Maurizio Vincenzini
   Storia della moneta

Premessa
La moneta presso i popoli primitivi
La moneta nel Medioevo
La moneta alla caduta dell'lmpero romano d'occidente
Il periodo barbarico
I Comuni e le repubbliche marinare
Il bimetallismo
La spinta all'oro del xv e XVI secolo
Le nuove scoperte di oro: chiarimenti
L'organizzazione portoghese e spagnola per il traffico dell'oro
Colombo e l'oro
L'egemonia dei finanzieri internazionali
Le mutazioni monetarie
Indebolimenti e rafforzamenti
La moneta nell'et capitalistica
L'ascesa dell'Olanda e la nascita della Banca di Amsterdam
La Banca d'lnghilterra
Tentativi di stabilizzazione monetaria
Il ruolo della circolazione cartacea nel 1700
L situazione monetaria nella Rivoluzione francese
Riflessioni sul corso forzoso inglese
Cicli monetari del XX secolo legati alle nuove scoperte di giacimenti auriferi
L'Unione monetaria latina

Storia monetaria dal dopoguerra a oggi
Il gold exchange standard
Lo SME

Alcuni aspetti storico-giuridici dei segni monetari
Le origini del biglietto di banca
La cambiale e l'assegno
Le rnonete delle principali nazioni
Cenni di storia del diritto monetario
Appendice
Principali valutc in circoklzione
Altre valute in circolazione
Elenco delle monete d'oro
Principali monete coniate dal vll secolo a.C. al 1396
Glossario dei termini relativi alla rnoneta
Cronologia

Premessa
 Uno degli strumenti che quotidianamente utilizziamo o a cui
e per cui quotidianamente pensiamo o lavoriamo  certamen-
te la moneta, nella sua funzione di intermediaria degli scambi.
 Ed  proprio a questa generica finalit della moneta che gi
in passato numerosi economisti hanno dedicato i loro studi al
fine di analizzarne l'evoluzione storica.     - -
 Ci che qui, con il presente scritto, si vuol fornire  - sia pure
in modo sintetico - appunto la storia delle sue origini e delle
sue linee di sviluppo.
 La rilevanza della moneta nei sistemi economici  essenzial-
mente dovuta al fatto che essa costituisce lo strumento e la
misura degli scambi: non possiamo trascurare che la vita eco-
nomica  essenzialmente fondata su tali rapporti. Inoltre, i fe-
nomeni monetari, nel dominare la vita economica, sono allo
stesso tempo causa ed effetto del suo andamento.
 La tipica funzione di intermediazione svolta dalla moneta
afferisce principalmente al contratto di compravendita dove
si distingue, solitamente, tra baratto e compravendita vera e
propria.
 Per baratto si intende genericamente lo scambio di un bene
con un altro, atto, a giudizio dei contraenti, a fungere da equi-
valente del primo in un dato momento, mentre, per compra-
vendita si intende sempre lo scambio di un bene con un altro
bene avente quest'ultimo peculiarit ben distinte e determi-
oate, nonch scarsa variabilit nel tempo e nello spazio; pro-
priet essenziali per la definizione della moneta.
 L'elemento fondamentale di caratterizzazione economica
della moneta  il fatto che essa  accettata in pagamento da
tutti prescindendo dall'esistenza di uno Stato e quindi dal-
I'esistenza di imposizioni di carattere giuridico.
 Pertanto, per lo svolgimento della funzione monetaria, si
          10                         STORIA DELLA MONETA

preferisce utilizzare per gli scambi una merce che risulta es-
sere la pi vendibile, e il fatto che questa merce (la mone-
ta) sia stata prescelta da unnumero rilevante - se non dalla to-
talit della gente - la rende pi vendibile. Inoltre, tale caratte-
re viene ad ampliarsi con l'evolversi dei sistemi capitalistici,
nel senso che tanto pi i sistemi economici tendono ad avere
un carattere capitalistico, tanto pi  necessario l'impiego
dello strumento moneta. Ci principalmente perch nel pas-
sare da una economia naturale - con lo scambio fondato sul
baratto - a una economia capitalistica - con lo scambio fonda-
to sull'utilizzo della moneta -, si assiste a un processo di sper-
sonalizzazione dei rapporti economici che tendono a riguar-
dare sempre pi scambi di beni per produzioni differenti.
 Ed  pertanto la moneta, una volta introdotta nel sistema de-
gli scambi, ad agevolarli permettendo quelli che altrimenti sa-
rebbero di difficile attuazione e facilitandone altri che awer-
rebbero imperfettamente. Infatti, se non vi fosse la presenza
di un bene con le suddette caratteristiche tipiche della mone-
ta, ognuno, al fine di effettuare i propri acquisti, dovrebbe
continuamente ricercare altre persone - nel caso in esame i
venditori - disposte ad accettare i loro beni in cambio di ci
che gli occorre.
 Come  facilmente intuibile, un siffatto modo di effettuare
gli scambi creerebbe non poche difficolt a trovare il punto di
incontro delle necessit dei due contraenti.
 A soluzione del complesso problema che abbiamo descritto,
potrebbe inserirsi il cosiddetto baratto indiretto, vale a dire
quella sorta di scambi attuata mediante l'utilizzo di interme-
diari: ma anche in tale ipotesi i problemi non sarebbero total-
mente eliminati in quanto anche considerando una civilt
poco differenziata, i gusti risulterebbero facilmente differenti
da individuo a individuo, nei diversi periodi e nei diversi luo-
ghi. Inoltre i beni oggetto di scambio presenterebbero una no-
tevole limitazione data dalla pressoch generale indivisibilit
degli stessi - si pensi ad esempio a uno scambio tra una pecora
e un mobile.
 La moneta, grazie alle sue propriet specifiche, riesce a ri-
solvere i limiti gi ricordati avendo, inoltre, la fondamentale
caratteristica economica di essere accettata da tutti, nonch,
quella di avere un elevato grado di divisibilit.

           PREMESSA                                1 1

 Possiamo, quindi, riassumere nella moneta una duplice e
fondamentale funzione:

- contropartita della prestazione e mezzo di pagamento
- misura della prestazione o dei valori.

 Prima di procedere oltre,  opportuno sottolineare una di-
stinzione.
 Abbiamo accennato poc'anzi alla differenza tra baratto e
vendita con corrispettivo in moneta e abbiamo definito il ba-
ratto come una cessione di beni in contropartita di altri beni;
non sempre per possiamo restringere il significato di questo
concetto dato che nell'antichit vi erano beni che fungevano
egregiamente da moneta.
 Ci porta inevitabilmente alla distinzione della moneta in
metallica e non metallica.
 Possiamo, infatti, immaginare l'esistenza concreta di una
merce che al tempo stesso funga da misura dei valori di scam-
bio e mezzo di pagamento avendo tutte le caratteristiche pro-
prie della rnoneta accennate in precedenza. Ci per, a condi-
zione che abbia la possibilit di avere una standardizzazione.
 Questa moneta che abbiamo immaginato  effettivamente
esistita in tempi remoti. Infatti, fino al periodo delle invasioni,
i germani non battevano moneta: ci non implicava necessa-
riamente che essi si limitassero a semplici e ristrette forrne di
baratto. Sembra addirittura che essi abbiano, nei loro scambi,
impiegato differenti tipi di moneta non metallica in particola-
re nella fissazione delle composizioni e del prezzo. Tra le va-
rie monete non metalliche, pi curioso  il caso dell'utilizzo
del pepe.
 Nel periodo che va dalla fine del x secolo fino a tutto il XIV
secolo, in Europa, il pepe svolse appieno le funzioni di mone-
ta; addirittura venivano concessi crediti e prestiti in pepe.
 Fatto significativo che testimonia la piena funzionalit di
questo tipo di moneta  la consegna di nove carichi di pepe
al vescovo di Tolone da parte del conte di Provenza e del ve-
scovo di Marsiglia al fine di prowedere alla difesa del comi-
tato di Provenza e del vescovato e delle chiese di Marsiglia.
 Anche nell'ipotesi dell'impiego della moneta metallica,
spesso awengono pagamenti in natura, ma i casi in cui essi
si svolgano senza menzione del loro valore in moneta sono re-
lativamente rari.
 Infatti, la moneta compare anche se soltanto nella sua carat-
teristica di misura dei valori. A riprova di ci si rinvengono
lontani atti, quale ad esempio un atto italiano del 760, che
tratta di una terra venduta per un soldo. Il testo riporta che il
venditore riceve a soddisfazione del suo avere un pezzo di
lardo per mezzo soldo e sei moggia di miglio per l'altro mezzo
soldo.
 Inoltre, nelle Formule di Tours, relative ad atti di compra-
vendita, troviamo una formula per la vendita dei terreni ove il
venditore ha ricevuto per la terra ceduta un compenso pari al
valore di un certo ammontare di soldi. Dai rinvenimenti di
questi atti, notiamo che gran parte dei pagamenti veniva ono-
rato mediante la moneta - anche se non ci troviamo di fronte
a una pura economia monetaria -, infatti, nell'atto viene sti-
pulato un prezzo in moneta, anche se il suo saldo viene effet-
tuato con altri beni valorizzati in moneta.
 Prima di continuare con ulteriori esempi storici,  bene pre-
mettere qualche nota di carattere generale sugli sfaccettati e
molteplici elementi dell'analisi economica della moneta.
 Infatti, la moderna scienza economica parte, nella sua anali-
si, esplicitamente e implicitamente non dal concetto di prez-
zo, in cui  insita la moneta, bens, dal concetto di utilit.
 L'analisi si fonda sul principio dell'utilit marginale decre-
scente, concetto questo che esprime l'utilit rinveniente, per il
detentore di una massa di un determinato bene, nell'immis-
sione di una ulter~iore quantit dello stesso bene nella massa
gi in possesso. E pleonastico precisare che maggiore sar
l'ammontare di quel bene posseduto, minore, se non nulla,
sar l'utilit che se ne trae dall'unit aggiuntiva.
 Nel caso particolare della moneta, I'utilit  definita stru-
mentale in quanto essa non funge direttamente al soddisfaci-
mento dei propri bisogni; ci perch il soddisfacimento dei bi-
sogni, personali, familiari o sociali awiene indirettamente
mediante l'utilizzo della moneta al fine di procurarsi i beni di
cui si necessita.
 Pertanto, anche se l'utilit della moneta decresce, analoga-
mente agli altri beni e a seconda della quantit di essa o di al-
tri beni posseduti, decrescer in misura minore e mai sar pari
a zero, essendo tramutabile facilmente in altri beni posseduti
in misura minore o per niente e quindi con utilit rilevante.
 Ci che si diceva poc'anzi in merito all'utilit indiretta della
moneta  falso nelle sole ipotesi del caso del collezionista e
dell'avaro, o di situazioni similari, in cui l'utilit della moneta
 di ordine diretto, scaturente, in particolar modo per l'avaro,
da motivazioni di tipo psicologico. Possiamo per, in un'ana-
lisi appena pi approfondita, affermare che la moneta ha per
ognuno una utilit diretta latente o potenziale. Infatti, la ma-
teria di cui si compone la moneta (ad es. oro) pu essere uti-
lizzata per altri fini, previa trasformazione tecnica. Nel senso
che pu avere un uso, definito dagli economisti industriale o
anche non monetario, diverso dall'uso tipicamente di mezzo
di scambio o di valore dei beni. Ad esempio una moneta com-
posta da metalli preziosi pu avere una funzione ornamentale
o di distinzione socio-economica.
 Certamente l'utilizzo della moneta nella sua funzione mone-
taria  di gran lunga maggiore del suo uso industriale o non
monetario e certamente la qualificazione in un caso o nell'al-
tro  un processo reversibile in funzione della convenienza del
momento.
 Ed  proprio in virt di questa utilit diretta potenziale o la-
tente che si forma per la moneta un proprio valore di scambio
e che il suo valore che tende di norma a fissarsi a un certo li-
vello, le conferisce la possibilit-capacit di essere strumento
di accumulazione, nel breve e nel lungo periodo, in attesa di
essere trasformata da strumento di utilit diretta in quello
di utilit indiretta.
 L'enucleazione teorica fondamentale dei classici considera
la moneta nelle sue funzioni e caratteristiche di merce, ed 
per questo che la moneta, intesa come merce, ha un valore di-
pendente dalla materia che la compone. Alla moneta sono
cos applicabili tutti i princpi di base che valgono per le altre
merci.
 Ai fini di una pi completa indagine,  utile ricordare che i
teorici classici svilupparono un altro differente aspetto consi-
derando il valore della moneta in funzione dei suoi fini pratici
e quindi prescindendo dalla materia di cui si componeva. Fu
proprio grazie a questa visione che, senza temere possibili
squilibri,  stata possibile ipotizzare una moneta di tipo carta-
STORIA DELLA MONETA

ceo, che evitasse alternanze di processi di monetazione e smo-
netazione. Inoltre, finch l'emissione  adeguata, in quantit,
alle necessit degli scambi non sar neanche temibile un pro-
cesso svalutativo del valore della moneta (Ricardo).
 Tornando alla diversa oggettistica utilizzata per la funzione
monetaria possiamo dire che inizialmente gli oggetti furono
utilizzati pi come misura dei valori che come elementi della
controprestazione. Si part da materie delle pi svariate for-
me e nature (pelli, animali, conchiglie ecc.) per passare suc-
cessivamente ai metalli. Questo passaggio awenne, come ab-
biamo avuto modo di accennare, in virt del fatto che i metalli
avevano, e in misura rilevante, il pregio tecnico-economico
delle caratteristiche fondamentali, per i fini dell'utilizzo, della
inalterabilit, dell'omogeneit, della divisibilit e della dure-
volezza, oltre che della facile trasportabilit (si pensi ad esem-
pio alla differenza, in uno scambio commerciale, tra la con-
tropartita della cessione mediante carni o mediante oro).
 I primi metalli utilizzati per la coniazione della moneta furo-
no il bronzo e l'oro e, immediatamente dopo, l'argento (che
insieme all'oro fu il metallo presente in maggior quantit).
Ci permise, data l'elevata quantit di oro e argento, un am-
pio mercato e prezzi pressoch stabili rispetto ad altri metalli.
 E utile precisare che in tempi passati si era dubitato sui
quantitativi dei suddetti metalli e pertanto alcuni studiosi del-
le problematiche relative alla moneta ritenevano possibile il
sorgere di squilibri nei mercati, dovuti appunto alla riduzione
dell'oro e dell'argento. Paura che in tempi relativamente re-
centi  andata via via affievolendosi grazie agli sviluppi degli
strumenti creditizi. In epoche ancor pi recenti, sono stati
usati, per la funzione monetaria, il rame e il ferro che sono
tuttora adoperati per la coniazione degli spiccioli.
 La coniazione venne istituita, oltre che per motivi di presti-
gio politico, per garantire il valore intrinseco della moneta
perfezionando cos sempre pi lo strumento. Inoltre, al fine di
darle uniformit, l'ente coniante (la zecca) deve avere neces-
sariamente il monopolio (anche se ognuno dovrebbe avere il
diritto di coniare moneta, purch abbia valore intrinseco,
(dato appunto dal tipo di metallo utilizzato, adeguato). In so-
stanza, e in linea teorica, la zecca dovrebbe consentire di ef-
fettuare coniazione dei metalli portati dai privati dietro corri-

           PREMESSA                                I 5

spettivo degli oneri attinenti alla coniazione stessa. E infine
da aggiungere che alla coniazione si deve necessariamente
correlare il concetto di corso legale inteso nel senso che la mo-
neta creata dalla coniazione della zecca deve essere da tutti
accettata quale mezzo di pagamento e che quindi non  ipo-
tizzabile un suo rifiuto al pari di come potrebbe accadere per
l'assegno o la cambiale.
 L'insieme delle monete o, meglio, la massa monetaria non 
omogenea sia per caratteristiche che per velocit di circola-
zione. La disomogeneit  per presente sia nei paesi a siste-
ma monetario evoluto che in quelli con sistema monetario ar-
retrato, e ci scaturisce dalle diverse abitudini e dai diversi bi-
sogni, non solo nello spazio geografico ma anche nell'aspetto
temporale. Pertanto, la moneta ha rivestito differenti ruoli e
posizioni nelle diverse collocazioni geografiche e nei diversi
periodi storici.
 In tema di distinzione della moneta, vi ritroviamo la moneta
per i grandi pagamenti e la moneta per i piccoli pagamenti:
quest'ultima  di norma composta di metallo pi vile (nichel,
rame, alluminio ecc.) con una circolazione a un valore supe-
riore del metallo in essa contenuto (tecnicamente, un valore
superiore al contenuto di fino).
 Si distingue, inoltre, tra sistema monetario mono e bimetal-
lico. Nei sistemi monometallici poteva essere coniato libera-
mente e illimitatamente un solo metallo (gli altri metalli erano
considerati al pari di una merce qualsiasi e come tale utilizzati
per la cosiddetta moneta divisionaria). Nei sistemi bimetalli-
ci, invece, sono due i metalli capaci di circolare contempora-
neamente nella funzione di moneta tipo e quindi con conia-
zione illimitata e libera.
 A seguito di rilevanti evoluzioni nella storia della moneta,
dopo l'introduzione in Inghilterra (1816) del monometalli-
smo aureo, questo sistema monetario  divenuto oggi preva-
lente, anche se in taluni paesi poveri dell'Oriente  stato
adottato il monometallismo argenteo (pressoch in via di de-
finitiva estinzione).
 Un tempo, il bimetallismo ebbe fortuna e, tuttora, qualche
autore contemporaneo, preoccupato dalle possibili conse-
guenze di una futura scarsit di oro, ipotizza un necessario ri-
torno a questo sistema, che  stato via via abbandonato pi
per la forza delle cose che per volont degli uomini.
 La legge, infatti, pu stabilire un rapporto di scambio tra oro
e argento che valga per sempre o che, pur avendo la possibili-
t di essere modificato, non pu esserlo a ogni istante, laddo-
ve i prezzi dei metalli tipo mutano di continuo, anche se in mi-
sura minore rispetto ad altri beni.
 Qualora il divario tra rapporto legale e rapporto di mercato
non sia eccessivo, I ente di emissione puo, con azioni sul mer-
cato della moneta, instaurare meccanismi monetari di equili-
brio. E da precisare per che, qualora questo divario in termi-
ni di oscillazioni superi determinate soglie, il sistema non 
pi in grado di reggere e quindi di funzionare. Un esempio si
 verificato in epoca relativamente recente: la Francia nel
1803 instaur la moneta bimetallica con un rapporto pari a
1/15,5 ma successivamente nel 1874 si vide costretta, dopo
tentativi di riequilibrio del mercato, a interrompere la conia-
zione dell'argento creando il cosiddetto bimetallismo zoppo.
Lo stesso accadde per tutti i paesi che ne avevano seguito
l'esempio quali l'Italia, il Belgio e la Svizzera.
 Dapprima l'Italia (1927) e successivamente la Francia
(1928) instaurarono il regime del monometallismo aureo.
 Attualmente lo strumento pi diffuso di circolazione mone-
taria  certamente il biglietto di banca, messo in circolazione
dalla banca di emissione.
 Il biglietto bancario si distingue dalla carta moneta a corso
forzoso, in quanto quest'ultima ha la caratteristica dell'incon-
vertibilit, o inconvertibilit a rapporto fisso prestabilito, in
metallo o in moneta, in un paese con divisa ancorata al metal-
lo.
 Il biglietto bancario, nello svolgimento del suo processo di
circolazione,  destinato a tornare, alla scadenza delle opera-
zioni sue tipiche, nelle casse della banca di emissione (di nor-
ma nel breve periodo) salvo il caso in cui la banca di emissio-
ne, riavutone il possesso, reinserisca in circolazione i biglietti
in questione.
 Gli utenti (il pubblico) sono abituati a considerare tali biglietti
come vera e propria moneta, cos come accade in taluni paesi
per gli assegni e per altre variabili particolarmente sicure.
 In particolare, il pubblico non awerte l'origine bancaria di
tale moneta e pertanto non individua n la natura delle condi-
zioni che hanno dato vita a tali biglietti, n le sue sorti, n tan-
tomeno, il complesso carattere in essa insito di titolo di credito.
Tutto questo  pi awertibile in epoche di crisi quando la mo-
neta  destinata a subire notevoli cambiamenti nelle sue ra-
gioni economiche.
 E qui utile accennare, anche se di poca rilevanza storica, che
un'eccessiva immissione di moneta cartacea, secondo la legge
del noto economista Gresham, implica direttamente e indi-
rettamente la scomparsa del metallo dalla circolazione. Co-
munque, fino a quando la moneta sar in grado di assolvere
alla sua tipica funzione di strumento di circolazione, si pu, in
un certo senso, affermare che la carta moneta  la tipica mo-
neta effettiva, anche se per certi versi non ottempera ad alcu-
ne funzioni proprie della moneta vera.
 Allo stato attuale dell'economia moderna e delle considera-
zioni economiche relative alla moneta, ogni Stato, ogni nazio-
ne, nei limiti del possibile, aspira a mantenere il proprio siste-
ma monetario ancorato al metallo (in particolare, come poi
vedremo verso la fine dell'epoca medievale, ancorato all'oro).
Ci in virt del fatto che l'ancorare il sistema monetario al
metallo, indirettarnente e direttamente, assicura al sistema
stesso una maggiore garanzia di stabilit nei rapporti interni e
internazionali.
 Bisogna comunque porre in evidenza che il sistema moneta-
rio ancorato al metallo ha subito, nel corso del tempo, una no-
tevole e complessa metamorfosi evolutiva.
 Infatti, mentre non decade del tutto il riferimento alla mo-
neta-merce (intesa in metallo), questo per risulter via via
sempre pi in linea indiretta: pertanto, sar possibile conside-
rare moneta un qualsiasi strumento atto a svolgere la fun-
zione di esecutore degli scambi.
 In virt di quanto abbiamo accennato sin qui, da un punto di
vista dell'analisi storica, si comprende la tesi di coloro che, per
la definizione della moneta, ritengono sostanziale ed essen-
ziale il concetto, proprio della moneta stessa, di un suo potere
liberatorio prescindendo, in tale visione, dalle sue caratteri-
stiche tecnico-economiche.
 A conclusione di questa breve analisi storico-teorica degli
aspetti generali della moneta resterebbe da considerare il
STORIA DELLA MONETA

concetto di valore della moneta che possiamo brevemente
e sinteticamente riassumere: tale valore , in realt, il frutto
del gioco economico della domanda e dell'offerta. Le varie
teorie - quella quantitativa, dell'utilit marginale, dei rappor-
ti del valore nel tempo ecc. - non sono altro che teorie che
considerano aspetti particolari della moneta e quindi facil-
mente riconducibili all'analisi della domanda e dell'offerta di
moneta rinveniente dai beni in movimento e dai mezzi neces-
sari alla loro circolazione.
 Sar necessario ora procedere organicamente a un detta-
gliato esame storico dei singoli periodi partendo dalla moneta
dell'epoca preistorica fino a giungere a quella dei giorni no-
stri.

I. La moneta presso i popoli primitivi





 Dopo aver offerto una visione d'insieme del concetto di mo-
neta, ci soffermeremo sulla sua formazione sin dai popoli pri-
mitivi per poi analizzare progressivamente le tappe della sua
evoluzione successiva.
 Premessa essenziale  che una comparazione generalizzata
tra i prodotti ha conferito loro un ~alore di scambio accettato
da tutti o quasi tutti. In altre parole  necessaria l'esistenza di
un mercato. Tuttavia  comunque possibile presumere un'eco-
nomia senza mercato, intesa nel senso di una economia di li-
bera e costante comparazione tra i prodotti.
 Possiamo affermare che non necessariamente la presenza
dei metalli implica, automaticamente, quella della moneta.
Ad esempio, la societ degli Inca non disponeva di una mone-
ta propriamente configurata n, tantomeno, possedeva un
mercato propriamente detto e le enormi masse di metallo
presenti erano utilizzate per altri scopi.
 La societ dei conquistatori spagnoli al contrario attribuiva
all'oro monetabile il simbolo della ricchezza.
 Anche se noto e lavorato sin dalla preistoria, l'oro non  sta-
to il primo elemento metallico al quale  stata attribuita fun-
zione monetaria; alle origini esso era utilizzato per le sue ca-
ratteristiche ornamentali di bellezza, lucentezza e, soprattut-
to, di malleabilit.
 Inizialmente altri metalli furono impiegati con funzione di
moneta, quali ad esempio l'argento e il rame, anche se prati-
camente pi difficili da ottenere e lavorare; proprio per que-
sto veniva loro attribuito un valore maggiore rispetto all'oro,
diversamente da quanto awiene oggi.
 Ad esempio, in Mesopotamia, l'orzo aveva funzione di ele-
mento base del valore, al pari dell'oro e dell'argento, nei pa-
lazzi esistevano pesi e misure standardizzate e legali tali da
costituire una base per il confronto dei valori. Si sono riscon-
trate, nell'analisi storica, fluttuazioni del valore relativo tra
basi diverse, con la conseguenza che, in caso di cattivo raccol-
to, si determinava una diminuzione della quantit d'orzo cor-
rispondente a un dato peso in metallo: questo comportava
che il prezzo dell'orzo espresso nel metallo di riferimento su-
bisse un conseguente aumento.
 In effetti, non possiamo certo affermare che nell'epoca prei-
storica vi fosse una vera e propria circolazione di moneta.
All'epoca dell'impero babilonese di Hammurabi (1792-1750
a.C.), ad esempio, l'oro era riservato, per piccole quantit, ai
pagamenti risultanti dai rapporti commerciali internaziona-
li e l'argento serviva forse per i pagamenti interni.
 Pertanto la tesaurizzazione dei lingotti d'oro nel palazzo
imperiale costituiva il preannunciarsi dell'attuale Banca di
Stato.
 Una successiva evoluzione della moneta si riscontra, verso il
xv secolo a.C., a Troia e a Creta ove al posto dei lingotti si
sono rinvenuti dischi di metallo con stampigliatura figurativa
in cui  possibile intravedere le prime forme di quella che di-
verr la moneta moderna.
 Il momento decisivo, o meglio, l'epoca in cui la moneta di-
viene tale, nelle sue caratteristiche fondamentali,  certamen-
te il periodo compreso tra la fine del Vll e l'inizio del Vl secolo
a.C.
 Infatti, in questo periodo si rinvengono nelle citt greche
dell'Asia Minore e successivamente in Grecia monete coniate
con un'effigie tale da essere rappresentativa e conferitrice
della garanzia di un dato valore senza la necessit di doverne
stimare il titolo, vale a dire senza il bisogno di dover valutare
il peso di metallo fino rispetto alla lega.
 Gi questa breve analisi dell'evoluzione della moneta nel-
l'epoca primit*a ci fa comprendere che l'instaurazione di una
moneta propriamente detta awiene tardivamente rispetto
alla nascita degli scambi e del commercio primordiale. Inoltre
ci accade nei paesi situati ai margini del commercio antico e
quindi, non essendosi verificato all'interno degli imperi del-
l'epoca, possiamo anche affermare, con tranquilla certezza,
che non  stata la moneta a creare gli scambi commerciali,
bens il contrario: il commercio e la sua espansione hanno
creato la necessit dello strumento di scambio e quindi della
moneta.
 Non possiamo per negare che dalle forme primitive di
scambi sia nato il mercato e che la nascita dei mercati locali
abbia reso necessaria la moneta per l'affermazione dei rap-
porti di scambio. A seconda dei casi, possiamo operare la se-
guente distinzione:

 1. aree di assoluta mancanza di strumenti configuranti la
moneta;
 2. aree di cultura inferiore ove ogni genere e tipo di prodotto
svolge la funzione di moneta e, dunque, presenza di una mo-
neta naturale, in particolare:
 a. una moneta naturale utilitaria, alla quale viene conservata
la funzione primitiva del prodotto utilizzato;
 b. una moneta simbolica, nei casi in cui si sia persa la funzio-
ne primitiva del prodotto per lasciar subentrare una funzione
di rappresentativit;
 3. aree di cultura superiore ove la moneta svolge una funzio-
ne pi rappresentativa e vicina alle epoche modernc.

 Abbiamo, poc'anzi, esaminato la nascita e l'evoluzione, nel-
l'ep(rca primitiva, della moneta e abbiamo anche evidenziato
le tre suddette configurazioni dello strumento in questione.
 A tale proposito, se prescindiamo dalle date intese in senso
di epoche possiamo - rifacendoci alla precedente tripartizio-
ne della tipologia della moneta - soffermarci pi approfondi-
tamente sulle civilt con una configurazione primitiva dei
rapporti commerciali nell'ambito della trib e tra le trib.
Analizzeremo pertanto, prescindendn dalla data e dal perio-
do, la moneta utilizzata da quelle popolazioni che, forse anco-
ra oggi, vivono il mercato in forma primitiva.
 In primo luogo notiamo che questo genere di popolazioni
non dispone di una moneta tipo e in questo senso possiamo
raggrupparle in quattro grandi vettori: l'America meridiona-
le, ove la mancanza di una moneta tipo nasce da assenza di un
mercato, la Polinesia, l'Austraia e la regione artica. Quest'ul-
tima per, in tempi remoti, grazie ai commerci con gli euro-
pei ha utilizzato le pellicce prodotte non pi come semplici
oggetti di scambio ma come vera e propria moneta con un va-
lore intrinseco determinato.
22                           STORIA DELLA MONETA     LA MONETA PRESSO I POPOLI PRIMITIVI   23


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                \~ ., 1 PIETR~TAGLIATE (~DUIID~

      \~e~   4 TAMBURI Dl METALLO 111 5 BOCCHE r

          ~ I nomi scritti in carattere minuscolo indicanc


Principali monete usate pre.sso i popoli a cultura intennedia.

 Se consideriamo il fenomeno afferente la moneta dal punto
di vista della cultura dei popoli, cos come evidenziato da talu-
ni autori, notiamo che le culture primitive, come quella del
boomerang e del totem, sono prive di moneta. Essa pare aver
origine nella cultura delle due classi e si presenta sotto forma
di corone di dischi tagliati nelle conchiglie. L'area di diffusio-
ne di queste collane corrisponde all'incirca, ma non esatta-
mente, al dominio tipico della cultura delle due classi nella
Melanesia.

111.~ 150 ~ 0 100 tO 110 ~0  ~0





      ~El)l RAME~





, E Dl CANE ~ 3 DENTI Dl ELEFANTE

NONE -- 6 PIATTI Dl PORCELLANA

~lmente le monete divisionarie
A.D.

~CE 01~ ~~


(~  ~  ,A;7  JJ~





 Le monete-conchiglie devono naturalmente essere poste in
relazione con le conchiglie-ornamento, siano le prime deriva-
te dalle seconde o viceversa. La cultura quinta, o ciclo del-
l'arco, sembra possedere, come monete caratteristiche, denti
di cinghiale e denti di cane. Per quanto riguarda la cultura po-
linesiana, va notato come essa abbia abbandonato l'uso speci-
fico della moneta, cos come ha perduto numerosi altri ele-
menti della civilt maleo-polinesiana.
 La variet delle monete  straordinariamente numerosa. La
          24                         STORIA DELLA MONETA

cartina riprodotta non indica che le pi importanti e ~e pi ca-
ratteristiche fra quelle che hanno una certa diffusione. Quasi
un terzo dell'Africa  dominio di una moneta derivante dalla
civilt europea, e che oggi  usata soltanto dalle popolazioni
africane: il tallero di Maria Teresa. Antecedentemente alla
prima guerra mondiale esso veniva coniato a Trieste per
l'Etiopia e sempre col millesimo 1780, poich le popolazioni
dell'area in questione rifiutavano, o ammettevano con grande
difficolt, i talleri abissini di Menelik e altri coni d'argento. I
prismi di dale, usati come moneta divisionaria del tallero di
Maria Teresa, sono in uso anche fuori di questa area.
 Nel territorio desertico dancalo-somalo sono in circolazione
palle di tabacco; nella regione del Nilo, come pure presso nu-
merose altre popolazioni africane, perle di vetro, diverse a se-
conda delle trib. Nella parte meridionale del dominio del
tallero di Maria Teresa si usano anche sbarre di ferro che ri-
troviamo in molte altre parti dell'Africa nera: sono ferri di
qualsiasi forma, ferri di lancia, zappe ecc., che talvolta posso-
no essere ancora usati come tali, ma che hanno, nella maggior
parte dei casi, soltanto un valore monetario. Nel Katanga, ric-
co di rame, le sbarre di ferro sono sostituite da quelle di rame.
 Ma la moneta pi diffusa dell'Africa  la conchiglia detta
cauri, la Cypraea, moneta, che viene pescata nelle isole
Maldive e portata in Africa o direttamente dai commercianti
ind e arabi, oppure passando per Londra, da dove i commer-
cianti inglesi la fanno pervenire nell'Africa occidentale. Dalle
Maldive i cauri si sono diffusi nell'Asia meridionale fino al
Siam e alle Filippine. Nell'epoca preistorica essi si sono spinti
anche nell'interno e lungo le coste delle contrade occidentali,
fino all'Inghilterra e alle rive del Baltico.
 Il cauri  certamente la moneta che ha avuto la pi vasta
diffusione.
 Fra le popolazioni pastorali dai Balcani alle Indie il capo di
bestiame serviva da base monetaria ( dal latino pecus, bestia-
me, che deriva pecunia, I'argento monetato). I mongoli e i
loro vicini dell'interno usano ancora le mattonelle di t com-
presso, che si possono spezzare per l'uso divisionario. Nella
Cina, in tempi anteriori alla nostra era, si usavano le placche
di bronzo: asce, coltelli, campanelle, perfettamente riconosci-
bili per la forma, ma praticamente inutilizzabili, servivano da

LA MONETA PRESSO I POPOLI PRIMITIVI

denaro contante. La principale moneta dell'Indocina e del-
l'Insulindia  il gong di metallo che ricorda da vicino le anti-
che placche cinesi: molti proprietari di questa regione inve-
stono di frequente tutta la loro ricchezza in gong. Anche pres-
so i Karen, il gong di metallo, divenuto un tamburo metallico,
 usato come moneta.
 Ma l'Insulindia presenta numerose altre monete: per i daia-
ki di Borneo sono le bocche da cannone di bronzo, di peso
enorme; a Mindanao e a Ceram sono piatti e vassoi di porcel-
lana cinese; da Flores a Tenimber e alle isole Kei e Aru sono
denti di elefante. Le isole Palau, le pi occidentali della Mi-
cronesia, hanno, come divisa monetaria, pietre levigate non
originarie del paese, le quali, insieme con altre usanze, quali il
prestito con interesse praticato fino nella penisola della Gaz-
zella (Nuova Britannia) fanno pensare a un'influenza araba
nel Medioevo. Infine, in una delle isole meridionali delle Pa-
lau, si fabbrica la moneta pi curiosa del mondo: sono masse
discoidali di pietra (aragonite), forate al centro, che misurano
da due a quattro e pi metri di diametro. Queste monete non
sono usate sul posto, ma sono trasportate su zattere all'isola di
Yap (fra le Palau e le Caroline) dove hanno l'ufficio di mone-
ta. Nelle Marianne viene fatto uso di scaglie di tartaruga,
probabile imitazione dei dischi di conchiglia, alcuni esemplari
dei quali sono stati ritrovati nella Micronesia orientale, dove
rappresentano una propaggine settentrionale dell'area prin-
cipale di diffusione propria della Melanesia.
 L'argento fu coniato di ottima lega, successivamente, grada-
tamente si  avuta una notevole e progressiva alterazione con
il biglione formato, mediante lega, da argento, stagno e piom-
bo con valore intrinseco bassissirno e con la conseguenza di
intaccare l'economia dei citati paesi sino a giungere alla nota
crisi finanziaria del III secolo dell'impero.
 L'alterazione test citata era involontaria, nel senso che,
in genere, nella moneta antica essa era solo raramente effet-
tuata con l'intento della falsificazione.
 Non mancano tuttavia casi di vera e propria frode moneta-
ria, tra l'altro di ampio spettro geografico. E il caso delle mo-
nete suberate. La frode consisteva nel creare le monete utiliz-
zando un'anima metallica di infirr~o valore (ferro, stagno,
         26                         STORIA DELLA MONETA

ecc.) e ricoprendole di metallo prezioso (oro o argento), cos
da apparire uguali alle monete coniate in oro o argento.
 Il fenomeno della suberazione delle monete potrebbe appa-
rire, in prima riflessione, l'azione fraudolenta di persone tipi-
camente dedite alla falsificazione, ma in realt la maggior
quantit di moneta suberata fu volont, e quindi opera, dei
governi per far fronte ai periodi di bisogno e difficolt finan-
ziarie.
 Contemporaneamente la moneta suberata divent ufficiale:
la legge di Livio Druso, del 91, nel periodo repubblicano a
Roma impose che in sede di coniazione dell'argento, un otta-
vo dovesse essere di monete suberate.
 Ci si pu ritenere l'inizio della teoria della moneta con va-
lore nominale.
 I greci furono il primo popolo a dare alla moneta il carattere
di materia di scambio e di rappresentazione del valore dei
beni-oggetto di transazione. La moneta greca  sempre stata
di ottima qualit, in metallo puro e di conseguenza sempre
con corrispondenza tra il valore nominale e quello reale.
 L'istinto commerciale dei greci faceva intuire loro i rischi di
una pratica volta a screditare il valore della moneta e il peri-
colo della coesistenza di varie citt-Stato accentuava il carat-
tere di elevata qualit: infatti una qualsiasi alterazione com-
portava danni al commercio della citt di riferimento.
 Esempi di alterazioni delle emissioni sono riscontrabili
nell'impero persiano che, per impedire la fuoruscita di metal-
lo prezioso, modific la lega. Ne deriv un ritorno all'usanza
dello scambio e del peso dei metalli.
 Anche nell'Egitto tolemaico i monarchi attinsero alle risorse
finanziarie alterando le monete.
 L'ordine ritorn con Roma che segu la tradizione greca del-
la coniazione in metallo puro. Con legge Silla, che prescinde
dal valore intrinseco di essa, la moneta diventa segno del valo-
re. Circolavano monete di tre tipi di metallo: in oro, in argen-
to e in bronzo. I rapporti che scaturivano tra le monete d'ar-
gento e di bronzo erano poco significativi, visto che quest'ulti-
mo era utilizzato per piccole transazioni. Al contrario, i rap-
porti tra oro e argento furono la principale preoccupazione
delle autorit, sia dal punto di vista del valore intrinseco della
moneta che di quello nominale.

     LA MONETA PRESSO I POPOLI PRIMITIVI                 27

 I sistemi escogitati furono due. Il primo si fondava sulle abi-
tudini commerciali prevalenti dell'Asia Minore, dove parten-
do dal valore dei due metalli, si tagliava prima l'unit in oro e
successivamente il corrispondente in moneta d'argento.
 Tale rapporto era di 1 a 20 e si diffuse nella Lidia, nelle citt
dell'Asia Minore e nell'impero degli Achemenidi. Il sistema
funzionava abbastanza agevolmente per le piccole transazio-
ni, ma dava inconvenienti in caso di mutazioni dei valori dei
metalli sul mercato.
 La seconda soluzione, pi efficace, fu adottata dagli ate-
niesi. Alla base di tutta la monetazione era il metallo argen-
teo; l'oro non veniva coniato ed era utilizzato in sbarre. Ab-
bondava ovunque sul mercato, e ne era consentita la libera
contrattazione. Il pochissimo oro monetato veniva accettato
in qualsiasi momento per il suo valore intrinseco e lo Stato ne
garantiva il peso e la lega. Cos fece Alessandro Magno, tanto
che le sue monete ebbero il pi vasto corso nello spazio e nel
tempo.
 I romani coniarono l'oro in occasione di eventi eccezionali
bench tutti i grandi affari fossero regolati in lingotti. Con
l'imperatore Augusto venne inaugurato un sistema bimetalli-
co (1 aureo = 25 denari d'argento) con un rapporto fisso tra
oro e argento, accettato e continuato da Nerone. Solo con l'al-
terazione della moneta argentea, che perder fiducia e valo-
re, si finir per favorire l'affermazione della coniazione aurea.
II. La moneta nel Medioevo





 La storia della moneta dal Medioevo all'et moderna pu
essere divisa in grandi periodi che finiscono per coincidere
con gli eventi maggiori. Essi sono caratterizzati dall'apparire
di nuove specie monetarie di cui non  possibile definire limiti
di tempo univoci, in quanto legati a eventi di lungo periodo e
non contemporanei in tutti i luoghi.


La moneta alla caduta dell'Impero romano d'occidente

 Il sistema monetario dell'impero era a base aurea (monome-
tallico). L'unit era il soldo d'oro, tagliato a 72 pezzi per lib-
bra, con frazioni di l/2 (semissis) e di 1/3 (tremissis). Le monete
d'argento e di bronzo servivano solo per le piccole transazioni.
 Il soldo d'oro aveva valore internazionale, vista l'estensione
dell'impero ed era la sola unit monetaria accettata dai bar-
bari confinanti, i quali continuarono a servirsene anche dopo
la caduta dell'impero stesso. Nel Iv secolo la situazione mone-
taria dell'impero romano poteva definirsi moderna e simile,
per molti aspetti, ai migliori sistemi del XIX secolo.
 Il soldo era in oro massiccio del peso di 4,48 grammi d'oro e
le monete d'argento e di bronzo o di rame erano legate da un
rapporto legale. Tuttavia l'oro occidentale, anche al suo apo-
geo, veniva trasferito in Oriente, per lo scambio di merci pre-
ziose. I tesori razziati dai romani venivano quindi ritrasferiti
per via commerciale nei paesi di provenienza.


llperiodo barbarico

 Abbiamo gi detto che i barbari continuarono a servirsi delle
monete romane, imitate o addirittura contraffatte. I vandali
dalla Spagna coniarono a Cartagine, a loro volta, monete d'ar-
gento e di bronzo, e gli svevi e i visigoti deformarono le mone-
te di Giustiniano e posero i nomi dei loro reggenti sui tremissis
(monete d'oro bizantine). Altrettanto fecero i goti, le cui mo-
nete non si scostarono molto dal tipo e dalla misura di quelle
romane.
 Un soldo corrispondeva a 40 denari, una tremissis a 13 denari
e 1/3, corrispondenti all'incirca a l/2 siliqua bizantina.
 Questo periodo dunque, che abbiamo definito barbarico, si
mantiene aderente al sistema monetario romano, anche se
subisce trasformazioni per opera di artefici inesperti. Una
nota di rilievo spetta agli arabi che crearono monete di forma
comoda ed elegante, ben presto imitate e molto diffuse. L'oro
tuttavia tendeva a emigrare verso Oriente e con il suo rarefar-
si fece s che a poco a poco l'argento prendesse il soprawento,
fino a quando Pipino il Breve (752-768) re dei franchi ne proi-
b la coniazione.
 Carlo Magno (768-814) nei primi anni del suo regno conser-
v i sistemi dei vari luoghi sottomessi dall'impero, finch deci-
se di unificarlo in monometallico a base argentea. Da una lib-
bra d'argento si tagliavano 240 denari, 12 denari corrisponde-
vano a un soldo e 20 soldi a una lira (lira e soldo erano nomi-
nali e di conto).
 Vennero abolite le numerose officine che coniavano per
proprio conto: il diritto di battere monete apparteneva solo al
sovrano. In questo modo si segna l'origine della moneta mo-
derna, abolendo quasi totalmente l'imitazione di quelle ro-
mane La divisione di lira, soldo e denaro giunge fino ai nostri
giorm.
 Il denaro divenne cos la moneta internazionale dell'Europa
occidentale. A cosa era dovuta la scarsezza dell'oro in Euro-
pa? Le ragioni sono molteplici. Anzitutto si esportava oro in
cambio di merci dall'Oriente (trasferimenti). In epoca medie-
vale erano numerosi i saccheggi, soprattutto a opera dei nor-
manni e una grande quantit d'oro veniva poi tesaurizzata
dalla Chiesa. Infine in Europa il prezioso metallo quasi non
veniva pi prodotto. Tuttavia la causa principale di tutto ci
era probabilmente la bilancia commerciale sfavorevole
dell'Occidente costituendo l'oro lo strumento di pagamento
per eccellenza. La spiegazione va quindi ricercata nella situa-
zione economica generale e sociale dell'Europa occidentale.
         30                         STORIA DELLA MONETA

 Nell'impero d'Oriente invece la circolazione dell'oro vigeva
ancora e cos pure nei regni arabi.
 Ma il fenomeno del trasferimento dell'oro, che dal 640 d. C.
toccava la Persia, la Siria, l'Egitto, la Mesopotamia, il
Maghreb, la Spagna e infine l'Italia meridionale, non rispar-
mi nemmeno Bisanzio al momento dell'invasione musulma-
na. E emblematico che nel 694 d. C. il califfo Adb-el-Malik
fece coniare monete d'oro con iscrizioni tratte dal Corano, il
dirham, destinate a fare concorrenza al bisante (il soldo bizan-
tino). Ben presto il denaro musulmano si afferm in tutti i
mercati e il suo prestigio aument per la bellezza dei caratteri.
L'oro musulmano proveniva dal saccheggio dei tesori persiani
(le popolazioni orientali erano tesaurizzatrici dell'oro e lo so-
stituivano nella circolazione con l'argento), delle chiese siria-
ne e delle tombe egizie. Buona era anche la produzione indi-
gena delle miniere della Nubia, e l'oro delle carovane del
Sudan e del Ghana. Tutta questa abbondanza d'oro nel mondo
arabo permise a lungo la circolazione di questo metallo in tutto
il Mediterraneo e cos continu l'antico scambio tra Oriente e
Occidente attraverso due principali vie: quella italiana attraver-
so Venezia e Amalfi e quella delle steppe, che andava dalla
Scandinavia al Mar Nero.
 Consideriamo l'esempio della Francia. L'ordinanza di San
Luigi del 1262 stabiliva che la moneta reale avesse corso in
tutto il regno, e quella dei signori solo nelle rispettive terre.
 I successori di San Luigi non accordarono pi alcun diritto di
coniazione (I'ordinanza di Luigi x del 1315 contiene una lista di
30 fra chiese e baroni autorizzati a battere monete); vietarono
l'imitazione di monete regie e l'emissione di monete di quali-
t peggiore. Il risultato fu un fenomeno di concentrazione e nel
XVI secolo si pu affermare che in Francia ogni moneta  regia.
 Cos accade ben presto anche in Inghilterra, dove la moneta
della Chiesa resisteva dal secolo Xll e, se pur con meno vigore,
in Italia e in Germania: la moneta ridivenne cos una funzione
dello Stato, rendendo possibili grandissime trasformazioni
del regime economico delle coniazioni.
 Il papato segn una prima deroga al diritto assoluto di conia-
zione e i nomi dei pontefici romani apparvero a Roma insie-
me a quello di Carlo Magno e dei suoi successori.
 Due secoli dopo la riforma introdotta da Carlo Magno, il si-

LA MONETA NEL MEDIOEVO

stema feudale, mantenuto e accresciuto con l'estendersi del-
l'impero, diede origine a una serie di concessioni a enti eccle-
siastici, feudatari, vescovati e abbazie realizzando una schiera
cos numerosa di emittenti da creare una babelica molteplici-
t di monete a cui va aggiunta la diversit di misure (imposte
il pi delle volte dalla stessa concessione) e di pesi a seconda
dei luoghi.
 Un altro fenomeno costante segna questo periodo: I'aumen-
to del potere d'acquisto del ~etallo argenteo che ebbe come
conseguenza la sua diminuzione di contenuto nel denaro (tre
secoli dopo la sua introduzione il denaro conservava appena
1/3 del peso originario in argento, ridotto a una sottile lamina)
ed ebbe cos origine la bistura, con largo utilizzo di altre leghe
che furono causa di vaste speculazioni a opera di reggenti e
zecchieri senza scrupoli.


I Comuni e le repubbliche marinare

 Di fronte all'aumento del valore commerciale dell'argento,
la moneta si ridusse progressivamente di spessore, con im-
pronte ripetute su entrambi i lati (batteate). Non rispondeva
pi al valore delle transazioni se confrontato al crescere dei
traffici commerciali e al risvegliarsi dell'Europa occidentale.
Si diede allora origine alla creazione di una specie superiore,
il denarogrosso, del valore di 12 denari (rappresentando il sol-
do della lira, fino ad allora moneta di conto).
 Il primo comparve a Venezia tra il 1194 e il 1200 e prese
nome di metapane di Venezia. Fu creato per rispondere alle
esigenze dei traffici con l'Oriente: di aspetto bizantino, con ti-
tolo 965 e avente valore di corso di 26piccoli veneziani, corri-
spondenti a 13 denari piccoli imperiali. Contemporaneamente
seguirono le altre zecche in Italia, in Francia (nel 1266 a opera
di Luigi IX al ritorno dalla Terrasanta) e poi in Inghilterra,
Germania, Spagna, Polonia e Scandinavia.
 La nascita del grosso fu indizio della decadenza del sistema
monetario vigente in Europa basato sull'argento. Esso non ri-
spondeva pi ai bisogni della circolazione, cresciuta con l'av-
vento dei Comuni e delle repubbliche marinare. Queste ulti-
me, in contatto con sistemi monetari ancora vigenti sull'oro,
gettavano il seme per un ritorno all'impiego del metallo pi
nobile.
Cerchiamo di stabilire un ordine cronologico.
 E stato rilevato che il primo esempio di coniazione delle
grosse monete d'argento  dato da Venezia intorno al 1200
cui fecero seguito:

- nel 1237: soldi fiorentini
- nel 1266: grossi tornesi di San Luigi
- met~i del secolo: aquilini grossi del Tirolo
- nel 1273: soldi di Montpellier
- nel 1 275: grossi di Fiandra
- nel 1279: groats inglesi
- nel 1296: groshen di Boemia.

 Se confrontiamo le monete basandoci sul loro contenuto in
argento,  evidente la tendenza a lasciarle sempre pi scivola-
re su un valore intrinseco assai debole. Questa  la prova che
si trattava solo di una moneta divisionale, senza alcuna rela-
zione con il valore realmente posseduto, in modo da rispon-
dere alla necessit di pagamenti a traffici sempre maggiori.
 Nel dicembre del 1473 il denaro tornese conteneva ormai
solo 8 centigrammi d'argento contro i 4 grammi della sua
comparsa. Sempre nel 1473 veniva emesso un nuovo pezzo il
grande grosso d'argento del valore di 26 tornesi.
 Genova, tra la fine del Xll e l'inizio del XIII secolo coni la sua
prima moneta d'oro equivalente a 12 denari d'argento, deno-
minata mezza quartarola, a cui segu l'intero o genovino.
 Nel 1252 Firenze coni la sua moneta d'oro, ilfiorino (San
Giovanni Battista sul recto e sul verso il Giglio). Fece seguito
il ducato di Venezia (recante sul recto il doge di Venezia e sul
verso il Cristo con il motto famoso: Sit tibi, Christe datus, quem
tu regis, iste ducatus).
 E necessaria a questo punto una precisazione: sul finire del
Xll secolo esistevano gi coniazioni in oro come quelle
dell'Italia normanna, derivanti per dal dominio arabo che
non aveva mai abbandonato il sistema aureo.
 A queste seguirono l'Inghilterra nel 1257, la Francia nel
1285, l'Ungheria nel 1308, la Boemia nel 1325 e cos via.
 Le denominazioni difiorino, genovino e ducato divennero si-
nonimi in quanto le loro caratteristiche di bont e di peso era-
no identiche. Il ducato divenne moneta internazionale al pari
dei traffici e dell'influenza di Venezia.
 La diffusione della nuova specie aurea non cancell tuttavia
definitivamente la moneta argentea dando in tal modo origi-
ne al nuovo corso storico definito bimetallismo.


n bimetallismo

 Tl bimetallismo comport la nascita di una serie di problemi,
primo fra tutti l'equivalenza tra i due metalli.
 Si cerc di stabilire un ragguaglio: a Firenze ilfiorino equiva-
leva alla lira d'argento (divenuta quindi moneta reale). A Ve-
nezia il ducato valeva due lire e otto soldi veneziani. Ma questi
rapporti non potevano essere garantiti costantemente nel
corso del tempo.
 I due metalli nobili non erano utilizzati al solo fine della
coniazione e il loro valore come merce era soggetto a flut-
tuazioni continue determinate dall'andamento della do-
manda e dell'offerta: un aumento dell'offerta dell'oro nel
XIV secolo determin ad esempio la sua svalutazione e in al-
tri momenti un afflusso d'argento rendeva continuamente
instabile il rapporto. La vita economica era cos caratteriz-
zata dal problema del cambio, creando enormi difficolt
per l'errata supposizione della costanza del rapporto dei due
metalli fissato per legge. I mercanti crearono da soli i corsi
delle monete sfuggendo alla politica dello Stato e al corso uf-
ficiale.
 Tali difficolt determinarono nuove emissioni e nuovi corsi
nei piccoli staterelli nell'intento di trovare una soluzione sia
pure transitoria. I sovrani cercarono di porre soluzione a tale
crescente confusione a tutela prevalentemente di quanti svol-
gevano i commerci, stabilendo periodicamente dei saggi delle
monete in circolazione con un prezzo di ragguaglio alla mo-
neta allora corrente nello Stato.
 Questi saggi venivano puWlicati per mezzo di bandi a cui segui-
rono addirittura guide o manuali numerosi in Italia e fuoril.

 I Questi manuali o guide costituiscono oggi la fonte pi autorevole per la numi-
smatica, per le informazioni certe sulla bont e il peso delle monete, nonch per il
loro aspetto esterno spesso deformato dall'incompetenza degli zecchieri e dall'atti-
vit della tosatura. Alcune monete catalogate rimangono a noi sconosciute.
           34                         STORIA DEI,LA MONETA

Tali prowedimenti potevano in qualche modo tutelare il cit-
tadino ma non arrestare del tutto l'attivit della falsificazione
(la pena pi grave era quella capitale, ma quasi mai applicata
perch i colpevoli erano gli stessi signori).
 Si giunse anche a proibire la circolazione di monete stranie-
re e addirittura a stipulare convenzioni per la reciproca circo-
lazione di monete a determinati corsi. La fabbricazione di
monete della stessa bont  un altro segno evidente delle dif-
ficolt dell'epoca. Gli esempi non mancano, come la conven-
zione tra Ravenna e Ancona del 1249 e quella di Cremona del
1254 (tra i Comuni di Bergamo, Brescia, Parma, Pavia, Pia-
cenza e Tortona). Si hanno notizie di casi analoghi anche in
Germania e nei Paesi Bassi.

III. La spinta all'oro del XV e XVI secolo





 A questo punto del nostro libro  necessario conoscere il
quadro economico e politico che si va delineando nel sud Eu-
ropa a cavallo tra il xv e XVI secolo, contraddistinto nella sto-
ria come l'epoca delle grandi scoperte geografiche di cui la ri-
cerca dell'oro  senza dubbio il fattore determinante.
 Esistono testimonianze risalenti addirittura al 1300 in cui ca-
pitani di fortuna genovesi, nel tentativo di sopperire alla ca-
renza dell'oro (per Genova il metallo aveva un valore esclusi-
vamente commerciale in quanto materia prima per la sua in-
dustria: fili d'oro, tessuti preziosi, gioielli per l'aristocrazia), si
awenturarono sulle coste africane alla ricerca di contatti di-
retti con i mercanti di quel continente (la scoperta di Lanza-
rote, isola delle Canarie, da un genovese, ne  la prova).
 Dopo il 1450 questi tentativi acquisirono le forme di soprav-
vivenza commerciale vera e propria. I traffici si spostarono a
ovest, da dove proveniva l'oro, segnando il declino di Venezia
prima e di Genova poi, a vantaggio delle nuove nazioni emer-
genti, la Spagna e il Portogallo, collocate in maniera strategi-
ca migliore per il controllo dei traffici.
 L'assoluta necessit di procurarsi oro per l'ir-ldustria spinse i
genovesi prima a Tunisi, poi a Tripoli, e ancora fino a Orano
e Honein nel Marocco. Il genovese Malfante esplor per la
prima volta il Sahara. Antonio Nol giunse in Gambia: per re-
perire polvere, lingotti e monete sudanesi a buon mercato.
 Ben presto Lisbona cominci ad affermarsi nei territori
dell'Africa occidentale suscitando forte rivalit con i genovesi,
che raggiunsero il culmine quando questi ultimi sancirono
un'alleanza con i musulmani.
 La presa di Ceuta (Marocco) da parte dei portoghesi turb
gravemente il precario equilibrio del commercio mediterra-
neo classico segnando il tramonto dell'epopea delle repubbli-
che marinare.                                                      5
 La conquista delle terre nuove dell'Africa e delle Americhe
fu senza dubbio determinata anche dalla crescente febbre
dell'oro. Molto probabilmente anche Colombo cercava l'oro
nelle sue Indie. Il mito dell'El Dorado mise in moto una gi-
gantesca macchina di conquiste a opera della Spagna e del
Portogallo.
 Sul finire del xv secolo l'oro raggiungeva Lisbona e Siviglia
al ritmo di circa 1000 kg annui. Tale afflusso senza precedenti
di metallo prezioso determin uno sconvolgimento dei prezzi
con tendenza al rialzo.
 Parallelamente ebbe inizio un processo di diminuzione del
valore dell'oro rispetto a quello delle merci, vale a dire un co-
spicuo aumento dei prezzi generali.
 Tale fenomeno sar oggetto di studio da parte di tutti i teori-
ci monetari: Hamilton verific nella sua teoria quantitativa
della moneta, che pi metallo c' in circolazione pi i prezzi
salgono, tracciando un grafico con la sovrapposizione della
curva dei prezzi alla quantit di metallo estratto. La connes-
sione  evidentissima, quasi un nesso meccanico.
 E vero che la rivoluzione dei prezzi tocc l'intera Europa,
ma  fuori di dubbio che i porti portoghesi e soprattutto spa-
gnoli (in particolare Siviglia) erano divenuti il motore trai-
nante del commercio mondiale e quindi una variazione incre-
mentativa del valore di una merce che dalla piazza di Siviglia
ben presto si sarebbe riflesso in altre piazze internazionali.

Le nuove scoperte di oro: chiarimenti

 Prima di procedere ad approfondimenti sull'importanza che
l'oro assume in questi secoli (e non solo) occorre prendere co-
scienza di alcuni aspetti. Non bisogna fare confusione tra oro
e moneta. L'oro  e rimarr una materia prima ed esiste
un'economia dell'oro non monetaria. Si pensi che tutto l'oro
estratto nel nostro pianeta fino al 1905, secondo Foville, am-
monta all'incirca al peso di un cubo di oro della dimensione di
10 metri di lato (tutto l'oro disponibile nel XVI secolo nel vec-
chio continente non avrebbe raggiunto gli 8 metri cubi) e di-
mostra come anche ritrovamenti di piccola entit possano

     LA SPINTA ALL'ORO DEL XV E XVI SECOLO               37

aver determinato sconvolgimenti nel mercato, ma soprattutto
che l'oro non ha mai potuto coprire il fabbisogno monetario
necessario alla circolazione. Per moneta (che non  quindi si-
nonimo di oro, ma che in determinate situazioni pu essere
ragionevolmente confuso con esso) si possono intendere tre
cose ben diverse, che abbiamo accennato in parte nei primi
capitoli:

 a. moneta merce: oggetto che possiede un valore mercantile
e rappresentato per eccellenza dall'oro;
 b. moneta segno:  un numero, priva quindi di un valore in-
trinseco e accettata secondo il suo valore nominale. La carta
moneta ne  un esempio attuale;
 c. moneta nome: in termine di valore e di conto. Rappresenta
il mezzo di pagamento corrente.

 L'oro ha rappresentato a lungo la moneta-merce pi maneg-
gevole e lo strumento pi consueto di pagamento. Come oggi
awiene per il dollaro o il marco, cos ieri era l'oro a essere ac-
cettato ovunque: da Venezia ad Amalfi, da Siviglia ad Ales-
sandria, dall'Inghilterra alla Scandinavia, da Terranova alla
Cina, dall'India al Giappone, dal Gabon alla Francia. Storia
dell'oro e storia della moneta sono sempre stati connessi.

L 'organizzazione portoghese e spagnola per il traffico dell'oro

 Abbiamo in parte esaminato le prime tappe della caccia
all'oro e i primi insediamenti portoghesi e spagnoli.
 Nel 1471 venne concesso a Franco Gomes l'appalto della
Sierra Leone (la Costa d'oro), con il compito di esplorare i
nuovi territori africani e i risultati non si fecero attendere.
Qualche anno pi tardi lo stesso Gomes entr nel consiglio
reale del Portogallo.
 Nel 1486 venne fondata la citt di San Giorgio da Mina, e fu-
rono aperte le agenzie di Axemi e Redes. Al loro interno si
svolgeva un particolare tipo di scambio: si offrivano agli indi-
geni vestiti, drappi, oggetti lavorati in metallo e vino in cam-
bio di oro. L'oro portoghese non proveniva quindi da miniere,
ma dallo scambio con mercanti di territori interni (Alto Vol-
ta), che trasportando via fiume i carichi giungevano sulla co-
sta. La merce veniva controllata all'arrivo della caravella a de-
stinazione e l'oro, cos importato, prendeva la via della zecca.
Fiorenti erano anche le frodi e i traffici paralleli: tra il 1504 e
il 1545 la media degli arrivi di oro da Mina ammontava a poco
pi di 400 kg annui che, sommati a quelli provenienti dalla
Sierra Leone, Gambia, Senegal, Mauritania, Marocco, costi-
tuivano un ammontare complessivo di 700 kg.
 Le antiche potenze commerciali del Mediterraneo doveva-
no piegarsi davanti alla moneta forte e stabile del Portogallo
(il cruzado mantenne la stessa quantit d'oro per quasi un se-
colo), tanto che il suo re verr definito re dell'oro. Per ironia
della sorte qualche decennio dopo sar definito re del pepe. I
portoghesi infatti raggiunsero le Indie circumnavigando l'Africa
e vi stabilirono alcune agenzie iniziando a monopolizzare i
traffici delle spezie, che risultavano molto pi a buon merca-
to, senza l'intermediazione degli arabi e degli ebrei.
 Contemporaneamente la Spagna, superata la crisi della pe-
stilenza e riunificata la corona, cominci a vantare diritti di
conquista a partire dalla presa di Granada, profittando della
crisi del regno islamico.
 Le scorrerie dei conquistatori spagnoli non si fecero atten-
dere, invadendo tutto il Maghreb. L'avanzata spagnola si ca-
ratterizz per i suoi aspetti feudali che saranno esportati an-
che nelle Americhe. In caso di conquista la sovranit spettava
al re, le signorie al duca, ma quel che pi conta, il beneficio ai
soldati. In questo modo caddero in mano spagnola Alcazar-
quivir, Melilla e tutte le localit del Marocco.
 Questo fenomeno ci porta ad affermare che la scoperta di
Colombo non fu un caso (Granada cade nel 1492), bens un
evento eccezionale, frutto dei tempi, degli studi e delle ener-
gie umane.
 La Spagna cercava cos di raggiungere il Portogallo sia da
ovest che da est e la sete dell'oro, del profitto, delle spezie co-
stituiva il movente principale. In fondo storia della moneta e
storia della civilt non sono cos distanti.

 Colombo e l'oro

 Il progetto di Colombo fu respinto dai portoghesi, che erano
convinti di possedere gi, oltre la via dell'oro anche quella
delle spezie. Se il pensiero del genovese era molto autorevole,
data l'esperienza che aveva acquisito sui mari, esso era poco
inteso da Lisbona (in anticipo su di lui) e incompreso dagli in-
glesi e dai francesi (in ritardo).
 Restava la Spagna, ben disposta a viaggi rischiosi, che pro-
mettevano eccellenti ricompense in oro. Questo conferma le
conclusioni appena esposte: la scoperta di Colombo fu un fat-
to sicuramente di natura economica. Anche se la Corona spa-
gnola era sensibile a impulsi di natura spirituale, l'idea di rea-
lizzare una grande missione via mare nasceva soprattutto dal-
la volont di colonizzare e sfruttare.
 Gli indiani usavano l'oro per farne monili. Pierre Chaunu
stima che nel giro di due anni i colonizzatori assorbirono tutto
l'oro accumulato in millenni dagli indigeni e iniziarono lo
sfruttamento dei ricchi giacimenti. Questa azione di sfrutta-
mento fu denominata il ciclo dell'oro delle isole. Le popo-
lazioni del luogo, gi distrutte dalle epidemie, venivano schia-
vizzate per lavorare senza sosta nelle miniere e nei giacimenti.
 Dopo il 1500 il totale di oro estratto dalle miniere delle
Americhe ammontava a pi di 500 kg l'anno. Successivamen-
te dal 1530 fino al 1560 raggiunse 4000 kg l'anno. Contempo-
raneamente l'argento diventava sempre pi importante. Si
stima che dopo il 1560 l'oro ammontasse soltanto al 15 per
cento degli arrivi in argento.
 Il luogo principale di destinazione dei metalli preziosi ame-
ricani era Siviglia, dove il carico d'oro veniva scambiato con
prodotti manifatturieri.
 La contrattazione era organizzata dalla Casa de la contrac-
tation (una specie di Borsa dei nostri giorni) dove l'area del-
le grida dei mercanti era rappresentata dai gradini della catte-
drale.
 Ma chi finanziava le spedizioni? Riportiamo un sonetto
dell'epoca, opera di Quevedo, che ci da un'idea originale dei
flussi monetari e reali del XVI secolo.

Poderoso caballero es Don Dinero:
nace en las Indias honrado,
donde el mundo le acompana
viene a morir en Espatia
yest en Gnova enterrado.l

 l Possente signore  Don Denaro: / nasce onorato nelle Indie, / dove il mondo l'ac-
compagna, / viene a morire in Spagna / ed  sepolto a Genova.
          40                         STORIA DELLA MONETA

 Le spedizioni venivano finanziate da abili commercianti di
Genova (i Centurione, i Doria, gli Spinola) che praticavano il
prestito marittimo, ma non mancavano banchieri fiorentini e
veneziani. Continuando il nostro corso storico delle conqui-
ste, assistiamo sul finire del xvl secolo alla diminuzione
dell'importanza dell'oro proveniente dalle colonie portoghesi
di Mina a vantaggio della Monomotapa, vale a dire le attuali
zone aurifere pi ricche del mondo, quelle della Rhodesia e
del Transvaal. Anche gli arabi nel frattempo avevano raggiun-
to le coste orientali dell'Africa, trasportando oro in carovane
fino al Mediterraneo. Questa volta per l'oro portoghese rag-
giungeva l'India, dove veniva trasformato in moneta presso
Goa e gli utili che raggiungevano Lisbona ammontavano solo
a una piccola parte rispetto a quelli realizzati dai signori che
legavano rapporti di scambio con l'India, l'Indostan e il Dek-
kan.
 Nelle Americhe iniziavano gli sfruttamenti dei giacimenti
del Per, del Messico e del Venezuela.
 Una citazione a parte meriterebbe Potos, localit del Per,
vero specchio del capitalismo moderno.
 Nel XVII secolo la Spagna perse posizioni strategiche impor-
tanti sui territori americani a tutto vantaggio degli inglesi,
olandesi e francesi.
 Frequentissimi erano i saccheggi a opera di inglesi e francesi
che prendevano di mira le navi cariche di tesori provenienti
dalle Americhe. Tali scorrerie, inizialmente finanziate dai
privati, ricevettero ben presto una copertura politica dalla
Corona inglese rappresentata dalla regina Elisabetta I.

L 'egemonia dei finanzieri intemazionali

 La quantit di metallo che raggiungeva Siviglia veniva pro-
porzionalmente divisa per 3/4 ai privati e 1/4 al re.
 Quest'ultima parte era riversata immediatamente negli altri
paesi europei a copertura dei cospicui debiti contratti dalla
Corona (il tesoro pubblico assumeva debiti di ogni sorta con-
siderando che Carlo v era sovrano anche dei Paesi Bassi, Au-
stria, Italia e Germania).
 Come abbiamo in parte accennato nei paragrafi precedenti i
traffici erano finanziati da banchieri tedeschi e genovesi che

      LA SPINTA ALL'ORO DEL XV E XVI SECOLO               41

esercitavano il loro controllo sia sui privati, sia sulla Corona. I
prestiti contratti dalla Spagna assumevano la forma di titoli di
emissione (gli antenati dei nostri BOT) a interesse fisso, chia-
mati juros. I banchieri in grado di fornire questi prestiti entra-
vano in stretto rapporto con i sovrani, a volte stabilendo degli
asientos (trattati) che fissavano reciprocamente diritti e dove-
ri. Le compagnie finanziarie fiorivano, riuscendo a control-
lare lo sfruttamento di territori, miniere, forniture militari,
equipaggiamenti di flotte con il sistema degli asientos che di
fatto divennero operazioni di credit.
 Il tesoro americano costituiva la garanzia reale e ben presto
si rivel insufficiente dinanzi ai tassi di interesse richiesti, an-
che perch buona parte del minerale estratto era oggetto di
contrabbando che riusciva a sfuggire ai controlli.
 Alcuni dati in nostro possesso ci segnalano che i tassi varia-
rono dal 17,6% del 1520 al 48,8% annuo nel 1556. Il debito
estero contratto divenne incontrollabile a vantaggio degli
stranieri.
 Ci giustifica anche alcuni sequestri di metallo destinato ai
privati e le fortissime imposte praticate in Spagna.
 Il debito si traduceva in esportazione massiccia di moneta at-
traverso concessioni di licenze di espropriazione.
 L'argento in questo periodo era relativamente abbondante
in Spagna e attraverso il porto di Siviglia veniva tradotto a Ge-
nova, per poi essere redistribuito sulle altre piazze internazio-
nali dell'Europa.
 I genovesi avevano ben compreso i vantaggi che si potevano
acquisire tramite il commercio con la Spagna. Si esportavano
prodotti manifatturieri italiani (relativamente a buon merca-
to rispetto a quelli spagnoli vista l'elevata inflazione) che
avrebbero preso la via delle Indie in cambio di metalli prezio-
si. La merce veniva pagata in monete d'argento, molto sotto-
valutate in Spagna per via della sua abbondanza (giacimenti
americani).
 La bancarotta del 1557 dei creditori di Carlo v consolid le
posizioni dei genovesi che finanziavano la Corona spagnola
con gli asientos, poi rivenduti immediatamente ai risparmia-
tori spagnoli. Lo stesso Filippo II si rese conto della potenza fi-
nanziaria che Genova stava assumendo e oper tentativi di
revisione degli asientos. Ma sotto la minaccia di finanziamenti
alla rivolta fiamminga cedette alle pressioni. Cos il flusso di
argento e di oro finiva per trasferirsi realmente nel porto di
Genova.
 Quali furono gli effetti di un afflusso cos massiccio verso
l'Italia di valuta in metallo? Parte di questo denaro, control-
lato da poche potentissime famiglie, era destinato ai merce-
nari della guerra delle Fiandre. I profitti erano elevatissimi
(come abbiamo visto destarono le preoccupazioni della Coro-
na di Spagna per le dimensioni eccezionali che andavano as-
sumendo), derivanti dalle rendite degli asienios, dalla specu-
lazione sull'argento e dalle esportazioni dei preziosi manufat-
ti genovesi: grano, cuoio, lana, in cambio di drappi d'oro, vel-
luti, seta, carta e armi.
 La Spagna era per l'Italia quello che l'America era per la
Spagna. Un territorio di conquista insomma, e gli effetti furo-
no disastrosi per l'economia sul finire del XVI secolo.

Le mutazioni monetarie

 Abbiamo gi visto alcune problematiche del bimetallismo, e
le difficolt di mantenere stabile il corso in un sistema mone-
tario fondato su due metalli. Il rapporto veniva stabilito con
atto del sovrano in funzione della moneta di conto. In realt il
rapporto legale non coincideva con quello che veniva a stabi-
lirsi nel mercato dei due metalli. L'oro e l'argento non servi-
vano soltanto per la coniazione, ma erano utilizzati come ma-
teria prima per oggetti di oreficeria il cui impiego era sicura-
mente pi elevato rispetto ai precedenti periodi (facendo ec-
cezione per gli impieghi industriali), perch considerati mezzi
di conservazione di valori.
 Va anche messo in rilievo che il corso dei metalli sub le leggi
dei mercati internazionali. Si aggiunga infine che l'oro e in
parte l'argento venivano prodotti da paesi al di fuori dell'Eu-
ropa; e quindi, il mercante di Siviglia o di Norimberga aveva
la facolt di rivolgersi a pi zecche e ottenere condizioni pi
favorevoli.
 Se ne deduce che il corso commerciale dei metalli era estre-
mamente variabile e si operava su uno stock assai meno ab-
bondante di oggi. La scoperta di una nuova miniera, olo sca-
rico d'oro di una caravella proveniente dall'Oriente era suffi-
ciente a far variare il corso in maniera sensibile. Le relazioni
economiche si determinavano quindi con la non coincidenza
fra il valore commerciale e quello legale dei due metalli e po-
teva accadere che il corso fosse volutamente differente per via
delle diverse politiche monetarie dei rispettivi sovrani, spesso
alla merc dei mercanti (citiamo ad esempio, il tentativo dei
mercanti lombardi, importatori d'oro, di rialzare il suo corso
legale dell'oro con l'aiuto di Filippo il Bello).
 La moneta coniata nel metallo sottostimato aveva tendenza
a fuggire verso altre piazze straniere e il mercante accorto po-
teva lucrare sul cambio favorevole a danno della politica mo-
netaria di quel paese. Tale fenomeno fu generale. Gli uomini
del XVI secolo ritenevano che il rapporto tra oro e argento do-
vesse essere costante. Di fatto esso si aggirava intorno a 12
creando un senso comune di rapporto ideale. La variabilit
del rapporto nel breve termine era in funzione dell'abbon-
danza o della scarsit dei due metalli, nel lungo termine in
funzione del costo di produzione. Ne abbiamo gi accennato
ampiamente nelle pagine precedenti. A seconda delle condi-
zioni del mercato cresceva l'interesse ad accumulare l'una o
l'altra moneta in relazione alle quotazioni ufficiali, a seconda
che queste soprawalutassero o sottovalutassero i rapporti.
 In fondo, quello che accade oggi, negli scambi delle valute
internazionali,  molto vicino a quello che succedeva qualche
secolo fa Se all'inizio del XVI secolo l'oro era pi abbondante
in Spagna che in Francia e viceversa l'argento, lo speculatore
trasferiva l'oro in Spagna e l'argento in Francia. Cos l'operato-
re francese, che aveva gi la tendenza a esportare il suo oro,
cominci a farlo in misura ancora maggiore in cambio di ar-
gento.
 L'unica soluzione alla fuga dell'argento o dell'oro in un pae-
se, per effetto delle diverse valutazioni, era un decr, cio un
editto con il quale veniva imposto al pubblico di riportare alla
zecca le vecchie monete scambiandole con quelle del nuovo
corso. Non vogliamo entrare in dettagli tecnici riguardo alle
speculazioni che cos venivano a crearsi, ma certamente esse
caratterizzarono un'epoca, dove l'instabilit, oggi tanto te-
muta nei mercati finanziari internazionali, era all'ordine del
giorno.
 Nel tentativo di assicurare una stabilit dei prezzi, il deputa-
         44                         STORIA DELLA MONETA

to Jean Bodin sostenne che era necessario coniare tutte le
monete in una zecca unica, valida per tutta la Francia, cercan-
do di far corrispondere il contenuto intrinseco al valore nomi-
nale. Dal 1577 al 1602 il valore dello scudo-sole era fissato a 65
soldi anzich 60, vale a dire una svalutazione dell'8%: una sta-
bilir straordinaria, considerando l'epoca.
 Lo stesso Bodin capiva che la causa principale, se non l'uni-
ca, delle variazioni dei prezzi in aumento era l'abbondanza di
oro e di argento.
 Qualche anno pi tardi autori come Sully in Francia e Serra
in Italia sostennero che l'oro e l'argento non costituivano di
per s ricchezza. Era necessario produrre per attrarre il me-
tallo: agricoltura, industria e allevamento - sostenevano -
erano la vera ricchezza di una nazione, come pi tardi confer-
mer anche Smith.

 Indebolimenti e rafforzamenti

 Spiegheremo ora come e perch le monete potevano inde-
bolirsi e rafforzarsi cos rapidamente. Partiremo dal principio
che la moneta cattiva scaccia quella buona. Il lavoro dei co-
siddetti tosatori, cio coloro che tosavano (limavano) le
monete al fine di privarle del contenuto originario del metal-
lo, aveva origini antiche. Le tecniche di coniazione non erano
ancora state perfezionate e tale attivit poteva essere facil-
mente svolta, contribuendo costantemente a far retrocedere
il valore intrinseco.
 Solo dopo il 1551, con la moneta perfettamente tonda, e dal
1685, con la scanalatura e la scrittura protettrice sul bordo
venne debellata la tosatura2.
 Ci informa Gresham che, ai tempi del Colbert, tanto per fare
un esempio, il pezzo d'argento di quattro soldi veniva, per cos
dire, scacciato, dalle monete straniere in circolazione di te-

 2 La riduzione delle contraffazioni sul finire del xvlll secolo e il perfezionamento
delle tecniche di coniazione dei metalli per opera di zecche centrali, con impianti
costosi e all'avanguardia, ebbero il merito di debellare la falsificazione: le monete
quasl perfette assumevano oltre che un valore intrinseco e legale, anche uno artisti-
co. Le zecche della Francia, della Toscana, del Vaticano e di altri Stati ebbero alle
loro dipendenze artisti veramente di alto livello fino al XVI secolo. Nel XVIII secolo
per la rotondit perfetta, una certa anonimit artistica e le semplici figurazioni di-
verranno le caratteristiche principali della moneta.

     LA SPINTA ALL'ORO DEL XV E XVI SECOLO               45

nore pi basso o da quelle dei feudatari che continuavano a
mantenere il diritto di coniazione.
- Alle frontiere accadeva quindi che la buona moneta france-
se venisse scambiata con monete straniere pi deboli, lascian-
do queste ultime in circolazione, visto il pari corso legale.
 La fuga della moneta forte rispetto a quella debole fu una
delle cause del fallimento della riforma monetaria di Carlo v,
che si fondava sulla moneta buona. La riforma fall anche per
opera dei falsari. Sul principio di Gresham una conclusione 
d'obbligo: l'esistenza di un focolaio di moneta debole rischia
di tirare verso il basso tutte le altre monete.
 Tra le cause degli indebolimenti vi  anche l'aumento dei
mezzi di pagamento in circolazione. Per effetto diretto i prez-
zi tendono ad aumentare.
 L'indebolimento giocava invece a favore dei debitori e di
conseguenza del re. E chiaro che quest'ultimo procedeva
quindi a una mutazione del corso e, dal momento che gli inde-
bolimenti avevano il soprawento, i debitori di rendite ne rica-
vavano il profitto principale.
 Il rafforzamento consisteva in un aumento del valore metal-
lico dell'unit di conto e spesso si rendeva necessario per tro-
vare soluzione a tempeste valutarie: si tramutava allora in una
diminuzione dei mezzi di pagamento, vale a dire in una defla-
zione.
 Al contrario degli indebolimenti, i rafforzamenti favorivano
senza dubbio i creditori, i grandi mercanti e anche il re quan-
do poteva permettersi di non indebitarsi: e questo nella ma-
niera pi normale e cio attraverso la riscossione delle impo-
ste.
 Anche i salari erano pagati in moneta fissa, ma all'atto del
rafforzamento interveniva, se necessario, una loro diminu-
zione.
 Con il passare dei secoli l'alternanza dei rafforzamenti e de-
gli indebolimenti sono andati sempre a vantaggio di questi ul-
timi per alcune ragioni fondamentali che possiamo cos rias-
sumere:

- adeguamento del rapporto legale a quello commerciale;
- necessit di aumentare i mezzi di pagamento;
- necessit del re quando questo aveva contratto grossi debiti;
- deprezzamento spontaneo.

 Il tutto pu essere ricondotto a una conclusione: l'economia
crescente ai ritrni esponenziali fa in modo che i mezzi moneta-
ri metallici si rivelino alla lunga insufficienti alle esigenze dei
mercati. Ogni quantit aggiuntiva d'oro veniva subito contesa
dal mercato e a eccezione dell'importazione di oro america-
no, il vuoto si rivelava incolmabile. Lo stock di risorse auree e
argentee diventava fisso e il contenuto intrinseco doveva ne-
cessariamente diminuire. Soltanto sul finire del XVIII secolo
con lo sviluppo del credito (grazie al nuovo ingresso nel mer-
cato dei metalli delle miniere del Brasile e poi del Sud Africa)
Sl riusc ad arrivare a un'abbondanza di mezzi monetari e
quindi a una stabilit. Un merito particolare in tal senso va
ascritto alla diffusione dello strumento della cambiale.

IV. La moneta nell'et capitalistica





L'ascesa dell'Olanda e la nascita della Banca diAmsterdam

 Abbiamo analizzato i motivi del tramonto dell'economia
spagnola che ha ceduto il passo alla potenza olandese. E di-
mostrato che il capitale accumulato in Olanda intorno alla
met del XVII secolo abbia raggiunto tutto quello del resto
dell'Europa messo insieme.
 Al contrario di quello spagnolo, il capitalista olandese inve-
stiva in attivit produttive: i metodi agricoli applicati erano i
pi avanzati del mondo (come tutt'oggi) e tra il 1670 e il 1680
l'industria tessile raggiungeva il suo apogeo.
 Nello stesso secolo le Province Unite disponevano della
pi grande compagnia specializzata nel commercio a lunga
distanza (l'Oost Indische Kompagnie) e grazie alla pi
grande flotta allora esistente solcavano gli oceani di tutti i
continenti. Si pensi che soltanto con i noli marittimi gli olan-
desi potevano assicurare l'attivo della loro bilancia com-
merciale.
 In questo quadro storico si inserisce la nascita della prima
banca nazionale.
 In virt della loro potenza commerciale le Province Unite
importavano metalli preziosi di ogni tipo, trasformandoli in
moneta internazionale (negotie penningen). Fatto notevol-
mente importante  che il paese adottava due sistemi moneta-
ri: il primo basato sulla moneta internazionale per gli scambi
con l'estero; il secondo, per uso interno, basato su una moneta
a basso contenuto intrinseco che incoraggiava le esportazioni.
 Nessuna disposizione di legge limitava l'uscita di monete o
di metalli preziosi (per i mercanti olandesi l'oro era comun-
que una merce) e lo spirito di libert che si respirava costitui-
va il cardine della superiorit olandese. La nascita della Ban-
         48                         STORIA DELLA MONETA

ca di Amsterdam  datata 1609. Alle sue origini, essa ebbe la
funzione di una banca di depositi e non di credito. Accettava
qualsiasi somma rilasciando una lettera di cambio garantita
contro ogni tipo di sequestro. I suoi profitti erano basati sulle
speculazioni prodotte dal cambio.
 Solo sul finire del secolo comparvero le prime operazioni di
credito: si concedevano interessi sui depositi facendo affluire
ogni sorta di capitali internazionali e le transazioni commer-
ciali non dovevano pi necessariamente essere prodotte in
metallo, ma mediante lettere di credito. Nonostante la san-
guinosa guerra condotta dai francesi contro le Province Uni-
te, la Banca di Amsterdam continuava a fare fede ai suoi im-
pegni, garantendo il pagamento di qualsiasi transazione. Di-
vent cos la banca pi sicura del mondo.
 Solo con l'ascesa di Guglielmo d'Orange al trono d'Inghilter-
ra si assistette alla caduta del ruolo internazionale che aveva
fatto dell'Olanda quello che Venezia era stata nel Medioevo.
 I metalli preziosi arrivavano ad Amsterdam con un flusso
pi o meno costante, soprattutto alla fine di una guerra o di
una sommossa che tratteneva nelle colonie i proventi dello
sfruttamento delle popolazioni e delle miniere. Il ruolo fon-
damentale che assumeva la banca era quello di stabilizzatrice
dei mercati internazionali. Un imponente afflusso d'oro o
d'argento, infatti, se immesso direttamente nella circolazione,
avrebbe causato gli effetti di un forte sconvolgimento dei
prezzi (come abbiamo visto nel xvl secolo). Per evitarlo, i me-
talli venivano depositati in cambio di interessi molto modesti
e in attesa che le condizioni di mercato divenissero pi favore-
voli per la vendita, incoraggiando cos gli speculatori.

La Banca d'Inghilterra

 Sul piano marittimO e internazionale, l'Inghilterra si affer-
m come potenza sul finire del xvll secolo. Fu allora che essa
pose i fondamenti del sistema monetario mondiale: da nazio-
ne corsara divent mercantile e tra il 1610 e il 1640 il suo com-
mercio si era gi decuplicato.
 Il XVII secolo rappresent, secondo alcuni, la prima rivolu-
zione industriale in quanto in Inghilterra la produzione di car-
bone non aveva un'importanza soltanto locale, ma comincia-

      LA MONETA NELL'ETA CAPITALISTICA                  49

va ad alimentare officine di primo stampo industriale. I capi-
tali richiesti per tali investimenti cominciavano a essere in-
genti. Per esempio, una birreria londinese del XVII secolo do-
veva richiedere un capitale di 25.~00 sterline contro le 10.000
del xv secolo.
 Senza soffermarsi sui segnali premonitori della rivoluzione
industriale e del moderno capitalismo,  interessante notare
che il potere dei mon~yed-men1 prende il soprawento sui
conded-men2.
 La costituzione della Banca d'Inghilterra risale al 1694.
All'inizio il problema che essa era chiamata a risolvere era lo
stesso postosi alla Banca di Amsterdam: contrastare i disordi-
ni monetari tipici del secolo.
 I mercanti depositavano i loro tesori (monete) in metallo
prezioso presso gli orefici in cambio di ricevute di deposito:
queste si affermarono ben presto come mezzo di pagamento
risolvendo l'annoso problema di trasportare l'oro.
 Ci aweniva, come abbiamo visto, anche presso la Banca di
Amsterdam.
 Da un punto di vista monetario il ruolo delle banche era
quello di cambia-valute ma, per il principio di Graham, esse
utilizzavano per il commercio internazionale le monete mi-
gliori, reimmettendo quelle peggiori sul mercato interno (de-
liberatamente tosate). Speculavano cos sul valore relativo
dell'oro e dell'argento e non esitavano a fonderli per lucrare
sull'argento soprawalutato in altre piazze, essendosi accorti
che non tutti i depositi venivano ritirati contemporaneamen-
te: potevano cos permettersi di concedere larghi crediti.
 Il sistema affermatosi, nel corso della guerra contro la Fran-
cia, non riusciva per a essere del tutto soddisfacente per i
mercanti e per la Corona. I primi venivano accusati di essere
usurai, tosatori e insolventi, la seconda richiedeva prestiti
troppo elevati.
 I mercanti costituirono cos una moderna societ per azioni
per prestare denaro al re e finanziare la guerra. Per i propri
creditori la banca emetteva biglietti utilizzabili come mezzi di
pagamento.

 I Uomini per i quali il denaro  la preoccupazione principale.
 2 Uomini il cui interesse principale  la terra.
          50                         STORIA DELLA MONETA

 Se si vuole fare la comparazione con la banca gemella olan-
dese  necessario sottolineare che la Banca d'Inghilterra fu
sin dall'inizio pi moderna intermini attuali. La prima funge-
va prevalentemente da cassa depositi.
 Contemporaneamente all'emissione del primo prestito alla
Corona, segu una svalutazione consistente dello scellino che
pass, nel corso di un anno, da 20 scellini per ghinea d'oro a 30
scellini, determinando una conseguente sfiducia nel mercato,
in buona parte dovuta alla presenza massiccia di cattiva mo-
neta. Era indispensabile un atto della Corona che modificasse
il corso legale della moneta. Fu necessario ricorrere al rime-
dio classico: ritirare tutte le monete per poi rifonderle in mo-
neta nuova, vale a dire far corrispondere il valore estrinseco a
quello intrinseco.
 In questo caso per lo Stato si sarebbe assunto l'intero onere
della differenza svalutata. La controversia fu resa celebre per-
ch a essa segu la secolare stabilit della sterlina e del suo col-
legamento alla base aurea. John Locke, affermato filosofo e
attivo politico, argoment la svalutazione nel fatto che 77
scellini (corrispondenti al valore di mercato di un'oncia d'ar-
gento) non pesavano pi di 62 scellini normali (o meglio nuo-
vi di zecca). Lo Stato inglese ritir tutta la cattiva moneta e la
perdita fu di 2.700.000 sterline, in parte riassorbite con la ri-
scossione di imposte in buona moneta.
 A ben guardare la tosatura della moneta non avrebbe potuto
provocare una svalutazione del 50~o (era necessario ridurre
per limatura met della moneta stessa) e la ragione andava
piuttosto addebitata alla diffusione dei mezzi di pagamento
cartacei.
 Per effetto delle nuove monete il contenuto di argento risul-
tava aumentato e l'oro, fino ad allora sottovalutato, divenne
pi quotato che nel resto d'Europa. Il risultato che ne conse-
gu, per altro senza volerlo, fu un afflusso massiccio di oro dal
continente. In questo modo l'Inghilterra trasform il suo si-
stema in un sistema monetario a base aurea.
 Intanto prendevano larga diffusione le Bank bills, attestazio-
ni di debito della banca a fronte di un deposito fruttifero di in-
teresse; le running-cash-notes, banconote al portatore garanti-
te da un deposito metallico e rimborsabile immediatamente,
e infine effetti a corso forzoso come gli attuali biglietti di ban-

       LA MONETA NELL'ETA CAPITALISTICA                  51

ca. In questo modo il credito fu favorito cDn ogni mezzo, costi-
tuendo il volano dell'economia inglese.
 Occorre sottolineare che nei primi anni del XVIII secolo il
Portogallo era sotto l'influenza dominante dell'Inghilterra e
che questo periodo coincise con la scoperta di nuove risorse
aurifere nel Brasile dalle quali gli inglesi trassero i maggiori
benefici.
 E opportuna in questa sede una descrizione sommaria della
condizione del Brasile agli inizi del 1700. L'economia brasilia-
na era costantemente in crescita e il principale prodotto di
esportazione eralo zucchero. Ma dopo la sconfitta degli olan-
desi nel 1657, questi (soprattutto i conversos, cio gli ebrei
emigranti) diffusero piantagioni di canna da zucchero in con-
correnza.
 Il Portogallo assumeva una veste di intermediario nei traffici
che di fatto si svolgevano tra questo paese e l'Inghilterra, an-
che in virt di trattati economici. L'aumento relativo dell'oro
in quell'epoca (come abbiamo visto, soprawalutato in Inghil-
terra) determin un intensificarsi delle ricerche nei territori
inesplorati (la costa aveva fruttato poco o nulla). I nuovi
esploratori furono denominati Paulistas e nel 1673 Fernaos
Dias Pais organizz la pi grande spedizione alla ricerca di
oro e di diamanti che dur sette anni. Egli mor quando arriv
alle porte dei giacimenti della regione di Minas Gerais dove
comunque awi lo sfruttamento dell'oro brasiliano dando
vita a una nuova corrente migratoria dall'Europa verso il Bra-
sile, per altro contrastata in tutti i modi dagli stessi Pauli-
stas.
 L'Inghilterra, in virt del suo surplus commerciale, era la
piazza di destinazione di tutto questo oro (un po' come acca-
deva per Genova con i suoi traffici con la Spagna). Tutto que-
sto comport nuovi sconvolgimenti valutari: tra il 1694 e il
1727 si riusc a coniare 14.000.000 di sterline d'oro, l'equiva-
lente dei precedenti 140 anni.

Tentativi di stabilizzazione monetaria

 Le catastrofi monetarie, come pi volte sottolineato, erano
l'incubo degli operatori economici. La Spagna ne fu un caso
eclatante.
            52                         STORIA DELLA MONETA

 Si assistette per tutto il xvlI secolo alla diffusione del biglio-
ne, meglio conosciuto come moneta nera, in puro rame im-
portato dalla Scandinavia: tra il 1660 e il 1680 il 95~o della mo-
neta circolante era in questo metallo. La svalutazione fu cos
consistente che furono necessarie enormi quantit di moneta
per pagare le merci. A nulla valsero alcuni tentativi di restau-
razione e di ritiro del biglione per assicurare una relativa stabilit.
 Dopo il ritiro massiccio del biglione e la coniazione di piccole
monete d'argento con valore nominale uguale a quello di mer-
cato si assistette a una relativa stabilit fino al 1690.
 Sul finire del secolo anche la Spagna, sull'esempio dell'Olan-
da, cominci a coniare due tipi di moneta, una a valenza inter-
nazionale e una per gli scambi interni.

n ruolo della circolazione cartacea nel 1700

 In Francia furono create delle banche a carattere nazionale
che a poco a poco assunsero il compito di controllare la poli-
tica monetaria. Nel 1776 fu creata la prima Banca di Sconto a
sostegno del commercio.
 Essa poteva praticare, oltre lo sconto sugli effetti commer-
ciali, il commercio di metalli preziosi e delle monete estere ed
emettere biglietti pagabili a vista: fu l'inizio della diffusione
della circolazione cartacea. Di fatto questo tipo di banca, che
fu antecedente alla vera Banca di Francia, praticava credito a
buon mercato, ma il suo controllo era strettamente privato
(arricchiva finanzieri svizzeri per i debiti assunti dallo Stato
francese nelle guerre nel continente americano). Dal canto
suo, la Banca d'Inghilterra aumentava il suo privilegio di sol-
vibilit, continuando a detenere il monopolio di emissione di
biglietti pagabili a vista, ormai considerati dai mercanti come
mezzi di pagamento equivalenti alla moneta.
 Il 1745 rappresent una data storica per il biglietto di banca
e la sua definitiva affermazione: una crisi dinastica, su minac-
cia degli Stuart, provoc il panico nella piazza di Londra e
solo con l'intervento dei mercanti della citt si evit la banca-
rotta. Perfettamente consapevoli della necessit del credito
dalla banca e dell'impossibilit di convertire in moneta tutti i
biglietti di banca emessi, i mercanti si impegnarono a non ri-
fiutare il pagamento delle merci in biglietti.

LA MONETA NELL'ETA CAPITALISTICA

 Un'ulteriore affermazione fu la disposizione del 1773 che
prevedeva la pena di morte per i falsificatori dei biglietti.
 La rivoluzione finanziaria londinese ben presto tocc il Gal-
les e la Scozia con un proliferarsi incontrollato di piccoli ope-
ratori del credito. Nel 1776 Smith pubblicava la sua opera Ri-
cerche sopra la natura e le cause della riccheza delle nazioni,
dove affermava che l'errore fondamentale dei mercati consiste-
va nella confusione tra ricchezza e monete, questo determinava
la naturale tendenza a confondere anche la moneta cartacea.
 Ecco dunque una chiara enunciazione del fatto che la mone-
ta  uno strumento di pagamento piuttosto che una ricchezza.
 E semplice intuire che la totalit dei biglietti emessi non cor-
rispondeva a una reale copertura in oro, il che determinava
una trasformazione del sistema economico reale in sistema
del credito, trasformazione che fu alla base della rivoluzione
economica inglese.
 E tuttavia necessario sottolineare che nel 1780 la circolazio-
ne cartacea rappresentava ancora il 10% della moneta. Ci
nonostante lo stesso Smith defin la relazione causa-effetto
tra lo sviluppo del sistema bancario (e la diffusione dei crediti
circolanti) e la crescita economica.
 Lo sviluppo vertiginoso della crescita economica spingeva
un numero sempre maggiore di imprese a contrarre prestiti,
ci si traduceva in una concorrenza sempre pi agguerrita che
comportava un livellamento sostanziale dei profitti. Sul finire
del 1700 la crisi commerciale e i continui fallimenti determi-
narono l'adozione da parte della Banca d'Inghilterra del pri-
mo strumento di politica monetaria: quando l'oro iniziava a
scarseggiare sulla piazza (preannuncio di crisi) la reazione
che ne derivava consisteva in un'immediata restrizione del
credito. Al contrario, non appena si constatava un aumento di
circolazione dell'oro riprendevano le emissioni di biglietti e di
prestiti.

La situazione monetaria nella Rivoluzione francese

 Sul finire del XVIII secolo l'Europa fu invasa da un nuovo af-
flusso di metalli preziosi (argento), provenienti in particolare
dal Messico, che determin violente distorsioni monetarie ac-
centuate da continue guerre per il controllo dei traffici.
 La Spagna aveva in qualche modo risolto il problema delle
inflazioni prodotte dalle guerre con emissioni di vales, vale a
dire biglietti garantiti con arrivi successivi di metallo in epoca
di pace. In Francia, invece, la Rivoluzione sar conseguenza
della congiuntura economica verificatasi e degli squilibri so-
ciali che questa aveva determinato. Il cattivo raccolto del gra-
no del 1788 fece giungere, l'anno dopo, il prezzo dello stesso a
valori eccezionali.
 Nel 1789,11 milioni di francesi si trovavano al limite della po-
vert: era la Rivoluzione. Si cerc di trovare una rapida solu-
zione politica e sociale attraverso la confisca dei beni del clero.
 Questa misura pose un problema di ordine economico: al
momento nessuno poteva permettersi di acquistare tali beni,
neanche lo Stato che era gi indebitato; vennero allora emessi
degli assegnati, vale a dire dei titoli fruttiferi che rappresen-
tavano quota parte delle future vendite.
 Alla sua prima emissione originaria l'assegnato era un titolo
fruttifero (5% di interesse fisso annuale) di grosso taglio. In
seguito con la soppressione dell'interesse annuo e l'emissione
di tagli pi piccoli, si tent di consentire anche ai meno ab-
bienti di acquistarne, trasformandolo in moneta cartacea. Fu
in pratica il primo esempio di banconota moderna.
 In meno di tre anni (1791), tutti possedevano gli assegnati,
arrivati al taglio di 10 soldi (i primi erano di 1000 lire), in
quanto i beni messi all'incanto potevano essere pagati esclusi-
vamente con questo strumento. Ma le emissioni erano conti-
nue e diventavano ben superiori ai valori garantiti (la teoria
quantitativa non era considerata dai responsabili della politi-
ca monetaria) determinandone un'automatica svalutazione.
Nel 1793 il valore di un assegnato era pari al 22% del suo va-
lore nominale e nel 1796 era sceso addirittura al 4%: le spese
di stampa si awicinavano al valore corrente del biglietto!
 Fu una catastrofe monetaria, quasi paragonabile a quella te-
desca del dopoguerra successiva alla prima guerra mondiale.
La stagnazione del commercio e i fallimenti delle imprese
commerciali furono in parte evitati solo con i successi militari
della Repubblica, che ebbero come naturale conseguenza
l'invasione commerciale dei prodotti francesi in tutta l'Euro-
pa. Nel tentativo di risanare le sorti della politica finanziaria
francese fu fondata la Banca di Francia che qualche anno pi
tardi sar la concessionaria esclusiva della emissione del fian-
co, la prima moneta che adottava il sistema metrico decimale.
 L'unit monetaria divenne quindi il 1~anco d 'a~ento del peso
di 5 grammi (titolo 900), contenente di conseguenza lo stesso
valore della lira (4,5 grammi di argento puro).
 Le monete d'oro erano di 20 e 40 franchi con due equivalen-
ze legali: 4,5 grammi d'argento e 0,290 grammi d'oro (l'oro
quindi equivale a 15,5 volte l'argento) determinando un ritor-
no al sistema bimetallico.
 La Banca di Francia aveva le funzioni di cassa di ammorta-
mento, cassa privata di sconto e cassa di sconto del commer-
cio e, solo dopo la grave crisi degli affari del 1806, comincer
a svolgere un ruolo determinante nella politica monetaria
della neo Repubblica di Francia, attraverso la nomina di un
governatore designato dallo Stato.
 A Parigi comunque la funzione bancaria era gi abbastanza
sviluppata e si contavano 21 banchieri nel 1703, 51 nel 1721 e
66 nel 1776, con funzioni di intermediazione dei biglietti di
commercio privati, delle azioni della Compagnia delle Indie,
dei biglietti della lotteria reale e dei biglietti di deposito au-
reo. Da qui si affermarono antiche e nobili casate che riuscirono
a controllare i pi importanti istituti di credito francesi e svizzeri:
Thellusson, Necker, Lecouteulx, Paris-Duverney, de Laborde.
 Nel 1776 Isaac Panchaud cre la Banca di Sconto, convinto
della necessit di dar vita a una banca pubblica del tipo ingle-
se. La Banca di Sconto ebbe uno sviluppo considerevole
quando pass di mano a Jacques Necker che la trasform in
banca delle banche: capace cio di concedere credito a tasso
inferiore alle altre banche e a grandi uomini di affari.
 Contemporaneamente in Inghilterra si assisteva a una pro-
fonda svalutazione della sterlina cronologicamente opposta
alla situazione monetaria francese. All'emissione degli asse-
gnati3 in Francia, corrispondeva in Inghilterra una solidit
monetaria, awantaggiata dal fatto che l'oro e l'argento fran-
cese affluivano senza precedenti a causa dell'instabilit politi-
ca e sociale che si era creata nel paese di provenienza. La fine


 3 Biglietti emessi in Francia dal 1789 al 1796, non convertibili in moneta ma paga-
bili con i proventi della vendita dei beni del clero.
degli assegnati in Francia corrispose a un riflusso dell'oro e
contemporaneamente a una crisi del cambio inglese accen-
tuata da cattivi risultati nei raccolti di grano. Per cercare di ar-
ginare le uscite di oro (le riserve erano giunte allo stremo) la
Banca d'Inghilterra decise di restringere il credito. L'aumen-
to generale dei prezzi determin il panico fra i portatori di bi-
glietti che si precipitarono agli sportelli.
 Il 3 maggio del 1797 venne promulgato il Bank Restriction
Act, un prowedimento che autorizzava il corso forzoso, cio
la non convertibilit dei biglietti in oro. Rester in vigore fino
al 1811. Nel 1812 si stabil l'obbligo di accettare qualsiasi pa-
gamento in biglietti.
 I segni della svalutazione erano:

- il prezzo dell'oro e dell'argento. Risulter praticamente as-
sente nelle quotazioni;
- il cambio cade al 12~o sulla piazza di Amburgo;
- i prezzi aumentarono tra il 1807 e il 1809 del 25%.

 I fattori della svalutazione in parte accennati erano di diver-
so ordine: la riserva aurea della Banca d'Inghilterra era dimi-
nuita considerevolmente e contemporaneamente si assisteva
a un aumento dei biglietti di banca in circolazione.
 I prestiti concessi dalla banca, in particolare ai privati, passa-
rono da 12,7 a 19,5 milioni di sterline.
 Da tutto ci si pu dedurre che si trattava di un'inflazione
creditizia, piuttosto che monetaria.
 Occorre aggiungere poi che, per via degli alti prezzi, erano
incoraggiate le importazioni, con un conseguente deficit com-
merciale. Nel 1814 si pens che alla pace sarebbe seguita la
convertibilit dei biglietti e questa attesa rallent la circola-
zione della moneta con una relativa deflazione. Alti e bassi
determinarono il periodo pi instabile della storia monetaria
di questo paese.
 Solo nel 1816 si giunse a un'attesa disposizione reale; si sta-
biliva che l'oro  standard measure of value and legal tender
for payments without any limitation of amount4.
 In pratica era stata istituita la base-oro.

 4 Misura standard del valore e valuta legale per i pagamenti senza alcuna limita-
zione di somma.

LA MONETA NELL'ETA CAPITALISTICA                  57


Riflessioni sul corso forzoso inglese

 Nonostante l'esempio fornito contemporaneamente dai vi-
cini francesi (l'emissione degli assegnati), il Bank Re-
striction Act fu mantenuto in Inghilterra per molti anni. La
differenza con la carta moneta francese era dovuta al fatto
che la banca emetteva biglietti per i privati. L'emissione di bi-
glietti per lo Stato non era continua.
 Il problema che ci si poneva era:  il valore dell'oro che au-
menta o il valore della carta moneta che diminuisce? In realt
il problema derivava dalla confusione tra moneta di credito e
semplice carta moneta.
 La controversia spinse alla riflessione il parlamentare
Thornton nella sua opera Ricerche sulla natura e gli effetti della
carta di credito in Gran Bretagna. Thornton non aveva ben
presente la teoria quantitativa e giustificava il successo del
corso forzoso inglese con la superiorit del commercio e l'alta
produttivit della nazione.
 E da rilevare che la Banca di Londra era indipendente e po-
teva resistere a qualsiasi tentazione di emissioni esagerate da
parte del governo.
 Qualche anno pi tardi David Ricardo pubblicava Princ~pi
deU'economia politica e dell'imposta, una delle tappe fonda-
mentali della teoria monetaria.
 Famosissimo  il suo Currency Pr~:nciple: la relazione che esi-
ste tra la moneta e i prezzi  quantitativa, il livello e le varia-
zioni dei prezzi dipendono quindi esclusivamente dalla
quantit di moneta in circolazione e le variazioni tra le di-
verse valute sono dovute esclusivamente a questo principio.
Il disordine monetario intervenuto sul finire del XVIII seco-
lo  dovuto principalmente alla diffusione della moneta
cartacea. Se-la circolazione fosse stata esclusivamente au-
rea, il metallo si sarebbe trasferito spontaneamente in altre
piazze alla ricerca di un prezzo di equilibrio. Purtroppo con
la circolazione cartacea lo Stato pu trovare vantaggiosa
una sua emissione eccessiva, rompendo la relazione di con-
vertibilit con le riserve di metallo prezioso depositato: ci
spiega l'aumento del prezzo dell'oro sulla banconota carta-
cea.
 Ricardo era un convinto sostenitore dell'eguaglianza che
dovrebbe esistere tra le monete in circolazione e oro e di
come le prime avrebbero dovuto essere calcolate in rapporto
ai bisogni economici effettivi.
 Tali princpi, che rappresentanO il cardine della teoria quan-
titativa, hanno caratterizzato la politica monetaria inglese e
sono alla base dello statuto della Banca d'Inghilterra del 1844.

Cicli monetari del xlxsecolo legati alle nuove scoperte di
giacimenti auriferi

 Il ciclo monetario corrisponde a una fase temporale in cui i
prezzi, prima caratterizzati da un aumento (boom), cadono in
una fase depressiva, per poi continuare in una successiva ri-
presa e poi ancora in una depressine. Il ciclo  caratteristico
del funzionamento del capitalismo
 Due grandi cicli, 1817-1850-1873,1873-1895-1920, sono stati
chiamati di Kondrat'ev, dal nome dello scienziato che li aveva
studiati.
 Un aspetto da tenere presente nei cicli scoperti da Kon-
drat'ev  la concomitanza non casuale della produzione dei
metalli rispetto al succedersi degli awenimenti Infatti abbia-
mo:

 1810-1821. Le miniere americane sono sempre meno sfrut-
tate per i movimenti indipendentistici;
 1848-1851. Scoperta di giacimenti in California e in Austra-
lia;
 1890-1896. Scoperta dei giacimenti d'oro del Grande Nord e
del Sud Africa.

 Si pu affermare, tuttavia, che l intero xlx secolo a partire
dalla fine delle guerre napoleoniche~ fino ad arrivare agli inizi
della prima guerra mondiale,  stato un periodo di relativa
stabilit. Esso  stato caratterizZat dalla definitiva afferma-
zione dell'oro in tutti i mercati, mentre l argento era destinato
a perdere progressivamente il suo ruolo monetariO
 Analizziamo i vari periodi singlarmente nell'arco del se-
colo.

 1817-1848. Abbiamo gi accennato che esso ha avuto come
caratteristica prevalente una diminuzione generale dei prez-
zi, con un nesso quasi logico con il crollo produttivo delle mi-
niere del continente americano (Messico e Per in partico-
lare).
 Tale tendenza continu anche dopo la ripresa della produ-
zione americana e il maggiore sfruttamento delle miniere del
vecchio continente.

 1848-1850. In questo periodo si verific uno dei pi impor-
tanti awenimenti della storia americana: la scoperta dell'oro
nella nuova provincia della California, acquistata dagli Stati
Uniti nel trattato con il Messico, che insieme cedeva lo Utah,
il Nuovo Messico, l'Arizona e il Nevada. La California nel
1848 aveva meno di 15.000 abitanti. James W. Marshall nel-
l'installazione di una segheria, casualmente scopr dell'oro
nelle sabbie del letto del fiume.
 Segu una delle pi grandi febbri migratorie guidate dal-
l'oro:

 La propriet fu invasa e i proprietari espropriati. Ben presto i lavori dei
campi furono interrotti e i villaggi abbandonati. La febbre del guadagno,
diffondendosi da una localit all'altra, s'impadron degli abitanti di San
Francisco e di Monterey, che partirono quasi tutti per le miniere. Non si po-
tevano tenere n operai n domestici, qualunque fosse il salario promesso.
I padroni, abbandonati dai loro servitori, si decidevano ben presto a fare
come loro e andavano anch'essi a cercare fortuna. Gli impiegati abbando-
navano i loro posti; i soldati disertavano. Le case restavano vuote. Nel mese
di agosto, in tutta la citt di Monterey c'erano solo il governatore e qualche
ufficiale. Appena approdava una nave, mozzi e marinai sparivano imme-
diatamente per non pi tornare: alla fine di autunno c'erano pi di dieci
navi trattenute a riva per mancanza di marinai. Il governo francese ritenne
prudente fare awertire le sue baleniere in tutti i porti dell'Oceania e chie-
dere loro di evitare quelle coste se non volevano perdere l'equipaggio.S

 Nel 1850, vale a dire due anni dopo il trattato con il Messico,
la California contava 92.000 abitanti. Nel 1856 ne registr ben
500.000.
 Nelle variazioni dei prezzi, si verific la stessa rivoluzione
che caratterizz le scoperte del Per e del Messico.
 L'oro aliment una corrente di merci tra San Francisco e
Monterey, i due principali porti californiani e le piazze di New
Orleans, New York e Londra.

 5 E. Lavasseur, La ques~ion de l'or Paris 1958.
         60                         STORIA DELLA MONETA

 I prezzi salivano e scendevano vorticosamente, a seconda
dell'intensit degli approwigionamenti o dell'abbondanza di
oro.
 Successivamente l'oro cominci a distribuirsi nel vecchio
continente insieme a quello proveniente dalle nuove scoperte
dell'Australia e della Russia. Ci determin un incremento
generale dei prezzi a livello mondiale.

 1890. Le ricerche geologiche si susseguivano su scala plane-
taria e alle miniere gi scoperte si aggiunsero quelle del Klon-
dyke, dell'Alaska e del Colorado. Il Canada divent il terzo
produttore di oro del mondo. Quasi contemporaneamente si
scoprivano i nuovi giacimenti del Sud Africa, le cui ricchezze
saranno stimate qualche anno pi tardi.
 Ancora, McArthur & Forrest scoprirono il procedimento
che permetteva di estrarre l'oro per il suo massimo con la cia-
nurazione.

L'Unione monetaria latina

 Sul finire del XVIII secolo, alla nascita degli Stati Uniti
d'America, segu la prima coniazione del dollaro americano
d'argento destinato ad avere un'enorme influenza nell'econo-
mia monetaria mondiale. L'esempio dell'Inghilterra, che aveva
adottato un regime monometallico di tipo aureo, fu ben pre-
sto imitato da altri paesi (a esclusione della Francia che conti-
nuer a seguire il sistema bimetallico con computo decimale),
primo fra tutti dagli Stati Uniti con il dollaro americano.
 Le economie influenzate dal sistema francese rimasero fe-
delmente ancorate al bimetallismo: il Belgio nel 1831, la Sviz-
zera nel 1848 e successivamente il Regno di Sardegna tra-
smesso al nuovo Regno d'Italia. Gli inconvenienti che ne de-
rivarono agli Stati, ai quali pare che l'esperienza storica non
avesse giovato, indussero i Paesi interessati all'adozione del
sistema inglese.
 Ma solo per l'insistenza del governo imperiale francese si
giunse alla stipulazione di una convenzione tra Francia, Bel-
gio, Svizzera e Italia, che diede origine alla Unione moneta-
ria latina.
 Le stesse nazioni si impegnarono a non emettere monete

      LA MONETA NELL'ETA CAPITALISTICA                  61

non conformi per titolo, peso, valore e forma a quelle deter-
minate nel trattato, adottando in pratica la legge italiana del
1862 che ancora oggi rappresenta la base della nostra mone-
tazione.
 A questa convenzione, che port a una rivalutazione del si-
stema bimetallico, aderirono successivamente l'Austria, la
Spagna e la Grecia. L'Unione monetaria latina continu a ca-
ratterizzare la circolazione delle monete vigenti nei paesi ade-
renti, fino ai primi anni del xx secolo (all'origine doveva dura-
re, in via sperimentale, solo 15 anni), costituendo il fatto pi
importante della storia monetaria di quel periodo. Da un
punto di vista tecnico le monete erano praticamente perfette
e raggiunsero l'optimum nei primi anni del xx secolo, quando
per motivi ornamentali, l'esecuzione veniva affidata ad artisti
veramente preparati.
 Con l'awento della guerra, accompagnata da cataclismi mo-
netari senza precedenti, anche nei confronti di monete rite-
nute inattaccabili, quali il dollaro e la sterlina, fu abbandona-
to definitivamente il bimetallismo. L'argento rimase utilizza-
to solo per monete minori senza assumere importanza nelle
contrattazioni internazionali.
 Siamo arrivati pratiGamente alle soglie dei nostri giomi, con
l'awento del Sistema monetario europeo; non pi storia
quindi, ma cronaca attuale. E certo che le crisi delle valute che
hanno sempre caratterizzato la storia della civilt non si sono
ancora concluse. Il volume dei traffici dell'intero pianeta 
troppo grande rispetto alla moneta effettiva, che ne rappre-
senta solo una minima frazione. Spesso ci dimentichiamo che
alla moneta non si pu chiedere di pi di quello che pu effet-
tivamente dare: la quantificazione del valore.
 L'elemento pi importante, vale a dire la fiducia,  un fatto-
re esterno, e non intrinseco a essa.
V. Storia monetaria dal dopoguerra a oggi





n gold exchangestandard

 Il sistema monetario mondiale monometallico, basato sul-
l'oro, ebbe il suo apogeo sul finire del XIX secolo. Il suo fun-
zionamento sul piano internazionale era abbastanza sem-
plice: l'unit monetaria di ogni paese veniva quotata in ter-
mini di metallo prezioso equivalente. L'oro stesso era og-
getto di libera contrattazione e di scambio internazionale,
nonch convertibile in qualsiasi momento presso la banca
centrale.
 I pagamenti avrebbero potuto quindi essere effettuati diret-
tamente in oro, ma con la conseguenza di dover sostenere le
spese di spedizione e di assicurazione, nonch perdita di inte-
ressi durante il viaggio.
 L'intermediazione bancaria diventava quindi necessaria, de-
terminando a sua volta un mercato di valute la cui quotazio-
ne non poteva scostarsi da quella dell'oro: altrimenti sarebbe
risultato conveniente pagare tramite questo. Ci significa che
il sistema aureo comportava intrinsecamente un regime di
cambi fissi, da effettuare nel rispetto di alcune importanti re-
gole.
 L'alternativa a questo tipo di sistema era il cambio flessibile,
libero cio di fluttuare secondo le condizioni e gli andamenti
del mercato.
 La regola principale alla base del sistema a cambi fissi  il
meccanismo automatico di aggiustamento della bilancia
dei pagamenti. Senza entrare in questa sede nel merito, 
sufficiente dire che nell'arco di un ciclo economico si ritor-
ner sempre a un punto di equilibrio nella bilancia dei pa-
gamenti.
 In un sistema di scambi internazionali, le singole economie

     STORIA MONETARIA DAL DOPOGUERRA A OGGI             63

dovevano adattarsi a uno standard che assicurasse la stabilit
del cambio, ma non quella dei prezzi interni, che dovevano
fluttuare liberamente. Questo accordo internazionale go-
vern il sistema dei cambi sino all'alba del primo conflitto
mondiale che in termini inflazionistici determin effetti ca-
tastrofici.
 La conseguenza di questi eventi fu l'abbandono della con-
vertibilit in oro e la circolazione della banconota in regime di
corso forzoso.
 Alla conclusione del conflitto si cerc sul piano interna-
zionale il ritorno a un sistema di cambi fissi, ostacolato
principalmente dall'insufficienza della produzione aurifera
mondiale.
 Dopo le conferenze internazionali di Bruxelles (1920) e di
Genova (1922), il gold exchange standard ritrov il favore di
tutti i paesi che affiancarono alle riserve aurifere delle ban-
che centrali riserve in valuta dei due paesi dominanti la sfe-
ra economica mondiale (il dollaro americano e la sterlina in-
glese).
 Tale soluzione comportava secondo alcuni, come prima
conseguenza, un dominio irreversibile di queste due poten-
ze economiche che potevano permettersi di pagare in valu-
ta conservando intatte le proprie riserve aurifere. Ma molto
pi certa e obiettiva fu la seconda conseguenza: il fatto di de-
tenere riserve in valuta di un determinato paese finiva incon-
testabilmente per sancire legami con le sue sorti economi-
che e finanziarie. Il sistema entr in una nuova crisi di fron-
te alle conseguenze della grande depressione del 1929: cia-
scun paese reag cercando di proteggere le proprie
economie interne, con la conseguenza di un insterilimento
degli scambi internazionali.

 Il Fondo monetario intemazionale nasce nel 1944 con gli ac-
cordi di Bretton Woods e il contributo dei maggiori econo-
misti dell'epoca, tra cui J.M. Keynes. Gli stessi accordi die-
dero vita alla Banca mondiale, con il compito della ricostru-
zione e dello sviluppo dei paesi aderenti (oggi oltre 150).
 Il Fondo monetario internazionale ha avuto come primo
obiettivo di concedere crediti in valuta per sanare gli squili-
bri temporanei delle bilance dei pagamenti. La Banca mon-
         64                         STORIA DELLA MONETA

diale aveva invece il compito di concedere finanziamenti a
lungo termine per progetti specifici di sviluppo. Nel 1956 fu
creata una sua affiliata, l 'Ente finanziario internazionale, poi
nel 1960, una seconda, l'Associazione internazionale per lo
sviluppo.
 Il fondo operava con un sistema di quote che riflettevano
l'importanza dei diversi paesi nel commercio internaziona-
le.
 All'inizio degli anni Sessanta i principali problemi di politica
monetaria internazionale che si sono evidenziati erano:

- inadeguatezza della liquidit internazionale al volume degli
scambi;
- la posizione del dollaro quale elemento regolatore dell'eco-
nomia mondiale.

 Le componenti principali della liquidit internazionale era-
no l'oro, le valute di riserva e le posizioni creditizie presso il
Fondo monetario internazionale.
 Ma in quest'ultimo mezzo secolo l'oro ha assunto un'im-
portanza senza precedenti per il suo utilizzo industriale con
un continuo apprezzamento del suo valore. Di conseguenza
 affluito in misura sempre minore nelle riserve ufficiali ed
 stato sostituito dal ruolo sempre pi importante del dolla-
ro.
 E il caso di rammentare che nel 1971 gli Stati Uniti, che ave-
vano assunto ormai una posizione guida nella politica mone-
taria internazionale, sospesero la convertibilit in oro del dol-
laro gettando cos il seme della crisi degli accordi di Bretton
Woods. Alla tempesta valutaria che ne deriv, fece seguito un
nuovo accordo internazionale di allineamento di tutte le valu-
te (dicembre 1971); fu in questa circostanza che prese origine
l'ipotesi di un'unificazione monetaria nell'ambito della CEE.

Lo SME

 L'occasione della nascita dello SME fu generata dalla deter-
minazione di una banda di oscillazione alla quale le valute do-
vevano attenersi: da qui il termine di serpente monetario.
 Tuttavia gi nel 1972, la sterlina fu costretta ad adottare la li-
bera fluttuazione del cambio: questo per non precluse il suo

      STORIA MONETARIA DAL DOPOGUERRA A OGGI             65

ingresso nella CEE nel 1973. La situazione valutaria risultava
ingovernabile per via delle condizioni economiche negative
che caratterizzavano lo stato dei principali paesi, molti dei
quali dovettero abbandonare il regime dei cambi fissi adottati
con gli accordi di Bretton Woods. Solo al termine di questa
ennesima tempesta valutaria alcuni paesi membri della Co-
munit decisero di mantenere una fluttuazione dei rispettivi
cambi entro un margine del 2,25% e di abbandonare il limite
nei confronti del dollaro.
 Quello che si prospettava in sostanza era un nuovo regime
alternativo di cambi flessibili (sensibili cio alla domanda e
all'offerta di moneta del mercato).
 L'alternativa all'adozione di cambi flessibili (dopo gli accor-
di di Bretton Woods in sostanza ci si era adagiati su un siste-
ma di cambi fissi) era stata prospettata dallo stesso Keynes
come risposta alle condizioni economiche mondiali, gi du-
rante gli anni Venti. Fu in seguito abbandonata per le politi-
che adottate dai governi, che spingevano alle esportazioni per
danneggiare le nazioni concorrenti.
 Si accese quindi un dibattito sull'adozione di un sistema mo-
netario internazionale basato sui cambi flessibili o fissi (pro-
babilmente della stessa importanza di quello che aveva carat-
terizzato i precedenti secoli, sul sistema bimetallico o mono-
metallico).
 Il sistema monetario europeo  diventato operante tra il
1977-1978 per impulso dell'accordo franco-tedesco e ha tro-
vato, con la risoluzione del Consiglio europeo del 5 dicembre
1978, la sua istituzione ufficiale. Alla base del sistema  l'ECU
(European Currency Unit), composto da un paniere di valute
in percentuale a seconda del peso economico della nazione di
riferimento.
 Ciascun paese si impegna a mantenere la propria valuta
entro precisi limiti (bande di oscillazione) con l'obbligo
delle autorit centrali di intervenire all'awicinarsi dei livel-
li di guardia.
 Dal 1979 a oggi sono stati operati vari riallineamenti, per la
tendenza di alcune valute piuttosto deboli ad awicinarsi verso
i limiti bilaterali (soglie d'intervento). Questi mutamenti e ri-
awicinamenti a situazioni di equilibrio sono in particolar
modo influenzati dai rapporti tra le valute comunitarie e quelle
PUNTI Dl INTERVENTO OBBLIGATORI (IN UNITA MONETARIE NAZIONALI)

ALL'ATTO DELL`ENTRATA IN VIGORE DELLO SMEl

Monete      Marco    Franco    Fiorino  Franco   Lira      Corona    Sterlina
                     francese           belga              danese    irlandese

I Marco              2,2581    1,05960  15,3665  430,698   2,75960   0,258060

                     2,3621    1,10835  16,0740  485,756   2,88660   0,269937

10 Franchi  4,23350            4,58800  66,5375  1864,900  11,94900  1,117390
francesl                                                                        -

            4,42850            4,79900  69,6000  2102,520  12,49850  1,168810

1 Fiorino   0,90225  2,0838             14,1800  397,434   2,54645   0,238130

            0.94375  2,1796             14,8325  448,074   2,66365   0,249089

100 Fran-   6,221    14,368    6,742             2740,44   17,5585   1,64198
chi belgi

            6,508    15,029    7,052             3089,610  18,3665   1,717550

10110 Lire  2,059    4,756     2,23175  32,365             5,813     0,543545

            2,322    5,362     2,516    36,49              6,553     0,612801

10 Corone   3,4645   8,001     3,75425  54,445   1526,050            0,914343
danesi

            3,6235   8,369     3,927    56,95    1720,450            0,956424

1 Sterlina  3,705    8,5555    4,0145   58,2225  1631,850  10,4555
irlandese

            3,875    8,9495    4,1995   60,9020  1839,7~   10,9365


dei paesi al di fuori della comunit, in particolare il dollaro.
Da evidenziare che i rapporti marco-dollaro operano un'in-
fluenza sull'intero sistema.
 Il sistema monetario subir senza dubbio una svolta per ef-
fetto della ratifica dei trattati di Maastricht che prevedono la
creazione di una moneta unica alla data del 1.1.1999.





 I Federico Caff, Lezioni di politica economica Torino 1984.

VI. Alcuni aspetti storico-giuridici dei segni
    monetari





Le origini del biglietto di banca

 Il biglietto di banca svolge una duplice funzione. La prima,
quella classica, costituisce la promessa da parte della banca di
pagare (in moneta metallica) a vista la somma iscritta al por-
tatore; la seconda, quella legale: lo Stato attribuisce ai bigliet-
ti di banca lo stesso valore della moneta propriamente detta e
costringe il pubblico ad accettarlo.
 L'aumento dei mezzi di pagamento si ottiene attraverso un
sistema precario, fondato su un calcolo di probabilit e so-
prattutto sulla fiducia del pubblico (da qui moneta fiducia-
ria).
 La nascita del primo biglietto di banca  sicuramente ricon-
ducibile al primo certificato di deposito. Nei secoli passati i
mercanti che scambiavano i loro prodotti con il metallo pre-
giato, depositavano quest'ultimo presso gli orefici che svolge-
vano funzioni di custodia e rilasciavano in cambio un certifi-
cato di awenuto deposito. Lo svilupparsi dei traffici, sia per
entit, che per distanze sempre pi remote, rese per molto
pi rischioso il trasporto dei metalli preziosi per effettuare
pagamenti.
 Il certificato di deposito si sostitu cos alla moneta metallica
come mezzo di pagamento.
 Non vi  nessun dubbio che proprio in Svezia, alle origini del
biglietto di banca, c'era il carattere ingombrante della moneta
metallica (in rame). Lo Stato in quanto difensore dell'ordine
economico si faceva garante dei rimborsi dei biglietti di banca.
 In queste circostanze, quando cio lo Stato diventava garan-
te dell'emissione, il biglietto di banca assumeva il suo pieno
ruolo monetario; venivano intanto istituiti i primi grandi or-
ganismi centrali (vedi la nascita della Banca d'Inghilterra).
           68                         STONA DELLA MONETA

 Gi nel XVII secolo il biglietto di banca determin la moltipli-
cazione dello strumento monetario. Gli orefici londinesi (e
non solo) infatti, facevano fruttare i loro depositi perch era-
no consapevoli che questi non sarebbero stati convertiti tutti
contemporaneamente. La funzione di emissione delle banco-
note, per effetto del moltiplicatore della moneta, divenne
funzione di Stato.
 Ma fu in Francia che il biglietto di banca trov la sua defini-
tiva consacrazione. Ci riferiamo all'emissione degli assegnati
che - come abbiamo detto - vennero garantiti con i beni con-
fiscati dalla Rivoluzione. L'awentura, se cos si pu definire
del governo rivoluzionario francese sugli assegnati, evidenzi
i limiti e i rischi di emissioni incontrollate di carta-moneta, fino
a registrare la definitiva bancarotta nel 21 maggio del 1797.
 Nell'anno 1800, sulle ceneri di quel disastro finanziario nac-
que la Banca di Francia accompagnata dalla prima emissione
di biglietti di banca. Questa volta il nuovo modello bancario
prevedeva limiti nella emissione: gli sportelli dovevano essere
sempre in grado di convertire in moneta i biglietti dietro ri-
chiesta dei portatori.
 Tale convertibilit fu mantenuta fino al 1848 e ripresa anco-
ra nel 1850. Nel 1870 veniva definito il limite massimo di emis-
sioni e nel 1928 Si adottava il principio inglese di proporzione
con le riserve.
 Nel 1897 la moneta presente in circolazione ammontava al-
l'incirca a 6 miliardi di franchi, di cui 3 miliardi in moneta me-
tallica e 3 miliardi in biglietti di banca.
 L'affermazione del biglietto di banca in realt  stata len-
ta, soprattutto in provincia, per le difficolt di conversione:
veniva accettata con uno sconto. Esso  rimasto soprattutto
in uso per le grandi transazioni commerciali. Tuttavia la sua
inarrestabile diffusione ha segnato l'affermazione dello spiri-
to capitalistico e il tramonto dell'oro come strumento mone-
tario.

La cambiale e l'assegno

 La cambiale e l'assegno sono definiti monete scritturali.
 La cambiale apparve nel XII secolo per facilitare i pagamenti
dei commercianti su diverse piazze. Generalmente i rapporti

   ALCUNI ASPETTI STORICO-GIURIDICI DEI SEGNI MONETARI      69

di credito e debito venivano compensati nelle fiere che perio-
dicamente si tenevano.
 La cambiale rappresenta un ordine o una promessa di paga-
mento a una scadenza e un luogo determinati e ha svolto un
ruolo fondamentale in Francia dopo il XVII secolo.
 L'assegno invece  stato introdotto in epoca molto pi re-
cente. Per assegno si intende l'ordine scritto di una persona ti-
tolare di un conto corrente in una determinata banca di paga-
re una somma di denaro a un'altra persona.
 Il diritto di pagare con assegno (all'origine sach-note) si dif-
fuse in Inghilterra nel 1828 dopo il suo riconoscimento, da
parte delle banche ordinarie. Esso implica la fiducia nel credi-
to che  alla base di tutto il capitalismo moderno.

Le monete delle principali nazioni

 ITALIA. Il primo periodo che possiamo definire barbarico fu
caratterizzato da soldi e tremiss d'oro, silique d'argento,folla-
ri e frazioni di bronzo. Questo periodo si protrasse maggior-
mente in Italia meridionale, sia da parte dei longobardi fedeli
alle monete bizantine, che da parte dei normanni.
 Con l'awento della dinastia carolingia furono introdotti i de-
nari e gli oboli imperiali e si assistette alla nascita di zecche ve-
scovili e comunali con una consistente serie di monetazioni
tra cui la pi durevole fu quella di Casa Savoia.
 Successivamente appare il grosso, che segna il ritorno del-
l'oro nella circolazione (in Italia meridionale circola il dinar
arabo e tutta una serie di sue imitazioni).
 Questo periodo si chiuse con l'ingresso della lira intorno alla
met del xv secolo, che si trasform in moneta effettiva assu-
mendo il nome di testone (cos chiamato perch recava la testa
del sovrano regnante). Le monete di questo periodo avevano
un notevole valore artistico, con il moltiplicarsi di quelle au-
ree e argentee di grosso taglio.
 Brevissima a questo punto la visione di una moneta che resta
in circolazione per periodi limitati, fino ad arrivare ai pezzi di
lire cento che evidenziano lavariazione della moneta di conto
dopo la svalutazione del periodo post bellico.

 PENISOLA IBERICA. Alle monete dei visigoti di tipo bizantino,
           70                         STORIA DELLA MONETA

succedono quelle arabe con il dinar. Successivamente, con la
conversione al cristianesimo, il sistema monetario adott il
denaro e il grosso argenteo carolingio. La massima prosperit
venne raggiunta all'epoca dell'unione del regno di Ferdinan-
do d'Aragona e Isabella di Castiglia, con la bellissima moneta
d'oro excelente de la Granada, corrispondente a due ducati.
Numerosissime sono le variazioni delle monete nei possedi-
menti d'oltremare che hanno reso la Spagna per secoli diret-
trice dei mercati europei.

 FRANCIA. Ai Merovingi, che coniavano monete d oro in puro
stile bizantino, sono succeduti i Carolingi con il sistema a base
argentea. Questo sistema nel tempo venne sopraffatto dalle
numerose zecche del clero e dei grandi signori, che continua-
rono la loro attivit di coniazione sotto la dinastia dei Cape-
tingi. Troviamo due tipi di denari, i parisis e il tomese.
 Luigi IX introdusse il grosso tomese con vasta diffusione, an-
che per merito delle Crociate. A esso segu il denaro d'oro, in
concorrenza con il ducato e ilfiorino, e infine il testone di Lui-
gi XII. Molta fortuna ebbe anche il luigi d'oro. Il moderno si-
stema metrico decimale fu introdotto dopo la Rivoluzione e
diffuso da Napoleone.

 INGHILTERRA. Nel primo periodo, dopo la dominazione nor-
manna, gli anglosassoni usarono il dena~o d'argento, derivan-
te dal denarius dei romani (sceatta). Successivamente il diritto
di coniazione fu esercitato dalla Chiesa in maniera non molto
dissimile dai predecessori, su base argentea.
 Con l'aumentare dei traffici, per necessit si pass al sistema
bimetallico. Sotto Edoardo III furono coniati ilgrosso e ilfiori-
no d'oro, per arrivare in forma moderna alla sterlina o sovrano
di Giorgio v.

 PAESI BASSI. Le caratteristiche monete delle Province Unite
sono il tallero d'Olanda e l'ongaro (da orange) detto anchefio-
rino o ducato olandese.

 GERMANIA, AUSTRIA, BOEMIA E UNGHERIA. Presentano anche
loro una vastissima produzione monetaria.
 I primi popoli germanici (residenti in un'area pi vasta
dell'attuale Germania) adottarono un sistema a base argen-
tea derivante dal denaro romano detto saiga.

   ALCUNI ASPETrl STORICO-GIURIDICI DEI SEGNI MONETARI      71

 Il sistema fu trasmesso anche agli altri popoli di origine ger-
manica (franchi e anglosassoni).
 Anche qui, l'innumerevole numero di feudatari contribu
alla crisi del sistema. Il grosso fu coniato sotto Enrico VII e la
coniazione aurea ricomparve con Ludovico il Bavaro.
 Frequenti variazioni dei corsi determinarono tempeste valu-
tarie. Solo dopo l'invasione napoleonica si cerc un'uniformi-
t monetaria tra i vari Stati di popolazione germanica, arri-
vando a un sistema a base aurea.

 SCANDINAVIA. Le prime monete conosciute comparvero con-
temporaneamente alla diffusione del Cristianesimo. Anche
qui l'esercizio di battere moneta spett, oltre che al sovrano,
ai vescovi e alle abbazie. L'oro fu introdotto da Cristiano I
d'Oldenburgo, re di Danimarca e Norvegia, con il noble.
 Vastissima  stata la produzione di monete di rame per via
dei ricchi giacimenti che la penisola deteneva: chiamateplat-
mint vanno da un peso di 160 grammi a 20 chilogrammi. Solo
nel 1872, dopo i disastrosi effetti della monetazione in rame,
fu adottato il sistema monometallico a base aurea con misura
decimale.

 POLONIA E RUSSIA. Le prime monete apparse in Polonia furo-
no quelle di Mieceslao I (960 ca. - 992) che si rifacevano ai de-
nari carolingi. Nel 1333 Casimiro III il Grande emise il primo
grosso d'argento.
 In Russia invece, le prime coniazioni furono effettuate dal
principato di Kiev in oro e argento, di spiccata imitazione bi-
zantina. Successivamente troviamo coniazioni in altre impor-
tanti citt come Novgorod, Tver ecc.
 Solo con Pietro il Grande si mise termine ai disordini mone-
tari, con l'emissione del rublo.

Cenni di storia del diritto monetario

 Nella storia della civilt, dalle origini ai giorni nostri, il dirit-
to di batter moneta  stato sempre appannaggio esclusivo del-
la sovranit. Nell'antica Grecia tale diritto apparteneva a tut-
te le citt-Stato che coniavano monete con il proprio nome.
 E da sttolineare che in quest'epoca l'impronta dello Stato
non era a garanzia del peso della moneta che veniva quindi
         72                         STORIA DELLA MONETA

ogni volta saggiata e pesata. Nemmeno l'egemonia di Atene
riusc a stabilire e realizzare un'unificazione della moneta in
tutta la Grecia.
 In Macedonia e nel grande impero persiano, il principio di
un'unica moneta sub alcune eccezioni. Durante il regno di
Alessandro Magno, nelle citt soggette al suo impero, le auto-
rit municipali imprimevano il loro simbolo offrendo una par-
ticolare garanzia locale e stipulando anche convenzioni con i
confinanti.
 Diversa fu la situazione di Roma. Agli inizi della sua affer-
mazione, dovette awalersi della zecca di Capua per coniare le
monete d'argento che dovevano circolare nel Mezzogiorno
d'Italia e contemporaneamente toller l'esistenza anche di al-
tre zecche autonome. Nel III secolo a.C. tutte le zecche meri-
dionali vennero chiuse determinando un monopolio di fatto
(non esistono fonti attendibili di un prowedimento legislati-

vo).
 Ne deriv una rendita per la citt di Roma a danno delle cit-
t soggette all'unica moneta, quando il valore intrinseco di
quest'ultima fu deliberatamente diminuito. Alle citt via via
sottomesse non rimaneva che la coniazione delle monete in
rame, utilizzate per le piccole contrattazioni.
 Le uniche eccezioni furono le citt di Atene, Tiro e Sidone
per l'importanza economica che rivestivano.
 Nel Medioevo il monopolio della monetazione entr in crisi.
 Nell'Impero romano d'Oriente continu a battersi un'unica
moneta: a un primo momento in cui si continu a utilizzare la
stessa moneta romana, fece seguito una serie di concessioni
che consentirono ai feudatari di battere moneta.
 Solo con Carlo Magno tutte le monete coniate nelle varie
zecche dai feudatari dovettero riportare lo stemma imperiale.
Ma pochi decenni dopo la sua morte si afferm quel movi-
mento di disgregazione cui avevamo accennato. Le varie con-
cessioni, all'inizio molto limitate, si diffusero in maniera in-
controllabile dopo l'anno Mille. Unico limite era che la mone-
ta del feudatario doveva circolare esclusivamente nella circo-
scrizione territoriale di appartenenza. Tuttavia con l'affer-
marsi delle autonomie locali questi diritti non furono pi og-
getto di concessione, ma vennero assunti autonomamente. A
questo punto si afferm e si diffuse il mestiere del saggiatore.

  ALCUNI ASPETTI STORICO-GIURIDICI DEI SEGNI MONETARI      73

L'affermarsi del commercio internazionale spingeva all'ac-
cettazione di monete sicure che avevano valore anche molto
al di fuori dei confini dei piccoli Staterelli. Fu il caso appunto
del fiorino o del ducato, che acquistarono il carattere di mo-
nete universalmente accettate. Lentamente, ma gradatamen-
te, si ritorn a un sistema unitario intorno al XVII secolo, pri-
ma adottato dall'Inghilterra e successivamente dalla Spagna,
dal Portogallo, dai paesi scandinavi, dalla Francia e cos via.
 La piena sovranit dello Stato si afferm come inseparabile
dal diritto esclusivo di battere moneta.
Appendice





PRINCIPALI VALUTE IN CIRCOLAZIONE

Australia
Austna
Belgio
Canada
Danimarca
Finlandia
Francia
Germania
Giappone
Grecla

dollaro australiano
scellino austriaco
franco belga
dollaro canadese
corona danese
marco finlandese
franco francese
marco tedesco
yen
dracma


ALTRE VALUTE IN CIRCOLAZIONE

Afghanistan  afghni
Albania      ick
Algeria      dinaro
Angola       new kwanza
Arabia S.    rial
Argentina    peso
Bahrain      dinaro
Bangladesh   taka
Barbados     $
Belize       $
Bermuda      $
Birmania     kyat
Bolivia      boliviano
Botswana     pula
Brasile      real cruz
Brunei       $
Bulgaria     lev

Irlanda
Italia
Norvegia
Olanda
Portogallo
Regno Unito
Spagna
Stati Uniti
Svezia
Svizera




Burundi
Butan
C. Avorio
Cambogia
Capo Verde
Cayman
Ceca Rep.
Cile
Cina
Cipro
Colombia
Comoro
Corea Sud
Costanica
Croazia
Cuba
Dominica

lira irlandese
lira
corona norvegese
fiorino olandese
escudo portoghese
lira sterlina
peseta
dollaro ($)
col ona svedese
franco svizzero




franc.
ngultrum
fran. cfa
riel
esc.
$
corona
peso
renmimbi
sterlina
peso
franc.
won
colon
kuna
peso
peso

 I$ sta a indicare il termine dollaro riferito allo Stato che lo emette (es. Giamai-
ca $ = dollaro giamaicano)

   APPENDICE

Egitto       sterl. com
El Salvador  colon
Equador      sucre m. 1.
Estonia      corona
Etiopia      bir
Falkland     pound
Fiji         $
Filippine    peso
Gambia       dalasi
Ghana        cedi
Giamaica     $
Gibilterra   pound
Gibuti       franc.
Giordania    dinaro
Guatemala    quetzal
   Guinea Bissau peso
   Guyana    $
   Haiti      gourde
 Honduras lempira

   Hong Kong $





India       rupia
Indonesia   rupia
Irak        dinaro
Iran        rial
Islanda     corona
Israele     shekel

Kenya       scellino
Kuwait      dinaro
Laos        kip
Lesotho     loti
Libano      sterlina
Liberia     $
Libia       dinaro
Macao       pataca
Malawi      kwacha
Malaysia    ringgit
Maldive     rufiyaa
Malta       sterlina
Marocco     dirham
Mauritania  ougulya
Maurihus    rupia
Messico     peso
Mongolia    tugrik
Mozambico   metical
Namibua     $

Nepal           rupia
Ni~ri~7       n~ira
Nuova Zelan~la
Nicaragua
Omar
Pakistan
Panama
Paraguay
Per
Polonia
 Qatar
Romania
Russia
 Samoa
 San Tome
 Seychelles
 Sierra Leone
 Singapore
 Siria
 Slovacchia
 Slovenia
 Solomon
 Somalia
 Sri Lanka
 Sudafrica
 Sudan
 Suriname
 Swaziland
 Taiwan
 Tanzania
 Thailandua
 Trinidad
 Tunisia        amaro
 Turchia        lira
 UAE            ~lirh~m
 Ucraina
 Uganda
 Ungheria
 Uruguay
 Venezuela
 Vietnam
 Yemen
 Zambua
 Zimbabwe

kwacha
$
76

ELENCO DELLE MONETE D'ORO

Sterlina (v.c.)
Sterlina (n.c.)
Sterlina (post. 74)
20 franchi fr.
20 franchi sv.
20 franchi bl.
20 lire it.
10 $ lire (liberty)
20 $ (liberty)

v.c. = vecchio conio
n.c. = nuovo conio
(SA) = Sud Africa

10 $ indiano
10 $ St. Gaudens
20 marchi
4 ducati Austria
100 corone Austria
100 pesos Cile
Krugerrand (SA)
50 pesos Messico

STORIA DELLA MONETA

Prin~   li m nn~t~ r~ni~t~t~l VTT ~r~l~ ~ ('.
al 1896

Fonte: Marc Bloch, Lineamen di una storia monetaria d'Europa, Torino,
Einaudi, 1981





In ako: Statere di Elettro risalente alla met del sec. Vll a.C. In basso: Tetradramma
di Atene, nuovo stile (229-127 a.C.).





In ako a sinistra: Tetradramma di Cimone, Siracusa. In alto a destra: Triobolo di ar-
gento di Ege di Acaia, sec. V. In basso: Cistoforo d'argento di Q. Metellus Scipio
(Pergamo 4948 a.C.).
 n aao: ~ollaro. I_onial~ d ~m~ ~ra n ~ e ll ~ d.('. Sul dntto: busto galeato di
Roma (leggasi INVICT A ROMA). Sul rovescio: aquila con ali spiegate. Al centro: vitto-
ria in piedi sopra una prua di nave. Con la destra una corona e con la sinistra una
lunga palma. In basso: la lupa con Romolo e Remo.
 (2ueste monete municipali hanno la numerazione delle emissioni espressa da I a 8
con numeri greci e latini probabilmente aneriori al governo di Atalarico.





 In alto: Soldi coniati a Roma e Ravenna tra il 493 ed il 518 d.C. Sul dritto: busto di
Anastasio con elmo e corazza, armato di scudo e lancia sulla spalla (leggasi DN.ANA-
STA SIVS.P.F.AVG). SUI roYescio vittoria gradiente con lunga croce (leggasi VICTORI
AAVGGG). In questo penodo alcuni studiosi collocano la nascita di alcune impor-
tanti zecche italiane, tra cui Milano e Bologna.
 In basso: Medaglione d'oro da tre soldi coniato a Roma tra il 493 ed il 526 d.C. Sul
dritto: busto di Teodorico con lunga capigliatura ricciuta. La mano destra  protesa
in atto di benedire il globo niceforo (leggasi REX THEODERICV S.PIVS PRICIS). SUI ro-
vescio: Vittoria con corona e palma gradiente. Questo medaglione deve essere stato
coniato sotto il consolato di Ispazio e Patricio. Misura 38 millimetri.

PRINCIPALI MONETE CONIATE DAL Vll SECOLO A.C. AL 896





                            -\'~7


In alto a s~nistra: Tessera emessa da Gregorio m a Roma tra il 731 e il 741 d.C. A
destra: Tessera emessa da Zaccaria nel 741. In basso: Denaro emesso da Adnano n
Tutte monete papaln





Dall'alto in basso: Denari emessi rispettivamente da Valentino con Ludovico 1 (825-
840), Gregorio Iv con Ludovico 1 (825-840), Scrgio n con Lotario 1.
Dall'ako in basso, da sinistra a destra: Tremisses emesse tra il 774 e il 781 rispettiva-
mente a Milano, Pavia, Castel Serpio e Bergamo. Nel centro: croce entro un circolo





~11~111 ~m~ssi a Lucca e a Mantova tra il 774 e il 781.1 denari con CAROLUS scritto
in due linee furono comati, probabllmente fino al 781, con l'editto di Mantova in-
fattl, vengono aboliti i denari primitivi. Fanno seguito quelli con CAROLU REX FR
che durarono smo all'800 quando Carlo Magno prese il titolo imperiale.

PRINCIPALI MONETE CONIATE DAL Vll SECOLO A.C. AL 1896





Denari emessi a Parma tra il 774 e il 781. La monetazione argentea di Carlomagno
offre in Italia quattro tipi ben distinti. Il primo ha il nome Carolus scritto in due li-
nee. ll secondo ha il monogramma di Carlo nel campo del dritto. Il terzo ha il nome
del sovrano in leggenda circolare, il quarto, posteriore all'800, mostra il busto al
dritto.





Denari emessi a T~eviso e Pavia tra il 774 e il 781. Variet con Tarvisus e croce drit-
ta con gruppi di perline.





Carlo Magno si rec a Firenze nel 774 mentre si dirigeva a Roma e in tale occasio-
ne ricevette dai cittadini una petizione per la ricostruzione delle mura. In una se-
conda visita nel 786, vi tenne corte e vi pass il Natale. Nell'una o nell'altra occasio-
ne avrebe potuto essere coniato questo denaro che  l'unica moneta che si conosca
prima della istituzione della Repubblica Fiorentina.
In alto Scudo d'oro del sole di Andrea Gritti, doge di Venezia (1523-1529) In bas-
so Dopplo ducato d'oro di Gianfrancesco Pico, signore della Mirandola (1515-

I Ul ~l~ovanm I a Aragona re di Sardegna (1397-1395).
n basso Bagattino o Denaro di rame di Pasquale Malipiero, Doge di Venezia.

In alto Testone di Galeazzo Sforza e Ludovico il Moro duchi di Milano (1481-
1494~ In hn~n- Scudo o oiastra d'ar ento di Innocenzo xl papa (1676-1689).





 Oncia d'argento di Ferdmando Iv di Borbone re delle Due Sicilie, Palermo 1759-1825.
In alto: Quattrino in rame di Guidobaldo I di Montefeltro duca di Urbino (1482-
1508). Al centro: Tallero per il levante in argento di Francesco Loredan doge di
Venezia. In basso: Centesimo di Carlo Alberto re di Sardegna, Torino 183i-1849.

PRINCIPALI MONETE CONIATE DAL Vll SECOLO A.C. AL 1896       85





Moneta da 2000 Reis (5 fr. Unione Latina), Pietro n imperatore del Brasile.





/n alto: Moneta da 5 Cents in nichel degli Stati Uniti, 1884. In basso: Moneta da 20
Cantavos in nichel della Repubblica Argentina, 1896.
 Glossario dei termini relativi alla moneta





Aggio. Differenza tra il tasso di cambio relativo a due monete e il loro rap-
  porto teorico di scambio basato sulla parit aurea.
Apertura di credito Contratto stipulato tra la banca e il cliente, con il quale
  la prima si Obbliga a tenere a disposizione del secondo una somma di de-
  naro per un dato periodo di tempo o a tempo indeterminato
Apprezzamento. Riferito a una moneta in un regime di cambi fluttuanti
  indlca l~aumentO del tasso di cambio della moneta che si apprezza in ter-
  mml della moneta che si deprezza (per es., il dollaro si apprezza rispetto
  alla hra se aumenta il suo prezzo in lire).
In regirne di cambi fissi, il miglioramento del tasso di cambio di una
moneta comporta una rivalutazione.
Area monetaria. Ambito geografico-politico in cui  in uso una stessa mo-
  neta.
Argento. ~Ietallo prezioso usato, come l'oro, fin dall'antichit per la conia-
  zione di monete.
Assegno. ~itolo di credito, all'ordine o al portatore, usato come mezzo di
  pagamento. Viene anche denominato moneta scritturale.
A vista. Clausola posta sui titoli di credito nei quali la data di scadenza co-
  inclde con quella della presentazione.
  Tali titoli sono anche denominati quasi moneta.
Back to back loan. Prestito in una moneta contro indebitamento in un'altra
Banca. Impresa la cui attivit principale consiste nel raccogliere fondi pre-
  valenternente in forma di depositi, e nell'erogarli, soprattutto mediante
  prestiti. La banca si distingue dagli altri intermediari finanziari in quan-
  to e creatrice dl moneta, per il fatto che i debiti bancari (in particolare i
  deposlti in c/c) sono accettati come mezzi di pagamento
Banca Centrale. Istituzione prowista della tipica attribuzione di emettere
  moneta a corso legale.
Banca d'ltalia. E la Banca Centrale Italiana. La crisi bancaria del 1890 e il
  crollo della Banca Romana imposero un risanamento del sistema credi-
  tiZlO che culmino con la fondazlone della Banca d'ltalia. Ad essa fu con-
  cesso 1I pnvilegl dl emettere biglietti a corso forzoso. Nel 1926 fu attri-
  buita alla Banca d'ltalia il monopolio dell'emissione.
Bancaria (scuola). Corrente di idee a favore di una maggiore elasticit del-
  le proporzioni determinate dalla Banca Centrale tra circolazione di mo-
  neta cartacea e circolazione di moneta aurea allo scopo di non ostacola-
  re I eSpans~one commerciale.

           GLOSSARIo DEI TERMINI RELATIVI ALLA MONETA           87

Banconota (o biglietto di banca). Carta moneta emessa dalla Banca Centra-
  le.
Banda difluttuazione. Campo di variazione consentito ai cambi di mercato
  bilaterali delle valute che partecipano agli accordi di cambio del Sistema
  Monetario Europeo (SME).
Baratto. Scambio diretto di beni o di servizi senza l'intermediazione della
  moneta.
Base aurea. Nel sistema monetario aureo (Gold Standard), oro, in monete
  o in lingotti, detenuto dalla Banca Centrale in quantit proporzionale ai
  biglietti in circolazione ai fini di garantirne la convertibilit.
Base monetaria. Complesso di biglietti e monete in circolazione e dei depo-
  siti presso la Banca Centrale.
Biglietti di Stato. Carta moneta emessa direttamente dallo Stato invece che
  dalla Banca Centrale.
Bimetallismo. Sistema monetario in cui l'unit monetaria  espressa in ter-
  mini sia di oro che di argento.
Bretton Woods (accordi di). Accordi stipulati in seguito alla conferenza mo-
  netaria e finanziaria tenuta a Bretton Woods (USA) nel 1944 per i quali si
  stabilivano le modalit da adottare negli scambi internazionali e nei re-
  lativi trasferimenti valutari all'indomani della cessazione della seconda
  guerra mondiale.
Bullionismo. Scuola di pensiero che attribuiva la responsabilit dell'infla-
  zione inglese alla inconvertibilit della sterlina e alla conseguente ecces-
  siva emissione di banconote da parte della Banca d'lnghilterra.
Cambio. Prezzo di una moneta espresso in termini di un'altra moneta.
Cash flow (~lusso di cassa). Ammontare di disponibilit finanziaria che si
  genera nell'impresa in un determinato periodo di tempo.
Cassa. Nella contabilit d'impresa, voce che indica la moneta e le attivit
  prontamente convertibili in moneta (per es., depositi bancari, vaglia,
  ecc.).
Cassa continua. Impianto che consente di svolgere alcune operazioni ele-
  mentari (inizialmente versamenti) senza la presenza del cassiere, e
  quindi 24 ore su 24.
Circolante. Insieme delle banconote e delle monete metalliche in circola-
  zione come mezzo legale di pagamento.
Circolazione monetaria. Passaggio della moneta di mano in mano che ac-
  compagna lo svolgersi degli scambi.
Conuazione. Fabbricazione di monete metalliche da parte di zecche di Sta-
  to o, comunque, secondo procedimenti fissati per legge al fine di evitare
  alterazioni fraudolente o falsificazioni.
Contante. Disponibilit immediata di denaro liquido.
Convertibilit. Possibilit legale di convertire una disponibilit monetaria a
  vista denominata in una determinata valuta (per es., lire) in oro o in
  un'altra valuta.
Corso legale. Regime di circolazione monetaria in cui la moneta deve esse-
  re accettata per legge come mezzo di pagamento.
Cross rate. Tasso di cambio incrociato o indiretto, owero tasso di cambio
  tra due monete calcolato attraverso una terza moneta (per es., il tasso di
 88                         STORIA DELLA MONETA

cambio lira/dollaro ottenuto dividendo il tasso di cambio lira/marco con
il tass di cambio dollaro/marco)
Deprezzamento. In campo monetario  il peggioramento graduale del tasso
  dl cambio di una moneta nspetto a una o pi monete estere
Diritto speciale d' prelievo. Diritto di trasferire o ricevere unit di conto fi-
  dUciane~ costituite da un pamere delle principali monete, creato nel
  1970 dal Fondo Monetario Internazionale a favore dei paesi membri
Disinflazlone. Riduzione del processo inflazionistico senza compromettere
  la cresclta economica. Si contrappone a deflazione
Divjsa Insieme di mezzi di pagamento con i quali si possono saldare debiti

 Dollaro. Unit monetaria degli Stati Uniti e di numerosi altri paesi (ad es
Canada, Australia).                           ,
    jgla di European Currency Unit (Unit Monetaria Europea). Unit
    mOnetana convenzionale istltulta nel 1979 con l'entrata in vigore dello
    SME. L'ECU e una valuta paniere composta da quantit fisse delle valute
    dei paesi della CEE.
Eurolira Termine usato per indicare attivit finanziarie in lire emesse sul
  mercato delle eurovalute.
Ellromercdato Mercato findnziario dei prestiti in valuta effettuati (in Euro-
  pa) al i fuori dei paesi in cui le singole valute costituiscono la moneta
  naz~onale.
Eurovalute~ Depositi in valuta detenuti presso banche situate in Europa ma
  in paesi diversi da quelli di emissione.
Fabbisogno di cassa. Disponibilit di mezzi liquidi per far fronte a richieste
  di pagamento entro brevissimo termine.
Federal Reserve System. Sistema della riserva federale complesso delle isti
  tuzioni che negli Stati Uniti svolgono le funzioni di Banca Centrale
Fiat money. Moneta che ha valore in quanto l'autorit pubblica l'ha decre-
  tata mezzo legale dl pagamento mdipendentemente dal suo valore in-
  trinSeco~
Fionno Moneta aurea introdotta a Firenze verso la met del secolo Xnl Si
  phiamB fsorinl,oU unhltimonetaria di diversi Stati moderni tra i quaii i

FondO ~onetario Internazionale (F~l). Organizzazione internazionale sor-
  ta con lo scopo di asslcurare il rispetto delle norme degli accordi di Bret-
  ton Woods e 11 perseguimento delle sue finalit
Fr~ncO~ Unit monetaria del Belgio, della Francia, della Svizzera e di nu-
  mcrosi altn paesi.
Gold bullion standard. Sistema monetario basato su una limitata converti-
  bilit dei biglietti in oro, proposto dall'economista inglese D. Ricardo
  nel 1811. La moneta nazionale  convertibile in barre d'oro di peso non
  inferiore ad un minimo stabilito. I biglietti convertibili in barre sostitui-
  scon0 la moneta aurea nella circolazione intema
Gold exchange standard. Sistema monetario in cui la moneta nazionale 
  convertlbile in una moneta estera a sua volta convertibile in oro.
Gold sta~dard. Sistema monetario basato sulla piena convertibilit dei bi-
glietti in oro.

GLOSSARIO DEI TERMINI RELATIVI ALLA MONErA           89

Gresham Thomas. Finanziere inglese (Londra 1519-1579). La sua notorie-
  t  legata alla sua argomentazione a favore del ritorno alla moneta di
  valore intrinseco pari a quello nominale. Infatti, se sono in circolazione
  due monete metalliche aventi lo stesso valore nominale ma diverso con-
  tenuto di fino (oro o argento), la moneta che ha maggiore valore intrin-
  seco scomparir per essere fusa e tesaurizzata, lasciando in circolazione
  la moneta che ha un minor contenuto di metallo (la moneta cattiva cac-
  cia quella buona).
Hot money. Espressione in uso per indicare i capitali monetari a breve ter-
  mine (depositi in conto corrente) che si spostano da un paese all'altro,
  inseguendo le aspettative di maggior guadagno sia in connessione ai di-
  versi saggi d'interesse, sia in relazione alla prospettiva di svalutazione
  della moneta.
Illusione monetaria. Errore di valutazione dell'agente economico che ra-
  giona in termini di valore nominale della moneta, tenendo conto in
  modo inadeguato della variazione del suo valore reale (espresso nel
  potere d'acquisto).
Inflazione. Aumento generalizzato dei prezzi delle merci owero diminu-
  zione prolungata del potere d'acquisto dell'unit monetaria.
Interesse. Compenso che spetta a chi d in uso il proprio capitale.
Liquidit. Attitudine di una attivit patrimoniale a trasformarsi in potere
  d'acquisto senza perdita di tempo e di valore.
Lira. Unit monetaria dell'ltalia e di altri numerosi paesi (ad es., Egitto,
  Turchia) .
Lira interbancaria. Termine con cui si indicano i fondi domandati e offerti
  sul mercato interbancario, nel quale sono protagonisti le aziende di cre-
  dito.
Lira verde. Cambio fittizio mediante il quale si convertono in lire i prezzi
  dei prodotti agricoli CEE espressi in ECU per la gestione della politica
  agraria comunitaria.
Marco. Unit monetaria della Repubblica Federale Tedesca e della Fin-
  landia.
Moneta. Bene destinato a costituire mezzo di scambio per l'acquisto di
  beni e servizi di ogni tipo. Gli strumenti monetari sono cose mobili
  (banconote, divise metalliche) su cui  impresso un numero di unit
  monetarie che esprime il valore nominale della moneta.
Monetica. Moneta elettronica. Tecnica che consente il trasferimento di po-
  tere d'acquisto mediante la registrazione elettronica di istruzioni nella
  memoria di un calcolatore.
Numerario. Bene assunto come unit di misura del valore di tutti gli altri
  beni. Quella di numerario  una tipica funzione della moneta, nella qua-
  le sono espressi i prezzi di tutte le merci.
Oro. Riserva di valore non basata, a differenza delle monete cartacee, su
  un rapporto credito-debito.
Parit monetaria. Numero di unit di una moneta nazionale convenzional-
  mente corrispondente a una unit di moneta estera presa come riferimento.
Peseta. Unit monetaria della Spagna.
Potere d'acquisto. Quantit di beni e servizi che si pu acquistare con una
90                         STORIA DELLA MONETA

unit monetaria. Il potere d'acquisto della moneta diminuisce con l'au-
mentare del livello generale dei prezzi.
Prezzo. Quantit di moneta che viene scambiata con una unit di un bene.
Quasi-moneta. Attivit diversa dalla moneta, ma dotata di un grado di li-
  quidit prossimo a quello della moneta (linee di credito bancarie, buoni
  del Tesoro a breve ecc.).
Renmimbi. Denominazione ufficiale dell'unit monetaria cinese, general-
  mente pi nota come Yuan.
Riciclaggio di denaro sporco. Espressione con cui si indica ogni attivit di-
  retta alla sostituzione dei beni (denaro, preziosi, titoli o altro) di prove-
  nienza delittuosa con altri beni puliti.
Riserve valutarie. Quantit di oro, valute estere, diritti speciali di prelievo
  crediti internazionali in valuta a disposizione delle Banche Centrali dei
  vari paesi per garantire ai proprl operatori i pagamenti all'estero (per
  importazioni, investimenti all'estero, acquisto di titoli esteri) o per fi-
  nanziare eventuali disavanzi della bilancia dei pagamenti.
Rivalutazione. Aumento di valore dell'unit monetaria nazionale rispetto
  ad un'unit monetaria presa come riferimento (pu trattarsi di oro, di
  un'unit monetaria convenzionale come i diritti speciali di prelievo, o di
  altra moneta nazionale).
Scambio. Trasferimento di beni e servizi da un individuo o soggetto sociale
  all'altro in cambio di altre merci o servizi o di moneta.
Sistema dei pagamenti. L'insieme delle procedure e degli strumenti volti ad
  assicurare la circolazione della moneta.
Sistema monetario internazionale. Insieme degli strumenti, dei mercati, del-
  le istituzioni e degli accordi attraverso i quali vengono gestiti i sistemi di
  pagamento e di cambio valutario che regolano a saldo gli scambi inter-
  nazionali, reali e finanziari.
SME (Sistema monetario europeo). Accordo internazionale che regola i rap-
  porti di cambio tra le monete dei paesi membri della CEE.
Stag~azione. Termine economico di origine anglosassone indicante la con-
  sistenza di situazioni di stagnazione e di inflazione.
Stagnazione. Situazione in cui la produzione e il reddito nazionale non cre-
  scono n calano.
Sterilizzazione della moneta. Complesso di operazioni mediante le quali la
  Banca Centrale impedisce che si riversino sulla quantit di moneta in
  circolazione effetti di espansione o di contrazione della base monetaria
  da essa non desiderati.
Sterlina. Unit monetaria della Gran Bretagna e di altri paesi di lingua in-
  glese.
Stock. Accumulo di merci, moneta ecc.
Svalutazione. Riduzione del valore di una moneta nei confronti di una pre-
  determinata parit, espressa in termini di oro o di valuta estera.
Tesoreria. Organo amministrativo che prowede alla gestione di cassa (in-
  cassi e pagamenti) dello Stato e degli enti che a questo fanno capo.
Ufficio italiano cambi. Ente pubblico che gestisce le riserve ufficiali italiane
  sull'estero.
Unione economica e monetaria. Area caratterizzata dalla libera circolazio-

GLOSSARIo DEI TERM~n R~LATIVI ALLA MONETA           91

ne di beni, semzi persone, capitali, da un sistema di cambi fissi, da una
politica monetaria onica e da una disciplina comune delle politiche di bl-

Valuta Moneta circolante o l'insieme delle banconote di altri paesi e dei ti-
  toli di credito a vista. in moneta estera.
Valutarie, norme. Insieme delle disposizioni di carattere legislativo (leggi e
  decreti) e di carattere amministrativo (circolari ministeriali e dell U i-
  cio italiano dei cambi) che disciplinano i pagamenti tra l'lta!ia e i Paesi
  esteri a fronte di scambi commerclali e movimenti di capltah.
Velocit di circolazior~e deaa moneta. Numero medio di volte in cui l'unita
  monetaria viene usata nell'unit di tempo.
Volatilit. Caratteristica di determinati tipi di prezzo e pi in generale di
  variabili economiche di difficile previsione.
Xenomercato. Mercato finanziario dei prestiti in valuta effettuati al di fuori
  dei paesi in cui le singole valute costituiscono la moneta nazionale.
Xenovalute. Depositi in valuta detenuti presso banche situate in paesi di-
  versi da quello di emissione.
Zecca Stabilimento in cui si fabbricano per fusione o per coniatura le mo-
  nete e in epoca moderna anche le medaglie, i sigilli dello Stato, i tlmbn.
IV sec. a.C.

Vn sec. d.C.


Vm sec. d.C.
Xll sec. d.C.


1237
1252

1266

1275
1279
XIV sec.
xv sec.
1609

Europa





Europa occidentale
Spagna
Province Unite

EPOCA              AREA D'INTERESSE              EVENTO


ante xv sec. a.C.
                                            Moneta merce (orzo, pe-
                                            pe, animali, conchiglie, pel-
                                            licce, perle, t, tabacco,
                                            ecc.)
xv sec. a.C.       Creta, Egitto, Troia     Dischi di metallo

Vll sec. a.C.
                   Asia Minore, Grecia      Monete in leghe di me-
                                            tallo. Coniazione dell'oro
                                            argento e bronzo
                   Impero romano            Sistema aureo. Soldo d'o-
                                            ro
                   Persia, Siria, Maghreb,  Dirham d'oro
                   Spagna e Italia
                   meridionale

                   Europa occidentale       Sistema argenteo

                   Repubbliche marinare     Denaro Grosso,
                                            Metapane

                                            Bistura

                                            Soldo fiorentino

                                            Fiorino, Ducato e
                                            Genovino

                                            Grosso Tomese di San
                                            Luigi

                                            Grosso di Fiandra

                                            Groats inglese

                                            Bimetallismo

                                            Juros e Vales

                                            Banca di Amsterdam

CRONOLOGIA

C 1 -

rono o~1a                                   EPOCA

                                            1694
                                            1745
                                            1776

                                            1776

           AREA D'INTERESSE

           Inghilterra
           Inghilterra
           Francia

           Inghilterra
Fine 1700  Inghilterra
1789
1796

1816

1862
1920

1944

1978
1999

Francia
Francia

Inghilterra

Europa meridionale
Bruxelles

Bretton Woods

Europa
Maastricht

           EVENTO

Banca d'lnghilterra
Corso forzoso
Banca di Sconto. Biglietti
a vista
Smith. Teoria monetaria
Politica monetaria
Assegnati. Titoli fruttiferi
Franco. Sistema metrico
decimale
Ricardo. Teoria
quantitativa
Unione monetaria latina
The Gold Exchange
Standard
Fondo monetario
intemazionale
SME-ECU
Moneta unica europea
 Bibliografia





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