<IND>
[a] 1. Le origini                                                         Pag=2
[a] 2. L'Impero azteco nel 1519                                           Pag=16
[a] 3. Societ e governo                                                  Pag=29
[a] 4. La vita quotidiana                                                 Pag=49
[a] 5. La religione                                                       Pag=79
[a] 6. Arte e letteratura                                                 Pag=98
[a] 7. La caduta dell'Impero azteco                                       Pag=119
</IND>
GLI AZTECHI
di Jacques Soustelle
Enciclopedia tascabile "IL SAPERE" edita dalla Newton Compton
VERSIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA EZIO GALIANO
REVISIONE DI AMEDEO MARCHINI
 1. Le origini
Gli Aztechi (Azteca) o Messicani (Mexica) dominavano con
splendore la maggior parte del Messico quando nel 1519 vi penetrarono
i conquistatori spagnoli. La loro lingua e la loro religione
si erano imposte su immensi territori, dall'Atlantico al
Pacifico e dalle steppe del Nord al Guatemala. Il nome del loro
sovrano Montezuma era venerato o temuto da un capo all'altro
del vasto territorio. I loro commercianti percorrevano i paese in
ogni senso con carovane di portatori; i loro funzionari esigevano
i tributi in ogni angolo del paese; alle frontiere le guarnigioni
azteche tenevano in rispetto le popolazioni confinanti. A Tenochtitln
(Mexico), loro capitale, l'architettura e la scultura avevano
raggiunto uno sviluppo straordinario, mentre era diffuso il
lusso del vestire, della tavola, dei giardini, dell'oreficeria.
Tuttavia gli Aziechi avevano conosciuto inizi oscuri e difficili.
Giunti nel Messico centrale soltanto nel 13esimo secolo, per molto
tempo erano stati considerati come stranieri semibarbari, poveri
e senza terra. L'inizio della loro ascesa data al regno di
Itzcoatl (1428-1440), quando i popoli che li circondavano potevano
vantare, nella maggior parte, una tradizione e una civilt
che i nuovi immigrati non avevano.
1. Le antiche culture messicane: l'epoca preclassica
In effetti l'antichit messicana, cos come progressivamente
ce la rivelano gli scavi archeologici e lo studio dei documenti
autoctoni, ci appare di una incredibile ricchezza di culture, che
si stratificano fino al passato pi lontano.
Per non parlare del Messico centrale dove, attorno alle lagune
e nelle paludi della vallata di Mexico, si ritrovano, in strati
risalenti a 15-20.000 anni fa, tracce di popoli cacciatori, dotati
di armi di pietra scheggiata, che cacciavano mammt e altri animali
selvatici. A partire dalla met del quarto millennio prima della
nostra era, nella vallata di Tehuacn si comincia a coltivare il mais.
In principio l'agricoltura non forniva che una piccola parte
del fabbisogno alimentare necessario alle popolazioni autoctone - che
si dedicavano prevalentemente alla caccia e alla
raccolta -, ma era andata crescendo l'importanza delle piante
coltivate: mais, fagioli, zucche, semi oleaginosi come lo
huauhtli (amaranto), pomodori e pimento. Nel corso dei successivi
cinque secoli, l'agricoltura si diffuse negli altopiani e lungo
le vallate, in direzione della costa del golfo. Il cotone non poteva
acclimatarsi nelle pianure centrali, ma l'agave (maguey) forniva
le sue fibre. Con l'agricoltura, la ceramica e la tessitura
nacque ii villaggio, agglomerato di Indiani divenuti sedentari,
legati ai loro campi dalla sicurezza derivata dai raccolti regolari.
Attorno alle lagune, a Zacatenco, Ticomn, El Arbolillo, Copilco,
Tlatilco, Cuicuilco i contadini autoctoni condussero per
tre millenni una vita simile a quella dei villaggi neolitici del
mondo antico. La ceramica abbondante e varia scoperta nelle
loro tombe  ricca di figurine, alcune delle quali, probabilmente,
rappresentano divinit; mentre altre, con i loro ornamenti e
turbanti, testimoniano di strutture sociali differenziate. Sul finire
di questo periodo, detto preclassico, poco prima della nostra
era, gli Indiani di Cuicuilco erano abbastanza numerosi e
organizzati per erigere la prima piramide dell'altopiano centrale,
tumulo di pietre e di mattoni, pi troncoconico che piramidale,
circondato di tombe.
2. Gli Olmechi
Fin da questa epoca, le tombe di Tlatilco rivelano l'influsso
che la prima delle pi remote culture messicane, quella degli
Olmechi, della costa del golfo, aveva esercitato sulle popolazioni
degli altopiani. Dalla seconda met del secondo millennio prima
della nostra era (1500-1200 a.C.), questo popolo ancora misterioso
aveva costruito importanti centri religiosi, in particolare a
La Venta e a San Lorenzo, negli attuali Stati di Tabasco e di Veracruz.
Prima di estinguersi, verso il 400 a.C., gli Olmechi avevano
diffuso la loro cultura in una immensa zona dell'America
centrale, dalla vallata del Balsas fino al Salvador e al Costa
Rica, dalle coste del golfo fino alle montagne dell'Oaxaca e alle
coste del Pacifico. Piramidi e altari, steli scolpite, bassorilievi,
giade e giadeiti cesellate e, soprattutto, scritture geroglifiche e
misurazioni del tempo: con gli Olmechi si delineano i tratti essenziali
di tutte le grandi civilt messicane. Si pu considerare la cultura
olmeca come una cultura di transizione tra il periodo preclassico, quello
del villaggio, e il periodo classico, quello della citt.
3. Le culture classiche
Il primo millennio della nostra era , in Messico, il periodo
delle culture classiche. Quattro principali centri brillano di
splendore incomparabile: il paese dei Maya al Sud, con grandi
citt come Palenque, Yaxchiln, Copan, Piedras-Negras, Uxmal,
Labn, Monte Albn e Mitla presso gli Zapotechi dell'Oaxaca,
El Tajin nell'attuale Stato di Veracruz, Teotihuacn
nell'altopiano centrale.
Teotihuacn (massima fioritura: 400-700 circa), con le sue
enormi piramidi del Sole e della Luna (63 e 43 metri di altezza), il
viale dei Morti lungo 1.700 metri, i templi delle divinit agrarie e
del Serpente Piumato, le sculture e gli affreschi, le maschere in
pietra dura e la magnifica ceramica dipinta, sembra essere stata
una metropoli teocratica e pacifica il cui influsso  giunto fino
in Guatemala. La sua aristocrazia sacerdotale, di cui ignoriamo
la lingua, era senza dubbio - certi particolari degli affreschi e
delle sculture tenderebbero a dimostrarlo - originaria della costa
orientale, della zona degli Olmechi e di El Tajin, mentre la
massa della popolazione contadina doveva essere composta di
Otomi e di altre trib rurali. La religione comportava il culto del
dio dell'acqua e della pioggia (che gli Aztechi chiamavano Tlaloc),
del Serpente Piumato, simbolo della fertilit agraria (Quetzalcatl),
della dea dell'acqua (Chalchiuhtlicue). Alcune
pitture murali mostrano che gli abitanti di Teotihuacn credevano
a una vita al di l della tomba, a un paradiso in cui i beati
cantavano la loro gioia in glardini tropicali sotto la protezione
benevola di Tlaloc.
Sebbene separati da grandi distanze e da imponenti ostacoli
naturali, i quattro centri classici furono certamente in contatto
gli uni con gli altri. Oggetti (vasi in terracotta o in alabastro),
motivi architettonici e decorativi, idee e riti viaggiavano con i
commercianti e i pellegrini. L'architettura monumentale, il bassorilievo,
la scrittura geroglifica, il calendario, presentano, malgrado nette
differenze di stile, numerosi caratteri comuni.
Durante tutto questo periodo eccezionalmente brillante, dove
si trovano gli Aztechi? Secondo la loro storia tradizionale, essi
vivevano ad Aztlan (da cui il loro nome), paese situato a Nord-Ovest
del Messico o a Sud degli Stati Uniti attuali: la loro lingua,
il nahuatl, fa parte di una famiglia linguistica i cui dialetti
si ritrovano da Nord a Sud a partire dallo Utah fino al Nicaragua.
Le cronache autoctone li qualificano come azteca chichimeca,
barbari di Aztln. In altri termini, essi vivevano come
le trib guerriere, nomadi e cacciatrici, note col nome di
Chichimechi (barbari) che vivevano di caccia e di raccolto nelle
steppe e nelle montagne, vestendosi di pelli e rifugiandosi nelle
caverne o sotto leggere capanne di frasche.
Il solo riferimento cronologico preciso che noi possediamo
fissa a due volte quattrocento anni, pi dieci volte venti anni,
pi quattordici anni prima dell'anno 1168 della nostra era, data
della caduta di Tula, come si vedr pi oltre, la durata del periodo
durante il quale i Messicani hann vissuto ad Aztln. Si erano
dunque stabiliti a met del secondo secolo (nel 154?), giunti
probabilmente da una regione pi settentrionale.
Comunque sia, essi dovettero dimorare per mille anni ai confini
della cultura dell'altopiano centrale, da questa ignorati e
ignorandola. Del resto, tra il loro habitat supposto e la vallata di
Mexico, altre popolazioni chichimeche, di cui almeno una parte
parlava dialetti nahuatl, occupavano le grandi distese degli attuali
Stati di San Luis Potos, Guanajuato, Quertaro. Gli Aztechi
si trovavano dunque fuori dal Messico, dalla sua cultura e
dalla sua storia.
4. I Toltechi
A seguito di fenomeni economici e sociali ancora oscuri, le
grandi citt classiche furono poco a poco abbandonate tra il
nono e l'11esimo secolo. Il declino di Teotihuacn  cominciato
relativamente presto (ottavo secolo), ma una colonia di questa citt
 sopravvissuta ad Azcapotzalco, ai margini della grande laguna.
A questo punto entrano in scena per la prima volta nella storia
del Messico i popoli di lingua nahuatl che dovevano giocarvi
un ruolo predominante. I Toltechi, provenienti dal Nord, fondarono
la loro citt, Tula, nell'area della borgata otomi di
Mamhni, nell'856 della nostra era, secondo la cronologia tradizionale.
 probabile che i primi immigrati toltechi ancora barbari
e poco numerosi accettassero, pi o meno volentieri, per
circa un secolo, l'egemonia di una classe sacerdotale originaria
di Teotihuacn e fedele alla tradizione teocratica dell'era classica.
Questo  quanto simbolizzato nei racconti storico-mitici dal
re-sacerdote Quetzalcatl, il Serpente Piumato, che parlava, si
dice, una lingua diversa dal nahuatl, interdiva ogni sacrificio
umano, celebrava il culto del dio della pioggia e si mostrava in
tutte le circostanze profondamente buono e virtuoso.
Ma, con l'arrivo di successive ondate di immigrati dal Nord,
questo fragile equilibrio era destinato a rompersi. Gli Indiani
del Nord apportavano nuove idee e nuovi riti, la religione astrale,
il culto della Stella del Mattino, la nozione della guerra cosmica,
i sacrifici umani, un'organizzazione sociale militarista.
Questo complesso di idee  simbolizzato dal dio-stregone
Tezcatlipoca, dio dell'Orsa Maggiore, del cielo stellato e del
vento notturno, protettore dei guerrieri. Il ciclo epico relativo a
Tula descrive una serie di conflitti, di guerre civili, di incantesimi
grazie ai quali Tezcatlipoca giunse (nel 999) a cacciare
Quetzalcatl; il re vinto part in esilio verso il misterioso paese
nero e rosso, Tlillan Tlapallan, che si immaginava al di l del
mare divino, dietro l'orizzonte orientale.
La cultura tolteca propriamente detta si svilupp a partire
dall'11esimo secolo. Gli di celesti prevalgono sulle vecchie divinit
della terra e dell'acqua. II Serpente Piumato stesso diviene, per
una sorta di ironia metafisica, un dio astrale, il dio del pianeta
Venere. I sacrifici umani si generalizzano. Sui monumenti, lunghi
fregi rappresentano aquile (simboli solari) e giaguari (simboli
di Tezcatlipoca) che brandiscono cuori umani. I templi non
sono pi come per il passato santuari di dimensioni ridotte nei
quali non penetrava che il sacerdote, ma comportano vaste sale
e colonnati nei quali potevano riunirsi i guerrieri. Il re,
emanazione dell'aristocrazia militare, detiene con questa i poteri
che appartenevano un tempo alla classe sacerdotale.
La cultura tolteca si  irradiata dalla pianura centrale fino a
Michoacn all'Ovest, alla costa del golfo all'Est, alle montagne
dell'Oaxaca e dello Yucatan al Sud-Est. Il gruppo yucateco nato
dall'incontro tolteco-maya a Chichn-Itz, ha dato luogo a una
vera rinascita, durante due secoli, della esausta civilt maya.
L'essenza della sua arte, delle sue concezioni religiose, della
sua organizzazione dinastica,  sopravvissuta fino alla conquista
spagnola. Nel 1168, soccombendo a dissensi interni e all'invasione
di nuovi immigranti, la citt di Tula fu saccheggiata e abbandonata.
Ma importanti contingenti toltechi resistettero, insediati
in altre citt, in particolare a Colhuacn, sulle rive del lago,
e a Cholula, luogo di pellegrinaggio in onore del Serpente Piumato.
Cos la tradizione tolteca, la lingua e i costumi di Tula si
conservarono nonostante la caduta della citt.
Il crollo della potenza tolteca provoc in tutto il mondo
autoctono di allora un profondo sconvolgimento. La notizia dovette
diffondersi grado a grado, da trib a trib, fino alla lontana
Aztln. Da ogni parte, attraverso steppe e sierre, le trib barbare
si misero in marcia verso il Sud.
Alla loro guida, un capo che la tradizione denomina Xolotl
penetr per primo nel territorio dell'antico Impero tolteco e vi si
stabil senza colpo ferire. I Chichimechi si insediarono nelle caverne
e nelle foreste del Messico centrale, continuando nel loro
abituale modo di vivere. Ma essi entrarono in contatto con le
civilt tolteche che restavano. Uno dei loro primi re, Nopaltzin,
spos la figlia del signore tolteco di Colhuacn, primo esempio
di alleanze che dovevano poi moltiplicarsi.
Quanto agli Aztechi, anch'essi cominciarono nel 1168 la lunga
marcia che doveva condurli, circa un secolo pi tardi, nella
vallata di Mexico. Una delle loro prime tappe  designata dalla
tradizione sotto il nome di Chicomoztoc, le Sette Caverne,
chiaro riferimento al loro modo di vivere in quell'epoca. Nel
loro cammino incontrarono altre trib, anch'esse in marcia verso
il Sud. Attraversando il Michoacn, essi penetrarono nell'altopiano
della regione di Tula. Ovviamente, non si deve immaginare la
loro migrazione come un insediamento continuo. Talvolta essi
si stabilivano per un certo numero di anni in una regione
propizia. Ora combattendo, ora entrando in rapporto pacifico
con le popolazioni civili, finirono presto, grazie al loro singolare
genio di sintesi, per assimilare tecniche (in particolare la coltura
del mais), costumi e riti. Non sappiamo come erano organizzate
le trib in marcia. I manoscritti storici indigeni ce le
mostrano guidate dai sacerdoti detti portatori del dio: essi,
infatti, portavano sulle spalle l'effigie del dio tribale, Uitzilopochtli,
divinit solare rappresentata da un colibr. Questi sacerdoti
costituivano allora il governo della trib: si riteneva che
Uitzilopochtli parlasse loro, ed essi trasmettessero i suoi ordini.
La trib era divisa in clan. Senza dubbio un consiglio degli anziani, capi
dei clan e capifamiglia si riunivano per dibattere le questioni importanti.
Si potrebbe dire che il regime azteco era allora una teocrazia
sovrapposta alla tradizionale democrazia tribale.
5. Gli Stati post-toltechi
Mentre questo popolo oscuro si avvicinava lentamente al
Messico centrale, in questa regione si sviluppava uno sbalorditivo
progresso culturale. Le trib barbare recentemente arrivate
adottarono rapidamente abitudini stanziali, l'agricoltura, la lingua,
i riti, lo stile di governo delle citt tolteche tardive. Sin dalla
fine del 13esimo secolo, i Chichimechi avevano abbandonato le
caverne e fondavano le loro citt, come Texcoco, destinata a un
grande avvenire. Nel 14esimo secolo, ventotto Stati si dividevano
l'altopiano centrale; tra questi Colhuacn (tolteco), Texcoco
(chichimeco), Azcapotzalco (dinastia forse di origine otomi o
mazahua, ma nahuatlizzata), Xaltocn (otomi), eccetera. Alleanze,
leghe, guerre, colpi di mano sconvolgevano ogni giorno l'equilibrio
politico di queste citt-Stato: ciascuna tendeva all'egemonia.
 questa un'epoca di violenze e di intrighi, ma anche di fervido
sviluppo culturale: la civilt tolteca rinasce tra i rudi invasori nordici.
6. La fondazione di Tenochtitln
Ultimi arrivati in questo universo raffinato e brutale, gli Aztechi
conobbero numerose tribolazioni. Volendo darsi un re a
imitazione delle dinastie vicine, entrarono in conflitto con Colhuacn.
Il loro sovrano Uitziliuitl (Piuma di colibr), detto
l'Anziano, fu battuto, catturato e sacrificato. Poi, respinti nelle
sterili lande di Tizapn, gli Aztechi finirono per rifugiarsi negli
isolotti, nella zona paludosa a Ovest della grande laguna. Secondo
la tradizione, in questo luogo, nel 1325, Uitzilopochtli
parl al grande sacerdote Quauhcoatl (Serpente-Aquila) e gli
rivel che il suo tempio e la sua citt dovevano essere costruiti
fra i giunchi e fra le canne, su un'isola rocciosa in cui si
sarebbe vista un'aquila che divorava gioiosamente un serpente.
Quauhcoatl e gli altri sacerdoti si misero alla ricerca del segno
promesso flnch videro, appollaiata su un cactus (tenochtli),
un'aquila che teneva nel becco un serpente.
In quel luogo, dunque, fu costruita una modesta capanna di
canne, primo santuario del dio Uitzilopochtli e primo nucleo
della futura Tenochtitln.
Poveramente, miseramente, dice una cronaca azteca, essi costruirono la
casa di Uitzilopochtli... Dove avrebbero trovato pietre e legname?...
I Messicani si riunirono e dissero: Comperiamo dunque pietre e legname
con ci che si trova nell'acqua, i pesci, gli axoloti, le rane,
i gamberi...
7. Gli inizi della dinastia
Le antiche pittografie mostrano in effetti gli Aztechi di questo
periodo che conducevano una vita anfibia con le loro piroghe
e le loro reti, vivendo essenzialmente di pesca e di caccia
agli uccelli acquatici. Intanto i loro poveri insediamenti si andavano
estendendo sugli isolotti. Accumulando limo su zattere di
giunchi, gli Indiani creavano dei giardini galleggianti detti chinampas.
Ma l'antico sogno dinastico non era stato abbandonato.
Desiderosi questa volta di evitare un disastro come quello
dell'effimero regno di Uitziliuitl, gli Aztechi andarono a cercare
un sovrano nella linea tolteca di Colhuacn: in questo modo la
loro dinastia si sarebbe allacciata alla prestigiosa et dell'oro di
Tula. Questo sovrano, Acamapichtli (Pugno di giunchi), fu
elevato al trono nel 1375.
Il suo successore, Uitziliuitl (Piuma di colibr), pratic una
politica di alleanze matrimoniali; fu cos che si ottenne la mano
della principessa Miahuaxihuitl (Fiore di mais turchese), figlia
del signore di Quauhnahuac (Cuernavaca), al fine di poter
importare da questa regione tropicale l'indispensabile cotone.
Intanto la stella di Colhuacn impallidiva e la dinastia guerriera
di Azcapotzalco estendeva la propria dominazione sulla vallata
centrale. Il terzo re azteco, Chimalpopoca (Scudo fumante),
non fu pi che un vassallo di Azcapotzalco e mor assassinato
nel 1428, come accadr, dieci anni pi tardi, al re di Texcoco.
8. Fondazione della Tripla Alleanza
Alla sua morte, la situazione della citt azteca appariva disperata.
Tezozomoc, il vecchio re di Azcapotzalco, aveva annesso al
suo dominio vasti territori all'Est e all'Ovest del grande
lago. Il legittimo erede al trono di Texcoco, il principe Nezaualcoyotl
(Lupo che digiuna), errava per le montagne inseguito
dai guerrieri di Tezozomoc. Nella stessa Tenochtitln un forte
partito della pace dichiarava impossibile ogni resistenza e andava
sostenendo la sottomissione.
Tuttavia il quarto sovrano azteco, Itzcoatl (Serpente d'ossidiana),
eletto in queste tragiche circostanze, si mise a capo della
resistenza. Alleatosi a Nezaualcoyotl, riusc a respingere gli
assalti della citt dominante e a portare la guerra alla stessa
Azcapotzalco, che fu invasa e distrutta.
I due sovrani vincitori ebbero la saggezza di cercare l'alleanza
di una citt che apparteneva alla trib di Azcapotzalco: Tlacopan,
e fondarono la Tripla Alleanza di Tenochtitln (Mexico),
Texcoco e Tlacopan. Ben presto all'interno di questa Lega, il
ruolo militare dominante passa agli Aztechi mentre Texcoco,
sotto il saggio governo del re-poeta Nezaualcoyotl, si trasforma
in una capitale delle arti, della letteratura e del diritto.
La Tripla Alleanza divenne di fatto l'Impero azteco.
 2. L'Impero azteco nel 1519
Alla morte di Itzcoatl, nel 1440, le tre citt alleate dominavano
l'insieme della vallata centrale e il loro potere si estendeva
gi pi lontano. In effetti, la citt di Tlacopan aveva portato alla
Lega l'eredit di Azcapotzalco, ossia le regioni montagnose a
popolazione essenzialmente otomi (Quahuacan) a Nord-Ovest
della vallata. D'altra parte, Texcoco esercitava la sua egemonia
a Nord-Est fino ad alcune localit della costa (Tuxpan). Cinque
sovrani si succedettero in Messico tra la fine del regno di
Itzcoatl e l'invasione spagnola:
1440-1469: Montezuma (Colui che si adira da gran signore),
detto Ilhuicamina (L'Arciere che lancia frecce al cielo) o
Ueue (L'Anziano).
1469-1481: Axayacatl (Faccia d'acqua).
1481-1486: Tizoc (Colui che si dissangua, allusione a un rito
di autosacrificio).
1486-1503: Auitzotl (Mostro acquatico).
1503-1520: Montezuma secondo, detto Xocoyotzin (L'Onorevole Cadetto).
A eccezione di Tizoc, che mor probabilmente avvelenato dopo
cinque anni di regno, tutti questi sovrani restarono lungamente al
potere e governarono costantemente con il doppio impegno di
estendere l'egemonia della Tripla Alleanza a nuovi territori e, in
seno all'Alleanza stessa, di rafforzare il potere di Tenochtitln a
detrimento delle altre citt. La morte di Nezaualcoyotl (1472) elimin
il principale ostacolo a questa scalata all'egemonia. Da allora
l'imperatore (tlatoani) del Messico, capo supremo militare (tlacatecuhtli),
fu il solo vero sovrano, che disponeva a proprio giudizio
della successione in seno alla dinastia texcocana e trattava il re di
Tlacopan non pi come alleato ma come vassallo.
Quanto alle conquiste, intraprese in un primo tempo da
Mexico e Texcoco su un piede di eguaglianza, poi da contingenti
delle tre citt sotto il comando unico dell'imperatore azteco o
dei suoi ufficiali, esse si estesero verso il Nord, fino alla linea
delimitata dai villaggi otomi di Xilotepec, Huichapan, Nopala,
Timilpan, Zimapn, con una marca sulla riva meridionale del
Pnuco; a Est, fino alla costa e lungo il golfo da Tuxpan a
Tuxtepec; a Sud-Est, in direzione dell'istmo di Tehuantepec,
sulla pianura (Puebla), poi attraverso le montagne mixteche (Yoaltepec)
fino alle vallate zapoteche (Oaxaca); a Sud, verso
le ricche Terre Calde tropicali di Quauhnahuac (Cuernavaca),
Oaxtepec, Taxco, fino al Pacifico (Cihualtln, Acapulco); a Ovest
attraverso l'altopiano di Toluca fmo alle frontiere del Michoacn.
Montezuma primo intraprese con successo la conquista delle province
tropicali (Quauhnahuac). Axayacatl consolid la supremazia di
Tenochtitln annettendo la vicina citt insulare di Tlatelolco,
sul lago. Egli spinse il suo sforzo principalmente verso
l'Ovest (conquista di Toluca e di Xocotitln), ma sub una grave
sconfitta a Taximaroa di fronte al reame tarasco del Michoacn.
Auitzotl estese l'Impero al Nord e al Sud, da Xiuhcoac
all'Oaxaca e a Xoconochco.
Gli elenchi delle conquiste di ciascun regno riproducono
spesso gli stessi geroglifici di citt, cosa che spinge a pensare
che alcune di queste conquiste erano precarie. Ribellioni scoppiavano
in ogni momento, come per esempio quella di Cuetlaxtlan, i cui
abitanti, scontenti di dover pagare le imposte, rinchiusero
gli esattori aztechi in una casa e vi appiccarono il fuoco.
1. Le province
All'arrivo degli Spagnoli nel 1519, l'Impero si componeva,
secondo documenti indigeni, di trentotto province, entit economiche
pi che politiche, assoggettate a pagare l'imposta o tributo.
Eccone l'elenco:
1) Centro:
1. Citlaltepec-Tlatelolco: Nord-Est della vallata centrale (Xaltocan,
Zumpango, eccetera).
2. Petlacalco: zona Sud della vallata (Tlhuac, Mixquic, eccetera).
Queste citt e villaggi dipendevano direttamente dal petlacalcatl,
capo della riscossione delle imposte, il cui ufficio era situato
nel palazzo imperiale a Mexico.
2) Nord:
3. Oxitipan: avamposto dell'Impero sul fiume Pnuco.
4. Xiuhcoac: provincia huaxteca.
5. Xilotepec: antico paese otomi.
6. Axocopan: altra provincia otomi (Izmiquilpan).
7. Hueypoxtla: ancora una provincia otomi (Actopan).
8. Atotonilco: regione di Tula. Vi si parlava otomi e nahuatl.
9. Xocotitln: sull'altopiano di Toluca, paese otomi e mazahua.
10. Quauhtitln: provincia nahuatl anticamente molto importante.
11. Quahuacan: zona montagnosa e ricca di foreste a Nord dell'attuale
distretto federale (Cuajiamalpa, Huixquilucan); popolazione
essenzialmente otomi.
12. Acolhuacan (Otumba, Teotihuacn, Pachuca): antico dominio di Texcoco.
3) Versante orientale:
13. Atlan, Marca dell'Impero a Nord-Est con Xiuhcoac.
14. Tochpan (Tuxpan, nell'attuale Stato di Veracruz).
15. Tlapacoyan: a Nord dello Stato attuale di Puebla (Zacatln,
Huauchinango, Xochicuautla). Vi si parlava nahuatl e totonaco.
16. Atotonilco (da non confondere con l'ottava provincia): in questa
provincia si trovava l'antichissimo centro tolteco di Tulancingo.
17. Tlatlauhquitepec: ai limiti degli Stati attuali di Puebla e di
Veracruz (Teziutln).
18. Quauhtochco (Huatusco, Stato di Veracruz).
19. Cuetraxtlan, provincia costiera sul golfo.
20. Tochtepec (Tuxtepec, Stato di Oaxaca): ricca provincia di
frontiera in regione tropicale.
4) Sud e Sud-Ovest:
21. Chalco: a Sud del lago, antica citt che fu lungamente in
guerra contro Mexico.
22. Quauhnahuac (Cuernavaca, Stato di Morelos).
23. Huaxtepec (Oaxtepec). Questa provincia e la precedente
coprivano l'attuale Stato di Morelos: terre tropicali ricche di cotone,
frutta, essenze rare.
24. Tlalcozautitln.
25. Quiauhteopan. Questa provincia e la precedente si situavano
nell'attuale Stato di Guerrero. Vi si praticava, a Olinal,
l'arte della lacca.
26. Toluca, capitale attuale dello Stato di Mexico, su un altopiano
dal clima freddo, popolato da Matlaltzinca, Mazahua e Otomi.
27. Ocuilan: a Sud di Toluca, in una zona montagnosa e boscosa.
Vi si parlava un dialetto matlaltzinca.
28. Malinalco. Centro militare e religioso importante, in cui si
pu vedere il solo tempio conosciuto in America interamente
scolpito nella roccia viva, compresa la statuaria.
29. Tlachco (Taxco).
30. Tepequacuilco: nell'attuale Stato di Guerrero (Iguala).
31. Cihuatln: provincia alla frontiera con il Michoacn, che si
estendeva sulla costa del Pacifico fino ad Acapulco.
5) Paesi mixteco-zapotechi:
32. Tepeacac: zona di frontiera tra Nahuatl, Mixtechi, Chocho-Popoloca.
33. Yoaltepec: paese mixteco.
34. Tlapan: provincia di frontiera tra il paese yopi non sottomesso
e la signoria mixteca indipendente di Tototepec.
35. Tlachquiauco, nello Stato attuale di Oaxaca.
36. Coayxtlahuacan: provincia mixteca, tra la signoria di Tototepec e
la citt sacra dei Mazatechi, Teotitln.
37. Coyolapan: cuore dell'antico paese zapoteco, con Monte Albn,
Oaxaca, Mitla, Etla.
6) La marca meridionale:
38. Xoconochco: a Sud-Est dell'attuale Stato di Chiapas (Soconusco,
Ayutla), nel paese di lingua maya, alle frontiere del Guatemala.
Tra le province di Tuxtepec e di Coyolapan da una parte, e il
Xoconochco dall'altra, mercanti e soldati aztechi andavano e
venivano attraverso l'istmo di Tehuantepec, senza che sappiamo
esattamente quale fosse il rapporto che intercorreva tra l'impero
e i piccoli Stati che gli Aztechi dovevano attraversare. Probabilmente
questi piccoli Stati, che non sembra fossero assoggettati a
pagare il tributo, accordavano il diritto di libero transito per
paura di frizioni con i Messicani. D'altra parte i territori
dell'Impero non erano continui, ma includevano delle enclaves
indipendenti: la signoria nahuatl di Metztln al Nord, il paese
yopi e la signoria mixteca di Tototepec al Sud, il piccolo Stato
mazateco di Teotitln al confine del paese mixteco. Teotitln
intratteneva relazioni amichevoli con Mexico, ma gli altri Stati
citati conservavano gelosamente la loro indipendenza. Questo  il
caso della repubblica aristocratica e militare di Tlaxcala, nemico
giurato di Mexico, situata sull'altopiano, nel cuore dell'Impero.
Questo fatto costituiva per gli Aztechi una causa di grande
debolezza, come si rivel al momento della conquista spagnola.
Alle frontiere, la sola potenza organizzata contro la quale l'Impero
dovette difendersi in permanenza era, a Ovest, il regno civile
di Michoacn. La base di queste difese si trovava nella pianura
di Tepequacuilco; truppe azteche erano costantemente di
guarnigione a Quelcholtenanco, Totoltepec e soprattutto a Oztoman,
dove restano vestigia di importanti fortificazioni.
A Nord e a Nord-Est, le province di Xilotepec, di Oxitipian,
di Xiuhcoac, costituivano una barriera contro le incursioni delle
trib chichimeche, ma non sembra che lo stato di guerra sia mai
stato acuto. Gli Otomi del Xilotepec praticavano il baratto con i
barbari dell'attuale Queretaro. A Sud-Est, i principati indipendenti
del Xicalanco (attuale Tabasco) permettevano di buon grado i
viaggi dei commercianti aztechi che avevano i loro magazzini
a Tuxtepec, e non sembra che le vicine trib maya del Xoconochco
manifestassero ostilit attiva.
Forse per montare la guardia alle frontiere o per mantenere
certe regioni importanti o turbolente, Mexico aveva scelto alcune
localit strategicamente ben situate in cui erano stanziate
permanentemente delle guarnigioni. Questo era il caso di Atln
e di Tezapotitlan, nella Sierra di Puebla, di Quauhnahuac (Cuernavaca)
e di Oaxtepec, di Quauhtochco e di Itzteyocan, di Cuetlaxtlan,
di Tuxtepec, di Tepeacac (nei pressi di Tlaxcala). C'era
una guarnigione azteca a Tutotepec, provincia di Tlapan, per
controllare il paese yopi, e numerose altre erano disseminate
nell'Oaxaca, a Coayxtlahuacan, Zozolan e Oaxaca. Le truppe
messicane che erano di stanza nella provincia di Yoaltepec
mangiavano tacchini, caprioli e conigli e il mais che gli indigeni
erano obbligati a coltivare per Montezuma.
Mentre in generale le citt e le trib sottomesse conservavano
i loro ordinamenti di governo, le dinastie locali e i poteri autonomi,
governatori aztechi comandavano nelle localit di importanza
strategica. I loro titoli (tlacatecuhtli, Capo dei guerrieri,
tlacochtecuhtli, Signore delle chiaverine eccetera)
sono nettamente militari. Si ha notizia della presenza di questi
ufficiali a Oztoman, a Quecholtenanco, a Tuxpan, a Atln, a Zozolan,
a Oaxaca, a Xoconochco. Sembra che spesso coesistessero
due governatori alla testa di una stessa citt o provincia, essendo
uno di essi investito pi di funzioni amministrative che
militari. Per altro le citt-Stato si amministravano autonomamente
ed erano soggette a statuti molto diversi fra loro, che andavano
da una semplice alleanza a una stretta sottomissione, a
seconda che avessero accettato pi o meno di buon grado l'egemonia
di Mexico o che, al contrario, avessero dovuto essere annesse
con la forza dopo una campagna militare. Le citt di guarnigione
non pagavano i tributi ma dovevano assumersi l'onere
del mantenimento delle truppe. Altre, almeno teoricamente, non
erano sottomesse alle imposte ma inviavano a Mexico dei regali
pretesi volontari. Tutte le citt dell'Impero, quale che fosse
il loro particolare statuto, dovevano in ogni caso rinunciare a
condurre una politica estera e militare indipendente, e accettare
il culto di Uitzilopochtli.
2. Il tributo
La maggior parte delle citt pagavano l'imposta o tributo,
una volta, o due o quattro volte l'anno a seconda della natura
delle derrate e dei prodotti che dovevano fornire. A tal fine, dei
funzionari imperiali, i calpixque, assistiti da scribi, aggiornavano
i registri dei tributi, assicurandone la riscossione e il trasporto,
curando, all'occorrenza, che fosse coltivata la terra i cui prodotti
dovevano essere versati a Mexico. Uno di questi calpixque, con i
suoi uffici, era installato in ciascuna provincia.
I registri dei tributi che sono giunti sino a noi (Matricula de
Tributos, Codex Mendoza) ci danno un'idea della straordinaria
quantit e variet dei prodotti raccolti. L'imposizione su ciascuna
provincia era in proporzione alle sue capacit di produzione
e alle sue possibilit in rapporto al clima, alla flora e alla
fauna. Quasi tutte dovevano fornire tessuti di cotone o di ixtle
(fibre di agave), cereali e semi oleaginosi. I paesi tropicali
dovevano fornire cacao e cotone grezzo. L'oro in polvere o in
oggetti lavorati veniva da Tuxtepec, da Xoconochco e dalle
province mixteche, il rame da Tepequacuilco e da Quiauhteopan, i
turchesi dalle coste del golfo e da Oaxaca, le piume di pappagallo
e di quetzal dalle Terre Calde, il caucci da Tuxtepec, la carta da
Quauhnahuac e da Oaxtepec, la cocciniglia da Oaxaca, il legno da
costruzione dalle foreste otomi. Fra gli oggetti raccolti dagli esattori
si ritrovano pipe, vasi di terracotta, gioielli, funghi allucinogeni,
incenso, miele, inchiostro, denti di coccodrillo e corna di capriolo,
pelli di giaguaro, armi, uccelli vivi per il giardino zoologico
dell'imperatore e serpenti vivi destinati a nutrire questi uccelli.
Per non parlare che degli articoli tessili, che erano i pi importanti,
si sa che i tributi raccoglievano ogni anno pi di due
milioni di pezze (quachtli) di tessuti in cotone, 179.200 pezze di
tessuti di fibre di agave, 136.000 perizomi maschili, 185.000
gonne e camicie, 561 capi da cerimonia in piume. Sebbene non
avessero moneta, il quachtli e il suo multiplo, il carico di
venti unit, serviva da campione; si considerava che un carico
permettesse a un uomo di vivere per un anno.
A titolo di esempio, Toluca doveva fornire due volte l'anno
400 carichi di pezze di cotone, 400 carichi di mantelli in ixtle
decorati, 1.200 carichi di pezze di tessuto di ixtle bianco e, una
volta l'anno, 6 granai di mais, di fagioli e di semi oleaginosi
e 22 costumi da cerimonia. Quahuacan versava quattro volte
all'anno 3.600 travi e assi, due volte all'anno 800 carichi di pezze
di cotone e altrettante di tessuto di ixtle, una volta all'anno
41 costumi da cerimonia e 4 granai di cereali. Quauhnahuac
contribuiva al tesoro imperiale versando due volte l'anno 3.200
carichi di mantelli in cotone, 400 carichi di perizomi, 400 carichi
di abiti femminili, 2.000 vasi in ceramica, 8.000 risme di carta e,
una volta l'anno, otto costumi da cerimonia e 4 granai.
Tlalcozauhtitlan non forniva che 800 carichi di tessuti di cotone,
200 orci di miele e un costume di lusso, ma anche 20 vasi di
tecozauitl, sorta di terra giallo-chiara di cui gli elegantoni di
Mexico si servivano come fard per il viso. Tuxtepec, pur consegnando
ai calpixque tessuti e indumenti, versava soprattutto 16.000 palle
di caucci, 24.000 mazzi di piume di pappagallo, 80 mazzi di
piume di quetzal, uno scudo d'oro, un diadema d'oro, collane e
altri gioielli d'oro, ambra e cristalli di rocca.
Inoltre, le citt e i villaggi della vallata di Mexico dovevano
assicurare a turno la manutenzione dei palazzi, fornire i domestici
e le derrate alimentari.
Concordemente agli accordi stabiliti tra Tenochtitln, Texcoco
e Tlacopan all'inizio della Tripla Alleanza, le due prime citt
ricevevano ciascuna due quinti dei tributi, l'ultimo quinto era
riservato a Tlacopan. Pertanto  probabile che l'imperatore azteco
e i suoi principali dignitari si attribuissero la parte del leone.
Merci, tessuti, cereali si immagazzinavano nel palazzo imperiale
nel petlacalco; nell'ufficio del calpixcacalli, gli scribi tenevano
i conti. Il funzionario infedele che stornava a proprio profitto
una parte dei tributi era punito con la morte, la sua casa e i
suoi beni venivano confiscati.
Il tesoro pubblico non era distinto dal tesoro privato del
sovrano. Questi attingeva al petlacalco sia per sopperire alle
necessit del palazzo, sia per distribuire viveri o indumenti al
popolo, per pagare i funzionari, gli artigiani, gli scultori, per
dotare i santuari, approvvigionare le armate. In tempi di carestia, i
granai imperiali si aprivano. L'amministrazione azteca era certamente
severa, ma esatta e giusta.
Il tributo, dunque, aveva un ruolo di primaria importanza nella
vita economica dell'Impero. Ma a questo proposito devono
essere citati altri due importanti fattori: anzitutto i mercati, di
cui alcuni come quello di Tlatelolco erano delle vere citt, in
cui si scambiavano enormi quantit di prodotti, trasportati in
battello sulla laguna e i canali della citt lacustre; poi, i
commercianti (pochteca), abili affaristi e al tempo stesso avventurieri
e combattenti, che penetravano fin nei paesi non soggetti
per scambiarvi utensili in rame e in ossidiana, tessuti in pelo di
coniglio, erbe medicinali, abiti ricamati, gioielleria, in cambio
di giada, pietre e piume preziose, ambra, pelli di giaguaro. Alcune
delle materie prime importate a Mexico con i tributi, come
il cotone grezzo e l'oro, ripartivano verso il Sud trasformate in
abiti di lusso e gioielli.
Cos si presentava l'Impero azteco al momento dell'invasione
spagnola: un mosaico di piccoli Stati molto diversi quanto a
lingua ed etnia, largamente autonomi, assoggettati dalla potenza
militare di una confederazione tricefala, essa stessa dominata da
Mexico. I tributi e il commercio facevano affluire nella capitale
immense ricchezze; contemporaneamente la mancanza di barriere
politiche all'interno di questo vasto territorio contribuiva a
un'amalgama generale delle idee, dei costumi e delle tecniche,
condizione fondamentale per la sintesi che costitu la civilt azteca
propriamente detta.
 3. Societ e governo
La trib azteca, fin dal suo primo insediamento nella vallata
di Mexico, si presentava come una societ omogenea e ugualitaria,
essenzialmente guerriera; i suoi membri, soldati e contadini
(o cacciatori e pescatori), non riconoscevano altra autorit
che quella dei sacerdoti, essi stessi guerrieri, interpreti degli
oracoli di Uitzilopochtli.
Tra la fine del 13esimo secolo e l'inizio del 16esimo, sotto il duplice
effetto dell'influenza culturale e politica esercitata dai popoli
vicini, si era prodotta negli Aztechi e i popoli da essi conquistati
una profonda mutazione. Come Tenochtitln da borgata tribale
si era trasformata in una grande capitale imperiale e cosmopolita,
cos la trib si era trasformata in una societ gerarchizzata,
strutturata da organismi complessi e diretta da uno Stato che disponeva
di un apparato amministrativo e giudiziario. Il livello
di vita delle diverse categorie di cittadini e il loro status nella
societ erano profondamente differenziati.
1. Il popolo
Si chiamavano maceualtin (singolare: maceualli) i semplici
cittadini, membri delle trib e per conseguenza di una delle sue
frazioni dette calpulli. Il maceualli aveva l'obbligo del servizio
militare e dell'imposta; egli non poteva sottrarsi al lavoro
collettivo (corv): manutenzione delle strade e dei canali, costruzione
di monumenti, dighe, eccetera. In compenso aveva diritto, al
momento della maggiore et, ossia al momento del matrimonio,
tra i venti e i venticinque anni, a una frazione di terreno per
costruirvi la casa e coltivarvi il campo e il giardino: questa frazione
di terreno gli veniva assegnata dal capo del suo calpulli. Il
cittadino prendeva parte all'intensa vita religiosa del suo quartiere
e della citt e poteva, soprattutto quando raggiungeva una
certa et, sedere al consiglio che affiancava il capo locale. I suoi
figli, maschi e femmine, ricevevano gratuitamente l'educazione
nelle scuole di quartiere. Il cittadino pagava le imposte, ma riceveva
derrate alimentari, pezze di stoffa e abiti, sia in occasione
delle abituali distribuzioni (in particolare durante l'ottavo mese,
(Uey Tecuilhuitl), sia quando il sovrano decideva di venire in
aiuto al popolo in occasione di carestie, di inondazioni o altre calamit.
Se privo di ogni ambizione o di chance, il maceualli poteva
trascorrere tutta la sua vita nel ristretto ambito della propria
condizione, cittadino-soldato chiamato occasionalmente alle
armi, ma dedito soprattutto al proprio campo e alla propria famiglia.
Ma, in questa societ guerriera e assetata di prestigio,
l'educazione e la religione spingevano gli uomini verso la carriera
militare che apriva loro l'accesso alla rinomanza e al lusso
delle lites. Ogni messicano, per umili che fossero le sue origini,
poteva pervenire alle cariche pi alte. La gerarchia militare
era determinata dalle azioni di ciascuno: il guerriero che
era riuscito a catturare, per sacrificarli, un certo numero di
nemici (dapprima uno, poi quattro) accedeva ai primi gradi.
Poi, in ragione dei suoi meriti, acquistava nuovi titoli, come
quello di Otomitl, col diritto di indossare certi ornamenti e certi
emblemi, di prendere parte alle grandi danze rituali. Riconosciuto
dai suoi capi e dall'Imperatore, era ammesso in uno dei
due ordini militari, quello dei cavalieri-aquila, soldati del Sole o
quello dei cavalieri-giaguaro, guerrieri di Tezcatlipoca. Infine,
una parte dei pi alti gradi di comando, immediatamente al di
sotto dell'Imperatore generalissimo, spettava ai guerrieri pi valenti
e pi esperti. Le spedizioni frequenti e prolungate in terre
lontane, il mantenimento di guarnigioni permanenti ai quattro
angoli dell'Impero, la complessit della macchina amministrativa
spingevano molti Aztechi ad adottare definitivamente il
mestiere delle armi, come soldati, ufficiali, governatori, come
gendarmi col compito di far applicare le decisioni dei tribunali.
Naturalmente, non tutti raggiungevano l'apice. Ma, quando giungeva
l'et, i guerrieri pensionati trascorrevano tranquillamente i
loro giorni a spese del pubblico potere. Inoltre, giovani di entrambi
i sessi potevano consacrarsi al servizio degli di. Numerosi e
influenti, i sacerdoti erano presenti dalle parrocchie di quartiere
alle pi alte cariche sacerdotali: nessuna di queste cariche era
interdetta ai plebei. Oltre la carriera militare e religiosa,
erano aperte agli uomini del popolo innumerevoli professioni
amministrative: scribi e uscieri al servizio dei giudici, preposti
all'ordine dei mercati, responsabili della manutenzione e della
pulizia della citt, messaggeri, eccetera. Infine, alcuni
maceualtin, uomini o donne, esercitavano numerosi mestieri
non prestigiosi ma non mal considerati: vendita di prodotti alimentari
(la madre dell'Imperatore Itzcoatl era una venditrice di legumi),
produzione di terraglie, tessitura e ricamo, lavorazione del sale,
conceria, eccetera. Altri pescavano e cacciavano uccelli acquatici
nelle lagune, o cacciavano il capriolo, il coniglio sui pianori e
sulle montagne.
Cos la classe dei semplici cittadini liberi si era diversificata
con l'evolversi della societ azteca. L'lite dirigente vi attingeva
largamente per rinnovarsi, e il pi umile dei Messicani poteva
sperare che i suoi meriti l'avrebbero portato un giorno alla
sommit della scala sociale.
2. Gli schiavi
Si designano tradizionalmente con questo termine, malauguratamente
inesatto, i tlatlacotin (singolare: tlacotli), che costituivano
l'ultima classe della societ. In essa si distinguevano diverse
categorie: prigionieri di guerra destinati ad essere sacrificati
in occasione di una delle grandi cerimonie; condannati che
non erano stati imprigionati ma venivano obbligati a lavorare
per la collettivit o per le persone che avevano leso; uomini o
donne che si erano venduti volontariamente dopo essersi rovinati
al gioco o col bere; infine persone che una famiglia metteva
a disposizione di un padrone come domestici per estinguere un
debito (uso che venne abolito nel 1505).
Non sembra che ci siano stati schiavi durante le migrazioni n
agli inizi della vita urbana; ma, nei primi anni del 16esimo secolo,
numerosi tlatlacotin lavoravano la terra dei dignitari, portavano i
bagagli nelle carovane dei mercanti, assicuravano i servizi domestici
presso i nobili. Donne schiave filavano, tessevano e ricamavano.
Il loro status aveva in comune con quello dell'antichit greco-romana
che essi non erano o non erano pi cittadini e appartenevano a un padrone.
Ma le analogie si fermano qui. Il tlacotli era alloggiato, nutrito,
vestito come ogni altro Indiano, trattato con dolcezza
(Tezcatlipoca, si dice, era il protettore degli schiavi suoi figli amati),
potevano possedere dei beni, delle terre, delle case e anche altri schiavi.
Era permesso loro sposare una donna libera. I figli erano liberi.
Le possibilit di affrancamento erano numerose (riscatto, affrancamento
per testamento del padrone, appello alla protezione dell'Imperatore), e
i sovrani ogni tanto decretavano liberazioni massicce. La schiavit penale,
per esempio, come punizione per un furto, poteva essere rimessa
con la restituzione di ci che era stato rubato. L'atto con il quale
un uomo o una donna si vendevano come schiavi consisteva in
un contratto solenne concluso in presenza di almeno quattro testimoni.
Il prezzo convenuto era immediatamente versato, per esempio un
carico di quachtli (20 pezze di stoffa); il tlacotli restava in
libert fintanto che non aveva speso questo capitale. Il
suo padrone non aveva il diritto di rivenderlo a meno che si fosse
dimostrato pigro, disonesto o dedito al bere; inoltre doveva
far constatare da testimoni, per tre volte, che lo schiavo non si
curava dei suoi doveri. Soltanto dopo che tre padroni avevano
dovuto rivenderlo, lo schiavo, gettato sul mercato di Azcapotzalco,
poteva essere acquistato dalle corporazioni di commercianti o
artigiani e sacrificato agli di.
Non bisogna confondere con gli schiavi una categoria speciale di
cittadini, i contadini senza terra, mezzadri o fattori che vivevano
nei possedimenti di certi grandi signori. Essi non pagavano le imposte
e non erano assoggettati a corv, ma avevano l'obbligo del
servizio militare. L'origine di questa mano d'opera rurale (tlalmaitl)
 oscura, si trattava probabilmente di Indiani non appartenenti alla
trib azteca, fuggiti dalla propria trib a causa di guerre o di
sovvertimenti politici, per mettersi sotto la protezione di
un dignitario messicano.
3. Gli artigiani
L'oreficeria, la gioielleria, il cesello di pietre semipreziose, il
mosaico di piume costituivano presso gli Aztechi una attivit
importante e rispettata, al punto che i pi aristocratici fra i signori
non sdegnavano di dedicarle il loro tempo libero.
Gli artigiani che lavoravano i metalli preziosi, le giade, i turchesi
e le piume avevano il titolo di Toltechi, perch si attribuiva
l'invenzione di queste tecniche all'antica civilt di Tula e
al suo eroe eponimo il dio-re Quetzalcatl. Essi formavano delle
corporazioni e vivevano raggruppati nei loro quartieri, con i
loro di e i loro riti particolari. Gli orefici adoravano Xipe Totec,
il dio yopi delle montagne dell'Oaxaca. I commercianti in
pietre preziose celebravano le loro feste annuali a Xochimilco,
antica citt tolteca della riviera lacustre, di cui erano originari i
loro antenati. Gli intessitori di piume si consideravano come i
pi antichi abitanti del paese e avevano come dio uno strano
idolo che sembrava un lupo. Il loro quartiere, Amantlan, era stato
un tempo un quartiere nemico. Sebbene assimilati da molto
tempo alla societ di Mexico, essi non erano propriamente Aztechi.
Tutti questi artigiani vivevano fra di loro, esercitando il
loro mestiere di generazione in generazione nella stessa famiglia
(le loro donne tessevano e ricamavano). Essi lavoravano sia
a domicilio, sia nei laboratori installati nei palazzi dei sovrani e
dei dignitari, ed erano, sembra, profumatamente remunerati. I capi
delle loro corporazioni li rappresentavano davanti ai tribunali.
Essi pagavano le imposte (in articoli della loro specialit)
ma non erano tenuti alle corv.
4. I commercianti
Mentre il piccolo commercio era, come si  visto, nelle mani
dei maceualtin, potenti corporazioni di commercianti, i pochteca
detenevano il monopolio del commercio estero di lusso. Ne
esistevano a Tenochtitln, a Tlatelolco (dove erano particolarmente
influenti), a Texcoco, a Azcapotzalco e in numerose altre citt.
Col loro dio Yiacatecuhtli, il loro rituale, i loro capi, i loro
tribunali, i pochteca apparivano come una classe potente e in
piena ascesa, in una societ in cui essi rappresentavano l'agiatezza
privata, il lusso, la ricchezza in contrasto con l'ideale austero
e guerriero della classe dirigente. Fu sotto il regno di
Auitzotl che essi si imposero alla considerazione dei dignitari
messicani: una carovana di mercanti attaccata da trib ostili
nell'istmo di Tehuantepec riusc, dopo quattro anni di combattimenti,
a riportare una clamorosa vittoria. L'imperatore dichiar
che essi erano ormai i suoi zii e confer loro la libert di portare
gioielli d'oro. Da allora il ruolo dei pochteca divenne
sempre pi importante. Commercianti oculati ma anche combattenti
energici e abili informatori, essi non esitavano a penetrare
nelle province non sottomesse fingendosi dei loro e parlando
il loro linguaggio. Spesso, le aggressioni di cui erano oggetto
servivano come casus belli per giustificare nuove conquiste.
Tuttavia ii loro status era ancora intermedio tra quello del popolo
e quello della classe dirigente. Essi pagavano le imposte
(in mercanzie) ed evitavano accuratamente di mettere in mostra
le loro ricchezze, salvo che in occasione di grandi banchetti
corporativi ai quali non sdegnavano di partecipare gli alti dignitari.
I loro figli potevano entrare al calmecac, collegio superiore riservato
in principio all'aristocrazia. A Tenochtitln non avevano
una rappresentanza nel Grande Consiglio, ma a Texcoco avevano
accesso al Consiglio delle finanze. La sposa favorita del re di
Texcoco, Nezaualpilli, la signora di Tula, era figlia di un
commerciante. Tuttavia dice lo storico indiano Ixtlilxochitl:
era cos colta che dava dei punti ai re e ai maggiori sapienti, ed era
molto esperta in poesia... Essa teneva il re sottomesso alla propria
volont... Viveva appartata, con grande fasto e maest, in un palazzo che
il re fece costruire per lei.
Cos questa classe mercantile, evidentemente nuova, poich
le trib azteche del tempo della migrazione non avevano conosciuto
niente di simile, era sul punto di conquistare il suo spazio
a fianco dell'aristocrazia militare e sacerdotale. A differenza di
questa, per, essa non reclutava nuovi elementi nel popolo:
come gli artigiani, i pochteca esercitavano la stessa professione
di padre in figlio.
5. I dignitari
In cima alla societ, una doppia gerarchia dominava la citt
azteca: quella dei dignitari e quella dei sacerdoti.
Il titolo di tecuhtli, signore, dignitario, distingue quelli che
sono investiti di alte funzioni militari o civili: come del resto
nell'antica Roma, una brillante carriera  insieme civile e militare
e comporta, all'occorrenza, anche compiti gludiziari. Il tecuhtli,
imperatore o membro del Gran Consiglio, governatore o giudice che
fosse, non pagava le imposte e non forniva lavoro agricolo. Le
terre che gli erano attribuite - e che costituivano spesso dei
vasti domini - erano coltivate da maceualtin, mezzadri o schiavi.
Beneficiava della distribuzione dei tributi e, conformemente al
suo grado, riceveva razioni, abiti, gioielli, pietre preziose e piume.
Il suo palazzo, costruito e servito a spese pubbliche, era dotato
di servitori, schiavi, scribi e tutto uno stato maggiore di piccoli
funzionari. In un paese senza moneta, tutte queste prestazioni in
natura e in servizi rappresentavano la remunerazione dei dignitari.
I pi antichi, e anche i meno importanti, fra questi dignitari
erano i capi dei calpulli, la cui origine risale ai tempi oscuri della
migrazione. Questi erano eletti a vita fra gli uomini sposati
della loro frazione territoriale. In principio venivano scelti in
una stessa famiglia, pur valutando attentamente le attitudini dei
possibili candidati. A Tenochtitln, sotto il regime imperiale,
essi erano responsabili davanti al Uey Calpixqui, prefetto della
citt. La loro principale funzione consisteva nel tenere aggiornato
il registro delle terre del loro calpulli, nel distribuire i lotti
alle nuove famiglie, infliggere ammonizioni a chi trascurava la
terra ed eventualmente confiscare i campi non coltivati. In questo
compito erano assistiti da scribi e da un consiglio di anziani.
Il principio della designazione in seno a certe famiglie influiva
sull'insieme dei dignitari, ivi compresa la dinastia imperiale
e quella del Ciuacoatl, di cui si parler pi oltre.
Non si trattava di una vera nobilt ereditaria ma, piuttosto,
questa nobilt era in via di formazione. In principio, le terre, i
possedimenti, i palazzi dei signori non erano di loro totale propriet;
essi ne erano soltanto usufruttuari. Tuttavia le grandi famiglie
tendevano a perpetuarsi. Il figlio di un tecuhtli portava il
titolo di pilli; aveva diritto a un'educazione superiore impartita
dai sacerdoti nelle calmecac, mentre certi territori, i pillalli,
venivano loro attribuiti. I sovrani designavano di preferenza un
pilli come ambasciatore, governatore, giudice. Cos, sebbene arricchita
dall'apporto dell'lite che veniva dal popolo, si consolidava
un'aristocrazia che aveva dei privilegl economici e politici.
Tuttavia, una famiglia nobile poteva tornare all'oscurit in
una o due generazioni se i figli non si dimostravano degni dei
loro padri. Al contrario, in occasione delle grandi battaglie e
delle conquiste importanti, i sovrani elevavano alla dignit di
tecuhtli decine di uomini del popolo.
In cambio dei vantaggi di cui godevano, i dignitari dovevano
dedicare tutto il loro tempo e tutte le loro energie al servizio
pubblico. Le leggi e il costume condannavano severamente il
funzionario indegno, il giudice prevaricatore. L'ubriachezza in
pubblico di un nobile era punita molto pi duramente che
quella dei semplici cittadini.
6. I sacerdoti
Nonostante l'importanza fondamentale della religione nella
vita degli Aztechi, le funzioni religiose non si confondevano
con le funzioni di governo. Lo Stato azteco, impregnato di religione,
non era una teocrazia.
La gerarchia religiosa comprendeva, dalla base al vertice, i
semplici curati dei templi di quartiere, i sacerdoti pi importanti
che presiedevano all'esercizio dei culti nelle province (gli
Spagnoli li avevano paragonati a dei vescovi), i numerosissimi
curati dei grandi templi di Mexico (qui comprese le sacerdotesse),
il Mexicatl Teohuatzin, sorta di vicario generale assistito da
due coadiutori, e infine i due grandi sacerdoti, eguali in titolo e
potere, chiamati Serpenti Piumati, di cui uno era consacrato
al dio solare azteco Uitzilopochtli e l'altro all'antica divinit
dell'acqua e della pioggia, Tlaloc, adorato da migliaia d'anni
dai contadini indiani.
Ogni divinit aveva a Tenochtitln il suo santuario e i suoi
curati, con funzioni strettamente determinate. Votati al celibato,
i sacerdoti non avevano soltanto il compito del culto, ma anche
quello dell'educazione dei giovani dell'aristocrazia in collegi
denominati calmecac. Essi dirigevano anche gli istituti per i poveri
e i malati; custodivano i libri sacri e i manoscritti storici.
Riccamente dotati in terre, viveri e oggetti preziosi di ogni genere
dalla religiosit dei sovrani e dei privati, i templi disponevano
di immense risorse amministrate da un tesoriere generale,
il tlaquimiloltecuhtli. Dall'alto delle loro piramidi, in certe ore
della notte e del giorno, i suoni rauchi delle conchiglie e il battere
dei gong di legno salutavano il movimento degli astri e ritmavano
la vita della citt.
Poco si sa su come venivano designati i sacerdoti. I due
Serpenti Piumati senza dubbio erano nominati dal Grande
Consiglio ed essi di comune accordo sceglievano il Mexicatl
Teohuatzin. Non interferiva alcuna considerazione sulla nascita:
si prendevano in considerazione solo i meriti e le conoscenze.
Alla base, il reclutamento dei novizi dipendeva dalle famiglie
che desideravano dedicare al servizio divino questo o quel figlio.
Novizio o novizia potevano decidere di sposarsi e rinunciare al sacerdozio.
I sacerdoti non pagavano le imposte; alcuni di loro, volontari,
combattevano con gli eserciti. Nei templi e nei calmecac conducevano
vita monastica, osservando digiuni e penitenze severe. Allo stesso
modo dei dignitari, erano rappresentati al Grande Consiglio e nel
collegio elettorale che eleggeva l'imperatore.
7. La ricchezza
All'origine, ogni membro della trib azteca dispone, in usufrutto,
di una frazione di terra messa a sua disposizione dal suo
calpulli, assistito da un consiglio di anziani, che tiene aggiornato
il catasto dei terreni. Non c' altra ricchezza che la terra, e
questa appartiene alla collettivit.
Ma due avvenimenti storici intervennero a provocare un profondo
cambiamento. Anzitutto le conquiste che, a partire dal regno
di Itzcoatl, permisero all'imperatore azteco, ai re associati e
ai dignitari di disporre di vasti domini detti terre di guerra o
del potere, il cui reddito era loro destinato. Bench, teoricamente,
la propriet di queste terre non fosse privata ma collettiva,
in pratica si tendeva a costituire una ricchezza fondiaria a
profitto della classe dirigente. D'altra parte, i tributi e soprattutto
i commerci in mano ai pochteca facevano affluire in Messico
enormi quantit di prodotti rari e preziosi: cotone, cacao, caucci,
oro, giada, turchesi, piume di quetzal. Cos si andava formando
una ricchezza mobiliare, di cui una parte veniva distribuita
dai dignitari in regali e remunerazioni, mentre l'altra
veniva accumulata dai commercianti che vivevano modestamente e
dissimulavano la loro ricchezza.
Quello che oggi definiamo livello di vita del popolo non
era affatto cambiato dagli inizi; ma l'aristocrazia militare, mentre
ufficialmente professava l'ideale di una frugalit spartana,
veniva sempre pi conquistata al lusso di cui i sovrani, con i
loro palazzi e i loro giardini, gli harem e i tesori, i mantelli di
piume e i gioielli, davano il primo esempio. Quanto ai commercianti,
senza fasto esteriore essi detenevano quelle ricchezze sulle quali
si fondava la loro crescente influenza.
8. Il governo
Quando le trib azteche penetrarono nell'altopiano centrale
si trovarono a confronto con citt-Stato strutturate secondo
il modello tolteco: alla testa di ciascuna di esse un capo, il
tlatoani (colui che parla o che comanda), emanazione
dell'aristocrazia militare, eletto a vita in seno a una stessa famiglia,
la dinastia, e assistito da uno o pi consigli. I Messicani,
abbiamo visto, cercavano di conformarsi a questo modello.
Durante i primi regni, il sovrano era eletto da un'assemblea
generale di guerrieri, ma a misura che la citt e i territori
conquistati si ingrandivano, il collegio elettorale diveniva
pi ristretto. A partire da Auitzotl, esso non comprendeva pi
che un centinaio di membri: i tredici dignitari membri supremi
del Grande Consiglio, dei rappresentanti dei guerrieri e
dei sacerdoti e altri designati a rappresentare i diversi quartieri.
Il re era interamente nelle mani dell'oligarchia militare e sacerdotale.
Il diadema d'oro e di turchesi e il mantello verde-blu, insegne
del potere supremo, sono rimasti ininterrottamente nella
stessa famiglia da Acamapichtli a Montezuma secondo, passando dal
padre al figlio, o al fratello o al nipote del Tlatoani defunto. Il
collegio elettorale poteva scegliere fra i diversi candidati possibili,
tenendo conto delle loro attitudini al comando. A Texcoco,
la successione avveniva da padre in figlio, ma non senza difficolt
a causa della politica praticata dai sovrani (Nezaualpilli
non aveva meno di quaranta mogli, per non parlare delle innumerevoli
concubine). Cos si vedr, durante la conquista spagnola, uno dei
candidati, sfortunato, Ixtlilxochitl, allearsi a Hernn Corts contro
uno dei suoi fratelli.
Montezuma primo introdusse nella struttura del potere una importante
innovazione designando suo fratello Tlacaeleltzin come una sorta
di vice-imperatore con il titolo (in principio solo religioso)
di Ciuacoatl. Sostituendo in tutto il Tlatoani, il Ciuacoatl
organizzava spedizioni militari, giudicava in appello, sostituiva
l'imperatore assente, presiedeva il Gran Consiglio durante gli interregni.
Tutti gli storici autoctoni rappresentano Tlacaeleltzin come una
personalit eccezionale. Dopo la sua morte, le sue funzioni furono
esercitate successivamente dai suoi figli e dai suoi nipoti, l'ultimo
dei quali fu battezzato nel 1521 col nome di Don Juan Velsquez.
C'erano dunque a Tenochtitln due dinastie parallele di cui il comune
antenato era il secondo sovrano Uitziliuitl.
Insieme all'imperatore si eleggevano i quattro grandi dignitari
fra cui il tlacateccatl (che comanda i guerrieri) e il tlacochcalcatl
(che  preposto al deposito delle chiaverine). Spesso queste
funzioni erano esercitate da parenti diretti del sovrano,
che potevano essere chiamati a succedergli: Montezuma secondo
fu tlacochcalcatl presso suo padre Auitzotl, che ebbe a sua volta
il titolo di tlacateccatl prima di essere eletto.
Queste designazioni non erano oggetto di votazione in seno
al consiglio elettorale ma erano pronunciate all'unanimit dopo
un dibattito e su proposta del Ciuacoatl. La dottrina ufficiale
voleva che questa decisione fosse presa dai grandi elettori sotto
l'ispirazione di Tezcatlipoca. Il potere dell'imperatore era dunque
di origine divina. Una volta eletto, il sovrano doveva conformarsi
a un complesso cerimoniale, rendere omaggio agli di,
ascoltare e pronunciare lunghe allocuzioni morali. Si metteva
l'accento su due aspetti dei suoi compiti: da una parte i suoi doveri
verso la divinit, in particolare Uitzilopochtli e Tezcatlipoca,
dall'altra la protezione che egli era tenuto a dare al popolo
azteco. Lo si esortava a mostrarsi generoso, credente e giusto.
Lui, rispondendo ai discorsi, evocava il pesante fardello del potere,
chiamando in aiuto la divinit e mettendo in guardia il popolo
contro l'ubriachezza e il furto.
Sotto le formule di una retorica fiorita, si intravvedeva chiaramente
la nozione del bene pubblico, il senso dei compiti del sovrano.
L'aristocrazia azteca aveva un senso dello Stato molto
alto. C' giunto il testo di una invocazione rivolta a Tezcatlipoca
da un grande sacerdote, che chiedeva al dio di far morire un
sovrano indegno il cui cuore  armato di spine che non prende
consiglio da nessuno e si comporta come un ubriaco senza cervello.
 probabile che Tizoc sia stato avvelenato nel 1486
perch giudicato inferiore al suo ruolo. A lato del Tlatoani, del
Ciuacoatl e dei quattro grandi dignitari, il Gran Consiglio, Tlatocan
(il luogo della parola o del comando) era consultato
prima di ogni decisione importante. Esso poteva rifiutare fino a
tre volte di approvare una proposta dell'imperatore, ma doveva
inchinarsi alla quarta lettura. Questo consiglio, primitivamente
eletto dalle frazioni territoriali, era divenuto un organo ristretto
i cui membri erano designati dal sovrano o reclutati per cooptazione.
Oltre ai dignitari gi menzionati, esisteva una gerarchia
di funzionari di alto rango, dai titoli talvolta oscuri, come il
Tlillancalqui (guardiano della casa buia), l'Atempanecatl (colui
che sta ai bordi dell'acqua) o il Tlailotlac (nome di una trib
straniera). Il Mexicatl achcauhatli comandava la gendarmeria.
Il Petlacalcatl era responsabile dei granai e dei magazzini dove
si stivavano i tributi. L'Uey calpixqui (grande maggiordomo)
esercitava sia la funzione di prefetto della capitale sia quella di
ministro delle Finanze.
A Texcoco, seconda capitale, il Tlatoani regnava solo, senza
l'assistenza di un Ciuacoatl, ma era circondato da quattro consigli:
Governo e Giustizia, Finanze, Guerra, Musica (quest'ultimo
aveva nei suoi compiti i concorsi di poesia e l'applicazione delle
leggi sulla stregoneria).  probabile che, agli inizi, le citt
associate della Tripla Alleanza si dividessero l'amministrazione
delle province conquistate. Militari e funzionari mandati da
ciascuna di esse dovevano esservi rappresentati. Questo accadeva
ancora, all'apogeo dell'Impero quando si dichiarava una guerra:
tre delegazioni di ambasciatori che rappresentavano rispettivamente
Tenochtitln, Texcoco e Tlacopan si recavano successivamente
nelle citt alle quali la Lega si apprestava a fare guerra.
Ma  soprattutto Mexico, ossia il governo azteco, che si arrogava
sempre pi l'essenziale del potere imperiale. Le guarnigioni,
i governi, i calpixque esattori di imposte non riconoscevano che
la sua autorit. Quando gli Spagnoli arrivarono in Messico, i
popoli indigeni che essi incontrarono non conoscevano che un
capo dell'Impero: Montezuma. Texcoco rimase una capitale intellettuale
e letteraria, sede del tribunale d'appello pi elevato
che doveva, ogni 80 giorni, regolare gli affari in sospeso. Ma la
potenza militare, economica e politica nel suo complesso era
concentrata nelle mani del sovrano azteco, dei suoi dignitari e
del suo Gran Consiglio.
 4. La vita quotidiana
1. Vita rurale e vita cittadina
Tutto porta a credere che gli Aztechi barbari (Azteca chichimeca)
del 12esimo secolo, quando iniziarono la loro migrazione,
non praticassero l'agricoltura. Caccia, pesca (Aztln, si dice, era
un'isola nel mezzo di un lago), raccolta dovevano costituire le
basi della loro sussistenza. Ma a contatto con le popolazioni
sedentarie dell'altopiano centrale i Messicani, alla maniera degli
altri barbari, adottarono il modo di vivere tradizionale con le
sue tecniche fondamentali, praticamente immutate dal quarto millennio
prima della nostra era: cultura del mais, dei fagioli, delle
piante oleaginose (amaranto e salvia), delle zucche, dei pomodori
e del pimento; tessitura (fibre di agave: ixtle) e ceramica.
Essenzialmente queste tecniche sono rimaste alla base
della vita rurale di tutti gli Indiani, a qualsiasi etnia appartenessero,
fino ai nostri giorni. Stabilendosi sugli isolotti della
laguna, gli Aztechi erano poveri di terre coltivabili, cos il
loro modo di vivere, agli inizi, era simile a quello delle trib
rivierasche dette atlaca chichimeca, popoli barbari dell'acqua
o selvaggi del lago: pesci, crostacei, molluschi di lago,
uccelli acquatici costituivano fondamentalmente la loro
alimentazione.  significativo che essi avessero adottato le divinit
particolari dei selvaggi del lago di Tlhuac e di Churubusco,
e che nei templi di Mexico cantassero degli inni,
come quello a Amimitl, dio della caccia agli uccelli acquatici,
redatto in chichimeco, ossia un dialetto barbaro incomprensibile
agli Aztechi.
All'apogeo dell'impero, questa situazione si era profondamente
modificata. La trib disponeva, grazie alle sue conquiste,
di terre che si estendevano nelle vallate e nelle province. Il culto
di Tlaloc e degli di del mais occupava un posto preminente nel
rituale. Tuttavia una quota importante delle risorse alimentari
era fornita dalla caccia e dalla pesca. Ma una parte considerevole
della popolazione azteca si dedicava interamente o parzialmente
ad attivit non agricole: sacerdozio, servizio militare,
amministrazione, commercio, artigianato. Le derrate alimentari
provenivano sia dagli scambi, sia dalle imposte in natura esatte
dalle province. Con i loro campi, i loro orti e i loro giardini, gli
allevamenti di tacchini e i boschi, i domini attribuiti ai dignitari
formavano delle unit economiche simili alle ville romane
del Basso Impero. Vi si produceva ogni sorta di prodotti
agricoli, mentre le donne della famiglia e le schiave filavano e tessevano.
Il vasellame azteco, pi utilitario che artistico, sembra si producesse
in appositi laboratori. La ceramica di lusso, meravigliosamente
decorata con motivi policromi, era importata da Cholula e dai paesi
mixtechi. In quest'epoca gli Aztechi, alla testa di
un vasto Impero, facevano vita di citt. La loro capitale Tenochtitln,
resa pi grande dall'annessione, nel 1476, di Tlatelolco, si estendeva
allora per un migliaio di ettari di isolotti e bassi fondali
paludosi che due secoli di accanito lavoro avevano trasformato
in un reticolo geometrico di canali, strade e piazze,
una vera e propria Venezia, collegata alla terraferma da tre strade
carrabili sopraelevate: quella di Tepeyacac (Nord), quella di
Tlacopan (Ovest) e quella di Iztapalapan (Sud). La citt comprendeva
da ottanta a centomila abitazioni, ossia un totale di oltre 50.000 anime.
Questa popolazione era in progressivo aumento, come quella delle
periferie costiere, che tendevano anch'esse a sconfinare verso
la laguna, costruendo case su palafitte. L'insieme dell'agglomerato,
con le borgate di Azcapotzalco, Chapultepec, Coyoacn, eccetera doveva
superare il milione di abitanti.
Vedendo tante citt e tanti villaggi costruiti sull'acqua e altri costruiti
sulla terraferma, scrive il conquistador Bernal Diaz, fummo presi da
ammirazione e dicemmo che era un incantesimo come quello di cui si parla
nel libro di Amadis, a causa delle grandi torri, dei templi, delle piramidi
che si alzavano dall'acqua, e qualche soldato si chiedeva se non era forse
un sogno.
Il centro della citt era rimasto l'isola rocciosa dove il grande
sacerdote Quauhcoatl, rispondendo all'appello del dio, aveva
eretto il primo santuario di Uitzilopochtli. L si ergeva la Teocalli,
piramide al cui sommo si accedeva mediante tre scalinate
di 120 gradini, e in cui si ergevano i due santuari di Uitzilopochtli
e di Tlaloc. Successivamente ingrandito dai sovrani, questo tempio
era stato inaugurato nell'anno Otto-Canne (1487) dall'imperatore
Auitzotl. Attorno ad essa, all'interno di un vasto recinto
merlato, decorato di teste di serpente, si elevava il tempio
rotondo di Quetzalcatl, quello di Tezcatlipoca, quello della
dea terrestre Ciuacoatl, il Coacalco, pantheon consacrato al
culto degli di stranieri, il tempio del Sole e numerosi
altri santuari, case di preghiera, campi da pallacorda
rituale, i calmecac (monasteri-collegi), il Mecatlan (scuola di
musica), cos come arsenali (tlacochcalli) affidati a una guarnigione
speciale. Era insomma una vera citt santa irta di piramidi
e di torri che dominava (nell'attuale quartiere del Zocalo,
precisamente dove si elevano la cattedrale di Citt del Messico
e il palazzo del Presidente della Repubblica) la piazza centrale,
al lato dei palazzi imperiali edificati da Axayacatl, Auitzotl e
Montezuma secondo. Quest'ultimo palazzo, contenuto in uno spazio
quadrato di circa 200 metri di lato, si presentava come un vasto
complesso di edifici a uno o due piani, elevati attorno ai
giardini interni. Vi si accedeva, sia via terra,
sia in battello, attraverso dei canali che penetravano nel suo
interno. Dimora del sovrano e al tempo stesso centro politico
e amministrativo, il palazzo comprendeva appartamenti, sale
da riunione, tribunali, magazzini del tesoro, gli uffici degli
esattori delle imposte, sale di musica e di danza, il totocalli,
una voliera per uccelli tropicali, un giardino zoologico con
giaguari, puma, uccelli da preda, serpenti a sonagli. I giardini
interni raccoglievano le essenze pi rare provenienti dalle
province, erbe medicinali, fiori stupendi e profumati.
Uitzilopochtli stesso, si diceva, aveva ordinato agli Aztechi
di dividere la loro citt in quattro grandi quartieri: a Est Teopan
(il quartiere dei templi), a Ovest Aztacalco (la casa degli aironi),
a Nord Cuepopan (dove sbocciano i fiori), a Sud Moyotlan (il posto
dei moscerini). Questi quattro quartieri raggruppavano le quattro
frazioni territoriali o calpulli, e ciascuna di esse forniva un
certo contingente di guerrieri. A sua volta, ogni calpulli aveva
il suo tempio e la sua casa per i giovani, collegio a
vocazione soprattutto militare. Le case dei nobili, il
cui lusso si avvicinava sempre pi a quello dei palazzi imperiali,
le case pi modeste di commercianti e artigiani, quelle dei
semplici cittadini bordavano le strade e i canali. Dappertutto
l'acqua dei canali sciabordava tra le case e le piroghe scivolavano
silenziosamente attraverso la citt. Tutti i trasporti si facevano
con i battelli.
Il principale centro commerciale della zona era situato a
Tlaltelolco. L, in un'immensa piazza contornata di arcate, ai
piedi di una piramide, si teneva un mercato al quale si rifornivano
tutti i giorni venticinquemila persone, e da quaranta ai
sessantamila ogni cinque giorni. Ogni giorno si scambiavano
enormi quantit di prodotti, ciascuno in uno spazio determinato:
tessuti e vestiti, piume e gioielli, pelli, piumaggi, mais
fagioli, pimenti, legumi, frutti ed erbe, volatili e selvaggina
pesci, rane, stoviglie, tabacco e pipe, mobili, stuoie. Vi erano
anche botteghe di farmaci, parrucchieri, mercanti di gallette
di mais e di carne stufata. Una apposita polizia vegliava sul
buon ordine del tianquiztli (mercato), e un tribunale composto
di tre magistrati sedeva in permanenza per dirimere le contestazioni.
La sontuosit dei palazzi dei nobili aveva meravigliato i conquistatori
spagnoli. Corts, Bernal Diaz, Andrs de Tapia e pi
tardi i cronisti indigeni come Tezozomoc e Ixtlilxochitl, hanno
descritto con ammirazione queste splendide residenze. A Texcoco,
il re Nezaualcoyotl aveva fatto costruire un palazzo di
pi di trecento stanze, con giardini ornati di fontane e di vasche.
Vi erano conservati uccelli, pesci e altri animali, sia
vivi, sia riprodotti in oro e in pietre. A Tetzcotzinco, il sovrano
aveva fatto allestire un parco di straordinaria magnificenza,
irrigato con un ingegnoso sistema di canali. Anche Montezuma
disponeva di residenze in campagna, in cui uccelli di tutte le specie
erano custoditi e accuditi da una moltitudine di servitori.
 superfluo dire che le abitazioni dei maceualtin erano estremamente
semplici. Tuttavia ogni casa, nel suo terreno, aveva un giardino
e un bagno di vapore (temazcalli).
Il mobilio, anche presso i dignitari, si riduceva a ben poca
cosa: delle stuoie (petlatl), seggiole in vimini, seggiole con
spalliera (icpalli), tavoli bassi, schermi o paramenti in legno
cofani in vimini, tappezzerie in tessuto o in pelle. Nelle abitazioni
popolari, il focolare, circondato da tre pietre, occupava il
centro della casa. Si cucinava a legna o a carbone di legna.
L'illuminazione era fornita da torce resinose.
Mexico aveva bisogno di acqua potabile dall'esterno, poich
quella delle lagune era salmastra. All'origine, gli Aztechi si
rifornivano dalle sorgenti che sgorgavano fra le rocce dell'isola
su cui era stato eretto il tempio di Uitzilopochtli, ma col crescere
della popolazione si dovette costruire, sotto il regno di Montezuma
l'Anziano, un primo acquedotto che port al centro della citt
l'acqua delle sorgenti di Chapultepec. Lungo 5 chilometri,
quest'acquedotto era formato da due condotte, di cui se ne
usava una alla volta intanto che si ripuliva l'altra. Al tempi di
Auitzotl, fu costruito un secondo acquedotto tra Coyacn e il
centro. L'acqua veniva distribuita da portatori d'acqua che circolavano
in battello attraverso la citt; la si vendeva persino, in giare,
nei mercati.
Terribili inondazioni devastavano periodicamente la citt.
Sotto Montezuma primo si costru, nel 1449, una diga lunga 16 chilometri
destinata a proteggere la citt dall'irruzione delle
acque del grande lago. Auitzotl dovette far chiudere da tuffatori
subacquei la sorgente Acuecuexatl le cui acque, sgorgando con
violenza, avevano fatto salire il livello della laguna,
distruggendo numerose abitazioni. In questa occasione egli
dovette distribuire alle popolazioni affamate 200.000 carichi
di mais, vestiti e 32.000 battelli. Squadre di operai assicuravano
la manutenzione dei canali e degli acquedotti e la nettezza
delle strade, sotto la direzione delle autorit di quartiere.
Le testimonianze dell'epoca sono unanimi nel riconoscere
la pulizia delle strade pubbliche. In linea di massima Tenochtitln
era una citt ben organizzata e salubre. Corts, scrivendo a
Carlo quinto, lodava moltissimo la bellezza degli edifici,
l'organizzazione della vita collettiva e la razionalit che gli
Indiani applicano a ogni cosa.
2. Il cibo, la cucina, i pasti
Come tutti gli Indiani agricoltori, gli Aztechi divenuti sedentari
si nutrivano essenzialmente di mais (in gallette, in zuppe o
in piccoli pani cotti a vapore, tamalli), di fagioli, di zucche, di
pimento, di pomodori. I grani di huauhtli (amaranto) e di chian
(salvia) erano consumati in zuppe. Inoltre a Mexico e nella laguna
attorno si mangiavano pesci, crostacei, rane e anche insetti acquatici.
I pesci e i crostacei di mare giungevano fino all'altopiano
centrale ma, naturalmente, erano destinati solo alle classi elevate.
Per quanto riguarda la carne, i Messicani consumavano
quella di animali domestici: tacchini, anatre, conigli, cani
senza pelo appositamente allevati a questo scopo, o quella di
animali selvatici come uccelli, maiali selvatici, conigli selvatici,
caprioli. La gente del popolo ne mangiava raramente. A questo
elenco di alimenti bisogna aggiungere le piante selvatiche
commestibili (quilitl) che si raccoglievano nelle campagne e
di cui gli Aztechi conoscevano una incredibile variet,
Come bevande, solo i dignitari e i commercianti prendevano
del cacao, prodotto esotico proveniente da terre tropicali; lo
si beveva generalmente alla fine dei pasti. L'octli, bevanda
fermentata a base di succo di agave (pulque), non poteva essere
consumata se non in certe occasioni rituali o dagli uomini
e le donne anziani: l'ubriachezza era severamente repressa.
Di norma gli Aztechi facevano tre pasti al giorno: una colazione
frugale nel corso della mattina, un pasto principale
all'inizio del pomeriggio (a cui, se era possibile, seguiva un
breve riposo) e una leggera cena alla sera.
Per la maggioranza della popolazione, il pasto principale si
riduceva a qualche galletta di mais e dei fagioli con salsa di
pimento e di pomodori. Ma i dignitari potevano scegliere tra le
numerose specialit di una cucina ricca e fortemente speziata
carni in umido, arrostite o bollite, tamalli con lumache, pesci
patate dolci.
A Montezuma venivano presentate ogni giorno pi di trecento
pietanze tra cui egli faceva la sua scelta. Mangiava solo, seduto
su un icpalli davanti a una tavola bassa, servito da quattro
donne molto belle e molto pulite che gli offrivano delle coppette
lavadita e delle salviette. Come dessert prendeva della
frutta, beveva cacao e poi fumava mentre i buffoni, o nani
acrobati deformi, eseguivano i loro numeri per divertirlo. Nel
suo palazzo si preparavano un migliaio di pasti per le persone
che vi lavoravano. L'imperatore e i dignitari avevano una moltitudine
di funzionari, sacerdoti, artigiani ai quali fornivano da mangiare.
Se i cittadini comuni andavano a letto di buon'ora, dopo aver
sorbito una tazza di crema di mais o di amaranto, dignitari e
commercianti banchettavano spesso fino all'alba. Mangiavano
un gran numero di pietanze a base di tacchino o di cane,
bevevano cacao alla vaniglia e al miele e fumavano numerose
pipe, canne riccamente decorate e riempite di tabacco, di
carbone di legna e di aromi. In certi banchetti, quando dei
commercianti si apprestavanO a partire per lunghe spedizioni, si
distribuivano ai convitati dei funghi allucinogeni (teonanacatl,
funghi divini): si riteneva che le visioni, felici o terrificanti,
provocate da questi funghi, permettessero di conoscere l'avvenire.
Durante i pranzi in famiglia, per esempio in occasione di un
matrimonio, si offriva dell'octli agli anziani di entrambi i sessi,
che si ubriacavano abbondantemente.
3. Abiti e ornamenti
L'uomo portava un perizoma (maxtlatl) le cui estremit,
spesso ricamate, ricadevano davanti e dietro fino alle ginocchia,
e si drappeggiavano con un mantello (tilmatli), striscia di tessu-
to annodato sulle spalle, sotto la quale infilavano talvolta una
sorta di camicia o di tunica. La donna si vestiva con un corsetto
(huipilli) e una gonna (cueitl). Se il costume abituale degli uomini
era semplicemente drappeggiato, le tenute militari erano
cucite e adattate, una sorta di tuta con una tunica imbottita di
cotone che terminava con pantaloni che scendevano alle caviglie.
La testa del guerriero era coperta da un casco di legno, di
piume o di carta che rappresentava una testa d'aquila o di
giaguaro, delle mascelle di serpente o altro.
La fibra di agave, ixtle, serviva a confezionare tessuti per i
cittadini pi modesti. Ma il cotone, importato dalle Terre Calde,
costituiva la materia prima pi diffusa. Specialit dell'artigianato
azteco, il pelo di coniglio era filato e tessuto per fabbricare
coperte o mantelli invernali. Sia i mantelli maschili che le gonne
e le tuniche femminili testimoniano l'ingegnosit e il gusto
delle tessitrici: motivi geometrici o figurativi, animali stilizzati
(conigli, farfalle, pesci), fiori decoravano questi indumenti. La
moda si ispirava alle lussuose creazioni dei popoli dell'Est, in
particolare dei Totonachi, di cui si apprezzavano particolarinente,
a Mexico, i metalli e le gonne policrome. Tuttavia sembra
che le grandi dame azteche fossero pi moderate nelle loro toilette
delle loro vicine. Certi colori corrispondevano a determinate
funzioni: il mantello di turchese verde-blu era riservato
all'imperatore, il mantello bianco e nero al Ciuacoatl.
I sacerdoti vestivano in nero e verde scuro. Nonostante molti
Messicani del popolo camminassero a piedi nudi, i sandali (cactli),
in fibra o in cuoio rinforzati ai talloni, arricchiti d'oro, di pietre,
di pelle di giaguaro erano largamente usati fra i dignitari.
Le donne si servivano di specchi di pirite o di ossidiana, si
cospargevano di un unguento giallo chiaro detto axin o di una
polvere dello stesso colore (tecozauitl), si profumavano con
l'aiuto di incensieri con aromi, e pettinavano la loro capigliatura
in modo da rialzarla in bande da una parte e dall'altra della
fronte; A giudicare dalla letteratura del tempo almeno una parte
della buona societ disapprovava i belletti, ma le auianime,
giovani cortigiane ufficialmente associate ai guerrieri celibi,
ne facevano grande uso e, adottando una moda originaria delle
province tropicali, si tingevano i denti di rosso con la cocciniglia.
In questo paese in cui l'oreficeria aveva raggiunto un grado
cos alto di perfezione, uomini e donne portavano molti
gioielli: ornamenti per le orecchie, collane e pendenti, braccialetti
alle braccia e alle caviglie. Gli uomini, inoltre, si perforavano
il setto nasale e la pelle del mento sotto il labbro inferiore per
inserirvi ornamenti in metallo prezioso o in pietre dure.
A misura che salivano nella gerarchia, gli uomini acquistavano
il diritto di comparire nelle cerimonie o sui campi di battaglia
con acconciature, pennacchi, emblemi, scudi d'apparato in
piume, di uno splendore e di una ricchezza di colori straordinari.
I pochi esemplari che ci sono pervenuti (in particolare una
corona di piume e uno scudo conservati nel Museo etnografico
di Vienna e uno scudo conservato nel Museo di Stoccarda) danno
un chiaro esempio di quest'arte tipicamente messicana che
era il mosaico di piume. Emblemi come la farfalla di zaquan
(lo zaquan era un uccello dalle piume gialle), il macuilpanitl
(cinque insegne), il quetzalapanecayotl (ornamento in
piume di quetzal delle popolazioni della costa) non potevano
essere portati che da un guerriero o un signore di cui questi
ornamenti denotavano il rango.
4. I giochi
Gli Aztechi, eredi delle grandi civilt precedenti, si dedicavano
con passione, come i Maya e i Toltechi, al gioco della pallacorda
che essi chiamavano Tlachtli. Due gruppi si affrontavano
sul campo, che aveva la forma di una doppia T maiuscola, lanciando
una pesante palla di caucci piena. La regola del gioco
esigeva che non si toccasse la palla altro che con le ginocchia o
con i fianchi. I giocatori si sforzavano di far passare la palla in
uno dei due anelli di pietra che erano fissati ai muri laterali del
campo. Bench fossero protetti da ginocchiere, da guanti e da
mentoniere di cuoio, capitava frequentemente che restassero
feriti e qualche volta uccisi dalla palla. Il tlachtli rappresentava,
dicevano, l'universo, e la palla il sole. Il gioco aveva dunque
un significato esoterico; ci nondimeno non era uno sport d'lite, era
anzi il pretesto per scommesse che portavano a enormi puntate.
Il patolli, gioco d'azzardo molto simile al nostro gioco
dell'oca, era praticato con frenesia da tutte le classi sociali. Vittime
della loro passione, certi giocatori rovinati non avevano altra
possibilit che vendersi come schiavi.
Gli Aztechi si dedicavano anche a distrazioni pi innocenti:
caccia agli uccelli con la cerbottana che lanciava delle palline di
terracotta, canti e danze al termine dei banchetti, recitazione di
poemi, spettacoli dati nelle case principesche da acrobati e giocolieri.
5. Tecniche e conoscenze
Si  gi parlato delle tecniche di base: agricoltura, tessitura,
ceramica, che costituivano la piattaforma comune di tutte le culture
autoctone, Ma gli Aztechi, come i loro predecessori di Tula,
come i Maya e gli Indiani di Teotihuacn, possedevano delle
tecniche e delle conoscenze a livello pi alto.
La loro architettura, derivata da quella dei Toltechi, testimonia
di una maestria che presuppone a sua volta vaste conoscenze
in geometria e in calcolo;  molto probabile che queste conoscenze
non fossero esplicitate sotto una forma astratta, ma sarebbe
stato impossibile senza di esse costruire i grandi complessi
come i monumenti religiosi e profani del centro di Mexico. Lo
stesso si pu dire per la realizzazione di acquedotti e di dighe.
La metallurgia del rame, del bronzo, dell'oro e dell'argento
era penetrata tardivamente nel Messico, alla fine del secondo
millennio. Giunse nell'altopiano centrale diffondendosi lungo le coste
del Pacilico e le montagne che bordano questo oceano: pertanto
si pu pensare che queste tecniche siano state importate dal Per.
Comunque sia stato, gli Aztechi sapevano utilizzare dei
processi come la fusione dell'oro e dell'argento. La perfezione
delle loro oreficerie ha colpito l'immaginazione dei
primi europei che ne hanno conosciuto i capolavori, in particolare
Albrecht Drer che pot vedere ad Anversa, nel 1520, qualcuno dei
regali di Montezuma a Corts e da questi mandato a Carlo quinto.
La osservazione del cielo e lo studio dei movimenti degli
astri facevano parte dei compiti dei sacerdoti. I sacerdoti aztechi,
astronomi e astrologhi, ministri di culti astrali, avevano conoscenze
precise sulla durata dell'anno, la determinazione del
solstizio, le fasi e le eclissi di Luna, la rivoluzione del pianeta
Venere e le diverse costellazioni come quella delle Pleiadi e
dell'Orsa Maggiore. Come tutte le grandi civilt del Messico,
quella degli Aztechi attribuiva un'importanza fondamentale al
computo del tempo, fondato su una aritmetica la cui base era il
numero venti.
Meno complesse e meno perfette di quelle maya, l'aritmetica e la
cronologia azteche sono tuttavia uno straordinario monumento
dell'intelletto.
Un aspetto politico e un aspetto magico-religioso vi sono
inestricabilmente mescolati. L'anno diviso in 18 mesi di 20 giorni
ciascuno, pi cinque giorni vuoti. Parallelamente a questo calendario
solare, c'era un calendario divinatorio, il tonalpoualli,
di 260 giorni, basato sulla combinazione di una serie di tredici
numeri (da 1 a 13) e di venti nomi, ossia:
cipactli = coccodrillo
eecatl = vento
calli = casa
cuetzpalin = lucertola
coatl = serpente
miquiztli =	morte
mazatl = capriolo
tochtli = coniglio
atl = acqua
itzcuintli = cane
ozomatli = scimmia
malinalli =	erba
acatl =	canna
ocelotl = giaguaro
quauhtli = aquila
cozcaquauhtli =	avvoltoio
ollin =	movimento, o terremoto
tecpatl = coltello di silice
quiauitl = pioggia
xochitl = fiore
La serie di 260 giorni iniziava dunque da 1 cipactli e terminava
con 13 xochitl. Ogni giorno poteva essere individuato sia
nel calendario solare sia in quello divinatorio. Quattro segni
soltanto potevano essere cancellati all'inizio dell'anno: acatl (canna),
tecpatl (selce), calli (casa) e tochtli (coniglio). Non si incontrava
lo stesso nome e la stessa cifra che dopo 52 anni (13 x 4).
Inoltre, cinque anni venusiani equivalevano a otto terrestri, perci
questi due cicli non coincidevano che dopo 65 anni venusiami e
104 terrestri, ossia due periodi di 52 anni. Alla fine di ogni
periodo di 52 anni, si accendeva il nuovo fuoco sulla cima della
montagna Uixachtecatl, nei pressi di Mexico, cerimonia che si
chiamava legatura degli anni.
In un'attesa ansiosa, in ogni casa si spegnevano i fuochi e si
frantumava il vasellame. In cima all'Uixachtecatl, i sacerdoti
osservavano i movimenti delle Pleiadi. Veniva sacrificato un
prigioniero e si batteva con un bastone infuocato (tlequauitl) sul
suo petto sanguinante. Il fuoco si accendeva! Allora, dei messaggeri
correvano a portare la notizia e insieme la fiamma alla
capitale. Ogni famiglia riaccendeva il fuoco e rinnovava gli
utensili domestici nell'allegria generale: il mondo aveva ricominciato
ad andare per altri 52 anni.
Secondo il manoscritto storico azteco Codex Azcatlitln, la
prima cerimonia del Nuovo Fuoco fu celebrata dagli Aztechi
in migrazione, verso la fine del 12esimo secolo, sulla montagna di
Coatepec - luogo della mitica nascita di Uitzilopochtli -
nella regione di Tula.  probabile che questo rito fosse di origine
tolteca. L'ultimo Nuovo Fuoco fu acceso nel 1507, sotto il
regno di Montezuma secondo. In totale, il rito fu compiuto sette volte
nella storia azteca. Nel 1559, data prevista per la nuova celebrazione,
l'Impero messicano era divenuto la Nuova Spagna.
I 260 giorni del tonalpoualli si dividevano in venti serie di tredici
giorni, ognuno dominato dal segno del suo primo giorno: 1 cipactli,
1 ocelotl, eccetera. Ogni serie poteva essere favorevole
(per esempio: 1 cipactli, 1 mazatl, 1 coatl) oppure nefasta
(1 ocelotl, 1 acatl, 1 calli) o indifferente (1 xochitl, 1 ollin, 1 atl).
All'interno di queste tredicine, i giorni che ricevevano in sorte
le cifre 3, 7, 10, 11, 12, 13 erano considerati favorevoli, quelli
che portavano le cifre 4, 5, 6, 8, 9 nefasti. Ma c'era una moltitudine
di casi particolari: gli uomini che nascevano nel 1 miquiztli
erano destinati a diventare sciamani, il 7 xochitl era favorevole
ai pittori e agli illustratori di manoscritti, l'1 coatl ai medici e
alle donne sagge. In ogni circostanza della vita, che si trattasse
di partire per un viaggio o in guerra, di imporre il nome a un
neonato o di celebrare un matrimonio, bisognava fare ricorso al
sacerdote-indovino specializzato, il tonalpouhqui, e ai suoi libri sacri.
I libri avevano una grande importanza agli occhi degli Aztechi.
I templi, le calmecac, le case dei dignitari possedevano delle
ricche biblioteche. La professione di pittore-scriba (tlacuiloani)
era particolarmente stimata. Di questi libri molti trattavano
di argomenti religiosi e rituali, di divinazione, d'interpretazione
di sogni. Altri riferivano delle migrazioni delle trib, della
fondazione delle citt, dell'origine e della storia delle dinastie,
delle gesta di taluni eroi. I libri erano scritti o meglio dipinti su
fogli di carta di fibre di agave o su cortecce battute, o anche su
strisce di pelle di capriolo, ripiegate come un paravento. La
scrittura azteca era un compromesso tra l'ideografia e la notazione
fonetica. Certi caratteri designavano un'idea o un oggetto,
altri o gli stessi, denotavano un suono. La rappresentazione
convenzionale di una turchese significava anno, un dente (tlantli)
corrispondeva alla sillaba tlan che si ritrova in numerosi
nomi di luogo. La morte di un sovrano era rappresentata da una
mummia o fardello funerario, la caduta di una citt assediata,
un tempio in fiamme colpito da una lancia, un itinerario era
rappresentato da tracce di passi che collegavano i geroglific delle
localit toccate. Per quanto concerne i numeri, l'unit era
rappresentata da un cerchio, la ventina da una bandiera, il tzontli
(400) da un segno assai somigliante a una fronda, l'8.000 da una borsa.
La confezione dei libri aztechi era fortemente influenzata
dalla tecnica dei popoli della regione di Puebla e dell'Oaxaca,
cos come dai Mazatechi di Teotitln, specialisti di miniature
religiose, e dai Mixtechi la cui storia scritta risale al settimo
secolo della nostra era. Il Codex Borbonicus, manoscritto rituale
conservato a Parigi all'Assemblea nazionale,  un bellissimo specimen
di libro azteco, e uno dei pi rari che ci siano pervenuti. In
effetti migliaia di manoscritti sono stati distrutti al tempo della
conquista spagnola.
In diverso campo si deve ricordare la vastit e la precisione
delle conoscenze dei Messicani sulla fauna e soprattutto sulla
flora del loro paese. Il medico di Filippo secondo, Francisco Hernndez,
ha potuto elencare circa 1.200 piante che gli Aztechi usavano
in terapia. Certo, nella medicina dell'epoca c'era largo spazio
alle pratiche magiche e agli incantesimi: le malattie erano
attribuite a cause sovrannaturali, alla volont di alcuni di o al
sortilegio di stregoni malevoli. Cos il ticitl (medico) azteco faceva
ricorso alla divinazione e alla contromagia, alla preghiera
e all'imposizione delle mani. Ma al medesimo tempo sapeva ridurre
le fratture, medicare le piaghe, applicare un impiastro,
praticare un salasso e soprattutto somministrare delle pozioni di
erbe medicinali i cui effetti, purgativi, diuretici, antispasmodici,
sedativi, eccetera, erano conosciuti e verificati empiricarnente
attraverso una lunga esperienza.
6. Il ciclo della vita
Il destino di ciascuno era considerato come rigorosamente
predeterminato dalla data della sua nascita, anch'essa decisa
dalle due divinit supreme, Ometecuhtli e Omeciuatl, il signore
e la signora della dualit. Cos un uomo nato sotto il segno 2 tochtli
si sarebbe dato al bere, una donna nata nel 7 xochitl sarebbe
stata prodiga dei suoi favori, mentre il segno 4 itzcuintli
prometteva onori e prosperit.
Si poteva tuttavia correggere una predestinazione nefasta
scegliendo, per imporre il nome a un neonato, un giorno pi
favorevole. Tuttavia, in linea di principio, non bisognava attendere
pi di quattro giorni dopo la nascita a dargli il nome.
Il prete-indovino consultava i libri e fissava la data; se per
esempio il bambino era nato sotto un segno gravato dal numero
nove (nefasto), gli si dava il nome tre o quattro giorni
pi tardi, essendo i numeri 12 e 13 fausti. La donna saggia
che aveva assistito al parto procedeva al bagno rituale del
bambino versandogli dell'acqua sulle labbra, la testa, il petto
e infine su tutto il corpo. Essa invocava la dea dell'acqua, poi
presentava il bambino al Sole e alla Terra. Questa cerimonia
aveva luogo in presenza dei genitori e degli amici della famiglia.
Se si trattava di un bambino, veniva confezionato uno scudo,
un arco e quattro frecce che si offrivano agli di per ottenere
la protezione sul futuro guerriero. Per una bambina si preparavano
dei fusi, una navetta, un cofanetto e si rivolgeva una preghiera
alla culla personificata, Yoalticitl, la guaritrice notturna.
La cerimonia terminava con un banchetto alla fine del
quale gli anziani, uomini e donne, bevevano molte tazze di octli.
Nei primi anni, l'educazione del bambino spettava alla famiglia.
Il bambino imparava a portare acqua e legna, aiutava nei
lavori dei campi e nel commercio, pescava, guidava una piroga
sotto la direzione del padre. La bambina spazzava, si iniziava
alla cucina, al filato e alla tessitura. Ma fin da quando il bambino
aveva sei-nove anni, i genitori lo affidavano a uno dei due sistemi
di educazione pubblica esistenti allora a Mexico: il collegio
di quartiere, in cui i maestri dei giovani e le maestre delle
giovani preparavano gli allievi alla vita pratica; o il calmecac,
collegio-monastero in cui l'educazione era impartita dai preti.
In teoria solo i figli dei dignitari (pilli) avevano accesso al
calmecac; ma in pratica vi potevano essere ammessi anche i
figli dei commercianti e i ragazzi del popolo se destinati al sacerdozio.
Non si pu non sottolineare le profonde differenze, per
non dire l'antagonismo, che separava questi due sistemi
educativi. Posti sotto la protezione del dio guerriero
Tezcatlipoca (detto anche il Giovane), i collegi di quartiere
miravano soprattutto a formare cittadini addestrati
all'esercizio dei loro doveri, e principalmente ai loro doveri
militari. I maestri erano scelti fra i migliori guerrieri.
I giovani apprendevano il mestiere delle armi e partecipavano
a lavori di pubblica utilit, alla coltivazione delle
terre della comunit. Per tutta la giornata erano sottoposti
a una severa disciplina. Ma, la sera, cantavano e ballavano: e
i pi anziani intrattenevano delle relazioni con le auianime.
Al contrario, i giovani ammessi nelle calmecac,
sotto la direzione dei sacerdoti e sotto la protezione di
Quetzalcatl, antico rivale di Tezcatlipoca, conducevano
una vita austera, fatta di lavori manuali e intellettuali, di
digiuni e penitenze. Si insegnavano loro le buone maniere,
i riti, la lettura dei manoscritti geroglifici. Essi dovevano
imparare a memoria dei poemi mitologici e storici e iniziarsi
alle funzioni alle quali erano destinati, sacerdotali o alte
cariche dello Stato.
Le buone maniere rivestivano un'importanza fondamentale agli
occhi della classe dirigente. Esse erano oggetto di
tutta una letteratura didattica, gli ueuetlatolli (precetti degli
anziani), dai quali traspare un ideale di autocontrollo, di
resistenza alle passioni, di moderazione, di abnegazione. La
condotta da tenere in presenza dei superiori e degli inferiori,
a tavola, in strada, i comportamenti da osservare in tutte le
circostanze della vita, vi sono minuziosamente determinati.
Cos gli allievi dei collegi di quartiere erano considerati rozzi
e volgari perch parlavano con superbia e audacia.
L'antagonismo tra questi collegi e le calmecac si manifestava
apertamente durante il sesto mese dell'anno, Atemoztli: gli allievi
dei quartieri e quelli dei monasteri si abbandonavano a lotte
violente, invadendo i locali gli uni degli altri, portando via o
distruggendo mobili e utensili, infliggendosi reciprocamente
scherzi pesanti.
Arrivati all'et adulta, attorno ai vent'anni, i giovani abbandonavano
il collegio o il monastero, a meno che non decidessero di
votarsi al celibato e agli di. Anche le ragazze potevano
consacrarsi al sacerdozio ma la maggioranza si sposava: le famiglie
combinavano le unioni con la mediazione di paraninfe, donne
anziane che conducevano i negoziati. Quando l'accordo era
concluso, avevano inizio i preparativi. Si invitavano
parenti e amici, si accumulavano provviste. Il prete-indovino indicava
il giorno favorevole. La cerimonia delle nozze aveva
luogo in casa della sposa. Questa, imbellettata e ornata, si
recava la sera presso il suo futuro marito, accompagnata da un
allegro corteo che brandiva delle torce. Seduti uno accanto
all'altra, i due giovani ricevevano dei regali, poi le paraninfe
annodavano insieme il corpetto della ragazza e il mantello
del ragazzo, dopodich gli sposi mangiavano insieme un
piatto di tamalli. Da questo momento essi erano sposati. Tuttavia
dovevano restare in preghiera per quattro giorni e il matrimonio
non veniva consumato che alla fine di questo periodo.
Da ci derivava l'istituzione della festa del quinto giorno
che, soprattutto fra i nobili e i commercianti, tendeva a eguagliare
o superare in importanza e in lusso la cerimonia del
matrimonio ora descritta. Queste feste comportavano pranzi
sontuosi e grandi spese, relativamente ai mezzi delle famiglie.
Perci accadeva che dei giovani si mettessero a vivere
insieme, rinviando a tempi migliori la cerimonia ufficiale.
Questi riti solennizzavano il matrimonio di un uomo con la
sua sposa principale, ma la poligamia era diffusa, soprattutto
fra le classi agiate, e ogni messicano poteva avere numerose
mogli secondarie. Di regola, solo i figli della moglie principale
potevano succedere al padre, tuttavia la letteratura storica
mostra che questa regola era spesso trasgredita. Itzcoatl
stesso era figlio di una concubina di umili origini. Queste
famiglie poligamiche erano spesso molto numerose: sembra
che Axayacatl abbia avuto ventidue figli, Tlacaeleltzin ottantatr,
Nezaualpilli centoquarantaquattro di cui undici dalla sposa principale.
Quando una donna si accorgeva di essere incinta, tutta la
famiglia e spesso tutto il quartiere manifestavano la loro
gioia con un banchetto ufficiale e delle sedute di discorsi
pomposi e fantasiosi. Una donna saggia si prendeva fermamente
cura della futura madre, badando alla sua igiene e al rispetto
di certi tab (per esempio, non guardare il cielo durante
un'eclissi, non guardare oggetti rossi) e preparava tutto in
vista del parto. La donna incinta era posta sotto la protezione
delle dee della femminilit, della Madre degli di, della
nonna del bagno di vapore e di Ayopechcatl, piccola divinit
presso la quale nascono i bambini. La saggia sapeva consigliare
la paziente circa i bagni, i massaggi, le tisane, le erbe medicinali.
Se, per disgrazia, la donna moriva nel dare alla luce il
bambino, secondo la credenza comune avrebbe preso posto nel
cielo di Occidente (ciuatlampa, la parte femminile) fra le
Ciuateteo, donne divine. L, in un eterno paradiso, si sarebbe
incontrata con le sue compagne nel corteo risplendente del sole.
Anche il corpo della donna morta di parto, secondo questa credenza,
avrebbe avuto virt magiche. Mentre il marito, gli amici
e le sagge donne la conducevano alla tomba, che l'attendeva nel
cortile del tempio delle Donne Divine, i giovani guerrieri attaccavano
il corteo tentando di togliere un dito o una ciocca di capelli
della morta: queste reliquie, incastonate in uno scudo,
avrebbero accecato il nemico. Anche gli stregoni cercavano di
violare la tomba per rubare un braccio della defunta: grazie a
questo, in determinate notti, avrebbero potuto far piombare in
un sonno profondo gli abitanti di una casa e poi derubarli comodamente.
I matrimoni erano generalmente duraturi, tuttavia uomini e
donne potevano divorziare. I tribunali decidevano sull'affidamento
dei bambini e sulla divisione dei beni comuni. La donna
divorziata si poteva risposare a suo piacimento. La vedova spesso
sposava un fratello del marito.
Quando giungeva l'et, vecchi e vecchie prendevano posto
con gli anziani i cui consigli erano attentamente ascoltati, si
dedicavano alle devozioni, frequentavano i banchetti e bevevano
liberamente l'octli, senza temere sanzioni. Coloro che durante
la vita avevano commesso qualche grave fallo, o addirittura
un crimine, si confessavano: non ci si poteva confessare che una
sola volta nella vita e questo rito non solo comportava il perdono
ma anche l'immunit davanti alla giustizia. Il penitente, solo
davanti a un sacerdote, invocava con lui Tezcatlipoca che tutto vede
e Tlazolteotl, la dea dell'amore mangiatrice di peccati.
Poi descriveva, senza nulla nascondere, gli sbagli di cui si era
reso colpevole. Il sacerdote gli imponeva una penitenza (digiuno,
scarificazione della lingua, offerte agli di) ed era tenuto al segreto.
La maggior parte dei morti veniva cremata. Si avviluppava il
corpo, seduto, con le ginocchia piegate verso il mento, mediante
numerose fasce in modo da formare una mummia o fardello
funerario. Tuttavia le donne morte di parto venivano seppellite,
cos come coloro che morivano annegati, fulminati, o a seguito
di malattie come la gotta o l'idropisia, affezioni che si attribuivano
a Tlaloc, dio dell'acqua e della pioggia.
Si credeva che l'avvenire di ciascuno nell'aldil dipendesse
dalle modalit della morte. I guerrieri morti in combattimento o
sulla pietra sacrificale andavano al cielo d'Oriente a tenere
compagnia al sole dal suo sorgere fino allo zenit; dopo quattro
anni, ritornavano sulla terra sotto fonna di colibr. Coloro che
Tlaloc aveva chiamato a s conoscevano per l'eternit la tranquilla
felicit del paradiso chiamato Tlalocan, meraviglioso
giardino tropicale. Ma la maggior parte dei defunti finiva sotto
la terra divina nell'oscuro regno di Mictlan. Per la durata di
quattro anni, essi dovevano subire le prove di un tenebroso
viaggio nel mondo sotterraneo; poi, attraversato il Nono Fiume,
entravano nel Nono Soggiorno dei Morti e in questo luogo,
completamente annientati, scomparivano definitivamente.
Caso a s, i bambini che morivano in tenera et finivano, si
pensava, nei cieli superiori, vicino alla coppia primordiale, in
un giardino chiamato Tonacaquauhtitlan - il parco del nostro
nutrimento - dove vivevano eternamente sotto forma di uccelli,
tra i fiori.
Per aiutare i morti durante le loro peregrinazioni, insieme
al cadavere si bruciavano dei cibi; si sacrificava e si bruciava
un cane: non aveva forse Xolotl, il dio dalla testa di cane, fratello
gemello di Quetzalcoatl, in un favoloso passato, trionfato
delle insidie del mondo infernale? La famiglia bruciava
delle offerte ancora ottanta giorni (4 mesi) dopo il funerale,
poi dopo uno, due, tre, quattro anni. Quando si cremava un
sovrano, si rivestiva la sua mummia di ornamenti propri a
Uitzilopochtli e si disponeva all'altezza del viso una maschera
in pietra o in mosaico di turchesi. Le ceneri, raccolte in un
vaso con un pezzetto di giada, simbolo della vita, erano conservate
nel tempio di Uitzilopochtli.
Quando un personaggio importante moriva annegato o comunque
scelto da Tlaloc, lo si seppelliva in una camera sepolcrale,
seduto su un icpalli, attorniato dalle sue armi e coperto
di gioielli. Gli uomini, anche i pi umili, che annegavano
nella laguna, erano considerati morti fra gli artigli del mostro
acquatico Auitzotl. I loro cadaveri erano oggetto di una fervida
venerazione e li si seppelliva solennemente in un santuario degli
di dell'acqua.
 5. La religione
1 - Gli di
Gli Aztechi erano ritenuti il popolo pi religioso fra gli Indiani
del Messico. Di fatto, la loro religione, all'origine semplice e
del tutto o principalmente astrale, si era arricchita e complicata
al contatto con i popoli sedentari e civili del centro. Poi, a misura
che l'Impero si estendeva, gli Aztechi andarono assumendo
avidamente di e riti delle trib lontane. Agli inizi del secolo 16esimo,
la religione, che permeava tutti gli aspetti della loro vita, era
una sintesi imperfetta delle credenze e dei culti di origine pi diversa.
Del loro passato di barbari del Nord, cacciatori e guerrieri,
avevano conservato alcune divinit astrali. Il disco solare era
adorato sotto il nome di Tonatiuh. Uitzilopochtli, dio-guida della
trib, rappresentava il Sole del mezzogiorno. La tradizione
voleva che egli fosse stato, in tempi lontani, soltanto un uomo,
forse un capo trib, ma anche uno sciamano. Il mito
traeva i suoi elementi dalla tradizione tolteca: questo dio sarebbe
nato miracolosamente, non lontano da Tula, sulle montagne
di Coatepec, dalla dea terrestre Coatlicue (colei che porta una
gonna di serpente), e subito avrebbe sterminato, con la sua
arma caratteristica, il xiuhcoatl (serpente di turchese), i suoi
fratelli, i Quattrocento Meridionali (le stelle del Sud) e sua sorella,
dea delle tenebre, Coyolxauhqui.
Se Uitzilopochtli dominava il pantheon azteco, un altro dio
astrale, Tezcatlipoca, lo eguagliava quasi in importanza e sembra
abbia giocato un ruolo sempre pi importante, quanto meno
nella speculazione teologica dei sacerdoti. Tezcatlipoca, simbolo
dell'Orsa Maggiore e del cielo notturno, vento della notte,
tutto vede, restando invisibile. Egli proteggeva i giovani guerrieri
ma anche gli schiavi, ispirava i grandi elettori durante la
designazione del sovrano, puniva e perdonava gli errori. Nel
passato mitico, era stato lui a cacciare da Tula, con i suoi malefici,
il benevolo Serpente Piumato e a imporre al Messico i sacrifici umani.
Paynal, piccolo dio aiutante di Uitzilopochtli, Mixcoatl, serpente
delle nuvole, dio della caccia, e i Quattrocento Serpenti delle Nuvole,
stelle del Nord, appartengono allo stesso gruppo di divinit astrali.
La religione delle antiche civilt classiche dell'altopiano aveva
come base il culto di una coppia suprema (Terra e Fuoco),
del dio della pioggia e della dea dell'acqua, e del Serpente Piumato,
simbolo della fecondit e dell'abbondanza vegetale. Le
antiche popolazioni contadine, gli Otomi in particolare, conservavano
ancora nel 16esimo secolo la fede in una dea terrestre e lunare
e in un dio del fuoco e del sole. Queste concezioni, sottoposte
a una lunga elaborazione durante l'era tolteca e post-tolteca,
erano state incorporate dagli Aztechi nella loro teologia, ma con
importanti adattamenti. I membri della coppia suprema, Signore
e Signora della Dualit, detti anche Signore e Signora dei nostri
nutrimenti, sedevano in cima all'universo, nel tredicesimo cielo.
Ma, eclissati in qualche modo dagli altri di, non avevano pi
altra funzione che far discendere, ossia far nascere gli uomini,
con ci determinando i destini. Il dio del fuoco restava uno
dei pi importanti del pantheon azteco. Lo chiamavano Signore
di Turchese, Il Vecchio Dio (le sue statue lo mostrano
come un vecchio dal viso rugoso) o, ancora, Signore Otomi.
Egli risiedeva nel focolare di ogni casa. Alla fine di ogni pasto,
gli si offriva qualche briciola di galletta e qualche goccia di bevanda.
Era venerato in special modo dai commercianti.
A Tlaloc, l'antichissimo dio dell'acqua e della pioggia, adorato
a Teotihuacn durante il primo millennio, e a Chalchiuhtlicue (Colei
che porta la gonna di giada), dea dei corsi d'acqua,
s rendeva un culto tanto pi fervido quanto pi, nei paesi dal
clima molto secco, la vita degli uomini dipendeva dalla loro
benevolenza. Tlaloc poteva dispensare la benefica pioggia, ma anche
la grandine e il fulmine. Le nubi, nella stagione delle piogge,
si formavano sulle montagne: cos si pensava che numerosi
doppioni del dio, i Tlaloques, risiedessero sulle montagne, e
il culto delle montagne era strettamente associato a quello della
pioggia. Come il grande sacerdote di Uitzilopochtli e quello di
Tlaloc occupavano con eguale dignit i due posti pi elevati
nella gerarchia sacerdotale, cos il grande Tempio di Tenochtitln
era coronato da due santuari: quello di Uitzilopochtli, bianco
e rosso, e quello di Tlaloc, bianco e azzurro. In questo modo
la religione astrale dei popoli guerrieri e la religione agraria dei
sedentari si trovavano, per cos dire, riconciliate nella sintesi
azteca. Una associazione analoga dei tratti propri alle due concezioni
fondamentali si ritrova nelle dee terrestri che erano chiamate
Madre degli Di, Nostra Ava, Colei che porta una gonna di serpente,
Serpente-Donna, Nostra Madre Venerata. La statuaria, i manoscritti,
i poemi religiosi, ce le mostrano sia con attributi guerrieri
coronate di piume d'aquila, dipinte col sangue di serpente, sia,
in quanto dee della vegetazione, nel divino campo di mais, che
attirano la pioggia con i campanellini magici. Insieme terribili e
venerande, esse simbolizzavano anche la Terra che assorbe il sangue
e i cadaveri dei sacrificati. Gli Aztechi avevano adottato alcune di
queste dee dai popoli vicini del Nord-Est, gli Huaxtechi: queste
erano Tlazolteotl, dea dell'amore, e le sue quattro sorelle. Itzpapalotl
(Farfalla di ossidiana) al contrario, si caratterizzava come una
divinit delle steppe del Nord, associata ai Mimix-coa, i Serpenti
delle nuvole, costellazioni del cielo settentrionale. Illamatecuhtli,
rappresentata come una vecchia, era una dea stellare.
Nel cielo dell'Ovest risiedevano le Donne Divine, dette anche
le Principesse, ed  pure nell'Occidente che si situava il misterioso
giardino Tamoanchan, insieme luogo del declino, in cui scompariva
il sole e sorgente di vita dispensata dalla fecondit delle Dee-Madri.
Di tutte le personalit divine conosciute nell'alta antichit
classica, quella di Quetzalcatl ha subito le maggiori trasformazioni.
Il Serpente Piumato non simbolizzava pi le forze telluriche
e l'abbondanza della vegetazione. Dio del pianeta Venere,
che  al tempo stesso Stella del Mattino e Stella della Sera,
egli corrispondeva insieme al suo fratello gemello Xolotl (dio-cane)
al concetto di morte e di resurrezione. Signore della Casa dell'Aurora,
dio del vento, eroe culturale e inventore della scrittura, del calendario,
delle arti, confuso nei miti con il re-sacerdote di Tula. Quetzalcatl
restava legato nel pensiero religioso dei Messicani all'et dell'oro
tolteca. Egli era per eccellenza il dio dei sacerdoti.
Le divinit del mais, la principale delle piante alimentari, ricevevano
un culto particolarmente devoto. In testa si trova
Chicomecoatl (Sette-Serpente), detta anche dea delle Sette-Spighe.
Si immaginava che il vecchio mais partiva da Tamoanchan e, dopo
un viaggio sotterraneo durante il quale era guidato dal dio della
pioggia, ritornava all'Est sotto la forma di Xilonen (da xilotl, giovane
pannocchia di mais) e di Cinteotl (Dio-mais). Questi giovani dei
del mais erano associati a quelli della giovinezza, del canto,
della musica e dei giochi, Xochipilli (Principe dei Fiori) e
Macuilxochitl (Cinque-Fiori). Tutta una mitologia graziosa e
sorridente circondava queste divinit, in contrasto col tono generale,
scuro e sanguinario, dell'ideologia azteca.
Entrando in contatto coi popoli della laguna di cui avevano
condiviso il modo di vivere, gli Aztechi avevano adottato anche
i loro di: Opochtli il mancino, divinit di Churubusco,
Atlaua, Amimitl. Allo stesso modo, ma questa volta al contatto
con trib di agricoltori, adottarono il culto di piccole divinit
dell'abbondanza dei raccolti che erano chiamati i Quattrocento
Conigli. Questi erano divinit locali, di villaggio, che presiedevano
ai banchetti che celebravano i buoni raccolti. Poich la Luna
(alla quale non si rendeva nessun particolare culto) sembrava
portasse sul suo disco la forma di un coniglio, e poich si
attribuiva a questo astro la crescita delle piante, e siccome d'altra
parte i banchetti terminavano con grandi bevute, i Conigli
erano diventati di dell'octli e dell'ebbrezza. Li si diceva
innumerevoli (che significa il numero quattrocento), perch ci sono
innumerevoli forme di ebbrezza: a ciascuno il suo coniglio,
ossia a ciascuno il suo modo di ubriacarsi, affermava un proverbio
popolare. Questo gruppo di di, fra i quali Ometochtli
(Due-Coniglio), Tepoztecatl (Quello di Tepoztln, borgata
delle Torri Calde), aveva a Mexico quattrocento preti addetti al
suo culto, il capo dei quali portava il titolo di Ometochtli.
Alcune delle divinit gi citate, e altre ancora, si collegavano a
questa o a quella classe della popolazione, a questa o a quest'altra
corporazione. Si pu segnalare anzitutto Xipe Totec, divinit
degli orefici, importato dal paese yopi a Sud-Est dell'Impero, e
Yiacatecuhtli, dio dei commercianti, protettore delle carovane.
Coatlicue proteggeva i fiorai; Teteoinnan, Madre degli Di,
era la dea dei medici e delle sagge donne; Tzapotlatena era la
dea dei mercanti di resina medicinale; Chalchiuhtlicue, quella
dei portatori d'acqua. I pescatori e i cacciatori di uccelli acquatici
invocavano Opochtli, Atlaua e Amimitl, i fabbricanti di
stuoie e di seggiole in vimini un piccolo dio dell'acqua detto
Napatecuhtli. Xochiquetzal assicurava la sua protezione ai tessitori
e ai cortigiani, Uixtociuatl ai salinieri, Chicomexochitl ai
pittori e agli scribi, Tlamatzincatl e Izquitecatl ai venditori di
octli, Coyotlinaual agli artigiani specializzati nel mosaico di
piume, Cinteotl e altri tre di ai cesellatori.
C'era un dio dei banchetti, Omeacatl: questi, se pensava che
il padrone di casa non gli avesse reso il giusto omaggio, si vendicava
facendo apparire dei capelli nei piatti. Un altro dio, il
piccolo Nero, aveva la specialit di far guarire i bambini malati.
Le dee Quato e Caxoch erano invocate contro il mal di testa,
mentre Temazcalteci vegliava sull'efficacia dei bagni di vapore.
In breve, in questo grande pantheon, in cui si incontravano
divinit antiche e recenti, terrestri e astrali, agricole e lacustri,
tolteco-azteche ed esotiche, tribali e corporative, tutte le forme
dell'attivit umana derivavano da una potenza soprannaturale,
dal comando delle annate alla confezione dei tessuti, dalla medicina
all'amore, dal sacerdozio alla fabbricazione di stuoie,
dall'oreficeria alla pesca.
2. L'universo e la guerra santa
Gli antichi Messicani si rappresentavano il mondo come una
sorta di Croce di Malta. A ciascuna delle quattro direzioni principali
corrispondeva un colore, una o pi divinit, cinque segni
del calendario divinatorio di cui uno portatore dell'anno. Al
Nord, paese delle tenebre, si situava il sotterraneo luogo dei morti
sul quale regnava il Plutone azteco, Mictlantecuhtli. All'Est, il
paradiso dell'abbondanza tropicale sotto la protezione di Tlaloc. Al
Sud, il paese delle spine e dell'aridit. All'Ovest, il giardino di
Tamoanchan e delle divinit femminili. Al centro, infine, il dio del
fuoco, cos come il focolare occupa il centro della casa. Gli anni
erano ripartiti tra i quattro punti cardinali secondo il segno del
loro primo giorno: acatl (Est), tecpatl (Nord), calli (Ovest),
tochtli (Sud).
Gli Aztechi credevano che il nostro mondo fosse stato preceduto
da altri quattro universi, i Quattro Soli. Il primo Sole, nauiocelotl,
quattro-giaguari, era terminato con un gigantesco
massacro: gli uomini erano stati divorati dai giaguari.  interessante
vedere come ancora oggi certi Indiani, i Lacandon del
Chiapas, si rappresentino la fine del mondo in questo modo. Il
giaguaro simbolizza le forze telluriche; per gli Aztechi il giaguaro
corrispondeva a Tezcatlipoca, dio delle tenebre, del cielo
notturno punteggiato di stelle, come il mantello del felino.
Il secondo universo si chiamava naui-eecatl quattro-venti.
Quetzalcatl, il Serpente Piumato, dio del vento e rivale mitico
di Tezcatlipoca, aveva fatto scoppiare su questo mondo una
tempesta magica e tutti gli uomini erano stati trasformati in scimmie.
Tlaloc, divinit benefica della pioggia. ma anche dio terribile
del fulmine, distrusse il terzo universo, nauiquiauitl, quattro-piogge
sommergendolo sotto una pioggia di fuoco.  possibile
che in questo mito sia sopravvissuto il ricordo delle grandi eruzioni
vulcaniche che ricoprirono di ceneri e di lava una parte della
vallata di Mexico (il Pedregal), poco prima della nostra era.
Infine il quarto Sole, naui-atl, quattro-acqua, sotto il segno
di Chalchiuhtlicue, dea dell'acqua, termin in un diluvio che
dur 52 anni. Un uomo e una donna furono salvati, al riparo di
un tronco di cipresso, ma, avendo disobbedito agli ordini di
Tezcatlipoca, furono trasformati in cani.
L'umanit attuale non deriva dunque dai superstiti del quarto
cataclisma, ma deve la sua esistenza a Quetzalcatl. Egli, infatti,
sotto le sembianze di Xolotl, dio dalla testa di cane, scese
agli inferi, rap le ossa disseccate dei morti e le bagn col proprio
sangue per ridare loro la vita.
Quanto al nostro mondo, designato col nome di naui-ollin,
quattro terremoti,  destinato a scomparire in un immenso sisma.
Allora gli Tzitzimime, mostri scheletriti che abitano i confini
dell'universo a Occidente, sorgeranno dalle tenebre e annienteranno
l'umanit. Questa catastrofe finale, credevano, poteva verificarsi
in ogni istante. Niente, per gli antichi Messicani, garantiva il
ritorno del Sole, n il rinnovarsi delle stagioni.
L'anima degli Aztechi era pervasa d'angoscia davanti al mondo.
Alla fine di ogni ciclo di 52 anni, si temeva che la legatura degli
anni non si compisse, il Nuovo Fuoco non si accendesse e
tutto sprofondasse nel caos.
La missione dell'uomo in generale, e pi particolarmente
quella della trib azteca, popolo del Sole, consisteva nel respingere
infaticabilmente l'assalto del nulla. A questo fine bisognava
fornire al Sole, alla Terra e a tutte le divinit l'acqua preziosa
senza la quale i meccanismi del mondo avrebbero cessato di
funzionare: il sangue umano. Da questa nozione fondamentale
derivavano le guerre sante e la pratica dei sacrifici umani. Il
Sole esigeva sangue: gli stessi di gli avevano donato il loro,
poi gli uomini, dietro suo ordine, avevano sterminato i serpenti
delle nuvole del Nord. Uitzilopochtli, si  visto, era nato guerriero.
Unica eccezione Quetzalcatl, simbolo delle teocrazie pacifiche
dell'alta epoca classica, non aveva voluto sacrifici umani
ma farfalle, uccelli e serpenti. Tezcatlipoca, per, l'aveva
vinto e gli di reclamavano il loro nutrimento.
La guerra, cos come gli Aztechi la concepivano, aveva certamente
aspetti positivi per il loro Stato, come la conquista di un
territorio, l'imposizione di un tributo, il diritto di libero passaggio
per i commercianti. Ma soprattutto dava la possibilit di sacrificare
dei prigionieri. Anche in battaglia pi che a uccidere i
nemici si tendeva a catturarne il maggior numero possibile.
Quando, con l'estendersi delle conquiste, la pace regn su una
gran parte del Messico, i sovrani inventarono la guerra fiorita,
torneo destinato a fornire vittime agli di. La grande carestia
del 1450 fu attribuita al fatto che, da qualche anno, i sacrifici
erano diventati rari; la guerra fiorita doveva dare soddisfazione
agli di corrucciati. E probabilmente perch la guerra non
avesse mai fine gli imperatori tolleravano al centro del loro
territorio l'enclave ostile di Tlaxcala.
Per paradossale che possa sembrare,  un fatto che la pratica
dei sacrifici umani era andata estendendosi in Messico, a partire
dall'epoca tolteca, a misura che i costumi e i modi di vita si
andavano affinando. Questi riti sanguinari non erano appannaggio
dei soli Aztechi: nel 16esimo secolo li si ritrova dappertutto, non
solo nell'Impero, ma presso i Maya dello Yucatn e i Taraschi
del Michoacn. Anche un sovrano dallo spirito superiore come
il re filosofo Nezaualcoyotl, a Texcoco, vi si dedic allo stesso
modo dei suoi vicini. Popolazioni indipendenti come quelle di
Tlaxcala o di Yopitzinco, o incorporate nell'Impero come i
Matlaltzinca di Toluca, tutte praticavano sacrifici umani, ciascuna
secondo un suo rituale. Le vittime erano spesso prigionieri di
guerra. Tra il prigioniero e colui che l'aveva catturato si instaurava
uno strano rapporto come da padre a figlio. La letteratura
indigena racconta pi di un caso in cui i prigionieri, a chi offriva
loro salva la vita, chiedevano di morire sulla pietra sacrificale
al fine di assicurarsi una eternit felice. Altre vittime venivano
dalle file degli schiavi, soprattutto quelle che artigiani e
commercianti, che non facevano la guerra, acquistavano per offrirle
ai loro dei. Altre ancora, designate dai sacerdoti secondo
metodi da noi mal conosciuti, si prestavano volontariamente ai
riti e alla morte che seguiva: tale era il caso del giovane perfetto
sotto tutti i punti di vista che ogni anno si sacrificava a Tezcatlipoca,
o quello delle donne che, impersonando le dee terrestri,
danzavano e cantavano serenamente attendendo l'ora in cui i sacerdoti
avrebbero dato loro la morte.
Il rituale pi frequente del sacrificio consisteva nel distendere
la vittima su un altare di pietra: un colpo violento inferto con
un coltello di silice gli apriva il petto e il sacrificante gli
strappava il cuore e lo offriva al Sole. Il sacrificato poi veniva
decapitato e il suo cranio andava ad aggiungersi a quelli che si
andavano accumulando su una sorta di cavalletto, detto tzompantli.
Le vittime sacrificate al dio Xipe Totec e alle dee della vegetazione,
dopo la morte erano scorticate, mentre alcuni sacerdoti si
rivestivano della loro pelle. Altre, legate con una corda a un pesante
disco di pietra, dovevano difendersi con armi finte da
quattro guerrieri ben armati: questo rito  stato chiamato dagli
Spagnoli il sacrificio dei gladiatori. Certe vittime erano offerte
agli di, altre erano gli di stessi: queste, ornate, vestite come
il dio che rappresentavano, salutate e incensate, divenivano
l'immagine della divinit. Il rito sacrificale significava la
morte del dio, e il cannibalismo rituale che seguiva a queste
macabre cerimonie assumeva il senso di una comunione. Il significato
era lo stesso quando, durante certe feste, si modellavano
con pasta di amaranto, tzoalli, degli idoli che si uccidevano
ritualmente prima di consumarli.
3. I riti
La ritualit, complessa e invadente, assorbiva una enorme
quantit di energie e di risorse della comunit. Possiamo descrivere
alcune caratteristiche comuni a pi riti.
Anzitutto va detta la cura minuziosa che si dedicava ad ogni
gesto, ad ogni dettaglio, ad ogni parola. Tutto, compresi gli
ornamenti della vittima e dei sacerdoti, era rigorosamente regolato.
Punizioni severe (ammende, penitenze corporali) si abbattevano
sugli officianti che commettevano il minimo errore. Numerosi
riti consistevano in una messa in scena: i personaggi,
spesso le future vittime, vestiti come la divinit interessata,
mimavano le sue azioni caratteristiche o episodi della sua storia
mitica. Gli inni religiosi, che accompagnavano il rito, descrivevano
questa pantomima sacra. Ora era il dio che prendeva la parola,
ora gli officianti che si riferivano allo spettacolo. Le
danze avevano una grande importanza: solenni e compassate,
talvolta assumevano l'andamento di farandola, con i danzatori
che si tenevano per mano. In certe danze i danzatori si limitavano
ad alzare ed abbassare le mani in cadenza al ritmo dei teponaztli;
certe processioni percorrevano la citt spingendosi talvolta fino
ai sobborghi sulle rive del lago.
Oltre alle vittime umane, attorno agli altari si deponevano
ogni sorta di offerte: tessuti e vestiti, uccelli, gallette e pannocchie
di mais, fiori e foglie. I fuochi che bruciavano al sommo
delle piramidi non dovevano mai spegnersi: i fedeli vi portavano
continuamente la legna necessaria. Inoltre i dignitari e i preti
si scarificavano le gambe, il lobo delle orecchie, la lingua, per
offrire il loro sangue al Sole.
Numerose osservanze accompagnavano le feste principali:
digiuni, astinenza sessuale, tab alimentari. In certi casi questo
o quel cibo era obbligatorio, per esempio l'etzalli (crema di
mais e fagioli) durante il sesto mese, o i tamalli all'acqua, senza
sale, durante le feste venusiane celebrate ogni otto anni. Riti
assunti da altre popolazioni venivano incorporati alle cerimonie: durante
le feste venusiane, Indiani mazatechi dell'Oaxaca (o Aztechi
vestiti alla loro maniera) ingoiavano o fingevano di ingoiare
ranocchie e serpenti vivi. Ugualmente, Indiani
huaxtechi del Nord-Est (o Aztechi che portavano il loro caratteristico
berretto a punta) prendevano posto ai riti del mese Ochpaniztli.
I 18 mesi dell'anno solare ritmavano la vita rituale. All'inizio
del 16esimo secolo, l'anno cominciava il 2 febbraio del calendario
giuliano, con il primo giorno del mese che gli Aztechi chiamavano
Atia caualo (fermata dell'acqua) e gli altri Messicani di
lingua nahuatl Quauitleua (l'albero cresce). Questo mese era
consacrato a Tlaloc e agli di della pioggia.
Qui appresso si trover l'elenco degli altri mesi e delle divinit
alle quali si sacrificava durante ciascuno di essi:
Tlacaxipeualiztli (scorticamento di uomini). Xipe Totec, dio
degli orafi, della primavera e della vegetazione rinascente.
Tozoztontli (piccola veglia). Coatlicue, dea terrestre.
Uey Tozoztli (grande veglia). Chicomecoatl e altre divinit del mais.
Toxcatl (aridit?). Tezcatlipoca.
Etzalqualiztli (uso di etzalli). Tlaloc.
Tecuiilhuitontli (piccola festa dei dignitari). Uixtociuatl, dea
dell'acqua salata e dei salinieri.
Uey Tecuilhuitl (grande festa dei dignitari). Xilonen, dea del
mais fresco.
Tlaxochimaco (offerta di fiori). Uitzilopochtli.
Xocotl uetzi (il frutto cade). Xiuhtecuhtli, dio del fuoco.
Ochpaniztli (spazzatura). Dee terrestri: esse spazzavano la
strada degli dei.
Teotleco (ritorno degli dei). Tutti gli dei, in particolare Tezcatlipoca
e il dio del fuoco.
Tepeilhuitl (festa delle montagne). Di della pioggia che risiedono
sulle cime.
Quecholli (nome di un uccello). Mixcoatl, dio della caccia.
Panquetzaliztli (esposizione dei mantelli di piume di quetzal).
Uitzilopochtli.
Atemoztli (discesa dell'acqua). Di della pioggia.
Tititl (?). Illamatecuhtli, antica dea stellare.
Izcalli (crescita). Dio del fuoco.
 impossibile descrivere qui in dettaglio le cerimonie che si
svolgevano in occasione di queste venti feste. Accanto a riti
sanguinari come i sacrifici umani in massa che segnavano il
mese di Panquetzaliztli, si avevano offerte di fiori (Tozoztontli
e Tlaxochimaco), processioni di giovani donne che portavano
ciascuna sette pannocchie di mais (Uey Tozoztli, Ochpaniztli),
il bagno magico dei sacerdoti che imitavano i gesti e i canti degli
uccelli acquatici della laguna (Etzalqualiztli), distribuzioni
di viveri al popolo (Uey Tecuilhuitl), una grande parata militare
con consegna di anni da cerimonia ed emblemi da parte
dell'imperatore (Ochpaniztli), la fabbricazione rituale di frecce
e una caccia sul monte Zacatepec (Quecholli), combattimenti
simulati tra donne-medico e donne-sagge (Ochpaniztli), la scalata
dell'albero della cuccagna (Xocotl uetzi), danze alle quali
prendevano parte guerrieri e giovani donne (Uey Tecuilhuitl) o
guerrieri e cortigiane (Tlaxochimaco). Ora una certa classe sociale
o una corporazione, ora il popolo intero partecipava alle
cerimonie: ogni casa, inoltre, aveva il suo santuario con le sue
statuette in terracotta (Xochiquetzal sembra sia stato particolarmente
in onore negli altari domestici). Le famiglie vi offrivano
cibi e fiori. Durante i cinque giorni intercalari, nemontemi, che
separavano l'ultimo giorno del mese Izcalli dal primo giorno
del mese Atlacaualo, tutta la vita religiosa si arrestava, come la
maggior parte delle attivit profane. Nessuno intraprendeva un
viaggio, o si sposava o dava inizio ad alcuna cosa durante que-
ste giornate essenzialmente nefaste. Si credeva che i bambini che
nascevano in questo periodo erano destinati a un avvenire funesto.
4. La speculazione teologica
Non stupisce che qualche pensatore abbia sentito il bisogno
di mettere ordine nel pantheon variegato e popoloso della religione
azteca. La meditazione dei sacerdoti tendeva a ridurre il
numero delle divinit elevando alcune di esse al di sopra delle
altre e attribuendo loro molteplici attributi. Sia nelle calmecac
di Mexico, sia nei templi e nei monasteri delle citt lontane
come Teotitln, si sviluppava un pensiero teologico che si esprimeva
con manoscritti, come per esempio il Borgia. Questo sforzo di
sintesi spesso prendeva come quadro di riferimento le
quattro direzioni dello spazio. Tezcatlipoca, destinato al rango
di dio principale, appariva sotto quattro forme: a Nord (nero)
egli conservava il nome di Tezcatlipoca; a Sud (blu) veniva
chiamato Uitzilopochtli; a Est (bianco) si identificava con Quetzalcatl;
a Ovest (rosso) prendeva il nome di Xipe Totec o di Mixcoatl.
In questo modo si accorpavano in un quadro unico gli
di dei popoli nahuatl recenti (Tezcatlipoca, Mixcoatl), quelli
dei Toltechi (Quetzalcatl), il grande dio tribale azteco e la divinit
yopi Xipe Totec.
Nezaualcoyotl, il re di Texcoco, fece costruire un tempio a un
dio senza faccia, privo di storia mitica, invisibile e impalpabile,
che veniva chiamato colui per opera del quale viviamo. Posto
in cima a una torre, il santuario di questa divinit suprema, ornato
d'oro e di pietre preziose, non conteneva alcun idolo.
 6. Arte e letteratura
1. Le origini
La grande epoca classica del primo millennio aveva fissato
nell'essenziale i tratti delle arti plastiche in Messico: in architettura,
la piramide a gradoni associata a edifici orizzontali (palazzi);
in scultura, i pannelli e gli architravi in bassorilievo, gli altari
monolitici; il cesello delle maschere, delle asce votive e di
altri oggetti in pietre dure; i muri decorati di affreschi e i
manoscritti illustrati (quanto meno presso i Maya per quest'ultimo punto).
La maggior parte di questi elementi, come pure l'uso dei geroglifici
e dei segni cronologici, furono elaborati in epoca olmeca.
Eredi di questo lontano passato, gli Aztechi ne avevano ricevuto
il retaggio con la mediazione dei popoli dell'altopiano centrale
che essi incontrarono alla fine della loro migrazione. Si
trattava fondamentalmente della civilt tolteca che, sopravvivendo
alla caduta di Tula, si perpetu in seno alle nuove citt
fondate dagli invasori nordici. L'architettura tolteca aveva introdotto
numerose innovazioni rispetto a quella delle citt classiche
come Teotihuacn: grandi sale con soffitti sostenuti da numerose
colonne scolpite, mura merlate, decorate di teste di serpente
(coatepantli), portici sostenuti da colonne in forma di serpenti
piumati, statue portabandiera al sommo delle scalinate delle
piramidi. La maggior parte di questi elementi saranno presenti
anche nei monumenti aztechi.
D'altronde, una parte della popolazione tolteca aveva dovuto
emigrare sia alla fine del decimo secolo (guerre civili simbolizzate
con la rivalit tra Tezcatlipoca e Quetzalcatl), sia alla fine del
12esimo secolo alla caduta di Tula. Questi emigranti si erano fissati a
Cholula, citt sacra dove era vivo il culto di Quetzalcatl, e
sull'altopiano che si estendeva su una parte dell'attuale Stato di
Puebla, fino alle montagne di Oaxaca. In questo luogo, i Toltechi,
la cui maestria nelle arti minori era proverbiale, si trovarono
in contatto con i Mixtechi, essi stessi orafi di prim'ordine.
Questa regione mixteco-puebla vide nascere un nuovo stile in
oreficeria, nella pittura murale, nella decorazione della ceramica
e nell'illustrazione dei manoscritti. Nel 14esimo secolo, il quarto
re di Texcoco, Quinatzin, fece venire da questa regione tutta una
popolazione di artigiani di origine tolteca; questi impiantarono
nella vallata centrale quest'arte mixteco-nahua, che doveva
esercitare una fortissima influenza sull'arte azteca a partire dal
secolo successivo.
In questo modo diverse tradizioni artistiche erano confluite
dall'antichit classica fino agli ultimi secoli prima della conquista
spagnola, per fondersi nel crogiuolo azteco. I Messicani,
d'altro canto, mano a mano che incorporavano nella loro religione
dei riti stranieri si ispiravano ad opere realizzate dai popoli
vicini: i monumenti circolari costruiti a Mexico - dove
costituivano un'eccezione in un'architettura dominata dalle piramidi
e dalle costruzioni rettangolari - ricordano quelli degli
Huaxtechi e dei Totonachi o anche le ycatas del Michoacn.
Ma sarebbe ingiusto e inesatto considerare l'arte azteca come
una semplice imitazione, un'epigona dell'arte messicana in genere.
Le architetture e le sculture, le oreficerie e le miniature di
Tenochtitln hanno saputo creare uno stile riconoscibile a colpo
d'occhio, in cui una tradizione ricca e raffinata si combina col
dinamismo di un popolo da poco giunto a un alto grado di cultura.
Meno compassata e pi flessibile dell'arte tolteca, meno
fiorita dell'arte maya, capace di coniugare un profondo simbolismo
a una figurazione realista di straordinaria energia, questo
stile afferma la propria originalit in ogni campo. Permeata di
religiosit come tutte le altre civilt messicane dopo gli Olmechi,
l'arte degli Aztechi si mostra in grado di affrontare soggetti
storici e profani, e di ingentilire lo stile di vita grazie al
virtuosismo dei gioiellieri e dei cesellatori.
2. L'architettura
Tutti i monumenti di Mexico sono stati distrutti nel 1521 durante
l'assedio della citt. Noi li conosciamo soltanto attraverso
le descrizioni e i disegni dell'epoca che sono venuti a confermare
gli scavi archeologici del grande Tempio. Fuori della citt devastata
sussistono certi edifici costruiti dagli Aztechi, come i
templi di Teopanzolco nell'attuale Morelos, di Huatusco e di
Teayo (Veracruz). La piramide di Tenayuca, non lontana da
Mexico, bench originariamente costruita da Chichimechi
pi o meno toltechizzati, era stata completata dagli Aztechi.
L'architettura religiosa aveva come sua espressione pi frequente
la piramide coronata da un santuario. Con le loro scale
ripide, bordate di serpenti piumati e le loro statue portabandiera,
queste piramidi erano molto simili ai monumenti toltechi. A
Tenochtitln, nella cinta del grande Tempio vi era un coatepantli
come a Tula. Ma, tratto propriamente azteco, la piramide del
teocalli portava, sulla piattaforma terminale, due templi affiancati.
La loro copertura fatta di travi e di malta, si prolungava in
una sorta di colmo, secondo lo stile degli antichi templi maya.
Sappiamo dalle descrizioni dei conquistadores che il tempio
di Quetzalcatl era di forma circolare: la ragione  che avendolo
costruito in onore di questa divinit in quanto Eecatl, dio del
vento, avevano evitato di esporre al vento gli spigoli vivi di una
piramide. Se non  rimasto nulla di questo monumento, fortunatamente
sussiste quasi intatto quello di Calixtlahuaca, sull'altopiano
di Toluca. Ulteriore conferma viene dal ritrovamento in
quel luogo di una statua del dio del vento. A Malinalco, nelle
montagne che bordano il pianoro di Toluca a Sud, si trova un
tempio interamente tagliato nella roccia viva, finora l'unico di
questo genere conosciuto in Messico. Senza dubbio era destinato
ai culti celebrati dai cavalieri-aquila e dai cavalieri-giaguaro,
perch la cripta, alla quale si accede da una porta in forma di gola
di serpente,  ornata di aquile e di giaguari scolpiti nella roccia.
L'architettura militare teneva naturalmente un largo spazio
nell'arte monumentale degli Aztechi. Fortezze e fortini muniti
di torri difendevano i punti di passaggio, come per esempio
l'entrata delle strade che permettevano di attraversare il lago. A
Oztoman, alle frontiere tra l'impero e il regno nemico di Michoacn,
si possono ancora osservare le rovine di un forte e di
bastioni in cui gli architetti aztechi hanno saputo far uso di una
vera e propria volta. Quanto ai palazzi dei sovrani e dei dignitari
non  rimasta traccia. Secondo le testimonianze del tempo,
essi dovevano essere sostanzialmente simili agli edifici maya,
zapotechi o toltechi: vaste sale a colonne, cortili interni, terrazze
e giardini. L'arte dei giardini era particolarmente in onore
presso gli Aztechi e i loro alleati: i resti degli acquedotti e dei
canali di irrigazione del parco di Tetzcotzinco, costruito per ordine
di Nezaualcoyotl, corrispondono alle descrizioni dei cronisti.
3. La scultura
Innumerevoli sculture, bassorilievi e statue sono stati distrutti
sia durante la guerra azteco-spagnola, sia sotto il regime coloniale
nella lotta contro l'idolatria. Tuttavia ci che resta, in
Messico o nei musei del mondo intero, stupisce per numero, variet
e perfezione.
Gli scultori incaricati di fornire a un tempio la statua di una
divinit erano tenuti a conformarsi alle regole di un minuzioso
simbolismo. Le statue delle dee dell'acqua, per esempio, sono
di uno stile volutamente arcaico, come pure quello di Tlaloc: si
trattava di divinit antiche, e bisognava rispettare i modelli classici.
Il colossale monolito che rappresentava la dea terrestre
Coatlicue pu essere considerato come uno dei pi straordinari
capolavori dell'arte religiosa, col suo simbolismo macabro
profondamente impressionante. Gli idoli di Xipe Totec mostrano
con incredibile realismo il dio rivestito della pelle di un sacrificato.
Al contrario, niente di pi grazioso della statua di Xochipilli,
dio della giovinezza, della musica e dei giochi, tutto decorato di fiori.
Le rappresentazioni di Quetzalcatl sono numerose. Talvolta
 rappresentato come un serpente piumato acciambellato su se
stesso, portante sulla testa il geroglifico ce-acatl indicante il suo
nome; pi raramente, come nel bell'esempio conservato a Parigi
nel Muse de l'Homme, un viso e delle membra umane si combinano
con il corpo del serpente.
Numerosi monoliti scolpiti sono rimasti seppelliti, dopo la
caduta di Mexico, sotto le macerie dei templi e dei palazzi. Solo
alcuni sono stati riesumati. Il Calendario azteco  senza dubbio
il pi celebre tra questi. Esso riassume nel suo disco l'insieme
delle concezioni cosmologiche e cronologiche degli antichi
Messicani. Al centro il viso del Sole assetato di sangue si
distacca in mezzo al segno mauiollin, simbolo del nostro universo.
Le quattro braccia della croce di Sant'Andrea corrispondenti
al segno ollin portano i simboli dei quattro Soli antichi. Attorno
a questi geroglifici, dei cerchi concentrici mostrano i segni dei
giorni, gli anni sono rappresentati dai glifi xiuitl composti da
cinque punti in quinconce, e infine due serpenti di turchese
(xiuhcoatl), ossia i due periodi di 52 anni che, corrispondendo
cos come abbiamo visto a 65 anni venusiani, costituivano il ciclo
di 104 anni chiamato ce-ueuetiliztli, una vecchiaia. Possiamo
anche citare il Teocalli della Guerra Santa, dedicato al
Sole e ornato di splendidi geroglifici. Allo stesso gruppo appartiene
la Pietra dei Soli, che porta su ciascuna delle sue facce
la data geroglifica degli universi distrutti prima del sorgere del
nostro. Infine, un magnifico disco che porta in bassorilievo la
rappresentazione della dea Coyolxauhqui, recentemente scoperto ai
piedi dell'antico grande Tempio.
Nel marzo del 1978, certi lavori di terrazzamento intrapresi
in vicinanza della cattedrale di Citt del Messico hanno portato
alla luce uno straordinario monolito scolpito e policromo, che
rappresenta la dea lunare Coyolxauhqui, sorella del dio-sole
Uitzilopochtli, decapitata e smembrata, secondo il mito, dal
proprio fratello. Questa scoperta e quella di qualche altro oggetto
evidentemente legati ai culti celebrati nel grande teocalli
hanno indotto le autorit messicane a organizzare una importante
campagna di scavi nella capitale.
Sebbene di piccole dimensioni, certi oggetti di pietra dura, al
limite fra la scultura e il cesello, possono essere riferiti a
quest'arte religiosa: per esempio, i due crani in cristallo di rocca
conservati al Muse de l'Homme e al British Museum, una statuetta
di Tezcatlipoca in giadeite (Muse de l'Homme) e una statuetta
di Xolotl, di fattura perfetta, che si trova al museo di Stoccarda.
Per grande che fosse l'importanza della scultura religiosa,
tuttavia anche l'arte profana aveva conosciuto uno sviluppo
considerevole. Si sa che sovrani e nobili commissionavano opere
ad artisti del loro tempo: Montezuma secondo fece scolpire il suo
ritratto in bassorilievo sulle rocce di Chapultepec da scultori che
furono riccamente ricompensati. Una figlia di Axayacatl, sembra
facesse scolpire le statue dei giovani nobili a cui concedeva
i suoi favori. L'imperatore Tizoc  rappresentato, nel monolito
che porta il suo nome, con attributi divini, mentre riceve la
sottomissione di trib straniere designate con segni geroglifici. Lo
stesso sovrano e il suo successore Auitzotl apparivano in bassorilievo
al sommo di una stele destinata a commemorare l'inaugurazione
del grande Tempio di Tenochtitln nel 1487 (Otto-Canne);
questa data  scritta in caratteri geroglifici di un magnifico effetto
decorativo sotto il pannello che raffigura i due imperatori.
Il Museo nazionale di Antropologia di Citt del Messico possiede,
tra altri capolavori, una splendida testa di cavaliere-aquila
in pietra. Incorniciato dal becco del rapace, il viso del guerriero
riflette in modo stupefacente l'energia e l'abnegazione di questo
ordine militare. Ma la statuaria azteca dispiega un larghissimo
ventaglio di opere: statue raffiguranti maceualtin (uomini del popolo),
vestiti soltanto del loro perizoma, nani, gobbi, individui deformi
che gli imperatori e i dignitari amavano ospitare nei loro palazzi,
animali di ogni specie come lupi, giaguari, serpenti, ranocchie,
cavallette e anche vegetali, come le zucche. Certi bassorilievi
puramente decorativi rappresentano uccelli e fiori.
Gli Aztechi hanno fatto rivivere l'arte della maschera in pietra,
spesso incrostata di turchesi, di ossidiana, madreperla, granati,
che aveva raggiunto a Teotihuacn, in epoca classica, un
alto grado di perfezione. Queste maschere avevano spesso un
uso funerario; talvolta rappresentavano un dio e dovevano essere
portate in occasione di cerimonie religiose.
La scultura in legno ha resistito male al tempo, alle guerre e
agli incendi. Restano soltanto dei tamburi verticali (huehuetl) e
dei teponaztli, gong a due toni. Si ricorda in particolare un tamburo,
proveniente da Malinalco, le cui decorazioni scolpite, di
estrema finezza, rappresentano aquile e giaguari.
4. Pittura e miniatura
Le grandi culture classiche hanno Praticato l'arte della pittura
murale: affreschi di Bonampak presso i Maya, stanze funerarie
dipinte dagli Zapotechi di Monte-Albn, i bellissimi affreschi
religiosi di Teotihuacn. Di epoca pi recente  la pittura murale
di Chichn-Itz (Tolteco-Maya), quella dei Mixtechi e della regione
mixteco-puebla (altare decorato di Tizatln), cos come le
belle pitture di Cacaxtla. In questo luogo, situato nello Stato di
Tlaxcala, recentemente sono state scoperte delle pitture murali
di alta qualit estetica e di grande interesse archeologico dovute,
con ogni probabilit, a una popolazione originaria della costa
del golfo. Non c' dubbio che gli Aztechi rivestissero di pitture
le pareti dei loro templi e dei loro palazzi. Ma queste opere sono
andate distrutte insieme agli edifici che esse ornavano. Ci resta
tuttavia un frammento di affresco a Malinalco, in un edificio contiguo
al tempio monolitico gi citato: il soggetto sembra raffigurare
una scena in cui compare il dio cacciatore e guerriero Mixcoatl.
Lo scriba azteco aveva il titolo di pittore (tlacuiloani). Di
fatto, i manoscritti geroglifici e pittografici, sia che i temi fossero
religiosi, storici o anche amministrativi, costituivano anzitutto
una raccolta di immagini, di quadretti accuratamente disegnati
e colorati. I pi belli fra i codex sfuggiti ai roghi spagnoli
provengono dai paesi mixtechi (Codex Nuttall) o dalla zona
mixteco-puebla (Borgia); lo stile dei manoscritti propriamente
aztechi rivela una innegabile influenza di queste culture.
Il Codex Borbonicus (Biblioteca di Palazzo Borbone a Parigi) 
un libro sui riti che comprende, in particolare, un bellissimo
calendario divinatorio, in cui sono enumerate le venti serie di
tredici giorni, in cui ciascun segno  accompagnato dalle sue divinit
protettrici, diurne e notturne. Gli di o le dee che presiedono
a ciascuna serie occupano il centro della pagina, e sono accompagnati
da una moltitudine di attributi e oggetti simbolici. Il
Codex Telleriano-Remensis (Biblioteca nazionale, Parigi), opera
storica, descrive anno per anno i principali avvenimenti: salita
al trono e morte dei sovrani, guerre e conquiste, inaugurazione
di grandi templi, terremoti, eclissi, eccetera. Il Codex Mendoza,
documento finanziario e amministrativo di primaria importanza
(Biblioteca Bodleiana, Oxford),  stato redatto poco dopo la
conquista spagnola da scribi aztechi che vi hanno trascritto, su
ordine del vicer don Antonio de Mendoza, i registri dei tributi
dell'Impero, sotto Montezuma secondo. Ciascuna delle sue pagine
enumera in caratteri geroglifici le citt di ogni provincia, la natura
e la quantit delle merci che questa provincia doveva versare
agli esattori. Mentre i libri religiosi e storici sono illustrati
con miniature e scene spesso complesse, il Mendoza presenta la
precisione e la secchezza di una relazione compilata da funzionari.
L'elemento figurativo  ridotto al minimo e la pittografia,
ridotta all'essenziale, si avvicina a una vera scrittura.
A considerarli esclusivamente sotto il profilo estetico questi
libri sono la testimonianza di un'arte ricca di tradizione e di un
gusto raffinato. Una evidente affinit stilistica li collega alle
opere della statuaria e del bassorilievo.
5. Le arti minori
La definizione di arte minore si applica meno esattamente
che altrove all'arte messicana, perch il cesello, l'oreficeria,
l'intreccio delle piume, hanno avuto un ruolo fondamentale in
una societ in cui il lusso dell'apparenza e del decoro quotidiano
andava continuamente crescendo. I metalli preziosi, ma molto
di pi le pietre verdi (giada, giadeite, nefrite) e le piume degli
uccelli tropicali, esercitavano sugli Indiani un vero fascino.
Quando gli Spagnoli e i loro alleati indigeni abbandonarono
Mexico al saccheggio, gli Europei si impadronirono dell'oro e
dell'argento sdegnando le giade e le piume che i loro alleati
autoctoni, al contrario, ricercavano con frenesia.
Di queste arti, il cesello  sicuramente la pi antica in Messico.
In questo campo gli Olmechi avevano subito raggiunto un
livello che non  stato mai superato. Per esempio l'arte maya, a
Palenco, ha lasciato splendide statuette, gioielli, maschere in
mosaico. I Toltechi erano maestri nella lavorazione delle pietre
dure: Quetzalcatl, secondo la tradizione, possedeva una casa
tutta rivestita di giada. Nell'epoca azteca, i commercianti importavano
dalle province del Sud e dello Xicalanco i pezzi di
giada traslucida che gli artigiani messicani cesellavano, come
pure cristallo di rocca, ambra, granati. Utilizzavano anche smeraldi.
Una collana d'oro e di pietre preziose offerta a Corts da
Montezuma secondo era ornata di 183 smeraldi e 232 granati. In questa
societ gerarchizzata ogni ornamento aveva valore di emblema, la
forma e la materia dei gioielli denotavano il rango. Alcuni ornamenti
di giada non potevano essere portati che dall'imperatore.
Numerosi oggetti in legno, pietra e oro erano incrostati di
mosaici fatti di minuscole tessere di turchese, di madreperla, di
ossidiana, meravigliosamente accostate: erano questi pettorali,
scudi, caschi e scettri. Il British Museum possiede due coltelli
sacrificali, con la lama di silice e l'impugnatura in legno scolpito,
interamente ricoperto di un mosaico di turchesi e di madreperla;
un serpente a due teste in legno e mosaico di turchesi e,
esemplare ancora pi raro, un frammento di maschera di legno
incrostata di turchesi. Questa maschera aveva fatto parte del tesoro
consegnato da Montezuma a Corts e da questi inviato a
Carlo quinto. Serpenti intrecciati circondano la bocca e gli occhi: si
tratta probabilmente di una maschera di Tlaloc.
L'arte del mosaico di piume era praticata, come si  visto, dagli
Indiani di Amantln; prima dell'arrivo degli Aztechi nell'altopiano
centrale questa, secondo la tradizione, era un'arte tolteca
legata al mito di Quetzalcatl.
Gli Amanteca utilizzavano due techniche: una di queste consisteva
nel fissare le piume per mezzo di fili di cotone su una leggera
armatura di giunco o di vinco. L'altra, pi raffinata, utilizzava piume
tagliate in piccoli frammenti che si incollavano su stoffa o su
carta - come un mosaico di pietre semipreziose - e che, all'occorrenza,
si sovrapponevano ottenendo per trasparenza le sfumature pi diverse.
I fragili capolavori di questi artigiani sono quasi del tutto scomparsi.
Si segnalano pertanto gli splendidi scudi da cerimonia conservati
a Vienna (con la rappresentazione del mostro acquatico auitzotl) e
a Stoccarda (motivi geometrici), cos come un bellissimo mantello
da cerimonia in cotone e in carta decorato di simboli religiosi
in piume (nel Museo di Berlino).
Quanto agli oggetti in oro e argento, molto pochi sono sfuggiti
al crogiuolo dei conquistadores. Questo  il caso di una statuetta
d'oro dell'imperatore Tizoc, conservata al Museo degli Indiani
d'America a New York. Ma, attraverso la descrizione dei contemporanei,
Spagnoli o Indiani, conosciamo la variet e la bellezza delle opere
degli orefici aztechi: statuette rappresentanti Indiani delle
diverse trib, uccelli, tartarughe, pesci, coccodrilli e
altri animali, collane, braccialetti, sonagli, pettorali,
scudi, mitre, eccetera. Due dischi di 2,10 metri di diametro, uno in
oro (il Sole), l'altro in argento (la Luna), figurano fra i regali di
Montezuma al capo dei conquistatori, il quale li mand a Carlo quinto
nel luglio del 1519.
6. Letteratura, musica e danza
 impossibile separare letteratura e musica: in effetti, come
dimostra la stessa lingua (cuicatl, canto e poema; cuicani,
cantante e poeta), la poesia era quasi sempre accompagnata
da musica, quanto meno da strumenti a percussione che ne marcavano
il ritmo. Quanto alla danza, essa era spesso associata alla
declamazione di poemi e sempre ritmata da strumenti musicali.
Il nahuatl, lingua comune agli Aztechi e alla maggior parte
dei popoli recenti della vallata,  una lingua flessibile e ricca,
adatta altrettanto bene a descrivere con precisione avvenimenti
quanto a esprimere idee astratte e a costruire quei lunghi discorsi
sentenziosi e immaginifici di cui i Messicani erano ghiotti.
Per la sua struttura grammaticale e la sua fonologia, il nahuatl
si prestava al parallelismo di significato e di suono, alle assonanze,
ai fiori di retorica. Era ammesso che la forma pi pura
e pi elegante di questa lingua si parlasse a Texcoco.
I poemi religiosi (teocuicati) per tradizione venivano recitati
nel loro stile arcaico e oscuro, carico di metafore e allusioni.
Sono tuttavia di grande bellezza e costituiscono una inesauribile
fonte di informazioni sul pensiero teologico degli Aztechi.
Il fiore del mio cuore s' aperto.
Ecco il signore di Mezzanotte.
Lei  venuta, nostra Madre, lei  venuta.
Lei, la dea Tlazolteotl.
 nato il dio del Mais
Nel giardino di Tamoanchan
L dove si ergono i fiori,
Lui che si chiama Uno-fiore.
 nato il dio del Mais
Nel giardino di pioggia e di bruma
L dove si creano i figli degli uomini,
L dove si pescano i pesci di giada.
Versi tratti dall'inno che si cantava ogni otto anni in occasione
della festa venusiana atamalqualiztli.
In onore di Mixcoatl, il dio cacciatore del Nord, e dei Serpenti
di nuvole, si cantava:
Son venuto da Sette-Caverne (seguivano numerosi nomi in dialetto
chichimeco).
Son venuto dal paese dei cactus...
Sono nato, sono nato con la mia freccia dall'asta spinosa.
Sono nato, sono nato con il mio carniere di rete.
L'ho presa (la selvaggina); l'ho presa, ah! ah! l'ho presa,  presa.
Bisogna immaginare che ognuno di questi versetti fosse mimato
da un prete vestito come il dio, che imitava i gesti della
caccia al fine di assicurare il successo dei cacciatori. Era un
poema religioso e insieme un incantesimo e una danza magica.
Coerentemente col loro abituale eclettismo, gli Aztechi prendevano
facilmente temi poetici o musicali da altri popoli. Si
distinguevano poemi nello stile dei popoli della costa, alla
maniera degli Huaxtechi, nello stile di Cempoala; altri canti
si rifacevano a Chalcho, a Uexotzinco, a Tlaxcala, a Metzitln,
ai montanari (tepetlacayotl), ai carovanieri (oztomecayotl),
agli Otomi (otoncuicatl). Si classificavano inoltre secondo il genere:
canti di primavera, canti fioriti, canti di guerra,
canti da donna, eccetera. Certe opere formano cicli epici e mitici,
come quello di Quetzalcatl, o anche storici.
Presso i nobili era molto diffuso l'uso di recitare poemi alla
fine dei banchetti. Cantanti e musicisti provenivano dalle case di
canto (cuicacalli), la pi importante delle quali si trovava
nel palazzo imperiale di Tenochtitln. A Texcoco, il consiglio
della musica organizzava concorsi di poesia dotati di premi. Il
re Nezaualcoyotl fu uno dei maggiori poeti del suo tempo. Le
sue odi riflettono una filosofia serena e distaccata.
Tutta la lirica messicana verte su due temi principali: la bellezza
della vita, del mondo, dei fiori; e la inevitabile morte.
Invano, tu scegli il tuo teponaztli fiorito,
Tu getti fiori a piene mani,
Essi avvizziscono!
Amici miei, questa terra ci  solamente prestata.
Bisogner abbandonare i bei poemi.
Bisogner abbandonare i bei fiori.
Ecco perch sono triste mentre canto il Sole.
Pur appassionati di poesia, gli Aztechi non avevano meno considerazione
per l'arte oratoria. Dal sovrano, il cui titolo significava
oratore fino al pi umile membro di un consiglio di quartiere, ai
vecchi, alle sagge donne, alle paraninfe che intervenivano nella
vita delle famiglie, non uno che non fosse invitato nelle cerimonie
pubbliche o private a prendere la parola. In tutte le occasioni si
parlava inesauribilmente nello stile fiorito dei modelli tradizionali.
A questo genere oratorio si ascrivono gli ammonimenti e le arringhe
morali dette precetti degli anziani (ueuetlatolli).
I manoscritti storici servivano di promemoria in vista della
recitazione di narrazioni in prosa ritmata che i giovani imparavano
a memoria nelle calmecac. Lo stile di questi annali doveva
essere molto pi conciso, naturalmente, di quello dei poemi e
dei discorsi.
Gli strumenti musicali usati dagli Aztechi erano a percussione o
a fiato. Al primo gruppo appartenevano i tamburi verticali, i gong
di legno a due toni alcuni dei quali muniti di una cassa di risonanza
costituita da una zucca, campanelli e sonagli, carapaci di tartarughe
che si battevano con un corno di cervo, bastoni o ossi da
cocca che si suonavano con un archetto di legno. Al secondo gruppo
appartenevano le trombe di legno, le conchiglie, i flauti semplici,
doppi o anche tripli e quadrupli. Sarebbe dunque inesatto credere
che la musica autoctona si riducesse quasi unicamente a quella a
percussione: al contrario, essa lasciava grande spazio alla melodia.
Le danze, pubbliche o private, erano molto praticate. La
maggior parte delle feste religiose comportava delle danze che
si protraevano spesso per diverse ore. Il rituale regolava minuziosamente
il portamentoe i gesti, cos come la scelta dei danzatori: i
guerrieri di un certo rango, per esempio, potevano danzare
con le cortigiane tenendole per la vita, cosa che era vietata
ai debuttanti. Durante il mese Ochpaniztli, dedicato alle dee
della terra, per otto giorni consecutivi si eseguiva una danza che
consisteva unicamente in movimenti delle braccia e delle mani,
senza canti n flauti, al solo ritmo dei gong e dei tamburi.
Le danze avevano luogo dopo il tramonto del Sole sulla
grande piazza centrale, al lume delle torce e dei bracieri di legno
resinoso. Lo stesso imperatore vi prendeva parte; infatti
queste danze rituali erano considerate un mezzo per conquistarsi
meriti agli occhi degli di.
Presso i nobili e i mercanti, si danzava dopo il pranzo, nel
cortile interno della casa, al suono di un'orchestra di teponaztli
e di flauti. Quando un dignitario era invitato da un commerciante,
spettava a lui danzare mentre gli ospiti stavano seduti a fumare
la pipa e a bere cacao.
Come le grandi cerimonie celebrate nei templi consistevano
spesso in vere rappresentazioni drammatiche - pi di una volta
l'attore principale, immagine del dio, finiva immolato sulla pietra
sacrificale - cos un embrione di arte drammatica si poteva
intravedere nelle feste private: infatti, nelle ricche dimore, gruppi
di attori impersonavano personaggi mitici o storici, o si mascheravano
per rappresentare animali, per esempio uccelli, o scambiavano
battute con un coro. Le donne erano ammesse a prendere parte
a questi divertimenti: era una donna travestita da uccello, per
esempio, che cantava:
La mia lingua  di corallo,
Di smeraldo il mio becco.
Gli attori cantavano, danzavano, mimavano scene tradizionali,
al ritmo dell'orchestra.  cos che episodi della vita del re
Nezaualcoyotl erano argomento di questi spettacoli, balletti e
tragedie insieme.
Presso l'imperatore e presso i dignitari, compagnie di acrobati
e di buffoni eseguivano, talvolta issandosi sui trampoli, danze
acrobatiche e comiche, inframmezzate da capriole e giochi di
prestigio. Questi spettacoli costituivano uno dei passatempi
preferiti dall'aristocrazia azteca.
 7. La caduta dell'Impero azteco
1. Le prime spedizioni spagnole
Quando il 12 ottobre 1492, Cristoforo Colombo giunse in
una delle isole delle Bahamas, fu certo d'aver toccato le Indie,
l'Asia favolosa e ricca d'oro.
L'occupazione spagnola si estese anzitutto alle isole: Santo
Domingo, Portorico, Cuba. La costa sudamericana e quella
dell'America centrale furono conosciute all'inizio del secolo
successivo e, nel 1513, Nunes de Balboa, traversando l'istmo,
scopr il mare del Sud, il Pacifico. Nessuno, dunque, supponeva
l'esistenza del Messico, dei suoi immensi territori e delle
sue citt. Colombo stesso pass vicino alla scoperta nel 1502,
quando incontr non lontano dallo Yucatn una grande piroga
maya carica di tessuti, di cacao, di asce, di rame. Nel 1511, una
caravella che faceva rotta dal Darien a Santo Domingo fu gettata
da una tempesta sulla costa dello Yucatn. Soltanto due spagnoli
scamparono al naufragio e, successivamente, alla prigionia
nelle mani di una trib maya. Uno di questi, Aguilar, sarebbe
stato liberato da Corts otto anni pi tardi; l'altro, Guerrero,
sposato a una nobile maya, avrebbe terminato la sua vita come
cacicco indiano. Questa prima scoperta del continente pass
completamente inosservata in mezzo ai naufragi e alle scomparse
cos frequenti in quei tempi.
Soltanto nel 1517 una spedizione partita da Cuba con tre navigli,
sotto il comando di Francisco Hernndez de Crdoba, entr in
contatto con i Maya dello Yucatn e di Campeche. Respinti con
gravi perdite da questi bellicosi Indiani, gli Spagnoli dovettero
reimbarcarsi in tutta fretta. Cinquantasette uomini, su centodieci
che erano partiti alla scoperta, perirono in quest'avventura,
compreso il loro capo. Ma i sopravvissuti descrissero con meraviglia
le citt maya che avevano potuto osservare dalla costa, con
i loro edifici in pietra e i loro templi, il ricco abbigliamento
e i gioielli degli abitanti. Lo Yucatn, ancora creduto un'isola,
appariva come un mondo nuovo, pi popolato e pi civile delle Antille.
L'anno successivo, Juan de Grijalva al comando di quattro navigli,
scopr l'isola di Cozumel, costeggi lo Yucatn e poi il golfo
del Messico. Continuando la sua rotta da Tabasco a Tuxpan, lasci
il paese dei Maya e per la prima volta gli Europei entrarono in
contatto con l'Impero azteco. Contrariamente a quanto era accaduto
nella precedente spedizione, l'accoglienza degli Indiani fu
amichevole: essi mandarono in regalo agli Spagnoli oggetti d'oro.
Inoltre pronunciarono ripetutamente la parola Mexico, di cui
i conquistatori ignoravano il significato.
2. Hernn Corts
Avventurandosi sulle tracce di Grijalva, Hernn Corts part
da Cuba il 10 febbraio 1519 (anno ceacatl, uno-canna del calendario
azteco). Sui suoi undici navigli erano imbarcati 508 uomini,
16 cavalli e 14 pezzi di artiglieria. Nello Yucatn trov
Aguilar, che parlava maya a causa della sua lunga prigionia.
Poco pi tardi, a Tabasco, i dignitari locali fecero dono agli
Spagnoli di numerose schiave. Una di queste, di nobile origine
e dotata di viva intelligenza, parlava maya e nahuatl. Con la
mediazione di Aguilar e di questa giovane donna, Corts fu messo
in condizione di conversare con gli indigeni, e in particolare con
coloro che parlavano la lingua ufficiale dell'Impero azteco:
cosa che torn di grande utilit al capitano spagnolo. Battezzata
col nome di Marina, e conosciuta generalmente con quello di
Malintzin (Malinche), l'antica schiava divenne la pi preziosa e
fedele collaboratrice del conquistatore. Essa fu anche la madre
di suo figlio, Don Martn Corts, il primo meticcio che ebbe un
ruolo importante nella storia del Messico.
Giunto in aprile nella zona della futura Veracruz, Corts vi ricevette
la visita del calpixqui azteco della provincia di Cuetlaxtlan,
accompagnato da altri dignitari e da servitori. Gli Indiani,
a nome di Montezuma, fecero dono agli Spagnoli di viveri, di
magnifici e lussuosi abiti in cotone e in piume, di gioielli d'oro.
Solo allora il conquistador, intrattenendosi con i signori aztechi,
grazie alla mediazione di Marina e di Aguilar, cominci a intravedere
l'immensit delle ricchezze dell'Impero la cui capitale si ergeva,
lontano dalla costa torrida, sull'altopiano circondato dalle montagne.
Gli Aztechi nulla avevano saputo dell'arrivo degli Europei
nelle Antille, ma ebbero certamente notizia delle spedizioni che
toccavano lo Yucatn e il Tabasco. La tradizione vuole che funesti
presagi (bagliori nel cielo, voci che si lamentavano nello
spazio, inspiegabili incendi e altri prodigi) abbiano annunciato
in anticipo una terribile catastrofe. Molto religiosi, Montezuma
e i suoi consiglieri furono colpiti dal fatto che l'anno uno-canna,
1519 della nostra era, coincideva con la data, che ritornava ogni 52 anni,
che, secondo il mito di Quetzalcatl, poteva segnare il ritorno
del Serpente Piumato. Questi strani esseri che arrivavano dall'Est,
ossia dal paese misterioso verso il quale il divino re di Tula
era partito in un mitico passato, che lanciavano il fulmine e
possedevano cavalli, che nessuno aveva mai visto in Messico,
non erano forse di? Non era forse Quetzalcatl che ritornava a
riprendere possesso del suo regno?
Mentre i funzionari aztechi e i loro consiglieri, attraverso le
sierras portavano all'imperatore la descrizione, documentata
con disegni, dei conquistatori, dei loro navigli, della cavalleria e
dell'artiglieria, Corts fece una scoperta che conteneva il germe
della sua vittoria: certi popoli sottomessi agli Aztechi li odiavano
mortalmente. Questo era il caso dei Totonachi, la cui capitale
Cempoala, vicino alla costa, accolse gli Spagnoli con entusiasmo.
In agosto, Corts si avvi sulla strada dell'altopiano centrale
con 13.000 Totonachi, guerrieri e portatori.
Il 2 settembre 1519, gli Spagnoli si scontrarono, alle frontiere
di Tlaxcala, con la resistenza tenace dei Tlaxcaltechi e dei loro
alleati otomi. Ma dopo molti giorni di combattimento l'aristocrazia
tlaxcalteca, animata da secolare ostilit nei confronti degli
Aztechi, decise di ricercare l'alleanza dei potenti stranieri
contro il loro nemico messicano. Gli Spagnoli entrarono a Tlaxcala,
che trovarono molto pi grande di Granada, sotto una pioggia
di fiori. Da allora la conquista divenne un'impresa essenzialmente
ispano-tlaxacalteca.
Rafforzata dai contingenti di Tlaxcala, la colonna spagnola si
diresse su Cholula, in cui 6.000 Indiani furono massacrati dagli
alleati, poi, inoltrandosi tra i vulcani, penetr nella vallata centale.
Passata la notte in una residenza signorile di Iztapalapan, i
conquistatori attraversarono la laguna sulla strada sopraelevata
che collegava la costa meridionale alla citt lacustre. Montezuma,
accompagnato da numerosi dignitari, tra i quali il re di Texcoco,
accolse Corts all'entrata della citt. Rivolgendogli la parola,
disse precisamente: Siate il benvenuto, nostro signore, di
ritorno nel vostro paese e fra il vostro popolo, per sedere sul trono
del quale sono stato padrone per qualche tempo, in vostro nome.
Gli Spagnoli si istallarono nell'antico palazzo di Axayacatl,
l'8 novembre 1519.
3. La guerra
Da allora si instaur una strana situazione che doveva protrarsi
per otto mesi: Montezuma virtualmente prigioniero, che si sforzava
di contenere la collera crescente dei dignitari e del popolo; gli
Spagnoli che stabilivano, poco a poco, tramite l'imperatore,
una sorta di protettorato; i loro alleati tlaxcaltechi pronti
a cogliere ogni occasione per appagare il loro odio contro gli
Aztechi. A misura che il tempo passava, la tensione saliva: gli
Spagnoli, in effetti, si opponevano al culto degli di indigeni e
si impadronivano di tutti gli oggetti d'oro sui quali potevano
mettere le mani, mentre i Tlaxcaltechi rubavano le giade e le
piume preziose.
In assenza di Corts, costretto a portarsi in tutta fretta sulla
costa per combattere il suo concorrente Narvez giunto da
Cuba, gli Spagnoli massacrarono a tradimento un gran numero
di nobili aztechi che celebravano la festa di Uitzilopochtli.
Contro l'opinione di Montezuma, rimasto decisamente ostile a ogni
resistenza, il popolo intero si sollev. Il ritorno di Corts non
ristabil la situazione. Durante la Triste Notte del 30 giugno 1520,
gli Spagnoli e i Tlaxcaltechi assaliti da tutte le parti non
riuscirono che a malapena ad abbandonare Mexico, subendo pesanti
perdite. Si racconta che Corts, seduto sotto un albero, a Popotln,
abbia pianto. I conquistatori sarebbero stati perduti se gli Otomi
della regione di Teotihuacn insieme ai Tlaxcaltechi,
non fossero venuti loro in soccorso. Tlaxcala divenne il loro rifugio,
poi la loro base di operazioni. Ixtlilxochitl, sfortunato pretendente
al trono di Texcoco, si schier al loro fianco, cos come le
trib delle regioni meridionali della costa. Con l'aiuto
degli alleati indigeni Corts cominci con l'isolare la capitale.
Fece costruire dei brigantini armati di cannoni per spazzare la
laguna col loro fuoco. La fame e la carenza di acqua potabile
prostrarono la citt assediata mentre faceva strage un'epidemia
di vaiolo, malattia fino ad allora sconosciuta in Messico e
importata da Cuba da uno schiavo negro.
Montezuma era morto durante i combattimenti del giugno
del 1520, forse per mano degli Spagnoli, forse vittima di un
proiettile lanciato da un guernero azteco. Il suo successore Cuitlahuac
non regn che ottanta giorni prima di restare ucciso da un'epidemia.
L'ultimo sovrano fu Cuauhtemoizin, il cui nome significa
L'Aquila che cade, ossia il sole cadente. E veramente era
il sole azteco che stava per tramontare. Nonostante lo
straordinario eroismo di Cuauhtemotzin, dei guerrieri e di tutto
il popolo, gli sbarchi e gli assalti venti volte respinti ma sempre
rinnovati permisero agli Spagnoli e ai loro alleati indiani
di occupare la citt. I cannoni abbatterono le mura. Gli assedianti
avanzavano fra le rovine, riempiendo i canali con le macerie.
Il 13 agosto 1521, giorno uno-Serpente, generalmente ritenuto
favorevole, ma in un anno tre-Casa nefasto, Cuauhtemotzin
dovette arrendersi a Corts. In questo modo aveva fine l'Impero.
4. Le cause della disfatta
Il crollo brutale di uno Stato che poteva contare su cos valorosi
difensori,  apparso ai contemporanei come una catastrofe inesplicabile
o come un prodigio. Tuttavia oggi ne possiamo intravedere le cause.
Anzitutto, le cause propriamente militari: con le loro armi, le
loro corazze, i loro archibugi e i loro cannoni, i loro velieri e i
loro cavalli, gli Spagnoli disponevano, nonostante il loro piccolo
numero, di una superiorit schiacciante sugli Aztechi armati
di spade d'ossidiana, di archi e frecce con punta di silice, di
scudi e caschi in materiale leggero e tuniche imbottite di cotone,
che si spostavano a piedi o in piroga.
Ma soprattutto, Aztechi e Spagnoli non facevano la stessa guerra.
Per i primi la guerra era una sorta di duello in cui gli di
erano arbitri e che si conduceva secondo regole ben precise. Per
loro, la guerra aveva come scopo principale quello di ottenere
prigionieri destinati al sacrificio. I vinti dovevano riconoscere la
suprema autorit di Mexico, aprire i loro templi a Uitzilopochtli
e pagare i tributi, ma conservavano la loro autonomia culturale
e anche politica. Gli Spagnoli, al contrario, facevano la guerra
totale. Si trattava, per essi, di distruggere la religione indiana e
imporre la loro, ritenuta la sola vera, e distruggere insieme lo
Stato azteco a profitto del loro sovrano Carlo quinto. Si trattava
anche non semplicemente di prelevare un tributo, ma di impadronirsi
di tutte le ricchezze degli Indiani e di ridurli in schiavit.
Sorvoliamo sull'epidemia di vaiolo, che tuttavia contribu
enormemente alla vittoria degli Spagnoli seminando la morte
tra i difensori e facendo perire lo stesso Cuitlahuac. Pi decisivo
ancora  stato il fatto religioso. La convinzione di Montezuma
d'avere davanti a s Quetzalcatl che ritornava in Messico,
l'aveva indotto a gettare sulla bilancia il peso della propria
autorit sovrana, contro ogni volont di resistenza. Occorsero
mesi di attesa, il massacro del tempio e i combattimenti di giugno
e infine la morte dell'imperatore, perch la volont di sopravvivenza
degli Aztechi si incarnasse nell'alta figura di Cuauhtemotzin,
ma troppo tardi. Infine non si capirebbe nulla della vittoria
degli Spagnoli sugli Aztechi se si trascurasse il fatto che
non fu soltanto la loro vittoria, ma quella di numerosi popoli
e Stati coalizzati. Senza dubbio l'armamento, la tattica e
l'energia dei conquistadores ebbero un'importanza fondamentale
per animare, inquadrare e sostenere le rivendicazioni degli
avversari dell'Impero, ma niente sarebbe stato possibile senza
le risorse e gli uomini, le informazioni e lo slancio guerriero
fornito dai Totonachi, da Tlaxcala, da Uexotzinco, dagli Otomi, dalle
trib del Sud della vallata e dai sostenitori di Ixtlilxochitl a Texcoco.
La diplomazia di Corts, la sua acuta comprensione dei rapporti
di forza e di abilit politica avevano saputo volgere a proprio
profitto i rancori e le ambizioni contro la citt dominante.
Per gli abitanti di Tlaxcala e gli altri alleati indiani, non si
trattava che di un nuovo episodio nella lotta degli Stati combattenti,
come nel passato quando era stata abbattuta l'egemonia di
Azcapotzalco. Essi erano lontani dall'immaginare che la caduta
di Mexico avrebbe trascinato quella della propria citt, la distruzione
della loro religione e la rovina della loro cultura.
Con la disfatta degli Aztechi, in effetti, scompare l'ultima
delle culture autoctone del Messico. Brillante e fragile, aveva
dominato il paese per meno di un secolo: erano trascorsi esattamente
novantatr anni tra l'avvento di Itzcoatl e la resa di Cuauhtemotzin.
FINE
Bibliografia essenziale:
MANOSCRITTI INDIGENI. CRONISTI AUTOCTONI E SPAGNOLI
Codex Azcatitln, manoscntto illustrato riprodotto in fac-simile.
Journal de la Socit des Amricanistes, n.s., t. 38, Parigi, 1949.
Codex Borbonicus, edito da E T. Hamy. Parigi, 1899.
Codex Mendoza, edito da Jaznes Cooper Clark, Londra, 1899.
Codex Telleriano-Remensis, edito da E. T. Hamy, Parigi, 1899.
Diaz Del Castillo (Bernal), Ristoria verdadera de la conquista della
Nueva Espana, Citt del Messico. 1950.
Ixtlilxochitl (Don Fernando de Alva), Obras historicas, Citt del
Messico, 1891-1892.
Sahagn (Fr. Bernardino de), Historia generale de las cosas de Nueva Espana,
Citt del Messico, 1938.
Tezozomoc (Don Alvaro). Crnica Mexicayotl, Citt del Messico, 1949.
ALTRE PUBBLICAZIONI
Arte azteca, Catalogo a cura di A. Ciattini, De Luca, 1979.
Barlow, R. H., The extent of the Empire of the Culhua Mesica, Berkeley, 1949.
Baudot, Georges, Les lettres prcolombiennes, Tolosa, Privat, 1976.
Burland, Cottie, Montezuma signore degli Aztechi, Einaudi, 1976.
Burland, Cottie - Forman, Werner, Gli Aztechi. Mito, storia, civilt,
De Agostini, Novara, 1976.
Caso, Alfonso, El Pueblo del Sol, Citt del Messico, 1953.
Crosher, Judith, Gli Aztechi, Garzanti, 1982.
Davies, Nigel, Gli Azzechi, Editori Riuniti, 1981.
Duverger, Christian, Il fiore letale, Mondadori. 1982.
Fagan, Brian, Gli Aztechi, Garzanti, Milano, 1989.
Garibay, K. Angel Maria, Historia de la literatura nahuatl, Citt
del Messico, 1953.
Hagen, Victor von, Civilt e splendore degli Aztechi, Newton Compton,
1977, e in GTE 224, 1993.
L'impero degli Aztechi nella sua tradizione storica. Il Codice Ramirez,
manoscritto della prima et del secolo 16esimo, Edizioni Paoline, 1985.
Marquina, Ignacio, Arquitectura prehispnica, Citt del Messico, 1953.
Matos Moctezuma, Eduardo, Gli Aztechi, Mondadori, Milano, 1989.
Scarduelli, Pietro, Gli Aztechi e il sacrificio umano, Loescher, 1980.
Simoni-Abbat, Mireille. Les Aztques, Parigi. Seuil, 1976.
Soustelle, Jacques. Vita quotidiana degli Aztechi, Mondadori, Milano.
Soustelle, Jacques, L'univers des Aztques, Parigi, Hermann. 1979.
Stierlin, Henri, L'art aztque et ses origines, Friburgo, Office du
Livre, 1982.
Toscano, Salvador. Arte precolombino de Mxico y de la Amrica Central,
Citt del Messico, 1952.
Vaillant, George C., La civilt azteca, Einaudi, 1972.


