incontro un boscaiolo, mi prendo la sua vita;
Sfortuna al pescatore: se mi vede, non torna!
Quanta gente ho mangiato, quanti peccati in pi!
Oggi tu sei venuto a turbar casa mia,
Ma ti trovo attraente dal lato gastronomico.
Forse sarai coriaceo, ma ti si pu tritare
E insaporire usando qualche salsina adatta."

Porcellino, a queste parole, vide rosso: "Brutto maleducato, figuriamoci! Porcellino  tutto polpa e sugo, e alla gente pu solo far venire l'acquolina in bocca. Altro che coriaceo, da tritare, da insaporire con la salsa! Non sono mica un prosciuttello mummificato nel salnitro. Te la insegno io l'educazione: adesso ti do la rastrellata dei mortacci tuoi!"
Il mostro vide arrivare il colpo e lo schiv con la mossa chiamata la fenice abbassa la testa. La lotta si and spostando dal fondo alla superficie, fino a svolgersi sulle onde ribollenti. Il duello fu molto diverso dal precedente, come potete vedere:

Generale delle Cortine
Arrotolate ed Ammiraglio
Dei Canneti celesti mostrano
Un bel repertorio di colpi.
Se rotea veloce la mazza,
Il tridente non  da meno.
S'innalzano le acque in tumulto,
Oscuran la luce del sole,
Come cadesse la cometa
Della disgrazia, o infuriassero
Tutti i diavoli dell'inferno.

L'uno difende il monaco cinese;
L'altro, acquatico mostro criminale.
Ferisce nove volte ad ogni colpo
Il rastrello terribile. La mazza
Ti spedisce all'inferno senza avviso.
Ciascun dei due  deciso a prevalere.
Il pellegrino in cerca di scritture
Si  trovato cos nella tempesta.
Perche e carpe ci perdono le scaglie,
Le tartarughe il guscio; i gamberetti,
Poverini, ci lasciano la buccia.
Gli di delle acque innalzano preghiere
Perch cessi il baccano. Tutto il mondo
Sotto il cielo offuscato si spaventa.

Lottarono per quattro ore buone, senza vincitore n vinto. Era la battaglia del catino di bronzo contro la scopa di ferro, della pietra di giada contro la campana di metallo.
Intanto Scimmiotto montava la guardia accanto al monaco cinese: mentre da lontano contemplava la lotta sulle acque, la sua impazienza cresceva; ma il momento di intervenire non era ancora giunto. A un tratto vide Porcellino, dopo un colpo del rastrello andato a vuoto, fingere la disfatta e fuggire verso la riva orientale. Il mostro lo inseguiva e stava per giungere a riva quando Scimmiotto, non potendone pi, abbandon il maestro, sfoder la sua sbarra, balz in riva al fiume e cal un fendente sulla sua testa. Il mostro ebbe il tempo di rendersi conto della situazione e si rituff nell'acqua.
"Equipuzio di merda!" url Porcellino. "Sei il solito scimmione precipitoso! Se tu avessi saputo scegliere il tempo, me lo sarei tirato dietro su un'altura, in modo da tagliargli la ritirata. Adesso che hai fatto cilecca e te lo sei fatto scappare, quando pensi che si degner di farsi rivedere?"
"Di, bestione, non strillare" replic ridendo Scimmiotto. "Lascia perdere. Ritorniamo dal maestro."
Porcellino e Scimmiotto risalirono l'altura verso Tripitaka.
"Cari discepoli, quanta pena vi date!" disse il maestro inchinandosi.
"Non me ne parlate!" rispose Porcellino. "Sarebbe andato tutto bene se avessimo catturato il mostro per farvi attraversare il fiume."
"Come si  svolto il combattimento?"
"Il mostro  della forza del vostro vecchio Porcellino. Ho finto di perdere e di fuggire, e sono riuscito a farmi inseguire sulla riva. Ma appena ha visto il mio condiscepolo con la sbarra in mano, si  di nuovo messo in salvo nell'acqua."
"E allora che cosa faremo, adesso?"
"Non prendetevela, maestro" intervenne Scimmiotto, "e non preoccupatevi. Ormai  sera: restate qui mentre vado a mendicare del cibo adatto; quando avremo mangiato dormiremo, e domani riesamineremo la situazione."
"D'accordo; vai e ritorna presto" concluse Porcellino.
Scimmiotto balz nelle nuvole e ritorn poco dopo con cibo di magro, che aveva mendicato nel Nord. Vedendolo ritornare cos presto, Tripitaka sugger: "Consapevole del Vuoto, perch non andiamo da questa gente che ti ha fatto l'elemosina? Non sarebbe meglio chiedere aiuto a loro per attraversare il fiume, che prendersela con il mostro?"
"Ma non  gente che stia da queste parti" replic Scimmiotto scoppiando a ridere. "Abiteranno perlomeno a sei o settemila li di distanza. Che ne possono sapere di questo fiume? Non serve nemmeno chiederglielo."
"Non prenderci in giro, fratellone" fece Porcellino. "Sei o settemila li! E come avresti fatto ad andare e tornare in un baleno?"
"Ma non sai che, con la capriola nelle nuvole, faccio balzi di cento ottomila li? Figurati per una distanza cos corta: alzo un dito e sono andato e tornato. Per me  una sciocchezza."
"Se  cos facile, prenditi in groppa il maestro, alza il dito e salta dall'altra parte del fiume. Perch star qui a prendersela con i mostri locali?"
"Sulle nuvole sei capace di salire anche tu. Perch non te lo porti tu dall'altra parte del fiume?"
"Il fatto  che il maestro, con le sue ossa e i suoi muscoli di mortale, pesa pi del Monte Tai. Non riuscirei mai a sollevarlo sulle nuvole. Ci vuole proprio il tuo metodo della capriola."
"I metodi si assomigliano tutti: la differenza sta solo nella distanza che si riesce a coprire. Tu non lo puoi sollevare, e non posso nemmeno io. Non si dice forse che il Monte Tai  leggero da sollevare pi di un grano di senape, in confronto allo sforzo che ci vorrebbe per togliere un mortale dalla polvere di questo basso mondo? Anche quel mostro tremendo, che sapeva soffiare quel vento impossibile di tutti i diavoli, avrebbe potuto tirarsi dietro il maestro o trascinarlo per terra - mai sollevarlo nello spazio. Eppure di trucchi ne conosco anch'io: so rendermi invisibile, accorciare le distanze, di tutto un po'. Ma occorre invece che il maestro attraversi tutti questi strani paesi, uno dopo l'altro, senza poter scavalcare l'oceano di amarezza. Perci ogni passo ci coster fatica. Noi possiamo soltanto fargli da guardiani, proteggere la vita e la persona. Non possiamo prendere su di noi le sue sofferenze, n cercare le scritture per lui. Se corressimo noi davanti al Buddha, non ci darebbe i sutra, n a te n a me.  il caso di dirlo: ci che  facile da ottenere, non vale niente."
Porcellino ascoltava il discorso edificante e lo approvava parola per parola. Consumarono il loro semplice pasto senza contorni, e si stesero a riposare con il maestro ai piedi di una rupe, a est del Fiume delle Sabbie Mobili.
L'indomani mattina Tripitaka chiese: "Consapevole del Vuoto, oggi che cosa facciamo?"
"Non mi pare che ci sia gran che da fare, salvo mandare al fiume Otto Divieti."
"Come dire che non te ne vuoi pi immischiare, e che devo sbrigarmela da solo, fratellone?" chiese Porcellino.
"Questa volta, saggio condiscepolo, voglio frenare i bollenti spiriti. Ti lascer il tempo di attirarlo sulla riva e di portarlo dove si possa tagliargli la ritirata. Abbiamo proprio bisogno di prenderlo."
Il bravo Porcellino si strofin la faccia, raccolse le sue energie, impugn il rastrello, scese al fiume, ci si tuff e ritorn alla tana del mostro. Questi si stava giusto svegliando, quando avvert il rumore nell'acqua. Sporse il capo per vedere che cosa avveniva, e vide avvicinarsi Porcellino con il suo rastrello. Subito balz a sbarrargli la strada gridando: "Non un passo di pi, attento a te!"
Porcellino par il colpo: "Quel bastone l  buono da portare ai funerali, dove puoi dare ordini ai tuoi bisavoli, figlio mio" motteggi.
"Povero scemo, tu non sai che cos' questa mazza!

 una mazza famosa, fabbricata
Con il legno del sla, grande pianta
Che cresce sulla luna. Fu Wu Gang
Che un ramo ne tagli, mentre Lu Ban
La fabbric con tutta la sua arte:
D'oro massiccio dentro mise un cuore
E la leg di perle tutto attorno.
Il suo nome  la Mazza Spaccadiavoli,
Un'arma fabbricata per la corte.
Quando fui nominato generale
Mi fu affidata dall'imperatore.
Si allunga o si raccorcia su richiesta,
Posso farla pi grossa o assottigliarla.
Proteggeva il sovrano nei banchetti
E vedeva inchinarsi gli immortali
Davanti alle cortine arrotolate.
Questa  un'arma divina, misteriosa,
Non  oggetto da semplici mortali.
Da quando mi cacciarono dal Cielo
Sempre mi ha accompagnato fino ad oggi.
Senza vantarmi posso ribadire
Che nessun'arma  degna di affrontarla.
Altro che quel tuo misero rastrello,
Buono soltanto per raspare l'erba!"

Porcellino si mise a ridere: "Brutta bestia, vedo che hai bisogno di una lezione. Lascia stare l'erba: quando l'avr data a te, una raspatina, non saprai nemmeno dove spalmarti la pomata e schizzerai sangue da nove buchi. Se non ci lascerai la buccia, perlomeno resterai storto per il resto dei tuoi giorni."
Vennero alle mani, e ancora una volta la lotta si spost dal fondo alla superficie. Fu un duello ancor pi duro del precedente. Ecco qua:

Rotea la mazza, s'abbatte il rastrello:
Non parole, ma fatti corpo a corpo.
Non si vedono vinto e vincitore,
Ma solo acque in tumulto per i colpi.
L'uno brucia per l'ira, freme l'altro
Di amor proprio ferito. Le prodezze
Di rastrello e di mazza si moltiplicano.
Sbuffano e penan nell'acqua sconvolta.
Quello con il rastrello vuol portare
Il nemico alla riva; mentre l'altro
Tende prudente a rimanere sotto.
Dentro l'acqua il tumulto  insostenibile,
Di e diavoli corrono a nascondersi.

Dopo pi di trenta scontri equilibrati, Porcellino finse di nuovo di trovarsi in difficolt e volse la schiena, e il mostro lo insegu nuovamente verso la riva in un gran ribollire di onde e schiuma.
"Vedrai, maledetto! Sali sull'argine, che te la far vedere io!" gridava Porcellino.
"Non mi prendi in giro, bello mio! Tu nascondi l il tuo complice: torna nell'acqua!  qui che ci battiamo!"
Il mostro non ci cascava: continuava a gridare e ingiuriare, ma non usciva dall'acqua.
Scimmiotto, esasperato, non ne poteva pi: "Maestro, restate qui seduto e lasciatemi fare il colpo dell'aquila affamata che si butta sulla preda."
Si lanci nello spazio e cadde a piombo dall'alto per afferrare il mostro. Quest'ultimo, mentre proseguiva il suo duello verbale, ud un sibilo nell'aria, alz la testa, vide Scimmiotto che gli precipitava addosso, si tuff a testa in gi e scomparve senza lasciare traccia.
"Mi  scivolato via fra le dita!" grid Scimmiotto a Porcellino. "Non torner certo a galla una terza volta. Come la mettiamo?"
"Non so che dire. Di metterlo sotto non sono capace. Anche se adopero tutta l'energia che ho succhiato con il latte di mia madre, resteremo sempre pari e patta."
"Andiamo a vedere il maestro."
Risalirono da lui sull'altura e gli esposero le difficolt che incontravano nella cattura del mostro.
"Se siamo ridotti a questo punto, come passeremo?" gemeva Tripitaka, con gli occhi bagnati di lacrime.
"Non prendetevela troppo, maestro" rispose Scimmiotto. "Naturalmente  un bel problema andare avanti con questo mostro che si rimpiatta in fondo al fiume. Tu, Otto Divieti, resta qui con il maestro e non provocare altri scontri finch non sar ritornato dai mari del Sud."
"Fratellone, che cosa ci vai a fare, nei mari del Sud?"
"Vado a sentire la pusa Guanyin. L'ha inventata lei questa storia della ricerca delle scritture: tocca a lei cavarci dai guai. Il Fiume delle Sabbie Mobili ci sbarra la strada: non si pu andare avanti. Come ce la caviamo, senza il suo aiuto? Aspettate che la vada a sollecitare;  pi pratico che continuare a battersi con questa creatura malefica, che sul pi bello ci scappa via."
"Va bene, non hai tutti torti" disse Porcellino. "Quando la vedrai, non mancare di esprimerle la mia profonda riconoscenza per i suoi santi insegnamenti."
"Novizio" tagli corto Tripitaka, "se devi andare dalla pusa, non stare a perder tempo: prima parti, prima torni."
Scimmiotto fece la capriola nelle nuvole e arriv ai mari del Sud; in meno di un'ora il paesaggio del Monte Potalaka si presentava a suoi occhi. Discese davanti al boschetto dei bamb porporini, e le divinit delle ventiquattro strade gli vennero incontro.
"Che cosa conduce qui vostra santit?" chiesero.
"Vengo a consultare la pusa, perch il mio maestro si trova in difficolt."
"Prego, accomodatevi attendete che vi annunciamo."
Il dio di servizio si rec nella Grotta del Rumore di Marea ad annunciare: "Scimmiotto Consapevole del Vuoto chiede udienza per affari urgenti."
Guanyin, in compagnia della principessa del Drago Porta Perle, se ne stava appoggiata al parapetto dello Stagno dei Loti Preziosi a contemplare i fiori. Ricevuto l'annuncio, ritorn alla Rupe delle Nuvole e lo ricevette. Il grande santo salut dignitosamente.
"Perch ritorni sempre qui, invece di restare a proteggere il monaco cinese?"
"Al villaggio dei Gao, il mio maestro ha accettato un nuovo discepolo, che si chiama Porcellino Otto Divieti, in religione Consapevole delle Proprie Capacit, per grazia vostra. Poi abbiamo attraversato la Catena del Vento Giallo e ora siamo davanti al Fiume delle Sabbie Mobili, largo ottocento li e profondo tre miglia di acque morte. Gi non  facile farlo attraversare al maestro della legge. Per di pi, il fiume ospita un mostro molto competente in fatto di arti marziali. Consapevole delle Proprie Capacit gli ha dato battaglia per tre volte nell'acqua, ed  stato bravissimo, ma non  riuscito a vincerlo. Continua a sbarrarci il cammino: non possiamo attraversare il fiume. Perci sono venuto a esporvi la situazione, sperando che nella vostra grande bont ci vorrete dare una mano."
"Benedetta scimmia, sei sempre il solito! Troppo presuntuoso! Perch non hai parlato a quel mostro della tua missione di proteggere il monaco cinese?"
"Tutto ci che volevamo da lui, era di catturarlo per farci aiutare a traghettare il nostro maestro. Io non sono pratico dell'acqua, chi  andato a cercarlo  stato Consapevole delle Proprie Capacit. Lui gli ha parlato, ma non so se abbia menzionato la ricerca delle scritture; non credo."
"Questo mostro del Fiume delle Sabbie Mobili  il Generale delle Cortine Arrotolate esiliato sulla terra, che ho convertito al bene e incaricato di proteggere il pellegrino in cerca dei sutra. Se tu gli avessi detto che eravate gente dell'Est in viaggio per cercare le scritture, non vi avrebbe combattuto, ma si sarebbe messo spontaneamente a vostra disposizione."
"Adesso ha paura e non vuole risalire a galla. Si  insabbiato sul fondo. Come fare a sottometterlo e a farci aiutare per traghettare il maestro di l dalle acque morte?"
La pusa fece chiamare Hui'an, cav dalla manica una piccola zucca rossa e gliela porse dicendo: "Prendila e accompagna Scimmiotto Consapevole del Vuoto al Fiume delle Sabbie Mobili. Chiamerai Consapevole della Purezza, e quando emerger gli chiederai di mettersi a disposizione del monaco cinese. Poi unirai i nove teschi nella disposizione dei nove palazzi, e collocherai la zucca nel mezzo. Cos otterrai una barca della Legge, capace di traghettare il monaco cinese."
Hui'an prese rispettosamente le consegne e usc dalla grotta in compagnia di Scimmiotto, che reggeva la zucca. Partirono dal boschetto di bamb per eseguire gli ordini ricevuti. Lo attestano i versi:

Riconoscer il maestro assegnato
Ponendo gli elementi in armonia.
Elaborato l'io, la base  pronta:
Egli discerner il bene dal male.
Il metallo ritorna alla natura
Ed il legno sollecita misura.
La doppia terra assume la pienezza(23).
Mescolati, acqua e fuoco non fan polvere.

La loro nuvola li port presto sulla riva del fiume. Porcellino riconobbe in Hui'an il novizio Moksa e lo condusse dal maestro. Mentre si scambiavano i saluti, Porcellino disse: "Grazie alle vostre istruzioni, ho avuto il privilegio di incontrare la pusa e, seguendo i suoi insegnamenti, ho avuto la fortuna di entrare nell'ordine monastico. Poich siamo sempre stati in viaggio, finora mi  mancata l'occasione di esprimervi la mia riconoscenza. Vogliate scusarmi."
"Lascia perdere le finezze" interruppe Scimmiotto, "dobbiamo sistemare quel bel tipo."
"Di chi parli?" chiese Tripitaka.
"Ho raccontato la nostra situazione alla pusa, e lei mi ha detto che il mostro non  altri che il Generale delle Cortine Arrotolate, mandato in esilio per una colpa commessa in Cielo. Diventato mostro aveva scordato la sua prima forma; ma la pusa lo ha nuovamente convertito al bene e lo ha incaricato di accompagnarci nell'Ovest. Noi per non abbiamo pensato di parlargli della ricerca delle scritture: solo per questo si  battuto con noi. Guanyin ha mandato Moksa con questa zucca, che servir per fabbricare una barca della Legge, con cui potrete attraversare il fiume."
A queste parole, Tripitaka rivolse segni di rispetto verso sud e disse a Moksa: "Reverendissimo, spero tanto che la cosa non prenda molto tempo."
Moksa prese la zucca, fra nubi e brume si port sul fiume e grid: "Consapevole della Purezza! Consapevole della Purezza!  un pezzo che ti attendono, i pellegrini in cerca delle scritture. Che cosa aspetti a presentarti?"
Sappiamo che il mostro, per paura di Scimmiotto, si era rifugiato in fondo alle acque e riposava nella sua tana. Quando si sent chiamare con il suo nome in religione, non pot dubitare che Guanyin c'entrasse in qualche modo. Quando poi sent dire che i pellegrini erano giunti, senza pi pensare ad armi e pericoli, mise fuori la testa e riconobbe il novizio Moksa. Gli si accost tutto contento e lo salut dicendo: "Reverendissimo, scusatemi di non essere venuto ad accogliervi. Ma dov' la pusa?"
"Non  qui; ha mandato me a ordinarti di diventare senza indugio discepolo del monaco cinese. Mi ha anche detto di disporre i teschi che porti al collo come i nove palazzi, e di aggiungervi questa zucca in modo da formare una barca della Legge, che consenta la traversata delle acque morte."
"E dove sono i pellegrini in cerca delle scritture?" chiese Consapevole della Purezza.
"Eccoli l, seduti sulla riva orientale" rispose Moksa indicandoli.
"Mi domando da dove venga quella maledetta creatura, che mi ha combattuto per due giorni" esclam Consapevole della Purezza vedendo Porcellino. "Non mi ha mica parlato di ricerche di scritture." Poi riconobbe anche Scimmiotto: "E quello l  il suo complice, un tipo molto pericoloso. Mi dispiace, ma ci rinuncio."
"Uno  Porcellino Otto Divieti, l'altro Scimmiotto il Novizio. Non hai nulla da temere: sono entrambi discepoli del monaco cinese, convertiti dalla pusa. Vieni, che ti presento anche il monaco cinese."
Consapevole della Purezza si decise finalmente a posare la mazza, si rassett e balz sulla riva per andarsi a inginocchiare davanti a Tripitaka: "Maestro, il vostro discepolo deve aver perso le pupille degli occhi per non aver saputo riconoscere il vostro venerato volto. Vi ho molto offeso, ma spero ardentemente che mi perdonerete."
"Razza di scemo!" si intromise Porcellino. "Potevi pensarci prima, invece di perdere tempo ad attaccarmi. Che cos'hai da dire a tua discolpa?"
"Fratellino" intervenne ridendo Scimmiotto, "non lo sgridare.  colpa nostra se non gli abbiamo parlato della ricerca delle scritture, e non ci siamo nemmeno presentati."
"Vuoi tu abbracciare la nostra dottrina con cuore sincero?" domand Tripitaka.
"Mi ha gi convertito Guanyin; pensando al Fiume delle Sabbie Mobili, mi ha dato il nome di Sabbioso Consapevole della Purezza. Si capisce che non voglio altro che seguirvi, maestro."
"Se le cose stanno cos" ordin Tripitaka, "Consapevole del Vuoto, prendi il rasoio delle tonsure e radigli i capelli."
Scimmiotto ubbid e ridusse la sua testa tonda rasa. Poi Consapevole della Purezza ritorn a presentare i suoi rispetti, nell'ordine, a Tripitaka, a Scimmiotto e a Porcellino; e lo faceva con cos distinto stile monacale, che Tripitaka gli diede il soprannome di Bonzo. D'allora in poi fu chiamato anche Sabbioso il Bonzo.
"Poich sostiene e abbraccia il nostro insegnamento, non perdiamo altro tempo" dichiar Moksa. "Costruiamo senz'altro la barca della Legge."
Sabbioso segu le istruzioni di Guanyin, costru l'imbarcazione con i teschi e la zucca, e preg il maestro di montarvi sopra. Tripitaka ubbid e si sedette al centro: il natante era comodo e sicuro come una barca leggera. Porcellino e Sabbioso nuotavano a destra e a sinistra, Scimmiotto seguiva su una nuvola con il cavallo-drago, e Moksa dall'alto vegliava su tutti quanti.
Cos il maestro attravers senza intoppi il Fiume delle Sabbie Mobili, scivolando su acque rese calme e lisce.
La traversata avvenne con la rapidit di una freccia: in breve sbarcarono sull'altra riva. Il maestro non aveva subito n uno schizzo, n una pillacchera; piedi e mani erano asciutti; si conservava puro e immacolato nel non-agire. Quando i pellegrini furono sulla terraferma, Moksa scese dalla nuvola per ricuperare la sua zucca. I teschi invece scomparvero, trasformandosi in nove correnti d'aria yin.
Tripitaka si inchin davanti a Moksa e gli affid i suoi saluti e ringraziamenti per Guanyin. Fu cos che

Ritorn Moksa nei mari del Sud,
Cavalc Tripitaka verso l'Ovest.

Se poi, in fin dei conti, non sapete quanto tempo ci volle per ottenere il frutto della loro ricerca, ascoltate il seguito.



NOTE:

(1) In realt, prima che il capitolo sia finito, ci troveremo nell'Ovest. D'altronde il viaggio che d il titolo al romanzo partir dall'Est, o piuttosto dal Sud, per recarsi nell'Ovest, o forse ancora nel Sud. Occhio ai capogiri!
(2) "Il Maestro disse: Un uomo non di parola non so a che valga. Un grande carro senza giogo, un piccolo carro senza traversa fra le stanghe, come si pu farli andare?" (Confucio, Dialoghi, II, 22 - trad. E. Masi)
(3) Parla proprio un gibbone. Queste non sono categorie di creature, ma gli esseri superiori in ciascuna delle tre dottrine (buddha per il buddismo, immortale per il taoismo, santo per il confucianesimo).
(4) Wang Zhi si rec a tagliar legna sulla montagna, e si imbatt in due ragazzi immortali che giocavano a scacchi. Sost a osservare la partita, cos intento da non accorgersi che nel frattempo il manico dell'ascia cadeva a pezzi, roso dal tempo. Ritornato a casa, si rese conto che era passato un secolo.
(5) Nell'originale sono elencati i nomi di 5 dei 33 palazzi, e di 5 delle 72 sale.
(6) L'autore prosegue. In effetti non elenca nemmeno lui mille nomi, ma solo 32.
(7) Daoyi chiede a Mazu, intento a levigare un mattone, che cosa crede di fare. L'interpellato risponde: "Non ho meno probabilit di ricavarne uno specchio, di quanta ne abbia tu di diventare buddha con la tua meditazione a gambe accovacciate." (Zhuandeng lu)
(8) Mentre predicava sul Monte degli Avvoltoi, il Buddha colse un fiore per trasmettere al discepolo Ksyapa il segreto del Chan (pi noto con il nome giapponese: zen). Il discepolo comprese, e ne diede segno con un sorriso.
(9) Un protagonista del viaggio verso occidente, che verr presentato in seguito, gi Cicala d'Oro e discepolo disattento del Buddha in un'esistenza anteriore, Xuanzang (e presto Tripitaka) nell'esistenza attuale, diverr alla fine Candana, Legno di Sandalo.
(10) Le effigi variopinte e minacciose dei guardiani delle porte erano tradizionali nella casa cinese. Esse venivano appunto fatte risalire a questa storia dei grandi Tang.
(11) Un uomo s'addormenta all'ombra d'un albero e sogna una vita di trent'anni: matrimonio, grande carriera, sconfitte e lutti. Quando si sveglia, scopre ai piedi dell'albero un formicaio, e riconosce nelle minuscole gallerie le scene della vita sognata. (Novella di Li Gongzuo - circa 770-848: Storia del prefetto di Nanke.)
(12) Il giallo (colore del quinto oriente, il centro, presidiato appunto dall'Imperatore Giallo)  il colore imperiale; gialle erano le tegole dei tetti dei palazzi imperiali.
(13) Del vero Tripitaka c' il nome e poco pi. Il resto  romanzo.
(14) Nessuno di questi titoli compare nel canone buddista.
(15) Il Buddha raccoglie un monaco mendicante, malato e derelitto; lo risana miracolosamente, lo riveste e lo conforta.
(16) Nell'originale Scimmiotto non  "n Tang n zucchero". Tang significa anche zucchero.
(17) Il Tripitaka storico veniva effettivamente da una famiglia dello Henan, di cui faceva parte la commenda di Honnong.
(18) Potrebbe significare: vivr per sempre. L'immortale Huang Weng diveniva calvo ogni duemila anni (e mutava le ossa ogni tremila). In un'amichevole intervista, dichiar di essere divenuto calvo cinque volte in vita sua ("per sempre", in cinese, sar un tempo incredibilmente lungo, ma pur sempre contato).
(19) Come dire: Grande sutra del cuore della perfezione di sapienza. Era un testo molto popolare, pi volte tradotto in cinese. La traduzione utilizzata dall'autore  precisamente quella del vero Tripitaka.
(20) In breve anubodhi, l'illuminazione completa senza pari.
(21) Nel testo cinese c' una trascrizione-adattamento della formula sanscrita, che costituisce un abracadabra: Jiedi, jiedi, poluojiedi, poluijiedi, putisapoke. Qui, come di consueto, le parole sanscrite sono trascritte all'europea. Non si dovrebbero mai tradurre le formule magiche. Comunque il modesto significato : Partito, partito! Passato! Del tutto passato! Viva l'illuminazione!
(22) Il vecchio dice: wu yao, non ci sono piatti (s'intende: per accompagnare il riso). Wu significa anche: cinque; e yao: linea di esagramma. Porcellino bofonchia: che cosa sono queste cinque o sei linee?
(23) Metallo=Scimmiotto, Legno=Porcellino, Terra=Sabbioso, finalmente riuniti: il corpo di spedizione in Occidente sta per completarsi.
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