LUCIEN VIEVILLE.

LA CONGIURA DI AMBOISE.

Il tumulto di Amboise viene considerato da molti storici il primo episodio,
quasi l'introduzione, delle guerre religiose, le spaventose guerre civili che
insanguinarono la Francia nella seconda met del XVI secolo e la condussero
sull'orlo dell'abisso, spezzando la nazione in due fazioni nemiche e spietate.
C' chi preferisce vedervi una cospirazione politica. Attorno a un re appena
uscito dall'infanzia, al quale i medici non accordano che pochissime probabilit
di sopravvivenza, salito sul trono all'improvviso e in circostanze drammatiche,
non possono non ordirsi gli intrighi e affrontarsi le fazioni, mentre i grandi,
privati del potere, tramano la rovina dei loro pi fortunati avversari.
Contro la regina madre Caterina de' Medici ed i Guisa, questi tedeschi
cattolici, troviamo i parenti pi stretti del re legittimo, Antonio di Borbone,
primo principe del sangue e, pi nell'ombra perch ancora in dubbio, il fratello
minore, Luigi di Cond, pi ambizioso, pi fiero e convertito alla nuova
religione. Questi ultimi per far valere i loro diritti, dei quali si sentono
defraudati, cercano l'appoggio tanto del partito dei malcontenti, che aumenta di
giorno in giorno, quanto di quello delle vittime, i protestanti dichiarati
eretici e votati allo sterminio a causa della loro fede contestata. Gi nel 1540
Francesco I ha preso rigorosi provvedimenti contro di loro, prima di fare
massacrare i Valdesi dell'Alta Provenza, indiscutibilmente eretici, certo, ma
anche modelli di virt. Nel 1547 Enrico II ha creato la temibile Camera ardente,
che ha mandato sul rogo molti disgraziati, e la sua polizia ha braccato e spiato
senza sosta gli ugonotti. L'editto di Chateaubriant del 1551 e quello di
Compigne del 1557 hanno raddoppiato le persecuzioni. Ormai vi  una sola pena
per gli eretici: la pena di morte.
Il ritorno al Vangelo e alla parola di Dio racchiusa nella Bibbia e il movimento
di liberazione della persona umana, la dottrina eminentemente spiritualista di
Calvino, che l'ha diffusa pubblicando nel 1536 la sua Istituzione cristiana, che
elimina tutta la pompa del cattolicesimo, condannando gli abusi di ogni genere
dei preti e dei vescovi, la loro ricchezza e cupidigia, la loro vita troppo
spesso scandalosa, non cessa tuttavia di crearsi nuovi seguaci in ogni classe
sociale.
Il 25 maggio 1559 si riunisce a Parigi il primo sinodo francese: la Chiesa
riformata non esita a reclamare il diritto di cittadinanza e di libert per il
suo culto, mentre invece se ne perseguitano i predicatori e i fedeli. Ma essa 
ben consapevole della sua forza, essendo ormai profondamente radicata non solo
nelle province orientali confinanti con la Germania dei principi luterani e con
Ginevra, capitale spirituale del calvinismo, ma anche ad occidente e nelle
regioni di sud-ovest.
Quando Antonio di Borbone, avendo sposato la protestante Giovanna d'Albret ed
avendo cos ottenuto la corona di Navarra, va a stabilirsi a Nrac, nel cuore di
una provincia profondamente evangelizzata, tutta la Chiesa protestante della
Francia creder di aver trovato, in quest'uomo amabile e gaudente, ma senza
forza di carattere, colui che si opporr agli oppressori cattolici e far
trionfare la sua causa. Ma Antonio, che poco si preoccupa di opporsi
apertamente, e pericolosamente, alla potente setta locale, fino alla morte di
Francesco II non far altro che praticare di fronte alla corte di Francia una
sorta di ricatto discreto che gli permette, cavandosela con eleganza ed abilit,
di ottenere apprezzabili vantaggi economici.
Senza dubbio, poich possiamo mettere Antonio fuori causa, fu dunque il fratello
minore, Luigi di Cond, ad organizzare la cospirazione che doveva sfociare nel
tumulto di Amboise, e ad esserne il vero capo.
Tuttavia  certo che lo scopo principale del complotto non era quello di far
trionfare la nuova religione. Certo ci fu chi nel marzo 1560 marci verso
Amboise pensando di agire per la propria fede. Ma Cond, l'eminenza grigia,
furente nel vedere che i principi di sangue reale erano stati messi in disparte
dai Guisa, i cugini aborriti, mirava soprattutto ad eliminare questi ultimi, se
necessario anche a costo di ucciderli. Progettava inoltre di restituire in un
secondo tempo ai Borbone l'importanza dovuta al loro rango e, poich il fratello
maggiore non intendeva interessarsi ai suoi piani, di esigere, prendendo
virtualmente in ostaggio il debole Francesco II, la propria designazione a
luogotenente generale del regno. In questo modo egli sarebbe diventato
praticamente un re senza corona.
Ci sarebbe riuscito Cond senza gli scrupoli e i timori dell'oscuro avvocato des
Avenelles, che rivel il complotto per non esservi implicato? Sembra di no,
nonostante la paura che regn a corte in quelle giornate drammatiche, tanto
erano male organizzate le truppe che convergevano su Amboise. Se fosse riuscito,
il colpo di Stato avrebbe fatto del suo autore un prigioniero; infatti mentre
Calvino condannava la congiura, convinto che essa si sarebbe risolta a sfavore
dei protestanti e che avrebbe finito per nuocere alla loro causa, al contrario
l'Inghilterra aveva incoraggiato i suoi capi finanziandoli, cosicch dopo
l'eventuale trionfo Cond avrebbe dovuto assoggettare la Francia al suo vicino
d'oltre Manica.
L'enigma di Amboise ci sembra risolto. Questione religiosa? No, poich Calvino
si opponeva al progetto dei cospiratori e lo stesso predicatore Antonio di
Chandieu, che ne fu uno dei principali artefici (solo in fase di preparazione)
riconoscer che i protestanti che vi avevano partecipato non avevano preso le
armi per la religione, ma per una questione politica. Una fazione vuole
sostituirsi all'altra, nel duplice interesse del paese e proprio. Ci non toglie
che la Chiesa protestante subir i disastrosi effetti del fallimento della
congiura, e che essa permetter al potere ed ai cattolici di accusarla di
turbare volontariamente l'ordine per imporre la propria legge. Cos l'episodio
di Amboise si configura non come un primo capitolo, ma come il preludio ed una
delle principali cause delle lotte mortali che tra poco, continuando fino
all'ultima abiura di Enrico IV, figlio di Antonio di Borbone, travaglieranno una
nazione gi economicamente depressa.
Alla scomparsa di Enrico II, ucciso accidentalmente in torneo dal conte di
Montgomery il 10 luglio 1559, la Francia  infelice e divisa. Il rigore della
repressione del calvinismo, che costringe all'esilio intere famiglie anche se
molti cattolici lo ritengono legittimo e necessario in nome di Dio e dello
Stato, opprime tutti i ceti. Inoltre il paese si trova in gravi difficolt
finanziarie anche se il recentissimo trattato di Cateau-Cambrsis ha messo fine
ad una guerra onerosa e disastrosa e ad un utopistico e nefasto sogno di
espansionismo transalpino.
Francesco II ha quindici anni, et che gli permette legalmente di salire sul
trono, ma in realt le sue pessime condizioni di salute gli impediscono di
esercitare il potere reale. Di limitate capacit intellettuali, lo studio gli 
sempre riuscito insopportabile, il poveretto soffre di spaventose emicranie che
lo lasciano prostrato. Suo unico sollievo le cacce forsennate e le accoglienti
braccia di una moglie infuocata, di due anni maggiore di lui, Maria Stuarda.
Queste due passioni esacerbate esauriscono le ultime forze del debole
adolescente.
Ancora prima che egli salisse al trono, era gi notorio che quel momento avrebbe
segnato la disgrazia dei Montmorency, consiglieri fidati di Enrico II, in favore
dei Guisa. Il defunto re, dopo aver accordato a costoro i suoi favori, aveva
progettato di allontanare dalla sua corte i principi stranieri. Invece la sua
improvvisa scomparsa li fa imporre, con il consenso della regina madre Caterina
de' Medici.
Infatti cosa potrebbe fare essa, senza fare la figura di voler andare contro la
volont del nuovo re, suo figlio, e senza rischiare di essere allontanata dalla
politica, se non inchinarsi ed apparire persino consenziente, guadagnandosi la
fiducia dei favoriti del momento, lieti di avere una cos potente alleata?
Del resto questa prevalenza dei Guisa sotto Francesco II  naturale. I principi
lorenesi non sono forse gli zii di Maria Stuarda, regina di Scozia dal 1542,
anno della sua nascita e della morte del padre, Giacomo V, marito di Maria di
Lorena? Da allora quest'ultima  reggente di Scozia, per cui la morte di Enrico
II riunisce questa corona a quella di Francia sulla testa di Francesco II. E'
una situazione decisamente intollerabile per Elisabetta d'Inghilterra, regina
dal 1558. Per riunire nel suo solo scettro i due regni dell'isola, ella finanzia
la rivolta dei protestanti contro la reggente, sostenuta dai sussidi e dalle
truppe francesi. Maria di Lorena, che morir durante il breve regno del genero
Francesco, per conservare l'appoggio della Francia ha contato naturalmente
sull'influenza dei suoi pi eminenti fratelli, il cardinale di Lorena,
arcivescovo di Reims, e il duca Francesco di Guisa, il primo dell'illustre
famiglia che porti il soprannome di lo Sfregiato, capitano di grande fama.
Anche la reggente, quando sua figlia diventa delfina di Francia, adopera tutti i
suoi mezzi di persuasione perch, una volta salito sul trono, Francesco metta a
capo del governo precisamente il cardinale e il duca, suoi buoni zii. Maria
Stuarda non trover alcuna difficolt ad imporre tale scelta al marito
fanciullo, mentre Caterina de' Medici, la cui lettura preferita  Il Principe,
del compatriota Machiavelli e che sa bene come Francesco sia destinato ad avere
vita breve, aveva dovuto approvare la scelta di Maria quando Enrico era ancora
in vita ed accordare cos la propria benevolenza ai Guisa. Essa era allora ben
lontana dall'immaginare che Francesco sarebbe diventato re (e come poteva
prevedere il fatale colpo di lancia di Montgomery?) e riteneva che la
successione sarebbe toccata al fratello minore Carlo, cosicch i Guisa, privi
del loro unico appoggio a corte, sarebbero stati facilmente allontanati dal
potere.
Tuttavia la benevolenza concessa ai Guisa poteva avere la sua utilit, perch in
caso di imprevisto, e l'imprevisto accadr, essa sarebbe sempre rimasta dalla
parte dei pi forti, anzi essa avrebbe potuto vantare dei meriti nei loro
confronti e trarre profitto dalle buone parole prodigate a Maria Stuarda e dai
favori accordati ai suoi zii.
Dei due fratelli che accedono cos al potere il maggiore, il duca Francesco di
Guisa, il glorioso Sfregiato,  un soldato fortunato e valoroso; l'altro, Carlo,
 senza dubbio pi un politico che l'uomo votato a Dio come sembrerebbe
dall'abito color porpora che indossa. L'ambasciatore di Venezia, Michieli,
ritiene il cardinale di Lorena, arcivescovo di Reims, il membro pi importante
della famiglia, quello che conduce il gioco. Egli , dice, dotato di una mente
prodigiosa, che coglie immediatamente le intenzioni di tutti coloro che gli
parlano insieme, dotato di una memoria sbalorditiva, di un bello e nobile
aspetto, di rara eloquenza.
Molto colto e versato nelle scienze e, contrariamente a tanti alti prelati
dell'epoca, fedele a un genere di vita apparentemente molto onesto e assai
conveniente alla sua dignit, il cardinale  per anche orgoglioso, di una
cupidigia vergognosa e per i suoi fini ricorrerebbe anche a mezzi criminosi, ed
 inoltre un perfetto ipocrita. Soprattutto, prosegue Michieli, egli 
vendicativo, invidioso... Ha suscitato l'odio generale ferendo tutti: non si
desiderava che la sua morte, e non solo fra gli ugonotti, dei quali sar uno dei
maggiori carnefici.
Tuttavia Lorena si  interessato alla Riforma al punto che, gi cardinale (lo 
diventato per assai giovane: alla morte di Enrico II non aveva che 34 anni),
aveva confidato che poco gli importava che si pregasse Dio in nero o in rosso.
Se questo animo spregevole si era fatto nemico acerrimo e assetato di sangue
della vera religione, era stato probabilmente per affermare il predominio suo e
della sua famiglia. Poich i protestanti non approvavano che fossero stati
scelti i Guisa per essere posti a capo dello Stato, bisognava annientarli e
questo in nome della fede, vale a dire lanciando loro l'accusa di eresia. Le
guerre di religione sarebbero germogliate da questa politica di intolleranza e
di persecuzione.
Carlo di Guisa era molto orgoglioso, oltre che del proprio talento oratorio,
anche del proprio valore di teologo. Egli aveva sufficiente spirito per
riconoscere la propria ben nota mancanza di coraggio fisico, carenza eccezionale
in questa grande famiglia ricca di eroi, e per essere il primo a riderne. Ma nei
consigli  lui che viene ascoltato e sar forse la sua codardia a dettarne le
proposte spietate.
Quanto al signore di Guisa, lo Sfregiato, non si pu, ammette Michieli, parlare
di lui se non come di un uomo di guerra e di un buon capitano. Nessuno in
Francia ha combattuto pi battaglie di lui, nessuno ha affrontato maggiori
pericoli... I suoi difetti sono in primo luogo l'avarizia nei confronti dei
soldati. Promette molto ed anche quando intende mantenere le sue promesse lo fa
con enorme lentezza; cosa che verr confermata da Carlo IX, il quale parlando
del duca consiglier: Non fidartene, cos non sarai mai deluso.
A parte questo, Francesco di Guisa, giovane, brillante, eloquente, generoso...
saggio e moderato, pieno di sangue freddo,  il valoroso stratega al quale
spetta il merito e l'onore della vittoriosa difesa di Metz, un capolavoro
militare, contro le truppe imperiali di Carlo V: Con una guarnigione di seimila
uomini e di quattromila cavalli egli respinse un'armata di pi di centomila
uomini. Meno fortunato fu nel 1557, nella campagna d'Italia, quando si imputava
alla sua ambizione la decisione dell'impresa; ma l'anno seguente, dopo la
disfatta di Montmorency, egli avrebbe salvato il regno a Saint-Quentin, dove il
conestabile era stato fatto prigioniero dal duca di Savoia, Emanuele Filiberto,
comandante dell'armata spagnola. Lo Sfregiato, con un'offensiva fulminea per
quell'epoca, aveva scacciato gli Inglesi dalla Francia, riconquistando Calais,
che essi possedevano dal 1347, Guines e Thionville.
Senza dubbio quest'umiliazione sar uno dei principali motivi, assieme
all'appoggio dato dalla Francia alla reggente di Scozia, che indurranno
Elisabetta ad incoraggiare la congiura di Cond.
Dopo questi avvenimenti, Francesco II chiama il prestigioso duca a dirigere le
questioni militari, vale a dire la politica estera (del resto il paese  in
pace), mentre il fratello cardinale viene incaricato della politica interna e
delle finanze, che si trovano in condizioni disastrose.
Per il momento non c' nessun motivo perch questa decisione possa sollevare le
obiezioni della maggioranza della popolazione, la quale ignora le ambizioni
personali dei Guisa, che del resto sono unite ad un reale desiderio di servire
il loro re e benefattore facendosi suo gladio e scudo. Le cose cambieranno
quando ognuno sentir il peso delle loro tasse e conoscer la loro avidit.
Secondo il maresciallo di Vieilleville, per esempio, il duca esigeva una regalia
di centomila franchi da parte del candidato alla carica di maresciallo di
Francia da lui raccomandato.
Quando Francesco II sale al trono, Caterina de' Medici ha quarant'anni. Fino
agli ultimi anni del regno di Enrico II, la discendente della pi rinomata
famiglia di Firenze, che sar madre di tre re e suocera di un quarto, mediter
nell'ombra, sopportando con apparente umilt e rassegnazione la singolare
relazione del suo reale consorte con la sessantenne Diana de Poitiers duchessa
di Valentinois. Non uscir da questa situazione se non quando Enrico II,
consapevole dell'intelligenza e del senso politico della moglie, non le affider
la reggenza mentre egli sar in guerra. Avendo cos gustato le difficolt e il
piacere del potere, senza dubbio Caterina ci prender tanto gusto da provare da
questo momento l'imperioso desiderio di riprenderlo. Ma finch Enrico II  vivo
la cosa  inconcepibile. Una nuova reggenza sarebbe del tutto formale. Il
conestabile di Montmorency coadiuvato dai nipoti, Gaspare de Coligny, ammiraglio
di Francia, il cardinale di Chatillon e Francesco d'Andelot, comandante della
fanteria, sono onnipotenti. Ma se dovesse soccombere il delfino morente, e poi
suo padre, Caterina da vedova potrebbe governare la Francia sia come reggente,
se il futuro Carlo IX fosse ancora minorenne, sia per mezzo dei ministri che gli
sceglierebbe lei stessa. Francesco, ammesso che ci accada, non potr
sopravvivere che di poco ad Enrico. Certo egli porter in auge i Guisa, ma cos
facendo eliminer i famelici Montmorency. Non opponendosi ai principi lorenesi
ella pu ottenere di non diventare una regina madre confinata o virtualmente
esiliata in qualche castello di provincia, allontanata dall'azione politica che
ella brucia dall'impazienza di ritrovare e dirigere. Al contrario, ella sar
presente al consiglio del re, far conoscere le proprie opinioni, preparer quel
futuro ambizioso che la morte di un figlio, da lei, che detesta i deboli, mai
amato, le permetter di realizzare subito; e la maniera migliore sar quella di
lasciare che i Guisa, la cui nobile famiglia discende dal re Giovanni il Buono,
si discreditino da s, suscitandosi intorno odi e rancori. Il metodo pi sicuro
non sar forse quello di lasciare che essi si diano la zappa sui piedi tanto con
la questione religiosa quanto con il pantano delle finanze, dal momento che le
misure di risanamento prese non potranno non scontentare tutti coloro che ne
saranno colpiti?
Infatti le cose andranno esattamente come aveva previsto la mercantessa
fiorentina (il malevolo soprannome le  stato affibbiato da Maria Stuarda) dai
grossi occhi sporgenti e dal busto imponente sempre ricoperto dal corpetto nero
che le arriva fino al mento (la pinguedine non impedir a Caterina, finch
Enrico II sar in vita, di salire a cavallo e partecipare intrepidamente alla
caccia al cervo). L'avvento al trono di un re di dieci anni, Carlo IX, porter a
questa donna tanto forte di carattere, la cui falsit non  per nulla inferiore
a quella di Luigi XI, quel potere da lei tanto rimpianto e che spera
spasmodicamente di riottenere. E' sotto la sua reggenza che scoppieranno le
prime lotte indiscutibilmente religiose. La notte di S. Bartolomeo sar opera
sua; sar lei a decidere il massacro dei capi protestanti, che far ordinare dal
disgraziato Carlo IX al solo scopo di conservare quel potere che la maggiore et
del re non le ha tolto, ma che  minacciato dalla crescente popolarit di
Coligny.
Questa donna incredibile, vero animale politico, che aveva i propri astrologhi e
si fidava superstiziosamente delle loro predizioni, aveva ereditato dai suoi
illustri antenati il gusto del fasto e dello splendore. Una delle sue massime
gioie era quella di dare con estremo lusso e prodigalit grandi feste tanto alla
propria corte quanto al popolo, che ella non amava, ma che voleva tenere... Si
circond di damigelle d'onore, tutte belle e appartenenti alle pi importanti
famiglie del regno, e pi di una volta si serv del loro fascino per far
riuscire qualche suo progetto. Avrebbe manifestato la sua indole cauta e astuta
con le lacrime versate (se ne vers effettivamente) di fronte a Montmorency,
quando egli lasci il governo anche a causa sua e con le attenzioni prestate
alla sua vecchia rivale, Diana de Poitiers, mentre nel frattempo la spogliava a
suo profitto del castello di Chenonceaux. Ma da donna astuta, se mai ve ne fu
una, la duchessa di Valentinois aveva saputo preservarsi da una completa rovina
finanziaria con l'aiuto del genero, il duca d'Aumale, fratello dei due Guisa.
Quest'ultimo, poco sicuro di quanto si sarebbe potuto aspettare dal duca e dal
cardinale, aveva preferito fare assegnamento sui 70.000 o 80.000 franchi di
rendita che non potevano sfuggirgli, dopo la morte della suocera. Cos ricorse
ai fratelli perch Diana non fosse spogliata dei suoi beni e in questo caso la
regina dimostr come in lei l'ambizione superasse la gelosia e prefer
accontentarsi di una mediocre vendetta pur di non perdere l'appoggio dei Guisa,
unico mezzo per salire, piuttosto che giungere a vendicarsi fino in fondo. Ecco
una mossa politica degna del personaggio. Del resto la duchessa di Valentinois
non costituiva alcun pericolo per Caterina.
L'agonia di Enrico II dura dieci lunghi giorni. Sin da quando se ne  potuta
prevedere la conclusione, il conestabile di Montmorency, pur senza nutrire
alcuna illusione sul suo prossimo allontanamento dal governo, ha usato l'ultima
arma capace di impedire l'accesso dei Guisa al potere, o almeno di costringerli
a dividerlo con altri. Ha inviato un messaggero al re di Navarra, Antonio di
Borbone, per fargli lasciare di gran fretta Nrac, venire a Parigi e, in qualit
di primo principe del sangue, presentarsi a corte per ricevere il grado che gli
compete durante la minore et del re: in altre parole, la nomina a reggente o a
luogotenente generale del regno. Anche Luigi di Cond invia un corriere al
fratello con una richiesta analoga.
Non sarebbe certo convenuto a Caterina, prontamente informata dalle sue spie,
che il re di Navarra si presentasse a corte prima della morte del re, perch il
suo arrivo avrebbe rappresentato la fine delle proprie speranze. Cos alla morte
di Enrico II, in assenza di Antonio, spinge Francesco di Guisa e il cardinale di
Lorena ad inviare anch'essi un emissario al primo principe del sangue per
informarlo sia del trapasso del re che della loro ascesa al potere e dei loro
pi che benevoli sentimenti nei suoi riguardi. Faranno dunque finta di
dimenticare un passato che li aveva gi fatti scontrare violentemente con la
famiglia dei Borbone. Del resto i Guisa avevano tutto da guadagnare nel venire a
patti con eventuali competitori e, professando loro amicizia, metterli in una
posizione difficile se si fossero azzardati a protestare.
Se il solo grado di parentela avesse giustificato la prevalenza politica, 
evidente che i Borbone avrebbero potuto sostenere di essere stati ingiustamente
soppiantati prima dai Montmorency ed ancora pi ora dai Guisa. Discendente di un
figlio di San Luigi (il sesto, Roberto di Clermont, che aveva sposato Beatrice
di Borgogna-Borbone, il cui figlio, Luigi I il Grande, aveva ricevuto il titolo
di duca di Borbone nel 1327), la famiglia dei primi principi del sangue non
possedeva nel 1559, che il ventunesimo grado di parentela con i Valois. A
quell'epoca il trono sembrava loro inaccessibile, perch Enrico II aveva ancora
quattro figli.
All'avvento di Francesco II, i Borboni erano rimasti in tre fratelli, il quarto,
il duca d'Enghien, era morto a Crisole. Dei sopravvissuti uno era cardinale, e
non mostrava di possedere ambizioni politiche. Ci per non gli impedir di
acconsentire a che gli aderenti alla lega cattolica, i quali si rifiuteranno di
giurare fedelt al suo nipote ugonotto Enrico di Navarra, nel 1588 lo proclamino
re di Francia col nome di Carlo X (ancora dopo la sua morte, avvenuta nel 1580,
si sarebbero coniate monete alla sua zecca). Il maggiore, Antonio, era diventato
re di Navarra in seguito alla sua unione con Giovanna d'Albret, e da essi
sarebbe nato il futuro Enrico IV.
Di fronte ai Guisa, Antonio, primo principe di sangue reale, sarebbe stato il
pi qualificato, se non l'unico, a far valere i propri diritti. Se non che,
pusillanime e gaudente, incline pi a ritirarsi nei propri possedimenti (Enrico
II lo aveva nominato governatore della Guienna) che a gettarsi nella mischia per
accaparrarsi il potere, e non essendo degno di cos grandi speranze, Antonio si
sarebbe sempre pi tirato indietro, giungendo ad adulare coloro che avrebbe
potuto soppiantare, colmando di grande indignazione Calvino. Sta di fatto che il
doppio gioco del re di Navarra avrebbe deluso moltissimo i riformati. Il suo
disinteresse avrebbe spinto il fratello minore, Luigi di Cond, ad assumere un
ruolo di primo piano e a diventare l'eminenza grigia del complotto che sarebbe
sfociato nel disastroso tumulto di Amboise.
Infatti, se il fratello maggiore non avesse mostrato tanto disinteresse e avesse
Ottenuto la nomina a reggente o luogotenente generale, probabilmente Cond si
sarebbe accontentato della carica di suo consigliere o comandante militare, o
anche semplicemente di assicurare la propria fortuna e i propri piaceri, poich,
si diceva, gli piaceva condurre una vita brillante. Di aspetto poco avvenente
(era deturpato da una gobba che cercava di dissimulare tenendo alta la testa) il
principe Luigi I di Borbone aveva allora ventinove anni. Figlio cadetto e privo
di beni di fortuna, Cond risentiva ancora pi crudelmente dell'ingiustizia
della sorte che colpiva cos il cugino pi stretto del re. Sposato con Eleonora
de Roye, dalla quale aveva avuto quattro figli, era mantenuto dalla moglie,
costretta ad impegnare immobili e gioielli per vivere. Enrico II aveva concesso
al principe una pensione di quattromila franchi, una miseria in confronto a
quelle ricevute da certi cortigiani di estrazione assai inferiore alla sua, e
Cond se ne irritava tanto pi che vedeva colmati di ricchezze i suoi cugini
lorenesi Guisa, parenti meno stretti di lui e lontani per nascita dal trono,
dopo aver visto favoriti gli Chatillon-Montmorency, che avevano accumulato
onori, cariche e donazioni. Se fosse stato trattato alla stessa maniera, Cond,
pi amabile che ambizioso e pi incline ai piaceri che alla gloria... pieno
d'onore, ma debole, avrebbe accettato di buon grado l'eclissi dei principi del
sangue e l'ascesa prima dei Montmorency e poi dei Guisa. Questi ultimi,
diffidenti, commisero l'errore di comportarsi in modo diverso, non
preoccupandosi d'altro che di neutralizzare il capo della grande famiglia,
Antonio. L'amarezza e l'esasperazione del principe fecero s che da quel momento
egli prestasse un orecchio attento e compiacente ai malcontenti e li incitasse a
rivoltarsi, con la forza delle armi, contro un potere ai suoi occhi
intollerabile ed usurpato.
Enrico II muore alle Tournelles. Appena costatato il decesso, i Guisa entrano in
scena. E' in mezzo a loro e ai loro simpatizzanti, assai numerosi, che il nuovo
re, Francesco, seguito dalla madre, fa il suo ingresso al Louvre. I principi
lorenesi portano in braccio i suoi fratellini, un modo come un altro per
proclamare la loro ascesa al potere. Montmorency  rimasto accanto alla salma
del suo signore: non essendo presente Antonio, capisce di essere sconfitto. Del
resto ha previsto la propria sconfitta e cos ha mobilitato un numero
altrettanto imponente di gentiluomini, amici e clienti, che lo difendono dal
peggio, cio dall'attentato o dall'arresto, procedimenti allora usuali per
affermare un nuovo potere ed eliminare ogni contestazione.
Enrico II chiamava spesso, il mio compare, il conestabile, che aveva incaricato
del governo. Amministratore competente, Montmorency, valoroso soldato ma
scadente stratega, sconfitto e fatto prigioniero a Saint-Quentin, si era fatto
un gran numero di nemici per il suo pessimo carattere. Era, dice Brantome, un
grande maltrattatore di persone, e tanto avido di ricchezze da non rifiutare,
per esempio, da Chateaubriand uno stabile per ringraziamento o in compenso per
la concessione dell'ordine di Saint-Michel. Quanto alla questione religiosa,
dalla quale dipendeva la pace nel paese, Montmorency non si era certo dimostrato
pi abile come politico di quanto non lo fosse stato come generale. Invece di
cercare di risolvere la questione con un accomodamento, egli aveva operato la
spietata repressione del protestantesimo a prezzo di massacri, supplizi ed
esili. Egli ha dunque una pesante responsabilit nelle guerre civili che
scoppieranno dopo di lui e che gli costeranno la vita.
Lasciando le Tournelles, Caterina fa un gesto teatrale, senza dubbio meditato a
lungo. Al momento di salire in carrozza ella si fa da parte, prende la mano di
Maria Stuarda e le dice: Signora, salite prima di me; io non sono ormai che la
seconda principessa del regno.
La mossa  abile e ben calcolata. Poco dopo Francesco II annuncer ufficialmente
l'ascesa al potere dei Guisa, dichiarando alla delegazione del parlamento di
Parigi che chiede a quali personalit dovr da quel momento rivolgersi per
conoscere la sua volont: Al duca di Guisa e al cardinale di Lorena, miei zii;
ho affidato loro completamente il governo.
Il giorno 11, ricevendo Anna di Montmorency, il giovane re aveva ringraziato il
conestabile dei servigi resi a suo padre; aveva usato il pretesto dell'et
avanzata, sessantasei anni; Montmorency morir otto anni dopo, ucciso in
combattimento! per congedarlo. Allo Sfregiato, gli disse, sarebbe stato affidato
l'esercito e al cardinale le finanze, il che non era certo affare da poco!
Caterina avrebbe in seguito rivolto al collaboratore del defunto re secondo
alcuni un addio colmo di lacrime, secondo altri violenti rimproveri, accusandolo
di un malvagio discorso tenuto ad Enrico II, cosa che fu naturalmente negata dal
conestabile: egli avrebbe manifestato al proprio padrone la sua sorpresa nel
costatare come gli assomigliasse solo la figlia illegittima e non gli eredi
legittimi, come se avesse voluto tacciare la regina di cattiva condotta.
Comunque sia, dopo i funerali di Enrico II, Montmorency pot ritirarsi
indisturbato dalla corte, forse a causa della sua forte scorta armata, ma nello
stesso tempo privato della sua carica di gran ciambellano. Se Coligny conserver
per un certo tempo il governatorato della Piccardia, un altro nipote del
conestabile, Francesco d'Andelot, perder invece immediatamente la carica di
colonnello di fanteria; bisogna dire per che d'Andelot aveva gi avuto degli
scontri con il defunto re a causa dell'ardore dimostrato nella sua fede
riformata. D'Andelot si faceva accompagnare da un pastore che predicava di citt
in citt. Enrico II glielo aveva rimproverato durante un pranzo.
Sire, gli aveva risposto d'Andelot, non vi appaia strano che avendo fatto il mio
dovere al vostro servizio, io impieghi il resto del mio tempo curandomi della
salvezza della mia anima. Vi supplico di lasciare libera la mia coscienza e di
servirvi del mio corpo e dei miei beni, che sono interamente vostri.
Furente, Enrico II aveva preso il proprio piatto e l'aveva scagliato
violentemente in aria prima di fare imprigionare l'avversario, pena che era
valsa a quest'ultimo una lettera elogiativa di Giovanni Calvino. Il papa Paolo
IV aveva invece tuonato perch si giustiziasse il prigioniero, gridando: Un
eretico non si pente mai;  un male il cui unico rimedio  il fuoco!
Per essere rimesso in libert d'Andelot aveva dovuto permettere che si
celebrasse una messa nella sua camera. Aveva presenziato alla cerimonia, ma
senza prendervi parte alcuna.
Quanto a Cond, angosciato per il ritardo del fratello, dopo la morte di Enrico
II aveva fatto del suo meglio per affermare le prerogative, almeno quelle
protocollari, dei principi del sangue. Consigliati da Caterina, i Guisa parvero
tollerarlo. L'indomani tanto il principe quanto il cugino, principe de la
Roche-sur-Yon, capo del ramo dei Borbone-Montpensier, era stato persino pregato
di far parte del Consiglio; una soddisfazione insufficiente.
Finalmente la Francia  in pace e i Guisa intendono farla durare, sapendo bene
come il paese si trovi in difficolt finanziarie. E' di questo che si occupa
d'urgenza il cardinale di Lorena, assistito dal Presidente della Corte dei
Conti, Michele de l'Hospital. Il debito pubblico ammonta a quarantatr milioni,
ed occorrerebbero a Francesco II pi di dieci anni dell'intero ammontare delle
sue rendite per colmare il deficit. Va quindi riconosciuto al cardinale ed al
suo collaboratore il merito di aver ridotto sensibilmente il debito, che
all'avvento di Carlo IX  sceso a quarantun milioni.
Questa diminuzione sar ottenuta a prezzo di misure draconiane. Viene affrettata
la riscossione delle imposte e vengono ridotti gli effettivi dell'esercito, non
si pagano pi certe pensioni ed anche certi salari, tutte misure che provocano
il malcontento e l'impazienza di quanti ne fanno le spese e li fa schierare
contro il governo dei Guisa. L'impopolarit di questo governo non  certo meno
profonda nel mondo protestante. Infatti nei confronti degli ugonotti resta
immutato il rigore dei tempi di Montmorency. I protestanti davano per scontati
da parte dei nuovi padroni della Francia la comprensione ed il riconoscimento
della libert d'opinione e di coscienza. Ma non sar cos; lo spionaggio e la
repressione raddoppiano. Si moltiplicano le condanne e i supplizi; il pi
celebre e pi importante per le sue ripercussioni sar quello del consigliere
Anne du Bourg, avvenuto il 23 dicembre 1559.
Il 10 giugno precedente, nel corso di una seduta solenne, Enrico II, cui
facevano corona il cardinale di Lorena, gi protettore della fede, Montmorency,
Francesco di Guisa, i cardinali di Chatillon e di Borbone, i principi di
Borbone-Montpensier e di la Roche-sur-Yon, aveva imposto al Parlamento di Parigi
di decidere tra le due tendenze che dividevano i suoi membri, poich la Camera
Grande si mostrava inflessibile nei confronti dei protestanti ad essa deferiti,
mentre la Camera della Tournelle era pi clemente. Praticamente in questo modo i
magistrati venivano costretti a pronunciarsi in favore della politica della
intolleranza e del terrore.
Non era stato questo il caso di Anne du Bourg. Nel suo intervento egli aveva
fatto l'apologia dei protestanti, sventurati mandati al supplizio innocenti di
qualunque crimine ed in particolare di quello di lesa maest, poich essi al
contrario pregavano per il sovrano. Se li si perseguitava era perch essi
avevano voluto la purificazione, il rinnovamento di una Chiesa in piena
decadenza. E notando una certa impazienza scandalizzata tra i suoi augusti
ascoltatori, du Bourg aveva detto loro dolcemente: Non  cosa da poco condannare
coloro che, tra le fiamme, invocano il nome di Cristo.
Preoccupato, il presidente Le Maistre aveva voluto interromperlo, ma lo stesso
Enrico II aveva ordinato che lo si lasciasse terminare. A lui si era rivolto
allora du Bourg: Quando si processa un povero cristiano si dice: Tra il
procuratore generale del re, attore di delitto di eresia da una parte, e un
tale, prigioniero, accusato dall'altra. Eccovi, sire, parte in causa. Poi
decretate: Noi vogliamo che muoia di questa morte. Ed eccovi anche giudice, e il
vostro Parlamento esecutore di giustizia, facendolo morire.
Poi, con lo stesso tono di voce, Anne du Bourg aveva citato il triste esempio
offerto da ricchissimi prelati che trascuravano il loro sacro ministero, cosa
che aveva fatto digrignare i denti al cardinale di Lorena. Il discorso era di
una tale audacia che il conestabile, furioso, l'aveva interrotto esclamando:
Questa non  che una bravata!
Ma il consigliere aveva continuato imperterrito la sua descrizione dei vizi dei
dignitari e dei preti della Chiesa cattolica. Essi hanno perfino, aveva detto,
corrotto la dottrina ed  in mezzo a loro che si trovano i veri eretici degni
del carnefice.
Terminata la seduta, nel corso della quale solo i presidenti Minard e Le Maistre
erano stati tanto servili da approvare gli spietati editti, Enrico II aveva dato
ordine, dopo essersi consultato con i cardinali, di arrestare du Bourg e il suo
collega Luigi du Faur, che aveva anch'egli criticato gli editti e chiesto che
l'atteggiamento da prendere nei confronti dei protestanti fosse stabilito da un
concilio. Era stato il giovane capitano delle guardie Gabriele de Lorges, conte
di Montgomery, ad effettuare l'arresto, cosicch quando qualche giorno dopo lo
stesso Montgomery avrebbe ferito a morte il sovrano con la lancia, gli ugonotti
avrebbero visto in questo tragico incidente una manifestazione della giustizia e
della collera divina. Du Bourg, portato via, aveva detto solamente: Signore,
questa  la tua causa; ti raccomando me e questa disputa.
Du Faur era stato infine liberato, ma non senza qualche concessione di
coscienza... e di penna. Ma Anne du Bourg (la sera stessa della seduta solenne
in Parlamento al Louvre, Enrico II aveva detto pubblicamente: Lo vedr bruciare
con i miei occhi!) non si era piegato malgrado le pressioni e le suppliche dei
suoi amici e colleghi, desiderosi di salvarlo. Era stato condannato al rogo ed
aveva subito la sua sorte orrenda sulla piazza di Grve, con l'edificante
coraggio del martire (Sono qui per il Vangelo, aveva detto sul luogo del
supplizio), perch tale era per i suoi correligionari quel 24 dicembre 1559.
Il 25 luglio Francesco II in lieta compagnia, la regina madre e Montmorency sono
quasi gli unici a corte a ricordare ed a rimpiangere il re non ancora inumato,
s'insedia a Saint-Germain-en-Laye. E' presente anche Cond, del quale i Guisa,
nonostante la loro apparente cortesia, diffidano come del diavolo, tanto i
rapporti dei cortigiani e degli informatori parlano dei suoi intrighi.
Fedeli alla politica di pazienza consigliata loro da Caterina, essi tentano
tuttavia di rabbonirlo colmandolo di onori: Francesco II invita infatti suo
cugino a recarsi a Gand per consegnare al re di Spagna la ratifica del trattato
di Cateau-Cambrsis.
La mossa  abile. Da una parte si allontana l'agitatore dalla corte per un po'
di tempo, il che permette ai Guisa di consolidare la loro autorit. D'altra
parte ormai il principe attende l'arrivo del fratello maggiore, il re di
Navarra, che si  finalmente deciso a lasciare la quiete di Nrac e che Cond
spera si lasci convincere ad agire come il suo rango lo autorizza a fare,
scacciando i Guisa e prendendo il loro posto. Se il principe rifiuta la
prestigiosa missione offertagli dal re di Francia (egli agir a Gand in suo
nome), i suoi nemici potranno sostenere che le sue recriminazioni sono ingiuste
poich egli si astiene dall'offrire la propria collaborazione a Francesco II. Se
accetta, i Guisa prevedono che Antonio di Borbone arriver a corte durante la
sua assenza e vi si trover quindi isolato. Non sar difficile allora, a costo
di fargli maggiori concessioni, ottenere la sua rinuncia a qualunque scandalo o
protesta. Ma Cond elude il dilemma. Manda La Roche-sur-Yon incontro al fratello
con l'incarico di fermare a Vendome (di cui Antonio porta il titolo di duca) il
re di Navarra. Subito dopo parte per Gand con un sontuoso corteo, scortato da
centocinquanta cavalieri, apparato che scandalizzer lo spagnolo Filippo II.
Avendo compiuto la sua missione in un tempo assai breve, il principe si affretta
a raggiungere Vendome.
A dire il vero Antonio non  certo una testa calda. Alle proteste di devozione
dei Guisa che gli hanno scritto: Voi ci avete sempre tanto amati che speriamo
non vi spiaccia vederci in una posizione dalla quale potremo avere modo di
rendervi servigi. Antonio ne ha concluso che essi intendono fargli ottenere da
Filippo II la restituzione della bassa Navarra. Risponde dunque di voler essere
nei loro riguardi un vero amico e di sentirsi non un cugino, ma un fratello.
Mentre attende Cond, il re di Navarra riceve proprio a Vendome una delegazione
di protestanti parigini; essa gli esprime l'ansiet degli ugonotti di fronte al
mantenimento delle implacabili misure prese contro i membri della nuova Chiesa,
mentre essi avevano sperato che la morte di Enrico II avrebbe rappresentato il
preludio del suo riconoscimento. Gli emissari gli espongono inoltre i timori dei
loro correligionari sulla sorte di Anne du Bourg. Anche se non  stato ancora
condannato,  chiaro ormai che l'intrepido consigliere non acconsentir ad
alcuna concessione e quindi, nonostante la buona volont della maggior parte dei
suoi colleghi e dei giudici, non potr salvarsi dal rogo.
Altri due visitatori protestanti, due predicatori, anch'essi giunti da Parigi,
parlano nello stesso senso al re di Navarra: essi sono Morel, che ha presieduto
ai lavori del primo sinodo, e l'impetuoso e imprudente Antonio de la
Roche-Chandieu, un pastore di venticinque anni che tempo addietro ha fatto
convertire Cond (il principe rimarr comunque uno spudorato libertino).
Inoltre, eccitato dal suo odio per il cardinale di Lorena, Chandieu fa uso di
tutta la sua eloquenza per indurre Antonio a far valere a corte i suoi diritti
di primo principe del sangue, affermando che insisteranno in questo senso non
soltanto gli ugonotti, ma anche quasi tutta la nobilt. Se Antonio, al quale la
lontananza da Parigi rende malagevole distinguere il vero dal falso, non resta
insensibile a tale argomentazione, tuttavia egli rimane in preda ad un'estrema
paura.
Chandieu gli parla allora dell'appoggio dei principi tedeschi protestanti, e in
particolare dell'elettore palatino Federico III, che sarebbero disposti ad
appoggiare un complotto contro i Guisa, ma a patto che esso abbia un fondamento
giuridico, costituito ai loro occhi dall'intervento del primo principe del
sangue, teoria che, come si vedr, sar anche quella di Calvino. Antonio,
giustificando il giudizio che sar espresso in seguito nei suoi riguardi dallo
stesso Calvino (E' un essere che non ha fiducia n in Dio n negli uomini)
ribatte di non potersi fidare di tale alleanza esclamando: I Tedeschi promettono
assai facilmente ma, giunto il momento di mantenere la parola data, trovano
sempre mille ragioni per non farlo!
Alla fine il re congeda i due predicatori assicurando loro che l'argomento sar
ripreso a Parigi. Ma, avendo costatato che gli Chatillon-Montmorency, la cui
partecipazione era stata data per scontata da Cond, ad eccezione di Francesco
d'Andelot, non intendono difendere a corte la causa dei Borbone, quando il
fratello minore lo raggiunge a Vendome, Antonio si limita ad ascoltare la sua
argomentazione. Il giorno in cui essi prendono insieme la strada di
Saint-Germain, Antonio non ha ancora preso alcun impegno. Ma senza dubbio
nell'intimo egli sa gi che non si prester ad un gioco pericoloso nel quale,
com' evidente, non ha lui le carte migliori. Infatti il piano escogitato da
Cond  puerile. Il cadetto dei Borbone ha previsto che, dopo l'ingresso solenne
a corte dei principi del sangue, Antonio porr a Caterina ed a Francesco un vero
e proprio ultimatum: adolescente incapace, il giovane re non pu certo
governare; tocca a lui, per nascita, prendere le redini dello Stato.
I Guisa devono dunque sparire. Ci significa, come il re di Navarra capisce,
tenere in poco conto la potenza dei Guisa, ormai circondati dai loro clienti in
cerca di prebende o anche gi accontentati, tutti decisi a difendere i loro
benefattori, all'occorrenza con le armi, e che dispongono ora della forza
pubblica, che possono adoperare in nome del re.
Cos l'accoglienza a corte dei Borbone, calorosa secondo alcuni, insultante per
altri, non sar fatta segno ad alcun commento da parte di Antonio, invitato dal
re ad assistere al Consiglio, al quale questa volta non viene invitato il
fratello. I giorni passano e tutti aspettano un gesto clamoroso del re di
Navarra. Si pensa che esso avverr il 21 agosto, quando Antonio cener alla
tavola reale. Invece non succede nulla; quando Francesco II sottolinea che
intende mantenere una religione cattolica nazionale, il primo principe del
sangue lo approva apertamente. I Guisa esultano. Cond a Parigi impreca, ch gi
qualche simpatizzante, sconcertato, lo colma di rimproveri e lo abbandona.
Il 23 agosto la corte parte per Villers-Cotterets. Il giorno stesso il timoroso
Antonio, cos congedato, si reca a Saint-Denis col pretesto di raccogliersi in
preghiera sulla tomba di Enrico II. Vi incontra Antonio di Chandieu, che il
colloquio lascer furente e desolato: il re di Navarra ha ammesso di aver dato
il proprio riconoscimento ai Guisa. Morel, annichilito, ne informa subito
Calvino: Quell'uomo, vile quanto frivolo, scrive, ha approvato tutto quanto
hanno fatto i Guisa in sua assenza in nome del re, e particolarmente il
provvedimento che mette il duca a capo dell'esercito e il cardinale alla
direzione delle finanze. Ahim! Ahim! Da quale tempesta sono minacciate le
Chiese di Francia!
Poich il primo principe del sangue non intende parteciparvi, il Riformatore
ormai disapprover qualunque congiura.
Il 23 agosto e il giorno seguente, Antonio ha due colloqui segreti con
l'ambasciatore d'Inghilterra, Throckmorton, al quale chiede sussidi per la
difesa della vera religione, il che sembra far capire che non ha ancora detto
l'ultima parola e che si riserva di condurre un'azione anti-Guisa, ma con il
sicuro appoggio degli ugonotti, e forse in loro nome. Il re di Navarra propone
inoltre al suo interlocutore di procurare alla regina Elisabetta un marito!
Abile diplomatico, Throckmorton ascolta approva, ringrazia... e ottiene da
Antonio delle informazioni che gli interessano assai di pi: i progetti francesi
sulla guerra di Scozia, confidenza che sfiora il reato di tradimento.
Non si arresta qui l'attivit semiclandestina del capo dei Borbone, prima di
prendere a sua volta la strada di Villers-Cotterets. Cond lo trascina infatti
da giuristi e magistrati sollecitando il loro parere sui loro diritti e sulla
convocazione degli Stati Generali. Antonio registra le dotte opinioni, ma
osserva soprattutto che nessuno sembra disposto a schierarsi apertamente contro
i Guisa: Alcuni si mostravano freddi, altri contrari ed altri ancora erano pieni
di scuse.
Queste riserve non possono che accrescere la riluttanza del primo principe del
sangue a mettersi alla testa di un'opposizione armata, se non di una ribellione.
E' evidente che di questi colloqui sono a conoscenza i Guisa, che fanno
sorvegliare i Borbone e che, informati della fiacchezza del Parlamento, decidono
di affermare la loro autorit facendo consacrare il giovane re in presenza, e
dunque con la tacita approvazione, di Antonio e del fratello. Il 18 settembre il
cardinale di Lorena impone l'olio santo a Francesco II. Quattro giorni dopo,
mentre la corte si trova a Reims, i Borbone se ne allontanano, Antonio  tanto
in buona amicizia che Caterina gli ha fatto affidare la missione di scortare
fino ai Pirenei Elisabetta di Valois, promessa in moglie a Filippo II con il
trattato di Cateau-Cambrsis. Il re di Navarra, lusingato, accetta subito, tanto
pi che vede in questa missione un'occasione per chiedere al re di Spagna, con
l'appoggio che gli  stato promesso dal re di Francia, la restituzione della
bassa Navarra. Da Reims egli raggiunge Nrac, da dove torner in novembre a
Chatellerault per accogliere la futura regina, che accompagner con i suoi
fratelli e cugini, il cardinale di Borbone, il principe di La Roche-sur-Yon e il
duca di Montpensier, allontanati cos da corte per qualche tempo e coi quali
Cond si mostrer offeso.
Il re e i Guisa non lesineranno su alcuna nota spese del loro emissario, e il
primo principe del sangue, in premio dei suoi servigi, e senza dubbio anche del
suo silenzio, ricever inoltre il governatorato del Poitou, che si aggiunge a
quello della Guienna (ma il re di Spagna si terr la bassa Navarra). Cos
Antonio deve ritenere che la sua rinuncia non sia poi stata una mossa tanto
sbagliata e ha rafforzato ancora maggiormente in lui questa convinzione la
lettura nel consiglio del re, prima di lasciare la corte, di una lettera di
Filippo II.
Il re di Spagna, alla richiesta della regina madre si proclama tutore e
protettore del re di Francia e del suo regno e pronto ad impiegare tutte le
proprie forze per il mantenimento dell'autorit di Francesco e dei suoi
ministri, anche a costo della propria vita e di quella dei quarantamila uomini
che ha sempre disponibili. Avvertimento appena celato che farebbe riflettere
anche persone pi entusiaste del re di Navarra.
Cond prende congedo dal re e dai Guisa assieme al fratello e da questo momento
si prepara clandestinamente alla lotta, trovandosi senza alcun titolo,
nonostante la rinuncia di Antonio, per poter agire in piena luce. Nel suo
castello di La Fert-sous-Jouarre egli medita, consulta. Nemmeno lui, nonostante
il comportamento insolente e i suoi scoppi di collera,  sprovvisto di quella
prudenza che nel fratello giunge fino alla paura.
Poich i suoi scoperti tentativi di spingere Antonio all'azione sono risultati
vani, ormai a Cond, per deporre i Guisa a tutto vantaggio del suo casato, non
resta pi altra alternativa che apparire fautore degli interessi di una
collettivit. Tutto ci non deve per dare alcun pretesto ai suoi avversari,
pronti in quest'evenienza a trascinarlo in giudizio o a farlo sopprimere da
sicari. Dovr quindi organizzare una congiura in cui egli non figurer di nome,
ma che animer per interposta persona e della quale sar proclamato capo solo in
caso di successo. Egli sar quell'eminenza muta alla quale si appogger la
persona, il suo fiduciario, che avr la parte principale nel reclutamento dei
partecipanti, nella propaganda, nella messa a punto e nell'esecuzione dei piani:
La Renaudie.
In quanto ai complici, i congiurati li troveranno sicuramente nella schiera dei
malcontenti e tra costoro in primo luogo i protestanti perseguitati, martoriati,
banditi. Non si sta forse braccando e imprigionando fino alla provocazione? Non
contenti di emanare un editto di morte contro chiunque sia trovato in una di
quelle assemblee di protestanti che si tengono un po' dovunque, (e le case
saranno rase al suolo e distrutte), i Guisa minacciano la stessa pena a chiunque
non denunci gli eretici. E c' di pi: si fanno innalzare nelle strade altari
alla Vergine; disgraziato chi, passandoci accanto, non si scopre il capo in
segno di devozione. Gli sbirri, nascosti in qualche casa vicina, lo arrestano
senza indugio e lo trascinano davanti ai giudici. Dunque i Guisa vogliono farla
finita con gli ugonotti; ma il numero crescente dei protestanti, malgrado il
pericolo, fa di essi non pi una piccola setta, ma una forza imponente che lo
Stato mette deliberatamente al primo posto tra i suoi nemici.
Caterina de' Medici, nella quale in un primo tempo Calvino e i suoi seguaci
hanno creduto di trovare una protettrice, spinge ad agire in questo senso. Poco
dopo la morte di Enrico II i protestanti hanno sollecitato la sua intercessione.
Essi hanno rinnovato le loro istanze in occasione del processo contro Anne du
Bourg, e lo stesso Cond  intervenuto presso la regina madre.
Caterina finge di provare compassione e simpatia, ma i protestanti ben presto
perdono le speranze riposte in lei poich: ella fece loro molti mali dando
libero corso a persecuzioni e sospetti.
E' questo il momento in cui molti protestanti, spaventati, fuggono dalla
capitale, abbandonando le loro dimore ai saccheggiatori e i loro mobili a
ufficiali giudiziari senza scrupoli. Non si poteva camminare per Parigi senza
imbattersi in sbirri armati, a piedi o a cavallo, che portavano qua e l
prigionieri, uomini, donne e bambini, gente di ogni sorta. I bambini piangevano
per la fame emettendo gemiti strazianti vagavano per le strade mendicando, senza
che alcuno osasse soccorrerli per timore di incorrere nello stesso pericolo;
cos si badava loro meno che ai cani... C'erano persone... che dicevano al
popolo povero e credulone che gli eretici si riunivano per mangiare i bambini,
dopo aver mangiato il maiale al posto dell'agnello pasquale e commesso
un'infinit di incesti e di bassezze infami, ed essi venivano ascoltati come
oracoli... Era un'abitudine ormai invalsa quella di recarsi giorno e notte a
saccheggiare case di eretici, mentre il Parlamento ne era a conoscenza e
chiudeva un occhio, cos come lo chiudono i padroni del momento.
Francesco II da parte sua giura di mantenere la fede cattolica. Fantoccio senza
potere, giocattolo nelle mani della madre e della cricca dei Guisa, egli non
sarebbe certo capace di mettere il suo veto alle esazioni. Ma il cardinale di
Lorena fa di meglio: il protettore della fede scaglia il re contro i
protestanti, assicurandogli che costoro spargono la diceria che egli sia
lebbroso (ha il viso coperto di pustole e gli si  appena manifestata una
fistola all'orecchio sinistro) e che i medici cercano di guarirlo usando il
sangue dei bambini pi belli e pi sani... Per la qual cosa il sovrano si adir
talmente da concepire un odio mortale per gli evangelici, non provando piacere
maggiore che quello di occuparsi del modo migliore per sterminarli tutti.
Questa  l'atmosfera, questi i fatti al momento in cui Cond torna a La Fert.
Confidente e consigliere del principe, l'uomo che con lui getta le basi della
congiura  Antonio di Chandieu, il giovane pastore pieno di ardore, che l'ha un
tempo convertito alla religione protestante, se non all'austerit di costumi che
essa predica, e che con il collega Morel ha tentato a Vendome di scuotere
Antonio di Borbone dall'apatia.
Questo gentiluomo audace e pieno di cognizioni giuridiche (ha studiato diritto a
Tolosa)  il pi ascoltato dei predicatori parigini, perch ai suoi
correligionari piace molto la sua eloquenza e la sua dialettica. I pi potenti
signori lo onorano della loro amicizia e la suocera di Cond, madame de Roye, ha
persino sperato che egli potesse convincere Caterina de' Medici ad abbracciare
la fede riformata.
Mentre la corte  riunita a Reims per la consacrazione del re, Chandieu, che vi
si  recato con Cond, attende invano un colloquio segreto che la Fiorentina ha
accettato di concedergli. Vedendo che non succede nulla, il pastore torna a
Parigi e da questo momento la sua Chiesa rinuncia definitivamente alla speranza
di ottenere un aiuto, anche segreto, da parte della regina madre. Nella
capitale, ascoltando i pareri dei migliori giuristi, Chandieu prepara una
giustificazione legale alla cospirazione. Sar senza dubbio lui a presentare La
Renaudie a Cond, che ne far il suo braccio destro.
Se alla fine Cond si decide ad incaricare Chandieu di procurargli questo
fiduciario,  perch le sue ricerche sono state vane. Il principe ha creduto di
trovare degli alleati e dei complici nella persona del conestabile Mont-morency
e dei suoi fedeli, che si immaginava inaspriti e pieni di rancore. Ma il primo 
troppo astuto per compromettersi in favore di qualcun altro e si  rifiutato di
partecipare in alcun modo, salvo poi ad approfittare della situazione se dovesse
diventare favorevole, e tenta di dissuadere il nipote dall'avventura. Pure
Francesco d'Andelot, anche se addolorato per la perdita delle sue funzioni e
protestante convinto, che in un primo tempo sembra interessato ai progetti di
Luigi di Cond, alla fine si ritira e al momento del tumulto la sua famiglia si
riunisce attorno al re e ai suoi ministri. Del resto gentiluomini di tale rango
non potrebbero certo agire, reclutare, cospirare senza che il potere ne fosse
informato. Anche tra la loro clientela, che conta buoni capitani e avventurieri,
sarebbe impossibile per il principe trovare l'uomo che gli  indispensabile:
nessuno rinnegherebbe cos i suoi padroni.
E' a La Fert che Antonio di Chandieu presenta per la prima volta la sua tesi
giuridica, messa insieme grazie alle consultazioni fatte presso magistrati
segretamente avversi ai Guisa ma contrari a qualunque intervento personale.
Anche questa volta egli propone che La Renaudie si sostituisca a Cond,
costretto, per il successo della cospirazione, a restare nell'ombra fino alla
fine.
Si  detto molto in bene e in male di questo avventuriero. Originario del
Prigord, Giovanni du Barry, signore di La Renaudie, detto La Forest,  sempre
stato un soldato coraggioso, ma affetto dalla mania della cospirazione. Per una
singolare coincidenza questo signorotto dissestato, di una cinquantina d'anni,
ha un tempo servito sotto Francesco di Guisa, che ne apprezzava il valore e per
questo egli conta ancora parecchi amici e compagni d'arme tra i cortigiani. In
seguito, una lunga e stupefacente controversia giudiziaria trova opposti La
Renaudie e i suoi al cancelliere del parlamento di Parigi, du Tillet. La posta 
molto alta, poich si tratta degli utili delle canoniche di Champniers e Couture
(l'attuale dipartimento della Charente), dei priorati di Beaulieu (oggi
Indre-et-Loire) e di Montagrier (la Dordogna) e dell'arcidiaconato di Angouleme.
E' un processo interminabile, poich entrambe le parti negano l'autenticit
degli atti prodotti nei contraddittori. Nel 1543 il re interviene in favore di
du Tillet, senza dubbio per compiacere a qualche magistrato amico del
cancelliere. La controversia si risolve cos in un decreto del parlamento di
Digione che non riconosce validit probatoria agli elementi prodotti dai du
Barry, dichiarati in arresto e incarcerati. Viene emessa inoltre tutta una serie
di decreti che li condanna per falso a diverse pene pecuniarie ed alla confisca
di tutti i beni. Inoltre La Renaudie viene condannato alla detenzione a vita,
mentre un suo complice, Guillonnet de Montferrand, viene condannato alle galere.
Ambedue riescono ad evadere con l'aiuto di un certo Giovanni de la Bigne, che
servir La Renaudie fino alla tortura e alla morte, e nella loro fuga essi
vengono aiutati da Francesco di Guisa.
Giovanni du Barry soggiorna allora a lungo in Svizzera, dove frequenta gli
esiliati francesi protestanti ed abbraccia la loro religione. Sposa Guillemette
de Louvain e diventa cos cognato dello scabino di Metz, Gaspare di Heu, signore
di Buy. Mentre vive a Losanna, con il favore del duca di Guisa La Renaudie
ottiene nel 1558 di poter rientrare impunemente in Francia e da questo momento
funge da corriere sia tra gli ugonotti esiliati e quelli rimasti in patria che
tra le Chiese protestanti. Tuttavia Calvino, pur giudicando l'uomo affascinante,
mette in guardia i pastori contro la sua futilit: ci significa che il
Riformatore non farebbe mai di La Renaudie il proprio ambasciatore o portavoce,
soprattutto in occasione di un complotto. Dopo il fallimento della cospirazione
Calvino tuoner contro questo uomo pieno di vanit e di tracotanza, vorace,
sempre in cerca di una preda, bugiardo, impudente, alla continua ricerca di
danaro da estorcere e di amici da sfruttare, aggiungendo: Ho sempre detto che se
il fatto (la congiura) non mi piaceva, la persona di La Renaudie mi disgustava
ancora di pi.
Ci significa presentare stranamente sotto una brutta luce la figura di un
personaggio che lo Sfregiato, in pieno tumulto di Amboise, informato della sua
morte drammatica, descriver come un uomo amante della bella vita, dei piaceri e
dotato di grande intelligenza, ma che  sempre stato impiegato male e che
mancava di giudizio.
Tale mancanza  attestata dalla sua partecipazione ad una storia di tradimento
nella quale questo meridionale estroverso non ha forse visto altro che
un'avventura esaltante e fruttuosa, a meno che non sia stato sinceramente
commosso dall'amarezza dei suoi correligionari perseguitati in Francia. Egli ha
infatti un colloquio, cos come il cognato de Heu, che sembra essere stato
l'ideatore del piano, con i principi tedeschi protestanti perch essi concedano
il loro appoggio al re di Navarra, nel quale i protestanti francesi ripongono
tutte le loro speranze. L'intrigo viene scoperto. Mentre La Renaudie ne esce
senza conseguenze, Gaspare de Heu viene preso e impiccato al torrione di
Vincennes. Quest'episodio, che attizzer l'odio di Giovanni du Barry contro i
detentori del potere cattolico, si rinnover col complotto di Cond;  evidente
che l'eroe superstite inciter i principi a trasferire sul fratello minore le
concessioni di uomini e danaro previste per il maggiore.
Dopo quest'allarme, assicuratosi di non essere sospettato, La Renaudie riprende
la spola tra la Francia e la Svizzera. Antonio di Chandieu l'ha gi avvicinato;
il predicatore ha ritenuto che i Guisa lo stimino molto, cosa che pu essere
utile nella missione che gli si potrebbe affidare, e che ha molte relazioni
tanto a corte quanto in provincia e a Ginevra.
Cond lo comprende a meraviglia e quando Chandieu gli propone du Barry come
motore della cospirazione, perch recluti gli esecutori e porti la buona parola,
vale a dire faccia valere la tesi dei congiurati, il principe gli d la sua
piena approvazione.
Questa tesi, messa nero su bianco dal pastore, si pu cos riassumere: Francesco
II  stato dichiarato maggiorenne abusivamente. Se la sua persona  sacra, i
poteri e l'autorit di coloro che lo hanno investito sono nulli e il governo
deve, in un simile caso, essere affidato al consiglio dei principi del sangue
(cos Cond  nel diritto di agire). I Guisa, signori stranieri, sono dunque
degli usurpatori che ardono dal desiderio di andare ancora oltre e di
impadronirsi della corona stessa e che bisogna mettere nell'impossibilit di
nuocere e di compiere i loro malvagi disegni arrestandoli o, se resistono,
massacrandoli.
I principi del sangue hanno il diritto di difendere il re e, in loro mancanza,
questo diritto  posseduto dalla nobilt. Dunque se il re di Navarra esita a far
valere i suoi diritti, Cond e i suoi gentiluomini sono tenuti a costringervelo.
Questa  la base giuridica, rafforzata da riferimenti storici, dell'impresa
preparata da Cond. Il sovrappi del lavoro di Chandieu  costituito da una
requisitoria contro i Guisa, che dovranno essere giudicati dagli Stati Generali
e ai quali sono imputati tutti i mali che affliggono il regno: Le guardie e i
soldati non pagati, la nobilt sminuita, i vecchi servitori del re licenziati o
abbassati di grado, i finanzieri derubati, le coscienze dei giudici forzate, i
prestiti richiesti smodatamente, il popolo oppresso dalle tasse, gli Stati
ridotti in un'estrema oppressione e povert. Nemmeno una parola sul conflitto
religioso. Conviene convincere i malcontenti; quanto agli ugonotti non si osa
troppo spingerli direttamente, perch la potente voce di Calvino si 
pronunciata contro qualunque complotto violento.
Chandieu fa divulgare la sua tesi nell'ottobre del 1559 per mezzo di un libello
anonimo scritto da lui stesso, nel quale reclama la convocazione degli Stati
Generali. I Guisa fanno rispondere... dal cancelliere du Tillet, che La Renaudie
 evidentemente destinato a trovare sempre sulla sua strada. Ha inizio la guerra
dei libelli, mentre i congiurati prendono la decisione di eseguire l'impresa nel
castello di Blois, dove la corte deve stabilirsi per l'inverno.
La Renaudie, infaticabile propagandista e reclutatore, percorre tutta la Francia
in lungo e in largo. Per cinque mesi, dal settembre 1559 al febbraio 1560, egli
va avanti e indietro, da zelante esecutore, a sua volta aiutato dai propri
fiduciari; e non entra in contatto solo con i protestanti, salvo a Ginevra dove
soggiorna, ma anche con i nobili, o meglio i signorotti di campagna. La
congiura, scriver Giovanni Sturm, sar opera per la maggior parte della
nobilt, di capitani e soldati, e infine dei principi tenuti lontani dal
governo, conformemente alla tesi di Antonio di Chandieu.
Quali furono, in particolare, in questa lunga campagna di persuasione, le
reclute e le truppe ausiliare di La Renaudie? In primo luogo gli uomini fedeli
ai Borbone, parenti o clienti, come i fratelli Maligny, il minore dei quali,
Edme di Ferrire, avr un ruolo di capitale importanza; come Mazres, Francesco
di Cocqueville e Anselmo di Soubcelles, amico di Antonio, il barone di Raunay,
il cui padre era stato governatore del re di Navarra. Il pi caratteristico  il
barone Carlo di Castelnau-Tursan, un guascone imparentato con Giovanna d'Albret,
vigoroso e di un'energia inesauribile, un uomo salace dalla risposta pronta, che
il mestiere delle armi ha portato sui campi di battaglia di Francesco I e di
Enrico II. Quest'ugonotto nutre un profondo odio per il cardinale di Lorena non
tanto a causa delle persecuzioni quanto perch Castelnau  tra coloro che
aspettano ancora di ricevere la pensione. Quello di Bertrand di Chandieu,
fratello maggiore del pastore,  un caso analogo; ex prigioniero di guerra, ha
dovuto pagare il riscatto per essere rimesso in libert, si  indebitato e non
vede mai arrivare dallo Stato quanto gli spetta.
A questi congiurati amici dei Borbone bisogna aggiungere quelli portati da
Francesco di La Rochefoucauld, cognato di Cond: Mirambeau, Chir, Maill-Brz.
Quanto a La Renaudie, nonostante il parere di Calvino, egli sar seguito da
molti protestanti. Il primo di essi sar un vero esaltato. Si tratta di Carlo
Ferr, signore di La Garaye, un Bretone che, convertito al protestantesimo, ha
bruciato le immagini sacre nella sua cappella ed  andato in volontario esilio.
Sar in Svizzera che La Renaudie otterr l'adesione fanatica dei signori di
Villemongis e du Pont, e quella del provenzale, l rifugiatosi Arduino de
Porcelet, signore di Maillane. Del resto  rimarchevole che, a parte qualche
avventuriero, Giovanni du Barry non recluter ginevrini di vecchia data; lui
stesso dichiara di aver ricevuto dalle Chiese di Francia la missione di esortare
gli appartenenti alla nazione francese. Nel suo natio Prigord egli far
decidere i signori di Mesmy e Bouchard d'Aubeterre. La Renaudie trover inoltre
l'appoggio di La Chesnaye-Congrier, capitano dei protestanti, nell'Anjou, di
Paulin de Richieu, signore di Mauvans in Provenza, di Carlo du Puy-Montbrun nel
Delfinato, di Chateauneuf nella Linguadoca e di molti altri.
Dunque null'altro che signorotti di campagna, pieni d'odio, fanatici, scontenti
e disorientati. Se l'alta nobilt faceva difetto, Cond contava almeno sulla
massiccia partecipazione della media nobilt, particolarmente colpita dai
provvedimenti finanziari del governo dei Guisa: ma essa non si sarebbe mossa.
Attaccare il partito pi potente quando i suoi unici rivali possibili restano
neutrali  un'audacia che fa indietreggiare pi d'uno... Alla fine La Renaudie
sar costretto ad ingaggiare un numero piuttosto considerevole di mercenari.
Vari prigionieri interrogati ad Amboise confermeranno di essere stati arruolati
per danaro senza sapere dove dovevano essere condotti, n per quale scopo: essi
sono Inglesi, Svizzeri, Savoiardi, Tedeschi, ecc. E il danaro non mancava certo,
poich il compenso, se era stato pagato, variava dai sedici ai diciotto soldi al
giorno per i cavalieri ed era di dieci per i fanti. Da dove veniva?
Lo si  gi detto: Giovanni Calvino sconfessa la congiura di Amboise in nome
della legalit. Il che non gli impedir, dopo il fallimento dell'impresa, di
essere oggetto da parte dei Guisa di sospetti e di accuse assieme a tutta la
chiesa protestante. Le apparenze sono contro di loro, tanto pi che  certo che
Cond, un principe protestante, malgrado le sue proteste di lealt  alla testa
della cospirazione. Ma in realt nessun dirigente di questa chiesa, nemmeno
Antonio di Chandieu, ha parte attiva negli avvenimenti del marzo 1560.
Ricordiamo d'altronde le parole di Chandieu: nessun protestante ha preso le armi
per la religione.
Cond e i suoi aiutanti fanno del loro meglio per vincere la reticenza di
Calvino ed ottenere la sua approvazione, o almeno la sua neutralit. Dapprima
essi gli fanno una domanda dalla Chiesa protestante di Parigi: sarebbe lecito
suscitare una rivolta contro i principi lorenesi? Si chiede insomma all'autorit
religiosa suprema quello che nel frattempo si chiede ai giuristi della capitale.
Lo stesso Chandieu in ottobre porta in Svizzera la sua tesi e l'annessa
requisitoria. I ministri, presane conoscenza, invece di consigliare la rivolta
consigliano Cond e gli ugonotti francesi di lasciar passare la tempesta
pregando. Quanto a Calvino, al quale Chandieu denuncia la tirannia dei Guisa ed
espone gli elementi della congiura, egli risponde, con varie argomentazioni, che
l'impresa cos com' non  fondata sulla Parola di Dio ma che se essi (i
cospiratori) avessero un capo che potesse governare la Francia (cio Antonio di
Borbone) e ci fosse bisogno di aiutarlo per fare giustizia ed agire
conformemente all'ordine stabilito dalle leggi della Francia, senza spargimento
di sangue umano, allora ci si sarebbe potuto pensare. Ma, e sono i termini della
deposizione che egli far di fronte agli spettabili signori ministri della citt
di Ginevra in occasione del processo intentato tra lui e Teodoro di Bze da una
parte e Giovanni Morly, signore di Villiers, come controparte, che con
Francesco Bordon li ha accusati, di aver sempre detto di riprovare l'azione,
cos come era stata intrapresa, ed ancor pi di riprovare le persone che
l'avrebbero intrapresa, cio in particolare La Renaudie, Chandieu aveva
insistito e si era dapprima sentito opporre una risposta negativa quando, gi
persuaso del rifiuto del re di Navarra, aveva chiesto al Riformatore se Antonio
potesse essere sostituito da un altro principe del sangue, anche se non era il
primo di grado. Calvino, riferendosi a questo colloquio, in una lettera
indirizzata a Coligny precisa: Non era questione di non attentare al re o alla
sua autorit, ma di chiedere un governo secondo le leggi del paese, vista la
minore et del re. Tuttavia vi erano molte lamentele per la disumanit mostrata
nello sforzo di abolire la religione... Risposi semplicemente che se avesse
versato una sola goccia di sangue ne sarebbero scorsi fiumi in tutta l'Europa.
La Renaudie, nella sua frenesia di reclutare, sosteneva che Calvino, pur non
approvando la cospirazione, non vi si opponeva. Il Riformatore lo convoca e in
dicembre, in presenza di testimoni, lo rimprovera di adoperare ingiustamente il
suo nome. Confuso, La Renaudie risponde di non averlo mai fatto, ammettendo che
avrebbe avuto torto, poich sapeva che era vero il contrario e che aveva sentito
dire dalla stessa bocca di Calvino che quest'ultimo non approvava l'impresa.
E' chiaro: Calvino riconosce di essere stato consultato da Chandieu e di aver
dato la sua approvazione personale ad una politica di opposizione fondata sulla
legalit e sul diritto, non violenta ed alla condizione chiaramente espressa che
i protestanti abbiano la totale adesione di Antonio di Borbone. Egli non impegna
la Chiesa protestante e respinge il solo Cond. In realt, anche se la congiura,
che egli qualificher sciocca e puerile, gli fosse sembrata costruita su solide
basi e legale, egli l'avrebbe senza dubbio condannata ugualmente per motivi
politici. Infatti Calvino sa che si sta tramando un'altra congiura: quella che
vuole riunire i principi cattolici per scagliarsi assieme contro Ginevra.
Un'azione ugonotta contro il re di Francia farebbe anticipare l'avvenimento e lo
giustificherebbe. Sar ancora la prudenza ad indurre il Riformatore a non
condannare pubblicamente la congiura (Coligny glielo rimproverer): egli teme
che i pi esaltati non solo non lo ascoltino, ma lo rimproverino e si crei cos
uno scisma in seno alla Chiesa evangelica francese.
Per tutta la durata della congiura Calvino  al corrente della sua evoluzione.
Quanto a La Renaudie, si  visto che, malgrado l'opposizione del Riformatore ed
il suo severo giudizio sull'avventuriero, la propaganda di quest'ultimo a
Ginevra non  certo stata priva di frutti. Calvino parla di contaminazione e di
ammaliamento che hanno convinto Villemongis e molti altri a seguire il braccio
destro di Cond.
Ai congiurati occorre una base posta presso la frontiera con la Germania
luterana, paese dei raitri (cavalieri tedeschi del Medioevo): viene scelta
Strasburgo, da dove proviene la maggior parte dei libelli antiguisa ed un
appello ad Elisabetta d'Inghilterra per richiederne l'aiuto economico e
militare. E' l che funziona un vero e proprio centro di propaganda, i cui
rapporti, pieni zeppi di volontarie inesattezze, vengono distribuiti in tutta
Europa.
A capo di questa rete strasburghese  il giurista Francesco Hotman, autore del
Franco-Gallia, un arrivista senza scrupoli che non ci si sorprende sia legato da
vincoli di amicizia con La Renaudie: le loro attivit sono destinate a procedere
parallele. I due hanno gi collaborato in occasione dello spiacevole episodio
che ha portato sul patibolo il cognato di Giovanni du Barry, e nel nuovo
complotto Hotman deve riprendere, questa volta in favore di Cond, gli intrighi
precedentemente orditi per Antonio di Borbone presso i principi tedeschi. Il
migliore dei libelli composti contro i Guisa, epistola alla Tigre di Francia,
cio al cardinale di Lorena,  senza dubbio di suo pugno: Tigre furiosa, vipera
velenosa! Abisso d'abominio! Fino a quando abuserai della giovinezza del nostro
re? Non metterai mai fine alla tua smisurata ambizione, alle tue imposture, ai
tuoi ladrocini? Mostro odioso, liberaci della tua tirannia!
Ma Giovanni Sturm, uno dei fondatori dell'Accademia di Strasburgo, accuser lo
stesso Hotman di aver fatto scoprire i cospiratori con le sue chiacchiere...
Se parte del danaro necessario alla cospirazione pu essere fornita dalle Chiese
protestanti, certo lo  in misura minima e trascurabile, perch tanto queste
comunit quanto i principali animatori dell'impresa non hanno molti fondi. Il
grosso delle risorse finanziarie viene invece, e disgraziatamente perch la cosa
fa pensare al tradimento, dall'estero.
Antonio di Borbone, non partecipando alla congiura ha certamente rifiutato di
finanziare il fratello. In compenso, dopo il fallimento dell'impresa il
cardinale di Lorena, riferendosi agli interrogatori dei prigionieri pi
importanti, non esiter a confidare, dichiararlo pubblicamente avrebbe creato un
casus belli, che la congiura  stata fomentata dalla regina d'Inghilterra, come
confermer lo stesso Francesco II, dichiarando che Elisabetta  parecchio
immischiata, avendo gi cominciato a fornire danaro e dovendone ancora dare.
Del resto tali sussidi sono impiegati bene, poich suscitano e mantengono in
vita una rivolta che impedisce alla Francia di soccorrere i cattolici scozzesi.
Ecco l'unico desiderio di Elisabetta: Purch quegli opportuni disordini
trattengano sul continente l'esercito destinato dai Guisa alla Scozia, la sorte
dei ribelli non le interessa affatto.
L'intervento della regina d'Inghilterra, come senza dubbio anche quello dei
principi protestanti tedeschi, getta delle ombre particolarmente sulla figura di
Cond; infatti  sicuramente con il suo consenso che sono stati ripresi i
contatti (si  visto l'episodio con de Heu ed il colloquio segreto del re di
Navarra con l'ambasciatore Throckmorton). E' vero che in quest'epoca, e cos
sar fino a Luigi XIV, la nozione di tradimento non avr alcun senso per l'alta
nobilt, che possiede assai vagamente anche quella di patria. La Renaudie passa
la Manica. L'Inghilterra  in questo periodo nemica giurata della Francia,
contro la quale combatte in Scozia ed alla quale intende riprendere Calais. Ed 
a questa nazione che si chiede aiuto non per difendersi ma, come ammettono gli
stessi congiurati, per una questione interna, in un'impresa che i pastori
protestanti di Ginevra hanno condannato e che  contraria tanto allo spirito
quanto alla lettera del Vangelo.
Del resto Cond e i suoi amici nasconderanno accuratamente ai loro uomini la
fonte delle loro risorse e i ribelli della massa, catturati e posti di fronte
alla morte saranno molto indignati dell'accusa di complicit con l'Inghilterra,
un cos orribile delitto, dir uno di essi.
Un fatto sembra certo: se la repressione del tumulto  tanto rigorosa, la
certezza della partecipazione inglese al complotto ne  in buona parte la causa,
assieme al fatto che l'esercito, o meglio le bande, di La Renaudie rigurgitano
di mercenari. Forse si pu aggiungere a questi motivi di fondo, oltre
all'attacco armato al castello di Amboise, sede del re di Francia, condotta
dalle truppe di Bertrand de Chandieu, e che costituir un atto di aperta
ribellione, la legittima irritazione della famiglia reale e dei principi di
Lorena, esacerbati dalle ingiurie della propaganda di Hotman. Quest'ultimo
scrive infatti nei suoi libelli che Francesco II e i suoi fratelli sono
lebbrosi, che Caterina de' Medici  l'amante del cardinale di Lorena e che
quest'ultimo si sforza di dare un erede al trono con relazioni incestuose con la
nipote Maria Stuarda.
Bande, s, e senza coordinazione alcuna, che avanzano alla cieca, senza saperne
lo scopo. In realt la loro unica probabilit di successo sarebbe l'effetto
della sorpresa ed anche la fiducia in se stessi. Senonch le chiacchiere, le
vanterie, le delazioni impediranno la prima; quanto all'altra, essa 
inesistente, al punto che la propaganda di Strasburgo, allora possedimento
dell'impero, deve diffondere tra i volontari e i mercenari la voce che c' un
formidabile esercito di riserva pronto a venire in loro aiuto. Nella speranza
poi di far decidere in suo favore i volontari tedeschi, Hotman parla loro di un
esercito di 50.000 uomini gi costituito ed al quale essi si dovrebbero unire.
Ai primi del 1560, malgrado la condanna di Ginevra, i congiurati prendono la
decisione definitiva di realizzare i loro progetti. Tutto  pronto e vari
incidenti, aggressioni e provocazioni attestano che nel paese spira un'aria poco
favorevole ai Guisa. Cos incoraggiati, tutti si abbandonano ad un ottimismo
prematuro, parlano, si confidano. Nomi e date passano di bocca in bocca,
arrivando alle orecchie dei Guisa, cio fino a Blois, dove il giovane re divide
il suo tempo tra la caccia e il letto della sua sposa, pallida, livida, di una
magrezza estrema, ma graziosissima. Vi si commenta il recente supplizio di Anne
du Bourg, che ha preceduto e forse anche anticipato quello di uno dei suoi
giudici, il presidente Minard. I Guisa sono la sola grande famiglia presente a
corte e vi regnano incontrastati, poich persino la regina madre sembra
confinarsi nei suoi appartamenti. E' a Blois che i congiurati decidono di
colpire. Ma al capriccioso Francesco II viene improvvisamente il desiderio di
andare a passare qualche settimana ad Amboise ed infatti partir il 3 febbraio.
La Renaudie non lo sa ancora quando, per mettere a punto la fase finale
dell'impresa, il 1 febbraio convoca i principali congiurati a Nantes, dove si
decider. A quest'assemblea, chiamata da Francesco II conventicola, partecipa un
buon numero di appartenenti alla nobilt e al terzo stato, richiamati da tutte
le parti del regno.
Nelle intenzioni dei suoi organizzatori, si tratta di una vera e propria
riunione degli Stati Generali, che dovrebbe dare l'approvazione della nazione al
colpo di stato progettato. Conoscendo bene i rischi che corrono, i partecipanti
prendono mille precauzioni, a volte buffe, per passare inosservati. Come
preambolo, La Renaudie espone diffusamente lo stato degli affari del regno, non
solo per quanto riguarda la coscienza di molti, ma soprattutto per il governo
affidato a mani straniere. Questo conferma che la congiura  determinata assai
pi da questioni politiche che religiose. Poi du Barry invita l'uditorio a
pronunciarsi su cosa si debba fare e se, qualora si presentasse un principe del
sangue o un gentiluomo da lui debitamente autorizzato, essi sarebbero disposti
ad aiutare ad impossessarsi dei tiranni. Tutti giurano, anche se dopo aver fatto
scrivere a verbale che non si attenter minimamente n alla maest del re, n ai
principi del sangue, n allo stato sul tipo della Svizzera.
La Renaudie mostra allora la procura conferitagli da Luigi di Cond, l'eminenza
grigia, e l'assemblea lo conferma nelle sue funzioni di capo. Tuttavia essa gli
affida come consiglieri rappresentanti di ogni provincia. E' questo consiglio
che, dando subito inizio alla prima seduta, fissa al 6 marzo l'esecuzione
dell'impresa nella citt di Blois, dove si presupponeva il re dovesse ancora
trovarsi. Cinquecento gentiluomini vi accompagneranno Giovanni du Barry per
arrestare i Guisa. Trattandosi di volontari e mercenari, saranno indicati loro
vari punti d'incontro, secondo il luogo d'origine dove troveranno i capitani che
li guideranno: Castelnau per la Guascogna, Mazres per il Barn, Mesmy per il
Prigord e il Limosino, Maill-Brz per il Poitou e Saintonge, La Chesnaye per
l'Anjou, du Pont per Chatellerault e il suo circondario, Sainte-Marie per la
Normandia, Cocqueville per la Piccardia e Chateauneuf per la Provenza e la
Linguadoca. Non ci  pervenuto il nome del capitano responsabile delle truppe
giunte dallo Champagne, dal Brie e dall'Ile-de-France. Forse  Bertrand de
Chandieu, fratello maggiore del predicatore.
Per rendere sicura quest'operazione, nelle principali citt del regno sono
dislocati altri gentiluomini, che devono provvedere a che il popolo si sollevi
solo al momento giusto ed impedire il passaggio di rinforzi lealisti verso
Blois. Cond interverr presso il re e il suo consiglio subito dopo la cattura
dei Guisa, per spiegare i motivi della sua azione ed esporre le sue richieste.
Infine, se i principi lorenesi opporranno resistenza, si forniranno uomini e
danaro, decisamente non ne manca! perch il capo possa mantenere una posizione
di forza finch si costituisca un governo legittimo ed i tiranni vengano puniti
dalla giustizia, per servire da esempio alla posterit e ricondurre cos la
Francia al suo antico splendore. In altre parole, se  necessaria una guerra
civile, si  disposti a farla.
La conventicola si scioglie ed il segreto non sar mantenuto tanto bene da
impedire ai Guisa di apprenderne l'esistenza prima dell'interrogatorio e delle
confessioni dei capi catturati.
E' forse a questa data, e a Nantes, che La Renaudie s'imbarca per l'Inghilterra,
anche se sembra che il suo viaggio, intrapreso per chiedere sussidi ed impegnare
Londra a compiere azioni diversive in Scozia, sia avvenuto prima. Del resto poco
dopo lo ritroviamo a Parigi, poi a La Fert, dove riferisce a Cond i colloqui e
le decisioni prese. Malgrado le calunnie di Hotman e i libelli che lasciano
prevedere un colpo di mano, malgrado un reclutamento di uomini d'azione che non
avrebbe potuto essere eseguito senza lasciar trapelare indiscrezioni, malgrado
infine la loro diffidenza nei confronti dell'intrigante Cond e la loro certezza
che, in un complotto diretto contro di loro, essi avrebbero preso il
sopravvento, i Guisa commettono l'errore di non tenere spie presso il principe e
nessuno segnaler loro i suoi colloqui con La Renaudie. D'altronde contro
quest'ultimo si nutrono cos pochi sospetti che si ignora persino la sua
presenza in Francia:  vero tuttavia che egli si fa chiamare La Forest.
E' a Parigi che Giovanni du Barry, che ha messo a punto le ultime disposizioni
di combattimento facendo avviare verso i punti d'incontro equipaggiamenti,
armamenti e vettovaglie, viene a conoscenza del trasferimento della corte da
Blois ad Amboise, cosa che naturalmente sconvolge i piani adottati a Nantes. Il
2 marzo egli giunge a spron battuto in un castello nei dintorni di Vendome che
sar ormai la sua base fino alla fine. Qui viene a sapere che ormai le truppe
sono in marcia da tutte le parti. Strane truppe, lo ripetiamo, ma che ad Orlans
o a Tours troveranno il necessario per diventare un esercito, tranne
l'esperienza e la tempra, e troveranno anche le casse dell'esercito. Per i
pezzenti che vi si presentano, gli scudi devono certo essere il migliore dei
conforti; uno dei tesorieri di Tours dispone di centomila franchi.
Per lasciare a queste compagnie il tempo di raggiungere la periferia di Amboise,
La Renaudie e i suoi aiutanti rinviano al 16 marzo l'esecuzione dell'impresa. Si
pu ben immaginare le difficolt che si incontrano nel nascondere nel frattempo
nei boschi uomini che secondo le previsioni non dovranno servire ad altro che ad
appoggiare i gentiluomini incaricati di arrestare o massacrare i Guisa
all'interno del castello.
Si precisa il compito dei principali esecutori. Il cadetto dei Maligny, essendo
alfiere della compagnia di Cond, si recher ad Amboise per preparare, come
dir, l'alloggio per il suo padrone; infatti il giorno dell'impresa il principe
si trover audacemente sul posto, accanto al re ed ai Guisa. L'alfiere far
penetrare nella citt degli uomini armati e ve li nasconder. L'indomani egli
sar raggiunto da La Renaudie, dal barone di Castelnau e dal capitano Mazres,
che avranno passato la notte precedente nel vicino castello di Noisay presso un
altro congiurato, il barone di Raunay. Scudiero del re, Castelnau ha corrotto un
suo amico, il tenente della guardia scozzese di Francesco II, che gli aprir la
porta della galleria che dal giardino conduce agli appartamenti del sovrano. La
Renaudie, alla testa degli uomini fatti entrare da Maligny, occuper cos il
castello e ne bloccher le uscite. Castelnau avr l'incarico di proteggere il
re, cio di impedire che glielo portino via, Mazres e Maligny sorveglieranno i
lorenesi prigionieri e all'occorrenza li uccideranno. Parallelamente un gruppo
di poveri fedeli presenter a Francesco II una richiesta in favore della libert
di coscienza. Tutto bene, se nel frattempo non sar fatta alcuna delazione.
In un primo momento gli onnipotenti Guisa non sembrano preoccuparsi dei rapporti
delle spie e della polizia che segnalano assembramenti di persone di ogni
condizione sociale. Non apriranno veramente gli occhi che allorch il segretario
del duca, Milet, venendo da Parigi si presenter al suo padrone in compagnia di
Pietro des Avenelles, avvocato al parlamento e ugonotto. Egli arriva cio nel
momento in cui la corte giunge ad Amboise e gli stessi Guisa si trovano in
viaggio da Marchenoir e Montoire. Questo des Avenelles d asilo a La Renaudie,
che conosce sotto il nome di La Forest, nel periodo trascorso da quest'ultimo
nella capitale. Ma dopo l'esecuzione del presidente Minard sono stati pubblicati
degli editti che aggravano la pena che colpisce le persone che si ritiene
abbiano ospitato sotto il loro tetto conventicole di protestanti. Il fatto di
alloggiare La Forest non si configura in se stesso come un delitto, se costui
non avesse l'abitudine di ricevere molta gente in camera sua, dove hanno luogo
delle vere e proprie riunioni. A questo punto, des Avenelles  colto dall'ansia,
tanto pi che brani di conversazioni gli fanno capire che si sta tramando un
complotto. Decide di assicurarsene chiedendolo al suo ospite. Fiducioso,
loquace, La Forest gli dice qualcosa dei suoi progetti per impegnarlo a
lasciargli la sua casa, gi nota a tutti i congiurati che si trovano a Parigi.
Des Avenelles protesta. L'altro, sperando sempre di vincerne la resistenza, gli
parla pi apertamente. L'avvocato, spaventato dai suoi progetti, gliene dimostra
tutta l'imprudenza. Allora La Forest gli enumera focosamente le sue risorse... e
svela a des Avenelles tutta la congiura, convinto di farlo cos schierare tra i
suoi complici.
Funesta ispirazione: l'avvocato, diviso tra quelli che crede essere i suoi
doveri di cittadino e di calvinista, che non riesce a conciliare tra loro,
detestando l'intolleranza e rispettando tuttavia il potere da cui essa emana,
turbato da una coscienza inquieta, freme tanto all'idea di assecondare questo
piano quanto a quella di rivelarlo... Alla fine ha la meglio la decisione pi
conforme al suo animo debole, quella che fa mantenere lo stato di cose gi
istaurato. A questi scrupoli di coscienza alcuni uniscono un motivo pi pratico,
secondo il quale des Avenelles, povero, avaro e ambizioso, pens di aver trovato
il modo di diventare ricco e famoso per sempre.
Presa la decisione, l'avvocato si rivolge ad un magistrato di sua conoscenza, il
giudice relatore L'Allemant, signore di Vouz, chiamato Marmagne, che cura gli
interessi del cardinale di Lorena e gli rivela tutto quello che sa, in presenza
di Milet. Dapprima non gli vogliono credere; ma Milet, recatosi a casa del
delatore, pu costatare che c' effettivamente di che preoccuparsi e, con
l'approvazione di Marmagne, porta des Avenelles dai Guisa.
Malgrado la garanzia di Milet, bench il racconto che essi sentono confermi gli
avvertimenti ricevuti un po' da ogni parte, il duca e il cardinale non si
decidono a prestare interamente fede alla confessione dell'avvocato che tengono
a loro disposizione facendolo... imprigionare ad Amboise, esito che des
Avenelles non aveva certo previsto. Egli rimarr in questa penosa situazione
fino al fallimento dell'impresa e sar testimone della spietata repressione.
Dopo di che andr volontariamente in esilio per non comparire pi dinanzi a
coloro che devono odiarlo; si ritirer in Lorena dove sar accolto e trover
impiego grazie alla protezione dei Guisa. Dopo le sue rivelazioni, i due
fratelli devono arrendersi all'evidenza dei fatti interrogando il fratello di
uno dei congiurati citati dall'avvocato, che si trova a corte.
La polizia dei Guisa si mette in moto. Ne viene a sapere abbastanza perch il 17
febbraio il cardinale di Lorena inviti per lettera l'ambasciatore in Svizzera
Coignet a rintracciare La Renaudie: sembra che il nome del fiduciario di Cond
sia stato rivelato da uno dei principi tedeschi.
Agite con attenzione e con destrezza, cercando di scoprire un eventuale intrigo
ordito da La Renaudie con quelli di Berna per aiutare gli eretici che si trovano
in Francia, scrive il cardinale; poi, due giorni dopo: Poich egli (La Renaudie)
ha il suo rifugio a Berna, dove si reca spesso, e non c' modo migliore per
sapere quando viene nel regno se non da voi, il re vuole che gli mettiate uno o
due uomini alle calcagna per sorvegliarlo da lontano.
Ci significa che nessuno ha ancora accostato La Forest o La Renaudie e che
quest'ultimo, bench percorra il paese da cinque mesi, tenendo molte riunioni e
reclutando uomini, non  stato ancora denunciato, poich se ne sono perdute le
tracce. Beninteso Coignet non pu che rispondere che La Renaudie non  pi in
Svizzera.
Convinti sin dall'inizio che l'Inghilterra favorisca la congiura, i Guisa e
Caterina, quando trapela il nome di La Renaudie, sospettano che i grandi signori
convertitisi alla vera religione ne siano complici. Conviene dunque averli
sott'occhio, perch siano neutralizzati ed impossibilitati a nuocere. Antonio di
Borbone a Nrac  certamente al sicuro; quanto a Cond, si sa gi che egli deve
venire ad Amboise entro pochi giorni di sua iniziativa; non gli si dar dunque
alcun motivo di allarmarsi per non indurlo a rinunciare al suo progetto.
Restano i Montmorency, o piuttosto gli Chatillon, poich il conestabile, del
resto nemico degli ugonotti, da quando ha lasciato il governo resta
altezzosamente nei suoi domini. Caterina manda dei corrieri a Colign e a
d'Andelot invitandoli ad affrettare la loro venuta ad Amboise per aiutarla con i
loro consigli a risolvere un'importante questione. Arriva per primo
l'ammiraglio, il 23 febbraio. Per quanto diffidenti siano i Guisa nei suoi
confronti, Coligny  restato un personaggio eminente e prepara, con l'accordo
dei principi lorenesi, l'allestimento di una flotta destinata a condurre in
Scozia un'armata di diecimila uomini. Ci significa che l'ammiraglio, che
d'altra parte si  appena dimesso dal governatorato della Piccardia perch il
cardinale di Lorena rifiuta di concedergli i sussidi necessari alla
fortificazione delle sue citt, e in particolare di Calais, integro patriota,
non ama gli Inglesi e i sospetti nutriti nei suoi confronti sono infondati. Del
resto Caterina e i Guisa li abbandonano appena costatata la reazione indignata
di Coligny quanto viene a sapere che dietro i cospiratori si cela Londra.
Tuttavia, quando la regina madre gli chiede in privato informazioni sul
malcontento che regna nel paese, l'ammiraglio non si perde in giri di frase:
Dice che il popolo  scontento e irritato e di non conoscere che un modo per
migliorare le sue condizioni e placarlo: sospendere le esecuzioni dei
protestanti ed accordare libert di culto finch un concilio non decida sulle
dispute in materia di religione.
Il cancelliere Olivier approva calorosamente una tesi che non molto tempo prima
ha condotto du Faur in prigione e du Bourg sul patibolo. Si mostrer meno
consenziente quando Coligny aggiunger che si sopporta assai malvolentieri che
gli affari del regno siano curati da persone considerate stranieri, allontanando
i principi e coloro che hanno servito bene lo Stato. Ma l'editto di tolleranza
reclamato dall'ammiraglio non gli verr interamente negato.
Ad Amboise si vive ora nell'attesa di un colpo di mano. Il re non si muove pi,
nemmeno nell'interno del castello, se non circondato da un gruppo di
gentiluomini armati, tra i quali il duca di Guisa in persona.
Poich perdura la calma, ai primi di marzo lo stato di allarme si allenta al
punto che Caterina e Maria Stuarda, che si annoiano, progettano di recarsi a
Tours per qualche giorno. Ma il giorno 3 un corriere del duca di Savoia porta la
conferma di un complotto ordito da un grande principe del regno che ha complici
all'estero e persino tra i cavalieri dell'ordine. Questa congiura, che prevede
la morte del re, dei suoi fratelli, delle due regine e dei Guisa, sar messa in
atto presumibilmente il 6 marzo.
All'ottimismo che era ormai subentrato si sostituisce il panico, al quale si
abbandonano non solo le regine, ma anche il vile cardinale di Lorena. Un solo
uomo resta padrone di s, il duca Francesco. Invece di aspettare passivamente,
lo Sfregiato organizza la difesa. Tutti gli occupanti del castello sono
mobilitati e dormono tenendosi al fianco le armi. Lo stesso cardinale indossa
una cotta di maglia di ferro. Di giorno si inviano pattuglie nei boschi e nelle
campagne della regione. Il duca invia capitani competenti e valorosi per tenere
ben salde le citt vicine. A Tours manda il conte di Sancerre, ad Angers il
principe di Montpensier, ad Orlans Vieille-ville, a Bourges il conte di La
Rochefoucauld, che non  l'omonimo cognato di Cond, a Blois il maresciallo de
Thermes, a Poitiers infine Coucy-Bury.
Ma anche questo  uno stratagemma, poich egli manda le persone meno fidate
nelle citt meno rischiose, dove sarebbero scoperte al primo passo falso.
Inoltre i Guisa fanno condurre da Vincennes ad Amboise, per interrogarli, tre
amici di Cond e del re di Navarra, che erano stati a suo tempo accusati di
collusione con l'Inghilterra e con i ribelli scozzesi: Antonio di Soubcelles,
Tommaso Stuart ed Arran. Torturati, essi non confessano nulla che abbia a che
fare con la congiura (bench almeno Soubcelles ne faccia sicuramente parte) e
vengono infine incarcerati a Tours.
Le giornate del 6 e del 7 trascorrono senza incidenti. L'8, sentito il parere
del consiglio, Francesco II, sperando che l'impresa non venga effettuata, firma
un editto in favore dei protestanti. Il re, non volendo, nel primo anno del suo
regno, passare alla posterit come sanguinario per la morte dei suoi sudditi,
perdona loro tutti i crimini concernenti la religione, purch da questo momento
essi vivano da buoni cattolici.
L'editto esclude tuttavia dall'amnistia i pastori e coloro i quali, col pretesto
della religione, hanno ordito congiure contro la vita del re, dei membri della
sua famiglia e dei suoi ministri. Per quanto limitativo esso sia, questo testo
sar il primo a mostrare tolleranza. Il cardinale e suo fratello non hanno certo
deciso di permettere la coesistenza della religione di Stato con un'altra;
l'operazione mira soprattutto, con riferimento alla requisitoria di Coligny, a
creare uno stato di incertezza tra gli ugonotti. In tal modo, come l'ammiraglio,
e d'Andelot, che pure lui ha raggiunto Amboise, buona parte dei protestanti
resta pacifica e fedele all'ordine costituito.
Conviene rinfrancarli, perch non soccombano alle pressioni dei loro
correligionari pi ribelli ed alle esortazioni di qualche acceso predicatore.
Appena l'editto  firmato, registrato e pubblicato, il cardinale di Lorena, che
 sempre stato nemico giurato dei protestanti, diventa improvvisamente benevolo
nei loro confronti, ripetendo a tutti nel castello che sebbene il re preferisca
che in questo periodo di Quaresima si mangi pesce piuttosto che carne, egli
tuttavia non avrebbe impedito di mangiar carne a chi lo volesse.
Se lo Sfregiato non protesta, per non acuire l'inquietudine generale, quando
attorno a lui qualcuno esprime l'opinione che ci si  allarmati a sproposito,
non per questo ne  meno convinto e fa moltiplicare le pattuglie. Buon per lui.
Mentre Cond arriva ad Amboise, egli  stato avvertito ad Orlans che la corte
aveva sentore della cospirazione ma, fidandosi della propria clandestinit,
l'eminenza grigia ha continuato il viaggio, dove viene tanto mal ricevuto e
maltrattato dai Guisa da non saper fare altro che buon viso a cattivo gioco, le
pattuglie cominciano a portare al castello, a dozzine e a ventine, dei poveracci
catturati armati in qualche bosco.
Non occorre altro perch le lingue si sciolgano e persino qualcuna delle guardie
corrotte confessi. Fatto pi importante di tutti, il capitano Lignres si
presenta al castello, probabilmente il giorno 10, chiedendo alla regina madre
un'udienza che essa gli concede. L'uomo, avendo prestato fede ai congiurati,
rivela a Caterina il piano e la data, il 16, del colpo progettato, il nome dei
capi, i punti d'incontro e mette in causa Cond. Seguendo le sue indicazioni,
truppe armate si recano in localit la Fredonnire, dove catturano un certo
d'Avign e i suoi uomini.
Cos, accertata la veridicit delle parole di Lignres, Francesco di Guisa
cambia la guardia del re e fa murare la porta attraverso la quale La Renaudie e
i suoi armati dovrebbero introdursi nel castello. Forse senza la presenza dello
Sfregiato la congiura sarebbe riuscita. Infatti attorno a lui regna la
costernazione.
Throckmorton, che  presente, proprio lui che  ambasciatore della nazione
ritenuta l'istigatrice della congiura e in ogni caso la sua finanziatrice,
scriver: Il panico di questi comandanti che nel passato non hanno mostrato
timore alcuno di fronte ad armate di cavalieri e di fanti e davanti al pericolo
dei cannoni,  stupefacente. Non ho mai visto persone pi spaventate e smarrite.
Non sanno pi distinguere i loro amici dai loro nemici. I contrordini si
succedono agli ordini, e nessuno ha pi fiducia nei propri subalterni.
Il duca di Guisa chiede rinforzi. Parigi manda dieci o dodici reggimenti e
qualche compagnia di gendarmi. Si richiama poi tutta la nobilt risiedente nel
raggio di venti leghe e si fanno reperire frettolosamente cannoni, armi e
munizioni a Tours e ad Orlans per portarli ad Amboise, che ne  sprovvista.
Gi si delinea il fallimento della cospirazione, mentre si moltiplicano le
battute nei boschi e nelle pianure della regione. Tuttavia l'episodio di Tours
attesta che, meglio coordinata, la congiura avrebbe forse vinto la partita e in
ogni caso i lealisti non avrebbero trovato l'appoggio della popolazione.
Il 14 marzo Sancerre, che lo Sfregiato ha incaricato di recarsi in citt, viene
a sapere che nel sobborgo di la Riche sfilano soldati ben equipaggiati e armati.
Vi si reca con i suoi uomini ed incontra Castelnau, del quale  stato compagno
d'armi e Mazres, ambedue con la corazza sotto il mantello. Sancerre li
interroga e, avendo mostrato loro gli ordini di Francesco II, che gli
prescrivono di arrestare tutti coloro che trover in possesso di armi, vuole
farli prigionieri. Castelnau gli risponde tranquillamente di non aver preso le
armi n contro il re n per arrecar danno ad alcuno, ma che sta andando a corte
per servizio, e che l sapr certo rendere conto delle sue azioni; ragion per
cui non si lascer fare prigioniero. Infatti con l'appoggio delle loro truppe i
due capi congiurati si ritirano; si sparano in aria quattro o cinque colpi di
pistola in tutto.
Sancerre rimane tanto pi sconfitto, e preoccupato, in quanto, essendo rientrato
in citt ed avendo gridato da tutte le parti: Allarmi! Forza, forza per il re!
non si fa avanti nessuno tranne un panettiere che, avendo udito le grida, si
rinchiude subito in casa; di modo che Castelnau occupa assai facilmente la
citt, come se avesse mirato a questo. Sancerre si affretta a chiedere aiuto
allo Sfregiato. La sua lettera provoca una gran paura. La bella duchessa di
Guisa, presente alla lettura fattane dal marito, corre dalla regina madre
gridando che tutto  perduto. L'allarme si diffonde nella citt. Il duca di
Nevers si reca dal re, che  ancora a letto e gli dice: Sire, arrivano! A queste
parole il re si alza, si veste e si affaccia ad una finestra del castello. Cond
scorgendolo da una breccia sulla quale  salito, gli grida: Sire, morir al
servizio di Vostra Maest!
Lo Sfregiato invia a Tours il maresciallo de Saint-Andr che trova che il popolo
 obbediente e devoto al re e gli offre ogni aiuto in danaro e uomini. Bisogna
dire per che la scorta del maresciallo non invita certo alla ribellione...
Castelnau, Mazres e qualcuno dei loro uomini, essi hanno ritirato il grosso
delle loro forze oltre Saumur, raggiungono il castello di Noisay, ultimo punto
d'incontro dei capi che devono effettuare il colpo di mano ad Amboise. Venendone
a conoscenza i Guisa pensano di inviarvi qualcuno che, sulla sua parola, li
faccia decidere a venire ad Amboise. Giacomo di Savoia, duca di Nemours, accetta
la missione e parte con cento cavalieri. La fortuna lo assiste: egli sorprende
Mazres, che passeggia con il suo ospite, il barone di Raunay, li fa prigionieri
e li conduce ad Amboise. Subito dopo riparte per Noisay, questa volta scortato
da circa cinquecento uomini, quasi tutti ufficiali di palazzo.
Castelnau si vede perduto sapendo che i rinforzi richiesti ai capitani
congiurati pi vicini non gli arriveranno in tempo o saranno insufficienti, e
perci intavola trattative. Perch hanno preso le armi lui e i suoi compagni?
Forse per combattere contro il re? chiede Nemours. Cos come ha gi fatto con
Saucerre, il barone replica vivacemente che non  cos e che al contrario si 
armato per difendere la persona del re e per mantenere l'ordine nel suo regno e
per opporsi ai principi stranieri che lasciano avvicinare al sovrano solo chi
vogliono loro.
Quegli ambiziosi, prosegue Castelnau, vogliono usurpare la corona. E' tempo di
abbattere il loro potere e di instaurare un governo saggio e rispettabile.
Nemours lo invita allora a seguirlo con i suoi compagni, dando la sua parola di
principe che non sar fatto loro alcun male e che la loro libert sar
rispettata. Chieder inoltre a Francesco II di ascoltarli. Giura loro sulla sua
fede di riportarli a Noisay, glielo scrive di suo pugno apponendovi la propria
firma. I congiurati si fidano nobilmente di lui; quindici di loro lo seguono.
Appena giunti ad Amboise essi vengono incatenati e gettati in prigione,
nonostante le suppliche e le minacce di Nemours che  disperato; ma invano egli
fa intercedere la regina madre e la duchessa di Guisa (della quale, secondo
alcuni,  l'amante). Lo Sfregiato resta inflessibile. Quanto al cancelliere
Olivier, senza dubbio anch'egli indignato per questa mancanza dei principi
lorenesi all'impegno preso in loro nome, egli ribatte tuttavia, costrettovi, che
il re non  tenuto a mantenere la sua parola con un ribelle.
Come convenuto, La Renaudie si  diretto quel giorno stesso verso Noisay. Quando
gli giunge la fatale notizia della resa del barone egli, comprendendo che tutto
il piano  fallito, si guarda bene dal gettarsi nella bocca del lupo. Senza
dubbio trascorre la notte tra il 15 e il 16 in un bosco. Davanti a lui, a
gruppetti, marcia una folla di fanti.
Parte di costoro, da cinque a seicento uomini, viene trovata da una pattuglia,
in un bosco ad una lega da Amboise, il mattino del 16, giorno previsto per
l'esecuzione dell'impresa. Va loro incontro un forte squadrone di cavalleria,
con a capo i duchi di Nemours e di Aumale. Segue la fuga disperata di quegli
sventurati, che abbandonano spade e pistole. I duchi hanno senza dubbio l'ordine
di non ostacolare la fuga. Solo una cinquantina di poveri diavoli viene raccolta
e condotta in un cortile del castello, dove lo Sfregiato va ad interrogarli
mentre essi si spingono come montoni. Il duca non ci mette molto a convincersi
che questi uomini, una banda giunta da Poitou, non sono dei ribelli. Essi
spiegano di aver obbedito ad un vecchietto che li ha persuasi a riunirsi per
portare una richiesta al re. Se erano armati, lo erano per difendersi dai
contadini.
Guisa trattiene tre di essi, indicati dagli altri come guide. Da una finestra,
Francesco II dice qualche parola agli altri, che vengono rilasciati dopo aver
ricevuto uno scudo ciascuno. E' un susseguirsi di scene analoghe per tutta la
giornata e la nottata seguenti, tanto fruttuose saranno le retate ed evidente
l'ingenuit dei prigionieri. La corte ha optato per la clemenza; solo coloro che
non si allontaneranno in fretta da Amboise saranno passibili di pena di morte. I
Guisa sono inoltre tanto persuasi che il pericolo si sia allontanato che fanno
inviare dal re in tutto il paese decreti di amnistia e di perdono concernenti i
congiurati e tutti coloro che hanno saputo, visto o udito qualcosa, purch
vengano a fare una dichiarazione entro quindici giorni.
Serenit illusoria e indulgenza effimera. All'alba del 17, quando tutto dorme
ancora, le grida dei battellieri della Loira danno l'allarme al castello. Circa
duecento cavalieri tutti con la sciarpa bianca sbucano dalla strada di Blois: 
la compagnia di Bertrand di Chandieu. Sembra che quest'ultimo si sia abboccato
con il cadetto dei Maligny per impadronirsi del castello seguendo un nuovo
piano, senza dubbio elaborato da Cond e dal suo alfiere, in seguito alle misure
precauzionali prese dallo Sfregiato, che avrebbero impedito la realizzazione del
piano primitivo. Nei giorni precedenti un certo La Mothe avrebbe fatto entrare
un centinaio di mercenari armati, che avrebbero dovuto attaccare il castello
all'improvviso e dall'interno di Amboise, mentre Chandieu l'avrebbe assalito
dalla parte del ponte, con l'aiuto di altri due congiurati gi sul posto con le
loro bande, Cocqueville e des Champs.
Di fronte ai cavalieri i cortigiani, perdono la testa, mentre questi ultimi
attaccano la porta dei Bonshommes, sotto i colpi di archibugio delle guardie. E'
ancora lo Sfregiato che li rassicura, dopo un'ora o due di confusione. Fa
montare tutti a cavallo. Una parte contrattacca dalla porta dei Bonshommes,
l'altra, della quale prende il comando, irrompe dai fianchi sugli assalitori che
retrocedono e scompaiono, lasciandosi indietro qualche prigioniero. Sebbene essi
non vengano inseguiti, si cattura tuttavia qualche fante, tra i quali Adriano de
Briquemaut, signore di Villemongis, uno dei congiurati venuti dalla colonia
ginevrina. Favoriti dalla confusione, Maligny, La Mothe, Cocqueville e des
Champs riescono a fuggire.
Per tutta la giornata seguente, lo Sfregiato organizza vere e proprie battute in
tutta la regione. Si cattura, si uccide anche; si arriva persino a bruciare il
rifugio di una trentina di sventurati uno dei quali, piuttosto che seguire la
pattuglia, si getta volontariamente nel fuoco.
Alcuni prigionieri parlano e dichiarano di marciare agli ordini del principe di
Cond. Uno racconta persino che ad Orlans  stato quest'ultimo a distribuire le
armi esortando i suoi fratelli a combattere per la pi gloriosa impresa del
mondo. Il duca di Guisa vieta a chiunque di divulgare queste confessioni.
Due sono le conseguenze di questa movimentata giornata. Da una parte i Guisa ne
approfittano per rafforzare ancora di pi il loro potere. Si recano dal re e
mostrano al debole sovrano lettere prese ai prigionieri e ordini che assicurano
loro l'imminente arrivo di rinforzi costituiti da numerose truppe a piedi e a
cavallo.
Il cardinale non fa alcuna fatica a fingere un terrore che forse non lo ha
ancora abbandonato del tutto. Lo stesso duca si dichiara molto preoccupato:
L'intrepido La Renaudie prosegue i suoi arditi disegni e sembra che solo misure
rigorose, applicate con mano ferma, potranno impedire il disastro, vale a dire
lo sterminio di Francesco Il, della sua famiglia e dei suoi fedeli.
Il re, smarrito, chiede consiglio alla madre, anch'essa ancora allarmata. Alcuni
prigionieri, in preda ad una sorta di furore mistico, proclamano che si voleva
uccidere quei due malvagi. E questi sono i pi moderati, altri parlano invece di
massacro di tutta la famiglia reale, altri ancora fanno grazia al re e alla
madre, ma per tenerli prigionieri in una gabbia di ferro! Inoltre Caterina 
giustamente furente per il giudizio emesso nei suoi confronti da qualche
ribelle: E' una puttana che ci ha fatto un lebbroso!
La calunnia deve ben essere stata insegnata loro. Cosa consiglia la Fiorentina
al figlio fuori di s? Non lo sappiamo, ma resta il fatto che infine il re,
sentendosi incapace di regnare in quel difficile momento, si rivolge al duca di
Guisa e, o di sua iniziativa o perch tale decisione gli  stata imposta, lo
nomina luogotenente generale del regno, conferendogli quasi una sovranit, che
il duca aveva gi esercitato con tanta gloria in occasione della vittoriosa
campagna contro gli Spagnoli e gli Inglesi. Il brevetto di nomina verr redatto
nella camera stessa della regina madre. Il cancelliere Olivier apprender la
decisione reale quando gli sar presentato il documento perch vi apponga il
sigillo di Stato. Si dorr amaramente di non essere stato n consultato n
informato prima (il consiglio  forse composto da signorine? chieder furioso) e
saranno necessarie le moine e le promesse di Caterina perch finalmente
acconsenta a firmare.
La seconda conseguenza  che a poche ore di intervallo il terrore segue alla
clemenza, poich Chandieu si  reso colpevole di un atto di ribellione. Le
lettere patenti che attestano la carica di luogotenente generale dello Sfregiato
gli conferiscono pieni poteri per punire i congiurati. La prima cura dei Guisa 
quella di mandare a Parigi corrieri per chiedere nuovi rinforzi e far entrare
altre armi nel castello. Devono inoltre rinfrancare i gentiluomini e gli
abitanti di Amboise, di cui percorre a cavallo il centro e i sobborghi.
Quanto alla repressione, essa  spietata. Viene dato ordine alle pattuglie di
massacrare i disgraziati in cui si imbatteranno e che si daranno alla fuga alla
loro vista, sebbene il giorno prima essi non fossero stati nemmeno inseguiti.
Quest'ordine sar il segnale di un autentico massacro perch i lealisti
uccideranno senza scrupolo i meglio equipaggiati per impadronirsi delle spoglie.
Al castello ha inizio una spaventosa serie di esecuzioni sommarie. Si impiccano
ai merli delle fortificazioni i tre soli plebei ancora prigionieri del gruppo
fermato il giorno prima (tra cui il vecchietto), cos come sei gentiluomini, tra
cui La Force, un eroe di guerra. Questi ultimi muoiono recitando un salmo.
Inoltre le guardie affogano nella Loira i disgraziati che cadono nelle loro
mani. Lo Sfregiato nella sua rabbia avrebbe voluto anche fare impiccare senza
processo, incurante della parola data da Nemours, Castelnau e i suoi compagni,
Villemongis, Raunay e Mazres. Olivier, temendo ancora il successo finale della
congiura, grazie all'intervento della pretesa armata di riserva, e sperando in
tal modo di essere eventualmente risparmiato dai congiurati, ottiene che i
prigionieri vengano processati.
L'indomani muore La Renaudie. Sembra che il 16 e il 17 egli abbia errato avendo
per soli compagni il suo segretario, La Bigne, e un uomo armato. Il giorno 18
essi si trovano nel bosco di Chateaurenault quando si imbattono in un
distaccamento lealista comandato da un parente stretto dell'avventuriero,
Pardaillan. E' impossibile fuggire e lo scontro  inevitabile. Senza riconoscere
Giovanni du Barry, Pardaillan ingaggia duello. La Renaudie lo assale uccidendolo
con due sciabolate, ma viene a sua volta colpito a morte. I suoi compagni
vengono catturati e portati ad Amboise assieme ai due cadaveri.
La vista del cadavere di du Barry suscita grande allegria a corte. Egli viene
impiccato sul ponte, con al collo questo cartello: La Renaudie, detto La Forest,
capo dei ribelli. Poi viene tagliato a pezzi ed esposto nelle vicinanze di
Amboise.
Aggiungendosi alla pubblicazione dell'editto che conferisce allo Sfregiato pieni
poteri per una rigorosa repressione, l'annuncio della morte di La Renaudie
scoraggia gli ultimi cospiratori. Del resto a partire da questo momento ogni
tentativo sarebbe stato vano.
Con la scomparsa di Giovanni du Barry, i Guisa sono definitivamente rassicurati
e ritengono sia giunto il momento di fare il punto, a modo loro, sul tumulto.
Di fronte ai cortigiani il duca, che ha conosciuto bene La Renaudie, deplora che
un capitano tanto valoroso sia finito cos male per mancanza di buon senso. Poi,
alla luce dei documenti trovati addosso a La Bigne e delle confessioni fatte da
quest'ultimo, che sperava a torto di salvarsi la vita, ricostruisce il piano
della congiura ed i suoi scopi, ammettendo che non era prevista la morte del re,
ma quella del fratello e la propria. Ci che conta  ora riuscire a dominare il
re e ad obbligarlo a convocare gli Stati Generali. Per lo meno, aggiunge lo
Sfregiato, i capi di questa ribellione armata sono stati catturati, ad eccezione
di Maligny, e nominare cos il suo alfiere  un modo per mettere in causa quasi
direttamente Cond. La sera stessa Francesco Il, ancora vibrante di collera, non
riesce a dominarsi. Terminata la cena, d'un tratto egli pesta il pugno sul
tavolo gridando, prima di alzarsi e di andarsene: Ci sono qui persone che mi
adulano e mi tradiscono. Perdio, un giorno se ne pentiranno!
Cond, che in questa giornata ha perso una partita preparata da tanto tempo, ma
tanto malamente, resta impassibile. Due giorni dopo, l'arrivo dei rinforzi
inviati da Montmorency, che conferma cos la sua fedelt, dissipa gli ultimi
timore, al punto che il re se ne va a caccia e le regine a Chenonceaux; il 21
gli Chatillon lasciano la corte. Prima di andarsene D'Andelot ha una violenta
discussione con Caterina de' Medici, accusando i Guisa di aver provocato il
malcontento e la rivolta con la loro tirannia e le loro tassazioni. Partiti
loro, i pi tolleranti, la repressione raggiunge il culmine. Persino Olivier non
avendo pi nulla da temere, o forse impotente a farlo, non vi porr pi alcun
ostacolo. Mentre rifluiscono su tutte le strade di Francia i fuggiaschi e i
miserabili lasciati liberi nei primi giorni, alcuni dei quali diventano veri e
propri banditi che rubano e rapinano al loro passaggio, il duca d ordine al
signore di Amboise di non risparmiare nessun fuggiasco che si attardi nelle
vicinanze.
Nella citt e nel castello, che rigurgitano di prigionieri, ha luogo un odioso e
interminabile massacro. L'amnistia precedentemente accordata viene revocata.
E' difficile pronunciarsi sul numero approssimativo di sventurati decapitati,
impiccati o affogati dopo essere stati quasi sempre sottoposti alla tortura.
Qualcuno parla di milleduecento vittime, cifra che sembra per esagerata. E'
certo comunque che molti sventurati vengono gettati nella Loira a gruppi, legati
a delle pertiche. Se la grande massa delle vittime appartiene al popolo, molti
sono anche i nobili morti in queste giornate e nel lasso di tempo che va fino
alla fine di marzo.
Un'incisione dell'epoca mostra forche cariche di giustiziati; altri pendono dai
balconi e dai merli del castello. Su un patibolo, ricoperto di cadaveri le cui
teste sono esposte su una croce a forma di T, un uomo aspetta la morte con le
mani grondanti di sangue: in questa incisione l'artista ha voluto ricordare
l'esecuzione del signore di Villemongis. Infatti Villemongis prima di appoggiare
il capo sul ceppo, affonda le mani nel sangue dei compagni decapitati prima di
lui e le alza al cielo esclamando: Signore, ecco il sangue dei tuoi figli; tu li
vendicherai!
A contemplare l'orribile scena sono presenti non solo il giovane re, i Guisa e i
cortigiani, ma anche le regine e le dame di corte. Macabra galanteria. Bisogna
che la duchessa di Guisa, figlia della calvinista Renata di Francia, alla fine
s'indigni e le venga un attacco di nervi perch il cardinale e lo Sfregiato non
insistano pi nell'invitare le donne ad assistere alle orribili rappresaglie.
In seguito La Bigne, Raunay e Mazres riconoscono sotto la tortura che si era
stabilito di uccidere i Guisa in caso di resistenza da parte loro o dei loro
fedeli. Nessuno di essi compromette Antonio di Borbone, ma Mazres ammette di
aver udito La Renaudie dichiarare che, se la congiura fosse riuscita, il
principe di Cond se ne sarebbe dichiarato il capo. I due capitani vengono
decapitati e squartati.
E' poi la volta di Castelnau, malgrado il giuramento fattogli dal duca di
Nemours. Anch'egli afferma sotto la tortura che nessuno avrebbe attentato alla
vita e alla persona del re. Durante la sua prigionia i Guisa ed Olivier non
hanno disdegnato di andarlo a trovare nella sua cella e di intavolare con lui
discussioni di ogni genere. E' in una di queste occasioni che il duca, messo in
imbarazzo dal proprio interlocutore, ammette di non essere capace di discutere,
ma in compenso di essere assai capace di far tagliare le teste. Al che
Castelnau, pieno di disprezzo, replica: Ecco una cosa indegna di un principe!
Il maggiore argomento addotto dal barone, oltre al fatto che gli erano state
assicurate la vita e la libert,  di non poter essere giudicato e condannato
per il crimine di lesa maest imputatogli, non avendo egli cospirato che contro
i ministri del re.
A corte molti sono inclini alla piet per un uomo valoroso il cui fratello 
morto un quarto di secolo prima per un colpo di spada infertogli mentre
proteggeva col proprio corpo il duca d'Orlans, figlio di Francesco I che si era
trovato in pericolo durante una lite. Prima di partire, Coligny e d'Andelot
hanno parlato in suo favore e la regina madre implora che gli si salvi la vita.
Il giovane re, indottovi dalla madre, acconsente a condannarlo a tre soli anni
di galera. Ma i Guisa lo obbligano ad annullare il decreto, malgrado le nuove
istanze di Caterina, che giunge fino ad abbracciarli e ad andarli a cercare
nelle loro camere. Quanto a Nemours, gli storici sono discordi sul suo
atteggiamento; secondo alcuni egli lotta per la fede e la parola date, secondo
altri non insiste affatto. Del resto la sua coscienza viene finalmente liberata
ufficialmente. Un ordine del re, rafforzato dal decreto di un tribunale d'onore,
libera il duca dal suo giuramento. Da questo momento niente ostacola pi
l'esecuzione del barone. Essa ha luogo il 29 marzo, assieme a quella di
Villemongis. Prima di morire Castelnau si rivolge ai Guisa: E' con voi e con la
vostra tirannia che ce l'abbiamo dice, non con il re. Ma non neghiamo di essere
colpevoli di lesa maest, se i Guisa sono gi re.
Le teste dei quattro capi congiurati restano esposte per ben diciassette giorni
su un palco edificato nella piazza del Grand Carroir, sorvegliate da quattro
uomini armati, pagati due soldi e sei denari per notte. Mentre queste teste sono
esposte ed i cadaveri degli impiccati dondolano appesi alle forche, un
gentiluomo ugonotto, passando per Amboise con il figlio di otto anni, glieli fa
contemplare: Figlio mio, la tua testa non deve essere risparmiata, dopo la mia,
per vendicare questi capi pieni di onore; se tu la risparmiassi, avresti la mia
maledizione. Questi carnefici hanno decapitato la Francia.
Solenne invito all'odio e alla vendetta, che non sar dimenticato dal
destinatario, Agrippa d'Aubign.
A queste vittime se ne aggiunge un'altra, imprevista: il cancelliere Olivier.
Egli non ha potuto resistere a questa spietata e selvaggia repressione, alla
quale le sue funzioni lo associano. Si mette a letto il 24 marzo e muore dieci
giorni dopo tra i rimorsi di una coscienza turbata...
Grazie all'abilit della regina madre, e senza dubbio con l'approvazione del
cardinale di Lorena, che ha avuto modo di apprezzare il valore e la competenza
del Presidente della Corte dei Conti, suo successore  il virtuoso Michele de
L'Hospital, sebbene egli sia stato probabilmente a conoscenza, della congiura o
l'abbia addirittura approvata. Agrippa d'Aubign ce lo assicura, dichiarando di
aver visto la sua firma per esteso sull'originale dei piani dell'impresa,
documento custodito da suo padre. Se  vero,  lecito supporre che Caterina gli
fa affidare i sigilli per porre nel consiglio del re un uomo di grande stima,
che non sia cliente dei principi lorenesi nel momento in cui il parlamento di
Parigi, represso e punito il tumulto, concede allo Sfregiato il titolo di
difensore della patria. Infatti secondo gli usi del tempo il fallimento della
congiura viene notificato ai magistrati. Malignamente i Guisa hanno affidato
questo incarico al conestabile Montmorency, perch sono ancora persuasi che il
loro predecessore sia stato almeno a conoscenza, sempre che non lo abbia
addirittura sostenuto, del complotto. Mal gliene incoglie: nella sua
comunicazione al parlamento, il conestabile parla di un attacco diretto non
contro il re, ma contro i ministri e persino contro il regime, che sarebbe stato
sostituito da una repubblica simile a quella degli Svizzeri.
Le principali corti europee vengono ugualmente informate ufficialmente della
fine della congiura. Ai principi protestanti tedeschi l'emissario dei Guisa, il
vescovo di Rennes, Bockerel, sottolinea le dichiarazioni dei prigionieri che li
hanno messi in causa e hanno denunciato l'appoggio da loro dato alla
cospirazione. I principi respingono l'accusa, ma ne approfittano per reclamare
la libert di coscienza in Francia.
Mentre Francesco II scrive queste spaventose parole: Le maniere dolci sono
fallite; sono costretto ad impiegare le misure pi rigorose contro gli ugonotti:
fateli impiccare senza processo, i Guisa inviano a nome suo ad Antonio di
Borbone una lettera non priva d'ironia, ma sinistra: Mio buon zio, Dio, nella
sua grazia e bont, ha mutato in fumo la diabolica impresa degli sciagurati
eretici e ribelli ad Amboise. Ho voluto avvertirvi che tutto  tranquillo, ben
sapendo come questa notizia vi sia gradita... Non mi stupisco che vi siate
irritato per le voci corse su di voi in Spagna, dove si dice che sosteniate le
imprese architettate da quegli sciagurati eretici contro di me, sapendo come una
tale calunnia vi sia stata addossata falsamente, visto il torto che vi sareste
fatto se cos fosse stato.
Il re di Navarra, che non  uno sciocco, comprende questo avvertimento appena
velato. Riunisce un forte corpo di armati e disperde i duemila protestanti che,
senza dubbio in relazione col complotto d'Amboise, hanno provocato agitazioni
nella regione di Agen. Cos i Guisa dovrebbero essere soddisfatti. Ma Antonio fa
di pi; poich Elisabetta d'Inghilterra gli ha inviato un emissario per
conoscere le sue intenzioni nei confronti dei principi lorenesi e di Francesco
II, il primo principe del sangue si affretta ad avvertire quest'ultimo,
informandolo anche della risposta data all'ambasciatore inglese: gli ha detto di
non essere n un cervo n una cerbiatta della sua padrona, e di non potere, in
nessun caso, provare alcuna amicizia per i nemici della corona di Francia.
E Cond? La disfatta dei cospiratori, la morte di La Renaudie, il fallimento di
Bertrando de Chandieu rendono la sua posizione ad Amboise, tra i suoi nemici,
molto pericolosa. Tuttavia sin dal suo arrivo a corte i Guisa affettano
un'estrema cortesia nei suoi confronti e sembrano ignorare ogni sospetto, mentre
tutte le informazioni raccolte attestano che  stato il principe l'ideatore del
complotto. Nel momento culminante si affida persino a Cond la difesa di una
porta del castello, anche se egli si trova in realt circondato da uomini
fedelissimi ai Guisa, tra cui il loro stesso fratello, il Gran Priore. Cond, a
ragione preoccupato, rivaleggia da parte sua in servilismo col... fratello
maggiore, dichiarando che si devono impiccare tutti i ribelli. Tuttavia la fuga
del suo alfiere Maligny lo mette in ansia quanto la confessione dello sventurato
La Bigne. Ma i Guisa non si discostano dalla loro prudente linea di condotta.
Ad un diplomatico straniero che allude in sua presenza alle responsabilit del
principe, il duca replica vivacemente: Non voglio parlare di questo per nulla al
mondo! Assieme al cardinale, che  comunque pi impaziente di lui, egli vieta
persino, come si  visto, qualunque indiscrezione sulle accuse rivoltegli dai
prigionieri. Si lascia partecipare Cond al consiglio, mentre Francesco II,
furente,  placato da Caterina de' Medici.
Perch quest'indulgenza? Il fatto  che sarebbe un'imprudenza accusare Cond
senza possedere la prova formale della sua partecipazione alla congiura. Maligny
 scomparso portando con s i documenti del suo padrone. Lo Sfregiato ha cercato
invano in tutti i modi di catturarlo. Il principe deve fingere a tal punto da
assistere al supplizio dei suoi complici, senza tentare nemmeno di intervenire
in favore di uno di essi, il che sarebbe bastato oltre tutto a togliere al
prigioniero qualunque speranza di salvezza.
Ma il 30 marzo accade un incidente: Francesco II fa arrestare lo scudiero di
Cond, il signore di Vaux, che ha dato a Maligny il suo cavallo per farlo
fuggire. Il principe non pu non protestare. Il giovane re, appena Cond viene
introdotto m sua presenza, lo accusa di essere il capo della congiura ordita dai
sediziosi e dai ribelli contro la sua persona ed il suo Stato, assicurando che,
se  cos, gli far capire com' difficile e dannoso scontrarsi con un re di
Francia.
Gi si profila il patibolo. Cond risponde con l'energia della disperazione.
Lungi dal rivendicare l'onore di avere in effetti voluto riportare il trono alla
sua integrit abbattendo gli usurpatori Lorena, egli protesta la sua fedelt nei
loro confronti e chiede di poter rispondere ai suoi detrattori in presenza dei
principi, dei membri del consiglio e dei cavalieri dell'ordine. Il re
acconsente; il giorno stesso la corte lascia Amboise per Chenonceaux. E' l che
il 2 aprile si tiene nella sala reale la riunione reclamata dal principe.
Quest'ultimo rinnova la sua protesta contro le accuse fattegli, sfidando in
campo i suoi calunniatori.
Per provare la sua innocenza egli vuole privarsi del suo rango e della sua
dignit di principe del sangue per combattere contro i suoi detrattori e farli
confessare, tenendo puntata alla loro gola la spada o la lancia, che essi non
sono altro che dei codardi e delle canaglie e per costringerli ad ammettere che
sono loro a cercare di sovvertire lo Stato e di estinguere quel sangue reale
alla difesa del quale egli invece vuole dedicare la propria vita e i propri
beni, come del resto ha sempre dimostrato. Intima cos ai presenti, se qualcuno
di essi lo abbia accusato e intenda mantenere le sue accuse, di dichiararlo
subito.
Non si fa avanti nessuno. Secondo alcuni, il duca di Guisa propone persino a
Cond di fargli da secondo. Pi plausibili sembrano invece le glaciali parole
attribuitegli da altri autori: Ho sempre visto il principe comportarsi con
grande valore; per la sua passata condotta e per il suo rango, non posso credere
che i sospetti da lui respinti siano giustificati. Se fosse stata portata allora
una prova decisiva, questa arringa si sarebbe tramutata in una fatale
requisitoria, ma non fu cos e lo Sfregiato, da gran signore, ebbe l'eleganza di
sembrare persuaso dell'innocenza del suo nemico e di proporgli la pace, se non
l'alleanza. Il fratello, al contrario, ascoltava con grande tristezza senza il
minimo cenno di approvazione. Il re sciolse improvvisamente l'assemblea senza
chiedere il parere dei presenti. Cos, non potendolo condannare, egli si
rifiutava per lo meno di ammettere la falsit delle accuse. Del resto ne era
tanto persuaso che il 9 aprile scrisse ad Antonio di Borbone che suo fratello
era della partita.
L'azione del re di Navarra contro i protestanti sar forse una conseguenza di
questa nuova missiva reale. Sar un modo di attestare che lui, almeno, non era
implicato. Il mese di aprile vede passare in primo piano Caterina de' Medici con
l'appoggio di Michele de L'Hospital. Dl fronte ai Guisa, esasperati dal tumulto,
essi rappresentano l'elemento equilibratore e conciliatore.
Infatti il cancelliere, le lettere che ne confermano la nomina non saranno
firmate che il 30 giugno, riesce ad evitare il peggio per i protestanti facendo
adottare il 1 maggio l'editto di Romorantin, che demanda ai vescovi la
competenza del delitto di eresia, deferito ai tribunali ecclesiastici. Ma questi
ultimi sono praticamente caduti in desuetudine e non si riuniscono pi che per
questioni amministrative. Vale a dire che l'epoca dei carnefici  praticamente
conclusa. Ma l'editto rimarr lettera morta. Esso avr tuttavia l'immenso merito
di segnare una battuta d'arresto nel progetto del cardinale di Lorena di
instaurare l'Inquisizione in Francia.
La regina madre, istruita dal pericolo appena corso, si adopera per far
schierare definitivamente dalla parte del re gli Chatillon, che hanno provato la
loro fedelt nel corso dei recenti avvenimenti. Durante il soggiorno di Cloigny
ad Amboise ella si  ingraziato l'ammiraglio, consultandolo ad ogni proposito e
tenendo in gran conto tutti i suoi consigli, al punto che egli si augurer
pubblicamente che sia la regina madre ad occuparsi direttamente delle questioni
di Stato. I Guisa, che nonostante le apparenze escono molto indeboliti dal
tumulto, che  stato la prova del malcontento generale, non vi si opporranno.
Questo sar constatato dall'ambasciatore di Spagna, il quale il 22 aprile
scriver al re che per mantenersi al potere, essi hanno ceduto l'autorit alla
regina madre. Se quest'ultima li mantiene al potere,  perch essi sono in
effetti disarmati, perch sono gli zii del re e perch essa stessa non si sente
ancora sufficientemente esperta. Ma  lei a governare. La migliore prova saranno
l'interruzione degli aiuti inviati alla Scozia e, in agosto, la convocazione a
Fontainebleau di un'assemblea di notabili che far accettare al re, cos
consigliato dalla Fiorentina, il mantenimento della politica di tolleranza
istituita dagli editti di Amboise e di Romorantin nei riguardi degli ugonotti.
A quest'assemblea sono invitati naturalmente i principi del sangue. La regina
madre scrive al re di Navarra insistendo per la sua partecipazione. E'
importante mostrare ai notabili che il re non  esclusivamente nelle mani dei
suoi zii Guisa (e in effetti non lo  pi), ma che anche i Borbone si trovano
tra i suoi consiglieri. Forse Caterina pensa anche di realizzare l'unione dei
principi, perch si possano pi facilmente placare gli animi.
Il re di Navarra al solito esita. L'assemblea deve aver inizio il 21 agosto;
risponde di non aspettarlo perch non potr lasciare Nrac, dove si trova anche
Cond, prima della fine del mese. Antonio e il fratello hanno capito il piano
della regina madre e non vogliono che la loro presenza sia garante della sua
politica e della sua presa di potere. Cos i parenti pi stretti del re presenti
all'assemblea saranno i Montmorency-Chatillon. Coligny presenta due richieste a
nome dei o fedeli di Francia che desiderano vivere secondo la riforma del
Vangelo e disporre di chiese. Francesco II, malgrado i Guisa, risponde
graziosamente all'ammiraglio, senza sembrare rendersi conto dell'esatta
importanza delle rivendicazioni. La loro accettazione implicherebbe infatti il
riconoscimento dell'uguaglianza dei culti. E' fuor di dubbio che Coligny ha
ricevuto l'appoggio di Michele de L'Hospital, che ha a sua volta persuaso la
regina madre.
L'indomani, Giovanni di Montluc, vescovo di Valenza, molto stimato da Caterina,
reclama vigorosamente la riforma della Chiesa cattolica, denunciando i vescovi
pigri e scandalosi che non si preoccupano del loro gregge ma solo delle loro
rendite, i curati avari, ignoranti, odiosi e disprezzabili, i camerieri, cuochi
e barbieri colmati di benefici dai prelati loro padroni. Montluc conclude
chiedendo la convocazione di un concilio nazionale. L'arcivescovo di Vienne,
Carlo di Mazillac, approva la proposta, sottolineando che non c' il tempo di
aspettare un concilio ecumenico e che si deve quindi riunire d'urgenza un
concilio nazionale. Egli aggiunge che  necessario convocare anche gli Stati
Generali, proposta appoggiata da Coligny: essi permetterebbero ai sudditi del
re, dice, di presentare le loro lagnanze ad un sovrano che non possono
avvicinare. L'ammiraglio non perde un'occasione per colpire i Guisa.
Lo Sfregiato risponde poco abilmente; infatti egli non  un oratore. Pi
politico, il cardinale di Lorena si oppone alle richieste presentate a nome dei
protestanti. Dare loro templi significherebbe approvare la loro eresia, cosa che
il re non potrebbe fare senza essere perpetuamente dannato. Quanto ad un
concilio nazionale, a cosa servirebbe? Basterebbero delle ammonizioni generali o
private. Comunque conferma la condanna delle persecuzioni dei protestanti: Il re
dovrebbe impedire che essi vengano colpiti dalla giustizia, essendo molto
dolente, lui, cardinale, delle esecuzioni tanto rigorose alle quali si 
proceduto.
L'atmosfera  mutata; i Guisa hanno troppi notabili contro. Alla fine si
piegano. Il 26, alla seduta di chiusura, Francesco II annuncia di voler
convocare gli Stati Generali (se ne fissa la riunione a Meaux per il lo
dicembre) e un consiglio nazionale, previsto per il gennaio 1561. Del resto
quest'ultimo non avr luogo, poich il papa Pio IV, temendo di vederne uscire lo
scisma o il ristabilirsi della prammatica sanzione, annuncia la sua intenzione
di riaprire le sessioni del Concilio di Trento, assemblea in maggioranza
italiana, e dunque pi malleabile.
Poich sono assenti, i Borbone sono esenti da ogni compromesso. Questo non  un
bene per nessuno a corte; n la regina madre, n L'Hospital, n i Guisa ignorano
infatti che, dal Barn dove si  prudentemente rifugiato, Cond continua i suoi
intrighi. Si sorvegliano dunque i suoi amici e i suoi corrieri. Il 26 agosto, al
momento in cui i notabili si congedano, uno di questi corrieri, Giacomo de la
Sagne, per ordine dello Sfregiato viene arrestato ad tampes mentre sta tornando
e viene trovato in possesso di lettere che attestano un nuovo complotto,
documenti che per non ci sono pervenuti. Sotto la tortura La Sagne avrebbe
rivelato, tra quelli dei suoi complici, i nomi di gentiluomini della corte.
Questa volta  a Maligny ed all'agitatore Hotman che l'eterna eminenza grigia
affida il compito di organizzare la congiura. In mancanza del denaro inglese,
poich le sorti della guerra in Scozia le sono favorevoli, Elisabetta si mostra
pi circospetta, egli si rivolge alle Chiese protestanti francesi, tormentate da
esaltati che respingono gli appelli alla ragione ed alla calma prodigati da
Ginevra. Maligny e suo fratello sono essi stessi tentati di ottenere
l'approvazione di Calvino. Ma quest'ultimo, temendo ancora lo scisma, gliela
nega, inviando persino Teodoro di Bze a Nrac con l'incarico di opporsi ai
turbolenti progetti di molti poich, sottolinea il Riformatore, non mi  mai
piaciuto che la nostra causa fosse decisa dalla forza delle armi.
Ma un po' dovunque in Francia gli ugonotti hanno optato per l'audacia. Essi
hanno costituito veri e propri gruppi armati clandestini, che permettono loro di
tenere impunemente pubbliche assemblee, anche se proibite, e sinodi. Nella
regione del Rodano essi giungono persino ad occupare chiese cattoliche e a
dettar legge, all'occorrenza riscuotendo qualche imposta. In Provenza e nel
Delfinato, le bande fuggite da Amboise di Paulin de Mauvans e di Du Puy-Montbrun
si scontrano con le truppe del re; i due capitani ricevono ordini e direttive
dal leale Antonio di Borbone!
I piani dei cospiratori, anche se lo scopo  identico, sono assai diversi da
quelli che hanno portato al disastro di Amboise, dal quale si  tratta una
proficua lezione. L'impresa prevede di occupare la citt di Lione per dare
coraggio ai principi del sangue, convocarvi tutti coloro che desiderano
riconsolidare il regno e ricondurre alla ragione gli usurpatori. Si tratta
insomma di una vera e propria ribellione sostenuta dalle armi e che dovrebbe
portare alla convocazione degli Stati Generali, incaricati di proclamare i
diritti del re di Navarra e la decadenza dei Guisa. I Maligny hanno fissato per
il 5 settembre l'inizio dell'operazione su Lione. La decisione presa a
Fontainebleau di convocare gli Stati Generali mette Antonio, il cui nuovo vigore
 senza dubbio dovuto alla presenza del fratello minore presso di lui,
nell'imbarazzo. Tale decisione pone infatti i principi del sangue
nell'impossibilit di dare una spiegazione plausibile ad un'azione armata. Il re
di Navarra ordina dunque ai suoi fiduciari di rinunciare alla presa di Lione e
di dirigersi verso Limoges per raggiungerlo durante il suo viaggio verso Parigi,
impedendo cos ogni attacco diretto contro di lui. Ma il minore dei fratelli
Maligny non riesce ad impedire che nella notte tra il 4 e il 5 settembre, nella
cerchia delle mura di Lione, si svolga un combattimento tra i suoi uomini e un
gruppo lealista e, poich le sue truppe hanno la peggio, egli fugge. La congiura
avr cos un esito ancora pi pietoso della precedente. L'esito
dell'interrogatorio dei prigionieri colpir i Borbone... e porter sulla forca
tre borghesi della citt, accusati di complicit. La repressione non tarda a
venire. Il 20 settembre il maresciallo Saint-Andr occupa Lione, spargendovi
nuovo sangue, e invia il grosso delle sue truppe nella vallata del Rodano.
Puy-Montbrun  costretto a rifugiarsi a Ginevra; i suoi castelli vengono rasi al
suolo. Nello stesso tempo, alla notizia che i Borbone, per ordine del re di
Francia, stanno per giungere a Parigi, ma protetti da una numerosa scorta alla
quale si uniscono i loro fedeli lungo il cammino, lo Sfregiato e la regina madre
mandano loro incontro forti contingenti di truppe, cos come fanno anche nelle
regioni in cui le loro spie denunciano il pericolo di una sedizione.
E' un vero e proprio ultimatum quello che il capo dei Borbone riceve da
Francesco II. Gli interrogatori di La Sagne, che hanno portato all'arresto del
visdomino di Chartres e del consigliere Roberto de La Haye, non lasciano alcun
dubbio sulle attivit clandestine del re di Navarra e del fratello minore.
All'inizio ancora indulgenti, i Guisa e la regina madre prendono infine la
decisione di farla finita con Cond e di arrestarlo.
Il 31 agosto il signore di Crussol parte da Fontaine-bleau, latore
dell'ingiunzione del re di Francia ad Antonio di condurre senza indugio Cond in
sua presenza.
Potete essere certo, scrive Francesco II, che se egli rifiuter di obbedirmi,
sapr far capire molto bene che sono il re. Il re di Navarra non pu dimenticare
che  il suo sovrano, tanto pi potente di lui, a scrivere quelle righe
minacciose. Dopo Crussol,  il cardinale di Borbone a partire per Nrac,
incaricato di dire al fratello maggiore che non ha niente da temere per s e che
egli non  per nulla sospettato se si piega agli ordini di Francesco e gli porta
Cond. Anche i fratelli guadagnano tempo ed il cardinale, tornato a corte,
informa il sovrano che essi non arriveranno prima dei 20 ottobre, ritardo
oltraggioso per Francesco II. Si decide di mandare un forte esercito ad
aspettarli ad Orlans e si stabilisce inoltre di trasferire da Meaux a questa
citt la sede dei prossimi Stati Generali. Tutti ormai hanno capito che 
iniziata una vera e propria prova di forza.
Il 4 e il 5 ottobre i Guisa e i cavalieri dell'ordine giurano fedelt al re. Il
cardinale di Borbone fa lo stesso giuramento e supplica Francesco II di avere
piet dei suoi. Se si comportano bene, risponde il re, li tratter come miei
parenti, altrimenti li punir.
Ci sar la guerra, come tanti si aspettano? Il 18 ottobre la corte  ad Orlans;
il giorno 6 un messaggio di Antonio a Caterina la rassicura. Come ella pensava
il re di Navarra, incurante di perdere la propria libert e il trono, annuncia
di piegarsi interamente alla volont del re. Il 31 ottobre i due Borbone, quasi
isolati tra le loro truppe ben serrate, entrano ad Orlans. Nessun
rappresentante del re viene loro incontro ed  a piedi, non a cavallo, che essi
attraversano la prima corte del castello.
Cominciano le umiliazioni. Francesco II, circondato dalle due regine, dai Guisa
e dai marescialli Saint-Andr e Brissac, riceve per primo Antonio. Il visitatore
fa tre riverenze, mentre gli si ricorda che ha ricevuto l'ordine di portare con
s il fratello e che se non l'avesse fatto, gli verrebbe inflitta la sua stessa
punizione. Il re di Navarra protesta la sua fedelt. Sempre molto seccamente,
Francesco II dichiara di prenderne atto, ma gli ordina di non allontanarsi dalla
corte senza la sua autorizzazione.
E' poi la volta di Cond, che si profonde in riverenze e bacia le ginocchia del
re. Ma quest'ultimo subissa di accuse il traditore e ordina al capitano delle
guardie di metterlo in arresto, incurante delle lacrime da commediante di
Caterina e delle suppliche degli altri due Borbone.
I Guisa restano impassibili. Il principe viene condotto in una casa vicina,
davanti alla quale si costruisce un forte di mattoni, fiancheggiato da
cannoniere e munito di pezzi di artiglieria da campagna, che battono in tre
direzioni e difendono gli accessi... Non parla con lui che un cameriere. Invano
Antonio e il cardinale di Borbone solleciteranno il favore di vedersi affidare
la guardia del fratello. Francesco II rifiuta aggiungendo: Ho deciso il suo
arresto nel mio consiglio gi molto tempo fa. Due giorni dopo madame de Roye,
suocera del principe, sospettata di aver dato asilo a Maligny, viene arrestata e
incarcerata. Sar poi la volta del cancelliere di Antonio, Amaury Bouchard.
Nello stesso tempo gli Chatillon, sempre innocenti e sempre sospettati, ricevono
l'ordine di presentarsi a corte.
In novembre ha inizio l'istruzione del processo di Cond, sotto la presidenza di
Thou; il cancelliere  Tillet. L'accusa  fondata soprattutto sugli
interrogatori di La Sagne, del visdomino di Chartres e dei prigionieri catturati
a Lione; ma viene rievocata anche la cospirazione di Amboise, con varie prove
tra cui il verbale della confessione di La Bigne, segretario di La Renaudie.
Il giorno 13 i commissari, accompagnati da Michele de L'Hospital, si recano
nella prigione del principe per interrogarlo. Cond si rifiuta di rispondere al
cancelliere, creatura dei suoi nemici, ed ai magistrati dichiarando che tutto
quanto essi vogliono fare deriva dalla sola autorit del consiglio privato, al
quale egli nega ogni valore. Infatti, egli dice, il re, tanto giovane, non fa
nulla da s:  la tesi della minore et del re invocata nella conventicola di
Nantes e dal predicatore Chandieu. Altri due tentativi di interrogarlo avranno
lo stesso esito negativo. D'altra parte Cond vuole appellarsi a tre riprese
contro la sua incarcerazione: ma ogni volta il consiglio privato, del quale egli
nega l'esistenza legale, dichiara irricevibile il suo appello.
Finalmente il consiglio ordina che il principe debba rispondere ai commissari,
sotto pena di imputazione di lesa maest. Gi Antonio, vezzeggiato da Caterina,
trattato con deferenza dai Guisa, invitato dal re a presenziare al consiglio ed
a partecipare alla caccia, sente intiepidire la sua volont di difendere il
fratello. Senza dubbio egli assicura sempre di ritenerlo innocente ma, dice, se
fosse colpevole meriterebbe non una, ma mille morti.
Il 26 novembre la procedura viene sospesa. Dal 17 Francesco II non lascia pi la
sua camera. Gli  scoppiato un ascesso trascurato all'orecchio sinistro. Le cure
prodigate in seguito al sovrano ardente di febbre, non faranno che indebolirlo e
far aumentare le sue terribili emicranie. Il 28 si nota un lieve miglioramento.
Il 30 i medici dichiarano il re spacciato. L'indomani Francesco II confessa i
suoi peccati con grandissima devozione. Caterina, la donna forte del regno, ha
gi fatto sapere che alla morte di Francesco ella intende assumere la reggenza
(il giorno della sua ascesa al trono Carlo IX non ha ancora compiuto i dieci
anni) ed ha informato della sua decisione per mezzo di corrieri i governatori
delle province, ordinando loro di reprimere o di prevenire qualunque
insurrezione. Per raggiungere i suoi scopi senza scontri, durante l'agonia del
figlio ella realizza il progetto di riconciliare i Borbone con i Guisa, che
rinunciano a contestarle l'autorit.
D'un tratto Antonio, sfuggito per un pelo all'arresto, a causa dell'imminente
morte di Francesco II e della sua qualit di primo principe del sangue, si vede
offrire il potere, mentre i suoi amici protestanti lo spingono a non rifiutarlo,
cosa che significherebbe, come lui stesso dice, mancare al proprio onore. Il 5
dicembre Caterina, per disarmarli, fa leggere in presenza dei Guisa e di Antonio
vari documenti che sembrano attestare che la reggenza spetta di diritto alla
madre del re minorenne. Poi la Fiorentina, rivolgendosi al re di Navarra, il
solo vero concorrente per diritto di nascita, fa valere il fatto che il recente
comportamento suo e di suo fratello Cond gli tolgono ogni credito per
rivendicare la reggenza. A questo richiamo ella aggiunge una minaccia: la piaga
delle sue colpe e dei suoi delitti era talmente fresca, che ogni discussione
intorno alla sua persona avrebbe rappresentato un pericolo per lui e per i suoi
beni.
Antonio di Navarra trema di paura. Non insiste affatto, ma al contrario accorda
liberamente alla suddetta dama tutto quanto ella esige, vale a dire la sua
rinuncia. Al che la suddetta dama (non si sa se senza ridere) gli promette a
voce di nominarlo luogotenente del re in Francia... e che non saranno impartiti
ordini se non dietro consiglio suo e degli altri principi del sangue, che in
avvenire saranno rispettati ben altrimenti. Dopo di che ella gli fa abbracciare
i suoi cugini Guisa e fa promettere a tutti di dimenticare ogni rancore passato:
da questo momento essi cominciano a salutarsi e ad abbracciarsi come se fossero
sempre stati amici.
Al servizio di un re, i Guisa, sparito lui, seguendo l'esempio di Montmorency,
hanno la signorilit di non usare la loro forza, sebbene essa sia considerevole,
per mantenersi al potere. E' vero tuttavia che essi sanno di essere aborriti
dalla maggioranza della popolazione e specialmente dalla nobilt e che la
presenza di Antonio di Borbone li obbliga legalmente a chinare il capo. La
nomina a reggente di Caterina de' Medici garantisce loro la conservazione di
almeno una delle loro prerogative, non fosse altro che a causa delle qualit di
condottiero dello Sfregiato.
Il 5 dicembre a mezzogiorno il re, in preda a spaventose sofferenze, riceve
l'estrema unzione dal cardinale di Lorena. Muore la notte seguente. Appena morto
viene dimenticato... Le sue spoglie, accompagnate da pochi, vengono portate a
Saint-Denis senza alcuna pompa. Secondo la scienza moderna, lo sventurato
sovrano  morto a causa di una meningite encefalica conseguente
all'infiammazione suppurata dell'orecchio destro, collegata a vegetazioni
adenoidee.
La sua scomparsa assicura a Cond non soltanto la salvezza (secondo alcuni un
tribunale straordinario lo aveva condannato a morte e L'Hospital, invocando la
malattia del re, che avrebbe sempre potuto modificare la sentenza, avrebbe fatto
sospendere l'esecuzione), ma anche la libert, che ritrover fra poco.
Riprender cos la sua vita d'intrighi, di compromessi e di rinnegamenti.
Si riveler comunque un buon comandante in guerra, conquistando Orlans, Angers,
Tours e Blois nel 1562, quando sono ormai iniziate le guerre civili ed egli
combatte dalla parte degli ugonotti.
Nello stesso anno Antonio di Borbone, la cui luogotenenza generale del regno 
pi onorifica che reale, viene ucciso a Rouen e sul letto di morte si converte
al protestantesimo. Poi  la volta del duca di Guisa a morire assassinato ad
Orlans il 18 febbraio 1563 per mano dell'ugonotto Poltrot de Mr che sotto la
tortura indica Coligny come suo istigatore; e l'ammiraglio, pur respingendo
quest'accusa, si mostra apertamente contento della morte dello Sfregiato, nella
quale egli vede l'intervento di Dio.
Un mese dopo, il 19 marzo, Cond firma, proprio ad Amboise! un trattato tanto
restrittivo per l'esercizio del culto dei protestanti che verr accusato da
Calvino di aver tradito Dio nella sua verit. Calvino poi lascer questa terra
il 27 maggio 1564, dopo aver ancora una volta rimproverato al principe di
dimenticare, nelle braccia di cortigiane di facili costumi, la sua sposa e il
suo partito. Il principe tuttavia cambier vita, riprender le armi e assedier
Parigi nel 1567; ed il conestabile di Montmorency, combattendo contro di lui,
morir a Saint-Denis. Infine, il 13 marzo 1569 l'avventurosa carriera
dell'ambizioso principe del sangue termina drammaticamente. Sconfitto a Jarnac
dal duca d'Angi il futuro Enrico III, viene assassinato dopo la resa. Dal
tumulto di Amboise a questo campo di battaglia quanti voltafaccia, quante
follie!
Tre anni dopo un altro delitto, il pi odioso, il pi orribile. Caterina de'
Medici, preoccupata dell'ascendente di cui gode Coligny su Carlo IX, che ella
continua a dominare, provoca il massacro della notte di San Bartolomeo dopo che
il re, spinto dai suoi consiglieri a coprire l'operazione condotta contro i capi
ugonotti, esclama furibondo: Allora uccideteli tutti, perch non ne rimanga
neppure uno a rimproverarmelo!
Trentamila vittime; e ancora un'altra qualche mese dopo: il vecchio Michele de
L'Hospital, campione di tolleranza, che muore di dolore... Trentamila vittime, e
le congratulazioni del papa alla regina madre, che estirpa l'eresia; ed anche,
per timore e per prudenza, l'abiura del protestante Enrico di Navarra, figlio di
Antonio di Borbone, che  tenuto ancora lontano dal trono di Francia dagli
ultimi figli della Fiorentina, l'effeminato Enrico d'Angi, diventato re di
Polonia, e Francesco d'Alencon.
Il 30 maggio 1574 (anno della morte del cardinale di Lorena), alla morte di
Carlo IX, Angi sar l'ultimo re di Francia della dinastia dei Valois e, anche
lui dominato dalla terribile madre, condurr come i suoi fratelli maggiori una
lotta sanguinosa contro i protestanti. Il 10 giugno 1584 il suo ultimo fratello,
d'Alencon, divenuto duca d'Angi al suo posto, muore tisico; ormai erede al
trono  il recidivo Enrico di Navarra, tornato alla religione protestante. Il
coltello del fanatico monaco Giacomo Clment far di lui il re di Francia il 1
agosto 1589.
Sette mesi dopo muore Caterina, meno di due settimane dopo aver fatto
assassinare a Blois, a ventiquattr'ore di distanza l'uno dall'altro, il secondo
Sfregiato, Enrico di Guisa, ed il secondo cardinale di Lorena, diventati ai suoi
occhi troppo potenti, cos come un tempo Coligny, irriducibile nemico dei Guisa.
Gli avvenimenti che seguono sono noti: la lotta di Enrico IV per conquistare un
trono negatogli dalla fazione cattolica; la sua nuova abiura del 25 luglio 1593,
certamente pi suggerita da uno scopo politico che non dettata da scrupoli
religiosi, che porta all'adesione della lega e, il 13 luglio 1598, la
proclamazione dell'editto di Nantes, che accorda finalmente la libert di culto
ai protestanti, ai quali sono ormai concessi gli stessi diritti civili dei
cattolici e che possono accedere alle stesse cariche pubbliche, editto che
susciter tante resistenze che il parlamento di Rouen lo registrer solo nel
1609 e la cui revoca da parte di Luigi XIV provocher l'esilio di moltissimi
protestanti e roviner in parte la Francia.
Il riconoscimento di Enrico IV come re legittimo significa, finalmente, il
ritorno alla pace all'interno della nazione, dopo mezzo secolo di lotte civili
rovinose, di repressioni sanguinose, di uccisioni, di intrighi, di tradimenti e
di voltafaccia iniziati con la congiura di Amboise.
FINE.
