Paola Sorge.

Guida all'italiano  corretto.

 Avere dei dubbi su come si scrive o si pronuncia corretta-
mente una parola della propria lingua d'origine, non essere si-
curi di un participio passato, esitare nel mettere una i forman-
do il plurale di un nome o coniugando un verbo, pu facilmen-
te provocare un vago senso di vergogna: ci si sente colpevoli,
diversi; non si ha il coraggio di confessare i propri dubbi
nemmeno a se stessi, tanto meno di andare a consultare una
grammatica - sarebbe ancora pi frustrante. Eppoi la maggior
parte degli adulti iI libro di grammatica l'ha buttato da un pez-
zo e mai piU ricomprato: le leggi che regolano la lingua italia-
na si ritengono acquisite per l'eternit, si pensa di non essere
mai soggetti a distrazioni o a dimenticanze.
 E invece tutti, anche e soprattutto chi scrive per abitudine e
per professione, possono essere colti da mille dubbi. E allora
ci vuole il coraggio di ripassare le vecchie regole che sono il
fondamento della nostra lingua.
 Questa piccola guida dell'italiano corretto non pretende di
essere una grammatica completa, anche se esamina tutte le
parti del discorso nelle loro particolarit: sono state infatti
omesse le regole e le nozioni grammaticali universalmente
note, per dare invece spazio a tutto quello che pu ingenerare
dubbi e incertezze in chi parla o scrive: dalla formazione del
plurale dei nomi e degli aggettivi, alle concordanze, alla pun-
teggiatura.
L'accento





 Tutte le parole hanno l'accento o si appoggiano a quello del-
la parola vicina. Alcuni monosillabi, come gli articoli ad esem-
pio, sono atoni e si servono dell'aeeento della parola che segue:

- il cane, la strada,
oppure di quello della parola ehe li preeede:
- dimmi, vederci.
 Nel primo caso si tratta di monosillabe atone proclitiche;
nel secondo caso di enelitiehe.
 Nel pronunciare una parola la voee si appoggia eon pi forza
su una sillaba, che si chiama tonica (dal greco tnos = forza),
mentre le altre sillabe si dicono tone.

 Secondo la posizione dell'accento le parole si dividono in:

- tronche con l'accento sull'ultima sillaba:
virt, maest.
 In realt sono parole che sono state troncate, derivando da
nomi piani a cui  stata tolta una sillaba (da virtude: virt).
- piane con l'accento sulla penultima sillaba:
pane, mela, dolore.
 Si chiamano piane, ossia lisce, perch si pronunciano senza
difficolt. Costituiscono la maggior parte delle parole della
nostra lingua.
- sdrucciole con l'accento sulla terz'ultima sillaba:
ppolo, Mntova.
 Si chiamano sdruccioie perch la voce sdrucciola, ossia
scivola sulle due sillabe che seguono quella tonica.
- bisdrcciole con l'accento sulla quart'ultima sillaba:
 cpitano, consderano.
 Le bisdrucciole sono tutte forme verbali alla terza persona
plu~rale.

- trisdrucciole con l'accento sulla quint'ultima sillaba:
rcitamelo, fbbricamene.
 Anche queste sono forme verbali, con l'aggiunta dell'encliti-
ca.
Nella lingua scritta l'accento si segna solo in casi particolari.
E d'obbligo sulle parole tronche:
 andr, far, ecc. e su quei monosillabi che vanno distinti dai
loro omofoni di diverso significato.

 I principali monosillabi che vanno accentati sono:

- , verbo, da non confondere con e congiunzione.
- s, pronome riflessivo, da non confondere con se congiun-
zione. Quando  rafforzato da stesso si pu scrivere senza
accento.
- n, congiunzione negativa, da non confondere con ne par-
ticella pronominale o awerbiale.
- s, awerbio di affermazione, da non confondere con si pro-
nome riflessivo.
- d, nome (giorno), da non confondere con di preposizione
o con di' (con l'apostrofo), imperativo di dire.
- l, awerbio di luogo, da non confondere con li pronome
personale.
- l, awerbio, da non confondere con la articolo o pronome.
- d, verbo, da non confondere con da preposizione.
- ch, forma abbreviata di perch, da non confondere con
che congiunzione o pronome.

- Le parole che cambiano significato a seconda della posi-
zione dell'accento come: prncipi e princpi, capitano (nome)
e cpitano (verbo), vanno accentate quando possono ingene-
rare confusione riguardo al loro significato.

L'accento pu essere acuto e grave.
 E acuto quando il suono della vocale  chiuso:  grave quan-
do il suono della vocale  aperto. Ma di solito, scrivendo, non
Si bada a segnare l'accento giusto sulle parole tronche, in par-
ticolare sulla e finale su cui spesso si mette un segno a casaccio
senza badare se  aperta o chiusa. Per evitare confusioni, si
tenga a mente che hanno l'accento acuto sulla e:
- aflinch
- bench
- cosicch
- finch
- giacch
- perch
- poich
- purch
- s
- n
- ventitr, trentatr, ecc.

GUIDA ALL'ITALIANO CORRE~O





 Invece i nomi con la e finale accentata come caJ~f, t, ecc.,
hanno di solito l'accento grave.
 Alcune parole hanno significato diverso a seconda dell'ac-
cento grave o acuto:

- psca (dei pesci) e psca (frutto).

Attenzione, dunque, alla pronuncia di queste parole:

- acctta (scure) e acctta (verbo)
- btte (quella del vino) e btte (quelle che fanno male).
- collga (verbo) e collga (nome)
- fro (buco) e fro (piazza)
- lgge (decreto) e lgge (verbo)
- prci (verbo) e prci (nome)
- scpo (verbo) e scpo (nome)
- vlgo (nome) e vlgo (verbo).

I DUBBI

Si dice zffiro o zaffiro?
 L'espressione corretta  la seconda, anche se molti dicono
ostinatamente zffiro.
 Come questa, anche altre parole hanno la strana sorte di es-
sere pronunciate in modo errato.
 Le pi comuni sono:

- amca, e non maca
- lacre, e non alcre (che per  abbastanza diffuso e accet-
tato)
- arteriosclersi, e non arteriosclrosi

- cosmopolta, e non cosmoplita
- edle, e non dile (diffuso ma non corretto)
- guana, e non guina (anche. se la forrna corretta pu far
inorridire)
- infido, e non nfido
- leccorna, e non leccornia
- rubrca, e non rbrica
- salbre, e non slubre
- scandinvo, e non scandnavo (sebbene molto diffuso, spe-
cie nei telegiornali)
- valto, e non vluto.
 L'artcolo





 Dal latino articulus, piccolo arto, particella che lega, l'artico-
lo si unisce strettamente al nome indicandone il genere. Pu
essere determinativo e indeterminativo.

 Articolo deterrninativo

il, i, lo, gli per il genere maschile
la, le per il genere femminile.
 Deriva dal latino ille (quello) usato qualche volta, nei testi
classici (Plauto, Cicerone), quasi come un articolo; questo uso
divenne pOI sempre pi frequente fino a far nascere, nel pas-
saggio all'italiano, l'articolo vero e proprio.

 Tutti sapFiamo che l'articolo il (plurale i) si usa con i nomi
maschili smgolari che iniziano per consonante, tranne la z, la
x, las impura egn;
 che l'articolo lo (plurale gli) si usa con i nomi che iniziano per
vocale e davanti alla z, allax, all s impura, agn.
 Lo davanti a vocale si apostrofa: I'albero, I'altare, ecc. Atten-
zione per alle semivocali, specie alla i seguita da vocale, davanti
alle quali  preferibile la forma intera:
 lo iato, lo iodio, ecc.

 Abbastanza frequente  l'uso dell'articolo lo davanti a ps, pn.
Ecco un punto dove i pareri sono molto discordi: per alcuni
grammatiCi lo  d'obbligo anche davanti a ps e pn: lo psicologo,
lo pneumatico. Altri invece preferiscono l'uso dell'articolo il
per i due gruppi.
 Noi propendiamo per la prima soluzione: ilpsicologo, ilxeno-
fobo, francamente non suonano bene: ps e x foneticamente
possono considerarsi una sorta di s impura; nessuna giustifica-
zione invece avrebbe l'uso di lo davanti alpn, ma le grammati-
che pi aggiornate insistono tanto per lo pneumatico, gli pneu-
matici, che alla fine ci si deve arrendere.

I DUBBI

 Perch si dice gli di e non i di? Probabilmente perch ori-
ginariamente si diceva iddei, plurale di iddio; e anche perch
suona meglio (sarebbe brutto dire per esempio dei di).
 Ma questa  la sola eccezione; in tutti gli altri casi, davanti a
consonante (tranne laz, las impura, ecc.) si usa sempre l'arti-
colo plurale i.

 L'articolo femminile  invariabilmente la per il singolare e le
per il plurale.
 Le non si apostrofa mai: si dir sempre le erbe e non l'erbe.

 L'articolo non si usa sempre. I nomi propri di citt, ad esem-
pio, di regola non hanno articolo: si dice Roma, Parigi, Livor-
no, ecc.
 Non mancano le eccezioni, tra cui le pi note sono:
 La Spezia, n Cairo, L'Aia, La Mecca, La Paz, L'Aquila,
L'Avana, ecc.
 Con i nomi propri e i cognomi l'articolo generalmente non si
usa. Ma  usanza diffusa usarlo con i cognomi di persone illu-
stri: il Manzoni, il Boccaccio, il Petrarca, ecc.

I DUBBI

 Perch si dice mio padre, senza articolo, e invece il mio babbo?
 La regola  questa: quando il nome comune di parentela 
preceduto dall'aggettivo possessivo, rifiuta l'articolo:
 mio zio, tuo nonno, sua cugina.
 Quando invece il nome di parentela  in forma familiare o al-
terata (diminutivo, peggiorativo), vuole l'articolo:
 la tua sorellina, il suo cuginetto.

 DUBBI

 I nomi di citt terminanti in -o sono maschili o femminili?
 Tutti i nomi di citt sono femminili: si dir perci Milano in-
dustriosa, Torino maestosa ecc. (Fa eccezione Il Cairo.)
16                     GUIDA ALL'ITALIANO CORRETTO


 Articolo indeterrninativo

Deriva dal latino unus, aggettivo numerale.
 L'articolo indeterminativo un si usa con tutti i nomi maschili
che cominciano per consonante e per vocale
 Solo i nomi che iniziano con la s impura, la z, gn, ps, pn e x,
hanno l articoIo uno: uno stupido, uno gnomo, ecc.
 E un errore grave, da segnare con la matita blu, scrivere un
con l'apostrofo davanti a nome maschile iniziante per vocale,
come ad esempio amico, asino, e cos via
 L'articolo indeterminativo femminile  invariabilmente una
e Sl apostrofa davanti ai nomi che cominciano per vocale-
 un'amica, un'abitudine, ecc.
 Per indicare una quantit indeterminata si usa la preposizio-
ne articolata del, dello, dei, degli, della e delle. Ad esempio: ho
conosciuto dei ragazzi, aspetto degli amici, ho bevuto del vino,
ecc.
 La stessa preposizione ha funzione di articolo partitivo, ossia
di articolo che indica una parte del tutto, una certa quantit:
versami del vino, dammi del pane. Ma al riguardo vedi avanti,
alle QUESTIONI DI STILE.

 Preposizioni articolate

 L'articolo si pu unire alle preposizioni di, a, da, in, su, con e
per, formando le preposizioni articolate.

Es: di + il = del
    a +il=al
    in + il = nel
    con + il = col

 Le preposizioni articolate si usano seguendo le stesse regole
dell'articolo. Si dir dunque:

 dai libri, dagli scolari, ai luoghi, agli gnomi, ecc.

 QUESTIONI Dl STILE

 Il partitivo non  elegante, meglio eliminarlo quando  possi-

          L'ARTICOLO                                | 7

 E anche poco elegante usare col, collo (con + lo), colla e cos
via:  sempre preferibile la forma con lo, con la, ecc.
 E sconsigliabile usare due articoli indeterminativi di seguito:
non si dice: un foglio d 'un quademo, ma ilfoglio d 'un quademo,
oppure un foglio di quademo.
 Spesso, per rispettare il titolo d'un libro, d'un giornale, di
un'opera preceduto da una preposizione articolata, si usano
forme antiquate come de e ne:
 I 'articolo de n Resto del Carlino, ne La Stampa . Ma il risultato
  piuttosto ridicolo, anche foneticamente. Dire o scrivere: dal
 Resto del Carlino risulta pi naturale e dunque pi scorrevole.

 I DUBBI

 Che vuol dire li davanti alla data di una lettera ufficiale?
 E un rimasuglio dell'italiano antico in cui oltre a i e gli,
come articolo maschile plurale esisteva anche li che si usava in
particolare davanti ai numeri: mor li 15 giugno 1300.

 Attenzione:
 Quando il nome proprio si riferisce all'opera di un artista, va
preceduto dall'articolo:
un Czanne ( = un quadro di Czanne), il David di Donatello.
 n nome





 Il nome, o sostantivo, indica cose, persone, animali, azioni,
idee. Pu essere:

 - concreto (pane) o astratto (virt);
 - comune (strada) o proprio (Milano);
- primitivo, ossia formato solo dalla radice e dalla desinen-
za, come ad esempio carta, o derivato (cartoleria)
 - semplice (lettera) o composto (portalettere);
- alterato accrescitivo (omone), diminutivo (gattino), dispre-
giativo (ragazacciO) e vezzeggiativo (cosuccia).

 Queste distinzioni le facciamo ormai naturalmente, avendo-
le assorbite fin dal primo apprendimento del nostra lingua; 
difficile avere dubbi in merito, a meno che non si voglia di-
squisire sul concetto di concreto e astratto e porsi domande
inquietanti, come quella di come classificare nomi di entit
che non cadono sotto i nostri sensi comeDio, anima, e cos via,
che secondo alcuni sarebbero astratti. Ma  chiaro che queste
non sono questioni puramente grammaticali.
 Dubbi molto concreti nascono invece di fronte alle declina-
zioni, ossia alle modificazioni a cui i nomi sono soggetti a se-
conda del genere e del numero.
Qual  ad esempio il plurale di valigia: valigie o valige?
E di arancia: arancie o arance?
E ancora: si dice maniehi o maniei, psieologi o psieologhi?
E il plurale di capostazione  capostazioni o capistazione?
 Queste sono solo alcune delle tante domande che possono
affacciarsi all'improvviso mettendoci in crisi, in specie quando
si  alle prese con un compito, un saggio, una lettera impor-
tante, una conferenza.

            IL NOME                                 1 9

 Cerchiamo di fugare tutti i dubbi possibili ripassando le
declinazioni dei nomi.

Declinazioni

 Le declinazioni sono le modificazioni a cui i nomi sono sog-
getti a seconda del genere e del numero.
 In italiano esistono quattro declinazioni (alcune grammati-
che ne indicano tre):

- Prima declinazione: singolare in -a, plurale in -e  costitui-
ta da nomi in grandissima parte di genere femminile: mela,
mele, pietra, pietre.
 Di questo gruppo fanno parte anche maschili, come papa,
poeta, tema, che hanno il plurale in -i; e i maschili invariabili,
 ossia con il plurale uguale al singolare, tra cui i pi usati sono:
 boia, vaglia, paria, nonnulla, pigiama, sosia, cinema, gorilla, ecc.
 Sono maschili anche: coma, sisma, plasma, scisma, carisma,
edema.

I DUBBI:

Asma  maschile o femminile?
Anche se usato spesso al femminile asma  maschile:
un asma (e non un'asma).

Il plurale dei nomi che terminano in -cia e -gia:
se la i  tonica, ossia accentata, il plurale sar sempre -eie e -gie:
bugia, bugie; farmacia, farmacie.
Le cose si complicano se la i  atona, ossia senza accento. Se
la c e la g sono precedute da vocale, il plurale sar -cie e -gie,
dunque: il plurale di valigia sar valigie e non valige; di socia,
socie; di camicia, camicie.
Quando invece la c e la g sono precedute da consonante o
sono raddoppiate, il plurale sar -ce e -ge: arancia, arance;
lancia, lance; goccia, gocce, ecc.
Questa regola ha naturalmente qualche eccezione:
provincia al plurale fa province e provincie.

- Seconda declinazione: singolare in -o, plurale in -i.
       20                     GUIDA ALL'ITALIANO CORRETTO

 I nomi della seconda declinazione sono tutti maschili tranne
poche eccezioni:
la mano; I'eco, che per al plurale  maschile (gli echi); la ra-
dio; la virago; la dinamo.
Ci sono poi nomi maschili che diventano femminili al plurale:

ilpaio, le paia
l'uovo, le uova
il centinaio, le centinaia
il migliaio, le migliaia
il miglio, le miglia (ma solo nel signifieato di unit di misura
di lunghezza, non della pianta graminaeea, ehe ha un plurale
rarissimo)
il riso (nel senso di ridere), le risa
lo staio, le staia.

 I problemi naseono sempre eon la formazione del plurale. Ci
sono nomi ehe formano il plurale irregolarmente:

uomo, uomini
dio, di
bue, buoi
tempio, templi.

 Il plurale dei nomi ehe terminano in -co e -go fa naseere qual-
ehe dubbio:

Il plurale  in -ci e -gi o in -chi e -ghi?
Purtroppo in questo easo non e' una regola ben preeisa, ma
solo qualehe indieazione.
In genere hanno il plurale in -chi e -ghi i nomi piani, ossia i
nomi eon l'aeeento sulla perlultima sillaba:

palco, palchi
albergo, alberghi
mago, maghi.

 Hanno invece il plurale in -ci e -gi i nomi sdruccioli, ossia con
I aceento sulla terz'ultima sillaba:

sindaco, sindaci
teologo, teologi
medico, medici.

l

          IL NOME                                 21

 Ma le eeeezioni sono tante ehe non si pu parlare di regola
vera e propria. Ad esempio:

amico (piano) fa al plurale amici
greco fa greci
obbligo (sdrueeiolo) fa obblighi, e eos via.

 Ci sono poi i nomi che hanno tutte e due le forme. Alla que-
stione che ci siamo posti all'inizio se manico fa al pluralc ma-
nici o manichi, la risposta  che tutti e due i plurali sono cor-
retti. Lo stesso vale anche per i seguenti nomi:

fondaco, fondaci e fondachi
chirurgo, chirurghi e chirurgi
traffico, traffici (pi usato) e traf~lchi
mendico, mendici e mendichi
sarcofago, sarcofagi e sarcofaghi.

 I nomi in -logo e -fago che si riferiscono a persone hanno un
doppio plurale che si pu usare indifferentemente:

antropofago: antropofagi e antropofaghi
antropologo: antropologi e antropologhi
sociologo: sociologi e sociologhi
psicologo: psicologi e psicologhi.

Il plllrale dei nomi in -io:
Se la i  tonica, al plurale e' la doppia i:

zio, zii
pendio, pendii
brusio, brusii.
Se la i  atona, il plurale ha unsola i:

bacio, baci
cencio, cenci.

- Terza declinazione: singolare in -e, plurale in -i.
 I nomi di questa declinazione sono maschili e femminili: il
genere si rieonosee solo dall'artieolo: ilpane; la legge.
 Aleuni nomi sono sia masehili sia femminili:
  la trave  generalmente femmillile, ma e' anehe il trave
il fine (scopo) e la fine
il carcere e la carcere, forma letteraria e rara (pi comune al
plurale: le carceri).

 I nomi che al singolare terminano in -ie, rimangono invariati

la barbarie, le barbarie
la serie, le serie
la specie, le specie
la carie, le carie, ecc.

 A questa regola fanno eccezione tre nomi che al plurale per-

ef~rigie, e~lgi
moglie, mogli
superficie, superfici.

 I DUBBI

Acme  maschile o femminile?
Acme  sempre femminile: la sua acme.

 I nomi indeclinabili

 Sono i nomi che hanno il plura]e uguale al singolare.
- Possono essere di una solsillaba come re
 - Possono avere l'accento sull'ultima vocale (tronchi) come

 - Posso o terminare in - come crisi (sono generalmente

-Possono terrninare per eonsonante (nomi di derivazione
straniera) come bazar, spoe cos via.

 I DUBBI

 Film al plurale va scritto con la s o senza?
i tende sempre pi a lasciarlo invariato: moltifilm. E questa
la sorte dei termini stranieri accolti nella nostra lingua. Ri-
mangono lnvariate anche tutte le altre parole diventate ormai
i uso comune come collant, short, hamburger, ecc.

Ilplurale dei nomi composh
 Perlopi il plurale dei nomi composti  regolare:

francobollo, francobolli
ferrovia, ferrovie.
Questo  il caso dei nomi composti da:

- un aggettivo + un sostantivo (biancospino);
- da un sostantivo + sostantivo (banconota);
- da un verbo + sostantivo (asciugamano).

 I nomi composti da un sostantivo + aggettivo formano il plu-
rale modificando la desinenza dei due elementi:

 cassaforte, casseforti
pellerossa, pellirosse
terracotta, terrecotte
fabbroferraio, fabbriferrai.

 I nomi composti da verbo + verbo o da awerbio + verbo ri-
mangono invariati:

il saliscendi, i saliscendi
il benestare, i benestare.

 I nomi composti con il nome capo si comportano diversa-
mente a seconda del significato.
Quando capo ha il senso di superiore (sostantivo), cambia al
plurale in capi:

capostazione, capistazione
caposquadra, capisqusldra
capofila, capifila.
Negli altri casi muta solo la desinenza finale del nome:

capogiro, capogiri
capoverso, capoversi
capolavoro, capolvori.

 I nomi composti con alto- e basso- hanno due forme di plura-
le da usare indifferentemente:
altofomo: altoforni e altiforni
GUIDA ALL'ITALIANO CORRETTO

altopiano: altopiani e altipiani
bassofondo: bassofondi e bassifondi
bassopiano: bassopiani e bassipiani
bassorclievo: bassorilievi e bassirilievi

 Quando due parole non si uniscono, ma sono separate da un
trattino, non ci sono per il plurale regole precise. In genere va-
ria solo iI primo sostantivo:

guerra-lampo, guerre-lampo
bambino prodigio (con o senza trattino), bambini prodigio.


 I nomi con due plurali

 Sono nomi maschili in -o che hanno un plurale regolare ed un
altro irregolare in -a che ricorda il plurale dei neutri latini. Na-
turalmente il significato cambia nella maggior parte dei casi.

braccio: i bracci (detto di un fiume, una croce) e le braccia
budello i budelli (detto di cose lurighe e strette), e le budella

 calcagno: i calcagni e le calcagna (solo nell'espressione: ave-
re qualcuno alle calcagna)
cervello: i cervelli (nel senso di intelletti) e le cervella (mate-
ria cerebrale)
ciglio: i cigli (dei burroni) e le cigli (degli occhi)
corno: i corni (strumenti musicali o punte estreme) e le corna
CUOIO: i cuoi e le cuoia (solo nell'espressione: tirar le cuoia)
dito. diti (se riferiti ai singoli diti) e dita (se considerate nel
loro insieme)
filo. i fili e le fila (perlopi in senso figurato: lefila di una con-

 fondamento: i fondamenti (in senso figurato: if ondamentidel
sapere) e le fondamenta (di un edificio)
frutto: i frutti (della terra, del lavoro) e le frutta (da tavola, in
questo caso anche la frutta).
gesto: i gesti (movimenti) e le gesta (imprese eroiche)
gi7tocchio: indifferentemente i ginocchi e le ginocchia
gndo i gridi (in genere usato per gli animali) e le grida (degli
labbro: i labbri (di una ferita, di un vaso) e le labbra (del viso)
IL NOME                                 25
lenzuolo: i lenzuoli (se intesi singolarmente) e le lenzuola (in-

 membro: i membri (del parlamento, di una societ o gruppo)
e le membra (del corpo umano)
muro: i muri (di una casa) e le mura (di una citta o fortezza).
orecchio: orecchi e orecchie
osso: gli ossi e le ossa (del corpo umano).

 Da ricordare che alcuni nomi cambiano significato se scritti
con la maiuscola o la minuscola:

una bella borsa- la Borsa (degli affari, titoli, ecc.)
una chiesa antica - la Chiesa (come istituzione)
un buon consiglio - il Consiglio (di amministrazione, dei mi-

 avere la facolt di parlare - la Facolt (di Lettere, Medicina,
ecc.).

I DUBBI

 Soprano e contralto sono maschili o femminili?
 Sono nomi maschili anche se si riferiscono a donne e dunque
si dir: il soprano, un bravo contralto.
 Ma se si accompagnano a un nome proprio di cantante, Sl
adoperano al femminile:
 la bravissima soprano Maria Callas.

 Si dice: una folla di operai ha protestato o una folla di operai
hanno protestato?
 In realt con i nomi collettivi che indicano plU persone o
cose, entrambe le forme sono corrette: la prima  una concor-
danza strettamente grammaticale, la seconda  a senso.
 L'aggettivo





 L'aggettivo  la parola aggiunta al nome e concorda con esso
per genere e numero. Deriva dal tardo latino adiectivum (sot-
tinteso nomen) dal verbo adicere = aggiungere
Gli aggettivi si distinguono in qualificativi, in quelli cio che
esprimono una qualit e in determinativi o indicativi.
I determinativi si dividono a loro volta in:

dimostrativi
possessivi
indefiniti
interrogativi
numerali.

Gli aggettivi dimostrativi sono:

- questo: vicino a chi parla
- codesto: vicino a chi ascolta
- quello: lontano per chi parla e chi ascolta.
La forma codesto  poco comune; ormai viene usata solo nel
inguaggio burocratico.

Gli aggettivi possessivi sono:

- mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro. Loro  indeclinabile.
-proprio viene usato al posto dell'aggettivo possessivo di
terza persona quando c' un legame stretto fra possessore e
posseduto: pensa solo al proprio tomaconto o come rafforza-
tlvo del possessivo: vivo con i miei propri mezzi.

Gli aggettivi indefiniti sono:

- ogni, invariabile, usato solo al singolare-
 ogni classe ha venti alunni
 - qualche, invariabile, usato solo al singolare:
 ho portato qualche libro.

- tutto, declinabile, si concorda per genere e numero al nome
- qualunque, qualsiasi, qualsivoglia, invariabile, ha anch'esso
solo il singolare:
qualunque cosa mi sta bene
- alcuno al singolare si usa solo in frasi negative:
non ho alcun dubbio
Al plurale si usa solo in frasi affermative: ha alcune qualit.
Non + alcuno = nessuno: quindi, di regola, sarebbe pi giu-
sto dire: non ho alcun dubbio piuttosto che non ho nessun dub-
bio (che  un pleonasmo, ossia una ripetizione). Ma in pratica
si usano indifferentemente le due forme.
i

                               I





   - nessuno, nessuna
   - certo, nel senso di alcuno
   - parecchio
   - altro

Gli aggettivi interrogativi sono:

che (invariabile), quale, quanto:
Che tempo fa? Quale libro debbo leggere? Quanti anni ha?

 Gli aggettivi numerali a loro volta si dividono in cardinali -
ossia quelli che determinano la quantit in numero: uno, due,
cento -, e in ordinali- ossia quelli che indicano l'ordine di una
serie: primo, sesto, ventesimo, ecc.
 Da ricordare che oltre alla forma ventesimo si ha: vigesimo e
oltre trentesimo, trigesimo.

 I numerali sono indeclinabili tranne uno (al femminile una) e
mille che si tramuta in mila: quattromila lire.

   I DUBBI

 Si dice le dieci e mezzo o le dieci e mezza?
 Vanno bene tutt'e due le forme (la seconda sottintende ora).
 La mezza indica mezzogiomo e mezo (o mezza) o mezzanotte
e mezza.


   Declinazioni

 L'aggettivo ha due classi di declinazione:
         28                     GUIDA ALL'ITALL~NO CORRETTO

 I classe: termina in -o al maschile singolare, in -i al maschile
plurale; in -a al fernminile singolare e in -e al femminile plurale.
Il classe: termina in -e al maschile e femminile singolare e in -i
al plurale.

 Per la formazione del plurale valgono le stesse regole dei
nomi.
 Gli aggettivi che terminano in -co hanno il plurale in -chi se
piani (ossia se hanno l'accento sulla penultima sillaba); hanno
il plurale in -ci se sdruccioli (con l'accento sulla terz'ultima sil-
laba):

poco, pochi
antico, antichi
pacifico, pacifici.
Gli aggettivi che terminano in -go hanno il plurale in -ghi:
largo, larghi.

 Le stesse regole dei nomi valgono per gli aggettivi che termi-
nano in -io: quelli con la i atona hanno al plurale maschile una
i sola, mentre quelli con la i tonica, la raddoppiano:

 saggio, saggi
pio, pii.

 Gli aggettivi composti cambiano al plurale solo la desinenza
del secondo elemento:

societ italo-tedesche
verit sacrosante.

I DUBBI

 Si dice familiare o famigliare?
 La prima forma  corretta (rispetta il latinofamiliaris), la se-
conda  stata considerata a lungo un errOre; ora non solo  tol-
lerata, ma accolta di buon grado da molt-i scrittori.


Concordanze

 Le prime difficolt nascono quando
pi sostantivi di genere diverso. 1

~;:

tttiVo si riferisce a
~e il genere ma-

            L'AGGE~IVO                               29

schile quando l'aggettivo ha la funzione di predicato nomina-
le: alberi e siepi eranofioriti.
 La regola  meno ferrea quando l'aggettivo non ha funzione
di predicato nominale. In questo caso si pu accordare al so-
stantivo pi vicino. Ma generalmente - con buona pace delle
femministe - prevale il maschile:
 la nazione e il govemo italiani; uomini e donne stupiti.

Comparativo e superlativo

 Il comparativo nasce dal confronto di due o pi persone o
cose fra loro. Pu essere di uguaglianza, di maggioranza e di
minoranza.
- Nel primo caso si usano le particelle correlative: cos...
come; tanto... quanto (in genere le prime si tralasciano es-
sendo sottintese), o al pari di: tuo fratello  bravo quanto il
mio.
- Nel secondo caso si usano le particelle: pi... di, pi... che:
sono piu bravo di te.
- Nel terzo caso si usano le particelle meno... di, meno... che:
Antonio  meno bravo di te.

Forme speciali di comparativo:
 Alcuni aggettivi hanno due forme di comparativo, una rego-
lare e una speciale di derivazione latina. Sono:

 buono - pi buono- migliore
 cattivo - pi cattivo- peggiore
 grande - pi grande- maggiore
 piccolo - pi piccolo- minore.

 Da evitare l'errore grossolano di dire pi maggiore o pi mi-
gliore: sarebbe oltre tutto un'inutile ripetizione.

 Il superlativo pu essere relativo e assoluto.
 Il primo si forma premettendo l'articolo determinativo al
comparativo di maggioranza e indica una qualit al massimo
grado relativamente a un gruppo di persone o cose: sei il pi
bravo della scuola.
 n superlativo assoluto si forma aggiungendo all'aggettivo la
desinenza -issimo: stanchissimo, larghissimo, illustrissimo.
 Ma il superlativo assoluto si pu formare anche usando da-
       30                     GUIDA ALL'ITALIANO CORRETTO

vanti all'aggettivo awerbi e locuzioni awerbiali come: assai,
oltremodo, sommamente; oppure usando i prefissi: arci, stra,
ultra: straricco, arcicontento.
I seguenti aggettivi hanno una forma di superlativo regolare
' una speciale di derivazione latina:

buono - buonissimo- ottimo
cattivo - cattivissimo- pessimo
grande - grandissimo- massimo
piccolo - piccolissimo- minimo.
Alcuni aggettivi hanno una forma particolare di superlativo:

acre: acerrimo
aspro: asperrimo
celebre: celeberrimo
integro: integerrimo
misero: miserrimo
salubre: saluberrimo.

 - Gli aggettivi benefico, magnifico, munifico fanno al superla-
tivo: beneficentissimo, magnificentissimo, munificentissimo.
C' poi l'aggettivo ampio che al superlativo fa amplissimo.

 I DUBBI

Si dice sccubo o sccube?
Sono corrette tutt'e due le forme, anche se i grammatici pre-
feriscono sccubo (sccuba al fernminile).

T1 . ..,A





 Deriva dal latino pronomen, ossia al posto del nome, fa
dunque le veci del nome.
I pronomi sono di sei specie:

 persona!i
possessm
dimostrativi
indefiniti
relativi
interrogativi.

Pronomi personali

- Di prima persona: io, noi
- di seconda persona: tu, voi
- di terza persona: egli, esso, ella, essa; essi, esse.
La forma esso, essa j essi, esse si usa riferendosi ad esseri ina-
nimati, a vegetali e ad animali.
Ella  una forma ormai in disuso, soppiantata da lei (o anche
essa).

 I DUBBI

Si pu dire lui al posto di egli?
In genere, specie nel linguaggio diretto, si preferisce usare
lui, lei, loro anche come soggetto.

 Le forme usate per i complementi possono essere forti (o to-
niche) e deboli (atone).

 Forme forti:

- me, noi, per la prima persona sing. e plur.
- te, v~i, per la seconda persona sing. e plur.
         32                     GUIDA ALL'ITALIANO CORRETTO

- lui, lei, s, loro, per la terza persona sing. e plur.

Forrne deboli, comunemente chiamate particelle pronominali:

- mi, cl, per la prlma persona sing. e plur.
- ti, vi, per la seconda persona sing. e plur.
- lo, la, gli, li, le, si, ne.

Se precedono il verbo si dicono proclitcche:

- nessuno ti ha fatto del male.

Se seguono il verbo si dicono enclitiche:

- dimmelo; prendila.

 In alcuni casi le forme lui, lei, loro, si devono usare come sog-
getti invece di egli, ella, essi:

- dopo come, quanto, a71che, nemmeno, neppure:
nemmeno lei si salva
- nelle frasi ellittiche, ossia in quelle in cui il predicato verbale
 sottinteso:
contento lui
- quando il soggetto sta dopo il verbo:
trwer lui la soluzione.

 - Neila nostra lingua i pronomi personali in funzione di sog-
getto in genere si omettono, a meno che non si voglia dare
loro particolare rilievo.

 - Il pronome s  riflessivo e vale per il singolare e il plurale;
Sl trova spesso rafforzato da stesso: se stesso. In questo caso si
pu omettere l'accento acuto.

- La particella ne ha diverse funzioni:
pu significare di lui, di lei, di loro:
Che fa tuo fratello? Non ne so nulla.
Pu avere valore di pronome dimostrativo:
ne (di ci) ho abbastanza.
- E infine pu avere valore di awerbio di luogo:
  me ne sono andato.

 - La particelll~pronominale gli si usa solo per il maschile sin-
per il p(lurale; r-~-P e~rr,o,re g~rave usarlo per il femminile o
~cne se  tollel!ato nel Imguaggio familiare.

IL PRONOME                               33

I DUBBI

 Perch si d del lei?
 Rivolgendosi ad una persona, in segno di rispetto, in passato,
si dava del voi; ora si d del lei, a uomo o donna indifferente-
mente: in realt ci si rivolge alla signoria, alla eccellenza di...
 - La forma Ella si trova solo nelle occasioni ufficiali e nel lin-
guaggio burocratico.
 - Se ci si riferisce a un uomo si dice: Lei (o Ella)  stato invi-
tato o Lei  stata invitata?
 Con il lei  corretta la prima forma, ossia, trattandosi di un
uomo, la concordanza  al maschile; con Ella si mantiene in-
vece la concordanza al femminile: Ella  stata invitata, an-
che se si tratta di un uomo.
- Quando ci si rivolge a pi persone si dice voi o loro?
  Il voi  pi confidenziale; il loro  pi formale.

 Pronomi possessivi

 Mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro sono sia aggettivi che pro-
nomi possessivi. Il pronome ha sempre l'articolo:
 pensa ai fatti tuoi non ai miei.
- Suo si riferisce sempre a un nome singolare; loro si usa per
il plurale.
- In alcuni casi hanno valore di sostantivo:
 saluta i tuoi (ossia i familiari); ha la fortuna dalla sua (sottin-
 teso parte); la vostra (sottinteso lettera) del mese scorso.

 Pronomi dimostrativi

- Questo, codesto, quello possono essere aggettivi o pronomi
riferiti a persone o a cose: a volte sono rafforzati dall'awer-
bio qui (questo qui) e da l (quello l).
- Questi e quegli, usati nel linguaggio nobile, sono invece
solo pronomi di persona. Sono singolari e maschili e posso-
no essere usati solo come soggetto.
- Poco usate anche le forme costui, costei, costoro, che equi-
valgono a questo, questa, questi, ma hanno una sfumatura
spregiativa.
- colui, colei, coloro equivalgono a quello, quella, quelli e si
trovano generalmente in discorsi o scritti solenni.
- Al posto di questa cosa o quella cosa si usa spesso ci, ma-
schile singolare, invariabile:
ClO non sta bene.
- Da ci si forma cio = questa cosa .

 Pronomi indefiniti

 I pronomi veri e propri e gli aggettivi indefiniti usati come
pronomi sono:

 uno, alcuno, taluno, chiunque, qualcosa, qualcuno, ognuno
ciascuno, nessuno, molto, poco, parecchio, troppo, tutto, al-
tro, altri, altrui, niente, nulla.
- La forma altri - simile a questi e quegli - per il maschile
singolare  caduta in disuso; mentre ancora si trovano le for-
me chicchessia e qualcheduno (meno bene ciascheduno).
-Altrui non  mai soggetto ed  spesso aggettivo che indica
possesso:
le cose altrui non si toccano.
Chiunque  anche e soprattutto pronome relativo:
faro venire chiunque voglia.

 I DUBBI

Qualcosa -maschile o femminile?
E solo maschile anche se da alcuni scrittori  usato, ma molto
raramente, al femminile. .

Pronomi relativi

 Oltre a fare le veci del nome, i pronomi relativi servono a uni-
re due proposizioni, creano cio una relazione fra una frase
e l altra. Sono:

 il quale, la quale, i quali, le quali, che, cui, chi, quanto.

- il quale, declinabile, in genere fa da soggetto; raro il suo
uso come complemento oggetto o come aggettivo.
- che, nella funzione di pronome relativo, sostituisce il quale
la quale, le quali, i quali; pu essere sia soggetto che comple
mento oggetto:

 i libri che h ho regalato sono interessanti.
 Che pu essere riferito anche ad un intero concetto o propo-
sizione e in questo caso ha valore neutro = la qual cosa:
 sono molto stanco, il che mi impedisce di venire da te.
 Ma non  una forma elegante; meglio dire: ...e ci mi impedi-
sce...
- cui, indeclinabile, si usa solo come complemento;  sempre
preceduto da preposizione e sostituisce del quale, al quale,
dei quali, ai quali, dal quale, dai quali, per il quale, per i quali:
 i libri di cui ti ho parlato.
- A volte la preposizione  sottintesa: in questo caso corri-
sponde al genitivo latino cuius e va posto fra l'articolo e il
sostantivo:

 quell'attrice, la cui belle77a  nota.
 - E sbagliato invece dire la di cui...

 QUESTIONI DI STILE

 Generalmente cui si riferisce a persona: perci  meglio evi-
tare di dire: oggi sono malato, per cui rimango a casa, ma  pre-
feribile dire: per questo, o perci, rimango a casa.

- chi, indeelinabile, serve per il maschile e il femminile sin-
  golare e sostituisce colui il quale e colei la quale (o che), 
  dunque pronome dimostrativo e relativo al tempo stesso:
  chi non legge non imparer a scrivere bene.

- chi pu essere soggetto e complemento al tempo stesso:
  guarda chi viene (chi sta per colui che: colui  oggetto, che o il
  quale, soggetto della frase relativa)

- quanto equivale a tutto ci che; al plurale a tutti quelli che:
  ho fatto quanto basta.

 Pronomi interrogativi

Introducono una interrogazione diretta o indiretta e sono:
chi?, che?, che cosa?, quale?, quanto?

 - chi?, indeclinabile, vale per tutti i generi e numeri e pu es-
sere soggetto e complemento:
Chi dorme pi di otto ore? Per chi  questo regalo?
        36                     GUIDA ALL'ITALIANO CORRETrO

 Ma chi in s  sempre maschile; si dir sempre: chi  arrivato
anche se si sa che si tratta di una donna. Diverso  il caso in cui
chi ha senso partitivo:
 chi di voi (donne)  rimasta indietro?

 - che?, che cosa? o cosa? si usano indifferentemente. Da no-
tare che che cosa o cosa in questo caso  di genere maschile
(dimenticando i1 genere femminile del nome cosa):
 cosa  p~ bello di un tuffo a mare?
 - quale? e quanto? possono essere pronomi e aggettivi e pos-
sono essere usati, come anche che, nelle frasi esclamative
 Quante storie! Che idea!
 Da notare che in questo caso sono aggettivi e devono accom-
pagnare sempre un nome. Le espressioni: che bello! Che bra-
vo! sono del linguaggio parlato; la forma corretta : come 
bello! Come  bravo!

 - Che pu avere valori e significati diversi:

di pronome relativo: il bacio che ti ho dato
di pronome interrogativo: che state facendo?
di pronome indefinito: un non so che di sospetto
di aggettivo esclamativo: che roba!
di congiunzione comparativa:  pi buono che bello
di congiunzione dichiarativa: credo che non sia opportuno
di congiunzione consecutiva, finale ed esortativa: che nessu-
no esca!

I DUBBI

Quando e siccome vogliono essere seguiti da che?
Assolutamente no.

Pronomi correlativi

Si usano in coppia:

tanto... quanto
l'unoli uni)... l'altro Cgli altri)
tale... quale.

Il verbo





 Il verbo, come dice Panzini nella sua grammatica,  veramen-
te il re delle parole, anzi la parola per antonomasia (dal la-
tino verbum = parola) che esprime le azioni, i tempi e i modi
di queste azioni.
 I verbi si distinguono innanzitutto in copulativi e predicativi.

- I verbi copulativi servono di legame (copula, in latino) fra
il nome e l'aggettivo. Il principale  il verbo essere, ma sono
copulativi anche i verbi:
 apparire, sembrare, parere, diventare, ecc., che non hanno di
per s senso compiuto, ma hanno bisogno di un'altra parola
che li definisce:
 tuo fratello sembra contento;  diventato ricco.

 Tutti gli altri verbi che hanno senso compiuto si diconopredi-
cativi.

 I verbi possono essere transitivi e intransitivi.

- Transitivo (dal latino transire = passare, andare oltre) vuol
dire che un'azione transita dal soggetto all'oggetto che la
riceve: teggo un libro; mangio ilpane.
- I verbi transitivi possono avere forma attiva e passiva.
E attivo quando esprime l'azione compiuta dal soggetto:
il contadino coltiva la terra.
E passivo quando esprime l'azione subita dal soggetto:
la terra  coltivata dal contadino.
 In questo esempio vediamo che l'oggetto diventa soggetto
passivo, mentre il soggetto attivo del primo esempio diventa
complemento d'agente o di causa efficiente.

- Intransitivo  il verbo che indica un'azione per compiere la
quale basta il soggetto: non c' dunque il transito dal sog-
getto all'oggetto, ma l'azione rimane nel soggetto che la compie:
GUIDA ALL'ITALIANO CORRETTO

 il sole sorge; la luna spunta.
- Alcuni verbi sono transitivi e intransitivi a seconda del si-
gnificato:
 il cuoco pesa le patate (trans.); il cuoco pesa ottanta chili (in-
trans.) e cos anche:
 passare: passa il valico (trans.);  passato di qua (intrans.)
 supplire: supplisce l 'insegnante (trans.), supplisce alle sue lacu-
ne (intrans.)
 fuggire, ecc.

 - Il verbo  riflessivo quando esprime un'azione che si ri-
flette sul soggetto stesso. E accompagnato dalle particelle
pronominali: mi, ti, si, ci, vi, si:
 si lava; si  vestito.

 - Attenzione ai riflessivi apparenti, a quelli cio in cui mi, ti,
si, ecc. sono complemento di termine:
 io mi lavo le mani vuol dire lavo le mani a me (cio le mie
mani).
 - La doppia funzione delle particelle pronominali danno
spesso adito a confusioni ed errori:
  ti interessa vuol dire: interessa te e non a te, dunque si deve

  se questo La interessa, e non Le interessa,
 oppure:  sbagliato dire: questo non interessa a nessuno. La
forma corretta  solo: questo non interessa nessuno. E cos an-
che non si pu dire: Le assicuro, ma La assicuro o: se non La
scomoda.

La coniugazione

 Dal latino jugum = vincolo, la coniugazione  l'unione della
parte fissa del verbo, o tema, con le parti variabili, ossia le de-
sinenze. Indica la persona o le persone che compiono l~azione
i1 tempo e i1 modo dell'azione.
 Ci sono tre tipi di coniugazioni:

 - la prima comprende tutti i verbi che term~nano all~infinito
presente in -are: amare, cantare, ballare, ecc.
 Sono i pi numerosi e sono quasi tutti regoh~anne: fare
stare, dare, andare.

            IL VERBO                                 39

 I verbi che terminano in -ciare e -giare perdono la i del tema
di fronte alle desinenze che cominciano per i e per e.
 Si scrive quindi: comincer, e non comincier.
 Attenzione ai verbi che terminano in -gnare: essendo regola-
ri hanno le desinenze, nella prima e seconda persona plurale
del presente, in -iamo e -iate. Si scrive quindi:
 sogniamo, accompagniamo, bagniamo.
 Attenzione quindi a non fare a meno della i.

 - La seconda coniugazione comprende tutti i verbi che all'in-
finito presente terminano in ere, sia piani come vedere, che
sdruccioli, come lggere.
 - Alcuni verbi di questa coniugazione hanno due forme di pas-
sato remoto, una regolare in -ei, -erono e una in -etti, -ettero:

temei o temette;
venderono o vendettero.
I principali sono:
temere, dovere, credere, cedere, vendere.

 - La terza coniugazione comprende i verbi che all'infinito
presente terminano in -ire:
 sentire, partire, ecc.

  Alcuni verbi della terza coniugazione hanno due forme di
passato remoto che si possono usare indifferentemente, an-
che se la prima oggi sa di antiquato o un po' ricercato. Sono:

apnre: apersl- aprll
coprire: copersi- coprii
offrire: offersi- offrii
scopnre: scopersi- scopriL

 - Da notare che il participio presente di questi verbi di solito
termina in -ente, ma a volte  in -iente: nutriente, esordiente,
ecc.

 I DUBBI

Si scrive ossequente o ossequiente?
Anche se pu sembrare il contrario,  la prima forma ad es-
sere corretta derivando direttamente dal latino obsequens.
GUIDA ALL'ITALIANO CORRETTO  IL VERBO

 - Si dice contraddiva o contraddicevabenediva o benedice-
va, malediva o malediceva?
 E corretta la seconda forma perch si tratta di composti del
verbo dire e dunque seguono la sua coniugazione.
 E cos anche per: ridire, predire, disdire.

Gli ausiliari

 I verbi ausiliari essere e avere aiutano i verbi a formare i
tempi composti.
 I verbi transitivi hanno sempre il verbo avere
 ho amato, avete coltivato la terra.
 I verbi passivi e riflessivi (veri e apparenti) hanno sempre il
verbo essere:
  stato cancellato dalla lista; mi sono lavato.
 Con i passivi Sl pUO usare oltre essere, anche venire che espri-
me un azione immediata:
 la sedia venne spostata.

 I verbi intransitivi non hanno una regola in merito: solo con
1 USO Sl impara quali verbi vogliono avere come ausiliario e
quali essere. Ad esempio, partire vuole il verbo essere: sono par-
tito; viaggiare vuole il verbo avere:
 ho viaggiato tutta la notte.
 Alcuni verbi poi hanno sia essere che avere, cambiando natu-
ralmente significato:
 ho corso tutta la mattina; sono corso a casa
 Oppure:
 ha vissuto molto (nel senso che ha fatto molte esperienze); 
Vissuto molto.

I DUBBI

 Si dice: ha nevicato o  nevicato?
 Sono giuste entrambe le forme. E cos anche per piovere, di-
luviare, grandinare e per i verbi di moto come inciampare
sbandare, scivolare, volare:
  inciampato e ha inciampato.
 Anche con prevalere si pu dire sia  prevalso che ha preval-

so.

I servili

 I verbi servili non hanno di per s un senso compiuto, ma
servono un altro verbo che rimane all'infinito. I principali
sono: dovere, potere e volere.
Ma servili sono anche:

 sapere (nel senso di essere capace di), desiderare, gradire, de-
gnarsi, compiacersi, ecc.:
desidero salutarti, gradirei mangiare un boccone.

 Come ausiliare i verbi servili usano quello del verbo che ser-
vono:
non ho potuto bere niente; non sono potuto venire.
Se il verbo servile  seguito dall'infinito essere, o da un infinito
passivo avr sempre come ausiliare avere:
ha dovuto essere sincero; avrei potuto essere amato.

 I verbi impersonali si usano solo nella terza persona singola-
re e non hanno soggetto determinato. Indicano fenomeni at-
mosferici come:
piove, diluviava, nevica, ecc., oppure esprimono necessit,
convenienza, soddisfazione:
bisogna partire; conviene restare tranquilli.
Con i verbi andare, fare, stare si possono formare locuzioni
impersonali come:
fa caldo, va tutto male.

L'uso dei tempi

 Presente, imperfetto, passato remoto e futuro sono tempi
semplici; passato prossimo, trapassato-prossimo, trapassato
remoto e futuro anteriore sono tempi composti.

- Il presente indica un'azione che awiene nel momento in
cui si parla. Si pu usare anche per esprimere un fatto passa-
to per dargli maggiore vivezza.

- L'imperfetto (non perfetto, cio non compiuto) indica
un'azione passata che dura nel tempo o  abituale:
gli antichi adoravano gli di dell'Olimpo.
       42                     GUIDA ALL'ITALIANO CORRETTO

- Il futuro semplice indica un'azione che awerr appunto in
futuro. A volte pu esprimere un dubbio, una supposizione:
avr detto la verit?
 Spesso, nel linguaggio familiare,  sostituito dal presente:
vengo a trovar~i domani.

- Il futuro anteriore indica un'azione che avviene prima di
un'altra futura:
quando sarai partito, ti mander una lettera.

- Il passato remoto indica un'azione awenuta nel passato e
trascorsa del tutto:
il soldato mor in battaglia.

- Il passato prossimo indica invece un'azione awenuta di re-
cente o che ancora non  conclusa:
stamattina ho fatto una passeggiata; sono partita aU'alba.

- Il trapassato remoto indica un'azione anteriore ad un'altra
espressa con ilpassato remoto:
quando ebbefinito di parlare, tutti applaudirono.
 Si trova solo nelle proposizioni temporali rette da quando,
appena che, dopo che, ecc. Nella lingua parlata  usato poco.

- Il trapassato prossimo indica un'azione anteriore ad un'al-
tra passata. Si trova in correlazione con un imperfetto o con
un passato remoto:
avevamogi mangiato, quando venne a trovarci un nostro ami-

co.

I modi del verbo

 I modi del verbo sono sette. Si distinguono in finiti: indicati-
vo, congiuntivo, condizionale, imperativo e in infiniti, o indefi-
niti che sono: infinito propriamente detto, gerundio, partici-

plO.

- Il modo indicativo  il principale: esprime la certezza, la
realt, senza dubbi o limitazioni
ti ho amato; sei stato buono.

- Il congiuntivo esprime invece la possibilit, l'incertezza, il
timore, il dubbio. E spesso preceduto dalle congiunziorli che, se,

        IL VERBO                                 43

affinch e pu avere valore esortativo, concessivo, dubitati-
vo, finale:
non so chi sia; e se non venisse?; purch venga.
 Uno degli errori pi comuni  l'uso dell'indicativo in luogo
del congiuntivo:
 crede che sei bravo invece di crede che tu sia bravo. In realt
per usare correttamente il congiuntivo ci vuole una buona
dose di attenzione.

- Il condizionale esprime un'azione subordinata a una con-
dizione espressa con se + il congiuntivo:
se avessi molti soldi, farei un viaggio.
 Il condizionale serve anche ad esprimere un desiderio o
un'opinione; nelle interrogative esprime dubbio:
 mangerei volentieri qualcosa; avrei qualcosa da dire; che dovrei
dire?
- Naturalmente  errore grave usare, in un periodo ipoteti-
co, il condizionale al posto del congiuntivo.

- L'imperativo esprime un comando ed ha solo la seconda
persona singolare e plurale; per le altre prende a prestito il
congiuntivo esortativo. Nella forma negativa la seconda per-
sona singolare  costituita dall'infinito presente:
non parlare!; non mangiare!

- I verbi andare, dare, fare, stare hanno, nella seconda perso-
na singolare, un imperativo piuttosto particolare:
va',da',fa',sta'.
L'apostrofo sostituisce la i (vai, dai, fai, stai).
 Attenzione a non mettere l'accento al posto dell'apostrofo.

 - L'infinito, ossia modo non finito, non determinato, indica
un'azione in maniera indeterminata.
 Pu anche avere valore di sostantivo e in questo caso  prece-
duto dall'articolo:
 il mangiare, il dormire, ecc.

 - Ilparticipio (dal latino particeps = partecipe)  partecipe
sia della natura del verbo che dell'aggettivo e come questo, ha
il genere maschile e femminile e pu essere singolare e plurale.

 - Ilparticipio presente si usa raramente:  sostituito in genere
dal gerundio:
                           GUIDA ALL'ITALIANO CORRETTO

tua madre, partendo, ti raccomand di stare buona.
Molti participi presenti sono diventati veri e propri aggettivi-
somdente, abbondante, arrogante, ecc.
o anche sostantivi:
studente, amante, comandante, ecc.

 - Il participio passato serve a formare i tempi composti insie-
me agli ausiliari avere e essere.

 - Attenzione alle concordanze.
 Quando il participio passato  unito ad avere rimane invaria-
to:
 ho comprato molti libri; I'ltalia ha vinto la guerra.
 Quando il complemento oggetto precede il verbo e si ripete
con i pronomi lo, la, li, allora il participio si accorda con il
nome:
 Quelle mele non le ho mangiate io.
 Quando il participio passato  unito al verbo essere si concor-
da sempre con il nome:
 i ragazzi sono partiti; le ragazze sono andate al cinema.

I DUBBI

 Si dice: mi sono lavato le mani o mi sono lavate le mani'Mi
sono comprata una casa o mi sono comprato una casa'~
 Entrambe le forme sono corrette: con i riflessivi apparenti
che reggono un complemento oggetto, l'accordo infatti pu
essere sia con iI soggel:to che con l'oggetto.

 - Il gerundio indica un'azione secondaria e contemporanea
all azione principale:
sbagliando s'impara.
Pu avere valore di mezzo, di tempo, di causa:
guardandola, mi accorsi che era malata; essendo stanco, non

 Il gerundio pu essere presente (amando) e passatoavendo


Verbi difettivi

 I verbi difettivi sono quelli che difettano, ossia mancano,
di parecchie flessioni. I pi importanti e usati sono:

IL VERBO

- addirsi: si usa solo la terza persona sing. e plur. al presente
e all'imperfetto dell'indicativo e del congiuntivo: si addice, si
addiceva.
- aggradare: ha solo l'indicativo pres., terza pers. sing.: ag-
grada.
- aulire: si usa solo al presente, all'imperfetto indicativo e al
participio presente: aulisco, aulisci, aulivo, al participio pre-
sente aulente.
- deinquere:  usato solo all'infinito e al participio presente
(sostantivato): associazione a delinquere.
- fervere: manca del participio passato e dunque dei tempi
composti.
- incombere: ha solo i tempi semplici; usato soprattutto al
participio presente incombente (spesso come aggettivo).
- ostare:  usato solo nell'espressione: nulla osta (= nulla e
d 'ostacolo).
- prudere: ha solo i tempi semplici.
- suggere: ha solo il presente, l'imperfetto e il gerundio.
- tangere: manca del passato remoto e del participio passa~
(e dei tempi composti).
- urgere: manca del passato remoto e participio passato.
  Il participio presente urgente  diventato aggettivo.
- vertere: manca del participio passato.
- vigere: solo i tempi semplici nelle terze persone singolari e
plurali (e tempi composti) e il participio presente: vigente.

 Verbi sovrabbondanti

 Sono i verbi che appartengono a due coniugazioni diverse.
Possono mantenere lo stesso significato in tutte e due le co-
niugazioni come:

adempiere e adempire
ammansare e ammansire
compiere e compire
dimagrare e dimagrire
empiere e empire
intorbidare e intorbidire
starnutare e starnutire.

Oppure possono cambiare di significato come:
     to                     GUIDA ALL'ITALIANO CORRETTO

arrossare (far diventare rosso) e arrossire
scolorare (togliere il colore) e scolorire (perdere il colore).

I verbi irregolari

 I verbi irregolari sono numerosi e appartengono soprattutto
alla seconda e terza coniugazione (la prima ne ha solo quat-
tro: andare, fare, stare, dare).
I verbi irregolari di uso comune difficilmente danno adito a
dubbi. tutti sanno che il participio passato di accendere  acce-
so o d i apnre, aperto.
Diamo invece un elenco di quei verbi irregolari che possono
far nascere dubbi sulla formazione dei tempi perch usati
poco o solo nella lingua scritta o letteraria:

affiggere: affissi, affisso
annettere: annettei, annesso
aspergere: aspersi, asperso
attingere: attinsi, attinto
comprimere: compressi, compresso
configgere: confissi, confitto
contundere: contusi, contuso
convergere: conversi, converso
dolere: dolsi, doluto (piuttosto brutto, ma  e~
elidere: elisi, eliso
eludere: elusi, eluso
ergere: ersi, erto
erigere: eressi, eretto
espellere: espulsi, espulso
estinguere: estinsi, estinto
flettere: flessi, flesso
fondere: fusi, fuso
giacere: giacqui, giaciuto (brutto)
incutere: incussi, incusso
indulgere: indulsi, indulto (usato come sostantivo)
infrangere: infransi, infranto
intridere: intrisi, intriso
ledere: lesi, leso
negligere: neglessi, negletto
nuocere: nocqui, nociuto

IL VERBO

ottundere: ottusi, ottuso
percuotere: percossi, percosso
preludere: prelusi, preluso
prescindere: prescindei, prescisso (forrne poco usate)
presumere: presunsi, presunto
profferire: profferii e proffersi, profferito e profferto
redigere: redassi (e redigei, raro), redatto
redimere: redensi, redento
rifulgere: rifulsi, rifulso
rodere: rosi, roso
scindere: scissi, scisso
scorgere: scorsi, scorto
solere: soglio, solei, solito
sorgere: sorsi, sorto
struggere: strussi, strutto
svellere: svelsi, svelto
tergere: tersi, terso
torcere: torsi, torto
valere: valsi, valso
volgere: volsi, volto.
L'awerbio





- L'awerbio, (dal latino ad verbum = vicino al verbo) determi-
na o modifica iI significato del verbo, tanto che  considerato
 aggettivo del verbo, e come l'aggettivo ha il comparativo e
i superlativo. Ma puo anche determinare o modificare
gettlvo o un altro awerbio:
camminare lentamente; molto bene.

Gli awerbi si distinguono in:

- awerbi di modo o maniera: sono quelli che rispondono
alla domanda come? in che modo? Si formano generalmente
unendo il suffisso -mente all'aggettivo al femminile:
bisogna mangzare lentamente; parlare stupidamente.
- Gli aggettivi che terminano in -le e -re precedute da voca-
le, perdono la e finale:
superare facilmente gli esami.
- Gli awerbi di modo si ottengono anche usando l'aggettivo
qualificativo al maschile invariabile:
parlar chiaro; parlare forte.
- Ci sono poi gli awerbi costituiti dalla radice di nomi o ver-
bi a CUI Sl aggiunge il suffisso -oni o -one:
tastoni, carponi, bocconi, ecc.
- Gli awerbi bene, male, volentieri (dal latino voluntarie)
sono di derivazione latina.
- Come e cos sono awerbi nelle forme esclamativa e inter-

Come ha fatto? Cos si fa!

- Le locuzioni avverbiali sono formate da due o pi elementi
che uniti insieme prendono significato di awerbio
a piedi, a cavallo, all'improwiso.
- Alcune locuzioni avverbiali si sono trasformate in una sola
parola: apposta era onginariamente a posta; adagio era ad agio.

          L'AWERBIO                               49

- awerbi di luogo: rispondono alla domanda: dove? in qual
luogo?:
andare avanti; restare indietro.
- Qui e qua (vanno sempre senza accento) e i loro composti
quass e quaggi derivano dai pronomi dimostrativi e indica-
no un luogo vicino alla persona che parla;
- cost e cost indicano un luogo vicino alla persona che
ascolta (ora sono considerati antiquati).
- L e l e i loro composti lass, laggi, col indicano un luo-
go lontano da chi parla.
- Indi, quivi, ivi sono caduti ormai in disuso.
- Gli awerbi di luogo possono essere relativi, avere cio la
stessa funzione dei pronomi relativi unendo due proposizio-
ni fra loro:
dove, ove, donde, onde, dovunque:
il luogo dove ti sei nascosto.
Ove e onde sono forme antiquate.
- Dovunque non pu essere usato come un semplice awer-
bio di luogo: non si dice c'erano tracce dovunque, ma c'erano
tracce dappertutto. Mentre si dice:
dovunque andrai ti seguir.
- Ci, vi, ne possono assumere anche loro valore di awerbi di
luogo: ci e vi significano in quel luogo; ne = da quel luogo:
ci andremo; ne uscirai presto.
- Attenzione a non confondere ci e vi awerbi di luogo con le
particelle pronominali o dimostrative.
- Di qua, di l, di su, di gi, per d qua, ecc. sono locuzioni
awerbiali di luogo.

I DUBBI

Si dice vicino casa o vicino a casa?
 E corretta la seconda espressione: vicino vuole sempre la
preposizione a.

 Awerbi di tempo: rispondono alla domanda quando? in
quanto tempo? I principali sono:
 ora, adesso (usati indifferentemente), subito, prima, dopo,
poi, presto, tardi, ieri, oggi, stamani, domani, spesso, rara-
mente, mai, sempre, ecc.
- Oggi si pu combinare con giorno e formare un unico av-
verbio: oggigiorno.
- Accanto alla forma stamani c' stamane (antiquato).
- posdomani nel senso di doman(i) l'altro  da evitare.
- Mai  preceduto dalla negazione se viene dopo il verbo:
non sbagliano mai.
Mai si usa in senso affermativo nelle proposizioni interroga-
tive, dubitative, condizionali:
sei mai stato in Afrzca?
mai  usato anche come rafforzativo e in questo caso perde
ogni valore temporale:
chi mai ha detto queste cose?
- una volta, un giomo, di buon 'ora, di quando in quando sono
locuzioni awerbiali di tempo.

 Gli awerbi d i quantit rispondono alla domanda: quanto .in
qual misura? I principali sono:
molto, troppo, tanto, poco, meno, pi, minimamente, ecc.

QUESTIONI Dl STILE

 Spesso si usa meno impropriamente, come nel caso: fammi
sapere se devo scriverti o meno;  pi corretto: o no.
Molto brutta  anche l'espressione senza meno
Pi comune  l'uso di a meno che nel significato di purch.

Gli awerbi di affermazione sono:
s, certo, sicuramente, dawero, indubbiamente, ecc.

Gli awerbi di negazione sono:
no, non, n, giammai, nemmeno, ecc.

Gli awerbi di dubbio sono:
forse, probabilmente, chiss, ecc.

Comparativo e superlativo degli avverbi

 Il comparativo si forma con pi, il superlativo con il suffisso
~ssimamente unito alla radice:
- lentamente, pi lentamente, lentissimamente.

 - Gli awerbi che derivano dai cinque aggettivi con il compa-
rativo e superlativo irregolare, si regolano di conseguenza:

L'AVVERBIO

bene, comp.: meglio, sup.: benissimo e ottimamente
male, comp.: peggio, sup.: malissimo e pessimamente
molto, comp.: pi, sup.: moltissimo
poco, comp.: meno, sup.: pochissimo e minimamente
grande, comp.: maggiormente, sup.: massimamente e som-
mamente.

 I DUBBI

Affatto e mica hanno valore negativo o positivo?
Affatto vuol dire del tutto e di per s  positivo:
 Sono affatto sicuro vuol dire sono del tutto sicuro.
 Per avere senso negativo ha bisogno di essere preceduto da
non: non  affatto stanco. Per questo alla domanda Sei stanco?
bisogna rispondere, se si intende negare, non con affatto, ma
con niente affatto.
 Lo stesso vale per assolutamente: se si vuole negare bisogna
dire nella risposta assolutamente no.
 - Punto e mica hanno valore rafforzativo. Mica deriva dal la-
tino e originariamente significava briciola: dire non sono
mica stanco, vuol dire non essere stanco neppure una briciola.
Anchepunto ha lo stesso valore: non sono punto stanco, anche
se meno usato.

 Si scrive dappertutto o dapertutto?
 E preferibile la prima forma, ma anche la seconda non e sba-
gliata. Si pu anche scrivere separatamente: da per tutto.
 Anche soprattutto  preferibile a sopratutto.

 - Si scrive: tuttalpi o tutt'al pi?
 Sono corrette entrambe le forme.

- Si scrive pressappoco, press'a poco o pressapoco?
 E senz'altro preferibile la prima forma; la terza  discutibilis-
slma.

 Attenzione a non confondere un awerbio di tempo con una
preposizione. Quest'ultima regge sempre un nome o un pro-
nome:

  sono arrivato dopo di te (preposizione)
 sono arrivato dopo (awerbio).
 La preposizione





 Deriva dal latino prae-ponere = porre innanzi ed  infatti
quella parola che si mette davanti a un nome, o aggettivo, o
pronome, o verbo, o awerbio, per indicare una relazione.
  Le preposizioni sono di tre specie:
  proprie, improprie e locuzioni prepositive.

Proprie sono le preposizioni tali per natura
di a, da, in, su, con, per, tra e fra.
 Le prime cinque possono unirsi all'articolo determinativo
formando le preposizioni articolate:
 del treno, allo sportello, nelle stazioni, sulla sedia.
 Le forme collo, colla, cogli e pello, pegli, pelle, sono cadute in
disuso;si preferiscedireconlo,conla,congli,perlo,pergli,perle.
Su, tra e fra possono avere di rinforzo la preposizione di:
 su di te, tra di noi.

 QUESTIONI Dl STILE

 Tra e fra si usano indifferentemente; ma  meglio evitare la
ripetizione di suoni: meglio dire fra tre bambini che tra tre
bambini; tra fratelli che fra fratelli, ecc.

 - L'uso delle preposizioni nella nostra lingua non  semplice;
spesso Sl fanno confusioni e si usano impropriamente.
 Ad esempio, non si dice uno a uno, ma: a uno a uno, o a due
a due; non si dice nemmeno mano a mano, ma: a mano a mano
e a passo a passo, a volta a volta, a faccia a faccia.
 - Spesso si confonde da con di: si dice donna di strada e non
da strada; spesso si sente dire diploma da geometra, mentre 
corretto dire: diploma digeometra.
 Invece si pu dire indifferentemente: morire dalfreddo e mo-
rire di freddo.

         LA PREPOSIZIONE                            53

 Lepreposizioni improprie sono costituite da awerbi, sostanti-
vi, aggettivi o participi presenti che vengono usati con valore
di preposizione.

- Gli awerbi con valore di preposizione sono:
dentro, fuori, davanti, dietro, prima, dopo, contro, senza, so-
pra, sotto, appresso, innanzi, dinanzi:
ag senza entusiasmo.

- Davanti, avanti, dinanzi e innanzi vogliono sempre la a:
davanti alla chiesa.
Fa eccezione l'espressione avanti Cristo.

 - Da notare che dinanzi si scrive preferibilmente con una n
sola, perch composta da di, che non richiede raddoppiamen-
to, al contrario di in (in-nanzi), e nanzi.
- Dietro si unisce direttamente al nome: dietro la chiesa.

  QUESTIONI Dl STILE

  Piuttosto brutte sono le espressioni usate nel linguaggio bu-
- rocratico:
     dietro domanda, dietro richiesta, dietro pagamento, dietro
     compenso, e cos via. L'uso di dietro in questo caso  impro-
     prio. E preferibile dire su richiesta, su domanda, ecc.

Gli aggettivi e sostantivi con valore di preposizione sono:
lungo, salvo, secondo, vicino, lontano, causa, ecc.:
Secondo te, dovremmo tornare subito a casa;

i participi presenti con valore di preposizione sono:
durante, stante, nonostante, mediante, tranne (da trine):
nonostante ilfreddo, usc di casa.
C' poi il participio passato eccetto (da eccettuato).

 Le locuzioni prepositive sono costituite d a preposizioni impro-
prie seguite da un'altra preposizione:
lontano da, fuori di, insieme a, contro di, ecc.

 - Le locuzioni prepositive possono avere anche una preposi-
zione semplice che precede il nome o l'awerbio:
in luogo di, per mezzo di, a dispetto di, ecc.:
a dispetto di tutti, si~lanci neU'impresa.

- Fuori vuole sempre la preposizione di rincalzo di o da:
       54                     GUIDA ALL'ITALL~NO CORRETTO

fuori di casa; usc fuori dal cortile.
 Ma esistono espressioni di uso comune come: fuori program-
ma, fuori stagione, fuori commercio, fuori le mura (per le basi-
liche romane), fuori sacco, of uorisacco.

QUESTIONI Dl STILE

 Meglio evitare le espressionifuori stanza o fuori ufficio.
 - Sono anche da evitare le espressioni: statua in bronzo, cra-
vatte in seta; meglio dre sempre statua di bronzo, cravatte di
seta.
 - E scorretta anche la forma piuttosto frequente: vestire in
nero, in rosso; si dice invece: vestire di nero, di rosso.
 Da evitare anche l'espressione a mezzo di; meglio sempreper
mezzo di.

I DUBBI

 Si dice insieme a o insieme con?
 I puristi sono per la seconda soluzione, ma la prima  diven-
tata ormai di uso comune.

 - Come si fa a distinguere se una parola ha valore di awerbio
o di preposizione?
 Quando  awerbio modifica il significato di un verbo o di un
aggettivo, mentre quando  preposizione precede un nome,
un pronome, un infinito o un'altra preposizione:
 Vai avanti (awerbio); devi andare avanti a tutti (preposizione).

 Attenzione a distinguere salvo aggettivo - usato in assoluto
con il gerundio essendo sottinteso -, e salvo preposizione con il
significato di tranne.
 Nel primo caso  variabile, nel secondo no:
 salve le regole gi stabilite; c'erano tutti salvo mia sorella.

 - Si dice mille lire al chilo o mille lire il chilo?
 La forma corretta , anche se pu parere strano, la seconda.
 Non si dice nemmeno al di qua della strada ma di qua della
strada.

 Per essere proprio corretti si dovrebbe dire anche macchina
perscrivere invece che da scrivere, ma ormai  invalso l'uso del-
la seconda forma.

         LA PREPOSIZIONE                             55

- Si dice: spaghetti al pomodoro o spaghetti con il pomodoro?
 Per essere proprio corretti, si dovrebbe preferire la seconda
espressione, essendo la prima un francesismo che per i puristi
della lingua  da evitare.
 Ma come si fa a direfiletto sui ferri, invece che ai ferri?
 La congiun~ione





 La congiunzione  la parola che congiunge fra loro due o
pi parole o frasi. In genere le congiunzioni sono parolette
brevi ma di importanza determinante nel discorso. Alfredo
Panzini nella sua Grammatica le chiama giustamente le
giunture, i bulloni, le viti che tengono insieme i vari pezzi del
discorso.
 Le congiunzioni si distinguono in semplici, composte e in lo-
cuzioni congiuntive.

 Le congiunzioni semplici sono quelle formate da una sola pa-
rola:
 e, n, o, ma, che, se, per, dunque, anzi, ecc.

 Le congiunzioni composte sono formate da due o pi parole
unite insieme:
 perch (per che), allorch (allora che), giacch (gi che), ep-
pure (e pure), ecc.

 Le locuzioni congiuntive sono formate da due o pi parole
staccate fra loro:
di modo che, in quanto che, nonostante che, anche se, non
appena che, ecc.

 Le congiunzioni, unendo due proposizioni, possono stabilire
fra loro un rapporto di coordinazione o di subordinazione.
Possono essere dunque coordinative e subordinative.
Le congiunzioni coordinative uniscono due proposizioni di
eguale funzione nel periodo.
Si distinguono in:

 - copulative: sono quelle che servono ad unire semplicemen-
te due termini o due frasi.
A loro volta si dividono in afferrnative:
e, anche, pure, inoltre, altres

e negative:
n, neanche, nemmeno, neppure:
non  n carne n pesce.

 E  la congiunzione pi semplice e pi comune. Di fronte ad
un'altra e prende una d eufonica:
 ed , ed egli.
 Pu prendere la d anche davanti alle altre vocali, ma  prefe-
ribile evitarla:
 e adesso.

- disgiuntive: sono quelle che uniscono due termini o propo-
sizioni di cui uno esclude l'altro. Sono:
o, owero, ossia, oppure, altrimenti, ecc.:
andiamo, altrimenti faremo tardi.

-awersative: sono quelle che uniscono due termini o frasi
contrapposti: ma, per, tuttavia, nondimeno, mentre, anzi,
eppure, bens.

 In origineper aveva il significato di perci, poi  diventato
awersativo; nel linguaggio familiare si usa insieme a ma
come rafforzativo, ma  bene evitare questo uso quando si
scrive.
 Bens non va confuso con bench che  concessivo: equivale
come significato a ma, un po' pi netto.

- dichiarative: confermano o spiegano quanto  detto in pre-
cedenza:
infatti, difatti, inver, cio.
  Le forme imperocch, imperciocch sono ormai cadute in di-

suso.

 QUESTIONI Dl STILE

 Spesso si abusa di infatti e di cio, quando  possibile  me-
glio evitarli.

- le congiunzioni conclusive: sono quelle che congiungono
proposizioni di cui una  conseguente all'altra:
dunque, pertanto, perci, quindi.
 Antiquato  ormai l'uso di e per o epper nel significato di
perci. Anche onde e laonde sono ormai cadute in disuso.
GUIDA ALL'ITALIANO CORRETTO  |  I A'f)N~`.IlJN7IONE                 5

QUESTIONI DI STILE

  E meglio evitare l'espressione ragion per cui ( piuttosto

 Le congiunzioni correlative: sono quelle che mettono in cor-
relazione due termini o due proposizioni:
 e... e, o... o, n... n, sia... sia, non solo... ma anche, ora... ora,
tanto... quanto:
 ifiori non sono solo belli ma anche profumati.

 Le congiunzioni subordinative uniscono due proposizioni di
cui una  subordinata all'altra.
 Si distinguono in:

 -dichiarative: sono quelle che introducono una proposizione
oggettiva o soggettiva. Sono:
che, come:
so che sei stato buono (oggettiva);  difficile che tu sia cattivo
(soggeffiva).
A yolte il che si pu anche omettere, specie quando c' ripe-
tizione:
credo sia andato via; non vorrei (che) sia stato lui che ha fatto
questo.

 - temporali: sono quelle che introducono una proposizione
temporale, ossia una proposizione che indica la circostanza di
tempo in cui awiene un fatto:
quando, mentre, appena che, dopo che, finch, ecc.:
sono uscito dopo che ha smesso di piovere.
- Da notare che mentre pu avere significato sia temporale
che awersativo.

 - causali: introducono una proposizione causale, ossia una
proposizione che indica la causa di quanto  espresso nella
frase reggente:
poich, perch, giacch, siccome (s come):
ti perdono perch ti sei pentito.

 -finali: introducono una proposizione finale, ossia una pro-
posizione che indica il fine per cui awiene l'azione espressa
dal verbo reggente:
amnch, perch, acciocch (antiquato):
gli ho scritto affinch sapesse la verit.

 C' anche la forma onde, ormai caduta in disuso tranne che
nel linguaggio burocratico: Le scrivo onde inforrnarLa... (co-
munque,  da evitare).

 - concessive: introducono una proposizione concessiva, ossia
una proposizione che indica la circostanza nonostante la qua-
le awiene l'azione espressa dal verbo reggente:
 bench, quantunque, sebbene:
 ha lavorato tutto il giomo sebbene fosse malato.

 - condizionali: introducono una proposizione che esprime
una condizione:
 se, purch, qualora, a patto che, ove (antiquato):
se mangi troppo, ingrasserai.

 - consecutive: introducono una proposizione consecutiva, os-
sia una proposizione che indica la conseguenza dell'azione
espressa dal verbo reggente:
 cos... che, tanto... che, di modo... che:
tanto fece che alla fine ebbe la meglio.

 - modali: introducono una proposizione di modo:
come (se), siccome, quasi:
gli raccomand quel ragazzo quasi fosse suofiglio.

 - eccettuative: introducono una proposizione che si esclude
riguardo a quanto detto in precedenza:
 fuorch, tranne, eccetto che:
 poteva fare tutto fuorch protestare.

 - interrogative e dubitative: introducono una proposizione in-
terrogativa indiretta o dubitativa:
 se, perch:
 chiss perch si  comportato cos; fammi sapere se viene.

I DUBBI

Come  congiunzione o awerbio?
Come, dove, quando sono congiunzioni e anche awerbi: per
distinguere il valore di congiunzione da quello di awerbio, bi-
sogna sempre tener presente che l'awerbio modifica il signifi-
cato del verbo, mentre le congiunzioni uniscono due elementi
o due proposizioni:
come stai? (awerbio); dimmi come stai (congiunzione).
L'interie~ione                               La sintassi





 Interiezione (dal latino interjectio = intromissione) o esclama-
zione  la parola che esprime un istintivo moto dell'animo.
Pu significare meraviglia, gioia, dolore, dispetto o stizza.

Esclamazioni proprie sono:
ah, eh, ih, oh, uh, ahi, ehi, ohi, ehm, uhm
L'h indica il suono prolungato della vocaie
Ohi e ahi si possono unire al pronome di prima persona for-
mando le interiezioni composte: ohim!, ahim!
Naturalmente  il timbro di voce usato a dare diverso signifi-
cato all'interiezione.

 Le interiezioni improprie sono costituite da altre parti del di-
scorso usate come esclamazione:
peccato!, caspita!, diamine!, sicuro! su!, via!, ecc.

 Tra le esclamazioni improprie ci sono be' (dal troncamento
di bene), ve' (dal troncamento di vedi) e to' (dal troncamento
di togli).

Locuzioni esclamative sono espressioni come-
Santo cielo! o Dio ce ne guardi!, e cos via.

 Mentre la grammatica studia le parole isolatamente, separa-
te le une dalle altre, la sintassi - dal greco syntaksis = disposi-
zione, collegamento -  lo studio dei rapporti che legano le pa-
role fra loro.
 Compito della sintassi  quello di studiare gli elementi che
costituiscono una proposizione - ossia l'espressione di un
pensiero compiuto - e i vari tipi di proposizioni.

La proposizione

 - Una proposizione  costituita da due elementi indispensa-
bili: il soggetto e il predicato.

 Il soggetto (dal latino subiectus = sottoposto) indica la perso-
n o la forza che nelle frasi attive compie l'azione espressa dal
predicato; nelle frasi passive subisce l'azione.
 In genere  un nome:
 il libro  interessante; tuo fratello studia.
 Soggetto pu essere anche un pronome, un aggettivo, un av-
verbio, un infinito o addirittura una intera proposizione usati
come sostantivo:
 voi studiate troppo; i buoni sono spesso trattati male; dormire
poco pu far male; essere giusti vuol dire riconoscere le proprie
colpe.
 - Il soggetto pu essere sottinteso, soprattutto quando si trat-
ta di un pronome personale: in questo caso la proposizione si
chiama ellittica, ossia mancante del soggetto (ellissi =
omissione):
  amato da tutti (soggetto sottinteso: egli).
- Il soggetto pu precedere ma anche seguire il verbo:
nella strada giocano molti bambini.
 Il predicato indica un'attivit, condizione o qualit del sog-
getto. Pu essere verbale e nominale.

 - Il predicato verbale  costituito da una voce verbale che ab-
bia senso compiuto:
 Dio esiste; noi siamo arrivati.

 I verbi servili potere, dovere, sapere (nel senso di essere capace
di), solere, costituiscono con l'infinito che li segue un solo pre-
dicato verbale:
 dobbiamo andare (predicato verbale) a casa.

 - Il predicato nominale  costituito dal verbo essere seguito
da un nome o da un aggettivo. In questo caso il verbo essere 
copula e il nome o l'aggettivo che lo segue si chiama nome del
predicato nominale, o predicato nominale:
 Dio  onnipotente; ifiori sono profumati.
 Oltre il verbo essere, ci sono i verbi copulativi, come sembrare,
diventare, parere, ecc.

 - E bene fare attenzione alla funzione del verbo essere: quan-
do fa da ausiliare a verbi intransitivi o serve a formare il passi-
vo, o ha il significato di esistere e di appartenere, non ha valore
di copula, ma  predicato verbale:
 questa casa  di (appartiene a) mia madre.

 Quando il predicato verbale  costituito da un verbo transiti-
vo attivo, la proposizione ha un altro elemento essenziale:
l'oggetto.

n complemen~o oggetto

 Il complemento oggetto o diretto indica l'oggetto che riceve
l'azione.
 Risponde alla domanda: chi?, o che cosa?, fatta dopo il verbo
transitiVO attivo e si chiama diretto perch  unito direttamen-
te al verbo senza preposizioni:
 ho letto un libro; abbiamo mangiato la pasta.
 Solo quando il complemento oggetto  costituito da un infinito
(infinito oggettivo),  preceduto dalle preposizioni di, a, da:
 continua a leggere; finisci di studiare.

I DUBBI

 Come si fa a distinguere in una proposizione il soggetto dal
complemento oggetto?
 Si deve analizzare il verbo facendo attenzione alla persona e
soprattutto vedere se  transitivo o intransitivo. Il comple-
mento oggetto non star mai dopo i verbi intransitivi e dopo il
verbo essere, ma solo dopo i transitivi attivi.

 Nella proposizione, oltre agli elementi essenziali, si possono
trovare gli elementi accessori costituiti dagli attributi, dalle
apposizioni e dai complementi indiretti.

Attributo e apposizione

 Una proposizione pu essere formata, oltre che dagli ele-
menti essenziali - soggetto e predicato - da aggettivi e da so-
stantivi riferiti al soggetto, al predicato nominale o ai comple-
menti.
 Qualsiasi aggettivo riferito al soggetto, al predicato nominale,
o a un complemento si chiama attributo:
 a voi piacciono le cose complicate (attributo del soggetto);
quello  un problema difficile (attributo del predicato); scelgo
sempre ifioriprofumati (attributo del complemento oggetto).

 Qualsiasi sostantivo che si riferisca ad un alt~o sostantivo si
chiama apposizione (dal latino ad-ponre = mettere accanto):
 la regina Vittoria; il fiume Po.
 Queste sono apposizioni semplici, ossia costituite da un solo
sostantivo. Le apposizioni complesse sono costituite da un so-
stantivo + attributo (o vari attributi):
 Wagner, grande compositore tedesco, mor a Venezia.
 Le apposizioni composte sono formate invece da due o pi
sostantivi:
 il poeta, scrittore e regista Pierpaolo Pasolini.
 Attenzione a non confondere le voci pleonastiche come, da,
in qualit di che possono introdurre l'apposizione e di cui in
analisi logica non bisogna tener conto, con le preposizioni che
reggono i complementi:
 Pasolini come regista, era molto bravo; tu, da amico, sei stato
zitto.
       64                     GUIDA ALL'ITALIANO CORRETrO

 In questi casi le espressioni come regista e da amico sono ap-
posizion- plU esattamente apposizioni awerbiali - e non com-
plementi.

I complementi indiretti

 I complementi indiretti sono elementi accessori della proposi-
zione e determinano il tempo, il luogo, la causa, il modo
dell'azione espressa dal verbo. Sono indiretti perch retti qua-
si tutti da preposizioni.

 I principali complementi retti dalla preposizione di sono:

- complemento di specificazione: risponde alla domanda di
chi?, di che cosa?:
 la casa dei miei fratelli.

- complemento di denominazione: risponde alla domanda di
chi?, di che cosa?, quale? - da non confondere con quello di
specificazione: indica solo il nome di una persona o di una cosa:
 il mese digennaio; l'isola di Capri.

- complemento di modo: risponde alla domanda come?, in
che modo?:
 andai a casa di corsa; fece le cose di nascosto.

- complemento di causa: risponde alla domanda perch, per
quale motivo?:
 si rallegr della sua fortuna al gioco.

- complemento di argomento: risponde alla domanda su
chi?, su che cosa?, intorno a chi?, intorno a che cosa?:
 parlarono di te; si interessava di storia.

- complemento di materia: risponde alla domanda di che
cosa?, di che materia?:
 una statua di marmo; un anello d'oro.

- complemento di paragone:  costituito dal secondo termine
di paragone:
  pi bravo di te; la luna  pi piccola della terra.

- complemento di moto da luogo: risponde alla domanda da
dove? da quale luogo?:
 usc di casa.

          LA SINTASSI                                65

- complemento di tempo determinato: risponde alla doman-
da quando?:
esco solo di giomo; di sera fa fresco.

- complemento di qualit: indica le qualit fisiche o morali
di una persona, animale, cosa:
una donna di rara belleza; una persona di bassa statura.

- complemento di abbondanza e privazione: indica ci di cui
abbonda o  privo una persona o un animale o una cosa:
la collina  ricca di ulivi; un uomo privo di humour.

- complemento di estensione: indica una misura (di lunghez-
za, larghezza, altezza o profondit):
un'asse di tre metri.

- complemento di misura: da non confondere con quello di
estensione: indica di quanto una persona o una cosa sia su-
periore o inferiore a un'altra. Si trova dunque solo con com-
parativi:
 il tavolo  pi lungo della parete di dieci centimentri; sono di-
magrita di due chili (ho due chili meno di prima).

- complemento di origine o provenienza:
il mio amico  di Padova.

- complemento di limitazione: indica il limite entro cui si
svolge l'zione indicata dal verbo:
era di ridotte dimensioni.

- complemento di colpa e di pena:
1accusato di concussione; fu multato di centomila lire.

- complemento di et:
una donna di sessant'anni.

I DUBBI

 Nella frase mi port dei cioccolatini o quelli sono dei ladri, che
complemento regge la preposizione di?
 In questi due esempi la preposizione di ha valore partitivo:
nel primo caso introduce un complemento oggetto (mi port
alcuni cioccolatini); nel secondo caso un predicato nomina-
le.
        66                     GUIDA ALL'ITALIANO CORRETTO

I principali complementi retti dalla preposizione a sono:

- complemento di termine: risponde alla domanda a chi?, a
che cosa?:
ho dato i soldi a mio figlio;  fedele alle tradizioni.

- complemento di mezzo: risponde alla domanda per mezzo
di chi?,mediante (o con) che cosa?:
un lavoro fatto a mano.

- complemento di modo: da non confondere con il comple-
mento di mezzo che indica lo strumento con cui si compie
l'azione e non il modo:
parlare a voce bassa; andare a capo scoperto.

- complemento di causa:
  a quella battuta tutti risero.

- complemento di stato in luogo: indica il luogo reale o figu-
rato dove si sta o si compie un'azione:
resto a casa; abitano a Venezia.

- complemento di moto a luogo: indica il luogo reale o figu-
rato verso cui ci si dirige:
vado a Roma.

- complemento di tempo determinato:
  tomer alle otto; a notte alta.

- complemento di qualit:
  una stoffa a quadretti; un motore a quattro cilindri.

- complemento di limitazione:
  a parole  molto bravo. -

- complemento di pena:
  fu condannato aU'esilio.

- complemento di et:
  mio padre mor a quarant'anni.

- complementopredicativo del soggetto e dell'oggetto:
  fu scelto a tutore dei nipoti.

I principali complementi retti dalla preposizione da sono:

  - complemento d'agente e di causa efficiente: si trova solo con

          LA SINTASSI                                67

i verbi in forma passiva - risponde alla domanda da chi?
(compl. d'agente) e da che cosa? (compl. di causa efficien-
te):
la terra  cokivata dai contadini; gli alberi sono sbattuti dal
vento.

- complemento di causa:
  tremavano dalla paura.

- complemento di stato in luogo:
  lo vidi dal fomaio.

- complemento di moto a luogo:
  sono andato dai miei amici.

- complemento di moto da luogo e di moto per luogo:
  vengo daU'ospedale; sono passato da Roma.

- complemento di tempo:
  cammino da un'ora.

- complemento di qualit:
  un paesaggio dalle belle tinte.

- complemento di origine:
   nato da una famiglia nobile.

- complemento di stima:
   una cosa da poco.

- complemento di colpa:
  assolto da ogni accusa.

- complemento difine o scopo:
  carta da lettere; cane da caccia.

- complementopredicativo del soggetto e dell'oggetto:
  tom da vincitore; il libro lo conquist fin da ragazzo.

I principali complementi retti dalla preposizione in sono:

- complemento di stato in luogo e di moto a luogo:
vive in Sicilia; star in casa tutto il giomo (stato in luogo); an-
dremo in campagna (moto a luogo).

- complemento di mezzo:
part in macchina.
- complemento di modo:
  stai in gran forma.

- complemento di tempo determinato:
  in primavera andremo in Sicilia.

- complemento di limitazione:
  lo super in velocit.

- complemento di stima:
  teneva in gran conto i tuoi consigli.

I principali complementi retti dalla preposizione con sono:

- complemento di compagnia e di unione: risponde alla do-
manda con chi? con che cosa?:
partir con gli amici (compagnia); part con due valigie (unione).

- complemento di mezzo:
  corruppe il funzionario con il denaro.

- complemento di modo:
  studia con passione; fece tutto con gioia.

- complemento di pena:
  fu punito con una multa.

I principali complementi retti dalla preposizione per sono:

- complemento di causa:
piangeva per il dolore.

- complemento di moto a luogo e di moto per luogo:
partirono per Parigi; passarono per le montagne.

- complemento di tempo continuato: risponde alla domanda
per quanto tempo?:
nevic per sette giomi.

- complemento di prezzo:
  ho venduto la casa per pochi soldi.

- complemento di vantaggio:
  lavorava per ifigli.

- complemento difine o scopo:
  mi sacrifico per il tuo bene.

- complemento di sostituzione o scambio:
mi ha scambiato per te.

I DUBBI

 Come distinguere i vari complementi retti da una stessa pre-
posizione?
 Si deve sempre badare al verbo e al suo significato ponendo
la domanda a cui esso risponde: cos si pu capire ad esempio
se da regge un complemento di moto da luogo (sono uscito dal-
l'ospedale) o un complemento di moto a luogo (sono venuto da
te)-
 Attenzione a non confondere il complemento di paragone
con quello di specificazione, entrambi retti dalla preposizione
di: il primo segue sempre il grado comparativo di un aggettivo:
 sono pi buono di te.
Al superlativo relativo segue invece il complemento partitivo:
tuo fratello  il pi astuto di tutti.

I principali complementi retti dalla preposizione su sono:

- complemento di argomento:
su questo argomento c' molto da discutere.

- complemento di stato in luogo e di moto a luogo:
il libro sta sulla scrivania; si arrampicarono sulla montagna.

- complemento di et:
una donna sulla trentina.

 I principali complementi retti dalle preposizioni tra e fra
sono:

- complemento di tempo:
arriver fra tre giomi; fra poco sar buio.

- complemento di stato in luogo e di moto a luogo:
fra noi c'era tuo fratello; verr fra voi.

Altri complementi di uso meno frequente sono:

- complemento vocativo - indica la persona o la cosa a cui ci
si rivolge. Pu essere accompagnato dall'interiezione o:
 o Dio mio; cari amici, domani verrete da noi.
      70                     GUIDA ALL'ITALL~NO CORRETTO

 - complemento di esclamazione - simile al complemento di
vocazione: si distingue da esso perch, al posto della virgola,
ha sempre il punto esclamativo:
 poveri noi!; guai a te!

 I DUBBI

 Che differenza c' fra complemento di stima e complemento
di prezzo?
 Bisogna sempre guardare al verbo: con valere, stimare, ap-
prezzare, ecc. si tratta di complemento di stima:
 questo quadro vale cento dollari.
 Con costare, comperare, vendere, pagare, affittare, si tratta di
complemento di prezzo:
- questo quadro costa cento dollari.

Il periodo





 Le proposizioni possono essere collegate fra loro in una
struttura pi ampia, ossia il periodo.
 Dal greco peri = intomo e ods = via, il termineperiodo indi-
ca un giro compiuto di espressioni. Pu essere costituito an-
che da una sola proposizione, separata dal resto del discorso
dal punto; ma di solito  formato da pi proposizioni, ognuna
delle quali svolge una funzione particolare.
 Per sapere di quante proposizioni  formato un periodo ba-
sta contare i predicati.
 Le proposizioni all'interno del periodo possono essere prin-
cipali, subordinate, incidentali.

La proposizione principale

 In un periodo esiste sempre una proposizione principale, os-
sia una proposizione che non dipende grammaticalmente dal-
le altre. E indipendente e pu essere reggente, ossia pu reg-
gere una o pi proposizioni secondarie o subordinate.
 Le proposizioni principali possono essere:

- proposizione enunciative o narrative: riferiscono un fatto o
esprimono un giudizio e usano di solito l'indicativo:
il mio amico  partito; sei stata brava.
Con i verbi potere e dovere si pu trovare il condizionale:
avresti potuto chiamare prima.

- proposizioni interrogative dirette: hanno sempre il punto in-
terrogativo. Possono avere sia l'indicativo che il condiziona-
le, il congiuntivo e anche l'infinit:
chi parla?, mi daresti una mano?, io protestare?
 Le interrogative dirette possono essere semplici se contengono
un'unica domanda; disgiuntive se hanno due o pi domande
collegate dalla congiunzione o, oppure:
vuoi andare al cinema o a teatro?

- proposizioni esclamative: hanno sempre il punto esclamati-
vo e usano l'indicativo:
 quanto sono maleducati quei ragazzi!

-proposizioni imperative: esprimono un comando; hanno
sempre l'imperativo (e nella forma negativa della seconda
pers. sing. l'infinito):
 lasciami stare.

- proposizioni esortative: esprimono una preghiera o un'esor-
tazione. Richiedono il congiuntivo:
 si accomodi, prego.

- proposizioni ottative: esprimono un desiderio. Usano il con-
giuntivo e il condizionale:
 come vorrei guadagnare molti soldi!

- proposizioni concessive: ammettono o suppongono un fat-
to o una circostanza. Usano il congiuntivo:
 venga pure.

- proposizioni dubitative: esprimono dubbio e incertezza.
Possono avere l'indicativo, il condizionale e l'infinito:
 Che fare?

- proposizioni potenziali: esprimono un fatto possibile, una
eventualit. Hanno l'indicativo e il condizionale:
 chi oserebbe mancarti di rispetto?

Le proposizioni subordinate

 Le subordinate, o secondarie, o dipendenti, sono quelle pro-
posizioni che non si reggono da sole, ma dipendono dalla
principale a cui si uniscono mediante congiunzioni subordina-
tive, pronomi e awerbi relativi, o aggettivi, pronomi e awerbi
interrogativi.
 Le proposizioni subordinate possono essere:

- proposizioni soggettive: fanno da soggetto al verbo della
proposizione reggente. Sono rette da verbi o espressioni im-
personali:
 sembra che si sia raweduto; si dice che ha rubato.

- proposizioni oggettive: fanno da oggetto al verbo della reg-
gente. Sono rette da verbi come dire, affermare, raccontare o
che esprimono volont, desiderio, comando:
dissero che i nemici erano in fuga.

 Quando le proposizioni soggettive e oggettive sono introdot-
te dalla congiunzione che + indicativo, congiuntivo, condizio-
nale, sono esplicite.
 Sono invece implicite quando sono espresse da un infinito
(con o senza di):
 so che sei buona (esplicita);  bene raccontare tutto (implicita).

- proposizionifinali: indicano il fine per cui awiene l'azione
espressa dal verbo della proposizione reggente. Nella forma
esplicita hanno il congiuntivo e sono introdotte dalle con-
giunzioni affinch, perch, che; nella forma implicita hanno
l'infinito preceduto da per, allo scopo di:
studiamo per imparare.

- proposizioni consecutive: esprimono la conseguenza di ci
che  affermato nella reggente. Hanno l'indicativo quando si
tratta di una conseguenza reale o certa, il congiuntivo o il
condizionale quando la conseguenza  ritenuta ipotetica.
Sono introdotte dalla congiunzione che correlativa agli av-
verbi cos, talmente, tanto, ecc. che si trovano nella reggen-
te.
 Nella forma implicita hanno l'infinito retto dalla preposizio-
ne da:
 E tanto buono da commuoversi per un nonnulla.
 Anche gli aggettivi degno e indegno possono reggere una con-
secutiva:
 non era degno di essere nominato senatore

- proposizioni causali: indicano la ragione di ci che 
espresso dalla reggente. Possono avere l'indicativo, il con-
giuntivo e il condizionale e sono rette dalle congiunzioni
perch, poich, giacch, ecc.
 La forma implicita ha il gerundio o l'infinito retto dalle prepo-
sizioni per, di, a:
 Tomai a casa perch si era fatto tardi; essendo tardi, sono tor-
nato a casa.
       74                     GUIDA ALL'ITALIANO CORRETTO

- proposizioni temporali: indicano il tempo in cui si svolge
l'azione espressa dalla reggente.
 Hanno l'indicativo e il congiuntivo retti dalle congiunzioni
quando, come, mentre, ecc.
 La forma implicita ha il gerundio, il participio passato o l'in-
finito retto da prima di, dopo di, a, in, su:
 Partimmo al sorgere del sole;finito ilfilm, tornammo a casa.

- proposizioni concessive: esprimono un fatto o un giudizio
contrastante con l'enunciato della reggente.
 Hanno il congiuntivo e sono introdotte dalle congiunzioni
bench, quantunque, ebbene, nonostante che, anche se (che
regge anche l'indicativo).
 Nella forma implicita hanno il gerundio o il participio retti
da pure, bench, per quanto:
 pur essendo stato punito, continua a non studiare; ti sento an-
che se non parli forte.
 Hanno valore concessivo anche le costruzioni come:
per buono che tu sia, non riesci a perdonare.

- proposizioni avversative: esprimono un fatto o un giudizio
contrastante con il significato della reggente.
 Hanno l'indicativo e il condizionale e sono introdotte dalle
congiunzioni mentre, invece, laddove.
 La forma implicita ha l'infinito retto da invece di, in luogo di
e anzich:
 anzich aiutarmi mi ostacoli.

- proposizioni condizionali: indicano la condizione necessa-
ria affinch si compia l'azione espressa dalla reggente.
 Hanno il verbo indicativo (solo con la congiunz. se) e con-
giuntivo e sono introdotte dalle congiunzioni se, qualora, ecc.
La forma implicita pu avere il gerundio, il participio passato
e l'infinito preceduto da a:
 se mi dirai tutto, ti ascolter; insistendo, non otterrai nulla; a
fare COSi, sbaglzeresti.

 La proposizione condizionale insieme con la reggente for-
mano il periodo ipotetico.
 La subordinata in questo caso si chiama prtasi (dal greco
prtasis = premessa); la reggente si chiama apdosi (dal greco
apdosis = che viene dopo).

IL PERIOr~O                                75

 Se la condizione espressa dallaprotasi  reale, si ha un perio-
do ipotetico della realt. Si distingue perch ha solitamente
l'indicativo:
 se mangi, crescerai.
 Se la condizione espressa dallaprotasi  possibile, si ha un pe-
riodo ipotetico della possibilit. La protasi in questo caso va
sempre al congiuntivo, l'apodosi sempre al condizionale:
 se guadagnassi di pi, farei un bel viaggio.
 Se la condizione espressa dalla protasi  irreale, si ha il perio-
do ipotetico della irrealt. Anche in questo caso la subordina-
ta va sempre al congiuntivo, la reggente al condizionale:
 se fosse nato da una famiglia ricca, sarebbe stato pi contento.

- proposizioni comparative: stabiliscono un paragone con la
reggente. Possono essere: comparative di eguaglianza, intro-
dotte dagli awerbi come, quanto o dal pronome quale:
era felice come non lo era stato mai.

- proposizioni comparative di maggioranza e di minoranza,
introdotte da che, di quanto, ecc. in correlazione con pi,
meno, peggio:
il problema era pi difficile di quanto credessi.

- proposizioni comparative ipotetiche, introdotte da come se,
quasi che:
si comportava come se fosse il solo ad avere problemi.

- proposizioni interrogative indirette e dubitative: sono intro-
dotte da pronomi, aggettivi, awerbi interrogativi o dalla
congiunzione se o se non. Hanno l'indicativo, il congiuntivo
e l'infinito:
mi chiese se ero uscito; non sapevo se credere alle sue parole.
 Con il se, per esprimere un'azione futura si pu trovare an-
che il condizionale presente:
 non so se verr e non so se verrebbe.

- Attenzione a non confondere il se ipotetico della possibili-
t e della irrealt con quello interrogativo e dubitativo: il
primo vuole sempre il congiuntivo.

-proposizioni relative: sono unite alla reggente mediante
pronomi e awerbi relativi.
 Nella forma implicita hanno il participio presente o passato e
l'irifinito + da:
queste sono cose da non trascurare (che non vanno trascurate) .

         .
-proposlzlom modali: mdlcano il modo con cui si svolge
l'azione espressa dalla reggente. Nella forma esplicita sono
introdotte da come, comunque, in qualunque modo + indi-
cativo o congiuntivo.
La forma implicita ha il gerundio:
comunque sia, andr avanti; and via sorridendo.

      .
- proposlzlonu esclusive: sono introdotte da senza e senza che:
and via senza awertirmi.

-proposizioni eccettuative: sono introdotte da eccetto che,
fuorch, salvo e salvo che, tranne e tranne che:
Hanno il congiuntivo e, nella forma implicita, l'infinito:
far tutto tranne che cedere.

- proposizioni limitative: sono introdotte da in quanto, per
quanto, per quello che. Hanno l'indicativo e il congiuntivo:
per quanto ne sappia, non  mai stato aU'estero.

 Le proposizioni incidentali, o parentetiche, non hanno alcun
legame grammaticale con le altre proposizioni. Servono a fare
un'osservazione a s stante, o a chiarire un concetto e si trova-
no fra due virgole, fra due lineette o fra parentesi:
 tuo fratello, come mi hanno riferito, non ti ha fatto nessuno
sgarbo.

La coordinazione

 In un periodo, le proposizioni principali e subordinate pos-
sono essere unite fra loro mediante coordinazione, ossia sono
accostate una all'altra mantenendo lo stesso piano.
 La coordinazione pu awenire:

- per asindeto (= senza collegamento), ossia senza congiun-
zione: in questo caso le varie proposizioni sono separate dal-
la virgola, dal punto e virgola o dai due punti

- mediante le congiunzioni coordinative (v.)

- mediante pronomi o awerbi correlativi come chi... chi,
l'uno... l'altro, tanto... quanto, ecc.

Il discorso indiretto





 Nel passaggio dalla formulazione diretta del discorso a quella
indiretta si ha una serie di modificazioni che investono soprat-
tutto i modi e i tempi verbali.
 Da tener presente in particolare che:

 - il futuro retto da un passato diventa nel discorso indiretto
condizionale passato:
 mi disse: Domani sera uscir divnta nella forma indiretta:
mi disse che l'indomani sera sarebbe uscito.

- ilpresente indicativo retto da un passato diventa imperfetto:
mi disse: Sono qui diventa nella forma indiretta mi disse che
era qui.

 - ilpassato prossimo o remoto retto da un passato diventa tra-
passato prossimo:
 Mi disse: ho avuto molti guai diventa nella forma indiretta
mi disse che aveva avuto molti guai.

 Ecco le principali congiunzioni che introducono i vari tipi di
proposizione:
- che pu introdurre:

proposizioni soggettive e oggettive:
 chiaro che sei stanco;
sappiamo che sei stanco
proposizioni finli:
pregai che si salvasse
proposizioni consecutive:
 cos buono che fa regali a tutti
proposizioni causali:
sono contento che stiate bene in salute
78                    GUIDA ALL'ITALIANO CORRETTO

proposizioni temporali:
and via che era mezzogiomo.
- perch pu introdurre:

proposizioni finali:
gli ho parlato perch ti aiutasse
proposizioni consecutive:
era troppo orgoglioso perch potesse ricredersi
proposizioni causali:
non sono venuto perch avevo da fare
proposizioni interrogative indirette:
non so perch stia perdendo tempo.
- come pu in~trodurre:

proposizioni temporali:
come lo sentii, mi allontanai dalla sala
proposizioni comparative:
come hai cantato, cos puoi anche suonare
proposizioni modali:
lo ascolt come mai lo aveva ascoltato
proposizioni interrogative indirette:
dimmi come hai fatto.
- se pu introdurre:

proposizioni ipotetiche:
se studi avrai un premio
proposizioni dubitative:
non so se uscire o no.
- mentre pu introdurre:

proposizioni temporali:
mi telefon mentre stavo uscendo
proposizioni awersative:
perde tempo, mentre dovrebbe pensare a lavorare.

La punteggiatura





 Usare bene la punteggiatura non e cos facile come pu sem-
brare. Il suo compito non  solo quello di segnare le pause di
un discorso ma di darne l'espressione, le sfumature, l'intona-
zione. La posizione di una virgola pu cambiare l'intero senso
di una frase; l'abuso di punti, puntini di sospensione, di punti
esclamativi pu rovinare irrimediabilmente l'eleganza di un
periodo.
 Ma le regole da dare sono poche: la scelta della virgola, del
punto e virgola, dei due punti, dipende dalla sensibilit e dal
gusto di chi scrive. Solo la consuetudine a leggere e a scrivere
pu dare il dono di una buona puIlteggiatura. Daremo dun-
que solo qualche indicazione di carattere generale.

 - Il punto - o punto fermo - serve a chiudere un periodo. In-
dica la pausa pi lunga rispetto alla virgola e al punto e virgo-
la. Il distacco  pi forte quando dopo il punto si va a capo.

 - I due punti servono a spiegare, a illustrare o a giustificare il
senso del periodo. Spesso si abusa di questo segno;  bene evi-
tarlo prima di un discorso indiretto o prima di una serie di
complementi che dipendono direttamente dal verbo:
 ho dovuto risolvere questioni di lavoro, problemi psicologici, af-
fari economici
 e non: ho dovuto risolvere: questioni di lavoro, problemi, ecc.

 - Il punto e virgola rappresenta ulla via di mezzo tra il punto
e la virgola; serve a chiudere frasi coordinate fra loro. E pi vi-
cino al punto che alla virgola perche serve a separare due frasi.

 - La virgola (dal latino virgula = f)astoncino) non ferma il di-
scorso ma lo fa continuare; separa ma non stacca. E il segno
pi difficile e delicato da usare.
 Anche della virgola spesso si abusa. Attenzione a non usarla
mai fra soggetto e predicato, fra predicato e complemento og-
gettofra il verbo essere e llaggettivo o il nome.
 La virgola non si mette mai nemmeno fra un nome e il suo
aggettivo: ho visto unfilm s~aordinario
 e non: ho visto unfilm, straordinario.

 A volte la virgola indica il verbo sottinteso:
 le finestre sono chiuse; le porte, aperte.
 In un inciso non va mai dimenticata la seconda virgola che lo
chiude:
 domani, giorno in cui si apre la Mostra, sar molto occupato.

 - I puntini di sospensione sono sempre e solo tre.
 Si usano fra parentesi quadre per indicare che alcune parole
di un discorso riportato sono state omesse deliberatamente.

 - Anche del punto esclamativo si abusa spesso: enfatizza il
discorso in maniera a voite insopportabile. Va usato solo
quando  strettamente necessario (e mai doppio).
 A volte si trova assieme al punto interrogativo in segno di
forte sorpresa o sdegno:
 Che hai fatto.~!

Le abbreviazioni





 Titoli, aggettivi, espressioni di cortesia e ringraziamento - e
perfino di condoglianze - indicazioni e awertenze vengono
spesso ridotte, per brevit e comodit, a monosillabi o a sigle
divenute ormai di uso comune.
 Per orientarsi nella giungla delle abbreviazioni, sar utile un
elenco delle formule pi comuni, soprattutto di quelle in cui ci
si imbatte in lettere ufficiali e commerciali o in testi letterari,
scientifici, ecc. e nelle note relative.

 Per abbreviare le parole esistono comunque regole preci-
se:

 - tutti sappiamo che dottore e professore si abbreviano in dot~.
(anche dr.) e prof. Per formare il femminile si unisce dopo il
punto la parte finale della parola:
professoressa si abbrevia inprofssa

 - per formare il plurale si raddoppia la consonante finale:
proff. Questo vale non solo per i titoli ma per qualsiasi parola
da abbreviare:
 capitolo: cap.; capitoli: capp.
pagina: pag; pagine: pagg.

 Se la parte finale dell'abbreviazione ha gi la consonante
doppia, per formare il plurale va aggiunta la sillaba finale del
nome dopo il punto:
 dottori: dott.ri; awocati: aw.ti.

 - Signora si abbrevia in sigra e signorina si abbrevia in
 signa per distinguerle da signor (sig.).

 - Le espressioni di cortesia usate nello stile epistolare
comegentilissimo, illustrissimo, ecc. si abbreviano ingent.mo e
ill.mo.
a.
AA.W.
a.C
ad lib.
a-l~m
all. (o alle&)

      app





alr
a. v.
c.a.
c/c, c.c.
cfr.
cit.
c.m

   c/o
,     cpv.
      c.s.
      d C.
      doc.
      Ecc.
      e.g.
      ff
      f m.
      .~t
      ,~o
      ibid
      id
      LL~A
      loc. cit.
      m/c
      mlo
      ms.
-    mss.
      n.b.
      N.D
      N.d.A.
      N.d.R.
~j    N.d~.
      ns.
      op. ciL
      p.a.
      par.
      p.c.

 p/ c





p.c.c.

Le abbreviazioni pi comuni

autore
Autori vari
avanti Cristo
a volont (dal latino ad libitum)
a fine mese
allegato
appendice
andata e ritomo
a vista
corrente anno
conto corrente
confronta (dal latino confer)
citato
corrente mese
presso (dall'inglese care of)
capoverso

82                    GUIDA ALL'ITALIANO CORRETTO  T    , FRR12FV1~71r)NI

                                                p o/ e c/

PP
p.r.
p.s.
p.v.
q.b.
rist.
RSVP

                                       s. e sg.     seguente
                                       SA.          Sua Altezza
                                       S.A.R.       Sua Altezza Reale
                                       s.d.         senza data
                                       S.P.M.       sue proprie mani
                                       ss.          seguenti
                                       supp
                                       S.~
                                       s.v.
                                       trad
come sopra                             u.s.
dopo Cristo                            v.
documento                              ver.
Eccellenza                             v. g (raro)
                                       v~g.
                                      I.P.
                                       v.r.
                                       v.s.
                                       vs.
                                       w.

per esempio (dal latino exempligratia)
fogli - ma anche: facente funzioni
fine mese
fuori testo
firmato
nello stesso luogo (volume, rivista ecc.) dal latino ibidem
idem
Loro Altezze
passo citato (dal latino loco citato)
mio conto
mio ordine
manoscritto
manoscritti
nota bene
Nobildonna (Nobilis Domina)
nota dell'autore
nota del redattore
nota del traduttore
nostro
opera citata
per augur
paragrafo
per condoglianz.e o per conoscenza
per conto
per copia conforme

per ordine e conto
per procura
per ringraziamento
postscriptum
prossimo venturo
quanto basta
ristampa
si prega di rispondere (nei biglietti d'invito).
Dal francese rpondez-s'il-vous-plait





supplemento
Signoria Vostra
sotto la voce (di dizionari, enciclopedie)
traduzione
ultimo scorso
vedi, verso
versamento
per esempio (dal latino verbigratia)
vigente
persona importante (dall'inglese very important person)
vedi retro
vedi sopra
vostro
versi
Coniugazione dei verbi regolari


           PRIMA CONIUGAZIONE: lodare

                Indicativo

   Presente

io lodo
tu lodi
egli loda
noi lodiamo
voi lodate
essi lodano

  Imperfetto

io lodavo
tu lodavi
egli lodava
noi lodavamo
voi lodavate
essi lodavano

Passato remoto

io lodai
tu lodasti
egli lod
noi lodammo
voi lodaste
essi lodarono

Futuro semplice

io loder
tu loderai
egli loder
noi loderemo
voi lodereste
essi loderanno


   Presente

io lodi
tu lodi
egli lodi
noi lodiamo
voi lodiate
essi lodino

  Imperfetto

io lodassi
tu lodassi
egli lodasse
noi lodassimo
voi lodaste
essi lodassero

Passato prossimo

io ho lodato
tu hai lodato
egli ha lodato
noi abbiamo lodato
voi avete lodato
essi hanno lodato

 Trapassato prossimo

io avevo lodato
tu avevi lodato
egli aveva lodato
noi avevamo lodato
voi avevate lodato
essi avevano lodato

  Trapassato remoto

io ebbi lodato
tu avesti lodato
egli ebbe lodato
noi avemmo lodato
voi aveste lodato
essi ebbero lodato

  Futuro anteriore

io avr lodato
tu avrai lodato
egli avr lodato
noi avremo lodato
voi avrete lodato
essi avranno lodato

                                loda (tu)
                                lodi (egli)
                                lodiamo (noi)
                                lodate (voi)
                                lodino (essi)


                                Presente
                                lodare


                                Presente
                                lodante


                                Presente
Congiuntivo                |    lodando

Passato

io abbia lodato
tu abbia lodato
egli abbia lodato
noi abbiamo lodato
voi abbiate lodato
essi abbiano lodato

    Presente

io loderei
tu loderesti
egli loderebbe
noi loderemmo
voi lodereste
essi loderebbero

          Trapassato

io avessi lodato
tu avessi lodato
egli avesse lodato
noi avessimo lodato
voi aveste lodato
essi avessero lodato

Condizionale





 Imperativo

Passato

io avrei lodato
tu avresti lodato
egli avrebbe lodato
noi avremmo lodato
voi avreste lodato
essi avrebbero lodato


Presente                  Futuro

loderai (tu)
loder (egli)
loderemo (noi)
loderete (voi)
loderanno (essi)


Passato
avere lodato


Passato
lodato


Passato
avendo lodato
      Presente

io credo
tu credi
egli crede
noi crediamo
voi credete
essi credono

     Imperfetto

io credevo
tu credevi
egli credeva
noi credevamo
voi credevate
essi credevano

Passato remoto

io credei (credetti)
tu credesti
egli cred (credette)
noi credemmo
voi credeste
essi credettero

Futuro semplice

io creder
tu crederai
egli creder
noi crederemo
voi crederete
essi crederanno


Presente

io creda
tu creda
egli creda
noi crediamo
voi crediate
essi credano

GUIDA ALL'ITALIANO CORRElTO
SECONDA CONIUGAZIONE: credere
         Indicativo





         Congiuntivo

Passato prossimo

io ho creduto
tu hai creduto
egli ha creduto
noi abbiamo creduto
voi avete creduto
essi hanno creduto

Trapassato prossimo

io avevo creduto
tu avevi creduto
egli aveva creduto
noi avevamo creduto
voi avevate creduto
essi avevano creduto

Trapassato remoto

io ebbi creduto
tu avesti creduto
egli ebbe creduto
noi avemmo creduto
voi aveste creduto
essi ebbero creduto

Futuro anteriore

io avr creduto
tu avrai creduto
egli avr creduto
noi avremo creduto
voi avrete creduto
essi avranno creduto


Passato

io abbia creduto
tu abbia creduto
egli abbia creduto
noi abbiamo creduto
voi abbiate creduto
essi abbiano creduto

credi (tu)
creda (egli)
crediamo (noi)
credete (voi)
credano (essi)


Presente
credere


Presente
credente


Presente
credendo

CONIUGAZIONE DEI VERBI REGOIARI

   Imperfeffo

io credessi
tu credessi
egli credesse
noi credessimo
voi credeste
essi credessero


Presente

io crederei
tu crederesti
egli crederebbe
noi crederemmo
voi credereste
essi crederebbero

  Condizionale





   Imperativo

Presente                  Futuro

Trapassato

io avessi creduto
tu avessi creduto
egli avesse creduto
noi avessimo creduto
voi aveste creduto
essi avessero creduto


Passato

io avrei creduto
tu avresti creduto
egli avrebbe creduto
noi avremmo creduto
voi avreste creduto
essi avrebbero creduto




crederai (tu)
creder (egli)
crederemo (noi)
crederete (voi)
crederanno (essi)


Passato
avere creduto


Passato
creduto


Passato
avendo creduto
88




Presente

io servo
tu servi
egli serve
noi serviamo
voi servite
essi servono

Imperfetto

  io seIvivo
tu servivi
egli serviva
noi servivamo
voi servivate
essi servivano

Passato remoto

io servii
tu servisti
egli serv
noi servimmo
voi serviste
essi servirono

Futuro semplice

io servir
tu servirai
egli servir
noi serviremo
voi servirete
essi serviranno


Presente

io serva
tu serva
egli serva
noi serviamo
voi serviate
essi servano

           GUIDA ALL'ITALIANO CORRETIO

TERZA CONIUGAZIONE: servire

Indicativo

          Passato prossimo

io ho servito
tu hai servito
egli ha servito
noi abbiamo servito
voi avete servito
essi hanno servito

          Trapassato prossimo

io avevo servito
tu avevi servito
egli aveva servito
noi avevamo servito
voi avevate servito
essi avevano servito

          Trapassato remoto

io ebbi servito
tu avesti servito
egli ebbe servito
noi avemmo servito
voi aveste servito
essi ebbero servito

          Futuro anteriore

io avr servito
tu avrai servito
egli avr servito
noi avremo servito
voi avrete servito
essi avranno servito

Congiuntivo

          Passato

io abbia servito
tu abbia servito
egli abbia servito
noi abbiamo servito
voi abbiate servito
essi abbiano servito

CONIUGAZIONE DEI VERBI REGOLARI

Imperfetto

io servissi
tu servissi
egli servisse
noi servissimo
voi serviste
essi servissero


Presente

io servirei
tu serviresti
egli servirebbe
noi serviremmo
voi selvireste
essi servirebbero

  Condizionale





   Imperativo

Presente                  Futuro

servi (tu)
serva (egli)
serviamo (noi)
servite (voi)
servano (essi)


Presente
servire


Presente
servente


Presente
servendo

Trapassato

io avessi servito
tu avessi servito
egli avesse servito
noi avessimo servito
voi aveste servito
essi avessero servito


Passato

io avrei servito
tu avresti servito
egli avrebbe servito
noi avremmo servito
voi avreste servito
essi avrebbero servito




servirai (tu)
servir (egli)
serviremo (noi)
servirete (voi)
serviranno (essi)


Passato
avere servito


Passato
servito


Passato
avendo servito
9o




Presente

io sono amato
tu sei amato
egli  amato
noi siamo amati
voi siete amati
essi sono amati

Imperfetto
io ero amato
tu eri amato
egli era amato
noi eravamo amati
voi eravate amati
essi erano amati

Passato remoto

io fui amato
tu fosti amato
egli fu amato
noi fummo amati
voi foste amati
essi furono amati

Futuro semplice

io sar amato
tu sarai amato
egli sar amato
noi saremo amati
voi sarete amati
essi saranno amati


Presente

io sia amato
tu sia amato
egli sia amato
noi siamo amati
voi siate amati
essi siano amati

GUIDA ALL'ITALIANO CORRETTO
LA FORMA PASSIVA: essere amato
          Indicativo





         Congiuntivo

Passato prossimo

io sono stato amato
tu sei stato amato
egli  stato amato
noi siamo stati amati
voi siete stati amati
essi sono stati amati

Trapassato prossimo

io ero stato amato
tu eri stato amato
egli era stato amato
noi eravamo stati amati
voi eravate stati amati
essi erano stati amati

lr~u~u   JJ

io fui stato amato
tu fosti stato amato
egli fu stato amato
noi fummo stati amati
voi foste stati amati
essi furono stati amati

Futuro anteriore

io sar stato amato
tu sarai stato amato
egli sar stato amato
noi saremo stati amati
voi sarete stati amati.
essi saranno stati amati


Passato

io sia stato amato
tu sia stato amato
egli sia stato amato
noi siamo stati amati
voi siate stati amati
essi siano stati amati

CONIUGAZIONE DEI VERBI REGOLARI

Imperfetto

io fossi amato
tu fossi amato
egli fosse amato
noi fossimo amati
voi foste amati
essi fossero amati

                Condizionale

Trapassato

io fossi stato amato
tu fossi stato amato
egli fosse stato amato
noi fossimo stati amati
voi foste stati amati
essi fossero stati amati


Presente                  Passato

io sarei amato
tu saresti amato
egli sarebbe amato
noi saremmo amati
voi sareste amati
essi sarebbero amati


Presente                  Futuro

sii amato (tu)
sia amato (egli)
siamo amati (noi)
siate amati (voi)
siano amati (essi)


Presente
essere amato

io sarei stato amato
tu saresti stato amato
egli sarebl-e stato amato
noi saremmo stati amati
voi sareste stati amati
essi sarebbero stati amati




sarai amato (tu)
sar amato (egli)
saremo amati (noi)
sarete amati (voi)
saranno amati (essi)


Passato
essere stato amato


Presente                  Passato

                          (stato) amato


Presente
essendo amato

Passato
essendo stato amato
fine.
