LUCIEN VIEVILLE.

LA RESTAURAZIONE DELL'IMPERO. IL SECONDO IMPERO.

Si  parlato molto degli avvenimenti del 22 dicembre 184: Luigi Napoleone
Bonaparte, per aver calpestato il giuramento prestato tre anni prima di
proteggere e rispettare la Costituzione, ha trovato i suoi difensori che si sono
sforzati di dimostrare che, cos facendo, egli ha salvato il paese
dall'anarchia, cio da una nuova jacquerie. Il principe presidente ha sollevato,
per lo stesso gesto, aspre critiche, prime fra tutte quelle appassionate e
vendicative di Victor Hugo e quelle pi fredde e ragionate di Karl Marx, per non
parlare che dei contemporanei.
Oggi quella storia  ormai lontana da interessi contingenti. Certe questioni non
si pongono neppure pi, giacch le risposte date sono sempre contradittorie e
controverse, tanto le testimonianze ritenute valide possono prestarsi alle
interpretazioni pi diverse.
Perch vi fu il colpo di Stato? Fu una rivoluzione o semplicemente il risultato
di una rivoluzione? Perch vi furono gli orribili massacri? Furono un corollario
necessario o un tentativo di intimidazione sanguinario, deciso, risoluto,
ordinato forse dall'Eliseo in preda al panico, per ristabilire una situazione
che si riteneva compromessa? Chi era l'uomo che, trentasei anni dopo il
crepuscolo di un dio, pretendeva, giovandosi della sua gloria, di venire come un
Messia: il principe magnanimo di cui parla il giureconsulto Faustin Hlie o il
cretino che Adolphe Thiers si vantava di manovrare a suo piacimento?
Come aveva potuto una nazione divisa tra monarchici e repubblicani, moderati e
socialisti, eleggere, a stragrande maggioranza, alla Presidenza dello Stato il
nipote del grande Imperatore? Come aveva potuto una maggioranza parlamentare di
destra accumulare le rinunce e gli errori che permisero il 2 dicembre e lo
resero anche fatale, facendosene complice virtuale? Tutti enigmi in verit.
Quando il Duca di Reichstadt, unico figlio legittimo di Napoleone I, muore senza
eredi a Schonbrunn, il 22 luglio 1832, in Francia regna Luigi Filippo, dopo che
il popolo ha scacciato, nel 1830 suo cugino Carlo X. Il ramo Borbone-Orlans 
cos salito su quel trono, di cui Philippe-Egalit padre del Re dei Francesi,
aveva a suo tempo sognato di essere il difensore e il sostegno come luogotenente
generale del regno, prima di votare la morte di Luigi XVI e di seguirlo poi sul
patibolo.
I loro felici successori decretano l'esilio per le dinastie deposte. La
Repubblica, del resto, seguir questa regola di prudenza per evitare che una
restaurazione trovi in Francia partigiani illusi e rumorosi. Cos i membri della
famiglia Bonaparte, che potrebbero un giorno sostenere il ruolo di pretendenti,
sono tenuti oltre confine fin dal 1815.
L'undici aprile 1814, a Fontainebleu, Napoleone aveva rinunciato per s e per i
suoi eredi, alla corona di Francia e d'Italia. Ma dopo i Cento Giorni, il 22
giugno 1816, abdicando una seconda volta, aveva proclamato suo figlio Imperatore
dei Francesi con il nome di Napoleone II, scelta ratificata il 2 luglio dalle
Camere, che la promuovevano cos al rango di atto costituzionale. Quindi, dopo
la morte del Duca di Reichstadt, bisognava fare riferimento al plebiscito
dell'anno 1804 che attribuiva la dignit imperiale, in caso mancassero
discendenti diretti di Napoleone I, alla discendenza diretta legittima e
naturale di Giuseppe e di Luigi Bonaparte.
Giuseppe, il maggiore, morir nel 1844 senza eredi. Luigi gli sopravviver due
anni soltanto. Egli aveva sposato Ortensia de Beauharnais, figlia della futura
imperatrice Giuseppina, di cui aveva ereditato il fascino e... la leggerezza.
Dall'unione con Luigi erano nati un maschio, morto ancora bambino, e poi un
altro Napoleone Luigi. Dopo questa nascita, i sovrani d'Olanda, giacch
Napoleone aveva messo Luigi sul trono di questo paese, erano vissuti a lungo
divisi, tanto che quando era nato un terzo bambino, Luigi Napoleone, Luigi si
era affrettato, quasi pubblicamente, a disconoscerne la paternit. Aveva scritto
anche a Papa Gregorio XVI: Ho sposato una Messalina che partorisce.
La paternit di Luigi Napoleone viene attribuita all'ammiraglio olandese
Verhuel. Si potrebbero fare altri due nomi: Decazes, allora giovane, vedovo e
affascinante, e il bello scudiero della regina, Charles de Bylandt. Ad ogni modo
dall'atto di nascita risultava che Luigi Napoleone, nato il 20 aprile 1808 a
Parigi, era legalmente il figlio di Luigi. Costui, per lo meno, non dovette
attribuirsi la paternit del quarto figlio di Ortensia, Carlo Augusto frutto
degli amori dell'ardente giovane donna con Joseph Flahaut de la Billarderie,
egli stesso figlio naturale di Talleyrand, che doveva diventare generale, conte,
senatore e gran cancelliere della Legion d'Onore. Senza dubbio questa duplice
qualit di amante di una figliastra (e cognata) che Napoleone amava teneramente,
e di figlio di un ministro che egli disprezzava ma ammirava, fece di Flahaut uno
degli aiutanti di campo dell'Imperatore e uno degli ultimi suoi compagni
d'epopea.
Quando l'ex-re d'Olanda muore, nel 1846, anche il fratello maggiore di Luigi
Napoleone  morto da parecchi anni. Il figlio disconosciuto di Luigi, che
tuttavia gli  molto affezionato e ne  ricambiato,  il pretendente imperiale.
Non ha nulla dei Bonaparte, ed a ragione;  un essere chiuso e versatile;
apparentemente molle ed indolente ma ambizioso fino al fanatismo. Luigi
Napoleone intende far valere il suo nome ed il suo rango: la posta in gioco  la
Francia.
L'Imperatore ha portato suo nipote al fonte battesimale e Maria Luisa ne  stata
la madrina. Durante la prima restaurazione la prudente Ortensia, attraverso
l'ambasciata dello Zar Alessandro, da lei affascinato, ottiene da Luigi XVIII le
lettere patenti del Ducato di Saint-Leu, di cui tuttavia suo marito restava
conte. Il 7 marzo 1816 il loro matrimonio  annullato.
Verranno poi i Cento Giorni in cui Napoleone con magnanimit dimenticher le
recenti imprudenze di sua cognata. Ma, al secondo ritorno della monarchia,
Ortensia deve lasciare la Francia, e compra la terra e il castello d'Arenenberg,
una signorile residenza di campagna, nel cantone svizzero di Turgovia, un luogo
nostalgico. Quanto alle comodit, la dama d'onore della Duchessa, Valrie
Masuyer la definisce: un accampamento. E' vero per che Ortensia far
sopraelevare la casa di un piano.
Luigi Napoleone passer qui la sua giovinezza, mentre Napoleone Luigi vivr con
suo padre, profugo in Italia, e dimostrer con il suo febbrile entusiasmo di
essere un vero Bonaparte. Il minore segue i corsi del ginnasio di Augsbourg, ma
con mediocri risultati, giacch  il cinquantaquattresimo del suo corso.
Nel 1818, Luigi riceve suo "figlio" a Livorno. Si spaventa della scarsa
istruzione e minaccia Ortensia di toglierglielo. Ella assume allora, come
precettore per Luigi Napoleone, Philippe Le Bas il cui padre, membro della
Convenzione, si  ucciso alla caduta di Robespierre e che  di tendenze
giacobine. Le Bas scuote il suo allievo, in cui trova uno spirito pigro e
distratto, e ottiene qualche risultato, poich ad Augsbourg Luigi Napoleone
diventa ventiquattresimo.
Buon latinista, buon cavaliere e schermitore, le virt repubblicane di Le Bas lo
impressionano. Sapr benissimo invocare i principi che Le Bas gli ha inculcati,
anche se non li metter mai in pratica. D'altra parte Luigi Napoleone non potr
mai sottrarsi all'influenza dell'insegnamento dei suoi maestri svevi e dei loro
metodi. Forse la sua lentezza di riflessi e la sua indecisione sono state la
conseguenza naturale di quel periodo scolastico.
La frivola Madame de Saint-Leu sente talvolta la necessit di mettere a
soqquadro il torpido esilio elvetico. Le frontiere di Francia sono chiuse, ma
quelle italiane le restano aperte, e in Italia passa l'inverno con il figlio e
con Le Bas. A Roma si incontra con Letizia Bonaparte che ricorda i fasti di un
tempo che ebbero, come ella temeva, breve durata. Luigi Napoleone, che sar un
eterno donnaiolo, vi fa anche delle conquiste. Ma qui, soprattutto, il giovane
principe ritrova il fratello maggiore Napoleone Luigi, l'adolescente generoso
che ha su di lui un vivo ascendente e che lo introduce nell'ambiente segreto dei
Carbonari. Napoleone Luigi fa parte della setta, ed  legato ai suoi compagni
dal giuramento solenne, che invece suo fratello non pronuncer mai.
Nel 1830, sempre a Roma, i due principi Bonaparte passano all'azione con la
Carboneria. La Citt Eterna  in subbuglio e il governo pontificio infierisce
crudelmente contro i liberali che vogliono proclamare la Repubblica. Luigi
Napoleone si d tanto da fare che  costretto ad andarsene il 13 dicembre, e va
a raggiungere suo fratello a Firenze. Nel febbraio 1831 la rivolta scoppia e i
Bonaparte raggiungono a Spoleto gli insorti, i cui capi si servono del loro nome
illustre per il vantaggio della loro causa. Entrambi partecipano alla presa di
Civita Castellana, ma l'Austria, che non intende permettere la formazione di una
repubblica ai suoi confini e che il Papa chiama in aiuto, si prepara ad
intervenire. Ci significa la sconfitta sicura dei rivoluzionari male armati, e
una terribile minaccia per i due fratelli. Il cardinale Fesch, loro prozio, non
lo nasconde, scrivendo ad Ortensia: se li prendono sono perduti.
Ortensia allarmata fa intervenire l'ex-precettore del figlio primogenito,
Armandi, che obbliga i due Bonaparte ad andare a Bologna, da dove raggiungono
Forl, dove Napoleone muore il 17 marzo, per un attacco di morbillo. Si pensa
anche che egli sia stato assassinato, o meglio giustiziato, dalla Carboneria per
essersi rifiutato, cedendo alle preghiere materne, di marciare su Roma, venendo
cos meno al giuramento.
Due giorni dopo Ortensia arriva a Forl, ma non ha nemmeno il tempo di sfogare
il suo dolore: bisogna fuggire davanti agli Austriaci. Con Luigi Napoleone, che
si ammaler anch'egli di morbillo durante i loro vagabondaggi, conduce
un'esistenza pittoresca e avventurosa che termina il 14 aprile 1831, quando, con
un passaporto ottenuto dal governo di Londra e intestato a Mrs. Hamilton, in
viaggio con i suoi due figli, i fuggitivi riescono a passare da Nizza in Francia
insieme al Conte Zappi, loro compagno di viaggio.
Luigi Napoleone ha lasciato il suo paese natio da sedici anni, vi rientra come
uno straniero ed  proprio in veste di pellegrino che raggiunge Parigi, seguendo
la strada percorsa da suo zio al ritorno dall'isola d'Elba.
Nella capitale Ortensia si mette in contatto con Luigi Filippo, reclamando da
lui l'abolizione del decreto d'esilio per s e per i suoi. Il re dei Francesi la
riceve molto gentilmente, ma niente di pi; il suo trono non  ancora tanto
solido da permettergli di ammettere la presenza in Francia di un personaggio
turbolento come Luigi Napoleone, tanto pi che i Bonapartisti interni non gli
facilitano il compito. Inoltre il futuro pretendente entra in contatto con i
capi repubblicani che sono rimasti impressionati dal suo comportamento in
Italia. Tuttavia il governo reale esita ad allontanarlo dal paese, ben sapendo
che la manovra sar poi sfruttata contro il potere costituito. Propone anche di
togliere la Contessa di Arenenberg e suo figlio dalla lista degli esiliati, e di
far entrare Luigi Napoleone, come ha egli stesso suggerito, nell'esercito. C'
una proposta anche migliore: il principe sar in seguito innalzato alla dignit
di Pari, a condizione che abbandoni il nome di Bonaparte e tutte le pretese al
trono per diventare il Duca di Saint-Leu. Luigi Napoleone respinge per tale
proposta.
Il 5 maggio, decimo anniversario della morte dell'Imperatore, Ortensia e suo
figlio sono formalmente invitati a lasciare la Francia. Per quanto breve, il
soggiorno parigino ha confermato a Luigi Napoleone la sua importanza politica e
il culto che il popolo continua ad avere per suo zio.
A Londra, dove gli "Hamilton" si recano, egli continua a frequentare i liberali
e gi egli pensa di servirsene quando verr il momento. Alla fine di agosto
ritornano ad Arenenberg e per Luigi Napoleone questo  il tempo delle
meditazioni, interrotte da avventure galanti, mentre la morte del Duca di
Reichstadt lo fa diventare automaticamente il pretendente al trono imperiale. Il
fatto non modifica il suo modo di vivere; egli continua ad essere un buon
cittadino svizzero e un disciplinato ufficiale dell'esercito elvetico. Le Bas
non c' pi e Ortensia, affascinata dalle nuove prospettive, per quanto lontane
e dubbie possano essere, cerca di trasmettere a suo figlio ideali di governo del
tutto opposti a quelli sociali del vecchio e dei Carbonari: onnipotenza ed
assolutismo. Luigi, il sognatore, ascolta solo pigramente, registra, pesa,
elimina, ricorda. Tuttavia egli si preoccupa di non riferirsi a tali teorie
quando pubblica i Sogni politici, che sono, soprattutto, un attacco contro il re
cittadino (e il suo governo debole!) in cui l'autore delinea quella strana
unione di Napoleone e della Repubblica, che si realizzer, almeno per un certo
periodo, nella sua persona.
Seguono altre opere e specialmente nel 1833, un Manuale d'Artiglieria, che egli
dedica a numerosi ufficiali e giornalisti francesi, sebbene sia redatto ad uso
degli ospitali Svizzeri che lo hanno appena nominato cittadino onorario di
Turgovia. L'opera gli frutter il grado di capitano nell'esercito svizzero e gli
elogi della stampa d'oltre frontiera.
L'anno dopo, caratterizzato in Francia dall'insurrezione repubblicana di Lione,
continuata a Parigi dalla sommossa soffocata nel sangue e nel massacro di Rue
Transnonain e dall'attentato di Fieschi il 28 luglio, entra in scena un
avventuriero, Fialin, che ben presto aggiunger al suo nome il titolo de
Persigny, per essere, alla fine, Persigny solamente. E' un pezzo d'uomo rude e
robusto, cospiratore per temperamento. Dopo la Scuola di Cavalleria di Saumur, 
stato negli Ussari, ma  stato radiato dai quadri all'avvento degli Orlans.
Poich la Francia non vuole pi il ramo primogenito dei Borbone sul trono, ed
egli non saprebbe accettare un regime dominato dai rossi, a Fialin non resta che
unirsi al Bonapartismo. Nel 1834 fonda la rivista L'Occidente Francese, che
uscir con un solo numero in cui egli diffonder il vangelo imperiale,
panegirico dell'idea napoleonica, vera legge dei mondi moderni, e simbolo delle
nazionalit occidentali. Come conclusione afferma: E' venuto il momento di
diffondere in tutta la terra questo vangelo e di risollevare la vecchia bandiera
dell'Imperatore. L'Imperatore, solo l'Imperatore! Dopo di ci Fialin deve solo
recarsi ad Arenenberg dove Luigi Napoleone lo accoglie con queste parole: Vi
aspettavo. Da allora Persigny sar il missus dominicus del principe, fanatico a
tal punto da prendere come motto la frase: Io servo; e servir fino alla fine,
Loyola dell'impero, come egli ha voluto essere.
E' il complemento indispensabile del padrone che si  scelto perch ne 
l'opposto. Il suo entusiasmo lo spinge ad organizzare i colpi pi rischiosi,
Strasburgo, Boulogne, e a parteciparvi.
Per il momento il principe ne fa il suo ambasciatore presso i repubblicani di
Parigi. Cos Persigny incontra Armand Carrel che, dopo un colloquio, non esita a
predire un ruolo importante a Luigi, se dimenticher i diritti della dignit
imperiale per ricordarsi solo della sovranit del popolo. E' evidente che il
direttore del National non  contrario ad un plebiscito e crede di aver ottenuto
l'assicurazione che Bonaparte non desidera sollevare un vespaio.
La nostalgia dei Francesi per Napoleone, i sentimenti bonapartisti sono stati
maggiormente esaltati dalla Monarchia di Luglio che ha moltiplicato le
manifestazioni d'omaggio al grande Imperatore: nuova erezione della sua statua
in Place Vendome, testimonianze di ammirazione pi volte espresse da Luigi
Filippo, completamento, nell'anno 1836, dell'Arco di Trionfo dell'Etoile in
attesa del ritorno delle ceneri, il 18 dicembre 1840.
Da una parte gli Orleanisti pensano, se non di disarmare i Bonapartisti, di
ottenerne almeno la neutralit; dall'altra fanno una distinzione sottile che non
sempre il popolo capisce: colui che essi vogliono onorare non  il tiranno, ma
il Genio, figlio della Rivoluzione.
Sbagliano due volte il loro calcolo, giacch i bonapartisti rilanciano la loro
propaganda e vengono a patti con i repubblicani, e la massa, ancora
impressionata dai racconti dei veterani, canticchia le canzoni di Branger e, in
questo regno borghese, sgrana come in un rosario le grandi ore dell'epopea
imperiale.
Eccitato dall'ottimismo di Persigny, il pretendente crede, un po' troppo presto,
di aver raggiunto lo scopo. Nell'agosto 1835 scrive: Il sangue di Napoleone si
ribella nelle mie vene. Si potrebbe non tener conto della probabile impostura,
ma egli aggiunge con solennit: La spada di Napoleone: ecco il mio solo
sostegno. Progetta con il suo factotum un piano di insurrezione. Si tratta di
sollevare l'importante guarnigione di Strasburgo e di marciare, con essa, su
Parigi, dando per scontato che durante la marcia, al solo nome di Napoleone,
ufficiali e soldati accorreranno a formare una valanga che decreter la fine di
una monarchia disprezzata e restaurer l'impero.
Nella residenza di Arenenberg si vedono passare ufficiali di alto grado, di
stanza alla frontiera. Tre viaggi a Baden-Baden, dove Luigi Napoleone fa la cura
delle acque e vive un idillio britannico, gli permettono di avere altri
contatti. E' superfluo dire che il principe  circondato da spie e che ben
presto tutta l'Europa sar al corrente delle sue cospirazioni. I congiurati,
tuttavia, trovano come complice principale il colonnello Vaudrey, comandante del
4 reggimento di artiglieria a Strasburgo; Persigny ne affida la conquista alla
sua ex-amante Elizabeth Brault, vedova di un inglese di nome Gordon, che seduce
l'ufficiale e l'incatena.
Si uniscono, tra gli altri, il comandante Parquin e il tenente Laity, per non
parlare dei conoscenti di Persigny avidi, come lui, di uscire dalla mediocrit.
Il generale Voirol, comandante della sa divisione militare e della piazza di
Strasburgo, invitato ad unirsi al moto insurrezionale, sar invece colui che lo
reprimer.
Il 28 ottobre 1836, Luigi Napoleone arriva in segreto a Strasburgo. L'indomani
si incontra con Vaudrey, poi riunisce i congiurati principali e legge loro i tre
proclami al popolo, all'esercito e agli abitanti della citt. I Francesi sono
chiamati sotto l'aquila dell'Impero, emblema di gloria, simbolo di libert,
l'esercito  invitato a scacciare i barbari dal Campidoglio, schierandosi sotto
il rinato tricolore, perch, continua il proclama, la gloria in lutto conta su
di voi.
Gli abitanti di Strasburgo apprendono che l governo di Luigi Filippo li detesta
in modo particolare e che sono stati loro stessi a chiamare il principe per
vincere o morire per la causa del popolo.
Il 30 ottobre, alle 6 del mattino, Luigi Napoleone si dirige verso la caserma
del 4 artiglieria insieme con Parquin, come generale, e con Persigny. Vaudrey
lo attende sul luogo e lo presenta alle truppe che ha fatto adunare. Ogni
soldato ha avuto dieci cartucce, ma anche ogni batteria ha ricevuto quaranta
franchi, giacch Luigi Napoleone non dimenticher mai la lezione del Basso
Impero Romano, in cui i generali compravano dai loro soldati l'ascesa alla
porpora. Gli artiglieri scrutano con curiosit lo sconosciuto che accompagna il
loro colonnello.
Soldati, grida Vaudrey, una grande rivoluzione sta per compiersi. Ecco qui il
nipote dell'Imperatore Napoleone che viene per porsi alla vostra testa. Il
vostro colonnello si  fatto garante di voi. Ripetete con lui: Viva Napoleone!
Viva l'Imperatore!
Gli uomini obbediscono e, rincuorato, il principe presenta loro una bandiera
sormontata dall'aquila: Riunitevi sotto questo nobile stendardo, dice, lo affido
al vostro onore e al vostro coraggio. Marciamo dunque insieme contro i traditori
e gli oppressori della patria. Si volta verso un ufficiale e l'abbraccia. E' il
delirio: cos almeno i congiurati assicureranno pi tardi.
Le testimonianze dei soldati non rivelano lo stesso entusiasmo: Non si sapeva
bene che cosa si gridasse, dir un soldato. Io gridavo: Viva il re! Il
colonnello mi  venuto vicino dicendomi: Vuoi gridare: Viva l'Imperatore,
imbecille... Allora ho gridato: Viva l'Imperatore!
Con la stessa confusione o indifferenza il reggimento esce dalla caserma,
preceduto dalla banda. Malgrado sia molto presto, le strade sono gi animate; i
cospiratori hanno assoldato delle comparse, vestite da operai, che acclamano
l'Imperatore e si spingono e si urtano per baciare l'aquila dello stendardo.
Come sempre avviene, la massa  trascinata; la partita sembra essere ben
iniziata. Vaudrey ha fatto occupare alcuni punti strategici e arrestare il
prefetto. Luigi Napoleone si reca dal generale Voirol che il fracasso ha
strappato dal letto (sono le 6.30) e tenta di nuovo di convincerlo ad unirsi a
lui, ma Voirol rifiuta. Parquin, che  presente, ne ordina l'arresto e crede di
chiuderlo a chiave in una stanza, senza accorgersi che esiste una seconda uscita
dalla quale il prigioniero scappa e raggiunge la caserma del 46 Fanteria di
linea.
Tutto crolla intorno ai congiurati. Alla caserma Finkmatt, il principe tenta
invano di trascinare dalla sua parte il 46 fanteria, mentre Voirol fa
rioccupare la prefettura da alcune unit e bloccare le arterie principali. Alla
caserma Finkmatt un ufficiale capovolgere la situazione: Soldati, vi ingannano.
Questo preteso nipote dell'Imperatore  un manichino travestito. E' soltanto il
nipote del colonnello Vaudrey. Allora il colonnello Taillandier, comandante del
reggimento, non ha pi esitazioni: fa arrestare Luigi Napoleone e la sua scorta
e degrada Parquin. Persigny riesce a fuggire e a raggiungere Arenenberg.
Moriamo bene! raccomanda Parquin convinto di essere fucilato. Nessuno dei
vincitori ci pensa e si limitano ad interrogare i prigionieri. Ho voluto creare
un governo basato sull'elezione popolare e riunire un congresso nazionale,
dichiara il principe.
Lo scacco  notevole: in meno di due ore tutto  finito. Nonostante ci, a
Parigi la notizia del tentativo fallito sul nascere suscita dell'agitazione e
alcuni ufficiali accolgono le proposte del pretendente:  la prova che non ci si
pu fidare cecamente dell'esercito. Il governo ritiene opportuno non informare
ufficialmente il paese e ordina che siano arrestati solo gli ufficiali
maggiormente compromessi, altrimenti il considerevole numero di arresti avrebbe
intaccato l'autorit del regime.
Giacch i congiurati sono passibili della pena di morte, Ortensia accorre a
Parigi per supplicare il re di concedere la grazia al figlio. Ma Luigi Filippo
non ha interesse a versare sangue; d'altronde  anche una cosa che gli ripugna,
forse perch inorridito dall'esempio paterno. Vuole che si minimizzi la cosa,
che la si riduca ad un semplice colpo di testa, e che si trasformi Luigi
Napoleone, con l'aiuto della stampa orleanista, da martire in uno sciocco.
Il principe viene condotto a Parigi il 9 novembre, mentre i suoi complici, sette
dei quali sono stati arrestati, saranno giudicati dalle Assise di Strasburgo. Il
prefetto di polizia Delessert informa l'agitatore che sta per essere imbarcato
per gli Stati Uniti. Invano Luigi Napoleone protesta che vuole essere giudicato
con i suoi compagni: la Monarchia di Luglio non vuole dargli una tribuna.
Il 21, la fregata Andromeda, che ha bordo il pretendente all'impero con 15.000
franchi in tasca, viatico che egli ha accettato dal re che avrebbe voluto
spodestare, leva l'ancora. Sar un lungo viaggio, poich la nave giunger a
Norfolk solo il 30 marzo 1837. Nel frattempo vengono giudicati gli altri sette
congiurati, che riescono senza grandi difficolt a fare notare che, se le accuse
contro l'autore principale del delitto in causa sono cadute, essi non devono
essere trattenuti in corte d'Assise. Tutti infatti vengono rilasciati, tra
ovazioni ed applausi e la liberazione  seguita da un banchetto colossale. Un
tale epilogo non  il pi adatto per consolidare il regime. L'esiliato apprende
a New York quel verdetto incoraggiante. Ad ogni modo si sarebbe forse stabilito
in Brasile, come sembra avesse in animo, se sua madre, malata di cancro, non si
fosse aggravata all'improvviso? Certo che Luigi Napoleone, sbarcato in
un'America in preda ad una grave crisi finanziaria, vi aveva trovato
un'accoglienza austera, ben diversa dalla mondanit, dal lusso e dalle lusinghe
femminili cui era tanto sensibile, e che ci non  l'ultima causa del suo
ritorno in Europa. Il 10 luglio  a Londra, dove l'ambasciata francese gli
rifiuta un passaporto per la Svizzera. Il governo britannico  pi conciliante e
gli concede il passaporto, prezioso Sesamo, intestato a un certo Robinson. Luigi
Napoleone chiuder gli occhi di sua madre l'8 di ottobre. Un testimone scriver:
Fa pena. Ha abbracciato sua madre teneramente, violentemente, come una sposa,
come un'amante.
Tuttavia il dolore si calma e il principe assume di nuovo il ruolo di
pretendente. In particolare aiuta Laity a redigere una relazione degli
avvenimenti di Strasburgo che, pubblicata nel giugno 1830, irrita Parigi poich
si tratta, senza ombra di dubbio, di un libello antigovernativo e favorevole a
Napoleone.
Ammaestrato dall'esperienza, il governo di Luigi Filippo teme un nuovo tentativo
di rivolta. Bisogna allontanare il Bonaparte. Prima, per, viene arrestato
Laity, che i Pari condannano a cinque anni di carcere e a 10.000 franchi di
ammenda per attentato contro la sicurezza dello Stato. Tale severit sollever
l'opinione pubblica contro la monarchia d'Orleans, meno tuttavia della richiesta
alle autorit svizzere di espulsione del principe. Il Consiglio di Turgovia
rifiuta. Parigi insiste con una nota diplomatica che mette in evidenza il fatto
che  troppo comodo, per un cittadino francese, approfittare della nazionalit
svizzera ogni volta che ha la speranza di disturbare la sua patria per
realizzare i suoi progetti. La tesi  plausibile, ma non deve essere seguita da
un'offesa a una nazione indipendente. Mol si ostina e passa ogni limite,
minacciando la Svizzera di rottura delle relazioni diplomatiche e inviando un
corpo d'armata verso la frontiera.
Essendo in gioco il suo onore, la Svizzera non cede. In Francia e in Europa,
l'incidente  bene sfruttato contro la Monarchia di Luglio, mentre Luigi
Napoleone sostiene il ruolo di eroe perseguitato. Cos egli lascia che le cose
vadano per il loro verso, malgrado il pericolo reale di un intervento armato in
Turgovia. Saranno necessarie le insistenze di un saggio, Henry von Wessenberg
perch egli acconsenta a lasciare un paese dove, scrive, la sua presenza sarebbe
causa di gravi disgrazie. Non rivedr pi Arenenberg. Il dottor Conneau, che sua
madre gli ha lasciato in eredit, lo accompagna in Inghilterra con due
domestici.
Il governo di Palmerston gli riserva un'accoglienza cordiale e conserver sempre
una certa simpatia nei riguardi del principe. Egli  l'idolo dei salotti dove
incontra alcuni proscritti repubblicani francesi: Ledru-Rollin, Luis Blanc,
Eugne Sue. Ma la vita a Londra  terribilmente cara: il denaro vola, sebbene
l'eredit della Regina Ortensia frutti a suo figlio 120.000 franchi di rendita.
Sar sperperata in pochi anni e, fino al colpo di Stato del 2 dicembre, specie
nei primi anni del suo mandato presidenziale, Luigi Napoleone contrarr debiti
favolosi. Egli  prodigo di natura e inoltre deve mantenere la sua propaganda, i
suoi luogotenenti e i suoi agenti, perci la lunga relazione che egli inizia con
la ricchissima Miss Howard gli sar molto utile.
Harriet Howard, sull'origine della cui ricchezza  bene non indagare, metter la
sua fortuna a disposizione del principe, nipote dell'uomo che ella ammirava di
pi al mondo, ed egli non si far mai scrupolo di attingervi. D'altronde 
sicuro che la borsa della cortigiana godeva di sovvenzioni del servizio segreto
britannico.
Nel 1839 Luigi Napoleone pubblica un opuscolo in lode dell'Imperatore e
dell'Impero con il titolo di: Le idee napoleoniche, un ammasso di fraseologia
ampollosa in cui ciascuno pu trovare ci che lo interessa: dal borghese,
blandito dai riferimenti all'ordine, all'autorit, alla pace feconda,
all'operaio, i cui diritti non sembrano mai essere dimenticati da Napoleone.
Tutti, tranne gli Orleanisti, le cui colpe accumulate nel periodo in cui sono al
governo, vengono enumerate dall'autore.
L'anno seguente, a Parigi, Persigny pubblica un'opera, Lettere da Londra, in cui
delinea la futura politica europea di Napoleone III, favorevole all'Italia,
contraria alla Russia e basata sul principio di nazionalit.
Nel 1840 Palmerston, con l'aiuto della Prussia della Russia e dell'Austria,
regola le sorti di Mhmet Al, il cui esercito ha sbaragliato le truppe turche.
Malgrado l'appoggio della Francia, egli viene privato dei suoi possedimenti, e
Parigi, umiliata, parla di guerra. I governanti inglesi ritengono che sia
l'occasione buona per incoraggiare una nuova impennata di Luigi Napoleone,
lasciandogli capire che non si opporrebbero al ristabilimento dell'Impero in
Francia. Sanno benissimo che ogni nuovo tentativo da parte del loro ospite 
destinato all'insuccesso, ma sanno anche che metter il governo francese in una
posizione scomoda, proprio in un momento cruciale. Il principe cade nella rete:
sar la misera impresa di Boulogne, preparata in massima parte dal Conte Le Duff
de Msonan, comandante di squadrone avvilito per essere stato recentemente messo
in pensione d'ufficio.
Msonan tenta dapprima di corrompere il suo amico, il generale Magnan,
comandante della piazza di Lille, al quale consegna una lettera di Luigi
Napoleone in cui gli si offrono 100.000 franchi e, nel caso di perdita del
comando nel corso dell'avventura, altri 300.000. Dopo il fallimento, egli
affermer di essersi indignato per la proposta, ma di aver avuto compassione di
Msonan e di averlo esortato ad andarsene, invece d'arrestarlo. Questa
magnanimit si spiegher quando il generale, anzich cadere in disgrazia dopo
l'elezione di Bonaparte alla Presidenza, sar messo a capo della guarnigione di
Parigi nel 1851.
Naturalmente Magnan occuper tale posto prima del 2 dicembre e, due giorni dopo,
comander la sanguinosa sparatoria dei boulevards. Era del resto uno specialista
in materia, avendo gi represso le manifestazioni operaie contro la Monarchia di
Luglio. L'Imperatore lo far maresciallo e senatore. Le riserve, o i consigli,
di Magnan fanno abbandonare il progetto di sollevare la guarnigione di Lille, e
il gabinetto del principe decide di rivolgere ogni sforzo verso Boulogne, dove
stazionano solo due compagnie di fanteria di linea, per trascinare tutto
l'esercito dietro di s.
Un ufficiale del reggimento, il tenente Aladenize, afferma di essere capace di
compiere il miracolo. Si comprano fucili a Birmingham; si cuciono sulle uniformi
mandate da Parigi dei bottoni con l'aquila imperiale. Si noleggia, per 2.500
franchi la settimana, il battello Edinbourgh Castle; si assoldano una
cinquantina di individui; il generale de Montholon, compagno dell'Imperatore a
Sant'Elena, passa la Manica per portare aiuto. Il 4 agosto ci si imbarca. Luigi
Napoleone ha con s 400.000 franchi, presi in prestito.
Solo in mare aperto, il 5 agosto i domestici vengono informati dello scopo
glorioso della loro impresa, mentre pensavano si trattasse di una piccola
crociera. Lo sbarco avverr a Wimereux, dove amici potenti e devoti sono in
attesa, e dopo qualche giorno si arriver a Parigi. Cinque luigi a ciascun uomo
e robusti brindisi completeranno queste argomentazioni (c'erano sedici dozzine
di bottiglie senza contare i liquori).
Il 6 agosto, alle due del mattino, l'Edinbourgh Castle getta gli ormeggi a un
miglio dalla costa francese, che l'equipaggio raggiunge facendo la spola con le
barche. Si incontra qualche doganiere che deve arrendersi al numero. Alle
cinque, i congiurati entrano in Boulogne con Aladenize e la bandiera con
l'aquila alla loro testa. Alla caserma il tenente fa suonare l'adunata e il
principe distribuisce discorsi, promozioni e Legioni d'Onore. E' una scena
ridicola, cui il capitano Puygelier, comandante della piazza, mette fine,
chiamando Luigi Napoleone usurpatore e gridando: Viva il re!, grido che le
truppe ripetono docilmente.
Sconvolto, il principe estrae la pistola e spara ferendo un soldato. Viene
respinto dalla caserma con tutti i suoi e, da quel momento, essi vagano
disorientati, decidendo infine di andare a piantare la bandiera imperiale sulla
colonna della Grande Armata. Dopo di ci, si disperdono, e gli amici trascinano
il principe verso la spiaggia, nella speranza di raggiungere il battello. A
nuoto egli tenta, con Msonan, Persigny, Conneau e qualcun altro, di arrivare ad
una barca, ma sparano su di loro come a delle anitre. Tre fuggitivi vengono
uccisi, altri feriti e una pallottola lacera l'uniforme di Luigi Napoleone.
Ricondotto a riva, bagnato e tremante, viene portato al castello. La sconfitta 
stata grave e sanguinosa e, questa volta, la stampa si schiera unanime contro il
pretendente. Disonorerebbe il nome che porta, se un tal nome si potesse
disonorare, scrive il Journal des dbats.
In Inghilterra si finge di essere sorpresi e scandalizzati. The Sun consiglia di
rinchiudere il principe in un manicomio e il Times lo dipinge come un imbecille
malfattore. Ben presto Thiers confermer il suo giudizio: un cretino.
Implorando piet per suo figlio, Luigi Bonaparte, o meglio di Saint-Leu, lo
definisce una mente smarrita.
Il 7 agosto, Luigi Napoleone viene trasferito al forte di Ham. Il 9, il governo
ammaestrato dalle assoluzioni di Strasburgo, deferisce i colpevoli alla Camera
dei Pari, pi malleabile. Sono una ventina e compaiono davanti alla Corte il 28
settembre, sotto l'accusa di avere attentato alla sicurezza dello Stato.
Difeso da Berryer, il principe ha sul petto la decorazione della Legion d'Onore.
Con il suo accento tedesco, egli denuncia la triste esperienza degli ultimi
dieci anni che lo ha spinto a fare appello alla nazione e a interrogare la sua
volont...
Essa avrebbe risposto: repubblica o monarchia, impero o regalit. Dalla sua
libera decisione dipende la fine dei nostri mali e delle nostre discordie.
Per lui, il plebiscito rester la base legale del potere. Conclude: Le vostre
formalit non ingannano nessuno. Nella lotta che si inizia vi sono soltanto un
vincitore e un vinto. Giacch siete gli uomini del vincitore non debbo
aspettarmi giustizia da voi e non voglio la vostra generosit! Berryer, che 
legittimista, si scaglia all'attacco del regime. Come pu la monarchia
usurpatrice avere il coraggio di rimproverare al suo cliente azioni simili a
quelle che l'hanno portata al potere? Come pu osare di giudicare l'erede del
dogma popolare su cui era fondato l'Impero e che la Monarchia di Luglio ha tolto
di mezzo senza interrogare il paese? E, con asprezza, ricorda il passato a quei
Pari, tra i quali siedono Pasquier, Decazes, Soult, Grard, Grouchy, Exelmans,
tutti creature o ministri di Napoleone: Chi siete voi?... Marchesi, conti,
baroni, ministri, marescialli, a chi dovete la vostra grandezza?... Come giudice
io sono disposto ad accettare solo colui che, se il principe fosse riuscito
nella sua impresa, avrebbe avuto il coraggio di rinnegare i suoi titoli!
Queste apostrofi sferzanti raggiungono il bersaglio. Il 6 ottobre 160 pari, su
312, si astengono. La maggioranza dei loro colleghi condanna Luigi Napoleone al
carcere perpetuo, Aladenize alla deportazione, Persigny a venti anni. Gli altri
imputati principali, Montholon, Msonan, Parquin, Conneau fra gli altri, sono
condannati a pene varianti fra i due e i venti anni di galera; alcuni imputati
minori sono assolti. Al cancelliere che gli legge la sentenza, il pretendente
risponde con un sorriso: In Francia nulla  perpetuo.
Ricondotto a Ham con Montholon e Conneau, Luigi Napoleone rester sei anni nella
fortezza costruita al tempo di Luigi XI. Occupa due stanze in una delle quattro
torri ed  sorvegliato severamente fino al momento in cui il comandante del
forte, Demarle, si ammansir al punto di giocare a carte con i suoi ospiti. Il
principe pratica l'equitazione entro la cerchia delle mura e pu passeggiare sui
bastioni dove coltiva un piccolo giardino.
Pu anche ricevere visite: tra le altre la lavandaia Elisabeth Vergeot, detta la
bella zoccolaia, la quale gli dar due figli; ma anche i suoi uomini d'affari
(che sono in uno stato disastroso), alcuni dotti locali, amici, sostenitori,
giornalisti e deputati fra cui Louis Blanc, rientrato in patria.
Ortensia Cornu, figlioccia di sua madre e suo primo amore, verr ad Ham sette
volte. Quanto a Montholon, egli dimentica volentieri la sua rispettabile sposa
quando ottiene che la poco selvaggia irlandese Caroline O'Hara, che si 
autonominata contessa di Lee e che gli dar un figlio, venga ad abitare al forte
in qualit di infermiera.
In questi sei anni, Luigi Napoleone riflette e studia: parler pi tardi, con
umorismo, dell'universit di Ham. Ha un suo ufficio; legge, scrive articoli di
stampa (collabora a Le Guetteur de Saint-Quentin con lo pseudonimo XX), saggi
economici e politici. I Frammenti storici, riguardanti Carlo II d'Inghilterra,
sono un violento attacco indiretto contro Luigi Filippo e la sua politica
esclusiva di sviluppo degli interessi materiali. Anche una: Analisi della
questione degli zuccheri,  un mezzo per attaccare un regime che vuole
ostacolare la coltura della barbabietola in patria a favore di quella della
canna nelle colonie, e nello stesso tempo per attirarsi le simpatie dei
coltivatori. C' anche un saggio sulle correnti elettriche di cui Arago far
menzione all'Accademia delle Scienze, ma l'opera principale del prigioniero
resta una serie di articoli riuniti in opuscolo col titolo: Estinzione del
pauperismo.
Il libro non  eccezionale, ma frutter al suo autore una grande popolarit fra
le classi pi miserabili del paese, che vedranno in lui un amico comprensivo e
disposto a venire in loro aiuto. Vi si trovano le formule pi ardite del
socialismo dell'epoca: La classe operaia non possiede nulla: bisogna renderla
padrona. Bonaparte predica una formula, del resto inapplicabile, di associazioni
operaie, accompagnate, a dire il vero, da un abbozzo di organizzazione
corporativa. Il tutto  assai complicato e di attuazione impossibile e porta
infatti alla creazione di un burocratismo colossale.
La stampa socialista rende omaggio alle intenzioni democratiche del principe e
arriva persino a deplorare la sua detenzione. Si saluta in lui l'uomo della
libert, l'uomo del popolo. George Sand supplica il nobile prigioniero di
parlare spesso di liberazione e di affrancamento a un popolo, come lui, in
catene. L'avvenire far cadere questi ingenui entusiasmi.
In realt, come avrebbero potuto gli operai non riporre un'immensa speranza
nell'erede dell'Imperatore, dopo aver saputo che si interessava alla loro triste
sorte? Non si potrebbe mai abbastanza mettere in evidenza quale spaventosa
esistenza conducesse il proletariato delle grandi citt. Il sociologo Adolphe
Blanqui, fratello di Auguste, ma di idee opposte, denuncer nel 1849 questa
miseria.
A Rouen, nel quartiere di Martainville, i bambini sono striminziti, invalidi
precoci di cui solo una piccola parte raggiunge l'et di leva; ma allora uno su
dieci  abile per fare il soldato. Nelle sordide abitazioni, gli scalini sono
coperti di immondizie putrefatte; nelle stanze uomini, donne, bambini dormono
alla rinfusa. I canoni d'affitto settimanali vanno da 60 centesimi a 2 franchi.
Ora, 2 franchi  la paga giornaliera di un uomo, quando pu trovare lavoro. A
Lille la situazione  ancora peggiore: regna una miseria di cui non si pu
sondare la profondit senza spavento.
Il mondo operaio qui  sotterraneo: vive nelle cantine, in fosse per uomini
dall'atmosfera pestilenziale, su pagliericci fatti di foglie marce di patate. I
bambini sono nudi o cenciosi, intristiti, gobbi, deformi. E non  tutto. A
Mulhouse, i figli dei padroni hanno speranza di vivere fino a ventotto anni,
quelli dei lavoratori fino a diciannove mesi, e i datori di lavoro preferiscono,
agli uomini, le donne e i bambini come manodopera a minor costo. Questi padroni
sono anche indignati da quando una legge del 1841 ha proibito l'impiego di
bambini minori di otto anni e ridotto a otto ore consecutive il lavoro dei
bambini da otto a dodici anni e proibito il lavoro notturno (dalle ventitr alle
cinque) per i minori di tredici anni.
D'altronde questa legge non viene rispettata, con l'approvazione delle famiglie
operaie, troppo felici di incassare qualche soldo in pi. Tutto questo
all'indomani del giorno in cui Guizot raccomandava alla Francia: Arricchitevi
col lavoro! Un popolo di milioni di esseri in simili condizioni, come avrebbe
potuto non rivolgersi verso chiunque avesse manifestato il minimo sentimento
umano nei suoi confronti?
Tuttavia la situazione finanziaria del pensionante di Ham si fa sempre pi
critica. Dal 1843 in poi, ha venduto Arenenberg per 70.000 franchi (ne voleva
500.000), ha ceduto i suoi ricordi imperiali, poi ha creduto di trovare una
miniera d'oro nelle proposte di uomini di affari che chiedevano il suo patronato
per l'apertura di un canale transoceanico nell'America Centrale; ma l'affare non
 andato mai oltre le proposte.
Nel settembre 1845, Luigi di Saint-Leu, le cui forze stanno declinando, chiede a
Luigi Filippo la liberazione di un figlio che desidera rivedere prima di
chiudere gli occhi per sempre. Il re esige, come condizione, un giuramento di
rinuncia alla politica, che il detenuto si rifiuta di prestare. A sua volta, il
principe chiede il permesso di recarsi presso suo padre, impegnandosi a tornare
quando gliene verr dato l'ordine. Si risponde ingiungendogli di chiedere la
grazia, ma Luigi Napoleone rifiuta. Non gli resta altra soluzione che evadere.
Gli ci vorr del denaro; i rappresentanti del principe a Londra hanno appena
contratto, in suo nome, un prestito di 150.000 franchi con il ricchissimo Duca
di Brunswick, scacciato da una rivoluzione nel 1830, strano personaggio che
predicava l'abolizione di tutte le monarchie, la creazione di una repubblica
universale, ma anche la propria restaurazione. Per ottenere il prestito, il
principe firma un trattato incredibile, in cui si impegna ad aiutare Brunswick a
ritrovare il suo ducato. Bisogna per dire che, come presidente prima e come
imperatore poi, egli si dimenticher di questa promessa.
Il 25 maggio 1846, Luigi Napoleone fugge dal forte, dopo essersi tagliato i
baffi, aver indossato una parrucca e un berretto, una blusa da operaio e degli
zoccoli. Chiunque l'avrebbe preso per uno dei muratori addetti ai lavori di
riparazione all'interno della cittadella. Cos truccato, alle 6.30 del mattino,
quando la squadra  arrivata, il principe, con la pipa in bocca, afferra un'asse
che gli servir a nascondere il viso e passa davanti a una prima sentinella.
Forse per l'emozione, lascia cadere la pipa che si rompe, e con calma, sotto lo
sguardo ironico del piantone, ne raccoglie i cocci; poi giunge alla porta, che
il guardiano apre a quest'uomo cos carico. Eccolo fuori. Il suo cameriere
Thlin lo aspetta in un calesse. Al galoppo arrivano a Saint-Quentin, dove
saltano su una diligenza ed esortano il postiglione a sferzare i cavalli, ad
andare pi veloce. Finalmente arrivano a Valenciennes, dove devono aspettare due
ore il treno per Bruxelles, avendo in tasca falsi passaporti inglesi.
A Bruxelles, un ex-gendarme di Ham riconosce Thlin e gli domanda, a lungo,
notizie del principe. Alla fortezza, il buon Conneau ha l'incarico di
dissimulare la fuga. Nel letto del principe ha posto un manichino e, vicino ad
esso, alcune boccette di medicine e delle scatole di pillole. Quando Demarle si
presenta, il dottore lo prega di scusare Luigi Napoleone che non pu riceverlo,
essendo malato. Conneau va al manichino e fa finta di annunciare il visitatore.
Ritorna: No, decisamente il principe sta troppo male. Demarle, convinto, se ne
va.
Quando, alla sera, scoprir l'inganno, l'evaso  gi a Bruxelles. Dopo un
processo a Peronne, Conneau sar condannato a tre mesi di prigione, Thlin, in
contumacia, a sei mesi e Demarle sar rilasciato. Di quella fortunata fuga,
Luigi Napoleone conserver il soprannome di Badinguer, pi tardi usato in senso
spregiativo, datogli forse da alcuni soldati di Ham e derivato da una parola
piccarda che significa distratto o poco furbo.
Il 27 maggio il principe  a Londra e, il giorno dopo, scrive a Saint-Aulaire,
ambasciatore di Francia, una lettera in cui assicura di non avere alcuna
intenzione di ritentare i colpi di Strasburgo o di Boulogne, ma di volere
soltanto rivedere suo padre moribondo a Firenze. Questo desiderio non si
realizzer, essendogli negati sia il passaporto, sia l'ingresso in Toscana.
Luigi Bonaparte morir, solo, il 26 luglio, lasciando all'unico figlio che gli
resta circa tre milioni, somma che permette all'erede di saldare qualche debito,
ma soprattutto, di vivere secondo il suo rango a Londra, dove ha saputo rendersi
popolare prestando giuramento il 6 agosto, come agente speciale di polizia per
due mesi.
Luigi Napoleone conduce una vita futile e galante e sembra aver rinunciato alla
politica, ma nel 1847 confida alla Taglioni: Verranno da me, senza che io mi
disturbi.
Il 24 febbraio 1848 Parigi rovescia Luigi Filippo e proclama la Repubblica. Il
26, Luigi Napoleone  nella capitale e informa il governo provvisorio che
desidera soltanto servire il suo paese. La risposta  sbrigativa: torni subito
in Inghilterra. Egli obbedisce senza protestare. La manovra  astuta, come
calcolata sar anche la sua astensione dalle elezioni all'Assemblea Costituente
in aprile, mentre gi i partiti di destra si riprendono, trovando un elemento di
unione nel loro comune timore per i rossi, questa demagogia parigina che Alexis
de Tocqueville denuncia ai suoi elettori del dipartimento della Manica.
Ma Persigny  a Parigi, e organizza un comitato bonapartista sebbene, come
candidato nel collegio della Loira, si sia proclamato franco e leale
repubblicano.
Questo comitato presenta la candidatura di Luigi Napoleone in parecchi dei
collegi nei quali, il 4 giugno, devono essere eletti i sostituti dei deputati
eletti precedentemente in molte circoscrizioni. Nel frattempo, il principe invia
una lettera di protesta all'Assemblea contro un progetto di legge che stabilisce
la sua proscrizione e quella dei pretendenti reali, e vince la partita. Quanto
alla sua campagna elettorale, i suoi amici la basano specialmente su
L'estinzione del pauperismo, invitando gli operai a testimoniare la loro
riconoscenza al prigioniero di Ham, che si occupava di un miglioramento della
loro sorte. La sera dello scrutinio, Luigi Napoleone  eletto nel collegio della
Senna con 84.420 voti, e nei distretti dell'Yonne, della Charente Infrieure e
in Corsica. Alcuni repubblicani si agitano per questa ascesa improvvisa. Cos
Lamennais scrive che: il nome di Bonaparte  la bandiera di una cospirazione.
Ma, il 10 giugno, alla riapertura dell'Assemblea, la folla grida: Viva
Napoleone! Il principe non compare: verranno a cercarmi. Il 13, dopo aver dato
lettura di un messaggio del nuovo eletto, che afferma di non voler tornare in
Francia se non quando la nuova Costituzione sar stabilita e la Repubblica
consolidata, la Costituente vota, a grande maggioranza, la sua ammissione.
L'indomani essa si indigna: Luigi Napoleone ha inviato al presidente, Armand
Marrast, una lettera inopportuna in cui avverte: Se il popolo mi impone dei
doveri, sapr adempierli.
Poi, il 16, una nuova lettera calma gli animi: il principe rassegna le
dimissioni, poich involontariamente favorisce il disordine. La sua popolarit
ne sar accresciuta, specialmente dopo le sanguinose giornate di giugno.
Gi il 13 giugno, il generale Changarnier, uno dei conquistatori dell'Algeria,
reprime una sommossa di malcontenti. Segue poi la chiusura delle officine
nazionali, creazione generosa ma utopistica, la cui gestione e i cui risultati
sono scandalosamente deplorevoli, mentre il 23 scoppia l'insurrezione dei
sobborghi. La popolazione disperata dilaga verso il centro della capitale, senza
direttive, senza veri capi, poich Albert, Barbs, Auguste Blanqui sono in
carcere, e Ledru-Rollin, membro della Costituente, si  ritirato. Non  la
rivoluzione che avanza, bens l'esercito della fame e della paura. Ha come
motto: Pane o piombo e l'alternativa  pietosa.
A Palazzo Borbone si hanno scene di panico e l'Assemblea si dimette, affidando i
pieni poteri al generale Cavaignac, un altro Algerino. Sotto il comando di
questo repubblicano moderato, il sangue scorrer per le strade di Parigi, in una
battaglia senza misericordia che vedr anche le donne uccidere, sgozzare e
morire: si conteranno 15.000 morti tra cui il generale Bra e l'arcivescovo
Affre, morti entrambi nel tentativo di impedire lo scontro.
Vince la legalit, rappresentata da Cavaignac, e vince anche la borghesia
possidente; il socialismo  stroncato.
Alcuni capi, come Daix e Lahr, saranno condannati a morte. Pi di 4.000 teste
calde sono inviate alle deportazione; altri andranno in galera. La libert di
stampa  soppressa; Cavaignac  dittatore e i deputati si piegano davanti al
salvatore. I lavoratori, nella loro disperazione, ripetono il nome di Bonaparte,
il principe sociale, che deve essere contento delle sue dimissioni, per merito
delle quali si trova con le mani pulite e non rosse di sangue. Si rallegrer di
ci soprattutto quando, a partire dal 30 giugno, la maggioranza reazionaria
ristabilir la giornata lavorativa di almeno dodici ore ed escluder dai diritti
costituzionali il diritto al lavoro.
In settembre devono svolgersi nuove elezioni supplementari e Luigi Napoleone,
sempre appoggiato dal comitato organizzato da Persigny, pone la sua candidatura
in diversi luoghi. I manifesti proclamano che egli vuole dedicarsi al
miglioramento del livello di vita della massa e affermano che il suo successo
sarebbe solo un atto di giustizia verso la memoria di suo zio.
La Corsica, l'Yonne, la Charente Infrieure e la Moselle lo eleggono, e anche
nel dipartimento della Senna passa da meno di 85.000 voti a circa 110.000.
Il 25 settembre, entra all'Assemblea e prende posto alla sinistra. Dopo aver
ricevuto l'approvazione, sale alla tribuna e legge un discorso di ringraziamento
modesto e conveniente, chiedendo ai colleghi la loro affettuosa simpatia e
pregando la Repubblica di accogliere il suo giuramento di riconoscenza e di
devozione. L'accento tedesco sorprende e rassicura; un discorso svizzero, dir
Montalembert. Il principe, privo di doti oratorie, preferir sempre leggere
testi gi preparati; egli pensa in tedesco, prima di esprimersi in francese, e
ci gli varr la reputazione, immeritata, di lentezza mentale. Mentre
l'Assemblea termina la discussione della Costituzione, Luigi Napoleone prepara
gi la sua candidatura alla Presidenza della Repubblica. Si incontra con
Prouchon e con i capi socialisti e si scaglia, insieme con loro, contro il pugno
di ferro di Cavaignac. Malgrado l'opposizione di Marrast, che teme che si
costituisca cos un potere uguale a quello della Rappresentanza Nazionale,
bench diverso, l'Assemblea decide l'elezione del Presidente a suffragio
universale. Questa decisione soddisfa il principe: gli offre la possibilit del
plebiscito che egli sogna. Ma il 6 ottobre, il repubblicano Thouret propone un
emendamento che esclude dalle presidenza e dalla vice-presidenza ogni membro
delle ex-famiglie regnanti. L'Assemblea lo discute in mezzo a pareri discordi,
giacch se Bonaparte deve essere eliminato, la stessa sorte dovrebbe toccare
anche al principe di Joinville, in cui molti vedono un possibile candidato.
Luigi Napoleone segue ansiosamente i dibattiti. I suoi avversari lo costringono
a prendere la parola all'improvviso ed egli non pu sottrarsi, ma recita cos
pietosamente male, che Thouret, ironico e sprezzante, dichiara: Dopo quanto ho
udito, il mio emendamento  inutile e lo ritiro. Strana mancanza di intuizione,
condivisa anche da Ledru-Rollin: Che imbecille, commenta,  rovinato.
Due giorni dopo, trascinati dallo slancio, i deputati abrogano le leggi d'esilio
riguardanti i Bonaparte. Il 26 ottobre, Luigi Napoleone sale nuovamente alla
tribuna per dare lettura del suo atto di candidatura poich, egli dice, si sente
autorizzato a credere che la Francia consideri il suo nome utile al
consolidamento della societ. Dopo l'elezione avr un solo scopo, meritare la
fiducia dell'Assemblea e, con essa, anche quella di un popolo generoso, cos
leggermente trattato nel passato.
Invano Thouret, inquieto, ripropone il suo emendamento: questa volta i suoi
colleghi lo respingono e fissano l'elezione presidenziale per il 10 dicembre.
Il 4 novembre, con 739 voti contro 30, l'Assemblea vota la nuova Costituzione
che prevede il passaggio del potere legislativo a una Camera unica, eletta per
tre anni con suffragio universale e formata da 750 membri inviolabili.
Il Presidente della Repubblica, che esercita il potere esecutivo,  eletto per
quattro anni e non pu essere rieletto prima che siano trascorsi almeno quattro
anni dal precedente mandato (art. 45). L'art. 62 gli garantisce un appannaggio
annuo di 600.000 franchi.
Senza l'art. 45 e senza l'art. 111, che richiede per ogni modifica della
Costituzione una maggioranza dell'Assemblea nazionale di 314 dei voti espressi,
forse il colpo del 2 Dicembre non avrebbe avuto luogo, dal momento che il
principe sarebbe stato sicuro di una rielezione senza storia. Se non altro
sarebbe stato per lo meno rimandato.
Contro Luigi Napoleone si scaglier Cavaignac, che conserva sempre la sua
autorit, ma che per il popolo  sempre il macellaio e che la borghesia stessa,
stanca di un giogo che ostacola gli affari, comincia ad abbandonare. Del resto
il generale non si oppone forse alla formazione di cartelli ante-litteram fra i
proprietari delle miniere, e non si  associato ad un progetto di legge che
proibisce l'acquisto di coloro che sostituiscono i figli di buona famiglia
chiamati alla leva?
Altri generali non si tireranno in disparte che a malincuore come Changarnier,
che tiene la propria spada a disposizione dell'ordine, ma che ha lo svantaggio
di essere fisicamente ridicolo: voce roca, parrucca, bustino,  il generale
Bergamotto.
Poi vi  Bugeaud, il duca d'Isly, ancor pi radicale del suo collega: Bisogna,
dice, distruggere la cricca infernale delle persone e dei filosofi che hanno
inventato il socialismo. Ma costui ha troppi nemici:  stato il massacratore di
Rue Transnonain, ed era stato, prima, il carceriere della Duchessa di Berry a
Blaye.
Perch, si chiede la destra, perch non mettere all'Eliseo questo Bonaparte,
questo cretino, questo re travicello dallo sguardo vuoto che si potr manovrare
a proprio piacimento? Thiers, che aveva pensato a suo tempo di presentarsi come
candidato, aderisce all'idea il 15 novembre. Il 1 dicembre dir: Non  un uomo
di genio,  vero, ma con lui si avr una repubblica saggia. Un eccezionale
profeta, quel futuro Primo Presidente della III Repubblica!
Alla sinistra, Ledru-Rollin, Raspail e Lamartine si schierano in prima fila,
mentre Proudhon denuncia la candidatura di uno scervellato, che egli stesso
ascoltava e consigliava poco tempo prima. Ma per la classe operaia, delusa dal
fallimento del governo provvisorio, ancora stordita dai massacri di giugno e
dalle repressioni, l'uomo della speranza non  forse il nipote del grande
Imperatore, nato dalla Rivoluzione, l'autore della Estinzione del pauperismo? E
malgrado la stampa parigina si scateni contro una minaccia per la repubblica...
un commediante vestito da imperatore, il 10 dicembre Luigi Napoleone  eletto a
stragrande maggioranza con l'aiuto del comitato di Rue de Poitiers, cio del
partito dell'ordine, (dove si trovavano orleanisti come Barrot e Guizot, e i
clericali pi influenti come Falloux e Montalembert che, controllando i curati,
assicuravano in pratica il voto favorevole delle campagne); con l'adesione di
Cremieux, ex-membro del governo provvisorio; con la simpatia dei legittimisti
come il suo ex-avvocato Berryer.
5.572.834 elettori lo mandano all'Eliseo; Cavaignac ottiene 1.469.156 voti,
Ledru-Rollin 376.000, Raspail 36.000 e Lamartine 18.000.
Alcuni amici consigliano al massacratore di giugno di far sollevare l'esercito
in suo favore. Cavaignac rifiuta e dichiara: Non si fonda la libert sul
dispotismo.
Il 20 dicembre, il nuovo presidente presta giuramento di fedelt alla
Repubblica. E' un uomo onesto: lo manterr. esclama Boulay de la Meurthe, al
quale questo elogio frutter la vice-presidenza, puramente onoraria.
E' gi stato detto: questo Bonaparte che, secondo sua madre, non aveva niente
che potesse renderlo attraente agli occhi femminili, non ha niente, nemmeno
fisicamente, del suo prestigioso zio. Ha la testa incassata e la schiena curva,
caratteristiche riportate anche nelle schede della polizia. Il viso  dominato
da un naso enorme; i baffi sono folti, la strana barbetta, l'imperiale, diverr
ben presto di moda. Gli occhi sono spenti, vitrei, secondo Tocqueville. Quello
sguardo assente colpir tutti i suoi contemporanei e contribuir parecchio alla
sua reputazione di essere mediocre. Fumatore accanito di sigarette, egli  di
statura media e ha le gambe corte. Tuttavia, ci che gli nuocer di pi  il suo
accento tedesco, la sua difficolt di parola. Il suo francese scritto sar
sempre pieno di gravi errori di ortografia e di sintassi.
Il conte Apponyi, ottantenne, pu descriverlo in questo modo: E' piccolo,
pallido e rugoso; senza essere vecchio ne ha l'aria;  il contrario di un
vegliardo in gamba. Victor Hugo sar pi conciso: Un sonnambulo dall'aria
sinistra.
In gamba tuttavia lo , questo infaticabile donnaiolo, probabilmente maniaco
sessuale. All'Eliseo, Harriet Howard rester l'amante in carica che continuer
la sua munificenza (e quella del suo governo, lusingato dall'avvento al potere
di un simile amico), ma non  che la pi importante di tante altre, presso le
quali il suo amante non esiter a mandare gli sbirri per confiscare i documenti
compromettenti.
Con l'avanzare degli anni, Miss Howard considera d'altronde le sue funzioni pi
da un punto di vista... diplomatico che passionale. A favore del principe sono
le sue rare qualit di dissimulazione, affinate dalle esperienze italiane, e
l'arte di sfruttare persino le sue evidenti debolezze: non  forse il suo
aspetto insignificante che ha spinto Thiers a far votare per un mediocre, che il
piccoletto si vantava di menare per la punta del suo lungo naso?
Luigi Napoleone ha ancora dalla sua la fede quasi superstiziosa, assoluta nella
sua predestinazione. Ha scritto a Hortense Cornu: Credo che, di tanto in tanto,
siano creati uomini nelle cui mani sono posti i destini dei loro paesi. Ritengo
di essere uno di quegli uomini. Se mi inganno, posso morire inutilmente, ma se
ho ragione, la Provvidenza mi metter in condizione di compiere la mia missione.
Questa missione, di cui egli  convinto, si accorda con un'ambizione smisurata
di potere e di denaro. Luigi Napoleone, plasmato dal suo vagabondaggio italiano,
da Strasburgo, da Boulogne, dalle circostanze stesse della sua elezione, coperto
di debiti e giocatore fanatico per il quale l'ascesa all'Eliseo significa
anzitutto la fine di un'esistenza difficile, l'inizio di una nuova vita di
lusso, di feste e di galanterie, si circonder di una cricca di persone pronte a
tutto e di infaticabili intriganti.
Uomo impenetrabile, Luigi Napoleone inganner tutti e, forse, anche se stesso.
Questa estinzione del pauperismo, per esempio, che egli indubbiamente si
augurava ad Ham, verr cancellata dal suo programma, una volta entrato
all'Eliseo, quando il suo presidente del Consiglio, Odilon Barrot, taccer di
comunismo il suo progetto di dissodare delle terre incolte a beneficio dei
poveri. Ci non impedir a Bonaparte di continuare a rivolgersi al popolo per i
suoi fini elettorali. Il suo vero colpo da maestro, il 2 dicembre, sar di
ristabilire il suffragio universale soppresso dalla maggioranza reazionaria
dell'Assemblea Legislativa.
A Parigi, i sobborghi non vedranno in quell'azione di forza che questo lato,
apparentemente positivo. Quest'uomo eletto repubblicano vede allontanarsi i
repubblicani. Per succedere a Cavaignac, essi fanno pressione su Cavaignac
stesso, ma il generale declina l'offerta. Poi tocca a Lamartine, ma che idea
sciocca affidare il governo ad un uomo messo in ridicolo dal recente scrutinio!,
che fallisce; a Thiers che rifiuta e fa il nome di Odilon Barrot, politicante di
scarsa levatura, che far a sua insaputa il gioco presidenziale, dopo essere
stato l'ultimo Primo Ministro, in carica per poche ore, della Monarchia di
Luglio. Barrot si circonda di Orleanisti, ma affida il ministero della Pubblica
Istruzione al legittimista Falloux: curioso areopago per governare una
Repubblica! Nomina Changarnier comandante della Guardia Nazionale e dell'armata
di Parigi, Bugeaud comandante dell'armata delle Alpi, incaricato cio di tenere
sotto controllo Lione e il suo miserabile proletariato.
I ministri realisti si affrettano a chiedere l'allontanamento dal governo di
questo presidente che, durante il consiglio, scarabocchia degli omini sulla
carta assorbente o ritaglia delle gallinelle di carta. Vogliono fare di me il
principe Alberto della Repubblica, confida prima di arrabbiarsi; l'ottimo
giovane, come dice Barrot, si adira con Malleville, Ministro degli Interni, che
omette di passargli i dispacci diplomatici. E' la crisi, ma il presidente porge
le sue scuse e il governo si riforma, senza Malleville. Cos scoraggiato, Luigi
Napoleone pensa di appoggiarsi all'esercito. In uniforme di generale della
Guardia Nazionale, questo bravo cavaliere, al momento delle riviste, lo attira
dalla propria parte, ma, fra i capi, ce n' almeno uno che egli non riesce a
convincere. E' Changarnier, che schernisce poco spiritosamente il presidente e
lo chiama Becco Grosso, il pappagallo malinconico. Il principe dovr fare
appello a tutta la sua pazienza, che sta per esaurirsi, per preparare
l'eliminazione di questo rivale importuno.
Davanti al governo realista, l'Assemblea tenta di reagire. Tre volte lo mette in
minoranza: ciononostante esso resta in carica e, il 29 gennaio 1849, i
rappresentanti angosciati tengono seduta a Palazzo Borbone, circondati dalle
truppe.
Anche Parigi e i sobborghi sono assaliti. Infine, un aiutante di campo di
Changarnier porta un biglietto del generale al presidente Marrast: si temeva una
rivolta ideologica che ha obbligato a prendere misure precauzionali. In realt
Changarnier ha creduto di poter convincere Becco Grosso a decidersi e a rifare
l'Impero, un Impero in cui il generale sarebbe stato il cancelliere, anzi
l'arcicancelliere. Ma il principe si  sottratto, preoccupato di muoversi solo a
colpo sicuro e, soprattutto, di non essere una semplice creatura-giocattolo di
Bergamotto. Uno stupido! conclude questi indispettito. Le truppe rientrano negli
accantonamenti e l'Assemblea respira. Ma quella giornata ha un solo vincitore:
Luigi Napoleone che, nel pomeriggio, si  presentato a cavallo davanti ai
bivacchi e si  fatto acclamare. Viva il Primo Console, si grida nel sobborgo
Saint-Antoine, ma si brucer la tappa storica.
Nella sua lotta contro il governo, la Costituente pu soltanto perdere. Passando
da un voto di sfiducia all'altro, arriva alla sola conclusione logica possibile:
deve sparire. Il 15 marzo fissa le elezioni alla Legislativa per il 13 maggio.
Il 3 aprile, si vendica della paura causatale da Changarnier, togliendogli
un'indennit annuale di 50.000 franchi (la sua paga  di 18.000 franchi) per il
comando della Guardia Nazionale. Io li picchier gratis! sghignazza Bergamotto
che il governo, dal giorno otto, crea grande ufficiale della Legion d'Onore.
Ma, soprattutto, l'Assemblea ha nel frattempo accordato con 418 voti favorevoli
e 341 contrari, 600.000 franchi all'anno per le spese di rappresentanza al
Presidente della Repubblica, le cui spese considerevoli, destinate in verit a
rafforzare la sua popolarit, assorbono molto pi dell'appannaggio e i cui
debiti raggiungono cifre spaventose.
Questi emolumenti raddoppiati, scriver Apponyi, non sono che una piccola goccia
d'acqua per un assetato... l'ultima festa all'Eliseo  costata 60.000 franchi. E
poi ci sono le donne... bisogner tornare alla carica.
Il 10 febbraio 1849 i Romani proclamano la Repubblica, in quanto papa Pio IX,
ritenuto liberale all'epoca della sua elezione nel 1846, ma dominato da una
curia retrograda (di cui egli, d'altronde, superer l'assolutismo) ha concesso
troppo tardi riforme insufficienti. Il papa deve fuggire, cedere il posto al
carbonaro Mazzini e al suo triumvirato. I cattolici francesi sono turbati
dall'ascesa del popolo al potere, e Falloux per primo, poich temono che
l'esempio sia contagioso come nel 1792. Barrot costringe l'Assemblea ad
approvare l'invio di un corpo di spedizione al comando del generale Oudinot,
figlio del famoso Maresciallo Napoleonico.
Vane sono state le proteste di Ledru-Rollin e il suo richiamo alla Costituzione,
la quale prevede che la Repubblica francese non impieghi mai le sue forze armate
contro la libert di alcun popolo. Barrot ripete la solita antifona: la Francia
ha un'influenza romana da mantenere; d'altra parte conviene prevenire un
intervento austriaco nella Citt Eterna.
Il triumvirato non si illude: Parigi vuol domare l'insurrezione. Chiama in aiuto
le camicie rosse di Garibaldi; il 30 aprile Oudinot inizia l'assalto:  un
disastro che gli costa seicento uomini. Il 7 maggio, a sei giorni dalle
elezioni, la Costituente d ancora a Barrot un voto di sfiducia, chiedendo che
la spedizione non sia pi a lungo distolta dallo scopo che le era stato
assegnato. Il governo resta tuttavia in carica. Il giorno otto, il principe
scrive a Oudinot: I nostri soldati sono stati ricevuti come nemici, il nostro
onore militare  impegnato. Non tollerer che sia offeso: i rinforzi non vi
mancheranno.
Changarnier ordina la diffusione di questa lettera, una vera umiliazione per i
deputati. Marrast si indigna e reclama, per garantire la sicurezza
dell'Assemblea, due battaglioni supplementari, ma Bergamotto rifiuta di
concederli: intravede una nuova occasione di portare lo stupido alle Tuileries e
se stesso al potere.
Una volta ancora, il principe lo calma: Risparmiatevi, gli dice benignamente,
per il momento in cui dovremo agire insieme.
Tutto si sistema dunque a Palazzo Borbone come il 29 gennaio e, per dare ai
deputati l'illusione di andare incontro ai loro desideri, viene delegato al di
l dalle Alpi un delegato straordinario, in origine incaricato di negoziare e di
vegliare sul mantenimento dello scopo assegnato alla colonna Oudinot: 
Ferdinand de Lesseps, la cui abilit diplomatica ha gi fatto meraviglie. Ma la
lettera del principe-presidente al generale afferma che Lesseps  preso in giro
sin dall'inizio e che la volont del governo  che egli fallisca. Infatti egli
discuter con il triumvirato un progetto di convenzione, ma la giovane Assemblea
Legislativa, ferocemente rivoluzionaria, far fuoco e fiamme. Il povero Lesseps
sar richiamato e la sua carriera sar spezzata. Ne far un'altra a Suez e, per
sua disgrazia, a Panama.
Il 13 maggio, quasi cinquecento deputati di destra, in maggioranza monarchici,
sono eletti e si dividono in due blocchi opposti: legittimisti e orleanisti. Si
contano circa 180 socialisti eletti, alcuni bonapartisti e circa 70 moderati.
Alla presidenza, l'orleanista e opportunista Dupin succede a Marrast, non
rieletto. Fra i suoi elettori, oltre a Cavaignac, troviamo Changarnier. Il
deputato Bergamotto, gi terrore della Costituente, sar l'angelo tutelare della
Legislativa.
Lo scrutinio sorprende e allarma la borghesia. I benpensanti ritenevano che solo
un pugno di rossi sarebbe ritornato a Palazzo Borbone: il numero dei loro voti
preoccupa, tanto pi che a Parigi, cos volentieri rivoluzionaria, Ledru-Rollin
ha raccolto 129.000 voti. In otto giorni la rendita diminuisce di dieci franchi.
Con Apponyi, numerosi sono coloro che si preoccupano pi della salvezza dei
patrimoni che di un nuovo 18 Brumaio. Dopo aver ricevuto i rinforzi, Oudinot
entra in Roma il 3 giugno. L'undici giugno, Ledru-Rollin chiede che vengano
messi in stato di accusa il presidente e i ministri che, con i loro ordini,
hanno violato la Costituzione. L'Assemblea respinge la proposta. I socialisti
moltiplicano allora gli appelli all'insurrezione. E' l'occasione che Luigi
Napoleone aspettava per proclamare: E' ora che i buoni si tranquillizzino e che
i malvagi tremino. La Repubblica non ha nemici pi implacabili degli uomini che
continuano il disordine. Bisogna che tutto ci cessi! Il 13 giugno Parigi,
afflitta dal colera (di cui muore Bugeaud), vede manifestanti misti a guardie
nazionali sfilare, acclamando la Repubblica Romana. Changarnier li respinge. La
giornata di lotta provoca sette morti, tutti fra i rossi, e Bergamotto ritrova
di colpo tutte le sue antiche prerogative; ma Bonaparte, ancora una volta, si
tira indietro. Gli ho proposto di farlo dormire la sera stessa alle Tuileries.
Non vuole:  un poveretto! tuona Changarnier.
A Roma, Oudinot, assillato con critiche e rimproveri da Parigi, liquida il 3
luglio la Repubblica, a cui il governo dei cardinali fa succedere terrore e
dispotismo. Luigi Napoleone, il futuro sostenitore delle nazionalit, rivolge
allora un severo ammonimento alla Curia, in una lettera a Oudinot che il
Moniteur pubblica il 7 settembre, durante le vacanze dell'Assemblea. La
Repubblica francese, scrive, non ha mandato un esercito a Roma per soffocarvi la
libert italiana, ma per regolarla tenendola lontana dai propri eccessi...
Quando i nostri eserciti fecero il giro dell'Europa, lasciarono ovunque, come
traccia del loro passaggio, la distruzione degli abusi del feudalesimo e i germi
della libert. Non si potr mai dire che, nel 1849, abbia potuto agire in altro
modo e ottenere risultati diversi.
E' la tempesta. All'esterno, l'Austria e la Russia tuonano. Sconcertato e
spaventato, il papa si ritira da Gaeta a Portici. In Francia i cattolici sono
furiosi.
Alla Legislativa, dove alcuni parlano di una nuova violazione della
Costituzione, la sinistra invece, che  pagata per diffidare dell'anfitrione
dell'Eliseo, si congratula. In seno al governo si mastica amaro. Il Presidente 
difficile da governare, sospira Tocqueville che  addetto agli Affari Esteri.
Quanto a Odilon Barrot, in ottobre, davanti all'Assemblea, egli definisce la
lettera un po' violenta. Falloux rassegna le dimissioni. Luigi Napoleone, che
durante l'estate ha percorso il paese e si  fatto acclamare ovunque, approfitta
dell'occasione: congeda il governo il 27 ottobre, e ne spiega le ragioni in un
messaggio che afferma la sua volont di non sopportare pi alcuna tutela. Per
rafforzare la Repubblica minacciata dall'anarchia, scrive, ci vogliono uomini
che, pieni di amor patrio, comprendano la necessit di una direzione stabile e
costante e di una politica chiaramente formulata, che non compromettano il
potere con indecisioni, che siano preoccupati tanto della propria responsabilit
quanto della mia, dell'azione quanto della parola... In mezzo alla confusione,
la Francia inquieta poich non vede via d'uscita, cerca la mano, la volont
dell'uomo eletto il 10 dicembre. Costui da un anno ha dato abbastanza prove di
abnegazione alla maggioranza, sforzandosi di creare una fusione di sfumature tra
i Francesi: inutile buona volont giacch gli antichi partiti hanno rialzato le
loro bandiere, risvegliato le loro rivalit, allarmato il paese. Ora tutto un
sistema ha trionfato il 10 dicembre... Il nome di Napoleone , di per se stesso,
un programma. All'interno significa autorit, religione, benessere del popolo;
all'estero, dignit nazionale. E' questa politica, cominciata con la mia
elezione, che io voglio far trionfare con l'appoggio dell'Assemblea e del
popolo.
E' un discorso netto, incisivo che termina con un riferimento alla Costituzione
che ho giurato e che provoca grandi sommovimenti. Gli occhi cominciano ad
aprirsi: la Repubblica  minacciata. L'allusione all'appoggio popolare spaventa
i ricchi: se quel Bonaparte imponesse davvero la sua dittatura, facendosi
aiutare da quei sobborghi che sanno cos bene farsi ammazzare per protestare
contro la miseria e lo sfruttamento? Ma se la capitale  divisa, la stampa di
provincia si unisce, quasi all'unanimit, alla dichiarazione di indipendenza del
presidente che aveva ben giudicato l'opinione pubblica, fin dall'epoca dei suoi
spostamenti estivi. Ci che spinge Luigi Napoleone,  soltanto il desiderio di
essere l'unico padrone? La stampa britannica pensa che egli abbia, soprattutto,
il desiderio di restare al potere dopo il 1852 per saldare infine i suoi debiti,
avendo ottenuto dall'Assemblea enormi crediti; e The Globe denuncia gli
avventurieri, gli apprendisti uscieri, i marescialli d'alloggio che circondano
il principe e lo spingono ad agire per imporre la sua dittatura.
Un fatto tuttavia  certo: il presidente ha bisogno di far aumentare i suoi
emolumenti. E' l'epoca in cui si assicura che egli  debitore di non meno di
1.200.000 franchi, (gli inglesi parlano di due milioni). Intorno a lui, gli
amici si comportano nello stesso modo. Il messaggio presidenziale accompagna la
lista dei nuovi ministri. Scorrendola, Odilon Barrot ha un sobbalzo: suo
fratello Ferdinando ha accettato il dicastero degli Interni! Non vi  pi
presidente del Consiglio, giacch il generale di Hautpoul, ministro della Guerra
che Changarnier detesta, ha soltanto la delega dei poteri, onde dirigere i
dibattiti in assenza del principe. Lo stesso giorno, la prefettura di polizia
cambia titolare ed  affidata a Carlier. Il nuovo governo, composto da
sconosciuti,  l'inizio del governo personale del presidente. Luigi Napoleone si
 liberato magistralmente del giogo di quei notabili che la stampa, che legge
Hugo, ha battezzato i Burgravi.
La mancanza di personalit dei ministri , se non altro, rassicurante. Mol
stesso, che era a conoscenza del segreto dell'Eliseo e che si ritrova a mani
vuote, imprecher contro la loro nullit. Ignora che il futuro imperatore, in
realt, prepara i suoi futuri collaboratori all'amministrazione e agli affari
pubblici: il banchiere Achille Fould (Finanze), Rouhet (Giustizia), Baroche (che
presto sostituir Ferdinand Barrot agli Interni), Parieu (Pubblica Istruzione);
in questa scelta si riconosce il fiuto di Morny, certamente gaudente, ma anche
scaltro politicante, che nell'ombra prepara l'avvenimento. Anche il nuovo
prefetto di polizia ha tutti i requisiti richiesti, e prima di ogni altra cosa
il suo antirepubblicanesimo. Pierre Carlier rester orleanista almeno in cuor
suo, ed ecco perch sar sostituito il 2 dicembre; ma allora il suo disgusto per
la plebe per il disordine, per la democrazia, lo porter ad accettare di purgare
la provincia. Il suo passato gli ha permesso di accumulare molti elementi utili
e di disporre di un'efficiente rete di informazioni negli ambienti socialisti.
Falloux lo definir un uomo molto intelligente e risoluto, che gode la piena
fiducia del partito conservatore. Va dritto allo scopo: gli alberi della libert
piantati alla caduta di Luigi Filippo vengono abbattuti, i clubs di tendenze
socialiste sono chiusi. Prepara la futura azione di forza redigendo un piano che
prevede l'arresto e l'immediata deportazione di quattrocento oppositori,
sopprime il Ministero della Istruzione Pubblica,  bene che il popolo resti
ignorante! Quando tre persone parlano tra loro, dice volentieri, almeno una 
mia. E' una grande potenza la sua, cui render onore il suo successore Maupas,
ammettendo di aver trovato tutto a posto per l'azione di forza.
L'effetto del messaggio non  ancora finito che, il 9 novembre, Hautpoul firma
sul Moniteur una protesta contro gli odiosi sospetti concepiti nei confronti del
principe-presidente che ne  stato assai addolorato. I legislatori sono
sconvolti e preoccupati, ma a torto, di perdere la loro carica.
Prima di pensare ad una dissoluzione, l'Eliseo ha ancora molto da fare e, prima
di tutto, deve pensare ad una riforma amministrativa, mettendo ai posti di
responsabilit uomini pienamente devoti. Cos venti prefetti perdono il posto e,
con loro, numerosi magistrati. Per quanto riguarda l'esercito, Luigi Napoleone
non ha fretta: dopo tutto il suo mandato scade nel 1852; non bisogna precipitare
le cose di fronte al pericoloso Changarnier. Del resto, egli vuole cercare fino
in fondo una soluzione legale, rappresentata dalla riforma della Costituzione
dal diritto ad una rielezione immediata e dal prolungamento, fino a dieci anni,
del mandato presidenziale; e gi all'Assemblea egli ha dei complici, dato che la
rivalit fra le due fazioni monarchiche trasforma l'Assemblea Legislativa in una
Camera impotente, che viene lasciata libera di rovinarsi da sola, di
screditarsi, affidandole delle garanzie apparenti.
Cos viene aggravata la sorte degli infelici deportati in Algeria, dopo le
giornate del giugno 1848. Il 13 novembre, a Versailles, la Corte Suprema giudica
gli insorti del giugno 1849. Diciassette sono condannati alla deportazione;
quattro di essi, tra cui Ledru-Rollin, in contumacia. La maggioranza reazionaria
respira: decisamente quel Bonaparte  un uomo mandato dalla Provvidenza, il
quale impone anche di ritirare uno scandaloso progetto di tassa sul reddito e
lascia che l'Assemblea proibisca ogni associazione operaia. Che importanza ha la
mortalit infantile nelle cloache dove vivono i lavoratori delle nuove industrie
urbane! Altrettanti agitatori in potenza, avversari dell'ordine costituito, che
sono cos eliminati, ma che d'altronde si salvano perch sono battezzati.
Soltanto i deputati rossi, i montagnardi denunciano tali orrori e cos fanno
anche Hugo e Lamartine, ma il primo finir male. Ecco poi un'altra arma per
combattere i socialisti: la legge sulla libert di insegnamento preparata da
Falloux nel 1849 e votata il 15 marzo 1850.
Rendendo alla chiesa il privilegio di educare i giovani, questa legge la
mobilita al servizio dell'ordine, facendo ricordare agli alunni che il principio
essenziale di ogni societ  il rispetto della propriet, compensato dalle
soddisfazioni ultraterrene, riservate ai poveri. Inoltre, ha detto Montalembert,
quel cavaliere del cielo, io non conosco che un modo per ispirare quel rispetto:
fare cio credere in Dio, nel Dio del catechismo che punisce eternamente i
ladri. E' un'affermazione che fa ridere sotto i baffi, ma incanta i proprietari
atei o volteriani e li fa applaudire. Infatti la legge Falloux, frutto in realt
di un'intesa fra Thiers e Monsignor Dupanloup, vescovo di Orlans,  una legge
voluta e votata da liberi pensatori. Dopo aver assicurato l'avvenire dell'ordine
della societ sul piano dell'insegnamento, l'Assemblea pensa anche a difenderlo
su quello delle istituzioni.
Un vivo allarme si  diffuso il 10 marzo 1850, quando sono stati sostituiti i
trenta deputati di sinistra, condannati o decaduti in seguito agli avvenimenti
del 13 giugno. Malgrado le pressioni, sono stati eletti venti rossi. A Parigi,
Carnot Vidal (poi sostituito da Eugne Sue) e de Flotte (diciotto mesi di
prigionia a Belle-Ile, dopo le giornate del giugno 1848) hanno vinto con 130.000
voti contro il proprio ministro degli Affari Esteri, il generale de la Hitte e i
suoi collaboratori. Ci si aspettava una sconfitta dei socialisti: invece essi si
tengono bene a galla e alla Borsa si crea il panico. Le persone ragionevoli
ansiosamente prendono contatto con l'Eliseo e Thiers  alla loro testa. Il
principe-presidente  tutto miele: Montalembert suggerisce che Thiers, Berryer e
Mol entrino in un governo che diverr la cittadella dell'ordine. Quelli che
vengono dimenticati, stringono le labbra e preferiscono auspicare una riforma
della legge elettorale. Luigi Napoleone non insiste: sarebbe stato un problema
se la formazione di un grande consiglio fosse fallita, dopo che egli, in
ottobre, aveva scelto uomini a lui devoti. Del resto Berryer rifiuta e tutto
crolla.
Resta la riforma del sistema elettorale. Il pericolo  rappresentato dal
suffragio universale, sgabello offerto ai rossi. Bisogna fare bene i conti,
prima delle elezioni del 1852, se si vuole salvare l'ordine.
Il 1 maggio, dopo i 130.000 voti socialisti di Parigi, Veuillot ha cos
riassunto l'opinione generale della gente onesta: Sono vinto dal mio domestico,
dal mio lustrascarpe, dal mio portiere. E sia! Ma faccio loro capire che non
sono ancora deciso a farmi spogliare.
La conclusione logica  una modifica del suffragio universale. L'8 maggio, per
moralizzare le elezioni, Baroche presenta un progetto, dovuto al vecchio duca di
Broglie. L'art. 25 della Costituzione non viene completamente abolito, ma
cambiano le sue applicazioni pratiche. I Francesi di almeno ventun anni
conservano il diritto al voto, ma dovranno dimostrare il possesso della
residenza da tre anni anzich da sei mesi, attraverso l'iscrizione ai ruoli
della tassa personale. E' superfluo dire che  un ristabilimento del censo,
poich i pi miserabili quindi i pi rossi, non pagano questa tassa. 3.500.000
cittadini perderanno cos il diritto di voto.
Come ha potuto Bonaparte, l'uomo dei plebisciti, portato alla presidenza dai
voti stessi di coloro che ora si cerca di eliminare, accettare questo progetto?
Senza dubbio la destra fa gi dell'ironia su colui che si lascia disarmare e che
essa crede di aver giocato poich, quando egli ha sollevato alcune obiezioni, lo
hanno ridotto al silenzio facendogli balenare speranze di compensi che non hanno
alcuna intenzione di dargli. Gli hanno assicurato che, in cambio del suo
silenzio, la maggioranza dell'Assemblea avrebbe votato l'abrogazione dell'art.45
che proibisce la sua rielezione nel 1852, e gli avrebbe accordato, per di pi,
un prolungamento notevole del suo secondo mandato.
Ma pi sicuramente il troppo scaltro Thiers e i suoi araici pensano che la
popolarit di questo scrittore socializzante, che abbandona i suoi sostenitori,
subir un duro colpo!
D'altra parte c' anche la probabilit che, manovrando abilmente, si possa,
prima del 1852, togliergli altri partigiani per impedirgli di raggiungere i due
milioni di voti necessari al candidato presidenziale favorito, dato che la
scelta finale  di competenza esclusiva dell'Assemblea. E ancora, se si
realizzer finalmente la fusione tra le due fazioni monarchiche, sar il re
stesso a scacciare l'intruso, o meglio il custode ad interim del regno.
Ciechi e infelici Burgravi che non comprendono che, aderendo ai loro pressanti
approcci o fingendo di abbassarsi, Luigi Napoleone si beffa di loro!
Per lui, la restaurazione monarchica  un'ipotesi da non prendersi assolutamente
in considerazione e allora bisogna scegliere tra due soluzioni: o gli
emendamenti promessi gli garantiscono l'avvenire, o gli si  mentito. Quindi, al
momento giusto, il presidente si rivolger al paese, protester contro
l'attentato portato al suffragio universale, affermer di essere pronto a
reintegrarlo nella sua completezza e sar cos accolto dall'entusiasmo popolare,
anche a prezzo del sangue che fa parte del gioco.
Si resta sorpresi che fra i grandi politici della maggioranza, nessuno abbia
previsto una simile congiuntura, tranne forse quelli che, di nascosto, se la
intendono gi col partito dell'Eliseo, per non dire delle Tuileries.
Inoltre il principe-presidente si  abilmente curato di tenersi le mani pulite
dal delitto che si prepara, obbligando la destra ad addossarselo. E' la destra e
non il governo che ha creato una commissione extra-parlamentare, pura da ogni
infiltrazione repubblicana, (lo constater Odilon Barrot), con l'incarico di
modificare le condizioni dell'elettorato.
Alla discussione del progetto i deputati di sinistra insorgono: si usa violenza
alla Costituzione, ma Dupin replica che si tratta soltanto di alzarle le sottane
il pi possibile. Il 22 maggio Montalembert protesta: la Costituzione resta
intatta ma resteremo impotenti e silenziosi davanti agli evidenti progressi del
socialismo? Bisogna impedire l'avvento della Repubblica sociale e ricominciare
all'interno la spedizione di Roma il cui scopo, ora egli lo ammette, era quello
di annientare i repubblicani transalpini; e inoltre si tratta di continuare la
battaglia del giugno 1848 condotta cos bene dal generale Cavaignac.
Il 24, Thiers viene alla riscossa e fa notare che la scheda elettorale non sar
tolta che alla vile moltitudine. La parte pericolosa dei grandi agglomerati
urbani che passa la vita nelle bettole. Hugo, chiaramente all'opposizione,
risponde con una definizione: Questa legge, dice,  il furto della sovranit
nella tasca del povero.
Il 31 maggio la legge  votata: 433 voti a favore e 241 contrari. Il 29, il 5%
era 90,23; il 5 giugno  salito a 95 franchi.
La vigilia, il principe ritenendo che il suo comportamento meriti una ricompensa
immediata, fa chiedere da Fould un aumento di 2.400.000 franchi: in tal modo il
suo appannaggio verrebbe triplicato. E' una somma esorbitante, la cui sola
giustificazione  il tenore di vita dell'Eliseo: feste, propaganda, agenti
segreti, galanterie. La commissione parlamentare incaricata di esprimere il suo
parere sul progetto esita: propone soltanto un'indennit eccezionale di
1.600.000 franchi, da prelevarsi dal bilancio del 1850.
Il presidente rifiuta: sola concessione possibile  di rinunciare a 240.000
franchi che figurano sul bilancio dei Lavori Pubblici per la sistemazione
dell'Eliseo. I commissari si affrettano ad accettare questa transazione: manca
il voto dell'Assemblea per gli altri 2.160.000 franchi. Il 24 giugno Palazzo
Borbone  pieno zeppo, e la maggioranza  visibilmente disposta a un voto
contrario, malgrado il rischio di un grave conflitto. Ma, inaspettatamente, si
leva la voce di Changarnier. Che cosa consiglia Bergamotto? Di accordare i
sussidi senza cavilli meschini, semplicemente, nobilmente come si addice a un
grande partito, ma a titolo eccezionale. E' come dire a Bonaparte: Paga i tuoi
debiti, ma non venir pi a chieder soldi!
L'intervento  determinante: 354 voti a favore e 308 contrari. Luigi Napoleone
incassa l'affronto, e il denaro, e critica l'operazione di scrutinio in cui i
legittimisti si sono uniti ai montagnardi. Poco dopo, egli arraffer ancora
658.000 franchi, per eccedenza di uscite causate nel 1849 dalle spese di
insediamento e di manutenzione dell'Eliseo.
Nell'estate 1850 i monarchici raddoppiano i loro sforzi per realizzare
l'illusoria fusione. A Wiesbaden, il conte di Chambord riceve sfilze di
legittimisti, a Claremont, dove muore Luigi Filippo,  la duchessa d'Orlans a
ricevere i rappresentanti della Francia. Tuttavia, da ambo le parti, si resta
ancorati ad una sterile intransigenza; la duchessa esige che il trono vada ai
suoi discendenti senza condizione alcuna; il conte di Chambord si ostina a
rifiutare la sanzione di un plebiscito popolare:  Enrico V per diritto divino e
mette alla berlina il ramo regicida e usurpatore. Far, cos, perdere in quei
giorni ogni occasione al ramo primogenito e mander in fumo ogni progetto di
fusione. A questo punto Thiers e Mol suggeriscono che l'unica soluzione
ragionevole sarebbe quella di prolungare i poteri di Luigi Napoleone fino alla
maggiore et del conte di Parigi, figlio della duchessa d'Orlans, nato nel
1842. La cosa non dovrebbe dispiacere affatto all'Eliseo e accorderebbe al suo
occupante un lungo respiro.
Nella medesima estate, Luigi Napoleone ha ripreso a viaggiare attraverso il
paese. A Saint-Quentin, ha assicurato che i suoi amici pi sinceri non erano a
palazzo, ma nelle capanne e nelle officine, e ha aggiunto: Sento, come
l'Imperatore, che la mia natura risponde alla vostra. Le stesse cose sono
ripetute a Lione: L'eletto da sei milioni di voti esegue la volont del popolo e
non la tradisce. A Besancon, feudo di Montalembert, il principe crede che sia
un'abile manovra andare al ballo popolare dei Mercati generali. Viene accolto da
grida di Viva la Repubblica. Manca poco, anche, che venga soffocato, non per
entusiasmo, bens, secondo il generale di Castellane, governatore militare di
Lione, come fanno i galeotti quando vogliono soffocare uno di loro: sar
liberato dalle truppe.
A Montalembert che, spaventato, gli scrive una lettera in cui deplora
l'incidente, Luigi Napoleone risponde gentilmente che ha potuto convincersi
della facilit con cui si pu ristabilire l'ordine. Tutte le lezioni sono utili.
Se giorni tempestosi dovessero ritornare, dice a Caen, e se il popolo volesse
imporre un nuovo fardello al capo del governo, egli sarebbe gravemente colpevole
se abbandonasse questa missione. Il popolo, sempre il popolo. Ma che cos'
questo nuovo fardello, se non un'allusione a un nuovo mandato, o a un
prolungamento del primo? Sembra che, in quel periodo, il principe e coloro che
lo circondano sperino ancora in una soluzione legale.
Tuttavia tastano anche il polso all'esercito. Il 10 ottobre, a Satory, si svolge
una parata militare. Il presidente della Repubblica  appassionato di questo
genere di manifestazioni, in cui la sua presenza lusinga ufficiali e soldati e
che sono di solito seguite da distribuzioni di vino e cibo alla truppa e da una
gratifica in denaro. E' consuetudine che, durante la sfilata, la cavalleria,
arma scelta, gridi Viva Napoleone, passando davanti al capo dello Stato. A
Satory la parata  imponente e Changarnier ha dato severe istruzioni affinch
almeno i fanti del generale Neumayer restino in silenzio. E' obbedito, ma alla
testa dei suoi cavalieri, il colonnello di Montalembert, parente dell'uomo
politico cristiano, arrivando davanti alle autorit, brandisce la sciabola e si
volta verso il suo squadrone urlando Viva l'Imperatore! grido che viene ripetuto
in coro. E' un grave incidente. L'Assemblea Legislativa, che non si fida, prima
di andare in ferie ha designato una commissione permanente incaricata di
sorvegliare il presidente.
Changarnier, che ne fa parte, deve ora presentarsi davanti ad essa. Furioso e
preoccupato, egli deve ammettere che sono gli ufficiali che comandano le
manifestazioni verbali dei loro subordinati, non tenendo in alcuna
considerazione i suoi ordini; tuttavia, se il presidente Dupin lo invita,
Bergamotto  pronto a condurre Bonaparte, prigioniero, a Vincennes. Naturalmente
tutto finir nel nulla. Da buon principe, Luigi Napoleone sacrifica il suo
ministro della Guerra, ma d'Hautpoul trover un buon compenso come governatore
generale d'Algeria; la commissione conclude con un verbale confidenziale con cui
essa dichiara la propria disapprovazione dei fatti menzionati. Per l'Eliseo 
una nuova conferma della debolezza e della vigliaccheria dell'Assemblea, della
sua incapacit a resistere validamente ad un'azione di forza, e anche della
perdita del credito che Changarnier vi godeva.
Alla momentanea caduta in disgrazia di Neumayer, trasferito a Rennes, si unir
d'altronde a Luigi Napoleone, Bergamotto risponde con un ordine del giorno che
ricorda alle sue truppe che l'esercito non delibera e non pu proferire alcun
grido sotto le armi. Da quel momento sar soltanto questione di una prova di
forza tra il principe e lui, e la mancanza di interesse dell'Assemblea nei
confronti di Changarnier ne fa, sin dall'inizio, un vinto.
L'abilit di Luigi Napoleone consister nel provocare il suo allontanamento
senza urti, influenzando la maggioranza monarchica della Assemblea Legislativa,
disgregandola e assoldandola con la complicit pi o meno consapevole di Dupin
che, dalla poltrona presidenziale, manovra in favore del potere di un
Montalembert, di un Mol.
Il 12 novembre 1850 l'Assemblea ascolta, per il suo rientro, la lettura di un
messaggio pacificatore del presidente. La sua preoccupazione, dice Bonaparte, 
la scadenza del maggio 1852; egli vuole, d'allora in poi, agire affinch il
passaggio di potere, qualunque esso sia, si faccia senza agitazione e senza
turbamenti. Tende la mano ai rappresentanti, in previsione dell'abrogazione
dell'art.45: Se la Costituzione racchiude vizi e pericoli, voi siete liberi di
farli balzare evidenti agli occhi del paese. E nella conclusione ognuno vedr
una frecciata rivolta all'indirizzo del turbolento Changarnier (il messaggio
contiene anche questa frase: l'esercito di cui io solo dispongo...). Qualunque
siano le soluzioni future, mettiamoci d'accordo affinch non siano mai la
passione, la sorpresa o la violenza a decidere le sorti di un grande paese.
E' esigere un contratto d'affitto legale e prolungato all'Eliseo. Per sostenere
queste proposte la stampa bonapartista agisce con decisione: la proroga dei
poteri del principe  necessaria:  l'ancora di salvezza. La Patrie celebra
Cesare che attraversa il Rubicone e Napoleone che sbarca a Frjus. La
maggioranza dell'Assemblea esprime la sua sfiducia chiedendo al comitato
direttivo di non andare al ricevimento del 1 gennaio all'Eliseo. Dupin ci va,
ma a titolo personale; presenta al principe i suoi auguri sinceri. Voglio
crederli tali, risponde Luigi Napoleone, ma avevo bisogno di questa
assicurazione! Anche Changarnier  presente, ma gli tocca solo un cenno con il
capo: stavolta si  decisi a finirla con lui.
A partire dall'indomani la Patrie pubblica alcuni stralci di ordini del giorno e
di istruzioni date da Bergamotto ai suoi subordinati nel 1849. Egli si presenta
come solo padrone, proibendo di ascoltare i rappresentanti e di obbedire a
qualunque ordine dato da altri. L'iniziativa  presa. L'Assemblea allora ricorda
le angosce della Costituente, specialmente il 29 gennaio 1849. Ma verso chi si
volger? Cos, il 3 gennaio, invitata da uno dei suoi membri (Gerolamo Napoleone
Bonaparte cugino del principe-presidente), a votare una mozione di biasimo
contro il generale, essa rifiuta. Fa di pi: acclama Changarnier che, proprio
quel mattino si  proclamato la sua spada devota.
Bisogna convenire che dopo quella sbalorditiva professione di fede, al
presidente non resta che destituire lo spaccone.
Persigny si d da fare con i Burgravi spaventati: destituire il generale sarebbe
la guerra civile! Persigny spazientito toglie loro ogni illusione: tutto il
popolo di Parigi sar con il principe contro il suo massacratore, e contro chi
prender le difese del fazioso. I suoi interlocutori lo ascoltano terrorizzati:
cos l'Eliseo non esiterebbe ad appoggiarsi alla vile moltitudine! Mol,
nascondendo il viso tra le mani, fugge emettendo una specie di gemito.
Dopo questo duro colpo, i Burgravi vengono ricevuti dal principe l'8 di gennaio.
Bonaparte conferma loro la disgrazia di Bergamotto e nello stesso tempo annuncia
che il dicastero della Guerra  affidato al generale Regnault de
Saint-Jean-d'Angly. L'atteggiamento di Changarnier, egli continua, lo obbliga,
per il suo stesso onore, a destituire il generale, come la Costituzione gli
permette.
L'indomani il doppio comando tenuto da Bergamotto  diviso tra i generali
Baraguay d'Hilliers (1 divisione militare) e Perrot (Guardie Nazionali della
Senna). L'Impero  fatto! esclama Thiers all'Assemblea, dove la questione 
discussa per tre giorni e davanti alla quale Baroche si stupisce che il
provvedimento preso possa essere ritenuto una manifestazione imperialista da
uomini che, deputati in una repubblica, muoiono dalla voglia di riportare un re
sul trono. Va anche pi oltre: Una restaurazione imperiale  ci che noi non
vogliamo; il presidente ha preso solenne impegno di conservare la Repubblica: lo
manterr.
La Legislativa, su richiesta di Remusat, ha designato una commissione per
esaminare tutti i provvedimenti che le circostanze possono rendere necessari, e
quella vecchia volpe di Broglie si  fatto nominare presidente. Con un tal
mentore, desideroso di piacere in alto loco, non c' da attendersi alcun
sommovimento. Infatti la commissione rivolge una semplice nota di biasimo al
governo, sebbene il potere esecutivo abbia il diritto incontestabile di disporre
dei comandi militari. Tuttavia Changarnier, assicurano i commissari, gode
dell'assoluta fiducia dell'Assemblea.
Costretto ad accontentarsi di questo modesto riconoscimento, il generale sale
alla tribuna il 17 gennaio per proclamare il suo patriottismo e ripudiare gli
orpelli di una falsa grandezza. Viene applaudito e la famosa nota di biasimo 
votata con 417 voti contro 286. Per il principe ci non ha importanza. A buon
diritto, ricorda soltanto la non-disapprovazione della caduta in disgrazia di un
suo avversario ormai impotente. Ciononostante, scioglie il governo: cos non gli
si potr rimproverare di non rispettare le regole del gioco parlamentare. Ma,
personalmente escluso dalla nota di biasimo, egli registra con quanto poco
entusiasmo la maggioranza sarebbe in grado di opporsi ad un'eventuale azione di
forza che egli intraprendesse. Viene formato un governo di uomini speciali e
poco conosciuti e il Ministero del Commercio  affidato all'industriale
Schneider, padrone di ferriere nel Creusot. Si presenta all'Assemblea il 27
gennaio 1851, introdotto da un messaggio presidenziale: La Francia, mette in
evidenza Bonaparte, vuole riposo. Una dei primi compiti del governo  di
chiedere un aumento delle spese di rappresentanza per 1.800.000 franchi.
Decisamente un appannaggio annuo di 1.200.000 franchi non potr mai bastare al
presidente. Montalembert appoggia la proposta scagliandosi contro una delle pi
cieche ingratitudini della Storia di Francia: le esitazioni nei confronti del
principe che ha ben meritato ed  rimasto fedele alla sua missione.
In fondo, a Palazzo Borbone sono parecchi quelli che la pensano come lui, ma si
guarderebbero bene dall'esprimere i loro sentimenti con tanta veemenza e dal
riconoscere pubblicamente che, per loro, Bonaparte  il miglior servitore della
grande causa dell'ordine. Tuttavia l'aumento viene rifiutato con 396 voti contro
294; ancora una volta la maggioranza si  divisa. Irritato, Morny esorta il
fratellastro a passare all'azione (scrive a Madame de Flahaut il 28 febbraio:
L'azione non pu essere che extralegale). Luigi Napoleone sfugge; pensa di non
aver ancora esaurito tutte le possibilit di farsi concedere il potere, anzich
impadronirsene.
Per mancanza di sussidi ufficiali, si continuer a contrarre prestiti e ad
accumulare debiti. Ma ora molti sono i ricchi che giocano, e a breve termine, la
carta Bonaparte, resa sempre pi potente dalle discordie all'interno della
destra e dalla propaganda dell'Eliseo.
Il Ministero degli Interni e la prefettura di polizia sono incaricati di tenere
nascoste le voci secondo cui i rossi sono sempre in stato di pre-insurrezione e
provano la loro vigilanza chiudendo i circoli; quanto al general de Castellane,
egli fa regnare l'ordine nella provincia, disperdendo i repubblicani con le
armi.
E se creassimo dei generali? aveva proposto un giorno, davanti agli intimi, il
principe-presidente? Era l'epoca in cui Changarnier si considerava ancora
onnipotente. Non era una battuta di spirito, ma un ordine. Come
l'amministrazione, anche i membri dell'esercito avevano bisogno di una severa
epurazione; era bene mettere ai posti di comando partigiani o complici. Dove
trovarli e come dare loro il prestigio necessario, se non in Algeria?
Nell'attesa, poich Baraguay d'Hilliers appare di un lealismo dubbio, lo si
sostituisce, alla testa della divisione militare di Parigi, con Magnan, quello
stesso Magnan che a Lille aveva rifiutato di associarsi al tentativo di
sollevamento della sua guarnigione: decisamente, nelle alte sfere, non gli si
serba rancore!.. Ma per l'eventuale colpo di Stato, bisogna ancora trovare un
ministro della guerra di polso e il cui nome sia popolare, e di questo si
incarica Fleury. Questo figlio di borghesi parigini  un curioso personaggio
che, avendo goduto i piaceri della vita e trovandosi senza mezzi, si  arruolato
come soldato di seconda classe in Algeria, e si  comportato cos bene da
lasciare l'esercito come comandante di squadrone. Persigny lo presenta a
Bonaparte; i due uomini simpatizzano subito, specialmente grazie alla comune
passione per i cavalli. Fleury segue il principe all'Eliseo, fedele consigliere
e confidente, capace di tessere le trame pi complicate. Sar un preciso e
minuzioso preparatore del lungo complotto che avr il suo epilogo il 2 dicembre.
Ora esplora l'Algeria, ma in realt sa gi dove e quale uomo scegliere: il suo
ex-superiore diretto, il colonnello Saint-Arnaud, oggi generale di brigata.
E' un'altra figura straordinaria questo ufficiale alto e magro, dal viso
emaciato, dal naso adunco come il becco di un rapace, ma gioviale e allegro,
grande amico del gentil sesso, spirituale, musicista, cantante, amante del
denaro e carico di debiti, apparentemente senza tanti scrupoli e che in Africa
si impone alle infelici popolazioni per il suo tenore di vita principesco.
D'altronde  assai coraggioso ed  un notevole trascinatore di uomini; sempre
primo all'assalto ha una bestia nera: la plebe. In alcuni scritti ha espresso il
suo odio per le rivoluzioni. Tutto  cominciato nel febbraio 1848, quando Armand
Leroy de Saint-Arnaud, allora in servizio a Parigi, ha sgomberato alcune
barricate e poi occupato la prefettura di polizia, sempre con la proibizione di
sparare. Ha visto allora i suoi uomini farsi sputare in faccia e alcuni essere
massacrati dal popolo trionfante. E' un oltraggio che non dimenticher mai.
Una nuova occasione per odiare il regime gli si presenta nel 1850, quando, al
comando della zona militare di Costantina, le sue spese di rappresentanza sono
diminuite di 3.200 franchi. Fleury, tuttavia, trover una certa difficolt a
convincere quell'insoddisfatto: Saint-Arnaud considera Bonaparte un re
travicello. Per persuaderlo, Fleury gli prospetta la gloria militare. Attratto
da tale miraggio, Saint-Arnaud infine acconsente, non ad un colpo di Stato, che
egli non vuole, ma ad appoggiare un governo solido in una Repubblica resa, cos,
sopportabile.
Ma prima c' una guerra da vincere, che lo eccita. La spedizione di Cabilia
viene affidata al generale con 12.000 uomini ed  accompagnata in Francia da una
grande pubblicit organizzata dall'Eliseo. Del resto, all'Assemblea i generali
Cavaignac e Lamoricire, ex-algerini, approvano tale spedizione, vedendo in essa
una necessit tattica. Sar chiaramente vittoriosa, con numerosi morti di cui
Saint-Arnaud si vanta (ho bruciato molti villaggi e ucciso molti Cabili... Sono
stati uccisi pi di cento Cabili; il campo  pieno di armi e di orecchie; sono
brani della sua corrispondenza).
Il 30 giugno 1851, allorch la soluzione non lascia pi dubbi, il principe invia
al generale una lettera di congratulazioni e l'annuncio della sua prossima
promozione. L'uomo del colpo di Stato  trovato. Il 10 luglio, egli  promosso
generale di divisione, il 31  designato a Parigi con il suo amico, il
colonnello Espinasse. Nella capitale, grazie all'attivit dell'Eliseo, la
campagna per la revisione dell'art. 45  al culmine e le petizioni che
l'approvano arrivano in gran numero. Quanto a Bonaparte, per rabbonire
l'Assemblea, egli ha formato un nuovo governo in cui ha introdotto alcuni
Burgravi: fra gli altri, Buvet al Ministero del Commercio e Faucher agli
Interni. Il 31 maggio la Legislativa  colta di sorpresa da una proposta di
revisione firmata da 233 membri. E' un numero rilevante, indubbiamente, ma
tuttavia resta il fatto che la maggioranza di 314 richiesta per l'abrogazione 
aleatoria.
Non un soldo di pi, non un giorno di pi! proclama Thiers, approvato da
Changarnier che ritiene di avere ancora delle possibilit per la prossima
elezione presidenziale. Dal giorno dopo, 1 giugno, il principe-presidente
riprende la strada della provincia: vuole fare egli stesso la sua campagna
elettorale. A Digione, si autodefinisce la stabilit, il giusto mezzo, ma
soggiunge: Se la Francia ritiene che non si ha il diritto di disporre di lei,
senza di lei, deve soltanto dirlo. La mia energia e il mio coraggio non le
mancheranno. L'argomento  tanto provocatorio che Faucher lo far togliere dal
Moniteur. Ma se ne udranno altri del genere, specialmente a Beauvais il 6
luglio. E' incoraggiante pensare che nei pericoli estremi, la Provvidenza
riserva spesso ad un solo individuo il dono di essere lo strumento della
salvezza di una Nazione.
Il giorno dopo il principe rientra a Parigi dove  stato votata la modifica
dell'art. 45 con 446 voti a favore.
Ma arriva anche una raccolta di firme per rivedere il tutto: sono le petizioni
giunte in favore della revisione (120.0000 firme al 30 giugno). Dopo aver tolto
l'ipoteca della legalit, il gruppo dell'Eliseo ha le mani libere.
Il gruppo dell'Eliseo... Abbiamo gi incontrato Persigny, Fleury, Carlier.
Abbiamo visto Mag e Saint-Arnaud e i personaggi importanti del mondo politico ed
economico: Rouher, Baros, Fould, Schneider. E ancora Hortense Cornu che,
tuttavia, per dodici anni, romper l'amicizia con il suo compagno d'infanzia.
Anche il dottor Conr  sempre l, dopo Arenenberg e Boulogne, passa per Ham. E
ci sono ancora Mocquart, il segretario ereditato dalla regina Ortensia, il
cugino Baciocchi, figlio di Elisa Bonaparte, Vieillar, precettore di Luigi
Napoleone prima di Le Bas. Essi sono stati gli elementi moderatori fino al voto
del 21 luglio; Persigny e Fleury sono pi impazienti e con loro  Vaudrey, quel
colonnello che ha disastrosamente condotto l'impresa di Strasburgo e che il
principe, riconoscente, ha preso come aiutante di campo, senza ancora osare di
offrirgli le stellette (verranno, con un seggio al senato, alla restaurazione
dell'Impero). Vi  infine il cervello, il braccio destro.
Quando Ortensia lo ha partorito di nascosto, il fratellastro di Luigi Napoleone
 stato riconosciuto come figlio da una coppia interessata e compiacente, i
Demorny, e affidato alla nonna paterna, che alla morte del marito sul patibolo,
aveva ripreso nome da ragazza: contessa di Souza. Carlo non vedr molto sua
madre, invece Flahaut seguir la sua educazione da vicino. Divenuto adulto, sua
prima preoccupazione  di scindere il suo nome e di prendere il titolo di conte,
carta importante per un giovane ufficiale.
In Algeria si comporta valorosamente: quattro pallottole trapassano la sua
uniforme a Costantina ed egli riceve la Legion d'Onore. I principi di Orlans,
Aumale e Joinville, lo trattano da amico. Forse dietro loro richiesta, essi
hanno intuito in lui l'animale politico, rassegna le dimissioni e ritorna a
Parigi di cui, ben presto,  uno degli eroi.
E' l'epoca in cui comincia il suo lungo legame (l'ho preso tenente, l'ho
lasciato ministro), dir la protagonista di quel legame, con la contessa Fanny
Le Hon, nata Mosselmann, moglie del Ministro Plenipotenziario del Belgio. Ella
guida Morny attraverso le serate mondane, ma lo fa anche entrare nel consiglio
di amministrazione della Vieille Montagne, poi delle Miniere di carbone di
Liegi, prima di dargli il denaro necessario per aprire uno zuccherificio in
Alvernia. Come ricompensa, ella vuole unire sempre di pi a s il suo eroe,
tanto che, quando i Le Hon si sistemeranno al numero 6 del rond degli Champs
Elyses, Morny andr ad abitare al numero 5, in quella che i pettegolezzi
chiameranno la nicchia di Fedele.
Membro del Jockey Club, con un tavolo riservato al caff Tortoni, spadaccino,
giocatore sfrontato, Carlo Augusto  anche un dongiovanni. Diventa sempre pi
conosciuto e la giovent mondana lo ammira, lo imita e lo invidia. Ma questo
scapestrato , come dir Barante, un intrigante assennato. A ventisette anni si
fa nominare presidente dei fabbricanti di zucchero da barbabietola; frequenta
gli ambienti di borsa alla caccia di fortunate speculazioni, tanto pi che la
sua amicizia con i principi di Orlans lo mette a conoscenza di qualche segreto
di Stato. Nel 1842 si fa eleggere deputato della sua circoscrizione di Alvernia,
che lo confermer quattro anni dopo. 1848: la caduta della Monarchia di luglio 
come una folgore.
La Borsa  in ribasso e Morny, che per la prima volta si lascia prendere alla
sprovvista, non ha via di scampo. Si indebita,  costretto a vendere una
collezione di quadri intelligentemente scelti. Il suo palazzo  sequestrato e si
dice che debba restituire a Fanny quattro milioni. Questa  la penosa situazione
di Carlo Augusto, al momento in cui il suo fratellastro va all'Eliseo.
Morny non conosceva certamente il suo fratellastro prima di incontrarlo alla
Camera. Orleanista in ispirito, ma con una mente pratica e positiva, non si fa
illusioni: il ramo cadetto della famiglia non salir mai sul trono. Quest'uomo
di mondo e d'armi non si accontenta pi di un regime repubblicano dove la piazza
detta legge e che spaventa la saggia Europa. Per un breve attimo pensa che
Enrico V ristabilit l'ordine, ma ha gi valutato anche l'inconsistenza del
pretendente legittimista. Che cosa resta dunque che possa restituire alla
Francia la prosperit, e a lui la bella esistenza di un tempo, se non
l'istituzione del solo forte potere possibile: quello del plebiscito?
Carlo Augusto fa il primo passo verso il fratellastro. Luigi Napoleone non si
sente certo attratto verso un uomo che  la prova vivente della leggerezza di
sua madre; tuttavia capisce, fin dai primi colloqui, che quest'uomo superiore
pu portargli un aiuto prezioso. Dal maggio 1849, Morny sar incaricato della
preparazione dell'eventuale azione di forza ed  con ragione che egli potr un
giorno scrivere senza di me non ci sarebbe stato il colpo di Stato... senza la
mia partecipazione non sarebbe riuscito nello stesso modo. Infatti, scriver
ancora, ce n' voluta di fatica a vincere gli scrupoli d'onest di Luigi
Napoleone nei confronti del popolo che lo ha eletto. Morny di questi scrupoli
non ne ha: se voi vedeste un socialista da vicino, non esitereste a preferirgli
un cosacco; il mio patriottismo finisce l.
Victor Hugo lo ha descritto come il macellaio del 4 dicembre, e senz'altro su
Morny ricade la responsabilit maggiore del delitto, giacch gli altri non sono
stati che complici sottomessi. Quel giocatore freddo e metodico non intendeva
indietreggiare davanti a nulla per assicurare la vittoria alla patria, pur
sapendo bene che la sua testa era una delle due poste del gioco.
Dopo il conseguimento della vittoria, Morny, oggi duca, lascer molto presto il
suo posto-chiave al Ministero degli Interni: l'unica carica che accetter,
d'allora in poi, sar la presidenza del Corpo Legislativo, carica di tutto
riposo sotto una dittatura, e alla quale gli succeder alla sua morte, nel 1865,
Alexandre Walewski: sembra una carica creata apposta per i bastardi della
famiglia imperiale.
Se Morny se ne va, nel gennaio 1852,  perch il 22, contro il suo parere e
quello di suo padre, Flahaut, il principe-presidente con il decreto che Odilon
Barrot chiamer sarcasticamente il primo volo dell'aquila, ha ordinato la
confisca di tutti i beni francesi della famiglia d'Orlans, valutati circa
trecento milioni. Anche Rouher, Fould e Magne se ne andranno con il duca.
Costui,  vero, era stato eletto come candidato monarchico, ma non aveva esitato
ad ammonire gli Orlans di non tentare una diversione che avrebbe potuto far
fallire il colpo di Stato, pena appunto la confisca. I legami con i suoi vecchi
amici del ramo cadetto si erano cos rotti. Non illudetevi che a Claremont vi
siano grati, scrive Flahaut a suo figlio dopo le dimissioni. Ci detestano
entrambi, molto pi di quanto detestino il signor di Persigny. Ma Morny, passato
il pericolo, teme una decisione che pu indignare la borghesia e farle temere
delle spoliazioni. Cos Luigi Napoleone assume tutto il rischio di inimicarsi
industriali, produttori, negozianti e di distruggere la fiducia in lui riposta.
Faccio fatica a tacere, vedendo rovinare un'impresa cos bella, scrive a Flahaut
dopo aver confidato: Il principe, nei miei confronti, si  comportato con una
tale aridit d'animo, con cos poca elevatezza che mi sono lasciato prendere dal
disgusto e ho rifiutato di far parte del Senato... Per lui, personalmente, ho
dell'affetto, ma per il suo governo e per coloro che lo circondano ho solo del
disprezzo. Gli uomini migliori sono fatti cos: preferiscono le persone servili
a quelle oneste.
Bonaparte in realt non ha fatto niente per trattenere il fratellastro, di cui
Persigny era uno degli avversari pi decisi, dato che il suo aiuto non era pi
indispensabile: passata la festa, gabbato lo santo, dice un proverbio...
Poich il colpo di Stato  ora inevitabile, la cricca dell'Eliseo lo prepara
attivamente. La Camera  in ferie e Morny sollecita Bonaparte ad approfittarne
per passare all'azione. Carlier lo appoggia e consiglia di occupare Palazzo
Borbone e di sciogliere l'Assemblea. Il prefetto di polizia propone addirittura
una data: il 17 settembre. Il principe non si decide, ma si confida con
Saint-Arnaud, che ne parla con sua moglie. Costei ha una testa politica e
disapprova. Perch non attendere invece il rientro della Legislativa? A Parigi,
sar molto semplice catturare improvvisamente, e in una volta sola, i
rappresentanti pericolosi che potrebbero sollevare un'insurrezione nei loro
distretti. Saint-Arnaud  scosso. Il 6 settembre, scrive a Luigi Napoleone
pregandolo di sollevarlo dall'incarico. All'Eliseo vi  un attimo di panico, ma
Fleury va a chiedere spiegazioni al giovane generale di divisione. Saint-Arnaud
parla chiaramente:  sempre favorevole all'operazione in progetto, ma conviene
evitare una Vandea in provincia e aspettare, perci, che i rappresentanti siano
tutti a Parigi. Morny, informato, si arrende a questo consiglio: E' pi franco,
dice, e si presenter meglio!
La sera stessa, il generale pranza all'Eliseo e accompagna il
principe-presidente, rassicurato, a teatro. L'indomani, con Morny, controlla la
lista delle personalit da arrestare a tempo debito: Luigi Napoleone ha
preferito lasciare a loro questo incarico e questa responsabilit, ed essi
troveranno qualche difficolt a farlo acconsentire all'arresto dei generali
parlamentari, poich teme che questo provochi gravi sommovimenti nell'esercito.
Per tradizione, i consigli generali tengono una sessione estiva. Su
ottantacinque votanti, ottanta approvano mozioni favorevoli alla revisione
costituzionale e al mantenimento di Bonaparte all'Eliseo dopo il maggio 1852.
Questi voti hanno indubbiamente un valore simbolico, tuttavia esprimono uno
stato d'animo della provincia, incoraggiante per i congiurati.
Lo scaltro Luigi Napoleone intende servirsi di una carta eccezionale,
attirandosi la classe sociale pi maltrattata. Non si tratta certamente di un
ritorno all'estinzione del pauperismo, ma di ergersi a campione di coloro che la
Legislativa ha derubato, screditando ancora di pi l'Assemblea ai loro occhi.
Cos il principe decide di chiedere all'Assemblea l'abrogazione della legge del
31 maggio 1850 e il ristabilimento del suffragio universale nella sua interezza.
Ha, per fare ci, anche un altro motivo. Si riparla con insistenza della
candidatura di Joinville a maggio. Gli Orleanisti non contano, sicuramente, su
un successo, ma vogliono controllare il numero dei loro voti. Ora, se la
revisione dell'art. 45 intervenisse prima di allora, a favore di uno scrutinio
di rimorso della Camera, che autorizzi Bonaparte a presentarsi di nuovo
candidato, molti voti andrebbero a Joinville ed egli correrebbe anche il rischio
di non raccogliere i due milioni di voti necessari al candidato pi favorito per
essere eletto. Quindi toccherebbe all'Assemblea designare il nuovo presidente.
Un ritorno alle urne di circa tre milioni di elettori, dovuto soprattutto al suo
intervento, si impone al presidente uscente.
Per presentare il progetto, Luigi Napoleone licenzia i ministri in carica, la
maggior parte dei quali, e particolarmente Faucher, hanno partecipato alla
elaborazione della legge del 31 maggio, cittadella della maggioranza. Questa 
costernata. Barante si lamenta che il principe intenda cos favorire il partito
rivoluzionario, tra le cui file Montalembert scongiura il principe di non
schierarsi! Fatica sprecata: il 27 ottobre viene formato un nuovo governo con
l'insignificante Thorigny, un magistrato, agli Interni, ma con Saint-Arnaud a
quello della Guerra. Quando vedrete Saint-Arnaud al ministero della Guerra,
aveva avvisato poco tempo prima Lamoricire, potrete dire: Ecco il colpo di
Stato.
Appena nominato, Saint-Arnaud invia una circolare all'esercito, sottolineando
che non vi sarebbe disciplina laddove il dogma dell'ubbidienza passiva lasciasse
il posto al diritto d'esame, che egli spiega in questi termini: sotto le armi,
il regolamento militare  l'unica legge. La responsabilit non si divide; si
ferma al comandante da cui proviene l'ordine; comprende, ad ogni grado,
l'obbedienza e l'esecuzione. E' un discorso deciso e adatto a togliere tutti i
dubbi di coscienza, se ve ne sono. C' tutto da guadagnare e nulla da perdere.
Con l'ex-ministro se ne va Carlier, messo da parte e che lascia la prefettura di
polizia ad un incondizionato: Charlemagne Emile de Maupas.
Questo Maupas  in realt una creatura del principe-presidente che ha fatto di
lui, a trentadue anni, nel dipartimento dell'Allier, il pi giovane prefetto di
Francia, dopo che egli era stato messo in aspettativa nel 1848 dal governo
provvisorio. All'inizio del 1851, Maupas  designato a Tolosa, dove mostra il
suo zelo chiedendo l'arresto di cinque consiglieri generali, colpevoli di essere
ferventi repubblicani e non membri del partito dell'Eliseo. La Procura della
Repubblica chiede prove della loro colpevolezza: al che Maupas replica che non
sono necessarie, bastano i sentimenti. D'altronde, basta lasciarlo fare ed egli
far mettere, al domicilio degli interessati, armi e documenti che
giustificheranno l'accusa di complotto contro il governo. I magistrati,
stupefatti e scandalizzati, redigono un verbale di queste affermazioni, che
viene inviato al ministero dell'Interno. Faucher convoca Maupas, gli infligge
una nota di biasimo, lo sospende e lo informa che sar, in seguito, trasferito a
Montpellier. Appena uscito dall'ufficio di Faucher, Maupas si reca a pranzo dal
principe-presidente, ed  a lui che Bonaparte offre di assumere il ministero
degli Interni il giorno del colpo di Stato. Maupas rifiuta:  alla prefettura di
polizia, dice, che ci vuole un uomo energico e devoto. Il 19 settembre, Luigi
Napoleone gli scrive: Vi chiamer presto a funzioni pi importanti, poich sono
felice di avere a disposizione uomini come voi, pronti ad aiutarmi a salvare il
paese.
Il 4 novembre il nuovo governo si presenta all'Assemblea e Thorigny chiede
l'abrogazione della legge del 31 maggio. La sua richiesta  rafforzata da un
messaggio presidenziale. La legge, dichiara Luigi Napoleone,  andata oltre il
suo scopo, privando del diritto di voto circa due milioni di pacifici abitanti
delle campagne. E Thorigny di rincalzo: Ristabilire il suffragio universale
significa togliere alla guerra civile la sua bandiera, all'opposizione
l'argomento principale. Soggiunge che una vasta cospirazione si organizza in
Francia, dove le societ segrete si sono date appuntamento nel 1852, non per
costruire ma per distruggere. Conclude dicendo: Anche se la legge del 31 maggio
fosse perfetta, non la si dovrebbe abrogare se impedisse la revisione della
Costituzione, voto manifesto del paese?
Non si potrebbero maggiormente scoprire la batterie, e c' da chiedersi se tale
franchezza non  stata voluta dall'Eliseo per istigare l'Assemblea contro il
progetto di abrogazione e per poterla cos accusare, al momento opportuno, di
essere il solo ostacolo al suffragio universale. Se questo era lo scopo, la
manovra riesce, ma di stretta misura. La procedura d'urgenza chiesta da Thorigny
sar respinta con 355 voti contro 348. Alcuni liberali hanno votato con le
sinistre, ma i cristiani si sono tutti schierati con la maggioranza. Questa sar
pi spaventata che fiera della sua vittoria: un simile scrutinio non rischier
di accelerare il colpo di Stato di cui si parla da tanto tempo? Non rischia
l'Assemblea di essere occupata dalle truppe? E l'esercito non avr buon gioco
nel sostenere che deve proteggere i legislatori contro le ire della classe
operaia, che il voto ha eccitato?
Per sfuggire a questa spada di Damocle, Thiers si ricorda dell'esistenza di un
decreto dell'undici maggio 1848, che d al Presidente dell'Assemblea Nazionale
il diritto di chiamare le forze armate direttamente, senza ricorrere cio al
Ministro della Guerra. Changarnier che, sotto la Costituente, si  fatto beffe
di questo decreto almeno due volte, si schiera a fianco del piccoletto per
invitare i questori della Legislativa, Baze, Panat e il generale Le Flo, a
riprenderlo. Questa proposta dei questori, depositata il 6 novembre 1851,
specifica che il decreto trasformato in legge sar messo all'ordine del giorno
dell'esercito e affisso nelle caserme. Cos gli ufficiali ricorderanno il loro
dovere, e anche che i deputati sono inviolabili. Certamente Changarnier aggiunge
a tale ragionamento una punta di ambizione personale. Si augura infatti che, in
caso di richiesta, il presidente Dupin dia a lui il comando delle truppe e che
la richiesta si estenda a tutta la guarnigione di Parigi: allora lo stupido
sarebbe solo e la strada del potere sarebbe riaperta per Bergamotto.
La proposta dei questori non preoccupa troppo l'Eliseo. Si sa che, Costituzione
o no, poich l'art. 32 stabilisce che l'Assemblea ha il diritto di fissare la
quantit delle forze militari necessarie alla sua sicurezza, di designarne il
capo, ma non ha il diritto di richiesta diretta; legge o no, l'esercito non
vorr mai piegarsi ad obbedire a dei civili e non accetter mai Dupin come
generalissimo. Cos il contrattacco viene rivolto contro Changarnier,
accusandolo di voler turbare la sicurezza nazionale per ambizione e avidit di
potere personale. Forse  tenerlo un po' troppo in considerazione: Bergamotto
non  gi stato dimenticato dai suoi ex-subordinati?
Il 12 novembre Saint-Arnaud d, ai comandanti di corpo d'armata, l'ordine
confidenziale di togliere dall'affissione nelle caserme il decreto dell'undici
maggio (la sera stessa, tutta Parigi ne  al corrente). La discussione della
proposta  stata fissata per il 17. Nel frattempo, gli amici del presidente
lavorano la maggioranza repubblicana contro il pericolo Changarnier: con il
pretesto della difesa della repubblica, non si invitano forse i rappresentanti a
dare alla destra pi chiusa ed ottusa, le armi per rovinare il regime? La
propaganda  efficace. Tra Luigi Napoleone e l'inquietante generale, molti di
sinistra preferiscono il primo, o piuttosto lo temono meno, soprattutto dopo che
egli ha chiesto il ristabilimento del suffragio universale.
Il 17 novembre, l'Eliseo  pronto ad agire nel caso in cui l'Assemblea dia voto
favorevole alla proposta dei questori. Qualche giorno addietro, il generale
Magnan ha radunato i venti generali che comandano a Parigi e nella periferia.
Prima di ritirarsi hanno giurato di mantenere il segreto su quanto hanno udito e
discusso. Anche Magnan ha insistito sul dovere di obbedire passivamente agli
ordini che potrebbero ricevere da lui in un prossimo futuro, quando giudicher
opportuno associarsi ad una determinazione della massima importanza. Le
circostanze sono gravi, prosegue, noi dobbiamo salvare la Francia... Il solo
responsabile sar io che, se sar il caso, porter la testa sul patibolo o il
mio petto nella pianura di Grenelle.
Vi  gi stato un precedente: il 6 novembre, all'Eliseo, il principe ha ricevuto
i seicento ufficiali dei sei nuovi reggimenti della guarnigione di Parigi.
Saint-Arnaud si  preso la briga di designare lui stesso queste unit: quattro
vengono dall'Africa; le altre due unit sono reggimenti di lancieri, strumenti
eccezionali per prendere a sciabolate la folla ostile. Quanto agli Algerini
abituati a fare a pezzi i Beduini, come dice Saint-Arnaud, non si tireranno
indietro se dovranno fare a pezzi dei Parigini.
Se la gravit delle circostanze mi obbligher a fare appello alla vostra
devozione, essa non mi verr meno, ha detto il presidente ai suoi ospiti... Se
il giorno del pericolo arriver, io non far come i governi che mi hanno
preceduto e non vi dir: Marciate, io vi seguo, ma: Io marcio, seguitemi!
Il 17 dunque, tutto  pronto per il colpo di forza. Per tutta la giornata,
riferisce Vron, medico giornalista ed ex-direttore dell'Opra, il presidente si
tenne pronto a marciare sulla Camera. Portava anche pantaloni rossi per poter
indossare in fretta l'uniforme di generale. L'esercito  consegnato nelle
caserme e trecentocinquanta Guardie nazionali della 1 legione stazionano
all'Eliseo, pronti a investire Palazzo Borbone al comando di un altro
condottiero, il colonnello Vieyra. Prima del 2 dicembre, Bonaparte lo nominer
capo di Stato Maggiore della Guardia ed egli porter un nuovo ornamento alla
collezione dei congiurati: si dice infatti che sia un ex-tenutario di case
chiuse e un losco uomo d'affari.
Prima di sedersi al banco dei Ministri, Saint-Arnaud si  messo d'accordo con
Maupas e Magnan, che da una tribuna seguono la seduta della Legislativa, per un
segnale che far loro, se lo riterr necessario, affinch lascino Palazzo
Borbone e lo raggiungano alle Tuileries, sede dello stato maggiore di Magnan. Si
tratter di dare le ultime istruzioni; sin dalla notte, il palazzo deve essere
occupato, i capi dell'opposizione e ogni possibile sobillatore arrestati,
l'Assemblea disciolta.
La Commissione incaricata di esaminare la proposta dei questori ha designato
quale relatore il monarchico Luis Vitet, che parla con moderazione.
Secondo lui, gli autori hanno agito solo perch avevano ascoltato l'esposizione
degli scrupoli di coscienza di ufficiali incerti sul loro comportamento in caso
di chiamata da parte del presidente dell'Assemblea. Saint-Arnaud, mediocre
oratore, risponde che non c' bisogno di uscire dalla Costituzione: l'Assemblea
non pu disporre di truppe senza passare innanzitutto per via gerarchica. Poi il
colonnello Charras, ardente repubblicano, si pronuncia in favore della proposta,
poich egli deplora la noncuranza incredibile con cui, nei salotti, si parla di
chiudere le porte dell'Assemblea, e indica il vero pericolo che minaccia il
regime e la Costituzione:  il presidente che siede all'Eliseo.
Ma altri due repubblicani dopo di lui negano che vi sia il minimo pericolo:
Michel de Bourges, per cui il popolo  una sentinella, e Crmieux che esclama:
La Costituzione ci basta! e insiste sulla diffidenza che, un eventuale uso della
richiesta da parte della maggioranza, gli ispira. Si vede che la propaganda
dell'Eliseo d i suoi frutti.
Improvvisamente interviene il generale Bedeau, altro deputato repubblicano: pu
il ministro della Guerra dire se  vero che, dietro suo ordine, il testo del
decreto dell'undici maggio  stato tolto dall'albo delle caserme? Saint-Arnaud
aveva negato davanti alla commissione, ma ora confessa: Quel decreto era caduto
in disuso, dice. Io non ho voluto lasciare ai soldati un pretesto di dubbio o di
esitazione e l'ho fatto togliere. Scoppia un pandemonio. Charras chiede che il
governo venga messo in stato d'accusa. Senza arrivare a quel punto appare ormai
evidente che la proposta dei questori sta per essere approvata e Saint-Arnaud fa
ai suoi complici il segnale convenuto, dopo aver chiesto a Thorigny che lo
approva: Se io uscissi, per ogni evenienza? Se ne va infatti, dicendo senza
rivolgersi ad alcuno in particolare: C' troppo rumore qui; vado a cercare la
Guardia.
Alle Tuileries, i tre uomini inviano ai generali un messaggio con la proibizione
di obbedire a qualsiasi richiesta dell'Assemblea. Precauzione inutile, poich la
loro partenza ha spaventato i deputati che temono un arresto generale.
Montalembert, eternamente timoroso, cerca di persuadere gli oppositori della
proposta. Quanto a Thorigny, rimasto tranquillo al suo posto, egli si limita a
rispondere a chi se la prende con lui: Fate ci che volete. Noi siamo pronti a
tutto. Ci fa riflettere e fa accogliere favorevolmente una proposta preparata
da Mol: riferendosi all'art. 32 egli lo dichiara sufficiente. Raccomanda quindi
di respingere la proposta in discussione, e infatti si ottengono 408 voti contro
300: ancora una volta l'Assemblea ha capitolato. E' forse meglio cos. dice con
calma il principe, che Morny sollecita ad agire ugualmente, poich tutto  a
posto.
Bonaparte replica che, avndogli la Legislativa dato ragione, egli non vuole
farle torto. L'indomani Flahaut scrive a sua moglie: Voi conoscete la triste
sconfitta dell'Assemblea a cui Changarnier, Thiers e compagni non erano
preparati. Anzi, essi si aspettavano un trionfo e avevano progettato di mettere
in stato d'accusa il presidente e di indire una riunione permanente
dell'Assemblea. Quando Augusto seppe la cosa, corse all'Eliseo per farne parte e
per chiedere al ministro della Guerra di prepararsi alla resistenza.
Quest'ultima sarebbe finita con lo scioglimento dell'Assemblea e le rendite
sarebbero salite del 10%. Ora va bene anche cos, e resta solo da vedere quale
profitto si pu trarre dagli avvenimenti.
Il 19, Flahaut scrive ancora: Molta gente rimpiange il voto di luned e avrebbe
preferito un voto contrario che avesse permesso un colpo di Stato contro
l'Assemblea; ma non pensano che quel colpo sarebbe stato diretto contro il
partito dell'ordine e avrebbe cos creato una scissione fra il presidente e gli
uomini di quel partito. Se si deve arrivare ad un tale provvedimento, sar per
un caso in cui presidente e maggioranza saranno d'accordo, cosa non impossibile.
Flahaut dice bene: il partito dell'ordine non attende che la buona volont di
Bonaparte. Con i suoi voti rende necessario il colpo di Stato. A dire il vero
non vi sono pi feroci oppositori del principe-presidente nell'Assemblea, tranne
i gruppetti che gravitano intorno a Thiers e a Changarnier che sognano entrambi
di sostituirlo, e alcuni individualisti come Cavaignac.
Nel paese i proprietari, le classi possidenti aspirano, da parte loro, ad essere
liberati dalle loro angosce per mezzo di un colpo di forza salvatore. Hanno
letto con terrore: Lo spettro rosso dell'ex-prefetto Romieu, devoto a Bonaparte.
Romieu ha visto i proletari che intonano il loro canto di odio e il rapido
diffondersi del comunismo, dovuto allo sviluppo dell'istruzione pubblica.
Profeta di sventure, egli annuncia la rivolta dei contadini e vede, nascosto
dietro ad ogni tronco d'albero, un nemico pronto alla grande lotta sociale e
deciso a non lasciarsi portar via la vittoria come nel 1848.
Che fare? Affidarsi all'esercito: la logica  nella mitraglia, e l'artiglieria 
forte. Ma bisogna anche affidare a una mano ferma la dittatura pi assoluta.
Approvato, raccomandato dagli spiriti migliori, come Veuillot (che celebra
l'unione necessaria della sciabola e dell'aspersorio, sotto la guida del capo
designato, generalissimo del grande esercito dell'ordine, Luigi Napoleone
Bonaparte), Lo spettro rosso getta nell'abbattimento i borghesi, almeno quelli
pi ingenui. Gli altri sanno molto bene che non si deve temere nessun cataclisma
sociale nel 1852, malgrado la certezza di una spinta verso sinistra all'epoca
delle elezioni. Ma il rinforzo di una minoranza repubblicana non significherebbe
una rinuncia definitiva ad una restaurazione monarchica?
Decisamente la scadenza del maggio 1852  una scadenza fatale. Conviene subirla
e non prevenirla? In Francia esiste un potere costituito: perch non
consolidarlo invece di abbatterlo, come ha cercato di fare la Legislativa? Esso,
secondo Veuillot, ha il grande vantaggio di aver sedotto il mostro rappresentato
dal proletariato e permette al cinico Persigny di porre ai rappresentanti
dell'ordine questo dilemma: Aiutate la nostra ambizione e ne avrete un
tornaconto; altrimenti cercheremo altrove un partito e un esercito, quella
moltitudine che ci ascolter. Allora attenti alla vostra influenza e anche ai
vostri beni! Da parte loro, Orleanisti e legittimisti, ciascuno secondo il
proprio interesse, si chiedono se questo Bonaparte non sarebbe il miglior
reggente e luogotenente generale del futuro re, convinti che egli sparir non
appena si sar verificata la fusione tra le due correnti monarchiche o qualsiasi
altra soluzione di compromesso.
E se non vi saranno cambiamenti, meglio lui che il pretendente avversario o la
perennit della repubblica, quella repubblica sempre pi odiata da quel
cavaliere di Montalembert, che vede in Luigi Napoleone la sola barriera contro
l'invasione dei barbari. E infine vi sono i fatalisti come Tocqueville che
vedono solo due correnti: la bonapartista e la repubblicana e temono
quest'ultima come la peste. Per farla breve, secondo Veuillot, il 24 novembre
gli interessi sono a favore del principe-presidente e non solo in Francia: il
29, il giornale inglese The Economist scrive: Tutte le Borse europee considerano
Luigi Napoleone la sentinella dell'ordine.
Ci sono molti alleati, aderenti e simpatizzanti che, esitanti e scoraggiati
contro una massa disorganizzata di oppositori, attendono, ora per ora, ci che
desiderano o temono. Dopo la giornata del 17 e il rifiuto di finirla bene da
parte del principe, Maupas ha proposto la data del 20, appoggiato da
Saint-Arnaud. Bonaparte ha rifiutato, e ha scelto il 22, ma il 22 ritorna sulla
sua decisione; grande delusione dei suoi seguaci che, arrivando vicino al porto
e vicino alle prebende sicure, vedono l'attracco continuamente rimandato. Il
guaio  che le condizioni finanziarie dei congiurati toccano il fondo di un
abisso; Luigi Napoleone stesso ha dovuto prendere in prestito 200.000 franchi da
Narvaes, ambasciatore di Spagna.
Come rimborsare tali somme senza intaccare il Tesoro? Quanto a Morny, il suo
palazzo degli Champs Elyses sta per essere requisito: egli dorme fuori casa
ogni notte per sfuggire agli usceri. Tutti questi signori hanno dunque molta
fretta. Tuttavia, si capisce l'esitazione del principe quando, sul
Constitutionnel del 24, compare un articolo in cui Granier de Cassagnac denuncia
le due dittature. Secondo l'autore, i capi degli antichi partiti continuano a
cospirare; Changarnier era il loro dittatore designato se fosse riuscito il
colpo del 17 novembre, a conclusione del quale i ministri sarebbero stati
arrestati e il presidente condotto a Vincennes. Dopo il fallimento di tale
colpo, si  sperato di ricorrere a Cavaignac. E Cavaignac aveva detto ai
faziosi: Voi denunciate le congiure dell'Eliseo per mascherare le vostre... Ma
voi finirete a capofitto sulla punta della spada tesa ed immobile che vi
aspetta. Il presidente  lo scudo del popolo contro una dittatura la cui
missione, stabilita in anticipo, consiste nel fare sbandare il socialismo, nel
sopprimere con la violenza la Repubblica. Lusinghe alla classe operaia, minacce
ai disturbatori dell'ordine: l'arma  a doppio taglio.
Lo stesso giorno, Thorigny invia ai prefetti una circolare che li mette in
guardia contro un'insurrezione anarchica prevista per il 30: ecco una menzogna
adatta a turbare le persone oneste e ad incitarle ad unirsi, il giorno X, sotto
la bandiera di Luigi Napoleone. L'indomani, 26 novembre, al Circo Olimpico, egli
entra in scena: colma di sarcasmi le allucinazioni monarchiche e deplora
l'indifferenza dell'Assemblea nei confronti delle sue iniziative per addolcire
la sorte delle popolazioni. Inoltre, egli afferma, i maneggi degli antichi
partiti... impediscono ogni progresso, ogni serio progresso di sviluppo
industriale... Come sarebbe grande questa nazione se la si lasciasse respirare
comodamente e vivere la sua vita! La Legislativa  in uno stato tale di
stanchezza e di incoscienza, che non ha neanche la dignit di decidere un'azione
penale contro l'oltraggioso Cassagnac, dietro al quale si nasconde appena
l'ombra di Bonaparte, che raccomanda anche al polemista di ricominciare,
aggiungendo: Non temete di parlare troppo e scaldate bene la caldaia, poich io
desidero che scoppi.
A che scopo? La Legislativa ormai  soltanto un fantasma di parlamento, ora
pronto, secondo l'opinione di Tocqueville, a votare docilmente l'abrogazione del
famoso art. 45 se verr fatta questa richiesta, e a porgere cos al presidente
la possibilt della sua rielezione su un vassoio d'argento. Inoltre i deputati
di destra sono sbalorditi per la disinvoltura degli amici del principe.
Persigny, mentre all'Assemblea passa accanto ad un gruppo di monarchici, si
sente chiedere da un deputato: Caro amico, diteci dunque il giorno del vostro
colpo di Stato, affinch possiamo prenotare i posti sulle diligenze. Fareste
meglio a prenotarli al senato, replica l'avventuriero, lasciando i suoi
interlocutori di stucco.
Il 30 novembre, elezioni a Parigi per sostituire Magnan che ha dato le
dimissioni dal suo mandato legislativo. L'Eliseo spera che i socialisti
approfitteranno delle circostanze per manifestare contro la legge del 31 maggio.
Il principe indubbiamente ne chiede l'abrogazione, ma il potere sarebbe felice
di dover reprimere una sommossa per giustificare il colpo di forza in progetto.
Morny lo scriver senza mezzi termini: Preferivo dover fare un colpo di Stato
contro i rossi che contro le forze dell'ordine. Ma la sinistra ha preferito
testimoniare il proprio malcontento per l'elezione, non presentando alcun
candidato. Il solo candidato, l'orleanista Devinck, sar eletto con appena
62.000 voti, ma non avr neanche il tempo di occupare la carica.
La vigilia, Saint-Arnaud ha completato il suo piano, affidando al suo
commilitone d'Africa, il colonnello Espinasse, di trentasei anni, scavezzacollo
e ambizioso, la missione di occupare Palazzo Borbone al momento del colpo di
Stato. Espinasse conosce uno dei questori, il generale Le Flo. Va a fargli
visita e Le Flo, aderendo alla sua richiesta gli fa visitare il palazzo. Con
grande mistero, lo porta anche in un corridoio sotterraneo che termina con una
porta che si apre sulla piazza degli Invalidi;  attraverso questa strada, che i
soccorsi arriveranno in caso di allarme. Lo stesso giorno, il generale
Loewestine viene nominato comandante della Guardia Nazionale, in sostituzione di
Perrot che ha preferito dare le dimissioni piuttosto che accettare un Vieyra
come capo di Stato Maggiore. Cos l'ex-tenutario avr libert d'azione.
La sera dell'elezione di Devinck, dopo una giornata calmissima, (e senza segni
di insurrezione anarchica), all'Eliseo Persigny, confida a Fanny Le Hon: Ben
presto mostreremo come si deve guidare lo Stato: un frustino in una mano, una
borsa nell'altra.
Quanto al principe, egli rester fino in fondo impenetrabile, arrivando al
punto, secondo Hugo, di indignarsi davanti al deputato Flandrin, al pensiero che
lo si possa sospettare di meditare un brutto tiro. Poich Flandrin si affretta
ad assicurare che, per quanto lo riguarda, egli non crede niente, il presidente
gli dice con commozione: Grazie signor Flandrin; voi almeno non mi ritenete un
furfante! Nello stesso tempo, accetta un nuovo prestito di 200.000 franchi da
Harriet Howard, il cui palazzo di Rue du Cirque egli raggiunge attraverso una
porta aperta nel muro di cinta, e con un colpo prestigioso e raro, compiuto con
la complicit dei membri del consiglio generale e del governatore della Banca di
Francia, si fa mettere a disposizione un saldo inesistente di venticinque
milioni.
Morny, grazie a Fanny Le Hon, ottiene dal Banco di Sconto un credito di
3.200.000 franchi che gli permette di tirare il fiato, ma che aggrava anche la
cifra gi enorme dei suoi debiti.
Il 1 dicembre, l'Assemblea pensa pi alle prossime vacanze che a un colpo di
Stato. E' il giorno in cui Berryer afferma che essa non ha nulla da temere e
che, se l'Eliseo vuole muovere delle truppe contro di essa, non trover quattro
uomini e un caporale;  anche il giorno in cui, secondo Hugo, il colonnello
Charras, che vive in perenne stato d'allarme, alza le spalle e scarica la
pistola.
Quanto a Changarnier, egli pensa che ci vorr un mesetto; sarebbe impensabile
turbare con una sommossa i fruttuosi affari dei commercianti parigini. Invece
Gerolamo Bonaparte, lo zio che il nipote ha creato governatore degli Invalidi,
viene a mettersi a disposizione di Maupas dicendo: Il giorno del colpo di Stato,
il presidente si presenter al popolo e il fratello dell'Imperatore deve essere
al suo fianco.
La giornata passa in una calma tale che l'Assemblea si aggiorna tranquillamente
all'indomani. La sera Morny, la cui partecipazione al complotto  nota, bench
appaia inverosimile alle forze dell'ordine, non  che un gaudente, pensano con
Odilon Barrot, si fa vedere con ostentazione all'Opra Comique. Nell'intervallo
(si rappresenta... Barbablu!) Madame de Lindres gli dice: Sembra che questa
notte voi dormirete a Vincennes...
Morny sorridendo ed inchinandosi, le bacia la mano: Signora, dice, se vi sar un
colpo di scopa, credete pure che far in modo di essere dalla parte del manico.
Lascia lo spettacolo per andare all'Eliseo, dove il presidente riceve, come ogni
luned. I suoi invitati scrutano il suo viso, sperando di scorgervi qualcosa che
preannunci l'avvenimento. Alcuni non hanno dimenticato che fra poche ore, quando
suoner mezzanotte, sar l'anniversario di Austerlitz e della consacrazione
imperiale; per questo infatti, Luigi Bonaparte, superstizioso, ha finalmente
scelto il 2 dicembre. Pochissimi sono coloro che conoscono la sua decisione:
Morny, certamente, e Saint-Arnaud, Persigny, Fleury, Mocquart, Maupas.
L'attenzione degli invitati  vana: l'uomo  impassibile, il suo sguardo passa
da un gruppo all'altro, spento come sempre. Il ministro della Guerra e il
prefetto di polizia appaiono distesi; qui non sono che uomini di mondo, come gli
altri membri del governo, ma questi ultimi ignorano tutto.
Improvvisamente, il principe-presidente interrompe la sua conversazione con la
cugina, la principessa Matilde, figlia di Gerolamo, (quando egli era ancora ad
Arenenberg, avevano pensato di sposarsi) e la prega di scusarlo. Vierya  l ed
egli gli si avvicina e lo trascina in una sala deserta.
Siete abbastanza forte per nascondere una viva emozione? gli chiede. E' per
questa notte. Siate qui alle sei. Che nessuna guardia nazionale esca in divisa,
e badate che non venga suonata l'adunata. Il capo di Stato Maggiore della
Guardia far tagliare i tamburi. Torna alcuni minuti fra gli invitati prima di
congedarsi.
Se ne va come se portasse con s un segreto di Stato, dice senza allusione
alcuna Turgot, il ministro degli Affari Esteri.
Anche Magnan  informato da Bonaparte nel corso della serata. Nel suo studio
dove Mocquart classifica i documenti di cui si far uso, il presidente espone al
generale in capo il piano tattico delle operazioni. Fa dell'ironia: Nei saloni
si parla di un colpo di Stato, ma  quello che l'Assemblea vuol fare contro di
me!
Alle dieci, come  sua abitudine, il principe lascia gli invitati e ritorna nel
suo studio dove si tiene un ultimo consiglio di guerra. Da un cassetto della
scrivania, Luigi Napoleone estrae un incartamento che porta sulla copertina,
scritta con la matita blu e di suo pugno, la parola Rubicone. Consegna al suo
ufficiale d'ordinanza Bville, i testi da far comporre immediatamente alla
Stamperia nazionale: appello al popolo, proclami all'esercito e agli abitanti di
Parigi, decreto che stabilisce lo stato d'assedio nella capitale e che nomina
Morny ministro degli Interni. Poi il principe apre una cassetta: contiene 40.000
franchi in banconote e venti rotoli d'oro da mille franchi.
Ecco tutte le mie ricchezze, dice. In realt non ha ancora ricevuto il denaro
dalla Banca di Francia. Propone a Saint-Arnaud di prendere tutto per distribuire
qualche gratifica, se sar necessario. Il generale si sarebbe accontentato di
dieci rotoli d'oro; il resto andr a Fleury che, l'indomani andr da un'unit
all'altra per dividere il denaro tra i colonnelli, per acquistare viveri in caso
di necessit. E' il momento della separazione e Morny ricorda: E' inteso che
ciascuno si gioca la pelle. Ho fiducia, avrebbe risposto il principe. Porto al
dito un anello di mia madre: sul castone  inciso: Spera. E il principe
conclude: Evitate spargimenti di sangue, eseguite gli arresti con tutta la
cortesia possibile. Soprattutto niente morti, non ne voglio.
Ma i congiurati non hanno previsto alcuna possibilit di scampo, neanche dei
falsi passaporti. Devono quindi vincere o morire. Quando Bville arriva a
Palazzo Soubise, sede della Stamperia nazionale, vi trova la gendarmeria
accampata. Il direttore Saint-Georges divide i testi da comporre in modo tale
che ogni frammento risulti incomprensibile e li assegna personalmente ai vari
operai. Si incarica egli stesso di mettere insieme i piombi. Quando le prime
bozze sono stampate, Bville ne rende noto il testo ai gendarmi ed  acclamato.
Alle quattro, in carrozza, con Saint-Georges porta i pacchi a Maupas.
Il prefetto di polizia non ha chiuso occhio. Ha ricevuto, a turno, quarantotto
commissari e ha ordinato loro, con il pretesto di un complotto contro il
presidente della Repubblica, di procedere all'arresto di alcuni rappresentanti e
militanti rossi.
Un solo poliziotto obietta che i deputati sono inviolabili: viene subito messo
in luogo sicuro. Tutti i suoi colleghi, che fiutano una gloriosa promozione,
accettano. Maupas, che ha mobilitato per loro ottocento agenti, noter che
all'alba niente poteva uguagliare l'alacrit che regnava alla prefettura.
Verso le sei e trenta, le operazioni sono concluse. Sedici deputati e
sessantadue capi socialisti sono stati svegliati e portati alla prigione di
Mazas. Fra i primi ci sono i generali parlamentari: Changarnier, Cavaignac,
Lamoricire, Bedeau, Le Flo e anche Charras, Thiers, Baze e i rossi Greppo,
Beaune, Miot, Lagrange, Valentin, Cholat, Martin Nadaud.
Fra gli altri sono il fratello di Beaune, Meunier, Hippolyte Magen. Malgrado il
carattere drammatico degli arresti, in alcuni non sono mancate circostanze
pittoresche ed anche ridicole. Changarnier in camicia, punta sui poliziotti due
pistole.
Ma la vostra vita non  in pericolo! protesta il commissario. Allora Bergamotto
getta le armi e prende atto che il colpo di Stato  avvenuto. Il suo domestico,
che egli porta con s, affidandosi alla cortesia di Maupas, lo veste. Appena in
carrozza, egli confida ai suoi guardiani: In caso di guerra, il presidente sar
contento di mettermi a capo di un'armata!
Anche Charras avrebbe volentieri opposto resistenza, ma il colonnello  un
gentiluomo. I poliziotti lo sorprendono in gentile compagnia: egli accetta di
arrendersi, se sar lasciata libera la sua conquista che, furiosa, esclama:
Avrebbero potuto avvertirmi; solo ieri ero presso di loro!
Quanto a Cavaignac, egli sospira, con rimpianto o con disgusto?: Se avessi usato
questi mezzi quando ero al potere!
Adolphe Thiers  invece apertamente spaventato. Il suo domestico  costretto a
svegliarlo, dopo aver introdotto il commissario nella sua stanza. Di che si
tratta? Di arrestarvi. Allora Thiers, secondo Maupas, si sarebbe lanciato in un
discorso incoerente, dicendo che non voleva morire, non era un criminale, non
cospirava, sarebbe rimasto per sempre estraneo alla politica, si sarebbe
ritirato all'estero. Quando apprende che la sua vita non  in pericolo, ritrova
un po' di superbia, ricorda che egli  inviolabile e al commissario che egli
rischia la pena di morte. L'altro lo lascia dire. Infine Thiers si alza da
letto, si toglie la camicia e appare nudo davanti ai poliziotti strabiliati. Il
piccoletto indossa allora una cappa di flanella, poi una camicia, infila della
pantofole di lana, le calze e infine mutande e pantaloni. Una volta vestito
cerca ancora di intimidire il commissario: Se io vi bruciassi le cervella?
Signore, risponde l'altro, eseguo gli ordini del mio prefetto, come ho eseguito
i vostri quando eravate ministro degli Interni. A Mazas, l'infelice sconter il
suo spavento con forti disturbi intestinali...
Pi fortunati dei loro colleghi, i poliziotti che si presentano a casa
dell'oscuro rappresentante Roger du Nord, orleanista e fido consigliere di
Changarnier, si vedono offrire Xrs e biscotti. Napoleone  stato pi furbo di
noi, commenta il deputato, ma preferisco questo allo stupido ruolo che
sostenevamo all'Assemblea. Il rosso Cholat avr gli stessi riguardi, ma offrir
l'assenzio.
A Mazas i prigionieri ritrovano i due questori arrestati a Palazzo Borbone: Baze
e il generale Le Flo. La guardia dell'Assemblea, agli ordini del comandante
Niol, comprende un battaglione di fanteria, al quale viene dato il cambio ogni
giorno, e una batteria d'artiglieria. Niol riceve istruzioni soltanto dal
presidente Dupin e dai questori. Nella notte dall'uno al due, i soldati di
servizio appartengono al 42 fanteria di linea, comandato da Espinasse: le cose
sono state fatte bene.
La calma regna al palazzo fino alle due del mattino, quando il comandante del
battaglione, Meunier nota un certo scompiglio. Vuole raggiungere Niol, ma
conosce male la topografia dei luoghi e si smarrisce. Quando finalmente trova il
comandante, sono le cinque e tutto  gi sistemato. Espinasse, alla testa del
suo reggimento, ha bussato alla porta segreta che Le Flo imprudentemente gli ha
mostrato. D'accordo con lui, il capitano sostituto di Meunier gli ha aperto.
Quando Meunier lascia Niol, si scontra con Espinassee e si meraviglia della sua
presenza.
Obbedisco agli ordini del mio presidente risponde il colonnello. Meunier lo
squadra da capo a piedi: Mio colonnello, voi mi disonorate. Estrae la spada e la
spezza. Gi Espinasse raggiunge gli appartamenti di Niol, che finisce di
vestirsi. Vi dichiaro in arresto! grida il congiurato impadronendosi della spada
del comandante militare, che ribatte: Avete fatto bene a prenderla; ve l'avrei
fatta passare attraverso il corpo.
Nello stesso tempo, due commissari di polizia hanno arrestato Baze e Le Flo (il
terzo questore Panat,  stato giudicato inoffensivo). Baze si  difeso con
energia, mentre sua moglie gridava aiuto da una finestra, avendo come
ascoltatori solo soldati e sbirri che si facevano beffe di lei. Si  dovuto
portare Baze in camicia, al posto di polizia di Rue de Bourgogne, dove gli hanno
portato i vestiti. Per Le Flo,  stato suo figlio di otto anni, dalla cui camera
passano i poliziotti, ad indicare la stanza paterna. Il generale viene arrestato
sotto gli occhi del bambino e della moglie incinta. Protesta invano, parlando di
fare fucilare Napoleone e tutti i suoi complici. Lo trascinano via ed egli
incontra Espinasse, cui rimprovera la sua indegnit. Un altro ufficiale
interviene: Siamo stanchi di generali avvocati e di avvocati generali. dice.
A Dupin, la sua benevola neutralit comprata ha concesso di poter dormire il
sonno del giusto.
Alle sette del mattino giunge all'Eliseo un messaggio di Maupas: Trionfiamo su
tutta la linea.
Da parte sua Morny, che ha passato la notte al Jockey Club, fin dalle 6.15,
accompagnato da Flahaut e dal giovane efebo Lopold Le Hon, figlio della sua
amante,  arrivato al Ministero degli Interni, allora in Rue de Grenelle. Il
fratellastro di Luigi Napoleone, in persona, ha svegliato Thorigny: Signore, vi
ringrazio. Ho l'onore di sostituirvi. Una lettera del presidente conferma le sue
parole. Thorigny non ha ancora finito di leggerla, che il suo successore  gi
seduto dietro la sua scrivania!
L'esercito  dovunque. Trentaduemila uomini controllano il centro della
capitale. Canrobert veglia sull'Eliseo con Rewbelle e Korte; Ripert controlla
Palazzo Borbone e i dintorni; Forey  accampato sul Quai d'Orsay, de Cotte in
Piazza della Concordia, Dulac concentra sulle Tuileries il 160 e il 51
fanteria di linea. Di riserva, le brigate Marulaz, Bourgon, Sauboul, de
Courtigis e di altri generali, istruiti da Magnan, attendono nelle caserme.
Per quanto riguarda la Guardia Nazionale, Vieyra ha obbedito perfettamente alle
consegne: essa non si  mossa e non si muover, tranne la 10 legione di
Lauriston. Ma sar un fuoco di paglia, e all'annuncio che le guardie, arrestate
in armi per la strada, saranno fucilate, per ordine di Morny, tutti resteranno
in caserma o vi ritorneranno.
Quando Parigi si sveglia, i manifesti sono affissi. Uno riproduce il decreto di
scioglimento dell'Assemblea e del Consiglio di Stato. Confermando il
ristabilimento del suffragio universale, esso proclama lo stato d'assedio.
L'appello presidenziale ai Francesi, denuncia il focolaio di complotti che era
la Legislativa, forgiando armi per la guerra civile, attentando al potere
accordato direttamente al principe da tutto il popolo, che egli rende giudice
tra s e la Legislativa.
Il patto fondamentale non  pi rispettato da quegli stessi che lo invocano
continuamente, prosegue Bonaparte, gli uomini che hanno gi abbattuto due
monarchie vogliono legarmi le mani per abbattere la Repubblica; il mio dovere 
di sventare i loro piani perfidi, di mantenere la Repubblica e di salvare il
paese, invocando il giudizio solenne del solo sovrano che io riconosca in
Francia: il popolo. Che cosa propone?
1 Un capo responsabile, nominato per dieci anni.
2. Ministri alle sole dipendenze dell'esecutivo.
3. Un consiglio formato dagli uomini che si sono distinti maggiormente.
4. Un corpo legislativo che discuta e voti le leggi, nominato con suffragio
universale, senza scrutinio di lista che falsi l'elezione.
5. Una seconda assemblea formata da tutte le persone illustri del paese come
potere moderatore, guardiano del patto fondamentale e delle libert pubbliche,
cio un senato.
Il principe-presidente ricorda che  un sistema creato dal Primo Console, che
aveva dato alla nazione pace e prosperit e che pu garantirgliele ancora.
Questa  la mia profonda convinzione, scrive. Se voi la condividete,
dichiaratelo con i voti; se, al contrario, preferite un governo senza forza,
monarchico o repubblicano che sia, ispirato a non so quale passato o a non so
quale chimerico futuro, rispondete negativamente... Allora provocher la
formazione di una nuova Assemblea e le affider il mandato ricevuto da voi.
All'esercito il principe raccomanda la fierezza, poich esso ha la missione di
salvare la patria, facendo rispettare la sovranit nazionale di cui  il
legittimo rappresentante. Esso  la parte migliore della nazione e i regimi
precedenti lo hanno trattato come un vinto, negandogli il diritto di voto. Oggi
egli vuole che l'esercito faccia sentire la sua voce.
Votate dunque liberamente, come cittadini, proclama, aggiungendo subito che,
come soldati, quei cittadini sono tenuti ad obbedire senza discutere agli ordini
del capo del governo.
Il proclama ai Parigini, firmato da Maupas, li informa che  in nome del popolo,
nel suo interesse e per il mantenimento della Repubblica, che l'avvenimento si 
verificato. Cos, quando colui che sei milioni di voti hanno elevato alla prima
magistratura del paese... chiamer il popolo intero ad esprimere la sua volont,
solo dei faziosi potrebbero frapporre ostacoli. La conclusione  ovvia: ogni
tentativo di disordine sar quindi prontamente e inflessibilmente stroncato.
La gente si affolla davanti ai manifesti per commentarli, tanto pi che, a causa
dello stato d'assedio, i giornali non sono usciti e che le redazioni e le
tipografie sono occupate. Usciranno, autorizzati, solo Le Constitutionnel e La
Patrie che sono, come dice Morny, dalla parte del manico. Tutti evitano di
manifestare apertamente la propria opinione, tranne la truppa, da cui dipende il
successo del colpo di forza, padrona della piazza e conquistata dagli elogi che
le vengono prodigati. La borghesia fa cattiva accoglienza al ristabilimento del
suffragio universale, mentre gli operai sono soddisfatti: E' un bel colpo!
dicono.
Verso le dieci, il principe-presidente, fiancheggiato dallo zio Gerolamo e da
parecchi generali, passa a cavallo in piazza della Concordia e al Carrousel, in
mezzo alle truppe. La folla guarda da lontano. Si ode qualche grido ostile che
non  compensato dal Viva l'Imperatore! lanciato... da alcune guardie mobili.
Luigi Napoleone, che ha avuto la tentazione di trasferirsi alle Tuileries e che
ne  stato dissuaso da Gerolamo, torna perplesso all'Eliseo.
Egli ha l'esercito dalla sua parte, ma cosa far Parigi? Malgrado un'attivit
apparentemente normale, la citt  scossa. Abituata alle rivoluzioni e ai
combattimenti per le strade, istintivamente diffida di un colpo di Stato
incruento. Nei sobborghi regna uno strano torpore. Sembra che, pi che l'invio a
Mazas dei migliori difensori della classe operaia, sia l'arresto dei suoi
carnefici, Thiers e i generali fucilatori, che colpisce la popolazione e la
rallegra.
Ma l'Assemblea reagir alla decisione autoritaria che l'ha disciolta o avaller
con la sua passivit o la sua compiacenza, l'azione di forza? Nel suo proclama,
Luigi Napoleone ha escluso dalla condanna, che egli ha pronunciato contro la
Legislativa, trecento membri, di cui ha sottolineato il patriottismo, che sono i
complici, gli alleati che saranno presto ricompensati. Senza dubbio ci sono
molti altri che rimpiangono gi di non essere fra quei trecento e pensano a come
aggiungersi a loro.
Inoltre bisogna sapere come si metteranno le cose: di qui l'ipocrisia di certi
moderati e il loro doppio gioco. Si riuniscono verso le dieci, a casa di Odilon
Barrot. Vi sono, fra gli altri, Tocqueville, Lanjuinais, Broglie, Sainte-Beuve,
Vitet, Delessert. Questi signori decidono di deporre Luigi Napoleone e di
convocare l'Alta Corte di Giustizia, e proclamano colpevole di complicit con il
potere decaduto, ogni cittadino che obbedir ai suoi ordini.
Ma, come scriver Barrot, si trattava di una semplice protesta solenne, che non
sar mai diramata. Insomma,  una capitolazione appena mascherata. In Rue
Blanche, alcuni deputati di sinistra si riuniscono presso la baronessa di
Coppens: Hugo, Michel de Bourges, Pierre Lefranc, Bac, Labrousse, Charamaule,
Edgar Quinet, Baudin e qualche altro. Malgrado il parere di Hugo, sostenitore
della resistenza immediata, si ritiene preferibile aspettare il ribollimento
della capitale.
L'astuto Espinasse ha trascurato, senza dubbio a bella posta, di porre una
sentinella ad una delle porte di Palazzo Borbone. Una sessantina di
rappresentanti ne approfittano e salgono negli appartamenti del loro presidente.
Dupin, che ha la coscienza sporca, li accoglie poco gentilmente. Ma voi fate pi
rumore di tutti quei bravi soldati, li rimprovera. Lasciatemi riposare: vedete
bene che restare in pace  tutto quello che chiedo.
A spintoni lo trascinano, con una sciarpa intorno al collo, fino alla sala
d'aspetto. L incontrano Espinasse e i soldati. Allora Dupin: Voi siete la
forza; io invoco il diritto. Ho l'onore di salutarvi.
E sparisce, guardandosi bene dall'esprimere la minima protesta contro il colpo
di Stato della notte precedente. Si sapr poi che, quando Espinasse si  recato
da lui al mattino per informarlo degli avvenimenti, Dupin gli ha chiesto se
aveva un ordine scritto. Alla risposta affermativa del colonnello, ha sospirato:
Preferisco cos. Sar presto nominato procuratore generale della Corte di
Cassazione. Vi  un altro aneddoto riguardante questo singolare presidente: al
questore Panat, furioso per non essere stato arrestato come i suoi colleghi, che
lo sollecitava a convocare immediatamente la Legislativa, Dupin ha risposto: Non
ne vedo l'urgenza.
Tuttavia Espinasse chiede un distaccamento della Guardia Mobile, che, malgrado
le loro proteste e i loro appelli alla Costituzione, getti fuori dal palazzo i
deputati intrusi, la maggior parte dei quali aveva raggiunto la sala delle
sedute.
Una decina di deputati repubblicani va da Crmieux, che abita nei pressi; qui
saranno arrestati e poi condotti a Mazas. I loro colleghi raggiungono il palazzo
di Daru, vicepresidente dell'Assemblea, la mia casa ne  diventata la sede, dir
egli, dove si trovano parecchi Burgravi e insieme proclamano un atto simbolico
di decadenza di Bonaparte, come avevano fatto i moderati. Poich il palazzo 
minacciato di accerchiamento da parte delle truppe, un centinaio di
rappresentanti fugge attraverso i giardini, dopo aver deciso di ritrovarsi al
municipio del 10 distretto di Parigi, allora sulla riva sinistra.
Daru, rimasto sul luogo,  sorvegliato a vista.
Al municipio si contano circa duecentoventi rappresentanti, dei quali meno di
trenta sono repubblicani. All'unanimit, su proposta di Berryer, la decadenza 
ancora una volta decretata. Ma ciascuno sa che  solo polvere negli occhi e che,
nel giro di pochi minuti, l'esercito o la polizia saranno l e che non verranno
tenuti in considerazione n le chiacchiere n i voti. La grande maggioranza dei
presenti si augura anzi quel pronto intervento e di essere condotta in una
prigione non del tutto scomoda. Sar solo per poche ore e se ne potr trarre un
certo vanto! Soprattutto quale grossa responsabilit questa breve detenzione
potr evitare loro, se dovesse scoppiare un'insurrezione! Le forze del potere
decaduto si presentano infatti, ma guidate da... un sottufficiale. I deputati
esigono di pi; Magnan, informato, d loro soddisfazione: delega il generale
Forey, latore di un'ingiunzione di scioglimento. Ma i deputati protestano: No,
no! Tutti a Mazas e a piedi! E rivolti ai soldati: Usate la forza!
Verr allora messa in atto una farsa grottesca che riempie di gioia i deputati:
si tocca con la mano la spalla di quei signori per manifestare l'arresto.
Lungo la strada, il gruppo chiacchiera allegramente. Forey li sistema nella
caserma d'Orsay dove i prigionieri fraternizzano con gli ufficiali. Di l, gli
esaltati sono condotti a Mazas, da dove saranno poi dispersi verso Vincennes o
il Mont-Valerien. Ma gi alcuni sono stati rimessi in libert, come Broglie, che
soffre di gotta. L'indomani, Persigny che  venuto al Mont-Valerien a pregare
Falloux di scusarlo per la detenzione, gli offre di riportarlo con s a Parigi.
Falloux rifiuta di essere liberato.
Ritornate alla lotta e salvate la Francia raccomanda all'avventuriero.
Ugualmente prigioniero, Buffet dichiara a un collega socialista: Preferisco il
governo del presidente al vostro.
Dalle tre in avanti, 204 dei 218 deputati arrestati saranno tuttavia rimessi in
libert; con molti si dovr arrivare ad intimare loro di uscire. La notte
seguente, alla Gare du Nord, (le strade sono deserte) i generali, i questori e
Charras vengono fatti partire per... Ham. Thiers sar ricondotto al suo
domicilio e sorvegliato a vista, prima della partenza per la Germania da lui
stesso promessa.
C' stata un'altra seduta: quella dell'Alta Corte, composta da sette magistrati
della Corte di Cassazione. Furtivamente, verso le undici del mattino, quegli
uomini si radunano, senza toga e senza formalit, nella sala della biblioteca
della loro Corte, con la morte nel cuore. Essi redigono un decreto che constata
l'esistenza di fatti che sarebbero di natura tale da configurare il caso
previsto dall'art. 68 della Costituzione (esso prevede il delitto di alto
tradimento del presidente, che comporta, de facto, la sua deposizione), che
dichiara la costituzione dell'Alta Corte e... l'aggiorna al giorno seguente. A
questo punto, i poliziotti entrano e ingiungono ai magistrati di allontanarsi.
Cedendo alla forza, essi obbediscono. La sera, presso uno di loro, essi redigono
un verbale di aggiornamento sine die, a causa degli ostacoli inattesi frapposti
all'esercizio del loro mandato. Hugo riassume cos quel cambiamento di opinione:
Andatevene! Noi ce ne andiamo.
Montalembert, pi febbrile che mai e che si  preoccupato di non partecipare
alla riunione del municipio, e Faucher, l'ex-ministro degli Interni, decidono di
far ragionare Morny. Si presentano in Rue de Grenelle e con candore, vero o
finto che sia, chiedono il ritorno allo status quo. Morny li accompagna alla
porta. I miei amici ed io giochiamo la testa per quella che crediamo essere la
salvezza del paese, dice. Se voi fate appello alle armi, se dei rappresentanti
salgono sulle barricate, io faccio fucilare tutti, fino all'ultimo uomo.
L'indomani, Montalembert sar fra gli aderenti alla causa. Nel pomeriggio, i
capi di sinistra cominciano a predicare la resistenza; Hugo, in testa, arringa i
cittadini sul boulevard Saint-Martin. Nugoli di guardie municipali intervengono,
mentre i corazzieri di Korte fanno una manifestazione di forza. Alle ventitr,
alcuni deputati repubblicani si ritrovano presso uno di loro, Lafon, al Quai de
Jemappes. Creano un comitato di resistenza: Carnot, de Flotte, Favre, Michel de
Bourges, Madier de Montjau, Schoelcher, Hugo. Se si eccettua de Flotte, non vi 
nessun vero uomo d'azione. Hugo fa infine prevalere la tesi della lotta
immediata. Si decide che, alle otto del mattino, i rappresentanti, i giornalisti
e tutti gli uomini risoluti si riuniranno nel sobborgo, in mezzo al popolo;
rifugiandosi nelle sue braccia, i rappresentanti della sua sovranit lo
metteranno in condizione di difendere se stesso.
La notte stessa, Maupas, nervoso, annuncia che essa sar molto importante e
decisiva; egli ha inviato un nuovo rapporto all'Eliseo. Vi si legge: A stasera
le barricate! Cannoni, cannoni e coraggio! Cannoni!
Le notizie dalla provincia sono favorevoli all'Eliseo. L'esercito veglia e
incute spavento: ha ordini implacabili e li ha resi noti. A Parigi, il ribasso
in Borsa  stato minimo; la sera i teatri sono pieni e il consiglio
presidenziale sar soddisfatto quando sapr che, al grande pranzo offerto a
Londra dall'ambasciatore Walewski, il Primo Ministro Palmerston ha espresso la
sua soddisfazione. Finalmente i sussidi distribuiti da Miss Howard rendono!
All'alba del tre, nuovi manifesti;  la formazione del nuovo governo. Morny e
Saint-Arnaud sicuramente; Rouher, suo malgrado, alla Giustizia, Fould alle
Finanze; Turgot conserva il dicastero degli Esteri. Quanto al Moniteur, esso
pubblica una lista di ottanta personalit nominate in una commissione consultiva
incaricata di assistere il presidente fino alla riorganizzazione del Corpo
Legislativo e del Consiglio di Stato. Vi sono otto generali, fra cui
Saint-Arnaud, Flahaut e d'Hautpoul, il cavaliere Montalembert, Odilon Barrot,
Baroche.
Alcuni membri protestano quando apprendono la loro nomina, vuoi per prudenza,
vuoi perch ritengono la situazione ancora fluida, vuoi per onest come Faucher,
che ha una certa responsabilit nella preparazione del colpo di Stato e che
scrive al principe-presidente: Non pensavo di avervi dato il diritto di
offendermi cos. Morny non ne tiene conto: Abbiamo bisogno dei loro nomi e ce ne
serviremo, dice. E' indispensabile per la provincia.
I capi repubblicani sono al loro convegno. La loro propaganda spinge un
centinaio di operai ad erigere una barricata all'angolo delle vie Cotte e
Sainte-Marguerite. Verso le nove e trenta, essa ripara, dietro a tre carrozze e
un omnibus rovesciati, ventidue uomini armati di fucili: qualche deputato  con
loro. Uno di essi, il dottor Baudin, invita alcuni curiosi ad unirsi ai
difensori.
Non siamo tanto stupidi da farci uccidere per conservare a voi i vostri 20
franchi. E' l'indennit giornaliera dei deputati: un operaio guadagna 40 soldi.
Restate e vedrete come si muore per 20 franchi! risponde Baudin. Ora avanzano
verso la barricata tre compagnie del 19 fanteria di linea, della brigata
Marulaz. I deputati (otto in tutto) si presentano allo scoperto. Sette di essi,
fra cui Schoelcher e de Flotte, avanzano verso i soldati scongiurandoli di
rispettare la legge. L'ufficiale al comando, il capitano Petit, intima loro di
ritirarsi; essi rifiutano. Petit fa caricare le armi e d l'ordine di avanzare
di nuovo, con la baionetta in canna. I suoi uomini oltrepassano i deputati.
Baudin resta in piedi sulla barricata; un difensore spara uccidendo un soldato.
Baudin viene ucciso sul colpo, insieme con un operaio. Gli insorti si
disperdono.
Morny apprender l'incidente da un laconico biglietto del giovane Le Hon: Hanno
ucciso il deputato Baudin. Ci ha molto raffreddato l'atmosfera. Un altro
scontro si verifica nel sobborgo Saint-Antoine, dove Madieu de Montjau 
leggermente ferito, ma non vi  ancora alcuna reazione preoccupante da parte del
popolo. Si manifester pi tardi, quando la classe operaia avr preso coscienza
del colpo infertole con gli arresti di uomini come Greppo, Nadaud, Miot e
Valentin, e quando la truppa esagerer, continuando a sfilare minacciosa per le
vie, accampandosi alla Bastiglia, alle porte del sobborgo, con i cannoni pronti
a sparare, e bloccando le comunicazioni con la Cit e con il quartiere
Saint-Martin.
Hugo fa affiggere proclami esaltanti. Uno  indirizzato ai soldati, e ingiunge
loro una disobbedienza che  oggi il pi sacro dei doveri e di abbandonare la
causa di uomini perduti: Bonaparte e Saint-Arnaud, quest'ultimo truffatore,
falsario, sei volte radiato dall'esercito per le sue ruberie ed i suoi vizi.
Il potere non sta con le mani in mano; alle quindici, Morny e Maupas fanno
affiggere un decreto che proibisce gli assembramenti che saranno interamente
disciolti con la forza; un altro, firmato da Saint-Arnaud, prescrive la
fucilazione di ogni individuo sorpreso a costruire o a difendere una barricata,
o sorpreso armato.
Nello stesso tempo, Maupas, assai preoccupato, si prende cura di fare seppellire
Baudin, privando cos il popolo di un'eventuale manifestazione ai suoi funerali;
alle diciassette, centottantuno deputati di sinistra, riunitisi
clandestinamente, accordano all'eroico rappresentante gli onori del Panthon: il
loro decreto sar attuato nel 1889. Tra loro  Victor Hugo, che redige un nuovo
appello all'esercito. Rientrato a casa, apprende che la polizia lo cerca. Allora
bacia sua moglie e sua figlia e scompare.
La sera, una colonna guidata dal generale Herbillon invade il quartiere del
Tempio per distruggervi le barricate. Sui boulevards, il colonnello di Rochefort
 di pattuglia alla testa del 2 Lancieri. La folla, frondista, ma senza
passione, grida Viva la Repubblica! Rochefort va in collera; improvvisamente
egli fa voltare i suoi cavalieri e li fa caricare con le sciabole sguainate,
lasciando sul terreno parecchi morti, mentre in Rue Beaubourg, eseguendo le
consegne, i colonnelli Chapuis e Boulatigny fanno fucilare i superstiti di una
barricata. Come totale dell'operazione, il numero delle vittime oscilla tra
sessanta e ottanta; altro bilancio della giornata  un rialzo di 2,20 franchi
sulla rendita. Il mondo degli affari gioca sulla fiducia, sicuro che la forza
rester alla forza. Bisogna, per, che essa sia realmente usata.
Il principe-presidente l'intende cos. Morny, che commenta, critica e consiglia,
scrive a Magnan: Non si far la guerra in citt, se non attraverso un'astensione
intera, circondando un quartiere e prendendolo per fame, o invadendolo con il
terrore.
Il generale in capo, che non attendeva altro che questo permesso, informa allora
Maupas che tutte le truppe dell'armata di Parigi prenderanno il loro posto di
combattimento domani, 4 dicembre alle dieci del mattino, e spiega: Faccio
abbandonare tutte le piccole postazioni. Abbandono Parigi agli insorti; lascio
erigere le barricate. Domani, se essi sono dietro le barricate, dar loro una
lezione. E' ora di finirla.
Questo  l'ordine: poco importa quale sia il suo prezzo. D'altronde, scrive
Flahaut a sua moglie, l'esercito  entusiasta. Secondo Hugo,  il 3 dicembre che
un operaio, appartenente all'onesta e impercettibile minoranza dei democratici
cattolici, ha l'idea di implorare l'arcivescovo Mons. Sibour di andare diritto
all'Eliseo. Una volta l, levi la mano, in nome della giustizia contro chi viola
le leggi, e in nome di Ges contro chi sparge sangue. Soltanto con quella mano
alzata, infranger il colpo di Stato. L'operaio scrive una lettera, che porta al
deputato Arnaud de l'Arige, il quale incarica sua moglie di consegnarla al
prelato. Monsignor Sibour ne prende visione. Voi sperate l'impossibile, dice,
l'Eliseo ora non torner pi indietro. Si crede che io possa arrestare il
sangue. Niente affatto! Lo farei spargere a fiotti... Quell'uomo (il presidente)
far di tutto. Egli ha colpito la legge nelle mani dei rappresentanti,
colpirebbe Dio nella mia mano.
Hugo prosegue: Sei settimane dopo, in Notre-Dame, qualcuno cantava il Te Deum in
onore del tradimento di dicembre, mettendo cos Dio di mezzo in un crimine. Era
l'arcivescovo Sibour.
La truppa, ad eccezione delle postazioni di sicurezza, trascorre la notte fra il
tre e il quattro nelle caserme. Cos essa sar in forma, quando prender il suo
posto di combattimento, e non sfinita e con la pancia vuota come fu lasciata nel
febbraio 1848.
Fin dall'alba, i rossi cadono nella trappola. Se l'esercito non  stato tenuto
sul posto, essi pensano,  perch l'Eliseo non  sicuro. Senza curarsi di un
proclama di Maupas che invita i pacifici cittadini a restarsene a casa per
evitare cos un pericolo grave, si uniscono ad alcuni proletari, che sono invece
poliziotti travestiti, i quali innalzano nuove barricate, specialmente al Tempio
e alla porta Saint-Denis. Sui boulevards si grida: Abbasso Soulouque! un
imperatore sanguinario e stupido, eletto due anni prima a Haiti. Alle undici, si
contano sessantasette barricate; la pi grossa  eretta all'incrocio di Rue
Saint-Denis e dei boulevards, ed  controllata da un centinaio di uomini armati.
Tutto il quartiere  d'altronde isolato e nella massa dei costruttori della
barricata le giacche dei giovani borghesi si mescolano alle bluse degli operai.
Il fermento preoccupa sempre di pi Maupas. Alle tredici e quindici, egli
supplica Morny: Ecco il momento di assestare il colpo decisivo; ci vogliono il
rumore e l'effetto del cannone, e ci vogliono subito.
Poi viene il panico: Barricate in Rue Dauphine. Sono accerchiato. E ancora:
Sparano da un cancello. Che cosa devo fare? Al che, l'impassibile Morny risponde
con ironia: Sparate dal vostro.
Sono le quattordici e trenta, quando il ministro degli Interni, con una calorosa
allegria, redarguisce il suo seguito ansioso: Ieri volevate delle barricate;
oggi ve le costruiscono e non siete contenti!
La truppa ha mangiato e bevuto in abbondanza, quando, alle quattordici anzich
alle dieci, trentamila soldati vanno a prendere il loro posto, Magnan ha appena
ricevuto le ultime istruzioni di Morny: Picchiate sodo!
Un'ora prima, il principe ha ordinato al suo aiutante di campo Roguet: Si dica a
Saint-Arnaud di eseguire i miei ordini. Primo scontro, o meglio, primo massacro;
 ancora opera di Rochefort e dei suoi lancieri, all'angolo di Rue Taitbout e
del boulevard, davanti al caff Tortoni. E' una replica della vigilia, e ci sono
trenta cadaveri, quasi tutti vestiti di abiti fini.
La brigata Bourgon abbatte una piccola barricata, vicino alla Rue de la Lune,
raggiunge Chateau d'Eau, seguita dalla brigata de Cotte, e penetra nel quartiere
del Tempio. De Cotte distacca il 72 fanteria di linea per attaccare, attraverso
Rue Saint-Denis, la grande barricata innalzata presso la porta.
Sono le quindici, quando si comincia a sparare sulla porta col cannone, mentre
la divisione Levasseur, in operazione di rastrellamento presso il Municipio,
perde una ventina di uomini. Il 72 passa all'attacco ed  respinto.
Sui boulevards ci sono parecchi curiosi che sembrano non rendersi conto del
pericolo. Gli abitanti della zona sono alle finestre e ai balconi. Si ride allo
spettacolo di alcuni artiglieri maldestri, che nella loro goffaggine di ubriachi
spezzano l'avantreno di un cassone.
Improvvisamente viene sparato un colpo, o da una casa sull'angolo della Rue du
Sentier, o da un soldato e in aria, che avrebbe potuto essere un segnale. Subito
la truppa risponde con un fuoco nutrito contro la folla e le case. Secondo un
testimone, l'inglese Jesse, si estese in pochi secondi e discese lungo il
boulevard come una lancia di fuoco ondeggiante. I soldati sparano sugli
spettatori alle finestre; a cannonate, e quasi a bruciapelo, l'artiglieria
sfonda la facciata del magazzino di tappeti Sallandrouze, dove alcuni infelici
spaventati hanno cercato rifugio, e da dove, affermano alcuni soldati
sbraitanti, hanno sparato su di loro. Un ufficiale cerca a fatica di far cessare
il fuoco, ma gli uomini, ebbri forse di alcool, ma pi di baccano, invadono
l'edificio e la case vicine e massacrano tutti. Sei impiegati di Sallandrouze si
erano gettati a terra dietro alcuni tappeti: scoperti, sono fucilati sulle
scale. In una libreria, alcuni cacciatori uccidono il proprietario, le sue due
figlie e i suoi genitori. Sparate su quei Beduini! urlano alcuni sergenti. E
certi ufficiali: Sparate alle donne! Nessuna misericordia! Entrate dappertutto e
uccidete tutti!
Alcuni ufficiali, spaventati, vogliono intromettersi. Uno si sente rimproverare
da un subordinato, che egli tenta di far ragionare: Tenente, voi tradite!
I franchi tiratori si tolgono il capriccio di scommettere che avrebbero
abbattuto questo o quello e si sbellicano dalle risa quando l'uomo, la donna, il
bambino o il vecchio prescelto si abbatte. Un ragazzetto, che andava a
consegnare una briglia, la solleva supplicando: Sto facendo una commissione, non
mi uccidete! Viene crivellato di colpi. Un vecchio implora che lo lascino
mettersi al sicuro. Eccone uno che non si far bernoccoli in testa, sghignazza
un soldato. Spara e il disgraziato cade su un mucchio di cadaveri.
Un esattore viene ucciso presso il suo padrone che fugge e che torner solo
quando la calma sar ristabilita: la borsa del suo impiegato  stata vuotata.
I lancieri di Rewbell invadono un negozio di musica e un caff; spingono fuori
consumatori, clienti e negozianti terrorizzati e si apprestano a massacrarli,
quando una delle vittime, Sax, l'inventore del sassofono, scorge il generale,
che egli conosce, e lo scongiura. Rewbell si avvicina.
Toh, il signor Sax! Ebbene, anch'io oggi faccio un po' di musica! Tuttavia,
questo macabro burlone li fa liberare tutti.
Dietro i boulevards, il massacro continua nelle strade adiacenti e poi in tutto
il quartiere. Nei pressi della Borsa, i cadaveri si ammucchiano e quelli degli
operai sono rari. Cinque disgraziati, rannicchiati sotto un portone, sono
fucilati a bruciapelo.
Dir forse qualcuno che, in questa azione durata meno di mezz'ora, l'esercito
era in stato di difesa e le vittime erano aggressori? Mauduit, storico
bonapartista del colpo di Stato, d egli stesso la risposta: Nessun morto e
nessun ferito nelle file dell'esercito, nell'azione del boulevard.
Dall'altra parte, quanti cadaveri? Il 6 dicembre, Hubner, ambasciatore
d'Austria, parla di 2 700; il 7, Viel-Castel parla di 2.000, tanto uccisi nel
combattimento, quanto fucilati dopo; poich, scrive Magnan alle ore ventidue, i
soldati, malgrado i miei ordini, hanno fatto dei prigionieri, che vengono, per
la maggior parte, uccisi senza processo. Maupas, da parte sua, assicurer, il I
5 dicembre, che non vi furono che duecentoquindici morti.
Il 30 agosto 1852, Le Moniteur rettificher: trecentottanta. Sono due
valutazioni estremamente sospette, nasce un dubbio. Dov' la verit? Forse in un
giusto, ma trascurabile mezzo; bisogna ricordare che, durante alcune giornate
dopo il 4 dicembre, si fucileranno diverse persone, pi o meno apertamente,
mentre alcune vittime agonizzeranno, specialmente gli infelici portati alla
prefettura di polizia, accoppati a colpi di clava dagli aguzzini e gettati senza
riguardo nelle cantine.
Ma pi che fare il bilancio di un massacro, ci che importa oggi  ricercarne i
responsabili. Si  parlato di panico nell'esercito, ma  una tesi assurda.
Sembra piuttosto che le bevande distribuite con tanta abbondanza abbiano
sostenuto un ruolo importante, e che il bagno di sangue sia stato probabilmente
premeditato. A Maxime du Camp, alcuni generali dichiareranno infatti che la
sparatoria era indispensabile. Odilon Barrot preciser: Quello sgozzamento non
era il risultato di un equivoco: ci voleva un po' di terrore, non fosse che per
ingrandire la cosa.
Tutto si chiarisce leggendo questo messaggio di Morny a Magnan: Far chiudere i
clubs dei boulevards. Picchiate sodo da quella parte. Che cosa sono quei clubs
dei boulevards, se non quei borghesi e operai che osano schernire il dittatore e
acclamare la Repubblica? I massacratori non si limiteranno a ci. Ovunque le
barricate sono attaccate; quella della porta Saint-Denis coster molte perdite
agli assalitori e il colonnello Loubeau vi rester ucciso. Presi tra due fuochi,
i suoi difensori la evacuano in buon ordine, non avendovi perduto che tre
uomini. Ma verso il Tempio, in Rue Phlippeaux, venti giovani repubblicani si
fanno uccidere. Al sobborgo Saint-Martin, i soldati di Canrobert abbattono le
barricate, una ad una, fucilando e sgozzando i superstiti. La Patrie, riportando
questi fatti d'arme, li esalta: Non uno solo fu risparmiato. Alle dieci di sera,
nel quartiere Montorgueil, dove gli eroi della porta di Saint-Denis si sono
raggruppati, e dove il fratello del deputato Dussoubs, che ha cinto la sciarpa
di deputato, si fa uccidere, si verifica un corpo a corpo spietato, dove il
numero e l'esperienza degli Africani vincono il coraggio dei loro avversari.
I feriti vengono uccisi. La truppa invade le case, porta via una trentina di
uomini che uccide ai piedi delle barricate. Un centinaio di prigionieri vengono
assassinati: le mani di alcuni avevano odore di polvere! Nel passaggio del
Saumon, dodici disgraziati sono immolati, e con loro un ragazzino di tredici
anni. A un ferito che chiede un po' d'acqua, un soldato, ridendo, allarga le
ferite con la sciabola.
Sulla riva sinistra avviene la stessa carneficina. In Rue de la Harpe, vengono
condotti dal generale Sauboul trentacinque giovani sorpresi mentre erigevano una
barricata. Egli li fa uccidere, dopo avere rimproverato i suoi ufficiali per non
averli uccisi sul posto. In Rue Maubert, venti uomini sono fucilati dalla
gendarmeria mobile. Per tutta la notte, si uccider, si aggredir e si
assassiner, come per gioco o per divertimento.
Alcuni ufficiali, preoccupandosi del riposo dei Parigini, che essi disturbano,
raccomandano di usare l'arma bianca: a mezzanotte, in Rue Rambuteau, quindici
persone saranno cos uccise, con risparmio di polvere e di rumore.
Tuttavia sui boulevards, dove esse hanno seminato la morte, le truppe
gozzovigliano intorno ai fuochi di bivacco, a cui si mescola la fiamma del
ponce. Una vera orgia, diranno alcuni. Lo storico Taxile Delord riferir: Verso
le undici di sera, vi fu, sul boulevard, una specie di festa notturna. I
soldati, col sigaro in bocca, ridevano e cantavano. Facevano tintinnare il
denaro che avevano in tasca. Si udiva il rumore dei bicchieri che si urtavano e
quello delle bottiglie infrante.
Al Panthon, delle ragazze giravano fra i cacciatori di Vincennes...
All'Eliseo, nel corso della terribile giornata, si  temuto il peggio; soltanto
verso le due del mattino si comincia a respirare, dopo aver dato l'allarme a
Vieyra e avergli chiesto 1.000 guardie nazionali sicure per difendere il
palazzo. Allora, dato che le notizie sono pi rassicuranti, si annulla l'ordine.
La vittoria  ormai ottenuta con lo spavento e con l'orrore, come scrive Pierre
de la Gorce: Quella tremenda repressione terrorizz gli animi al punto da
distruggere ogni velleit di resistenza.
E' la parola di Morny in un telegramma alla sua matrigna: Rivolta vinta e
terrorizzata.
Il giovane Le Hon lo imita e scrive a sua madre: La rivolta  domata; ci sono
molti morti nelle file avverse.
E' realmente la fine della resistenza a Parigi, e i deputati repubblicani devono
convenirne, con la morte nel cuore. Il 5 e 6 dicembre, l'esercito rester sui
boulevards, mentre la polizia moltiplicher arresti e perquisizioni. Il 5,
venerd, il principe-presidente pubblica il seguente decreto: Per ricompensare i
servigi resi all'interno come quelli degli eserciti oltre confine, quando una
truppa organizzata avr contribuito, con combattimenti, a ristabilire l'ordine
in un punto qualunque del territorio, quel servizio sar considerato servizio di
guerra. Lo stesso giorno, Morny fa affiggere un messaggio annunciante che in
provincia l'ordine e la calma hanno continuato a regnare. Le adesioni sono
unanimi. Ovunque i demagoghi sono terrorizzati.
Il 6, sabato, Saint-Arnaud indirizza un proclama all'esercito, che ha preservato
il paese dall'anarchia e dal saccheggio e ha salvato la Repubblica.
La Francia vi ammira. Il presidente della Repubblica non dimenticher mai la
vostra devozione... I vostri compagni d'armi sono fieri di voi e seguirebbero,
in caso di necessit, il vostro esempio. Il ministro non maschera le sue
minacce. Esse rafforzano le istruzioni di Morny ai generali e ai prefetti di
provincia: niente intimazioni; tutti quelli che oppongono resistenza devono
essere fucilati.
Infatti, se nelle grandi citt lo spiegamento di forze  bastato ad impedire
ogni vero movimento insurrezionale (a Lione, il maresciallo de Castellane ha
presidiato la citt e nessuno si  mosso; a Orlans ci sono state grida ostili:
si sono moltiplicati gli arresti e questo  bastato), resta, nondimeno, il fatto
che il colpo di Stato ha indignato gli ambienti repubblicani. L'Eliseo non
ignora che la capitale non ha il monopolio delle teste calde, che conviene
mettere in condizione di non nuocere.
Morny incarica Carlier, il predecessore di Maupas, che forse  pentito di avere
scelto, tanto ha dimostrato di mancare di sangue freddo, (tuttavia di l a poche
settimane sar ugualmente ministro della Polizia generale, prima di essere
nominato senatore, ministro plenipotenziario, e di tornare poi
all'amministrazione come prefetto delle Bocche del Rodano) e certi Jules Berard
e Maurice Duval, di prendere la direzione delle operazioni di ricerca e di
rastrellamento negli appartamenti. Da parte sua la stampa parigina d notizia di
alcuni atti di ribellione da parte dei rossi, dapprima nei dipartimenti di
Allier, Gers, Herault e Nivre, poi in Provenza e nella Drome. Riferisce anche
delitti orrendi, e immaginari, commessi dai rivoltosi: assassini, stupri,
saccheggi e incendi. I preti stessi non sarebbero stati risparmiati. E',
insomma, la realizzazione delle funeste predizioni di Romieu. Queste false e
allarmanti notizie danno ai tre inquisitori, e ai loro complici dell'esercito e
della polizia, una grandissima libert d'azione. Si moltiplicano gli arresti; si
uccide, si spara a quelle che Saint-Arnaud chiama bande che si mettono fuori
legge e che bisogna distruggere in nome della societ per legittima difesa.
Macon, Auch e Bziers assistono a vere e proprie carneficine. Nel Var, soldati e
gendarmi rastrellano il dipartimento, raggruppano, fucilano senza giudizio;
certi comuni furono quasi spopolati e i lavori agricoli vi furono sospesi. Il
terrore colpisce anche i disgraziati colpevoli di aver aiutato, con un rifugio,
con un pezzo di pane, gli uomini braccati.
Trentadue dipartimenti sono cos in stato d'assedio. Ovunque, le prigioni sono
piene, le si riempie di oppositori meno importanti, impedendo loro, in questo
modo, di prendere parte al plebiscito del 21. (Hugo riesce a passare la
frontiera; il 14  a Bruxelles.) Ma la minaccia di una spaventosa deportazione
pesa su migliaia di repubblicani arrestati; infatti l'8 dicembre, Morny emana un
decreto che d ai prefetti il potere di trasportare in Algeria o a Caienna,
senza giudizio, i delinquenti pregiudicati e i membri delle societ segrete.
La porta  cos aperta all'arbitrio e alle vendette personali, e qualunque
individuo, denunciato come mal pensante, e saranno parecchi, rischia di essere
deportato.
Questo regime di terrore, secondo le autorit stesse, colpir 27.000 persone,
cifra evidentemente di gran lunga inferiore a quella reale. Circa 10.000 uomini
sarebbero stati deportati, 3.000 imprigionati, 1.500 espulsi dal paese. E non
sar tutto: nel 1852 Luigi Napoleone creer delle commissioni miste (formate da
un prefetto, un procuratore e un generale), che giudicheranno nuove persone
sospette in base ai soli rapporti della polizia, senza testimoni e senza
difensori: 10.000 altri oppositori saranno condannati alla deportazione, e la
destra deplorer la troppa clemenza dei commissari!
Per quanto riguarda i deputati, in gennaio ottantotto saranno colpiti da
proscrizione (Hugo, Martin Nadaud, Madier de Montjau, Valentin, Greppo, de
Flotte, Charras, Schoelcher), o da esilio temporaneo (Changarnier, Bedeau,
Lamoricire, Thiers, Rmusat, Quinet). Miot sar deportato; invece Cavaignac era
stato rimesso in libert fin dal 19 dicembre.
Il 21 dicembre  il giorno del referendum. Morny aveva dapprima deciso che i
cittadini dovessero manifestare la propria approvazione o la propria
disapprovazione firmando su dei registri, e si possono indovinare le conseguenze
che sarebbero potute derivare agli oppositori. Fin dal 5, quel decreto
intempestivo era stato abrogato ed era stato ristabilito il voto segreto,
tranne, tuttavia, per l'esercito. In questo modo si potevano alterare i
risultati, cosa che ben difficilmente il voto pubblico avrebbe permesso. Per
dare un buon esempio di civismo, i padroni del momento avevano fatto
assegnamento sull'esercito e l'avevano quindi fatto votare prima di tutti. Il
risultato sar meno soddisfacente del previsto: 37.359 no contro 303.290 s. Gli
oppositori hanno dimostrato un raro coraggio, ma il loro futuro ne risentir.
Prima dello scrutinio, il 14, una nuova infornata di aderenti entra nella
commissione consultiva, portata a centosettantotto membri. La compiacenza di
Loewestine trova qui la sua ricompensa, come la trovano l'efficienza di Magnan e
di Carlier e l'appoggio di Schneider. Tra i nuovi venuti, si trova anche il
banchiere Odier, la cui giovanissima figlia sposer Cavaignac (ci  valso al
generale la liberazione, atto che Morny ha accompagnato con una lettera
impertinente). Sembra che nessuno degli interessati, questa volta, abbia
protestato. Non vi sono che uomini di destra, dato che questa ormai approva il
colpo di forza; cos Guizot, scrivendo il 15 a Morny, pu dire: Bisogna che la
dittatura trionfi sulla demagogia... Non abbiamo saputo conservare il governo
libero; sappiamo almeno conservare il potere necessario.
Quanto ai cattolici, essi hanno aderito, con Montalembert (votare per Luigi
Napoleone  scegliere tra lui e la totale rovina della Francia...) per essere
del partito dei cattolici contro quello della rivoluzione.) e Pio X (Non tocca
al papa rimpiangere che lo spirito critico sia confinato entro i confini pi
ristretti).
Ai socialisti atei preferiscono un dittatore credente (infatti il
principe-presidente  un deista). Ancora, Montalembert plaude alla difesa della
nostre chiese, dei nostri focolari, delle nostre donne, contro l'esercito del
delitto. Anche Veuillot scrive: Ogni animo onesto respira... Con la mano alla
coscienza, s, cento volte s!
Qualcuno almeno, come Lacordaire e Dupanloup, salva l'onore, e Montalembert,
l'uomo dai facili entusiasmi, far presto marcia indietro, e denuncer la
coalizione dei corpi di guardia e della sacrestia.
Ma nel frattempo, al Te Deum di Notre-Dame, stigmatizzato da Hugo, si udr il
vecchio prelato liberale Sibour, per primo in Francia, sostituire il Salvam fac
Rempublicam con il Salvum fac Ludovicum-Napoleonem, in presenza del presidente,
modestamente estasiato, e di 6.000 persone, che emettono un mormorio di sorpresa
e di gioia.
S, Te Deum e Salvum fac, poich di fronte alla minaccia i francesi hanno ben
votato il s. Non si tratta di considerare esatte le cifre ufficiali: 7.439.216
s contro 640.737 no, tanto  stato eventualmente lecito, agli agenti del
potere, commettere degli imbrogli; ma  fuori dubbio che i proletari e la
borghesia hanno dato al principe-presidente un'immensa maggioranza. A Parigi,
per, dove i trucchi sono pi difficili che nei comuni minori, l'approvazione
del colpo di Stato sar concessa solo con 132.381 voti contro 80.691. Si
conteranno 75.000 astensioni e 3.000 schede nulle. Il 4 dicembre non  ancora
dimenticato...
E' finita. In meno di un anno Napoleone il Piccolo, come lo chiama Hugo, salir
al trono con il nome di Napoleone III.
Sar un regno in cui, in una Francia prospera, le feste delle Tuileries e di
Compigne saranno le pi fastose del secolo; un regno, secondo Zola, della
prevaricazione, del vizio, degli affari, di cui Morny non vedr la fine; un
regno delle guerre straniere: Crimea, penisola italiana, Cina, Messico; un regno
cominciato nel sangue, terminato coll'invasione del paese, con la capitolazione
e, per il suo triste eroe, con la prigionia, la decadenza e l'esilio.
Fine.
