UNO SPIRITO IN UN LAMPONE
di IGINIO UGO TARCHETTI
VERSIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA EZIO GALIANO
REVISIONE DI AMEDEO MARCHINI
La "Scapigliatura", il movimento artistico che, sorto
a Milano intorno al 1860, perseguiva un ideale d'arte
spontanea e fantasiosa, ebbe in Iginio Ugo Tarchetti
uno dei suoi esponenti pi significativi e originali.
Tarchetti port nel movimento il gusto per l'elemento
fantastico e stregato, l'acuto sentimento della coesi-
stenza di amore e morte e una esasperata sensibilit
che si tradusse in forme a volte morbose.
Tutti questi elementi si ritrovano, dosati con misura
in Uno spirito in un lampone, racconto fantastico in
cui la nota magica della storia si riveste di un colorito
linguaggio e di punte di umorismo.

Nel 1854 un avvenimento prodigioso riemp di terrore e di meravi-
glia tutta la semplice popolazione d'un piccolo villaggio della Calabria.
Mi accinger a raccontare, con quanta maggior esattezza mi sar
possibile, questa avventura meravigliosa, bench comprenda essere
cosa estremamente difficile l'esporla in tutta la sua verit e con tutti i
suoi dettagli pi interessanti.
Il giovane barone di B... - mi duole che una promessa formale mi
vieti di rivelarne il nome - aveva ereditato da pochi anni la ricca ed
estesa baronia del suo avo paterno, situata in uno dei punti pi incan-
tevoli della Calabria. Il giovane erede non si era allontanato mai da
quei monti cos ricchi di frutteti e di selvaggiume; nel vecchio maniero
della famiglia, che un tempo era stato un castello feudale fortificato,
aveva appreso dal pedagogo di casa i primi rudimenti dello scrivere e i
nomi di tre o quattro classici latini, di cui sapeva citare all'occorrenza
alcuni distici ben conosciuti. Come tutti i meridionali, aveva la passione
della caccia, dei cavalli e dell'amore - tre passioni che spesso sembrano
camminare di conserva come tre buoni puledri di posta; le poteva ap-
pagare a suo talento, n s'era mai dato un pensiero di pi; non aveva
neppur mai immaginato che al di l di quelle creste frastagliate degli
Appennini vi fossero degli altri paesi, degli altri uomini e delle altre
passioni.
Del resto, siccome la sapienza non  uno dei requisiti indispensabili
alla felicit - anzi ci pare l'opposto - il giovane barone di... si sentiva
perfettamente felice col semplice corredo dei suoi distici; e non erano
meno felici i suoi domestici, le sue donne, i suoi limieri, e le sue dodici
livree verdi incaricate di precedere e seguire la sua carrozza di gala nelle
circostanze solenni.
Un solo fatto luttuoso aveva, alcuni mesi prima dell'epoca a cui
risale il nostro racconto, portata la desolazione in una famiglia addetta
al servigio della casa e alterate le tradizioni pacifiche del castello. Una
cameriera del barone, una fanciulla che si sapeva aver tenuto tresche
amorose con alcuni dei domestici, era sparita improvvisamente dal
villaggio; tutte le ricerche erano riuscite vane; e bench pendessero non
pochi sospetti sopra uno dei guardaboschi - giovane d'indole violenta,
che era stato un tempo invaghito senza esserne corrisposto - questi
sospetti erano poi in realt cos vaghi e cos infondati, che il contegno
calmo e sicuro del giovane era stato pi che sufficiente a disperderli.
Questa sparizione misteriosa, che pareva involgere in s l'idea di un
delitto, aveva rattristato profondamente l'onesto barone di B...; ma a
poco a poco egli se n'era dimenticato spensierandosi con l'amore e con
la caccia: la gioia e la tranquillit erano rientrate nel castello; le livree
verdi erano tornate a darsi buon tempo nelle anticamere; e non erano
trascorsi due mesi dall'epoca di questo avvenimento che n il barone,
n alcuno de' suoi domestici si ricordava della sparizione della fanciulla.
Era nel mese di novembre.
Un mattino il barone di B... si svegli un po' turbato da un cattivo
sogno, si cacci fuori del letto, spalanc la finestra, e vedendo che il
cielo era sereno, e che i suoi limieri passeggiavano immalinconiti nel
cortile e raspavano alla porta per uscirne, disse:  Voglio andare a
caccia, io solo; vedo laggi alcuni stormi di colombi selvatici che si
son dati la posta nel seminato, e spero che ne salderanno il conto con
le penne . Fatta questa risoluzione, fin di abbigliarsi, infil i suoi sti-
vali impermeabili, si butt il fucile ad armacollo, accomiat le due li-
vree verdi che solevano accompagnarlo ed usc circondato da tutti i
suoi limieri, i quali agitando la testa, facevano scoppiettare le loro lar-
ghe orecchie, e gli si cacciavano ad ogni momento tra le gambe acca-
rezzando con le lunghe code i suoi stivali impermeabili.
Il barone di B... si avvi direttamente verso il luogo ove aveva veduto
posarsi i colombi selvatici. Era nell'epoca delle seminagioni, e nei cam-
pi arati di fresco non si scorgeva pi un arbusto od un filo d'erba. Le
piogge dell'autunno avevano ammollito il terreno per modo che egli
affondava nei solchi fino al ginocchio, e si vedeva ad ogni momento in
pericolo di lasciarvi uno stivale. Oltre a ci i cani, non assuefatti a quel
genere di caccia, rendevano vana tutta la strategia del cacciatore e i
colombi avevano appostate qua e l le loro sentinelle avanzate, precisa-
mente come avrebbe fatto un bravo reggimento della vecchia guardia
imperiale.
Stizzito da questa astuzia il barone di B... continu nondimeno a
perseguitarli con maggiore accanimento, quantunque non gli venissero
mai al tiro una sola volta; e si sentiva stanco e sopraffatto dalla sete,
quando vide l presso in un solco una pianticella rigogliosa di lamponi
carica di frutti maturi.
 Strano!  disse il barone,  una pianta di lamponi in questo luogo... e 
quanti frutti! come sono belli e maturi! 
E abbassando la focaia del fucile, lo colloc presso di s, si sedette;
e spiccando ad una ad una le coccole del lampone, i cui granelli di por-
pora parevano come inargentati graziosamente di brina, estinse, come
pot meglio, la sete che aveva incominciato a travagliarlo.
Stette cos seduto una mezz'ora; in capo alla quale si accorse che
avvenivano in lui dei fenomeni singolari.
Il cielo, l'orizzonte, la campagna non gli parevano pi quelli; cio
non gli parevano essenzialmente mutati, ma non li vedeva pi con la
stessa sensazione di un'ora prima; per servirsi d'un modo di dire pi
comune, non li vedeva pi con gli stessi occhi.
In mezzo ai suoi cani ve n'erano taluni che gli sembrava di non aver
mai veduto, e pure, riflettendoci bene, li conosceva; se non che li os-
servava e li accarezzava tutti quanti con maggior rispetto che non fosse
solito fare; gli pareva in certo modo che non ne fosse egli il padrone,
e dubitandone quasi, si prov a chiamarli:  Azor, Fido, Aloff! I cani
chiamati gli si avvicinarono prontamente, dimenando la coda.
Meno male  disse il barone,  i miei cani sembrano essere proprio
ancora i miei cani... Ma  singolare questa sensazione che provo alla
testa, questo peso... E che cosa sono questi strani desideri che sento,
queste volont che non ho mai avute, questa specie di confusione e di
duplicit che provo in tutti i miei sensi? Sarei io pazzo?... Vediamo,
riordiniamo le nostre idee... Le nostre idee! S, perfettamente... perch
sento che queste idee non sono tutte mie. Per...  presto detto riordi-
narle! Non  possibile, sento nel cervello qualche cosa che si  disor-
ganizzata, cio... dir meglio... che si  organizzata diversamente di
prima... qualche cosa di superfluo, di esuberante; una cosa che vuole
farsi posto nella testa, che non fa male, ma che pure spinge, urta in modo
assai penoso le pareti del cranio... mi pare di essere un uomo doppio.
Un uomo doppio! Che stranezza! E pure... s, senza dubbio... capisco
in questo momento come si possa essere un uomo doppio. Vorrei sa-
pere perch questi anemoni mezzo fradici per le piogge, ai quali non ho
mai badato in vita mia, adesso mi sembrano cos belli e cos attraenti.
Che colori vivaci, che forma semplice e graziosa! Facciamore un mazzolino. 
E il barone allungando la mano senza alzarsi, ne colse tre o quattro
che, cosa singolare, si pose in seno come le femmine. Ma nel ritrarre
la mano a s, prov una sensazione ancora pi strana; voleva ritrarla 
e nel tempo stesso allungarla di nuovo; il braccio mosso come da due
volont opposte, rimase in questa posizione quasi paralizzato.
Mio Dio! disse il barone; e facendo uno sforzo violento usc da quello
stato di rigidit, e subito osserv attentamente la sua mano come a
guardare se qualche cosa vi fosse rotto o guastato.
Per la prima volta egli osserv allora che le sue mani erano brevi
e ben fatte, che le dita erano piene e fusolate, che le unghie descrivevano
un'ellisse perfetta; e l'osserv con una compiacenza insolita; si guard
i piedi, e vedendoli piccoli e sottili, nonostante la forma un po' rozza dei
suoi stivali impermeabili, ne prov piacere e sorrise.
In quel momento uno stormo di colombi si innalz da un campo
vicino, e venne a passargli dinanzi al tiro. Il barone fu sollecito a cur-
varsi, ad afferrare il suo fucile, ad inarcarne il cane, ma... cosa 
prodigiosa!, in quell'istante si accorse che aveva paura del suo fucile, 
che il fragore dello sparo lo avrebbe atterrito; ristette e si lasci cader
l'arma di mano, mentre una voce interna gli diceva: "Che begli uccelli! 
che belle penne che hanno nelle ali!... mi pare che siano colombi 
selvatici..."
 Per l'inferno!  esclam il barone portandosi le mani alla testa,
 io non comprendo pi nulla di me stesso... sono ancora io, o non sono
pi io? o sono io ed un altro ad un tempo? Quando mai io ho avuto paura
di sparare il mio fucile? quando mai ho sentito tanta piet per questi
maledetti colombi che mi devastano i seminati? I seminati! Ma... ve-
ramente mi pare che non siano pi miei questi seminati... Basta, basta,
torniamo al castello, sar forse effetto di una febbre che mi passer
buttandomi a letto. 
E fece atto di alzarsi. Ma in quell'istante un'altra volont che pareva
esistere in lui, lo sforz a rimanere nella posizione di prima, quasi avesse
voluto dirgli: "No, stiamo ancora un poco seduti".
Il barone sent che annuiva di buon grado a questa volont, poich
dallo svolto della via che fiancheggiava il campo era comparsa una
brigata di giovani lavoratori che tornavano al villaggio. Egli li guard
con un certo senso di interesse e di desiderio di cui non sapeva darsi
ragione: vide che ve ne erano alcuni assai belli, e quando essi gli pas-
sarono dinanzi salutandolo, rispose al loro saluto chinando il capo con
molto imbarazzo, e si accorse che era arrossito come una fanciulla.
Allora sent che non aveva pi alcuna difficolt ad alzarsi, e si alz.
Quando fu in piedi gli parve d'essere pi leggero del solito; le sue gambe
parevano ora ingranchite, ora pi sciolte; le sue movenze erano pi
aggraziate quantunque fossero poi in realt le stesse movenze di prima,
e gli paresse di camminare, di gestire, di dimenarsi, come sempre.
Fece atto di recarsi il fucile ad armacollo, ma ne prov lo stesso spa-
vento di prima, e gli convenne adattarselo al braccio e tenerlo un poco
discosto dalla persona, come avrebbe fatto un fanciullo timoroso.
Essendo arrivato ad un punto in cui la via si biforcava, si trov in-
certo per quale delle due strade avrebbe voluto avviarsi al castello.
Tutte e due vi conducevano, ma egli era solito percorrerne sempre una
sola: ora avrebbe voluto passare per una, e ad un tempo voleva passare
per l'altra: tent di muoversi, ma riprov lo stesso fenomeno che aveva
provato poc'anzi: le due volont che parevano dominarlo, agendo su
di lui con la stessa forza, si paralizzarono reciprocamente, resero nulla
la loro azione: egli rest immobile sulla via come impietrito, come col-
pito da catalessi. Dopo qualche momento si accorse che quello stato di
rigidit era cessato, che la sua titubanza era svanita, e svolt per quella
delle due strade che era solito percorrere.
Non aveva fatto un centinaio di passi che s'imbatt nella moglie del
magistrato la quale lo salut cortesemente.
"Da quando in qua" si disse il barone di B..., "io sono solito a ri-
cevere i saluti della moglie del magistrato?" Poi si ricord che egli era
il barone di B..., che egli era in intima conoscenza con la signora, e si
meravigli di essersi rivolta questa domanda.
Poco pi innanzi si imbatt in una vecchia che andava razzolando alcuni 
manipoli di rami secchi lungo la siepe.
 Buon d, Caterina  le disse egli abbracciandola e baciandola sulle
guance; come state? avete poi ricevuto notizie di vostro suocero?
 Oh! Eccellenza... quanta degnazione...  esclam la vecchia quasi
spaventata dalla insolita familiarit del barone.  Le dir... 
Ma il barone l'interruppe dicendole: Per carit, guardatemi bene,
ditemi: Sono ancora io? sono ancora il barone di B... ?
 Oh, signore!...  diss'ella.
Egli non stette ad attendere altra risposta, e prosegu la sua strada,
cacciandosi le mani nei capelli, esclamando:  Io sono impazzito! 
Gli avveniva spesso lungo la via di arrestarsi a contemplare oggetti
o persone che non avevano mai destato in lui il minimo interesse, e li
vedeva sotto un aspetto affatto diverso di prima. Le belle contadine che
stavano sarchiando nei campi coll'abito rimboccato fin sopra il ginoc-
chio, non avevano pi per lui alcuna attrattiva, e gli parevano rozze,
sciatte e sguaiate. Gettando a caso uno sguardo sui suoi limieri che lo
precedevano col muso basso e con la coda penzoloni, disse:  To'!
Visir che non aveva che due mesi, adesso sembra averne otto suonati
s' cacciato anche lui nella compagnia dei cani scelti .
Gli mancavano pochi passi per arrivare al castello, quando incontr
alcuni dei suoi domestici che passeggiavano ciarlando lungo la via, e,
cosa singolare!, li vedeva doppi: provava lo stesso fenomeno ottico che
si ottiene convergendo tutte e due le pupille verso un centro solo, per
modo d'incrociarne la visuale; se non che egli comprendeva che le cause
di questo fenomeno erano affatto diverse da quelle; poich li vedeva
bens doppi, ma non si rassomigliavano totalmente nella loro duplicit
li vedeva come se vi fossero in lui due persone che guardassero con gli
stessi occhi.
E questa strana duplicit incominci da quel momento ad estendersi
su tutti i suoi sensi; vedeva doppio, sentiva doppio, toccava doppio;
e - cosa ancor pi sorprendente! - pensava doppio. Cio, una stessa
sensazione destava in lui due idee, e queste due idee venivano svolte
da due forze diverse di raziocinio e giudicate da due diverse coscienze.
Gli pareva, in una parola, che vi fossero due vite nella sua vita, ma due
vite opposte, segregate, di natura diversa - due vite che non potevano
fondersi, e che lottavano per contendersi il predominio dei suoi sensi
- donde la duplicit delle sue sensazioni.
Fu per ci che egli, vedendo i suoi domestici, conobbe s che erano i
suoi domestici, ma cedendo ad un impulso pi forte, non pot fare a
meno di avvicinarne uno, di abbracciarlo con trasporto e di dirgli:
 Oh! caro Francesco, godo di rivedervi; come state? come sta il nostro
barone? e sapeva benissimo di esser egli il barone. Ditegli che mi
rivedr fra poco al castello. 
I domestici si allontanarono sorpresi - e quello tra loro che era stato
abbracciato, diceva tra s stesso: "Io mi spezzerei la testa per sapere se
, o se non  veramente il barone che mi ha parlato. Io ho gi inteso
altre volte quelle parole... non so... ma quell'espressione... quell'a-
spetto... quell'abbraccio... certo non  la prima volta che io fui abbrac-
ciato in quel modo. E pure... il mio degno padrone non mi ha mai onorato 
di tanta familiarit".
Pochi passi pi innanzi, il barone di B... vide un pergolato che s'ap-
poggiava ad un angolo del recinto d'un giardino, per modo che quando
era coperto di foglie doveva essere affatto inaccessibile agli occhi dei cu-
riosi. Egli non pot resistere al desiderio che l'incitava ad affrettarsi 
verso il castello. Cedette al primo impulso, e appena sedutosi sotto la 
pergola, sent compiersi in s un fenomeno psicologico ancor pi curioso.
Una nuova coscienza si form in lui: tutta la tela di un passato mai
conosciuto si distese dinanzi ai suoi occhi: delle memorie pure e soavi,
di cui egli non poteva aver fecondata la sua vita, vennero a turbare
dolcemente la sua anima. Erano memorie di un primo amore, di una
prima colpa; ma di un amore pi gentile e pi elevato che egli non avesse
sentito, di una colpa pi dolce e pi generosa che egli non avesse com-
messo. La sua mente spaziava in un mondo di affetti ignorato, percor-
reva regioni mai viste, evocava dolcezze mai conosciute.
Nondimeno tutto questo assieme di rimembranze, questa nuova esi-
stenza che era venuta ad aggiungersi a lui, non turbava, non confondeva
le memorie speciali della sua vita. Una linea impercettibile separava le
due coscienze.
Il barone di B... pass alcuni momenti nel pergolato, dopo di che
sent desiderio di affrettarsi verso il villaggio. E allora le due volont
agendo su di esso con lo stesso accordo, egli ne sub un impulso cos
potente che non pot conservare il suo passo abituale, e fu costretto a
darsi ad una corsa precipitosa.
Queste due volont incominciarono da quell'istante a dominarsi e a
dominarlo con pari forza. Se agivano d'accordo, i movimenti della sua
persona erano precipitati, convulsi, violenti; se una taceva, erano re-
golari; se erano contrarie, i movimenti venivano impediti, e davano luogo
ad una paralisi che si protraeva fino a che la pi potente di esse avesse
predominato.
Mentre egli correva cos verso il castello, uno dei suoi domestici lo
vide, e temendo qualche sventura, lo chiam per nome. Il barone volle
arrestarsi, ma non gli fu possibile; rallent il passo e si ferm per qual-
che istante, ma ne segu una convulsione, un saltellare, un avanzarsi e
un retrocedere a sbalzi per modo che sembrava invasato, e gli fu gio-
coforza continuare la sua corsa verso il villaggio.
Il villaggio non gli pareva pi quello, gli pareva che ne fosse stato
assente da molti mesi: vide che il campanile della parrocchia era stato
riattatO di fresco, e quantunque lo sapesse, gli sembrava tuttavia di non
saperlo.
Lungo la strada si imbatt in molte persone che, sorprese di quel
suo correre, lo guardavano con atti di meraviglia. Egli faceva a tutte 
di cappello, bench comprendesse che non doveva; e quelle gli rispon-
devano togliendosi i loro berretti e meravigliandosi di tanta cortesia.
Ma ci che sembrava ancora pi singolare, era che tutte quelle persone
consideravano quasi come naturale quel suo correre, quel suo salutare;
e pareva loro di aver travisto, intuito, compreso qualche cosa in quei
suoi atti, e non sapevano che cosa fosse. Ne erano per impaurite e
pensierose.
Giunto al castello si arrest; entr nelle anticamere - baci ad una
ad una le sue cameriere; strinse la mano alle sue livree verdi, e si butt
al collo di una di esse che accarezz con molta tenerezza, e a cui disse
parole colme di passione e di affetto.
A quella vista le cameriere e le livree verdi fuggirono, e corsero urlando
a rinchiudersi nelle loro stanze.
Allora il barone di B... sal agli altri piani, visit tutte le sale del ca-
stello, e essendo giunto alla sua alcova, si butt sul letto, e disse:  Io
vengo a dormire con lei, signor barone . In quell'intervallo di riposo, le
sue idee si riordinarono, egli si ricord di tutto ci che gli era avvenuto
durante quelle due ore, e se ne sent atterrito; ma non fu che un lampo,
egli ricadde ben presto nel dominio di quella volont che lo dirigeva a
sua volont.
Torn a ripetersi le parole che aveva dette poc'anzi:  Io vengo a
dormire con lei signor barone . E delle nuove memorie si suscitarono
nella sua anima; erano memorie doppie, cio le rimembranze delle im-
pressioni che uno stesso fatto lascia in due spiriti diversi, ed egli 
accoglieva in s tutte e due queste impressioni. Tali rimembranze per 
non erano simili a quelle che aveva gi evocate sotto la pergola - quelle 
erano semplici, queste complesse; quelle lasciavano vuota, neutrale, 
giudice una parte dell'anima; queste l'occupavano tutta: e siccome erano 
rimembranze di amore, egli comprese in quel momento che cosa fosse
la grande unit, l'immensa complessivit dell'amore, il quale essendo
nelle leggi inesorabili della vita un sentimento diviso fra due, non pu
essere compreso da ciascuno che per met. Era la fusione piena e com-
pleta di due spiriti, fusione di cui l'amore non  che una aspirazione, e
le dolcezze dell'amore un'ombra, un'eco, un sogno di quelle dolcezze.
N potrei esprimere meno confusamente lo stato singolare in cui egli
si trovava.
Pass cos circa un'ora, trascorsa la quale si accorse che quella vo-
lutt andava scemando, e che le due vite che parevano animarlo si se-
paravano. Discese dal letto, si pass le mani sul viso come per cacciarne
qualche cosa di leggiero... un velo, un'ombra, una piuma; e sent che
il tatto non era pi quello; gli parve che i suoi lineamenti si fossero 
mutati, e prov la sensazione di aver accarezzato il viso di un altro.
V'era l presso uno specchio e corse a contemplarvisi. Strana cosa.
Non era pi lui; o almeno vi vedeva riflessa s la sua immagine, ma la
vedeva come fosse l'immagine di un altro, vedeva due immagini in
una. Sotto l'epidermide diafana della sua persona, traspariva una se-
conda immagine a profili vaporosi, instabili, conosciuti. E ci gli pareva
naturalissimo, perch egli sapeva che nella sua unit vi erano due per-
sone, che era uno, ma che era anche due ad un tempo.
Allontanando lo sguardo dal cristallo, vide sulla parete opposta un
suo vecchio ritratto di grandezza naturale, e disse:  Ah! questo  il
signor barone di... Come  invecchiato!  E torn a contemplarsi nello
specchio.
La vista di quella tela gli fece allora ricordare che vi era nel corridoio
del castello una immagine simile a quella che aveva veduto poc'anzi
trasparire dalla sua persona nello specchio, e si sent dominato da una
smania invincibile di rivederla. Si affrett verso il corridoio.
Alcune delle sue cameriere che vi passavano in quell'istante furono
prese da uno sgomento ancora pi profondo di prima, e corsero fug-
gendo a chiamare le livree verdi che stavano assembrate nell'antica-
mera, concertandosi sul da farsi.
Intanto nel cortile del castello si era radunato buon numero di cu-
riosi: la notizia delle follie commesse dal barone si era divulgata in un
attimo nel villaggio, e vi aveva fatto accorrere il medico, il magistrato
ed altre persone autorevoli del paese.
Fu deciso di entrare nel corridoio. Il disgraziato barone fu trovato
in piedi dinanzi ad un ritratto di fanciulla - quella stessa che era sparita
mesi addietro dal castello - in uno stato di eccitamento nervoso impos-
sibile a definirsi. Egli sembrava in preda ad un assalto violento di epi-
lessia: tutta la sua vitalit pareva concentrarsi in quella tela; pareva che
vi fosse in lui qualche cosa che volesse sprigionarsi dal suo corpo, che
volesse uscirne per entrare nell'immagine di quel quadro. Egli la fis-
sava con inquietudine, e spiccava salti prodigiosi verso di lei, come se
fosse attratto da una forza irresistibile.
Ma il prodigio pi meraviglioso era che i suoi lineamenti parevano
trasformarsi quanto pi egli fissava quella tela, ed acquistare un'altra
espressione. Ciascuna persona riconosceva in lui il barone di B..., ma
vi vedeva ad un tempo una strana somiglianza coll'immagine riprodotta
nel quadro. La folla accorsa nel corridoio si era arrestata compresa da
un panico indescrivibile. Che cosa vedevano? Non lo sapevano: senti-
vano di trovarsi dinanzi a qualche cosa di soprannaturale.
Nessuno osava avvicinarsi - nessuno si muoveva - uno spavento in-
superabile si era impadronito di ciascuno di loro: un brivido di terrore
scorreva per tutte le loro fibre...
Il barone continuava intanto ad avventarsi verso il quadro; la sua
esaltazione cresceva, i suoi profili si modificavano sempre pi, il suo 
volto riproduceva sempre pi esattamente l'immagine della fanciulla... e
gi alcune persone parevano voler prorompere in un grido di terrore, 
quantunque uno spavento misterioso li avesse resi muti ed immobili, 
allorch una voce si sollev improvvisamente, dalla folla, che gridava:
 Clara! Clara! 
Quel grido ruppe l'incantesimo.
 S, Clara! Clara!  ripeterono unanimi le persone verso le porte,
sopraffatte da un terrore ancora pi grande; e quel nome era il nome
della fanciulla sparita dal castello, la cui immagine era stata riprodotta
nella tela.
Ma a quella voce, il barone di B... si spicc dal quadro e si slanci
in mezzo alla folla gridando:  Il mio assassino, il mio assassino! 
La folla si sparpagli e si divise. Un uomo era in terra svenuto -
quello stesso che aveva gridato - il giovane guardaboschi su cui pen-
devano sospetti per la sparizione misteriosa di Clara.
Il barone di B... fu trattenuto a forza dalle sue livree verdi. Il guarda-
boschi, rinvenuto, domand del magistrato, cui confess spontanea-
mente di aver uccisa la fanciulla in un eccesso di gelosia, e di averla
sotterrata in un campo, precisamente in quel luogo dove, poche ore innanzi,
aveva veduto lo sfortunato barone sedersi a mangiare le coccole
del lampone.
Fu data al barone di B... una forte dose di emetico che gli fece rimettere
i frutti non digeriti, e lo liber dallo spirito della fanciulla.
Il cadavere di essa, da cui se ne partivano le radici del lampone, fu
dissotterrato e ricevette sepoltura cristiana nel cimitero.
Il guardaboschi, tradotto in giudizio, ebbe una condanna a dodici
anni di lavori forzati.
Nel 1865 io lo conobbi nello stabilimento carcerario di Cosenza che
mi ero recato a visitare. Gli mancavano allora due anni a compiere la
sua pena; e fu da lui stesso che intesi questo racconto meraviglioso.
FINE.

